CRONACA

Riapre il sacrario della Gran Madre: custode di memoria e affetti

 

La foto ingiallita di un soldato, un nome annotato sul retro e il desiderio di ricostruire una storia familiare che sembrava perduta: sono spesso questi gli elementi che conducono molti visitatori al Sacrario militare della Gran Madre di Torino, riaperto ufficialmente al pubblico nei giorni scorsi  dopo gli interventi di riqualificazione del complesso.

Alla cerimonia inaugurale, che ha visto la celebrazione di una messa nella chiesa della Gran Madre, seguita dalla deposizione di una corona d’alloro ai Caduti e da una visita guidata all’Ossario, erano presenti il Presidente di Assoarma Torino, il Generale di Corpo d’Armata Paolo RuggieroCarlo Tango l’Amministratore delegato di AFC, la Società partecipata della Città che gestisce i servizi cimiteriali e i sei cimiteri della Città, il Presidente di AFC Andrea Araldi, il Vicepresidente Vicario del Consiglio Comunale Domenico Garcea e l’Assessore alla Sicurezza della città di Torino Marco Porcedda che ha detto: “La restituzione alla città del Sacrario dei Caduti della Grande Guerra sotto la Chiesa della Gran Madre è un atto di profondo rispetto per la nostra memoria collettiva e per la storia di Torino. Grazie a un importante lavoro di ristrutturazione e restauro, per il quale la Città ha stanziato 400mila euro, siamo riusciti a sanare i danni del tempo e a ridare il massimo decoro a un luogo dal valore inestimabile. Questo non è solo un intervento edilizio o monumentale, ma un dovere morale verso i 3.851 soldati torinesi che hanno sacrificato la propria vita nella Prima Guerra Mondiale. Ognuno di quei nomi inciso sulle pareti rappresenta una famiglia, un legame spezzato e un pezzo della nostra identità che rischiava di rimanere nell’ombra. Riaprire stabilmente queste porte al pubblico, grazie anche alla fondamentale collaborazione con la società AFC e i volontari delle Associazioni Combattentistiche e d’Arma, significa togliere dall’isolamento il nostro patrimonio storico e consegnarlo alle nuove generazioni, affinché il ricordo del passato rimanga un monito vivo per il presente”.

La riapertura restituisce pienamente alla città un luogo che continua a custodire vicende personali e a mantenere vivo il ricordo dei caduti. Ancora oggi gli uffici di AFC Torino, che gestisce il Sacrario, ricevono richieste di informazioni da parte di familiari e discendenti impegnati a ricostruire la storia dei propri cari caduti durante la Prima guerra mondiale.

È accaduto recentemente alla famiglia di Domenico Triaca, contadino di Castel Ritaldi, in Umbria, il cui ricordo sopravviveva soltanto attraverso una lapide commemorativa nel paese d’origine. Grazie alle ricerche dell’ente, il bisnipote è riuscito a individuare il luogo in cui riposano i suoi resti. “Ora finalmente abbiamo un luogo in cui dedicargli una preghiera: è un cerchio che si chiude”, ha raccontato.

Analoga la vicenda del capitano dei Carabinieri Giuseppe Borgna, per anni considerato disperso e successivamente identificato tra i nomi custoditi nell’Ossario della Gran Madre. Storie individuali che continuano a intrecciarsi con la storia collettiva e che testimoniano il ruolo che il Sacrario svolge per la città e per quanti sono alla ricerca di un legame con il proprio passato.

I lavori di riqualificazione del complesso sono stati realizzati nell’ambito dell’accordo siglato tra il Ministero della Difesa e la Città di Torino. Dopo una prima apertura straordinaria in occasione del 25 aprile, l’accoglienza e l’apertura al pubblico saranno affidate ai volontari delle Associazioni Combattentistiche e d’Arma, coordinati da Assoarma Torino.

“Con questa cerimonia e con il diretto contributo dei nostri volontari si intende valorizzare il prezioso patrimonio monumentale, simbolico e storico rappresentato dall’Ossario militare e promuoverlo alla memoria permanente della Città di Torino e della collettività”, ha dichiarato il presidente di Assoarma Torino, il generale di Corpo d’Armata Paolo Ruggiero.

La storia del Sacrario affonda le proprie radici negli anni Trenta. La cripta monumentale venne realizzata per accogliere i resti di 3.851 soldati piemontesi, o di militari sepolti a Torino, caduti durante la Prima guerra mondiale. Nel 1932 le salme furono trasferite dal Cimitero Monumentale al colle della Gran Madre con una solenne cerimonia pubblica che coinvolse l’intera città.

“Ancora oggi, come allora, il Sacrario conserva una funzione identitaria che unisce la dimensione pubblica della memoria a quella personale delle famiglie”, spiega Carlo Tango, amministratore delegato di AFC Torino. “I discendenti di alcuni di quei soldati, a lungo ritenuti dispersi, si rivolgono ai nostri uffici per ottenere informazioni e ricostruire una parte della propria storia familiare”.

Per Andrea Araldi, presidente di AFC Torino, la riapertura rappresenta anche un’importante occasione per rafforzare il legame tra la città e il proprio passato: “Restituire questo luogo ai torinesi, e più in generale alla collettività, significa rendere nuovamente accessibile un patrimonio storico e civile che appartiene a tutti”.

L’Ossario sarà visitabile gratuitamente ogni sabato e domenica, dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 17, oltre che nelle principali ricorrenze civili e religiose, tra cui il 2 giugno, il 24 giugno, l’8 settembre e in occasione della commemorazione dei defunti, a novembre.

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Il Ballo in Bianco. A Torino la più grande lezione alla sbarra en plein air del mondo

 

Roberto Bolle ha scelto la nostra città per il “Ballo in Bianco”, uno degli eventi più iconici e attesi dal popolo della danza.

Oggi, domenica 7 giugno, per la prima volta a Torino, nel salotto cittadino di piazza San Carlo, si terrà la più grande lezione di danza alla sbarra del mondo, aperta a ballerini di tutte le scuole di danza italiane uniti dal dress code rigorosamente total white. A guidare la lezione collettiva sarà lo stesso Roberto Bolle.

Nella sala Carpanini di Palazzo Civico, l’artista è stato ricevuto dal sindaco Stefano Lo Russo in un incontro aperto alla stampa, occasione per ringraziarlo per la sua presenza a Torino e per raccontare il progetto della Fondazione Bolle, che si propone di sostenere la danza in Italia e nel mondo, con l’obiettivo di diffondere i valori artistici, culturali e umani che porta con sé.

Roberto Bolle alla conferenza stampa

“Siamo davvero contenti ed orgogliosi di ospitare un evento dedicato ai più giovani e a trasmettere loro i valori positivi dello sport e della cultura – ha detto il sindaco Stefano Lo Russo -. La presenza di Roberto Bolle è un grande regalo per Torino e l’artista è sicuramente un ottimo interprete dello spirito rinnovato di questa città che guarda alla cultura, alla bellezza e ad eventi come questi per farsi conoscere, in Italia e nel mondo”. Il Sindaco ha poi donato all’artista la pin raffigurante il nuovo city brand della città, “torino:”.

Roberto Bolle ha ricordato le sue origini piemontesi, è nato e cresciuto nel Monferrato, e il rapporto con Torino “cominciato – ha sottolineato – sin da quando ho iniziato a venire a ballare al Teatro Regio, dove sono stato moltissime volte, e che è proseguito e si è consolidato nel tempo, con eventi importanti come la partecipazione alla cerimonia di inaugurazione delle Olimpiadi di Torino 2006. Per questo – ha aggiunto – per me è stato quasi naturale scegliere Torino, dopo Milano, come città per ospitare il Ballo in Bianco”.

Nato come appuntamento simbolico e insieme appassionato di Roberto Bolle per radunare il grande popolo degli appassionati della danza, il Ballo in Bianco è prodotto da Fondazione Roberto Bolle in collaborazione con AssoDanza e ha già superato ogni record di presenze. Quest’anno, con il patrocinio della Città di Torino, il supporto di Film Commission Torino Piemonte e il contributo di Iren e Fondazione Crt si svolge per la prima volta a Torino, città particolarmente cara all’Étoile che ogni anno ospita i suoi spettacoli.

L’evento si svolgerà all’interno di un’area dedicata e delimitata, con accesso riservato esclusivamente agli allievi di danza registrati, ai loro genitori e accompagnatori, nel rispetto delle misure di sicurezza previste.

Inno alla gioia, ma anche alla disciplina, alla passione condivisa, alla purezza dell’arte che parla con il corpo, il Ballo in Bianco farà quest’anno di Torino il centro verso il quale convergeranno migliaia di giovani e giovanissimi ballerini provenienti dalle scuole di danza di tutta Italia.

Una marea festante di entusiasmo che balla al ritmo del proprio cuore che sarà ripresa e trasmessa su Rai1 domenica 14 giugno. A impreziosire la messa in onda le interviste a personaggi rilevanti della comunità torinese quali Leonardo Bonucci, Susanna Egri, Cristina Chiabotto, Pompea Santoro, Evelina Christillin, Arturo Brachetti, Miriam Baldassari e Beatrice Carbone.

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Ondate di calore. In Piemonte attivo il sistema di sorveglianza

 

Con l’arrivo della stagione estiva torna l’attenzione verso le ondate di calore, fenomeni sempre più frequenti e intensi che possono avere effetti significativi sulla salute, in particolare per le persone anziane, fragili e affette da patologie croniche.

Le elevate temperature, soprattutto quando persistono per più giorni consecutivi e si accompagnano a elevati livelli di umidità e scarsa ventilazione, possono provocare disidratazione, crampi, abbassamenti della pressione arteriosa, svenimenti e, nei casi più gravi, colpi di calore e aggravamenti di condizioni cliniche preesistenti.

Per questo motivo la Regione Piemonte, in collaborazione con ARPA Piemonte, le Aziende Sanitarie Regionali, i Medici di Medicina Generale e i servizi socio-assistenziali del territorio, attiva ogni anno un sistema di prevenzione e monitoraggio dedicato alle persone più vulnerabili.

Il sistema di allerta

Dal mese di giugno e fino al 20 settembre è operativo il sistema regionale di sorveglianza delle ondate di calore, basato sui dati meteorologici elaborati da ARPA Piemonte e integrato con il sistema nazionale HHWWS (Heat Health Watch Warning System), che consente di prevedere con alcuni giorni di anticipo le situazioni di maggiore rischio.

Le informazioni consentono ai servizi sanitari territoriali di attivare interventi mirati e di intensificare il monitoraggio delle persone maggiormente esposte agli effetti del caldo.

Le persone più a rischio

Particolare attenzione è rivolta agli ultra 75enni, alle persone non autosufficienti, ai pazienti con malattie cardiovascolari, respiratorie, neurologiche o metaboliche e a chi assume farmaci che possono influenzare la regolazione della temperatura corporea o l’equilibrio dei liquidi.

In presenza di allerte per temperature elevate, i Medici di Medicina Generale possono modulare e rafforzare l’assistenza sanitaria nei confronti dei soggetti più fragili, in raccordo con i servizi territoriali.

I comportamenti che aiutano a prevenire i danni da caldo

Molti dei problemi di salute legati alle ondate di calore possono essere prevenuti adottando semplici accorgimenti:

  • bere frequentemente acqua, anche in assenza dello stimolo della sete;

  • evitare di uscire e svolgere attività fisica nelle ore più calde della giornata;

  • soggiornare in ambienti freschi e ben ventilati;

  • consumare pasti leggeri e ricchi di frutta e verdura;

  • indossare abiti chiari e leggeri;

  • prestare particolare attenzione ad anziani, bambini e persone fragili che vivono sole;

  • non lasciare mai persone o animali all’interno di veicoli parcheggiati.

Cambiamenti climatici e salute

Le ondate di calore rappresentano una delle principali conseguenze dei cambiamenti climatici sulla salute della popolazione.

Per questo la Regione Piemonte partecipa anche a progetti europei dedicati all’adattamento climatico e alla costruzione di ambienti urbani più resilienti, con l’obiettivo di rafforzare la capacità delle comunità locali di prevenire e gestire i rischi legati agli eventi climatici estremi.

Caldo e tutela dei lavoratori

Le prime giornate di caldo intenso registrate già nel mese di maggio hanno confermato come le temperature estreme non rappresentino più un fenomeno limitato ai mesi centrali dell’estate. Per questo motivo la Regione Piemonte ha anticipato quest’anno l’entrata in vigore delle misure di tutela per i lavoratori maggiormente esposti al rischio da calore, attraverso un’ordinanza specifica finalizzata a proteggere la salute nei comparti più a rischio (https://www.regione.piemonte.it/web/pinforma/notizie/sicurezza-sul-lavoro-caldo-estremo-lordinanza-regionale-per-tutela-dei-lavoratori-esposti-alle-alte).

L’obiettivo è rafforzare la prevenzione in tutti gli ambiti maggiormente esposti agli effetti delle alte temperature, promuovendo comportamenti corretti e una maggiore attenzione verso le categorie più vulnerabili della popolazione.

Informazioni utili

I bollettini previsionali sulle ondate di calore sono pubblicati quotidianamente da ARPA Piemonte e consentono di conoscere in anticipo le giornate a maggior rischio.

Per approfondimenti:

Il Pride colora Torino

Giunta alla XX edizione, la manifestazione per i diritti di tutti attraversa il centro e infiamma decine di migliaia di persone.
Quest’anno s’intitola “Venti di lotte” l’edizione 2026 del gay pride giunta, appunto, alla sua ventesima edizione.
Il corteo é partito dal Parco del Valentino alla presenza di sindaci, assessori, associazioni di categoria, comitati e cittadini. E ovviamente l’ormai torinese di adozione Vladimir Luxuria.
La partecipazione cittadina, e non solo, é stata altissima. Abbiamo chiesto agli organizzatori se c’è ancora bisogno del Pride.
Chiara Tarantello, co-coordinatrice del Torino Pride, ha risposto:
«C’è ancora bisogno del Pride perché ancora oggi le persone LGBTQIA+ non hanno gli stessi diritti delle altre cittadine. Perché ci sono ancora persone che vengono sottoposte alle terapie di conversione. Perché il diritto alla casa e al lavoro per noi è ancora su carta ma quando andiamo a vedere un appartamento ci chiedono se siamo amiche, o dobbiamo nascondere ai colleghi la nostra identità di genere. C’è ancora bisogno del Pride perché esistono ancora soggettività marginalizzate.
Perché ancora oggi c’è chi vorrebbe che stessimo a casa, nascoste, a vergognarci. Invece vogliamo essere cittadine come tutte le altre. Presenti, partecipi, visibili.»
E allora che festa sia, nonostante molti sui social borbotteranno per un fastidio che nemmeno noteranno. Il pride non inquina, non disturba e non blocca il traffico, se non per poco.
A meno che le canzoni di Raffaella Carrà vi diano noia.
Lori Barozzino
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I DATI DEL TORINO PRIDE

160000 persone hanno preso parte alla sfilata. In corteo — più di 4 kilometri — hanno sfilato 24 carri, e quasi 50 sono state le realtà aderenti al Torino Pride 2026.

Ad aprire la marcia le note di Mc Nill, che ha accompagnato la partenza dal Valentino. Sul palco finale di piazza Vittorio, animato anche da Vladimir Luxuria, Francamente ha cantato davanti a una piazza gremita. Sul palco anche Ambra Angiolini e sua figlia Jolanda Renga, che hanno risposto ad alcune domande su rappresentazione e attivismo LGBTQIA+.

Venaria Reale, 32enne ferito in una violenta aggressione da un gruppo di minorenni

Sono in corso accertamenti per fare piena luce sull’aggressione che nei giorni scorsi ha portato al ricovero di un uomo di 32 anni, rimasto ferito al termine di una violenta lite avvenuta nel centro cittadino.

Secondo le prime ricostruzioni, il trentaduenne sarebbe stato circondato e colpito da un gruppo composto da diversi adolescenti, una decina. I giovani sosterrebbero di essere stati aggrediti loro dall’uomo. L’episodio si è verificato in serata in una delle piazze della città e ha richiesto l’intervento dei soccorsi. Trasportato in ospedale, l’uomo ha riportato traumi e fratture che hanno reso necessarie cure mediche e un periodo di recupero di diverse settimane.

Le forze dell’ordine hanno identificato i ragazzi coinvolti, tutti minorenni, e stanno raccogliendo testimonianze e immagini dei sistemi di videosorveglianza per ricostruire con precisione la sequenza degli eventi. Al momento restano al vaglio degli investigatori le diverse versioni fornite dai protagonisti della vicenda.

Coldiretti: “Rallenta il depopolamento dei cinghiali”

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Appena la metà degli abbattimenti previsti. Di fronte al primo caso di PSA nel Cuneese c’è chi continua a non collaborare

 

«Con il primo caso di Peste Suina Africana in una carcassa di cinghiale in provincia di Cuneo, è ancora più urgente dare reale attuazione al piano di contenimento di questi animali. I nostri allevatori di suini, dai quali dipendono i consumi locali e quote importanti delle grandi Dop della salumeria italiana, non possono rischiare di avere le stalle chiuse e i capi abbattuti perché non si vuole limitare la proliferazione dei cinghiali». Ancora una volta, il presidente di Coldiretti Torino commenta così il mancato raggiungimento dei numeri di cinghiali abbattuti che erano stati decisi in sede regionale.

«Per l’agricoltura torinese è vitale riuscire a bloccare l’epidemia fuori dai distretti suinicoli del Chierese e del Pinerolese, oltre che da tutto il territorio provinciale e regionale. Gli allevatori fanno la loro parte nel rispettare le rigide misure igieniche e di profilassi obbligatorie, ma poi devono constatare che non c’è lo stesso impegno da parte degli organismi preposti al controllo dei cinghiali. Non possiamo permettere che si metta a rischio un comparto strategico per l’economia locale e nazionale».

Con l’entrata in servizio dei bioregolatori e dei tutor, che partono di notte per difendere le coltivazioni degli agricoltori, i numeri degli abbattimenti stavano iniziando a salire e i danni a diminuire. Ma se manca il contributo serio di ATC, CA e di molte Aree Protette, è impossibile garantire un adeguato depopolamento della specie.

Nel territorio della Città Metropolitana di Torino andrebbero abbattuti, ogni anno, almeno 15.000 cinghiali. Invece, nel 2025 ne sono stati prelevati meno della metà: 7.300. In questi primi mesi del 2026 ne sono stati abbattuti 1.900, di cui appena 470 arrivano dalla caccia negli ATC e CA alpini. Tra tutti gli “istituti” che devono contribuire al contenimento dei cinghiali, spiccano i numeri esigui realizzati in alcune Aree Protette anche dove i margari lamentano continui danni ai pascoli.

Assolta per legittima difesa dall’accusa di avere ucciso il padre

Makka Sulaev, ventenne di origine cecena, è stata assolta in appello con la formula della legittima difesa dall’accusa di aver ucciso il padre durante una lite familiare avvenuta il 1° marzo 2024 a Nizza Monferrato. La decisione è stata presa dalla Corte d’Assise d’Appello di Torino, che ha ribaltato la sentenza di primo grado, nella quale la giovane era stata condannata a 9 anni e 4 mesi di reclusione. La Procura generale aveva chiesto la conferma della condanna, ma i giudici hanno accolto una diversa valutazione dei fatti, disponendo anche la revoca delle misure restrittive a cui la ragazza era ancora sottoposta, tra cui l’obbligo di firma. Al momento della lettura della sentenza, Makka Sulaev non è riuscita a trattenere la commozione.

Controlli di polizia “ad alto impatto” a San Salvario

La Polizia di Stato ha coordinato a Torino un controllo straordinario del territorio ad “Alto Impatto” nel quartiere San Salvario, che ha portato all’identificazione di 190 persone, al controllo di 38 veicoli e all’arresto di uomo per spaccio di sostanze stupefacenti.
Il servizio ha avuto ad oggetto l’area antistante la stazione ferroviaria “Porta Nuova” e le vie laterali (Nizza e Sacchi), estendendosi fino alla zona del Parco del Valentino.
Diversi i minimarket controllati; all’interno di uno di questi, i poliziotti hanno notato un cittadino straniero armeggiare in fondo al locale, nei pressi del bagno; l’uomo, alla vista degli operatori, ha gettato qualcosa sotto un frigorifero, dopodichè fingeva di prelevare due casse d’acqua. Gli operatori lo fermavano, recuperando ciò di cui poco prima si era disfatto, consistente in 3 ovuli di crack. Altro stupefacente dello stesso tipo veniva rinvenuto e sequestrato a suo carico, grazie all’unità cinofila, al piano superiore del locale commerciale, dove l’uomo era stato visto salire dagli operatori prima dell’inizio del controllo.  Per lui scattava l’arresto per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.
2 cittadini maghrebini sono stati controllati in via Galliari e allontanati per 48 ore dall’area a vigilanza rafforzata, ai sensi dell’ordinanza prefettizia, in quanto sostavano sul marciapiede seduti, con varie cose al seguito, intralciando il passaggio dei pedoni.
Altri due allontanamenti sono stati notificati a due cittadini rumeni che intralciavano l’accesso alle strutture ferroviarie presso la stazione Porta Nuova. Per uno di essi, sottoposto alla sorveglianza speciale di PS con divieto di ritorno in Torino per anni 3, è scattata la denuncia all’Autorità Giudiziaria.
I procedimenti penali sono attualmente nella fase delle indagini preliminari e, pertanto, vige la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva per gli indagati.
L’attività è stata effettuata da personale del Commissariato di P.S. “Barriera Nizza”, con la collaborazione di personale del Reparto Prevenzione Crimine “Piemonte”, del locale Reparto Mobile, delle unità cinofile della Polizia di Stato, della Polizia Ferroviaria, della Guardia di Finanza e dell’Arma dei Carabinieri.

Sicurezza del territorio: in arrivo i fondi regionali

DALLA REGIONE OLTRE 1,4 MILIONI DI EURO

La Regione Piemonte continua a investire nella messa in sicurezza del territorio e delle infrastrutture comunali. Con il nuovo stanziamento del programma di finanziamento previsto dalla legge regionale 38/78 sono stati assegnati complessivamente oltre 3,6 milioni di euro per sostenere 69 interventi distribuiti su tutto il territorio.

Gli interventi riguardano opere di consolidamento di strade comunali, sistemazioni idrauliche, ripristino di muri di sostegno, difese spondali, consolidamenti di versanti e interventi urgenti di protezione civile necessari a garantire la sicurezza dei cittadini e la continuità della viabilità locale.

Per il territorio della provincia di Torino sono stati destinati oltre 1,4 milioni di euro. I Comuni finanziati sono: Baldissero Torinese (60 mila euro), Bricherasio (11 mila euro), Burolo (40 mila euro), Busano (75 mila euro), Cavour (40 mila euro), Ceres (oltre 21 mila euro), Chiaverano (100 mila euro), Cintano (120 mila euro), Cumiana (100 mila euro), Druento (115 mila euro), Lusernetta (55 mila euro), Pianezza (110 mila euro), San Germano Chisone (50 mila euro), Settimo Vittone (10 mila euro), Tavagnasco (150 mila euro), Val di Chy (150 mila euro), Vidracco (73 mila euro), Villar Focchiardo (100 mila euro), Villar Perosa (22 mila euro) e Viù (59 mila euro).

“Le risorse stanziate – dichiara il presidente della Regione Alberto Cirio – confermano l’attenzione delle istituzioni verso la sicurezza del territorio e il sostegno ai Comuni. Investire nella manutenzione e nella tutela del territorio significa proteggere le comunità locali, rafforzare la resilienza del Piemonte e garantire interventi concreti a beneficio dei cittadini”,

“Con questo provvedimento confermiamo l’attenzione della Regione verso i territori e verso i Comuni che ogni giorno affrontano criticità legate al dissesto idrogeologico – dichiara l’assessore regionale alle Opere pubbliche Marco Gabusi – Abbiamo scelto di finanziare interventi concreti e immediatamente cantierabili, perché sappiamo bene che intervenire tempestivamente significa limitare i danni e mettere in sicurezza comunità e infrastrutture prima che le situazioni si aggravino ulteriormente. Il nostro obiettivo è dare risposte rapide ai territori e sostenere i sindaci nella gestione delle criticità”.

I giochi d’acqua nei parchi cittadini, aria di vacanze a Torino

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Da  sabato 30 maggio sono tornati  in funzione i giochi d’acqua del parco Di Vittorio, del parco Carrara, del giardino Don Gnocchi e del giardino Madre Teresa di Calcutta. I giochi saranno attivi tutti i giorni, dalle ore 10 alle 19.

Le aree ludiche attrezzate con giochi d’acqua sono state inaugurate nel corso del 2024 nell’ambito degli interventi di riqualificazione realizzati con modalità innovative in otto aree verdi cittadine, grazie ai fondi PON METRO REACT-EU. Fin dalla loro apertura sono state una delle novità più apprezzate da bambini e famiglie durante la stagione estiva, offrendo occasioni di svago e refrigerio soprattutto durante le giornate più calde.

I giochi d’acqua del giardino Peppino Impastato saranno invece riattivati nei prossimi giorni, al termine dei lavori di sostituzione di un componente danneggiato dell’impianto.

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