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L’arte del regalo perfetto tra dolcezza e tradizione piemontese

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Il cioccolato rappresenta da sempre uno dei simboli indiscussi della pasticceria di qualità, capace di trasformare un semplice pensiero in un’esperienza sensoriale indimenticabile. Scegliere un omaggio a base di cacao significa puntare su un linguaggio universale che parla di cura, affetto e ricerca del piacere. In una città come Torino, dove il culto del cioccolato affonda le proprie radici in secoli di storia, la selezione della materia prima diventa un passaggio fondamentale per non deludere le aspettative dei palati più esigenti. Regalare una confezione di praline o una tavoletta artigianale non è soltanto un gesto di cortesia, ma un modo per condividere un pezzetto di quella cultura del gusto che rende il territorio torinese celebre in tutto il mondo.

Trovare il prodotto ideale richiede però attenzione verso l’origine delle fave di cacao e la sapienza dei processi di lavorazione che trasformano la materia grezza in un prodotto vellutato. Per avere la certezza di scegliere solo il meglio, è consigliabile rivolgersi a marchi rinomati che hanno fatto della qualità il proprio vessillo, come accade scegliendo il Cioccolato Vanoir, un brand capace di coniugare l’eleganza delle confezioni con ricette raffinate e ingredienti selezionati. Affidarsi a nomi consolidati permette di navigare con sicurezza tra le innumerevoli proposte presenti sul mercato, garantendo che ogni morso sia all’altezza della reputazione dolciaria locale.

 

Caratteristiche del cioccolato di alta qualità

Riconoscere un cioccolato d’eccellenza è un esercizio che coinvolge tutti i sensi, a partire dalla vista. Una superficie lucida e priva di alonature biancastre indica una corretta tempera del burro di cacao, segno di una lavorazione professionale ed eseguita con i giusti tempi di raffreddamento. Al tatto, la consistenza deve risultare compatta, mentre l’udito deve percepire un suono secco e netto, il famoso “snap”, nel momento in cui la tavoletta viene spezzata. Questi piccoli dettagli tecnici sono la testimonianza tangibile di un prodotto che non scende a compromessi, ideale per chi desidera fare un regalo che si distingua per la propria integrità strutturale e aromatica.

Una volta assaggiato, il cioccolato deve sciogliersi lentamente, sprigionando un bouquet di aromi che può spaziare dalle note fruttate a quelle più tostate o speziate, senza mai lasciare una sensazione eccessivamente grassa sul palato. La persistenza gustativa è un altro fattore determinante: un buon cioccolato lascia un ricordo piacevole e prolungato, invitando a una degustazione lenta piuttosto che a un consumo frettoloso. Quando si sceglie un dono, puntare su queste sfumature organolettiche significa offrire un momento di vero relax e contemplazione gastronomica, elevando il regalo a una vera e propria esperienza gourmet.

 

Idee regalo per ogni occasione speciale

Le festività e le ricorrenze personali trovano nel cioccolato l’alleato ideale, grazie alla sua straordinaria versatilità che permette di adattarsi a contesti formali o momenti di intimità familiare. Le scatole di latta decorate o le eleganti confezioni in cartone rigido sono perfette per celebrare anniversari o traguardi lavorativi, trasmettendo un senso di prestigio immediato. Per i momenti più conviviali, invece, si può optare per assortimenti misti che includano varianti al latte, fondenti ad alta percentuale di cacao o creazioni arricchite con granella di nocciole del territorio, capaci di accontentare le preferenze di ogni commensale.

Oltre al gusto classico, le tendenze contemporanee vedono una crescente popolarità per gli abbinamenti insoliti, dove il cioccolato incontra sali pregiati, spezie esotiche o frutta disidratata. Questo tipo di regali è particolarmente indicato per chi ama sperimentare e scoprire nuovi orizzonti del gusto, dimostrando che la tradizione piemontese sa anche rinnovarsi con intelligenza. In definitiva, regalare cioccolato rimane una scelta sicura, a patto di privilegiare sempre la provenienza e la maestria produttiva che solo i grandi nomi del settore sanno garantire costantemente nel tempo.

Torino e la Liguria: un amore antico che si rinnova ogni estate

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Cercate (ad esempio) un bed and breakfast a Imperia con disponibilità per il ponte di giugno?

 

Buona fortuna. Da metà maggio in poi, le strutture ricettive della Liguria di Ponente registrano un’ondata prevedibile e puntuale: quella dei torinesi.

 

Non è un fenomeno recente, né casuale. È il risultato di una geografia affettiva consolidata nei decenni, una rotta emotiva e autostradale che collega il capoluogo piemontese alla costa ligure con una regolarità quasi meteorologica. Quando la pianura padana comincia a scaldarsi, i torinesi guardano a sud-ovest.

La distanza giusta: né troppo vicina, né troppo lontana

C’è una ragione pratica dietro questo amore, e ha a che fare con i chilometri. La Liguria è abbastanza vicina da poterci andare per un weekend lungo senza sentire il viaggio come una fatica, abbastanza lontana da far sentire davvero di essere “in vacanza”.

Poco meno di due ore di auto — o il treno diretto da Porta Nuova — e ci si ritrova ad Albenga, a Finale Ligure, a Sanremo, a Laigueglia. Il mare è lì, a portata di un venerdì pomeriggio.

Non è solo la costa a richiamare.

È l’intero sistema di offerta: i borghi dell’entroterra come Dolceacqua, Apricale, Triora — la cosiddetta “città delle streghe” — o i sentieri dell’Alta Via dei Monti Liguri, frequentati sempre di più da torinesi amanti del trekking che cercano qualcosa di diverso dalle Alpi di casa. La Liguria offre una varietà di paesaggi sorprendente in pochi chilometri: dal mare alle valli, dai carruggi medievali agli oliveti.

Da maggio a settembre: il grande esodo stagionale

Il fenomeno non si limita al classico Ferragosto.

Negli ultimi anni, complice lo smart working e la diffusione del lavoro ibrido, la stagione si è allungata notevolmente in entrambe le direzioni. Si parte già a maggio, quando le spiagge sono ancora libere, i prezzi contenuti e il clima — già mite sulla riviera — è ancora fresco e piacevole.

Si arriva fino a settembre inoltrato, con le cosiddette “vacanze di settembre” diventate una moda ben consolidata tra le famiglie torinesi che vogliono sfuggire alla ressa di agosto.

Luglio e agosto rimangono il cuore della stagione, naturalmente.

Le spiagge di Noli, Spotorno, Varigotti e Borgio Verezzi si animano di famiglie con bambini, pensionati con l’ombrellone fisso da trent’anni, giovani che affittano appartamenti in gruppo.

I gestori di stabilimenti balneari, bar e ristoranti del ponente ligure conoscono bene i ritmi e i gusti della clientela piemontese: sa cosa vuole, è fedele ai propri posti del cuore e torna con una regolarità quasi commovente.

Un’economia stagionale che regge

Per molti Comuni costieri liguri, i torinesi non sono soltanto turisti affezionati: sono una voce fondamentale dell’economia locale. Alberghi, b&b, affitti brevi, ristoranti, gelaterie, noleggi di bici e canoe, scuole di surf — tutto il sistema dell’ospitalità diffusa nella riviera di Ponente è strutturato, in larga misura, intorno alle esigenze e ai tempi dei visitatori del Nord Italia, e i piemontesi in testa.

I dati delle presenze turistiche nelle province di Savona e Imperia parlano chiaro: la componente lombarda e piemontese è storicamente maggioritaria tra i turisti italiani.

E Torino, in particolare, esprime un turismo di qualità: soggiorni medi più lunghi rispetto alla media, spesa pro capite sostenuta, preferenza per strutture a gestione familiare e per la ristorazione locale. Non l’escursionista mordi-e-fuggi, ma il villeggiante vecchio stile — quello che porta il libro, conosce il barista per nome e ha il tavolo “solito” alla trattoria del porto.

Il mare come contrappeso alla città

C’è anche qualcosa di più profondo, di più psicologico, in questo richiamo. Torino è una città continentale, colta, un po’ austera — magnifica, ma senza mare. La Liguria rappresenta per molti torinesi l’opposto complementare: caotica, saporita, pittoresca, solare. Un contrappeso emotivo necessario.

La passeggiata sul lungomare dopo cena, il gelato al limone, il rumore delle onde che copre ogni pensiero: sono piccoli rituali che rimettono in ordine le cose.

Da maggio a settembre, dunque, il rito si ripete. Le valigie si riempiono di crema solare, i bambini chiedono quando si arriva, il navigatore satellite imposta il percorso verso il Colle di Cadibona.

E la Liguria, paziente e generosa come sempre, apre le braccia.

Calendario fiscale: una guida per gestire le scadenze senza imprevisti

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La gestione degli obblighi tributari viene spesso percepita come un appuntamento concentrato esclusivamente nei mesi estivi, in coincidenza con la presentazione della dichiarazione dei redditi. In realtà, il rapporto tra il cittadino e l’erario si sviluppa attraverso un calendario articolato che distribuisce adempimenti e opportunità di risparmio lungo tutto l’arco dell’anno solare.

Sottovalutare questa continuità può portare a smarrire documenti importanti o a mancare scadenze meno note ma altrettanto rilevanti per il bilancio familiare. Per orientarsi in questo labirinto burocratico, è fondamentale poter contare su un punto di riferimento solido e vicino, come quello offerto da un CAF, che garantisce un supporto costante e professionale.

Affidarsi a una struttura radicata sul territorio permette di instaurare un dialogo diretto, trasformando la giungla delle scadenze in un percorso ordinato e pianificato, capace di prevenire errori che potrebbero costare caro in termini di sanzioni o di agevolazioni perdute.

La comodità di un supporto professionale nella propria città

Scegliere un ente che operi fisicamente nel proprio contesto urbano rappresenta un vantaggio strategico per chi desidera una consulenza che vada oltre il semplice invio telematico di un modulo. La possibilità di consultare un esperto senza difficoltà logistiche favorisce una gestione proattiva della propria posizione fiscale.

A Torino, ad esempio, si può fare affidamento sulla sede del CAF Assocaaf di Via Alfonso Lamarmora, 33. Gli uffici sono aperti dal lunedì al venerdì, con orario 8:30-12:30 e 13:30-17:30 e mettono a disposizione dei contribuenti anche il contatto telefonico 0115626271 e l’indirizzo email torino@assocaaf.it per fissare appuntamenti o richiedere informazioni preliminari.

Avere un luogo fisico dove consegnare la documentazione o chiarire dubbi normativi complessi riduce drasticamente il senso di isolamento che spesso il cittadino prova di fronte alle richieste dell’amministrazione finanziaria.

Le tappe fondamentali del calendario fiscale annuale

Monitorare le proprie scadenze non significa solo farsi trovare pronti in estate, ma seguire un percorso che inizia già nei primi mesi dell’anno. Gennaio e febbraio, ad esempio, sono mesi cruciali per chi ha bisogno del modello ISEE: muoversi in anticipo in questo periodo è fondamentale per non perdere l’accesso a bonus famiglia, assegni unici o riduzioni sulle mense scolastiche.

Con l’arrivo della primavera l’attenzione si sposta sulla raccolta di fatture e scontrini per la dichiarazione dei redditi, ma è in autunno che si giocano altre partite importanti, tra scadenze di acconti e controlli su eventuali avvisi dell’Agenzia delle Entrate.

Anche la fine dell’anno richiede un pizzico di lungimiranza: dicembre è l’ultima chiamata per chi vuole abbattere le tasse dell’anno successivo, magari attraverso un versamento alla previdenza complementare.

Il ruolo dell’esperto nella prevenzione degli errori

Affidarsi a professionisti esperti del CAF non è soltanto un modo per delegare la fatica della compilazione, ma è una garanzia di correttezza e protezione.

La normativa fiscale italiana è soggetta a mutamenti repentini: bonus che scadono, nuove detrazioni che vengono introdotte e limiti di reddito che variano annualmente. Un consulente aggiornato è in grado di interpretare queste variazioni nel miglior modo possibile, assicurandosi che il contribuente non paghi più del dovuto e che sfrutti ogni incentivo previsto dalla legge.

La gestione professionale aiuta a rispondere con precisione a ogni quesito, riducendo al minimo il rischio di contestazioni future e garantendo che ogni pratica venga evasa nei tempi corretti. In ultima analisi, la tranquillità di sapere che la propria situazione fiscale è monitorata da mani competenti permette di vivere ogni scadenza con serenità, sapendo che i propri interessi sono tutelati con rigore e professionalità.

Raffaele Corona: “La geometria della morte”

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Il thriller italiano che trasforma ogni omicidio in un enigma

 

L’AUTORE

Raffaele Corona, autore pugliese di 43 anni, si avvicina alla scrittura circa un anno e mezzo fa, quasi per caso. Quella che inizialmente era soltanto una curiosità si è trasformata rapidamente in una vera passione, portandolo a dedicarsi alla narrativa thriller e psicologica.

Attratto dalle atmosfere oscure, dalle indagini criminali e dalla complessità della mente umana, Corona costruisce storie intense e cariche di tensione, dove nulla è lasciato al caso e ogni dettaglio può nascondere un significato più profondo.

IL LIBRO

La Geometria della Morte” è il suo nuovo thriller psicologico, un romanzo che trascina il lettore all’interno di una spirale di omicidi efferati, simboli misteriosi e segreti inquietanti. Ambientata tra Firenze e Bologna, la storia segue le indagini del commissario Stefano Corsi, chiamato a fermare un serial killer metodico e spietato che lascia sui corpi delle vittime una firma disturbante.

Quello che inizialmente sembra un semplice caso di omicidio si trasforma presto in qualcosa di molto più oscuro. Ogni delitto segue uno schema preciso, quasi matematico, e ogni vittima sembra parte di un disegno più grande e incomprensibile.

Attraverso uno stile diretto, cinematografico e ricco di suspense, Raffaele Corona accompagna il lettore in un viaggio psicologico dove il confine tra ossessione, follia e razionalità diventa sempre più sottile.

La Geometria della Morte” è un thriller pensato per gli amanti delle indagini investigative, dei serial killer thriller e delle storie ad alta tensione emotiva.

 

Libro disponibile su Amazon a questo link:

https://amzn.eu/d/0iK2u8PS

Facebook: https://www.facebook.com/raffaelevcorona.scrittore
Instagram https://www.instagram.com/raffaelecoronawriter
Sito web: https://taplink.cc/raffaelewriter
Tiktok: https://www.tiktok.com/@raffaelescrittoree

Cervicale a Torino: perché il dolore al collo tende a tornare

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Spesso ricorrente e sottovalutato, il dolore cervicale richiede una valutazione mirata per essere risolto davvero — e non gestito a episodi.

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Un disturbo che riguarda quasi tutti
Il dolore al collo è tra i disturbi muscolo-scheletrici più diffusi della popolazione adulta. Si stima che circa il 70% delle persone ne soffra almeno una volta nella vita, mentre ogni anno il 40-50% presenta un episodio di cervicalgia (Ariens et al. 1999; Cole et al. 2000).
C’è un dato, però, che colpisce ancora di più: oltre il 60% dei pazienti va incontro a recidive. Il dolore torna. E spesso torna perché, alla prima volta, è stato trattato come un disturbo passeggero da gestire con un antidolorifico e qualche giorno di pausa.
L’esperienza clinica lo conferma: la cervicalgia non è un problema banale e raramente “passa da sola” in modo definitivo.
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I segnali da non ignorare
Ci sono situazioni in cui il dolore cervicale merita attenzione tempestiva:
  • persiste oltre 7-10 giorni
  • si associa a vertigini, formicolii o cefalea ricorrente
  • limita la rotazione del capo o la mobilità del collo
  • si accompagna a rigidità importante, soprattutto al risveglio
  • si ripresenta a cicli regolari
In presenza di sintomi neurologici — disturbi visivi, della parola, della deglutizione, deficit progressivi agli arti superiori o cefalea improvvisa intensa — la valutazione medica deve essere immediata.
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Perché il dolore cervicale tende a tornare
La cervicalgia non è quasi mai un problema isolato. In presenza di dolore, il sistema nervoso centrale modifica il modo in cui controlla postura e movimento del rachide cervicale, generando:
  • perdita di stabilità della colonna cervicale
  • compensi muscolari
  • posizione del capo in avanti (forward head posture)
  • alterazioni del controllo motorio
Studi clinici (Elliott et al. 2006) hanno mostrato che, nei pazienti con dolore cervicale cronico, compaiono modificazioni strutturali dei muscoli — come infiltrazioni adipose e riduzione della capacità di stabilizzazione — già nelle prime settimane. Per questo intervenire precocemente non è un dettaglio: fa la differenza tra un episodio risolvibile e una condizione che cronicizza.
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Le cause non sono mai una sola
Dire “cervicale” non è una diagnosi: è il punto di partenza. Le origini possono essere diverse e, nella maggior parte dei casi, intrecciate:
  • disfunzioni articolari del rachide cervicale
  • tensioni muscolari e fasciali
  • alterazioni posturali da postazione di lavoro, smartphone, guida prolungata
  • esiti di colpo di frusta o traumi
  • stress e tensione emotiva sostenuta
Una valutazione mirata serve proprio a capire quale fattore è prevalente nel singolo caso — perché ogni quadro richiede un trattamento diverso.
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Cervicale, mal di testa e schiena: un sistema collegato
Una cosa che spesso sfugge: cervicale, cefalea muscolo-tensiva e mal di schiena fanno parte dello stesso sistema. Tensioni nella parte alta della colonna possono generare mal di testa; squilibri posturali nella zona lombare possono ripercuotersi sulla cervicale.
Per questo un approccio realmente efficace valuta la persona nel suo insieme, non un singolo distretto.
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Gli errori più comuni
Molti pazienti arrivano nello studio dopo aver già tentato strade poco efficaci:
  • riposo assoluto prolungato (peggiora rigidità e recupero)
  • uso ripetuto di farmaci senza una valutazione
  • esercizi generici trovati online
  • collari cervicali tenuti più del necessario
  • attese di settimane sperando che “passi da sola”
Il risultato è quasi sempre lo stesso: il dolore si stabilizza, il movimento si riduce, le recidive diventano più frequenti.
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Un approccio personalizzato e multidisciplinare
Le evidenze scientifiche sono concordi: il trattamento più efficace per la cervicalgia non si basa su un’unica tecnica, ma sull’integrazione di:
  • terapia manuale
  • esercizio terapeutico personalizzato
  • rieducazione del movimento e della postura
  • strategie ergonomiche per la vita quotidiana
Nei casi più complessi — colpo di frusta, vertigini di origine cervicale, cefalea associata — diventa fondamentale il confronto con altri specialisti (fisiatra, neurologo, ortopedico) per costruire un percorso integrato. È questa la logica di un centro multidisciplinare: una sola persona valuta, un team intero accompagna il recupero.
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Un caso reale
Una paziente di 38 anni si è rivolta al centro per dolore cervicale ricorrente da oltre un anno, con episodi sempre più ravvicinati e cefalea associata. Aveva già provato massaggi, antinfiammatori ed esercizi presi online, senza risultati duraturi.
La valutazione ha mostrato una marcata postura del capo in avanti, ridotta stabilità dei muscoli profondi del collo e tensioni miofasciali della zona cervico-scapolare. Il percorso costruito ha combinato terapia manuale, esercizi specifici di controllo motorio e una revisione della postazione di lavoro. In poche settimane il dolore si è ridotto significativamente e, soprattutto, la frequenza degli episodi è diminuita.
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Quando rivolgersi a uno specialista
Intervenire entro le prime settimane significa:
  • ridurre i tempi di recupero
  • limitare il rischio di recidive
  • evitare la cronicizzazione
  • migliorare nel concreto la qualità della vita quotidiana
In presenza di sintomi persistenti o che ritornano spesso, una valutazione fisioterapica specifica è il passo più efficace per capire da cosa dipende davvero il dolore.
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Domande frequenti
Quanto dura il dolore cervicale?
Un episodio acuto può risolversi in pochi giorni con il giusto trattamento. Una cervicalgia cronica, se trascurata, può durare mesi e tendere a ripresentarsi.
La cervicale può causare vertigini?
Sì. In caso di alterazione della propriocezione cervicale o dopo un colpo di frusta, la cervicalgia può associarsi a vertigini e instabilità.
Meglio riposo o movimento?
Il riposo assoluto prolungato non è raccomandato. Un’attività controllata e guidata, nella maggior parte dei casi, accelera il recupero.
Serve sempre la risonanza?
No. Nella maggior parte delle cervicalgie comuni la diagnostica per immagini non è necessaria. Diventa indicata in presenza di sintomi neurologici o quadri specifici.
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Cervicale che non passa? Capire la causa è il primo passo
Se il dolore cervicale persiste, torna ciclicamente o si associa a vertigini e cefalea, una valutazione fisioterapica mirata permette di individuare l’origine del problema e impostare il percorso più adatto.

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“Il Sigillo di Silius”: la fantascienza umanista di Raffaele Casini tra potere, identità e trasformazione

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Nel libro si costruisce una narrazione che si sviluppa su più livelli: da un lato un universo futuristico ricco di tensioni e contrasti, dall’altro un’indagine più intima e simbolica, che richiama archetipi e dinamiche interiori universali

Raffaele Casini, nato a Livorno nel 1975, affianca alla sua attività professionale nel campo dell’amministrazione e gestione del personale una profonda passione per la scrittura, lo studio e la ricerca interiore. Laureato in economia e commercio e in storia contemporanea, unisce alla formazione razionale un forte interesse per la spiritualità e la meditazione, elementi che influenzano in modo significativo la sua visione narrativa.

Appassionato di fantascienza classica – da Isaac Asimov a Dan Simmons, fino a Ursula K. Le Guin – il libro si inserisce in quella corrente del genere che utilizza mondi futuri e scenari complessi per esplorare le dinamiche più profonde dell’essere umano.

Lo scrittore Raffaele Casini

Nel romanzo Il Sigillo di Silius, l’umanità ha varcato i confini del sistema solare e colonizzato molti mondi. Le potenze rivali dell’Impero e dell’Unione Federale dei Mondi si fronteggiano in una guerra fredda, ma all’interno dell’Impero il potere dell’Imperatore si scontra con le resistenze della nobiltà. L’omicidio apparentemente banale di Orion Kael, esperto di processi di biomineralizzazione e coordinatore di un progetto segreto, porterà la dottoressa Arya Solis, brillante scienziata, e l’agente imperiale Ethan Vallar, fino al pianeta agricolo di Silius, dove Lord Cato Valerius, signore del pianeta, si rivela essere tutto meno che un fedele servitore dell’Impero, e il cui piano distruttivo potrebbe scuotere la galassia fin nelle fondamenta più nascoste.

Lungo la storia, l’approccio umanista prende forma attraverso figure intense e sfaccettate come Arya Solis, Lady Selena e Lord Cato Valerius. Tre personaggi profondamente diversi tra loro, ma accomunati da un percorso di confronto con il potere, con le proprie scelte e con la propria identità.

Arya Solis incarna la tensione tra razionalità e ricerca di significato, in un equilibrio fragile tra ciò che può essere spiegato e ciò che invece deve essere compreso a un livello più profondo. Lady Selena rappresenta invece la volontà di riscatto e trasformazione, una figura che si muove tra ambizione, consapevolezza e desiderio di ridefinire il proprio destino. Lord Cato Valerius, infine, dà voce al lato più oscuro del potere: l’ambizione che può trasformarsi in ossessione, mettendo alla prova il confine tra visione e perdita di sé.

Attraverso queste figure, nel libro si costruisce una narrazione che si sviluppa su più livelli: da un lato un universo futuristico ricco di tensioni e contrasti, dall’altro un’indagine più intima e simbolica, che richiama archetipi e dinamiche interiori universali.

Il Sigillo di Silius si distingue così come un’opera di fantascienza umanista, in cui l’elemento narrativo si intreccia con una riflessione sul rapporto tra individuo e potere, tra coscienza e trasformazione. Una storia che invita il lettore a guardare oltre la superficie degli eventi, per interrogarsi su ciò che guida davvero le scelte e il destino delle persone.

Il link per l’acquisto del libro in cartaceo:

https://www.edizionimontag.it/catalogo/il-sigillo-di-silius/ 

L’ebook è acquistabile su tutti gli store online

Remadesign, quando il modernariato diventa esperienza: intervista a Lorenzo Macrì

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Nel cuore di una nuova generazione di professionisti del design, Remadesign si distingue come uno spazio che va oltre la semplice vendita, trasformandosi in un luogo di cultura, scoperta e relazione.

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Abbiamo incontrato il fondatore, Lorenzo Macrì, per farci raccontare la sua visione, il suo percorso e l’evoluzione di un progetto che unisce passione, ricerca e innovazione.
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Origini, identità e visione
Come nasce Remadesign e qual è stato il suo percorso nel mondo del modernariato? 
Remadesign nasce alla fine del 2020, in modo quasi casuale, in seguito a un momento personale molto difficile. In quel periodo stavo seguendo un percorso completamente diverso, con l’obiettivo di diventare giornalista. Poi l’incontro con il mondo del design, che mi ha colpito profondamente. Da lì ho capito che quello sarebbe diventato il mio ambiente naturale. Il progetto è nato inizialmente con un amico, anche il nome richiama l’idea del “remare”, dell’impegno necessario per costruire qualcosa da zero. Nonostante le difficoltà del periodo Covid e la fine della collaborazione iniziale, ho scelto di portare avanti il progetto con determinazione.
Essere figlio d’arte quanto ha inciso sulla sua sensibilità estetica?
Molto. Fin da piccolo mio padre mi ha portato con sé a mostre di antiquariato. Questo ha formato il mio sguardo e la mia sensibilità visiva, che oggi considero fondamentali nel mio lavoro.
Oggi come definirebbe l’identità della sua attività?
Più che un negozio, Remadesign è uno spazio di conoscenza e condivisione. Mi interessa avvicinare le persone a questo mondo, raccontare le storie degli oggetti e mostrare quanto il design degli anni ’70 e ’80 sia ancora incredibilmente attuale. È un luogo aperto alla curiosità, dove nasce un legame autentico tra persone e oggetti.
La selezione: il cuore del business
Come avviene la ricerca e selezione dei pezzi?
È uno degli aspetti più affascinanti del lavoro. Entrare nelle case significa entrare nelle storie delle persone. Ogni oggetto ha un valore che va oltre quello economico. Il mercato è molto competitivo, quindi nel tempo ho scelto di specializzarmi su designer particolarmente innovativi, spesso sottovalutati.
Quali criteri guidano le sue scelte?
Sicuramente lo stato di conservazione, che è la prima cosa che colpisce. Poi l’autenticità, che è imprescindibile: un oggetto non originale perde completamente il suo valore. Infine, il prezzo, che deve essere coerente con il mercato. Utilizzo portali professionali e monitoro costantemente il settore per garantire proposte corrette e competitive.
Come costruisce un’offerta coerente?
Attraverso una selezione sempre più mirata e riconoscibile, basata su una linea estetica precisa e su una ricerca continua.
Qualità e posizionamento
Qual è la differenza tra collezionisti e amatori?
Il collezionista è molto preparato, spesso conosce già tutto del pezzo che osserva. L’amatore invece è più aperto al racconto: con lui si crea un dialogo che permette di spiegare l’oggetto, il contesto e le innovazioni che rappresenta.
Quanto è importante l’educazione del cliente?
Oggi è fondamentale. Il design è percepito come un settore di nicchia, quindi accompagnare il cliente in un percorso di conoscenza è parte integrante del lavoro.
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Il rapporto con il cliente
Che tipo di esperienza vuole offrire?
Non mi interessa una vendita veloce. Voglio costruire un percorso. L’esperienza deve essere completa: dalla scoperta dell’oggetto fino al momento in cui entra nella casa del cliente.
Quanto conta la consulenza?
È centrale. Il cliente non deve acquistare solo un oggetto, ma vivere un’esperienza autentica, che rimanga nel tempo.
Innovazione e sviluppo: il noleggio B2B
Come nasce il servizio di noleggio?
Dalla richiesta crescente di utilizzi temporanei. Sempre più aziende hanno bisogno di arredare spazi per eventi o progetti specifici senza acquistare.
A quali settori si rivolge?
Eventi, set fotografici, produzioni pubblicitarie. Il design diventa uno strumento per creare ambientazioni di forte impatto.
Che valore aggiunto porta il modernariato?
Dà carattere e identità agli spazi. Inoltre, la presenza di questi oggetti in film e pubblicità contribuisce a diffondere una cultura del design più ampia.
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Visione imprenditoriale
Essere giovani è un vantaggio o una sfida?
È una sfida, perché l’esperienza conta molto. Ma è anche uno stimolo continuo a imparare, studiare e migliorarsi.
Quali sono i prossimi sviluppi?
Continuare a crescere, ampliare la ricerca e consolidare il posizionamento come punto di riferimento nel settore.
Il vostro valore distintivo in una frase?
Creare un legame autentico tra persone e oggetti, trasformando il design in un’esperienza da vivere ogni giorno.
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Via S. Secondo, 60 A, 10128 Torino TO
Telefono 352 016 0008 

www.remadesign.it 

Ecco cosa acquistiamo

La parte che resta: il romanzo di Eleonora Megna che racconta la rinascita attraverso il dolore

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Ci sono momenti in cui la vita cambia direzione all’improvviso.

Momenti in cui qualcosa si spezza, lasciando spazio a domande, silenzi e parti di sé che non sappiamo più riconoscere.

È da questo punto di rottura che nasce La parte che resta, il romanzo d’esordio di Eleonora Megna, edito da Narrazioni Clandestine – Gruppo Editoriale Santelli.

Scrittrice e life coach certificata, Eleonora Megna lavora accanto alle donne, accompagnandole in percorsi di crescita personale e trasformazione. Un’esperienza che si riflette profondamente nella sua scrittura, fatta di ascolto, autenticità e verità emotiva.

Eleonora Megna

 

Il romanzo racconta le storie di tre donne — Bianca, Stella e Lisa — che si incontrano in un ospedale, luogo simbolico di passaggio, dove la vita può cambiare forma. Tre percorsi diversi, segnati da fratture profonde: la maternità vissuta come inadeguatezza, il peso di una scelta difficile come l’interruzione di gravidanza, il dolore del lutto e dei non detti.

Le loro storie si intrecciano in un racconto che non si limita a narrare eventi, ma entra nel vissuto interiore, dando spazio a ciò che spesso resta invisibile: la fragilità, la colpa, il senso di smarrimento.

La parte che resta si inserisce in una narrazione contemporanea che mette al centro il vissuto femminile fuori dagli stereotipi, affrontando temi come maternità imperfetta, abbandono e perdita con uno sguardo sincero e non giudicante.

Il cuore del romanzo è il concetto di integrazione: il passato non va cancellato, ma attraversato e compreso. Solo così può smettere di pesare e diventare una risorsa per il presente.

Non è un libro che offre risposte semplici, ma uno spazio di riflessione e consapevolezza. Un invito a guardarsi con più verità e meno giudizio, ad accogliere anche le parti di sé che fanno più fatica a emergere.

Perché, anche quando qualcosa si rompe, c’è sempre una parte che resta.

E può diventare il punto da cui ricominciare.

 

Il libro è disponibile al link:

https://santellionline.it/products/la-parte-che-resta?_pos=1&_sid=e33be5880&_ss=r

https://www.amazon.it/parte-che-resta-Eleonora-Megna/dp/B0G6C8DG4F

Instagram: https://www.instagram.com/eleonora_megna_coach?igsh=ajl4eTgweWpzNHAy

www.eleonoramegnalifecoach.com

Lenti progressive: basta due paia di occhiali

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Un solo paio per leggere, guidare e vedere lontano

A Torino, dove la giornata alterna ufficio, guida e lettura del menu al ristorante, da Ottica Catalanotto in Via XX Settembre 51, l’ottica professionista Marta elimina il problema dei due paia di occhiali. Basta con l’ingombro di occhiali da lettura in tasca e occhiali da vista sul naso: le lenti progressive risolvono tutto con un unico paio. “Un paio per ogni distanza, senza pensieri” spiega la nostra ottica professionista Marta.

Riconosci quando servono le progressive

Dato curioso: Il 78% degli italiani sopra i 40 anni usa due paia di occhiali: uno per leggere, uno per distanza.

Test pratico in 30 secondi

Tieni il telefono a 30 cm (lunghezza braccio)
Allontanalo lentamente. Si sfoca a 40 cm?
Hai bisogno di lenti progressive: un paio per tutto.

Lenti progressive: un solo paio per tre distanze;
Design multicanale senza linee visibili;

4 Motivi per dire addio ai due paia

1- Un solo paio in tasca: leggere, guidare, lavorare
2- Estetica pulita: niente linee bifocali visibili
3- Adattamento rapido: comfort in 3 giorni per il 92% utenti
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Cuore e prevenzione: dalla diagnosi precoce alla riabilitazione, un percorso completo per la salute cardiaca

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Non bastano più i fattori di rischio tradizionali: oggi la cardiologia punta su diagnosi avanzata e percorsi personalizzati. L’esperienza dell’Ospedale Koelliker

La prevenzione cardiovascolare sta cambiando profondamente. Se fino a pochi anni fa l’attenzione era concentrata su parametri come colesterolo, pressione arteriosa e diabete, oggi emerge la necessità di una visione più ampia e integrata.

Come sottolinea il dott.  Sebastiano Marra:

“Non bastano più i fattori di rischio tradizionali: è necessario adottare una visione più ampia per comprendere davvero il rischio cardiaco

Un cambio di paradigma che mette al centro la persona, il suo stile di vita e una lettura più approfondita dei segnali, anche quelli meno evidenti.

Fattori di rischio: cosa sta cambiando

Accanto ai fattori tradizionali, oggi si riconosce il ruolo di elementi spesso silenziosi ma determinanti:

  • infiammazione cronica

  • stress e qualità del sonno

  • predisposizione genetica

  • sedentarietà

Variabili che possono agire nel tempo e contribuire allo sviluppo di eventi cardiovascolari anche in soggetti apparentemente sani.

Per questo motivo, la prevenzione moderna parte da una valutazione più completa e personalizzata.

 Presso l’Ospedale Koelliker sono attivi percorsi di Cardiologia  finalizzati a individuare precocemente il rischio e definire strategie mirate.

La clinica: riconoscere i segnali precoci

Uno degli aspetti più importanti è la capacità di leggere segnali spesso sottovalutati. Sintomi come affaticamento, lieve dispnea o fastidi toracici possono rappresentare campanelli d’allarme.

Un’analisi clinica accurata consente di:

  • interpretare correttamente i sintomi

  • correlare i fattori di rischio

  • orientare gli approfondimenti diagnostici

L’obiettivo è anticipare l’evento, non intervenire quando è già avvenuto.

Diagnostica avanzata: il ruolo della TAC cardiaca

La tecnologia ha oggi un ruolo centrale nella prevenzione. Tra gli strumenti più efficaci, la TAC cardiaca consente di studiare in modo non invasivo lo stato delle arterie coronarie.

Attraverso questo esame è possibile:

  • individuare precocemente placche e restringimenti

  • valutare il rischio cardiovascolare reale

  • intervenire prima della comparsa dei sintomi

L’Ospedale Koelliker offre servizi di TAC cardiaca  integrati in un percorso completo.

Riabilitazione cardiologica: il ritorno alla qualità della vita

Dopo un evento cardiovascolare, o in presenza di condizioni a rischio, la riabilitazione rappresenta una fase fondamentale.

Non si tratta solo di recupero fisico, ma di un percorso che accompagna il paziente verso una nuova consapevolezza.

I programmi di Riabilitazione cardiologica Koelliker permettono di:

  • migliorare la capacità funzionale

  • ridurre il rischio di recidive

  • adottare uno stile di vita corretto

  • recuperare sicurezza e autonomia

Un approccio multidisciplinare che integra competenze mediche, fisioterapiche e di supporto.

Un percorso completo per la prevenzione

Dalla valutazione iniziale alla diagnosi avanzata, fino alla riabilitazione: la cardiologia moderna si sviluppa lungo un percorso continuo.

È questo il modello adottato dall’Ospedale Koelliker, che offre un approccio integrato alla salute del cuore.

Perché oggi la vera sfida non è solo curare, ma prevenire in modo consapevole e duraturo.

Approfondisci online

Vuoi conoscere meglio il tuo stato di salute cardiovascolare o scoprire le soluzioni più avanzate disponibili?

 Accedi alle risorse online dell’Ospedale Koelliker e scopri i servizi dedicati alla prevenzione, alla diagnostica e alla riabilitazione cardiologica.

https://www.osp-koelliker.it/prestazioni-ambulatoriali/diagnostica-per-immagini/tac-cardiaca