GUSTO

Bifro apre le porte anche a pranzo: la nuova sfida del locale torinese

La carne di qualità arriva anche sulla tavola del pranzo. Porzioni più leggere, pranzi di lavoro e un nuovo servizio di aperitivo con cocktail bar e tapas

Bifro, locale di riferimento di lungo corso per gli amanti della carne frollata e grigliata, proveniente da tutto il mondo, amplia la propria proposta e apre anche a pranzo. Una scelta che nasce dalla volontà di intercettare una fetta di mercato importante, quella del consumo diurno, mantenendo però ben riconoscibile l’identità del locale. La carne resta infatti protagonista, ma il menù viene adattato al momento della giornata con tagli, grammature e proposte pensate per essere più leggere e digeribili.

“Non andremo a stravolgere il nostro menù, ma andremo ad alleggerirlo”, spiega Roberto Pintadu, titolare del locale e cuoco. La differenza sarà soprattutto nella scelta dei prodotti: meno spazio ai tagli più grassi e marezzati, che per la loro succulenza rendono particolarmente bene alla griglia, e maggiore attenzione a filetti e controfiletti, senza osso e con porzioni più contenute”. 

Il confronto con il servizio serale è evidente: “Il filetto della sera, quando un cliente ce lo chiede, noi proponiamo dai 300 ai 350 grammi. Il filetto tagliato per il pranzo sarà dai 180 ai 220 grammi” Una formula pensata anche per chi ha poco tempo o sceglie Bifrò per un pranzo di lavoro.

La proposta sarà completata da insalate, verdure in foglia saltate e dallo spiedone di pollo, un piatto che la sera viene meno valorizzato ma che durante il giorno può trovare una collocazione naturale proprio per la sua semplicità.

E la prima prova del nuovo servizio ha già dato un’indicazione interessante. Su sei tavoli, tre hanno scelto il menù classico. “I clienti volevano assaggiare cose diverse e non si sono spaventati davanti a un pranzo impegnativo”, racconta Pintadu. “L’obiettivo non è trasformare Bifro in un locale esclusivamente da pausa pranzo, ma offrire una possibilità in più: “Un posto nuovo a Torino dove venire a mangiare una fetta di carne di qualità, senza il baruccio sotto casa”

L’apertura diurna ha anche una motivazione legata alla gestione e alla sostenibilità dell’attività“Si parla tanto di sostenibilità a 360 gradi”, osserva Pintadu, “e per una struttura come Bifrò questo significa anche riuscire a sostenere i costi di personale, spazi, luce, gas e tutte le altre spese che gravano oggi sulla ristorazione. L’obiettivo è quindi ottimizzare i costi e distribuire il personale sui diversi momenti della giornata”

Nessuno da noi fa da pranzo a cena senza interruzione come si faceva una volta: è diviso il turno del pranzo». Il ristorante aprirà alle 12.30, mentre la cucina chiuderà alle 14.30, un orario pensato per accompagnare il classico momento del pranzo senza arrivare troppo tardi nel pomeriggio” . 

Ma la novità non riguarda soltanto il pranzo. Dalle 17 Bifro aprirà infatti anche la fascia dell’aperitivo, con l’apertura del cocktail bar e un menù dedicato di tapas. Sarà il nuovo momento di passaggio tra il giorno e la sera, prima del servizio serale che partirà indicativamente alle 19.30. L’orario è quello dichiarato, ma chi avesse necessità di arrivare prima potrà concordarlo con il locale.

La sera resterà invece il momento della proposta più completa, con i piatti già conosciuti dai clienti, comprese le polpettine e le altre specialità della casa. Tutti i menù sono consultabili sul sito di Bifro.

Pranzo, aperitivo e cena diventano così tre momenti diversi di una stessa giornata, con l’obiettivo di ampliare la clientela senza rinunciare alla filosofia che ha caratterizzato Bifro: mettere al centro la carne e la qualità del prodotto, adattando però la proposta alle esigenze di chi si siede a tavola.

Chiara Vannini

Bifrò

V.Mazzini 23, Torino 

cell. 349 6986115

Casale, la Festa del vino tra sapori e tradizione

Il cuore del Monferrato torna a pulsare con gusto e convivialità per la 65ª edizione della Festa del Vino del Monferrato – Cucine in Piazza, uno degli appuntamenti enogastronomici più attesi della regione, che animerà Casale Monferrato (Al) dal 18 al 20 e dal 25 al 27 settembre. La manifestazione, che coinvolge il centro cittadino e trova il suo cuore nella suggestiva cornice di Piazza Castello – Mercato Pavia, celebra la tradizione vinicola e gastronomica del territorio, con 31 Pro Locooltre 100 ricette della tradizione30 produttori di vino e più di 100 etichette.

Leggi l’articol su piemonteitalia.eu: https://www.piemonteitalia.eu/it/eventi/dettaglio/festa-del-vino-del-monferrato-sapori-cultura-e-cucine-piazza

Terra Madre: “Il cioccolato mi meraviglia”

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Svelati, in occasione di Terra Madre Salone del Gusto, le date e il tema generale di CioccolaTò 2027. Rinnovato anche il concept grafico elaborato, per la terza edizione consecutiva, dalla matita del graphic designer torinese Gianluca Cannizzo.

“Il cioccolato mi meraviglia”. Così recita la nuova identità grafica 2027 di CioccolaTò, che sarà svelata al grande pubblico nel corso di Terra Madre Salone del Gusto (24-27 settembre), presso lo stand della Camera di commercio di Torino in Piazza Carlo Alberto. Le date scelte per l’evento, 10-14 febbraio 2027, confermano la volontà di legare CioccolaTò al periodo di San Valentino, momento particolarmente significativo per il mercato e occasione ideale per valorizzare Torino quale capitale italiana del cioccolato. La firma della locandina, in continuità con le edizioni 2025 e 2026, è quella di Gianluca Cannizzo, artista torinese che evolve l’identità visiva del brand attraverso un nuovo studio cromatico e un inedito dinamismo nei movimenti del personaggio, mantenendo saldo il legame con la tradizione e l’immagine ormai iconica dell’evento. “Il cioccolato e gli abbracci condividono un potere unico, ti fanno star bene ed entrambi offrono benefici per la salute fisica e mentale – commenta Cannizzo – è San Valentino e, mentre il cuore batte per il cioccolato, possiamo soffermarci sugli abbracci”. Se da un lato sta prendendo forma l’identità della prossima edizione, al contempo CioccolaTò intende conservare e trasformare il lascito del 2026: i materiali degli allestimenti dismessi della passata manifestazione (banner, bandiere, ecc.) hanno trovato, infatti, nuova vita negli oggetti realizzati da Sciolla Company (shopper, porta pc, portapenne, porta-tessere, ecc.), messi in vendita durante Terra Madre Salone del Gusto presso l’Ufficio del Turismo di Piazza Castello. Proprio da Terra Madre Salone del Gusto arriverà anche un primo assaggio dei contenuti della prossima edizione. Il merchandise realizzato da Sciolla Company con i materiali dismessi dall’edizione 2026 di CioccolaTò Domenica 27 settembre alle ore 14, l’Agorà del Gusto dello stand della Camera di commercio ospiterà “Maestri al CioccolaTò”, un incontro con alcuni tra i cioccolatieri premiati Maestri del Gusto di Torino e provincia, chiamati a raccontare il proprio lavoro, i progetti e i prodotti di punta attraverso un momento di confronto e degustazione. Saranno presenti i Maestri La Perla, Davide Appendino, Guido Gobino, Cioccolato Poretti e Gelateria Via Mazzini; a chiudere la degustazione, un ottimo caffè offerto da Boutic Caffè. Le prenotazioni per l’evento sono aperte al link Maestri al CioccolaTò | Eventi | Turismo Torino e Provincia. Per la partecipazione agli appuntamenti è richiesto un piccolo contributo economico di 5€, destinato alla Fondazione Allegra Agnelli per la Ricerca sul Cancro di Candiolo (TO), a sostegno delle attività di ricerca. La scelta di ripartire dai Maestri del Gusto mette subito al centro l’anima produttiva di CioccolaTò. Fin dall’edizione 2025, che ha segnato l’avvio del nuovo corso della manifestazione, promossa e sostenuta da Camera di commercio di Torino e Città di Torino e organizzata da Turismo Torino e Provincia, CioccolaTò ha adottato un criterio preciso: negli spazi espositivi trovano posto coloro che il cioccolato e le specialità a esso collegate li producono direttamente, dai cioccolatieri ai pasticcieri, gelatieri, panettieri e liquorifici, escludendo chi svolge esclusivamente attività di rivendita. Una caratteristica che fa della piazza non soltanto una grande vetrina commerciale, ma il luogo in cui incontrare chi lavora ogni giorno sulla materia, sulle tecniche e sull’evoluzione del prodotto. Un’impostazione che sarà confermata anche nel 2027. Dal 10 al 14 febbraio tutte le esedre di Piazza Vittorio Veneto torneranno, quindi, ad ospitare l’area espositiva di CioccolaTò, cuore produttivo e commerciale della manifestazione, mentre un calendario di appuntamenti diffusi coinvolgerà nuovamente diversi luoghi della città, affiancando alla dimensione del mercato incontri, approfondimenti ed eventi dedicati alla cultura del cioccolato e al tema della Meraviglia in tutte le sue declinazioni.

Caffè Vergnano apre il primo Coffee Shop in Irlanda a Limerick

Caffè Vergnano, storica torrefazione italiana specializzata nella produzione di caffè, compie un nuovo passo nella strategia dello sviluppo internazionale aprendo il primo Coffee Shop in Irlanda, nella città di Limerick.
L’apertura si inserisce nel piano di espansione della rete di caffetterie annunciato lo scorso maggio, con dieci nuovi Coffee Shop tra Italia e estero entro la fine del 2026, oltre a interventi di restyling e ampliamento di locali già esistenti. Si tratta di una strategia che punta a consolidare il presidio sul territorio nazionale e , parallelamente, ad accrescere la presenza internazionale del format, penetrando in nuove aree geografiche e rafforzando il posizionamento del brand nei mercati esteri.
È  un modello che, in 25 anni, ha portato il brand in 203 locali complessivi, di cui 154 in Italia, 22 in Europa e 27 nel resto del mondo, con una presenza in ventidue Paesi e 120 città,  confermando la capacità del progetto di rendere riconoscibili qualità,  ospitalità  e italianità  in contesti diversi.
Il nuovo locale di Limerick nasce nel cuore della città come uno spazio dedicato all’esperienza della caffetteria italiana.
Il menu propone espresso a base caffè, le miscele caffè Vergnano e una offerta food pensata per accompagnare i vari momenti della giornata, all’interno di un ambiente accogliente e contemporaneo. Questa apertura rappresenta un nuovo tassello della collaborazione con Coca Coca HBC, partner strategico di Caffè Vergnano per la crescita internazionale del brand, attraverso il supporto di Coca Cola HBC Ireland and Northern Ireland, che mette a disposizione una forte conoscenza del mercato locale e la propria rete nel mondo dell’hospitality.

“Siamo molto soddisfatti per l’apertura di questo nuovo Coffee Shop 1882 a Limerick, che consente di far crescere la presenza di caffè Vergnano in Irlanda – ha dichiarato Carolina Vergnano, ad di Caffè Vergnano – Da oltre quattro generazioni la nostra famiglia si dedica a condividere nel mondo l’autentica cultura italiana del caffè, mantenendo la qualità, la passione e la maestria artigianale che definiscono il nostro brand. Il team irlandese condivide questi stessi valori e siamo orgogliosi di collaborare con loro per portare l’esperienza del caffe Vergnano agli appassionati”.
Le caffetterie Caffè  Vergnano rappresentano un prodotto di eccellenza capace di diffondere la cultura del caffè in Italia e nel mondo, attraverso un format che interpreta  l’autentica caffetteria all’Italiana come esperienza di marca. Non si tratta di semplici punti vendita, ma di luoghi personalizzati e esclusivi, in cui soluzioni di arredo e design di elevato standard si adattano alle caratteristiche della locazione e alle esigenze del cliente, creando spazi accoglienti che i consumatori possano percepire come una seconda casa.

Mara Martellotta

Il Mercato Centrale ospita la cena dei Cuochi dell’Alleanza

La festa di Terra Madre 2026

In occasione della sedicesima edizione di Terra Madre Salone del Gusto, la più importante manifestazione internazionale dedicata al cibo buono, pulito e giusto e alle politiche alimentari, Mercato Centrale Torino sarà un hub di riferimento per Terra Madre e i suoi delegati Slow Food all’interno di un teatro, Porta Palazzo, che in qualche modo rappresenta un luogo di naturale vocazione per l’idea di multiculturalità gastronomica e sociale che Terra Madre porta con sé nel mondo.
Sabato 26 settembre si terrà la grande festa di Terra Madre dal titolo “Dalla California all’Africa, un viaggio nella cultura del cibo”.
Saranno ospiti gli chef internazionali Patricio Wise e Oliver Ridgeway dell’Alleanza dei Cuochi di Slow Food per un viaggio alla scoperta della California attraverso il cibo. Seguiranno percussioni, live musica, danze e performance per una grande festa di culture e condivisione.
Tra gli appuntamenti più attesi spicca il laboratorio esperienziale promosso dalla Fondazione Merz intitolato “Operating a Cookbook”, in programma sabato 26 settembre dalle 10 alle 14.
Il workshop, gratuito, è con accredito obbligatorio a biglietteria@fondazionemerz.org, e prende spunto dal volume “How to cook in Palestine” del 1936 della World Zionist Women’s Organization affrontandolo non come semplice raccolta di ricette, ma come dispositivo e documento politico incompiuto. Il laboratorio sarà guidato dall’artista palestinese Shayma Hamad
Il momento culminante delle celebrazioni si terrà la serata di sabato 26 settembre dalle 19.30 a mezzanotte,  quando il piano terra del mercato accoglierà una cena speciale con i Cuochi dell’Alleanza Slow Food presso la Bottega il Ristorante.

La programmazione artistica è  curata in collaborazione con l’associazione Renken ETS, realtà torinese no profit attiva dal 2006 nella cooperazione internazionale  e nella promozione della cultura africana contemporanea.
Sul palco si alterneranno le performance di Nonsonopoetica alle 20, Ibsone Daone alle 21 e Tamra alle 22.
L’offerta della serata sarà  completata dal Pop-Up Drink curato da Distillerie Brillo, con una carta dei cocktail firmata da Michele Marzella e pensata per raccontare la biodiversità attraverso fioriture, rotte culturali e botaniche di eccellenza.
La serata, a ingresso gratuito, prevede un  accredito obbligatorio.

Mara Martellotta

Ceva si prepara ad accogliere la Mostra Internazionale del Fungo

Sabato 19 e domenica 20 settembre
Si terrà sabato 19 e domenica 20 settembre la 65ª edizione della Mostra Internazionale del Fungo di Ceva, che rappresenta il nuovo passaggio nella storia della manifestazione con un programma che affianca alla grande esposizione scientifica numerosi appuntamenti culturali, gastronomici e di promozione del territorio, alcuni dei quali già iniziati nei giorni scorsi. A sottolineare il valore della manifestazione è stato l’assessore regionale al Commercio, Agricoltura, Cibo, Turismo, Sport, Caccia e Pesca, Parchi, Paolo Bongioanni: “Ringrazio il sindaco Fabio Mottinelli e la sua Giunta per aver scelto la Sala Trasparenza della Regione Piemonte per presentare questa manifestazione. La Mostra del Fungo di Ceva rappresenta una filiera che unisce agricoltura, agroalimentare, cultura del cibo e turismo e che oggi ha raggiunto una dimensione internazionale. La scorsa settimana abbiamo visitato il Museo del Fungo di Ceva, una delle eccellenze nazionali, insieme al ministro Lollobrigida. Credo sia importante il percorso che questa città sta portando avanti. È quindi giusto che la Regione Piemonte abbia accompagnato la Mostra verso una dimensione internazionale. La Mostra è inoltre un evento che lega la produzione della terra alla grande gastronomia, e  il cibo è uno degli strumenti che ci apre le porte quando raccontiamo il Piemonte e il suo turismo, anche grazie ai nostri Maestri del Gusto, ai nostri cuochi, capaci di trasformare in modo sublime le produzioni del territorio. Sono sicuro che la Mostra avrà un risultato importante”.
Alla presentazione sono intervenuti anche Marco Gallo, assessore regionale alla Montagna, e Rocco Pulitanò, consigliere della Provincia di Cuneo con delega al Turismo. La conoscenza scientifica dei funghi rappresenta un ruolo affidato al Gruppo Micologico Cevano, tra le realtà più longeve d’Italia, che da decenni accompagna la Mostra.
“Grazie al lavori di tutti, e in particolare a quello dei miei predecessori, Ernesto Rebaudengo e Giovanni Scola, il Gruppo Micologico Cevano lavora per tutto l’anno, e siamo tra i gruppi micologici più longevi d’Italia, occupandoci anche della parte scientifica. Ringrazio l’amministrazione comunale per la vicinanza dimostrataci in questi mesi – ha commentato Giorgio Raviolo – nel centro storico di Ceva all’estremo l’esposizione micologica curata dai nostri soci volontari e da micologi provenienti da tutta Italia, Francia e Svizzera con circa un centinaio di funghi. Proseguiremo anche la tradizione del piatto celebrativo, nato da un’idea di Ernesto Rebaudengo e, dal 2000, promosso da Maurizio Galliano. Quest’anno è dedicato alla Rhodotus Palmatus, un fungo raro scelto per evidenziare il rispetto dell’ambiente e i cambiamenti climatici. Tra gli appuntamenti collaterali ci sarà anche un incontro con Niccolò Oppicelli, direttore scientifico della mostra che presenterà il mondo dei funghi a 360⁰”.
La parola  he meglio descrive questa edizione è “connessione”. Una connessione che parte dalla natura per approdare al territorio, alla cultura, alla gastronomia e al turismo.
“E Ceva, per la sua posizione naturale, è essa stessa un luogo di connessione – ha evidenziato l’assessore comunale alle manifestazioni Luca Prato – tra la montagna e il mare, tra la Langa e le Alpi. Vogliamo confermarci come anello di congiunzione. Gli eventi sono già cominciati con ‘Radici in tavola’, che ha coinvolto chef del territorio. Sabato 19 settembre, alle 10.30, con l’inaugurazione, raggiungeremo per la prima volta il cuore dell’evento e della mostra scientifica con il taglio del nastro presso il Duomo. Ceva sarà suddivisa in diverse aree con un programma che proseguirà fino a sera con un suggestivo concerto”.
Mara Martellotta

Terra Madre nel cuore di Torino: biodiversità protagonista per i 40 anni di Slow Food

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Dal 24 al 27 settembre il centro di Torino ospiterà la sedicesima edizione di Terra Madre Salone del Gusto, che quest’anno celebra i 40 anni di Slow Food nel ricordo del fondatore Carlo Petrini. Tema centrale sarà la biodiversità, sintetizzata nel claim “Biodiversity – Be Diversity”.

La manifestazione, organizzata da Slow Food, Città di Torino e Regione Piemonte, si svilupperà lungo un percorso che da piazza Carlo Felice attraverserà via Roma, piazza San Carlo, piazza Castello e altre aree del centro fino a piazza Vittorio Veneto. Una scelta pensata per portare produttori, comunità e “custodi della biodiversità” direttamente nel cuore della città.

I numeri confermano le dimensioni internazionali dell’appuntamento: oltre 1.500 delegati provenienti da 120 Paesi, più di 600 espositori, oltre 130 Presìdi Slow Food e circa mille eventi, tra cui 200 conferenze, 65 Laboratori del Gusto e più di 60 pranzi e cene. Saranno presenti anche oltre 50 cuochi, mentre più di 90 realtà torinesi parteciperanno al programma Terra Madre Off.

Nessun visitatore dovrà tornare a casa senza aver compreso il valore della biodiversità e la necessità, sempre più urgente, di salvarla”, ha ricordato Serena Milano, direttrice di Slow Food Italia, richiamando le indicazioni lasciate da Carlo Petrini per l’edizione del quarantennale.

Regione Piemonte e Città di Torino sottolineano anche il valore economico e turistico della manifestazione, capace di richiamare migliaia di visitatori e di coinvolgere alberghi, ristoranti e attività commerciali.

Al centro di Terra Madre resteranno il grande Mercato, i Presìdi e i prodotti dell’Arca del Gusto, insieme a incontri dedicati ad agricoltura, sostenibilità, politiche alimentari e giustizia sociale. Tra gli ospiti annunciati figurano Alice Waters, Satish Kumar, Raj Patel, Eric Schlosser, Lella Costa, Massimo Montanari, Moni Ovadia, Paolo Hendel e Fulvio Marino.

L’edizione 2026 ricorda inoltre i 30 anni dalla nascita del Salone del Gusto: una mostra fotografica sotto i portici di via Po ripercorrerà attraverso immagini e gigantografie la storia della manifestazione e alcuni dei progetti più significativi sviluppati da Slow Food.

Da Torino alla Distilleria Sibona: la storica azienda per la prima volta apre le porte al grande pubblico

Informazione promozionale

A Piobesi d’Alba, nel cuore del Roero, una delle distillerie storiche del Piemonte inaugura un nuovo calendario di visite guidate. Luigi Barbero racconta oltre un secolo di storia, il legame con Torino e con il territorio, e il progetto che porterà il pubblico tra alambicchi, botti e distillati.

Torino e le colline delle Langhe e Roero sono legate da sempre dalla cultura del vino e del buon bere: un rapporto fatto di tradizioni, prodotti del territorio e locali che ancora oggi raccontano l’identità enogastronomica piemontese.

È lungo questo ideale percorso che si incontra la Distilleria Sibona, che custodisce dagli inizi del Novecento una delle più antiche tradizioni della distillazione piemontese. Una realtà che conserva tuttora la vecchia Licenza di Distillazione numero 1 e i cui prodotti sono presenti anche a Torino, tra enoteche, ristoranti e insegne specializzate. Un legame con il capoluogo che passa anche attraverso uno dei simboli più riconoscibili della cultura piemontese dell’aperitivo: il Vermouth di Torino, che Sibona produce a partire dal Nebbiolo d’Alba.

Dal 26 settembre 2026, però, quel percorso potrà essere compiuto anche in direzione opposta: dalla città verso il luogo in cui questi distillati prendono forma.

La Distilleria Sibona inaugura infatti un nuovo programma di visite guidate, realizzato in collaborazione con Somewhere Tours&Events, tour operator torinese: un viaggio negli spazi produttivi, tra alambicchi e cantine di affinamento, che si conclude con una degustazione guidata delle eccellenze della casa.

Abbiamo incontrato Luigi Barbero, titolare insieme alla famiglia e amministratore della Distilleria Sibona, per ripercorrere la storia dell’azienda e capire cosa significhi oggi aprire al pubblico un luogo in cui la tradizione della distillazione continua a vivere ogni giorno.

Qual è il suo rapporto con la Distilleria Sibona?

«Sono titolare della distilleria insieme alla mia famiglia e ne sono anche amministratore. Dalla fine degli anni Novanta vivo la distilleria quotidianamente: posso dire che la respiro a pieni polmoni.»

Un legame personale e professionale che arriva però molto dopo la nascita di Sibona, le cui origini risalgono agli inizi del Novecento.

La storia della distilleria comincia molto prima, però.

«Sì. La Distilleria Sibona nasce all’inizio del Novecento e conserva la vecchia Licenza di Distillazione numero 1 del territorio. Fu fondata dalla famiglia Sibona, che la guidò fino alla metà degli anni Ottanta. Dopo la scomparsa di Domenico Sibona, ultimo esponente della famiglia direttamente coinvolto nella gestione, sua figlia — che viveva già a Milano — decise di non proseguire l’attività. Mio padre e mio zio, che in quel periodo possedevano già un’azienda vinicola, decisero senza indugi di acquisire la distilleria. Il passaggio di proprietà alla nostra famiglia avvenne intorno al 1986

Con il cambio di proprietà iniziò una nuova fase della storia di Sibona: la qualità delle grappe era già riconosciuta, ma l’azienda aveva ancora una distribuzione prevalentemente regionale.

Da dove è partito il vostro lavoro dopo l’acquisizione?

«Quando abbiamo preso in mano la distilleria abbiamo trovato prodotti già di ottimo livello qualitativo. Ciò che mancava, soprattutto, era una distribuzione più ampia. Abbiamo lavorato con grande passione, sia sulla creazione di nuovi prodotti sia sulla crescita commerciale, sviluppando parallelamente sempre di più l’invecchiamento della grappa. La Distilleria Sibona è stata infatti tra le prime a credere nell’affinamento della grappa, un percorso cresciuto gradualmente nel corso degli anni.»

L’espansione rese necessario anche un cambiamento logistico.

È in quel periodo che nasce l’attuale sede?

«Esatto. La vecchia distilleria si trovava nel centro del paese e, a un certo punto, non c’era più possibilità di ampliare gli spazi. Negli anni Novanta abbiamo quindi trasferito l’attività nell’attuale sede, sempre a Piobesi d’Alba ma in una zona più esterna, circondata dalle vigne.»

Oggi la produzione Sibona è molto più articolata rispetto agli inizi.

Quante tipologie di grappa producete attualmente?

«Considerando solo le grappe, abbiamo circa 25 tipologie diverse, tra differenti vitigni, affinamenti e invecchiamenti.»

Accanto alla grappa, nel corso degli anni la gamma si è ampliata con vermouth, amari, gin e whisky: prodotti diversi tra loro, ma accomunati dalla volontà di mantenere forte il legame con il Piemonte.

Sibona oggi è un marchio conosciuto anche fuori dall’Italia. Quanto pesa il mercato internazionale?

«Oggi poco più del 50 per cento delle vendite avviene in Italia, mentre la parte restante è destinata ai mercati esteri. Sul territorio nazionale lavoriamo attraverso agenti plurimandatari e siamo presenti soprattutto in enoteche, ristoranti e nel mondo Horeca, compresa la mixology. All’estero lavoriamo invece attraverso importatori presenti nei diversi Paesi.»

L’internazionalizzazione non ha allontanato l’azienda dalle proprie radici: al contrario, per Sibona portare una bottiglia fuori dall’Italia significa anche raccontare la cultura produttiva del Piemonte.

Quanto è importante per voi raccontare il territorio attraverso i vostri prodotti?

«È uno degli aspetti che ci ha spinto maggiormente nello sviluppo dell’azienda. Siamo nel territorio di Langhe e Roero, un’area riconosciuta a livello internazionale per la sua cultura vitivinicola, ed è per noi motivo di grande orgoglio poter viaggiare in altri Paesi e raccontare questa cultura attraverso ciò che produciamo. Tutti i nostri prodotti mantengono una matrice profondamente territoriale: le vinacce che utilizziamo per la grappa arrivano esclusivamente dalle Langhe e dal Roero, generalmente entro un raggio massimo di circa 25 chilometri dalla distilleria

Una filiera volutamente corta, dunque, che lega la grappa direttamente ai vigneti da cui proviene la materia prima.

Vale lo stesso principio anche per vermouth, gin e whisky?

«Assolutamente. Il nostro vermouth viene prodotto con il Nebbiolo d’Alba, uno dei vini simbolo della nostra zona. Il whisky viene distillato da noi, mentre la fermentazione è affidata a un birrificio della provincia di Cuneo. Anche per gin e whisky utilizziamo, per la riduzione della gradazione, un’acqua di provenienza piemontese: cerchiamo, insomma, di non allontanarci mai troppo dal nostro orto.»

Il riferimento al vermouth crea inevitabilmente un ponte con Torino: è nel capoluogo piemontese che questo vino aromatizzato ha costruito la propria identità storica, e ancora oggi il nome Vermouth di Torinoidentifica una delle espressioni più riconoscibili della cultura piemontese del bere. Nel caso di Sibona, le due anime del territorio si incontrano nello stesso prodotto: il Nebbiolo delle colline e una tradizione che porta Torino nel nome.

Quali sono i Paesi stranieri che apprezzano maggiormente la vostra grappa?

«Direi soprattutto Germania e Svizzera. La Germania è il mercato con i volumi complessivi più importanti, mentre la Svizzera è particolarmente significativa se si considera il consumo in rapporto al numero di abitanti. Sono Paesi geograficamente e culturalmente vicini a noi, dove esiste una forte conoscenza della grappa.

Lo vediamo anche dai turisti che arrivano in distilleria: molti provengono proprio da Germania e Svizzera, a cui si aggiungono numerosi visitatori dall’Austria.»

E Torino? Quanto è presente Sibona nel capoluogo piemontese?

«Torino per noi è una città importante: i nostri prodotti sono presenti in numerose enoteche e ristoranti, oltre che in alcune realtà molto conosciute. Naturalmente la presenza più forte resta nella nostra zona, ma Torino è vicina e rappresenta per noi un mercato significativo. Chi vuole conoscere o acquistare i nostri prodotti può trovarli facilmente anche in città.»

È un passaggio importante, soprattutto oggi che il rapporto tra città e territori circostanti si sta trasformando sempre più in un’esperienza diretta: non solo acquistare o degustare un prodotto piemontese a Torino, quindi, ma conoscere il luogo in cui nasce e le persone che lo realizzano. Ed è proprio qui che il nuovo progetto di visite acquista un significato particolare anche per il pubblico torinese.

L’autunno rappresenta un momento particolare per il vostro lavoro?

«È sicuramente il periodo più intenso. Il nostro è un lavoro che prosegue tutto l’anno, ma dalla fine di agosto o dall’inizio di settembre — a seconda dell’andamento della vendemmia — fino a Natale si concentra circa il 90 per cento della produzione. È anche il periodo in cui si registrano le vendite più importanti, soprattutto per la grappa: mesi impegnativi, ma anche ricchi di soddisfazioni.»

Visitare una distilleria proprio in questa stagione significa dunque entrare in un luogo nel pieno della propria attività, quando il calendario produttivo segue ancora quello della vendemmia e dell’arrivo delle vinacce.

Insieme a Somewhere avete organizzato un calendario di visite dedicate al pubblico. Come nasce questo progetto?

«Le visite esistevano già, ma erano più limitate e concentrate soprattutto durante la settimana. Per una distilleria non è semplice organizzare aperture regolari nel weekend: servono personale dedicato e un’organizzazione importante, soprattutto perché l’attività produttiva continua parallelamente. Grazie alla collaborazione con Somewhere, con cui ci siamo trovati subito in sintonia sia a livello umano sia nelle idee, abbiamo deciso di fare questo investimento e di aprire maggiormente la distilleria ai visitatori.»

La collaborazione con un operatore nato e radicato a Torino aggiunge così un ulteriore tassello al rapporto tra il capoluogo e il territorio di Langhe e Roero: accompagnare il pubblico fuori dalla città per scoprire direttamente luoghi, produzioni e tradizioni che fanno parte della stessa identità piemontese. Non si tratta, infatti, semplicemente di mostrare uno stabilimento produttivo.

Cosa vorreste che il visitatore portasse con sé dopo questa esperienza?

«Vorremmo che, riprendendo in mano una nostra bottiglia o un bicchiere di grappa, potesse dire: “Adesso so cosa c’è dietro”. Significa aver visto la distilleria, le botti, gli alambicchi, la distillazione, e soprattutto la passione delle persone che lavorano ogni giorno dietro quel prodotto. Quando poi si torna ad assaggiare quel bicchiere, lo si fa con un’attenzione diversa e, credo, anche con un’emozione diversa.»

Dentro la “cattedrale delle botti”

È probabilmente uno dei momenti più affascinanti del nuovo percorso di visita. Entrare alla Distilleria Sibona significa vedere da vicino gli ambienti in cui la grappa nasce, ma anche quelli in cui il tempo compie lentamente il proprio lavoro.

Uno dei passaggi più suggestivi è rappresentato dalle cantine di affinamento, una sorta di “cattedrale delle botti” in cui convivono barrique, tonneaux e botti che in precedenza hanno custodito Porto, Madeira, Sherry, Rum, Tennessee Whiskey e Sauternes. Legni differenti e diversi periodi di maturazione contribuiscono a costruire l’identità delle grappe e delle riserve Sibona.

Qui il ritmo rallenta inevitabilmente. Il profumo del legno, il silenzio delle cantine e le file di botti restituiscono una dimensione della distillazione che spesso resta invisibile al consumatore: quella dell’attesa. Dopo il lavoro dell’alambicco, è il tempo a diventare uno degli ingredienti fondamentali.

Da Torino alla distilleria, e poi di nuovo al bicchiere

L’esperienza organizzata con Somewhere accompagna i partecipanti attraverso gli ambienti della distilleria, mostrando le diverse fasi produttive e il lavoro quotidiano che precede l’imbottigliamento. Il percorso si conclude con una degustazione guidata delle eccellenze Sibona, dalle grappe monovitigno alle riserve, passando per gli amari e il Vermouth di Torino: un finale che permette di ritrovare nel bicchiere profumi e caratteristiche incontrati durante la visita.

La prima data in calendario è sabato 26 settembre 2026, con inizio e conclusione direttamente presso la Distilleria Sibona di Piobesi d’Alba.

Per il pubblico torinese può diventare anche l’occasione per compiere il percorso inverso rispetto a quello abituale: non incontrare semplicemente un distillato sullo scaffale di un’enoteca, sulla carta di un ristorante o al bancone di un cocktail bar, ma partire dalla città e raggiungere il luogo in cui quel prodotto viene realmente realizzato.

Perché prima della grappa ci sono la vendemmia e le vinacce. Poi vengono gli alambicchi, il rame, il legno e gli anni trascorsi nelle botti. E, soprattutto, ci sono le persone.

Tra Torino e il Roero, in fondo, il filo conduttore rimane lo stesso: una cultura piemontese del gusto capace di unire città e colline, tradizione e innovazione, produzione e racconto. Con l’apertura delle porte della Distilleria Sibona, quel filo oggi può essere seguito fino alla sua origine.

Piazza dei Mestieri a tutta birra con Bierfest Platz

Dal 18 al 20 settembre prossimo
Torna a Torino dal 18 al 20 settembre 2026, presso piazza dei Mestieri, in via Duranti 3, la Bierfest Platz. Giunta alla sua decima edizione, la manifestazione è stata ideata dal birrificio La Piazza per avvicinare il grande pubblico al mondo bracciolo nazionale, e la manifestazione avrà per protagoniste le birre artigianali in stile tedesco. Si tratta di una tre giorni di festa per una birra prodotta a regola d’arte secondo la creatività e l’estro di produttori artigianali contemporanei. Rappresenta un’occasione per trascorrere belle serate all’insegna del divertimento, in compagnia di birrifici provenienti, quest’anno, da tutto il territorio piemontese.
Riccardo Miscioscia, mastro birraio del birrificio La Piazza, ha coinvolto alcune delle aziende più rappresentative del panorama locale, come quelle provenienti da Giaveno, Borgomanero, Collegno, Rosta, Torino e Trecate. Come nelle scorse edizioni, oltre agli spazi di piazza dei Mestieri, dove saranno posizionati gli stand dei birrifici e della proposta food, si farà festa anche in strada, nell’area pedo alé di via Durandi, che diventerà non solo spazio di condivisione per il pubblico, ma anche palcoscenico di incontri e talk sul mondo della birra. La Bierfest Platz prendersi il via il 18 settembre, alle 18, con l’apertura degli impianti di spillatura e di una speciale botte a caduta: la nuova birra Wollo verrà presentata in anteprima nazionale e dedicata all’amico rifondatore della piazza dei Mestieri: Marco Andreoni, prematuramente scomparso 40 anni fa. L’apertura vedrà la presenza della vicepresidente Cristiana Poggio, che durante l’occasione racconterà l’origine di questa amicizia. A seguire, un incontro con alcuni mastri birraio invitati alla Bierfest Platì per presentare il progetto “Buona questa birra”, ideato per festeggiare i 30 anni dalla nascita del movimento moderno della birra artigianale in Italia. Il progetto ha unito decine di birrifici a livello nazionale nella produzione di una birra a ricetta unica e comune in stile “Italian Pils”. La prima giornata si concluderà con le note di dj Vale e le sue selezioni di reggae, black music e funky.
Sabato 19 si tornerà a far festa tra birra e buon cibo. Talk della giornata sarà “Italian Style”, moderato da Luca Giaccone, coautore del manuale delle birre di Slow Food, e vedrà protagonisti alcuni birrifici presenti. L’incontro verterà sulla storicità delle aziende, sulle loro produzioni e sulle possibili evoluzioni nell’immediato futuro del concetto di birra artigianale. Imperdibile, alle ore 19, la visita guidata al birrificio La Piazza, dove appassionati e curiosi potranno seguire il processo di produzione. L’evento è prenotarle su birrificiolapiazza.com. La serata sarà ravvivata dal dj Ludovic Gosmar, attivo con i suoi mix sulle console da più di 35 anni.
Domenica 20 settembre, dalle 12.30, sarà possibile continuare a godere delle birre selezionate, delle meravigliose pietanze proposte e dell’atmosfera magica del festival, accompagnata dalla creatività musicale di dj Grissino, che combinerà diversi stili in un viaggio che va dalla trip hop al jungle, attraversando funk e break beaz. Ad affiancare la ricca selezione birricola, sarà la proposta culinaria curata dallo chef e food manager Maurizio Camilli, e dallo chef Marco Santelli. Le birre si accompagneranno a piatti come il Piazza Burger, lo stinco alla birra, il pulled park, specialità siciliane come il panino alla Norma e i classici cannoli, realizzati dagli allievi del corso di cucina della sede di Catania di piazza dei Mestieri, e specialità spagnole come le croquetas, il pulpo e la galeg_a, le tortillas realizzate dagli allievi di un istituto scolastico di Madrid. Gli allievi del corso di conciatura allestiranno un corner insieme all’Attilio Barber Shop, in cui sarà offerto un servizio di barberia e servizio di acconciatura.
Per gli acquisti, la moneta utilizzata sarà il Platz, un gettone coniato per l’occasione dal valore nominale di 3 euro da richiedere alle casse.
Venerdì 18 settembre dalle 18 alle 24 – sabato 19 settembre dalle 16 alle 24 -domenica 20 settembre dalle 12.30 alle 24.
Mara Martellotta

La scommessa di Luiset: il Suino Nero Piemontese

Dall’allevamento ai salumi, con meno quantità, più ricerca e qualità

L’Agrisalumeria Luiset presenta i primi salumi ottenuti da Suino Nero Piemontese. Un progetto che unisce biodiversità, ricerca scientifica, benessere animale e tradizione artigianale piemontese. Dal 25 al 27 settembre sarà possibile degustarli in anteprima nel punto vendita di via Po 39 a Torino.

Torino,  settembre 2026 – Dopo oltre un anno di ricerca e sperimentazione, l‘Agrisalumeria Luiset di Ferrere (Asti) porta sul mercato la nuova linea di salumi ottenuti da Suino Nero Piemontese. Il progetto nasce dalla scelta di allevare una razza suina autoctona di nuova costituzione, riconosciuta ufficialmente nel 2020 e nata da un percorso di recupero e ricostruzione delle caratteristiche di antiche popolazioni suine locali piemontesi e lombarde oggi scomparse. Il Suino Nero Piemontese è caratterizzato da rusticità, adattabilità all’allevamento all’aperto e tempi di crescita più lunghi rispetto ai suini commerciali. Per Luiset significa accettare una produzione più lentanumericamente limitata e con costi maggiori, con l’obiettivo di ottenere prodotti capaci di esprimere identità territoriale e valore artigianale. Una scelta che va in controtendenza rispetto a un mercato sempre più orientato alla standardizzazione produttiva e alla riduzione dei costi.

«Le nostre produzioni nascono sempre dall’eccellenza della materia prima, ma con l’allevamento del Suino Nero Piemontese compiamo un ulteriore passo avanti per realizzare prodotti ancora più identitari. Abbiamo scelto questa razza perché ci permette di costruire un progetto distintivo per i prossimi anni, un progetto di filiera che parte dall’allevamento e arriva fino al prodotto finito» afferma Mauro Casetta, titolare dell’Agrisalumeria Luiset.

La decisione dell’azienda si inserisce all’interno di un più ampio percorso di conservazione e valorizzazione dell’agrobiodiversità zootecnica. Il Suino Nero Piemontese è infatti il risultato di un percorso iniziato nel 2010 per ricostruire e consolidare le caratteristiche di due popolazioni locali estinte nella seconda metà del Novecento: la Cavourese, diffusa in Piemonte, e la Garlasco, presente in Lombardia.

Il percorso di costituzione e consolidamento della razza è stato seguito dalle Università di Torino e Milano e ha permesso di selezionare e fissare caratteristiche morfologiche e funzionali stabili, fino al riconoscimento ufficiale e alla gestione della popolazione attraverso standard, registrazione e tracciabilità degli animali e un programma genetico riconosciuto.

L’investimento di Luiset coinvolge l’intera filiera aziendale, dall’acquisto dei maialini alla ricerca e sviluppo delle ricette, fino alla progettazione di un packaging dedicato che identificherà questa produzione di nicchia. Una scommessa imprenditoriale che guarda lontano e che conferma la volontà di Luiset di investire, oltreché sulla qualità della materia prima, sul recupero della biodiversità e sulla valorizzazione di produzioni distintive, capaci di raccontare il territorio piemontese attraverso prodotti di eccellenza.

Una scommessa imprenditoriale di lungo periodo che conferma la volontà dell’azienda di investire sulla qualità della materia prima, sulla biodiversità e sulla valorizzazione di produzioni distintive capaci di raccontare il territorio piemontese attraverso i salumi.

La nuova linea comprende salame crudo, guanciale, lardo, lonzardo, pancetta e altre specialità stagionate, sviluppate valorizzando ingredienti legati alla tradizione regionale, come vermouth bianco, erbe aromatiche e spezie.

Tra i prodotti destinati a caratterizzare maggiormente il progetto ci sarà anche il futuro Prosciutto Crudo di Suino Nero Piemontese. Per assaggiarlo occorrerà però attendere: la stagionatura prevista è di circa tre anni, il tempo necessario affinché la materia prima possa esprimere pienamente le proprie caratteristiche organolettiche.

Dal 25 al 27 settembre, negli stessi giorni di Terra Madre Salone del Gusto, il pubblico potrà degustare in anteprima le nuove specialità di Suino Nero Piemontese al punto vendita Luiset di via Po 39 a Torino.

Agrisalumeria Luiset

Fondata nel 1990, Agrisalumeria Luiset è una realtà agricola e artigianale piemontese con sede a Ferrere (Asti), specializzata nell’allevamento e nella trasformazione delle carni suine. L’azienda controlla l’intera filiera produttiva e affianca allo stabilimento produttivo i punti vendita di Torino e Alba.

Oggi l’azienda conta 27 collaboratori, gestisce complessivamente circa 700 capi all’anno e alleva attualmente 250 suini di cui 20 Neri Piemontesi

L’allevamento all’aperto Luiset aderisce al sistema SQNBA – Sistema di Qualità Nazionale per il Benessere Animale.

Nel 2027 è previsto l’ampliamento del laboratorio produttivo.

Suino Nero Piemontese

Il Suino Nero Piemontese è una razza suina autoctona di nuova costituzione, riconosciuta ufficialmente nel 2020. Deriva da un percorso iniziato nel 2010 di ricostruzione e consolidamento delle caratteristiche di due popolazioni locali scomparse negli anni Cinquanta del Novecento, la Cavourese e la Garlasco.

Si distingue per rusticità, adattabilità all’allevamento all’aperto e tempi di accrescimento più lunghi rispetto ai suini commerciali.

Le sue carni sono apprezzate per sapore e marezzatura e presentano caratteristiche particolarmente interessanti per la trasformazione in salumi e prodotti stagionati.