CULTURA- Pagina 2

MAUTO e Centro Storico Fiat: oltre 26 mila visitatori tra Natale e l’Epifania

Al Museo Nazionale dell’Automobile e al Centro Storico Fiat, tra Natale e l’Epifania, da mercoledì 24 dicembre 2025 a martedì 6 gennaio 2026, sono stati oltre 26 mila i visitatori. Il giorno con il più alto numero di ingressi è stato il 3 gennaio, con 4 mila e 425 presenze. Un buon incremento rispetto all’anno precedente, quando i visitatori furono 21.650. Un ottimo riscontro hanno avuto le tre mostre in corso: “News from the near future”, la grande esposizione con oltre 100 opere d’arte contemporanea, celebrativa della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo; “Ferrari design-Creative Journeys 2010”, dedicata al team diretto da Flavio Manzoni, e “Back to the future”, tributo al film cult di Robert Zemeckis, con protagonista l’iconica DeLorean, disegnata da Giorgetto Giugiaro, in dialogo con l’artista albanese Anri Sala.

Mara Martellotta

Gli appuntamenti della Fondazione Torino Musei


9 – 15 gennaio 2026

 

SABATO 10 GENNAIO

 

Sabato 10 gennaio ore 16

DOLCI CAREZZE

MAO – visita guidata in collaborazione con OFT

Musica e arte sono unite dalla bellezza. Si potrà scoprire il filo che le lega nel corso delle visite guidate organizzate presso i tre grandi musei della Città di Torino e ispirate dai concerti della Stagione concertistica Memories dell’Orchestra Filarmonica di Torino. Il sabato precedente il concerto GAM Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea, MAO Museo d’Arte Orientale e Palazzo Madama Museo Civico d’Arte Antica propongono infatti, a rotazione, un ciclo di visite guidate al proprio patrimonio museale.

L’iniziativa è come sempre a cura dei Dipartimenti Educazione della Fondazione Torino Musei con la collaborazione di Coopculture.

 

Sabato 10 gennaio 2026, ore 16

Dolci carezze

Nelle sale che ospitano la collezione cinese, giapponese e himalayana e alcuni lavori dell’artista contemporanea Chiharu Shiota, la visita guidata si sofferma sull’arte funeraria, sulle rappresentazioni dei bodhisattva, figure del buddhismo caratterizzate dalla compassione, su diverse concezioni di Paradiso e Inferno e sul tema del viaggio, lungo il confine labile e frastagliato tra interiorità e mondo esterno, passato e futuro, dolore e conforto, realtà e memoria.

Costo: 7€ per il percorso guidato + biglietto di ingresso in mostra (ingresso gratuito al museo con Abbonamento Musei e Torino +Piemonte Card).

Prenotazione consigliata t. 011.19560449 oppure ftm.prenotazioni@coopculture.it

 

 

DOMENICA 11 GENNAIO

 

Domenica 11 gennaio ore 16

APPESI AD UN FILO

MAO – attività famiglie

La visita della mostra temporanea The Soul Trembles di Chiharu Shiota ispirerà l’attività di laboratorio dove i partecipanti saranno invitati a creare un mobile con fili di lana e piccoli oggetti appesi.
Prenotazione obbligatoria: tel 011 4436927 – maodidattica@fondazionetorinomusei.it

Costo: €7,00 a bambino per l’attività; adulti ingresso ridotto mostra, gratuito per i possessori dell’Abbonamento Musei

 

Domenica 11 gennaio ore 10:30

SONORA. Nel cuore profondo delle notti

GAM – Visita guidata speciale con percorso sonoro alla mostra Notti. Cinque secoli di stelle, sogni, pleniluni

A cura di CoopCulture

Visitare la mostra “NOTTI. Cinque secoli di stelle, sogni, pleniluni” significa immergersi in un viaggio tra buio e luce, silenzi e bagliori che hanno affascinato gli artisti nei secoli.

Il percorso attraversa osservazioni astronomiche, atmosfere lunari, sogni e inquietudini, dai notturni romantici alle visioni simboliste e contemporanee.

Con Sonora l’esperienza si amplifica: la guida e la selezione musicale del Maestro Giovanni Bietti evocano emozioni del notturno, fondendo arte e suono nella magia della notte.

Durata: 90 minuti

Costo: 10 € a partecipante

Costo aggiuntivo: biglietto di ingresso alla mostra. Gratuito per i possessori di Abbonamento Musei Torino Piemonte e Valle d’Aosta

Per prenotazioni e informazioni: 011 19560449 – ftm.prenotazioni@coopculture.it

Prenotazione e pagamento online

 

 

LUNEDI 12 GENNAIO

 

lunedì 12 gennaio ore 15:00 -17:00

CIRCLE CHANTING – Il Dipartimento Educazione GAM per L’Accademia della Luce

Circle chanting è un programma di laboratori aperti alla cittadinanza pensati per far dialogare l’opera Bouncing the Ball di Riccardo Previdi con l’azione e le voci di un gruppo di persone provenienti da diverse zone della città. Nell’ambito del Public Program di Luci d’Artista 28° edizione, rivolto alla cittadinanza e avente scopo di rafforzare l’inclusività e allargare la platea dei fruitori, la proposta si sviluppa in laboratori pratici di yoga del suono alla portata di ogni tipo di pubblico. Il punto di partenza è una lettura dell’opera luminosa che traduca il movimento e le forme circolari di cui è composta in esperienza corporea e sonora per i partecipanti. Quattro gruppi di persone saranno condotti in sessioni pratiche a fare esperienza diretta del proprio respiro e del canto, secondo un percorso che prende spunto dalla rappresentazione tradizionale del corpo yogico.

Appuntamento gratuito aperto a tutti su prenotazione: infogamdidattica@fondazionetorinomusei.it

Evento di chiusura in piazza San Carlo, alla presenza di Riccardo Previdi, Venerdì 23 gennaio dalle ore 17:00 maggiori info

 

GIOVEDI 15 GENNAIO

 

Giovedì 15 gennaio ore 18

INCONTRO CON JOSEPH KOSUTH
Luci d’Artista – conferenza alla GAM per Accademia della Luce
Intervengono:
Joseph Kosuth
Chiara Bertola
, Direttrice GAM – Torino
Modera: Antonio Grulli, curatore Luci d’Artista

In occasione del Public Program di Luci d’Artista 28 la GAM ospita la conferenza dedicata al Maestro Joseph Kosuth e a Doppio passaggio, la Luce d’Artista da lui ideata nel 2001 e installata sul ponte Vittorio Emanuele I, tra Piazza Vittorio Veneto e la Gran Madre. Sarà una preziosa occasione per approfondire il lavoro di uno dei più influenti e riconosciuti artisti a livello internazionale, nonché tra i più significativi esponenti e teorici dell’arte concettuale, nel cui lavoro la luce e l’utilizzo del neon hanno avuto un ruolo fondamentale che ha permesso di rendere questo mezzo espressivo centrale nell’evoluzione dei linguaggi dell’arte dell’ultimo decennio. Un tributo attraverso il quale verrà anche ripercorsa la storia e la genesi dell’opera Doppio Passaggio, uno dei capolavori più amati e conosciuti di Luci d’Artista. La Luce del Maestro Joseph Kosuth è stata completamente restaurata in occasione della 28° edizione di Luci d’Artista (2025-2026) grazie a Consulta per la Valorizzazione dei Beni Artistici e Culturali di Torino, Unione Industriali Torino e NeonLauro oltre al sostegno Gruppo IREN. Grazie al restauro l’opera è oggi ancora più visibile e maggiormente sostenibile da un punto di vista energetico. Il Maestro Joseph Kosuth dialogherà con la direttrice della GAM Chiara Bertola, che nel corso della sua carriera ha seguito assiduamente il lavoro dell’artista con il quale ha realizzato ambiziosi progetti, e con Antonio Grulli, curatore di Luci d’Artista dal 2023.

Joseph Kosuth (Toledo, Ohio, 1945) è uno dei pionieri dell’arte concettuale e ha focalizzato la propria ricerca sul linguaggio, interrogando la natura stessa dell’arte. L’opera che per prima gli è valsa la notorietà e ha messo in discussione le consuetudini espositive legate alla percezione dell’arte è One and Three Chairs, del 1965, in cui una sedia vera e propria è affiancata da una fotografia della stessa e dalla definizione della parola “sedia” tratta da un dizionario. Maggiori info: https://www.lucidartistatorino.org/

 

 

Giovedì 15 gennaio ore 18

IL GIARDINO IN UNA PIETRA. GLI SMERALDI DAL NUOVO MONDO ALLE CORTI MUGHAL

MAO – conferenza nell’ambito del ciclo di conferenze Bagliori d’Oriente

A cura di Sherif El Sebaie.

Secondo appuntamento del ciclo di conferenze Bagliori d’Oriente, a cura di Sherif El Sebaie, già Consulente Scientifico per la Galleria dei Paesi Islamici dell’Asia del MAO Museo d’Arte Orientale. Il percorso, pensato come un viaggio attraverso culture e simboli, esplorerà l’uso, il valore rituale e il significato culturale delle pietre preziose e semipreziose, mettendo a confronto le tradizioni artistiche e religiose dell’Oriente e dell’Occidente.

L’appuntamento di gennaio sarà dedicato agli smeraldi.

Utilizzato nei talismani islamici e nei gioielli Mughal, lo smeraldo simboleggia saggezza e rivelazione. L’incontro esplorerà i traffici tra il Nuovo Mondo e l’Asia, le incisioni persiane e i magnifici gioielli indiani.

Ingresso: 5€. Biglietto acquistabile in museo. Non è richiesta la prenotazione

 

 

 
   
Visite guidate in museo alle collezioni e alle mostre
 di Palazzo Madama, GAM e MAO
a cura di CoopCulture.
Per informazioni e prenotazioni: t. 011 19560449 (lunedì-domenica ore 10-17)

ftm.prenotazioni@coopculture.it

 

https://www.coopculture.it/it/poi/gam-galleria-darte-moderna/
https://www.coopculture.it/it/poi/mao-museo-darte-orientale/
https://www.coopculture.it/it/poi/palazzo-madama-museo-civico-darte-antica/

 

Trasferta meneghina per il torinese Salone del Libro

Ospite Massimo Gramellini, si terrà a Milano il terzo appuntamento di “Prendersi cura”, Progetto del “Salone” in collaborazione con “Esselunga”

Lunedì 12 gennaio, ore 18,30

Milano

Lavorano a pieno ritmo tutto l’anno i motori del “Salone Internazionale del Libro” di Torino. Non ci sono pause. Così, per chiudere in bellezza il 2025 e inaugurare con il consueto entusiasmo l’anno nuovo, è già pronto a debuttare a Milano (in attesa della sua 38^ edizione che si terrà dal 14 al 18 maggio presso il “Lingotto Fiere”) il terzo appuntamento di “Prendersi cura”, Progetto ideato nel 2024 dal “Salone”, sui temi dell’“ascolto” e reso possibile dalla collaborazione con il Main partner “Esselunga”, che dal 2021 sostiene la manifestazione subalpina.

Dopo gli incontri con Chiara Gamberale (2024), Andrea De Carlo e Teresa Ciabatti (2025) a Torino, il nuovo appuntamento – organizzato in collaborazione con il “Piccolo Teatro” di Milano – vuole riflettere sul valore dell’attenzione verso gli altri e il mondo e in particolare (quanto bisogno ce n’è oggi più che mai!) sui temi universali dell’“affettività”, come il possesso e l’attaccamento, il tradimento e la gelosia.

L’appuntamento è in programma lunedì 12 gennaio (ore 18,30), al “Teatro Studio Melato” del capoluogo lombardo (via Rivoli, 6); ospite il giornalista e scrittore torinese Massimo Gramellini, attualmente (dopo aver lavorato a “La Stampa”, al “Corriere della Sera” e su “Rai Tre”, ospite fisso di Fabio Fazio a “Che tempo che fa”) conduttore del programma “In altre parole” su “La7”. Gramellini presenterà al pubblico il suo nuovo libro “L’amore è il perché” (“Longanesi”), in dialogo con Annalena Benini, giornalista, scrittrice e direttore del “Salone Internazionale del Libro”.

L’ingresso è gratuito con prenotazione obbligatoria su www.piccoloteatro.org, presso la Biglietteria del “Teatro Strehler” e tramite “biglietteria telefonica”.

Ad accompagnare gli incontri di “Prendersi cura” è il claim “Diamo spazio all’ascolto”, attraverso gli spunti e le riflessioni che i libri possono offrire alle lettrici e ai lettori, con appuntamenti a Torino e a Milano nei “Supermercati Esselunga” o in “spazi pubblici” (non prettamente sedi di eventi culturali, ma spazi comunque di intensa aggregazione) ad essi vicini e al “Salone”.

Ricorda Annalena Benini“Mettersi all’ascolto dell’altro significa molte cose. Prima fra tutte, una predisposizione allo sbilanciamento. Il passaggio avventuroso dal nostro sé più profondo al mondo fuori da noi (la famiglia, il lavoro, l’amicizia e naturalmente l’amore, in tutte le sue forme). È prima uno slancio del cuore, poi un sentimento che tiene in sé emozione e ragione e costruisce il ‘prendersi cura’. Delle relazioni, degli ambienti, della vita quotidiana, delle intermittenze del cuore nel rispetto della diversità, nella consapevolezza che tutto chiede di essere visto per ciò che è, e che ci sono tantissimi modi per chiedere aiuto e per offrirlo. Piccole cose e cose grandi”.

Parole in cui pienamente si riflettono i contenuti e le relazioni raccontate da Gramellini in “L’amore è il perché”, un ibrido tra “memoir” e “saggio narrativo”, una sorta di emozionante “viaggio interiore” che sospende chi scrive e chi legge tra il desiderio di un “amore assoluto”, capace di sconfiggere l’impossibile, e la “paura di farsi male”. Percorso, dunque, tormentato in aspra contesa fra cuore e ragione, in pagine che incontrano pur anche Platone e i “miti greci”, per divenire “storia di educazione sentimentale” e di “crescita esistenziale e spirituale”: la storia di tutti noi che aneliamo all’amore, ne soffriamo e a volte vi rinunciamo. Ma, sottolinea a ragione Gramellini“Rifiutarsi di amare per paura di soffrire è come rifiutarsi di vivere per paura di morire”. E aggiunge la Benini“L’amore muove tutto e a tutto offre un senso, gioia e fatica insieme. ‘Prendersi cura’ significa anche imparare ad amarci”. Un buon auspicio per un anno che si apre riflesso in territori dell’anima in piena salita e confusione, nell’annullamento di sogni e umanità, bagliori di un mondo che urla, inascoltato, desideri di pace e amore, amore vero, amore totale.

Per infowww.salonelibro.it

Gianni Milani

Nelle foto: Locandina “Prendersi cura”; Massimo Gramellini (Ph. Lorenzo Fanfani); Cover “L’amore è il perché” (Longanesi)

L’eclettismo culturale di Mario Soldati

Il 19 giugno del 1999 Mario Soldati moriva a Tellaro, piccolo borgo marinaro ligure. Nato a Torino nel novembre del 1906, Soldati è stato uno dei più grandi intellettuali del Novecento italiano.

Scrittore, giornalista, regista e sceneggiatore cinematografico e televisivo, ha contribuito moltissimo alla cultura e al costume italiano. Intellettuale finissimo, regista di autentici capolavori come “Piccolo mondo antico” e “Malombra”, autore di romanzi come “America primo amore”, “Le lettere da Capri” (premio Strega nel 1954), “I racconti del maresciallo”, di reportage famosi come “Viaggio lungo la valle del Po alla ricerca dei cibi genuini”, Soldati ha lasciato un segno indelebile con la sua poliedrica attività artistica. Lo storico e saggista Pier Franco Quaglieni, l’ha ricordato con il libro “Mario Soldati. La gioia di vivere”, pubblicato nel ventennale della morte dello scrittore e regista torinese. Un testo di grande interesse aperto da un ampio saggio del direttore del Centro Pannunzio, amico personale di Soldati che fu uno dei fondatori del sodalizio culturale subalpino, presiedendolo per due decenni. Un altro grande amico di Soldati, il novarese Enrico Emanuelli, grande firma de La Stampa e del Corriere della Sera, ne tratteggiò così il profilo: “Soldati è scorbutico. Dicono che spesso lo sia per posa. E’ anche legato ad umori repentini, una cosa gli va o non gli va, un po’ a capriccio. Ma dietro a questi suoi estri, vi è una natura d’uomo indipendente, acuto, pieno di difetti appunto perché ha virtù non comuni”. Il brevissimo racconto che segue ( La camelia di Mario Soldati) è un piccolo omaggio alla sua memoria.

“Mario l’aveva portata da Tellaro a Corconio, dalla frazione più orientale del comune di Lerici, nello spezzino, dove aveva scelto di vivere i suoi ultimi anni, al luogo che, forse, più di altri, aveva lasciato un segno, una traccia indelebile nel suo animo, sulla collina che guarda il lago d’Orta. La “General Coletti” era una camelia bella,forte e rigogliosa, con i suoi grandi fiori doppi, a peonia, rosso ciliegia intenso chiazzato a macchie di un bianco candido, puro. L’aveva curata con le proprie mani, pazientemente, con l’attenzione necessaria che si presta ad una creatura apparentemente fragile e delicata. Così l’aveva portata con sè, sul lago d’Orta. Tornare in quel luogo dove aveva vissuto, con il suo più caro amico, “l’altro Mario”, un lungo momento magico, tra l’autunno del 1934 e la primavera del 1936 quando il destino li appaiò, assecondandoli nella scelta di un volontario esilio sul lago d’Orta, si era rivelata una buona idea. Anche portare in dono la camelia agli eredi delle due sorelle Rigotti, l’Angioletta e la Nitti, che all’epoca gestivano l’alberghetto dove dimorarono, era stata un’ottima e gradita intuizione. La locanda non c’era più e il suo posto era stato preso da un’abitazione privata che, però, aveva mantenuto intatta la fisionomia dello stabile. Lì, entrambi, quasi adottati da quella famiglia, misero radici e vissero intere stagioni alloggiando in “una stanza d’angolo, la più bella e più soleggiata dell’albergo, con una finestra a nord e una a ovest”. I ricordi erano come un fiume in piena. Le lunghe chiacchierate davanti al fuoco del camino, mangiando castagne arrosto o bollite, bevendo il vino nuovo nelle ciotole, si accompagnavano alle pagine che vennero scritte, ai libri che presero forma, agli articoli e ai saggi critici che consentirono a entrambi di racimolare il necessario per poter vivere “da scrittori”. L’ambiente circostante si era offerto con generosità ai “due Mario”, Soldati e Bonfantini, ricompensando i loro sguardi con l’intensa bellezza del paesaggio da una sponda del lago all’altra; da Gozzano a Orta, fino ad Omegna e da lì verso Oira, Ronco, Pella e Lagna. Dal balconcino della casa di Corconio, il panorama era rimasto intatto. Mario guardava, ammirato, la camelia dai fiori color panna e fragola. Poi, chiusi gli occhi, annusando l’aria, immaginava i colori del lago. Mario dubitava di potervi tornare. L’età non consentiva grandi progetti e nemmeno di coltivare illusioni. Lo consolava il pensiero che la più bella delle sue camelie potesse rimaner lì, a dimora. Un gesto d’amore di un uomo che in quei luoghi aveva lasciato una parte del suo cuore”.

Marco Travaglini

La triste e sfortunata vita di Emilio Salgari

L’incontro con Emilio Salgari, il papà di Sandokan, Yanez, Tremal-Naik e del Corsaro Nero avvenne tanto tempo fa. E fu un amore improvviso, intenso. I primo due libri furono “I misteri della Jungla Nera” e “Le Tigri di Mompracem”, nelle edizioni che la torinese Viglongo pubblicò negli anni ’60.

 

Vennero letteralmente divorati. Toccò poi all’intero ciclo dei pirati della Malesia e a quelli dei pirati delle Antille, dei Corsari delle Bermude e delle avventure nel Far West. Mi recavo in corriera da Baveno a Intra, da una sponda all’altra del golfo Borromeo del lago Maggiore, dove – alla fornitissima libreria “Alberti” – era possibile acquistare i romanzi usciti dalla sua inesauribile e fantasiosa penna. Salgari, nato a Verona nell’agosto del 1862, esordì come scrittore di racconti d’appendice che uscivano su giornali  a episodi di poche pagine, pubblicati in genere la domenica ma, nonostante un certo successo,visse un’inquieta e tribolata esistenza. A sedici anni si iscrisse all’Istituto nautico di Venezia, senza però terminare gli studi.

 

Tornato a  Verona intraprese l’attività di giornalista, dimostrando una notevole capacità d’immaginazione. Infatti, più che viaggiare per mari e terre lontane, fece viaggiare al sua sconfinata fantasia, documentandosi puntigliosamente su paesi, usi e costumi. Scrisse moltissimo, più di 80 romanzi e circa 150 racconti, spesso pubblicati prima a puntate su riviste e poi in volume. I suoi personaggi sono diventati leggendari: Sandokan, Lady Marianna Guillon ovvero la Perla di Labuan, Yanez de Gomera, Tremal-Naik, il Corsaro Nero e sua figlia Jolanda, Testa di Pietra e molti altri. Nel 1900, dopo aver soggiornato alcuni anni nel Canavese ( tra Ivrea, Cuorgnè e Alpette) e poi a Genova, si trasferì definitivamente a Torino dove cambiò spesso alloggio, abitando nelle vie Morosini e  Superga, in piazza San Martino ( l’attuale piazza XVIII Dicembre, davanti a Porta Susa, nello stesso palazzo all’angolo nord dove De Amicis scrisse il libro “Cuore“), in via Guastalla e infine in Corso Casale dove, al civico 205 una targa commemorativa ricorda quella che è stata l’ultima dimora del più grande scrittore italiano di romanzi d’avventura. Schiacciato dai debiti contratti per pagare le cure della moglie, affetta da una terribile malattia mentale, con quattro figli a carico, si tolse la vita con un rasoio nei boschi della collina torinese.

 

Era il 25 aprile 1911. Ai suoi editori dell’epoca, che stentavano a pagargli i diritti, lasciò questo biglietto: “A voi che vi siete arricchiti con la mia pelle, mantenendo me e la mia famiglia in una continua semi-miseria od anche di più, chiedo solo che per compenso dei guadagni che vi ho dati pensiate ai miei funerali. Vi saluto spezzando la penna“. Ai quattro figli scrisse: “Sono ormai un vinto. La malattia di vostra madre mi ha spezzato il cuore e tutte le energie. Io spero che i milioni di miei ammiratori che per tanti anni ho divertito e istruito provvederanno a voi. Non vi lascio che 150 lire, più un credito di lire 600… Mantenetevi buoni e onesti e pensate, appena potrete, ad aiutare vostra madre. Vi bacia tutti col cuore sanguinante il vostro disgraziato padre“. I suoi funerali passarono quasi inosservati perché in quei giorni Torino era impegnata con l’imminente festa del 50° Anniversario dell’Unità d’Italia. La sua salma fu successivamente traslata nel famedio del cimitero monumentale di Verona. Un tragico e amaro epilogo per l’uomo che, grazie alle sue avventure, fece sognare tante generazioni di ragazzi.

Marco Travaglini

Al Castello di Miradolo “C’è oggi una fiaba”

Al  Castello di Miradolo il nuovo progetto espositivo della Fondazione Cosso si intitola “C’è oggi una fiaba” ed è appunto dedicato al ruolo della fiaba, alle sue funzioni e alle sue caratteristiche nel mondo contemporaneo. A partire dalla celebre riflessione di Gianni Rodari ‘le fiabe sono alleate dell’utopia, non della conversazione’ , la mostra rappresenta un invito a entrare in un racconto e a riscoprire, attraverso l’arte, il potere immaginifico e trasformativo della fiaba.
Curata da Roberto Galimberti con il coordinamento generale  di Paola Eynard e la consulenza iconografica di Enrica Melossi, l’esposizione sulla fiaba intreccia gli elementi ricorrenti del racconto fiabesco con opere di arte moderna e contemporanea. Si dà così vita ad un percorso fatto di luoghi simbolici, personaggi metaforici e oggetti pensanti in cui perdersi, ascoltarsi e ritrovarsi.
Le opere di Bagetti, Sofia Cacherano di Bricherasio, De Dominicis, Pinot Gallizio, Gilardi, Jorn, Kosuth, Licini, Melotti, Mondino, Blinky Palermo, Pistoletto, Schütte, Kiki Smith, Sturani, Veronesi trasformano il castello di Miradolo in uno spazio intimo e condiviso, capace di accogliere nuove storie e nuovi sguardi.
Le opere provengono tutte  da istituzioni torinesi, quali la GAM, Galleria Civica di Arte Moderna e Contemporanea, il Museo della Frutta, i Musei Reali, il Museo di Antichità e il teatro Regio, importanti collezioni private e gallerie internazionali.
Il percorso è  arricchito da una selezione di rare edizioni  di fiabe e da una installazione  sonora inedita curata da ‘Avant-dernière pensée’ che si ispira a “Ma mère l’oye”,  “Mamma oca”, una suite di Maurice Ravel, originalmente composta  per pianoforte a quattro mani  nel 1910, che  si articola in dieci brani ispirati ai racconti di Charles Perrault, di Madame d’Aulnoy e Madame Leprince di Beaumont, libri di fiabe per l’infanzia.
Parallelamente si sviluppa il progetto “Da un metro in giù “, un percorso didattico per visitatori di tutte le età che invita ad osservare l’arte e la realtà  attraverso il gioco.
Grande attenzione è riservata all’accessibilità,  con la presenza di testi in più lingue, strumenti inclusivi come la LIS, percorsi dedicati e lo Spazio calmo, che rendono la mostra fruibile a tutti.
Castello di Miradolo, via Cardonata 2, San Secondo di Pinerolo, Torino
Mara Martellotta

La musa di Cereseto, ricchezza e high society. Un antico bassorilievo in terracotta 

Con il crack del mecenate Riccardo Gualino, coinciso con la crisi finanziaria americana del 1929, ebbe inizio la decadenza del castello di Cereseto. Sequestrato e messo all’asta nel 1933 dalla Banca d’Italia, venne stimato in lire 800000 compresa la vicina tenuta Gambarello dei marchesi Ricci, edificatori della villa barocca di Cereseto abbattuta dal Gualino per costruire il bel castello neogotico voluto dalla moglie e cugina Cesarina Gurgo Salice, progettato dall’ing. Vittorio Tornielli e inaugurato nel 1912. Oltre alle residenze di Firenze, Sestri Levante e Cereseto, i coniugi Gualino possedevano a Torino la villa collinare di San Vito e la casa in via Galliari con teatro annesso di 200 posti per le esibizioni artistiche della moglie, con costumi e coreografie ispirati all’antica Grecia. I Padri della Consolata di Torino, nuovi proprietari del castello dal 1940 al 1946, costruirono un lungo caseggiato situato tra la chiesa e l’entrata del maniero, utilizzato come dormitorio dai 300 allievi del seminario annesso. Oltre a modificare alcune sale del castello, parte delle suppellettili, mobili d’epoca, tappeti preziosi, arredi e opere d’arte finirono all’asta, assegnati all’ambasciata d’Italia di Londra, alla Galleria Sabauda di Torino e alla GAM di Roma. La collezione della musa Cesarina era valutata nel 1931 in 200 milioni di lire, compresi i sette Modigliani acquistati a Parigi nel 1921 dopo la morte dell’artista. Cesarina era stata stregata dal docente di storia dell’Ateneo torinese Lionello Venturi con il quale creò un autentico cenacolo con attori e artisti affermati, rifugiatosi negli USA per il confino di Gualino del 1931 nella colonia di Lipari.

Durante lo svuotamento del castello, dovuto anche a furti e atti di vandalismo, il grande camino del XVII secolo del salone rosso fu venduto al castello di Balzola, proprietà del marchese Ferdinando Pietro Fassati, ultimo del ramo primogenito e delegato del Real Governo d’Italia. Un bassorilievo in terracotta annerito, probabilmente proveniente dal frontone di un camino del castello di Cereseto, fu acquistato nel 1941 da Guglielmo Fissore, collezionista senese di origini piemontesi per conto dell’ordine religioso torinese. L’antica terracotta dalle dimensioni 120x40x5 cm di spessore con vernice avorio originale fu ripulita dal prof. Longhetto, restauratore torinese. Nel 1950 il collezionista la fece esaminare dal critico ed esperto d’arte prof. Amadore Porcella dei Musei Vaticani, ipotizzando il tipico gusto interpretativo di opere fondamentali della scultura primo rinascimento fiorentino. Nel 2020 la terracotta fu esaminata dalla dott. Debora Angelici della TecnArt S.r.l., studio accademico dell’Università degli Studi di Torino specializzato in diagnostica scientifica per la conservazione e valorizzazione dei beni storico culturali, autentificata con termoluminescenza per la datazione dei reperti. Il campionamento fu commissionato da Valeria Fissore Borghi, insegnante di Cuneo con vocazione artistica figlia del collezionista Guglielmo trasferitosi a Savigliano per lavoro. L’esito fu entusiasmante: il campionamento misurato nella frattura che attraversava il bassorilievo era compatibile con il periodo storico del XV secolo ipotizzato nel 1950, confermando la dose annua mediamente compresa tra 0.3-0.8 GY per secolo rilevata in Italia Centrale, firmato dal dott. Fulvio Fantino di Torino. Nel 2021 Valeria fece restaurare la frattura con una colla bicomponente dal perito torinese esperto in ceramica antica Roberto Minarini.

La Fissore Borghi ha collaborato con il Museo della ceramica di Mondovì e all’attivazione di laboratori artistici. Dal 2004 al 2019 ha partecipato a diverse esposizioni: collezione “Ego Bianchi” nella chiesa di Santa Chiara e nel palazzo della amministrazione provinciale di Cuneo; mostra “Percepire il villaggio” nel comune di Demonte in Valle Stura; “Alchimie” al Filatoio Rosso di Caraglio; “Questione di sguardi” nel palazzo Samone di Cuneo. Nel 2018 ha ricevuto l’attestato di benemerenza in campo artistico dall’Associazione Opera di Principessa di Piemonte.
Con la stessa determinazione nel voler soddisfare la curiosità di conoscere la storia dell’antica terracotta appartenuta al padre, Valeria Fissore Borghi, versatile pittrice, grafica e ceramista, ha intrapreso un appassionato percorso sperimentale al fine di superare la raffigurazione fenomenica della realtà contingente dando corpo a visioni interiori astratte. Senza dimenticare le belle tavole, rigorosamente trattate con perizia tecnica, con rappresentazioni figurative reali, esposte nella mostra sull’architettura montana della Valle Stura, organizzata dal comune di Demonte, la sua arte è approdata ad una particolare poetica con sentore d’avanguardia. Attraverso i singolari “Ritratti” dalle sinuose linee di raffinata eco Jugendstil, viene scardinata la mimesi del visibile addentrandosi nel profondo spazio psichico interiore da cui emergono significati nascosti. Suggestionata dalla poetica di Kandinskij allorché si accostò alla antroposofia e all’esoterismo di Rudolf Steiner, Valeria si libera da vincoli tradizionali. Ora sono le sensazioni, non la mente, a suggerire la forma che nasce spontaneamente, come autoesplorazione, dal silenzio del proprio mondo interiore esprimendosi involontariamente attraverso la scrittura automatica libera dal controllo della razionalità.
Armano Luigi Gozzano 
Giuliana Romano Bussola 

Un anno da record per Camera

2025 si è rivelato un anno da record: le mostre e le attività organizzate dalla Fondazione hanno attirato in via delle Rosine oltre 125 mila visitatori con una media giornaliera di 370 presenze. Un risultato di grande valore per la Fondazione, che arriva in un periodo particolarmente significativo caratterizzato dalla vittoria di uno dei più prestigiosi riconoscimenti nell’ambito della fotografia a livello internazionale, il Lucie Spotlight Award 2025, e dall’avvio dei festeggiamenti per i primi dieci anni di attività di CAMERA.

Un anno intenso e ricco di iniziative, in gran parte dirette da Walter Guadagnini e che oggi proseguono sotto la guida di un nuovo direttore artistico dal profilo internazionale come François Hébel.

Sempre attento, curioso e appassionato, il pubblico di CAMERA ha potuto immergersi nella vita e nell’opera ditre grandi maestri del Novecento, due fotografi e una fotografa, che col loro sguardo inconfondibile hanno raccontato il loro tempo e lasciato una traccia indelebile nella storia della fotografia e nell’immaginario collettivo.

Il 2025 si è aperto con la mostraHenri Cartier-Bresson e l’Italia” (14 febbraio – 2 giugno 2025), curata da Clément Chéroux e Walter Guadagnini, con cui i visitatori hanno potuto riscoprire il grande autore francese attraverso l’inedita prospettiva del suo lungo rapporto con l’Italia: un paese profondamente amato da Cartier-Bresson soprattutto per la vivace vita di strada, che gli dava l’opportunità di cogliere quei suoi celebri “istanti decisivi” con cui ha ritratto città e i borghi, la gente comune, così come i grandi intellettuali e gli artisti dell’epoca.

La lunga estate di CAMERA è stata poi animata dalla mostra su “Alfred Eisenstaedt” (13 giugno – 21 settembre 2025) tra i principali fotografi della rivista Life nonché autore del famoso ‘bacio a Times Square’: un viaggio in 170 immagini, curato da Monica Poggi, che ha attraversato tutto l’arco della sua carriera, dai primi scatti nella Germania degli anni Trenta alla vita vertiginosa degli Stati Uniti del boom economico, fino ai ritratti di alcuni personaggi noti come Sophia Loren, Marlene Dietrich, Marilyn Monroe, Albert Einstein e J. Robert Oppenheimer.

 

Dallo scorso 1°ottobre, 160 scatti iconici, misteriosi, affascinanti e autentici, tutti provenienti dai Lee Miller Archives, rivivono negli spazi di via delle Rosine nel percorso curato da Walter Guadagnini “Lee Miller. Opere 1930 – 1955”. Tra eleganti servizi di moda, onirici scatti surrealisti, enigmatici paesaggi surrealisti e drammatici reportage di guerra, la mostra mette in luce l’inesausta curiosità della straordinaria fotografa americana e il suo continuo desiderio di cambiamento e scoperta, tanto della vita quanto della fotografia.

Nel corso del 2025, hanno arricchito gli spazi di CAMERA anche le immagini e i progetti visivi di autori più o meno contemporanei proposti nelle mostre inProject Room, quali “Riccardo Moncalvo. Fotografie 1932 – 1990”, “Olga Cafiero. Cultus Langarum”, “CAMERA meets ICP. Un archivio vivente”, “Arianna Arcara. I sogni dei vecchi”, fino a Cristian Chironi e i suoi tanti modi di “Abitare l’immagine.

Sguardi, voci, storie che il pubblico ha potuto approfondire anche attraverso un ricco programma di talk, presentazioni di libri, attività educative per grandi e piccoli oltre a percorsi di alta formazione per riflettere sulla forza delle immagini e interrogarsi sulla realtà contemporanea.

 

Un anno di cultura: nel 2025 boom di visitatori nei musei torinesi

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 L’anno nuovo porta a riflettere su quanto è successo in quello da poco concluso, con uno sguardo al futuro prossimo.
Il 2025 è stato un anno molto intenso per i Musei Reali di Torino, che sono impegnati in prima linea in importanti progetti strategici legati al PNRR, alcuni già conclusi – nei tempi previsti – altri in fase avanzata, rispettando così le importanti scadenze previste nel corso del 2026. Questi imponenti cantieri sono stati terminati o sono in fase di realizzazione, anche mantenendo i musei aperti.
I numeri raccontano infatti di 672.917 biglietti emessi nel 2025; questi dati consolidano la posizione di prestigio che i Musei Reali rivestono nel panorama culturale italiano, la cui ricca offerta – tra le splendide collezioni permanenti e una programmazione espositiva temporanea di alta qualità – ha saputo attrarre pubblici da tutta Italia e dall’estero.
 Ottima è stata anche l’affluenza libera nei Giardini Reali, rilevata grazie a un applicativo digitale attivo da giugno 2025 con oltre 276.894 presenze.
Un andamento positivo che è continuato anche nel periodo festivo: tra mercoledì 24 a mercoledì 31 dicembre 2025 sono stati staccati 18.215 biglietti, che hanno consentito di apprezzare la ricchezza delle raccolte dei Musei Reali e gli spazi dell’Armeria Reale, con il Gabinetto Cinese e il Medagliere Reale appena riaperti al pubblico dopo i lavori di riqualificazione portati a termine con fondi PNRR. A questi numeri si aggiungono le oltre 11.331 presenze dei Giardini Reali.
Molto apprezzate anche l’esposizione Orazio Gentileschi. Un pittore in viaggio con 12.010 persone dall’apertura che fino al 3 maggio 2026 presenta oltre 40 capolavori provenienti dai più prestigiosi musei del mondo, dal Louvre al Prado alla Pinacoteca Vaticana – alcuni dei quali mai esposti prima in Italia – di uno dei più grandi maestri della pittura italiana, e la mostra dossier Il “divino” Guido Reni nelle collezioni sabaude e sugli altari del Piemonte, compresa nel biglietto di ingresso dei Musei Reali che rende omaggio al pittore emiliano in occasione dei 450 anni dalla sua nascita, con oltre venti opere tra dipinti, disegni e incisioni a documentare le diverse fasi della carriera del pittore, dagli anni giovanili alla piena maturità.

Si chiude un anno straordinario per la Fondazione Torino Musei, segnato da rilevanti risultati per quanto riguarda l’attività espositiva, lo sviluppo internazionale, la valorizzazione delle collezioni ma soprattutto per le prospettive di riqualificazione dell’eccezionale patrimonio architettonico.

Un anno che ha consolidato il ruolo dell’ente quale sistema culturale dinamico, autorevole e capace di coniugare visione a lungo termine, qualità scientifica e apertura a pubblici sempre più ampi.

Al centro di questa visione si collocano due grandi progetti di trasformazione infrastrutturale, di rilevanza nazionale e internazionale, che segnanouna svolta per i musei civici torinesi. Da un lato, l’annuncio del vincitore del concorso internazionale di progettazione per la riqualificazione della GAM– reso pienamente possibile grazie al fondamentale sostegno della Fondazione Compagnia di San Paolo – apre l’avvio della fase di completa riqualificazione del museo, orientata a sostenibilità, accessibilità e rinnovati modelli di fruizione e partecipazione.

Dall’altro, il proseguimento del grande progetto di riqualificazione, restauro e rifunzionalizzazione di Palazzo Madama, sostenuto dalla Fondazione CRT, pone le basi per la nascita del futuro Museo della Città, restituendo al pubblico spazi rinnovati e una nuova narrazione del rapporto tra Torino, la sua storia e le sue comunità. Due interventi distinti ma complementari, che delineano una visione condivisa di museo come organismo culturale in continua evoluzione, contemporaneo, profondamente radicato nel contesto cittadino ma con un chiaro posizionamento e proiezione internazionale.

Accanto a questa forte progettualità, la Fondazione Torino Musei ha perseguito con nuova e diversa convinzione la propria vocazione internazionale, con ben otto mostre realizzate in Europa e in Asiae un’intensa attività di cooperazione e formazione, contribuendo alla diffusione e alla valorizzazione del patrimonio museale della città a livello globale. Gli spettatori delle mostre all’estero sono stati oltre 435.000. A coronare questa proiezione internazionale, il 2025 ha visto il ritorno in Italia della 57ª edizione della Conferenza Annuale di CIMAM – International Committee for Museums and Collections of Modern Art, promossa da CIMAM con il supporto di Fondazione Arte CRT e Fondazione CRT, per la quale Fondazione Torino Musei ha offerto il proprio contributo all’organizzazione.

Sul piano espositivo, il 2025 è stato segnato dal grande successo delle proposte espositive di tutti e tre i musei, apprezzate dal grande pubblico così come dagli specialisti.

La mostra Chiharu Shiota. The Soul Trembles al MAO, oltre a rappresentare una svolta nella programmazione complessiva del Museo verso nuovi pubblici e una dimensione attiva sulla scena contemporanea, è diventata uno dei momenti più rilevanti dell’intera programmazione annuale cittadina e nazionale. Analogamente, la programmazione di Palazzo Madama con l’eccellente mostra Vedova Tintoretto. In dialogo e con quella della GAM NOTTI. Cinque secoli di stelle, sogni, pleniluni. Tutti progetti di forte rilievo, particolarmente apprezzati dalla critica, di forte fascino per i visitatori e capaci di confermare la funzione dei musei come spazi di approfondimento, dialogo e ricerca.

Artissima, diretta da Luigi Fassi, alla sua trentaduesima edizione, una delle migliori edizioni di sempre, con un progetto culturale senza pari e con la partecipazione di gallerie da 5 continenti e la presenza a Torino del miglior parterre del mondo dell’arte contemporanea nazionale e internazionale. Artissima continua a confermarsi al vertice dell’eccellente sistema dell’arte contemporanea con il ruolo di piattaforma internazionale di riferimento contribuendo in modo significativo al posizionamento di Torino non solo nel circuito globale delle fiere e degli eventi culturali, ma più radicatamente quale uno dei centri di riferimento nazionale nell’ambito dell’arte contemporanea.

Luci d’Artista grazie al profondo impulso dato al progetto dalla Fondazione e dal curatore Antonio Grulli, ha contribuito a rinnovare il rapporto tra arte contemporanea e città, ha trasformato lo spazio urbano in un’esperienza culturale diffusa e ha rafforzato, anche grazie alle nuove sezioni collaterali, Costellazioni e Duet, la dimensione nazionale e internazionale del progetto.  La straordinaria edizione 2025, arricchita da cinque nuove opere di artisti internazionali, si è confermata come uno dei progetti dinamici e attrattivi della Fondazione e come appuntamento imprescindibile dell’autunno-inverno cittadino, con una sua naturale estensione ai restanti mesi dell’anno attraverso un public programinnovativo e coinvolgente per una platea di pubblici in costante rinnovamento. Particolarmente significativo è il programma di conservazione e restauro del patrimonio di opere d’arte, a garanzia della futura continuità del progetto, coronato quest’anno dal monumentale reenactement dell’opera di Joseph Kosuth  Doppio Passaggio sulle fiancate del Ponte Vittorio Emanuele. Sono tutti fattori di crescita della manifestazione, che a oggi rappresenta uno dei più rilevanti progetti di arte nello spazio pubblico a livello internazionale.

In questo contesto, GAM, MAO, Palazzo Madama e Artissima hanno accolto complessivamente 650.777 visitatori, a cui si aggiungono circa 435.000 presenze registrate dalle mostre realizzate all’estero: Fondazione Torino Musei raggiunge così complessivamente oltre un milione di utentiincontrati a livello nazionale e internazionale, a conferma della solidità e attrattività di un sistema museale capace di operare con continuità tra dimensione locale e proiezione globale.

Nello specifico, nel corso dell’anno Palazzo Madama – Museo Civico d’Arte Antica ha superato le250.000 presenze e la GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea i 220.000visitatori, confermando la varietà e qualità della loro programmazione. Il MAO Museo d’Arte Orientaleha registrato un significativo incremento di presenze, raggiungendo oltre 138.000 visitatori.

A conferma della rilevanza delle attività della Fondazione come motori di coesione sociale e di partecipazione culturale, nel corso del 2025 è proseguita un’azione significativa e continuativa sul territorio, che ha coinvolto un pubblico ampio e diversificato — insegnanti, studenti, famiglie, adulti e persone con disabilità — permettendo a tutti di vivere il museo in modo attivo attraverso la partecipazione alle numerose iniziative proposte.

Il 2025 in numeri

 

  • 225.952 sono stati i visitatori registrati allaGAM, 138.764 al MAO, e 251.561 a Palazzo Madama; 34.500 sono state le presenze adArtissima.

Nel corso del 2025 la Fondazione Torino Musei ha realizzato:

  • 21 mostre e progetti espositivi nei tre musei, tra grandi mostre temporanee, riallestimenti e percorsi di ricerca
  • 8 mostre all’estero in Cina, Regno Unito, Spagna, Lettonia e Turchia
  • 194 eventi, tra conferenze, attività educative e per famiglie, visite guidate speciali, performance, concerti e incontri pubblici
  • 162 opere in prestito, a testimonianza della rilevanza e della diffusione delle collezioni della Fondazione Torino Musei nel panorama museale italiano e internazionale, con presenze in istituzioni quali il Kunstmuseum di Berna, Musée de Cluny di Parigi, Musée Savoisien di Chambéry, Liechtenstein Garten Palace di Vienna, Reggia di Caserta, Gallerie degli Uffizi di Firenze, Galleria d’Arte Moderna di Roma, Palazzo Reale di Milano, Guggenheim di Venezia e di Bilbao, Galleria d’Arte Moderna di Milano, Palazzo Esposizioni di Roma e MART di Rovereto.

Alla GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea, diretta da Chiara Bertola, il 2025 è stato caratterizzato da una programmazione intensa, capace di intrecciare ricerca storica e sperimentazione contemporanea, rafforzando il progetto delle Risonanze come visione curatoriale riconoscibile e continuativa, che favorisce solidità progettuale e un rapporto duraturo con il pubblico. Tra aprile e settembre il museo ha presentato laSeconda Risonanza. Ritmo, struttura, segno, con la retrospettiva Fausto Melotti. Lasciatemi divertire!, la personale di Alice Cattaneo e i progetti dedicati a River Claure e Giosetta Fioroni. Con la Terza Risonanza. Incanto, sogno, inquietudine, la stagione autunnale si è aperta con la grande mostra NOTTI. Cinque secoli di stelle, sogni, pleniluni, affiancata dalle personali di Elisabetta Di Maggio. Frangibile, Linda Fregni Nagler. Anger Pleasure Fear e Lothar Baumgarten. Culture Nature, confermando il ruolo della GAM come luogo di riflessione critica sulla contemporaneità. All’ampia programmazione espositiva si è aggiunto il ciclo di conferenze tra arte e filosofia, che ha coinvolto importanti studiosi. L’anno si concluso con l’annuncio del vincitore del concorso internazionale di progettazione per la riqualificazione del museo a cui hanno partecipato 49 studi di architettura internazionali. Il progetto selezionato, firmato dallo studio MVRDV di Rotterdam con BALANCE Architettura, EP&S Group, Dott. Michelangelo Di Gioia e il Prof. Filippo Busato, immagina una nuova GAM aperta, accessibile e proiettata verso il futuro.

A Palazzo Madama – Museo Civico d’Arte Antica, sotto la direzione di Giovanni Carlo Federico Villa, la programmazione 2025 ha proseguito nel racconto della storia artistica e culturale attraverso mostre capaci di connettere epoche, linguaggi e saperi. Tra l’inizio dell’anno e l’estate, il museo ha ospitato Giro di posta. Primo Levi, le Germanie, l’Europa, Peltri a Torino. La donazione di Attilio Bonci e Visitate l’Italia! Promozione e pubblicità turistica 1900–1950, seguite da Jan van Eyck e le miniature rivelate e Piante e fiori dal mondo. In autunno hanno aperto il Conte Cozio e il mito di Stradivari e Vedova Tintoretto. In dialogo, concludendo l’anno con il progetto in Corte Medievale Il castello ritrovato. Palazzo Madama dall’età romana al Medioevo, rafforzando il legame tra il museo e la storia della città. Accanto al ricco programma di incontri e conferenze, nel 2025 il museo ha proseguito e rafforzato lo sviluppo di progetti dedicati alle scuole, alle circoscrizioni e a tutto il territorio. Alla formazione dei dipendenti comunali sono state dedicate numerose visite guidate, che hanno continuato a registrare un’ampia e partecipe adesione. Si conferma inoltre il forte interesse per i corsi di storia dell’arte, caratterizzati da una grande partecipazione, costante nel tempo.

Il MAO Museo d’Arte Orientale diretto da Davide Quadrio ha vissuto nel 2025 un anno di particolare vitalità, consolidando il proprio ruolo di spazio di dialogo interculturale e di riferimento per la lettura contemporanea delle culture asiatiche. La programmazione espositiva si è articolata tra la conclusione di Hanauri. Il Giappone dei venditori di fiori e i progetti primaverili ed estivi Paesaggi da sogno. Le 53 stazioni della Tōkaidō, Adapted Sceneries e Haori. Gli abiti maschili del primo Novecento narrano il Giappone. L’autunno ha segnato uno dei momenti centrali dell’intera programmazione con l’apertura della grande mostraChiharu Shiota. The Soul Trembles, affiancata da una nuova edizione di Declinazioni Contemporanee, confermando il MAO come luogo di confronto tra patrimoni storici e linguaggi artistici del presente, come dimostra anche la costante e partecipe adesione del pubblico ai numerosi concerti, incontri e appuntamenti dei diversi public program legati alle mostre.

Nel corso delle quattro giornate di apertura,Artissima ha registrato 34.500 presenze tra ospiti, visitatori e professionisti del settore. Sono stati presentati 63 progetti monografici, assegnati 13 premi, riconoscimenti e supporti, ed è stato attivato un fondo di acquisizione.

Le 176 gallerie provenienti da 36 Paesi e 5 continenti, selezionate all’interno di un progetto curatoriale di elevata qualità, hanno portato a Torino una proposta di altissimo profilo, capace di tenere insieme ricerca e mercato, contribuendo a consolidare la reputazione internazionale della fiera come piattaforma di fiducia e innovazione nel panorama delle fiere d’arte contemporanea.

Artissima riconferma così la propria duplice natura di fiera e istituzione: luogo di scambio economico ma anche di elaborazione critica, capace di operare come progetto di diplomazia culturale. L’edizione 2025 ha ulteriormente rafforzato il dialogo con istituzioni internazionali, network museali e nuovi soggetti del collezionismo, aprendo riflessioni sul valore civile e simbolico dell’arte nella società contemporanea.

Con cinque nuove opere realizzate per la straordinaria edizione 2025 da artisti internazionali quali Tracey Emin, Soundwalk Collective con Patti Smith e Philip Glass, Chiara Camoni, Riccardo Previdi e Gintaras Didžiapetris, Luci d’Artistaconferma il percorso di evoluzione quale progetto di arte pubblica strutturato e riconoscibile, configurandosi sempre più come un museo della luce diffuso e a cielo aperto. Accanto alla collezione principale, il format si consolida attraverso programmi stabili quali Costellazione, rete di collaborazioni con musei e istituzioni su scala territoriale e nazionale, e Duet, piattaforma di dialogo e cooperazione internazionale, contribuendo a rafforzare il ruolo di Luci d’Artista come soggetto attivo nel panorama artistico contemporaneo. Una visione che supera i confini stagionali e cittadini, ampliando la notorietà e la fruizione internazionale di un progetto e di una collezione di rilievo crescente.

I progetti internazionali

In coerenza con gli indirizzi del Piano Strategico, nel corso del 2025 la Fondazione Torino Musei ha sviluppato e attuato una articolata strategia di internazionalizzazione, progettando e realizzando otto mostre in diversi paesi di Europa e Asia. Tra queste Crown of Elegance. Court Life and Art of Savoy in the 18th Century al Guangdong Museum di Guangzhou, che ha richiamato 143.500 visitatori, Shadow and Void: Buddha10 all’esea di Manchester,Encounters from Afar. Paintings from Turin’s Civic Gallery of Modern and Contemporary Art al Chengdu Art Museum, e Horses. Symbols of Millenary Power from the Mediterranean to Jiangnan al Museum of Wu di Suzhou, che con 180.000 biglietti emessi in sei mesi di apertura rappresenta il più rilevante successo del settore.

Nel complesso, i progetti realizzati all’estero hanno coinvolto circa 435.000 visitatori e contribuito in modo significativo alla valorizzazione internazionale del patrimonio museale, con oltre 550 opere delle collezioni esposte fuori dai confini nazionali.

La Fondazione Torino Musei ha inoltre rafforzato la propria presenza nel campo della cooperazione e della formazione internazionale attraverso la realizzazione dell’International Training Program in Museums, promosso e sostenuto dalla Museum Commission dell’Arabia Saudita, in collaborazione con il Victoria and Albert Museum di Londra e il Grand Egyptian Museum del Cairo. Nell’ambito di questo progetto, la Fondazione ha coordinato il programma italiano, offrendo un percorso formativo di alto profilo che ha coinvolto sessanta giovani professionisti sauditi, confermando il ruolo dell’istituzione come interlocutore qualificato nei processi di scambio e sviluppo museale a livello globale.

Il 2025 è stato inoltre un anno significativo dal punto di vista organizzativo, segnato dalla nomina di Marco Minoja quale nuovo Segretario Generale della Fondazione Torino Musei, un passaggio importante in un percorso di consolidamento e sviluppo che guarda al futuro, rafforzando governance, sostenibilità e capacità progettuale dell’ente.

Il Museo Nazionale del Cinema di Torino chiude il 2025 con un totale di oltre 760.000 presenze alla Mole Antonelliana.
“È un risultato importante che conferma il trend positivo di crescita del nostro museo, anche se ha risentito della chiusura dell’ascensore panoramico per manutenzione programmata nei mesi di giugno e luglio” sottolineano Enzo Ghigo e Carlo Chatrian, rispettivamente presidente e direttore del Museo Nazionale del Cinema.

“La nostra fondazione consolida il suo ruolo di hub culturale a livello locale, nazionale e internazionale – aggiungono Ghigo e Chatrian – con un coinvolgimento totale di quasi un milione di presenze se si contano tutte la attività afferenti al museo: il Cinema Massimo, Festival CinemAmbiente, Lovers Film Festival, Torino Film Festival e Torino Film Lab, oltre alle mostre e alle iniziative realizzate in collaborazione con prestigiosi enti e realtà culturali.

Foto C. Maffione

MAUTO – Museo Nazionale dell’Automobile chiude il 2025 come un anno di profonda trasformazione e di riposizionamento culturale, segnato da un rinnovamento dei linguaggi, degli spazi e delle prospettive del Museo. Un lavoro di profondità e intensità che agisce sulla ridefinizione del Museo come spazio di ricerca, interpretazione e produzione culturale.

Nel 2025 il MAUTO ha registrato 372.200 visitatori, in linea con lo scorso anno nonostante le parziali chiusure dovute ai lavori di aggiornamento del percorso espositivo e la scelta di mostre più di nicchia.

 

Sul dato complessivo, i visitatori paganti sono stati pari al 67% mentre il 7% sono gli ingressi con Abbonamento Musei e il 9% con la Torino Piemonte Card. Il rimanente 16% sono gli ingressi gratuiti (bambini sotto i 6 anni, accompagnatori, ospiti, media, partecipanti ad eventi, pubblico GP). Il 20% dei visitatori ha effettuato l’acquisto dei biglietti online.

 

Aprile si attesta come il mese di maggiore affluenza con un totale di 40.754 visitatori.

Il secondo mese migliore dell’anno 2025 è stato agosto con 33.954 presenze.

 

Nel corso del 2025 il MAUTO ha rinnovato parti significative del percorso espositivo e inaugurato due nuove sezionidedicate al futuro della mobilità e al design, ridefinendo il rapporto tra collezione, progetto e contemporaneità. Centrale in questo processo è stata la riscrittura dell’apparato didascalico, pensata per restituire la collezione come patrimonio culturale e per offrire una lettura critica dell’automobile come fenomeno storico, sociale e simbolico.

 

Con The Future Unfolds, sezione dedicata all’innovazione e alla mobilità sostenibile, e con Spazio Design, area di oltre 2.000 mq dedicata alla creatività industriale e al processo progettuale, il Museo ha ampliato il proprio campo di ricerca e narrazione. A novembre ha preso avvio Convergenze, progetto curatoriale a cura di Giacinto Di Pietrantonio, che introduce un dialogo strutturato tra automobile e arte contemporanea lungo l’intero percorso espositivo.

 

Nell’ottica di raggiungere gli obiettivi che si era dato a inizio anno – l’apertura a nuovi pubblici attraverso una diversificata serie di azioni di valorizzazione dello straordinario patrimonio conservato e la produzione di contenuti inediti capaci di parlare i linguaggi della contemporaneità – il Museo ha attivato collaborazioni interistituzionali con diversi interlocutori al fine di restituire una lettura attuale e trasversale della propria storia.

 

 

Margherita e Stupinigi

Palazzina di Caccia di Stupinigi (TO)

Domenica 4 gennaio, ore 15.45

Nell’anno del centenario della morte della Regina Margherita, la visita guidata Margherita e Stupinigi racconta la storia della Palazzina attraverso la sua ultima illustre e regale abitante che a Stupinigi soggiornò dal 1901 al 1919.

Di sala in sala, si esploreranno gli ambienti abitati dalla prima Regina d’Italia che fece diventare la Palazzina di Stupinigi una delle sue residenze prevalenti dotando il palazzo di numerosi accessori finalizzati alla sua comodità, tra cui il potenziamento dell’impianto di riscaldamento, i servizi di ritirata all’inglese con acqua corrente e lavandini con acqua fredda e calda, la corrente elettrica e l’ascensore idraulico, un elemento tecnico sorprendente in un contesto barocco.

 

INFO

Palazzina di Caccia di Stupinigi

Piazza Principe Amedeo 7, Stupinigi – Nichelino (TO)

Domenica 4 gennaio 2026, ore 15.45

Margherita e Stupinigi

Prezzo attività: 5 euro + biglietto di ingresso

Biglietto di ingresso: intero 12 euro; ridotto 8 euro

Ingresso gratuito per persone con disabilità e accompagnatori, minori di 6 anni e possessori di Abbonamento Musei Torino Piemonte e Royal Card

Prenotazione obbligatoria entro il venerdì precedente:

011 6200601 stupinigi@biglietteria.ordinemauriziano.it

Giorni e orari di apertura Palazzina di Caccia di Stupinigi: da martedì a venerdì 10-17,30 (ultimo ingresso ore 17); sabato, domenica e festivi 10-18,30 (ultimo ingresso ore 18).

www.ordinemauriziano.it