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Il Sigillo di Parsifal è un romanzo che parla di storia, di legami che intercorrono fra periodi lontani, di cambiamenti intervenuti nel concetto di cultura, il tutto senza abbandonare un passo narrativo stringente e spesso anche ironico e le coordinate tipiche del plot di un classico giallo
IL LIBRO
Il sigillo di Parsifal è un giallo storico il cui fulcro è costituito da due documenti sonori immaginari: la registrazione del Parsifal, l’ultimo capolavoro operistico di Richard Wagner, eseguito nel 1951 al Teatro alla Scala di Milano dal grande direttore d’orchestra Wilhelm Furtwängler, uno dei numi dell’interpretazione musicale del Novecento, la cui fortuna era stata spesso associata al momento culminate della dittatura nazista, e quella di un colloquio riservato tra Mussolini e Hitler carpito di nascosto nel corso della visita del primo a Roma nel 1938 durante un ricevimento in onore del capo di Stato tedesco a Palazzo Venezia. Si svolge quindi tra gli anni Trenta del secolo scorso e i nostri giorni, passando per il primo dopoguerra, fra Milano, Torino e Roma. Vi si mescolano varie componenti: la ricostruzione dei momenti storici in cui vennero realizzate le due registrazioni, la mancata risoluzione di molti conflitti del passato, dovuti al non aver fatto i conti con la propria storia, la diversa percezione del ruolo della musica nella società odierna oltre all’intreccio più propriamente da “thriller” riguardante le vicende che accompagnano i documenti in questione, inclusa la scia di delitti che si lasciano dietro.
La vicenda ha origine nel ventennio fascista e attraversa quasi un secolo per arrivare all’epoca odierna e coinvolge i possessori dei due documenti sonori, dalla creazione del più antico, con la ripresa nascosta della conversazione segreta fra i due dittatori fatta da uno di due gemelli adottivi di una nobile famiglia romana apertamente schierata col regime fascista, all’altro documento, contenente la registrazione del Parsifal di Wagner diretto da Furtwängler da parte di un appassionato collezionista, segnato anch’esso da un torbido passato nella Repubblica Sociale Italiana.
Nel dopoguerra, i due documenti vengono riversati su un unico supporto e passano per varie mani finché la loro casuale scoperta nei magazzini di una importante fonoteca a Roma, dove giacevano dimenticati da tempo, provoca una sequela di misteriosi delitti. Sarà un giornalista a tempo perso e dongiovanni impenitente, Corrado della Nera, a indagare sul fatto. Dopo esserne venuto incidentalmente a conoscenza, si appresterà fare luce su di esso, squarciando il velo di silenzi e di mistero che vi aleggia intorno. Nel corso dell’indagine, gli si para di fronte una nutrita galleria di inquietanti personaggi viventi o defunti: aristocratiche ciniche e viziose, collezionisti dai torbidi trascorsi, che cercano di occultare i loro vecchi misfatti dietro una facciata di rispettabilità, dirigenti pubblici e professionisti dell’informazione corrotti e senza scrupoli, la cui sola molla è l’ambizione personale, criminali neofascisti dalle perverse inclinazioni e dal sordido passato familiare. Gli saranno d’aiuto una enigmatica e affascinante rossa e una sua vecchia conquista dal temperamento irruente.
Il Sigillo di Parsifal è un romanzo che parla di storia, di legami che intercorrono fra periodi lontani, di cambiamenti intervenuti nel concetto di cultura, il tutto senza abbandonare un passo narrativo stringente e spesso anche ironico e le coordinate tipiche del plot di un classico giallo.
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L’AUTORE
Ettore Pacetti è nato a Roma dove ha compiuto gli studi classici e musicali.
Nel 1984 è assunto in Rai, dove si è specializzato nell’archiviazione dei documenti musicali e poi di tutti i documenti radiofonici, divenendo nel 2006 funzionario di RAI Teche per la catalogazione e gestione degli archivi sonori, carica che esercita fino al congedo per pensionamento.
Nel 2002 pubblica per RAI ERI insieme a Paolo Donati il saggio C’erano una volta nove oscillatori, dedicato alla storia dello Studio di Fonologia di Milano della RAI.
Nel 2009 esordisce nella narrativa col romanzo Segreti concerti, al quale fanno seguito i romanzi Gli stratagemmi della notte (Calibano Editore, 2023), I cerchi delle tenebre (Bertoni Editore, 2024) e Il sigillo di Parsifal (Bertoni Editore, 2025).
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IL SIGILLO DI PARSIFAL
Bertoni Editore, 2025
https://www.ettorepacetti.com/
https://www.bertonieditore.com/shop/it/home/1436-il-sigillo-di-parsifal.html
https://www.amazon.it/sigillo-Parsifal-Ettore-Pacetti/dp/8855359061/
https://www.ibs.it/sigillo-di-parsifal-libro-ettore-pacetti/e/9788855359061

Luciano Lavarra è un autore e artista poliedrico che da oltre vent’anni dedica la sua vita al teatro e alla narrazione. Nel 2003 fonda la compagnia teatrale Figli di Farinella. Da allora scrive, dirige, interpreta e produce commedie e spettacoli. Tra le sue opere più acclamate spicca L’ultimo profeta, da cui nasce l’omonimo romanzo, che ottiene una menzione speciale al prestigioso concorso nazionale Fitautori e che gli ha permesso di aprire un nuovo capitolo della sua carriera. Oltre al teatro, recita in vari film e produzioni televisive. Dal 29 giugno partecipa alla trasmissione “Facci Ridere” su Rai 2 in qualità di comico.


Il suo spettro di collaborazioni è molto ampio così come è importante la sua dedizione all’ attività di sensibilizzazione e supporto nei confronti di chi convive con la sclerosi multipla. A proposito di questo tema medico scientifico, ma anche sociale Loredana Cella ha curato la creazione del libro “Una vita da sclero” (Graphot/Spoon River), una collezione di storie, raccontate da pazienti affetti da questa grave malattia del sistema nervoso centrale, realizzata in collaborazione con il San Giovanni Bosco e l’Aism di Torino.
È un momento qualsiasi, è l’esaltazione del quotidiano che cela l’essenza delle cose. Nella poesia citata l’eleganza torinese è presa alla sprovvista, colta in flagrante mentre si tramuta in semplice golosità. Ma Gozzano sfalsa i piani e costringe il lettore a seguirlo nel suo ironizzare continuo, quasi non prendendo mai niente sul serio, ma facendo riflettere sempre sulla verità di ciò che asserisce. Se con “Le golose” Guido si concentra su una specifica situazione, con la poesia “Torino”, dimostra apertamente tutto il suo amore per il luogo in cui è venuto alla luce.
Ma torniamo a Torino, la sua città natale, la amata Torino, che è sempre nei suoi pensieri: “la metà di me stesso in te rimane/ e mi ritrovo ad ogni mio ritorno”. Torino raccoglie tutti i suoi ricordi più mesti, ma è anche l’ambiente concreto ed umano al quale egli sente di appartenere. Accanto alla Torino a lui contemporanea, (“le dritte vie corrusche di rotaie”), appare nei suoi scritti una Torino dei tempi antichi, un po’ polverosa che suscita nel poeta accenti lirici carichi di nostalgia. “Non soffre. Ama quel mondo senza raggio/ di bellezza, ove cosa di trastullo/ è l’Arte. Ama quei modi e quel linguaggio/ e quell’ambiente sconsolato e brullo.” Con tali parole malinconiche Gozzano parla di Torino, e richiama alla memoria “certi salotti/ beoti assai, pettegoli, bigotti” che tuttavia sono cari al per sempre giovane scrittore. “Un po’ vecchiotta, provinciale, fresca/ tuttavia d’un tal garbo parigino”, questa è la Torino di Gozzano, e mentre lui scrive è facile immaginare il Po che scorre, i bei palazzi del Lungo Po che si specchiano nell’acqua in movimento, la Mole che svetta su un cielo che difficilmente è di un azzurro limpido.





