L’ospedale di Moncalieri ha smarrito il dito della mano di un paziente, un operaio di 57 anni che nel novembre 2020 rimase ferito in un incidente sul lavoro in fabbrica.
Ferito, all’ingresso dell’ospedale di Moncalieri, consegnò la parte dell’anulare staccata, avvolta in una garza. La sua mano fu bendata. Nel novembre successivo al Cto, l’operaio fu sottoposto a un intervento chirurgico, ma dopo l’operazione si accorse che il dito non era stato riattaccato. Il caso è passato al vaglio della procura di Torino ma è stato archiviato dal tribunale poiché un’infermiera dell’ospedale di Moncalieri ha detto di avere visto il dito, spiegando però che oramai era necrotico e quindi inservibile. Il legale dell’uomo ferito ha obiettato che era passata solo mezz’ora dall’incidente e che il paziente è un uomo di origini indiane dalla carnagione scura: naturale che quel pezzo di dito sembrasse nero.
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Già al primo turno la disaffezione al voto era evidente, ma essa è diventata macroscopica al ballottaggio e non c’è neppure la scusa del fine settimana al mare in quanto esso si è svolto in autunno. I due candidati non hanno saputo appassionare ,anche se la competenza e l’apparato esperto e collaudato di Lo Russo hanno avuto la meglio sulla inesperienza, in verità un po’ boriosa, di Damilano che credeva di vincere al primo turno e non ha evitato l’ineleganza di avere prima eletta nella sua lista la cugina, una caduta di stile senza precedenti. Si è notata anche la differenza di cultura politica, amministrativa e giuridica tra un docente del Politecnico e già assessore e un ragioniere ed imprenditore che ha insistito, ripetendolo come un mantra di essere figlio di un partigiano, pur essendo alleato dei nipoti dei reduci di Salò che certo non hanno apprezzato questo costante richiamo ad una scelta che riguardava il padre, ma non necessariamente il figlio. Io ho conosciuto ad esempio, figli di partigiani diventati ferventi neo- fascisti. Mi auguro che il nuovo Sindaco, che mi sembra persona seria e non incline alla demagogia, sappia partire dal fatto che il consenso con cui ha vinto è nei fatti molto limitato, anche se ha stravinto in termini percentuali su Damilano che continua a vantare un 12 per cento di consensi personali, una percentuale troppo esile per consacrarlo leader. Se posso dire, Lo Russo deve guardare all’esempio di Castellani e di Fassino e non a Chiamparino che si montò la testa per aver battuto Buttiglione, la peggiore candidatura del centro-destra che oggi esce a pezzi e clamorosamente battuto. Senza le capacità del federatore Berlusconi , esso è un’alleanza perdente in partenza perché conflittuale e perché guidata da persone senza carisma, anzi senza la benché minima qualità politica. Mi auguro che Lo Russo sappia aprirsi anche a chi non l’ha votato come seppe fare Fassino e mi auguro altresì che tenga a bada gli estremisti di sinistra che lo hanno sostenuto al ballottaggio come Angelo D’Orsi che si ritiene il nuovo Gramsci. Ci sono dei moderati che possono guardare a Lo Russo con simpatia soprattutto per la sua esperienza e per la sua cultura. Ma dev’essere chiaro che la prima