CRONACA

Lo Russo: “Torino ferita, la Città si costituirà parte civile”

Dopo gli scontri avvenuti a Torino sabato scorso, il sindaco Stefano Lo Russo è intervenuto per comunicazioni in aula nella seduta di ieri del Consiglio Comunale.

Il primo cittadino ha ricostruito i fatti della manifestazione, ampiamente preannunciata, che ha raccolto adesioni da varie parti d’Italia e dall’estero.

Ha quindi illustrato il Piano operativo integrato adottato per garantire incolumità pubblica, tutela delleinfrastrutture e continuità dei servizi essenziali, recependo le indicazioni della Questura.

Sabato i tre cortei sono iniziati in maniera pacifica e senza danneggiamenti alle ore 14.30 – ha spiegato – per poi riunirsi in corso Cairoli, raggiungendo un totale di circa 20mila persone, e proseguire verso corso Regio Parco. Parte del corteo – ha precisato – ha però deviato verso l’immobile dell’ex Centro sociale Askatasuna, in corso Regina Margherita.

Secondo quanto riferito dalla Questura, si è trattato di circa 1.500 violenti che, attraverso l’utilizzo di scudi protettivi in lamiera, pietre, pezzi di selciato, bottiglie, razzi, bombe carta e artifici pirotecnici lanciati sfruttando tubi di lancio artigianali, hanno scagliato numerosi attacchi alle Forze dell’Ordine, per circa due ore, che hanno causato il ferimento di più di 100 agenti.

Ci sono stati due arresti in flagranza e un altro in flagranza differita, considerato tra i componenti del gruppo responsabile della violenta aggressione a un operatore della Polizia di Stato. Altre 24 persone sono state denunciate. I costi preventivi e di ripristinodei danneggiamenti sono pari a circa 164mila euro – ha affermato il primo cittadino.

Torino – ha dichiarato Lo Russo – è stata ferita. È stata ferita materialmente, nei suoi quartieri, nei suoi spazi pubblici, ma soprattutto è stata ferita nella sua identità civile, da violenze che non hanno nulla di politico, nulla di ideale e nulla di nobile.

La democrazia rifiuta la violenza – ha sottolineato, citando Norberto Bobbio e ribadendo che la violenza non è mai una forma di conflitto legittimo e che “non c’è niente di rivoluzionare nel colpire in dieci un agente di Polizia”.

Ha quindi annunciato che la Città di Torino si costituirà parte civile in tutti i procedimenti giudiziali nei confronti dei responsabili delle violenze, a tutela degli agenti feriti, dei cittadini colpiti e dell’interesse collettivo.

E ha proposto il conferimento di una civica benemerenza all’agente Alessandro Calista colpito vigliaccamente durante gli scontri e al suo collega Lorenzo Virgulti che lo ha soccorso e tratto in salvo, come segno concreto di gratitudine della città e come riconoscimento simbolico a tutte le donne e tutti gli uomini delle Forze dell’Ordine “che hanno operato in condizioni difficilissime”.

Ha poi ricordato che questa volta tutte le forze politiche, a ogni livello, hanno preso unanimemente le distanze dalle violenze, senza ambiguità, e che a Torino hanno sfilato decine di migliaia di persone in modo pacifico: un corteo partecipato, composto e plurale, il cui significato è stato oscurato dall’azione di frange violente organizzate. Non si può fare ricadere su manifestanti pacifici “tutto l’onere di non aver isolato tempestivamente chi è arrivato con l’unico obiettivo di praticare violenza” – ha affermato.

Mi aspetto – ha detto il sindaco – che lo Stato sappia intervenire e prevenire quando le informazioni ci sono e il rischio è conosciuto. Gli scontri non nasconosabato sera e lo sgombero di Askatasuna non ha evitato le violenze – ha affermato Lo Russo, invitando a non fare semplificazioni e strumentalizzazioni.

Oggi – ha rimarcato – ci troviamo di fronte a una “spinta anti-sistema” che nasce da frammentazione, disagio, rifiuto e rabbia, “in forme nuove, disordinate,talvolta contraddittorie”.

Ha quindi ribadito che l’immobile di corso Regina Margherita 47 “tornerà nella piena disponibilità della Città” e che non verrà lasciato vuoto né abbandonato.

La politica è responsabilità verso il futuro e verso le Istituzioni – ha dichiarato, parafrasando Aldo Moro –e che “usare episodi di questa gravità per regolare conti politici è irresponsabile, perché piega i fatti a logiche di parte e alimenta ulteriormente la tensione”.

La città è stata violentata dai violenti – ha concluso Lo Russo – ma è anche una città che ha mostrato, ancora una volta, la forza silenziosa della sua parte migliore.

Nel dibattito in Sala Rossa, FedericaScanderebech (Forza Italia) ha affermato che quanto accaduto – scontri, guerriglia urbana e feriti fra le Forze dell’ordine – è il risultato di un problema di legalità e ordine pubblico che non può più essere ignorato. Il segnale evidente di una deriva che colpisce Torino e l’intera nazione. Una violenza inaccettabile e incompatibile con la convivenza democratica. Nessuna ambiguità – ha chiesto la consigliera, riferendosi agli esponenti di Avs presenti in piazza. Chi ha manifestato, ha difeso l’illegalità ha detto. Ha quindi chiesto al sindaco un segnale forte di distanza da Avs, per non diventare complice di quanto sta accadendo.

Per Giuseppe Catizone (Lega) il sindaco scivola sulla banana di Avs, perché nella manifestazione di sabato erano presenti violenti che arrivano e dialogano con una parte ben precisa di questa Maggioranza. Per il consigliere, era evidente la presenza di un furgone riconducibile ad Askatasuna, da dove è poi partito il corteo di incappucciati che hanno premeditato le violenze verso le Gorze dell’ordine. Risarcire i danni sarà doveroso, ma il compito della politica è tracciare una linea netta tra il diritto di manifestare e quello di distruggere la città sfogando rabbia sociale repressa – ha dichiarato.

Andrea Russi (M5S) ha espresso solidarietà alle Forze dell’ordine e ai giornalisti, ma ha ricordato che nella manifestazione erano presenti anche persone che volevano portare la propria voce e le proprie ragioni. Da mesi si alza il tono dello scontro, il rischio era evidente – ha detto. Ha quindi concordato con il sindaco che non spettava ai manifestanti la gestione dei delinquenti, ritenendo però che servisse anche la presa di distanza degli organizzatori, che non c’è stata. Politica e antagonismo devono seguire strade diverse – ha sostenuto. Per il consigliere le conseguenze sono funzionali a una Festra che da tempo sta cercando di restringere gli spazi di manifestazione e irrigidire le norme. E la militarizzazione del quartiere non ha aiutato, alzando ulteriormente il livello dello scontro – ha precisato. Per Russi, Torino non ha paura, ma è stanca delle violenze di pochi per le quali pagano il prezzo tutti.

Secondo Enzo Liardo (FDI) si è assistito alla solita manifestazione degenerata, che ha messo a ferro e fuoco la città, causato ferimenti, messo in discussione la vita dei torinesi. La criticità di fondo – ha sottolineato – sta nella copertura politica di cui ha goduto Askatasuna, che ha sottratto per trent’anni un bene alla disponibilità pubblica per le proprie esigenze. Liardo ha auspicato che il Centro sociale in futuro prenda uno spazio in affitto come tutti i cittadini e le associazioni torinesi e ha chiesto al sindaco di sollevare l’assessore Rosatelli dall’incarico.

Pino Iannò (Torino Libero Pensiero) ha ricordato il problema strutturale di una Giunta incapace di assumere posizioni chiare, condizionata dalla presenza di Avs. Ha definito il sindaco ostaggio di una maggioranza fragile, incapace di prendere posizioni nette e la responsabilità politica che ne consegue. Ha concluso chiedendo al sindaco se davvero governa questa città.

Pierlucio Firrao (Torino Bellissima) ha definito l’accaduto una vendetta di Askatasuna, un corteo organizzato da una frangia violenta evidente già in anticipo nei suoi sviluppi. Firrao ha detto che la situazione si potrà superare se la Sinistra isolerà i violenti, come fece il Pci negli Anni di piombo; viceversa gli episodi si ripeteranno e sarà una continua escalation. Firrao ha definito uno sbaglio la partecipazione di Avs al corteo e ha invitato il sindaco a non essere ambiguo nella sua azione politica.

Fabrizio Ricca (Lega) ha sostenuto che la politica fatta male legittima le violenze. Rosatelli – ha affermato – può restare in Giunta, così – ha dichiarato – si potrà raccontare quale deriva stia prendendo il Consiglio Comunale e chi difenda le frange antagoniste in città.

Valentina Sganga (M5S) ha evidenziato quanto la violenza sia inaccettabile sempre, ma che per la Destra lo è quando conviene. Gravissima è l’aggressione al poliziotto, ma c’è una Destra che usa Torino come passerella, silente davanti al genocidio palestinese, nessuna difesa dei carabinieri fatti inginocchiare in Cisgiordania, o che guarda con favore all’Ice americana – ha detto. Askatasuna – ha sottolineato – non è un problema: è un pretesto per contrastare il dissenso. Non era in discussione un luogo, ma la possibilità di dissentire, per questo le persone erano in piazza – ha concluso.

Per Silvio Viale (+ Europa, Radicali Italiani) sabato non è scesa in piazza la parte migliore della città. Tutti sapevano – ha sostenuto – quello che sarebbe successo perché tutto era previsto e premeditato sotto la direzione di chi ha convocato Centri sociali da tutta Italia, portando a Torino tutto il “know-how” di guerriglia della Val di Susa.

Domenico Garcea (Forza Italia) ha sottolineato che Torino ha subìto un autentico assalto. Ha approvato la costituzione del Comune come parte civile, sostenendo che il suo Partito lo chiedeva da tempo. Ha poi affermato che la partecipazione al corteo da parte degli esponenti di Avs ha violato il principio di legalità, chiedendo le dimissioni dell’assessore Rosatelli e l’estromissione di Avs dalla maggioranza, sottolineando come il diritto di manifestare sia sacro, mentre non lo è quello di devastare.

Ferrante De Benedictis (Fratelli d’Italia) ha affermato che questo è il tempo delle scelte di campo, aggiungendo che da parte del Comune ci sono state leggerezza e mancanza di posizioni nette nei confronti di Askatasuna. Per l’esponente di FdI, la manifestazione era stata organizzata per destabilizzare la città e i partecipanti ne erano coscienti. La politica, ha aggiunto, ha la responsabilità di scegliere se stare dalla parte dello Stato o al fianco di chi distrugge: ha quindi definito quello di Askatasuna come terrorismo rosso, stigmatizzando chi lo ha appoggiato.

Claudio Cerrato (PD) ha ribadito che il suo Gruppo consiliare si è riconosciuto totalmente nelle parole del sindaco, invitando a non minimizzare, né strumentalizzare quanto accaduto sabato scorso. Ha poi espresso solidarietà alla cittadinanza, in particolare a chi vive o lavora a Vanchiglia e ai manifestanti pacifici (sottolineando come la democrazia sia il rispetto delle minoranze), agli operatori dell’informazione e alle Forze dell’ordine, in primo luogo ai loro feriti. Chi ha l’onore di rappresentare i propri concittadini, ha conclusi Cerrato, deve dimostrare responsabilità, non soffiare sul fuoco e lavorare per il bene delle persone che vivono a Vanchiglia e in città.

Ha espresso solidarietà alle Forze dell’ordine ancheSimone Fissolo (Moderati), dichiarandosi d’accordo con la proposta del sindaco per una benemerenza ai due poliziotti feriti e ribadendo come la violenza non appartenga a questa città. Ha quindi stigmatizzato la partecipazione a una manifestazione che aveva chiaramente l’obiettivo di riprendersi un luogo sgomberato da poco. Per il consigliere adesso serve sostenere le associazioni che lavorano nel quartiere e ripristinare la normalità nel quartiere Vanchiglia.

Emanuele Busconi (Sinistra Ecologista) ha condannato le violenze arrivate dopo quattro ore di manifestazione pacifica e dopo che una marea di persone aveva attraversato la città senza alcun problema. Una storia sbagliata e violenze compiute da chi non ha a cuore il futuro di Vanchiglia e rispetto per i torinesi. Ha poi ribadito l’essenza nonviolenta del suo Gruppo, la necessità di non cadere nelle provocazioni dello sciacallaggio di bassa lega e non semplificare la realtà. Sarebbe un venire meno alle responsabilità di rappresentanza, una mancanza di rispetto verso la città e chi ha manifestato pacificamente sabato – ha affermato.

Ha ringraziato il sindaco, Tiziana Ciampolini (Torino Domani), per le parole di responsabilità e laprofondità di analisi del suo intervento. L’aggressione alle Forze dell’ordine, a cui ha espresso piena solidarietà, ha cancellato la presenza della moltitudine di persone che ha manifestato pacificamente e, facendole sparire dai media, li ha rese irrilevanti – ha detto. Per la consigliera, i violenti fanno solo il gioco di chi vuole usare altra violenza per reprimere il dissenso e la partecipazione dal basso. Ha quindi auspicato la presa di distanza dai violenti da parte di chi si sta impegnando per riottenere uno spazio pubblico. Si apriranno mediazioni generative per Vanchiglia, che sta difendendo i suoi spazi sociali – ha concluso.

Elena Apollonio (Alleanza dei Democratici – DemoS) ha definito gli episodi di sabato un evento da condannare e ha ribadito il sostegno alle attività di pubblica sicurezza, per poi stigmatizzare i comportamenti violenti di gruppi estremisti incapaci di portare valori e significato politico alla manifestazione. Ha quindi richiamato la necessità di non nutrire di violenza ulteriore un periodo storico complesso come l’attuale e ha confermato l’appoggio alla Giunta Lo Russo.

Pietro Abbruzzese (Torino Bellissima) ha richiamato i giovani consiglieri di Avs, criticandoli per aver appoggiato un corteo che, già in partenza, si sapeva sarebbe sfociato in violenza. Ha poi richiamato la vicenda delle Br che venne superata quando la Sinistra comprese la loro natura terroristica e haauspicato un medesimo atteggiamento nei confronti dei violenti di oggi. Infine, ha ringraziato i poliziotti che guadagnano poco e sono costretti ad atti eroici.

Da Palazzo Civico Ufficio Stampa

Nuovo viale alberato tra via Monginevro e piazza Robilant

Più spazio al verde, pavimentazioni drenanti e una mobilità più sicura per una Torino sempre più sostenibile. Con il taglio del nastro avvenuto questa mattina, la Città ha ufficialmente riconsegnato ai cittadini il viale di corso Racconigi, riqualificato nel tratto tra via Monginevro e piazza Robilant. All’inaugurazione hanno preso parte il sindaco Stefano Lo Russo, l’assessora alla Mobilità Chiara Foglietta e la presidente della Circoscrizione 3, Francesca Troise.

L’intervento, dal valore complessivo di circa 611 mila euro, è stato realizzato grazie ai fondi PNRR nell’ambito del programma PINQuA (Programma Innovativo Nazionale per la Qualità dell’Abitare). La trasformazione ha permesso di superare le criticità legate al parcheggio selvaggio attraverso la creazione di una nuova banchina centrale che ospita un doppio camminamento pedonale e una pista ciclabile bidirezionale. Questo nuovo assetto garantisce spostamenti più continui e protetti lungo tutto l’asse viario, senza tuttavia penalizzare la circolazione veicolare: la carreggiata del corso ha infatti mantenuto lo spazio per due corsie per ogni senso di marcia.

Sotto il profilo ambientale, i lavori si sono concentrati sulla de-impermeabilizzazione di oltre 4.500 mq di superficie. L’utilizzo di materiali innovativi come il calcestruzzo drenante, i masselli filtranti e le marmette autobloccanti forate, unito all’abbattimento delle barriere architettoniche e alla creazione di tre attraversamenti rialzati sull’incrocio con Via Pollenzo, rende l’area più sicura e resiliente di fronte alle sfide climatiche.

“L’inaugurazione di oggi è un tassello fondamentale di un disegno urbano molto più ampio,” ha dichiarato il sindaco Lo Russo. “Il progetto di corso Racconigi ha portato al completamento della riqualificazione tra piazza Marmolada e via Monginevro. Un’opera che, unita alla nuova ‘zona 30’ tra i corsi Vittorio Emanuele, Trapani, Peschiera e Racconigi e ai cantieri di via Lancia e via Braccini, restituisce l’idea di una città più bella e vivibile, dove lo spazio pubblico torna a misura di persona”.

L’assessora Chiara Foglietta ha posto l’accento sull’equilibrio tra natura e servizi: “Siamo intervenuti con soluzioni strategiche per tutelare il nostro patrimonio verde. La riorganizzazione dei parcheggi a spina di pesce ha permesso di mantenere invariato il numero di stalli per i residenti, allontanandoli però dai fusti degli alberi per garantirne la salute e la stabilità. È una scelta di cura per il viale alberato che, insieme all’uso di pavimentazioni drenanti, migliora il comfort termico e la gestione delle acque, rendendo corso Racconigi un modello di infrastruttura urbana moderna e sicura.”

Conclusi i lavori, il nuovo viale si offre ora come uno spazio rigenerato e funzionale, restituendo una parte importante della città alla fruizione quotidiana di residenti e cittadini.

Svincolo Candiolo: auto si ribalta, conducente in ospedale

Sfonda il guardrail e una rete finendo la sua corsa ribaltandosi nella stradina al fianco: conducente in ospedale. Questo l’incidente successo questa mattina sul raccordo autostradale Torino‑Pinerolo, allo svincolo di Candiolo. La vettura, una Dacia Duster, viaggiava in direzione Pinerolo quando è uscita di strada urtando il guardrail.

Sul posto son arrivati i soccorsi del 118 Azienda Zero, che hanno prestato aiuto al conducente, unico uomo a bordo, e lo hanno trasportato all’ospedale San Luigi di Orbassano. Le sue condizioni non sono gravi, nonostante i danni pesanti al veicolo.

Sul luogo anche le pattuglie della polizia stradale Torino‑Settimo con gli ausiliari ITP. Sul raccordo, il traffico è rimasto regolare senza particolari disagi.

VI.G

Al via la pulizia del guado di Zucchea sulla Strada Provinciale 152

La Città metropolitana di Torino procederà, con i mezzi e il personale del Centro Mezzi Meccanici e della Direzione Viabilità 2, ad un intervento di pulizia del guado di Zucchea, lungo la Strada
Provinciale 152 del Comune di Cavour. I lavori vengono eseguiti in accordo con l’Agenzia Interregionale per il fiume Po (AIPo) per ripristinare la capacità di deflusso. Sono previsti la pulizia di una fascia di circa 10 metri a monte e a valle del guado, con l’abbassamento a quota degli scorrevoli dei fornici, la pulizia dei fornici centrali e il ritombamento delle sponde a monte (lato destro) e a valle (lato destro e sinistro) con il materiale rimosso, che dovrebbe ammontare a circa 1.800 metri cubi.

Mara Martellotta

La Fondazione Marazzato racconta i suoi valori in un video

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Celebrazione del passato e visione del futuro, salvaguardia della storia e dell’ambiente, cultura d’impresa e attenzione alle nuove generazioni, sono molti i dualismi che si possono trovare nei valori promossi dalla Fondazione Marazzato, da oggi riassunti e illustrati da un breve e suggestivo videocorporate. In appena due minuti e mezzo di parole e immagini, amalgamate dal tocco sapiente del regista Matteo Bellizzi, a cui si deve già il docufilm “Il sogno di Carlo”, presentato lo scorso aprile e dedicato alle origine della Collezione Marazzato, descrivono i valori fondanti di questo ente, nato nel 2023 intorno al patrimonio rappresentato dalla collezione di mezzi storici, unico in Europa, e da cui si sviluppano una serie di iniziative legate non soltanto alla cultura motoristica.

La Fondazione Marazzato è infatti attiva in ambiti che vanno dalla responsabilità sociale, con iniziative benefiche a sostegno della ricerca contro i tumori, promossa dalla Fondazione Umberto Veronesi, ai progetti di sensibilizzazione e di formazione dei più giovani su tematiche legate all’ambiente e alla sostenibilità. Dai mezzi prende spunto la valorizzazione della cultura d’impresa, grazie alla collaborazione e ai contatti di aziende, associazioni e musei anche del territorio vercellese, con cui esiste un legame profondo. Particolarmente forte è la tutela dell’ambiente, che la Fondazione eredità dall’azienda da cui trae origine: il Gruppo Marazzato, leader nei servizi ambientali, nelle bonifiche e nel trattamento dei rifiuti industriali , riconosciuta essa stessa come società benefit nel 2023. Essa realizza, attraverso la Fondazione, progetto finalizzati al benessere e alla collettività, applicando la stessa visione imprenditoriale che la guida agli obiettivi dell’Ente.

Il Gruppo Marazzato nasce nel 1952 e si occupa di servizi ambientali, con otto sedi nel Nord Ovest, e un raggio d’azione nazionale grazie alle reti cui aderisce. Con 300 dipendenti e un parco mezzi di oltre 250 unità, fornisce servizi di gestione, intermediazione e trasporto dei rifiuti industriali, bonifiche ambientali, rimozione di amianto, serbatoi e spurghi. Nel febbraio 2023 il Gruppo ha dato vita alla Findazione Marazzato, che si occupa delle iniziative legato al mondo CSR, della sostenibilità ambientale e della preservazione del patrimonio culturale, con particolare riferimento alla collezione privata di mezzi storici, composta da oltre 250 veicoli e custodita presso lo showroom di Stroppiana, nel vercellese.

www.fondazionemarazzato.com

Mara Martellotta

Bus contro auto a Piossasco: autista e 4 ragazzi in ospedale

Incidente all’incrocio tra un bus e un’auto: l’autista del bus e 4 ragazzi finiscono in ospedale. È accaduto nel primo pomeriggio di oggi all’incrocio tra via Susa e via Rivalta a Piossasco. Il bus era della ditta Cavourese e portava a casa gli studenti usciti dalle scuole della zona.

Sul posto sono intervenuti i sanitari del 118 dell’Azienda Zero, che hanno soccorso l’autista del mezzo pubblico e i 4 ragazzi a bordo, trasportandoli all’ospedale di Rivoli e al San Luigi di Orbassano. Le loro condizioni non sono gravi e potrebbero essere dimessi già in giornata.

Sul luogo del sinistro è giunta la polizia locale per i rilievi necessari a ricostruire la dinamica dell’incidente. Secondo le prime indagini, è probabile che uno dei due veicoli sia passato con il semaforo rosso.

VI.G

La conta dei danni dopo la devastazione

La guerriglia urbana avvenuta sabato in corso Regina Margherita e nelle vie vicine nel quartiere di Vanchiglia ha causato numerosi danni. Distrutti dagli antagonisti in corteo per Askatasuna diverse vetrine e bancomat, muri imbrattati segnali stradali divelti, arredi urbani vandalizzate e cassonetti bruciati. Ora si fa la conta dei danni sia dei privati sia al patrimonio pubblico.

Scontri a Torino, riunione del governo: in arrivo un nuovo decreto sicurezza

All’indomani dei disordini scoppiati a Torino durante la manifestazione di Askatasuna, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha annunciato la convocazione di una riunione dedicata alle “recenti minacce all’ordine pubblico” e all’esame delle nuove disposizioni contenute nel decreto sicurezza.

Leggi l’articolo su L’identità:

Scontri Torino, oggi riunione del governo: in arrivo un nuovo decreto sicurezza

Neve anche in pianura a Torino e in Piemonte

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Dopo un weekend all’insegna del sole, tra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio è in arrivo una nuova ondata di maltempo di origine atlantica, accompagnata da un calo delle temperature e possibili nevicate. Il peggioramento è atteso a partire dal pomeriggio di lunedì 2 febbraio, con le prime precipitazioni in intensificazione durante la notte tra il 2 e il 3 febbraio. In queste ore la neve potrebbe spingersi fino in pianura, interessando anche l’area urbana di Torino. Il ritorno dei fiocchi è previsto tra le 4 e le 7 del mattino. Gli accumuli nel Torinese dovrebbero restare contenuti, tra i 2 e i 4 centimetri, mentre sulle colline potrebbero raggiungere i 15 centimetri.

Mara Martellotta

Riflessioni su un disastro per la democrazia

IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni

Ogni epoca ha le sue violenze. Questo è l’insegnamento che ci deriva dalla storia. Ci sarebbe la tentazione  di considerare i fatti di Torino del 31 gennaio in una linea di continuità, ad esempio, con Lotta Continua che mise a ferro e fuoco parti della città con l’assalto all’ “Angelo Azzurro” (che costò la morte atroce di un giovane lavoratore studente) e alla sede del MSI. Lotta continua giunse alla demonizzazione e all’assassinio del commissario Calabresi e parte di essa confluì nel terrorismo armato e un’altra parte nel giornalismo radical – chic alla Gad Lerner. Certo la violenza è sempre la stessa, ma i fatti di Torino fanno pensare al G8 di Genova che fu una vera devastazione della città. L’episodio del poliziotto pestato fa pensare al carabiniere che Giuliani avrebbe voluto uccidere con un estintore. Anche a Genova venne reclutata manovalanza violenza all’estero come in parte a Torino. Ciascuno mescolerà inevitabilmente i suoi ricordi, ma il fatto indiscutibile è che per 30 anni Torino ha tollerato l’occupazione dell’edificio di Corso Regina, diventato un covo della violenza in città e in Val Susa contro la Tav. In Val Susa gli contro la polizia sono stati continui e molto sanguinosi, ma quasi tutti hanno minimizzato. La procuratrice Generale del Piemonte che si sta rivelando una magistrata davvero fuori ordinanza, ha denunciato la realtà che si raccoglie dietro Askatasuna e ha denunciato la connivenza di certa borghesia torinese con un coraggio e una lucidità eccezionali. Gli intellettuali torinesi tacciono o vanno ad applaudire al palazzetto dello Sport Barbero e D’Orsi che si ritengono perseguitati e ragionano ormai con degli slogan preconfezionati. Gli intellettuali torinesi non ci sono più. Al massimo ci sono dei professori in cerca di una  notorietà che non arriva. Al massimo ci sono collaboratori di giornali che scrivono le solite vulgate o parlano d’altro. Solo Carmine Festa ha scritto un editoriale sul Corriere degno di attenzione e rispetto. Tutti i militanti dell’antifascismo a costo zero perché il fascismo non c’è più da 81 anni, si trincerano dietro la parola magica Resistenza che non a caso è quella evocata anche dai cortei violenti del 31 gennaio che hanno bloccato la vita di un’intera città. Mentre vorrei chiedere all’Anpi di esprimersi su questo uso improprio della parola resistenza, mi domando come sia possibile in democrazia che 20-30 mila manifestanti possano bloccare una città intera persino nei soccorsi di emergenza. Questa non è più democrazia, ma prepotenza, mentre l’idea di trattare con i manifestanti per evitare incidenti si è rivelata un’utopia. Non è possibile che le Forze di Polizia siano lasciate in balia della violenza senza che l’imperio della legge abbia il sopravvento e tutti gli incappucciati siano identificati e arrestati in fragranza di reato. I fatti di Torino ci insegnano che la violenza bruta va stroncata, anzi andava da tempo stroncata. Il clima che si respira è quello della guerra civile e del terrorismo brigatista a cui si sicuramente guardano questi estremisti. Eletti nelle istituzioni che sfilano dietro alle insegne di Askatasuna vanno denunciati come fiancheggiatori della violenza ed emarginati dalla politica. Dicono che non sia possibile distinguere preventivamente gli estremisti violenti dai manifestanti “non violenti”. Ho qualche dubbio in proposito. Tuttavia, se è  davvero impossibile identificare e prevenire, allora devono essere i non violenti senza virgolette a disertare certi cortei, isolando a priori l’ala degli scatenati.   Senza drastici provvedimenti presi in modo tempestivo Torino non  potrà liberarsi da chi vuole impadronirsi della città come neppure gli squadristi fecero con la Marcia su Roma perché il Re fellone chiamò al potere Mussolini.  Il fascismo qui non c’entra e i contesti storici sono diversissimi, ma il biennio rosso dopo la Grande Guerra inaugurò una stagione fi ubriacatura ideologica e di violenza che portò a dover scegliere – come disse Croce – tra ordine e libertà. Quel cartello dietro al corteo di sabato che evoca la Resistenza fa pensare all’abbaglio incredibile dello storico partigiano Guido Quazza che vide nei contestatori violenti del ‘68 gli eredi dei partigiani.