CRONACA

Referendum: Torino boccia la riforma, ma il Piemonte è spaccato

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Il referendum costituzionale del 22 e 23 marzo 2026 sulla riforma della giustizia si è concluso a livello nazionale con la prevalenza del “No”, che ha superato il 53% dei voti, segnando quindi una bocciatura complessiva del progetto di riforma. All’interno di questo quadro generale, il voto in Torino e in Piemonte offre una lettura particolarmente interessante, caratterizzata da differenze marcate tra il capoluogo e altre aree della regione.

Nel caso di Torino, il risultato è stato decisamente netto: la maggioranza degli elettori ha respinto la riforma con una percentuale vicina ai due terzi dei voti, lasciando al “Sì” uno spazio molto più ridotto. Si tratta di un dato significativo, che conferma l’orientamento critico dell’elettorato urbano nei confronti del quesito referendario. Anche la partecipazione è stata elevata, segno di un forte coinvolgimento dei cittadini su un tema percepito come rilevante.

Spostando lo sguardo all’intero Piemonte, il risultato finale vede comunque prevalere il “No”, in linea con l’andamento nazionale, ma con uno scarto più contenuto rispetto a quello registrato nel capoluogo. Tuttavia, limitarsi al dato complessivo rischia di nascondere una realtà più articolata. All’interno della regione, infatti, non tutte le aree si sono espresse nello stesso modo: accanto a territori che hanno seguito la linea di Torino, ve ne sono altri in cui il “Sì” ha ottenuto la maggioranza dei consensi.

Questa distribuzione del voto mette in evidenza una frattura territoriale piuttosto chiara. Le zone più urbanizzate e densamente popolate, con Torino in primo piano, hanno espresso una contrarietà più marcata alla riforma, mentre diverse aree provinciali hanno mostrato un orientamento opposto, sostenendo il cambiamento proposto dal referendum. In questo senso si può dire che, pur risultando complessivamente contrario, il Piemonte presenta al suo interno una componente significativa favorevole al “Sì”.

Il peso demografico di Torino ha avuto un ruolo determinante nell’indirizzare l’esito regionale: il largo vantaggio del “No” registrato in città ha contribuito in modo decisivo a fissare il risultato finale del Piemonte. Senza il contributo del capoluogo, l’equilibrio tra le due opzioni sarebbe stato molto più incerto.

Risultati per provincia (indicativi, a spoglio completato)

  • Provincia di Torino
    No nettamente prevalente (oltre il 60% nel capoluogo, più alto rispetto alla media regionale)
  • Provincia di Cuneo
    Prevalenza del No
  • Provincia di Novara
    Prevalenza del No
  • Provincia di Alessandria
    Prevalenza del Sì
  • Provincia di Asti
    Leggera prevalenza del Sì (dato più equilibrato)
  • Provincia di Biella
    Prevalenza del Sì
  • Provincia di Vercelli
    Prevalenza del Sì
  • Provincia del Verbano-Cusio-Ossola
    Prevalenza del Sì

Dato complessivo regionale

  • No: circa 53,5%
  • Sì: circa 46,5%

“Pia Opera Cucina Malati Poveri” La dignità invisibile, dove il bene non fa rumore

C’è una Torino che respira piano, quasi in punta di piedi. Non si mostra, non pretende, non reclama spazio. Eppure esiste, da più di un secolo e mezzo, come una fiamma che non si spegne mai, anche quando tutto intorno cambia.

La “PIA OPERA CUCINA MALATI POVERI” nasce come Associazione a Torino il 14 Febbraio 1899 e vanta ad oggi 128 anni di attività, attraversando ben tre secoli di storia.

La sua fondatrice : Ernesta Sampò Vallerino, storica maestra di Rubiana, guarita da una grave nefrite e convinta che la salute fosse profondamente legata all’alimentazione, diede a questa iniziativa un supporto e un proseguo davvero sorprendenti.

Senza titoli né mezzi, ma con una visione e una determinazione forte, decise di creare un ente benefico coinvolgendo Letizia di Savoia, donna visionaria, un po’ fuori dai canoni del tempo, capace di costruire una rete di sostegno. Grazie al contributo di importanti benefattori, primo di tutti l’esimio Clemente Cirio (pelati Cirio) che donò una somma significativa (pare fossero in quel tempo circa 50.000 delle vecchie lire) grazie alla quale il progetto prese finalmente forma.

Nel 1913 il Comune di Torino concesse finalmente un terreno per realizzare una sede stabile con il supporto gratuito di nobili e professionisti.

All’inizio, l’aiuto non consisteva in semplici pacchi alimentari (come attualmente accade) ma in vere e proprie “diete terapeutiche” il più delle volte a base di latte e carne, studiate in base alle patologie dei più bisognosi. Durante la guerra, per far fronte alle difficoltà economiche, nacquero anche le “cucine popolari” che offrivano pasti a costi minimi.

Per sostenere l’iniziativa vennero organizzati già al tempo eventi e attività benefiche : da un luna park in piazza Michelotti a Torino, a scuole di ballo per giovani fanciulle (persino in sede), a feste, concerti e spettacoli.

Fred Buscaglione utilizzava la cucina dell’Associazione come sala prove per i suoi concerti. Anche Macario fu figura di riferimento preziosa e concreta, in quanto donava regolarmente alimenti per perorare la nobile causa con raccolte fondi piuttosto cospicue.

Fin da allora ad oggi quindi, mani abituate al privilegio scelgono di piegarsi verso chi non ha nulla, non per pietà, ma per coscienza, non per apparire ma per restare.

La distribuzione di questo magnifico progetto, riguardante il lavoro di approvvigionamento e gestione del cibo, dei farmaci, del Vintage e di eventi collaterali non si è quindi mai fermata. Un lavoro costante e minuzioso realizzato dai tanti volontari e dall’assistenza gratuita di medici, nutrizionisti, psicologi e altri professionisti esperti.

Per tutto questo, per quella brillante idea che nacque in un tempo assai sospetto, per la costanza donata a quella e a questa continuità, prende sempre più forma un’idea rivoluzionaria nella sua elegante semplicità : nutrire non basta, bisogna prendersi cura. E allora il cibo diventa medicina, attenzione per un gesto pensato nei confronti di ogni fragilità, per ogni corpo e per ogni storia.

Non è quindi solo pane, medicine e supporto di ogni natura, ma è ascolto, non è solo assistenza ma rispetto.

Attorno a quella intuizione si sono raccolte nel tempo innumerevoli storie, emergenze, vite, risoluzioni incredibili, successi.

Dame di carità denominate al tempo e a tutt’oggi : le “Patronesse”, supportate da altri Benefattori , dagli Amici della Cucina e da altre persone che hanno scelto di esserci quando nessuno guarda, apportano al loro impegno mani che distribuiscono cibo, donano vestiti, cure, cuori che toccano la povertà senza mai ferirla, custodendone la dignità come un bene fragile e prezioso, perché la stessa non è solo mancanza, è invisibilità, è essere attraversati molto spesso senza essere visti.

Ed è anche qui che un abito regalato diventa molto più di un tessuto. Diventa appartenenza, identità, possibilità di rialzare lo sguardo, restituendo magari in questo modo un pezzo di mondo a chi lo ha perduto. La consegna dei farmaci da banco alle persone più bisognose, apre di conseguenza panorami incredibili che donano al capitale umano di ognuno dei volontari e di coloro che offrono risorse, un patrimonio etico e umanitario davvero importante, affinché tutto possa davvero tornare utile a 360°-

Torino, custodisce attualmente questa realtà come un patrimonio discreto, ma preziosissimo….e forse oggi più che mai c’è bisogno di raccontarla. Perché in un tempo dove tutto sembra complesso, questa formidabile, instancabile e centenaria Associazione dimostra il contrario…e cioè che con poco si può fare moltissimo e che anche il più semplice contributo può davvero diventare parte di un cambiamento concreto.

Oggi poi, non serve essere nobili o molto ricchi per continuare “quella” e “questa” storia, ma serve solo scegliere di non voltarsi dall’altra parte, rinnovando il progetto di aiuto facendo si che si allarghi , si interroghi, adattandosi ai bisogni nuovi, a quelle mancanze che non fanno rumore ma scavano piano.

Ad oggi l’Associazione “PIA OPERA CUCINA MALATI POVERI” si occupa di distribuire, cibo, medicinali e abbigliamento ai più bisognosi, ma anche di organizzare eventi nei quali si vendono al pubblico cibo d’eccellenza, oggetti e capi di abbigliamento Vintage, riuscendo così eccellentemente a ricavare i fondi necessari, al fine di poter davvero dare un importante sostegno a questo progetto.

Attualmente si stimano più di 350 famiglie , italiane e straniere (alcune anche numerose) che godono dei benefici di questa Associazione,

La storia fantastica quindi continua (oltre a distribuire cibo, farmaci e vestiti) con una nuova appendice davvero capace di essere utile, riaprendo una frontiera in più alla cura : quella dei prodotti per l’igiene e la pulizia.

Può sembrare un dettaglio, ma non lo è. Perché la possibilità di lavarsi, di pulire i propri spazi, di mantenere ordine e dignità nella quotidianità, è parte integrante del benessere psicofisico di una persona. E’ rispetto del sé, è disciplina, ma anche riscatto.

E nel frattempo, fuori , la città corre, le luci si accendono, le vetrine brillano, il superfluo si moltiplica. Si compra, si consuma , si dimentica, si spreca senza accorgersene riempiendo mani già piene… Ed è forse proprio qui che questa storia smette di essere solo un racconto e diventa una domanda : “cosa possiamo fare noi sapendo che esiste questa opportunità ?”

C’è una distanza sottilissima tra l’indifferenza e la cura, eppure basterebbe poco : un passo, una scelta, una rinuncia minuscola per trasformare qualcosa di inutile in qualcosa di necessario, per cambiare una giornata e forse una vita.

Soffermiamoci su quanto “queste” persone in tutti questi anni, addirittura secoli , hanno saputo creare. Generazioni che non si sono mai interrotte, ma solo passate il testimone. Mani diverse, stesso gesto. Cuori lontani dal tempo ma uniti da una stessa, ostinata scelta : restare accanto a chi ha più bisogno.

Viviamo in un tempo veloce, dove tutto si misura in visibilità, in risultati, in competizione. Un tempo che insegna a mostrarsi, a vincere, a emergere. Tutto bellissimo e utile ma non basta.

Questa storia così antica e così ancora viva ci sussurra altro. Ci rammenta che esiste una forza più silenziosa e più duratura: quella della costanza, della pazienza e della cura.

Non servono imprese straordinarie ma serve scegliere ogni giorno da che parte stare.

Un piccolo gesto, un aiuto concreto, una rinuncia che non pesa. Sono queste le azioni che costruiscono legami invisibili, quelli che tengono in piedi il mondo senza chiedere applausi. Perché dare un sostegno a qualcuno non è mai un gesto isolato, ma è un seme che crescerà.

E’ così che il bene si muove, in silenzio ma senza fine.

A questa Associazione che da oltre un secolo e mezzo custodisce tutto questo con dedizione, rispetto empatia e amore va qualcosa che va oltre il grazie. Va un riconoscimento profondo, quello di aver dimostrato, nel tempo, che la vera forza non è apparire, ma restare, restare uniti e prendersi cura.

E a chi oggi guarda, soprattutto ai più giovani, resta un invito semplice e potente : “non cercate solo di emergere ma cercate anche di essere necessari!”

Perché, in un mondo che corre per farsi vedere, il vero segreto è diventare qualcuno che non passa inosservato nel cuore degli altri.

Ed è così, tra dignità e solidarietà , che nasce qualcosa che ancora oggi continua e continuerà a nutrire non solo il corpo, ma anche l’umanità.

Basta davvero poco per cominciare !!!

Monica Di Maria di Alleri Chiusano

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PIA OPERA CUCINA MALATI POVERI ets

Corso Palestro 11 – Torino / 011.541066 – h. 8.00/12.00

IG: @cucinamalatipoveriets / @il_vintage_della_cucina

Mail : info@cucinamalatipoveri.it

Prossima esposizione al pubblico : dal 26.03 al 28.03/2026

Muore colpito da tronco di un albero che stava tagliando

Aveva 76 anni, l’uomo morto colpito alla testa dal tronco di un albero caduto mentre lo  stava tagliando. L’incidente è avvenuto a Bosia, nell’alta Langa cuneese. I carabinieri di Cravanzana, coadiuvati dai tecnici dello Spresal stanno svolgedo gli accertamenti. Sul posto  i soccorritori del 118 con  l’elicottero e i vigili del fuoco di Alba. Si è tentato di rianimare  l’anziano,  ma è deceduto a causa del trauma riportato.

Licenza revocata per sala slot: irregolare e non agibile

Il locale non era agibile, mancavano i responsabili di una sala VLT: multato anche il bar accanto, licenza revocata. È successo ad Asti durante i controlli periodici della Squadra Amministrativa della Questura.

Il titolare era già stato segnalato all’autorità competente nel 2025 e nel 2026 per non aver rispettato le prescrizioni stabilite. Ad intervenire sarà l’Agenzia Dogane e Monopoli per i provvedimenti di sua competenza. Questa operazione fa parte del piano della Polizia di Stato di Asti per garantire legalità e sicurezza in tutto il territorio provinciale.

VI.G

Referendum Giustizia, a Torino stravince il NO con quasi il 65%

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Referendum Città di Torino – Seggi 918 su 919. Dati ufficiosi non definitivi alle ore 18:34:17

voto n° voti %
SI 141.305 35,23
NO 259.794 64,77
votanti n° voti %
Votanti 403.188 63,88
Tot. Voti Validi 401.099 99,48


Dati ufficiosi non definitivi
 alle ore 17:01:11 di oggi 23 marzo
Seggi 865 su 919

voto n° voti %
SI 132.283 35,23
NO 243.232 64,77

Referendum Torino città: Dati ufficiosi non definitivi alle ore 16:38:09

Seggi 768 su 919

voto n° voti %
SI 116.391 35,31
NO 213.235 64,69

Referendum costituzionale, 63,88% l’affluenza finale a Torino

L’Ufficio Elettorale ha comunicato le affluenze finali degli elettori di Torino alla chiusura dei seggi, che è stata pari al 63,88% (votanti 403.449 su 631.560).

Nell’ultima consultazione referendaria abrogativa (8 e 9 giugno 2025) l’affluenza finale era stata del 41,4%. Nel precedente referendum costituzionale (20 e 21 settembre 2020) l’affluenza finale era stata del 48,5%.

Immediatamente dopo la chiusura dei seggi sono iniziate le operazioni di scrutinio. I risultati dello spoglio in tempo reale sono consultabili all’indirizzo: https://elezioni.comune.torino.it/2026/referendumcostituzionale/

Sono 17450 le nuove tessere elettorali rilasciate nei due giorni di apertura dall’ufficio elettorale di corso Valdocco e dalle sedi anagrafiche aperte in via straordinaria nella giornata di domenica. Circa 1.500 i dipendenti comunali che sono stati coinvolti nell’organizzazione della consultazione elettorale. (TorinoClick)

Affluenza a Torino Città di domenica: 49,94%.

L’Ufficio Elettorale ha comunicato le affluenze degli elettori nei seggi di Torino alle ore 23, che è stata pari al 49,94% (votanti 315.386 su 631.560).

Nell’ultima consultazione referendaria abrogativa (8 e 9 giugno 2025) l’affluenza alle 23 era stata del 32,2%. Nel precedente referendum costituzionale (20 e 21 settembre 2020) l’affluenza alle 23 era stata del 36,97%.

I seggi sono aperti lunedì 23 dalle 7 alle 15. La rilevazione finale delle affluenze verrà comunicata dopo le ore 15.

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Affluenza a Torino Città domenica ore 19:  40,15%.

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L’Ufficio Elettorale ha comunicato le affluenze degli elettori nei seggi di Torino alle ore 12 per il quesito referendario:

«Approvate il testo della legge di revisione degli artt. 87, decimo comma, 102, primo comma, 104, 105, 106, terzo comma, 107, primo comma, e 110 della Costituzione approvata dal Parlamento e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 30 ottobre 2025 con il titolo ‘Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare’?» (Scheda di colore verde)

Votanti: 67.883 su 631.560 pari al 10,75% ore 12

Nella precedente tornata elettorale di referendum, che si è svolta l’8 e il 9 giugno 2025, l’affluenza, alle 12, era stata del 9,61%.

La prossima rilevazione delle affluenze è in programma alle ore 19.

TorinoClick

Associazione Regina Elena Odv, commemorazione a Chivasso

 RICORDATE LE NOZZE TRA IL MARCHESE GIAN GIACOMO DEL MONFERRATO E GIOVANNA DI SAVOIA

A Chivasso domenica 22 marzo 2026 il Comitato per la tutela del patrimonio e delle tradizioni piemontesi dell’Associazione Internazionale Regina Elena Odv ha organizzato una commemorazione delle nozze tra il Marchese Gian Giacomo Paleologo del Monferrato e Giovanna di Savoia, celebrate nella città il 21 aprile 1411.

Hanno concesso il patrocinio all’evento il Consiglio Regionale del Piemonte, la Città Metropolitana di Torino e il Comune di Chivasso, città che fino al 1434 fu capitale del Marchesato del Monferrato, per poi cedere il testimone a Casale, anche se la Corte era solita dimorare anche a Murialdo e Pontestura.

I partecipanti si sono ritrovati alle ore 10,30 ai piedi della Torre ottagonale risalente secondo alcuni storici all’VIII secolo d.C. e che verso il 1178 venne inglobata nel castello fatto erigere dal Marchese del Monferrato Guglielmo IV e andato distrutto nel 1639 durante la Guerra Civile Piemontese.
I gruppi storici hanno quindi raggiunto in corteo la quattrocentesca Chiesa collegiata di Santa Maria Assunta, fatta costruire dal Marchese del Monferrato Teodoro II e chiamata “Duomo” dai chivassesi. 

Qui Don Davide Smiderle ha celebrato la S. Messa, al termine della quale le autorità, i rievocatori e il pubblico hanno sfilato in corteo fino all’Oratorio Beato Angelo Carletti, dove si è tenuta una solenne cerimonia, aperta dai saluti dell’Onorevole Augusta Montaruli, la quale ha pronunciato il seguente discorso:
Voglio ringraziarvi dell’invito, ringrazio le varie amministrazioni presenti, i Sindaci e i Vice Sindaci, ma soprattutto tutti voi che avete reso possibile questa cerimonia. Vi seguo ormai da tanto tempo, sono contenta di essere qui con voi, di assistere a questo momento solenne e vi auguro non solo il meglio per la giornata di oggi, ma anche per le iniziative future, perché seguendovi ho imparato come la vostra passione abbia animato diversi momenti in maniera costruttiva con rievocazioni che hanno portato un valore aggiunto sul nostro territorio, oggi qui a Chivasso, ma io in realtà vi ho incontrato in altri territori della nostra provincia e quindi è un orgoglio potervi seguire e stare qui con voi. Grazie mille di questo momento”.
Sono seguiti i discorsi 
di Claudio Castello, Sindaco di Chivasso, Emilio Longo, Sindaco di Cinzano; Gabriella Brusato, Vice Sindaco di Gassino Torinese, tutti con la fascia tricolore.
Dopo l’emozionante intervento di 
Silvano Borca, Fiduciario di Chivasso dell’Associazione Internazionale Regina Elena Odv, ideatore della cerimonia e sempre attivo per il Santo Natale, lo scrivente ha fatto scoprire ai presenti la figura del Marchese del Monferrato Gian Giacomo.
Il sovrano, nato a Trino Vercellese il 23 marzo 1395, era figlio del Marchese Teodoro II e della sua seconda consorte Giovanna di Bar. La Dinastia Paleologa, che regnava a Bisanzio dal 1261, salì al Trono del Monferrato nel 1305 quando alla morte di Giovanni, ultimo Marchese Aleramico, gli succedette il nipote Teodoro I Paleologo, figlio di sua sorella Violante e dell’Imperatore di Bisanzio Andronico II. Teodoro era il bisnonno del Marchese Gian Giacomo, il protagonista della commemorazione del 22 marzo. Egli 
a partire dal 1404, a soli nove anni, fu coinvolto dal padre negli affari di Stato e nel 1409, quando il genitore divenne capitano di Genova, cominciò a governare autonomamente. Come sopraccitato il 21 aprile 1411 sposò Giovanna di Savoia, terzogenita del Conte di Savoia Amedeo VII, detto “il Conte Rosso” e della consorte Bona di Berry.  Dalla loro unione nacquero sette figli, tra i quali tre Marchesi del Monferrato: Giovanni IV, Guglielmo VIII e Bonifacio III; Amedea, che sposò Re Giovanni II di Cipro e Isabella, la quale andò in sposa al Marchese Ludovico I di Saluzzo.
Gian Giacomo nel 1418 succedette al padre, distinguendosi subito in brillanti spedizioni militari a danno di genovesi e milanesi, riuscendo a confermare nell’area appenninica la sua autorità sui Marchesi Del Carretto e su altri piccoli signori. Tra le sue conquiste va citato Spigno Monferrato, di proprietà della Repubblica di Genova ed infeudato ad un ramo dei Del Carretto generatosi da quello di Novello. Nel 1422 sua sorella Sofia andò in sposa a Giovanni VIII Paleologo, penultimo Imperatore di Bisanzio. Questo matrimonio non fu felice, infatti Sofia nel 1426 venne ripudiata, tornò nel Monferrato e visse il resto dei suoi giorni chiusa in un convento. Nel 1432, dopo una serie di sconfitte militari, Gian Giacomo fu obbligato a cedere a suo cognato il primo Duca di Savoia Amedeo VIII tutti i territori compresi tra la sinistra del fiume Po e la destra del Tanaro ed a considerarsi suo vassallo. Nel 1434 fu costretto a spostare la capitale del marchesato a Casale Monferrato, in quanto Chivasso era ormai in mani Sabaude, anche se passò ufficialmente ai Savoia l’anno seguente. La più importante località che era riuscito a conservare a destra del Po era Trino Vercellese, della quale nominò Signore il suo erede Giovanni.
Il sovrano si spense a Casale Monferrato il 12 marzo 1445 e fu sepolto nella Chiesa dei frati minori.
A succedergli fu il figlio Giovanni IV, al quale seguirono i fratelli Guglielmo VIII e Bonifacio III, il cui nipote Giangiorgio fu l’ultimo Marchese della Dinastia Paleologa: egli si spense nel 1533 e tre anni dopo il Monferrato passò al primo Duca di Mantova Federico II Gonzaga, che aveva sposato Margherita Paleologa, nipote di Giangiorgio.
I Gonzaga regnarono con il loro 
ramo principale fino al 1627 a poi con quello cadetto dei “Nevers” fino al 1708, quando al termine della Guerra di Successione Spagnola il Monferrato passò ai Savoia, mentre Mantova seguì le sorti della Milano asburgica.
Successivamente il 
Comitato per la tutela del patrimonio e delle tradizioni piemontesi dell’Associazione Internazionale Regina Elena Odv ha conferito uno speciale attestato di benemerenza al Comune di Chivasso, a Don Davide Smiderle, al Gruppo Storico Marchesi Paleologi, alla Confraternita del Sanbajon e dei Nocciolini di Chivasso e alla Pro Loco Chivasso l’Agricola.
Erano presenti
 : l’Onorevole Augusta Montaruli; Claudio Castello, Sindaco di Chivasso, accompagnato da molti membri della sua Giunta; Emilio Longo, Sindaco di Cinzano e Gabriella Brusato, Vice Sindaco di Gassino Torinese, accompagnata da Roberta Macaluso, Presidente del Consiglio Comunale.
La cerimonia è stata impreziosita dalla presenza dei seguenti gruppi storici:

 

        “I Marchesi Paleologi” di Chivasso, i cui rievocatori hanno impersonato i Marchesi del Monferrato ad inizio XIV secolo, tra i quali il Marchese Teodoro I Paleologo e la consorte Argentina Spinola, nonni materni del Conte di Savoia Amedeo VI detto il “Conte Verde”; 

        I Tamburini della Castellata di Chiaverano;

        I Signori del medioevo da Torino;

        I Signori di Rivalba di Castelnuovo Don Bosco, i cui rievocatori hanno impersonato i membri della famiglia che nel medioevo possedette il feudo di Castelnuovo per circa 350 anni;

        La Contessa di Bardassano.

 

ANDREA CARNINO

Torino e’ una citta’ vecchia. Solitudine e squilibrio demografico

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I quartieri piu’ anziani: Borgo Po, Mirafiori e Pozzo Strada.

Torino è oggi una delle città più anziane d’Italia. I dati dell’ISTAT parlano chiaro: l’età media supera i 48 anni e oltre il 26 per cento dei residenti ha più di 65 anni. Un primato che non resta confinato alle statistiche, ma si riflette nella vita quotidiana, nei ritmi della città, nel modo in cui gli spazi vengono vissuti e attraversati.Molti anziani vivono soli con la speranza di restare autonomi; abitano in case grandi, pensate per famiglie che nel tempo si sono ridotte o scomparse. Oltre alla povertà economica, a pesare è la solitudine: una condizione diffusa e silenziosa che raramente diventa emergenza, ma che segna profondamente la qualità della vita. A Torino la solitudine è diventata una delle forme più diffuse di fragilità urbana.

Molti anziani conducono una vita ordinata e autonoma, ma con relazioni sempre più ridotte. Il quartiere, un tempo rete di conoscenze e vicinanza, si è progressivamente assottigliato. Le giornate scorrono tra casa, piccoli acquisti e qualche visita medica. Non è un isolamento drammatico, ma una solitudine lenta e quotidiana. Questo invecchiamento non è casuale, e’ il risultato di una storia lunga: Torino è stata città industriale, città del lavoro stabile, della permanenza.

Chi oggi è anziano ha spesso vissuto tutta la propria vita nello stesso quartiere, nello stesso palazzo: le radici sono profonde. I giovani, invece, arrivano per studiare o per le prime esperienze lavorative, ma difficilmente restano a lungo. La città forma competenze, ma fatica a trattenere le nuove generazioni. Il risultato è uno squilibrio demografico che tende a crescere nel tempo. Accanto a questa Torino anziana esiste però una città giovane e temporanea, migliaia di studenti arrivano ogni anno nelle università cittadine e si concentrano soprattutto in quartieri come San Salvario, Vanchiglia o Aurora. La loro presenza porta movimento, nuovi locali, affitti brevi, ma raramente si trasforma in radicamento stabile.

È una vitalità che anima i quartieri, ma che spesso resta di passaggio. Da un punto di vista territoriale, dunque, Torino non invecchia in modo uniforme: alcuni quartieri presentano una popolazione molto anziana, con un ricambio quasi assente. È il caso delle zone residenziali storiche come la collina torinese, Borgo Po, Mirafiori e alcune aree di San Paolo e Pozzo Strada, dove vivono soprattutto famiglie di lunga data e pensionati. In questi quartieri la città appare più ferma, i cambiamenti più lenti, le relazioni spesso consolidate ma ristrette. Ne emerge una Torino divisa anche per età, dove l’invecchiamento segue linee geografiche precise e contribuisce a creare città diverse dentro la stessa città. In questo equilibrio fragile svolge un ruolo importante anche il lavoro di cura.

In molte case torinesi l’assistenza agli anziani è affidata a donne straniere, soprattutto dell’Est Europa e dell’America Latina. Le badanti, infatti, sono diventate una presenza quotidiana insostituibile nei condomini e nei quartieri, svolgono, infatti, un ruolo fondamentale nel mantenere l’autonomia delle persone anziane, ma restano spesso invisibili nel racconto pubblico della città. Questa situazione pone una sfida importante.

Da un lato aumentano i bisogni di assistenza, di servizi di prossimità e di politiche per la non autosufficienza. Dall’altro, il rischio è quello di una città sempre più statica, poco attrattiva per chi è giovane. Eppure gli anziani non sono soltanto un problema da gestire, rappresentano, al contrario, una risorsa: tempo, esperienza, memoria, presenza nei quartieri. La vera questione è se Torino saprà trasformare il proprio invecchiamento in un progetto di città più solidale e inclusiva, oppure se continuerà semplicemente a invecchiare, lentamente, in silenzio.

Di Maria La Barbera

Cade dalla tribuna e finisce al CTO

Cade da una tribuna di un campo da calcio e finisce ricoverato al CTO. È successo nel pomeriggio di ieri in un campo in Cit Turin, in corso Ferrucci, dove un uomo, cadendo accidentalmente, ha riportato diverse fratture. L’incidente è avvenuto in occasione della partita tra le squadre Pozzomaina e Comala per il campionato di Prima Categoria.

Sul posto sono intervenuti prontamente i soccorsi del 118 Azienda Zero, che lo hanno stabilizzato e portato subito in ospedale in codice giallo per le diverse lesioni riportate. Fortunatamente le condizioni non sono gravi.

VI.G

Spara contro il nuovo partner della sua ex compagna

Un litigio per motivi economici è sfociato in violenza

Protagonista della vicenda un 51enne torinese, già conosciuto dalle forze dell’ordine, che è stato denunciato dai carabinieri con l’accusa di lesioni aggravate e detenzione illegale di arma da fuoco. La persona ferita è un uomo di 40 anni residente a Nichelino.

I fatti si sono verificati nel pomeriggio di ieri, all’interno del parcheggio di un supermercato di Moncalieri, luogo scelto dai due per incontrarsi dopo un acceso confronto telefonico legato a questioni di mantenimento della donna.

Una volta faccia a faccia, la situazione è rapidamente degenerata: il 51enne ha estratto una pistola, risultata detenuta senza autorizzazione, e ha sparato un colpo, raggiungendo l’altro uomo a un braccio.

foto archivio

Conclusa la “Settimana con la famiglia 2026”, dedicata quest’anno al progetto “CASA”

 

Si è conclusa domenica 22 marzo scorso la “Settimana con la famiglia 2026”, organizzata dal forum Famiglie Piemonte con numerose riflessioni su affidi e adozioni. L’edizione di quest’anno è stata dedicata al progetto “CASA”(Comunità, Alleanze e Solidarietà per l’Accoglienza), volto a promuovere la cultura dell’accoglienza dei minori e la solidarietà familiare attraverso l’affido e l’adozione con lo slogan “Trovare una famiglia per ogni bambino che ne abbia bisogno, un po’ o per sempre”.

Cristina Riccardi, vicepresidente Ai.Bi (Associazione Amici dei Bambini), ha illustrato i dati che registrano in Italia 20 mila e 592 minori in comunità (1465 in Piemonte con crescita del 13% a livello nazionale e del 23% a livello regionale), e 15 mila e 75 in affido familiare (2621 in Piemonte) con una crescita dell’1,8% del dato nazionale e un calo di quasi l’8% a livello regionale). In questo contesto, l’obiettivo del progetto CASA è triplice: aumentare il numero di famiglie affidatarie, accompagnare le famiglie accoglienti in un percorso di formazione, sostenere i minori, figli affidati o adottati.

Una particolare sottolineatura è arrivata da Matteo Fadda, della comunità Papa Giovanni XXIII, per il progetto “Avrò cura di te”, che sostiene le famiglie affidatarie di bambini con patologie gravi, nei quali sono coinvolti anche gli studenti torinesi di materie socio-sanitarie. Significativa è stata la testimonianza di Muluye Feraboli, che ha raccontato dalle pagine del suo libro, intitolato “Scegli me”, la sua storia di bambina etiope abbandonata a quattro anni dopo gravi episodi di violenza in un mercato di Addis Abeba, e adottata a sei anni da una famiglia italiana dalla quale è stata accolta.

“Dopo il male puro che ho vissuto, ho scelto il bene perché mi fa stare meglio, e ho deciso di riutilizzare i torti subiti per essere di aiuto agli altri”.

Feraboli parteciperà alla prossima edizione del Salone OFF, nell’ambito del Salone del Libro di Torino.

Francesco Belletti, direttore del Cisf, Centro Italiano Studi Famiglia, ha presentato il rapporto 2025 dal titolo “Il fragile domani. La famiglia alla prova della contemporaneità”, evidenziando come “il benessere psicologico delle persone possa essere salvaguardato e protetto nella dialettica tra famiglie e società”.

Adriano Bordignon, presidente nazionale del Forum delle associazioni familiari, ha presentato il suo libro “Rivoluzione famiglia”, invitando a “guardare alle famiglie come un soggetto sociale al quale prestare attenzione attraverso interventi strutturali e stabili, anziché i bonus elargiti di volta in volta, e con una riforma fiscale che consideri il ‘fattore famiglia’.

“Abbiamo vissuto una settimana molto intensa e partecipata – afferma il presidente del Forum delle associazioni familiari, Roberto Gontero – approfondendo il tema dell’accoglienza e sottolineando il ruolo prezioso delle famiglie nella società”.

Mara Martellotta