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Vivere in una grande città come Torino può offrire molti vantaggi, ma porta con sé anche alcuni fattori che incidono sulla salute.
Le giornate sono spesso piene di impegni: scuola o università, lavoro, mezzi pubblici, traffico, uscite e pasti consumati in fretta. Per mantenere uno stile di vita sano bisogna avere una certa organizzazione. La salute, infatti, non dipende solo dall’assenza di malattie, ma da un insieme di comportamenti quotidiani che riguardano il corpo e la mente.
In ambiente urbano è facile sviluppare abitudini poco equilibrate. Si dorme meno, si mangia in modo frettoloso, ci si muove poco e spesso si rimandano i controlli medici. Con il tempo, questi comportamenti possono influire sul livello di energia, sulla concentrazione, sull’umore e sul benessere generale. Per vivere meglio in città, quindi, è utile costruire una quotidianità fatta di scelte semplici ma regolari.
Alimentazione equilibrata e cura del sorriso
Uno degli aspetti più importanti della salute riguarda l’alimentazione. In una città di grandi dimensioni, con ritmi veloci, molte persone saltano la colazione, mangiano fuori casa o scelgono pasti rapidi e poco bilanciati. Tutto ciò può avere effetti sul metabolismo, sulla digestione e sulla capacità di affrontare bene la giornata.
Mangiare in modo corretto non significa seguire diete rigide, ma mantenere una certa regolarità nei pasti e preferire alimenti semplici e vari. Frutta, verdura, cereali, proteine e una buona idratazione aiutano l’organismo a funzionare meglio. Anche quando si mangia fuori, è possibile scegliere soluzioni più equilibrate, evitando che snack, bevande zuccherate o cibi troppo ricchi diventino un’abitudine quotidiana.
La salute orale è parte della salute generale. Denti e gengive in cattive condizioni possono provocare dolore, fastidi e insicurezza nelle relazioni con gli altri. Lavarsi i denti con costanza, usare gli strumenti adatti per la pulizia e fare controlli periodici dal dentista sono comportamenti utili per prevenire problemi più seri. La cura del sorriso, quindi, non riguarda solo l’aspetto estetico, ma anche l’igiene e il benessere complessivo della persona.
Accanto alla prevenzione e all’igiene quotidiana, per alcune persone conta anche il modo in cui il sorriso appare. È in questa prospettiva che si possono considerare i costi delle faccette dentali, come parte di un aspetto più ampio legato alla cura della bocca e al desiderio di sentirsi a proprio agio con la propria immagine. La cura del sorriso, infatti, oltre a interessare l’aspetto estetico, riguarda anche l’attenzione verso i denti e la funzionalità della bocca.
Attività fisica e movimento in città
Un altro elemento fondamentale è il movimento. Spesso si pensa che per fare attività fisica servano molte ore libere o allenamenti intensi. In realtà, nella vita quotidiana conta molto la continuità. Torino mette a disposizione diversi spazi in cui camminare, correre o andare in bicicletta, e anche chi ha poco tempo può inserire il movimento nella propria giornata.
Alcune abitudini utili possono consistere nel fare una parte del percorso a piedi, nell’usare di meno l’ascensore, nel dedicare del tempo a una camminata. L’attività fisica è importante per mantenere il tono muscolare, migliorare la resistenza e favorire un migliore equilibrio tra energia spesa ed energia introdotta con l’alimentazione. Inoltre, muoversi con regolarità ha effetti positivi sul sonno e sulla capacità di gestire la tensione.
La vita in città può aumentare lo stress. Tra rumore, orari serrati e tanti stimoli, è facile sentirsi affaticati. In questo senso, il movimento svolge anche una funzione positiva di benessere mentale, perché permette di scaricare parte della tensione accumulata.
Prevenzione e controlli per proteggere la salute
La prevenzione è un principio centrale quando si parla di benessere. Molte persone tendono a occuparsi della salute solo quando compare un problema evidente. In realtà, i controlli periodici servono proprio a individuare eventuali segnali prima che si trasformino in disturbi più seri. In una grande città, dove il tempo sembra mancare sempre, questa attenzione viene spesso rimandata, ma resta molto importante.
Per conoscere meglio il proprio stato di salute, è importante controllare alcuni valori di base, fare analisi, visite mediche e verifiche legate alla vista o ad altri aspetti specifici. Anche avere un rapporto di comunicazione stabile con il medico di riferimento può essere utile, perché aiuta a interpretare sintomi, dubbi e cambiamenti dell’organismo.
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Parte dalla schiena e arriva fino al piede. Ma non tutte le sciatiche hanno la stessa causa: individuarla è la chiave per risolvere il problema, non solo per zittirlo.
Un dolore che segue il nervo più lungo del corpo
La sciatica — o sciatalgia — è il dolore che nasce nella zona lombare e scende lungo la gamba, seguendo il decorso del nervo sciatico: dal gluteo alla coscia, fino al polpaccio e talvolta al piede. È uno dei disturbi più frequenti della colonna vertebrale, ma anche uno dei più fraintesi. Non è una diagnosi a sé: è un sintomo, e dietro lo stesso dolore possono nascondersi cause molto diverse.
Gli studi epidemiologici stimano che ne soffra, almeno una volta nella vita, tra il 13% e il 40% della popolazione adulta (Konstantinou e Dunn, Spine 2008). La buona notizia è che circa il 90% degli episodi acuti si risolve entro 6-12 settimane. La meno buona è che, se la causa di fondo non viene affrontata, il 30-50% dei pazienti va incontro a una recidiva entro un anno.
I segnali da non ignorare
La maggior parte delle sciatalgie ha origine muscolo-scheletrica e si gestisce bene con un percorso fisioterapico mirato. Alcuni sintomi, però, richiedono una valutazione medica immediata — in particolare per escludere la sindrome della cauda equina, un’emergenza. È bene rivolgersi al pronto soccorso o al proprio medico in presenza di:
- perdita del controllo di vescica o intestino
- perdita di sensibilità nella zona perineale (anestesia “a sella”)
- debolezza progressiva a una o entrambe le gambe, con difficoltà a camminare
- dolore notturno persistente che non si allevia con il riposo
- febbre associata al dolore, o storia recente di trauma importante o di tumore
Perché non tutte le sciatiche sono uguali
Distinguere la tipologia è fondamentale per scegliere il trattamento corretto. Le forme più comuni sono quattro: la sciatica da ernia del disco, in cui il disco intervertebrale comprime il nervo (il dolore spesso supera il ginocchio); la protrusione discale, forma più lieve ma comunque irritativa; la sciatica muscolare da sindrome del piriforme, in cui a irritare il nervo è un muscolo profondo del gluteo contratto, non la colonna; e la sciatica da disfunzione articolare delle vertebre lombari o del bacino. In molti casi la causa è mista — ed è proprio per questo che una valutazione accurata fa la differenza.
Attenzione: non tutto il dolore alla gamba è sciatica
Diverse condizioni possono simularla e richiedono trattamenti completamente diversi: un problema articolare dell’anca, tensioni muscolari di glutei o ischio-crurali, disturbi circolatori, alcune neuropatie. Una valutazione precisa nelle prime fasi evita mesi di terapie inefficaci su un bersaglio sbagliato.
Gli errori più comuni
Molti pazienti, in buona fede, peggiorano la situazione. Gli sbagli più frequenti:
- riposo assoluto prolungato, che aumenta rigidità e tempi di recupero
- esercizi generici trovati online, alcuni dei quali aggravano un’ernia in fase acuta
- uso ripetuto di farmaci senza una valutazione
- aspettare che “passi da sola”, con il rischio di cronicizzare
- affidarsi a una sola tecnica senza prima capire la causa
Un approccio personalizzato e multidisciplinare
Le linee guida internazionali NICE (NG59, aggiornate al 2020) raccomandano per la sciatalgia un approccio combinato — terapia manuale, esercizio terapeutico e rieducazione del movimento — riservando la chirurgia ai casi con deficit neurologici progressivi o dolore resistente. È la logica di un centro multidisciplinare: una valutazione iniziale individua la causa prevalente; nei quadri con componente neurologica significativa il fisioterapista lavora in coordinamento con lo specialista (fisiatra, ortopedico, neurochirurgo). Il paziente non viene rimbalzato da un professionista all’altro, ma seguito da un sistema che condivide le informazioni e decide insieme i passaggi.
Un caso reale
Un paziente di 42 anni si è rivolto al centro per un dolore che dalla zona lombare scendeva lungo la gamba destra, presente da oltre un mese e in peggioramento. Aveva già provato riposo, antidolorifici ed esercizi di stretching presi online — alcuni dei quali, anzi, accentuavano i sintomi. La valutazione ha individuato una combinazione di disfunzione articolare a livello L4-L5 e una marcata contrattura del muscolo piriforme che contribuiva a comprimere il nervo. Il percorso ha unito terapia manuale e manipolazione fasciale nella fase acuta, esercizi di mobilizzazione neurale e rinforzo progressivo del core, oltre alla revisione della postazione di lavoro. Nel giro di sei settimane è tornato alle normali attività senza dolore.
Quando rivolgersi a uno specialista
Intervenire nelle prime settimane, quando il dolore irradiato persiste o tende a ripresentarsi, permette di ridurre i tempi di recupero, limitare il rischio di recidive ed evitare la cronicizzazione. Una valutazione fisioterapica specifica è il passo più efficace per capire da cosa dipende davvero il dolore.
Domande frequenti
La sciatica passa da sola?
Spesso l’episodio acuto migliora entro 6-12 settimane. Ma senza individuare la causa di fondo le recidive sono frequenti.
Meglio riposo o movimento?
Il riposo assoluto prolungato è oggi sconsigliato dalle linee guida. Un’attività controllata e guidata, di norma, accelera il recupero.
Posso fare stretching?
Dipende dalla causa. Alcuni esercizi aiutano, altri possono peggiorare il quadro, soprattutto in caso di ernia acuta. Meglio una valutazione prima di iniziare.
Serve sempre la risonanza magnetica?
No. Nella maggior parte dei casi non è necessaria nelle prime settimane. Diventa indicata in presenza di sintomi neurologici o di dolore resistente, sempre su indicazione medica.
box finale
Dolore che scende lungo la gamba? Capire la causa è il primo passo
Se il dolore parte dalla schiena e si irradia alla gamba, o se torna a episodi, una valutazione fisioterapica mirata permette di individuarne l’origine e impostare il percorso più adatto.
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Approfondisci qui: https://equilibrium-mole.eu/sciatica-a-torino/
Nota informativa — Questo articolo ha scopo informativo e non sostituisce il parere del medico. Per una diagnosi accurata e un piano di trattamento personalizzato è necessaria una valutazione clinica diretta. Riferimenti: NICE Guideline NG59 “Low back pain and sciatica in over 16s” (2016, agg. 2020); Konstantinou K, Dunn KM, Spine 2008.

PUBBLIREDAZIONALE — in collaborazione con Sobi Italia
Il roadshow di sensibilizzazione promosso da Sobi Italia ha fatto tappa il 10 giugno nel cuore della città. Il bilancio della giornata, raccontato dai partecipanti, conferma quanto sia ancora necessario parlare di reni e di malattie renali rare.
Dopo le tappe di Milano e Bari, lo scorso 10 giugno la campagna itinerante “CL3AR: obiettivi chiari per la salute dei tuoi reni” ha animato Piazza Vincenzo Arbarello. Il progetto, promosso da Sobi Italia con il patrocinio dell’associazione pazienti Progetto DDD ETS e delle Società Scientifiche FIR, SINEPE e SIP, ha portato in piazza un gazebo informativo pensato per avvicinare il pubblico a un tema importante quanto sottovalutato: la salute dei reni e, in particolare, le malattie renali croniche rare come la glomerulopatia da C3 (C3G) e la glomerulonefrite membranoproliferativa da immunocomplessi (IC-MPGN) primaria.
Si tratta di patologie che, pur rappresentando meno del 5% delle malattie renali croniche complessive, sono responsabili di oltre la metà dei casi di insufficienza renale in età pediatrica e di circa un quarto di quelli negli adulti. Una prognosi spesso severa – circa un paziente adulto su due e un bambino su cinque arriva all’insufficienza renale entro dieci anni dalla diagnosi – rende cruciale il riconoscimento precoce dei segnali d’allarme, oggi possibile anche attraverso semplici esami di sangue e urine.
Per tutta la giornata, installazioni interattive, materiali informativi e il confronto diretto con i professionisti sanitari presenti nel gazebo hanno permesso ai cittadini torinesi di scoprire più a fondo il funzionamento dei reni e l’importanza di una diagnosi tempestiva. Non un semplice banchetto informativo, dunque, ma un vero momento di ascolto e dialogo con la comunità.
A raccontare l’efficacia dell’iniziativa sono soprattutto le voci di chi ha partecipato. Ai visitatori del gazebo è stato infatti proposto di rispondere a qualche semplice domanda su quanto conoscessero il ruolo dei reni e su quali fossero le proprie abitudini di prevenzione: un piccolo termometro della consapevolezza, raccolto su oltre 100 persone, che restituisce un quadro tanto interessante quanto significativo.
La voce del pubblico: cosa è emerso a Torino
Più della metà di chi ha risposto (55,4%) ritiene di conoscere abbastanza bene il ruolo dei reni nel proprio corpo, ma quasi un partecipante su tre ammette di saperne poco. Il dato si fa più netto quando si parla dei segnali d’allarme delle patologie renali: solo il 16,8% dichiara di conoscerli davvero, mentre oltre la metà ne ha sentito parlare senza saperne il reale significato.
Ancora più eloquente il responso sulle malattie renali rare protagoniste della campagna: tre persone su quattro (76,2%) non avevano mai sentito parlare di C3G o IC-MPGN prima di quella mattina in piazza, e solo una minima parte (6,9%) dichiara di conoscerle davvero. Un’evidenza che racconta, meglio di ogni numero, perché iniziative come CL3AR siano necessarie.
Interessante anche il confronto con organi più “noti” come cuore e polmoni: quasi 4 partecipanti su 10 considerano i reni altrettanto importanti, e circa 1 su 10 li ritiene persino più rilevanti. Resta tuttavia una quota – oltre un terzo del campione – che attribuisce loro ancora oggi un ruolo secondario.
Sul fronte della prevenzione, il quadro invita a una riflessione: oltre la metà dei partecipanti (52,5%) non ha mai effettuato esami specifici per controllare la funzione renale, mentre appena l’8,9% lo fa con regolarità. Una distanza tra consapevolezza e azione che la campagna punta proprio a colmare.
Il dato più incoraggiante arriva proprio dal confronto diretto in piazza: oltre 8 partecipanti su 10 (81,2%, di cui il 21,8% “molto di più”) dichiarano di sentirsi più consapevoli dell’importanza di proteggere la salute dei propri reni dopo l’esperienza vissuta al gazebo. Un riscontro che, secondo gli organizzatori, è risultato persino superiore rispetto alle precedenti tappe del roadshow, confermando Torino come una delle piazze più ricettive del tour.
Un entusiasmo che conferma quanto ricordato dal Prof. Luigi Biancone, Responsabile della Struttura Complessa di Nefrologia, Dialisi e Trapianto della Città della Salute di Torino: riconoscere precocemente i campanelli d’allarme attraverso semplici esami di laboratorio e indirizzare tempestivamente i pazienti verso centri specialistici resta fondamentale per intervenire in modo appropriato e preservare la qualità di vita.
Il viaggio di CL3AR non si ferma qui: dopo l’estate, il roadshow proseguirà a Bologna, Palermo e Roma, portando in altre piazze italiane lo stesso obiettivo, dare alla salute dei reni l’attenzione che merita. Per restare aggiornati su date e iniziative è possibile seguire i canali social di Sobi Italia su Instagram, Facebook e LinkedIn.
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Il 15 aprile 2026, a Roma, nella sede del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, è stato presentato un rapporto con un numero tondo in copertina.
Il Registro speciale dei marchi storici di interesse nazionale ha appena tagliato il traguardo dei mille marchi iscritti: stando ai dati diffusi dal Ministero, si tratta di circa 780 imprese titolari, per un fatturato complessivo di 93,6 miliardi di euro e oltre 363.000 addetti.
Dietro la cifra c’è uno strumento poco conosciuto fuori dagli addetti ai lavori. Il registro, istituito nel 2019 e gestito dall’Ufficio italiano brevetti e marchi, raccoglie i marchi registrati o usati senza interruzioni da almeno cinquant’anni da imprese produttive radicate nel territorio nazionale. Una volta iscritte, queste aziende possono fregiarsi del logo “Marchio storico”. Sulla carta è un riconoscimento di longevità. A guardarlo meglio, dice qualcosa anche su come quelle imprese stanno al mondo.
Più di una targa celebrativa
La legge che ha creato il marchio storico non lo tratta come un fregio decorativo. Lo lega in modo esplicito alla responsabilità verso chi lavora e verso il territorio. Un’impresa iscritta che intenda chiudere o spostare all’estero la propria produzione è tenuta a informarne in anticipo il Ministero, che può attivarsi per salvaguardare i livelli occupazionali e la continuità dell’attività in Italia.
È una clausola che racconta lo spirito dell’istituto. La storicità di un marchio non si esaurisce nei decenni accumulati: quei decenni hanno tenuto insieme un’azienda, le sue maestranze e un pezzo di comunità. Riconoscere il valore del primo significa farsi carico anche del secondo.
La responsabilità ha allargato il campo
Negli ultimi anni, del resto, l’idea stessa di responsabilità d’impresa si è allargata. Accanto alla tenuta economica e occupazionale sono entrati l’impatto ambientale, la sicurezza di chi sta in reparto, l’equilibrio tra uomini e donne in organico.
Il marchio storico fotografa il passato di un’azienda, la sua capacità di durare. Per misurare la condotta del presente servono altri strumenti, costruiti per essere verificati da un soggetto esterno: le certificazioni ambientali e sulla sicurezza, e di recente quelle dedicate alla parità di genere. Sono questi a dire, indicatori alla mano, come un’impresa tratta oggi le persone che ha dentro, al di là di quanto a lungo è esistita.
Quando le due cose si incontrano
Un caso in cui storia e condotta presente si saldano arriva dal Piemonte. Tra i mille marchi del registro figura anche Zeca, iscritta nel 2022. Produce avvolgicavo, avvolgitubo, lampade da lavoro e bilanciatori per chi opera in officina, è arrivata alla quarta generazione della stessa famiglia e lavora in un comparto, la metalmeccanica, tra i più maschili dell’industria italiana.
Sul fronte della responsabilità l’azienda non si è fermata all’eredità ricevuta. Ha coperto i propri stabilimenti di Feletto con un impianto fotovoltaico, si è data un codice etico e ha scelto di sottoporre a misura anche l’equità interna. Nel 2025 quel terreno ha affrontato una verifica esterna: un organismo accreditato ne ha esaminato le prassi su carriere, retribuzioni e conciliazione, riconoscendole la UNI/PdR 125, la prassi italiana che attesta la parità di genere.
Letti insieme, l’ingresso tra i marchi storici e una certificazione del 2025 dicono due cose distinte sullo stesso soggetto: che è durato a lungo, e che di quella durata oggi prova a essere all’altezza.
La storia non basta da sola
Per chi compra, seleziona fornitori o cerca un datore di lavoro, qui sta l’informazione utile. Un marchio storico attesta che un’azienda ha attraversato le epoche senza sparire, un risultato che il tessuto produttivo italiano, fatto di imprese spesso piccole e familiari, conosce bene. Da solo, però, racconta metà della storia.
L’altra metà è ciò che quell’azienda fa adesso: come tratta l’ambiente, come protegge chi lavora, quanto è equa al proprio interno. Le radici dicono da quanto tempo si è lì; i frutti dicono se vale la pena restarci. Il primo dato lo certifica un registro nazionale, il secondo se lo guadagna ogni anno chi continua a meritarselo.
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A Torino il sogno della casa ha cambiato volto. Non è più solo una questione di mattone e di mutuo, ma di stile di vita: giardino, luce, vista sulla collina e, sempre più spesso, una piscina privata, vero status symbol del nuovo lusso torinese.
Non sorprende che negli ultimi anni il settore della vendita e costruzione di piscine a Torino e provincia sia cresciuto con continuità, di pari passo con la rinnovata fiducia nel mattone cittadino. Tra ville di pregio e appartamenti acquistati per investimento, la Torino del 2026 racconta due storie diverse ma intrecciate: quella di chi cerca la casa dei sogni e quella di chi cerca un rendimento sicuro per i propri risparmi.
Il sogno per eccellenza resta la villa in collina. Tra Gran Madre, Crimea, Borgo Po, Cavoretto, Pino Torinese e Baldissero Torinese, le proprietà indipendenti con piscina raggiungono quotazioni che, possono toccare alcuni milioni di euro, mentre le soluzioni in condominio dotate di piscina si collocano più spesso tra i 200mila e gli 800mila euro, a seconda di metratura e posizione.
La stessa analisi sottolinea come la presenza di una piscina possa far crescere il valore dell’immobile fino al 20%, a fronte però di costi di gestione e manutenzione che possono superare i 15mila euro l’anno: un dettaglio che, lungi dallo scoraggiare gli acquirenti, ha contribuito ad alimentare un indotto specializzato di progettisti e imprese costruttrici attivo in città e nei comuni della cintura.
Il quadro generale del mercato conferma questa vitalità. A giugno 2026 il prezzo medio di un immobile nel comune di Torino si attesta poco sopra i 2.100 euro al metro quadro, secondo le rilevazioni della piattaforma RealAdvisor, con le case unifamiliari salite dell’8% nell’ultimo anno; in provincia il valore medio resta più contenuto, intorno ai 1.300 euro al metro quadro, ma con una crescita simile, di poco superiore al 7%.
Secondo l’osservatorio di Immobiliare.it Insights, nel primo trimestre del 2026 il Piemonte ha registrato un aumento medio del 3,4% nei prezzi di vendita e del 4,5% nei canoni di locazione rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Non a caso Torino si è confermata la terza città italiana per interesse all’acquisto, dietro solo a Milano e Roma, con una domanda salita del 37% in un anno secondo i dati elaborati da Casaland. Le quotazioni più alte restano quelle del Centro storico, dove il prezzo richiesto supera i 4mila euro al metro quadro, mentre quartieri come Aurora e Barriera di Milano restano tra i più accessibili della città.
Anche i dati dell’Osservatorio del Mercato Immobiliare dell’Agenzia delle Entrate raccontano la stessa tendenza: nel terzo trimestre del 2025 le compravendite in città sono aumentate del 6,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, con la prima casa a fare da traino, dato che il 73% degli acquirenti ha beneficiato delle agevolazioni fiscali e quasi uno su due ha fatto ricorso a un mutuo.
Se le ville con piscina rappresentano il sogno, è il segmento degli investimenti a muovere i volumi più consistenti. Nel 2025 le compravendite immobiliari a Torino sono cresciute dell’8,88%, superando le 34mila transazioni, con un balzo del 12,15% per gli acquisti di prima casa tra privati e una crescita del 6,25% per le seconde case.
Oltre un terzo di chi ha usufruito delle agevolazioni prima casa ha tra i 18 e i 35 anni, segno di un ricambio generazionale in atto sul mercato. Per chi acquista pensando alla rendita, gli analisti del settore concordano su un punto: a Torino la locazione tradizionale resta generalmente più conveniente di quella turistica, complice anche l’inasprimento delle regole sugli affitti brevi, dal Codice Identificativo Nazionale alla cedolare secca salita al 26%.
Il rendimento lordo medio degli immobili residenziali in Italia si attesta tra il 4% e il 5%, con punte più alte nelle zone universitarie come Crocetta e San Donato, individuate da un’analisi di Crowdfundme tra le più richieste da studenti e professionisti. Come sottolineano i professionisti del settore immobiliare torinese, gestire oggi un immobile a reddito richiede tempo, competenze e organizzazione: la rendita non arriva più da sé, ma va costruita con un approccio quasi imprenditoriale.
Tra collina e città, tra vasche private e calcoli di rendimento, Torino si conferma un mercato a due velocità con un denominatore comune: l’attenzione alla qualità della vita. Che si tratti di una villa con piscina a Pino Torinese o di un bilocale da affittare vicino al Politecnico, la scelta dell’acquirente torinese di oggi è sempre più informata, attenta tanto ai costi di gestione quanto al potenziale di rivalutazione.
E se il sogno di una piscina in giardino continua ad alimentare la domanda di progettazione e costruzione in tutta la provincia, il mercato immobiliare cittadino sembra avere ancora margini di crescita per chi sa scegliere zona, tipologia e strategia giusta.
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Con i suoi pennini e pennelli incantati, l’artista Anja Langst realizza il suo regno magico degli “Omini-Mini”, dove ognuno ha la sua personalità e diventa un tassello di un grande insieme.
Si intitola “1000 Omini-Mini di Anja” la mostra realizzata per aguzzare la vista e sorridere, curata da Xenia Filonenko, dal 13 al 28 giugno prossimo, che inaugurerà sabato 13 giugno alle 17.30 presso l’associazione Fuocoinfinito, in via Carlo Alberto 11/P, a Torino.
“L’artista Anja Langst – precisa la curatrice della mostra, Xenia Filonenko – presenta una pratica visiva fondata sulla proliferazione del segno, sull’accumulo narrativo e sulla costruzione dell’immagine attraverso un’infinità di minuscole figure umane. In queste composizioni, l’horror vacui assume un tono gioioso e vitale, l’accumulo non genera caos ma energia; la moltitudine delle figure costruisce un ritmo visivo dinamico e coinvolgente, dove l’umorismo convive con una sorprendente precisione compositiva. Accanto alla sua dimensione più visionaria, una parte della mostra si presenta dall’aspetto giocoso con l’illustrazione umoristica. Qui, gli ‘omini’ di Anja Langst diventano protagonisti di scene leggere, umoristiche e teatrali capaci di trasmettere immediatezza, allegria e senso del gioco. Lo spettatore esplora l’immagine come un territorio ludico, scopre dettagli nascosti, incontra personaggi buffi e segue minuscole storie disseminate sulla superficie.

Parallelamente, un’altra parte della ricerca di Anja Langst si sviluppa in direzione quasi opposta, pur utilizzando il linguaggio dei ‘1000 omini’. In queste opere, le piccole figure perdono progressivamente la loro funzione narrativa per trasformarsi in puro elemento strutturale. Il risultato è una pittura che assume l’aspetto di una composizione geometrica e fortemente contemporanea. Questa duplice direzione della mostra rivela, con particolare chiarezza, la profondità della ricerca e la solidità professionale di Anja Langst. Dietro l’apparente leggerezza del gioco visivo, emerge una formazione artistica rigorosa e una piena consapevolezza dei linguaggi contemporanei. La libertà narrativa dei suoi ‘omini’ non nasce dunque da un approccio naïf o istintivo, bensì da una ricerca matura sostenuta da uno studio presso l’Accademia Albertina di Torino, dal confronto con la lezione di Emilio Vedova e da anni di lavoro come illustratrice presso il Bureau International du Travail a Torino e Ginevra, per la casa editrice Vivez Soleil, giornali e riviste svizzere e francesi. È proprio questa capacità di attraversare registri diversi, dall’immaginario giocoso del fumetto alla costruzione di superfici dal forte impatto contemporaneo, a conferire alle opere di Anja Langst un valore artistico significativo. La mostra evidenzia come uno stesso linguaggio possa generare simultaneamente complessità e leggerezza, rigore formale e umorismo, riflessione e sorriso”.
Orari: da lunedì a venerdì dalle ore 16 alle 19 – sabato e domenica dalle 10 alle 12.30 e dalle 16 alle 19.30.
Associazione Fuocoinfinito – via Carlo Alberto 11/P, Torino
Info: 349 1256344
Mara Martellotta
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Tecnologia, pianificazione digitale e approccio multidisciplinare stanno cambiando il modo di affrontare le cure odontoiatriche.
È questa la direzione intrapresa dal reparto di Odontoiatria e Ortodonzia dell’Ospedale Koelliker di Torino, dove diagnostica avanzata e trattamenti personalizzati vengono integrati in un unico percorso clinico.
Il reparto si occupa di visite odontoiatriche per adulti e bambini, ortodonzia funzionale, implantologia, igiene e prevenzione, parodontologia, gnatologia e disturbi dell’articolazione temporo-mandibolare, con particolare attenzione anche alle apnee notturne e al russamento. Accanto alle cure tradizionali, cresce il ruolo delle tecnologie digitali applicate alla pianificazione terapeutica e chirurgica.
Tra gli strumenti più utilizzati vi è la TC Cone Beam, una tecnica di diagnostica tridimensionale che consente di ottenere immagini ad alta definizione delle strutture dentali e maxillo-facciali. Attraverso una singola rotazione dell’apparecchiatura attorno alla testa del paziente, il sistema acquisisce centinaia di immagini poi elaborate digitalmente per ricostruire in 3D denti, ossa mascellari e strutture anatomiche circostanti.
Una tecnologia che trova particolare applicazione nei casi complessi, soprattutto in implantologia e ortodonzia. Rispetto alle radiografie tradizionali, la Cone Beam permette infatti una valutazione più accurata di radici dentali, nervi, seni mascellari e articolazioni mandibolari, migliorando la pianificazione degli interventi e riducendo il margine di errore.
Proprio l’implantologia rappresenta uno degli ambiti su cui il Koelliker punta maggiormente. Il trattamento consiste nel posizionamento di impianti in titanio che sostituiscono la radice del dente mancante, sui quali viene successivamente applicata una corona estetica integrata con la dentatura naturale. Grazie alla pianificazione computer assistita e alle simulazioni digitali, gli specialisti possono oggi studiare in anticipo posizione, inclinazione e compatibilità anatomica degli impianti, limitando l’invasività chirurgica e favorendo tempi di recupero più rapidi.
Sempre più richieste anche le soluzioni ortodontiche con allineatori trasparenti, progettati su misura attraverso impronte digitali del cavo orale. Gli allineatori consentono di correggere progressivamente la posizione dei denti mantenendo un impatto estetico ridotto rispetto agli apparecchi tradizionali. Tra i vantaggi evidenziati dalla struttura vi sono la possibilità di rimuoverli durante i pasti e l’igiene orale, oltre alla personalizzazione del trattamento in base alla conformazione dentale del paziente.
Alla base dell’approccio del Koelliker vi è inoltre la collaborazione tra diverse specialità mediche e chirurgiche presenti all’interno dell’ospedale. Un elemento che permette di affrontare anche situazioni cliniche più articolate, con la disponibilità di sale operatorie, anestesisti, diagnostica interna e supporto multidisciplinare.
Secondo il reparto odontoiatrico, la direzione futura delle cure dentali sarà sempre più orientata verso prevenzione, diagnosi precoce e simulazione digitale dei trattamenti, con l’obiettivo di aumentare precisione, sicurezza e qualità dell’esperienza per il paziente.
Raffaele Corona: “La geometria della morte”
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Il thriller italiano che trasforma ogni omicidio in un enigma
L’AUTORE
Raffaele Corona, autore pugliese di 43 anni, si avvicina alla scrittura circa un anno e mezzo fa, quasi per caso. Quella che inizialmente era soltanto una curiosità si è trasformata rapidamente in una vera passione, portandolo a dedicarsi alla narrativa thriller e psicologica.
Attratto dalle atmosfere oscure, dalle indagini criminali e dalla complessità della mente umana, Corona costruisce storie intense e cariche di tensione, dove nulla è lasciato al caso e ogni dettaglio può nascondere un significato più profondo.
IL LIBRO
“La Geometria della Morte” è il suo nuovo thriller psicologico, un romanzo che trascina il lettore all’interno di una spirale di omicidi efferati, simboli misteriosi e segreti inquietanti. Ambientata tra Firenze e Bologna, la storia segue le indagini del commissario Stefano Corsi, chiamato a fermare un serial killer metodico e spietato che lascia sui corpi delle vittime una firma disturbante.
Quello che inizialmente sembra un semplice caso di omicidio si trasforma presto in qualcosa di molto più oscuro. Ogni delitto segue uno schema preciso, quasi matematico, e ogni vittima sembra parte di un disegno più grande e incomprensibile.
Attraverso uno stile diretto, cinematografico e ricco di suspense, Raffaele Corona accompagna il lettore in un viaggio psicologico dove il confine tra ossessione, follia e razionalità diventa sempre più sottile.
“La Geometria della Morte” è un thriller pensato per gli amanti delle indagini investigative, dei serial killer thriller e delle storie ad alta tensione emotiva.

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