Capita a Mondovì (Cuneo) con “Officina del Libro”, primo Progetto Residenziale presso il “Polo Culturale Liber – Museo Civico della Stampa”
Da lunedì 7 a venerdì 11 settembre
Mondovì (Cuneo)
Una “Summer School Residenziale di Formazione, Ricerca e Produzione” pensata in ambito tipografico: questo é l’“Officina del Libro”, il primo (decisamente innovativo e coraggioso) “Progetto Residenziale” sviluppato nell’ambito del percorso di gestione pluriennale del “Polo Culturale Liber – Museo Civico della Stampa” di Mondovì (Cuneo). Detto in soldoni: una settimana circa di “formazione, ricerca e produzione” (da lunedì 7 a venerdì 11 settembre prossimi) che riporterà i laboratori del “Museo” di piazza d’Armi al centro di un percorso di valorizzazione del patrimonio tipografico, mettendolo in dialogo con la “creatività contemporanea”.
Protagonisti saranno 10 giovani under 35 provenienti da tutta Italia, ospitati per dare vita ad una “Summer School Intensiva e Residenziale” dedicata al “libro d’artista” e a tutte le pratiche editoriali contemporanee. Il Progetto, promosso da “Archivio Tipografico”, “Noau Officina Culturale” e “Polo Culturale Liber – Museo Civico della Stampa” di Mondovì, è realizzato grazie al contributo di “Fondazione CRC”, nell’ambito del “Bando Primavera 2026” e rappresenta uno dei primi risultati concreti del nuovo percorso di gestione e sviluppo del “Polo Culturale Liber”.
“La ‘Summer School’ è il risultato – spiega Manuele Berardo, presidente di ‘Noau Officina Culturale’ – di una ‘call’ di livello nazionale che ha raccolto oltre 50 candidature di giovani artisti e creativi under 35 provenienti da diverse città d’Italia, da Roma a Torino, da Udine a Pesaro, da Urbino a Bolzano. Durante la settimana, i partecipanti selezionati saranno accompagnati in un percorso di formazione, sperimentazione e produzione, lavorando sul tema del ‘libro d’artista’ e sulle possibilità offerte dall’incontro tra tecniche artigianali e strumenti contemporanei. Il patrimonio del ‘Museo’ diverrà così non soltanto oggetto di conservazione e visita, ma ‘strumento attivo’ di ricerca e produzione, a disposizione di una nuova generazione di progettisti e artisti”.
Anche per questo, e in quest’ottica, l’iniziativa prevede pure momenti aperti al pubblico. Due nello specifico: lunedì 7 settembre (ore 18) è in programma il talk con Luca Lattuga, progettista grafico ed appassionato tipografo, da anni impegnato nella ricerca e nella catalogazione dei “caratteri mobili in metallo e legno” prodotti in Italia tra gli anni Venti e Quaranta del secolo scorso. Durante l’incontro, sarà presentato il volume “Alfabeti Modernisti Italiani”, edito da “Lazy Dog” e frutto del suo lavoro di ricerca.
Venerdì 11 settembre (dalle ore 17) sarà invece possibile, dopo un momento di restituzione del percorso con i saluti istituzionali, assistere ad una “dimostrazione di stampa” dal vivo, con l’attivazione di una delle macchine più interessanti e preziose della Collezione del ‘Museo’, una “macchina di stampa piano-cilindrica”, sistema che sostituì i vecchi torchi manuali a pressione piana e la cui prima versione motorizzata fu inventata nel remoto 1814 dall’inventore tedesco Friedrich Koenig, permettendo di stampare un numero altissimo di copie all’ora e rivoluzionando la produzione dei giornali, tra i primi il “Times” di Londra. La serata si concluderà con un momento conviviale accompagnato da un rinfresco.
Importante è ancora ricordare che “Officina del Libro” ha, tra i suoi principali obiettivi, anche quello di costruire nuove alleanze attorno al patrimonio del ‘Museo’. Di qui, l’importante collaborazione nata, ad esempio, con “Archivio Tipografico”, realtà torinese che, da anni, lavora sulla ricerca, conservazione e pratica della tipografia artigianale a livello nazionale, intrecciando patrimonio storico, produzione contemporanea, formazione e sperimentazione.
“Nostro principale intento – conclude in proposito Manuele Berardo – è fare del ‘Museo Civico della Stampa’ non soltanto un luogo di conservazione della memoria tipografica, ma un ‘laboratorio contemporaneo’ capace di mettere in relazione storia ed innovazione, antiche competenze artigianali e nuove tecnologie e, di conseguenza, professionisti affermati e giovani creativi”.
g.m.
Nelle foto: Un Laboratorio e Pubblico in visita al “Museo Civico della Stampa” di Mondovì


La città di Torino è tutta magica, ma ci sono dei punti più straordinari di altri, uno di questi è la chiesa della Gran Madre di Dio, o per i Torinesi, ël gasometro. La particolarità del luogo è già nel nome, è, infatti, una delle poche chiese in Italia intitolate alla Grande Madre. L’edificio, proprietà comunale della città, venne eretto per volontà dei Decurioni a scopo di rendere onore al re Vittorio Emanuele I di Savoia che il 20 maggio 1814 rientrò in Torino dal ponte della Gran Madre (la chiesa sarebbe stata edificata proprio per celebrare l’evento), fra ali di folla festante. Massimo D’Azeglio assistette all’evento in Piazza Castello. Il dominio francese era finito e tornavano gli antichi sovrani. Il passaggio del Piemonte all’impero francese aveva implicato una profonda trasformazione di Torino: il Codice napoleonico trasformò il sistema giuridico, abolì ogni distinzione e i privilegi che in precedenza avevano avvantaggiato la nobiltà, la nuova legislazione napoleonica legalizzò il divorzio, abolì la primogenitura, introdusse norme commerciali moderne, cancellò i dazi doganali. La spinta modernizzatrice avviata da Napoleone con il Codice civile fu di grande impatto e le nuove norme commerciali furono fatte rispettare dalla polizia napoleonica con un controllo sociale nella nostra città senza precedenti. Tuttavia il carattere autoritario delle riforme napoleoniche relegava i Torinesi a semplici esecutori passivi di ordini imposti dall’alto e accrebbe il malcontento di una economia in difficoltà. Quando poi terminò la dominazione francese non vi fu grande entusiasmo, né vi fu esultanza per l’arrivo degli Austriaci. L’8 maggio 1814 le truppe austriache guidate dal generale Ferdinand von Bubna-Littitz entrarono in città, e prontamente rientrò dal suo esilio in Sardegna il re Vittorio Emanuele I, il 20 maggio dello stesso anno. Il re subito volle un immediato ritorno al passato, ossia all’epoca precedente il 1789, abrogando tutte le leggi e le norme introdotte dai Francesi. Il nuovo regime eliminò d’un tratto il principio di uguaglianza davanti alla legge, il matrimonio civile e il divorzio, e reintrodusse il sistema patriarcale della famiglia, le restrizioni civili riservate a ebrei e valdesi e restituì alla Chiesa cattolica il suo ruolo centrale nella società. Il 20 maggio 1814 fu recitato un Te Deum nel Duomo di Torino per celebrare il ritorno del re, che si fermò a venerare la Sacra Sindone. L’autorità municipale festeggiò il ritorno dei Savoia costruendo una chiesa dedicata alla Vergine Maria nel punto in cui il re aveva attraversato il Po al suo rientro in città. A riprova di ciò sul timpano del pronao si legge l’epigrafe “ORDO POPVLVSQVE TAVRINVS OB ADVENTVM REGIS”, (“L’autorità e il popolo di Torino per l’arrivo del re”) coniata dal latinista Michele Provana del Sabbione.
imperturbabile e regale: stringe con la mano destra una croce latina e sta seduta mentre guarda fissa l’orizzonte, incurante del giovane che la sta invocando porgendole due tavole di pietra bianca. I capelli sono ricci, e sulla fronte, lasciata scoperta dal manto, vi è una sorta di copricapo, come una corona, su cui compare un simbolo: un triangolo dal quale si dipartono raggi. Spesso, con un occhio al centro del triangolo, il simbolismo è usato in ambito cristiano per indicare l’occhio trinitario di Dio, il cui sguardo si dirama in ogni direzione, ma anche in massoneria è un importante distintivo iniziatico. Perfettamente centrale, ai piedi della scalinata, è l’imponente statua di quasi dieci metri raffigurante Vittorio Emanuele I di Savoia. La torre campanaria, munita di orologio, venne costruita sui tetti dell’edificio che si trova a destra della chiesa nel 1830, in stile neobarocco.



