vetrina11- Pagina 5

SDL CENTROSTUDI: “ITALIA HA BISOGNO DI MAGGIORE EDUCAZIONE FINANZIARIA”

Fondatore della nota start-up italiana, oggi felice realtà aziendale, che restituisce a consumatori e imprenditori i soldi ingiustamente sottratti da Fisco e Banche

L’Italia ha bisogno di maggiore educazione finanziaria“. Lo rivela Serafino Di Loreto, noto avvocato famoso per essere stato il primo, in Italia, a ottenere giustizia consecutiva da parte di banche e fisco ingiusti, restituendo alle tasche degli italiani oltre 240 milioni di euro in 7 anni. E, più precisamente, dal 2010 a oggi, da quando è nata ‘SDL Centrostudi’ (www.sdlcentrostudi.it), prima realtà aziendale nel nostro Paese a essere costituita da un pool di circa 700 tra avvocati e commercialisti esperti di diritto civile e penale bancario, societario, amministrativo, cooperativistico, finanziario e tributario.  Come ha rivelato anche uno specifico rapporto dell’Ocse sul tema, il tasso di educazione finanziaria nei Paesi a maggiore economia è decisamente basso, e per lo più inversamente proporzionale al grado di sviluppo. Più grande, dunque, è il livello di benessere, minore invece è l’informazione diffusa su banche, finanza e sistemi creditizi“, spiega l’Avvocato Serafino Di Loreto. Come ribadisco da tempo, il problema dei cittadini italiani alle prese con importanti e crescenti richieste di giustizia nei confronti delle banche è proprio la cosiddetta ‘asimmetria informativa’, che può essere risolta con la produzione di doverose azioni di comunicazione mirate, sia a livello centrale che sul territorio. Fondamentale, pertanto, in tal senso, anche il ruolo sinergico sul territorio nazionale delle associazioni dei consumatori“, conclude il legale bresciano che, grazie al team di professionisti di ‘SDL Centrostudi’ sparso in tutta Italia, sta sottraendo alla morsa della crisi cittadini e imprenditori sovraindebitati grazie alla corretta applicazione della cosiddetta Legge 3/2012, meglio nota come ‘legge salva-suicidi’, nata proprio al fine di consentire di rinascere dalla ‘morte civile’ a persone che, altrimenti, non potrebbero più fare impresa, intestarsi alcun bene (mobile e/o immobile), né tantomeno accedere nuovamente al credito al consumo (prestiti, finanziamenti, leasing, mutui) per realizzare nuovi progetti di vita e di business.

 

I Savoia fanno audience. Cercasi sceneggiatore per la fiction sulle teste coronate torinesi

Gli amorazzi di Vittorio Emanuele II,  l’indecisione proverbiale di suo padre  Carlo Alberto e chissà quante altre caratteristiche delle personalità dei sovrani della dinastia sabauda saranno tradotti in pellicola. Anche le nostre teste coronate possono fare audience. Ne sono certi i promotori del progetto progetto speciale dal titolo “Contest I Savoia. La Serie”. Si tratta di Film Commission Torino Piemonte e FIP Film Investimenti Piemonte e dell’assessora regionale alla Cultura e al Turismo, Antonella Parigi. Dal 30 novembre è online il bando, aperto a tutti gli sceneggiatori europei che intendano presentare un progetto di serie tv storicamente ambientato nell’epoca della dinastia Savoia dalla metà del ‘500 fino all’Unità d’Italia, rivolgendosi con particolare attenzione al territorio e al circuito delle Residenze reali. Il contest resterà aperto fino a marzo 2018 e verrà promosso su scala europea, anche grazie alla collaborazione attivata con il TorinoFilmLab. “Nei mesi successivi alla chiusura del bando un comitato editoriale di esperti selezionerà una lista di progetti finalisti tra i quali verrà individuato il miglior concept cui assegnare un riconoscimento di 50.000 euro (30.000 immediatamente dopo la cerimonia di premiazione prevista per l’autunno, i restanti 20.000 nel corso dell’anno successivo, al termine di un percorso produttivo volto all’attivazione del progetto). Il vincitore sarà proclamato durante il Festival di Venezia 2018”, spiegano in Regione. “Gli eventi e le personalità che hanno contraddistinto la dinastia Savoia rappresentano un importante patrimonio per la storia del Piemonte e per quella nazionale – ha dichiarato Antonella Parigi – Attraverso questo contest vogliamo quindi metterlo in risalto, con un’importante operazione di valorizzazione culturale e attraverso una delle forme più attuali delle produzioni audiovisive, ovvero le serie tv, consapevoli di quanto queste rappresentino anche un importante mezzo di promozione del territorio. Si tratta di un progetto che ha l’obiettivo di valorizzare una parte significativa della nostra storia e cultura, nell’ottica di una più generale riscoperta di questo nostro passato, anche attraverso un sostegno concreto a chi vincerà il contest.” Negli ultimi tre anni anche il Piemonte ha potuto contare su numeri importanti, sostenendo 22 serie televisive che hanno concretizzato ben 94 settimane di preparazione e 161 settimane di riprese sul nostro territorio garantendo una ricaduta territoriale eccezionale. E la Regione Piemonte diventerà produttore cinematografico.

 

(foto: il Torinese)

 

Ulivi, distese d’erba, emozioni nei “Paesaggi” di Ivo Bonino

Ama da sempre la natura Ivo Bonino, lui che mentre s’allunga verso i settanta, continua a vivere ad Almese, ai piedi della montagna, in appartata tranquillità. Ama la natura e la riempie di colori vivi e forti, pronti a rispecchiarsi nel rigoglioso crescere, nella sicurezza, nel palpito più audace: descrivendone ogni più piccolo particolare, ogni forma, l’angolo più o meno appartato come la distesa di campo che allarga il proprio sguardo e che si cosparge di macchie alberate, di fiori seminascosti tra i fili d’erba, gialli e sottili, di impercettibili rivoli d’acqua. Per tratti, l’occhio e la pennellata di Bonino ammiccano ai giochi impressionisti, salvo correggere e attualizzare ogni cosa, ammansirla e ricrearla, renderla più quotidiana e vicina a noi che guardiamo oggi. Ama la natura e la addolcisce, pare immergerla in un mondo che si potrebbe definire strano, forse irreale, per lo meno inusuale, privato com’è dell’elemento umano, disturbante e contrario, che non compare mai, che è del tutto assente, timoroso di mettere la testa dentro il candore ovattato del luogo o definitivamente respinto, a priori. Un mondo cosparso di silenzio, di una pace e di un tempo ritrovati, nello scorrere dei giorni e delle stagioni.E allora ecco, nella mostra I paesaggi di Ivo Bonino. L’emozione del gesto, la forza del colore, a cura di Luigi Castagna e Giuliana Cusino, fino al 10 dicembre visitabile presso la Galleria “Arte per Voi” nella piazza Conte Rosso di Avigliana (orario: sabato e domenica, dalle 15 alle 19), incrociare un nodoso e sbilenco ulivo, squarciato, impreziosito dal ricamo di foglie e dai piccoli rami che cercano spazio verso l’alto, le radici infossate nella terra, invisibili sotto il mare di steli che s’allontanano verso il verde lontano e gli spruzzi rossi dei papaveri che occhieggiano qua e là. C’è una sottile poesia in quel Sentiero nel canneto che corre a spartiacque, indecifrato, dove riusciamo a immaginare pietra dopo pietra e il liquido impercettibile, ai lati in pieno rispetto altre piante leggere, filiformi e importanti, che si mescolano in acqua e terra, come la ritroviamo in un “frammento” perso nel lago piccolo di Avigliana, ancora stoppie e steli e pietrisco, un gruppo di case sul fondo; c’è un angolo più lontano dove nella loro corteccia biancastra si alzano le betulle, e all’artista non interessano le cime pronte a perdersi e a confondersi l’una con l’altra, verso l’alto, ma la base degli alberi, ancora una volta, immerse al riparo del campo d’arbusti in primo piano.Ombre e macchie, giochi di chiaroscuri, colori, l’insinuarsi della luce, l’impercettibilità quanto il realismo, ogni cosa appassiona nella pittura di Bonino, sino al distendersi del glicine (suggestivi quei tocchi ravvicinati e compatti nel violaceo) o dei campi di papaveri; ed è l’invito a perdersi nel suo universo pittorico, carico di quelle emozioni presto riversate in chi guarda, che variano da opera ad opera, sentimenti, solitudini, ricordi, atmosfere lontane e non più ripensate ma pronte a disvelarsi ancora una volta.

 

Elio Rabbione

Informazione commerciale

 

 

Una collettiva tutta al femminile per dare un’anima ad un’immagine chiamata angelo

“L’altra metà degli angeli” hanno intitolato Giuliana Cusino e Luigi Castagna l’ultima mostra (fino a domenica 29 ottobre) ambientata tra le pareti della loro galleria, “Arte per voi”, spazio intimamente concepito, fatto per ammirare, tra un bicchiere ed una fetta di torta che immediatamente va replicata, con sbocco sulla piazza dell’alta Avigliana, in cime ad un reticolo di strade acciottolate, all’ombra di ricordi, immerse nella storia e negli angoli più suggestivi, al riparo della Sacra. L’hanno ideata in una atmosfera di amicizia, gettando l’invito ad una ragguardevole compagine di artiste che, con le loro tecniche miste, gli acquerelli, gli oli o le ceramiche, hanno squadernato sguardi diversi su esseri imprecisi, idealizzati, fantasiosi, sacri, lontani e presenti, immaginati e in qualche modo realissimi nella ritualità di ciascuna. Un invito certo ma anche una scommessa, lasciando che ognuna delle artiste usasse dei mezzi propri, dei propri materiali, delle visioni che da sempre insegue, delle luci e delle ombre, degli approcci e delle concretezze, celestiando e umanizzando. È una sequenza di ali quella che si ammira, inevitabilmente ma non soltanto, poiché ogni mano, e certamente ogni cuore, in modo artisticamente distante, è andato al centro dell’argomento, ha dato spazio ad un allaccio con una suggestione come ad un mito, ha interpretato come ha giocato, ha messo con precisione il proprio marchio sopra un nome.

Silvana Alasia si riallaccia ad una religiosità pregiottesca fatta di colori vivaci e di forme che si insinuano lievemente mentre accarezzano gli strumenti musicali che ogni angelo regge, tra flauti liuti e tamburelli, mentre le creature di Ines Daniela Bertolino sono allo stesso tempo accennate, incorporee o si stagliano, con la bravura che sempre riconosciamo all’artista, sugli sfondi azzurri dei cieli torinesi. Di sprazzi bluastri vivono gli angeli di Nadia Brunori, votate all’ironia sono le ceramiche di Enrica Campi, entrando nel pieno del favolistico con i giochi di cartapesta, in compagnia delle fanciulle di Giuliana Cusino, anime della sua ceramica raku, ritagliate dentro angoli lontani, coloratissime regine di mondi sommersi. Una sola opera per Raffaella Brusaglino, tutta da guardare, con attenzione, “nascite” frammentate, scorci di personaggi, un viso perso sulla iuta, la biacca che si perde e immediatamente riprende forma, biancastra, concreta, tangibile.

Altrettanto convince l’”Angelo caduto” di Renata Ferrari, le ali bianche sul lato basso del quadro, dinanzi ad una luce ormai lontana, due ferite rossastre sul dorso, nella sempre suggestiva perfezione delle forme che ad ogni mostra segna la bravura di quest’artista. Se Sonia Girotto attualizza e crea interesse con feltro e perle in grès per l’appendice piumata, la celeste “tenerezza” incorniciata da Gabriella Grasso guarda a leggi assai ben più classiche, mentre Lia Laterza gioca con le trasparenze del suo angelo e con le luci e le ombre che scendono sulla pietra circolare messa a chiudere la tomba di Cristo, come dentro un’architettura bellissima storicizza il suo san Michele nel chiuso della Sacra. Dentro un acquerello suddivide Elena Monaco l’uomo e l’ala grandiosa, in una eccezionale perfezione di tratti, in una anatomia che ingigantisce il particolare, come i pastelli a olio usati per “Il gioco dell’angelo custode” o la grafite di “Spiccare il volo” rendono appieno l’eccezionalità dell’artista. I vetri, i colori e gli smalti di Marina Monzeglio (colpisce soprattutto l’armonia di “Light”) sembrano ritagliarle un posto a parte e gli acquerelli di Anna Maria Palumbo svelano una dolcissima leggerezza.

 

Elio Rabbione

 

 

Nelle immagini:

 

Raffaella Brusaglino, “Nascite”, tecnica mista su iuta

Marina Monzeglio, “Light”, vetro legatura a stagno e smalti

Renata Ferrari, “Angelo caduto”, acrilico su tela

Giuliana Cusino, “…dell’acqua…”, ceramica raku su tavola

 

Dal segno al sogno

Da non perdere, al Castello Paleologo di Casale Monferrato, la mostra che unisce il Segno e il Sogno attraverso le opere di due prestigiosi artisti: Laura Rossi con raffinatissime opere in bianco e nero che denotano una profonda conoscenza della tecnica dell’incisione e, pur nell’essenziale sinteticità, la straordinaria capacità di rendere immediatamente riconoscibili i soggetti descritti ,in particolare architetture e monumenti. Mauro Galfrè, con estrema maestria tecnica, sapiente uso del colore e curiosità verso ogni forma artistica, pittura, scultura, oreficeria, fumetto, ricrea e modernizza suggestioni che vanno da realismo all’espressionismo, dal surrealismo al liberty, con un sottile arguto gioco intellettuale.

G R B

Si inaugura sabato 30 settembre alle ore 17,30 nella Manica Lunga del Castello (cortile d’onore) di Casale Monferrato la doppia personale “Dal segno al sogno” degli artisti casalesi Laura Rossi e Mauro Galfrè. 

La mostra rientra nella rassegna “Arte in Pratica in Monferrato” sotto l’egida della Consulta per la Cultura, presieduta da Piergiorgio Panelli e dal vicepresidente Marco Garione, in collaborazione e con il patrocinio dell’Assessorato alla Cultura retto da Daria CarmiI due artisti condivideranno lo spazio espositivo mettendo in mostra opere che raccontano due mondi molto personali uniti però da un comune denominatore che è la passione per l’uso proclamato del segno inteso come disegno che è la disciplina che entrambi prediligono e coltivano da sempre. Il titolo della mostra “Dal segno al sogno” sottolinea proprio questa scelta comunicativa che partendo da un insieme di segni incisi, disegnati o dipinti offre all’osservatore la visione compiuta del sogno dell’artista che si materializza a poco a poco sulla carta o sulla tela. Due mostre parallele quindi composte da tanti lavori diversi come incisioni, opere su vetro e ceramica, illustrazioni, grafiche e pitture a olio, acquarelli, che vanno a comporre un gioco armonico di bianchi e neri, di forme, figure e colori che bene illustrano e documentano un lungo e significativo percorso artistico. La mostra al Castello, a ingresso gratuito, è visitabile fino al 15 ottobre, sabato e domenica dalle ore 10.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 19.00

***

Laura Rossi nata a Casale Monferrato, dopo il periodo “surrealista”, dagli anni Ottanta ha operato come grafico con illustrazioni e copertine di libri, ex libris, acquarelli, vetri dipinti. Del 1994 la grande personale -organizzata dalla Regione – presso il salone San Bartolomeo di Casale (catalogo di Angelo Mistrangelo). Ha poi realizzato disegni e incisioni per il gemellaggio Conzano-Ingham con mostra in Australia,  per i 500 anni della Sinagoga casalese, per la rievocazione del Volo su Vienna di Gabriele d’Annunzio e Natale Palli e per il volo su Budapest con l’Aero Club Palli. Ha partecipato alle varie edizioni di Grafica Ex Libris, mostra internazionale. Un suo vetro figura nella collezione “Presepi d’autore” di Conzano. Nel 2005  personale alla Giornata Italiana a Milwaukee (USA). Nel 2006 ha illustrato il libro ” Il disegno di luoghi e mercati di Torino” edito dal Politecnico. E’ in contatto con il Gabinetto delle Stampe di Bagnacavallo. Da diversi anni collabora con la Stat Viaggi e il bisettimanale Il Monferrato per la realizzazione delle incisioni e delle ceramiche ricordo delle crociere in sinergia con la Costa. Tra le ultime partecipazioni su invito: a Napoli “Incisioni al femminile”, a Bologna “Silenzio su carta” e “Lo Scorrere dell’arte” a Torino (Biblioteca Nazionale) “Cinquant’anni di Italia 61 – Ricordi Xilografici”, al Castello di Casale “Casale capitale del Monferrato”. Poi alle Biblioteche Nazionali di Torino, Cosenza e Roma ”Stemperando” (biennale). Ha partecipato al ciclo “Incontro con l’artista” a Cerrina, organizzato dall’Inac. Ha eseguito per Mon.D.O. la Locandina d’Arte 2013 del “Nadal an Munfra’”. Molto ricercati i calendari annuali di “Appunti di Viaggio”. Sue le cartoline nel settembre 2013 per il volo storico delle “Madonne Nere” con le immagini di Crea – Oropa e Cagliari e nel 2015 per quello Casale-Parigi-Casale con tre incisioni in ricordo di D’Annunzio e Palli. Nel 2014: Mostra “Visioni Pittoriche” – Istituto Italiano di Cultura – Praga, Torino – Art Gallery. Per la Pasqua 2016 a Conzano villa Vidua ” L’uovo di cioccolato”. Nel 2017 personale al castello Isimbardi a Castel d’Agogna.

Mauro Galfrè, nato a Spigno Monferrato, ha vissuto la giovinezza a Casale dove, dopo una lunga trasferta Genovese, è tornato a vivere. Pittore, illustratore e grafico, ha iniziato il suo percorso spronato dal pittore Gino Mazzoli e dall’insegnante di disegno Rina Testera Porta. Diplomato nel 1970 all’Istituto Statale d’Arte “Benvenuto Cellini” di Valenza, ha lavorato come ideatore e disegnatore di gioielli. Ha avuto esperienze nel campo dell’illustrazione e della realizzazioni di manifesti, copertine di dischi, fumetti e cartoline. In campo pittorico ha esposto in collettive in Italia e all’estero ed allestito mostre personali ottenendo lusinghieri apprezzamenti. Dal 1972, trasferitosi a Genova, ha ottenuto numerosi riconoscimenti tra cui il premio “Arte grafica per la Liguria”. Nel 1980 ha esposto a Palazzo Ducale di Genova insieme ai principali artisti liguri e nel 1981 ha vinto il “Premio Murano” con un’opera realizzata dalle vetrerie veneziane. Si è dedicato alla pittura fino alla fine degli anni ’80. Dopo una parentesi in veste di paroliere e compositore di musica leggera, negli anni ’90 è tornato a operare in campo pittorico e grafico. Ha curato manifestazioni dedicate al mondo del fumetto e del cinema western. In questa veste ha ideato e curato, nel 2009, 2010 e 2014, tre edizioni della mostra commemorativa “C’era una volta il west – Omaggio al cinema di Sergio Leone”. A giugno 2017 ha festeggiato 50 anni di attività artistica con la mostra antologica “Mauro Galfrè, Giocando con l’Arte 1967-2017” allestita nella prestigiosa cornice di Villa Vidua a Conzano (impreziosita da un’ esauriente biografia).

Il cinema a prezzo dinamico arriva anche in Piemonte

Cresce il circuito delle strutture che adottano una politica di pricing dinamico: il sistema è introdotto dalla multisala Lumiere di Pianezza e dal cinema Paradiso di Collegno

Gli spettatori possono accedere alla programmazione dei film con biglietti a prezzo dinamico, acquistabili online e al botteghino, premiando l’anticipo d’acquisto

Il costo di ogni proiezione può variare sulla base di decine di fattori (momento d’acquisto, orario, condizioni meteorologiche…), calcolati dalla società specializzata Dynamitick

 

***

Anche in Piemonte il cinema adotta il prezzo dinamico. E’ la novità introdotta dalla multisala Lumiere di Pianezza e dal cinema Paradiso di Collegno. Sono fra le prime sale in Italia ad adottare questo innovativo modello di vendita, già utilizzato all’estero da importanti catene cinematografiche e da poco impiegato con successo anche in alcuni cinema italiani.

Grazie a questo sistema, elaborato dalla società specializzata Dynamitick, gli spettatori possono ora accedere alle proiezioni dei film con il biglietto dinamico. Per la multisala Lumiere di via Fratelli Rosselli a Pianezza e per il cinema Paradiso di Piazza Bruno Trentin a Collegno i prezzi sono compresi tra 4,5 e 8 euro, con biglietti acquistabili online dal sito del cinema o direttamente al botteghino, premiando l’anticipo d’acquisto. Il costo di ogni ingresso potrà variare sulla base di più di 70 fattori, dall’orario di proiezione e dall’anticipo con cui si acquista il proprio biglietto fino alla tipologia di film, la reputazione degli artisti, le opinioni espresse sui social, le condizioni meteorologiche e decine di altre variabili, tutti analizzate scientificamente dagli algoritmi di Dynamitick, leader in Italia nella realizzazione e gestione di sistemi di dynamic pricing per il settore dell’intrattenimento. Un’importante novità per i piemontesi amanti del grande schermo che possono così scegliere lo spettacolo da seguire a seconda del prezzo che sono disposti a pagare. Il dynamic ticket pricing è una formula innovativa, già utilizzata nel mercato dei voli e dei viaggi e utilizzata con successo da importanti cinema esteri (come l’inglese Odeon e la catena americana di sale cinematografiche AMC), che Dynamitick ha introdotto per la prima volta in Italia, facendo registrare un consistente aumento dell’affluenza di spettatori e dei ricavi. Dall’avvio nel maggio 2016, i cinema che hanno adottato un sistema di prezzo variabile hanno registrato un aumento del 19% degli spettatori e del 17% del fatturato. Il vantaggio per gli spettatori? Prima acquistano i biglietti, più risparmiano. Giocare d’anticipo è la carta vincente!

Tangentopoli 25 anni dopo. Ripensamenti

IL COMMENTO  di Pier Franco Quaglieni

.

Usare la carcerazione preventiva come strumento per estorcere una confessione era una forma di tortura inumana, barbara, incivile, incostituzionale, che avrebbe fatto fremere il milanese Cesare Beccaria , ma anche il giurista-padre della nostra Costituzione Piero Calamandrei

Antonio Di Pietro, che è stato forse il personaggio politico che più ho sentito il dovere di osteggiare, ha dichiarato “All’aria che tira” della 7: <<Cominciamo innanzitutto prendendo atto di una verità sacrosanta, di cui io sono diciamo così testimone, anzi parte interessata: (…) il consenso sulla paura. (…) Ho fatto una politica sulla paura e ne ho pagato le conseguenze. (…) La paura delle manette, la paura del, diciamo così, “sono tutti criminali”, la paura che chi non la pensa come me sia un delinquente. Poi alla fine, oggi come oggi, avviandomi verso la terza età, bisogna rispettare anche le idee degli altri. (…) Ho fatto l’inchiesta Mani Pulite, e con l’inchiesta Mani Pulite si è distrutto tutto ciò che era la cosiddetta Prima Repubblica: il male, e ce n’era tanto con la corruzione, ma anche le idee, perché sono nati i cosiddetti partiti personali >>Per Di Pietro rappresenta un atto di onestà e una sconfessione del suo operato di circa 25 anni.La corruzione che finì di uccidere la I Repubblica era senz’altro un fatto molto preoccupante e che moralmente andava condannato e politicamente combattuto.Non era solo il “mariuolo” Chiesa che rubava, ma la cancrena era molto più ampia. Ed era necessario ,per salvare l’Italia, provvedere ad alcune amputazioni.Ma il clima stabilito da Borrelli e dai suoi sostituti ,in testa Di Pietro, con il famoso pool di Mani Pulite è stato davvero intollerabile. Essi hanno creato nel Paese un clima di paura e di ricatto,un clima che ha portato anche a dei suicidi.Usare la carcerazione preventiva come strumento per estorcere una confessione era una forma di tortura inumana,barbara,incivile,incostituzionale, che avrebbe fatto fremere il milanese Cesare Beccaria ,ma anche il giurista-padre della nostra Costituzione Piero Calamandrei.L’antifascista Luciano Perelli,insigne latinista torinese,che aveva patito il carcere sotto il fascismo insieme al padre e al fratello,si senti ‘ anche lui ribollire di indignazione e mi disse che erano logiche da Gestapo.

***

I liberali non potevano accettare certi metodi e il clima da caccia alla streghe dominato dal tintinnio delle manette.<<Mettere in carcere e gettare via la chiave>> fu un modo di dire coniato in quegli anni in cui vennero distrutti un’intera classe politica e interi partiti che avevano avuto la legittimizzazione democratica del voto e del consenso di milioni di italiani.Io ricordo nel 1992 di aver ripetutamente scritto in difesa dei partiti come cardine della democrazia e di aver vissuto con indignazione i linciaggi fatti dai giornali,dalla Tv, soprattutto da “Milano Italia”, dai PM che confusero le Aule di Tribunale per luoghi in cui veniva ghigliottinato a priori chiunque fosse sospettato di un qualsivoglia reato. L’alleanza perversa tra certi magistrati e gran parte della stampa ha imbarbarito il Paese in modo che ancora oggi appare irrimediabile. Si trattava di difendere la nostra civiltà giuridica e le regole della convivenza civile sistematicamente oltraggiate dai metodi a cui ricorreva il famoso pool di Milano.Il lancio delle monetine contro Craxi fu un atto vergognoso ,un vero atto squadristico istigato dall’irrespirabile clima mediatico che si era creato in Italia e che ha costituito il trampolino di lancio di alcuni giornalisti specializzati nel killeraggio e nella violazione sistematica del segreto istruttorio.Il principio costituzionale della presunzione di innocenza venne calpestato ripetutamente in modo clamoroso senza che il Capo dello Stato pro tempore avesse nulla da eccepire.I cittadini si sentirono in balìa di una parte di magistratura, in effetti minoritaria,fortemente politicizzata, che ha rappresentato una gravissima ipoteca sullo svolgimento della vita democratica del Paese.E’ quella stessa parte di magistratura che salvò il solo partito comunista e non certo perché fosse illibato.Primo Greganti fu l’eroe che si immolo’ per il PCI.Quando Craxi affrontò in Parlamento lo scottante e umiliante problema del finanziamento occulto dei partiti nessuno dei chiamati in causa rispose,anzi finse di non sentire. In primis, i Presidenti delle Camere,per non dire del Presidente della Repubblica . Spadolini Presidente del Senato, l’unico liberale delle tre alte cariche dello Stato ,tacque e non impedi’ ai leghisti di esibire il cappio nell’Aula di Palazzo Madama ,una vergogna inaudita che mi impedì a priori di poter simpatizzare per la Lega,ancor prima che a causa del suo inaccettabile secessionismo antirisorgimentale. Vittorio Feltri, che era stato socialista, sull’”Indipendente “sostenne a spada tratta Di Pietro e il giacobinismo forcaiolo della Lega. Solo Pia Luisa Bianco corresse il tiro di un giornale che ebbe vita cortissima proprio per l’impostazione data da Feltri.

***

Queste cose le scrive uno che,dimostrando di vedere abbastanza lontano,nel 1974 chiese con un appello formale al Presidente della Repubblica,in compagnia dell’illustre giurista Arturo Carlo Jemolo,di non firmare la legge sul finanziamento pubblico dei partiti, ritenendolo non sostitutivo di quello occulto,ma aggiuntivo.Fummo facili profeti. E sapevamo bene dei traffici del PCI con l’Est europeo e con le cooperative e dei finanziamenti che arrivavano direttamente dall’URSS.Come sapevamo che i partiti nel 1974 erano appena usciti dallo scandalo dei petroli per cui Ugo La Malfa aveva personalmente scusa agli italiani. Per altri versi,partiti che erano esclusi da ogni finanziamento come il MSI trassero grande vantaggio dal finanziamento pubblico che ,sottoposto a referendum per iniziativa di Pannella, venne clamorosamente bocciato dagli italiani.Quel fare tabula rasa dei partiti democratici che avevano retto la Repubblica dal 1945 in poi,salvando il partito comunista, favorì la discesa in campo di Berlusconi contro cui quegli stessi magistrati e altri loro colleghi si accanirono per un intero ventennio.Oggi Di Pietro riconosce i suoi errori.Lo fa con il suo linguaggio sempre un po’ contorto,anche se il suo italiano ruspante e’ sicuramente migliorato… E giunge, arrivato alla terza età, a riconoscere persino che bisogna “rispettare anche le idee degli altri.” Ne prendiamo atto con piacere. Ma il ritardo nell’acquisire l’ABC della democrazia liberale è stato davvero troppo grande. In ogni caso dalla fine dei partiti e dalla nascita dei partiti personali egli stesso godette evidenti vantaggi. Un partito come il suo, discioltosi come neve al sole in seguito ad una trasmissione della Gabanelli,ben difficilmente avrebbe avuto consenso senza la fine della I Repubblica che comunque seppe privilegiare il valore della Politica con la p maiuscola .Lo stesso giudice Corrado Carnevale che presiedette la commissione di concorso a giudice in cui venne promosso Di Pietro, ebbe a posteriori qualche ripensamento,lui che venne dileggiato come “ammazzasentenze”perché scrupoloso nell’applicare le norme e nel cassare quindi sentenze emesse in modo frettoloso,sommario,giuridicamente errato,quelle che potremmo definire, in una parola, le sentenze “ammazzagiustizia”.

 

quaglieni@gmail.com

SALSASIO FESTEGGIA LA SUA PATRONA E SALUTA DON MARIO

Il Borgh ed la Madòna si prepara a festeggiare la patronale della Madonna della Mercede

 

CARMAGNOLA – Come di tradizione, anche quest’anno a settembre Salsasio festeggia la sua Patrona, la Madonna della Mercede. I festeggiamenti religiosi prevedono un triduo di preparazione alla festa che culminerà con la solenne Messa e processione di domenica 17 settembre e che quest’anno sarà anche occasione per salutare il parroco don Mario Berardo che con la fine del mese di settembre terminerà il suo incarico a Salsasio per andare a Borgaretto, frazione di Beinasco.

Nel particolare, il triduo inizierà giovedì 14 settembre alle 17,20 presso la chiesa antica di Salsasio (chiesa Madonna della Neve, via Torino 191), con il Rosario seguito alle 18 dalla Messa che sarà celebrata in particolare per i giovani e bambini. Venerdì 15 dopo il Rosario delle 17,20 la Messa delle 18 sarà celebrata in particolare per gli anziani e gli ammalati, mentre sabato 16, vigilia della festa, la Messa prefestiva verrà celebrata alle 18 nella chiesa nuova del borgo (chiesa Beata Enrichetta) e si pregherà in particolare per tutte le famiglie. Domenica 17 settembre, giorno della festa della Madonna di Salsasio sono previste Messe alle 9 nella chiesa Beata Enrichetta e alle 10 presso la chiesa antica del borgo, Santa Messa solenne presieduta dal parroco don Mario Berardo alla presenza delle autorità e dei Donatori di Sangue che in tale occasione festeggeranno i 25 anni di fondazione del gruppo di Salsasio. A seguito della Messa, intorno alle 11, partirà il corteo della processione religiosa che percorrerà via Torino, via Borghetto, via Monsignor Romero, via Mussetti, via Torino e che si concluderà con l’affidamento del borgo a Maria a cui seguirà la Solenne Benedizione. Durante la processione inoltre, per chi non può fare la processione, in chiesa i Fratelli Maristi reciteranno il Rosario. Infine lunedì 18 alle 11 sempre presso la chiesa antica si terrà la Messa in ricordo dei Sacerdoti di Salsasio e per tutti i defunti della Parrocchia. Si ricorda che durante i giorni del triduo e della festa, gli orari delle Messe sopra riportati saranno in sostituzione dei normali orari delle celebrazioni, che torneranno in vigore da martedì 19 settembre. Durante i giorni della festa del Borgh ed la Madòna, presso il largo Beppe Canalis e il Circolo La Concordia, si terrà anche la festa popolare, con serate enogastronomiche, musica, momenti per giovani, ragazzi, bambini, famiglie e adulti.

***

Nello specifico, domenica 10 settembre si terrà la pedalata con ritrovo alle 9 e partenza alle 9,15 e alle 12,30 il pranzo dei pedalatori (pasta, acqua e pane compresi nel costo dell’iscrizione). Iscrizioni presso la Lavanderia Albertino o alla partenza.

Venerdì 15 settembre alle 19,30 aprirà i festeggiamenti l’apericena con musica a cui seguirà la sfilata di moda, mentre sabato 16 settembre si terrà il secondo memorial “Biagio Fumero” 4 ruote e 2 pedali alle 15. Alla sera ci sarà la cena dalle 19 e alle 21 ad animare la serata sarà uno spettacolo per grandi e bambini “le grandi bolle magiche”.

Domenica 17 settembre dopo il pranzo con menù fisso delle 12,30 ad animare il pomeriggio della festa del Borgh ed la Madòna, sarà la banda giovanile di Carmagnola oltre a giochi e divertimenti vari. Dalle 19 cena e poi alle 21 serata danzante con l’orchestra “Polidoro Group”.

I festeggiamenti si concluderanno lunedì 18 settembre con la cena con specialità tagliatelle al tartufo alle 19 a cui occorre prenotarsi presso la Lavanderia Albertino di Salsasio o nei giorni precedenti presso il padiglione del gusto della festa, a cui seguirà la serata di ballo liscio con l’orchestra “I Roeri”.

Ivan Quattrocchio

Quei lombardo-piemontesi del lago Maggiore…

Passeggiando sul lungolago di Baveno, sulla sponda occidentale  del Lago Maggiore, ci si specchia sul golfo Borromeo. Le isole stanno lì, in fila e in mezzo al lago, tra Pallanza e Stresa. Dal parco della Villa Fedora, appartenuta al noto compositore Umberto Giordano, fino alla sontuosa Villa Henfrey (più nota come Villa Branca) dove sono stati ospiti la Regina Vittoria d`Inghilterra e lord Byron, l’orizzonte del lago trova nell’isola Superiore ( o dei Pescatori)  e nell’isola Bella un punto fermo.

Dalle parte opposta del lago, a monte, s’incontrano le cave dove si estrae il famoso granito rosa. Pietra preziosa, il granito di Baveno, con la quale sono state realizzate la Galleria Vittorio Emanuele a Milano e il colonnato della Basilica di San Paolo a Roma. Da ragazzi, in tempi lontani, dopo aver attraversato l’abitato di Oltrefiume, si andava a pescare sulla spiaggetta davanti al Marmo Vallestrona, in direzione di Feriolo, dove facevano mostra di se due enormi, granitiche ruote da frantoio, lavorate dalla paziente opera degli scalpellini. Si pescavano le tinche a fondo, con l’esca di polenta, o – alla sera – le anguille. In quel caso, data l’oscurità, non potendo far conto sul galleggiante a vista, ci si affidava a un pezzettino di carta in bilico sulla lenza: quando il pesce abboccava, lo strappo alla lenza faceva “saltare” il foglietto e – con prontezza – si poteva allamare la preda. A volte si andava, con la canna fissa, a pescare nei pressi dell’imbarcadero o nei porticcioli. Lì l’acqua era più scura; prendeva il colore cupo delle vecchie pietre dove stavano, ormeggiate e dondolanti, le barche. Sul lago misuravamo le distanze con il “metro” dei venti, del “regime di brezza” formato dalla Tramontana che viene da nord, la notte o la mattina,  e dell’Inverna, che sale dal senso opposto da pomeriggio a sera. Il vento “narra” molte cose, come si può leggere in alcune delle pagine più felici regalateci dall’estro creativo del luinese Piero Chiara. 

Nel racconto “Ti sento, Giuditta”(che si trova nella raccolta L’uovo al cianuro e altre storie),Amedeo Brovelli, provetto pescatore e abituale frequentatore del Caffè Clerici, era solito soffermarsi a lungo sul molo dell’imbarcadero di Luino, fiutando il vento di tramontana. Stando lì, dov’erano più intense le folate d’aria, riusciva a distinguere tutti i sentori che il vento, scendendo dalla Svizzera, raccoglieva lungo le valli dell’altra sponda. ”…Socchiudeva gli occhi estasiato e mormorava: ‘le vacche, i boasc, i boasc’. Riapriva gli occhi e dopo un po’: ‘Il pane, il pane, a Cannobio! Il pane fresco, non lo senti?”. E Cannobio, come precisava Chiara, “era sull’altra sponda del lago a otto chilometri. Capii che il Brovelli sentiva l’odore del pane, nel vento (di tramontana). Del pane che usciva in quel momento da un forno a Cannobio; subito mi parve di sentire anch’io quell’odore. ‘Lo sento”, dissi ‘lo sento”.  Michette, michette di semola!” Il lago, come gli spiegava l’interlocutore fatto esperto dagli anni, “non ha odore sotto il vento e non turba quelli che gli passano sopra”. Leggendo il racconto di Chiara si comprendeva come il profumo del pane appena sfornato si confondesse con il sentore delle vacche e delle capre della Val Cannobina che, dall’opposta riva del lago, proveniva dalle stalle di Cavaglio e Spoccia. Oppure con il fragrante aroma di tabacco Virginia che fuoriusciva dalla Fabbrica Tabacchi Brissago, nell’omonima località sulla riva elvetica del lago Maggiore dove si sfornavano sigari dal 1847. Piero Chiara amava ambientare le sue storie tra le due sponde del Verbano,  quella “grassa” (piemontese)  e l’altra “magra”(lombarda).

Noi, mezzi lombardi e mezzo piemontesi lo siamo sempre stati, vivendo nel  Verbano-Cusio-Ossola, realtà geografica che può essere facilmente paragonata a un cuneo di terra conficcato a forza nella catena alpina che divide – con le Lepontine – l’Italia dalla Svizzera, il nord del Piemonte con i due cantoni elvetici del Vallese e del Ticino. Un cuneo di terra e di storie che, a est, condivide con la Lombardia il lago Maggiore. La storia del lago è stata a lungo legata, a doppio filo, con quella della Lombardia e delle sue “casate”: i Visconti, gli Sforza e i Borromeo. Quest’ultima famiglia, in particolare, dalla metà del 1400 in poi, è stata una protagonista indiscussa della vita lacustre, esercitando – tra l’altro – i diritti di pesca. Quello che in epoca romana veniva chiamato Lacus Maximus , a indicarne la grandezza rispetto ai laghi vicini, o anche Verbanus, presumibilmente associando due vocaboli celtici come ver (grande) e benn (recipiente), è lo scenario della prima storia. Ed è proprio qui, sulle onde  del lago Maggiore ( lach Magiür,  in lingua insubrica) , secondo più grande lago in Italia, che  ho sviluppato – dentro e attorno all’isola Superiore –  la trama de “La repubblica dei pescatori”. Un racconto con personaggi di fantasia che si mescolano ad altri veri in un contesto che riporta fatti storici effettivamente accaduti, con i patrioti repubblicani  in lotta per la libertà contro la monarchia sabauda, nel 1798. Un racconto già pubblicato su “Il Torinese”, che si ricollega a una storia con la “esse maiuscola”, tanto vera quanto esaltante e dolorosa. Una storia che trae origine dal Trattato di Worms. In questa città tedesca della Renania-Palatinato, il 13 settembre 1743 venne concluso un trattato che suggellava l’alleanza antifrancese dei Savoia con Maria Teresa d’Austria.

In quell’occasione la sponda occidentale del lago Maggiore e quello che oggi è più o meno il VCO passò al Piemonte. Un “passaggio” mal digerito che generò dissensi e contrarietà, sfociando in aperta contestazione. Quell’alterare la naturale inclinazione verso la Lombardia, tuttora evidente e facilmente “misurabile”, e quel divenire piemontesi “per decreto” non accrebbe la simpatia verso la casa Savoia. Il distacco delle terre del lago dal milanese influì parecchio sulla vita economica e sociale. La riorganizzazione della vita amministrativa obbligò gli abitanti a “slegarsi” da una regione con la quale – per secoli – avevano condiviso tutto: interessi reciproci,tradizioni,consuetudini. Se poi, a fine secolo, le idee giacobine trovarono terreno fertile, lasciando un segno profondo, questo non fu frutto di un caso. E quell’essere un po’ metà-metà, tra Lombardia e Piemonte, in fondo è rimasto nel comune sentire.

Marco Travaglini