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ECONOMIA E SOCIETA’ - page 299

Rotary Club Torino Lagrange: Un sorriso per i bambini del Regina Margherita

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rotary l3regina_margheritaSolidarietà e azioni concrete sul territorio

 

Il Rotary Club Torino Lagrange, la nuova realtà rotariana della zona Torinese nata lo scorso luglio dalla volontà di 30 giovani Soci Fondatori ha deciso di impegnarsi in una nuova iniziativa – “Un sorriso per i bambini del Regina Margherita“. Nella giornata di sabato 12 dicembre una delegazione del Club consegnerà dei doni ai bambini del reparto di Oncoematologia pediatrica dell’Ospedale Regina Margherita di Torino, alla presenza di alcuni importanti esponenti della struttura.

 

L’ospedale Regina Margherita, con la presenza di tutte le specialità mediche, chirurgiche e diagnostiche è centro di riferimento per neonati, bambini e adolescenti per le patologie più complesse, rare e croniche. Fornisce prestazioni di alta specializzazione pediatrica, in considerazione della presenza delle specialità quali l’onco-ematologia e il centro trapianti cellule staminali, la cardiologia interventistica e la cardiochirurgia, la neurochirurgia, il centro trapianti di rene e cuore, il centro grandi ustionati, la chirurgia neonatale.

 

 Jonathan Bessone, Presidente del Rotary Club Torino Lagrange: “il nostro Club vuole essere vicino, in questo periodo di festa, ai bambini che soffrono e che purtroppo dovranno trascorrere il Natale in ospedale. Speriamo di regalare loro, assieme all’augurio di una pronta guarigione, un sorriso e qualche momento di gioia”.

 

Per ulteriori informazioni: www.rotarytorinolagrange

Il Comitato PINHUB alla sua prima uscita pubblica

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Scenari. La costruzione creativa di prospettive per l’ex Caserma Bochard di Pinerolo

 

pinhubPOLLIOTTOIl Comitato PINHUB – Laboratorio di Immaginari, organizza un convegno per sabato 12 dicembre dalle 9,30 alle 13 presso il Teatro del Lavoro di Pinerolo, con un obiettivo preciso: mettere in relazione il Pinerolese con le strategie politiche e di riorganizzazione a scala più ampia, per ipotizzare strade di riqualificazione e di riuso dell’area Bochard.

 

Un incontro per entrare nella prospettiva del Piano Strategico Metropolitano, in fase di costruzione, e identificare le opportunità che si aprono per il Pinerolese, comprendere tipi e natura dei processi che connettono la metropoli con i territori rurali e montani (metro-montagna) e confrontarsi con altre esperienze e con le sollecitazioni dei partecipanti per delineare il percorso di lavoro che il Comitato PinHub intende promuovere.

 

L’incontro si articolerà nei seguenti momenti:

 

H  9,30             Registrazione dei partecipanti

 

H 10,00            Saluti della Presidente del Comitato PinHub: Patrizia Polliotto

                        Introduzione di Claudia Galetto, Comitato PinHub

 

H 10,15            Verso il piano strategico della Città Metropolitana: quale il contributo dei territori?

Francesco Brizio, Sindaco di Ciriè e Consigliere allo Sviluppo economico, Attività produttive, Lavoro, Formazione professionale, Città Metropolitana di Torino

           

Tra metropoli e montagna: quale prospettiva costruire?

Carlo Alberto Barbieri, Professore di Urbanistica del Politecnico di Torino, Dipartimento Inter-ateneo di Scienze, Progetto e Politiche del Territorio (DIST), Presidente INU Piemonte e Valle d’Aosta

           

Il riuso e la rivitalizzazione di contenitori urbani in Italia: i principali elementi di criticità e i fattori di successo

Damiano Aliprandi, Fondazione Fitzcarraldo, Torino

 

H 11,45            Confronto con i relatori. Coordina Bruno Manghi, Comitato PinHub

 

H 12,45            L’agenda del Comitato, Goffredo Le Donne, Comitato PinHub

 

H 13,00            Christian Milone e la Trattoria Zappatori “a 360 gradi… in viaggio tra tradizione e innovazione”, momento conviviale

 

Il convegno metterà in relazione e a confronto temi rilevanti per lo sviluppo del territorio grazie alla partecipazione di soggetti competenti che accompagneranno questa prima fase di ragionamento sull’ex caserma Bochard, verso un processo di ripensamento creativo e condiviso.

 

Con l’Atto di Indirizzo del 21 aprile 2015, l’Amministrazione Comunale di Pinerolo ha individuato il progetto “Bochard” quale “opportunità per costruire una idea di città e di territorio possibili e per ragionare, a scala adeguata, sulle priorità da affrontare”. A tale proposito, si specifica che il progetto si deve “spendere in chiave territoriale e in logica metropolitana (…) deve saper interagire con altre iniziative presenti nel capoluogo e nell’area metropolitana, nonché relazionarsi ai bisogni e alle proposte che possono venire da tutto il Pinerolese.”

 

Il Comitato PINHUB è nato con lo scopo di “sostenere la prima fase del percorso, dedicata principalmente alla costruzione dell’idea complessiva del progetto”. Come passaggio iniziale di un impegno biennale e come momento di presentazione il Comitato ha scelto di aprirsi agli scenari che oggi si stanno delineando a scala metropolitana. Per conoscerli, approfondirli e connetterli ai bisogni ed alle opportunità di Pinerolo e del nostro territorio. Le vocazioni ed il futuro utilizzo dell’area Bochard potranno scaturire dall’attivazione di energie/persone con idee, competenze e risorse e dalla ri-composizione creativa di questo sforzo collettivo.

 

«Motore dell’iniziativa è l’amore per il Pinerolese. – Commenta la presidente Patrizia Polliotto (nella foto) – Il nostro obiettivo è contribuire con un apporto concreto, di chi ha una visione anche esterna, ad un ripensamento della funzione di questa parte di Piemonte. Per realizzarlo, intendiamo mettere a fattor comune esperienze di successo in casi analoghi e proposte del territorio, attraendo le forze vive e le energie presenti, nonché le potenzialità inespresse, partendo da un patrimonio inestimabile: un tessuto socio-economico sano ed improntato ai valori del lavoro e del senso del dovere, anche se indubbiamente provato da questi anni di crisi economica».

 

 

Aspetti organizzativi

 

Per informazioni  scrivere a comitatopinhub@gmail.com

 

La partecipazione al momento conviviale c/o Trattoria Zappatori prevede un costo di € 20,00.

 

Come si vive a Mosul, nella roccaforte del sedicente “Stato Islamico”?

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I racconti sono da brivido e ci proiettano indietro di molti secoli, quando si viveva tra barbarie e atrocità senza fine. Se sgarri, ti bastonano ovunque tu sia, in casa, in strada, in un locale, ti raggiungono ovunque in pochi minuti, anche in una grande città di due milioni di abitanti. I malcapitati di Mosul stavano probabilmente meglio quando l’antica Ninive era la capitale del celebre regno assiro

Come si vive a Mosul, nella roccaforte dei jihadisti del sedicente “Stato Islamico”? Parlatene con qualche esule iracheno che vive in Italia e che ha familiari e amici laggiù, nel nord Irak. I racconti sono da brivido e ci proiettano indietro di molti secoli, quando si viveva tra barbarie e atrocità senza fine. Se sgarri, ti bastonano ovunque tu sia, in casa, in strada, in un locale, ti raggiungono ovunque in pochi minuti, anche in una grande città di due milioni di abitanti. I malcapitati di Mosul stavano probabilmente meglio quando l’antica Ninive era la capitale del celebre regno assiro. O almeno non si correvano i pericoli che si corrono oggi, ogni giorno, nelle vie di questa metropoli. Dopo aver distrutto siti archeologici, statue, monumenti e simboli del passato, ora si terrorizza la gente, seguendola dal mattino alla sera. Di notte è meglio barricarsi in cantina e non accedere la luce. Testimone indiretto di ciò che avviene a Mosul è Younis Tawfik, nato a Mosul ma cittadino torinese ormai da 36 anni. Scrittore musulmano, poeta e intellettuale molto noto in Italia, Younis parla al telefono con i suoi parenti rimasti a Mosul che oggi, di fatto, sono prigionieri dei tagliagole dell’Isis, come tutti gli altri che non obbediscono agli ordini del Califfo. “I miei cari sono in pratica agli arresti nella loro città occupata dai soldati dell’Isis, afferma il direttore del Centro culturale italo-arabo Dar al-Hikma, è difficile uscirne e scappare, le strade sono pattugliate giorno e notte.

Dappertutto sventolano le bandiere nere dello “Stato islamico” che occupò Mosul il 10 giugno 2014 cacciando dalla città decine di migliaia di cristiani. “Io ho paura, come ne avete voi in Europa in questo periodo, e temo soprattutto per la mia famiglia ogni qualvolta parlo e scrivo libri contro i fondamentalisti islamici”. Younis Tawfik lasciò l’Iraq nell’estate del 1979 poco dopo l’arrivo al potere di Saddam Hussein e sbarcò in Italia dove tuttora vive. Ha studiato e si è laureato a Torino, ha insegnato in alcune Università italiane e poi si è messo a scrivere romanzi e saggi di successo. Già ai tempi di Saddam, un altro dittatore, alleato dell’Occidente e che forse oggi siamo costretti, nonostante tutto, a rimpiangere, Younis non si sentiva molto tranquillo lontano da casa e temeva per i famigliari ma adesso con i jihadisti dell’Isis le cose sono peggiorate. In realtà non è una vita molto facile, né per lui né per i suoi amici e parenti che vivono nelle regioni controllate dai nuovi invasori. Suo fratello, di religione cristiana, è stato ucciso nel 2008 dai terroristi islamici e lo stesso Tawfik non è ben visto dai fondamentalisti per la sua attività di scrittore e insegnante in un Paese occidentale. In questi giorni la famiglia di Younis è stata nuovamente presa di mira dai combattenti estremisti a Mosul. “Hanno bloccato l’auto di mio fratello per le strade della città, l’hanno buttato fuori dalla macchina e l’hanno frustato davanti a tutti, 15-16 frustate.

Cosa aveva fatto di male? La bambina piangeva e la madre, per consolarla, ha abbassato il velo sul viso e a questo punto si è scatenata la furia selvaggia di questa gente. Un gruppo di miliziani si è accanito su mio fratello. È andata ancora bene, ma queste sono cose normali, accadono tutti i giorni. Vivere sotto un tale califfato che in realtà è un’organizzazione criminale è sempre più difficile, anche per i musulmani che non la pensano come loro”. I cristiani ne sanno qualcosa, cacciati da Mosul e dintorni quando le bandiere nere sono entrate in città un anno e mezzo fa, proprio loro che avrebbero più diritto dei musulmani a vivere in queste terre poiché sono arrivati molto prima dell’Islam. “Attenti all’Isis, si sfoga lo scrittore iracheno, questi sono meglio organizzati e più abili di Al Qaeda, usano alla perfezione i social network e tutti gli altri mezzi di comunicazione, conoscono molte lingue e trasformano i loro kamikaze in miti per trovare nuovi seguaci e ammiratori”. Per saperne di più sul tema, sta per essere pubblicato il nuovo libro di Tawfik che, nel titolo, “Il nuovo stato islamico. Industria della morte”, Bompiani editore, sintetizza in modo crudo e lampante il pensiero dell’autore nei confronti dei terroristi islamici.

Filippo Re

La Porta Santa di Aleppo, un segno di speranza contro la violenza

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bibliotecaria di AleppoCittadella di AleppoAntonietta Bahar, 39 anni, nata in Venezuela da genitori siriani, vive e lavora ad Aleppo come bibliotecaria, da oltre 30 anni. Ogni giorno rischia la vita per andare al lavoro ma ci racconta che dalla sua città non se ne vuole proprio andare

 

É un segno di speranza nella città martire. Il 13 dicembre, pochi giorni dopo l’inizio del Giubileo della Misericordia voluto dal Papa, tra le macerie di Aleppo verrà aperta una Porta Santa e altre due verranno aperte a Damasco e a Latakia. Accadrà nella chiesa che porta il nome del Pontefice, la chiesa di San Francesco, che alla fine di ottobre era stata colpita dai miliziani dell’Isis. Una bomba squarciò il tetto dell’edificio dove era in corso la Messa. Per miracolo non ci fu nessun morto, solo qualche ferito ma ad Aleppo continua la battaglia decisiva per le sorti del conflitto, tra l’esercito regolare e i gruppi jihadisti della galassia anti-Assad, in particolare Isis e Al Nusra. Gli aleppini continuano a fuggire e da 4 milioni di abitanti la popolazione è calata a meno di due milioni mentre i cristiani sono scesi da 200.000 a 90.000 che in gran parte vivono nei quartieri controllati dall’esercito governativo. Antonietta Bahar, 39 anni, nata in Venezuela da genitori siriani, vive e lavora ad Aleppo da oltre 30 anni. Ogni giorno rischia la vita per andare al lavoro ma ci racconta che dalla sua città non se ne vuole proprio andare.

 

Lavoro nella Biblioteca Spirituale, l’unica rimasta aperta al pubblico ad Aleppo, solo parte time, perché prima della guerra lavoravo in una scuola, ma ora non più, é stata chiusa essendo fuori città, in una zona pericolosa. Non nego che sono paurosa, da quando esco di casa fino al ritorno dal lavoro, non riesco a superare la paura e abituarmi ai rumori delle bombe e dei razzi, ma la volontà di sfidare la morte é più forte, sfido la morte con il mio lavoro. Nonostante la paura ci accompagni ormai quotidianamente, in una città colpita dal terrorismo, questo terrorismo non ha impedito alla città di continuare a vivere in modo incredibile: passiamo le giornate ascoltando i rumori della guerra, un razzo lanciato dai gruppi armati potrebbe cadere vicino a noi, allora partono le telefonate, e dopo che ognuno si accerta che stanno tutti bene, il lavoro riprende, fino a risentire un altro razzo, e si cerca di scoprire dove potrebbe essere caduto. Insomma, siamo diventati esperti di razzi e colpi di mortaio. Alcuni sono potenti e fanno danni e vittime, altri rumori ci assicurano che l’aviazione dell’esercito siriano sta bombardando le basi dei terroristi. Vivo in centro che spesso è l’obbiettivo dei razzi dei terroristi che causano subito morti e feriti, poi ne arriva un altro con il suo carico di morte e dopo i soccorsi, la gente tenta, ripulendo le strade, di superare questo orrore e continuare la propria vita. Tutto riprende in modo normale e nella stessa via colpita dai terroristi, vedi la gente affollata, mercati e negozi aperti, traffico e macchine come prima. La sera, la città riprende a vivere, i locali e i bar sono affollati di gente che ama la vita e sfida la guerra e il terrore, una tazza di caffè con un amico per dimenticare la fatica della giornata, ragazzi e ragazze insieme per non vedere i loro sogni cancellati dalla guerra, famiglie che provano a passare un pò di tempo con i propri bambini, per mantenerli allegri, mentre il fine settimana celebriamo, come avveniva prima del conflitto, i matrimoni. É strano ma c’è ancora qualcuno che si sposa in questi tempi, è un quadro surreale, é la sfida alla morte degli abitanti di Aleppo, la vita deve continuare e l’amore é più forte della guerra.

 

 Com’è Aleppo dopo 5 anni di guerra civile? Alcuni quartieri sono ancora in piedi? La storica Cittadella esiste ancora?

Aleppo è la città più antica al mondo, dopo cinque anni ha perso tanto, molte vittime e tanta distruzione, ha sofferto tanto, ma resiste ancora confermando che é una città che ama la vita, nonostante manchino i requisiti basilari di una vita umana dignitosa, come accade in tutto il mondo: l’acqua, la corrente elettrica, il gas, la benzina, il cibo. I gruppi armati tentano in tutti i modi di piegarla con il loro terrorismo senza riuscirci, uccidono con i loro razzi tutti i giorni nel nome dell’Islam, ci privano dell’acqua potabile e del cibo, distruggono la storia e il patrimonio della città, e malgrado tutto ciò, gli aleppini possiedono forza, resistenza e fede senza paragone, che li aiuta a superare l’orrore di questa maledetta guerra, certi che dopo tanta sofferenza e resistenza arriveranno giorni migliori. Alcuni quartieri sono completamente distrutti, altri invece sono in piedi, ma in ogni caso, il terrorismo minaccia ancora la città, e non c’è più zona sicura, finchè l’esercito siriano non riprende il totale controllo di Aleppo. La Cittadella é ancora intatta, nonostante i gruppi armati abbiano tentato diverse volte di colpirla, scavando tunnel e lanciando razzi, tentano di colpirci distruggendo il simbolo della città, ma la Cittadella di Aleppo resiste come i suoi cittadini.

 

 In città c’è bisogno di tutto. É un’emergenza umanitaria di grandi proporzioni e arriva anche il freddo…

Viviamo un’emergenza umanitaria continua. Povertà, bisogni, insicurezza, fame. Le condizioni di vita della gente sono molto precarie, tanti hanno abbandonato tutto, altri hanno perso tutto. Ognuno di noi ha perso qualcosa in questa guerra. Tanti hanno perso il lavoro, rimasti senza reddito, mentre la maggior parte della gente vive con i sussidi delle organizzazioni umanitarie e con gli aiuti del governo, che malgrado le sanzioni e l’embargo, continua a pagare gli stipendi e a sostenere le famiglie bisognose. Diverse famiglie hanno perso le proprie case e sono sfollati in altre città siriane o immigrate in altri Paesi. Tanti di noi hanno perso parenti, famigliari e cari, militari caduti nei combattimenti contro i terroristi, vittime civili di razzi e colpi di mortaio e di attentati terroristici. 

 

 Si avvicina Natale, sarà un altro Natale di guerra. Rimarrà ad Aleppo?

Resterò ad Aleppo, dove passerò il Natale, con la mia città, gli aleppini celebreranno le festività con la speranza che domani sarà migliore.  Io personalmente sto partecipando ad un mostra di lavori artistici e artigianali che si terra nella nostra biblioteca, alla quale partecipano con i loro lavori una trentina di donne. Un messaggio di speranza dalle donne siriane, creative e coraggiose malgrado tutte le difficoltà. Sono certa che alla fine il male sarà sconfitto e la speranza trionferà, anche se non subito, cosi ritornerà a risplendere la Siria, e Aleppo, la mia amata città, sarà di nuovo sana e salva e ancora più bella di prima.

 

Filippo Re

PortaNatura, e la spesa diventa green

in ECONOMIA E SOCIETA'

PORTANATURA

Consegne a domicilio alle famiglie di Milano, Genova e Torino

 

Il progetto portaNatura nasce sulle verdi colline di Novi Ligure, al confine tra Liguria e Piemonte, dove ha sede l’azienda agricola La Raia: 180 ettari tra viti, pascoli e terreni convertiti all’agricoltura biodinamica. Nata dalla dedizione di Tom e la moglie Caterina, portaNatura ha lo scopo di avvicinare le famiglie cittadine ad una realtà più sana e naturale grazie al servizio di spesa a domicilio di frutta e verdura di stagione biodinamica e ad un’ampia scelta di prodotti biologici e rispettosi dell’ambiente. Molte altre famiglie sono coinvolte in questo progetto: contadini, allevatori e fornitori. Tutti uniti dall’orgoglio di creare una attività ecosostenibile e dalla convinzione che il biologico non sia una moda, ma una scelta di salute, di rispetto per l’ambiente e le persone. L’idea di portaNatura è semplice e tuttavia unica: creare un network virtuoso che metta in contatto piccoli contadini e allevatori, destinati altrimenti a scomparire, con famiglie desiderose di ricevere direttamente a casa il meglio della produzione biologica italiana. Il contatto avviene attraverso un moderno e semplice portale ecommerce, tramite il quale il cliente può effettuare in tutta comodità la sua spesa.

 

Consegniamo a domicilio alle famiglie di Milano, Genova e Torino.  Oltre la grande cura nella ricerca dei prodotti e conoscenza dei loro produttori esclusivamente biodinamici e biologici, la grande caratteristica di portaNatura è il metodo di acquisto. Il cliente, dopo essersi registrato sul sito www.portanatura.it, può effettuare una spesa scegliendo tra la moltitudine di prodotti presenti sul portale, ognuno accuratamente raccontato e selezionato. Una volta completata la propria scelta e riempito il carrello virtuale, ci si reca alla cassa, si salda il conto tramite carta di credito oppure bonifico bancario e si riceve comodamente la spesa a domicilio. – ecologia – portaNatura riserva grande attenzione verso l’ambiente, partendo dalla consegna a domicilio. E’ infatti dimostrato, oltre che intuitivo, come un unico mezzo in movimento inquini decisamente meno rispetto ad una moltitudine di veicoli che si muovono verso un supermercato. Inoltre ad ogni consegna il nostro incaricato recupera i vecchi box che vengono riutilizzati diverse volte, evitando così inutili sprechi nella confezione. 

 

La spesa può partire da una box composta ogni settimana dalla migliore selezione di frutta e verdura freschissima e stagionale. Le box, comunque personalizzabili grazie al menù dei “preferiti e indesiderati”, sono il vero cuore di portaNatura perché rappresentano tutti gli sforzi dei contadini che partecipano al progetto. Di diverse “misure” (small, medium e large) e composizioni (Veg, Fruit oppure miste) le box di portaNatura sono la scelta ideale per ogni famiglia che si avvicina ad una sana alimentazione. Ma portaNatura non si limita a tutto questo: cerca invece di coinvolgere la famiglia nel progetto informandola su cosa c’è dietro. A ogni consegna arriva in casa insieme alla propria spesa una preziosa newsletter, ricca di informazioni sui produttori, sui prodotti e arricchita di ricette per preparare i piatti più accattivanti con il contenuto della box. Molte altre informazioni , ricette e interviste ad esperti del settore vengono trasferite attraverso il blog di portaNatura e la pagina facebook dedicata.

 

 PORTANATURA S.r.l. Strada Monterotondo 79 – 15067 – NOVI LIGURE – AL-  Tel.: 348 7446271, www.portanatura.it

 

Più sicurezza con l'App PoliziaPecetto

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Il Progetto, promosso dal Comune di PecettoTorinese, primo nel suo genere, nasce dal concetto di garantire una comunicazione istantanea e bidirezionale tra la cittadinanza e chi si pone in prima linea per garantirne la sicurezza

 

PECETTO APPIn attesa che l’amministrazione comunale guidata da Adriano Pizzo sviluppi il progetto del Controllo del Vicinato (dopo l’incontro che c’era stato con l’Associazione nel mese di ottobre in cui era stato illustrato ed ora è al vaglio dell’esecutivo) si apre una nuova opportunità di contatto e di dialogo continuo con il comando di Polizia Locale del Comune grazie all’App PoliziaPecetto, sviluppata da GaspariWeb e disponibile gratuitamente su Apple Store, Google Play e Windows Store.

 

Il Progetto, promosso dal Comune di PecettoTorinese, primo nel suo genere, nasce dal concetto di garantire una comunicazione istantanea e bidirezionale tra la cittadinanza e chi si pone in prima linea per garantirne la sicurezza.  Uno strumento importante per tutti i cittadini, che potranno in ogni momento consultare informazioni utili, conoscere gli orari di apertura degli uffici, essere aggiornati sulle ultime notizie e sugli eventi in programma, e molto altro ancora.

 

Di particolare rilievo le campagne contro la violenza sulle donne e sugli anziani, con approfondimenti e consigli utili per tutelare la sicurezza propria e degli altri: ad esempio, è possibile far partire una chiamata d’emergenza geolocalizzata direttamente dalla App, oppure aprire una segnalazione.

 

PoliziaPecetto è una risorsa per una comunicazione immediata, semplice ed efficace tra i cittadini e la Polizia Locale. Consentendo a ciascuno di far sentire la propria voce, l’applicazione favorisce una partecipazione attiva e consapevole alla vita della comunità.

 

Massimo Iaretti

FELICITA' E INTEGRAZIONE ALLA 2^ MARATONINA DEL PARCO COLLETTA

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PRO.CIVI.CO.S. onlus che l’ha organizzata, devolverà il ricavato all’acquisto di un furgone per le attività di protezione civile che l’associazione svolge sul territorio dal 2002, mentre sono già iniziati i preparativi per l’edizione 2016

 

MARATONINA36 km totali di percorso (km 21, 10 e 5), circa 300 partecipanti, un centinaio di persone impegnate in diverse forme di volontariato, quattro pattuglie della Polizia Municipale, una dozzina di sponsor sostenitori, podisti giunti dalle Marche, dalla Toscana, dalla Lombardia, dalla Svizzera, dalla Liguria e da svariate provincie piemontesi, oltre 10.000 copie della guida al buon senso di L. Ron Hubbard “La Via della Felicità” in fase di distribuzione, tanta, tantissima amicizia e divertimento. 

 

Sono queste le cifre della 2^ Maratonina della Felicità – Memorial Valter Caporaso che si è corsa domenica 29 novembre 2015, manifestazione podistica ludico-motoria a scopo benefico inserita nel calendario ufficiale di Torino 2015 Capitale Europea dello Sport e affiliata alla Federazione Italiana Amatori Sport Per tutti (FIASP) con il patrocinio della Città di Torino e della Circoscrizione 7.

 

Madrina della manifestazione è stata la pallanuotista di Serie A ed ex campionessa europea Giulia Bartolini in forza al Mediostar Prato Waterpolo che assieme all’ultra maratoneta Simone Leo hanno dato il via a quello che vuole diventare un appuntamento fisso nel panorama dello sport popolare torinese. 

 

Nessun premio a Morignouma Kamara velocissimo atleta di punta dell’associazione podistica Novara che Corre che per la seconda volta consecutiva ha tagliato per primo il traguardo della 21 km nella bellissima cornice del Parco Colletta.

 

 <<Perché la Maratonina della Felicità – spiegano gli organizzatori – è autenticamente non competitiva e chi partecipa lo sa. L’unica piccola coppa l’ha ricevuta un podista che al traguardo ha colto il senso dell’evento in una frase: “Questa è una maratonina della felicità e dell’integrazione, perché lungo il percorso ho scoperto cose della mia città che mi hanno fatto riflettere.”>>

 

In una mattinata fredda, ma soleggiata, alla partenza e all’arrivo si sono visti mamme con bimbi in passeggino, podisti giovanissimi e meno giovani, tra i quali una pimpante signora di 82 anni, runner esperti e camminatori, famiglie e single e questo vuole essere lo spirito di una manifestazione simile a molte altre, ma allo stesso tempo decisamente diversa.

 

PRO.CIVI.CO.S. onlus che l’ha organizzata, devolverà il ricavato all’acquisto di un furgone per le attività di protezione civile che l’associazione svolge sul territorio dal 2002, mentre sono già iniziati i preparativi per l’edizione 2016.

+ bio – CO2

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IL MONDO DEL BIO / di Ignazio Garau *

bio ambienteIl mondo del bio, in contemporanea con l’apertura della Conferenza sul Clima di Parigi, evidenzia l’impatto positivo sul clima, e non solo, dell’agricoltura biologica e chiede maggiore supporto istituzionale per una crescita del settore a livello nazionale e internazionale

 

Se tutte le superfici agricole fossero coltivate con metodi biologici, le emissioni di CO2 causate dall’agricoltura potrebbero ridursi del 23% in Europa e del 36% negli Usa. Lo dice uno studio, pubblicato nel 2013 e diretto da Andreas Gattinger (del FiBL, l’Istituto di ricerca per l’agricoltura biologica con sedi in Svizzera, Germania e Austria), con la collaborazione di un gruppo di ricercatori internazionali. La ricerca ha esaminato i risultati di 74 studi internazionali che hanno paragonato gli effetti sul terreno delle coltivazioni biologiche e di quelle convenzionali e dimostra come l’agricoltura biologica permetta di fissare nel terreno quantità di carbonio significativamente superiori, garantendo un importante contributo per frenare il riscaldamento globale. Gli autori hanno inoltre calcolato che ciò corrisponderebbe a circa il 13% della riduzione complessiva necessaria per raggiungere gli obiettivi climatici fissati per il 2030.

 

I risultati di un altro studio «Enviromental Impact of different agricultural management practices: conventional versus organic agriculture», apparso sulla rivista «Critical reviews in plant sciences», realizzato dai ricercatori guidati da Maurizio Paoletti del Dipartimento di Biologia dell’Università di Padova in collaborazione con l’Università di Cornell (Usa) evidenzia: “I terreni gestiti con il metodo bio hanno una maggiore capacità di sequestrare CO2 e di trattenere acqua, con conseguente miglior rendimento in condizioni climatiche di scarsità di precipitazioni”.

 

In concomitanza con l’inizio della conferenza COP21 di Parigi, Federbio, Federazione Italiana Agricoltura Biologica e Biodinamica, e le associazioni del biologico evidenziano il forte impatto ambientale che l’agricoltura intensiva ha giocato nei decenni passati, sottolineando la necessità di promuovere e adottare sempre più un metodo di produzione innovativo e al tempo stesso rispettoso dell’ambiente, in tutte le sue declinazioni.

 

“Come abbiamo dimostrato con la Carta del Bio in EXPO, il modello agricolo e alimentare biologico è la risposta più efficace alle sfide del futuro in quanto capace di conciliare la tutela dell’ambiente, la salute e la nutrizione adeguata della popolazione con un’economia rurale equa e migliore. – sottolinea Paolo Carnemolla, Presidente di FederBio – Questo anche perché le tecniche di agricoltura e allevamento biologico possono concretamente contribuire alla lotta al cambiamento climatico e, comunque, assicurano migliore resilienza all’agricoltura, soprattutto se si utilizza la biodiversità locale. L’Italia è già un Paese leader per il biologico, deve quindi avere il coraggio di fare del biologico il proprio modello agricolo e alimentare e proporlo quale strategia globale anzitutto in occasione della conferenza di Parigi.”

 

“I terreni biodinamici sequestrano almeno il 15% in più di carbonio organico rispetto a quelli coltivati con l’agricoltura convenzionale. Si tratta di un vero e proprio servizio che viene fornito al contrasto dei cambiamenti climatici”, continua Carlo Triarico, Presidente dell’Associazione per l’Agricoltura Biodinamica. “Oltre a questa capacità maggiore di riassorbimento dei gas che provocano l’effetto serra, i terreni coltivai in modo ecologico reagiscono meglio agli eventi estremi, sono più stabili rispetto al dissesto idrogeologico provocato anche dalle mutate condizioni climatiche. L’agricoltura biologica e biodinamica sono quindi tra le possibili medicine alla febbre del pianeta: il governo italiano è quello che maggiormente può far sentire a Parigi il peso e l’importanza di questa realtà, e a maggior ragione potrà farlo se continuerà a dare forza allo sviluppo dell’agricoltura ecologica che nel nostro Paese è una realtà in continua espansione”.

 

L’agricoltura biologica è, dunque, fondamentale nella sfida, definita la più grande del nostro tempo, per arginare il riscaldamento globale che minaccia il nostro Pianeta grazie alla sua capacità di favorire naturalmente lo stoccaggio nel terreno di grandi quantità di gas serra, come la CO2.

Ciascuno di noi può contribuire al raggiungimento del risultato con le sue scelte quotidiane: scegliere di mangiare bio è un gesto di responsabilità verso se stessi e verso l’ambiente in cui viviamo!

 

 

* Presidente Italiabio

 

ciao@italiabio.net

 

Torna per il terzo anno il Piemonte Visual Contest

in ECONOMIA E SOCIETA'

visual contestOggi il Piemonte sta vivendo importanti trasformazioni. Da territorio fortemente improntato all’industria e alla produzione, negli ultimi decenni sta accogliendo la sfida del cambiamento in ambito urbanistico, architettonico e paesaggistico fino a quello sociale, economico e culturale

 

Torna per il terzo anno il Piemonte Visual Contest, concorso su digitale, dati, mappe e creatività organizzato da Consiglio regionale, Consorzio Top-Ix e Csi Piemonte. #piemonteviz nelle prime due edizioni ha sperimentato modalità innovative del racconto del territorio, esplorando le possibilità che arrivano dalle esperienze collaborative all’interno delle comunità legate agli open data, alle mappe open, al design e alla data visualization. In questi anni ha aggregato reti di innovatori che l’hanno reso un’esperienza di rilievo nazionale, un’iniziativa pioneristica che unisce tecnologie, storytelling, nuove forme di cultura digitale.

 

Oggi il Piemonte sta vivendo importanti trasformazioni. Da territorio fortemente improntato all’industria e alla produzione, negli ultimi decenni sta accogliendo la sfida del cambiamento in ambito urbanistico, architettonico e paesaggistico fino a quello sociale, economico e culturale.Il turismo enogastronomico, il fenomeno migratorio, le nuove forme di economia, la fabbrica del futuro, la crisi che ha colpito imprese e famiglie, aprono nuove possibilità nell’utilizzo delle tecnologie digitali e della cultura open per raccontare la realtà che cambia. La terza edizione del Contest si pone l’obiettivo di coinvolgere la comunità di creativi, mappatori, sviluppatori, storyteller, data scientist, designer nella realizzazione di progetti che illustrino queste trasformazioni, oppure evidenzino un confronto con altri territori che hanno proposto soluzioni diverse alle medesime questioni. Dopo aver posto al centro, nelle edizioni precedenti, i temi dei dati aperti (Open Data) e delle mappe partecipate (OpenStreetMap), oggi proponiamo un’analisi accurata degli aspetti che maggiormente hanno apportato cambiamenti nel territorio e nella società piemontese o che potenzialmente potrebbero trasformarlo in futuro, perseguendo così l’intento di “raccontare il territorio piemontese” attraverso la partecipazione dei cittadini.

 

Tre le categorie previste. Infografiche/ Data Visualization (visualizzazione statica e/o interattiva di informazioni e dati), Mappe digitali (progetti basati sull’implementazione di cartografie digitali), Storytelling e data journalism (racconti, inchieste, ricerche e/o documentazioni che sfruttino i dati digitali e le potenzialità della comunicazione digitale e del web per raccontare il Piemonte che cambia) Saranno premiati i primi classificati di ogni categoria, eventuali premi speciali saranno finanziati e assegnati direttamente da sponsor e partner del contest. Come negli anni passati, #piemonteviz è anche un’occasione di formazione: verranno organizzati alcuni momenti, frontali o tramite webinar, per l’illustrazione dei principali strumenti e tool per la realizzazione dei progetti. Chi può partecipare? Il concorso è rivolto a tutti i cittadini, associazioni, comunità di sviluppatori, creativi, geografi, analisti dei dati, giornalisti, comunicatori e designer (Graphic e/o Web), scuole e aziende dell’Unione Europea.

 

La scadenza per la presentazione dei lavori è l’8 febbraio 2016, informazioni e programma su www.piemontevisualcontest.eu

 

fmalagnino – www.cr.piemonte.it

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