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“ABC delle Olimpiadi di Cortina e Milano”, tutte da ridere nel libro di De Marchi

“ABC delle Olimpiadi di Cortina e Milano” è il nuovo libro, in vendita esclusiva sulla piattaforma Amazon, del giornalista e scrittore Gianluigi De Marchi. Un’opera che evidenzia una cifra stilistica a lui congeniale, quella della satira. Un libro divertente, una carta d’identità tutta da ridere delle Olimpiadi Invernali di Cortina e Milano, in cui i Paesi partecipanti, gli atleti e le discipline vengono rivisitati dalla fantasiosa penna di De Marchi.

“L’idea è nata qualche mese fa – racconta lo scrittore Gianluigi De Marchi – io sono sempre alla ricerca di temi sui quali scrivere, che sia per un articolo o per un libro, e siccome in me coabitano l’animo del divulgatore economico serio e l’umorista, ho pensato che questa fosse l’occasione buona per scrivere delle Olimpiadi in una maniera diversa e originale, lontana dalle più comuni celebrazioni”.

“Il libro è composto di tre parti – ha continuato De Marchi – la prima elenca i Paesi partecipanti alle Olimpiadi, anche se mi sono permesso la licenza di inserire qualche Paese non partecipante in virtù del gioco della mia scrittura, Paesi come l’Algeria o l’Arabia Saudita, che però mi offrivano ampi spazi di battute e giochi di parole. Di ognuno di essi traccio una sorta di carta d’identità satirica, composta di personaggi o eventi importanti riferiti al Paese specifico, a partire dal Santo Protettore: per esempio avremo San Torini Protettore della Grecia, San Gria della Spagna o ancora San Gallo della Svizzera. Nel cuore del libro si potrà leggere di un’indagine divertente sulle varie discipline, come il Biaton, la gara in cui gli atleti si ritrovano a fare una gara di pesca al tonno più grande, o il Salto dal Trumpolino, e ancora la Scombinata nordica e lo Sci al Pino”.

“La terza parte è dedicata agli atleti – conclude lo scrittore – tutti manipolati nel cognome e nella biografia, ricondotta per ovvie ragioni al senso della storpiatura: avremo quindi Marta Bassano, anziché Bassino, talento della discesa, che immagino nata sul ponte di Bassano da padre costruttore di ponti, Elisa Conforgola, anziché Confortola, nata con la passione per la farmacia, salvo poi cambiare strada e dedicarsi al pattinaggio, e ancora Sofia Goccia, e non Goggia, o la lamentosa Federica Frignone, e non Brignone. Insomma, una carrellata demenziale che ho scritto divertendomi e che spero possa divertire. Un libro adatto alle persone dai 9 ai 99 anni”.

Mara Martellotta

Il Festival della Felicità arriva a Torino all’Inalpi Arena

Dopo il successo delle prime due edizioni, il progetto dedicato alla felicità e al benessere emotivo compie un ulteriore passo avanti e si trasforma in un vero e proprio Festival della Felicità, scegliendo Torino come palcoscenico d’eccezione. Il capoluogo piemontese ospiterà una settimana di appuntamenti diffusi sul territorio, con iniziative educative, sociali e formative.

L’edizione 2026 non si limiterà a un singolo evento, ma proporrà un percorso articolato capace di coinvolgere luoghi, comunità e pubblici differenti, con l’obiettivo di portare il tema della felicità anche nei contesti in cui risulta maggiormente necessario.

Il momento centrale del Festival sarà martedì 17 marzo 2026, quando l’iniziativa approderà all’Inalpi Arena con il più grande show formativo sulla felicità mai realizzato in Italia, aperto gratuitamente al pubblico previa registrazione.

Il Festival della Felicità nasce dall’evoluzione di un format che negli anni ha coinvolto migliaia di studenti, docenti e famiglie in tutta Italia. Oggi il progetto si amplia e diventa un festival urbano capace di generare un impatto sociale concreto attraverso incontri diffusi, momenti di ascolto e iniziative sul territorio.

Tra i primi appuntamenti in programma, venerdì 13 marzo, il Festival farà tappa all’Ospedale Regina Margherita di Torino con un’iniziativa speciale dedicata ai bambini ricoverati nei reparti di oncologia e neuropsichiatria infantile, con l’obiettivo di offrire loro un momento di condivisione e leggerezza.

L’evento principale del 17 marzo all’Inalpi Arena sarà articolato in due momenti distinti:

  • al mattino, dalle 10 alle 12.30, si terrà un appuntamento educativo gratuito rivolto agli studenti delle scuole medie e superiori, con la partecipazione di docenti e istituti del territorio;

  • in serata, dalle 21 alle 23, andrà in scena un coaching live show aperto al pubblico, che unirà formazione, ispirazione, storytelling e musica.

Sul palco si alterneranno formatori, artisti, sportivi, professionisti, creator e testimonial, chiamati a raccontare esperienze personali e percorsi di crescita attraverso interventi in stile TED Talk, con l’obiettivo di stimolare consapevolezza, dialogo e partecipazione emotiva.

Il Festival nasce come risposta a un bisogno sempre più evidente. I dati segnalano infatti un crescente disagio tra i giovani, legato a isolamento sociale, dipendenza dai social media, fragilità emotive e difficoltà nella gestione delle paure.

L’iniziativa si inserisce nel percorso promosso dalla Fondazione Felicità ETS, impegnata da anni nella diffusione dell’educazione emotiva e delle soft skills nelle scuole e nella società. Finora il progetto ha coinvolto oltre 80 mila partecipanti e più di 30 mila scuole, registrando una partecipazione sempre crescente di studenti e famiglie e affermandosi come una delle principali realtà italiane dedicate al benessere emotivo.

Festival della Felicità 2026
www.fondazionedellafelicita.com

Mara Martellotta

Reggia di Venaria: aperture all’ombra dei ciliegi in fiore

“All’ombra dei ciliegi in fiore” l’edizione 2026 si arricchisce delle aperture straordinarie dopo cena dal 21 marzo al 6 aprile, i giorni dell’Hanami

“All’ombra dei ciliegi in fiore”, edizione 2026, ai giardini della Reggia di Venaria, quest’anno gioca d’anticipo, promuovendo aperture straordinarie dopo cena dal 21 marzo al 6 aprile, giorni di massima fioritura dei petali rosa che ci ricordano l’Oriente. Con l’incantevole fioritura dei ciliegi, che trasforma il potager royale in una delicata nuvola rosa, torna l’evento più amato della Reggia di Venaria, che aspetta i turisti per godere di questo spettacolo della natura, accompagnato da concerti, aperitivi a tema, laboratori di pittura en plain air, visite a tema con i giardinieri e colazione sotto i petali rosa. A seguito della grande affluenza degli ultimi anni, i giardini della Reggia saranno aperti anche il 23 e il 30 marzo, oltre a lunedì 6 aprile e tutti i giorni con orario prolungato dalle 7.30 alle 18. Al pubblico verrà offerto uno spettacolo eccezionale in Italia, in quanto i 100 alberi fioriti saranno illuminati da altrettante luci, creando uno scenario magico che è degno della secolare tradizione romantica orientale dell’ammirazione dei ciliegi fioriti di notte, l’Hanami giapponese. La Reggia di Venaria ha inoltre imbastito una collaborazione con il MAO di Torino, quando sabato 21 e domenica 22 marzo saranno organizzati eventi legati alla cultura e alle tradizioni giapponesi, reinterpretate in chiave contemporanea, e contestualizzata nei giardini della Reggia. La fioritura dei ciliegi diventa così uno spunto per occasioni di incontro e ascolto, e per favorire il dialogo con il paesaggio.

Mara Martellotta

 

Partito il countdown per la vendita dei primi 3.000 “biglietti open” per l’evento All’ombra dei ciliegi in fiore alla Reggia di Venaria: dalle ore 10 di domani, venerdì 6 febbraio, saranno disponibili i primi 3.000 “biglietti open” su lavenaria.it.

Cronistoria della Camminata della Merla 

Domenica 1⁰ febbraio si è svolta, come d’abitudine, la classica Camminata della Merla, organizzata da Cammini Divini e da Augusto Cavallo, che è giunta alla sua IX edizione, e quest’anno il clima era esattamente quello tipico dei Giorni della Merla. Nonostante il clima uggioso, un gruppo di 50 camminatori ha preso parte a questo facile trekking che si svolge all’interno del comune di Brusasco. La partenza era prevista dalla banca Unicredit del capoluogo, e i camminatori hanno cominciato a salire lungo una strada asfaltata, ma poco trafficata, per poi svoltare verso una sterrata che conduceva nei pressi del cimitero della frazione di Marcorengo. Successivamente si è giunti alla chiesa patronale del piccolo borgo, dedicata a San Pietro, per una prima tappa culturale, accolti dal Sindaco Giulio Bosso e dal Vicepresidente della Pro Loco di Marcorengo, Alessandro Cavalitto, che ha intrattenuto i presenti con i suoi racconti incentrati sulla storia e la cultura del paese, e alcuni simpatici aneddoti che si tramandano di generazione in generazione. Il cammino ha ripreso ricordano ai partecipanti che uno degli scopi è quello di trovare la Merla, un simulacro del tradizionale uccellino che gli organizzatori avevano provveduto a sistemare lungo il percorso, e il cui ritrovamento dava diritto a un simpatico premio. Si è approdati poi al caratteristico borgo del luogo, chiamato anche borgo Garibaldi, da cui si entrava nelle pertinenze del Castello di Brusasco, un edificio settecentesco attorniato da un ampio parco e al cui culmine si trovano ancora i resti dell’antico castello medievale risalente a prima dell’anno mille. Successivamente si è andati in direzione dell’agriturismo del luogo, dove è stato possibile rifocillarsi in allegria e serenità. Una volta rinfrancati, gli escursionisti hanno sceso i sentieri del parco fino a tornare a Brusasco con il calare delle prime ombre della sera.

Il prossimo appuntamento di Cammini Divini sarà sabato 7 febbraio Ceresole Reale (TO)

Mara Martellotta

La Candelora, ponte tra l’inverno e la primavera

Ogni anno il 2 febbraio la Chiesa cattolica celebra la Festa della Candelora, che rappresenta un “ponte” tra l’inverno e la primavera.
In questa giornata vengono benedette le candele che simboleggiano Cristo come luce che illumina il mondo.
La Candelora chiude il tempo di Natale e per tradizione in questa giornata nelle chiese viene tolto il presepe.
Questa festa ricorda la Presentazione al tempio di Gesù; secondo la Legge di Mosè ogni primogenito maschio era considerato offerto al Signore e andava quindi riscattato con un sacrificio. Una donna dopo il parto era inoltre considerata impura per un certo periodo di tempo: 40 giorni se il figlio era maschio, 66 se era femmina.
Il 2 febbraio, 40 giorni dopo il Natale, sono avvenute quindi l’offerta di Gesù e la purificazione di Maria.
Questa festa ha sostituito quella pagana dei Lupercali, una celebrazione in onore del Dio Fauno, protettore del bestiame dall’attacco dei lupi, che cadeva ogni anno a metà febbraio perché era questo il periodo in cui i lupi, affamati per la scarsità di cibo dovuta alla brutta stagione, si avvicinavano agli ovili e minacciavano le greggi.
Anche la denominazione Candelora deriva dai Lupercali, in occasione dei quali venivano organizzate delle grandi fiaccolate rituali. Le due celebrazioni hanno come fulcro la purificazione.
Nel VI secolo la festa è stata anticipata al 2 febbraio dall’Imperatore Giustiniano I e anche in questo caso ha sostituito diverse celebrazioni pagane, tra le quali quella celtica di Imbolc, che cadeva il primo febbraio e segnava il passaggio tra l’inverno e la primavera e quella romana della Dea Februa.
Il 2 febbraio per tradizione vengono benedette le candele che il giorno seguente, quando si ricorda San Biagio di Sebaste, protettore della gola, verranno utilizzate per benedire quella parte del corpo.
Un tempo le candele venivano in seguito appese sopra il letto o riposte nel cassetto della biancheria; si riteneva infatti che proteggessero dalle forze del male. Le si accendeva in occasione delle nuove nascite e al capezzale dei defunti; quando qualcuno in casa soffriva di mal di gola, il capofamiglia le incrociava sotto quella parte del corpo e gliele faceva baciare.
Alcuni pezzi di candela benedetta venivano sciolti in un cucchiaio d’ottone, ottenendo così un valido rimedio per curare i geloni ed il Fuoco di Sant’Antonio. Quando scoppiava un temporale le donne bruciavano l’ulivo benedetto la Domenica delle Palme con la candela benedetta il 2 febbraio per scongiurare la grandine, vero e proprio flagello per le culture.
In base al meteo del 2 febbraio sarebbe possibile stimare quando finirà l’inverno: secondo un proverbio se quel giorno nevica o piove dell’inverno siamo fuori, ma se c’è il sole o tira vento, dell’inverno siamo dentro.
Se per la Candelora il tempo è bello molto più vino avremo che vinello” afferma un altro proverbio.
La tradizione vuole che le galline in questo giorno ritornino e fare le uova. Anche le giornate si allungano, infatti “
per la Candelora un’ora intera: mezza la mattina e mezza la sera”.
In Francia e in Belgio il 2 febbraio si mangiano le crespelle, cialde morbide e sottili che vengono cotte su una superficie rovente tonda. La tradizione è stata introdotta da Papa Gelasio I, il quale, nel V secolo, in questo giorno le faceva distribuire ai pellegrini che arrivavano a Roma. In epoca precedente, in occasione dei Lupercali gli antichi romani offrivano al Dio Fauno frittelle fatte con il grano della mietitura dell’anno precedente per propiziarsi quella dell’anno a venire.
Le crespelle, con la loro forma tondeggiante e dorata, richiamano il sole, che dopo il buio e il freddo dell’inverno, torna a splendere nel cielo.
Un rito propiziatorio consiste nel far saltare le crêpes con la mano destra, tenendo in quella sinistra una moneta d’oro o una banconota.
Per far si che i raccolti dell’anno siano abbondanti, la prima crêpe deve essere conservata nel ripiano più alto di un armadio.
In Germania la Candelora fin dall’antichità è associata all’agricoltura: in questo giorno cominciava infatti l’anno contadino e si poteva riprendere il lavoro nei campi, mentre si concludeva “l’anno del servo”. I domestici ricevevano il resto della loro retribuzione annuale e potevano, o dovevano, cercare un nuovo lavoro o prolungare il proprio impiego presso il precedente datore di lavoro per un altro anno. Il tutto si concludeva con una stretta di mano. Era diffusa anche l’usanza di regalare alla servitù un paio di scarpe come ricompensa per il suo operato.
Negli Stati Uniti il 2 febbraio si celebra il Giorno della marmotta, reso famoso dal film “Ricomincio da capo”, una commedia del 1993 diretta da Harold Allen Ramis. La protagonista delle celebrazioni è una marmotta di nome Phil, che vive a Punxsutawney, in Pennsylvania. Essa viene fatta uscire dalla sua tana la mattina del 2 febbraio: se vede la sua ombra e rientra nella sua tana, perché la giornata è soleggiata, l’inverno durerà altre sei settimane. Se invece rimane fuori, perché non vede l’ombra, l’inverno finirà prima.

ANDREA CARNINO

A Ceresole Reale per un’escursione sulle ciaspole 

Anche quest’inverno, sabato 7 febbraio, ritorno a Ceresole Reale per un’escursione sulle ciaspole , racchette da neve, alla scoperta del parco Nazionale del Gran Paradiso e della natura innevata, accompagnati da racconti e notizie  sul modo in cui affrontino l’inverno gli abitanti del Gran Paradiso. L’evento è organizzato in collaborazione con la guida locale Alessandra Masino che accompagnerà lungo il percorso.

L’escursione, che avverrà su terreno innevato, prevede l’utilizzo delle ciaspole, che si potranno noleggiare in loco al piano inferiore della Lanterna del Duca in Frazione Villa. Indispensabili gli scarponcini. Ci si sposterà in auto salendo per un paio di km. E da qui inizierà l’escursione vera e propria risalendo la valle alla scoperta del Parco Nazionale del Gran Paradiso e della natura innevata, accompagnati da racconti e notizie su come affrontano l’inverno gli abitanti del parco, alla ricerca della fauna locale dello stambecco, del camoscio, dell’aquila reale e dell’avvoltoio, e delle tracce lasciate dal loro passaggio.

Il ritrovo a Ceresole Reale è  fissato per le 9.30 presso il ristorante La Lanterna del Duca, mentre per coloro che partono dalla zona del Monferrato l’appuntamento è previsto a Crescentino, al bar del Conad, in via Giotto 42/A. Partenza alle 7.30 a seguire con le proprie autovetture. L’escursione terminerà verso le 13.30. A seguire sarà possibile pranzare insieme a base di polenta e piatti tipici locali.

Adesioni entro venerdì 6 febbraio prossimo alle ore 12 presso Augusto Cavallo
Mail augusto.cavallo66@gmail.com
Tel 3394188277

Mara Martellotta

Empatia. Sentire, comprendere e accettare gli altri senza giudicare

“Ti capiva fin dove volevi essere capito, credeva in te fin dove ti sarebbe piaciuto credere in te, e ti assicurava di avere ricevuto da te esattamente l’impressione migliore che speravi di dare” diceva Francis Scott Fitzgerald. Questa è l’empatia, l’ inestimabile capacità di accogliere e sentire l’altro, di comprendere le sue emozioni e conoscere la sua esperienza senza calarsi nel giudizio o attivare una valutazione. 

E’ una facoltà abbastanza in controtendenza con il contemporaneoin contrasto con uno scenario sociale e culturale dove l’autocelebrazione, la continua competizione e l’egocentrismo sono le nuove virtù di riferimento e dove ascoltare l’altro anteponendo i suoi bisogni ai nostri, seppur episodicamentesembra un indicatore di  antiquata debolezza. Tuttavia qualcosa si è mosso, proprio in questo ultimo periodo questa gentildonna vestita di altrui sensazioni e conoscenza si è presentata alla nostra porta. L’esperienza di questo virus vissuta in condivisione,  la chiusura, il senso di impotenza, l’incertezza e il disorientamento che questo “veleno” ha portato con sé hanno stimolato la nostra capacità di  “coinvolgimento empatico”. Eravamo tutti lì, e parzialmente lo siamo ancora, a riorganizzarci la vita, il tempo, il lavoro, praticando rinunce e aspettando pazientemente che tutto finisse. Questa avventura ci ha costretto a “sentirci” di più, ci ha messo in una inedita posizione di comprensione.

Sapevamo perfettamente cosa provavano gli altri, in che situazione fossero, quali erano le difficoltà giornaliere da affrontare, sia emotive che pratiche. Bisogni, speranze, frustrazioni e nuove strategie di sopravvivenza ci hanno unito inevitabilmente e collocato sulla stessa lunghezza d’onda.Ecco cosa è l’empatia, non solo la capacità di “mettersi nei panni dell’altro”, ma avere ugualmente cognizione di ciò chel’altro sta vivendo, possedere le informazioni necessarie che ci garantiscano di poter  comprendere appieno la sua condizione di vita. Non solo implicazioni di tipo emotivo o sentimentali dunque, ma anche un impegno di tipo cognitivo, come afferma Lori Gruen autrice del bellissimo libro “La terza via dell’empatia”, e un lavoro continuo di aggiustamento e “calibrazione” del nostro esercizio empatico.

Pensare infatti che l’attività percettiva di cui siamo detentori sia innata o  esclusivamente connaturata è un errore, quest’ultima necessita di un lavoro giornaliero di ricerca, di sintonizzazione e rivisitazione, questo per non cadere in una eccessiva complicità sensoriale, tipica delle persone molto sensibili, o scadere, al contrario, nella completa e mancata identificazione e immedesimazione con il prossimo. Questa “percezione morale” va alimentata dunque, nutrita e sviluppata. Una mano ce la possono dare gli animali afferma la Gruen,che, capaci molto più di noi di entrare in comunione percettiva con i loro simili, sono in grado di partecipare emotivamente alla loro vita soddisfacendo così bisogni di assistenza e vicinanza. La loro spiccata  predisposizione allosservazione del comportamento altrui e la conseguente spinta all’ identificazione li rende maggiormente empatici degli appartenenti alla categoria del genere umano.

Dalla nostra storia recente dunque, dai fatti che ci hanno reso protagonisti involontari e impauriti, si rende necessario comprendere che abbiamo bisogno di empatia, di reciprocità, di scambio emotivo e conoscitivo. Al netto di ogni retorica e lungi dal conseguimento di facili adesioni cariche di sentimentalismi, dobbiamo convincerci che viaggiare abbandonati sul nostro binario, escludendo dalla nostra vita ogni corrispondenza con l’altro da noi, non può che portaci ad una malinconica solitudine.

Maria La Barbera

Perù: il cammino diventa soglia

Informazione promozionale

Foto Silvia Bessone

C’è un momento, nel viaggio come nella vita, in cui non si va più “verso qualcosa”, ma si attraversa. Il Perù è quel punto. Non una meta da raggiungere, ma una soglia da varcare.

Arrivare in Perù significa accettare che il confine non è mai solo geografico. È un confine interiore, sottile, silenzioso. Tra ciò che eravamo prima e ciò che siamo pronti a integrare. Qui, sulle Ande, la terra non è mai solo terra: è madre, è memoria, è presenza sacra. La Pachamama non è un concetto folkloristico, ma una relazione viva, quotidiana, fatta di rispetto, di gesti lenti, di offerte semplici. Camminare in Perù non è un’attività: è un linguaggio. Ogni passo ha un peso simbolico. I sentieri che portano a Machu Picchu, le strade di Cusco, i villaggi dell’Altiplano non chiedono velocità, chiedono ascolto. Il cammino qui è sacro perché è consapevole: insegna che non si attraversa un luogo senza lasciarsi attraversare.

La spiritualità andina non separa l’umano dal divino. Li intreccia. Non c’è un altare che non abbia radici nella terra, non c’è rito che non passi dal corpo. Tutto è integrazione: cielo e montagna, passato e presente, individuo e comunità. È una visione del mondo che non grida, non conquista, non esibisce. Accoglie.

Ed è forse questo che rende il Perù un luogo profondamente umano. Qui l’incontro non è mediato dalla performance, ma dalla relazione. I volti portano storie antiche, le mani lavorano ancora come facevano i nonni, i mercati sono luoghi di scambio reale, non scenografie. Viaggiare in Perù richiede rispetto: non si fotografa senza chiedere, non si consuma senza comprendere, non si attraversa senza gratitudine.

In un’epoca che corre, il Perù invita a fermarsi sul limite. A sostare. A riconoscere che ogni viaggio autentico è fatto di soglie, non di checklist. Qui si impara che l’integrazione non è cancellare ciò che siamo stati, ma includerlo in una visione più ampia.

E forse non è un caso che questo viaggio arrivi ora, a chiusura di un percorso narrativo che ha attraversato il mondo come si attraversa un’esistenza.

Il Bhutan ci ha insegnato l’ascolto.
Il Marocco la relazione.
L’India l’abbandono alla trasformazione.
L’Islanda il rispetto del silenzio.
Il Vietnam la lentezza che cura.

Il Perù raccoglie tutto questo e lo tiene insieme.

È il luogo dove il viaggio smette di essere movimento e diventa integrazione. Dove il confine non divide, ma unisce. Dove il cammino non porta altrove, ma più vicino.

E quando si riparte, non si torna a casa uguali. Si torna con un passo diverso.
Più consapevole.
Più umano.
Più intero.

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Gianduiotto d’Oro a Giuseppe Lavazza: all’Enjoybook una storia di sogni, innovazione e gloria

Nella serata di giovedì 29 gennaio, presso il teatro Juvarra di Torino, si è svolto il primo dei sette incontri che compongono la rassegna “Enjoybook – storie di libertà e visione, dove la parola incontra la musica”, un percorso costituito da testimonianze, emozioni e riflessioni, in cui le parole degli ospiti diventano materia viva, capace di restituire storie e visioni autentiche. Al via dopo cinque anni dallo stop forzato dalla pandemia da Covid 19, e le conseguenti difficoltà di riorganizzazione, Giuseppe Lavazza si è preso la scena e i tanti applausi da parte del numeroso pubblico presente allo Juvarra che, con grande partecipazione, ha ascoltato un racconto di radici, famiglia, innovazione, professionalità, visione e gloria di una delle aziende simbolo del Made in Italy nel mondo, la Lavazza.

Moderato dall’inviato Mediaset Marco Graziano, e introdotto dai promotori della rassegna Marco Francia Maurizio Conti e Cristiana Ferrini, il talk, intitolato “Giuseppe Lavazza – il Gusto dell’impresa”, ha incarnato perfettamente lo spirito con il quale gli italiani sono soliti darsi appuntamento davanti a buon caffè: un momento di condivisione autentica, di amicizia e ascolto. Attraverso le parole di Giuseppe Lavazza, che dalla sua famiglia ha sicuramente ereditato il saper essere visionario e sognatore, con una grande attenzione a non tradire le proprie radici, il tema del caffè si è trasformato in un tramite che ha condotto il pubblico nel tempo della Torino che fu e che potrebbe diventare. Un continuo stimolo a migliorare attraverso la responsabilità nei confronti del proprio sogno, il coraggio di prendersi dei rischi e l’importanza di creare connessioni umane e il sentirsi parte di una famiglia, anche sul posto di lavoro.

“La storia della Lavazza è fatta innanzitutto di persone – ha raccontato Giuseppe Lavazza – la storia di una famiglia e dei suoi collaboratori. Queste due componenti sono sempre rimaste unite fin dagli esordi, quando Luigi Lavazza, fondando nel 1895 la piccola drogheria Lavazza nel centro di Torino, si circondò fin da subito da membri della sua famiglia e da altre persone cui era strettamente legato. Nel tempo in cui il caffè si comprava per origini, Luigi Lavazza fu pioniere della miscela del caffè, creata appositamente per conferire alla sua azienda un’impronta distinguibile e non ripetibile. La continua dedizione nei confronti del lavoro, una visione chiara e un po’ di fortuna hanno creato quelle giuste condizioni di crescita che hanno portato la Lavazza, oggi, a essere un’azienda conosciuta in tutto il mondo per la sua qualità. Diciamo che questo mix di imprenditoria, famiglia, persone e innovazione rappresenta la chiave interpretativa di tutta l’epopea Lavazza”.

La serata è stata anche l’occasione per consegnare a Giuseppe Lavazza il “Gianduiotto d’Oro”, un riconoscimento che premia l’eccellenza rappresentata dall’ospite di “Enjoybook”.

“Complimenti al Dott. Lavazza per questo premio – ha dichiarato l’Assessore al Bilancio, allo Sviluppo attività produttive e Internazionalizzazione della Regione Piemonte, Andrea Tronzano, cha ha premiato Lavazza insieme alla vicesindaca di Torino Michela Favaro – e per tutto ciò che ha fatto, anche per la comunità torinese. Una storia di visione e libertà, un riconoscimento, questo, che invita a riflettere sull’importanza di sostenere chi contribuisce, ogni giorno, a rafforzare l’identità e la competitività del nostro territorio”.

Il prossimo appuntamento della rassegna, che vedrà protagonisti Beatrice Venezi, Annamaria Bernardini e Cesare Rascel, è previsto per giovedì 12 febbraio, alle 20.15, presso il teatro Juvarra.

I biglietti sono acquistabili su Mailticket al costo di 33 euro, di cui 3 saranno devoluti alla Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro di Candiolo.

https://www.mailticket.it/rassegna-custom/301/enjoybook-2026–storie-di-libert%C3%A0-e-visione

Gian Giacomo Della Porta

Un anno da record per Bioparco Zoom Torino 

Bioparco Zoom Torino e Parco Natura Viva di Bussolengo, in provincia di Verona, guidati dal gruppo OpenNature archiviano un 2025 da record con 1,2 milioni di visitatori e l’arrivo di nuove specie animali in primavera. Riapriranno il 14 febbraio prossimo. Il gruppo, con un fatturato di 36,4 milioni di euro, entra nel secondo anno dalla fusione, che lo ha reso uno dei principali attori nel panorama zoologico nazionale sui fronti dell’educazione ambientale, della conservazione  della biodiversità e della ricerca scientifica.

“La crescita – spiega Umberto Maccario, CEO del Gruppo OpenNature  – ha interessato entrambe le realtà. Il Parco Natura Viva ha superato le 630 mila presenze (+42% rispetto al 2024), mentre Zoom Torino ha registrato oltre 612 mila visitatori (+12%). Il risultato più importante è stato quello di riuscire, in tempi rapidi, a identificare i punti di forza, metterli a fattor comune e unire le competenze, creando un unico grande team pronto ad affrontare le nuove sfide del corso di OpenNature”.

Oggi i due parchi ospitano circa 300 specie animali e 2500 esemplari di fauna selvatica, inseriti nei programmi di gestione e conservazione dell’Associazione Europea degli Zoo e degli Acquari (EAZA). Accanto alla dimensione scientifica, il pubblico ha confermato il ruolo dell’edutainment come strumento di educazione ambientale.

“Se nel Parco Natura Viva ha registrato un forte interesse Jurassic Adventure e le Extra Experience – prosegue Maccario – a Zoom Torino hanno colpito l’attenzione del pubblico le nuove aree FarmLand e Cascate Zambesi, iniziative che ci permettono di raccontare la biodiversità passata e presente in modo diretto e accessibile, mantenendo il coinvolgimento educativo e il rigore scientifico”.

Mara Martellotta