Un Viaggio nel Cuore della Cucina Siciliana con Andrea Granvillano e Luisa Marabita
Torino, 2 maggio 2024 – La prossima puntata di ParlaConMe®️, il talk show online condotto da Simona Riccio, promette di essere un’esperienza culinaria indimenticabile. In onda giovedì 2 maggio 2024 dalle ore 18:00 alle ore 19:00, questa trasmissione si concentrerà sull’eccellenza culinaria italiana, con particolare attenzione alla deliziosa cucina siciliana.
In uno studio vivace e coinvolgente, Simona Riccio accoglierà due ospiti eccezionali, noti per la loro passione per il cibo e la loro vivace personalità. Si tratta di Andrea Granvillano, celebre Youtuber di “Ricette flash”, e Luisa Marabita, autrice del blog “Le ricette di Luisa”. Questi due talentuosi cuochi sono diventati vere e proprie icone della cucina siciliana grazie ai loro spettacolari show cooking, presentati con entusiasmo e creatività.
Andrea e Luisa hanno recentemente fatto parlare di sé alla fiera New Green Expo dello scorso anno, dove hanno entusiasmato il pubblico con le loro abilità culinarie e la loro capacità di valorizzare i prodotti tipici del territorio siciliano. Durante la trasmissione, condivideranno i segreti del loro successo online e discuteranno l’importanza di promuovere e valorizzare i prodotti genuini e di qualità in cucina.
Ma la sorpresa più gustosa della serata sarà la preparazione di piatti tipici siciliani direttamente in studio. Cosa cucineranno esattamente? Per scoprirlo, non perdete la puntata di ParlaConMe®️! Seguite la diretta sul profilo Linkedin Top Voice e Facebook di Simona Riccio, oltre che sul canale YouTube di ParlaConMe®️.
Non mancate all’appuntamento per un’ora di divertimento, ispirazione e delizie culinarie con ParlaConMe®️ e i suoi ospiti esplosivi!
Per rivedere tutte le puntate precedenti, visite il sito: https://www.parlaconmeofficial.it/
A differenza degli equini e dei bovini, animali da tiro e da soma, utili ai lavori nei campi o come “mezzo di trasporto” negli spostamenti, o delle pecore e delle capre – che fornivano latte e pelli – il maiale era invece solo ( e quasi tutto) carne commestibile, che costituiva la stragrande maggioranza delle riserve di “ciccia” già dalla preistoria. Un nobile animale, preziosissimo, che offriva il meglio di se per condimenti, grassi e sapori, sugna, lardo, strutto, cotenne (basti pensare che, in origine, la bagna càoda piemontese era fatta con lardo o sugna). La sugna serviva a tanti scopi: dall’ingrassare gli scarponi ( per mantenerli morbidi e protetti ) e le ruote dei carri, fino a farne candele e ceri. Nemmeno le ossa e i “peli” si buttavano del maiale: con le migliori veniva prodotto del sapone, dalle unghie si ricavava uno straordinario concime e con le setole s’imbastivano robustissimi ancorché rozzi, tessuti. Disporre di un maiale era un ottimo investimento: non è forse evocativo il fatto che, spesso se non sempre, i salvadanai hanno la forma di un porcellino? Fino a più di un secolo fa i maiali erano cresciuti liberi di ingozzarsi di ghiande nei boschi dove prevalevano querce e farnie. Finite quelle, esaurita la scorta di cibo, per così dire, “naturale”, non avendo altro cibo per ingrassarlo ancor più, il maiale passava al macello. E, sezionato in tutto e per tutto, finiva per gran parte sulla tavola. Spesso dire maiale equivale a dire prosciutto e salume anche se non solo col porcello si fanno ottimi insaccati. Dove sono nato, nel profondo nord del Piemonte e dell’Italia di “mezzanotte”, quando si parla di salumi è naturale pensare alle valli ossolane ed alle produzioni locali. Dal prosciutto crudo della Val Vigezzo alle mocette, dai violini di cervo e di capra alla mortadella. Nella valle Anzasca, ai piedi del Rosa, da Macugnaga a Castiglione, con carne della testa e del guanciale – cotta e aromatizzata – si produceva il salame di testa. Salamini, salamelle e salsicce da grigliare si trovano un po’ ovunque, mentre è difficile trovare ancora, la salsiccia di riso: un divertente salame povero con riso bollito e maiale che si conserva sotto grasso. C’è sempre, nelle lavorazioni artigianali, il “tocco” di qualità, il vanto di tradizioni che si trasformano in prelibatezze che, spesso, non ammettono confronti.
Costituita da un impasto a grana fine di fegato di maiale con carne di suino, grasso di sottogola e spezie, si presenta a forma di ciambella. Un particolare non secondario è l’impasto. Alcuni lo condiscono con del vin brulé, preferibilmente barbera; altri invece usano del vino bianco per dare “tono” alla mortadella che, in ogni caso, sarà poi fatta stagionare per qualche mese. A detta di alcuni ricorda la “salama” ferrarese e si può mangiare sia cotta ( con la purea di patate )che cruda o affumicata. In dialetto cusiano quest’insaccato è conosciuto come “fidighin”e trova la sua terra d’elezione sulla sponda orientale del lago d’Orta, tra il paese dell’isola di San Giulio e Gozzano, oltre che nell’areale tra l’aronese e Borgomanero. La pancetta drogata di montagna (conciata con spezie, aglio ed un “fiato” di grappa) non si trova solo dove i sentieri s’inerpicano e si devono fare i conti con le “ragioni della montanità”( asprezza dell’ambiente, altrimetria in crescita, clima conseguente, accessi ardui) ma anche in collina.Se ne producono di buonissime nel Vergante, nell’entroterra del lago Maggiore, sulle “motte” che fanno da contorno al vasto panettone del Mottarone, la “montagna dei milanesi”. Ma, tornando alla pianura del riso e variando sul tema del maiale, ci si può imbattere di nuovo nell’oca o nell’anatra e, parlando questa volta di prosciutto, è d’obbligo spendere almeno un cenno al petto affumicato d’oca. Minuscolo e signorile prosciutto senz’osso, ottenuto dal petto di uno dei più interessanti e prelibati protagonisti della vita sull’aia, si conserva a lungo e si consuma crudo. Raro da trovare, riserva delle sorprese molto piacevoli al fortunato che lo gusta, lentamente, con la stessa assenza di fretta con cui si confeziona. In subordinata si può deviare sul prosciutto d’anatra: una piccola coscia speziata, salata, lasciata all’aria o affumicata.




sensuale e invitante, e lo stesso accade con un primo piatto in parte selvaggio ma assolutamente delicato.

