Venerdì 30 e sabato 31 gennaio 2026 S.A.S. il Principe sovrano Alberto II di Monaco, accompagnato da Anne Eastwood, Ambasciatrice di Monaco in Italia; dal Dott. Fulvio Gazzola, Presidente dell’Associazione Siti Storici Grimaldi di Monaco in Italia e Sindaco di Dolceacqua; dal Colonnello Martin David e da Thomas Blanchy, Vicedirettore dell’Archivio Storico del Principato, si è recato in visita a Ceva e Millesimo, due Comuni storicamente legati alla sua dinastia e facenti parte dell’Associazione Siti Storici Grimaldi di Monaco in Italia.
La visita è iniziata venerdì a Ceva, Comune che dal 1142 fu capitale dell’omonimo marchesato. Nel 1531, l’Imperatore dei Romani Carlo V omaggiò la cognata Beatrice di Portogallo, moglie del Duca di Savoia Carlo III, della Contea di Asti e del Marchesato di Ceva. I Savoia nel 1547 sostituirono i Ceva, discendenti diretti del Marchese di Savona Bonifacio del Vasto, con Giulio Cesare Pallavicino.
La città è legata ai Grimaldi perché nel 1390 Gherardo, secondogenito del Marchese Oddo, si stabilì a Genova, dove le famiglie patrizie erano organizzate in alberghi. Nel 1528 Andrea Doria riformò il sistema e il numero di alberghi fu limitato a 28; per qualificarsi come albergo, una famiglia doveva avere almeno sei nuclei. I Ceva di Genova non erano abbastanza numerosi e così insieme ad altre sedici famiglie furono annessi all’Albergo Grimaldi; il primo membro a portare il doppio cognome fu Francesco Ceva Grimaldi, trisnipote del sopraccitato Gherardo. Suo figlio Cristoforo nel 1545 si trasferì a Napoli per proseguire i suoi affari ed in Campania acquistò i feudi di Telese, Pietracatella, Solopaca, oltreché diversi altri possedimenti. Cristoforo ebbe tra gli altri i seguenti figli: Giovanni Francesco, dal quale si originarono i Marchesi di Pietracatella, tutt’oggi esistenti e Giovanni Antonio, dal quale si originarono i Duchi di Telese, estinti nel 1763.
A Ceva il Principe Alberto è giunto in tarda mattinata in Piazza Vittorio Emanuele II, accolto dal Sindaco Fabio Mottinelli, dalle scolaresche e dalla popolazione venuta in gran numero, nonostante il freddo.
Successivamente, in un Teatro Marenco gremitissimo di sindaci del territorio, si è tenuto un incontro ufficiale con le autorità, moderato dalla giornalista Paola Scola, che ha visto gli interventi di Luca Robaldo, Presidente della Provincia di Cuneo; Marco Gallo, Assessore regionale alla Montagna; dell’Onorevole Monica Ciaburro e del Sindaco Fabio Mottinelli, il quale nel suo intervento ha ricordato che “Dopo l’alluvione del 1994 Monaco ci fu vicina con due eventi, di cui una partita di calcio (…) Nel roseto del Museo di Ceva è stata inserita una rosa con i colori di Monaco”.
S.A.S il Principe Alberto II ha fatto scoprire ai presenti un ulteriore legame di Ceva con i Grimaldi: nel 1503 Cesarina Grimaldi, sorella di Giovanni II, Lucino e Agostino, che si succedettero nel governo della Signoria di Monaco, sposò Carlo, Signore di Garessio, della famiglia dei Marchesi di Ceva.
Sono stati quindi scoperti la targa a ricordo di questa visita e il cartello che attesta l’appartenenza di Ceva all’Associazione Siti Storici Grimaldi di Monaco in Italia, che sarà posto all’ingresso della città.
Dopo un nuovo bagno di folla il Principe ha visitato il Palazzo Comunale per la firma del Libro d’Oro.
Sabato 31 Alberto II si è recato a Millesimo, Comune che quest’anno celebra gli 820 anni dalla sua fondazione e che è entrato a far parte dell’Associazione nel 2025. Il suo legame con i Grimaldi è stato scoperto dallo scrivente nell’ambito dell’attività del Comitato per la tutela del patrimonio e delle tradizioni dell’Associazione Internazionale Regina Elena Odv.
Questo Comune venne fondato il 9 novembre 1206 dal Marchese Enrico II Del Carretto. Suo figlio Giacomo nel 1240 gli concesse i suoi primi statuti, i più antichi della Val Bormida e nel 1247 sposò nella Chiesa di Santa Maria Maddalena del Castello di Saliceto, sua residenza abituale, Caterina da Marano, figlia naturale dell’Imperatore dei Romani Federico II di Svevia.
La loro terzogenita Aurelia andò in sposa a Lanfranco Grimaldi, Vicario di Provenza. Dalla loro unione nacquero diversi figli, tra i quali Ranieri I, che dall’8 gennaio 1297 al 10 aprile 1301 fu Signore di Monaco insieme al cugino e patrigno Francesco Grimaldi, detto “Malizia” ed è l’antenato dell’attuale Principe sovrano Alberto II. Aurelia, rimasta vedova nel 1293, due anni dopo si risposò infatti con il sopraccitato Francesco Grimaldi, il quale l’8 gennaio 1297, travestito da monaco francescano, insieme al figliastro Ranieri I conquistò la Rocca di Monaco, fatta costruire dai genovesi nel 1215, diventandone il primo Signore. Aurelia diventò quindi la prima Signora di Monaco, ma non diede eredi a Francesco. Monaco venne ripresa dai Genovesi nell’aprile 1301 e tornò ai Grimaldi nel settembre 1331 con Carlo I, figlio di Ranieri I, che fu il primo Signore sovrano.
Alberto II, ricevuto ufficialmente dal Sindaco Francesco Garofano, è giunto alle ore 10,30 al castello risalente al XIII secolo, abitato dai Del Carretto fino al XVI secolo, quando essi si trasferirono nel Palazzo Comunale, risalente al XII secolo, al cui interno nell’aprile 1796 Napoleone ricevette le bandiere dei borghi della Val Bormida conquistate all’Esercito piemontese nella Battaglia della Cosseria.
Qui il principe ha incontrato l’Assessore regionale Paolo Ripamonti, il Presidente della Provincia di Savona Pierangelo Olivieri e numerosi sindaci della zona.
Dopo la visita al maniero, al Museo di Stampe Cartografiche Napoleoniche Liguri che ha sede nelle sale di Villa Scarzella e al ponte “Gaietta”, risalente al XII secolo, ha attraversato a piedi Piazza Italia, il cuore del borgo medievale, acclamato da un gran numero di persone che hanno sfidato il freddo pungente.

Il sovrano, calorosamente accolto dalle scolaresche e dalle associazioni locali, si è recato nel Municipio, risalente al XII secolo, che nel 1882 venne ceduto dai Del Carretto al Comune; qui ha firmato il Libro d’Oro.
Alle ore 11 in Piazza Italia si è tenuta una solenne cerimonia aperta dai discorsi dell’Assessore regionale Paolo Ripamonti e del Senatore Giovanni Berrino.
Il Sindaco Francesco Garofano nel suo discorso ha affermato che “Un ringraziamento speciale va all’Associazione Siti Storici Grimaldi di Monaco in Italia, al suo Presidente Fulvio Gazzola e allo storico Andrea Carnino. La loro passione e la loro meticolosa ricerca sono state la bussola che ha permesso di ritrovare e rinvigorire il filo prezioso che lega Millesimo al Principato di Monaco. Ma il mio grazie più commosso va alla giunta, ai miei uffici comunali, a tutti i volontari e ad ogni singolo cittadino. (…) Quest’anno millesimo celebra gli 820 anni dalla sua fondazione avvenuta nel 1206. Siamo uno dei borghi più belli d’Italia, siamo fieri membri dell’Associazione Nazionale Città del Tartufo, ma oggi riscopriamo con vigore la nostra identità più antica: quella che ci lega indissolubilmente alla Casata Grimaldi. Tutto ebbe inizio con un legame di sangue e di coraggio. Non possiamo dimenticare la figura di Aurelia Del Carretto, figlia del nostro territorio, che sposando Francesco Grimaldi, detto Malizia, divenne la prima Signora Consorte di Monaco. Fu l’inizio di un’epopea. Ed è proprio guardando ad Aurelia che desidero fare una riflessione sul ruolo fondamentale della donna, perno insostituibile della famiglia e sostegno d’acciaio delle grandi istituzioni. Aurelia fu la roccia su cui Malizia poté costruire un destino, quella stessa forza e quel senso di dedizione e dignità lo ritroviamo oggi nel ricordo sempre vivo di sua madre, la Principessa Grace e nella presenza luminosa di sua moglie la Principessa Charlène, a loro e a tutte le donne di Millesimo che quotidianamente tengono salde le fila della nostra comunità va il nostro omaggio”.
“Sono onorato di essere stato accolto a Millesimo, dove ho potuto rivivere una pagina di storia che richiama le origini del Principato, e ne sono profondamente commosso. Questa visita mi ha permesso di riscoprire una testimonianza autentica delle tradizioni italiane e dell’ospitalità che tanto amo. Ad ogni viaggio in Italia ritrovo questo calore e questa benevolenza nei miei confronti, e ne sono particolarmente colpito” Ha spiegato il Principe Alberto II.
Sono state quindi scoperte due targhe: una a ricordo di questa visita e una che attesta l’appartenenza di Millesimo all’Associazione Siti Storici Grimaldi di Monaco in Italia.
Al principe è stato donato un cesto con prelibatezze ed eccellenze della Val Bormida. Egli ha ricambiato donando al sindaco una statuetta che raffigura Francesco Grimaldi detto “Malizia”, alcune specialità monegasche e la cravatta ufficiale dei Siti Storici dei Grimaldi di Monaco.
Sono seguiti un rinfresco in Municipio e un pranzo alla Locanda dell’Angelo, tutti a base di specialità della Val Bormida.
ANDREA CARNINO

Ogni epoca ha le sue violenze. Questo è l’insegnamento che ci deriva dalla storia. Ci sarebbe la tentazione di considerare i fatti di Torino del 31 gennaio in una linea di continuità, ad esempio, con Lotta Continua che mise a ferro e fuoco parti della città con l’assalto all’ “Angelo Azzurro” (che costò la morte atroce di un giovane lavoratore studente) e alla sede del MSI. Lotta continua giunse alla demonizzazione e all’assassinio del commissario Calabresi e parte di essa confluì nel terrorismo armato e un’altra parte nel giornalismo radical – chic alla Gad Lerner. Certo la violenza è sempre la stessa, ma i fatti di Torino fanno pensare al G8 di Genova che fu una vera devastazione della città. L’episodio del poliziotto pestato fa pensare al carabiniere che Giuliani avrebbe voluto uccidere con un estintore. Anche a Genova venne reclutata manovalanza violenza all’estero come in parte a Torino. Ciascuno mescolerà inevitabilmente i suoi ricordi, ma il fatto indiscutibile è che per 30 anni Torino ha tollerato l’occupazione dell’edificio di Corso Regina, diventato un covo della violenza in città e in Val Susa contro la Tav. In Val Susa gli contro la polizia sono stati continui e molto sanguinosi, ma quasi tutti hanno minimizzato. La procuratrice Generale del Piemonte che si sta rivelando una magistrata davvero fuori ordinanza, ha denunciato la realtà che si raccoglie dietro Askatasuna e ha denunciato la connivenza di certa borghesia torinese con un coraggio e una lucidità eccezionali. Gli intellettuali torinesi tacciono o vanno ad applaudire al palazzetto dello Sport Barbero e D’Orsi che si ritengono perseguitati e ragionano ormai con degli slogan preconfezionati. Gli intellettuali torinesi non ci sono più. Al massimo ci sono dei professori in cerca di una notorietà che non arriva. Al massimo ci sono collaboratori di giornali che scrivono le solite vulgate o parlano d’altro. Solo Carmine Festa ha scritto un editoriale sul Corriere degno di attenzione e rispetto. Tutti i militanti dell’antifascismo a costo zero perché il fascismo non c’è più da 81 anni, si trincerano dietro la parola magica Resistenza che non a caso è quella evocata anche dai cortei violenti del 31 gennaio che hanno bloccato la vita di un’intera città. Mentre vorrei chiedere all’Anpi di esprimersi su questo uso improprio della parola resistenza, mi domando come sia possibile in democrazia che 20-30 mila manifestanti possano bloccare una città intera persino nei soccorsi di emergenza. Questa non è più democrazia, ma prepotenza, mentre l’idea di trattare con i manifestanti per evitare incidenti si è rivelata un’utopia. Non è possibile che le Forze di Polizia siano lasciate in balia della violenza senza che l’imperio della legge abbia il sopravvento e tutti gli incappucciati siano identificati e arrestati in fragranza di reato. I fatti di Torino ci insegnano che la violenza bruta va stroncata, anzi andava da tempo stroncata. Il clima che si respira è quello della guerra civile e del terrorismo brigatista a cui si sicuramente guardano questi estremisti. Eletti nelle istituzioni che sfilano dietro alle insegne di Askatasuna vanno denunciati come fiancheggiatori della violenza ed emarginati dalla politica. Dicono che non sia possibile distinguere preventivamente gli estremisti violenti dai manifestanti “non violenti”. Ho qualche dubbio in proposito. Tuttavia, se è davvero impossibile identificare e prevenire, allora devono essere i non violenti senza virgolette a disertare certi cortei, isolando a priori l’ala degli scatenati. Senza drastici provvedimenti presi in modo tempestivo Torino non potrà liberarsi da chi vuole impadronirsi della città come neppure gli squadristi fecero con la Marcia su Roma perché il Re fellone chiamò al potere Mussolini. Il fascismo qui non c’entra e i contesti storici sono diversissimi, ma il biennio rosso dopo la Grande Guerra inaugurò una stagione fi ubriacatura ideologica e di violenza che portò a dover scegliere – come disse Croce – tra ordine e libertà. Quel cartello dietro al corteo di sabato che evoca la Resistenza fa pensare all’abbaglio incredibile dello storico partigiano Guido Quazza che vide nei contestatori violenti del ‘68 gli eredi dei partigiani.
