CRONACA

Change in Cardiology 2026, come ridurre il colesterolo

 


Infarto: 150.000 casi l’anno in Italia e il rischio resta alto dopo le dimissioni.
Dal Piemonte il modello Clear Pathway per ridurre il colesterolo e allungare la vita dei pazienti colpiti da infarto

 

A Torino, dal 9 all’11 aprile, i massimi esperti internazionali a confronto su colesterolo, cardiomiopatie e nuove strategie integrate: dall’aderenza terapeutica alla prevenzione di Alzheimer e diabete

 

 

Torino, 8 aprile 2026 – In Italia, le malattie cardiovascolari rappresentano ancora oggi la prima causa di morte, con circa 230.000 decessi l’anno, pari al 30,8% del totale, come riportato dall’Istituto Superiore di Sanità nel Report epidemiologico ISTISAN 2025.

 

Oltre all’impatto sulla salute pubblica, il peso economico è significativo: le spese sanitarie dirette superano i 41 miliardi di euro all’anno, pari a circa il 15% della spesa sanitaria complessiva del Paese, secondo i dati della Società Italiana per la Prevenzione Cardiovascolare (SIPREC, 2025).

 

Ogni anno sul territorio nazionale si registrano tra i 130.000 e i 150.000 casi di infarto miocardico acuto. Di questi, oltre 25.000 pazienti muoiono prima di arrivare al ricovero. In Italia, circa 85.000 pazienti l’anno – di cui 7.000 solo in Piemonte – vengono trattati tempestivamente con angioplastica coronarica, con una significativa riduzione della mortalità intraospedaliera. Tra i pazienti ospedalizzati la mortalità è relativamente bassa (3-5%), ma nei mesi successivi peggiora: circa il 10% dei pazienti dimessi dopo un infarto muore entro un anno.

 

Nonostante l’Italia sia tra i primi cinque Paesi europei per la gestione dell’infarto nella fase acuta, i dati più recenti evidenziano un vero e proprio “paradosso italiano”: eccellenza nelle reti di emergenza e nelle angioplastiche primarie, ma minore efficacia nella prevenzione secondaria rispetto ai Paesi del Nord Europa.

 

A pesare è soprattutto il mancato raggiungimento di valori bassi di colesterolo LDL come da linee guida e l’interruzione precoce delle terapie, un fattore che contribuisce in modo determinante all’aumento della mortalità a un anno.

 

In Italia, circa 47.000 decessi ogni anno sono attribuibili al mancato controllo del colesterolo. Conoscere e monitorare i propri livelli di colesterolo nel sangue, in particolare il colesterolo LDL, è quindi fondamentale per prevenire gravi problemi di salute, soprattutto per le persone con diabete o con una storia di malattia cardiovascolare precedente.

 

Per rispondere a questa esigenza è nato il primo modello italiano Clear Pathway, sviluppato in Piemonte e Valle d’Aosta, che punta a colmare il divario tra linee guida e pratica clinica e a migliorare concretamente la prevenzione degli eventi cardiovascolari maggiori, offrendo un percorso strutturato e replicabile anche in altre regioni del Paese.

 

Il progetto, recentemente pubblicato sul Giornale Italiano di Cardiologia, è stato coordinato da Giuseppe MusumeciGiuseppe Patti e Ferdinando Varbella, responsabili scientifici di Change in Cardiology, il congresso nazionale sulle malattie cardiovascolari in programma a Torino dal 9 all’11 aprile, insieme a Federico Nardi, incoming president dell’Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri (ANMCO).

 

Il modello Clear Pathway, già avviato nelle due regioni, punta ora a un’estensione nazionale, coinvolgendo progressivamente altre regioni, tra cui la Liguria sotto la direzione di Italo Porto, altro responsabile scientifico del congresso. L’obiettivo è costruire percorsi assistenziali più efficaci e sostenibili, capaci di incidere concretamente sulla riduzione degli eventi cardiovascolari e sulla tenuta del sistema sanitario.

 

L’iniziativa ha coinvolto 34 cardiologi ospedalieri di 26 strutture tra Piemonte e Valle d’Aosta, portando alla definizione di 20 statement condivisi su tre aree chiave: strategie di combinazione orale e formulazioni a dose fissa, uso della distanza dal target di colesterolo LDL come guida alle decisioni terapeutiche e personalizzazione del trattamento in base a specifici profili clinici.

 

Il razionale è chiaro: fino al 50% degli infarti colpisce persone senza precedenti eventi cardiovascolari e il controllo del colesterolo LDL resta uno dei pilastri fondamentali della prevenzione. In questo scenario, le nuove opzioni terapeutiche assumono un ruolo strategico. In particolare, un nuovo farmaco orale, l’acido bempedoico, risulta sempre più efficace nella gestione dei pazienti ad alto e molto alto rischio cardiovascolare. Somministrato in combinazione orale con statine ed ezetimibe, favorisce il raggiungimento dei target di colesterolo LDL, riduce gli eventi cardiovascolari ed è ben tollerato.

 

Tale esperienza, fondamentale nel sottolineare i benefici della creazione di reti inter-ospedaliere per la gestione condivisa di pazienti a rischio molto elevato, trova conferma nelle indicazioni delle ultime linee guida europee 2025 sulle dislipidemie. Le raccomandazioni indicano, per questa tipologia di pazienti, una riduzione ≥50% dei valori di C-LDL e un target <55 mg/dL, con l’avvio di una terapia di combinazione anche in chi non era precedentemente trattato. Questo approccio può essere attuato tramite una triplice terapia con statine, ezetimibe e acido bempedoico, oppure un farmaco iniettivo, come gli inibitori PCSK9 (evolocumab, alirocumab o inclisiran), modulata in base alla distanza dal target di C-LDL.

 

Accanto ai fattori di rischio tradizionali, è recentemente emerso il ruolo della lipoproteina(a), determinata geneticamente e associata a un aumento significativo del rischio di infarto, ictus e stenosi aortica. Il suo dosaggio, raccomandato almeno una volta nella vita, consente di identificare precocemente i soggetti a rischio, mentre nuove terapie mirate sono in fase di sviluppo.

 

Un ulteriore elemento che rafforza la centralità della prevenzione cardiovascolare è il legame con altre patologie croniche: i pazienti con diabete hanno un rischio più che doppio di eventi cardiovascolari, mentre chi soffre di cardiopatie presenta una probabilità da due a tre volte maggiore di sviluppare alterazioni cerebrali associate all’Alzheimer. Si stima inoltre che fino al 45% dei casi di demenza sia legato a fattori di rischio cardiovascolare modificabili.

 

“Il vero problema oggi non è più solo l’infarto in sé, ma ciò che accade dopo”, spiegano i responsabili scientifici del congresso. “Abbiamo costruito un sistema tra i più efficaci al mondo per gestire l’emergenza, ma perdiamo terreno nella fase successiva. L’aderenza terapeutica è uno dei punti critici su cui intervenire, ed è qui che modelli come il Clear Pathway possono fare la differenza, trasformando le linee guida in pratica clinica reale”.

“Intervenire sui fattori di rischio cardiovascolare significa oggi prevenire un’ampia quota di malattie croniche, dal diabete al declino cognitivo. La cardiologia è sempre più al centro di una visione integrata della salute”, aggiungono.

 

Il confronto internazionale sarà uno degli elementi centrali del congresso. Roxana Mehran, per la prima volta in qualità di Presidente dell’American College of Cardiology, porterà una lettura globale dell’evoluzione della cardiologia, con un focus su equità di accesso alle cure e medicina di genere. Marc Sabatine, tra i massimi esperti mondiali di colesterolo e prevenzione cardiovascolare, approfondirà il ruolo degli inibitori PCSK9 anche nei pazienti non colpiti da infarto, presentando i risultati del suo studio Vesalius-CV, e parlerà delle nuove terapie ipolipemizzanti (inibitori PCSK9 per via orale e farmaci capaci di ridurre la lipoproteina a) e delle strategie di riduzione del rischio su larga scala.

 

I quattro centri che organizzano il Congresso (AO Mauriziano di Torino, Ospedale di Rivoli ASL TO3, AOU Maggiore della Carità di Novara e il Policlinico San Martino di Genova) hanno evidenziato, tra le altre principali novità, la crescente attenzione per l’introduzione in Italia di nuove terapie per le cardiomiopatie.

 

“Con Change in Cardiology portiamo al centro innovazioni concrete per la pratica clinica, spiegano i responsabili scientifici del congresso. “Anche in riferimento alle nuove terapie, dalle cardiomiopatie all’amiloidosi cardiaca, che stanno cambiando la gestione di patologie complesse. La vera sfida è tradurle in percorsi assistenziali strutturati e accessibili, in grado di migliorare l’aderenza terapeutica e avere un impatto reale sul sistema sanitario”.

 

Tra le novità più rilevanti del congresso, il 2026 rappresenta il primo anno di utilizzo clinico in Italia di una nuova terapia mirata per la cardiomiopatia ipertrofica ostruttiva, che sarà approfondita nelle sessioni congressuali dedicate alle cardiomiopatie. La recente introduzione nella pratica clinica della classe farmacologica degli inibitori della miosina segna una vera e propria rivoluzione nella gestione di questa patologia. Il Mavacamten è il primo farmaco in grado di agire direttamente sul meccanismo fisiopatologico della malattia, migliorando sintomi, capacità di esercizio e qualità di vita, e riducendo contemporaneamente la necessità di ricorrere a terapie più invasive.

 

Il Mavacamten è già stato utilizzato con successo nei primi pazienti nei quattro centri che organizzano il congresso: AO Mauriziano di Torino (centro regionale per il trattamento delle cardiomiopatie ipertrofiche), Ospedale di Rivoli ASL TO3, AOU Maggiore della Carità di Novara (anch’esso centro regionale per il trattamento delle cardiomiopatie ipertrofiche) e Policlinico San Martino di Genova (centro regionale per il trattamento delle cardiomiopatie ipertrofiche in Liguria). Questi centri faranno rete per garantire l’accesso a questa innovativa ed efficace terapia a tutti i pazienti eleggibili.

 

Change in Cardiology 2026 si conferma così un punto di riferimento per il confronto scientifico internazionale e per la definizione di strategie ad alto impatto nella prevenzione cardiovascolare.

 

Organizzatori scientifici di Change in Cardiology 2026

Giuseppe Musumeci, Direttore S.C. Cardiologia, Ospedale Mauriziano di Torino; Giuseppe Patti, Direttore della Cattedra di Cardiologia, Università Piemonte Orientale; Direttore Dipartimento Toraco-Cardio-Vascolare, AOU Maggiore della Carità di Novara; Ferdinando Varbella, Direttore Dipartimento Cardio-Neurologico ASL TO3 e Direttore S.C. Cardiologia Rivoli (TO); Italo Porto, Direttore di Scuola di specializzazione – Dipartimento di medicina interna e specialità mediche, Università degli Studi di Genova; Direttore U.O. Clinica Malattie Cardiovascolari IRCCS Ospedale Policlinico San Martino di Genova.

“La Primo School”: percorsi gratuiti di “formazione ambientale”

A Monterosso Grana e a Pradleves (Valle Grana), un percorso formativo rivolto ai giovani di età compresa tra i 18 ed i 30 anni

Iscrizioni fino a martedì 28 aprile

Monterosso Grana /Pradleves (Cuneo)

Non c’è dubbio. Il tema è di strettissima attualità, soprattutto se indirizzato ad una larga platea di giovani cui affidare in buone mani (se le mani e i programmi sono “buoni”) il futuro destino del Pianeta e dell’Umanità. E proprio a loro, in età compresa tra i 18 e i 30 anni, si rivolge “La Primo School”, il “percorso formativo” di sette giornate in programma da lunedì 1 a domenica 7 giugno a Monterosso Grana a Pradleves (nella cuneese Valle Grana), organizzato “per favorire un processo di sensibilizzazione, scambio di competenze e connessione tra giovani attivi nelle tematiche ambientali, con particolare riguardo al contesto montano”. Dalla “biodiversità” all’“astronomia”, l’iniziativa offre quattro percorsi gratuiti comprensivi di lezioni, vitto e alloggio per altrettanti “under 30”, oltre a quattro posti aggiuntivi con partecipazione alle attività sempre a titolo gratuito, ad esclusione delle spese di vitto e alloggio che saranno interamente a carico del fruitore.

Curato dall’Associazione la “Cevitou|Ecomuseo Terra del Castelmagno”, all’interno di “Valle Grana Cultural Village”, il progetto è promosso dai Comuni di “Monterosso Grana” e “Pradleves”, finanziato tramite fondi “NextGenerationEU” e gestito dal “Ministero della Cultura” nell’ambito del “PNRR”. La domanda di partecipazione, da inoltrare entro martedì 28 aprile, corredata di “modulo di iscrizione”, breve “lettera motivazionale” e “curriculum vitae formato europeo”, dovrà essere inviata all’indirizzo e-mail expa.terradelcastelmagno@gmail.com. Il regolamento di iscrizione è consultabile e scaricabile dal sito www.vallegranaculturalvillage.it. Il regolamento di iscrizione è consultabile e scaricabile dal sito www.vallegranaculturalvillage.it.

“La creazione e la sperimentazione de ‘La Primo School’ – sottolineano Stefano Isaia e Ivano Giordano, rispettivamente sindaco di Monterosso Grana e Pradleves – vuole permettere ai giovani del territorio, italiani o di altre nazionalità, di conoscere le peculiarità del territorio dei Comuni promotori, attraverso uno scambio di competenze tra i residenti, gli operatori culturali e produttivi ed i formatori scientifici, per capire l’importanza della sostenibilità ambientale e dell’ecologia del territorio in relazione agli aspetti economico – turistici di una zona montana sita in aree marginali”. Le iniziative previste avranno luogo negli stessi Comuni di Monterosso Grana e Pradleves e varieranno tra “lezioni frontali” tenute da esperti del settore, “laboratori pratici” con personale qualificato e “momenti informali” di scambio di competenze, riflessioni ed approfondimenti sul territorio. Nello specifico, il programma comprende “lezioni tematiche” dedicate alla biodiversità, alla botanica ed all’astronomia, con presentazione di alcuni elementi fondamentali e con particolare attenzione al territorio della Valle Grana.

Tra i “formatori”, ricordiamo in particolare Chiara Ferracini, docente presso il “Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari” dell’Ateneo torinese, Alberto Cora, collaboratore dell’“Osservatorio Astrofisico (INAF – OATo)” di Torino e Renato Lombardo, medico ed esperto di “Botanica”. Non mancherà anche uno scambio con gli “apicoltori” della Valle Grana che condurranno i partecipanti alla scoperta di tutto ciò che si cela dietro il loro lavoro.

Per info: tel. 329/4286890

g.m.

Nelle foto: “La Primo School”, immagine di repertorio e una Cometa fotografata dagli Astrofili dell’“Associazione Astrofili Bisalta Aps” di Chiusa di Pesio (Cuneo)

Torino investe sulle scuole: energia green e nuovi progetti sociali

La Città di Torino prosegue su un doppio binario strategico che guarda al futuro degli edifici scolastici: da un lato l’efficientamento energetico, dall’altro la rigenerazione sociale degli spazi non più utilizzati. Due interventi distinti ma complementari, approvati dalla Giunta comunale, che raccontano una visione più ampia di sostenibilità urbana, ambientale e sociale.

Sul fronte energetico, con il Piano EfficienTO, l’amministrazione ha dato il via a un nuovo pacchetto di lavori da circa 2,5 milioni di euro che interesserà cinque complessi scolastici cittadini. Gli interventi – affidati a Iren Smart Solutions – prevedono la sostituzione dei sistemi di illuminazione con tecnologia LED, l’installazione di valvole termostatiche intelligenti, pompe ad alta efficienza e sistemi di monitoraggio digitale dei consumi. In alcuni edifici si interverrà anche sulle strutture, migliorando isolamento e prestazioni termiche. L’obiettivo è ridurre consumi ed emissioni, rendendo le scuole ambienti più moderni, sostenibili e confortevoli. Il piano complessivo punta a riqualificare circa 850 immobili pubblici entro il 2030, con un investimento di oltre 100 milioni di euro.

Parallelamente, la città affronta un’altra sfida strutturale: il calo demografico e la conseguente dismissione di alcuni edifici scolastici. Quattro ex scuole per l’infanzia, rimaste vuote negli ultimi anni, saranno ora restituite alla collettività grazie alla loro assegnazione a enti del Terzo Settore. Gli spazi di via Guidobono, via Brissogne, via Venaria e via Invernizio ospiteranno nuovi progetti educativi, sociali e inclusivi, trasformandosi in centri di comunità.

Le nuove destinazioni prevedono, tra le altre cose, un polo dedicato all’inclusione e al sostegno delle fragilità, centri educativi e culturali, attività per minori e famiglie, iniziative per la terza età e spazi di cittadinanza attiva per i giovani. Gli enti coinvolti investiranno risorse proprie per riqualificare gli immobili e avviare le attività, con l’obiettivo di creare presidi stabili nei quartieri, capaci di rispondere ai bisogni sociali emergenti.

Le due operazioni si inseriscono in una strategia più ampia dell’amministrazione torinese: da un lato migliorare l’efficienza e la sostenibilità del patrimonio pubblico ancora in uso, dall’altro dare nuova vita agli edifici inutilizzati, evitando degrado e abbandono. In entrambi i casi, il risultato è un rafforzamento del ruolo delle scuole – attive o riconvertite – come punti di riferimento per la comunità.

Torino, così, prova a trasformare una criticità in opportunità: innovare gli spazi educativi esistenti e, allo stesso tempo, reinventare quelli del passato per costruire nuove forme di socialità, inclusione e sviluppo urbano.

Fonte: TorinoClick

Oltre l’opera, Morabito: l’arte tra bellezza, valore e responsabilità legale

L’INTERVISTA

L’avvocato Simone Morabito è partner fondatore dello studio legale e tributario Morabito, con sede a Torino in piazza Statuto 10. Lo studio è specializzato in diritto dell’arte, pianificazione patrimoniale, questioni giuridiche italo-francesi, successioni e diritto commerciale.

Avvocato Morabito, partiamo dall’inizio: come sta il mercato dell’arte oggi, in Italia e all’estero, sia dal punto di vista giuridico sia creativo?

Il mercato dell’arte attraversa una fase di straordinaria complessità che, per chi la conosce davvero, rappresenta un’opportunità unica. Negli ultimi anni abbiamo assistito ad una trasformazione profonda. Non si parla più soltanto di comprare e vendere un’opera, ma di gestire un asset con implicazioni fiscali, successorie, regolatorie e reputazionali che si estendono su più giurisdizioni contemporaneamente. Sul piano internazionale, il mercato ha retto bene, meglio di quanto molti si aspettassero, nonostante l’inflazione e l’incertezza geopolitica. Il segmento delle opere di alta gamma, quelle dai cinquecentomila euro in su, ha mostrato una resilienza notevole, sostenuto da collezionisti ultrapatrimoniali che continuano a vedere nell’arte una riserva di valore alternativa, spesso più  affidabile dei mercati finanziari tradizionali in certi momenti ciclici. Ma attenzione: questo è anche il segmento più esposto sul piano legale. La normativa antiriciclaggio, in Italia il D. Lgs. 231/2007 aggiornato in recepimento delle direttive europee, impone oggi obblighi di adeguata verifica della clientela che riguardano i commercianti d’arte per transazioni superiori ai diecimila euro. Chi opera senza una struttura legale adeguata si espone a rischi seri, non soltanto teorici. Sul fronte della provenienza, la pressione internazionale è cresciuta enormemente. Le grandi case d’asta, da Christie’s a Sotheby hanno rafforzato i loro uffici di due diligente. I musei rifiutano acquisizioni senza una catena documentale robusta. E i governi di Germania, Austria, Italia medesima, hanno intensificato i controlli sull’esportazione dei beni culturali. Il Codice dei Beni Culturali Italiani, il D. Lgs. 42/2004, è uno strumento potente e spesso sottovalutato, perché blocca esportazioni, crea diritti di prelazione dello Stato, impone obblighi dichiarativi che molti collezionisti ignorano fino a quando non si trovano in difficoltà. Dal punto di vista creativo trovo che ci sia una vitalità autentica nel panorama contemporaneo, anche se il mercato delle opere emergenti è diventato estremamente volatile. Abbiamo assistito ad ascese vertiginose e cadute altrettanto rapide, artisti promossi quasi come prodotti finanziari. È un fenomeno che mi preoccupa culturalmente, ma che sul piano giuridico crea anche contenziosi interessanti, soprattutto nel diritto d’autore e nella tutela della reputazione dell’artista.

Lei vive e lavora a Torino? Come valuta lo stato dell’arte contemporanea in questa città?

Torino ha un rapporto con l’arte contemporanea che non ha paragoni in Italia, e sono convinto che questa affermazione regga anche il confronto europeo. Questa città ha dato i natali all’Arte Povera, uno dei momenti più significativi del Novecento a livello globale, e ha costruito nel tempo un ecosistema istituzionale di primissimo livello. Il Castello di Rivoli è un museo di arte contemporanea di rilevanza internazionale autentica. La GAM ha una collezione che pochissime istituzioni pubbliche italiane possono eguagliare in quel segmento. La Fondazione Sandretto Re Rebaudengo è un soggetto privato che molte capitali europee ci invidiano. Le OGR hanno dimostrato che la riconversione culturale di spazi industriali può generare attrattività e identità al tempo stesso, e poi c’è Artissima, che per me rimane la fiera d’arte contemporanea più intelligente d’Italia. Non la più grande, ma la più curata. È il tipo di manifestazione che attira un collezionismo qualificato, esigente, internazionale, esattamente il tipo di collezionista con cui il mio studio si interfaccia personalmente. Il problema di Torino non è la qualità dell’offerta culturale, ma la narrazione. La città fa cose straordinarie nel contemporaneo, ma fatica a raccontarle con la forza che meriterebbero. Milano ha imparato a vendersi meglio, ma non sempre ha di più da offrire.

Il suo rapporto con Torino è una scelta o un destino?

È diventata una scelta consapevole. Questa è la risposta più onesta. Ho avuto la possibilità, nel corso della mia carriera, di aprire strade altrove, a Parigi in particolare, data la forte dimensione italo-francese del mio studio. Ho scelto di restare qui e di costruire qui perché Torino offre qualcosa che le grandi metropoli hanno perso: la possibilità di essere un punto di riferimento riconoscibile in un tessuto che ha ancora dimensioni umane, ma con accesso diretto ai mercati internazionali. Il mio studio è in piazza Statuto, a pochi passi dal centro. Lavoro con collezionisti, famiglie, gallerie e istituzioni che si trovano a Torino, Milano, Parigi, New York, Vienna e Zurigo. La dimensione locale e quella internazionale non si escludono, credo che oggi il valore aggiunto di un professionista stia proprio nella capacità di coniugarle. Torino mi ha formato nel rigore, in una certa sobrietà piemontese che preferisce la sostanza alla forma, e questa nel diritto dell’arte e nella pianificazione patrimoniale è una qualità che i clienti conoscono e apprezzano.

Una domanda più scomoda: Torino ha aree in degrado crescente…può l’arte fare qualcosa di concreto? Quali sono gli antidoti?

È una domanda che mi sta a cuore, perché tocca un nodo che ha anche risvolti giuridici e di politica pubblica, non soltanto culturali. La risposta breve è: si, l’arte può fare qualcosa di concreto, ma a una condizione precisa, che non sia usata come copertura estetica al degrado strutturale irrisolto. Quando l’arte diventa un modo per nascondere una situazione  priva di veri interventi sul tessuto sociale ed economico, non solo non aiuta, ma rischia di diventare strumento di una gentrificazione che aggrava le disuguaglianze anziché ridurle. Ho visto però esempi positivi: Torino ha sperimentato l’arte pubblica – penso a Luci d’Artista, ma anche a progetti di arte urbana nei quartieri Aurora e Barriera di Milano – con risultati che nel lungo periodo hanno contribuito a far nascere una percezione diversa di certi spazi. Non si tratta di magia, ma di un investimento culturale costante. Quello che manca, e qui parlo in quanto avvocato che conosce la materia contrattuale e regolatoria, è un quadro stabile di incentivi fiscali e di concessioni di spazi pubblici che rendono conveniente per soggetti privati (fondazioni, gallerie, collezionisti illuminati) investire in presenza culturale nelle aree periferiche. In Francia esistono meccanismi di defiscalizzazione per il mecenatismo culturale: la Loi Aillagon, che hanno prodotto risultati misurabili. In Italia siamo ancora indietro, nonostante il Tax Credit Cultura e l’Art Bonus abbiano aperto una strada. Si può fare molto di più. Questa è una materia su cui sono disponibile a lavorare con le istituzioni pubbliche torinese e piemontesi, se c’è una volontà politica reale. La cornice normativa esiste, si tratta i usarla con intelligenza.

Da esperto che opera su scala internazionale, riscontra differenze significative nel mercato dell’arte tra Torino e città come Milano o Roma?

Differenze significative si, e sono differenze che chi opera in questo settore deve conoscere perfettamente, perché cambiano le strategie legali, commerciali e comunicative. Milano ha il mercato più liquido, una concentrazione di gallerie commerciali di alto profilo, una rete di collezionisti imprenditoriali che ragionano sull’arte anche come location. È una connessione naturale con il mondo della moda, del design e della comunicazione che genera visibilità internazionale. Il sistema Milano riesce ad attrarre acquirenti stranieri con una facilità che le altre città italiane faticano a replicare. Sul piano legale, a Milano si gestiscono operazioni di compravendita di taglio più elevato, e con controparti internazionali più frequenti. Roma ha un carattere diverso: il mercato romano è più istituzionale, più legato al circuito dei musei, delle sovrintendenze, del collezionismo storico. È anche il luogo dove il rapporto con la pubblica amministrazione diventa ineludibile, e dove le questioni di vincolo culturale, prelazione statale e autorizzazione alle esportazioni si gestiscono quotidianamente con un’interlocuzione con il Ministero della Cultura, che a Torino e a Milano è meno frequente. Chi ha esperienza nelle procedure davanti sa quanto può essere critica la tempistica. Torino occupa una posizione peculiare: ha una tradizione che riguarda il contemporaneo che Milano non possiede nella stessa misura, oltre a un mercato interno di collezionismo colto e discreto. La discrezione è una caratteristica piemontese anche nel possedere arte. Il prezzo medio per opera è spesso inferiore rispetto a Milano, ma la qualità del dialogo tra gallerie, istituzioni e collezionisti è elevata. Artissima continua ad essere un momento in cui Torino torna a essere visibile globalmente. Quello che manca a Torino è un ecosistema di servizi legali e finanziari specializzati sull’arte che sia comparabile a quello milanese. Questo è uno spazio in cui il mio studio si è posizionato deliberatamente: offrire ai clienti internazionali che passano per Torino un livello di consulenza legale e patrimoniale sull’arte che, fino a poco tempo fa, richiedeva necessariamente di andare a Milano, Londra o Ginevra.

Mara Martellotta

Proseguono i lavori sul ponte a Villafranca Piemonte

Proseguono gli interventi di manutenzione straordinaria per il risanamento conservativo del ponte sul torrente Pellice lungo la Strada Provinciale 139 a Villafranca Piemonte.
Nei prossimi giorni scatterà il senso unico alternato semaforizzato in corrispondenza del ponte della Sp 139, tra il km 22+300 e il km 22+600. Per consentire i lavori in condizioni di sicurezza, sarà necessario chiudere la pista ciclopedonale; i ciclisti saranno deviati sulla corsia della Sp 139 lasciata aperta sul ponte e disciplinata dal senso unico alternato.
Il cantiere del ponte sul Pellice a Villafranca Piemonte, che ora si sposta sulla parte alta del manufatto, è finanziato dal “decreto ponti” (legge 145/2018) per un importo complessivo di 2.500.000 euro. Oltre alle lavorazioni previste nel progetto iniziale, si è proceduto a sistemare le fondazioni delle pile in alveo attraverso il posizionamento di massi di cava a protezione delle pile. La struttura in calcestruzzo armato delle arcate e delle pile è stata protetta con uno speciale intonaco armato con reti in fibra di vetro.
I lavori sull’impalcato consentiranno di impermeabilizzare, consolidare e allargare la sede stradale con la posa di nuove barriere di sicurezza.
Anche per questo ponte, la Città metropolitana di Torino ha richiesto da tempo un’integrazione del finanziamento pari a 300.000 euro nell’ambito della rimodulazione degli interventi previsti dal “decreto ponti”. Si è ancora in attesa del decreto ministeriale che approvi la rimodulazione richiesta.

Ecco il nuovo robot della Farmacia della Città della Salute: prepara le terapie oncologiche

È stato presentato il nuovo sistema robotico della Farmacia ospedaliera della Città della Salute e della Scienza di Torino, inserito all’interno dell’Hub oncologico dell’ospedale Molinette. Si tratta di una struttura che rappresenta oggi il principale centro in Piemonte e uno dei più rilevanti a livello nazionale per volumi di attività nel settore della galenica clinica.

All’evento erano presenti, tra gli altri, l’assessore regionale al Bilancio Andrea Tronzano, il direttore generale della Città della Salute e della Scienza di Torino Livio Tranchida, il presidente della Fondazione Compagnia di San Paolo Marco Gilli, il segretario generale Alberto Anfossi e la direttrice della Farmacia ospedaliera Maria Rachele Chiappetta.

L’Hub oncologico, realizzato con un investimento complessivo di circa 2 milioni di euro, ha beneficiato del cofinanziamento della Fondazione Compagnia di San Paolo, che ha contribuito con oltre un milione di euro, di cui circa 500 mila destinati all’acquisto del robot.

Nei laboratori vengono preparate quotidianamente circa 300 terapie onco-ematologiche personalizzate, rivolte a pazienti adulti e pediatrici. Si tratta spesso di farmaci innovativi, che rappresentano una frontiera avanzata nella cura dei tumori. La struttura gestisce inoltre circa 100 sperimentazioni cliniche, sia profit che no profit, su medicinali non ancora disponibili in commercio.

Il nuovo polo si estende su una superficie di circa 800 metri quadrati ed è dotato di sei laboratori a contaminazione controllata, equipaggiati con cappe e tecnologie robotizzate per l’allestimento dei farmaci.

Il robot, acquisito grazie al contributo della Fondazione, garantisce elevati standard di sicurezza e consente di migliorare l’efficienza dei processi. Tra i principali vantaggi: la significativa riduzione del rischio di errore umano, la maggiore tutela degli operatori, la diminuzione del rischio di contaminazioni, la tracciabilità delle attività e una migliore organizzazione del lavoro.

Grazie all’automazione e alle condizioni di sicurezza garantite, il sistema è in grado di gestire anche farmaci ad alta tossicità e con elevati volumi di manipolazione. Inoltre, la stabilità microbiologica dei preparati consente di anticipare la produzione delle terapie, riducendo i tempi di attesa per i pazienti.

Attualmente il robot contribuisce alla preparazione di circa il 20% dei farmaci giornalieri (circa 60 al giorno), con l’obiettivo di raggiungere nel breve periodo il 30% (circa 90 preparazioni al giorno).

Secondo il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e gli assessori Federico Riboldi e Andrea Tronzano, l’introduzione di questa tecnologia rappresenta un investimento strategico per migliorare la qualità delle cure, aumentare la sicurezza e rendere più efficiente il sistema sanitario, confermando la Città della Salute e della Scienza di Torino come punto di riferimento nazionale.

Il direttore generale Livio Tranchida ha sottolineato come la robotizzazione consenta di ridurre il rischio clinico e l’esposizione degli operatori, migliorando precisione e sicurezza. Un ringraziamento particolare è stato rivolto alla Fondazione Compagnia di San Paolo per il contributo.

Anche il presidente Marco Gilli ha evidenziato il valore dell’investimento in tecnologie avanzate, capaci di generare benefici concreti per pazienti e operatori, mentre il segretario generale Alberto Anfossi ha ribadito come l’innovazione tecnologica contribuisca a rendere più efficiente e sostenibile l’intero sistema sanitario.

Accessiway, nuove assunzioni e il podcast per abbattere le barriere  digitali

In Italia l’azienda è alla ricerca di un Finance Business Controller, Project Manager Intern, Account Executive, Customer Support Specialist e Sales Representative.

Accessiway, realtà europea impegnata nella promozione dell’accessibilità digitale, annuncia un’importante evoluzione della propria identità visiva e l’apertura di nuove posizioni in Italia, assieme al lancio del nuovo progetto editoriale “Ctrl + Alt + Include“, un podcast nato per abbattere le barriere del mondo digitale. Questa trasformazione riflette una nuova fase di crescita dell’azienda assieme alla volontà di evolvere il suo posizionamento come partner strategico capace di integrare l’accessibilità per le aziende fin dalle prime fasi di progettazione di ogni esperienza digitale.

Con quattro sedi in Europa (Torino, Vienna, Amburgo, Parigi), oltre 2000 clienti attivi e un team di oltre 140 professionisti esperti, Accessiway rafforza sempre più la propria posizione di riferimento nel settore dell’accessibilità digitale. Oggi l’azienda continua a espandere il suo organico con l’apertura di cinque posizioni per il team italiano, tra cui un Finance Business Controller, Account Executive, Project Manager Intern, Customer Support Specialist e Sales Representative, di base a Torino.

Al centro di questo percorso c’è anche il lancio di una nuova brand identity per l’azienda: il nuovo sistema visivo rompe con i canoni estetici abituali del settore tecnologico per abbracciare una direzione audace e profondamente umana. Il logo è stato rinnovato con forme fluide e arrotondate che trasmettono calore e approcciabilità, discostandosi dalla freddezza tipica dei brand tecnologici tradizionali. La nuova palette cromatica è stata progettata per garantire armonia visiva e, soprattutto, contrasti ottimali che rispettino i più alti standard di leggibilità e accessibilità.

“Ctrl + Alt + Include”: Il podcast dove l’accessibilità digitale incontra l’innovazione

Parallelamente a questa evoluzione estetica, Accessiway ha lanciato un nuovo podcast “Ctrl + Alt + Include”, nato per immergersi nel mondo dell’inclusione e dell’accessibilità, esplorando i diritti fondamentali e i vantaggi legati alla creazione di esperienze digitali accessibili. In linea con i principi del brand, la serie si propone di dare voce a esperienze reali, mettendo le persone al centro dei processi, anziché ridurle a semplici caselle di controllo per la conformità. Attraverso ogni puntata sarà possibile ascoltare le testimonianze di esperti del settore, sostenitori dell’accessibilità, leader aziendali e opinion leader che stanno plasmando il futuro di un mondo digitale inclusivo, approfondendo al contempo le sfide reali che le organizzazioni devono affrontare in questo percorso. Il podcast rappresenta un’ulteriore estensione della filosofia aziendale di Accessiway, secondo cui l’accessibilità deve essere una pratica continua e consapevole che accompagna ogni fase dello sviluppo della propria tecnologia. Il podcast è disponibile sul canale YouTube dell’azienda e sulle principali piattaforme di streaming digitale.

Questa evoluzione segna una tappa fondamentale nel percorso di Accessiway: non stiamo semplicemente rinnovando la nostra immagine, ma riaffermando il nostro ruolo di partner strategico per aiutare le organizzazioni a integrare l’inclusione e a migliorare l’esperienza utente e l’usabilità fin dalle prime fasi di progettazione di ogni punto di contatto digitale.” dichiara Amit Borsok, CEO e Co-founder di Accessiway. Con il lancio di ‘Ctrl + Alt + Include’, vogliamo dare voce a storie reali, trasformando l’accessibilità in una pratica consapevole e quotidiana. Per sostenere questa visione, continuiamo a investire anche nel talento, aprendo nuove posizioni strategiche in Italia per rafforzare un team che conta già oltre 140 professionisti in tutta Europa.

About Accessiway

Accessiway è nata a Torino nel 2021 da un’idea di Amit Borsok, Gianni Vernetti e ​​Eldad Bar-Noon, con lo scopo di rendere internet un luogo più accessibile alle persone con disabilità. Oggi fa parte di team.blue, gruppo tech che opera nei servizi digitali alle imprese. Quelli della Diversity & Inclusion e la Corporate Social Responsibility sono temi sempre piu importanti e al centro delle politiche aziendali sia nel settore pubblico sia in quello privato: per garantire pari diritti e opportunità, è necessario che anche Internet abbatta ogni barriera causa di discriminazione. Questa è la vision di Accessiway, che ha già supportato oltre 1500 aziende a rendere i loro siti più accessibili e fruibili da tutti. Accessiway nel 2024 ha ricevuto il premio DNA Award, destinato a piccole, medie e grandi imprese italiane per le migliori progettualità e best practice di inclusione delle diversità, ed è stata selezionata LinkedIn Top Startup. Accessiway è attualmente tra le 45 aziende finaliste della seconda edizione del Blue Green Economy Award che premia le realtà più significative in ambito ESG.

Piobesi, riapre l’ex refettorio del convento dei Frati Minori

Venerdì 10 aprile riapre uno dei luoghi simbolo della storia del paese: restaurati struttura e affreschi, sarà un nuovo spazio per cultura, musica e comunità
Piobesi Torinese si prepara a restituire alla comunità uno dei luoghi più preziosi della propria storia. Venerdì 10 aprile 2026 alle ore 10, in vicolo Albertini, sarà inaugurato ufficialmente l’ex refettorio del convento dei Frati Minori, al termine di un importante intervento di restauro e recupero che ha riguardato sia la struttura sia le pareti affrescate.
Si tratta dell’unica testimonianza architettonica rimasta dell’antico convento seicentesco: un bene di grande valore storico, artistico e identitario, che oggi torna pienamente fruibile e pronto a diventare un nuovo punto di riferimento per la vita culturale del paese.
L’intervento sulla struttura ha avuto un valore complessivo di circa 270 mila euro ed è stato finanziato per oltre il 65% dal Comune di Piobesi Torinese, con circa 174 mila euro, e per il restante 35,5% dal Ministero della Cultura, con circa 96 mila euro. I lavori hanno riguardato il consolidamento delle strutture, il rifacimento degli impianti, il recupero dei pavimenti in cotto, il restauro delle facciate e delle coloriture storiche.
Parallelamente, grazie allo strumento dell’Art Bonus, è stato possibile intervenire anche sulle pareti affrescate dell’ex refettorio, per un importo complessivo di 97 mila euro. Un recupero reso possibile anche dal contributo di alcune aziende del territorio, che hanno scelto di sostenere concretamente il progetto: Ecopack SpA, SM’ART s.r.l., Banca Territori del Monviso, Ferramenta Gerbaudo, Società Agricola Le Serre e Bascom. A tutte loro l’Amministrazione comunale rivolge un ringraziamento sincero per aver contribuito al recupero di un luogo così significativo per la memoria collettiva di Piobesi.
“Con questa inaugurazione restituiamo alla cittadinanza un luogo di straordinario valore storico e culturale – dichiara il sindaco Fiorenzo Demichelis –. Non riapriamo semplicemente un salone restaurato, ma riconsegniamo a Piobesi una parte importante della sua identità. È un intervento che tutela la memoria del nostro paese e, allo stesso tempo, costruisce nuove opportunità di incontro, cultura e partecipazione”.
La cerimonia inaugurale sarà anche l’occasione per raccontare il percorso di recupero e valorizzazione che ha interessato l’immobile. Interverranno funzionari della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città metropolitana di Torino, la dottoressa Raffaella Bianchi, restauratrice, l’architetta Liliana Canavesio, progettista degli interventi di recupero, e il dottor Rinaldo Merlone, esperto di storia del territorio, oltre ai saluti istituzionali dell’Amministrazione comunale.
Il recupero dell’ex refettorio guarda però non soltanto al passato. Completati i lavori, il Comune ha scelto infatti di farne uno spazio vivo e aperto, destinato a ospitare attività musicali, formative e culturali rivolte alla cittadinanza. Attraverso una procedura pubblica di coprogettazione, i locali saranno affidati per garantirne una fruizione continuativa, pur restando a disposizione del Comune per incontri pubblici, presentazioni, conferenze e iniziative culturali e sociali.

Aggressione con coltelli in Barriera, un arresto

Nel corso della mattinata del 4 aprile u.s., personale della Polizia di Stato ha sottoposto a fermo di indiziato di delitto un cittadino tunisino (classe 2004), gravemente indiziato del tentato omicidio, commesso la sera precedente, in concorso con un connazionale, all’interno di un dehor di un ristorante sito nel quartiere torinese “Barriera di Milano”, in danno di due soggetti pakistani.

Nel dettaglio, l’attività d’indagine ha preso avvio alle ore 23 circa di venerdì 3 aprile, a seguito dell’intervento richiesto al 112 NUE per una feroce lite con feriti, verificatasi presso un ristorante kebab, ubicato in corso Giulio Cesare.

Sul posto, gli operatori delle Volanti e della Squadra Mobile hanno accertato che l’aggressione era stata consumata in danno di cinque soggetti pakistani ad opera di due magrebini, i quali, dopo essere giunti presso il ristorante, mentre erano in attesa di ritirare del cibo da asporto, avevano iniziato a litigare con i pakistani, in quel momento seduti in un tavolino posizionato nel dehor. Nello specifico, i due magrebini affermavano che quest’ultimi avevano guardato poco prima in modo, a dire loro, insistente, una ragazza intenta in quel momento a consumare il pasto, seduta in un altro tavolo. I soggetti pakistani, a quel punto, rispondevano in modo evasivo cercando di evitare un alterco ma, subito dopo, i magrebini si avvicinavano, continuando ad inveire contro gli stessi, fino a quando uno dei due spruzzava nella loro direzione dello spray urticante.

I malcapitati cercavano quindi di difendersi ma, i due magrebini, impugnando ognuno un coltello, si scagliavano contro gli stessi, ferendone uno alla gamba ed uno al capo. Nell’occasione, ferivano con un fendente alla mano un terzo uomo, cittadino turco dipendente del ristorante, nel frattempo intervenuto per sedare la lite; solo a quel punto, i due rei si davano alla fuga.

I tre feriti sono stati trasportati d’urgenza presso l’ospedale torinese “San Giovanni Bosco” ove, nel corso della nottata, il cittadino turco è stato dimesso, con prognosi di giorni 30 s.c., mentre sono stati trattenuti, per cure sanitarie, i due pakistani. Il primo, attinto da un profondo fendente alla coscia, è risultato sin da subito cosciente, mentre il secondo, a causa di una emorragia celebrale susseguente alle ferite riportate al capo, è andato immediatamente in coma, venendo sottoposto, nel corso della nottata, ad un delicato intervento chirurgico. Lo stesso è stato ricoverato, in coma farmacologico, in prognosi riservata ed in pericolo di vita, fino al 6 aprile u.s.; data in cui i sanitari hanno sciolto la prognosi grazie ad un miglioramento del suo quadro clinico.

Dall’immediata susseguente attività d’indagine svolta dagli investigatori della Squadra Mobile, è stato possibile addivenire – grazie alla visione dei filmati dei sistemi di video sorveglianza presenti nei pressi dell’esercizio ove è avvenuto il ferimento, all’escussione dei numerosi testimoni che hanno assistito ai fatti nonché ad ulteriori accertamenti investigativi – all’identificazione dei due presunti responsabili della grave aggressione, entrambi privi di una stabile dimora.

Il mattino seguente al verificarsi dei fatti, 4 aprile u.s., in corso Giulio Cesare, personale della Reparto Prevenzione Crimine della Polizia di Stato – nell’ambito dei rafforzati servizi di controllo del territorio “Alto Impatto”, disposti nel quartiere “Barriera di Milano” con Ordinanza del Signor Questore di Torino – ha localizzato uno dei due responsabili, consentendo quindi agli investigatori della Squadra Mobile di sottoporlo a fermo, di iniziativa, di indiziato di delitto per il tentato omicidio commesso in danno dei due malcapitati, al momento ancora ricoverati presso il suddetto ospedale.

In sede di convalida, il Giudice per le Indagini Preliminari ha ravvisato a carico dell’arrestato gravi indizi di colpevolezza, disponendo nei suoi confronti la misura della custodia cautelare in carcere.

Sono ancora attivamente in corso le ricerche volte a rintracciare il secondo presunto responsabile del grave tentativo omicidiario.

Scontro tra due auto in corso Unione Sovietica: due feriti

Due auto si scontrano e una finisce ribaltata sulla carreggiata: due feriti. È successo nella mattinata di oggi, nel tratto di corso Unione Sovietica per entrare nella tangenziale sud di Stupinigi. Le auto coinvolte sono state una Bmw Serie 3 e una Jeep Compass che ha avuto la peggio ribaltandosi e finendo sulla carreggiata. Sul luogo sono intervenuti i vigili del fuoco del distaccamento di Torino Lingotto e gli agenti della polizia locale per effettuare i rilievi. Nell’impatto due persone, un uomo di 68 anni e una donna di 67 anni, sono rimasti feriti e trasportati in ambulanza al CTO dal personale di Azienda Zero. Le loro condizioni non sono gravi. Da verificare se gli occupanti della Bmw si siano invece allontanati a piedi, la dinamica è in corso di verifica.  A seguito dell’accaduto la circolazione ha subito forti rallentamenti.

VI.G