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ECONOMIA E SOCIETA’ - page 302

La Biblioteca per la salute è online

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computer webConsente agli operatori della sanità piemontese (personale sanitario e amministrativo delle aziende sanitarie locali e delle aziende ospedaliere, Arpa, specialisti ambulatoriali, medici di medicina generale e pediatri di libera scelta) di accedere gratuitamente ad articoli, pubblicazioni scientifiche e banche dati sui temi della salute e dell’ambiente

 

Centralizzare l’acquisto degli abbonamenti delle più importanti riviste scientifiche, ottimizzare l’accesso alle informazioni, evitando sprechi di risorse pubbliche da parte delle singole aziende sanitarie regionali, e mettere a disposizione degli operatori della sanità pubblicazioni e banche dati indispensabili per la loro attività è la funzione della Biblioteca virtuale per la Salute del Piemonte (BVS-P), la cui attività è stata finanziata dalla Giunta regionale anche per gli anni 2016, 2017 e 2018.

 

La Biblioteca Virtuale per la Salute, istituita dalla Regione nel 2009 e gestita dal Centro di documentazione regionale per la promozione della salute dell’Asl TO3, consente agli operatori della sanità piemontese (personale sanitario e amministrativo delle aziende sanitarie locali e delle aziende ospedaliere, Arpa, specialisti ambulatoriali, medici di medicina generale e pediatri di libera scelta) di accedere gratuitamente ad articoli, pubblicazioni scientifiche e banche dati sui temi della salute e dell’ambiente. Da qualsiasi postazione internet aziendale o personale si possono consultare, attraverso autenticazione, circa 1100 riviste elettroniche di grande rilevanza scientifica, importanti banche dati (tra le quali Cochrane Library, Codifa, Embase), alcuni archivi digitali ad accesso libero, come BioMed Central, PLoS – Public Library of Science, Inoltre, si possono effettuare ricerche con il motore PubMed della U.S. National Library of Medicine e si può accedere a circa 400 e-books, tra cui la collezione Biomedical and Life Sciences dell’editore Springer.

 

“Si tratta di un servizio molto innovativo che ha consentito di rendere fruibili le risorse elettroniche a tutti gli operatori della sanità regionale in modo generalizzato, realizzando anche un significativo contenimento dei costi – commenta l’assessore regionale alla Sanità, Antonio Saitta – Per questo abbiamo ritenuto necessario sostenere un’attività che nel corso degli anni si è consolidata come un utile ed efficace strumento per l’aggiornamento e la formazione degli operatori. La complessità del sistema sanitario è tale che è indispensabile poter accedere facilmente a informazioni di qualità, confrontando studi e ricerche nazionali ed internazionali, anche al fine di favorire l’appropriatezza delle cure, che è una delle sfide principali se si vuol garantire sostenibilità al sistema”.

 

La centralizzazione degli abbonamenti ha anche permesso una significativa riduzione della spesa (oggi di 1,8 milioni di euro, praticamente dimezzata rispetto dai 3,5 milioni ante 2009), ponendo fine alla pratica per cui ogni azienda sanitaria procedeva autonomamente agli abbonamenti delle riviste, con duplicazioni e sovrapposizioni negli acquisti.

 

Gianni Gennaro

gianni.gennaro@regione.piemonte.it

L'Islam nel Bel Paese e il buon esempio del Marocco

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comunitaislamLA GANGALA VERSIONE DI GIUSI /

di Giusi La Ganga

 

I giovani marocchini in Europa, e particolarmente in Italia, frequentano moschee la cui predicazione incita alla violenza, cosa che non avviene nelle moschee di casa. E la ragione, ahimè, è assai inquietante.  I luoghi di culto in Italia sono quasi tutti realizzati con soldi provenienti dall’Arabia Saudita, soprattutto tramite fondazioni ad hoc, che sono portatori della versione wahabita dell’Islam, gravida di suggestioni radicali e violente

 

Il mondo nell’era della globalizzazione è un mondo complesso, policentrico, non facile da comprendere e da decifrare. La crisi in Siria, il rapporto con la Russia di Putin e con l’Iran sciita, le vicende del prezzo del petrolio, la stagnazione in Europa e mille altre questioni, richiedono tutte analisi complesse e soluzioni difficili. La politica sembra invece essere malata di “sbrigatività”. Il peso del web, le oscillazioni dell’opinione pubblica, l’emotività di crescenti minoranze di cittadini porta a continue semplificazioni, che, amplificate dalla velocità di comunicazione, inducono ad errori e a visioni prive di qualsiasi lungimiranza. Questa premessa per introdurre il racconto di un piccolo ma significativo episodio.

 

Qualche giorno fa incontro, su segnalazione di una vecchia amica, un giovane marocchino, cresciuto a Torino e impegnato in numerose attività artistiche e di spettacolo. E’ una buona occasione per raccogliere qualche informazione sul Marocco e sullo scontro in atto nel mondo islamico. Mi conferma che il Marocco è sostanzialmente esente, per ragioni storico-politiche e assetti istituzionali, dalla presenza di un islamismo radicale e terroristico. Ma, aggiunge, finora…  Infatti, mi racconta, c’è una generazione di nuovi marocchini, quasi tutti cresciuti in Europa, che sta iniziando a diffondere una religione molto più aggressiva.  Incuriosito, mi faccio spiegare.  I giovani marocchini in Europa, e particolarmente in Italia, frequentano moschee la cui predicazione incita alla violenza, cosa che non avviene nelle moschee di casa. E la ragione, ahimè, è assai inquietante.  I luoghi di culto in Italia sono quasi tutti realizzati con soldi provenienti dall’Arabia Saudita, soprattutto tramite fondazioni ad hoc, che sono portatori della versione wahabita dell’Islam, gravida di suggestioni radicali e violente.

 

Se in Italia vi fossero moschee finanziate diversamente, la predicazione avrebbe contenuti religiosi e non politici, ma qui in Italia, mi dice, l’opinione prevalente è quella che per questi scopi i mussulmani devono arrangiarsi con soldi propri.E quindi un popolo tranquillo e con una forte propensione alla modernità si ritrova compartecipe di progetti assolutamente diversi e largamente non condivisi. Piccolo esempio di mancanza di lungimiranza. Nelle politiche di accoglienza questo è un tema che meriterebbe di essere approfondito. Ma se qualcuno lo facesse, apriti cielo!

 

FOR A SMILE ONLUS in aiuto ai bambini a rischio povertà in Italia

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smile.2Migliorare la qualità della vita dei bambini di tutto il mondo, soddisfacendo le loro necessità di “acqua.cibo.salute.sviluppo” attraverso la raccolta fondi e la sensibilizzazione dell’opinione pubblica. È questa la missione di FOR A SMILE ONLUS, associazione torinese che proprio nel 2016 festeggia 10 anni di vita.

 

Dal 25 gennaio FOR A SMILE ONLUS ha attivato un progetto umanitario per aiutare gli oltre 1.400.000 bambini da 0 a 10 anni che sono a rischio povertà in Italia. Sono i nostri vicini della porta accanto, famiglie che non riescono più a provvedere alle necessità dei loro figli, emarginati perché poveri.

 

Fino al 14 febbraio, quindi, donando 2€ via sms al 45594 da TIM, Vodafone, Wind, 3, PosteMobile, CoopVoce, Tiscali o chiamando da rete fissa Vodafone e TWT o 2/5€ chiamando il 45594 da rete fissa Telecom Italia, Infostrada, Fastweb e Tiscali, si potranno attivare speciali BONUS SOLIDALI spendibili dalle famiglie in difficoltà, per l’acquisto di prodotti a scaffale infanzia (0-10 anni) e medicine, oppure per pagare la retta della refezione scolastica. La raccolta fondi continuerà inoltre fino a fine marzo sul portale di Crowdfunding di Wind, http://windforfund.derev.com/

 

Un sistema tecnologicamente innovativo e “democratico”

 

Gli adulti residenti in Italia con ISEE <10.000€ con almeno un figlio a carico dai 0 ai 10 anni potranno candidarsi telematicamente al Bando Nazionale(attivo dal 1° Marzo al 30 Giugno 2016) sul portale della Onlus www.forasmile.org. Una volta definito l’ammontare delle donazioni raccolte, sarà al stabilito il numero esatto di Bonus attivabili in base al range acquisito e sarà stilato e pubblicato sul sito l’elenco dei beneficiari, identificati con il numero di protocollo assegnato alla richiesta inoltrata tramite il sito. Un sistema tecnologicamente innovativo e “democratico”, grazie a un software che calcola il range di ogni candidatura secondo parametri matematici ben definiti e che suddivide i bonus attivabili in percentuale omogenea su tutto il territorio nazionale.

 

Altra peculiarità dell’iniziativa è la modalità di erogazione del bonus solidale, del valore di 150€ cad. I bonus verranno infatti caricati direttamente sulla Tessera Sanitaria dei singoli beneficiari, che potranno così acquistare il bene scelto tramite un POSdedicato, attivo in circuiti autorizzati a copertura nazionale.

 

Il progetto dedicato nello specifico ai bambini a rischio povertà in Italia è giunto alla sua seconda edizione. Nel 2015 furono oltre 20.000 le famiglie di tutta Italia iscritte e candidate al Bando per ricevere il bonus solidale. Grazie ai 150.000 euro raccolti l’anno scorso, furono 1.000 le famiglie che beneficiarono del bonus di 150 euro. Una cifra raggiunta anche grazie al supporto di una testimonial d’eccezione, Paola Rivetta, anchorwoman del TG5, che da anni è volto, voce e cuore della Onlus, e ai media partner Mediafriends, La7 e Sky.

Il mitico tram 447 dall'oblio triestino alla rinascita sotto la Mole

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Si tratta dell’ unico tram dell’ex rete urbana dell’Acegat triestina  ancora marciante in Italia, dopo aver prestato servizio anche a Roma. Ora attende l’omologazione a Torino

 

tram storicoUn bell’articolo di Andrea Di Matteo, pubblicato sulla versione web dello storico quotidiano il Piccolo di Trieste, racconta le vicissitudini di un tram che per molti anni ha solcato le strade del capoluogo del Friuli Venezia Giulia e che oggi  sta per tornare a nuova vita proprio qui a Torino. Si tratta dell’ unico mezzo dell’ex rete urbana dell’Acegat triestina  ancora marciante in Italia, dopo aver prestato servizio anche a Roma: è  il mitico  “447”, prodotto dalle Officine Meccaniche La Stanga di Padova nella seconda metà degli anni Trenta, caratterizzato da un frontale di tipo “aerodinamico” assolutamente innovativo per quel tempo e giunto a Trieste nel 1938.

 

“Negli anni Cinquanta – scrive il giornalista – cercando di uscire dalla difficile situazione post bellica, l’Acegas rivede la rete di trasporto cittadino prediligendo i filobus a scapito dei tram. E decidendo di vendere le vetture in eccesso. Si fa subito avanti la Stefer di Roma, acronimo di Società delle tranvie e ferrovie elettriche di Roma, che necessita di motrici tranviarie da immettere sulla tratta urbana della Tranvia dei Castelli, in particolare sulle linee Termini-Cinecittà e Termini-Capannelle, andando così a servire la zona a sudest della capitale. Nella primavera del 1962 la dirigenza della Stefer giunge a Trieste per visionare i rotabili messi in vendita e sceglie le vetture a carrelli di terza serie. A novembre il primo tram lascia Trieste con destinazione Roma”.

 

Sei vetture vengono spedite nella capitale, via ferrovia, dove vengono ribattezzate dai tranvieri romani come “le triestine”, che iniziano a “lavorare” sulla Termini-Cinecittà e sulla Termini-Capannelle. Ma il 15 febbraio 1980 cessa la trazione tranviaria sulla Termini-Cinecittà, ultimo ramo della tranvia dei Castelli, così dal giorno successivo inizia il servizio regolare della Metro A che segna la fine delle “triestine”.Poi, l’Associazione per il Museo italiano dei trasporti che lo conserva lo cede all’Associazione torinese tram storici decisa  a restaurarlo. “Nel 2008 – scrive il Piccolo – il tram compie così un nuovo viaggio: lascia Roma e raggiunge Torino su camion. I lavori di ristrutturazione della “triestina” prendono avvio nel 2010, grazie ad un finanziamento del ministero dell’Ambiente e a una collaborazione in ore di lavoro con il Gruppo torinese trasporti. Ma il “447” deve risalire nuovamente sul camion per dirigersi a Salerno dove ha sede l’azienda specializzata che ha vinto la gara per il ricondizionamento.Finalmente, dopo tanti pellegrinaggi, ora il tram è rientrato a Torino ed è pronto per ritornare in servizio”. Ora si trova in un’officina del Gruppo torinese trasporti in attesa degli ultimissimi interventi prima dell’omologazione. Poi lo vedremo circolare sotto la Mole.

 

(Foto: IL PICCOLO)

GTT SU TELEGRAM: ATTIVO IL SERVIZIO PER CONOSCERE GLI ARRIVI IN FERMATA

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gtt telegramTramite l’applicazione di messaggistica istantanea Telegram è disponibile un nuovo servizio GTT, sviluppato in collaborazione con il CSI, che consente di conoscere gli arrivi in fermata dei tram e dei bus urbani e suburbani e di visualizzare le rivendite autorizzate più vicine

 

Il servizio è disponibile per tutti i principali sistemi operativi di smartphone e tablet (Android, iOS, Windows Phone, Linux).Usare Telegram è semplice: operazione preliminare è quella di scaricare gratuitamente (se non già presente nel proprio dispositivo mobile) l’app Telegram, ed inserire nella ricerca contatti la dicitura “@gttorari_bot“.

 

A questo punto per le ricerche è sufficiente inserire il numero della fermata di interesse riportato su ogni palina, oppure il nome della fermata voluta: sulla schermata verranno visualizzati gli orari dei passaggi in tempo reale ed una mappa in cui è mostrata la fermata e la zona circostante.

 

Altra importante novità del servizio è la possibilità di conoscere le rivendite di biglietti ed abbonamenti più vicine alla fermatarichiesta con l’indicazione del loro indirizzo e la visualizzazione degli esercizi direttamente su Google Maps.

 

Poche e semplici operazioni

 

1. Inserisci il codice o il nome della fermata di tuo interesse

 

2. Guarda i passaggi delle linee transitanti 

 

3. Richiedi l’elenco delle rivendite più vicine

 

4. Viualizza la mappa con la rivendita che vuoi raggiungere

 

 

Anche Sgarbi per Alessandri a Palazzo Lascaris

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sgarbi2La mostra propone – a poco meno di sedici anni dalla scomparsa, avvenuta il 15 maggio 2000 – parte della vasta produzione del pittore torinese, profondo conoscitore dell’arte tibetana e autore di numerosi dipinti ispirati alla tradizione filosofica e religiosa orientale

 

“Nel proporre parte dell’opera multiforme di Lorenzo Alessandri all’attenzione dei cittadini il Consiglio regionale rende omaggio a un importante artista piemontese e alla storia dolorosa e troppo spesso trascurata del Tibet”, ha dichiarato mercoledì 3 febbraio il critico d’arte Vittorio Sgarbi visitando la mostra “Il Tibet di Alessandri”, allestita a Palazzo Lascaris fino al 4 marzo. 

 

La mostra propone – a poco meno di sedici anni dalla scomparsa, avvenuta il 15 maggio 2000 – parte della vasta produzione del pittore torinese, profondo conoscitore dell’arte tibetana e autore di numerosi dipinti ispirati alla tradizione filosofica e religiosa orientale.

 

“Un’opportunità – ha sottolineato Sgarbi, ricevuto a Palazzo dalla vicepresidente dell’Assemblea Daniela Ruffino – per riscoprire alcune opere di questo pittore visionario che, a metà degli anni Sessanta, fondò a Torino Surfanta, il movimento artistico interprete di un linguaggio fantastico e surreale in contrasto con quello astratto e concettuale dell’epoca”.

 

L’allestimento comprende 17 dipinti a olio riferiti al viaggio in Nepal e in Tibet, che Alessandri fece nel 1973 e nel 1991, e 15 statuette tibetane risalenti al XV-XVII secolo appartenute alla collezione privata del pittore; completano la mostra una selezione di fotografie dal forte impatto emotivo scattate durante i viaggi in Oriente.

 

Sgarbi ha già dimostrato ripetutamente il proprio interesse nei confronti di Alessandri e della sua arte firmando un intervento sul catalogo della mostra, curato da Concetta Leto, e realizzando un videointervento visibile su CrpTv, la social tv dell’Assemblea regionale

L’esposizione è visitabile, a ingresso gratuito, fino a venerdì 4 marzo dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 18

 

www.cr.piemonte.it

Senza sponda

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AIME1AIME2Decine, centinaia di migliaia di migranti; migliaia di esistenze travolte dalle onde del mare o spezzate dalla fatica sulle sabbie dei deserti. Profughi in viaggio per raggiungere una parte del mondo che sognavano e speravano migliore, una sponda dove credevano di essere accolti

 

Le chiamano “vite senza sponda“: sono quelle dei migranti che cercano rifugio in Europa, entrando dalle “porte” in Grecia e da noi, in fuga da bombardamenti e carestie, da cambi di regime, guerre e povertà, violenze tribali e l’ombra nera del Califfato. In fuga dagli incubi, che si tratti della Nigeria di Boko Haram, della Libia in preda all’instabilità politica, dell’Egitto sconvolto dalle conseguenze dolorose della sua “primavera” mancata o della Siria in balia dell’Isis. Decine, centinaia di migliaia di migranti; migliaia di esistenze travolte dalle onde del mare o spezzate dalla fatica sulle sabbie dei deserti. Profughi in viaggio per raggiungere una parte del mondo che sognavano e speravano migliore, una sponda dove credevano di essere accolti. Ma le cose non sono andate così e così, nei fatti dolorosi di ogni giorno, non accade. In un’Italia dalla memoria troppo corta, che dimentica spesso e volentieri il suo stesso passato di migrazione, è facile identificare nei profughi dei nuovi barbari, colpevoli di invadere le nostre coste per impoverirle, se non per depredarle. Eppure il più grande esodo della storia moderna è stato il nostro,  quello degli Italiani. A partire dal 1861 sono state registrate più di ventiquattro milioni di partenze. Si trattò di una migrazione di massa che toccò tutte le regioni italiane.

 

Tra il 1876 e il 1900 l’esodo interessò prevalentemente le regioni settentrionali con tre regioni che fornirono da sole la metà dell’intero contingente migratorio: il Veneto il Friuli Venezia Giulia e il Piemonte. Poi, nei due decenni successivi il primato migratorio passò alle regioni meridionali. Dunque, una reazione diversa sarebbe possibile, proprio ricordando le nostre radici: imparando ad accogliere umanamente chi cerca rifugio sulle sponde italiane, per non cadere in quella che papa Francesco a Lampedusa ha chiamato “globalizzazione dell’indifferenza“. È ciò che propone lo scrittore e studioso Marco Aime con il suo libro “Senza sponda. Perché l’Italia non è più una terra d’accoglienza”. Un pamphlet, agile e provocatorio, che getta una luce nuova sui casi più tragici della nostra attualità grazie agli strumenti dell’antropologia, indagando tra il “noi” ed il “loro”, tra italiani e stranieri. Le osservazioni taglienti di Aime ci mostrano che le uniche frontiere davvero invalicabili sono quelle radicate nelle nostre menti.

 

La costruzione della nazione, con la definizione di caratteri etnici unificanti e principi morali condivisi, è avvertita come un’imposizione estranea, che spinge alla diffidenza verso ogni confronto. ”Non siamo capaci di pensare agli altri come nostri simili, ci chiudiamo nel recinto della cittadinanza, dell’identità, della pauradenuncia il padre dell’antropologia italiana. Una più o meno presunta appartenenza culturale diventa un motivo valido per escludere, per nascondere quel razzismo e quella xenofobia che non nascono tanto da un conflitto di interessi tra “noi” e gli “altri”, ma dalla proiezione delle nostre angosce sociali, delle nostre paure. Senza cittadinanza non c’è democrazia. E così, democraticamente, escludiamo gli stranieri. Non pensando che anche noi abbiamo percorso le strade del mondo in cerca di un angolo migliore dove vivere o almeno sopravvivere.

Marco Travaglini

San Sebastiano, incontro sulla sicurezza

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 All’incontro, cui hanno partecipato diversi residenti, è intervenuto il sindaco Beppe Bava

 

Prosegue il progetto di vicinato iar. Dopo i recenti sviluppi a San Raffaele Cimena, dove sono in formazione tre gruppi di controllo del vicinato, e quelli ormai prossimi di Gassino, lunedì si è parlato di sicurezza partecipata al Centro Pastorale di San Sebastiano da Po. All’incontro, cui hanno partecipato diversi residenti, è intervenuto il sindaco Beppe Bava che aveva avuto un primo contatto con il controllo del vicinato nella scorsa estate in occasione di un incontro pubblico che si era svolto a Moransengo, comune della Provincia di Asti confinante con Cavagnolo. Poi prima della fine del 2015 c’era stato un incontro informale con il referente regionale dell’Associazione Massimo Iaretti che aveva portato alla fissazione della serata. Bava ha espresso un giudizio positivo sul metodo, lasciando poi la “palla” allo stesso Iaretti e al referente dell’associazione per la Città Metropolitana di Torino, Ferdinando Raffero, che è anche consigliere comunale a San Mauro Torinese. Raffero, con un efficace supporto informatico ha illustrato le peculiarità del metodo e, successivamente, si è aperto il dibattito con i contributi del pubblico, nel corso del quale sono stati anche raccolti alcuni suggerimenti da parte degli abitanti di San Sebastiano da Po. Il sindaco, infine, ha invitato i cittadini a costituirsi in gruppi evidenziando che l’amministrazione non mancherà di sostenere l’iniziativa.

A Campidoglio si lavano le strade per ridurre lo smog

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trafficoUN ESPERIMENTO PER VALUTARE LA RIDUZIONE DELLE POLVERI NELL’ARIA

Da ieri i mezzi con autobotte della Smat stanno lavando le strade del quartiere Campidoglio, operazione che consentirà di analizzare la presenza di inquinanti nelle acque per il loro trattamento negli impianti di depurazione. Ha voluto l’niziativa l’assessore all’Ambiente Enzo Lavolta con Arpa Piemonte, per la misurazione sperimentale delle micropolveri Pm10 prima, durante e dopo il passaggio dei mezzi per verificare l’eventuale riduzione di inquinamento nell’aria.

 

Interessati alla pulizia 14 chilometri di strade e in particolare 2000 caditoie collocate in un’area di circa 300mila metri quadrati. I tecnici Smat effettueranno una ventina di campionamenti che consentiranno di eseguire oltre 400 analisi. 

 

Dal 30 gennaio l’ Arpa  sta monitorando la qualità dell’aria nel quartiere utilizzando un campionatore di Pm10 nella sede circoscrizionale di via Medici, dove i dati vengono raccolti una volta al giorno e forniscono la media giornaliera di particolato presente in atmosfera. Le rilevazioni Arpa proseguiranno fino all’8 febbraio, se non arriverà la tanto agognata pioggia.

BIlancio positivo e proroga per la mostra di Monet, il più impressionista degli impressionisti

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monet codamonet manifestoLe festività natalizie e il periodo di vacanze hanno dato nuovo impulso a chi desiderava ammirare le opere del grande artista. Proroga al 14 febbraio

 

Un bilancio iperpositivo.  Fino ad ora sono stati oltre 160 mila i visitatori della mostra su Monet alla Gam di Torino, 40 capolavori provenienti dal museo d’Orsay di Parigi.  Affluenza record nel Ponte dell’Immacolata, con 13.100 ingressi, nei fine settimana la media è di 3 mila ingressi al giorno.

 

Le festività natalizie e il periodo di vacanze hanno dato nuovo impulso a chi desiderava ammirare le opere del grande artista. La mostra aperta il 2 ottobre 2015 è stata prorogata al 14 febbraio 2016.

 

In alcuni giorni le code sono state lunghissime ma ordinate. I visitatori più accorti e smaliziati hanno prenotato l’ora  di visita con il servizio del Call Center ( 011 0881178) che andrebbe ulteriormente pubblicizzato.

 

 (Foto: il Torinese)

FMB
   

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