CULTURA- Pagina 14

Linea Cadorna, la Maginot italiana

Il sistema di fortificazioni che si  estende dall’Ossola alla Valtellina. Un enorme reticolo di trincee, postazioni di artiglieria, luoghi d’avvistamento, ospedaletti, strutture logistiche e centri di comando, collegate da centinaia di chilometri di strade e mulattiere, realizzato durante il periodo della prima guerra mondiale

Linea Cadorna” è il nome con cui è conosciuto  il sistema di fortificazioni che si  estende dall’Ossola alla Valtellina. Un enorme reticolo di trincee, postazioni di artiglieria, luoghi d’avvistamento, ospedaletti, strutture logistiche e centri di comando, collegate da centinaia di chilometri di strade e mulattiere, realizzato durante il periodo della prima guerra mondiale. Un’opera fortemente voluta dal generale Luigi Cadorna, capo di Stato Maggiore dell’Esercito (originario di Pallanza, sul lago Maggiore), con lo scopo di contrastare una eventuale invasione austro-tedesca proveniente dalla Svizzera.

Lo scoppio della guerra – il 23 luglio del 1914 –  e gli avvenimenti successivi tra cui l’invasione del Belgio neutrale e i cambi di alleanze tra le varie potenze europee, accentuarono i dubbi sulla volontà del governo elvetico di far rispettare la neutralità del proprio territorio. Così, una volta che l’Italia entrò in guerra  contro l’Austria  – il 24 maggio 1915 – , il generale Cadorna, per non incorrere in amare sorprese, ordinò di avviare i lavori difensivi, rendendo esecutivo il progetto di difesa già predisposto. Da quasi mezzo secolo erano stati redatti studi, progettazioni, ricognizioni, indagini geomorfologiche, pianificazioni strategiche, ricerche tecnologiche. E non si era stati con le mani in mano: a partire dal 1911 erano state erette le fortificazioni sul Montorfano, a difesa degli accessi dalla Val d’Ossola e dal Lago Maggiore,  e gli appostamenti per artiglieria sui monti Piambello, Scerré, Martica, Campo dei Fiori, Gino e Sighignola, tra le prealpi varesine e la comasca Val d’Intelvi. Anche la Svizzera, dal canto suo,  intensificò i lavori di fortificazione al confine con l’Italia, realizzando opere di sbarramento a Gordola, Magadino, Monte Ceneri e sui monti di Medaglia, nel canton Ticino. In realtà,tornando alla Linea Cadorna,quest’opera, nella terminologia militare dell’epoca, era definita come ” Frontiera Nord” o, per esteso, “sistema difensivo italiano alla Frontiera Nordverso la Svizzera”. E, ad onor del vero, più che una fortificazione collocata a ridosso della frontiera si tratta di una linea difensiva costruita in località più arretrate rispetto al confine, con lo scopo di presidiare  i punti nevralgici. Un’impresa mastodontica.

 

Basta scorrere, in sintesi,  la consistenza dei lavori eseguiti e delle spese sostenute per la loro realizzazione: “Sistemazione difensiva – Si svolge dalla Val d’Ossola alla Cresta orobica, attraverso le alture a sud del Lago di Lugano e con elementi in Val d’Aosta. Comprende 72 km di trinceramenti, 88 appostamenti per batterie, di cui 11 in caverna, mq 25000 di baraccamenti, 296 km di camionabile e 398 di carrarecce o mulattiere. La spesa complessiva sostenuta, tenuto conto dei 15-20000 operai ( con punte fino a trentamila, nel 1916, Ndr) che in media vi furono adibiti, può calcolarsi in circa 104 milioni”. Le ristrettezze finanziarie indussero ad un utilizzo oculato delle materie prime,recuperate sul territorio. Si aprirono cave di sabbia, venne drenata la ghiaia negli alvei di fiumi e torrenti; si produsse calce rimettendo in funzione vecchie fornaci e furono adottati ingegnosi sistemi di canalizzazione delle acque. Gli scalpellini ricavarono il  pietrame, boscaioli e falegnami il legname da opera, e così via. I requisiti per poter essere arruolati come manodopera, in quegli anni di fame e miseria, consistevano nel possedere la cittadinanza italiana, il passaporto per l’interno e i necessari certificati sanitari. L’età non doveva essere inferiore ai 17 anni e non superiore ai sessanta e, in più, occorreva che i lavoratori fossero muniti di indumenti ed oggetti personali. A dire il vero, in ragione della ridotta disponibilità di manodopera maschile, per i frequenti richiami alle armi, vennero assunti anche ragazzi con meno di 15 anni, addetti a mansioni di manovalanza, di guardiani dei macchinari in dotazione nei cantieri o di addetti alle pulizie delle baracche.  La manodopera femminile, definita con apposito contratto, veniva reclutata nei paesi vicini per consentire alle donne, mentre erano impegnate in un lavoro salariato, di poter badare alla propria famiglia e di occuparsi dei lavori agricoli. Il contratto era diverso a seconda dell’ente reclutante: l’amministrazione militare o le imprese private.

 

Quello militare garantiva l’alloggiamento gratuito, il vitto ( il rancio)  uguale a quello delle truppe, l’assistenza sanitaria gratuita, l’assicurazione contro gli infortuni, un salario stabilito in relazione alla durata del lavoro da compiere, alle condizioni di pericolo e commisurato alla professionalità e al rendimento individuale. Il salario minimo era fissato, in centesimi, da 10 a 20 l’ora per donne e ragazzi; da 30 a 40 l’ora per sterratori, manovali e braccianti; da 40 a 50 per muratori, carpentieri, falegnami, fabbri e minatori; da 60 ad una lira per i capisquadra. L’orario di lavoro era impegnativo e  prevedeva dalle 6 alle 12 ore giornaliere, diurne o notturne, per tutti i giorni della settimana. Delle paventate truppe d’invasione che, come orde fameliche, valicando le Alpi, sarebbero dilagate nella pianura padana, non si vide neppure l’ombra. Così, senza il nemico e senza la necessità di sparare un colpo, con la fine della guerra,  le fortificazioni vennero dismesse. Quelle strutture, negli anni del primo dopoguerra, furono in parte riutilizzate per le esercitazioni militari e , negli anni trenta, inserite in blocco e d’ufficio nell’ambizioso  progetto del “Vallo Alpino”, la linea difensiva che avrebbe dovuto – come una sorta di “grande muraglia” –  rendere inviolabili gli oltre 1800 chilometri di confine dello Stato italiano. Un’impresa titanica, da far tremare le vene ai polsi che, forse proprio perché troppo ardita, in realtà, non giunse mai a compimento. Anche nella seconda guerra mondiale, la Linea Cadorna non conobbe operazioni  belliche, se si escludono i due tratti del Monte San Martino (nel varesotto, tra la Valcuvia e il lago Maggiore) e lungo la Val d’Ossola dove, per brevi periodi , durante la Resistenza, furono utilizzati dalle formazioni partigiane. Infine, come tutte le fortificazioni italiane non smantellate dal Trattato di pace siglato a Parigi nel febbraio 1947, a partire dai primi d’aprile del 1949, anche la “linea di difesa alla frontiera nord” entrò a far parte del Patto Atlantico istituito per fronteggiare il blocco sovietico ai tempi della “guerra fredda”. Volendo stabilire una data in cui ritenere conclusa la storia della Linea Cadorna, almeno dal punto di vista militare, quest’ultima può essere fissata con la caduta del muro di Berlino, il 9 novembre 1989.

 

Da allora in poi, le trincee, le fortificazioni e le mulattiere sono state interessate da interventi di restauro conservativo realizzati dagli enti pubblici che hanno permesso di recuperarne gran parte  alla fruizione turistica, lungo gli itinerari segnalati. La “Cadorna” si offre oggi ai visitatori come una  vera e propria “Maginot italiana”,  un gigante inviolato, in grado di presentarsi senza aloni drammatici, come un sito archeologico dove è possibile vedere e studiare reperti che hanno subito l’ingiuria degli uomini e del tempo ma non quella dirompente della guerra. Tralasciando la parte lombarda che si estende fino alla Valtellina e restando in territorio piemontese, sono visitabili diversi percorsi, dal forte di Bara  – sopra Migiandone, nel punto più stretto del fondovalle ossolano –  alle trincee del Montorfano, dalle postazioni in caverna del Monte Morissolo al fitto reticolo di trincee e postazioni di tiro dello Spalavera  ( la sua vetta è uno splendido belvedere sul Lago Maggiore e le grandi Alpi), dalle trincee circolari con i camminamenti e la grande postazione per obici e mortai del Monte Bavarione fino alle linee difensive del Vadà e del monte Carza, per terminare con quelle  della “regina del Verbano”, un monte la cui vetta oltre i duemila metri, viene ostentatamente declinata al femminile dagli alpigiani: “la Zeda”.

Marco Travaglini

Quegli antichi “ricordi” trasformati in opere d’arte dai detenuti di Fossano

Insieme, sotto il segno dell’arte e della solidarietà, i detenuti della Casa di Reclusione fossanese e della “RSA – La Corte” di Dogliani

Ceva (Cuneo)

“Dalle parole alla ceramica”. Ovvero: quando la memoria, i ricordi di una vita, raccontati a chi vuole ascoltarti, a chi ti è vicino (non solo fisicamente), ma anche con il cuore e l’anima, riescono a trasformarsi e a prendere corpo vivo offrendo spunti significativi per la lingua universale dell’arte. E’ davvero un piccolo grande “prodigio”! Tanto più se i due “mondi” a confronto non possono essere più lontani tra loro di una “Casa di Reclusione” e di una “Residenza Sanitaria Assistenziale – Casa di Riposo”, dedicata principalmente a persone anziane, per le quali il “motore dei ricordi” gira spesso a ruota libera, generando pallidi lievi sorrisi ma spesso anche tanta sofferenza e amarezza. Un piccolo grande “prodigio”! Realizzatosi attraverso il progetto dal titolo (di cui sopra) “Dalle parole alla ceramica” e magnificamente conclusosi, nei giorni scorsi, sotto la grande, mai abbastanza encomiabile, regia della “Fondazione Azzoaglio ETS” – ente no profit nato per iniziativa dello storico cebano “Banco Azzoaglio” (fondato nel 1879 da Paolo Azzoaglio) – per “generare valore condiviso e promuovere progetti educativi, culturali e sociali nelle comunità del territorio”. Al suo fianco la “Cooperativa Perla” operante con la Direzione del Carcere di Fossano per la realizzazione di attività lavorative dentro e fuori le mura dell’Istituto e la “Residenza La Corte” di Dogliani. Frutto del meraviglioso lavoro delle tre Associazioni, la consegna di una serie di “piastrelle artistiche in ceramica”, realizzate dai detenuti all’interno del “Laboratorio” attivo presso la “Casa di Reclusione” fossanese. Una vera “Meraviglia”: le ceramiche e il “gesto condiviso” che ha portato alla loro realizzazione, attraverso un percorso iniziato presso la “Residenza La Corte” di Dogliani, dove educatori e arteterapeuti della “Fondazione Azzoaglio” hanno condotto un “laboratorio” dedicato “all’ascolto e alla raccolta delle memorie” degli ospiti. Le risposte e le testimonianze raccolte sono state poi condivise con il “Laboratorio di Ceramica” della “Cooperativa Perla” presso la “Casa di Reclusione” di Fossano. Qui i detenuti hanno lavorato alla progettazione e alla realizzazione delle “piastrelle”trasformando racconti e ricordi in manufatti artistici destinati a tornare agli stessi protagonisti delle narrazioni. Il risultato è una raccolta di “opere uniche che custodiscono e restituiscono le parole degli anziani, trasformandole in un patrimonio tangibile di memoria e relazione”.

Un cerchio “virtuoso”, in grado di unire mondi così diversi tra loro! Ad accomunarli, una sola piccola grande parola: “Solidarietà!”. Tante mani tese in grado di farsi preziosi “scrigni” di antiche memorie, di amori mai finiti, di strade percorse in senso errato ma capaci di svoltare per recuperare i giusti sentieri un tempo ignorati.

Sottolinea, in proposito, Valentina Macchioni, titolare della “Cooperativa Perla”: “All’interno del nostro ‘Laboratorio di ceramica’ osserviamo ogni giorno quanto sia importante che il lavoro realizzato dalle persone detenute possa avere una destinazione concreta e un valore per la Comunità. Questo percorso, compiuto con la Residenza ‘La Corte’, ha permesso ai partecipanti di confrontarsi con storie autentiche, sviluppando competenze professionali, ma soprattutto consapevolezza, responsabilità e capacità di relazione”. E alla Macchioni fa eco Deborah Divulsi, direttrice de “La Corte” di Dogliani: “Per i nostri ospiti è stata un’esperienza molto significativa. Essere ascoltati, raccontare la propria vita e vedere quelle loro parole trasformate in opere concrete, ha generato emozione e positiva partecipazione”.

“Iniziative come questa – concludono Erica Simone Azzoaglio, rispettivamente vicepresidente e Consigliere di Amministrazione, nonché entrambi fondatori, della ‘Fondazione’ – dimostrano che la collaborazione tra mondi diversi può generare opportunità concrete di crescita e di incontro. Attraverso la memoria degli anziani, il lavoro delle persone detenute e l’impegno degli operatori coinvolti, si crea una comunità più consapevole e più capace di riconoscere il valore di ogni persona. Crediamo che il ruolo di una ‘Fondazione’ sia anche quello di favorire queste sinergie, mettendo in rete competenze, esperienze e sensibilità diverse per generare percorsi che producano valore sociale e culturale per il territorio”.

Lo crediamo anche noi. Additando l’evento quale esempio concreto di rara (purtroppo, di questi tempi!) fruttuosa solidarietà, di cui prendere atto e farne prezioso stimolo per un’ ancor più ampia e coinvolgente condivisione.

Gianni Milani

Nelle foto: le “operatrici” coinvolte, in mano alcune “piastrelle in ceramica”; Simone ed Erica Azzoaglio

Al Sermig il Premio Odisseo incontrerà pittori e scultori 

Il 1⁰ luglio il Premio Odisseo incontrerà  pittori e scultori al Sermig alle ore 20.
Si è giunti all’edizione 2026 del Premio Odisseo, la prestigiosa manifestazione organizzata dal Club Dirigenti Vendite & Marketing dell’Unione Industriali di Torino ( CDVM ) dal lontano 2005 per premiare  l’eccellenza di impresa intesa come espressione della creatività, dell’innovazione e della sostenibilità economica, ambientale e sociale.
La premiazione delle imprese eccellenti avverrà nel mese di novembre 2026 al termine di un percorso  che vedrà coinvolte imprese, realtà culturali e istituzionali di Piemonte, Liguria e valle d’Aosta.
Il mondo dell’arte ha da sempre sostenuto il Premio Odisseo e anche in questa edizione pittori e scultori partecipano all’organizzazione dell’evento, donando le proprie opere alle imprese eccellenti e creative, vincitrici del Premio.
Il 1⁰ luglio al Sermig, in occasione della cena sociale estiva del CDVM, il Premio Odisseo incontrerà pittori e scultori. Saranno presenti gli artisti Lorenzo Avico, Mariella Bogliacino, Francesco Di Lernia, Paola Gandini, Fernando Montà, Alberto Reviglio e Luisa Valentini, per la condivisione di un percorso comune tra impresa, arte e solidarietà.

Mara Martellotta

Margherita Podestà Heir vince il Premio Lattes per la traduzion

Il circuito delle Dimore Storiche del Pinerolese apre la stagione di visite estive

Prima apertura della stagione estiva per le Dimore Storiche del Pinerolese iscritte all’Associazione “dimore storiche italiane”, indicativamente dalle 10 alle 13 e dalle 14.30 alle 18, aprono le porte ai visitatori per offrire spunti di visita originali ed adatti a tutta la famiglia, nonché l’opportunità di entrare in sintonia con la storia locale e cogliere le peculiarità di palazzi ed antiche proprietà di epoche e stili diversi fra loro, che preservano il fascino e le suggestioni tramandate di generazione in generazione. Le viste a pagamento riguardano proprietà breve distanza fra loro, così da invitare a visitare più d’una. L’itinerario intende valorizzare sotto il profilo turistico e culturale una zona del Piemonte che fu strategica per l’associazione, l’arte e l’economia della regione e della stessa capitale. Le prossime aperture estive sono previste per il 27 luglio e 30 agosto.

prima apertura della stagione estiva per le Dimore Storiche del Pinerolese iscritte all’ A.D.S.I (Associazione dimore storiche Italiane). Domenica  28 giugno –  indicativamente dalle 10 alle 12.30/13 e  dalle 14.30 fino alle 17.30/18 – aprono le porte ai visitatori per offrire spunti di visita originali ed adatti a tutta la famiglia, nonché l’opportunità di entrare in sintonia con la storia locale e cogliere le peculiarità di palazzi ed antiche proprietà di epoche e stili diversi fra loro che preservano il fascino e le suggestioni tramandate e custodite da generazioni.

La visite (a pagamento) riguardano proprietà a breve distanza fra loro, così da invitare  a visitarne più di una L’itinerario intende valorizzare sotto un profilo turistico – culturale una zona del Piemonte che fu strategica per la storia, l’arte e l’economia della regione e della stessa Capitale. LE PROSSIME APERTURE ESTIVE SONO FISSATE PER  IL 27  LUGLIO E IL  30 AGOSTO, IN BASE ALLE INDICAZIONI SOTTO RIPORTATE

Ecco l’elenco delle dimore aperte domenica 28 giugno e i relativi contatti.

1.     BricherasioPalazzo Conti di Bricherasio , ricco di affreschi e memorie della famiglia , ebbe un ruolo importante nella storia dell’industria italiana
Visite su prenotazione:  28/6 – 26/7 – 30/8 – 

2.     Bricherasio, Palazzo Ricca di Castelvecchio, nel centro del borgo è un palazzo di interessante valore artistico e culturale, Eretto sui ruderi dell’antico castello di Bricherasio, fu più volte ampliato, l’ultima nel 1910 in stile liberty
Visite su prenotazione:  28/6 – 26/7 – 

3.     PineroloVilla Le Peschierel’ottocentesca villa Bertea detta “Le Peschiere” è contigua ad un’ampia cascina a pianta rettangolare di stampo settecentesco ed all’annesso parco.

Visite su prenotazione: 28/6 – 26/7 – 30/8

4.     Pinerolo, Cascina Losetta e Tenuta del Colombretto una delle più significative e meglio preservate testimonianze di insediamento rurale settecentesco dell’intero territorio pinerolese

Visite su prenotazione: – 28/6 – 26/7 – 30/8 –

5.     PineroloIl Torrionevilla neoclassica di campagna circondata d27/9 – 25/10

6.     Piobesi T.seVilla La Paesana raffinata residenza circondata da giardini e alberi secolari, un tempo legata alle riserve di caccia dei boschi di Stupinigi.
Visite su prenotazione: 28/6 – 26/7 –

7.     Piossasco, Casa Lajolo armoniosa dimora patrizia circondata da giardini storici e da un suggestivo orto-giardino che dialoga con il paesaggio circostante
Visite su prenotazione: – 28/6 – 26/7 

        *Oltre alla consueta visite, domenica 28 giugno, sarà possibile sguire il Concerto del Quartetto Eas ( ore 19, prenotazioni su sito istituzionale)In luglio, all’appuntamento di fine mese, si aggiunge – il 15 – l’evento “Assaggi nell’orto”, visita dell’orto e aperitivo finger food con bevande,( € 30 a persona, prenotazioni sul sito istituzionale)

8.     S. Secondo di Pinerolo, Castello di Miradolo polo culturale ed espositivo circondato da uno dei parchi storici più affascinanti della zona e oggi sede di mostre, eventi e attività culturali.
Date libere, prenotazione non necessaria

9.    Villafranca P.teCastello di Marchierù, complesso fortificato dei Savoia Acaja (XII secolo), dal ‘700 è una dimora residenziale circondata da un grande parco ottocentesco. E ancora oggi è abitata dalla famiglia proprietaria.

Visite su prenotazione: 28/6 – 26/7 – 30/8 

 

10      Virle, Castello dei Conti Asinari di Piossasco, dimora del XVIII secolo, situata al centro del paese, ospita oggi l’Istituto San Vincenzo de’ Paoli. È noto per il giardino, gli affreschi barocchi e l’architettura a ferro di cavallo

Visite su prenotazione: 31/5 – 28/6 – 27/9

         Sempre a  Virle, il Castello dei Marchesi Romagnanoracchiuso fra mura e torri angolari che rimandano alle sue originarie funzioni difensive medievali,apre solo per gruppi su prenotazione

 

11   VolveraPalazzotto Juva residenza inserita in un antico complesso agricolo oggi luogo di installazioni artistiche
Visite su prenotazione: 26/4 – 31/5 – 28/6 – 26/7 – 30/8 – 27/9 – 25/10

** Sulla pagina  https://www.dimorestoricheitaliane.it/pinerolese/, disponibile in italiano e in inglese, sono riportate tutte le dimore del circuito, con indicazioni su modalità di prenotazione (ove richiesta), accesso e curiosità del territorio

Mara Martellotta

Nel giardino di Guido Gozzano si incontrano letteratura e teatro

Visite guidate e pièce teatrale con il maestro Oreste Valente

La letteratura del territorio e l’arte drammatica si fondono in un appuntamento culturale presso Villa Meleto, ad Agliè, nel Torinese. Domenica 5 luglio, a partire dalle 15, la storica casa-museo in stile liberty, che fu la dimora del celebre poeta crepuscolare Guido Gozzano, aprirà i suoi cancelli per ospitare una ricca rassegna di incontri letterari e performance teatrali di elevata qualità. L’evento nasce dalla sinergia e dalla collaborazione tra Lilita Conrieri e la casa editrice Edizioni Pedrini, con l’obiettivo di valorizzare il patrimonio storico, architettonico e letterario del Canavese attraverso un appuntamento accessibile al grande pubblico.

Il programma della giornata si svolgerà all’interno del suggestivo giardino della Villa. Alle 15.30, ad aprire ufficialmente la manifestazione, sarà l’intervento introduttivo di Lilita Conrieri. Subito dopo la parola passerà alla letteratura locale con due importanti presentazioni editoriali di opere pubblicate da Edizioni Pedrini. Il primo autore a salire sul palco sarà Valerio Camillo Grosso, che presenterà “Insaziabili”, opera che si distingue per essere il primo fantasy-horror interamente ambientato nel territorio del Canavese. Alle 16.30 l’attenzione si sposterà su tematiche di attualità ed ecologia, con l’intervento di Simona Vogliano, che racconterà al pubblico del suo romanzo “Il canto del torrente”, opera intensa, incentrata sulla preservazione ambientale in Val Chiusella e sulla fiera resistenza di un’intera popolazione a difesa del proprio territorio. Il culmine della giornata culturale è previsto perle 17.30, quando il giardino di Villa Meleto si trasformerà in un palcoscenico a cielo aperto. Il  maestro Oreste Valente, reduce dal grande successo ottento durante la sua recente tournèe internazionale a Praga, porterà in scena il suo acclamato monologo “Il Dante della Pace”. In concomitanza con la rappresentazione teatrale, il pubblico avrà la possibilità di acquistare il volume biografico dello stesso artista, intitolato “Innamoratamente O restando Dante”. Durante l’intero pomeriggio, i visitatori e gli appassionati potranno conquistare e acquistare un’ampia sezione di volumi del catalogo delle edizioni Pedrini, presso lo spazio espositivo appositamente allestito.

Tra le proposte di maggiore rilievo, si segnalano titoli di forte importanza locale e storica, come “Una volta c’era Ivrea e Canavese”, la celebre opera “Una partita a scacchi”, di Giuseppe Giacosa, e il titolo di Nino Costa “J’àutre bestie”. Parallelamente agli eventi sul palco, la giornata offrirà l’opportunità di riscoprire gli interni di Villa Meleto. Saranno infatti attivate le visite guidate all’interno della casa-museo liberty, un viaggio nel tempo per immergersi nel romanticismo e nell’universo poetico di Guido Gozzano. Il percorso guidato prevede due turni di partenza: il primo gruppo alle ore 15, il secondo alle ore 16. Le visite avranno una durata di circa 45 minuti.

Per garantire la miglior fruizione possibile dell’esperienza, l’accesso alla  asa-museo avverrà solo su prenotazione e fino al raggiungimento del numero massimo dei posti disponibili. L’ingresso prevede una quota di partecipazione fissa pari a 6,50 euro a persona.

Info: 393 9988875

Mara Martellotta

La Victoria Chorale di Melbourne ospite dell’Accademia della Cattedrale di San Giovanni

 Per il concerto di venerdì 26 giugno, alle ore 21, nella chiesa di Santa Teresa, nell’ambito del progetto lo Spirituale nell’Arte

Venerdì 26 giugno, alle ore 21, nella chiesa di Santa Teresa, in via Santa Teresa 5, a Torino, promosso dall’Accademia della Cattedrale di San Giovanni per lo Spirituale nell’Arte, si terrà l’anteprima della tournée europea della Victoria Chorale Melbourne. Si rinnova così, anche nel 2026, la proficua sinergia con il maestro Mario Dobernig, direttore artistico e principale della Art of Sound Orchestra e della Victoria Chorale di Melbourne, che sostiene il progetto pilota lo Spirituale nell’Arte, confermando un percorso culturale che ha saputo conquistare il favore del pubblico più eterogeneo, grazie all’impegno dell’Accademia della Cattedrale di San Giovanni e alla generosa disponibilità del parroco di Santa Teresa, verrà proposto un concerto straordinario, offerto dal governo australiano come anteprima della tournée europea della Victoria Chorale, una delle realtà corali d’oltreoceano più apprezzate. L’iniziativa rappresenta un’occasione rara e preziosa per ascoltare artisti di livello internazionale in un contesto di particolare suggestione artistica, nel segno del dialogo tra culture attraverso il linguaggio universale della musica.

La Victoria Chorale Melbourne è un coro sinfonico che ha sede a Melbourne, in Australia, fondato nel 1993 dal compianto Val J Pyerce Oam. Negli ultimi trent’anni si è guadagnata un’importante reputazione per l’eccellenza delle sue esibizioni e per il forte spirito di squadra che anima i suoi componenti. Per la tournée di quest’anno, si unirà alla Victoria Chorale Melbourne, e al direttore Mario Dobernig, Sally-Anne Russel, che vanta tra le sue esibizioni più significative quella al festival di Spoleto, in Italia, alla Washington Concert Opera e al Carmel Bak Festival, in California. Il pianista che accompagnerà la Victoria Chorale Melbourne sarà William Schmidt che, tra i riconoscimenti ricevuti, ha avuto il Guy Parsons Award dell’Australian Music Foundation, e altri importanti premi australiani per la composizione.

È gradita un’offerta libera e consapevole, suggerita di minimo 10 euro a persona, finalizzata all’operosità filantropia della Parrocchia in soccorso alle persone più fragili

Mara Martellotta

Al MAUTO gli ottanta anni della Vespa, icona italiana

Da giovedì  11 giugno a domenica 30 agosto prossimo il Museo Nazionale dell’Automobile accoglie, a ottanta anni dal deposito del suo brevetto, una mostra dal titolo “Vespa. Icona Italiana”, a cura di Roberto Donati, Direttore Storico Culturale del Vespa Club d’Italia e Rino Drogo, coordinatore della collezione Marco Fumagalli.
La mostra vuole essere un omaggio agli ottanta anni di storia della Vespa, simbolo della cultura e icona di stile e innovazione del design italiano, attraverso i materiali di archivio del collezionista Marco Fumagalli, la cui passione ha dato vita a uno straordinario archivio dalle infinite forme con cui la Vespa è  stata raccontata, riprodotta e reiterpretata.
La Vespa è una delle presenze più ricorrenti della cultura visiva italiana. Nel corso del Novecento attraversa la pubblicità, il cinema, la fotografia e la grafica, sedimentandosi progressivamente nell’immaginario collettivo. A partire dalla articolata collezione di Marco Fumagalli, l’esposizione ne racconta la trasformazione da oggetto funzionale a icona capace di attivare pratiche di accumulo e catalogazione.
L’origine della storia coincide con il suo desiderio di possedere una Vespa 50 Special Revival, vista su un inserto del Corriere della Sera nell’estate del 1991. L’iniziale fascinazione per la meccanica dà avvio a una sistematica raccolta che si concentra dapprima sui veicoli, fino a comprendere tutti i modelli prodotti per il mercato italiano e le relative varianti destinate all’estero, per poi estendersi nel tempo a modellini, gadget, memorabilia, manifesti, riviste, pubblicità e locandine cinematografiche.
L’allestimento restituisce un archivio personale attraverso una fitta stratificazione di immagini a parete, in cui la Vespa continua a riapparire e moltiplicarsi tra linguaggi e contesti differenti.
La mostra assume una forma di atlante visivo in cui la continua riproduzione dell’immagine Vespa rivela il desiderio di conservarne le tracce e organizzarle in un sistema privo di gerarchie, in cui ogni elemento partecipa e contribuisce alla costruzione di una collezione.
Un focus particolare è poi dedicato ai lavori di Mimmo Rotella, artista che ha fatto del décollage  il proprio linguaggio distintivo e protagonista dell’arte italiana del secondo dopoguerra, presente in mostra con opere che reinterpretano l’universo iconografico legato alla Vespa, attraverso il linguaggio della stratificazione  e della memoria visiva.
Le opere di Rotella dialogano con fotografie, manifesti e materiali pubblicitari, contribuendo a raccontare come l’immagine della Vespa sia entrata a far parte dell’immaginario culturale e artistico internazionale.

“Mythos per i Greci significava raccontare – spiega Roberto Donati, Direttore Storico Culturale del Vespa Club d’Italia – Chi più di lei è  memoria del nostro popolo e affonda le radici nella nostra cultura prendendola come un elemento di riconoscimento e identificazione? Un racconto, attraverso la collezione Fumagalli, lungo ottanta anni. Un fil rouge che ha unito almeno tre generazioni culturalmente così diverse, ma sempre concordi sulla sua simpatica utilità e sulla sua capacità di fare moda, attirare consensi e interpretare le aspettative di tutti”.
Filo conduttore di questo racconto sono quattordici modelli di Vespa, distribuiti in sei aree tematiche , Gli esordi, Il successo, La rivoluzione,  Anni Ottanta, Il nuovo corso, il Vespa Club d’Italia, che accompagnano il visitatore attraverso l’evoluzione del celebre scooter e il contesto storico e culturale che ne ha accompagnato il successo.

Mara Martellotta

Il volume di Quaglieni “Da Cavour alla Repubblica” a Montecitorio

La Edizioni Pedrini alla Camera dei Deputati giovedì 7 luglio 

Verrà presentato a Roma a Palazzo Montecitorio il prossimo 7 luglio, alle ore 16.00, su iniziativa dell’On. Alessandro Giglio Vigna Presidente della XIV Commissione Politca U.E. della Camera dei Deputati, il volume del prof. Pier Franco Quaglieni: “Da Cavour alla Repubblica. I rapporti tra Stato e Chiesa, laicità e laicismo nella storia d’Italia”.

Il prof. Quaglieni, Presidente del Centro Pannunzio di Torino, storico, editorialista nelle pagine del Corriere della Sera di Torino e firma di punta del quotidiano “il Torinese”,  nel libro offre una serie di valutazioni storiche, giuridiche e politiche che partono da punti di vista diversi, attuando la pratica della laicità.

Pier Franco Quaglieni

La presentazione è stata fissata nella Sala Stampa della Camera dei Deputati con il seguente programma: saluti istituzionali dell’On. Giglio Vigna, a cui seguiranno gli interventi del prof. Quaglieni, del direttore editoriale della Casa editrice Edizioni Pedrini con moderatrice Cristina Del Tutto CEO di Radio Parlamentare.

Nel volume di oltre 300 pagine, la cui copertina è stata realizzata da Ugo Nespolo, numerosi i temi trattati tra i quali:

– La storia dei rapporti tra Stato e Chiesa cattolica in Italia.

– La storia del separatismo liberale e laico tra la sfera politica e quella religiosa.

– La storia del Concordato del 1929 voluto da Mussolini che portò alla Conciliazione tra le due sponde del Tevere diventato “più stretto”, parafrasando Spadolini.

Il libro affronta anche diversi argomenti tra i quali:

– Il tema dei Patti Lateranensi inseriti nella Carta Costituzionale repubblicana del 1948.

– L’abrogazione del Concordato proposta da Marco Pannella.

– La revisione dei Patti Lateranensi del 1984 voluta da Bettino Craxi.

Nel contesto si chiarisce altresì il tema della laicità e del laicismo intesi non solo come fatto politico, ma anche in termini culturali e filosofici fino a considerare la società multireligiosa ed i possibili rapporti conflittuali con l’Islam.

Scheda tecnica

Casa editrice: Edizioni Pedrini

Autore: Pier Franco Quaglieni

Anno pubblicazione: 2026

Formato: rilegatura flessibile 168×240

pagine n.312

prezzo di copertina € 20,00

ISBN: 979-12-80602-94-7

Il Giappone all’ombra della Mole

A Torino la “tre giorni” del “Torino Matsuri 2026”, il Festival dedicato alla scoperta e alla diffusione della Cultura nipponica

Da venerdì 3 a domenica 5 luglio

Dal tradizionale “Chanoyou” o “Chadō” pubblico (millenaria e solenne cerimonia del tè, tra le arti tradizionali più note del “Buddismo Zen”) alla pratica dimostrazione della “pittura a inchiostro sumi-e” o dell’ “acquerello suisaiga” fino al coinvolgente worksop dedicato ai tradizionali “tamburi taiko” suonati dal celebre Gruppo italiano- di studio e spettacolo – dei “Munedaiko” (riconosciuto ufficialmente come collaboratore culturale dell’“Ambasciata del Giappone in Italia”): sarà un viaggio estremamente curioso e ben articolato quello proposto dal “Torino Matsuri 2026”, Festival interamente incentrato sulla scoperta e divulgazione della “Cultura giapponese”, organizzato dall’Associazione Culturale “Yoshin Ryu” all’“Impianto Crescenzio” (affiliato Arci Torino), in lungo Dora Colletta 53, a Vanchiglietta.

Giunto ormai alla sua undicesima edizione, l’evento è in programma per tre giorni a Torino, da venerdì 3 a domenica 5 luglio, in occasione della festa tradizionale del “Tanabata”, nota come la “Festa delle stelle innamorate”, che si celebra in Giappone il 7 luglio, traendo origine da una “romantica” leggenda cinese. Leggenda che vede protagonisti  i due amanti Orihime (la “stella Vega”) e Hikoboshi (la “stella Altair”), separati dalla “Via Lattea” e condannati a incontrarsi una sola notte all’anno. Per l’occasione, le strade e le case si riempiono di colore grazie ai “tanzaku”, piccoli foglietti colorati su cui le persone scrivono i propri desideri e preghiere d’amore, per poi appenderli a rami di bambù. Una festa che unisce, così, il fascino del cosmo a una profonda e suggestiva tradizione popolare. E che, in quest’edizione del Festival, in “salsa torinese”, vuole però aprirsi ai ritmi e alle immagini dell’attualità. Sottolinea, infatti, Giada Turtoro, vicepresidente dell’Associazione Culturale “Yoshin Ryu”: “Il Festival continua a crescere, consolidando una formula che affianca i nostri appuntamenti più amati ad alcune novitàQuest’anno, infatti, accanto alla solennità dei laboratori tradizionali e dei tamburi ‘taiko’, siamo felici di aprire le porte alla vivacità dei ‘cosplay’ e del mondo ‘gaming’. È questa contaminazione tra la sacralità del passato e l’energia del presente a rendere l’evento un punto di riferimento unico nel panorama culturale.

Cosa aspettarsi, dunque, dall’undicesima edizione dell’evento? “Un’immersione totale tra le ‘suggestioni millenarie’ e le vibranti ‘tendenze pop’ del Paese del Sol Levante. Questo Festival si propone come un ‘ponte culturale’, offrendo un programma fitto e articolato che si sviluppa rivolgendosi ad appassionati, ma anche a famiglie e curiosi di tutte le età”.

Nel fine settimana di sabato 4 e domenica 5 luglio i cancelli rimarranno aperti dalle 10 alle 23,30, con una ricca costellazione di workshop tematici legati alla tradizione: dalla precisione della “calligrafia shodō” all’armonia botanica dell’“ikebana” e all’arte preziosa dell’“origami”. I visitatori potranno inoltre approcciare la “lingua giapponese”, scoprire i segreti della vestizione dello “yukata” (il tipico kimono estivo), apprendere le tecniche del “disegno manga” e creare i celebri pupazzi “amigurumi” ad uncinetto. Non mancheranno dibattiti e incontri culturali. Da segnalare, in particolare il tema della “sicurezza personale femminile” affrontata con il metodo “Sicuramente Donna”, accanto alla “presentazione di romanzi” dedicati al Giappone firmati da autrici emergenti e proposti da Denise Paradiso, nonché un nostalgico viaggio nel “mondo dei videogiochi” con un “focus” sui trentacinque anni di “Street Fighter”, guidato dall’esperto Mike Arcade.

Grandi protagoniste delle serate la “proposta gastronomica” (a partire dalla cena di venerdì 3 luglio a base di “ramen” – spaghetti di frumento serviti in brodo di carne o pesce – preparata dallo chef Carlo “Ojisan” Mele) e l’“intrattenimento”, dal “cinema” alla “musica dal vivo” con la travolgente energia, in particolare, de “I Cavalieri di Zara”“cartoon tribute band” che farà ballare il pubblico con le “sigle animate” più amate dagli anni ’80 al 2000. La giornata di domenica 5 luglio sarà invece scandita dal “ritmo ancestrale” del Giappone: nel pomeriggio si terrà l’atteso workshop di “tamburi tradizionali taiko” con i celebri “Munedaiko”, mentre la serata vedrà alternarsi sul palco una suggestiva performance di “teatro marziale” e il potente concerto finale dello stesso gruppo di percussionisti. Per finire, gli appassionati di motori potranno ammirare da vicino un’esposizione di veicoli storici e moderni a cura di “Mazda” e “Toyota”, mentre l’area “gaming” intratterrà il pubblico con “tornei di carte collezionabili” e sfide ai giochi di strategia orientali come lo “shogi” e il “go”. Il sipario calerà sull’immancabile e colorata “gara cosplay”, moderata dallo staff di “Nerd Chop Express”, Denise Paradiso e Mike Arcade, che premieranno i “migliori costumi” ispirati a “fumetti”, “anime” e “videogiochi”. Tributo completo al mondo magico del più contemporaneo “Paese del Sol Levante”. Per ulteriori info: tel. 375/5802205 o www.yoshinryu.com

Gianni Milani

Nelle foto: “Tamburi taiko” – Munedaiko; “Chanoy pubblico”; Pittura “Sumi-e”