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Libreria Belgravia: dal thriller rock di Biggio alla grafologia dell’AGI Piemonte

La Libreria Belgravia di Torino ospiterà, il 30 e il 31 gennaio 2026, due appuntamenti consecutivi che uniscono letteratura, musica e psicologia del gesto scritto, in un fine settimana che mescola energia creativa e introspezione.

30 gennaio – ore 18.30: il mondo oscuro di Eddie prende vita

Venerdì 30 gennaio, alle 18.30, Antonio Biggio e Davide Miotto presenteranno la trilogia composta da “Eddie deve morire”, “Il sepolcro di Eddie” e “L’enigma dei tre Eddie”. Un percorso narrativo che fonde il fascino dell’immaginario Iron Maiden con la tensione pura del thriller, in cui musica e mitologia metal si trasformano in materia narrativa viva.

Biggio racconta di aver voluto affrontare “l’universo degli Iron Maiden con lo stesso rispetto che si deve a una mitologia vera, non come un semplice elemento decorativo”. Nel suo lavoro, Eddie non è solo un simbolo storico della band, ma una sorta di archetipo, una presenza che attraversa i romanzi come una forza sotterranea che si riflette nel destino dei personaggi. L’autore spiega: “Il bilanciamento è arrivato quando ho deciso che il thriller dovesse rimanere thriller, con regole, tensione, indizi e conseguenze reali. L’immaginario della band entra nei momenti giusti, amplifica il senso di mistero e di ossessione, ma non sostituisce la trama investigativa. In pratica: l’indagine è la spina dorsale, la band è l’ombra che cammina dietro al protagonista”.

Questa visione si riflette anche nei legami musicali che Biggio traccia tra i suoi romanzi e i brani simbolo dei Maiden. Alla domanda su quale canzone rappresenti al meglio il primo capitolo della saga, l’autore risponde senza esitazione: “Direi Hallowed Be Thy Name. Perché è un brano che, nel metal, è più di una canzone: è un manifesto, un punto di riferimento assoluto. È identitario, definitivo, ha dentro tutto: il tempo che scorre, la paura, la lucidità improvvisa, la condanna e la ribellione.. Biggio aggiunge che quel brano incarna perfettamente “il momento in cui un personaggio è costretto a guardare in faccia la verità, senza filtri, senza vie di fuga. È il confine tra l’uomo e l’abisso. E nella mia storia, quel confine è reale.” Nel secondo romanzo, “Il Sepolcro di Eddie”, l’autore dà invece libero sfogo al suo brano preferito di sempre, “The Rime of the Ancient Mariner”, reinventandone la composizione immaginaria all’interno della trama, come ponte ideale tra mito, letteratura e rock. Un incontro che promette di coinvolgere tanto gli appassionati di musica quanto gli amanti del noir, offrendo un’esperienza di narrazione potente e visionaria.

31 gennaio – ore 17.00: la scrittura come specchio dell’anima

Sabato 31 gennaio, dalle 17 alle 19, la Libreria Belgravia aderisce alla Settimana Nazionale della Scrittura a Mano con un incontro dedicato alla grafologia, in collaborazione con AGI Piemonte. Tre esperte dell’associazione accompagneranno il pubblico in un percorso alla scoperta delle potenzialità della scrittura manuale, tra osservazione del tratto, personalità e forma del pensiero

A presentare l’iniziativa è la Presidente dell’Associazione Grafologica Italiana Tatiana Zucco, che spiega come la missione dell’ente sia quella di diffondere la consapevolezza dell’importanza dello scrivere a mano, inteso come espressione autentica della persona in tutte le sue dinamiche. “Agi – Associazione Grafologica Italiana nasce con l’obiettivo di diffondere l’importanza dello ‘Scrivere a mano’, quale espressione della Persona, in tutte le sue dinamiche. Questa finalità viene perseguita sia a livello nazionale sia locale, con incontri gratuiti e progetti rivolti soprattutto alle scuole. Un ruolo determinante è svolto dai colleghi grafologi esperti in Educazione del gesto grafico, che organizzano e orientano le attività in questo ambito.” LaPresidente sottolinea anche come l’avvento delle tecnologie digitali e dell’intelligenza artificiale stia modificando il rapporto con la scrittura a mano. “Il digitale velocizza gli scambi e la comunicazione, ma manca ancora una cultura sociale e scolastica consapevole di questi effetti. Il nostro lavoro serve anche a sensibilizzare gli insegnanti verso una didattica condivisa che preveda l’insegnamento del corsivo, fondamentale per una crescita armonica dell’individuo.” L’impegno dell’AGI si scontra con la scarsità di fondi pubblici, ma l’associazione continua a promuovere progetti sostenuti dalle sezioni locali e dagli educatori del gesto grafico. “Le ricerche scientifiche contemporanee,” conclude la Presidente, “hanno finalmente ribadito che scrivere a mano aiuta a sviluppare le corrette funzioni cerebrali di un individuo. Ed è proprio questo che ci motiva a proseguire con rinnovata energia.

Gli incontri si svolgeranno presso la Libreria Belgravia, in via Vicoforte 14/d, 10139 Torino. La libreria è attiva come spazio eventi e offre un ampio calendario di presentazioni, incontri culturali e iniziative per il territorio torinese. Per informazioni e prenotazioni è possibile contattare la libreria al numero 347 5977883 (anche WhatsApp) oppure via email all’indirizzo libreria.belgravia@gmail.com.

VALERIA ROMBOLA’

Nel sangue di Garlasco: Gianluca Zanella tra verità, dubbi e nuove domande sul caso

Venerdi 30 gennaio, alle 18:00, insieme alla iena Alessandro De Giuseppe e agli ingegneri Porta e Occhetti, il giornalista Gianluca Zanella presenta il libro che racconta la storia dell’omicidio di Chiara Poggi.

Se non hai seguito il caso Garlasco e non sai cosa sta succedendo attorno all’omicidio della povera Chiara Poggi hai bisogno di questo libro. Se sai tutto su Garlasco e cerchi di districarti tra verità, inesattezze e inaccuratezze allora hai bisogno di questo libro.

Gianluca Zanella dal 2017 segue le vicende che portarono alla condanna di Alberto Stasi. Ha letto tutte le carte, ha indagato, ha scritto. È forse insieme alla giornalista Rita Cavallaro colui che più di tutti si è immerso in una vicenda che vede mettere in discussione una condanna definitiva. Ha un canale su youtube, ed è quindi uno youtuber o content creator, ma è soprattutto un giornalista. Uno di quelli bravi, che racconta con lucidità una vicenda su cui non c’è ancora la parola fine.

Edito da Ponte alle Grazie, “Nel sangue di Garlasco” , che vanta già numerose ristampe, è un saggio che fa il punto della situazione. Sarà presentato venerdì alle 18 al Cap10100; un’occasione di dialogo insieme all’autore, alla iena Alessandro De Giuseppe e agli ingegneri Porta e Occhetti. Potrete così porre le vostre domande, io le mie gliele ho fatte telefonicamente.

Zanella secondo lei Stasi è innocente?

Ti rispondo in due modi. Secondo me è innocente. Nel corso degli anni, avendo approfondito la vicenda, me ne sono convinto. Però non è la mia convinzione che porto avanti come tesi del libro. Io porto le carte. E anche mantenendo in dubbio la colpevolezza o l’innocenza di Stasi, non poteva essere condannato con quegli indizia a suo carico. E questo lo si evince leggendo la sentenza d’appello bis del 2014. Quella sentenza ha delle criticità per le quali nessuno, ma non parlo solo di lui, parlo di chiunque. Va bene il processo indiziario ma con quel processo indiziario non poteva portare nessuno in galera.

Possiamo dire oggi che Stasi è stato incastrato? 

Non me la sento di affermarlo con certezza, anche perché per sostenere una cosa del genere bisogna poterla dimostrare. È però indubbio che siano emersi elementi potenzialmente favorevoli all’innocenza di Stasi che non sono stati valorizzati, o addirittura ignorati, come la vicenda del DNA, mentre altri aspetti, invece, sono stati ingigantiti a suo sfavore.
In certi casi, oltre all’enfasi, si sono viste operazioni che hanno dato l’impressione di un lavoro “sartoriale”, quasi volto a cucire addosso a Stasi la cappa della colpevolezza.

Mi riferisco in particolare alla questione del DNA e a quella dei graffi sulle braccia. Per entrare più nello specifico: siamo nel 2014, poco prima dell’apertura del processo di appello bis. Stasi arriva da due assoluzioni, ma la Cassazione dispone un nuovo appello e, nell’estate del 2014, si cercano prove contro di lui perché, di fatto, non ce ne sono. Rimangono solo gli stessi indizi per cui era già stato assolto, e per inciso verrà poi condannato, ma in quel momento ciò che si cerca è la “pistola fumante”.

L’intuizione arriva dalla parte civile: l’avvocato Tizzoni, nel 2014, propone di analizzare i margini ungueali di Chiara Poggi con nuove tecniche e strumentazioni, per verificare l’eventuale presenza di DNA maschile. L’obiettivo era evidente: trovare il DNA di Alberto Stasi e sostenere che Chiara si fosse difesa graffiando il suo aggressore. La presenza del DNA di Stasi sotto le unghie sarebbe stata plausibile comunque, dato che era il fidanzato e la sera precedente erano stati insieme. Ma immagina l’impatto processuale se si fosse trovata quella traccia.

L’8 settembre 2014 Stasi deve presentarsi per il prelievo del DNA. Il giorno prima, il 7 settembre, l’ANSA pubblica un lancio che parla di presunti graffi sulle sue braccia. Un carabiniere, intervistato a sette anni dai fatti e poi ascoltato anche in aula, riferisce di quei «graffi», salvo poi correggere parlando di semplici arrossamenti.

Risultato: alla vigilia del prelievo del DNA si diffonde la notizia dei graffi sulle braccia di Stasi. Se sotto le unghie di Chiara fosse stato trovato il suo DNA, l’accoppiata graffi + DNA avrebbe avuto un peso enorme. Ecco perché parlo di operazione “sartoriale”, costruita per cucire addosso a Stasi il cappotto della colpevolezza.

Questo è un esempio lampante di come alcuni elementi, anche grazie a una narrazione mediatica distorta, siano stati “aggiustati”. È un caso particolarmente significativo.

Perché ingigantire i fatti e costruire una narrazione del genere? Per via della spettacolarizzazione del processo? Forse una procura, travolta dall’attenzione pubblica, si sente obbligata a consegnare un colpevole? O si è piuttosto cercato di sviare dai veri responsabili?

Personalmente non credo, salvo smentita dei fatti, che in questa storia ci sia qualcuno tanto potente da deviare un’intera indagine. Con qualche eccezione possibile, ma ci arrivo. Io penso piuttosto a una concatenazione di eventi, a un effetto domino.

Immaginiamo questa vicenda come una fila di tessere: da un lato la pressione mediatica, dall’altro quella sugli investigatori, che a loro volta avevano pressioni dai superiori, che a loro volta ne ricevevano dai magistrati per arrivare a un colpevole. A questo va aggiunto un mix di incompetenza ed errori.

Nell’immediatezza del delitto, sulla scena sono intervenuti tre reparti diversi dei Carabinieri, territoriale, compagnia di Vigevano e nucleo operativo di Pavia, producendo una quantità enorme di materiale, spesso incoerente. In mezzo a questo caos, se qualcuno ha sentito il bisogno di “mettere a posto” qualcosa, ha potuto farlo senza attirare l’attenzione. Mi riferisco, per esempio, alla sparizione dei mozziconi di sigaretta dal portacenere in cucina, o dei pallini di carta che nelle foto del 13 agosto sono presenti sul tavolo e in quelle del 14 non ci sono più.

Non parlo di un depistaggio generale, ma di interventi mirati. Potrebbero essere suggestioni: magari la finestra era aperta e i pallini sono volati via. Ma in assenza di spiegazioni, per me quei pallini e quei mozziconi sono stati fatti sparire. E se è stato un errore, è un errore chirurgico: proprio su elementi dove sarebbe stato certo trovare DNA (sigarette in bocca, pallini arrotolati tra i polpastrelli). Questi buchi nella vicenda generano inevitabilmente sospetti, illazioni e alimentano un rumore di fondo che ancora oggi rimane fortissimo. Assordante, direi.

Nel capitolo dedicato al Santuario della Madonna della Bozzola si accenna a un possibile collegamento con l’omicidio di Chiara Poggi. Secondo te esiste davvero un legame?

No, assolutamente no. Il Santuario della Bozzola è un contesto interessante perché mostra un certo modo di affrontare i problemi: nascondere la polvere sotto il tappeto, mantenere le apparenze, evitare scandali a ogni costo. E questo atteggiamento ricorre anche nella vicenda del delitto di Garlasco, ma solo come dinamica culturale, non come collegamento diretto.

Alla Bozzola esistono testimonianze che parlano di ambienti ambigui, persone losche, seminaristi che avrebbero subito violenze. Ma da qui a collegare tutto al delitto di Garlasco ce ne passa. Ho studiato a fondo lo scandalo della Madonna della Bozzola, quello che coinvolse Don Gregorio: ho letto le carte del procedimento e non c’è un singolo riferimento al delitto di Garlasco.

Non c’è nemmeno alcun riferimento da parte di Flavius Savu, il cittadino romeno che estorceva denaro a Don Gregorio. Savu, intercettato dai Carabinieri, usava qualunque espediente pur di ricattare non solo Don Gregorio, ma anche altre persone. Inventava di tutto per ottenere soldi, davvero di tutto. Quindi, se avesse saputo qualcosa sull’omicidio di Chiara Poggi, pensi che non avrebbe sfruttato quella carta?

Invece Savu inizia a parlare solo dopo il suo arresto, tra il 2016 e il 2017, quando va alle Iene sostenendo di sapere qualcosa. Dice di aver riconosciuto Andrea Sempio e Michele Bertani assegnando loro i soprannomi di “sadico” e “picchiatore”, ma quando fa queste dichiarazioni la foto di Sempio era già stata pubblicata sui giornali. Questo lo rende totalmente inattendibile.

In sintesi: il contesto della Bozzola è interessante perché racconta un certo mondo e certe dinamiche, ma un collegamento diretto con l’omicidio di Chiara Poggi non c’è.

Il libro mette in luce molte incongruenze e mancanze. Parlando con la gente, noto due sentimenti opposti: da un lato la paura che ciò che è successo a Stasi possa capitare a chiunque; dall’altro, lo scetticismo di chi pensa che non cambierà nulla, che non si arriverà a una verità e che nessuno pagherà.

Per quanto mi riguarda, ritengo molto probabile che si arrivi a un processo nei confronti di Andrea Sempio. Condivido però in parte quella paura: sono convinto che non ci sia un solo responsabile, al di là di Sempio o di Stasi, e temo che possa finire per pagare solo uno per tutti.

I piani sono distinti: con gli elementi emersi, Alberto Stasi ha buone possibilità di ottenere la revisione del processo. Ma immaginiamo lo scenario in cui Stasi venga riabilitato e Sempio assolto (o neppure processato): resterebbe un cold case, e sarebbe una sconfitta per la giustizia italiana e per chi segue questa vicenda da anni.

Qualunque esito ci sarà, qualcuno resterà scontento: se Stasi venisse riabilitato e Sempio condannato, c’è chi direbbe comunque che un assassino l’ha fatta franca e un innocente ha pagato.

Sul piano oggettivo, il limite più grande è il tempo: le nuove indagini sono efficaci, ma arrivano dopo quasi 19 anni. Io resto convinto che più persone siano coinvolte nell’omicidio, e che alcune abbiano avuto un ruolo più grave nel nascondere le tracce.

Talvolta i cold case si risolvono dopo molti anni, basti pensare al delitto dell’Olgiata. Qualcuno decide di parlare, oppure le prove c’erano ma non erano state interpretate correttamente. In parte sta accadendo anche qui.

Ci sono casi risolti persino dopo trent’anni. Io spero che si possa mettere la parola fine anche su questo, ma temo che alla fine possa pagare solo una persona per responsabilità che, a mio avviso, sono condivise.

Leggendo il tuo libro, molti vanno a cercare gli articoli dell’epoca e scoprono che “era già tutto lì”. Se oggi si rivedono i vecchi documenti, le trasmissioni dell’epoca, i commenti in TV, sembra di entrare in un universo parallelo: quel soccorritore che disse “sembra la lite tra due donne”, le ipotesi iniziali su due killer… e oggi si torna a parlare di almeno due persone sulla scena. Non credi ci fosse già tutto?

Nelle carte c’è molto, ma sono mancati approfondimenti investigativi cruciali: le carte non dicono tutto perché in molti casi le indagini non sono state fatte, quindi quelle carte non esistono.

Prendiamo l’inchiesta su Sempio del 2017: io quelle carte le ho lette, da lì è partita la mia indagine. Se si rilegge ciò che scrivevo già nel 2021 sembra scritto oggi, perché descriveva questioni che erano evidenti dalla semplice lettura: il fatto che Sempio si presentò all’interrogatorio sapendo già cosa gli avrebbero chiesto; il giro anomalo di documentazione. Non era un mistero: era un segreto di Pulcinella. Molte cose erano davanti agli occhi, ma non sono state valorizzate.

Altre invece non sono state fatte: ad esempio molte illazioni su Marco Poggi sarebbero state facilmente smentite se fossero stati acquisiti i tabulati del suo telefono.

Oggi abbiamo però un’ultima “macchina del tempo”: il computer di casa Poggi, usato da tutta la famiglia. È probabilmente l’ultimo strumento che ci permette di tornare al 2007, non solo ad agosto, ma ai mesi precedenti.

Alla presentazione del tuo libro, che si terrà venerdì 30 gennaio al Cap 10100, oltre alla iena Alessandro De Giuseppe saranno presenti anche gli ingegneri Porta e Occhetti, che nel 2009 individuarono l’alibi di Stasi fornendo la loro perizia al giudice Vitelli e che hanno poi proseguito con i loro studi, fornendo recentemente nuovi dettagli sul computer di Chiara Poggi. Perché tanta attenzione su quel computer?

L’evidenza che abbiamo è parziale. Le ricerche che Chiara Poggi aveva effettuato erano salvate online, ed erano ricerche molto particolari: alla luce di ciò che è poi accaduto, sembrano tessere di un puzzle incompleto.

Nel libro scrivo una cosa in cui credo fermamente: Chiara aveva scoperto qualcosa. Un segreto grave, che riguardava probabilmente qualcuno a cui teneva molto. Ne rimase spaventata, non comprese del tutto la natura di ciò che aveva trovato e cercò di informarsi. Quel suo approfondire mise in allarme qualcuno, forse più di una persona. Ed è qui, secondo me, il nodo centrale della vicenda.

Il delitto di Garlasco non è un omicidio d’impeto o maturato sul momento. È qualcosa che covava sotto la cenere. Le ricerche di Chiara risalgono a uno-due mesi prima della sua morte.

Analizzare quel computer oggi non ci direbbe solo cosa cercava Chiara, ma anche cosa facevano gli altri membri della famiglia. È lì che potrebbe trovarsi il bandolo, almeno per ricostruire il contesto in cui il delitto è maturato. Forse non ne uscirebbe il nome dell’assassino, ma scopriremmo come veniva usato quel computer, quali interessi c’erano e se qualcosa stava preoccupando Chiara. Di questo sono certo.

Parliamo di comunicazione. Attorno a Garlasco non ci sono più solo i media tradizionali, ma anche youtuber, opinionisti e persone comuni che seguono e interagiscono. Nel momento in cui un giornalista in TV dice qualcosa, sui social si ribatte, e questi messaggi arrivano forte e chiaro anche ai diretti interessati. Secondo te questo può rappresentare un momento di svolta per il giornalismo?

Io credo che sia un’evoluzione del tutto naturale: una diversificazione dei mezzi con cui si comunica. A volte mi chiedono se questi nuovi strumenti siano più affidabili, visto il successo di youtuber e podcaster, ma in realtà credo sia soprattutto una questione pratica: quando sei in macchina non puoi guardare il telegiornale o leggere il giornale, e allora ascolti il podcast, la diretta, o la puntata su YouTube del tuo creator di fiducia. È una questione di facilità di fruizione dei contenuti e di immediatezza.

In più, una diretta YouTube si può improvvisare: nel giro di un quarto d’ora, o meno, puoi essere online. Uno studio televisivo invece ha tempi e modalità di ingaggio molto più pesanti e lunghi, e quindi si muove a una velocità diversa.

Tutto questo offre grandi vantaggi, ma è soggetto anche a grandi distorsioni, perché molti youtuber possono diventare inconsapevolmente un megafono di operazioni orchestrate per agitare il pubblico o attirare attenzione.

 

O gli stessi possono incappare in errori banali.

Spesso, come nel caso Garlasco, ci sono stati molti esperti o presunti tali. Io stesso, che lavoro in questo campo da anni, mi sono trovato con persone che hanno iniziato a studiare la documentazione solo mesi dopo, mentre io avevo impiegato mesi a leggere tutta quella montagna di carte. Puoi avere talento e spirito critico, ma ripubblicare materiale senza averlo approfondito porta a disinformazione. Dico in generale senza fare nomi specifici.

Mi interessa la questione della partecipazione collettiva. La comunicazione nel 2007 era per lo più univoca. C’erano i media tradizionali e pochissima interazione con le notizie. Qui c’è uno scambio. Gli stessi che fanno TV controllano il sentiment sui social. Non siamo più fruitori passive di notizie. Anche noi pubblico abbiamo una voce.

Abbiamo un’interazione con il pubblico molto intensa e riceviamo ogni giorno montagne di messaggi, molti su Garlasco, ma tra questi emergono anche cose interessanti. Per esempio, insieme a Bugalalla, abbiamo ricevuto le famose foto che ritraggono Sempio davantii casa Poggi a poche ore dalla scoperta del delitto: incredibile, perché il marito della fotografa dell’epoca le ha mandate non a un giornale o alla procura, ma a due youtuber. Il pubblico percepisce lo youtuber come più vicino e contattabile rispetto al giornalista tradizionale. Poi io sono anche giornalista, ma qui ti parlo da youtuber.

Facciamo un parallelismo tra comunicazione nel 2007 e nel 2025. Se chi indaga commette errori, la partecipazione attiva del pubblico, scrivere, fare domande, chiedere conto,  può garantire maggiore correttezza?  Nel 2007 l’opinione pubblica riceveva le notizie passivamente; oggi è attiva sui social e questo nuovo modo di interagire può indurre chi sbaglia a pensarci due volte, perché tutto finisce sotto l’occhio del pubblico. Se chi indaga ha fatto errori, la partecipazione collettiva può essere garante di correttezza?

Io credo che chi indaga possa lavorare bene o male indipendentemente dall’esposizione mediatica, che spesso dura poco. Personalmente, però, oggi sento molto più la pressione del pubblico rispetto a un anno fa. Questo mi spinge a verificare tutto cento volte prima di fare un video o scrivere un articolo, perché i feedback arrivano subito. Se faccio una sciocchezza, me lo fanno notare all’istante. Quando scrivevo per un giornale non era così: i feedback erano più rari e indiretti.

E questo vale anche per chi lavora nei casi giudiziari: oggi certe leggerezze emergono subito. Penso all’episodio di Stefania Cappa che, in un’intercettazione, dice «ma figurati chi va a controllare» quando parla con il sostituto del medico che avrebbe firmato delle ricette mettendo un nome diverso dal suo. O alla questione delle firme e dei verbali: sono saltate fuori incongruenze, firme mancanti o verbali con dei buchi.

E sapendo che tutto viene scrutato sotto la lente dei social, non pensi che questo porterà a commettere meno errori in futuro?

Ripeto: oggi questo caso è talmente sotto gli occhi di tutti che, così come sento io la pressione del pubblico, credo che anche chi indaga sia portato a lavorare meglio rispetto al passato. Non tanto per virtù, quanto perché nel 2007 o nel 2009 era impossibile immaginare che questa vicenda sarebbe diventata un caso “per eccellenza”, destinato a rimanere nell’immaginario collettivo.

All’epoca era una storia che riempiva i palinsesti e vendeva giornali, ma comunque entro i confini della cronaca nera. Oggi invece è diventata qualcosa di enorme: basta una dichiarazione o un dettaglio fuori posto per scatenare immediatamente l’attenzione pubblica. Questo, secondo me, spinge anche gli inquirenti a maggiore cautela.

La mia speranza è che Garlasco, proprio perché è diventato un caso mostruoso per attenzione e risonanza, segni anche una svolta nelle indagini future.

Ho l’impressione che ci siano persone che temono la procura di Pavia e queste indagini, e non parlo di avvocati o consulenti di parte, ma di opinionisti, blogger e instagrammer. Hai anche tu questa sensazione? E perché?

Guarda, credo sia molto semplice: manca l’onestà intellettuale di rivedere le proprie posizioni. Io lo dico sempre e ti chiedo di riportarlo: se un domani venissi smentito su ciò che sostengo, per esempio se mi portassero la prova che Alberto Stasi è colpevole, io ammetterei di essermi sbagliato, in buona fede. Non mi arrampicherei sugli specchi.

Il problema è che molte persone fanno esattamente questo: anche di fronte a elementi che dovrebbero far sorgere almeno un dubbio, rifiutano di ammetterlo. Vivono il dubbio come una sconfitta, una perdita di credibilità, quasi un disonore.

Ultima domanda, anche se hai già risposto: arriveremo alla verità? E se Stasi è davvero innocente, scopriremo chi ha ucciso Chiara Poggi?

Io non faccio previsioni, non faccio sogni, posso solo dire che spero di sì. La Procura sta lavorando molto bene e molte delle cose fatte finora sono emerse solo col tempo. Al momento abbiamo una visione parziale di ciò che è stato fatto e di ciò che stanno ancora facendo. Credo che faranno tutto il possibile per individuare l’autore di questo delitto.

Se avete domande, l’appuntamento con Gianluca è al Cap10100 di Corso Moncalieri 18, alle 18 venerdì 30 gennaio. L’entrata è libera fino a esaurimento posti con possibilità di prendere biglietti gratuiti su Eventbrite.

Lori Barozzino 

Caluso: “Invisibile”, il nuovo romanzo di Debora Bocchiardo

verrà presentato sabato 31 gennaio a Caluso, presso la biblioteca Mottini

La biblioteca Mottini, in collaborazione con l’associazione Vivi la Biblioteca Odv di piazza Mazzini 2, a Caluso, proporrà sabato 31 gennaio, alle 16, la presentazione del nuovo romanzo “Invisibile”(Edizioni Pedrini) della giornalista e scrittrice Debora Bocchiardo.

Il romanzo ha debuttato lo scorso anno al Circolo dei Lettori di Torino, riscuotendo un buon successo si pubblico e anche alle principali fiere di editoria sia in Italia sia all’estero.

Dopo il salone di Francoforte, il romanzo è ora in vendita oltre che presso le librerie italiane o agli eventi, anche sui principali portali Internet e in librerie multilingue di Parigi e di Lisbona.

“La vicenda umana al centro di questo mio settimo romanzo- spiega l’autrice Debora Bocchiardo- è inventata, sono frutto di ricerca il contesto e le condizioni sociali in cui è inserita. La protagonista è una donna che affronta la vita e le sfide che essa le porta tra l’indifferenza del mondo che la circonda. Nonostante tutto la solitudine diventerà la sua forza. Vittorie e sconfitte si alternano nella vita forgiandola attraverso mille vicissitudini , a partire da quando rimane orfana nel 1919 per poi arrivare praticamente ai giorni nostri. Alla base di questa mia nuova avventura letteraria vi sono, da un lato, una condanna all’indifferenza e, dall’altra, un invito alla vita, ad accoglierla e sfidarla senza mai arrendersi pur di perseguire i propri obiettivi”.

“Il nuovo romanzo di Debora Bocchiardo – spiega il direttore editoriale Ennio Pedrini – si impone nella dura scorrevolezza degli eventi che si dilatano nella vita della protagonista, per condurci in un labirinto carico di suspense. I personaggi del romanzo si appropriato delle atmosfere e delle ambientazioni metropolitane, dalla capitale francese, Parigi, a quella piemontese, Torino, fino ai borghi di Castellamonte e del Canavese”. Il lettore viene coinvolto all’interno di una narrazione brillante, quasi un viaggio alla ricerca della giustizia. Il libro è un gioiello da scoprire, dalle trame intricate, protagonista una donna dalla vita pericolosa e complicata, che conduce un’esistenza tra la guerra e il dopoguerra, in un gioco sottile cui le apparenze esplorano anche rapporti ambigui. Debora Bocchiardo conferma il suo talento nel creare storie e personaggi che conducono tra strade oscure e inquiete una donna, invisibile, che saprà prendersi la sua rivincita. Si tratta di un giallo aperto al ragionamento e agli Intrecci casuali, che rivolge uno sguardo duro e penetrante alla critica sociale del tempo, sviluppando un sottile fil rouge con la realtà contemporanea.

Mara Martellotta

Fondazione Amendola, Giulio Napolitano presenta “Il mondo sulle spalle”

Giovedì 5 febbraio, alle ore 18, la Fondazione Giorgio Amendola di Torino, ospiterà in collaborazione con Legacoop Piemonte e Generazioni Legacoop la presentazione del libro “Il mondo sulle spalle”, una storia familiare e politica di cui l’autore è Giulio Napolitano, giurista e Professore Ordinario di Diritto Amministrativo all’Università degli Studi Roma Tre, nonché figlio di Giorgio Napolitano. Il volume unisce dimensione privata e storia pubblica, tracciando un ritratto inedito dello statista e dell’uomo. Attraverso uno sguardo intimo e partecipe, il racconto ripercorre i principali snodi della storia italiana dell’ultimo mezzo secolo, offrendo una prospettiva rigorosa su un lungo percorso politico e umano. All’incontro porterà i saluti istituzionali Alessandro Regge, coordinatore di Generazioni Piemonte, il coordinamento under 40 di Legacoop Piemonte. Con l’autore dialogherà Sofia Ferrari, direttrice della biblioteca della Fondazione Giorgio Amendola. La moderazione è affidata a Giancarlo Quagliotti, storico dirigente del Partito Comunista.

“La presentazione si inserisce nel programma culturale della Fondazione Amendola, da sempre impegnata nella promozione della memoria storica, del pensiero politico e del confronto pubblico sul grande tema della democrazia italiana – dichiara Domenico Cerabona, direttore della Fondazione Giorgio Amendola – in questo caso specifico, al centro della presentazione la storia umana e politica in grado di narrare non solo una vicenda individuale, ma diversi decenni del nostro Paese, dai comizi alle feste dell’Unità, dalle manifestazioni alla vita di partito. Al Presidente Napolitano ci lega una profonda sintonia culturale e politica, essendo stato uno dei più celebri allievi della scuola comunista napoletana di Giorgio Amendola nel secondo dopoguerra e, di fatto, colui che ha raccolto il testimone del riformismo e dell’europeismo del PCI”.

“Siamo molto contenti di questa iniziativa, che abbiamo voluto rivolgere alle giovani generazioni di cooperatori e cooperatrici – spiega Dimitri Buzzio, Presidente di Legacoop Piemonte – la presentazione del libro di Giulio Napolitano rappresenta un’occasione per approfondire la storia del nostro Paese e della nostra Repubblica, ripercorrendo l’impegno politico di Giorgio Napolitano, il cui ruolo di Presidente è coinciso con anni attraversati da tensioni profonde e significativi cambiamenti. L’appuntamento è anche l’occasione per ricordare, a poco più di un anno dalla sua scomparsa, la figura di Clio Bittoni, madre dell’autore, già dirigente dell’Ufficio Legislativo di Legacoop Nazionale, contribuendo ad alcuni dei successi più importanti del movimento cooperativo”.

Giovedì 5 febbraio, ore 18, Fondazione Amendola -via Tollegno 52, Torino. Appuntamento a ingresso libero.

Mara Martellotta

Il Book Retreat, rigenerarsi con i libri

Una pratica di cura di sé tra silenzi, natura e condivisione

C’è un modo nuovo di avvicinarsi ai libri: rallentare, isolarsi dal rumore quotidiano, dedicare tempo e attenzione alla lettura o alla scrittura in un luogo pensato per nutrire mente e immaginazione. È questo il cuore del book retreat, una formula che sta conquistando lettrici e lettori in tutto il mondo. Si tratta di soggiorni di durata variabile, da un weekend a una settimana, pensati per chi desidera immergersi completamente tra le righe di un libro. A differenza di una semplice vacanza, il book retreat ha come centro l’esperienza letteraria: ore dedicate alla lettura, momenti di silenzio, confronto con altri partecipanti e talvolta incontri con scrittori, editor o formatori. Le prime esperienze di questo tipo nascono nei paesi anglosassoni, soprattutto nel Regno Unito e negli Stati Uniti, sull’onda dei writer’s retreat e dei silent retreat. Nel frattempo l’idea si è diffusa anche in Europa trovando spesso sede in luoghi immersi nella natura: casali di campagna, monasteri riconvertiti, rifugi di montagna e piccoli borghi lontani dal turismo di massa.Ciò che distingue un book retreat è la qualità del tempo che si vive. Le giornate sono scandite da ritmi lenti: lettura individuale, scrittura libera o guidata, passeggiate, pasti condivisi, talvolta meditazione o yoga. La tecnologia è ridotta al minimo, se non addirittura assente, e il silenzio diventa un alleato prezioso. Alcuni ritiri sono tematici, altri puntano sull’esperienza comunitaria, altri ancora sul raccoglimento individuale. Anche in Piemonte si organizzano iniziative che richiamano lo spirito del book retreat. Esempi concreti includono ritiri di lettura e mindfulness nelle risaie vercellesi, combinando lettura, meditazione, natura e condivisione. Sul territorio ci sono inoltre festival letterari e circoli di lettura, come l’Independent Book Tour, che attraversa Torino, Alessandria, Asti e Cuneo, offrendo incontri con autori, presentazioni e momenti di scambio culturale in un’ottica di “bibliodiversita’”. Sebbene i ritiri strutturati di più giorni siano ancora pochi, l’offerta sta crescendo grazie a biblioteche, agriturismi e B&B che propongono esperienze culturali immersive. Organizzare un book retreat è importante perché offre più di un semplice momento di lettura: crea uno spazio di profondità mentale e benessere emotivo, riduce lo stress, migliora la concentrazione e permette di ritrovare calma e piacere nella quotidianità. La lettura diventa una pratica di cura di sé, un modo per riflettere, assorbire nuove idee, ristabilire equilibrio e creare legami con chi condivide la stessa passione. In un mondo che corre, fermarsi a leggere significa fare spazio per pensare, sentire e immaginare.

Il book retreat, dunque, non è solo un evento culturale, ma un’esperienza che rallenta il tempo, rigenera la mente, nutre le emozioni e rinnova la relazione con i libri. Un viaggio interiore che continua ben oltre i giorni del ritiro, trasformando la lettura in un atto di cura.

Maria La Barbera

Incipit Offresi a Rivalta

 

Giovedì 22 gennaio, ore 18

Il primo talent letterario itinerante che scopre nuovi autori e trasforma gli incipit in storie da pubblicare

 

Pubblicare un libro, grazie a un incipit: il primo talent letterario itinerante è alla ricerca di aspiranti scrittori a Rivalta (TO). La quarta tappa dell’undicesima edizione è in programma giovedì 22 gennaio alle 18 alla Biblioteca Silvio Grimaldi. Presenta Chiara Pacilli con l’accompagnamento musicale di Enrico Messina.

Incipit Offresi è un vero e proprio talent della scrittura, lo spazio dove tutti gli aspiranti scrittori possono presentare la propria idea di libro. L’obiettivo non è premiare il romanzo inedito migliore, ma scovare nuovi talenti, promuovere la lettura e valorizzare le biblioteche come luoghi di partecipazione e di promozione culturale. In 10 anni Incipit Offresi ha scoperto più di 150 nuovi autori, pubblicato oltre 80 libri e coinvolto circa 12mila spettatori l’anno, 30 case editrici e più di 80 biblioteche e centri culturali.

Partecipa Impremix Edizioni, la casa editrice attenta alla società, alla sua evoluzione, alla tecnologia e ai sentimenti umani con particolare risalto per l’arte e la storia.

 

I partecipanti, in una sfida uno contro uno, avranno 60 secondi di tempo per leggere il proprio incipit o raccontare il proprio libro. Il/la concorrente che, secondo il giudizio del pubblico in sala, avrà ottenuto più voti, passerà alla fase successiva, dove avrà ancora 30 secondi di tempo per la lettura del proprio incipit prima del giudizio della giuria tecnica che assegnerà un voto da 0 a 10. Una volta designato il/la vincitore/trice di tappa, si aprirà il voto del pubblico per il secondo classificato. Chi otterrà più voti potrà partecipare alla gara di ballottaggio. Il vincitore o la vincitrice di tappa si aggiudicherà un buono libro del valore di 50 euro. I primi classificati di ogni tappa e gli eventuali ripescaggi potranno accedere alle semifinali per giocarsi la possibilità di approdare alla finale, in programma a giugno 2026.

I concorrenti primo e secondo classificato riceveranno rispettivamente un premio in denaro di 1.500 euro e 750 euro. Saranno inoltre messi in palio il Premio Scuola Holden con un corso di scrittura; il Premio Italo Calvino, con la partecipazione gratuita al prestigioso premio letterario; i Premi Golem e Leone Verde, con la pubblicazione dell’opera; il Premio Miraggi costituito da una lampada artistica fatta di libri; i Premi Indice dei Libri del Mese, Fondazione Circolo dei lettori, Pagina 37 e il Premio Archimede per gli under 35, con la pubblicazione del proprio racconto nella raccolta Archimedebook e, da questa edizione, il Premio Sostenibilità, a cura del Centro Scienza, un riconoscimento speciale agli scritti che affrontano temi ambientali, ecologici e climatici. Tutti gli iscritti al concorso, inoltre, grazie alla collaborazione con Scuola Holden, potranno seguire gratuitamente il corso “Chi ben comincia” a cura di Fronte del Borgo: due lezioni in streaming per scoprire come costruire un incipit capace di catturare il lettore dalle primissime righe, tra scelte stilistiche, tensione narrativa, esempi celebri e piccole esercitazioni.

 

Incipit Offresi è un’iniziativa ideata e promossa dalla Fondazione ECM – Biblioteca Archimede di Settimo Torinese e Regione Piemonte, con il sostegno di Fondazione Compagnia di San Paolo e la collaborazione di Emons Edizioni, Fondazione Circolo dei lettori, Scuola Holden e FUIS – Federazione Unitaria Italiana Scrittori.

Il Premio Incipit e il campionato sono dedicati a Eugenio Pintore, per la passione e la professionalità con cui ha fatto nascere e curato Incipit Offresi.

“Mi prendo il mondo”. A Parma, ancora lo “zampino” del Salone del Libro

Nuovo appuntamento nell’ex “Città Ducale” con il Progetto ideato dal “Salone del Libro di Torino”, protagonisti i giovani di “Direzione Futura”

Da giovedì 22 a domenica 25 gennaio

Parma

“Un evento ‘ispirazionale’, che sa accogliere il sentire delle nuove generazioni, stimolare idee e dare impulso alla vitalità innata delle ragazze e dei ragazzi di oggi per accompagnarli nel loro cammino verso gli orizzonti che più sentono propri, in un mondo che continua a vivere cambiamenti culturali e di approccio al lavoro”: così è stato nel giusto modo definito “Mi prendo il mondo. In dialogo con le nuove generazioni”, Progetto che torna a programmarsi, nella sua terza edizione, a Parma, “European Youth Capital 2027”, da giovedì 22 a domenica 25 gennaio prossimi(con un’anteprima giovedì 15 gennaio), al “Paganini Congressi” (via Toscana, 5/a), presso il “Parco 1° Maggio” dell’“Atene d’Italia”, com’è stato storicamente definito il capoluogo emiliano in riconoscenza del suo prestigio culturale.

Ideato dai ragazzi riuniti in “Direzione Futura” e dal “Salone Internazionale del Libro di Torino” – in collaborazione con la Città di Parma, con il sostegno di “Regione Emilia-Romagna” e “Fondazione Cariparma” e con il patrocinio dell’“Università di Parma” e di “Rai” – l’evento vedrà ancora una volta, quali primi protagonisti, proprio i giovani di “Direzione Futura 2026”30 studentesse e studenti di Parma e del territorio parmense, di età compresa tra i 14 e i 23 anni, che hanno scelto temi, argomenti e ospiti di questa edizione, che vedrà arrivare in città scrittorigiornalisti ed artisti , invitati “per raccontare il loro sguardo sul mondo e la loro visione sui temi dell’attualità”. Ricchissimo il programma, comprendente anche workshoplaboratoriattività e presentazionirivolte a lettrici e lettori accolti, al “Paganini Congressi”, dal “Caffè Letterario” e dal Bookshop “Mi prendo il mondo”, una grande libreria tematica, organizzata da sei librerie della città che proporranno una vasta scelta di opere  dedicate ai temi e alle aree al centro delle lezioni e degli incontri. Importante novità di questa terza edizione è il progetto “Hub Lavoro”, uno spazio di confronto con il mondo giovanile e quello professionale, attraverso “tavole rotonde”, “laboratori” ed incontri con imprese e “recruiter”in programma giovedì 22 e venerdì 23 gennaio per “favorire dialoghi e scambi tra studenti e aziende, mettendo al centro aspirazioni, competenze e opportunità occupazionali, con attività pratiche e testimonianze da settori strategici come comunicazione, marketing, innovazione e sostenibilità”.

L’ingresso alla manifestazione e ai vari incontri sono gratuiti, fino ad esaurimento posti. Per info sul programma dettagliato e aggiornato: www.miprendoilmondo.it o www.salonelibro.it

Un’abbondante ventina gli ospiti attesi, di cui é impossibile fare qui completa menzione. Diciamo solo che, dopo alcuni appuntamenti anticipativi, giovedì 15 e lunedì 19 gennaio, a dare il là alla lunga cavalcata, giovedì 22 gennaio (ore 9,30) sarà lo scrittore e sceneggiatore (fondatore dell’Agenzia Letteraria “Book On A Tree”) Pierdomenico Baccalario che condividerà con il pubblico una suggestiva riflessione su “Le dieci regole per combinare qualcosa”. Particolarmente atteso, nel corso della prima giornata anche l’incontro con Mario Calabresi (ore 11), giornalista e direttore di “Chora Media”, che inviterà a ragionare sui contenuti del suo ultimo libro “Alzarsi all’alba”, edito da “Mondadori”. A seguire, di balzo in balzo, si andrà dall’artista visiva iraniana Shirin Neshat a Federico Vergari, autore di “Vittorie imperfette. Storie di donne e uomini che non si sono arresi” (“Lab Dfg”), fino a Vera Gheno (venerdì 23 gennaio), sociolinguista da sempre impegnata su temi quali il sessismo, l’equità e la diversità nella lingua. Da segnalare ancora per sabato 24 gennaio, la scrittrice e filosofa Michela Marzano sul palco con il suo nuovo libro “Qualcosa che brilla” (“Rizzoli”) per una conversazione sulle difficoltà di crescere, creare il proprio spazio, trovare la propria voce.E, importante fanalino di coda, domenica 25 gennaio(ore17,30), Concita De Gregorio. Notissima giornalista, scrittrice ed editorialista per “La Repubblica”, De Gregorio incontrerà i giovani sul tema “Un’indagine sull’amore. La giusta misura della cura”, prendendo spunto dal suo ultimo romanzo “Di madre in figlia” (“Feltrinelli”).

Per chi interessato, si prepari. La manifestazione è ancora una volta, oggi più che mai, un intrigante itinerario, dai forti contenuti etico-letterari, poiché “lavorare con le nuove generazioni – come afferma Silvio Viale, presidente dell’ ‘Associazione Torino, la Città del Libro’non è un capitolo accessorio: è una responsabilità e una direzione strategica. L’educazione alla lettura, la curiosità e la capacità di confrontarsi criticamente con il presente nascono dapercorsi come ‘Mi Prendo il Mondo’, dove ragazze e ragazzi non sono spettatori, ma costruttori di visioni”.

Gianni Milani

Nelle foto: Logo “Mi prendo il mondo”; Pierdomenico Baccalario (Ph. Walter Menegazzi); Mario Calabresi; Concita De Gregorio (Ph. Paola Locatelli

Francesissimo: Pennac e la Francia al Circolo dei Lettori

Dal 30 gennaio al 1° febbraio Torino diventa la casa della letteratura francese con Francesissimo, il primo festival ospitato al Circolo dei lettori e delle lettrici, al Cinema Massimo e all’Alliance Française Torino.  Per tre giorni autrici e autori dalla Francia e dal mondo francofono incontrano il pubblico tra libri, dialoghi e cinema, in un clima da grande festa della lettura. 

 

Pennac inaugura il festival

Venerdì 30 gennaio, alle 18.30, l’apertura è affidata a Daniel Pennac, che al Circolo dialoga con Fabio Gambaro sul romanzo Il mio assassino (Feltrinelli). Nel libro Pennac intreccia autobiografia e invenzione intorno alla storia del giovane D. P. Nonnino, condensando il suo intero universo narrativo in poco più di cento pagine.

 

«Portare Parigi a Torino»

«In Italia l’interesse per la letteratura francese cresce di anno in anno. Diversi scrittori d’oltralpe si ritrovano in vetta alle classifiche e gli editori italiani traducono sempre più spesso titoli dal francese. FRANCESISSIMO nasce proprio per far conoscere meglio la ricchezza e la diversità della scena letteraria francese contemporanea. Non solo gli autori già noti ma anche le più interessanti nuove leve, per un dialogo proficuo con il mondo culturale italiano» dichiara Fabio Gambaro, ideatore e direttore del festival. «Francesissimo è un viaggio nella letteratura di lingua francese, il nostro modo di portare Parigi a Torino e di rinnovare il legame della nostra città e della nostra comunità di lettrici e di lettori con la Francia» aggiunge Giuseppe Culicchia, direttore della Fondazione Circolo dei lettori.

Incontri, film, grandi ospiti

Sabato 31 gennaio si parte con i saluti istituzionali alla presenza dell’Ambasciatore di Francia Martin Briens, poi arrivano al pubblico torinese Adelaïde de Clermont-Tonnerre, Jean-Baptiste Andrea, Maylis Besserie e Adrien Bosc, tra racconti di donne libere, passioni romanzesche e vite ai confini tra realtà e finzione. In serata, al Cinema Massimo, è in programma Le royaume di Julien Colonna, film inedito ambientato in Corsica, in collaborazione con il Museo Nazionale del Cinema e l’Institut Français. Domenica 1 febbraio spazio alle storie intense di Marie Vingtras e Monica Acito, ai percorsi di migrazione e identità con Hemley Boum e Nadeesha Uyangoda, e all’attesissimo incontro con Boualem Sansal a partire dal romanzo distopico Vivere (Neri Pozza). La giornata si chiude di nuovo al Cinema Massimo con Le roman de Jim di *Arnaud e Jean-Marie Larrieu, racconto di affetti e paternità.

Valeria Rombolà

A proposito del libro su Luigi Capriolo

Caro Direttore,

nella mia funzione di curatore dell’Archivio Lorenza e Luigi Cavallo invio la seguente dichiarazione sottoscritta dagli autori e con il loro accordo, grato se vorrà pubblicarla.

“Nel volume di Aldo Agosti e Marina Cassi, Un eroe senza medaglie. Luigi Capriolo dall’antifascismo alla Resistenza, Donzelli, Roma 2024 a p. 88 si è creato uno spiacevole equivoco nell’interpretazione di quanto scritto da Lorenza Pozzi Cavallo nel suo libro Luigi Cavallo. Da Stella Rossa alla rivolta operaia di Berlino, Golem Edizioni, Torino 2022 (p. 415). Gli autori prendono atto che l’autrice non ha imputato ai magistrati Luciano Violante e Raffaele Guariniello e alla Magistratura, la sottrazione, nei lontani anni Settanta, del manoscritto del diario di Luigi Capriolo, allora conservato nell’archivio del giornalista Luigi Cavallo, la cui trascrizione dattilografata del 1946 è stata attualmente depositata presso l‘Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea di Torino. La trascrizione è stata messa a disposizione degli autori Agosti e Cassi per gentile concessione di Lorenza Pozzi Cavallo, che ha destinato all’Istituto l’intero “Archivio Lorenza e Luigi Cavallo.

Aldo Agosti e Marina Cassi”

Un testo analogo è stato pubblicato dal professor Agosti sulla sua pagina Facebook, mentre la Casa Editrice Donzelli ha provveduto a correggere la pagina 88 della versione digitale del volume.

Un fascicolo con relativi allegati, redatto dalla signora Lorenza Pozzi Cavallo e contenente le sue osservazioni sul volume dedicato a Capriolo, viene unito alla documentazione già presente presso l’Istituto piemontese per la storia della Resistenza come parte integrante dell’Archivio Lorenza e Luigi Cavallo.

La ringrazio, gentile Direttore, per la pubblicazione della presente lettera e Le porgo i più cordiali saluti.

Luciano Boccalatte

La passione civile di Pier Antonio Ragozza

 

Si intitola “Una passione civile. Scritti scelti sulla storia e la cultura del Verbano Cusio Ossola” l’antologia che raccoglie quarant’anni di ricerche e pubblicazioni di Pier Antonio Ragozza, studioso di storia e dirigente scolastico ossolano, prematuramente scomparso nel maggio 2024. La Casa della Resistenza di Verbania (di cui Ragozza era componente del Comitato Scientifico) in sinergia con l’editore Grossi di Domodossola e il patrocinio della Fondazione Paola Angela Ruminelli ha pubblicato il libro che propone un’antologia di scritti e orazioni scelti in una bibliografia vastissima. Pier Antonio Ragozza (1960-2024), originario di Premosello Chiovenda, dopo la laurea in Giurisprudenza con tesi in Diritto costituzionale su Anticipazioni della Costituzione italiana nella legislazione della Repubblica dell’Ossola, è stato docente di discipline giuridiche ed economiche, preside dell’Istituto Galletti di Domodossola, dirigente scolastico dell’Istituto Cobianchi di Verbania e infine del Liceo “Spezia” di Domodossola. Ragozza è stato anche un apprezzato studioso e un infaticabile ricercatore sulla storia e la cultura delle terre tra i laghi prealpini e le grandi Alpi del nordovest. Le sue ricerche, caratterizzate da un grande rigore scientifico, lo collocano tra gli esponenti più importanti nel campo degli studi umanistici sulla provincia più montana d’Italia, il Verbano Cusio Ossola. A testimonianza di quest’impegno sono le numerosissime collaborazioni con giornali e riviste del territorio, associazioni, gruppi di ricerca, istituti culturali. Il volume offre uno sguardo largo sui numerosi interessi di studioso di Pier Antonio Ragozza: le vicende della lotta di Liberazione e del corpo degli alpini, la storia militare e delle fortificazioni,  la particolarità di una terra di frontiera e l’antropologia alpina, la passione per l’insegnamento e l’oratoria civile. Piuttosto vasta è la tipologia degli scritti di Ragozza che vanno dagli articoli su giornali e riviste a saggi e presentazioni di libri, a relazioni per convegni e incontri pubblici. Una passione civile, curato da Paolo Crosa Lenz e Andrea Pozzetta, ha visto la collaborazione di Gianmaria Ottolini, Stefano Mura, Franco Chiodi, Marco Travaglini, Chiara Uberti.

Marco Travaglini