GUSTO

“Salone del Vino 2026” al via da sabato con 500 cantine

 … Si parte!

Al via la IV Edizione del “Salone”, il più importante evento dedicato al vino piemontese, ospitato alle “OGR” di Torino

Dal 28 febbraio al 2 marzo

Sotto il segno del tema “Degustare è scoprire” (“perché ogni nuovo vino apre un orizzonte, impone di scegliere un nuovo punto di vista e modifica la propria mappa del gusto”), è ormai prossima ad aprire i battenti la IV Edizione del “Salone del Vino” – la più grande “cantina aperta” del Piemonte – ospitata, da sabato 28 febbraio a lunedì 2 marzo, negli spazi delle “OGR” di corso Castelfidardo 22, a Torino. Due giornate, sabato e domenica, dedicate al grande pubblico dei “Wine Lovers” e la giornata di lunedì 2 marzo interamente riservata agli “operatori professionali” del settore (2mila gli ospiti previsti)  e animata da “buyer internazionali” provenienti da SveziaDanimarcaPassi BassiRegno Unito e Repubblica Ceca.

Organizzato dalla torinese “KLUG APS” (con il patrocinio e il sostegno di “Città di Torino”, “Camera di commercio” torinese, “Unioncamere Piemonte”, “Turismo Torino e Provincia”, “Regione Piemonte”, “Città Metropolitana” e il sostegno di “Fondazione CRT”, “Amiat”, “Gruppo Iren” e “GTT”), il “Salone” ritorna, portandosi ben addosso la “mission” di sempre: raccontare il  Piemonte come “sistema culturale” del vino, fatto di paesaggi, persone, lavoro, storie, ricerca e innovazione, cercando di comprendere le trasformazioni in atto e valorizzando le nuove generazioni in cantina e i giovani consumatori.

In proposito sottolinea Patrizio Anisio, direttore del “Salone”: “Raccontare il patrimonio vitivinicolo del Piemonte è un percorso di crescita culturale unico: ad ogni edizione scopriamo nuovi vini, tradizioni che vengono rinnovate, nuove cantine giovani e dinamiche, ma soprattutto vediamo come il pubblico è sempre alla ricerca di ‘esperienze immersive’, con una curiosità vivace, fluida e sempre più attenta alla sostenibilità”. E al direttore, fa eco Domenico Carretta, assessore ai “Grandi Eventi e Turismo” della “Città di Torino”: “Il ‘Salone del Vino’ è una manifestazione che rappresenta la Torino che vogliamo: una città capace di valorizzare le proprie radici, ma con lo sguardo rivolto al futuro, all’innovazione e soprattutto ai giovani. Il coinvolgimento delle cantine ‘First Generation’ e l’attenzione alla sostenibilità dimostrano che il mondo del vino piemontese è più vivo e dinamico che mai”.

Del resto, le cifre parlano chiaro: oltre 500 sono le cantine coinvolte e più di 50 le “masterclass” gratuite organizzate insieme a un ricco programma di “talk”, senza contare le oltre 30 collaborazioni con gli “enti di promozione”. In particolare,  un “focus speciale” sarà dedicato alle cantine di “First Generation”, anche fuori Piemonte: “giovani realtà che stanno riscrivendo il racconto del vino, portando con sé nuove visioni di viticoltura e sostenibilità”. Cui deve andare la massima attenzione, da riservare pur anche alle altre importanti novità cavalcate dal “Salone 2026”: dalla nuova “area food” realizzata in collaborazione con i “Maestri del Gusto di Torino e Provincia” ai 10 talk di approfondimento sostenuti dalla “piattaforma DISSAPORE” che unisce giornalismo tradizionale con quello digitale.

La nuova edizione del “Salone” – doveroso ricordarlo – si racconta anche attraverso una nuova veste grafica, ideata e disegnata dall’illustratore torinese Jacopo Rosati, che  racconta tutta la filiera vitivinicola con il suo tratto chiaro e nitido, “in un immaginario, fluido e complesso, che racconta ed interroga il mondo del vino”.

Tra le altre importanti collaborazioni che continuano, fin dalla prima edizione, ricordiamo ancora quella con “Fisar Torino”, “Go Wine” e “DISAFA”, centro di eccellenza nella didattica e nella ricerca legata ai sistemi agricoli, mentre si consolidano sempre più le collaborazioni scolastiche – per coinvolgere giovani studenti – con l’“ITS Academy Turismo Piemonte”, l’Istituto Professionale Statale “G. Colombatto” e l’“ITS Academy Agroalimentare Piemonte”. Grazie al “Dipartimento Integrato Dipendenze dell’ASL Città di Torino” ci sarà inoltre uno spazio dedicato di “promozione alla salute” dove il pubblico verrà informato e portato a riflettere sul consumo consapevole di alcol.

Che dire oltre? Mai come quest’anno, il nostro “Salone del Vino” si presenta con tutte le carte in regola per farsi “racconto corale che attraversa territori, denominazioni, storie e persone, restituendo al pubblico un’immagine viva, complessa e contemporanea del vino piemontese”.

Per info più dettagliate sul programma: www.salonedelvinotorino.it

g.m.

Nelle foto:  La Mole Antonelliana omaggia il Salone; Jacopo Rosati “Manifesto Salone del Vino 2026”;

Ceci speziati con verdure, piatto unico di ispirazione indiana

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Un perfetto piatto unico ispirato alla cucina indiana.

Un piatto salutare e sfizioso che unisce le proprietà delle verdure a quella dei legumi. Un piatto davvero invitante, profumato e gustoso.

Ingredienti (per 4 persone)

250gr.di ceci secchi
2 Peperoni di media grandezza (giallo e       rosso)
3 Carote
1 cipolla
2 spicchi d’aglio
3 zucchine
Pochi spinaci
200ml di latte di cocco
1 pezzo di zenzero fresco
2 peperoncini secchi
1 cucchiaino di cumino
1/2 cucchiaino di canella in polvere
1 cucchiaino di curcuma
Brodo vegetale
Prezzemolo, sale, olio q.b.
250gr. di riso Basmati

Mettere i ceci a bagno in acqua fredda per 12 ore.
Preparare le verdure tagliate a tocchetti.
Scolare e sciacquare i ceci e cuocerli in pentola a pressione per 15 minuti con una carota, un pezzo di sedano, mezza cipolla, una foglia di alloro (brodo vegetale).
In una larga padella rosolare la cipolla affettata e l’aglio tritato con poco olio, aggiungere i ceci e le verdure, insaporire e coprire con il brodo dei ceci. Insaporire con lo zenzero grattugiato e le spezie. Cuocere per 30 minuti, aggiungere il latte di cocco e lasciar consumare un poco, regolare di sale e cospargere con prezzemolo tritato. Servire subito con riso basmati bollito.

Paperita Patty

Mezze penne con crema di zucca: sapore avvolgente

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Un irresistibile primo piatto autunnale per chi ama la zucca. Condimento semplice, cremoso, avvolgente con un tocco  croccante di mandorle e nocciole. Equilibrato nei sapori e super goloso!
Ingredienti per 4 persone:
320gr. di pasta tipo mezze penne
600gr. di zucca decorticata
25gr. di parmigiano grattugiato
25gr. di mandorle
25gr. di noci sgusciate
1 spicchio di aglio
Prezzemolo
Sale, pepe, noce moscata, olio evo
Cuocere la zucca a vapore, lasciar scolare bene. In un mixer sminuzzare le noci, le mandorle e l’aglio. Aggiungere la polpa di zucca, il parmigiano, l’olio, il sale, il pepe e la noce moscata grattugiata. Mescolare bene, scolare la pasta, condire unendo un mestolino di acqua di cottura nel caso risultasse asciutta. Servire subito.
Buon appetito!
Paperita patty

In 10mila alla corte di re Vermouth

Un successo oltre le aspettative quello della terza edizione del Salone del Vermouth, che ha superato le 10.000 presenze complessive in tre giorni, da sabato 21 a lunedì 23 febbraio 2026, registrando numeri in netta crescita rispetto alle edizioni precedenti. L’evento, ideato e curato da Laura Carello, anima del progetto editoriale MT Magazine, è stato realizzato con il patrocinio e il sostegno della Camera di commercio di Torino, con il patrocinio di Regione PiemonteCittà di Torino e con il supporto Turismo Torino e Provincia.

 

«La terza edizione segna un cambio di passo decisivo – dichiara Laura Carello, direttrice del Salone del Vermouth –. Superare le 10.000 presenze e registrare un’affluenza tale da aprire al pubblico anche la giornata B2B significa aver costruito, in questi tre anni, un format solido, attrattivo e credibile. Il vermouth si conferma protagonista di un rinnovato interesse culturale e commerciale, capace di unire tradizione, territorio e visione internazionale. Il nostro impegno è continuare a crescere consolidando Torino e il Piemonte come capitali mondiali del Vermouth. Il pubblico non è solo curioso, ma profondamente interessato: questi numeri sono la prova concreta di come investire sulla cultura e la conoscenza di questo prodotto rappresenti un asset strategico anche per il turismo e per il brand Torino, non solo a livello nazionale ma anche internazionale. Ringrazio il Museo Nazionale del Risorgimento per aver sostenuto il Salone fin dalla prima edizione e, da quest’anno, il mio ringraziamento sentito va anche alle istituzioni coinvolte – Regione Piemonte, Città di Torino, Camera di commercio di Torino e Turismo Torino e Provincia – per il supporto e la fiducia dimostrati»

 

La forte affluenza registrata durante il weekend ha inoltre portato a un cambiamento di programma straordinario: la giornata B2B di lunedì 23 febbraio è stata aperta anche al pubblico, per permettere un afflusso maggiore di visitatori. La manifestazione, ospitata presso il Museo Nazionale del Risorgimento Italiano, ha visto non solo sale costantemente gremite, ma anche una grande partecipazione ai talk – completamente sold out – e un’importante affluenza dell’aula didattica, segno di un interesse sempre più marcato verso l’approfondimento culturale del Vermouth.

 

La quarta edizione è confermata a febbraio 2027, sempre al Museo Nazionale del Risorgimento Italiano, con l’obiettivo di continuare a diffondere la cultura del Vermouth a livello nazionale e internazionale.

 

Tutti i numeri del Salone: 10 talk e 8 aule didattiche

Durante il lungo weekend, al centro del Salone del Vermouth si è confermata l’area talk, cuore della divulgazione culturale della manifestazione.

Tra sabato e domenica si sono svolti 10 talk, guidati dal giornalista Carlo Carnevale, che hanno raccolto oltre 500 iscrizioni complessive, con sale partecipate e un forte coinvolgimento sui temi affrontati. Un risultato che conferma la qualità dei contenuti proposti e il crescente interesse verso momenti di approfondimento e confronto.

 

Ottima anche la risposta per l’area formativa: le 8 aule didattiche hanno registrato circa 150 iscritti, con una partecipazione attiva e costante durante tutte le sessioni in programma. Le attività formative si sono confermate uno degli elementi centrali dell’evento, contribuendo a rafforzarne il valore culturale e professionale.

 

L’edizione si chiude dunque con un bilancio estremamente positivo: numeri, partecipazione e qualità dei contenuti consolidano il posizionamento del Salone come appuntamento di riferimento per il pubblico e per gli addetti ai lavori.

 

I numeri del FuoriSalone: 45 eventi, 32 location

Dal 16 al 22 febbraio, un programma diffuso ha coinvolto istituzioni, musei, ristoranti, cocktail bar, librerie, piazze e luoghi simbolo della città. In calendario 45 eventi e 32 location protagoniste di una settimana che ha intrecciato cultura, mixology, gastronomia e turismo esperienziale.

Il programma ha incluso 12 guest shift con bartender ospiti da tutta Italia e 5 cene in pairing dedicate, confermando il ruolo centrale dell’ospitalità e della contaminazione creativa.

 

Il calendario si è aperto il 16 febbraio con una tavola rotonda istituzionale dal titolo “Cosa cambia perché nulla cambi – Capitolo 2”, momento di confronto sul futuro del Vermouth nei prossimi cinque anni. Al centro del dibattito, sostenibilità e strategie di esportazione del brand Torino nel mondo. Sono intervenuti Guido Bolatto Segretario Generale della Camera di commercio di Torino, Beppe Musso (Master Blender), Matteo Bonoli (Master Herbalist) e Piero Bonnet per Baldoria.

A seguire, il palinsesto ha alternato talk culturali, presentazioni editoriali, tour tematici, visite guidate nei musei, esperienze immersive, degustazioni tecniche e appuntamenti serali nei locali cittadini.

 

Il Vermouth si è affermato così come filo conduttore di un racconto contemporaneo capace di unire tradizione e innovazione: dai marchi storici ai produttori artigianali emergenti, dai classici dell’aperitivo torinese alle interpretazioni creative che dialogano con cucina, caffè e cultura.

L’Alta Langa DOCG vola a New York

L’Alta Langa DOCG vola a New York per due appuntamenti B2B il 9 e 10 marzo con 27 produttori

Il Consorzio Alta Langa organizza il suo primo evento ufficiale negli Stati Uniti, il 10 marzo prossimo, dalle 11 alle 16 a Eataly Dowtown a New York City. L’appuntamento B2B, a cui prenderanno parte 27 produttori di Alte Bollicine Piemontesi, segna una tappa significativa nel percorso di consolidamento della denominazione sul mercato statunitense.

Una degustazione a banchi d’assaggio sarà  affiancata da due seminari in cui verranno approfondite le radici storiche dell’Alta Langa DOCG, le peculiarità  dell’area di produzione e gli elementi distintivi che caratterizzano i vini nel panorama degli Spumanti Metodo Classico. I seminari saranno condotti da Juliana Colangelo, wine marketing leader e hosting di Italian Wine Podcast, insieme ai rappresentanti del Consorzio.

“Portare per la prima volta l’Alta Langa DOCG a New York rappresenta un traguardo importante per la nostra denominazione – ha dichiarato Giovanni Minetti presidente del Consorzio Alta Langa – Questo evento ci consente di condividere la nostra storia, il territorio e il lavoro collettivo dei produttori, presentando l’Alta Langa come autentica espressione del Metodo Classico, profondamente radicata nel tempo e nel luogo”.

Il programma newyorchese prenderà il via il 9 marzo con un cocktail di benvenuto a Terroir Tribeca, tra i wine bar più prestigiosi della città.  L’evento, riservato a sommelier, stampa e wine director, offrirà un contesto conviviale informale dedicato alla degustazione e al confronto, anticipando l’appuntamento principale del giorno successivo. Si tratta di un’occasione esclusiva per incontrare i produttori e scoprire il carattere distintivo e l’eleganza che connotano i vini Alta Langa DOCG.

Mara Martellotta

“L’ora del Vermut”, la terza edizione del Salone al Museo del Risorgimento

Ritorna ai “Natali”, per il suo 240° compleanno, il “Vermouth” di Torino

Sabato 21 e domenica 22 febbraio

“E come Parigi ha l’ora dell’assenzio, Torino ha l’ora del Vermut, l’ora in cui la sua faccia si colora e il suo sangue circola più rapido e più caldo”: parole davvero speciali (volte a ricordare tutta la “torinesità” del più nobile degli aperitivi) quelle datate 1911 (da “Speranze e glorie. Le tre capitali: Torino-Firenze-Roma”) a firma del celebre papà di “Cuore” (ligure di nascita ma piemontesissimo d’adozione) Edmondo De Amicis, fra i tanti estimatori, dal fine palato, di quel “Vermouth” (o “vermut”), vino aromatizzato e liquoroso “inventato” proprio a Torino nel lontano 1786, all’interno della bottega sita in piazza Castello dell’erborista Antonio Benedetto Carpano, miscelando del “Moscato” di Canelli con un infuso di erbe, principalmente “assenzio” o “artemisia maggiore”, in tedesco “Wermut”, per l’appunto. Invenzione geniale (sebbene vini aromatizzati esistessero già dai tempi degli antichi Greci e Romani) tanto che la liquoreria del “Carpano” diventò, in allora e per anni, luogo fra i più frequentati del capoluogo piemontese e meta ambita da tutta la nobiltà sabauda, in primis (e che pubblicità!) dalla stessa corte di Vittorio Amedeo III, cui quel “furbacchione” del Carpano fece subito recapitare a corte, da buon vicino di casa, una graditissima cassa del suo “Vermouth”. Da allora il successo della bevanda decollò resistendo nel tempo e a livello internazionale. Fra i grandi estimatori, mi piace ancora ricordare, mentre ne assapora il profumato aroma seduto al “solito suo tavolo” al “Cambio”, il ministro Camillo Benso di Cavour, affezionato soprattutto al celebre, “Punt e Mes”  o “Vermouth rosso con elisir di china”. Per arrivare, un bel po’ d’ anni dopo, al senatore Giovanni Agnelli che, si dice, amasse pasteggiare, anche lui, con un buon bicchiere di “Punt e Mes”, simboleggiato nel logo da quella “Sintesi 59”, scultura ideata da Armando Testa e donata nel 2015 alla “Città di Torino” per essere allocata nella piazza XVIII Dicembre, proprio davanti alla vecchia stazione di “Porta Susa”.

Quant’acqua da allora è passata sotto i ponti. 240 anni! Ancora ben portati, da “monsù Vermut”, dal 2017 registrato con l’“Indicazione Geografica – Vermut di Torino” e di certo anni degni d’essere ricordati, con tutti gli onori, nella terza edizione del “Salone del Vermouth”, ospitata per due giorni, sabato 21 e domenica 22 febbraio, nelle Sale del “Museo Nazionale del Risorgimento Italiano” (piazza Carlo Alberto, 8), visitabili durante il “Salone” con il percorso guidato “Un Museo, mille storie: il Risorgimento è servito!”Primo e unico appuntamento italiano dedicato a questa nostra “eccellenza” del buon bere – ideato e curato da Laura (Lalla) Carello, ideatrice di “MT Magazine”, con il patrocinio ed il sostegno di “Camera di Commercio”“Comune”“Regione” e “Turismo Torino e Provincia” – questa terza edizione del “Salone” vuole essere un grande “contenitore esperienziale e culturale”, capace di accogliere un folto numero di produttori, operatori del settore e pubblico per dare vita a un articolato “palinsesto di incontri”, “degustazioni” e “momenti di approfondimento”. Oltre 30 i produttori presenti, dai marchi storici alle realtà artigianali emergenti, riuniti per raccontare il “Vermouth” attraverso le sue diverse interpretazioni, dando vita a un dialogo unico tra le grandi eccellenze storiche del territorio e giovani produttori emergenti che stanno portando nuova linfa e creatività alla categoria. Basti pensare, come sottolineano Paolo Bongioanni e Claudia Porchietto, rispettivamente assessore regionale al “Commercio Agricoltura e Cibo” e sottosegretario alla “Presidenza” della “Regione”, che “a fronte della crisi che ha interessato altri prodotti alcoolici, il vermouth piemontese non segna il passo”. “Anzi – aggiungono – i numeri parlano di un vero e proprio boom: una produzione aumentata dal 2018 al 2024 da 2,4 a 6,8 milioni di bottiglie, un prezzo medio alla bottiglia passato dai 17,92 ai 25,20 euro e un fatturato salito da 32,6 ai 172,2 milioni di euro e realizzato per il 65% all’estero”. Cifre che giustificano le importanti novità di quest’anno: dalla “Giornata B2B esclusiva” riservata al “trade” (lunedì 23 gennaio) al “Fuori Salone” (dal 16 al 22 febbraio), un autentico “laboratorio del Vermouth a cielo aperto” che estenderà la manifestazione all’intera città, attraverso i migliori ristoranti subalpini.

Per ulteriori info sul programma nel dettaglio: www.salonedelvermouth.com

Gianni Milani

Nelle foto: Manifesto “Salone del Vermouth” e immagini di repertorio

Amici Miei compie 25 anni: nuova identità per la pizzeria che ha fatto scuola a Torino

Venticinque anni e una scelta chiara: cambiare tutto, tranne l’essenziale.

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Amici Miei, insegna storica di corso Vittorio Emanuele II 94/a, celebra il traguardo con un nuovo look e una nuova identità visiva. I muri parlano, ironizzano, cambiano idea. Lo spazio si rinnova, l’atmosfera evolve. Ma al centro resta lei: la pizza.

Quando a Torino la pizza era ancora “solo una pizza”, Amici Miei era già tra i primi a trattarla come un prodotto serio. Non gourmet, non costruita per stupire con effetti speciali. Pizza vera. Con il sapore di pizza.

Negli anni è stata anche tra i pionieri della versione senza glutine, proposta senza compromessi, con la stessa cura e dignità dell’impasto tradizionale. Nessuna pizza di serie B, allora come oggi.

A 25 anni dalla nascita, il locale rilancia con una novità interessante: si può scegliere tra impasto alla romana – croccantissimo –  o napoletana – morbidissimo. Due caratteri diversi, stessa attenzione alle materie prime e alla lavorazione. Ingredienti di prim’ordine, equilibrio, tecnica.

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Accanto alla pizza, una cucina gastronomica che sorprende per coerenza: fritti curati, insalate mai banali e uno stracotto che pochi si aspetterebbero in una pizzeria. Non un cambio di mestiere, ma un ampliamento naturale dell’offerta.

Il progetto porta la firma del fondatore Marco Bonomi, ingegnere di formazione, che nel 2000 ha dato vita a un’idea allora innovativa per Torino: la pizzeria come luogo di identità, non solo di consumo. Per il nuovo corso si è affiancato a Marco Rubiola per l’identità creativa e a Stefano Cerruti per la ridefinizione degli interni.

“Festeggiare 25 anni significa fermarsi un momento e guardare a quello che si è costruito, ma anche trovare il coraggio di rimettersi in gioco. In Amici Miei abbiamo scelto di rinnovare il modo di raccontarci e di accogliere le persone, continuando a fare quello che sappiamo fare meglio: una pizza curata, pensata e condivisa. È un cambiamento naturale, che nasce dal desiderio di restare fedeli a noi stessi, senza smettere di evolvere”, spiega Bonomi.

Fiore all’occhiello nei dessert restano le storiche e goduriose zeppole della Pasticceria Amici Miei di corso Vinzaglio 23, un altro indirizzo di casa Bonomi molto amato in città. E con la Festa del Papà alle porte — dove la zeppola è il dolce simbolo per eccellenza — un salto lì diventa quasi obbligato.

Il tutto in corso Vittorio Emanuele II, sempre più tra i portici più glamour di Torino, dove ristorazione e socialità stanno vivendo una nuova stagione.

Un anniversario che non celebra il passato con nostalgia, ma riafferma un principio semplice: la pizza non ha bisogno di aggettivi altisonanti.
Ha bisogno di essere fatta bene.

Chiara Vannini

Tonno di coniglio, tradizione monferrina

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Una ricetta della cultura contadina, tipica del Monferrato.

Una ricetta antica dal sapore delicato ed aromatico riproposta oggi anche nei ristoranti piu’ raffinati. Si chiama cosi’ perche’ la carne del coniglio, dopo la cottura, sara’ conservata sotto’olio a macerare con aglio ed aromi e diventera’ tenera e saporita proprio come… il tonno.

 

Ingredienti

 

1 kg. di coniglio intero

1 carota

1 cipolla

1 costa di sedano

6 spicchi di aglio

2 chiodi di garofano

2 bacche di ginepro

1 mazzetto di salvia

4 foglie di alloro

1 rametto di rosmarino

1ciuffo di prezzemolo

Olio evo

Sale, pepe q.b.

 

Lavare bene il coniglio in acqua e aceto. Tagliare a pezzi la carota, il sedano e la cipolla, metterli in una pentola con due litri di acqua, unire tutti gli aromi (tranne la salvia e  l’aglio), il pepe, il sale, portare a bollore, aggiungere il coniglio e cuocere per circa 90 minuti. A cottura ultimata, lasciar raffreddare e spolpare la carne a pezzi non troppo piccoli. Pelare gli spicchi di aglio, lavare e asciugare la salvia. Prendere un contenitore, preferibilmente in vetro, versare dell’olio sul fondo, fare uno strato di coniglio con foglie di salvia e aglio, aggiungere altro olio e proseguire con gli strati sino ad esaurimento degli ingredienti, coprire il tutto con altro olio. Lasciare riposare in frigo per almeno 48 ore. Servire a temperatura ambiente decorando a piacere.

Paperita Patty        

Orto fritto, la ricetta gluten free de La Cuoca Insolita

Articolo a cura de La Cuoca Insolita.

A Torino l’aperitivo è irrinunciabile. Buonissimo. Però spesso si propongono molte cose a base di pane, pasta e focacce. I fritti sono spesso a base di patate, o riso, e come se non bastasse tante volte sono ripieni di carne, formaggio e salumi. Verdura? Poca. Per chi non vuole rinunciare agli aperitivi e alla frittura, ma tiene alla linea, c’è una soluzione: friggere la verdura e renderla poco unta. In autunno si cominciano a trovare i broccoli e il cavolo nero, per esempio. La forza di questa ricetta sta in più cose: la prima è che è incredibilmente croccante come le patatine, la seconda è che questa croccantezza resta per ore (anzi, anche un giorno intero), la terza è che è gluten free e fatta con la farina integrale

 

Tempi: Preparazione (15 min); Cottura (15 min);
Attrezzatura necessaria: Contenitore rotondo a bordi alti, frusta, tagliere e coltello a lama liscia,  casseruola a bordi alti per friggere, schiumarola, carta assorbente. Se avete un’affettatrice o una mandolina taglia-verdure farete più in fretta a preparare le carote.
Difficoltà (da 1 a 3): 1
Costo totale: 3,55 € 

Orto fritto, ingredienti per 4 persone

Per la pastella

  • Farina di riso bianca – 100 g
  • Farina di riso integrale – 100 g
  • Acqua gasata fredda – 300 ml 

Per friggere 

  • Olio di arachidi – 1 L

Verdure autunnali da friggere 

  • Carote grandi – circa 2 (200 g)
  • Broccoli – 1 intero (350 g) 
  • Cavolo nero – 3 foglie (100 g)
  • Sale fino integrale di Sicilia – 1 cucchiaino (4 g)

Perché questa ricetta?

  • La frittura fa preservare l’80% della vitamina C dei broccoli e del cavolo nero! La vitamina C è un potente antiossidante. In 100 g di broccoli c’è più Vitamina C che in 100 g di arance o di limoni! La crosticina che si forma sulla frittura protegge la verdura dal contatto con l’ossigeno, mantenendo quindi le proprietà antiossidanti della vitamina C! 
  • La farina di riso assorbe poco olio (per 100 g di orto fritto, solo 125 Kcal e 6,5 g di grassi).
  • Una porzione di frittura contiene il 25% circa della RDA della quantità di fibre. Alle quelle delle verdure infatti, si aggiungono le fibre della farina di riso integrale.
  • L’olio di arachidi, insieme all’olio extra vergine di oliva, è molto adatto all’uso in frittura perché resiste bene alle alte temperature (massimo 170-175° C), limitando quindi la produzione di sostanze dannose alla salute.  

Approfondimenti e i consigli per l’acquisto degli “ingredienti insoliti” a questo link.

 

Orto Fritto

FASE 1: LA PREPARAZIONE DELLE VERDURE

Lavate e asciugate molto bene le verdure prima di immergerle nella pastella, altrimenti l’olio fritto schizzerà molto. Pelate le carote e tagliatele in due o tre parti per avere dei pezzi di circa 7-8 cm. Poi affettatele per lungo, con uno spessore di circa 3-4 mm. Se avete un’affettatrice o una mandolina taglia-verdure sarà più facile avere delle fette regolari. Più sottili saranno le fettine, meglio sarà per avere una frittura croccante. Preparate i broccoli a piccoli tocchetti, grossi come una noce al massimo (il gambo di ogni pezzetto deve essere molto sottile). Tagliate il cavolo nero a piccoli rettangoli (circa 5 cm di lato). Asportate la parte centrale della foglia dove è troppo spessa, altrimenti resterà troppo dura anche dopo la frittura. Spelate lo zenzero e….

FASE 2: LA PASTELLA

Pesate nel contenitore a bordi alti le due farine e miscelatele con l’acqua gasata (fredda di frigo). Mescolate con la frusta finché il composto diventa omogeneo. Non aggiungete sale.

FASE 3: LA FRITTURA

Intanto mettete l’olio a scaldare a fuoco abbastanza alto. Usate tutta la bottiglia di olio perché, se la verdura non è immersa bene nell’olio, impiegherà più tempo a friggere e quindi sarà più unta. L’olio non dovrà mai fumare (se avete un termometro, verificate che non si superi la temperatura di 170-175° C). Immergete nella pastella un tipo di verdura alla volta e provate ad affogarne un pezzo nell’olio: se inizia a sfrigolare è ora di iniziare a friggere! Immergete le verdure (in modo da riempire tutta la superficie della casseruola). Il tempo di cottura dei pezzi è di circa 3 minuti (girando una volta a metà cottura). Scolate con la schiumarola e posate su carta assorbente per eliminare l’olio in accesso. Salate da ogni lato.

FASE 4: TEMPI DI CONSERVAZIONE

Potete preparare la frittura anche il giorno prima e conservarla in frigorifero, in un contenitore chiuso. Rimarrà perfettamente croccante. Al momento di servire, potrete passare in forno a 100° C per un paio di minuti e sarà perfetta. Se invece la preparate solo qualche ora prima, potete anche conservarla a temperatura ambiente e non ci sarà neanche bisogno di scaldarla. 

Chi è La Cuoca Insolita?

La Cuoca Insolita (Elsa Panini) è nata e vive a Torino. E’ biologa, esperta in Igiene e Sicurezza Alimentare per la ristorazione, in cucina da sempre per passione. Qualche anno fa ha scoperto di avere il diabete insulino-dipendente e ha dovuto cambiare il suo modo di mangiare. Sentendo il desiderio di aiutare chi, come lei, vuole modificare qualche abitudine a tavola, ha creato un blog e organizza corsi di cucina. Il punto fermo è sempre questo: regalare la gioia di mangiare con gusto, anche quando si cerca qualcosa di più sano, si vuole perdere peso, tenere a bada glicemia e colesterolo alto o in caso di intolleranze o allergie alimentari.

Record storico per CioccolaTò con 200mila presenze

Record storico per l’edizione 2026 di CioccolaTò, tornata per il secondo anno consecutivo in Piazza Vittorio Veneto: in cinque giorni la manifestazione ha registrato 200 mila presenze, con una media di 40 mila visitatori al giorno. La giornata più affollata è stata domenica 15 febbraio, con 65.580 ingressi.

La rassegna ha contato 2.500 prenotazioni per gli eventi ospitati in quindici location cittadine, quasi tutti sold out, con altre 1.200 persone in lista d’attesa. Il 91% degli espositori ha già manifestato l’intenzione di tornare nel 2027. Importante anche il risvolto solidale: oltre 5 mila euro raccolti a favore della Fondazione Paideia. Il Paese ospite della prossima edizione sarà il Belgio.

Grande soddisfazione da parte delle istituzioni. Il presidente della Camera di Commercio di Torino, Massimiliano Cipolletta, ha sottolineato il successo della nuova formula della manifestazione, apprezzata da espositori e pubblico, e ha annunciato l’avvio dei lavori per l’edizione 2027, che avrà un respiro sempre più internazionale.

Per l’assessore ai Grandi Eventi della Città di Torino, Domenico Carretta, il ritorno di CioccolaTò a febbraio nel cuore della piazza dove tutto è iniziato si è rivelato una scelta vincente, confermando Torino come capitale del cioccolato e rafforzando il connubio tra tradizione, innovazione e solidarietà.

Anche gli assessori regionali Paolo Bongioanni e Andrea Tronzano hanno evidenziato come il successo dell’edizione 2026 consacri Torino e il Piemonte tra le capitali internazionali del cioccolato, capaci di attrarre visitatori da tutta Italia e dall’estero.

Circa 60 produttori, il 45% provenienti da fuori Torino, 15 Maestri del Gusto e 70 stand hanno animato la piazza, affiancati dalla Casa del Cioccolato e dalla Fabbrica del Cioccolato, trasformando l’area in un grande laboratorio a cielo aperto. Quasi cento appuntamenti tra degustazioni, incontri e dialoghi culturali hanno scandito il programma, mentre la nuova area B2B ha favorito le relazioni tra professionisti del settore. Spazio anche ai più piccoli con l’area kids allestita presso la Scuola Primaria Francesco d’Assisi.

La scelta del Belgio come Paese ospite per il 2027 è maturata dopo la visita di una delegazione belga alla kermesse torinese e l’incontro dedicato alla cultura del cioccolato attraverso i musei Choco-Story, ospitato alla Casa del Cioccolato. Il Choco-Story Torino, inaugurato nel giugno 2024 e parte di una rete internazionale presente in quattordici sedi nel mondo, rappresenta un ponte naturale tra Torino e la tradizione cioccolatiera belga. Il progetto porta la firma dell’imprenditore e collezionista Eddy Van Belle, promotore dei musei del cioccolato a livello globale.

Nel 2027 il Belgio avrà uno spazio dedicato all’interno della manifestazione per raccontare la propria eccellenza artigianale e industriale, rafforzando il dialogo culturale ed economico tra due grandi tradizioni europee del cioccolato.

MARA MARTELLOTTA