Per la prima volta, il “Progetto didattico” voluto dal “Salone del Libro” di Torino varca i confini nazionali e vola nella Capitale etiope
Dal 18 febbraio al 18 maggio
Ormai giunto alla sua XXIV edizione, il Progetto didattico e culturale “Adotta uno scrittore, una scrittrice” – voluto in prima battuta dal “Salone Internazionale del Libro di Torino” e rivolto alle scuole piemontesi e italiane (dalle elementari all’Università, comprese quelle aperte in carceri e in ospedali) – sconfina dalle “italiche frontiere” per portare la sua voce e i suoi principi niente meno che in Etiopia, ad Addis Abeba. Alla guida dell’“ardimentosa” spedizione sarà la stessa direttrice del “Salone” subalpino, la scrittrice Annalena Benini, benevolmente ospitata all’Istituto Omnicomprensivo “Galileo Galilei” della capitale etiope, da mercoledì 18 a sabato 21 febbraio prossimi.
Le cifre, da sole, danno l’idea dell’importanza e dell’ampia inclusività del “Progetto” che vede, accanto all’impegno del “Salone del Libro”, il sostegno della “Consulta delle Fondazioni di origine bancaria del Piemonte e della Liguria” e la collaborazione della “Fondazione con il Sud” e di “Iveco Group”: in totale 40 autrici ed autori incontreranno studentesse e studenti di 40 scuole, nonché carceri e ospedali di 9 regioni italiane, dal nord al sud della penisola.
A conti fatti, saranno dunque ben 972, quest’anno, le studentesse e gli studenti coinvolti, tra febbraio e maggio, nelle regioni di Piemonte, Liguria, Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sardegna e Sicilia. Ogni adozione prevede tre appuntamenti in classe per ciascuna autrice e ciascun autore adottati e il quarto conclusivo, lunedì 18 maggio, alla chiusura della XXXVIII edizione del “Salone Internazionale del Libro” al “Lingotto Fiere” di Torino. Per la terza volta, partecipa nuovamente al “Progetto” anche una classe di minori stranieri non accompagnati e studenti recentemente arrivati in Italia che ancora non parlano, o parlano poco, la lingua italiana, presso il CPIA 3 – Centro Provinciale per l’Istruzione degli Adulti “Tullio De Mauro” di Torino.
“In più di vent’anni di attività, ‘Adotta uno scrittore, una scrittrice’ – dicono gli organizzatori – ha saputo creare non solo significativi momenti di approfondimento sulla lettura e formative occasioni di confronto sulla scrittura, ma soprattutto felici opportunità di ‘discussione e dialogo’ sui tanti temi e spunti che le pagine dei libri sanno da sempre offrire … Grazie al ‘clima di collaborazione’ che si crea nella dimensione intima e accogliente delle classi, ogni adozione si presenta unica e irripetibile, avvalorata dalla possibilità, per le autrici e gli autori adottati, di poter sfruttare il tempo a disposizione in completa libertà e creatività, dedicando uno spazio anche ai propri libri, che vengono dati in dono a ciascun studente. Gli appuntamenti accompagnano bambine, bambini, ragazze e ragazzi sulla strada della formazione di uno spirito critico e di una capacità di riflessione, per aiutarli ad appropriarsi di un loro personale sguardo sul mondo”.
Dopo il successo delle due precedenti “adozioni residenziali”, nel 2024 e nel 2025, quest’anno saranno tante e tanti le autrici e gli autori che risiederanno per più giorni consecutivi in una città, per incontrare quotidianamente studentesse e studenti, come Annalena Benini (Addis Abeba), Antonella Lattanzi (Lecce), Marco Magnone (Lipari), Marilena Umuhoza Delli (Genova), Daniele Bonomo “Gud” (San Damiano d’Asti), Andrea Antinori (Brusasco), Valentina Maselli (Strambino), Simone Rea (Torino), Fabrizio Rondolino (Domodossola) e Giovanni Colaneri (Rivoli).
Grazie al “Progetto”, nel corso degli anni sono state portate a termine 585 adozioni, per un totale di 16.250 studentesse e studenti, dalla scuola primaria alle università fino agli istituti carcerari, coinvolgendo 420 tra le autrici e gli autori più importanti della letteratura italiana degli ultimi quarant’anni.
Cifre sicuramente notevoli. Aride in sé, se non si tiene conto di quanto sta dietro a dei semplici numeri. Tantissimo impegno, un oceano di disponibilità e la forza di una visione capace di connettere la trasparenza letteraria alla più terrena quotidianità in uno scambio di reciproche esperienze ed informazioni, atte a meglio affrontare le contingenti sfide della realtà. Presente e futura.
Per info e programma dettagliato: www.salonelibro.it
g.m.
Nelle foto: Annalena Benini (Ph. Chiara Pasqualini); Marco Magnone (Ph. Luca Fumero) e Valentina Maselli
La città di Torino è tutta magica, ma ci sono dei punti più straordinari di altri, uno di questi è la chiesa della Gran Madre di Dio, o per i Torinesi, ël gasometro. La particolarità del luogo è già nel nome, è, infatti, una delle poche chiese in Italia intitolate alla Grande Madre. L’edificio, proprietà comunale della città, venne eretto per volontà dei Decurioni a scopo di rendere onore al re Vittorio Emanuele I di Savoia che il 20 maggio 1814 rientrò in Torino dal ponte della Gran Madre (la chiesa sarebbe stata edificata proprio per celebrare l’evento), fra ali di folla festante. Massimo D’Azeglio assistette all’evento in Piazza Castello. Il dominio francese era finito e tornavano gli antichi sovrani. Il passaggio del Piemonte all’impero francese aveva implicato una profonda trasformazione di Torino: il Codice napoleonico trasformò il sistema giuridico, abolì ogni distinzione e i privilegi che in precedenza avevano avvantaggiato la nobiltà, la nuova legislazione napoleonica legalizzò il divorzio, abolì la primogenitura, introdusse norme commerciali moderne, cancellò i dazi doganali. La spinta modernizzatrice avviata da Napoleone con il Codice civile fu di grande impatto e le nuove norme commerciali furono fatte rispettare dalla polizia napoleonica con un controllo sociale nella nostra città senza precedenti. Tuttavia il carattere autoritario delle riforme napoleoniche relegava i Torinesi a semplici esecutori passivi di ordini imposti dall’alto e accrebbe il malcontento di una economia in difficoltà. Quando poi terminò la dominazione francese non vi fu grande entusiasmo, né vi fu esultanza per l’arrivo degli Austriaci. L’8 maggio 1814 le truppe austriache guidate dal generale Ferdinand von Bubna-Littitz entrarono in città, e prontamente rientrò dal suo esilio in Sardegna il re Vittorio Emanuele I, il 20 maggio dello stesso anno. Il re subito volle un immediato ritorno al passato, ossia all’epoca precedente il 1789, abrogando tutte le leggi e le norme introdotte dai Francesi. Il nuovo regime eliminò d’un tratto il principio di uguaglianza davanti alla legge, il matrimonio civile e il divorzio, e reintrodusse il sistema patriarcale della famiglia, le restrizioni civili riservate a ebrei e valdesi e restituì alla Chiesa cattolica il suo ruolo centrale nella società. Il 20 maggio 1814 fu recitato un Te Deum nel Duomo di Torino per celebrare il ritorno del re, che si fermò a venerare la Sacra Sindone. L’autorità municipale festeggiò il ritorno dei Savoia costruendo una chiesa dedicata alla Vergine Maria nel punto in cui il re aveva attraversato il Po al suo rientro in città. A riprova di ciò sul timpano del pronao si legge l’epigrafe “ORDO POPVLVSQVE TAVRINVS OB ADVENTVM REGIS”, (“L’autorità e il popolo di Torino per l’arrivo del re”) coniata dal latinista Michele Provana del Sabbione.
imperturbabile e regale: stringe con la mano destra una croce latina e sta seduta mentre guarda fissa l’orizzonte, incurante del giovane che la sta invocando porgendole due tavole di pietra bianca. I capelli sono ricci, e sulla fronte, lasciata scoperta dal manto, vi è una sorta di copricapo, come una corona, su cui compare un simbolo: un triangolo dal quale si dipartono raggi. Spesso, con un occhio al centro del triangolo, il simbolismo è usato in ambito cristiano per indicare l’occhio trinitario di Dio, il cui sguardo si dirama in ogni direzione, ma anche in massoneria è un importante distintivo iniziatico. Perfettamente centrale, ai piedi della scalinata, è l’imponente statua di quasi dieci metri raffigurante Vittorio Emanuele I di Savoia. La torre campanaria, munita di orologio, venne costruita sui tetti dell’edificio che si trova a destra della chiesa nel 1830, in stile neobarocco.
Giungono da tutta Italia, anche dall’estero, gli auguri per i novant’anni di Jas Gawronski, giornalista famoso, deputato europeo del Pri e poi di Forza Italia, Senatore della Repubblica che sarebbe stato giusto nominare senatore a vita. E’ uomo libero che è stato amico di Papa Wojtyla, di Giovanni Agnelli e di Silvio Berlusconi , ma ha sempre saputo mantenere la sua indipendenza di giudizio inalterata. E’ amico di Giuliano Ferrara, senza condividerne gli estremismi. E’ stato molto amico di Enzo Bettiza che lo iniziò al giornalismo e ha deciso di lasciare i suoi libri in dono alla storica Biblioteca dei Chiostri di Ravenna che ha già ricevuto quelli di Bettiza. Un gesto molto importante apprezzato dal presidente Antonio Patuelli.

