È morto a soli 46 anni il professor Riccardo Faletti, docente ordinario di Radiologia, papà di due bambini. Era Direttore della Radiologia IRCCS Candiolo, molto stimato nel mondo medico.
È riuscito a sfondare la vetrina di un negozio in via Prati, zona Piazza Solferino, per poi impossessarsi di 10 scatole di scarpe dal valore commerciale di circa 4mila euro: arrestato in flagranza mentre fuggiva. Sul posto sono intervenute le volanti dell’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico, che hanno individuato e bloccato un cittadino di origini rumene, tratto in arresto per furto aggravato.
Poco prima, l’uomo – identificato grazie alla descrizione di un testimone oculare – era stato avvistato mentre nascondeva di fretta il bottino, composto da 10 scatole di scarpe per un valore commerciale di circa 4mila euro, in una strada adiacente.
Durante la perquisizione, gli agenti hanno rinvenuto e sequestrato vari attrezzi, probabilmente usati per frantumare la vetrata. L’uomo aveva tagli freschi e sanguinanti sulle mani, causati dalla rottura del vetro. Per la gravità del fatto e la flagranza di reato, il 36enne è stato arrestato per tentato furto aggravato e trasferito, su disposizione del giudice, nel carcere Lorusso e Cutugno. Tutto il bottino è stato recuperato e restituito al proprietario del negozio dopo la denuncia.
VI.G
(Foto da Questure. Polizia di Stato)
Incendio distrugge capannone agricolo e mezzi
Una densa colonna di fumo nero, visibile a chilometri di distanza, ha segnato un violento incendio scoppiato ieri sera in un capannone agricolo di regione Abate, a Piossasco. Le fiamme hanno completamente distrutto alcuni mezzi parcheggiati all’interno.
Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco dal comando provinciale di Torino Centrale e dai distaccamenti di Grugliasco Allamano, Rivoli, Rivalta di Torino e Santena. Le operazioni di spegnimento sono durate a lungo: i pompieri hanno lavorato senza sosta per impedire la propagazione del rogo. Le cause dell’incendio sono al vaglio dei carabinieri della Compagnia di Moncalieri.
VI.G
Sicuro, solido, gentile come l’affido. È da queste parole chiave che prende avvio la campagna straordinaria di sensibilizzazione sull’affidamento familiare promossa dalla Città di Torino in occasione del cinquantesimo anniversario della prima delibera cittadina sull’affido (1976), antecedente la legge nazionale n. 184/1983.
Attraverso immagini essenziali e un linguaggio diretto, la campagna racconta l’affidamento familiare per ciò che è: un’esperienza di accoglienza temporanea fondata sulla relazione, sulla responsabilità condivisa e sulla capacità di offrire stabilità e cura a minori in situazioni di temporanea difficoltà, sostenendo al contempo le famiglie d’origine nel superamento delle proprie fragilità. L’obiettivo è rilanciare il valore dell’accoglienza e ampliare la rete di famiglie, coppie e singoli disponibili a intraprendere un percorso di affidamento.
La campagna nasce dall’esperienza di Casa Affido, servizio specialistico comunale attivo dal 2000, e dalla necessità di rinnovare il modo di parlare di affidamento alla città, superando rappresentazioni semplificate e restituendo la complessità e la concretezza dell’affido come strumento di tutela, accessibile e declinabile in forme diverse, senza richiedere modelli di “famiglia ideale”.
Da una collaborazione tra Casa Affido, l’Associazione Emera e il Laboratorio La Zanzara, con il sostegno del Bando Affido 2024, nascono le immagini e i materiali della campagna pensati per avvicinare la cittadinanza ai percorsi di conoscenza dell’affidamento familiare.
L’affidamento familiare rappresenta uno strumento fondamentale di tutela dei minori, perché consente loro di crescere in un ambiente familiare accogliente e stabile, mentre la famiglia d’origine viene sostenuta nel superamento delle proprie fragilità. La normativa italiana prevede che si attivi l’affidamento familiare — intrafamiliare o eterofamiliare — soltanto dopo che tutti gli interventi di sostegno e aiuto non sono risultati sufficienti mentre solo in ultima istanza interviene l’inserimento in comunità.
“Con questa azione Torino rinnova con forza il proprio impegno a favore di una cultura dell’accoglienza e della solidarietà – afferma Jacopo Rosatelli, assessore alle Politiche sociali della Città di Torino -. I dati più recenti ci dicono che cresce la fragilità sociale e, al tempo stesso, si riduce il numero di persone che si avvicinano ai percorsi di conoscenza dell’affido: per questo è fondamentale rafforzare la sensibilizzazione e il coinvolgimento della cittadinanza”.
L’affidamento familiare resta uno strumento essenziale di tutela dei minori, perché garantisce loro un ambiente sicuro e stabile nei momenti di difficoltà, sostenendo al contempo le famiglie d’origine in un percorso di recupero. Come Città vogliamo continuare a investire su questo modello, a partire dal lavoro qualificato di Casa Affido e dalla rete dei servizi e delle associazioni che ogni giorno rendono possibile questa esperienza di comunità”.
Secondo i dati aggiornati al 31 dicembre 2025, le adesioni ai percorsi di conoscenza dell’affidamento familiare sono diminuite (da 71 nel 2023 a 48 nel 2025), mentre le richieste di protezione per i minori restano significative (114 nel 2025). Attualmente gli affidamenti attivi in città sono 240, di cui 149 eterofamiliari e 91 intrafamiliari, di cui 40 progetti dedicati ai minori più piccoli, cosiddetto Progetto neonati.
La Città di Torino opera attraverso un sistema integrato di servizi e sostegni, in cui il percorso di valutazione e accompagnamento delle famiglie affidatarie è realizzato dal servizio sociale in collaborazione con la Neuropsichiatria Infantile dell’Asl Città di Torino, in conformità con i Livelli Essenziali di Assistenza. Accanto all’affido residenziale, sono promosse anche forme di affidamento di supporto, come l’affido diurno educativo, familiare e da famiglia a famiglia, che nel 2025 hanno coinvolto complessivamente 493 beneficiari.
La campagna straordinaria si inserisce in un programma annuale di iniziative di informazione, formazione e sensibilizzazione promosso da Casa Affido, che prevede momenti di approfondimento e confronto rivolti alle famiglie affidatarie e alla cittadinanza. Tra questi, la giornata formativa del 9 maggio, dedicata alle famiglie affidatarie sul tema della continuità affettiva, e il convegno del 25 maggio sul progetto “Avrò cura di te”, divenuto parte strutturale dei servizi cittadini. Le iniziative si sviluppano all’interno di un lavoro condiviso con la rete dei servizi e le associazioni delle famiglie affidatarie.



Il 28 aprile si celebra ogni anno la Giornata Mondiale Vittime dell’Amianto, un’occasione dedicata al ricordo e alla riflessione su tutte le persone che hanno perso la vita a causa dell’esposizione a una delle sostanze più pericolose e diffuse del secolo scorso. A livello globale, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’amianto provoca oltre 200.000 vittime ogni anno, delineando un’emergenza sanitaria ancora lontana dall’essere risolta. Anche in Italia la situazione resta critica: si registrano circa 10.000 nuovi casi ogni anno e 7.000 decessi, senza segnali concreti di diminuzione. In questo scenario, il Piemonte rappresenta uno dei territori più colpiti.
Con circa 1.000 morti all’anno, di cui 250 legati al mesotelioma, la regione continua a subire le conseguenze della sua eredità industriale. Una realtà che ha lasciato segni profondi e che trova il suo simbolo più noto a Casale Monferrato, divenuta nel tempo un punto di riferimento internazionale nella lotta contro l’amianto.
Proprio qui, lo stabilimento Eternit è stato per decenni una delle principali fonti di esposizione, rendendo l’intera comunità uno dei casi più studiati al mondo per l’elevata incidenza di mesotelioma. Una vicenda che non appartiene solo al passato, ma continua a produrre effetti ancora oggi. L’amianto, infatti, non è soltanto una questione storica: è tuttora presente, spesso in modo nascosto, in edifici residenziali, scuole, ospedali, biblioteche, impianti sportivi e reti idriche, oltre che in contesti istituzionali e operativi, comprese le Forze Armate – in particolare Marina, Esercito e Aeronautica – senza escludere altri ambiti dello Stato. Una diffusione capillare ma poco visibile che espone ancora milioni di persone a rischi concreti.
Nel corso degli anni, la regione ha sviluppato strumenti significativi per affrontare il problema: un Piano Regionale Amianto tra i più completi a livello nazionale, attività di censimento dei siti contaminati, registri sanitari dedicati e programmi di monitoraggio epidemiologico. A questi si affiancano interventi di bonifica, incentivi per la rimozione e campagne di sensibilizzazione che hanno contribuito a rendere il Piemonte un modello di riferimento. Nonostante ciò, il dato più preoccupante rimane invariato: i numeri non mostrano una reale diminuzione.
“La vicenda Eternit ha segnato la storia del nostro Paese, ma non può essere considerata un capitolo chiuso. I numeri dimostrano che l’amianto continua a uccidere. Serve accelerare sulle bonifiche e rendere strutturale un piano di intervento capillare su tutto il territorio” – avvisa l’avv. Ezio Bonanni, Presidente Osservatorio Nazionale Amianto.
In occasione della Giornata Mondiale Vittime Amianto, il messaggio che emerge è netto: il ricordo, da solo, non basta. È necessario portare a termine il percorso avviato, perché senza un’accelerazione concreta, anche nelle aree più consapevoli il rischio continuerà a tradursi in nuove vittime, spesso in silenzio.
L’ONA mette a disposizione un servizio gratuito di assistenza legale e medica attraverso il numero verde 800 034 294 e il sito www.osservatorioamianto.it.
Nel Centro diretto dal professor Mauro Rinaldi
Il Centro Trapianti di Cuore e di Polmone della Città della Salute e della Scienza di Torino ha raggiunto il traguardo dei 1300 trapianti eseguiti tra cuore e polmone dall’inizio dell’attività, confermandosi uno dei poli di riferimento nazionali nel campo dei trapianti cardiaci e polmonari.
L’attività di trapianto cardiaco è iniziata nell’aprile 1990, mentre il primo trapianto di polmone è stato effettuato nel settembre 1993. Da allora il Centro ha conosciuto una crescita costante, sia in termini di volumi sia per l’innovazione clinica e tecnologica introdotta nel corso degli anni. Dei 1300 totali, finora sono stati 800 i trapianti di cuore (dei quali 17 combinati) e 500 quelli di polmone (dei quali 169 polmone singolo, 313 polmone doppio e 18 combinati).
Il Centro è diretto dal professor Mauro Rinaldi, sotto la cui guida l’attività ha consolidato posizioni di rilievo nel panorama nazionale del trapianto cardiaco e del trapianto polmonare, distinguendosi per risultati clinici, complessità dei casi trattati e sviluppo di programmi innovativi, come ad esempio i trapianti multiorgano (cuore – polmoni, cuore – fegato etc.).
Trapianto di cuore: innovazione e leadership nazionale
Tra le tappe fondamentali dell’attività cardiaca si segnala l’avvio, nel 2006, di un programma strutturato di assistenza meccanica al circolo, che ha consentito di trattare pazienti con scompenso cardiaco avanzato sia come ponte al trapianto sia come terapia definitiva.
Negli anni sono state introdotte tecnologie e strategie innovative, tra cui:
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l’utilizzo del sistema OCS (Organ Care System) per la perfusione e la preservazione normotermica del cuore,
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l’introduzione di Pertravel per l’ottimizzazione del trasporto degli organi,
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l’avvio del programma di trapianto cardiaco da donazione a cuore fermo (DCD).
Questi sviluppi hanno contribuito a consolidare il ruolo del Centro tra le realtà di riferimento a livello nazionale per volumi, qualità e innovazione nel trapianto di cuore.
Trapianto di polmone: supporto extracorporeo e ricondizionamento d’organo
Anche il programma di trapianto polmonare ha segnato importanti traguardi. Il Centro ha introdotto precocemente sistemi di supporto extracorporeo respiratorio, tra cui ECMO, Decap e Novalung, rendendo possibile il trattamento di pazienti in condizioni critiche.
Di particolare rilievo:
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l’esecuzione di trapianti in pazienti già supportati in ECMO,
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l’avvio, nel 2011, di un programma di ricondizionamento polmonare ex vivo secondo la tecnica di Toronto.
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l’avvio di trapianto cuore-polmone in blocco (unico centro italiano).
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l’introduzione del trapianto da donazione DCD controllata e non controllata.
Queste innovazioni hanno permesso di ampliare il pool di donatori e di offrire una possibilità terapeutica a pazienti sempre più complessi.
Innovazione tecnologica nei trapianti: la collaborazione tra Fondazione DOT e Reale Foundation
Un ulteriore contributo a questi risultati deriva dalla collaborazione tra Fondazione DOT – Donazione Organi Trapianti (ente non profit fondato dall’AOU Città della Salute, Città di Torino, Regione Piemonte, Università e Politecnico, che promuove la ricerca scientifica nell’ambito della medicina dei trapianti e la cultura della donazione e del trapianto di organi, tessuti e cellule) e Reale Foundation, la Fondazione Corporate di Reale Group, impegnata nel sostegno a iniziative ad alto impatto sociale, in linea con i valori mutualistici del Gruppo e con una visione di sviluppo sostenibile e inclusivo.
La collaborazione fra le due organizzazioni si concretizza nel progetto triennale ITT – InnovaTrapianto a Torino, che mira a rafforzare l’eccellenza della medicina dei trapianti attraverso l’introduzione di tecnologie avanzate a supporto dei centri trapianto di Città della Salute.
Nel 2025 il progetto ha consentito di dotare il Centro Trapianti di Cuore e Polmone di nuove strumentazioni: un ecografo di ultima generazione Esaote MyLab X8 e XP per il monitoraggio dei pazienti immunodepressi dopo il trapianto e 9 kit del sistema PerTravel per il trasporto avanzato degli organi (cuore). L’ecografo, utilizzato quotidianamente in terapia intensiva, supporta il percorso clinico dei pazienti sottoposti a trapianto di cuore o polmone, oltre ai pazienti ricoverati nella stessa unità. Il sistema PerTravel è stato impiegato finora in 6 interventi di trapianto di cuore, contribuendo a migliorare la sicurezza del percorso trapiantologico e la ripresa funzionale post-operatoria.
Un risultato collettivo
Il traguardo dei 1300 trapianti rappresenta il risultato del lavoro integrato di équipe multidisciplinari altamente specializzate – cardiochirurghi, chirurghi toracici, anestesisti, perfusionisti, intensivisti, pneumologi, cardiologi, infermieri e coordinatori trapianto – e della stretta collaborazione con la rete nazionale della donazione e del trapianto.
“Raggiungere 1300 trapianti significa aver restituito vita e prospettiva a migliaia di pazienti e alle loro famiglie. È un risultato che testimonia trent’anni di impegno, innovazione e lavoro di squadra” sottolinea Livio Tranchida (Direttore generale della Città della Salute e della Scienza di Torino).
Il Centro Trapianti di Cuore e di Polmone della Città della Salute e della Scienza di Torino continua a investire in ricerca, tecnologia e formazione, con l’obiettivo di migliorare ulteriormente i risultati clinici e ampliare le opportunità di cura per i pazienti affetti da insufficienza cardiaca e respiratoria terminale.
Fondazione Museo Egizio prorogata fino al 2064
Via libera alla proroga della durata della Fondazione Museo delle Antichità Egizie di Torino fino al 31 dicembre 2064. Dopo il parere favorevole all’unanimità della VI Commissione, il provvedimento è stato approvato oggi anche dall’Aula del Consiglio regionale del Piemonte.
La proposta di modifica dello statuto della Fondazione, presentata la scorsa settimana in Commissione – presieduta dal vicepresidente Daniele Sobrero – dall’assessore regionale alla Cultura Marina Chiarelli, si inserisce in un percorso già avviato a livello nazionale.
«Dopo il parere favorevole espresso dal Ministero della Cultura alla richiesta di proroga trentennale del Museo Egizio, il Museo si è attivato per richiedere alla Regione il medesimo allineamento rispetto alla scadenza attualmente prevista al 2034» dichiara Marina Chiarelli, assessore alla Cultura della Regione Piemonte.
«La proroga al 2064 rappresenta una prospettiva solida e coerente sotto il profilo finanziario, gestionale e programmatico – prosegue – soprattutto in relazione agli ammortamenti e alle garanzie che incidono sulla pianificazione economica di medio e lungo periodo, tenuto conto anche degli importanti interventi di ristrutturazione e rifunzionalizzazione previsti».
L’approvazione definitiva in Aula rappresenta un passaggio importante per il consolidamento della governance e della programmazione di uno dei principali poli culturali italiani, rafforzandone la capacità di sviluppo nel lungo periodo.
«Ringraziamo il Consiglio regionale per la rapidità con cui ha esaminato il provvedimento e per il voto unanime, che conferma una condivisione ampia su una scelta strategica per il futuro del Museo Egizio e del sistema culturale piemontese» conclude Chiarelli.
Torino, 28 aprile 2026 – Si celebra oggi la Giornata mondiale per la sicurezza e la salute sul lavoro, ma nei pronto soccorso la sicurezza continua a essere un concetto teorico.
Per chi lavora in corsia, non c’è nulla da celebrare. Solo turni sempre più pesanti, reparti sovraffollati e una crescente esposizione alla violenza.
Dopo gli episodi registrati all’Ospedale di Ciriè e alle Molinette di Torino, anche l’Ospedale San Giovanni Bosco è stato teatro di un’aggressione ai danni di un infermiere da parte di una paziente, verificatisi venerdì scorso.
Una sequenza ravvicinata di episodi che coinvolge più presidi sanitari del territorio e che evidenzia una criticità ormai strutturale.
«Non siamo più di fronte a episodi isolati, ma a una normalizzazione del rischio: oggi entrare in pronto soccorso significa accettare che la violenza possa far parte del turno di lavoro. È una contraddizione sempre più insostenibile: mentre si celebra la sicurezza sul lavoro, chi lavora in sanità viene lasciato solo davanti a situazioni di pericolo reale», afferma Fausto Russo, segretario aziendale Nursing Up Asl Città di Torino
Il sindacato Nursing Up richiama con forza la necessità di interventi immediati e strutturali per contrastare un sistema sanitario sempre più sotto pressione.
«Come si può parlare di Giornata mondiale per la sicurezza e la salute sul lavoro se, nei luoghi di lavoro, la sicurezza non esiste? Stiamo scivolando verso una pericolosa normalità, in cui la violenza rischia di essere percepita come parte del lavoro. Ma non lo è e non può diventarlo. Quando un professionista sanitario viene aggredito mentre sta curando, non è solo un fatto di cronaca: è un fallimento organizzativo e istituzionale. – sostiene Claudio Delli Carri, segretario regionale Nursing Up Piemonte e Valle D’Aosta – Senza sicurezza non esiste sanità pubblica. Uno stato che non tutela chi cura ha già fallito. E senza sicurezza, il diritto alla salute resta uno slogan vuoto»
Se “Il mondo salvato dai ragazzini”, tema dell’edizione 2026 del Salone Internazionale del Libro di Torino 2026, richiama la responsabilità e la forza delle nuove generazioni, la Regione Piemonte sceglie di tradurre questa visione in un’azione concreta: investire nei giovani e nella lettura.
Torna così il “Buono da leggere”, l’iniziativa che, durante i cinque giorni del Salone, metterà a disposizione 3.000 voucher da 10 euro destinati a ragazze e ragazzi tra i 14 e i 21 anni residenti o domiciliati in Piemonte, da utilizzare tra gli stand della manifestazione.
Accanto a questa misura, la Regione rafforza l’impegno verso il mondo della scuola con un’azione dedicata alle classi piemontesi, pensata per sostenere e ampliare le biblioteche scolastiche e personali degli studenti. Infatti, per le scuole dell’infanzia e primarie sono previsti 10 buoni da 10 euro per classe, mentre per le scuole secondarie di I e II grado sarà disponibile un buono da 10 euro per ciascuna studentessa e ciascuno studente.
Un intervento che non è solo un sostegno economico, ma una scelta culturale precisa: rafforzare il rapporto tra giovani e libro, riconoscendo nella lettura uno strumento di crescita, libertà e partecipazione.
“Il Salone del Libro non è solo una manifestazione: è un’infrastruttura culturale strategica per il Piemonte e per l’Italia. Per questo come Regione abbiamo scelto non solo di sostenerlo, ma di rafforzare la nostra presenza e i nostri strumenti investendo su politiche che mettano al centro i giovani, la filiera editoriale e l’accesso alla cultura – dichiara Marina Chiarelli, assessore alla Cultura, Pari opportunità e Politiche giovanili della Regione Piemonte – Il Buono da leggere è una misura concreta, ma è parte di una visione più ampia: fare del Piemonte un territorio in cui la lettura non sia un privilegio, ma una possibilità reale per tutti. E ora facciamo un passo in più, coinvolgendo direttamente le scuole, perché è lì che si costruisce il futuro della lettura”.
Come funziona – giovani (14-21 anni)
Per ottenere il voucher sarà necessario: scaricare il buono dalla piattaforma dedicata, recarsi al punto di ritiro al Salone (Padiglione 4) con documento d’identità e biglietto valido, ritirare il voucher da spendere presso gli editori aderenti. I buoni saranno disponibili fino a esaurimento.
Come funziona – scuole piemontesi
Le scuole che prenotano la visita al Salone potranno richiedere il “Buono da leggere” direttamente attraverso il sistema di biglietteria scuole. I buoni potranno essere ritirati esclusivamente da un/una docente presso lo stand “Buono da Leggere – Scuole” (Padiglione 4) nei giorni della visita. I buoni sono utilizzabili solo presso gli stand delle case editrici aderenti, dal 14 al 18 maggio 2026.
Un impegno strutturale per la cultura del libro
Il “Buono da leggere” si inserisce in una strategia più ampia della Regione Piemonte a sostegno della filiera editoriale e della promozione della lettura, che coinvolge imprese, librerie, biblioteche e progetti dedicati a tutte le età.
Accanto a questa iniziativa, proseguono: il premio nazionale “Nati per leggere”; “Hangar del Libro”, per l’editoria indipendente piemontese; la presenza dei sistemi bibliotecari nell’Arena Piemonte, spazio istituzionale del Salone progettato dalla Fondazione Circolo dei lettori.
Nel segno del Salone 2026, il Piemonte rafforza così il proprio ruolo di territorio che crede nei giovani come motore di cambiamento, investendo nella lettura come strumento per immaginare e costruire il futuro.
La Città metropolitana di Torino, in collaborazione con il Comune di Torino, Libera Piemonte, Avviso Pubblico e Demea eventi culturali organizza un incontro con Pietro Grasso per martedì 5 maggio, alle ore 17.30, in Sala Carpanini a Palazzo di Città di Torino.
Il magistrato, già presidente del Senato, presenterà il suo ultimo libro “U Maxi”. Si tratta del testo che restituisce la dimensione del Maxiprocesso a Cosa Nostra e degli eventi che hanno cambiato la storia della Sicilia e dell’Italia. L’autore non si limita a raccontare cosa accadde nel corso del dibattimento, ma offer uno spaccato approfondito di quel periodo storico, con un’analisi lucida e puntuale, ricostruendo i legami della Mafia con le organizzazioni internazionali del traffico di droga, la struttura e la gerarchia di Cosa Nostra, i rapporti e le alleanze, i conflitti interni all’organizzazione. Ampio spazio è dedicato anche agli intrecci tra la criminalità organizzata, il mondo finanziario e il sistema degli appalti, cosiccome il racconto degli omicidi eccellenti dei servitori dello Stato e il ruolo determinante dei collaboratori di giustizia.
L’incontro è aperto a tutti.