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Laura Sugamele: “Femminismo, autodeterminazione, patriarcato”

Informazione promozionale

Il libro Femminismo, autodeterminazione, patriarcato. Una riflessione critica sulle moderne strutture biopolitiche (Stamen 2024) scritto dall’autrice Laura Sugamele, si propone come una riflessione sulle principali questioni che caratterizzano l’attuale pensiero femminista.

Attraverso una disamina approfondita della letteratura di riferimento, l’autrice ha tentato di analizzare la connessione tra reificazione e corpo femminile affrontata nei tre capitoli che costituiscono il testo. Il primo capitolo dal titolo Dicotomia, corpo femminile e reificazione, mette in evidenza quanto le dicotomie siano in grado di produrre categorizzazioni tese a influenzare una determinata rappresentazione del corpo femminile nella cultura, nonché il suo ruolo pubblico. Nel secondo capitolo Effetti ed esiti del neo-patriarcato, l’autrice riflette sugli effetti di una nuova tipologia di patriarcato, per lo più connesso alla relazione tra biotecnologie riproduttive e medicalizzazione del corpo femminile. Il terzo, Femminismo della cura e bioetica, è incentrato su una disamina che iniziando dal modello paternalista, che presenta alcune limitazioni, pone una nuova idea di autonomia fondata sulla reciprocità nelle relazioni, mettendo in evidenza l’empatia come valore etico. Il testo invita a riflettere sulle tradizionali logiche dicotomiche e a esaminare le diverse sfumature che contraddistinguono le dinamiche di potere che si innestano relativamente al discorso dell’autodeterminazione sul corpo. Tali dinamiche connesse alla complessa combinazione potere-conoscenza del corpo, emerse già nell’Ottocento, hanno una base in quella che il filosofo Foucault definisce scientia sexualis. Questa “scienza” ha orientato le relazioni umane verso la creazione di un “verità” sulla sessualità, finalizzata alla definizione di strategie sociali e politiche tese al controllo dei corpi; un contesto in cui il corpo acquisisce il “ruolo” di un dispositivo di potere attraverso cui produrre “discorsi” sulla sessualità. A partire dalla riflessione di Foucault «sul rapporto tra potere, sapere e sessualità, il potere è quindi, circolare, reticolare ed emerge come dimensione repressiva del sesso […]» (p. 19). All’interno di tale contesto, le produzioni categoriali sul corpo hanno avuto la conseguenza di stabilire l’esclusione, piuttosto che la diversità di un corpo dall’altro, e tale atteggiamento ha trovato una sua peculiarità nella società della morale ottocentesca, la quale ha contribuito a formulare alcune significative nozioni come quella di “contro natura” laddove, la categoria della “differenza” viene adoperata da Foucault per «smascherare proprio quelle strategie storicamente determinate e interpretate dal potere costituito, al fine di normalizzare le differenze, attribuendo ad esse un significato all’interno di un quadro istituzionale» (p. 24). Il “valore” della conoscenza conferisce un significato specifico al sesso e al corpo sociale allorché, la logica dualista – su un piano storico e antropologico – progressivamente ha cristallizzato le polarità in paradigmi sessuali-storicizzati, alla fine, determinando il corpo sia come realtà costruita, sia come principio narrativo delle divisioni sessuali.

La riflessione compiuta dall’autrice considera le prospettive teoriche di autorevoli voci del femminismo, tra cui l’antropologa Mary Douglas, la quale sottolinea come gli “usi sociali” del corpo siano finalizzati alla formazione di determinate strutture sociali. In questa prospettiva, i corpi femminili e maschili sono orientati su gerarchie e su dicotomie tradizionali. Ed è proprio dalla concezione del corpo come fulcro della “narrazione” dualista che, in particolare dagli anni Settanta, le argomentazioni successive del movimento femminista iniziano ad essere rivolte, propriamente, sulla specificità dell’oppressione delle donne relativamente alle discriminazioni sociali, economiche, razziali e sessuali (p. 34). «A questo punto, il femminismo inizia a configurarsi come movimento politico e militante la cui finalità è quella di “dare voce” all’oppressione delle donne come una questione che ha origini storiche, patriarcali e antropologiche. Dagli anni Settanta c’è quindi la necessità di decostruire l’idea che il ruolo della donna sia esclusivamente connesso con un “destino procreativo”» (pp. 34-35). Nelle pagine del testo, il termine “reificazione” è una costante – termine che nella riflessione dell’autrice viene declinato nel significato di “oggettivazione” del corpo femminile – il quale, successivamente al pensiero di Karl Marx, inizia ad essere esaminato attraverso diverse prospettive teoriche, ad esempio in György Lukács che identifica il processo di reificazione come aspetto centrale in una società capitalista, in cui le capacità individuali e le relazioni sociali, legate al risultato finale di produzione, sono ridefinite come fattori produttivi ed economici. Nell’ambito del femminismo sono di rilievo le riflessioni di Martha Nussbaum e Catherine Mackinnon. Da una parte Nussbaum, che parla di reificazione come “oggettivazione”, un termine che quindi ha un chiaro riferimento alla trasformazione del soggetto, sia femminile che maschile, in merce di scambio; dall’altra Mackinnon, la quale si pone sulla stessa linea, sottolineando l’aspetto negativo che contraddistingue la reificazione, evidenziando tale categoria come fattore determinante nella riduzione dell’essere umano quale strumento per il raggiungimento di un obiettivo, in particolare economico. Nel testo si riflette anche sull’influenza del contesto culturale e di modelli sessuali specifici nel meccanismo di reificazione-oggettivazione del corpo femminile, per le conseguenze di tale meccanismo connesso a canoni estetici e di bellezza determinati socialmente. La connessione tra reificazione del corpo e interiorizzazione di modelli sessuali specifici, viene esaminata dall’autrice, attraverso il pensiero di Jean Baudrillard, sociologo e filosofo francese, il quale, in buona parte delle sue opere, delinea la società contemporanea come una società focalizzata sulla ricerca e sul consumo di beni, il cui fondamento è il “valore di scambio simbolico”. È questo che consente agli individui, all’interno del proprio contesto sociale, di preservare lo status socio-economico a cui appartengono. Tale trasformazione tende a declinarsi sulla sessualità, sul corpo, sulle gerarchie di genere, classe e razza, nonché sulla riproduzione giacché, la società contemporanea, caratterizzata da una “politicizzazione” della sfera privata e sessuale, contribuisce a una reiterazione del meccanismo di produzione-riproduzione dei corpi, all’interno di logiche di mercato incentrate sul profitto. Il particolare punto di vista che si può scorgere è quello che mette in evidenza l’attuale processo bio-economico, alla base della connessione patriarcato-capacità procreativa femminile, nel cui contesto il corpo della donna, certamente acquisisce un valore simbolico specifico (p. 57). Questo aspetto viene perfettamente chiarito attraverso le riflessioni di tre influenti voci del panorama femminista post-coloniale: Carolyn Merchant, Silvia Federici e Vandana Shiva, il cui pensiero sembra focalizzarsi sull’interazione colonialismo-capitalismo-patriarcato laddove, le attuali dinamiche economiche sono interpretate sia come riflesso di una impostazione antropocentrica, sia come un autentico meccanismo neo-economico e neo-coloniale finalizzato all’accumulazione di ricchezza (p. 63). In particolare nel pensiero di Shiva emerge «la connessione tra risorse della natura, risorse sessuali e riproduttive» (p. 64). Viene accentuato, quindi, il legame tra risorse naturali e risorse riproduttive, nel momento in cui la manipolazione e lo sfruttamento della natura, nonché della natura umana, è una tematica che viene collegata all’oppressione delle donne e del loro corpo, in tal modo categorizzato in un sistema economico-patriarcale controllato con il fine di produrre profitto. In questa linea concettuale, l’autrice – attraverso il pensiero di Zygmunt Bauman sulla postmodernità – riflette anche sull’attuale condizione degli individui trasformati in consumatori, una condizione che sembra essere connotata da una dimensione sociale-culturale individualista, nella quale i legami e le relazioni umane sono fragili, assumendo una “forma liquida” (p. 65).

Difatti, il punto di vista critico che Bauman offre della società consumistica, caratterizzata da “corpi” trasformati in prodotti e da relazioni umane commerciabili, costituisce un’analisi significativa che prende in considerazione anche la procreazione quale parte integrante dell’attuale processo economico. La connessione procreazione-economia, viene affrontata dall’autrice facendo riferimento al pensiero di Nancy Fraser, filosofa statunitense che riflette criticamente sul femminismo di “seconda ondata”, il quale – secondo Fraser – avrebbe avuto una involuzione relativamente all’istanza dell’autodeterminazione sul corpo, modificando la sua traiettoria in direzione di un contesto economico e neoliberista. Nello specifico, Fraser osserva che, nell’intento di promuovere l’emancipazione delle donne, la “seconda ondata” del femminismo ha tuttavia modificato il proprio orientamento filosofico-concettuale, alla fine, allineandosi con una visione della produttività, del profitto e della riproduzione sociale, rispetto a una visione positiva dell’utilizzo delle metodiche biotecnologiche (p. 66). In tal senso, è fondamentale comprendere le contraddizioni interne allo stesso pensiero femminista, relativamente a diverse posizioni che esistono sull’eventuale utilizzo delle metodiche biotecnologiche. Tale aspetto, secondo Fraser, mette in evidenza quanto sia cambiato il senso stesso della libertà femminile sul corpo, adesso, identificata con una «ri-significazione emancipatoria» (p. 77). Questa nuova strutturazione economica che ha pervaso la stessa società, secondo Fraser ha la sua origine nel capitalismo organizzato dallo Stato, ossia quella forma economica sorta durante la grande depressione e nel periodo successivo alla seconda guerra mondiale; un sistema economico complesso che, secondo Fraser, ha avuto come finalità quella di risolvere le contraddizioni tra produzione economica e riproduzione sociale, ma che ha, comunque, impattato significativamente dal punto di vista dello sfruttamento delle risorse, sia umane che naturali (p. 79); e alla base di questo sistema – supportato dalla tendenza a uniformare comportamenti, azioni, abitudini determinate e legate a ruoli sociali e di genere – vi è l’economia neoliberale, la cui connotazione è quella di reiterare “pratiche di riproduzione”. In tal modo, si sottolinea una stretta correlazione tra funzione riproduttiva e le attuali tecnologie, aspetto che dovrebbe far riflettere sulla peculiarità dell’attuale tendenza economica poiché convergente con le moderne «pratiche di riproduzione, le quali sono particolarmente costose e il cui accesso è relativo alla procedura che viene richiesta» (p. 82). In questa prospettiva, il focus incentrato sulle “pratiche di riproduzione” conduce a riflettere sulla subordinazione femminile poiché, specialmente in ambito riproduttivo-procreativo, tale condizione – connessa al genere – si dilata in vari contesti, ossia non limitati allo spazio domestico e privato, bensì estesi a quello pubblico-politico laddove, è necessario considerare che «categorie come il razzismo, classismo e sessismo, inevitabilmente, influiscono sull’emarginazione e la subordinazione, non solo delle donne bensì di altri soggetti vulnerabili socialmente» (p. 96). In tali termini, è innegabile che le moderne tecnologie riproduttive offrono alle donne una possibilità maggiore di autonomia, nonostante, sia opportuno comprendere le eventuali conseguenze sociali, nonché le implicazioni etiche legate a un loro utilizzo (p. 97). Sarebbe quindi, opportuno riflettere su quali siano le effettive possibilità di accesso alle tecnologie per tutte le donne e se tale possibilità sia legata al fatto di appartenere a determinate categorie sociali. Nel testo, la riflessione si collega al tema della medicalizzazione del corpo femminile, in sintonia con il pensiero di Barbara Duden, per la quale, dal Seicento il corpo femminile sembra esser stato categorizzato su una “narrazione” sessuale-riproduttiva, aspetto particolarmente rilevante nel diciannovesimo secolo, dove il meccanismo di reificazione dei corpi viene reiterato attraverso un discorso pubblico sulla maternità come ruolo istituzionale, obiettivo che, come sottolinea Duden, si concretizza con un intervento diretto da parte dello Stato e della politica pubblica sulla riproduzione e sulla cura dei fanciulli. Secondo Duden, proprio la responsabilità sociale attribuita alla donna, in relazione alla sua funzione riproduttiva – identificata come continuità sociale – potrebbe allinearsi a una forma di miglioramento riproduttivo del corpo (p. 100). Il libro prosegue con una disamina sulle recenti concettualizzazioni femministe, integrate con teorizzazioni inerenti agli studi di bioetica, nelle quali si sottolinea una prospettiva critica nei confronti del ragionamento astratto e individualista connesso alla tradizione medico-paternalistica, perché tendente a omettere il complesso panorama esistenziale che contraddistingue una persona, dalle relazioni interpersonali al contesto culturale, sociale, economico o religioso. Si evidenzia l’importanza di un approccio femminista alla bioetica che si caratterizza per un’attenzione particolare al benessere individuale, il quale andrebbe collegato a una comprensione dell’orizzonte esistenziale di una persona, in un’accezione ampia che ha un chiaro fil rouge nel riconoscimento dell’empatia, del dialogo e della comprensione dei problemi altrui (p. 105). In precedenza, da Carl Rogers a Daniel Goleman, sino a Martha Albertson Fineman, si pone enfasi sul concetto di vulnerabilità e di empatia. In particolare, il concetto di vulnerabilità emerge quale condizione condivisa che può trasformarsi in risorsa, al fine di promuovere concretamente pari opportunità, obiettivo che può realizzarsi proprio grazie all’empatia per l’altro/a. In tale prospettiva è fondamentale considerare e valutare, in primo luogo, le esperienze di vita di ogni soggetto; tale approccio è quindi rilevante, in quanto mette in evidenza la ristrettezza di un modello teorico-morale, esclusivamente fondato su norme astratte e principi generali.

Da questo punto di vista, per il pensiero femminista è centrale adottare un “distanziamento critico” da un sistema teorico-astratto che presuppone di esaminare tutto ciò che contraddistingue lo spazio personale di un soggetto, mediante l’applicazione di principi razionali e universali che, di fatto, sono parziali rispetto a una valutazione complessa che ha la necessità di scandagliare il “caso particolare”, che richiede proprio un’analisi particolare di tutti gli aspetti che contraddistinguono l’esistenza individuale, dilatata attorno a variabili economiche, culturali o di genere (p. 107). La riflessione dell’autrice, in tal modo, si sofferma sul femminismo della “differenza sessuale”, il quale mette in luce la necessità di comprendere gli individui e il loro specifico contesto di vita laddove, nella pratica, è fondamentale proporre non solo un richiamo alla “cura”, bensì una maggiore attenzione verso un potenziamento delle “capacità” delle persone in un determinato contesto relazionale. Nelle posizioni di Sara Ruddick, Nel Nodding, Susan Wolf, Fiona Robinson, Carol Gilligan, Eva Kittay, Virginia Held e Joan Tronto – delle quali l’autrice esamina le diverse concettualizzazioni teoriche – si indica il concetto di “etica della cura” per la sua importanza nel riconoscere le relazioni e i legami poiché, sono questi che influiscono sull’esistenza delle persone; pertanto è necessario evidenziare quanto sia rilevante la dimensione concreta dell’esperienza soggettiva, la quale è caratterizzata da parole, azioni e interazioni. La “cura” identificata come aspetto intrinseco all’interdipendenza e alla propensione a comprendere e a sostenere l’altro/a e la sua vulnerabilità, la quale non deve essere interpretata come debolezza o fragilità, perché il suo significato si estende a una prospettiva più ampia, ossia quella di conoscere e riconoscere che il “noi” si costituisce soltanto nella relazione e nella comunicazione reciproca con l’“altro”. Ciò implica che l’etica della cura, l’empatia e la relazione-comprensione sono su un analogo piano di riflessione. Del resto, l’empatia costituisce il “cuore” della relazione noi-altro, essenziale interconnessione connotata da una comprensione reciproca che, se percepita da entrambi i soggetti coinvolti in tale relazione, offre la possibilità di affrontare la vulnerabilità che comunque, è parte della stessa esperienza umana (p. 120). Relazione, dare, ricevere e senso di responsabilità costituiscono i tre aspetti fondamentali che definiscono la vulnerabilità di ogni essere umano, nonché la sua interdipendenza dagli altri, in linea con un concetto basilare che costituisce il “terreno” di tale interdipendenza: la necessità di prendersi cura degli altri. In tal modo, l’interdipendenza si delinea come interconnessione positiva, che rappresenta un tratto distintivo di ciascun individuo e che richiama la coesione quale caratteristica principale di ogni comunità democratica, dove ogni persona supporta l’altra, risultando così un elemento centrale nel contesto collettivo delle relazioni umane (p. 126). Nel testo, si sottolinea ulteriormente quanto il concetto di cura abbia un chiaro riferimento nell’interazione tra due soggetti, specialmente nell’azione del sostegno e del supporto, come azione deliberata e intenzionale di “aiutare” e “comprendere” l’altro. Tale atteggiamento è direttamente orientato alla pratica relazionale, da cui emerge proprio il suo valore: la relazione di cura che ha una significativa portata morale e universale, in quanto riferita alla “buona cura” e alla “cura della persona”. In quest’ottica, attraverso la posizione di Martha Nussbaum, filosofa che ha teorizzato il concetto di “approccio delle capacità”, il testo focalizza l’attenzione sulle capacità umane che dovrebbero costituire il fondamento dei principi umani fondamentali. ‭«L’attenzione, la responsabilità e la capacità di rispondere ai bisogni altrui […] potrebbero determinare le “nostre” pratiche verso una consapevole politica della valutazione di interessi e bisogni» (p. 134). In tal senso, l’etica della cura potrebbe trovare effettiva applicazione nel contesto sociale, politico, economico di riferimento della persona, in particolare in una società come quella odierna, nella quale persistono le discriminazioni, nonché le differenze di genere e di classe; una concezione di “cura” intesa come una opportunità per garantire un potenziamento delle “capacità” delle donne, nel momento in cui «una nozione di cura declinata in ambito sociale e politico-economico, è una grande potenzialità finalizzata per rendere effettiva la partecipazione democratica da parte delle stesse donne» (p. 135).

L’AUTRICE
Laura Sugamele dottoressa di ricerca e docente in filosofia, storia e scienze umane si occupa di
reificazione del corpo femminile, violenza sessuale come questione politica e relazioni tra
patriarcato, nazionalismo e guerra. E’ autrice dei seguenti libri: Percorsi e teorie del femminismo
tra storia, sviluppi e traiettorie concettuali (Aracne 2019); Corpo femminile e violenza politica. Lo
stupro tra nazionalismo e conflitto etnico (Stamen 2022); Femminismo, autodeterminazione,
patriarcato. Una riflessione critica sulle moderne strutture biopolitiche (Stamen 2024).

“Cercava la luce”: intervista a Roberto Saviano sulla ragazza che sfidò la ‘ndrangheta per amore

 In un’epoca in cui le parole sembrano spesso svuotarsi di significato, il nuovo libro di Roberto Saviano, L’amore mio non muore, edito da Einaudi, risuona come un grido di speranza e di denuncia. Il titolo stesso, carico di una potenza e di un’urgenza straordinarie, annuncia il dramma e la bellezza di una storia che va oltre la cronaca, toccando le corde più intime dell’animo umano. Dopo aver conquistato il pubblico al Salone del Libro di Torino, Saviano torna nella città piemontese, precisamente al Teatro Colosseo, il 22 maggio, per raccontare una storia che mescola l’amore, la morte e la lotta alla malavita. Una narrazione che, purtroppo, non ha il conforto della finzione, ma che è la cruda e struggente verità di una giovane donna che ha avuto il coraggio di opporsi alla ‘ndrangheta, pagando un prezzo altissimo. Il libro racconta la vita di Rossella Casini, una giovane fiorentina che, a vent’anni, si innamora di Francesco, uno studente calabrese lontano da casa. Quell’amore, come un uragano, la trascina dalla sua città natale fino in Calabria, dove scopre che la famiglia del suo amato è legata a una potente cosca della ‘ndrangheta, la ‘ndrina della piana di Gioia Tauro. Un amore che, purtroppo, non basta a proteggerla dalla violenza del mondo che le si svela, e che la costringerà a fare scelte impossibili. Rossella si batte per fermare una faida sanguinaria, chiede verità e giustizia, senza risparmiarsi, mettendo a rischio la sua stessa vita. La sua è una lotta che sembra condurre verso l’ineluttabile, ma che al contempo rivela il coraggio di una ragazza che non si arrende mai alla paura. La storia di Rossella emerge, quasi per caso, da una vecchia fotografia, l’unica testimonianza rimasta di una vita breve ma intensissima. È grazie all’instancabile lavoro di due giornaliste che la sua vicenda riemerge, trovando infine il suo posto in questo libro di Roberto Saviano, che fin dal primo incontro con il racconto ne percepisce la forza. Saviano, nell’introdurre la storia di Rossella, non può fare a meno di riflettere su quella sensazione che provano i pochi che, come lui, si avvicinano a una storia che li segnerà per sempre. “Per la prima volta,” racconta l’autore, “al di là dell’aspetto criminale, provavo un reale interesse verso l’amore che muoveva Rossella.” In quelle parole c’è il contrasto tra la sua visione della vita e quella di Rossella: “Lei prova qualcosa che non sono più in grado di provare, è fiduciosa, io diffidente. Lei cerca la luce, io il buio.” Ma Rossella, pur nella sua fragilità, ha vissuto con la pienezza dell’essere umano che ama senza riserve. Saviano ci ricorda che è necessario restituire alla fase dell’innamoramento la dignità che merita, perché, a dispetto delle ombre che talvolta la vita ci getta addosso, l’innamoramento è un atto di speranza che sfida l’impossibile. Rossella lo ha fatto fino in fondo, vivendo e amando con una purezza che oggi sembra utopica.

Rossella ha combattuto per un’idea di felicità che aveva il volto e il nome di Francesco. Dalla profonda immersione che hai avuto nella sua storia, credi che, almeno per un momento, Rossella sia riuscita a essere davvero felice?

Sin dall’inizio della loro relazione, Rossella sembra toccare con mano una felicità autentica. È forse proprio quell’istante di luce a spingerla a sfidare il buio, a opporsi a alla faida che inghiotte tutto. La sua battaglia, condotta quasi a mani nude, nasce da un atto d’amore, non di ingenuità. La colpa non è sua: la responsabilità morale ricade su chi l’ha isolata, manipolata e infine condannata. La felicità, per Rossella, non era un’illusione, ma un’urgenza. E la sua fede nella possibilità di fermare una faida millenaria – qualcosa che spesso neanche lo Stato riesce a fare – la dice lunga sulla forza del suo sentire.

C’è un episodio, tra tutti, che incarna il senso più profondo della sua lotta?

Uno su tutti: il giorno in cui Rossella bussa alla porta di un boss per chiedergli di fermare la faida. Lo fa in nome dell’amore. Lo fa perché crede, con tutta se stessa, che la sua felicità con Francesco meriti una possibilità. Quel gesto non è solo disperato: è radicale, è totale, è umano.

Un gesto folle o un atto d’onore? Come lo definiresti?

Entrambi. Per qualcuno è incoscienza, per altri eroismo. Di certo c’è coraggio. Chi lo giudica un gesto ingenuo ha le sue ragioni: in un contesto così violento, quell’atto può apparire insensato, persino suicida. Ma Rossella non era semplicemente incosciente: era determinata. Voleva essere felice, e per questo si è assunta ogni rischio. “Io voglio vivere, voglio amare, voglio che tutto questo finisca”, sembrava dire. E nella sua voce c’era la voce di chi sa che la felicità, a volte, è una battaglia da combattere fino in fondo.

Valeria Rombolà

“Letti di Notte”, il programma del Festival Letterario di Carmagnola

Saranno 5 gli ospiti di fama nazionale per altrettante serate dedicate ai loro libri. È stato annunciato il programma definitivo del Festival Letterario pop “Letti di Notte 2025”, che si svopge a Carmagnola dal 10 al 14 giugno prossimi. L’evento è giunto alla sua nona edizione consecutiva, e viene ospitato all’interno del parco di Cascina Vigna, in via San Francesco di Sales 188, organizzato dal Gruppo di Lettura Carmagnola e dal Comune di Carmagnola nell’ambito delle iniziative del “Mese Cultura”, con l’obiettivo di infondere il piacere della lettura facendo abbracciare tutte le arti. Confermata la formula pop del festival che lo scorso anno ha fatto registrare sold out in tutte le serate, con una media di oltre 500 spettatori; gli autori ospiti presentano le loro opere e dialogano con i giornalisti intervistatori, rispondendo anche alle domande del pubblico e rendendosi disponibili per il farmacopea a fine serata. Il programma 2025 è il seguente: martedì 10 giugno Marco Bocci presenterà il libro “Nelle tue mani, nella sua pelle”(Salani); mercoledì 11 giugno Paolo Ruffini sarà intervistato da Attilio Celeghini sul libro “Benito presente!”(Baldini&Castoldi); giovedì 12 giugno Marco Maccarini sarà intervistato sul libro “Un decimo di te”(Limina) da Simona De Cero; venerdì 13 giugno Lucia Annibali con il libro “Il futuro mi aspetta”(Feltrinelli) sarà intervistata da Natalia Ceravolo; sabato 14 giugno Rita Pavone sarà intervistata da Beppe Gandolfo a proposito del suo libro “Gemma e le altre” (La Nave di Teseo). Tutti gli incontri hanno inizio alle ore 21 a ingresso gratuito, fino a esaurimento posti. Non è prevista la prenotazione. Sono trasmessi anche in diretta streaming online sulla pagina youtube ufficiale Gruppo do Lettura Carmagnola, e sulle pagine social dei partner. I partecipanti sono invitati a portare con sé il proprio libro preferito. È disponibile un ampio parcheggio e un servizio bar fino alle 22. In caso di maltempo sarà presente una tensostruttura.

Ogni sera si esibiranno le artiste di Essenza Danza, con momenti di ballo ispirati ai vari libri e agli scrittori presenti sul palco. Quest’anno si prosegue con “Letti di Notte Kids”, realizzato in collaborazione con la Fondazione di Comunità Carmagnola e Musli Torino: un laboratorio letterario gratuito per bambini. Novità per il 2025 sarà la presenza nel parco, durante i giorni del festival, delle opere d’arte contemporanea del collettivo Cracking Art, realizzate per sollecitare una riflessione collettiva sui temi dell’effetto antropico sull’ambiente naturale, tramite azioni performative coinvolgenti in cui installazioni fuori scala invadono i luoghi più vari degli spazi deputati all’arte e a quelli della vita quotidiana. Il messaggio che si vuol far giungere ai partecipanti è il seguente: rigenerare la plastica significa sottrarla alla distruzione tossica e devastante per l’ambiente, domandone nuova vita, farne delle opere d’arte significa comunicare attraverso un linguaggio estetico innovativo, esprimendo una particolare sensibilità nei confronti della natura. Tanti gli eventi collaterali previsti. A partire da inizio giugno è in vendita per il terzo anno consecutivo la bookpie, dolce speciale ideato dalle panetterie cittadine in onore della manifestazione. Quest’anno la croccante frolla al cioccolato comprende una sorprendente farcitura alle ciliegie. Per festeggiare l’arrivo di una estate che si preannuncia torrida, i gelataio cittadini propongono la Bookcream, gelato ispirato ai sapori della Bookpie, ognuno con una libera interpretazione, ma sempre con protagonisti il cioccolato, le ciliegie e le amarene. La novità del 2025 è anche una frolla estiva rivisitata dai mastri pasticceri cittadine, con il nome di Booksacker. Duemsono imconcorsi per scuole superiori del territorio, con premiazione durante le sere del festival. Il contesto di scrittura “Adesso scrivo io” sul tema del cibo, che ha visto protagonisti gli studenti dell’istituto Norberto Bobbio di Carignano. In programma anche la presentazione del nuovo libro contenente i migliori racconti, edito dalla casa editrice Bundia Books di Torino. Allievi e allieve del Baldessano Roccati di Carmagnola si sono cimentati nel contesto video “Un libro in tre minuti”: dopo la lettura di un libro, hanno dovuto creare il booktrailer.

“Letti di Notte 2025, sulla scia delle edizioni precedenti, si conferma una manifestazione in grado di portare sul palco di Cascina Vigna tanti personaggi di rilievo, ciascuno nel proprio ambito, in grado di appassionare anche lettori occasionali – dichiara Maurizio Liberti, direttore artistico della manifestazione- il festival mira anche a far abbracciare le arti ponendosi come momento di festa e approfondimento culturale, di socialità e svago, in un’atmosfera vivace di scambio e conoscenza”.

Info e contatti: visitare la pagina Facebook “Letti di Notte Carmagnola” o il sito www.gruppodilettura.net – in aggiunta scrivere a gdlcarmagnola@gmail.com – 392 5938504

Mara Martellotta

“La vita va dove va il tuo sguardo”: Fabi e il suo nuovo orizzonte musicale

 

“Io sto nella pausa tra capire e cambiare”. È con questa frase – densa, sospesa – che Niccolò Fabi ha dato il via, ieri sera, all’incontro nella splendida cornice della Fondazione Circolo dei Lettori di Torino. Un evento che non è stato solo la presentazione del suo nuovo album, Libertà negli occhi, ma un’immersione sincera e profonda nel suo processo creativo, nella sua evoluzione artistica e umana.

Fabi, classe 1968, scuola romana, ha raccontato un progetto nato non da una certezza, ma da un’incertezza. “Non credevo di avere elementi rassicuranti per pensare che ne valesse la pena”, ha ammesso con disarmante onestà. “Non era una dichiarazione d’intenti, ma di sentimenti”.

Il punto di svolta arriva in alta Val di Sole, in una località montana lontana dai riflettori e dai flussi turistici. Un lago ghiacciato, un rifugio spartano, dieci giorni condivisi con colleghi musicisti fidati. Un’esperienza extra-musicale che si è fatta identità artistica. Porta con sè una squadra di artisti e colleghi fidati e descritti come parte integrante della magia dell’album: Alberto Bianco e il batterista Filippo Cornaglia, con cui condivide il palco e collabora da quasi 10 anni; Emma Nolde, nuova perla del cantautorato italiano; Cesare Augusto Giorgini, cantautore e producer conosciuto grazie all’esperienza di docente presso Officina delle Arti Pierpaolo Pasolini; e Riccardo Parravicini, sound engineer. Un’esperienza extra-musicale che si è fatta identità artistica. Lì, in quell’ambiente essenziale, Fabi cerca – e trova – il fuoco creativo che nella quotidianità sembrava smarrito.

All’inizio c’erano solo frammenti: quattro brani quasi finiti, tre già scritti ma ancora orfani di una vera identità sonora, e altri spunti privi di parole. “Mancavano di sogno”, confessa. È lì che succede qualcosa. Un arpeggio registrato per caso in un pomeriggio, ascoltato la sera in un bar al piano inferiore del rifugio, diventa scintilla. Chi mi conosce meglio di te nasce così, come un piccolo miracolo collettivo: ognuno contribuisce, tranne uno. Ma anche lui, Angelini, durante la notte scrive il testo che mancava e il giorno dopo lo rivela. Magia.

Un’altra gemma è Alba, la prima canzone dell’album. Nasce da uno strumento usato nello yoga, suonato per gioco. Un “brodo primordiale”, lo chiama Fabi. Da lì prende forma un viaggio sonoro fuori dai canoni abituali, con echi che nel finale si intrecciano idealmente ai Radiohead.

Tra i brani più intensi, Nessuna battaglia. Pensata inizialmente a Roma, mancava di un finale. In montagna, grazie al contributo corale del gruppo – e alle urla liberatorie di Alberto ed Emma – la canzone trova la sua forma definitiva: felice e trionfante. Racconta un momento di trasformazione fisica e interiore, senza cadere nei cliché. “Non mi riconosco nel racconto canonico della malattia – dice Fabi – ma volevo che la canzone potesse essere di sostegno a chi sta affrontando quel percorso”.

Poi c’è Cuore gentile, ispirata a Guido Guinizzelli e al dolce stil novo. Un omaggio al Fabi studente universitario, che si interrogava sull’amore terreno e spirituale. “Al cor gentile torna sempre amore? Non te lo posso assicurare, ma mi piace pensare di sì”.

Il valore del disco, però, non sta solo nelle singole tracce. Libertà negli occhi è il risultato di una scelta precisa: circondarsi di persone che conosce bene – Emma, Cesare, Alberto, Angelini e il fonico Pallavicini – ma capaci di rompere gli automatismi. “Sono un cacciatore di non comodità. Il furgone è il nostro confessionale: lì capisci con chi hai davvero a che fare”.

Con questo progetto, Fabi ha voluto esplorare una libertà nuova. “Rispetto a Novo Mesto, qui sono il più grande del gruppo, non il più giovane. Ho più consapevolezza, sono anche produttore del disco. Volevo praticare una libertà che allora non avevo”.

E forse è proprio questa la chiave di Libertà negli occhi: uno sguardo maturo, disilluso, ma ancora capace di stupore. Un album che non urla, ma resta. Come accadde con Costruire, che impiegò anni prima di entrare davvero nella vita delle persone. Per Fabi, il tempo non è un limite. È parte del percorso. E ieri, a Torino, ne abbiamo visto un pezzo importante.

Valeria Rombolà

Il mio tempo adesso

LIBRI / L’INTERVISTA 

Sul suo profilo Facebook, Roberta Westmacott si presenta così: ” Scrivo di donne che rinascono. Romanzi per chi ha vissuto, perso, amato. E ricomincia da sè” . 

Una modalità da vera e propria scrittrice da lungo corso: non ha preso parte ad alcun evento al Salone del Libro di Torino, eppure il suo libro ha tutte le potenzialità per attirare attenzione, anche fuori da circuiti canonici dedicato alla promozione libraria
‘ IL MIO TEMPO ADESSO’: un titolo che si rivolge soprattutto al mondo delle femmine sensibile, caparbie, determinate, fragili. ma così attaccate e desiderose di vita.
Noi de IL TORINESE l’abbiamo intervistata:
1. Come nasce l’idea di scrivere un libro dedicato alla rinascita? immagino sua personale… 
Io sono sempre stata una persona molto empatica e, nelle mie diverse vite, ho avuto tante occasioni per entrare in contatto con donne a cui serviva solo una fiammella per rinascere. Pensi che un tempo mi occupavo di una rubrica di posta dedicata alle donne e alle loro problematiche. È stato un momento molto bello ed edificante  nella mia vita.
Come tutti ho vissuto dei grossi drammi e ho scoperto che, anche nelle relazioni più miti, si nasconde il rischio di spegnerci e di perdersi. I miei ultimi anni sono stati complicati e pieni di dolore e di paura. Mi hanno portato a spegnermi e a perdermi e a rendermi conto che non sarei stata utile a nessuno se avessi continuato a mettermi così da parte. Quindi ho ripreso a prendermi cura di me, anche attraverso la scrittura, per me terapeutica. E ho pensato che potesse essere terapeutica anche per chi legge.
2. Ci può fare una breve sinossi ? 
2. Ho scritto di Laura, una donna che ho davvero conosciuto e che stava vivendo una relazione tossica con il marito. Ci siamo conosciute al mare, lei era ligure. Poi non so che fine abbia fatto, ma per lei ho immaginato una rivalsa, esattamente come la Laura de ‘Il mio tempo adesso’ che capisce di essere finita in un vortice di annullamento di sé e prova a tirarsene fuori attraverso la sua più grande passione, la pittura. Poi è un libro d’amore (che penso ce ne sia tanto bisogno) e quindi una parte della rinascita passa attraverso la riscoperta di un sentimento e del suo corpo, per tanto tempo mortificato dall’indifferenza. Ho scelto di inserire un paio di scene d’amore passionale di Laura perché ritengo che anche il sesso sia un modo per riscoprirsi.
3. Cos’ è per lei il tempo che passa? 
Per me il tempo che è passato è un bagaglio di esperienza dal quale attingere, un pozzo senza fondo di vita vissuta, che mi ha resa chi sono. E penso al tempo che mi resta, che non so se sia paragonabile a quello passato in termini di quantità, e che per questo voglio vivere al meglio. Cercando di esaudire i miei desideri, quelli che mi identificano. Come scrivere un libro, e autopubblicarlo.
4. Perchè, scrivendo il libro, secondo lei, sono le donne a subire di più la pressione dello scorrere degli anni che passano? 
Siamo in una società che ci chiede di essere performanti a livello cerebrale, fisico, emotivo, sessuale. In tutti i campi. E gli anni che passano, in quest’ottica, ci rendono insicure.
5. Dove si puà acquistare? 
Il mio tempo adesso è disponibile su Amazon sia in versione kindle che in quella cartacea, ed è addirittura gratis per gli abbonati di Kindle Unlimited. https://www.amazon.it/dp/B0F8J7QY8Z
Chiara Vannini

Oltre lo sguardo: l’Italia di Pierre Adrian

Incontro con l’autore di Hotel Roma

15 maggio 2025 | ore 18.30 | Gymnasium di CAMERA

Via delle Rosine 18, Torino

Giovedì 15 maggio CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia ospita nel suo programma di appuntamenti aperti al pubblico lo scrittore francese Pierre Adrian, in un incontro realizzato in collaborazione con l’Alliance Française di Torino, per presentare il suo nuovo libro Hotel Roma (2025, Edizioni di Atlantide). Un’occasione per esplorare il legame tra scrittura e immagine, tra viaggio e identità, attraverso il racconto di un autore che – come il famoso fotografo francese Henri Cartier-Bresson, in mostra a CAMERA – ha fatto dell’Italia e dell’italianità un elemento chiave nella sua ricerca artistica.

Il libro di Adrian prende il titolo dal luogo in cui Cesare Pavese si tolse la vita il 27 agosto 1950, l’Hotel Roma di Torino, e ripercorre tra le pagine l’ultima estate dello scrittore, donandoci un’istantanea dell’Italia del dopoguerra. Un’Italia tra passato e futuro che ritroviamo anche nei numerosi fotoreportage realizzati da Henri Cartier-Bresson per le più importanti riviste dell’epoca in mostra a CAMERA. L’esposizione propone, fino al 2 giugno, un percorso immersivo che ripercorre i viaggi del maestro francese nel nostro Paese dagli anni Trenta agli anni Settanta. Un itinerario in 160 scatti e documenti originali che mettono in luce le tappe dell’evoluzione artistica del grande fotografo e il suo profondo rapporto con l’Italia.

A CAMERA, Pierre Adrian dialogherà con Simone Caltabellota, direttore editoriale di Edizioni di Atlantide, insieme a Geoffrey Félix, direttore dell’Alliance Française di Torino, e Walter Guadagnini, direttore artistico di CAMERA.

Biografia

Pierre Adrian (Francia, 1991), è uno scrittore. Nel 2015, ha pubblicato il suo primo libro, La Piste Pasolini, un racconto di viaggio iniziatico sulle tracce del poeta e regista italiano, per il quale ha ricevuto il Prix des Deux-Magots e il Prix François-Mauriac dell’Académie française. Pierre Adrian ha poi pubblicato Des Âmes simples (Prix Roger-Nimier), Le Tour de la France par deux enfants d’aujourd’hui (con Philibert Humm) e Les Bons garçons, anch’essi pubblicati dalla casa editrice Éditions des Équateurs. I suoi ultimi due romanzi, I giorni del mare e Hotel Roma, sono stati pubblicati in Francia dalle edizioni Gallimard e in Italia da Edizioni di Atlantide. Formatosi come giornalista, appassionato di calcio e di ciclismo, Pierre Adrian è cronista al giornale L’Équipe dal 2016.

Ilenia Zodiaco: “La lettura non è sacra, è vitale” 

Il racconto dell’incontro alla Fondazione Circolo dei lettori

Foto: Circolo lettori

Torino si prepara ad accogliere il Salone del Libro 2025, uno degli appuntamenti culturali più attesi dell’anno. Tra incontri, presentazioni e dibattiti diffusi in tutta la città, il clima è già carico di energia e curiosità. A dare il via un evento che fonde perfettamente classico e contemporaneo: la Fondazione Circolo dei Lettori di Via Bogino 9 ha ospitato Ilenia Zodiaco, tra le booktuber più seguite e autorevoli del panorama digitale italiano. Siciliana d’origine e milanese d’adozione, Ilenia è da oltre un decennio una guida per migliaia di lettori che cercano orientamento nel vasto mondo della narrativa italiana e internazionale. Con uno stile diretto e una preparazione solida, ha saputo distinguersi ben prima dell’ascesa del fenomeno dei booktuber, conquistando il pubblico grazie alla profondità delle sue analisi e alla spontaneità del suo linguaggio. Nel 2020, con il suo canale  Con Amore e Squallore su YouTube, ha lanciato la fortunata iniziativa dei “mattoni”: letture condivise di grandi classici spesso temuti per la loro mole, ma riscoperti con entusiasmo grazie a una comunità appassionata e attiva. Proprio sabato, nella prestigiosa cornice della Fondazione, è andato in scena “Mattoni italiani – bonus track”, un incontro dedicato alle grandi autrici del Novecento italiano, spesso dimenticate dai programmi scolastici ma vivissime nella memoria di chi legge. Tra ironia, competenza e passione, la Zodiaco ha tenuto il pubblico incollato per oltre un’ora, confermandosi voce autorevole e autentica del nuovo modo di parlare di libri.

 

Un’ode ai classici in un’epoca di velocità e di contenuti rapidi e spesso superficiali.

Sentivo che nella mia community cresceva un bisogno di stabilità, di ancoraggio. I classici, in fondo, sono proprio questo: una costante a cui tornare. La pandemia del 2020 ha fatto il resto, offrendo a molti il tempo per affrontare finalmente quelle letture che spesso incutono timore.

Com’è stato il feedback del pubblico?

Variegata, ma entusiasta. Soprattutto con gli autori russi le reazioni sono state polarizzanti. Ma ciò che mi rende più orgogliosa è che in tanti hanno sospeso il giudizio, si sono lasciati attraversare dal testo. Per molti, il gruppo di lettura è stato l’elemento decisivo per iniziare libri che da soli non avrebbero mai affrontato.

Come funziona la “sfida dei mattoni”?

Ogni anno, il 1° gennaio, Iancio su YouTube la “sfida”: sei libri impegnativi, uno ogni due mesi. Ogni volume viene poi discusso in una diretta domenicale e in incontri dal vivo presso la libreria EPI di Milano( due al mese ora sono diventati quattro). Tutto è coordinato via social e in un gruppo Telegram dedicato, dove si commenta liberamente.

Quello che colpisce del tuo stile comunicativo è la naturalezza con cui ti approcci alla letteratura e la tua capacità di semplificare anche delle tematiche molto complesse. Da dove nasce questa dote?

Ho sempre trattato la lettura come qualcosa di normale, quotidiano. Niente idealizzazioni: leggere è un atto di libertà.  Sono cresciuta tra i classici e ammetto di avere una “visione alta” della scrittura, pur apprezzando molti autori contemporanei. Per me, il lettore ha lo stesso peso dell’autore. È lui a dare vita al testo, a renderlo vivo nel presente.

 


Spiegaci meglio questo rapporto tra lettore ed autore.

La lettura si trasforma quando incontra il pubblico. E’ un atto attivo di interpretazione in cui non bisogna sacralizzare le intenzioni dell’autore ma al contrario vivere e interpretare il testo. Penso che vi sia una creatività anche nell’atto di leggere, che aiuta le persone a definire il proprio carattere. Bisogna farsi attraversare dalle letture e far sì che esso ti cambino.

Alla Fondazione Circolo dei lettori presenti una “bouns track” dei mattoni dedicata alle grandi autrici italiane del ‘900. Da cosa è stata motivata questa scelta?

Natalia Ginzburg, Alba de Céspedes, Grazia Deledda: sono state importantissime, eppure marginalizzate dalla critica e dai programmi scolastici. La “bonus track” non è solo un omaggio, ma un gesto di memoria e rilettura, per far emergere nuovi punti di vista. Non è un’operazione di salvataggio – sottolinea – ma un recupero attivo, uno sguardo alternativo su storie che meritano di essere ascoltate.

Torino e Natalia Ginzburg: un legame profondo.

Si, molto. Tra le scrittrici omaggiate, Natalia Ginzburg occupa un posto speciale. La sua scrittura era minimale, ma aveva una forza straordinaria. Era timida, sì, ma ha avuto un enorme impatto nel panorama editoriale, soprattutto con il suo lavoro in Einaudi. La sua lezione è stata quella di imparare dalle “piccole virtù”.

Valeria Rombolà

La Festa del Libro e della Lettura di Nichelino

 

Fino al 29 maggio la 12° edizione della Festa del Libro e della Lettura di Nichelino anima spazi diffusi in città. Tantissimi appuntamenti, alcuni dei quali rientrano anche nel programma del Salone Internazionale del Libro OFF.

Ad ospitare presentazioni di libri, serate dedicate alla poesia, autori esordienti e nomi illustri saranno, oltre alla Biblioteca G. Arpino, la Libreria Il Cammello, il palazzo comunale, l’Informagiovani, le associazioni, i circoli e i comitati di quartiere.

I prossimi appuntamenti:

Mercoledì 14 maggio ore 18:30 – Centro “Nicola Grosa” – via Galimberti 3
Premio Letterario Angelino Riggio “Scrivo per la mia Città” – 1ª edizione. A cura di Amici del Cammello
Dedicato alla memoria di Angelino Riggio, ex Sindaco di Nichelino, scrittore e fondatore dell’Ass. “Amici del Cammello”. Rivolto alle Scuole Secondarie di Primo Grado di Nichelino.

Giovedì 15 maggio ore 21:00 – Biblioteca civica G. Arpino – via A. Azzolina 4
Rosario Esposito La Rossa presenta “Il 25 aprile è divisivo solo se sei fascista”
Un racconto della Resistenza rivolto ai giovani attraverso dieci storie di semplici uomini e donne che ci porta nei boschi, sui monti, tra le barricate nella battaglia contro i nazifascisti.
Con i saluti del Sindaco e dell’Assessore alle Politiche Giovanili.
Modera Diego Sarno

Venerdì 16 maggio ore 15:00 – Circolo Polesani nel Mondo – via Vespucci 27
La stella sulla Mole. A cura di Uni3 e di Amici dell’Arpino ODV
Daniela Rissone racconta la storia della stella posta in cima alla Mole Antonelliana. Per l’occasione sarà proiettato il raro filmato “La stella verso il cielo”.

Sabato 17 maggio ore 11:00 – Biblioteca civica G. Arpino – via A. Azzolina 4
Cristina Cassar Scalia presenta “Delitto di benvenuto”
Sta per arrivare il nuovo attesissimo romanzo. Un altro caso intricato tra segreti e tensioni. Un delitto carico di mistero.
Con i saluti del Sindaco.
Modera Michele Pansini

Sabato 17 maggio ore 17:00 – Libreria Il Cammello – via Stupinigi 4
Giulia Provera presenta la “Testardaggine dell’acqua”. A cura di Circolo della Poesia “Nando Lentini” e Amici del Cammello
Un viaggio poetico che esplora la solitudine e l’incomunicabilità, temi centrali nell’opera dell’autrice. Con uno stile intimista, la raccolta riflette sulla difficoltà di comprendere l’essenza dell’essere umano e il ruolo della poesia in questo processo di ricerca.

Domenica 18 maggio ore 17:00 – Informagiovani – via Galimberti 3
Roberto Colombo presenta “Riquelme. Román e la casa del padre”. In collaborazione con Garrincha Edizioni
Un talento solo parzialmente sbocciato in Europa, un campione in Sudamerica ma soprattutto un idolo, un’icona, una leggenda per il popolo del Boca Juniors: parliamo di Juan Román Riquelme. E lo facciamo grazie al romanzo del giornalista e scrittore torinese Roberto Colombo, uno dei massimi esperti di calcio argentino in Italia.
Saluti istituzionali.
Modera Darwin Pastorin, giornalista, scrittore e cittadino onorario di Nichelino.
Con la presenza di Giovanni Salomone, direttore editoriale Garrincha edizioni.
Introduce Michele Pansini

Lunedì 19 maggio ore 18:00 – Open Factory – via del Castello 15
Piero Marrazzo presenta “Storia senza eroi”. In collaborazione con Uni3
Il racconto di come la vicenda privata di un uomo si trasforma in politica e diventa vicenda al servizio di un’intera comunità.
Con i saluti del Sindaco.
Modera Michele Pansini

Il programma dettagliato è consultabile qui https://comune.nichelino.to.it/2025/04/18/12-festa-del-libro-e-della-lettura-di-nichelino/

Città di Nichelino online:

Web www.comune.nichelino.to.it

Facebook https://www.facebook.com/Cittanichelino

Cristò Chiapparino alla Libreria Belgravia con “Penultime parole”

Nell’ambito del Salone del Libro OFF, domenica 18 maggio alle ore 17  il suo ultimo romanzo edito da Mondadori

Il libro “Penultime parole”(Mondadori, 2025) di Cristò Chiapparino verrà presentato in unica sede domenica 18 maggio alle ore 17 presso la Libreria Belgravia di via Vicoforte 14, a Torino, nell’ambito degli eventi del Salone del Libro OFF. L’incontro sarà moderato dal poeta Gian Giacomo Della Porta.

A margine del libro, abbiamo incontrato il suo autore, che ci ha svelato alcuni aspetti della sua esperienza professionale e umana.

“Ho fatto il libraio per più di vent’anni ma, da circa un anno, ho deciso di concentrarmi maggiormente su tutto ciò che riguarda più direttamente la scrittura – ha dichiarato Cristò- Quindi, principalmente, leggo, scrivo e cerco di portare l’esperienza maturata in questi anni di pubblicazioni in corsi di lettura e scrittura, due attività per me indivisibili, per ragazzi e per adulti”.

“In me è presente anche l’amore per la musica, che nasce contemporaneamente a quello per la scrittura – continua Cristò – La composizione musicale e la letteratura sono due linguaggi diversi che sicuramente possono influenzarsi a vicenda, persino compenetrarsi, ma che tengo in qualche modo separati. Non è un caso, forse, se tendo a scrivere musica senza parole, non canzoni, ma brani strumentali. Sin da bambino ho amato molto la lettura e iniziato i miei primi esperimenti di scrittura con brevi racconti. Poi, crescendo, è arrivata la consapevolezza che per scrivere cose belle come quelle che amavo leggere, sarebbero stati necessari studio e metodo. È stato, quindi, nel periodo degli ultimi anni di liceo che ho iniziato a fare sul serio”.

“Penso che ogni scrittore abbia due temi principali, gli stessi per tutti: l’amore e la morte – sostiene Cristò – Credo sinceramente che qualsiasi romanzo, poesia, pagina di diario o lista della spesa, in fondo, sia un tentativo di risolvere questi due temi. Non ho ancora trovato un testo che smentisca questa mia convinzione”.

“La mia ultima fatica letteraria, ‘Penultime parole’, edito da Mondadori, parte principalmente da una riflessione personale sul cosiddetto rapporto tra uomo e natura. Credo che in realtà questo rapporto non esista se non sottoforma di rapporto di appartenenza: l’essere umano è una delle specie animali che popolano il pianeta e pertanto fa parte della natura. Parlare di un rapporto, invece, implicherebbe una supposta superiorità dataci dall’uso che facciamo del linguaggio. In ‘Penultime parole’ ho provato a smontare l’illusione di questa di differenza”.

“Quest’anno vengo al Salone del Libro OFF, presso la Libreria Belgravia di Torino, a presentare il libro in un’unica data – conclude l’autore – Frequento il Salone del Libro regolarmente da più di vent’anni. Ne ho visto tutte le trasformazioni e ho imparato a conoscerne i riti. Ormai per me è un appuntamento imperdibile anche solo per il fatto che mi consente di incontrare molti amici sparsi per l’Italia e che amano le stesse cose che amo io”.

Mara Martellotta