CULTURA- Pagina 91

Il significato letterario e il valore civile di Gustaw Herling

Oggi  alle ore 10,15 alla sala Indaco del padiglione Oval   del Salone del Libro verranno presentati  gli scritti italiani  di Gustav Herling editi da Bibliophilis.
Per comprendere il significato letterario  e il valore civile  di Gustaw Herling bisogna liberarsi delle letture ideologiche del Novecento e  riprendere in mano l’opera dello scrittore e pubblicista polacco e napoletano, ponendosi in una dimensione storica e letteraria che renda giustizia all’intellettuale che non piego’ la schiena di fronte alle “utopie assassine“ del secolo scorso, come diceva un tempo Barbara Spinelli.
Herling, che partecipò alla resistenza nel 1940  in difesa della Polonia libera aggredita da tedeschi e sovietici , subì le atroci sofferenze dell’internamento nei gulag sui quali scrisse ,per primo, il grande libro “Un mondo a parte“ che avrebbe meritato il “Nobel“. Nel 1942 partecipò alla guerra di liberazione dell’Italia occupata dai tedeschi e combatte’ valorosamente a Monte Cassino nell’Armata polacca del generale Anders. A Napoli conobbe Benedetto Croce di cui aveva studiato l’opera e anni dopo ne sposò la figlia Lidia, considerandosi un  esule polacco che non poteva accettare l’asservimento della sua patria al sistema sovietico. Ho conosciuto personalmente Gustaw e ho potuto constatare come la sua dirittura morale e la sua limpidezza fossero assolute nel difendere i valori della libertà  rispetto a tutti i pericoli totalitari, senza le strane dimenticanze di tanti intellettuali italiani che passarono dal fascismo al comunismo un po’ troppo disinvoltamente. Ricordo le parole che mi disse una volta nei riguardi degli assassini del commissario Luigi Calabresi. Herling bollo’ con parole di fuoco i circa ottocento intellettuali che firmarono il manifesto che armo’ la mano dei suoi sicari. Lui che aveva pagato di persona due volte, era un uomo intransigente,onesto e giusto . Dal 2000 riposa vicino a Benedetto Croce nel cimitero di Poggioreale nella stessa cappella laicissima del più grande pensatore italiano del secolo scorso. In Italia non fu ben accolto e subì anche delle meschine angherie. Ma non si piegò mai al conformismo di quegli anni. I suoi scritti italiani , oltre cinquecento articoli e saggi pubblicati tra il 1954 e il 2000 sul “Mondo“ di Pannunzio, sul “Corriere della Sera”  e su altri giornali e riviste, rivelano un percorso intellettuale controcorrente sempre modulato sull’esperienza della sua “duplice vita“ di scrittore  tra letteratura e impegno civile. Herling è stato davvero uno dei pochi autori autenticamente europei del Novecento che contribuì a creare una coscienza europea fondata sul rifiuto di ogni totalitarismo. Lo scrittore che considero ‘ l’Italia una seconda patria,  ebbe un tardivo riconoscimento con la pubblicazione di un “Meridiano” a lui dedicato e con una lapide sulla sua casa napoletana di via Crispi, voluta dal Presidente della Repubblica Napolitano d’intesa con le autorità polacche. A Torino non fu mai molto apprezzato e ricordo le ironie su di lui di certo mondo intellettuale editoriale  e accademico. Solo la comunità polacca torinese  e il Centro “Pannunzio” lo hanno apprezzato insieme alla professoressa polacca dell’ Università di Torino Krystyna  Jaworska e Jas Gawronski, giornalista e parlamentare europeo. Con Ignazio  Silone, Nicola Chiaromonte ,Mario Pannunzio e pochi  altri ha rappresentato quella che Marco Pannella definì la nobiltà dell’ impegno politico e intellettuale dell’Italia di allora.  Se la cultura si è liberata dai bavagli , come mi disse una volta Piero Ostellino, e’ merito del gruppetto di “visi pallidi“, come essi  venivano definiti  con sarcasmo. Tra tutti il più meritevole è stato  Herling contro cui venne anche  avanzata l’ipotesi di una estradizione dall’Italia , pur essendo un perseguitato politico nel suo paese di origine. Oggi possiamo leggere la sua opera, apprezzando anche il valore letterario dei suoi libri e dei suoi scritti andando oltre le ideologie che hanno dilaniato il mondo novecentesco tra rivoluzioni, dittature e guerre.  Ha un grande significato che sua figlia Marta, segretario generale dell’Istituto italiano di studi storici di Napoli, prosegua nel duplice impegno di ricordare il padre  e il nonno nel mitico Palazzo Filomarino in cui insegno’ il Vico,  risiedette Benedetto Croce  e divenne il crocevia della più importante vita culturale italiana ed europea del Novecento.
PIER FRANCO QUAGLIENI

Salone del Libro, il Centro Pannunzio presenta gli scritti italiani di Gustaw Herling

LUNEDÌ 22 MAGGIO ALLE ORE 10,15 al Salone Internazionale del libro, Sala Indaco, si terrà un convegno dedicato a Gustaw HERLING dal tema “UN PONTE SULL’EUROPA: Gli scritti italiani di Gustaw Herling”. Saluti di Marta HERLING e Pier Franco QUAGLIENI. Interverranno Alessandro AJRES, Alberto CAVAGLION, Cesare PANIZZA. Introdurrà Krystyna JAWORSKA. Gustaw Herling-Grudziński, scherzando, si definiva un “polacco-napoletano”. Era infatti nato a Kielce, nel sud della Polonia ed è morto (e sepolto) a Napoli, dove era vissuto dal 1955, dopo aver sposato, in seconde nozze, Lidia, figlia di Benedetto Croce. Nel 1940, dopo la spartizione della Polonia tra tedeschi e russi, fu arrestato dai sovietici ed inviato in un campo di lavoro da cui uscì nel 1942. In seguito si arruolò nell’esercito polacco che combatteva a fianco degli alleati e che nel dicembre 1943 sbarcò in Italia e combattè, tra l’altro, a Monte Cassino. Basandosi sulle sue esperienze nel Gulag, Herling ha scritto uno dei libri più importanti del Novecento: “Un mondo a parte”, pubblicato dopo molte traversie. Gli “SCRITTI  ITALIANI”, imponenti per quantità, per significato e contenuti, testimoniando il  suo esilio in Italia, divenuta per lui una “seconda patria”. In queste pagine si rivelano principii e valori che connotano tutta l’opera di Herling e la sua “duplice vita di scrittore”: fra letteratura e impegno politico, sempre al servizio della verità, unita alla crociana “religione della libertà”.

Palazzina di Caccia di Stupinigi: La Mode Illustrèe

Domenica 21 maggio

 

Per Life, istantanee di vita di corte, uno spaccato sulla moda attraverso i secoli e il laboratorio per famiglie “Royal Paper Dools”

 

 

L’uso di crinoline, gorgiere, busti, parrucche caratterizzava la moda a corte. La storia del costume attraverso i secoli è il tema di Life, istantanee di vita di corte che domenica 21 maggio farà rivivere uno spaccato di vita quotidiana ricostruito il più fedelmente possibile. Dalle 10 alle 18.30 con “La Mode Illustrèe” si scoprirà la vita a palazzo di una corte dedita al loisir, alla moda e allo stile, tra grandi battute di caccia e nozze regali.

Alle 15 è in programma un laboratorio per famiglie dal titolo “Royal Paper Dools” di costruzione di bambole di carta.  

L’evento è realizzato in collaborazione con l’associazione Le Vie del Tempo.

INFO

Palazzina di Caccia di Stupinigi

Piazza Principe Amedeo 7, Stupinigi – Nichelino (TO)

Domenica 21 maggio

La Mode Illustrèe

Dalle 10 alle 18.30:

Life, istantanee di vita di corte, compreso nel biglietto di ingresso

Ore 15.45:

Laboratorio per famiglie “Royal Paper Dools”

Prezzo del laboratorio: 8 euro, oltre al costo del biglietto di ingresso

Biglietto: 12 euro intero; 8 euro ridotto; gratuito minori di 6 anni e possessori di Abbonamento Musei Torino Piemonte, Royal Pass e Torino+Piemonte Card

Prenotazione per il laboratorio entro il venerdì precedente

Info e prenotazioni: 011.6200634 stupinigi@info.ordinemauriziano.it

www.ordinemauriziano.it

Giorni e orario di apertura: da martedì a venerdì 10-17,30 (ultimo ingresso ore 17); sabato, domenica e festivi 10-18,30 (ultimo ingresso ore 18).

Quando in Piemonte c’erano i Templari

Dal cuneese a Tenda, da Acqui ad Alessandria, da Asti a Casale, da Chieri a Ivrea, da Novara a Moncalieri, dalla Val Susa a Torino e a Vercelli, i Templari hanno cavalcato pianure e montagne piemontesi attraversando da nord a sud anche le strade della nostra regione.

Avevano precettorie e magioni, ospizi e domus, al servizio di pellegrini e forestieri, e piazzavano i loro insediamenti vicino ai fiumi, in campagna, nei pressi dei valichi alpini, in paesi e città, in zone frequentate da viaggiatori e mercanti vicine alle arterie principali del Piemonte che i Cavalieri del Tempio potevano controllare agevolmente. Difendevano abbazie, conventi e monasteri dall’assalto di briganti e banditi, raccoglievano fondi, alimenti e armi da inviare ai Cavalieri che combattevano in Terra Santa al tempo delle Crociate.

Sono numerosi i luoghi dove vissero i Templari in Piemonte, come si vede nella mappa a fianco. Il più antico insediamento templare in Piemonte, ai piedi del sistema viario alpino, era quello di Susa, datato 1170, con un ospedale per i pellegrini dedicato a Santa Maria a cui ne seguirono tanti altri, San Giorgio Canavese, Biandrate, Mondovì, Fossano, Alba, Vercelli, Ivrea, Savigliano, Testona, Casale e Tortona, solo per citarne alcuni. Una domus templare che offriva assistenza ai pellegrini si trovava al Colle di Tenda mentre a Cavallermaggiore sorgeva un grande centro templare, la commenda di San Giovanni della Motta, oltre al cascinale di San Bartolomeo, detto “castello dei Templari”. Ad Alessandria, in posizione strategica tra il Bormida e il Tanaro, la chiesa di Santa Margherita nel rione Bergoglio era una mansione templare passata dopo il 1312 all’Ordine giovannita, i futuri cavalieri di Malta.

Ad Asti gli studiosi concordano sul fatto che Santa Maria del Tempio, che sorgeva lungo l’attuale corso Alfieri, era l’insediamento più importante della città mentre a Casale Monferrato i Templari, che facevano riferimento alla precettoria di Santa Maria del Tempio alla periferia della città, si erano stanziati lungo il Po per proteggere i pellegrini che andavano a pregare sulla tomba di Sant’Evasio. Cavalieri rossocrociati presenti anche a Chieri dove si insediarono verso la fine del 1100 nella chiesa di San Leonardo la cui domus templare conserva tuttora la facciata in cotto con un grande rosone e il portone decorato con formelle che riproducono croci latine alternate a croci di Malta.

A Ivrea esisteva un convento di Templari presso San Nazario che passò poi ai Cavalieri di Malta e secondo gli storici potrebbe trattarsi del più antico insedimento templare in Italia. Alle porte di Torino i Cavalieri del Tempio si stanziarono nella grande mansione di Sant’Egidio di Testona, vicino al Po, nel 1196. Oggi resta la chiesa, più volte ristrutturata, e una lapide ricorda l’origine templare. Cavalieri del Tempio presenti anche a Nizza Monferrato nel Duecento e a Novara con le domus di Santa Maria e di San Guglielmo che nel secolo successivo passarono all’Ordine degli Ospedalieri di San Giovanni.

A Vercelli invece i Templari possedevano la chiesa di San Giovanni d’Albareto nell’attuale piazza Camana che fu abbattuta nell’Ottocento. Mentre a Savigliano il documento più antico che certifica la presenza dei Templari in città risale al 1181, in Val Susa l’Ordine del Tempio arrivò verso la fine del XIII secolo. Oltre a Susa, nella vicina San Giorio si trovano alcune croci templari murate nella facciata della canonica e sopra il portone di un’altra cappella di fronte alla chiesa parrocchiale. A Torino i cavalieri rossocrociati si erano stabiliti nella magione di Santa Margherita e possedevano case e beni nei sobborghi di Vanchiglia, di San Solutore e in Val San Martino.

A Moncalieri, dai documenti disponibili, emerge una presenza templare molto attiva nel Duecento mentre a Villastellone i Templari possedevano la magione di San Martino della Gorra. “I Templari in Piemonte” dell’antropologo Massimo Centini e “Quando in Italia c’erano i Templari” della studiosa Bianca Capone Ferrari sono due eccellenti libri, ricchissimi di informazioni e note storiche su luoghi, personaggi e vicende dei Templari in terra subalpina. Il volume di Bianca Capone, in particolare, è dedicato “alla memoria della Cavalleria templare, immolatasi eroicamente per la difesa di San Giovanni d’Acri nel 1291, ultimo baluardo cristiano in terra d’Oltremare”.

Filippo Re

L’Istituto Confucio al Salone del Libro con fantascienza e traduzioni

 

L’Istituto Confucio dell’Università di Torino sarà  quest’anno presente al Salone del Libro, giunto ormai alla sua 35esima edizione, in programma dal 18 al 22 maggio al Lingotto Fiere, dal titolo  “Attraverso lo specchio”.

All’interno dello spazio espositivo  “L’isola del futuro “ al terzo padiglione, stand P06 Q05, l’Istituto Confucio ospiterà una serie di eventi e workshop dedicati all’editoria di fantascienza, al lavoro di traduzione, alla cultura cinese e alla sua influenza internazionale.

Venerdì 19 maggio alle ore 16 si terrà  un incontro con Caterina Viglione e Barbara Leonesi, due traduttrici di letteratura cinese che propongono le loro riflessioni sulle risorse e criticità  di un lavoro a quattro mani.

Sabato 20 maggio l’appuntamento è  con la fantascienza e il gruppo di letture mandarine e con lo scrittore  Lu Ban che dialogherà  con Giulia Malano, insegnante di cinese,  fondatrice e anima delle “Letture mandarine”, con il suo gruppo di lettori. Lu Ban è vincitore dello Science Fiction Galaxy Award, il premio di fantascienza più  prestigioso in Cina, ed è  stato considerato il miglior autore esordiente per il racconto “Upstart”, in cui esplora le relazioni presenti tra la tecnologia e i sistemi di controllo.

All’incontro parteciperanno anche gli editori Sara Chen, della rivista Science Fiction Wolrd, e Francesco Verso di Future Fiction.

Domenica 21 maggio, alle 17.30, in Sala Internazionale, si terrà l’incontro dal titolo “Science Fiction World”, alla presenza del professore dell’Università di Torino Stefania Stafutti, direttrice dell’Istituto Confucio, di Lu Ban, Sara Chen e Francesco Verso, autore e editore di fantascienza.

Verrà  anche dato uno spazio al workshop già a partire da venerdì 19 maggio, quando si terrà un laboratorio sul gioco da tavolo de Majiang, con trucchi e curiosità.

Domenica 21 maggio si terrà dalle ore 14 un laboratorio di calligrafia.

MARA MARTELLOTTA

“Chi ha fatto il turno di notte”. Izet Sarajlic tra poesia e impegno civile

 

L’ANGOLO DELLA POESIA

Di Gian Giacomo Della Porta e Mara Martellotta

 

 

Izet Sarajlic, nato a Doboj nel 1930, è stato uno dei più importanti poeti bosniaci del Novecento.

Si trasferì a Sarajevo nel 1945 dove conseguì la laurea in Lettere presso la Facoltà di Filosofia.

Fondò nel 1954 un’originale movimento di innovazione poetica chiamato “Giornate poetiche di Sarajevo”.

Il suo impegno civile emerse in tutta la sua bellezza e tragicità durante l’assedio di Sarajevo in cui perse le due sorelle Nina e Raza. Fu una delle pochissime personalità a rimanere in città per rinfrancare lo spirito dei suoi concittadini per i quali, nelle buie notti di guerra, tra il frastuono delle bombe, organizzava letture di poesia.

Da questa circostanza nacque un suo modo di dire che, una volta terminata la guerra, propose al pubblico per rimarcare l’importanza che ebbe la poesia in quei tragici momenti: ”Chi ha fatto il turno di notte per impedire l’arresto del cuore del mondo? Noi, i poeti”.

Sarajlic dimostrò quanto la musica e il potere di una parola consapevole potessero accendere un lumicino nell’oscurità portata dalla disperazione generale. Ebbe molti rapporti con l’Italia, Paese che amò intensamente, nonostante gli avesse portato via l’amato fratello durante la seconda guerra mondiale.

Sarajlic dichiarò : ”Mio fratello non fu ucciso dalle camicie nere italiane, ma dalle camicie nere del mondo”.

Infatti ebbe molte collaborazioni soprattutto nella città di Salerno con il grande poeta italiano Alfonso Gatto e, successivamente, con la Casa della Poesia di Baronissi, della quale fu nominato presidente onorario.

Dal 2002 la Casa della Poesia organizza a suo nome un Festival internazionale nella capitale bosniaca.

Ricevette il suo ultimo premio, il Moravia, proprio in Italia.

Morì nel 2002 a Serajevo.

La sua poetica si esprime, oltre che nell’impegno civile, anche nell’amore per sua moglie, di cui rimase vedovo. La sua perdita lo relegò a una vecchiaia malinconica, segnata dalla sensazione di non essere più un essere completo in se stesso, e ricercando continuamente la figura amata.

Molto rappresentativi sono i versi “Magari fosse ancora quel terribile/ quel tante volte maledetto anno 1993!/ Avrei ancora cinque anni pieni/da poterti guardare/e da tenerti per mano”.

Lo stile utilizzato da Sarajlic è quello del verso libero, uno stile che gli garantiva la possibilità di arrivare alle emozioni della gente senza essere vincolato o ingabbiato dalla metrica. La sua è una poesia semplice, comprensibile a tutti e che tratta argomenti universali. Ognuno di noi può riconoscersi, all’interno delle personali e particolari esperienze, tradotte in versi da Sarajlic.

“Quei due abbracciati sulla Riva del Reno a Gotlieben/ potevamo essere anche tu e io/ ma noi due non passeggeremo mai più/ su nessuna riva abbracciati/Vieni, passeggiamo almeno in questa poesia”.

 

 

Salone Off 2023: 600 eventi ruotano attorno al libro a Torino e in 24 Comuni

XIX edizione

 

Il Salone Off, la grande festa del libro diffusa nei quartieri delle otto Circoscrizioni della Città di Torino, propone circa 600 appuntamenti in oltre 300 spazi che coinvolgono 8 Circoscrizioni di Torino, 24 Comuni della Città metropolitana e 94 centri della Regione Piemonte.

 

Anche quest’anno, il Salone OFF propone iniziative culturali che mettono al centro lettori, autrici e autori, proiezioni cinematografiche, reading, spettacoli teatrali, letture e laboratori per bambini e ragazzi, cene letterarie, mostre, dibattiti e workshop, con tante novità. Un programma creato anche grazie alle proposte delle realtà culturali e sociali operanti sul territorio.

 

Tra i molti autori internazionali presenti: Bernardo Atxagasarà alla Libreria Pantaleon; Javier Castillo alla Libreria Pantaleon; Mona Eltahawy alla Libreria Trebisonda; Lea Ypialla Libreria Pantaleon; Bart Moeyaert alla Biblioteca Centrale per Ragazzi; José Ovejero alla Libreria Trebisonda; Wole Soyinka alla Cavallerizza Reale; Fernanda Trías al Circolo dei lettori; Antoine Volodine all’Alliance Française. Tra gli autori italiani: Monica Acito, Vittorio Andreoli, Marco Balzano, Giorgia e Gianrico Carofiglio, Cristina Cassar Scalia, Erri De Luca, Federico Faloppa, Dario Ferrari, Manuele Fior, Vera Gheno, Eric Gobetti, Gian Marco Griffi, Carlo Lucarelli, Marco Magnone, Stefano Mancuso, Antonio Manzini, Daniele Mencarelli, Giulia Muscatelli, Margherita Oggero, Antonio Pascale, Marco Peano, Romana Petri, Andrea Pomella, Matteo Saudino, Igiaba Scego, Giampaolo Simi, Fabio Stassi, Alessio Torino, Orso Tosco, Giorgio Vasta e molti altri.

 

Tornano due iniziative di grande successo, ormai classici del Salone OFF: Voltapagina, progetto di impegno civile e sociale che vedrà la presenza di Andrea Tarabbia, Paolo Milone, Ivano Porpora, Carlo Vecce e Massimiliano Virgilio, Davide Ferrario con Massimo Miro, Claudiléia Lemes Dias, Marcela Flavia Luque e Diana Paola Agámez Pájaro nelle carceri piemontesi; Il Ballatoio che riunirà attorno alla lettura di Marcovaldo di Italo Calvino gli abitanti di un condominio di periferia.

Tra i tanti appuntamenti della XIX edizione, martedì 16 maggio sarà possibile partecipare a due prime visioni sul grande schermo: al Cinema Teatro Maffei alle 20.30 sarà proiettato Michel Over Nous – il caso Houellebecq, restaurato da Treetone Produzioni; alle 21, in anteprima nazionale, Emily, film che racconta la più ribelle delle sorelle Brontë. Il 20 maggio ci saranno anche le musiche e le parole di Debora Petrina e di Mai Mai Mai ad animare l’Off Topic, mentre il 21 maggio si terrà il concerto di musica classica con Contrametric Ensemble, diretto dall’iraniano Farhad Mahania Villa della Regina. Negli hotel Federalberghi e nelle stazioni della metropolitana GTT sarà possibile ascoltare alcuni estratti dai Promessi Sposi, in occasione del 150° anniversario dello scrittore: l’iniziativa è Manzoni On Air, in collaborazione con Emons, Cepell e Il Maggio dei Libri.

 

Non mancheranno le usuali passeggiate letterarie – come quelle al Cimitero monumentale di Torino o alla scoperta di luoghi piemontesi, come il Castello di Sansavà – ed esposizioni allestite nella cornice dell’evento, tra le quali Burnesh – Le Vergini Giurate, mostra fotografica di Valentina Stefanelli, dedicata ad alcune donne albanesi, che rinunciano alla loro natura proclamandosi uomini. Ci saranno anche tanti appuntamenti dedicati ai più piccoli, come per esempio l’incontro Geronimo Stilton contro Tea, che si terrà alla Casa Teatro Ragazzi.

 

Il programma completo del Salone Off 2023 è consultabile sul sito, selezionando “eventi Salone Off”link diretto

 

“Dialoghi sulla Memoria” all’interno del Salone Internazionale del Libro

 

Cinque incontri organizzati dal “Comitato Resistenza e Cosituzione” e dall’“Anpi”,

Da giovedì 18 a lunedì 22 maggio

Tatiana Bucci aveva solo 6 anni. La sorella Andra, 4. Originarie di Fiume, nel 1943 vissero sulla propria pelle il dramma della deportazione ad Auschwitz. Scambiate per gemelle, vennero tenute in vita per fungere da cavie per gli esperimenti medici condotti dal dottor Josef Mengele e vennero per questo risparmiate. Il 27 gennaio 1945, quando i sovietici arrivarono ad Auschwitz, erano in vita solo 650 bambini di varie nazionalità. Dei 776 bambini italiani di età inferiore ai 14 anni deportati nel campo di Auschwitz, ne sopravvivranno solo 25. Tra questi Tatiana e Andra. Oggi le sorelle Bucci sono fra i più importanti testimoni dello sterminio nazista e la loro storia l’hanno raccontata nel libro “Noi, bambine ad Auschwitz”, da cui è stata tratta la versione per ragazzi “Il baule dei segreti” e il film di animazione “La stella di Andra e Tati”.

Il 18 aprile scorso sono state anche fra gli accompagnatori del Presidente Mattarellanella sua visita ad Auschwitz. E anche di questo, insieme al dramma della “Shoa” e delle disumane brutture perpetrate dai nazisti in quei “luoghi dell’orrore” che furono i lager, Tatianaparlerà il prossimo giovedì 18 maggio, alle 14, in “Sala Oro”, nella giornata  di apertura della XXXV edizione (18 – 22 maggio; tema “Attraverso lo Specchio”) del “Salone Internazionale del Libro” di Torino. A dialogare con lei e a raccoglierne la testimonianza, in un incontro dal titolo “Testimoni allo Specchio”, sarà PIF (al secolo, Pierfrancesco Diliberto), volto noto e amato dal grande pubblico, regista, attore, conduttore televisivo e radiofonico, nonché scrittore, presente al “Salone” con il suo ultimo romanzo “La disperata ricerca d’amore di un povero idiota”. L’incontro (condotto dall’attrice e scrittrice Sara D’Amario) è il primo, per un totale di cinque tutti incentrati sul tema della “Memoria”, organizzati e promossi negli spazi del “Lingotto” – ampliati per la prima volta allo Spazio “Pista 500” – dal “Comitato Resistenza e Costituzione della Regione Piemonte” e dall’“ANPI”. Spiegano, in proposito, Daniele Valle, vice presidente del “Consiglio Regionale”, e Nino Boeti, presidente dell’ “ANPI” torinese: “Siamo convinti che oggi per ‘fare Memoria’ non siano sufficienti le cerimonie di commemorazione in occasione delle date fondamentali del nostro calendario civile. Crediamo che si debba parlare di Resistenza e Costituzione anche adoperando modalità, formule e linguaggi in grado di arrivare alle nuove generazioni, che sono le più esposte ai tentativi di riscrittura e falsificazione della Storia, ai negazionismi vari, al ritorno di simboli e di parole neofasciste e antisemite”. In linea con queste parole anche gli altri quattro incontri. Sempre giovedì 18 maggio, alle 17,30, presso l’“Arena Piemonte” (Padiglione 2), Andrea Ripetta(curatore del volume “Le Pietre di inciampo. Gunter Demnig, Accademico d’onore”) e Michele Cella (“ANPI Novara”) si confronteranno, sul tema “Alla fine vince sempre l’oblio? Le ‘pietre d’inciampo’ e la forza delle microstorie”, con Anna Foa e Adachiara Zevi. Figlia di Vittorio e Lisa Giua, la prima ha di recente pubblicato, con Lucetta Scaraffia, il libro “Anime nere. Due donne e due destini nella Roma nazista”; la seconda – curatrice dal 2002 della “Biennale Internazionale Arte in Memoria” nei resti della Sinagoga di Ostia Antica e, dal 2010, del progetto “Memorie d’inciampo” – è autrice del volume “Monumenti per difetto. Dalle Fosse Ardeatine alle Pietre d’inciampo”.


“Valori che non mutano col scender della sera”
in ricordo di Adriano Bianchi (partigiano, politico, capogruppo della DC in Consiglio regionale, che nel 1978 non esitò a salire sul palco di piazza San Carlo per esprimere lo sdegno di una comunità intera, nel giorno del rapimento di Aldo Moro) sarà invece il tema su cui, venerdì 19 maggio, alle 15, in “Sala Argento”, si confronteranno lo storico Gianni Oliva e il costituzionalista ed ex Ministro della Salute Renato Balduzzi. A seguire, alle 17, sempre in “Sala Argento”, sarà poi lo storico Alessandro Barbero a confrontarsi – sul tema “Raccontare i luoghi della Memoria” – con il presidente della rete nazionale dei “Paesaggi della Memoria” Daniele Borioli, Tatiana Bucci e il presidente nazionale dell’“ANPI” Gianfranco Pagliarulo, autore del recente volume “Antifascismo adesso. Perché non è ancora finita”.

Infine, lunedì 22 maggio, alle 10,30, presso lo “Spazio Città di Torino”, Padiglione 1, è in programma l’incontro, organizzato in collaborazione con la “Città Metropolitana” di Torino, dal titolo: “Gli Istituti Storici Piemontesi e le giovani generazioni: quale dialogo?”

Gianni Milani

Nelle foto:

–       Tatiana e Andra Bucci, con il cugino Sergio De Simone, anch’egli deportato ad Auschwitz

–       “Testimoni allo specchio” – PIF e Tatiana Bucci

–       Anna Foa

 

A Quaglieni il Premio Cultura libera – Civetta 2023

Il prof. Pier Franco Quaglieni ha ritirato oggi a Sirmione il Premio Cultura libera – Civetta 2023 per il suo costante impegno culturale e civile dalla cattedra ai giornali,  dai libri alle magistrali conferenze in tutta Italia e all’estero. Il prof. Quaglieni che e’ l’anima del Centro Pannunzio di Torino da lui fondato insieme ad Arrigo Olivetti e Mario Soldati, e’ atteso domani al Vittoriale degli Italiani e proseguirà nei prossimi giorni per il sacrario di Redipuglia e il castello di Fratta dove terrà’ un discorso e una conferenza.

“Dedico questo premio a tutti gli amici del Centro “Pannunzio”. La nottola di Minerva che si alza in volo al tramonto , e’ il simbolo della cultura libera che non presume di fare o rifare il mondo come le ideologie totalitarie del Novecento”, commenta Quaglieni.