Gli appuntamenti del mese promossi dal Centro Pannunzio
Domenica 11 ottobre alle ore 11,00 all’Auditorium “Vivaldi” della Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino (p. Carlo Alberto, 5/A), il Centro “Pannunzio” presenta il libro di Pier Franco Quaglieni “Mario Pannunzio. La civiltà liberale”, Golem Edizioni. Ne parlerà Bruna Bertolo, in dialogo con l’autore. Introdurrà il Gen. Franco Cravarezza, Presidente degli Amici della Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino. Il libro ricostruisce storicamente, attraverso saggi, articoli e testimonianze, la figura di Mario Pannunzio, uomo di cultura, giornalista e uomo politico del Novecento, fondatore e direttore del settimanale “Il Mondo”, che fu la rivista culturale più importante della seconda metà del Novecento. Vi si possono leggere scritti di intellettuali, tra i quali, Giovanni Spadolini, Indro Montanelli, Pier Luigi Battista, Valerio Castronovo, Igor Man, Enzo Bettiza, Marco Pannella, Mario Soldati, il Card. Gianfranco Ravasi e molti altri. L’iniziativa rientra nella “Domenica di carta 2020” promossa dalla Biblioteca Nazionale Universitaria. E’ indispensabile prenotarsi al numero 348.81.348.47 anche con sms e whats app.
Lunedì 12 ottobre alle ore 18, al Centro “Pannunzio” in via Maria Vittoria 35H, Nicola Davide Angerame, critico d’arte e docente universitario di Estetica, ricorderà Philippe Daverio, recentemente scomparso. Prenotazione obbligatoria al n. 011 81.23.023.
Premio Alda Croce 2020
GIOVEDI’ 15 OTTOBRE ALLE ORE 17,30 NELLA SALA TEATRO DEL COLLEGIO SAN GIUSEPPE (V. ANDREA DORIA, 18), IL CENTRO “PANNUNZIO” CONSEGNERA’ I PREMI “ALDA CROCE 2020”. IL PREMIO, ATTRIBUITO A DONNE E UOMINI PIEMONTESI CHE ABBIANO MERITI DI PARTICOLARE VALORE CULTURALE E SOCIALE, E’ STATO ASSEGNATO A:
ANNA ANTOLOSEI, scrittrice; GEN. D. SALVATORE CUOCI, Comandante della Scuola d’Applicazione d’Arma di Torino; MARIA TERESA FURCI, Provveditore agli Studi di Cuneo e Biella; UMBERTO LEVRA, storico del Risorgimento; avv. RICCARDO ROSSOTTO, Presidente della Fondazione “Fulvio Croce”; ELISABETTA CHICCO VITZIZZAI, scrittrice (alla memoria).Coordinerà Marina Rota. L’attore Bruno Penasso leggerà un racconto di Patrizia Valpiani rievocativo di Alda Croce, che fu Presidente del Centro “Pannunzio” dopo Mario Soldati.
Sabato 10 ottobre, alle 15, la sala multiuso di Carvegno, frazione del comune svizzero di Cevio nel Canton Ticino (distretto di Vallemaggia) ospiterà la cerimonia di premiazione dell’undicesima edizione del “Premio letterario internazionale Andrea Testore – Plinio Martini – Salviamo la Montagna”. Durante l’evento, promosso dalla Fondazione Valle Bavona (Svizzera) e dal Comune di Toceno (Italia), verranno assegnati i premi delle quattro sezioni (narrativa, poesia, giornalismo,emigrazione) riservate a opere in lingua italiana. Il concorso letterario è focalizzato sulla difesa e valorizzazione del territorio di montagna, sulle sue genti e le sue tradizioni. Favorisce le riflessioni, lo scambio di storie e vissuti, il confronto transgenerazionale e il consolidamento di rapporti e amicizie oltre i confini nazionali.
Il concorso letterario è stato realizzato con il contributo di Fondazione Valle Bavona, Comuni di Cevio e Lavizzara, OTLM Regione Vallemaggia, Comune di Toceno, Museo regionale dell’emigrazione vigezzina nel mondo, il patrocinio della Regione Piemonte, del Consiglio regionale del Piemonte, Provincia del VCO, Unione Montana dei Comuni della Valle Vigezzo, Parco Nazionale Val Grande.Tutti i testi premiati potranno essere consultati sul sito della Fondazione Valle Bavona (
incrollabile tenacia e grande dignità. Diplomatosi alla Magistrale di Locarno, allievo di Piero Bianconi, Plinio Martini insegnò tutta la vita nelle scuole elementari e medie della sua Vallemaggia, difendendone con un’intensa attività di scrittore e giornalista il patrimonio storico e culturale. Scrisse una dozzina di volumi di narrativa, poesia e saggistica.
In mostra “opere degli argentieri piemontesi” da inizio Settecento a fine Ottocento. Dal 2 luglio al 15 novembre
famiglie di argentieri sabaudi – e il “Calice” di Giovanni Battista Boucheron, realizzato nel 1789 in memoria di Carlo Emanuele III, accanto ad alcuni “argenti ebraici” come un bel piatto per la cena durante le celebrazioni della Pasqua ebraica (Seder) e un calice per la benedizione sul vino recitata nel giorno del riposo (Kiddush). Di Giovanni Battista Boucheron (Torino, 1742 – 1815) la rassegna presenta anche grandiosi “disegni preparatori” alle opere in argento insieme a raffinati “Ritratti” degli argentieri della sua famiglia, autentica culla di generazioni di importanti maestri orfèvres. Vera chicca della mostra, la “Mazza cerimoniale” della Città di Torino, restaurata ed esposta al pubblico per la prima volta. Realizzata in argento sbalzato e cesellato, fra il 1814 ed il 1824, la Mazza veniva portata a mano dall’usciere comunale nelle occasioni ufficiali e riprende i tre progetti della prima Mazza civica eseguita da Francesco Ladatte nel 1769, con tanto di testa taurina e corona, sostituita nel 1849 da quella “turrita”, opera dell’argentiere di corte Carlo Balbino. A proseguire l’iter espositivo, sono le “armi” d’epoca con preziose decorazioni in argento, una serie di “monete” che ripercorrono la storia del Ducato di Savoia e una scelta accurata di disegni di Lorenzo Lavy (Torino, 1720 – 1789), fra i più apprezzati incisori di monete e medaglie della settecentesca Zecca torinese. In chiusura, alcune tavole dell’“Encyclopedie”, una selezione di “bastoni da passeggio” con il pomo d’argento (autentica sciccheria per gli elegantoni del tempo) e un curioso nucleo di “dorini” della seconda metà dell’Ottocento, ornamenti da acconciatura e spilloni in argento lavorato a filigrana, che madame e madamin piemontesi amavano vezzosamente appuntarsi fra trecce e capelli ai dì di festa.
“Argenti preziosi”
– Giovanni Damodé: “Paiola”, 1740-1750 ca.


Puccini nasce il 22 dicembre 1858 nella Corte San Lorenzo a Lucca, ultimo di una dinastia di compositori. La sua strada sembra già segnata: da quattro generazioni, infatti, i Puccini sono maestri di cappella del Duomo di Lucca e fino al 1799 i suoi antenati hanno lavorato per la prestigiosa Cappella Palatina del Duomo di Lucca.
dell’adolescenza del maestro.“Io tengo ai 4 muri screpolati, ai travistravati, anche alle macerie della mia casa e ti prego di non insistere oltre per ciò perché mi faresti dispiacere. Riscatterò la mia casa, di questo puoi star certo […] amo dove nacquero i miei e per tutto l’oro del mondo non recederei dal disfarmi del tetto paterno” scriveva Puccini. La casa natale, anche dopo il riscatto, continua tuttavia a essere affittata, nonostante Puccini si interessi regolarmente, con continui riferimenti nelle sue lettere, alla sua manutenzione. Puccini, nella sua vita, coltiva, grazie ai proventi derivanti dai diritti d’autore delle sue opere, due grandi passioni: le automobili e le case. Nel 1919 acquista la Torre della Tagliata, un’abitazione di origine etrusca nella Maremma, proprio vicino al mare. Successivamente se ne libera e inizia a farsi costruire una villa a Viareggio, villa che avrebbe dovuto sostituire quella di Torre del Lago e nella quale lavora alla realizzazione di Turandot.
trasformata in museo accessibile a tutti. Il Museo, allestito grazie alle donazioni di cimeli da parte della vedova di Antonio Puccini e di suo fratello Livio, viene inaugurato il 28 ottobre 1979. Nel 2004 il Museo viene chiuso per procedere a lavori di restauro complessivo e di nuovo allestimento, progetto bloccato da una sentenza del 2006 che assegna l’immobile e le sue collezioni a Simonetta Puccini, figlia naturale di Antonio.
Finora avevano avuto facile memoria il vecchio siciliano pronto a indicare al soldato italoamericano accovacciato la direzione presa dal nemico tedesco (era l’agosto del ’44, ci viene tramandato persino il nome del soggetto locale, Francesco Coltiletti detto “massaru Ciccu”), o Pablo Picasso, con la sua corona di capelli bianchi, sulla spiaggia assolata, costretto servizievole a ombreggiare con un grande ombrellone la compagna Françoise Gilot, mentre un giovanotto muscoloso e sorridente occhieggiava in secondo piano o il miliziano della guerra spagnola del ’36 (immagine controversa: immediata realtà o troppo perfetta, falsa ricostruzione?) colpito a morte. Immagini in bianco e nero, rigorosamente (c’insegna una pubblicità), un attimo catturato e tramandato alla Storia.
mettere nei preventivi un buon carico di rullini e a dare sempre maggior spazio alle immagini a colori (sapeva anche farsi debitamente i conti in tasca, erano certo meglio pagate). Magari con qualche esempio già alcuni anni prima. Trovandosi in Cina per testimoniare il conflitto sino-giapponese, scriveva il 27 luglio 1938 ad un amico della agenzia di New York: “Spediscimi immediatamente 12 rulli di Kodachrome con tutte le istruzioni su come usarli, filtri, etc… in breve, tutto ciò che dovrei sapere, perché ho un’idea per Life”. Fu esaudito ma dell’arrivo di quel materiale ci rimangono soltanto quattro immagini.
per iniziare una breve quanto intensa storia d’amore con Ingrid Bergman; quando scese tra le risaie del Vercellese, sul set di mitico Riso amaro, probabilmente l’intreccio della vicenda e il lavoro di De Santis poco lo interessarono ma il viso e le forme di Doris Dowling lo colpirono parecchio). Quindi sfilano l’immagine di un membro dell’equipaggio del commodoro Magee che manda segnali, i soldati americani che ispezionano un carrarmato tedesco o si ricoprono di una bandiera con svastica che hanno catturato; il volto di Trockij e quasi l’udibile voce stessa su di un palco di Copenhagen ed il conflitto arabo-israeliano, tra la lotta e le prime costruzioni a formare i nuovi kibbutz, tra il ’49 ed il ‘50; il viaggio nel 1947 a Mosca in compagnia di John Steinbeck e le code sulla Piazza Rossa negli anni a venire, a visitare la tomba di Lenin, con i visi degli uomini, delle madri con i figli, riverenti e muti, Picasso che gioca con il figlio, perfetto nonno ed incredibile padre; l’allegria all’aria aperta di Hemingway in compagnia della terza moglie, Martha Gellhorn, e dei due figli, la bellezza di certe facce, le fasce rosse legate attorno alla fronte, in un primo maggio descritto tra le strade del Giappone. Ancora i set cinematografici che lo incuriosiscono e lo eccitano, Ava Gardner che balla durante le riprese della Contessa scalza, una Anna Magnani carica di vitalità, John Huston intento a raccontare tra Parigi e gli studi di Londra la vita di Toulouse-Lautrec in Moulin Rouge, l’amico Humphrey Bogart (con cui nel ’52 andrà nella capitale inglese per riprendere l’incoronazione di Elisabetta) e Peter Lorre, ombroso e ingessato viveur l’uno, elegante damerino l’altro, entrambi alle prese con Il tesoro dell’Africa (possibile che nell’occasione la nostra Lollo non l’abbia almeno fotograficamente punzecchiato?), Ingrid Bergman che ascolta le indicazioni di Roberto Rossellini prima che si giri una scena di Viaggio in Italia nel ’53. Sono gli ultimi sprazzi di questo suo mondo che non vuole più dolori, combattimenti e morti, i divertimenti di Bayonne e di Deauville stanno lì a testimoniare. Ma anche per questa vena di divertimento l’interesse s’affievolisce, o addirittura si spegne del tutto: e Capa chiede di essere mandato dove ancora una volta possa respirare i venti della guerra. Invitato dalla Mainichi Press, si trova in Giappone quando riceve da Life la proposta di sostituire il fotografo della rivista in Indocina dove infuria il conflitto franco-vietnamita. Raggiunge Luang Prabang, fotografa i soldati feriti e le zone di guerra e la vita che continua a scorrere ad Hanoi e nelle altre città. Accompagna un convoglio francese lungo il delta del Fiume Rosso: mentre il convoglio è costretto a fermarsi per il fuoco nemico, Capa scende dalla jeep su cui viaggiava per fotografare un campo di riso a lato della strada. Mette il piede su una mina antiuomo e resta ucciso. Era il 25 maggio del 1954. Quella sconosciuta località aveva un nome forse grazioso, Tay Ninh. Capa aveva da pochi mesi compiuto quarant’anni. Era stato il più grande fotoreporter di guerra.

Dal 26 settembre al 27 novembre
Pautasso) ebbe a realizzare fino al 2017 nell’ex Ospedale Psichiatrico di Racconigi. “Il nome scelto, ‘CuneiForme’, ospita in sé diverse suggestioni – tengono a precisare gli organizzatori- perché richiama il territorio del Cuneese, ma anche le forme espressive delle diverse discipline artistiche, rimanda inoltre a uno strumento incisivo come il cuneo (perché incisiva intende essere la rassegna) e a una scrittura, quella cuneiforme, usata dai Sumeri e dagli Assiro-Babilonesi, innovativa per quei tempi, così come innovativo intende essere il nuovo progetto culturale”. Innovativo e itinerante. In giro per la terra di Langa. Il palcoscenico dell’iniziativa vedrà infatti coinvolte tante piazze del cuneese, con Racconigi (e con la Soms, sede di “Progetto Cantoregi”, come quartier generale), ma anche, per questa prima edizione, con il coinvolgimento delle Città di Bra, Cavallermaggiore e Fossano. Al centro del programma e fil rouge dei molti eventi, sarà un tema di stretta attualità. E diverso ad ogni edizione. Tema di quest’anno: “Re(L)azioni”, giocando sul doppio lemma “relazioni” e “reazioni”. “Il mondo in cui viviamo – dicono ancora i responsabili – è, infatti, continuamente plasmato da relazioni e reazioni sul piano sociale. Oggi, per giunta, largamente rivoluzionate a seguito della crisi sanitaria che attraversiamo e che ha dettato nuove regole per l’espressione degli affetti. Molti legami si sono stretti, in modo imprevisto, altri sono svaniti. Si indagherà quindi a tutto campo sul mondo relazionale: dai rapporti famigliari a quelli amorosi, da quelli con il diverso a quelli di amicizia (virtuale o digitale), dalle relazioni e dagli scambi tra comunità, paesi e civiltà, al rapporto tra il singolo e la natura e l’ambiente, dal rapporto con le passioni, la morte, la sessualità e la vecchiaia, fino alla relazione con se stessi”. Sette gli appuntamenti con ospiti e
spettacoli di grande interesse e programmati per circa due mesi, secondo questo calendario:
Gli appuntamenti con gli autori sono a ingresso gratuito. Prenotazione consigliata 335.8482321 ––