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Diritti umani e Psichiatria, passato presente e futuro

in Cosa succede in città

Venerdì 14 inaugurazione della Mostra al Palazzo della Luce

 

Torino – la mostra multimediale itinerante del Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani (CCDU) sarà a Torino dal 14 al 28 Febbraio 2020 nel suggestivo Salone Bianco del Palazzo della Luce di via Bertola, 40.

Questa edizione, ospitata dall’Associazione Culturale Terra di Libertà Onlus, ha come tema e titolo:

 

“Diritti umani e psichiatria – Passato, presente e futuro”.

In 500 metri quadrati di allestimento con pannelli fotografici e didascalie descrittive, coadiuvate da documentari filmati, l’esposizione fornisce una ricostruzione schietta e a volte cruda del conflitto sommerso e non ancora risolto nel campo della salute mentale, dove la dignità e la tutela dei Diritti Umani vengono tutt’oggi troppo spesso ignorati a favore di enormi interessi economici, e a discapito degli sforzi profusi da parte di numerosi medici di settore per migliorare il servizio sanitario. Nel percorso dell’esposizione una sezione è interamente dedicati al Trattamento Sanitario Obbligatorio, con approfondimenti sulla procedura del TSO, la normativa di riferimento, la sua storia e evoluzione nel corso degli anni, fino agli abusi narrati nei recenti fatti di cronaca e le proposte per una sanità migliore, nel rispetto della dignità umana.

L’edizione 2020 si arricchisce inoltre di una nuova sezione dedicata al problema dei bambini in affido, che ha coinvolto famiglie e strutture pubbliche e private, nonché l’intera rete di operatori di settore. Una controversia dietro la quale si potrebbero nascondere diagnosi discriminatorie e arbitrarie di “inidoneità genitoriale” tratte dal discusso Manuale Diagnostico Statistico dei disturbi mentali.

La Mostra Multimediale, il cui ingresso è gratuito, include le seguenti iniziative:

  • Venerdì 14 febbraio, ore 18.00 Inaugurazione

 

Inaugurazione della Mostra Multimediale – Palazzo della Luce, via Bertola 40. Seguirà un rinfresco.

 

 

 

  • Martedì 18 febbraio, ore 9,30 Tavola Rotonda

Tavola Rotonda: Bambini in affido, dalla controversia ad una soluzione possibile.

Moderatore Avv. Piero d’Ettore – avvocato penalista, Foro di Torino

 

Relatori:

 

  • Enrico Del Core, Presidente CCDU
  • Chiara Caucino, Assessore regionale alla Politiche della Famiglia e dei Bambini
  • – La professoressa Vincenza Palmieri, Psicologo Forense, Presidente dell’Istituto Nazionale di Pedagogia Familiare, Scrittrice e Saggista.
  • – Il professor Pier Maria Furlan, Ordinario di Psichiatria dell’Università di Torino, che fu incaricato di chiudere il manicomio di Collegno.
  • Gianluca Vignale già Consigliere Regionale Piemonte
  • Simona Donati, esperta in diritto di famiglia

 

 

Orari di apertura della Mostra Multimediale:

mercoledì – venerdì 10.00 – 19.30

sabato e domenica dalle 10:00 chiusura ore 20.00

 

Per info e prenotazioni:

 

Tel. 011 – 85.30.12

Cell. 335 71.08.671 – 380 72.80.368

 

A San Valentino ama il tuo cuore!

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Una iniziativa promossa da ANMCO – Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri e dalla Fondazione “Per il Tuo Cuore” onlus.

 

A SAN VALENTINO AMA IL TUO CUORE: CARDIOLOGIE APERTE E PUNTO SCREENING DAVANTI AL COMUNE DI TORINO

L’11a edizione della Campagna di Prevenzione Nazionale presenta “Cardiologie Aperte: per il Tuo cuore”, iniziativa promossa da ANMCO – Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri e dalla Fondazione “Per il Tuo Cuore” onlus. La campagna è connotata dalle Porte Aperte dei reparti di Cardiologia dei principali ospedali torinesi, a partire dall’ospedale Molinette della Città della Salute di Torino (in cui si terranno altre due giornate dedicate all’evento “Fai battere il tuo cuore”), per estendersi all’ospedale Mauriziano ed all’ASL Città di Torino (ospedali Maria Vittoria, Martini e San Giovanni Bosco).

Le malattie cardiovascolari rappresentano la principale causa di morbosità e mortalità in Italia, con 240.000 morti ogni anno (circa il 40 % di tutte le morti in Italia), e colpiscono il 51% degli uomini ed il 39% delle donne, nella fascia di età tra 35 e 75 anni.

Questi dati sono sovrapponibili anche alla realtà piemontese. In Piemonte, ogni anno, muoiono infatti circa 2.800 uomini e 2.400 donne per cardiopatia ischemica, con un tasso grezzo, rispettivamente, di 135 e 108 x 100.000 residenti, livelli lievemente inferiori a quelli medi italiani.

Nel complesso, l’immagine del Piemonte fornita dai principali sistemi informativi è quella di una regione a medio rischio di cardiopatia ischemica. Questa situazione favorevole potrebbe essere in parte spiegata stili di vita più sani rispetto al resto d’Italia: la prevalenza di obesità e sovrappeso è infatti inferiore alla media italiana, così come l’abitudine al fumo di sigaretta; anche le abitudini alimentari sembrano essere più corrette: per esempio, la percentuale di soggetti che consuma verdura almeno 1 volta al giorno è superiore al resto dell’Italia.

Gli ospedali hanno congiuntamente deciso di allargare l’iniziativa “Cardiologie aperte 2020” anche presso una sede esterna, per raggiungere il maggior numero di cittadini ed instillare ad ampio raggio la consapevolezza dell’importanza della prevenzione, che passa ovviamente dai corretti stili di vita ma anche da periodici controlli.

In collaborazione col Comune di Torino e con il patrocinio della Regione Piemonte, piazza Palazzo di Città a Torino (davanti al Municipio) è stata eletta sede di

A San Valentino AMA il TUO cuore”

11a edizione della Campagna di Prevenzione Nazionale

Cardiologie Aperte: per il Tuo cuore

dove per la giornata del 14 febbraio, dalle ore 11 alle ore 17, sono invitati i cittadini che, con il monitoraggio dei Direttori delle Cardiologie aderenti all’evento, e l’impegno del personale sanitario (cardiologi strutturati, specializzandi ed infermieri) saranno sottoposti ad ECG, misurazioni pressorie, lezioni pratiche sulla prevenzione cardiovascolare. Nei padiglioni verrà anche distribuito il materiale informativo della Fondazione “Per il Tuo Cuore”.

Inoltre si potrà partecipare a dimostrazioni della gestione delle emergenza cardiologiche e prove pratiche di Fit Walking (la peculiare camminata veloce che, secondo i più recenti studi scientifici, rappresenta l’attività fisica di maggior impatto benefico per il sistema cardiocircolatorio).

Un ringraziamento particolare va alla Protezione Civile, la cui fattiva collaborazione permetterà l’allestimento dei padiglioni adibiti all’attività diagnostica e divulgativa.

Infine, nell’ambito dell’iniziativa, ricordiamo che la Cardiologia universitaria dell’ospedale Molinette (diretta dal professor Gaetano Maria De Ferrari), nelle giornate di martedì 11 febbraio e giovedì 13 febbraio, presso l’ambulatorio sottopiano,  apre le porte ai cittadini ed ospiterà l’evento Fai battere il tuo cuore, due giornate per la diagnosi e la cura delle malattie cardiovascolari.

Programma:

16:00-19:00 Valutazioni Cardiologiche con ECG (ingresso libero – max 40 visite);
16:30-19:00 Un Giorno in Cardiologia (ingresso su prenotazione: max 20 persone):

– Come fare diagnosi: ecocardiogramma, test ergometrico, monitoraggio holter;

– Come e dove curare: farmaci, angioplastica, PaceMaker e valvole, visita della Sala di Emodinamica e dellaTerapia Intensiva;

– Gestione emergenze cardiologiche domestiche.

Per prenotare Un Giorno in Cardiologia (obbligatoria prenotazione), scrivere mail a cardiomolinette@gmail.com specificando giorno preferito.

Il rogo del Cinema Statuto tra misteri, legge e fatalità

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Accadde oggi / Era il 13 febbraio del 1983, giorno buio per la città di Torino. Una tipica domenica pomeriggio d’inverno, fuori la neve alta ricopriva le strade e la città un po’ dormiva e un po’ festeggiava il carnevale. Tutti i torinesi conoscono i fatti di quel giorno, ne abbracciano ancora lo sgomento. Sessantaquattro persone morte in pochi istanti di terrore

 Al cinema si proiettava un film comico: La Capra con Gérard Depardieu, ma dopo pochi minuti dall’inizio non si rise più. Un corto circuito provocò delle scintille che diedero fuoco ad una tenda, quella che separava il corridoio di destra dal quale si accedeva in platea che, cadendo, diede fuoco alle sedie adiacenti. Tanto fumo, tanto buio.

Le persone urlavano, cercavano di scappare. Erano circa 100 gli spettatori presenti quella sera al Cinema Statuto, in via Cibrario. Nonostante una delle vie d’uscita principali fosse invasa dalle fiamme, alcuni di loro riuscirono a mettersi in salvo recandosi alle varie uscite di emergenza, ma le trovarono quasi tutte chiuse. Cinque uscite su sei erano chiuse a chiave per evitare l’ingresso di persone senza biglietto dall’esterno. Le mani battenti sulle porte risuonano ancora. Il gestore, nell’atrio della biglietteria, sentì quelle mani che, freneticamente, sferravano colpi, ma decise di non accendere la luce per evitare il panico. Decisione fatale. Il buio, il fuoco, le porte bloccate e, sullo schermo, ancora il film. Intanto le persone in galleria, non si accorsero di nulla se non quando ormai era troppo tardi. Morirono tutti; molti corpi furono ritrovati ancora seduti, due fidanzati di vent’anni abbracciati, molti ammassati nei bagni, nel tentativo di ripararsi dalle fiamme. In galleria non si vide il fuoco, arrivò solo il fumo, quello tossico, quello assassino.

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La combustione dei vari materiali usati per l’arredamento e quella del tessuto che ricopriva le poltrone emanò ossido di carbonio e acido cianidrico. La galleria si trasformò in una camera a gas e bastarono meno di tre minuti per far spegnere tutte quelle vite. Un mese prima, raccontò Raimondo Capella, proprietario del cinema, erano stati fatti tutti i controlli necessari per rendere “sicuro” quel posto. Era stato, infatti, ristrutturato da poco e i lavori erano stati diretti dal geometra Amos Donisotti, che aveva già curato la ristrutturazione di molti cinema.

Ai controlli effettuati da una Commissione di esperti, non fu riscontrata nessuna anomalia: il cinema era, sotto ogni aspetto, a norma di legge e fu rilasciata una regolare certificazione che attestava la totale sicurezza del luogo. Ma dopo questo nefasto evento ci si rese conto che la legge stessa era sbagliata. I maniglioni antipanico già esistevano, ma non erano obbligatori. La norma che sanciva la presenza di uscite di sicurezza nei luoghi pubblici affermava solo che esse dovevano essere nella condizione di poter essere aperte, il ché non escludeva la chiusura a chiave della porta perché avendo la chiave è possibile comunque aprirla. Da quel momento in poi cambiò radicalmente l’idea di sicurezza e l’Italia intera cominciò un’opera di risanazione dei luoghi pubblici. Ovviamente sempre dopo una tragedia. Ma cosa scatenò l’incendio quel triste pomeriggio? Le indagini intraprese dagli inquirenti si diressero su vari fronti.

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Fu un processo difficile. Furono condannati definitivamente 6 persone degli 11 imputati, tra cui il proprietario (una condanna a 8 anni, ridotta poi a due), il geometra, il tappezziere e una maschera. Il reato: omicidio colposo plurimo. Quanta reale responsabilità ci sia poi dietro questa tragedia è tutta da vedersi. Se esperti ingegneri, geometri, elettricisti avevano certificato la “sicurezza” di quel posto, non so quanta colpa attribuirei al proprietario, uomo semplice e morto, qualche anno fa, mangiato dalla colpa. Quell’evento ha cambiato l’idea di sicurezza nei luoghi pubblici, è vero, ma una cosa che ancora oggi nei vari corsi sulla sicurezza che si propongono a dipendenti pubblici e privati( e che, diciamocela tutta, il più delle volte annoiano) non si affronta quasi mai è la gestione del panico, la capacità delle persone di fronteggiare le situazioni di emergenza. Le nozioni tecniche aiutano fino ad un certo punto. Il temperamento personale e la capacità di reagire alle situazioni di pericolo in modo ottimale fa il resto. Raimondo Capella è stato assolutamente incapace di fronteggiare una situazione di emergenza. Non era in grado, non era stato formato per questo. E probabilmente questa è stata la causa principale di tutte quelle morti. Ma siamo sicuri che, però, il cortocircuito sia stato accidentale? L’impianto elettrico era a norma, ogni filo completamente rivestito. Fuori nevicava, è probabile ci sia stata un’infiltrazione d’acqua che l’abbia causato. Ma perché gli investigatori per molto tempo non abbandonarono l’idea che fu un piromane? Nel giugno del 1982 ben tre cinema torinesi erano stati incendiati dolosamente. Non fu mai trovato nessun collegamento con l’incendio del Cinema Statuto. C’è un’altra cosa che non torna in tutta questa vicenda. In riferimento all’ interrogatorio sostenuto durante le indagini, l’ex proprietario dirà in un’intervista al giornale la Repubblica, testuali parole «In questura le domande me le faceva la dottoressa De Martino. Ma alle sue spalle c´era il procuratore capo Bruno Caccia. Quando raccontai di quell´ispezione, fu proprio Caccia ad ordinare l´immediato sequestro del rapporto. Andarono in Prefettura. Ricordo ancora le sue parole precise: “E´ andata bene che siamo andati subito – disse – il fascicolo era già fuori posto”. Qualcuno voleva farlo sparire».

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Quell’ispezione a cui si riferisce l’uomo è appunto quella effettuata dagli esperti un mese prima dell’incendio. Era il 1983. Erano gli anni di piombo. Gli anni del terrorismo e della corruzione. Gli anni in cui la legalità era ancora un’utopia di pochi magistrati che combattevano per essa. L’omicidio colposo è un reato che spesso lascia attonito anche chi lo commette. La colpa c’è, ma spesso anche il senso di colpa. Raimondo Capella si è ridotto al lastrico pur di ripagare tutte le famiglie delle vittime, costituitesi parti civili. Per la commissione di vigilanza che aveva emesso il referto, nessuna condanna. A favore dei membri, infatti, nel 1995, si pronunciò la Corte dei Conti.

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Altra stranezza di tutta questa storia è la lettura esoterica che, ammetto anche da scettica, lascerebbe basito chiunque. Molti esperti di esoterismo dicono che il vero mandante di quell’incendio sia stato Lucifero in persona. Ma cominciamo dall’Inizio. L’incendio è avvenuto il 13 febbraio e il 13 è il numero associato al diavolo. Le persone che andarono al cinema quella sera fortunatamente furono molte di meno rispetto alla capienza delle sale (1200 persone), questo perché il film proiettato era alla “tredicesima” settimana di proiezione. Le morti furono 64, ma la stranezza più grande fu che erano equamente distribuite: 31 uomini, 31 donne, un bambino e una bambina. Il mistero non termina qui. Era periodo di Carnevale e quell’anno la parata aveva come tema il diavolo. Piazza Statuto, luogo vicinissimo al cinema da cui esso, appunto, prende il nome, è da sempre ritenuto dagli esoterici luogo di massima convergenza del male. Il film proiettato era La Capra, che è anche una carta dei tarocchi e rappresenta il diavolo. E poi c’è il racconto inquietante di una coppia che quel pomeriggio decise di non recarsi al cinema. Era il 1975 Marco (nome di fantasia) insieme ad un gruppo di amici decise di partecipare ad una seduta spiritica. Da un momento di gioco quell’appuntamento diventò fisso, ogni venerdì sera. Maria (nome di fantasia), sua moglie, non apprezzava questo passatempo e tutti quei venerdì sera organizzava la sua serata con un’amica, lontano dagli spiriti. In uno di quei fatidici venerdì lo spirito che si presentava spesso ai ragazzi, chiese a Marco dove fosse Maria. L’uomo restò attonito. Lo spirito gli comunicò che sua moglie era andata al cinema e specificò pure quale film fosse andata a vedere. Gli disse, inoltre, che era stato un errore perché quella sera due rapinatori avevano deciso di ripulire la cassa del cinema e avevano sparato ad una donna, ferendola.

Quella donna era Maria. Dopo quella serata che lo sconvolse Marco si ricongiunse con la moglie e le chiese come avesse passato la serata. Lei rispose che era andata al cinema a vedere un film. Lo stesso scritto con i movimenti del bicchiere dallo spirito. Ma quella sera al cinema non c’era stata nessuna rapina e Maria stava bene. Marco fu pienamente sollevato. Si chiese però perché la moglie fosse andata a vedere un film il cui genere non le era mai piaciuto. Lei gli rispose che, mentre era al bar con la sua amica, avevano controllato il giornale per vedere quali film dessero al cinema. Avevano optato per quello perché era cerchiato in nero con un pennarello e avevano pensato che qualcuno lo avesse evidenziato per comunicare a chiunque avesse preso il giornale che era un film da vedere. Pochi giorni prima l’incendio del Cinema Statuto, Marco e Maria stavano organizzando il weekend da trascorrere insieme. La domenica sarebbero andati al cinema. Presero il giornale per vedere quali film erano in programmazione e Maria scelse il film “La Capra” perché era cerchiato in nero. Marco trasalì. Decisero di passare il weekend fuori Torino.

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Questa storia si porta dietro tante interpretazioni. Che si creda o meno alla magia, di sicuro ci sono cose che non tornano nell’intera vicenda. Come ogni cosa inspiegabile, l’esoterismo spesso si porta dietro un grande fanatismo. I segni sono tanti, probabilmente non dettati dal diavolo, ma di chi al diavolo ci credeva e ci inneggiava e non è da escludere che se ci fosse davvero una mano umana e non del fato dietro a quel cortocircuito, probabilmente era la mano di chi aveva fatto di Lucifero il suo Dio. La mente va, pensa, crea ipotesi. I fatti però ci dicono che alle ore 18.15 del 13 febbraio 1983 sessantaquattro persone sono morte. La legge ci dice che la colpa è del caso e punisce la negligenza perché non può punire il destino. E Torino ricorda ancora i 64 corpi inermi allineati sul marciapiede di Via Cibrario.

Teresa De Magistris

 

Il “vascello” dei vaccini nella bufera del sospetto

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Per il ciclo “Scienze & Salute”, coordinato fra le Accademie di Medicina e delle Scienze, martedì prossimo 18 febbraio, alle ore 16, nella Sala dei Mappamondi in via Accademia delle Scienze 6 a Torino, interverrà Guido Forni, professore di Immunologia all’Università di Torino e membro dell’Accademia Nazionale dei Lincei

Introdotto da Amalia Bosia, professore emerito di Biochimica nonché socio di entrambe le Accademie, Forni darà il suo contributo al tema “Vaccini, vascello dell’intelligenza umana nella bufera del sospetto”.

Si è occupato degli aspetti immunitari del rapporto tumore – ospite e ha messo a punto terapie innovative, attraverso la vaccinazione alle citochine che attivano il sistema immunitario nell’individuare cloni nascosti di cellule neoplastiche e di bloccarne la crescita.

A San Valentino, un occhio di riguardo per tutte le coppie nei Musei torinesi

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Venerdì 14 febbraio, si entra in due e ne paghi uno… di biglietto!

Nei Musei torinesi, sarà avanti tutta per le coppie, comunque esse siano formate, per il giorno dedicato alla Festa di San Valentino, venerdì 14 febbraio prossimo.

La formula si ripete a copione un po’ per tutti, ma non mancano iniziative tematiche particolari attentamente studiate per l’occasione. Intanto, per l’appunto, fil rouge comune: si entra in due con un biglietto solo. Così sarà per il Museo Nazionale del Risorgimento (via Accademia delle Scienze, 5) dove, con un unico biglietto valido per due persone, venerdì 14 febbraio si potrà accedere e visitare le meraviglie storiche ed artistiche custodite nel più antico e importante Museo dedicato al Risorgimento italiano, dalle 10 alle 18, ultimo ingresso alle 17. “Naturalmente – dicono al Museo – l’iniziativa non coinvolge solo gli innamorati, ma chiunque si recherà al Museo in coppia: fidanzati, amici, genitori e figli, nonni e nipoti…”. Alle ore 16.00 verrà inoltre organizzata la visita guidata tematica “Uomini e donne, amori e eroiche imprese” in cui la storia del Risorgimento sarà raccontata attraverso le passioni dei protagonisti che, uniti nella vita e nell’attività politica, hanno segnato le vicende storiche dell’Indipendenza e dell’Unificazione italiana. Il biglietto di ingresso costerà 10 euro ogni due persone. Quanti sceglieranno anche la visita guidata pagheranno 14 euro, sempre in due. Per info: tel. 011/5621147 o www.museorisorgimentotorino.it

“Reali Mon Amour” è invece lo slogan, per un San Valentino speciale all’insegna della cultura e del buon cibo, adottato dai Musei Reali, in Piazzetta Reale 1 a Torino. Intanto anche qui chi entrerà in coppia in uno dei prestigiosi siti inseriti nel Polo Museale costituitosi nel 2016 (Palazzo Reale, Giardini Reali, Biblioteca e Armeria Reale, Galleria Sabauda, Museo Archeologico, Palazzo Chiablese e Cappella della Sacra Sindone), per la giornata di San Valentino pagherà un solo ingresso anziché due. Ma non solo, alle 17 e alle 18, è anche in programma uno speciale percorso guidato agli Appartamenti Nuziali del secondo piano di Palazzo Reale, accompagnato ad uno sfizioso aperitivo, in Caffetteria, nella Corte d’Onore. Costo Euro 5, a persona; prenotazione al numero 011/19560449. E ancora, sempre al Caffè Reale, sarà possibile cenare le sere del 14 e 15 febbraio al prezzo di Euro 40 a coppia. Per chi si presenterà con il biglietto dei Musei Reali emesso in giornata, prezzo speciale scontato di Euro 32. Prenotazione al numero 335/8140537.

E infine “A San Valentino innamorati dell’Arte”: è questo l’invito lanciato anche quest’anno dalla Fondazione Torino Musei, che per il 14 febbraio s’allinea con le precedenti proposte, offrendo un biglietto per due per visitare le collezioni permanenti alla GAM-Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea (via Magenta, 31; tel. 011/4429518), a Palazzo Madama (piazza Castello, tel. 0114433501) e al MAO-Museo d’Arte Orientale (via San Domenico, 11; tel. 011/4436932). Dall’offerta sono però escluse le mostre temporanee con biglietteria separata.

Da ricordare inoltre che fino al 16 febbraio sarà possibile fruire della “promozione speciale” di San Valentino acquistando due tessere relative all’Abbonamento Musei Piemonte Valle d’Aosta al costo di Euro 45 ciascuna invece di Euro 52. La carta permette di accedere gratuitamente e ogni volta che lo si desideri ad oltre 250 musei, residenze reali, castelli, giardini, fortezze, collezioni permanenti e mostre temporanee del Piemonte e della Valle d’Aosta aderenti al circuito (Info Piemonte – Abbonamento Musei, via Garibaldi 2, Torino; tel. 800329329).                            g.m.

 

Nelle foto
– Musei Reali Torino
– Museo Nazionale del Risorgimento Italiano
– Erulo Eroli: “Garibaldino ferito”, olio su tela, 1880 – Sala 22 Museo del Risorgimento
– Visita guidata in Palazzo Madama

 

Alla Gam: Giulio Paolini. Disegno geometrico, 1960

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Martedì 11 febbraio alle 18 – Sala Uno GAM – Via Magenta, 31 Torino

GLI AMICI DELLA BIBLIOTECA D’ARTE
Per il ciclo Esercizi di lettura. Libri, album, cataloghi

 

Presentano il volume di Fabio Belloni
Giulio Paolini. Disegno geometrico, 1960
Corraini Edizioni-Fondazione Giulio e Anna Paolini, Mantova-Torino 2019

Intervengono
Fabio Belloni, 
Università di Torino
Flavio Fergonzi, 
Scuola Normale Superiore di Pisa
Elena Volpato, 
GAM – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino

Nel 1960 il ventenne Giulio Paolini realizzò un’opera con l’aiuto di un manuale, un tiralinee e un compasso. Su una tela dipinta di bianco vergò a inchiostro la squadratura della superficie, intitolandola Disegno geometrico. Alcuni anni dopo egli riconobbe in quel quadro di modeste dimensioni il proprio battesimo d’artista: punto di inizio, ma anche di continuo ritorno – mentale quanto formale – di ogni sua prova. Per quale ragione un lavoro così precoce e dall’evidenza tanto essenziale è divenuto fondamento della poetica paoliniana? Fabio Belloni avanza per la prima volta un’approfondita lettura critica di Disegno geometrico. Ne indaga genesi e significati: anche il valore del formidabile ruolo, nelle vicende dell’autore come della contemporaneità artistica. Il volume costituisce la quinta uscita della serie “In collezione,” curata dalla Fondazione Giulio e Anna Paolini e dedicata ad approfondimenti monografici di alcune opere di Giulio Paolini.

 

Ingresso libero fino a esaurimento posti.
L’accesso sarà consentito fino al raggiungimento della capienza massima della sala

 

Giorno del Ricordo, doppio appuntamento al Polo del ‘900

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Doppio appuntamento – l’11 e il 12 febbraio a Torino – nell’ambito delle iniziative del Giorno del Ricordo promosse dal Comitato Resistenza e Costituzione del Consiglio regionale in collaborazione con l’Istoreto, il Polo del ‘900, l’Ufficio scolastico regionale, l’Associazione Venezia Giulia e Dalmazia, l’Istituto Salvemini, la Fondazione Vera Nocentini e l’Anpi

 

Martedì 11 Febbraio, alle 17,30 , nella sala Memoria delle Alpi di via del Carmine 13 a Torino verrà presentato il volume di Enrico Miletto “ Gli Italiani di Tito. La Zona B del Territorio Libero di Trieste e l’emigrazione comunista in Jugoslavia (1947 – 1954)”.

Dopo i saluti di Antonio Vatta, dell’Associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia e Alessandro Bollo, direttore del Polo del ’900, l’autore dialogherà con Costantino Di Sante, direttore dell’Istituto provinciale per la storia del movimento di liberazione nelle Marche e dell’età contemporanea. Coordinerà l’incontro Claudio Dellavalle, presidente dell’Istoreto.Tra il 1947 e il 1954 la Zona B del Territorio libero di Trieste (Tlt) fu al centro di mutamenti geopolitici, trasformazioni culturali, sociali e demografiche legate alla conclusione della Seconda guerra mondiale, al quadro internazionale e alla questione confinaria, che con la firma del Memorandum di Londra raggiunse un suo punto di definizione pressoché conclusivo. Se la prima fase dell’esodo giuliano-dalmata ha oramai trovato una stabile collocazione nel panorama storiografico nazionale, minore risalto hanno avuto le vicende della popolazione italiana della Zona B, rimasta per quasi un decennio sotto l’amministrazione jugoslava.

Le politiche adottate dai poteri popolari, le linee di intervento del governo italiano, l’esodo, la condizione degli italiani rimasti dopo il passaggio dell’area alla Jugoslavia e il loro difficile mantenimento di un’identità culturale e nazionale, rappresentano i principali segmenti della ricerca, che approfondisce anche le tematiche legate all’emigrazione dei comunisti italiani in Jugoslavia: un passaggio analizzato attraverso l’esperienza degli operai monfalconesi e dei militanti che, spinti dalla volontà di partecipare attivamente alla costruzione di una società socialista, decisero di varcare il confine per trasferirsi nel paese di Tito.

Mercoledì 12 Febbraio,   dalle 15,00 alle 18,00, la sala Conferenze del Polo del ‘900 in corso Valdocco 4 a Torino ospiterà il seminario di Studi “Esodi del ’900. Memorie a confronto”. I lavori saranno aperti dai saluti di Stefano Allasia, Presidente del Consiglio regionale del Piemonte,Antonio Vatta, dell’Associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, Sergio Blazina, dell’Ufficio Scolastico Regionale del Piemonte e Alessandro Bollo, direttore del Polo del ’900. Il seminario sarà coordinato da Riccardo Marchis dell’Istoreto. Interverranno Patrizia Audenino(Università degli Studi di Milano La Statale), Lucia Cinato (Università degli Sudi di Torino), Enrico Miletto (storico, Istoreto) in dialogo con studenti dell’UniTo e degli Istituti secondari superiori Avogadro, Volta, Curie Levi di Torino. Il seminario sarà dedicato a un dialogo tra le memorie scaturite da due diversi esodi tra quelli che contrassegnarono la fine del secondo conflitto mondiale.

Memorie di profughi tedeschi della Prussia orientale e memorie di istro-veneti provenienti dalla Venezia Giulia e dalla Dalmazia, cacciati da terre segnate dalle rispettive secolari presenze. Si tratta di un approccio inedito, proposto per conoscere più a fondo il tema degli esodi e delle profuganze giovandosi degli strumenti abbinati della letteratura e della storia coniugati per investigare fenomeni che assunsero dimensioni gigantesche e conobbero, viceversa, attenzioni residuali per molti decenni a seguire, in particolare nei Paesi che ne furono al centro. Ci si trova dunque di fronte a un dovere della memoria, richiamato dalla legge istitutiva del Giorno del Ricordo, ma anche di fronte alla necessità di un’integrazione delle pagine rimosse della storia europea per conoscere il mondo che abitiamo, contrassegnato ancora da esodi e profuganze mal comprese o poco o nulla considerate.

Per la partecipazione di gruppi classe è necessaria l’iscrizione. Per informazioni e iscrizioni: didattica@istoreto.it oppure il fax al n° 011– 4360469 (all’attenzione del Settore Didattica).Il seminario costituisce iniziativa di formazione per la quale è previsto l’esonero dal servizio (art. 64 CCNL 29/11/2007) e verrà rilasciato un certificato di partecipazione.

M.Tr.

Il Pannunzio ricorda Giampaolo Pansa

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MARTEDÌ 11 FEBBRAIO alle ore 17,30 nella Sala di Palazzo Cisterna (Via Maria Vittoria, 12) verrà ricordato Giampaolo PANSA, recentemente scomparso

 

Interverranno il giornalista Marco CASTELNUOVO e gli storici Gianni OLIVA e Pier Franco QUAGLIENI. A Pansa fu conferito il Premio “Pannunzio” nel 2006.

Nato a Casale Monferrato nel 1935, si laureò all’Università di Torino con Alessandro Galante Garrone e iniziò subito la carriera giornalistica a “La Stampa”. Ha poi lavorato a “Il Giorno”, “Corriere della Sera”, “Panorama”, “la Repubblica” ed è stato condirettore de “L’Espresso”. La sua attività di scrittore ha avuto come principale interesse la Resistenza italiana con numerosi saggi, tra i quali “Il sangue dei vinti”, “Sconosciuto 1945”, “La Grande Bugia”. Dopo la pubblicazione de “Il sangue dei vinti”, Pansa è stato accusato di aver gettato fango sulla Resistenza.

Negli anni recenti si è dedicato ad argomenti, per certi aspetti più legati all’attualità, pubblicando diversi saggi: “Vecchi, folli e ribelli. Il piacere della vita nella terza età”, “L’Italia non c’è più. Come eravamo, come siamo”.

Scuola di Applicazione, l’ Esercito contribuisce alla protezione del patrimonio culturale

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Inaugurata  la seconda edizione del Master Internazionale in Cultural Property Protection in Crisis Response

Il 5 febbraio scorso ha avuto luogo presso l’Aula Magna di Palazzo Arsenale, sede del Comando per la Formazione e Scuola di Applicazione dell’Esercito, la cerimonia inaugurale della seconda edizione del Master Internazionale in “Cultural Property Protection in Crisis Response”, Protezione del patrimonio culturale in risposta alle crisi.

All’evento hanno presenziato numerose autorità accademiche, civili e militari tra cui: il Rettore dell’Università degli Studi di Torino, Prof. Stefano Geuna, il Direttore del Master, Prof. Edoardo Greppi, il Comandante dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, Generale di Brigata Roberto Ricciardi, il Coordinatore del Programma International Affairs della Compagnia di San Paolo, Dott. Nicolò Russo Perez, il Responsabile del Settore Istruzione e Ricerca Scientifica della Fondazione Cassa di Risparmio di Torino, Dott. Luigi Somenzari ed il Presidente del Centro di Conservazione e Restauro La Venaria Reale, Arch. Stefano Trucco.

Il Generale di Divisione Salvatore Cuoci, Comandante dell’Istituto di Formazione, nel suo intervento di saluto, ha sottolineato che, in tempi di crisi, il recupero e la salvaguardia del patrimonio culturale in tutte le sue forme, non è solo un dovere giuridico ma un obbligo morale ed è quindi necessario lavorare in cooperazione fra mondo politico, culturale, universitario, militare e civile. Non sarebbe, infatti, possibile contribuire alla ricostruzione di un paese senza proteggere le testimonianze delle sue radici storiche e culturali. Successivamente, l’Arch. Antonia Pasqua Recchia, consigliere del Ministro Dario Franceschini,  già Direttore Generale e Segretario Generale del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo (MiBACT), ha tenuto una Lectio inaugurale dal titolo “L’impegno internazionale del MiBACT per la protezione del patrimonio culturale” durante la quale ha delineato l’evoluzione storica delle attività del Dicastero nel campo della tutela del patrimonio culturale umanitario, definendo imprescindibile il ruolo ed il rapporto con le Forze Armate italiane nello specifico settore.

Il master, in lingua inglese, organizzato dalla Scuola Universitaria Interdipartimentale di Scienze Strategiche (SUISS) dell’Università degli Studi di Torino, svilupperà la fase residenziale presso il Comando per la Formazione e Scuola di Applicazione dell’Esercito dal 4 febbraio al 29 maggio 2020. Successivamente, dal 30 maggio al 16 ottobre 2020, è previsto un periodo dedicato allo studio individuale ed alla preparazione della dissertazione finale. Il corso vedrà interessati due Ufficiali dell’Esercito, due rappresentanti dell’Arma dei Carabinieri e dodici frequentatori provenienti da Ciad, Etiopia, Italia, Nepal, Polonia,  Sri Lanka, Sudan, Vietnam e Yemen. I frequentatori del master avranno inoltre la possibilità di visitare a Parigi, presso il World Heritage Centre, la sede generale dell’UNESCO, Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura, istituita il 4 novembre 1946. Il master ha l’obiettivo di formare le future generazioni di professionisti (rappresentanti delle istituzioni militari e civili, organizzazioni non governative, gestori di siti culturali, studenti, peacekeepers, ecc.) dotate di un background multidisciplinare e competenze  avanzate nello specifico settore della tutela del patrimonio culturale secondo gli standard UNESCO e, più in generale, della capacità di valorizzare il ruolo della cultura nelle fasi di riconciliazione sociale e di ripresa economica delle aree colpite da conflitti o calamità naturali.

Tale progetto formativo costituisce un unicum nel panorama nazionale sia in termini di obiettivi didattici sia di contenuti e accresce ulteriormente l’offerta formativa dell’Istituto di Studi Militari che nel corso degli ultimi anni ha sviluppato notevolmente il fronte delle proprie iniziative formative contribuendo all’ incremento delle attività di internazionalizzazione degli studi.

 

Maria La Barbera

Le foto di Cantamessa per i 50 anni della Regione

in Cosa succede in città

Nell’ambito delle celebrazioni per il 50° anniversario dell’istituzione della Regione Piemonte, il Consiglio regionale del Piemonte con l’associazione culturale In Arte, in collaborazione con l’Archivio Augusto Cantamessa, presenta la mostra fotografica “Augusto Cantamessa. Atmosfere piemontesi”

All’inaugurazione, giovedì 6 febbraio, il Consigliere Segretario Gianluca Gavazza ha portato il saluto istituzionale del Consiglio regionale:

“La mancanza di colori negli scatti di Cantamessa spinge l’osservatore a vedere oltre, così da riconoscere l’atmosfera che circonda la foto, restituendo profondità  emotiva alle forme e significato evocativo al ‘non colore’. Ospitare le fotografie di Augusto Cantamessa – conclude Gavazza – è una meravigliosa opportunità per compiere un viaggio nella nostra profondità. Il Consiglio regionale del Piemonte è onorato di ospitare questo evento prestigioso proprio in occasione del suo 50esimo anniversario”.

Sono intevenuti alla presentazione: Cinzia Tesio storica dell’arte, Bruna Genovesio e Patrik Losano curatori dell’Archivio Augusto Cantamessa.

La mostra presenta trentadue immagini formato 50×60 – esclusivamente in bianco e nero – realizzate dal fotografo piemontese Augusto Cantamessa (Torino 1927 – Bibiana 2018) tratte dall’immenso archivio fotografico dell’autore, che comprende diversi inediti. Le immagini ripercorrono la storia di oltre mezzo secolo della nostra regione, scoprendo luoghi e paesaggi che diventano istantanee di vita del Piemonte.

Inoltre sono esposti alcuni cataloghi delle mostre a cui Cantamessa ha partecipato in tutto il mondo in 70 anni di attività e la macchina fotografica che lo seguiva in tutti i suoi spostamenti. Un video introduce i visitatori alla mostra: si tratta di una intervista della durata di circa 20 minuti realizzata nel 2017 da Federico Cramer, in occasione del novantesimo compleanno del fotografo.

La selezione delle opere esposte rimanda ad alcune delle tematiche cardine della ricerca fotografica di Augusto Cantamessa: terra, paesaggi, ritratti. La mostra restituisce immagini colme della bellezza del territorio che nel tempo muta e si trasforma insieme ai suoi abitanti. Tanti sguardi su innumerevoli paesaggi, sulle campagne e sui paesi della provincia e anche su Torino con le sue prestigiose piazze, i suoi quartieri caratteristici, le luci dei Luna park, i giochi dei bambini sulla neve e le zone periferiche avvolte dalla nebbia.

Gli scatti di Cantamessa raccontano un universo di vita vissuta in Piemonte, dagli anni Cinquanta ad oggi, da cui si percepisce una forte appartenenza ai luoghi, attraverso la rappresentazione del paesaggio, di intensi ritratti di contadini, donne e bambini, di operai alle prese con l’edilizia popolare ma anche di persone che passeggiano per le strade della città.

La mostra “Augusto Cantamessa. Atmosfere piemontesi” rimarrà aperta al pubblico fino al 6 marzo, dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 17. Ingresso gratuito.

Venerdì 6 marzo 2020 – ultimo giorno di esposizione – si terrà un evento di chiusura in cui verrà presentato il catalogo della mostra. 

 

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