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Estate e sicurezza alimentare

Come prevenire i rischi legati a una non corretta conservazione degli alimenti

Durante i mesi estivi, le alte temperature favoriscono la proliferazione di batteri e altri microrganismi che possono contaminare gli alimenti e aumentare il rischio di malattie trasmesse dagli alimenti. Per questo motivo è importante prestare particolare attenzione non solo alla scelta dei prodotti, ma anche al loro trasporto, alla conservazione e alla preparazione.

La sicurezza alimentare non dipende infatti soltanto dai controlli lungo la filiera produttiva, ma anche dai comportamenti adottati ogni giorno nelle nostre case. Basta una conservazione non corretta o un’interruzione della catena del freddo perché un alimento sicuro possa perdere rapidamente le proprie caratteristiche di qualità e sicurezza.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, ogni anno milioni di persone nel mondo contraggono malattie trasmesse dagli alimenti, molte delle quali potrebbero essere evitate seguendo semplici regole di igiene e conservazione.

I cinque principi per alimenti più sicuri

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha individuato cinque semplici comportamenti che consentono di ridurre in modo significativo il rischio di contaminazione degli alimenti.

Scegliere alimenti sicuri e controllare le confezioni

Al momento dell’acquisto è importante verificare la data di scadenza, l’integrità delle confezioni e il corretto stato di conservazione dei prodotti refrigerati o surgelati. Confezioni gonfie, ammaccate, aperte o con evidenti alterazioni devono essere evitate.

Mantenere la catena del freddo

I prodotti refrigerati e surgelati dovrebbero essere acquistati per ultimi e trasportati in borse termiche, soprattutto durante l’estate.

Anche a casa è importante regolare correttamente il frigorifero (circa 4 °C), non sovraccaricarlo e riporre gli alimenti nei ripiani più adatti. I cibi cotti non devono essere lasciati a lungo a temperatura ambiente prima di essere refrigerati.

Curare l’igiene

Lavare accuratamente le mani prima di preparare gli alimenti, pulire regolarmente superfici, frigorifero, utensili e taglieri e utilizzare spugne e canovacci puliti rappresentano semplici gesti che riducono il rischio di contaminazione.

Particolare attenzione va riservata anche al lavaggio di frutta e verdura da consumare crude.

Cuocere correttamente gli alimenti

Una cottura completa elimina gran parte dei microrganismi pericolosi. Carni, pollame e preparazioni a base di carne devono essere ben cotte anche nella parte centrale.

Separare alimenti crudi e cotti

Carni crude, pesce, uova e altri alimenti da cuocere devono essere sempre tenuti separati dagli alimenti pronti al consumo. È buona norma utilizzare taglieri diversi ed evitare il contatto tra liquidi provenienti dagli alimenti crudi e altri cibi.

Attenzione anche dopo l’apertura

Un errore frequente riguarda la conservazione degli alimenti confezionati dopo l’apertura.

Prodotti come tonno, sgombri, sardine e altre conserve, una volta aperti, devono essere trasferiti in contenitori idonei, conservati in frigorifero e consumati in tempi brevi, seguendo sempre le indicazioni riportate in etichetta. Anche conserve a base di carne o latte richiedono particolare attenzione dopo l’apertura.

Piccoli gesti, grandi risultati

Conservare e preparare correttamente gli alimenti è uno dei modi più efficaci per prevenire molti problemi di salute legati al consumo di cibi contaminati. Bastano pochi accorgimenti quotidiani per vivere con maggiore serenità i mesi estivi e proteggere la salute propria e della propria famiglia.

Link utili

https://www.regione.piemonte.it/web/temi/sanita/veterinaria-salute-alimentare/acquista-bene-conserva-meglio

Dolore all’anca a Torino: quando è un problema da non trascurare (e a chi rivolgersi)

Informazione promozionale

Non tutti i dolori all’anca sono uguali: alcuni si risolvono con la fisioterapia, altri richiedono l’ortopedico. Capire la causa in tempo è ciò che fa la differenza tra un recupero rapido e una limitazione che si trascina.

 

Info: www.ortoclinic.eu

IN COLLABORAZIONE CON ORTOCLINIC

Per i casi che richiedono la chirurgia dell’anca e del bacino, Equilibrium collabora con il team di ortopedici di Ortoclinic: otto chirurghi torinesi iper-specializzati in anca, bacino, ginocchio, spalla e traumatologia. Un unico percorso coordinato: dall’inquadramento diagnostico dello specialista all’eventuale intervento, fino alla riabilitazione fisioterapica.

 

 

Un’articolazione che regge tutto il corpo

L’anca è l’articolazione che unisce il femore al bacino e sostiene gran parte del peso corporeo in ogni passo, movimento e cambio di posizione. Quando fa male, il dolore può presentarsi all’inguine, al gluteo, alla parte esterna della coscia o irradiarsi verso il ginocchio, e spesso si accompagna a rigidità e difficoltà a camminare, salire le scale o allacciarsi le scarpe.

Il dolore all’anca non è una diagnosi: è un sintomo, e dietro lo stesso fastidio possono nascondersi cause molto diverse. L’artrosi dell’anca (coxartrosi) è tra le più frequenti dopo i 50 anni — a livello globale l’artrosi è la malattia articolare più comune e interessa circa un adulto su quattro oltre i 45 anni. Ma nei più giovani e negli sportivi il dolore ha spesso altre origini, come il conflitto femoro-acetabolare o le tendinopatie dei glutei.

 

I segnali da non ignorare

La maggior parte dei dolori all’anca ha origine muscolo-scheletrica e risponde bene a un percorso mirato. Alcuni sintomi, però, richiedono una valutazione medica tempestiva. È bene rivolgersi al pronto soccorso o al proprio medico in presenza di:

  • dolore intenso e improvviso dopo una caduta o un trauma, con impossibilità a caricare il peso sulla gamba
  • deformità evidente dell’arto, gamba accorciata o ruotata verso l’esterno (possibile frattura)
  • febbre associata a dolore e gonfiore dell’articolazione
  • dolore notturno persistente che non si allevia con il riposo
  • storia recente di tumore o perdita di peso inspiegata associata al dolore

Perché non tutti i dolori all’anca sono uguali

Distinguere l’origine del problema è ciò che permette di scegliere il trattamento corretto. Le cause più comuni sono: la coxartrosi, cioè l’usura della cartilagine articolare, tipica dell’età adulta e avanzata; il conflitto femoro-acetabolare (FAI), un contatto anomalo tra testa del femore e acetabolo che è una causa frequente di dolore nei giovani e negli adulti attivi; la sindrome del grande trocantere, ovvero le tendinopatie e le borsiti della parte esterna dell’anca; e le fratture, in particolare del femore e del bacino, spesso legate a traumi o a osteoporosi negli anziani. In molti casi la componente è mista, ed è proprio per questo che una valutazione accurata fa la differenza.

Attenzione: non tutto il dolore all’anca è “anca”

Diverse condizioni possono simulare un problema dell’anca e richiedono trattamenti completamente diversi: una lombalgia o una sciatica che si irradiano verso il gluteo e la coscia, disturbi della colonna, tensioni miofasciali. Allo stesso modo, un vero problema articolare dell’anca a volte viene scambiato per un banale “strappo”. Una valutazione precisa nelle prime fasi evita mesi di terapie mirate sul bersaglio sbagliato.

Gli errori più comuni

Molti pazienti, in buona fede, peggiorano la situazione. Gli sbagli più frequenti:

  • aspettare che “passi da sola”, con il rischio che il dolore si cronicizzi
  • ridurre drasticamente il movimento, con perdita di forza e rigidità dell’articolazione
  • affidarsi a esercizi generici trovati online, alcuni dei quali sovraccaricano l’anca
  • uso ripetuto di antidolorifici senza una valutazione della causa
  • rimandare la visita ortopedica quando invece servirebbe un approfondimento

Un approccio multidisciplinare: fisioterapia e ortopedia insieme

Le linee guida internazionali NICE (NG226, 2022) raccomandano per l’artrosi di anca e ginocchio un approccio conservativo di prima linea basato su esercizio terapeutico, educazione del paziente e controllo del peso, riservando i farmaci e la chirurgia ai casi che non rispondono. Per il conflitto femoro-acetabolare, il consenso internazionale (Warwick Agreement, 2016) prevede un percorso che va dalla riabilitazione alla chirurgia artroscopica a seconda del quadro.

È qui che conta la struttura di un centro multidisciplinare. Equilibrium segue la persona con un team di oltre 25 fisioterapisti su quattro sedi tra Torino, Venaria Reale e Collegno. Per i quadri che richiedono un parere specialistico o un’eventuale indicazione chirurgica, Equilibrium collabora con il team di ortopedici di Ortoclinic (ortoclinic.eu), studio torinese che riunisce otto chirurghi iper-specializzati in anca, bacino, ginocchio, spalla e traumatologia, con esperienza pluriennale nei maggiori centri traumatologici della città. Il punto di partenza è sempre la diagnosi medica: l’inquadramento della causa spetta all’ortopedico o al fisiatra, che escludono anche le condizioni che richiedono altri accertamenti. Su questa base il fisioterapista esegue la valutazione funzionale e imposta il percorso di riabilitazione, in coordinamento con lo specialista. Il confronto con gli ortopedici di Ortoclinic permette di definire insieme se la strada è conservativa o chirurgica e come impostare la riabilitazione prima e dopo un eventuale intervento, senza che la persona venga rimbalzata da un professionista all’altro.

Torino è del resto un punto di riferimento nella chirurgia dell’anca e del bacino. Come raccontato da La Stampa, proprio al CTO di Torino, nel luglio 2026, è stato eseguito il primo intervento in Italia per una frattura del bacino con una tecnica endoscopica mini-invasiva innovativa: attraverso tre piccole incisioni e una telecamera di pochi millimetri, con minori complicanze e tempi di recupero molto rapidi, tanto che il paziente può tornare a camminare già il giorno dopo l’operazione. È il segno di quanto, anche nei casi complessi, il coordinamento tra chirurgia avanzata e riabilitazione mirata sia oggi decisivo.

Un caso reale

Una paziente di 58 anni si è rivolta al centro per un dolore all’inguine destro presente da mesi, che peggiorava dopo lunghe camminate e nel salire le scale. Aveva ridotto molto l’attività fisica, con conseguente perdita di forza. La visita ortopedica ha diagnosticato un’artrosi iniziale; su questa base la valutazione funzionale del fisioterapista ha evidenziato una riduzione della mobilità dell’anca e un deficit di forza. Il percorso ha unito esercizio terapeutico progressivo, terapia manuale e un programma di rinforzo dei glutei, con indicazioni per la vita quotidiana. Nel giro di alcune settimane il dolore si è ridotto e la paziente è tornata a camminare con maggiore sicurezza, mantenendo monitorata la situazione con lo specialista.

Quando rivolgersi a uno specialista

Intervenire nelle prime settimane, quando il dolore all’anca persiste o limita i movimenti quotidiani, permette di ridurre i tempi di recupero, mantenere la forza e la mobilità dell’articolazione ed evitare la cronicizzazione. Il primo passo è sempre una valutazione medica — ortopedica o fisiatrica — per capire da cosa dipende davvero il dolore; su quella diagnosi il percorso fisioterapico può poi essere impostato in modo mirato.

 

Domande frequenti

Il dolore all’anca passa da solo?

Dipende dalla causa. Alcune infiammazioni transitorie migliorano, ma quadri come l’artrosi o il conflitto femoro-acetabolare tendono a non risolversi senza un percorso mirato e, se trascurati, possono peggiorare.

Come capisco se il dolore viene dall’anca o dalla schiena?

Non sempre è intuitivo: un dolore all’inguine orienta verso l’anca, uno che scende dietro la coscia può venire dalla colonna. Solo una valutazione clinica con test specifici distingue con precisione l’origine.

Serve sempre la protesi?

No. La protesi d’anca è indicata solo nei casi di artrosi avanzata che non rispondono al trattamento conservativo. L’indicazione è sempre posta dallo specialista dopo la valutazione clinica; nella maggior parte dei casi, prima di arrivare alla protesi, si percorre la strada conservativa con esercizio terapeutico e terapia manuale.

Meglio riposo o movimento?

Il riposo assoluto prolungato è sconsigliato: indebolisce i muscoli che stabilizzano l’anca. Un’attività controllata e guidata, nella maggior parte dei casi, favorisce il recupero.

Dolore all’anca che non passa? Capire la causa è il primo passo

Se il dolore all’anca persiste, limita i movimenti o peggiora sotto sforzo, una valutazione medica (ortopedica o fisiatrica) permette di individuarne l’origine; il percorso fisioterapico, impostato su quella diagnosi e in coordinamento con lo specialista, aiuta poi a recuperare.

  • Prenota una valutazione fisioterapica personalizzata
  • Un percorso impostato sulla diagnosi dello specialista
  • Percorso coordinato fisioterapia–ortopedia per i casi che lo richiedono

    Approfondisci qui: https://equilibrium-mole.eu/dolore-anca-torino/

Nota informativa — Questo articolo ha scopo informativo e non sostituisce il parere del medico. Per una diagnosi accurata e un piano di trattamento personalizzato è necessaria una valutazione clinica diretta. Riferimenti: NICE Guideline NG226 “Osteoarthritis in over 16s” (2022); Griffin DR et al., The Warwick Agreement on femoroacetabular impingement syndrome, Br J Sports Med 2016. Riferimento di cronaca: La Stampa, 12 luglio 2026, primo intervento in Italia al CTO di Torino per frattura del bacino in endoscopia. Link: https://www.lastampa.it/torino/2026/07/12/news/frattura_bacino_anca_operazione_endoscopica_cto-15687830/

Una visita al parco “lo Gnekko”

A GABIANO (AL) DOMENICA 19LUGLIO

Eun modo per stare vicino all’Associazione che ha bisogno di aiuto “Economico e Morale”.               Lo scorso 2 Giugno hasubito ingenti danni a causa di una tromba d’aria; non solo alla struttura ma anche agli animali fra i quali Rino, un docile asinello.

Cosa troverete domenica 19 Luglio 2026?

Un ambiente immerso nella natura, bancarelle di espositori con i loro prodotti artigianali, una atmosfera rilassante impreziosita da Musica di sottofondo. Potrete vedere di persona i 51 Alberi adottati nei primi 10 anni di attività nel «Parco dello Gnekko», una speciale realtà di oltre tre ettari di biodiversità naturale bonificata a partire dal 2016 con la piantumazione di oltre 400 piante nel corso degli anni. Tutte le piante sono state messe a dimora con l’intento di donare un nuovo equilibrio, del tutto naturale, per potere ospitare le specie di animali presenti nel territorio e di passaggio durante le migrazioni.

Stiamo riuscendo a fare tutto ciò grazie alle donazioni che regolarmente riceviamo e grazie al contributo del 5×1000 (il nostro codice fiscale: 91032730060).

Ma un contributo importante (51 adozioni!) è arrivato tramite l’iniziativa “Adotta un Albero” che per ogni donazione di 30,00€ permette di attribuire un soprannome ad una pianta. Abbiamo optato per il soprannome perché lo scopo è quello di sensibilizzare e non di alimentare l’ego delle persone e in questo modo chi ha fatto la donazione potrà riconoscere la propria pianta che sarà un simbolo di riconoscenza a Madre Terra pere la generosa ospitalità che ci riserva.

I punti principali del programma del 19 Luglio

Alle ore 14:30 si terrà un incontro «Lumax», il nostro percorso di crescita interiore, dove tratteremo argomenti interessantissimi inerenti linfluenza della nostra mente sulle malattie e sulla guarigione da punto di vista spirituale.
Dalle ore 15:30 alle ore 17:00 Festeggiamenti per i 10 anni di Attività e per Compleanni dei Soci nati in Luglio  
Durante la giornata, fin dalle 09:30, ci saranno le normali attività degli eventi “Albero dei Talenti”, legate ai talenti, al benessere personale ed alla scoperta di nuovi metodi di crescita personale semplici e potenti.

 

Attività nell’ambito sociale:

Per quanto riguarda le attività di utilità sociale, siamo impegnati a sensibilizzare il riciclo ed il baratto tramite il nostro mercatino «Zyrco» che permette ai nostri soci e sostenitori di ottenere grandissimi vantaggi materiali senza l’utilizzo di alcuna moneta ed allo stesso tempo permette di ridare vita ad oggetti che erano riposti inutilizzati in uno scatolone.

Potete ottenere altre informazioni dalla pagina Facebook dell’Associazione:  https://www.facebook.com/Lo.Gnekko/                    Per conto dell’Associazione Lo Gnekko

oppure telefonicamente al numero 351.5095350        

L’Addetto Stampa​​​​​​​​​​​

Donato Parrino

Alberghi diffusi, il turismo che fa rivivere i borghi

Un modello di vacanza lenta che sta crescendo anche Piemonte.

Quante volte diciamo che in vacanza vorremmo rallentare il ritmo, vivere con lentezza, fermarci per guardare un paesaggio o semplicemente assaporare i sapori o i profumi di luogo e sentirsi trasportati anche temporalmente. Dove? In sistemazioni che non sono semplici hotel e nemmeno case vacanza, ma alberghi diffusi che rappresentano una filosofia dell’ospitalità nata in Italia che mette al centro il territorio, la sua storia e la comunità che lo abita. In un momento in cui sempre più viaggiatori cercano esperienze autentiche, lontane dai grandi circuiti turistici e dai modelli standardizzati, questa formula offre qualcosa di diverso: la possibilità di sentirsi, almeno per qualche giorno, abitanti di un borgo e non semplici visitatori.

L’idea è semplice ma rivoluzionaria: invece di costruire nuove strutture ricettive si recuperano abitazioni già esistenti, spesso chiuse da anni o destinate all’abbandono, trasformandole in camere e appartamenti distribuiti all’interno del paese. La reception, i servizi comuni e la gestione restano centralizzati, ma l’ospite vive davvero il luogo: attraversa le strade del borgo, incontra i residenti, frequenta negozi, ristoranti e botteghe artigiane. La forza dell’albergo diffuso non è soltanto turistica, ma soprattutto sociale e culturale. Recuperare vecchie case, infatti, significa salvare una parte della memoria collettiva: architetture tradizionali, materiali locali, antichi cortili e modi di vivere che rischierebbero di scomparire. Il borgo non diventa un museo a cielo aperto, ma torna a essere un luogo abitato.

Il turista porta nuove energie economiche, ma anche nuove relazioni: sostiene il commercio locale, incontra produttori e artigiani, scopre tradizioni che non vengono semplicemente raccontate, ma vissute. Per i piccoli comuni, soprattutto quelli montani e collinari, questa formula può diventare uno strumento contro lo spopolamento. Il recupero di immobili inutilizzati crea opportunità per giovani imprenditori, favorisce nuove attività e permette di valorizzare un patrimonio edilizio che rappresenta spesso la vera ricchezza dei territori marginali. È un modello di sviluppo che punta meno sulla quantità dei visitatori e più sulla qualità della permanenza.

Anche il Piemonte guarda con interesse a questa forma di accoglienza. La normativa regionale riconosce gli alberghi diffusi come strutture capaci di valorizzare borghi, nuclei storici e territori caratterizzati da autenticità culturale e paesaggistica. La caratteristica fondamentale è proprio la distribuzione degli alloggi in edifici diversi, inseriti nel tessuto del paese e non isolati dal contesto.L’esempio piemontese più conosciuto è l’Albergo Diffuso Ceaglio, nella borgata Vernetti di Marmora, in Valle Maira. Nato dal recupero di antiche abitazioni in pietra e legno, rappresenta un vero progetto di rinascita della montagna cuneese. Qui il soggiorno diventa un’immersione nella cultura occitana, nei paesaggi alpini, nei sentieri e nelle tradizioni gastronomiche della valle. Non è soltanto un luogo dove dormire, ma un modo per entrare in relazione con un territorio.Il contesto sembra favorevole. Il Piemonte negli ultimi anni ha registrato una crescita importante dei flussi turistici con una forte componente internazionale. La crescita del turismo lento, dei cammini, dell’enogastronomia e delle esperienze legate alla natura apre spazi interessanti proprio per formule come l’albergo diffuso. La prospettiva futura è quindi quella di un turismo sempre più attento alla sostenibilità e alla ricerca di autenticità. Il Piemonte possiede un patrimonio enorme di piccoli centri, dalle valli alpine alle colline, dove questa formula potrebbe trovare nuove applicazioni. La sfida sarà riuscire a coniugare accoglienza, servizi moderni e tutela dell’identità locale. Nella nostra regione, oltre alla Locanda Ceaglio in Valle Maira, troviamo anche : Casa Toma’ a Masera (VB), e Le Petit Fenestrelle nell’omonimo paese.

Maria La Barbera

L’estate nella Conca di Bardonecchia tra cultura, tradizioni, arte e folklore locale

A Melezet i fine settimana di Luglio diventano appuntamenti imperdibili

Per chi sceglie l’ Alta Val di Susa come luogo d’elezione per questa estate 2026, per chi intende trascorrervi un tempo, Bardonecchia e la sua Conca offre una programmazione estremamente interessante e varia che spazia tra proposte teatrali, musicali, sportive, enogastronomiche e tanto altro da scoprire e da vivere. Una stagione ricca di eventi, svago, divertimento ma anche un’occasione imperdibile alla riscoperta di un mondo  che affonda le sue radici nella tradizione popolare, nella ricchezza di una memoria storica da conoscere e tramandare, negli antichi mestieri da ritrovare, nella riscoperta della sacralità di luoghi dove la solidarietà del villaggio era basilare, dove il rispetto del territorio era profondamente radicato, dove le tradizioni devozionali erano fondate sulla partecipazione e sulla solidarietà. Un calendario di eventi quindi per questo tempo estivo, per questi fine settimana di Luglio, che parla ancora oggi l’antica lingua occitana che titola la rassegna “ Dran k’la sie tro tar “ della stagione di Melezet, quell’angolo di mondo stupendo, il punto più a nord – ovest del nostro Paese dove il tempo pare non aver ancora preso la rincorsa, dove l’amore per il territorio è ancora una realtà palpabile nel rispetto dei suoi elementi essenziali ieri come oggi, la pietra, il legno, le sue erbe, i suoi profumi, i suoi secoli, la sua storia, dove l’attenzione alle tradizioni è ancora viva ed è un valore aggiunto alla bellezza della natura.

Un mese quello di Luglio, decisamente intenso che ha preso le mosse Domenica 12, presso la sede dell’Assomont, dalla mostra fotografica a cura di Riccardo Topazio con l’esposizione delle attrezzature di montagna cui è seguita un’interessante conferenza dal titolo “ 1956 – 2026, una valle, quattro sci alpinisti, una storia “, 70 anni dalla prima traversata delle Alpi che unì Bonatti, Longo, Guy, Dematteis e Bardonecchia, dove nella Conca della Perla delle Alpi si parlava la lingua dell’ambiente alpino fatto di volontà di superare ostacoli e limiti, di traguardi ed anche di fatica estrema.

Per il fine settimana del 18 e 19 Luglio Melezet ospiterà una serie di eventi da non perdere, patrocinati dal Comune di Bardonecchia  e dalla Città Metropolitana di Torino, che orbitano attorno ad un appuntamento importante per la comunità locale e che si tramanda nel tempo, profondamente radicato nel cuore di chi quella terra la abita da generazioni ma anche semplicemente di chi la ama, tra musiche e folklore, mercatini enogastronomici e artigianali, mostre e dibattiti.  E’ l’antica festa dello Scapolaire che inizia con la funzione religiosa nella seicentesca Parrocchiale di S. Antonio Abate, uno scrigno di bellezza dove l’antica tradizione locale dell’intaglio ligneo trova la sua massima espressione nelle opere interne che si fanno arredi sacri per la decorazione degli altari con i famosi “grappoli del Melezet ”. Una giornata tra devozione e divertimento con il mercatino agricolo ed artigianale nei vicoli del borgo e degustazione di prodotti locali e vini valsusini, con l’assaggio delle famose Gofre su prenotazione, le cialde tipiche della tradizione alpina, momenti di rievocazioni con la presenza del  gruppo storico di Bardonecchia con i suoi antichi abiti tipici al suono della musica itinerante della tradizione popolare dei “ Parenaperde “. Non mancherà l’angolo del Patois, quello dei giochi antichi per grandi e piccoli, il famoso torneo di bocce quadrate e tanto altro tra cui la degustazione di vini tipici dell’Azienda Martina di Giaglione, su prenotazione . Da visitare il Museo di Arte religiosa alpina che ha trovato sede nell’ affascinante cappella della Madonna del Carmine cui è strettamente collegata la festa dello Scapolaire che ospita al suo interno la mostra “ L’Arte dei metalli preziosi “a cura dei volontari dell’Associazione Jonas.  Le origini di questa festa vanno ricercate nella devozione alla Madonna del Carmine e lo scapolaire veniva indossato dai membri della Confraternita ed era formato da quadrati in seta trattenuti da nastri da posizionare sul petto e sulle scapole.

Sempre nella mattinata di sabato 18 sarà possibile partecipare con il Maestro di arte bianca Andrea Perino, su prenotazione presso l’Ufficio del Turismo di Bardonecchia, ad un evento molto coinvolgente, il rito della panificazione collettiva che racchiude il senso più autentico della comunità quando il pane veniva prodotto in loco oltre a tutto il necessario per sopravvivere e la segale era l’oro di questi luoghi perché merce preziosa. Verrà quindi percorsa la storia di quello che è un gesto da riscoprire per comprendere il valore sociale che il pane racchiude, questo alimento essenziale per l’umanità intera anche inteso come veicolo culturale, nel recupero del valore dei grani locali che raccontano il legame diretto con il territorio.

Un fine settimana veramente ricchissimo di proposte che si concluderà Domenica 19 con uno spettacolo teatrale itinerante, “ Febbre d’alta quota “ dedicato al dottor Secondo Laura, fondatore dell’Ospedale torinese Regina Margherita per l’infanzia, cui verrà intitolata la piazza antistante la chiesa. La storia della sua vita si intreccia profondamente con l’Alta Valle dove venne inviato in servizio. Siamo  alla fine dell’Ottocento e per la comunità di Bardonecchia furono anni difficili per l’epidemia di febbre tifoide che la colpì duramente e che venne superata grazie anche a quel giovane medico, alle sue cure, alla sua dedizione. Lo spettacolo è scritto, diretto ed interpretato da Roberto Micali e Renato Sibille dell’Associazione ArTeMuDa.

Infine a conclusione degli appuntamenti del mese di Luglio, nella serata di sabato 25 nella suggestiva Parrocchiale di Melezet sarà la volta di un appuntamento canoro tra natura, musica e tradizione con il Coro Alpi Cozie Valsusa, nato dalla fusione di due formazioni corali già presenti negli anni Sessanta e formato da chi la Valle la conosce e la ama, uniti attraverso le tradizioni del territorio che raccontano con le loro voci.                                                                                                                               

 Patrizia Foresto

 

Per informazioni e prenotazioni:

Ufficio del Turismo di Bardonecchia

Palazzo delle Feste – Piazza Valle Stretta 4

0122 – 99032

Nel nord Italia il 76% dei vacanzieri porterà cane o gatto con sé

Secondo i dati dell’Osservatorio Quattrozampeinfiera Estate 2026, raccolti tra i visitatori delle tappe di Milano, Torino e Padova quasi nove proprietari su dieci non prevedono un budget specifico, anche se il pet orienta destinazioni, strutture e servizi

Portare il cane o il gatto in vacanza è ormai una scelta consolidata anche nel Nord Italia. Calcolare prima quanto costerà, invece, continua a essere un’abitudine poco diffusa. Secondo i dati dell’Osservatorio Quattrozampeinfiera Estate 2026, raccolti tra i visitatori delle tappe di Milano, Torino e Padova di Quattrozampeinfiera, l’evento pet friendly più famoso d’Italia, il 76% dei proprietari porterà il proprio animale con sé durante le vacanze estive, ma l’89,3% dichiara di non aver previsto un budget specifico.

La spesa, quindi, non viene programmata in partenza, ma si manifesta lungo il viaggio: nella scelta di una struttura pet friendly, nei servizi dedicati, negli accessori contro il caldo, nei trasporti, nella toelettatura o nelle eventuali necessità veterinarie.

È questo il dato che fotografa meglio il rapporto tra proprietari, animali domestici e ferie: cane e gatto partono con la famiglia, orientano le scelte, cambiano destinazioni e abitudini, ma spesso non entrano prima nel conto delle vacanze.

Solo l’8,6% prevede una spesa fino a 200 euro, nessuno indica una fascia fino a 500 euro, mentre appena il 2% mette in conto oltre 500 euro. Per tutti gli altri il budget resta “invisibile”: non dichiarato prima della partenza, ma destinato a pesare sul conto finale delle ferie.

Non avere un budget, però, non significa non spendere. Il 19,7% dei proprietari afferma infatti di spendere di più per il proprio animale durante l’estate rispetto agli altri periodi dell’anno. A incidere sul conto delle vacanze sono soprattutto alloggi, hotel e residence pet friendly, spiagge attrezzate, trasporti, antiparassitari, farmaci, cibo, snack, integratori, toelettatura, prodotti per l’igiene e accessori contro il caldo.

La presenza dell’animale pesa anche sulla scelta della vacanza. Il 75,5% dei proprietari dichiara che cane o gatto influenzano la scelta della destinazione, dell’hotel, della casa vacanza o dei servizi. A orientare le decisioni sono soprattutto la ricerca di strutture pet friendly, spiagge accessibili, case con giardino, hotel che accettino animali, luoghi freschi e spazi esterni.

Chi non porta il proprio pet in vacanza resta una minoranza: il 24% dei proprietari a scegliere di non partire con cane o gatto. Tra le motivazioni ricorrenti emergono il caldo, lo stress del viaggio, l’età o le condizioni dell’animale, la difficoltà di trovare strutture realmente adatte e, soprattutto nel caso dei gatti, la scelta di lasciarli nel proprio ambiente domestico, accuditi da familiari o persone di fiducia.

Il caldo cambia le abitudini

Il caldo incide anche sull’organizzazione delle giornate. Il 91,6% dei proprietari limita le passeggiate nelle ore più calde. Il 20,8% preferisce uscire la mattina, il 28,4% la sera, mentre il 35,4% riduce le uscite.

Quasi un proprietario su due, il 46,5%, utilizza prodotti o accessori specifici contro il caldo. Tra le soluzioni più ricorrenti compaiono tappetini refrigeranti, borracce, creme per i polpastrelli, piscine, bandane e collari refrigeranti, ventilatori, aria condizionata, ombra e acqua fresca sempre a disposizione.

La voce salute

Prima dell’estate o della partenza, il 61,4% dei proprietari consulta il veterinario per consigli su caldo, viaggio, antiparassitari o alimentazione. Le motivazioni più frequenti riguardano prevenzione, sicurezza, check-up, vaccini, certificati, passaporto, antiparassitari, alimentazione, rischio di colpi di calore, stress da viaggio, mal d’auto o mal di mare.

Dopo le vacanze, invece, i controlli veterinari vengono effettuati dal 27,1% degli intervistati.

«Nel Nord Italia emerge con particolare forza il tema del budget invisibile: moltissimi proprietari partono con il proprio animale, ma quasi nove su dieci non prevedono una voce di spesa specifica», dichiara Alessandra Aspesi, Responsabile Comunicazione di Quattrozampeinfiera. «Il dato sul budget non va letto come una mancanza di attenzione verso cane o gatto: al contrario, racconta quanto l’animale sia ormai percepito come parte della famiglia. Proprio per questo, spesso la sua presenza non viene tradotta in una voce di spesa separata, ma entra naturalmente nel conto complessivo delle ferie, come accade per gli altri componenti del nucleo familiare. Anche quando non viene preventivato, infatti, il costo del pet esiste e si distribuisce in tante piccole e grandi voci: dalla struttura pet friendly alla spiaggia, dal trasporto alla toelettatura, dagli antiparassitari agli accessori anti-caldo, fino al veterinario. Il nuovo budget estivo dei proprietari è quindi spesso un budget invisibile: non sempre dichiarato, ma sempre più presente nel conto finale delle ferie».

Le date di Quattrozampeinfiera

Milano – Parco Esposizioni Novegro – 3/4 ottobre 2026
Torino – SET – Scalo Eventi Torino – 14/15 novembre 2026
Padova – Padova Fiere – 6/7 marzo 2027

Vico Canavese: la nuova edizione della Notte dei Vutun

Sabato 18 luglio 2026 un viaggio immersivo tra storia, tradizioni, sapori e comunità nel cuore della Valchiusella

Dopo l’ultima edizione del 2018, torna a Vico Canavese uno degli appuntamenti più rappresentativi e identitari della Valchiusella. Sabato 18 luglio 2026 il borgo storico ospiterà la nuova edizione della Notte dei Vutun, manifestazione che celebra il patrimonio culturale, storico, architettonico ed enogastronomico del territorio attraverso un’esperienza diffusa capace di coinvolgere residenti e visitatori in un percorso di scoperta e partecipazione.

La manifestazione nasce dall’incontro tra memoria, comunità e valorizzazione del territorio, trasformando il centro storico in un itinerario esperienziale che accompagna il pubblico alla scoperta delle peculiarità del borgo e delle sue tradizioni. Il ritorno dell’evento rappresenta il rilancio di una manifestazione che negli anni ha contribuito a promuovere il territorio e a rafforzare il senso di appartenenza della comunità locale, recuperando un’importante eredità e arricchendola con nuove modalità di partecipazione e fruizione.

Protagonisti della serata saranno i caratteristici Vutun, gli antichi passaggi coperti in pietra che attraversano il paese e costituiscono uno degli elementi più riconoscibili dell’architettura locale. Un tempo utilizzati come spazi di passaggio, relazione e protezione del nucleo abitato, i Vutun rappresentano ancora oggi una preziosa testimonianza della storia e dell’identità della comunità.

Per una sera questi luoghi torneranno a essere spazi di incontro e condivisione, diventando le tappe di un percorso che intreccia cultura, memoria, tradizioni e valorizzazione delle produzioni locali. L’itinerario prenderà il via da Piazza Garibaldi e si svilupperà attraverso nove tappe distribuite nel centro storico, ciascuna ospitata all’interno di un Vutun o in uno degli spazi più significativi del borgo.

Dal Vutun d’Nora, che accoglierà i visitatori all’ingresso del percorso, fino al Vutun dal Furn, dedicato alla tradizione dolciaria locale, ogni tappa offrirà una diversa chiave di lettura del territorio. I partecipanti saranno accompagnati lungo le antiche vie del paese alla scoperta di luoghi simbolici come il Vutun del Ceric, il Vutun Corona Grossa, il Vutun Rocche d’Gal, il Vutun d’Bert, il Vutun d’la Mugna e il Vutun Ca d’Burdet, in un itinerario che restituisce il valore storico e sociale di questi spazi, da sempre luoghi di incontro e vita comunitaria.

Ad accompagnare ogni singola tappa del percorso saranno proposte gastronomiche ispirate alla tradizione della Valchiusella e alla cultura della montagna, con prodotti e ricette che raccontano il territorio attraverso i suoi sapori più autentici. Non semplici degustazioni, ma tappe di un racconto collettivo che intreccia paesaggio, storia, cultura materiale e memoria delle comunità locali.

Tra gli elementi distintivi della manifestazione vi sarà il percorso narrativo immersivo in cuffia, realizzato in continuità con il progetto Vi.Co. Vicinanza e Comunità. Attraverso contenuti audio dedicati alla storia del borgo, dei Vutun e delle persone che ne hanno costruito l’identità, i partecipanti potranno vivere un’esperienza coinvolgente e accessibile, capace di mettere in relazione luoghi, memoria e racconto.

Nel corso del pomeriggio sono inoltre previsti momenti di approfondimento culturale dedicati alla storia di Vico Canavese, delle sue fontane e delle sue architetture storiche, con l’obiettivo di rendere il patrimonio locale sempre più conosciuto, valorizzato e fruibile. La serata sarà inoltre accompagnata da interventi musicali diffusi che contribuiranno a creare un’atmosfera di incontro e partecipazione lungo tutto il percorso.

«La Notte dei Vutun rappresenta molto più di un evento – dichiara l’Amministrazione Comunale di Valchiusa – È un’occasione per riscoprire la nostra storia, valorizzare il patrimonio culturale e rafforzare il senso di appartenenza alla comunità. Attraverso la partecipazione degli abitanti e il coinvolgimento delle realtà locali vogliamo costruire un’esperienza autentica, capace di raccontare l’identità del nostro territorio e di aprirla a nuovi visitatori».

Elemento centrale dell’iniziativa è infatti il coinvolgimento diretto della popolazione locale. Associazioni, volontari, produttori, cittadini e giovani del territorio partecipano attivamente all’organizzazione dell’evento, contribuendo alla costruzione di un programma condiviso e autenticamente radicato nella realtà locale.

La manifestazione intende inoltre favorire la trasmissione della memoria e dei saperi tra generazioni, coinvolgendo bambini e ragazzi in attività dedicate alla scoperta del patrimonio storico e culturale del territorio. Particolare attenzione sarà dedicata anche ai temi dell’accessibilità e dell’inclusione, attraverso percorsi chiari e facilmente fruibili, punti informativi, strumenti di orientamento e modalità di partecipazione pensate per pubblici diversi.

Il progetto integra inoltre principi di sostenibilità ambientale, promuovendo l’utilizzo di materiali a basso impatto, la riduzione dei rifiuti, la raccolta differenziata e la valorizzazione delle produzioni locali e delle filiere corte.

La Notte dei Vutun si propone come un’occasione per riscoprire il patrimonio materiale e immateriale della Valchiusella, favorendo l’incontro tra comunità e visitatori e contribuendo alla costruzione di un modello di valorizzazione culturale sostenibile e partecipato. L’iniziativa punta inoltre a rafforzare l’attrattività del territorio, promuovendo un turismo attento alle identità locali e capace di apprezzare la ricchezza storica, paesaggistica e culturale delle piccole comunità montane.

Con il ritorno della Notte dei Vutun, Vico Canavese rinnova il proprio legame con la storia e con le proprie radici, trasformando i luoghi della memoria in spazi di esperienza, incontro e partecipazione condivisa.

La manifestazione prenderà il via alle ore 20.00 con partenza da Piazza Garibaldi. Musica, racconti, sapori e percorsi immersivi accompagneranno il pubblico lungo un viaggio nel cuore del borgo storico, restituendo ai Vutun il loro significato originario: quello di luoghi di relazione, accoglienza e comunità.

La notte dei Vutun è realizzato con il contributo di Fondazione CRT

Biglietteria: Orario inizio prevendita ore 15 – Piazza Garibaldi – Vico Canavese
Prezzo: 28 euro adulti – 20 euro bambini da 6 a 12 anni

Info: www.comune.valchiusa.to.it

Valle Strona, dal “solletico ai tarli” ai Pinocchi

Un tempo la Valstrona era conosciuta come la Valle dei “gràta gàmul”, i tornitori e lavoratori del legno in grado di “fare il solletico ai tarli”.

Nelle botteghe poste lungo lo Strona, il torrente che dà il nome alla valle,  principale affluente del Toce, si tornivano e lavoravano utensili da cucina, ciotole, mestoli, e piccoli oggetti d’arredo, già molto prima che arrivasse l’energia elettrica, usando la forza motrice dell’acqua.

A onor del vero, quella che oggi in molti chiamano anche la “valle dei Pinocchi”  – da quando gli artigiani si sono specializzati nel dar vita al burattino più amato del mondo – aveva un altro soprannome: la “val di cazzuj”, rammentando la grande quantità di cucchiai di legno che lì venivano prodotti. Questa valle, che da Omegna sale verso il monte Capezzone, è una terra ricca di suggestioni e bellezze. Comprende, nei quattro comuni che la compongono, ben 14 nuclei abitati: Germagno, Loreglia, Chesio, Strona, Luzzogno, Fornero, Inuggio, Piana, Sambughetto, Massiola, Rosarolo, Otra, Forno e Campello Monti. Da sempre è terra di lavoratori e inventori che l’anno resa famosa non solo per il legno ma anche per l’antica tradizione nella lavorazione del ferro e del peltro, tanto che, dal XVII al XIX secolo si può parlare di una scuola di peltrai emigrati dalla Valle strona in varie città d’Italia ed Europa. L’ingegno non è mai mancato. A Sambughetto venne inventata una pala, la “sesula” , che veniva utilizzata in inverno per sgomberare la neve dalle strade , senza che la neve le si attaccasse. Il primo tornio mosso dalla forza dell’acqua fu quello di Gaudenzio Piana, di Fornero. Come e perché Piana poté costruirlo, è questione avvolta in un alone di leggenda. Pare che avendone visto un esemplare nelle prigioni di Genova, dove era stato rinchiuso perché aveva disertato dall’esercito piemontese dopo la sconfitta di Novara del 1849, decise di costruirsene uno uguale, non appena fosse tornato libero. Il tutto in gran segreto, evitando che i compaesani potessero copiare la sua nuova macchina e usufruire anch’essi dei vantaggi che arrecava, visto che il tornio ad acqua consentiva una resa di gran lunga più alta rispetto ai tradizionali torni azionati a pedale. Il segreto durò poco, però e nel giro di pochi decenni la valle si riempì di torni mossi dalle acque dello Strona. Così, producendo senza soste e innovando in base alle richieste di mercato, si è giunti ai Pinocchi di tutte le fogge e grandezze che, insigniti del marchio “Piemonte eccellenza artigiana”, vengono venduti un po’ ovunque, compresa Collodi, la patria toscana del burattino inventato nel 1881. Sono più di cento i passaggi che occorrono per realizzare un Pinocchio snodabile completo e per immaginare sempre dei nuovi modelli occorrono un estro e una fantasia non comuni. “C’era una volta… – Un re! – diranno subito i miei piccoli lettori. No, ragazzi, avete sbagliato. C’era una volta un pezzo di legno”, si legge nell’incipit di uno dei più famosi libri per l’infanzia al mondo, il Pinocchio, di Carlo Lorenzini, detto il Collodi. Ma andrebbe detto anche, senza offesa per nessuno, che quel mastro Geppetto che ha saputo lavorare il “tronco parlante” regalatogli da mastro Ciliegia, forse era arrivato nel Granducato di Toscana dalla Valle Strona.

 

Marco Travaglini

A Bardonecchia si incontra la natura a FLOR Estate

Domenica 12 luglio a Bardonecchia, in via Medail, sarà una giornata all’insegna della natura, tra fiori, piante, artigianato e specialità agroalimentari, immersi nel verde di un contesto alpino magnifico.
Tutto ciò è quanto promette FLOR Estate, che quest’anno torna a Bardonecchia per il nono anno, nel cuore della val di Susa piemontese.
La manifestazione sarà a ingresso libero e gratuito, in programma dalle 9.30 alle 19 di domenica 12 luglio nella centralissima via Medail.
Gli espositori provenienti dal Piemonte saranno cinquanta, florovivaisti  con le loro profumate e vivaci eccellenze di stagione, ma anche piccoli agricoltori  e artigiani per una festa che vuole celebrare la natura in tutte le sue forme.
Si potranno trovare piante tipiche delle coltivazioni di montagna, cui si aggiungono proposte più tradizionali per rispondere alle esigenze e ai gusti di tutti, dalle erbacee perenni alla fioritura estiva, dalle piante carnivore ai cactus e alle succulente; saranno presenti inoltre violette, piante verdi da interno ed esterno, piante aromatiche e peperoncini, arbusti australiani, bonsai e molte altre specie ancora.
Accanto alle piante e ai fiori la natura assumerà altre forme, quelle dei prodotti cosmetici, della rosa, del vino, dei prodotti a base di lavanda, dei prodotti di arredamento per la casa e giardino, fino ai capi e accessori di vestiario in bambù, insieme ai braccialetti minerali, ai vassoi in eco-resina e a molte altre proposte artigianali all’insegna della bellezza.

Saranno anche presenti in via Medail saporite proposte agroalimentari grazie alla presenza di piccoli produttori, che presenteranno le loro eccellenze naturali, come il miele, le nocciole, l’aglio di Caraglio, i salumi, lo zenzero disidratato e i biscotti artigianali, ma anche erbe aromatiche e officinali, spezie di ogni tipo, tisane e infusi.
Notevole spazio verrà dato, come ogni anno, ai liquori di montagna, a cominciare dal genepy, lo spettacolare liquore alpino che, nel corso della giornata, avrà un momento tutto suo.Sarà organizzata, infatti, una degustazione di genepy alla presenza di alcuni produttori del territorio, un’occasione per presentare ufficialmente la nuova edizione del “Genepy Day” che Orticola del Piemonte organizzerà a Torino il prossimo inverno.

FLOR è diventato nel corso degli anni un appuntamento irrinunciabile per gli amanti della natura e delle sue eccellenze floreali e agroalimentari e per i villeggianti che cercano rifrigerio dal caldo cittadino e giungono in altura per godersi alcune eccellenze del florovivaismo piemontese.
FLOR Estate Bardonecchia è organizzata da Orticola del Piemonte, con il patrocinio del Comune di Bardonecchia.

MM

Torino Matsuri, presidio sociale e culturale

Domenica 5 luglio 2026 si è svolta l’ultima giornata dell’undicesima edizione dell’ormai tradizionale manifestazione di cultura, folklore e sport giapponesi Torino Matsuri, che quest’anno ha raddoppiato non solo le presenze, ma anche le attività, gli stand, i talk, le presentazioni e gli spettacoli, confermandosi sempre più un presidio territoriale dal punto di vista sociale, educativo, culturale e sportivo.

Anche la presenza delle istituzioni è stata particolarmente numerosa e qualificata. La manifestazione è stata onorata dalla partecipazione del Console Generale Aggiunto del Giappone a Milano, Mitsuhiro Wada, che ha aperto i saluti istituzionali ponendo l’accento sui riconoscimenti ottenuti dall’Associazione Yōshin Ryū da parte del Ministero degli Affari Esteri del Giappone. A seguire, fra gli altri, è intervenuto il Vicepresidente della Regione Piemonte e Assessore Maurizio Marrone, il quale ha sottolineato come il taglio culturale dato all’evento dall’Associazione Yōshin Ryū, organizzatrice della manifestazione, abbia sempre incontrato la sua stima e anche la sua simpatia per la capacità di coniugare perfettamente valori tradizionali, innovazione, apertura e creatività.

A nome del Consiglio Comunale di Torino è intervenuta la Presidente del Consiglio, Maria Grazia Grippo, ricordando come ricorrano i 160 anni delle relazioni diplomatiche tra Giappone e Italia e come i rapporti tra i due Paesi, da sempre floridi, siano particolarmente solidi in questo momento storico. Ha inoltre colto l’occasione per ricordare il ventesimo anniversario del gemellaggio tra le città di Torino e Nagoya, in occasione del quale, tra l’altro, l’Associazione Yōshin Ryū ha partecipato ai festeggiamenti svoltisi presso il Polo del ‘900 lo scorso dicembre.

Successivamente è intervenuto il Presidente della Circoscrizione 7, Gian Luca Deri, che, da padrone di casa, ha evidenziato l’eccezionalità del lavoro svolto e dei risultati raggiunti dalla Yōshin Ryū, capace di trasformare in un luogo di accoglienza e di proposte positive un’area che, con ogni probabilità, sarebbe altrimenti stata abbandonata all’incuria, se non all’illegalità. Per questi motivi ha ringraziato i rappresentanti delle istituzioni, esprimendo un particolare apprezzamento per l’attenzione riservata a un progetto di questo tipo da parte della Fondazione CRT, della sua Presidente, la Professoressa Anna Maria Poggi, e del consigliere Giampiero Leo che, ha aggiunto Deri, «pur cambiando incarichi, non ha mai smesso di esserci vicino e sostenerci, fin quasi dai tempi di Cavour».

L’ultimo intervento, quello del Coordinatore della Commissione Cultura della Fondazione CRT, Giampiero Leo, si è incentrato sul fatto che l’esperienza della Yōshin Ryū e del progetto portato avanti da anni al Parco Crescenzio rappresentino non solo un’iniziativa meritoria sotto tutti gli aspetti – sociali, culturali e aggregativi – ma anche un caso talmente virtuoso da non aver mai suscitato dubbi, neppure tra le forze politiche più distanti, circa il valore del lavoro svolto. Lo stesso Leo si è inoltre interrogato sul perché il criterio della costruzione del bene comune, al di là di faziosità e ideologismi, non possa essere riproposto anche in altri ambiti, con un sicuro vantaggio per l’intera società.

Ha concluso l’incontro, affiancato dalla vicepresidente dell’Associazione Culturale Yoshin Ryū, Giada Turtoro, il Presidente e fondatore dell’Associazione Sportiva Dilettantistica Yōshin Ryū, Cesare Turtoro. Nel suo intervento ha ringraziato tutte le istituzioni e gli amici presenti, sottolineando l’importanza di costruire un ponte culturale tra il nostro Paese e il Giappone. Ha inoltre ricordato come, nella storia ormai quasi cinquantennale dell’Associazione, abbia avuto modo di incontrare personalità politiche che hanno creduto nel bene comune e nella formazione delle nuove generazioni, indipendentemente dalla loro appartenenza politica. Rivolgendosi infine al numerosissimo pubblico presente, ha ribadito quanto la politica continui a essere fondamentale per un Paese democratico come il nostro e come, di conseguenza, la partecipazione popolare possa essere pluralista, ma debba sempre essere ampia e consapevole.