Rubrica settimanale a cura di Laura Goria
Stefania Auci “L’inverno dei leoni” -Editrice Nord- euro 20,00
Stefania Auci si riconferma una scrittrice di immenso talento e ora ci regala la seconda puntata dedicata ai Florio. Dopo “I leoni di Sicilia” (successo strepitoso tradotto in 32 paesi), in cui aveva ripercorso gli inizi della fortuna di questa famiglia fino a metà 800 ora, con la seconda parte della saga, non tradisce le promesse fatte nel libro precedente.
“L’inverno dei leoni” è dedicato al tramonto di questa casata che aveva fatto grandi la Sicilia e l’Italia con le sue attività imprenditoriali, ma anche culturali.
In oltre 600 pagine – scorrono via che è un piacere, ma anche un peccato quando si arriva alle ultime righe- riviviamo la parabola discendente e tristissima di questa famiglia di aromatari che, partita dalla povertà del paesino calabrese di Bagnara Calabra a fine 700, aveva edificato un impero gigantesco grazie a tonnellate di intraprendenza, coraggio, intelligenza, lungimiranza e una chiara visione imprenditoriale catapultata nel futuro.
Tanto che nell’arco di poco tempo e di due generazioni era diventata ricchissima e potente, dai mille investimenti (commercio di spezie, tonnare, navigazione e cantieri navali, fabbriche, marsala, gare automobilistiche, palazzi e alberghi…).
Oggi forse per noi è difficile capire quanto furono potenti i Florio non solo per la Sicilia, ma per l’Italia e per la vita economica e culturale europea. Forse sottolineare che furono più importanti degli Agnelli, può aiutarci a capire la loro grandezza.
Sempre con un’accurata ricerca e documentazione alle spalle, un incommensurabile amore per la Sicilia e in particolare Palermo -della quale sa riprodurre colori, odori e clima dell’epoca -all’incrocio accattivante tra romanzo storico e familiare, Stefania Auci ripercorre l’apoteosi e poi il triste epilogo della fortuna dei Florio, cercando di capire come sia stato possibile un simile tracollo.
Riprende la storia dell’epopea familiare dalla morte di Vincenzo Florio e l’ascesa del figlio Ignazio che amplia i confini dell’impero economico, dedica a questo tutta la sua vita rinunciando anche al grande amore della sua vita. Sposa la baronessa Giovanna d’Ondes Trigona garantendo così l’ingresso dei Florio nel mondo blasonato, una marcia in più che lo porterà anche a diventare senatore a soli 45 anni.
Quando muore, poco più che 50enne, Casa Florio passa nelle mani del giovanissimo figlio Ignazziddu, ancora inesperto e con un carattere diverso da quello paterno. Per un po’ veleggia verso nuove imprese e, con la moglie Franca Jacona baronessa di San Giuliano, sarà al centro della rutilante scena imprenditoriale e culturale dell’epoca.
Lei è una delle donne più belle e ammirate, ha cultura, buon gusto, charme da vendere ed è la donna giusta per ammantare la famiglia di ulteriore allure. Donna Franca aprirà i suoi sontuosi palazzi a feste continue con la creme della creme dell’aristocrazia. Ospiterà degnamente principi, regine e il Kaiser; affascinerà d’Annunzio che la definì “l’unica” e posa in tutta la sua elegante ma prorompente sensualità per il famoso ritratto di Giovanni Boldini, sfoggiando sulla tela la sua mitica collana di oltre 350 perle. Soprattutto avrà la forza di superare i continui tradimenti del marito e le grandi tragedie delle morti dei figli che il destino le infligge.Franca cerca rifugio dal dolore nei continui viaggi (dispendiosi più che mai) e nel gioco, dove a volte vince ma perde anche somme ingenti.
Ignazio invece sperpera un patrimonio per le amanti e per i fantastici gioielli che regala a Franca come risarcimento per le sue scappatelle. Soprattutto si lascia travolgere da un mondo che sta cambiando e non riesce a salvare quello che il nonno e il padre avevano creato. Sempre più indebitato con le banche si vede costretto a smantellare poco a poco tutto l’impero dei Florio.
Un dissanguamento e uno stillicidio continui che in breve tempo lo riducono sul lastrico, costringendolo a mettere all’asta anche i gioielli di Franca; la collezione più rinomata e invidiata di quegli anni che verrà arraffata a piene mani da personaggi minori e mediocri.
E’ davvero la fine di tutto, sulla quale Ignazio, ormai vecchio, sconfitto e stanco, si interroga quando è sul viale del tramonto. Finisce in miseria ma ha ancora un rigurgito di orgoglio che gli fa dire «…gli altri sono gli altri. Noi siamo i Florio».
Anna Pomar “Franca Florio” – Pickwick- euro 13,00
Questa biografia della regina di Palermo nella Belle Époque, Franca Florio, è stata scritta e pubblicata dalla scrittrice e giornalista palermitana Anna Pomar nel 1985. Documento prezioso perchè si era avvalsa anche della testimonianza diretta della marchesa Giulia Afan de Rivera, (una delle figlie di Franca e l’ultima discendente della casata).
Una biografia che scorre come un romanzo più che avvincente, perché la vita di Franca Jacona di San Giuliano è stata unica, splendida e al contempo tragica.
Discendente da una nobile e illustre famiglia palermitana, è l’unica figlia femmina del barone Jacona della Motta di San Giuliano e di Costanza Notarbartolo di Villarosa. Una giovane blasonata in grado di stare alla pari con sovrani e principi e che darà ulteriore lustro alla ricchissima famiglia del marito; l’armatore Ignazio Florio Junior che sposa nel 1893.
Franca è di una bellezza sconvolgente, raffinata e piena di charme: ha setosi capelli scuri, carnagione olivastra, fisico filiforme, raffinatezza da vendere …e col matrimonio diventa la donna più in vista di Palermo.
Elegantemente seducente e raffinata, dominerà i salotti più importanti dell’epoca. Perché è anche intelligente, parla 4 lingue, ospita e ammalia teste coronate di mezza Europa, il Kaiser Guglielmo II e scrittori come Gabriele D’Annunzio, contribuendo ad accrescere lo splendore dei Florio. Svolgerà un ruolo strategico nei rapporti che la potente casa Florio imbastisce a livello europeo con i personaggi di primo piano del mondo della finanza e della politica. Inoltre Donna Franca è anche dama di corte della regina Elena.
Una vita ricoperta di gioielli tra i più famosi dell’epoca che però hanno un sapore amaro che non giustifica le continue scappatelle del marito Ignazio, donnaiolo incorreggibile.
Un’esistenza funestata anche dalle morti dei figli ancora piccoli e dall’inarrestabile crollo della famiglia che si vede costretta a vendere pezzo per pezzo tutte le sue attività, i palazzi sontuosi ….fino ai gioielli che Franca amava moltissimo.
Simone Candela “I Florio” -Sellerio-
Questo corposo studio del funzionario di Dogana, saggista esperto di economia e storia, Simone Candela, è la prima completa e particolareggiata storia dell’ascesa, fortuna, ricchezza e decadenza economica dei Florio.
Fu pubblicato da Sellerio nel 1986 ed è il risultato di un incredibile lavoro di ricerca in cui l’autore rintraccia e analizza persino i conti della spesa.
Un volume che analizza soprattutto il versante economico, le imprese, gli investimenti, le scommesse, i rischi, le vittorie e infine i fallimenti.
Più che gli stati d’animo dei protagonisti, l’autore focalizza la sua attenzione sulla nascita della Casa di Commercio, l’attività industriale di Vincenzo Florio, l’inizio di quella armatoriale, il consolidamento della Casa con Ignazio.
Candela ricostruisce passaggi importanti come l’ingrandimento della Società di Navigazione, le difficoltà nella gestione e i relativi problemi, la concorrenza sui mari, i servizi marittimi e la linea del Nord America.
Poi analizza la crisi del settore, le difficoltà dei Florio nel restare a galla e la fusione con l’armatore Rubattino. I salti mortali per salvare anche le altre attività intraprese dai Florio, dalle tonnare all’industria dei liquori, anche se è soprattutto sulle imprese mercantili della famiglia che fa luce il libro.
Giovanni Marasà “Ignazio Florio. Avventure galanti di un play boy della Belle Époque” -Edizioni Torri del Vento- euro 10,00
L’autore di questo libriccino era un avvocato nato nel 1903, amico e compagno di avventure di Ignazio Florio. Marasà diede alle stampe questo libro nel 1975 (2 anni prima della morte), quando ormai i protagonisti non c’erano più; e non nasconde il tono nostalgico per una fase storica e sociale che ha ormai perso l’allure in concomitanza con il franare della fortuna dei Florio.
76 agevoli pagine che raccontano le mitiche avventure galanti di Ignazio che era amico di sovrani e zar ai quali spesso contendeva i favori delle cocottes, senza badare a follie e spese pazzesche pur di avere le donne che desiderava. I vari aneddoti raccontati da Marasà trasudano una forte nostalgia per la Belle Époque palermitana e ci restituiscono l’immagine di un Ignazio Florio gentiluomo viveur, elegante, raffinato, amante del bello e del piacere. Soprattutto dell’ebbrezza della conquista di alcune delle donne più belle, ammirate ed ambite dell’epoca.
Si parte dall’attrazione per Lina Cavalieri, «la donna più bella del mondo», che si esibiva cantando romanze e canzoni appassionate nei teatri di varietà e le cui doti canore erano decisamente inferiori alla beltà fisica che le apriva molte porte.
Ignazio se ne invaghì e come amministratore e finanziatore del Teatro Massimo di Palermo decise che la prima opera in cartellone fosse nientemeno che la «Bohéme» con protagonista la Cavalieri. Però la premiere non andò nella direzione del successo sperato e godetevi l’astuzia di donna Franca Florio nell’umiliare, con grande classe ma anche sottile perfidia, l’amante del marito.
A seguire ci sono altre avventure galanti; da quella in mongolfiera con una stella del varietà, la classica «chanteuse», degenerata in tragicomico fatto di cronaca …..alla contesa nientemeno che con il re del Belgio Leopoldo II per i favori della sua amante ufficiale, la celebre ballerina Cléo de Mérode.
E ancora l’attrazione per la bellissima Liane De Pougy; abilissima nell’intrattenere il pubblico con grazia e fantasia, tanto da arrivare anche sul palco del famoso Moulin Rouge, approdo che all’epoca era considerato l’apice di una carriera.
Non sempre per Ignazio le conquiste filavano lisce senza pericoli, anzi, una volta lo Zar Nicola II lo salvò dal temibile duello con un capitano dei cosacchi che chiedeva soddisfazione dopo che Florio gli aveva sedotto la moglie.
Tra le beltà che stregarono il cuore di Ignazio va annoverata anche «la bella Otero»; danzatrice e cortigiana d’alto bordo che in cambio di ricchezza e privilegi concedeva le sue grazie a re, principi, granduchi, maraja, e diplomatici. Sfrenata, licenziosa e accumulatrice di una fortuna, finì in miseria dopo aver sperperato tutto sui tavoli da gioco. Un destino in caduta libera che ricorda quello di Ignazio, il quale non badò mai a spese quando voleva conquistare una preda.
Costanza Afan de Rivera “L’ultima leonessa” -Sperling & Kupfer- euro 16,90
E’ tenerissimo questo omaggio che la figlia minore di Giulia Florio, Costanza, tributa alla madre ma anche alla nonna Franca che in famiglia chiamavano Greny. Una testimonianza importante e privilegiata perché ci giunge dalla prospettiva intima di una componente della famiglia.
Costanza Afan de Rivera, nata a Roma nel 1950, figlia del marchese Achille Belloso Afan de Rivera Costaguti e di Giulia Florio, è stata l’ultima nipote e discendente di Ignazio e Franca Florio. Ha svolto egregiamente il ruolo di custode della memoria familiare ed è riuscita a dare alle stampe questo libro prima della sua morte il 15 settembre del 2020.
Il web conserva alcune sue interviste in cui racconta la battaglia per mantenere vivo il ricordo della famiglia più importante della Sicilia ( e non solo), quella per riportare a Palermo il famoso ritratto della nonna fatto da Boldini e aneddoti vari.
Nel libro riprende i suoi ricordi di bambina al cospetto dell’adorata nonna Greny ormai sul viale del tramonto, sospesa tra l’assenza del marito all’estero con l’odiata amante e i viaggi verso i tavoli da gioco; poi la solitudine stemperata dall’affetto delle figlie, delle loro famiglie e dei nipoti, fino alla morte.
La madre di Costanza, Giulia, era nata a Palermo nel 1909, quando i Florio erano già sulla china del declino. Giulia, figlia più piccola, cresce con una madre che è mito inarrivabile; la bellissima Franca Florio regina indiscussa dell’epoca, ammirata e invidiata. Da lei Giulia erediterà il carattere fortissimo; è sensibile e generosa, e fin da giovanissima decide di studiare, lavorare e rendersi indipendente.
Dopo un’infatuazione giovanile sfumata nel nulla per il Duca Amedeo d’Aosta, anni dopo incontra l’amore della sua vita e insieme creeranno una splendida famiglia.
E’ il marchese Achille Belloso Afan de Rivera, appartiene a una nobile famiglia romana di origine napoletana e porta la moglie a vivere nel sontuoso Palazzo Costaguti, con una porta che affaccia sul Ghetto di Roma.
A dominare incontrastata è la suocera di Giulia, donna Maria Costaguti che per i suoi figli voleva solo ragazze di un certo tipo e più che adeguate. Giulia non corrisponde in pieno al suo ideale, ma quando le verrà presentata, intuirà l’animo, la semplicità e la tempra della futura nuora, riconoscendosi in lei per molti aspetti. Le due donne si stimeranno e aiuteranno per tutta la vita, imbastendo una convivenza in cui ognuna rispettava il ruolo e lo spazio dell’altra.
Giulia metterà al mondo 5 figli che seguirà passo passo con infinita cura e amore. Ma la pagina della vita più nota della vita di Giulia e Achille entra di diritto nella storia.
Dopo la retata dei nazisti del 16 novembre 1943 moltissimi ebrei furono caricati sui convogli della morte, destinazione i campi di concentramento.
Gli Afan de Rivera, pur sapendo di rischiare la vita, aprirono una salvifica via di fuga togliendo la chiusura della porticina di servizio di Palazzo Costaguti che si apriva sul vicolo dentro al Ghetto. Di lì fecero passare moltissimi anziani, giovani, donne e bambini impauriti, che andavano incontro a un destino dal quale non tutti fecero ritorno. E alcuni di loro chiesero a Giulia di conservare i loro beni più preziosi.
I genitori di Costanza decisero coraggiosamente di non voltarsi dall’altra parte, e osarono ancora di più nascondendo nelle intercapedini e nei vani più segreti del loro palazzo più di 40 ebrei.
Pagine bellissime in cui l’autrice racconta il coraggio dei genitori e una serie di aneddoti che vi daranno la misura della loro grandezza. Ed è con orgoglio che Costanza riceve nel 2002 l’attestato e la medaglia di “Giusto fra le Nazioni” in memoria e ringraziamento dell’impegno profuso dai genitori.
Insomma un ritratto a tutto campo, e fino alla fine dei suoi giorni, di Giulia Florio, che tra le altre cose ebbe l’ardire anche di tenere testa allo spietato Kappler per salvare lo zio Vincenzo e sua moglie imprigionati dai nazisti. Davvero un coraggio da leonessa che seppe onorare il simbolo e lo stemma felino dei Florio che presidia la tomba di famiglia –di cui Costanza denunciò lo stato di degrado- nel cimitero monumentale di Santa Maria del Gesù a Palermo.

Chiara De Carlo



Che piacevole sorpresa. Dopo mesi di rinuncia (confesso: per la mia paura di assembramenti, pur se ben attenzionati, al chiuso) alla Santa Messa domenicale – per me da sempre, o quasi, appuntamento irrinunciabile – domenica scorsa, 12 settembre, vigilia dell’apertura del nuovo anno scolastico, ho salito i gradini della storica Parrocchia “Beata Vergine delle Grazie” di corso Einaudi alla Crocetta di Torino. Intenzionato, una volta per tutte, a recuperare le buone (ahimé,non molte) abitudini. E ho preso – come suol dirsi – Messa. In una domenica che mi porto ancora nel cuore e che proprio per quella mia, forse “guidata” (da chi? da cosa?), decisione mi ha procurato momenti di grande, imprevista felicità. E serenità. Benessere che mi mancava da tempo. Fra i banchi e fuori sul sagrato, tantissimi bambini. Bimbe e bimbi, accompagnati da mamme e papà e nonni. Sulle spalle enormi, esagerati per quelle ancor tenere membra, zainetti. Meglio zainoni. Megagalattici, superstellari, coloratissimi, disegnatissimi. All’ultimo grido. Quelli lanciati dai video-social, immagino. Vuoti, ho sperato. E pensa quando saranno pieni? Mi sono detto. Eh sì, quella di domenica 12, era proprio la Messa dedicata alla benedizione di quelle montagne, dagli umani chiamate zainetti, caricati a spalla dai “portatori”, pur gioiosi e sorridenti pargoletti. Benedizione tutta meritata. Prima da loro e poi dagli zainetti. Comunque, bella iniziativa. Credo programmata anche in altre Parrocchie e sotto altre forme. Un gesto e un segno di speranza. Volti sorridenti. I bimbi della stessa classe o scuola o anche di scuole diverse che si ritrovavano, che tornavano a guardarsi negli occhi dal vivo, a stringersi le mani, a raccontarsi mille, più o meno improbabili, avventure. Ad alzare al cielo, al passaggio del giovane viceparroco don Francesco – ragazzo fra i ragazzi barba e capelli neri pettinati con simpatica e rapida disattenzione- i loro supercontenitori di materiale scolastico tesi ad accogliere dall’aspersorio le gocce volanti, qui e là, della benedizione. In quegli zaini e per tutto l’anno scolastico – ha ricordato ai bimbi il giovane don – fateci stare dentro tante domande, tante curiosità. Non abbiate paura di chiedere. Le risposte alle vostre domande vi aiuteranno a crescere. E poi non dimenticate di riporvi anche la fatica. Quell’impegno che dovrà accompagnarvi per la vita, pur se a volte compagno scomodo e un po’ noiso. E infine l’umiltà”. Sagge parole. I secchioni consci di esserlo e vogliosi di ostentarlo non sono mai piaciuti né ai compagni di classe, né agli stessi insegnanti. Per lo meno, a quelli più intelligenti. Insieme alla benedizione è stata anche ditribuita all’interno della Chiesa (a un centinaio di metri dall’austera casa in corso Galileo Ferraris 70, dove nel 1901 nacque il beato Pier Giorgio Frassati, il “giovane dalle 8 beatitudini” scomparso a soli 24 anni nel 1925, e a cui la Parrocchia della Beata Vergine ha intitolato una Cappella, cuore spirituale della Chiesa ed oggi spazio dedicato alla Pastorale giovanile) una breve ma intensa preghiera stampata su fogli di diverso colore. Un passo recita Signore…aiutami a imparare le cose belle della vita e a condividerle con chi mi è più vicino, oggi e domani. “Condividerle”. Che bel verbo e che bell’insegnamento cristiano e sociale – ho pensato fra me e me – in tempi che hanno perso, per varie ragioni, il gusto della condivisione. Già prima del periodo pandemico, pratica assai poco praticata! E allora ho sentito di dovermi associare anch’io alle
parole di don Francesco e all’alto esempio del beato Frassati che della “condivisione” con gli ultimi, i poveri, i reietti, gli invisibili fece lo scopo unico della sua breve vita. Fino alla morte. Ho quardato quegli zaini, quegli occhi innocenti, quei sorrisi larghi di felicità. E ho sperato e spero che proprio quei “borsoni” (ricordate invece le nostre smilze cartelle?) portati a spalla dai ragazzi possano tutti i giorni dell’anno scolastico appena avviato varcare le soglie di ogni aula, portandosi dietro quella grande voglia di “condivisione”, di conoscenza e di gioco e di sorriso e di amicizia e amore che è strada di crescita e di vera vita per i nostri figli e nipoti. Che possano superare, glielo auguro davvero, quei brutti giorni chiusi in casa prigionieri, giocoforza, della famigerata (ma necessaria) dad. Ciao Enrico, a domani : urla, anche lui quasi incredulo a quel miracoloso accenno di normalità conquistata a dura prova, il piccolo Marco. Ciao Marco – gli ulula dietro Enrico. E ricordati di portare lo zaino… con il pallone dentro, se ci sta, per la ricreazione! Anche il pallone. Povero zaino! E povero Marco! Ma quanta forza hanno le tenere membra dei nostri bimbi?

Poi ci sono Julia, ricca, spigliata e dalla vita facile in cui tutto le riesce al meglio; e Karina che si porta dentro un passato difficile e di sofferenza, è “la diversa” del gruppetto.
Dorothy West –nata a Boston nel 1907, deceduta nel 1989- è ricordata come importante esponente del movimento artistico e intellettuale Harlem Renaissance, fondato negli anni 20 per tutelare la libertà di espressione e la creatività degli afroamericani.
Questo è il secondo volume della trilogia di Old Filth, della scrittrice 92enne Jane Gardam (nata nello Yorkshire nel 1928) che da noi è ancora poco conosciuta ma in Inghilterra è una figura di grande spicco nel panorama culturale e letterario. Autrice di racconti per l’infanzia, per ragazzi e adulti, tendente a scrivere romanzi dal sapore vittoriano, ha vinto numerosi e prestigiosissimi premi.
Questa potrebbe essere l’occasione giusta per leggere anche il primo volume della trilogia “Il figlio dell’Impero Britannico” -Sellerio- euro 15,00.