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ECONOMIA SOCIETA’ E COSTUME - page 2

Malattie rare, convegno nazionale al Lingotto

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L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che esistano dalle 6000 alle 8000 differenti malattie rare e che circa il 10% della popolazione mondiale ne sia affetto. Per malattia rara si intende una patologia che colpisce meno di 5 persone su 10.000 nella Comunità Europea

Dal 22 al 25 gennaio si terrà, al centro congressi del Lingotto di Torino, il convegno Malattie Rare e Patologia Immune organizzato dal CMID, Centro di ricerche di immunopatologia e documentazione su malattie rare, e dalla Struttura complessa universitaria di Nefrologia e Dialisi dell’ospedale Giovanni Bosco (Asl Città di Torino), entrambe dirette dal professor Dario Roccatello.

L’assessore alla Sanità della Regione Piemonte e coordinatore della Commissione Salute della Conferenza delle Regioni, Luigi Icardi, interverrà per un saluto istituzionale giovedì 23 gennaio alle ore 9:30.

Il Piemonte è da sempre all’avanguardia a livello nazionale sul fronte delle malattie rare, con l’allargamento delle esenzioni fin dal 2005 e la presenza in molte reti europee di riferimento.E’ motivo di orgoglio e di soddisfazione ospitare nella nostra regione un congresso che vede la partecipazione di molti relatori qualificati” – sottolinea Icardi.

Giunto alla 23ma edizione, il convegno si occupa delle malattie autoimmuni, reumatologiche, nefrologiche e rare, un gruppo eterogeneo di patologie spesso croniche che colpiscono anche soggetti molto giovani devastandone la qualità di vita. Rappresenta ormai un appuntamento costante per gli specialisti di malattie nefrologiche, reumatologiche, immunologiche e per la Rete delle Malattie Rare del Piemonte e della Valle D’Aosta che coinvolge tutte le aziende sanitarie delle due regioni e si fa carico di quasi 40.000 pazienti.

La qualità della Rete è sostenuta dalla partecipazione di tre Aziende Sanitarie (Città della Salute e della Scienza di TorinoSan Luigi Gonzaga di Orbassano e ASL Città di Torino, hub Ospedale Giovanni Bosco) a sei Reti Europee di Riferimento per le malattie rare e complesse create nel 2017 allo scopo di garantire la creazione di Registri Europei di patologia e sviluppare linee guida condivise fra gli specialisti di diverse nazioni.

Il convegno si aprirà proprio con una sessione dedicata all’evoluzione ed ai futuri sviluppi di queste Reti europee di riferimento. La sostenibilità e gli effetti collaterali delle nuove terapie personalizzate delle malattie rare, autoimmuni, e dei tumori saranno oggetto di numerose sessioni del Convegno. Oltre allo sviluppo di terapie innovative, la cura delle malattie rare, immunoreumatologiche e nefrologiche richiede l’attività di una rete coordinata di specialisti e di operatori sanitari.

La Regione Piemonte è sempre stata molto attiva in quest’ambito: diverse sessioni del convegno si occuperanno dell’importanza della comunicazione fra l’equipe curante e i pazienti affetti da malattia renale cronica, delle raccomandazioni regionali per le amiloidosi sistemiche, del ruolo del Forum delle associazioni di pazienti, e di un nuovo percorso che è stato sviluppato per permettere la transizione dei pazienti affetti da malattia rara dall’età pediatrica a quella adulta.

Saranno discusse anche le novità diagnostiche e terapeutiche nelle artriti infiammatorie, nelle vasculiti, nel LES (Lupus eritematoso sistemico), nella sindrome da anticorpi antifosfolipidi, nelle sindromi auto infiammatorie, nelle malattie lisosomiali, nelle dermatiti bullose autoimmuni, nell’emofilia, nell’insufficienza renale cronica, e nel linfedema cronico.

In questi ambiti il 23° Convegno su Malattie Rare e Patologia Immune, che si sviluppa in quattro giornate, e coinvolge 120 relatori tra cui ricercatori delle maggiori istituzioni scientifiche europee e americane, fornirà agli operatori sanitari (medici, farmacisti, biologi, infermieri e fisioterapisti) un aggiornamento sulle problematiche diagnostiche, le novità terapeutiche e le soluzioni di sostenibilità.

Prima volta al mondo: sperimentate staminali del fegato in neonati

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Piccoli affetti da gravissime malattie genetiche neonatali

Per la prima volta al mondo sperimentate con successo cellule staminali epatiche in neonati affetti da gravissime malattie metaboliche ereditarie, presso la Città della Salute di Torino.

Lo studio é stato appena pubblicato sulla prestigiosa rivista internazionale Stem Cell Reviews and Reports. Un nuovo approccio terapeutico mediante l’utilizzo di cellule staminali epatiche è stato sperimentato con successo in tre neonati affetti da patologie genetiche che determinano coma neonatale e necessitano di trapianto di fegato nei primi mesi di vita. La nuova strategia ha consentito di iniettare cellule staminali epatiche sane direttamente nel fegato dei piccoli pazienti poco dopo la nascita con lo scopo di correggere il difetto ereditario. Questa procedura innovativa ha permesso di ritardare il trapianto d’organo di almeno un anno in tutti i pazienti trattati, ponendo le basi scientifiche per la possibile correzione definitiva di diverse malattie genetico-metaboliche con procedura mini-invasiva.

Lo studio é frutto della proficua collaborazione tra alcuni Centri di eccellenza dell’ospedale Regina Margherita e dell’ospedale Molinette afferenti alla Città della Salute di Torino, il Centro Interdipartimentale di Ricerca per le Biotecnologie Molecolari dell’Università di Torino (MBC) e l’azienda biomedicale Unicyte AG. La sperimentazione clinica é stata condotta al Regina Margherita dal dottor Marco Spada (Direttore della Pediatria e del Centro Regionale per la cura delle malattie metaboliche del Regina Margherita), coadiuvato dal dottor Francesco Porta. Il professor Renato Romagnoli (Direttore del Centro Trapianti di Fegato delle Molinette) ed il dottor Dorico Righi (Direttore della Radiologia dell’ospedale Molinette) hanno avuto ruolo clinico primario in qualità di co-sperimentatori in questo studio pionieristico. Essenziali per questo successo scientifico-terapeutico anche l’apporto del Laboratorio del Centro Trapianti di Cellule staminali e Terapia Cellulare del Regina Margherita (diretto dalla professoressa Franca Fagioli) e del Centro di Coordinamento Trapianti (diretto dal professor Antonio Amoroso). La nuova terapia sperimentale é stata possibile grazie alle ricerche sulle cellule staminali epatiche condotte dal gruppo del professor Giovanni Camussi del Dipartimento di Scienze Mediche dell’Università di Torino con il Centro di Biotecnologie Molecolari dell’Università di Torino (professor Lorenzo Silengo e professoressa Fiorella Altruda). Il processo scientifico tutto torinese che, partendo dalla ricerca di base, ha consentito lo sviluppo e l’applicazione clinica sui piccoli pazienti di una nuova strategia terapeutica per gravi malattie genetiche del bambino pone la Città della Salute di Torino e l’Università di Torino tra le eccellenze mondiali in campo medico.

E se ci impegnassimo un po’ di più?

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Ambiente: tra una protesta e l’altra chiediamoci se facciamo abbastanza

Siamo sicuri di fare il massimo? Siamo certi che il nostro impegno nei confronti dell’ambiente circostante, sia esso urbano o naturale, sia sufficiente ed autentico?

 

Forse, anzi sicuramente, è arrivato il momento di porsi queste domande, è tempo di capire, intraprendendo un dialogo onesto con sé stessi, se sia possibile andare oltre le lamentele, le recriminazioni e il rammarico, anche se legittimi, cominciando a fare qualcosa di più, di più concreto.

L’argomento è molto attuale, l’ambiente è in pericolo, il nostro pianeta non sta tanto bene, ci lancia dei segnali forti attraverso avvenimenti straordinari e disastri vari, opponendosi alla mancanza di rispetto che i suoi abitanti, tutti noi per intenderci, stanno consumando, utilizzando il metodo più comune e sfrontato:lo scarico di responsabilità, il vile non ci riguarda.

Assistendo alle diverse richieste di attenzione di ordine planetario, ai vari moniti ed esortazioni che ci arrivano da personaggi più o meno noti, consultando i social media, guardando servizi televisivi giornalieri su come il mondo si stia degradando e stia cedendo la sua bellezza e purezza ai rifiuti e all’inquinamento, quello che salta all’occhio, la percezione che probabilmente ha maggioranza delle persone è di una situazione problematica sì, ma molto lontana, sfuocata, una storia terribile e drammatica, ma ad anni luce dalla quotidianità, dal mondo reale. Invece tutto questo ci appartiene, è alla nostra portata,  il benessere, o la rovina, del nostro ecosistema comincia proprio sotto casa nostra, nel nostro quartiere, nella nostra città e in tutti quei luoghi che viviamoabitualmente: strade, parchi, fiumi, spiagge. La catastrofe comincia con un piccolo gesto innocente come buttare una sigaretta per terra, abbandonare il sacchetto dell’immondiziainspiegabilmente lontano dai cassonetti, non raccogliere i bisogni dei cani, farsi sfuggire dalle mani rifiuti di ogni tipo, magari controllando se qualcuno ci sta osservando, sbarazzarsi di bottiglievuote sui marciapiedi, contaminare giardini, effettivamente non sempre ben curati, con buste di plastica e altri rifiuti e tante altre meschine azioni che umiliano e mortificano il nostro ambiente. I nostri sconsiderati gesti quotidiani, conditi da dosi massicce di vigliaccheria e prepotenza,  procurano un enorme danno che sfortunatamente non riconosciamo,  anzi ci sembra tutto solo un insieme di immagini distanti e straniere spesso commentate, soprattutto sui più comuni social media, con frasi di stupore e indignazione come se stessimo guardando un film, un film dell’orrore.

Qualche giorno fa una signora mi ha rincorso per la strada ringraziandomi per aver raccolto le deiezioni del mio cane, un gesto che, seppur gratificante e confortante per la sua gentilezza, mi ha stupito e allo stesso tempo mi ha fatto riflettere sul fatto che un gesto dovuto e responsabile sia invece così degno di nota. Girando per questa meravigliosa città, promossa ultimamentedalla più autorevole stampa straniera, ho avuto l’occasione imbattermi in scene di civiltà estrema che al momento ci appaiono purtroppo straordinarie: cittadini molto responsabili che puliscono metri di marciapiede, cestini improvvisati per le sigarette con scritto “buttala qui”, gruppi di gente che se ne va in giro a bonificare le strade. Queste scene di sana cittadinanza sono molto incoraggianti, rappresentano quella luce dopo il tunnel che ci fa sperare e pensare che non è tutto perduto, ma ahimè non bastano. La rarità di queste nobili azioni deve diventare normalitàcon la luminosa convinzione che ogni nostra azione quotidiana di rispetto e affezione verso il nostro piccolo habitat corrisponde ad un grande gesto nei confronti il nostro pianeta.

Se la Fisica dice che “Il battito d’ali di una farfalla può provocare un uragano dall’altra parte del mondo”, possiamo crederci senza riserve, ogni piccola azione benefica, apparentemente senza valore, può contribuire seriamente a curare il nostro ecosistema.

Maria La Barbera

Vigilantes in ospedale, gli infermieri: “Bene, ma ora lavoriamo sulle cause”

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Adesso però interveniamo anche per ridurre i motivi che hanno portato a questo inarrestabile fenomeno

Apprendiamo che dal 01 febbraio tutti i pronto soccorso dell’ASL CITTA’ DI TORINO saranno dotati di vigilanza armata per rispondere al preoccupante fenomeno delle aggressioni al personale sanitario.

Abbiamo spesso chiesto la presenza di un posto di polizia nei luoghi più a rischio o in alternativa di vigilanti addetti alla sicurezza, formati ed addestrati per poter intervenire. I luoghi di cura non possono essere zona franca. Un provvedimento che abbiamo chiesto per tutelare chi tutti i giorni si trova in prima linea. Ora, la presenza di vigilanti addetti alla sicurezza deve essere estesa in tutte le aziende della regione.

Certo, un provvedimento che da solo non basta, se il fenomeno ha preso una piaga preoccupante è perché forse non tutto funziona come dovrebbe e le risposte socio sanitarie non sono adeguate ai bisogni dei cittadini. Ciò non giustifica chi sfoga la sua rabbia su operatori sanitari. Operatori che non hanno nessuna responsabilità e che sono loro stessi vittime del sistema.

Dobbiamo lavorare anche e soèprattutto per garantire dignità ai cittadini che si rivolgono in pronto, ridurre i tempi di attesa, incrementare il personale, garantire posti letto e risposte funzionali all’utilizzo improrio del servizio, attuare campagne informative e di sensibilizzazione.

Francesco Coppolella
NURSIND PIEMONTE

Fondazione Tempia: l’importanza di ricerca e prevenzione

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Dal Piemonte/  “La ricerca è il motore della conoscenza scientifica e la prevenzione è il principale strumento che abbiamo a disposizione per combattere le malattie ed in particolare i tumori, soprattutto nella popolazione più giovane”. Così Chiara Caucino, assessore regionale alle “Politiche della Famiglia, dei Bambini e della Casa, Sociale e Pari Opportunità” ha commentato la visita di questa mattina alla “Fondazione Edo ed Elvo Tempia” di Biella

Nel corso dell’incontro è stato rinnovato l’invito all’assessore Caucino per partecipare al convegno, presso la Fondazione e l’Ospedale di Biella, in occasione della Giornata mondiale contro il cancro infantile, il prossimo 15 febbraio. “È necessario – ha proseguito Caucino – un importante impegno da parte delle Istituzioni per informare correttamente e sensibilizzare i cittadini sul tema dell’oncologia pediatrica, per questo motivo sarò particolarmente lieta di presenziare all’evento della Fondazione, per parlare di bambini, di supporto alle famiglie che vivono la malattia, di ricerca e di speranza”.

Il Fondo Edo ed Elvo Tempia è un’associazione onlus di carattere volontario, nata nel 1981 dalla volontà di un padre colpito nei suoi affetti più cari: la perdita del figlio Edo, di trentacinque anni, per melanoma.Elvo Tempia seppe elaborare il suo dolore e ne trasse la forza di darsi un obiettivo ambizioso: creare un’associazione per contribuire alla battaglia contro il cancro, secondo l’ultimo desiderio espresso dal figlio.P revenzione, cura e ricerca sono i tre obiettivi su cui opera l’associazione, garantendo, tra le molteplici attività, anche programmi di controllo e screening gratuiti ai bambini e alle loro famiglie, sostegno ai pazienti e, nell’ambito della ricerca, il coordinamento di due laboratori per la cura e la diagnosi precoce delle patologie.

L’informazione, i quotidiani e la loro crisi

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Parole rosse  di Roberto Placido

La crisi dei quotidiani è nota da tempo ed è, con situazioni diverse, internazionale e riguarda tutta la carta stampata. Testate storiche fino a qualche anno fa diffusissime, sia mensili che settimanali, hanno chiuso o sono costrette ad uscire ed essere vendute “forzosamente” allegate ad un quotidiano.

Le nuove tecnologie, l’avvento del digitale con la nascita di tanti quotidiani online, compreso il Torinese, ed il ritardo clamoroso degli editori italiani hanno fatto il resto. Una delle cause, non penso la meno importante ma certamente la meno citata, riguarda la qualità ed il “modello” di informazione dei nostri principali quotidiani nazionali. Per anni abbiamo sostenuto, con qualche ragione, il livello qualitativo alto dei nostri giornali quotidiani specialmente quando il paragone era con i “tabloid” popolari inglesi. Ma in Inghilterra è chiaro che i “tabloid” sono scandalistici. Negli ultimi anni la nuova veste editoriale, di quasi tutti i quotidiani italiani, ed il loro formato “tabloid” hanno coinciso con un abbassamento del livello qualitativo. L’ultimo caso riguarda un argomento di vero pettegolezzo o “gossip” che dir si voglia. Alcuni giorni fa, nella trasmissione televisiva Otto e mezzo la conduttrice Lilli Gruber al suo ospite, la deputata ed ex ministro Maria Elena Boschi (Italia Viva), ha chiesto, in chiusura, della sua storia d’amore, riportata in prima pagina dal settimanale di “gossip” Chi, finita da poco. Risposte dell’on. Boschi, battute e sorrisi degli altri due ospiti, Massimo Giletti e Massimo Giannini.

La cosa singolare che su una questione così personale il giorno dopo, anche altri, ma soprattutto i due principali quotidiani italiani hanno ripreso la notizia con grande spazio. Cosi anche per il matrimonio tra la parlamentare Lia Quartapelle (Partito Democratico) e l’ex ministro della prima repubblica Claudio Martelli (Partito Socialista Italiano), “delfino” di Bettino Craxi, ricordato in questi giorni dal film Hammamet del regista Gianni Amelio ed interpretato magistralmente da Pierfrancesco Favino. Per non dimenticare incontri al vertice tra capi di stato e di governo dove ampio spazio viene riportato ai vestiti delle loro mogli, alla lista dei vini e delle vivande dei pranzi e cene invece di parlare degli argomenti trattati e delle decisioni che possono modificare la condizione della vita di milioni di persone e di interi paesi. Tutte notizie che una volta erano esclusiva dei settimanali come Chi, Visto, Vip ed altri. Solo le principali di loro, quelle più clamorose, arrivavano al grande pubblico, la maggior parte  riempivano i settimanali accatastati sui tavolini di parrucchiere ed estetiste. Fino a quando i quotidiani non riprenderanno la loro funzione vera e completa e gli editori non affronteranno veramente la rivoluzione digitale la loro crisi resterà e per alcuni, purtroppo, sarà irreversibile.

Alla scoperta delle Pastiglie Leone con il CDVM

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Il Club Dirigenti Vendite & Marketing dell’Unione Industriale, organizza un viaggio all’interno di una consolidata realtà imprenditoriale torinese che ha saputo coniugare tradizione ed innovazione

Giovedì 23 gennaio prossimo, nell’ambito delle visite alle realtà imprenditoriali capaci di coniugare un passato di pregio ad un presente vincente, il CDVM ( Club Dirigenti Vendite & Marketing dell’Unione Industriale di Torino) organizza un nuovo appuntamento del ciclo “Sales & Marketing Innovation”. Si tratta, questa volta, di un viaggio alla scoperta della storica fabbrica delle Pastiglie Leone srl. La sua sede è a Collegno, in via Italia 46.

Titolo particolarmente emblematico di questo evento, occasione unico di dialogo con il direttore marketing dell’azienda torinese, è ” Il marketing al servizio della dolcezza “.

Risale al 1857 la data di fondazione di questo storico marchio torinese, anche se originariamente il suo fondatore, Luigi Leone, aprì la sua bottega nella cittadina di Alba, per poi trasferirsi pochi anni dopo nel capoluogo subalpino. Sicuramente l’elemento trainante dell’azienda sarebbe stato costituito dalle celebri pastiglie confezionate nelle tradizionali scatole di latta. Nelle botteghe dei tempi passati esse prendevano posto negli scaffali in legno;  venivano e vengono tuttora prodotte utilizzando aromi, estratti ed essenze capaci di farne esaltare profumo e fragranza. I loro colori sono assolutamente inconfondibili, ve ne sono di dissetanti al mirtillo, limone ed arancia, mandarino e violetta o fragola; digestive alla menta,  camomilla, genziana, rabarbaro o fernet. La fabbrica Leone non è solo sinonimo delle celebri pastiglie, ma anche delle gelatine, liquerizie, caramelle gommose, assenzio e cioccolato. Proprio l’assenzio, il celebre liquore tipico della belle Epoque, immortalato nell’omonimo dipinto di Degas, viene prodotto secondo la ricetta antica dei distillati della Val de Travers.

“Abbiamo scelto di visitare una storica azienda come quella delle Pastiglie Leone – spiega il presidente del CDVM, dottor Antonio De Carolis  – in quanto essa continua ad applicare in modo vincente l’antica ricetta di coniugare il suo forte legame con il passato con una salda capacità di guardare al futuro. Da tempo la fabbrica è proprietà della famiglia Monero, che già un tempo era distributrice dei prodotti Leone e che, alla morte del suo fondatore Luigi Leone nel 1934, ne rilevo’ l’attività su iniziativa di Gisella Balla Moreno. Molto ampio il mercato dell’export di questa azienda, che spazia dalla Francia, Spagna, Germania,  Regno Unito ed Est europeo, fino agli Stati Uniti, il maggiore Paese extraeuropeo in cui vengono vendute le pastiglie Leone. I gusti più richiesti nell’export sono la cannella e la violetta”.

Mara Martellotta

Le vignette di Mellana

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Riprendendo la felice tradizione ottocentesca dei giornali torinesi Il Fischietto e il Pasquino, questa settimana, alla faccia del politically correct, mi dedico ai Papi

D’altra parte Salvini, Trump, Renzi Conte  ecc… sono venuti persino a nausea a chi fa della satira, mai un guizzo di originalità che uno. Si ripetono con monotonia.  Invece ai Papi bisogna fare tanto di zucchetto   ( zucchetto o papalina o pileolo o solideo è il loro candido cappuccio ) perché riescono sempre a fare qualcosa di originale.
Claudio Mellana

Crescono il numero di donatori e i trapianti “combinati”

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Donazione e trapianto di organi in Piemonte nel 2019, eccellenza e innovazione del sistema sanitario regionale

Il Piemonte riconferma nel 2019 gli ottimi numeri che caratterizzano l’attività di donazione di donazione e trapianto di organi e tessuti, coordinata dal Centro Regionale Trapianti.

I dati dell’attività sono stati illustrati oggi nel corso di una conferenza stampa presenti l’assessore alla Sanità, Luigi Icardi, il direttore del Centro regionale Trapianti, Antonio Amoroso, il coordinatore regionale Donazioni e Prelievi di Organi e Tessuti, Anna Guermani ed il direttore generale dell’Azienda ospedaliera universitaria Città della Salute e della Scienza di Torino, Silvio Falco.

Per l’assessore Icardi“Il Piemonte continua ad essere il riferimento nazionale per le attività di donazione e trapianto di organi: un dato ormai consolidato che ci stimola ad aumentare il nostro impegno su questo fronte. Un ringraziamento doveroso a tutti i professionisti responsabili dei programmi di trapianto e alle loro equipe per il lavoro che svolgono. Un grazie anche alle famiglie ed ai donatori che con la loro generosità consentono di salvare tante vite umane.”

I numeri

Sono stati effettuati 435 trapianti di organo: 232 di rene, 148 di fegato, 25 di cuore, 23 di polmone e 6 di pancreas. 59 trapianti (e solo di rene) sono stati effettuati nell’ospedale di Novara, gli altri nella Città della Salute e della Scienza di Torino (367 alle Molinette e 6 all’ospedale pediatrico), che si conferma tra gli ospedali al vertice di questa attività in Italia. Lo scorso anno l’ospedale torinese ha superato la soglia degli 8.000 trapianti eseguiti.

Trapianti “combinati”: Città della Salute riferimento nazionale

Ciò che contraddistingue la Città della Salute a livello nazionale non è solo il numero degli interventi eseguiti, ma anche la varietà dei programmi di trapianto che è in grado di offrire (si trapiantano tutti gli organi, sia negli adulti sia nei bambini), e la complessità degli interventi eseguiti, come il trapianto simultaneo di più organi nello stesso ricevente (i cosiddetti trapianti “combinati”).

Non c’è ospedale in Italia che possa proporli in maniera così estesa. Nel 2019 sono stati eseguiti alle Molinette trapianti combinati di rene e fegato (in un caso utilizzando solo un segmento epatico), 4 trapianti combinati di rene e pancreas, 1 di fegato e pancreas, 1 di cuore e polmoni, e addirittura un trapianto combinato di fegato-polmoni-pancreas.

La qualità dei programmi di trapianto può essere misurata dal tasso di successo raggiunto: se si considerano solo i trapianti eseguiti dal 2010 in poi, a 5 anni sono vivi il 93% dei pazienti che hanno ricevuto un trapianto di rene. Nel caso dei trapianti degli altri organi, senza i quali gran parte dei pazienti non potrebbe sopravvivere (per questo chiamati anche “salvavita”), quasi il 90% di coloro che hanno ricevuto un trapianto di fegato sono in vita a 5 anni dall’intervento, lo sono circa il 74% dei trapiantati di cuore, e la metà di chi ha ricevuto un trapianto di polmoni. Indici in continuo miglioramento ed in gran parte sopra le medie europee.

Donazioni in aumento

Il Piemonte si distingue per l’elevato numero di donatori di organi, da sempre è una delle prime regioni per numero di donatori deceduti. Nel 2019 i donatori sono stati 137 (30,4 per milione di popolazione), il terzo miglior risultato degli ultimi dieci anni, possibile grazie alla sensibilità dei cittadini, alla professionalità dei sanitari dei centri di donazione e al coordinamento della Rete Trapiantologica. Sono stati coinvolti 32 dei 34 Presidi Ospedalieri che hanno una terapia intensiva, dimostrando l’eccellenza della nostra rete ospedaliera.

Nel 2019 sono cresciuti i programmi di donazione di organi da soggetto con cuore fermo (DCD): sono tre gli ospedali (Maria Vittoria, Giovanni Bosco e Molinette) capaci di gestire questa forma di donazione molto complessa per tecnica e organizzazione, che permette di aumentare il numero degli organi disponibili per i trapianti.

Diminuiscono le opposizioni alle donazioni

Nel 2019 le opposizioni alla donazione sono scese al 25%, il dato più basso degli ultimi 15 anni, ed è raddoppiata la percentuale dei donatori la cui volontà era presente nel Sistema Informativo Trapianti (dall’9% del 2018 all’attuale 18%). A questo concorre il fatto che in Piemonte sono 976 i Comuni (popolazione raggiunta 4.186.748) in cui è possibile esprimere la volontà al momento del rinnovo della carta di identità.

Trapianti da donatore vivente

Si registrano anche segnali molto positivi nei trapianti da donatore vivente: questo è possibile nel caso del trapianto renale. Nel 2019 i trapianti di rene da donatore vivente sono aumentati in maniera significativa (41 nel 2019 rispetto ai 32 nel 2018, +23%). E più di 4.500 piemontesi (oltretutto di età tra 18 e 35 anni) si sono messi a disposizione nel 2019 per donare le loro cellule staminali emopoietiche o CSE (midollo osseo). Oggi in Piemonte sono più di 55.000. Superato anche il traguardo di 500 donazioni di CSE.

Trapianti complessi ed esiti eccellenti

I centri di trapianto del Piemonte – avendo grande esperienza e così ampia disponibilità – attraggono i pazienti con patologie complesse da tutta Italia. Nel caso degli organi salvavita, circa la metà dei pazienti trapiantati giunge da fuori regione, nel caso del trapianto del rene circa un quarto. L’esito del trapianto è collegato a molti fattori: la bravura dei chirurghi, l’attenzione degli anestesisti, la preparazione delle equipe infermieristiche, ma anche l’esperienza e capacità dei diversi specialisti che devono seguire i pazienti nelle diverse fasi, dall’immissione in lista al follow-up del trapianto.

Responsabili dei Programmi

Un ringraziamento è stato rivolto ai responsabili dei diversi programmi e alle loro equipe. Per la Città della Salute di Torino sono: Luigi Biancone per il trapianto di rene nell’adulto, Renato Romagnoli per i trapianti di fegato e di pancreas, Mauro Rinaldi per i trapianti di cuore e polmoni, Carlo Pace Napoleone per il trapianto di cuore pediatrico, e Bruno Gianoglio per quello renale pediatrico. A Novara, il responsabile del programma di trapianto renale è Vincenzo Cantaluppi.

(da sinistra, direttore Falco, assessore Icardi, dottoressa Guermani, professor Amoroso)

“Riaprite la biblioteca Carluccio”

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Riceviamo e pubblichiamo / La biblioteca Carluccio di via Monte Ortigara 95, nel quartiere Pozzo Strada, è chiusa da 5 anni.

“Un disservizio davvero notevole considerato che è l’unica biblioteca non solo del quartiere, ma anche dell’intera Circoscrizione 3”

Un quartiere senza biblioteca, senza un luogo in cui poter studiare, leggere, approfondire, organizzare eventi e dibattiti, è un quartiere meno attrattivo. Perché la biblioteca oltre ad essere un importante punto di riferimento culturale, in cui promuovere conoscenze e competenze, è anche un fondamentale luogo di incontro.

Per questo, il 30 marzo 2019 più di 100 persone hanno partecipato al sit-in che ho promosso per chiedere la riapertura della biblioteca. Un momento di grande partecipazione in cui abbiamo lanciato un messaggio molto chiaro: rivogliamo la Carluccio aperta e pienamente usufruibile.

Ma a quasi un anno di distanza, nonostante altre iniziative che ho portato avanti, quali i presìdi sul territorio e la presentazione di diverse interpellanze dirette all’Amministrazione Comunale, la stessa Amministrazione, dopo aver promesso la calendarizzazione dell’apertura prima di Natale, ha di nuovo posticipato la riapertura (senza specificare una data) tramite un comunicato stampa pubblicato il 24 dicembre 2019.

Per tale motivo ho deciso di promuovere una petizione online per chiedere la riapertura della biblioteca. In una settimana sono già state superate le 500 firme.

La petizione resterà attiva finchè la biblioteca non riaprirà.

Allego qui, per maggiori dettagli e informazioni, il link della petizione:

Nicolò Lagrosa  Consigliere di Circoscrizione 3 Torino

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