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“Oltre l’ombra dei colori”: arte, mistero e introspezione nel romanzo di Carlo Morriello

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Un viaggio nella Napoli di fine Ottocento: la scoperta di una verità nascosta che può sconvolgere una vita

Le vicende ruotano attorno al giovane pittore Michele Castaldo in cerca di una svolta nella sua carriera, la cui identità viene messa in discussione nel corso della narrazione proprio attraverso alcune opere pittoriche che sarà chiamato a realizzare. Sarà così trascinato, suo malgrado, in situazioni assurde e rischiose.

Il protagonista, da poco rimasto orfano di sua madre, viene convocato al monastero di Santa Chiara per realizzare un affresco in sole tre settimane. Fin qui tutto bene, se non fosse che la parete su cui dovrebbe dipingere è avvolta da un’aura piuttosto sinistra: tempo prima, un altro pittore, Antonio Abbati, aveva avuto una crisi proprio lì, impazzendo e rovinando la sua stessa opera con un secchio di vernice. Da quel momento, si dice che su quella parete gravi una maledizione. Tra l’altro Abbati era una sorta di “idolo artistico” di Michele, autore infatti di un ritratto femminile di una tale Angelica McGrey che aveva avuto un ruolo primario nell’interessamento del protagonista alla pittura.

Michele si trova quindi a lavorare proprio nel luogo in cui Abbati ha visto la sua carriera andare in fumo. E da lì inizia a scivolare anche lui in un labirinto di domande, coincidenze troppo strane e verità che in tanti avevano provato a nascondere. L’affresco sul quale Michele sta lavorando, un Cristo misericordioso, da lì a poco resterà infatti incompiuto perché una mattina viene trovato rovinato proprio come l’affresco di Antonio Abbati.

Dopo l’evento al monastero, Michele può comunque dedicarsi a un’altra commessa, quella del conte Arinaldi, uomo sinistro che, in cambio di un affresco nel suo palazzo, gli offre una grossa cifra, ma la ricerca della verità, sapere cosa è successo al monastero diventa per Michele un percorso psicologico e personale, che lo porterà a scoprire cose su di sé e sulle persone che gli sono vicine.

Inoltre, un amore del passato, e mai del tutto risolto, riaffiorerà in tutta la sua intensità permettendo al protagonista non solo di riannodare i tanti eventi e dare loro un senso, ma anche di superare quella barriera che separa la vita dalla morte.

Al centro, la scoperta di una verità nascosta che può sconvolgere una vita. Non da ultimo, la rivelazione che la vita riserverà a Michele nell’epilogo del romanzo.

Un dipinto, una rivelazione e la ricerca di sé stessi guidano insomma la trama fino all’epilogo.

La vicenda è anche un affascinante quanto intricato viaggio nella Napoli del tempo: una città che non fa da sfondo alla storia, ma ne è coprotagonista; una città dalle molteplici sfaccettature e che, nei suoi vicoli e nelle sue ombre, nel rapporto lì esistente tra la vita e la morte ha uno dei suoi pilastri più importanti. Napoli – con i suoi sotterranei, la sua tradizione, la convivenza tra sacro e profano in intrecciano in un gioco di luci, colori e ombre – è il simbolo delle vicende narrate, del mistero che le avvolge e dei diversi colpi di scena presenti nella storia.

Come può un dipinto celare al suo autore un segreto così grande che, se interpretato, può sconvolgere per sempre la sua stessa vita?

Oltre l’ombra dei colori è un romanzo a tema artistico e psicologico nel quale le vicende ruotano attorno al protagonista, la cui identità viene messa in discussione nel corso della narrazione proprio attraverso alcune opere pittoriche che sarà chiamato a realizzare. Come può, infatti, un dipinto celare al suo autore un segreto così grande che, se interpretato, può sconvolgere per sempre la sua stessa vita? È questa la domanda principale che sottende il romanzo. Altro leitmotiv della vicenda è il motto latino veritas filia temporis. Nessuna verità può restare occulta per tanto tempo; prima o poi troverà il modo, anche virulento, di emergere.

Il romanzo è anche un viaggio alla ricerca si sé stessi, del senso della propria vita e delle proprie radici; un viaggio che a volte può mettere in discussione le proprie certezze. Il protagonista, dopo gli eventi del romanzo, non riuscirà a dare più lo stesso significato al mondo nel quale aveva vissuto e, in questo percorso di scoperta anche interiore, dovrà necessariamente affrontare il dilemma se uscire oppure no dalla sua caverna platonica.

Attorno alla figura del protagonista si snocciola una serie di personaggi molto diversi tra loro, per situazione sociale e peso narrativo, grazie ai quali prende forma sulla pagina l’altra vera protagonista del romanzo: Napoli. La città, bella e tragica, si presenta in tutte le sue sfaccettature, e con i suoi vicoli e le sue ombre emerge come l’ambientazione perfetta per questo romanzo che, proprio sulla costante commistione tra la vita e sulla morte, poggia il suo pilastro più importante. L’autore racconta la città senza mai fare l’occhiolino alla caricatura ma con grande rispetto e vi colloca il prodotto della sua immaginazione incastrandolo molto bene nella cornice scelta, dalla quale sembra essersi fatto ispirare.

La storia è molto densa di avvenimenti ma i frequenti colpi di scena, i dialoghi tra i personaggi e l’ambientazione coerente rispetto alla storia contribuiscono a mantenere alta l’attenzione del lettore, anche quando le situazioni descritte sfiorano il surreale. Considerando la mole degli eventi che prendono forma nel romanzo, il numero dei personaggi è relativamente circoscritto e ciascuno di essi è ben caratterizzato, risultando subito familiare per il lettore.

C’è un alone di costante mistero nella narrazione che procede a un ritmo costante, sostenuta da uno stile lineare che ha una propria personalità. Il lettore è invogliato a proseguire la lettura per conoscere lo scioglimento delle situazioni via via sempre più intricate, ma allo stesso tempo è spinto a godere della pagina lentamente, dandole il tempo che si merita. Forse anche questo in pieno stile napoletano.

L’autore:

Carlo Morriello, classe 1969, è nato a Napoli ma vive a Castelfranco Veneto (tv). Laureato in Lettere moderne e specializzato nell’insegnamento secondario, dal 2015 è docente di materie letterarie nelle scuole secondarie di secondo grado.

Coltiva da tempo la passione per la scrittura, e in diverse forme: ha collaborato con alcuni periodici locali per le pagine di cronaca, cultura e approfondimento. Per Montedit ha pubblicato, nel 2000, una raccolta di racconti.

RICONOSCIMENTI:

Oltre l’ombra dei colori è il suo romanzo d’esordio, che ha conosciuto una gestazione di circa tre anni e con il quale in due distinte edizioni del concorso nazionale Io scrittore è rientrato tra i 300 finalisti.

Risulta:

  • finalista al premio letterario internazionale Mario Luzi – edizione 2025;

  • segnalazione di merito alla seconda edizione del “Premio in Giallo – Giuseppe Ciabattini”;

  • menzione speciale al “Premio letterario internazionale Amici di Giambattista Vico” – I ediz. 2025.

CONTATTI CON L’AUTORE:

sito web: www.carlomorriello.it

email: carlo.morriello1@gmail.com

mobile: 3285664584

ALTRE INFORMAZIONI

Pagina web del romanzo:

https://bookabook.it/libro/oltre-lombra-dei-colori/

Link Amazon

Amazon.it: Oltre l’ombra dei colori – Morriello, Carlo – Libri

Booktrailer e fast trailer:

https://www.youtube.com/watch?v=L9EL1UDkXJo

https://www.youtube.com/shorts/FgjGKr1pa_M

all’interno del canale YouTube:

https://www.youtube.com/@carlomorriello

ESTRATTO DI ALCUNE RECENSIONI/INTERVISTE:

https://www.annuariodelcinema.it/news/esce-oltre-lombra-dei-colori

https://www.edicoladellenotizie.it/esce-oltre-lombra-dei-colori-arte-mistero-e-memoria-nel-debutto-di-carlo-morriello/

https://www.elasticmedianews.it/esce-oltre-lombra-dei-colori-arte-mistero-e-memoria-nel-debutto-di-carlomorriello/

https://www.altranotizia.com/libri-esce-oltre-lombra-dei-colori-arte-mistero-e-memoria-nel-debutto-di-carlo-morriello/

https://www.tuttoh24.info/esce-oltre-lombra-dei-colori-arte-mistero-e-memoria-nel-debutto-di-carlo-morriello/

https://leggeretutti.eu/esce-oltre-lombra-dei-colori-arte-mistero-e-memoria-nel-debutto-di-carlo-morriello/

https://www.liberolibro.it/oltre-lombra-dei-colori-di-carlo-morriello/

https://www.corrierenazionale.it/2025/04/17/carlo-morriello-in-libreria-con-oltre-lombra-dei-colori/

https://internapoli.it/esce-oltre-lombra-dei-colori-arte-mistero-e-memoria-nel-debutto-di-carlo-morriello-romanzo/

https://www.notizienazionali.it/notizie/attualita/87424/uscito-oltre-l-ombra-dei-colori-arte-mistero-e-memoria-nel-debutto-di-carlo-morriello

https://www.castelfrancovenetofy.it/topics/notizie-di-castelfranco-veneto/biografia-scrittore-carlo-morriello

https://www.lapiazzaweb.it/news/attualita/531451/carlo-morriello-oltre-l-ombra-dei-colori-un-viaggio-alla-scoperta-di-se-stessi.html

https://www.gazzettadinapoli.it/cultura-societa/ilibri/oltre-lombra-dei-colori-il-romanzo-desordio-di-carlo-morriello/

https://grandenapoli.it/oltre-lombra-dei-colori-romanzo-carlo-morriello-napoli/.

https://www.napolinews24.net/42534-silent-reading-party-il-15-luglio-al-gran-caffe-gambrinus-con-lautore-carlo-morriello-e-la-sua-opera-desordio-oltre-lombra-dei-colori.htm

https://internapoli.it/presentato-al-gran-caffe-gambrinus-il-primo-romanzo-di-carlo-morriello-oltre-lombra-dei-colori/

https://www.ilmattino.it/napolismart/cultura/napoli_silent_reading_party_gambrinus_libro_morriello-8951098.html

https://oblo.it/oltre-lombra-dei-colori-intrigante-thriller-di-morriello/

https://grandenapoli.it/evento/oltre-lombra-dei-colori-presentazione-libro-carlo-morriello-biblioteca-nazionale-napoli/

https://www.napolitoday.it/eventi/oltre-l-ombra-dei-colori-carlo-morriello-biblioteca-nazionale-napoli.html

https://grandenapoli.it/evento/oltre-lombra-dei-colori-presentazione-libro-carlo-morriello-biblioteca-nazionale-napoli/

https://www.napolinews24.net/43231-23-ottobre-oltre-lombra-dei-colori-di-carlo-morriello-alla-biblioteca-nazionale-di-napoli.htm

https://www.fortuneita.com/2026/04/27/la-rinascita-letteraria-di-napoli-quando-i-romanzi-diventano-attrattori-turistici-il-commento-di-carlo-morriello/?swcfpc=1&fbclid=IwY2xjawResRBleHRuA2FlbQIxMQBzcnRjBmFwcF9pZBAyMjIwMzkxNzg4MjAwODkyAAEeNjRJq0k4GpAMjCiMzawjwpaiX9_wbYWkQqSKbwjLetErU64PClBm9hs1WB4_aem_vu-QRuizMv6BtT6PWSynJQ

https://accadeora.it/napoli-capitale-culturale-2025-letteratura-e-arte-guidano-lesplosione-turistica/

 

titolo: Oltre l’ombra dei colori

autore: Carlo Morriello

genere: Romanzo

nr. pagine: 416

CASA EDITRICE: Bookabook di Milano

DATA DI PUBBLICAZIONE: 17 aprile 2025

CODICE ISBN: 979-1255993001

COSTO: € 22,00

“Un calice di Erbaluce”

Venerdì18 settembre alle 21.00 a Burolo

Debora Bocchiardo a Villa Pasta presenta: “Un calice di Erbaluce”

In sala 16 autori raccontano l’oro del Canavese

Debutto in grande stile, venerdì 18 settembre alle 21, nel salotto di Villa Pasta, a Burolo (To), in via Parrocchia n. 15, per l’antologia: “Un Calice di Erbaluce” (Edizioni Pedrini).

Con la curatrice della silloge, la giornalista e autrice Debora Bocchiardo, interviene il direttore editoriale della Edizioni Pedrini con gli autori del primo libro che propone una miscellanea letteraria sul pregiato vino autoctono del Piemonte e che leggeranno in presenza parti della loro opera.

Nel corso della presentazione sono previsti l’intervento di Franco Cominetto, nella doppia veste di sindaco di Burolo e di presidente del Distretto del Cibo e del Vino del Mombarone, Serra Morenica e Naviglio di Ivrea, e della professionista Caterina Andorno sommellier e già presidente del Consorzio dell’Erbaluce di Caluso, Carema e Canavese.

Alla serata, inoltre, saranno presenti diversi produttori del Distretto del Cibo e del Vino, con esposizione della propria produzione di Erbaluce.

L’antologia sull’Erbaluce è nata da un’idea di Debora Bocchiardo. In un volume, composto da 16 racconti di generi diversi, autori con varie esperienze e stili narrativi spesso molto distanti, hanno raccolto l’invito a partecipare a questo progetto e rendono omaggio ad uno dei prodotti simbolo del Canavese, delle sue tradizioni e della sua storia.

L’Erbaluce diventa la protagonista non solo della tavola ma, anche, di un autentico banchetto letterario. Un’idea editoriale che incontra l’enologia, la vocazione agricola di una terra, i sentimenti di appartenenza che orgogliosamente la caratterizzano, in un “menu” completo di emozioni, per esaltare i mille sapori della vita, in ogni senso.

Il riservato Simioli e la storia della vigilanza del Pci a Torino

Si intitola Riservato e narra una storia molto particolare, quella della vigilanza del Pci torinese. Il libro, edito da Impremix, l’ha scritto Diego Simioli, classe 1955, formatosi politicamente frequentando la 16ª sezione comunista di Torino in corso Giambone, intitolata a Giuseppe Bravin, un giovane partigiano gappista e medaglia d’argento al valor militare. E’ un racconto in gran parte autobiografico perché Simioli è stato per decenni uno degli uomini più autorevoli e rispettati del “mitico” servizio d’ordine del Pci. Nel libro, che raccoglie anche le testimonianze di Luciano Violante, Rocco Larizza, Pietro Marcenaro e Walter Veltroni, Simioli affronta senza reticenze e con coraggio la ricostruzione “dall’interno” di un’esperienza del tutto particolare e importante nella storia politica del più grande partito della sinistra, rendendo comprensibile il senso di una militanza talmente totalizzante da mettere in secondo piano tutto il resto, compresa la vita familiare. Lo fa con passione senza venir meno al proverbiale riserbo ed equilibrio, doti fondamentali e imprescindibili per chi fece parte di un organismo del tutto particolare e senz’altro importante, molto più importante di quanto non sia mai stato riconosciuto anche da molti uomini e donne della sinistra. Una esperienza di vita e di militanza che è anche la storia di una grande comunità, quella dei comunisti italiani prima e poi dei partiti che da quell’esperienza hanno preso vita. Le memorie di Diego si snodano lungo l’arco di decenni vissuti in quella comunità dove si è formato come persona, incontrando persone e vivendo situazioni ed episodi importanti.  Diego Simioli e i suoi compagni li si incontrava alle manifestazioni o alle varie iniziative politiche, guidavano e salivano sulle macchine dei dirigenti con compiti di scorta in anni complicati, quando il terrorismo e l’eversione colpivano senza pietà come ricorda Luciano Violante nella sua introduzione. Uomini, compagni generosi che hanno dedicato gratuitamente tantissimo tempo sottratto ai loro affetti, a mogli e figli, alla loro vita di tutti i giorni, spesso pagandone le conseguenze nella loro sfera di vita privata. Compagni che per tanti come me sono diventati nel tempo un riferimento prezioso.

Per chi non li ha conosciuti immagino sia difficile capire fino in fondo il senso del loro impegno. Viaggiavano dentro quelle auto con i dirigenti di quel partito dei quali avevano ascoltato dialoghi, telefonate, conoscevano fatti, persone, episodi e aneddoti che avrebbero potuto riempire volumi di memorie e retroscena. Ma erano discreti, affidabili, riservati. E non era cosa da poco. Ho conosciuto Diego e suo fratello Rodolfo, Beppe Scattolin e tanti altri. Persone concrete, disponibili, appassionate e intelligenti. Quella loro riservatezza non era solo frutto di una professionalità maturata nel tempo ma il risultato di una profonda coscienza politica, di un senso della militanza e dell’appartenenza che restituiva intatta l’umanità e la passione che si portavano dentro. I loro (e non solo loro) “maestri”, Palmiro Gonzato e Pietro Cordone, sono state figure importantissime, quasi mitiche nel Partito comunista torinese del dopoguerra. Uomini tutti d’un pezzo che hanno praticato e insegnato la disciplina e il senso di appartenenza a quella comunità di donne e uomini che desiderava cambiare in meglio la società. Dai tanti aneddoti che Diego Simioli racconta, pur con la necessaria e imprescindibile riservatezza, dagli incontri con dirigenti come Giancarlo Pajetta e tanti altri, si intuisce nettamente la sostanza di quella miscela unica di passione e sentimenti che li spingeva a sacrificare tante cose, serate, notti, ferie, famiglie, per quella che ritenevano la loro missione dentro una grande storia comune. “ I compagni della vigilanza mi hanno silenziosamente insegnato il primato del partito – scrive Violante – perché il partito siamo tutti noi, la generosità, la fratellanza, il significato dell’appartenenza a una comunità che aveva regole e gerarchie, ma che aveva soprattutto rispetto reciproco e fiducia”. Quel servizio d’ordine, composto da militanti responsabili e preferibilmente robusti, era principalmente destinato a prevenire, ad evitare le provocazioni e le possibili degenerazioni delle manifestazioni, innescate per lo più da provocazioni dei gruppi più estremisti, di frange di manifestanti, dei fascisti e talvolta anche da parte di chi avrebbe dovuto garantire l’ordine pubblico. A volte incompresi nel loro stesso partito, mai abbastanza valorizzati e ringraziati per quel prezioso e oscuro lavoro, Diego Simioli e gli altri della vigilanza sono restati molto legati tra loro e con questo libro, raccontandone almeno in parte la vicenda, è augurabile che possano venire risarciti almeno sotto il profilo della memoria per l’affidabilità, la disponibilità individuale e collettiva, la capacità organizzativa e la passione di un gruppo di militanti che ha sempre lavorato per la sicurezza e la tranquillità di tutti, spesso anche di chi non ne condivideva le idee politiche ma si riteneva un democratico.

Marco Travaglini

 

Paolo Mieli e Pier Franco Quaglieni a Bordighera

In Liguria dal 27 al 30 agosto alla Città delle palme Paolo Mieli e Pier Franco Quaglieni al 13mo Bordighera Book Festival. L’estate bordigotta tra novità librarie e saggisti affermati

Ritorna il prestigioso appuntamento con il Bordighera Book Festival, l’evento culturale inserito

nel calendario delle manifestazioni estive della Città di Bordighera, con il patrocinio del Comune

e della Regione Liguria.

Tra i numerosi volti noti che presenteranno le ultime loro opere, il dott. Paolo Mieli giornalista e

saggista, con il libro “ Il grande inganno” (edito da Rizzoli), ed il prof. Pier Franco Quaglieni,

Presidente del Centro Pannunzio di Torino, storico, ed editorialista del Corriere della Sera di

Torino, che dopo i clamorosi recenti successi di pubblico ad Alassio ed a Bardonecchia,

presenta il volume “Da Cavour alla Repubblica. I rapporti tra Stato e Chiesa, laicità e laicismo

nella storia d’Italia” (edito da Edizioni Pedrini).

Entrambi gli appuntamenti avranno luogo ai Giardini Lowe, nello Spazio Arena, con Mieli giovedì

27 alle ore 21.15, e Quaglieni venerdì 28 alle ore 18.45.

Il libro di Quaglieni, presentato a Roma alla Camera dei Deputati lo scorso 7 luglio, consta dioltre 300 pagine di ricerca e commento storico, e si propone con la copertina realizzata da Ugo

Nespolo. All’interno del volume, numerosi i temi trattati tra i quali: la storia dei rapporti tra Stato e

Chiesa cattolica; la storia del separatismo liberale e laico tra la sfera politica e quella religiosa; il

Concordato del 1929 voluto da Mussolini che portò alla Conciliazione tra le due sponde del Tevere

diventato “più stretto”, parafrasando Spadolini.

Il libro affronta inoltre diversi argomenti, tra i quali: il tema dei Patti Lateranensi inseriti nella Carta

Costituzionale repubblicana del 1948; l’abrogazione del Concordato proposta da Marco Pannella e la

revisione dei Patti Lateranensi del 1984 voluta da Bettino Craxi. Nel contesto si chiarisce altresì il tema

della laicità e del laicismo intesi non solo come fatto politico, ma anche in termini culturali e filosofici

sino a considerare la società multireligiosa ed i possibili rapporti conflittuali con l’Islam.

L’ingresso agli eventi di presentazione è libero, è previsto il firma copie con gli autori.

Torna Bardonoir, diretta dal giornalista Giorgio Ballario

A Bardonecchia fa ritorno dal 21 al 23 agosto prossimi il Festival Bardonoir, giunto quest’anno alla sua quarta edizione  e diretto dal giornalista Giorgio Ballario, organizzato dall’amministrazione comunale nell’ambito del cartellone “Scena 1312” e realizzato con l’Associazione Estemporanea.
Al Palazzo delle Feste si potranno nuovamente incontrare ed ascoltare, nelle tre giornate della manifestazione, autori della narrativa gialla, noir e poliziesca italiana.

“Per un festival letterario – osserva il suo direttore Giorgio Ballario – compiere quattro anni non è così scontato. Vuol dire che l’evento si è radicato, ha superato i problemi organizzativi che, inevitabilmente, accompagnano una manifestazione nata da poco e soprattutto ha incontrato il favore del pubblico e della città ospitante. In questi quattro anni abbiamo invitato a Bardonecchia autrici e autori di primo livello, oltre a molti scrittori locali che ci aiutano a mantenere un forte vincolo con il territorio”.

Nelle tre edizioni passate Bardonoir ha ospitato nomi di primissimo piano del noir italiano come Marco Vichi, Fabiano Massimi, Alice Basso, Pasquale Ruju, Valerio Varesi, Rosa Teruzzi, Gabriele Genisi, François Morlupi, Orso Tosco, Giulio Leoni, oltre al canditato al Premio Strega Gian Marco Griffi e alla francese Michèle Pedinielli.

“Quest’anno – aggiunge Giorgio Ballario – schiereremo scrittori di valore quali Paolo Roversi, Franco Forte, Maria Masella, Barbara Frandino e molti altri”.
Sabato 22 agosto, alle ore 21, è in programma l’ormai tradizionale passeggiata notturna nelle strade del borgo vecchio, accompagnata dalle letture teatrali da brivido a cura dell’Accademia dei Folli.
L’appuntamento di apertura del festival sarà venerdì 21 agosto alle 18 con il via dato da Noir Tango, una inedita miscela letteraria e musicale con Gian Luca Campagna e Stefano Arato.
Sabato 22 agosto costituirà la giornata clou con quattro incontri, “Aperitivo in noir” con Beppe Minello e Marco Tarricone , “ Genova per noi(r)” con Maria Masella, Sabrina De Bastiani e Daniele Cambiaso; “C’era una volta Agatha” con Franco Forte  e “Caccia al mostro di Milano” con Paolo Roversi.
Seguirà alle 21 la passeggiata notturna nelle strade di borgo vecchio con le letture teatrali da brivido della compagnia Accademia dei Folli.
La manifestazione si concluderà domenica 23 agosto con la presentazione di due romanzi , “I romanzi a muso duro” di Scarlett Phoenix e Maurizio Blini e il libro “Nessuno è innocente” di Barbara Frandino.

Mara Martellotta

Collodi e l’invenzione di Pinocchio

Collodi, all’anagrafe Carlo Lorenzini, nacque a Firenze il 24 novembre del 1826 e divenne celebre come autore del romanzo Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino. Il padre Domenico era un cuoco e la madre, Angiolina Orzali, una domestica, entrambi a servizio dei marchesi Ginori. Angiolina era originaria di Collodi , frazione di Pescia, nel  pistoiese.

Fu proprio il nome del paese natale della madre ad ispirare a Carlo lo pseudonimo che lo rese famoso in tutto il mondo come autore di Pinocchio. A diciotto anni il giovane Lorenzini  entrò in contatto con il  mondo dei libri come commesso nella libreria Piatti a Firenze e un anno dopo, nel 1845, ottenne una dispensa ecclesiastica che gli permise di leggere l’Indice dei libri proibiti . La passione per la lettura lo indusse a cimentarsi con la scrittura e iniziò a redigere recensioni e articoli per La Rivista di Firenze.

Allo scoppio della Prima guerra d’indipendenza, nel 1848, Lorenzini si arruolò volontario combattendo contro gli austriaci al fianco di altri studenti toscani a Curtatone e Montanara. Tornato a Firenze fondò una rivista satirica Il Lampione che subì ben presto la censura, cessando le pubblicazioni. La passione non venne meno, impegnandolo in un’intensa attività culturale nel campo dell’editoria e del giornalismo, dove si occupò di letteratura, musica e arte. Trentenne, nel 1856, durante la sua collaborazione con la rivista umoristica La Lente, iniziò a firmarsi con lo  pseudonimo di Collodi e a pubblicare i primi libri. Allo scoppio della Seconda guerra d’indipendenza non si tirò indietro, partecipandovi come soldato regolare piemontese nel Reggimento Cavalleggeri di Novara. Terminata la campagna militare fece ritorno a Firenze, occupandosi di critica teatrale. Invitato dal Ministero della Pubblica Istruzione a far parte della redazione di un dizionario di lingua parlata, il “Novo vocabolario della lingua italiana secondo l’uso di Firenze”, si impegnò con slancio e  passione in questa nuova impresa culturale. Il suo approccio al mondo delle favole iniziò all’alba dei cinquant’anni quando ricevette dall’editore Paggi il compito di tradurre le fiabe francesi più famose. Collodi non si limitò ad una pura e semplice opera di traduzione, effettuando anche l’adattamento dei testi integrandovi una morale. Un lavoro di grande interesse che venne poi pubblicato sotto il titolo I racconti delle fate. Nel 1877 apparve Giannettino, il primo di una lunga serie di testi per l’educazione dei più giovani che spaziavano dalla geografia alla grammatica e all’aritmetica .

Questa serie di libri faceva parte della Biblioteca Scolastica dell’editore Felice Paggi: un libro era venduto a due lire e, se era legato in tela con placca a oro, il prezzo saliva a tre. Sia questa serie che il successivo Minuzzolo anticiparono di fatto la nascita di Pinocchio. Il 7 luglio 1881, sul primo numero del periodico per l’infanzia Giornale per i bambini (praticamente l’archetipo dei periodici italiani per ragazzi) uscì la prima puntata de Le avventure di Pinocchio con il titolo Storia di un burattino. Due anni dopo, raccolte in volume e arricchite dalle illustrazioni di Enrico Mozzanti, le vicende del burattino che voleva diventare un bambino in carne e ossa vennero pubblicate quasi in contemporanea con la sua nomina a direttore del periodico che ne aveva anticipato il testo. Carlo Lorenzini, ormai per tutti Collodi, morì a Firenze nel 1890 dove riposa nel cimitero delle Porte Sante. Pinocchio, nonostante abbia compiuto il suo 140° compleanno, è ben vivo e vegeto: pubblicato in 187 edizioni, tradotto in 260 lingue o dialetti, protagonista di film, cartoni animati e sceneggiati, riprodotto in mille maniere. In molti hanno provato a catalogarne significati e morali per spiegarne l’incredibile longevità e freschezza. Per Italo Calvino Pinocchio è stato l’unico vero protagonista picaresco della letteratura italiana, proposto in forma fantastica; le sue avventure rocambolesche, a volte scanzonate, a tratti drammatiche, rimandano alla letteratura di genere che ebbe origine in Spagna con  Lazarillo de Tormes e il Don Chisciotte della Mancia di Miguel de Cervantes, l’opera che segnò la nascita del moderno romanzo europeo.

A noi che lo incontrammo da piccoli e che imparammo ad amarlo piace pensarlo all’Osteria del Gambero Rosso, seduto in compagnia del Gatto e della Volpe, mentre fugge con Lucignolo nel paese dei Balocchi e finisce per trasformarsi, dopo cinque mesi di cuccagna, in un asinello. Mastro Ciliegia, Geppetto, il Grillo Parlante, Mangiafuoco e la Fata Turchina lo accompagnano fin quando smette di essere un burattino e diventa un ragazzo in carne ed ossa. Pinocchio è ben più che un libro per bambini perché ci aiuta a non perdere il contatto con la fantasia, nutrendo la creatività. Come ricordava Gianni Rodari, non vi è nulla di più sbagliato che etichettare la fantasia come “roba da bambini”; al contrario, dovremmo accoglierla, svilupparla ed utilizzarla per conoscerci e vivere meglio.

Marco Travaglini

Con la testa in mezzo all’erba. Storie omegnesi di Resistenza

“Con la testa in mezzo all’erba. Note sui sessanta omegnesi caduti per la libertà,1943-1945” ( Interlinea, 2026) è l’interessante – e importante – libro che raccoglie il lavoro a quattro mani di Filippo Colombara e Virginia Paravati, teso a fare memoria, colmando un vuoto di ricerca per dare un’identità, una storia umana e personale a ciascuno dei protagonisti, collocandoli dentro la storia resistenziale di Omegna e del suo territorio. La guerra di Liberazione ha rappresentato uno spartiacque decisivo nella storia italiana mobilitando tanta passione civica, impegno diretto di partecipazione e un numero di combattenti volontari come mai era accaduto nella storia unitaria del paese. Riallacciare i fili delle memorie, recuperare biografie ed episodi più o meno conosciuti serve da antidoto per evitare che lo scorrere del tempo e la scomparsa dei testimoni ne rendano residuale, marginale la conoscenza. Se per un verso si ricordano e vengono celebrati gli eventi collettivi, i fatti più rilevanti, si tende a sfocare o addirittura dimenticare i piccoli fatti, le dinamiche individuali di quanti si batterono e caddero per raggiungere gli obiettivi della lotta partigiana, racchiusi tra desiderio di libertà, riscatto e giustizia. Obiettivo del libro è quello di raccontare “dal basso” le vicende dei partigiani di uno dei maggiori centri di lotta al nazifascismo del Piemonte nordorientale, quell’Omegna dallo spirito indomito e ribelle medaglia d’oro al valor militare per la Resistenza. Sono una sessantina, compresi alcuni civili, gli omegnesi che seppero “scegliersi la parte” a costo della vita, dai più noti a quelli quasi sconosciuti. “Le immagini dei resistenti, a volte, risultano sfocate: onorati e omaggiati gli atti, sono i tratti umani che mossero la scelta ribelle a mancare – scrivono Colombara e Paravati – ; impigliati fra le pieghe di una narrazione frastagliata, il loro silenzio si fa sentire, contribuendo a restituire un ricordo orgoglioso, ma povero di vita concretamente vissuta”.  Riparare a questa mancanza, riempire di umanità questi vuoti è il compito che si sono assegnati, con rigore storico e volontà di risarcirne memorie e profili, gli autori di questo interessantissimo libro. Un impegno che risponde ad una necessità perché dopo più di ottant’anni le vicende resistenziali –  soprattutto quelle migrate di bocca in bocca e quasi mai annotate – si sono in buona misura disperse. “Del resto – aggiungono Colombara e Paravati – il passaggio tra generazioni di quell’esperienza non è stato particolarmente felice. La trasmissione orale, così fragile, ha consentito solo a pochi aneddoti di giungere sino a noi, mentre i silenzi – sorti anche per sfuggire alla repressione antipartigiana del dopoguerra – hanno causato il deperimento di molte memorie”.  Negli ultimi decenni la ricerca storica ha messo in rilievo il contributo dei resistenti senz’armi, dai civili agli IMI, gli oltre seicentomila internati militari che dissero no all’arruolamento nelle file repubblichine dopo l’otto settembre. Recuperare le biografie di questo microcosmo partigiano di combattenti era dunque necessario per ridare un giusto ruolo al contributo militare della Resistenza, concentrandosi in questo caso sulla realtà del capoluogo cusiano dove in molti riscattarono la dignità offesa dalla dittatura fascista e dall’occupazione tedesca. A Omegna, in seguito alla crescita delle attività produttive e industriali, si sviluppò un combattivo movimento operaio che, persino durante il fascismo, fu in grado di conservare una fortissima impronta politica antagonista che si mostrò poi nei fatti, durante la guerra di Spagna e nella Resistenza. Nomi, cognomi e storie che si ritrovano nell’elenco dei morti da cui ha preso le mosse la ricerca. Questo desiderio di libertà è facilmente rinvenibile nelle parole pubblicate dai giornali partigiani, tra le quali spiccano quelle dell’omegnese Licinio Oddicini che scriveva, nel 1944 : “La condizione prima per cui la vita degli uomini possa sussistere e svilupparsi nei suoi infiniti aspetti, il sottinteso evidente senza del quale la civiltà, in qualunque forma essa si manifestasse non avrebbe nessun significato, lo stato naturale, infine, nel quale l’uomo appare su questa terra è quello della libertà piena e assoluta”. Licinio, come ricordano gli autori, non ebbe la fortuna di conoscere la libertà che auspicava perché morì in combattimento proprio il giorno della liberazione. Tornando al libro, il materiale raccolto nelle pagine di Con la testa in mezzo all’erba, in gran parte proveniente dalle interviste di cui vengono riportati ampi stralci, ha consentito agli interlocutori di rivivere stati d’animo e atmosfere di allora, restituiscono così “ il ritratto di una città dagli aspetti contraddittori, dove i privilegi di pochi convivevano con la subalternità di molti, gli idealismi con le meschinità e il sapore dell’oppressione, che sembrava aver intaccato case, vie e piazze, avvelenava le parole, dando l’impressione di essere l’ingrediente principale del nuovo ordine comunitario”.  Come ricordano gli autori sono gli occhi a vedere, le orecchie ad ascoltare, “ma sono le persone a ricordare, ognuna con il proprio modo di interpretare il mondo e di rielaborare ciò che ha visto e sentito. Si è cercato di non scordarlo”. Questa ricerca, l’aver indagato la guerra partigiana a partire dalla scomparsa violenta dei suoi protagonisti ha permesso di osservare la vicenda da un’angolazione particolare, realizzando una storia dal basso, dove non c’è traccia di retorica ma si evidenziano gli umanissimi profili dei protagonisti. Un lavoro per il quale va dato merito a Filippo Colombara e Virginia Paravati per aver ricostruito una sorta di “democrazia della memoria” in tempi dove non va dimenticato che tra le macerie dell’Italia fascista nacque un senso di appartenenza nazionale in cui si era chiamati a testimoniare, come scrisse Eugenio Colorni, “il bisogno di non avere niente da rimproverarti, di essere in pace con la tua coscienza, presentabile di fronte a qualsiasi istanza giudicante”. Non è poco, anzi è molto, moltissimo.

Marco Travaglini

 

“Da Cavour alla repubblica”, Quaglieni e Oliva dialogano ad Alassio

DOMENICA 9 AGOSTO ORE 21,15

La presentazione del libro di Pier Franco Quaglieni

Domenica 9 agosto alle ore 21,15, nel giardino di piazza della Libertà, davanti al Comune di Alassio, gli storici Pier Franco Quaglieni e Gianni Oliva presenteranno il libro “Da Cavour alla Repubblica. I rapporti tra Stato e Chiesa, laicità e laicismo nella storia d’Italia”, edito da Pedrini. La prefazione è di Giordano Bruno Guerri e la copertina opera dell’artista Ugo Nespolo.

Quaglieni è uno storico riconosciuto a livello nazionale ed internazionale sui temi della laicità dello Stato, a cui ha dedicato decenni di ricerca.

La serata si concluderà con una lettura antologica da parte di Milli Conte di testi tratti dal libro, opera di Cavour, Jemolo, Ruffini, Giolitti, Croce, Mussolini, per giungere al Concordato del 1929, all’articolo 7 della Costituzione Repubblicana e al nuovo Concordato del 1984. Le letture offriranno la possibilità di costruire un percorso storico della storia italiana di oltre 150 anni. Una particolare attenzione sarà dedicata alla distinzione di Norberto Bobbio tra laicità e laicismo, anche se si parlerà pure di Marco Pannella e delle battaglie anticlericali che portarono alla legge sul divorzio. Sono previsti i saluti istituzionali delle autorità.

La presentazione è promossa dalla Città di Alassio, dalla Biblioteca civica “Deaglio” e dalla sezione ligure del Centro Pannunzio intitolata

Gianni Oliva

Pietro Pisano e il Coda Rossa, storia di fame e coraggio

Anticipata da un racconto – Monte Pedum. La leggenda del Coda Rossa – pubblicato da Pietro Pisano per i tipi del Magazzeno Storico Verbanese, venne alla luce in seguito una storia vera, dopo di un minuzioso lavoro di ricerca, con la prova concreta che la primula rossa della Val Grande, l’indomito bracconiere era esistito davvero.  Così nacque Il Coda Rossa. Dalla leggenda alla storia, edito sempre dal Magazzeno Storico Verbanese ,interessantissimo lavoro di ricerca e ricostruzione storica grazie ai documenti recuperati da Pisano all’Archivio di Stato di Verbania. Un libro che svela il mistero del Coda Rossa associando un nome e un cognome al leggendario bracconiere della Val Grande, oggi parco nazionale. Si chiamava Giovanni Bertoletti e morì accidentalmente nel 1874 a soli 45 anni, precipitando dalle balze dirupate del Pedum. Pietro Pisano, fondatore del Gruppo escursionisti Val Grande, appassionato cultore della storia locale ( tra le sue opere un importante volume sull’esploratore Giacomo Bove e l’ultima, originalissima storia de Il cercatore di farfalle – Aprile 1939, l’ultimo caso del giudice istruttore di Pallanza) grazie alla sua scrittura avvincente e documentata, ha consentito al Coda Rossa di uscire dall’oblio fino a materializzarsi, prima che la sua storia sbiadisse nella memoria, perdendosi per sempre. In questi tempi dove tutto va di fretta e si vive un eterno presente molti ignorano che in quell’epoca di freddo e di fame, ben prima che l’Italia fosse unita, la gente di montagna viveva in condizioni d’estrema povertà e uomini come il Coda Rossa erano costretti ad esercitare il bracconaggio per necessità. Bertoletti, tra questi “fuorilegge del bisogno”, era forse il più temerario, tanto bravo a saltare di roccia in roccia che i valligiani finirono per assimilarlo al “codirosso”, l’uccellino che per predare gli insetti è capace d’involarsi tra le rocce più impervie.

Il Cùa Rùsa venne rinvenuto cadavere quasi otto mesi dopo la sua scomparsa, “tra dirupi praticati ben da pochi, pericolosissimi e spaventosi anche per gli intrepidi”,  come si legge sui documenti d’archivio. Teresio Valsesia, giornalista e scrittore, nella presentazione del libro, scriveva: “Non era una leggenda immersa nelle storie e nei misteri della Val Grande. Era invece una storia vera quella del Coda Rossa, onesto bracconiere della fine Ottocento, quando la gente delle nostre valli aveva fame. Dobbiamo essere grati a Pietro Pisano che ha recuperato questo personaggio, ipotizzandone per primo l’esistenza dopo averne ricostruito la storia che sembrava strettamente limitata alla cornice della leggenda”. Fu lo stesso Pietro Pisano, autore di questa piccola, preziosa impresa non solo letteraria, a raccontare chi fosse quel montanaro che conosceva ormai meglio di ogni altra persona: “Era un eroe semplice, costretto a combattere una lotta continua contro la povertà. Aveva svariati fratelli e sorelle, si sentiva responsabile per loro. Era nato povero ed è morto povero, ma amato da tutti, per questo il suo ricordo ha superato il tempo”. I due libri – il racconto e la storia – fanno parte della collana editoriale del Magazzeno Storico Verbanese , curata da Fabio Copiatti e Carlo Alessandro Pisoni. Per le stesse edizioni, Pisano ha pubblicò anche Il Piccolo Telegrafista delle Ferrovie Nord Milano. Fedele Cova. Una Storia di Valgrande tra Orfalecchio e Corte Buè. Il giovane partigiano Fedele Cova, originario di Caronno Pertusella, nel varesotto, scomparve tragicamente in Val Grande precipitando in un burrone nel 1944 mentre operava nelle formazioni partigiane di Dionigi Superti ed Ezio Rizzato. La Val Grande, chiusa tra le montagne dell’Ossola, il bacino del lago Maggiore e la valle Cannobina, impervio e selvaggio parco nazionale, fu teatro di uno dei più drammatici episodi della Resistenza all’occupazione nazista e al fascismo: il rastrellamento del giugno 1944.

Marco Travaglini

La rassegna dei libri del mese

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Il Libro del Mese – La Scelta dei Lettori

 

Il più discusso tra i titoli presenti sul nostro gruppo FB è, senza dubbio, I Convitati Di Pietra di Michele Mari, fresco vincitore del Premio Strega!

 

È arrivato il mese delle sospirate ferie e se volete partire portando con voi un buon libro, prendete nota delle ultime uscite in libreria! È da poco uscito Gli Anni In Bianco E Nero (Nord), nuovo romanzo di Francesca Giannone che, dopo La Portalettere, racconta una storia familiare al femminile, ambientata negli anni Settanta.

 

Segnaliamo un altro gradito ritorno: Andrea Vitali che ha appena pubblicato Il Piede Nella Fossa (Garzanti), una nuova storia ambientata nella sua Bellano.

 

Infine, segnaliamo un romanzo ambientato a Cuba durante la Rivoluzione, con una trama che si snoda tra veri amori e partite a scacchi: La Sera In Cui Bobby Non Scese A Giocare, di Mayra Montero (Guanda).

Buone vacanze e buone letture!

 

Consigli per gli acquisti

 

 Questa è la rubrica nella quale diamo spazio agli scrittori emergenti, agli editori indipendenti e ai prodotti editoriali che rimangono fuori dal circuito della grande distribuzione.

 

Il Medico (Il Libri Di Icaro, 2026) è il nuovo romanzo di Pasquale Pellegrini, una storia intensa di scelte difficili, rinunce silenziose e desideri mai del tutto sopiti che appassionerà chi ama la narrativa introspettiva.

Metropolitan Gigolò, (Milano Meravigliosa Editrice, 2026)  di Sergio Barletta,

una storia che attraversa le contraddizioni della Milano contemporanea, offrendo uno sguardo originale sulle dinamiche del successo e dell’apparenza.

Sogni D’Oro – Le Piccole Storie Della Buonanotte è la nuova raccolta di racconti per l’infanzia di Daniela Argiolas, (Edizioni del Faro, 2026) un libro da leggere insieme, sera dopo sera, per trasformare ogni nanna in un viaggio lieve tra sogni, emozioni e amore.

 

Incontri con gli autori

 

Abbiamo intervistato per voi gli autori più richiesti del momento: leggete le nostre interviste a Simona Lo IaconoEmanuela Fontana e Stefano Vicario.

 

Per rimanere aggiornati su novità e curiosità dal mondo dei libri, venite a trovarci sul sito www.ilpassaparoladeilibri.it