Cosa succede in città

La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

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Saman e  certi silenzi agghiaccianti – L’Inno di Mameli  – Lettere

Saman e  certi silenzi agghiaccianti

La tragica morte della diciottenne Saman, vittima di un  femminicidio di matrice squisitamente islamica che merita parole roventi di condanna da parte di tutte le persone civili, ha rivelato il cinismo di certi silenzi agghiaccianti. Progressisti da  sempre filoarabi, un vero ossimoro, e femministe a corrente alternata  hanno taciuto in modo vergognoso. La stessa Dacia Maraini sul “supplemento torinese dell’Unita’“ si è arrampicata sui vetri del politicamente corretto, anche se ha scritto qualcosa. Il voler dissociare l’uccisione di Saman dal brodo di coltura in cui è avvenuta, e’ un atto di malafede che squalifica i tanti politici rimasti muti come le tante donne che  dicono di voler difendere le donne.
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L’Inno di Mameli

Ho scritto giovedì un  articolo sulla proposta  bizzarra, faziosa e comica di uno scrittorello ottantacinquenne che dovrebbe godersi la pensione e limitarsi a sonnecchiare: sostituire “Bella ciao “ all’inno di Mameli.Una follia. Vorrei ricordare ai lettori di quell‘articolo che fu Ferruccio Parri, capo della Resistenza, a proporre l’Inno di Mameli come Inno Nazionale perché venne cantato dai partigiani di Duccio Galimberti, per saldare primo e secondo Risorgimento perché la Resistenza per molti, non per tutti, fu anche amor di Patria e dedizione al Tricolore. Certo il generale Perotti fucilato al Martinetto  capo del comitato militare del CLN piemontese con Fusi, Balbis, Giambone e altri eroi, fu un un patriota e non un partigiano. Per lui valeva solo il
giuramento prestato alla Patria e al Re.
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Lettere    scrivere a quaglieni@gmail.com

 

A proposito di Cavour

Caro prof. Quaglieni, il tuo giudizio su Cavour è limpido come cristallo e ben supportato da prove.  Fin da quando avevo i calzoni corti, sapevo che Cavour era il miglior politico che la Provvidenza potesse concedere all’Italia, proprio lui con le leggi Siccardi che tolsero terra e proprietà alla Chiesa. Lui, scomunicato dal papa re (con la brutta storia del frate punito per avergli dato l’assoluzione in punto di morte). Senza Cavour (e senza Garibaldi,  nemico-amico di Cavour) l’Italia sarebbe stata certo diversa, forse unita ugualmente, però molto più tardi. Cavour fu massone, in tempo in cui la Massoneria ebbe dei meriti non trascurabili nel processo unitario. Rimangono le ombre sulla morte di Cavour: veleno, come dissero in molti, malaria? Nel servizio del TG regione di oggi era mostrato il pigiama dell’ultima notte di Camillo: un’indagine medica oggi forse potrebbe rivelare qualcosa, ma solo per i curiosi.  Per la Storia non ce n’è bisogno.      Lorenzo Pesce

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Caro collega e amico,
Grazie per l’attenzione e l’apprezzamento per il ritrattino troppo sintetico di Cavour  al quale nel 2010 con Girolamo Cotroneo dedicai un libro. Io ritengo che senza l’iniziativa sabauda e l’opera di Cavour , di Garibaldi e di tanti altri patrioti anche poco conosciuti, si sarebbe realizzata l’Italia unita. Forse nacque prematura, troppo rapidamente, ma nacque e il momento favorevole andava colto nel decennio cavouriano. Non credo che un popolo, ad esempio, si unifichi attraverso una repubblica. Era una nobile utopia di Mazzini e di Cattaneo.  Machiavelli sul tema ha scritto parole conclusive. Solo le monarchie uniscono. Personalmente resto fermo alla scrupolosa ricerca di Alessandro Luzio che documentò con prove schiaccianti  che la Massoneria fu di fatto estranea alla fase decisiva del Risorgimento. Ne’ Mazzini ne’ Cavour, ne’ Vittorio Emanuele II furono massoni. Lo fu Garibaldi che in tempi successivi fu Gran Maestro. L’impegno patriottico del  condottiero Garibaldi non è riconducibile a quella scelta settaria. Hai sollevato dei temi interessanti e sono felice di ospitare le Tue obiezioni e le tue idee. Il dibattito tra gente colta arricchisce la cultura storica. Solo i faziosi o i cretini la umiliano.
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Sardine e primarie
Alle primarie di Torino sono tornate le sardine? Cosa ne pensa?    Filippo Eugenio Genta
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Le sardine devono tornare nell’Adriatico romagnolo. A Torino sono diventate un sostegno per un candidato della sinistra che non sa neppure cosa sia il centro ed ama Appendino. Attivisti senza arte né parte , come volevasi dimostrare. Ieri la “Stampa“ ha annunciato che le primarie cercano l’Anti Damilano. Credevo che cercassero un sindaco per Torino. Invece sono già alla rincorsa di Damilano, pronti alla sua demonizzazione politica. Si dovrebbe votare la sinistra per arginare Damilano – come e’ già accaduto ma Damilano non si lascerà certo intimidire. Appartiene a una stirpe langarola forte: suo padre compie oggi in piena  salute  95 anni. Ha avuto un’unica avvertenza: non ha mai mangiato sardine.  Auguri a Gianni e Paolo Damilano.

San Giovanni, ecco le novità. La festa è diffusa. E il pubblico contingentato

La tradizionale festa di San Giovanni sarà  diffusa sul territorio cittadino con  eventi in streaming e in presenza, e con un pubblico contingentato.

Sono partiti  i preparativi per la celebrazione del santo patrono del 24 giugno.

La Giunta comunale ha approvato la spesa per gli eventi, pari a 112 mila euro, in linea con la cifra impegnata negli anni scorsi. Per l’edizione 2021, nel rispetto delle normative da Covid è stato predisposto  un palinsesto basato su elementi di spettacolo territorialmente diffusi, che possono prevedere l’utilizzo dello streaming insieme a una contingentata e controllata partecipazione del pubblico. Il Comune  ha avviato anche una ricerca di sponsorizzazioni, che si è conclusa in questi giorni, per sostenere le attività contenute nel programma per i festeggiamenti e coprirne l’eventuale fabbisogno aggiuntivo.

L’arte del gioiello e dell’accessorio incontra l’Oriente

Fino al 29 agosto 2021

 

Aperta al MAO TOAsean Design, l’esposizione che mette in mostra i progetti realizzati dagli studenti del 2° anno del corso Triennale in Design del Gioiello e Accessori di IED Torino, ispirati alle opere del MAO Museo d’Arte Orientale, insieme ad alcuni pezzi realizzati da undici eccellenze artigiane piemontesi.

Si rinnova anche per il 2021 la collaborazione fra l’Istituto Europeo di Design e il MAO, che quest’anno ha dato vita all’esposizione TOAsean Design, realizzato grazie al contributo della Fondazione CRT. Nell’ambito dell’omonima iniziativa, sostenuta da Camera di Commercio Italia Myanmar per promuovere il design italiano in Oriente e rafforzare il rapporto culturale tra l’Italia e i Paesi del Sud Est Asiatico, sette studenti del secondo anno del corso Triennale in Design del Gioiello e Accessori di IED Torino sono stati invitati a progettare altrettante creazioni ispirandosi alle opere della collezione permanente del Museo d’Arte Orientale.

L’incontro con statue e oggetti, provenienti da mondi ed epoche lontane, ha innescato il processo creativo: attraverso uno sguardo attento e una ricerca approfondita, i giovani designer hanno progettato gioielli e accessori, pezzi unici che declinano suggestioni estetiche e simboli culturali in chiave contemporanea.

Quest’anno il progetto si arricchisce della collaborazione con CNA Torino, la Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa: undici imprese artigiane, sette delle quali hanno supportato la realizzazione delle opere degli studenti IED, hanno progettato o rivisitato altrettanti oggetti preziosi delle loro collezioni sulla base di suggestioni provenienti dai paesi dell’Asia, dando vita a undici creazioni che testimoniano della competenza e della creatività delle imprese artigiane piemontesi.

La sinergia tra design e artigianato ha permesso agli studenti IED di lavorare al fianco degli artigiani torinesi, facendo esperienze diretta di tradizioni d’eccellenza del territorio e acquisendo competenze legate a particolari lavorazioni grazie al confronto con specifici materiali, processi e tecniche di produzione.

L’esposizione è il risultato di solide relazioni costruite dal MAO con importanti attori istituzionali del territorio e, grazie al supporto della Camera di Commercio Italia Myanmar, diventa un’interessante occasione di promozione per gli studenti e per le eccellenze artigiane piemontesi, che avranno la possibilità di far conoscere il proprio lavoro a livello nazionale e internazionale.

I gioielli esposti sono stati realizzati da: Rebecca Maggiora, Simone Bolognesi, Sara Tesan, Giuliana Noto, Tommaso Balducci, Elettra Tarraran e Marta Baccuini, studenti del Corso di Design del Gioiello e Accessori IED Torino, e da Barbara Ebbli, Evgenia Elkind, Paola Bellinzoni, Lorenzo Tiano, Paola Garbiero, Elena Imberti, Fulvio Pertica, Gianluca Guarneri, Rossella Calabrò, Stefania Mairano e Francesco Ferrara, Nicoletta Biglia e Rita Bellino titolari di imprese appartenenti al network CNA Torino.

Ha supervisionato il progetto Daniela Bulgarelli, coordinatrice del corso Triennale di Design del Gioiello e Accessori di IED Torino.

TOAsean Design è realizzato grazie al contributo della Fondazione CRT.

Cagliostro: un furfante affascinante oppure un sapiente onnipresente? Incontro-racconto con Paolo Domenico Montaldo

Sabato 12 giugno – 17.30  Libreria Belgravia – via Vicoforte, 14/d – Torino. Un incontro-racconto che ha per protagonista il conte di Cagliostro, aneddoti e colpi di scena di una vita molto più che avventurosa.

Chi era Cagliostro? Ce lo racconta Paolo Domenico Montaldo, sabato 12 giugno alle 17.30, ospite della Libreria Belgravia (via Vicoforte 14/d – Torino).

Un personaggio molto chiacchierato e che ha destato l’interesse e la curiosità di regnanti, letterati e personaggi altrettanto famosi del suo tempo.
Tutta l’Europa del 1700 parla (e sparla) di lui. Avventuriero, alchimista, mago, esoterista, guaritore, truffatore, eretico. L’uomo che raccontava di aver trovato la formula per fabbricare l’oro.
Dotato di un certo fascino e di una capacità di comunicazione da fare invidia al più esperto social media manager, riesce a conquistare l’aristocrazia e si inventa di sana pianta un titolo nobiliare. La sua complice più diabolica e abile è la donna che ha sposato.

 

Il piacere del racconto e dell’ascolto, riscoprire la bellezza di lasciarsi affascinare dalle parole, questo è il filo conduttore dell’appuntamento con Paolo Domenico Montaldo, scrittore e appassionato di vicende storiche che animano i suoi libri d’avventura alla ricerca di tesori nascosti tra le pieghe del tempo, di misteri e segreti da svelare.

 

La YOWRAS Editrice, nata nel 2020 all’interno dell’Associazione culturale YOWRAS, propone una nuova formula: l’incontro racconto per esplorare eventi storici e figure sulle quali c’è ancora molto da scoprire, un viaggio tra passato e presente con l’aiuto dell’antica ma sempre nuova arte del racconto.

 

Il narratore è Paolo Domenico Montaldo, l’autore di una serie di romanzi di avventura a sfondo storico e il creatore del commissario Incantalupo, protagonista finora di tre indagini a cui, nel 2021, se ne aggiungeranno altrettante.

Weekend al Motovelodromo Fausto Coppi

Sabato 12 e domenica 13 giugno, dalle 8 alle 18

 

OPEN DAYS

prima dei lavori di ristrutturazione che lo faranno rinascere

 

Il Motovelodromo riapre in via straordinaria alla cittadinanza: due giornate di incontro e di sport, prima di chiudere per i lavori che saranno realizzati durante l’estate.

 

Il progetto di rinascita del Motovelodromo, che sarà realizzato nei prossimi mesi, intende restituire alla cittadinanza lo storico tempio dello sport torinese, da anni in disuso, ripristinando così un luogo polisportivo multifunzionale per la comunità cittadina. Il progetto si basa su un’idea di ricostruzione del tessuto comunitario e proprio per questa ragione è stato deciso di organizzare due open dayssabato 12 e domenica 13 giugno: un fine settimana per riaprire alla cittadinanza le porte del Motovelodromo, prima di chiuderle per i lavori di ristrutturazione che lo porteranno a nuova vita.

Il Motovelodromo – che incarna la più antica architettura sportiva attuale del Piemonte e ha ospitato alcuni tra i più grandi eventi di ciclismo, atletica, calcio, rugby e football americano in città – fu inaugurato nel maggio del 1920 ed ebbe un ruolo di rilievo nella ripresa della Torino flagellata dalla Spagnola. In una sorta di parallelo con l’attuale necessità di riconquista da parte dei cittadini degli spazi aperti e della socialità diffusa, interrotta a causa della pandemia, il progetto propone il Motovelodromo, con i suoi 24.000 m2, come nuovo spazio di aggregazione in cui i torinesi possano riappropriarsi di uno storico luogo di sport. In linea con questo obiettivo, gli Open Days invitano la popolazione a tornare per due giorni a vivere il tempio della bici, offrendo una programmazione sportiva e didattica rivolta ai più giovani e agli adulti.

Il programma
Tra le tante attivitàsarà possibile fare un tour guidato gratuito a cura del Comitato Pezzi di Motovelodromo, assistere agli allenamenti dei piccoli rugbisti de La Drola jr e al torneo di calcio organizzato da Balon Mundial Onlus, seguire un corso di avvicinamento alla mountain bike di Whillis Bike Club. Inoltre, l’associazione Mo.Ve. offrirà attività di giochi e laboratori didattici all’aperto per bambini dai 5 ai 10 anni, curati da personale specializzato. Per info e prenotazioni: info@move.torino.it

Ciascuna giornata si aprirà con una speciale colazione del ciclista: ai ciclisti che si presenteranno al Motovelodromo tra le 8 e le 10:30 sarà offerta una colazione da Lavazza e Casa Goffi. Per il pranzo, in entrambe le giornate, gli sponsor Levoni e Casa Goffi metteranno a disposizione panini e bibite a offerta libera, mentre Lavazza offrirà il caffè: il ricavato sarà devoluto all’associazione Mo.Ve. che lo utilizzerà per organizzare attività di sport per tutti. Gli allestimenti e i materiali di racconto sono offerti da MP, partner strategico.Aprire le porte del Motovelodromo offre anche una preziosa occasione per illustrare il progetto di riqualificazione, nello specifico la prima fase dei lavori che riguarderà la pista e il campo e che sarà portata a termine entro il mese di settembre: all’interno del Motovelodromo saranno esposte delle info-grafiche e lo staff sarà a disposizione per raccontare agli interessati il dettaglio dei lavori.

Anche nel 2021 il Festival di Cannes accoglie in programma 6 film sviluppati dal TorinoFilmLab

Ogni anno il TorinoFilmLab riceve in media 800 candidature di film e serie tv ancora in nuce, e di questi progetti una piccola selezione entra a far parte della TFL community partecipando ai programmi di sviluppo, che sono anche un trampolino di lancio per i principali festival internazionali. Mentre registi, sceneggiatori e produttori di tutto il mondo, scelti per l’annata 2021 del TorinoFilmLab, sono nel pieno delle loro attività, il lab del Museo Nazionale del Cinema continua a raccogliere i frutti delle passate edizioni, non mancando l’appuntamento con Cannes, con ben 6titoli selezionati, di cui 5 promettenti esordi nel lungometraggio.

Un Certain Regard, selezione ufficiale del Festival di Cannes 2021la cui 74a edizione si terrà dal 6 al 17 luglio, vede in programma il film La Civil, scritto e diretto da Teodora Ana Mihai, che ha partecipato al programma per sceneggiature ‘ScriptLab’ nel 2017.

Opera prima della regista belga-romena, La Civil è un drammapsicologico ispirato alle storie delle vittime del cartello della droga e delle loro famiglie, inclusa la tragica vicenda di Miriam Rodriguez,attivista messicana per l’uguaglianza di genere e per i diritti delle donne nel suo paese. Il film è stato girato tra novembre e dicembre 2020 a Durango, in Messico, durante la pandemia di COVID-19. La Civil è prodotto da Menuetto (Belgio) in coproduzione con One For The Road (Belgio), Les Films du Fleuve (Belgio) casa produttrice dei fratelli Dardenne, Mobra Films (Romania) – che ha prodotto i film del pluripremiato regista Cristian Mungiu e Teorema (Messico).

Altri 5 titoli sostenuti dal TorinoFilmLab compaiono tra i film delle sezioni parallele Semaine de la Critique (60a edizione 7-15 luglio) eLa Quinzaine des Réalisateurs (53 a edizione 7-17 luglio) e finalmente sfileranno sulla Croisette.

Tre dei sette lungometraggi in competizione alla 60a Semaine de la Critique – che quest’anno ha l’amore come tema centrale dell’edizione – portano il nome del TorinoFilmLab.

Piccolo corpo (Small Body) di Laura Samani, giovane regista triestina classe 1989 che ha partecipato due anni consecutivamente ai programmi TorinoFilmLab, prima a ScriptLab 2017 e poi a FeatureLab 2018 guadagnandosi anche il premio Production Award di 40.000 €, assegnato da una giuria di professionisti internazionali. L’esordio di Laura Samani prodotto da Nefertiti Film con Rai Cinema, in coproduzione con Tomsa Film (Francia) e Vertigo (Slovenia) – è un viaggio interiore, dalla realtà alla trascendenza, di una madre alla ricerca della degna sepoltura per il proprio figlio nato morto, nel Friuli di inizio ‘800.

Amparo, film scritto e diretto da Simón Mesa Soto, regista colombiano che con questa sua opera prima ha partecipato a ScriptLab 2017 e già vincitore della Palma d’Oro nel 2014 con il cortometraggio Leidi. Il film prende il nome dalla protagonista, un’altra madre che si batte per il proprio figlio, questa volta vittima di rapimento per essere arruolato nell’esercito, nella guerra contro le FARC (Forze armate rivoluzionarie della Colombia). Prodotta da Ocúltimo (Colombia) conMomento Film (Svezia) e Flare Film (Germania).

Feathers di Omar El Zohairy, sviluppato lungo un percorso di due anni targato TFL grazie ai programmi ScriptLab 2016 e FeatureLab 2017. Il regista egiziano concentra la storia su una madre remissiva che, improvvisamente costretta a farsi carico delle responsabilità familiari, si trasforma in una donna e una madre forte e l’intera famiglia lentamente si libera di un padre autoritario. Prodotto da Still Moving (Francia) in coproduzione con Film Clinic (Egitto), Kepler Film (Paesi Bassi) e Heretic Film (Grecia).

Inoltre, tra i lunghi della Quinzaine des Réalisateurs compaio altre 2opere passate dal laboratorio torinese: Medusa la cui sceneggiatura è stata sviluppata durante ScriptLab 2017, è il secondo film della regista brasiliana Anita Rocha da Silveira e arriva dopo l’acclamato Kill me Please (2015), presentato in anteprima al Festival di Venezia e poi in svariati festival in tutto il mondo. Prodotto da Bananeira Filmes (Brasile) in coproduzione con Mymama (Brasile), il film segue la giovane Mariana che per mantenere l’apparenza di una donna perfettae non cadere in tentazione, controlla tutto e tutti intorno a lei fino all’eccesso.

E, The Sea Ahead progetto ScriptLab del 2017 – esordio del regista libanese Ely Dagher, già vincitore della Palma d’Oro nel 2015 con il cortometraggio Wave ’98. La storia si concentra su Jana, una giovane donna che dopo tanto tempo torna improvvisamente a Beirut e si trova a riconnettersi con l’insolita vita familiare che aveva lasciato. Il film è prodotto da Andolfi (Francia), Abbout Productions (Libano), Wrong Men (Belgio), Beachside Films (USA) and Beaverandbeaver (USA).

Non solo esordi di attesi TFL Film che finalmente arrivano in sala, il Festival di Cannes è anche l’occasione per confermare il talento di molti filmmaker alumni che proseguono una carriera sbocciata con il TorinoFilmLab e che proponendo le loro nuove opere si inseriscono a pieno titolo nel panorama cinematografico internazionale.

È il caso di Julia Ducournau (già a Cannes, a La Semaine de la Critique, nel 2016 con il suo primo film sviluppato dal TFL Raw) in Competizione ufficiale con Titane, così come in concorso anche Juho Kuosmanen con Hytti Nro 6 prodotto da un altro “membro della TFL Community” Jussi Rantamäki, che attualmente sta lavorando al suo nuovo progetto da produttore nell’ambito di FeatureLab 2021. Tra i film selezionati alla Quinzaine anche gli italiani A Chiara di Jonas Carpignano e Pietro Marcello con Futura (codiretto con Francesco Munzi, Alice Rohrwacher), che con i progetti precedenti hanno partecipato al TFL; oltre a Clara Sola, debutto della regista costaricana/svedese Nathalie Álvarez Mesén che quest’anno sta lavorando alla sceneggiatura del suo progetto The Wolf Will Tear Your Immaculate Hands all’interno del programma TFL ScriptLab.

Siamo molto contenti che anche quest’anno i film supportati dal TorinoFilmLab siano presenti a Cannes, uno dei più importanti festival al mondo. Una garanzia del fatto che promuovere gli autori emergenti ripaga con ottimi risultati.afferma Enzo Ghigo, Presidente del Museo Nazionale del Cinema di Torino, mentre il Direttore del Museo Nazionale del Cinema, Domenico De Gaetano, prosegue “Ci riempie di orgoglio vedere che chi affronta questo percorso possa raccogliere frutti così importanti che testimoniano il valore e la professionalità del nostro TFL e, in fondo, i film di questi giovani talenti da Colombia, Brasile, Belgio/Romania, Egitto, Libano e Italia rappresentano anche la nostra città, oltre che il Museo del Cinema.

Il TorinoFilmLab nasce nel 2008 e già nel 2010 è presente a Cannes con un film, l’italiano Le quattro volte di Michelangelo Frammartino e fino ad oggi sono oltre 20 i titoli TFL che sono passati sullaCroisette. ricorda Mercedes Fernandez Alonso, direttrice del TorinoFilmLab Avere questi nuovi cinque film, oltre a svariati nuovi lavori di registi che in passato hanno accresciuto la propria carriera proprio al TorinoFilmLab, in questa edizione del festival che simbolizza il ritorno del cinema è molto significativo per noi, e conferma la qualità del percorso che si fa al laboratorio del Museo del Cinema.”

Il TorinoFilmLab è promosso dal Museo Nazionale del Cinema con il supporto di MiC – Ministero della Cultura, Regione Piemonte, Città di Torino e il sottoprogramma Creative Europe – MEDIA dell’Unione Europea.

Oggi al cinema

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Le trame dei film nelle sale di Torino

A cura di Elio Rabbione

 

Adam – Drammatico. Regia di Maryam Touzani, con Lubna Azabal e Nissrine Erradi. Nella Medina di Casablanca, Abla, vedova e madre di una bambina di 8 anni, gestisce una pasticceria. Quando Samia, una giovane donna incinta, bussa alla porta del negozio, Abla è lontana dall’immaginare che da quel momento le loro vite cambieranno per sempre. Durata 101 minuti. (Greenwich Village sala 2)

 

Babyteeth – Tutti i colori di Milla – Drammatico. Regia di Shannon Murphy, con Eliza Scanien , Toby Wallace e Ben Mendelsohn. Quando Milla Finlay, adolescente vittima di una grave malattia, si innamora del giovane spacciatore Moses, si avvera il peggior incubo dei suoi genitori. Ma poiché il primo incontro con l’amore fa nascere in lei una nuova gioia di vivere, le cose si fanno confuse e Milla mostra a tutti coloro che gravitano attorno a lei come vivere quando non si ha niente da perdere. Quello che sarebbe potuto essere un disastro per la famiglia Finlay la spinge al contrario a lasciarsi andare e a trovare la grazia nel meraviglioso caos della vita. Durata 118 minuti. (Greenwich Village sala 3)

 

Il cattivo poeta – Drammatico. Regia di Gianluca jodice (opera prima), con Sergio Castellito. Gli ultimi anni di vita del poeta-vata Gabriele D’Annunzio, allorché il giovane Giovanni Comini, appena promosso al ruolo di federale (il più giovane in Italia) con l’appoggio di Achille Starace, segretario del Partito Fascista, viene inviato a Roma per sorvegliare D’Annunzio, affinché negli anni della vecchiaia non possa creare alcun problema, lui che è ancora capace di dimostrare un carattere impulsivo e irascibile tale da poter compromettere i rapporti con la Germania di Hitler. Ma una volta raggiunta Gardone e trascorrendo giorni e giorni in compagnia dello scrittore, Comini sente di dubitare di se stesso e dello stesso Partito, sino a mettere in pericolo la propria carriera politica. Durata 106 minuti. (Romano sala 1, Uci Lingotto sala 3)

 

Comedians – Commedia. Regia di Gabriele Salvatores, con Christian De Sica, Natalino Balasso, Ale e Franz. Il proprietario di un club di periferia, un agente immobiliare e suo fratello, un muratore e un impiegato delle ferrovie si incontrano al corso serale di stand-up comedy di Eddie Barni per prepararsi ad un’entrata in scena attesa da tempo. Verrà ad assistere allo spettacolo Bernardo Celli, il talent scout che offrirà ad uno di loro un ingaggio nella sua agenzia “Artisti e manager” e un contratto per il suo programma comico in prima serata televisiva. Quei 58 minuti prima del debutto saranno l’occasione per confrontarsi sulla reciproca idea di ciò che fa ridere e ciò per cui vale la pena intraprendere il mestiere di comico. Trasposizione cinematografica dell’omonima commedia di Trevor Griffiths, già portata in palcoscenico, al Teatro dell’Elfo di Milano, da Salvatores. Durata 96 minuti. (Ambrosio sala 1, Massaua, Eliseo Grande, Greenwich Village sala 1, The Space Torino sala 7, Uci Lingotto sala 2, The Space Le Fornaci sala 5)

 

Crudelia – Commedia. Regia di Craig Gillespie, con Emma Stone e Emma Thomson.  Nessuna carica di cani dalmata, niente Walt Disney o Glenn Close a sfoderare tutto il suo genio nei rapimenti, ma bensì le origini (del male) della famigerata quanto fantasiosa Crudelia, ricca di stravaganti abiti e di incorreggibili acconciature. Ovvero come il tutto ha avuto inizio. Nella capitale londinese degli anni Settanta, che nuota divertita nel punk rock, passeggia una giovanissima Estella, orfana e di professione ladruncola, risoluta a divenire qualcuno nel variopinto mondo della moda. Il proprio punto di riferimento è per ora la baronessa von Hellman, in cui s’imbatte, una sorta di  Miranda Priestly del “Diavolo veste Prada”, un faro che illumina tra luci (proprie) e ombre (altrui) il mondo delle sfilate. Un rapporto intenso tra le due donne, fatta di fascino e di misteri che le avvolgono, di rivelazioni inaspettate, in centro alle quali Estella costruirà la sua più forte componente malvagia, quella che la trasformerà nella Crudelia che già tutti avevamo conosciuto. Durata 134 minuti. (Ambrosio sala 2, Massaua, Lux sala 3, The Space Torino sala 1 e sala 5, Uci Lingotto sala 3 / 4 / 5, The Space Le Fornaci sala 2 / 3 / 8)

 

Estate ’85 – Drammatico. Regia di François Ozon, con Félix Lefebvre e Benjamin Voisin e con Valeria Bruni Tedeschi. Ispirato al romanzo “Danza sulla mia tomba” del britannico Aidan Chambers, candidato a 11 César, grande successo in terra francese. Nell’estate del 1985, una cittadina della costa della Normandia, il sole il mare e la spiaggia, la storia di due ragazzi secondo la miglior letteratura di Ozon. Il sedicenne Alexis ama la storia e il culto dei morti, il diciottenne David un giorno lo salva da sicuro annegamento. Le prime fasi del loro incontro sono quelle di un’amicizia che si consolida man mano sino a diventare qualcosa di più. Finirà tutto con il finire della stagione o la passione troverà spazio anche nei mesi a venire? Durata 100 minuti. (Romano sala 3)

 

Maledetta primavera – Regia di Elisa Amoruso, con Micaela Ramazzotti, Giampaolo Morelli e Emma Fasano. La fine degli anni Ottanta. Uno sguardo alla periferia romana dove Enzo e Laura si trasferiscono (lei vi è cresciuta), portando con sé i due figli, la giovane Nina e Lorenzo, il più piccolo. Quella che più sembra soffrire dello spostamento è Nina, non ha un punto di riferimento nel padre assente, non nella madre vittima delle proprie frustrazioni, non nella scuola cattolica a cui l’hanno iscritta. Lì fa la conoscenza di una coetanea, proveniente dalla Guyana, emarginata dalle compagna: è l’inizio di una nuova amicizia. Durata 94 minuti. (Romano sala 1 e sala 2)

 

Nomadland – Drammatico. Regia di Chloe Zhao, con Frances McDormand e David Strathairn. Leone d’oro alla Mostra di Venezia e vincitore di tre premi Oscar, miglior film, miglior regia, miglior attrice protagonista. La storia di Fern, una donna sessantenne, alle prese con la crisi economica che ha colpito la sua piccola città, Empire nel Nevada, un’economia che sino ad ora si era basata sulla produzione del cartongesso. Un’altra sciagura l’ha colpita, la morte del marito: la donna abbandona tutto, carica ogni suo avere su un furgone e si mette in viaggio, solitaria e libera, alla ricerca di una nuova vita, di paese in paese, tra piccoli lavori che di volta in volta riesce a fare, tra gli incontri nuovi cui va incontro, nomade. Una nuova esistenza, un lutto da elaborare, nuovi paesaggi in cui cercare la tranquillità e la pace. Non più sola soprattutto, la nascita di nuove comunità, con lei altre mille case viaggianti, tutte alla ricerca di un futuro. Il nuovo sogno americano, un altro, che guarda a quello di Lee Isaac Chung, quello degli anni Duemila, una nuova filosofia di vita. Durata 108 minuti. (Greenwich Village sala 3)

 

I profumi di madame Walberg – Commedia. Regia di Grégory Magne, con Emmanuelle Davos e Grégory Montel. Anne, donna solitaria e con un difficile carattere, ha una gran fama nel campo dei profumi: crea fragranze che poi rivende ad aziende di grande successo. Guillaume, il suo autista, appena divorziato dalla moglie e deciso ad ottenere l’affido della figlia, è al contrario un uomo dal carattere allegro, per il quale il lavoro e il suo mantenimento è davvero un punto essenziale. Tra i due incomprensioni e bisticci, rappacificazioni che seguono: tuttavia i due caratteri, così lontani e in perfetta antitesi, avranno il potere di costruire una perfetta essenza, come accade per i profumi di madame. Un’essenza che a poco a poco darà vita ad una vera amicizia. Durata 100 minuti. (Nazionale sala 1)

Rifkin’s Feestival – Commedia. Regia di Woody Allen, con Wallace Shawn, Gina Gershon, Louis Garrel e Christoph Waltz. Durata 92 minuti. Sue è al Festival di San Sebastian per il suo lavoro di addetto stampa cinematografico e Mort Rifkin, professore in pensione, l’ha seguita per un periodo di riposo. Coinvolti dalla bellezza del paese e dalla magia del cinema, Sue inizia una relazione con un giovane regista, affascinante, e Mort, colpito dall’inaspettata avventura della moglie, comincia ad avvertire problemi cardiaci. Reali o non, Mort si precipita immediatamente dal medico: che ha le sembianze della bella Jo, un matrimonio in bilico da gestire, amante dei classici, il piacere di scoprire parecchie affinità con il suo nuovo cliente. Se da un lato si consolida la passione che s’è creata tra Sue e il giovane regista, dall’altra Mort riscopre il senso della vera amicizia e un amore in fondo mai scomparso per l’antico cinema classico. (Ambrosio sala 2, Greenwich sala 3)

 

The father – Nulla è come sembra – Drammatico. Regia di Florian Zeller, con Anthony Hopkins e Olivia Colman. Un uomo di ottant’anni, il dramma della demenza senile. Anthony vive nel suo appartamento londinese, afferma di essere autosufficiente, inveisce e si stupisce di fronte a chi dice il contrario, ma le azioni di ogni giorno, gli affetti, i visi dei congiunti gli si confondono sempre più nella mente. Rifiuta la badante, rifiuta la decisione della figlia Anne che gli riferisce di volersi traferire a Parigi con il suo compagno. Un giorno Anthony trova un uomo intento a leggere il giornale nel salotto di casa sua, pronto a sostenere di essere il padrone di casa e il marito di Anne. La mente dell’uomo si confonde sempre più, si affollano i ricordi di una figlia con cui non parla da lungo tempo (ma forse questa figlia è morta?), le immagini di un incidente, quelle di una casa di cura, ogni frammento è confuso tra realtà e dolorosa fantasia. Tratto dal testo teatrale di Zeller, Oscar a Hopkins quale migliore interprete e per la migliore sceneggiatura non originale a Zeller e a Christopher Hampton. Durata 97 minuti. (Eliseo Rosso, Nazionale sala 2 anche V.O., Romano sala 2, The Space Torino sala 6, Uci Lingotto sala 10, The Space Le Fornaci sala 4)

 

The human voice – Drammatico. Regia di Pedro Almodovar, con Tilda Swinton. Una donna sta aspettando che l’ex amante passi a ritirare le valigie che lei ha preparato per lui. L’amore è finito, resta solo il tempo dell’attesa. Con lei c’è un cane, anche lui abbandonato e in attesa del suo padrone. La donna esce di casa per comprare un’ascia e una tanica di benzina: si prepara a distruggere le cose del suo uomo, aspettando la chiamata che metterà fine al rapporto. Quando il telefono squilla, la donna, risvegliatasi da un sonno profondo causato dalle pillole, inizia un monologo disperato che la porta dall’ansia alla supplica, dalla rabbia alla rivalsa e infine al fuoco purificatore che distrugge lo stesso set in cui il film è stato girato. Liberamente tratto dal dramma di Cocteau. Durata 30 minuti. (Centrale V.O.)

 

The Shift – Drammatico. Regia di Alessandro Tonda, con Clotilde Hesme, Adamo Dionisi e Adam Amara. Due ragazzi, Eden e Abel, all’apparenza ragazzi come tanti, in realtà terroristi. Sono decisi a compiere un attentato, a Bruxelles, in una scuola frequentata da loro coetanei. Tuttavia Abel si fa esplodere prima del loro arrivo al luogo che hanno scelto e Eden coinvolto e ferito nell’esplosione, nel ricevere i primi soccorsi da parte di due paramedici, minaccia di far esplodere se stesso e gli altri presenti se non obbediranno a ogni suo ordine. Durata 90 minuti. (Uci Lingotto sala 9)

 

Un altro giro – Drammatico. Regia di Thomas Vinterberg, con Mads Mikkelsen. Martin, un insegnante di scuola superiore, scopre che i suoi studenti, i suoi coetanei e persino sua moglie lo trovano noioso, apatico, cambiato. Non è sempre stato così: è stato un docente brillante e un compagno appassionato, quando era più giovane, ma ora è come spento. D’accordo con i colleghi e amici Tommy, Nicolaj e Peter, decide allora di cominciare, insieme a loro, a bere regolarmente ogni giorno, per supplire alla carenza di alcol che l’uomo si porta dietro dalla nascita, secondo la teoria del norvegese Finn Skårderud. L’esperimento, che ha anche un’aspirazione scientifica, comincia subito a dare i primi frutti e Martin torna ad essere un apprezzato insegnante, davvero speciale. Ma gli amici rilanciano, aumentando il tasso alcolico e le cose prendono un’altra piega. Oscar 2021 per il miglior film in lingua straniera. Durata 116 minuti. (Ambrosio sala 3, Classico, Uci Lingotto sala 10)

 

Villa è il nuovo direttore di Palazzo Madama

Il Consiglio Direttivo della Fondazione Torino Musei, riunitosi in data odierna, annuncia la nomina di Giovanni Carlo Federico Villa a Direttore di Palazzo Madama – Museo Civico d’Arte Antica di Torino.

 

“Esprimo piena soddisfazione per la nomina di Giovanni Carlo Federico Villa a Direttore di Palazzo Madama – dichiara Maurizio Cibrario, Presidente della Fondazione Torino Musei – Conoscenza, Visione, Leadership: nel significato profondo di queste parole si delinea il profilo del Prof. Villa e sono convinto che nella simbiosi museale, l’innesto di una personalità di tale prestigio porterà risultati di assoluto valore.”

 

Sono sinceramente commosso e grato alla Fondazione Torino Musei per la possibilità di mettermi al servizio di una città che amo profondamente, collaborando a un tratto di vita di Palazzo Madama – dichiara il neoeletto direttore Giovanni Carlo Federico Villa Una volta espletate le pratiche presso il mio Ateneo orobico, sarà davvero un onore adoperarsi per contribuire all’apprezzamento di un luogo che condensa in sintesi duemila anni di storia, scrigno di opere d’arte di mirabile bellezza e prestigio: uno spazio esemplare delle eccellenze del nostro Paese.”

 

Giovanni Carlo Federico Villa ha superato la selezione tra gli oltre 300 curricula pervenuti in risposta alla call lanciata dalla Fondazione Torino Musei per individuare il nuovo direttore del Museo.

 

Giovanni Carlo Federico Villa (Torino, 1971) è professore associato di Storia dell’Arte Moderna presso l’Università degli Studi di Bergamo e docente di Museologia e Museografia della Scuola di Specializzazione in Beni Storico-Artistici dell’Università degli Studi di Udine. Componente del Consiglio Superiore per i Beni culturali e Paesaggistici del Ministero della Cultura, e già direttore onorario dei Musei Civici di Vicenza, per le Scuderie del Quirinale di Roma ha curato le mostre Antonello da Messina, Giovanni Bellini, Lorenzo Lotto, Tintoretto e Tiziano e numerosi progetti espositivi in Italia e all’estero, tra gli altri a Bruxelles, Mosca, Parigi, San Pietroburgo e Tokyo. È autore di numerose pubblicazioni scientifiche e importanti monografie.

 

Martedì 29 giugno alle ore 11.00 nel Gran Salone dei ricevimenti di Palazzo Madama è prevista la conferenza stampa di presentazione del nuovo Direttore.

 

La lucina notturna della mamma sartina non mi ha mai abbandonato

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COSA SUCCEDEVA IN CITTA’ / Graziosa la mia mamma.  Ed anche io facevo la mia “porca” figura.  21 giugno 1957.

Manco un mese avevo.  Sono passati quasi 64  anni e ne è valsa la pena. Non ho conosciuto mio nonno morto in guerra.  E sempre nel 1940 ad 11 anni , finita la 5 elementare, a lavorare, cara mamma,  alla Facis di corso Emilia. Eri piccola di statura. Gambe proporzionate,  ma pur sempre cortine. Abitavi  a 500 metri dal lavoro. Via Cuneo,  case di ringhiera. Ed hai sempre ricordato il mare di pianto che hai fatto. Volevi continuare a studiare, ma il tuo lavoro e quello di tua sorella erano l’unico sostentamento della famiglia. Della guerra non ne parlavi mai. Ricordavi,  sicuramente ricordavi almeno qualcosa.  Avevi 16 anni quando finì  e a 16 anni si ricorda quasi tutto.  La tessera per poter far la spesa. Quella sì , raccontavi. Diventata sartina e sposata era (per allora  d’obbligo lasciare il lavoro per accudire i figli.  Sposati nel 1956 e appena 10 mesi dopo sono nato io.  Ma i soldi non bastavano mai e ti sei “arrangiata” a fare la pantalonaia. Tutto ovviamente in nero.  Soprattutto il sarto di via Palestrina, mi ricordo. Forse perché  ci scappava un piccolo regalino, caramella o un biscotto. Altra cosa che mi ricordo era la fretta che ti mettevano. In 48 ore dovevi confezionare 4 o 5 pantaloni. Inevitabile lavorare fino a notte tarda. La macchina da cucire Bortetti ancora a pedale. Poi uscirono i motorini. Dicevi sempre: un’ altra vita.  Io dormivo in fondo alla stanza , ma come non vedere la bassa luce fino, magari, all’una di notte.  Ed i fili sparsi per la casa. Quella lucina non mi ha mai abbandonato. Anche quando ebbi,  finalmente, la mia cameretta. Piccola, ma per me un sogno di indipendenza. Ma si sentiva sempre quel ronzio del motorino. Non bastava.  Riassettare e pulire la casa. Cucinare e far la spesa. Tutto nello stesso momento. Poche ore di sonno.  E magari anche la domenica. Pativi,  sicuramente è chiaramente pativi quella condizione.  Nato io non solo avevi dovuto lasciare il lavoro,  ma anche la politica. Era il vostro destino.  Poche,  pochissime donne sfuggivano a quell’ ingrato destino. Sempre una tessera in tasca. Anzi due tessere contando quella dell Udi. Unione donne italiane. Femminismo ante litteram. La parità di salario con parità di mansioni era un miraggio. Le donne non potevano diventare magistrato  pochissime le laureate. Rinascere  l’otto marzo ed il 1 maggio  metà anni 60: vestita di tutto punto con quel tailleurino color carta da zucchero. Manifestazione e poi pranzo con le compagne e compagni del sindacato. Un modo di ritrovarsi da un anno all’altro. Soprattutto con le compagne che lavorano,  come segretarie al sindacato. Loro,  magari, avendo già i figli grandicelli. Quante volte mi hai ripetuto: io non ho studiato , io non ho potuto studiare. Tocca a te riscattarmi con lo studio. Zoppicante al liceo mi sono ripreso all’ università. La tua vita non è stata facile. Difficile non solo economicamente. Ma se sono arrivato fino qui… Se le tue nipoti sono arrivate fino a qui, lo dobbiamo anche a te. Decisamente in ritardo, grazie Mamma. Tutto è tempo. Ad un certo punto arriva il momento di ricordare il proprio tempo. Valutazioni. Come in quelle notti che ti capita di pensarci un po’ su.  Di quello che pensi di essere e sei diventato.  Appunto, valutazioni. Con una realtà che ci circonda decisamente problematica.  Ma qualcosa,  accidenti, abbiamo fatto. Magari non riuscendo su tutto. Ma qualcosa, accidenti  lo abbiamo fatto. Almeno, possiamo dire e dirci : ci abbiamo tentato.  Come Tu mamma, da quella  bimba che nel 1940 è andata a lavorare. Impossibile far finta di niente.  Era la premessa per quello che sono diventato nascendo 17 anni dopo. Non ho il ricordo di quel giugno di 64 anni fa. Ho il ricordo di quella lucina fino al’ una. Cara Mamma grazie.  Per quello che sono diventato.

Patrizio Tosetto

Grande successo per il primo appuntamento con il Qigong in piazzale Valdo Fusi

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Tutto esaurito domenica 6 giugno. Già sold out anche domenica 13 giugno, secondo dei quattro incontri gratuiti organizzati dall’Istituto Confucio dell’Università di Torino

 

Anche il 13 giugno è sold out, anticipata quindi l’apertura delle iscrizioni agli ultimi due incontri del 27 giugno e del 4 luglio. Ci si può iscrivere a partire da martedì 8 giugno!

Gli appuntamenti, organizzati dall’Istituto Confucio dell’Università di Torino, sono del tutto gratuiti e si svolgono interamente all’aperto in Piazzale Valdo Fusi. L’Istituto dunque, nel presentare una delle molteplici sfaccettature della cultura cinese, questa volta si propone anche di creare un’occasione di “socialità sicura”, focalizzata sul benessere psicofisico e sulla salute dei cittadini.

Il primo incontro di domenica 6 giugno è stato un grande successo. Adesso l’appuntamento è per le prossime tre domeniche mattina dalle 10.00 alle 11.30 in piazzale Valdo Fusi, previa prenotazione obbligatoria sul sito web dell’Istituto Confucio.

Conosciuta in occidente con il termine generico di Qigong e caratterizzata da movimenti lenti, fluidi e armoniosi, l’antica disciplina del Daoyin vanta in Cina duemilacinquecento anni di storia, ed è considerata una branca fondamentale della medicina tradizionale cinese.

Si tratta di una pratica che mira alla purificazione di corpo e spirito, adatta a ogni fascia di età, che tramite esercizi di riequilibrio energetico mira a migliorare metabolismo e facoltà motorie, mentre esercita un effetto rilassante sul sistema nervoso.

Livia Dutto, nata a Cuneo nel 1951, è Maestro cintura nera 3°duan di Kung Fu Wushu. Dopo diversi anni di pratica nelle discipline del Taijiquan, del Qigong e del Bagua zhang, presso l’Istituto per l’Educazione Fisica di Pechino intraprende il percorso di apprendimento del Daoyin yangshenggong e si specializza nelle forme con spada e ventaglio del Taijiquan. Nel 2008 ottiene il titolo di Campionessa Italiana (Cat.Over) negli Stili Tradizionali Esterni ai Campionati Italiani 2008 di Viagrande (CT). Dal 2008 al 2012 è Delegata Regionale del Piemonte della FIWuK – Federazione Italiana Wushu Kungfu. Insegna Daoyin yangshenggong, Taijiquan, Taijijian, Taijishan.

Modalità di partecipazione:

I posti sono limitati, per partecipare è necessario registrarsi sul sito dell’Istituto Confucio dell’Università di Torino a questo link: https://istitutoconfucio.torino.it/qigong-in-piazza-a-partire-dal-6-giugno-2021/

Le date: domenica 6, 13, 27 giugno e 4 luglio (è previsto un recupero nel caso una data venga annullata causa maltempo).

Dove: piazzale Valdo Fusi, Torino

Orario: dalle 10.00 alle 11.30

Informazioni:

Istituto Confucio dell’Università di Torino

segreteria@istitutoconfucio.torino.it – 011 6703913