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“E…state in salute al Mercato del Corso” e la “Notte Gialla”

Tra salute, divertimento e buon cibo

Street food, artisti, musica, degustazioni e showcooking animeranno la “Notte Gialla” di venerdì 3 luglio prossimo, che si svolgerà di fronte al Mercato del Corso di Torino (Casa Coldiretti), in corso Vittorio Emanuele II n.50. Il divertimento e il buon cibo con i produttori di Campagna Amica caratterizzeranno l’evento serale conclusivo di una giornata di eventi e incontri dedicati alla salute, denominata “E…state in salute al Mercato del Corso”, realizzata in collaborazione con AVIS Torino: se da una parte il pubblico potrà approfondire i temi riguardanti la produzione agricola a km 0, dall’altra i volontari di AVIS Torino saranno a disposizione fino alle ore 18 per offrire informazioni dettagliate su come migliorare il funzionamento dell’apparato cardiocircolatorio.

“Abbiamo voluto organizzare questa giornata e questa serata per far vivere ai torinesi, anche con leggerezza e divertimento, il contatto con le aziende agricole e con l’educazione alla salute alimentare – ha spiegato il presidente di Coldiretti Torino, Bruno Mecca Cici”.

“Una giornata che culminerà con la Notte Gialla, dove Casa Coldiretti-Mercato del Corso scenderà in strada con i cittadini per promuovere il Made in Italy alimentare, ribadendo l’importanza della sua difesa e ricordando, insieme ad AVIS Torino, quanto un’alimentazione salutare sia fondamentale per preservare il nostro benessere – ha aggiunto il direttore di Coldiretti, Carlo Loffreda”.

«Ci è parso importante – ha concluso il presidente di AVIS Torino, Lorenzo Ceribelli – essere presenti in un luogo di cui condividiamo i valori come il Mercato del Corso, sia per effettuare le donazioni di sangue sia per promuovere una pratica che, lo ricordiamo, salva vite umane. Aderire a questa giornata significa anche ribadire quanto la solidarietà sia un modo per praticare stili di vita sani e un’alimentazione completa e naturale”.

Il programma della giornata di venerdì 3 luglio prevede, dalle ore 8 alle 12, la possibilità di donare il sangue presso l’autoemoteca dell’AVIS; dalle 10 alle 23, i banchi dei produttori del Mercato del Corso, solitamente al coperto, saranno allestiti nel controviale di fronte all’ingresso, all’angolo tra corso Vittorio e via Carlo Alberto. Anche l’Enoteca Divinorum resterà aperta fino alle 23 con le sue 490 etichette di vini prodotti direttamente dai viticoltori del Piemonte; dalle 12 alle 24, sempre nel controviale, saranno presenti i truck dello street food contadino. Il menù prevede: pizza al pomodoro, mezze maniche con crema di pomodoro e crumble di basilico, carne cruda piemontese, straccetti di carne fritti con salsa verde, toma fritta e caponata; dalle 14 alle 20 vi sarà spazio per le fattorie didattiche, con attività di animazione ed educazione ambientale dedicate alle famiglie; dalle 16 alle 24, nel controviale, si esibiranno artisti di strada, tra cui i giocolieri Fratelli Ochner e il gruppo folk Corpi Erranti. Spettacoli e danze coinvolgeranno il pubblico per un pomeriggio e una serata all’insegna di un divertimento genuino, proprio come il cibo da gustare presso i food truck o da acquistare ai banchi.
Alle 17:30, nella sala incontri del Mercato del Corso, si terrà il convegno aperto al pubblico “L’educazione al cibo sano per il nostro sangue e per il nostro cuore”, al quale interverranno Carlo Loffreda (direttore Coldiretti Torino), Lorenzo Ceribelli (presidente Avis Torino), Mariella Aloisio (medico e responsabile tecnico-sanitario Avis Torino, sezione intercomunale “Arnaldo Colombo”), Barbara Stupino (medico dietista Avis Torino), Giancarlo Isaia (presidente Accademia di Medicina di Torino) e Bruno Mecca Cici (presidente Coldiretti Torino).
Alle 18, all’interno del Mercato coperto, si terrà una lezione di difesa personale aperta a tutti, guidata dall’istruttrice Silvia Volpato e in collaborazione con la Federazione Italiana Judo Lotta Karate Arti Marziali (FIJLKAM).

Mara Martellotta

Erminia, Mario, Libero e le acque del lago a Ronco

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La signora Erminia, un tempo, doveva esser stata senz’altro una gran bella donna. Si capiva dai lineamenti, fini e delicati, e da quegli occhi verdi-azzurri come l’acqua del lago in primavera: chissà quante teste avevano fatto girare e quanti cuori palpitarono per lei.

I capelli, bianchi come la neve e raccolti sulla nuca, le incorniciano l’ovale del volto. Com’era arrivata fin qua, sulle sponde del lago? Da quanto tempo viveva, sola con i suoi  gatti, in questa bella casa di pietra a Ronco, all’ombra del campanile della chiesa di San Defendente? A queste nostre curiosità, espresse con il timore d’apparire indiscreti , una volta rispose, sorridendo: “Ldomande non sono mai indiscrete. Talvolta possono esserle le risposte”. Da quel giorno non vi furono più domande e crebbe ancor più il rispetto per quella donna così gentile e ospitale. Ogni  qualvolta si attraccava con la barca al molo di Ronco venivamo  invitati a casa sua  per una merenda con pane e formaggio, accompagnando il cibo con un buon bicchiere di vino rosso.  D’inverno, dalla casseruola che teneva sulla stufa a legna, versava delle generose porzioni di brodo caldo nelle scodelle di ceramica, unendo dei crostini di pane raffermo sui quali aveva passato una testa d’aglio o spalmato ricotta fresca. Quella ricotta che, insieme al burro, la vecchia Onorina portava di casa in casa con la sua piccola gerla dopo aver percorso il ripido sentiero che dall’alpeggio scendeva fino alle case del paese. Una tradizione d’ospitalità che si stava perdendo. Solo qualche anziano manifestava, nei confronti dei viandanti del lago, gesti amichevoli e di conforto. Eppure, un tempo, s’usava offrire il brodo e il vino, quello aspro delle piccole vigne abbarbicate sul fianco delle colline, e anche l’aceto, versato generosamente nell’acqua fredda, in cui intingere una crosta di pane raffermoduro come un sasso. A pochi passi dalla chiesa di San Defendente, un tempo invocato contro i flagelli dei lupi e gli incendi, abitava anche Libero Frezzini, meglio conosciuto come “lifroch”, cioè fannullone, una persona a detta di tutti ben poco seria. Frezzini, tra l’altro, non ci stava proprio con la testa. Alto,magro e dinoccolato era proprio un po’ tocco. Si vestiva sempre alla stessa maniera, estate e inverno, quasi non sentisse né il caldo né il freddo: giacca di fustagno marrone, ormai lisa sul bavero e sui gomiti; pantaloni scuri di velluto  e una camicia a quadrettoni rossi e bianchi. Giovannino lo prendeva in giro: “ Libero, ma come ti sei vestito? Sembri una tovaglia ambulante, unta e bisunta. Dove l’hai fregata, quella camicia lì? Dalla cesta dei panni da lavare dell’osteria?”. Frezzini, carpentiere in una piccola impresa del posto,portava rispetto all’anziano pescatore. Anch’esso, e a modo suo, amava la pesca. Il più delle volte, raccontando le sue imprese, esagerava sulle misure e sul peso delle catture. Giovannino quando lo sentiva sproloquiare, indulgendo nelle sue vanterie impossibili, lo rimproverava: “Cala,cala Trinchetto. Non contar balle, Libero, che al massimo hai tirato fuori dall’acqua un paio di cavedani lunghi una spanna”. Lifroch a volte esagerava davvero, alzando la voce e Giovannino , guardandolo storto, doveva minacciarlo: “A ta dò un sgiafun che ta sbiruli la salamangè“. Che, tradotto da quel dialetto mezzo lombardo, equivaleva ad un “ti dò uno schiaffo da piegarti la mascella”. Un giorno l’aveva preso a calci nel sedere dopo aver scoperto, per caso, che quel balordo era andato a pescar persici nel periodo più proibito che ci sia: il tempo della riproduzione, tra aprile e maggio, quando i pesci depongono le uova. Evitando accuratamente di menzionare il fatto al Conegrina e al Carabiniere, cioè alla coppia di arcigni guardapesca, evitò al Frezzini la poco allegra prospettiva di finire al fresco, costretto a guardare il sole a quadretti , dietro alle sbarre del carcere più vicino. Era un reato, a quei tempi, che non si sanava solo con una multa in denaro ma anche con qualche giorno in gattabuia. Libero, tanto per accentuare la sua stranezza, si esprimeva anche a proverbi. Ne aveva per tutte le situazioni. S’era ingozzato come un maiale all’osteria, al punto da sentirsi male? Alle critiche rispondeva così: “ E’ meglio morire a pancia piena che a pancia vuota”. Aveva bevuto più del solito, alzando un po’ troppo il gomito e camminava sbandando? Si giustificava: “E’ sempre l’ultimo bicchiere a far male”. Teoria alquanto bislacca, a dire il vero. Ricordo di averlo incontrato mentre si recava al lavoro in vespa. C’era un buco nell’asfalto. Non lo vide in tempo, finendoci dentro con la ruota davanti, rischiando di capottarsi. Si rialzò tutto scorticato e dolorante. Prontamente accorso in suo soccorso capii immediatamente che era ubriaco. Evidentemente la sera prima doveva aver fatto bisboccia  e si portava addosso una “scimmia” da far paura. Rialzatosi, intontito e acciaccato, mi ringraziò, confidandomi il suo malessere: “Ma sai che ieri sera ho bevuto un bicchiere di acqua tonica che mi è restata sullo stomaco? Non l’ho proprio digerita!”. L’acqua tonica, capito? Non i due o tre litri di rosso che si era scolato e per gli altri comuni mortali rappresentavano una dose da schiantare chiunque. Un altro bel personaggio era Mario Martellanti, detto “cavedano”. Non ricordo dove fosse nato ma era certo che dimorasse sul lago. Mario non amava sentire la terraferma sotto i piedi e, dunque, viveva in barca gran parte del tempo, stagioni permettendo. A fine primavera, durante l’estate e nella prima metà dell’autunno, praticamente non lasciava mai lo scafo della sua “Stella dell’onda”, imbarcazione che lo accompagnava da più di trent’anni nelle sue peregrinazioni lacustri. Quando le foglie ingiallite abbandonavano gli alberi , spargendosi a terra e l’inverno con il suo alito gelido prendeva il sopravvento, cercava di tener duro il più possibile, cedendo solo alla tormenta che scendeva dai contrafforti montuosi, sbarcando proprio a Ronco per cercare riparo nel cascinale dove teneva le sue magre cose. Se l’aria s’infreddoliva, non disperava. Teneva sempre a portata di mano, accanto  alla tela cerata indispensabile per ripararsi dagli scrosci di pioggia, una ormai logora trapunta di lana. Non troppo ingombrante ma abbastanza grande da potervi avvolgere l’intero corpo, riparandosi dal freddo e dall’umidità. Sosteneva d’esserci nato, in barca. I genitori, entrambi defunti, avevano passato tutta l’intera vita sull’Isola di San Giulio. Il padre Giovanni, nativo di Ronco, era custode della Villa dei Glicini. La madre Elsa, si era rotta la schiena nel far le pulizie in uno dei più antichi alberghi del posto, la “Locanda del Drago”. Mario, scapolo impenitente, sosteneva d’essersi sposato con il lago. “Sono più di sessant’anni che ho preso in moglie quest’acqua cangiante;ci conosciamo e rispettiamo, e non ci lamentiamo mai, sopportando a vicenda i nostri sbalzi d’umore”, confidava agli amici più stretti. Ormai anziano, continuava a vogare da una sponda all’altra o, più semplicemente, seguendo il margine delle rive nel suo perenne cabotaggio. Anche se, in cuor suo, custodiva un segreto che talvolta lasciava intuire. La luce di quegli occhi verdi-azzurri della signora Erminia l’avevano stregato. Non l’avrebbe mai ammesso, e nemmeno confidato alla bella donna dai capelli bianchi. Era il piccolo suo segreto. Quei mazzetti di primule e viole lasciati vicino all’uscio o i funghi e la frutta appena raccolti, i persici pescati e già puliti che Erminia trovava sul davanzale di pietra della finestra, erano doni che non lasciavano troppi dubbi sul misterioso benefattore. Eminia intuiva e apprezzava, elargendo sorrisi, cibo e buon vino anche a Mario. In fondo affetto e gratitudine si possono esprimere in tanti modi e le parole, a volte, sono davvero superflue.

Marco Travaglini

Le ragazze di Miss Italia Piemonte e Valle d’Aosta sfilano per la Torino Fashion Week

Al piano nobile di Palazzo Saluzzo Paesana dal 27 giugno al 3 luglio

Moda e bellezza sono sempre andate di pari passo sulle passerelle creando una simbiosi fatta di eleganza, classe e portamento.
Chi meglio allora delle aspiranti ragazze di Miss Italia 2026 Piemonte e Valle d’Aosta poteva indossare gli abiti delle migliori industrie creative di moda del territorio, che si confronteranno e metteranno in mostra le proprie collezioni durante l’undicesima edizione di Torino Fashion Week?
L’appuntamento, diretto da Claudio Azzolini e T Moda, insieme a Cna Federmoda con il patrocinio della Camera di Commercio di Torino, si tiene dal 27 giugno al 3 luglio nella splendida cornice del piano nobile di palazzo Saluzzo Paesana, in via della Consolata 1 bis.
Tra le importanti novità di questa edizione spicca la collaborazione con Miss Italia Piemonte e Valle d’Aosta e con l’agenzia CHD Model, titolare esclusiva del concorso per il territorio, guidata dalla direttrice Mirella Rocca.

“Un titolo ambito, per conquistarlo non è fondamentale solo la bellezza ma anche la preparazione – spiega Mirella Rocca, scopritrice, tra l’altro, di Francesca Bergesio, Miss Italia 2023. Stare su una passerella, saper indossare gli abiti, valorizzarli, sorridere e affrontare il pubblico, fanno parte di una lunga preparazione fatta di studio e serietà, elementi che cerco di trasmettere alle mie ragazze”.

L’appuntamento più atteso sarà martedì 1⁰ luglio quando alle 17.30 ben quaranta candidate di Miss Italia sfileranno in passerella indossando le creazioni di alcuni prestigiosi stilisti internazionali presenti alla manifestazione.
Nel corso della serata verrà assegnato il titolo di “Miss Piano Nobile 2026”, che garantirà alla vincitrice l’accesso diretto alle finali regionali di Miss Italia Piemonte e Valle d’Aosta. Insieme a lei altre nove concorrenti conquisteranno il passaggio del turno, accedendo alle successive selezioni regionali del concorso di Patrizia Mirigliani.
Il 2 luglio, sempre alle 17.30, sfileranno tutte le finaliste regionali che si contenderanno, per la prima volta, il prestigioso titolo  speciale di Miss Torino Fashion Week 2026, fortemente voluto da Mirella Rocca e concesso da Patrizia Mirigliani. La vincitrice di questa fascia accederà direttamente alle prefinali nazionali di Miss Italia 2026, in programma nel mese di settembre.
Le sfilate di Miss Italia saranno presentate come sempre da Andrea Beltramo e Francesca Spinelli. La regia musicale è di Tony Brera.
La collaborazione tra Torino Fashion Week e Miss Italia rappresenta un connubio ideale tra creatività, stile e promozione del territorio. Torino si conferma ancora una volta punto di riferimento internazionale per la moda emergente e per i grandi eventi dedicati all’eccellenza italiana.

Mara Martellotta

Quegli antichi “ricordi” trasformati in opere d’arte dai detenuti di Fossano

Insieme, sotto il segno dell’arte e della solidarietà, i detenuti della Casa di Reclusione fossanese e della “RSA – La Corte” di Dogliani

Ceva (Cuneo)

“Dalle parole alla ceramica”. Ovvero: quando la memoria, i ricordi di una vita, raccontati a chi vuole ascoltarti, a chi ti è vicino (non solo fisicamente), ma anche con il cuore e l’anima, riescono a trasformarsi e a prendere corpo vivo offrendo spunti significativi per la lingua universale dell’arte. E’ davvero un piccolo grande “prodigio”! Tanto più se i due “mondi” a confronto non possono essere più lontani tra loro di una “Casa di Reclusione” e di una “Residenza Sanitaria Assistenziale – Casa di Riposo”, dedicata principalmente a persone anziane, per le quali il “motore dei ricordi” gira spesso a ruota libera, generando pallidi lievi sorrisi ma spesso anche tanta sofferenza e amarezza. Un piccolo grande “prodigio”! Realizzatosi attraverso il progetto dal titolo (di cui sopra) “Dalle parole alla ceramica” e magnificamente conclusosi, nei giorni scorsi, sotto la grande, mai abbastanza encomiabile, regia della “Fondazione Azzoaglio ETS” – ente no profit nato per iniziativa dello storico cebano “Banco Azzoaglio” (fondato nel 1879 da Paolo Azzoaglio) – per “generare valore condiviso e promuovere progetti educativi, culturali e sociali nelle comunità del territorio”. Al suo fianco la “Cooperativa Perla” operante con la Direzione del Carcere di Fossano per la realizzazione di attività lavorative dentro e fuori le mura dell’Istituto e la “Residenza La Corte” di Dogliani. Frutto del meraviglioso lavoro delle tre Associazioni, la consegna di una serie di “piastrelle artistiche in ceramica”, realizzate dai detenuti all’interno del “Laboratorio” attivo presso la “Casa di Reclusione” fossanese. Una vera “Meraviglia”: le ceramiche e il “gesto condiviso” che ha portato alla loro realizzazione, attraverso un percorso iniziato presso la “Residenza La Corte” di Dogliani, dove educatori e arteterapeuti della “Fondazione Azzoaglio” hanno condotto un “laboratorio” dedicato “all’ascolto e alla raccolta delle memorie” degli ospiti. Le risposte e le testimonianze raccolte sono state poi condivise con il “Laboratorio di Ceramica” della “Cooperativa Perla” presso la “Casa di Reclusione” di Fossano. Qui i detenuti hanno lavorato alla progettazione e alla realizzazione delle “piastrelle”trasformando racconti e ricordi in manufatti artistici destinati a tornare agli stessi protagonisti delle narrazioni. Il risultato è una raccolta di “opere uniche che custodiscono e restituiscono le parole degli anziani, trasformandole in un patrimonio tangibile di memoria e relazione”.

Un cerchio “virtuoso”, in grado di unire mondi così diversi tra loro! Ad accomunarli, una sola piccola grande parola: “Solidarietà!”. Tante mani tese in grado di farsi preziosi “scrigni” di antiche memorie, di amori mai finiti, di strade percorse in senso errato ma capaci di svoltare per recuperare i giusti sentieri un tempo ignorati.

Sottolinea, in proposito, Valentina Macchioni, titolare della “Cooperativa Perla”: “All’interno del nostro ‘Laboratorio di ceramica’ osserviamo ogni giorno quanto sia importante che il lavoro realizzato dalle persone detenute possa avere una destinazione concreta e un valore per la Comunità. Questo percorso, compiuto con la Residenza ‘La Corte’, ha permesso ai partecipanti di confrontarsi con storie autentiche, sviluppando competenze professionali, ma soprattutto consapevolezza, responsabilità e capacità di relazione”. E alla Macchioni fa eco Deborah Divulsi, direttrice de “La Corte” di Dogliani: “Per i nostri ospiti è stata un’esperienza molto significativa. Essere ascoltati, raccontare la propria vita e vedere quelle loro parole trasformate in opere concrete, ha generato emozione e positiva partecipazione”.

“Iniziative come questa – concludono Erica Simone Azzoaglio, rispettivamente vicepresidente e Consigliere di Amministrazione, nonché entrambi fondatori, della ‘Fondazione’ – dimostrano che la collaborazione tra mondi diversi può generare opportunità concrete di crescita e di incontro. Attraverso la memoria degli anziani, il lavoro delle persone detenute e l’impegno degli operatori coinvolti, si crea una comunità più consapevole e più capace di riconoscere il valore di ogni persona. Crediamo che il ruolo di una ‘Fondazione’ sia anche quello di favorire queste sinergie, mettendo in rete competenze, esperienze e sensibilità diverse per generare percorsi che producano valore sociale e culturale per il territorio”.

Lo crediamo anche noi. Additando l’evento quale esempio concreto di rara (purtroppo, di questi tempi!) fruttuosa solidarietà, di cui prendere atto e farne prezioso stimolo per un’ ancor più ampia e coinvolgente condivisione.

Gianni Milani

Nelle foto: le “operatrici” coinvolte, in mano alcune “piastrelle in ceramica”; Simone ed Erica Azzoaglio

11esima edizione della Torino Fashion Week

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Sabato 27 giugno la sfilata CNA Federmoda nella giornata inaugurale

Torna a Torino, dal 27 giugno al 3 luglio prossimo, la Torino Fashion Week, presso Palazzo Saluzzo Paesana, al Piano Nobile, in via della Consolata 1 bis. La settimana della moda indipendente è curata da CNA Federmoda e ideata da Claudio Azzolini, e promossa da T Moda. Quest’anno è in programma una novità, rappresentata dalla collaborazione con CDH Model Agency di Mirella Rocca, per Miss Italia Piemonte e Valle d’Aosta. Anche quest’anno la manifestazione prevede due sfilate, sabato 27giugno, con la giornata inaugurale riservata a CNA Federmoda, in due fasce orarie: alle 17.30 scenderanno in passerella gli abiti delle scuole e degli istituti di moda torinesi; alle 20.30 gli stilisti senior ed emergenti.

In occasione della Torino Fashion Week, si terrà anche una nuova edizione del B2B Torino Fashion Match 2026, evento internazionale di match-making dedicato alle industrie creative , tessile, moda e sport wear, che si terrà in presenza il 1⁰ e 2 luglio, a Torino, presso Carpano Factory (Eataly Torino Lingotto), in concomitanza con l’11esima edizione della Torino Fashion Week. Organizzato da Union Camere e dalla Camera di Commercio di Torino, che sono membri della rete Enterprise Europe Network, l’evento riunisce PMI, fashion designer, brand innovativi, startup, buyer, rettile, fornitori e distributori provenienti dal settore tessile internazionale. I partecipanti potranno godere degli incontri bilaterali programmati su una piattaforma dedicata, e avere l’occasione di esplorare opportunità di business transfrontaliere, incontrare partner e buyer internazionali, scoprire nuove tendenze in sostenibilità, innovazione, branding, AI, IP e internazionalizzazione, partecipare a sessioni tematiche con esperti e leader del settore, fare networking durante i momenti social dedicati e assistere alle serata della Torino Fashion Week.

Mara Martellotta

“La Notte delle Bolle” in piazza Vittorio

Torino, bollicine ed eccellenze gastronomiche sotto le stelle, alla scoperta delle migliori cantine vinicole italiane

Venerdì 3 luglio, dalle 19

Bella definizione! “Le bollicine non sono solo un vino: sono un linguaggio”. Non so se a comunicarcelo per iscritto su tanto di “nota stampa” siano gli stessi organizzatori dell’iniziativa o, dietro tali parole, ci sia l’arguta intuizione di qualche illustre personaggio. Non so, proprio. Ma tant’è! Perché, una per una, sono comunque parole giuste, un’affermazione da condividere appieno per trasmettere momenti piacevoli (una volta tanto, perbacco!) di festa, di gioia e di fresca convivialità! Provare per credere. Dove e quando? In piazza Vittorio Veneto, a Torino, dove la sera di venerdì 3 luglio (dalle 19), dopo il grande successo delle precedenti edizioni, torna “La Notte delle Bolle”, ancora una volta organizzata da “To Be Experience” (Agenzia torinese nata nel 2009, specializzata nell’organizzazione di eventi enogastronomici, culturali e di intrattenimento in genere) in collaborazione con “Eat Bin APS”. Serata, se possibile e se naturalmente si è interessati al “prodotto” in oggetto, da non perdere in cui Piazza Vittorio Veneto “smetterà di essere solo una delle piazze più belle d’Europa per diventare qualcosa di più: il posto giusto, al momento giusto, per condividere l’amore per il vino in una calda sera d’estate, sotto il cielo stellato di luglio”.

Per la ghiotta occasione, saranno presenti nella “piazza porticata più lunga d’Europa” (costruita tra il 1825 e il 1830, su progetto dell’architetto Giuseppe Frizzi; suo anche il progetto di piazza Carlo Felice, 1824) le migliori cantine vinicole italiane, per una degustazione che “sarà anche scoperta, conversazione ed incontro diretto con i produttori, grandi e piccoli, di ‘bollicine’”.

Tra le cantine protagoniste della serata è già stata annunciata la presenza di: Cantine Lunae, La Smilla, Boeri Vini, La Cedraia, Pianfiorito, Mascarello Michele & Figli, La Torre di Viatosto, Cascina Lana, Cascina Fonda, Crotin 1897 – Tratto, Valdinera, Rigo Vini, Cascina Quarino, Buganza – Radici e Filari, Tre Secoli, Amelio Vini, La Montagnetta e Terre dei Santi.

A partire dalle ore 19, con due “slot orari” (ore 19 e 20,30) per scongiurare file all’ingresso, il pubblico potrà ascoltare i racconti dei produttori e insieme scegliere di degustare calici a piacimento, scegliendo tra l’offerta di tutte le cantine presenti. Ad accompagnare il vino non mancherà, ovviamente, una selezionata proposta di eccellenze gastronomiche “street food” che spazieranno dai primi ai secondi, studiate ad hoc per l’occasione. Sarà presente anche uno “shop”, dove si potranno acquistare sul momento le bottiglie di tutte le cantine presenti per poterle portare a casa e degustarle in pieno relax.

Pier Rosito, CEO di “To Be”, racconta: “Da sempre le edizioni de ‘La Notte delle Bolle’ hanno registrato alti numeri sia in termini di presenze sia di cantine aderenti all’iniziativa. Sono appuntamenti ormai diventati dei classici per chi vuole ritrovarsi e scambiare buone chiacchiere davanti ad un altrettanto buon bicchiere di vino. Ad un prezzo assolutamente accessibile, che consente a tutti di poter fruire dell’evento”.

Per ulteriori info: I biglietti per l’evento sono in vendita sul sito ufficiale di “To Be Events” al link https://shop.tobevents.it/event/lanottedellebolle/

I posti sono limitati e la prenotazione è obbligatoria. Non sono previsti posti a sedere assegnati, ma sedute libere.

La degustazione si conclude alle 22,30.

g.m.

Nelle foto: immagine di repertorio e Locandina evento

I consigli di Marta per proteggere i tuoi occhi dal sole

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L’estate è finalmente entrata nel vivo e, con l’arrivo delle belle giornate, passiamo molto più tempo all’aperto, tra weekend in spiaggia, passeggiate in montagna e aperitivi in città.

Se per proteggere la pelle la crema solare è ormai un gesto automatico per tutti, spesso ci si dimentica che anche gli occhi hanno bisogno della stessa identica cura.
L’esposizione prolungata ai forti raggi UV estivi, infatti, non provoca solo fastidio o abbagliamento immediato, ma può causare affaticamento visivo, secchezza e, a lungo termine, danni più seri alla retina e alla cornea. Proteggersi con filtri solari adeguati e certificati è il primo passo per garantire il benessere dei nostri occhi.
Il consiglio dell’esperta Marta
“La prevenzione e la protezione visiva non devono mai andare in vacanza, specialmente nei mesi più caldi,” spiega Marta, l’esperta di Ottica Catalanotto. “Oggi proteggere la vista dal sole non significa più scendere a compromessi con l’estetica. Al contrario, le lenti protettive di ultima generazione diventano un vero e proprio accessorio di tendenza per esprimere la propria personalidade nel quotidiano.”
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Salute a Torino: le buone abitudini per vivere meglio in città

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Vivere in una grande città come Torino può offrire molti vantaggi, ma porta con sé anche alcuni fattori che incidono sulla salute.

Le giornate sono spesso piene di impegni: scuola o università, lavoro, mezzi pubblici, traffico, uscite e pasti consumati in fretta. Per mantenere uno stile di vita sano bisogna avere una certa organizzazione. La salute, infatti, non dipende solo dall’assenza di malattie, ma da un insieme di comportamenti quotidiani che riguardano il corpo e la mente.

In ambiente urbano è facile sviluppare abitudini poco equilibrate. Si dorme meno, si mangia in modo frettoloso, ci si muove poco e spesso si rimandano i controlli medici. Con il tempo, questi comportamenti possono influire sul livello di energia, sulla concentrazione, sull’umore e sul benessere generale. Per vivere meglio in città, quindi, è utile costruire una quotidianità fatta di scelte semplici ma regolari.

Alimentazione equilibrata e cura del sorriso

Uno degli aspetti più importanti della salute riguarda l’alimentazione. In una città di grandi dimensioni, con ritmi veloci, molte persone saltano la colazione, mangiano fuori casa o scelgono pasti rapidi e poco bilanciati. Tutto ciò può avere effetti sul metabolismo, sulla digestione e sulla capacità di affrontare bene la giornata.

Mangiare in modo corretto non significa seguire diete rigide, ma mantenere una certa regolarità nei pasti e preferire alimenti semplici e vari. Frutta, verdura, cereali, proteine e una buona idratazione aiutano l’organismo a funzionare meglio. Anche quando si mangia fuori, è possibile scegliere soluzioni più equilibrate, evitando che snack, bevande zuccherate o cibi troppo ricchi diventino un’abitudine quotidiana.

La salute orale è parte della salute generale. Denti e gengive in cattive condizioni possono provocare dolore, fastidi e insicurezza nelle relazioni con gli altri. Lavarsi i denti con costanza, usare gli strumenti adatti per la pulizia e fare controlli periodici dal dentista sono comportamenti utili per prevenire problemi più seri. La cura del sorriso, quindi, non riguarda solo l’aspetto estetico, ma anche l’igiene e il benessere complessivo della persona.

Accanto alla prevenzione e all’igiene quotidiana, per alcune persone conta anche il modo in cui il sorriso appare. È in questa prospettiva che si possono considerare i costi delle faccette dentali, come parte di un aspetto più ampio legato alla cura della bocca e al desiderio di sentirsi a proprio agio con la propria immagine. La cura del sorriso, infatti, oltre a interessare l’aspetto estetico, riguarda anche l’attenzione verso i denti e la funzionalità della bocca.

Attività fisica e movimento in città

Un altro elemento fondamentale è il movimento. Spesso si pensa che per fare attività fisica servano molte ore libere o allenamenti intensi. In realtà, nella vita quotidiana conta molto la continuità. Torino mette a disposizione diversi spazi in cui camminare, correre o andare in bicicletta, e anche chi ha poco tempo può inserire il movimento nella propria giornata.

Alcune abitudini utili possono consistere nel fare una parte del percorso a piedi, nell’usare di meno l’ascensore, nel dedicare del tempo a una camminata. L’attività fisica è importante per mantenere il tono muscolare, migliorare la resistenza e favorire un migliore equilibrio tra energia spesa ed energia introdotta con l’alimentazione. Inoltre, muoversi con regolarità ha effetti positivi sul sonno e sulla capacità di gestire la tensione.

La vita in città può aumentare lo stress. Tra rumore, orari serrati e tanti stimoli, è facile sentirsi affaticati. In questo senso, il movimento svolge anche una funzione positiva di benessere mentale, perché permette di scaricare parte della tensione accumulata.

Prevenzione e controlli per proteggere la salute

La prevenzione è un principio centrale quando si parla di benessere. Molte persone tendono a occuparsi della salute solo quando compare un problema evidente. In realtà, i controlli periodici servono proprio a individuare eventuali segnali prima che si trasformino in disturbi più seri. In una grande città, dove il tempo sembra mancare sempre, questa attenzione viene spesso rimandata, ma resta molto importante.

Per conoscere meglio il proprio stato di salute, è importante controllare alcuni valori di base, fare analisi, visite mediche e verifiche legate alla vista o ad altri aspetti specifici. Anche avere un rapporto di comunicazione stabile con il medico di riferimento può essere utile, perché aiuta a interpretare sintomi, dubbi e cambiamenti dell’organismo.

Vanchiglietta, il quartiere nato tra due fiumi e il profumo del cioccolato

 

La metamorfosi di Vanchiglietta tra industria e natura.

Vanchiglietta è stata, per lungo tempo, una terra di confine. Questo quartiere, oggi tra i più apprezzati di Torino, è nato dall’acqua, dal fango e dal lavoro di generazioni di uomini e donne che hanno trasformato un territorio difficile in uno dei luoghi più caratteristici della città. Stretta tra il Po e la Dora Riparia, Vanchiglietta fu per secoli una zona periferica, segnata dalla presenza dei fiumi e dalle loro periodiche esondazioni. Dove oggi sorgono palazzi, giardini e piste ciclabili si estendevano terreni umidi, prati allagati e sentieri fangosi. Qui vivevano contadini, lavandaie, barcaioli e piccoli artigiani che traevano sostentamento dall’acqua e dalla fertilità del suolo. Le condizioni erano spesso difficili: le zanzare infestavano l’area e le piene rendevano precaria la vita quotidiana. Non è un caso che l’origine del nome Vanchiglia e della sua naturale estensione, Vanchiglietta, sia ancora oggi oggetto di interpretazioni. Secondo alcune ipotesi deriverebbe proprio dalle caratteristiche del terreno, ricco di acquitrini, vegetazione palustre e fanghiglia. Un ambiente lontanissimo dall’immagine elegante e ordinata che il quartiere offre oggi ai suoi abitanti. La svolta per quest’area è arrivata nella seconda metà dell’Ottocento, quando Torino iniziò ad allargare i propri confini urbani. Le opere di bonifica, la costruzione di nuove strade e l’espansione edilizia cambiarono profondamente il suo volto, ma fu soprattutto l’industrializzazione a imprimere una trasformazione decisiva. Tra la fine del XIX secolo e i primi decenni del Novecento sorsero stabilimenti, officine e laboratori che sfruttavano la vicinanza dei canali e delle infrastrutture cittadine. Le ciminiere divennero parte integrante del paesaggio e il quartiere conquistò un soprannome destinato a entrare nella memoria popolare: Borgh dël fum, il borgo del fumo. Per molti anni il cielo di Vanchiglietta fu attraversato dalle dense colonne che uscivano dagli impianti industriali. Eppure, accanto all’odore del carbone e delle officine, se ne diffondeva uno ben più gradevole, nei primi anni del Novecento, infatti, la Venchi, destinata a diventare una delle più celebri aziende dolciarie italiane, trasferì qui parte della propria produzione. Il profumo del cacao e del cioccolato si mescolava così agli aromi della città operaia, creando un’atmosfera che molti anziani ricordano ancora con nostalgia. Nello stesso quartiere veniva inoltre prodotta la Borocillina della Schiapparelli, farmaco entrato nella storia dell’industria farmaceutica italiana. Per lungo tempo Vanchiglietta mantenne anche una certa distanza dal resto della città. La presenza dei fiumi e la scarsità dei collegamenti la rendevano quasi una piccola isola urbana e raggiungerla significava attraversare ponti e percorrere strade che sembravano condurre fuori Torino, verso una periferia ancora sospesa tra campagna e industria. Il secondo dopoguerra segnò un nuovo cambiamento:le fabbriche lasciarono progressivamente spazio alle abitazioni, ai servizi e agli spazi pubblici. Il quartiere iniziò così a costruire l’identità che lo contraddistingue ancora oggi: una zona residenziale tranquilla, immersa nel verde e caratterizzata da una forte dimensione di comunità. I palazzi di fine Ottocento e inizio Novecento, i piccoli negozi di vicinato, i caffè e le attività artigianali contribuiscono a creare un’atmosfera che conserva il sapore della Torino di una volta. Oggi Vanchiglietta vive soprattutto del suo rapporto con l’acqua e con la natura. Il Parco Colletta e il vicino Parco del Meisino rappresentano un patrimonio prezioso, frequentato ogni giorno da sportivi, famiglie e amanti delle passeggiate. Le piste ciclabili lungo il Po collegano il quartiere al centro cittadino e alla collina, offrendo uno dei percorsi più suggestivi della città.

Negli ultimi anni la zona ha attirato nuove famiglie, professionisti e studenti, conquistati dalla qualità della vita e dalla posizione strategica. Restano alcune criticità legate al traffico, alla carenza di parcheggi e alla necessità di valorizzare ulteriormente alcuni spazi pubblici, tuttavia il fascino di Vanchiglietta continua a risiedere proprio nella sua capacità di mantenere un equilibrio tra memoria e modernità. Tra il verde dei parchi, il lento scorrere del Po e il ricordo delle ciminiere che un tempo ne segnavano l’orizzonte, il quartiere racconta ancora oggi una delle pagine più affascinanti della storia torinese: quella di una terra nata tra due fiumi, cresciuta con l’industria e rimasta fedele alla propria anima. C’e’ poi un tema molto sentito in questa parte di Torino: il Meisino, i cittadini e le associazioni ambientaliste, infatti, chiedono che l’area mantenga la propria vocazione naturalistica, con particolare attenzione alla tutela della biodiversità, dei percorsi naturalistici e degli habitat presenti lungo il Po. Il dibattito degli ultimi anni ha mostrato quanto il rapporto con il verde e con i corsi d’acqua sia diventato parte integrante dell’identità di Vanchiglietta e di chi la abita. La Panchina “Donna, Vita, Libertà”, infine, può essere considerata come una delle testimonianze più recenti dell’identità culturale e civile del quartiere.

 

Maria La Barbera

 

 

 

Sciatica a Torino: perché il dolore che scende nella gamba va capito prima di curarlo

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Parte dalla schiena e arriva fino al piede. Ma non tutte le sciatiche hanno la stessa causa: individuarla è la chiave per risolvere il problema, non solo per zittirlo.

Un dolore che segue il nervo più lungo del corpo

La sciatica — o sciatalgia — è il dolore che nasce nella zona lombare e scende lungo la gamba, seguendo il decorso del nervo sciatico: dal gluteo alla coscia, fino al polpaccio e talvolta al piede. È uno dei disturbi più frequenti della colonna vertebrale, ma anche uno dei più fraintesi. Non è una diagnosi a sé: è un sintomo, e dietro lo stesso dolore possono nascondersi cause molto diverse.

Gli studi epidemiologici stimano che ne soffra, almeno una volta nella vita, tra il 13% e il 40% della popolazione adulta (Konstantinou e Dunn, Spine 2008). La buona notizia è che circa il 90% degli episodi acuti si risolve entro 6-12 settimane. La meno buona è che, se la causa di fondo non viene affrontata, il 30-50% dei pazienti va incontro a una recidiva entro un anno.

I segnali da non ignorare

La maggior parte delle sciatalgie ha origine muscolo-scheletrica e si gestisce bene con un percorso fisioterapico mirato. Alcuni sintomi, però, richiedono una valutazione medica immediata — in particolare per escludere la sindrome della cauda equina, un’emergenza. È bene rivolgersi al pronto soccorso o al proprio medico in presenza di:

  • perdita del controllo di vescica o intestino
  • perdita di sensibilità nella zona perineale (anestesia “a sella”)
  • debolezza progressiva a una o entrambe le gambe, con difficoltà a camminare
  • dolore notturno persistente che non si allevia con il riposo
  • febbre associata al dolore, o storia recente di trauma importante o di tumore

Perché non tutte le sciatiche sono uguali

Distinguere la tipologia è fondamentale per scegliere il trattamento corretto. Le forme più comuni sono quattro: la sciatica da ernia del disco, in cui il disco intervertebrale comprime il nervo (il dolore spesso supera il ginocchio); la protrusione discale, forma più lieve ma comunque irritativa; la sciatica muscolare da sindrome del piriforme, in cui a irritare il nervo è un muscolo profondo del gluteo contratto, non la colonna; e la sciatica da disfunzione articolare delle vertebre lombari o del bacino. In molti casi la causa è mista — ed è proprio per questo che una valutazione accurata fa la differenza.

Attenzione: non tutto il dolore alla gamba è sciatica

Diverse condizioni possono simularla e richiedono trattamenti completamente diversi: un problema articolare dell’anca, tensioni muscolari di glutei o ischio-crurali, disturbi circolatori, alcune neuropatie. Una valutazione precisa nelle prime fasi evita mesi di terapie inefficaci su un bersaglio sbagliato.

Gli errori più comuni

Molti pazienti, in buona fede, peggiorano la situazione. Gli sbagli più frequenti:

  • riposo assoluto prolungato, che aumenta rigidità e tempi di recupero
  • esercizi generici trovati online, alcuni dei quali aggravano un’ernia in fase acuta
  • uso ripetuto di farmaci senza una valutazione
  • aspettare che “passi da sola”, con il rischio di cronicizzare
  • affidarsi a una sola tecnica senza prima capire la causa

Un approccio personalizzato e multidisciplinare

Le linee guida internazionali NICE (NG59, aggiornate al 2020) raccomandano per la sciatalgia un approccio combinato — terapia manuale, esercizio terapeutico e rieducazione del movimento — riservando la chirurgia ai casi con deficit neurologici progressivi o dolore resistente. È la logica di un centro multidisciplinare: una valutazione iniziale individua la causa prevalente; nei quadri con componente neurologica significativa il fisioterapista lavora in coordinamento con lo specialista (fisiatra, ortopedico, neurochirurgo). Il paziente non viene rimbalzato da un professionista all’altro, ma seguito da un sistema che condivide le informazioni e decide insieme i passaggi.

Un caso reale

Un paziente di 42 anni si è rivolto al centro per un dolore che dalla zona lombare scendeva lungo la gamba destra, presente da oltre un mese e in peggioramento. Aveva già provato riposo, antidolorifici ed esercizi di stretching presi online — alcuni dei quali, anzi, accentuavano i sintomi. La valutazione ha individuato una combinazione di disfunzione articolare a livello L4-L5 e una marcata contrattura del muscolo piriforme che contribuiva a comprimere il nervo. Il percorso ha unito terapia manuale e manipolazione fasciale nella fase acuta, esercizi di mobilizzazione neurale e rinforzo progressivo del core, oltre alla revisione della postazione di lavoro. Nel giro di sei settimane è tornato alle normali attività senza dolore.

Quando rivolgersi a uno specialista

Intervenire nelle prime settimane, quando il dolore irradiato persiste o tende a ripresentarsi, permette di ridurre i tempi di recupero, limitare il rischio di recidive ed evitare la cronicizzazione. Una valutazione fisioterapica specifica è il passo più efficace per capire da cosa dipende davvero il dolore.

Domande frequenti

La sciatica passa da sola?

Spesso l’episodio acuto migliora entro 6-12 settimane. Ma senza individuare la causa di fondo le recidive sono frequenti.

Meglio riposo o movimento?

Il riposo assoluto prolungato è oggi sconsigliato dalle linee guida. Un’attività controllata e guidata, di norma, accelera il recupero.

Posso fare stretching?

Dipende dalla causa. Alcuni esercizi aiutano, altri possono peggiorare il quadro, soprattutto in caso di ernia acuta. Meglio una valutazione prima di iniziare.

Serve sempre la risonanza magnetica?

No. Nella maggior parte dei casi non è necessaria nelle prime settimane. Diventa indicata in presenza di sintomi neurologici o di dolore resistente, sempre su indicazione medica.

 

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Dolore che scende lungo la gamba? Capire la causa è il primo passo

Se il dolore parte dalla schiena e si irradia alla gamba, o se torna a episodi, una valutazione fisioterapica mirata permette di individuarne l’origine e impostare il percorso più adatto.

  • Prenota una valutazione fisioterapica personalizzata
  • Scopri da cosa dipende davvero il tuo dolore irradiato
  • Inizia un percorso mirato per prevenire le recidive

Approfondisci qui: https://equilibrium-mole.eu/sciatica-a-torino/

 

Nota informativa — Questo articolo ha scopo informativo e non sostituisce il parere del medico. Per una diagnosi accurata e un piano di trattamento personalizzato è necessaria una valutazione clinica diretta. Riferimenti: NICE Guideline NG59 “Low back pain and sciatica in over 16s” (2016, agg. 2020); Konstantinou K, Dunn KM, Spine 2008.

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