AGOSTO 2026
È finita l’estate ma non finisce la voglia di leggere: cosa ci aspetta in libreria in questo mese?
Il Libro del Mese – La Scelta dei Lettori
Il più discusso tra i titoli presenti sul nostro gruppo FB è, senza dubbio, “Theo Da Golden E La Ricerca Della Felicità”, di Allen Levi, definito “non necessariamente un romanzo che cambia la vita, ma che apre uno spiraglio nel grigio e restituisce un po’ di respiro”. Obiettivo centrato, sembrerebbe!
A chi ama le saghe familiari, segnaliamo l’uscita de I Lázár (Guanda, 2026) di Nelio Biedermann, che racconta l’epopea di una famiglia ungherese nel secolo scorso.
È’ in uscita il nuovo romanzo di Felicia Kingsley, First Lady Per Caso (Newton Compton, 2026): un equivoco trasforma un dibattito elettorale in un infuocato gossip e i due candidati alle elezioni decidono di sfruttare la situazione.
In arrivo anche il nuovo romanzo di Thomas Schlesser che torna con Il Gatto Del Giardiniere (Longanesi, 2026): al centro della sua nuova opera troviamo la poesia, che avvicina Thalie, ex insegnante da poco arrivata in Provenza, e un abile quanto taciturno giardiniere, segnato da un grande dolore.
Consigli per gli acquisti
Questa è la rubrica nella quale diamo spazio agli scrittori emergenti, agli editori indipendenti e ai prodotti editoriali che rimangono fuori dal circuito della grande distribuzione.
Gargoyle (Sensibili Alle Foglie edizioni, 2026), romanzo autobiografico di Alfredo Vassalluzzo nel quale l’autore racconta la sua esperienza di insegnante all’interno di un istituto penitenziario.
Incontri con gli autori
Abbiamo intervistato per voi gli autori più richiesti del momento: leggete le nostre interviste a Anna Maria Geraci , Filippo Venturi , Roberta Lepri , Maria Oruna e Valter Tucci .
Per rimanere aggiornati su novità e curiosità dal mondo dei libri, venite a trovarci sul sito www.ilpassaparoladeilibri.it


Se dovessimo dare un giudizio sul profilo delle due principali coalizioni che si contendono attualmente il potere nel nostro paese non potremmo che arrivare ad una conclusione abbastanza evidente nonchè oggettiva. E cioè, non ci troviamo di fronte ad alleanze politiche e con una chiara cultura di governo ma, soprattutto a sinistra, si tratta di semplici alleanze/pallottolieri. Certo, sul versante dell’attuale maggioranza di governo la coerenza è, al momento, più credibile perchè il tutto viene riassunto dalla personalità e dal carisma della Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. Semprechè il centro destra non rincorra supinamente le posizioni, sempre più estremiste e provocatorie, del generale Vannacci. Sul versante della coalizione di sinistra e progressista, invece, il tutto si riduce ad una armata elettorale – appunto, un pallottoliere – dove il cemento unificante è dettato esclusivamente dall’odio implacabile e consolidato nei confronti della Premier. Si tratta di una costante, del resto, che nel campo della sinistra italiana si ripete quasi meccanicamente. La potremmo definire una costante storica che inizia nella prima repubblica con il Pci nei confronti della Democrazia Cristiana e i suoi principali leader e statisti; prosegue contro la cosiddetta “discesa in campo” del capo di Forza Italia per poi esplodere in tutta la sua virulenza e violenza verbale contro Giorgia Meloni. Questa la situazione oggettiva dei fatti. Ora, però, e alla luce di questa concreta situazione, emerge una domanda di fondo. E cioè, ma coalizioni del genere, soprattutto a sinistra, riescono a dispiegare una concreta, tangibile, credibile e costruttiva cultura di governo? Detta con altre parole, è possibile che coalizioni del genere abbiano una concreta possibilità di durare nel tempo e, soprattutto, di candidarsi a governare un paese come l’Italia? Com’è possibile, del resto, dispiegare una vera e credibile cultura di governo quando sulla politica estera, per fare un solo esempio, ci sono non legittime differenze o diversità politico e programmatiche ma addirittura si coltivano visioni alternative? Com’è pensabile che sul terreno economico e sociale, salvo un ripensamento dettato dall’opportunismo e dall’eterna pratica puramente trasformistica, costruire una ricetta credibile quando si confrontano posizioni liberal/liberiste con derive assistenzialiste, populiste e puramente clientelari? E, in ultima analisi, come si conciliano – penso alla giustizia, ma non solo, come ovvio – atteggiamenti garantisti e classicamente costituzionali con posizioni dichiaratamente forcaiole, giustizialiste e manettare? È persin inutile continuare questo elenco per una ragione molto semplice. Perchè, di norma, il pallottoliere non risponde ad una logica politica e programmatica ma solo e soltanto ad una dimensione personale e di potere. Ovvero, si tratta di una logica che è dettata o dall’odio implacabile nei confronti di una persona oppure è frutto e conseguenza di un pregiudizio atavico da scagliare contro il nemico giurato. Ecco perchè, e di fronte ad un contesto sufficientemente definito e preciso per essere messo in discussione in breve tempo, si rende necessaria una concreta iniziativa politica che punti a ricreare una vera e credibile cultura di governo da un lato e, dall’altro, a costruire una posizione politica che non è riconducibile a veti, pregiudizi, pregiudiziali e ragioni di puro potere. E questa iniziativa politica coincide con la costruzione di un progetto che sia in grado di rilanciare quello che un tempo si chiamava semplicemente “politica di centro”. Questa è, oggi, probabilmente l’unica carta in grado di mettere in discussione la “cultura del pallottoliere”. Pallottoliere che, detto fra di noi, ha una sola garanzia: garantire e consolidare l’ingovernabilità di un paese. A questa deriva occorre opporsi, a cominciare appunto dalle prossime elezioni del 2027.

Geometrie e prospettive: la firma torinese





