ARTE- Pagina 9

Settimana dell’arte contemporanea: a Torino c’è anche Umbertissima

 

La terza edizione di UMBERTISSIMA 25 dal 31 ottobre al 2 novembre

”dire, fare, baciare, lettera e testamento” The PunX edition! La festa della Galleria Umberto I, a Porta Palazzo, in occasione della settimana dell’Arte Contemporanea. Tre giorni di festa, arte, design, fotografia, performance, teatro, dj.s set, talk, proiezioni, musica jazz e contemporanea, aperitivi, drink & food.

A cura di Ivano Bedendi

Con il Patrocinio della Circoscrizione 1 Centro Crocetta. Si ringrazia Ass. Commercianti Galleria Umberto I e i Negozi di Via della Basilica.

Torna più viva e irriverente che mai UMBERTISSIMA, la festa diffusa della Galleria Umberto I di Torino, giunta alla sua terza edizione e ormai appuntamento fisso della settimana dell’Arte Contemporanea. Dal 31 ottobre al 2 novembre 2025, la storica galleria di Porta Palazzo si trasforma in un palcoscenico aperto che unisce arte, design, fotografia, performance, musica e teatro in tre giorni di eventi no stop.

Questa edizione, dal titolo “dire, fare, baciare, lettera e testamento – The PunX edition”, a cura di Ivano Bedendi, celebra l’energia creativa e la libertà espressiva con un fitto calendario di mostre, installazioni, talk live set diffusi tra Galleria Cristiani, JKs Gallery, Ramo D’Oro, Caffè Galleria, Casa Tuta e gli spazi della Galleria Umberto I. Un’edizione speciale dedicata alla memoria del fotografo Salvatore Giglio, che promette di fondere spirito underground, ricerca artistica e partecipazione collettiva, trasformando la Galleria in un crocevia di linguaggi contemporanei, tra jazz, elettronica, teatro itinerante e fotografia d’autore.

Calendario

Inaugurazione venerdì 31 ottobre 2025 ore 18:

Arte Diffusa nei negozi e nei locali della Galleria Umberto I e Via della Basilica:

 

Installazioni e opere di Mario Leandro Maccarini, Michele Liuzzi, Massimo Giacon/SuperEgo, Domenico Borrelli, Monica Carocci, Franco B., Simona Galeotti, Gabriele Garbolino, Carlo D’Oria, Richi Ferrero, Sergio Barboni, Alessandro De Ambrogio, Carlo Marbellini, Bruno Petronzi, Pierluigi Pusole, Pixel Pancho, Reser, Luca

La Piana, Tina Örn, Andrea Visconti, Rossana Simeoni

 

”L’Occhio e la Macchina – I Magnifici 13” Mostra fotografica di Maurizio Briatta, Claudio Cravero, Diego Dominici, Michele D’Ottavio, Massimo Forchino, Salvatore Giglio, Lorenzo Mascherpa, Gianni Oliva, Alessandro Pession, Turi Rapisarda & Edoardo Salviato, Michele Rubino, Franco Turcati.

Set fotografici con il pubblico a cura di Gianni Oliva e Michele Rubino.

 

Galleria Cristiani                                                                                                               Upstairs:

Massimo Giacon/SuperEgo, Franko B., Pixel Pancho.

Downstair: “Lo Scarabocchio è Democratico” Sculture in movimento di Michele Liuzzi e foto di Rossana Simeoni, “Reseropoli” by Reser, installazione “Retina Mundi” di Luca La Piana, installazione “In Lumine#3” di Simona Galeotti.

ore 20-21“On The Fontains Flash Mob” artistico nella fontana abbandonata, sotto i portici adiacenti alla Galleria, con sonorizzazione, in Piazza della Repubblica.

Jks Gallery(Gio Gatto)

Mostra manifesti: “Moderna vs Underground” a cura di Gio Gatto e the Archive of the Underground di Ivano Bedendi.

Installazione “NOVAFOOD” di Sergio Barboni. RAMO DORO

Installazione “Dialoghi” di Domenico Borrelli.

 

ore 18: “OPILEC MUSIC DJ.s SHOWCASE”Italo Disco Waves: I-Robots, Luca DM, Nemesi, Amatteuur (Live). Partner: Music Lab.

Caffè Galleria(Ciro)

Mostra di Flyers e Locandine “‘90’s!!” a cura: The Archive of the Undergroundore 21: KILROY FestJam session funky/Hip Hop.

il Litro

Bruno Petronzi in the Sky, Andrea Visconti.

 

Studio Fotografico Michele D’Ottavio

“Turinscapes” esplora il volto contemporaneo di Torino dall’alto (via della Basilica).

 

Casa Tuta

”Senza di me la Galleria non sarebbe la stessa” foto di Michele D’Ottavio. In tutti i locali della Galleria Umberto I: aperitivi, drink & food.

Realizzazione VideoAmedeo Zamboni Sponsor tecnico:                      Telefonica Subalpina

 

Due personali di Alice Neel e Piotr Uklański alla Pinacoteca Agnelli

 Paul Pfeiffer alla Pista 500

La Pinacoteca Agnelli ha annunciato la propria stagione autunnale espositiva 2025 che, da venerdì 31 ottobre, in contemporanea con Artissima e l’art week torinese 2025, sino a lunedì 6 aprile 2026, presenta al pubblico due nuovi progetti espositivi inediti, la prima grande retrospettiva italiana dedicata a Alice Neel (Marion Square, PA, 1900- New York 1984), dal titolo “I Am the Century” e il progetto espositivo  di Piotr Uklański (Varsavia, Polonia, 1968) dal titolo “Faux Amis”. Quest’ultimo progetto fa parte di ‘Beyond the collection’, che prevede due interventi al Museo di Anatomia umana Luigi Rolando e al Museo della Frutta Francesco Garnier Valletti di Torino.
La Pista 500 ospita una nuova installazione dell’artista americano Paul Pfeiffer, vincitore del Premio Pista 500 di Artissima 2024.

Da venerdì 31 ottobre fino a lunedì 6 aprile la Pinacoteca Agnelli dedica una importante retrospettiva all’artista americana Alice Neel, dal titolo “Alice Neel. I Am the Century”, curata da Sarah Cosulich e Pietro Rigolo. L’esposizione offre una prospettiva coinvolgente sull’opera dell’artista, mettendo in luce lo sguardo pionieristico e il suo interesse verso l’umanità in tutte le sue forme.
Alice Neel è una delle grandi artiste del Novecento, pittrice rivoluzionaria il cui approccio alla ritrattistica ha toccato, con  molto anticipo rispetto ai tempi in cui è vissuta, fondamentali questioni umane, sociali e politiche. Grazie al suo stile pittorico unico, caratterizzato da un modo spontaneo, ma anche preciso, nel trasmettere la natura e il profondo carattere dei suoi modelli, Alice Neel ancora oggi influenza generazioni di artisti.  Capace di fondere realismo e surrealismo, con una sguardo severo e pennellate enfatiche, Neel è riuscita a leggere l’animo umano nelle sue pieghe più nascoste.

Seguendo una linea temporale cronologica che abbraccia sette decenni del ventesimo secolo, “I Am the Century” alla Pinacoteca Agnelli approfondisce l’idea di Alice Neel come “ cronista della vita” e dei suoi dipinti quali rappresentazioni della “commedia umana”. Strutturato in sei capitoli che si intrecciano con la sua biografia, il progetto evidenzia la relazione unica dell’artista con i soggetti e le loro storie di vita, dalla nascita alla morte, attraverso la crescita fino all’età adulta, lo sviluppo della sessualità, ma anche la formazione  di una coscienza civica e politica.
La retrospettiva indaga l’evoluzione dello stile dell’artista nel tempo, enfatizzando indirettamente come la sua pratica rivoluzionaria i confronti con i canoni storico artistici della ritrattistica e con la tradizionale prospettiva maschile, di cui si trova rappresentazione anche all’interno della Collezione permanente della Pinacoteca Agnelli.
“Alice Neel. I Am the Century” è sviluppata in stretta collaborazione con l’archivio di Alice Neel .

La Pinacoteca Agnelli presenta anche un nuovo capitolo del programma “ Beyond the collection”, dedicato alla Collezione permanente del Museo attraverso il progetto espositivo di Piotr Uklański.
Invitato a proporre un progetto di interazione con la Collezione Permanente della Pinacoteca, l’artista polacco ha scelto di interagire con l’intero spazio dello Scrigno, in un gioco, a tratti provocatorio, di assonanze, rimandi e relazioni con le sue opere pittoriche, installative  e fotografiche. Il titolo della mostra è Faux Amis ( falsi amici), espressione francese che descrive due parole che, in lingue diverse, suonano simili, ma hanno significati molto differenti, e anticipa come l’artista contrapponga le sue opere a quelle di Bernardo Bellotto, Henri Matisse, Pierre-Auguste Renoir, Antonio Canova ed Edouard  Manet.
L’artista delinea similitudini che spesso si basano  sul genere pittorico e su richiami formali e iconografici, rimandando a letture della storia complesse e stratificate. Con un approccio da lui definito ‘cannibalistico’, Uklański setaccia la storia dell’arte e trova sostentamento in secoli di arte prodotta da artisti e artiste che lo precedono. ‘Faux amis’ sottolinea il ruolo dello studio e della conoscenza della storia dell’arte nelle pratiche contemporanee e presenta inaspettati punti di vista sui capolavori della collezione permanente.
La mostra si estende anche fuori dalle mura della Pinacoteca e include due interventi dell’artista presso due istituzioni torinesi, il Museo di Anatomia Umana Luigi Rolando  e il Museo della Frutta Francesco Garnier Valletti nel quartiere di San Salvario. Adottando un approccio alla storia della scienza simile a quello utilizzato nei confronti della storia dell’arte per la Pinacoteca Agnelli, Uklański mette in relazione la collezione anatomica del Museo con un gruppo di sue opere che fanno riferimento alla corporeità umana e al simbolismo del sangue. Al Museo della Frutta, invece, caratterizzato da centinaia di riproduzioni in ceramica di specie e tipologie diverse di mele, pere, tuberi e ortaggi, realizzati dallo scienziato botanico Francesco Garnier Valletti, le rappresentazioni tridimensionali di varietà di frutta entrano  in dialogo con le nature morte di Uklański,  a loro volta fantasmi di dipinti che oggi possono solo essere immaginati.

‘Beyond the collection’ è il progetto della Pinacoteca Agnelli che dal 2022 si propone di riattivare la collezione permanente del Museo, attraverso il coinvolgimento di artisti e artiste contemporanei e la collaborazione con altre prestigiose istituzioni nazionali e internazionali, in modo tale che alcune opere della collezione diventino il punto focale di nuovi allestimenti e nuove narrazioni, capaci di rileggere il patrimonio storico attraverso le tematiche della contemporaneità.

Pinacoteca Agnelli

Lingotto, via Nizza 230/103

www.pinacoteca-agnelli.it/visita

Orari Pinacoteca da martedì a domenica dalle 10 alle 19

Pista 500 dalle 10 alle 21

Mara Martellotta

L’arte erotica prende forma a Torino

Dal 28 ottobre al 2 novembre, negli spazi di Corso Palermo 55, torna la seconda edizione della rassegna di arte erotica. Opere di artisti e artiste emergenti o già affermati e affermate ma anche talk, workshop/laboratori e un ricco programma di spettacoli, concerti e djset. Da quest’anno il Festival pubblicherà anche la rivista Posizioni Magazine.

Dopo il successo di pubblico dello scorso anno, torna la seconda edizione di “Posizioni Festival” la rassegna indipendente di arte, grafica e fotografia erotica a cura dell’Associazione Direzioni in collaborazione con il team di Soluzioni Festival e dell’Associazione Orticola del Piemonte.

L’appuntamento è da martedì 28 ottobre a domenica 2 novembre (orari dal martedì al venerdì dalle 17.00 alle 24.00, il sabato dalle 15.00 alle 24.00 e la domenica dalle 12.00 alle 24.00) presso un’ex officina, attualmente inutilizzata, in corso Palermo 55 a Torino, uno spazio ampio in grado di regalare un’ambientazione affascinante e post-industriale in una zona della città dove si sta concentrando la creatività torinese.

L’obiettivo che si pone Posizioni Festival è quello di stimolare, attraverso un percorso che unisce esposizioni artistiche, talk e divulgazione, il dialogo sull’arte erotica, abbattendo tabù e aprendo nuove prospettive, in un ambiente aperto e rispettoso dove l’espressione della sessualità possa essere interpretata come una forma d’arte capace di arricchire il panorama culturale contemporaneo.

Un progetto ambizioso che si pone come occasione di crescita culturale e sociale, offrendo al pubblico la possibilità di fruire di opere d’arte e al contempo di confrontarsi, informarsi e riflettere su temi che riguardano l’identità, le relazioni, la parità di genere e l’evoluzione dei linguaggi della sessualità nel contemporaneo. In questo senso, Posizioni Festival vuole essere un vero e proprio laboratorio aperto alla città, capace di stimolare dibattito, abbattere tabù e arricchire il panorama artistico con nuove narrazioni.

Cuore centrale di Posizioni Festival sarà l’esposizione artistica composta da illustrazioni, fumetti, fotografie, installazioni e grafiche a tema erotico a cura di 14 artisti e artiste fra emergenti, affermati e affermate. Tra questi l’illustratrice e artista visiva torinese Elisa SeitzingerFrancesca Pignataro, art director di Ossì Fanzine e l’italian painter and muralist Luca Ledda. Molto atteso anche il ritorno di Senza Futuro Studio, che metterà in mostra alcune scenografiche installazioni a tema erotico. Tra le opere in esposizione anche i vasi del ceramista Fausto Saltetti arricchiti dalle illustrazioni dell’artista visivo torinese Marco Latagliata. Da segnalare anche i lavori del fotografo milanese Tobia Faverio.

Il mondo dell’erotismo non sarà raffigurato ed esplorato soltanto attraverso le opere esposte ma diventerà anche argomento di analisi, dibattito e scoperta attraverso un programma culturale di talk, workshop/laboratori e spettacoli che vuole interrogarsi su come sta evolvendo l’approccio alla sessualità nelle sue varie forme.

Posizioni Festival affronterà ogni giorno un tema diverso: dalla “Genitorialità erotica” con Malvina Rossetti e Matteo Baldin de L’Associazione La Cedraia a “Corpo, nudità e consenso” a cura di Le Sex en Rose, divulgatori in ambito sessuale e promotori del naturismo; dal tema “Drag Queen” con il Collettivo SorellArse fino all’approfondimento sulle produzioni indipendenti dall’arte all’editoria, e molto altro ancora.

Ogni serata del Festival sarà poi animata con concerti e djset. Tra le artiste e gli artisti sul palco il duo musicale italiano Queen of Saba, composto da Sara Santi, cantante e paroliere non binario insieme al percussionista Lorenzo Battistel, e il deejay Andrea Passenger, che presenterà il suo set musicale “The Love Tapes”.

Quest’anno Posizioni diventerà anche una rivista dal respiro internazionale, disponibile a partire da fine anno e che sarà presentata in anteprima martedì 28 ottobre in occasione della prima giornata del Festival. La rivista Posizioni, che sarà tradotta in tre lingue (oltre l’italiano anche in inglese e in giapponese), vedrà il contributo di autrici e autori che tratteranno il tema dell’erotismo da punti di vista sempre nuovi e interessanti.

Informazioni utili

Posizioni Festival è organizzato dall’Associazione Direzioni in collaborazione con il team di Soluzioni Festival e dell’Associazione Orticola del Piemonte.

Si svolge da martedì 28 ottobre a domenica 2 novembre (orari dal martedì al venerdì dalle 17.00 alle 24.00, il sabato dalle 15.00 alle 24.00 e la domenica dalle 12.00 alle 24.00) in Corso Palermo 55 a Torino.

L’evento è riservato a un solo pubblico adulto.

L’accesso alla mostra è possibile previa iscrizione all’Associazione Culturale Direzioni alla pagina Posizioni Festival – Pre-iscrizione

Il costo della tessera d’iscrizione è compreso nel prezzo del biglietto.

Il biglietto giornaliero è di 10 €

L’abbonamento per i 6 giorni è di 20€

Maggiori informazioni su programma, iscrizioni e prezzi al sito www.posizionifestival.it

Quattro artiste a confronto, tra favola e realismo

Alla Galleria d’arte Malinpensa by La Telaccia, sino al 31 ottobre

Quattro donne, tre pittrici e una scultrice che amano il mondo dell’arte e lo vivono, diversi interessi e più o meno lunghi personali percorsi, linguaggi in piena autonomia, acquerelli e oli, bronzi e terrecotte, intenzioni e suggestioni da offrire a chi guarda, una bella scelta da parte di Monia Malinpensa curatrice che le presenta e con felice intuizione le amalgama, sino a venerdì 31 ottobre, nella propria galleria “by La Telaccia” di corso Inghilterra 51 (orari: 10,30-12,30 / 16-19) con la mostra “Le donne nell’Arte”: sono Daniela Rosso (in arte Prin), Licia Martini, Serenella Rossi, Federica Caprioglio.

Di Daniela Rosso – torinese, allieva di Dino Pasquero maestro delle nevi, affronta pennello e spatola, apprezzati riconoscimenti a Milano e Firenze e Montecarlo, Ivrea e Guarene e Acqui Terme, “osserva, elabora e reinterpreta interessi e momenti di vita vissuta” -, non convincono soltanto la vivacità e la ricchezza dei colori ma il disteso impianto scenico delle proprie tele, le atmosfere che sa imprimere, quei silenzi che abbondano e si impossessano di un mondo reale. L’avvince la natura (“Primi fiori” del 2023, una natura dove sono le macchie di giallo e di verde a predominare, impressionisticamente, e il recente “Fiori di campo” con felici tratti cromatici), nella scrittura del sentimento e della sensibilità ma altresì di una concretezza che a tratti s’impone senza allontanare da sé la poesia, fuoriuscendo in ogni tela quel versante intimistico che la fa apprezzare. Non dimenticando, nel proprio lavoro, la partecipazione di un’umanità, forse appartata, nascosta nei grovigli verdi e intricati della natura, quel viso di bimbo (presenza maggiormente contemporanea) che spunta inaspettato tra il folto di “Simbiosi” (2022) o, con uno sguardo al contrario, quella natura che nel “Terzo paradiso” (2023) tenta di rimpossessarsi della cemetificazione che viviamo ormai quotidianamente, uno sguardo efficace e di piena maturità. Di Licia Martini, di origini cuneesi, diremmo dalla doppia patria se si pensa ai lunghi trascorsi e all’attività svolta come insegnante e alle tante iniziative culturali e sociali svolte al Cairo, sembra, nella stesura dell’acquerello, con ricchezza e bella disposizione di colori, in forma felicemente attuale quanto originale, fantasiosa, far propria anche lei con “Foliage” l’ispirazione legata alla ricchezza della natura mentre, in una bella sequenza di ricordi, di emozioni, di luoghi e tempi trascorsi, lascia prevalere proprio il mondo dell’”Egitto” (2024), tra simboli e dettagli ed equilibri, fatti di angoli della memoria, passando altresì alla vivacità e all’autentica istantanea delle “Oche di Amsterdam” o alla tragicità di “Mattanza” (2022), dove sotto un sole caldo ma lontano, in perfetta astrazione, tra linee curve e colori ancora squillanti, la pittrice esprime quel mondo di “necessità” sanguinosa che da secoli si perpetua in mare.

Serenella Sossi, di Imperia, diplomata al Liceo Artistico genovese (ha realizzato quattro anni fa, installata sul molo di Imperia Oneglia, la scultura in bronzo “Forma Sirena”, commissionatale dalla Città di Imperia e finanziata dalla Fondazione Carige di Genova), abitando da anni a Nizza, sur la côte, ha felicemente attinto a entrambe le culture. Tra il filosofico e lo spirituale, legata strettamente a una quotidiana intimità, come la collega ha guardato a un mondo antico, per molti versi immerso in una civiltà dove molto nei giorni nostri ha ancora da essere svelato, con i vari “Scriba”, in diversi materiali e posizioni, in una sintesi perfetta di ricordi e di nuove scoperte. Ne mette in bella presenza la gestualità, l’importanza, l’ufficialità, alla riscoperta della Storia, figure con garbo inserite nello spazio, essenziali tra vuoti e pieni, ricordi non soltanto scolastici ma rivolti umanamente a popoli antichi, alle prime prove dell’uomo, a un universo arcaico. Come, non dimenticando le proprie origini “di mare”, mostra “Delfini” e “Sirene”, sinuose queste (“Forma di sirena”, 2022, acefala, posta all’ingresso della galleria, estremamente suggestiva), quasi danzanti, leggere, visibilmente guizzanti quelli, in un fluttuare continuo di code e di corpi, testimonianza della padronanza da parte della scultrice dei materiali, terracotta anche patinata e ferro, marmo e bronzo, di piccole dimensioni che incantano.

Last but not least, il mondo fiabesco, logicamente surreale, di Federica Caprioglio, che prende le età diverse di chi guarda. Per le invenzioni, per la fantasia che si sprigiona riuscendo a non far parte soltanto del mondo dei più piccoli ma altresì degli adulti (come non incantarsi davanti ai rimandi del rinascimentale Hieronymus Bosch o del moderno e nostro Romano Gazzera dai fiori gigante? per non tacere delle radici che sono alla base dell’attività dell’acquerellista, le “scuole” di Valeria Tomasi e di Roberto Andreoli), per il sogno che supera la più semplice fantasia, per il ripensamento della natura, per quell’antropomorfismo che invade le opere in piena originalità. Tutto è racchiuso dai colori e dalla poesia e dal gusto per l’avventura, senza che ci sia la volontà di porre limiti. In ogni opera un racconto, quasi andassimo a rileggere Grimm o Perrault, felicemente sperduti in quelle selve di alberi che diventano esseri viventi o magari viceversa: nascono “La danza del mattino” (2019) con gli alberi “in veste femminile” che tanta parte devono al cinema d’animazione, o “Prospettive diverse” o “Sguardo diritto” (2016) con un coniglio che è frutto della penna di Lewis Carroll (in buona compagnia di “Topo tremendo”, 2017) e un alto monte dal sembiante umano; saremmo infine tentati di parlare di piccolo capolavoro per “Incontri al confine” (2020), lettura di un mondo dall’orizzonte dai colori lividi e da un paesaggio popolato di tronchi nodosi, di ruderi medievali su cui veglia una imperiosa civetta, di picchi e serpenti, di pulcini con la sella, di pellicani “chiocciolati” e di pesci bendati che paiono davvero usciti dalla tavolozza del maestro fiammingo.

Elio Rabbione

Nell’immagini, nell’ordine, “Simbiosi” di Daniela Rosso Prin; “La mattanza” di Licia Martini; “Lo scriba” di Serenella Sossi; e “Incontri al confine” di Federica Caprioglio.

Cristian Chironi. “Abitare l’immagine”

La “Project Room” di “CAMERA-Centro Italiano per la Fotografia” dedica una suggestiva, non meno che curiosa, mostra allo “stravagante” fotografo sardo

Fino al 1° febbraio 2026

Artista eclettico. Genialoide. Empaticamente “stravagante”, come dicesi di chi o di qualcosa (tutta la sua produzione artistica) volutamente “fuori dalla norma, dalle normali consuetudini!”. E così è di certo per le narrazioni (invenzioni) artistiche del nuorese, classe ’74, Cristian Chironi, oggi residente a Bologna e (pensate un po!) “nelle architetture disegnate da Le Corbusier in giro per il mondo”. Strano, ma vero, secondo i canoni seguiti dalla sua operatività e come attestano nell’immaginazione del concreto le sue multidisciplinari, visionarie composizioni. A convincermene del tutto, e a “giocare” assolutamente dalla sua parte, quell’“Offside” (“Fuori gioco”), prima foto che mi è capitata sotto gli occhi e che mi ha fatto letteralmente sobbalzare. Ma questo che è? Mi sono, lì per lì, chiesto. Una squadra di calcio un tantino agé, foto in bianco e nero … tutti in bianco e nero … compreso il CT in giacca e cravatta, eccetto quel primo giovinotto accovacciato in prima fila a sinistra, uguale divisa sportiva rispetto agli altri, uguale postura in ginocchio e mani a terra … ma fissato in immagine a colori”. Ohibò: Ma quanti sono sti ragazzotti, 1 2 3 …12! 12?Uno in più rispetto agli 11 d’ogni squadra di calcio”. Riconto. E il conto non torna. Anzi, torna, eccome! Spiegazione che non fatico a trovare: Quel 12° giovane calciatore ce l’ha messo lui. Sì, proprio lui, Chironi! Anzi, ma guarda te!, il 12° ‘intruso’  è proprio lui: Chironi! Il fotografo spiazza tutti. Entra in campo. L’idea: quella di “Abitare l’immagine”. Ogni suo scatto. Per “impadronirsene” appieno. Disposto a qualsiasi ruolo. Invenzione “geniale” e originale, e sono tante, quelle che Chironi pratica con le tecniche più varie – “fotografia” e “arte performativa” e video e design– per riuscire, in qualche modo, a entrare e piacevolmente a “disturbare” la rigida fissità dell’immagine. Ci sono anch’io! Reclama l’artista. E non solo per riprodurre mondi che m’intrigano, ma per fare parte piena e attiva di quei mondi!  Datata 2007, “Offside” appartiene alla ben articolata selezione di opere firmate “Chironi” e ospitate fino a venerdì 1° febbraio 2026 nella “Project Room” di “CAMERA-Centro Italiano per la Fotografia”, in via delle Rosine, a Torino.

Curato da Giangavino Pazzola, il percorso espositivo include “lavori fotografici”, “installativi” e “video” – alcuni totalmente inediti – che ripercorrono la ricerca dell’artista dagli esordi negli anni ‘90 sino ad oggi, mostrando come la sua pratica artistica sia caratterizzata da “originali strategie di costruzione dell’autoritratto, della messa in scena, della creazione dei personaggi e dell’ambientazione, elementi cardine nella generazione del valore costruttivo ed espressivo delle immagini”. Per Chironi, la fotografia è tanto altro rispetto a ciò che in genere ci si aspetta. Fin dai lavori a cavallo degli anni Duemila, appare chiaro che, per lui, scattare una foto non è un semplice gesto orientato ad immortalare l’azione di un corpo in movimento, ma un modo per “indagare – scrive Pazzola – la complessità delle relazioni personali e della propria identità, attraverso la creazione di un immaginario di finzione che altera la percezione della realtà”. E in ciò crede a tal punto da inventarsi, con giravolte surreali dell’ingegnosità, “azioni performative” in lavori come “DK” (2009), progetto in cui l’artista (furtivo Diabolik in “total calzamaglia black” o, se volete, nelle vesti di un più docile Arsène Lupin) cerca di rubare da Collezioni Museali – al pari dei recenti “mariuoli” del “colpo del secolo” al parigino “Louvre” – l’“aura” delle sculture del “nuovo Fidia” Canova, o in altri come in “Cutter” (2010), dove rimuove porzioni di immagini attraverso l’intaglio di pagine di libri, “mettendo in discussione la sacralità dell’immagine nel produrre memoria e creando nuove connessioni di senso”. Insomma: “Tutto ciò che vedete – pare volerci dire Chironi – è quanto mi ha suggerito il ‘reale’, sono pagine da me vissute nella totalità d’ogni anfratto e lì mi trovate, lì abito io. Se volete ci potete entrare!”“Magari mi ci trovate con un bicchiere d’acqua in mano, in maglietta blu e un misero piatto di riso(?) davanti, in una bianca vuota spazialità, rotta solo da una foto d’architettura ‘corbusiana’ appesa in parete. Questa é la mia casa”“My house is a Le Corbusier”, come recita proprio il titolo di un “Progetto” (2015 – ancora in corso) che lo porta ad “abitare” – in tutto il loro “purismo” lineare – le case progettate dal grande architetto svizzero con una serie di “performance – mostre” dilatate nel tempo. Tra queste: “Villa Jeanneret-Perret” (primo progetto di Le Corbusier, 1912) e “Chemin de Pouillerel” (2021) a Chaux-de-Fonds, Svizzera; “Studio-Apartment”, Parigi (2015) e il “Padiglione Esprit Nouveau” Bologna (2015).

Gianni Milani

Cristian Chironi. “Abitare l’immagine”

CAMERA-Centro Italiano per la fotografia”, via delle Rosine 18, Torino; tel. 011/0881150 o www.camera.to

Fino al 1° febbraio 2026

Orari: dal lun. alla dom. 11/19; giov. 11/21

Nelle foto: Cristian Chironi “Offside”, 2007; “DK#7”, 2008; “My house is a Le Corbusier” (Studio Apartment), 2015

INSERTO presenta Chanson Nouvelle all’Archivio Gribaudo

Presso l’Archivio Gribaudo, il 31 ottobre prossimo, inaugurerà un’edizione di INSERTO, a cura di Lilou Vidal, che sarà aperta al pubblico fino al 31 gennaio 2026. L’inaugurazione avverrà dalle 14 alle 19, e il concerto di Benjamin Seror alle ore 18.

Ogni edizione di INSERTO, il programma curatoriale dell’Archivio Gribaudo inaugurato nel 2024, rappresenta un invito a esplorare insieme ad artisti, poeti, curatori, graphic designer e scrittori un frammento del vasto universo di Ezio Gribaudo (1929-2022): un aspetto della sua opera, una rivelazione d’atelier, un segreto d’archivio. Per questa nuova edizione, Anne Bourse (1982) e Benjamin Seror (1979) propongono una fiction di forme e canzoni prolungando lo spirito d’invenzione che emana dallo studio di Ezio Gribaudo.
Compulsiva e ossessiva, la pratica del disegno in Ezio Gribaudo, di cui Anne Bourse sembra condividere una certa affinità nonostante le rispettive singolarità. Nei volti e negli ornamenti delle loro forme, nella scelta dei soggetti, spesso ispirati a immagini e oggetti quotidiani, nelle loro tecniche (penna a sfera, matita, pennarello o inchiostro) e nelle loro palette di colori aciduli.
Tra disco e house malinconica, si inventa una lingua: è stata la musica a plasmare per prima i loro gesti. Anne Bourse e Benjamin Seror sono compagni di lunga data, i primi testimoni e pubblico di ciò che ciascuno stava creando durante i ferventi anni sperimentali. Anne cantava e registrava senza alcuna formazione musicale, arpeggiondo sul suo registratore a quattro piste, sospesa tra fragilità e sincerità, creando repertori intrisi di malinconia ironica.

“Cinque cover per dirti che quando ti vedo mi sento un re” , mentre Benjamin lancia “Drame Orage”, un label di tenerezza tempestosa, preludio alla sua fede nel potere liberatorio del sentimento del suono.

Archivio Gribaudo – via Biamonti 15/B – telefono: 011 8193251

1 novembre 2025 – dalle 18 alle 19 – conversazione-concerto al Castello di Rivoli Museo di Arte Contemporanea. Verranno eseguite “Chanson Nouvelle”, breve preludio con Anne Bourse e Benjamin Seror, moderato da Lilou Vidal, e “Fascination”, concerto di Benjamin Seror.

Teatro del Castello di Rivoli – piano terra – piazza Mafalda di Savoia, Rivoli

Telefono: 011 9565212

Mara Martellotta

Paratissima a Moncalieri al Real Collegio Carlo Alberto

La 21esima edizione di Paratissima si terrà dal 29 ottobre al 2 novembre prossimi, e nasce da una costola di Artissima dedicata alle sperimentazioni e alle scoperte dei giovani artisti. Il titolo di questa edizione sarà “KOSMOS” e, per la prima volta, la manifestazione non si svolgerà più a Torino, ma a Moncalieri, in cerca di una nuova visibilità, negli spazi del Real Collegio Carlo Alberto, cornice storica che accoglierà oltre 450 artisti, che animeranno i 12 mila mq dello spazio con mostre, installazioni, performance, talk e incontri. Il tema scelto è il ‘Kosmos’, che indica un universo simbolico dedicato all’armonia e all’equilibrio, ispirandosi al significato del numero 21 come sintesi e maturità. Il manifesto dell’edizione è stato firmato da Elisa Seitzinger, artista visiva piemontese di fama internazionale che ha ideato un‘illustrazione dedicata alla dea Gea, figura che emerge da una conchiglia celeste in perfetto equilibrio cosmico. Il complesso monumento del Real Collegio Carlo Alberto fu progettato da Benedetto Alfieri nel 1838, e diventerà per 5 giorni un grande spazio dedicato all’arte contemporanea. Tra cortili interni, gallerie e scalone in marmo, gli spazi si trasformeranno in una rete di mostre, installazioni, talk e performance, facendo di Paratissima uno degli appuntamenti più importanti dell’Art Week torinese.
“KOSMOS” prevarica i suoi confini fisici e si espande con “Art in the City”. Come una galassia in espansione, Paratissima invaderà, infatti, la città: strade, negozi e vetrine diventeranno tappe di un’esperienza diffusa di arte e performance, un’estensione della creatività nello spazio urbano. Paratissima e Moncalieri si trasformeranno così in un sistema vivo, connesso da una rete di segni, colori e relazioni. Tra i progetti più rappresentativi: “Manifesti d’artista, che diffonderà immagini e opere negli spazi pubblici, trasformando la città in una mostra a cielo aperto; iniziative come “Liquida Winter Edition”, “Disobbedienza formale” e “Algoritmi”, curate rispettivamente da Laura Tota, Martina Ghignatti e Valeria Cirone, confermano “KOSMOS” come un osservatorio privilegiato sulla scena contemporanea.

Real Collegio Carlo Alberto – piazza Vincenzo Arbarello 8, Moncalieri

Orari: 10-22.45

Biglietti : 11 euro / info: www.vivaticket.com

Mara Martellotta

‘To Dream’ entra nel circuito di Luci d’Artista 

 

Con un’installazione firmata da Graphic Days e realizzata da Docks Group

‘To Dream’, l’Urban District torinese gestito da Nhood Services Italy, è orgoglioso di annunciare il suo ingresso nel prestigioso circuito Luci d’Artista 2025-2026 con un’installazione luminosa inedita firmata  Graphic Days e realizzato da Docks  Group, consolidando così il proprio ruolo di punto di riferimento per la cultura,  l’innovazione  e la socialità  a Torino.
Con questa partecipazione To Dream diventa parte integrante del palinsesto culturale cittadino, trasformandosi in uno spazio di meraviglia dove arte e quotidianità si incontrano.
L’installazione luminosa, curata da Graphic Days e realizzata come intervento site-specific per gli spazi interni del District, nasce con l’obiettivo di regalare ai visitatori un’esperienza immersiva di luce e colore, proiettando ‘To Dream’ tra i protagonisti della 28esima edizione  di Luci d’Artista, progetto pubblico  promosso da Fondazione Torino Musei  e curato da Antonio Grulli.

L’opera si presenta come una scenografia sospesa, composta da elementi modulari in policarbonato che si incastrano tra loro generando un paesaggio luminoso, inclusivo e multifunzionale. Più che un semplice allestimento, si tratta di un luogo da vivere, al suo interno sono presenti sedute integrate, che invitano alla sosta e alla socialità, rendendo il passaggio un momento di condivisione e di incontro.
Ispirata all’archetipo della lanterna, simbolo di luce che guida e connette, l’installazione rappresenta un segno visivo di accoglienza e identità, capace di trasformare lo spazio urbano in un luogo di bellezza condivisa, dove l’arte diventa occasione di relazione e parte della quotidianità.

“Siamo orgogliosi di entrare per la prima volta nel circuito di Luci d’Artista – commenta Giuseppe Spissu, Shopping Center Manager di To  Dream – si tratta di un’iniziativa che esprime al meglio i valori di ‘To Dream’, innovazione, partecipazione, cultura condivisa. Vogliamo che il nostro Urban District sia sempre un punto di incontro tra persone, idee e bellezza”.
“Con l’intervento realizzato all’interno di To Dream Urban District, Graphic Days persegue il suo obiettivo di promuovere la creatività nell’ambito del visual design sul territorio; la contaminazione di spazi commerciali attraverso attività culturali consente di raggiungere pubblici diversi e ampliare il suo raggio di azione e le possibili ricadute. La collaborazione con Docks Groups ha inoltre consentito di sperimentare nuove tecniche per dare vita a un progetto inedito- hanno aggiunto Ilaria Reposo e Fabio Guida, caporedattore di Graphic Days.
Il progetto è stato reso possibile grazie alla realizzazione di Docks Group che commenta, spiegando come le installazioni in policarbonato alveolare che andranno a caratterizzare gli spazi di To Dream, siano state progettate per andare incontro alle esigenze architettoniche dell’Urban District,  ingegnerizzazione e realizzate dalla maestria della Docks Group.

Questo intervento, nato dalla lungimiranza di Nhood Services Italy e studiato a quattro mani con Graphic Days, vuole rappresentare un esercizio di stile tramite un impiego non convenzionale  delle pennellature in policarbonato alveolare arcoPlus per superare i limiti degli attuali utilizzi applicativi. Tramite la personalizzazione delle colorazioni, le finiture tattili superficiali e le lavorazioni customizzate,  il policarbonato può dare concretezza ad innumerevoli idee creative. In questo specifico progetto, grazie alla qualità unica della diffusione luminosa di questo materiale così versatile, gli oggetti, come gli edifici, vengono inglobati nel contesto, alleggerendone l’impatto estatico e trasformandosi in lampade luminose con spettacolari giochi di luce riflessa e diffusa.

Mara Martellotta

La Fondazione Giorgio Griffa presenta cinque dialoghi tra due artisti

Si tratta dello stesso Giorgio Griffa e Simon Starling, visitabili fino al 22 gennaio 2026

La Fondazione Giorgio Griffa presenta due artisti in confronto in una duplice mostra, Giorgio Griffa e Simon Starling, aperta fino al 22 gennaio 2026. Si tratta di cinque dialoghi tra due artisti. La nuova mostra della Fondazione Giorgio Griffa inaugura la stagione autunnale, a un anno dalla sua apertura, con un inedito confronto tra due artisti di generazione e contesto differenti e presenta “D1-D5”, duplice show di Giorgio Griffa (1936) e del britannico Simon Starling (1967).
Le D del titolo richiamano i cinque dialoghi che formano il percorso espositivo, nati in alcuni casi da progetti condivisi e collaborazioni dirette tra i due artisti, in altri da affinità formali, materiali e concettuali che aprono possibilità di confronto e suggeriscono inedite direzioni d’indagine. Il rapporto tra Griffa e Starling si sviluppa in mostra in un dialogo tra generazioni, contesti geografici e culturali, tra forme d’arte, percorsi di conoscenza, sintesi e narrazione. È stata la collaborazione  Griffa-Starling, nata nel 2017, a suggerire l’idea della mostra. Simon Starling rimase colpito da rari pannelli artigianali giapponesi realizzati per i maestri della lacca urushi, con i capelli delle pescatrici di perle “ama”, particolarmente compatti grazie alla lunga permanenza in mare e all’assenza di lavaggi con tensioattivi chimici. Spedì un pannello a Griffa perché lo utilizzasse e ne sono derivate tre grandi carte dipinte da Griffa, che Starling ha annotato con un testo su vetro stampato con una particolare stampante inkjet. Sono tre lavori a quattro mani: “Noise”(Annotated) e “Oblique 3”(Annotated), che vengono entrambi esposti in mostra presso la Fondazione Giorgio Griffa, e “Golden Ratio” (Annotated), che sarà visibile nella personale di Griffa che aprirà il 5 novembre presso la Casey Kaplan Gallery di New York.
La mostra si apre con i due lavori a quattro mani sopracitati: “Noise” (Annotated) e “Oblique 3” (Annotated), cui si affiancano nel primo dialogo (D1) “Head To Toe” (2017) di Simon Starling e “Disordine PO” (2025) di Giorgio Griffa. “Head To Toe” si presenta come un corpo composito di elementi interconnessi e realizzati in collaborazione con diversi artigiani, come falegnami, soffiatori di vetro, argentieri, fabbri e maestri della lacca urushi. Tra gli oggetti che danno forma all’opera spicca il pennello realizzato con i capelli della pescatrice “ama”, come quelli che Starling regalò a Griffa perché potesse utilizzarli per il progetto a quattro mani. La seconda è una tela di Griffa che appartiene al recente ciclo dedicato al disordine, in cui segni, colore e tessuto sono i protagonisti.

Il percorso prosegue (D2) con la tela “Bianco dopo Bianco”, dipinta nel 1981 dall’artista torinese in un momento di ricerca dell’essenzialità della pittura: segni elementari, un solo colore, il bianco, usato raramente da Griffa e quasi solo in quegli anni, sospinta di una particolare relazione con la luce del Sole nel verde della natura. In risposta a quest’opera, Starling ha proposto l’installazione “As He Buffs”, del 2019. Una figura umana a gambe incrociate suggerita da una semplice struttura metallica due sostiene una maschera, colta nell’atto di lucidare un piano laccato nero, in cui si specchia, mentre due lampadine in tungsteno la illuminano. Per la sua realizzazione, l’artista si è affidato a maestranze artigiane giapponesi, il maestro di urushi Masahiko Sakamoto, il maestro di maschere Nō Yasuo Miichi e a Daniil Kondratyev, a testimonianza dell’interesse di Starling per le possibilità di collaborazione e connessione con la natura nei processi produttivi.

Con il terzo dialogo (D3) i richiami tra i lavori si fanno più espliciti: una teca, alcuni oggetti che Griffa utilizza regolarmente in studio sono affiancati a copie del magazine “Frieze”, sulle cui pagine gli oggetti compaiono negli scatti realizzati da Starling con un banco ottico nell’atelier di Griffa. Come una “mise en abyme”, le quattro tele di Griffa: “Canone aureo 638”, “Canone aureo 772”, “Canone aureo 343” e “Canone aureo 638”, che compaiono sullo sfondo delle fotografie di Starling, sono esposte sulla parete opposta alla teca in Fondazione, nella stessa sequenza che avevano il giorno degli scatti in studio.

La ricerca di entrambi gli artisti, di forme primarie, prende corpo nel quarto dialogo (D4), tra “Segno orizzontale” di Griffa, polittico del 1970, composto da quattro tele di piccole dimensioni e “Hom-Made Castiglioni Lamp” (Valvole e Racing) insieme a “Home-Made Castiglioni Lamp” (Super Shield), due esemplari del 2020 di una rivisitazione evocativa di Starling dell’iconica lampada disegnata dai fratelli Castiglioni, che riporta un oggetto di design, prodotto in serie, al suo stato di prototipo, realizzato con latte d’olio a motore, canne da pesca e fari d’automobile.

Il percorso si conclude con il quinto dialogo (D5), che fa emergere il tema attuale dell’autodistruzione, cui può portare oggi il concetto di “dominazione”, dal cambio del clima alle guerre in corso, ma offre anche aperture sulla luce che può apportare l’arte nei momenti di oscurità. Quest’ultima luce trapela dalle lettere che riproducono il titolo originario di un progetto di Starling del 2006, su una grande tela del 2025 di Griffa, “Autoxylopyrocycloboros”. Questo lavoro, che appartiene al ciclo “Alter Ego” è esposto al pubblico per la prima volta e si configura come un omaggio all’opera dell’artista inglese. Accanto alla tela, uno scatto bruciato dello stesso Starling, che appartiene al suo progetto multiforme “Autoxylopyrocycloboros”, nato da una performance-viaggio a bordo di un battello a vapore che si autodistrugge perché alimentato dal legno dello stesso scafo. Un’azione diretta dello stesso Starling sul Loch Long, pittoresco e contraddittorio fiordo scozzese che è sede dei sottomarini nucleari Trident e di uno storico campo pacifista, che ha dato i natali al battello a vapore che affonda nelle stesse acque durante la performance.
Ispirato alla figura mitologica dell’Ouroboros, il serpente che si mangia la coda, il progetto di Starling fa riflettere sull’autodistruzione con un gioco di rimandi, paradossi e connessioni che vanno dalle culture di protesta locale agli armamenti, fino all’ironia tragicomica dei cartoni animati classici alla Tom & Jerry, alla passione per le tecnologie obsolete. Una versione con 38 fotocolor e proiettore di “Autoxylopyrocycloboros” è conservata nella collezione della GAM di Torino.

Mara Martellotta

Due gioielli di Kaoluco Mizuno alla Fondazione Accorsi Ometto

Il 23 ottobre 2025 la Fondazione Accorsi-Ometto ha celebrato un evento di grande rilevanza culturale con l’ingresso nella propria collezione di due preziosi gioielli realizzati dall’artista giapponese Kaoluco Mizuno, tra i nomi più interessanti e premiati del panorama contemporaneo nel campo del jewelry design.

Questi due preziosi camei sono ispirati al Kabuki giapponese e ai drammi di Kyōka IzumiYashagaike e Tenshu Monogatari. Le opere narrano leggende ricche di mistero, bellezza e spiritualità: nel primo, il patto tra un drago e uomini di cuore; nel secondo, l’incontro tra un giovane guerriero e lo spirito di una principessa.

L’ingresso di questi due gioielli nella collezione permanente del Museo rappresenta non solo un arricchimento della raccolta, ma anche un messaggio culturale: la possibilità di conoscere e di valorizzare la bellezza e le tradizioni artistiche del Giappone attraverso lo sguardo contemporaneo di un’artista capace di unire maestria tecnica e profondità narrativa.

La donazione è stata formalizzata giovedì 23 ottobre presso lo Studio Morone di Torino, alla presenza dell’artista e donatrice Kaoluco Mizuno, del donatore Kaoruko Nagatani, del Presidente della Fondazione Accorsi-Ometto, Costanzo Ferrero, del Direttore del Museo, Luca Mana, della storica dell’arte ed esperta di gioielli Paola Stroppiana, e del gallerista Ermanno Tedeschi che ha fatto da tramite per la donazione.

 

I gioielli saranno esposti all’interno di una delle vetrine lungo il percorso museale.