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Demonte riscopre la sua storia: gli abiti d’epoca sfilano nel cuore della Valle Stura

Ci sono abiti che non seguono le mode, ma attraversano il tempo custodendo ricordi, emozioni e frammenti di vita.

Da questa idea nasce “L’abito d’epoca racconta la sua storia e il suo tempo”, l’appuntamento in programma domenica 26 luglio, a partire dalle ore 17, che trasformerà il suggestivo Parco Borelli di Demonte in un palcoscenico all’aperto dove storia, tradizioni e memoria si intrecciano in un racconto capace di coinvolgere il pubblico.

Nel cuore della Valle Stura, Demonte, storico borgo alpino e punto di riferimento della cultura e dell’identità occitana, ospiterà una manifestazione che mette al centro uno dei simboli più affascinanti della memoria collettiva: l’abito. Attraverso una sfilata di capi originali, il pubblico potrà ripercorrere oltre un secolo di storia, scoprendo come il costume abbia accompagnato i cambiamenti della società, delle famiglie e del ruolo della donna.

L’iniziativa affonda le proprie radici nel 2003, quando la storica boutique Anna Mode di Sanremo donò quaranta abiti da sposa dando vita al progetto delle Amiche della Sposa. Da quella prima raccolta la collezione si è ampliata nel tempo grazie a donazioni e acquisizioni, fino a comprendere abiti originali realizzati tra il 1850 e gli anni Settanta del Novecento. È nato così un autentico archivio tessile che racconta l’evoluzione del gusto, delle tradizioni e dei costumi, frutto anche della collaborazione avviata con l’allora assessore alla Cultura Miranda Carrara e dell’impegno costante del gruppo delle Amiche della Sposa, che continua ancora oggi a custodire e valorizzare questo prezioso patrimonio.

La sfilata sarà molto più di una semplice passerella. Ogni abito racconterà una storia fatta di ricami, lavorazioni artigianali, cerimonie, ricorrenze familiari e momenti di vita quotidiana, offrendo uno sguardo sull’identità della comunità e sul lungo percorso di emancipazione femminile. Il fascino senza tempo di Parco Borelli farà da cornice a uno spettacolo che ogni anno richiama residenti, visitatori e appassionati di storia, tradizioni e costume.

L’evento è realizzato con la collaborazione della Pro Loco di Demonte, che contribuisce a trasformare la manifestazione in un momento di autentica partecipazione collettiva. Al termine della sfilata il pubblico potrà proseguire la serata con una cena nel parco, organizzata insieme alla Pro Loco e alla Macelleria Spada, per condividere un momento di convivialità e concludere la giornata all’insegna della tradizione, della cultura e dell’accoglienza che caratterizzano la Valle Stura.

L’evento “L’abito d’epoca racconta la sua storia e il suo tempo” si terrà domenica 26 luglio, dalle ore 17, presso Parco Borelli a Demonte. L’ingresso alla sfilata è libero, mentre per partecipare alla cena è richiesta la prenotazione, con posti limitati, presso l’Ufficio Turistico di Demonte al numero 0171 955903.

Foto Nazzareno Robaldo

Demonte torna a vestirsi di storia: gli abiti d’epoca sfilano nel cuore della Valle Stura

Informazione promozionale

Eleganza,  memoria e convivialità

Un appuntamento che racconta la storia di un territorio Ci sono abiti che non seguono la moda ma il tempo. Custodiscono storie, tramandano emozioni e raccontano il cammino di intere generazioni. È questo lo spirito che anima “L’abito d’epoca racconta la sua storia e il suo tempo”, l’evento che domenica 26 luglio, a partire dalle ore 17, trasformerà il suggestivo Parco Borelli di Demonte, nel cuore della Valle Stura, in un teatro a cielo aperto dove passato e presente si incontrano.

Demonte, storico borgo alpino della Valle Stura, è da sempre un crocevia di cultura, tradizioni e identità occitana. Proprio qui, immerso nel verde di Parco Borelli, prenderà vita una manifestazione capace di valorizzare il patrimonio storico e umano della comunità attraverso uno dei simboli più affascinanti della memoria: l’abito. Le Amiche della Sposa: oltre vent’anni di passione e memoria Nato nel 2003, grazie alla donazione di quaranta abiti da sposa della storica boutique Anna Mode di Sanremo, il progetto delle Amiche della Sposa è cresciuto negli anni fino a diventare una delle manifestazioni più identitarie del territorio.

La collezione si è progressivamente arricchita di abiti originali, donati o acquistati, databili dal 1850 agli anni Settanta, dando vita a un autentico archivio tessile che racconta l’evoluzione del costume, delle tradizioni e del ruolo della donna nella società. Un percorso nato anche grazie alla collaborazione con l’allora assessore alla Cultura Miranda Carrara e che continua ancora oggi grazie all’impegno del gruppo delle Amiche della Sposa. Una sfilata che attraversa oltre un secolo di storia La sfilata è molto più di una passerella. Ogni abito custodisce una storia fatta di ricami, dettagli, gesti quotidiani e ricorrenze familiari. Attraverso questi capi prende forma un viaggio nell’identità della comunità e nel lungo percorso di emancipazione femminile, offrendo al pubblico uno spettacolo capace di emozionare e far riflettere.

Il fascino senza tempo di Parco Borelli renderà ancora più suggestivo un appuntamento che ogni anno richiama residenti, visitatori e appassionati di storia, tradizioni e costume. La collaborazione con la Pro Loco e una cena sotto le stelle L’iniziativa è realizzata con la preziosa collaborazione della Pro Loco di Demonte, che contribuisce a rendere la giornata un momento di autentica partecipazione collettiva. Al termine della sfilata, il pubblico potrà infatti proseguire la serata con una cena nel parco, organizzata in collaborazione con la Pro Loco e Macelleria Spada, trasformando l’evento in una festa da vivere insieme.

Un’occasione per condividere sapori, racconti e convivialità in un’atmosfera rilassata e accogliente, tra tavole imbandite, brindisi e il piacere di stare insieme nel cuore della Valle Stura.

L’evento “L’abito d’epoca racconta la sua storia e il suo tempo” si terrà domenica 26 luglio, dalle ore 17, presso Parco Borelli a Demonte.

L’ingresso alla sfilata è libero, mentre per partecipare alla cena è richiesta la prenotazione (posti limitati) presso l’Ufficio Turistico di Demonte (0171 955903).

 

Foto Nazzareno Robaldo

 

“La Terra dei Cavalli”: a Moncenisio i trent’anni di attività

L’Associazione  di Giuseppe Raggi 

Sabato 18 luglio nel Comune di Moncenisio, che fino a prima della Seconda Guerra Mondiale era conosciuto come Ferrera Ceniso, nome che derivava dall’antica presenza di miniere di ferro, l’Associazione “La Terra dei Cavalli O.N.L.U.S” di Giuseppe Raggi ha celebrato i suoi primi trent’anni di attività. Per l’occasione è stato festeggiato anche il 26° anniversario della fondazione del Gruppo Storico “I Cavalieri del Conte Verde”, creato nel 2000 dallo stesso Raggi, che impersona magnificamente il Conte di Savoia Amedeo VI.
La scelta di questo luogo non è stata casuale: ai tempi del “Conte Verde” il borgo di Ferrera era ubicato lungo la principale via di comunicazione tra i territori appartenenti alla Corte Sabauda e divisi dalle Alpi. Per molti secoli, fino all’arrivo di Napoleone, il quale fece realizzare la più comoda Strada Napoleonica, che passa da Giaglione, transitò da Ferrera un grandissimo flusso di mercanti, viandanti e pellegrini, i quali venivano aiutati nella traversata del Colle del Moncenisio da apposite figure chiamate “Marrons”.
La cerimonia di sabato 18 luglio ha visto la presenza di Mauro Carena, Primo Cittadino di Moncenisio il quale, dopo aver portato i saluti dell’Amministrazione Comunale, ha ricordato che fu proprio in questo luogo ai piedi dell’omonimo colle che il gruppo di Giuseppe Raggi realizzò una delle sue prime grandi rievocazioni medievali, ricostruendo la celebre giostra di Bourg-en-Bresse del 1353, in occasione della quale il Conte di Savoia Amedeo VI vestì per la prima volta il caratteristico abito verde che lo avrebbe fatto passare alla storia con il soprannome di “Conte Verde”.
Attorno a Giuseppe Raggi si sono ritrovati tanti amici giunti da diverse località del Piemonte, che per lunghi anni hanno condiviso e condividono ancora con lui una strada comune, tra questi: il Cav. Franco Lucia, Direttore del Museo Ferroviario di Porta Nuova; il Gruppo Storico “La Corte del Conte Rosso APS-ETS” di Avigliana, capeggiato dalla sua Presidente Onoraria Ivonne Allais, che nelle sfilate impersona magistralmente Bona di Borbone, la consorte del Conte Verde e dalla sua Presidente Ilaria Valetti, che invece veste i panni della nuora Bona di Berry; il Gruppo Storico “
Antico Castello dei Parpaglia” di Candiolo; gli “Sbandieratori e Musici della Città di Avigliana” e ben due compagnie di Moncalieri, città dove “I Cavalieri del Conte Verde” partecipano alle principali manifestazioni storiche: il Gruppo Storico “Bernardo di Baden-Baden”, con il suo Presidente Piero Vacchio, un uomo d’altri tempi e il Gruppo “Ordine della Fenice – Templari di Sant’Egidio”.
Uno dei momenti più emozionanti è stato quando il Comm. Dott.
Andrea Rista, Vicario Magistrale per la Provincia e la Città di Torino degli Ordini Dinastici della Real Casa Savoia ha portato i saluti del Gran Magistero degli Ordini Dinastici della Casa Reale e di S.A.R. Emanuele Filiberto di Savoia, Principe di Piemonte, di Venezia e Capo della Casa Reale.
“Ritrovarsi oggi, nel giorno in cui “I Cavalieri del Conte Verde” celebrano il proprio ventiseiesimo anniversario, significa rendere omaggio non soltanto a una ricorrenza, ma ad una storia fatta di uomini, donne, cavalli, sacrifici e ideali. Ventisei anni rappresentano migliaia di ore donate gratuitamente alla comunità, decine di manifestazioni organizzate, chilometri percorsi per portare nelle piazze la memoria della nostra storia, generazioni di giovani educate al rispetto, alla disciplina e all’amore per le proprie radici. Viviamo in un tempo nel quale la memoria rischia troppo spesso di dissolversi. Voi avete invece scelto la strada più difficile: custodirla. Attraverso la rievocazione storica, l’arte equestre e la fedeltà alle fonti avete restituito vita ad una delle pagine più affascinanti della storia sabauda” ha affermato il Dott. Andrea Rista, il quale fece parte dei “Cavalieri del Conte Verde”, impersonando Lionello Plantageneto, I Duca di Clarence, figlio del Re d’Inghilterra Edoardo III e cavalcando Christophe, suo fratello d’anima che oggi galoppa nei verdi pascoli dell’eternità. Il Dott. Rista ha in seguito fatto un importantissimo annuncio: il Principe Emanuele Filiberto, nella sua qualità di Gran Maestro degli Ordini Dinastici della Casa Reale, ha conferito all’ Associazione “La Terra dei Cavalli O.N.L.U.S” la Croce in Oro dell’Ordine al Merito di Savoia, che le verrà consegnata personalmente da S.A.R. in occasione del prossimo Capitolo Generale che si svolgerà a Torino il 26 e il 27 settembre.
Le onorificenze cavalleresche non sono semplici decorazioni, ma il riconoscimento di una vita spesa al servizio del bene comune e di ideali superiori, per questo motivo il Gran Magistero guarda con particolare attenzione alle realtà che, con discrezione e costanza, promuovono la cultura, la solidarietà, la tutela delle tradizioni e l’amore per il territorio (…). A nome di S.A.R. Emanuele Filiberto di Savoia e mio personale, desidero rivolgere ai “Cavalieri del Conte Verde” e all’Associazione “La Terra dei Cavalli” le più vive e sincere felicitazioni per questo prestigioso riconoscimento” ha concluso Andrea Rista.
Un altro momento molto emozionante è stato quando Giuseppe Raggi ha ufficialmente assegnato un nome ai cavalieri che da anni fanno parte del suo gruppo.
Sono seguiti la presentazione del libro “LA TERRA dei CAVALLI 30° ANNIVERSARIO”, volto a celebrare questo grande traguardo e il rinfresco a cura de “La Locanda del Conte Verde”.
Il pomeriggio è stato impreziosito dalla presenza dei cavalli e di splendidi rapaci.

Una breve intervista a Giuseppe Raggi a cura dello scrivente

AC: Come le è venuta l’idea di fondare l’Associazione “La Terra dei Cavalli” trent’anni fa?

Io facevo concorsi e nel frattempo vedevo che arrivati alla fine questi cavalli sparivano e quindi nel 1996 ho deciso appunto di creare quest’associazione che si occupa di salvare e recuperare quei cavalli che finita la carriera agonistica sono destinati purtroppo ad una fine drammatica. Questo è il nostro scopo, in tutti questi anni ne abbiamo salvati quasi 800 dando loro una seconda vita. Anche se molti dicono “sono solo animali”, che non è vero, è stato molto gratificante vederli vivere con noi ancora un sacco di tempo e aiutare gli esseri umani, perché noi con loro aiutiamo bambini disabili e facciamo attività in scuole e asili per far conoscere il cavallo, ma soprattutto la sua utilità.

AC: Voi fate anche attività di falconeria?

Si facciamo lezioni di falconeria però più che altro i falchi li abbiamo presi perché a me piacciono molto, ho imparato vent’anni fa ad addestrarli con il falconiere che lavora a Caselle, che mi ha insegnato tantissime cose. E poi nel medioevo la falconeria era eccezionale.

AC: Come sono nati “I Cavalieri del Conte Verde”?

Sono nati nel 2000 perché dopo attente ricerche storiche ho trovato questo personaggio (il Conte di Savoia Amedeo VI), che era simile a me, aveva le mie passioni: cavalli, falchi, tutte queste cose, quindi ho cominciato a studiare il personaggio, ho avuto dei professori che anche in Francia ci davano delle chicche su di lui e quindi ho cercato di impersonarlo al meglio possibile proprio per essere il più uguale possibile e non mi viene tanto difficile.

AC: le viene molto bene!
Voi ripercorrete anche i percorsi di Amedeo VI

Abbiamo fatto dei viaggi da Torino a Chambéry a cavallo e in costume medievale, siamo andati fino all’Abbazia Reale di Altacomba, siamo stati in tutti i castelli della Valle d’Aosta. L’anno scorso siamo partiti dal Castello di Condove per raggiungere il Comune di Moncenisio.

AC: ci parli della cerimonia di oggi, ha assegnato anche dei nomi.

Nel nostro gruppo storico non si indossa solo un costume, i miei cavalieri dopo anni di appartenenza alla compagnia hanno un nome di un cavaliere che è stato a fianco del Conte Verde e se lo porteranno per sempre, anche un domani che non potranno più partecipare agli eventi del gruppo. Quel nome non verrà dato ad altri.

L’ Associazione “La Terra dei Cavalli O.N.L.U.S”

Fondata nel 1996 da Giuseppe Raggi, è una delle più grandi associazioni italiane per la difesa del cavallo. Unica nel suo genere, si occupa di salvare quei cavalli che al termine della carriera agonistica sono destinati a una fine drammatica ed oggi ne ospita più di 165.
Svolge numerose attività tra le quali: didattica equestre, con il progetto “Un cavallo per amico” che avvicina ogni anno ai cavalli tantissimi bambini delle scuole elementari e medie; affidamento attivo e passivo di cavalli; attività a favore di ragazzi disabili e falconeria con il progetto “I Signori Alati” attraverso il quale collabora con scuole materne, elementari, medie e superiori per far conoscere questi splendidi animali simbolo di potenza e perfezione. Tutti i falchi utilizzati sono nati e allevati in cattività.
Presso la sua sede a Leinì in Strada Lonna, 84 è stata creata la “La Fattoria di Nonna Papera”, dove sono ospitati coniglietti, cavie peruviane, gallinelle e tanti altri animali recuperati da situazioni poco piacevoli. I bambini hanno così la possibilità di imparare a conoscerli, a prendersi cura di loro e soprattutto a rispettarli.
Nel 2000 Giuseppe Raggi, dopo attente ricerche storiche, ispirato dalla figura del Conte di Savoia Amedeo VI, sovrano amante di cavalli, giostre e falconeria, ha creato “ I Cavalieri del Conte Verde”, il gruppo storico equestre più grande esistente in Italia, composto da oltre 30 cavalieri e altrettanti cavalli, i quali, salvati da una fine drammatica, partecipano orgogliosamente agli eventi storici diventandone fieri protagonisti.
“I Cavalieri del Conte Verde” si cimentano in giostre e spettacoli equestri e ripercorrono i viaggi fatti tanti secoli fa da Amedeo VI.
Come contattare l’associazione:
email:
nellaterradeicavalli@hotmail.it
cell: 335 722 2357 – 320 141 2915

ANDREA CARNINO

Progetto Arca per il Parco del Monte San Giorgio di Piossasco

Il territorio del Parco naturale del Monte San Giorgio di Piossasco, una delle aree protette che la legislazione regionale ha affidato alla Provincia prima e dal 2015 alla Città metropolitana di Torino, sarà ulteriormente tutelato e valorizzato dal progetto ARCA, finanziato dalla Regione Piemonte con fondi PR-FESR.

Vediamo nel dettaglio costi e azioni previsti dal progetto.
L’importo dei lavori previsti dal progetto ARCA per quanto riguarda il territorio di Piossasco ammonta a circa 65.000 euro, più circa 10.000 euro per attività di comunicazione. Vi sono inoltre alcune somme a disposizione fuori dal computo metrico: si tratta di circa 30.000 euro per supporto tecnico e indagini specialistiche. Il Comune cofinanzia il progetto con un contributo pari a 3.000 euro. Quando la Città metropolitana riceverà la determina regionale di approvazione del finanziamento la inoltrerà al Comune, affinché possa procedere ad assumere l’impegno a bilancio. È prevista la convocazione di una Conferenza dei Servizi per acquisire tutte le autorizzazioni richieste. Seguirà la progettazione esecutiva e quindi inizierà la fase di affidamento. I lavori saranno eseguiti presumibilmente nell’autunno 2027, per fare in modo che non interferiscano con i periodi riproduttivi – in particolare degli anfibi – e siano in generale compatibili con le esigenze ecologiche.

 

EX VASCA AIB


La “Vasca AIB”, realizzata grazie al progetto Corona Verde, non più utilizzata a scopo antincendio, verrà rimodellata e trasformata in una zona umida dall’aspetto il più possibile naturale. La profondità sarà ridotta da circa 3 ad 1 metro. Sarà riprofilato l’impluvio a monte, che convoglia l’acqua dalla bealera alla vasca, in modo da garantire un più efficace afflusso di acqua. È prevista la rimozione della recinzione esistente, ma l’accesso verrà parzialmente limitato con la messa a dimora di specie arbustive e la posa in opera su parte del perimetro di una staccionata in rete metallica elettrosaldata, per impedire l’accesso ai cinghiali. L’intervento è pensato per favorire la comunità di anfibi e pertanto si vuole rendere la vasca più naturale possibile, anche per quanto riguarda la fluttuazione stagionale del livello dell’acqua. In fase di progettazione esecutiva sarà possibile concordare nel dettaglio come procedere per garantire la sicurezza e la funzione didattica della vasca. A monte della vasca è previsto un piccolo bacino con una griglia: quindi i pesci non dovrebbero entrare nella vasca, ma essere deviati di nuovo alla bealera, nel percorso di deflusso. Si ridurrà in maniera significativa la pendenza delle sponde, per evitare che la terra posta sul telo bentonitico si accumuli sul fondo. Lo stagno passerà da circa 95 a circa 225 metri quadrati di superficie.

 

POZZE DEI MORTAI


Il secondo intervento riguarda le cosiddette “Pozze dei Mortai” sulle quali è previsto un rimodellamento leggero. La superficie attuale è di circa 30 metri quadrati. Si prevede di riprofilare l’area umida esistente e di realizzarne una nuova poco più grande, a breve distanza e in un terreno argilloso, anche in questo caso delimitata da una rete per impedire l’accesso ai cinghiali. L’aspetto delle pozze dovrà essere il più naturale possibile.

 

IL PERCORSO PER TUTTI


Sul sentiero che si sviluppa lungo la bealera, dall’area barbecue verso la regione Galli, dove sono già state realizzate alcune pedane in legno per ovviare ad alcuni ristagni dell’acqua, si prevede il rimodellamento del fondo del percorso per garantire la percorribilità a chi ha difficoltà motorie: è prevista inoltre la delimitazione con una corda-guida per ciechi e ipovedenti. La larghezza del passaggio verrà mantenuta per consentire il transito dei mezzi AIB e lungo il percorso verranno installate bacheche e leggii tattili a beneficio di una comunità inclusiva.

 

AREA UMIDA “EX INCAFER”


Nell’area umida “Ex Incafer”, in cui si verificano schianti di alberi e sono presenti materiali di accumulo sul fondo, l’intervento sarà finalizzato al miglioramento della biodiversità e non alla fruizione. Saranno infatti mantenute le condizioni di naturalità e verranno messe a dimora specie acquatiche e palustri. L’accessibilità necessaria per la manutenzione sarà resa possibile attraverso un piccolo sentiero.

 

BOSCO DELLE FATE


Gli interventi per favorire la biodiversità nel Bosco delle Fate prevedono la valorizzazione della necromassa presente e la totemizzazione di esemplari arborei morti in piedi, utile anche al fine di garantire la sicurezza dei numerosi fruitori dell’area. A terra saranno allestite alcune pile stones utili per gli insetti, i roditori e i piccoli mustelidi. In fase di progettazione esecutiva si valuterà come armonizzare le esigenze di tutela e incremento della biodiversità con quelle di protezione dagli incendi. Si intende anche apporre una cartellonistica per spiegare l’importanza della necromassa in un bosco, per sensibilizzare il pubblico sul tema e disporre di supporti illustrativi utili alle attività didattiche.

 

CONTENIMENTO DELLE SPECIE ESOTICHE INVASIVE E TUTELA DELLE SPECIE PROTETTE


È previsto il contenimento dell’Ailanto, albero esotico invasivo che si sta sviluppando nel tornante esterno della strada sterrata che porta al parcheggio dei Tiri e sulla vetta del Monte San Giorgio. All’interno del Vivaio Comunale, invece, si realizzerà un prato fiorito a favore degli impollinatori, che potrà essere sfalciato solo alla conclusione del processo di disseminazione. Sarà inoltre realizzata un’area di conservazione ex situ delle specie floristiche protette presenti nel Parco quali la Peonia officinalis, il Dictamnus albus e il Lilium bulbiferum, creando un piccolo vivaio che potrà consentire la produzione di nuovi esemplari da reintrodurre nelle stazioni di origine per aumentarne la consistenza. Nel salone pluriuso del vivaio si allestirà un percorso autoguidato, per accompagnare il pubblico alla scoperta del parco, della sua biodiversità, del suo valore ecologico. Le aree di intervento saranno concordate con il Comune in fase di progettazione esecutiva affinché siano compatibili con le esigenze di spazio dei centri estivi comunali.

 

Il 4 ottobre la camminata per i 1300 anni dell’Abbazia di Novalesa 

Le celebrazioni per i 1300 anni dalla fondazione dell’Abbazia di Novalesa proseguono il 4 ottobre 2026 con l’organizzazione di Sulla Via dell’Abbazia, la camminata ludico-motoria non competitiva che unisce sport, valorizzazione del paesaggio e riscoperta culturale lungo i sentieri della Val Susa.
L’iniziativa, organizzata dall’A.S.D. IRIDE, affiliata Libertas APS, si snoderà su un percorso di 14 chilometri con partenza da Susa alle 9,30 e arrivo al suggestivo complesso monastico di Novalesa. Lungo l’itinerario, che ricalca i cammini storici della Via Francigena, i partecipanti avranno la possibilità di effettuare visite guidate all’interno dell’Abbazia e di usufruire, al termine della camminata, di un ristoro curato dalla Proloco e dal Gruppo Alpini di Novalesa.
L’evento è realizzato con il patrocinio e il contributo economico della Città metropolitana di Torino che, proprietaria di questo gioiello di arte, fede, storia e cultura, ha riconosciuto l’alto valore progettuale e l’impatto strategico dell’iniziativa nell’ambito delle celebrazioni dell’Abbazia di Novalesa.
“Sostenere Sulla Via dell’Abbazia  – ha sottolineato Jacopo Suppovicesindaco di Città metropolitana di Torino – è un riconoscimento dovuto a un simbolo identitario del nostro territorio. L’evento del 4 ottobre dimostra come la storia millenaria possa dialogare con la contemporaneità, offrendo un modo sano e sostenibile di vivere la Val Susa. Abbiamo voluto premiare la qualità di un progetto che mette in rete sport, turismo ed eccellenze locali: investire su Novalesa significa dare risonanza internazionale a un patrimonio che appartiene a tutta la comunità metropolitana e che merita di essere promosso come motore di sviluppo per l’intero territorio alpino.”
Info: www.irideasd.it – info@irideasd.it o info@viafrancigenamarathonvaldisusa.it

Le cinque stazioni ferroviarie del Piemonte che meritano una sosta

La vacanza comincia ancora prima di scendere dal treno

Qualche volta il viaggio comincia proprio dalle stazioni alcune, infatti, sono cosi’ belle che possono essere considerate la prima vera tappa del tour. Spesso le attraversiamo senza nemmeno alzare lo sguardo, ma in realta’ molte di queste meritano una sosta perché raccontano la storia di una città, il gusto di un’epoca e il fascino del viaggio lento. In Piemonte ne esistono alcune che conservano ancora questa magia: edifici monumentali, sale d’attesa ottocentesche, eleganti facciate e panorami che sembrano dare il benvenuto al viaggiatore.

Non possiamo non partire da Torino Porta Nuova, una delle grandi stazioni monumentali italiane. Inaugurata negli anni in cui Torino era la prima capitale del Regno d’Italia, fu concepita come il biglietto da visita della città. Progettata dall’ingegnere Alessandro Mazzucchetti e dall’architetto Carlo Cappi nel 1861, la sua imponente facciata domina piazza Carlo Felice, mentre all’interno si nasconde un autentico gioiello: la Sala Gonin, realizzata per la famiglia reale e decorata dal pittore Francesco Gonin con raffinati affreschi, stucchi e illusioni prospettiche. Ancora oggi attraversare Porta Nuova significa entrare in un luogo dove il viaggio conserva il fascino dell’Ottocento, pur essendo uno dei principali nodi ferroviari italiani.

Completamente diversa è l’atmosfera della stazione di Stresa, forse la più romantica del Piemonte. Disegnata dell’architetto Luigi Boffi, fu assimilata come stile a quello degli altri edifici adiacenti. Tra i materiali si scelse la pietra locale: il granito di Baveno. L’edificio fu arricchito, inoltre, con timpani, mensole e ornamenti in legno. Qui il treno rallenta e il Lago Maggiore compare davanti agli occhi con le sue acque tranquille e le Isole Borromee sullo sfondo. Per oltre un secolo questa è stata la porta d’ingresso del turismo internazionale sul lago: aristocratici inglesi, musicisti, scrittori e viaggiatori del Grand Tour arrivavano proprio qui, iniziando una vacanza che aveva il sapore dell’eleganza e della Belle Époque.

Anche Novara possiede una stazione degna di pausa. Austera ed elegante, c merita di essere osservata con calma. In funzione dal 1854, e’ stata progettata dall’architetto Paolo Rivolta; con le sue linee ottocentesche, rappresenta da oltre centocinquant’anni uno dei più importanti crocevia ferroviari del Nord Italia. Da qui si diramano i collegamenti verso Torino, Milano, il Lago Maggiore e la Svizzera. Affacciata su piazza Garibaldi, accoglie i viaggiatori con un atrio dove poggia il suo terrazzo. Nel 1886 venne realizzata proprio di fronte ad essa la statua di Giuseppe Garibaldi e ai primi del novecento il Monumento alla Mondina, simbolo della citta’.

Più raccolta, ma altrettanto affascinante è la stazione di Cuneo, attiva dal 1937. La facciata e’ in stile neo barocco e sono presenti elementi simili al granito rosa. Il visitatore e’ introdotta alla città dai suoi portici e dei viali alberati. Da qui partono le linee che si inoltrano nelle vallate alpine, regalando alcuni dei panorami ferroviari più suggestivi del Piemonte. Cesare Vinaj fu l’autore del faro monumentale, alto 54 metri, che domina il piazzale della stazione che fu realizzato in occasione dell’inaugurazione. Il cantautore Gianmaria Testa, oltre a coltivare la musica, fece il capostazione in questo scalo.

Infine c’è Savigliano, inaugurata nel 1853. E’ una delle stazioni piu’ antiche del Piemonte, una meta quasi obbligata per gli appassionati di storia ferroviaria; accanto alla stazione, infatti, si trova il Museo Ferroviario Piemontese, dove locomotive a vapore, carrozze storiche e antichi convogli raccontano oltre un secolo e mezzo di trasporti. Non è soltanto una raccolta di mezzi d’epoca, è la memoria di un Piemonte che ha costruito parte della propria crescita proprio lungo i binari. Non a caso la Regione ha scelto Savigliano come uno dei poli del futuro Museo diffuso del patrimonio ferroviario.

Visitare queste stazioni significa concedersi un modo diverso di viaggiare. Prima ancora di raggiungere una città d’arte, un lago o una valle alpina, vale la pena alzare lo sguardo e lasciarsi sorprendere da ciò che ci circonda. Perché le stazioni non sono semplici luoghi di passaggio, sono il primo capitolo del viaggio. E, qualche volta, anche quello che resta più impresso nella memoria.

“L’architettura è un’arte di frontiera, che vive sul confine tra arte e scienza.” Renzo Piano

Maria La Barbera

 

L’estate in città non è mai stata così fresca: a Grugliasco arriva il “Sunday Lunch Park”

Sport, food e DJ set per trasformare il Parco Porporati in un’oasi urbana.

Giro di boa per la IV edizione di “R.Estate al Parco”, che arricchisce il suo calendario serale aprendo straordinariamente di giorno domenica 19 e 26 luglio.

Grugliasco (TO), 15 Luglio 2026 – Chi l’ha detto che per trovare relax, sport e divertimento a luglio bisogna per forza fuggire dalla città? La quarta edizione di “R.Estate al Parco Porporati – Luci, Note e Sapori”, giunta a metà del suo ricchissimo cartellone, lancia una novità assoluta per chi resta a casa: il SUNDAY LUNCH PARK.

Domenica 19 e domenica 26 luglio, dalle 11:00 alle 17:00, la magia che da oltre un mese illumina le notti grugliaschesi si accende anche di giorno. Un format innovativo pensato per le famiglie, i giovani e chiunque cerchi una vera e propria oasi urbana a ingresso gratuito.

All’ombra dei grandi alberi del parco si potrà pranzare gustando le proposte food & beverage della manifestazione, accompagnati da un’inconfondibile atmosfera chill. Ma il vero protagonista sarà l’intrattenimento, pensato per tutte le età:

  • Per gli sportivi: Un nuovissimo campo in erba per sfide all’ultimo punto a Green Volley e Calcio Tennis.

  • Per i più piccoli: Un’area baby dedicata per farli divertire (e far rilassare i genitori) con sabbia magica, piscina con palline colorate e un’area giochi ad acqua per rinfrescarsi.

  • Per le “Good Vibes”: Colonna sonora d’eccezione affidata all’energia di DJ Frisk di TOradio, che curerà la selezione musicale per tutto il pomeriggio.

Le sere d’estate continuano fino all’8 agostoIl “Sunday Lunch Park” si inserisce nel più ampio contenitore di “R.Estate al Parco”, progetto ideato e realizzato da Bis Eventi in collaborazione con SoulFood Music Factory, con il prezioso sostegno della Città di Grugliasco e della Società Le Serre.

Fino all’8 agosto, infatti, l’area verde di Via Tiziano Lanza continuerà a confermarsi il punto di riferimento dell’estate con oltre 50 giorni di eventi. Tutte le sere (fino a mezzanotte), il parco si trasforma in un suggestivo Garden of Lights: i tavoli in legno e i filari di lucine creano l’atmosfera di un “bosco incantato”, palcoscenico perfetto per un’offerta gastronomica trasversale e una proposta musicale eclettica. Dal rock al pop, dallo swing al jazz, passando per soul, RnB e le travolgenti serate caraibiche e sudamericane: un viaggio sonoro dalle mille e una nota.

INFORMAZIONI PRATICHE

  • Dove: Parco Porporati, Grugliasco (TO) – Ingresso Lato Sud (Via Tiziano Lanza).

  • Quando: Tutti i giorni fino all’8 agosto (fino a mezzanotte).

  • Eventi Speciali: Sunday Lunch Park Domenica 19 e 26 Luglio, ore 11:00 – 17:00.

  • Ingresso: Gratuito.

  • Programma completo: www.restatealparco.it

  • Infoline e Prenotazioni: 329.98.81.042 (attivo tutti i giorni dalle 11:00 alle 23:00)

Fare Anima. La Scuola Urbana continuativa raccontata in un documentario

 Un progetto di Scuoletta Montessori che unisce metodo Montessori, pedagogia all’aperto e vita comunitaria per sperimentare un diverso modo di apprendere

Portare la scuola fuori dalle aule e trasformare il territorio, la natura e la vita quotidiana in luoghi di apprendimento. È l’obiettivo di Fare Anima, il progetto educativo sviluppato da Scuoletta Montessori di Orbassano (TO), che integra il metodo Montessori con la pedagogia all’aperto attraverso l’esperienza della Scuola Urbana continuativa, proponendo un percorso nel quale gli studenti tra gli 11 e i 14 anni imparano attraverso l’esperienza diretta, la relazione con gli altri e il confronto con il mondo che li circonda. A raccontarlo è l’omonimo documentario realizzato dall’agenzia creativa Serotonina, che segue trenta adolescenti durante un periodo di vita comunitaria in un ecovillaggio. Il progetto nasce dalla convinzione che la crescita dei ragazzi non passi soltanto dall’apprendimento delle discipline scolastiche, ma anche dall’esperienza concreta, dall’autonomia e dalla capacità di costruire relazioni. Per questo il percorso educativo di Scuoletta Montessori affianca ai principi del metodo Montessori la pedagogia all’aperto, trasformando la città, i laboratori, gli spazi naturali e i luoghi della vita quotidiana in ambienti di apprendimento. La Scuola Urbana continuativa nasce proprio con questo obiettivo: permettere ai ragazzi di sperimentare direttamente ciò che studiano, mettendo in relazione conoscenze, esperienze e vita reale. Dopo i primi due anni di sperimentazione sul territorio torinese, il progetto ha compiuto un ulteriore passo con un’esperienza residenziale all’ecovillaggio LUMEN, in provincia di Piacenza. Qui 30 ragazzi, accompagnati da 5 educatori, hanno condiviso un periodo di vita comunitaria durante il quale studio, attività pratiche, gestione della quotidianità e relazioni sono diventati parte di un unico percorso formativo. È da questa esperienza che prende forma Fare Anima, espressione ispirata al pensiero di James Hillman e intesa come un invito a coltivare legami, autenticità, responsabilità e consapevolezza nella crescita delle nuove generazioni. A documentare questo percorso è il film diretto da Christian Torelli, direttore creativo di Serotonina, che ha scelto di seguire con la macchina da presa i gesti della quotidianità, le relazioni, le difficoltà e le scoperte dei ragazzi, senza costruire una dimostrazione teorica ma lasciando parlare l’esperienza stessa. Il documentario restituisce così uno sguardo dall’interno su un modello educativo che mette al centro la persona e considera la relazione parte integrante dell’apprendimento. Più che raccontare una scuola diversa, Fare Anima propone una riflessione sul significato stesso dell’educazione e sul ruolo che esperienze condivise, autonomia, natura e comunità possono avere nella formazione degli adolescenti. Il documentario diventa così la testimonianza di un percorso educativo che continua a evolversi e che, attraverso la Scuola Urbana continuativa, intende aprire nuove possibilità di apprendimento dentro e fuori la scuola. Il documentario sarà disponibile in streaming su Amazon Prime Video gratuitamente dal 21 luglio.

NOTE DI REGIA Questo docufilm non vuole dimostrare nulla. Vuole mostrare. Mostrare che è possibile un modo diverso di apprendere e crescere, dove la relazione conta quanto la conoscenza, dove le regole si reinventano per accogliere, dove ogni persona è vista come un essere umano, non un numero sul registro scolastico. Ho sentito l’urgenza di raccontare un’esperienza che mette al centro il valore dell’incontro, della trasformazione e dello sguardo autentico tra persone. Ragazze e ragazzi si sono ritrovati lontani da casa, fuori dai ritmi e dai ruoli della scuola tradizionale. Qui, senza banchi né campanelle, hanno imparato a conoscere sé stessi, a guardarsi negli occhi, a vivere pienamente. La macchina da presa ha seguito con delicatezza ogni gesto quotidiano: un abbraccio spontaneo, la timidezza che cede al coraggio, il silenzio di chi sente la nostalgia dei genitori e la gioia inattesa di imparare qualcosa di pratico. Fare Anima è un atto d’ascolto. È la prova che quando un’educazione incontra il cuore, può nascere qualcosa che va oltre la scuola.

SCUOLETTA MONTESSORI ORBASSANO

Il Progetto Fare Anima nasce dalla volontà di osservare e documentare il progetto di Scuola Urbana continuativa all’interno del piano educativo di Scuoletta Montessori, scuola parentale che ha il desiderio di poter offrire un percorso formativo/pedagogico ispirato a due metodi educativi differenti, il metodo Montessori e la pedagogia all’aperto che per i ragazzi dagli 11 ai 14 anni diventa “Scuola Urbana”. Infatti, mentre il metodo Montessori aiuta il ragazzo a sviluppare le sue naturali propensioni ad autogestirsi e auto-disciplinarsi acuendo la sua capacità di apprendere in modo spontaneo verso il mondo che lo circonda, la pedagogia all’aperto offre un modo alternativo e all’avanguardia per fissare attraverso l’esperienza pratica del mondo esterno e le percezioni che derivano da questo vissuto con saperi e informazioni in modo naturale. Oggi i ragazzi sono soggetti ad un forte rischio di inattività e sempre di più vivono all’interno delle loro case, delle palestre, delle biblioteche; questi sono luoghi importanti, ma non danno la possibilità di esperire il proprio corpo, i propri pensieri, la propria energia e i propri limiti in libertà, all’interno di una collettività, e in un ambiente naturale. Troppo spesso la tecnologia, il telefonino, la tv, le consolle ecc… allontanano i ragazzi dal mondo reale catapultandoli loro malgrado in un mondo “finto” e “patinato” che ha poco a che vedere con la realtà. Per questo nasce il progetto sperimentale di “Scuola Urbana”, una scuola di “strada” in cui l’educatore di riferimento sviluppa e approfondisce un argomento, facente parte del programma, portando i ragazzi nel mondo e dandogli la possibilità di apprendere stando all’interno di un laboratorio cittadino o naturale a seconda dei contesti. I ragazzi tra gli 11 e i 14 anni hanno ormai bisogno di toccare con mano l’ambiente che li circonda per potersi misurare con la realtà materica che incontrano e che offre loro l’opportunità di interiorizzare esperienze significative volte alla costruzione di un’identità e una personalità equilibrata. Dopo 2 anni di scuola Urbana sul territorio della provincia di Torino il team degli educatori e degli osservatori pedagogici del progetto decidono di superare una barriera territoriale e temporale, contattano il primo eco-villaggio, LUMEN a Piacenza, con l’idea di osservare gli effetti animici e pratici di questa esperienza, con l’idea che la Scuola Urbana continuativa potesse essere quella chiave per “Fare Anima” come insegna Hillman, cioè coltivare la profondità, i legami, il senso e l’autenticità delle esperienze nella vita di tutti i giorni, così da far radicare nei giovani, che diventeranno adulti, semi preziosi di umanità pacifica, collaborante, nella cura e capace di spendere un’energia non solo per sé ma per la collettività, il bene più prezioso.

CHRISTIAN TORELLI Direttore creativo, fondatore dell’agenzia Serotonina con sede a Torino, compositore, autore e frontman della rock band AVVOLTE. Da sempre interessato allo storytelling attraverso la narrazione visiva, ha lavorato alla realizzazione di numerosi flash mob e videoclip musicali, affrontando temi sociali come le morti bianche, la violenza domestica e i profughi di guerra. Nel 2023 ha realizzato un docufilm per Fondazione Lavazza, raccontando la vita e la dignità dei coltivatori di caffè in Repubblica Dominicana. Parallelamente all’attività artistica e imprenditoriale, è docente di comunicazione e storytelling presso l’Istituto Europeo di Design, il Politecnico e la Facoltà di Economia di Torino, dove promuove una visione umana e relazionale del progetto comunicativo. Fare Anima rappresenta per Torelli un’estensione naturale del suo percorso: un’indagine visiva che intreccia intimità e identità collettiva, nel tentativo di restituire senso e connessione in un tempo frammentato. SEROTONINA Serotonina è l’agenzia creativa più felice d’Italia. Con sede a Torino, è attiva nei campi della comunicazione strategica, del marketing, degli eventi, del web, dell’identità visiva, della fotografia, del podcast, dell’ufficio stampa e della produzione video. Nel corso degli anni ha costruito un percorso che spazia dal mondo istituzionale a quello culturale al terzo settore, lavorando con realtà come Fondazione Lavazza, OVS, Politecnico di Torino, Università di Torino, Unione Industriali Torino e tanti altri. Nel tempo l’agenzia ha attraversato linguaggi diversi — dallo storytelling aziendale ai contenuti per i social media, dagli spot pubblicitari ai documentari di impatto sociale — restando fedele a un’unica idea di fondo: trasformare idee, valori e obiettivi in produzioni capaci di coinvolgere il pubblico, non solo di attraversarlo per qualche secondo. Una buona comunicazione non si limita a essere vista: deve lasciare qualcosa.