Un invito alla lettura, una sorpresa, una traccia di una storia sul territorio.
C’è un modo curioso di incontrare un libro, non cercarlo in libreria, non ordinarlo su Internet, non prenderlo in prestito in biblioteca, ma trovarlo per caso su una panchina, vicino a una stazione, in un parco, sul cestino di una bicicletta. Un libro lasciato lì apposta perché qualcun altro lo prenda e lo riapra.
È la filosofia dei “libri in giro”, una delle forme più spontanee e sorprendenti del bookcrossing. L’idea è semplice: un lettore decide di “liberare” un volume, affidandolo alla città e chi lo trova può prenderlo, leggerlo e, se vuole, rimetterlo a sua volta in circolazione. È una sorta di passaggio di mano senza bisogno di acquistare, senza tessere fedeltà, senza scaffali. Il libro diventa così un messaggio affidato al caso e, soprattutto, alla curiosità degli altri.
Negli ultimi anni iniziative di questo tipo si sono moltiplicate in diverse città italiane. A Torino, per esempio, dal 2019, esiste Pagina37, un progetto dell’associazione Circolarte APS che raccoglie libri donati dai lettori e li ridistribuisce gratuitamente. I volumi vengono nascosti in città, nei luoghi più impensati: una panchina, una stazione, un parco, persino il cestino di una bicicletta. Il progetto organizza anche caccie al libro, speed reading, incontri e altre occasioni per trasformare la lettura in un’esperienza collettiva. Sul libro c’è scritto “prendimi”! Ma c’è di più se si trova un libro di Pagina37 basta fargli una foto e pubblicarla su Facebook o Instagram taggando Pagina37 e a fine stagione verrà scelta la foto più bella e al suo autore riconosciuto un Buono Libro.
E il fenomeno sembra arrivare in un momento in cui ce n’è particolarmente bisogno. I dati pubblicati dall’Istat raccontano un’Italia dove si legge ancora molto, ma dove la lettura resta tutt’altro che scontata. Nel 2024 il 57,1% delle persone dai sei anni in su dice di aver letto almeno un libro negli ultimi dodici mesi, sono circa 32 milioni di persone e dieci anni prima erano il 59,4%. Attualmente leggono di più le donne, il 62,6%, rispetto agli uomini, fermi al 51,2%, il divario territoriale rimane evidente: nel Centro-Nord legge oltre il 60% della popolazione, mentre nel Mezzogiorno la quota scende al 47%. Ancora più forte è il rapporto con l’istruzione e il reddito: tra le persone con titolo di studio elevato la lettura è circa tre volte superiore rispetto a chi possiede un livello di istruzione basso.
Sono numeri che spiegano perché portare i libri fuori dai luoghi tradizionali della cultura possa avere un significato che va oltre la simpatica sorpresa di trovare un romanzo o un saggio per strada. Se il libro rimane soltanto dove già sappiamo di poterlo trovare, rischia di incontrare soprattutto chi è già lettore. Se invece arriva in una piazza, in un quartiere, su una panchina o durante un viaggio in tram, può intercettare anche chi non aveva programmato di leggere.
C’è poi un altro dato interessante: nel 2025 oltre sette lettori su dieci hanno letto esclusivamente libri cartacei. Gli e-book e i libri online sono utilizzati dal 25,7% dei lettori, mentre gli audiolibri riguardano una quota ancora più contenuta della popolazione; il digitale, insomma, non ha cancellato la carta, anzi, il libro fisico continua ad avere una forza particolare: si può regalare, prestare, lasciare su una panchina, trovare per caso.
Forse è proprio questo il punto, un libro “abbandonato” volontariamente in un luogo pubblico non è propriamente lasciato andare è, invece, un libro che cambia proprietario; dentro le sue pagine rimane qualcosa del lettore precedente: una dedica, una sottolineatura, una frase o una data. Il libro diventa così anche una traccia umana che diffonde il vizio della lettura.
A Torino, Pagina37 ha trasformato questa idea in un vero gioco urbano: alcuni libri vengono donati direttamente dagli autori una dedica autografa, altri portano il nome del lettore che ha scelto di metterli in circolo. È una biblioteca senza edificio, senza orari di apertura e senza bancone del prestito. Una biblioteca fatta di incontri casuali.
Il bello dei “libri in giro” sta proprio qui: in una città sempre più attraversata velocemente, dove quasi tutto arriva attraverso uno schermo, un libro fermo su una panchina costringe a rallentare, a riflettere. Qualcuno lo ha lasciato per qualcun altro, non si sa chi sia, non si conosce chi lo troverà, si sa soltanto che quel libro avrà una nuova possibilità di essere letto e dopo, magari, potrà ricominciare il suo viaggio.
Info https://pagina37.it/
Maria La Barbera






