ECONOMIA E SOCIETA' - Page 3

Ventilatore polmonare da Poli e Apr


A MINIMO CONSUMO DI OSSIGENO

Sviluppato un dispositivo per la ventilazione non invasiva a pressione positiva continua per applicazioni ospedaliere

 

Durante la prima fase della pandemia da Covid-19, gli ospedali hanno vissuto gravi carenze nei mezzi di supporto per contrastare l’insufficienza respiratoria acuta causata dall’infezione. La scarsa disponibilità di dispositivi meccanici ha spinto gli operatori sanitari ad adottare differenti strategie per la gestione dei pazienti prima dell’ammissione alla terapia intensiva e conseguentemente per ridurre l’utilizzo di ventilatori invasivi. In questo scenario, molti ospedali si sono indirizzati verso la ventilazione non-invasiva a pressione continua positiva (quelli che abbiamo imparato a conoscere come “CPAP”), che si è rivelata estremamente efficace nel supportare il ciclo di respirazione spontanea del paziente forzando in continuazione una miscela aria-ossigeno, mantenendo così una pressione positiva sufficiente a tenere aperte le vie aeree e gli alveoli polmonari.

Nonostante la CPAP si sia dimostrata essere la terapia ventilatoria precoce più efficiente, anche questi dispositivi hanno presentato criticità, in primis legata all’elevato consumo di aria compressa ed ossigeno che hanno ripetutamente messo in crisi gli impianti di distribuzione di gas medicali. Per fornire soluzione a questa problematica, fin dai primi mesi dell’emergenza, il Politecnico di Torino e l’azienda APR hanno lavorato insieme per proporre una tecnologia sostenibile, sicura ed efficace: DIVOC (Device for non-Invasive Ventilation with low Oxygen consumption in absence of environmental Contamination), un device per l’assistenza al respiro che sfrutta la tecnologia di ventilazione non invasiva a pressione continua positiva.

DIVOC è stato sviluppato grazie alla collaborazione tra PolitoBIOMed Lab – PAsTISs (PArco delle Tecnologie Innovative per la Salute, Infrastruttura di Ricerca cofinanziata dalla Regione Piemonte) e l’azienda APR di Pinerolo, che ha condiviso la sua esperienza nella progettazione e costruzione di equipaggiamenti fluidodinamici per il settore aerospaziale. Il dispositivo è stato proposto in tempi brevi per la registrazione di un brevetto, in co-titolarità tra l’Ateneo, APR e i dottori anestesisti Marco Cavaglià e Carlo Olivieri, direttore del reparto di Anestesia e Rianimazione presso l’A.S.L. di Vercelli.

Questa nuova tecnologia CPAP sarebbe particolarmente vantaggiosa se subito impiegata negli ospedali COVID, dal momento che è indipendente dalle centrali di distribuzione dei gas medicali; centrali che sono state messe in crisi dalle tecnologie tradizionali. DIVOC è in grado di risolvere anche le altre problematiche riscontrate nella CPAP tradizionale; favorirà inoltre la diffusione di questa efficace tecnica di ventilazione non invasiva per i pazienti. Ad oggi i dispositivi CPAP ospedalieri, oltre a richiedere elevate portate di aria e ossigeno compressi, disperdono nell’ambiente circostante aerosol ricco di agenti patogeni e hanno un alto livello di rumorosità per pazienti ed operatori. DIVOC, grazie alla chiusura del circuito di ventilazione pressurizzato da un piccolo ventilatore elettrico, lavora con consumi irrisori di ossigeno e aria compressa, elimina nel contempo la pericolosa contaminazione ambientale (garantendo la sicurezza del personale medico) ed è molto confortevole per il paziente sia in termini di rumorosità sia in termini di temperatura ed umidità dell’aria inspirata.

“Lo stimolo per lo sviluppo di DIVOC nasce durante il lockdown, proprio dai momenti drammatici vissuti nelle terapie intensive prese d’assalto dal coronavirus. – afferma il professor Alberto Audenino, coordinatore di PAsTISs – In quel periodo soltanto due laboratori del Politecnico erano rimasti aperti, nel primo si valutavano le mascherine di nuova produzione, nel secondo iniziavamo lo studio di questo nuovo sistema di ventilazione meccanica non invasiva a circuito chiuso. È con rammarico che apprendiamo che in proprio in questi giorni le terapie intensive dei nostri ospedali sono entrate di nuovo in crisi per carenza di gas medicali. DIVOC risolve completamente questo problema: vorremmo che fosse già disponibile sul mercato. In ogni caso saremmo in grado di allestire immediatamente alcune decine di unità prototipali; in questo senso ci dichiariamo sin d’ora a disposizione delle istituzioni regionali e sanitarie.”

Un anno fa ci siamo chiesti come avremmo potuto essere d’aiuto – commenta Andrea Romiti, ceo di APR – in una situazione drammatica come quella che apprendevamo da Tv e giornali. APR, guidata dal suo spirito di innovazione, ha promosso un tavolo tecnico con le imprese, tra cui il leader aerospaziale Collins Microtecnica, che ci condotti fino a sviluppare un sistema che garantisce una maggiore efficacia delle terapie riducendo l’invasività e proteggendo il personale sanitario. Ritengo che questo sia un gran esempio di collaborazione tra il mondo universitario e quello delle PMI e possiamo affermare che si tratta un prodotto non solo made in Italy ma orgogliosamente made in Piemonte”.

DIVOC è ora in fase di prototipazione nei laboratori del Politecnico; sono già state effettuate alcune sessioni prolungate di sperimentazione preclinica su volontari sani. Sono in corso collaborazioni con aziende ospedaliere del territorio con la prospettiva di portare presto questa tecnologia innovativa nei reparti degli ospedali. I ricercatori sono entusiasti dei risultati ottenuti e sono alla ricerca dei finanziamenti necessari per proseguire con la fase di industrializzazione e certificazione del prodotto.

Fondi agricoltura, Protopapa: “Bene la ripartizione”

La Regione Piemonte condivide pienamente la proposta dal ministro delle politiche agricole Stefano Patuanelli sui criteri di ripartizione tra le Regioni dei fondi Feasr 2021 -2022 per l’attuazione del Programma di sviluppo rurale. Ha dichiarato l’assessore Marco Protopapa:

 “Il Piemonte, insieme ad altre 14 Regioni, plaude al piano di ripartizione dei fondi Feasr presentato dal Ministro: una proposta equilibrata che supera, finalmente, i vecchi criteri, cosiddetti “storici”, che sono ormai completamente avulsi dalla realtà agricola italiana. Si, invece, all’adozione di criteri oggettivi che, peraltro, entreranno a regime con gradualità, proprio per venire incontro anche alla esigenze delle 6 Regioni che ancora si oppongono a questo nuovo approccio. Peraltro ricordiamo che in base all’accordo sancito all’unanimità nel 2014 tra tutte le Regioni e le Province Autonome, questi criteri dovevano essere completamente abbandonati con l’attuale periodo di programmazione. Con questa modalità di assegnazione, nel biennio 2021-2022, il Psr del Piemonte potrà contare su un aumento della spesa pubblica di oltre il 10% a cui si aggiungeranno circa 50 milioni di € dei fondi “Next Generation”. In questo modo sarà anche possibile dare risposte concrete alle nostre aziende in un periodo di eccezionale difficoltà”.

 

“Lavoro nel gioco legale. Ecco le mie ragioni”

Caro direttore, mi presento, sono un giovane piemontese di trentadue anni e mi chiamo Alessandro Rosso.

Finita la scuola tredici anni fa ho subito iniziato a cercare lavoro l’ho trovato in una azienda che noleggia slot machine e giochi da intrattenimento per bar, la mia mansione è tecnico riparatore.
Piano piano questa ditta è diventata una seconda famiglia per me.

Amo il mio lavoro e vorrei continuare a farlo.
Purtroppo per il nostro settore è entrata in vigore la legge 9/2016 la cui conseguenza è stata una diminuzione drastica del lavoro e molti miei colleghi hanno scelto una strada diversa. Se questa legge non verrà modificata ci saranno moltissimi altri tagli in tutto il settore del gioco legale e dell’indotto.

Queste aziende creano posti di lavoro che vengono annullati con una semplice legge regionale.
Migliaia di persone rischieranno il posto di lavoro.
Il rammarico di noi dipendenti sarà quello di essere licenziati non per causa nostra ma per colpa di una legge che non ci considera.

Non ci lamentiamo inutilmente, non vogliamo il reddito di cittadinanza e sussidi vari, ma vogliamo alzarci ogni mattina, andare a lavorare come qualsiasi altra persona.

Tutti ci considerano cattive persone che approfittano della gente che gioca: ma in realtà siamo LA PRIMA BARRIERA CONTRO IL GIOCO ILLEGALE.

Quindi non siano dei malfattori e neanche dei lavoratori di serie b. Il 20 maggio dopo 3 anni di agonia conosceremo il nostro futuro. Continuiamo a sperare che la regione Piemonte prenda provvedimenti in nostro favore.

Alessandro Rosso

La Portineria di Comunità consegna le colombe pasquali

A una quarantina di famiglie sabato 3 aprile tra le 15 e le 17

Portineria di comunità

Porta Palazzo – Piazza della Repubblica 1/F

 

Torino 01 aprile. Alle famiglie dei bambini e delle bambine a cui a Natale sono stati consegnati dagli elfi della Portineria di Porta Palazzo gli ottanta regali donati dai cittadini torinesi, ora verranno consegnate delle piccole colombe pasquali. Un pensiero nato all’interno della comunità solidale, ribattezzata comunità del dono, che si è creata attorno all’ex edicola di piazza della Repubblica, gestita dalla Rete italiana di cultura popolare.

La consegna avverrà sabato 3 aprile tra le 15 e le 17 e i donatori saranno lì a fare gli auguri ai piccoli e alle loro famiglie nel rispetto delle norme di sicurezza anti-Covid. L’idea delle colombe pasquali è venuta a un gruppo di giovani coinvolti nella coprogettazione di iniziative solidali e culturali negli spazi della Portineria e dalla buona volontà della proprietaria del Convitto Caffè che si è resa disponibile a produrre il dolce tradizionale. Al progetto hanno collaborato varie realtà come Il Vaso di Sarepta e Nes, nessuno è straniero.  Un modo per incontrarsi, conoscersi e celebrare i 4 mesi dalla nascita della comunità del dono che ha raggiunto i primi risultati con la complicità anche di altre associazioni come Tutticonnessi, che rigenera pc e dispositivi (e grazie alla quale è stato possibile fornire 12 computer per la didattica a distanza). Come la Cooperativa dentistica Europea e Odontoiatria Sociale in Rete (grazie alla quale verranno prestate cure dentistiche a 6 ragazzi e ragazze). E ancora come Hiba che il 9 aprile metterà gratuitamente un apparecchio per i denti a una persona in difficoltà. Ma poi c’è Camminare Insieme che offre assistenza medica alle famiglie che la richiedono. La cooperativa Meeting Service che ha ricevuto 20 iscrizioni da persone senza occupazione interessate a seguire corsi professionalizzanti gratuiti di pasticceria, pizzeria, gelateria e cucina che porteranno a tirocini retribuiti in partenza a fine aprile.

Rete italiana di Cultura Popolare ha voluto mettere in piedi un progetto di innovazione sociale che consiste nel costruire relazioni e creare una comunità di riferimento per coloro che non la hanno. La Portineria di comunità ha ricevuto anche un plauso dall’Unione europea ed è stata inserita tra le realtà considerate buone pratiche replicabili altrove. “La nostra comunità del dono sta crescendo – racconta il direttore della Rete Antonio Damasco – e noi siamo soddisfatti per la passione e la generosità di tutti coloro che ne fanno parte. Questo vuol dire che quando le persone si uniscono e creano una società solidale tutti ne traggono beneficio”.

Autismo: sostenere le famiglie e favorire la ricerca

 

 

In Italia sarebbero circa 600.000 le persone a dover fare i conti con un disturbo dello spettro autistico e i nuovi casi circa 4.000 l’anno. Non si tratta di dati ufficiali ma di stime, poiché non esistono statistiche ufficiali su tale condizione. Le stime si basano sulla ricerca americana secondo cui le persone autistiche oscillano tra l’1 e il 2 % della popolazione e i maschi sono il quadruplo delle femmine. Le domande ancora inevase su questa condizione, che ha probabilmente cause genetiche, compromette qualitativamente l’interazione sociale e la comunicazione verbale e non verbale, sono ancora tante e anche la diagnosi è tutt’altro che semplice.L’autismo – è bene chiarirlo – non è una malattia, ma una condizione. Grazie a progetti mirati in cui assistenza medica, psicologica e domiciliare siano ben bilanciati, è possibile ottenere miglioramenti significativi anche in età adulta.

Aeroporto di Caselle, entro due anni (forse) un collegamento veloce con il centro di Torino

Così come richiesto dalla consigliera Federica Scanderebech (Forza Italia), il 29 marzo 2021 l’assessore a Turismo e Commercio Alberto Sacco ha fornito comunicazioni sull’esclusione dell’aeroporto di Torino Caselle quale punto strategico nel piano di connessione nazionale tra gli scali aeroportuali e la rete ferroviaria.

Nel ringraziare la consigliera per aver portato l’argomento in Consiglio, Sacco ha spiegato che è fondamentale che l’aeroporto torinese sia “forte”, riconosciuto a livello internazionale e ben collegato con il centro città. Sarebbe importante – ha aggiunto – avere un collegamento ferroviario veloce e diretto, senza fermate intermedie: dovrebbe essere possibile entro un paio d’anni.

Occorre approfondire il tema – ha concluso – e continuare a lavorare per aumentare i voli di Caselle.

Nel dibattito, la consigliera Scanderebech ha ringraziato l’assessore per la sensibilità dimostrata: occorre mantenere alta l’attenzione sull’aeroporto, che deve rimanere strategico – ha dichiarato. La Regione Piemonte sta facendo la sua parte – ha spiegato – ma anche la Città deve intervenire. L’aeroporto deve essere una priorità – ha concluso Scanderebech – per rilanciare il turismo sul territorio.

La Tav? Non è un buco inutile nella montagna

Di Carlo Manacorda  LINEAITALIAPIEMONTE.IT

Le riflessioni dell’economista ed esperto di bilanci pubblici Carlo Manacorda sul significato di questa grande opera anche alla luce dei programmi che Draghi sta mettendo a punto nell’ambito del Recovery Plan che dovrà essere presentato all’Europa entro fine aprile per poter ricevere i famosi 209 miliardi…

… Continua a leggere:   https://www.lineaitaliapiemonte.it/2021/03/23/leggi-notizia/argomenti/economia-allo-specchio/articolo/la-tav-non-e-un-buco-inutile-nella-montagna-ma-un-aiuto-alleconomia-e-allambiente-di-carlo-m.html

 

Merlo: “Ristori, adesso però si risolva la questione dei fondi”

Caro direttore, sul capitolo ‘ristori’ adesso, però, serve una parola definitiva. Nei giorni scorsi la Regione Piemonte si è mossa con tempismo e con precisione attorno ai criteri che dovranno essere individuati per la redistribuzione delle risorse stanziate dallo Stato.

 

Ma se si vuole procedere con celerità e senza ulteriori rinvii e tentennamenti che rischiano di compromettere sempre di più il futuro e la prospettiva di una intera filiera, queste risorse non possono più tardare.

È evidente a tutti che con la Presidenza Draghi la macchina dello Stato ha avuto una accelerazione accompagnata da una miglior efficacia. Del resto, con un Governo di emergenza che ha tre priorità da risolvere – quella sanitaria, quella economica e quella sociale – non poteva essere altrimenti. Ma quello che conta, in questa stagione, è di accelerare questa decisione per evitare di far pesare sulle spalle degli operatori locali una situazione ormai sempre più compromessa.

In discussione, infatti, c’è il futuro di un intero comparto e la prospettiva di un settore produttivo che conta migliaia di lavoratori e centinaia di piccole e medie aziende.

Giorgio Merlo, Sindaco Pragelato, Assessore Comunicazione Unione Montana Comuni Olimpici Via Lattea.

Vaccini: “in pochi tra 70 e 79 anni hanno ricevuto la prima dose”

In Piemonte solo il 2,76% della popolazione di tale fascia Giuseppe Falcocchio (Presidente ANAP Piemonte): “Ci appelliamo al senso di responsabilità dei politici per mettere al sicuro la popolazione maggiormente esposta al contagio attraverso un piano vaccinale più veloce e organizzato. I trasferimenti forzati da una casa di riposo all’altra sono l’altra faccia della pandemia”.

 

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO / “Gli anziani continuano a pagare un tributo troppo elevato, in termini di vite umane, a causa della pandemia. Il piano di vaccinazione, tenuto conto della volontà del Governo, si sta lentamente potenziando grazie anche all’intervento del Premier Mario Draghi che ha tenuto a sottolineare alle Regioni l’insufficiente attenzione per gli anziani, molti dei quali in attesa di essere vaccinati e che dunque continuano ad essere sempre i più esposti”.

E’questo il pensiero dell’ANAP Piemonte, l’Associazione dei pensionati artigiani di Confartigianato, che, attraverso il Presidente Giuseppe Falcocchio, ha da tempo evidenziato l’esigenza di tutelare gli over 80 e le persone con età compresa tra i 70-79 anni ovvero la parte di popolazione più fragile ed esposta.

Leggiamo dai giornali che in Italia sono ancora 8 milioni gli anziani da vaccinare, in Piemonte gli over 80 che hanno ricevuto la prima dose del vaccino sono il 52,36%, mentre il 21,97% ha ricevuto entrambe le somministrazioni (il 47,64% è in attesa ancora della prima dose).

Se si guarda alla fascia 70-79 anni della popolazione da vaccinare i numeri precipitanoin Piemonte solo il 2,76% ha ricevuto la prima dose (al di sotto della media nazionale che è di 5,81%) e il 2,22% ha ricevuto entrambe le somministrazioni (i dati riportati si riferiscono a quelli di domenica 28 marzo).

“Ci appelliamo -riprende Falcocchio – al senso di responsabilità dei politici per mettere al sicuro la popolazione maggiormente esposta al contagio attraverso un piano vaccinale più veloce e organizzato. Se si guardano gli esigui numeri relativi alle vaccinazioni effettuate sulla fascia di popolazione tra 70-79 anni non nascondiamo la nostra preoccupazione e la paura che il virus possa essere loro trasmesso.”

Un altro aspetto che ci preme evidenziare – continua Falcocchio – sono i trasferimenti repentini e forzati da una casa di riposo all’altra che si stanno verificando in alcune RSA del Piemonte con un preavviso temporale minimo e nessuna possibilità di scelta. Vogliamo inoltre capire se gli anziani trasferiti hanno rispettato i giorni di quarantena utili per scongiurare un eventuale contagio. La lotta al virus COVID-19 si deve fare sul campo con atti finalizzati, veloci e chiari che rassicurino i cittadini sulla volontà delle istituzioni di essere efficaci ed efficienti”.

Quali sono gli effetti psicologici del Covid-19?

La pandemia da Covid-19 che stiamo vivendo sta provocando diverse conseguenze dal punto di vista psicologico, a prescindere che si contragga o non si contragga il virus.

Viviamo in uno stato di costante allerta, avvolti nell’incertezza di un futuro che non riusciamo ad immaginare e confinati all’interno dei nostri rifugi domestici non sempre così sicuri, come dimostra il significativo incremento delle chiamate effettuate al numero 1522 (numero antiviolenza da comporre per richiedere aiuto o segnalare casi di violenza domestica): questo stile di vita, che snatura gli elementi essenziali di un’esistenza funzionale, ci sta richiedendo un forte spirito di adattamento che spesso dobbiamo pagare a caro prezzo in termini di benessere psicologico.

In questo scenario così complesso, risulta evidente come un evento pandemico possa causare numerosi effetti anche sul piano della psiche.

Spesso il malessere provato dalle persone viene descritto come uno stato costellato da molteplici sensazioni confuse, in cui albergano prevalentemente emozioni di ansia, tristezza, abulia e frustrazione, spesso apparentemente immotivato e al quale le persone non riescono a dare un significato preciso.

L’emozione che ricorre con maggiore frequenza è la paura del contagio, che può portare a sperimentare stati d’ansia più o meno intensi; a quest’ansia si può poi aggiungere quella che nasce dall’incertezza verso un futuro che non riusciamo ad immaginare, soprattutto se si vive già in una situazione economicamente precaria; inoltre, i cambiamenti adattivi che abbiamo dovuto affrontare all’interno delle nostre giornate possono ulteriormente incrementare lo stato d’ansia, portando a sperimentare una sensazione di irrequietezza causata dalla mancata possibilità di utilizzare le proprie risorse in modo funzionale poichè viviamo ricorrentemente confinati all’interno delle nostre case.

Quest’ansia spesso ci accompagna fino al momento del sonno e spesso ne conseguono difficoltà ad addormentarsi, frequenti risvegli notturni e veri e propri cambiamenti nei ritmi sonno-veglia fino a sperimentare il bisogno di dormire durante il giorno.

Inoltre, questo confinamento domiciliare può provocare frustrazione e rabbia per l’impossibilità di vivere la vita secondo i propri bisogni, soprattutto in quelle persone che in questa condizione si sentono ostacolate nel raggiungere degli obbiettivi personali e/o lavorativi.

Un altro aspetto molto importante è caratterizzato dall’impossibilità di mantenere una vita sociale significativa e dal dover ricorrere ai dispositivi digitali per sopperire a tale mancanza, ritrovandoci costantemente connessi e disponibili digitalmente ma emotivamente sempre più svuotati e carenti: un vuoto affettivo non trascurabile provocato proprio dalla mancanza della presenza fisica dell’altro e dall’impossibilità di poter vivere quello scambio di sensazioni ed emozioni che caratterizzano e rendono unici gli incontri di persona.

Ed è proprio in questo vuoto affettivo che le nostre emozioni si sono appiattite sino a diventare assenti, dal momento che non è più possibile poter celebrare dignitosamente né la vita, né la morte: compleanni, funerali e ogni sorta di cerimonia che segna un momento di passaggio per le nostre vite viene a sterilizzarsi emotivamente incrementando il senso di vuoto e di tristezza. In alcuni casi, come accade per molti matrimoni, l’evento stesso viene rimandato ad una data ipotetica, generando smarrimento e delusione.

In queste giornate accompagnate dallo stesso ritmo, dove la musica sembra quasi sospesa, ci mancano quegli spazi e quelle abitudini “rigeneranti” cui eravamo soliti nei momenti di tempo libero e lo stress ha assunto sempre più un ruolo da solista all’interno delle nostre sinfonie.

Pertanto, è importante trovare dei momenti e degli spazi vitali che diano un significato alle nostre giornate, sfruttando al meglio tutto ciò che la nostra creatività ci suggerisce.

Ora più che mai è necessario resistere dal lasciarsi andare alla rassegnazione, la pandemia ci richiede di pazientare ancora un po’ e di continuare a costruire speranza, soprattutto verso quelle generazioni più giovani che di questo evento traumatico ne conserveranno a lungo la memoria.

Irene Cane