CULTURA- Pagina 14

Al MAUTO gli ottanta anni della Vespa, icona italiana

Da giovedì  11 giugno a domenica 30 agosto prossimo il Museo Nazionale dell’Automobile accoglie, a ottanta anni dal deposito del suo brevetto, una mostra dal titolo “Vespa. Icona Italiana”, a cura di Roberto Donati, Direttore Storico Culturale del Vespa Club d’Italia e Rino Drogo, coordinatore della collezione Marco Fumagalli.
La mostra vuole essere un omaggio agli ottanta anni di storia della Vespa, simbolo della cultura e icona di stile e innovazione del design italiano, attraverso i materiali di archivio del collezionista Marco Fumagalli, la cui passione ha dato vita a uno straordinario archivio dalle infinite forme con cui la Vespa è  stata raccontata, riprodotta e reiterpretata.
La Vespa è una delle presenze più ricorrenti della cultura visiva italiana. Nel corso del Novecento attraversa la pubblicità, il cinema, la fotografia e la grafica, sedimentandosi progressivamente nell’immaginario collettivo. A partire dalla articolata collezione di Marco Fumagalli, l’esposizione ne racconta la trasformazione da oggetto funzionale a icona capace di attivare pratiche di accumulo e catalogazione.
L’origine della storia coincide con il suo desiderio di possedere una Vespa 50 Special Revival, vista su un inserto del Corriere della Sera nell’estate del 1991. L’iniziale fascinazione per la meccanica dà avvio a una sistematica raccolta che si concentra dapprima sui veicoli, fino a comprendere tutti i modelli prodotti per il mercato italiano e le relative varianti destinate all’estero, per poi estendersi nel tempo a modellini, gadget, memorabilia, manifesti, riviste, pubblicità e locandine cinematografiche.
L’allestimento restituisce un archivio personale attraverso una fitta stratificazione di immagini a parete, in cui la Vespa continua a riapparire e moltiplicarsi tra linguaggi e contesti differenti.
La mostra assume una forma di atlante visivo in cui la continua riproduzione dell’immagine Vespa rivela il desiderio di conservarne le tracce e organizzarle in un sistema privo di gerarchie, in cui ogni elemento partecipa e contribuisce alla costruzione di una collezione.
Un focus particolare è poi dedicato ai lavori di Mimmo Rotella, artista che ha fatto del décollage  il proprio linguaggio distintivo e protagonista dell’arte italiana del secondo dopoguerra, presente in mostra con opere che reinterpretano l’universo iconografico legato alla Vespa, attraverso il linguaggio della stratificazione  e della memoria visiva.
Le opere di Rotella dialogano con fotografie, manifesti e materiali pubblicitari, contribuendo a raccontare come l’immagine della Vespa sia entrata a far parte dell’immaginario culturale e artistico internazionale.

“Mythos per i Greci significava raccontare – spiega Roberto Donati, Direttore Storico Culturale del Vespa Club d’Italia – Chi più di lei è  memoria del nostro popolo e affonda le radici nella nostra cultura prendendola come un elemento di riconoscimento e identificazione? Un racconto, attraverso la collezione Fumagalli, lungo ottanta anni. Un fil rouge che ha unito almeno tre generazioni culturalmente così diverse, ma sempre concordi sulla sua simpatica utilità e sulla sua capacità di fare moda, attirare consensi e interpretare le aspettative di tutti”.
Filo conduttore di questo racconto sono quattordici modelli di Vespa, distribuiti in sei aree tematiche , Gli esordi, Il successo, La rivoluzione,  Anni Ottanta, Il nuovo corso, il Vespa Club d’Italia, che accompagnano il visitatore attraverso l’evoluzione del celebre scooter e il contesto storico e culturale che ne ha accompagnato il successo.

Mara Martellotta

Il volume di Quaglieni “Da Cavour alla Repubblica” a Montecitorio

La Edizioni Pedrini alla Camera dei Deputati giovedì 7 luglio 

Verrà presentato a Roma a Palazzo Montecitorio il prossimo 7 luglio, alle ore 16.00, su iniziativa dell’On. Alessandro Giglio Vigna Presidente della XIV Commissione Politca U.E. della Camera dei Deputati, il volume del prof. Pier Franco Quaglieni: “Da Cavour alla Repubblica. I rapporti tra Stato e Chiesa, laicità e laicismo nella storia d’Italia”.

Il prof. Quaglieni, Presidente del Centro Pannunzio di Torino, storico, editorialista nelle pagine del Corriere della Sera di Torino e firma di punta del quotidiano “il Torinese”,  nel libro offre una serie di valutazioni storiche, giuridiche e politiche che partono da punti di vista diversi, attuando la pratica della laicità.

Pier Franco Quaglieni

La presentazione è stata fissata nella Sala Stampa della Camera dei Deputati con il seguente programma: saluti istituzionali dell’On. Giglio Vigna, a cui seguiranno gli interventi del prof. Quaglieni, del direttore editoriale della Casa editrice Edizioni Pedrini con moderatrice Cristina Del Tutto CEO di Radio Parlamentare.

Nel volume di oltre 300 pagine, la cui copertina è stata realizzata da Ugo Nespolo, numerosi i temi trattati tra i quali:

– La storia dei rapporti tra Stato e Chiesa cattolica in Italia.

– La storia del separatismo liberale e laico tra la sfera politica e quella religiosa.

– La storia del Concordato del 1929 voluto da Mussolini che portò alla Conciliazione tra le due sponde del Tevere diventato “più stretto”, parafrasando Spadolini.

Il libro affronta anche diversi argomenti tra i quali:

– Il tema dei Patti Lateranensi inseriti nella Carta Costituzionale repubblicana del 1948.

– L’abrogazione del Concordato proposta da Marco Pannella.

– La revisione dei Patti Lateranensi del 1984 voluta da Bettino Craxi.

Nel contesto si chiarisce altresì il tema della laicità e del laicismo intesi non solo come fatto politico, ma anche in termini culturali e filosofici fino a considerare la società multireligiosa ed i possibili rapporti conflittuali con l’Islam.

Scheda tecnica

Casa editrice: Edizioni Pedrini

Autore: Pier Franco Quaglieni

Anno pubblicazione: 2026

Formato: rilegatura flessibile 168×240

pagine n.312

prezzo di copertina € 20,00

ISBN: 979-12-80602-94-7

Il Giappone all’ombra della Mole

A Torino la “tre giorni” del “Torino Matsuri 2026”, il Festival dedicato alla scoperta e alla diffusione della Cultura nipponica

Da venerdì 3 a domenica 5 luglio

Dal tradizionale “Chanoyou” o “Chadō” pubblico (millenaria e solenne cerimonia del tè, tra le arti tradizionali più note del “Buddismo Zen”) alla pratica dimostrazione della “pittura a inchiostro sumi-e” o dell’ “acquerello suisaiga” fino al coinvolgente worksop dedicato ai tradizionali “tamburi taiko” suonati dal celebre Gruppo italiano- di studio e spettacolo – dei “Munedaiko” (riconosciuto ufficialmente come collaboratore culturale dell’“Ambasciata del Giappone in Italia”): sarà un viaggio estremamente curioso e ben articolato quello proposto dal “Torino Matsuri 2026”, Festival interamente incentrato sulla scoperta e divulgazione della “Cultura giapponese”, organizzato dall’Associazione Culturale “Yoshin Ryu” all’“Impianto Crescenzio” (affiliato Arci Torino), in lungo Dora Colletta 53, a Vanchiglietta.

Giunto ormai alla sua undicesima edizione, l’evento è in programma per tre giorni a Torino, da venerdì 3 a domenica 5 luglio, in occasione della festa tradizionale del “Tanabata”, nota come la “Festa delle stelle innamorate”, che si celebra in Giappone il 7 luglio, traendo origine da una “romantica” leggenda cinese. Leggenda che vede protagonisti  i due amanti Orihime (la “stella Vega”) e Hikoboshi (la “stella Altair”), separati dalla “Via Lattea” e condannati a incontrarsi una sola notte all’anno. Per l’occasione, le strade e le case si riempiono di colore grazie ai “tanzaku”, piccoli foglietti colorati su cui le persone scrivono i propri desideri e preghiere d’amore, per poi appenderli a rami di bambù. Una festa che unisce, così, il fascino del cosmo a una profonda e suggestiva tradizione popolare. E che, in quest’edizione del Festival, in “salsa torinese”, vuole però aprirsi ai ritmi e alle immagini dell’attualità. Sottolinea, infatti, Giada Turtoro, vicepresidente dell’Associazione Culturale “Yoshin Ryu”: “Il Festival continua a crescere, consolidando una formula che affianca i nostri appuntamenti più amati ad alcune novitàQuest’anno, infatti, accanto alla solennità dei laboratori tradizionali e dei tamburi ‘taiko’, siamo felici di aprire le porte alla vivacità dei ‘cosplay’ e del mondo ‘gaming’. È questa contaminazione tra la sacralità del passato e l’energia del presente a rendere l’evento un punto di riferimento unico nel panorama culturale.

Cosa aspettarsi, dunque, dall’undicesima edizione dell’evento? “Un’immersione totale tra le ‘suggestioni millenarie’ e le vibranti ‘tendenze pop’ del Paese del Sol Levante. Questo Festival si propone come un ‘ponte culturale’, offrendo un programma fitto e articolato che si sviluppa rivolgendosi ad appassionati, ma anche a famiglie e curiosi di tutte le età”.

Nel fine settimana di sabato 4 e domenica 5 luglio i cancelli rimarranno aperti dalle 10 alle 23,30, con una ricca costellazione di workshop tematici legati alla tradizione: dalla precisione della “calligrafia shodō” all’armonia botanica dell’“ikebana” e all’arte preziosa dell’“origami”. I visitatori potranno inoltre approcciare la “lingua giapponese”, scoprire i segreti della vestizione dello “yukata” (il tipico kimono estivo), apprendere le tecniche del “disegno manga” e creare i celebri pupazzi “amigurumi” ad uncinetto. Non mancheranno dibattiti e incontri culturali. Da segnalare, in particolare il tema della “sicurezza personale femminile” affrontata con il metodo “Sicuramente Donna”, accanto alla “presentazione di romanzi” dedicati al Giappone firmati da autrici emergenti e proposti da Denise Paradiso, nonché un nostalgico viaggio nel “mondo dei videogiochi” con un “focus” sui trentacinque anni di “Street Fighter”, guidato dall’esperto Mike Arcade.

Grandi protagoniste delle serate la “proposta gastronomica” (a partire dalla cena di venerdì 3 luglio a base di “ramen” – spaghetti di frumento serviti in brodo di carne o pesce – preparata dallo chef Carlo “Ojisan” Mele) e l’“intrattenimento”, dal “cinema” alla “musica dal vivo” con la travolgente energia, in particolare, de “I Cavalieri di Zara”“cartoon tribute band” che farà ballare il pubblico con le “sigle animate” più amate dagli anni ’80 al 2000. La giornata di domenica 5 luglio sarà invece scandita dal “ritmo ancestrale” del Giappone: nel pomeriggio si terrà l’atteso workshop di “tamburi tradizionali taiko” con i celebri “Munedaiko”, mentre la serata vedrà alternarsi sul palco una suggestiva performance di “teatro marziale” e il potente concerto finale dello stesso gruppo di percussionisti. Per finire, gli appassionati di motori potranno ammirare da vicino un’esposizione di veicoli storici e moderni a cura di “Mazda” e “Toyota”, mentre l’area “gaming” intratterrà il pubblico con “tornei di carte collezionabili” e sfide ai giochi di strategia orientali come lo “shogi” e il “go”. Il sipario calerà sull’immancabile e colorata “gara cosplay”, moderata dallo staff di “Nerd Chop Express”, Denise Paradiso e Mike Arcade, che premieranno i “migliori costumi” ispirati a “fumetti”, “anime” e “videogiochi”. Tributo completo al mondo magico del più contemporaneo “Paese del Sol Levante”. Per ulteriori info: tel. 375/5802205 o www.yoshinryu.com

Gianni Milani

Nelle foto: “Tamburi taiko” – Munedaiko; “Chanoy pubblico”; Pittura “Sumi-e”

Giovanna Botteri al Forte di Bard

Noto volto televisivo e tra le più grandi giornaliste e inviate di punta della “Rai”, la Botteri parteciperà alla conferenza “Taccuino di un mondo affamato”

Domenica 28 giugno, ore 16

Bard (Aosta)

L’incontro con la celebre giornalista triestina vuole essere l’ultimo capitolo nella serie di eventi e dibattiti, organizzati alla “Fortezza” sabauda, intorno ai temi al centro della mostra “Nutrire il Mondo, la sfida globale dell’alimentazione”, il progetto fotografico promosso, insieme al “Forte” valdostano, dall’“Agence France– Press” (tra le più antiche ed autorevoli agenzie di stampa internazionali) e visitabile fino a domenica 19 luglio prossimo.

Titolo: “Taccuino di un mondo affamato”, appuntamento in agenda per domenica 28 giugnoalle 16. Accanto a Giovanna Botteri interverranno Sabrina Rossi Montegrandi, director of Business Development Italy-Malta-Turkey di “Agence France-Presse” e Ornella Badery, presidente del “Forte di Bard”.

Nell’incontro – seguendo le linee su cui s’è impostata la rassegna fotografica in corso al “Forte” e al centro di un notevole interesse da parte del pubblico – si parlerà in modo particolare del “cibo” usato come “strumento di guerra” durante i conflitti d’ogni tempo e luogo, come tecnica spietata adottata più volte nel corso della storia e oggi (lo urlano drammaticamente le oltre ottanta foto esposte in rassegna) in tanti teatri di scontri: in questa “terza guerra mondiale a pezzi” (come diceva Papa Francesco) che attualmente si è calcolato contare, a livello internazionale, oltre sessanta conflitti armati attivi, il numero più alto registrato dal termine della Seconda Guerra Mondiale, dall’Africa sub-sahariana all’Asia occidentale  (Palestina– Gaza), al Medio oriente (Iran) e all’Europa Orientale (Russia– Ucraina). Tanto che, nel 2026, dicono le cifre ufficiali, la fame nel mondo registra circa 300milioni di persone (tanti bambini) che soffrono di “insicurezza alimentare acuta” ed oltre 730milioni costretti ad “affrontare la fame”, allontanando l’obiettivo “fame Zero” prefissato dall’“Agenda Onu 2030”.

Un autentico “colpo mortale” al Pianeta. E un argomento che troverà, nelle parole e nell’esperienza lavorativa, di Giovanna Botteri, contenuti vivi portati da chi – come lei – l’esperienza drammatica “guerra – morte – fame” l’ha quotidianamente vissuta “de visu” (colpo feroce agli occhi e al cuore), testimone coraggiosa di eventi che hanno sconvolto il mondo, portandolo a danni incalcolabili sotto l’aspetto geo-politico e, soprattutto, umano.

Nata a Trieste (“Culla della Civiltà Mitteleuropea”) e “figlia d’arte” (il padre Guido fu direttore della sede “Rai Friuli-Venezia Giulia”), Giovanna si laurea in Filosofia con un dottorato alla “Sorbona”, diventando, ben presto (dopo aver lavorato nell’’83, con  “Il Piccolo” e l’“Alto Adige”) un volto famigliare al pubblico televisivo – iniziando a farsi le ossa nell’ ’85 per la “Rai di Trieste”. Giornalista, reporter e conduttrice del “Tg3” dal 2004 al 2007. Dal 1991, come “inviata speciale”, segue i più importanti eventi internazionali: il crollo dell’Unione Sovietica, le guerre nell’ex Jugoslavia, l’assedio di Sarajevo dove, assieme a Miran Hrovatin,  filma l’incendio della “Biblioteca Nazionale”, la “strage del pane” il massacro di Markale e quello di Srebrenica. E poi Afghanistan e Iraq, i conflitti in Libano, Siria e Iran. Dal 2007 negli Stati Uniti, ha seguito la campagna di Obama, la grande recessione, la crisi di “Wall Street”, la guerra all’ “Isis”, le stragi e la vittoria nel 2020 di  Joe Biden e, in seguito, di Trump e poi ancora, testimone in Cina della pandemia di “Covid19”. Dal 2022 a Parigi segue la rivolta delle “banlieue” e l’ascesa dell’estrema destra.

L’anno prima, il 6 marzo 2021, la sua empatica popolarità la porta addirittura sul palco del “Festival di Sanremo” come co-conduttrice della serata finale con Amadeus e Fiorello. Dal 2024, entra a far parte del cast fisso del talk show “In altre parole” condotta su “La7” da Massimo Gramellini.

Al centro dell’incontro, programmato per domenica 28 giugno al “Forte di Bard”, non sarà solo il tema della “fame” come micidiale strumento di morte e di guerra, ad essere dibattuto dagli ospiti e dal pubblico (che certamente interverrà numeroso), ma una forte attenzione sarà posta anche su argomenti di stretta attualità, come  lo sfruttamento lavorativo e il tragico fenomeno del “caporalato”, diffuso soprattutto nell’agricoltura, ma presente anche nel campo dell’edilizia e nei servizi.

Prenotazione obbligatoria compilando il “form” sul sito: www.fortedibard.it

Per info: tel. 0125/833811Ingresso gratuito

Gianni Milani

Nelle foto: Giovanna Botteri; Forte di Bard (Ph, Marco Spataro); Bashar Taleb/AFP “Consegna razioni alimentari a Gaza” (foto in mostra)

Il Quarto Stato di Pellizza da Volpedo verso la candidatura UNESCO

“Il Quarto Stato di Pellizza da Volpedo rappresenta un simbolo universale di dignità del lavoro, progresso sociale e partecipazione civile. È un’opera che appartiene alla storia del Piemonte ma che ha saputo parlare al mondo intero. Per questo intendiamo avviare un percorso per proteggere il Quarto Stato, il suo messaggio, la sua storia e farlo diventare patrimonio dell’umanità tutelato dall’UNESCO. Lavoreremo già nelle prossime settimane per capire in quale filone inserire la candidatura, certi che davvero il Quarto Stato, con quello che rappresenta, sia un vero, concreto, chiaro e forte patrimonio dell’umanità“. Ad annunciarlo è  stato il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, il 19 giugno scorso, insieme all’assessore regionale agli Enti locali, Enrico Bussalino, al termine dell’incontro svoltosi a Volpedo, di concerto con il sindaco di Volpedo Elisa Giardini, il presidente della Provincia di Alessandria Luigi Benzi, il presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona Pier Luigi Rognoni, la presidente dell’associazione Pellizza da Volpedo Manuela Bonadeo, Stefano Barbieri e Marco Balossino.
“Si tratta di un progetto che unisce cultura, identità e valorizzazione del territorio. Il Quarto Stato è una delle opere più conosciute dell’arte italiana e racchiude valori universali che ancora oggi parlano alle nuove generazioni. Vogliamo costruire un percorso condiviso che coinvolga il territorio , le istituzioni culturali e tutti i soggetti interessati affinché questo straordinario patrimonio possa ottenere il riconoscimento che merita a livello internazionale – hanno aggiunto l’assessore alla Cultura Marina Chiarelli e gli assessori del territorio Enrico Bussolino e Federico Riboldi.
“Il Quarto Stato da oltre un secolo porta il nome di Volpedo e della provincia di Alessandria nel mondo – ha dichiarato il presidente della provincia di Alessandria Luigi Benzi – per questo la candidatura  UNESCO rappresenta una straordinaria opportunità di valorizzazione culturale, turistica e identitaria per l’intero territorio. La Provincia di Alessandria è pronta a fare la propria parte e a collaborare con tutte le istituzioni coinvolte per sostenere un percorso che può rafforzare ulteriormente il prestigio internazionale di un’opera che affonda le proprie radici nella nostra storia e nella nostra comunità, ma che continua a trasmettere valori universali capaci di parlare all’umanità intera”.
“Per la comunità di Volpedo questa candidatura rappresenta un motivo di grande orgoglio e il riconoscimento di un percorso di valorizzazione che affonda le proprie radici in decenni di impegno – ha dichiarato il sindaco di Volpedo Elisa Giardini – Ricordo quanto costruito dal Comune di Volpedo a partire dal 1966, quando Maria e Nerina Pellizza donarono lo studio del pittore affinché diventasse museo aperto alla collettività. Da quel gesto di straordinaria generosità è nato un lungo lavoro di tutela e promozione che ha dimostrato la forza attrattiva e il valore universale di quest’opera. Il Quarto Stato non è soltanto un capolavoro dell’arte italiana, ma parte integrante dell’identità della nostra comunità”.

Mara Martellotta

San Giovanni nei Musei torinesi

La Fondazione Torino Musei celebra la festa del Santo Patrono di Torino proponendo per il 24 giugno tariffe promozionali

In occasione di San Giovanni, mercoledì 24 giugno prossimo, GAM, MAO e Palazzo Madama saranno regolarmente aperti al pubblico dalle ore 10 alle ore 18 e, per celebrare la festa patronale, i visitatori potranno accedere alle collezioni permanenti e alle mostre temporanee dei tre musei con biglietto a tariffa ridotta.
La promozione rappresenta un’occasione per riscoprire il patrimonio artistico dei musei civici e per visitare le mostre in chiusura , “Chiharu Shiota: The Soul Trembles”, ultimo giorno di apertura il 28 giugno, al MAO,  e la mostra “Donna in blu che legge una lettera” a palazzo Madama, ultimo giorno di apertura il 29 giugno.
Martedì 23 giugno alle ore 18 si terrà inoltre un evento speciale. Chi percorrerà piazza Castello potrà assistere alla suonata a rintocchi della storica campana di Palazzo Madama, eccezionalmente inserita nella rassegna di concerti campanari che ogni anno l’Associazione CampaneTO, in collaborazione con la Diocesi di Torino, la Città di Torino, il Sermig e la Comunità di Sant’Egidio, organizza per la patronale di San Giovanni.

MM

Luna di Vercelli

penna calligrafiaL’importante e   geniale musicista, compositore, maestro di tango argentino nella scuola Tango mio, Oscar Casares riversa il suo versatile temperamento, sensibile ad ogni forma di bellezza e di espressione vitale anche  nella poesia. GRB
LUNA DI VERCELLI

Come un chicco di riso

Che illumina mia strada

Riempiendo di poesia

Fantastica luce nelle risaie.

Ti guardo e sei reale

Come tutto vicino a me

Le stelle mentono,

vedo in loro un passato lontano

di quando io non  c ero

un giorno sarò come loro

la mia materia si scioglierà

e partirò in forma di luce

verso te, chicco di riso

Luna di Vercelli

OSCAR CASARES 10 O6 2026

I 25 anni del Centro Pannunzio ad Alassio

Questa mattina ad Alassio in occasione del 25esimo anniversario di attività della Sezione Alassina del Centro Pannunzio, si è tenuto un incontro celebrativo presso la panchina dedicata al Centro, situata sul lungomare di Alassio all’angolo con via Torino. La panchina di inaugurata nel 2018 per iniziativa della compianta professoressa Chiara Spadoni. Sono intervenuti in presidente e fondatore del Centro, il professor Pier Franco Quaglieni, il sindaco di Alassio Marco Malgrati, Franco Odello e Marco Servetto.

Libri e arte alla Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso

La precettoria di Sant’Antonio di Ranverso apre i suoi spazi a libri, storie e arte, con una giornata che intreccia letteratura e patrimonio culturale.

Domenica 21 giugno torna l’iniziativa “Libri e arte a Ranverso” , iniziativa organizzata dalla Pro Loco di Buttigliera Alta che, per tutta la giornata, animerà gli spazi esterni del complesso monumentale con stand editoriali, presentazioni di libri e attività  per il pubblico.

Giunta alla su terza edizione, la manifestazione trasformerà  il sagrato e le aree esterne della precettore in un luogo d’incontro tra autori, lettori e appassionati d’arte. Dalle ore 10 alle 18 si susseguiranno presentazioni di volumi e dialoghi con  gli scrittori , accanto a un laboratorio di legatoria a stampa a cura di Francesca De Leo, restauratrice di libri antichi.

In occasione dell’iniziativa, la Precettoria proporrà inoltre due visite tematiche speciali, alle 11 e alle15 , dedicate a Giacomo Jacquerio, il grande maestro del gotico internazionale piemontese che proprio a Ranverso ha lasciato alcune delle sue opere più  significative.

“ Viva Jaquerio!” accompagnerà i visitatori alla scoperta della vita, del lavoro e della bottega dell’artista, consentendo di approfondire la figura di uno dei maggiori protagonisti della pittura tardogotica in Piemonte e il legame profondo che unisce il suo nome alla Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso, custode del suo più celebre capolavoro.

Il programma verrà completato, alle17, da un progetto ideato da Borgatta’s Factory, dal titolo “Homo Viator. Racconti di viaggio e viaggiatori” che, attraverso musica e narrazione, ripercorre storie di pellegrini, viandanti e uomini in cammino. Il secondo appuntamento,  dal titolo “Parole e note sotto le stelle” accompagnerà il pubblico in un viaggio tra racconti e suggestioni musicali ispirati ai temi della ricerca, dell’incontro, del viaggio, nel segno di quell’anelito universale che, da sempre, spinge l’uomo a mettersi in cammino.

Quota di partecipazione 3 euro.

Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso, Località di Sant’Antonio di Ranverso,   Buttigliera Alta.

Domenica 21 giugno. Ore 11 e ore 15.

Viva Jacquerio.

Costo della visita 5 euro oltre al prezzo del biglietto d’ingresso, intero 5, ridotto 4 euro.

Prenotazione obbligatoria entro il venerdì

Info e prenotazioni dal mercoledì alla domenica

Tel 0116200603

Ranverso@biglietteria.ordinemauriziano.it

MM

Summer Solstice III – Luce suono

L’ “Arena Paolini” e lo “Spazio del Contemporaneo” della “GAM” di Torino ospitano anche quest’anno l’evento conclusivo di “Accademia della Luce”

Domenica 21 giugno, dalle 18,30

Promessa! Sarà una grande serata di musicaricerca sonora e sperimentazione vocale. All’insegna del tema “Luce e Suono”, l’edizione 2025/’26 di “Summer Solstice”, l’evento conclusivo di “Accademia della Luce”, il “public program” della 28^ edizione di “Luci d’Artista” ( a cura di Antonio Grulli), ci dà anche quest’anno appuntamento alla “GAM – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea” (via Magenta 31, a Torino), nella serata di domenica 21 giugno (a partire dalle 18,30), con ingresso gratuito e negli spazi esterni ed interni del Museo, inclusa l’“Arena Paolini – Anni Luce”, installazione pavimentale “en plein air” dell’artista concettuale di origini genovesi, perfettamente inserita in quella sorta di “Sculpture Garden” che sono i Giardini all’aperto della “GAM” e concepita come “spazio espositivo di performance e meditazione”.

Ad animare la serata, secondo visioni d’arte assolutamente singolari, saranno tre artisti e “performer”, invitati a concepire lavori atti ad esplorare “le affinità fisiche, percettive ed intellettuali tra luce e suono: fenomeni inafferrabili, capaci di attraversare i corpi e trasformare gli spazi”. I loro nomi: Luciano Chessa (Sassari, 1971), artista audiovisivo e performativo, compositore e storico dell’arte, attivo tra Europa e Stati Uniti; Nina Baietta (Padova, 1997), ricercatrice vocale con base a Venezia ed Enrico Malatesta (Cesena, 1985) attivo in ambiti sperimentali posti tra musica, performance ed indagine territoriale.

“Accademia della Luce” – progetto della “Città di Torino” in gestione a “Fondazione Torino Musei” – dopo il grande successo degli scorsi anni, arriva così all’ultimo appuntamento della sua terza edizione. Il progetto si collega simbolicamente alle tradizioni del “solstizio estivo” (per l’appunto, domenica prossima 21 giugno, ore 10,24) legate alla luce, al sole e al fuoco, e alle celebrazioni torinesi dedicate a San Giovanni Battista, patrono della città.

L’evento vedrà anche la presenza di un “angolo bar” e “food truck” organizzato e gestito da “Bar Baglio”, la nuova caffetteria della “GAM”.

Le mostre e la collezione resteranno chiuse al pubblico per tutta la durata dell’evento.

 

I tre protagonisti

Luciano Chessa sarà presente allo “Spazio del Contemporaneo” ( piano -1, ore 19) con “Trasmissioni Plastiche”, lavoro che deriva da un’esperienza sviluppata durante recenti “residenze” dell’artista presso la “Lou Harrison House” di Joshua Tree, in California, e la “Direction des Affaires Culturelles” del Principato di Monaco. Attraverso “corde elastiche” che attivano dispositivi sonori collocati a distanze inconsuete, questa scultura “diffonde meccanicamente il suono in contrappunto con una corda eccitata da un motore elettrico che danza investita da un fascio di luce, rivelando nodi e antinodi d’onda”. La proiezione congiunta di “luce” e “suono” svela la natura “scultoreo-plastica” di questi corpi vibranti, simultaneamente relativizzando le nozioni di prossimità e lontananza.

Nina Baietta presenta (con Paola MichelettiLiliana Sommarriva e Denise Tosato“Oscillo”, nell’“Arena Paolini” (ore 20). Si tratta di un lavoro per “quattro voci” e “quattro speaker” basato su una “drammaturgia dell’assenza in cui lo spettatore viene guidato da una dimensione acustica e corporea ad una dimensione amplificata e invisibile”. La performance “esplicita il passaggio di stato insito nella pratica stessa, reso manifesto dalla dissoluzione del corpo in un altro spazio-tempo e dalla massima esasperazione della voce in una dimensione particellare, ingigantita all’interno degli speaker”. L’utilizzo della “quadrifonia” conduce performer e spettatore verso un altrove condiviso in uno spazio di “risonanza totalizzante” in cui il corpo, scomparendo, si fa ovunque.

“Circolo del sorgere e del dissolversi” è infine il titolo del progetto di Enrico Malatesta presentato nello “Spazio del Contemporaneo” (piano -1, ore 21), in cui l’artista propone una “rilettura artistica” del potenziale sonico  delle “Campane Tibetane”, creando “una risonanza che sovrasta la visione e innesta screpolature nella relazione tra ascolto e spazio”. Gli oggetti sonori – oltre alle campane, altoparlanti, pietre, walkman, tessuti – vengono presentati come agenti capaci di modificare concretamente l’ambiente acustico: “la loro risonanza diventa un campo di relazione in cui emergono tensioni, attriti e densità materiche, tanto armoniche quanto dissonanti”.

Visionarietà, ardite sperimentazioni e ricerche accompagnate sempre dalla meticolosità dello studio e dalla meraviglia di musica, suoni e voci composte in atmosfere surreali dove proprio “luce” e “suono” paiono voler simboleggiare l’abbondanza creativa di un tempo “minimo” che si fa “solstitium – sole fermo” per un giorno solo. Ma il giorno più lungo dell’anno.

Per infowww.gamtorino.it

g.m.

Nelle foto: Immagine guida; Luciano Chessa; Nina Baietta ed Enrico Malatesta