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Religione e politica, presentata Legge regionale sulla memoria del 1848

Alla presentazione della nuova legge regionale hanno partecipato la prima firmataria Monica Canalis, il giornalista Francesco Antonioli, il costituzionalista Giovanni Boggero, il presidente del Comitato Interfedi Valentino Castellani, il presidente della Comunità ebraica Dario Disegni, la sociologa Stefania Palmisano, la presidente della Fondazione Centro culturale valdese Bruna Peyrot, il pastore Giuseppe Platone, l’onorevole Valdo Spini ed il presidente del Concistoro di Torino Sergio Velluto.

 Ieri è stata presentata a Torino la nuova legge regionale sulla memoria dei fatti del 1848, anno in cui il Regno di Sardegna concesse i diritti civili e politici alle minoranze valdese ed ebraica.

Grazie alla legge approvata all’unanimità dal Consiglio regionale il 24 febbraio scorso, il Piemonte continua ad essere un faro del dialogo e dello stato di diritto, tramite l’istituzione di una giornata regionale, ogni 17 febbraio, per fare memoria dei fatti del passato e sensibilizzare ai valori della convivenza e della tolleranza.

Durante la presentazione è emersa con forza l’importanza del dialogo tra le religioni e del confronto tra la religione e la politica, per rafforzare il diritto e il valore della libertà religiosa, in un’epoca caratterizzata dal post secolarismo e dal ritorno delle guerre di religione. Le religioni possono essere attori di pace e di convivenza, nel pluralismo e nel rispetto delle diversità, svolgendo un ruolo di coesione comunitaria e non solo di introspezione privata.

Ricordare la storia peculiare del Piemonte può quindi lenire le dolorose ferite del passato, in una terra in cui l’appartenenza religiosa ha causato per secoli scontri sanguinari ed ingiuste segregazioni, essere di stimolo per una riflessione sul riconoscimento di tutte le confessioni e sul significato della cittadinanza delle minoranze, non solo religiose, ed infine sollecitare una compiuta inclusione di tutte le attuali componenti della comunità piemontese.

L’auspicio espresso nel convegno è che buone pratiche come il comitato Interfedi del comune di Torino si estendano ad altri Municipi e che la legge piemontese incoraggi una iniziativa legislativa parlamentare sul tema della libertà religiosa.

Torino, Lo Russo unisce visione e competenza

LO SCENARIO POLITICO di Giorgio Merlo

La classe dirigente politica ed amministrativa, di norma, è sempre figlia del suo tempo. La prima
repubblica, sempre molto contestata e biasimata dai noti e sempreverdi circoli radical chic della
sinistra illuminata e progressista, ha potuto contare su una classe dirigente di straordinaria
levatura politica, culturale e civile. Al di là degli alti e bassi, come ovvio, è indubbio che non esiste
alcun confronto possibile – e sempre al di là dei noti opinionisti e commentatori che sono autentici
ed incalliti detrattori dell’esperienza della Dc, cioè del partito perno di quella lunga stagione – con
le classi dirigenti che si sono succedute dopo quell’esperienza. Per non parlare – e su cui è meglio
stendere un velo pietoso – delle classi dirigenti che sono state il frutto e il prodotto concreti della
deriva populista, demagogica, estremista e sovranista della politica italiana con cui, purtroppo,
dobbiamo ancora fare i conti.

Ma, per fermarci al risvolto locale, non possiamo non evidenziare – almeno questa è la mia
opinione – che c’è il potenziale ritorno di una classe dirigente che è nuovamente capace di unire la
competenza specifica con una visione di medio/lungo termine. Che poi, detto fra noi, è il segreto
che caratterizza da sempre una buona, qualificata e rappresentativa classe dirigente politica ed
amministrativa. Certo, anche nel governo dei grandi Comuni – come ad esempio, Torino – noi
abbiamo conosciuto Sindaci e personalità molto diverse fra di loro, frutto anche della stagione
politica che li esprimeva. Sindaci che possedevano una loro specifica e forte personalità e che
erano in grado di declinarla al di là e al di fuori delle pressioni e dei condizionamenti dei rispettivi
partiti e schieramenti politici. Basti pensare, per fare solo 2 nomi storici e fortemente
rappresentativi, a Giovanni Porcellana, democristiano, e a Diego Novelli, comunista. Ma l’elenco
potrebbe essere molto più lungo ed articolato.

Ora, per fermarsi all’attualità, e dopo la disastrosa e fallimentare gestione politica populista e
demagogica dell’esponente dei 5 stelle Appendino, è abbastanza evidente che con la gestione di
Stefano Lo Russo siamo ritornati ad una classe dirigente all’altezza della situazione dove il
Sindaco di una grande città non è solo il prodotto fortuito e casuale di una fase politica ma anche,
e soprattutto, l’espressione di un punto di rifermento a cui tutti possono guardare con attenzione,
rispetto e considerazione. E, lungo questo versante, la postura istituzionale e il profilo politico
dell’attuale Sindaco di Torino rispondono a questa doppia esigenza. Al di là, lo ripeto, di quello
che ognuno può pensare della sua concreta gestione politica ed amministrativa. E questo perchè
se oggi vogliamo cogliere anche la nuova domanda di partecipazione e di attenzione alla politica –
con la speranza che non siano solo una esigenza passeggera – emersi durante la recente
consultazione referendaria, abbiamo drammaticamente bisogno di avere una classe dirigente che
sia realmente rappresentativa e fortemente qualificata sul terreno dell’autorevolezza, della
competenza e della credibilità.

Ed è per queste ragioni, semplici ma oggettive, che la capacità di Stefano Lo Russo di saper unire
la competenza specifica con una visione di medio/lungo termine resta l’elemento più importante e
più significativo per qualificare e rafforzare il profilo e la statura di una classe dirigente politica ed
amministrava.

Piemonte e Liguria insieme per la logistica. Governance condivisa dei porti di Genova e Savona

LOGISTICA: PIEMONTE E LIGURIA INSIEME PER LA GOVERNANCE CONDIVISA

DEI PORTI DI GENOVA E SAVONA E PER LO SVILUPPO DELLE AREE RETROPORTUALI



I presidenti della Regione Piemonte Alberto Cirio e della Regione Liguria Marco Bucci hanno condiviso  l’opportunità che in futuro il Piemonte entri a far parte della governance dei porti di Genova e Savona-Vado con un rappresentante nel Cda dell’AdSP-Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale per massimizzare la collaborazione e le potenzialità di sviluppo determinate dalla connessione tra le aree portuali e quelle retroportuali disponibili in Piemonte.

“Oggi il Nord Ovest cresce più del Nord Est e questa crescita è strettamente collegata all’avanzamento dei lavori dei due corridoi europei Nord-Sud e Est-Ovest su cui viaggeranno tutte le merci d’Europa e che si incrociano in Piemonte, al confine con la Liguria e con la Lombardia, in un’area che è il cuore logistico dell’Europa – dichiarano il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio e gli assessori alla Logistica Enrico Bussalino e ai Trasporti, Marco Gabusi -. Ecco perché è importante aumentare le sinergie e come Piemonte stiamo portando avanti la richiesta di entrare a far parte della governance dell’Autorità di sistema portuale del Mar Ligure Occidentale. Sappiamo che c’è una legge in via di definizione per cui è pronto un emendamento, in accordo anche con il governo, che dovrà individuare la modalità di partecipazione e di coinvolgimento che riteniamo strategici per lo sviluppo del Nord Ovest e dei nostri territori”.

“È fondamentale lavorare insieme per fare scelte condivise che portino ad una maggiore crescita economica e occupazionale – hanno dichiarato il presidente Marco Bucci e l’assessore ai Porti e Logistica Alessio Piana – Per questo non vedo ostacoli ma solo opportunità nell’ingresso del Piemonte nella governance dei porti di Genova e Savona-Vado. Il Savonese, un’area da sempre legata a doppio filo con il Piemonte, è perfetto per discutere e avviare progetti comuni con il presidente Cirio. La storia ce lo ha insegnato, e sarà così anche in futuro: sviluppo, crescita, lavoro e innovazione scaturiscono solo grazie alla cooperazione tra territori e agli scambi continui oltre i confini amministrativi. Liguria, Piemonte, Lombardia, Valle d’Aosta, tutti i territori che si estendono sotto alle Alpi sono tra le zone più ricche d’Europa, con un Pil rilevante, prospettive di crescita significative e un’altra qualità di vita; ogni soluzione che permetta di incentivare ulteriormente la collaborazione tra queste Regioni va incentivata e promossa. Iniziamo a lavorare affinché i nostri figli e nipoti possano vedere un’unica macroregione, un’area che ha tutte le carte in regola per diventare il posto migliore dove vivere in Europa. Noi, come Istituzioni, siamo al servizio dei cittadini e delle imprese: più li aiutiamo a raggiungere i propri obiettivi più efficiente si dimostra il nostro operato. Ben vengano, dunque – concludono Bucci e Piana – tutte le iniziative che vanno in questa direzione, soprattutto se portate avanti in collaborazione con i nostro vicini piemontesi”.

“L’Autorità ha già messo in campo investimenti concreti per sviluppare il traffico ferroviario e migliorare l’integrazione e interoperabilità tra porto e rete logistica – dichiara il segretario generale dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale, Tito Vespasiani – Perché questo percorso produca risultati pienamente efficaci, è necessario proseguire con un impegno condiviso sul sistema infrastrutturale, garantendo capacità adeguata, continuità operativa e una pianificazione coordinata degli interventi per assicurare un efficiente sistema trasportistico integrato all’altezza delle esigenze dei nostri distretti industriali e ai mercati di riferimento. Per garantire la piena crescita del traffico ferroviario e cogliere le opportunità di sviluppo sostenibile, è ora fondamentale un impegno coordinato tra AdSP e RFI, in grado di assicurare infrastrutture adeguate, continuità operativa e integrazione del sistema logistico”.

“Anche le province possono essere protagoniste della sfida per lo sviluppo della logistica e delle interconnessioni tra porto e retroporto in quanto enti che hanno il compito di collaborare alle strategie di governo di area vasta – dichiarano i presidenti delle Province di Alessandria e Cuneo, Luigi Benzi e Luca Robaldo -. Le aree cuneesi e alessandrine hanno in quella retroportuale la loro vocazione naturale che potrà anche contare nei prossimi anni sulla piena operatività di infrastrutture come il Terzo Valico che contribuiranno a potenziare lo sviluppo della logistica e del trasporto delle merci nel nostro territorio, prestando la massima attenzione all’adeguamento della rete stradale necessaria al trasporto su gomma”.

“Una giornata dal taglio molto concreto – spiega il presidente della Provincia di Savona Pierangelo Olivieri -, alla quale si lavorava da tempo, per riuscire a fare una sintesi insieme ed evidenziare i punti di maggiore forza, che devono concretizzarsi con il focus sulla logistica e sui traffici che, partendo dai rapporti storici, devono consolidarsi ma anche rinnovarsi con le nuove tecnologie e le nuove richieste dei mercati”.

Il sistema logistico Liguria–Piemonte e l’opportunità di lavorare insieme su infrastrutture e retroportualità per la crescita dei traffici sono stati al centro della giornata che visto protagoniste le due Regioni, le Province di Alessandria, Cuneo e Savona, coinvolte nell’estensione della Zona Logistica Semplificata (ZLS) “Porto e Retroporto di Genova”, con il contributo delle rispettive Unioni Industriali, l’autorità portuale e la Capitaneria di porto in una serie di sopralluoghi nell’entroterra ligure al confine con il Piemonte e ai porti di Savona e Vado.

Al porto di Vado il confronto ha coinvolto, insieme all’assessore ligure Marco Scajola, anche terminalisti, spedizionieri, fornitori dei servizi tecnici e enti locali per parlare del rafforzamento delle connessioni tra l’hub portuale di Savona–Vado Ligure (riferimento per le filiere agroalimentari, rinfusiere e containerizzate del nord Italia e del sud Europa) e il sistema produttivo piemontese, storico retroporto strategico, dotato di aree idonee allo sviluppo delle attività di stoccaggio e distribuzione. Lo scalo, primo d’Italia per crescita percentuale, si conferma componente trainante della piattaforma ligure, come evidenziato dai dati di traffico: significativo incremento del comparto container (+58,4%, circa 590 mila TEU movimentati) e delle rinfuse (+1,6%), in un contesto internazionale caratterizzato da persistenti incertezze geopolitiche. La visita presso APM Terminals e, successivamente, al Multipiano del porto di Savona, alla presenza anche del sindaco Marco Russo, ha consentito un approfondimento diretto sulle dinamiche dei traffici e sulle attività dei principali operatori portuali, evidenziando il ruolo centrale del sistema savonese a supporto delle catene produttive piemontesi. È emersa, infine, la prospettiva di un maggiore coinvolgimento istituzionale del Piemonte nella pianificazione del sistema ligure, attraverso un’integrazione più strutturata. Prioritario il potenziamento dell’intermodalità ferroviaria, con particolare riferimento alla direttrice Savona–Torino, asse fondamentale per l’accesso ai mercati del Nord-Ovest e ai corridoi europei, intervenendo in modo coordinato su infrastrutture, digitalizzazione e organizzazione operativa. L’obiettivo è sfruttare il completamento delle grandi opere di collegamento e consolidare un cluster economico territoriale competitivo rispetto ai principali porti europei.
In mattinata il presidente Cirio ha inoltre visitato a Cairo Montenotte le aree industriali della zona di Bragno e, successivamente, quelle dell’ex stabilimento Ferrania. Presenti anche il subcommissario per le Funivie Savona–San Giuseppe di Cairo e assessore alle aree di crisi complessa di Regione Liguria Paolo Ripamonti, gli assessori di Regione Piemonte alla logistica Enrico Bussalino e ai trasporti Marco Gabusi, i presidenti delle Province di Alessandria, Cuneo e Savona, rispettivamente Luigi Benzi, Luca Robaldo e Pierangelo Olivieri; il sindaco Paolo Lambertini, e l’Unione Industriali provinciale, nella persona del Presidente Sambin. Le aree visitate potranno essere coinvolte, in una prospettiva strategica – anche alla luce dell’iter già avviato per il sistema delle Funivie – nell’estensione della Zona Logistica Semplificata (ZLS) “Porto e Retroporto di Genova”, come già avvenuto per diverse località delle province di Alessandria, Cuneo e Savona, consolidandone il ruolo di retroporto a servizio dello scalo Savona–Vado. La ZLS, istituita nel 2018, rappresenta un modello che connette porti, retroporti, interporti e aree industriali, con l’obiettivo di attrarre investimenti attraverso semplificazioni amministrative e strumenti di agevolazione, tra cui l’area franca doganale. Si tratta, nel caso dei porti di Genova e Savona, dell’unico esempio in Italia con estensione interregionale. La Provincia di Savona, componente della Cabina di Regia, ne sostiene l’ampliamento, ritenendo strategiche le sinergie tra costa ed entroterra e con le regioni limitrofe, in particolare il Piemonte, in una visione evoluta della logistica che unisce movimentazione, stoccaggio e attività produttive. In tale contesto, lo sviluppo del sistema portuale non può prescindere da un retroporto adeguato: le aree cairesi – insieme ad altri ambiti della Valbormida – rappresentano un’opportunità concreta per rafforzare l’integrazione funzionale tra porto e territorio.

cs

Il Castello di Rivoli presenta la seconda edizione di “Inserzioni”

Con le opere di Gabriel Chaile, Lonnie Holley e Huda Takriti dal 27 marzo al 23 agosto prossimo

Il 27 marzo prossimo, il Castello di Rivoli Museo di Arte Contemporanea presenta la seconda edizione di “Inserzioni”, il programma semestrale di commissioni che introduce nuove opere concepite in dialogo con le sale barocche normalmente dedicate alla collezione permanente, trasformandole in un dispositivo espositivo in continua evoluzione. Il progetto interviene nella narrazione museale, invitando artisti contemporanei a misurarsi con l’architettura incompiuta del castello e con la stratificazione storica e simbolica delle sue sale, attivando relazioni inedite tra opere, spazio e memoria. A cura di Francesco Manacorda, con l’intervento di Huda Takriti, curato da Linda Fossati, “Inserzioni” coinvolge per questa edizione Gabriel Chaile, Lonnie Holley e Huda Takriti, le cui pratiche affrontano temi legati alla memoria, alla genealogia e alla costruzione delle narrazioni collettive in contesti geografici e culturali diversi. Concepite usando le sale auliche come punte di partenza non neutrali, le opere si inseriscono nel percorso della collezione contribuendo a rinnovarne periodicamente l’allestimento e ad ampliarne la prospettiva culturale. Attraverso queste commissioni, il museo prosegue nel ripensamento dei canoni della storia dell’arte, aprendosi a tradizioni e visioni che criticamente interrogano le narrazioni occidentali dominanti.

Il progetto si radica nella vocazione originale del Castello di Rivoli come luogo aperto all’intervento diretto degli artisti, in cui l’architettura diventa condizione generativa. Gli artisti sono così chiamati a partecipare attivamente alla scrittura della storia espositiva del Museo, contribuendo all’evoluzione del suo patrimonio culturale.

Tra gli artisti figurano Gabriel Chaile, nato a San Miguel de Tucumán, in Argentina, nel 1985, che presenta un intervento in relazione al pozzo medievale del Castello, elemento che connette l’edificio alla collina su cui sorge. Lo spazio viene trasformato in un ambiente sospeso tra diorama storico e scenario fantascientifico, in cui una figura antropomorfa in creta interagisce con elementi scultorei evocativi di un accampamento precario, suggerendo una condizione di sopravvivenza post-apocalittica. La ricerca d’artista si fonda sul concetto di genealogia della forma, secondo cui le forme custodiscono stratificazioni culturali e tracce di memorie individuali e collettive. Le sue sculture, realizzate con argilla, terra e adobe, si ispirano alle tradizioni artigianali e alle cosmologia indigene del Nord Ovest argentino, evocando narrazioni ancestrali e i processi di trasmissioni culturali. In dialogo con i frammenti di affreschi storici presenti in sala, l’intervento intreccia memoria architettonica e immaginazione contemporanea, riflettendo su storia, identità e trasformazione; Lonnie Holley, nato a Birmingham, in Alabama, negli Stati Uniti, nel 1950, presenta un gruppo di nuove sculture e dipinti concepiti per la Sala dei Continenti, decorata nel Settecento con rappresentazioni allegoriche che riflettono la visione geopolitica dell’epoca. Estendendo la tradizione della Black Art del Sud degli Stati Uniti, Holley trasforma materiali trovati e di recupero, come il legno bruciato, il metallo, la plastica e oggetti di uso quotidiano in assemblaggi che attivano le narrazioni insite negli stessi materiali. Attraverso un processo intuitivo e improvvisato, Holley affronta temi quali memoria collettiva, diseguaglianze sociali, violenza storica e possibilità di trasformazione spirituale e politica. Nel contesto del Castello, le opere instaurano una tensione critica con le rappresentazioni storiche della Sala, proponendo nuove prospettive sul potere e sulla memoria. Sculture dipinte su trapunta evocano presenze collettive e genealogie simboliche che ridefiniscono la percezione dello spazio espositivo.

La pratica espositiva di Huda Takriti, nata a Damasco, in Siria, nel 1990, oggi residente a Vienna, intreccia ricerca d’archivio, video e performance, dando vita a installazioni che mettono in relazione immagini in movimento e materiali storici con il contesto architettonico. Per “Inserzioni”, l’artista presenta un progetto che indaga il ruolo delle immagini, del cinema, delle istituzioni e dell’industria nella costruzione delle narrazioni storiche del secondo dopoguerra. Il soggetto riunisce il video “Clarity is the Closest Wound to the Sun”, del 2023, e due nuove produzioni, tra cui “It is Always Midnight in Their Minds”, del 2026, sviluppata a partire da ricerche condotte negli archivi italiani. L’opera indaga il rapporto tra l’Ente Nazionale Idrocarburi ENI e le ex colonie europee, comprese quelle italiane, e quelle ancora in lotta per la liberazione negli anni Cinquanta e Sessanta, esaminando le intersezioni tra sostegno politico, interessi economici e produzione cinematografica nel contesto dei processi di decolonizzazione. Accanto ai video, Takriti realizza un’installazione in vinile concepita come un affresco contemporaneo che si estende sulle pareti della sala 29, stabilendo un dialogo con gli affreschi storici della residenza. Il progetto riflette sulle modalità attraverso cui le narrazioni storiche vengono costruite e trasmesse, interrogando il ruolo delle immagini nella costruzione dell’immaginario collettivo.

Info: Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea-piazza Mafalda di Savoia, Rivoli – info@castellodirivoli.org – 0119565222 – orari d’apertura: da mercoledì al venerdì dalle 10 alle 17/ sabato, domenica e festivi dalle 11 alle 18.

Mara Martellotta

Il grande ciclismo amatoriale: presentata la Granfondo Torino 2026

 

È stata presentata  al Motovelodromo Fausto Coppi l’undicesima edizione della Granfondo Torino – Memorial Luca Ferrero, uno degli appuntamenti più attesi del calendario ciclistico amatoriale. L’evento tornerà domenica 19 aprile, offrendo agli appassionati l’opportunità di pedalare nel cuore di Torino e del suo territorio, tra storia e paesaggi d’eccellenza.

La manifestazione proporrà un percorso unico di 113 chilometri con 1900 metri di dislivello: un tracciato tecnico e impegnativo, ma accessibile a un ampio pubblico di ciclisti, che si snoda tra alcune delle aree più suggestive della collina torinese e dell’arco alpino occidentale. Salite mai eccessivamente lunghe ma capaci di mettere alla prova la resistenza, alternandosi a scorci panoramici di grande fascino.

“L’edizione 2026 della Granfondo Torino rappresenta un traguardo significativo per la manifestazione, che negli anni ha consolidato il proprio ruolo nel panorama sportivo cittadino – ha commentato l’assessore Carretta nel corso della presentazione -. .L’evento continua a distinguersi per la capacità di coinvolgere il territorio, promuovendo la cultura dello sport, del benessere e della mobilità sostenibile. La Granfondo non è solo una grande festa dello sport, ma un’occasione per promuovere Torino e i suoi dintorni, scoprendone paesaggi in maniera attiva e consapevole. Il Memorial Luca Ferrero ci ricorda, inoltre, quanto sia fondamentale continuare a promuovere la sicurezza di chi utilizza la bicicletta, sia nelle competizioni sia nella vita quotidiana. È un impegno che la Città di Torino porta avanti con determinazione. Eventi di questa qualità confermano la volontà di sostenere lo sport come strumento di partecipazione, promozione, crescita e cultura civica”.

Cuore pulsante della due giorni sarà ancora una volta il Motovelodromo Fausto Coppi, simbolo del ciclismo cittadino e nazionale. Le attività inizieranno già sabato 18 aprile con il ritiro dei pacchi gara e con un momento particolarmente significativo: l’omaggio al Grande Torino sulla collina di Basilica di Superga, con la deposizione di una corona di alloro nel monumento dedicato agli Invincibili. Un gesto che negli anni è diventato parte integrante dello spirito della manifestazione, capace di unire sport e memoria collettiva.

La gara partirà domenica 19 aprile alle ore 8.30 da corso Casale, accanto al Motovelodromo, per concludersi dopo 113 chilometri sulla strada dei Colli, lungo la panoramica tra Pino Torinese e Superga.

Per il secondo anno consecutivo, la Granfondo sarà anche “Memorial Luca Ferrero”, dedicato al veterinario e appassionato ciclista scomparso tragicamente mentre si allenava. L’intitolazione rappresenta non solo un tributo alla sua figura, ma anche un forte richiamo alla sicurezza stradale. Parte delle quote di iscrizione sarà devoluta alla Piccola Casa della Divina Provvidenza, dove Ferrero prestava attività di volontariato.

 

TorinoClick

Controlli a Caselle: 12 rimpatri da inizio anno

La Polizia di Stato è da sempre impegnata a garantire la sicurezza attraverso la sorveglianza delle frontiere, nello specifico il personale della Polizia di Frontiera dello scalo aereo di Torino Caselle svolge quotidianamente capillari controlli anche documentali.

Le verifiche delle frontiere dell’Area Schengen, a partire dal 12 ottobre 2025, prevedono l’impiego del nuovo sistema Entry Exit di controllo di cittadini provenienti da Paesi terzi, attraverso procedure automatizzate e di rilevazione delle biometrie, che consentono, tra l’altro, di contrastare la frode di identità e l’abuso di documenti di viaggio.

Nel corso di tali attività nei primi due mesi dell’anno sono stati respinti alla frontiera, e rimpatriati nel paese di provenienza, 12 cittadini stranieri sprovvisti di titolo per entrare nel territorio nazionale.

Le motivazioni per i quali sono stati eseguiti i rimpatri sono varie: dalla mancanza del visto di ingresso, all’assenza di garanzie idonee per la permanenza in Italia (come l’assenza di denaro sufficiente al soggiorno, di prenotazioni alberghiere o di un biglietto di ritorno). Inoltre, attraverso un’accurata analisi delle banche dati di polizia e del passeggero è stato possibile contrastare il fenomeno dei cc.dd. “overstayers” inibendo l’ingresso a coloro che si sono presentati alla frontiera dopo aver già soggiornato in Italia per un periodo superiore ai 90 giorni lungo l’arco dei 180 giorni. 4 cittadini stranieri tratti in arresto a seguito di esecuzione di ordini di carcerazione per reati connessi ad attività di spaccio di stupefacenti.

Sei cittadini stranieri sono stati indagati in stato di libertà poiché intercettati mentre, con documenti falsi, tentavano di imbarcarsi su voli diretti nel Regno Unito.

Un soggetto è stato denunciato in stato di libertà poiché cercava di imbarcarsi per un volo in partenza per Dublino con passaporto alterato/contraffatto

Infine, si sono registrati 3 indagati in stato di libertà per un furto aggravato commessi all’interno del Duty Free dell’aeroporto. L’identificazione degli autori di tali furti è stata possibile attraverso l’uso dell’avanzato sistema di telecamere di sicurezza installato presso l’aeroporto di Torino e grazie all’attività di analisi da parte dei poliziotti che, attraverso una capillare attività di osservazione delle immagini, hanno ricostruito il percorso dei malfattori fino all’imbarco del gate.

Sono circa 234615 le persone controllate, nei primi due mesi dell’anno, dal personale della Polizia di Stato alla Frontiera di Caselle.

Attività fisica e colazione degli italiani

L’80% MODIFICA LA PROPRIA COLAZIONE QUANDO SI ALLENA. FRUTTA CAPOSALDO DEL PRIMO PASTO DELLA GIORNATA, MERENDINA UNA DELLE ALTERNATIVE

È la fotografia scattata da AstraRicerche per conto di Unione Italiana Food, che accende i riflettori sul fenomeno degli “sportivi” del mattino e su come cambiano le abitudini a colazione.

Un trend – quello di chi si allena di mattina – che riguarda il 32% degli italiani, per cui l’attività fisica è un momento quasi quotidiano. Il dilemma è sempre lo stesso, colazione prima o dopo l’allenamento?

Quasi la metà di coloro che praticano sport al mattino (45%) mangia qualcosa di leggero prima dell’attività fisica e completa la colazione con uno spuntino subito dopo, mentre circa 4 su 10 si allenano a digiuno o prendono solo un caffè e fanno colazione dopo. Il Prof. Michelangelo Giampietro, specialista in medicina dello sport e in scienza dell’alimentazione: “Saltare la colazione aumenta il rischio di farsi male in allenamento, il suggerimento è sempre quello di mangiare qualcosa”

Gli italiani sembrano prestare sempre più attenzione alla propria forma, anche se ciò significa alzarsi presto: 1 su 3 (32%) infatti pratica attività fisica al mattino. C’è chi infila le scarpe da running quando fuori è ancora buio, chi si ritaglia un’ora di yoga a casa prima di uscire e chi entra in vasca a nuotare per poi recarsi a lavoro. E la colazione? Quasi la metà di coloro (45%) che fanno attività fisica al mattino opta per un primo pasto della giornata leggero prima dell’allenamento, per poi completarlo con uno spuntino dopo il workout. Mentre il 37% sceglie il digiuno, concedendosi al massimo un caffè o qualcosa di molto leggero e rimandando la colazione a fine allenamento.

Sono alcuni degli highlights che emergono dall’indagine “La colazione degli sportivi al mattino”, commissionata ad AstraRicerche da Unione Italiana Food, Associazione di categoria aderente a Confindustria. Lo studio è stato realizzato attraverso un questionario posto a un campione rappresentativo dei 18-60enni italiani che praticano sport o fanno attività fisica al mattino.

CAMMINATA VELOCE, RUNNING E GINNASTICA LE ATTIVITÀ PIÙ IN VOGA AL MATTINO

L’attività fisica è un’abitudine frequente, quasi quotidiana: fra quanti si allenano a inizio mattina, il 44% lo fa almeno 4 giorni alla settimana, a cui si aggiunge una schiera di fedelissimi – ben 1 sportivo su 4 (24%) – che non salta nemmeno un giorno di allenamento.

Camminata veloce (40%), running (29%), ginnastica (22%), pilates e yoga (18%) sono le attività più praticate dagli italiani. Più o meno il campione degli sportivi del mattino si divide tra chi pratica attività fisica all’aperto (53%) e chi al chiuso (47%).

La voglia di allenarsi supera quella di rimanere nel letto a dormire. Tra i più mattutini, infatti, il 35% inizia la propria sessione di training già prima delle 7.00, mentre 1 su 4 (24%) lo fa tra le 7.00 le 8.00. Ma c’è anche chi se la prende più comoda: 4 su 10 cominciano dopo le 8.00.

FRUTTA ALIMENTO PREFERITO, MERENDINE E BISCOTTI SCELTI DA 1 ITALIANO SU 3 CHE FA ATTIVITÀ FISICA

L’80% degli intervistati che fanno attività fisica al mattino varia la propria colazione. L’allenamento modifica soprattutto le quantità: 7 italiani su 10 dichiarano di mangiare o bere di più nelle sessioni di training (68%), assumendo in particolare bevande per idratarsi (36%), consumando un pasto più nutriente dopo lo sport (29%) o prima dell’allenamento (15%).

In oltre la metà dei casi (54%), l’alimento che prevale nella colazione dagli sportivi è la frutta, sia nella versione secca che fresca. A seguire, per il 41% non possono mancare fette biscottate o pane e crema spalmabile, marmellata, burro o miele e quasi 1 sportivo su 3 (31%) apprezza particolarmente biscotti e merendine. Queste ultime, 8 volte su 10 trovano spazio – anche se in maniera diversificata nel corso della settimana – nella colazione di chi pratica attività fisica (85%), in linea con le indicazioni dei nutrizionisti che suggeriscono di consumarle in media 1-2 volte a settimana.

MERENDINE FARCITE IN TESTA TRA I GUSTI PREFERITI, INTEGRALI E AD ALTO CONTENUTO PROTEICO I TREND

Sebbene il fascino di una referenza farcita – con crema al cioccolato, nocciola, latte o confettura di frutta – resti la scelta preferita a colazione per 4 italiani su 10 che si allenano al mattino (41%), i dati dell’indagine AstraRicerche evidenziano buone performance per le merendine della cosiddetta area benessere: il 22%, per il primo pasto della giornata, punta sulle varianti integrali, il 21% predilige prodotti senza zuccheri aggiunti e il 19% sceglie merendine ad alto contenuto proteico.

Fra gli sportivi che consumano merendine a colazione, in 4 casi su 10 la preferenza va ai croissant (42%). A seguire in questa speciale classifica ci sono i plumcake (30%), i pancake (25%), i muffin (22%) e le merendine refrigerate (22%). Infine, troviamo le crostatine (20%,) le tortine (16%), le sfoglie (13%), i panini arricchiti (12%) e i trancini (10%).

CAFFÈ IN TESTA ALLE BEVANDE CHE ACCOMPAGNANO LA COLAZIONE DEGLI ITALIANI CHE SI ALLENANO

Passando alle bevande tipiche della colazione, 4 italiani su 10 che fanno attività fisica al mattino scelgono in primis il caffè (39%), seguito dal trittico composto da yogurt, skyr e kefir (33%), poi da tè, tisane e infusi (26%) e spremute (26%). Subito dopo troviamo il latte nelle varie declinazioni (25%), i succhi di frutta (19%) e il cappuccino (19%). Inoltre, per più di 1 intervistato su 3 (35%), nel segno della corretta reidratazione non può mancare mai l’acqua a colazione.

IL CONSIGLIO DELL’ESPERTO PRIMA E DOPO L’ALLENAMENTO

In generale non si dovrebbe mai iniziare un’attività fisica con alle spalle un digiuno superiore alle 3-4 ore, afferma il Prof. Michelangelo Giampietro, specialista in medicina dello sport e in scienza dell’alimentazione. “Saltando la colazione si corre il rischio di farsi potenzialmente male in allenamento. Se si è a digiuno da molte ore, cala la glicemia e il glicogeno muscolare non è ricaricato a sufficienza, quindi se non si sostiene l’attività fisica con la colazione i muscoli possono andare incontro a qualche lesione più o meno grave. Anche per chi al mattino ha lo stomaco chiuso il suggerimento è quello di idratarsi e mangiare comunque qualcosa, anche dei biscotti o una merendina a ridosso dell’allenamento, con preferenza per alimenti ricchi di carboidrati, con poche proteine e pochissimi grassi, purché non si resti a digiuno.”

E una volta terminata la sessione? “Dopo l’allenamento è sempre necessario – a maggior ragione quando ci si è allenati a digiuno – consumare quanto prima possibile un “pasto” post-allenamento, prosegue il Prof. Giampietro. In questa fase, infatti, l’organismo ha bisogno di recuperare i liquidi persi con il sudore, l’energia consumata con il lavoro muscolare e riparare gli inevitabili, e per certi versi “desiderabili”, danni che si verificano nei muscoli quando ci si allena. Alimenti e snack che abbinano insieme carboidrati (semplici e complessi) e proteine, con una netta prevalenza dei primi che sono la scelta migliore per un recupero più rapido ed efficace”.

CS

 

Fermato autista abusivo fuori da una discoteca

 

Stava attendendo i clienti con l’auto seminascosta tra gli alberi. È stato fermato dalla Polizia Locale dopo aver preso a bordo due ragazze e sanzionato per l’esercizio abusivo dell’attività di noleggio con conducente.

L’automobilista è stato controllato sabato 28 febbraio, durante un servizio di contrasto all’abusivismo nel trasporto di persone in orario notturno. Verso le 4 del mattino, il personale del gruppo specialistico antiabusivismo del Reparto Sicurezza Stradale Integrata ha notato, nei dintorni di un locale in zona San Salvario, una Fiat Grande Punto in sosta, con a bordo una persona in attesa. Dopo alcuni istanti due ragazze, appena uscite dal locale, sono salite a bordo sedendosi sui sedili posteriori. Dal controllo è stato accertato che l’uomo aveva pattuito un trasporto a pagamento.

Nei confronti del conducente del veicolo, un uomo di nazionalità albanese, sono state accertate diverse violazioni al Codice della Strada: dall’esercizio abusivo dell’attività di noleggio con conducente (art. 85, comma 4 CDS) che prevede una sanzione della Prefettura tra i 1.812 a 7.249 euro, la confisca del veicolo e la sospensione della patente da 4 a 12 mesi, alla mancanza del Certificato di Abilitazione Professionale con una sanzione amministrativa pecuniaria di 408 euro che contempla anche il fermo amministrativo del veicolo per 60 giorni.

È stata accertata anche un’ulteriore violazione dell’articolo 116 che prevede una sanzione per “l’affidamento di un veicolo a persona sprovvista del titolo autorizzativo necessario”. Il verbale è a carico del proprietario dell’automobile e l’importo previsto dalla norma è di 397 euro.

Durante la stessa notte è stato controllato anche un Noleggio Con Conducente, munito di autorizzazione rilasciata da un altro comune, che è stato sanzionato per irregolarità del foglio di servizio. L’autista era sprovvisto del foglio di servizio nel giorno del controllo e nei 15 giorni precedenti. È scattata, quindi, una sanzione amministrativa di 178 euro, oltre alla sospensione della carta di circolazione per un mese. Il veicolo è stato sottoposto a fermo amministrativo per lo stesso periodo di tempo.

 

TORINOCLICK

La Palazzina di Caccia di Stupinigi apre le porte dei suoi spazi segreti 

Continuano nel 2026 gli appuntamenti con le visite guidate straordinarie alla riscoperta degli spazi segreti, normalmente chiusi al pubblico, della Palazzina di Caccia di Stupinigi. Nel mese di marzo saranno attivati i due percorsi che raccontano la storia della Palazzina nelle sue diverse fasi abitative e il progetto architettonico alla base della sua costruzione.

“Passepartout” conduce dietro le porte segrete agli ambienti nascosti della servitù, ai passaggi e ai corridoi ricchi di fascino e di storia e permette di raggiungere la sommità della cupola juvarriana, per camminare lungo i suggestivi balconi concavi/ convessi che affacciano sul grandioso salone centrale, guardare da vicino il tetto a barca rovesciata di Juvarra dalla complessa orditura in legno e ammirare dall’alto, dopo aver percorso i cinquanta scalini di una stretta scala chiocciola, un panorama unico che si estende a 360 gradi sotto il cervo, simbolo della Palazzina di Caccia di Stupinigi.

“Dietro le porte segrete” rappresenta la visita agli ambienti della servitù, ai passaggi e ai corridoi segreti usati per divincolarsi nel dedalo di stanze e raggiungere discretamente le sale e gli appartamenti privati.
La visita conduce proprio dietro le porte segrete, negli spazi nascosti dove si muoveva la servitù e dove si trova ancora il quadro dei campanelli automatici che permette di comprendere da vicino il funzionamento di una residenza come quella di Stupinigi.
“Sotto il cervo” è una visita in verticale al meraviglioso ambiente ligneo che ospita la cupola del Padiglione centrale, realizzato da Filippo Juvarra, con una vista mozzafiato a 360 gradi sul paesaggio circostante.

Per partecipare alle visite è necessaria la prenotazione  e vista la particolarità dei luoghi oggetto di visita, normalmente non accessibili al pubblico,  i visitatori saranno forniti di caschetto di protezione e potranno accedere persone dai 12 anni di età in su, in buone condizioni di salute. I gruppi non potranno essere superiori alle 10 persone.
È  necessario indossare un abbigliamento comodo con calzature chiuse, scarpe da ginnastica e trekking leggero. Vietato l’accesso con borse o zaini ingombranti. A causa degli spazi limitati, non agibili a persone con disabilità, si sconsiglia il percorso a persone che soffrano di claustrofobia o di vertigini.

Il costo del biglietto per accedere a “Dietro le porte segrete” è  di 22 euro, ridotto 18, il costo del biglietto per accedere a “Sotto il cervo” è  di 25 euro, ridotto 22 euro.

Prenotazione obbligatoria a

stupinigi@info.ordinemauriziano.it

Tel 0116200601

Dietro le porte segrete
Calendario sabato 7, 14, 21, 28 marzo

Sotto il cervo
Calendario sabato 7, 14, 21, 28 marzo
Mara Martellotta

Una “politica di centro” contro gli estremismi

LO SCENARIO POLITICO di Giorgio Merlo

L’acceso, per non dire quasi violento, confronto sul prossimo referendum costituzionale sulla
giustizia, evidenzia in modo plastico che la radicalizzazione del conflitto politico con la
conseguente polarizzazione ideologica sono diventati gli assi portanti ed esclusivi della vita
pubblica nel nostro paese. Una deriva che, purtroppo, non ha più confini e non ha più limiti. È
appena sufficiente, al riguardo, registrare quotidianamente le diverse prese di posizione in vista
del voto di marzo per rendersene conto. Campi politici molto diversi ed alternativi tra di loro ma
accomunati da una violenza e da una virulenza verbale dove se le danno di santa ragione, come si
suol dire. E non solo tra i rispettivi campi politici. Perchè, come tutti possono verificare, si tratta di
due eserciti ben corazzati e ben attrezzati dove tutto è possibile ed ammesso tranne alcuni
tasselli. E mi riferisco, nello specifico, a quei tasselli che storicamente hanno caratterizzato e
contraddistinto quella cultura che i grandi leader e statisti democratico cristiani e cattolico
popolari chiamavano semplicemente “politica di centro”. Una cultura politica, una postura
istituzionale ed uno stile personale che rifuggivano quasi antropologicamente da quella
radicalizzazione e da quella demonizzazione che erano e restano all’origine della crisi della
politica, della caduta di qualità della democrazia e della stessa scarsa credibilità delle istituzioni
democratiche. Per non parlare della crisi profonda e strutturale dei partiti, diventati
progressivamente o strumenti nelle mani di una sola persona o meri e grigi cartelli elettorali. Due
eserciti, l’un contro l’altro armati, che contano al proprio interno politici, anche e soprattutto
magistrati sempre più politicizzati, giornalisti e conduttori di talk televisivi, opinionisti di riferimento
e uno stuolo di combattenti da tastiera che sono in prima linea nel demolire l’irriducibile nemico
politico.
Per queste ragioni, semplici ma essenziali, ogni qualvolta si leva una voce – autorevole e
qualificata – che recupera quella cultura, quella postura e quello stile sembra veramente di uscire
dal coro e di sintonizzarsi su un altro canale. O in un altro registro. È il caso, nei giorni scorsi,
dell’intervento breve ma altamente significativo del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella
di fronte al CSM.
Ora, però, e pur senza scomodare il gradino più alto delle istituzioni civili del nostro paese, è
altrettanto indubbio che sino a quando questa “politica di centro” non ridiventa centrale e
protagonista – e mi scuso per la ripetizione del termine ma è voluto – nel dibattito pubblico del
nostro paese, forse dovremmo continuare ad assistere a questo imbarbarimento della politica
italiana. Ed è anche per questi motivi, e alla luce del concreto dibattito referendario, che diventa
sempre più necessario ed indispensabile ricreare e dare forza ad un luogo politico che non
assecondi le spinte violente ed irresponsabili della radicalizzazione del conflitto politico da un lato
e della contrapposizione ideologica dall’altro. E questo è, oggi, forse l’unico tassello che può
ridare qualità alla democrazia italiana uscendo dal pantano della delegittimazione morale prima e
dell’annientamento politico poi dell’avversario. Che, nel caso specifico, è sempre e solo un
nemico da abbattere a tutti i costi e senza esclusione di colpi.