CULTURA- Pagina 2

Festa della Nascita 2026 alla Reggia di Venaria

Domenica 20 settembre prossimo, dalle ore 10 alle ore 19, la Reggia di Venaria torna ad ospitare la Festa della Nascita, la giornata dedicata ad accogliere i bambini e le bambine nati nel 2025 e nel 2026 insieme alle loro famiglie. Giunta alla sesta edizione, si tratta di un gioioso rito collettivo di benvenuto che si è affermato come efficace dispositivo territoriale a favore delle famiglie: il programma, inizialmente partito incontrandosi sulla cultura, è andato abbracciando anche gli ambiti della sanità, del sociale, dell’educazione, promuovendo una rete sempre più integrata e una collaborazione stabile. La valutazione di impatto presentata lo scorso giugno conferma l’efficacia dell’iniziativa nel rafforzare la collaborazione tra istituzioni e servizi, e nel favorire la fiducia nelle famiglie verso le reti territoriali di sostegno. Ogni edizione coinvolge circa mille famiglie, oltre 4 mila partecipanti, 15 mila dagli esordi, che accedono gratuitamente ai giardini della Reggia con il passaporto culturale del 9rogramma “Nati con la Cultura”, promosso dalla Fondazione Medicina a misura di Donna e Abbonamento Musei, scaricabile liberamente dal sito www.naticonlacultura.it. Lem32 amministrazioni comunali aderenti invitano nuove famiglie a partecipare alla festa e, in quell’occasione, prevedono alla consegna del passaporto. La festa offre alle famiglie l’opportunità di conoscere i servizi del territorio in un contesto accogliente e rilassante, vivendo esperienze emozionanti, momenti di condivisione con professionisti della salute, dell’educazione e della cultura. La giornata propone incontri, laboratori e attività dedicati alla lettura condivisa, alla musica e al canto, e promuove pratiche da coltivare nella quotidianità, costituendo occasioni di confronto sulla genitorialità, sul benessere delle famiglie e sulla crescita nei primi anni di vita. Numerose r8cerche scientifiche dimostrano come il contatto con la natura e le esperienze culturali favoriscano lo sviluppo cognitivo, emotivo, biologico e sociale già dai primi, cruciali giorni di vita del neonato, contribuendo al ben-essere dell’interno nucleo familiare. La Festa della Nascita è organizzata e curata dal Consorzio delle Residenze Reali Sabaude, CCW-Culture Welfare Center ETS e La Rete delle Donne, in collaborazione con numerosi partner. L’edizione 2026 sarà dedicata al tempo, inteso come “tempo da dedicare alla crescita delle nuove vite, alle relazioni, alla curae alla condivisione delle esperienze in famiglia”.

Prenotazioni entro il 18 settembre al link festanascita2026.eventbrite.it – info su lavenaria.it

Mara Martellotta

La Scuola Urbana continuativa raccontata in un documentario da Scuoletta Montessori

Portare la scuola fuori dalle aule e trasformarla in territorio, natura, vita quotidiana e luoghi di apprendimento. È l’obiettivo di “Fare Anima”, progetto educativo sviluppato da Scuoletta Montessori di Orbassano, in provincia di Torino, che integra il metodo Montessori con la pedagogia all’aperto attraverso l’esperienza della Scuola Urbana Continuativa, proponendo un percorso nel quale gli studenti dagli 11 ai 14 anni imparano, attraverso l’esperienza diretta, la relazione con gli altri e il confronto con il mondo che li circonda. A raccontarlo è l’omonimo documentario realizzato dall’agenzia creativa “Serotonina”, che segue trenta adolescenti durante un periodo di vita comunitaria in un ecovillaggio. Il progetto nasce dalla convinzione che la crescita dei ragazzi non passi soltanto solo dall’apprendimento delle discipline scolastiche, ma anche dall’esperienza concreta, dall’autonomia e dalla capacità di costruire relazioni. Per questo il percorso educativo di Scuoletta Montessori affianca ai principi del Metodo Montessori la pedagogia all’aperto, trasformando gli altri naturali e i luoghi della vita quotidiana in ambienti di apprendimento. La scuola urbana continuativa nasce proprio con l’obiettivo di sperimentare direttamente ciò che studiano, mettendo in relazione e conoscenze, esperienze e vita reale. Dopo i primi due anni di sperimentazione sul territorio torinese, il progetto ha compiuto un ulteriore passo con un’esperienza residenziale all’ecovillaggio Lumen, in provincia di Piacenza, dove trenta ragazzi, accompagnati da cinque educatori, hanno condiviso un periodo di vita comunitaria durante il quale studio, attività pratiche e gestione delle relazioni sono diventati parte di un unico percorso formativo. È da questa esperienza che prende forma “Fare Anima”, espressione coniata da James Hillmann e pensata per coltivare responsabilità, autenticitàe consapevolezza nella crescita delle nuove generazioni.

A documentare questo percorso, il film di Christian Torelli, direttore creativo di “Serotonina”, che ha scelto di seguire con la macchina da presa i gesti della quotidianità dei ragazzi senza costruire una dimostrazione teorica, ma lasciando parlare l’esperienza stessa. Il documentari restituisce così uno sguardo dall’interno sul modello educativo che mette al centro la persona parte integrante dell’apprendimento. Più che raccontare una scuola diversa, “Fare Anima” propone una riflessione sul significato stesso dell’educazione e sul ruolo che esperienze condivise tra natura e comunità possono avere nella formazione degli adolescenti. Il documentario diventa così testimonianza di un percorso educativo che continua a evolversi e che attraverso la Scuola Urbana intende aprire a nuove possibilità di apprendimento. Il documentario è disponibile in streaming su Amazon, Prime Video gratuitamente dal 21 luglio.

Mara Martellotta

Il castello di Miradolo presenta Gaza in HeART

Dopo la pausa estiva  il Castello di Miradolo e il suo parco riaprono eccezionalmente le porte in due fine settimana di settembre,  sabato 19 e domenica 20 settembre , dalle 10 alle 19, quando sarà  possibile tornare a passeggiare nel parco e visitare il castello, nuovamente aperto da sabato 26 a mercoledì 30 settembre. In queste date il castello di Miradolo ospita Gaza in HeART, un progetto dell’associazione Granello di Senape ODV che mette in dialogo i disegni dei bambini e delle bambine di Gaza con le parole, le immagini, la musica e le opere realizzate dagli studenti delle scuole di Pinerolo.
Esposizioni, concerti, laboratori, incontri di e per la pace. Si tratta di un dialogo a distanza che attraversa confini e differenze e trova nell’arte uno spazio per esprimere emozioni, vicinanza e desiderio di non restare in silenzio.

Martedì 15 settembre alle ore 17.30 sarà  la volta di un appuntamento con la scuola, in cui verranno presentate le attività didattiche della Fondazione Cosso per l’anno scolastico 2026-2027.
Si tratta di un’occasione per conoscere nuove proposte , approfondire il metodo di lavoro  e confrontarsi sulla possibilità di costruire percorsi tra scuola, arte, natura e cultura.
La Fondazione organizza anche momenti di incontro e formazione dedicati agli insegnanti, nell’ottica di una comunità educante che condivida conoscenze e buone pratiche.
Per gruppi e scuole il castello e il parco sono visitabili tutti i giorni su prenotazione.

Info e prenotazioni  0121502761

Prenotazioni@fondazionecosso.it

Mara Martellotta

Musei Reali, nuovo allestimento per la Collezione Lenci

SABATO 12 SETTEMBRE 2026 RIAPRE AL PUBBLICO

In occasione della Notte Bianca promossa dalla Città di Torino, i Musei Reali saranno straordinariamente aperti dalle ore 19.30 alle ore 24 sabato 12 settembre con tariffa speciale di 10 euro ( under 18 gratuito e tessere convenzionate, 2 euro dai 18 ai 25 anni).
Da sabato 12 settembre , in occasione appunto della Notte Bianca promossa dalla  Città di Torino per la pedonalizzazione di via Roma, la Collezione Lenci dei Musei Reali di Torino riapre al terzo piano della Galleria Sabauda con un allestimento rinnovato e un’apertura straordinaria dalle 19.30 alle 24 con tariffa speciale.
Nel corso della serata sarà  fatta una presentazione della collezione al pubblico da parte delle curatrici dei Musei Reali di Torino.
Da domenica 13 settembre la sezione sarà  aperta ogni fine settimana, venerdì,  sabato e domenica,  e rientrerà nel percorso museale ordinario, incluso nel prezzo del biglietto.

La collezione Lenci raccoglie 132 tra le ceramiche storiche e rare realizzate dalla manifattura torinese negli anni della sua migliore produzione, tra il 1928 e il 1936, collezionate con passione  e generosamente donate per una pubblica fruizione ai Musei Reali di Torino dai coniugi Giuseppe e Gabriella Ferrero nel 2022.

“Desideriamo che giunga a tutti il nostro più sincero apprezzamento per l’appassionata collaborazione della Direttrice Paola D’Agostino e di tutto il personale dei Musei Reali” dichiarano i coniugi Ferrero – Questa iniziativa condivisa, che onora la nostra Collezione, contribuisce a una più  approfondita conoscenza di un periodo storico, imprenditoriale e artistico importante per Torino”.

“La collezione Lenci è un dono che i coniugi Ferrero hanno fatto ai torinesi e ai tantissimi turisti che vengono a visitare i Musei Reali di Torino – dichiara la Direttrice Generale Paola D’Agostino.

Il terzo piano della Galleria Sabauda, dedicato alle arti decorative, conclude un viaggio temporale iniziato con la produzione in argilla antica e termina con l’eccellenza della progettualità manifatturiera e artistica della Torino dei primi decenni del Novecento. Queste opere così ingegnose, che abitano lo spazio, anche all’interno delle vetrine, sono raccontate  nuovamente con apparati didattici accresciuti e un approfondimento multimediale sulle tecniche delle ceramiche Lenci”.
L’allestimento della raccolta, aperta per la prima volta al pubblico nel giugno 2023, con il sostegno della Consulta per la Valorizzazione dei Beni Artistici e Culturali di Torino, prevede una cadenza tematica suddivisa in otto settori, l’immagine della donna, il tempo, le stagioni, gli innamorati, scene di vita, miti e storie, il mondo nel vaso, in scena la fiaba e le maschere, gli animali.

I Musei Reali di Torino hanno arricchito, grazie alla generosità dei coniugi Ferrero, il percorso espositivo con nuovi strumenti di approfondimento. Il progetto ha infatti previsto il rinnovamento degli impianti didattici attraverso contenuti multimediali e audiovisivi dedicati alla storia della manifattura, alle tecniche specifiche di lavorazione e alle opere principali degli artisti che contribuirono alla sua produzione,  oltre alla traduzione in lingua inglese dei testi per rendere la collezione accessibile al pubblico internazionale.

Il nuovo video interattivo illustra la tecnica del coraggio, metodo di formatura degli oggetti all’interno di uno stampo, utilizzato per la produzione delle ceramiche, per scoprire le diverse fasi del procedimento attraverso la realizzazione di un pezzo originale, ideato appositamente dai ceramisti ispirandosi alle opere della collezione.
In stretta connessione con l’esposizione della collezione Lenci , si presenta parte della raccolta di opere del Novecento dei Musei Reali di Torino.
Dalla metà degli anni Trenta del Novecento all’inizio del decennio successivo, la Soprintendenza piemontese ha iniziato un’importante acquisizione di opere contemporanee che rispondono all’obiettivo di rappresentare gli esiti dell’attività di artisti emergenti sul territorio torinese e regionale.
Gli acquisti comprendono ottantadue opere alle quali si aggiungono, nel dopoguerra, donazioni di dipinti, acqueforti e litografie. Il nucleo di pitture e sculture del primo Novecento si caratterizza da subito per una grande omogeneità culturale, trattandosi di opere che provengono dal Sindacato Fascista di Belle Arti e organizzate a Torino dal Centro d’Azioni per le Arti. Tra gli artisti figurano pittori e scultori attivi anche per la Lenci come Chessa, Da Milano, Deabate e Riva, oltre a importanti comprimari della scena torinese tra le due guerre.
Emerge in primo piano il ruolo del paesaggio, al quale si affiancano altri filoni tematici, come i ritratti, le nature morte e le scene di genere, che evidenziano  la vitalità della cultura figurativa piemontese in rapporto agli indirizzi di ricerca dell’arte nazionale.

Nel contesto successivo alla seconda guerra mondiale, quando alla modernizzazione industriale continua ad affiancarsi una solida tradizione artigianale legata alla moda e alle arti decorative, nel 1919 Enrico Scavini e la moglie Elena König fondano a Torino una manifattura di giocattoli e bambole, decorazioni per l’abbigliamento, articoli di moda, arazzi e oggetti in feltro.
La ditta è  denominata Lenci dal diminutivo di Elena, poi trasformato nell’acronimo latino Ludus est Nobis Constanter Industria, dallo scrittore Ugo Ojetti, teorico della rinascita delle arti decorative in Italia.
Tra il 1927 e il 1928 l’azienda avvia una raffinata produzione di ceramiche, caratterizzata da un linguaggio moderno ed elegante. Il successo viene sancito nel 1929 da una mostra alla galleria Persano di Milano, curata dallo stesso Ojetti, che consacra Lenci come fenomeno culturale e sociale di rilievo internazionale,  capace di confrontarsi con le coeve ceramiche viennesi, tedesche e danesi.
Protagonista della cifra stilistica di queste sculture d’arredo, eleganti e adatte ad un pubblico borghese, è Mario Sturani, amico di Ponti e di Casorati, che elabora un linguaggio ispirato alle fortunate invenzioni di Fortunato Depero quanto al gusto francese.
Accanto a queste suggestioni emergono scene di vita contadina e popolare, in cui primeggiano i coniugi Ines e Giovanni Grande, i nudi arcaici di Gigi Chessa, i temi naturalistici dell’animalista Felice Toselli e le figure femminili di Nillo Beltrami, Claudia Formica e Sandro Vacchetti, fino all’interpretazione della donna moderna proposta da Elena König  Scavini e da Abele Jacopi.
Nel decennio ’27-’37 la fabbrica viene ad impiegare seicento dipendenti  e, grazie all’innovazione tecnica e all’attività di importanti artisti impegnati anche nel campo della pittura, della grafica, della scenografia e dell’arredo, elabora modelli aggiornati sul gusto déco e sulla tradizione figurativa europea.
La produzione sarebbe continuata fino agli anni Sessanta, ma con un’ispirazione lontana dalle felici invenzioni degli anni Trenta.

Musei Reali di Torino

Piazzetta Reale,1

https://museireali.beniculturali.it
Mara Martellotta

“Visite suonate” al Museo Mario Giansone

Nei sabati 12, 19 e 26 settembre, alle 17.30, il Museo Mario Giansone di Sant’Ambrogio Torino ospita l’iniziativa “Visite suonate”, che propone tre appuntamenti in cui il jazz diventa chiave di lettura per esplorare la collezione dell’artista piemontese, tra le più originali della scultura del Novecento. Gli eventi, patrocinato dalla Città metropolitana di Torino, sono pensati per ridefinire la fruizione del patrimonio locale con un approccio interdisciplinare capace di porre in dialogo le opere con linguaggi espressivi contemporanei.

Il Museo Giansone è stato inaugurato lo scorso 17 aprile negli spazi riqualificati dell’ex maglificio Fratelli Bosio, e custodisce oltre 260 opere, tra cui 160 sculture, 30 quadri, 23 xilografie e numerosi disegni e incisioni, articolate lungo sette sale per una superficie complessiva di oltre 750 mtq. Durante le “Visite suonate”, il clarinettista e sassofonista Giuseppe Golisano guiderà il pubblico lungo l’itinerario espositivo, traducendo in note i concetti cardine della poetica di Giansone: il dinamismo, la proporzione e la scultura intesa come svelamento della forma celata della materia. Il percorso si snoda attraverso sei tappe; dopo l’introduzione all’ascolto sensoriale, si accede alla Stanza delle Ombre, dove i pieni e i vuoti dialogano con alternanza di suono e silenzio. Nella Sala dei Bronzi, l’improvvisazione restituisce il vigore della fusione e la moltiplicazione ritmica delle forme. So prosegue nella Sala Giuseppe Floridia, incentrata su trame geometriche strutturali, per poi entrare nella Sala delle Pietre e dei Marmi, dove l’architettura sonora ripercorre l’evoluzione dell’apprendimento umano. L’esperienza culmina nell’Opera Omnia, dove l’esperienza spirituale del Requiem e la musica meditativa conducono verso la pura astrazione. Il viaggio trova nella musica un tramite naturale: la passione per il jazz, infatti, percorre tutta la produzione di Mario Giansone.

Mara Martellotta

Agliè, pomeriggio con Debora Bocchiardo

Sabato 19 settembre, ad Agliè, si terrà un pomeriggio letterario promosso dalla scrittrice Debora Bocchiardo nell’isolotto che fu di Guido Gozzano
Sabato 19 settembre, alle 16.30, il Comune di Agliè, in provincia di Torino, propone un pomeriggio letterario in collaborazione con la scrittrice Debora Bocchiardo presso la suggestiva radura dell’isolotto di via Meleto, che fu di Guido Gozzano. L’ingresso è gratuito. Il sito restituisce oggi l’atmosfera serena e raffinata che, un tempo, ispirò le opere del grande poeta e scrittore, che qui si ritirava per comporre in totale armonia con la natura. Sono ancora visibili i piccoli scali per la barchetta del fossato e il ponticello. Si parlerà di tre volumi delle edizioni Pedrini: “Straordinario quotidiano”, un’antologia di racconti, “Invisibile”, il settimo romanzo di Debora Bocchiardo, e “Un calice di Erbaluce”, una novità appena arrivata in libreria che raccoglie ben sedici racconti dedicati a uno dei vini simboli Canveseavese, l’Erbaluce. In caso di maltempo, l’iniziativa si terrà in viale della Rimembranza 10, presso il Centro Anziani, e saranno presenti gli autori.
Mara Martellotta

Vent’anni di Casa del Teatro Ragazzi e Giovani: una storia che guarda al futuro delle nuove generazioni

Inclusione, attrattività del territorio, investimenti e capacità di accompagnare i giovani nella crescita. Sono stati questi i temi al centro dell’incontro Generare futuro – Cura per le Nuove Generazioni, organizzato ieri alla Casa del Teatro Ragazzi e Giovani di Torino in occasione dei vent’anni di attività della struttura.

Un anniversario diventato occasione per guardare oltre la storia della Casa del Teatro, nata nel 2006 da una collaborazione tra istituzioni e realtà del territorio, e interrogarsi sulle condizioni necessarie per costruire una città e una comunità capaci di offrire alle nuove generazioni opportunità, relazioni e prospettive per il futuro.

La Casa del Teatro è nata con l’obiettivo di creare uno spazio nel quale bambini e ragazzi potessero incontrare il teatro e la cultura in un ambiente accogliente e pensato per loro. La scelta del nome “Casa” richiama proprio l’idea di un luogo nel quale sentirsi accolti, riconosciuti e parte di una comunità. A vent’anni di distanza, quella stessa intuizione è diventata il punto di partenza per un confronto più ampio sul ruolo delle istituzioni, delle fondazioni e del territorio nel costruire le condizioni di vita delle nuove generazioni.

Due domande per guardare al futuro

Il confronto si è sviluppato attorno a due questioni principali: quali siano oggi le politiche, i servizi e i programmi più importanti per il benessere e le opportunità dei giovani e se queste iniziative siano sufficientemente forti e riconoscibili da rendere Torino e il Piemonte luoghi nei quali le nuove generazioni desiderino restare o tornare e nei quali le famiglie scelgano di vivere.

A introdurre la riflessione è stata Chiara Daniela Pronzato, presidente della Fondazione TRG e docente di Demografia, che ha posto l’accento sulla necessità di investire sulle nuove generazioni in una società sempre più longeva e con una componente giovanile in diminuzione.

L’investimento sui giovani, in questa prospettiva, non riguarda soltanto istruzione e lavoro, ma anche tutte quelle esperienze che contribuiscono fin dall’infanzia a sviluppare competenze personali e sociali: la capacità di collaborare, ascoltare, adattarsi, affrontare i problemi e prendere decisioni. Gioco, sport, teatro e occasioni di incontro diventano quindi strumenti importanti di crescita. Una sfida che riguarda anche l’equità, affinché l’accesso a queste opportunità non dipenda dal reddito della famiglia o dal quartiere nel quale si nasce.

Lo Russo: la grande sfida è l’inclusione

Particolarmente centrale, nell’intervento del sindaco di Torino Stefano Lo Russo, è stato il tema dell’inclusione e dell’integrazione. Torino, con una presenza di cittadini stranieri che si aggira intorno al 16 per cento, presenta una percentuale significativamente superiore alla media nazionale, indicata intorno al 9 per cento.

Un dato che si inserisce nella storia stessa della città. Torino è infatti da sempre una realtà caratterizzata dai fenomeni migratori: prima l’arrivo di migliaia di persone dal Mezzogiorno, oggi i flussi provenienti soprattutto da altri continenti. Lo Russo ha richiamato con ironia anche il proprio cognome, ricordando come la storia migratoria faccia parte della stessa identità della città.

Torino, dunque, ha nel proprio Dna una dimensione attrattiva nei confronti di chi arriva alla ricerca di una vita migliore. La sfida, secondo il sindaco, è fare in modo che questa caratteristica continui a rappresentare un elemento di forza e si traduca in reali percorsi di inclusione, integrazione e inserimento nella società.

Un tema che, nella prospettiva proposta da Lo Russo, dovrebbe superare le tradizionali contrapposizioni politiche e le logiche legate alla ricerca del consenso. Costruire una società inclusiva significa infatti creare le condizioni per una comunità più coesa e, allo stesso tempo, porre le basi per il futuro della città.

Attrattività, talenti e investimenti

Al confronto hanno partecipato anche Gian LucaVignale, assessore della Regione Piemonte, Anna Maria Poggi, presidente della Fondazione CRT, e Marco Gilli, presidente della Fondazione Compagnia di San Paolo.

Dai loro interventi è emersa una visione condivisa sulla necessità di rendere il territorio sempre più attrattivo, non soltanto per le nuove generazioni che già lo abitano, ma anche per talenti, competenze e investimenti provenienti dall’esterno.

In questo quadro, l’internazionalizzazione assume un ruolo strategico. Torino e il Piemonte sono chiamati a rafforzare la propria capacità di dialogare con l’estero, intercettare nuove opportunità e attirare professionalità qualificate, giovani talenti e investimenti strategici in grado di sostenere lo sviluppo economico e sociale del territorio.

Attrattività e inclusione diventano così due facce della stessa sfida. Un territorio che vuole trattenere i propri giovani deve essere anche capace di attrarne di nuovi, offrendo condizioni favorevoli a chi studia, lavora, investe e sceglie di costruire qui il proprio futuro.

Dopo l’aperitivo, la lectio magistralis di Matteo Lancini

La serata è proseguita, dopo un momento conviviale, con la lectio magistralis di Matteo Lancini, psicologo e psicoterapeuta, dedicata al rapporto tra adolescenza, adulti e nuove tecnologie.

Al centro della riflessione, il tema Il teatro dell’adolescenza nell’epoca dell’intelligenza artificiale, una lettura dell’adolescenza contemporanea che parte da una domanda più ampia: come diventano grandi i ragazzi in una società nella quale gli adulti sono sempre più connessi, ma non necessariamente più disponibili a una relazione autentica?

Il teatro è diventato così una metafora efficace per descrivere la condizione degli adolescenti. Ragazzi continuamente fotografati, raccontati e osservati attraverso social network e piattaforme digitali, ma non sempre realmente visti e ascoltati. Una generazione che dispone di una libertà sempre più ampia di fare, scegliere e mostrarsi, ma che rischia al tempo stesso di avere meno spazio per essere se stessa.

È uno dei paradossi della contemporaneità: gli strumenti della connessione si sono moltiplicati, ma questo non significa necessariamente avere più relazioni significative.

In questo scenario si inserisce anche l’intelligenza artificiale, capace di conversare, rispondere e produrre parole in tempi rapidissimi, ma non in grado di sostituire quella particolare esperienza umana nella quale una relazione reale permette a una persona di sentirsi riconosciuta e vista.

Il punto, nella riflessione di Lancini, non è demonizzare la tecnologia, ma ricordare il ruolo insostituibile degli adulti. Gli adolescenti hanno bisogno di figure capaci di esserci, di tollerare il conflitto, l’incertezza e il silenzio, senza trasformare ogni fragilità in un problema da correggere o risolvere.

Ed è proprio in questo spazio che il teatro può assumere un valore particolare. Un luogo come la Casa del Teatro Ragazzi e Giovani offre ai ragazzi la possibilità di sperimentarsi, sbagliare, improvvisare, provare emozioni, stare davanti agli altri e soprattutto stare con gli altri. Una dimensione di relazione reale che assume un significato ancora più importante in un’epoca dominata dalla connessione digitale.

La sfida educativa, dunque, non consiste semplicemente nel riportare i ragazzi fuori dagli schermi, ma nel costruire intorno a loro relazioni abbastanza significative perché la vita reale continui ad avere un luogo nel quale accadere.

A vent’anni dalla sua nascita, la Casa del Teatro Ragazzi e Giovani si trova così al centro di una riflessione che va ben oltre il teatro. Prendersi cura delle nuove generazioni significa costruire spazi di cultura e relazione, promuovere inclusione, attrarre talenti e offrire prospettive concrete.

Significa, soprattutto, creare le condizioni perché i giovani non siano soltanto spettatori del futuro, ma possano diventare protagonisti del proprio percorso e della comunità nella quale scelgono di vivere.

GIULIANA PRESTIPINO

A Lanzo Torinese i 140 anni dalla nascita di Nino Costa

Con la presentazione della raccolta poetica “J’àutre bestie”

In occasione dei 140 anni dalla nascita di Nino Costa (1886-1945), tra i più influenti e amati poeti in lingua piemontese, Lanzo Torinese ospita la presentazione ufficiale del libro “J’àutre bestie”. L’opera, pubblicata da Edizioni Pedrini, vanta la prefazione dello scrittore Dario Pasero. L’evento culturale è nato su iniziativa di CNA Editoria Piemonte e ha un valore simbolico per il territorio, in quanto a Nino Costa è intitolata la scuola primaria dell’istituto comprensivo di Lanzo Torinese. L’incontro si aprirà con i saluti istituzionali del sindaco di Lanzo Torinese, Fabrizio Voterò Bernardina, e di Danilo Massa, presidente Pro Loco.

Il cuore del dibattito vedrà gli interventi diretti di chi ha dato vita al progetto editoriale: Dario Pasero, scrittore e curatore della pubblicazione, Ennio Pedrini, direttore editoriale della Edizioni Pedrini. L’incontro sarà moderato da Alessio Stefanoni, responsabile di CNA Editoria Piemonte e vicepresidente del comitato Ponte del Diavolo.

Per maggiori informazioni contattare i numeri 3357430744 – 3939988875 oppure scrivere a astefanoni@libero.it – appuntamento a ingresso libero fino a esaurimento posti – venerdì 11 settembre presso il salone ATL di Lanzo Torinese.

Mara Martellotta

Alter ego sotto la Mole

Alessandro Piano
ALTER EGO SOTTO LA MOLE
A cura di Ermanno Tedeschi

10 – 26 settembre 2026
Cripta di San Michele Arcangelo
Piazza Cavour 12, Torino

La prima grande mostra monografica di Alessandro Piano a Torino
L’universo pop, nostalgico e concettuale dell’artista genovese conquista la suggestiva
cornice della Cripta di San Michele Arcangelo. In mostra anche un’esclusiva
collaborazione con il maestro Ugo Nespolo.
Inaugura a Torino, il 10 settembre 2026 dalle ore 18 alle ore 21 la mostra Alter Ego
sotto la Mole, la prima importante mostra monografica dell’artista Alepiano (Alessandro
Piano), curata da Ermanno Tedeschi e allestita presso la suggestiva Cripta di San
Michele Arcangelo. L’evento è realizzato in collaborazione con l’Associazione Culturale
Acribia con il patrocinio del Comune di Torino.
L’esposizione presenta il nucleo più emblematico della ricerca artistica di Alepiano: gli
Alter Ego, figure scultoree che diventano metafora delle molteplici identità che abitano
ogni individuo. Attraverso un linguaggio essenziale e immediatamente riconoscibile,
l’artista invita il pubblico a confrontarsi con la complessità dell’essere umano, con le sue
fragilità, le sue trasformazioni e le infinite sfaccettature che compongono la personalità
contemporanea.
La mostra segna una tappa fondamentale nel percorso espositivo dell’artista: il progetto
mette in dialogo la dimensione storica del luogo con la freschezza e l’ironia dell’arte
contemporanea neo-Pop, evidenziando tutte le tappe dell’evoluzione artistica di Alepiano,
fino a culminare con un’esclusiva collaborazione con il maestro Ugo Nespolo, a
simboleggiare due visioni artistiche capaci di celebrare la cultura artistica incrociata con
quella ludica.
La scelta della Cripta di San Michele Arcangelo amplifica ulteriormente la forza del
progetto espositivo. Lo spazio sotterraneo, carico di storia e spiritualità, diventa il luogo
ideale per un viaggio simbolico nelle profondità dell’identità umana, dove memoria,
inconscio e immaginazione si intrecciano. In questo contesto, sculture, quadri, tappeti e
pezzi di design dialogano con l’architettura e con il silenzio del luogo, trasformando la
visita in un’esperienza unica.
Come sottolinea il curatore Ermanno Tedeschi: “Con le sue opere, Alessandro trasforma
delle vivaci e colorate sculture in resina in uno specchio emotivo: ti ci guardi dentro e ci
trovi i ricordi di quando eri bambino, le tue vulnerabilità, ma anche una spensieratezza
apparentemente persa. Gli Alter Ego diventano una riflessione sul tema dell’identità
nell’epoca contemporanea, ma rappresentano anche un invito a riconoscere la ricchezza
delle nostre contraddizioni e la possibilità di accoglierle come parte integrante della nostra
vita”.
Broker di professione, Alessandro Piano ha dato forma dal 2019 a una ricerca artistica
rigorosa e al contempo fortemente evocativa. Al centro della sua poetica c’è la figura
iconica dell’AlterEgo: una silhouette tridimensionale, resa piatta nella parte posteriore per
farsi “finestra su un altro mondo”.
L’AlterEgo nasce dalla volontà dell’artista di cristallizzare la spensieratezza e la serenità
degli anni ’80 e ’90. Attraverso l’uso di giocattoli d’epoca, fumetti, pedine, elementi di
cultura pop e icone del collezionismo inglobati in resine o rielaborati su materiali innovativi
(PET, plexiglas, stampe 3D), l’artista “rende immortale” la memoria e la trasmette alle
nuove generazioni.
“Vorrei – dice l’artista Alessandro Piano – che chi osserva un AlterEgo vedesse un gioco
e avesse l’occasione di sognare e di andare oltre. L’arte deve essere un ponte che unisce
le persone e i pensieri”.
La mostra sarà visitabile fino al 26 settembre 2026.

La passione dei libri per Torino

Capitale della cultura, luogo privilegiato dove storia, letteratura e arte si incontrano, Torino è un punto di riferimento intellettuale, un magico scenario che ha ispirato penne illustri dando vita a opere meravigliose e famose, scritture dove vite celebri e comuni si incrociano

La città ha ispirato autori celebri come Primo Levi, Erasmo da Rotterdam, Torquato Tasso, Jean-Jacques Rousseau, Emilio Salgari, Natalia Ginzburg, Italo Calvino, Cesare Pavese, ha incantato personaggi come Nietzsche: “E l’aria: secca, energizzante, allegra… il primo luogo in cui sono possibile!”, letterati come Italo Calvino: “Torino è una città che invita al rigore, alla linearità, allo stile. Invita alla logica, e attraverso la logica apre alla follia”.  L’eleganza della città, le sue piazze signorili e imponenti, i caffè raffinati, il fermento garbato, il Liberty, il Barocco, la magia, il mistero, tutto a Torino ispira, crea suggestioni positive, slanci creativi che inevitabilmente portano alla produzione di grandi opere. “Profonda” diceva De Chirico, “seconda a nessun’altra per magnificenza” secondo Gogol, uno dei più grandi autori della letteratura russa. Questo fervore ha dato vita a numerosi testi che vedono Torino come sfondo, come scenografia di storie che ci hanno appassionato, emozionato e fatto guardare la città con occhi diversi.

 

Il Libro Cuore di Edmondo De Amicis, il suo capolavoro, un libro per ragazzi ma apprezzato da tutti, in una Italia appena unita il diario di un bambino racconta l’amore per la patria, il rispetto per i genitori, lo spirito di sacrificio, la carità, l’obbedienza.

La solitudine dei numeri primi è il libro di debutto di Paolo Giordano, giovane autore torinese e vincitore del Premio Strega e Campiello. Un romanzo che racconta la storia di due giovani le cui vite sono state segnate da dolorose vicende della loro infanzia. Torino non è menzionata, ma tanti sono i luoghi citati come la Gran Madre o la Basilica di Superga. Al libro è ispirato l’omonimo film.

Il cimitero di Praga. Ambientato tra Torino, Parigi e Palermo è il sesto romanzo di Umberto Eco. Il capitano Simone Simonini, il protagonista di fantasia dell’opera e trait-d’union con gli altri personaggi, è un falsario cinico del XIX secolo, gli altri attori sono invece figure storiche del Risorgimento realmente esistite. Un libro che racconta di insurrezioni, rivolte, congiure.

La Casa in Collina Ambientato a Torino e nelle zone circostanti è uno dei più bei romanzi di Cesare Pavese. Una storia che affronta il problema della solitudine durante Seconda Guerra Mondiale, ma anche l’impegno civile, la pace interiore, la fuga, i sensi di colpa di Corrado il protagonista. Può essere considerato l’espressione del momento più maturo professionalmente dello scrittore piemontese.

Lessico Famigliare Gesti, comportamenti, episodi e soprattutto frasi della vita quotidiana dei Levi una famiglia ebrea e antifascista che vive nella Torino degli anni ’30. I ricordi, la lontananza, il disperdersi della famiglia a causa della guerra raccontati dall’interno da Natalia Ginzburg. Un libro-testimonianza che si è aggiudicato il Premio Strega nel 1963.

La giornata d’uno scrutatore. Italo Calvino narra la storia di Amerigo Ormea, intellettuale comunista, il cui scopo è quello di impedire che le persone incapaci di intendere e di volere vengano influenzate da religiosi a votare per la DC, si svolge tutto in un giorno in una sede unica: il Cottolengo di Torino. E’ un libro autobiografico il cui protagonista è l’alter ego dell’autore. Calvino ha impiegato molto tempo per scrivere questo libro, dal ’53 al ’63, non per una ricerca della perfezione, ma per l’impossibilità di scrivere sull’argomento in piena libertà.

Torino è casa mia. “Torino è Torino. Non è una città come un’altra” dice l’autore Giuseppe Culicchia e “aprire questo libro è un po’ come entrare in casa nostra. Mia. Vostra”.

Lo scrittore paragona Torino alla sua casa con “un ingresso, la stazione di Porta Nuova, una cucina, il mercato di Porta Palazzo, un bagno, il Po, e poi naturalmente il salotto di Piazza San Carlo, e quel terrazzo che è il Parco del Valentino, e il ripostiglio del Balon, e una quantità di altre cose e di altre storie”.

Oltre a questi opere, sicuramente tra le più note, ce ne sono molte altre che vedono la Città della Mole come meravigliosa protagonista:

Il Fantasma di Piazza Statuto, di Massimo Tallone, La Donna della domenica e A che punto è la notte di Fruttero – Lucentini, Torino Parallela di Baricco – Sterling, La Fratellanza della Sacra Sindone di Julia Navarro, La Commedia Torinese: Vicende di una eredità letteraria di  Michael Krüger e davvero tanti altri.

 

Maria La Barbera