CULTURA- Pagina 2

I segreti della Gran Madre

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Torino, bellezza, magia e mistero

Torino città magica per definizione, malinconica e misteriosa, cosa nasconde dietro le fitte nebbie che si alzano dal fiume? Spiriti e fantasmi si aggirano per le vie, complici della notte e del plenilunio, malvagi satanassi si occultano sotto terra, là dove il rumore degli scarichi fognari può celare i fracassi degli inferi. Cara Torino, città di millimetrici equilibri, se si presta attenzione, si può udire il doppio battito dei tuoi due cuori.

Articolo1: Torino geograficamente magica
Articolo2: Le mitiche origini di Augusta Taurinorum
Articolo3: I segreti della Gran Madre
Articolo4: La meridiana che non segna l’ora
Articolo5: Alla ricerca delle Grotte Alchemiche
Articolo6: Dove si trova ël Barabiciu?
Articolo7: Chi vi sarebbe piaciuto incontrare a Torino?
Articolo8: Gli enigmi di Gustavo Roll
Articolo9: Osservati da più dimensioni: spiriti e guardiani di soglia
Articolo10: Torino dei miracoli

Articolo 3: I segreti della Gran Madre

La città di Torino è tutta magica, ma ci sono dei punti più straordinari di altri, uno di questi è la chiesa della Gran Madre di Dio, o per i Torinesi, ël gasometro. La particolarità del luogo è già nel nome, è, infatti, una delle poche chiese in Italia intitolate alla Grande Madre. L’edificio, proprietà comunale della città, venne eretto per volontà dei Decurioni a scopo di rendere onore al re Vittorio Emanuele I di Savoia che il 20 maggio 1814 rientrò in Torino dal ponte della Gran Madre (la chiesa sarebbe stata edificata proprio per celebrare l’evento), fra ali di folla festante. Massimo D’Azeglio assistette all’evento in Piazza Castello. Il dominio francese era finito e tornavano gli antichi sovrani. Il passaggio del Piemonte all’impero francese aveva implicato una profonda trasformazione di Torino: il Codice napoleonico trasformò il sistema giuridico, abolì ogni distinzione e i privilegi che in precedenza avevano avvantaggiato la nobiltà, la nuova legislazione napoleonica legalizzò il divorzio, abolì la primogenitura, introdusse norme commerciali moderne, cancellò i dazi doganali. La spinta modernizzatrice avviata da Napoleone con il Codice civile fu di grande impatto e le nuove norme commerciali furono fatte rispettare dalla polizia napoleonica con un controllo sociale nella nostra città senza precedenti. Tuttavia il carattere autoritario delle riforme napoleoniche relegava i Torinesi a semplici esecutori passivi di ordini imposti dall’alto e accrebbe il malcontento di una economia in difficoltà. Quando poi terminò la dominazione francese non vi fu grande entusiasmo, né vi fu esultanza per l’arrivo degli Austriaci. L’8 maggio 1814 le truppe austriache guidate dal generale Ferdinand von Bubna-Littitz entrarono in città, e prontamente rientrò dal suo esilio in Sardegna il re Vittorio Emanuele I, il 20 maggio dello stesso anno. Il re subito volle un immediato ritorno al passato, ossia all’epoca precedente il 1789, abrogando tutte le leggi e le norme introdotte dai Francesi. Il nuovo regime eliminò d’un tratto il principio di uguaglianza davanti alla legge, il matrimonio civile e il divorzio, e reintrodusse il sistema patriarcale della famiglia, le restrizioni civili riservate a ebrei e valdesi e restituì alla Chiesa cattolica il suo ruolo centrale nella società. Il 20 maggio 1814 fu recitato un Te Deum nel Duomo di Torino per celebrare il ritorno del re, che si fermò a venerare la Sacra Sindone. L’autorità municipale festeggiò il ritorno dei Savoia costruendo una chiesa dedicata alla Vergine Maria nel punto in cui il re aveva attraversato il Po al suo rientro in città. A riprova di ciò sul timpano del pronao si legge l’epigrafe “ORDO POPVLVSQVE TAVRINVS OB ADVENTVM REGIS”, (“L’autorità e il popolo di Torino per l’arrivo del re”) coniata dal latinista Michele Provana del Sabbione.

La chiesa, di evidente stampo neoclassico, venne edificata nella piazza dell’antico borgo Po su progetto dell’architetto torinese Ferdinando Bonsignore; iniziato nel 1818, il Pantheon subalpino venne ultimato solo nel 1831, sotto re Carlo Alberto. L’edificio ubbidiva all’idea di una lunga fuga prospettica che doveva collegare la piazza centrale della città, Piazza Castello, alla collina. La chiesa è posta in posizione rialzata rispetto al livello stradale, e una lunga scalinata porta all’ingresso principale. Al termine della scalinata vi è un grande pronao esastilo costituito da sei colonne frontali dotate di capitelli corinzi. All’interno del pronao vi sono ai lati altre colonne, affiancate da tre pilastri addossati alle pareti. Eretta su un asse ovest-est, con ingresso a occidente e altare a oriente, essa presenta orientazioni astronomiche non casuali: a mezzogiorno del solstizio d’inverno, il sole illumina perfettamente il vertice del timpano visibile dalla scalinata d’ingresso. Il timpano, sul frontone, è scolpito con un bassorilievo in marmo risalente al 1827, eseguito da Francesco Somaini di Maroggia, (1795-1855) e raffigura la Vergine con il Bambino omaggiata dai Decurioni torinesi. Ai lati del portale d’ingresso sono visibili due nicchie, all’interno delle quali si trovano i santi San Marco Evangelista, a destra, e San Carlo Borromeo, a sinistra. Fanno parte dell’edificio due imponenti gruppi statuari, allegorie della Fede e della Religione, entrambi eseguiti dallo scultore carrarese Carlo Chelli nel 1828. Sulla sinistra si erge la Fede, rappresentata da una donna seduta, in posizione austera, con il viso serio, sulle ginocchia poggia un libro aperto che tiene con la mano destra, con l’altra, invece, innalza un calice verso il cielo. Spunta in basso alla sua destra un putto alato, che sembra rivolgersi a lei con la mano sinistra, mentre nella destra tiene stretto un bastone. Dall’altro lato si trova la Religione, raffigurata come una matrona imperturbabile e regale: stringe con la mano destra una croce latina e sta seduta mentre guarda fissa l’orizzonte, incurante del giovane che la sta invocando porgendole due tavole di pietra bianca. I capelli sono ricci, e sulla fronte, lasciata scoperta dal manto, vi è una sorta di copricapo, come una corona, su cui compare un simbolo: un triangolo dal quale si dipartono raggi. Spesso, con un occhio al centro del triangolo, il simbolismo è usato in ambito cristiano per indicare l’occhio trinitario di Dio, il cui sguardo si dirama in ogni direzione, ma anche in massoneria è un importante distintivo iniziatico. Perfettamente centrale, ai piedi della scalinata, è l’imponente statua di quasi dieci metri raffigurante Vittorio Emanuele I di Savoia. La torre campanaria, munita di orologio, venne costruita sui tetti dell’edificio che si trova a destra della chiesa nel 1830, in stile neobarocco.

Entrando nella chiesa ci si ritrova in un ampio spazio tondeggiante e sobrio, c’è un’unica navata a pianta circolare, l’altare maggiore, come già indicato, è posto a oriente, all’interno di un’abside semicircolare provvista di colonne in porfido rosso. Numerose sono le statue che qui si possono ammirare, ma su tutte spicca la figura marmorea della Gran Madre di Dio con Bambino, posta dietro l’altare maggiore, il cui misticismo è incrementato dalla presenza di raggi dorati che tutta la circondano. Nelle nicchie ai lati, in basso, vi sono alcune statue simboliche per la città e per i committenti della chiesa, cioè i Savoia. Oltre a San Giovanni Battista, il patrono della città, anch’egli con una grande croce nella mano sinistra, S. Maurizio, il santo prediletto dei Savoia, Beata Margherita di Savoia e il Beato Amedeo di Savoia. La cupola, considerata un capolavoro neoclassico piemontese, sovrasta l’edificio ed è costituita da cinque ordini di lacunari ottagonali di misura decrescente. La struttura è in calcestruzzo e termina con un oculo rotondo, da cui entra la luce, del diametro di circa tre metri. Sotto la chiesa si trova il sacrario dei Caduti della Grande Guerra, inaugurato il 25 ottobre 1932 alla presenza di Benito Mussolini. La bellezza architettonica dell’edificio nasconde dei segreti tra i suoi marmi. Secondo gli occultisti, la Gran Madre è un luogo di grande forza ancestrale, anche perché pare sorgere sulle fondamenta di un antico tempio dedicato alla dea Iside, divinità egizia legata alla fertilità, anche conosciuta con l’appellativo “Grande Madre”. Iside è l’archetipo della compagna devota, per sempre fedele a Osiride, simbolo della consapevolezza del potere femminile e del misticismo, il suo ventre veniva simboleggiato dalle campane, lo stesso simbolo di Sant’Agata. Si è detto che Torino è città magica e complessa, metà positiva e metà maligna, tutta giocata su delicati equilibri di opposti che sanno bilanciarsi, tra cui anche il binomio maschio-femmina. Questo aspetto è evidenziato anche dalla contrapposizione tra il Po e la Dora che, visti in chiave esoterica, rappresentano rispettivamente il Sole, componente maschile, e la Luna, componente femminile. I due fiumi, incrociandosi, generano uno sprigionamento di forte energia. Altri luoghi prettamente maschili sono il Valentino e il Borgo Medievale, che sorgono lungo il Po e sono anche simboli di forza; ad essi si contrappone la zona del cimitero monumentale, in prossimità della Dora, legata alla sfera notturna e femminile. L’importanza esoterica dell’edificio non termina qui, ci sono alcuni che sostengono ci sia un richiamo alle tradizioni celtiche con evidente allusione a un ordine taurino nascosto tra le parole della dedica: se leggiamo l’iscrizione a parole alterne resta infatti la dicitura: Ordo Taurinus. Ma il più grande mistero che in questa chiesa si cela è tutto contenuto nella statua della Fede. Secondo gli esoteristi, la donna scolpita in realtà sorreggerebbe non un calice qualunque ma il Santo Graal, la reliquia più ricercata della Cristianità, e con il suo sguardo indicherebbe il luogo preciso in cui esso è nascosto. Allora basta capire dove guarda la marmorea giovane -secondo alcuni la stessa Madonna – e il gioco è fatto! Sì, peccato che chi ha scolpito il viso si sia “dimenticato” di incidervi le pupille, così da rendere l’espressione della figura imperscrutabile, e il Graal introvabile. Se non per chi sa già dove si trovi.

Alessia Cagnotto

Il Quarto Stato di Pellizza da Volpedo verso la candidatura UNESCO

“Il Quarto Stato di Pellizza da Volpedo rappresenta un simbolo universale di dignità del lavoro, progresso sociale e partecipazione civile. È un’opera che appartiene alla storia del Piemonte ma che ha saputo parlare al mondo intero. Per questo intendiamo avviare un percorso per proteggere il Quarto Stato, il suo messaggio, la sua storia e farlo diventare patrimonio dell’umanità tutelato dall’UNESCO. Lavoreremo già nelle prossime settimane per capire in quale filone inserire la candidatura, certi che davvero il Quarto Stato, con quello che rappresenta, sia un vero, concreto, chiaro e forte patrimonio dell’umanità“. Ad annunciarlo è  stato il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, il 19 giugno scorso, insieme all’assessore regionale agli Enti locali, Enrico Bussalino, al termine dell’incontro svoltosi a Volpedo, di concerto con il sindaco di Volpedo Elisa Giardini, il presidente della Provincia di Alessandria Luigi Benzi, il presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona Pier Luigi Rognoni, la presidente dell’associazione Pellizza da Volpedo Manuela Bonadeo, Stefano Barbieri e Marco Balossino.
“Si tratta di un progetto che unisce cultura, identità e valorizzazione del territorio. Il Quarto Stato è una delle opere più conosciute dell’arte italiana e racchiude valori universali che ancora oggi parlano alle nuove generazioni. Vogliamo costruire un percorso condiviso che coinvolga il territorio , le istituzioni culturali e tutti i soggetti interessati affinché questo straordinario patrimonio possa ottenere il riconoscimento che merita a livello internazionale – hanno aggiunto l’assessore alla Cultura Marina Chiarelli e gli assessori del territorio Enrico Bussolino e Federico Riboldi.
“Il Quarto Stato da oltre un secolo porta il nome di Volpedo e della provincia di Alessandria nel mondo – ha dichiarato il presidente della provincia di Alessandria Luigi Benzi – per questo la candidatura  UNESCO rappresenta una straordinaria opportunità di valorizzazione culturale, turistica e identitaria per l’intero territorio. La Provincia di Alessandria è pronta a fare la propria parte e a collaborare con tutte le istituzioni coinvolte per sostenere un percorso che può rafforzare ulteriormente il prestigio internazionale di un’opera che affonda le proprie radici nella nostra storia e nella nostra comunità, ma che continua a trasmettere valori universali capaci di parlare all’umanità intera”.
“Per la comunità di Volpedo questa candidatura rappresenta un motivo di grande orgoglio e il riconoscimento di un percorso di valorizzazione che affonda le proprie radici in decenni di impegno – ha dichiarato il sindaco di Volpedo Elisa Giardini – Ricordo quanto costruito dal Comune di Volpedo a partire dal 1966, quando Maria e Nerina Pellizza donarono lo studio del pittore affinché diventasse museo aperto alla collettività. Da quel gesto di straordinaria generosità è nato un lungo lavoro di tutela e promozione che ha dimostrato la forza attrattiva e il valore universale di quest’opera. Il Quarto Stato non è soltanto un capolavoro dell’arte italiana, ma parte integrante dell’identità della nostra comunità”.

Mara Martellotta

San Giovanni nei Musei torinesi

La Fondazione Torino Musei celebra la festa del Santo Patrono di Torino proponendo per il 24 giugno tariffe promozionali

In occasione di San Giovanni, mercoledì 24 giugno prossimo, GAM, MAO e Palazzo Madama saranno regolarmente aperti al pubblico dalle ore 10 alle ore 18 e, per celebrare la festa patronale, i visitatori potranno accedere alle collezioni permanenti e alle mostre temporanee dei tre musei con biglietto a tariffa ridotta.
La promozione rappresenta un’occasione per riscoprire il patrimonio artistico dei musei civici e per visitare le mostre in chiusura , “Chiharu Shiota: The Soul Trembles”, ultimo giorno di apertura il 28 giugno, al MAO,  e la mostra “Donna in blu che legge una lettera” a palazzo Madama, ultimo giorno di apertura il 29 giugno.
Martedì 23 giugno alle ore 18 si terrà inoltre un evento speciale. Chi percorrerà piazza Castello potrà assistere alla suonata a rintocchi della storica campana di Palazzo Madama, eccezionalmente inserita nella rassegna di concerti campanari che ogni anno l’Associazione CampaneTO, in collaborazione con la Diocesi di Torino, la Città di Torino, il Sermig e la Comunità di Sant’Egidio, organizza per la patronale di San Giovanni.

MM

Luna di Vercelli

penna calligrafiaL’importante e   geniale musicista, compositore, maestro di tango argentino nella scuola Tango mio, Oscar Casares riversa il suo versatile temperamento, sensibile ad ogni forma di bellezza e di espressione vitale anche  nella poesia. GRB
LUNA DI VERCELLI

Come un chicco di riso

Che illumina mia strada

Riempiendo di poesia

Fantastica luce nelle risaie.

Ti guardo e sei reale

Come tutto vicino a me

Le stelle mentono,

vedo in loro un passato lontano

di quando io non  c ero

un giorno sarò come loro

la mia materia si scioglierà

e partirò in forma di luce

verso te, chicco di riso

Luna di Vercelli

OSCAR CASARES 10 O6 2026

I 25 anni del Centro Pannunzio ad Alassio

Questa mattina ad Alassio in occasione del 25esimo anniversario di attività della Sezione Alassina del Centro Pannunzio, si è tenuto un incontro celebrativo presso la panchina dedicata al Centro, situata sul lungomare di Alassio all’angolo con via Torino. La panchina di inaugurata nel 2018 per iniziativa della compianta professoressa Chiara Spadoni. Sono intervenuti in presidente e fondatore del Centro, il professor Pier Franco Quaglieni, il sindaco di Alassio Marco Malgrati, Franco Odello e Marco Servetto.

Libri e arte alla Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso

La precettoria di Sant’Antonio di Ranverso apre i suoi spazi a libri, storie e arte, con una giornata che intreccia letteratura e patrimonio culturale.

Domenica 21 giugno torna l’iniziativa “Libri e arte a Ranverso” , iniziativa organizzata dalla Pro Loco di Buttigliera Alta che, per tutta la giornata, animerà gli spazi esterni del complesso monumentale con stand editoriali, presentazioni di libri e attività  per il pubblico.

Giunta alla su terza edizione, la manifestazione trasformerà  il sagrato e le aree esterne della precettore in un luogo d’incontro tra autori, lettori e appassionati d’arte. Dalle ore 10 alle 18 si susseguiranno presentazioni di volumi e dialoghi con  gli scrittori , accanto a un laboratorio di legatoria a stampa a cura di Francesca De Leo, restauratrice di libri antichi.

In occasione dell’iniziativa, la Precettoria proporrà inoltre due visite tematiche speciali, alle 11 e alle15 , dedicate a Giacomo Jacquerio, il grande maestro del gotico internazionale piemontese che proprio a Ranverso ha lasciato alcune delle sue opere più  significative.

“ Viva Jaquerio!” accompagnerà i visitatori alla scoperta della vita, del lavoro e della bottega dell’artista, consentendo di approfondire la figura di uno dei maggiori protagonisti della pittura tardogotica in Piemonte e il legame profondo che unisce il suo nome alla Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso, custode del suo più celebre capolavoro.

Il programma verrà completato, alle17, da un progetto ideato da Borgatta’s Factory, dal titolo “Homo Viator. Racconti di viaggio e viaggiatori” che, attraverso musica e narrazione, ripercorre storie di pellegrini, viandanti e uomini in cammino. Il secondo appuntamento,  dal titolo “Parole e note sotto le stelle” accompagnerà il pubblico in un viaggio tra racconti e suggestioni musicali ispirati ai temi della ricerca, dell’incontro, del viaggio, nel segno di quell’anelito universale che, da sempre, spinge l’uomo a mettersi in cammino.

Quota di partecipazione 3 euro.

Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso, Località di Sant’Antonio di Ranverso,   Buttigliera Alta.

Domenica 21 giugno. Ore 11 e ore 15.

Viva Jacquerio.

Costo della visita 5 euro oltre al prezzo del biglietto d’ingresso, intero 5, ridotto 4 euro.

Prenotazione obbligatoria entro il venerdì

Info e prenotazioni dal mercoledì alla domenica

Tel 0116200603

Ranverso@biglietteria.ordinemauriziano.it

MM

Summer Solstice III – Luce suono

L’ “Arena Paolini” e lo “Spazio del Contemporaneo” della “GAM” di Torino ospitano anche quest’anno l’evento conclusivo di “Accademia della Luce”

Domenica 21 giugno, dalle 18,30

Promessa! Sarà una grande serata di musicaricerca sonora e sperimentazione vocale. All’insegna del tema “Luce e Suono”, l’edizione 2025/’26 di “Summer Solstice”, l’evento conclusivo di “Accademia della Luce”, il “public program” della 28^ edizione di “Luci d’Artista” ( a cura di Antonio Grulli), ci dà anche quest’anno appuntamento alla “GAM – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea” (via Magenta 31, a Torino), nella serata di domenica 21 giugno (a partire dalle 18,30), con ingresso gratuito e negli spazi esterni ed interni del Museo, inclusa l’“Arena Paolini – Anni Luce”, installazione pavimentale “en plein air” dell’artista concettuale di origini genovesi, perfettamente inserita in quella sorta di “Sculpture Garden” che sono i Giardini all’aperto della “GAM” e concepita come “spazio espositivo di performance e meditazione”.

Ad animare la serata, secondo visioni d’arte assolutamente singolari, saranno tre artisti e “performer”, invitati a concepire lavori atti ad esplorare “le affinità fisiche, percettive ed intellettuali tra luce e suono: fenomeni inafferrabili, capaci di attraversare i corpi e trasformare gli spazi”. I loro nomi: Luciano Chessa (Sassari, 1971), artista audiovisivo e performativo, compositore e storico dell’arte, attivo tra Europa e Stati Uniti; Nina Baietta (Padova, 1997), ricercatrice vocale con base a Venezia ed Enrico Malatesta (Cesena, 1985) attivo in ambiti sperimentali posti tra musica, performance ed indagine territoriale.

“Accademia della Luce” – progetto della “Città di Torino” in gestione a “Fondazione Torino Musei” – dopo il grande successo degli scorsi anni, arriva così all’ultimo appuntamento della sua terza edizione. Il progetto si collega simbolicamente alle tradizioni del “solstizio estivo” (per l’appunto, domenica prossima 21 giugno, ore 10,24) legate alla luce, al sole e al fuoco, e alle celebrazioni torinesi dedicate a San Giovanni Battista, patrono della città.

L’evento vedrà anche la presenza di un “angolo bar” e “food truck” organizzato e gestito da “Bar Baglio”, la nuova caffetteria della “GAM”.

Le mostre e la collezione resteranno chiuse al pubblico per tutta la durata dell’evento.

 

I tre protagonisti

Luciano Chessa sarà presente allo “Spazio del Contemporaneo” ( piano -1, ore 19) con “Trasmissioni Plastiche”, lavoro che deriva da un’esperienza sviluppata durante recenti “residenze” dell’artista presso la “Lou Harrison House” di Joshua Tree, in California, e la “Direction des Affaires Culturelles” del Principato di Monaco. Attraverso “corde elastiche” che attivano dispositivi sonori collocati a distanze inconsuete, questa scultura “diffonde meccanicamente il suono in contrappunto con una corda eccitata da un motore elettrico che danza investita da un fascio di luce, rivelando nodi e antinodi d’onda”. La proiezione congiunta di “luce” e “suono” svela la natura “scultoreo-plastica” di questi corpi vibranti, simultaneamente relativizzando le nozioni di prossimità e lontananza.

Nina Baietta presenta (con Paola MichelettiLiliana Sommarriva e Denise Tosato“Oscillo”, nell’“Arena Paolini” (ore 20). Si tratta di un lavoro per “quattro voci” e “quattro speaker” basato su una “drammaturgia dell’assenza in cui lo spettatore viene guidato da una dimensione acustica e corporea ad una dimensione amplificata e invisibile”. La performance “esplicita il passaggio di stato insito nella pratica stessa, reso manifesto dalla dissoluzione del corpo in un altro spazio-tempo e dalla massima esasperazione della voce in una dimensione particellare, ingigantita all’interno degli speaker”. L’utilizzo della “quadrifonia” conduce performer e spettatore verso un altrove condiviso in uno spazio di “risonanza totalizzante” in cui il corpo, scomparendo, si fa ovunque.

“Circolo del sorgere e del dissolversi” è infine il titolo del progetto di Enrico Malatesta presentato nello “Spazio del Contemporaneo” (piano -1, ore 21), in cui l’artista propone una “rilettura artistica” del potenziale sonico  delle “Campane Tibetane”, creando “una risonanza che sovrasta la visione e innesta screpolature nella relazione tra ascolto e spazio”. Gli oggetti sonori – oltre alle campane, altoparlanti, pietre, walkman, tessuti – vengono presentati come agenti capaci di modificare concretamente l’ambiente acustico: “la loro risonanza diventa un campo di relazione in cui emergono tensioni, attriti e densità materiche, tanto armoniche quanto dissonanti”.

Visionarietà, ardite sperimentazioni e ricerche accompagnate sempre dalla meticolosità dello studio e dalla meraviglia di musica, suoni e voci composte in atmosfere surreali dove proprio “luce” e “suono” paiono voler simboleggiare l’abbondanza creativa di un tempo “minimo” che si fa “solstitium – sole fermo” per un giorno solo. Ma il giorno più lungo dell’anno.

Per infowww.gamtorino.it

g.m.

Nelle foto: Immagine guida; Luciano Chessa; Nina Baietta ed Enrico Malatesta

Al via la terza edizione di “Sotto i portici del Risorgimento!”

Un’estate di giochi, cultura, letture, performance e musica per ragazzi e famiglie al Museo Nazionale del Risorgimento Italiano

Torino, 18 giugno 2026 – Torna per l’estate 2026 Sotto i portici del Risorgimento (giugno–settembre 2026), la rassegna di giochi estivi, iniziative culturali e didattiche giunta alla sua terza edizione, ideata dal Museo Nazionale del Risorgimento Italiano per coinvolgere ragazzi e famiglie. Forte delle oltre 19.000 presenze registrate nel 2025, il programma si arricchisce e si consolida come punto di riferimento culturale dell’estate torinese.
L’iniziativa si apre il 18 giugno in occasione della Giornata degli Scacchi: tornei simultanei, lezioni ed esibizioni animeranno i portici di Palazzo Carignano, grazie alla collaborazione con l’Associazione Scacchistica di Torino.

Il portico e l’atrio di Palazzo Carignano si trasformano ancora una volta in uno spazio temporaneo dedicato al gioco, alla lettura, alla socialità e alla partecipazione culturale, accessibile dal martedì alla domenica dalle 10.15 alle 18.00. Tra le novità di questa edizione, le sale del Museo saranno animate da una mostra dedicata al tema del gioco: “In gioco. Arte e gioco dal Risorgimento a oggi”, che rafforzerà la dimensione ludica e pedagogica dell’offerta estiva del Museo. Saranno inoltre predisposti spazi ludici permanenti con giochi storici e contemporanei — tra cui un nuovo gioco dell’Oca del Risorgimento realizzato appositamente per questa edizione —, scacchi, rubabandiera e giochi pavimentali per bambini, oltre ad aree di sosta per il relax e la lettura.

Il Museo organizzerà inoltre attività didattiche e di animazione a cura del proprio personale, con proposte di lettura rivolte al pubblico dei più piccini, e fungerà da snodo di partenza per le attività dell’estate ragazzi della Bella Stagione di Fondazione Compagnia di San Paolo.

Sotto i portici del Risorgimento è resa possibile grazie al contributo di BPER Banca, main sponsor dell’iniziativa, al patrocinio della Città di Torino, alla partnership con Biraghi e alla collaborazione con importanti realtà culturali e istituzionali: Residenze Reali Sabaude, Direzione Regionale Musei Nazionali Piemonte, Associazione Scacchistica Torinese, Balletto Teatro di Torino, Circolo dei Lettori, Contrametric Ensemble, Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Libreria Internazionale Luxemburg, MITO SettembreMusica, MUSLI – Museo della Scuola, Sotto18+ Film Festival, Unione Culturale Franco Antonicelli, Teatro e Società.

«Con Sotto i portici del Risorgimento vogliamo continuare a rafforzare l’idea del museo come spazio vivo e aperto, capace di offrire occasioni di incontro, apprendimento e condivisione. Crediamo che sia fondamentale creare luoghi culturali che siano anche spazi di comunità, dove bambini, famiglie, residenti e turisti possano ritrovarsi e riscoprire la storia come esperienza attuale e partecipata», hanno dichiarato Luisa Papotti, presidente del Museo Nazionale del Risorgimento Italiano e il direttore, Alessandro Bollo.

Gli appuntamenti in programma:

Si comincia il 18 giugno con una giornata doppiamente speciale: i portici di Palazzo Carignano si trasformano già da subito in un grande scacchiere a cielo aperto. La Giornata degli scacchi,

 organizzata con l’Associazione Scacchistica di Torino, porta in scena tornei simultanei, lezioni e sfide aperte a tutti — principianti compresi — e dà il via alla rassegna nel segno del gioco, della strategia e della condivisione.

Il 24 giugno — Festa di San Giovanni, patrono di Torino — il Museo ricorda il 24 giugno 1859, giorno della battaglia di Solferino e San Martino che ispirò la nascita della Croce Rossa. Il personale del Corpo Militare Volontario della CRI guiderà il pubblico in visite tematiche alle ore 11.00 e alle ore 16.00, in un dialogo inedito tra storia e presente.

Il cuore dell’estate batte il 2 luglio, con la Maratona di lettura – Pinocchio: nel bicentenario della nascita di Carlo Collodi. Dalle 10.15 alle 20.00, lettori di ogni età si passano il testimone nella lettura ad alta voce dell’intero romanzo, in un’esperienza corale e trascinante che invade portici e diverse realtà torinesi. Un’iniziativa realizzata insieme al Circolo dei Lettori, Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Sotto18+ Film Festival, Libreria Internazionale Luxemburg e MUSLI.

Il 9 luglio la parola si fa musica con Musicante: Federico Sirianni porta in scena un reading autorale intimo e potente, in collaborazione con la Circoscrizione 1 del Comune di Torino.

Il programma continua il 19 luglio con una serata dedicata alla grande lirica: Opera in Poche Parole presenta la Tosca di Giacomo Puccini nell’ambito della stagione “Ri-Generazione” di Contrametric Ensemble. Gabriele Colombo sarà narratore e interprete in una trascrizione cameristica per oboe/corno inglese e quartetto d’archi. Un’occasione per avvicinarsi all’opera lirica senza barriere, lasciandosi trasportare dalla forza delle sue emozioni.  E mentre la città si svuota per le vacanze, il 15 agosto il Museo è uno dei pochi luoghi dove vale la pena restare: le visite guidate teatralizzate “Liberi tutti!”, a cura di Teatro e Società e dei Servizi Educativi, trasformano il Ferragosto in una piccola festa collettiva.

Con settembre arriva la musica d’autore: l’11 settembre il Trio 2 giugno ’46 porta in scena Musica al Femminile, nell’ambito del prestigioso festival MITO SettembreMusica. A chiudere la rassegna, il 22 settembre, è la danza: Gioco di Corpi, spettacolo del BTT – Balletto Teatro di Torino con Bailey Kager, Noa Chatton e Noa Van Tichel, porta nell’Aula della Camera un’ultima, sorprendente trasformazione dello spazio.

Valle Formazza, la “piccola repubblica” dei walser

Incuneata nel cuore della Alpi, fino al centro delle “Alpi Somme” da cui partono le acque nelle quattro direzioni dei venti, la valle Formazza ha una storia singolare e affascinante, irripetibile in qualsiasi altra valle dell’arco alpino

La prima e più importante delle colonie walser, il  “nido d’aquila” di questo grande popolo di montanari che disseminò di comunità i due versanti dell’arco alpino. Lo storico Enrico Rizzi, scrivendo per l’editore Grossi la “Storia della Valle Formazza” , ha consegnato ai lettori un lavoro monumentale, frutto di anni di certosine ricerche, raccogliendo documenti e testimonianze. Un’opera davvero completa che illustra la storia ricca e spesso imprevedibile della Valle Formazza. “ La nostra posizione strategica, quasi fosse un cuneo nel cuore delle alpi centrali – afferma la vulcanica sindaca di Formazza, Bruna Papa – ha consentito al nostro territorio di essere per secoli un’arteria di traffici mercantili, scambi e contatti con il nord delle Alpi più di qualsiasi altra vallata dell’eco alpino”. Una valle “sospesa tra sud e nord” a far da cerniera e punto d’incontro anche per motivi artistici, religiosi e civili. Il nodo dei passi attraversati nei secoli dai someggiatori lungo le vie europee del sale, del vino, dei formaggi, la sua eccezionale posizione strategica, hanno fatto della più antica colonia fondata dai Walser nel medioevo, una “piccola repubblica” sospesa tra la Lombardia e la Svizzera . Territorio conteso con agli Svizzeri che cercavano un altro sbocco verso il Mezzogiorno, allargando e rettificando il confine meridionale della Val Leventina, venne aggregato al ducato di Milano, e seguì le vicende di tutto il restante della Val d’Ossola rimanendo sotto la dominazione spagnola fino al 1714, e passando poi sotto le dominazioni austriaca (1714-48), sabauda (1748-97), francese (1797-1814) e italiana.Retta per secoli autonomamente, con il proprio tribunale valligiano e rustiche magistrature democratiche, Formazza  ha sempre coltivato la sua fiera indipendenza, la sua lingua, lo stile delle sue case di legno, le sue antiche tradizioni, un ricchissimo paesaggio naturale che ha nella superba Cascata della Toce il suo monumento più suggestivo, ammirato nei loro viaggi alpini da naturalisti e scienziati, poeti e artisti come Saussure, Dolomieu, Coolidge, Ermanno Olmi,Carlo Rubbia. Un luogo  che Mario Rigoni Stern  raccontò nel suo libro “L’ultima partita a carte”, descrivendo  il suo “corso sciatori” in alta Val Formazza nel gennaio del 1939 : “Mi ricordo ancora bene che vicino alla diga di Morasco avevamo fatto una gara sci-alpinistica partendo dalla Cascata del Toce. Nella neve si viveva e si moriva. Un aspirante che era con noi era rimasto sotto una valanga durante un allenamento. Noi sciavamo, bevevamo il vin brulé, vincevamo la coppa, ma poi, nel gennaio del 1943 eravamo andati a morire per il freddo, nella neve, in guerra”. Tornando al libro di Rizzi  va detto che lo storico delle Alpi e autore di molti libri sui Walser nelle 480 pagine di quest’opera straordinaria, corredata di foto e documenti, non tralascia nulla nel ricostruire la storia di questa bellissima valle.

Marco Travaglini

Il Liberty: la linea che invase l’Europa

Oltre Torino: storie miti e leggende del Torinese dimenticato

È l’uomo a costruire il tempo e il tempo quando si specchia, si riflette nell’arte.
L’espressione artistica si fa portavoce estetica del sentire e degli ideali dei differenti periodi storici, aiutandoci a comprendere le motivazioni, le cause e gli effetti di determinati accadimenti e, soprattutto, di specifiche reazioni o comportamenti. Già agli albori del tempo l’uomo si mise a creare dei graffiti nelle grotte non solo per indicare come si andava a caccia o si partecipava ad un rituale magico, ma perché sentì forte la necessità di esprimersi e di comunicare.Così in età moderna – se mi è consentito questo salto temporale – anche i grandi artisti rinascimentali si apprestarono a realizzare le loro indimenticabili opere, spinti da quella fiamma interiore che si eternò sulla tela o sul marmo. Non furono da meno gli autori delle Avanguardie del Novecento che, con i propri lavori “disperati”, diedero forma visibile al dissidio interiore che li animava nel periodo tanto travagliato del cosiddetto “Secolo Breve”. Negli anni che precedettero il primo conflitto mondiale nacque un movimento seducente ingenuo e ottimista, che sognava di “ricreare” la natura traendo da essa motivi di ispirazione per modellare il ferro e i metalli, nella piena convinzione di dar vita a fiori in vetro e lapislazzuli che non sarebbero mai appassiti: gli elementi decorativi, i “ghirigori” del Liberty, si diramarono in tutta Europa proprio come fa l’edera nei boschi. Le linee rotonde e i dettagli giocosi ed elaborati incarnarono quella leggerezza che caratterizzò i primissimi anni del Novecento, e ad oggi sono ancora visibili anche nella nostra Torino, a testimonianza di un’arte raffinatissima, che ha reso la città sabauda capitale del Liberty, e a prova che l’arte e gli ideali sopravvivono a qualsiasi avversità e al tempo impietoso. (ac)

 

Torino Liberty

Il Liberty: la linea che invase l’Europa
Torino, capitale italiana del Liberty
Il cuore del Liberty nel cuore di Torino: Casa Fenoglio
Liberty misterioso: Villa Scott
Inseguendo il Liberty: consigli “di viaggio” per torinesi amanti del Liberty e curiosi turisti
Inseguendo il Liberty: altri consigli per chi va a spasso per la città
Storia di un cocktail: il Vermouth, dal bicchiere alla pubblicità
La Venaria Reale ospita il Liberty: Mucha e Grasset
La linea che veglia su chi è stato: Il Liberty al Cimitero Monumentale
Quando il Liberty va in vacanza: Villa Grock

Articolo 1. Il Liberty: la linea che invase l’Europa

Ogni periodo storico è caratterizzato da un proprio particolare sentire, da scoperte e personaggi che ne delineano i tratti distintivi e, soprattutto, da forme artistico-letterarie-culturali che lo identificano. In questa serie di articoli voglio approfondire una peculiare corrente artistica, permeata di linee curve, con ornamenti di vetri e di pietre, uno stile che non solo interessò tutte le arti, dall’architettura, all’illustrazione, all’artigianato, all’oreficeria, ma divenne quasi un “modo di vivere”: il Liberty. Verso la fine del secolo XIX e l’inizio del XX nasce in Belgio un importante movimento, chiamato Art Nouveau che, opponendosi a tutte le accademie neoclassiche e neobarocche, applica la produzione industriale a forme d’arte, interpreta la linea con dinamismo espressivo, propone partiti decorativi che rompono con la fissità e danno movimento a pavimenti, scale, ringhiere, soffitti, modellano e curvano le pareti esterne, procurando vivacità e colore all’insieme. Tale movimento, che unifica in quei decenni lo slancio architettonico di tutta Europa, giunge in Italia con il nome di Liberty o Floreale, stile che ama applicare all’architettura ricercate forme decorative, spesso desunte dalla natura vegetale.  L’Art Nouveau influenza le arti figurative, l’architettura, le arti applicate, la decorazione di interni, gioielleria, mobilio, tessuti, oggettistica, illuminazione, arte funeraria, e assume nomi diversi, ma dal significato affine, a seconda dei luoghi in cui essa si manifesta: Style Guimard, Style 1900, Scuola di Nancy, in Francia; Stile Liberty, dal nome dei magazzini inglesi di Arthur Lasemby Liberty, o Stile Floreale, in Italia; Modern Style in Gran Bretagna; Jugendstil (“Stile giovane”) in Germania; Nieuwe Kunst nei Paesi Bassi; Styl Mlodej Polski (“Stile di Giovane Polonia”) in Polonia; Style Sapin in Svizzera; Sezessionist (Stile di Secessione”) in Austria; Modern in Russia; Arte Modernista, Modernismo in Spagna. Alla base del movimento vi è l’ideologia estetica anglosassone dell’Arts and Crafts di William Morris, fervido sostenitore della libera creatività dell’artigiano come unica alternativa alla meccanizzazione: una sorta di reazione alla veloce industrializzazione del tardo Ottocento. Arts and Crafts si volge alla riforma delle arti applicate portando avanti un’istanza sociale e morale che persegue il risorgere della produzione artigiana e l’attento studio del gotico come l’arte più dotata di spirito organico, volta a delineare planimetrie e forme “descrittive”, elementi nei quali l’indirizzo critico vuole vedere i germogli del rinnovamento architettonico.

L’Art Nouveau apre la strada all’architettura moderna e al design. Determinante per la diffusione di quest’arte è sicuramente l’Esposizione Universale di Parigi del 1900, tuttavia anche altri canali ne segnano l’importanza: ad esempio la pubblicazione di nuove riviste, come L’art pour tous, e l’istituzione di scuole e laboratori artigianali. La massima diffusione del nuovo stile è comunque da rapportarsi all’Esposizione internazionale d’arte decorativa moderna di Torino del 1902, in cui vengono presentati progetti di designer provenienti dai maggiori paesi europei, tra cui gli oggetti e le stampe dei famosi magazzini londinesi del noto mercante britannico Arthur Lasemby Liberty. La nuova linea artistica, in rottura con la tradizione, è presente nelle grandi capitali europee, come Praga, con la grande figura di Moucha, Parigi in cui Guimard progetta le stazioni per la metropolitana, Berlino, dove nel 1898 i giovani artisti si dissociano dagli stili ufficiali delle accademie d’arte, intorno alla figura di Munch, Vienna, dove gli artisti della secessione danno un nuovo aspetto alla città.  Una delle caratteristiche più importanti dello stile, che presenta affinità con i pittori preraffaelliti e simbolisti, è l’ispirazione alla natura, di cui studia gli elementi strutturali, traducendoli in una linea dinamica e ondulata, con tratto “a frusta”, e semplici figure sembrano prendere vita naturalmente in forme simili a piante o fiori. Si stagliano in primo piano le forme organiche, le linee curve, con ornamenti a preferenza vegetale o floreale. Tra i materiali, vengono adoperati soprattutto il vetro e il ferro battuto. In gioielleria si creano alti livelli di virtuosismo nella smaltatura e nell’introduzione di nuovi materiali, come opali e pietre dure, nascono monili in oro finemente lavorato e smaltato; i diamanti vengono accostati ad altri materiali, come il vetro, l’avorio e il corno. Solo in Italia, a differenza degli altri territori prima chiamati in causa, il Liberty non si contrappone al passato o alla tradizione accademica dell’insegnamento e dell’esercizio delle arti, con la conseguenza che qui, sulla nostra penisola, non si consolidò mai una scuola di riferimento identificabile con il movimento Liberty, al contrario ci furono singole personalità artistiche che si dedicarono ad approfondire i caratteri dello stile floreale ed epicentri per la diffusione del gusto dell’arte nuova, tra questi poli di profusione ci fu proprio Torino. Nei prossimi articoli considereremo nel dettaglio alcuni palazzi e quartieri della città sabauda particolarmente suggestivi e rilevanti dal punto di vista decorativo e architettonico, che testimoniano la meravigliosa trasformazione della nostra città, ancora oggi conosciuta come capitale del Liberty italiano.

 

Alessia Cagnotto