GUSTO

Terra Madre torna nel cuore di Torino: biodiversità protagonista per i 40 anni di Slow Food

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Dal 24 al 27 settembre il centro di Torino ospiterà la sedicesima edizione di Terra Madre Salone del Gusto, che quest’anno celebra i 40 anni di Slow Food nel ricordo del fondatore Carlo Petrini. Tema centrale sarà la biodiversità, sintetizzata nel claim “Biodiversity – Be Diversity”.

La manifestazione, organizzata da Slow Food, Città di Torino e Regione Piemonte, si svilupperà lungo un percorso che da piazza Carlo Felice attraverserà via Roma, piazza San Carlo, piazza Castello e altre aree del centro fino a piazza Vittorio Veneto. Una scelta pensata per portare produttori, comunità e “custodi della biodiversità” direttamente nel cuore della città.

I numeri confermano le dimensioni internazionali dell’appuntamento: oltre 1.500 delegati provenienti da 120 Paesi, più di 600 espositori, oltre 130 Presìdi Slow Food e circa mille eventi, tra cui 200 conferenze, 65 Laboratori del Gusto e più di 60 pranzi e cene. Saranno presenti anche oltre 50 cuochi, mentre più di 90 realtà torinesi parteciperanno al programma Terra Madre Off.

Nessun visitatore dovrà tornare a casa senza aver compreso il valore della biodiversità e la necessità, sempre più urgente, di salvarla”, ha ricordato Serena Milano, direttrice di Slow Food Italia, richiamando le indicazioni lasciate da Carlo Petrini per l’edizione del quarantennale.

Regione Piemonte e Città di Torino sottolineano anche il valore economico e turistico della manifestazione, capace di richiamare migliaia di visitatori e di coinvolgere alberghi, ristoranti e attività commerciali.

Al centro di Terra Madre resteranno il grande Mercato, i Presìdi e i prodotti dell’Arca del Gusto, insieme a incontri dedicati ad agricoltura, sostenibilità, politiche alimentari e giustizia sociale. Tra gli ospiti annunciati figurano Alice Waters, Satish Kumar, Raj Patel, Eric Schlosser, Lella Costa, Massimo Montanari, Moni Ovadia, Paolo Hendel e Fulvio Marino.

L’edizione 2026 ricorda inoltre i 30 anni dalla nascita del Salone del Gusto: una mostra fotografica sotto i portici di via Po ripercorrerà attraverso immagini e gigantografie la storia della manifestazione e alcuni dei progetti più significativi sviluppati da Slow Food.

Da Torino alla Distilleria Sibona: la storica azienda per la prima volta apre le porte al grande pubblico

Informazione promozionale

A Piobesi d’Alba, nel cuore del Roero, una delle distillerie storiche del Piemonte inaugura un nuovo calendario di visite guidate. Luigi Barbero racconta oltre un secolo di storia, il legame con Torino e con il territorio, e il progetto che porterà il pubblico tra alambicchi, botti e distillati.

Torino e le colline delle Langhe e Roero sono legate da sempre dalla cultura del vino e del buon bere: un rapporto fatto di tradizioni, prodotti del territorio e locali che ancora oggi raccontano l’identità enogastronomica piemontese.

È lungo questo ideale percorso che si incontra la Distilleria Sibona, che custodisce dagli inizi del Novecento una delle più antiche tradizioni della distillazione piemontese. Una realtà che conserva tuttora la vecchia Licenza di Distillazione numero 1 e i cui prodotti sono presenti anche a Torino, tra enoteche, ristoranti e insegne specializzate. Un legame con il capoluogo che passa anche attraverso uno dei simboli più riconoscibili della cultura piemontese dell’aperitivo: il Vermouth di Torino, che Sibona produce a partire dal Nebbiolo d’Alba.

Dal 26 settembre 2026, però, quel percorso potrà essere compiuto anche in direzione opposta: dalla città verso il luogo in cui questi distillati prendono forma.

La Distilleria Sibona inaugura infatti un nuovo programma di visite guidate, realizzato in collaborazione con Somewhere Tours&Events, tour operator torinese: un viaggio negli spazi produttivi, tra alambicchi e cantine di affinamento, che si conclude con una degustazione guidata delle eccellenze della casa.

Abbiamo incontrato Luigi Barbero, titolare insieme alla famiglia e amministratore della Distilleria Sibona, per ripercorrere la storia dell’azienda e capire cosa significhi oggi aprire al pubblico un luogo in cui la tradizione della distillazione continua a vivere ogni giorno.

Qual è il suo rapporto con la Distilleria Sibona?

«Sono titolare della distilleria insieme alla mia famiglia e ne sono anche amministratore. Dalla fine degli anni Novanta vivo la distilleria quotidianamente: posso dire che la respiro a pieni polmoni.»

Un legame personale e professionale che arriva però molto dopo la nascita di Sibona, le cui origini risalgono agli inizi del Novecento.

La storia della distilleria comincia molto prima, però.

«Sì. La Distilleria Sibona nasce all’inizio del Novecento e conserva la vecchia Licenza di Distillazione numero 1 del territorio. Fu fondata dalla famiglia Sibona, che la guidò fino alla metà degli anni Ottanta. Dopo la scomparsa di Domenico Sibona, ultimo esponente della famiglia direttamente coinvolto nella gestione, sua figlia — che viveva già a Milano — decise di non proseguire l’attività. Mio padre e mio zio, che in quel periodo possedevano già un’azienda vinicola, decisero senza indugi di acquisire la distilleria. Il passaggio di proprietà alla nostra famiglia avvenne intorno al 1986

Con il cambio di proprietà iniziò una nuova fase della storia di Sibona: la qualità delle grappe era già riconosciuta, ma l’azienda aveva ancora una distribuzione prevalentemente regionale.

Da dove è partito il vostro lavoro dopo l’acquisizione?

«Quando abbiamo preso in mano la distilleria abbiamo trovato prodotti già di ottimo livello qualitativo. Ciò che mancava, soprattutto, era una distribuzione più ampia. Abbiamo lavorato con grande passione, sia sulla creazione di nuovi prodotti sia sulla crescita commerciale, sviluppando parallelamente sempre di più l’invecchiamento della grappa. La Distilleria Sibona è stata infatti tra le prime a credere nell’affinamento della grappa, un percorso cresciuto gradualmente nel corso degli anni.»

L’espansione rese necessario anche un cambiamento logistico.

È in quel periodo che nasce l’attuale sede?

«Esatto. La vecchia distilleria si trovava nel centro del paese e, a un certo punto, non c’era più possibilità di ampliare gli spazi. Negli anni Novanta abbiamo quindi trasferito l’attività nell’attuale sede, sempre a Piobesi d’Alba ma in una zona più esterna, circondata dalle vigne.»

Oggi la produzione Sibona è molto più articolata rispetto agli inizi.

Quante tipologie di grappa producete attualmente?

«Considerando solo le grappe, abbiamo circa 25 tipologie diverse, tra differenti vitigni, affinamenti e invecchiamenti.»

Accanto alla grappa, nel corso degli anni la gamma si è ampliata con vermouth, amari, gin e whisky: prodotti diversi tra loro, ma accomunati dalla volontà di mantenere forte il legame con il Piemonte.

Sibona oggi è un marchio conosciuto anche fuori dall’Italia. Quanto pesa il mercato internazionale?

«Oggi poco più del 50 per cento delle vendite avviene in Italia, mentre la parte restante è destinata ai mercati esteri. Sul territorio nazionale lavoriamo attraverso agenti plurimandatari e siamo presenti soprattutto in enoteche, ristoranti e nel mondo Horeca, compresa la mixology. All’estero lavoriamo invece attraverso importatori presenti nei diversi Paesi.»

L’internazionalizzazione non ha allontanato l’azienda dalle proprie radici: al contrario, per Sibona portare una bottiglia fuori dall’Italia significa anche raccontare la cultura produttiva del Piemonte.

Quanto è importante per voi raccontare il territorio attraverso i vostri prodotti?

«È uno degli aspetti che ci ha spinto maggiormente nello sviluppo dell’azienda. Siamo nel territorio di Langhe e Roero, un’area riconosciuta a livello internazionale per la sua cultura vitivinicola, ed è per noi motivo di grande orgoglio poter viaggiare in altri Paesi e raccontare questa cultura attraverso ciò che produciamo. Tutti i nostri prodotti mantengono una matrice profondamente territoriale: le vinacce che utilizziamo per la grappa arrivano esclusivamente dalle Langhe e dal Roero, generalmente entro un raggio massimo di circa 25 chilometri dalla distilleria

Una filiera volutamente corta, dunque, che lega la grappa direttamente ai vigneti da cui proviene la materia prima.

Vale lo stesso principio anche per vermouth, gin e whisky?

«Assolutamente. Il nostro vermouth viene prodotto con il Nebbiolo d’Alba, uno dei vini simbolo della nostra zona. Il whisky viene distillato da noi, mentre la fermentazione è affidata a un birrificio della provincia di Cuneo. Anche per gin e whisky utilizziamo, per la riduzione della gradazione, un’acqua di provenienza piemontese: cerchiamo, insomma, di non allontanarci mai troppo dal nostro orto.»

Il riferimento al vermouth crea inevitabilmente un ponte con Torino: è nel capoluogo piemontese che questo vino aromatizzato ha costruito la propria identità storica, e ancora oggi il nome Vermouth di Torinoidentifica una delle espressioni più riconoscibili della cultura piemontese del bere. Nel caso di Sibona, le due anime del territorio si incontrano nello stesso prodotto: il Nebbiolo delle colline e una tradizione che porta Torino nel nome.

Quali sono i Paesi stranieri che apprezzano maggiormente la vostra grappa?

«Direi soprattutto Germania e Svizzera. La Germania è il mercato con i volumi complessivi più importanti, mentre la Svizzera è particolarmente significativa se si considera il consumo in rapporto al numero di abitanti. Sono Paesi geograficamente e culturalmente vicini a noi, dove esiste una forte conoscenza della grappa.

Lo vediamo anche dai turisti che arrivano in distilleria: molti provengono proprio da Germania e Svizzera, a cui si aggiungono numerosi visitatori dall’Austria.»

E Torino? Quanto è presente Sibona nel capoluogo piemontese?

«Torino per noi è una città importante: i nostri prodotti sono presenti in numerose enoteche e ristoranti, oltre che in alcune realtà molto conosciute. Naturalmente la presenza più forte resta nella nostra zona, ma Torino è vicina e rappresenta per noi un mercato significativo. Chi vuole conoscere o acquistare i nostri prodotti può trovarli facilmente anche in città.»

È un passaggio importante, soprattutto oggi che il rapporto tra città e territori circostanti si sta trasformando sempre più in un’esperienza diretta: non solo acquistare o degustare un prodotto piemontese a Torino, quindi, ma conoscere il luogo in cui nasce e le persone che lo realizzano. Ed è proprio qui che il nuovo progetto di visite acquista un significato particolare anche per il pubblico torinese.

L’autunno rappresenta un momento particolare per il vostro lavoro?

«È sicuramente il periodo più intenso. Il nostro è un lavoro che prosegue tutto l’anno, ma dalla fine di agosto o dall’inizio di settembre — a seconda dell’andamento della vendemmia — fino a Natale si concentra circa il 90 per cento della produzione. È anche il periodo in cui si registrano le vendite più importanti, soprattutto per la grappa: mesi impegnativi, ma anche ricchi di soddisfazioni.»

Visitare una distilleria proprio in questa stagione significa dunque entrare in un luogo nel pieno della propria attività, quando il calendario produttivo segue ancora quello della vendemmia e dell’arrivo delle vinacce.

Insieme a Somewhere avete organizzato un calendario di visite dedicate al pubblico. Come nasce questo progetto?

«Le visite esistevano già, ma erano più limitate e concentrate soprattutto durante la settimana. Per una distilleria non è semplice organizzare aperture regolari nel weekend: servono personale dedicato e un’organizzazione importante, soprattutto perché l’attività produttiva continua parallelamente. Grazie alla collaborazione con Somewhere, con cui ci siamo trovati subito in sintonia sia a livello umano sia nelle idee, abbiamo deciso di fare questo investimento e di aprire maggiormente la distilleria ai visitatori.»

La collaborazione con un operatore nato e radicato a Torino aggiunge così un ulteriore tassello al rapporto tra il capoluogo e il territorio di Langhe e Roero: accompagnare il pubblico fuori dalla città per scoprire direttamente luoghi, produzioni e tradizioni che fanno parte della stessa identità piemontese. Non si tratta, infatti, semplicemente di mostrare uno stabilimento produttivo.

Cosa vorreste che il visitatore portasse con sé dopo questa esperienza?

«Vorremmo che, riprendendo in mano una nostra bottiglia o un bicchiere di grappa, potesse dire: “Adesso so cosa c’è dietro”. Significa aver visto la distilleria, le botti, gli alambicchi, la distillazione, e soprattutto la passione delle persone che lavorano ogni giorno dietro quel prodotto. Quando poi si torna ad assaggiare quel bicchiere, lo si fa con un’attenzione diversa e, credo, anche con un’emozione diversa.»

Dentro la “cattedrale delle botti”

È probabilmente uno dei momenti più affascinanti del nuovo percorso di visita. Entrare alla Distilleria Sibona significa vedere da vicino gli ambienti in cui la grappa nasce, ma anche quelli in cui il tempo compie lentamente il proprio lavoro.

Uno dei passaggi più suggestivi è rappresentato dalle cantine di affinamento, una sorta di “cattedrale delle botti” in cui convivono barrique, tonneaux e botti che in precedenza hanno custodito Porto, Madeira, Sherry, Rum, Tennessee Whiskey e Sauternes. Legni differenti e diversi periodi di maturazione contribuiscono a costruire l’identità delle grappe e delle riserve Sibona.

Qui il ritmo rallenta inevitabilmente. Il profumo del legno, il silenzio delle cantine e le file di botti restituiscono una dimensione della distillazione che spesso resta invisibile al consumatore: quella dell’attesa. Dopo il lavoro dell’alambicco, è il tempo a diventare uno degli ingredienti fondamentali.

Da Torino alla distilleria, e poi di nuovo al bicchiere

L’esperienza organizzata con Somewhere accompagna i partecipanti attraverso gli ambienti della distilleria, mostrando le diverse fasi produttive e il lavoro quotidiano che precede l’imbottigliamento. Il percorso si conclude con una degustazione guidata delle eccellenze Sibona, dalle grappe monovitigno alle riserve, passando per gli amari e il Vermouth di Torino: un finale che permette di ritrovare nel bicchiere profumi e caratteristiche incontrati durante la visita.

La prima data in calendario è sabato 26 settembre 2026, con inizio e conclusione direttamente presso la Distilleria Sibona di Piobesi d’Alba.

Per il pubblico torinese può diventare anche l’occasione per compiere il percorso inverso rispetto a quello abituale: non incontrare semplicemente un distillato sullo scaffale di un’enoteca, sulla carta di un ristorante o al bancone di un cocktail bar, ma partire dalla città e raggiungere il luogo in cui quel prodotto viene realmente realizzato.

Perché prima della grappa ci sono la vendemmia e le vinacce. Poi vengono gli alambicchi, il rame, il legno e gli anni trascorsi nelle botti. E, soprattutto, ci sono le persone.

Tra Torino e il Roero, in fondo, il filo conduttore rimane lo stesso: una cultura piemontese del gusto capace di unire città e colline, tradizione e innovazione, produzione e racconto. Con l’apertura delle porte della Distilleria Sibona, quel filo oggi può essere seguito fino alla sua origine.

Piazza dei Mestieri a tutta birra con Bierfest Platz

Dal 18 al 20 settembre prossimo
Torna a Torino dal 18 al 20 settembre 2026, presso piazza dei Mestieri, in via Duranti 3, la Bierfest Platz. Giunta alla sua decima edizione, la manifestazione è stata ideata dal birrificio La Piazza per avvicinare il grande pubblico al mondo bracciolo nazionale, e la manifestazione avrà per protagoniste le birre artigianali in stile tedesco. Si tratta di una tre giorni di festa per una birra prodotta a regola d’arte secondo la creatività e l’estro di produttori artigianali contemporanei. Rappresenta un’occasione per trascorrere belle serate all’insegna del divertimento, in compagnia di birrifici provenienti, quest’anno, da tutto il territorio piemontese.
Riccardo Miscioscia, mastro birraio del birrificio La Piazza, ha coinvolto alcune delle aziende più rappresentative del panorama locale, come quelle provenienti da Giaveno, Borgomanero, Collegno, Rosta, Torino e Trecate. Come nelle scorse edizioni, oltre agli spazi di piazza dei Mestieri, dove saranno posizionati gli stand dei birrifici e della proposta food, si farà festa anche in strada, nell’area pedo alé di via Durandi, che diventerà non solo spazio di condivisione per il pubblico, ma anche palcoscenico di incontri e talk sul mondo della birra. La Bierfest Platz prendersi il via il 18 settembre, alle 18, con l’apertura degli impianti di spillatura e di una speciale botte a caduta: la nuova birra Wollo verrà presentata in anteprima nazionale e dedicata all’amico rifondatore della piazza dei Mestieri: Marco Andreoni, prematuramente scomparso 40 anni fa. L’apertura vedrà la presenza della vicepresidente Cristiana Poggio, che durante l’occasione racconterà l’origine di questa amicizia. A seguire, un incontro con alcuni mastri birraio invitati alla Bierfest Platì per presentare il progetto “Buona questa birra”, ideato per festeggiare i 30 anni dalla nascita del movimento moderno della birra artigianale in Italia. Il progetto ha unito decine di birrifici a livello nazionale nella produzione di una birra a ricetta unica e comune in stile “Italian Pils”. La prima giornata si concluderà con le note di dj Vale e le sue selezioni di reggae, black music e funky.
Sabato 19 si tornerà a far festa tra birra e buon cibo. Talk della giornata sarà “Italian Style”, moderato da Luca Giaccone, coautore del manuale delle birre di Slow Food, e vedrà protagonisti alcuni birrifici presenti. L’incontro verterà sulla storicità delle aziende, sulle loro produzioni e sulle possibili evoluzioni nell’immediato futuro del concetto di birra artigianale. Imperdibile, alle ore 19, la visita guidata al birrificio La Piazza, dove appassionati e curiosi potranno seguire il processo di produzione. L’evento è prenotarle su birrificiolapiazza.com. La serata sarà ravvivata dal dj Ludovic Gosmar, attivo con i suoi mix sulle console da più di 35 anni.
Domenica 20 settembre, dalle 12.30, sarà possibile continuare a godere delle birre selezionate, delle meravigliose pietanze proposte e dell’atmosfera magica del festival, accompagnata dalla creatività musicale di dj Grissino, che combinerà diversi stili in un viaggio che va dalla trip hop al jungle, attraversando funk e break beaz. Ad affiancare la ricca selezione birricola, sarà la proposta culinaria curata dallo chef e food manager Maurizio Camilli, e dallo chef Marco Santelli. Le birre si accompagneranno a piatti come il Piazza Burger, lo stinco alla birra, il pulled park, specialità siciliane come il panino alla Norma e i classici cannoli, realizzati dagli allievi del corso di cucina della sede di Catania di piazza dei Mestieri, e specialità spagnole come le croquetas, il pulpo e la galeg_a, le tortillas realizzate dagli allievi di un istituto scolastico di Madrid. Gli allievi del corso di conciatura allestiranno un corner insieme all’Attilio Barber Shop, in cui sarà offerto un servizio di barberia e servizio di acconciatura.
Per gli acquisti, la moneta utilizzata sarà il Platz, un gettone coniato per l’occasione dal valore nominale di 3 euro da richiedere alle casse.
Venerdì 18 settembre dalle 18 alle 24 – sabato 19 settembre dalle 16 alle 24 -domenica 20 settembre dalle 12.30 alle 24.
Mara Martellotta

La scommessa di Luiset: il Suino Nero Piemontese

Dall’allevamento ai salumi, con meno quantità, più ricerca e qualità

L’Agrisalumeria Luiset presenta i primi salumi ottenuti da Suino Nero Piemontese. Un progetto che unisce biodiversità, ricerca scientifica, benessere animale e tradizione artigianale piemontese. Dal 25 al 27 settembre sarà possibile degustarli in anteprima nel punto vendita di via Po 39 a Torino.

Torino,  settembre 2026 – Dopo oltre un anno di ricerca e sperimentazione, l‘Agrisalumeria Luiset di Ferrere (Asti) porta sul mercato la nuova linea di salumi ottenuti da Suino Nero Piemontese. Il progetto nasce dalla scelta di allevare una razza suina autoctona di nuova costituzione, riconosciuta ufficialmente nel 2020 e nata da un percorso di recupero e ricostruzione delle caratteristiche di antiche popolazioni suine locali piemontesi e lombarde oggi scomparse. Il Suino Nero Piemontese è caratterizzato da rusticità, adattabilità all’allevamento all’aperto e tempi di crescita più lunghi rispetto ai suini commerciali. Per Luiset significa accettare una produzione più lentanumericamente limitata e con costi maggiori, con l’obiettivo di ottenere prodotti capaci di esprimere identità territoriale e valore artigianale. Una scelta che va in controtendenza rispetto a un mercato sempre più orientato alla standardizzazione produttiva e alla riduzione dei costi.

«Le nostre produzioni nascono sempre dall’eccellenza della materia prima, ma con l’allevamento del Suino Nero Piemontese compiamo un ulteriore passo avanti per realizzare prodotti ancora più identitari. Abbiamo scelto questa razza perché ci permette di costruire un progetto distintivo per i prossimi anni, un progetto di filiera che parte dall’allevamento e arriva fino al prodotto finito» afferma Mauro Casetta, titolare dell’Agrisalumeria Luiset.

La decisione dell’azienda si inserisce all’interno di un più ampio percorso di conservazione e valorizzazione dell’agrobiodiversità zootecnica. Il Suino Nero Piemontese è infatti il risultato di un percorso iniziato nel 2010 per ricostruire e consolidare le caratteristiche di due popolazioni locali estinte nella seconda metà del Novecento: la Cavourese, diffusa in Piemonte, e la Garlasco, presente in Lombardia.

Il percorso di costituzione e consolidamento della razza è stato seguito dalle Università di Torino e Milano e ha permesso di selezionare e fissare caratteristiche morfologiche e funzionali stabili, fino al riconoscimento ufficiale e alla gestione della popolazione attraverso standard, registrazione e tracciabilità degli animali e un programma genetico riconosciuto.

L’investimento di Luiset coinvolge l’intera filiera aziendale, dall’acquisto dei maialini alla ricerca e sviluppo delle ricette, fino alla progettazione di un packaging dedicato che identificherà questa produzione di nicchia. Una scommessa imprenditoriale che guarda lontano e che conferma la volontà di Luiset di investire, oltreché sulla qualità della materia prima, sul recupero della biodiversità e sulla valorizzazione di produzioni distintive, capaci di raccontare il territorio piemontese attraverso prodotti di eccellenza.

Una scommessa imprenditoriale di lungo periodo che conferma la volontà dell’azienda di investire sulla qualità della materia prima, sulla biodiversità e sulla valorizzazione di produzioni distintive capaci di raccontare il territorio piemontese attraverso i salumi.

La nuova linea comprende salame crudo, guanciale, lardo, lonzardo, pancetta e altre specialità stagionate, sviluppate valorizzando ingredienti legati alla tradizione regionale, come vermouth bianco, erbe aromatiche e spezie.

Tra i prodotti destinati a caratterizzare maggiormente il progetto ci sarà anche il futuro Prosciutto Crudo di Suino Nero Piemontese. Per assaggiarlo occorrerà però attendere: la stagionatura prevista è di circa tre anni, il tempo necessario affinché la materia prima possa esprimere pienamente le proprie caratteristiche organolettiche.

Dal 25 al 27 settembre, negli stessi giorni di Terra Madre Salone del Gusto, il pubblico potrà degustare in anteprima le nuove specialità di Suino Nero Piemontese al punto vendita Luiset di via Po 39 a Torino.

Agrisalumeria Luiset

Fondata nel 1990, Agrisalumeria Luiset è una realtà agricola e artigianale piemontese con sede a Ferrere (Asti), specializzata nell’allevamento e nella trasformazione delle carni suine. L’azienda controlla l’intera filiera produttiva e affianca allo stabilimento produttivo i punti vendita di Torino e Alba.

Oggi l’azienda conta 27 collaboratori, gestisce complessivamente circa 700 capi all’anno e alleva attualmente 250 suini di cui 20 Neri Piemontesi

L’allevamento all’aperto Luiset aderisce al sistema SQNBA – Sistema di Qualità Nazionale per il Benessere Animale.

Nel 2027 è previsto l’ampliamento del laboratorio produttivo.

Suino Nero Piemontese

Il Suino Nero Piemontese è una razza suina autoctona di nuova costituzione, riconosciuta ufficialmente nel 2020. Deriva da un percorso iniziato nel 2010 di ricostruzione e consolidamento delle caratteristiche di due popolazioni locali scomparse negli anni Cinquanta del Novecento, la Cavourese e la Garlasco.

Si distingue per rusticità, adattabilità all’allevamento all’aperto e tempi di accrescimento più lunghi rispetto ai suini commerciali.

Le sue carni sono apprezzate per sapore e marezzatura e presentano caratteristiche particolarmente interessanti per la trasformazione in salumi e prodotti stagionati.

FUN-GÒ, la prima mushroom soda prodotta in Italia

Per anni è stato un ingrediente conosciuto quasi esclusivamente dagli appassionati di cucina asiatica: oggi, lo shiitake è diventato uno dei protagonisti della gastronomia contemporanea. Sempre più presente nei menu degli chef, nei prodotti alimentari, nel mondo del benessere e nelle produzioni agricole italiane, questo fungo sta vivendo una crescita che riflette un cambiamento più ampio nel modo in cui i consumatori si avvicinano alle novità: maggiore curiosità, ricerca di nuovi sapori, attenzione all’origine degli ingredienti e voglia di sperimentare.


Ora questo percorso compie un ulteriore passo.
 Dopo aver conquistato la ristorazione, gli integratori e i prodotti funzionali, lo shiitake entra infatti anche nel mondo del beverage grazie a FUN-GÒ, la prima mushroom soda prodotta in Italia: una bevanda analcolica, frizzante e leggera, costruita attorno a un ingrediente che, nel nostro Paese, non era mai finito in una lattina da bere fresca.

FUN-GÒ nasce in Piemonte e porta in lattina uno degli ingredienti più interessanti della gastronomia contemporanea, reinterpretandolo attraverso una ricetta che unisce shiitake coltivato localmente, zenzero e limone su una base fermentata, completata da un infuso di rosmarino piemontese.

A firmare il progetto è Fluffy Revolution, realtà che, in poco meno di due anni, ha costruito una delle community digitali più riconoscibili in Italia sui temi della salute, dell’alimentazione consapevole e della cultura plant-based, raggiungendo oltre 700.000 follower complessivi tra TikTok, Instagram e YouTube.

Non è semplicemente il lancio di una nuova bibita. È il segnale di un cambiamento più ampio che sta interessando il mercato internazionale del food & beverage, dove ingredienti fino a pochi anni fa confinati alla cucina stanno diventando protagonisti di nuove categorie di consumo.

Nato in Piemonte da una filiera interamente locale, FUN-GÒ si prepara ora a farsi conoscere in tutta Italia attraverso un tour nazionale in più tappe, che offrirà al pubblico e agli operatori del settore l’occasione di scoprire da vicino il progetto e provare la prima mushroom soda prodotta nel nostro Paese.

Il tour di lancio nazionale del prodotto prenderà il via a Roma in occasione del Roma Bar Show, in programma il 14 e 15 settembre 2026 al Roma Convention Center La Nuvola, uno dei principali appuntamenti italiani dedicati al mondo del beverage e della mixology.

La seconda tappa sarà Torino, dove FUN-GÒ sarà presente il 24 settembre 2026, nella giornata inaugurale di Terra Madre Salone del Gusto, la manifestazione internazionale organizzata da Slow Food e dedicata al futuro del cibo, alle filiere e ai prodotti legati ai territori.

Il viaggio proseguirà a Firenze, con un nuovo appuntamento di presentazione e degustazione in occasione di un evento organizzato in collaborazione con BioRitmo, progetto che esplora la connessione tra musica, natura e persone. La data e la sede dell’appuntamento saranno comunicate prossimamente.

In ogni tappa sarà possibile conoscere la storia di FUN-GÒ, approfondire il suo legame con il territorio e con le realtà che compongono la filiera piemontese e, soprattutto, assaggiare una bevanda nata per trasformare un ingrediente sorprendente in un’esperienza fresca, contemporanea e accessibile.

Il tour rappresenta così l’evoluzione naturale di un progetto profondamente piemontese nelle sue origini, ma pensato fin dall’inizio per parlare a un pubblico nazionale e interpretare una delle tendenze più interessanti del mercato internazionale del food & beverage.

Il debutto di FUN-GÒ arriva infatti in un momento in cui il mercato delle bevande analcoliche premium continua a crescere, trainato dalla ricerca di nuove esperienze di consumo, dall’interesse verso gli ingredienti naturali e da una maggiore attenzione per prodotti identitari e legati ai territori.

Con questo progetto, il Piemonte si candida a essere uno dei laboratori italiani della nuova food innovation, dimostrando come creatività, agricoltura locale e sperimentazione possano dare vita a prodotti capaci di dialogare con le grandi tendenze internazionali.


Una community che diventa prodotto

Con oltre 700.000 follower complessivi tra TikTok, Instagram e YouTube e un pubblico tra i più attivi e affezionati del panorama food italiano, Fluffy Revolution ha fatto dell’ironia, dell’empatia e dei personaggi animati il proprio linguaggio distintivo.

Un universo visivo e narrativo capace di rendere leggeri e accessibili temi come l’alimentazione consapevole, l’ambiente, la salute e la cultura plant-based.

Dopo aver costruito questa community, Fluffy Revolution realizza così il suo sogno nel cassetto: creare un prodotto tutto suo. FUN-GÒ nasce proprio da qui, dall’idea di portare la stessa energia della community dentro una lattina, trasformandola in un prodotto reale e sviluppandolo insieme a realtà piemontesi accomunate dalla voglia di sperimentare e costruire qualcosa di nuovo.

«Non volevamo creare semplicemente una nuova bibita», racconta il team di Fluffy Revolution. «L’idea era raccontare un modo diverso di guardare agli ingredienti, dimostrando che anche un fungo può diventare protagonista di un prodotto pop, capace di incuriosire e sorprendere.»

«Avevamo un sogno nel cassetto: realizzare un prodotto nostro, ma vero, non l’ennesima operazione di marketing. Fungaia, TIBI e R.A.M. si sono rivelati i partner perfetti. Il risultato è una bibita con i funghi — sì, avete letto bene — ma senza promesse da guru e senza fuffa: shiitake coltivato a pochi minuti da Torino, ingredienti dichiarati in modo trasparente e un gusto fresco ed estivo. Zero bull-shiitake.»

 

Una filiera interamente piemontese

Alla base di FUN-GÒ c’è una filiera locale che coinvolge giovani realtà imprenditoriali e la coltivazione dello shiitake sul territorio piemontese, con l’obiettivo di trasformare un ingrediente ancora poco esplorato nel beverage italiano in un’esperienza di gusto accessibile e contemporanea.

Lo shiitake utilizzato nella ricetta viene coltivato in Piemonte, all’interno della Fungaia di R.A.M. Radici a Moncalieri, a pochi minuti dal centro di Torino.

La bevanda è prodotta da TIBI, laboratorio specializzato in bevande fermentate con sede a Roletto, in provincia di Torino. TIBI ha inoltre collaborato allo sviluppo e alla messa a punto della ricetta, trasformando l’idea di FUN-GÒ in un prodotto pronto per il mercato e curandone l’intera produzione presso il proprio stabilimento.

A completare il progetto è R.A.M. Radici a Moncalieri, azienda agricola sociale che ospita la fungaia e fornisce anche il rosmarino piemontese impiegato nella bevanda.

Una collaborazione interamente piemontese, nata dall’incontro tra creatività digitale, agricoltura, coltivazione indoor e produzione artigianale di bevande fermentate. Una filiera corta, riconoscibile e, dettaglio non scontato per una bibita, persino visitabile.

Una mushroom soda pop, pulita e riconoscibile

FUN-GÒ si presenta come mushroom soda e smart drink, portando sul mercato italiano una nuova interpretazione delle bevande analcoliche contemporanee.

Il progetto intercetta l’interesse crescente verso il mondo dei funghi e verso le alternative analcoliche, ma sceglie di raccontarlo attraverso un linguaggio diverso da quello tradizionalmente utilizzato nel settore del benessere.
Dove il mercato tende a comunicare in modo serio, tecnico o spirituale, Fluffy Revolution sceglie un registro diretto, ironico e pop.

L’identità visiva di FUN-GÒ è fresca, moderna e immediatamente riconoscibile: dai personaggi animati che accompagnano il prodotto alla grafica delle lattine, progettate per essere iconiche tanto sullo scaffale quanto sui social.

Accanto all’estetica c’è la sostanza: una formulazione essenziale e dichiarata in modo trasparente, con shiitake, zenzero e limone su una base fermentata, completata da un tocco di rosmarino piemontese.

Lonardi e Dupuy presentano “Italianity”, storie di uomini e vitigni

 Teatro della Fondazione Mirafiore di Serralunga d’Alba

Domenica 13 settembre, alle 18.30, il teatro della Fondazione Mirafiore di Serralunga d’Alba propone uno speciale incontro con Andrea Lonardi e Jessica Dupuy, autori del volume “Italianity”, che esplora il rapporto tra il vino, i paesaggi e le persone che lo rendono unico.

Andrea Lonardi è enologo e agronomo, il secondo italiano ad aver conseguito il titolo di Master of Wine e aver maturato lunga esperienza nelle maggiori regioni vitivinicole del Paese. Jessica Dupuy è giornalista del vino, sommelier certificata, autrice di libri e firma di articoli per testate di settore.

“Italianity”, scritto a quattro mani, non è una guida tecnica inerente alle regioni vitivinicole italiane, ma un viaggio personale e culturale alla ricerca di ciò che rende il vino italiano una grande eccellenza mondiale. Il libro segue il filo che unisce vitigni autoctoni, territori e comunità, dalle colli e nebbiose del Piemonte ai pendii alpini dell’Alto Adige, dai terreni vulcanici della Sicilia agli uliveti della Toscana. Attraverso incontri, storie e riflessioni, i due autori narrano il vino come di un patrimonio di innovazione, resilienza e convivialità che segue il ritmo delle stagioni e rivolge lo sguardo alla bellezza della quotidianità.  Si tratta di un volume rivolto a chi è interessato a comprendere non solo ciò che si trova all’interno del bicchiere, ma anche lo spirito che lo accompagna e il modo in cui viene vissuto.

L’appuntamento anticipa il Serralunga Day, in programma il giorno successivo presso la tenuta di Fontanafredda, che vedrà ancora protagonisti Andrea Lonardi e Jessica Dupuy. Ingresso libero con prenotazione obbligatoria tramite il sito fondazionemirafiore.it

Mara Martellotta

Foto Fondazione Mirafiore

Il gusto torna su rotaia: ripartono i tour di TRAMeZINO

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Il tram più goloso di Torino rimette in moto le sue ruote. Dal 10 settembre torna TRAMeZINO, la linea storica che trasforma un giro in città in un’esperienza tra binari e sapori, promossa da GTT in collaborazione con Tramezzino Torino e Turismo Torino e Provincia.

Protagonista del viaggio è la motrice 2847, storica vettura restaurata nella sua livrea verde anni Sessanta, che porterà cittadini e turisti lungo alcuni degli scorci più suggestivi del centro: via Po, piazza Vittorio Veneto e la collina della Gran Madre, in un percorso ad anello che fa rivivere l’atmosfera di un’epoca passata. A bordo, il vecchio box del bigliettaio si trasforma in un bancone bar per una degustazione esclusiva, servita mentre il tram scorre tra le vie della città.

La proposta gastronomica si articola in due formule, pensate per momenti diversi della giornata.

La colazione, il sabato e la domenica mattina alle 9:30, propone tramezzini dolci, pasticceria artigianale, frutta fresca e bevande calde e fredde, al costo di 16 euro.

L’aperitivo, il giovedì e il venerdì sera alle 19:00 e alle 20:00, offre invece una selezione di mini tramezzini classici o vegetariani, sfizi salati e un calice di vino oppure una bevanda analcolica, al prezzo di 19 euro.

Il servizio riparte giovedì 10 settembre, con partenza dal consueto capolinea di Piazza Castello (fermata 436, di fronte al Teatro Regio).

Attenzione però a un’eccezione: nei giorni 11, 12 e 13 settembre, in concomitanza con il Salone Auto Torino 2026, il punto di partenza si sposterà temporaneamente in Piazza Carlo Emanuele II (Piazza Carlina), presso la fermata 1556 – Piazza Carlina sud.

I posti a bordo sono limitati, per garantire comfort e qualità dell’esperienza a tutti i partecipanti. La prenotazione è obbligatoria ed è possibile effettuarla entro il giorno precedente alla data scelta.

Tutte le informazioni sono disponibili sul sito di GTT, mentre l’acquisto dei biglietti avviene tramite il portale di Turismo Torino e Provincia all’indirizzo turismotorino.org/tramezino. In alternativa, è possibile contattare l’Ufficio Servizi Turistici GTT al numero 011 5764733 o scrivere a servizituristici@gtt.to.it.

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Sfoglia caramellata alla crema, trionfo di dolcezza

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Una croccante sfoglia caramellata che racchiude una deliziosa crema pasticcera aromatizzata al limone.

Un perfetto connubio di morbidezza e friabilita’, semplice e irresistibile.

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Ingredienti

 

1 confezione di pasta sfoglia pronta quadrata

500ml. di latte fresco intero

4tuorli

100gr. di zucchero

40gr. di maizena

1 bustina di vanillina

1 limone

Zucchero a velo

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Preparare la crema pasticcera. Portare ad ebollizione il latte aromatizzato con la buccia di limone grattugiata, lasciar intiepidire e filtrare. Lavorare i tuorli con lo zucchero, unire la vanillina, versare il latte a filo sempre mescolando. Cuocere la crema a bagnomaria per circa 10 minuti. Lasciar raffreddare, aggiungere il succo di  ½ limone senza mai smettere di mescolare. Disporre una base di sfoglia su un piatto da portata, coprire con la crema pasticcera, mettere la seconda sfoglia, ricoprire con la crema. Disporre l’ultima sfoglia, spolverizzare di zucchero a velo, guarnire a piacere. Servire fresca.

 

Paperita Patty

I Presìdi Slow Food a Terra Madre Salone del Gusto 2026

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A Torino sbarcano oltre 130 Presìdi Slow Food italiani, di cui 12 novità che verranno presentate ufficialmente nei giorni dell’evento. Ecco la mappa delle new entry più gustose, dalla Calabria al Trentino, dal Veneto alla Sicilia, passando per Basilicata, Toscana e Lazio. E nasce anche un nuovo Presidio Slow Food nazionale: quello della castanicoltura tradizionale. Per quattro giorni, dal 24 al 27 settembre, il centro di Torino accoglie il meglio della biodiversità targata Slow Food. Piazze, vie e cortili della città ospitano centinaia di espositori e produttori, tra cui quelli di oltre 130 Presìdi Slow Food, i progetti che hanno l’obiettivo di salvaguardare piccole produzioni tradizionali a rischio d’estinzione. Tra questi, 12 novità che nell’occasione saranno presentate ufficialmente. Sono legumi, ortaggi, frutta, lievitati, mieli e formaggi che non rappresentano soltanto alimenti buoni, puliti e giusti: sono storie di agricoltori e contadine, allevatori e pastore, artigiani e artigiane del cibo che con determinazione, coraggio e visione scommettono su varietà autoctone e razze locali che l’omologazione – della cultura alimentare, del gusto, del commercio – rischierebbe altrimenti di cancellare per sempre. E c’è un nuovo Presidio che unisce tutta la penisola: quello della castanicoltura tradizionale. Un progetto che, partendo dal cosiddetto “albero del pane”, mette al centro la rigenerazione delle Terre Alte nel loro complesso. I numeri dei Presìdi Slow Food: più di 130 quelli italiani presenti a Terra Madre Salone del Gusto 2026 12 novità per la prima volta a Torino più di 700 Presìdi Slow Food nel mondo, di cui oltre 400 in Italia