“Profumo di vita #neldirittodelbambino” Contro la “violenza assistita” da parte dei minori
Fino al 9 gennaio 2022
C’è il candore dominante del bianco che accomuna mamme e bambini, che è purezza, poesia e “profumo di vita” (come recita il titolo) negli scatti fotografici che Elena Givone – fotografa, artista visuale e “sognatrice” torinese – presenta, fino al 9 gennaio dell’anno prossimo nella “Sala delle Arti” della Reggia di Venaria. La mostra che accompagna la realizzazione della quinta edizione del Calendario “Profumo di vita #neldirittodelbambino”, realizzato per il 2022 proprio nell’incantevole cornice barocca della Reggia, si presenta come installazione multisensoriale attraverso un suggestivo itinerario fatto di immagini, profumi e note musicali. Itinerario non solo estetico, ma fortemente didattico-sociale, in quanto focus di riflessione sulle crudeltà spesso inflitte ai minori vittime di maltrattamenti familiari o spettatori obbligati di atti di violenza fra adulti all’interno delle mura domestiche,di cui a fatica (e non sempre) riusciranno a cancellare i ricordi e i traumi nel corso della loro vita.

La rassegna espositiva ed il Calendario si inseriscono dunque all’interno di un articolato progetto – il cui obiettivo si racchiude per l’appunto nella definizione unica di “Profumo di vita”– nato nel 2017 dalla collaborazione fra l’Associazione “Legal@rte”, costituita da un gruppo di appartenenti alla Polizia di Stato e la fotografa Elena Givone, il cui lavoro (svolto a livello internazionale e che l’ha portata addirittura ad aprire una scuola di fotografia per i ragazzi dello Sri Lanka) ha “una forte componente etica e sociale, in cui spesso si mette in scena la voce di un’umanità la cui parola è stata tolta”. Curata da Roberta Di Chiara, la mostra si propone di guidare il visitatore all’interno di uno speciale percorso nel quale le immagini s’intrecciano e s’accompagnano con le note musicali di Stefano Cannone e con quelle olfattive della fragranza appositamente realizzata da Diletta Tonatto, dell’omonima Maison torinese. Parte integrante del progetto espositivo è anche il cortometraggio “Il Silenzio del Dolore”, presentato al 36° Torino Film Festival. Un QR Code permette di visionare il racconto interpretato dall’attrice Elena Ruzza che ne ha curato la regia con Matteo Cantamessa. Tratto da un testo autobiografico della poliziotta e psicoterapeuta Katia Ferraguzzi, il video pone il visitatore di fronte a una realtà spesso invisibile, quella di minori vittime di “violenza assistita”, “problema sociale che coinvolge tutti – sottolineano i promotori – tenuto conto che gli adulti, che da bambini assistono a violenze, corrono un alto rischio di trasmissione intergenerazionale delle condotte maltrattanti e abusanti”. Problema postoci di fronte con grande sensibilità e coinvolgente passione da Elena Givone che ha scelto la fotografia Newborn (dedicata all’infanzia) attraverso scatti realizzati all’interno dei reparti maternità di ospedali italiani, nei primissimi giorni di vita del bambino, cogliendo al meglio il momento magico ed irripetibile del sonno profondo del neonato nella sua fragilità, protetto dall’abbraccio dei genitori. L’edizione del Calendario 2022 ha il privilegio di avere un set fotografico d’eccezione: quella Reggia di Venaria, che già nel giugno 2021 aveva ospitato la “Festa della nascita”, gioiosa festa di “benvenuto alla vita” legata al progetto “Nati con la Cultura – Passaporto culturale”.
La distribuzione dei Calendari verrà effettuata attraverso l’iniziativa del “Latte sospeso”. Il Calendario verrà infatti donato con l’acquisto di latte in polvere per neonati presso alcune farmacie del Torinese, che si sono messe a disposizione con confezioni a prezzo calmierato. Il latte acquistato verrà lasciato in farmacia per essere distribuito a neomamme in difficoltà tramite la “Caritas diocesana”. Per ulteriori informazioni: www.profumodivita.info
Gianni Milani
“Profumo di vita #neldirittodelbambino”
Reggia di Venaria, piazza della Repubblica 4, Venaria Reale (To); tel. 011/4992300 o www.lavenaria.it
Fino al 9 gennaio 2022
Orari: dal mart. al ven. 9,30/17 – sab. e dom. 9,30/18,30; lun. chiuso
Nelle foto: immagini di Elena Givone
L’idea nasce in occasione della mostra “Animals”. Una sessantina di scatti a firma del gigante della fotografia, l’americano di Philadelphia Steve McCurry, realizzati nel 1991, in giro per tutti e sei i continenti del Pianeta, e ospitati fino al prossimo primo maggio – per la prima volta in Piemonte – nelle antiche cucine della Palazzina di Caccia di Stupinigi. Luogo ideale per una simil mostra. Gli animali e la Palazzina juvarriana rappresentano infatti, da sempre, un binomio indissoluble, se si pensa che la residenza sabauda (proclamata nel 1997 dall’UNESCO “Patrimonio dell’Umanità”) fu eretta fra il 1729 ed il 1733 proprio per per essere adibita alla pratica tanto amata dai Savoia dell’attività venatoria. Cosa di meglio dunque che abbinare alla visita della mostra di McCurry, i primi appuntamenti family friendly del nuovo anno, alla scoperta di animali quali soggetti di decorazione pittorica propria da secoli della Palazzina o quali mirabilia ambientali da osservare con tanto di illustrazione scientifica in un’apposita passeggiata birdwatching che non mancherà di interessare grandi e piccini? Due gli appuntamenti: giovedì 6 gennaio “Ma quanti sono? Fritz, il cervo e tutti gli altri”, visita guidata sul mondo animale fortemente presente nelle decorazioni della Palazzina, e domenica 30 gennaio “Birdwatching, in Palazzina!” una passeggiata con laboratorio di birdwatching, guidata da un ornitologo, alla scoperta degli uccelli, dei loro canti e dei loro habitat. Ma andiamo con ordine.
Cinque anni soltanto, un quinquennio d’oro, dal 1928 al 1933, un pugno di estati e di inverni, l’inizio di un’avventura e il suo immediato declino, lo spazio ed un clima “artistico, propositivo, dialogante e provocatorio” in cui operarono sette artisti, il loro contrapporsi alle tendenze allora imperanti, il cubismo, l’espressionismo, nella vita sfrenata della capitale francese che in quel periodo era divenuta il cuore pulsante, il centro cosmopolita per eccellenza, l’immagine della cultura artistica e letteraria e lo specchio del fermento del pensiero, la culla di ogni movimento avanguardista. Erano “Les Italiens de Paris”, pronti a dimostrare che “Parigi era viva”, come oggi suona la mostra ospitata nelle sale della Fondazione Accorsi – Ometto (sino al 30 gennaio 2022 – titolo che si rifà all’omonima autobiografia di Gualtieri di San Lazzaro, scrittore, editore e critico d’arte, emigrato a Parigi -, a cura di Nicoletta Colombo e Giuliana Godio, con il ricco apporto di
alcuni tra i maggiori musei e Fondazioni italiani, dalla Collezione di Palazzo del Montecitorio – Camera dei Deputati alla Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro a Venezia ai Civici Misei di Udine, dalle Gallerie degli Uffizi al Mart di Rovereto, dal Museo Revoltella di Trieste al Museo d’Arte Moderna e Contemporanea “Filippo de Pisis” di Ferrara alla Banca Monte dei Paschi di Siena, sottolineando altresì la presenza di numerose collezioni private, molte decisamente contrarie a staccarsi dai propri tesori ma alla fine – dietro le affettuose premure delle curatrici – pronte ad acconsentire, alla luce della rarità e della bellezza del progetto.
di Léonce Rosenberg, affermato mercante d’arte, che la Grande Depressione americana del ’29, fatta sentire tutta la propria debolezza anche al di qua dell’oceano, mise in grave difficoltà, causa non superficiale e non ultima dell’affievolirsi, a poco a poco, del movimento.
ripudiare come “tentativi contraddittori” le precedenti esperienze pittoriche: da sottolineare capolavori come “Le arciere” del 1933, che sembrano uscite da un ipogeo dell’Italia centrale, “Le spose dei marinai” (1934) fino a spingerci al 1949 con “Ondine al sole”, dove “le donne si sono tradotte in simboli, in segni di una scrittura pittografica che rappresenta l’eternità della vita”.
Infine le opere di Mario Tozzi, forse il più teorico dei Sette, l’artista che fin dal 1924 si propone di divulgare nella capitale francese la conoscenza e l’apprezzamento della pittura italiana dell’epoca, guardando, attraverso i propri dipinti, fonte di suggestiva quanto intensa originalità, ad un ordine ricostituito, ad un classicismo ripensato in una rinascita vitale; guardando altresì a maestri come Cézanne (“Table garnie”, 1922) o spingendosi alla linearità esasperata e all’idealizzazione (“Le bonnet basque”, 1928, altro capolavoro della mostra), sino a contaminare, con differenti materiali, le proprie opere (“Personaggi in cerca d’autore”, 1929), illuminando una stagione che le stanze dell’Accorsi propongono al pubblico in tutta la sua intrigante bellezza.








