CRONACA

Morta escursionista dispersa in montagna

E’ morta l’escursionista precipitata sulle montagne del Torinese a Groscavallo, nelle Valli di Lanzo, e al momento non vengono diffuse le generalità della donna. Per individuare la dispersa le ricerche sono andate avanti per tutta la notte dopo l’allarme scattato quando la struttura ricettiva in cui la donna era ospite ha lanciato l’allarme.

Carceri piemontesi, l’emergenza continua: detenuti oltre la capienza, agenti in affanno e aggressioni

Il sistema carcerario del Piemonte continua a vivere una fase di forte sofferenza, con problemi che da anni attendono una soluzione strutturale. A pesare sono soprattutto il numero di detenuti superiore alla disponibilità effettiva dei posti, la cronica carenza di personale della Polizia penitenziaria e un clima interno reso sempre più difficile dall’aumento degli episodi di violenza, dalle problematiche legate alla salute mentale e dalle condizioni spesso obsolete di diversi istituti.

I dati aggiornati al 2026 confermano un quadro che resta critico. Nelle tredici strutture penitenziarie piemontesi sono presenti circa 4.360 persone ristrette, a fronte di una capienza regolamentare di poco inferiore ai 4.000 posti. In realtà la disponibilità effettiva è ancora più ridotta, perché numerose celle risultano inutilizzabili per lavori di manutenzione o per carenze strutturali. Questo significa che il livello di affollamento supera stabilmente il 109%, con inevitabili ripercussioni sulla gestione quotidiana degli istituti.

Tra le realtà più in difficoltà c’è il carcere “Lorusso e Cutugno” di Torino, il più grande del Piemonte. Qui i detenuti sfiorano le 1.500 unità a fronte di una capienza regolamentare di poco superiore ai 1.100 posti. Si tratta di uno degli istituti più congestionati del Nord Italia, dove il sovraffollamento rende sempre più complicata la convivenza all’interno delle sezioni detentive e limita gli spazi destinati alle attività lavorative, formative e trattamentali previste dall’ordinamento penitenziario.

L’eccessiva presenza di detenuti si riflette inevitabilmente anche sulle condizioni di lavoro degli agenti della Polizia penitenziaria. Le organizzazioni sindacali denunciano da tempo una grave scopertura degli organici, con centinaia di unità mancanti rispetto al fabbisogno. Questa situazione costringe il personale a turni particolarmente gravosi, a un ricorso costante allo straordinario e a una gestione sempre più complessa delle emergenze. Gli agenti sono chiamati a operare in contesti dove il numero delle persone da sorvegliare supera spesso quello previsto e dove la presenza di soggetti con problematiche psichiatriche o di tossicodipendenza richiede un impegno ancora maggiore.

Le conseguenze sono evidenti anche sul piano della sicurezza. Negli ultimi anni si è registrato un incremento degli episodi di violenza all’interno degli istituti di pena. Le aggressioni nei confronti degli appartenenti alla Polizia penitenziaria sono aumentate, così come le risse tra detenuti, gli atti di autolesionismo, i danneggiamenti e gli episodi di protesta. Il Rapporto Antigone 2026 evidenzia che, a livello nazionale, nel corso del 2025 le aggressioni agli agenti sono cresciute di oltre il 12% rispetto all’anno precedente, mentre quelle tra detenuti hanno fatto segnare un incremento ancora più marcato rispetto ai dati di pochi anni fa. Una tendenza che trova riscontro anche negli istituti piemontesi, dove le organizzazioni sindacali segnalano con frequenza episodi di violenza e interventi resi sempre più difficili dalla scarsità di personale.

A Torino non sono mancati negli ultimi mesi casi di aggressioni agli agenti, colluttazioni tra detenuti, incendi di suppellettili, proteste e danneggiamenti, situazioni che hanno richiesto il tempestivo intervento del personale in servizio. Le sigle sindacali sottolineano come il crescente disagio interno sia strettamente collegato all’elevato numero di detenuti presenti e alla difficoltà di garantire un’adeguata separazione tra soggetti con caratteristiche criminologiche molto diverse.

Un’altra questione sempre più rilevante riguarda la presenza nelle carceri di persone affette da disturbi psichiatrici. Dopo la chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari, una parte consistente di questi soggetti viene gestita all’interno degli istituti penitenziari ordinari, che però non dispongono sempre delle professionalità e delle strutture necessarie per affrontare situazioni tanto delicate. Questa condizione contribuisce ad alimentare tensioni, episodi di autolesionismo e tentativi di suicidio, fenomeni che continuano a rappresentare una delle principali criticità dell’intero sistema penitenziario.

Il sovraffollamento incide inoltre sulla funzione rieducativa della pena prevista dalla Costituzione. Quando le sezioni ospitano un numero di detenuti superiore alla loro capacità, diventa più difficile organizzare corsi di formazione, attività lavorative, percorsi scolastici e progetti di reinserimento sociale. Proprio queste iniziative rappresentano invece uno degli strumenti più efficaci per ridurre il rischio di recidiva e favorire il ritorno alla vita civile una volta terminata la detenzione.

Più efficienza energetica per scuole e asili: lavori per 1,35 milioni

 

Un investimento di circa 1,35 milioni di euro renderà più efficienti dal punto di vista energetico due complessi comunali che ospitano servizi educativi: quello di via Servais 62, sede dell’asilo nido Il Cerchio, della scuola dell’infanzia C.P.B.L. e della piscina, e quello di via Terraneo 1, che ospita l’asilo nido I Delfini e la scuola dell’infanzia Anna Bechis.

La Giunta comunale, su proposta dell’assessora alla Transizione Ecologica e Digitale Chiara Foglietta, ha approvato in linea tecnica i progetti per un valore complessivo di 1.353.938,90 euro, interamente finanziati dal concessionario nell’ambito del programma di riqualificazione energetica degli edifici comunali.

Nel complesso di via Servais saranno investiti 549.671,45 euro per la sostituzione dei serramenti e le opere necessarie a completare l’intervento. Per il polo scolastico di via Terraneo sono invece previsti lavori per 804.267,45 euro, che comprendono la sostituzione parziale dei serramenti e gli interventi collegati.

Le opere fanno parte del Piano EfficienTO, il programma con cui la Città di Torino sta riqualificando il proprio patrimonio immobiliare per ridurre consumi energetici ed emissioni climalteranti. Il piano prevede interventi su circa 850 immobili comunali entro il 2030, con un investimento complessivo di circa 110 milioni di euro sostenuto da Iren Smart Solutions.

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Fondazione Crt, 55 nuovi restauri storico-artistici

 IN PIEMONTE E VALLE D’AOSTA CON IL BANDO “BeST – BENI SENZA TEMPO” 
Sono 55 i beni storico-artistici che potranno essere restaurati grazie a 1,5 milioni di euro messi a disposizione dalla Fondazione CRT nell’ambito della prima sessione del bando “BeST – Beni Senza Tempo“, l’iniziativa dedicata alla tutela, al recupero e alla valorizzazione del patrimonio storico, artistico e architettonico del Piemonte e della Valle d’Aosta.
BeST conferma la ricchezza e la varietà del patrimonio diffuso sul territorio. Tra gli interventi finanziati figurano il restauro delle Volte del Teatro dei Musei Reali di Torino, dell’organo della chiesa del Santuario di San Giovanni d’Andorno a Campiglia Cervo (BI), degli stendardi storici di Fontainemore (AO), del complesso campanario della Cattedrale di Alessandria e della facciata del Palazzo Comunale di Garessio (CN). Rientrano inoltre tra i progetti selezionati il recupero conservativo della Cappella del Santissimo Sacramento a Sasseglio (VB), il restauro delle superfici esterne della Casa Parrocchiale di Castelletto Sopra Ticino (NO), delle porte della Chiesa Parrocchiale di Sant’Agata e della Chiesa del Santo Rosario di Santhià (VC), oltre ai prospetti e alla copertura della chiesa parrocchiale di San Paolo Solbrito (AT).
Gli interventi selezionati puntano non solo alla conservazione del patrimonio, ma anche alla sua piena valorizzazione, favorendone la fruizione da parte delle comunità, l’inserimento nei circuiti culturali e turistici, la realizzazione di attività educative e sociali, la nascita di partenariati territoriali e il coinvolgimento dei cittadini. Il bando intende inoltre promuovere iniziative di raccolta fondi per la tutela del patrimonio culturale e sostenere il sistema delle competenze e delle maestranze specializzate nel restauro, eccellenza riconosciuta del territorio.
Prendersi cura del patrimonio significa prendersi cura delle comunità – dichiara Anna Maria Poggi, Presidente della Fondazione CRT –. Ogni intervento di restauro non restituisce soltanto un bene alla sua bellezza originaria, ma rafforza l’identità dei territori, crea occasioni di crescita culturale e sociale e valorizza competenze che rappresentano un’eccellenza del nostro Paese. È così che il patrimonio diventa una leva di sviluppo, capace di mettere in dialogo memoria e futuro”.
È aperta la seconda finestra del bando “BeST – Beni Senza Tempo”: le domande potranno essere presentate entro il 31 luglio 2026.
Foto Michele D’Ottavio

Nel 2025 a Torino 40 famiglie sostenute ogni mese nel quartiere Lucento

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Cresce la domanda di aiuto sociale. Nel 2026 l’UCEBI prosegue la rete nazionale di interventi grazie ai fondi dell’8×1000

Dall’esperienza di Torino ai progetti in tutta Italia e nelle aree di crisi internazionale: contrasto alla povertà, sostegno alle donne vittime di violenza, educazione e inclusione sociale sono i quattro ambiti di intervento che l’UCEBI continuerà a sostenere anche nel 2026.

 Crescono nelle città italiane le situazioni di fragilità economica e sociale e aumentano le richieste di sostegno per bisogni primari come il cibo e i beni essenziali. In questo contesto si inserisce l’esperienza realizzata nel 2025 dall’Unione Cristiana Evangelica Battista d’Italia (UCEBI) nel quartiere Lucento di Torino, dove, grazie ai fondi dell’8×1000, ogni mese circa 40 famiglie hanno ricevuto sostegno alimentare e accompagnamento sociale.

Il progetto Banco Alimentare ha coinvolto circa 20 volontari, impegnati nella raccolta e nella distribuzione di generi alimentari, nell’erogazione di buoni spesa destinati ai nuclei più fragili e nell’accompagnamento delle persone seguite. I beneficiari sono stati soprattutto famiglie numerose, madri sole e nuclei con redditi molto bassi.

Accanto all’aiuto materiale, il progetto ha dato particolare rilievo alla relazione personale, all’ascolto e alla presa in carico delle situazioni di fragilità, confermando un modello di intervento che mette al centro la dignità della persona.

L’esperienza di Torino rappresenta uno dei risultati concreti resi possibili dai fondi dell’8×1000 e si inserisce nella rete nazionale di interventi sociali dell’UCEBI, che proseguirà anche nel 2026 in Italia e all’estero attraverso quattro principali aree di intervento: contrasto alla povertà e distribuzione alimentare, sostegno alle donne vittime di violenza, educazione e inclusione sociale, interventi nelle aree colpite da guerre e crisi umanitarie.

Una rete presente in tutta Italia

L’Unione Cristiana Evangelica Battista d’Italia opera attraverso una rete di 117 chiese distribuite sul territorio nazionale, attiva da oltre 160 anni e nella sua forma attuale dal 1956.

Le comunità battiste sono presenti in Piemonte, Lombardia, Veneto, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio, Campania, Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna. Tra le città in cui sono attivi progetti di solidarietà, educazione e sostegno alle fragilità figurano Torino, Milano, Genova, Bologna, Firenze, Roma, Civitavecchia, Napoli, Caserta, Bari, Altamura, Barletta, Conversano, Cosenza, Palermo, Catania e Cagliari.

Oltre al progetto realizzato a Torino, la rete UCEBI sostiene numerosi interventi sul territorio nazionale.

A Napoli, il progetto “Nuove Povertà” accompagna persone senza dimora attraverso distribuzione di beni essenziali, ascolto e percorsi di inclusione. A Caserta, “Al fianco degli ultimi” garantisce consegne domiciliari di aiuti alimentari alle famiglie più fragili, secondo un modello fondato sulla prossimità e sulla continuità del sostegno. A Roma, il Doposcuola Flora e la Scuola di italiano di Centocelle promuovono attività educative e linguistiche rivolte a minori e adulti stranieri. A Civitavecchia, la Diaconia Carceraria realizza laboratori, percorsi formativi e iniziative di reinserimento sociale dedicate alle persone detenute.

L’impegno nelle crisi internazionali

Grazie ai fondi dell’8×1000, l’UCEBI sostiene anche interventi nelle aree colpite da guerre ed emergenze umanitarie.

Con il progetto “Road to Recovery” vengono accompagnati pazienti palestinesi, in particolare bambini, verso cure mediche specialistiche. In Cisgiordania, “Combatants for Peace” promuove percorsi di dialogo nonviolento tra comunità israeliane e palestinesi. In Libano, durante la crisi del 2024, gli interventi sostenuti dall’UCEBI hanno raggiunto oltre 2.000 persone, attraverso la distribuzione di beni essenziali, 657 kit di prima necessità e un successivo supporto psicologico alle famiglie colpite dal conflitto.

La campagna 8×1000 “Se lo merita!”

I risultati raggiunti in progetti come quello di Torino sono al centro della nuova campagna 8×1000 UCEBI “Se lo merita!”, che racconta come ogni firma possa tradursi in interventi concreti a favore delle persone più fragili.

Dalle famiglie sostenute con gli aiuti alimentari alle persone senza dimora accompagnate nei percorsi di inclusione, dalle donne che ricostruiscono la propria autonomia alle comunità colpite da guerre e crisi umanitarie, la campagna invita a superare stereotipi e pregiudizi nei confronti di chi vive una condizione di fragilità.

Il messaggio è semplice: la solidarietà non nasce dal giudizio, ma dal riconoscimento della dignità della persona. Nessuno dovrebbe dover dimostrare di meritare un aiuto.

Pur contando circa 5.000 membri, l’UCEBI raccoglie ogni anno circa 16.000 firme per l’8×1000, un dato che testimonia una fiducia che va oltre la sola comunità battista. Dal 2008 oltre il 90% delle risorse ricevute viene destinato direttamente ai progetti, con particolare attenzione alla trasparenza e alla rendicontazione.

«I risultati raggiunti nel 2025 dimostrano come i fondi dell’8×1000 possano trasformarsi in interventi concreti a favore delle persone più fragili. L’esperienza di Torino è uno dei tanti progetti che confermano il valore di una presenza costante sul territorio e della capacità di accompagnare le persone non solo nei bisogni materiali, ma anche nella relazione e nell’ascolto. Siamo una piccola comunione di Chiese cristiane che impiega una parte importante dei fondi dell’8×1000 in progetti umanitari, sociali, assistenziali e culturali. Malgrado le nostre dimensioni contenute, sosteniamo interventi di grande valore, soprattutto a favore di realtà e territori che fanno più fatica a intercettare finanziamenti e sponsorizzazioni. Penso ai progetti sanitari in Libano, agli interventi nelle carceri e alle attività che sosteniamo in contesti come lo Zimbabwe», dichiara il Presidente dell’Unione Cristiana Evangelica Battista d’Italia, Sandro Spanu.

«La scelta dell’8×1000 per l’UCEBI si basa su tre elementi: il valore della pluralità religiosa come garanzia della democrazia, la trasparenza nella rendicontazione dei fondi ricevuti dallo Stato e l’attenzione ai soggetti più piccoli e meno visibili, che sentiamo vicini alla nostra stessa identità. Ogni firma rappresenta la possibilità di trasformare la solidarietà in interventi concreti, in Italia e all’estero, a favore di chi vive situazioni di maggiore vulnerabilità», conclude Spanu.

Un impegno che continua nel 2026

Nel 2026 l’UCEBI prosegue il proprio impegno sociale in Italia e all’estero attraverso un modello stabile fondato su prossimità, ascolto e accompagnamento, destinando oltre il 90% delle risorse ricevute ai progetti finanziati con l’8×1000.

Dalla distribuzione alimentare al contrasto della povertà, dal sostegno alle donne vittime di violenza ai percorsi di educazione e inclusione sociale, fino agli interventi nelle aree di crisi internazionale, l’obiettivo rimane quello di trasformare ogni firma in un aiuto concreto per chi attraversa una situazione di fragilità.

Come si definisce un genitore che sopravvive alla morte di un figlio?

Come si definisce un genitore che sopravvive alla morte di un figlio? L’Ufficio di presidenza del Consiglio regionale del Piemonte ha presentato un Ordine del giorno per promuovere la diffusione del neologismo Atèfano, che letteralmente significa “colui che è privato del proprio figlio”, o per analogia linguistica “un orfano di figlio”.

L’iniziativa è partita dalla Regione Liguria, che ha accolto la proposta dell’associazione “Rachele Franchelli – Uno Sguardo Senza Confini APS” proprio per colmare un vuoto linguistico e sociale profondissimo: mentre in italiano esistono infatti parole precise per definire chi perde un coniuge (vedovo) o chi perde i genitori (orfano), non esisteva una parola per definire un genitore che perde un figlio.

“Abbiamo voluto dare attenzione ad una categoria colpita da uno dei più grandi dolori che si possano immaginare – ha detto il presidente del Consiglio, Davide Nicco – con un atto concreto che riconosce e dà un nome a quel dolore”.

“Dopo la Liguria, anche l’Assemblea piemontese voterà nelle prossime sedute un atto di indirizzo per diffondere questo neologismo – ha spiegato il vicepresidente del Consiglio Francesco Graglia e primo firmatario dell’Odg – che è stato condiviso da tutte le forze politiche, con l’auspicio che sempre più istituzioni facciano propria questa sensibilità. Dare un nome alle persone che hanno vissuto questo evento traumatico significa renderle visibili, con l’obiettivo finale di garantire loro delle tutele”.

“Sostenere questa iniziativa – ha sottolineato il vicepresidente Domenico Ravetti – significa fare il nostro dovere, che non è solo quello di essere legislatori, ma anche di affrontare temi che servono a metterci in relazione con il mondo che ci circonda”.

“Atèfano non è soltanto un neologismo – sostiene Angelo Vaccarezza, consigliere segretario ed estensore della mozione approvata dal Consiglio regionale della Liguria -. È un vocabolo che racchiude una storia, quella di Rachele Franchelli, morta nel 2024 a soli 16 anni a causa di un tumore cerebrale, e della sua famiglia. Al voto dell’Assemblea regionale ligure, ha fatto seguito quello della Provincia di Savona, di numerosi Comuni del Savonese e del comune di Genova”.

Per Silvia Ravera e Gastone Franchelli, la mamma e il fratello di Rachele “questo progetto nasce dalla consapevolezza che nominare il dolore significa riconoscerlo e dargli dignità, aiutando anche la comunità a comprendere, accogliere e supportare chi come noi vive questa tragedia. Nella ricerca linguistica che abbiamo portato avanti sono stati di grande supporto i contributi di docenti universitari e dell’Accademia della Crusca, che potrà valutare l’inserimento ufficiale del termine nel vocabolario della lingua italiana se si diffonderà nell’uso comune. Mai prima d’ora avevamo avuto il sostegno delle istituzioni e di questo siamo estremamente grati. Adesso però chiediamo di non abbandonarci in questo cammino che sappiamo essere ancora lungo”.

Per Franco Zanet, autore del libro “Noi che non abbiamo nome” e padre di Alessandro, scomparso nel 2016 “è un’iniziativa importante, che riconosce un’identità al nostro vuoto”.

PoliTo primo per comunicazione e occupabilità

Il Politecnico di Torino si conferma tra gli Atenei di riferimento del panorama universitario italiano nel nuovo Rapporto Censis delle Università italiane, distinguendosi in particolare per la qualità della propria comunicazione istituzionale e l’occupabilità.
L’Ateneo raggiunge infatti il punteggio massimo di 110 nell’indicatore Comunicazione, migliorando sensibilmente il risultato della precedente edizione, quando aveva ottenuto 97 punti. Un risultato che colloca il Politecnico di Torino al vertice della classifica nazionale, a pari merito con l’Università di Padova.
L’Ateneo si conferma inoltre al vertice della classifica nazionale, ottenendo il punteggio massimo e mantenendo il valore di 110nell’Occupabilità. Un risultato condiviso con il Politecnico di Milano e il Politecnico di Bari, gli unici Atenei italiani – non solo tra i Politecnici, ma a livello nazionale – a conseguire il massimo punteggio in questo ambito.
Positivi anche i risultati nell’ambito dell’Internazionalizzazionedove il Politecnico di Torino registra un miglioramento di tre punti, raggiungendo quota 104 e collocandosi al secondo posto a livello nazionale (dopo Trento).
“Essere riconosciuti dal Rapporto Censis come primi in Italia per la Comunicazione rappresenta un risultato di grande valore per il nostro Ateneo – dichiara il rettore del Politecnico di Torino, Stefano Paolo Corgnati – Una comunicazione efficace non è soltanto uno strumento per raccontare ciò che facciamo, ma è parte integrante della nostra missione: rendere accessibili la conoscenza, la ricerca e le opportunità offerte dal Politecnico a studentesse, studenti, imprese e cittadini. Questo riconoscimento, insieme al primo posto per l’Occupabilità e agli ottimi risultati ottenuti nell’Internazionalizzazione, testimonia il lavoro quotidiano di tutta la comunità politecnica per costruire un Ateneo sempre più aperto, internazionale e capace di formare professioniste e professionisti pronti ad affrontare le sfide del futuro”.
 

Piemonte ferito dal fuoco: fino a 900 ettari bruciati, parte la ricostruzione

Dopo l’emergenza incendi che nei giorni scorsi ha interessato diverse aree del Piemonte, la Regione guarda già alla fase della ricostruzione ambientale. L’obiettivo è programmare gli interventi necessari per favorire il recupero delle superfici forestali colpite dal fuoco, non appena le condizioni del terreno consentiranno di operare.

«Ci si occuperà immediatamente dei ripristini forestali non appena le condizioni al suolo lo permetteranno – annuncia l’assessore regionale alla Montagna Marco Gallo – Siamo già al lavoro per delineare gli interventi e attivare piani straordinari di ripristino ambientale, sul modello di quanto già sperimentato con successo dopo i grandi incendi del 2017. Sottolineiamo però l’importanza cruciale del monitoraggio post-evento: prima di procedere a qualsiasi rinnovazione artificiale con piantine da vivaio, sarà fondamentale valutare la capacità di rinnovazione naturale del bosco, in modo da capire dove sia realmente necessario e prioritario l’intervento dell’uomo».

Una prima stima indica che gli incendi abbiano interessato tra gli 800 e i 900 ettari distribuiti nelle province di Torino, Vercelli, Novara e Verbano-Cusio-Ossola. A creare le condizioni favorevoli allo sviluppo dei roghi hanno contribuito settimane caratterizzate da temperature elevate, precipitazioni scarse e, nei giorni più critici, forti venti di foehn. I bollettini del Centro funzionale di Arpa Piemonte avevano infatti segnalato un progressivo aumento del livello di pericolosità, culminato l’8 luglio con un rischio elevato su gran parte del territorio regionale.

Secondo le prime ricostruzioni dei Vigili del Fuoco, diversi incendi sarebbero stati provocati dai fulmini caduti durante i temporali che hanno interessato la regione. Inneschi naturali che, complici il vento e la vegetazione particolarmente secca, hanno favorito una rapida propagazione delle fiamme.

Tra le aree più colpite figura la Valsesia, dove sono andati in fumo circa 450 ettari. A Premosello Chiovenda, nel Verbano-Cusio-Ossola, l’incendio ha interessato 226 ettari di bosco, compromettendo ampie superfici di querceti, faggete e altre formazioni forestali. Danni rilevanti anche in Valle Soana, nel Torinese, dove il fuoco, partito dalle praterie d’alta quota, ha raggiunto successivamente boschi di larici e abeti.

Le conseguenze non riguardano soltanto la perdita della copertura arborea. Secondo le stime regionali sarebbero circa 700 mila gli alberi distrutti, mentre gli effetti sulla biodiversità coinvolgono habitat naturali, insetti impollinatori, rettili, uccelli e piccoli animali. Anche la fauna selvatica di maggiori dimensioni, come caprioli e camosci, è stata costretta ad abbandonare le aree percorse dal fuoco, spostandosi verso zone più vicine ai centri abitati.

I tempi di recupero degli ecosistemi saranno necessariamente lunghi. Nei primi anni potranno ricomparire le specie erbacee e arbustive pioniere, fondamentali per limitare l’erosione del terreno. Per la formazione di un nuovo bosco saranno necessari almeno quindici o vent’anni, mentre il ritorno a ecosistemi forestali maturi, come faggete e querceti, richiederà in molti casi diversi decenni.

«Ogni ettaro di bosco perso è una ferita al cuore del pianeta, ed è per questo che il lavoro dei soccorritori assume un valore immenso – commenta l’assessore all’Ambiente della Regione Piemonte Matteo Marnati – I Vigili del Fuoco, i piloti dei mezzi aerei e i volontari AIB hanno lottato contro un inferno di fiamme per proteggere la nostra casa comune. Custodire le nostre foreste significa garantire la sopravvivenza delle generazioni future. Il loro non è stato un semplice intervento di emergenza, ma una vera e propria missione di importanza vitale per l’umanità, per la quale saremo sempre debitori».

L’assessore sottolinea inoltre come le simulazioni elaborate da Arpa Piemonte e dalla Regione evidenzino l’efficacia dell’intervento delle squadre impegnate sul campo. «I modelli di simulazione di Arpa Piemonte e Regione Piemonte sull’andamento dei roghi montani – prosegue Marnati – evidenziano lo straordinario valore dell’intervento dei soccorritori: senza il tempestivo contenimento a terra e il massiccio dispiegamento della flotta aerea, le fiamme avrebbero consumato l’intera massa forestale continua delle valli. L’azione coordinata delle forze in campo ha evitato la distruzione di ulteriori 3.500 ettari potenziali di territorio, mettendo in sicurezza e salvando oltre 3 milioni di alberi e intere frazioni abitate a fondo valle».

Senso unico alternato sul ponte di Sciolze

Al km 0+800 della Sp 98 di Marentino

Si protrarrà fino a venerdì 24 luglio il senso unico alternato regolato h 24 da impianto semaforico sulla strada Provinciale 98 di Marentino, nel tratto compreso tra il km 0+750 e il km 0+900, nel territorio del Comune di Sciolze. Il senso unico alternato è accompagnato dal limite di velocità a 30 km/h e dal divieto di sorpasso e di sosta per tutti i veicoli. Il provvedimento è stato assunto dalla Direzione Viabilità 2 della Città metropolitana di Torino per consentire la sostituzione dei giunti tampone del nuovo ponte al km 0+800 della Sp 98, che si sono deformati in modo anomalo e che possono creare situazioni di pericolo al transito di veicoli, velocipedi e motocicli. Proprio per garantire la sicurezza della circolazione stradale, in attesa dell’intervento risolutivo della ditta appaltatrice, i tecnici della Città metropolitana hanno fatto posare quattro piastre di acciaio, aventi 3 metri di larghezza e 1,5 metri di altezza, al di sopra dei giunti difettosi.

Motociclista 24enne morta contro lo spartitraffico

In un incidente stradale avvenuto questa mattina  alle 5,30 a Venaria Reale è morta una giovane di 24 anni  che viaggiava a bordo di una moto. I soccorritori del 118 hanno effettuato le manovre rianimatorie   fino al trasporto in ospedale a Torino, ma qui la ragazza è morta.  I carabinieri hanno riscontrato che la ragazza avrebbe perso il controllo della  moto finendo contro lo spartitraffico.