SOCIOGRAFIA LETTERE DAL PRESENTE
Proseguiamo nella nostra analisi delle moderne schiavitù, dalle quali quasi nessun settore è escluso, spesso semplicemente per un condizionamento mentale che non vuole farci sentire inferiori a chi ci vive o lavora accanto.
Prendiamo i brand del lusso: non discuto il rapporto costo/qualità che mi è stato spiegato da chi in Paesi esteri quei prodotti produce, ma il fatto che chi non può permettersi determinate borse, capi d’abbigliamento o scarpe griffati li compri contraffatti; può darsi che la qualità non sia così inferiore quanto lo sia il prezzo, ma va ricordato che chi acquista per uso personale merce contraffatta è soggetto ad una sanzione amministrativa da 100 a 7000 euro. Se, però, chi acquista lo fa per regalarlo ad altri, si configura il reato di ricettazione (art. 648 c.p.) punibile, considerata la tenuità, con la reclusione sino a 6 anni ed una multa fino a 1032 Euro. Sicuri che il gioco valga la candela? Perché appiattirci, imitando gli altri, anziché emergere con accessori o abiti unici, artigianali, personalizzati?
Ed eccoci ai social: se non compari in almeno due social non sei nessuno. Si assiste così al fenomeno di chi è iscritto ma apre il profilo ogni mese-mese e mezzo (scelta legittima ma viene meno la funzione social) o, peggio, di chi segue la maggioranza dei commenti senza neppure comprenderne il senso, postando a sua volta commenti che non c’entrano nulla col post originale.
Non dimentichiamo che una grossa fetta della nostra popolazione adulta è analfabeta funzionale: cosa significa? Conosce le lettere, sa leggere parole e frasi brevi, ma non riesce a comprendere il senso di un frase lunga, di un paragrafo. Non legge libri, non sa documentarsi; non comprende il senso di ciò che firma perché, pur leggendolo, non ne intende il significato. Quando a scuola il maestro leggeva un brano e poi ci faceva fare il riassunto, imparavamo proprio questo; ora che il riassunto non si fa più, si vedono i risultati.
Sulla salute poi, ci sarebbe da divertirsi se la situazione non fosse tragica. Avete idea di quanto spendano gli italiani annualmente in integratori alimentari? 5 miliardi di euro, pari a 41 euro circa pro capite, compresi infanti e centenari, collocandoci al primo posto in Europa con una quota di mercato del 26% (considerando che in Europa gli stati sono 44, siamo messi molto male). Ma la cosa sconvolgente è che, esclusa una percentuale pur alta di integratori prescritti dal medico di base o da oculisti, endocrinologi e altri, la quasi totalità se li auto prescrive per correggere parametri ematochimici che magari non controlla da anni. Perché l’amica lo prende e sta meglio, il collega ha trovato giovamento, il cognato del fabbro della suocera gliel’ha caldamente consigliato, ecc.
Tutti sappiamo che nessuno legge i bugiardini, il foglietto che si trova nelle confezione di medicinali, né tantomeno la scritta sulla confezione. Vi è comunque scritto che l’integratore non sostituisce una dieta equilibrata ed una vita sana. Scommettiamo che se conduceste una vita sana, con un’alimentazione corretta effettuando, a seconda dell’età, esami del sangue e delle urine periodicamente non avreste bisogno di integratori o, più probabile, che siano proprio gli integratori a creare problemi? Vale la pena citare che la curcuma, ormai considerata la panacea per ogni male (ci manca solo la aggiungano al disincrostante per wc), in dosi eccessive può provocare un’epatite; nei casi più lievi solo nausea, diarrea e reflusso. Se proprio andate dal medico per segnalare questi sintomi, abbiate almeno la correttezza di citare tutto ciò che assumete, altrimenti cosa siete andati a fare?
Ancora questa e poi non vi torturo più: quanti hanno notato che, in TV, all’ora di cena passano le pubblicità meno adatte nel momento in cui si è intenti a mangiare? Pannolini per incontinenti, prodotti emollienti per le feci, assorbenti con descrizione video di come funziona il flusso mestruale, pomate antiemorroidarie, ecc.
Moltissimi si sono lamentati dell’inopportunità di coniugare quell’orario con quella tipologia di prodotti: ricordiamoci che l’imperatore Vespasiano (a proposito) disse “pecunia non olet” cioè il denaro non puzza. Un’analisi dell’audience ha calcolato che in quel momento stanno davanti alla TV molte più persone che in altri orari e, soprattutto, un po’ tutte le persone interessate ad almeno uno di quegli spot (anziani incontinenti, donne in età fertile) e che, dunque, è quello il momento migliore per mandare in onda quegli spot.
Anche qui avete una soluzione alternativa: spegnere la TV (tanto i programmi iniziano sempre più tardi) e dedicarvi alla famiglia parlando, come forse non fate spesso.
Sergio Motta



Si vedevano bene i profili delle montagne e bastava andare un po’ in alto, sulla scalinata della chiesa, che si potevano distinguere le alpi svizzere. E l’altra sponda? Un gioco di luci a rincorrersi sul lungolago tra Suna e Pallanza fino alla punta della Castagnola, dove la riva ridiventava scura e si poteva solo intuire che c’era Intra, nascosta dietro la curva dell’Eden. Verso Laveno e Santa Caterina del Sasso altre luci, altre strade, altre case e altra gente. Lì, sulla sponda lombarda, avrebbero potuto quasi intravedermi se qualcuno, puntando un cannocchiale con delle buone lenti d’ingrandimento, si fosse preso la briga di curiosare verso l’imbarcadero di Baveno. Avrebbe visto una figura, un’ombra seduta lì, sulla panchina dal verde un po’ corroso dal tempo, intenta ad ascoltare il rumore della risacca. A dire il vero, per me, più che un rumore è un suono, quasi un sottofondo musicale. Il ritmare dell’onda che s’infrange, che si ritira per far posto all’altra, apprestandosi a compiere lo stesso gesto secondo il moto dell’acqua e la direzione del vento. E’ come una musica che calmava i nervi, distende l’animo. “ Ecco, vardala lì. A l’è l’acqua stràca. L’acqua che sciùscia i remi dì barch, che la carezza suta al ventar ogni barca e sura la cràpa ogni sàss”, mi diceva il mio amico Angelo Branca, vecchio lupo di lago, commentando le onde che, ormai deboli e provate, s’arrestavano sui muri del vecchio molo. L’ Angiolino, nato e cresciuto sull’isola Pescatori, aveva ormai affidato la sua vecchiaia alla terraferma. Ma non mancava mai, nelle notti di luna buona, di farmi compagnia all’imbarcadero. Insieme guardavamo l’acqua scura, ascoltandone il mormorio. Sembrava quasi lo sgranarsi di un rosario sottovoce. Ogni tanto, quasi a rompere quel ritmo dondolante, arrivava un onda solitaria, più decisa. “ E’ l’onda vagabonda. Ascoltala bene, amico mio. Ogni tanto arriva. Così, di colpo, senza preavviso. E’ diversa dalle altre: a l’é l’acqua che scàpa e che la turna indrèe . A l’è cùma una lèngua che ta diss che l’aria la cambia”. E, infatti, l’aria cambiava e s’alzava un vento tiepido che muoveva le onde con più decisione. Era l’effetto dei venti di föhn che, scendendo dalle Alpi, asciugavano e riscaldavano l’aria, facendo assaggiare i primi scampoli di primavera. “Ma, attenzione”, ricordava Angiolino. “Non facciamoci fregare. Quest’aria prima è dolce e dopo à ta càgna i vestìi, perché dal Mottarone s’incanala giù anche un venticello che risente ancora dell’ultima neve e che ti legna facendo finta d’accarezzarti. Vedi come fa increspare l’acqua del lago, verso l’isola?”. Parole piene di saggezza. Infatti, passate le prime leggere folat, l’aria diventava più brusca e veniva spontaneo tirarsi su il bavero della giacca per poi infilarsi le mani nelle tasche. Così, salutato il lago e lasciate alle spalle le imbarcazioni dondolanti tra le onde, ci incamminavamo verso la piazza del Municipio. L’Angiolino canticchiava una canzone che aveva imparato alla radio. Gli piaceva perché, diceva “ è fatta giusta per notti come queste, quando il vento porta in giro l’odore del lago”. E attaccava, data l’ora, sottovoce: “Vent cunt’el pàss balòss, quell che vorì mia tiram via da dòss. Slàrga al fiaa e bùfa in giir i stell, lassa al tò disegn in su la mia pell…”. Era tempo d’andare a casa. E la luna si stagliava più lucente che mai nel cielo nitido e trapuntato di stelle.



