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ECONOMIA SOCIETA’ E COSTUME - page 275

Il vino bio conquista i consumatori europei

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VINO BIOGARAU2IL MONDO DEL BIO /

di Ignazio Garau*

 

Quasi il 35% degli Europei beve vini bio. Il 50,5% dei consumatori regolari di vini bio sono donne, il 23% dei consumatori hanno meno di 35 anni, mentre il 59,6% dei consumatori considerano l’ambiente come una priorità e l’86,9% dei francesi che comprano vini bio sono disposti a spendere di più pur di preservare l’ambiente.

 

Lo rivela un’indagine di Sudvinbio, l’associazione nata dai produttori bio della Languedoc-Roussillon nel 1991, oggi in prima fila nella promozione dei vini bio con il salone Millésime Bio (che si svolgerà a Montpellier dal 25 al 27 gennaio prossimi). Il sondaggio ha interessato 4 paesi: la Francia, la Germania, il Regno Unito e la Svezia.

 

Nello studio Sudvinbio mancano dati sui consumi italiani, ma possiamo affermare che quelli registrati nei quattro paesi interessati dalla ricerca evidenziano una tendenza generale che si riscontra un po’ in ogni dove, pur se con percentuali diverse: dall’Europa, agli Stati Uniti, all’Asia, dove il Giappone in particolare da molti anni è un mercato di sicuro interesse per i vini bio italiani, ma anche la Cina, da un po’ di tempo a questa parte, è diventata curiosa delle nostre produzioni biologiche e non è raro trovare i vini dei nostri produttori sugli scaffali dei negozi in molte città.

 

In un’analisi Wine Monitor – Nomisma su dati FIBL – predisposta in occasione di Vinitaly 2015 – emergeva, infatti, uno sviluppo della viticultura biologica pari a +235% in Europa e +273% nel mondo, nel periodo 2002/2013. Nel 2015 in Italia, sempre secondo Wine Monitor – Nomisma, il tasso di penetrazione del vino bio è stato in netta crescita: il 16,8% degli italiani (18-65 anni) ha consumato, in almeno una occasione un vino a marchio bio. Balzo importante se si pensa che nel 2013 il consumo di vino bio coinvolgeva il 2% della popolazione e nel 2014 l’11,6%.

 

Lo studio Sudvinbio 2015 conferma che il vino biologico esce dal consumo di nicchia e conquista l’interesse dei consumatori in Europa, dove il 34,9% dei wine lover dichiara di aver bevuto almeno una volta una bottiglia di buon vino bio, incontrando il maggior gradimento tra le donne e tra i giovani. Emerge anche un altro dato interessante: in Europa il paese in cui il vino è più popolare  non è la Francia, come in tanti avrebbero pensato, ma bensì la Svezia, dove il vino è apprezzato dal 72,5% della popolazione, mentre in UK la percentuale é del 71%. In Francia la percentuale si attesta al 69,5%.

 

Il 51,2% degli svedesi consuma vino biologico, contro il 35,8% dei francesi, il 31,5% dei tedeschi ed il 21% degli inglesi, ma le percentuali sono ben diverse se si considerano solo i consumatori abituali, con i vini bio scelti dal 40,4% dei francesi, dal 35,1% degli inglesi, dal 26,7% degli svedesi e dal 23% dei tedeschi.

 

Il 59,6% degli appassionati considerano l’ambiente come una priorità, con i picchi di Francia e Svezia e le eccezioni di Germania e Regno Unito, dove la scelta del vino bio è legata principalmente a una questione di palato. I consumatori abituali di vini bio, infine, sono disposti (86,9% in Europa) a pagare fino a 1,20 euro in più per una bottiglia di vino bio ed è proprio il prezzo il limite principale indicato dai wine lover francesi, mentre nel resto del Continente il vero ostacolo è la scarsa conoscenza dei vini bio.

 

In ciascuno dei paesi oggetto dello studio, la preoccupazione per la tracciabilità alimentare riguarda la grande maggioranza degli intervistati (77,8% degli europei). Inoltre, il 69,4% degli europei sono preoccupati per il futuro del pianeta e il 60,4% ritiene che il biologico è la soluzione migliore per la salute.

 

I consumatori, in generale, sentono l’esigenza di avere maggiori informazioni sul vino biologico e di essere sicuri sulla qualità e l’origine del loro cibo.Per ritornare all’Italia, Il concorso Biodivino, che nel 20015 è giunto alla sua XII edizione, è un osservatorio dal quale si è potuto assistere alla crescita costante sia del numero delle aziende certificate, sia della qualità dei vini bio.

 

Il nostro paese è ai primi posti nel mondo per la produzione di vino bio, al secondo posto per superficie vitata in Europa, dopo la Spagna, con dati e numeri, appunto, in costante aumento: crescita di aziende e di superfici, ma soprattutto crescita di attenzione da parte dei consumatori. Il successo e l’interesse nei confronti del vino bio sono legati all’ottimo posizionamento in termini di qualità, percepita superiore rispetto ai vini convenzionali dal 49% dei consumatori (un ulteriore 45% giudica la qualità dei 2 prodotti identica). Tale valutazione diventa ancor più forte tra chi consuma vino bio: il 68% degli user considera superiore la qualità dei vini a marchio bio.

 

I dati del 2014 ci dicono che gli ettari destinati alla viticoltura bio in Italia ammontano a oltre 72 mila ettari, aumentati del 6,5% rispetto al 2013, La superficie vitata biologica è arrivata a toccare l’11% di quella totale. Le cantine biologiche certificate in Italia sono circa 1.300 che vinificano, secondo metodiche definite dal Regolamento europeo sul vino biologico 203/2012, con una produzione di circa 4,5 milioni di ettolitri di vino bio.

La scelta della produzione biologica si conferma una carta vincente da giocare per il futuro della viticoltura.

 

 

* Presidente Italiabio

ciao@italiabio.net

 

Pascual Chavez, il successore di don Bosco parla alla Scuola di Applicazione

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Animatore e fondatore di numerosi oratori, dopo aver guidato quattordici ispettorie salesiane nel continente americano, nel 2002 è stato nominato Rettore Maggiore dei Salesiani. Una conferenza sul tema della leadership

 

chavez esercito 2L’attualità della leadership di don Bosco è stato il tema conduttore della conferenza tenutasi a Palazzo Arsenale da don Pascual Chavez di Villanueva, già Rettore Maggiore dei Salesiani. Dopo il saluto e l’introduzione del Comandante per la Formazione e Scuola di Applicazione, Generale di Divisione Claudio Berto, don Chavez ha approfondito la figura di Don Bosco mettendone in luce modernità e lungimiranza di pensiero. Protagonista di un momento storico caratterizzato da profondi mutamenti sociali, San Giovanni Bosco si dedica all’educazione delle fasce più deboli ed emarginate gettando il seme di una missione ancora oggi straordinariamente vitale. Nel suo intervento dinanzi ai frequentatori dell’Istituto di studi militari don Chavez ha ricordato come nel pensiero salesiano il processo educativo consista nell’arte di trasmettere ai giovani i saperi e i valori necessari al lorochavez esercito futuro di cittadini del mondo. Alla domanda sulla validità della leadership di Don Bosco in un contesto militare, padre Chavez ha risposto ricordando il principio dell’amorevolezza intesa come capacità di conquistare la fiducia dei propri gregari indicando loro alti ideali alternativa alla mediocrità e sollecitando l’impegno individuale per il bene comune. Una proposta educativa universale, ha proseguito don Chavez, la cui validità prescinde da cultura e credo religioso. Ordinato sacerdote a Guadalajara nel 1973 don Pascual Chavez ha intrapreso la propria missione nelle zone più povere del Messico. Animatore e fondatore di numerosi oratori, dopo aver guidato quattordici ispettorie salesiane nel continente americano, nel 2002 è stato nominato Rettore Maggiore dei Salesiani, divenendo il nono successore di don Bosco. Autore di numerosi saggi di carattere religioso, antropologico e sociologico, don Chavez è rimasto alla guida dei Salesiani di don Bosco sino al 2014. Il suo intervento a Palazzo Arsenale si colloca nell’ambito dei “giovedì culturali”, appuntamenti mensili il cui obiettivo è allargare le conoscenze e gli orizzonti di pensiero dei futuri dirigenti militari.

La banalità del male

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Untitled (la banalità del male) è il lavoro di Pietro Barone visual designer con il contributo di Francesca Petrone scrittrice

 

In occasione della ricorrenza internazionale del Giorno della Memoria, 27 Gennaio 2016. Le illustrazioni che rispondono a domande universali sul tema dell’Olocausto. Untitled (la banalità del male) è il lavoro di Pietro Barone visual designer con il contributo di Francesca Petrone scrittrice. La serie di figure rappresenta uomini complici di un male perpetrato contro gli ebrei e contro l’umanità. Ci si chiede: Erano inconsapevoli? Maligni? O banalmente svolgevano il proprio lavoro, anche se ciò coincideva con un crimine? Il focus del lavoro ha un’espressione grottesca e un tono sarcastico, quasi si prende gioco dei soggetti illustrati.

Untitled (la banalità del male) è il lavoro di Pietro Barone visual designer con il contributo di Francesca Petrone scrittrice.

SALSASIO HA DATO L’ULTIMO SALUTO A DON SEBASTIANO ALBERTINO

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don sebastiano albertinoalbertino chiesaDurante la celebrazione Don Marco Brunetti ha delineato la figura di Don Sebastiano, descrivendolo come una persona generosa e un grande Sacerdote che è scomparso proprio durante l’Anno Santo della Misericordia

 

Don Sebastiano nacque il 13 maggio 1923, giorno della Madonna di Fatima a Borgo Salsasio di Carmagnola, detto anche Borgo della Madonna. Infatti non a caso Don Sebastiano è sempre stato molto devoto alla Madonna.Venne Battezzato, comunicato e Cresimato nella Chiesa Madonna della Neve, ex-parrocchiale di Salsasio, dove celebrò anche la sua Prima Messa dopo essere stato ordinato sacerdote nel Duomo di Torino dal Cardinal Maurilio Fossati il 29 giugno 1947 (quell’anno fu un anno record, con 43 ordinazioni sacerdotali) in seguito agli studi ginnasiali nel Seminario Arcivescovile di Giaveno dal 1940 al ‘43 e agli studi Teologici nel Seminario di Torino dal 1943 al ’47.

 

Dopo l’ordinazione sacerdotale, Don Albertino trascorse un anno di Convitto a Bra e in seguito venne nominato Vicario Parrocchiale a Nole Canavese, a Valperga Canavese e presso la Parrocchia del Carmine a Torino.Dal 1959 al febbraio del 1981 ricoprì la carica di Canonico della Chiesa Reale di San Lorenzo a Torino. Nel 1981 venne nominato Parroco della Parrocchia San Grato in Mongreno a Torino, dove rimase fino al 2007, quando per raggiunti limiti di età e per motivi di salute trascorse un periodo ne Monastero Abbaziale di Casanova per poi trasferirsi nella Casa del Clero San Pio X, dove è rimasto fino alla sua morte.

 

I Funerali si sono svolti sabato 16 gennaio nel suo paese natio, Salsasio nella Chiesa Beata Enrichetta, dove i suoi borghigiani lo hanno salutato per l’ultima volta. Il funerale è stato Presieduto da Don Marco Brunetti, Direttore della Pastorale della Salute della Diocesi di Torino e Responsabile delle Case del Clero e concelebrato da alcuni Sacerdoti tra cui il Parroco di Salsasio Don Mario Berardo che ha anche celebrato il Rosario la sera precedente, da Don Tonino Borio già Parroco di Salsasio in passato e dal Direttore della Casa del Clero San Pio X di Torino oltre a Sacerdoti suoi conoscenti. Al funerale erano anche presenti i suoi famigliari, la sorella Maria e il fratello Francesco, oltre ai Fratelli Maristi di Salsasio e alle Suore di Sant’Anna.

 

Durante la celebrazione Don Marco Brunetti ha delineato la figura di Don Sebastiano, descrivendolo come una persona generosa e un grande Sacerdote che è scomparso proprio durante l’Anno Santo della Misericordia.Don Sebastiano Albertino inoltre, era l’ultimo Sacerdote nativo di Salsasio ancora in vita.Negli anni passati è tornato molte volte a Salsasio, in particolare in occasione della Festa della Madonna della Mercede, Patrona del Borgo, come nel 1997, dove nella Messa dei Sacerdoti di Salsasio, ha festeggiato i suoi cinquant’anni di Sacerdozio.

 

Ivan Quattrocchio

"Cristianesimo, Maria Maddalena e altri enigmi" nel libro di Stefano Tonni

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Un excursus sulle reliquie, la storia dei Templari, il giudizio universale. L’autore, di professione ingegnere, presenta il suo primo romanzo

 

tonniSabato 23 gennaio verrà presentato, nel Salone d’onore di Palazzo Taffini a Savigliano, in via Sant’Andrea 56, il libro di Stefano Tonni dal titolo “Cristianesimo: Maria Maddalena e altri enigmi”. Interverranno alla presentazione, oltre all’autore, Antonio Scommegna, presidente del Circolo C. Rebora, il giornalista Lodovico Buscatti e lo psichiatra Alessandro Meluzzi, autore dell’introduzione.  Sono previste letture di brani del libro da parte di un attore e intermezzi musicali.

 

Stefano Tonni è al suo primo romanzo; nella vita è ingegnere elettronico del ramo Telecomunicazioni ( laurea al Politecnico di Torino),  con una grande passione per la musica classica e per la scrittura. La prima passione lo ha condotto a fondare, nel lontano ‘ 92, la rassegna di musica classica ” Polincontri Classica”, comprendente concerti e conferenze sulla musica classica e colta, in programma ancor oggi ogni lunedì nell’Aula Magna del Politecnico di Torino, con il sostegno dello stesso ateneo. Da qualche anno alla passione per la musica classica,  che lo porta spesso a ascoltare prestigiose orchestre sinfoniche in giro per l’Europa e a Amsterdam, si è affiancata quella per la scrittura e per argomenti come il Cristianesimo e le religioni. Questo saggio è il frutto di studi e di un approfondito lavoro di ricerca storico-critica sulla storia e le tradizioni cristiane condotte dall’autore.

 

” Sono da sempre affascinato dalla figura della Maddalena – spiega Stefano Tonni – che si può considerare ” apostola tra gli apostoli”, salvata da Gesù dalla lapidazione e la prima donna a vedere il Cristo risorto. Salvata dalla lapidazione, la Maddalena ebbe subito un afflato per il Cristo. Non è certo casuale il fatto che sotto la Croce fossero presenti Maria, la madre di Gesù,  San Giovanni, il suo amico più fidato, e proprio la Maddalena. Lei, prima di incontrare Gesù, era una donna sposata ad un nobile, e viveva presso la corte di Erode e Erodiade, e era molto vicina a Giovanni il Battista, la cui testa fu richiesta da Erodiade al marito. Di fronte a una simile atrocità, la Maddalena scappò dalla corte, divenne una prostituta e fu ripudiata dal marito”.

 

“Nel libro – aggiunge Stefano Tonni – affronto anche altri temi, come i Dieci comandamenti, i peccati capitali, il concetto di bellezza, e tratto le figure di Adamo e Eva visti sia dal punto di vista biblico, sia sulla base delle più recenti teorie scientifiche riguardanti l’origine dell’uomo. Nell’affrontare poi il tema del Giudizio universale propongo un parallelo piuttosto interessante su alcuni aspetti che accomunano le fedi cristiana e musulmana riguardanti la figura di Gesù.  Gli enigmi che ho trattato nel saggio riguardano il Sacro Graal, la storia dei Templari e il Priorato di Sion. D’altronde la città di Torino, che vanta moltissimi sotterranei,  ha una profonda valenza magica ed è collocata nel punto di incrocio di due triangoli magici, quello di magia bianca, che la unisce a Praga e Lione, e quello di magia nera, che la unisce a Londra e San Francisco. Nella nostra città,  inoltre, sono presenti due poli, uno positivo, e uno negativo, il primo rappresentato da piazza Solferino, con la sua Fontana Angelica, il secondo da piazza Statuto, in cui si trova l’ingresso agli Inferi”.

 

“La genesi del mio libro – conclude Stefano Tonni – sicuramente nasce dallo studio delle reliquie, in particolare da quella del Graal, che, secondo alcuni sarebbe la coppa che avrebbe raccolto il sangue nell’ Ultima cena, secondo altri indicherebbe il principio della conoscenza segreta, che avviene sempre per gradi ed è sempre più elevata, mentre, secondo altri ancora, indicherebbe il ventre della Maddalena, che ha trasmesso il sangue di Cristo attraverso la discendenza”.  Il libro, che si articola in 44 capitoli, contiene anche passi dedicati alla numerologia,  un capitolo sulla musica e sulla valenza matematica; tocca anche l’argomento delle profezie del 2012 e, secondo l’acuto giudizio di Alessandro Meluzzi,  si può, a ragione, ascrivere al territorio dell’ esoterismo cristiano”.

 

Mara Martellotta

Legalcommunity Energy Awards: lo studio Gebbia-Bortolotto fa vincere Torino

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bortolotto n2La serata ha visto la presenza di circa 500 persone, tra general e legal counsel di prestigiose aziende, advisor finanziari, bankers, rappresentanti della stampa e del mondo della comunicazione e ovviamente loro, i protagonisti del settore: specialisti della materia di law firm italiane e internazionali

 

 

Autorevoli operatori della energy community italiana si sono riuniti nei giorni scorsi al Museo Diocesano di Milano per  la tredicesima edizione dei legalcommunity Awards, focalizzata, per la terza volta, sull’eccellenza dell’advisory legale attiva nel comparto dell’energia. Un prestigioso evento che ha visto tra i vincitori anche uno studio legale torinese.

 

Vincitore della categoria STUDIO DELL’ANNO PENALE ENERGY è risultato, infatti, lo studio Gebbia Bortolotto Penalisti Associati, che si occupa si occupa di tutti gli aspetti del diritto penale che possono interessare le imprese, comprese quelle attive nel mercato dell’energia. Tra i clienti, numerose società italiane e straniere attive nell’oil & gas, rinnovabili e utilities.

bortolotto targhetta

L’evento è stato organizzato da legalcommunity.it in collaborazione con M&P Moroni & Partners e Ing Bank. La serata ha visto la presenza di circa 500 persone, tra general e legal counsel di prestigiose aziende, advisor finanziari, bankers, rappresentanti della stampa e del mondo della comunicazione e ovviamente loro, i protagonisti del settore: specialisti della materia di law firm italiane e internazionali, premiati da una autorevole giuria.

 

 

(Nella foto, i vincitori: Maurizio Bortolotto, Valentina Corino e Mario Gebbia dello studio Gebbia Bortolotto Penalisti Associati)

CasaOz riceve il sostegno di Nova Coop

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L’educazione al consumo consapevole passa attraverso la conoscenza dell’origine dei cibi

 

casa oz nova coopSull’onda del gradimento registrato lo scorso anno con la collezione dei “Vitamini”, nel 2016 CasaOz, luogo di accoglienza per i bambini che incontrano la malattia e le loro famiglie, si conferma beneficiaria di parte dei ricavati dell’attuale operazione promossa da Nova Coop “Gli Amici della Fattoria”.

 

Entrambe le realtà proseguono quindi nel percorso intrapreso nel 2015 per trasmettere ai più piccoli l’educazione al consumo consapevole attivando una nuova iniziativa che parte, questa volta, dalla fattoria e da tutto ciò che viene prodotto all’interno di essa: dal 18 gennaio al 26 marzo nei supermercati e ipermercati di Nova Coop sarà disponibile la nuova raccolta bollini per collezionare dei peluche con le fattezze di simpatici animaletti.

 

La scelta è stata dettata dal fatto che le recenti ricerche confermano una conoscenza piuttosto limitata da parte dei bimbi relativa all’origine del cibo di cui si nutrono: lo scopo è quello di avvicinare le nuove generazioni al mondo della Fattoria in modo divertente.Per collezionare gli animaletti di peluche basta raccogliere 10 bollini, e con un contributo di 3,50 euro, si può ritirare il proprio preferito. “Gli Amici della Fattoria” sono anche protagonisti di un libro, acquistabile a 2,50 euro, con giochi, curiosità e storie a fumetti che spiegano ai più piccini da dove proviene il cibo che ogni giorno arriva sulle loro tavole, insieme ai princìpi di una corretta alimentazione e al rispetto per la natura e gli animali.

 

Con questa iniziativa Nova Coop sostiene quindi CasaOz e i suoi progetti attraverso una donazione di 10 centesimi per ogni pupazzo ritirato e 50 centesimi per ogni libro venduto. “Volendo continuare a garantire un servizio adeguato alle richieste che vanno aumentando anche le spese tendono a crescere di conseguenza, quindi condividere un percorso di progettualità solidale insieme a Nova Coop rappresenta per noi un valore aggiunto nell’ottica di far sentire come a casa famiglie i cui bambini si trovano a vivere la difficile esperienza di una malattia”, così  Enrica Baricco, Presidente di CasaOz, commenta l’impegno che questa importante realtà distributiva ha assunto ormai da tempo con la Onlus.

Mangiate più legumi

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GARAU2IL MONDO DEL BIO  / di Ignazio Garau *

 

Oggi che la “dieta mediterannea” è diventata “patrimonio immateriale dell’umanità”, i legumi diventano “ambasciatori” di una proposta di riequilibrio dello stile alimentare, ancora troppo sbilanciato verso la “cultura della bistecca”. Una questione ancor più attuale in questo periodo di crisi economica

 

Lo dice l’ONU e con lo slogan “semi nutrienti per un futuro sostenibile”, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha dichiarato il 2016 l’Anno Internazionale dei legumi per fare opera di sensibilizzazione e aumentare la consapevolezza dei molti vantaggi dei legumi, incrementarne la produzione e il commercio, e incoraggiare utilizzi nuovi e più intelligenti lungo tutta la catena alimentare. I legumi sono una fonte economica, gustosa e molto nutriente di proteine e micronutrienti vitali che può essere di grande beneficio per la salute delle persone, soprattutto nei paesi in via di sviluppo. Poveri ma nutrienti, la dieta mediterranea li ha rivalutati.legumi fagioli

 

Oggi che la “dieta mediterannea” è diventata “patrimonio immateriale dell’umanità”, i legumi diventano “ambasciatori” di una proposta di riequilibrio dello stile alimentare, ancora troppo sbilanciato verso la “cultura della bistecca”. Una questione ancor più attuale in questo periodo di crisi economica, in cui il “low food” ha rischiato di far crescere ulteriormente l’indice percentuale delle patologie di origine alimentare, considerato che quando il PIL si stringe, la pancia si allarga. Una considerazione che viene confermata dal primo bilancio della Coldiretti sui consumi alimentari degli italiani nel 2015, reso noto in questi giorni, che registra una debole ripresa dei consumi (+0,3%), dopo sette anni di calo, ma con un deciso orientamento a privilegiare cibi salutari per una maggiore consapevolezza dello stretto rapporto tra alimentazione e benessere. Ovvero, con la crisi si risparmia sulla spesa alimentare a scapito della nostra salute! Dobbiamo recuperare l’antica saggezza dei contadini poveri del Cilento, il cui stile alimentare è stato osservato e studiato da Ansel Keys (“padre” della dieta mediterranea), durante la sua permanenza a Pollica (SA), fino a riscontrare che la loro dieta li preservava dall’insorgenza di molte delle patologie legate all’alimentazione.

 

Poveri ma nutrienti, i legumi sono, dunque, una valida alternativa al “cibo spazzatura”, alle confezioni giganti di cibo artefatto per spendere meno, al “confort food”, al cibo che fa sentire bene, che coccola con secchi di calorie a buon mercato, al fast food che risolve il problema del pranzo e della cena con pochi spiccioli.

 

I legumi hanno salvato l’Europa e se siamo ancora qui lo dobbiamo all’apporto proteico dei legumi. Nel Medio Evo, infatti, l’Europa intera era a rischio di spopolamento a causa dell’alta mortalità, dovuta a una serie di epidemie capaci di decimare intere nazioni. La gente, in maggioranza i ceti poveri nutriti male e in maniera inadeguata, era nell’impossibilità di procurarsi cibi costosi come la carne, uno dei pochi alimenti in grado di fornire proteine indispensabili a garantire le necessarie difese a organismi debilitati. A partire dal X secolo, la diffusione della coltura dei legumi ha cominciato a contribuire al miglioramento della salute della collettività, rendendola più resistente alle malattie e consentendo così al nostro continente di ripopolarsi in breve tempo. Con la scoperta dei nuovo mondo e la conseguente importazione in Europa di prodotti agricoli di quelle terre, sono arrivati anche i fagioli. Merito degli uomini di allora, fu quello di trasformare quei semi in alimento, cibo diventato ben presto alla portata di tutti per il suo basso costo.

 

I legumi più conosciuti sono fagioli, ceci, piselli e lenticchie, ovvero quanto di più comune siamo abituati a trovare sulle nostre tavole. Questi prodotti sono, infatti, parte della tradizione gastronomica italiana, appartenendo alla “cucina povera”: solo perchè gli ingredienti costano poco, non certo perché siano poveri di gusto o di proprietà nutritive.

 

L’Italia contadina, fino agli anni Cinquanta, ha vissuto di legumi, prevalentemente cucinati in minestra, da soli o tutti insieme, perché alimenti ricchi di proteine. Tutti gli studi in proposito confermano la presenza nei legumi di un elevato valore energetico, un alto contenuto dì vitamina B, di ferro e di calcio. Inoltre, il carico di proteine dei legumi freschi è dei 6-7% dei totale, mentre in quelli secchi è tra il 20 e il 25%.

 

Tanti tipi e varietà per gli usi più diversi in cucina. Vari tipi di ceci (uno dei legumi più diffusi al mondo e dalle origini antiche) bianchi e neri, dai semi grandi o più piccoli, molte le varietà di fagioli, alcune note in tutta Italia, altre tipiche di certe zone. I più diffusi sono i borlotti, i cannellini, i bianchi di Spagna, i rossi e i neri, tipici questi ultimi del Centro e Sud America. E’ difficile attribuire a ognuno una vocazione in cucina e forse sarebbe anche un po’ arbitrario. Pensiamo solo ai cannellini, sono l’ideale per un antipasto e un’insalata, i borlotti per le minestre, i bianchi nella preparazione di diversi umidi; ma realtà, come sempre, lasciatevi guidare dalle vostre preferenze. Per le lenticchie abbiamo quelle comuni d grandezza media e quelle piccole di Ventotene e Castelluccio. Ottime anche quelle decorticate, di colore rosso, ideali per la purea. I piselli si classificano in base alla grandezza, si va dai medi ai finissimi e la morbidezza è inversamente proporzionale alla dimensione. Freschi o secchi, d’estate o d’inverno, i legumi sono pronti a cedere la loro fragranza e il loro sapore alla preparazione che avrete scelto.

 

L’Italia è leader europeo nelle produzioni da agricoltura biologica, che vengono esportate in gran parte in Europa, Proprio l’agricoltura biologica può diventare l’elemento capace di provocare una nuova rivoluzione alimentare, in grado di proporre un nuovo stile alimentare, all’insegna della convivialità, della sobrietà e della sana alimentazione, che non dimentica la qualità ambientale.

 

 

* Presidente Italiabio

ciao@italiabio.net

 

Federica Scanderebech (PD): “il Crocifisso non si tocca”

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sala ROSSAIl crocifisso “è simbolo della tradizione cristiana che è presente nella vita di tutti i cittadini italiani, a prescindere dal loro credo religioso e dalla libertà di culto che la Costituzione italiana garantisce”

 

Nel dibattito sulla proposta del consigliere Silvio Viale di rimuovere il crocifisso dalla Sala Rossa del Comune, la Consigliera Comunale Federica Scanderebech (PD) ha recentemente dichiarato: “è obbligatoria una normativa nazionale che obbliga ad esporre il crocifisso in ogni ufficio pubblico”. Secondo Scanderebech (PD), il crocifisso “più che un simbolo religioso è anche espressione per l’Italia tutta di civiltà e di cultura cristiana di libertà e di accoglienza”. Quindi incalza “non sono ammesse fughe in avanti da chiunque arrivino, come accaduto in questi giorni”, dice alludendo alla proposta presentata dal Consigliere Viale. Nel 2011 era stata promotrice insieme ad altri di una legge d’iniziativa popolare che fu presentata in Regione Piemonte mirata a ottenereSCANDE l’esposizione obbligatoria del crocifisso in tutti gli uffici pubblici e prima ancora nel 2009 prima firmataria di un atto in Consiglio Comunale. Perché il crocifisso “è simbolo della tradizione cristiana che è presente nella vita di tutti i cittadini italiani, a prescindere dal loro credo religioso e dalla libertà di culto che la Costituzione italiana garantisce”, aggiunge Scanderebech (PD), “non è togliendo il crocifisso dalle aule delle scuole o da altre sedi che il nostro Paese farà un passo avanti sul tema della laicità delle Istituzioni, perché così si afferma solo il principio del laicismo più deteriore, quello della negazione coatta del ruolo del Cristianesimo”.

 

 

 (foto: www.comune.torino.it)

Alla Fondazione Accorsi il Divisionismo, da Segantini a Balla. Fino al 24 gennaio

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OMETTO ACCORS

A confronto le opere di artisti di fine Ottocento e inizio Novecento,  attivi a Torino e Milano

 

Il Divisionismo tra Torino e Milano è protagonista della mostra prorogata al 24 gennaio 2016 alla Fondazione Accorsi Ometto,  comprendente 45 opere selezionate, seguendo i percorsi dei Divisionisti, proprio a partire dalle due regioni che hanno costituito l’epicentro di questo movimento pittorico: il Piemonte e la Lombardia. L’esposizione, curata da Nicoletta Colombo e organizzata in collaborazione con lo Studio Berman di Giuliana Godio,  offre un interessante viaggio nella pittura compresa in un periodo che prendeva avvio dagli anni Ottanta dell’Ottocento per protrarsi fino a tutto il primo decennio del Novecento.

 

L’attenzione si concentra sul ruolo svolto, nello svolgimento delle tendenze divisioniste, dalle città di Torino e Milano, e sui protagonisti della “pittura divisa” di origine piemontese o lombarda. Il Divisionismo,  infatti, nasce in Italia intorno agli ultimi decenni dell’Ottocento e, secondo alcuni critici d’arte,  raggiunge la sua massima espressione con Pellizza da Volpedo, mentre, secondo altri, con Segantini. Le direttive di questo movimento,  nate nei territori ligure e lombardo, sono state poi codificate da principi teorizzati da Gaetano Previati. Il Divisionismo italiano si è differenziato dal “pointillisme” francese per le sue inquietudini estetiche, le sollecitazioni sociali e per il suo crescente confronto con i principi della ricerca scientifica. A ufficializzare il nuovo movimento divisionista fu la Triennale di Milano del 1891.

 

I protagonisti della sperimentazione pittorica divisionista di cui sarà possibile ammirare le opere in mostra sono, tra gli altri, Giovanni Segantini, Giuseppe Pelizza da Volpedo, Angelo Morbelli,  Gaetano Previati, Vittore Gubricy de Dragon,  Emilio Longoni, Matteo Olivero,  Carlo Fornara, Cesare Maggi,  Achille Tomei,  Giovanni Battista Ciolina e Angelo Barabino. All’ingresso del Novecento,  accanto ai maestri ormai affermati,  si andavano imponendo pittori di più giovane formazione, quali Carlo Carrà,  Umberto Boccioni,  Giacomo Balla e Leonardo  Dudreville,  che erano ancora legati per nascita o per formazione alla storia artistica piemontese o lombarda. In mostra si potranno ammirare, tra le altre,  opere quali “Le Parche” (1904), “Vecchine curiose”(1891) e “Ave Maria della sera”(1910) di Morbelli,  “Il sole” di Pellizza da Volpedo, risalente agli anni 1903-4, “Calvario” del 1901 e “Gregge all’alba” del ’10 di Previati, “Bosco di faggi” (1887-1912) di Gubricy de Dragon.

 

Mara Martellotta

 

Informazioni per il pubblico: 01183768

Dal 16 settembre 2015

Orario: Mart – ven 10-13, 14-18.

Sab e Dom.  10-13, 14-19. Lunedì chiuso.

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