CRONACA

La Rete di Atena: ogni giorno accanto alle donne

 

Un bel gruppo di donne unite ed affiatate ha festeggiato al Centro Sabir di via Dego, alla Crocetta, i 15 anni dell’associazione “La Rete di Atena” che offre servizi di ascolto, aiuto e consulenza legale e psicologica.

“In particolare – racconta la coordinatrice Julia Marzocchi – ci siamo specializzate negli anni, nel supporto delle vittime del gaslighting, quell’insidiosa forma di violenza morale effettuata attraverso la manipolazione mentale della vittima con la quale si fa credere alla donna di vivere in una realtà diversa da quella effettiva; la si fa sentire sbagliata, mina le sue sicurezze e certezze esistenziali con forme che sfociano in alcuni casi in un vero e proprio lavaggio del cervello.” Contrasto, ascolto, consulenza e sostegno per maltrattamenti, violenze e fragilità sono le parole chiave delle numerose attività della Rete di Atena che ha sede in via Dego, al civico 6, presso il Centro Sabir: “cerchiamo ogni giorno di stare accanto alle donne che devono affrontare queste problematiche e per questo organizziamo con una certa cadenza eventi incontri di sensibilizzazione e informazione portando avanti anche progetti didattici alla legalità, ai diritti umani e alla parità di genere”.

Durante l’incontro al quale ha partecipato la Consigliera della Circoscrizione 1 Centro- Crocetta Grazia Poggio Sartori, sono stati inoltre ricordati e presentati perché molto richiesti e frequentati, i corsi di difesa personale e gestione del pericolo e quelli di yoga anche per le persone con disabilità.

Igino Macagno

Concorsi senza mobilità: il paradosso che svuota i reparti

 

Delli Carri (Nursing Up): «Così si perde un’intera generazione di infermieri e professionisti sanitari»

Torino, 10 febbraio 2026 – La sanità assume senza trattenere, recluta senza valorizzare. Ennesimo paradosso del sistema sanitario: mentre si bandiscono nuovi concorsi per infermieri e professionisti sanitari, la mobilità resta bloccata o fortemente limitata. Il risultato? Professionisti costretti a lavorare a centinaia di chilometri da casa, reparti che restano scoperti e una sanità sempre meno attrattiva.

«È una scelta incomprensibile – dichiara Claudio Delli Carri, segretario regionale Nursing Up Piemonte e Valle d’Aosta – continuare a fare concorsi senza prima sbloccare seriamente la mobilità. Abbiamo infermieri e professionisti sanitari che lavorano lontano dalle loro famiglie e che vorrebbero rientrare nei propri territori, ma non possono farlo, alimentando un circolo vizioso che non risolve nulla».

Sempre più professionisti sanitari rinunciano o cambiano strada perché costretti a una vita fatta di trasferimenti forzati, tutti massacranti e distanza dagli affetti.

«Così si sacrifica la motivazione -. prosegue Delli Carri – Non si può pretendere qualità dell’assistenza se si trattano gli infermieri e professionisti sanitari come pedine da spostare senza criterio. Questo è uno dei motivi della crisi vocazionale che tutti fingono di non vedere».

Il sindacato ribadisce la necessità di un cambio di rotta immediato: prima la mobilità, poi i concorsi.

«Gli infermieri, ma in generale tutto il personale sanitario, ha bisogno di un piano serio che permetta loro di rientrare a casa e che valorizzi chi già lavora nel servizio sanitario, invece di costringerlo a scegliere tra lavoro e vita privata. La sanità pubblica non si salva con i proclami ma con scelte concrete -. conclude Delli Carri – La prima è proprio rispettare chi ogni giorno manda avanti gli ospedali senza infermieri e professionisti motivati, il sistema semplicemente non regge».

Nursing Up

In memoria del questore Giovanni Palatucci

Questa mattina il Questore di Torino, Massimo Gambino, ha deposto un omaggio floreale in memoria di Giovanni Palatucci, già Questore di Fiume, ai piedi della targa commemorativa e dell’albero di ulivo, piantumato in sua memoria, nel cortile d’onore della Questura.

Nel 1944, Palatucci, dopo aver aiutato numerose persone a sottrarsi al destino riservato loro dalle leggi razziali dell’epoca, venne arrestato dalla Gestapo e deportato nel campo di sterminio di Dachau, dove morì 81 anni fa, il 10 febbraio del 1945.

Per aver salvato dal genocidio molti ebrei, stranieri e italiani, Palatucci è stato insignito della Medaglia d’Oro al Merito Civile e riconosciuto “Giusto tra le nazioni”.

Nel 2004 la Chiesa cattolica lo ha proclamato Servo di Dio, titolo attribuito alle persone per le quali è stato avviato il processo di beatificazione.

Oggi il Questore, insieme a Dirigenti e Funzionari della Questura, ha voluto celebrare la memoria e il coraggio di un uomo appartenente alle Istituzioni dello Stato che ha consapevolmente messo a rischio la propria vita per salvare quella di molti altri innocenti.

protocollo d’intesa su stalking e violenza domestica

E’ stato sottoscritto in Questura il protocollo d’intesa in materia di stalking e violenza domestica siglato dal Questore di Torino, Massimo Gambino, e i referenti territoriali dei C.U.A.V. (Centri per Uomini Autori di Violenza): AslTO3; S.I.S.P.Se ETS; Fondazione Gruppo Abele ETS; Centro studi e Trattamento dell’Agire Violento APS; Cerchio degli UominiAssociazione Punto a Capo ODV; Associazione Spico APS.

 

Detti Centri sono infatti consolidate realtà in grado di offrire a soggetti autori di violenza domestica o di stalking percorsi personalizzati finalizzati a prevenire il fenomeno, avvalendosi di equipe di lavoro multidisciplinari.

 

La sottoscrizione dell’odierno protocollo d’intesa si pone l’obiettivo di ampliare e rendere sempre più sinergica sul territorio di Torino e provincia la rete in supporto delle vittime di violenza domestica e di stalking. La tutela delle donne vittime di violenza si realizza anche intervenendo sulle cause che determinano l’insorgenza di comportamenti violenti per ridurre la probabilità di reiterazione dei medesimi.

 

Grazie all’intesa raggiunta, la Divisione Anticrimine della Questura di Torino, diretta dal Primo dirigente dott.ssa Francesca Guida, informerà gli autori di violenza domestica e di stalking, nei confronti dei quali è stata adottata la misura di prevenzione dell’ammonimento del Questore, della presenza sul territorio dei sopracitati Centri, nei quali gli stessi potranno scegliere di intraprendere un percorso volto al miglioramento della gestione delle relazioni, all’assunzione di responsabilità rispetto alla violenza agita e al cambiamento valoriale e comportamentale.

 

L’intesa si contestualizza anche nel solco delle modifiche normative introdotte dalla Legge 24 novembre 2023 nr. 168 in materia di stalking e violenza domestica, che hanno previsto la possibilità per il soggetto autore di violenza di chiedere al Questore la revoca dell’ammonimento decorsi tre anni dalla relativa emissione e valutata la partecipazione del soggetto ad appositi percorsi di recupero presso enti abilitati, quali quelli in esame, tenuto conto dei relativi esiti.

Il Consiglio comunale dei Ragazzi e delle Ragazze di Volpiano

Venerdì 6 febbraio scorso si è tenuto un incontro che ha visto protagonisti i giovani consiglieri del CCRR di Volpiano, le istituzioni scolastiche e l’Amministrazione Comunale. Nel corso della mattinata si è svolta la consegna ufficiale delle spillette ai nuovi consiglieri del CCRR, un momento dal forte valore simbolico che segna l’avvio di un percorso di cittadinanza attiva, fondato su responsabilità, confronto e partecipazione alla vita pubblica della comunità. Durante la mattinata è stato inoltre presentato il nuovo labaro del CCRR, simbolo identitario che accompagnerà ufficialmente il Consiglio dei Ragazzi e delle Ragazze nelle cerimonie e nei momenti istituzionali della comunità, rafforzando il senso d’appartenenza e il riconoscimento del ruolo svolto dai giovani all’interno della vita civica cittadina. Ampio spazio è stato dedicato al progetto vincitore proposto dal CCRR, la realizzazione di un laboratorio di cucina finanziato con un budget di 4 mila euro. Si tratta di un’iniziativa concreta e inclusiva, pensata per favorire lo sviluppo di competenze pratiche, la collaborazione tra pari e la creatività dei ragazzi. È stato inoltre lanciato il concorso “Un nome per la biblioteca di Volpiano”, che coinvolgerà direttamente gli studenti della scuola media “Dante Alighieri” nella scelta del nome. Si tratta di un progetto che rafforza il legame tra scuola, cultura e territorio, valorizzando il ruolo dei giovani nei processi decisionali. All’evento hanno preso parte la dirigente scolastica Stefania Prazzoli, l’assessora all’Istruzione Barbara Sapino, la responsabile del progetto Solange Doré, insieme ai docenti e agli studenti coinvolti.

“Il CCRR rappresenta un passaggio fondamentale nel percorso di crescita dei più giovani – ha sottolineato l’assessora Barbara Sapino – si tratta di un vero e proprio laboratorio di democrazia, dove si impara a prendere decisioni condivise, a confrontarsi e partecipare in  modo consapevole anche ai momenti istituzionali e ufficiali della comunità. Investire su questi percorsi significa investire sul futuro di Volpiano”.

Durante l’incontro è stato presentato il programma di lavoro del CCRR, che conferma la volontà dei giovani consiglieri di contribuire in modo continuativo alle idee alle scelte per la città. Un grande esempio di educazione civica, collaborazione tra scuole e istituzioni e attenzione alle nuove generazioni, rafforzando il ruolo di Volpiano come comunità inclusiva e orientata al futuro.

Gian Giacomo Della Porta

Investito ragazzino di 11 anni: è al Cto in codice rosso

Ieri sera, in via Moncenisio (ex statale 24) ad Avigliana, si è verificato un investimento stradale. Un bambino di 11 anni è stato colpito da un’auto mentre attraversava la carreggiata, finendo a terra dopo l’urto. Il conducente del veicolo si è fermato immediatamente per prestare aiuto e ha allertato i soccorsi.

Sul luogo dell’incidente sono arrivati in breve tempo i sanitari del 118 di Azienda Zero, intervenuti con due ambulanze e l’elisoccorso. Proprio quest’ultimo ha trasportato il ragazzo, in codice rosso, all’ospedale Cto di Torino, dove è stato affidato alle cure dei medici.

Stalking e violenze ripetute all’ex compagna: arrestato 31enne

Aveva compiuto atti persecutori e violenze nei confronti dell’ex compagna: arrestato un 31enne di origine rumena. È successo lo scorso 7 febbraio a Lanzo Torinese. L’uomo non avrebbe accettato la fine della relazione, e ha messo in atto episodi che hanno portato alla custodia cautelare.

Tra questi, lo scorso 31 gennaio si era intrufolato in casa della donna mentre dormiva con la figlia, l’ha picchiata, minacciata con un coltello e prima di andarsene le ha vandalizzato l’auto. Il giorno dopo l’ha pedinata fino a un bar di Ciriè, dove i carabinieri sono intervenuti bloccandolo sul posto. Intanto, sui social si vantava di sfuggire alla giustizia, fino all’arresto dei carabinieri della compagnia di Venaria.

VI.G

Torino fuori dai Giochi: l’Olimpiade mancata, una scelta che pesa

C’è un convitato di pietra nelle Olimpiadi invernali del 2026: Torino. Una città che aveva già dimostrato di saper ospitare i Giochi, che disponeva di impianti, competenze e memoria organizzativa, e che tuttavia è rimasta ai margini di Milano-Cortina. Col senno di poi, l’assenza di Torino è stata causata solo per una scelta politica a nostro avvisto sbagliata  e miope, dettata più da equilibri politici e da una visione ristretta del progetto olimpico che da una reale valutazione delle opportunità.

In origine, l’idea di un’Olimpiade a tre poli – Milano, Cortina e Torino –  rappresentava una soluzione coerente con l’evoluzione del modello olimpico: meno nuove costruzioni, più riuso, più territori coinvolti, maggiore distribuzione dei benefici. Una visione che, però, è stata progressivamente ridimensionata fino a lasciare Torino fuori dal perimetro ufficiale.

Una città già pronta

Torino non partiva da zero. Al contrario, partiva da un’eredità concreta: quella dei Giochi del 2006. Impianti funzionanti, professionalità consolidate, un sistema urbano abituato a gestire grandi eventi internazionali. Escluderla ha significato rinunciare a un patrimonio già disponibile, preferendo in alcuni casi soluzioni più costose o complesse.

Se Torino fosse stata inclusa, avrebbe potuto ospitare una parte rilevante delle discipline su ghiaccio indoor. L’Oval Lingotto, progettato proprio per il pattinaggio di velocità, avrebbe potuto tornare alla sua funzione originaria con interventi limitati. Il Palavela, simbolo del 2006, era ed è uno spazio ideale per il pattinaggio di figura e lo short track. Non ipotesi teoriche, ma opzioni realistiche, basate su strutture esistenti.

Anche sul fronte delle discipline di scivolamento, l’area olimpica torinese offriva una possibilità concreta. La pista di Cesana, oggi abbandonata, avrebbe potuto essere riqualificata e rimessa in funzione, evitando nuove costruzioni altrove e trasformando un’infrastruttura inutilizzata in una risorsa.

Un’Olimpiade più equilibrata e più nazionale

L’assenza di Torino ha contribuito a rendere Milano-Cortina un progetto fortemente sbilanciato. Milano come centro mediatico e finanziario, Cortina come vetrina alpina: due poli forti, ma anche due poli molto distanti tra loro, sia geograficamente sia simbolicamente. Torino avrebbe potuto rappresentare l’anello di congiunzione, il terzo pilastro di un’Olimpiade davvero nazionale.

Una candidatura a tre città avrebbe permesso di distribuire meglio flussi turistici, investimenti e visibilità internazionale. Avrebbe alleggerito la pressione su alcune località montane e rafforzato il ruolo delle Alpi occidentali, spesso rimaste in secondo piano rispetto a quelle orientali.

Comunicazione: un’occasione narrativa persa

Dal punto di vista della comunicazione, l’esclusione di Torino ha privato i Giochi di un racconto potente: quello della continuità olimpica. Torino è stata la prima città italiana a sperimentare con successo un’Olimpiade invernale diffusa, capace di trasformare il territorio e la propria immagine internazionale.

Inserirla nel progetto 2026 avrebbe consentito di costruire una narrazione a tre voci:

  • Milano, simbolo dell’innovazione e dell’economia contemporanea

  • Cortina, icona della montagna e dello sport invernale

  • Torino, capitale dell’eredità olimpica e della trasformazione urbana

Un racconto più ricco, più credibile e più attrattivo anche per il pubblico internazionale.

Logistica e infrastrutture: una sfida gestibile

È vero: coinvolgere Torino avrebbe richiesto una macchina organizzativa più complessa. Ma sarebbe stata una complessità governabile. I collegamenti ferroviari con Milano sono già una realtà, la città dispone di una ricettività ampia e di spazi adatti a ospitare atleti, media e delegazioni.

Torino avrebbe potuto diventare un hub logistico per le discipline su ghiaccio, un centro di produzione mediatica, un punto di riferimento per eventi culturali e cerimonie collaterali. Invece, si è scelto di concentrare tutto su altri territori, rinunciando a una distribuzione più equilibrata dei carichi organizzativi.

Una scelta miope, non inevitabile

L’esclusione di Torino non è stata una necessità tecnica, ma una decisione politica. Una decisione che ha guardato al breve periodo, trascurando il valore strategico di una città che aveva già dimostrato cosa significa ospitare i Giochi.

Oggi Torino resta spettatrice di un evento che avrebbe potuto coinvolgerla direttamente, rilanciando impianti, turismo e identità sportiva. Un’occasione persa che pesa non solo sulla città, ma sull’idea stessa di un’Olimpiade italiana davvero condivisa.

Milano-Cortina 2026 sarà comunque un grande evento. Ma con Torino sarebbe potuto essere qualcosa di più: un progetto più equilibrato, più sostenibile e più lungimirante.

“Racconti di cambiamenti”. Percorsi di dialogo, esperienze e cittadinanza

Rivolti a giovani, “con” o “senza” disabilità under 35, negli spazi di “Open – Fondazione Time2”

Da mercoledì 11 febbraio a mercoledì 23 settembre

In totale, 13 incontri mensili programmati nell’arco di otto mesi. L’idea è quella di creare una sorta di “laboratorio civico e relazionale”, con l’obiettivo di “favorire il coinvolgimento attivo delle giovani generazioni sui temi di maggiore attualità sociale, culturale e politica”.

A dirla tutta è già lo stesso titolo, “Racconti di cambiamenti”, rassegna oggi al via e inserita all’interno del più ampio programma “Cambiamenti”, avviato nel 2023 da “Fondazione Time2” (Fondazione nata nel 2019 su iniziativa di Antonella e Manuela Lavazza, per affiancare “persone con disabilità” nel passaggio all’età adulta e nel costruire il proprio futuro su basi di uguaglianza e pari opportunità) per accompagnare progetti capaci di trasformare i contesti di vita, rendendoli più accessibili, inclusivi e partecipativi per le persone “con disabilità”. Il tutto attraverso “pratiche concrete”, cui hanno prestato sostegno numerosi enti e associazioni locali, a partire dal “Comune di Torino” alla “Fondazione Sandretto Re Rebaudengo” all’“Istituto dei Sordi” fino al “CPD – Consulta per le Persone con Disabilità”, solo per citarne alcune.

L’esperienza condivisa, la parola, il confronto e l’ascolto fra mediatori e partecipanti, rappresentano nel concreto il “cuore del percorso”. Un dialogo costruttivo e creativo cui si affiancherà, in occasione di ogni appuntamento, la collaborazione con “Hangar Piemonte”, agenzia per le trasformazioni culturali della “Regione Piemonte”: ogni incontro vedrà, infatti, la partecipazione dei progetti culturali del suo “ecosistema”, chiamati a intervenire sui temi della rassegna.

Ma quale, nello specifico, la struttura degli incontri? “Ogni incontro – sottolineano gli organizzatori – sarà dedicato a un tema di forte attualità e rilevanza pubblica, scelto per la sua capacità di generare riflessione e confronto. La chiave di lettura costante dei diversi temi è quella dell’accessibilità, e per questo per ciascun ambito tematico sarà coinvolto almeno un progetto della ‘rete Cambiamenti’ che, attraverso le proprie azioni, ha contribuito a rendere più accessibili e inclusivi i contesti di riferimento, traducendo in pratiche concrete i principi di trasformazione e inclusione”.

Gli appuntamenti si terranno nella sede torinese di “Open – Fondazione Time2”in corso Stati Uniti 62/B e seguiranno una formula condivisa, adattata di volta in volta al tema affrontato. L’incontro si aprirà con un “momento introduttivo” teso a permettere di entrare nel tema; seguirà il “cerchio di parola”, uno spazio partecipato di confronto e ascolto reciproco. Il dialogo verrà, inoltre, arricchito dal contributo di persone attiviste, del mondo dell’associazionismo e della ricerca, insieme a “Fondazione Time2” e alla rete di “Hangar Piemonte”. Parteciperà agli incontri anche la “Libreria Binaria” di via Sestriere che proporrà consigli di lettura coerenti con il tema dell’incontro.

Ogni appuntamento si concluderà con una fase di “decompressione creativa”, pensata come un momento di svago o un gesto simbolico in grado di tradurre il tema in un’esperienza condivisa.

Il via, come detto, mercoledì 11 febbraio alle 18: il primo appuntamento è dedicato all’ “educazione affettiva” e alla “sessualità positiva e consapevole”. Partecipano al “cerchio di parola” “My Safe Space APS”, associazione composta da professionistə della salute mentale, “Associazione Verba” e “Aps Me.dea” di “Io sono Unica”, il progetto “Cambiamenti” che ha lavorato sull’accessibilità del “Centro Antiviolenza” di Alessandria e Casale Monferrato e sulla consapevolezza sulla violenza di genere delle “donne con disabilità”.

Dell’ecosistema di “Hangar Piemonte” partecipa “Social Community Theatre” con l’esperienza di “OnStage+”, progetto interattivo di teatro sociale e di comunità creato per contrastare le discriminazioni “LGBTQIA+”.

Si ricorda che la partecipazione a tutti gli incontri è libera. Tutti gli eventi saranno inoltre progettati con particolare attenzione all’accessibilità: per questo, è prevista la trascrizione automatica degli interventi, l’utilizzo di testi semplificati, la possibilità di richiedere la presenza di un “interprete LIS” e la predisposizione di uno spazio tranquillo, protetto da stimoli esterni e dotato di “stimming toys”.

Per info sul programma nel dettaglio: www.open.fondazionetime2.it

G.m.

Nelle foto: “Open – Fondazione Time2”, immagini di repertorio

Abitare le città universitarie

Al Politecnico di Torino un dibattito nazionale su politiche, pratiche e geografie
                                    
Analisi, riflessioni e confronti – a partire da una nuova ricerca sull’abitare studentesco – in un incontro con i Rettori di Politecnico di Torino,
Università degli Studi di Milano-Bicocca e Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, insieme al Prorettore dell’Università degli Studi di Padova, e
i rappresentanti delle istituzioni coinvolte nel dibattito su scala nazionale
 
 

L’internazionalizzazione degli atenei e l’aumento della popolazione studentesca incidono sia sui processi di rigenerazione urbana, tramite investimenti e trasformazioni fisiche, sia sul mercato dell’abitare, sempre più sotto pressione per la domanda di alloggi studenteschi e la competizione con altre forme di residenzialità. In questo quadro, l’abitare è assunto come chiave di lettura per comprendere dinamiche urbane più ampie e le condizioni di una popolazione studentesca articolata.
Venerdì 6 febbraio il Politecnico di Torino ha organizzato un incontro al Castello del Valentino per discutere su queste tematiche di stringente attualità con Marco OrlandiRettore dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca, Giovanni Molari, Rettore dell’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna e Carlo Pellegrino, Prorettore con delega all’Edilizia dell’Università degli Studi di Padova, che hanno dialogato con il Rettore del Politecnico di Torino Stefano Corgnati.
A fornire gli spunti di riflessione, lo svolgimento della ricerca biennale sull’abitare studentesco nel contesto delle trasformazioni urbane legate al ruolo crescente delle università. Il quadro di riferimento è il progetto PRIN PNRR 2022 LINUS – Living the University City: Student Housing as Driver of Changes, coordinato da Loris Servillo, docente presso il Dipartimento Interateneo di Scienze, Progetto e Politiche del Territorio-DIST e Coordinatore del Centro Interdipartimentale FULL-Future Urban Legacy Lab del Politecnico di Torino, che ha coinvolto gruppi di ricerca nelle quattro città universitarie del Nord Italia analizzate – Bologna, Milano, Padova e Torino – attraverso appunto l’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, Milano-Bicocca, Padova e il Politecnico di Torino.
“Oggi l’abitare per gli studenti universitari necessita di un progetto che osservi due scale. La prima è di tipo programmatorio, perché sono necessari interventi strutturali che rendano le residenze universitarie un elemento chiave per l’attrattività degli studenti fuori sede e internazionali. La programmazione degli investimenti e della costruzione delle opere necessita dei fisiologici tempi autorizzativi e realizzativi, come dimostrano tra l’altro le applicazioni dei bandi ministeriali, e questo ha bisogno della consapevole pazienza tipica di una policy di medio-lungo periodo. L’altra dimensione invece è posizionata sulla scala del breve periodo e riguarda l’integrazione della residenzialità con i servizi necessari per animare la vita universitaria. La combinazione di una strategia che coniughi questi due aspetti è fondamentale e significa farli confluire in un’offerta omogenea”, ha commentato Stefano Corgnati, Rettore del Politecnico di Torino e Presidente della Commissione paritetica alloggi e residenze per studenti universitari del Ministero dell’Università e della Ricerca.
“L’abitare studentesco è una componente essenziale del diritto allo studio, perché incide direttamente sulla qualità dell’esperienza formativa: l’università è infatti anche uno spazio di relazioni, integrazione e crescita, che va vissuto pienamente – ha spiegato Marco Orlandi, Rettore dell’Università di Milano-Bicocca – Milano è a tutti gli effetti una città universitaria con oltre 214.000 studenti, ma è segnata da una carenza strutturale di alloggi sostenibili. Come atenei pubblici abbiamo dunque la responsabilità di promuovere residenze a prezzi accessibili e di qualità: non semplici dormitori, ma luoghi di vita comunitaria, integrati nei quartieri cittadini. Per farlo dobbiamo poggiare le nostre scelte su dati solidi, su un monitoraggio sistemico della condizione abitativa e su occasioni di confronto tra atenei, come questo convegno a Torino. È su queste basi che, all’Università di Milano-Bicocca, è stata istituita una delega specifica all’abitare studentesco”.

“La vita universitaria è fatta di incontri, di relazioni, di interazioni: rafforzare questo contesto significa anche un impegno profondo sui temi dell’abitare studentesco – ha dichiarato Giovanni Molari, Rettore dell’Università di Bologna – Per questo è necessario che il sistema universitario, le politiche urbane e la popolazione studentesca interagiscano nella definizione di traiettorie abitative condivise. L’Università di Bologna è fortemente impegnata su questo fronte, in collaborazione con le realtà pubbliche e private, non solo per ampliare l’offerta di alloggi, migliorarne la qualità e garantirne l’effettiva accessibilità, ma anche per potenziare i servizi finalizzati a facilitare la ricerca dell’alloggio e per rendere più sostenibili i costi degli affitti per studentesse e studenti fuori sede”.
“L’Università di Padova conta all’incirca 75000 studenti iscritti, in aumento negli ultimi anni, che contribuiscono in maniera decisiva a caratterizzare Padova come città universitaria – ha dichiarato Carlo Pellegrino, Prorettore con delega all’Edilizia dell’Università di Padova – L’Ateneo, in sinergia con gli altri Enti del territorio, sta lavorando per migliorare le condizioni di studio dei propri studenti riqualificando alcune aree dismesse e rifunzionalizzando gli edifici universitari con interventi edilizi inclusivi e sostenibili che hanno anche l’obiettivo di incrementare l’offerta di alloggi pubblici per gli studenti. Si tratta principalmente di interventi senza consumo di suolo su immobili esistenti che permetteranno progressivamente di dare un contributo significativo in questo contesto”.
A seguire, in una seconda tavola rotonda, il confronto ha riguardato rappresentanti degli altri player nazionali interessati all’articolato tema dell’abitare universitario, con ricadute territoriali e nazionali di grande impatto sociale ed economico: Alberto Felice De Toni (Sindaco di Udine e Delegato per Università e Ricerca di ANCI), Manuela Manenti, (Commissaria straordinaria per gli alloggi universitari del Ministero dell’Università e della Ricerca), Silvia Mugnano (Delegata del Rettore sull’Abitare Studentesco dell’Università degli Studi di Milano Bicocca) e Anna Ricevuto (Esecutivo nazionale UDU Unione degli Universitari con delega alle politiche abitative).
 
 
Il progetto biennale “LINUS – Living the university city. Student housing as drivers of changes”, partito a novembre 2023, rientra tra i progetti PRIN 2022 PNRR finanziati dal Ministero dell’Università e della Ricerca. Le Unità di Ricerca coinvolte appartengono a settori disciplinari diversi (geografia, sociologia, urbanistica) e afferiscono all’Università Statale di Milano Bicocca, l’Università di Bologna, all’Università di Padova e al Politecnico di Torino (coordinamento). Il progetto appartiene all’Emerging Topic della Call “Human well-being”, Cluster 2, e sviluppa la sua agenda di ricerca nel Topic 6, per il quale sono in gioco la sostenibilità sociale e i suoi driver. La sfida del progetto è stata quella di considerare le dinamiche abitative studentesche come chiave di lettura e motori di trasformazioni urbane che sfidano la sostenibilità sociale e stressano i sistemi urbani ed abitativi. Il tema dell’abitare studentesco rimanda infatti ad alcune delle sfide più pressanti delle città contemporanee: come strutturare la città per le molte popolazioni urbane e temporanee che le attraversano, come gestire le dinamiche trasformative indotte da queste popolazioni, e come garantire una integrale condizione di cittadinanza, che ha nell’accesso ad una casa dignitosa e abbordabile un principio di giustizia sociale. L’agenda di ricerca di LINUS indaga, quindi, le dinamiche abitative studentesche in quattro città (Bologna, Milano, Padova, Torino) caratterizzate dalla crescente presenza di studenti fuori-sede e internazionali e dalle necessità nel trovare condizioni abitative adeguate sia per studenti che per residenti.