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ECONOMIA SOCIETA’ E COSTUME - page 322

“Facce di bronzo” (o di marmo) in rete sul Torinese

in ECONOMIA SOCIETA' E COSTUME

Lavazza cavalloARCHITETTURAC’è chi li usa per darsi appuntamento, chi li considera un posto tranquillo per riposarsi un po’ e chi, addirittura, si “selfa” in loro compagnia; eppure la maggior parte dei cittadini di Torino non (ri)conosce i protagonisti dei monumenti che rappresentano la storia ma soprattutto la bellezza della propria città

 

Nell’archivio della rubrica ARTE i primi articoli sui monumenti torinesi

 

Essere un buon cittadino vuol dire rispettare ma anche conoscere la propria città. E per conoscere non bisogna intendere saper collocare i vari Corsi o le principali Piazze, ma si parla di una conoscenza almeno approssimativa di quelli che sono stati per decenni i protagonisti della storia della nostra città.

 

Sono sopravvissuti alle guerre, ai bombardamenti e persino a terremoti ed alluvioni, eppure i nostri celebri antenati di marmo o di bronzo passano con quasi totale indifferenza sotto gli occhi dei torinesi. C’è chi li usa per darsi appuntamento, chi li considera un posto tranquillo per riposarsi un po’ e chi, addirittura, si “selfa” in loro compagnia; eppure la maggior parte dei cittadini di Torino non (ri)conosce i protagonisti dei monumenti che rappresentano la storia ma soprattutto la bellezza della propria città.

 

Tuttavia, c’è stato un tempo in cui lo sguardo fiero ed il bagaglio di azioni erudite e valorose di questi protagonisti del passato erano conosciuti e celebrate dalla maggior parte dei cittadini, tanto che quasi tutte le solenni statue venivano realizzate grazie a sottoscrizioni pubbliche cui, pare, gli abitanti di Torino rispondevano con generosità.

 

Ma i tempi sono cambiati e così come è vero che l’arte contemporanea non conosce più il linguaggio della celebrazione e del “piedistallo” e anche sempre più vero che il disinteresse che oggi la maggioranza dei cittadini ha per la propria città manderebbe fallita qualsiasi sottoscrizione di fondi per onorare con una statua (se mai si palesasse un uomo degno ti tale commemorazione), un cittadino torinese e non.

 

Quindi in assenza di fondi ma soprattutto senza la presenza di uomini giusti e valorosi da celebrare, non ci resta altro che cercare di far conoscere al meglio gli eroi del passato. Per questo motivo “Il Torinese” porterà i suoi web-lettori a conoscere la storia e soprattutto le meraviglie della propria città con un appuntamento settimanale nella sua rubrica “ARTE”.

 

Vi auguriamo una buona lettura ed uno splendido viaggio per le strade di un museo a cielo aperto.

 

(Foto: il Torinese)

 

Simona Pili Stella

Papa Francesco: “Sarò a Torino il 21 giugno”

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“A Dio piacendo mi recherò in pellegrinaggio a Torino”. Correva l’anno 1578 quando per la prima volta la Sacra Sindone venne portata in città

 

papa francisPapa Francesco sarà in città il prossimo 21 giugno, in occasione dell’Ostensione della Sindone. E’ stato lo stesso pontefice a dare la notizia durante l’udienza in Vaticano, dove era presente una delegazione torinese. “Sono lieto di annunciare che – ha detto il santo padre – a Dio piacendo, il 21 giugno prossimo mi recherò in pellegrinaggio a Torino per venerare la Sacra Sindone e onorare san Giovanni Bosco, nella ricorrenza bicentenaria della sua nascita”.  Entusiasmo da parte del sindaco Piero Fassino  che si dice “orgoglioso della visita” e dell’arcivescovo, mons. Cesare Nosiglia: “è motivo di speranza”. Mentre il consigliere comunale Giuseppe Sbriglio presenta una mozione che, sottolineando “le origini piemontesi del Papa ed il legame profondo che egli ha dimostrato avere con il nostro territorio” propone di fare di Francesco un cittadino onorario di Torino.

 

 E’ stato tanto “cool” per chi è  piemontese,  il fatto che Papa Francesco abbia usato, tempo fa, all’ udienza generale  l’espressione dialettale ”munia quacia”, (si pronuncia più o meno “mugna”) traducibile con “aspetto da acqua cheta”, prostrata e dimessa almeno all’apparenza. Il santo padre, che non ha mai fatto mistero dell’attaccamento alle proprie radici,  ha usato lo “slang” della sua antica terra di origine per attaccare quegli ipocriti che si mascherano dietro una facciata umile ma che, in realtà, non è tale. Un grande comunicatore, bisogna riconoscerlo. In quell’occasione è stato (inconsapevole?) testimonial del Piemonte e della sua cultura. duomo

 

Non si conosce ancora la durata della visita. Un giorno o due? Certo, il pontefice aveva espresso il proprio desiderio di andare a far visita ai suoi parenti, sia a Portacomaro nell’Astigiano, sia a Torino. Ma l’agenda del vescovo di Roma è ovviamente fittissima. Il capoluogo regionale, con la visita del Papa, celebrerà in grande stile l’Ostensione della Sindone e il bicentenario di don Giovanni Bosco. In città sono previste nei prossimi mesi centinaia di migliaia di pellegrini provenienti da tutto il mondo. Un momento importante per i fedeli e anche per l’immagine di Torino e del Piemonte.

 

Correva l’anno 1578 quando per la prima volta la Sacra Sindone venne portata a Torino per offrire all’Arcivescovo di Milano, Carlo Borromeo, la possibilità di venerarla risparmiandogli il lungo viaggio fino a Chambèry. Da quella data in poi, la Sacra Sindone è stata mostrata pubblicamente in più occasioni. Ed il prossimo anno, dopo 5 anni dall’ultima esposizione, sarà nuovamente mostrata al pubblico a Torino, in occasione delle celebrazioni per i 200 anni dalla nascita di San Giovanni Bosco.

 

I pellegrini avranno così l’occasione di ammirare dal vivo il Sacro Lenzuolo funebre in cui, secondo la tradizione, venne avvolto il corpo di Cristo dopo la deposizione dalla croce.L’esposizione pubblica della Sindone partirà il 19 aprile e durerà fino al 24 giugno 2015, festa di San Giovanni Battista (patrono di Torino) e onomastico di Don Bosco, “Padre e Maestro dei giovani”. In pochi mesi sono state migliaia le adesioni dei volontari che hanno dato la loro disponibilità per la straordinaria ostensione,  Per loro è stata anche celebrata, pochi mesi fa,  una messa speciale nel Duomo dove, a prendere la parola, è stato il presidente della Commissione diocesana per la Sindone e vicepresidente del Comitato organizzatore dell’ostensione, Don Roberto Gottardo.

 

sindoneGottardo ha celebrato messa e parlato ai presenti del significato della Sindone, cosa che verrà fatta ogni mese per mantenere alto il senso dell’ostensione e alimentare le motivazioni dei volontari. Ai volontari, tra cui alcuni giovanissimi, è stato chiesto di garantire possibilmente un turno a settimana per dieci settimane; il reclutamento ovviamente continuerà nei prossimi mesi presso la segreteria di Via Cappel Verde, angolo via XX Settembre. L’ Ostensione della Sindone a Torino del 2010 portò nel capoluogo piemontese oltre un milione e mezzo di pellegrini ma, per quella in programma nel 2015, forse complice la coincidenza con l’Expò di Milano e soprattutto complice la notizia della visita straordinaria in quei giorni di Papa Francesco, si prevede che l’affluenza di pellegrini e turisti a Torino potrebbe essere duplicata rispetto all’ultima volta.

 

Simona Pili Stella

 

I giovani artisti di “Beware wet paint”

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Un dato emerge lampante: Internet ed i nuovi mezzi di comunicazione digitale sono fonti d’ispirazione comune alle giovani leve in mostra. Ed ecco la nuova arte 2.0 , dai connotati fortemente interdisciplinari

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Attenzione, pittura fresca, anzi freschissima, dato che stiamo parlando delle nuove tendenze artistiche internazionali, in mostra alla Fondazione Sandretto Re Rebaugengo (29 ottobre- 1 febbraio 2015) a “Beware wet paint”. L’allestimento fa il punto sulla nuova pittura ed è tra i più importanti dell’anno; organizzato in collaborazione con l’Institute of Contemporary Arts –ICA di Londra, curato dal suo direttore Gregor Muir.

 

E’ la collettiva di 11 affermati giovani artisti che stanno tracciando l’arte del  XXI secolo,  affiancati da due mostre monografiche: una dei lavori giovanili, di David Ostrowski e l’altra di Isa Genzken che, per la prima volta, presenta in Italia un ciclo di opere meno conosciute rispetto alle sculture ed installazioni che sono la cifra della sua fama.

 

Un dato emerge lampante: Internet ed i nuovi mezzi di comunicazione digitale sono fonti d’ispirazione comune alle giovani leve in mostra. Ed ecco la nuova arte 2.0 , dai connotati fortemente interdisciplinari.

 

-A partire da Cristopher Wool, l’artista più maturo tra quelli in mostra, considerato il più importante pittore americano vivente. Raggiunse la fama negli anni 80 con opere per cui adoperava rulli incisi con disegni floreali e geometrici, impressi in smalto nero su fondo bianco. Celebri anche i suoi “Word paintings” in cui parole e frasi sulle tele creano un interessante connubio tra linguaggio ed immagine. I suoi lavori successivi sono dominati da cancellature, scarabocchi, macchie ed abrasioni che rimandano alle caotiche realtà urbane.

 

-Altrettanto importante è Jeff Elrod, che combina astrazione pittorica e tecnologia digitale. All’origine della sua arte il periodo in cui, negli anni  90, lavorò di notte come tecnico addetto alla composizione delle fotografie per un quotidiano; è allora che, approfittando di stampanti e computer, iniziò ad usare un mouse per dipingere. Oggi proietta su tela i suoi disegni digitali, poi con lo spray ne ripassa le linee coperte da nastro adesivo che, una volta levato, rivela l’opera finita.

 

Accanto a questi  due mostri sacri, ecco i giovani che ne rappresentano l’evoluzione.

 

-Korakrit Arunanondchai, vive tra Bangkok e New York (dove recentemente ha presentato un’installazione al Museum of  Modern Art) e veleggia tra diverse forme espressive: pittura, performance e installazioni multimediali. Ama utilizzare materiali di uso quotidiano (come tessuto jeans, candeggina e fuoco) per opere  che esprimono una visione caleidoscopica di commercializzazione di stampo occidentale mischiata a elementi di spiritualità orientale.

 

-La francese Isabelle Cornaro  esprime la sua genialità in filmati, sculture, disegni e dipinti. Affascinata dall’idea di riprodurre qualcosa di esistente in un’altra forma e materiale, dimostra come sia possibile nella serie in mostra “Reproductions”: ovvero le versioni ingrandite dei piccoli dipinti la cui realizzazione (veloce e spontanea) ha documentato nel  film”Floues et Colorées”.

 

– Il tedesco Nikolas Gambaroff vive tra New York e Los Angeles ed è interessato al linguaggio usato dai mass media. Le sue opere traboccano di carta stampata, fumetti e  poster. Ultimamente usa una tecnica di “decollage” in cui applica la pittura spray a strati su pagine dei quotidiani e dei DC Comics, poi rimuove parti della superficie e ne rivela le parti sottostanti. I suoi collage rivestono anche mobili, come tavoli e sedie.

 

-Nathan Hylden, a Los Angeles, crea dipinti in cui l’immagine iniziale è una fotografia fatta in studio, serigrafata su fogli di alluminio, che poi sovrappone e ricopre con spray e pennellate.

 

-Dalla navigazione sul  web ecco invece le creazioni del californiano Parket Ito che si definisce  un Yiba (young internet-based artist). E’convinto che Internet stia modificando sempre più il nostro  rapporto con la realtà e lo racconta assemblando in collage immagini selezionate dal web.

 

-Colombiano emigrato a Londra, Oscar Murillo, vuole esprimere il concetto di “comunità” mettendo in  relazione i mondi  distanti della sua terra di origine, povera e operaia, e il luccicante jet-set dell’arte di cui è protagonista, in veste di giovane artista di grande successo. Le sue opere, sempre di grande formato, implicano azione, performance e caos; ma dietro c’è una notevole pianificazione. Cuce tele di tanti formati differenti e compone particolari stendardi che espone orizzontalmente.

 

-Il portoghese Diogo Pimentão vive a Londra dove ammalia il pubblico con le sue performance. Le sue tele diventano superfici scultoree, invadono (in modo apparentemente casuale) muri e pavimento con grandi monocromi scuri che, guardati da vicino, evidenziano i tanti gesti e passaggi  dell’artista.

 

-Il corpo è al centro delle tele di Pamela Rosenkranz, che lo rappresenta come involucro vuoto,  fragile, ridotto a epidermide: usa telini  isotermici per meglio raccontare i corpi traumatizzati e le sue opere sono di ispirazione espressionista.

 

-L’americano  Ned Vena, bostoniano di nascita ma residente a Brooklyn, mischia echi Pop, Minimal e Street Art in un’interessante espressione artistica autoriflessiva. Usa programmi di grafica e utilizza materiali di derivazione industriale, come gomma e vinile, applicati con bombolette e adesivo.

 

-In mostra poi i lavori di David  Ostrowski, artista tra i più interessanti dell’ultima generazione di  pittori  astratti, paladino del rinnovamento  della pittura contemporanea. Per lui la pittura è ” il tentativo da dare un  significato all’insensato”. Nel 2011 un incendio distrusse il suo studio, bruciando tutte le tele, eccetto una, danneggiata dalle fiamme e macchiata di  fuliggine, ma ancora integra; è proprio da quella che ha ricominciato, con una nuova serie di dipinti. Composizioni in cui, con una tecnica particolare, mischia strati di sporco, polvere e vernice spray. E sostiene che le sue opere “..sono come i film francesi: romantici, apparentemente senza senso e ti portano  sempre a un fine”.

 

Isa Genzken presenta per la prima volta nel nostro paese il ciclo dei lavori di fine anni 80. Olii su tela monocromatici che già nel nome, “Basic Research”, esprimono un principio di interazione con l’ambiente. Sono frottage del pavimento del suo atelier, a metà strada tra opere scultoree e pittoriche.

 

Laura Goria

 

 

 

Ivrea, lente di ingrandimento Forum crisi del Medio Oriente

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L’asse portante della serata sarà il contributo di Vittorio Emanuele Parsi, direttore della Alta Scuola di Economia e relazioni internazionali dell’Università Cattolica

 

GERUSALEMME“La crisi in Medio Oriente e i cambiamenti strutturali del sistema internazionale” è il titolo dell’argomento che verrà affrontato giovedì 6 novembre, alle ore 21, al Polo Universitario Officina H di Ivrea, in via Monte Navale. Ad organizzare l’appuntamento che analizza la situazione in una delle aree più calde del mondo, è il Forum Democratico del Canavese “Tullio Lembo”. I lavori verranno moderati da Emilio Torri del Forum Democratico. L’asse portante della serata sarà il contributo di Vittorio Emanuele Parsi, direttore della Alta Scuola di Economia e relazioni internazionali dell’Università Cattolica nonché Advisory Board del Center for diplomacy and strategy della London School of Economics.

 

Massimo Iaretti

 

Paratissima cambia casa

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Torino Esposizioni è la nuova sede della rassegna degli artisti emergenti

 

paratissimaFino al 9 novembre Torino Esposizioni, dopo l’abbandono della sede inagibile del Moi, è sede della decima edizione di Paratissima, la kermesse nata come off di Artissima, fiera internazionale di arte contemporanea.

 

A Paratissima, che è  diventata ormai uno degli eventi di riferimento nel panorama artistico a livello nazionale, sono protagonisti i creativi emergenti: pittori, scultori, fotografi,  stilisti, registi, designer, architetti che ambiscono ad inserirsi nel circuito ufficiale dell’arte e della cultura. Presenti a questa edizione  600 tra artisti e creativi, gallerie d’arte contemporanea e di street art. Interessante la mostra tematica “The Dark Side of Beauty” con opere di Alighiero Boetti. Enzo Cucchi, Diversi i laboratori e da segnalare un workshop con il fotografo Guido Harari.

 

Allestite sette mostre curate dai giovani curatori di N.I.C.E. – New Independent Curatorial Experience. tra le novità anche l’apertura della sezione Urban di GAP – Galleries af Paratissima, dedicata alle gallerie di street art, e il progetto “Parafuture – Artisti in erba” che ha lo scopo di avvicinarei più piccoli all’arte contemporanea attraverso visite guidate e laboratori.

 

La vision di Paratissima è sostenere la creatività in tutte le sue forme mettendo a sua disposizione una vetrina qualificante e un ricco programma di workshop, laboratori, incontri, contest e progetti speciali per innescare una partecipazione attiva degli artisti e del pubblico all’evento.

 

Tema di Paratissima X: Not wrong, but creative

“X” come il numero delle edizioni di Paratissima e come simbolo dell’errore. Con “Not wrong, but creative” si riconosce all’errore, spesso visto come parte negativa di un processo, la sua imprescindibilità ed eventualità. Errare significa commettere uno sbaglio, ma l’errore è l’essenza stessa dell’evoluzione, del progresso e del perfezionamento.

 

Paratissima International

Paratissima estende, oltre i confini nazionali, la sua rete, per progetti comuni e internazionali. In Macedonia, a Skopje, è nato nel mese di giugno l’evento gemello “Paratissima Skopje”, a cura dell’associazione culturale Contineo2020 di Skopje. Grazie al sostegno della Compagnia di San Paolo e alla collaborazione con l’Ambasciata Macedone e la Città di Torino sarà possibile ospitare a Torino i 10 giovani artisti selezionati in Macedonia tra i circa 90 che hanno partecipato alla prima edizione di Paratissima Skopje. Si è rinnovata, inoltre, anche quest’anno, la collaborazione con ArtSquare che organizzerà due workshop finalizzati alla professionalizzazione degli artisti. Nuova partnership, invece, con l’associazione portoghese EbanoCollective, intenzionata a realizzare una Paratissima “in salsa atlantica” a Lisbona.

 

Torino Esposizioni, Corso Massimo D’Azeglio 15b Torino.

Orari: mercoledì dalle 18 alle 24, giovedì e venerdì dalle 15 alle 24, sabato dalle 12 alle 24 e domenica dalle 10 alle 24.Ingresso libero

Compilando un form sul sito ufficiale www.paratissima.it è possibile fare il Paracheck-in (sempre gratuito) per ottenere una ParaCard, che permette di usufruire di numerosi sconti e vantaggi.

Educazione ambientale lungo il Po

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Le proposte didattiche si articolano combinando interventi in classe e uscite sul campo, in accordo con gli insegnanti. Il Servizio Didattica ed Educazione Ambientale dell’ente parco è a disposizione delle scuole che intendono attivare progetti specifici, sviluppando programmi di attività ed organizzando escursioni nel territorio dell’area protetta

 

green

Confinante con la città, l’area del Parco del Po e della Collina Torinese è caratterizzata da siti ad alto valore naturalistico, da elevata presenza antropica e da interventi di riqualificazione ambientale: esprime tutte le potenzialità di un vero e proprio “laboratorio didattico” diffuso sul territorio. Il Parco, ormai da anni,  collabora con scuole, associazioni ed enti locali, proponendo attività di educazione ecologica a scuole e a gruppi organizzati. L’Ente Parco fa parte del Sistema Provinciale dei Centri di Educazione Ambientale della Provincia di Torino e, attraverso il coordinamento del Laboratorio Territoriale di Torino, ogni anno elabora e realizza in rete progetti di educazione ambientale rivolti alle scuole e finalizzati alla diffusione della cultura della sostenibilità ambientale e sociale sul territorio provinciale.  Grazie a queste caratteristiche è possibile approfondire le complesse relazioni esistenti tra uomo e ambiente, svolgendo attività educative su tematiche naturalistiche anche in ambito urbano, ma sempre in luoghi accattivanti e unici, compresi nelle riserve del Parco.

“L’educazione ambientale, in ambito scolastico – si legge nel sito web  del Parco – è una dimensione formativa trasversale e interdisciplinare, un potente strumento a disposizione degli insegnanti, che consente di suscitare nei ragazzi passione, interesse e rispetto verso l’ambiente. Attraverso la presa di coscienza ed una migliore comprensione dei problemi e delle caratteristiche del territorio si induce a comportamenti corretti nei confronti dell’ambiente e dell’uso delle risorse”.

Le proposte didattiche si articolano combinando interventi in classe e uscite sul campo, in accordo con gli insegnanti. Il Servizio Didattica ed Educazione Ambientale dell’ente parco è a disposizione delle scuole che intendono attivare progetti specifici, sviluppando programmi di attività ed organizzando escursioni nel territorio dell’area protetta.

Servizio Didattica ed Educazione Ambientale del Parco del Po e della Collina Torinese  – Moncalieri, corso Trieste 98

OpenStreetMap, come ti mappo il Piemonte

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piemonte caldoI dati geografici rappresentano un bene comune, accrescere il patrimonio di dati aperti disponibili aiuta lo sviluppo del territorio, migliora la qualità della vita dei luoghi in cui viviamo, è un incentivo per la creazione di nuovi servizi offerti anche da privati

 

Ha preso il via  un concorso aperto a tutti: è il mappathon, la sfida lanciata a comunità di sviluppatori, data analyst, designer, geografi, ricercatori per partecipare alla mappatura del Piemonte con OpenStreetMap su temi di interesse collettivo. OpenStreetMap è un progetto collaborativo di raccolta e condivisione di dati geografici aperti: si basa su una comunità di mappatori volontari, sempre più grande e diffusa in tutto il mondo, che crea mappe libere, condivise e gratuite.

 

Ed è questa la filosofia del concorso: i dati geografici rappresentano un bene comune, accrescere il patrimonio di dati aperti disponibili aiuta lo sviluppo del territorio, migliora la qualità della vita dei luoghi in cui viviamo, è un incentivo per la creazione di nuovi servizi offerti anche da privati.

 

Con mappathon si apre ufficialmente la seconda edizione di Piemonte Visual Contest, l’appuntamento annuale organizzato dal Consiglio regionale del Piemonte insieme a TOP-IX e CSI Piemonte, in collaborazione con il Tavolo Open Data della Direzione Innovazione della Regione.

 

Come funziona

Al concorso possono partecipare cittadini, associazioni, comunità, scuole e aziende dell’Unione Europea. I partecipanti dovranno realizzare mappe basate su OpenStreetMap che interessino il territorio piemontese e progetti di utilizzo, ad esempio un  servizio web, un’app o un prototipo per la produzione di oggetti a tema geografico.

Le regole della competizione prevedono l’utilizzo di dati pubblici rilasciati da amministrazioni e privati e – conseguentemente – il rilascio in formato libero, aperto e riutilizzabile attraverso OpenStreetMap dei dati raccolti direttamente o attinti da fonti esistenti.

La maggior parte dei dati sono reperibili su dati.piemonte.it, il portale promosso dalla Regione Piemonte, a disposizione di tutta la PA piemontese, per la condivisione dei dati e delle informazioni pubbliche.  

I progetti inviati saranno valutati da una giuria di esperti premierà i primi tre classificati, che riceveranno rispettivamente un premio dell’ammontare lordo di 4.600, 2.500 e 1.400 euro.

 

Deadline

Il termine per l’invio dei progetti è il 9 febbraio 2015 (entro le ore 9.00).

La premiazione dei vincitori si terrà a marzo, in occasione dell’evento #PA140 organizzato dal Consiglio regionale.

 

Da segnare in agenda

Durante tutto il tempo del concorso saranno organizzati momenti di formazione e networking per imparare i tool di mappatura, scambiarsi idee, discutere delle applicazioni possibili con rappresentanti di amministrazioni locali.

 

Sono uno sviluppatore, cerco un mappatore…  

La pagina Facebook di Piemonte Visual Contest è aperta a tutti per rimanere aggiornati, confrontarsi e creare gruppi di lavoro.

 

Partnership

Piemonte Visual Contest si avvale di partnership importanti che raccolgono le migliori professionalità del digitale italiano, come la Fondazione Bruno Kessler di Trento, Wikimedia Italia, CSP Innovazione nell’ICT e Dipartimento Interateneo di Scienze, Progetto e Politiche del Territorio di Università e Politecnico di Torino. Ha inoltre sponsor come Talent Garden Torino e Coldiretti Torino e la media partnership di Nova Il Sole 24 Ore.

 

Il regolamento del concorso e tutte le notizie utili nel periodo di elaborazione delle proposte sono disponibili su www.piemontevisualcontest.eu

 

Fonte: cr.piemonte

Ma Franceschini boccia la Venere di Botticelli alla Venaria

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turisti 2artista luci 2polo reale cavalloCi sono le beghe comunali sulla chiusura o meno di via Roma e piazza Castello al traffico. Se vogliamo sono particolari di un quadro che, comunque, vede già tracciato il ritratto di una città che potrebbe realmente fare del proprio patrimonio storico e culturale la propria ragione di vita

 

Il summit dei ministri europei della Cultura alla Venaria Reale e quello successivo dei ministri del lavoro al teatro Regio, hanno messo ancora una volta in risalto le potenzialità di Torino nel campo della cultura e del turismo. Solo due giorni fa il sindaco Piero Fassino ha twittato entusiasticamente per ricordare la vasta offerta culturale della città nel weekend appena trascorso, con le Luci d’Artista, le mostre e i musei aperti. E come dargli torto? Non si tratta solo di una soddisfazione per chi – torinese o turista – ama la città, ma di una possibile risposta ai problemi della crisi economica.

 

Anche se il ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini ha messo ufficialmente il veto sull’idea, ipotizzata qualche tempo fa, di portare alla Venaria la Venere di Botticelli: “Il principio generale dell’Expo è portare i visitatori dalle opere e non le opere dai visitatori. Per andare da Milano a Firenze c’è mezz’ora in treno in più che tra Milano e Torino. E’ evidente che la Venere resta agli Uffizi”. Peccato, poteva essere una buona opportunità per la città della Mole.

 

L’industria dell’auto ha preso il volo con Sergio Marchionne verso lidi esteri? Ebbene, Torino può (certamente tra mille difficoltà) rilanciare occupazione e fatturati grazie al proprio patrimonio artistico, museale e culturale in genere. I segnali positivi non mancano. La Reggia di Venaria ha registrato il tutto esaurito nel weekend di Ognissanti: quasi 9 mila le persone che, tra sabato e domenica hanno visitato la residenza sabauda, grazie anche al bel tempo. Un riconoscimento al nuovo percorso di visita – Teatro di Storia e Magnificenza – e alla ricca offerta espositiva di quattro mostre allestite contemporaneamente.

 

E che dire della mostra su Leonardo e i Tesori del Re, che espone la celeberrima Sanguigna, l’autoritratto più noto di Leonardo? Ha detto bene, sempre il sindaco: se ne potrebbe fare un’icona di Torino, un simbolo riconoscibile della nostra città in tutto il mondo, così come lo è la Mole antonelliana. Siamo poi alla vigilia di Artissima al Lingotto, mentre sono già state accese le 19 Luci d’Artista con abbinata la maratona che ha visto partecipare un mare di persone. Tra poco partiranno Paratissima, sul tema della creatività giovanile e The Others, nelle ex carceri delle Nuove.

 

ll programma ricchissimo di questo periodo  – reso possibile dalla compartecipazione tra Città di Torino, Regione Piemonte e Fondazione per l’Arte Crt e il contributo di tutti gli enti e istituzioni operanti nel settore dell’arte contemporanea a Torino e in Piemonte – è indubbiamente prestigioso: l’8 novembre ci sarà la Notte delle Arti contemporanee, con tutti i musei e gallerie cittadine aperti, una vera festa della cultura tra mondano, didattico e commerciale. Tra i progetti di Contemporary, da sottolineare anche gli appuntamenti legati al gemellaggio “Torino incontra Berlino” tra cui, il 9 novembre al Teatro Regio la serata musicale “Nove novembre -1989 Berlino: il suono dei muri che cadono”.

 

Innumerevoli le mostre nei tanti musei di Torino e cintura. Oltre, a quella pensata da Maurizio Cattelan per Artissima, “One Torino” a Palazzo Cavour, “Shite and Die”, una riflessione su arte, vita e senso della morte. Alla Gam vi sono le esposizioni di Roy Lichtenstein e Cecily Brown, il Castello di Rivoli fino al 15 febbraio ppropone “2015 Sophie Calle.MadRe” e “Intenzione Manifesta. Il Disegno in tutte le sue forme”. E ancora: la Pinacoteca Agnelli fino al 22 febbraio psèiya “Martino Gamper. design is a state of mind”, Palazzo Madama la mostra fotografica di National Geographic “Women of Vision”, Palazzo Chiablese la mostra sull’Avanguardia russa.

 

Certo, sono molte anche le criticità. Ad incominciare dal fatto che – secondo gli ultimi dati dell’Ascom, i torinesi consumano sempre meno nell’ambito del tempo libero e spendono (di più rispetto a prima, a dire il vero) per l’essenziale, come casa e cibo. C’è da sperare che siano i turisti a portare ossigeno alle casse di negozi, bar e ristoranti. Caselle è stato penalizzato dall’abbandono di Alitalia e manca un coordinamento concreto tra le proposte turistiche delle montagne e dei territori circostanti , come Langhe e Monferrato, che andrebbero abbinate a Torino. E poi ci sono le beghe comunali sulla chiusura o meno di via Roma e piazza Castello al traffico. Se vogliamo sono particolari di un quadro che, comunque, vede già tracciato il ritratto di una città che potrebbe realmente fare del proprio patrimonio storico e culturale la propria ragione di vita.

 

 (Foto: il Torinese)

 

   

“Agricoltura e Innovazione Sociale”

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coldirettiIn un interessante convegno al Circolo dei Lettori  il confronto tra Regione e Coldiretti

 

La Legge di Orientamento del 2001 ha cambiato , modernizzandola, la figura dell’imprenditore e dell’impresa agricola,  c’è ancora molto da fare per raccordare il mondo agricolo con le realtà e le problematiche di una società, quella italiana, che cambia profondamente e velocemente. Venerdì il Circolo dei Lettori di Torino ha ospitato il Convegno Agricoltura e Innovazione Sociale con gli interventi del presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo (con i suoi 33 anni il più giovane presidente di organizzazione professionale di categoria italiano), del direttore regionale Antonio De Concilio e della giunta regionale rappresentata dai titolari delle deleghe all’agricoltura,  Giorgio Ferrero, alle politiche sociali , Augusto Ferrari e all’istruzione, Gianna Pentenero.

 

Roberto Moncalvo ha ribadito la ferma volontà di Coldiretti di giungere ad una legge nazionale che definisca e coordini l’attività agricola rispetto alle problematiche di natura sociale e lavorativa che oggi affliggono la società italiana. In Piemonte come in Veneto vi sono esempi concreti di quanto sia importante il ruolo delle imprese agricole siano esse singole che cooperative, sia nel settore dei bambini e degli anziani che degli inserimenti lavorativi.  Antonio De Concilio ha evidenziato la concretezza con la quale si è agito in Piemonte anche in forte sinergia con gli assessorati regionali che a vario titolo si interconnettono con la progettualità di Coldiretti. In particolare ha evidenziato il ruolo della Regione Piemonte nella gestione del Fondo Sociale Europeo (FSE) che destina il 20% delle risorse disponibili alle problematiche sociali. De Concilio ha anche evidenziato l’insostituibile ruolo di Coldiretti dovuto alla capillarità dell’Organizzazione attraverso i propri punti di presidio distribuiti sul territorio regionale.La presenza di Lorella Ansaloni responsabile nazionale Donne Impresa Coldiretti ha evidenziato come per l’impresa agricola la progettualità nel sociale abbia trovato terreno fertile grazie alla sensibilità delle imprenditrici dove, in Italia un’impresa agricola su tre, è condotta da donne. Francesco Di Iacovo, professore associato di Economia e Politica agraria all’Università di Pisa ha evidenziato la capacità di proposta di Coldiretti che sta seguendo a livello nazionale sia la nuova legge sulle aree interne che quella sull’agricoltura sociale. Le prime soffrono di invecchiamento e della mancanza dei servizi.

 

Di qui la necessità della collaborazione tra pubblico e privato con criteri di sussidiarietà che Coldiretti ha svolto gratuitamente nella fase sperimentale, ma che occorre normare sia per garantire la professionalità di quanti erogano il servizio e i costi sostenuti dagli imprenditori agricoli. Gli Assessori regionali Ferrero, Ferrari e Pentenero hanno manifestato la più totale disponibilità della Regione nel mettere a disposizione sia le professionalità necessarie. sia le risorse che con l’FSE si rendono disponibili per tali percorsi. Non è immaginabile affrontare le nuove necessità del mondo del lavoro e le nuove emergenze sociali senza fotografare il contesto attuale ed attuare politiche di accompagnamento rispetto alle necessità reali. Vi è l’urgenza di un quadro normativo nazionale e regionale in grado di rispondere alle nuove esigenze anche con politiche famigliari in grado di prevenire il disagio minorile e quello dei disoccupati nonché dei nuovi poveri. Infatti è in atto un processo di impoverimento delle famiglie con redditi precari dove l’azione dei servizi sociali con la scarsità di risorse degli Enti pubblici, deve continuare nell’erogazione dei servizi in un ottica di sinergia tra pubblico e privato.

 

Massimo Iaretti

 

 

 

Enjoy the difference: quando la diversità è di casa

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Nato del 2011 dalla collaborazione di Associazioni studentesche, Università di Torino, Comune di Torino ed alcune associazioni come ad esempio “Senza Muri”, questo progetto nasce con l’intento primario di coniugare l’esigenza degli studenti di trovare una casa ad un prezzo ragionevole e l’esigenza di promuovere la vita indipendente di ragazzi con disabilità

 

senza muri 2

“Ci sono cose che senza che tu te ne accorga ti cambiano radicalmente la vita. Enjoy the Difference più che la mia vita, ha trasformato radicalmente il mio modo di vivere e di rapportarmi con gli altri e soprattutto con me stessa!”.

 

Daiana ha 22 anni, sta per prendere la laurea triennale in Psicologia e durante la specialistica vorrebbe poter fare un’esperienza Erasmus. Ci siamo incontrate in un bar vicino all’università e dopo esserci accomodate, abbiamo cominciato a parlare di come, nell’ultimo periodo, la sua vita abbia preso per così dire una piega un po’ diversa.

 

Nell’ultimo anno infatti, Daiana ha imparato a provvedere quasi esclusivamente da sola alle sue esigenze, ha imparato il vero significato del termine autonomia e soprattutto ha acquisito una maggior sicurezza nel risolvere ed affrontare i problemi che la vita le ha presentato. Daiana, come altri ragazzi, ha partecipato al progetto Enjoy the Difference.

 

Nato del 2011 dalla collaborazione di Associazioni studentesche, Università di Torino, Comune di Torino ed alcune associazioni come ad esempio “Senza Muri”, questo progetto nasce con l’intento primario di coniugare l’esigenza degli studenti di trovare una casa ad un prezzo ragionevole e l’esigenza di promuovere la vita indipendente di ragazzi con disabilità, attraverso soluzioni abitative e l’arricchimento della rete sociale. Viene rivolto agli studenti dell’Università di Torino e ai giovani con disabilità e prevede, appunto, nuclei di coabitazione formati da gruppi misti.

 

Enjoy the Diference (ETD) si è sviluppato negli anni come un progetto di promozione culturale: le coabitazioni, oltre ad essere gli appartamenti che ospitano i ragazzi per la durata di un anno , diventano luoghi dove si promuove la prospettiva della Convenzione ONU per i diritti delle persone con disabilità per la quale “le persone con disabilità devono avere la possibilità di scegliere, su base di uguaglianza con gli altri,il proprio luogo di residenza e dove e con chi vivere e non siano obbligate a vivere in una particolare sistemazione”.

 

Un progetto nuovo, un’idea di cambiamento in cui le vite di ragazzi disabili si intrecciano con quelle di alcuni studenti, creando così uno scambio di esperienze, di frammenti della propria vita, progetti per il futuro, ma soprattutto la capacità e la voglia di reinventarsi e mettersi in gioco. Andare oltre gli stereotipi sui giovani, dimostrare che invece di soggetti passivi ed inattivi come spesso vengono descritti, questi ragazzi (disabili e non), sono in realtà il motore del cambiamento soprattutto da un punto di vista culturale.

 

Molto spesso l’idea della convivenza con un giovane disabile porta con sé la convinzione che si tratti di un’esperienza legata solo ed esclusivamente al “volontariato” e di conseguenza all’assistenza. La sfida di Enjoy the Difference risiede proprio nel proporre un’immagine della disabilità che vada oltre l’idea di impossibilità e soprattutto oltre l’idea di compassione affinché la diversità diventi per tutti, invece che un punto di rottura e distacco, un punto di partenza ed un luogo fertile dove poter accrescere le proprie ricchezze personali.

 

Un altro punto forte di ETD è stata ed è tutt’ora la co-progettazione. L’idea iniziale del progetto ha visto come protagonista la docente universitaria Prof.ssa Cecilia Marchisio che, prendendo spunto da un progetto similare con cui aveva avuto modo di interfacciarsi in Spagna, l’ha riproposto alle organizzazioni studentesche (attraverso il Senato Studenti) ed alle istituzioni (Comune di Torino). Enjoy the Difference nasce proprio da questo gruppo di progetto composto da quattro studenti (di cui uno rappresentate il gruppo “Studenti Indipendenti”), la docente ideatrice, una dottoranda, una rappresentante del Comune, ed una rappresentate dell’associazione “La Virgola”, che collabora con il Comune nei servizi per la disabilità.

 

Un variegato gruppo che riunito in un tavolo alla pari ha dato vita ad un progetto che ha visto il contrasto alla “diversità” come primo obiettivo e come primo motore di ricerca per un percorso costruttivo di partecipazione.

 

Il primo appartamento di ETD è partito a ottobre 2011 e questo ottobre del 2014 vede iniziare il quarto anno di convivenza dove studenti disabili e studenti non disabili convivranno per il prossimo anno accademico. Come è stato per i precedenti tre anni questi ragazzi svolgeranno la loro vita da ragazzi e studenti di sempre; c’è chi imparerà a prendere il pullman da solo senza l’ausilio di qualcuno e chi invece imparerà che una sedia messa nel posto sbagliato può prendere la forma di una terribile barriera architettonica. Ognuno di questi ragazzi imparerà qualcosa di diverso ma tutti, durante la durata di questa (mi permetto di dire) straordinaria esperienza, impareranno che la “diversità” può anche essere una semplice occasione per cominciare un percorso “alla pari”.

 

Vorrei concludere riportando uno degli ultimi aneddoti che Daiana durante il nostro incontro mi ha raccontato: “ C’è probabilmente un episodio che porterò sempre con me perché molto probabilmente riassume tutta l’importanza del progetto. È stato quando uno dei miei coinquilini durante una conversazione ha affermato che, una volta imparato da parte mia a conoscere la casa, la differenza non si sentiva più; anche perché a quel punto, per lui, non c’era più nessuna differenza!”.

 

In effetti mi sono dimenticata di dirvi che Daiana oltre ad essere un’ottima studentessa ed una splendida e normalissima ragazza di 22 anni, è anche una non vedente.

 

www.senzamuri.org

 

 

Simona Pili Stella

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