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ECONOMIA E SOCIETA’ - page 358

Le Fiat 500 di Ron Arad

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Le opere in mostra fino  al 30 marzo al Lingotto. L’esposizione ha per tema la  ricerca del comportamento sotto compressione delle carrozzerie di alcuni esemplari di  vecchie auto. Questo originale percorso artistico era stato presentato  al Design Museum di Tel Aviv

 

arad pinacoteca“In Reverse”,  la mostra che propone le opere del celebre designer Ron Arad, resterà aperta fino  al 30 marzo alla Pinacoteca Agnelli del Lingotto. L’esposizione ha per tema  la ricerca del comportamento sotto compressione delle carrozzerie di alcuni esemplari di  Fiat 500 d’epoca . E’ possibile ammirare anche  altre opere di Arad:  le sedie in acciaio e diversi oggetti schiacciati, decisamente di grande impatto. 

 

 Questo originale percorso artistico era stato presentato  al Design Museum di Tel Aviv . E’ incentrato su esperimenti fisici e simulazioni digitali, come “Slow Outburst” (2013), la simulazione digitale del processo di schiacciamento dell’odierna Fiat 500, esposta in mostra.

 

Arad ha anche installato  “Dried Flowers” ,  opera realizzata con  sei Fiat 500 schiacciate così da eliminare  il senso della profondità, che circonderanno un telaio di formatura in legno ricurvo, ovvero uno stampo utilizzato per sagomare e adattare i pannelli metallici della 500, preso in prestito dall’Archivio Storico e Museo Fiat. 

 

Arad propone, infine, “Roddy Giacosa”,  una scultura formata da decine  di barre in acciaio inox  collocate su un’armatura metallica a forma di una Fiat 500.

 

 

Renoir si ammira di sera

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Code interminabili di turisti (anche sotto una pioggia battente, come da foto) davanti alla Galleria di arte moderna. Per favorire il pubblico – ad oggi oltre 200.000 visitatori – nelle giornate del 15, 16 e 21 febbraio l’esposizione chiuderà alle 22.30

 

gam pioggiaCode interminabili di turisti (anche sotto una pioggia battente, come da foto) davanti alla Galleria di arte moderna di corso Galileo Ferraris. Mancano ancora pochi giorni, fino al 23 febbraio, per visitare la mostra dedicata al pittore francese Renoir, con i capolavori dalle Collezioni del Musée d’Orsay e dell’Orangerie di Parigi.

 

Dal 24 febbraio infatti i 60 dipinti esposti rientreranno a Parigi, al Musée d’Orsay che ha concesso il prestito  delle opere per oltre 4 mesi.

 

Per favorire il pubblico – ad oggi oltre 200.000 visitatori – nelle giornate del 15, 16 e 21 febbraio l’esposizione chiuderà alle 22.30.

 

(Foto: il Torinese)

Accordo tra Booking Piemonte e Terra nostra

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Si amplia ulteriormente l’offerta ricettiva presente sul portale, dando la possibilità agli utenti di scegliere tra un ventaglio di circa 250 strutture agrituristiche dai comfort e servizi adeguati alle esigenze del turismo moderno ma allo stesso tempo coerenti con l’attività agricola e il contesto rurale

 

agriturismoBooking Piemonte, il portale ufficiale del turismo della Regione, ha siglato una collaborazione con Terranostra Piemonte, l’associazione per l’agriturismo, l’ambiente e il territorio di Coldiretti nata per promuovere, sostenere e diffondere l’esercizio dell’agriturismo e la valorizzazione dell’ambiente rurale.

 

Grazie a quest’accordo, Booking Piemonte amplia ulteriormente l’offerta ricettiva presente sul portale, dando la possibilità agli utenti di scegliere tra un ventaglio di circa 250 strutture agrituristiche dai comfort e servizi adeguati alle esigenze del turismo moderno ma allo stesso tempo coerenti con l’attività agricola e il contesto rurale in cui si inseriscono.

 

Gli agriturismi di Terranostra potranno a loro volta beneficiare di un’ulteriore vetrina di promozione online, grazie a un banner presente sulla homepage del portale istituzionale di Regione Piemonte, che collegherà direttamente i due siti internet. Inoltre, le strutture affiliate a Booking Piemonte, saranno opportunamente segnalate con descrizioni ad hoc. 

La bevanda che aiuta i bimbi

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Con ogni Molecola che bevi contribuisci all’accoglienza di un bambino privo di cure familiari e partecipi allo sviluppo di programmi di sostegno alle famiglie in difficoltà in 133 paesi del mondo

bevanda

Grafica frizzante come la bevanda che promuove, il sito di Mole Cola – alternativa tutta torinese al soft drink scuro con le bollicine made in Usa – colpisce l’occhio per i contrasti di colori come il rosso, il bianco, l’azzurro e il nero. All’insegna dello slogan “molecolizzati, l’alternativa esiste” promuove anche iniziative benefiche: con ogni Molecola che bevi contribuisci all’accoglienza di un bambino privo di cure familiari e partecipi allo sviluppo di programmi di sostegno alle famiglie in difficoltà in 133 paesi del mondo.

 

Il sito (oltre a proporre la doverosa tabella con i valori nutrizionali della bevanda)  lancia anche un simpatico concorso: fotografatevi con una lattina di Mole  Cola in mano e potete vincere un viaggio in Tunisia. E con il servizio di localizzazione “molelocator” è possibile scoprire sulla mappa tutti i punti vendita della bevanda.

 

Perché bere questo prodotto? Semplice, perché: “Molecola è l’alternativa. Molecola nasce a Torino sotto la Mole Antonelliana. Molecola cresce come cola italiana. Molecola frizza nei migliori e peggiori locali di tutta la penisola. Molecola: siamo piccoli, ma cresceremo. Provala e l’unico dubbio sarà: con o senza”.  

 

www.bevimolecola.it

 

Quanto è affascinante il mondo se è di carta

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L’origami piega i fogli, immagina la forma, segue le regole e propone l’archetipo stesso della storia dell’uomo e della sua arte: la miniaturizzazione. Una risposta a esigenze interiori di rappresentazione della realtà

 

origamiIl cosmo riprodotto in miniatura: è questo il significato dell’antica arte giapponese degli origami, che intende rappresentare l’universo nelle sue forme naturali e fisiche così come nelle sue proiezioni astratte. E il tutto prende forma da un foglio di carta. Fragili e al tempo stesso potenti ed espressive le sculture cartacee di Origami – Spirito di carta, la mostra allestita nelle cantine di Palazzo Barolo fino al 16 febbraio 2014, organizzata dall’Associazione Yoshin Ryu. Sono più di 300 i lavori esposti, frutto della creatività degli artisti  di fama internazionale del CDO – Centro Diffusione Origami.

 

L’artista origami può essere un dilettante, un esperto o un professionista, superficiale – dice Daniela Crovella curatrice dell’esposizione – tuttavia la sensazione vivida di instaurare un processo personale che va oltre la valenza estetica del risultato finale è ugualmente percepita. Nel piegare la carta ci si confronta con un sé delicato, fragile, imperfetto eppur perfettibile. La scelta dei pezzi in mostra è molto ampia e vuole restituire tutti questi significati e magnifiche suggestioni.

 

L’origami piega la carta, immagina la forma, segue le regole e propone l’archetipo stesso della storia dell’uomo e della sua arte: la miniaturizzazione. Una risposta a esigenze interiori di rappresentazione del mondo . Sono tre le aree tematiche scelte:  La rappresentazione del mondo, oggetti di natura, una seconda sezione, La rappresentazione della mente, oggetti matematici-geometrici. La terza, I totem simbolici, dal gioiello alle gru della pace. E’ stato indetto anche un concorso rivolto agli studenti dei licei artistici torinesi, per realizzare opere ispirate a questa  antica cultura.

La moschea di via Genova

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Abdelghani Rhalmi, presidente del centro culturale, padre di tre figli, lavora in una fabbrica alle Vallette e ogni giorno, al tramonto, attraversa la città e arriva in moschea per la preghiera della sera. Per il momento è un tempio “invisibile” perché sulla via c’è un anonimo portone di ferro

moscheaE’ una moschea di confine, tra Torino e Moncalieri, e forse verrà intitolata al re del Marocco, anche se da Rabat non si è fatto molto per far nascere il luogo di culto dei musulmani che gravitano attorno alla zona del Lingotto. Per il momento è una moschea “invisibile” perchè sulla via c’è un anonimo portone di ferro, di fronte al cartello stradale che segna il limite tra le due città,con un citofono altrettanto anonimo,che può essere l’ingresso di un qualunque condominio. Per rendersi conto che siamo in una  moschea bisogna scendere una cinquantina di scalini e trovarsi finalmente nella sala di preghiera(era una discoteca) abbellita da splendidi lampadari marocchini ma la prima impressione è quella di scendere in una catacomba del XXI secolo. Per fortuna non si scende più in basso anche perchè l’aria in questo locale è già piuttosto scarsa e rarefatta. Siamo comunque nella prima moschea di Torino, o meglio nel Centro culturale islamico di Moncalieri affiliato alla Moschea di Roma e riconosciuto dallo Stato italiano.

 

Non solo ma la moschea di via Genova 268 ha anche un altro primato, quello di aver visto la luce prima di quella di via Urbino 5 nel quartiere Aurora che,sulla carta, avrebbe dovuto diventare la prima moschea di Torino,con i favori del governo marocchino e invece si è dissolta nel nulla. Abdelghani Rhalmi, presidente del centro culturale e responsabile della moschea,padre di tre figli, lavora in una fabbrica alle Vallette e ogni giorno,al tramonto,attraversa la città e arriva in moschea per la preghiera della sera. “Nelle ore serali,racconta Abdelghani, finito il lavoro,viene più gente in moschea ma negli altri momenti dedicati alla preghiera ci sono poche persone mentre il venerdì,giorno sacro per i musulmani,la sala si riempie di fedeli,alcune centinaia”. Il tempio di via Genova si anima durante le tradizionali cinque preghiere islamiche che un buon musulmano deve osservare ogni giorno. Si comincia all’alba per continuare dopo le 13.00, replicare alle 16,30 e al tramonto mentre l’ultima preghiera è prevista poco dopo le 21.00. I rapporti con il governo del Marocco sono buoni ma le torbide vicende della moschea di via Urbino,mai nata anche se gran parte del denaro da investire nella ristrutturazione dei locali è arrivato a Torino dal Ministero degli Affari Religiosi,hanno bloccato nuovi finanziamenti governativi verso la comunità marocchina torinese. Una pioggia di denaro che avrebbe fatto comodo ai nuovi proprietari dell’ex discoteca poichè la moschea di via Genova (non è una onlus e non può contare su sgravi fiscali) costa 500.000 euro e per il momento i nuovi proprietari dell’ex discoteca hanno sborsato solo 75.000 euro mentre i lavori di restauro, durati tre anni, sono costati 100.000 euro e sono stati pagati con una raccolta fondi nella comunità marocchina.

 

“La nostra moschea,spiega il responsabile della sala di preghiera propone un Islam moderato e aperto, qui non si parla di politica ma piuttosto del comportamento che un buon musulmano deve tenere nella vita di tutti i giorni. Bisogna imparare ad essere solidali con gli altri,ad aiutarsi reciprocamente,a dare l’esempio seguendo un Islam tradizionale,lontano da estremismi e forzature”. In via Genova non c’è ancora un imam ufficiale ma,assicura Abdelghani,”lo stiamo cercando nella nostra comunità torinese. Per il momento il sermone della preghiera viene recitato in arabo e qualche volta in italiano ma presto verrà sempre tradotto nella vostra lingua,come già accadeva nella vecchia moschea di via Pininfarina a Moncalieri”.In via Genova 268 si va anche a scuola.

 

Il Centro culturale islamico promuove corsi di italiano e di arabo per le donne mentre i bambini hanno l’opportunità di studiare l’arabo perchè l’italiano lo sanno già e lo parlano con gli amici e a scuola. La donna araba,fa presente Abdelghani,che vive qui è cambiata molto negli ultimi anni e si comporta come le donne italiane,alcune lavorano,altre no e in moschea viene con il velo tradizionale”. Novità invece sul fronte delle conversioni.”Abbiamo cinque o sei ragazzi convertiti all’Islam e vengono qui da noi a pregare. Sono trentenni,lavorano e abitano in zona. C’è anche un musulmano sposato con una donna italiana che frequenta il nostro Centro”. E i rapporti con i residenti del quartiere? Per Abdelghani tutto fila liscio,nessun grosso problema tranne qualche lamentela durante il Ramadan estivo per il massiccio afflusso di fedeli in moschea ma nulla di più. (Foto Città di Torino)

Filippo Re

 

Polveri sottili e mortali

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Nel 2013 abbiamo respirato l’aria migliore da qualche decennio a questa parte. Ma l’ esposizione alle polveri prodotte dai veicoli, dalle industrie e dagli impianti di riscaldamento, anche al di sotto degli attuali limiti permessi dalle leggi in vigore, si può rivelare molto nociva

polveri

Il dato confortante è che nell’anno da poco concluso abbiamo respirato l’aria migliore da qualche decennio a questa parte, qui a Torino. Lo annuncia l’Arpa – agenzia regionale per l’ambiente, che – per la prima volta – ha verificato concentrazioni di Pm10 (polveri sottili) sotto i limiti di legge: la media annua è stata di 38 microgrammi al metro cubo, rispetto ai 40 imposti dall’unione europea. Ecco, invece, la notizia decisamente funesta. E’ stato dimostrato per la prima volta che l’esposizione prolungata alle polveri prodotte dagli scarichi di veicoli, dalle industrie e dagli impianti di riscaldamento, anche al di sotto degli attuali limiti permessi dalle leggi in vigore in Italia e nella l’Unione Europea, si può rivelare più nociva e mortale di quanto si immaginasse.

Il dato inquietante emerge dal nuovo studio pubblicato sulla  rivista internazionale Lancet: Sono stati presi in esame 360.000 residenti in grandi città di 13 Paesi europei. Per l’Italia  lo studio si è svolto a Torino dal Centro per l’Epidemiologia e la Prevenzione oncologica in Piemonte della Città della Salute e della Scienza – Università di Torino (coordinato dalla dottoressa Claudia Galassi), a Roma e a Varese.

Hanno collaborato altri enti tra cui le Agenzie ambientali dell’Emilia-Romagna e del Piemonte. I risultati dimostrano che il particolato fine è l’inquinante più dannoso. Del resto, per quanto riguarda la nostra città, le notizie poco incoraggianti erano giunte già qualche mese fa con la mappa redatta lo scorso ottobre dall’ Organizzazione Mondiale della Sanità.  Prende in considerazione 1100 città in tutto il mondo: le  più inquinate. Per l’Italia, delle 30 città considerate, la peggiore sembra essere proprio Torino (nonostante le più recenti rassicurazioni dell’Arpa) , seguita da Milano e Napoli. Più nel dettaglio, lo studio dell`OMS mostra le emissioni di particolato in tutto il mondo, e precisamente il PM10 e il PM2,5, cioè il particolato sottile rispettivamente del diametro di 10 micron e 2,5 micron. I dati esaminati riguardavano il periodo 2003-2010 e le relative misurazioni degli agenti inquinanti effettuate con strumenti ufficiali in ogni città.

 Dalla mappa si evince che la situazione migliore  si trova in Nordamerica, e in particolare  negli Stati Uniti dove, fatta salva qualche eccezione, i puntini sono tutti verdi: l`inquinamento medio è inferiore ai 20 microgrammi per metro cubo. Piuttosto bene anche l`Europa. Invece la situazione più preoccupante, a livello mondiale, è riscontrabile in Medio Oriente e nei Paesi meridionali dell’Asia dove il carbone è ancora la principale fonte energetica e dunque le emissioni sono maggiori. In Italia non si supera mai il livello più preoccupante, i 71 mg/m3, almeno nelle 30 città considerate.  Dicevamo che in Italia la città più inquinata è Torino, il cui livello medio è di 47 microgrammi per metro cubo, seguita da Milano e Napoli con 44. Le migliori invece sono Genova, Cagliari e Livorno. (Nella foto di green report.it, l’inquinamento in pianura padana visto dal satellite)

Riaperto l’Anello Verde tra Cartman e Reaglie

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L’intervento ha permesso di recuperare due punti panoramici molto suggestivi su Superga, di effettuare una pulizia delle aree circostanti e di ripristinare la cartellonistica direzionale

 

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Un paradiso naturale al confine con la metropoli: Torino offre anche questo. E’ il cosiddetto “Anello Verde”, il lungo sentiero che attraversa la Collina torinese sotto Superga, un percorso molto amato dagli escursionisti che ogni estate si arrampicano in collina alla ricerca di natura e di vedute sulla città. Si tratta di un vero e proprio sistema del verde che unisce fiumi e collina in un complesso continuo e omogeneo di sentieri e verde attrezzato, valorizzando la naturalità dell’ambiente.

L’anello completo misura circa 33 km, con dislivello totale in salita di 500 metri circa (contando i dislivelli del percorso, con tratti in salita e tratti in discesa, si arriva a circa 800 metri totali). Persone in buone condizioni fisiche possono percorrerlo in 2 giorni, con possibilità di pernottamento presso la foresteria di Superga. Gli anelli ridotti, con partenza o arrivo alla chiesa della Madonna del Pilone, misurano circa 19 km e possono essere percorsi in 1 giorno da persone allenate. Per ridurre le lunghezze dei percorsi è possibile utilizzare i mezzi pubblici che percorrono la collina.

L’assessore comunale all’Innovazione e all’Ambiente Enzo Lavolta ha inaugurato di recente il sentiero che collega la valle di Reaglie con la valle del Cartman, distrutto nel 2007 da una “bomba d’acqua” che trascinò a valle una grande massa di terra; evento che, per fortuna, non causò danni alle persone. La frana interruppe l’Anello. L’intervento dei tecnici municipali del Servizio Grandi Opere del Verde ha rimesso in funzione circa 800 metri di pista percorribile anche in bicicletta, con interventi di ingegneria naturalistica per un costo totale di 200mila euro.

Oltre al sentiero l’intervento ha permesso di recuperare due punti panoramici molto suggestivi su Superga, di effettuare una pulizia delle aree circostanti e di ripristinare la cartellonistica direzionale dell’Anello Verde. Altri importanti lavori effettuati: la pulizia dei torrenti, rimessi in grado di drenare l’acqua piovana, e la dismissione di una rete di alta tensione con la rimozione di alcuni tralicci. Sul sentiero si affaccia Villa Ottolenghi, una dimora storica oggi ristrutturata.

(Foto: Città di Torino – Verde pubblico)

Al cimitero Parco uno spazio per le sepolture dei Baha’i d’Italia

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La Fede Bahá’í è la più giovane fra le religioni indipendenti del mondo. Il suo fondatore, Bahá’u’lláh (1817-1892) è considerato dai Bahá’í il più recente nella successione di Messaggeri di Dio che trova la sua origine molto prima dei tempi storici

 

fedeLa Città di Torino ha assegnato una porzione di un campo del Cimitero Parco alla Fondazione dell’Assemblea spirituale nazionale dei Baha’i d’Italia per la sepoltura di persone professanti tale culto. L’assegnazione è a titolo oneroso – il canone annuo ammonta a 1 euro al metro quadrato – e dura 99 anni. Lo ha deciso oggi la Giunta comunale, su proposta dell’assessore Stefano Lo Russo.

 

Alla comunità religiosa viene assegnata una parte dei campi 43-44, destinati ad ospitare le comunità religiose diverse da quella cattolica, sulla base di una delibera del gennaio scorso che intende accogliere le esigenze delle numerose comunità straniere di diverso credo religioso che oggi sono parte integrante della comunità torinese.

 

 

La Fede Bahá’í è la più giovane fra le religioni indipendenti del mondo. Il suo fondatore, Bahá’u’lláh (1817-1892) è considerato dai bahá’í il più recente nella successione di Messaggeri di Dio che trova la sua origine molto prima dei tempi storici e che include Abramo, Mosè, Budda, Krishna, Zoroastro, Cristo e Muhammad.

 

Il tema centrale del messaggio di Bahá’u’lláh è che l’umanità è una sola razza essendo venuto il giorno della sua unificazione in una società globale. Dio, dice Bahá’u’lláh, ha messo in movimento forze storiche che stanno sopprimendo le tradizionali barriere di razza, classe, credo e nazione e che creeranno nel tempo una civiltà universale. La sfida principale che contrasta le genti del mondo è di accettare il fatto della loro unicità e di sostenere il processo di unificazione.

L’Islam a Torino è un mondo plurale

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“Alcune realtà non dispongono di una sede stabile, come per i muridi senegalesi, che affittano una ex-palestra oppure i locali della Galleria d’arte moderna. E c’è persino chi, come i Giovani Musulmani d’Italia, utilizza per i propri incontri la sede della sezione di un partito politico”. Uno studio del Centro Interculturale – Città di Torino

 

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Sul sito ufficiale della Città, www.comune.torino.it, ampie sezioni sono dedicate alle culture e alle fedi che popolano Torino. Particolarmente documentati e interessanti gli interventi di Javier Gonzàlez Dìez, antropologo e ricercatore presso il Centro Interculturale  di Corso Taranto 160, incentrati sulle religioni presenti in città.  A proposito del mondo islamico torinese lo studioso cita due importanti ricerche sociologiche (Garelli 2001, Negri e Scaranari Introvigne 2005), dalle quali emerge la consistenza dell’islam a Torino: “ci sono almeno nove luoghi di preghiera – scrive Gonzàlez Dìez – la maggior parte dei quali con relativi annessi (scuole coraniche, spazi per incontri). Sono poi ormai innumerevoli i tipi di locali che girano intorno a quest’ambito, come per esempio le macellerie islamiche. Gli studi condotti a Torino  fanno luce anche su un altro aspetto del mondo islamico che molto spesso viene sottovalutato o disconosciuto: la sua forte eterogeneità interna. L’islam, infatti, è ben lontano dall’essere una realtà uniforme e presenta al proprio interno tratti molto diversi. Proprio per questo molti autori tendono a parlare di un “islam plurale” più che di un unico islam”.

 

Lo studio del Centro Interculturale prende poi in esame le sale di preghiera esistenti in città, spesso collegate con associazioni transnazionali islamiche: Fratelli Musulmani nelle varie correnti, salafiti e wahhabiti. La composizione etnica è diversificata ma i marocchini sono il gruppo predominante. L’ islam senegalese è probabilmente l’unico ad avere una forte base etnica ed è presente con le tradizionali confraternite, in primis quella muride.

 

“Le comunità islamiche di Torino non dispongono di vere e proprie moschee nel senso tradizionale del termine – spiega ancora Gonzàlez Dìez ma spazi di culto allestiti nei locali più vari, da scantinati a capannoni ad altro tipo di edifici. Alcune comunità non dispongono ancora di una sede stabile, come è il caso dei muridi senegalesi, che affittano ad ore il locale di una ex-palestra oppure, nelle occasioni più importanti, i locali della Galleria d’arte moderna e contemporanea. E c’è persino il caso di chi, come l’associazione dei Giovani Musulmani d’Italia, utilizza per i propri incontri, anche di preghiera, la sede della sezione di un partito politico.  I luoghi di culto delle comunità islamiche sunnite sono prevalentemente concentrati in due quartieri, San Salvario e Porta Palazzo, che sono anche i quartieri che, secondo i dati dell’Osservatorio Interistituzionale sugli Stranieri in Provincia di Torino, registrano una più alta concentrazione di immigrati maghrebini. Un dato interessante emerge dalle ultime ricerche: è che soltanto una piccola parte dei potenziali “islamici” residenti a Torino frequenta le sale di preghiera, percentuale che lo studio di Negri e Scaranari Introvigne (2005) colloca intorno al 4% nei periodi normali e intorno al 7% durante il periodo di ramadan. Questa cifra, pur tenendo in conto la mancanza delle donne, che raramente frequentano le sale di preghiera e il fatto che le preghiere si celebrano di venerdì, giorno lavorativo, appare comunque molto bassa e ci illustra la differenza cui accennavamo prima fra una presenza religiosa “potenziale” e una “reale”.

 

Il modo di porsi a livello locale dell’islam a Torino è – secondo lo studio – condizionato dal trovarsi in un contesto sociale diverso da quello di origine. Si evidenziano, inoltre, spinte verso l’esterno che puntano a meglio codificare la presenza islamica nella nostra società. “Questo è per esempio ciò che viene esemplificato dal caso dell’associazione dei Giovani Musulmani d’Italia – si legge ancora nel lavoro del Centro Interculturale – che è stato oggetto di una delle nostre ricerche, all’interno della quale è molto presente il tema della costruzione di ciò che viene definito un “Islam italiano”. Questo dovrebbe essere una realtà che adegui i propri contenuti alla società italiana. Ci sembra importante segnalare in questa ricerca come la presenza islamica sia oggetto di maggiori dibattiti, interni ed esterni, di quanto non lo siano le altre comunità religiose di immigrati in Piemonte e come ci sia una tendenza a voler semplificare la questione senza considerare proprio la natura “plurale” ed eterogenea del mondo islamico a Torino”.

 

www.comune.torino.it

 

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