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Biblioteca Levis Sismonda di Racconigi: “Facciamo pace”

Presso la Pinacoteca civica  Levis Sismonda di Racconigi inaugurerà  il 24 gennaio prossimo alle ore 16.30 una rassegna d’arte dal titolo “ Facciamo pace”, importante rassegna collettiva visitabile fino al 25 marzo prossimo ed incentrata sul tema della pace, alla quale hanno aderito una trentina di artisti contemporanei selezionati.
L’esposizione, promossa dalla Città di Racconigi, è organizzata dall’Associazione PresidiARTE ApS, con il patrocinio della Regione Piemonte, della Provincia di Cuneo, del Comune di Racconigi, dell’ANPI Comitato Provinciale Cuneo e Terre dei Savoia. È  curata da Anna Cavallera, direttrice artistica della Pinacoteca Levis Sismonda di Racconigi, con l’assistenza artistica di Benedetta Lauro. Presenta una cinquantina di opere grafiche, pittoriche, plastiche, incisorie, installative, fotografiche, di street art e di design scelte, frutto del talentuoso lavoro di ventinove personalità dell’arte contemporanea riunite per il progetto, ma diverse per provenienza, percorso stilistico ed espressivo.
La mostra comprende molteplici lavori tra cui quelli di Rodolfo Allasia, Stefano Allisiardi, Maura Banfo, Maria Battaglia, Silvia Beccaria, Riccardo Cordero, Micaela Delfino, Ugo Giletta, Giancarlo Giordano, Stefano Giovanni Giuliano, Marcello Gobineau, Mario Gosso, Lorenzo Lanfranco, Elena Monaco, Franco Negro, Guido Palmero, Cristina Pedratscher, Marina Pepino, Luisa Piglione, Diego Prunotto e altri artisti.
La rassegna introduce ad un’idea di pace rivalutata, intesa come colore, forma, energia emotiva e gestuale e solleva riflessioni sugli immaginari intimi e collettivi che la riguardano, proponendo una tregua alla retorica bellica. Discostandosi dal concetto di “conflitto” suggerisce indagini sul senso di responsabilità individuale e collettiva,  sulla possibilità di partecipare ad obiettivi comuni improntati all’armonia, alla giustizia, all’integrazione e alla tolleranza. Un’arte da coltivare, i cui frutti ci auguriamo possano essere raccolti dalle nuove generazioni.
Non si tratta di un progetto utopico, ma di un’azione concreta e attuale, fatta di nuovi orizzonti costituiti da opere d’arte capaci di veicolare negli occhi e nell’anima dei visitatori un’alternativa alla violenza diffusa che permea il presente. Si tratta di prospettive nuove che forse solo l’arte, nelle sue varie estensioni, con la sua forza simbolica ed espressiva  e con il suo linguaggio profondo e universale, è in grado di costruire, creando nuove connessioni, nuovi dialoghi interculturali improntati alla comprensione e al rispetto reciproco, alla gentilezza e all’ascolto, alla libertà di espressione e di interpretazione, alla fratellanza e alla solidarietà.
In occasione dell’inaugurazione è  prevista una performance musicale di musica rinascimentale e barocca ad opera del coro Vox Amica di Bruino, diretta dal Maestro Luca Ronzitti, già direttore dell’Accademia del Santo Spirito.

Orari mostra sabato ore 15.30-18.30, domenica ore 10- 12/ 15.30-18.30. Piazza Vittorio Emanuele II, Racconigi

Visite guidate su prenotazione, possibilità  di aperture straordinarie su prenotazione per gruppi e scolaresche.

Mara Martellotta

Una mostra di Alain Bublex: l’evoluzione dell’auto dal 1802 ad oggi

Mercoledì 21 gennaio prossimo, alle 18.30, il Museo dell’Automobile di Torino presenterà la mostra “Automobili. Una storia di evoluzione concettuale”, progetto espositivo dell’artista Alain Bublex, impegnato tra arte, design e architettura, indagando i processi di progettazione e le forme della modernità.  La mostra riunisce diversi nuclei di lavoro, 44 opere che combinano testi e immagini e costituiscono una storia dell’automobile attraverso modelli spesso poco noti, due proiezioni video che presentano da un lato l’insieme dei disegni tecnici e, dall’altro, una sequenza di disegni naturalistici delle automobili; appunti e schizzi originali realizzati dall’artista durante lo studio e dieci modelli di Automobili in scala 1:10 provenienti dalla Fondation Cartier pour l’art contemporain.
Il progetto, infatti, prende avvio da una commissione della Foundation Cartier pour l’art contemporain che, in occasione della mostra Autophoto del 2017, ha affidato a Bublex la scrittura di un testo sulla storia dell’automobile  e sull’evoluzione delle sue forme dal 1802 ad oggi. Nel corso di questo lavoro di scrittura prende anche forma l’opera intitolata “A l’abri du vent et de la pluie”, “Al riparo dal vento e dalla pioggia”, un’installazione composta da una selezione di dieci modelli di automobili in scala 1:10.
Le sculture, ridotte all’essenzialità delle forme, non descrivono i modelli nei loro dettagli , ma ne trattengono i caratteri minimi, comunque riconoscibili. La scelta stessa dei modelli è il risultato di quello che l’artista definisce “un vagabondaggio” di idee, di libere associazioni che avvengono durante una conversazione. Ogni modello è un deposito di memoria, un’immagine che riattiva ricordi, sollecita associazioni, apre altri pensieri.  È questo movimento non lineare, fatto di ritorni, deviazioni e ipotesi, a strutturare il lavoro di Bublex.
Immaginando un libro che raccolga tutte le immagini e le forme automobilistiche non realizzate, l’artista presenta quarantaquattro disegni digitali distribuiti lungo due secoli di progettazione e produzione,  accompagnati da due proiezioni video, e realizzati nel corso dello studio,  che delineano un percorso che attraversa l’idea di automobile come “ spazio chiuso che ci contiene e ci trasporta”, restituendo il modo in cui questo oggetto ha contribuito a trasformare il nostro sguardo e la nostra idea di stare al mondo.
La mostra è  curata da Chiara Marras, con il patrocinio del Ministero della Cultura, Regione Piemonte e Città di Torino. Sarà aperta fino all’8 marzo prossimo. L’opening sarà alla presenza dell’artista mercoledì 21 gennaio alle 18.30.
Alain Bublex è un  artista francese che lavora tra arte, design e architettura, esplorando i processi di progettazione e le forme della modernità.  Attraverso scultura, disegno e scrittura, indaga gli oggetti e gli spazi che hanno modellato l’immaginario contemporaneo, con particolare attenzione all’automobile e ai suoi possibili scenari.

Mara Martellotta

Fertili Terreni Teatro: “You have to be deaf to understand”

Domenica 25 gennaio in scena in prima regionale, nella sala di Bellarte

Per la stagione Iperspazi del cartellone condiviso di Fertili Terreni Teatro, domenica 25 gennaio andrà in scena in prima regionale, nella sala piccola di Bellarte, lo spettacolo “You have to be deaf to understand”, una produzione di Fattoria Vittadini diretta da Diana Anselmo. Lo spettacolo è in visual sign e conclusione in LIS con traduzione vocale integrata.
Da sempre attenta e sensibile al rapporto tra scena e comunità non udente, anche quest’anno la programmazione di Fertili Terreni Teatro dedica al tema un approfondimento specifico ospitando il collettivo Fattoria Vittadini con la pièce teatrale “You have to be deaf to understand”, pièce direttamente ispirata all’omonima poesia scritta negli anni Settanta da Willard J. Madsen , professore sordo di letteratura inglese alla  Gallaudet University, in cui  è descritta in prima persona l’esperienza in società del corpo sordo e della lingua dei segni.
Se è  vero che la lirica è stata tradotta in molte lingue tra cui l’italiano scritto, bisogna considerare che la riscrittura, ad opera di un traduttore udente, contiene inevitabilmente tracce di linguicismo, fonocentrismo e appropriazione. Con la performance in programma si intende fare un passo indietro e ricollocare lo scritto nella sua corretta posizione restituendole una traduzione sorda ed appropriata.
Per far ciò i performer utilizzano una traslazione scenica che fa uso di una forma poetica propria della lingua dei segni ( Visual Sign), in grado di essere compresa da chi non ha in comune questo linguaggio dei segni.
Da queste premesse prenderà forma in scena una minuziosa partitura fisica dalle forti figurazioni,  necessariamente arricchita dal potere immaginifico del Visual sign, con cui riprodurre in concreto cosa significasse per Madsen vivere ogni  giorno la condizione di sordo . Alla performance si accompagna un’indagine sul dibattuto tema della traduzione, palesando al pubblico come spesso quello che sembra un atto innocuo possa in realtà accompagnarsi, in maniera del tutto inconsapevole, ad episodi di linguismo, fonocentrismo e appropriazione culturale.

Per il biglietto intero il costo è di 13 euro se acquistato online, 15 euro in cassa la sera dell’evento. Per il biglietto ridotto il costo è  di 11 euro se acquistato online , 13 euro in cassa la sera dell’evento. Resta la possibilità di lasciare il biglietto sospeso tramite donazione online o con satispay e di entrare gratuitamente per alcuni under 35, grazie ai biglietti messi a disposizione attraverso la collaborazione con Torino Giovani.

I biglietti sono disponibili anche online sul sito di www.fertiliterreniteatro.com

You have to be deaf to understand

Bellarte. Sala piccola. Via Bellardi 116. Torino.

Domenica 25 gennaio ore 19.

Ugo Dighero, “Lu santo jullare Francesco” al teatro Concordia

Teatro Concordia

Mercoledì 21 gennaio, ore 21

 

Lu Santo Jullare Francesco

Ugo Dighero

 

 

L’attore mattatore Ugo Dighero in Lu santo jullare Francesco celebra un doppio anniversario: gli 800 anni dalla morte di San Francesco e i 100 anni dalla nascita del Premio Nobel Dario Fo con una fabulazione sulla vita del santo di Assisi e del giullare per eccellenza del teatro italiano.

 

Lu santo Jullare Francesco di Dario Fo è una fabulazione sulla vita del santo di Assisi che riprende nel virtuosistico e teatralissimo linguaggio del grammelot gli stili e le forme del narrare del mitico Mistero Buffo dell’autore Premio Nobel. Lavorando su leggende popolari, testi canonici del Trecento e documenti emersi negli ultimi anni, Fo costruisce una narrazione potente, giocosa e certamente non agiografica del “Giullare di Dio“, come Francesco amava definirsi all’epoca, proprio negli anni in cui i “joculatores” erano perseguitati e banditi, per editto dell’imperatore, in quanto osceni e volgari buffoni. Ma il racconto di Fo è anche spiritualità e mito, favola e satira, e disegna un Francesco uomo che si spoglia di ogni ricchezza per avvicinarsi ai diseredati, rifiutando ogni privilegio o ipocrisia, per predicare a uomini, lupi o uccelli un messaggio di fraternità e pace, per comporre e mettere in musica il suo “Cantico delle Creature”.

Ma portare in scena oggi questa meravigliosa giullarata non può non tener conto che dal 2013 il compianto cardinal Bergoglio, divenuto Papa, ha scelto, emblematicamente, politicamente, e per la prima volta nella storia, il nome di Francesco: il santo della pace e del sorriso, della custodia del creato, della chiesa povera per i poveri. Temi di grande attualità e delicatezza in un momento in cui la Chiesa contemporanea è attraversata da scandali finanziari, corruzione, abusi e scelleratezze. Seguendo la lezione di Fo, lo spettacolo si muove così su due percorsi paralleli, ripercorrendo la realtà storica del viaggio di Francesco nel mondo cristiano e contemporaneamente raccontando la rivoluzione riformatrice, ricca anche di ostacoli e tradimenti, che il compianto Papa Francesco ha avviato nella Chiesa del nostro tempo, spesso non molto francescana.

A dare voce a questo viaggio funambolico, spirituale e civile è Ugo Dighero, attore mattatore, già interprete per anni di Mistero Buffo, su “benedizione“ e spinta dello stesso Fo, artista di grande talento e sensibilità, perfetto istrione e giullare dell’oggi.

 

È un anno speciale il 2026 per ricordare Dario Fo. Ne ricorrono l’anniversario della nascita ed i dieci anni dalla scomparsa. Impossibile non celebrarne lo straordinario percorso teatrale, innovatore e di impegno politico e sociale. Per questo il progetto avviato con il regista Giorgio Gallione assume un valore ancora più prezioso, significativo, necessario. Ecco il pensiero del regista genovese:

Mettere in scena il Jullare di Fo a cent’anni dalla nascita del “nostro“ geniale, teatralissimo premio Nobel è una preziosa occasione (pure a 10 anni dalla scomparsa di Dario) per omaggiare, rivisitare, esplorare un testo non solo di pregnante attualità ma pure profondamente identitario della specificità espressiva, etica, poetica e politica di un grande drammaturgo. Emblematica in questo senso la motivazione legata all’assegnazione del Nobel a Fo, così intimamente legata alla vicenda francescana: “perché, seguendo la tradizione dei giullari medioevali, dileggia il potere restituendo la dignità degli oppressi“. Una scrittura popolare e satirica perciò, poggiata su solide fonti storiche ma sempre decisamente agganciata al presente che è tipica del grande affabulatore e satiro e giullare che Dario è stato. Di colui che ha fatto suo il “castigat ridendo mores” affisso un tempo sui portoni dei teatri, vicino al busto di Arlecchino. Uno spettacolo ancora più necessario e imprescindibile oggi, dove un Papa di nome Francesco, primo nella storia, cerca di riportare la Chiesa a quella purezza francescana così lontana, in questo momento storico, dalla sensibilità e dal dettato del santo di Assisi che arrivò a definire il denaro e le trame per impossessarsene “lo sterco del diavolo”. E in tema ancora di ricorrenze entriamo nell’ottavo centenario della morte di San Francesco (1226/ 2026) che avrà diverse celebrazioni nel segno della straordinaria attualità del suo esempio.

Info

Teatro della Concordia, corso Puccini, Venaria Reale (TO)

Mercoledì 21 gennaio 2026, ore 21

Lu Santo Jullare Francesco

Di Dario Fo e Franca Rame

Con Ugo Dighero

Adattamento e regia: Giorgio Gallione con Ugo Dighero

Scene e costumi: Lorenza Gioberti

Disegno luci: Aldo Mantovani

Aiuto regia: Marion Constantin

Coproduzione: Teatro Nazionale di Genova, CMC/ Nidodiragno

Con la collaborazione del Teatro della Juta

Biglietti: intero 15 euro, ridotto 13 euro

www.teatrodellaconcordia.it

011 4241124 – info@teatrodellaconcordia.it

 

A Pianezza selezione della FIRST LEGO League Challenge

Una giornata carica di energia, innovazione e passione ha animato sabato 17 gennaio 2026 le Scuole dell’Arca di Pianezza, che hanno ospitato la selezione regionale della FIRST LEGO League Challenge, uno dei più prestigiosi contest internazionali di robotica educativa dedicato a ragazze e ragazzi tra i 9 e i 16 anni.

L’istituto di viale San Pancrazio 65 si è trasformato in un vero e proprio laboratorio del futuro: oltre 180 studenti, suddivisi in squadre provenienti da tutto il Piemonte e dal Nord-Ovest, si sono confrontati tra robot, sensori, progetti innovativi e presentazioni davanti a una giuria di esperti. Il tutto accompagnato da un tifo calorosissimo di genitori, insegnanti e compagni di scuola, che hanno reso l’atmosfera elettrica e coinvolgente.

Il tema dell’edizione 2025/26, “Unearthed”, ha portato i team a esplorare ciò che è nascosto sotto la superficie, mettendo in dialogo archeologia, scienza e tecnologie digitali. I ragazzi hanno dimostrato come strumenti innovativi possano aiutare a conoscere il passato senza necessariamente scavare, dando vita a progetti originali, interdisciplinari e sorprendentemente maturi.

I risultati

A salire sul gradino più alto del podio sono stati:

  • 1° classificato: Artù Cuneo – team senior

  • 2° classificato: Artù Cuneo – team junior

Grande soddisfazione anche per i team delle Scuole dell’Arca, che hanno ricevuto importanti riconoscimenti:

  • “Stella nascente” ai Techno Bricks

  • Premio “Motivazione” agli Xtreme Coders

Premi accolti con applausi, cori e sorrisi, a testimonianza di un percorso che va ben oltre la competizione e mette al centro crescita, collaborazione e passione.

Le istituzioni

A sottolineare il valore dell’iniziativa è intervenuta Anna Franco, assessora all’Ambiente ed Ecologia del Comune di Pianezza:

“Per noi è un grande orgoglio ospitare sul nostro territorio una competizione come questa. Siamo profondamente orgogliosi dei nostri ragazzi, che in questi anni hanno scelto di approfondire una tematica complessa, che richiede impegno, competenza e capacità manuali. Il fatto che abbiano colto questa opportunità rappresenta un traguardo significativo per tutta la comunità: insegnanti, direzione scolastica e famiglie. Ci auguriamo che, anche grazie al nostro contributo, questa esperienza possa proseguire e il prossimo anno, con il nuovo salone delle feste finalmente a disposizione, l’evento possa crescere ulteriormente e accogliere un numero ancora maggiore di scuole”

Una scuola che guarda lontano

“Ospitare una selezione regionale della FIRST LEGO League Challenge è per la nostra scuola un riconoscimento importante”, ha dichiarato Sara Montagnoni, presidente della Cooperativa l’Arca e referente dei percorsi STEM e di robotica educativa, sottolineando come l’evento abbia rappresentato un ponte tra passato e futuro, tra territorio e innovazione, offrendo agli studenti strumenti concreti per affrontare le sfide tecnologiche dei prossimi anni.

La giornata si è chiusa tra emozioni, abbracci, fotografie di squadra e la consapevolezza di aver vissuto un’esperienza educativa autentica, capace di unire studio, creatività e comunità. Pianezza, per un giorno, è stata davvero il cuore pulsante della robotica educativa.

Plostituzione odielna

Ho avuto modo, in diverse occasioni, di trattare l’argomento prostituzione sotto molteplici punti di vista: economico, sociale, della sicurezza, ecc.

Chi di noi non ricorda i viali delle nostre città e delle immediate periferie popolati di ragazze di colore che si offrivano per pochi euro, di sera, anche in pieno inverno, per la soddisfazione di uomini desiderosi di qualche minuto di relax o anche solo di ascolto e che, a differenza della Bocca di rosa del compianto De Andrè, non lo facevano per passione e neanche per guadagno ma perché costrette dalla criminalità organizzata.

All’improvviso, poi, questa ragazze sono sparite dalle nostre strade (e dalle nostre città) per lasciare il posto a colleghe ben più tecnologiche, professionali e organizzate: le asiatiche.

Mentre le ragazze nigeriane, ghanesi, ivoriane lavoravano per strada a rischio della propria incolumità personale patendo freddo, subendo rapine e violenze, le ragazze asiatiche sono organizzate in modo imprenditoriale.

Innanzitutto, non lavorano per strada ma comodamente in appartamento controllate da una mamasan che controlla ogni dettaglio e che gestisce l’organizzazione in ogni aspetto: arrivo clienti, sicurezza, igiene, ecc.

Poi, non da meno, verifica che le ragazze assumano i farmaci PREP (lenacapavir) così da poter consumare rapporti senza protezione, almeno per quanto riguarda l’HIV, e altri farmaci per le principali patologie a trasmissione sessuale. Considerando che una singola ragazza arriva a intrattenere venticinque rapporti al giorno, appare evidente come soddisfare un cliente senza protezione faccia, economicamente parlando, la differenza.

Ma il senso di questo articolo non è come funzioni la prostituzione asiatica: stante che la prostituzione africana era in mano alle organizzazioni mafiose del luogo, ora che le asiatiche hanno spodestato le africane, in che modo le organizzazioni di Nigeria e dintorni si arricchiscono?

Ora che la prostituzione di colore ha subito un forte crollo di richieste (da cui un drastico calo dell’offerta) appare evidente come, con ogni probabilità, le organizzazione che controllavano la tratta delle ragazze dal centro Africa verso i Paesi europei non si siano accontentate di veder sfumare i loro guadagni ma, ça va sans dire, si siano orientate su altre fonti di guadagno: droga, commercio di organi o altro, comunque redditizio e, ovviamente, illegale.

Risulta palese che, con un controllo del territorio, si sarebbe potuto (e magari, chissà, sarebbe ancora possibile) verificare dove siano finite quelle migliaia di ragazze che nelle principali città come nei paesini di provincia, hanno abbandonato i marciapiedi per una nuova missione.

Per quanto possa sembrare strano, le prostitute di strada assicuravano anche un controllo del territorio: qualche anno fa un mio amico che abitava in via Giuria a Torino ricevette la visita di una zia. Appena entrata, questa si lamentò col nipote per la presenza di prostitute nei paraggi dell’alloggio. Dopo pochissimi minuti, la prostituta suonò al citofono (non solo del mio amico ma di tutto il condominio) per chiedere se fosse salita lì quella signora perché le erano cadute le chiavi dell’auto dalla tasca. Pensiamo solo che, ora che le auto sono dotate di telecomando, basta una passeggiata tra le varie auto e, individuata quella corretta, entrare, avviarla e farsi un regalo.

E’ prassi valutare i singoli eventi, i singoli cambiamenti senza correlarli tra loro, senza valutare quale impatto essi possano avere a livello più ampio; su un giornale di annunci erotici, nella sola città di Torino, risultano presenti circa 1500 annunci unici, ognuno con numero telefonico diverso, relativi a prostitute o trans. Significa che, ammesso che lavorino tutti, c’è una prostituta asiatica (oltre a brasiliane, italiane, ecc.) ogni 570 torinesi (di entrambi i sessi); non è forse il caso di indagare meglio il fenomeno e, perché no, ipotizzare che la non compianta senatrice Merlin forse non aveva afferrato il concetto? Che forse è preferibile combattere l’evasione fiscale, il rischio di aggressioni e rapine e tutelare la sanità di prostitute e clienti anziché lottare contro i mulini a vento?

Non è una novità: si crea un problema, che nessuno percepisce come tale, per dimostrare di averlo risolto, di aver fatto qualcosa.

Sergio Motta

Giordano Bruno Guerri, le vite strabilianti dei futuristi raccontate al “Pannunzio”

Il Centro Pannunzio inaugura il suo 2026 con la presentazione in anteprima del libro

Nella serata di giovedì 15 gennaio, presso il grattacielo di Città metropolitana, in corso Inghilterra 7, a Torino, Il Centro Pannunzio ha inaugurato la sua attività del 2026 presentando in anteprima il nuovo libro di Giordano Bruno Guerri, storico e Presidente del Comitato scientifico del Centro, intitolato “Audacia, Ribellione, Velocità – vite strabilianti dei futuristi italiani” (Rizzoli).

In una sala conferenze gremita di pubblico, il Prof. Pier Franco Quaglieni ha dato il via alla conferenza ricordando Giovanna Bussi Passaggio e l’importanza di un intellettuale come Giordano Bruno Guerri con queste parole:

“Desidero aprire questo 2026 nel ricordo di una nostra grande consocia che fu Vicepresidente del Centro Pannunzio, Giovanna Bussi Passaggio. Una persona indimenticabile per tutto ciò che ha fatto con coerenza, che ha avuto ancora la forza di rinnovare la sua iscrizione nel settembre scorso per l’ultima volta, già gravemente ammalata e consapevole che non avrebbe visto il nuovo anno. Lei ha rappresentato l’esempio e il senso dell’essere pannunziani, da portare sempre nel cuore”.

“Giordano Bruno Guerri si presenta da sé – ha continuato il Prof Quaglieni, entrando nel vivo dell’incontro – una grande presenza nel mondo della cultura, dell’editoria, della storiografia e anche, se mi permettete, della simpatia. Giordano Bruno Guerri ha poco da condividere con quegli intellettuali che troppo spesso cadono nel peccato della vanità e nei limiti del dogma. Lui è tutto l’opposto, è un uomo mite, razionale, capace di condurre una riflessione serena anche sul passato più controverso e dibattuto. Egli rappresenta la capacità del dissenso, di saper vedere le cose da diversi angoli di visuale, tutte caratteristiche dell’uomo di cultura quando si libera dagli imprimatur delle ideologie arroganti. Vorrei chiudere questa breve introduzione rivolgendo il pensiero a chi in Iran muore per la libertà, e noi dobbiamo stare da quella parte. La libertà è il valore grande, supremo. Grazie, Giordano Bruno, di essere questa sera con noi al Centro Pannunzio”.

“Ringrazio il Prof. Quaglieni per questa bellissima introduzione, che mi onora – ha dichiarato Giordano Bruno Guerri – a proposito del Futurismo, tema del mio nuovo libro, voglio dire che già nel 2009 pubblicai una biografia di Marinetti, che verrà riproposta nel marzo prossimo dalla Bur, perché era il centenario della nascita del Futurismo, ed ero sicuro che sarebbe andato incontro a una celebrazione dopo tanti anni di dimenticanza, ma che si sarebbe anche cercato di mettere Marinetti ‘sotto il tappeto’. Un controsenso, dato che il Futurismo nacque dalla mente di Marinetti, che partorì questa idea strepitosa del più grande movimento culturale italiano dopo il Rinascimento. Un movimento che abbracciò tutto lo scibile umano, e che immediatamente si diffuse in tutto il mondo, contribuendo in gran parte a generare tutte le avanguardie successive. Forse, senza il Futurismo, non avremmo avuto la banana di Cattelan appesa al muro, che non è per forza una cosa bellissima, ma è l’espressione di libertà artistica, di indipendenza e di provocazione di cui è necessario parlare. Ho cercato così di valorizzare Marinetti, definendolo ‘genio’, espressione che mi costò qualche rimprovero da quella parte della cultura che già nell’epoca postbellica aveva fatto sì che il Futurismo venisse censurato ideologicamente e legato al Fascismo”.

“Marinetti, è vero, ebbe rapporti con il Fascismo, ma il suo era un sentimento non tanto legato al concetto di quest’ultimo quanto all’idea di patria. Lui, come molti italiani del tempo, aveva un concetto di patria superlativo, tanto da fargli affermare ‘la parola patria deve prevalere sulla parola libertà’. Io non lo credo, la parola libertà deve essere amata più della patria, che non va, quest’ultima, amata comunque se non sussistono condizioni di libertà. Questo fatto ha certamente compromesso la sua vita e il suo ricordo, tanto è vero che nelle scuole, per molti anni dopo la guerra, tutto il movimento futurista divenne un’entità innominabile, nemmeno oggetto di studio, ma è bene stare attenti al giudicare il passato con gli occhi del presente, poiché spesso si cade in errore. Marinetti fu in qualche modo il punto di congiunzione fra il Fascismo e il Futurismo: il manifesto di San Sepolcro del 1919, atto fondativo del Fascismo, è in gran parte ispirato al manifesto politico futurista dell’anno prima, e sono entrambi manifesti rivoluzionari. Quando Mussolini, per riguadagnare consenso, decise di spostare il Fascismo verso destra, aprendo così alla monarchia, al militarismo, al capitalismo e al Vaticano, avvenne la rottura con il movimento futurista, e con Marinetti in particolare, che se ne discostò, per poi riavvicinarsi nel momento più complicato, dopo l’omicidio Matteotti, quando si rese necessario sostenere quel sentimento patriottico che del Fascismo faceva parte. Da allora convissero con un equivoco, ovvero con il desiderio, da parte di Marinetti, di far diventare futurista il fascismo, e dall’altra parte Mussolini, che voleva un Futurismo fascista. Naturalmente vinse il potere di Mussolini, che si servì del Futurismo come base culturale, almeno in parte, dato che gran parte del nucleo della politica ideologico fascista era gentiliana, che Marinetti detestava”.

“Detto questo – conclude Giordano Bruno Guerri – Marinetti è veramente un genio a cui dobbiamo la massima gratitudine per quello che ha creato, e che oggi rimane a tutto il mondo. Un movimento, quello di Marinetti, che con intuizioni e velocità straordinarie riuscì a prevedere molte delle cose che oggi caratterizzano la nostra quotidianità: l’intelligenza artificiale, per esempio, oppure l’utilizzo dell’emoticon per descrivere l’emozione. Avevano già pensato ciò che siamo oggi, come singoli e come società”.

“Ogni avanguardia è tale quando, mentre uccide, prepara una nuova vita, demolendo insieme al passato il presente”. Vale per ogni avanguardia, e non può non valere più forte per l’avanguardia delle avanguardie. Fedele a questa definizione, Giordano Bruno Guerri ricostruisce l’esplosione e la dinamica di quel cataclisma totale – artistico, politico, di costume – che fu il Futurismo, la più importante creazione culturale italiana dopo il Rinascimento. Lo fa partendo dal contesto, dall’Italia e dall’Europa di inizio Novecento, dal passato che i futuristi sentivano come gabbia e fardello, dal genio rivoluzionario del fondatore, Filippo Tommaso Marinetti, che raccolse attorno a sé e al suo Manifesto del 1909 le energie più vivaci dell’epoca, in Italia e nel mondo. Così, in una istantanea di gruppo degli uomini e delle donne (già, l’altra metà del Futurismo) che lo seguirono, Guerri ripercorre la cangiante traiettoria umana e artistica di Boccioni, Prampolini, Balla, Depero, Benedetta Cappa Marinetti, Valentine de Saint-Point, solo per citarne alcuni, e ricostruisce il rapporto del movimento con la guerra e le donne, diverso in entrambi i casi da come comunemente si crede, l’innamoramento per la modernità, l’indole ribelle e guascona, l’adesione compatta al mito della velocità. E il legame con il fascismo, l’ambizione di rendere futurista la rivoluzione mussoliniana, ambizione destinata a fallire e a ipotecare il giudizio storico sull’avanguardia creata da Marinetti. Eppure, il futurismo riuscì a impedire che anche il regime si appiattisse nella condanna dell’arte moderna – “degenerata” – come accadde nella Germania di Hitler e nell’Unione Sovietica di Stalin. E oggi l’eredità del Futurismo sopravvive nelle avanguardie, nelle invenzioni più contemporanee, da Internet all’Intelligenza Artificiale, nei costumi che i futuristi preconizzarono, nel modo di guardare, intendere, vivere e sopravvivere al progresso. Un libro di storia e di storie, in cui Guerri unisce la perizia del biografo e la brillantezza del narratore allo sguardo del commentatore attento, per stabilire – tra foto inedite dei protagonisti, manifesti, opere d’arte e idee di propaganda – cosa è stato il Futurismo nelle vite dei suoi interpreti, e cosa c’è del Futurismo nelle nostre (decisamente più noiose).

Mara Martellotta

Dal 12 gennaio la telecamera in corso Sommeiller

Lunedì 12 gennaio entrerà in fase di pre-esercizio il varco per il controllo della corsia riservata al trasporto pubblico in corso Germano Sommeiller. Nei primi giorni la Polizia Locale garantirà una presenza sul tratto di strada con compiti di informazione e supporto agli automobilisti. La rilevazione delle infrazioni e l’emissione delle sanzioni per i transiti non autorizzati avranno invece inizio a partire da lunedì 26 gennaio 2026.

L’attivazione del sistema ha l’obiettivo di garantire il rispetto delle corsie riservate, in vigore da anni, eliminando i transiti non autorizzati e migliorando conseguentemente la velocità e la puntualità del trasporto pubblico. Il traffico irregolare costituisce infatti un significativo elemento di intralcio sia nelle fasi di salita e discesa dei passeggeri, sia durante la marcia tra una fermata e l’altra e in prossimità degli impianti semaforici.

Il varco di corso Sommeiller si aggiunge a una rete di telecamere già attive in città. Le prime erano state installate a metà gennaio 2025 sul lato nord della carreggiata nord di corso Vittorio Emanuele II, nei tratti tra via dell’Arsenale e corso Re Umberto, tra le vie San Francesco da Paola e Carlo Alberto e tra via Falcone e corso Ferrucci. Il mese successivo erano stati attivati anche i varchi di corso Rosselli, sul lato nord della carreggiata nord tra via Piazzi e largo Orbassano, e di largo Orbassano, sia sul lato est della carreggiata est tra i corsi De Nicola e Rosselli, sia sul lato ovest della carreggiata ovest tra i corsi Rosselli e Adriatico. Ad aprile era stata la volta dei dispositivi lungo corso Potenza, sul lato ovest della carreggiata ovest tra le vie Terni e Val della Torre e corso Regina fino al ponte della Dora, sul lato est tra le vie Pianezza e Foligno, e in corso Orbassano, sul lato ovest tra l’interno 402 di corso Orbassano e strada del Portone.

Il provvedimento ha già prodotto risultati significativi: sulle linee 2 (corso Potenza), 5 e 5b (corso Rosselli, largo Orbassano, strada del Portone), 9 e 68 (corso Vittorio Emanuele, nelle intersezioni con via Carlo Alberto, corso Re Umberto e corso Ferrucci) l’entrata in funzione dei varchi di controllo sulle corsie riservate al trasporto pubblico, unita all’attivazione o al ripristino della priorità semaforica, ha portato a un miglioramento tra il 7% e il 9% della velocità commerciale dei mezzi nelle ore di punta.

Anche sulla corsia riservata di corso Sommeiller, come su quelle dove i varchi sono già stati attivati, saranno autorizzati al transito i veicoli GTT in servizio pubblico e quelli di assistenza e manutenzione, gli autobus in servizio di linea intercomunale, i mezzi del trasporto pubblico locale non di linea quali taxi e NCC, i veicoli delle Forze di Polizia, della Polizia Locale,  dei Vigili del Fuoco e dei Servizi di soccorso, i mezzi adibiti alla raccolta e allo smaltimento dei rifiuti, i veicoli delle aziende impegnate nella manutenzione del suolo pubblico e degli impianti per l’effettuazione di interventi, i titolari di permesso CUDE, i ciclomotori e i motocicli a due ruote o a doppia ruota anteriore, i veicoli appartenenti ad agenti diplomatici e consolari di carriera muniti di targa speciale di riconoscimento, nonché quelli in dotazione ai consoli onorari in Italia muniti del contrassegno “CC” previsto dal Decreto del Ministero degli Affari Esteri del 20 giugno 2005, oltre ai veicoli della Città di Torino e della Regione Piemonte adibiti al servizio degli Organi istituzionali.

Per le categorie sopra indicate per le quali la targa non risulti presente nelle banche dati, sarà necessario procedere all’esenzione a posteriori secondo le modalità già previste per la ZTL centrale, attraverso il sito di GTT nella pagina dedicata alle autorizzazioni occasionali .

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A Torino torna l’atmosfera olimpica con il passaggio in città della Fiamma di Milano Cortina 2026

 

Domenica 11 gennaio Torino tornerà a respirare l’atmosfera dei Giochi Olimpici Invernali, con l’arrivo in città della Fiamma di Milano Cortina 2026, in vista dei Giochi in programma dal 6 al 22 febbraio.

Il passaggio della Fiamma Olimpica assume per Torino un forte valore simbolico, a vent’anni dai Giochi Invernali del 2006, che hanno regalato emozioni indimenticabili, proiettando la città al centro del mondo. Un evento che ha lasciato un’eredità profonda, materiale e immateriale, rafforzando la vocazione sportiva di Torino e la sua capacità di ospitare con successo grandi eventi sportivi internazionali.

Partita da Roma il 6 dicembre 2025, la Fiamma Olimpica sta attraversando tutte le regioni italiane in un viaggio di 63 giorni e oltre 12mila chilometri. Un grande momento di partecipazione e festa collettiva per condividere l’emozione dei XXV Giochi Olimpici Invernali, i valori olimpici e sportivi e un messaggio universale di pace, unità e speranza.

A Torino la Fiamma Olimpica partirà alle ore 14.30 dall’area di fronte allo stabilimento Stellantis in corso Agnelli. Da qui il primo tedoforo darà avvio alla staffetta, con un percorso di circa 11 km che toccherà alcuni dei luoghi più rappresentativi della città, come piazza Gran Madre, la Mole Antonelliana, le Porte Palatine e piazza della Repubblica, per poi concludersi alle 19 in piazza Castello. Qui, già a partire dalle ore 17.30, è previsto un momento di festa che rappresenterà il culmine delle celebrazioni, con stand, attività di animazione e di coinvolgimento del pubblico, vin brulè e cioccolata calda offerti dalla Camera di commercio di Torino.

Sul palco si rivivranno le emozioni di Torino 2006, con la proiezione di video e con gli interventi sul palco del sindaco di Torino durante quelle Olimpiadi, Sergio Chiamparino e del sindaco Stefano Lo Russo ad attendere l’arrivo della fiamma affidata a tre tedofori d’eccezione, Evelina Christillin, Valentino Castellani e Tiziana Nasi, grandi protagonisti dell’avventura olimpica e paralimpica torinese.

“Sarà l’occasione – dichiara il sindaco Stefano Lo Russo – per dare il benvenuto all’importante appuntamento delle Olimpiadi di Milano Cortina 2026 nel nostro Paese ma anche per celebrare un anniversario. Sono trascorsi esattamente vent’anni da quando il braciere olimpico si accese per illuminare i giochi di Torino 2006, destinati a cambiare per sempre il volto e il futuro della nostra città, mostrandola al mondo come meta ideale per grandi eventi di respiro internazionale. Ognuno di noi conserva un ricordo di quei giorni: le centinaia di volontari in divisa, gli spettacoli che accendevano piazza Castello, l’atmosfera unica di tifo, divertimento, partecipazione, insieme alla sensazione di essere parte di un momento unico nella vita di una città. Siamo davvero contenti di poter rivivere insieme ad alcuni protagonisti Torino 2006 quell’atmosfera speciale, che ha rappresentato la prima tappa di un cammino che ha portato la nostra città sino a qui, sempre più meta di grandi eventi sportivi e crocevia di sportivi e appassionati da tutto il mondo arrivati sotto la Mole per il tennis, il ciclismo, il basket, la pallavolo e affascinati dalla bellezza inaspettata che la nostra città sa offrire. Accogliere oggi la fiaccola olimpica significa rinnovare quello spirito, guardando al futuro con lo stesso entusiasmo e la stessa capacità di fare squadra che hanno reso Torino protagonista nel 2006 e che continuano a renderla una città viva, aperta e pronta alle sfide internazionali di domani”.

Sarà un’occasione per celebrare il passato ma anche per guardare al futuro, con i grandi eventi sportivi in programma in città nel 2026, resi possibili anche dalla presenza degli impianti realizzati in occasione dell’evento olimpico del 2006. La cerimonia culminerà con l’accensione del braciere olimpico alle ore 19.30.

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Concerto di Natale al Castello di Miradolo. Il Giudizio Universale

Giovedì 25 dicembre 2025

 

Un viaggio multisensoriale dentro il film di De Sica e il Requiem di Liszt tra 12 sale, 27 schermi e 40 diffusori audio

 

 

Il Concerto di Natale 2025 del Castello di Miradolo propone una nuova produzione immersiva firmata Avant-dernière pensée che intreccia la forza evocativa de Il Giudizio Universale di Vittorio De Sica e Cesare Zavattini con l’inedita interpretazione del Requiem di Franz Liszt per viola, violoncello, armonium e live electronics. L’opera cinematografica e il tessuto sonoro dialogano nelle 12 sale del Castello, dove 27 schermi e 40 diffusori audio accoglieranno il pubblico in una narrazione corale, ironica e sospesa, in cui lo spettatore diventa parte integrante dell’esperienza e della narrazione, fatta di feroce ironia e apparente leggerezza.

 

Il film, accolto con freddezza alla sua uscita nel 1961 ma oggi riconosciuto come opera di straordinaria modernità, fu definito da De Sica “uno dei più belli che ho fatto (…) uscito forse troppo presto”. Il Giudizio Universale si compone di molte storie che si intrecciano, sfumature di un’umanità meschina e ipocrita che tenta, alla notizia dell’imminente fine, di redimersi come può o come riesce. L’idea iniziale di Cesare Zavattini nasce nel 1945, anno della fine della Seconda Guerra Mondiale: uno strumento straniante per una riflessione collettiva dopo anni oscuri, un’assunzione di responsabilità, una confessione generale che, tuttavia, non si compie, poiché l’ipocrisia dell’umanità non viene sopraffatta nemmeno dalla paura del cataclisma e l’istante di sincerità si trasforma in un’affannosa ricerca di alibi. Nel racconto, il Giudizio avviene “alla fine del tempo, in ogni luogo”: nel film, alle 18, a Napoli, con un cast che comprende Fernandel, Alberto Sordi, Nino Manfredi, Vittorio Gassman, Renato Rascel, Franco Franchi, Ciccio Ingrassia e De Sica stesso.

 

Il percorso proposto da Avant-dernière pensée rinnova la tradizione del Concerto di Natale inaugurata nel 2009, offrendo un’esperienza immersiva che unisce musica, cinema e spazio architettonico in una lettura contemporanea. Il concerto è alle 21.30, prima del concerto, alle ore 20, è in programma la guida all’ascolto curata da Roberto Galimberti, ideatore del progetto artistico.

 

FORMAZIONE

Roberto Galimberti, viola e direzione

Marco Pennacchio, violoncello

Laura Vattano, armonium

Marco Ventriglia, regia audio e supervisione tecnica

Edoardo Pezzuto, luci

 

INFO

Castello di Miradolo, via Cardonata 2, San Secondo di Pinerolo (TO)

Giovedì 25 dicembre

Il Giudizio Universale

Ore 20: guida all’ascolto – Ore 21.30: concerto

I biglietti si possono acquistare in prevendita o alla biglietteria del Castello il 23 e 24 dicembre

Posti limitati

Prezzo: intero 25 euro, ridotto (under 30) 15 euro

Informazioni: 0121 502761 prenotazioni@fondazionecosso.it

www.fondazionecosso.com