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“La mente in trappola”, 7 racconti thriller psicologici di Roberto Manzocchi

Informazione promozionale

Non è la paura a intrappolare la mente, ma ciò che essa non riesce a spiegare

Il libro

LA MENTE IN TRAPPOLA – Quando la ragione si frantuma è una raccolta di 7 racconti thriller psicologici in cui persone comuni si trovano improvvisamente di fronte a situazioni che sfuggono a ogni logica. Eventi inspiegabili, realtà che si incrinano, percezioni che tradiscono: quando la mente non riesce più a comprendere ciò che accade, il panico prende il sopravvento.

Ad esempio,nell’episodio intitolato “NASCONDINO”, un gruppo di bambini si riunisce nel giardino davanti a casa e inizia a nascondino…finché qualcuno di loro non scompare davvero…

Nel racconto LA FORMA DELL’ASSENZA, un girovago pittore è alle prese con misteriose presenze che appaiono e scompaiono dalle sue tele…

Storie tese e atmosferiche, prive di violenza esplicita, che esplorano il confine fragile tra razionalità e smarrimento, conducendo il lettore dentro l’esperienza più inquietante di tutte: una mente che perde i propri punti di riferimento.

Un libro per chi ama il thriller psicologico, l’inquietudine silenziosa e le domande senza risposta.

 

L’autore

Roberto Manzocchi nasce nel 1972 a Lecco. Risiede a Oggiono (LC) e si occupa di assistenza domiciliare per persone anziane.

Oltre alla passione per lettura e scrittura, ama la musica, dal Rock all’Heavy Metal più estremo.

LA MENTE IN TRAPPOLA è il suo settimo libro e in questa occasione si firma con lo pseudonimo KENNETH D. ADDAMS, già utilizzato per la pubblicazione di alcuni album e racconti per bambini e ragazzi, principalmente per il mercato Americano.

Link:

La mente in trappola: Quando la ragione si frantuma : Addams, Kenneth D.: Amazon.it: Libri

Neuromania. La verità, vi prego, sul cervello 

In libreria il libro di Albert Moukheiber per fare ordine tra ciò che è vero e ciò che è falso sul cervello. 

 

Dopo il grande successo riscosso in Francia e in molti paesi europei, è disponibile anche nella traduzione italiana Neuromania. La verità, vi prego, sul cervello il libro scritto dal giovane neuroscienziato e divulgatore Albert Moukheiber e pubblicato nel nostro paese dalla Espress Edizioni.

Rendendo accessibili gli studi più recenti, Albert Moukheiber dà ai ricercatori, ma anche a tutti gli appassionati di neuroscienze,  la possibilità di esprimersi e di fare ordine tra ciò che è vero e ciò che è falso nel discorso sul cervello.

 

Oggi, infatti, quasi tutto sembra essere spiegato dal cervello: La nostra felicità, le nostre emozioni, le dipendenze, le paure, le convinzioni, le nostre prestazioni e la nostra capacità di cambiare, a livello individuale e collettivo.
Ma questa «neuromania» ha un prezzo: banalizzazioni, approssimazioni e persino falsità. Non è possibile ridurre tutti i problemi all’individuo al suo cervello né si può far dire alle neuroscienze e alle scienze cognitive ciò che non possono dire.
Attraverso Neuromania, si fa quindi ordine nel marasma di informazioni e capitolo dopo capitolo, si approfondiscono le varie tematiche anche alla luce della nascita dell’intelligenza artificiale e si pone fine alle visioni semplicistiche che troppo spesso animano il dibattito medico, ma anche sociale.

 

CONTENUTI DEL LIBRO

  • Parte I – Breve storia del cervello
    Il metodo cartesiano, la frenologia, la teoria dei due cervelli, la teoria dei tre cervelli, l’analogia cervello-macchina e la promessa dell’IA.
  • Parte II – Quando la scienza cognitiva è usata come strumento di sviluppo personale
  • Che cos’è l’io, test di personalità, la neuroplasticità, la legge dell’attrazione, eccesso di responsabilità e burn out.
  • Parte III – La complessa bellezza del cervello
  • Parte IV – Io non sono solo il mio cervello
    Mettere fine alla visione riduzionista del dolore, a una visione riduzionista del farmaco e delle malattie psichiatriche. Porre fine a una visione semplicistica del nostro stato psicologico, a una visione semplicistica della dipendenza
  • Parte V – Quando la politica sfrutta la scienza cognitiva
    Le neuroscienze possono prevedere il vostro voto? Fake news e pregiudizi cognitivi

 

L’AUTORE: ALBERT MOUKHEIBER

ALBERT MOUKHEIBER è dottore in neuroscienze e psicologia clinica, ed è un divulgatore molto noto in Francia. È l’autore di un saggio di successo, Votre cerveau vous joue des tours (Allary Éditions, 2019) che è diventato un documentario sul canale televisivo Arte ed è stato tradotto in 12 lingue.

 

IL LIBRO: NEUROMANIA. LA VERITA’, VI PREGO, SUL CERVELLO

Formato: 14X21,5

Pagine: 224

Prezzo: 17 euro

ISBN: 979-12-80134-79-0

 

ESPRESS EDIZIONI

Marchio di Capricorno Espress Edizioni, Espress edizioni vuol dire conoscenza accessibile a tutti. Crediamo nella divulgazione del sapere e vogliamo dare spazio alle nuove frontiere della scienza per sostenere la circolazione delle idee.

 

 

La rassegna dei libri del mese

Il libro più discusso tra i titoli presenti sul nostro gruppo FB nel mese appena concluso è Tre Nomi, di Florence Knapp che affronta il tema della violenza domestica e sta avendo riscontri estremamente positivi tra i membri della nostra community.

 

Con gli auguri per l’imminente Pasqua, la nostra redazione vi porta tra gli scaffali delle librerie per scegliere nuove letture con cui trascorrere il mese di aprile!

L’Odore Del Lupo (Ponte alle Grazie) dell’esordiente Maria Pacifico è un romanzo di formazione che ha tutte le caratteristiche per essere u nuovo caso letterario, poiché è appena uscito e già risulta molto apprezzato.

 

Le Ottanta Domande Di Atena Ferraris (Garzanti) è il più recente romanzo di Alce Basso e, siamo certi, ne sentiremo ancora parlare.

 

Ai giovani lettori suggeriamo  Mentre Cadono Le Stelle, di Barbara Tomborini (Salani), una delicata storia familiare che accompagna la crescita dei protagonisti.

 

 

Consigli per gli acquisti

 

Questa è la rubrica nella quale diamo spazio agli scrittori emergenti, agli editori indipendenti e ai prodotti editoriali che rimangono fuori dal circuito della grande distribuzione.

 

Risvegli, un romanzo di Laura Gronchi (Auto-pubblicazione, 2026), che coniuga un ritmo sostenuto a una trama ricca di colpi di scena nella quale non mancano le sfumature sentimentali.

 

Sarà Come Morire (Mursia, 2025) di Adriano Morosetti che ci riporta nella città del Festival più famoso d’Italia, in un nuovo romanzo che coniuga musica e tensione, con una formula che già il pubblico ha imparato ad apprezzare.

 

 

 

Incontri con gli autori

 

Abbiamo intervistato per voi gli autori più richiesti del momento: leggete le nostre interviste a Jacopo MariniAdriano MorosettiVanessa RoggeriMichele Catozzi

 

“Invisibile”, storia universale di una donna

La giornalista Debora Bocchiardo presenta il suo ultimo romanzo alla Biblioteca civica “Italo Calvino”

Giovedì 9 aprile prossimo, alle ore 17.30, presso la Biblioteca civica “Italo Calvino” di Torino, la giornalista e scrittrice Debora Bocchiardo presenterà il suo ultimo romanzo, uscito per Edizioni Pedrini nel 2025, dal titolo “Invisibile”.

L’incontro sarà moderato dalla giornalista Mara Martellotta.

“Invisibile” è la storia universale di una donna, Teresa Bortolotti, classe 1915, in continua lotta per sopravvivere agli eventi di un’esistenza in balia del destino. Debora Bocchiardo dipinge un ritratto della condizione della donna, della guerra, delle sue conseguenze e di quella particolare solitudine che nasce dall’istinto di sopravvivenza e dall’impossibilità di rinunciare all’amore per la vita, ciclicamente messa in discussione dalla frequente alternanza di momenti di pace e di tempesta. “Invisibile” racconta le vicende di una donna che cresce attraverso le difficoltà e il necessario spirito di adattamento ai continui cambiamenti del secondo dopoguerra, non rinunciando alla sua anima artistica di sarta e creatrice di moda, ma in cammino sul filo di un fragile equilibrio.

Biblioteca civica “Italo Calvino” – Lungo Dora Agrigento 94, Torino

Gian Giacomo Della Porta

Con la testa in mezzo all’erba. Storie omegnesi di Resistenza

“Con la testa in mezzo all’erba. Note sui sessanta omegnesi caduti per la libertà,1943-1945” ( Interlinea, 2026) è l’interessante – e importante – libro che raccoglie il lavoro a quattro mani di Filippo Colombara e Virginia Paravati, teso a fare memoria, colmando un vuoto di ricerca per dare un’identità, una storia umana e personale a ciascuno dei protagonisti, collocandoli dentro la storia resistenziale di Omegna e del suo territorio. La guerra di Liberazione ha rappresentato uno spartiacque decisivo nella storia italiana mobilitando tanta passione civica, impegno diretto di partecipazione e un numero di combattenti volontari come mai era accaduto nella storia unitaria del paese. Riallacciare i fili delle memorie, recuperare biografie ed episodi più o meno conosciuti serve da antidoto per evitare che lo scorrere del tempo e la scomparsa dei testimoni ne rendano residuale, marginale la conoscenza. Se per un verso si ricordano e vengono celebrati gli eventi collettivi, i fatti più rilevanti, si tende a sfocare o addirittura dimenticare i piccoli fatti, le dinamiche individuali di quanti si batterono e caddero per raggiungere gli obiettivi della lotta partigiana, racchiusi tra desiderio di libertà, riscatto e giustizia. Obiettivo del libro è quello di raccontare “dal basso” le vicende dei partigiani di uno dei maggiori centri di lotta al nazifascismo del Piemonte nordorientale, quell’Omegna dallo spirito indomito e ribelle medaglia d’oro al valor militare per la Resistenza. Sono una sessantina, compresi alcuni civili, gli omegnesi che seppero “scegliersi la parte” a costo della vita, dai più noti a quelli quasi sconosciuti. “Le immagini dei resistenti, a volte, risultano sfocate: onorati e omaggiati gli atti, sono i tratti umani che mossero la scelta ribelle a mancare – scrivono Colombara e Paravati – ; impigliati fra le pieghe di una narrazione frastagliata, il loro silenzio si fa sentire, contribuendo a restituire un ricordo orgoglioso, ma povero di vita concretamente vissuta”.  Riparare a questa mancanza, riempire di umanità questi vuoti è il compito che si sono assegnati, con rigore storico e volontà di risarcirne memorie e profili, gli autori di questo interessantissimo libro. Un impegno che risponde ad una necessità perché dopo più di ottant’anni le vicende resistenziali –  soprattutto quelle migrate di bocca in bocca e quasi mai annotate – si sono in buona misura disperse. “Del resto – aggiungono Colombara e Paravati – il passaggio tra generazioni di quell’esperienza non è stato particolarmente felice. La trasmissione orale, così fragile, ha consentito solo a pochi aneddoti di giungere sino a noi, mentre i silenzi – sorti anche per sfuggire alla repressione antipartigiana del dopoguerra – hanno causato il deperimento di molte memorie”.  Negli ultimi decenni la ricerca storica ha messo in rilievo il contributo dei resistenti senz’armi, dai civili agli IMI, gli oltre seicentomila internati militari che dissero no all’arruolamento nelle file repubblichine dopo l’otto settembre. Recuperare le biografie di questo microcosmo partigiano di combattenti era dunque necessario per ridare un giusto ruolo al contributo militare della Resistenza, concentrandosi in questo caso sulla realtà del capoluogo cusiano dove in molti riscattarono la dignità offesa dalla dittatura fascista e dall’occupazione tedesca. A Omegna, in seguito alla crescita delle attività produttive e industriali, si sviluppò un combattivo movimento operaio che, persino durante il fascismo, fu in grado di conservare una fortissima impronta politica antagonista che si mostrò poi nei fatti, durante la guerra di Spagna e nella Resistenza. Nomi, cognomi e storie che si ritrovano nell’elenco dei morti da cui ha preso le mosse la ricerca. Questo desiderio di libertà è facilmente rinvenibile nelle parole pubblicate dai giornali partigiani, tra le quali spiccano quelle dell’omegnese Licinio Oddicini che scriveva, nel 1944 : “La condizione prima per cui la vita degli uomini possa sussistere e svilupparsi nei suoi infiniti aspetti, il sottinteso evidente senza del quale la civiltà, in qualunque forma essa si manifestasse non avrebbe nessun significato, lo stato naturale, infine, nel quale l’uomo appare su questa terra è quello della libertà piena e assoluta”. Licinio, come ricordano gli autori, non ebbe la fortuna di conoscere la libertà che auspicava perché morì in combattimento proprio il giorno della liberazione. Tornando al libro, il materiale raccolto nelle pagine di Con la testa in mezzo all’erba, in gran parte proveniente dalle interviste di cui vengono riportati ampi stralci, ha consentito agli interlocutori di rivivere stati d’animo e atmosfere di allora, restituiscono così “ il ritratto di una città dagli aspetti contraddittori, dove i privilegi di pochi convivevano con la subalternità di molti, gli idealismi con le meschinità e il sapore dell’oppressione, che sembrava aver intaccato case, vie e piazze, avvelenava le parole, dando l’impressione di essere l’ingrediente principale del nuovo ordine comunitario”.  Come ricordano gli autori sono gli occhi a vedere, le orecchie ad ascoltare, “ma sono le persone a ricordare, ognuna con il proprio modo di interpretare il mondo e di rielaborare ciò che ha visto e sentito. Si è cercato di non scordarlo”. Questa ricerca, l’aver indagato la guerra partigiana a partire dalla scomparsa violenta dei suoi protagonisti ha permesso di osservare la vicenda da un’angolazione particolare, realizzando una storia dal basso, dove non c’è traccia di retorica ma si evidenziano gli umanissimi profili dei protagonisti. Un lavoro per il quale va dato merito a Filippo Colombara e Virginia Paravati per aver ricostruito una sorta di “democrazia della memoria” in tempi dove non va dimenticato che tra le macerie dell’Italia fascista nacque un senso di appartenenza nazionale in cui si era chiamati a testimoniare, come scrisse Eugenio Colorni, “il bisogno di non avere niente da rimproverarti, di essere in pace con la tua coscienza, presentabile di fronte a qualsiasi istanza giudicante”. Non è poco, anzi è molto, moltissimo.

Marco Travaglini

 

Vietato non sfogliare a Miradolo. Laboratori didattici e visite dedicate ai libri animati

Castello di Miradolo (TO)

Domenica 29 marzo 2026

 

Domenica 29 marzo il Castello di Miradolo dedica un’intera giornata ai libri che si possono toccare, guardare, ascoltare, esplorare, in occasione della Giornata nazionale per la Promozione della Lettura del 24 marzo. Visite, laboratori, attività per famiglie e per il pubblico adulto, costruiscono un percorso intorno al tema dell’accessibilità e alle molte forme che il libro può assumere, tra pagine tattili, simboli, immagini tridimensionali e meccanismi cartacei. Un programma in dialogo con la mostra C’è oggi una fiaba pensato per avvicinare alla lettura pubblici diversi e per scoprire libri che ampliano l’esperienza della narrazione oltre la pagina stampata.

 

Dalle 10 alle 18 il Castello ospita “Vietato non sfogliare – Mostra di Libri Speciali” a cura di Area ETS, Centro di Documentazione e Ricerca sul Libro Accessibile. In esposizione libri tattili, con traduzione in Braille, in simboli, in Lingua dei Segni, ad alta leggibilità, senza parole, audiolibri, ebook, libri-gioco, libri fotografici e sensoriali: strumenti diversi che rendono la lettura accessibile e condivisibile, capaci di raggiungere pubblici differenti per età, capacità e modalità di fruizione.

 

In programma anche due appuntamenti de “La domenica dei piccoli” dedicati alle famiglie: alle 10.30 “Storie per le dita”, lettura al buio di libri tattili ed attività di esplorazione multisensoriale. Le dita possono non solo toccare, ma anche viaggiare, leggere e persino sognare. Il laboratorio invita a scoprire le possibilità comunicative nascoste dei diversi materiali, a partire dalle quali costruire nuove pagine (età: 2-5 anni). Alle 15 “Storie al quadrato”, laboratorio sui libri in simboli in cui si mescolano letture ritmate, ricomposizione di storie e creazione di simboli nuovi per far diventare i bambini protagonisti di avventure inedite (età: 6-10 anni).

 

Alle 15, inoltre, visita guidata al Parco del Castello condotta dalla naturalista e guida escursionistica Emanuela Durand. Alla stessa ora anche la visita speciale “La magia dei libri animati”, a cura dell’associazione culturale Collezione Piero Marengo (con sede presso la Libreria Antiquaria Freddi di Torino), tra le poche realtà in Italia a documentare l’evoluzione storica dei libri pop-up e delle carte animate. La visita condurrà il pubblico alla scoperta dei libri animati presenti in mostra: opere editoriale complesse, costruite con meccanismi cartacei, piegature, elementi tridimensionali e dispositivi sonori che trasformano il libro in uno spazio di esplorazione visiva e narrativa.

INFO

Castello di Miradolo, via Cardonata 2, San Secondo di Pinerolo (TO)

Domenica 29 marzo

Vietato non sfogliare

Ore 10-18.30: Mostra di Libri Speciali

Costo compreso nel biglietto di ingresso

Storie per le dita

Ore 10.30: Laboratorio didattico

Costo: FamilyLab

Storie al quadrato

Ore 15: Laboratorio didattico

Costo: FamilyLab

Visita guidata al Parco

Ore 15: Visita a cura di Emanuela Durand

Costo compreso nel biglietto di ingresso

La magia dei libri animati

Ore 15: Visita speciale alla mostra C’è oggi una fiaba

Costo compreso nel biglietto di ingresso

Biglietto di ingresso: 15 euro intero, 12 euro ridotto (gruppi, over 65, convenzioni), 10 euro ridotto 12-26 anni e universitari, gratuito (0-11 anni, Abbonati Musei e Torino+Piemonte Card, Passaporto culturale, disabilità e accompagnatori), 5 euro ridotto scuole secondarie di II grado di Pinerolo e Tessera PineCult

FamilyLab: 5 euro bambini (comprensivo di ingresso e attività didattica) + biglietto di ingresso accompagnatori

Informazioni: 0121 502761 prenotazioni@fondazionecosso.it

www.fondazionecosso.com

Il tempo di Stefano: l’ultimo romanzo di Antonella Manduca

Un libro che sa di musica, passato, dedizione e passione

Dopo il successo del suo ultimo romanzo noir Il nascondiglio perfetto (Golem edizioni,
2024), Il tempo di Stefano è la nuova pubblicazione di Antonella Manduca, disponibile in
tutte le librerie e store online dal 7 novembre 2025. Il libro racconta la storia di Stefano
Tempia, fondatore della secolare Società Accademica Corale di Torino, alternando
abilmente due piani temporali in un incessante dialogo fra passato e presente: da un lato il
visionario musicista ottocentesco, dall’altro le vicende di un Maestro dell’Accademia che,
nella Torino odierna, è in cerca dell’accordo perfetto che possa fondere tradizione secolare
e sperimentazioni più ardite.
“ «Un’ambizione grande la vostra, Stefano. Un progetto che sarà lusinghiero per la città
intera e il Regno al completo. Siete una forza della natura, un talento della musica.»
Cosa troverete nel libro: sinossi, tematiche.
Il tempo di Stefano è un romanzo che parla di ambizione e passione che si rincorrono
per l’eternità, nel 1875 così come al giorno d’oggi.
Nella Torino odierna un Maestro di un’accademia corale storica sta cercando una melodia
perfetta, un accordo capace di mettere insieme tradizione e modernità. È in questo modo
che il Maestro, durante i suoi interminabili pomeriggi in biblioteca, si imbatte in antichi volumi
che parlano di Stefano Tempia, genio dimenticato e fondatore della Società Accademica
Corale.
Così alla prima storia si intreccia la narrazione delle vicende del musicista ottocentesco, un
visionario che ha osato sfidare le convenzioni dell’epoca: in un tempo in cui dominava
l’opera, lui è riuscito a restituire dignità e voce al canto corale, un’arte relegata all’ombra.
Dagli inizi a Trino Vercellese fino alle lezioni di musica impartite a Margherita di Savoia e alla
fondazione dell’Accademia, il lettore assiste ai momenti più alti e a quelli più duri nella vita di
Stefano Tempia.
I due piani sono sapientemente collegati dall’autrice sfruttando il ruolo dell’Indovina, un
personaggio misterioso che proclama fra le vie di Torino l’eternità della musica di Stefano.
Chi è Antonella Manduca?.
Antonella Manduca è nata nel 1961 a Pinerolo. Nel 2000 si trasferisce in Francia per la
sua attività di mercante d’arte, vivendo tra Cannes, Parigi e Nizza e viaggiando molto per
partecipare a mostre internazionali di antiquariato.
Ha pubblicato una raccolta di poesie, Controluce (Edizioni Libroitaliano, 2000), mentre
Diamanti in cambio (Argonauta Edizioni, 2022) è il suo primo romanzo, finalista al premio
Leopoldo II di Lorena edizione 2023. Ha scritto diversi racconti per alcune antologie, fra
questi: L’eroica in Piemonte sulle vie del vino (Giulio Perrone Editore, 2023), Il vestito color
ottanio in Le torinesi ribelli (Neos Edizioni, 2024) e Latte tiepido e miele di castagno in
Sottovoce (Neos Edizioni, 2024). Nel 2024 ha pubblicato con Golem Edizioni il romanzo
noir Il nascondiglio perfetto.

Scrive l’editor di Golem Edizioni, Giulia Rolando.
Antonella Manduca, con la sua scrittura pulita e armoniosa, in questo libro racconta in
modo appassionato la vita di un grande genio della musica dimenticato. Tutto nel romanzo
compare al posto giusto: ogni capitolo ha un suo sottotitolo e una sua indicazione agogica
ed espressiva che ne predice l’andamento; le esibizioni del coro del Maestro e le sue
ricerche, nella Torino di oggi, aiutano il lettore a orientarsi per conoscere il protagonista del
libro; il personaggio dell’Indovina collega il piano temporale del passato a quello del
presente, ha ruolo fondamentale e ho apprezzato molto il lirismo conferito alla sua parte.
L’autrice cala il personaggio di Stefano Tempia in uno spazio intimo, senza narrare
soltanto delle sue conquiste ma anzi dedicando molte pagine alle sue insicurezze, alle
sue confessioni, alle amicizie e alla malattia.

Cosa ha significato per te la stesura di Il tempo di Stefano? Scrive
l’autrice Antonella Manduca.
Il mio primo incontro con la musica avvenne a otto anni, quando iniziai a frequentare il
Civico Istituto Musicale “Corelli” di Pinerolo. Sette anni di lezioni di solfeggio, straordinarie
ore di pianoforte e prove con il coro degli allievi. Mi piaceva suonare ma, come succede
talvolta in adolescenza, a quindici anni abbandonai il percorso.
Vivendo in Costa Azzurra ho riscoperto la passione per la musica, che mi ha portata a
cantare in cori sempre più importanti, e tornata dalla Francia ebbi la fortuna di scoprire
l’Accademia Corale Stefano Tempia, il coro più antico d’Italia. Lessi la storia
dell’associazione e ne fui conquistata: inviai il mio curriculum, passai l’audizione e divenni
un’accademica a tutti gli effetti. Da allora la mia vita è scandita, oltre che dalla scrittura e
dai miei lavori letterari, anche dalle attività del coro, del quale oggi faccio parte anche del
consiglio direttivo. Un’alternanza di prove e concerti mi ha catapultata in un mondo
fantastico dove a parlare sono le note che cantiamo, dove la magia si crea nel momento in
cui le voci trascendono da noi diventando un insieme, per trasmettere a chi ascolta
emozioni uniche.
Cantare in coro è un privilegio e una responsabilità, perché il protagonista non è il
singolo, ma un’entità più grande che si nutre delle tante voci per restituirne una sola,
unica e potente.

Il tempo di Stefano
Prezzo 16,50
Pagine 192
Data di uscita 7 novembre 2025
ISBN 9788892912588
Collana Mondo

Mario Lancisi racconta padre Turoldo

Fede e passione civile nella chiesa dei Folli di Dio” a cura di Mario Lancisi

L’incontro di domenica 15 marzo alla Casa della Madia, ha visto come ospite il giornalista e scrittore Mario Lancisi, autore di una biografia interpretativa dedicata a David Maria Turoldo, sacerdote, poeta e intellettuale, tra le figure più rilevanti del cattolicesimo italiano del Novecento.

Lancisi – collegato on line perché impossibilitato ad essere presente di persona per ragioni di salute – ha presentato una riflessione articolata sulla figura di Turoldo, inserendola all’interno di un gruppo più ampio di personalità di spicco del cattolicesimo italiano.

Queste figure, appartenenti al secondo dopoguerra, sono state definite “i folli di Dio”, poiché hanno vissuto la fede con profondità d’animo e integrità: una forza capace di incidere non solo nella storia, ma anche nelle dinamiche sociali e nei conflitti politici.

Tra queste figure, oltre a David Maria Turoldo, emergono Ernesto Balducci, Don Michele Do, Don Lorenzo Milani e Giorgio La Pira. Il tratto che li accomuna è questa tensione costante tra senso di
appartenenza ecclesiale e spirito critico, tra il radicamento nella tradizione cattolica e la necessità di trasformarla.

La biografia di Lancisi su David Maria Turoldo restituisce una figura viva, che emerge in un momento complesso, segnato da forti tensioni nella Chiesa, tra chi cercava aperture sociali e chi difendeva idee più conservative. Turoldo si dimostra essere una presenza difficile da contenere; un uomo che riesce a smuovere le coscienze e, proprio per questo, messo spesso ai margini e confinato.

La sua vita è dominata da una tensione profonda: da una parte la fedeltà autentica al Vangelo, dall’altra un rapporto conflittuale con le istituzioni ecclesiastiche. Le sue prediche parlavano dei poveri, delle ingiustizie, di una società che cresceva economicamente, ma lasciava indietro molte persone. Turoldo viveva con entusiasmo la concretezza della fede nella vita quotidiana, ma allo stesso tempo
era un uomo attraversato dalla fatica e dai momenti di crisi.

Ciò che lo distingue è la capacità di attraversare il buio senza negarlo, trovando proprio nella fede una direzione possibile. Anche nella testimonianza di Enzo Bianchi emerge questa doppia anima: una figura libera, a tratti scomoda, ma profondamente innamorata della Chiesa. Non un oppositore, ma qualcuno che criticava proprio perché si sentiva fino in fondo parte di essa.

L’eredità che resta di David Maria Turoldo non è solo nelle sue parole, ma nel modo in cui ha abitato la vita: una fede inquieta, mai accomodante, capace di stare dentro la complessità senza ridurla. Forse è proprio questo a renderlo ancora attuale: non tanto le risposte che ha dato, ma le domande che ha avuto il coraggio di lasciare aperte.

Irene Cane

Il sole di Primavera “riscalda” i motori del Salone del Libro

In attesa della partenza ufficiale del prossimo 14 maggio, il “Salone” organizza uno speciale weekend all’“Orto Botanico” di Torino

Sabato 28 (dalle 10,30 alle 14) e domenica 29 marzo (ore 16)

Due appuntamenti speciali per “accogliere la Primavera”. Entrambi organizzati in un’ideale, profumata e poetica (quel tanto che basta) location. In occasione della riapertura dell’“Orto Botanico” di Torino, il “Salone Internazionale del Libro” organizza infatti (tra libri, cultura e natura), in Viale Matteotti 25, al Parco del Valentino, due gradevolissimi appuntamenti: il primo dal titolo “Silent Book Party”  sarà ispirato al manifesto della XXXVIII edizione de “Il mondo salvato dai ragazzini”, il secondo porterà invece avanti (quale quarto appuntamento) la Rassegna “Prendersi cura”, ospite la giornalista e scrittrice Annalisa Cuzzocrea in dialogo con la direttrice del “Salone” Annalena Benini sul libro “E non scappare mai. Miriam Mafai, i segreti e le lotte nella tempesta della storia” (Rizzoli), dedicato ad una delle principali protagoniste del giornalismo italiano, nota per il suo impegno civile e politico e per le sue battaglie femministe.

Ecco dunque il programma. Si inizia sabato 28 marzodalle 10,30 alle 14, con l’organizzazione, da parte del “Salone” del suo primo Silent Book Party”, dal titolo “Il mondo salvato dalla primavera”, per invitare a leggere tutti insieme “tra i primi fiori che sbocciano e sotto il verdeggiante arboreto”. I partecipanti potranno portare il proprio libro da casa oppure lasciarsi ispirare dai titoli in vendita grazie alla “Libreria Trebisonda”. Ognuno potrà scegliere il proprio angolo di verde e immergersi nella lettura. Nello spazio sarà disponibile anche un “temporary shop” con una selezione di prodotti della linea del “Salone del Libro”. Per raccontare il tema della XXXVIII edizione del “Salone del Libro”, l’“Orto Botanico” accoglierà anche “installazioni” ispirate allo stesso manifesto “Il mondo salvato dai ragazzini”. In programma anche un “evento speciale” (ore 10,45) dedicato proprio ai bambini: la prima presentazione del nuovo albo di Anna Benotto dal titolo “Karl e le forme della natura” (Lupoguido)Dentro una delle serre dell’orto, si creerà per l’occasione un “laboratorio” teso a intrecciare il suggestivo legame esistente tra le forme della natura e quelle dell’arte.

Per partecipare al “Silent Book Party” sarà possibile prenotare l’ingresso sul sito https://biglietteria.salonelibro.it/events/18382/ . In caso di pioggia, l’appuntamento sarà rimandato a sabato 11 aprile.

Il secondo evento in programma nei giardini all’aperto dell’“Orto Botanico” (domenica 29 marzoore 16) vedrà Annalisa Cuzzocrea e Annalena Benini protagoniste del quarto appuntamento di “Prendersi cura”, il progetto ideato nel 2024 dal “Salone”, dedicato ai temi dell’ascolto e dell’attenzione verso gli altri, reso possibile dalla collaborazione con il Main partner “Esselunga”, che dal 2021 sostiene la manifestazione. Giornalista, inviata ed editorialista di “Repubblica”, prima donna a ricoprire la carica di vicedirettrice in un quotidiano italiano (a “La Stampa”, dal 2022 al 2024), autrice e conduttrice del “podcast” “Controvento”, in cui racconta e commenta l’attualità politica e sociale italiana, Annalisa Cuzzocrea presenterà al pubblico, in dialogo con Annalena Benini, il romanzo “E non scappare mai. Miriam Mafai, i segreti e le lotte nella tempesta della storia (Rizzoli). Il libro ricompone (attraverso lettere, diari, telegrammi e altri documenti e ricordi personali a lei consegnati dalla figlia Sara) la storia e la vita complessa della Mafai, partigiana, giornalista militante, scrittrice e parlamentare, partendo dal Dopoguerra, per arrivare fino ai giorni nostri. “Una narrazione – si legge – che attraversa amori, ferite, scelte e impegni all’insegna dell’indipendenza, dei diritti e delle libertà d’azione per tutte e tutti. La vita di una donna sempre in movimento, protagonista della scena politica e culturale del Novecento italiano, che ha sempre lottato per i valori di uguaglianza, inclusione, equità”Ingresso gratuito con prenotazione obbligatoriahttps://biglietteria.salonelibro.it/events/18384. La prenotazione consentirà anche la visita agli altri spazi dell’“Orto”. In caso di pioggia l’appuntamento si terrà alla vicina “Facoltà di Architettura”.

“Diamo spazio all’ascolto” è il claim che accompagna gli incontri – a Torino e a Milano – di “Prendersi cura”, che in primo luogo significa proprio “Mettersi all’ascolto dell’altro”. Il che significa molte cose. “Prima fra tutte – precisa Annalena Benini – uno slancio del cuore, poi un sentimento che tiene in sé emozione e ragione e costruisce il ‘prendersi cura’. Delle relazioni, degli ambienti, della vita quotidiana, delle intermittenze del cuore nel rispetto della diversità. Piccole cose e cose grandi”.

Gianni Milani

Nelle foto: Locandina Evento di “Primavera”; Annalena Benini; Annalisa Cuzzocrea e cover libro “E non scappare mai. Miriam Mafai, i segreti e le lotte nella tempesta della storia”

“Istantanee dal Senegal”, la “letteratura del ritorno” nel libro di Elisabetta Picco

Giovedì 19 marzo scorso, presso il Campus Fideuram di via Magenta 19, a Torino, si è svolta la presentazione del libro “Istantanee dal Senegal” (Paola Caramella Editrice, 2025) alla presenza dell’autrice, Elisabetta Picco. L’incontro è stato moderato con passione e intensità dalla giornalista Mara Martellotta e dall’ex docente e preside, impegnata oggi in progetti educativi  sul territorio, Annamaria Capra. Le letture di alcuni passaggi dell’opera sono state curate dalla performer di Playback Theatre, Barbara Corbella.

In una sala gremita di pubblico, Elisabetta Picco ha mostrato la forza di una donna rinata dalla sofferenza, con nuove consapevolezze che l’hanno portata a parlare con estrema naturalezza dei momenti che hanno innescato, successivamente, la stesura del libro e dei suoi temi principali: il senso della mancanza, il dolore, la scoperta e la riscoperta di sé e il ritorno, poiché solo in quest’ultimo vi è la possibilità di racconto, narrazione e memoria.

“Io sono arrivata in Senegal che ero un ingorgo emotivo in fuga, che provava difficoltà a stare di fronte alla propria sofferenza e che rischiava di sciogliersi sulle sabbie africane – ha raccontato l’autrice Elisabetta Picco – in quel momento la mia dimensione ‘narrativa’ non era organizzata, non avevo mai pensato a un libro vero e proprio, vivevo semplicemente le mie emozioni, facendo fatica a contenerle, attraverso pensieri, qualche poesia e la fotografia. Mentre ero in Senegal ho cercato più che altro di mettermi in ascolto della vita che mi circondava, con le cose che accadevano, i frammenti dell’esistenza, la tanta polvere, quei dettagli, forse, insignificanti se presi singolarmente, ma che sarebbero andati in seguito a dar forma alla mia esperienza, alla trama del ricamo, alla ricucitura che ha chiuso la ferita”.

“Il dolore, fisico o spirituale che sia, appartiene a tutti noi, alla storia dell’umanità, della vita intera. Ricordiamoci di Giacomo Leopardi, del ‘male di vivere’ di Cesare Pavese, per esempio – ha continuato l’autrice – la nostra società però ci impone di essere sempre performanti, decisi, efficaci, non c’è un vero spazio per il dolore: una dinamica che induce ovviamente alla ritrosia e alla paura di parlare con naturalezza della sofferenza. Immergendomi nel dolore altrui, io sono riuscita a trovare gli strumenti per far fronte al mio, a dare ad esso una dimensione precisa. Il senso di questo viaggio, più che fuggire è stato un restare, più che un perdere è stato un ritrovare, perché mi ha permesso di riorganizzarmi interiormente, di ritrovare me stessa. In Senegal ho trovato un modo di affrontare la sofferenza del tutto diverso dal nostro, un’accettazione leggera, vissuta con il sorriso, che non vuol dire affatto rassegnazione o subire passivamente gli eventi della vita. Il popolo senegalese possiede una forza che gli permette di stare con consapevolezza nell’ineluttabile, di accogliere ciò che accade di spiacevole con elasticità e morbidezza”.

“Per un certo periodo, in Senegal, mi sono percepita come una sorta di ‘osservato speciale’ – ha concluso Elisabetta Picco – ma questo ha contribuito fortemente al recupero della mia identità dopo essermi immaginata per tanto tempo come acqua senza un contenitore, senza forma. Il momento in cui mi sono sentita realmente accettata è stato quello in cui la popolazione locale, per la prima volta, mi ha definito una ‘Toubab’, termine che nella lingua wolof significa ‘individuo bianco europeo’, quindi non più una vera estranea, ma una forma, un modo di essere identitario e rappresentativo”.

Gian Giacomo Della Porta