CULTURA- Pagina 2

I tesori dell’Accademia delle Scienze

Un’altra meraviglia nel cuore di Torino.

Nel pieno centro della nostra meravigliosa città si trova un bel palazzo seicentesco originariamente progettato per ospitare un collegio gesuitico e trasformato, in seguito, nella prestigiosa sede dell’Accademia delle Scienze.

Sebbene tra le carte ufficiali non ve ne sia traccia, la paternità di questo edificio è stata a lungo attribuita a Guarino Guarini. A supporto di questa tesi, o che Guarini ebbe un coinvolgimento nei lavori quantomeno parziale, vi è la certezza che l’architetto in quel periodo fu impegnato nel cantiere di Palazzo Carignano che si trova proprio a due passi dall’Accademia; sono visibili, inoltre, chiari influssi dello stile di cui Guarini era uno dei massimi esponenti, il barocco piemontese, che si possono osservare in diverse parti dell’edificio, ma soprattutto ammirando il magnifico scalone.La prima pietra fu posata nel 1679 da Maria Giovanna di Savoia di Nemours, l’idea di costruire il palazzo fu del gesuita Carlo Vota mentre l’urbanista Michele Garove diresse i lavori. Nel 1773 l’ordine dei gesuiti venne abolito e, dopo che la proprietà del palazzo diventò sabauda, il palazzo fu concesso alla neo costituita Accademia delle Scienze.

L’entrata è arricchita da due figure allegoriche femminili: Veritas, rappresentata da una donna appoggiata sul globo, e Utilitas, ritratta con cornucopia e il bastone alato con due serpenti, le statue sono divise tra loro dallo stemma coronato dei Savoia.

Sono diversi i tesori custoditi all’interno di questo luogo prezioso, ma certamente i più importanti e unici si trovano nel cuore dell’edificio, il piano nobile, nella Sala dei Mappamondi che prende il nome, appunto, dai due straordinari globi realizzati dal cartografo veneziano Vincenzo Maria Coronelli. Entrambi hanno un diametro di 110 cm e rappresentano, il primo, la cartografia terrestre e l’altro quella celeste. Le decorazioni della sala, realizzate nel 1787, sono di Giovannino Galliari.

I particolari da non lasciarsi sfuggire negli angoli della volta sono davvero molti tra cui una bussola, un astrolabio un compasso, un coccodrillo e un termometro, mentre il timpano riporta le iniziali di Re Vittorio Amedeo III che istituì l’Accademia. Sopra la porta che conduce alla Sala lettura troviamo i ritratti di Euclide e Pitagora mentre all’interno di questo spazio, colmo di edizioni prestigiose accolte all’interno di ricche librerie, spiccano immagini ornitologiche e tondi con suggestive figure di animali. L’ultima sala, dalla forma stretta e lunga, ospita gli schedari storici, le pubblicazioni periodiche dell’Accademia e i repertori bibliografici per agevolare la consultazione delle opere.

Un’altra ricchezza torinese, un altro pezzo di storia che conferma quanto il patrimonio culturale di questa città, sede di memorie ed eredità culturali, sia di straordinario valore.

MARIA LA BARBERA


Per richieste di informazioni generiche su eventi e iniziative: info@accademiadellescienze.it

Fonte:

Accademia delle Scienze di Torino

Gli appuntamenti della Fondazione Torino Musei

VENERDI 20 FEBBRAIO

 

Venerdì 20 febbraio ore 11.30

PRESENTAZIONE DEL RESTAURO DEL POLITTICO CON SAN GEROLAMO E SANTI, ANNUNCIAZIONE E SCENE DELLA PASSIONE DI DEFENDENTE FERRARI

Palazzo Madama – conferenza

Grazie al generoso finanziamento dell’avvocato Marziano Marzano, già Assessore e Vicesindaco della Città di Torino per oltre dieci anni, Palazzo Madama – Museo Civico d’Arte Antica ha potuto affrontare e portare a compimento un delicato e complesso intervento di restauro sul Polittico con san Gerolamo e santi, Annunciazione e scene della Passione di Defendente Ferrari, opera di straordinaria importanza per la storia della pittura piemontese del primo Cinquecento, restituendo così al pubblico un capolavoro delle collezioni civiche torinesi.

Dipinta su tavola e conservata con la cornice originale, a differenza di molte altre opere simili oggi nei musei o nelle chiese, l’opera – acquisita dal Museo nel 1932 – ha richiesto un intervento di restauro particolarmente articolato, legato alla complessità dell’apparato ligneo e alle condizioni strutturali dei supporti. La presenza della carpenteria originaria, rara per polittici di questa epoca, ha reso necessaria la revisione delle soluzioni conservative adottate in precedenti restauri.

Ingresso libero.

 

Venerdì 20 febbraio ore 18

THE SEA THAT REMEMBERS: LABOUR, TECHNOLOGY, AND AFRO-ASIAN EXCHANGE

MAO – incontro nell’ambito del Black History Month

The Sea That Remembers riunisce storia, creazione di immagini e geopolitica contemporanea per esaminare le lunghe conseguenze del lavoro a contratto nel mondo dell’Oceano Indiano. In questo intervento, l’artista visivo e ricercatore Musquiqui Chihying ripercorre le rotte del commercio dei coolie che collegava l’Asia e l’Africa attraverso isole, porti e infrastrutture marittime.
Piuttosto che considerare l’oceano come uno spazio neutro di circolazione, la ricerca lo interpreta come un archivio infestato, plasmato dall’estrazione, dallo sfollamento e dallo scambio tecnologico ineguale. Attingendo a materiali d’archivio, immagini in movimento, suoni e ricerche sul campo, la conferenza esplora come tecnologie quali la macchina fotografica, la logistica marittima e le infrastrutture contemporanee delle smart city abbiano contribuito a produrre e governare i corpi dei lavoratori. Dai regimi iconografici dell’era coloniale agli attuali progetti tecnologici guidati dalla Cina in tutto il Sud del mondo, questi sistemi continuano a plasmare il modo in cui sono organizzati il lavoro, il territorio e la visibilità. Mettendo in primo piano le isole come luoghi critici di transito e controllo, The Sea That Remembers ci invita a ripensare l’Oceano Indiano come uno spazio in cui le storie del lavoro, della tecnologia e della politica dell’immagine rimangono profondamente intrecciate.

La partecipazione è gratuita, senza prenotazione, fino a esaurimento posti disponibili.

Incontro in inglese con traduzione in italiano.

 

 

SABATO 21 FEBBRAIO

 

Sabato 21 febbraio ore 15:30

DESTRIERI DELL’ETERNITA’. IL SIMBOLISMO DEL CAVALLO NELLA COLLEZIONE CINESE DEL MAO

MAO – visita tematica in occasione del Capodanno cinese

In occasione delle celebrazioni del Capodanno Cinese 2026, Anno del Cavallo, si propone un percorso guidato incentrato sulla collezione permanente del museo dedicata alla Cina. In particolare, l’itinerario di visita proporrà al pubblico una prospettiva inconsueta su alcuni suggestivi nuclei di opere che raffigurano il cavallo nei corredi funerari, narrandone il ruolo e la valenza simbolica nella Cina antica, in un affascinante intreccio tra storia e mito.

Costo: 10€ a partecipante

Costi aggiuntivi: biglietto d’ingresso al museo; gratuito per i possessori di Abbonamento Musei.

Acquisto online su https://tickets.fondazionetorinomusei.it/webshop/webticket/eventlist?production=117  fino a esaurimento posti disponibili.

Informazioni t. 011.19560449 oppure ftm.prenotazioni@coopculture.it

 

 

DOMENICA 22 FEBBRAIO

 

Domenica 22 febbraio ore 16

FESTEGGIAMO INSIEME IL CAPODANNO CINESE

MAO – attività famiglie

Benvenuto all’anno del cavallo di fuoco!

I partecipanti verranno aiutati a calcolare il proprio segno zodiacale cinse e, tra i numerosi cavalli di terracotta della collezione cinese del MAO, si troverà ispirazione per l’attività di laboratorio.
Prenotazione obbligatoria
 maodidattica@fondazionetorinomusei.it  – tel 011-4436928

Costo €7 a bambino, adulti ingresso ridotto alle collezioni; gratuito con Abbonamento Musei.

 

 

MERCOLEDI 25 FEBBRAIO

 

Mercoledì 25 febbraio ore 15:30

I FIORI DI STAGIONE: INVERNO

PALAZZO MADAMA – lezione di giardinaggio sostenibile

con Edoardo Santoro

Ogni stagione nel giardino botanico medievale di Palazzo Madama è una scoperta da vivere con curiosità e spirito di osservazione. Nel verde della città di Torino impariamo a seguire il ritmo della natura e osservare i cambiamenti e l’evoluzione delle piante nelle stagioni attraverso le fioriture, i fogliami, frutti e bacche oltre che l’alternarsi delle tecniche di cura del giardino. Gli appuntamenti hanno inizio in museo con una chiacchierata e proseguono in giardino con dimostrazioni pratiche e osservazioni dal vero. Due mercoledì al mese, per approfondire un argomento o una categoria di piante, che portano nel giardino dove osservare e soprattutto mettere in pratica tecniche naturali e sostenibili adatte per coltivare al meglio piante ornamentali e aromatiche, frutti e ortaggi.

Secondo incontro dedicato alle fioriture invernali: timidi ma tenaci e resistenti i fiori invernali sono tra i più attesi e talvolta inaspettati.

Costi: 5 € Ingresso giardino (gratuito abbonamento musei) + 5€ ogni incontro

Info e prenotazioni: tel. 011 4429629; e-mail: madamadidattica@fondazionetorinomusei.it

Prenotazione consigliata

 

Mercoledì 25 febbraio ore 18

PADRE PAOLO ABBONA ALLA CORTE DEI RE BIRMANI

MAO – presentazione del volume Consigliere e diplomatico alla corte birmana. La straordinaria vita del missionario padre Paolo Abbona a cura di Anna Maria Abbona Coverlizza (Editrice Effatà 2025).

Grazie a un’articolata e complessa ricerca, sorretta da una preziosa documentazione – mai prima analizzata – e dal contributo di diversi studiosi, il volume presenta la vita straordinaria di padre Paolo Abbona (Monchiero 1806 – Boves 1874), uomo di umili origini, ma di grande intelligenza e umanità, delineandone un ritratto affascinante e ricco di sfaccettature.

Una figura appassionante e davvero inusuale quella del missionario Paolo Abbona. Attraversò il deserto per raggiungere la Birmania e, per trentatré anni, seppe distinguersi presso la corte. Parlava sette lingue, pose fine alla seconda guerra con gli inglesi e fu grande amico del re Mindon Min, che gli concesse libero accesso al palazzo reale, un’indennità mensile ed incarichi diplomatici.

Si guadagnò la stima di Lord Palmerston, incontrò Cavour e il re Vittorio Emanuele II che la nominò Cavaliere e Ufficiale dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro; poi Commendatore nell’Ordine della Corona d’Italia. Predispose il Trattato di amicizia e commercio tra Italia e Impero Birmano e fu ispiratore e partecipe alla prima missione diplomatica birmana presso Napoleone III.

Scoprì una comunicazione con la Cina ed il Tibet; prestò cure nelle epidemie, studiò astronomia e scrisse persino un trattatello sul sistema copernicano, per soddisfare l’interesse della corte. Come missionario oblato fece costruire scuole, ospedali, conventi e chiese (anche la cattedrale di Mandalay); in costante dialogo tra Occidente e Oriente, rispettò sempre la cultura birmana: mentre masticava betel, discuteva di religione e di astronomia con Mindon, nel giardino reale, dove cresceva l’uva bianca da lui introdotta.

Ingresso gratuito fino a esaurimento posti disponibili.

Anna Maria Abbona Coverlizza, giornalista pubblicista (2001), ha collaborato con giornali e riviste, nazionali e locali. Dal 2003 svolge attività di ricerca come cultrice della materia (@unito) in ambito socio-economico. Autrice di saggi su cultura e turismo e sulla storia della Birmania. (Cfr. A.M. Abbona Coverlizza, Consigliere e diplomatico alla corte birmana. La straordinaria vita del missionario padre Paolo Abbona, Editrice Effatà, 2025). Attiva in associazioni di volontariato; socio fondatore e responsabile Rapporti con le Istituzioni Italiane di MedAcross Onlus, che dal 2016 porta aiuti umanitari e cure sanitarie in Myanmar ed ora anche in altri quattro Paesi, tra Asia e Africa.

 

GIOVEDI 26 FEBBRAIO

 

Giovedì 26 febbraio

MONUMENTO, TORINO CAPITALE. LA FORMA DELLA MEMORIA

Palazzo Madama – apre la nuova mostra

MonumenTO, Torino Capitale. La forma della memoria, progetto espositivo a cura Giovanni Carlo Federico Villa e Cristina Maritano in collaborazione con l’Amministrazione civica, nasce dall’incontro tra una necessità di rilettura critica e un’occasione concreta: la capillare campagna fotografica condotta da Giorgio Boschetti, che ha restituito ai monumenti torinesi una presenza nuova e inattesa. Attraverso immagini notturne di forte impatto, le statue emergono dal buio come figure isolate, sottratte al rumore urbano e restituite a uno sguardo ravvicinato, capace di coglierne espressioni, posture e tensioni formali. Un lavoro che non documenta soltanto, ma riattiva, trasformando la città in un vero e proprio Teatro della Memoria.

La mostra indaga un secolo di statuaria commemorativa pubblica a Torino concentrandosi su oltre cinquanta gruppi scultorei e offrendo una lettura storico-critica, artistica, urbanistica e sociale delle scelte che hanno modellato il volto simbolico della città. Il percorso prende avvio nel 1838, con l’inaugurazione del Monumento equestre a Emanuele Filiberto di Carlo Marochetti, e si estende fino agli anni Trenta del Novecento.

Attraverso opere e monumenti emerge una Torino dai molti volti: la capitale sabauda dei principi, dei condottieri e dei soldati (da Emanuele Filiberto, a Carlo Alberto, a Pietro Micca); la città dei santi sociali – Giuseppe Cafasso e Giuseppe Benedetto Cottolengo – celebrati tra quotidianità e retorica monumentale; la città capofila del Risorgimento, che celebra gli eroi delle guerre di indipendenza e della lotta per l’unificazione italiana (dall’Alfiere dell’Esercito Sardo a Massimo d’Azeglio, da Garibaldi a Cavour); la Torino laica e positivista, capace di commemorare figure della scienza, dell’impegno civile e dell’imprenditoria (da Luigi Lagrange, a Giuseppe Mazzini, a Pietro Paleocapa).

Il percorso espositivo riunisce circa cento opere – modelli in gesso, bronzetti, disegni progettuali, periodici, fotografie e manifesti che illustrano il lavoro degli artisti coinvolti nell’impresa di monumentalizzazione della città.

 

Giovedì 26 febbraio ore 17:00

PRESENTAZIONE DEL LIBRO DI GIULIANO SERGIO “BLOW-UP. PIERO MANZONI E L’ESPLOSIONE DEI NUOVI MEDIA”

GAM – Conferenza

Sala Incontri. Ingresso libero fino a esaurimento posti disponibili

 

Intervengono:

Rosalia Pasqualino di Marineo

Marco Senaldi

Giuliano Sergio – Autore del volume

Modera: Fabio Cafagna – Conservatore GAM

La GAM è lieta di ospitare la presentazione del volume di Giuliano Sergio Blow-up. Piero Manzoni e l’esplosione dei nuovi media, pubblicato da Electa, Milano 2025.

Il saggio di Giuliano Sergio analizza la visionaria coerenza con cui Piero Manzoni, fra i più celebri artisti del Novecento, intuì il ruolo dei mass-media nella definizione dell’artista e del suo linguaggio.

Superando l’icona romantica dell’artista-genio e il racconto foto-cinematografico delle sue azioni, come fusione fra arte e vita, Manzoni rifiuta il “gesto inutile” e costruisce un’immagine complessa e antitetica.

Il suo “gesto” si concretizza nell’osservare con ironia il farsi dell’opera: lo svolgersi della linea, il gonfiarsi del corpo d’aria, il dispiegarsi del tessuto achrome.

Le azioni interpretate da Manzoni per i cinegiornali sono scene di cabaret; la sua Merda d’artista è promossa come un prodotto pubblicitario; egli costruisce reportage paradossali dove firma modelle nude e contrassegna uova con la propria impronta. Sono immagini pensate per le riviste illustrate o da proiettare durante gli intervalli al cinema.

Rivolgendosi al grande pubblico, Manzoni semina il dubbio sul ruolo dell’artista e sulla funzione dell’arte, avviando una riflessione decisiva sull’autorialità agli albori del consumismo.

Maggiori Info

   
Visite guidate in museo alle collezioni e alle mostre
 di Palazzo Madama, GAM e MAO
a cura di CoopCulture.
Per informazioni e prenotazioni: t. 011 19560449 (lunedì-domenica ore 10-17)

ftm.prenotazioni@coopculture.it

 

https://www.coopculture.it/it/poi/gam-galleria-darte-moderna/
https://www.coopculture.it/it/poi/mao-museo-darte-orientale/
https://www.coopculture.it/it/poi/palazzo-madama-museo-civico-darte-antica/

 

Stupinigi: Evviva l’anno del Cavallo

Domenica 22 febbraio, ore 15.45

Per il Capodanno Cinese una visita speciale alla scoperta delle “cineserie” della Palazzina di Caccia

 

 

In occasione del Capodanno Cinese, la Fondazione Ordine Mauriziano organizza una visita speciale alla scoperta di un mondo lontano e delle influenze orientali presenti all’interno del percorso di visita della Palazzina di Caccia di Stupinigi.

L’appuntamento “Evviva l’anno del Cavallo” di domenica 22 febbraio è un viaggio verso Oriente, un’immersione nei racconti dei grandi viaggiatori, attraverso la Via della Seta e fino in Cina. Dai paesaggi ad acquerello delle carte da parati alle stoffe, dall’esotica Sala da Gioco ai bizzarri animali del serraglio: nella Palazzina di Caccia di Stupinigi si possono ripercorrere le influenze ed il gusto per le “cineserie” e l’esotismo diffuso nelle residenze sabaude.

Il fascino dell’Oriente conquista l’Europa a partire dal 1600 con l’arrivo nel Vecchio Continente di merci preziose quali lacche, sete, carte da parati e porcellane che vanno ad abbellire le dimore di re e principi. In Italia, i Savoia, influenzati anche loro dall’esotismo, creano ambienti che riecheggiano questi luoghi lontani. I Gabinetti Cinesi, ad esempio, hanno una tappezzeria di carta dipinta a tempera, importata dalla Cina meridionale, con scene che si sviluppano dal basso verso l’alto, tratte dalla vita e dai costumi popolari dell’antica Cina.

Mara Martellotta

INFO

Palazzina di Caccia di Stupinigi

Piazza Principe Amedeo 7, Stupinigi – Nichelino (TO)

Domenica 22 febbraio 2026, ore 15.45

Evviva l’anno del Cavallo

Durata dell’evento: 1 ora e 15 minuti circa

Prezzo visita guidata: 5 euro + biglietto di ingresso

Biglietto di ingresso: intero 12 euro; ridotto 8 euro

Gratuito: minori di 6 anni e possessori di Abbonamento Musei Torino Piemonte e Royal Card

Prenotazione obbligatoria entro il venerdì precedente

Info e prenotazioni: 011 6200601 stupinigi@biglietteria.ordinemauriziano.it

www.ordinemauriziano.it

Giorni e orari di apertura Palazzina di Caccia di Stupinigi: da martedì a venerdì 10-17,30 (ultimo ingresso ore 17); sabato, domenica e festivi 10-18,30 (ultimo ingresso ore 18).

Capodanno Cinese, alla Palazzina di Caccia di Stupingi visita speciale 

Domenica 22 febbraio prossimo, alle ore 15.45, in occasione del Capodanno Cinese una visita speciale alla scoperta delle cineserie della Palazzina di Caccia di Stupinigi.
In occasione del Capodanno cinese, la Fondazione Ordine Mauriziano organizza, infatti, una visita speciale alla scoperta di un mondo lontano e delle influenze orientali presenti all’interno della Palazzina di Caccia di Stupinigi.
L’appuntamento dal titolo ‘Evviva l’anno del Cavallo’ di domenica 22 febbraio rappresenta un viaggio verso Oriente,  un’immersione nei racconti dei grandi viaggiatori, attraverso la via della Seta fino alla Cina.

Dai paesaggi ad acquerello delle carte da parati alle stoffe, dall’esotica Sala da Gioco ai bizzarri animali del serraglio, nella Palazzina di Caccia di Stupinigi si possono ripercorrere le influenze e il gusto per le cineserie e l’esotismo diffuso nelle residenze sabaude.

Il fascino dell’Oriente conquista l’Europa a partire dal Seicento con l’arrivo nel Vecchio Continente di merci preziose quali lacche, sete, carte da parati, porcellane che vanno ad abbellire le dimore di re e principi .
In Italia i Savoia, influenzati anche loro dall’esotismo, creano ambienti che riecheggiano luoghi lontani, i Gabinetti cinesi, che hanno una tappezzeria di carta dipinta a tempera, importata dalla Cina meridionale  con scene che si sviluppano dal basso verso l’alto, tratte dalla vita e dai costumi popolari dell’antica Cina.

Info

Palazzina di Caccia di Stupinigi

Piazza Principe Amedeo 7, Stupinigi- Nichelino ( TO)

Domenica 22 febbraio 2026, ore 15.45

Evviva l’anno del Cavallo

Prezzo visita guidata 5 euro più biglietto di ingresso ( intero 12 euro, ridotto 8 euro)

Gratuto: minori di 6 anni e possessori di Abbonamento Torino Musei Torino Piemonte e Royal Card.

Prenotazione obbligatoria entro il veenrdì precedente  allo 0116200601

stupinigi@ biglietteria.ordinemauriziano.it

Mara Martellotta

Il direttore de Il Giornale, Tommaso Cerno, si racconta a EnjoyBook 

“Controcorrente per scelta”. Insieme a lui, Vladimir Luxuria

La rassegna culturale “EnjoyBook 2026 – storie di libertà e visione, dove la parola incontra la musica” presenta, giovedì 19 febbraio prossimo, alle 20.15, il nuovo appuntamento “Controcorrente per scelta” al teatro Juvarra di Torino, che ha già ospitato i primi due appuntamenti con l’imprenditore Giuseppe Lavazza e il direttore d’orchestra Beatrice Venezi. In uno spazio aperto di ascolto, racconto e confronto, in cui parola, musica dal vivo e convivialità sono uniti in un format innovativo che esclude qualsiasi rigidezza ideologica e lezione frontale, si racconterà al pubblico Tommaso Cerno, direttore del quotidiano Il Giornale. L’incontro è moderato dall’inviato Mediaset Marco Graziano.
Sul palco, insieme a Cerno, interverrà anche Vladimir Luxuria, per un confronto aperto che promette riflessioni vive su scelte, identità e traiettorie professionali e umane. Si tratterà di un’occasione conoscere meglio i protagonisti in un contesto libero, dove la musica dal vivo sarà capace di creare suggestioni e spunti per narrazioni personali, dalle passioni alle scelte di vita, dalle cadute alle rinascite, nella dimensione più autentica e senza filtri degli ospiti, che si aprono a un confronto umano e intellettuale.

Nel corso della serata, la band accompagnerà il pubblico con musica dal vivo in un viaggio coinvolgente tra le note, con il catering a completa disposizione. Nonostante si sia in un teatro, non si vivrà l’evento come se si fosse “a teatro”: la rassegna è un’occasione di aggregazione e condivisione, e il pubblico è parte integrante del confronto che si tiene sul palco, dialoga e contribuisce a creare l’atmosfera.

I biglietti sono in vendita al costo di 33 euro, di cui 3 devoluti alla Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro di Candiolo. È  inoltre possibile acquistare il carnet a un prezzo ridotto e per i possessori di Rinascente Card usufruire di una promozione.

Info e vendita: https://www.mailticket.it/evento/50973/controcorrente-per-scelta

Mara Martellotta

La Festa dei Valdesi

Il 17 febbraio i valdesi celebrano la loro libertà: lo stesso giorno del 1848 Re Carlo Alberto, primo sovrano del Ramo Carignano di Casa Savoia firmò le Lettere Patenti con le quali concesse ai valdesi residenti nel Regno di Sardegna tutti i diritti civili e politici al pari dei sudditi cattolici, ponendo così fine ad una secolare discriminazione e permettendo ai giovani di frequentare le scuole e le università.
Il monarca il 4 marzo seguente promulgò lo Statuto Albertino, Carta che fu la Costituzione d’Italia dal 1861 al 1948, mentre il 29 marzo, sul campo di battaglia di Voghera, firmò un decreto che concedeva tutti i diritti civili agli ebrei e agli altri acattolici. Con quest’atto il Regno di Sardegna ebbe il merito d’avere concesso per primo l’emancipazione ai giudei d’Italia.

Ma chi sono i valdesi?

La Chiesa Valdese venne fondata nel XII secolo da Valdo di Lione, un mercante francese che abbandonò i suoi beni per predicare il Vangelo tra i poveri.
Rifiutatosi di astenersi dal predicare e spiegare le Sacre Scritture, venne espulso dalla Diocesi di Lione insieme ai suoi seguaci.
Nel 1532 i valdesi aderirono alla Riforma protestante e nel Ducato di Savoia, con la Pace di Cavour, sottoscritta il 5 giugno 1561 nella Casaforte degli Acaja in nome del Duca Emanuele Filiberto da Filippo di Savoia-Racconigi, venne loro concessa la libertà di culto nelle cosiddette “Valli Valdesi: la Val Pellice, la Val Chisone e la Valle Germanasca. Questo atto rappresentò il primo esempio di libertà religiosa nell’Europa moderna.
Nel 1655, si verificò l’episodio più triste relativo al rapporto tra i Savoia e queste popolazioni: le Pasque Piemontesi. Il giovane Duca Carlo Emanuele II, spinto dalla cattolicissima madre la prima Madama Reale Cristina di Borbone-Francia, inviò il Marchese di Pianezza Carlo Emanuele Simiana nelle Valli Valdesi: i valdesi ospitarono senza sospetti gli armigeri nelle loro case, ma questi, sabato 24 aprile, vigilia di Pasqua, alle 4 del mattino, dopo un segnale convenuto dal Castello di Torre Pellice, assalirono la popolazione, che venne in gran parte massacrata. Alcuni superstiti si rifugiarono nel Queyras, in Francia, altri vennero imprigionati, altri ancora furono convinti con la forza a convertirsi al cattolicesimo. Si salvò solo la popolazione di San Martino, in Val Germanasca, che avvertita dal cattolico Emanuele Bocchiardo riuscì a scappare in Alta Val Chisone. Nelle Valli Valdesi il culto protestante venne proibito, ma l’ondata d’indignazione internazionale suscitata da questo fatto portò alla firma a Pinerolo il 18 agosto delle Patenti di Grazia, le quali ripristinavano almeno in parte le libertà civili e religiose di queste popolazioni.
In Italia oggi i valdesi sono circa 30 mila e delle 41 chiese presenti in Piemonte, 18 sono proprio nelle Valli Valdesi, il cui centro più importante è Torre Pellice.

I festeggiamenti

Ogni anno, la veglia del 17 febbraio nelle Valli Valdesi vengono accesi i falò, che simboleggiano la libertà conquistata. I fedeli si ritrovano presso i templi, da dove partono le fiaccolate verso i luoghi dove ardono i falò. Molto suggestive sono le fiaccolate sugli sci.
La giornata di festa viene celebrata con servizi religiosi, cortei in costume, concerti ed incontri.
Nelle cucine è protagonista la tradizionale “supa barbetta”, pietanza che prende il nome dai “barba”, ministri e predicatori valdesi e da “barbet”, che in dialetto piemontese indica queste popolazioni.
In un recipiente di terracotta o rame vengono disposte foglie di verza, grissini e toma, il tutto viene poi spolverato con cannella, chiodi di garofano e noce moscata. La pietanza viene in seguito condita con qualche fiocco di burro ed è accompagnata da brodo di gallina e maiale. La si porta a cottura sulla brace del camino o sulla stufa senza mai girarla, perché i grissini devono conservare la loro integrità.
In origine si utilizzava il pane raffermo, sostituito, a partire dalla seconda metà dell’Ottocento, dai grissini, che le famiglie benestanti andavano appositamente a comprare a Torino.

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ANDREA CARNINO

Il valore etico della narrativa di Rigoni Stern

In questa fase critica del nostro tempo che, tra conflitti e preoccupazioni per il futuro, segna il punto di alto della crisi per la storia recente dell’umanità si è portati a riflettere sulle parole di uno dei più grandi narratori contemporanei italiani, Mario Rigoni Stern (1921-2008). Nel 2002, in un’intervista concessa a Giulio Milani, si ritrovò a considerare gli effetti benefici di una crisi economica “che prende sempre di mezzo la povera gente”, non nascondendosi come “piuttosto che una guerra, è meglio una grande crisi per stravolgere un poco questo mondo, per metterlo sulla strada giusta, per far capire che non è più la borsa che deve governare”. Non si può fare a meno di ripensare a questa frase oggi dove occorrerebbe ristabilire un patto d’azione tra le istituzioni – dal governo in giù – con i sindacati, i corpi intermedi della società, i ceti produttivi per rimettere la locomotiva italiana su quei binari che hanno, pur tra luci ed ombre, assicurato al Paese uno sviluppo, cercando di recuperare i ritardi atavici che pesano come una palla al piede. Quasi il ritorno, dunque, a stagioni dimenticate. E qui, il discorso vira decisamente su Mario Rigoni Stern. Un ritorno che è anche un azzardo, perché parte proprio da “Stagioni”, l’ultimo libro pubblicato in vita, in cui lo scrittore di Asiago raccontava che cosa significasse per lui lo scorrere del tempo scandito dai ritmi stagionali. Dell’inverno ricordava la legna secca che brucia nelle cucine, il freddo e la neve; dell’estate rammentava i salti sui mucchi di fieno e i nidi di calabroni mentre l’autunno era stagione di rientro delle greggi, di caccia ed escursioni tra i boschi.

In primavera partivano gli emigranti stagionali per la Prussia o la Boemia, ma era anche il momento del risveglio della natura e del ritorno dei rondoni, oltre che il periodo migliore per morire, come accadde al nonno di Mario, a sua madre e a lui stesso. Morire mentre rinasce la vita. Lo scrittore morì ottantaseienne il 16 giugno del 2008, dopo alcuni mesi di malattia, nel letto della sua casa di Asiago. Era un lunedì sera e per sua precisa disposizione la notizia della morte venne diffusa solo a funerali avvenuti, il giorno dopo, nella piccola chiesa del centro dell’altopiano dei Sette Comuni. C’erano la moglie Anna, i tre figli con i due nipoti e il fratello Aldo a salutarne il feretro. Poche persone, raccolte nella cappella come voleva il Sergente nella neve. Al mesto rintocco del Matìo, il campanone di Asiago, toccò l’ultimo saluto. Ora è sepolto nel cimitero a sud del paese, sotto una grande croce di marmo chiaro che lui stesso aveva voluto recuperare dalla tomba del nonno paterno Giovanni Antonio. Sulla tomba una piccola aiuola coltivata a fiori come piaceva a lui, per certi versi simile a quella della teologa e scrittrice Adriana Zarri a Crotte di Strambino, nella campagna canavesana. Ho un personale ricordo di una serata in cui parlammo di lui a Falmenta, in valle Cannobina, dialogando con uno dei suoi più grandi amici, il compositore e maestro Bepi De Marzi: quest’ultimo avanzò l’ipotesi che l’ultima dimora ad Asiago fosse un cenotafio, una tomba vuota, immaginando che le ceneri dello scrittore fossero state disperse nella steppa russa dove riposavano i suoi commilitoni dei reparti alpini che persero la vita nella tragica ritirata di Russia. Ovviamente si trattava solo un’ipotesi, per quanto suggestiva. Mario Rigoni Stern nel 1973 pubblicò una raccolta di racconti intitolata “Ritorno sul Don”. Scrisse, nell’occasione: “Ecco, sono ritornato a casa ancora una volta; ma ora so che laggiù, quello tra il Donetz e il Don, è diventato il posto più tranquillo del mondo. C’è una grande pace, un grande silenzio, un’infinita dolcezza. La finestra della mia stanza inquadra boschi e montagne, ma lontano, oltre le Alpi, le pianure, i grandi fiumi, vedo sempre quei villaggi e quelle pianure dove dormono nella loro pace i nostri compagni che non sono tornati a baita”. L’intera sua vita fu segnata dai ricordi di quella guerra, dal gelo della steppa nella sacca del Don, dal calore umano che trovò nelle isbe anche con i “nemici”. Ricordi che si mescolarono con l’amore per la sua terra, per le vicende dei montanari e la vita che si svolgeva seguendo i tempi dettati dall’orologio della natura. Nel 1938, a diciassette anni (“Sull’Altipiano, per noi ragazzi c’era un detto: o prete, o frate, o fuori con le vacche”) entrò alla Scuola Militare d’alpinismo di Aosta, quindi combatté come alpino nel battaglione Vestone in Francia, Grecia, Albania, Russia. Fatto prigioniero dai tedeschi dopo l’armistizio dell’8 settembre, rientrò a casa a piedi, dopo due anni di lager in Lituania, Slesia e Stiria il 5 maggio del 1945. Da quel momento non lasciò più il suo Altopiano dove viveva nella casa che si era costruito da solo, insieme alla moglie e ai figli. Ad Asiago lavorò al catasto comunale, mantenendo l’impiego fino al 1970, quando decide di dedicarsi completamente al lavoro di scrittore. Fu Elio Vittorini, nel 1953, a fargli pubblicare per I Gettoni di Einaudi il suo primo romanzo “Il sergente nella neve”. Poco meno di dieci anni dopo, nel 1962 pubblicò il secondo, “Il bosco degli urogalli”, sempre per Einaudi. Tanti altri seguirono fino a “Stagioni”, l’ultimo romanzo uscito nel 2006, due anni prima della scomparsa. Mario più volte affrontò l’argomento della morte, sottolineando come questa non gli incutesse paura. “La vita si sa che deve finire, ma io non vivo questa consapevolezza con angoscia” raccontò in una intervista per il suo 85esimo compleanno. “Semmai può spaventare la sofferenza fisica, perché a volte il dolore umilia, non lascia all’uomo nemmeno la possibilità di pensare. Ma è un’età, la mia, che va affrontata avendo la coscienza del limite”. D’altronde la morte si era sempre intrecciata alle vicende della sua vita, se non altro per la coincidenza che l’aveva visto venire al mondo (e quindi festeggiare il proprio compleanno) il primo novembre del 1921, giorno dei morti. Per contrasto, nei suoi libri e nei racconti, la vita e le fatiche che l’accompagnano emergevano con grande forza, accompagnando i lettori tra sentieri di montagna e vicende consumatesi su quei confini tra Italia e mitteleuropa. Forse è anche per questo che il tempo che scorre non affievolisce la voce che esce dalle pagine che ci ha lasciato. Una voce potente che si può udire leggendo la raccolta di ventisette interviste fra le tante concesse dallo scrittore di Asiago nell’arco di tempo compreso fra il 1963 ( quando vinse il Bancarellino con “Il sergente nella neve”) e il 2007, l’anno prima della scomparsa. Le pubblicò Einaudi col titolo ”Il coraggio di dire no”, a cura di Giuseppe Mendicino. I testi sono suddivisi in quattro parti: “La vita”, “I libri”, “Le guerre”, “La natura, le montagne, la caccia”, riassumendo così la biografia e l’orizzonte etico-culturale di Mario. Rigoni Stern non si è mai considerato un vero e proprio romanziere ma semmai un narratore, un testimone, un “cancelliere della memoria”, come lo definì acutamente Corrado Stajano. Nella sua vita frequentò, durante i primi anni della sua vita militare e poi nel dopoguerra, diverse località della Valle d’Aosta e del Piemonte: dall’Aosta della caserma “Testa Fochi” all’alta Val Formazza del “corso sciatori” del gennaio del 1939, descritta nel suo “L’ultima partita a carte”; da Champorcher e Cogne, la Val Veny e la Val Soana, il Piccolo San Bernardo. E poi la Torino dell’Einaudi, nella storica sede al n.2 di via Biancamano. Nove anni dopo “Il sergente nella neve”, nel 1962 pubblicò il secondo romanzo, “Il bosco degli urogalli”, sempre per la casa editrice dello struzzo. E tanti altri seguirono fino a “Stagioni”, l’ultimo romanzo uscito nel 2006, due anni prima della sua morte. I testi raccolti ne “Il coraggio di dire no” iniziano con un monologo dello stesso scrittore che racconta il suo grande “rifiuto”, dopo essere stato fatto prigioniero dai nazisti e internato in un lager in Masuria, vicino alla Lituania. Scrive, Rigoni Stern: “Dopo quattro o cinque giorni, ci proposero di arruolarci nella repubblica di Salò, ossia di aderire all’Italia di Mussolini. Eravamo un gruppo di amici che avevano fatto la guerra in Albania e in Russia. Eravamo rimasti in pochi. Ci siamo messi davanti allo schieramento, e quando hanno detto «Alpini, fate un passo avanti, tornate a combattere!», abbiamo fatto un passo indietro. Gli altri ci hanno seguito… Abbiamo resistito… Avevamo imparato a dire no sui campi della guerra. È molto più difficile dire no che sì”. Una narrazione chiara, asciutta, antiretorica. Trasmette per intero il suo codice etico dove trovano spazio il senso di giustizia, il coraggio, l’amore per la natura, la generosità verso gli altri, l’indipendenza di giudizio, la passione civile. In un colloquio del 2004 per “La Regione Ticino”, Rigoni Stern mise in luce il suo lato ironico, raccontando di una specie di scherzo che faceva con Giulio Einaudi andando in giro per le librerie e rivoltando verso l’interno i dorsi dei libri che non gradivano. In questa come in tutte le sue opere, Mario Rigoni Stern riflette l’immagine di una persona saggia, severa con se stesso prima ancora che con gli altri ma capace anche di grande ironia. E di una forza che, per nostra fortuna, attraverso i libri non ha mai smesso di parlarci e farci compagnia.

Marco Travaglini

A San Valentino in coppia al museo

 

 

Sabato 14 febbraio un solo biglietto a chi si presenta in coppia

Offerta valida per le mostre temporanee e le collezioni permanenti di GAM, MAO

e Palazzo Madama

In occasione di San Valentino, sabato 14 febbraioGAMMAO e Palazzo Madama propongono una speciale promozione dedicata a ogni coppia, senza distinzione di genere, sesso, età e relazione.

 

Tutti i visitatori che si presenteranno in due (coniugi, fidanzati, genitori e figli, amici o parenti) potranno accedere alle collezioni permanenti e alle mostre temporanee Notti. Cinque secoli di sogni, stelle e pleniluniLinda Fregni Nagler. Anger Pleasure FearElisabetta Di Maggio. Frangibile Lothar Baumgarten. Culture Nature alla GAM e Chiharu Shiota: The Soul Trembles al MAO con la formula 2×1, pagando un solo biglietto a prezzo intero e valido per 2 persone.

L’offerta è valida solo sul biglietto intero. Non cumulabile con Abbonamento Musei e Torino Piemonte Card.

 

Completa l’iniziativa un ricco calendario di visite guidate tematiche a cura di Coopculture:

 

sabato 14 febbraio ore 15:30

LE MILLE E UNA DECLINAZIONI DELL’AMORE NELLE OPERE DEL MAO

Il percorso di visita condurrà il pubblico alla scoperta delle opere d’arte del museo accomunate dal tema amoroso e sessuale in ambito buddhista e induista. L’apprezzamento dell’estetica delle opere del Subcontinente indiano e della Regione Himalayana andrà di pari passo con l’approfondimento di tematiche connesse alla sfera amorosa nelle sue innumerevoli sfumature.
NB percorso consigliato per il solo pubblico adulto.

 

sabato 14 febbraio ore 15:30 
MANO NELLA MANO: AMORI CELEBRI A PALAZZO MADAMA

A Palazzo Madama, le collezioni raccontano grandi amori della storia attraverso dipinti e raffinati oggetti decorativi. Durante la visita, i partecipanti possono seguire le tracce di passioni celebri e legami importanti. I due grandi ritratti equestri in Sala Guidobono narrano un’unione storica: Carlo Emanuele II, imponente opera del Brambilla e, sulla parete opposta, Maria Giovanna Battista Savoia Nemours: un matrimonio durato dodici anni specchio della storia sabauda di XVII secolo. Coppie famose, simboli di fedeltà, graziosi putti che scoccano dardi: l’amore è ovunque. I variegati e intriganti i lambriggi in Camera Nuova svelano storie e passioni che, da sempre, sono state ispirazione d’arte: Diana e Endimione; Giove, Danae e la pioggia d’oro: fin dalla antichità il nobile sentimento è stato protagonista nell’arte e nella vita.

 

sabato 14 febbraio ore 16:00

NOTTI D’AMORE: SAN VALENTINO ALLA GAM

In un pomeriggio dedicato all’amore, entreremo nella mostra “Notti” lasciandoci guidare dalle opere e dalle loro ombre. Tra immagini che si accendono nella penombra e poesie d’amore lette lungo il percorso, scopriremo come la notte sappia custodire emozioni, incontri e desideri.

Un breve viaggio nel museo, e dentro di noi, per celebrare l’amore in tutte le sue forme.

 

Costo di ogni visita guidata: 10€ a partecipante
Costi aggiuntivi: biglietto d’ingresso al museo; gratuito per i possessori di Abbonamento Musei.
Acquisto online su  https://tickets.fondazionetorinomusei.it/webshop/webticket/eventlist?production=117 fino a esaurimento posti disponibili.
Informazioni t. 011.19560449 oppure ftm.prenotazioni@coopculture.it

“Adotta uno scrittore, una scrittrice”… da Torino ad Addis Abeba

Per la prima volta, il “Progetto didattico” voluto dal “Salone del Libro” di Torino varca i confini nazionali e vola nella Capitale etiope

Dal 18 febbraio al 18 maggio

Ormai giunto alla sua XXIV edizione, il Progetto didattico e culturale “Adotta uno scrittore, una scrittrice” – voluto in prima battuta dal “Salone Internazionale del Libro di Torino” e rivolto alle scuole piemontesi e italiane (dalle elementari all’Università, comprese quelle aperte in carceri e in ospedali) – sconfina dalle “italiche frontiere” per portare la sua voce e i suoi principi niente meno che in Etiopia, ad Addis Abeba. Alla guida dell’“ardimentosa” spedizione sarà la stessa direttrice del “Salone” subalpino, la scrittrice Annalena Benini, benevolmente ospitata all’Istituto Omnicomprensivo “Galileo Galilei” della capitale etiope, da mercoledì 18 a sabato 21 febbraio prossimi.

Le cifre, da sole, danno l’idea dell’importanza e dell’ampia inclusività del “Progetto” che vede, accanto all’impegno del “Salone del Libro”, il sostegno della “Consulta delle Fondazioni di origine bancaria del Piemonte e della Liguria” e la collaborazione della “Fondazione con il Sud” e di “Iveco Group”: in totale 40 autrici ed autori incontreranno studentesse e studenti di 40 scuole, nonché carceri e ospedali di 9 regioni italiane, dal nord al sud della penisola.

A conti fatti, saranno dunque ben 972, quest’anno, le studentesse e gli studenti coinvolti, tra febbraio e maggio, nelle regioni di PiemonteLiguriaBasilicataCalabriaCampaniaPugliaSardegna e Sicilia. Ogni adozione prevede tre appuntamenti in classe per ciascuna autrice e ciascun autore adottati e il quarto conclusivolunedì 18 maggio, alla chiusura della XXXVIII edizione del “Salone Internazionale del Libro”  al “Lingotto Fiere” di Torino. Per la terza volta, partecipa nuovamente al “Progetto” anche una classe di minori stranieri non accompagnati e studenti recentemente arrivati in Italia  che ancora non parlano, o parlano poco, la lingua italiana, presso il CPIA 3 – Centro Provinciale per l’Istruzione degli Adulti “Tullio De Mauro” di Torino.

“In più di vent’anni di attività, ‘Adotta uno scrittore, una scrittrice’ – dicono gli organizzatori – ha saputo creare non solo significativi momenti di approfondimento sulla lettura e formative occasioni di confronto sulla scrittura, ma soprattutto felici opportunità di ‘discussione e dialogo’ sui tanti temi e spunti che le pagine dei libri sanno da sempre offrire … Grazie al ‘clima di collaborazione’ che si crea nella dimensione intima e accogliente delle classi, ogni adozione si presenta unica e irripetibile, avvalorata dalla possibilità, per le autrici e gli autori adottati, di poter sfruttare il tempo a disposizione in completa libertà e creatività, dedicando uno spazio anche ai propri libri, che vengono dati in dono a ciascun studente. Gli appuntamenti accompagnano bambine, bambini, ragazze e ragazzi sulla strada della formazione di uno spirito critico e di una capacità di riflessione, per aiutarli ad appropriarsi di un loro personale sguardo sul mondo”.

Dopo il successo delle due precedenti “adozioni residenziali”, nel 2024 e nel 2025, quest’anno saranno tante e tanti le autrici e gli autori che risiederanno per più giorni consecutivi in una città, per incontrare quotidianamente studentesse e studenti, come Annalena Benini (Addis Abeba), Antonella Lattanzi (Lecce), Marco Magnone (Lipari), Marilena Umuhoza Delli (Genova), Daniele Bonomo “Gud” (San Damiano d’Asti), Andrea Antinori (Brusasco), Valentina Maselli (Strambino), Simone Rea (Torino), Fabrizio Rondolino (Domodossola) e Giovanni Colaneri (Rivoli).

Grazie al “Progetto”, nel corso degli anni sono state portate a termine 585 adozioni, per un totale di 16.250 studentesse e studenti, dalla scuola primaria alle università fino agli istituti carcerari, coinvolgendo 420 tra le autrici e gli autori più importanti della letteratura italiana degli ultimi quarant’anni.

Cifre sicuramente notevoli. Aride in sé, se non si tiene conto di quanto sta dietro a dei semplici numeri. Tantissimo impegno, un oceano di disponibilità e la forza di una visione capace di connettere la trasparenza letteraria alla più terrena quotidianità in uno scambio di reciproche esperienze ed informazioni, atte a meglio affrontare le contingenti sfide della realtà. Presente e futura.

Per info e programma dettagliatowww.salonelibro.it

g.m.

Nelle foto: Annalena Benini (Ph. Chiara Pasqualini); Marco Magnone (Ph. Luca Fumero) e Valentina Maselli

L’emozionante storia di Claudette Colvin approda a Torino

 

Al Polo del Novecento di Torino arriva NOIRE, un’installazione in realtà aumentata dedicata a Claudette Colvin, in programma dal 12 al 24 febbraio in occasione del Black History Month.

 

Dopo l’inaugurazione al Centre Pompidou di Parigi e le tappe internazionali che l’hanno portata al Tribeca Film Festival di New York e al Digital Culture Center di Milano, l’opera approda in città con un progetto che unisce memoria storica, tecnologia e partecipazione attiva del pubblico.

L’esperienza dura 32 minuti e si sviluppa all’interno di uno spazio immersivo in cui elementi reali e virtuali convivono. I visitatori non sono semplici spettatori, ma diventano parte della narrazione, muovendosi fisicamente nell’ambiente e vivendo in prima persona il gesto rivoluzionario compiuto nel 1955 a Montgomery da Claudette Colvin, la quindicenne afroamericana che si rifiutò di cedere il posto sull’autobus a una persona bianca, anticipando di mesi l’atto simbolico che avrebbe reso celebre il movimento per i diritti civili. Attraverso suoni, immagini e interazioni digitali, il pubblico sperimenta il peso del pregiudizio, la tensione della scelta e il coraggio di una decisione che ha segnato la storia ma che per lungo tempo è rimasta ai margini della memoria collettiva.

Il direttore del Polo del Novecento, Alessandro Rubini, spiega come “il progetto si inserisce pienamente nella missione dell’istituzione, da sempre impegnata a raccontare il Novecento e le sue fratture sociali e culturali. Si tratta di una storia che parla di discriminazione di razza e di genere, temi centrali per comprendere il secolo scorso, ma affrontati con un linguaggio nuovo, quello della realtà immersiva. L’obiettivo è permettere alle persone di stare idealmente al fianco di Claudette Colvin, di vivere il pregiudizio come lo ha vissuto lei e di riconoscere il coraggio delle sue scelte, mettendo in luce la difficoltà degli eroi che non sempre vengono celebrati. Proporre contenuti di grande qualità attraverso strumenti innovativi diventa così un modo per coinvolgere pubblici diversi e stimolare una partecipazione più profonda e consapevole.”

Particolare attenzione è rivolta ai giovani e alle scuole. L’installazione è pensata come esperienza multiplayer per gruppi di dieci persone, una scelta che ha portato a strutturare un percorso didattico articolato. Prima dell’attività immersiva gli studenti vengono introdotti ai temi della discriminazione razziale e di genere del Novecento; al termine, invece, è previsto un momento di confronto e dibattito per rielaborare quanto vissuto. L’intento non è solo trasmettere informazioni, ma far percepire emotivamente queste storie, raccogliendo le reazioni dei ragazzi e stimolando il dialogo anche fuori dall’aula, nelle famiglie e nella vita quotidiana.

“NOIRE rappresenta anche un banco di prova per il futuro del Polo del Novecento”, conclude il Direttore Rubini. “L’istituzione intende sperimentare nuovi linguaggi insieme ai partner e al proprio pubblico, osservando quali strumenti riescano davvero a generare coinvolgimento ed emozione. Se l’esperimento funzionerà, questo progetto sarà soltanto il primo di una serie di iniziative che utilizzeranno le tecnologie immersive per raccontare la storia contemporanea. In questo modo la memoria esce dai confini tradizionali dell’esposizione museale e diventa un’esperienza concreta, partecipata e attuale, capace di parlare alle nuove generazioni con strumenti vicini al loro modo di vivere e percepire il mondo.”

L’appuntamento al Polo del Novecento è uno di quelli che se lo sai, corri a vederlo. Se lo scopri una volta terminato, te ne penti. Qui trovate il link per prenotarvi: https://www.eventbrite.it/e/noire-installazione-di-realta-aumentata-tickets-1980457034302?aff=oddtdtcreator

Lori Barozzino