GUSTO- Pagina 11

A lezione di cucina albanese: arriva Cottocircuito da Eataly Torino

Il cibo come gesto di cura, incontro e solidarietà, questo è lo spirito di Cottocircuito, il progetto torinese che trasforma la cucina in un luogo di scambio culturale e sostegno concreto alle realtà sociali del territorio. Chi partecipa impara una nuova cucina, con piatti meno conosciuti e lontani dai corsi mainstream. Chi insegna trasmette il proprio sapere e lavoro nel sociale. Il nuovo appuntamento è per sabato 28 febbraio prossimo, quando il laboratorio porterà il pubblico in Albania, Paese vicino ma ancora poco conosciuto nella sua ricchezza gastronomica. Saranno tre ore di cucina condivisa, presso Eataly Lingotto, per scoprire ricette, gesti e storie. A guidare il laboratorio saranno le cuoche di Idea Donna Onlus, associazione torinese accanto alle donne migranti e alle persone in difficoltà, partner della piattaforma nazionale antitratta. Il ricavato dell’evento sarà interamente devoluto all’associazione. Nel 2026, Cottocircuito non si ferma perché sono in arrivo due nuove date, in primavera e in autunno, con altre cucine da esplorare e nuove associazioni da sostenere. Cottocircuito è un laboratorio di cucina solidale nato dall’energia di un gruppo di donne torinesi che si sono conosciute grazie a Torino Elettrica, la comunità di mutuo aiuto ideata da Maria Chiara Montera. Ogni appuntamento sostiene una diversa associazione che opera nel sociale, alla quale viene donato il ricavato netto della serata. Chi partecipa impara ricette autentiche, ascolta una storia e condivide la tavola con chi ogni giorno sostiene altre persone.

Durante le tre ore di laboratorio, si cucineranno alcuni piatti della tradizione albanese, quali la torta di porri (Lakror me presh), le polpette di vitello (Qofte), il pane non lievitato (Kulaç) e le salse vegetariane d’accompagnamento. A seguire una degustazione e le ricette da portare a casa.

Info: Eataly Lingotto – via Ermanno Fenoglietti 14 – orario 16-19 – donazione libera a partire da 45 euro – prenotazioni su Eventbrite – cottocircuito@gmail.com

Mara Martellotta

Costadoro presenta expresso: il gusto di non fermarsi mai

La torrefazione torinese continua a portare la cultura dell’espresso oltre la tazzina, senza rinunciare alla propria identità. Alle fiere di settore, Marca Bologna e SIGEP presentano expresso, il nuovo cioccolatino ripieno di caffè 100% arabica. Costadoro amplia il proprio di gusto e competenza con expresso, il nuovo oroditto che reinterpreta l’espresso in una veste ricercata e gourmet: un cioccolatino ripieno di caffè pensato per raccontare l’essenza più autentica del marchio e la sua visione contemporanea del caffè. Al centro di expresso vi è il caffè, protagonista assoluto, una miscela 100% arabica selezionata con cura e capace di esprimere equilibrio e rotondità. Una scelta che riflette l’identità di Costadoro con attenzione alla qualità e il rispetto alla materia prima e costante ricerca a dell’eccellenza. Con un gusto al cioccolato fondente, la novità conserva le caratteristiche dell’Espresso fino a diventare un’esperienza di gusto sorprendente e raffinata. Il nuovo prodotto sarà presentata ufficialmente in occasione di Marca Bologna, la principale manifestazione italiana dedicata alla Distribuzione Moderna Organizzata, in programma il 14 e 15 gennaio a Bologna e di SIGEP, la fiera internazionale di riferimento per il settore del gelato, della pasticceria, del cioccolato, del caffè, della panificazione e della pizza, che si terrà dal 16 al 20 gennaio presso la fiera di Rimini, e che anticipa le tendenze Future del Food Service artigianale. A seguito del lancio, expresso potrà essere acquistato online e nei centri Costadoro. La presentazione di expresso rappresenta un progetto più ampio: sono infatti previste estensioni di gamma pensate per arricchire ulteriormente l’esperienza di vivere l’espresso, secondo Costadoro. Con questa novità viene dimostrata la capacità di interpretare il presente restando fedele ai valori che la contraddistinguono. La centralità del caffè, la qualità senza compromessi e la visione.

Mara Martellotta

In piazza Statuto la Drogheria Cavaletto

Venerdì 9 gennaio dalle ore 11 s’inaugura in piazza Statuto 4 a Torino la Drogheria Cavaletto,
lo spazio espresso. Un progetto contemporaneo che affonda le radici in un piccolo pezzo di storia
della monumentale piazza Statuto.
Affacciata sotto i portici, la Drogheria Cavaletto per decenni è stata un punto d’incontro per i
gourmet della città. Dapprima nel 1934 come bottega di spezie, pasta, olio e caffè, avviata da
Francesco Berta che aveva appreso l’arte della tostatura da Luigi Lavazza in via San Tommaso 10.
Poi nel dopoguerra come piccolo tempio di dolci e prelibatezze scelti con cura dalla moglie
Marianna Cavaletto e dalla figlia Renata Berta che avevano continuato l’attività di Francesco
morto sotto i bombardamenti della seconda guerra mondiale.
Negli Anni Sessanta, Giovanni Toppino, marito di Renata, attuò la seconda trasformazione
puntando su vini selezionati, cioccolato artigianale e prodotti ricercati che richiamarono clienti da
tutta la città, affascinati anche dalle celebri vetrine con cartelli realizzati a china e slogan originali.
Oggi la Drogheria Cavaletto torna a vivere come “spazio espresso”, per vendere, esporre
e festeggiare. Un format nuovo che riporta la bottega nel presente senza cancellarne la memoria:
cento metri quadrati modulabili su due livelli, grandi vetrine, salotto e cucina per ospitare
temporary store, pop up, eventi, mostre e tanto altro. Vetrina per le imprese ma anche luogo per
accogliere progetti e nuove idee, per incontrare e incontrarsi.
E con questo spirito, Drogheria Cavaletto è lieta di accogliere per l’inaugurazione l’artista
Francesca Casale , aka SENSU, la cui ricerca intreccia arte olfattiva e visiva. Qui presenta
Smell of Love una installazione già parte della mostra In Your Life di K-Way®. Il progetto intende unire creatività e olfatto, ispirandosi ad uno dei simboli iconici del design moderno: la Moka
Express Bialetti®. L’opera è costituita da tre stazioni olfattive, che trattengono al loro interno l’odore
del caffè a intensità differenti. I filtri delle moka sono contenuti nel cuore di sacche che invitano lo
spettatore a sperimentare memoria, emozione e narrazione attraverso l’olfatto.
Benvenuti allo “Spazio espresso”. Alma Toppino e Vittoria Lupo vi aspettano venerdì 9 gennaio dalle
ore 11, in piazza Statuto 4, per condividere storie, aromi e sapori.

Peccati di gola: il panettone del nuovo anno

Farcito con crema al mascarpone ricoperto di cioccolato fondente

Natale e’ passato, e anche il nuovo anno è arrivato,ma non e’ Natale senza una fetta di panettone, il dolce natalizio per eccellenza. Vi propongo un “peccato di gola” , un dolce goloso, ricco e scenografico da servire ai vostri ospiti per rendere il panettone della tradizione una originale e squisita sorpresa. Un panettone farcito con crema al mascarpone ricoperto di cioccolato fondente, semplicemente divino !

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Ingredienti :

1 Panettone da 750gr.

400gr. di mascarpone

2 uova

2 cucchiai di zucchero a velo

1 bicchierino di liquore all’arancia

100gr. di cioccolato fondente

Latte q.b.

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Tagliare la calotta del panettone, asportare la parte interna lasciandone uno strato di almeno un centimetro sia ai lati che sul fondo. Tagliare a dadini la parte asportata. In una ciotola montare i tuorli con lo zucchero sino a renderli spumosi, aggiungere delicatamente il mascarpone e il liquore, mescolare con cura. Montare a neve ferma gli albumi, unirli al composto di uova e aggiungere i dadini di panettone. Mescolare e riempire il panettone. Coprire con la calotta. Sciogliere il cioccolato con poco latte e versare sulla calotta. Riporre in frigo. Prima di servire decorare a piacere. A tutti voi un sereno anno nuovo.

Paperita Patty

Mele al forno: sapori e ricordi d’infanzia

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Le mele cotte evocano ricordi e profumi d’infanzia, un comfort food della stagione invernale. Non necessitano di elaborate cotture, sono buone cosi’, nella loro semplicita’, un alimento prezioso per il nostro organismo per le loro spiccate proprieta’ benefiche. Di facile digestione rappresentano un dessert ideale per tutti, sia per un fine pasto che per una dolce merenda.

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Ingredienti
 
4 grosse mele
La scorza di un limone
Una noce di burro
Poco vino bianco secco
2 chiodi di garofano
2 cucchiai di zucchero di canna
Un pizzico di zenzero in polvere
Un pizzico di cannella
Poca acqua
 

Lavare e asciugare bene le mele, sistemarle in una pirofila da forno, versare un dito di acqua e il vino bianco, aggiungere la scorza del limone, i chiodi di garofano e cospargere le mele con la cannella, lo zenzero, lo zucchero di canna e un poco burro. Cuocere a 200 gradi per circa 30 minuti o sino a quando il liquido  e’ diventato uno sciroppo caramellato.

Paperita Patty

Rampa’s: vino, cicchetti e una nuova storia torinese firmata Gianluca Rampanti

Rampa’s Wine Bar è uno di quei posti che nascono senza troppo rumore… ma che piano piano iniziano a farsi notare. Ha aperto da poco a Torino, in zona Porta Nuova, e dietro al progetto c’è Gianluca Rampanti, lo stesso che molti ricordano per Languorini, il cui format ricorda molto quello di Rampa’s.
L’idea, infatti, è la stessa, semplice ed efficace: vino buono, cicchetti fatti come si deve e un’atmosfera rilassata, senza formalità inutili. Un posto dove passi “solo per un calice”… e poi rimani più del previsto.
Qui il protagonista è, ovviamente, il vino: una selezione curata personalmente dalla conoscenza profonda e dalla professionalità di Gianluca e dalla sua socia, la giovane Cecilia, e che prevede una bella panoramica di varie tipologie vinicole, provenienti da quasi tutta Italia: etichette poco blasonate ma di grande valore, sia storico che enologico. Referenze di vini naturali, no o low alcol, champagne e spumanti, vini rossi e bianchi… tutti acquistabili anche in loco. Il quid in più? la scelta fatta con attenzione e raccontata senza lezioni: si beve a calice, si assaggia, si scoprono bottiglie nuove… con la tranquillità di chi ama bere bene ma senza complicarsi la vita. Chi conosceva Languorini ritrova la stessa mano: attenzione alle materie prime, rispetto per i produttori e voglia di creare un posto dove stare bene. Rampa’s non cerca di stupire, ma di farti sentire a tuo agio… ed è forse questo il suo punto di forza, definito con originalità e pacatezza.
Non si può bere a stomaco vuoto,  lo sanno tutti: e così, in abbinamento ai vini, ci sono i cicchetti: piccoli piatti che cambiano spesso e che spaziano dai ‘Languorini’ – che comprendono snack curiosi come i ‘crispy tortellini e ‘Ndujonnaise’ e una selezione di salumi non banali e non necessariamente locali, scelti direttamente nell’azienda del produttore; fra i ‘crostini’ non si può scappare dal pane e burro+ acciughe , dove il pane con lievito madre proviene dai laboratori del negozio torinese Tellia, deliziato da un delicato ed elegante burro di Normandia demi-sel, acciughe del mediterraneo e zest di limone; e tante altre sfiziosità frutto di ricerca dedicata a promuovere la qualità anche nelle cose semplici.
Anche la posizione aiuta a incuriosirsi e ad affezionarsi a questo delizioso nuovo punto di riferimento per il buon bere e il buon cibo torinese: si affaccia sulla rampa di via Rattazzi, con spazio interno e dehors, perfetto per l’aperitivo che inizia piano… e finisce tardi.
Alla fine Rampa’s funziona proprio per questo… bevi bene, mangi giusto, stai comodo. E a volte è tutto quello che serve.
Il locale, il 31 dicembre, chiuderà alle 18, con possibilità di acquisto delle ultime bottiglie per il brindisi serale e riaprirà l’1 gennaio dalle ore 18 fino alle 24.
Orario dalle 12.30 alle 24 tutti i giorni
Rampa’s 
 
Via Urbano Rattazzi 3/A 
 
Torino 
 
Tel. 011 3853510
 
Prezzi da 10 a 20 euro a persona 
 
Chiara Vannini

Fondoo raddoppia: dopo Torino a Bardonecchia la convivialità della cucina svizzera

Dopo l’apertura nel cuore di Torino, in piazza Carlo Emanuele II, Fondoo raddoppia e sceglie la montagna, inaugurando un nuovo locale a Bardonecchia, a pochi passi dalle piste da sci. Un approdo naturale per un progetto gastronomico che ha fatto della convivialità e del calore della tavola condivisa la propria cifra distintiva.

Fondoo nasce dall’idea dell’imprenditore Christoph Groh, con l’obiettivo di portare anche fuori dai confini elvetici due grandi simboli della tradizione svizzera: raclette e fondue, piatti che mettono al centro non solo il gusto, ma anche il piacere dello stare insieme. Dopo il successo torinese, la proposta trova ora una nuova collocazione ideale tra le Alpi, intercettando sciatori, turisti e appassionati della montagna.

Come già nel locale cittadino, anche Fondoo Bardonecchia punta su un ambiente essenziale e accogliente: legno, pietra e materiali naturali richiamano l’atmosfera delle baite alpine, creando uno spazio caldo e informale, adatto a ogni momento della giornata. Il locale è infatti aperto dalla mattina alla sera, offrendo colazioni prima degli impianti, pause tra una discesa e l’altra, merende vista montagna, après-ski e cene conviviali.

La proposta gastronomica è ampia e modulabile. A pranzo o all’aperitivo spiccano i Toastoo, preparati con pane croccante firmato Tellia e formaggio Val de Bagnes, declinati in abbinamenti che spaziano dal Prosciutto di Parma 24 mesi alle acciughe del Cantabrico, fino a coppa stagionata e marmellata di fichi. Per chi cerca sapori più intensi, non mancano le Fondoo Bombs, pepite di raclette in tempura, o l’Entréclette, con formaggio fuso e patate lesse.

Protagoniste assolute restano però raclette e fondue, servite secondo tradizione: la prima nel classico fornello a candelina con raschietto, la seconda nel caquelon. Per la raclette si può scegliere tra diverse tipologie di formaggio – dalla Classic alla Val de Bagnes, fino alle versioni di capra, pecora o affumicata – mentre le fondue propongono mélange come la Moitié-Moitié, la Valasainne o la Neuchâtel, con possibilità di personalizzazione nel pieno rispetto della tradizione svizzera.

A completare l’esperienza, contorni e abbinamenti che vanno dalle verdure al salto ai taglieri di affettati, tra cui mocetta di cervo e carne secca dei Grigioni, fino ai grandi finali dolci: fonduta di cioccolato in diverse varianti e sorbetti artigianali, anche nella versione sgroppino.

Fondoo Bardonecchia sarà aperto tutti i giorni, inclusi Natale e Capodanno, confermandosi come un nuovo punto di riferimento per chi cerca, anche in quota, una cucina semplice, identitaria e profondamente conviviale.

Chiara Vannini

Fratò, i sapori della Sicilia nel cuore di Torino

C’è un angolo di Sicilia sotto la Mole, nel cuore del capoluogo sabaudo. Siamo da Fratò in via Andrea Doria 21/B, pieno centro di Torino, un’oasi di sapori e profumi mediterranei, un ristorante raffinato e moderno in cui la cucina siciliana incontra la creatività e l’eleganza per un’esperienza di gusto di ottimo livello.

Materie prime di altissima qualità, trasformate con tecnica e creatività in piatti che uniscono stagionalità ed innovazione. Ambienti raffinati ed essenziali che riflettono la ricerca estetica che si ritrova nei piatti. Ogni portata è una sorpresa, tanto per la presentazione quanto per l’armonia dei sapori. Da Fratò – guidato da una squadra giovane e talentuosa, composta dallo chef Federico Allegri e dal maître Stefano Bartolomei, entrambi esperti nel settore ed appassionati della cucina siciliana – ogni dettaglio è pensato per coinvolgere i sensi e sorprendere il palato.

Il menù di Fratò è un’autentica celebrazione dei piatti della cucina siciliana, con proposte che spaziano dalle specialità di pesce alle ricette di carne, tutte preparate con ingredienti freschi e di alta qualità. Tra i piatti provati, ed apprezzati, segnaliamo: il Ncancarancà, una delicata e suggestiva combinazione di mare ed agrumi; la Caponata alla siciliana, un perfetto contrasto agrodolce; la Parmigiana di melanzane, un omaggio alla semplicità ma anche un’esperienza di consistenze delicate; il Pacchero con pesto di pistacchi e gamberi di Mazara del Vallo, una vera e propria dichiarazione d’amore per la Sicilia ed il Polpo con zucca gialla e chips al nero di seppia, un connubio di sapori che esalta la delicatezza del mare e la dolcezza della terra. Il tutto accompagnato da una superba selezione di vini siciliani, italiani ed internazionali di altissimo livello. Squisita anche la carta dei dolci: dalla rivisitazione di due classici quali la Bavarese al pistacchio e la Cassata fino all’immancabile Cannolo, un’inevitabile conclusione di questo straordinario percorso gastronomico.

Fratò dispone di tre sale, due perfette per compagnie più o meno numerose, un privè per coppie ed occasioni speciali, oltre ad uno spazioso e confortevole dehor esterno. L’atmosfera è resa elegante e raffinata da luci soffuse ed arredamento moderno che creano un ambiente accogliente ed intimo.

Per gli amanti della cucina di qualità e per chi voglia gustare i sapori autentici che profumano di Sicilia, l’indirizzo giusto per un’esperienza che si distingue anche per la gentilezza e la professionalità del personale di sala.

Alessandro Sartore

Cooperativa Borgo Po e Decoratori, cultura sociale e buona tavola

La forza silenziosa delle associazioni: storia, valori e futuro 

Dove la memoria storica si intreccia con la vita quotidiana dei quartieri, le associazioni culturali e ricreative continuano a rappresentare uno dei presìdi più solidi di socialità e coesione. Un ruolo che affonda le sue radici nel Novecento, attraversa il periodo fascista – quando le forme di aggregazione autonome furono controllate, ridotte o costrette a trovare vie indirette di espressione – e riemerge con vigore nel dopoguerra, diventando spazio di libertà, inclusione e crescita collettiva.
Oggi, realtà come la Cooperativa Borgo Po e Decoratori  testimoniano come i valori storici dell’associazionismo siano tutt’altro che superati: si trasformano, evolvono, ma restano punti di riferimento per chi cerca comunità, cultura, buona cucina e un modo di vivere il tempo libero che non sia puramente consumo, ma esperienza umana.
Dalla condivisione forzata alla socialità liberamente scelta
La storia delle associazioni italiane è anche la storia del Paese. Durante il fascismo, la dimensione collettiva fu indirizzata dall’alto, svuotata della sua natura spontanea e democratica. Nel dopoguerra, al contrario, associazioni e cooperative tornarono ad essere casa di libertà: luoghi dove ricostruire relazioni, identità e partecipazione.
È qui che prende forma quel patrimonio culturale che ancora oggi anima le realtà associative torinesi: la condivisione come valore, la socialità come strumento di emancipazione, l’incontro come occasione di crescita.
Cooperazione, cultura e mutua assistenza: i pilastri della socialità
Le associazioni non sono mai state soltanto dei semplici “circoli”. Hanno rappresentato – e continuano a rappresentare – luoghi di mutuo sostegno, dove la comunità si prende cura dell’individuo senza distinzione di ceto, professione o provenienza. Spazi in cui il sapere manuale si trasmette di generazione in generazione, le attività del tempo libero diventano occasioni di crescita personale e culturale, e la relazione umana è riconosciuta come un valore primario.
L’esperienza della Cooperativa Borgo Po e Decoratori, storica istituzione della città nata dalla fusione tra le due storiche società di mutuo soccorso ne è un esempio emblematico. Qui  l’identità professionale si trasforma in identità collettiva, e la dignità del lavoro manuale viene raccontata e preservata nella sua forma più autentica. Una testimonianza viva di come tradizione e comunità possano continuare a essere motori di coesione sociale.
Il cibo come cultura e benessere: la tradizione che mette tutti a tavola
Nelle comunità che la Cooperativa sostiene, la cucina non è un servizio accessorio, ma un vero ponte tra passato e presente. La Trattoria Decoratori e Imbianchini di Via Lanfranchi 28 a Torino,  di proprietà della Cooperativa e gestita dalla Società Benefit Snodi, è diventata un luogo simbolico in cui buona tavola, cultura e bellezza si intrecciano in modo naturale. Custode di storie, simboli e memorie della Torino operaia e popolare, la trattoria incarna un’idea semplice e potente: mangiare insieme è un atto sociale, un gesto di cura reciproca e un modo per sentirsi parte di una comunità.
La qualità del cibo diventa così un’esperienza di benessere complessivo: non solo salute fisica, ma anche equilibrio emotivo, relazioni autentiche, senso di appartenenza. Una cultura gastronomica che non rincorre sofisticazioni, ma ricerca l’autenticità, la memoria e il piacere condiviso.
Ancora una volta emerge un simbolo di equità: il profitto generato viene reinvestito nel garantire contratti equi e a tempo indeterminato ai lavoratori e nel sostenere lo sviluppo di iniziative culturali e sociali.
Il valore dell’incontro casuale: la storia del presidente
La testimonianza del presidente dell’associazione è emblematica. La sua esperienza inizia non da un ruolo, ma da un gesto profondamente umano: sedersi a tavola con perfetti sconosciuti.
In un locale dove chi era solo veniva invitato – quasi indotto – a unirsi ad altri, nasce la consapevolezza che la socialità non è un “di più”: è una necessità, un ingrediente fondamentale per vivere bene.
Da quell’esperienza semplice, quotidiana, scaturisce un orientamento che oggi si traduce nella missione dell’associazione: creare contesti in cui nessuno rimanga ai margini, dove il valore umano supera la formalità e la relazione diventa un investimento sulla persona.
L’uomo al centro: lavoro, dignità e crescita condivisa
In un mondo che spesso schiaccia l’individuo sotto logiche produttive, le associazioni ricordano che il lavoro è prima di tutto un percorso di crescita umana, non solo economica.
Promuovere la qualità delle professioni, valorizzare il saper fare, riconoscere la dignità dell’impegno quotidiano: questi sono atti di cultura sociale.
E la cooperazione diventa un ecosistema che sostiene la persona, non importa da dove venga, cosa faccia o quali siano le sue condizioni. Perché la comunità cresce davvero quando cresce ciascuno dei suoi membri.
Un modello che guarda al futuro
In un contesto sociale sempre più frammentato, realtà come la Cooperativa Borgo Po e Decoratori rappresentano presidi di coesione e responsabilità collettiva. Custodiscono la memoria, ma guardano avanti, offrendo strumenti concreti di inclusione, mutuo supporto e convivialità.
«La nostra forza è nella relazione», conclude il presidente. «Tutto nasce dall’incontro: da una tavolata, da un gesto semplice di attenzione verso l’altro. Torino ha bisogno di luoghi così, dove il benessere si costruisce insieme, e dove la solidarietà non è uno slogan, ma una pratica quotidiana.»
E aggiunge un pensiero per le nuove generazioni: «Il nostro desiderio è trasmettere questi valori ai giovani. Vogliamo che continuino a vivere e a far crescere la comunità, che imparino a condividere tempo, lavoro e cura per gli altri. Solo così questa storia, che oggi raccontiamo, potrà avere un domani ancora più solido e partecipato.»
Conclusione: un’eredità attuale, una missione che continua
In un’epoca in cui il legame sociale sembra indebolirsi, spazi come la Cooperativa Borgo Po e Decoratori ci ricordano che la comunità non è un concetto astratto: è fatta di tavole condivise, progetti comuni, attenzione alla persona e rispetto per il lavoro.
La loro storia – che attraversa il Novecento e arriva fino a noi senza perdere forza – è il segno che, anche oggi, cooperazione, socialità, cultura e buon cibo restano strumenti potentissimi di benessere e crescita civile. E tutto comincia spesso da un gesto semplice: sedersi insieme.

Eataly Lingotto, il Campionato della Pasta Fatta a Mano 2026

Si apre ufficialmente a Torino il tour del Campionato della Pasta Fatta a Mano 2026, il primo e unico campionato al mondo dedicato agli artigiani della pasta fresca. La città ospiterà la prima tappa il 20 gennaio negli spazi di Eataly Lingotto , luogo simbolo del gusto italiano che proprio in questi giorni festeggia 19 anni di vita.

La tappa torinese, riservata ai professionisti del settore, inaugura un percorso nazionale che attraverserà il nostro Paese da Nord  a Sud, con il supporto di Eataly e di partner d’eccellenza. I partecipanti si sfideranno “a colpi di mattarello e impasti”, presentando creazioni valutate da una giuria di esperti composta da chef stellato, giornalisti ed esperti del settore. Al momento sono stati confermati per la Giuria di Qualità di Torino lo chef del ristorante Unforgettable di Torino ( 1 Stella Michelin) Sabrina Stravato e Valentina Dirindin, giornalista enogastronomica.

Il vincitore della tappa accede ufficialmente e direttamente alla finalissima di fine giugno in programma a Napoli all’interno del DMED salone della Dieta Mediterranea. Anche i secondi e i terzi classificati potranno partecipare alla fase conclusiva del Campionato.

Le iscrizioni per la tappa  di Torino sono aperte dal 3 novembre scorso sul sito ufficiale www.campionatodellapasta.it

Mara Martellotta