ECONOMIA- Pagina 3

Mostra di San Giuseppe, 77 anni di storia

13/22 MARZO 2026 CASALE MONFERRATO

 SI CONFERMA TRA LE PRINCIPALI ESPOSIZIONI CAMPIONARIE D’ITALIA

La San Giuseppe compie 77 anni e per la seconda volta si fregerà del prestigioso titolo di Mostra Nazionale a dimostrazione della notevole crescita avvenuta negli ultimi anni e confermata anche nell’edizione 2025

L’evento si terrà al Polo Fieristico Riccardo Coppo di Casale Monferrato dal 13 al 22 marzo 2026 organizzato dalla società D&N Eventi S.R.L. con il patrocinio della Regione Piemonte, del Comune di Casale Monferrato, della Provincia di Mantova, come ormai da tradizione.

La Fiera Campionaria di Casale e del Monferrato, darà ampio spazio come di consueto, alle categorie produttive del commercio, dell’agricoltura, dell’industria e dell’artigianato, confermando il modello organizzativo che negli ultimi anni ha sempre portato a presenze di pubblico da record, peraltro di aumento di anno in anno. Verrà ripetuta la ‘formula’ gradita da visitatori ed espositori: ingresso gratuito e percorso obbligato a giorni alterni. E anche quest’anno sarà visitabile il sabato mattina.

Sarà presente, come tutti gli anni, lo spazio dedicato alle “Eccellenze Enogastronomiche” da sempre momento di grande attrazione in Mostra – con la Piazzetta del Gusto, la Piazza del Vino, ospitanti le specialità gastronomiche provenienti da tutta Italia e non solo.

A questi appuntamenti si aggiungeranno tante novità con particolare attenzione alla cultura, al turismo, all’ambiente, nell’ottica della valorizzazione delle ricchezze del territorio, delle tradizioni, dei gusti .

Nello stesso periodo in cui si svolgerà la Fiera, non mancherà neppure il tradizionale Luna Park installato in piazza D’Armi, di fronte al Polo Fieristico Riccardo Coppo, appuntamento molto atteso e partecipato ogni anno da giovani e giovanissimi.

Casale Monferrato, 28 dicembre 2025

Per informazioni ed iscrizioni rivolgersi a

D&N Eventi S.r.l.

Cell. 335/7404114

info@mostrasangiuseppe.it

www.mostrasangiuseppe.it

Orari:

Inaugurazione: venerdì 13 marzo ore 18

Feriali: dalle 18 alle 23

Sabato 14 Marzo : dalle 11 alle 23

Domenica 15 Marzo: dalle 11 alle 23

Sabato 21 Marzo : dalle 11 alle 23

Domenica 22 Marzo: dalle 11 alle 22

Ufficio Stampa

D&N Eventi Srl

Massimo Iaretti

Imprese piemontesi ottimiste sul 2026: investimenti in crescita nonostante le incertezze

L’indagine trimestrale basata sulle previsioni di circa 1.200 aziende piemontesi fotografa un clima di fiducia complessivamente positivo. A trainare le performance migliori sono commercio, turismo, ICT, alimentare e trasporti, mentre il manifatturiero continua a mostrare segnali di difficoltà.

Le imprese piemontesi guardano al primo trimestre 2026 con un atteggiamento nel complesso ottimistico, in continuità con la precedente rilevazione. Un segnale della solidità del sistema economico regionale e della sua capacità di resistere a una fase prolungata di incertezza. Dietro al dato aggregato si conferma però una dinamica divergente tra manifatturiero e terziario, ormai evidente da oltre due anni.

Il comparto manifatturiero risente in modo particolare della crisi della metalmeccanica e del tessile-abbigliamento, registrando indicatori negativi su produzione, ordini, redditività ed export. Di segno opposto l’andamento del terziario che, dopo la fase più critica del Covid, ha saputo riorganizzarsi e ripartire, mostrando da allora segnali di crescita costante. È quanto emerge dall’indagine congiunturale condotta a dicembre dal Centro Studi dell’Unione Industriali Torino su un campione di circa 1.200 imprese manifatturiere e dei servizi del sistema confindustriale piemontese.

“Le imprese piemontesi approcciano il 2026 confermando la volontà di investire per far crescere e sviluppare le proprie imprese. Non è una scommessa, ma un vero grande gesto di fiducia che va colto e valorizzato da tutti coloro che compongono il nostro tessuto economico. Quello che ci aspetta sarà un altro anno molto sfidante proprio come il 2025 che dopo molti, forse troppi, timori ha invece registrato un andamento più sostenuto del previsto negli ultimi mesi. Un risultato ottenuto grazie alla capacità delle nostre imprese di sapersi adattate velocemente al mercato, sia come sbocchi commerciali che come offerta di prodotti, processi e tecnologia. Chi guarda al Piemonte sa di poter trovare in questo territorio risposte efficenti e avanzate, una qualità che ci riconoscono partner italiani e stranieri, in maniera trasversale ai settori e alle filiere”, commenta Andrea Amalberto, presidente di Confindustria Piemonte.

Nel dettaglio, le attese risultano complessivamente positive per occupazione (saldo ottimisti/pessimisti pari a +6,0%), produzione (+3,2%) e ordini totali. Rimangono invece negativi i consuntivi relativi a export (-5,3%) e redditività (-1,0%). Cresce di 3,1 punti percentuali la propensione a investire, che coinvolge il 77,1% delle imprese rispondenti; il 25,3% ha inoltre programmato l’acquisto di nuovi impianti, in aumento di 1,8 punti rispetto a settembre. Stabile al 77% il tasso di utilizzo di impianti e risorse, mentre varia poco il ricorso alla CIG, attivata dal 10,9% del campione. Nel manifatturiero la percentuale sale al 14,9%, in lieve calo (-0,4 punti) rispetto alla precedente rilevazione.

Il quadro settoriale piemontese resta fortemente differenziato. Il manifatturiero, che rappresenta circa due terzi del campione, continua a segnare saldi negativi su tutti i principali indicatori: produzione (-3,9%), nuovi ordini (-4,5%), redditività (-6,8%) ed export (-6,0%). Particolarmente in difficoltà il comparto metalmeccanico, dove il saldo sulla produzione è negativo da dieci trimestri consecutivi (-7,5%), soprattutto nei settori automotive e metallurgia. Segno meno anche per le manifatture varie, come gioielli e giocattoli (-24,0%), e per il cartario-grafico (4,8%). Appaiono prudenti le attese del tessile-abbigliamento (0,0%), mentre risultano più fiduciosi i comparti gomma-plastica (+2,3%), alimentare (+11,9%), edilizia (+4,5%) e impiantisti (+16,7%).

Il terziario conferma invece un clima di fiducia stabilmente espansivo, favorito da una minore esposizione alle oscillazioni dei mercati esteri. Tutti i comparti esprimono aspettative positive, seppur con intensità diverse. Spiccano in particolare commercio e turismo (+30%), servizi alle imprese (+24,2%), ICT (+10,0%) e trasporto di merci e persone (+8,7%).

In un contesto internazionale complesso, la positività delle attese risulta inversamente proporzionale al peso dell’export sul fatturato. Le aziende meno orientate ai mercati esteri mostrano le aspettative più ottimistiche sulla produzione (+8,9% per chi esporta meno del 10% del fatturato). In equilibrio le attese delle imprese con una quota di export compresa tra il 10 e il 30% (saldo pari a 0,0%), mentre diventano negative per le fasce successive: -5,6% per le aziende che esportano tra il 30 e il 60% e -3,9% per quelle oltre il 60%.

Piemonte: la Regione riprogramma 1,3 miliardi di fondi europei

Maggiore attenzione a università, ITS e formazione professionale: con la nascita della nuova priorità STEP la Regione Piemonte punta a rafforzare le tecnologie strategiche e l’autonomia produttiva del territorio. È quanto emerge dall’approvazione della riprogrammazione del Programma Regionale FSE+ 2021-2027, che ribadisce una linea politica precisa: investire su competenze, occupazione e capitale umano come fattori chiave per lo sviluppo e la competitività regionale.

La revisione del Programma, che conserva una dotazione finanziaria complessiva di 1,3 miliardi di euro, ha ottenuto il via libera dal Comitato di Sorveglianza l’11 dicembre ed è stata condivisa con la Direzione Generale Employment della Commissione europea. L’operazione consente di incrementare i prefinanziamenti, estendere di un anno l’ammissibilità delle spese e diminuire il rischio di disimpegno dei fondi europei.

Tra gli elementi centrali della riprogrammazione figura l’introduzione della nuova Priorità STEP, pensata per sostenere le tecnologie strategiche critiche nei comparti del digitale e deep-tech, del cleantech e delle biotecnologie. Una scelta che contribuisce a consolidare l’autonomia strategica del Piemonte e a rafforzare la competitività delle sue filiere produttive, anche in raccordo con le recenti modifiche al Programma FESR.

Il nuovo assetto del FSE+ orienta le risorse verso il potenziamento delle competenze più richieste dal tessuto produttivo regionale. In particolare, si punta sullo sviluppo di competenze tecnico-specialistiche legate a ricerca, innovazione e trasferimento tecnologico, promuovendo una collaborazione strutturata tra imprese e università, e sulla formazione di figure tecniche intermedie altamente qualificate, valorizzando il ruolo strategico degli ITS, sempre più centrali nel rispondere alle esigenze delle aziende.

La finalità è duplice: ridurre il disallineamento tra domanda e offerta di lavoro e assicurare continuità alle politiche attive, accompagnando le persone verso un’effettiva ricollocazione nel mercato del lavoro piemontese, anche nella fase successiva al PNRR.

La riprogrammazione rafforza in modo significativo alcuni pilastri fondamentali del sistema regionale: le borse di studio universitarie, con risorse che raggiungono 108,7 milioni di euro; gli ITS Academy, per i quali gli stanziamenti salgono a 76,7 milioni di euro; l’Istruzione e Formazione Professionale (IeFP), che può contare su risorse complessive pari a 298,7 milioni di euro. Sono inoltre confermati 219 milioni di euro per le annualità 2026-2027-2028 destinati alle misure post Programma GOL (servizi per il lavoro e formazione dei disoccupati), oltre alla continuità del finanziamento delle Accademie di Filiera.

Cirio e Chiorino: “Il futuro del Piemonte passa dalle competenze”

“Con questa riprogrammazione, per la quale ringraziamo l’autorità di gestione e tutti gli uffici che hanno lavorato a questo risultato, la Regione Piemonte compie una scelta politica netta e responsabile: accelerare l’attuazione delle politiche, mettere a terra le risorse in modo efficace e tutelare gli interventi sociali, senza disperdere fondi e senza rinviare risposte che cittadini, imprese e territori attendono. Abbiamo deciso di rafforzare un modello di sviluppo che mette al centro il lavoro qualificato, la formazione di qualità, il merito e l’innovazione, nella consapevolezza che solo investendo sulle competenze si costruisce una Nazione competitiva, coesa e capace di affrontare le grandi transizioni economiche, tecnologiche e produttive in atto” dichiarano Alberto Cirio ed Elena Chiorino, presidente e vicepresidente della Regione Piemonte.

“È una visione chiara e coerente: governare il cambiamento, non subirlo. Accompagnare le persone, non lasciarle sole. Creare opportunità concrete, non assistenzialismo. Le politiche del lavoro e della formazione non sono una voce di bilancio, ma una leva strategica per garantire crescita, dignità e futuro. Il Piemonte sceglie di essere protagonista, puntando su capitale umano, responsabilità istituzionale e concretezza. Perché il futuro non si improvvisa: si costruisce investendo sulle competenze, valorizzando il talento e garantendo che nessuno venga lasciato indietro” concludono Cirio e Chiorino.

 

Natale 2025, in Piemonte cresce la voglia di regali: enogastronomia e benessere in testa

Spesa media procapite di 211 euro. L’81,5% degli italiani acquista doni, con una prevalenza femminile. Crescono le esperienze digitali e culturali.

Il Natale 2025 conferma una rinnovata propensione agli acquisti. Secondo l’indagine Confcommercio–Format Research, l’81,5% degli italiani prevede di comprare regali natalizi, in aumento rispetto al 79,9% registrato nel 2024. La percentuale sale all’85% nel Nord Ovest, area in cui la fascia più attiva nello shopping è rappresentata dalle donne over 55.

Il budget destinato ai doni resta sostanzialmente stabile rispetto allo scorso anno: la spesa media per persona si attesta a 211 euro, con oltre la metà degli intervistati (53,5%) pronta a spendere tra i 100 e i 300 euro.

Tra le tipologie di regalo più scelte dominano i prodotti enogastronomici, che raccolgono il 19,7% delle preferenze. Seguono i trattamenti legati alla bellezza e alla cura della persona (15,2%) e l’abbigliamento, insieme agli articoli sportivi (13,2%). In crescita anche l’interesse verso esperienze e contenuti digitali, come abbonamenti e biglietti per eventi culturali.

Nel capoluogo piemontese, Ascom Confcommercio Torino e provincia rileva un andamento in linea con quello del 2024, caratterizzato da una forte concentrazione degli acquisti negli ultimi giorni prima di Natale e da una buona tenuta dei negozi fisici. Dall’indagine emerge infatti che circa un consumatore su quattro sceglie di acquistare esclusivamente nei punti vendita tradizionali. «Dopo anni di acquisti digitali, il negozio fisico sta riconquistando l’attenzione delle persone – spiega Maria Luisa Coppa, presidente di Ascom Confcommercio Torino e provincia –. I doni scelti nei negozi del territorio sono fatti con il cuore, aiutati anche dalla competenza e dalla professionalità dei negozianti. Il commercio di vicinato si conferma insostituibile per chi cerca autenticità. Anche in questo 2025 il commercio torinese ha saputo rispondere con creatività e competenza, rendendo ogni acquisto un momento speciale. Le vetrine torinesi parlano di bellezza, cultura, tradizione e innovazione. In un’epoca in cui i consumi cercano valore e significato, il commercio di prossimità è la risposta più concreta e umana».

Un ruolo rilevante è svolto anche dalle tredicesime, che quest’anno sostengono in modo significativo i consumi. Grazie a un’inflazione sotto controllo, a un mercato del lavoro in crescita e a una maggiore disponibilità di reddito, la spesa complessiva generata dalle tredicesime raggiunge i 49,9 miliardi di euro, con un incremento di 2,4 miliardi rispetto al 2024. La spesa media per famiglia sale a 1.964 euro (+53 euro), anche se solo una parte viene destinata ai regali natalizi: il 22,8% utilizza la tredicesima per le spese legate alla casa e alla famiglia, il 22,1% per il risparmio, il 20,2% per il pagamento di tasse e bollette, mentre quasi il 18% la impiega per l’acquisto dei doni di Natale.

Tether, questo sconosciuto

Se scorrete le classifiche dei Paperoni italiani, ai vertici trovate tre personaggi: Giovanni Ferrero (Gruppo Ferrero) titolare di un patrimonio stimato in circa 40 miliardi di euro, Andrea Pignataro (Ion Group, una conglomerata britannica attiva nel settore della finanza), che in soli 25 anni ha messo insieme una ricchezza di circa 25 miliardi di euro e Giancarlo Devasini (fondatore di Tether, la più nota stablecoin delle monete cripto), che vanta una ricchezza stimata intorno ai 15 miliardi di euro.

Su Ferrero c’è poco da dire, è una delle più note società mondiali del settore alimentare con oltre un secolo di attività, Pignataro è meno conosciuto, ma la sua società è fra i leader mondiali della finanza tech.

Devasini è un personaggio poco conosciuto (circolano pochissime foto, la sua privacy è protetta in maniera ossessiva); ma qualcosa è emersa di recente grazie ad un servizio televisivo. Laureato in medicina, ha iniziato la carriera come chirurgo plastico, poi verso la fine degli anni ’90 ha abbandonato la professione medica affascinato dalle novità del mondo dell’elettronica e del digitale che muovevano i primi passi.

Ha lavorato per una società che vendeva computer e programmi informatici, sviluppando però anche un’attività collaterale per conto suo, subendo una denuncia per vendita di programmi taroccati, frode commerciale, truffa. Nel 2007, sommerso dai debiti, ha chiuso questa parentesi e si è buttato sulle criptovalute: nel 2012 ha fondato Bitfinex operante nel settore delle criptovalute; ma il successo planetario gli è arrivato con Tether, società creata con l’amico Paolo Ardoino con sede a El Salvador, che ha lanciato la stablecoin più diffusa al mondo, chiamata Tether (letteralmente “legare”).

Un’idea originale: vendere una criptovaluta che non ha sbalzi di prezzo legati alla speculazione perché garantisce parità fissa e costante con il dollaro: un Tether viene venduto ad un dollaro, vale un dollaro, sarà rimborsato a un dollaro. Per realizzare questo progetto, tutto il ricavato dalla vendita viene investito in dollari, in percentuali variabili tra depositi bancari, titoli di Stato americani ed altre attività equivalenti denominate in US$.

Che utilità può avere questa pseudovaluta?

Secondo gli ideatori si tratta di uno strumento per consentire alle persone dei paesi emergenti di avere accesso al dollaro e per soddisfare le esigenze dei “trader della finanza”. Stando ai sostenitori, il vantaggio delle stablecoin rispetto alla moneta “tradizionale” (dollaro, euro, sterlina, yen, ecc.) risiede nel fatto che permettono di effettuare pagamenti istantanei a costi molto più bassi nelle transazioni estere rispetto ai bonifici bancari tradizionali.

Il successo è stato stravolgente: attualmente la circolazione è valutata in oltre 100 miliardi di dollari!

E’ tutto oro quel che luccica nelle migliaia di articoli, suggerimenti di acquisto, discussioni più o meno documentate sulla crisi delle monete ufficiali?

Mi permetto di dissentire e lancio alcuni avvertimenti che spero saranno considerati da chi, per curiosità o spinto da interessate “consulenze” volesse entrare nel mondo impalpabile delle valute virtuali.

Partiamo da una critica formale (ma che ovviamente ha anche risvolti pratici concreti) sulla definizione di Tether come “valuta”, per di più “stabile”: signori, non è una valuta, ma al massimo uno strumento di pagamento (un po’ come Satispay) vestito, con una formidabile operazione di marketing, con i nobili panni di moneta internazionale! Siamo sicuri che i paesi sottosviluppati si siano precipitati negli ultimi anni a convertire le loro magre risorse finanziarie in Tether per beneficiare di costi di trasferimento per i pagamenti “inferiori a quelli delle banche”? Siamo sicuri che considerino preferibile investire in Tether piuttosto che direttamente in Treasury bond USA?

Ma i punti critici sono ben altri.

La stabilità è promessa agli acquirenti, ma ovviamente non è garantita, perché gestita dalla società emittente. Se questa deposita tutta la raccolta in depositi bancari, la parità è matematica e la liquidità per il rimborso è totale (ma che senso ha sbarazzarsi di dollari “veri” per depositare la somma in una banca su un conto intestato alla società?). Ma se (e basta guardare la ripartizione delle “riserve” di Tether per rendersene conto) il ricavato viene destinato anche ad altri attività, le “garanzie” svaniscono. Una quota del 6% circa è stata usata per acquistare bitcoin (certamente non un asset “stabile”…), oltre il 15% è stato investito in oro (ottima scelta effettuata prima del forte rialzo del metallo giallo, ma sicuramente non in linea con la “garanzia” di stabilità rispetto al dollaro), e percentuali intorno al 5% sono destinate a non ben definiti “prestiti”. Chicca finale, di cui si parla molto in questi giorni: Tether detiene l’11% del capitale della Juventus e vorrebbe acquistare l’intero capitale della squadra, di cui Ardoino è un fan! Se la signora del calcio non vincerà lo scudetto, i possessori di Tether si sentiranno tranquilli?

Questo aspetto ha un corollario: tutte le attività sono intestate alla società emittente, che a fronte dei “token” emessi si gode la disponibilità di dollari, euro e sterline incassate dai clienti… Pensate che affare: Brambilla, Rossi e Pautasso rinunciano a comprare BTP dai quali ricaverebbero un 3-4% annuo e comprano Tether da cui non ricaverebbero nulla perché tutti i proventi dei 100 miliardi raccolti sono accreditati alla società! Un bel business, tanto che gli utili denunciati nel 2024 superano i 13 miliardi…

Avere piena disponibilità delle somme significa anche che la “garanzia” della parità non esiste nei fatti ma solo nella pubblicità. Un crollo del bitcoin del 20%, un calo dell’oro del 10%, l’insolvenza di aziende che hanno ricevuto prestiti sono altrettanti elementi di instabilità da tenere presenti.

Ulteriori aspetti critici emergono dalla scarsa trasparenza degli attivi, legati anche al fatto che la legislazione di El Salvador non è proprio tra le più avanzate in termini di controlli sull’operatività delle società finanziarie. Insomma, una stablecoin può essere considerata sicura per l’uso nelle transazioni, ma non come riserva di valore. La riprova: l’agenzia di rating S&P Global Ratings ha abbassato al minimo il suo giudizio sulla capacità di Tether di mantenere l’ancoraggio al dollaro statunitense. L’agenzia ha spiegato che la decisione “riflette l’aumento dell’esposizione ad attività ad alto rischio nelle riserve nell’ultimo anno”, tra cui bitcoin e prestiti. Secondo il rapporto, “la quota di asset rischiosi è salita al 24% delle riserve al 30 settembre 2025, contro il 17% dell’anno precedente. Tether non fornisce dettagli sui custodi delle riserve, su controparti finanziari né sulla composizione di alcune categorie di asset”.

La risposta della società è arrivata dal Ceo Paolo Ardoino che a Milano Finanza ha accusato S&P di non avere “la minima idea di come funziona Tether” e di rappresentare “la vecchia finanza che ha paura del cambiamento”.

Con tutto il rispetto dovuto ad un imprenditore che ha costruito un impero finanziario, mi permetto di dissentire e di professare la mia incrollabile preferenza per i depositi bancari (garantiti dal fondo interbancario), per i BTP o i Treasury bond (emessi da Stati sovrani); e se dovrò pagare 10 euro per un bonifico a favore di mio nipote che segue un corso di specializzazione in Gran Bretagna lo farò volentieri, anche se usando Tether forse (forse…) pagherei solo 2 euro…

https://www.youtube.com/watch?v=Y1ozfZp9ahY

Servizio di Far West, RAI 17/5/2025

 Gianluigi De Marchi

Giornalista e scrittore – demarketing2008@libero.it

McDonald’s a Moncalieri con l’offerta di sessanta posti di lavoro

Mc Donald’s apre un nuovo ristorante a Moncalieri e ricerca sessanta persone che potranno far parte della sua azienda.
Sono aperte le selezioni online per individuare i candidati che parteciperanno alla tappa di Moncalieri del McDonald’s Job Tour, che si terrà nella seconda metà di gennaio 2026. Il Mc Donald’s Job Tour è l’evento itinerante di selezione del personale per le nuove aperture e assunzioni Mc Donald’s su tutto il territorio italiano.
Voglia di mettersi in gioco, di lavorare in squadra e a contatto con i clienti. Sono questa alcune delle caratteristiche principali che l’azienda ricerca nelle persone che lavorano nei suoi ristoranti. Mc Donald’s offre un’opportunità di lavoro concreta grazie a contratti stabili, che rappresentano il 92 per cento del totale e possibilità di crescita professionale rapida, grazie a un programma di formazione strutturato.

“Entrare in Mc Donald’s significa lavorare in un  contesto dalla forte identità di gruppo, inclusivo, giovane  e meritocratico, capace di garantire a tutti i dipendenti le medesime opportunità.
Entro il 14 gennaio i candidati interessati a lavorare per il nuovo ristorante Mc Donald’s di Moncalieri potranno partecipare alla prima fase di selezione sul sito McDonald’s rispondendo a un questionario e inserendo il proprio CV. Ai candidati idonei verrà richiesta la compilazione di un test volto ad individuare i loro punti di forza.
Coloro che supereranno il test riceveranno dall’azienda una convocazione con data e orario per partecipare alla tappa del McDonald’s Job Tour, durante la quale si svolgeranno i colloqui individuali. Per i candidati sarà l’occasione per ricevere maggiori informazioni direttamente da chi vi è coinvolto in prima linea. Saranno, infatti, presenti persone che lavorano nei ristoranti della zona, a disposizione per raccontare e condividere la loro esperienza lavorativa in McDonald’s”, scrive l’azienda in una nota..
Per la nuova apertura di Moncalieri McDonald’s è alla ricerca di sessanta persone, in linea con il piano di crescita nazionale che per il 2026 prevede l’assunzione di 5 mila nuove persone in tutta Italia.

Per maggiori informazioni e per inviare il curriculum vitae McDonalds.it

Mara Martellotta

Premiata la ricerca del Politecnico, progetti per 7,3 milioni di euro

Il MUR, nell’ambito della terza edizione del programma Fondo Italiano per la Scienza, assegna all’ateneo torinese fondi per lo sviluppo di cinque progetti di ricerca all’avanguardia

 

Il Politecnico di Torino ha ottenuto importanti risultati nell’ambito della terza edizione del programma nazionale Fondo Italiano per la Scienza-FIS, finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca-MUR a sostegno della ricerca fondamentale in tutti i settori scientifici, umanistici e tecnologici. Ispirato al modello dell’European Research Council-ERC, il FIS mira a promuovere l’eccellenza scientifica, rafforzare la competitività internazionale della ricerca italiana e sostenere il capitale umano, con particolare attenzione alla libertà della ricerca e alla qualità scientifica dei progetti.

L’ateneo torinese si aggiudica così un finanziamento di 7,3 milioni di euro per lo sviluppo di cinque progetti innovativi, che esplorano ambiti di ricerca differenti – dall’ingegneria dell’ambiente e delle infrastrutture all’ingegneria aerospaziale, dalle politiche del territorio all’architettura, e ancora alla scienza applicata e tecnologia – con l’obiettivo comune di fornire risposte alle complesse sfide del nostro tempo.

Il progetto “THEMAS – Transport of Heat and Mass Across Surfaces”, che sarà coordinato da Luca Brandt, docente presso il Dipartimento di Ingegneria dell’Ambiente, del Territorio e delle Infrastrutture-DIATI, ha ottenuto un finanziamento di tipo Advanced Grant pari a 1.896.000,00 euro. Al centro della ricerca, lo studio dell’interazione tra trasferimento di massa ed energia in miscele di fluidi complesse e superfici micro e nano-texturizzate: unendo simulazioni con dettagli mai raggiunti prima ed esperimenti di laboratorio, THEMAS rivela come le caratteristiche della parete modulino il trasferimento di calore durante i cambi di fase, contribuendo così a migliorare tecnologie ad alta efficienza energetica.

Erasmo Carrera, docente presso il Dipartimento di Ingegneria Meccanica e Aerospaziale-DIMEAS, sarà invece responsabile dello sviluppo del progetto “FEM2.0 – 2nd Generation Finite Element Method”: il progetto, finanziato con un Advanced Grant del valore di 1.900.000,00 euro, mira ad aggiornare le basi degli attuali strumenti di simulazione strutturale – software e metodi di calcolo utilizzati per prevedere come una struttura si comporterà nella realtà –  ancora legati a ipotesi secolari e che influenzano oggi molti settori dell’ingegneria. Usando quindi un approccio più flessibile la ricerca ha l’obiettivo di offrire risultati più realistici e risolvere problemi complessi che i software FEM attuali non riescono a gestire.

Il progetto “GRUHPP – Green Restitution for Urban Heritage Planning and Protection” – coordinato da Zachary Mark Jones, ricercatore che ha presentato la proposta con il Dipartimento interateneo di Scienze, Progetto e Politiche del Territorio-DIST, e ha ottenuto un finanziamento di tipo Starting grant pari a 1.037.635,44 euro – esplora come le Infrastrutture Verdi (GI) e le Soluzioni Basate sulla Natura (NBS) possano aiutare le città storiche ad affrontare le minacce legate al clima. Il progetto mira a riscoprire il patrimonio verde perduto, chiarire rischi e benefici e creare nuove linee guida per futuri urbani sostenibili e resilienti.

Silvia Lanteri, ricercatrice presso il Dipartimento di Architettura e Design-DAD, guiderà il progetto “SUPERural – Resilient and Innovative Projects of Commoning in Marginal Areas” finanziato con uno Starting grant del valore di 1.299.546,10 euro. La ricerca si interroga su come la costruzione di rural commons – beni e risorse delle aree rurali gestiti collettivamente da una comunità – possa stimolare modi alternativi di fare, di insegnare e di comunicare l’architettura, e su come l’adozione di tale modello possa generare innovazione. I casi studio saranno individuati in Italia, Svizzera, Francia, Belgio, con l’obiettivo di sviluppare linee guida a supporto di future politiche ed investimenti in Europa.

Il progetto “SANDI – Superflow Stability: Exploring Dynamics in Inhomogeneous Superfluids” – coordinato da Klejdja Xhani, ricercatrice che ha presentato la proposta con il Dipartimento Scienza Applicata e Tecnologia-DISAT, e ha ottenuto un finanziamento di tipo Starting grant pari a 1.167.188,00 euro – studia superfluidi disomogenei, uno stato della materia con proprietà uniche, come flusso senza attrito, usando gas atomici ultrafreddi. La ricerca indaga come eccitazioni, interfacce, sbilanciamento di spin e interazioni modellino la dinamica dei superfluidi. I risultati faranno avanzare la comprensione del comportamento superfluido e guideranno futuri dispositivi e simulatori quantistici.

Coldiretti Torino a Bruxelles:  prima vittoria con il rinvio del Mercosur

Prima vittoria dopo la mobilitazione degli agricoltori a Bruxelles. La firma dell’accordo Mercosur è stata rinviata ma ora serve un cambio di passo sul bilancio post 2028 che oggi penalizza in maniera inaccettabile gli agricoltori. Ad oggi l’accordo ignora completamente le discrepanze negli standard produttivi tra Europa e Mercosur. Nei campi sudamericani si usano ancora ampiamente sostanze bandite da anni in Ue.

Proprio per ribadire questa posizione anche una folta delegazione di Coldiretti Torino, guidata dal presidente Bruno Mecca Cici e dal direttore Carlo Loffreda, ha partecipato alla grande manifestazione di Bruxelles contro le politiche anti agricole della Commissione europea guidata da Ursula Von Der Leyen. La capitale belga sede della Commissione e degli uffici dell’Unione europea è stata letteralmente assediata da un migliaio di trattori e circa ventimila agricoltori provenienti da 25 Paesi europei chiamati a raccolta dai sindacati agricoli nazionali.

Lo spezzone giallo di Coldiretti era, come sempre, la parte maggioritaria tra tutte le organizzazioni agricole presenti con delegazioni da tutta Italia.

Coldiretti ha chiesto con forza le dimissioni della Von der Leyen dietro lo striscione: “Von der Leyen plan starves Europe” (“il piano Von der Leyen fa morire di fame l’Europa”ndr). «L’agricoltura – ha commentato il presidente di Coldiretti Torino, Bruno Mecca Cici – non può accettare il taglio del 25% delle risorse sulla PAC. Von der Leyen propone di scambiare questo taglio epocale con l’affidamento agli Stati Membri di un fondo di risorse generiche la cui destinazione sarebbe a discrezione degli Stati. Non siamo affatto sicuri che una volta ripartiti, questi soldi degli Stati andranno alle politiche agricole. E poi non si può sentire il fatto che il taglio della PAC serve a finanziare il riarmo. Noi produciamo cibo, veicolo di pace. Non scambiamo il cibo con le armi».

Al grido di “Non è questa l’Europa che vogliamo” è stata denunciata la deriva autocratica imposta da Von der Leyen, che vuole togliere risorse alle imprese agricole e al cibo sano, minando così anche la salute dei cittadini consumatori. Un piano che appare come un attacco alle fondamenta della sovranità alimentare dell’intero continente, in un momento in cui tutte le altre potenze investono sempre di più nell’agricoltura, ritenuta da tutti, tranne che dall’Europa, una risorsa strategica.

Per l’Italia si tratta di un taglio netto di 9 miliardi, che salgono a 90 se si considera l’intera Ue. Una decisione irresponsabile di Von der Leyen che provocherà il tracollo della produzione agroalimentare anche nel Torinese favorendo un boom di importazioni da Paesi come quelli del Mercosur, privi degli stessi standard su utilizzo di pesticidi, protezione ambientale e diritti dei lavoratori.

«Le guerre e i conflitti commerciali di questi ultimi anni hanno fatto emergere la centralità del cibo e la necessità di sviluppare filiere agroalimentari quasi autonome mentre la Von der Leyen così impedisce di produrre cibo di qualità per la salute degli europei e di potenziare le esportazioni. Gli altri Paesi agiscono per salvaguardare le proprie produzioni, mentre l’Europa è oggi incapace di proteggere un settore chiave come la produzione primaria di cibo».

Il successo del turismo a Torino: boom negli hotel e nuovi record per eventi internazionali

Nel corso del 2025 l’occupazione media delle camere alberghiere ha raggiunto il 70%, confermando e rafforzando i risultati positivi degli ultimi due anni. Parallelamente si registra una lieve ma costante crescita dei turisti stranieri, che sempre più spesso abbinano al soggiorno in città la visita ad altre mete piemontesi di eccellenza.

Rispetto al 2024, i mesi che hanno evidenziato i maggiori incrementi sono gennaio, con un’occupazione prossima al 60%, luglio oltre il 65% e agosto sopra il 55%. Dati che testimoniano il successo delle politiche di destagionalizzazione, sostenute dalla scelta di programmare grandi eventi anche nei periodi tradizionalmente considerati di bassa stagione. In particolare, il mese di agosto ha beneficiato della presenza di importanti manifestazioni internazionali, come i Mondiali di Twirling e la Vuelta. Maggio e ottobre hanno registrato tassi di occupazione vicini all’80%, mentre novembre si conferma uno dei mesi di punta della destinazione, con valori compresi tra l’80% e l’85%.

Torino si afferma così come una destinazione sempre più trasversale, capace di intercettare tutte le principali tipologie di turismo – leisure, business, sportivo, congressuale e fieristico – beneficiando anche della significativa crescita del comparto MICE, che nel 2024 ha fatto registrare un aumento del 12,83% degli eventi rispetto all’anno precedente (fonte: Turismo Torino).

Secondo Federalberghi Torino, questi risultati rendono il territorio sempre più attrattivo per nuovi investimenti. Per consolidare ulteriormente il posizionamento della destinazione e attivare un circuito virtuoso anche sul piano occupazionale e sociale, l’Associazione auspica un deciso rafforzamento del segmento MICE, attraverso lo sblocco di progetti strategici rimasti a lungo in sospeso. In questo contesto viene accolta positivamente l’apertura di SET – Scalo Eventi Torino, struttura polivalente capace di ospitare eventi di diversa natura. Si avverte inoltre la necessità di istituire una cabina di regia snella ma rappresentativa, affidata a professionisti del settore, in grado di promuovere e commercializzare la destinazione, anticipare le candidature ai grandi eventi internazionali e offrire servizi dedicati a organizzatori e visitatori, aumentando l’attrattività complessiva del territorio anche oltre la dimensione turistica.

L’incremento del turismo internazionale e l’attrazione di eventi di alto profilo richiedono servizi moderni e competitivi: in quest’ottica appare prioritario superare le criticità normative legate all’apertura dei servizi interni agli hotel, in particolare bar e ristoranti, anche alla clientela non alloggiata.

Sul tema della tassa di soggiorno, Federalberghi Torino ribadisce la propria contrarietà, ritenendola una misura fortemente iniqua, chiedendo al contempo che le risorse raccolte vengano destinate in modo mirato al rafforzamento del posizionamento competitivo della destinazione. L’Associazione invita inoltre il Comune a una riflessione approfondita sulle strategie di promozione della città, sui canali di comunicazione, sulla qualità delle campagne, sui messaggi veicolati e sui mercati e target di riferimento.

«Il turismo è un settore trasversale, capace di generare benefici diffusi, favorire la coesione sociale e attrarre investimenti anche in altri comparti – dichiara Fabio Borio, presidente di Federalberghi Torino –. Torino consolida i risultati degli ultimi anni, rafforzando il proprio posizionamento nel mercato turistico e confermandosi tra le principali destinazioni per eventi nazionali e internazionali. Il turismo rappresenta un asset strategico per il tessuto economico e sociale del territorio, al di là di sterili contrapposizioni con altri settori produttivi. Le nostre destinazioni sono cresciute, ma possono compiere un ulteriore salto di qualità affrontando e risolvendo alcune criticità storiche. Apprezziamo il lavoro svolto da Regione, Comune e Camera di Commercio, ma ora è il momento di osare: massimizzare l’eredità dei grandi eventi, rafforzare il comparto fieristico-congressuale, coinvolgere maggiormente i professionisti del settore nella governance del turismo, risolvere il tema dei servizi agli esterni, riconoscere pienamente il settore nel PRGC e istituire uno sportello unico per le attività turistico-ricettive. Solo così sarà possibile rispondere alle evoluzioni del mercato, aumentare la competitività delle imprese e migliorare in modo duraturo l’esperienza del visitatore e l’attrattività delle nostre destinazioni».

Fiera della Giora, progetto per un distretto della carne piemontese

Si è  svolta con  esito molto positivo domenica 14 dicembre scorso, presso il Foro Boario di Piazza Italia, la 33esima Fiera Regionale del Bovino di Razza Piemontese e della Giora, tradizionale appuntamento fieristico dedicato alla valorizzazione dei migliori capi di razza piemontese.
L’evento, ormai consolidato nel panorama agricolo e zootecnico regionale, ha visto la partecipazione di allevatori, agricoltori e numerosi visitatori, confermandosi come un importante momento di promozione dell’eccellenza carmagnolese e di incontro tra operatori del settore pubblico.
La piazza mercatale è stata animata da una significativa presenza di macchine agricole e da apprezzate degustazioni gratuite di panini  con cotechino di Giora, a cura dei macellai di Carmagnola, e di prosciutto bovino piemontese, offerto dalla Cooperativa  Carni Valle Belbo.
Nel corso della giornata si è  inoltre svolta l’iniziativa “Fattoria in città “, la mostra mercato dei piccoli animali che ha riscosso particolare interesse tra i visitatori.
Nell’ambito della Fiera ha anche trovato spazio la Mostra mercato del Porro lungo dolce di Carmagnola, con la partecipazione dei produttori Anna Maria Traversa, Mario Giraudi, Piero e Daniela, e la collaborazione dell’istituto Baldissero Roccati sezione Agraria, a testimonianza del forte legame tra tradizione agricola, formazione e territorio.
A completamento del programma fieristico si sono svolti i mercati straordinari di Natale di via Valobra e di viale Garibaldi, oltre al Mercantico in corso Matteotti, contribuendo ad animare il centro cittadino e a rafforzare l’offerta commerciale nel periodo pre-natalizio.
Per la categoria Giora, il primo premio è stato assegnato  all’azienda Guido Rattalino di Chieri , che si è  aggiudicata anche il riconoscimento per la Giora meglio presentata e quello per la categoria Vitelli Maschi. Nella categoria Buoi primo classificato è stato Migliore Andrea di Caraglio, per la categoria Manzi Adulti  il primo premio è  andato alla macelleria Mario Burzio di Carmagnola, mentre nella categoria Manzi Giovani si è  distinta la macelleria La Qualità di Giacomo Sandri di Carmagnola.
L’azienda Carlo Pelassa di Carmagnola ha ricevuto il primo premio per la categoria Vitelli Castrati  e Vitelle Femmine. Il primo premio nella categoria Giora Giovane è stato conferito alla Società Agricola La Cassanese di Riva presso Chieri.

A chiusura delle iniziative di dicembre, mercoledì 17 si è tenuto presso il Foro Boario di Carmagnola l’ultimo appuntamento delle aste mensili dei bovini, che non proseguiranno a partire dal primo gennaio 2026.
Il progetto delle aste mensili, unico nel suo genere in Piemonte, fortemente voluto dall’amministrazione comunale, era stato avviato con l’obiettivo di rilanciare il mercato locale del bestiame e di sostenere concretamente il comparto zootecnico.
L’esperienza maturata nel corso di questi anni ha posto le basi per l’elaborazione di un nuovo e più ampio progetto di sviluppo del Distretto della Carne Piemontese, dedicato alla valorizzazione e alla promozione di questa eccellenza anche a livello internazionale, che l’amministrazione comunale sta attualmente sviluppando, con l’obiettivo di rafforzare ulteriormente il ruolo di Carmagnola come punto di riferimento per il settore e di generare ricadute positive sull’economia locale e sull’intero sistema produttivo piemontese.

“Con l’asta del 17 dicembre si conclude un percorso importante che, nel corso degli anni, ha riportato con continuità gli allevatori e gli operatori del settore a confrontarsi in un luogo centrale come il Foro Boario – ha dichiarato l’assessore all’Agricoltura Roberto Gerbino – restituendo valore al mercato e al dialogo diretto sul futuro dell’agricoltura e della zootecnia. In questo progetto sono transitati complessivamente 613 vitelli attraverso 23 aste mensili e due aste straordinarie in occasione delle fiere, numeri che testimoniano la solidità e l’efficacia dell’iniziativa.
L’esperienza maturata consente oggi di guardare avanti e di lavorare a un progetto ancora più strutturato a livello regionale, dedicato alla valorizzazione della carne piemontese”.

“Questa fiera rappresenta un momento importante per la nostra comunità – ha affermato il sindaco di Carmagnola Ivana Gaveglio – perché unisce tradizione agricola, economia locale e identità del territorio.  Il bilancio positivo di questa edizione e il percorso avviato negli ultimi anni confermano il ruolo della nostra città come punto di riferimento per il comparto zootecnico regionale “.

Mara Martellotta