CRONACA- Pagina 91

Torino chiama l’Europa: insieme contro corruzione e frodi

Venerdì 20 marzo, presso la prestigiosa Sala Bobbio di Torino, dalle ore 10 alle ore 17, si svolgerà la conferenza finale del progetto ACT NOW – Active Citizens Together Now, finanziato dall’Unione Europea, in particolare dall’Ufficio europeo per la lotta Antifrode (OLAF), e realizzato dall’associazione Avviso Pubblico. Enti locali e Regioni contro mafie e corruzione, in collaborazione con il centro di ricerca RE-ACT.
 

Dopo le tappe di TorinoBari, Palermo, Padova e Roma, la giornata conclusiva, dal titolo “Strengthen antifraud and anticorruption system at European Local Municipalities level“, organizzata anche grazie alla collaborazione del Comune di Torinointende riunire alti rappresentanti politici e dirigenti pubblici da diverse città europee per rafforzare la collaborazione e lo scambio di buone pratiche tra città di diversi Stati membri dell’Unione Europea, in ambito di promozione della cultura della trasparenza e dell’integrità, di lotta alla corruzione e alla criminalità organizzata. 

Obiettivo finale della giornata di lavoro è la condivisione di un documento, redatto dagli organizzatori, finalizzato a delineare un percorso partecipato di costruzione di una rete di amministrazioni locali, anche attraverso il coinvolgimento di esperti qualificati.

 

Cyberbullismo tra i giovani: il 23% coinvolto, ma pochi denunciano

Dal 2 marzo è partito il tour nelle scuole del Piemonte con il progetto Diderot della Fondazione CRT, con l’obiettivo di arginare il fenomeno del bullismo online e promuovere un uso più consapevole del digitale.

Ha preso il via il tour del progetto “Educyber Generations”, iniziativa promossa dal MOIGE – Movimento Italiano Genitori e realizzata nell’ambito del Progetto Diderot della Fondazione CRT. L’iniziativa nasce per contrastare bullismo e rischi della rete, un fenomeno sempre più diffuso e preoccupante nella società e nelle scuole italiane.

Le prime tappe del tour, avviato il 2 marzo, hanno coinvolto i comuni di Lagnasco (CN), Cannobio (VB), Acqui Terme (AL) e Beinasco (TO). Il percorso proseguirà fino a maggio 2026 e interesserà oltre 6.000 studenti di più di 80 scuole piemontesi. In dieci istituti arriverà anche l’unità mobile del Moige insieme a un team di psicologhe che, durante l’orario scolastico, terranno incontri formativi dedicati agli studenti sui rischi e sulle opportunità del mondo digitale. Nel pomeriggio il Centro Mobile Moige sarà invece aperto alla cittadinanza nel cortile delle scuole, con un momento di confronto rivolto in particolare a genitori e insegnanti.

“Con il Progetto Diderot la Fondazione CRT è da anni al fianco della scuola per offrire agli studenti occasioni concrete di crescita e di consapevolezza – dichiara la Presidente della Fondazione CRT Anna Maria Poggi – Accanto ai percorsi dedicati alle discipline scientifiche, linguistiche e artistiche, il progetto affronta anche temi cruciali per la vita quotidiana dei ragazzi, come l’uso consapevole delle tecnologie e i rischi del cyberbullismo. In un contesto in cui il mondo digitale è sempre più presente nelle relazioni e nella formazione dei giovani, crediamo sia fondamentale contribuire a fornire strumenti utili per orientarsi nella rete, sviluppare spirito critico e promuovere comportamenti responsabili”.

I dati raccolti mostrano un quadro preoccupante. Il cyberbullismo colpisce spesso nel silenzio: il 7% dei ragazzi afferma di esserne stato vittima diretta, mentre il 16% ha assistito a episodi di violenza online come testimone. Tra i comportamenti più diffusi figurano l’esclusione dai gruppi digitali, i pettegolezzi, gli insulti e l’hate speech. Il 29% degli studenti dichiara di aver subito o visto questi episodi, mentre un ulteriore 36% segnala che si verificano occasionalmente.

Ancora più allarmante è la scarsa reazione di chi assiste a questi episodi. Solo il 12% interviene per difendere la vittima e appena il 5% segnala l’accaduto a un adulto; il 7% preferisce non fare nulla. Per rispondere a questa emergenza, il Moige ha attivato anche un nuovo numero di messaggistica – 333 11 22 11 2 – facilmente memorizzabile dai più giovani, accanto al numero verde 800 93 70 70. I due canali offrono supporto qualificato per segnalazioni e richieste di aiuto da parte di genitori, studenti e docenti.

Il tempo trascorso online rappresenta un altro elemento critico. Il 55% dei ragazzi resta connesso almeno tre ore al giorno fuori dall’orario scolastico e il 14% supera le cinque ore quotidiane. Lo smartphone è il dispositivo più utilizzato, indicato dal 93% degli intervistati. L’uso prolungato dei dispositivi genera spesso tensioni in famiglia: il 43% dei ragazzi riceve frequenti richiami per il tempo passato online, mentre solo il 22% afferma di riuscire a stare lontano dagli strumenti digitali senza provare ansia.

I social network sono frequentati regolarmente dal 94% degli studenti. WhatsApp è la piattaforma più utilizzata (87%), seguita da TikTok (58%), Instagram (57%) e YouTube (55%). Il 64% dei ragazzi si considera molto o abbastanza attivo sui social, e il 63% dichiara di usare sempre o spesso la propria vera identità.

Le relazioni online con sconosciuti evidenziano ulteriori vulnerabilità: il 30% dei ragazzi accetta richieste di amicizia da persone mai incontrate e il 23% ha incontrato di persona qualcuno conosciuto soltanto online, percentuale che sale al 31% tra i 15 e i 17 anni.

Anche l’utilizzo dell’intelligenza artificiale è ormai diffuso tra i giovani. Il 51% dichiara di usarla regolarmente, percentuale che sale al 71% tra gli studenti delle scuole superiori. Il 29% afferma di utilizzarla sempre o spesso per svolgere i compiti, dato che raggiunge il 54% tra i ragazzi tra i 15 e i 17 anni. Tuttavia, solo il 21% ha ricevuto una formazione adeguata su rischi e opportunità dell’IA, mentre il 33% afferma di aver ricevuto informazioni errate proprio dagli strumenti utilizzati.

Il problema della disinformazione resta significativo: il 48% dei ragazzi è caduto almeno occasionalmente in una fake news. Nonostante il 52% dichiari di verificare sempre le notizie prima di credervi, solo il 35% considera davvero attendibili i contenuti letti online.

Preoccupanti anche i dati relativi alla tutela della privacy. Solo il 47% degli studenti discute regolarmente delle impostazioni di privacy con un adulto di riferimento e la stessa percentuale ha attivato filtri per limitare contenuti inappropriati. Inoltre, il 49% dei ragazzi ritiene che i social network non proteggano adeguatamente i dati dei minori, mentre appena il 10% esprime fiducia nelle misure adottate dalle piattaforme.

“I minori trascorrono sempre più tempo online, dove visibilità e follower diventano misura del valore personale” dichiara Antonio Affinita, direttore generale del MOIGE. “Per inseguire la popolarità abbassano la guardia, mettendo a rischio sicurezza e privacy. Serve un impegno condiviso che non imponga solo divieti, ma insegni a comprendere e usare responsabilmente gli strumenti del futuro.”

Il progetto “Educyber Generations” punta a promuovere una vera cultura della cittadinanza digitale. L’iniziativa prevede la formazione di gruppi di studenti che opereranno nei propri istituti insieme a docenti, famiglie e forze dell’ordine, con l’obiettivo di favorire il supporto tra pari e aumentare la consapevolezza sui rischi del web. Attraverso attività formative e strumenti di supporto qualificato, il progetto intende prevenire e contrastare episodi di cyberbullismo e i pericoli della rete.

Un percorso che non mira soltanto a proteggere i giovani, ma a contribuire alla costruzione di una generazione di cittadini digitali consapevoli e responsabili.


FONDAZIONE CRT: DA OLTRE TRENT’ANNI VICINA
ALLE PERSONE E AL TERRITORIO

La Fondazione CRT, nata nel 1991, è la terza Fondazione di origine bancaria italiana per entità del patrimonio. Da oltre trent’anni sostiene le comunità del Piemonte e della Valle d’Aosta, con l’obiettivo di promuovere crescita, cura delle persone e valorizzazione del territorio.

Fino a oggi ha destinato al Nord Ovest più di 2 miliardi di euro, rendendo possibili oltre 45.000 progetti dedicati allo sviluppo dei giovani talenti, alla valorizzazione del patrimonio artistico e culturale, alla ricerca, alla formazione e al welfare. L’impegno della Fondazione si estende anche alla tutela dell’ambiente, alla promozione dell’innovazione e al sostegno di iniziative capaci di generare valore economico, sociale e ambientale misurabile.

La missione è chiara: promuovere uno sviluppo sostenibile e inclusivo, capace di costruire un futuro equo e responsabile. www.fondazionecrt.it


IL PROGETTO DIDEROT DELLA FONDAZIONE CRT

Il Progetto Diderot della Fondazione CRT offre agli studenti delle scuole primarie e secondarie di primo e secondo grado del Piemonte e della Valle d’Aosta l’opportunità di approfondire le materie tradizionali attraverso metodologie innovative e di avvicinarsi in modo creativo a discipline che esulano dall’ambito strettamente curriculare.

L’iniziativa promuove i valori fondamentali della società civile attraverso percorsi che spaziano dall’arte alla matematica, dall’economia al computing, dagli stili di vita alla prevenzione delle dipendenze, dall’inglese all’arte contemporanea.

Il progetto – che dal 2005 ha coinvolto oltre 1,6 milioni di studenti – si articola in lezioni, corsi, attività e visite didattiche ed è gratuito per tutte le scuole, fatta eccezione per eventuali costi di trasporto.

Gesto estremo dal ponte: salvato dagli agenti

Cercava di compiere il gesto estremo, buttandosi da un ponte: salvato in extremis dagli agenti di polizia. È successo la notte del 15 marzo quando un uomo, di origine straniera, aveva provato a scavalcare la ringhiera del Ponte Duca degli Abruzzi. A dare l’allarme è stata una donna che stava assistendo alla scena.

Sul posto è intervenuta subito una pattuglia dell’ufficio prevenzione generale e soccorso pubblico, che si trovava in zona per i controlli di routine nel quartiere. Gli agenti hanno poi tentato di calmarlo dialogando con lui, già oltre la ringhiera dove opponeva forte resistenza. In un secondo momento arrivano altri agenti e, facendo leva su un attimo di distrazione dell’uomo sul margine per lasciarsi andare nel vuoto, riescono ad afferrarlo e a salvarlo portandolo in sicurezza sul marciapiede, nonostante si opponesse.

VI.G

I 165 anni dell’Unità d’Italia che uniscono le nuove generazioni

 

“L’Italia è diventata la mia seconda casa e sento che i valori della Costituzione sono la base del nostro futuro”. Si è aperta così, con le parole del tredicenne, di origini egiziane, Eyad Eldisouky, sindaco del Consiglio comunale dei Ragazzi e delle Ragazze, la Giornata dell’Unità Nazionale, della Costituzione, dell’Inno e della Bandiera, nel 165° anniversario dell’Unità d’Italia, proclamata il 17 marzo 1861 a Torino e celebrata, questa mattina, in piazza Carlo Emanuele II.

“Per me l’unità non è solo un concetto storico, ma è quella che vedo ogni mattina entrando in classe – ha continuato Eyad –: siamo ragazzi e ragazze che arrivano da diverse storie, con genitori che parlano lingue diverse, ma che ridono per le stesse cose e si arrabbiano se portiamo a casa brutti voti”.

“Nella nostra Costituzione risuonano le idee di figure illustri: la solidarietà di Mazzini, la libertà di Cavour e lo spirito democratico di Garibaldi – ha aggiunto Alessia Canino, Presidente del Consiglio Comunale dei Ragazzi e delle Ragazze –. Dietro a ogni articolo si nasconde anche il sacrificio di giovani partigiani, soldati, prigionieri che hanno dato la vita, affinché libertà e giustizia fossero scritte sulla carta”.

Davanti al monumento dedicato a Camillo Benso, conte di Cavour, è stata deposta una corona di alloro della Città di Torino per ricordare tutti i Caduti del Risorgimento Italiano. Erano presenti il Gonfalone della Città di Torino, decorato di medaglia d’oro al Valor Militare, il Gonfalone della Regione Piemonte e il Gonfalone della Città Metropolitana di Torino decorati di medaglia d’oro al Merito Civile.

Ad ascoltare l’assessora all’Istruzione della Città di Torino Carlotta Salerno, gli studenti delle classi 5ª B della scuola Primaria Tommaseo, 4ª E della scuola Primaria Poli, 5ª A dell’Istituto Pertini, 5ª A della scuola Ricardi di Netro Pacchiotti Revel e una rappresentanza del Consiglio Comunale dei Ragazzi attraverso la presenza delle consigliere e dei consiglieri delle scuole King-Mila, Spinelli, Marconi-Antonelli, Vivaldi-Murialdo, Frassati, Corso Vercelli-Morricone, Foscolo, Gino Strada, To2, Regio Parco, Tommaseo, Pacchiotti e Pertini.

“Torino è la culla dell’unità nazionale – ha detto l’assessora all’Istruzione Carlotta Salerno –: qui si è lavorato, studiato, scritto e vissuto per l’unità. La presenza di tanti giovani questa mattina ha un significato concreto perché la comunità nazionale oggi è più plurale rispetto al passato. Le scuole racchiudono e tutelano queste differenze. Ricordiamoci che l’unità si costruisce ogni giorno riconoscendo chi ne fa parte nel tentativo di superare frammentazioni e conflitti interni. La Giornata dell’Unità Nazionale non fa parte solo del passato: è una responsabilità attuale in tempi in cui la guerra, purtroppo, torna ad essere presente. E noi dobbiamo essere comunità e tenere insieme tre elementi: memoria, coesione e responsabilità. Memoria per sapere da dove veniamo. Coesione per non lasciare indietro pezzi di società. Responsabilità per rendere credibili le istituzioni agli occhi di tutte e anche dei nuovi cittadini”.

Al termine della cerimonia gli studenti della classe 4ª E della scuola Primaria “Gabriella Poli” hanno eseguito il brano “Canone Swing”, accompagnati dalla Banda del Corpo di Polizia Locale che ha chiuso la cerimonia eseguendo “L’Inno d’Italia”.

TorinoClick

Commissario prefettizio a Romano Canavese

Preso atto dell’impossibilità di assicurare il normale funzionamento del consiglio comunale per la mancata surroga dei consiglieri dimissionari, il Prefetto di Torino, con provvedimento in data 16. marzo ha sospeso il Consiglio comunale di Romano Canavese ed ha nominato il viceprefetto aggiunto Francesco Farina commissario prefettizio dell’ente, in attesa del decreto del Presidente della Repubblica di scioglimento del consiglio comunale e di nomina del commissario straordinario

Operazione “Viridis”, tre arresti per pedopornografia

Indagine  della Polizia Postale

Nell’ambito delle attività di contrasto allo sfruttamento sessuale dei minori online, la Polizia di Stato ha concluso una operazione che ha portato all’arresto di 3 persone per detenzione di materiale di pornografia minorile e alla denuncia di altre 5, a carico dei quali è stato sequestrato cospicuo materiale informatico utilizzato per le attività illecite. L’attività, avviata dal COSC della Polizia Postale piemontese sotto la direzione della Procura della Repubblica di Torino, si è svolta in modalità undercover all’interno di ambienti di scambio dediti alla condivisione di immagini e video di pornografia minorile. Gli arrestati – due residenti nel capoluogo torinese ed uno in provincia di Asti – di età ricompresa tra i 42 ed i 61 anni, sono stati trovati in possesso di una ingente quantità di materiale di sfruttamento minorile con contenuto violento, cd. “gore”, raffiguranti anche bambini in tenera età. Copioso il materiale informatico sequestrato durante le attività di perquisizione, che sarà oggetto di successivi approfondimenti.L’operazione, alla cui fase esecutiva hanno collaborato le Sezioni Operative di Aosta, Asti, Cuneo e Novara, nasce dal costante monitoraggio della rete svolto dal personale della Polizia Postale a tutela dei minori. Da qui il nome scelto per l’indagine, “Viridis”, dal latino “verde”: il colore con cui sono realizzati i Dioscuri, figli di Zeus, collocati a presidio del Palazzo Reale e del Duomo di Torino. Le statue, tra i simboli della città, sono tradizionalmente associate a un’energia “bianca” che, secondo la leggenda, la proteggerebbe dalle forze del male. I soggetti devono essere considerati innocenti fino a sentenza definitiva.

Gara Torino – Milano, limitazioni al transito

Per consentire lo svolgimento della 107° edizione della competizione ciclistica Milano-Torino, mercoledì 18 marzo sono previste limitazioni temporanee al traffico sulle statali 10 “Padana Inferiore” e 11 “Padana Superiore”, nell’ambito della Città Metropolitana di Torino.

Dalle 12:00 alle 17:30 è prevista la chiusura al transito della SS10 tra l’inizio di competenza Anas all’altezza di località Mongreno (km 7,870) e la rotatoria lato Pino Torinese (km 11,700) con circolazione garantita per i residenti di via Mongreno e via Sassi e per i mezzi di soccorso.

Sempre dalle ore 12:00 alle ore 17:30 sarà inoltre chiuso al traffico lo svincolo di uscita dalla SS11 per l’immissione sulla SP500, a Brandizzo (km 15,900).

Durante la chiusura della statale 10 i veicoli leggeri potranno percorrere la SP5 (Via Chieri nel Comune di Pino Torinese e Corso Chieri nel Comune di Torino). La deviazione sarà segnalata in loco. Il percorso alternativo consigliato per i mezzi con peso superiore a 3,5 tonnellate è costituito dalla Tangenziale di Torino.

Torino, detenuto del carcere si è tolto la vita in cella

«Nel tardo pomeriggio di ieri un detenuto ristretto presso la Casa Circondariale di Torino, all’interno del Padiglione E, si è tolto la vita impiccandosi. Al momento non sono ancora noti i motivi che possano averlo indotto a compiere questo gesto estremo».

Lo dichiara Vicente Santilli, Segretario Nazionale per il Piemonte del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (SAPPE).

«Ancora una volta il carcere registra una morte che pesa come un macigno sull’intero sistema penitenziario. La perdita di una vita all’interno di un istituto di pena rappresenta sempre una sconfitta per lo Stato e impone una riflessione seria e profonda sulle condizioni di vita negli istituti, sul fenomeno del sovraffollamento e sulla necessità di rafforzare concretamente gli strumenti di prevenzione e di tutela della dignità e della vita delle persone detenute».

Santilli aggiunge: «È necessario intervenire con urgenza attraverso misure concrete che consentano di rafforzare gli organici, migliorare le condizioni di lavoro del personale e potenziare gli strumenti di prevenzione del disagio detentivo. Non è più accettabile restare indifferenti di fronte al ripetersi di simili tragedie».

Il SAPPE esprime inoltre apprezzamento per le recenti parole del Capo dello Stato. «Siamo grati al Presidente della Repubblica – prosegue Santilli – che ieri ha accolto al Quirinale una delegazione della Polizia Penitenziaria in occasione del 209° anniversario della fondazione del Corpo, per aver affermato con forza la necessità di un intervento urgente e risolutore sulla gravissima crisi del sistema penitenziario italiano. Il Presidente ha sottolineato come, purtroppo, la piaga dei suicidi in carcere non si attenui e rappresenti una sconfitta per lo Stato: parole che condividiamo pienamente, avendole più volte evidenziate anche noi».

Sul tema interviene anche Donato Capece, Segretario Generale del SAPPE: «I suicidi in carcere sono inaccettabili, così come sono inaccettabili le condizioni di lavoro del personale di Polizia penitenziaria, impegnato H24 nelle sezioni detentive e sempre più spesso vittima di aggressioni e atti violenti da parte della componente più problematica della popolazione detenuta. Nei nostri istituti si deve poter respirare un’aria diversa da quella che ha condotto alla illegalità e al crimine: noi siamo pronti a dare il nostro contributo».

Il SAPPE ribadisce quindi la propria proposta di riforma del sistema penitenziario, articolata su tre livelli: «Un primo gradino – spiega Capece – per i reati meno gravi, con pene non superiori ai tre anni, da scontare attraverso misure alternative come la messa alla prova; un secondo livello per pene superiori, da espiare in istituti meno affollati anche grazie alla riduzione della custodia cautelare; un terzo livello destinato alla massima sicurezza, dove il contenimento in carcere resta prioritario».

«Il sovraffollamento – conclude il SAPPE – è un problema storico e diffuso anche in altri Paesi europei, ma affrontabile con modelli diversi. È necessario ripensare l’esecuzione penale: da un lato riservando il carcere ai fatti di maggiore gravità sociale, dall’altro individuando condotte per le quali, pur restando rilevanti penalmente, non sia necessario il ricorso alla detenzione».

Tra costi, rinunce e attese: la quotidianità dei malati cronici torinesi

Secondo un’indagine un torinese su tre costretto a ridurre le spese per potersi curare

Il 33% dei cittadini di Torino con patologie croniche ha dovuto rinunciare, nell’ultimo anno, a vacanze, uscite al ristorante o acquisti rilevanti per sostenere i costi di visite ed esami. Inoltre, il 37% di chi ha effettuato controlli specialistici legati a queste condizioni si è rivolto almeno in parte al sistema sanitario privato. Tra le principali cause della riduzione dei controlli emergono i lunghi tempi di attesa (90%) e i costi elevati (42%).

Bologna, 17 marzo 2026

Negli ultimi anni, in Italia l’aspettativa di vita alla nascita continua a crescere, ma non altrettanto gli anni vissuti in buona salute. Sempre più persone convivono infatti con malattie croniche e, per far fronte alle spese necessarie alla loro gestione, sono spesso costrette a rinunce importanti. Secondo una recente indagine di Nomisma per l’Osservatorio Sanità di UniSalute, questa situazione riguarda anche Torino: un terzo dei residenti con patologie croniche ha limitato spese personali come viaggi o svaghi negli ultimi dodici mesi.

La necessità di ridurre le spese è legata al fatto che, nel 56% dei casi, la gestione delle malattie croniche richiede controlli specialistici frequenti. Quasi la metà degli intervistati (48%) afferma di aver effettuato numerose visite — anche più di quattro — nell’ultimo anno, previste dal proprio percorso terapeutico. Trattandosi spesso di prestazioni non rinviabili, insieme agli esami e ai farmaci correlati, queste spese incidono in modo significativo sul bilancio familiare. Non a caso, oltre un terzo dei torinesi (37%) ha fatto ricorso, almeno in parte, alla sanità privata.

Non tutti, però, riescono a sostenere questi costi: il 9% degli intervistati ha dichiarato di aver ridotto il numero di controlli nell’ultimo anno, principalmente a causa delle spese elevate (42%). A ciò si aggiungono i lunghi tempi di attesa, segnalati dal 90% di chi ha effettuato meno visite, che rappresentano un ulteriore ostacolo.

Va inoltre considerato che circa il 22% dei pazienti necessita dell’aiuto, almeno parziale, di altre persone per gestire la propria condizione, con un conseguente aumento delle spese complessive.

Tra le patologie croniche più diffuse si segnalano l’ipertensione (39% tra chi ne soffre direttamente o ha un familiare colpito), l’osteoporosi e l’artrosi (28%), il diabete (25%) e le malattie cardiovascolari (22%). Nella maggior parte dei casi, queste condizioni vengono diagnosticate dopo i 40 anni: ciò avviene nel 90% dei casi di diabete, nell’87% per osteoporosi e artrosi, nel 79% per l’ipertensione e nel 72% per le patologie cardiache.

In questo contesto complesso, i servizi di telemonitoraggio potrebbero rappresentare un valido supporto nella gestione delle malattie croniche. Tuttavia, solo il 7% dei torinesi li utilizza attualmente, anche se l’83% degli utenti ne riconosce l’utilità. La scarsa diffusione è dovuta soprattutto alla mancanza di informazione: il 63% degli intervistati dichiara di non conoscerli, spesso perché nessuno li ha mai suggeriti (28%).

Molinette, molestie a una tirocinante: condannato ex infermiere

Condanna a 1 anno e otto mesi per l’infermiere dell’ospedale Molinette di Torino, oggi in pensione, che è stato giudicato in primo grado con l’accusa di aver molestato una tirocinante Oss.

Secondo quanto ricostruito dall’accusa, l’uomo avrebbe rivolto alla giovane apprezzamenti indesiderati, avanzato richieste insistenti di attenzioni e messo in atto comportamenti ritenuti molesti. Il giudice ha inoltre disposto un risarcimento immediato di 5mila euro a favore della vittima, che si è costituita parte civile nel processo.

Come parte della pena, l’imputato dovrà seguire un percorso rieducativo con la frequenza di corsi specifici per uomini autori di violenza.

Nel corso dell’udienza, l’uomo  ha reso dichiarazioni spontanee respingendo le accuse e sostenendo che i contatti con la tirocinante fossero esclusivamente legati all’attività lavorativa.