ECONOMIA- Pagina 216

Codè Crai Ovest: crescita, sostenibilità e welfare

IL PRESIDENTE MICHELE POLISENO FA IL PUNTO SULLA COOPERATIVA

A quasi otto mesi dalla nomina a Presidente di Codè Crai Ovest, Michele Poliseno fa un bilancio dei risultati e presenta il nuovo piano strategico della cooperativa della GDO con headquarter a Leinì, Torino. Codè Crai Ovest oggi conta più di 300 punti vendita nell’Italia nord occidentale, tra Piemonte, Lombardia, Valle d’Aosta e Liguria.

Numeri e governance.

In crescita il fatturato 2022 che tocca i 320 milioni di euro rispetto ai 310 milioni del 2021, ottima la previsione 2023 che ammonta a 340 milioni di euro.

Confermato il piano triennale di sviluppo di oltre 10 milioni di Euro all’anno con la previsione di 45 aperture, in particolare in Lombardia e Liguria entro il 2023 e circa 200 assunzioni.

Scelta strategica della governance è l’inserimento di una nuova figura direzionale, il Direttore Commerciale Antonio Muggianu. L’attività del Direttore si concretizza nel riposizionamento dei prezzi in modo da garantire massima qualità del prodotto a costi contenuti, nella valorizzazione delle produzioni locali, nell’aumento dei servizi al cliente volti a rendere sempre più attrattivi e competitivi i supermercati Crai.

Riduzione dei consumi e sostenibilità.

Per fare fronte all’aumento generale dei costi, la cooperativa ha attivato una politica energetica che si concretizza in una forte riduzione dei consumi (-20% entro fine 2023) grazie all’impianto fotovoltaico di prossima costruzione e al nuovo impianto di riscaldamento con pompa di calore della sede centrale di Leinì (TO).

In diversi punti vendita di Piemonte, Liguria, Lombardia e Valle d’Aosta sono previsti il rinnovo dei negozi in chiave sostenibile e il rinnovamento degli impianti frigoriferi (che da solo permette un risparmio di quasi il 50% sul singolo capitolo di spesa).

Per sostenere i soci l’azienda ha previsto in ogni punto vendita la visita di professionisti in grado di studiare un piano personalizzato di migliorie da attivare subito nell’ottica di ridurre i costi ed aumentare l’efficienza.

Nella direzione di una sempre maggiore sostenibilità ambientale sono state attivate diverse iniziative che riguardano la riduzione dell’uso della plastica: l’eliminazione dei porta prezzi, l’introduzione di carrelli in plastica riciclata e l’istallazione in sempre più punti vendita degli eco compattatori di bottiglie.

Welfare.

Tutti i dipendenti della sede centrale così come i soci dei supermercati affiliati sono il cuore pulsante del progetto di Codè Crai Ovest. È prevista la valorizzazione del capitale umano che passa attraverso una riorganizzazione interna di compiti e mansioni secondo preferenze e attitudini personali, per rendere i dipendenti sempre più consapevoli della propria rilevanza all’interno della cooperativa e dar loro la possibilità di crescere a livello professionale e umano al fine di garantire una maggiore soddisfazione e produttività del lavoratore.

I soci gestori dei supermercati trovano nella cooperativa un punto di riferimento e guida grazie a vademecum, consulenze e strumenti pratici in grado di supportarli in tutte le fasi della gestione dell’attività.

 

Digitalizzazione e servizi al consumatore.

Anche le innovazioni digitali di Codè vanno nell’ottica del risparmio e della lotta allo spreco alimentare con l’introduzione di due app mobileLast Minute Sotto Casa e To Good To Go, che supportano commercianti e clienti in una spesa sempre più consapevole, economica e senza sprechi.

Tra i servizi al consumatore il rafforzamento della collaborazione commerciale con Deliveroo e UPS per la speda a domicilio, il servizio di pagamento bollette e la possibilità di utilizzo dei buoni pasto.

Il Presidente Michele Poliseno dichiara: “Sono molto soddisfatto del bilancio di questi primi 8 mesi di lavoro. L’idea è quella di proseguire nella crescita redditizia mettendo clienti e personale al centro del nostro modello di business. In un piano di sviluppo che punta sui prodotti del territorio e su un rapporto di fiducia tra cooperativa e soci e con i nostri clienti, non può mancare un aiuto concreto con una politica dei prezzi che tenga conto del periodo di crisi che tutti stiamo vivendo. Per essere competitivi con le grandi insegne senza rinunciare alla qualità del prodotto stiamo investendo con convinzione nei prodotti a marchio che coniugano eccellenza e prezzo contenuto. Cardini del piano strategico anche gli investimenti e le iniziative volte ad una sempre maggiore sostenibilità ambientale”.

https://crainordovest.it/

15 milioni per la messa in sicurezza delle aree Altopiano Deltasider e Cimi Montubi

Passo importante per la messa in sicurezza permanente dei siti di proprietà comunale appartenenti all’ex S.I.N. delle Basse di Stura: su proposta dell’Assessora all’Ambiente Chiara Foglietta, la Giunta Comunale ha approvato lo schema di accordo tra Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Regione Piemonte e Città di Torino prendendo contestualmente atto dell’ammissione a finanziamento per la realizzazione degli interventi.

 

I  lavori interesseranno i siti denominati Cimi Montubi ed Altopiano Deltasider, inseriti nel decreto del MITE firmato lo scorso 4 agosto con il quale è stato adottato il piano d’azione per riqualificare i terreni abbandonati di ex aree industriali (i c.d. siti orfani) i cui interventi di bonifica o messa in sicurezza, data l’assenza o inadempienza del responsabile della contaminazione, sono a carico della pubblica amministrazione.

L’obiettivo è favorire il riuso di suolo attualmente compromesso da fenomeni di contaminazione, riducendo l’impatto ambientale e promuovendo l’economia circolare.

“Un intervento lungamente atteso fin dai primi anni 2000 quando l’area delle Basse di Stura fu classificata sito di rilevanza nazionale per la bonifica e che, a lavori conclusi, ne consentirà finalmente la fruibilità, almeno per i siti comunali”, commenta l’Assessora Foglietta.

Alla progettazione e alla messa in sicurezza dell’Altopiano Deltasider sono state destinate risorse per oltre 7 milioni di euro ai quali vanno aggiunti altri 7 milioni e 800 mila euro per l’area Cimi Montubi. Le somme saranno direttamente erogate alla Città di Torino, il termine per la realizzazione degli interventi è il primo trimestre del 2026.

(pm)

Agenti di commercio in campo per la transizione ecologica. Da Torino l’appello: “Non penalizzateci”

Le istanze di F.N.A.A.R.C. Ascom: eliminazione del tetto per l’acquisto di auto ecologiche, modulazione della transizione ecologica, creazione di Comunità Energetiche

18 marzo 2023Parte da Torino la mobilitazione degli agenti di commercio preoccupati per le notizie di interventi a livello locale, nazionale ed europeo sulla transizione ecologica. In occasione dell’incontro di oggi ‘La transizione ecologica e l’impatto sugli agenti di commercio organizzato dall’Unione Regionale F.N.A.A.R.C. Piemonte e Valle D’Aosta, aderente ad Ascom, per condividere criticità e istanze con il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin. Oltre al Ministro sono intervenuti il presidente della Regione Alberto Cirio, il segretario generale della Camera di commercio di Torino Guido Bolatto, la presidente di Ascom Confcommercio Torino Maria Luisa Coppa, il presidente di F.N.A.A.R.C. Torino Gino Mattiolo e il presidente nazionale F.N.A.A.R.C.Alberto Petranzan. Nutrita la presenza di parlamentari, assessori regionali e comunali e di numerose autorità.

 

Numerosi i temi sul piatto legati dal fil rouge della lotta all’inquinamento, che genera ripercussioni importanti sulla categoria degli agenti di commercio. «Grande allarme hanno suscitato nella categoria degli agenti di commercio le notizie circa il blocco della circolazione delle automobilifino a Euro 5 in tutta la Pianura Padana a partire dal prossimo settembre e per sette mesi» denuncia Gino Mattiolo presidente F.N.A.A.R.C. Piemonte e Valle d‘Aosta e vicepresidente Ascom Torino e provincia.

«Gli agenti di commercio – prosegue Mattiolo – sono sulla strada ogni giorno e sono consapevoli del tasso di inquinamento, ma non possono interrompere le loro attività con inevitabile danno a tutta la filiera produttiva, commerciale e alle proprie imprese».

 

Grande apprensione ha suscitato, inoltre, la notizia secondo la quale la Commissione Europea vorrebbe vietare la vendita delle automobili con motore termico a partire dal 2035 e passare solamente alle automobili elettriche. Al momento la discussione sul punto è stata rinviata, ma il dossier rimane sul tavolo. «Per la categoria sarebbe un aggravio di costi insostenibile – spiega Mattiolole automobili elettriche sono molto costose e agli agenti di commercio non è consentito di portare in detrazione l’intero costo del bene strumentale primario per la categoria, cioè l’automobile. Fino all’anno 2002 gli agenti di commercio potevano portare in detrazione l’80% del costo dell’automobile del valore di 50milioni di lire. Con l’avvento dell’euro questo tetto si è attestato a 25mila euro». È evidente che il tipo di automobile che si poteva acquistare 21 anni fa con 50milioni di lire, non si può acquistare oggi con 25mila euro.

 

«Da oltre 21 anni – sottolinea ancora Gino Mattiolo –  F.N.A.A.R.C. ha reiterato la richiesta, a tutti i Governi che si sono succeduti, di eliminare tale tetto al pari dei taxisti e gli Ncc che possono portare in ammortamento l’intero costo senza alcun vincolo. Purtroppo, tale nostra legittima richiesta è rimasta sempre inascoltata e questo non è più accettabile».

 

Altro tema importante, al quale gli Agenti di commercio sono interessati, è quello della creazione delle “Comunità Energetiche“. Ascom Confcommercio è già pronta a giocare

il proprio ruolo coinvolgendo i negozi e gli stakeholder del territorio per avviare la realizzazione della comunità energetica nei centri cittadini.

 

Tre, in sintesi, le istanze avanzate da F.N.A.A.R.C. e Ascom Confcommercio Torino al Governo: l’eliminazione del tetto per l’acquisto dell’automobile non inquinante; la modulazione nel tempo della transizione ecologica, in modo ordinato evitando danni economici alla categoria e all’intero Paese; la creazione delle “Comunità Energetiche”.

 

In Piemonte e Valle D’Aosta sono oltre 16.000 gli agenti di commercio che percorrono in media 50.000 km all’anno, e pertanto l’autoveicolo viene cambiato ogni 2/3 anni. Tuttavia, a causa della crisi economica e delle imposte e tasse che falcidiano i ricavi, tali tempi si sono via via allungati. Si stima che ogni anno in Piemonte si comprino autoveicoli per un importo di oltre 60 milioni di euro e che gli agenti di commercio acquistino oltre 40  milioni di euro di carburante. Oltre 70% delle vendite di beni e servizi sono promosse dagli agenti di commercio, che risultano quindi essere un pilastro importante dell’economia nazionale e territoriale.

Ogni giorno in Piemonte gli agenti di commerciocontattano mediamente 45.000 imprese. Hanno un’età media è di 45 anni e sono per l’85% uomini e 15% donne,ma la presenza femminile è in crescita.

Le località turistiche dell’arco alpino dove si sono cercate più case 

Casa.it pubblica la top ten delle località di montagna dell’arco alpino che hanno raccolto più ricerche di case in vendita o in affitto nel 2022.

 

Casa.it ha individuato le 10 località turistiche dell’arco alpino dove le persone hanno cercato più case in vendita o in affitto nel 2022.

Tra le principali mete turistiche montane di Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Trentino-Alto Adige, Lombardia, Piemonte e Valle d’Aosta, la meta più gettonata è Asiago, in provincia di Vicenza, che ha registrato nel 2022 il volume più elevato di ricerche di case in vendita o in affitto sul sito e l’app di Casa.it e che toglie il primato del 2020 e del 2021 a Ponte di Legno, in Valle Camonica, che nel 2022 è al secondo posto. Al terzo posto troviamo Clusone, in Val Seriana, che rispetto al 2021 sale di tre posizioni in classifica.

Al quarto posto troviamo Pinzolo, in Val Rendena, che sale di 3 posizioni rispetto al 2021. Al quinto posto, c’è Falcade, in Val del Biois, che nel 2021 era terza. Al sesto posto Bardonecchia in Val di Susa che perde una posizione rispetto al 2021. Al settimo posto si classifica Courmayeur, ai piedi del Monte Bianco, che scende di 3 posizioni rispetto all’anno precedente. Seguono Cortina d’Ampezzo, la Regina delle Dolomiti, che sale di una posizione rispetto al 2021 e Aprica in Valtellina che scende di una posizione rispetto all’anno precedente. Chiude la classifica Folgaria in Trentino, che guadagna ben 9 posizioni.

Le ricerche di case in vendita

Per quanto riguarda, nello specifico, le ricerche di case in venditaAsiago diventa la prima località e Ponte di Legno seconda. Al terzo posto troviamo Falcade, che resta stabile. Al quarto Pinzolo che sale di due posizioni, al quinto Clusone che scende di una, al sesto Bardonecchia, lo scorso anno al quinto posto. Restano nella posizione dello scorso anno Courmayeur (settima), Aprica (ottava) e Cortina d’Ampezzo (nona). Al decimo Folgaria che sale di nove posizioni.

Le ricerche di case in affitto

La classifica delle località dell’arco alpino dove si sono cercate più case in affitto, invece, è dominata da Clusone, che ottiene il primo posto del podio salendo di tre posizioni rispetto al 2021. Courmayeur, che nel 2021 era al primo posto, è seconda e Bardonecchia è terza rimanendo stabile rispetto all’anno prima. Seguono Asiago al quarto posto (+1 rispetto al 2021), Cortina d’Ampezzo al quinto (+1), Bormio in Valtellina al sesto (-4), Aprica al settimo (+2), Sauze d’Oulx in Val di Susa all’ottavo (+9), Sestriere in Piemonte al nono (+5), Edolo in Valle Camonica al decimo (+10).

Le tipologie e le metrature

Nelle dieci località dell’arco alpino dove si sono cercate più case l’appartamento è la tipologia più cercata nel 2022, seguito dal rustico/casale e dall’attico/mansarda.

Le metrature più cercate sono state quelle tra i 51 e i 100 mq, seguite da quelle tra i 26 e i 50 mq e quelle tra i 101 e i 150 mq.

Tra gli appartamenti più cercati ci sono al primo posto i trilocali, al secondo i bilocali e al terzo i quadrilocali.

I prezzi

In queste località le case in vendita più cercate nel 2022 hanno un prezzo tra 100.001 e 200.000 euro. Seguono quelle con un prezzo da 50.001 a 100.000 euro e quelle da 200.001 a 300.000 euro.

Le case in affitto più cercate, invece, hanno un prezzo da 401 a 600 euro, seguite da quelle da 201 a 400 euro e quelle da 601 a 800 euro.

Il Piemonte si confronta con la Commissaria europea su transizione energetica e industriale

 Elisa Ferreira incontra il presidente Alberto Cirio. 

Si è svolto ieri al Grattacielo Piemonte l’incontro bilaterale tra il presidente della Regione Alberto Cirio e la commissaria europea alle Riforme e Coesione Elisa Ferreira.
«Ringrazio la commissaria per il prezioso confronto. Il Piemonte è stata la prima Regione d’Italia ad avere ottenuto l’approvazione del Fesr e del Fse, ed è un grande motivo di orgoglio perché dimostra il nostro impegno nella programmazione dei fondi europei» dichiara il presidente della Regione Alberto Cirio.

Durante l’incontro sono stati affrontati numerosi dossier a partire dall’energia, con i passi avanti che il Piemonte sta facendo ad esempio sull’idrogeno per cui ha vinto un progetto bandiera sul Pnrr grazie alle competenze nella ricerca, garantite da Università e Politecnico, e alle aziende chiamate ad affrontare la sfida dell’energia pulita. Si è poi discusso dell’esigenza di affrontare il problema della carenza di acqua: per il Piemonte questo rappresenta una criticità sia per quanto riguarda il comparto agricolo, sia per la produzione di energia con l’idroelettrico. «Con la commissaria – prosegue Cirio – abbiamo affrontato il tema della transizione ecologica, che il Piemonte sostiene con convinzione, senza però poter perdere di vista i rischi di disoccupazione per una classe di lavoratori che, per età, è formata per la produzione del motore termico e che dovrà essere riqualificata verso le nuove tecnologie». Tra gli argomenti trattati, anche il piano di avanzamento della banda ultra-larga che il Piemonte considera strategico per superare il digital divide, provocato anche dalla conformazione orografica del territorio.

La commissaria Ferreira ha ricordato la buona cooperazione tra Piemonte e istituzioni europee. «L’Italia ha attualmente due strumenti molto importanti per il suo sviluppo: uno è il Recovery fund e l’altro sono i fondi strutturali. Sono due binari di sviluppo che hanno logiche diverse e tempistiche diverse. I fondi strutturali hanno un periodo di sviluppo più lungo rispetto al Recovery fund, che è stato previsto per contrastare e riprendere l’economia europea e italiana in particolare, subito dopo la pandemia da Covid. Sono strumenti diversi che però devono lavorare insieme. E devono farlo su direttrici comuni come la transizione energetica, la transizione industriale, tenendo conto del fatto che il cambiamento climatico è un’emergenza. Sono temi centrali per il Piemonte che ha una tradizione industriale forte, può contare, grazie alle università, su solide competenze tecniche e vanta una posizione geografica favorevole perché è al centro dell’Europa».

Caldaie a compensazione, come risparmiare

Di Patrizia Polliotto, Avvocato, Fondatore e Presidente del Comitato Regionale del Piemonte dell’Unione Nazionale Consumatori

Una caldaia a condensazione è un tipo di caldaia utilizzata per produrre acqua calda per il riscaldamento e l’acqua sanitaria di una casa. Rispetto alle caldaie tradizionali, le caldaie a condensazione sono più efficienti ed ecologiche: permettono, infatti, di tagliare i costi della bolletta e di abbattere le emissioni di CO2.

Le caldaie a condensazione hanno, in genere, un costo maggiore rispetto alle caldaie tradizionali, visto che, tra l’altro, richiedono un tubo di scarico specifico resistente alla corrosione causata dall’acidità della condensa. Devono essere pulite con maggiore frequenza, liberando in particolare lo scambiatore di calore e il tubo stesso dagli accumuli di sporco.

Bisogna poi stare attenti alla loro posizione in casa e in generale a dove si sceglie di acquistarle, perché con climi caldi sono meno efficienti, e danno il meglio in aree dove fa più freddo e se non esposte direttamente alla luce solare. Se la temperatura esterna è bassa, infatti, la differenza tra i gas di scarico e l’acqua del riscaldamento sarà maggiore e sprigionerà un quantitativo di energia superiore.

Una caldaia a condensazione può costare dai 600 euro circa – parliamo di modelli a bassa potenza – a oltre 2 mila euro. Prezzi decisamente più alti rispetto a una caldaia tradizionale. Bisogna però sottolineare che, visto il loro impatto inferiore a livello ambientale, si può risparmiare su queste cifre usufruendo di bonus e incentivi statali.

È possibile inoltre pagare a rate, direttamente in bolletta, un nuovo dispositivo, spesso con installazione e manutenzione gratuite o comprese nella modica cifra mensile richiesta dal proprio fornitore di gas. Gli alti prezzi delle caldaie a condensazione sono però giustificati dall’abbattimento dei consumi.

Anche senza sconti e bonus statali, e acquistando a prezzo pieno una caldaia a condensazione, è possibile rientrare nella spesa nel giro di pochi anni, con la sicurezza di pagare bollette meno salate e avere un impatto ambientale inferiore.

Per queste e altre esigenze è possibile contattare dal lunedì al venerdì dalle ore 9 alle 18 lo sportello del Comitato Regionale del Piemonte dell’Unione Nazionale Consumatori, con sede a Torino in Via Roma 366 ed a Pinerolo, in Viale Cavalieri d’Italia n. 14, al numero 0115611800 oppure scrivendo una mail a uncpiemonte@gmail.com, o visitando il sito www.uncpiemonte.it compilando l’apposito format.

Filierba lancia il patto  per la qualità del cibo e la tutela del territorio

Il futuro dell’allevamento bovino è “green”, all’aperto, e porta benefici
sia agli animali, che sono al pascolo, sia all’ecosistema che – grazie proprio alla presenza dei
ruminanti – migliora in termini di biodiversità e fertilità del terreno. Ma non solo, perché a
beneficiare delle produzioni estensive siamo anche noi umani, quando ci nutriamo di alimenti
prodotti in quel tipo di allevamento, caratterizzati da elevati valori nutrizionali (grassi insaturi,
antiossidanti, vitamine) e da un impatto ambientale molto contenuto.
È quanto emerso venerdì scorso, 10 marzo, in un consesso tecnico-scientifico organizzato a
Tempio Pausania da Università di Sassari, Agris Sardegna e CNR e dedicato agli allevamenti
estensivi. Ospiti dell’evento, Giampiero Lombardi, professore associato dell’Università di
Torino, e Sergio Capaldo, presidente del consorzio La Granda di Genola, nel cuneese, che hanno
presentato l’esperienza maturata con il progetto Filierba (DISAFA UniTO) e un modello di
produzione sostenibile della carne in cui la componente microbica del suolo conferisce
un’identità unica ai foraggi e quindi ai prodotti.
Il progetto Filierba dell’Università di Torino
Nel suo intervento, il Prof. Lombardi ha esposto le prerogative del progetto Filierba, finanziato
dalla Regione Piemonte (PSR 2014-2020) per la creazione di filiere zootecniche basate su
foraggi da prati a elevata biodiversità. E ha poi presentato gli obiettivi, i partner e le innovazioni
con esso introdotte.

Gli obiettivi
«Oltre a sostenere la produzione e la diffusione sui mercati locali di alimenti di origine animale
diversi da quelli convenzionali», ha esordito Lombardi, «Filierba, che è acronimo di “Filiere da
Erba”, opera per promuovere lo sviluppo di filiere di produzione di carne e latte da bovini
alimentati prevalentemente con erba fresca e fieno da praterie a biodiversità elevata e per
introdurre soluzioni innovative per la gestione degli allevamenti, al fine di migliorare
l’organizzazione aziendale dei produttori». Ma anche, ha proseguito Lombardi, per «rafforzare il
legame tra prodotti e territorio, sviluppare produzioni integrative a quelle zootecniche – nella
logica della multifunzionalità e della diversificazione – e favorire l’accesso dei consumatori ad
alimenti dall’elevato valore nutrizionale».

Il contesto operativo
Il progetto Filierba è stato concepito tenendo conto della riduzione di produttività e
competitività delle aziende agricole produttrici di latte e carne registrata negli ultimi dieci anni.
Riduzione maturata in un contesto socio-economico in rapido cambiamento, a seguito della
modificazione delle abitudini alimentari dei consumatori, della crisi economica, dell’instabilità
dell’offerta, e non solo.
Per aiutare le aziende a superare tali difficoltà, i ricercatori impegnati nel progetto sono
intervenuti sia sull’organizzazione della singola realtà che sui processi produttivi, portando le
aziende a ridurre i costi, intervenendo sull’alimentazione degli animali e sulla trasformazione
dei prodotti, differenziando e valorizzando le produzioni, migliorandone le caratteristiche
nutrizionali e salutistiche.
Così facendo hanno creato le condizioni per spuntare prezzi maggiori alla vendita, anche al fine
di ottimizzare la competitività delle aziende sul mercato. Hanno anche lavorato al
miglioramento del benessere animale e alla riduzione dell’impatto dei sistemi d’allevamento
sull’ambiente, minimizzando gli effetti negativi dei prodotti di origine animale sulla salute
umana. Hanno inoltre semplificato l’organizzazione delle filiere, promuovendo quelle corte e
valorizzando i prodotti a livello locale, modificando la ripartizione dei ricavi tra i diversi soggetti
coinvolti.

Le innovazioni introdotte
Nella gestione delle risorse foraggere sono stati adottati strumenti di pianificazione noti da
tempo ma poco conosciuti dagli stessi allevatori, se si escludono quelli che praticano l’alpeggio
estivo. Tra questi strumenti merita di essere citato il Piano Pastorale – nato per la montagna e
applicato con Filierba anche in pianura – che definisce criteri e percorso tecnico per la corretta
gestione del pascolo, individuando i momenti ottimali della sua utilizzazione e i più opportuni
spostamenti delle mandrie. Con esso viene anche introdotta la pratica dello sfalcio e sono
integrati il piano delle concimazioni e la gestione dei reflui zootecnici.
I partner del progetto
Nella sua attuazione, Filierba coinvolge un gruppo di operatori piemontesi dei comparti del latte
e della carne bovini, costituito da aziende interessate a diversificare e valorizzare i loro prodotti
e a intervenire sui costi di produzione, attraverso un sistema di alimentazione degli erbivori
basato su foraggi a elevata biodiversità. Gode inoltre del supporto di due dipartimenti
universitari, di aziende di servizi, di un’associazione culturale, di un operatore della
distribuzione commerciale e di un’agenzia di comunicazione.

Polito Students App, supporto alla didattica

UN NUOVO STRUMENTO PENSATO DAGLI STUDENTI PER GLI STUDENTI DEL POLITECNICO DI TORINO

 

L’applicazione è stata presentata durante la Settimana della Didattica del Politecnico di Torino per il suo innovativo processo di sviluppo collaborativo ed interamente Open Source

 

Un metodo di lavoro aperto e collaborativo per la progettazione e lo sviluppo di strumenti per la didattica che coinvolga fin dall’inizio del processo gli studenti stessi e tutti i destinatari coinvolti: è la nuova modalità utilizzata dal Politecnico di Torino, che diventa così l’apripista tra le università italiane e non solo. L’esigenza di rinnovare alcune delle piattaforme più utilizzate dai docenti dell’Ateneo ha infatti stimolato una nuova impostazione del lavoro e di utilizzo della modalità Open Source.

Il primo passo è stato l’aggiornamento ad una nuova versione della piattaforma Moodle per erogare esami, esercitazioni ed altro materiale che ha subito un’efficace integrazione e customizzazione con funzionalità specifiche per il Politecnico, a cui ha fatto seguito l’adozione della piattaforma in cloud CrownLabs, altro prodotto open source sviluppato inizialmente nel Dipartimento di Automatica e Informatica dell’Ateneo, che già permette l’erogazione di laboratori informatici ed esami in modalità completamente virtuale e remota a mediamente 6500 studenti l’anno.

Ma il risultato più interessante ed innovativo è PoliTO Students, una nuova App per gli studenti dell’Ateneo, presentata ufficialmente durante la terza settimana della didattica del Politecnico di Torino.

Come per i progetti citati, la nuova app è nata da un approccio progettuale aperto e collaborativo fondato su tre percorsi paralleli: il lavoro congiunto di docenti e personale proveniente dalle aree della didattica, dell’IT e della comunicazione; la forte spinta sull’Open Source come modello di sviluppo, come rilascio degli applicativi e come adozione di soluzioni e, infine, il coinvolgimento della componente studentesca in tutte le fasi dello sviluppo in qualità di primi beneficiari.

L’applicazione ha dunque tutte le funzionalità in modalità Open Source e quindi è aperta, ispezionabile, e pensata per ricevere nuovi contributi da parte della community di studenti e sarà disponibile sul portale GitHub, punto di riferimento mondiale per lo sviluppo di progetti open source, sul quale il Politecnico ha aperto il proprio profilo ufficiale.

Dal 15 marzo la PoliTO Students App sarà scaricabile in versione “beta” ancora incompleta ma in continuo aggiornamento gratuitamente su piattaforma Android oppure iOS, per permettere il test dell’applicazione e raccogliere feedback sulle sue funzionalità ed usabilità.

Per la funzionalità di mappe e percorsi che sarà inserita nella nuova app si sta seguendo un percorso analogo coinvolgendo docenti e tecnici e che prevede la collaborazione degli studenti nell’attività di “mapping”.

Bilancio da record per Fondazione Crt

Con un avanzo di esercizio 2022 pari a 127,2 milioni di euro (+42,6% rispetto agli 89,2 milioni del 2021), una posizione finanziaria netta balzata a 569 milioni (+73,4%) e un patrimonio investito di oltre 3 miliardi, la Fondazione CRT ha varato un progetto di bilancio da record: il migliore degli ultimi dieci anni, nonché uno dei più brillanti di tutta la propria storia dal 1991 a oggi.

Il documento è stato approvato stamani all’unanimità dal Consiglio di Amministrazione guidato dal Presidente Giovanni Quaglia, e ad aprile sarà sottoposto all’esame del Consiglio di Indirizzo.

Sono orgoglioso di questo bilancio davvero straordinario, che rappresenta il punto di eccellenza dei miei sei anni alla guida della Fondazione – afferma il Presidente Giovanni Quaglia –. La condivisione delle scelte strategiche da parte degli Organi e il grande lavoro di squadra coordinato dal Segretario Generale hanno contribuito in maniera determinante al risultato finale, ancora più significativo in un contesto generale tanto complesso e incerto. La Fondazione CRT riparte da qui, pienamente consapevole delle proprie responsabilità e del proprio ruolo a sostegno della crescita e dello sviluppo del territorio, per affrontare e vincere, insieme alle istituzioni, al Terzo Settore e al mondo produttivo, le sfide della transizione sociale, ecologico-energetica e digitale”.

 

È il miglior bilancio dell’ultimo decennio, che conferma l’efficacia della strategia perseguita nella gestione degli asset in portafoglio della Fondazione CRT, in un anno coronato anche dal successo dell’operazione Atlantia e dal ritorno della partecipazione nella banca conferitaria su valori plusvalenti, pur in un contesto internazionale ancora caratterizzato da una marcata incertezza del quadro globale – dichiara il Segretario Generale Massimo Lapucci –. Il patrimonio si attesta saldamente a valori di mercato superiori ai 3 miliardi di euro, con una posizione finanziaria netta che consolida il trend di crescita superando i 560 milioni e arrivando a totalizzare un incremento complessivo di circa 800 milioni negli ultimi 10 anni. Gli ottimi risultati a consuntivo vanno letti anche attraverso la lente della progressiva integrazione dei criteri ESG nelle scelte di investimento della Fondazione”.

Il consuntivo 2022 è frutto della sempre efficiente gestione operativa e patrimoniale della Fondazione – pressoché interamente in house –, volta a ottimizzare la combinazione tra redditività e rischio anche con l’obiettivo di estendere progressivamente i criteri della sostenibilità alla gestione di tutto il patrimonio, secondo una specifica policy di investimento responsabile.

In uno scenario globale segnato dal conflitto russo-ucraino e dal persistere degli effetti della pandemia che hanno influito negativamente sugli indicatori macroeconomici e sulle performance dei mercati finanziari, gli ottimi risultati di bilancio consolidano ulteriormente la posizione patrimoniale della Fondazione, che può quindi alimentare con 60 milionil’attività istituzionale 2023 ed effettuare accantonamenti significativi alle riserve patrimoniali: 25,4 milioni (17,8 nel 2021) alla riserva obbligatoria e 19,1 milioni (13,4 nel 2021) alla riserva per l’integrità del patrimonio. Altri 5,5 milioni (2,3 nel 2021) sono stati destinati al Fondo nazionale per il volontariato ed è cresciuto di oltre il 40% il contributo della Fondazione al Fondo nazionale per le iniziative comuni istituito dall’Acri. Con l’accantonamento di 1 milione al Fondo di stabilizzazione delle erogazioni, quest’ultimo si attesta a 157,5 milioni, in linea con il 2021, e corrisponde a circa tre annualità erogative: un’ulteriore garanzia sotto il profilo della continuità e della forza dell’attività istituzionale della Fondazione anche in futuro.

I proventi ordinari salgono a 196,5 milioni (+73% rispetto ai 113,6 del 2021). Questa dinamica positiva ha beneficiato, in particolare, dell’incremento del 30% dei dividendi e proventi assimilati, che ammontano complessivamente a 108,4 milioni di euro (83,5 nel 2021) e del brillante risultato dell’attività di negoziazione, salita a 202,4 milioni (26,4 nel 2021).

La posizione finanziaria netta alla fine dell’anno è significativamente cresciuta a 569 milioni, rispetto ai 328 a fine 2021. Il patrimonio investito è ulteriormente cresciuto nei primi mesi di quest’anno, attestandosi a 3,25 miliardi di euro (+13% sul 2021).

La gestione del patrimonio è stata caratterizzata nel 2022 dall’operazione straordinaria che ha portato al delisting di Atlantia: la Fondazione ha aderito all’OPA per l’intera quota in portafoglio, pari al 4,54% del capitale, con reinvestimento del 3% nella holding Schemaquarantadue e monetizzazione della restante parte.

Sul fronte delle imposte, i dividendi incassati sono stati assoggettati all’IRES nella misura del 50% del loro ammontare, con destinazione del risparmio di imposta di 12,7 milioni di euro (9,1 milioni nel 2021) al cofinanziamento dell’attività erogativa/istituzionale della Fondazione. Il carico fiscale complessivo ha subito un’impennata, passando da 15,6 milioni di euro nel 2021 a 49,5 milioni nel 2022, riferibili in gran parte alla plusvalenza realizzata con l’adesione all’OPA sul titolo Atlantia. Rilevanti benefici economici sono arrivati dalle agevolazioni fiscali fruibili, tra cui oneri deducibili per 13,5 milioni di euro e oneri detraibili per 3,1 milioni di euro, oltre a crediti di imposta da “Art Bonus” per 3,4 milioni (2,6 nel 2021). Queste risorse, reimmesse sul territorio dalla Fondazione, derivano dal proprio sostegno alla ricerca, al mondo del Terzo Settore, alle istituzioni culturali pubbliche e dall’operazione “Grande Bellezza” per il recupero del patrimonio storico, artistico, architettonico e paesaggistico pubblico sottoposto a tutela, in primis Palazzo Madama a Torino: iI più grande cantiere di restauro in Italia.

Nel 2022 la Fondazione CRT ha attivato oltre 65 milioni di euro per l’attività istituzionale, rendendo possibili circa 1.400 progetti in molteplici ambiti: il recupero e la valorizzazione dei beni artistici, architettonici, paesaggistici e il rilancio del settore culturale; lo sviluppo dell’innovazione e della ricerca scientifica e tecnologica, la formazione della next generation, il rafforzamento delle competenze anche digitali, l’investimento sui giovani talenti, il contrasto della povertà educativa minorile; la tutela dell’ambiente di fronte alla doppia sfida energetica e idroclimatica, il sostegno al welfare, la tutela della salute pubblica, la promozione dell’inclusione, l’impulso all’imprenditoria sociale anche attraverso la leva dei Big Data, il consolidamento del sistema di primo intervento del 118 e della protezione civile. A queste modalità di intervento la Fondazione ha affiancato ulteriori iniziative a impatto orientate allo sviluppo (social impact investments o mission related investments), mettendo complessivamente a disposizione del territorio circa 69 milioni di euro.

Principali partecipazioni (percentuali al 31/12/2022)

UniCredit 1,9%
Assicurazioni Generali 1,61%
Banco BPM 1,8%
CDP-Cassa Depositi e Prestiti 1,5%
Schemaquarantadue-nuova Atlantia 5,17%
F2i 3,67%
Ream SGR 24,17%
Equiter 22,14%
Struttura Informatica 12,5%
Nord Ovest Impact 50%

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Scheda Fondazione CRT

Nata nel 1991, la Fondazione CRT è la terza Fondazione di origine bancaria italiana per entità del patrimonio. Ha erogato complessivamente più di 2 miliardi di euro per oltre 42.000 progetti per l’arte, la ricerca, la formazione, il welfare, l’ambiente, l’innovazione nel Nord Ovest in una dimensione nazionale e internazionale.

La Fondazione sperimenta anche interventi nella logica dell’impact investing, per un impatto sociale e ambientale. Uno dei principali esempi a livello europeo è l’operazione di rigenerazione urbana delle OGR Torino, le ex Officine Grandi Riparazioni dei treni, riqualificate dalla Fondazione CRT e riconvertite, con un investimento di oltre 100 milioni di euro, in un innovativo centro internazionale per l’arte e la cultura, la ricerca scientifica, tecnologica e industriale, il food.

La Fondazione CRT è attiva nelle principali reti internazionali della filantropia come EVPA (European Venture Philanthropy Association) e Philea (Philanthropy Europe Association), e collabora con le Nazioni Unite e altre organizzazioni su scala globale, tra cui Rockefeller Philanthropy Advisors, per rafforzare l’integrazione degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile nei propri interventi così come in quelli degli altri enti della “galassia” Fondazione CRT: la Società Consortile per Azioni OGR-CRT, la Scialuppa Onlus (costituita nel 1998 per la prevenzione dell’usura), la Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea, la Fondazione Sviluppo e Crescita (per investimenti pazienti e a dichiarato impatto sociale), REAM SGR S.p.A. (società di gestione del risparmio immobiliare a vocazione sociale e per lo sviluppo), la Fondazione ULAOP Onlus per l’infanzia.

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