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Al Villaggio Leumann di Collegno il ballo tra Ottocento e Novecento

Venerdì 12 giugno

Venerdì 12 giugno prossimo, alle ore 21, all’Ecomuseo del Villaggio Leumann di Collegno, in corso Francia 349, l’associazione Culturale Kòres presenterà “Il ballo tra Ottocento e Novecento raccontato in teatro”, spettacolo di Balastorie Danze Storiche dedicato alla memoria, alle atmosfere e ai personaggi che hanno attraversato la storia del territorio torinese. L’incontro rientra nell’ambito del progetto V.O.C.A.L.E. ( Villaggi Operai Arte e Cultura al Leumann), progetto vincitore  del bando “Ecosistemi culturali” di Fondazione CDP, l’ente no profit del Gruppo  Cassa Depositi e Prestiti. Il calendario degli eventi al Leumann prosegue così con un appuntamento capace di intrecciare divulgazione storica, teatro, musica e danza.
Lo spettacolo teatrale ripercorre la storia del territorio torinese attraverso il ballo e la narrazione, rievocando ambienti, relazioni sociali, rituali mondani e figure illustri che hanno contribuito a definirne l’identità.  Le scene conducono lo spettatore tra balli in famiglia e grandi balli in nobili palazzi, riportando al clima di un’epoca in cui la danza rappresentava un vero e proprio linguaggio sociale e una autentica occasione di incontro.
Protagonista della serata sarà Balastorie, gruppo amatoriale di studio, che ripropone danze storiche, composto da ballerini in abiti d’epoca. La compagnia porterà in scena quadri di vita della borghesia e della nobiltà, con il supporto di immagini storiche e, in alcuni momenti, di musica dal vivo eseguita con strumenti storici.
Per rendere più  fedele l’immersione, lo spettacolo attingerà al repertorio dei numerosi manuali di danza pubblicati nel periodo, ricostruendo gesti, posture e coreografie capaci di raccontare , con leggerezza e rigore, il passaggio tra fine Ottocento e inizio Novecento.

Torino astrologica, i luoghi per leggere la città attraverso stelle, luce e tempo

Oltre alla sua conformazione razionale e geometrica, Torino è una città che guarda anche verso il cielo. Questa vocazione eterea la si può comprendere dalle cupole illuminate dal sole, dai soffitti dipinti come firmamenti e dai dettagli quasi nascosti come meridiane antiche, orologi lunari, stelle dorate, simboli zodiacali. Esiste infatti una Torino astrologica, diversa da quella esoterica, che racconta il rapporto tra la città, il tempo e gli astri. Il viaggio comincia in Piazza Castello, cuore simmetrico della città sabauda. Qui le prospettive sembrano studiate per accompagnare la luce durante il giorno e le facciate degli edifici cambiano colore continuamente così come l’armonia dello spazio dà l’impressione di trovarsi dentro una dinamica astronomica. A pochi passi, il Palazzo Reale custodisce alcuni dei più evocativi cieli dipinti della città; sui soffitti compaiono soli raggianti, nuvole dorate, allegorie delle stagioni, figure sospese nell’azzurro ed alcune sale sembrano trasformarsi in firmamenti barocchi, costruiti per celebrare il legame tra sistema cosmico e potere reale. Il tema del tempo ritorna in Palazzo Madama, dove antichi quadranti, decorazioni dedicate ai mesi dell’anno e figure allegoriche raccontano il fluire delle stagioni; e ombre che attraversano le grandi finestre cambiano continuamente l’atmosfera delle sale come una lente multi cromatica. Uno dei luoghi più straordinari resta, però, il Duomo di Torino con la Cappella della Sindone di Guarino Guarini. La cupola, infatti, costruita attraverso intrecci geometrici e aperture luminose, sembra un cielo di pietra e guardandola dal basso si ha la sensazione di osservare una costellazione architettonica. Percorrendo Via Po si incontrano dettagli: stelle scolpite sui portici, ferri battuti con forme circolari simili a orbite planetarie e vecchi orologi che scandiscono il tempo della vita urbana. La prospettiva conduce naturalmente verso il fiume e la collina, quasi fosse una linea tracciata verso il cielo. A rinforzare questa direzione verso l’alto ci pensano le luminarie di Natale che rappresentano stelle, lune e pianeti e coprono la strada fino a piazza Vittorio Veneto. Alla fine della via appare la Chiesa della Gran Madre di Dio dove le statue sembrano osservare il cielo sopra Torino. Tra gli oggetti più affascinanti della Torino astrologica c’è il grande orologio della Stazione di Torino Porta Nuova che da oltre un secolo domina la facciata della stazione come simbolo del tempo moderno e poco lontano, in alcuni cortili nobiliari e ville della collina, sopravvivono meridiane e antichi orologi solari decorati con lune, soli e segni zodiacali. Per capire davvero il rapporto tra Torino e gli astri, tuttavia, bisogna salire al Monte dei Cappuccini. Da qui la città appare come una mappa geometrica attraversata dalla luce. Al tramonto le cupole diventano dorate e la Mole emerge come un gigantesco indice rivolto verso il firmamento. La Mole Antonelliana è il simbolo più potente della Torino del cielo, la sua verticalità cambia aspetto durante il giorno: all’alba è argento, al tramonto diventa oro, di notte crea un effetto stellato. Al Museo Egizio il legame con gli astri continua nei soffitti stellati dei sarcofagi, nelle barche solari e nei riferimenti a Sirio, la stella che regolava il calendario del Nilo. Alcuni reperti mostrano veri strumenti astronomici dell’antichità, quando il tempo veniva misurato osservando il cielo. Come non citare, poi, la Torino Liberty di Casa Fenoglio-Lafleur dove compaiono lune crescenti, stelle a otto punte, vetrate che catturano la luce e ferri battuti che sembrano piccole costellazioni o l’orologio o la Meridiana Monumentale di Piazza Solferino, installata nel 2013 con uno stilo di quasi 6 metri. La vera bellezza della Torino astrologica sta proprio in quei particolar, grandi e piccoli, che costringono a rallentare il passo e ad alzare gli occhi. La nostra è una città squadrata, certo, ma con una speciale attitudine all’incanto e alla fascinazione suggestiva delle stelle e dello zodiaco; la sua costruzione d’altronde come Augusta Taurinorum, edificata dai Romani, segui’ un preciso orientamento astronomico: la città doveva essere allineata con il sorgere del sole nel segno zodiacale di riferimento dell’epoca. “Torino è il punto di incontro tra la terra e le stelle” e queste stelle possono essere guardate da più vicino dal Planetario di Pino Torinese.

Maria La Barbera

Una passeggiata verde in Barriera di Milano con Orticola

Nella mattinata di sabato 6 giugno, il quartiere Barriera di Milano si è  trasformato in un laboratorio a cielo aperto. Accompagnati dall’Assessora alle Politiche Educative della Città di Torino Carlotta Salerno e dagli esperti di ecologia urbana di Orticola del Piemonte, i partecipanti all’iniziativa, unitamente ai ragazzi e alle ragazze del progetto Barriera Multispecie, hanno esplorato strade, giardini e angoli nascosti del quartiere  per scoprire le specie vegetali e animali che convivono con noi ogni giorno. Si è trattato di un’occasione di gioco, di scoperta e confronto che ha coinvolto giovani e meno giovani, volto alla riscoperta di Barriera di Milano come ecosistema vivo e condiviso.

MM

Una visita alla scoperta del giardino a Sant’Antonio di Ranverso

 

Domenica 7 giugno, ore 15

 

Hortus Conclusus: dal punto di vista del giardino 

tema centrale delle cure dei monaci Antoniani

 

 

Il giardino come luogo di cura e chiave di lettura dell’architettura gotica: domenica 7 giugno la Precettoria di San’Antonio di Ranverso (TO) ospita “Hortus Conclusus”, un percorso che invita ad osservare il complesso monumentale da una prospettiva insolita, intrecciando storia, spiritualità e paesaggio.

L’iniziativa ripercorre idealmente l’antica via Francigena per accompagnare i visitatori alla scoperta della Precettoria attraverso i temi della cura, della natura e del rapporto tra spazio costruito e giardino. Dall’antico ospedale alla chiesa, il percorso culmina nell’Hortus Conclusus, luogo raccolto e simbolico in cui il punto di vista si ribalta: è dall’interno del giardino che l’architettura gotica rivela infatti la propria essenza, in un dialogo continuo tra pietra, luce e vegetazione. Le linee verticali dell’edificio, osservate da questo spazio protetto, guidano lo sguardo verso l’alto e trasformano il giardino in un luogo di immersione e contemplazione, dove il benessere del corpo e quello dello spirito si incontrano.

L’appuntamento è realizzato in collaborazione con APGI, Associazione Parchi e Giardini d’Italia.

INFO

Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso

Località Sant’Antonio di Ranverso, Buttigliera Alta (TO)

Domenica 7 giugno 2026, ore 15

Hortus Conclusus

Costo della visita: 5 euro, oltre il prezzo del biglietto

Biglietto di ingresso: intero 5 euro, ridotto 4 euro

Hanno diritto alla riduzione: minori di 18 anni, over 65, gruppi min. 15 persone

Fino a 6 anni e possessori di Abbonamento Musei: biglietto ingresso gratuito

Prenotazione obbligatoria entro il venerdì

Info e prenotazioni (dal mercoledì alla domenica):

011 6200603 ranverso@biglietteria.ordinemauriziano.it

www.ordinemauriziano.it

Il Mufant festeggia 10 anni con un grande evento sul Rooftop del museo

Sabato 6 giugno il Mufant compie i suoi primi 10 anni di attività con un grande evento pubblico sul Rooftop del museo, che rappresenta il nuovo spazio panoramico recentemente restituito alla città grazie al progetto Rooftop Mufant, realizzato nell’ambito del bando “You too” della Città di Torino. Per festeggiare questo anniversario, il museo offrirà l’ingresso gratuito a tutti i partecipanti, e la giornata si trasformerà in una grande festa condivisa con gli amici storici del Mufant: i collaboratori che, negli anni, hanno contribuito alla crescita del progetto, e con i cittadini del quartiere e della città che hanno accompagnato il museo nel suo percorso. Si tratterà di una festa dedicata alla fantascienza, all’immaginario fantastico, alla rigenerazione urbana, ai nuovi percorsi culturali che il museo sta affrontando tra mostre, installazioni, antropologia urbana, musica e arte contemporanea. Nel corso della giornata, i fondatori e codirettori Silvia Casolari e Davide Monopoli ripercorreranno i 10 anni di storia del Mufant, un progetto culturale nato per la loro passione per la fantascienza  e costruito nel tempo attraverso un intenso lavoro di ricerca, curatela e valorizzazione artistica che ha condotto alla completa riqualificazione degli spazi che oggi ospitano il museo e, più recentemente, alla trasformazione del Rooftop in uno spazio culturale aperto alla cittadinanza.

L’evento sarà un’occasione per presentare in anteprima alcuni dei grandi progetti che animeranno il museo a part8re da settembre, tra cui la mostra “Star Trek 60”, dedicata ai sessant’anni della celebre saga fantascientifica, e realizzata a partire dalla collezione di Stefanie Gröner, tra le prime collaboratrici del Mufant. La festa sarà anche un’occasione per parlare del processo di rigenerazione  urbana e culturale che ha interessato gli spazi del museo e, in particolare, del nuovo Rooftop. Il percorso si inserisce nelle azioni di coprogettazione promosse dal programma, nato per creare nuovi spazi da dedicare ai giovani, favorire la partecipazione culturale, la socialità, il benessere, la collaborazione tra istituzioni pubbliche e del territorio attraverso processi condivisi di rigenerazione urbana. Questo progetto è stato prezioso perché ha permesso di restituire alla cittadinanza il grande Rooftop del Museo, trasformandolo in uno spazio aperto, accessibile e condiviso, dedicato alla cultura, agli incontri e agli eventi firmati Mufant.

L’anteprima della mostra “Star Trek 60” avverrà alle 15.30. Si tratta di un viaggio inaugurale della mostra che partirà ufficialmente il 12 settembre. Stefanie Gröner, fondatrice del gruppo Facebook Star Trek Torino e curatrice del progetto, accompagnerà il pubblico in un’esplorazione della sala espositiva con un approfondimento sulla botanica aliena della saga. Alle 16.30 seguiranno i saluti istituzionali e interverranno Carlotta Salerno, Assessore alle Periferie, Politiche educative giovanili della Città di Torino, Giampiero Leo, Consigliere d’Indirizzo di Fondazione CRT, Antonio Cuzzilla, Vicepresidente della Circoscrizione 5, Artmut Grabowski, direttore dei lavori del progetto Rooftop Mufant e la direttrice Silvia Casolari. Alle 17, il direttore Monopoli, accompagnato da Fabio Giani di Vivai Giani e da Simone Savio, studente di Scienze Naturali che ha collaborato al progetto, presenteranno il primo nucleo del nuovo percorso fantabotanico del Rooftop “Alla scoperta del Bosco Orizzontale”. Si tratta di una visita guidata alle prime installazioni verdi di quello che diventerà il bosco orizzontale del museo, un paesaggio sospeso tra botanica, immaginario fantastico e fantascienza. Sarà presente l’artista Raffaella Brusaglino, che collocherà sul Rooftop la “Piccola Pioniera”, nuova tappa del suo progetto artistico. Dopo il coffee break musicale delle 17.30, con Booga Luke, alle 17.45 l’antropologo Francesco Vietti condurrà una speciale versione delle sue passeggiate narrative dedicate al quartiere che circonda il museo. Per questa occasione, l’esplorazione si sposterà sul Rooftop del Mufant per consentire uno sguardo dall’alto sulle trasformazioni del territorio accompagnato da memorie e letture dedicate alla grande letteratura della fantascienza. Alle 18.15 seguirà il compleanno con gli amici del Mufant, Silvia Casolari e Davide Monopoli racconteranno i primi 10 anni del Museo. Parteciperanno Davide Chiarle, coordinatore generale e didattico del museo e Paolo Bertetri, coordinatore scientifico del museo. A seguire, Marzia Mastroianni ricorderà Fabio Mastroianni e la sua straordinaria collezione di trasformers, oggi parte integrante della collezione permanente del museo. Teodoro Maraschiello presenterà “Pneuma K”, opera audiovisiva realizzata insieme a Mariano Equizi, a partire dalla registrazione dei battiti cardiaci dei visitatori e delle visitatori del museo. Un’indagine visionari sul corpo umano e i segnali provenienti dal cosmo. A concludere, dalle 18.45 alle 19.30, sarà presente una musica sul Rooftop, con aperitivo e djset con Booga Luke.

Info: 347 5405096 – info@mufant.it

Mara Martellotta

Daniela Cavalcabò: l’arte vera nasce quando il talento incontra il cuore

Ci sono persone che fanno arte.

E poi ce ne sono altre che sembrano nate direttamente dentro di essa, come se respirassero creatività ancora prima di imparare a parlare.

Bene , Daniela Cavalcabò appartiene a questa rara e preziosa qualità. 

Nasce in una famiglia di musicisti, cresce tra note, strumenti, melodie, emozioni.

L’arte entra nella sua vita appena apre gli occhi. La musica diventa linguaggio quotidiano, sensibilità naturale, respiro.

Canta, suona, osserva, assorbe tutto ciò che è creativo.

E la vita continua a portarla proprio lì, dentro quel mondo fatto di vibrazioni artistiche e libertà espressiva.

Sposa infatti un chitarrista conosciuto dellepoca e da questa unione nasce Alessandro, destinato a sua volta a vivere la musica ad altissimi livelli, diventando infatti il tastierista di Francesco De Gregori per 17 anni

Una famiglia quindi in cui la musica non è soltanto passione, ma è identità.

Ma Daniela non si ferma mai a una sola forma d’arte, a tal punto da diventarne talmente dotta da portarsi anche ad insegnarla per ben 20 anni.

La sua mente curiosa, vivace, brillante la porta anche verso il mondo della pubblicità, dove lavora come designer creativa in diverse agenzie, distinguendosi immediatamente per la sua capacità di immaginare, inventare, trasformare le idee in emozioni visive.

Collabora anche con Guido Gobino, storico nome delleccellenza dolciaria torinese (che la menziona caldamente anche nel libro della sua biografia) , contribuendo con allestimenti e intuizioni creative, arrivando persino a ideare una nuova opera dolciaria al cioccolato chiamata :  “Il N’uovo di Gobino”.

Eppure dentro di lei continua a vivere unaltra passione profondissima: quella per i bijoux e per la scultura.

Daniela osserva il mondo come fanno i veri artisti. Nulla per lei è banale. Ogni oggetto può trasformarsi. Ogni dettaglio può rinascere.

Dalle sue mani prendono vita bijoux unici, poetici, materici, spesso costruiti recuperando elementi apparentemente semplici, ai quali riesce a donare nuova anima, nuova dignità, nuova bellezza.

Perché gli artisti autentici non vedono ciò che una cosa è ma vedono ciò che potrebbe diventare.

Ed è forse anche per questo che il legame con Bob Noto (figura iconica del mondo gourmet e della creatività italiana) è stato così profondo.

Tra loro esisteva quella rara complicità che nasce soltanto tra persone capaci di riconoscere la bellezza nei dettagli più invisibili.

Ma la parte più straordinaria di Daniela non è soltanto il talento. È la sua umanità.

Oggi continua a vivere con unenergia che commuove.

Corre da una parte allaltra della città aiutando persone fragili, donne sole, madri in difficoltà, bambini, famiglie dimenticate. Recupera, conserva, sistema, porta, dona.

Nulla va sprecato se può servire a qualcuno.

E mentre continua a creare bijoux venduti nei negozi più belli di Torino, continua anche a seminare bene intorno a sé con una naturalezza quasi disarmante..proprio come facevano gli artisti di una volta. Quelli che avevano talento nelle mani, ma soprattutto bontà nelle vene.

Il tratto più sorprendente di Daniela è proprio questo : il tempo passa, ma lei non smette mai di ringiovanire nello spirito e nell’anima. Non per inseguire la giovinezza ma perché conserva quella curiosità, quella voglia di creare, di immaginare e di mettersi sempre in gioco che appartengono agli spiriti più vivi.

La sua è una lezione preziosa soprattutto per i giovani. In un mondo che corre veloce e si affida continuamente a nuovi strumenti e tecnologie, Daniela dimostra che la vera innovazione nasce prima di tutto dalla mente, dalla forza, dalla sensibilità e dalla capacità di reinventarsi . Con mezzi semplici, ma con un patrimonio immenso di esperienza, cultura e passione, continua a creare piccole magie quotidiane.

Oggi probabilmente potrebbe limitarsi a godersi il meritato riposo, dedicarsi soltanto agli affetti, ai nipoti, alle passeggiate e ai piaceri della vita. E invece lei sceglie ancora di costruire, immaginare, progettare e condividere. Lo fa con equilibrio, con eleganza e con la consapevolezza della propria età, senza rincorrere il tempo ma dialogando con esso.

Ed è questa la sua forza più autentica: dimostrare che la qualità della vita non dipende dagli anni che passano, ma dalla capacità di restare vivi dentro.

Daniela ha occhi verdi che parlano ancora di entusiasmo, di musica, di curiosità verso il mondo.

Ama i Beatles, ama la cultura, ama le persone, ama tutto ciò che contiene anima.

Ed è forse proprio questo il segreto della sua unicità:

non aver mai smesso di guardare la vita con stupore.

Perché ci sono artisti che creano oggetti bellissimi e poi ci sono artisti molto più rari:

quelli che, senza accorgersene, rendono più bella anche la vita degli altri.

Monica Di Maria di Alleri Chiusano

Si va tutti a “La Corte”

Apre a Torino un nuovo “polo” dedicato all’inclusione, all’autonomia e alla formazione delle persone con disabilità e non

Giovedì 11 giugno, ore 18

Generosi e coraggiosi artefici dell’iniziativa, “I Buffoni di Corte Aps”, Associazione operante dal 2008 sul territorio torinese (prima sede in corso Sebastopoli 272/e) nell’ambito didattico e formativo dei giovani, adolescenti e persone “con disabilità”. In quasi 18 anni di attività più di 800 sono ad oggi gli associati, oltre 600 le famiglie coinvolte, 1500 i volontari e oltre 600 i sostenitori (con un network che include più di 70 aziende partner e oltre 20 Organizzazioni “non profit”):  è a loro e al costante impegno sociale ed organizzativo de “I Buffoni” che si deve la creazione de “La Corte” (via Rubino, 82), nuova sede dell’Associazione e nuovo “polo” rivolto per l’appunto ai giovani e alle persone “con disabilità” residenti a Mirafiori Nord, e non solo.

Il complesso sorge nel sito, dove fino al 2018 era presente l’“asilo nido” di quartiere e assegnato dal “Comune di Torino” a “I Buffoni di Corte” nel 2021, oggi trasformato grazie al progetto (ispirato alla Scuola del “Bauhaus” secondo i principi chiave di “bellezza” e “anamorfismo”, con effetti di illusione ottica tridimensionale visibili da precisi punti di vista) firmato dall’architetto torinese Alex Cepernich, fervido sostenitore della visione e missione dell’Associazione. Il fabbricato, a forma di “L” composto da un solo piano fuori terra, cui si unisce un secondo immobile di circa 90 metri quadrati, immerso nei 1565 metri quadrati di giardino (destinati ad ospitare un “orto urbano”, una “zona relax” ed un “punto ristoro” per l’inserimento lavorativo di persone con disabilità), sarà inaugurato giovedì 11 giugnoalle 18, alla presenza del sindaco di Torino, Stefano Lo Russo, degli assessori Carlotta Salerno e Jacopo Rosatelli, affiancati dal presidente della “Circoscrizione Due”, Luca Rolandi.

Sottolineano Luca Nicolino e Valentina Cocchi, rispettivamente presidente e direttrice operativa de “I Buffoni di Corte”: “ ‘La Corte’ vuole essere uno spazio aperto a tutti, un luogo in cui laboratori e progettualità saranno, da un lato consolidati e potenziati e, dall’altro, ampliati con nuove iniziative rivolte non solo alle persone con disabilità, ma anche ai giovani, che qui potranno accompagnarci nei nostri progetti ma anche studiare negli spazi ‘coworking’, agli anziani, ai cittadini del quartiere e del territorio che qui possono venire per un caffè, per scambiare due chiacchiere e per prendere parte alle molte attività con tutte le persone dell’Associazione”.

L’obiettivo, insomma, è quello di “diventare un luogo di formazione ed incontro all’interno del quale possa generarsi ed unirsi una collettività, attraverso l’interazione tra associati, studenti, professionisti del settore e volontari”.

E gli spazi, oggi, di certo, non mancano (costruiti grazie ai fondi “PNRR – Piano Integrato Urbano” e ai contributi di “Fondazione Compagnia di San Paolo”, “Reale Foundation”, “Fondazione Peppino Vismara” “Rotary” e “Interact”, oltre a quelli di “aziende private” e tantissime “persone fisiche”). Spazi che possono contare su  20 laboratori, una palestra, che accoglierà “attività di teatro”, “danza e movimento”,   una cucina dove si terrà uno dei “progetti di autonomia e formazione al lavoro” portato avanti dall’Associazione, “Mani in pasta”. Laboratori e attività che, attualmente, coinvolgono 150 famiglie di persone con disabilità e circa 80 adolescenti e giovani; “volontari scout”, persone impegnate in lavori di pubblica utilità, servizio civilisti e tirocinanti di Università e Scuole Superiori.

Nello specifico, l’Associazione organizza “laboratori artistici”, gestiti da professionisti e dedicati a giovani e persone con disabilità, dalla ceramica all’acrobatica, dalle percussioni al canto e al teatro. Propone inoltre percorsi di formazione al lavoro come “Mani in Pasta” (di cui già s’é accennato) e “percorsi educativi” come “Una chiave per l’autonomia” e “Senza vergogna”, nell’ambito dell’affettività e della sessualità, abbinati alla “danzamovimentoterapia”. Per non dimenticare i suoi “servizi di supporto”, come lo “sportello informativo” e quello “psicologico”, nonché quelli di “formazione” e “sensibilizzazione” rivolti a scuole (studenti e personale), “gruppi scout” e aziende.

Fiore all’occhiello, in conclusione, la creazione di un’eccellente “Compagnia Teatrale”, “La Compagnia delle Frottole”, nata nel 1998 e composta da 23 attori di cui 10 con disabilità cognitiva.

Per ulteriori infowww.ibuffonidicorte.it

Gianni Milani

Nelle foto: I giovani de “La Corte”; Particolare degli “interni”; Attività in giardino; Teatro “La Compagnia delle Frottole”

Cresce il turismo a Castelnuovo Don Bosco

L’elaborazione dei dati di Visit Piemonte non lascia alcun dubbio: il turismo nell’area di Castelnuovo Don Bosco cresce e negli ultimi anni fa registrare trend positivi esponenziali di cui non possiamo che andare fieri.” Grande soddisfazione emerge dalle parole del sindaco di Castelnuovo Don Bosco Umberto Musso nell’analisi sui flussi turistici che premiano fra il 2024 e il 2025 le Terre dei Santi facendo rilevare importanti incrementi di visite nell’area situata a cavallo fra il Monferrato Astigiano e le colline del Torinese. A spiccare è certamente il dato che riguarda i flussi dall’estero con gli arrivi (ossia il numero complessivo degli utenti che arrivano in zona) che salgono addirittura di quasi il 65% rispetto all’anno precedente con le presenze (numero totale dei pernottamenti) che si incrementano del 37,6%. Anche gli arrivi dall’Italia sono all’insegna del segno più grazie ad un incremento dell’11,2% accompagnato anche da un +0,6% per le presenze interne. Complessivamente dunque a Castelnuovo Don Bosco gli arrivi nel 2025 sono stati 9.092 contro i 7.913 dell’anno precedente (aumento del 22,7%) mentre le presenze sono salite dell’11,8% passando da 15.860 a 17.738. In conclusione sono molti i nuovi turisti (soprattutto dall’estero) che hanno scelto di visitare Castelnuovo Don Bosco facendo aumentare anche i pernottamenti complessivi, rispondendo a un obiettivo comune di tutta l’area che desidera accrescere le ricadute economiche sulla ricettività, la ristorazione e il commercio derivanti da un prolungamento di soggiorno. “Sul fronte del turismoaggiunge il primo cittadino di Castelnuovo Don Bosco – abbiamo deciso di incidere maggiormente innanzitutto affiliando il nostro Comune all’Ente Turismo Langhe Monferrato Roero per poter finalmente rientrare in un ampio circuito di promozione del territorio. Ma abbiamo lavorato per lanciare, oltre alle consuete e importanti manifestazioni, anche eventi culturali, musicali e incontri che vanno a qualificare le nostre zone con proposte qualitative. Altro aspetto su cui insisteremo particolarmente è quello della comunicazione che è fondamentale per raggiungere un pubblico sempre più ampio. Infine non è da sottovalutare l’attenzione al territorio: la giusta manutenzione del verde pubblico, degli spazi fioriti e delle strade rendono il Comune bello da vedere e da vivere e se il territorio è ben curato risulta dunque più appetibile.” E a proposito di eventi e turismo a Castelnuovo Don Bosco si entra nel vivo della stagione estiva di eventi a cominciare dall’appuntamento di sabato 27 giugno quando il paese diventerà il borgo del vino con una festa dedicata ad una delle principali eccellenze del territorio conosciuto per il Fresia, la locale Malvasia e non solo. Subito dopo sarà la volta, nel primo weekend di luglio, della tradizionale Corsa delle Botti, per legare il prodotto enologico delle colline castelnovesi ai suoi più caratteristici riti.

Cresce il turismo lento della via Francigena, il Piemonte al centro

Cresce il turismo lento lungo la via Francigena, e il Piemonte si conferma una delle porte d’ingresso più suggestive del cammino europeo in Italia. Nel 2025 sono state distribuite quasi 20 mila Credenziali del Pellegrino lungo l’intero itinerario, con un incremento del 35,95% rispetto all’anno precedente e una presenza internazionale del 53%, secondo i dati forniti dall’Associazione Europea delle Vie Francigene (AEVF). Si tratta di un fenomeno che riflette una trasformazione più ampia delle abitudini di viaggio: aumentano le esperienze outdoor, i percorsi a tappe e i viaggi legati a borghi, paesaggi e territori meno battuti dal turismo di massa. Il cammino diventa così un modo per conoscere in profondità le comunità locali, le aree interne, le città d’arte e i paesaggi rurali. In questo contesto la via Francigena rappresenta uno degli itinerari più identitari del turismo lento europeo. La sua forza consiste nella possibilità di essere percorsa per alcuni tratti, secondo le stagioni e le tipologie di viaggiatori, da parte sia di chi cerchi spiritualità sia di chi scelga il trekking, il cicloturismo o un’esperienza culturale nei borghi.

Visit Italy è una piattaforma culturale indipendente di riferimento per la promozione del turismo italiano, e racconta oggi la via Francigena in modo nuovo, con il lancio internazionale della nuova campagna dedicata all’itinerario.

“La via Francigena è uno dei cammini più antichi e identitari d’Europa. In Piemonte attraverso paesaggi profondamente legati alla storia del pellegrinaggio, dalle vie che collegano le Alpi alla Pianura fino ai centri storici che per secoli hanno accolto viaggiatori e mercanti. Valorizzare questo territorio significa raccontare una delle grandi porte d’ingresso italiane di un unico viaggio culturale europeo – commenta Ruben Santopietro, CEO di Visit Italy”.

La via Francigena, dal passo del Gran San Bernardo, attraversa la Valle d’Aosta e raggiunge il Piemonte, dove il paesaggio cambia gradualmente dalle vallate alpine agli ampi orizzonti della pianura. È qui che il cammino assume il volto delle campagne storiche, delle risaie e dei centri urbani che per secoli hanno rappresentato punti di sosta per i pellegrini diretti a Roma. Il percorso attraversa il Canavese e raggiunge Ivrea, città industriale e Patrimonio dell’UNESCO, per poi proseguire verso Viverone e la Serra Morenica, una delle grandi formazioni glaciali d’Europa. Da qui, la Francigena entra nella pianura vercellese, attraversando le risaie, fino a Vercelli. Proseguendo verso Sud-Est, il percorso lascia il Piemonte per entrare in Lombardia, in direzione di Pavia e continuando il viaggio verso il centro della Penisola. Il tratto tra Ivrea e Viverone è più indicato per chi cerca un’esperienza in gradi di unire natura e storia, tra colline, laghi e piccoli borghi immersi nel verde, e una sezione ideale per chi desideri scoprire il patrimonio locale. L’area di Vercelli rappresenta il cuore storico della Francigena piemontese: le architetture medievali, le abbazie e le testimonianze del passato Pellegrino rendono questo tratto adatto a chi cerchi una dimensione più spirituale del cammino.

Le lunghe distese della pianura e delle risaie, con percorsi regolari e dislivelli contenuti, rendono il tratto piemontese accessibile anche a chi affronti un cammino a tappe o in bicicletta.

Mara Martellotta

“CreativAfrica” XII edizione

Musica, cucina, creatività e incontri. Riecco, all’ombra della Mole, l’eclettico  Festival dedicato all’antico Continente “Culla dell’umanità”

Da domenica 7 a giovedì 18 giugno

Dodicesima edizione e 12 giorni di iniziative, articolate tra “laboratori”, “incontri” e “concerti live” distribuiti su tre sedi: il Circolo Sociale “Jigeenyi”, in via Borgo Dora 3/0, la “Cascina Falchera”, in strada Cuorgnè 109, e il “Magazzino sul Po”, ai Murazzi del Po Ferdinando Buscaglione 18. Così si presenta, in estrema sintesi, il ritorno sotto la Mole del Festival “CreativAfrica”, organizzato da “Renken ETS” (che, a Torino, dal 2006 promuove “cittadinanza globale e cooperazione tra Italia e Senegl, per una cooperazione decoloniale, antirazzista e transfemminista”), con il contributo di “Fondazione CRT”“Fondazione per la Cultura Torino” ed il patrocinio del “Comune di Torino”.

Obiettivo primo quello di “promuovere i valori dell’antirazzismo e dell’intercultura, intesa come valorizzazione della diversità e promozione del dialogo e dell’incontro, l’iniziativa – spiegano gli organizzatori – nasce proprio dal desiderio di approfondire e conoscere le culture africane e di proporsi come spazio di confronto capace di decostruire stereotipi e promuovere nuove narrazioni”. Tutte le attività sono infatti pensate per essere accessibili al più vasto pubblico, valorizzando la “diversità come risorsa”.

“Roots and Sprouts” (“Radici e Germogli”) è, in modo decisamente emblematico, il tema di questa dodicesima edizione del Festival, che si prefigge di “aprire” il suo sguardo alle “radici” delle culture africane e contemporaneamente ai “germogli” che intessono nuove vie per la “creatività afrodiscendente”. Sottolinea Giulia Gozzellino dell’Associazione “Renken”“L’edizione di quest’anno gioca sulle relazioni intergenerazionali, sugli scambi, sulle nuove tendenze, sulle radici nelle quali affondano i diversi movimenti legati alla ‘black music’ e alla ‘black culture’ e sul legame tra modelli e eredità ancestrali e gli sviluppi globali”. Mentre si mettono in discussione i meccanismi di “tribalizzazione” e di “folklorizzazione” delle culture africane, “la nuova edizione – continua Gozzellino – rende omaggio simultaneamente alle tradizioni e alle molteplici forme di innovazione musicale, artistica, culinaria e letteraria che possono contribuire a disinnescare i pregiudizi e a decostruire la colonialità del nostro presente”.

“Musica”“Cucina”“Laboratori – talk e animazioni interculturali”: sono questi i tre filoni su cui s’intrecciano le iniziative in agenda.

Cuore del Festival, sicuramente gli eventi a carattere musicale, con una selezione di artisti e sonorità che raccontano ampiamente la ricchezza e la complessità, in tale campo, delle “culture afrodiscendenti”. Tra i vari ospiti, da segnalare in particolare “Les Mamans du Congo & Rrobin” (“Cascina Falchera”, venerdì 12 giugno, ore 22) e Lina Simons (“Cascina Falchera”, giovedì 11 giugno, ore 22), al secolo Pasqualina De Simone, nativa di Pozzuoli da madre nigeriana e padre italiano, studi musicali a Londra e un album “P.A.S.” che la impone come una delle voci più originali della nuova scena musicale italiana.

Altro Spazio importante di “CreativAfrica”, sarà certamente quello dedicato alla “Cucina”, con la proposta di “laboratori interculturali” e “momenti di ristorazione” pensati per favorire l’incontro tra storie, tradizioni e sapori provenienti da tutto il continente africano. Imperdibili gli “show coking” guidati dalla chef nigeriana Maria Ojo (che, domenica 7 giugno, ore 16, al “Jigeenyi”, coinvolgerà il pubblico in un’attività destinata a diventare un “apericena condiviso”, trasformando il momento culinario in un’occasione di incontro, convivialità e scambio tra persone e culture) e dallo chef senegalese Moussa Kane (sempre al “Jigeenyi”, mercoledì 10 giugno, ore 16).

Occasione, altrettanto preziosa, per partecipare “in modo attivo e consapevole alla ricchezza di un patrimonio culturale vivo, plurale e in continua trasformazione”, sarà quella offerta dai molti “laboratori” e “worksop”, pensati “ad hoc” e guidati da ospiti di indubbia esperienza. Tra i tanti, l’artista multidisciplinare italo-egiziano (ma cresciuto nella periferia romana) Mosa One che (giovedì 18 giugno, ore 19, al “Magazzino sul Po”) guiderà i partecipanti nella realizzazione di un “graffito su muro o pannello”, lavorando sui temi che attraversano e segnano la sua personale ricerca: identitàappartenenza perifericadoppia eredità culturale e giustizia sociale.

A chiudere i giochi (sempre al “Magazzino sul Po”, giovedì 18 giugno, ore 22), i ritmi afro-elettronici di Dj Alé, brasiliana, produttrice di eventi culturali e creatrice della serata “Erotika”, oggi residente in Francia.

Per info e programma dettagliato: www.renken.it

g.m.

Nelle foto: Lina Simons; Immagine guida (opera di Stefania Bruno); Cibo; Laboratorio Mosa One