Mobilità sostenibile, Lavoro e Crescita devono essere due priorità che vengono insieme, questo il primo commento di MINO GIACHINO già sottosegretario ai trasporti che partecipa al convegno nazionale della CGIL.
La terza sessione
‘Ripartire dalla persona. Solo il lavoro salverà l’Italia’.
Polis Policy, Accademia di Alta Formazione, giunta quest’anno alla sua quinta edizione, promuove sabato 26 marzo, a partire dalle 10.30, la sua terza sessione annuale, dedicata a un tema quanto mai attuale, il lavoro.
Titolo di questa quinta edizione è “Ripartire dalla persona: solo il lavoro salverà l’Italia”. La terza sessione è incentrata sulla tematica “Come si sostiene chi perde il lavoro”.
Nella prima parte della sessione interverrà Maurizio Sacconi, già ministro del Lavoro e delle Politiche sociali. Il dibattito sarà introdotto da Francesco Devicienti, Professore Ordinario di Economia Politica dell’Università degli Studi di Torino. A moderare sarà Emmanuele Massagli.
Nell’ambito della sessione pomeridiana denominata Agorà, che prenderà avvio dalle 14.30, interverranno Federica Deyme, Direttrice Agenzia Piemonte Lavoro, Giuseppe Gherzi, già direttore dell’Unione Industriale di Torino, e Arnaldo Carignano, dirigente Randstad Italia.
Di grande interesse anche la terza sezione della giornata di studi, dal titolo “Another Vision”, in cui verrà affrontato il tema del lavoro da un punto di vista innovativo. A moderare la sessione sarà il giornalista Andrea Donna che proporrà un video sul lavoro, dialogando con il dr. Moraglio.
L’Associazione che promuove l’Accademia di Alta Formazione Polis Policy è “Difendiamo il futuro”, la cui mission è quella di rispondere all’impellente esigenza di informazione culturale, economica, sociale e politica, attraverso l’organizzazione di convegni, seminari e workshop. In particolare da diversi anni promuove “Polis Policy”, un percorso che si snoda attraverso tre giornate di studio annuali di approfondimento, che affrontano i temi considerati più affascinanti e urgenti, oltre che più controversi, dell’attualità che si sta vivendo. Sono, nel corso dell’anno, tre sabati di vivo dibattito e interazione con importanti esponenti appartenenti al mondo dell’economia, della politica, della scienza, della storia e della cultura.
Mara Martellotta
Iscrizioni a segreteria@difendiamoilfuturo.it
01119373401
Cambiare modello energetico
La guerra in Ucraina ha fatto esplodere drammaticamente i prezzi dei combustibili usati per produrre l’energia indispensabile alla produzione (sistema economico) e alla vita (sistema famigliare).
In poche settimane gas, petrolio e carbone hanno fatto registrare crescite impensabili, con aumenti che in certe giornate hanno toccato il 20-30%, creando situazioni insostenibili proprio in una fase in cui il costo della vita era già in movimento a causa della forte ripresa dell’attività produttiva dopo le forti flessioni legate alla pandemia.
Il fenomeno colpisce tutti i Paesi del mondo, ma il nostro è in difficoltà enormi perché è praticamente privo di fonti energetiche nazionali, e dipende, in misura praticamente totalitaria, dalle forniture provenienti da Paesi stranieri (i vari produttori di petrolio e di gas che attualmente garantiscono l’erogazione dell’energia elettrica).
Se pensiamo alla situazione del nostro Paese rispetto a 60-70 anni fa, ci rendiamo immediatamente conto che le preoccupazioni sono fondate: durante il “boom economico” una parte consistente di energia era prodotta grazie al sistema idroelettrico, cioè dalle turbine azionate dalle condotte forzate legate ad un efficiente sistema di dighe. Energia “pulita”, niente inquinamento, niente dipendenza da paesi stranieri.
Ma la tumultuosa crescita della produzione industriale ha comportato la necessità di produrre energia ricorrendo alle cosiddette “fonti fossili” (carbone e soprattutto petrolio), con tutte le ricadute negative in termini ambientali.
Una fonte alternativa che sembrava potesse essere sviluppata era quella dell’energia nucleare, per la quale l’Italia si era attrezzata costruendo alcune centrali; ma il drammatico episodio di Cernobyl ha bloccato tutto, e un referendum popolare ha sancito l’uscita del nostro Paese dalla cerchia dei produttori. Nonostante nel corso dei decenni la tecnologia abbia consentito di costruire centrali di nuova generazione ad altissima sicurezza, l’ipotesi di cambiare strada è al momento politicamente impraticabile.
Che fare?
Siamo nelle mani dei nostri “vicini di casa” (francesi, svizzeri e sloveni ci vendono a caro prezzo elettricità prodotta dalle loro centrali nucleari, collocate a pochi chilometri dalle nostre frontiere…) o di Paesi lontani (arabi, russi, algerini) non sempre affidabili, come si constata in questi tristi giorni.
Purtroppo anche fonti “pulite” sono insufficienti a colmare il gap fra produzione nazionale e esigenze produttive: l’energia eolica (centrali che sfruttano il vento) e solare (centrali che sfruttano il sole) sono spesso ostacolate con motivazioni il più delle volte risibili, ma che quasi sempre riescono a bloccare o comunque rallentare la realizzazione.
Una fonte ancora più “pulita” e poco conosciuta è quella legata all’energia marina, assolutamente naturale e non inquinante. Alludiamo al moto ondoso, un “motore inesauribile” che, grazie al movimento di mari e oceani, può generare elettricità in quantità enorme.
Secondo l’ENEA sfruttare l’energia marina consentirebbe di ottenere 80.000 terawattore, una misura gigantesca (un Twh è pari a mille miliardi di watt) pari a ben cinque volte il fabbisogno annuale di energia elettrica del mondo intero.
E da qualche tempo l’industria italiana e alcune start up hanno iniziato ad avviare non solo studi teorici, ma anche impianti sperimentali che stanno dando ottimi risultati. Citiamo ad esempio il sistema ISWEC (Inertial Sea Wave Energy Converter), che converte l’energia delle onde marine in energia elettrica, sviluppato dall’ENI insieme a Wave for Energy S.r.l., spin-off del Politecnico di Torino. Il sistema è costituito da uno scafo galleggiante sigillato con al suo interno una coppia di sistemi giroscopici collegati ad altrettanti generatori. Le onde provocano il beccheggio dell’unità, ancorata al fondale, ma libera di muoversi e oscillare. Il beccheggio viene intercettato dai due sistemi giroscopici collegati a generatori che lo trasformano in energia elettrica. Una soluzione semplice, con un cuore d’alta tecnologia. Il primo impianto pilota è già attivo a Ravenna.
Un altro esempio è l’iniziativa creata da ENEA e Politecnico di Torino, che hanno messo a punto la versione 2.0 del PEWEC, un sistema low-cost di produzione di energia dal mare. Si tratta di un sistema galleggiante semicircolare da posizionare in mare aperto, in grado di produrre energia elettrica sfruttando l’oscillazione del dispositivo per effetto delle onde. L’installazione del PEWEC può arrivare a soddisfare del tutto il fabbisogno energetico di isole medio-piccole (in Italia sono oltre 50), che basano il proprio approvvigionamento di energia su impianti a combustibili fossili.
Anche all’estero studi e prototipi operativi non mancano: a Las Cruces, in Cile, è stato installato il primo convertitore di energia del moto ondoso dell’America Latina, grazie alla tecnologia italiana sviluppata da Enel. Si tratta di un’enorme boa alta circa 14 metri (chiamata boya generadora ) posta ad oltre un chilometro dalla costa, ancorata al fondale sabbioso che, grazie al movimento continuo del mare, si muove sul pelo dell’acqua salendo e scendendo, trasformando l’energia del moto ondoso in energia elettrica.
In Europa sono stati installati 11,3 MW di energia da moto ondoso, prevalentemente nel Nord Europa. Al largo di Orkney (Scozia), sono stati installati il dispositivo “Penguin” della finlandese Wello e il dispositivo svedese CorPower. Un altro produttore finlandese, AW-Energy, si sta attrezzando per esportare il suo Waveroller in tutto il mondo, dopo aver superato con successo i test in Portogallo.
L’Italia ha la fortuna di essere una penisola circondata da ben quattro mari, con decine di migliaia di coste lungo le quali le onde si muovono senza sosta…
Vogliamo provare a pensare a questa alternativa in maniera concreta, avviando subito un progetto di produzione di energia che sfrutta questa nostra invidiabile situazione?
Magari mettendo da parte, data l’urgenza di avere soluzioni alternative in tempi rapidi, burocrazia, carte da bollo, studi di fattibilità, comitati scientifici, pareri di enti, sovraintendenze, ministeri eccetera, capaci di insabbiare qualunque bella idea.
Un saggio proverbio aziendale ricorda che “Ogni problema di facile soluzione diventa insolubile dopo un sufficiente numero di riunioni…”; vogliamo per una volta tirare dritto senza inutili bla bla bla?
Gianluigi De Marchi
Per approfondire:
https://www.eni.com/it-IT/attivita/onde-mare-energia.html
Il prossimo numero del Rapporto Nord Ovest del Sole 24 Ore in edicola venerdì 25 marzo con Il Sole 24 Ore in Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta dedica l’apertura alle zone logistiche semplificate con un focus su quella di Genova, istituita per legge nel 2018 dopo il crollo del ponte Morandi, che non è ancora stata attivata perché manca il commissario che deve essere indicato dal Governo. Le istituzioni locali, si legge sul Rapporto, hanno formulato un Piano di sviluppo strategico della Zls che è stato inviato alla presidenza del Consiglio. Gli spedizionieri genovesi hanno proposto la creazione di una Green logisctics valley nella Valpolcevera, e guardano, come esempio, ai successi della Zona agevolata di Barcellona. Il progetto di Spediporto fa parte del piano generale. Ma senza il commissario tutto resta al palo, mentre imprese estere e fondi internazionali fanno pressing per capire se e in che modo è possibile entrare e aprire filiali in una zona logistica con agevolazioni burocratiche, fiscali e doganali presso il più grande porto italiano. La Regione Liguria, ricorda al Rapporto Nord Ovest l’assessore allo Sviluppo economico Andrea Benveduti, «ha attivato i percorsi tecnici di propria competenza per avviare la Zls di Genova e la Zls porto e retroporto della Spezia». Il territorio spezzino, tramite l’Adsp, ha infatti, a sua volta, avviato un’istruttoria, per la costituzione di una Zls; e le Regioni Liguria ed Emilia-Romagna hanno rivolto un quesito al Governo circa la possibilità d’inserire nel perimetro della Zls alcuni territori emiliani che hanno relazioni portuali e logistiche con La Spezia e Ravenna.
La Zls di Genova, peraltro, lo dice la stessa legge costitutiva, può estendersi anche alle piattaforme logistiche di Lombardia, Emilia Romagna e Piemonte che lavorano col porto. E proprio il Piemonte sta lavorando per ampliare ulteriormente l’area che potrà godere dei benefici della Zls. Dalle prime sei località inserite nella norma del 2018, prevalentemente nell’Alessandrino, si arriva alla nuova mappa allargata del “porto a secco”, proposta al Governo dalla Regione Piemonte, che coinvolge 12 comuni, tra Alessandria, Asti e Cuneo, e due retroporti, il Sito di Orbassano e il Cim di Novara.
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Un marchio per i distretti del commercio
Ogni comunità avrà un proprio marchio identificativo per identificare il proprio territorio oltre a quello regionale che sarà uguale per tutti
L’assessore Poggio: «Una griffe a garanzia della qualità del commercio di vicinato»
I distretti del commercio avranno un marchio: un logo uguale per tutti con la bandiera del Piemonte e uno diverso per ogni territorio. In tutto 77, gli ecosistemi di vicinato sono stati istituiti per la prima volta in Piemonte nel 2021 con l’obiettivo di irrobustire la concorrenza dei piccoli negozi nei confronti delle grandi catene. In una prima fase ne sono stati finanziati 52, in attesa adesso di completare l’operazione con gli ultimi stanziamenti.
«Dopo aver sostenuto economicamente i primi progetti che hanno coinvolto 513 comuni – ha sottolineato l’assessore alla Cultura Turismo e Commercio, Vittoria Poggio – siamo passati ad una seconda fase, pensando di dare loro anche un simbolo che li identifichi, una griffe a garanzia della qualità del commercio di vicinato, un dispositivo di identità unitario ma al tempo stesso caratterizzante del proprio territorio».
Un ulteriore passo quello del marchio, o meglio del brand identity: un’operazione di marketing ma dal sapore territoriale. Prosegue così il sostegno della Regione al progetto che si dota di uno strumento in più per la crescita degli ambiti di vicinato la cui formula già sperimentata in altre regioni, ha tra i suoi obiettivi anche quello di riqualificare alcune aree urbane obsolete, rimaste indietro nei piani di rigenerazione urbana.
I loghi sono stati realizzati da un’agenzia su mandato di VistPiemonte e della Regione. Quello unico comune a tutti riproduce la bandiera del Piemonte su sfondo blu circondato da un semicerchio, simbolo della circolarità a cui si ispira la filosofia di tutti i distretti con la dicitura «Distretti del Commercio del Piemonte». La seconda parte è dedicata e personalizzata in relazione alle peculiarità di ciascuno ed è stata realizzata concordando grafica e testo con ciascuno dei 77 ambiti urbani e diffusi.
Nati nelle più importanti città d’Europa già negli anni ’90, i Distretti si sono riversati velocemente in numerosi centri cittadini in tutto il mondo. In Italia, la prima a dotarsi di questi ambiti commerciali è stata la Regione Lombardia, con un bando nel 2008.
L’idea è di creare un sistema strutturato e organizzato territorialmente, capace di polarizzare le attività commerciali, insieme ad altri soggetti portatori di interesse quali il Comune, le associazioni imprenditoriali, le imprese e i consumatori. Da qui la collaborazione pubblico-privata è diventato elemento fondante per le strategie unitarie del Distretto.
La linea ferroviaria Cuneo-Ventimiglia guarda ad un futuro più solido e orientato ad un servizio strategico per tra Italia e Francia. È quanto è emerso dall’incontro a Limone Piemonte tra gli assessori ai Trasporti della Regione Piemonte Marco Gabusi e della Regione Liguria Gianni Berrino e il vicepresidente della Région Sud Jean-Pierre Serrus, con il prefetto di Cuneo Fabrizia Triolo, il prefetto per la ricostruzione Jean Pellettier, i rappresentanti del Gruppo FS Ferrovie dello Stato, RFI Rete Ferroviaria Italiana, Trenitalia, AMP Agenzia della Mobilità Piemontese.
L’incontro ha rappresentato il primo momento ufficiale delle tre Regioni per l’istituzione del Tavolo Tecnico Politico dedicato al pieno ripristino dei collegamenti ferroviari della Val Royadanneggiati dalla tempesta Alex a ottobre 2020. Il Tavolo si riunirà con cadenza costante per analizzare gli elementi individuati come prioritari.
Fondamentali i punti emersi oggi. Da un lato, l’attenzione è stata concentrata sull’emergenza attualmente in corso che proseguirà fino a ottobre 2023, quando riaprirà la prima canna del Tunnel di Tenda. Numerosi gli attestati di riconoscenza francesi per il servizio di navette organizzato; si dovrà proseguire a garantire il trasporto attraverso la linea ferroviaria e c’è la volontà di tutti di contribuire finanziariamente. Si è condiviso di far decidere agli enti locali se continuare con le navette o ipotizzare 4 coppie di corse sulla tratta Cuneo- Ventimiglia. Nel primo caso, sarà studiata una tariffazione consona al servizio e coerente con quella della tratta nazionale.
Dall’altro lato, in prospettiva, il Tavolo ha iniziato a ragionare su quale potrebbe essere il servizio ferroviario in futuro, anche in corrispondenza degli investimenti infrastrutturali che si renderanno necessari. Il tema degli investimenti prende oggi una forma più concreta grazie alla proposta della Commissione Europea di inserire la linea ferroviaria tra le reti Ten-T Comprehensive. «È il primo punto da cui partire – sottolinea l’assessore piemontese Marco Gabusi – e su questo lavoreremo di comune accordo con l’obiettivo di far tornare questa linea strategica per i due Paesi e per le tre Regioni».
«Al centro del confronto di oggi – aggiunge l’assessore ligure Gianni Berrino – c’è stato l’interesse comune tra tutti i soggetti coinvolti affinché questa importante linea ferroviaria riceva gli investimenti infrastrutturali e di servizio che merita per far ripartire un collegamento fondamentale a territori appartenenti a Liguria e Piemonte in Italia e Région Sud in Francia».
Il futuro della mobilità parte dal Piemonte
• Il 30 e 31 marzo 2022 alle Officine Grandi Riparazioni (OGR) si terrà la seconda edizione in presenzadell’unica business convention in Italia su automotive e trasporti.
Mercoledì 30 e giovedì 31 marzo torna in presenza VTM – Vehicle & Transportation Technology Innovation Meetings –, l’unica business convention in Italia dedicata all’industria automotive e dei trasporti. Un appuntamento che riunirà la comunità internazionale della mobilità negli spazi delle Officine Grandi Riparazioni di Torino (corso Castelfidardo, 22), confermando il Piemonte e il suo capoluogo quali punti di riferimento del settore.
La capitale italiana dell’auto, da sempre attenta alle nuove tecnologie, si trasformerà per due giorni in cuore pulsante dell’innovazione nel settore della mobilità, con uno sguardo a 360° sui veicoli, le infrastrutture e i servizi a disposizione delle persone. Un’edizione 2022 di VTM in netta crescita che vede già confermata la partecipazione di oltre 300 aziende, a testimonianza della centralità degli argomenti trattati e del desiderio delle aziende, a partire dalle molte PMI piemontesi, di ampliare le proprie opportunità di business. Promossa da Regione Piemonte e Camera di commercio di Torino e organizzata da Abe in collaborazione con Ceipiemonte e ICE – Italian Trade Agency, sarà un’occasione di confronto sucompetenze, innovazioni e tematiche di maggiore rilievo e attualità: dalla digitalizzazione dei processi all’elettrificazione dei veicoli e batterie, idrogeno e sistemi di propulsione innovativi, software defined vehicles, sistemi ADAS e guida autonoma, connettività e Big Data, micromobilità e nuovi modelli di mobilitàsostenibile e smart.
“VTM torna in presenza e quest’anno, nel pieno di una complessa situazione geopolitica dovuta a un conflitto che infiamma l’Europa, ci sprona a fare ancora di più. La nostra è l’unica business convention dedicata a un settore strategico come l’automotive organizzata in Italia e questo dato rappresenta un onore ma anche una grande responsabilità. Quella di stimolare e instradare i mercati in uno scenario simile, infatti, è una sfida che ci accingiamo a intraprendere anche attraverso una due giorni di confronto, analisi e dialogo come quella ospitata alle Ogr. Una manifestazione che vedrà interagire imprese emergenti, colossi del settore e specialisti, tutti riuniti per fare in modo che gli interessi delle singole realtà diventino interessi del comparto e a loro volta interessi del territorio – afferma l’assessore regionale all’Internazionalizzazione Fabrizio Ricca -. VTM, in questi anni, è cresciuta nonostante il Covid. Indipendentemente dall’emergenza pandemica, a volte persino spronata da una congiuntura sfavorevole, non ha smesso di ottenere adesioni, consensi e di generare importanti sinergie che hanno portato alla stipula di contratti di respiro internazionale. Sono convinto che anche l’edizione di quest’anno saprà stupirci per il suo successo”.
“È importante che sia nuovamente Torino il luogo dove si discute e si progetta il futuro dell’automotive nazionale: in Piemonte opera il 33,5% delle imprese della componentistica e si realizza il 35,8% del fatturato italiano– spiega Dario Gallina, Presidente della Camera di commercio di Torino, host sponsor dell’evento. –Su questo territorio si giocherà il futuro del comparto che in questi anni è al centro di una trasformazione epocale: già il 62% delle nostre imprese sperimenta oggi tecnologie legate alle nuove forme di mobilità, tra cui powertrain elettrici e ibridi, guida autonoma o idrogeno, ma questa percentuale deve crescere: in questo senso VTM rappresenta un’ottima opportunità per confrontarsi con la rapida evoluzione del mercato internazionale e progettare nuovi investimenti per mantenersi competitivi”.
“In questi anni difficili abbiamo accompagnato oltre 250 aziende del settore Automotive e Trasporti nei loro processi di internazionalizzazione. E VTM, la più importante business convention internazionale in Italia per il comparto, si inserisce in questo percorso – dichiara Dario Peirone, presidente di Ceipiemonte. In questa edizione, proprio per mostrare alle aziende che sono al centro dei nostri piani, abbiamo deciso di ascoltarle una a una per conoscere esigenze e aspettative per progettare insieme la visione strategica della prossima edizione di VTM”.
I PARTECIPANTI E GLI SPONSOR
Ben 25 Paesi rappresentati, oltre 300 aziende (+ 15% rispetto al 2018) e 127 buyer, il triplo rispetto all’edizione 2018, che prenderanno parte a 3.000 b2b: questi i numeri con cui VTM si avvia alla sua inaugurazione.
A VTM 2022 ritornano grandi imprese internazionali, già presenti come sponsor fin dalla prima edizione, AVL, BOSCH,Continental Engineering Services, CSI, Denso Italy, FEV, ITT, Keysight, Sabelt, Texa, Vishay,
Main sponsor di questa edizione è Intesa Sanpaolo insieme al suo Innovation Center. Grape Up, Segula, Capgeminiengineering, Accenture, Blue engineering, Daca-I, Punch Torino completano questa prestigiosa lista.
Inoltre, anche per questa edizione, si conferma uno spazio dedicato alle start-up innovative, che vedrà la presenza di realtà prestigiose che propongono soluzioni e tecnologie sui temi della sicurezza, smart mobility, intelligenza artificiale, micromobilità e molto altro ancora. Fra queste le vincitrici del contest di VTM 2020 che saranno presenti all’edizione 2022 e verrannopremiate: Drivesec, TriEye (Israele), Lifetouch, JungoConnectivity (Israele), FLAG e 3 WINDY.
LA NOVITÀ: 5GMETA, LA SFIDA DEI DATI A SUON D’INNOVAZIONE
Una formula vincente, quella di VTM, anticipata da una sfida importante: “5GMETA”, progetto europeo H2020 con l’obiettivo di potenziare l’ecosistema della smart mobility, in seno al quale si colloca una grande novità in questa edizione della convention B2B piemontese. Si tratta del 5GMETA Hackathon, unamaratona di 24 ore al via il 29 marzo al Combo, in corso Regina Margherita, 128 a Torino.
I volumi di dati generati dai veicoli e la loro applicazione nella mobilità connessa e automatizzata saranno al centro della challenge 5GMETA Hackathon, organizzato da LIFTT in collaborazione con VTM.
I partecipanti lavoreranno in team e affronteranno tre sfide: la prima riguarda la sicurezza stradale, la seconda la mobilità dei veicoli mentre l’ultima si concentra sui servizi dedicati agli individui. I partecipanti dovranno sviluppare idee e business case nell’arco di 24 ore e concludere con una presentazione finale che si svolgerà il 30 marzo, durante la sessione di apertura dei lavori di VTM, alle OGR. Una giuria qualificata valuterà tutti i progetti e decreterà i migliori tre con un montepremi totale di 5.000 euro. La collaborazione tra la holding di investimento LIFTT e VTM ha già dato vita ad importanti risultati: due degli investimenti del portafoglio di LIFTT, Electra Vehicles e DriveSec, provengono dal bacino delle passate edizioni di VTM.
UNA TRADIZIONE CHE PROIETTA TORINO E IL PIEMONTENEL FUTURO DELLA MOBILITA’
Il Piemonte, con il suo capoluogo Torino, prima capitale d’Italia, terra di inventori, designer, ingegneri e capitale dell’auto grazie alla Fiat e alle numerose realtà storiche della tradizione automobilistica. Un’eredità che ancora oggi dialoga con l’economia e l’innovazione attraverso l’indotto auto e l’aerospazio. VTM si inserisce in questo scenario e aggiunge unimportante bagaglio di esperienze, cercando di mantenere e ampliare i rapporti con l’estero: un campo sempre più strategico e centrale ma anche complesso, oggi più che mai.
IL PROGRAMMA
A partire dalle ore 9, dopo i saluti istituzionali, prestigiosi relatorisi confronteranno sulle implicazioni dell’automotive C.A.S.E. (Connected, Autonomous, Shared, Electrified), sull’innovazione e gli ultimi trend del settore e sulle sfide legate al progresso tecnologico. Il 30 marzo sarà inoltre presentato in anteprima il Focus sui veicoli commerciali e industriali di ANFIA, con gli ultimi dati sul settore, e si terrà la premiazione dei vincitori dell’Hackathon 5GMETA.
Anche il pomeriggio sarà segnato dai dibattiti, panel session e confronti all’insegna dell’innovazione, che toccheranno temi quali digitalizzazione, software, connettività, guida autonoma, idrogeno e molto altro.
Temi che ritorneranno il giorno successivo, giovedì 31 marzo. Tra i tavoli dedicati agli incontri B2B, si tratterà ancora di mobilità elettrica, software e intelligenza artificiale, cybersecurity, purchasing and supply management e urban air mobility.
Tra i relatori già confermati, Davide Mele (Deputy Chief Operating Officer (COO) for Enlarged Europe, Stellantis), Pierpaolo Antonioli (CEO & Board Chairman, PUNCH Torino), Camillo Mazza (General Manager Robert Bosch GmbH Branch in Italy), Stefan Pischinger (President and CEO, FEV Group), Aleksandar Damyanov (Green NCAP), Salvatore Musumeci(Head On Road Testing, CSI) e Gerhard Meister (Vice President Business Field Electrification, AVL). Per l’elenco aggiornato degli speaker
