CULTURA- Pagina 14

Torino geograficamente magica

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Torino: bellezza, magia e mistero  / Torino città magica per definizione, malinconica e misteriosa, cosa nasconde dietro le fitte nebbie che si alzano dal fiume? Spiriti e fantasmi si aggirano per le vie, complici della notte e del plenilunio, malvagi satanassi si occultano sotto terra, là dove il rumore degli scarichi fognari può celare i fracassi degli inferi. Cara Torino, città di millimetrici equilibri, se si presta attenzione, si può udire il doppio battito dei tuoi due cuori

Articolo1: Torino geograficamente magica
Articolo2: Le mitiche origini di Augusta Taurinorum
Articolo3: I segreti della Gran Madre
Articolo4: La meridiana che non segna l’ora
Articolo5: Alla ricerca delle Grotte Alchemiche
Articolo6: Dove si trova ël Barabiciu?
Articolo7: Chi vi sarebbe piaciuto incontrare a Torino?
Articolo8: Gli enigmi di Gustavo Rol
Articolo9: Osservati da più dimensioni: spiriti e guardiani di soglia
Articolo10: Torino dei miracoli

Articolo1: Torino geograficamente magica

Città ammirata e oggetto di grande considerazione nel corso del tempo, Torino divenne nel XVII secolo una delle mete del Gran Tour, una moda in voga tra i ricchi esponenti dell’aristocrazia europea, che consisteva in viaggi dalla durata indefinita e a scopo didattico, attraverso i luoghi più celebri dell’Europa continentale. Parve allora opportuno ai Torinesi istituire un’organizzazione che si occupasse specificatamente di turismo, con tanto di distribuzione di opuscoli utili ai visitatori, contenenti indicazioni dettagliate per girare la città. Una delle prime guide turistiche è stata la “Guida de’ forestieri” nel 1753, redatta, per i trecento anni del miracolo del SS. Sacramento, dal libraio Gaspare Craveri. Sulla scia della fortuna del libello seguirono altre pubblicazioni, tra cui la “Nuova guida per la città di Torino” di Onorato Derossi edita nel 1781. Il fascino del capoluogo piemontese ha colpito l’attenzione di molte personalità, tra queste mi piace ricordare il filosofo Jean-Jacques Rousseau (1712-1778), che descrive il panorama visto dalla collina di Superga come: “ Lo spettacolo più bello che possa colpire l’occhio umano”, o ancora il grande architetto urbanista Le Courbusier (1887-1965), che la definisce “La città con la più bella posizione naturale del mondo”. E da buona torinese non posso che condividere il giudizio.  Eppure Torino non è solo bellezza e cultura. Molti turisti che intraprendono viaggi per venire a visitare la bella città che si adagia ai piedi del Monviso non si accontentano di acculturarsi visitando musei e opere architettoniche, essi piuttosto affrontano quello che viene definito “turismo esoterico”, ossia compiono gite e pellegrinaggi in luoghi considerati sacri o misteriosi del pianeta. Secondo le statistiche, negli ultimi anni la domanda per questo tipo di “vacanza” è aumentata del 25-30%. Sempre più persone paiono voler conoscere non solo l’arte e la cultura di paesi stranieri, ma desiderano scoprirne i rituali, le leggende, gli usi religiosi e tutte quelle sfaccettature mistiche e magiche che, in fondo, affascinano tutti quanti.


Tra le mete più richieste ecco proprio l’antica Augusta Taurinorum, città magica per eccellenza, dove “spiriti”, “diavoli” e “fantasmi” sembrano annidarsi lungo il tracciato delle belle vie che la compongono mentre poli di energia positiva controbilanciano flussi di negatività. Secondo gli esoteristi, sono molte le motivazioni che attestano e dimostrano questo peculiare aspetto di Torino, prima fra tutte la sua posizione geografica, che la vede vertice di due triangoli, uno positivo, connesso alla magia bianca, insieme a Praga e Lione, e l’altro negativo, collegato alla magia nera, con Londra e San Francisco. Non si deve pensare che queste capitali chiamate in causa siano state scelte a caso, al contrario, sono luoghi che hanno ciascuno una propria tradizione esoterica. Praga infatti, è la città del Vicolo d’Oro, in cui gli alchimisti di Rodolfo II cercavano di trasformare i metalli vili in oro, e dove Jehuda Low ben Bezalel creava i golem con l’argilla, animandoli e incidendo sulla loro fronte la parola ebraica emet, (“verità”), e, infine, è la stessa metropoli in cui è custodita la corona maledetta di san Venceslao, presso la cattedrale di San Vito. Per quel che riguarda Lione, patria del fondatore dello spiritismo moderno, meglio noto con l’appellativo Allan Kardec, il centro abitato ospita una vasta concentrazione di chiese, comunità religiose e società segrete.
Anche le società che compongono il secondo triangolo hanno una propria aurea mistica, sia Londra, celebre per i suoi spiriti, sia San Francisco, città in cui nel 1960 venne fondata, da Anton Szandor LaVey, la Chiesa di Satana. Questi triangoli sono ben noti anche a chi di esoterismo non si interessa, ma ce n’è ancora uno, meno conosciuto, che tuttavia va menzionato, quello ufologico. Esso vede unite tre città, Torino, Bergamo e La Spezia, come vertici di una zona all’interno della quale sono numerosissimi gli avvistamenti di oggetti volanti non identificabili. Unendo questi tre punti (Torino-Bergamo-La Spezia) compare un triangolo che a prima vista sembra isoscele. Di questo triangolo quasi isoscele i due angoli alla base differiscono più o meno di tre gradi e qualche primo. C’è chi pone questa differenza uguale a 3°14’, facendo comparire le cifre del “π”-“p greco”numero magico per eccellenza, che, tra l’altro, si trova alla base dello studio della costruzione della piramide di Cheope. Per quanto riguarda la questione “alieni” ricordiamo che a soli 20 Km da Torino svetta il Musinè, luogo misterioso, da anni al centro di studi paranormali, conosciuto soprattutto per essere zona di avvistamenti extra-terresti. Il caso più celebre avvenne nel 1978, quando due escursionisti sostennero di aver visto una luce accecante sulla sommità del monte. Uno dei due uomini raggiunse la luce e scomparve, per poi ricomparire in stato di shock; egli sostenne di aver visto una navicella spaziale a forma di pera, da cui erano usciti quattro alieni, uno dei quali lo avrebbe toccato, paralizzandolo per alcuni momenti. L’ultimo episodio paranormale risale al 1996, in cui pare sia stato avvistato un disco volante dalle estremità trasparenti, attraverso le quali si sporgevano sagome extra-terrestri.


Torniamo ora all’urbe augustea, la figura trilatera non è l’unica geometria che la riguarda, infatti essa è inscritta in un pentacolo, per fortuna posizionato “nel verso giusto”, ossia con una punta verso l’alto, simbologia che indica, in chiave esoterica, spiritualità, luce e aspirazione al bene. È stato l’architetto austriaco Peter Müller a sottolineare questa peculiarità urbanistica. Egli ha infatti notato come cinque edifici significativi per l’urbe, quali la Basilica di Superga, il Castello di Moncalieri, il Castello di Rivoli, la Palazzina di Stupinigi e la Venaria Reale, se collegati fra loro, formino una stella a cinque punte, che pare proprio contenere e proteggere i Torinesi. Secondo la teoria di Müller, l’accesso simbolico -anche inteso come “nascita” o “inizio”-alla stella, si trova tra Stupinigi e Moncalieri, poli opposti rispettivamente collegati al giorno e alla notte, al fuoco e all’acqua, al maschile e al femminile. Egli sostiene inoltre che il percorso prosegua verso Rivoli, punto indicante “il compimento della vita”, e prosegue poi per Venaria, punto estremo, indice di abbandono delle preoccupazioni e liberazione dello spirito, e termina a Superga, postazione “finale”.
Questa stessa tesi può essere anche letta in chiave alchemica, associando ai vertici del pentacolo gli elementi: Superga-terra, Moncalieri-metallo, Stupinigi-acqua e Veneria-fuoco.
Inoltre i luoghi citati hanno ognuno la propria aurea mistica, a partire dalla Basilica, che porta sfortuna alle coppie innamorate, per poi passare ai Castelli di Rivoli e Moncalieri in cui pare si aggirino gli spiriti della Bela Rosin e di Vittorio Emanuele II. Spesso ospite  alla Venaria, dietro le spoglie del così detto fantasma del ghersin, (grissino) era  Vittorio Amedeo II. La leggenda vuole che, tra le belle sale del palazzo, lo spirito del re si mostri ammantato in un nero mantello, con in una mano un grissino incandescente e nell’altra le redini di un cavallo bianco. Si narra che Vittorio, quando era ancora bambino, si ammalò gravemente, e il medico di corte, tale don Baldo Pecchio, ipotizzò un’intossicazione alimentare, causata dal pane mal cotto e cucinato senza alcuna norma igienica. Secondo la storia, pare che lo stesso medico avesse sofferto del male medesimo che attanagliava il giovane principe, e per questo motivo sapeva esattamente come curarlo. Il medico si rivolse al panettiere di corte, Antonio Brunero, esortandolo a cucinare delle “gherse” sottilissime e cilindriche, soprannominate poi “ghersin”. Questo “escamotage” salvò il principe e lo fece diventare goloso della nuova scoperta culinaria, al punto che anche nell’aldilà egli non se ne distacca. Assai numerose sono dunque le leggende che vedono protagonista la nostra Augusta Taurinorum; gli spiriti ed i fantasmi pullulano a Torino e dintorni, ogni singolo sanpietrino pare imbevuto di magia.  Ed è così che si va in giro per la città (almeno fino a prima della quarantena), con lo sguardo assorto tra le belle architetture e gli ombrosi alberi dei parchi, ognuno di noi con il pensiero rivolto alle nostre necessità quotidiane, eppure stando sempre tutti attenti a chi si potrebbe incontrare.

Alessia Cagnotto

Una grande mostra su Casa Savoia al Castello di Susa

Venerdì 3 aprile alle ore 17 al Castello della Contessa Adelaide – Museo Civico della città di Susa, verrà inaugurata la mostra “I Savoia. Mille anni di storia e potere”, che inaugurerà la stagione di apertura al pubblico del maniero per il 2026.


Venerdì 3 aprile, alle ore 17, presso il Castello della Contessa Adelaide, sede del Museo Civico della Città di Susa, si aprirà la mostra dal titolo “I Savoia. Mille anni di storia e potere”, che inaugurerà la stagione di apertura al pubblico del maniero per il 2026. L’esposizione, visitabile fino al 24 maggio prossimo, permetterà al pubblico di ammirare la straordinaria collezione di Savoie.live, Associazione fondata ad Annecy nel settembre 2024, che si dedica alla conservazione, alla promozione e alla trasmissione della storia, del patrimonio e delle tradizioni della Savoia, culla di una delle dinastie più illustri d’Europa, artefice dell’Unità d’Italia.

La scelta del luogo non è stata casuale: nel 1046, Adelaide di Torino sposò nel Castello di Susa Oddone di Savoia, quartogenito di Umberto I Biancamano, il fondatore della dinastia sabauda, portandogli in dote il Marchesato di Susa, la Contea di Torino, l’area compresa tra il Po e la Stura di Demonte, le Contee di Albenga e Ventimiglia, Asti, Albenga e molti territori delle Langhe.

I Savoia compirono così il primo passo di un lungo cammino che, il 17 marzo del 1861, portò alla proclamazione del Regno d’Italia. La mostra, curata da Stefano Paschero, diretto del Museo Civico di Susa, e Claude Duffur, fondatore di Savoie.live, è allestita nella sala mostre temporanea del castello. Si articola in sei nuclei tematici che esplorano il potere sabaudo nelle sue forme più concrete e riconoscibili: la cartografia come strumento politico, la legittimità dinastica, il diritto e l’amministrazione dello Stato, la forza militare del Risorgimento, la devozione religiosa come l’identità sociale e la cultura come eredità viva.

Questa collezione, presentata per la prima volta in Italia, racconta come i Savoia abbiano costruito e mantenuto il proprio potere nel tempo, ed è composta da oltre 40 documenti e oggetti originali. Il pubblico potrà ammirare da vicino oggetti di valore inestimabile che abbracciano otto secoli di storia europea, come carte geografiche olandesi del Seicento e Settecento, sigilli medievali in bronzo, codici giuridici, sciabole, libri d’oro miniati, croci alpine in oro e argento, partiture musicali. La visita non si esaurisce nella sala mostre temporanee, in quanto il percorso prosegue nelle sale del Museo Civico della città di Susa, dove la collezione racconta la stessa storia dal punto di vista del territorio: dalla figura di Adelaide alle testimonianze delle fortificazioni alpine, dalla statua del Principe Eugenio di Savoia Carignano alla bandiera risorgimentale, il Museo stesso diventa parte integrante dell’esposizione. La mostra è realizzata in accordo di partenariato tra il Museo Civico di Susa, la Pro Loco di Susa APS, Savoia.live, Revejo e Artemide, con il patrocinio della città di Susa, e rientra nell’ambito del torneo storico dei Borghi di Susa.

Visitabile il lunedì, sabato e domenica dalle 14 alle 18, con apertura straordinaria lunedì 6 aprile nei medesimi orari. L’ingresso alla mostra è incluso nel biglietto d’accesso al Castello.

Info: castello@comune.susa.to.it – prenotazioni e visite: castellosusa@gmail.com

Mara Martellotta

Informazioni: castello@comune.susa.to.it
Prenotazioni visite:
castellosusa@gmail.com
Didattica e scuole:
didatticacastellosusa@gmail.com
Social: Instagram e Facebook @castellosusa

Cultura che unisce. Nel nome di Antonelli un unico grande itinerario piemontese

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Rete Antonelliana: cultura e territorio in un unico progetto

“Rete Antonelliana. Cultura che unisce” è il progetto con cui la Regione Piemonte punta a valorizzare in modo coordinato il patrimonio architettonico di Alessandro Antonelli, creando un itinerario culturale tra Torino e il Novarese. L’iniziativa, curata da Abbonamento Musei insieme alle Fondazioni Fondazione TRG e Piemonte dal Vivo, coinvolge 20 realtà e propone oltre 30 appuntamenti tra visite guidate, aperture straordinarie, esperienze sul territorio, podcast, una mostra e incontri divulgativi.

«Il patrimonio antonelliano rappresenta una delle espressioni più alte dell’ingegno e della creatività piemontese – ha dichiarato l’assessore regionale alla Cultura Marina Chiarelli nel corso della conferenza stampa di presentazione svoltasi nel Grattacielo Piemonte – Con questo progetto la Regione compie una scelta chiara: trasformare la cultura in una leva strategica di sviluppo, mettendo in rete luoghi simbolo della nostra identità e rafforzando la capacità del territorio di attrarre nuovi flussi culturali e turistici. Questa è la prima stagione di un percorso destinato a crescere, coinvolgere nuovi partner e ampliare il numero di siti e di iniziative, anche attraverso la digitalizzazione del patrimonio architettonico».

«La Rete Antonelliana nasce per mettere in relazione luoghi, istituzioni e comunità che custodiscono l’eredità di Alessandro Antonelli – ha aggiunto Simona Ricci, direttrice di Abbonamento Musei – Vogliamo costruire una narrazione condivisa e favorire nuove forme di partecipazione culturale, a partire dal pubblico degli abbonati in Piemonte e Lombardia, rendendo questo patrimonio sempre più accessibile e riconoscibile. Questo primo anno rappresenta un laboratorio di sperimentazione per sviluppare modalità innovative di fruizione e coinvolgimento dei pubblici».

Un patrimonio diffuso tra Novarese e Torino

Figura centrale dell’architettura piemontese, Antonelli – nato a Ghemme nel 1798 – ha lasciato opere iconiche come la Mole Antonelliana, oggi simbolo della città. Il progetto coinvolge anche altri luoghi significativi, tra cui la Cupola di San Gaudenzio, Villa Caccia e il Santuario di Boca, contribuendo a rafforzare una rete culturale capace di unire territori, comunità e istituzioni.

L’iniziativa si inserisce in un più ampio percorso di valorizzazione che, attraverso linguaggi contemporanei come teatro, podcast e strumenti digitali, mira a rendere sempre più accessibile e riconoscibile l’eredità antonelliana, proiettandola anche a livello nazionale e internazionale.

Efimera. Vivere il Parco del Castello di Racconigi

 

 

Rassegna culturale al Complesso della Margaria

6 aprile – 11 ottobre 2026

 

 

EFFIMERA è il modo in cui il Parco del Castello di Racconigi torna a vivere: un progetto delle Residenze reali sabaude, realizzato con il contributo di Fondazione CRC e in collaborazione con la Città di Racconigi.  Il Complesso della Margaria nel Parco apre al pubblico, con una rassegna che, da aprile ad ottobre, alterna aperture straordinarie, spettacoli, cinema all’aperto, visite naturalistiche, laboratori e attività per famiglie.

Il titolo EFFIMERA richiama la natura stessa della rassegna: ogni appuntamento è un evento unico, pensato in relazione al Parco e al suo continuo mutare nel corso delle stagioni. Il sottotitolo Vivere il Parco del Castello di Racconigi è un invito a frequentare il Parco e a viverlo non solo come luogo di visita, ma come ambiente da attraversare e abitare in diversi momenti dell’anno. Da questa idea nasce un calendario di giornate in cui, accanto alle attività, sarà possibile visitare il Complesso della Margaria, le Serre reali e il Giardino dei Principini, normalmente non aperti al pubblico.

La rassegna nasce dopo una prima stagione di iniziative realizzata lo scorso anno e rappresenta un ulteriore passo nel percorso di riapertura e valorizzazione della Margaria, uno dei gioielli architettonici del Parco del Castello di Racconigi e uno dei più importanti esempi di architettura neogotica in ambito europeo. In questi anni la riapertura è avvenuta progressivamente, attraverso visite, aperture straordinarie e attività. Oggi la rassegna diventa lo strumento per rendere questi spazi nuovamente frequentati e vissuti.

 

Il programma si articola in 22 giornate, tra aprile e ottobre, alternando e intrecciando linguaggi e pubblici diversi. Performing arts nel Parco e negli spazi della Margaria, con lo spettacolo di circo contemporaneo al femminile Non m’indosso del Collettivo Binario Zero che esplora l’equilibrio tra attrici e personaggi, partendo dalle musiche di Giacomo Puccini e dalle protagoniste al centro delle sue opere (domenica 24 maggio e domenica 13 settembre, ore 17.30); lo spettacolo teatrale Il sogno di Bottom a cura di Onda Larsen, spin off di uno dei più divertenti personaggi di Shakespeare (domenica 28 giugno, ore 16.30) e il reading Ma piantala lì! con Alessandro Barbaglia che racconta storie di semi e alberi, storie sintetiche e non di sintesi, bensì di fotosintesi (domenica 30 agosto, ore 16.30). Cinema all’aperto con aperitivo nel cortile delle Serre reali, con le proiezioni curate dall’Associazione Cinedehors, di The Artist, il film vincitore di 5 premi Oscar nel 2012, tra cui Miglior Film, scritto e diretto in bianco e nero da Michel Hazanavicius e ambientato durante il passaggio dal cinema muto a quello sonoro (sabato 13 giugno, ore 19), Le regole del caos, uscito nel 2014 e diretto da Alan Rickman con Kate Winslet, sull’architetto paesaggista André Le Nôtre a cui venne affidato l’ambito incarico di progettare e realizzare i giardini di Versailles (sabato 11 luglio, ore 19). Visite naturalistiche con pic-nic nel Giardino dei Principini per conoscere, con l’agronomo delle Residenze reali sabaude, storie di giardini e delle figure che nel tempo lo hanno curato: i giardinieri (domenica 24 maggio, domenica 14 giugno, domenica 16 agosto e sabato 26 settembre, ore 10.30). Osservazione del cielo con aperitivo, a cura di Infini.To – Planetario di Torino: guidati da un astronomo sarà possibile osservare il cielo sia a occhio nudo, sia con l’ausilio di telescopi (sabato 20 giugno, ore 19.30).

Visite didattiche e attività per bambini di differenti fasce d’età, a cura dei Servizi educativi del Castello: “Una casa nel Parco”, dai 3 ai 5 anni, si ispira all’albo Un giardino straordinario di Sam Boughton per un’esperienza immersiva e coinvolgente tra letture sul prato, racconti da condividere e una storia da costruire insieme (domenica 26 aprile e domenica 31 maggio, ore 10.30); “I segreti della giardiniera Rosina”, dai 6 agli 11 anni, porterà i partecipanti attraverso indizi e curiosità, guidati dall’aiuto giardiniera della corte sabauda, alla scoperta delle Serre e dei giardini della Margaria (domenica 26 aprile e domenica 31 maggio, ore 16; domenica 11 ottobre, ore 15); “Nel mondo di Lele lo stalliere”, dai 6 agli 11 anni, in cui Lele accompagnerà i visitatori alla scoperta di stalle e scuderie (domenica 13 settembre, ore 10.30 e 15) e una “Caccia al tesoro alla scoperta della Margaria”, dai 6 agli 11 anni, con la guida del margaro Tunin che aiuterà i partecipanti a intercettare appunti, disegni e indizi per una caccia tra arte, natura e storia (domenica 27 settembre, ore 10.30 e 15). Laboratori di animazione con marionette: “Protagonisti in scena”, dove i bambini non sono solo spettatori, ma diventano attori e autori mettendo in scena un micro-spettacolo dal vivo, a cura della Fondazione Marionette Grilli (lunedì 6 aprile e domenica 10 maggio, ore 10.30 e 15) e “Gianduja e il fantasma del Castello di Racconigi” in cui si sperimenterà la costruzione di un burattino (domenica 11 ottobre, ore 10.30). Appuntamenti musicali e sonori, infine, come il concerto Musica delle piante e jazz ispirato dalla natura della band Zigola Jazz & Plant Musica, in occasione della Festa della Musica (domenica 21 giugno, ore 17.30).

 

La rassegna si inserisce in un più ampio programma di tutela, manutenzione e valorizzazione del Parco e delle sue architetture: sono in corso interventi sul patrimonio architettonico e sul paesaggio storico, attività di restauro, progetti di ricerca e indagini conoscitive, insieme al progressivo ampliamento delle aree del Parco accessibili al pubblico.

 

Il programma completo, sempre aggiornato, è disponibile sul sito web:

https://museipiemonte.cultura.gov.it/

Vittorio Sereni e il “respiro” del lago

E’ stato un autore parco, componendo solo quattro raccolte di versi distanziate nel tempo. Tra la prima e l’ultima passarono quarant’anni: dall’esordio nel ’41 con Frontiera, a Diario d’Algeria del 1947, a Gli strumenti umani del 1965 fino a Stella variabile del 1981, due anni prima della morte

La “sua” Luino , qualche anno fa, ne ha celebrato il centenario con una originalissima regata velica sul lago al tramonto. Sulla vita e l’opera poetica di Vittorio Sereni, si sono susseguiti iniziative, dibattiti, convegni. Il suo, dopo quello di Piero Chiara, è il secondo centenario che si è celebrato nella capitale della sponda magra del lago Maggiore. Grande poeta e intellettuale di rango, tra i fondatori della rivista “Corrente” nel 1938, espressione dei giovani ermetici milanesi, traduttore e critico acuto, prima capo ufficio stampa alla Pirelli e poi direttore letterario alla Mondadori ( per la quale, e per primo, diresse la collana “I Meridiani”), Vittorio Sereni  è stato un autore parco, componendo solo quattro raccolte di versi distanziate nel tempo.

Tra la prima e l’ultima passarono quarant’anni: dall’esordio nel ’41 con Frontiera, a Diario d’Algeria del 1947, a Gli strumenti umani del 1965 fino a Stella variabile del 1981,due anni prima della morte. La poesia di Sereni offre un respiro largo, profondo ma, agli inizi, risente del “richiamo” del lago a Luino. E’ lì che nasce, nel 1919,  da padre campano ( funzionario di dogana)  e da madre luinese. Lì frequentò la scuola elementare e lì tornò spessissimo da adulto per incontrare i vecchi amici e per trascorrervi le vacanze. La vicinanza  della Svizzera, la vita della comunità che s’articolava tra il lago e il tracciato di una delle più antiche strade ferrate del nord-ovest dell’Italia unita com’era la Novara – Pino, prossima in quel punto a varcareil confine, hanno influenzato la prima raccolta poetica di Sereni, Frontiera, del 1941.

Già nel titolo si coglie la sintesi di avventura e d’inquietudine, tipica di una città di confine che è ponte tra genti e lingue, paesi e culture. Basta leggere alcuni versi di “Terrazza” per rendersene conto: “Improvvisa ci coglie la sera/ Più non sai dove il lago finisca/ un murmure soltanto sfiora la nostra vita/ sotto una pensile terrazza/  Siamo tutti sospesi a un tacito evento questa sera/  entro quel raggio di torpediniera/ che ci scruta poi gira se ne va”. E’ il lago  che, verso nord, si stringe, s’inabissa tra pareti di roccia alta e grigia, richiamando alla memoria i sentieri  di montagna e i valichi , i viandanti e i contrabbandieri. Quel lago che Vittorio Sereni e Piero Chiara , così simili e così diversi, ci hanno insegnato ad amare.

 

Marco Travaglini

 

Al Museo Nazionale del Cinema di Torino “B.B. Le maiuscole dell’eros”

Venerdì 27 marzo 2026 – ore 17 – Cinema Massimo – Via Verdi 18 – Torino
Il Centro Pannunzio promuove l’incontro con Pietrangelo Buttafuoco dedicato a Brigitte Bardot

Venerdì 27 marzo alle ore 17, al Cinema Massimo di Torino/Museo del Cinema (Via Verdi 18), si terrà l’incontro “B.B. Le maiuscole dell’eros”, appuntamento culturale promosso dal Centro Pannunzio e dedicato alla figura di Brigitte Bardot, icona del cinema e dell’immaginario collettivo del Novecento.

Protagonista dell’incontro sarà Pietrangelo Buttafuoco, presidente della Fondazione La Biennale di Venezia, che terrà una lectio magistralis sul tema “BB, le maiuscole dell’eros”, offrendo una riflessione sulla forza non solo cinematografica ma anche simbolica e culturale di Brigitte Bardot.

Nel corso dell’appuntamento verrà inoltre conferito a Pietrangelo Buttafuoco il Premio “Mario Soldati 2026”. Interverrà Enzo Ghigo, presidente del Museo Nazionale del Cinema. 

A chiusura di serata, ci sarà la proiezione del film “Piace a troppi” di Roger Vadim. 

Brigitte Bardot ha rappresentato per intere generazioni un’idea di femminilità capace di andare oltre gli stereotipi, contribuendo a definire un’immagine della donna moderna che ha lasciato un segno profondo nell’immaginario collettivo. Figura emblematica della Francia che ha inciso nella cultura europea del secondo Novecento, Brigitte Bardot è stata anche una voce importante nella difesa degli animali e dell’ambiente con la sua fondazione omonima. I suoi film restano lo specchio di un’epoca storica cruciale, tra trasformazioni sociali, desiderio di libertà e nuovi linguaggi dell’identità.

Piace a troppi” è il titolo italiano di Et Dieu… créa la femme (And God Created Woman), film francese del 1956 diretto da Roger Vadim, al suo esordio alla regia. Ha come protagonista Brigitte Bardot, affiancata da Jean-Louis Trintignante Curd Jürgens. Questo film è considerato il film simbolo dell’ascesa di Brigitte Bardot a mito internazionale. Un’opera che, tra sensualità e ribellione, contribuì a ridefinire l’immagine della donna nel cinema e nel costume dell’epoca.

IL CENTRO PANNUNZIO 

Il Centro Pannunzio è un’associazione culturale laica, indipendente e apartitica fondata a Torino nel 1968 da Arrigo Olivetti, Mario Soldati, Pier Franco Quaglieni e altri giovani studiosi, in omaggio alla figura e all’eredità intellettuale di Mario Pannunzio. Da oltre cinquant’anni rappresenta un presidio di vita culturale, libero da appartenenze politiche o religiose, aperto a tutti coloro che desiderano confrontarsi con idee, pensieri e esperienze diverse. Il Centro promuove un ricco calendario di attività — incontri tematici, presentazioni di libri, conferenze, dibattiti, tavole rotonde e corsi — con l’obiettivo di favorire una riflessione critica sul presente attraverso la conoscenza del passato, senza filtri ideologici. Accanto all’impegno culturale, organizza itinerari d’arte, visite guidate, viaggi culturali e occasioni di incontro con protagonisti della cultura, dell’arte e della società. Insignito nel 1979 della Medaglia d’Oro ai Benemeriti della Cultura, della Scuola e dell’Arte dal Presidente della Repubblica, il Centro Pannunzio è noto per la sua vocazione pluralista, per la cura dell’archivio storico e per la pubblicazione periodica di testi e atti culturali che arricchiscono il dibattito civile italiano. 

Informazioni: https://www.centropannunzio.it/attivita.asp

Narcisi, templari e l’abito del Titanic al Castello di Piea d’Asti

Migliaia di narcisi e tulipani, giacinti e fritillarie splendono nel parco del Castello di Piea d’Asti ma ci sono anche dame e cavalieri, musica e arte in un crescendo di eventi che accompagneranno i visitatori fino al 3 maggio. “Il narciso incantato”, tradizionale appuntamento di primavera giunto alla XVIII edizione, affianca alla fioritura nei giardini arte, cultura, enogastronomia e tanta storia.
Da trent’anni Silvia Tamietto fa rivivere la storia del castello, sala per sala, e i tanti personaggi nobili che hanno soggiornato tra le mura di questo maniero nel corso dei secoli come i Roero. Lasciata la carriera di insegnante si è trasferita a Piea d’Asti (un’ora d’auto da Torino) nel castello con la famiglia e ogni anno lo apre al pubblico con una lunga serie di eventi. La storica residenza, che fa parte del circuito nazionale delle Dimore Storiche ed è sede di un museo d’arte antica, propone quest’anno interessanti novità tra le quali le note del Rondò veneziano che decanteranno gli abiti della Venezia del Settecento (il 19 aprile), un’esposizione di cimeli e memorie dei Cavalieri Templari con un concilio dell’Ordine e pranzo templare il 26 aprile, una mostra di rare porcellane di Meissen, Dresda e Capodimonte, una collezione di Uova della scuola di Fabergé, reperti di Casa Savoia, una sedia di Giovanni Giolitti, l’abito originale indossato dalla fidanzata di Leonardo DiCaprio nel film “Titanic” (il 25 aprile dame e cavalieri in abiti Liberty) e ancora un’esposizione di auto d’inizio Novecento.
E inoltre la mostra d’arte “Opere, castelli e colori danzanti” a cura di Doriana Doria il 29 marzo durante la quale si esibiranno figuranti in abiti ottocenteschi. Tra le altre iniziative del castello anche aste di antiquariato e la possibilità di sposarsi nell’antica cappella di fine Settecento. Il 1 maggio sarà presentato il libro storico sulla famiglia proprietaria della residenza e il 3 maggio si chiuderà con una rassegna enogastronomica con pranzo e vendita di prodotti locali. Un po’ di storia non guasta mai, il maniero nacque nel 1154 nel cuore del paese e nel Trecento il feudo di Piea venne ceduto ai Roero e ai Riva ma a metà Quattrocento un signore della famiglia dei Roero occupò la fortezza con le truppe del marchese del Monferrato Gian Giacomo Paleologo. Nella prima metà Settecento l’edificio si trasformò da fortezza in palazzo gentilizio con i lavori di restauro fatti eseguire dai conti Filippo Felice e Carlo Maria Roero. All’inizio dell’Ottocento la dimora passò per via ereditaria al marchese Faussone di Clavesana e a fine secolo divenne proprietà della famiglia genovese Bombrini e poi di quella dei Della Croce di Dojola.
Nel 1999 viene venduta agli attuali proprietari che in primavera aprono i cancelli ai turisti. Un solenne scalone d’ingresso realizzato su progetto di Filippo Juvarra e preziosi lampadari di Murano abbelliscono gli eleganti ambienti. La sale affrescate dai fratelli Galliari nel Settecento sono arredate con mobili antichi. Notevoli le ampie cantine, tutte da scoprire, insieme al “giardino all’italiana” risalente al ‘700. E per chiudere…una leggenda romantica che aleggia intorno al castello di Piea: un’attraente fanciulla parrebbe aggirarsi di notte nella sale del maniero, la Dama Bianca smaniosa di ritrovare i cari luoghi della sua pur breve esistenza terrena..
Il biglietto di ingresso al parco costa 5 euro mentre per visitare le sale storiche il prezzo è di 9 euro. Il castello è aperto fino al 3 maggio da lunedì a venerdì dalle 15,00 alle 19.00, sabato, domenica e festivi dalle 11,00 alle 19,00.  Per informazioni: 340.7818231 – 327.7055413
Filippo Re

Vietato non sfogliare a Miradolo. Laboratori didattici e visite dedicate ai libri animati

Castello di Miradolo (TO)

Domenica 29 marzo 2026

 

Domenica 29 marzo il Castello di Miradolo dedica un’intera giornata ai libri che si possono toccare, guardare, ascoltare, esplorare, in occasione della Giornata nazionale per la Promozione della Lettura del 24 marzo. Visite, laboratori, attività per famiglie e per il pubblico adulto, costruiscono un percorso intorno al tema dell’accessibilità e alle molte forme che il libro può assumere, tra pagine tattili, simboli, immagini tridimensionali e meccanismi cartacei. Un programma in dialogo con la mostra C’è oggi una fiaba pensato per avvicinare alla lettura pubblici diversi e per scoprire libri che ampliano l’esperienza della narrazione oltre la pagina stampata.

 

Dalle 10 alle 18 il Castello ospita “Vietato non sfogliare – Mostra di Libri Speciali” a cura di Area ETS, Centro di Documentazione e Ricerca sul Libro Accessibile. In esposizione libri tattili, con traduzione in Braille, in simboli, in Lingua dei Segni, ad alta leggibilità, senza parole, audiolibri, ebook, libri-gioco, libri fotografici e sensoriali: strumenti diversi che rendono la lettura accessibile e condivisibile, capaci di raggiungere pubblici differenti per età, capacità e modalità di fruizione.

 

In programma anche due appuntamenti de “La domenica dei piccoli” dedicati alle famiglie: alle 10.30 “Storie per le dita”, lettura al buio di libri tattili ed attività di esplorazione multisensoriale. Le dita possono non solo toccare, ma anche viaggiare, leggere e persino sognare. Il laboratorio invita a scoprire le possibilità comunicative nascoste dei diversi materiali, a partire dalle quali costruire nuove pagine (età: 2-5 anni). Alle 15 “Storie al quadrato”, laboratorio sui libri in simboli in cui si mescolano letture ritmate, ricomposizione di storie e creazione di simboli nuovi per far diventare i bambini protagonisti di avventure inedite (età: 6-10 anni).

 

Alle 15, inoltre, visita guidata al Parco del Castello condotta dalla naturalista e guida escursionistica Emanuela Durand. Alla stessa ora anche la visita speciale “La magia dei libri animati”, a cura dell’associazione culturale Collezione Piero Marengo (con sede presso la Libreria Antiquaria Freddi di Torino), tra le poche realtà in Italia a documentare l’evoluzione storica dei libri pop-up e delle carte animate. La visita condurrà il pubblico alla scoperta dei libri animati presenti in mostra: opere editoriale complesse, costruite con meccanismi cartacei, piegature, elementi tridimensionali e dispositivi sonori che trasformano il libro in uno spazio di esplorazione visiva e narrativa.

INFO

Castello di Miradolo, via Cardonata 2, San Secondo di Pinerolo (TO)

Domenica 29 marzo

Vietato non sfogliare

Ore 10-18.30: Mostra di Libri Speciali

Costo compreso nel biglietto di ingresso

Storie per le dita

Ore 10.30: Laboratorio didattico

Costo: FamilyLab

Storie al quadrato

Ore 15: Laboratorio didattico

Costo: FamilyLab

Visita guidata al Parco

Ore 15: Visita a cura di Emanuela Durand

Costo compreso nel biglietto di ingresso

La magia dei libri animati

Ore 15: Visita speciale alla mostra C’è oggi una fiaba

Costo compreso nel biglietto di ingresso

Biglietto di ingresso: 15 euro intero, 12 euro ridotto (gruppi, over 65, convenzioni), 10 euro ridotto 12-26 anni e universitari, gratuito (0-11 anni, Abbonati Musei e Torino+Piemonte Card, Passaporto culturale, disabilità e accompagnatori), 5 euro ridotto scuole secondarie di II grado di Pinerolo e Tessera PineCult

FamilyLab: 5 euro bambini (comprensivo di ingresso e attività didattica) + biglietto di ingresso accompagnatori

Informazioni: 0121 502761 prenotazioni@fondazionecosso.it

www.fondazionecosso.com

Bajo Dora, Figure dimenticate del Piemonte

Ritorna a Bajo Dora il Festival letterario Piemontèis , Figure dimenticate del Piemonte, organizzato dalla Cittadella della Cultura Popolare, il Coro Bajolese, il Centro Etnologico, con il patrocinio del Comune di Borgofranco di Ivrea, Torino Città Metropolitana  e di CNA Editoria Piemonte  con Edizioni Pedrini.
Gli incontri letterari prenderanno il via venerdì 27 marzo prossimo  e, dopo i saluti istituzionali, verrà  assegnato il prestigioso riconoscimento del “Premio Cultura e Società 2026″ a Pasquale Mazza, primo cittadino di Castellamonte.
Il festival, sin dalla sua prima edizione, è  diventato un punto di incontro letterario per la cultura piemontese la sua lingua.  Ha visto convergere numerosi autori, aprendosi anche al teatro, senza dimenticare la musica popolare.

La quinta edizione è ospitata alla Cittadella della Cultura Canavesana, nella storica sede di via dei Ribelli a Bajo Dora, Borgofranco d’Ivrea, che premia gli sforzi decennali del Coro Bajolese e del Cec ( Centro Etnologico Canavesano ) guidato da Amerigo Vigliermo e dalla Presidente Manuela Bodrino.
Sabato 28 marzo prossimo , alle ore 21, avrà luogo la presentazione del libro su Amerigo Vigliermo, cui seguirà lo spettacolo teatrale con la compagnia “J’Ardie” che presenterà un intermezzo di “Un gruppo di Cantori di Quincinetto”. Invariato l’obiettivo del Festival, che si concentra sulla promozione del territorio con autori, uomini e donne, contemporanei e le figure storiche di scrittori e poeti piemontesi trascurati.
Quest’anno saranno accesi i riflettori su due figure al centro per decenni della cultura piemontese e poi nel corso del tempo dimenticate, il poeta e scrittore Nino Costa, in occasione del 140esimo anniversario della nascita. Con la pubblicazione del libro “J’autre  bestie”, autore Dario Pasero, rigorosamente in lingua piemontese con traduzione.
Il secondo protagonista onorato nel palinsesto sarà il canavesano Giuseppe Giacosa, con la pubblicazione di un libro in occasione dei 120 anni del noto librettista e drammaturgo. Questo libro è frutto di un lavoro con gli autori, la giornalista Ezia Bovo, la giovane Elisa Bellavia , studentessa del liceo Botta cresciuta alla Bottega del Botta di Oreste Valente che pubblica la sua commedia dal titolo “Pin un simpatico monello”.
All’interno del libro sul ricordo di Giacosa dal titolo “Giuseppe Giacosa 1906-2026”  è presente un pregevole inedito appena scoperto da Camilla Bencini pubblicato sul periodico “Studi piemontesi”.

Un altro nuovo volume in presentazione è ”Il sussurro del bagatto” di Danilo Alberto , accompagnato dalla rappresentazione teatrale “Voci nel frutteto -Macedonia d’arte”, che porterà in scena l’antefatto del romanzo , “ La notte delle leggende”.  Tra gli eventi collaterali aprirà una mostra dal titolo “Small size- I cristalli del Monte Bianco” dalla collezione privata di Franco Lucianaz, domenica 29 marzo alle ore 10. Alle ore 10.30 si terrà la visita guidata ai Balmetti di Baio Dora, accompagnata dai canti del Coro Bajolese.
A coordinare le presentazioni, in qualità di direttrici di sala, la giornalista Ezia Bovo e Giuliana Reano. Il festival ha ricevuto il patrocinio della Città Metropolitana di Torino,  di CNA Piemonte  e del Comune di Borgofranco d’Ivrea.

Info e programmi sul sito www.edizionipedrini.com

Mara Martellotta

Lingua Madre a SalTo26, le vincitrici

 XXI edizione del Concorso 

Scritture e sguardi diretti e privi di compiacimenti intrecciano dimensioni intime, culture e contesti sociali: dramma, forza e poesia di vite minime scivolano via lasciando una traccia leggera, come un aroma.

Primo Premio Andreea Paula Danilescu (Romania) con il racconto Le ferite delle madri, le cicatrici dei figli
Secondo Premio Aurora Leode Fadonougbo (Benin/Italia) con il racconto Lingua padre
Terzo Premio Brenda Soledad Carmona (Argentina) con il racconto Madre in terra straniera
Premio Sezione Speciale Donne Italiane Carmela Caldarola (Italia) con il racconto Il profumo del cardamomo
Premio Speciale Fondazione Sandretto Re Rebaudengo Julia Derbule (Argentina) con la fotografia Cuore diviso
Premio Speciale Torino Film Festival Ana Paula Alfonso Lonardi (Argentina) con il racconto Arrivederci a Genova
Premio Speciale Slow Food – Terra Madre Mary Valeriano (Brasile) con il racconto Piante e altre rivoluzioni

Sono anche in corso le votazioni tra i dieci racconti finalisti per il Premio Speciale Giuria Popolare, che verrà decretato il 15 aprile 2026.

Tutti i racconti selezionati saranno pubblicati nell’antologia Lingua Madre Duemilaventisei. Racconti di donne non più straniere in Italia (Edizioni SEB27), che sarà edita in autunno e quindi disponibile in tutte le librerie insieme ai volumi del Gruppo di Studio del Concorso sui temi della migrazione femminile.

La Premiazione si svolgerà lunedì 18 maggio alle ore 13.30 in Arena Piemonte, Lingotto Fiere. Una cerimonia aperta a tutte e tutti che chiuderà il calendario di eventi CLM nell’ambito del XXXVIII Salone Internazionale del Libro di Torino.

Ideato nel 2005 da Daniela Finocchi, il Concorso Lingua Madre è un progetto permanente della Regione Piemonte e del Salone Internazionale del Libro, diretto alle donne migranti, alle loro figlie e a tutte coloro che si riconoscono in appartenenze multiple. Una sezione speciale è dedicata alle donne italiane che pur non avendo origine straniera vogliano mettersi in relazione con l’Altra.

Tra le novità di quest’anno che saranno presentate al Salone:

  • il progetto “Fammi un quadro del sole”. Omaggio a Emily Dickinson in collaborazione con l’Università di Torino e le Residenze reali sabaude – Direzione regionale Musei nazionali Piemonte | Castello di Moncalieri e Forte di Gavi: la prospettiva della poeta, a 140 anni dalla sua morte, si rispecchia con un reading-spettacolo in quella “delle altre” – artiste, attrici, scrittrici, tra cui quelle CLM – che, ieri come oggi, mirano a proporre nuove possibilità di ordine e relazione.
  • il romanzo d’esordio dell’autrice CLM Yeniffer Lilibell Aliaga Chávez intitolato Occhi foresta ed edito da Capovolte edizioni: l’immaginazione di una bambina diventa la ricerca di una donna, tra Italia e Perù. Un’opera che unisce genealogie femminili e realismo magico, tra relazioni, sorellanza e memoria precoloniale.