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ECONOMIA E SOCIALE - page 2

“Anni di piombo e di tritolo”

in ECONOMIA E SOCIALE

IL LIBRO DI GIANNI OLIVA PER NON DIMENTICARE CIO’ CHE E’ STATO E PER FARLO CONOSCERE A CHI NON C’ERA ANCORA

 

Il 4 novembre scorso l’Associazione Vitaliano Brancati ha presentato, presso Circolo degli Scrittori di Torino, l’ultimo libro di Gianni Oliva: Anni di Piombo e di Tritolo. Oltre all’autore erano presenti il presidente dell’associazione Gianni Firera, l’ex procuratore della Repubblica Armando Spataro e il senatore Giorgio Benvenuto.

E’ dettagliato e drammatico il racconto di Oliva, è una ricostruzione puntuale e minuziosa di ciò che accadde in quel ventennio angoscioso, in quegli anni dolorosamente definiti “di piombo e di tritolo”, dal dicembre 1969 con l’attentato di Piazza Fontana e l’esplosione della Banca Nazionale dell’Agricoltura fino all’assassinio di Roberto Ruffili il 16 aprile del 1988. Due decenni di terrorismo “rosso” durante i quali furono assassinati magistrati come Emilio Alessandrini, operai come Guido Rossa, giornalisti come Walter Tobagi e Carlo Casalegno, condannato a morte il presidente della DC Aldo Moro e di stragi “nere” come quella di Piazza della Loggia, del treno Italicus e della stazione di Bologna, scempi che fecero quasi quattrocento vittime e mille tra feriti e invalidi.

Questo libro non nasce con l’obiettivo di svelare particolari inediti sui fatti accaduti ma con la volontà, come dice l’autore, di raccontare gli anni di piombo a chi non c’era, quegli anni che egli stesso ha vissuto a Torino, un periodo nefasto che vide l’uccisione di 20 persone, molti feriti e gambizzati, vite che portano ancora oggi lesioni indelebili, non solo fisiche.

“In mezzo c’ero anche io, non tra quelli che sparavano, non tra quelli che lanciavano molotov” dice l’autore parlando dei cortei dell’ultrasinistra, “in quegli anni era molto più facile essere radicale che moderato: un insidioso conformismo dell’anticonformismo” dichiara, spiegando poi che questa tendenza condizionava ogni forma di pensiero e comportamento e che l’ideologia era la misura di tutte le cose, una sorta di farmaco che anestetizzava la morale. “Perché mi sono salvato? Mi piacerebbe dire che ho fatto una scelta ragionata, invece credo di non averlo fatto solo per paura” spiega Gianni Oliva “ la paura è una grande protezione”, la paura come filtro, come salvaguardia, quella cosa che non ti fa “varcare il confine tra protesta e crimine” e aggiunge che per commettere il male non è necessario essere cattivi, che non c’è nessun percorso interiore o sociale profondo dietro le azioni criminose che hanno portato assassini ad armarsi e che non ci deve essere nessuna giustificazione alla violenza alla quale non bisogna piegarsi, tollerare o legittimare.

Secondo Oliva, che ha un passato di insegnante di Italiano e latino, la scuola dovrebbe dedicare più tempo all’insegnamento della storia contemporanea e perché non ci sia “un cortocircuito nella memoria collettiva” e per non far perdere senso alla storia stessa, si dovrebbero ricordare con più facilità i nomi delle vittime che quelli dei carnefici, quei carnefici a cui certamente spetta il diritto di parola, come dovrebbe essere in uno stato di diritto, ma che non dovrebbero avere pulpiti nelle università o palchi nelle trasmissioni televisive consentendo così alle loro ragioni di essere affermate senza un contraddittorio. “Chi ha commesso il male può percorrere la strada individuale del pentimento o mantenere la convinzione delle proprie follie, ma deve farlo in privato lontano dalle luci della ribalta” scrive Oliva, invece talvolta assistiamo ad un ribaltamento dei ruoli e chi ha ucciso o usato violenza in nome di una idea diviene un protagonista giustificato. Come disse Andrea Casalegno, figlio di Carlo il giornalista ucciso nel 1977, “uno può diventare un ex-terrorista ma non un ex assassino”, a conferma che la responsabilità morale resta per sempre come chi se ne andato, morto assassinato senza sapere perché.

In questo libro si ripercorre la storia di quei due decenni e si evidenzia come il nostro paese fosse portato avanti a due velocità, una “conservatrice e retrograda” che nel 1954, come ricorda Oliva, condanna al carcere la “Dama Bianca” di Fausto Coppi per adulterio, l’altra più aperta e attenta al processo di modernizzazione, quella del miracolo economico che migliorò lo stile di vita, che innalzò il livello di scolarizzazione, che fece sognare e sperare migliaia di famiglie.

Ricordare e conoscere quindi, fare i conti con un passato che troppo spesso si dimentica, quel passato che ha lasciato alcune zone grigie e suggerisce una domanda sul piano storico: erano davvero necessari 385 omicidi e centinaia di invalidi prima di vincere la guerra?

 

Maria La Barbera

Restructura: la visione culturale del territorio

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Questo il tema del Congresso dell’ Istituto Nazionale di Bioarchitettura, alla rassegna presso l’ Oval Lingotto Fiere

 

L’architettura, i suoi valori simbolici ed identitari, costituiranno il tema della tavola rotonda in programma, nell’ambito di Restructura 2019, sabato 16 novembre prossimo alle 16, presso l’Oval Lingotto Fiere, Sala Rossi.

“Storia ed attualità del’architettura. La visione culturale del territorio” è il titolo, infatti, del congresso promosso dall’Istituto Nazionale di Bioarchitettura, Coordinamento Inbar Piemonte, di cui è responsabile per il Piemonte l’architetto Ivano Verra. Tre le relazioni in cui si articolerà l’incontro, condotto da personalità non appartenenti al mondo dell’architettura, che avranno lo scopo di stimolare, da diversi punti di vista, la platea tecnica.

La bellezza dell’architettura assume un valore simbolico tanto che, nei periodi di instabilità e di conseguente crisi sociale, istituzioni e problematiche ambientali diventano, per lo più, bersaglio dell’identità, della memoria e della storia di un’intera nazione. Da oltre trent’anni, d’altronde, l’Istituto Nazionale di Bioarchitettura si interroga e studia i valori, anche simbolici, presenti nell’architettura contemporanea. In questa occasione intende dibattere con i propri iscritti, grazie all’apporto di diversi contributi interdisciplinari, i rimedi che possono essere attuati in seguito alla devastazione e successiva ricostruzione del patrimonio ambientale ed architettonico che si verifica nei periodi di crisi, compresi quelli derivanti da cambiamenti climatici. La visione identitaria del paesaggio e dell’architettura ha imposto, infatti, alla luce della Convenzione Europea, la considerazione di un concetto nuovo di paesaggio che nasce dal legame che sussiste tra un luogo e la personalità, il vissuto di un individuo e la collettività. Proprio alla luce della Convenzione Europea sono stati fatti forti richiami al concetto di sviluppo sostenibile ed al ruolo determinante delle comunità locali nei rapporti tra società e territorio.

Dibatteranno sul tema dell’architettura ideale e sul valore della bellezza nel patrimonio costruito Edoardo Sylos Labini ed Edoardo Cigolini ( Cultura #Identita’); sul tema del “Patrimonio culturale sotto attacco: guerra, terrorismi ed aree di crisi” parlerà la ricercatrice dell’Imt Scuola Alti Studi di Lucca Elena Franchi. Mauro Grimaldi e Davide Prontera di Azimut interverranno sul tema “Sostenibilità sociale, ambientale ed impatto economico sono le nuove frontiere della finanza a supporto dei territori”. Il responsabile del settore Sostenibilità Mapei, Mikaela Decio, tratterà, infine, il tema del sostenibilità ed innovazione nel ciclo di vita del patrimonio immobilare. Seguiranno, alle 17.30, una tavola rotonda ed un dibattito moderati dall’architetto Gio’ Dardano. L’avvio dei lavori sarà affidato all’incontro con lo scrittore Osvaldo Guerrieri.

 

Mara Martellotta

Le Regioni contro l’emergenza infezioni in ospedale

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Progetto ICARETE: “Le Regioni si confrontano sull’emergenza globale delle infezioni contratte in ospedale”

Nell’ambito del Progetto ICARETE, un nuovo interessante incontro sul comparto sanitario mettendo a confronto i massimi esperti in tema di infezioni resistenti indicate dall’OMS come potenziale prima causa di morte nel 2050, proposto da Motore Sanità“.

Le Infezioni Correlate all’Assistenza (ICA), sono infezioni che possono essere acquisite durante il ricovero o in altri contesti sanitari simili. Purtroppo, continuano a crescere in quasi tutti i Paesi Europei, con un incremento medio annuo del 5%. In Italia si contano tra 450-700 mila infezioni in pazienti ricoverati in ospedale, con un risultato che è fra i peggiori d’Europa.

“La Regione Piemonte si è dotata da molti anni di un intervento nei confronti delle Infezioni Correlate all’Assistenza (ICA) che comprende il tema antimicrobico resistenza (AMR).

In tutti gli ospedali sono presenti Unità per il Rischio Infettivo e annualmente sono assegnati alle Aziende obiettivi regionali misurati tramite indicatori, individuati dal Gruppo regionale dedicato alla materia (GLICA). Questi obiettivi comprendono attività di sorveglianza ICA e AMR, monitoraggio del consumo di antibiotici, di prevenzione delle infezioni e formazione.

Luigi Icardi, assessore alla Sanità Regione Piemonte, ha spiegato “I livelli di resistenza riscontrati variano tra i diversi batteri e antibiotici. Continua Icardi ” In Piemonte si osserva una diffusione dell’antibiotico resistenze che nel complesso non si discosta molto dalle medie nazionali”.

In Italia si stimano circa 10.000 casi di decessi all’anno per infezioni resistenti ai comuni antibiotici, pari al doppio delle morti legate agli incidenti stradali. Per far fronte a questo scenario preoccupante, nel 2017 il Ministero della Salute ha pubblicato il Piano Nazionale di Contrasto dell’Antimicrobico-Resistenza (PNCAR) 2017-2020, fissando il percorso che le istituzioni nazionali, regionali e locali, devono compiere per un miglior controllo delle infezioni. Esiste, però, una notevole variabilità tra regioni nelle modalità di attuazione dei programmi di sorveglianza e controllo di questo fenomeno.

Vista l’emergenza e con l’obiettivo di fare il punto su ciò che è stato fatto e ciò che c’è ancora da fare a livello regionale, creando una rete di comunicazione sulle infezioni correlate all’assistenza, nasce ICARETE. Progetto, che si compone di 12 incontri regionali, realizzato con il contributo non condizionante di MENARINI, che vede confrontarsi le istituzioni e i massimi esperti del settore. Il Progetto arriva in Piemonte una delle Regioni più virtuose nel sistema di controllo delle infezioni.

Franco Ripa, responsabile Settore “Programmazione dei servizi sanitari e sociosanitari” Direzione Sanità-Assessorato Regione Piemonte ha illustrato “la Regione Piemonte ha sviluppato da molti anni uno specifico Programma di prevenzione delle infezioni correlate all’assistenza, che impegna tutti gli ospedali ad attuare specifici interventi di prevenzione. Le attività svolte vengono valutate dalla Direzione Regionale e messe in atto specifiche azioni di miglioramento”.

Claudio Zanon, direttore Scientifico di MOTORE SANITA’ ha riassunto “Da quando il problema dei super batteri resistenti alle terapie disponibili è emerso nella sua estrema gravità, la ricerca farmaceutica ha ripreso vigore e progressivamente sta mettendo a disposizione nuovi e più efficaci antibiotici”

 

Tommaso Lo Russo

 

Il numero verde Neve di Amiat

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 In occasione della partenza della nuova stagione invernale 2019/2020, Amiat Gruppo Iren ha predisposto i possibili interventi per permettere ai cittadini torinesi di svolgere le proprie attività quotidiane, limitando gli eventuali disagi legati a un evento nevoso.

Come ormai da consuetudine, quindi, a fianco al Servizio di Customer Care Ambientale 800 017277 (attivo dal lunedì al venerdì, in orario 8.00 – 17.00), sarà attivo da novembre 2019 e fino a marzo 2020 il Numero Verde Neve n. 800 679738 – disponibile 24 ore su 24 anche nei giorni festivi – per richiedere informazioni sul servizio di sgombero neve sulla strade urbane.

Per dare una comunicazione il più possibile capillare al cittadino, inoltre, sono stati distribuiti in tutte le sedi di circoscrizione di Torino aperte al pubblico opuscoli informativi gratuiti sui servizi Amiat in caso di neve.

L’opuscolo rimane sempre reperibile on line e scaricabile in versione pdf sul sito di Amiat, al seguente link: http://www.amiat.it/cms/servizi/60-pulizia-della-citta/viabilita-invernale.

Per qualsiasi dubbio o ulteriore informazione è sempre possibile scrivere ad amiat@gruppoiren.it.

Montiglio Monferrato aiuta la “Mensa dei poveri” di Torino

in ECONOMIA E SOCIALE

Il Comune astigiano sostiene una raccolta di cibo per gli indigenti del sacerdote cottolenghino Don Adriano Gennari.

 

Montiglio Monferrato in aiuto degli indigenti torinesi. E’ questa la lodevole iniziativa lanciata dal comune astigiano in occasione del Santo Natale per fornire aiuto concreto, tramite una raccolta di viveri a lunga scadenza, alla storica ‘Mensa dei Poveri’ di Torino.

Una nobile realtà solidale fondata nel 2008 – nel difficile quartiere di San Salvario, accogliendo per primo l’invito di Sua Eccellenza Mons. Cesare Nosiglia, Arcivescovo di Torino – da Don Adriano Gennari, stimato sacerdote cottolenghino famoso per le preghiere di intercessione a favore di malati e sofferenti, nonché fondatore e animatore della seguita Comunità di preghiera e Associazione Onlus ‘Cenacolo Eucaristico della Trasfigurazione’, che ha altresì sede nel millenario Monastero Abbaziale di Casanova, nel torinese.

Abbiamo avuto modo di conoscere e apprezzare il caro Don Adriano il 16 giugno scorso, quando officiò l’intensa celebrazione eucaristica di inaugurazione della ‘Campana dei Tre Comuni’ fusa dalla ‘Pontificia Fonderia Marinelli’, che vide un’affollatissima affluenza con numerosi fedeli giunti da tutto il Piemonte”, ricorda il Sindaco Dimitri Tasso.

Motivo per cui, abbiamo scelto di diffondere e coinvolgere tutti i montigliesi in una raccolta cibo per la sua ‘Mensa dei Poveri’, offrendo così il nostro contributo spontaneo alla sua stimata opera caritatevole. Ricordo che già per i cittadini del nostro paese seguiti dai nostri servizi sociali – il ‘Co.ge.sa.’ abbiamo attivato la convenzione con il ‘Banco Opere di Carità’ per mezzo del vulcanico referente piemontese Enzo Valsania che prevede la distribuzione mensile dei pacchi alimentari”.

Gli fa eco Maurizio Scandurra, giornalista, imprenditore e benefattore insignito alla scorsa ‘Fiera del Tartufo’ della cittadinanza onoraria di Montiglio Monferrato, nonché incaricato dal Sindaco per i grandi eventi in comune e il recupero della memoria storica e religiosa: “Don Adriano è un apostolo moderno di fede, speranza e carità in un quotidiano indifferente in cui sempre più persone distolgono lo sguardo dai poveri: che, come dice il Vangelo, sono la porta privilegiata che conduce al Signore Gesù”, esordisce. “Con la sua generosa mensa, grazie all’aiuto costante a turno di oltre 200 volontari, sfama giornalmente ogni sera dal lunedì al venerdì dalle 130 alle 160 persone, distribuendo altresì ogni mercoledì una media di circa 300 pacchi-famiglia mensili e più di 500 sacchetti-pasto la domenica”.

Chiunque volesse donare del cibo, può farlo “portando in Comune a Montiglio Monferrato entro sabato 21 Dicembre prossimo – spiega Scandurra – alimenti tutti a lunga scadenza quali scatolette di tonno all’olio d’oliva, legumi, piselli e fagioli in scatola, carne in scatola, formaggi a lunga conservazione, passata di pomodoro, riso, olio e aceto, sale fino e sale grosso, latte e biscotti entrambi a lunga conservazione, unitamente a detersivi per piatti, stoviglie e pavimenti necessari alla pulizia dei locali e al corretto mantenimento delle attrezzature di ristorazione e servizio ai poveri”.

La consegna del cibo raccolto avverrà Mercoledì 24 Dicembre durante la solenne funzione natalizia delle ore 21.00 presso la Chiesa del millenario e cistercense Monastero Abbaziale di Casanova (frazione di Carmagnola, in provincia di Torino), oggi adibito a Casa di Spiritualità e Centro di Ascolto del ‘Cenacolo Eucaristico della Trasfigurazione’.

Per informazioni sulle attività caritatevoli di Don Adriano Gennari, sono disponibili i siti web www.cenacoloeucaristico.it e www.monasteroabbazialedicasanova.it.

 

Una borraccia per ciascun dipendente

in ECONOMIA E SOCIALE

“Si riusa e non si getta” è l’azione congiunta di Acea Pinerolese, Acsel, Cidiu e Scs iscritta all’11a edizione della Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti

A partire dalla Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti (SERR, 16-24 novembre) le aziende Acea Pinerolese, Acsel, Cidiu e Scs – che gestiscono la raccolta rifiuti in 160 comuni su un territorio di quasi 3 mila cinquecento chilometri quadrati che si estende dall’Eporediese alle Valli di Susa e Sangone fino al Pinerolese, comprendendo anche l’area nord Ovest di Torino – consegneranno una borraccia a ciascuno dei circa mille dipendenti.


L’iniziativa nasce nell’ambito della collaborazione instaurata con Corona Nord Ovest – la Rete di Imprese che raggruppa cinque tra le principali società di gestione dei rifiuti del Torinese di cui le aziende fanno parte – e vuole sensibilizzare sull’urgenza di ridurre l’utilizzo della plastica e più in generale la quantità di rifiuti che produciamo. L’azione è iscritta all’11a edizione della SERR che quest’anno ha come tema “Educare alla riduzione dei rifiuti”, con lo slogan ‘Conosci, cambia, previeni”.
Considerato che per fronteggiare il problema della plastica occorre ridurne l’impiego usa e getta favorendo sistemi di riuso e che ogni anno nel nostro Paese sono oltre 8 miliardi le bottiglie in plastica che vengono consumate (dossier “Acqua in bottiglia”, 2018, Legambiente e Altreconomia), Acea Pinerolese, Acsel, Cidiu e Scs hanno deciso di donare a tutti i propri dipendenti una borraccia di alluminio pratica e leggera da 750 ml con moschettone, che riporta il claim “Si riusa e non si getta”.
Dal questionario che le aziende hanno sottoposto ai dipendenti, è infatti emerso che l’utilizzo della borraccia porterà ad un risparmio complessivo stimato di 311 mila bottiglie di plastica all’anno. Uno strumento concreto che contribuisce a ridurre i rifiuti e che, a partire dalle abitudini all’interno delle aziende di igiene ambientale della Rete Corona, può essere un buon esempio per la realtà sociale in cui i dipendenti operano quotidianamente, partendo dal presupposto che il miglior rifiuto è quello che non viene prodotto e che è meglio riutilizzare gli oggetti invece che acquistarne di nuovi.

Venezia, come un anno fa: la Chiesa dei pirati affonda in laguna

in ECONOMIA E SOCIALE

Vi riproponiamo l’articolo pubblicato un anno fa, il 16 novembre 2018. La situazione non solo non è migliorata, ma peggiorata

E’ universalmente conosciuta come la basilica di San Marco, visitata ogni anno da 30 milioni di turisti. Oggi rischia di finire sott’acqua come tutta Venezia

In questi giorni l’acqua salmastra è arrivata al centro della chiesa, ha aggredito statue e sculture con la grande preoccupazione che l’umidità, salendo verso l’alto, raggiunga gli splendidi mosaici dorati bizantini del XII secolo fino a farli sparire. Per alcuni scrittori dell’Ottocento il tempio dell’evangelista Marco era la chiesa dei pirati, “immenso forziere di ricchezze composto da pezzi rubati o conquistati ad altre civiltà, un sogno orientale, una chiesa moresca o una moschea cristiana innalzata da un califfo convertito”. San Marco è un pezzo d’Oriente in laguna, un angolo di Costantinopoli trapiantato a Venezia. Quando i veneziani andavano alle Crociate tornavano a casa con un bottino enorme, con galee stracolme di marmi, colonne, capitelli e reliquie sacre portate via da chiese ed edifici storici nei Paesi orientali in cui andavano a far la guerra o a vendere i loro prodotti. Erano insuperabili in tutto ciò. Molti di questi oggetti, oggi collocati dentro e fuori la basilica, sono giunti dalla capitale dell’Impero bizantino dopo la IV Crociata del 1204, nota come il sacco di Costantinopoli, la crociata della vergogna, quando i cristiani massacrarono tanti altri cristiani. I più famosi sono i quattro cavalli di bronzo dorato che abbellivano l’ippodromo sul Bosforo, diventati poi i cavalli di San Marco. Venezia è impregnata di influssi bizantini e a quell’epoca era un via vai di artisti e mosaicisti greci che giungevano in laguna da Bisanzio per decorare le chiese cittadine. San Marco stessa è stata costruita nell’828 a croce greca sul modello della chiesa dei Dodici Apostoli che sorgeva su un colle della Roma d’Oriente dove oltre 500 anni fa fu abbattuta per lasciare spazio alla moschea di Maometto II il Conquistatore. Per evitare i danni causati dall’inquinamento atmosferico i cavalli originali sono al sicuro all’interno della basilica con un fascio di luce che esalta il loro splendore mentre sulla facciata della chiesa compare una copia della quadriga bronzea. All’esterno, nell’angolo che guarda Palazzo Ducale, stazionano quattro imperatori romani con spada al fianco, forse i tetrarchi che si divisero l’Impero, scolpiti nel porfido rosso, quasi fossero di guardia al Tesoro della basilica. Anche queste statue erano a Bisanzio e furono portate a Venezia nel 1204. Non erano a Costantinopoli e neppure ad Acri, come si è pensato per lungo tempo, i cosiddetti “pilastri acritani”, in bella mostra a pochi metri dai tetrarchi. Non sono stati trafugati dai veneziani a San Giovanni d’Acri nel 1258 ma in un’antica chiesa greca. All’interno di San Marco c’è un altro tesoro costantinopolitano. In fondo alla navata sinistra, i fedeli si raccolgono in preghiera davanti alla Nikopeia (Portatrice di Vittoria), l’icona dell’ XI secolo che i sovrani bizantini portavano in battaglia come amuleto e la custodivano nel monastero del Pantocrator a Costantinopoli. L’immagine sacra fu presa dai crociati dopo uno scontro con un reparto militare comandato dall’imperatore e finì a Venezia, ennesimo bottino della quarta Crociata. Si trovava nel medesimo monastero anche la magnifica iconostasi di smalti, gemme e pietre preziose collocata oggi nella Pala d’Oro in San Marco. Altri oggetti sacri e reliquie furono portati a Venezia dopo la conquista di Costantinopoli nel 1204 e si possono vedere nel Tesoro della basilica. Fino a quando sarà possibile ammirare tutto ciò? Per la quarta volta nella storia l’alta marea ha invaso la parte centrale della basilica per arrivare proprio sotto l’altare della Madonna Nikopeia dopo aver ricoperto per 90 centimetri il pavimento a mosaico dell’atrio.

Filippo Re

 

Sullo smog rottura tra Regione e Città Metropolitana

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L’assessore regionale all’Ambiente Matteo Marnati interrompe i rapporti istituzionali con il tavolo sulla qualità dell’aria della Città Metropolitana

«Pronto un tavolo per agire autonomamente con i sindaci della provincia»

«Da ora in avanti la Regione agirà autonomamente convocando i sindaci coi quali concordare le politiche per la riduzione delle emissioni inquinanti nell’aria». Così l’assessore regionale all’Ambiente, Matteo Marnati, dopo l’incidente di questa mattina presso la sede della città Metropolitana, dove si sono incontrati 23 sindaci per pianificare le misure di contenimento delle sostanze inquinanti assieme con la consigliera con delega all’Ambiente, Barbara Azzarà. L’incontro è stato organizzato dalla Città Metropolitana per avviare il confronto coi sindaci sul contenimento degli inquinanti, ma in contemporanea con la firma di partenariato di ripartizione dei fondi comunitari all’EnviPark. «Non è accettabile – ha detto Marnati –che per tre volte consecutive si sia cercato l’incidente pianificando incontri senza verificare la presenza della Regione, che tra l’altro è il principale erogatore di sostegni economici. Questa grave sgrammaticatura istituzionale avrà come conseguenza il fatto che, da ora in avanti, in assenza di scuse formali, agiremo autonomamente».

Conclude Marnati: «Convocherò personalmente in assessorato il tavolo sulla qualità dell’aria con tutti i sindaci per concordare con loro le misure per la riduzione delle sostanze inquinanti. I sindaci sono i nostri primi interlocutori, e sono qui in assessorato regionale sono a casa loro».

Verso l’edizione numero 74 della Mostra di San Giuseppe

in ECONOMIA E SOCIALE

Dal Piemonte

Dal 13 al 22 marzo 2020 a Casale Monferrato. D&N Eventi Srl organizzerà l’evento all’insegna della continuità

 

Una primavera di appuntamenti al PalaFiere Riccardo Coppo, dopo la Mostra regionale , dal 3 al 5 aprile arriverà ‘Monferrato Green Farm’

 

Il motore dell’edizione numero 74 della Mostra Regionale di San Giuseppe 2020 ormai da qualche tempo sta girando a pieno regime, anche perché quest’anno (prima novità) le ‘Fiere di primavera’ a Casale Monferrato saranno due. L’edizione numero settantaquattro della Mostra regionale di San Giuseppe a Casale Monferrato si terrà da venerdì 13 a domenica 22 marzo 2020 Ad organizzarla, all’insegna della continuità, sarà nuovamente D&N Eventi di Casale Monferrato, società composta da tre imprenditrici monferrine. . Sede sarà nuovamente il PalaFiere Riccardo Coppo al Quartiere Fieristico della Cittadella. Intanto lo staff di D&N anticipa che “saranno confermati gli ingredienti che hanno contribuito al successo delle ultime edizioni, ovvero l’ingresso gratuito ed il percorso alternato”. Non mancheranno, però, altri graditi ritorni, che sono ormai dei classici, dall’Area Giochi, riservata ai giovanissimi, alla ‘Piazzetta del Gusto’ con l’enogastronomia di diverse regioni italiane abbinata a quella del territorio, ‘Arteinfiera’, ormai alla ventiseiesima edizione, ideata a curata dal critico d’arte (e artista) Piergiorgio Panelli. Tra la ‘riproposte’ ci sarà anche l’Eno-Area che vede, affiancata ai produttori vinicoli, un’area degustazione. Per la ristorazione invece è in arrivo una “novità che alzerà il livello qualitativo dell’offerta”.

Infine sarà allestita nuovamente l’area verde, a cura di Vivai Varallo e dell’Istituto Luparia di San Martino di Rosignano.

E questa sarà una vera e propria anticipazione ‘sul campo’ della prima edizione della seconda delle fiere di primavera.

Dal 3 al 5 aprile 2020, sempre a cura di D&N Eventi di Casale Monferrato verrà proposta nella cornice del PalaFiere Riccardo Coppo, la prima edizione di ‘Monferrato Green Farm – Fiera del verde e dell’agricoltura che proporrà corsi, workshop,attività ludo didattiche, un’area gastronomica dei prodotti Dop e tanto altro per chi ama la natura, il giardinaggio ed il bello.

L’evento ha il patrocinio della Provincia di Alessandria, della Città di Casale Monferrato,Camera di Commercio di Alessandria e la collaborazione di Confartigianato Imprese Alessandria, Confagricoltura Alessandria, , Coldiretti Alessandria, Asproflor, Coniolo Fiori, Istituto tecnico agrario Vincenzo Luparia,Vivai Varallo,Sanber,Costanzo Savio e Doriano.

 

C’era una volta l’Afghanistan

in ECONOMIA E SOCIALE

In occasione dei 30 anni dalla scomparsa di padre Federico Peirone, il Centro studi sui Paesi arabo-islamici Federico Peirone intitolato all’illustre arabista e docente universitario, organizza, con il patrocinio dell’Università di Torino, del Consolato Generale Svizzero in Italia, del Consiglio Regionale del Piemonte e del Comune di Torino il convegno-mostra “C’era una volta l’Afghanistan – La via crudele: da Ginevra a Kabul 1939-1940” che si terrà il 18 novembre alle ore 17,30 presso l’Università degli studi di Torino, nel Palazzo del Rettorato, in via Po 17.
L’Afghanistan è al centro quest’anno di importanti ricorrenze: 40 anni fa, nel dicembre del 1979, iniziava l’occupazione sovietica e 30 anni fa, nel febbraio 1989, gli ultimi soldati sovietici abbandonavano l’Afghanistan che era diventato una sorta di Vietnam per l’Urss. Meno nota, ma riscoperta recentemente con convegni e mostre in Svizzera e Germania, è un’altra ricorrenza. Ottanta anni fa, il 6 giugno del 1939, due donne, giornaliste, scrittrici e fotografe, partivano in auto per uno straordinario viaggio da Ginevra verso Kabul. Un viaggio documentato con due libri, decine di fotografie e filmati. L’Afghanistan è nuovamente al centro dell’attenzione mondiale per i colloqui in corso fra americani e talebani nel tentativo di porre fine allo stato di guerra e alla presenza delle truppe straniere (fra cui il contingente italiano). La mostra riguarda il viaggio compiuto nel 1939 da due giovani giornaliste e scrittrici svizzere, Ella Maillart e Annemarie Schwarzenbach, entrambe già protagoniste di inchieste e reportage in diversi Paesi. Partono per un lungo e avventuroso itinerario in auto da Ginevra verso Kabul. Devono realizzare reportage per importanti quotidiani e riviste. Hanno con sé macchine fotografiche e una cinepresa. Ma il loro viaggio è anche una fuga spirituale da un’Europa imbarbarita che, dopo i massacri della Prima guerra mondiale e l’avvento dei totalitarismi, il nazismo sta trascinando nella tragedia della Seconda guerra mondiale. Uno straordinario viaggio di ricerca interiore: scriverà la Maillart “ volevamo andare in luoghi dove la parola divino avesse ancora un significato”. Sono circa 300 le fotografie scattate durante il lungo viaggio verso Kabul da Annemarie Schwarzenbach: immagini professionali che dovevano illustrare gli articoli per quotidiani e riviste. Durante il viaggio, inoltre, Ella Maillart filmò popoli e luoghi con la sua cinepresa, utilizzando una nuova pellicola che l’Agfa le aveva appositamente dato da sperimentare. Le immagini sono la testimonianza di un mondo che in gran parte non c’è più : ci riportano un Afghanistan arcaico, ancora percorso da tribù nomadi, capi tribali o capi villaggio che accolgono le due donne, che viaggiano sole, con cortese e curiosa ospitalità. L’inaugurazione della mostra sarà occasione per parlare di Afghanistan nell’aula magna del Palazzo del Rettorato. Una parte dei migranti che cercano di approdare in Europa arriva dall’Afghanistan, un Paese dissolto da quando nel dicembre del 1979 le truppe sovietiche lo invasero. Da allora non è più uscito dal tunnel della guerra e della violenza. Un Paese in cui, oggi, è quasi impossibile avventurarsi. Ma non era così, evidentemente quando le due giornaliste e scrittrici svizzere vi si recarono, sole, in auto. L’Afghanistan è oggi esempio di Islam radicale: la nascita di al-Qa’eda con Bin Laden e altri gruppi jihadisti che si fondono con essa. L’ingresso destabilizzante dei Talebani. L’attentato alle Torri gemelle. L’intervento USA e della Nato che si protrae da anni ormai, con la partecipazione e la presenza dei militari italiani. Un Paese dove i Talebani stanno riprendendo il controllo della maggior parte del territorio, mentre l’Isis, in fuga dalla Siria, vi cerca un nuovo spazio per rifondare il suo califfato.

(redazione Centro F.Peirone)

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