CRONACA

Missione Arcobaleno 25 anni dopo

A TORINO LA PRESENTAZIONE DEL VOLUME CHE RACCONTA L’IMPEGNO DEI VOLONTARI PIEMONTESI IN ALBANIA

A oltre venticinque anni da una delle più importanti esperienze di solidarietà internazionale promosse dal sistema delle Regioni italiane, Anpas Comitato Regionale Piemonte e Croce Verde Torino organizzano la presentazione del volume “1999-2024 Missione Arcobaleno 25 anni dopo: i racconti dei volontari piemontesi al campo di accoglienza di Valona” di Dante Paolo Ferraris.

L’appuntamento è in programma martedì 30 giugno 2026 alle ore 18, presso la sede della Croce Verde Torino, in via Tommaso Dorè 4. L’autore sarà presente per dialogare con il pubblico e ripercorrere una pagina significativa della storia del volontariato e della protezione civile piemontese.

Il libro raccoglie fotografie, testimonianze e ricordi dei protagonisti della Missione Arcobaleno, l’intervento umanitario avviato nel 1999 in risposta all’emergenza provocata dalla guerra nei Balcani e dall’esodo di migliaia di profughi kosovari. In quell’occasione dal Piemonte partì la prima colonna mobile regionale di protezione civile diretta in Albania, con il compito di contribuire all’accoglienza e all’assistenza delle popolazioni in fuga dal conflitto.

Presso l’ex campo volo di Valona venne realizzata una vasta tendopoli destinata a ospitare migliaia di persone. Un impegno straordinario che vide coinvolti numerosi volontari delle Pubbliche Assistenze Anpas, operatori di protezione civile e funzionari degli enti locali, chiamati a mettere a disposizione competenze, mezzi e capacità organizzative in un contesto di emergenza internazionale.

Attraverso le voci di chi partecipò direttamente alla missione, il volume restituisce il valore umano e civile di quell’esperienza, offrendo una testimonianza preziosa sul ruolo svolto dal volontariato organizzato e dalle istituzioni locali nella gestione delle emergenze e nella costruzione di percorsi concreti di solidarietà.

L’incontro rappresenterà un’occasione per ricordare l’impegno di centinaia di volontarie e volontari piemontesi e per riflettere sull’attualità dei valori di accoglienza, cooperazione e servizio alla comunità che continuano a caratterizzare l’azione del sistema Anpas e della protezione civile.

Addio a Cristiana, sorella di Gianni Agnelli

È mancata  nella sua casa di Venezia, a 99 anni, Cristiana Brandolini d’Adda. Era figlia di Edoardo Agnelli e di Virginia Bourbon del Monte di San Faustino e nipote di Giovanni Agnelli il fondatore della Fiat. Lei era l’ultima esponente in vita della sua generazione: le sorelle Clara, Susanna e Maria Sole e i fratelli Gianni, l’Avvocato e Giorgio e Umberto.

Nello scontro con un’auto sulla statale muore motociclista

Un motociclista di 53 anni è morto nel pomeriggio di oggi in uno scontro con un’auto avvenuto a Bollengo, sulla strada statale 228, nei pressi del distributore Q8. Il ferito è stato soccorso dall’elicottero del 118 ma è deceduto poco dopo per i gravi traumi riportati.

Protocollo d’Intesa per la Sicurezza Cibernetica

È stato rinnovato oggi presso la Questura di Torino il Protocollo d’Intesa tra il Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica del Piemonte e Valle d’Aosta e Infratrasporti Torino, finalizzato alla prevenzione e al contrasto dei crimini informatici.
La Polizia Postale e per la Sicurezza Cibernetica opera quotidianamente per tutelare l’integrità e la funzionalità delle reti informatiche delle infrastrutture strategiche del Paese. A questo scopo, il Centro Nazionale Anticrimine Informatico per la Protezione delle Infrastrutture Critiche coordina le attività, avvalendosi dei presidi territoriali presenti in ogni regione. Inoltre, grazie a una sala operativa attiva 24 ore su 24, rappresenta il punto di contatto nazionale e internazionale per la gestione tempestiva degli eventi critici.
L’accordo rafforza una collaborazione strategica per la protezione delle infrastrutture critiche presenti sul territorio torinese grazie ad una strategia di costante condivisione informativa necessaria alla prevenzione e alla mitigazione delle minacce cyber.
La firma, avvenuta alla presenza del Sig. Questore di Torino dott. Massimo Gambino, del Dirigente del COSC Piemonte e Valle D’Aosta, Dott.ssa Assunta Esposito, del Presidente e Amministratore Delegato di Infra.To Prof. Ing. Bernardino Chiaia, conferma e rinnova l’impegno intrapreso di proseguire un percorso condiviso che ha già prodotto modelli operativi efficaci e che, con la firma odierna si pone l’obiettivo di produrne di più avanzati e aderenti alle nuove realtà operative.
Elemento centrale del protocollo, in linea di continuità con la precedente sottoscrizione, sarà la condivisione strutturata delle informazioni sugli eventi cyber più rilevanti per poter affrontare tempestivamente eventuali situazioni di emergenza e rafforzare l’efficacia delle azioni di contrasto.
Tra gli aspetti qualificanti dell’accordo rientra anche il potenziamento delle attività formative congiunte.
Gli specialisti della Polizia Postale e di Infra.To prenderanno parte a momenti di confronto dedicati alle vulnerabilità informatiche, alle nuove metodologie di protezione e agli scenari emergenti della cybersecurity. Un lavoro condiviso che contribuirà ad accrescere resilienza, capacità operative e innovazione.
  
Presidente e A.D. Infra.To Prof. Ing. Bernardino Chiaia: “Il rinnovo di questo Protocollo conferma la nostra attenzione al tema della sicurezza e della resilienza delle infrastrutture strategiche del territorio. Oggi la protezione delle reti e dei sistemi digitali è una componente essenziale per garantire continuità, affidabilità ed efficienza dei servizi pubblici.
 
La collaborazione con la Polizia Postale e per la Sicurezza Cibernetica rappresenta un valore nell’ambito di un approccio fondato sulla condivisione delle informazioni, sulla prevenzione e sullo sviluppo di competenze sempre più avanzate. Le minacce cyber evolvono rapidamente e richiedono strumenti, conoscenze e modelli operativi capaci di adattarsi con tempestività ai nuovi scenari.
 
Con questo rinnovo Infra.To ribadisce il proprio impegno a investire nella sicurezza, nell’innovazione e nella costruzione di un sistema sempre più capace di proteggere infrastrutture e cittadini, attraverso una collaborazione istituzionale concreta e orientata ai risultati».”
 
DIRIGENTE COSC POLIZIA POSTALE DOTT.SSA ESPOSITO: “Il protocollo è uno strumento prezioso per le attività istituzionali svolte dal nostro Centro ed è funzionale ad un dialogo continuo con le infrastrutture critiche presenti sul territorio di competenza poiché oggi i servizi essenziali sono sempre più dipendenti da sistemi digitali interconnessi. Questa sinergia ci consente pertanto di rafforzare una cultura e delle metodologie condivise di contrasto al cybercrime.”

Blackout a Torino, altri blocchi di corrente: il caso arriva in Consiglio comunale

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Continuano a creare disagi i blackout che nelle ultime settimane hanno interessato diversi quartieri della città. Le interruzioni dell’energia elettrica, registrate a più riprese in varie zone del capoluogo, ancora ieri ad esempio in zona Millefonti e in Crocetta, hanno provocato problemi a residenti, negozi, uffici e attività produttive, soprattutto nelle giornate caratterizzate da temperature particolarmente elevate.

Secondo le valutazioni tecniche emerse in questi giorni, all’origine dei guasti vi sarebbe una combinazione di fattori: l’ondata di calore che sta interessando il territorio, il forte utilizzo degli impianti di climatizzazione e il conseguente aumento del fabbisogno energetico. Una situazione che avrebbe messo a dura prova alcuni tratti della rete di distribuzione, causando guasti e interruzioni del servizio.

L’emergenza è approdata ieri anche nell’aula del Consiglio comunale di Torino. Oltre al clima si è fatto infuocato anche il dibattito.  Nel corso della seduta, maggioranza e opposizioni si sono confrontate sulle cause dei disservizi e sulle possibili soluzioni per evitare che episodi analoghi si ripetano durante l’estate.

L’assessora alla Transizione ecologica, Chiara Foglietta, ha illustrato le interlocuzioni avviate con il gestore della rete e gli interventi programmati per rafforzare il sistema elettrico cittadino. Nel dibattito è stato inoltre richiamato il piano di investimenti destinato all’ammodernamento delle infrastrutture energetiche torinesi nei prossimi anni.

Dai banchi dell’opposizione sono però arrivate critiche alla gestione della situazione e richieste di interventi più rapidi. I consiglieri di minoranza hanno evidenziato i disagi subiti da cittadini e commercianti, sottolineando la necessità di garantire una rete più affidabile in presenza di eventi climatici estremi che, secondo gli esperti, potrebbero diventare sempre più frequenti.

IL DIBATTITO

Nella sua replica, la capogruppo di Forza Italia  Federica Scanderebech ha insistito sul fatto che i blackout continuano a verificarsi e la città a subire disservizi e disagi. Per   Scanderebech non siamo più di fronte ad episodi sporadici, a coincidenze o a un’emergenza temporanea edè inaccettabile che cittadini, famiglie e attività commerciali ed economiche siano lasciate per ore senza energia elettrica. Se la causa è l’obsolescenza della rete, significa che Torino sta pagando il prezzo di investimenti insufficienti da parte di Ireti.

Inoltre, i blackout sembrano riguardare soprattutto la città e non colpiscono con la stessa frequenza i Comuni della prima cintura e, per questo dobbiamo interrogarci su una possibile fragilità strutturale specifica della rete cittadina e su interventi insufficienti ad evitare che Torino si trovi in questa situazione. Per questo, la consigliera chiedeinvestimenti immediati sulla rete, che venga reso pubblico un cronoprogramma degli interventi, che vengano verificati e risarciti tutti i danni subiti dai cittadini e dalle attività economiche.

Dopo la replica di Scanderebech, si è aperto il dibattito in Sala Rossa, che ha visto intervenire numerosi consiglieri di maggioranza e di opposizione.

Mancano le scuse di Iren e Ireti nei confronti di cittadini e commercianti danneggiati – ha detto Giuseppe Catizone (Lega) – che ha poi affermato di non aver capito quale sia il ruolo della Città di Torino nella vicenda e ha proposto una mozione per promuovere l’autosufficienza energetica degli immobili, utilizzando la leva degli oneri di urbanizzazione. Iren e Ireti, che hanno registrato utili record negli ultimi anni, devono investire di più sulle infrastrutture – ha concluso.

Enzo Liardo (Fratelli d’Italia) ha denunciato la mancanza di una visione per il futuro di Torino oltre alle promesse disattese dal sindaco Lorusso, che – ha sostenuto il consigliere – aveva annunciato nelle sue linee programmatiche la rigenerazione della città e sottolineato la necessità di realizzare infrastrutture elettriche adeguate. Liardo ha quindi auspicato che l’Amministrazione di occupi presto e con la necessaria attenzione delle reti elettriche della città.

La rete elettrica a Torino non funziona e va ricostruita – ha detto Pino Iannò (Torino Libero Pensiero) – chiedendo che le società, partecipate dalla Città, investano gli utili, senza limitarsi a intervenire nelle emergenze, evitando di lasciare quartieri interi senza corrente per diverse ore, con gravi disagi per anziani, persone con disabilità e piccoli commercianti. Il sindaco – ha concluso – è completamente assente e non sappiamo quanto Comune di Torino e Iren intendano investire per risolvere problemi infrastrutturali.

Quando i blackout continuano a ripetersi non si tratta di incidenti, ma di un evidente fallimento – ha affermato Domenico Garcea (Forza Italia) – lamentando che la Città non riesca a garantire servizi essenziali, come la corrente elettrica, nonostante i ripetuti allarmi e disagi di residenti e commercianti. Vogliamo risposte – ha detto Garcea – per capire come mai Torino continui a rimanere al buio, nonostante milioni di investimenti fatti dopo i blackout dello scorso anno e bollette sempre più care.

Già a giugno el 2025 si era verificata una situazione analoga, definita allora “intollerabile” dal sindaco – ha ricordato Andrea Russi (M5S) – denunciando come la situazione sia ancora peggiorata. La città è allo sbando, la situazione è indegna per Torino – ha detto – chiedendo ristori per cittadini e commercianti, anche quando i blackout sono inferiori alle otto ore, e che la Città pretenda più investimenti a Iren. Servono un Piano per l’estate e ristori rapidi – ha concluso.

Claudio Cerrato (PD) ha ringraziato la Giunta per la partecipazione al dibattito in aula e ha ribadito che nessuno ha mai accusato la cittadinanza per i blackout. La Città ha un piano di medio-lungo periodo per ridurre l’utilizzo di energia elettrica e avere una città sempre più efficiente – ha dichiarato – sottolineando però l’esistenza di un problema di infrastrutture e che Iren, azienda privata e quotata in borsa, deve comunque fare di più.

La questione è chiara, secondo Silvio Viale (+Europa, Radicali Italiani), che ha annunciato che gli episodi si ripeteranno: il sovraccarico è inevitabile – ha detto – ricordando che i blackout non riguardano solo Torino. Per Viale la rete torinese non è peggiore di altre, ma è necessario imparare a gestire i consumi energetici.

Il tema è serio sia per quanto riguarda i disservizi, sia per quanto riguarda i cambiamenti climatici e le mutate esigenze della cittadinanza – ha rimarcato Emanuele Busconi (Sinistra Ecologista) – sottolineando la necessità di indagare sulle cause, oltre che sulla resilienza della rete elettrica, e che l’Amministrazione è riuscita a ottenere importanti investimenti da parte di Iren.

Nel 2025 la Città Metropolitana di Torino ha investito 83 milioni di euro in Iren e la Città di Torino ha incassato decine di milioni di euro di dividendi da Iren negli ultimi anni: dobbiamo chiedere più investimenti! Sono pochi 500 milioni di euro di investimenti, a fronte di 6,5 miliardi di euro di ricavi all’anno della società – ha sostenuto Fabrizio Ricca (Lega).

Gli ingenti investimenti da parte di Ireti sono frutto della forte pressione politica della Città, ma si tratta di interventi di medio-lungo periodo – ha ribadito Anna Borasi (PD) – sottolineando che sono però in fase di avvio sistemi predittivi per ridurre i tempi di blackout e ringraziando Ireti per il lavoro di sistema e l’assessora Foglietta per il lavoro di monitoraggio e vigilanza.

Rispetto a un anno fa non è cambiato nulla. Conosciamo da tempo le criticità e i cittadini si aspettano ora risposte efficaci – ha dichiarato Pierlucio Firrao (Torino Bellissima) – annunciando che il suo Gruppo sta studiando una proposta innovativa per risolvere il problema e dare soluzioni differenti, innovative.

Il Piemonte rispetto ad altre Regioni italiane, si colloca in una situazione favorevole per quanto riguarda le interruzioni di energia elettrica – ha affermato Simone Fissolo (Moderati). Tuttavia, Torino non è preparata culturalmente al grande caldo estivo: storicamente è preparata alla neve – ha sostenuto – evidenziando però come siano già cambiate molte cose e che la Città sta intervenendo con squadre di emergenza, che vanno valorizzate.

Caterina Greco (PD) ha evidenziato che Iren è una società per azioni quotata in borsa e deve dare dividendi e realizzare utili e che manca una politica energetica nazionale adeguata. Non facciamo propaganda – ha detto.

I blackout sono il sintomo di una situazione estremamente grave, che riguarda la capacità energetica di Torino – ha denunciato Pietro Abbruzzese (Torino Bellissima), sostenendo che cinquecento milioni di investimento sono una cifra modesta.

Occorre maggiore ragionevolezza nell’affrontare tematiche così complesse, secondo Tony Ledda (PD). Stiamo intervenendo in maniera decisiva sulla rete elettrica, sui trasporti e sulla viabilità per affrontare non solo i problemi attuali, ma anche quelli del futuro – ha affermato – ribadendo che Iren farà altri importanti investimenti e che bisogna riflettere sul cambiamento climatico.

I blackout ci sono ovunque in Italia e l’azienda interviene prontamente e continuamente in caso di emergenza – ha ribadito Pierino Crema (PD) – invitando a ragionare sulle tipologie di investimenti che vengono programmati. La strada intrapresa è quella giusta – ha concluso.

Il tema è serio e complesso e riguarda vita quotidiana e servizi della città – ha evidenziato Amalia Santiangeli (PD) – e va quindi affrontato con equilibrio, senza sottovalutare i disagi e ragionando sul lungo periodo su manutenzione e investimenti, come stanno facendo la Città di Torino e Iren per avere una città più moderna ed elettrificata. La risposta è continuare sulla strada degli investimenti in infrastrutture e manutenzione – ha detto.

Conclusione di dibattito per l’assessora Chiara Foglietta che, nel ringraziare per gli interventi, a fronte di una Sala Rossa poco affollata dai consiglieri di opposizione, ha proposto la convocazione di una commissione apposita, anche con i vertici di Iren e Ireti, con l’auspicio che la minoranza, per l’occasione, sappia presentare richieste precise e puntuali sul tema.

“DA QUI IN AVANTI. Sei storie, un viaggio che ricomincia”

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La mostra  arriva all’Ospedale Molinette della Città della Salute e della Scienza di Torino.

  • Le storie di Americo, paziente dell’Ospedale Molinette di Torino, insieme ad Aurelia, Eliana, Ida, Renato e Luigi, raccontano l’esperienza di una diagnosi di tumore ematologico e il percorso che ne segue.

  • La mostra è un viaggio visivo, complesso e carico di emozioni, attraverso le storie di pazienti che hanno ricominciato a vivere grazie alle CAR-T.

  • DA QUI IN AVANTI. Sei storie, un viaggio che ricomincia” è un progetto fotografico che accende i riflettori sui tumori ematologici e sulle prospettive di futuro che oggi le terapie CAR T possono offrire.

  • Realizzato dall’Istituto Italiano di Fotografia, è un progetto di Gilead Sciences con il Patrocinio di AIL- Associazione italiana contro le leucemie-linfomi e mieloma e La Lampada di Aladino ETS.

 

Torino, 23 giugno 2026 – Parte proprio da Torino la mostra itinerante “DA QUI IN AVANTI. Sei storie, un viaggio che ricomincia”, con il racconto di Americo, paziente dell’Ospedale Molinette di Torino, che, dopo una diagnosi di linfoma mantellare, si è sottoposto alle CAR T. Oggi Americo ci ha raccontato la sua storia attraverso degli scatti.

Americo ha 65 anni e da sempre vive con una passione che lo accompagna ovunque: la moto. Ogni sabato è il suo giorno speciale, indossa il casco, accende il motore e lascia che l’aria in faccia e il rumore della strada gli ricordino cosa significa sentirsi libero.

Nel 2020, però, qualcosa cambia, gli esami parlano chiaro: linfoma mantellare. La notizia è uno schianto, come una frenata improvvisa in piena corsa.

La vita quotidiana fatta di piccoli riti improvvisamente cambia. La moto resta in garage, spenta.

Inizia un periodo duro, fatto di chemio e attese, di chilometri percorsi non su due ruote ma nei corridoi degli ospedali. Passano gli anni, senza svolte.

Poi, nel 2023, l’occasione che può cambiare tutto: il team di specialisti delle Molinette gli propone la terapia CAR T. Americo e la sua compagna scelgono di provarci e questa volta il viaggio prende una nuova direzione.

Oggi Americo è tornato in sella e ogni curva, ogni strada percorsa, ha il sapore di una conquista. Perché la libertà non è mai stata così preziosa.

Le strutture di Ematologia ospedaliera (Direttore dottor Roberto Freilone) e di Ematologia universitaria (Direttore professor Benedetto Bruno) nell’ambito di un programma trapianti congiunto (responsabile dottor Alessandro Busca) della Azienda Ospedaliera Universitaria Città della Salute e della Scienza – Presidio Molinette – sono accreditate e autorizzate ad somministrare queste innovative procedure sin dal 2020 e finora sono state sottoposti al trattamento circa 85 pazienti.

Tutti i protagonisti della mostra, Americo, Aurelia, Eliana, Ida, Renato e Luigi grazie agli scatti dei giovani fotografi dell’Istituto Italiano di Fotografia diventano il ritratto di che cosa vuol dire ricevere questo tipo di diagnosi, di quello che avviene dopo e di come, a sei anni dall’arrivo delle CAR T in Italia, oggi è possibile avere speranza e pianificare il proprio futuro.

Sei storie, una stessa sfida: il tumore oncoematologico. E una stessa forza: la rinascita, piano piano la fragilità lascia spazio alla forza e alla voglia di tornare a vivere. Un cammino difficile ma anche una conquista verso la vita.

Ogni scatto racchiude molto più di una semplice immagine: è un pezzo di vita, una visione, una speranza, non solo testimonianza di cura, ma promessa di futuro. I volti, i luoghi, i dettagli raccontano più delle parole: il percorso espositivo attraversa l’Italia da nord a sud, accompagnando lo spettatore nei luoghi vissuti durante la malattia e in quelli in cui la quotidianità è rifiorita.

Ogni immagine è un frammento di realtà, un gesto di coraggio e condivisione, che restituisce al pubblico una visione inedita della fragilità e della forza di tutti i pazienti. Un omaggio alla resilienza, all’umanità, alla bellezza che nasce anche da ciò che non è perfetto.Da qui in avanti. Sei storie, un viaggio che ricomincia” è un progetto di Gilead-Kite, realizzato con il patrocinio di AIL | Associazione italiana contro le leucemie-linfomi e mieloma e La Lampada di Aladino ETS.

Nella lotta contro il tumore, la terapia non è solo farmacologica: anche l’arte può diventare un potente strumento di cura. Questo progetto nasce con l’obiettivo di sensibilizzare più persone possibile sulle nuove opzioni terapeutiche, trasformando la malattia in un percorso di consapevolezza e di speranza. Non si tratta di semplici ritratti, ma di scatti simbolici, in cui il colore, la luce e i soggetti rappresentano stati d’animo, paure e speranze.

Gli scatti raccontano la forza di chi, grazie terapie CAR T, è tornato ad immaginare il domani, costruire progetti, riappropriarsi della vita o costruirne una nuova. Ma raccontano anche le storie di chi è stato accanto e ha accudito, di chi ha ascoltato e capito, di chi in silenzio ha dedicato cure e attenzioni.

La mostra, allestita presso il C.O.E.S. (Centro Oncologico e Ematologico Subalpino) dell’ospedale Molinette sarà aperta ai visitatori, fino al 10 luglio con ingresso gratuito, tutti i giorni in orario ambulatoriale dalle 8 alle 16.

Hanno contribuito alla realizzazione della mostra:

Mattia Novo – Ospedale Molinette, Torino; Stefania Bramanti – Humanitas, Milano; Emanuele Angelucci e Chiara Ghiggi – IRCCS Ospedale Policlinico San Martino, Genova; Massimo Martino – GOM BMM, Reggio Calabria; Simona Sica e Federica Sorà – IRCCS Fondazione Policlinico Universitario Gemelli, Roma.

Gilead Sciences

Gilead Sciences è una società biofarmaceutica californiana che da quasi 40 anni ricerca e sviluppa farmaci innovativi per contribuire alla salute del mondo. L’azienda è impegnata sul fronte del progresso in medicina per la prevenzione e il trattamento di patologie come HIV/AIDS, malattie epatiche, COVID 19, malattie ematologiche e oncologiche. Gilead ha sede a Milano dall’anno 2000 e collabora con i partner istituzionali, scientifici, accademici, industriali e le comunità locali per ricercare, sviluppare e rendere disponibili le terapie anche per pazienti italiani.

Protezione Civile: esercitazione nazionale su Po

Da giovedì 25 a sabato 27 giugno si terrà l’esercitazione nazionale di Protezione civile “EXE PO 2026”, dedicata alla gestione del rischio idrogeologico e idraulico nell’intero bacino del fiume Po.

Coordinata dal Dipartimento della Protezione civile, l’esercitazione vede la partecipazione di Piemonte (in particolar modo la zona di Casale Monferrato), Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto. Si tratta di una simulazione a grande scala che metterà alla prova il Sistema nazionale della protezione civile e la macchina dei soccorsi di fronte ad una piena straordinaria del Po e di alcuni dei suoi principali affluenti (Sesia e Tanaro), ispirata all’alluvione che colpì questo territorio nell’ottobre del 2000.

L’obiettivo è testare i flussi di comunicazione, i modelli di intervento, il sistema di allertamento nazionale e regionale e il coordinamento tra i diversi livelli istituzionali. L’esercitazione rappresenterà quindi un’importante occasione formativa per operatori, tecnici e volontari di Protezione civile, nonchè per sensibilizzare la popolazione sui comportamenti corretti da adottare in caso di rischio alluvione per proteggere sé stessi e la propria comunità. Per questo motivo parteciperanno all’esercitazione le principali componenti del sistema nazionale e regionale della protezione civile, tra le quali: AIPo (Agenzia Interregionale per il fiume Po), le otto Prefetture e Province piemontesi, ARPA Piemonte, 160 Comuni piemontesi, l’Ente Parco Fluviale del Po, Asl, Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, Croce Rossa Italiana, Anpas e una cospicua componente del volontariato organizzato di protezione civile, nonché volontariato delle associazioni animaliste. Solo in Piemonte circa 1.000 le persone che saranno impegnate a vario titolo.

Diversi gli scenari operativi simulati, con il coinvolgimento delle colonne mobili regionali di Protezione civile e l’attivazione di squadre di tecnici per le verifiche di potenziali danni su edifici, infrastrutture e reti strategiche. Ulteriori test saranno focalizzati sul soccorso e l’assistenza alla popolazione, con particolare attenzione alle fasce più vulnerabili e alla tutela degli animali.

Sarà anche l’occasione per testare il sistema di allertamento sul rischio specifico “collasso grandi dighe” che interesserà, in due distinte giornate, Bardonecchia con la diga di Rochemolles, Camandona (BI) con la diga di Ponte Vittorio, Varallo Pombia (NO) e Sommariva Lombardo (VA) con la diga Porto La Torre, nonchè l’area della diga di Salionze (Mantova). Per le ultime due sarà testato il sistema nazionale di allertamento IT-Alert.

Cosa accadrà in Piemonte

Mercoledì 24 giugno

Sarà la giornata di previsione e allertamento. A seguito del bollettino di allerta Arancione emesso da Arpa sarà aperta la Sala operativa della Protezione civile della Regione Piemonte a Torino, cui seguirà l’allertamento e l’attivazione dei Centri operativi dei territori interessati (Prefetture, Comuni, Province, Arpa, Asl, Vigili del Fuoco, ecc). Alle 15 avrà luogo la riunione in videoconferenza dell’Unità di Comando e Controllo (UCC) del fiume Po. Nel primo pomeriggio inizierà l’allestimento dell’area di ammassamento presso il Palafiere “Riccardo Coppo” di Casale Monferrato, che avrà la funzione di ricovero dei volontari per i tre giorni dell’esercitazione sul campo.

Giovedì 25 giugno

Alle ore 8 apertura a Casale Monferrato del Centro operativo avanzato, nel quale saranno presenti tutti i soggetti interessati con le rispettive centrali operative. Alle ore 15 riunione operativa per l’analisi della situazione.

Attivazione dello stato di pericolo per le dighe di Rochemolles e Camandona, mentre per la diga di Porto La Torre ci sarà un’attivazione del sistema nazionale IT-Alert. Queste attività, svolte prevalentemente in modalità “per posti di comando” avranno l’obiettivo di verificare i protocolli operativi e l’individuazione di aree di emergenza sui territori.

In mattinata e fino al primo pomeriggio verrà simulata l’evacuazione del canile intercomunale Baulandia di Casale Monferrato, che ospita circa 50 cani.

Durante le tre giornate di esercitazione sul posto, i Vigili del fuoco simuleranno il salvataggio di una persona caduta nel fiume Po dal ponte di Casale Monferrato.

Per tutto il giorno si svolgeranno attività di sorveglianza arginale e verifica dello stato delle opere idrauliche sul fiume Sesia e nei pressi di Casale Monferrato e di rialzo arginale a Trino Vercellese.

A Isola Giarola, in provincia di Piacenza, si terrà un’attività congiunta tra Emilia Romagna, Lombardia e Piemonte sul dispiegamento di moduli di pompaggio ad elevata capacità.

Per tutta la durata dell’esercitazione si svolgerà un’attività di monitoraggio e osservazione del territorio con aeromobili.

Venerdì 26 giugno

Il Gruppo Volo effettuerà rilievi e ricognizioni per mezzo di droni, trasmessi in streaming agli enti interessati.

In mattinata simulazione di pompaggio delle acque sul territorio di Trino Vercellese, rilevazione e censimento dei danni nel territorio di Casale Monferrato mediante squadre di rilievo specificamente formate.

Lesa (NO) verrà montato un ponte “Bailey” che simulerà un intervento di primo ripristino su un territorio alluvionato.

Sabato 27 giugno

Proseguiranno le attività di censimento del danno in alcune aree del territorio comunale di Casale Monferrato.

Alle ore 13 chiusura dell’esercitazione.

«EXE PO 2026 – sottolinea il Capo Dipartimento della Protezione civile Fabio Ciciliano – rappresenta un’importante occasione di verifica della risposta operativa del sistema nazionale agli eventi di piena e di alluvione. Attraverso l’attivazione di specifiche strutture di coordinamento per il governo delle piene, che si integrano nel sistema nazionale di comunicazione e intervento, metteremo alla prova i metodi di allertamento, di soccorso e di assistenza alla popolazione, la tutela degli animali e la valutazione delle situazioni di pericolosità e di rischio. Un test importante per affinare le procedure operative e garantire che ogni livello istituzionale, dal locale al nazionale, sappia muoversi all’unisono per la tutela del territorio e delle comunità».

«La partecipazione ad un’esercitazione di questa dimensione – affermano il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e l’assessore alla Protezione civile Marco Gabusi – costituisce per i tecnici e i volontari di tutto il territorio interessato un’opportunità di estrema rilevanza per testare una volta di più le procedure scrupolosamente predisposte nel caso di veri eventi alluvionali. Il Piemonte dispone già di un sistema di Protezione civile tra i migliori d’Italia e d’Europa, e affinarne le capacità durante eventi come questo è senz’altro un ulteriore occasione di crescita professionale per ogni sua componente. Ringraziamo fin da ora tutte le donne e gli uomini della Protezione civile che si sono messi a disposizione, in quanto esercitarsi è senz’altro utile nel caso si dovesse gestire una vera emergenza».

Scontro tra due auto: un ferito grave

A causa di un incidente stradale tra due auto avvenuto a Volpiano sulla strada provinciale 40 di San Giusto, un uomo è rimasto gravemente ferito. È’ stato portato in codice rosso con l’elisoccorso all’ospedale Cto di Torino.

 

Torino cresce nel verde e nella salute: circa 2800 nuove piante per le alberate storiche

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Con la messa a dimora simbolica di un albero su corso Re Umberto, ieri è stato presentato ufficialmente il progetto “Torino cresce nel verde e nella salute”, il percorso condiviso dalla Città di Torino, attraverso la Divisione Verde, Parchi e Tutela Animali, e l’ASL Città di Torino insieme con la Fondazione Compagnia di San Paolo per il ripristino e la valorizzazione delle alberate storiche cittadine.

Presenti alla cerimonia il sindaco Stefano Lo Russo, il presidente della Fondazione Compagnia di San Paolo Marco Gilli, il segretario generale della Fondazione Compagnia di San Paolo Alberto Anfossi, il direttore generale dell’ASL Città di Torino Carlo Picco e l’assessore al Verde Francesco Tresso.

L’obiettivo del progetto è valorizzare i viali alberati della città, elemento identitario e paesaggistico del tessuto urbano torinese e patrimonio verde di straordinaria importanza, con oltre 60 mila alberi distribuiti su circa 300 chilometri di filari. Un intervento articolato e multilivello, che integra competenze urbanistiche, ambientali e sanitarie e prevede un sofisticato sistema di monitoraggio tecnologico per analizzare in modo scientifico gli effetti del verde urbano sulla salute e sulla qualità dell’ambiente.

Nella scelta dei viali su cui intervenire è stata fatta una selezione in funzione della percentuale di fallanze, ovvero gli alberi mancanti sul totale, e di altri parametri connessi alla “strategicità” dell’ambito, che ha portato alla selezione di 55 alberate distribuite su tutto il territorio cittadino, incluse le principali arterie stradali. Il progetto prevede la messa a dimora di circa 2800 alberi in un arco di tre anni.

Sono circa un migliaio le piante messe a dimora quest’anno. Nelle scorse settimane sono già stati realizzati interventi su corso Francia, corso Lecce, corso Potenza, corso Tazzoli e piazza Sofia. Nella tranche autunnale, prevista tra fine ottobre e fine novembre, si metteranno a dimora ulteriori 600 piante, in via Sospello, corso Re Umberto, viale Dogali, corso San Maurizio, corso Tazzoli, via Biglieri, corso Corsica, corso Cosenza.

Per aumentare la biodiversità della foresta urbana torinese, in molte località – in particolare nei luoghi dove negli ultimi decenni ci sono stati problemi di adattamento ai cambiamenti climatici – verranno introdotte nuove specie arboree più adatte nuovo contesto e già impiegate con successo negli ultimi anni come, a titoli di esempio: nocciolo di Costantinopoli, pero da fiore, albero delle lanterne cinesi, liquidambar e albero pagoda. Nei viali storici o vincolati non ci saranno invece cambiamenti di specie. Il progetto prevede anche piccoli interventi sulle banchine, come la sostituzione del terreno e l’introduzione di appositi substrati, oltre a interventi di protezione dell’albero dagli urti, con lo scopo di migliorare le condizioni stazionali e di garantire che le piante possano crescere e svilupparsi al meglio.

Stefano Lo Russo, Sindaco della Città di Torino: “Con 20 metri quadrati di verde pubblico pro capite, Torino è una delle città italiane più verdi. Investire nel verde urbano significa valorizzare questo patrimonio, ma anche contribuire a mitigare le ondate di calore e restituire spazi di socialità. Questo progetto guarda al ripristino di una delle caratteristiche peculiari della nostra città, i suoi viali alberati storici. Oggi, con questa simbolica piantumazione, vogliamo raccontare l’impegno, reso possibile anche grazie ad una collaborazione tra pubblico e privato, verso una Torino sempre più verde e resiliente, valorizzando le alberate come infrastruttura ambientale e sociale che contribuisce alla salute e al benessere di tutte e tutti”.

La Fondazione promuove e sostiene la realizzazione di progettualità rilevanti per il territorio, con particolare attenzione alla salvaguardia e protezione dell’ambiente, alla formazione e sensibilizzazione sui temi del cambiamento climatico e della gestione del verde urbano, nonché alla partecipazione attiva delle comunità e al rafforzamento della dimensione sociale e relazionale delle città. In tale quadro di riferimento si inserisce la proposta della Città, che prevede la messa a dimora di circa 2800 nuovi alberi, accompagnati da azioni di ricerca, sperimentazione e formazione rivolte a cittadini, tecnici e operatori del settore.

Marco Gilli, Presidente della Fondazione Compagnia di San Paolo: “Questo è uno dei progetti di sviluppo che la Fondazione ha scelto di sostenere con una responsabilità diretta e una visione di lungo periodo. Restituire alla città un patrimonio arboreo vivo, in sinergia con l’ASL Città di Torino per misurarne i benefici sulla salute e sulla qualità della vita delle persone, è un atto concreto di impegno per il bene comune e per le generazioni che erediteranno questa città. È il senso profondo del nostro agire filantropico”.

Alberto Anfossi, Segretario Generale della Fondazione Compagnia di San Paolo: “Sosteniamo il progetto dei Viali Alberati tra le iniziative di maggiore impatto del nostro Documento Programmatico Pluriennale perché unisce l’attenzione per un patrimonio caro ai Torinesi, i nostri viali alberati, con il miglioramento della qualità dell’aria e dell’ambiente urbano, anche in ottica di adattamento ai cambiamenti climatici. Il valore aggiunto vuole essere un programma di manutenzione preventiva, tecnologicamente all’avanguardia, capace di rendere duraturo nel lungo termine l’intervento di piantumazione”.

La collaborazione con l’ASL Città di Torino consente inoltre di valorizzare il legame tra ambiente e salute pubblica, mettendo in evidenza i benefici degli alberi nella riduzione dell’inquinamento atmosferico, acustico e termico, nonché nel miglioramento del benessere psicofisico della popolazione. L’iniziativa, che avrà un impegno complessivo stimato in circa 2,5 milioni di euro per il periodo 2026–2030, si inserisce nel percorso condiviso con la Fondazione Compagnia di San Paolo per la realizzazione del progetto.

Carlo Picco, Direttore Generale dell’ASL Città di Torino: “I viali alberati storici, quali determinanti di salute, incidono in modo diretto sulla qualità dell’aria, consentendo la mitigazione dei picchi di calore e la fono assorbenza; sono elementi che favoriscono il benessere della popolazione anche in chiave preventiva. Con questo progetto avviamo una collaborazione che unisce dati ambientali e sanitari, per valutare in modo oggettivo gli effetti del verde sulla salute e orientare interventi di prevenzione più efficaci. Città di Torino, Fondazione Compagnia di San Paolo e ASL Città di Torino lavorano insieme per valorizzare il modo in cui l’ambiente si prende cura di noi. Il progetto evidenzia i benefici del verde urbano: meno smog, rumore e calore, per una città più sana che rigenera mente e corpo”.

Francesco Tresso, Assessore al Verde Città di Torino: “I viali alberati sono uno degli elementi che connotano il paesaggio urbano di Torino. Si tratta di un patrimonio storico e paesaggistico di straordinario valore, ma anche una risorsa fondamentale per affrontare le sfide poste dai cambiamenti climatici, contribuendo a mitigare le temperature e a migliorare la qualità dell’aria. Abbiamo fatto un lavoro molto importante con gli uffici del verde per monitorare tutte le fallanze delle alberate e definire le modalità di intervento prioritarie in tutte le circoscrizioni. Il contributo della Fondazione Compagnia di San Paolo, che ha scelto di investire in questo progetto, ci ha permesso di intervenire in maniera diffusa con un’azione che non riguarda soltanto il valore ornamentale delle alberate ma, soprattutto, la loro funzione ambientale e il loro apporto per la salute delle persone. Grazie ad ASL Torino accompagneremo gli interventi con un’attività di monitoraggio e con un momento pubblico di restituzione dei risultati, in cui racconteremo come la presenza di un patrimonio arboreo sano e diffuso incida positivamente sulla qualità della vita delle cittadine e dei cittadini”.

 

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Disturbi alimentazione: il Piemonte avvia gli Stati Generali

Per costruire una rete di cura più forte e integrata

I medici: “Non abbassiamo la guardia. Questi disturbi sono spesso associati a fragilità psicologiche e socio-economiche”.

Torino – Costruire una risposta più efficace, coordinata e vicina ai bisogni delle persone che convivono con un disturbo della nutrizione e dell’alimentazione. Con questo obiettivo nascono gli “Stati Generali dei Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione”, un percorso promosso per rafforzare la rete piemontese dedicata alla prevenzione, alla diagnosi e alla cura di patologie sempre più diffuse e complesse, e che è stato presentato nel corso del webinar di  ieri.  L’iniziativa prende avvio dalla consapevolezza che i disturbi alimentari richiedono un approccio multidisciplinare capace di integrare competenze mediche, psichiatriche, psicologiche e nutrizionali, assicurando al tempo stesso la continuità assistenziale nel delicato passaggio dall’età evolutiva all’età adulta.

I numeri dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione in Piemonte

Sempre più diffuse e sempre più complesse da affrontare, le patologie legate alla nutrizione e all’alimentazione rappresentano una delle principali sfide per i sistemi sanitari. Oltre 3 milioni di persone in Italia convivono con un disturbo della nutrizione e dell’alimentazione (DCA), una realtà in costante crescita che colpisce soprattutto i più giovani e richiede risposte sempre più efficaci e coordinate. In Piemonte sono circa 28 mila i pazienti presi in carico dai servizi sanitari: un dato che conferma l’importanza di rafforzare la rete assistenziale, promuovendo percorsi multidisciplinari e uniformi sul territorio. Un obiettivo sostenuto anche dalla Regione Piemonte, che ha destinato nuove risorse al potenziamento dei servizi, al supporto delle famiglie e alle attività delle associazioni del settore.

«Oggi siamo in una fase di stabilizzazione dei numeri, ma non di riduzione del fenomeno – spiega Andrea Pezzana, Direttore della Struttura Complessa di Nutrizione Clinica dell’ASL Città di Torino -: i disturbi della nutrizione e dell’alimentazione sono patologie che richiedono prese in carico lunghe e l’impatto della crescita registrata durante la pandemia è ancora pienamente in corso». L’appello del dottor Pezzana è forte e chiaro: «Non bisogna abbassare la guardia: i disturbi alimentari sono in aumento in tutte le fasce di età e contesti sociali e si presentano sempre più spesso con caratteristiche nuove e più complesse, spesso associate ad autolesionismo, a varie forme di dipendenze e fragilità psicologiche, sociali o socio-economiche, richiedendo percorsi di cura sempre più personalizzati e multidisciplinari». Poi il Direttore Pezzana ricorda: «Gli Stati Generali nascono per dare ancora più visibilità ai percorsi realizzati in questi quattro anni migliorando e rendendo il più omogenea possibile a livello regionale l’accoglienza e la presa in carico dei pazienti, e per informare i cittadini sulle modalità di accesso ai servizi e valorizzare l’impegno dei professionisti che ogni giorno operano nella reteDesidero evidenziare il lavoro di tutti i professionisti e la grande azione congiunta dell’Assessorato regionale, di Azienda Zero e delle Direzioni delle aziende sanitarie che sostengono e rendono possibili questi percorsi di cura. Il confronto con i referenti nazionali e con le altre regioni è fondamentale: il miglioramento dei percorsi assistenziali e l’aggiornamento delle cure passano attraverso uno scambio continuo di esperienze e buone pratiche».

Un progetto virtuoso volto a costruire modelli organizzativi accessibili per i pazienti

Il progetto “Stati Generali dei Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione” coinvolge attivamente la Regione Piemonte, le Aziende Sanitarie e alcune delle principali eccellenze scientifiche nazionali, con l’obiettivo di trasformare le linee guida in modelli organizzativi concreti, uniformi sul territorio e facilmente accessibili per i pazienti e le loro famiglie. L’appuntamento di oggi rappresenta una tappa di avvicinamento agli “Stati Generali dei Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione” previsti per il prossimo settembre, quando istituzioni, professionisti e associazioni saranno chiamati a definire una visione condivisa per il futuro della rete regionale dedicata ai disturbi alimentari. L’obiettivo finale è garantire a ogni persona un accesso tempestivo alle cure, percorsi assistenziali omogenei e una presa in carico integrata che metta al centro la qualità della vita del paziente e della sua famiglia.

Durante il webinar sono illustrate le esperienze maturate nelle cinque Aree Omogenee piemontesi, un’occasione per valorizzare quanto già realizzato sul territorio e individuare le azioni necessarie per consolidare una rete sempre più efficace, con il contributo di esperti e professionisti di riferimento provenienti dalle principali realtà sanitarie regionali. Intervengono il professor Giovanni Abbate Daga dell’Università di Torino e dell’AOU Città della Salute e della Scienza, insieme ai rappresentanti delle équipe multidisciplinari delle ASL piemontesi, ovvero M. Cristina Negri, Dietista SC Nutrizione Clinica ASL Città di Torino, Caterina Signa, Psicologa della SC Psicologia Aziendale, Laura Martignone, Dietista SC Nutrizione Clinica, ASL Città di Torino, Giulia Morando, Medico dietologo, Valeria Dealessi, psicologa SSD Nutrizione Clinica ASL AT; Paola Belci, Medico dietologo, SC Nutrizione Clinica e Disturbi del Comportamento Alimentare, ASL CN2; Sergio Riso e Giampaolo Biroli Medici Dietologi, SC Dietologia, AOU Maggiore della Carità di Novara.