CULTURA- Pagina 2

La locomotiva di Guccini (e di Pietro Rigosi)

Il fuochista anarchico Pietro Rigosi, 28 anni, sposato e padre di due bambine di tre anni e dieci mesi, poco prima delle 5 pomeridiane del 20 luglio 1893 si impadronì di una locomotiva sganciata da un treno merci nei pressi della stazione di Poggio Renatico e si diresse alla velocità di 50 km/h, che per quei tempi era notevole, verso la stazione di Bologna. Il personale tecnico della stazione deviò la corsa della locomotiva su un binario morto, dove si schiantò contro sei carri merci in sosta

“..E che ci giunga un giorno ancora la notizia di una locomotiva come una cosa viva, lanciata a bomba contro l’ingiustizia”. Così termina “La locomotiva”, la più popolare delle canzoni composte da Francesco Guccini, compresa nell’album “Radici” del 1972.  In tantissimi l’hanno cantata, ritmandone le strofe,  ma è difficile stabilire in quanti davvero sanno che questa ballata si riferisce ad un fatto realmente accaduto che vide protagonista il ventottenne anarchico bolognese Pietro Rigosi. Era il 20 luglio 1893 quando Rigosi,aiuto macchinista(per l’esattezza,fuochista) delle Ferrovie del Regno d’Italia, impadronitosi di una locomotiva in sosta, la mise in moto, lanciandola sui binari alla velocità di 50 chilometri all’ora che ,per quei tempi, era davvero notevole. La locomotiva era la “3541”, una delle centotrenta unità della Rete Adriatica; e trainava un treno merci. Quel giorno, durante una sosta nella stazione ferrarese di Poggio Renatico ( attualmente sulla linea Padova-Bologna, ndr)  approfittando della momentanea assenza  di Carlo Rimondini, macchinista titolare, Rigosi – che lavorava in quella stazione- salì sulla locomotiva e la portò a tutta velocità verso Bologna.

Venticinque minuti dopo l’allarme la “macchina pulsante  che sembrava fosse cosa viva” entrò alla stazione felsinea e, agli attoniti responsabili della linea ferrata, non rimase che deviarla su un binario morto. Rigosi, passando sugli scambi, comprese la situazione: smise di spalare il carbone, uscì dalla cabina e si arrampicò sul muso della macchina, proprio sotto il fanale, come per prepararsi al sacrificio. Lo schianto contro la vettura di prima classe e i sei carri merci che si trovavano in sosta sul binario tronco fu tremendo, ma l’uomo si salvò: evidentemente l’urto lo fece schizzare via prima che i due veicoli si incastrassero l’uno nell’altro. “Il disastro di ieri alla ferrovia. L’aberrazione di un macchinista“, titolò il quotidiano bolognese “Il Resto del Carlino” del 21 luglio 1893. Nell’articolo si leggeva: “Poco prima delle 5 pomeridiane di ieri, l’Ufficio Telegrafico della stazione (di Bologna, ndr) riceveva dalla stazione di Poggio Renatico un dispaccio urgentissimo (ore 4,45) annunziante che la locomotiva del treno merci 1343 era in fuga da Poggio verso Bologna. Lo stesso dispaccio era stato comunicato a tutte le stazioni della linea, perché venissero prese le disposizioni opportune per mettere la locomotiva fuggente in binari sgombri dandole libero il passo in modo da evitare urti, scontri o disgrazie. […] Capo stazione, ingegneri e personale del movimento furono sossopra e chi diede ordini, chi si lanciò lungo la linea verso il bivio incontro alla locomotiva che stava per giungere. Non si sapeva ancora se la macchina in fuga era scortata da qualcuno del personale; e solo i telegrammi successivi delle stazioni di San Pietro in Casale e Castelmaggiore, che annunziavano il fulmineo passaggio della locomotiva, potevano constatare che su di essi stava un macchinista e un fuochista. Ma la corsa continuava e la preoccupazione alla ferrovia cresceva […]“.

A Rigosi venne amputata una gamba, il viso rimase deformato dalle cicatrici, dovette sopportare una lunga degenza all’ospedale, ma dopo circa due mesi fece ritorno a casa. Nessuno seppe mai il vero motivo del suo folle gesto, ma un cronista della “Gazzetta Piemontese”( che l’anno successivo cambiò nome in “La Stampa”) riportò che, dopo il ricovero, l’uomo si lasciò sfuggire la frase “Che importa morire? Meglio morire che essere legato!”. Queste sue azioni , essendo un anarchico, vennero da molti interpretate come un disperato gesto di protesta contro le difficilissime condizioni di vita e lavoro dell’epoca e contro l’ingiustizia sociale che, a quel tempo, si manifestava in forme inaccettabili. Accadeva così anche nel mondo del trasporto ferroviario, dove le carrozze e i convogli di prima classe erano di gran lusso, mentre per le “classi” inferiori c’erano carrozze completamente fatiscenti e scomode.  La stessa vita dei macchinisti, tra fine ottocento e primo novecento, era durissima. Turni ininterrotti fino a trenta o quaranta ore, esposizione alle intemperie su macchine senza alcuna protezione, disciplina militare. Un lavoro pesante, da rompersi la schiena: una corsa da Venezia a Bologna costringeva il fuochista a spalare anche quaranta quintali di carbone. E la mortalità era altissima: i macchinisti che raggiungevano la pensione erano appena il 10% del totale. Rigosi,in più, si era segnalato per l’indole ribelle e insofferente alla disciplina ferrea che a lui e agli altri  veniva imposta .

La conferma si trova nei registri ferroviari dell’epoca che riportano le “sanzioni” che gli furono comminate in ragione di questa insofferenza all’ambiente lavorativo: “…multa di lire 5 per aver risposto con modo sconveniente al Capo Deposito di Piacenza mentre questi faceva delle giuste osservazioni al suo macchinista;sospensione per tre giorni dal soldo e dal servizio per essere venuto a diverbio col macchinista Baroncini Federico, per futili motivi, tra Mestre e Marano; sospensione dal soldo e dal servizio per giorni tre per aver preso in mala parte una frase detta per ischerzo da un macchinista del Deposito di Milano e non a lui rivolta, provocando così un diverbio, seguito da vie di fatto, in stazione di Piacenza; sospensione dal soldo e dal servizio per giorni due per aver preso parte a un deplorevole alterco sotto la pensilina della stazione di Padova; assente alla partenza del treno 1008 del 7 agosto sebbene avvisato, il giorno prima e avanti alla partenza, dallo svegliatore”. Per il suo gesto, il “ pazzo che si è lanciato contro al treno” non ricevette nessuna pena giudiziaria, ma soltanto un esonero dal servizio in ferrovia per motivi di salute (e non un licenziamento in tronco) e la corresponsione di un sussidio non particolarmente elevato. Però quando, al ritiro del sussidio, lesse il motivo dell’esonero (“buona uscita”), cambiò idea e si rifiutò di firmare. Accettò di ritirare la somma solamente dopo che la motivazione venne sostituita con “elargizione”. Dopotutto, testardamente, era convinto di quella grande forza che “spiegava allora le sue ali”, con  “parole che dicevano “gli uomini son tutti uguali“, fino al punto di compiacersi se, contro ai re e ai tiranni,  “scoppiava nella via la bomba proletaria e illuminava l’ aria la fiaccola dell’ anarchia”. Quindi, la “buona uscita” equivaleva ad un’inaccettabile offesa.

Marco Travaglini

Trifolao in bianco e nero

Fino al 20 settembre 2026 il MUDET – Museo del Tartufo di Alba (Cn) ospita “Trifolao in bianco e nero”, una suggestiva mostra fotografica firmata da Bruno Murialdo e dedicata ai cercatori di tartufi che hanno contribuito a rendere Alba celebre nel mondo per il prezioso Tuber Magnatum Pico, il tartufo bianco d’Alba.

Leggi l’articolo su piemonteitalia.eu: https://www.piemonteitalia.eu/it/eventi/dettaglio/trifolao-bianco-e-nero-ad-alba-una-mostra-fotografica-dedicata-ai-cercatori-di

Foto Bruno Murialdo

Una notte al Castello di Miradolo tra natura e cinema

Venerdì 7 agosto 2026  Rapaci notturni, suoni della natura e la proiezione di Hamnet.

Nel nome del figlio: il parco storico si scopre dopo il tramonto Il Parco del Castello di Miradolo (TO) si anima anche dopo il tramonto con una serata dedicata alla scoperta della natura e al cinema all’aperto. Venerdì 7 agosto, alle 21.30, i visitatori potranno scegliere tra una visita guidata in notturna, dedicata ai rapaci che popolano il parco, e la proiezione del film Hamnet. Nel nome del figlio, ultimo appuntamento della rassegna Cinema nel Parco. Accompagnati dall’ornitologo e guida naturalista Gianluca Simonetta, i partecipanti alla visita “Tra luci, ombre e piccoli segreti” esploreranno il parco in un momento della giornata in cui l’atmosfera cambia completamente. Nel silenzio della sera, tra richiami lontani, fruscii tra le foglie e movimenti appena percettibili, sarà possibile imparare a riconoscere le voci della notte e scoprire gli animali che abitano questo luogo, con un’attenzione particolare ai rapaci notturni, come gufi, civette e allocchi. Sempre alle 21.30, il prato del Castello ospiterà l’ultima proiezione di Cinema nel Parco con Hamnet. Nel nome del figlio (Universal Pictures, 2026). Ambientato nell’Inghilterra del XVI secolo, il film racconta la storia di William Shakespeare e della moglie Agnes, soffermandosi sulla loro vita familiare e sul profondo dolore seguito alla perdita del figlio Hamnet, vicenda che diventa una possibile chiave di lettura dell’origine dell’Amleto. Con le cuffie Silent System, gli spettatori potranno seguire il film immersi nell’atmosfera del Parco, in un’esperienza di visione che unisce la qualità dell’ascolto al fascino della proiezione sotto il cielo estivo. Gli spettatori possono scegliere di ascoltare i film anche in lingua originale, multilingua e/o sottotitolati, ampliando così le possibilità di fruizione. Non sono previste sedute o posti assegnati: ciascuno è invitato a portare con sé un plaid e a scegliere il proprio angolo preferito sul prato per assistere alla proiezione.     Clicca qui per scaricare il comunicato stampa   INFO Castello di Miradolo, via Cardonata 2, San Secondo di Pinerolo (TO) Venerdì 7 agosto, ore 21.30 Visita del parco in notturna Tra luci, ombre e piccoli segreti Costo: 4 euro + biglietto di ingresso Biglietti: 15 euro intero, 12 euro ridotto (gruppi, over 65, convenzioni), 10 euro ridotto 12-26 anni e universitari, gratuito (0-11 anni, Abbonati Musei e Torino+Piemonte Card, Passaporto culturale, disabilità e accompagnatori), 5 euro ridotto scuole secondarie di II grado di Pinerolo e Tessera PineCult Prenotazione obbligatoria. Posti limitati. Cinema nel Parco Hamnet. Nel nome del figlio (Universal Pictures, 2026) Costo: intero 8,50 euro; ridotto 0-5 anni 3 euro; gratuito per i bambini che non vogliono la cuffia Posti limitati. Informazioni: 0121 502761 prenotazioni@fondazionecosso.it www.fondazionecosso.com

Michele Di Mauro: “L’estate? Pochi giorni ma di qualità”

E poi anguria, gelato e calciomercato

L’INTERVISTA

Torinese, attore, regista, autore, insegnante e doppiatore, Michele Di Mauro ha iniziato il suo percorso artistico alla fine degli anni Settanta (dopo il Liceo Artistico) con il Teatro Stabile di Torino. Nel corso della sua carriera ha firmato spettacoli originali (su testi di drammaturgia contemporanea) tra cui Primo Amore, Causa di Beatificazione e Fedrah o della spietà dell’amore, e riletture di grandi classici (Il resto è silenzio, dall’Amleto, o Enrico 4 da Pirandello). Parallelamente ha svolto un’intensa attività di formazione, prima fondando la scuola TNT – Teatro Non Teatro e poi insegnando recitazione anche alla scuola del Teatro Stabile di Torino. L’esordio al cinema arriva negli anni Novanta con Portami via di Gianluca Maria Tavarelli. Seguono film come, Santa Maradona e A/R Andata + Ritorno di Marco Ponti, e La doppia ora di Giuseppe Capotondi. Negli ultimi anni è il protagonista di Non morirò di fame di U. Spinazzola e di Tutto a Posto di G. Romano per Rai Uno. Significativa anche l’attività televisiva che lo ha fatto conoscere al grande pubblico grazie a fiction e serie di successo come Questo nostro amore, Fuoriclasse, Non uccidere, L’Allieva, Studio Battaglia, I delitti del BarLume e Call My Agent Italia, confermando una grande versatilità interpretativa. In questa breve intervista racconta del suo rapporto con l’estate e le vacanze.

Michele, come sta andando l’estate?

Combatto il caldo, come tutti. E bevo acqua e mangio frutta! Tra qualche giorno andrò a Roma (dove ho casa) e da lì farò qualche gita al mare nei dintorni. Una settimana, non di più. Non sono un tipo da vacanze lunghe: il mio lavoro mi porta già a viaggiare tutto l’anno e, quando posso fermarmi, non sento il bisogno di spostarmi ancora. E comunque preferisco la qualità alla quantità: 4 giorni in un posto figo che mi piace davvero per me valgono di più di 15 in un altro meno attraente. E poi… adoro mangiare, magari in un ristorantino sulla spiaggia! E prendo il sole, quello sì. Mi brucio volentieri! Non vado al mare in cerca di tranquillità.

Spesso il lavoro diventa anche un’occasione per vivere una vacanza?

Sì, mi è capitato parecchie volte. Ricordo Siracusa, per esempio, durante le rappresentazioni delle tragedie classiche, facevamo le Fenicie di Euripide: un mese di prove e poi lo spettacolo. C’era tutto il tempo lavorare e oziare e visitare luoghi meravigliosi (non io, che preferivo stanziare in Ortigia)!. Devo dire che, non piacendomi quasi per niente viaggiare, con la scusa del lavoro, poi, ho visto anche posti bellissimi.

Una abitudine estiva irrinunciabile?

Seguo il calciomercato. Sono juventino e mi piace guardare le partite estive: le amichevoli e l’inizio del campionato a fine agosto. Agosto, per me è: ANGURIA, fin da quando ero bambino, è sempre stata una festa, buttarmi su una fresca fetta! E poi un’altra, e poi un’altra. E lo faccio ancora, nei pochi chioschi rimasti, a Torino. A Palermo, invece (giusto per tornare in un posto bello in cui spesso capito per lavoro) mi stuzzicano i cartoccini di fritti, (pesciolini e verdurine in tempura): quello che oggi chiamiamo street food, ma che lì, in modo meno ricercato, sono decisamente più accattivanti! E poi non rinuncerei mai anche a un buon gelato o a una granita. Ma questo anche a Torino.

Cinema all’aperto?

Sì, ogni tanto ci vado. A Roma, soprattutto, In piazza San Cosimato (dietro casa mia). Però…preferisco il maxi schermo in salotto, con bibite ghiacciate e ventilatore a palla.

Un film che associa con la stagione calda?

Che domanda difficile! Però, visto che devo rispondere…direi ECCE BOMBO, di Nanni Moretti. Quando uscì lo vidi 5 volte. Lo sapevo a memoria.

Ci racconta un episodio curioso che accaduto durante un lavoro estivo?

Ricordo una scena girata con Corrado Guzzanti sulle moto d’acqua. Ci siamo alzati prestissimo ed è stata una giornata molto impegnativa, tra sole e fatica, per girare una scena che poi, montata, è risultata durare tipo…diciotto secondi. Eravamo sul set de I delitti del BarLume, (un parco giochi!).  La serie è arrivata ormai alla quattordicesima stagione; ma ogni volta è un piacere vero ritrovare il gruppo (e girare a Marciana Marina!).

La rivedremo nella prossima stagione di Call My Agent Italia?

Per il momento non ci sarà una nuova stagione. Forse, però, arriverà un film, come è successo in Francia. Magari nel ’27!

Spettacoli teatrali a Torino, invece?

Dal 6 al 25 ottobre sarò al Teatro Stabile di Torino con Una delle ultime sere di carnovale di Carlo Goldoni, per la regia di Valerio Binasco. Ci vediamo lì?

MARIA LA BARBERA

Museo Regionale di Scienze Naturali: agosto gratis

La cultura non va in vacanza!

Dal 1° al 31 agosto, il Museo Regionale di Scienze Naturali apre le sue porte gratuitamente a residenti e turisti.

Promossa dalla Regione Piemonte, l’iniziativa invita a esplorare una delle principali istituzioni scientifiche d’Italia.

biglietti gratuiti possono essere prenotati online in anticipo. I rimanenti saranno distribuiti presso la biglietteria del museo il giorno della visita, fino a esaurimento posti.

Ti aspettiamo per vivere insieme un’estate di cultura, natura, scienza e curiosità per grandi e piccoli!

Ottieni il tuo biglietto gratuito qui!

“Attraverso Festival #pop”… via al secondo tempo

Dopo quasi trenta appuntamenti a luglio e il pienone di pubblico, il primo tempo del “Festival” si chiude aprendo le porte  a “comicità” e “spettacolo d’autore”

Mercoledì 5 e giovedì 6 agosto

Alba / Busca (Cuneo)

Terminata, con un bel numero di “sold out”, la corsa estiva di luglio (contrassegnata da quasi trenta serate, un successo alle stelle e nuovi luoghi scoperti dal pubblico del “Festival”, con i debutti di Rocchetta Palafea nell’astigiano e di Pozzolo Formigaro nell’alessandrino), il programma di “Attraverso Festival # pop”, viaggio culturale nel cuore del Piemonte meridionale e delle “Terre UNESCO”, entra di botto nel mese di agosto  con due appuntamenti emblematici della doppia anima della “ Rassegna”: la “comicità che legge il presente” e la “musica che incontra la narrazione storica”. Il tutto, prima della ripresa del cartellone dal 26 agosto e del cammino che proseguirà fino a metà settembre.

Da subito, dunque, due date da annotare: mercoledì 5 e giovedì 6 agosto.

Il primo dei due appuntamenti è in programma ad Alba (Cuneo), al Teatro Sociale “Giorgio Busca – Arena Guido Sacerdote” al civico 3 di piazza Vittorio Veneto. In scena Yoko Yamada con “Stellina Scintillina” (ore 21ingresso 15 euro), nuovo spettacolo di una delle giovani “stand-up comedian” più originali della scena italiana. Bresciana di nascita, classe 1993, madre italiana e padre giapponese, Yoko ha iniziato il suo percorso sul palco nelle serate di “open mic” (“microfono aperto”) di Venezia, passando in pochi anni (primo spettacolo: “Pizza sul gelato”) dai piccoli teatri alle due stagioni su “Comedy Central”, alla finale di “Italia’s Got Talent” e al “Premio Satira” (Premio consegnato da Fiorello) di Forte dei Marmi come miglior “stand-up commedian”. Nel 2025 è tra i protagonisti di “Audiscion” su “Rai2” e del cast di “The Traitors Italia”. Dalla fine del 2025, porta in scena il suo nuovo spettacolo “Stellina Scintillina”, dove fra scomodi interrogativi, feste di compleanno per bambini, ‘Chat GPT’, coming out, ansie da trentenne, lavoro precario e orde di salmoni, Yoko Yamada solca l’attualità con intelligente ironia, mettendoci di fronte alle nostre più profonde contraddizioni, senza aver paura di dissacrare anche quelle tradizioni che consideriamo intoccabili”. Il tono narrativo si mantiene sempre sulla linea del “pop – empatico”, con un linguaggio diretto e ironico che cerca la risata senza rinunciare alla profondità, “perfettamente in linea – affermano gli organizzatori di ‘Hiroshima Mon Amour ETS’ e ‘Produzioni Fuorivia’ – con lo sguardo che ‘Attraverso Festival’ dedica alla ‘stand-up’, come forma di racconto del nostro tempo”.

Secondo appuntamento agostano: giovedì 6 agosto (ore 21ingresso 30 euro) al “Parco – Museo dell’Ingenio”, in Viale Monsignor Leone Ossola a Busca (Cuneo). E qui, il registro cambia completamente. Al centro della scena (scena a due) e in celebrazione degli 800 anni dalla morte del “Poverello d’Assisi”, l’altissima figura di San Francesco “Patrono d’Italia” e la sua medievale “rivoluzione della povertà” saranno rievocate e raccontate da due voci e da due protagonisti della “narrazione” letteraria e musicale contemporanea: quella del giornalista e scrittore albese, tra le voci più autorevoli del nostro tempo, Aldo Cazzullo (già autore del fortunatissimo “Francesco. Il primo italiano”, pubblicato nel 2025 da “HarperCollins Italia”) e dell’eterno immenso “menestrello” – per quelle sue inconfondibili note capaci di unire la musica medievale e rinascimentale al “folk” di tradizione celtica, germanica, britannica e francese – Angelo Branduardi da Cuggiono Milanese, ma cresciuto e formatosi alla “scuola genovese”, spesso creatore di testi scritti a quattro mani con la moglie Luisa Zappa. Ad accompagnare sul palco Cazzullo e Branduardi, saranno le musiche dal vivo del pianista (arrangiatore e polistrumentista) Fabio Valdemarin. Anche per Branduardi, come per Cazzullo, “raccontare San Francesco” non è cosa nuova. Nel corso della sua carriera, infatti, il virtuoso “menestrello”, sempre accompagnato dal suo fido “violino”, ha dedicato vari lavori alla figura del Santo d’Assisi, tra cui “L’infinitamente piccolo” (composto per il “Giubileo” del 2000), grande successo discografico, “Il Cammino dell’Anima” (2019), ispirato a Hildegard von Bingen, la medievale “Sibilla del Reno” (monaca benedettina, proclamata “Santa” e “Dottore della Chiesa”) e nel 2025 la ripresa de “Il Cantico”, tour e spettacolo musicale dedicato al “Cantico delle Creature”, ulteriore conferma dello stile unico di Branduardi, sospeso tra musica, storia e spiritualità. Attraverso la narrazione di Cazzullo e le canzoni Branduardi, l’elogio al “Poverello d’Assisi” raggiungerà, in quel di Busca, una dimensione di assoluta attualità e la “memoria” si farà monito alla rivisitazione di un’“attualità”, oggi più che mai immemore di “Figure” di tale illimitato livello. Di monito (difficile, però, sperarlo!) agli attuali cosiddetti “grandi” (ma, in realtà, infinitamente “piccoli”) “Padroni del Mondo”.

Per infowww.attraversofestival.it

Gianni Milani

Nelle foto: Yoko Yamada, Cover “Francesco. Il primo italiano”, Angelo Branduardi e Aldo Cazzullo

Il fantasma di Tom Joad si aggira ancora per l’America

Tom Joad è il protagonista del romanzo più famoso di John Steinbeck, The Grapes of Wrath ( i grappoli d’ira) uscito negli Stati Uniti nel 1939 e conosciuto in Italia con il titolo Furore. Un capolavoro senza età dal quale John Ford trasse uno storico film (con Henry Fonda nel ruolo di Tom Joad). Il libro racconta un’epopea ambientata negli anni Trenta  del Novecento, durante la Grande Depressione negli Stati Uniti, narrando la storia di una famiglia costretta a lasciare la propria casa e la propria terra a causa della crisi economica, per trovare un nuovo futuro in un altro stato della grande nazione a stelle e strisce. Il capolavoro di Steinbeck giunse in Italia in epoca fascista e il regime immaginò di utilizzarne la storia in versione antiamericana, allo scopo di diffondere una immagine violenta e piuttosto primitiva dell’America di quegli anni.

Pubblicato da Bompiani venne comunque censurato perché, in fondo, quella ricerca ostinata di una speranza assumeva quei caratteri universali che al Duce e al suo entourage non piacevano per niente. Pagina dopo pagina John Steinbeck ci accompagna nella biblica trasmigrazione della famiglia Joad, assieme ad altre centinaia di poveri, dall´Oklahoma attraverso il Texas, il New Mexico e l´Arizona, lungo le famosa Route 66 ( che conoscerà altre storie letterarie, da Kerouac a tanti altri), fino alla California, “il paese del latte e del miele”, in cerca di una vita nuova e un poco di fortuna. Una speranza che viene ben presto delusa perché vi troveranno amarezze e stenti, al limite della sopravvivenza: paghe da fame, padroni duri e cinici, lavori da schiavi. Erano gli anni della grande crisi dopo il crollo di Wall Street nel 1929, dell’America dura e disperata, della lotta di classe più aspra, dei sogni che s’infrangevano a contatto con la  realtà. Woody Guthrie, il “menestrello della Grande Depressione”, padre putativo del folk revival degli anni ’60, scrisse una grande ballata su Tom Joad nel 1940, quasi dieci anni prima che Bruce Springsteen, il “boss” del rock, venisse al mondo. Influenzato da Guthrie e dalla storia, molti decenni dopo Springsteen trasformò Tom Joad in uno spirito, capace aggirarsi ovunque come un fantasma alla ricerca di una giustizia e una rivalsa in un mondo nel quale il destino degli emarginati è inevitabilmente un destino segnato da una cruda realtà che non smette di riproporre la propria attualità. The Ghost of Tom Joad è una canzone che parla di diseredati, di povertà e di un sistema economico spietato e ingiusto.

Un testo che non lascia spazio ai dubbi: “L’autostrada è viva questa notte e dove va a finire tutti lo sanno, io sono seduto qui accanto alla luce del fuoco ad aspettare il fantasma di Tom Joad. Ora, Tom diceva: – Mamma, ovunque ci sia un poliziotto che picchia un ragazzo, ovunque un neonato pianga per la fame, ovunque ci sia una battaglia contro il sangue e l’odio nell’aria, cercami mamma, io sarò là. Ovunque ci siano uomini che lottano per un posto dove stare o per un lavoro decente, o per una mano che li aiuti, ovunque ci sia gente che sta lottando per essere libera, guarda nei loro occhi, Mamma, e tu vedrai me –“. Il fantasma di Tom Joad è ancora ben presente nell’America di oggi, e anche se sono passati quasi ottant’anni l’impressione è che per gli ultimi ben poco sia cambiato. The Ghost of Tom Joad  è stato l’undicesimo album in studio di Springsteen, pubblicato nel 1995 dalla CBS Records. Presidente degli “states” era il democratico Bill Clinton che, di lì a poco, sarebbe stato rieletto alla guida della nazione. Un anno dopo, nel 1996, Springsteen, ne parlava così: “La maggior parte delle cose che ho scritto riguardano l’America di oggi, anche se trovano le loro origini nel passato. Anche la canzone di Tom Joad non è storica, ma è sull’America degli anni ’90“.

E, possiamo aggiungere, anche su quella odierna al tempo del secondo mandato di Donald Trump. Nella canzone si parla dell’autostrada, luogo simbolo del sogno americano, esaltato dalla generazione beat. Un immaginario ancora ben vivo ma popolato da gente senza speranza, il cui destino è un fuoco acceso sotto un ponte per scaldarsi. I Tom Joad di oggi sono i nuovi poveri, le vittime della grande recessione e della crisi economica che prese avvio negli Stati Uniti d’America nel 2007 in seguito allo scoppio della bolla immobiliare dei subprime, i disgraziati messi in ginocchio dalla pandemia del Covid, gli afroamericani e i latinos, gli homeless e in migranti, le principali vittime del nuovo ordine mondiale che piace al 47° Presidente degli Stati Uniti e al suo amico Elon Musk, l’uomo più ricco del mondo, sempre più affollato di gente senza lavoro e disperata, con poche libertà e scarso futuro.

Marco Travaglini

La magia delle bambole Lenci

Una passione torinese che si trasformo’ in successo internazionale

Il 23 aprile 1919 nacque a Torino la Lenci ,  “Ludus est nobis constanter industria” (il gioco è per noi costante lavoro), l’azienda delle famose e iconiche bambole conosciute in tutto il mondo che produceva anche altri giocattoli, mobili in legno, articoli per la casa e accessori per l’ abbigliamento.

Lenci non era solo l’acrostico del motto che i coniugi Enrico Scavini ed Elena Konig, donna colta e raffinata di origine austriaca, avevano creato per celebrare la loro attivita’ , ma anche il soprannome della signora che aveva cominciato la sua esperienza ludico-professionale in via Marco Polo 5 insieme al fratello che aveva deciso di aiutarla a creare le magnifiche creazioni che piacevano tanto ai Savoia.

Il marchio composto dall’immagine di una trottola, un filo e lo slogan che fa da cornice fu depositato nel 1922 e diede inizio ad una avventura che, oltre alla produzione e commercializzazione delle bambole, si configurera’ come punto di riferimento per la moda di quegli anni e sara’ motivo di ispirazione di artisti e sorgente di idee e creativita’.

Le Lenci non raffiguravano solo bambini, spesso dalla faccina imbronciata, ma anche silhouette con vestiti etnici e personaggi famosi come Marlene Dietrich e Rodolfo Valentino; raggiunsero presto un grande successo che le porto’ ad esposizioni molto importanti come quella di Parigi, Roma e Zurigo. Nel 1926 fu stampato il catalogo dell’azienda completo di tutti i prodotti che fu ampliato, a sua volta, nel 1927 con l’inserimento delle ceramiche. L’introduzione di nuove oggetti, oltre a rappresentare l’evoluzione della azienda, fu anche un ulteriore sforzo per combattere i diversi tentativi di concorrenza che misero l’azienda in crisi diverse volte. Dal 1928 la Lenci e’ nel momento di massima di espansione, ma questo non evitera’ difficolta’ economiche, dovute agli alti costi di gestione, che richiederanno la compartecipazione di un socio, Pilade Garella, che ne diventera’ proprietario unico nel 1937. Elena Koning rimarra’ come direttore creativo e si occupera’ di assicurarne lo stile e la linea fino alla morte del marito, momento in cui decise di lasciare l’azienda. Nel 1997 la Lenci venne venduta all’azienda Bambole Italiane che, purtroppo, e’ fallira’ nel 2002.

Ancora oggi si utilizza il panno lenci una stoffa non tessuta che viene usata per fare vestiti, ma anche accessori e collane grazie alla sua facilita’ di utilizzo e che rimanda alle famose bambole che erano foderate con un’ ulteriore strato di mussola, per renderle lavabili, e ricoperte di polvere vellutina.

L’avvento della celluloide rese le bambole di pezza obsolete e la produzione si concluse, ma ancora oggi le Lenci possono essere trovate nei mercati e nei negozi di antiquariato oltre che su diversi siti internet di commercio e di collezionisti.

Il loro successo fu talmente importante che vennero esposte nei musei di tutto il mondo tra cui New York e Tokyo, questa fama fu il frutto di una passione, trasformatasi poi in lavoro, che segno’ un periodo magico per Torino che ancora una volta si conferma luogo di fertile di estro e genialita’.

MARIA LA BARBERA

Agosto alla Palazzina di Caccia di Stupinigi tra stelle, storia e miti

La residenza alle porte di Torino resta aperta per tutto il mese con visite, appuntamenti speciali per famiglie e le esposizioni dedicate a Margherita di Savoia e al suo tempo

La figura di Margherita di Savoia continua ad essere uno dei fili conduttori dell’estate alla Palazzina di Caccia di Stupinigi (TO), insieme alla storia della residenza e a nuove occasioni di scoperta dedicate a pubblici diversi. Per tutto il mese di agosto la Palazzina è aperta al pubblico con il percorso di visita, il giardino storico (chiuso nel caso di temperature elevate) e le mostre temporanee, cui si affiancano tre appuntamenti speciali. Dalla serata Aspettando San Lorenzo, organizzata in collaborazione con Infini.to – Planetario di Torino, alla visita guidata Le reali villeggiature, dedicata ai soggiorni estivi della sovrana a Stupinigi, fino a Diana&Co, il percorso per famiglie tra miti e leggende in programma in occasione di FAMU – Famiglie al Museo. Proseguono inoltre le esposizioni Giacomo Puccini: musica, cinema e storia, visitabile fino al 25 ottobre, e Sulle strade della Regina. Alle origini dell’automobile moderna, prorogata fino al 20 settembre. Il primo appuntamento è in programma sabato 8 agosto Aspettando San Lorenzo, una visita serale realizzata dai Servizi Educativi della Fondazione Ordine Mauriziano in collaborazione con Infini.to – Planetario di Torino. Il percorso conduce i partecipanti attraverso le sale della Palazzina e il giardino storico recentemente restaurato, per poi proseguire con una lezione dedicata alle costellazioni e ai fenomeni astronomici dell’estate. La serata si conclude all’aperto con l’osservazione delle Perseidi attraverso i telescopi del Planetario, accompagnata da una degustazione di vini e specialità del territorio. Domenica 9 agosto la visita guidata Le reali villeggiature accompagna invece il pubblico negli anni in cui Margherita di Savoia scelse Stupinigi come residenza per i soggiorni estivi. Attraverso ambienti, episodi e curiosità, il percorso racconta la vita di corte all’inizio del Novecento e restituisce il legame della sovrana con la Palazzina, offrendo uno sguardo sulle abitudini e sull’atmosfera delle villeggiature reali. Il programma si conclude domenica 30 agosto con Diana&Co, la visita guidata dedicata alle famiglie in occasione di FAMU – Famiglie al Museo. Attraverso affreschi, dipinti e sculture, il percorso prende spunto dalla figura della dea Diana, protagonista di numerose decorazioni della Palazzina, per raccontare miti e leggende dell’antichità in modo coinvolgente e accessibile ai più piccoli. Per tutto il mese di agosto è inoltre possibile visitare la mostra Giacomo Puccini: musica, cinema e storia, allestita nella Galleria di Levante nell’ambito delle celebrazioni per il centenario della morte della Regina Margherita. L’esposizione racconta il legame tra la sovrana e il compositore attraverso gli abiti originali realizzati da Georges Annenkov per il film Puccini di Carmine Gallone (1953), insieme a materiali cinematografici provenienti dall’Archivio Luigi Rovere. È visitabile fino al 20 settembre anche Sulle strade della Regina. Alle origini dell’automobile moderna, allestita nella Citroniera di Ponente e realizzata da Fondazione Ordine Mauriziano e MAUTO – Museo Nazionale dell’Automobile. La mostra mette a confronto carrozze ottocentesche e automobili delle origini per raccontare il passaggio dalla trazione animale ai primi veicoli a motore negli anni di Margherita di Savoia, testimone di una stagione di profonde innovazioni tecnologiche e culturali.     Scarica il comunicato stampa

INFO

Palazzina di Caccia di Stupinigi Piazza Principe Amedeo 7, Stupinigi – Nichelino (TO) Le attività e le esposizioni prevedono modalità di accesso e costi differenti. Giorni e orari di apertura: da martedì a venerdì 10-17,30 (ultimo ingresso ore 17); sabato, domenica e festivi 10-18,30 (ultimo ingresso ore 18). Lunedì chiuso. Info: 011 6200601 stupinigi@biglietteria.ordinemauriziano.it www.ordinemauriziano.it

La Val Trebbia, piccoli canyon e acque cristalline

C’era una volta un monaco missionario irlandese che un giorno, tanto tempo fa, si allontanò dalla sua terra e non ci tornò più. Attraversò la Francia, la Svizzera e l’Italia del nord e si fermò a Bobbio in Valle Trebbia, nel piacentino, al confine con la provincia di Alessandria e la Liguria. Era il 614 dopo Cristo, il monaco, venerato come santo dalla Chiesa, si chiamava Colombano e fondò l’abbazia di Bobbio (o abbazia di San Colombano), uno dei più importanti centri monastici d’Europa che tra il VII e il XII secolo divenne una Montecassino dell’Italia settentrionale resa celebre dallo Scriptorium e dalla biblioteca con oltre 700 codici miniati e manoscritti che Colombano aveva portato dall’Irlanda celtica in terra longobarda. Il nord della penisola era infatti in mano ai Longobardi di Alboino e poi di Agilulfo e della regina Teodolinda, Colombano si affezionò talmente a Bobbio e al suo monastero che decise di concludere qui la sua vita.
E da allora, e di secoli ne sono passati tanti, il borgo e la sua abbazia lungo il corso del Trebbia sono diventati una meta assai frequentata da pellegrini, viandanti, cavalieri crociati, vescovi, sovrani, imperatori e…turisti. Tutto collocato in un paesaggio straordinario, di estrema bellezza, immerso nella storia, nell’arte e nella fede, che merita assolutamente una visita. Lungo la Val Trebbia, con le sue spiagge naturali e l’acqua limpidissima, verde e cristallina, che già Ernest Hemingway definì una delle Valli più belle del mondo, non c’è solo Bobbio da visitare (ahimè, dimenticavo di citare in paese il singolare Ponte Gobbo con undici archi dalla forma irregolare) ma tanti altri luoghi e paesini ricchi di storia medievale, castelli e panorami imperdibili sul fiume che ne fanno davvero una valle splendida. Ricordate Annibale? Ebbene, il condottiero cartaginese è passato anche da queste parti.
Seguendo il corso del fiume possiamo fermarci a Rivalta Trebbia, la località dove Annibale annientò nel 218 avanti Cristo le legioni romane del console Tiberio Longo. Prima di entrare a Piacenza sostiamo alla confluenza del Trebbia con il Po nell’antichissima Mansio di Cotrebbia dove i Templari erano di casa. E poi, oltre a Bobbio (3300 abitanti), da vedere Gazzola sulle rive del fiume con i suoi castelli, Travo, piccolo borgo molto frequentato d’estate e quel gioiello di Brugnello, minuscolo borgo medievale incastonato nella roccia, abitato da appena 11 persone, e che, da lassù a 464 metri, offre una vista mozzafiato al tal punto da essere chiamato il “Gran Canyon della Val Trebbia”. Ed è proprio così, vedere per credere! E questo è solo un pezzo della Val Trebbia che abbiamo percorso e descritto..
Filippo Re   (ha collaborato il piacentino Gianni Milani, giornalista del Torinese)
nelle foto, le spiagge della Val Trebbia e il borgo medievale di Bobbio con il ponte Gobbo