CRONACA

Monteu da Po apre il canale Whatsapp

 

L’Amministrazione Comunale di Monteu da Po informa la cittadinanza che è stato attivato il Canale WhatsApp ufficiale del Comune, un nuovo strumento di comunicazione istituzionale pensato per favorire una diffusione sempre più tempestiva, capillare ed efficace delle informazioni di interesse pubblico.

L’iniziativa, prevista nel programma della neoinsediata Amministrazione, si inserisce nel percorso di innovazione e digitalizzazione dei servizi comunali con l’obiettivo di rafforzare il dialogo tra istituzioni e cittadini, garantendo un accesso immediato alle comunicazioni ufficiali direttamente sul proprio smartphone.

Attraverso il Canale WhatsApp sarà possibile ricevere aggiornamenti riguardanti:

  • comunicazioni istituzionali e notizie dell’Amministrazione Comunale;
  • eventi, manifestazioni e iniziative promosse sul territorio;
  • avvisi di pubblica utilità;
  • allerte e informazioni relative a viabilità, condizioni meteorologiche, servizi comunali e situazioni di emergenza;
  • aggiornamenti tempestivi su attività e opportunità rivolte alla cittadinanza.

L’iscrizione al canale è gratuita, semplice e richiede pochi secondi. Inoltre, il servizio garantisce la massima tutela della privacy: gli iscritti non possono visualizzare numeri di telefono, nominativi o altri dati personali degli altri utenti aderenti al canale.

L’Amministrazione invita tutti i cittadini, le associazioni, gli operatori economici e le realtà del territorio a iscriversi e a contribuire alla diffusione di questo nuovo servizio, affinché l’informazione istituzionale possa raggiungere il maggior numero possibile di persone.

Più cittadini informati significa una comunità più connessa e partecipativa.

Per iscriversi al Canale WhatsApp ufficiale del Comune di Monteu da Po è sufficiente collegarsi al seguente link: https://whatsapp.com/channel/0029VbD9Vk26rsQmAilvwC2i

Una volta effettuata l’iscrizione, si raccomanda di attivare la funzione delle notifiche (campanella) per ricevere in tempo reale tutti gli aggiornamenti pubblicati.

Maggiori informazioni sono disponibili sul sito istituzionale del Comune di Monteu da Po in home page.

La ricerca in sanità: il Sant’Anna di Torino

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Quando la ricerca punta a nuove strategie contro i sarcomi ossei pediatrici

Nel midollo osseo non vivono solo le cellule staminali che danno origine al sangue. Accanto a loro esiste una popolazione meno conosciuta, ma preziosa per la ricerca: le cellule stromali mesenchimali, o CSM. Sono cellule di supporto, capaci di contribuire all’equilibrio del microambiente in cui le altre cellule crescono, comunicano e si specializzano. Possono essere considerate parte dell’impalcatura viva del midollo osseo: non producono direttamente le cellule del sangue, ma aiutano a creare le condizioni perché questo complesso ecosistema funzioni correttamente. Inoltre, sono cellule multipotenti, in grado di differenziarsi in diversi tipi cellulari, in particolare cellule dell’osso, della cartilagine e del tessuto adiposo.

Le CSM rilasciano piccolissime particelle biologiche, chiamate vescicole extracellulari, che funzionano come messaggeri tra cellule: trasportano molecole, veicolano segnali e possono interagire con tessuti anche distanti. Da questa caratteristica nasce un’idea innovativa: utilizzare le vescicole come navette biologiche per trasportare farmaci verso il tessuto tumorale. Caricate con chemioterapici, queste vescicole potrebbero aiutare a portare il trattamento più vicino al tumore e, in prospettiva, a ridurre il danno ai tessuti sani.

È su questa strategia che si focalizza il progetto sviluppato dall’Ospedale Infantile Regina Margherita dell’Azienda Ospedaliera OIRM – Sant’Anna, afferente alla struttura di Oncoematologia Pediatrica diretta da Franca Fagioli. Il progetto nasce dall’esperienza decennale del Laboratorio nello studio e nell’utilizzo delle CSM e ha l’obiettivo di valutare, in fase preclinica, l’efficacia e la sicurezza di microvescicole derivate da CSM e caricate con il farmaco doxorubicina per il trattamento dei sarcomi ossei pediatrici.

I sarcomi ossei pediatrici, tra cui l’osteosarcoma e il sarcoma di Ewing, sono tumori rari e aggressivi che colpiscono soprattutto bambini, adolescenti e giovani adulti. Le terapie oggi disponibili, basate su chirurgia, chemioterapia e radioterapia, hanno migliorato le possibilità di cura in molti pazienti. Tuttavia, nelle forme metastatiche, recidivanti o resistenti ai trattamenti, la prognosi resta ancora difficile. La sfida è quindi duplice: trovare strategie più efficaci contro il tumore e, allo stesso tempo, limitare gli effetti collaterali di farmaci molto potenti.

La doxorubicina è uno dei chemioterapici utilizzati nel trattamento dei sarcomi ossei pediatrici. È un farmaco efficace, ma il suo impiego può essere limitato da effetti collaterali importanti, legati al fatto che non colpisce esclusivamente le cellule tumorali. Può infatti danneggiare anche tessuti sani, con una tossicità sistemica che include, tra gli aspetti più rilevanti, il possibile danno cardiaco. Nei bambini e negli adolescenti questo tema è particolarmente delicato, perché ridurre gli effetti a lungo termine delle cure è parte integrante della qualità della guarigione.

Per questo motivo, la ricerca sta sviluppando sistemi di drug delivery, cioè strategie capaci di veicolare i farmaci in modo più mirato verso il tumore, cercando di preservarne l’efficacia e limitarne la tossicità. In questo progetto, le vescicole extracellulari vengono isolate dal secretoma delle CSM, cioè dall’insieme delle sostanze che queste cellule rilasciano nell’ambiente durante la coltura in laboratorio. Dopo essere state prodotte e caratterizzate, possono essere caricate con doxorubicina e studiate come possibili trasportatori del farmaco.

In altre parole, non si tratta di usare direttamente cellule vive come terapia, ma di sfruttare ciò che queste cellule producono: piccole vescicole che potrebbero comportarsi come corrieri biologici. Questo aspetto è importante anche dal punto di vista della sicurezza: lavorare con vescicole derivate dalle cellule, anziché con cellule vive, può rendere il prodotto più controllabile, standardizzabile e potenzialmente più adatto allo sviluppo regolatorio.

Il progetto si fonda su competenze già consolidate. Il Laboratorio Centro Trapianti Cellule Staminali e Terapia Cellulare ha una lunga esperienza nell’isolamento, espansione e caratterizzazione delle CSM. Inoltre, la presenza di una Cell Factory accreditata AIFA permette di lavorare secondo criteri compatibili con le Good Manufacturing Practice, le norme che regolano la produzione di medicinali destinati all’uso clinico. Nella ricerca biomedica, infatti, non basta che un’idea funzioni in laboratorio: deve poter essere riprodotta, controllata, tracciata e validata secondo standard rigorosi.

I risultati preliminari indicano una direzione promettente. In studi precedenti, il gruppo ha valutato il secretoma derivato da CSM caricate con un altro farmaco chemioterapico, il paclitaxel su linee cellulari di osteosarcoma, osservando un effetto citotossico significativo. Successivamente, la metodica è stata applicata alla doxorubicina: le vescicole caricate con il farmaco hanno mostrato attività su linee cellulari di osteosarcoma, con una riduzione importante della vitalità cellulare dopo 24 ore di trattamento. Il progetto prevede ora il passaggio successivo: la validazione in modelli preclinici in vivo, passaggio necessario per capire come il farmaco si comporta nell’uomo, se rimane nel tumore, se raggiunge organi sani, quale tossicità provoca e se l’effetto terapeutico è superiore rispetto alla doxorubicina libera. Per questo il progetto prevede studi in modelli murini di sarcoma osseo, con valutazione della biodistribuzione, della farmacocinetica, dell’efficacia terapeutica e della tossicità sistemica.

Se i risultati confermeranno efficacia e sicurezza, le vescicole extracellulari caricate con doxorubicina potrebbero rappresentare una nuova formulazione biologica per il trattamento dell’osteosarcoma e di altri sarcomi ossei ad alto rischio.

Il valore del progetto sta proprio in questo ponte tra laboratorio e cura. Da una parte ci sono la ricerca sulle cellule stromali mesenchimali, le loro vescicole e le tecnologie di drug delivery; dall’altra ci sono i bisogni concreti di bambini e adolescenti con tumori rari e difficili da trattare. In mezzo, c’è il lavoro quotidiano di ricercatori, clinici, biologi, tecnici e strutture sanitarie capaci di trasformare una domanda scientifica in un percorso verificabile.

Estate Ragazzi: centri estivi, un punto di riferimento per le famiglie torinesi

 

Sono pienamente operativi in tutte le Circoscrizioni di Torino i centri estivi di Estate Ragazzi, che anche quest’anno si confermano un servizio centrale per la città e un punto di riferimento per migliaia di famiglie torinesi durante il periodo di sospensione delle attività scolastiche.

Un sistema educativo diffuso e articolato, che insieme a Nidi d’Estate e Bimbi Estate costituisce l’offerta estiva della Città di Torino per bambini e bambine da 0 a 11 anni, pensata per garantire opportunità di socializzazione, apprendimento e benessere, oltre a supportare concretamente la conciliazione tra vita e lavoro delle famiglie.

Proprio per vedere da vicino lo svolgimento delle attività e incontrare i più piccoli, questa mattina il sindaco Stefano Lo Russo, insieme all’assessora alle Politiche educative e giovanili della Città di Torino Carlotta Salerno e al presidente della Fondazione Compagnia di San Paolo Marco Gilli, ha visitato uno dei centri, quello di via San Marino, salutando le bambine e i bambini impegnati nei laboratori e nei momenti di gioco.

“Sarà un’estate ricca di esperienze educative, inclusive, ludiche non solo per fornire alle ragazze ed i ragazzi nuove opportunità di crescita durante la pausa scolastica, ma soprattutto per dare supporto alle famiglie nella delicata organizzazione estiva – ha affermato l’assessora Carlotta Salerno -. L’Estate Ragazzi continua, grazie anche al supporto della Fondazione Compagnia di San Paolo e Ufficio Pio, a offrire esperienze di socializzazione e scoperta, senza tralasciare le situazioni più fragili, prestando attenzione alle esigenze educative di tutte e tutti. Grazie alle scuole, agli enti gestori e a tutte le realtà che anno dopo anno confermano l’intenzione di fare dell’Estate Ragazzi un riferimento per bambine e bambini e per le loro famiglie”.

Nel 2026 il sistema di Estate Ragazzi si articola in 49 centri estivi distribuiti sul territorio cittadino, gestiti da 20 enti, con poco meno di 4.300 inscrizioni effettuate all’8 giugno. Tra questi, sono 477 i bambini con disabilità e oltre 2.500 quelli che beneficiano di agevolazioni legate all’ISEE, mentre le settimane complessivamente assegnate superano le 18mila. Numeri che restituiscono la dimensione e l’impatto di un servizio sempre più richiesto.

La proposta educativa, oltre alla programmazione settimanale, si arricchisce di percorsi tematici che spaziano dall’attività sportiva a quella artistico-creativa, fino ai laboratori linguistici e scientifico-tecnologici, offrendo ai partecipanti occasioni diversificate di apprendimento e scoperta.

Un’attenzione particolare è rivolta all’inclusione: quasi tutti i centri, 47 su 49, sono dotati di “Spazio Inclusione”, ambienti dedicati a favorire la partecipazione di tutti i bambini e le bambine. A questo si accompagna un importante investimento economico da parte della Città, con oltre 716mila euro destinati al sostegno alla disabilità, più di 537mila euro per l’integrazione delle fasce ISEE e oltre 54mila euro per i minori con esenzione.

Prosegue inoltre la collaborazione con AIESEC, che anche quest’anno porta nei centri estivi 50 volontari internazionali coinvolti nelle attività educative e nei giochi in lingua, contribuendo a rendere l’esperienza ancora più aperta e interculturale. Cresce anche l’offerta sportiva, con più che raddoppiati i posti disponibili nelle piscine comunali — oltre 2.400 ogni settimana — e nuove opportunità come la partecipazione di alcuni centri a un evento internazionale di golf alla Mandria.

Accanto a Estate Ragazzi, la Città offre anche i servizi per la fascia 0-6 anni. Per Nidi d’Estate, nel mese di luglio sono attivi 22 nidi comunali a gestione diretta e 16 in appalto, mentre ad agosto le sedi operative sono 5, una in più rispetto allo scorso anno. Per Bimbi Estate, le sedi aperte a luglio sono 31, mentre ad agosto è stata attivata un’ulteriore struttura per rispondere all’elevato numero di richieste.

Già nei mesi primaverili sono state oltre 3mila le domande complessive registrate per questi servizi, sostenuti da un investimento pari a 1,1 milioni di euro per i nidi e 1,5 milioni per le scuole dell’infanzia. In risposta alle alte temperature della scorsa estate, molte sedi sono state inoltre dotate di sistemi di climatizzazione con condizionatori portatili.

Un modello, quello dei servizi estivi cittadini, che continua a crescere e a consolidarsi, trasformando l’estate in un tempo di qualità, apprendimento e relazioni per migliaia di bambine e bambini torinesi.

TorinoClick

Blitz antidroga: spari, 18 chili tra hashish e cocaina, due arresti e sette denunce

Oltre 18 chili di stupefacenti sequestrati tra hashish e cocaina, due arresti e sette denunce. Questo è il bilancio del blitz antidroga condotto dai carabinieri di Ivrea. L’intervento, avvenuto la mattina del 10 giugno, ha visto l’impiego di oltre 70 militari.

L’operazione è scattata in seguito a un’inchiesta avviata dopo che, nelle aree di San Giusto Canavese e Caluso, erano stati esplosi colpi d’arma da fuoco con intento intimidatorio. I carabinieri hanno eseguito decreti di perquisizione firmati dalla Procura di Ivrea, che coordina le indagini, nei confronti di una rete di sospetti con base a San Giusto, Cuceglio, San Giorgio e Caluso.

I reati segnalati vanno dalla detenzione di stupefacenti al porto abusivo di armi, fino a minacce e danneggiamento aggravato. Durante le perquisizioni i carabinieri hanno intercettato a Cuceglio un 33enne di origine marocchina in possesso di 20 panetti di hashish (circa 2 kg) e di due confezioni di cocaina per un totale di 600 grammi. Invece, a San Giusto Canavese, 16 kg di hashish – suddivisi in ben 160 panetti – sono stati ritrovati nell’abitazione di un 42enne italiano. I due sono stati arrestati e scortati nel carcere di Ivrea; altre sette persone sono state denunciate a piede libero. Presso la casa di un 30enne italiano è anche stata trovata e sequestrata un’arma detenuta illegalmente.

L’azione è stata guidata dal Nucleo operativo e radiomobile di Ivrea, affiancato dalle Aliquote di primo intervento di Torino, dalle unità cinofile del Nucleo di Volpiano e dalla polizia locale di Strambino.

VI.G

Andrea Busto: precisazioni sul Museo Ettore Fico

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

 

Gentili Amici del Museo Ettore Fico,

mi duole tediarVi con lettere non pertinenti all’arte ma il Comune di Torino e in particolar modo la dottoressa Purchia, mi obbligano a rettificare quanto scritto su «La Stampa» di oggi (15 giugno 2026).

Negli ultimi quattro anni ho scritto alcune e-mail che testimoniano la mia volontà (fin da subito) di offrire alla Città quanto era in mio possesso come patrimonio artistico e immobiliare del Museo Ettore Fico.

La prima e-mail, indirizzata al Sindaco Lo Russo e all’Assessore Purchia, data 30 settembre 2022 ore 08:03 (cito testualmente):

«Il Museo Ettore Fico espone per la prima volta le proprie collezioni […] La raccolta riguarda opere contemporanee, etniche, extraeuropee e di arte antica classica.

Presentiamo in Barriera di Milano, con grande orgoglio, una riflessione approfondita su ciò che potrebbe diventare patrimonio stabile della Città di Torino. È con piacere che Vi invito a una visita privata per farVi conoscere le oltre 140 opere esposte e per illustrarVi i progetti futuri del Museo.»

Il Sindaco non venne.

Seguirono alcuni incontri con l’Assessore Purchia a cui comunicai la mia volontà di lasciare la direzione del Museo e donare l’edificio e le collezioni alla Città.

Seguì una e-mail in data 10 febbraio 2025 ore 11:38:

«Buongiorno Assessora Purchia,

Le scrivo a proposito del nostro precedente incontro, avvenuto in data 13 giugno 2024, per informarLa che nel frattempo ho incontrato l’8 gennaio us. il dottor Massimo Broccio, Presidente della Fondazione Torino Musei, a cui ho espresso la mia volontà di continuare la mission del Museo Ettore Fico oltre la mia permanenza come direttore e presidente dell’istituzione.

L’anno scorso il mio mandato è scaduto in concomitanza del pensionamento e, per queste ragioni, vorrei trovare una soluzione favorevole alla continuità del progetto culturale e sociale legato al MEF.

Ho proposto al dottor Broccio, come l’avevo proposto a Lei, di sondare l’eventualità di un interesse a sostituirmi nella direzione del museo e nella possibilità di una sua continuità espositiva e organizzativa in Barriera di Milano.

La mia proposta è stata così formulata:

Vorrei che un Ente Pubblico, possibilmente il Comune di Torino coadiuvato dalle Fondazioni Bancarie regionali, si facesse carico dell’affitto dello spazio per un tempo indeterminato e che poi ne diventasse il proprietario definitivo al mio decesso. Si tratterebbe di una nuda proprietà con utilizzo immediato dal gennaio 2026. Il valore dell’immobile è stato stimato in 4.000.000€.

L’accordo comprenderebbe anche un cospicuo lascito di opere di Ettore Fico, Luigi Serralunga e oltre 200 opere di artisti contemporanei da Hiber a Armleder, da Lavier a Kiki Smith, da Fratino a Castelli e altri nazionali e internazionali per un valore attuale di mercato di circa 10/15.000.000 €. […]

Ci legge in copia anche il dottor Broccio a cui avevo comunicato che ho attualmente in corso una proposta di ente privato per l’affitto dell’immobile e a cui dovrò dare riscontro entro il 31 marzo 2025.

Invio la stessa mail in copia anche alla segreteria del Sindaco e all’Assessora Salerno.»

Non ricevo alcuna risposta e in data 1° marzo 2025 ore 09:21 invio una nuova mail:

«Gentile Assessora Purchia,

spero che questa mia La trovi bene.

Riprendo in sintesi quanto espresso nella precedente email, inviata il 10 febbraio scorso, a cui non ho avuto riscontro da parte del suo Assessorato.

Poiché mi sta molto a cuore la continuità del progetto avviato nel 2014 in Barriera di Milano, mi preme sapere se vi è qualche interesse da parte della Città a non interrompere le attività culturali ed espositive del museo Ettore Fico.

Come già scritto, ho una proposta in atto che dovrò sottoscrivere il 31 marzo prossimo.

Andrea Busto

Rivoli: Corso Kennedy più sicuro e scorrevole: approvato il progetto

sono partiti  lunedì 15 giugno i lavori di ampliamento di corso Kennedy nel tratto compreso tra via Bruere e via Camogli, uno dei punti più critici della viabilità cittadina. L’intervento, del valore complessivo di oltre 540 mila euro, consentirà di eliminare l’attuale restringimento della carreggiata, migliorare la sicurezza stradale e rendere più scorrevole la circolazione lungo un asse sempre più utilizzato dai cittadini.

Da anni il tratto è regolato da un semaforo a senso unico alternato che, soprattutto nelle ore di punta, provoca rallentamenti e code. Una situazione resa ancora più evidente dall’aumento dei flussi veicolari legati ai lavori per il prolungamento della metropolitana e all’utilizzo crescente di percorsi alternativi alla viabilità principale.

Il progetto prevede l’ampliamento della piattaforma stradale attraverso l’arretramento del muro che costeggia il convento delle Suore Carmelitane Scalze, soluzione che consentirà di superare l’attuale strozzatura e realizzare un nuovo marciapiede a servizio dei pedoni. L’arretramento e la ricostruzione del muro saranno eseguiti a cura e spese del soggetto privato coinvolto nell’intervento.

È inoltre previsto il rialzamento dell’intersezione tra corso Kennedy, via Bruere e via Sestriere, misura finalizzata a moderare la velocità dei veicoli e ad aumentare la sicurezza in un punto particolarmente delicato della rete viaria cittadina.

L’intervento è stato reso possibile grazie a un accordo con la proprietà dell’area interessata, evitando il ricorso a procedure di esproprio e consentendo di accelerare l’avvio dell’opera.

«Con l’avvio di questo cantiere diamo finalmente risposta a una criticità che cittadini e automobilisti conoscono bene. – dichiarano il sindaco Alessandro Errigo e l’Assessore alla viabilità Marco Tilelli – Corso Kennedy è diventato negli anni un collegamento sempre più importante per la mobilità cittadina e l’attuale restringimento rappresenta un punto di rallentamento che incide sulla fluidità del traffico e sulla sicurezza. Questo intervento consentirà di migliorare la circolazione, aumentare la sicurezza dei pedoni e rendere più efficiente uno degli assi viari più utilizzati della città.»

Uomo minaccia di gettarsi dal balcone: salvato in extremis

La polizia ha salvato un uomo all’ultimo momento nella prima mattinata di oggi, dopo che aveva minacciato di buttarsi dal balcone di uno stabile in zona Cenisia.

A dare l’allarme è stata una donna che alle 6:45 ha chiamato il 112, segnalando un uomo sporgersi pericolosamente dal parapetto del balcone, al quinto piano del palazzo. Sul posto sono giunti immediatamente i poliziotti dell’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico, insieme agli agenti del Commissariato San Paolo che hanno verificato la segnalazione, trovando l’uomo in bilico sul cornicione, aggrappato alla ringhiera con le mani. I poliziotti sono passati al balcone dell’appartamento vicino per avvicinarsi e hanno iniziato a parlare con lui per tranquillizzarlo. Mentre parlavano, i vigili del fuoco sono riusciti ad entrare dentro l’appartamento.

L’azione congiunta delle due forze ha messo in sicurezza l’uomo in pochi secondi. Portato in salvo, è stato affidato al personale del 118 che l’ha portato all’ospedale Martini. Al termine, il Questore di Torino Massimo Gambino ha incontrato gli operatori intervenuti, complimentandosi per professionalità, lucidità e coraggio mostrati durante il delicato intervento.

VI.G

Sappe: “Nuova violenza in carcere a Torino”

Riceviamo e pubblichiamo

DETENUTI STRANIERI CHE AGGREDISCONO

Richiamo ai Sottosegretari di Stato alla Giustizia Balboni e Ostellari: “Servono fatti concreti: pronti a scendere in piazza!”

Ancora violenza nelle carceri piemontesi. Ancora una volta sono stati i poliziotti penitenziari a impedire che si consumasse una tragedia, pagando in prima persona il prezzo di un sistema penitenziario sempre più fuori controllo.

A denunciare il grave episodio avvenuto nel carcere di Torino sono Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria, e Vicente Santilli, segretario regionale del SAPPE per il Piemonte.

Nel pomeriggio di ieri, domenica, un detenuto di nazionalità egiziana, mentre veniva accompagnato presso il cortile passeggi, ha improvvisamente tentato di aggredire un detenuto lavorante. Nel corridoio del reparto si è infatti scagliato contro di lui impugnando un pezzo di plexiglass utilizzato come una vera e propria lama artigianale.

Solo il tempestivo e coraggioso intervento di due appartenenti alla Polizia Penitenziaria ha impedito che l’aggressione potesse avere conseguenze drammatiche e persino letali. Nella concitazione delle operazioni di contenimento, i due agenti hanno riportato lussazioni e lievi ferite. Determinante è stato anche il contributo di altri due detenuti presenti, che hanno cercato di placcare l’ira dell’uomo, già noto per essere stato in più occasioni responsabile e promotore di eventi critici nel corso della detenzione.

«Esprimiamo piena solidarietà e vicinanza ai colleghi feriti – dichiarano Capece e Santilli – che ancora una volta hanno dimostrato straordinario coraggio, senso del dovere e professionalità, evitando un possibile omicidio all’interno dell’istituto. A loro va il nostro ringraziamento e quello dell’intero Corpo di Polizia Penitenziaria».

I dirigenti del SAPPE lanciano però un nuovo e duro grido d’allarme alle istituzioni.

«Non si può continuare a chiedere agli uomini e alle donne della Polizia Penitenziaria di operare quotidianamente in condizioni sempre più difficili, con organici insufficienti, carichi di lavoro insostenibili e una crescente aggressività da parte della popolazione detenuta. Lo Stato non può lasciare soli coloro che rappresentano il primo presidio di legalità e sicurezza nelle carceri italiane».

Capece e Santilli tornano quindi a sollecitare interventi immediati e concreti: «Ribadiamo con forza la necessità di adottare misure straordinarie per garantire l’ordine e la sicurezza negli istituti penitenziari. È inoltre indispensabile procedere all’espulsione dei detenuti stranieri che si rendono responsabili di gravi episodi di violenza all’interno delle nostre carceri, facendo loro scontare la pena negli istituti dei rispettivi Paesi d’origine, attraverso accordi internazionali efficaci e realmente applicati».

«Chiediamo conto ai Sottosegretari di Stato delegati Alberto Balboni e Andrea Ostellari di cosa intendano fare concretamente per porre un freno a queste continue violenze, soprattutto quando vengono commesse da detenuti stranieri. Il senatore Balboni si è insediato da tempo, dispone di una delega importante sulla Polizia Penitenziaria, ma non ha ancora ritenuto opportuno ascoltare chi rappresenta le donne e gli uomini del Corpo che operano quotidianamente in prima linea negli istituti del Paese. Il senatore Ostellari aveva assunto l’impegno di favorire le espulsioni dei detenuti violenti o, comunque, di prevedere un regime penitenziario differenziato per i soggetti maggiormente pericolosi: ad oggi, però, è tutto come prima».

«Non ci accontentiamo più di dichiarazioni di circostanza o di promesse destinate a restare sulla carta. Servono decisioni immediate, coraggiose e verificabili. Diversamente, se non arriveranno risposte concrete e tempestive, saremo costretti a promuovere iniziative di protesta e a scendere in piazza a Roma, sotto gli uffici del Ministero della Giustizia, per far sentire la voce di una categoria ormai stremata ma che continua, con abnegazione e spirito di servizio, a garantire la sicurezza del Paese».

«Ogni giorno – concludono i rappresentanti del SAPPE – la Polizia Penitenziaria evita tragedie che spesso non arrivano neppure all’attenzione dell’opinione pubblica. Ma non possiamo attendere il morto per intervenire. Le aggressioni sono ormai all’ordine del giorno e chi serve lo Stato dietro le sbarre merita rispetto, tutela e strumenti adeguati per svolgere il proprio lavoro in sicurezza»

Più cantieri con meno disagi, nasce a Torino la regia digitale

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Uno strumento unico, digitale e georeferenziato, per programmare e gestire in modo efficace e coordinato tutte le azioni di manutenzione e trasformazione del suolo pubblico. È la nuova piattaforma digitale per la gestione del territorio della Città di Torino, che è stata presentata  a Palazzo Civico dal sindaco Stefano Lo Russo insieme all’assessora alla Transizione Digitale e Viabilità Chiara Foglietta e alladirettrice generale dell’ente Alessandra Cimadom. Obiettivo: ridurre al minimo i disagi dei cantieri per la cittadinanza.

L’amministrazione comunale, consapevole dell’impatto dei cantieri di sottoservizi e manutenzione stradale sulla viabilità cittadina e della necessità di programmare in modo efficiente ed ordinato i vari interventi, si è da tempo dotata di una regia cantieri, un coordinamento tra uffici comunali, polizia locale e società di sottoservizi, che si riunisce settimanalmente per raccogliere le esigenze di intervento su tutto il territorio cittadino e pianificare le ordinanze che riguardano la viabilità. Questo lavoro ha costituito il punto di partenza per realizzare la piattaforma che, attraverso la digitalizzazione di tutti i processi, rappresenta una rivoluzione del modo in cui la pubblica amministrazione e i partner strategici pianificano, gestiscono e monitorano lo spazio pubblico della città.

“Sappiamo bene – sottolinea il sindaco Stefano Lo Russo – come interventi necessari, quale ad esempio la riasfaltatura di una strada dove il manto è ammalorato, possano rappresentare un disagio per i cittadini che ogni giorno quella strada la percorrono. Ancora di più se, qualche mese dopo, quella strada viene interessata da nuove manutenzioni. Ecco perché abbiamo deciso di dotarci di uno strumento che ci aiuti a massimizzare gli investimenti riducendo al minimo i disagi. La piattaforma digitale costituisce un esempio virtuoso di come la tecnologia possa aiutarci ad efficientare i processi, con un beneficio tangibile sulla qualità della vita quotidiana dei cittadini. Grazie a una gestione integrata, ridurremo i disagi legati ai cantieri stradali, alla manutenzione del verde urbano, agli eventi,  assicurando uno sviluppo del territorio coerente, coordinato e tempestivo”.

“È stato fatto un enorme lavoro di revisione delle procedure – spiega l’assessora alla Transizione Digitale e Viabilità Chiara Foglietta – con la digitalizzazione completa di processi che, sino ad oggi, avvenivano in parte ancora con modulistica cartacea. Questo strumento ci permetterà di avere un quadro sempre completo e aggiornato di quello che avviene e dovrà avvenire sul suolo cittadino, mettendoci nelle condizioni di evitare sovrapposizioni e conseguenti disagi per la viabilità e la cittadinanza”.

La piattaforma, co-finanziata tramite fondi Pon Metro Plus, è stata sviluppata dalla divisione Progetti Speciali e il servizio Sistemi Informativi e rappresenta una tappa fondamentale nel percorso di transizione digitale intrapreso dalla Città di Torino.

“La gestione dello spazio urbano in una grande città metropolitana – aggiunge la direttrice generale della Città di Torino Alessandra Cimadom – è per sua natura complessa e frammentata, coinvolgendo molteplici attori interni ed esterni. La piattaforma risponde a questa complessità con uno strumento unico, centralizzato e coordinato in grado di supportare la programmazione e la gestione di tutte le azioni di manutenzione e trasformazione del suolo pubblico. Questo include una visione d’insieme su cantieri stradali, interventi sui sottoservizi, gestione del verde pubblico, organizzazione di grandi eventi e viabilità. Per raggiungere questo risultato, è stato necessario intraprendere due grandi sfide, ovvero la digitalizzazione e reingegnerizzazione dei processi, rivedendo completamente i flussi di lavoro che determinano la trasformazione fisica della città, e la costruzione di un ecosistema decisionale basato sui dati, in cui ogni proposta di intervento è georeferenziata, permettendo così di analizzare in anticipo le sovrapposizioni temporali e spaziali (evitando, ad esempio, che una strada appena riasfaltata venga subito riaperta per altri lavori di posa di sottoservizi)”.

Un lavoro che si basa su tre pilastri tecnologici interconnessi, ciascuno dedicato a una specifica fase del ciclo di vita della pianificazione urbana:

CityBlocks: lo strumento di ingresso delle informazioni (fase di input). Consente a tutti gli operatori abilitati — inclusi gli uffici comunali, le aziende municipalizzate e i grandi utenti (come i gestori di servizi di rete) — di inserire direttamente nel sistema le proprie proposte di intervento sul suolo pubblico.

CityPlanner: il cuore pulsante del sistema, uno strumento trasversale dedicato alla regia e al coordinamento. Permette di visualizzare in modo sinottico e integrato tutte le proposte pervenute, facilitando la programmazione temporale, la risoluzione delle interferenze spaziali e l’accettazione formale degli interventi.

CityMonitor: la componente di verifica e aggiornamento sul campo. Consente ai tecnici comunali e alle maestranze di inserire, aggiornare e monitorare in tempo reale lo stato di avanzamento delle attività e tutte le informazioni territoriali rilevanti direttamente dal luogo dell’intervento.

La piattaforma vede attivi oggi 36 soggetti, suddivisi tra 13 uffici comunali interni e 23 grandi utenti (società fornitrici di servizi, utility).

È già operativa da qualche mese in fase di test durante la quale sono state gestite interamente in digitale oltre 4mila istanze di manomissione del suolo pubblico, con una notevole riduzione dei tempi di istruttoria.

La sfida ora è di consolidare l’utilizzo di questo strumento innovativo, misurandone gli effetti nella programmazione (i primi si vedranno già tra qualche settimana) e di integrarlo di nuove funzioni: l’obiettivo infatti è di renderlo operativo su tutta la gestione del territorio. La prossima tappa riguarderà la programmazione degli interventi sul verde, mentre entro la fine del 2027 il sistema dovrebbe entrare a regime per la gestione digitale di tutti gli eventi cittadini.

TorinoClick

Prarostino celebra i 50 anni del Faro della Libertà

DOMENICA 21 GIUGNO 

 
 
Una giornata dedicata alla memoria degli oltre seicento caduti nel Pinerolese durante la guerra di Liberazione: l’iniziativa è una tradizione del Comune di Prarostino, che, domenica 21 giugno, celebra il 59° anniversario della costruzione del Faro della Libertà.
Le iniziative, patrocinate e sostenute dalla Città metropolitana di Torino, nell’ambito del bando per la valorizzazione delle realtà locali nei piccoli Comuni, iniziano giovedì 18 giugno alle 17,30 nella biblioteca comunale con la presentazione del libro “Il vento della libertà” di Lorenzo TibaldoSabato 20 alle 16,30 nella sala consiliare del Municipio si inaugura invece la mostra “Dal fascismo alla Resistenza”, curata da Tiziano GiustettoLe celebrazioni di domenica 21 giugno iniziano alle 10 con il ritrovo dei partecipanti sul piazzale del Municipio, da dove prende le mosse il corteo verso i monumenti di San Bartolomeo. Oltre al Sindaco Luciano Nocera, intervengono Simone Colmo in rappresentanza del Comitato del Faro e un rappresentante dell’ANPI provinciale torinese. L’orazione ufficiale è stata affidata alla Vicepresidente del SenatoAnna Rossomando. È anche prevista l’inaugurazione di una nuova targa nel parco del Faro. I momenti più importanti della commemorazione vengono sottolineati dalle note della banda dell’Unione Musicale di Inverso Pinasca. La mattinata si conclude con il Pranzo del Faro.
La torre-faro di Prarostino venne inaugurata il 18 giugno 1967 e fu voluta dalla popolazione e dagli amministratori locali per ricordare con la sua ardita architettura i 600 partigiani dei 51 Comuni delle valli pinerolesi caduti nella lotta di liberazione contro il nazifascismo. Progettato dagli architetti Roberto Gabetti ed Aimaro Isola, realizzato con vari contributi, l’apporto gratuito di ex-partigiani e il dono del pietrame da parte dei cavatori di Bagnolo Piemonte, il monumento si presenta come una torre-traliccio su pianta quadrata, realizzata in pietra greggia e alta 15 metri. La torre termina con un terrazzino e una stele metallica sormontata da un faro, la cui luce è visibile dalla pianura pinerolese anche a notevoli distanze.