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Controlli a Caselle: 12 rimpatri da inizio anno

La Polizia di Stato è da sempre impegnata a garantire la sicurezza attraverso la sorveglianza delle frontiere, nello specifico il personale della Polizia di Frontiera dello scalo aereo di Torino Caselle svolge quotidianamente capillari controlli anche documentali.

Le verifiche delle frontiere dell’Area Schengen, a partire dal 12 ottobre 2025, prevedono l’impiego del nuovo sistema Entry Exit di controllo di cittadini provenienti da Paesi terzi, attraverso procedure automatizzate e di rilevazione delle biometrie, che consentono, tra l’altro, di contrastare la frode di identità e l’abuso di documenti di viaggio.

Nel corso di tali attività nei primi due mesi dell’anno sono stati respinti alla frontiera, e rimpatriati nel paese di provenienza, 12 cittadini stranieri sprovvisti di titolo per entrare nel territorio nazionale.

Le motivazioni per i quali sono stati eseguiti i rimpatri sono varie: dalla mancanza del visto di ingresso, all’assenza di garanzie idonee per la permanenza in Italia (come l’assenza di denaro sufficiente al soggiorno, di prenotazioni alberghiere o di un biglietto di ritorno). Inoltre, attraverso un’accurata analisi delle banche dati di polizia e del passeggero è stato possibile contrastare il fenomeno dei cc.dd. “overstayers” inibendo l’ingresso a coloro che si sono presentati alla frontiera dopo aver già soggiornato in Italia per un periodo superiore ai 90 giorni lungo l’arco dei 180 giorni. 4 cittadini stranieri tratti in arresto a seguito di esecuzione di ordini di carcerazione per reati connessi ad attività di spaccio di stupefacenti.

Sei cittadini stranieri sono stati indagati in stato di libertà poiché intercettati mentre, con documenti falsi, tentavano di imbarcarsi su voli diretti nel Regno Unito.

Un soggetto è stato denunciato in stato di libertà poiché cercava di imbarcarsi per un volo in partenza per Dublino con passaporto alterato/contraffatto

Infine, si sono registrati 3 indagati in stato di libertà per un furto aggravato commessi all’interno del Duty Free dell’aeroporto. L’identificazione degli autori di tali furti è stata possibile attraverso l’uso dell’avanzato sistema di telecamere di sicurezza installato presso l’aeroporto di Torino e grazie all’attività di analisi da parte dei poliziotti che, attraverso una capillare attività di osservazione delle immagini, hanno ricostruito il percorso dei malfattori fino all’imbarco del gate.

Sono circa 234615 le persone controllate, nei primi due mesi dell’anno, dal personale della Polizia di Stato alla Frontiera di Caselle.

Attività fisica e colazione degli italiani

L’80% MODIFICA LA PROPRIA COLAZIONE QUANDO SI ALLENA. FRUTTA CAPOSALDO DEL PRIMO PASTO DELLA GIORNATA, MERENDINA UNA DELLE ALTERNATIVE

È la fotografia scattata da AstraRicerche per conto di Unione Italiana Food, che accende i riflettori sul fenomeno degli “sportivi” del mattino e su come cambiano le abitudini a colazione.

Un trend – quello di chi si allena di mattina – che riguarda il 32% degli italiani, per cui l’attività fisica è un momento quasi quotidiano. Il dilemma è sempre lo stesso, colazione prima o dopo l’allenamento?

Quasi la metà di coloro che praticano sport al mattino (45%) mangia qualcosa di leggero prima dell’attività fisica e completa la colazione con uno spuntino subito dopo, mentre circa 4 su 10 si allenano a digiuno o prendono solo un caffè e fanno colazione dopo. Il Prof. Michelangelo Giampietro, specialista in medicina dello sport e in scienza dell’alimentazione: “Saltare la colazione aumenta il rischio di farsi male in allenamento, il suggerimento è sempre quello di mangiare qualcosa”

Gli italiani sembrano prestare sempre più attenzione alla propria forma, anche se ciò significa alzarsi presto: 1 su 3 (32%) infatti pratica attività fisica al mattino. C’è chi infila le scarpe da running quando fuori è ancora buio, chi si ritaglia un’ora di yoga a casa prima di uscire e chi entra in vasca a nuotare per poi recarsi a lavoro. E la colazione? Quasi la metà di coloro (45%) che fanno attività fisica al mattino opta per un primo pasto della giornata leggero prima dell’allenamento, per poi completarlo con uno spuntino dopo il workout. Mentre il 37% sceglie il digiuno, concedendosi al massimo un caffè o qualcosa di molto leggero e rimandando la colazione a fine allenamento.

Sono alcuni degli highlights che emergono dall’indagine “La colazione degli sportivi al mattino”, commissionata ad AstraRicerche da Unione Italiana Food, Associazione di categoria aderente a Confindustria. Lo studio è stato realizzato attraverso un questionario posto a un campione rappresentativo dei 18-60enni italiani che praticano sport o fanno attività fisica al mattino.

CAMMINATA VELOCE, RUNNING E GINNASTICA LE ATTIVITÀ PIÙ IN VOGA AL MATTINO

L’attività fisica è un’abitudine frequente, quasi quotidiana: fra quanti si allenano a inizio mattina, il 44% lo fa almeno 4 giorni alla settimana, a cui si aggiunge una schiera di fedelissimi – ben 1 sportivo su 4 (24%) – che non salta nemmeno un giorno di allenamento.

Camminata veloce (40%), running (29%), ginnastica (22%), pilates e yoga (18%) sono le attività più praticate dagli italiani. Più o meno il campione degli sportivi del mattino si divide tra chi pratica attività fisica all’aperto (53%) e chi al chiuso (47%).

La voglia di allenarsi supera quella di rimanere nel letto a dormire. Tra i più mattutini, infatti, il 35% inizia la propria sessione di training già prima delle 7.00, mentre 1 su 4 (24%) lo fa tra le 7.00 le 8.00. Ma c’è anche chi se la prende più comoda: 4 su 10 cominciano dopo le 8.00.

FRUTTA ALIMENTO PREFERITO, MERENDINE E BISCOTTI SCELTI DA 1 ITALIANO SU 3 CHE FA ATTIVITÀ FISICA

L’80% degli intervistati che fanno attività fisica al mattino varia la propria colazione. L’allenamento modifica soprattutto le quantità: 7 italiani su 10 dichiarano di mangiare o bere di più nelle sessioni di training (68%), assumendo in particolare bevande per idratarsi (36%), consumando un pasto più nutriente dopo lo sport (29%) o prima dell’allenamento (15%).

In oltre la metà dei casi (54%), l’alimento che prevale nella colazione dagli sportivi è la frutta, sia nella versione secca che fresca. A seguire, per il 41% non possono mancare fette biscottate o pane e crema spalmabile, marmellata, burro o miele e quasi 1 sportivo su 3 (31%) apprezza particolarmente biscotti e merendine. Queste ultime, 8 volte su 10 trovano spazio – anche se in maniera diversificata nel corso della settimana – nella colazione di chi pratica attività fisica (85%), in linea con le indicazioni dei nutrizionisti che suggeriscono di consumarle in media 1-2 volte a settimana.

MERENDINE FARCITE IN TESTA TRA I GUSTI PREFERITI, INTEGRALI E AD ALTO CONTENUTO PROTEICO I TREND

Sebbene il fascino di una referenza farcita – con crema al cioccolato, nocciola, latte o confettura di frutta – resti la scelta preferita a colazione per 4 italiani su 10 che si allenano al mattino (41%), i dati dell’indagine AstraRicerche evidenziano buone performance per le merendine della cosiddetta area benessere: il 22%, per il primo pasto della giornata, punta sulle varianti integrali, il 21% predilige prodotti senza zuccheri aggiunti e il 19% sceglie merendine ad alto contenuto proteico.

Fra gli sportivi che consumano merendine a colazione, in 4 casi su 10 la preferenza va ai croissant (42%). A seguire in questa speciale classifica ci sono i plumcake (30%), i pancake (25%), i muffin (22%) e le merendine refrigerate (22%). Infine, troviamo le crostatine (20%,) le tortine (16%), le sfoglie (13%), i panini arricchiti (12%) e i trancini (10%).

CAFFÈ IN TESTA ALLE BEVANDE CHE ACCOMPAGNANO LA COLAZIONE DEGLI ITALIANI CHE SI ALLENANO

Passando alle bevande tipiche della colazione, 4 italiani su 10 che fanno attività fisica al mattino scelgono in primis il caffè (39%), seguito dal trittico composto da yogurt, skyr e kefir (33%), poi da tè, tisane e infusi (26%) e spremute (26%). Subito dopo troviamo il latte nelle varie declinazioni (25%), i succhi di frutta (19%) e il cappuccino (19%). Inoltre, per più di 1 intervistato su 3 (35%), nel segno della corretta reidratazione non può mancare mai l’acqua a colazione.

IL CONSIGLIO DELL’ESPERTO PRIMA E DOPO L’ALLENAMENTO

In generale non si dovrebbe mai iniziare un’attività fisica con alle spalle un digiuno superiore alle 3-4 ore, afferma il Prof. Michelangelo Giampietro, specialista in medicina dello sport e in scienza dell’alimentazione. “Saltando la colazione si corre il rischio di farsi potenzialmente male in allenamento. Se si è a digiuno da molte ore, cala la glicemia e il glicogeno muscolare non è ricaricato a sufficienza, quindi se non si sostiene l’attività fisica con la colazione i muscoli possono andare incontro a qualche lesione più o meno grave. Anche per chi al mattino ha lo stomaco chiuso il suggerimento è quello di idratarsi e mangiare comunque qualcosa, anche dei biscotti o una merendina a ridosso dell’allenamento, con preferenza per alimenti ricchi di carboidrati, con poche proteine e pochissimi grassi, purché non si resti a digiuno.”

E una volta terminata la sessione? “Dopo l’allenamento è sempre necessario – a maggior ragione quando ci si è allenati a digiuno – consumare quanto prima possibile un “pasto” post-allenamento, prosegue il Prof. Giampietro. In questa fase, infatti, l’organismo ha bisogno di recuperare i liquidi persi con il sudore, l’energia consumata con il lavoro muscolare e riparare gli inevitabili, e per certi versi “desiderabili”, danni che si verificano nei muscoli quando ci si allena. Alimenti e snack che abbinano insieme carboidrati (semplici e complessi) e proteine, con una netta prevalenza dei primi che sono la scelta migliore per un recupero più rapido ed efficace”.

CS

 

Fermato autista abusivo fuori da una discoteca

 

Stava attendendo i clienti con l’auto seminascosta tra gli alberi. È stato fermato dalla Polizia Locale dopo aver preso a bordo due ragazze e sanzionato per l’esercizio abusivo dell’attività di noleggio con conducente.

L’automobilista è stato controllato sabato 28 febbraio, durante un servizio di contrasto all’abusivismo nel trasporto di persone in orario notturno. Verso le 4 del mattino, il personale del gruppo specialistico antiabusivismo del Reparto Sicurezza Stradale Integrata ha notato, nei dintorni di un locale in zona San Salvario, una Fiat Grande Punto in sosta, con a bordo una persona in attesa. Dopo alcuni istanti due ragazze, appena uscite dal locale, sono salite a bordo sedendosi sui sedili posteriori. Dal controllo è stato accertato che l’uomo aveva pattuito un trasporto a pagamento.

Nei confronti del conducente del veicolo, un uomo di nazionalità albanese, sono state accertate diverse violazioni al Codice della Strada: dall’esercizio abusivo dell’attività di noleggio con conducente (art. 85, comma 4 CDS) che prevede una sanzione della Prefettura tra i 1.812 a 7.249 euro, la confisca del veicolo e la sospensione della patente da 4 a 12 mesi, alla mancanza del Certificato di Abilitazione Professionale con una sanzione amministrativa pecuniaria di 408 euro che contempla anche il fermo amministrativo del veicolo per 60 giorni.

È stata accertata anche un’ulteriore violazione dell’articolo 116 che prevede una sanzione per “l’affidamento di un veicolo a persona sprovvista del titolo autorizzativo necessario”. Il verbale è a carico del proprietario dell’automobile e l’importo previsto dalla norma è di 397 euro.

Durante la stessa notte è stato controllato anche un Noleggio Con Conducente, munito di autorizzazione rilasciata da un altro comune, che è stato sanzionato per irregolarità del foglio di servizio. L’autista era sprovvisto del foglio di servizio nel giorno del controllo e nei 15 giorni precedenti. È scattata, quindi, una sanzione amministrativa di 178 euro, oltre alla sospensione della carta di circolazione per un mese. Il veicolo è stato sottoposto a fermo amministrativo per lo stesso periodo di tempo.

 

TORINOCLICK

La Palazzina di Caccia di Stupinigi apre le porte dei suoi spazi segreti 

Continuano nel 2026 gli appuntamenti con le visite guidate straordinarie alla riscoperta degli spazi segreti, normalmente chiusi al pubblico, della Palazzina di Caccia di Stupinigi. Nel mese di marzo saranno attivati i due percorsi che raccontano la storia della Palazzina nelle sue diverse fasi abitative e il progetto architettonico alla base della sua costruzione.

“Passepartout” conduce dietro le porte segrete agli ambienti nascosti della servitù, ai passaggi e ai corridoi ricchi di fascino e di storia e permette di raggiungere la sommità della cupola juvarriana, per camminare lungo i suggestivi balconi concavi/ convessi che affacciano sul grandioso salone centrale, guardare da vicino il tetto a barca rovesciata di Juvarra dalla complessa orditura in legno e ammirare dall’alto, dopo aver percorso i cinquanta scalini di una stretta scala chiocciola, un panorama unico che si estende a 360 gradi sotto il cervo, simbolo della Palazzina di Caccia di Stupinigi.

“Dietro le porte segrete” rappresenta la visita agli ambienti della servitù, ai passaggi e ai corridoi segreti usati per divincolarsi nel dedalo di stanze e raggiungere discretamente le sale e gli appartamenti privati.
La visita conduce proprio dietro le porte segrete, negli spazi nascosti dove si muoveva la servitù e dove si trova ancora il quadro dei campanelli automatici che permette di comprendere da vicino il funzionamento di una residenza come quella di Stupinigi.
“Sotto il cervo” è una visita in verticale al meraviglioso ambiente ligneo che ospita la cupola del Padiglione centrale, realizzato da Filippo Juvarra, con una vista mozzafiato a 360 gradi sul paesaggio circostante.

Per partecipare alle visite è necessaria la prenotazione  e vista la particolarità dei luoghi oggetto di visita, normalmente non accessibili al pubblico,  i visitatori saranno forniti di caschetto di protezione e potranno accedere persone dai 12 anni di età in su, in buone condizioni di salute. I gruppi non potranno essere superiori alle 10 persone.
È  necessario indossare un abbigliamento comodo con calzature chiuse, scarpe da ginnastica e trekking leggero. Vietato l’accesso con borse o zaini ingombranti. A causa degli spazi limitati, non agibili a persone con disabilità, si sconsiglia il percorso a persone che soffrano di claustrofobia o di vertigini.

Il costo del biglietto per accedere a “Dietro le porte segrete” è  di 22 euro, ridotto 18, il costo del biglietto per accedere a “Sotto il cervo” è  di 25 euro, ridotto 22 euro.

Prenotazione obbligatoria a

stupinigi@info.ordinemauriziano.it

Tel 0116200601

Dietro le porte segrete
Calendario sabato 7, 14, 21, 28 marzo

Sotto il cervo
Calendario sabato 7, 14, 21, 28 marzo
Mara Martellotta

Una “politica di centro” contro gli estremismi

LO SCENARIO POLITICO di Giorgio Merlo

L’acceso, per non dire quasi violento, confronto sul prossimo referendum costituzionale sulla
giustizia, evidenzia in modo plastico che la radicalizzazione del conflitto politico con la
conseguente polarizzazione ideologica sono diventati gli assi portanti ed esclusivi della vita
pubblica nel nostro paese. Una deriva che, purtroppo, non ha più confini e non ha più limiti. È
appena sufficiente, al riguardo, registrare quotidianamente le diverse prese di posizione in vista
del voto di marzo per rendersene conto. Campi politici molto diversi ed alternativi tra di loro ma
accomunati da una violenza e da una virulenza verbale dove se le danno di santa ragione, come si
suol dire. E non solo tra i rispettivi campi politici. Perchè, come tutti possono verificare, si tratta di
due eserciti ben corazzati e ben attrezzati dove tutto è possibile ed ammesso tranne alcuni
tasselli. E mi riferisco, nello specifico, a quei tasselli che storicamente hanno caratterizzato e
contraddistinto quella cultura che i grandi leader e statisti democratico cristiani e cattolico
popolari chiamavano semplicemente “politica di centro”. Una cultura politica, una postura
istituzionale ed uno stile personale che rifuggivano quasi antropologicamente da quella
radicalizzazione e da quella demonizzazione che erano e restano all’origine della crisi della
politica, della caduta di qualità della democrazia e della stessa scarsa credibilità delle istituzioni
democratiche. Per non parlare della crisi profonda e strutturale dei partiti, diventati
progressivamente o strumenti nelle mani di una sola persona o meri e grigi cartelli elettorali. Due
eserciti, l’un contro l’altro armati, che contano al proprio interno politici, anche e soprattutto
magistrati sempre più politicizzati, giornalisti e conduttori di talk televisivi, opinionisti di riferimento
e uno stuolo di combattenti da tastiera che sono in prima linea nel demolire l’irriducibile nemico
politico.
Per queste ragioni, semplici ma essenziali, ogni qualvolta si leva una voce – autorevole e
qualificata – che recupera quella cultura, quella postura e quello stile sembra veramente di uscire
dal coro e di sintonizzarsi su un altro canale. O in un altro registro. È il caso, nei giorni scorsi,
dell’intervento breve ma altamente significativo del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella
di fronte al CSM.
Ora, però, e pur senza scomodare il gradino più alto delle istituzioni civili del nostro paese, è
altrettanto indubbio che sino a quando questa “politica di centro” non ridiventa centrale e
protagonista – e mi scuso per la ripetizione del termine ma è voluto – nel dibattito pubblico del
nostro paese, forse dovremmo continuare ad assistere a questo imbarbarimento della politica
italiana. Ed è anche per questi motivi, e alla luce del concreto dibattito referendario, che diventa
sempre più necessario ed indispensabile ricreare e dare forza ad un luogo politico che non
assecondi le spinte violente ed irresponsabili della radicalizzazione del conflitto politico da un lato
e della contrapposizione ideologica dall’altro. E questo è, oggi, forse l’unico tassello che può
ridare qualità alla democrazia italiana uscendo dal pantano della delegittimazione morale prima e
dell’annientamento politico poi dell’avversario. Che, nel caso specifico, è sempre e solo un
nemico da abbattere a tutti i costi e senza esclusione di colpi.

La moglie fantasma, in scena Maria Grazia Cucinotta e Pino Quartullo

Teatro Concordia  Domenica 1 marzo, ore 21

 

In La moglie fantasma Maria Grazia Cucinotta torna al suo amore per il teatro in una commedia di grande successo all’estero, affiancata da un talento come Pino Quartullo, tra gli attori più amati del panorama italiano, per la direzione di Marco Rampoldi, firma da anni impegnata nella edizione di testi ancora sconosciuti in Italia.

 

Edward, scrittore di teatro in crisi, non ha superato la morte della moglie, ma proprio quando sembra affacciarsi una nuova possibilità (quella di Glenda, giovane affascinante attrice) come un novello Amleto, riceve la visita dello spirito della moglie morte, Ruby. Questa non si presenta in modo molto shakespeariano, al contrario: ha conservato i modi burberi, schietti, il cinismo e l’arroganza di quand’era viva. Inoltre, è tornata dall’aldilà per una grande confessione: non è morta per aver accidentalmente mischiato cocktail e droghe, ma è stata assassinata ed Edward deve aiutarla a scoprire chi è stato.

La moglie fantasma è un mix di Spirito allegro e Amleto. La figura di Ruby è esilarante, un fantasma molto distante dai soliti cliché. E il giallo riserva delle belle sorprese, con l’entrata in scena nel secondo atto di vari personaggi per arrivare poi a un finale con un colpo di scena che scatena l’ilarità. David Tristram si supera in una commedia divertente, piena di ironia, giochi di parole e di godibili rimandi al grande bardo.

Info

Teatro della Concordia, corso Puccini, Venaria Reale (TO)

Domenica 1 marzo 2026, ore 21

La moglie fantasma

Con Maria Grazia Cucinotta e Pino Quartullo

E con Gianmarco Pozzoli, Roberta Petrozzi, Giorgio Verduci e la partecipazione di Alessandra Faiella

Di David Tristram

Traduzione Enrico Luttmann

Regia di Marco Rampoldi

Produzione: Nido di Ragno e Rara

Biglietti: intero 22 euro, ridotto 20 euro

www.teatrodellaconcordia.it

011 4241124 – info@teatrodellaconcordia.it

 

La partecipazione delle donne alla crescita dell’Italia

L’Italia in chiave di genere – Lavoro, impresa e partecipazione femminile per la crescita del paese” è stato il tema dell’incontro tenutosi  nella Sala Trasparenza del Grattacielo della Regione Piemonte su iniziativa della Consigliera di parità nazionale in collaborazione con la Consigliera di parità regionale.

Al centro dell’evento i contenuti della prima Relazione biennale sullo stato di attuazione della normativa in materia di parità e pari opportunità nel lavoro, che fornisce un quadro conoscitivo sui rapporti aziendali tra personale maschile e femminile, sull’utilizzo dei congedi sugli esoneri contributivi, sulla convalida delle dimissioni dei neogenitori e riporta informazioni relative alla sicurezza sul lavoro declinata in ottica di genere, al contrasto delle molestie sessuali sui luoghi di lavoro, al sostegno alle donne vittime di violenza.

Al saluto introduttivo dell’assessore regionale Marco Gabusi sono seguiti gli interventi di Chiara Cerrato, consigliera di Parità della Regione Piemonte, Stefano Marconi, direttore interregionale Centro dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro, Rosario De Luca, presidente del Consiglio nazionale Ordine dei Consulenti del lavoro, Paolo Bertolino, segretario generale di Unioncamere Piemonte, Cesarina Manassero, presidente della Commissione Pari opportunità dell’Ordine degli Avvocati di Torino, Riccardo Russo, del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Torino, coordinati da Caterina Angela Agus, consigliera di Parità supplente della Regione Piemonte. Quindi le testimonianze di imprese certificate rese da Massimo Albertengo, CEO Albertengo Panettoni, Pia Bosca, CEO Bosca, Mariasilvia Scippa, Diversity&Inclusion Manager Lavazza S.p.A, e una tavola rotonda moderata da Chiara Cerrato che ha visto la partecipazione di Filomena D’Antini, consigliera di Parità nazionale, Vincenzo Ciriaco, direttore regionale Inps Piemonte, Domenico Princigalli, direttore regionale Inail Piemonte, Massimo Richetti, vicedirettore Unione industriale di Torino, Alessandra Brogliatto, Commissione donne cooperazione di Confcooperative Piemonte, Fabrizio Bontempo, presidente Ordine Consulenti del lavoro di Torino, Cristina Maccari per Cgil, Cisl e Uil Piemonte.

A chiusura dei lavori sono intervenuti il vicepresidente e assessore al Lavoro della Regione Piemonte, Elena Chiorino e l’assessore regionale alle Pari opportunità Marina Chiarelli.

«La parità nel lavoro si costruisce intervenendo sui nodi strutturali che ancora frenano la partecipazione femminile – ha affermato il vicepresidente Chiorino – Il primo è la conciliazione tra vita e professione: per questo con il Piano A.L.Fa abbiamo compiuto una scelta politica chiara, 17 milioni di euro per rimuovere ostacoli concreti che troppo spesso costringono le donne a scegliere tra carriera e famiglia. Il welfare aziendale è una vera politica attiva del lavoro: rafforza l’occupazione femminile, sostiene le imprese e migliora la qualità della vita dei lavoratori. Ritengo che la parità non sia mai un costo, ma un investimento strategico. Liberare il lavoro femminile significa far crescere il Piemonte e l’Italia».

«La parità di genere non è solo un principio, ma una responsabilità concreta delle istituzioni, che si traduce in politiche capaci di sostenere le donne e prevenire ogni forma di discriminazione. La Regione Piemonte – ha dichiarato l’assessore Chiarelli – interviene con 5,5 milioni di euro complessivi sui capitoli legati alle Pari opportunità e Welfare. Nel 2024 circa 300.000 euro sono stati investiti in progetti educativi e culturali contro la violenza di genere e per la prevenzione nelle scuole e circa 4.000 sono le donne accompagnate attraverso i servizi e i percorsi sostenuti dalla Regione. Intervenire sui territori e sulle nuove generazioni significa costruire una cultura del rispetto e della consapevolezza, rafforzando il ruolo delle pari opportunità come leva di crescita sociale e culturale del Piemonte e dell’Italia».

«È stato un evento che ci ha permesso di confrontarci sui progressi fatti e sulle criticità da affrontare nel percorso per costruire un mondo del lavoro più equo e condiviso – ha riassunto Chiara Cerrato, consigliera di Parità della Regione Piemonte – Uno sguardo polisistemico che ha spaziato dal  rapporto presentato in Parlamento dalla consigliera nazionale di Parità e dagli strumenti messi in campo dalla Regione Piemonte e dal Governo, ai protocolli nazionali e ai tavoli regionali, alle testimonianze di imprese eccellenti per condividere e diffondere le buone pratiche del nostro territorio».

Cosa dice la Relazione

La prima Relazione biennale sullo stato di attuazione della normativa in materia di parità e pari opportunità nel lavoro riporta un’analisi sistemica delle politiche attuate in Italia nel triennio 2022-2024 e fornisce un quadro conoscitivo sui rapporti aziendali tra personale maschile e femminile, sull’utilizzo dei congedi (maternità, paternità, parentali, vittime di violenza), sugli esoneri contributivi, sui dati relativi alla convalida delle dimissioni dei neogenitori. Inoltre, riporta informazioni relative alla sicurezza sul lavoro declinata in ottica di genere, al contrasto delle molestie sessuali sui luoghi di lavoro, al sostegno alle donne vittime di violenza.

La Relazione evidenzia segnali incoraggianti: il tasso di occupazione femminile nella fascia di età attiva ha raggiunto il 52,5%, ma emergono ancora criticità strutturali, in particolare riguardanti la concentrazione delle donne in alcuni settori del mercato del lavoro (istruzione, sanità, commercio, servizi sociali) e la bassa numerosità nei ruoli apicali. Persistono inoltre divari retributivi di genere, più marcati nelle imprese di grandi dimensioni e nel commercio, mentre risultano meno accentuati tra le pmi.

Il tema della conciliazione tra vita lavorativa e familiare resta centrale. Nonostante gli incentivi, i congedi parentali nel triennio considerato risultano ancora scarsamente utilizzati dai padri, confermando un carico di cura prevalentemente femminile. In quest’ottica, strumenti normativi come la certificazione della parità e l’estensione dell’obbligo di redazione dei rapporti aziendali si configurano come leve importanti per premiare le imprese virtuose e incentivare comportamenti organizzativi più equi e inclusivi.

Anche il ruolo della Consigliera nazionale di parità e delle Consigliere territoriali si conferma strategico per l’inclusione lavorativa delle donne grazie ad azioni di prevenzione e contrasto delle discriminazioni e delle molestie nei luoghi di lavoro, attuate non solo attraverso azioni giudiziali e stragiudiziali ma anche valorizzando la collaborazione attiva con servizi territoriali, Centri antiviolenza e terzo settore.

A livello europeo, il recepimento delle Direttive (UE) 2023/970 e 2024/1500 entro giugno 2026 rappresenta un’opportunità cruciale per dotare il Paese di strumenti più efficaci nella lotta al divario retributivo e nel rafforzamento della parità di genere, a condizione che vengano garantite le necessarie risorse per il sistema di parità.

Dalla Relazione emerge anche la necessità di adottare politiche integrate e di lungo periodo, capaci di affrontare le disuguaglianze di genere in modo strutturale agendo su più piani: implementare le misure esistenti e monitorarne l’efficacia; contrastare gli stereotipi e promuovere modelli educativi inclusivi; incentivare la flessibilità sostenibile, la tutela della maternità e l’accesso delle donne ai ruoli di vertice; potenziare l’offerta di asili nido e l’assistenza domiciliare per ridurre il carico di cura familiare che grava ancora prevalentemente sulle donne.

Secondo la Relazione bisogna dunque proseguire con determinazione lungo il cammino della parità sostenendo l’attuazione di azioni trasversali coerenti con la Missione 5 del PNRR, che riconosce la riduzione dei divari di genere come priorità strategica per la coesione sociale, l’innovazione e la competitività del Paese.

cs

Chris Obehi, stasera al Circolo sociale Jigeenyi

Tra gli eventi di punta del Black History Month di questo weekend, da non perdere

Ieri sera ai Musei Reali, all’interno delle celebrazioni del Black History Month, Chris Obehi ha incantato il numeroso pubblico intervenuto. Il suo concerto si è imposto come uno dei momenti più intensi della rassegna: non solo un’esibizione musicale, ma una testimonianza di vita potente. 

Prima di cantare, Chris Obehi ha scelto di condividere la propria storia. Nato in Nigeria nel 1998 come Christopher Goddey, cresce in un ambiente in cui la musica è presenza quotidiana e familiare: la madre che ogni domenica canta nel coro gospel della chiesa e il padre che, al rientro dal lavoro, mette sempre musica in casa, facendogli ascoltare Fela Kuti. È così che Chris respira fin da bambino un universo sonoro fatto di ritmo, voce e impegno, ben prima che la musica diventi linguaggio artistico consapevole.

Nel 2015 la sua vita cambia radicalmente. Costretto a fuggire dalle persecuzioni religiose di Boko Haram, intraprende il viaggio verso l’Europa seguendo una delle rotte migratorie più pericolose. La Libia è una tappa obbligata e violentissima: i lager, le torture, la sospensione dell’umanità. Poi il mare, attraversato su un gommone con circa cento persone a bordo, senza saper nuotare. Solo sessanta verranno tratte in salvo. 

È durante quella traversata che si consuma l’episodio destinato a segnare per sempre il suo cammino e quello di chi oggi lo ascolta. Chris tiene in braccio un bambino sconosciuto, cercando di consolarlo mentre lui stesso è stremato, con una gamba ustionata dal miscuglio di benzina e acqua salata. Viene scambiato per suo padre, e forse anche questo equivoco contribuisce a salvarlo. Intorno a lui, il mare si prende i suoi “fratelli”, uno dopo l’altro, inghiottiti dalle onde. Dalla nave dei soccorsi li vede scomparire uno alla volta, impotente.

A Lampedusa, giorni dopo, rivede quel bambino: è sereno, gioca a palla. In quel momento comprende che si sono salvati a vicenda. «Se non avessi salvato quel bambino, lui non avrebbe salvato me. E oggi non sarei qui».

La Sicilia diventa una seconda casa, Palermo il luogo della rinascita. Qui Obehi si forma come musicista, studia contrabbasso al Conservatorio e inizia a costruire una poetica sonora personale suonando la chitarra da autodidatta. Nel 2020 vince il Premio Balistreri e Favara e pubblica per 800A Records il suo primo album, OBEHI– “Mani d’Angelo” in lingua esan. Un disco che racconta il suo percorso umano e musicale, e che contiene Non siamo pesci, unico brano in italiano dell’album, ispirato al viaggio in gommone del 2015 e allo scampato naufragio, poi scelto come colonna sonora del documentario The Welcome Table del regista statunitense Josh Fox.

La sua musica è una fusione che restituisce il volto migliore della globalizzazione: un linguaggio senza barriere né confini, in cui l’afrobeat di Fela Kuti e i ritmi tradizionali africani dialogano con l’Europa e l’Occidente, dando vita a nuove soluzioni sonore. Obehiè anche un grande affabulatore: sul palco intreccia racconto e canzone, mescolando italiano, inglese, siciliano, la lingua della terra dove ha trovato una nuova vita e si è scoperto musicista.

Si esibisce sia da solista sia insieme ai musicisti siciliani con cui ha creato un quartetto esplosivo: Luca Trentacoste alla batteria, Fabrizio Malerba alle chitarre e Federico Mordino alle percussioni. Un progetto che negli anni lo ha portato su palchi importanti: dall’apertura del concerto di Bombino al Nomad Festival di Palermo, alla partecipazione all’Heroes Festival di Torino aprendo il live di Fatoumata Diawara, fino a condividere il palco con artisti come La Niña, Calibro 35 e Lucio Corsi. Il quartetto è stato anche invitato come main artist a chiusura del Kontakt Festival di Toruń, in Polonia.

Nel suo percorso figurano importanti festival siciliani – Mondo Sounds Festival a San Vito Lo Capo, Festivallead Agrigento – e significativi riconoscimenti, come la Targa SIAE – Giovane Autore a Musica Contro le Mafienel 2019. A fine 2021, grazie a un progetto sostenuto da Italia Music Export, riesce a tornare in Nigeria per registrare a Lagos un singolo insieme agli Egypt 80, la storica band di Seun Kuti e di suo padre Fela Kuti. Il brano, Actions and Consequences, esce nel febbraio 2022.

Nel 2025 partecipa al programma televisivo Dalla strada al palco su Rai1, duettando con Malika Ayane, e viene nuovamente invitato dalla Rai in occasione della Giornata dell’Africa per un concerto insieme a Fiorella Mannoia, Leo Gassmann e altri artisti di spicco della scena italiana.

Prima delle serate torinesi, il 5 febbraio Chris Obehi si era già esibito a Carmagnola e ha incontrato studenti in una scuola per raccontare la propria storia, un esempio di coraggio e determinazione che invita a comprendere e a creare empatia verso le storie dei migranti. 

Il concerto ai Musei Reali si è aperto così: con una storia capace di spezzare il pubblico in due, per poi ricomporlo attraverso la musica. E forse è proprio in questo passaggio, tra ferita e danza, che risiede la forza più autentica di Chris Obehi.

Stasera si esibirà al circolo sociale Jigeenyi in via Borgo Dora 3/o

Per prenotare consultare il sito https://www.blackhistorymonthtorino.it/

GIULIANA PRESTIPINO

Il piccolo principe

Teatro Concordia

Domenica 8 febbraio, ore 16

 

 

La nuova produzione della compagnia di danza MIXIT

 

 

Liberamente ispirata al celebre romanzo Il Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupéry, la nuova produzione della Compagnia di danza MIXIT, con la regia di Denise Zucca, mette in scena un viaggio poetico senza tempo, rivolto a spettatori di ogni fascia d’età.

Il Piccolo Principe racconta la storia di un pilota d’aerei che precipita nel deserto e incontra un bambino misterioso, il Piccolo Principe, proveniente da un minuscolo pianeta lontano. Durante il racconto, il Piccolo Principe condivide con il pilota le sue esperienze di viaggio attraverso vari pianeti, abitati da personaggi strani e solitari che rappresentano diversi aspetti della natura umana. Attraverso dialoghi semplici ma profondi, il libro esplora temi come l’amicizia, l’amore e l’importanza di guardare oltre le apparenze, invitando il lettore a riflettere sulla bellezza dei legami invisibili e sul valore delle cose essenziali, riscoprendo il mondo con occhi curiosi e pieni di meraviglia.

La Compagnia MIXIT è un progetto socioculturale, innovativo e poliedrico, che unisce soggetti di età e attitudini differenti, orientato verso una contaminazione di stili che generano un unico cerchio coreografico a servizio dello spettacolo dal vivo e non solo. La compagnia giovanile, diretta da Denise Zucca, è pensata come un “trampolino di lancio” che ha come obiettivi la visibilità e la preparazione di giovani artisti in fase di crescita ma soprattutto l’arricchimento individuale come utile bagaglio culturale, in un contesto dove la danza e lo spettacolo si identifichino come strumento di comunicazione.

Info

Teatro della Concordia, corso Puccini, Venaria Reale (TO)

Domenica 8 febbraio 2026, ore 16 

Il piccolo principe

Direzione e regia: Denise Zucca

Ideato da Andrea Alice, Eleonora Biz

Coreografie di Andrea Alice, Eleonora Biz, Denise Zucca

Coordinamento generale: Elisa Amadei

Lighting designer: Riccardo Padovan

Ballerini: Compagnia Mixit

Musiche: Alexandre Desplat, Frederic Sans, Hans Zimmer

Biglietti: 15 euro intero, 10 euro ridotto under 12

www.teatrodellaconcordia.it

011 4241124 – info@teatrodellaconcordia.it

 

Carlo Degiacomi, una vita per la radio e per il sociale

Ritratti Torinesi  

Carlo Degiacomi, classe 1950, è architetto, giornalista e divulgatore scientifico, molto noto a Torino per essere stato, nel 1983, fondatore e direttore della storica emittente Radio Torino Popolare, oltre ad essere stato direttore del Museo “A come Ambiente”, il primo a livello europeo interamente dedicato ai temi ambientali e situato nel capoluogo piemontese.

“Nel mese di ottobre 2025 è stata pubblicata la mia ultima curatela letteraria, intitolata ‘Ascoltare la città. Comunicare a 360°. Nuotare nel sociale. Radio Torino Popolare. Una radio locale e i suoi sviluppi’ – ha raccontato Carlo Degiacomi –  Direi che ci sono tutte le caratteristiche che hanno portato alla nascita di Radio Torino Popolare, cioè un’emittente locale con l’idea di incarnare una funzione informativa allargata, ovvero dar spazio a tutto ciò che succedeva in città, ma anche agli approfondimenti musicali. Un radio che comprendeva tutta una serie di iniziative parallele che ci hanno portato a creare tre redazioni: la prima dedicata alla musica, la seconda all’informazione e la terza ad attività di varo genere. Insieme costituivano una ricerca assoluta d’ascolto alla città. Radio Torino Popolare è nata con l’intento di stabilire un rapporto con la gente e, in particolare, con i giovani, e gli anni Novanta hanno rappresentato il coronamento di questa volontà”.

“Radio Torino Popolare è nata nella sede della CISL, che ci ha aiutato a creare una struttura solida e con la quale abbiamo mantenuto ottimi rapporti successivamente, quando ci siamo spostati in autonomia in una nuova sede – ha continuato Carlo Degiacomi – all’inizio abbiamo rilevato le frequenze di Radio Città Futura, una delle prime emittenti sul territorio, e fin da subito abbiamo cercato di dare la nostra impronta culturale: il concetto centrale era fare rete proprio nel momento in cui si stava decidendo il futuro delle radio private. Abbiamo così fondato il Sindacato delle Radio Piemontesi, la FERP, che ha svolto un ruolo cruciale nel costruire e difendere un futuro per le radio private, nell’intervenire su quelli che erano diritti, doveri e regole del settore a livello nazionale. Questa unione è poi sfociata anche in iniziative comuni molto importanti: cito, per esempio, il tema sociale degli anni Ottanta legato ai tanti morti di eroina e all’uso della droga, che ha unito una serie di emittenti radiofoniche in vere e proprie campagne contro il dramma rappresentato dal massivo uso di sostanze, in progetti musicali e iniziative legate ai temi caldi di quel periodo storico. Come Radio Torino Popolare abbiamo inoltre fondato un’agenzia chiamata Radionotizie, diventata in seguito il notiziario per tutto un blocco di radio, in Piemonte, importanti. Nel libro tratto anche l’argomento di alcuni format innovativi e iconici di Radio Torino Popolare, tra cui ‘Scrivere la radio’, che ci ha consentito di vincere l’Oscar delle trasmissioni culturali radiofoniche, consegnatoci da Pippo Baudo al teatro delle Vittorie, a Roma”.

“Radio Torino Popolare chiuse nel 2003 – spiega Carlo Degiacomi –  ma le è sopravvissuta fino ad oggi una parte, Ecofficina, nata da quella redazione dell’emittente che si occupava delle iniziative culturali e che ha coinvolto decine di migliaia di persone. Ecofficina ha curato, per 16 anni, fino al 2006, il progetto grafico e le mostre delle edizioni della ‘Tre giorni del Volontariato, della solidarietà, della cittadinanza’, un evento locale che ha sviluppato un respiro nazionale, ospitando personalità di ogni tipo, dal mondo musicale a quello sociale, e occupando luoghi simbolo di Torino come il Valentino, piazza Castello, via Po, Piazza Vittorio con banchetti, incontri, mostre e iniziative culturali dalle finalità benefiche.

Attraverso campagne e un progetto di visione legato alla città, come Ecofficina abbiamo anche  trasformato, con un supporto importante da parte del Comune di Torino, alcune aree dismesse in progetti come ‘Parco Giò’ (all’interno di Parco Michelotti) e ‘La casa della Tigre’, una struttura polivalente che era stata ideata come spazio dedicato alla didattica e alla divulgazione per i più piccoli, una sorta di salotto all’aperto nel centro della città, incentrato su attività creative continue e laboratori. La Casa della Tigre ha rappresentato per Ecofficina uno dei progetti più strutturati, insieme al Museo ‘A come Ambiente’, nato nel 2003, alla fine di Radio Torino Popolare, e ancora oggi in attività. Con una mostra al Museo dell’Automobile, intitolata ‘R come Rifiuti’, siamo stati tra i primi ad aiutare, con un’iniziativa che ha coinvolto successivamente anche il Museo ‘A come Ambiente’, le aziende che si occupavano di rifiuti a stimolare la cittadinanza a fare la raccolta differenziata. Il Museo ‘A come Ambiente’ è il primo, a livello europeo, interamente dedicato alle tematiche ambientali, pensato per offrire ai bambini, scuole e cittadini la possibilità di sperimentare in prima persona e confrontarsi su temi quali l’energia, il riciclo dei materiali, l’acqua, i trasporti e l’alimentazione”.

“Per quanto riguarda invece il futuro delle radio – conclude Carlo Degiacomi – se volgo lo sguardo verso il passato penso siano stati fatti errori e cose positive. Bisognerebbe provare a ragionare sul tema riguardante gli spazi dell’informazione locale. Io penso che questi spazi siano enormi. Il pensiero che questi non esistano, fa sì che si parta da un punto di vista non corretto all’origine. Penso sia valido ancora oggi il consiglio di ‘fare rete’ per rafforzarsi: chiunque voglia operare all’interno di questi spazi d’informazione deve tenere sempre a mente questo concetto della rete. Credo che con spirito d’iniziativa e innovazione si possa andare incontro al futuro con ottimismo”.

Mara Martellotta