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ECONOMIA E SOCIETA’

Marazzato, azienda piemontese all’apertura del ponte San Giorgio

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Alla cerimonia di inaugurazione con le massime cariche dello Stato presente anche il manager vercellese Davide Marazzato in rappresentanza della storica azienda ambientale italiana che ha contribuito alla nascita del nuovo viadotto autostradale.

All’inaugurazione del nuovo Ponte di Genova sul fiume Polcevera intitolato a San Giorgio che sconfigge il drago, lunedì 3 agosto scorso alle 18.30 era presente anche il ‘Gruppo Marazzato’, da 70 anni a questa parte azienda italiana leader nel settore delle bonifiche ambientali e delle soluzioni per il pianeta.

La storica impresa di Vercelli, che offre giornalmente occupazione e impiego a 250 professionisti dislocati su 8 sedi, con un parco mezzi di oltre 300 unità, si è occupata in nome e per conto del ‘Consorzio Pergenova’ della gestione dei rifiuti, dello smaltimento delle macerie nonché della bonifica dei sedimi destinati ad accogliere l’impianto dei nuovi piloni di sostegno della grande infrastruttura viaria.
Come racconta anche il quotidiano ‘La Stampa’ in un articolo a firma Roberto Maggio, il personale operativo e tecnico specializzato della nota e stimata impresa piemontese hanno smaltito 20 mila tonnellate di terreno, di cui 800 contaminate da inquinanti pericolosi di vario genere. A ciò si aggiunga l’alienazione di ingenti quantitativi di amianto stivato in ben 2.200 ‘big bags’, grandi sacchi bianchi della capienza di un metro cubo cadauno impiegati in ambito industriale per trasportare differenti tipologie di detriti.
Alla cerimonia del taglio del nastro, alla presenza del Capo dello Stato Sergio Mattarella, del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, del Presidente della Camera Roberto Fico, del Governatore della Liguria Giovanni Toti e del Sindaco di Genova, in rappresentanza dell’azienda piemontese c’era anche Davide Marazzato, Sales Manager dell’omonimo Gruppo.
“Ho avuto modo, in questa importante occasione, di conoscere e apprezzare più da vicino i delegati delle altre imprese presenti come il sottoscritto all’evento che a vario titolo e grado, ognuna per il proprio core business, hanno contributo alla realizzazione dell’opera. E ho constatato con piacere che, proprio come il ‘Gruppo Marazzato’, si tratta perlopiù di aziende familiari, legate per natura e soprattutto per scelta consapevole a quella cultura dei rapporti umani sinceri e del lavoro che anche nella professione fa sempre la differenza. Valori che incarnano quello spirito tipicamente italiano che tutto il mondo ci invidia, che ritroviamo giornalmente nelle nostre maestranze e che abbiamo respirato a pieni polmoni anche nei rapporti con le équipes delle aziende partners”, esordisce il manager.
“Come famiglia e azienda abbiamo sempre posto innanzi a tutto l’orientamento al risultato. Diamo sempre il massimo, con umiltà e dedizione, specie in contesti umani e professionali delicati come questo che richiedono rispetto e riservatezza, intervenendo soltanto laddove la nostra esperienza acquisita sul campo conferisca un valore aggiunto per la collettività che continua a darci crescente fiducia”, conclude soddisfatto Davide Marazzato.

Ex Embraco, le preoccupazioni dell’Ugl

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Ieri  si è svolto l’incontro in Prefettura di Torino con il Prefetto, il Sottosegretario del Mise Alessandra Todde, il presidente della Regione Alberto Cirio, il sindaco di Torino Chiara Appendino, Invitalia, Whirlpool e le Organizzazioni Sindacali per affrontare e definire un percorso concreto.

L’Ugl Metalmeccanici è speranzosa nel fatto che sia Invitalia con la conferma (già prevista nel 2018), sia dell’area, che dello Stabilimento e di Whirlpool che fin dall’inizio è coinvolta nel caso Ventures – Ex Embraco, che nelle parole dell’avvocato. Giorgio Falasca, ci rifranca nel ripristinare il fondo che doveva e deve essere messo a disposizione dei lavoratori.

Quindi oltre a chiedere l’applicazione degli ammortizzatori sociali sia Covid-19, che per chiusura , dichiariamo che, forse, siamo arrivati al punto di partenza, per un percorso fattivo, che restituisca la dignità e quindi il lavoro alle 406 famiglie, fino ad ora abbandonate” lo dichiara il segretario Ugl Metalmeccanici Antonio Spera.

I lavoratori e quindi noi DELL’UGL Metalmeccanici vogliamo credere in un progetto concreto, basato sul lavoro e non sull’assistenzialismo…

Il territorio Torinese emblema della industrializzazione non può dimenticare il suo cuore pulsante che è l’industria e il lavoro.

Il segretario provinciale Ugl Metalmeccanici di Torino, Ciro Marino.

 

Turismo Torino e Provincia, situazione economica all’esame del cda

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Si è riunito  il nuovo Consiglio di Amministrazione dell’ATL per l’analisi della situazione economico e finanziaria del primo semestre.

Nei giorni scorsi si è tenuta la riunione di insediamento del nuovo Consiglio di Amministrazione dell’ATL Turismo Torino e Provincia con il nuovo Presidente Maurizio Vitale, i rappresentati degli Enti: Maria Luisa Coppa (Presidente Ascom Torino), Franco Capra (Sindaco di Clavière), Giancarlo Banchieri (Presidente Confesercenti di Torino e Provincia e Confesercenti Piemonte) e Francesca Soncini (Direzione Commerciale e Marketing Extra Aviation, Comunicazione SAGAT). Nella stessa seduta si è riunito anche il Collegio dei Revisori, composto dal Presidente, dott.ssa Nardelli e dai dott.ri Rizzi e Sortino.

Tema principale dell’ordine del giorno è stata l’analisi della situazione economico e finanziaria del primo semestre.

Le competenze di Turismo Torino e Provincia saranno molto utili per accompagnare la fase di ripartenza nel post Coronavirus e per l’individuazione degli ambiti e degli strumenti di maggior impatto per lo sviluppo del turismo nei territori del Piemonte: Torino e la sua città metropolitana rappresentano infatti circa il 50% dei dati regionali, presentati ieri dalla Regione Piemonte, registrando oltre 7.000.000 di presenze nel 2019.

Il neo Presidente, Maurizio Vitale, aprendo i lavori del Consiglio, ha dichiarato: “L’equilibrio economico finanziario è perfettamente in linea alle stime previsionali, pur scontando la complicata stagione Covid.  Turismo Torino e Provincia ambisce a consolidarsi patrimonialmente per contribuire allo sviluppo dell’economia del nostro territorio nel comparto del turismo, tra i 5 più rilevanti settori economici mondiali.”

Quando alla Fiat c’era Romiti e la crisi era colpa dei padroni

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L’11 settembre deve proprio essere una data tragicamente ricorrente. L’ 11 settembre del 1980 cominciò a Torino lo sciopero alla Fiat contro i licenziamenti.

Come si è arrivati a questo punto? In particolare come si viveva ad agosto? La gioia delle ferie spazzata via dalla strage di Bologna. Che fossero stati i fascisti con la complicità dei servizi segreti deviati non c’era alcun dubbio.

Due anni prima venne assassinato Aldo Moro e bombe da tutte le parti. Nel 1979 elezioni
anticipate. Il Pci non ci stava più ad essere lo sgabello della Dc. Si prese la sua botta elettorale,
i socialisti di Craxi non sfondarono e si aprì la stagione del pentapartito e del famoso Caf Craxi
Andreotti e Forlani con De Mita guastatore. Fermandosi trasversalmente il partito del debito
pubblico. Forse per questo la Fiat assunse 19000 mila operai. Li assunse per la prima volta dagli
uffici di collocamento.

Fu l’anno in cui il gruppo ebbe più dipendenti di tutta la sua storia. Qualcosa non tornava
visto che l’auto italiana non funzionava. I piazzali erano pieni di auto invendute ed aumentava
l’ indebitamento con le banche. Cesare Romiti non aveva definitivamente vinto. Fatto fuori
Cantarella la finanziarizzazione era un gioco fatto. C’era la complicazione degli operai, stava iniziando l’
operazione snellimento. In altre parole si facevano più soldi con la finanza e dopo aver prodotto
auto bisognava venderle. Caratteraccio quello di Cesare Romiti scelto dall’Avvocato che, sulla
scelta dei suoi stretti collaboratori non ne sbagliava una. Sicuramente un po fané sui carichi
di lavoro, ma grande uomo di mondo. Dal nonno aveva preso arguzia ed intelligenza , non la
“cattiveria ” delle scelte nette. Anche per tutto ciò venne scelto Cesare Romiti. Gestore delle scelte
draconiane. Prima fra tutte indebolire radicalmente il sindacato.

I fatti gli diedero ragione.
Sempre Cesare Romiti definì gli anni 70 il decennio della Follia. Qualche ragione sulla
ingovernabilità degli stabilimenti l’aveva. Uno degli slogan maggiormente in vigore era : La
Fiat l’Indocina ce l’ha in officina. Dove portava tutto questo bailamme? Soprattutto se si voleva
tanta occupazione bisogna o fare la ” rivoluzione ” o vendere le auto. Diverse vie non c’erano. Nei
mesi precedenti c’erano stati tentativi di abboccamenti tra Fiat e sindacati che avevano respinto
al mittente le richieste di licenziamenti.

Fausto Bertinotti segretario Cgil regionale aveva coniato il motto: l’uso politico della Fiat della
crisi. Un timido tentativo di confronto fu fatto da Piero Fassino allora responsabile fabbriche
delle Federazione Torinese Comunista.

Si Svolse al Teatro Nuovo la Conferenza Nazionale Fiat. Fassino entrava a pieno titolo nel gota
nazionale. Ma quasi totalmente inascoltato. Rileggendo gli atti del convegno un buon senso che
non era figlio di quei tempi. Giorgio Amendola fu l’ unico che apertamente scrisse su RINASCITA:
La Fiat ha ragione. Avanti così ci sfasciamo.

Molto ma molto più modestamente passai 10 giorni bellissimi di vacanza all’ isola del Giglio con
la famiglia e il mio Vate in assoluto, il  Professore Romolo Gobbi.

Al pomeriggio mi catechizzava descrivendo per filo e per segno cosa sarebbe avvenuto. Tipico
dei solitari visionari Romolo ci azzeccava perché non aveva nulla da difendere e da perdere. Altra
cosa erano i dirigenti sia del sindacato come del PCI. Se avesse avuto ragione la Fiat dovevano
ammettere di aver sbagliato in quegli anni. Non era nelle corde dei politici e sindacalisti di allora.

Semplificando la colpa della crisi settore auto italiano era dei padroni. Dovevano essere loro,
solo loro che pagavano gli effetti negativi della crisi non licenziando. Avevano dunque un obbligo
morale che dovevano saldare e basta. Ora può apparire un modo bizzarro di ragionare. Non
poi così tanto se si pensa che c è qualcuno che ragiona ancora così. Addirittura c’ era chi la
considerava un’ occasione per la nazionalizzazione. Sintesi: lo Stato, attraverso l’ Iri si comprava
tutto. Forse non avevano tutti i torti, fatti i conti lo Stato (forse) tirava fuori meno soldi di
quelli che ha tirato fuori tra cassaintegrazione ed agevolazioni o costiuendo società come Tne
Spa che ha dato oltre 100 milioni a Fiat, diventando padrona di un pezzo di Mirafiori e di fatto
non ha mai operato.

Ma si sa che dei se e dei ma sono piene le fosse della storia  ed il più delle volte
servono ad inutili polemiche. Una cosa è certa: in quell’agosto di attesa una certa sinistra, un
certo sindacato , un certo Pci non avevano capito che il vento era cambiato. Direi di più, quella
certa sinistra, quel certo sindacato stava scrivendo o leggendo un libro che non capiva. Che non
voleva capire o forse che non poteva capire.

E dopo 40 anni Torino non è più capitale di nulla se non del suo rimpianto per i fasti passati.

Patrizio Tosetto

Asti-Cuneo, forse i lavori partono davvero

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Il presidente della Regione Piemonte sottolinea che ora i lavori possono iniziare

Consegnato ieri il cantiere del lotto 2.6b della A33 alla ditta costruttrice: lo comunica il Presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, sottolineando che si tratta di una notizia importante, innanzitutto perché consente di non far scadere le autorizzazioni già in essere per l’avvio dei lavori preliminari e perché rappresenta un altro passo avanti concreto per il completamento di un’opera attesa da più di 30 anni.

Secondo il Presidente della Regione ora il cantiere può partire davvero.

La comunicazione è stata trasmessa nei giorni scorsi al Ministero delle Infrastrutture e Trasporti dalla società Asti-Cuneo e questa mattina è stata comunicata al governatore.

Partono quindi le operazioni per l’avvio dei lavori preliminari: la preparazione delle aree con i tracciamenti topografici e la materializzazione degli ingombri dell’infrastruttura, l’asportazione del soprasuolo e la realizzazione delle recinzioni delle aree di cantiere e la bonifica da eventuali ordigni bellici. Si procederà inoltre con il pagamento degli espropri.

La colazione monferrina per avviare una nuova era del turismo?

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La crisi COVID19 ha assestato un colpo pesantissimo al settore dell’ospitalità e della ristorazione italiane, su cui peserà inevitabilmente la proroga della dichiarazione di emergenza del Governo fino a fine ottobre. Tanto che gli operatori del turismo di tutti i territori italiani sono alla ricerca di un modo diverso per proseguire la loro attività, altrimenti destinata al fallimento.

I dati ufficiali dicono che il turismo internazionale si riprenderà non prima della metà del 2021, con una perdita dell’80% rispetto allo stesso periodo del 2019, senza alcuna possibilità di pronosticare quando si potrà tornare a contare su numeri stabili: occorre pertanto esplorare nuovi mercati, ma sicuramente saper cogliere tutte le opportunità di sviluppo sostenibile che la situazione impone e, ancor di più, puntare sulla valorizzazione delle capacità di generare e percepire sicurezza e benessere nei nostri territori…

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La colazione monferrina per avviare una nuova era del turismo?

 

Aperto il nuovo Eurospar

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Al taglio del nastro presenti le autorità locali, il Direttore generale di Despar Italia Lucio Fochesato, il Direttore generale di Despar Servizi Pasquale Matullo, Marco Fuso, Santo Cannella e Carmine Leo legali rappresentanti del Gruppo 3 A.

Progettato per offrire un’esperienza d’acquisto facile, veloce, conveniente e di qualità, è stato inaugurato  a Bruino in provincia di Torino il nuovo Eurospar di Gruppo 3A, l’azienda entrata a far parte ufficialmente del Consorzio Despar nel gennaio 2020.

Si tratta di 1.200 mq ristrutturati, all’insegna della sostenibilità ambientale e del risparmio energetico, dell’ex punto vendita Simply Auchan di via Orbassano. La rivisitazione dell’illuminazione a led, sia all’interno del supermercato che nell’area parcheggio, e i banchi frigo  per ridurre al minimo le dispersioni sono state le principali soluzioni adottate per un efficientamento del consumo energetico.

Il nuovo Eurospar non solo ha confermato i contratti del personale della vecchia insegna ma anche assunto nuove risorse portando a 31 i collaboratori in forza al punto di vendita.

Il cliente al centro: questa la filosofia che ha guidato la ristrutturazione del nuovo Eurospar. Oltre alla conferma dei banchi assistiti per i reparti gastronomia e pescheria e una vasta offerta di freschissimi – quali frutta e verdura, salumi e latticini – la customer experience si arricchisce di 2 novità:

  • nuovo reparto “macelleria servita”, con carni selezionate del territorio
  • nuovo reparto  “panetteria assistita” che permette di acquistare ogni giorno pane, dolci e salati appena sfornati di altissima qualità artigianale

L’assortimento di circa 8.500 referenze riserva particolare attenzione ai localismi e alla marca del distributore, rafforzando dunque il legame con il territorio e l’italianità, elementi centrali nelle strategie Despar.

L’Eurospar di Bruino conferma la capacità dell’Insegna di rispondere alle attuali esigenze dei consumatori. È infatti stata incrementata l’offerta di piatti pronti e take away e, da settembre, sarà presente anche un locker Amazon all’esterno del punto di vendita.

Inoltre ad ottobre sarà attivata la modalità di spesa click & collect, grazie alla quale ordinando online  si potrà ritirare direttamente nel parcheggio.

Il nuovo Eurospar pensa anche alla scuola. Sul sito www.desparsupermercati.it  nella sezione “scuola 2020” i clienti potranno prenotare da casa i libri di testo e ritirarli all’Eurospar di Bruino ricevendo un buono spesa pari al 15% del valore dei libri.     Inoltre grazie al progetto “Scuola Facendo” si contribuirà a fornire materiale didattico ai plessi scolastici del territorio.

Un nuovo programma fedeltà facile e gratificante consenitirà a tutti i clienti che sottoscriveranno la “Card I Am Despar” di accumulare velocemente punti e convertirli in buoni spesa.

L’apertura in tempi molto rapidi di questo Eurospar, nonostante il periodo di emergenza che stiamo ancora vivendo, rappresenta un traguardo importante che conferma la convinta adesione di Gruppo 3A ai valori Despar. L’impegno si consoliderà ulteriormente con nuove importanti inaugurazioni che avverranno nei prossimi mesi nell’area NordOvest seguendo il piano di rebranding di oltre 130 punti di vendita in Piemonte, Liguria e Valle D’Aosta”, ha commentato Lucio Fochesato, Direttore Generale di Despar Italia.

La progettazione e realizzazione di questo punto vendita esprime pienamente la filosofia Despar che coniuga l’attenzione a garantire la migliore esperienza d’acquisto, anche in termini di innovazione e attenzione alle nuove esigenze di consumo, con la valorizzazione delle eccellenze del territorio e dei prodotti a marchio dell’Insegna”, ha commentato Santo Cannella Amministratore Unico di Centro 3 A.

 

“Siamo inoltre molto soddisfatti per aver garantito l’occupazione di tutto il personale che operava nel precedente punto vendita  e di averlo ulteriormente ampliato con nuovo inserimenti”, ha sottolineato Carmine Leio, Amministratore Unico di Punto 3 A.

L’Eurospar Bruino sarà aperto dal lunedì al sabato, dalle 8 alle 20, la domenica, dalle 9 alle 19.

Blocco veicoli Euro 4: il Piemonte per lo slittamento al 2021

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«Sono favorevole allo slittamento del blocco dei veicoli Euro 4 al 1° gennaio 2021» ha detto l’assessore all’Ambiente della Regione Piemonte, Matteo Marnati durante la riunione del Tavolo sulla qualità dell’aria del Bacino Padano fra le Regioni Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna.

Non solo traffico veicolare: l’incontro si è articolato sviluppando diversi temi, dalle emissioni prodotte dal mondo agricolo a quello dei riscaldamenti da biomassa, considerati particolarmente inquinanti. L’assessore è intervenuto assicurando che «il Piemonte su questo tema è avanti, poiché già da tempo, ossia dal 1 ottobre 2019, è consentita esclusivamente l’installazione di impianti biomassa con classe di prestazione emissiva a quattro stelle».

Ritornando sul tema del traffico veicolare, Marnati ha ricordato che dal 31 luglio 2020 parte il bando regionale per la rottamazione dei veicoli aziendali, oltre a quelli degli enti pubblici, e ha concluso dicendo che: «il Piemonte è particolarmente favorevole alla deroga degli Euro 4 per venire incontro alle esigenze dei cittadini. In settimana abbiamo approvato il sistema Move-in, che potrà essere una vera alternativa al blocco totale, consentendo ai cittadini di circolare, con un occhio di riguardo per l’ambiente».

(foto Liguori)

Piccole imprese in difficoltà, un aiuto dalla Regione

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10,9 milioni per contributi a fondo perduto finalizzati a sostenere le MPMI

La giunta regionale ha approvato l’integrazione, per un importo di 10,9 milioni di euro, della quota di dotazione riservata alle Micro Piccole e Medie imprese (MPMI) nell’ambito della Misura “Emergenza Covid – 19. Si tratta di Contributi a fondo perduto finalizzati a sostenere le MPMI (comprese le imprese di autoimpiego di artigiani e commercianti senza dipendenti, e i lavoratori autonomi piemontesi) finalizzati al pagamento interessi sul credito ottenuto nell’attivazione di operazioni finanziarie connesse ad esigenze di liquidità approvata lo scorso mese di aprile

Già alla sua attivazione in sole 48 ore oltre 2000 erano state le domande presentate da parte delle MPMI fino ad arrivare allo scorso 24 luglio a superare le 7.000 unità. Che fosse una misura particolarmente sentita e necessaria è stato chiaro fin da subito e abbiamo ben recepito le istanze che venivano dal mondo produttivo con una misura azzeccata per tempi e metodi. – commenta l’Assessore alle Attività economiche e produttive Andrea Tronzano – Il sostegno alle micro e piccolo medie imprese è un atto doveroso per permettere al nostro sistema produttivo di rimettersi in carreggiata dopo il lockdown. La Regione ha dimostrato sensibilità e attenzione e l’incremento di risorse – continua Tronzano – va proprio nella giusta direzione di dotare il sistema dei mezzi utili per ripartire”.

Il Bando per accedere al contributo verrà adeguato alle modifiche introdotte in sede di conversione in legge del Decreto Liquidità, che consente l’allungamento fino a 120 mesi della durata massima dei finanziamenti attualmente previsti in 72 mesi.

Quarant’anni fa la strage della stazione di Bologna

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Nel più sanguinoso attentato degli anni della strategia della tensione persero la vita anche quattro piemontesi 

 

di Marco Travaglini

Sono passati quarant’anni dal 2 agosto 1980. Quel giorno, alle 10.25 di un caldo mattino di sabato, avvenne uno degli atti terroristici più gravi del secondo dopoguerra, il più sanguinoso e criminale degli anni della strategia della tensione. Nella sala d’aspetto di seconda classe della stazione ferroviaria di Bologna Centrale esplose un ordigno a tempo, nascosto in una valigia abbandonata. Ottantacinque persone persero la vita e oltre duecento riportarono ferite molto serie.

La violenta esplosione venne avvertita nel raggio di parecchi chilometri. Un’intera ala della stazione crollò come un castello di carta, investendo il treno Ancona-Chiasso che sostava sul primo binario e il parcheggio dei taxi antistante l’edificio. Tra le ottantacinque vite innocenti che furono spezzate quel giorno quattro erano piemontesi. Mauro Alganon, 22 anni, era di Asti e viveva in casa con i genitori pensionati. Ultimo di tre figli lavorava come commesso in una libreria ed era appassionato di fotografia. Era partito molto presto quella mattina con un amico per andare a Venezia. A Bologna dovevano cambiare treno, ma, a causa di un ritardo, persero la coincidenza. Faceva caldo e cercarono ristoro nella sala d’aspetto, uscendo a turno a prendere un po’ d’aria.L’esplosione lo uccise mentre stava leggendo un giornale. L’amico che era uscito dalla stazione riuscì a salvarsi.

Rossella Marceddu aveva 19 anni e viveva con i genitori e la sorella a Prarolo, piccolo comune a sud di Vercelli. Studiava per diventare assistente sociale e aveva appena trascorso alcuni giorni di vacanza con il padre e la sorella al Lido degli Estensi. Stava rientrando a casa per raggiungere il fidanzato. Inizialmente, con l’amica che l’accompagnava, avevano pensato di fare il viaggio in moto, poi scelsero il treno ritenendolo più sicuro. Quella mattina si trovavano sul marciapiede del quarto binario in attesa del treno diretto a Milano. L’aria era afosa e così decise di andare a prendere qualcosa da bere. La bomba scoppiò mentre la ragazza stava andando al bar e la uccise. L’amica rimasta sul quarto binario si salvò.

Il cinquantaquattrenne Amorveno Marzagalli viveva ad Omegna sul lago d’Orta, con la moglie Maria e il figlio Marco.Lavorava come dirigente in una ditta produttrice di macchine da caffè. In quell’estate dell’80 aveva accompagnato la famiglia al Lido degli Estensi, in provincia di Ravenna e, poi, avrebbe dovuto raggiungere il fratello a Cremona con il quale aveva programmato una gita sul Po. Erano dieci anni che il fratello lo invitava, ma solo quella volta Amorveno acconsentì, anche per non lasciarlo solo dopo la morte della madre avvenuta in giugno. La mattina del 2 agosto si fece accompagnare alla stazione di Ravenna e di lì, dopo vent’anni che non saliva su un treno, si mise in viaggio alla volta di Bologna dove lo attendeva una coincidenza in partenza alle 11.05 che però non riuscì mai a prendere.

La quarta vittima aveva 33 anni, si chiamava Mirco Castellaro ed era nato a Frossasco in provincia di Torino. Nel paese a due passi da Pinerolo, dove il padre Ilario era stato sindaco, aveva vissuto a lungo per poi trasferirsi a Ferrara dove risiedeva con la moglie e il figlio di sei anni. Capoufficio presso la ditta Vortex Hidra a Fossalta di Copparo, nel ferrarese, aveva da poco acquistato un’imbarcazione in società con un amico, accarezzando il progetto di avviare una attività rivolta ai turisti. In quell’estate del 1980 l’obiettivo era di sistemare il natante ormeggiato in Sicilia e di fare alcuni piccoli viaggi di rodaggio. Una serie di imprevisti costrinse Mirco a ritardare la partenza. E l’appuntamento con il destino lo colse quel maledetto sabato di agosto alla stazione di Bologna. L’individuazione delle responsabilità della strage di Bologna rappresenta una delle vicende giudiziarie più complicate, lente e discusse della storia contemporanea del nostro Paese. Una vicenda che ha conosciuto tentativi di depistaggio e che, viceversa, nella ricerca della verità, ha visto l’impegno dell’associazione tra i familiari delle vittime della strage, costituitasi il 1° giugno dell’81. Dopo vari gradi di giudizio si giunse a una sentenza definitiva di Cassazione solo quindici anni dopo la strage, il 23 novembre 1995: vennero condannati all’ergastolo come esecutori dell’attentato i neofascisti dei NAR Giuseppe Valerio Fioravanti e Francesca Mambro (che si sono sempre dichiarati innocenti, pur avendo apertamente rivendicato vari altri omicidi di quegli anni). Per i depistaggi delle indagini furono condannati l’ex capo della P2 Licio Gelli, l’ex agente del Sismi Francesco Pazienza e gli ufficiali del servizio segreto militare Pietro Musumeci e Giuseppe Belmonte. Il 9 giugno del 2000 la Corte d’Assise di Bologna emise nuove condanne per depistaggio e sette anni più tardi venne condannato a 30 anni per l’esecuzione della strage anche Luigi Ciavardini (minorenne all’epoca dei fatti). Altri due imputati — Massimiliano Fachini (anch’esso legato agli ambienti dell’estrema destra ed esperto di timer ed inneschi) e Sergio Picciafuoco (criminale comune, presente quel giorno alla stazione di Bologna, per sua stessa ammissione) — vennero condannati in primo grado, ma poi assolti in via definitiva, rispettivamente nel 1994 e nel 1996.

Nel 2017 è stato rinviato a giudizio per concorso nella strage di Bologna, l’ex terrorista dei Nar Gilberto Cavallini. Nell’ambito di questo procedimento è stata richiesta una nuova perizia sui reperti della stazione ancora conservati. In questa perizia è segnalato il ritrovamento di quello che potrebbe essere l’interruttore che fece esplodere l’ordigno. Nuovi e recenti scenari potrebbero aprirsi sulla strage di quarant’anni fa: il 9 gennaio di quest’anno Cavallini, sulle cui spalle pesano già otto ergastoli, è stato condannato con sentenza di primo grado, per concorso nella strage. A maggio la Procura generale del capoluogo emiliano ha chiesto il rinvio a giudizio dell’ex militante di Avanguardia nazionale Paolo Bellini, in quanto esecutore dell’attentato alla stazione mettendo in rilievo che avrebbe agito in concorso con Licio Gelli, con l’ex capo dell’ufficio Affari riservati del Viminale Federico Umberto D’Amato, con l’imprenditore e finanziere piduista Umberto Ortolani e col giornalista Mario Tedeschi, tutti morti nel frattempo e tutti coinvolti come possibili mandanti o finanziatori dell’eccidio. Si può arrivare finalmente a gettare luce sui mandanti? C’è davvero una svolta importante nell’inchiesta sulla strage? Questo si vedrà ed è augurabile che accada per dare finalmente dei volti e dei nomi a chi decise di colpire al cuore la nazione, stroncando la vita e i sogni di tanti innocenti e delle loro famiglie.

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