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Croccanti spiedini di polpettine di pesce

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Gli spiedini che vi propongo questa settimana sono ideali come finger food per un aperitivo o come antipasto per un menu’ a base di pesce. Le polpettine, croccanti fuori e morbide dentro, si adattano ad essere preparate con diversi tipi di pesce, sono semplici e gustose, ottime servite calde o tiepide.

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Ingredienti

300gr. di filetti di nasello

1 fetta di pancarre’

2 uova

2 cucchiai di pecorino grattugiato

Latte q.b.

Prezzemolo q.b.

Succo di 1/2 limone

Olio per friggere

Sale e pepe q.b.

Pangrattato q.b.

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Cuocere a vapore i filetti di nasello acidulati con il succo del limone poi frullarli con la fetta di pancarre’, precedentemente bagnata nel latte, il pecorino, il sale, il pepe, il prezzemolo tritato e l’uovo intero. Con il composto ottenuto preparare delle piccole polpette che passerete prima nell’uovo sbattuto e poi nel pangrattato. Friggere in abbondante olio caldo, sgocciolare su carta assorbente ed infilzare sullo spiedino. Servire subito. Delicate e deliziose.

Paperita Patty

 

Il potere della gratitudine nelle relazioni affettive / 2

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Dimostrando gratitudine nelle relazioni affettive possiamo costruire fiducia reciproca e amore duraturo. Ci si sente compresi e stimati, e ciò è motivo di spinta per entrambi a impegnarsi maggiormente nella relazione. Praticando la gratitudine possiamo migliorare significativamente le relazioni intime, poiché prenderemo più volentieri e facilmente decisioni condivise.

Daremo maggiore attenzione alle necessità dell’altro ed eviteremo litigi ed incomprensioni che altrimenti, a gioco lungo, potrebbero compromettere il rapporto sentimentale. Naturalmente stiamo qui parlando di una relazione sana ed equilibrata, nella quale entrambi i componenti sono attenti a costruire un rapporto di stima e di amore vero.

Ma come possiamo concretamente esprimere la nostra gratitudine nei confronti del partner quando esistono questi presupposti? Intanto vivendo occasioni nelle quali abbiamo cura di dire le cose che apprezziamo nella nostra relazione e nella persona con cui la viviamo. A volte anche piccoli gesti sono estremamente significativi per esprimere il nostro apprezzamento.

Non diamo nulla per scontato nella relazione di coppia, non svalutiamola, non maturiamo eccessive aspettative, e viviamo con gioia la nostra gratitudine. Queste dinamiche positive sono molto presenti nella fase dell’innamoramento, durante la quale in genere tutto sembra più bello e luminoso, permeato dall’entusiasmo generato da un prorompente sentimento.

Quando la relazione si consolida e si stabilizza, questa è la fase in cui, invece, se non si instaura una forte componente di reciproca gratitudine, i sentimenti e le sensazioni negative possono prendere il sopravvento… Ma se riusciamo a percepire dentro di noi la gratitudine verso l’altro componente della coppia, allora dobbiamo esternarla, manifestarla.

I modi per esprimere gratitudine al nostro partner sono molteplici, come accennato in precedenza, ma qualunque sia la modalità attraverso la quale decidiamo di esprimerla, ricordiamoci sempre di trasmettere al nostro partner quanto apprezziamo sia qualcosa di lui/lei e sia la nostra relazione stessa. Diciamoglielo, dimostriamoglielo apertamente.

(Fine della seconda parte dell’argomento).

Potete trovare questi e altri argomenti dello stesso autore legati al benessere personale sulla Pagina Facebook Consapevolezza e Valore.

Roberto Tentoni
Coach AICP e Counsellor formatore e supervisore CNCP.
www.tentoni.it
Autore della rubrica settimanale de Il Torinese “STARE BENE CON NOI STESSI”.

La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

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SOMMARIO:

Via Po pedonale è una corbelleria – I diritti di giornalisti, fotografi, tipografi e impiegati – D’Orsi e Don Bosco – Lettere

Via Po pedonale è una corbelleria
Bisogna fermare subito la proposta assurda, dannosa, inutile di rendere pedonale Via Po. Queste sono idee peregrine  che fanno arretrare la città a Diego Novelli, l’ex sindaco precursore della pedonalizzazione e distruttore della nascente Metropolitana.
La decadenza di Torino è nata con Novelli con le sue giunte di socialisti peggiori dei comunisti come Marzano e le sue piste ciclabili.
Bloccare via Po al traffico significa bloccare la Città a favore di quattro perdigiorno che, invece dei portici, vogliono in esclusiva la via, magari bloccando anche i numerosi tram. Torino deve essere funzionale anche a chi lavora. Chiudere via Po significa isolare il Centro e tutte le vie perpendicolari a via Po. Una follia. Ci pensi l’ opposizione a farsi sentire. E ci pensi la maggioranza perché  su questi provvedimenti demagogici rischia di perdere le elezioni. Il governo della Città non può essere delegato agli estremisti.

 

I diritti di giornalisti, fotografi, tipografi e impiegati

Tutti i giornali, di qualsivoglia tendenza, sono un presidio della democrazia. Anche quelli faziosi che censurano le notizie e pubblicano solo le idee degli amici, hanno un ruolo. Se non piacciono, essi non vengono comprati ed è quanto accade a parecchi giornali italiani precipitati in pochi anni a ruoli marginali. Ci sono direttori come Giannini  che per la loro faziosità hanno contribuito ad allontanare lettori. Un giornale che non dà spazio al dibattito fino a giungere ad eliminare la rubrica delle lettere, è indifferente al rapporto con i propri lettori o non riceve più un numero sufficiente di missive  che possa giustificare la rubrica delle lettere. Anche i giornalisti e, in primis, i direttori sono responsabili della crisi dei loro giornali.

 

Ciò detto, la campagna di odio che si è scatenata sui social  contro “Repubblica” e “La Stampa” appare, più che esagerata, indecente. L’editore non è certo immune da colpe perché, come ha detto Carlo De Benedetti, tutto ciò che egli ha avuto in mano lo ha rotto. Io ho comunque rispetto per i giornalisti, i fotografi, i tipografi, gli impiegati che si trovano su due ex corazzate che rischiano l’affondamento. Aggiungo che diffido delle solidarietà senza riserve espresse dai politici e  soprattutto mi infastidisce il presidente del Senato che si offre incredibilmente  come mediatore tra venditore e acquirente, esorbitando ancora una volta dal suo ruolo istituzionale. Sui due giornali in balia delle onde in un passato molto lontano ho anche scritto; non rinnego di averlo fatto, pur avendone un ricordo non del tutto  positivo. Ma questo non mi impedisce di  augurare  a tutti quelli che lavorano nei due giornali di ottenere il riconoscimento dei diritti che Elkann, come ha fatto con gli operai Fiat, non ha mai  rispettato.

D’Orsi e Don Bosco

Lo storico Nunzio dell’Erba ha fatto  sapere che Angelo d’Orsi (il quale  si ritiene “censurato”  insieme ai suoi esimi compagni di merende politiche, dai Salesiani che non lo hanno accolto a Valdocco) che il professore rosso espresse durissimi giudizi su Don Bosco e la Società Salesiana, denunciandone “un rifiuto assoluto della modernità”, “l’odio d’ogni forma di secolarizzazione” e un’ ”evidente misoginia e un’ossessione del peccato”. L’abilità di Don Bosco sarebbe stata, secondo d’Orsi , quella di “spremere i ricchi per alimentare le sue case e i suoi oratori”.

Queste citazioni sono tratte da un volume curato da Valerio Castronovo che i troppi impegni portarono ad essere molto “tollerante” con i suoi collaboratori. Perché chiedere ospitalità proprio ai Salesiani e in più a Valdocco dove ebbe inizio l’ardua e nobile impresa di Don Bosco? Al Palazzetto dello Sport dove parlava Berlinguer, i compagni di   d’Orsi si troveranno a casa loro. Barbero in passato vantava di avere la tessera del PCI autografata personalmente dal leader comunista.

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LETTERE scrivere a quaglieni@gmail.com

Onorificenze

Su richiesta di un lettore lei ha scritto delle onorificenze non riconosciute dalla Repubblica e quindi vietate in Italia. Mi spiegherebbe l’Ordine al Merito della Repubblica che ha sostituito gli ordini monarchici soppressi?  Luigina Arese

L’Ordine al Merito della Repubblica e’ stato istituito dal Presidente Luigi Einaudi nel 1951 ed è formato da cinque gradi : cavalieri di Gran Croce (20 all’anno), grandi ufficiali (80), commendatori (300), ufficiali (500), cavalieri (2600). Un numero quindi molto limitato che rende l’Ordine al Merito della Repubblica rapportabile, nel suo grado più alto, alla Legion d’onore francese.
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L’Unesco ha  riconosciuto  la cucina italiana
L’Unesco ha  riconosciuto  la cucina italiana come bene immateriale dell’ umanità. Sono indignata per il fatto che i giornali non abbiano dato adeguato spazio all’Accademia italiana della cucina al momento del riconoscimento da parte dell’ UNESCO della cucina italiana. Insieme a Casa Artusi l’accademica, diffusa a livello internazionale, è  stata la prima  protagonista di quella battaglia. Vittoria Figliuolo
Concordo pienamente con Lei.  Aggiungo un particolare: i giornali hanno dato invece  ampio spazio a Carlin Petrini che ha visto la cucina italiana come  prodotto del meticciato (!) con gli emigranti e delle trattorie. Niente di più falso perché l’identità riconosciuta dall’UNESCO è tipicamente italiana, anzi direi nazionale. Con Caterina de’ Medici la cucina italiana andò a contaminare quella francese che, secondo alcuni studiosi, fu quasi rivoluzionata. Petrini deve studiare la storia in cui proprio non ha mai  brillato.
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Dove sono le ricette piemontesi?
Ho letto che sono 20 le ricette simbolo della cucina italiana patrimonio UNESCO; non ho  visto una sola ricetta  piemontese. Peccato! Giuseppe Groppo
In effetti ho letto anch’io delle 20 prelibatezze: dalle lasagne bolognesi, agli spaghetti alla carbonara  e cacio e pepe, alle tagliatelle e ai tortellini bolognesi, alle trofie al pesto, alla pizza, al risotto alla milanese, agli spaghetti al pomodoro e alla cozze, alle melanzane alla parmigiana, agli arancini, alla cotoletta alla Milanese. Non un solo piatto piemontese e ci sarebbe solo l’imbarazzo della scelta. Ad esempio, una bella fonduta con tartufi e/o una buona bagna cauda. Le specialità langarole e monferrine non mancano certamente.  Forse c’è chi nel tripudio per il riconoscimento tende a tirare acqua al suo mulino, privilegiando alcune regioni. Il premio in ogni caso parla di cucina italiana. Da quanto vedo anche la cucina veneziana non è citata, eppure i bigoli in salsa e il baccalà mantecato sono delle vere e proprie delizie.

Il risotto verde con crema di mandorle della Cuoca Insolita!

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Rubrica a cura de La Cuoca Insolita

Dedicato a chi pensa che fare un buon risotto sia difficile, a chi lo ama ma pensa che sia un piatto troppo calorico, a chi non se lo concede perché ha qualche problema con burro e parmigiano. Questa è una ricetta facilissima e veloce, che richiede solo cinque minuti di cottura: un risotto delicato e cremoso, con una verdura invernale, i broccoli. E c’è un trucco anche per non avere mai il riso scotto.

Tempi: Preparazione (10 min); Cottura (5 minuti). Per cottura riso leggere sulla confezione (circa 1 h)
Attrezzatura necessaria: Pentola da 2 L con coperchio, colino, tegame da 24 cm, minipimer con il suo bicchiere per frullare, cucchiaio di legno, tagliere e coltello a lama liscia
Ingredienti per 4 persone:

Per cuocere il riso:

·       Riso integrale cotto – 750 g (si ottengono da circa 300 g)

·       Acqua – circa 750 ml

·       Alga kombu – 3 cm

·       Sale grosso integrale – 1,5 cucchiaini

Per il risotto:

·       Broccoli – 250 g

·       Fagioli cannellini in scatola – 180 g

·       Acqua – 500 ml

·       Olio e.v.o. – 5 cucchiai

·       Sale fino integrale di Sicilia – 2 cucchiaini scarsi

·       Cipolla – 1 grande

·       Fecola di patate – 15 g (1 cucchiaio non pieno)

·       Crema di mandorle bianca – 50 g

Per la decorazione del piatto:

·       Noce moscata

Mandorle – 4 a testa (30 g circa in totale)

Difficoltà (da 1 a 3): 1 Costo totale: 4 €/kg)
Perché vi consiglio questa ricetta?

·       Valori nutrizionali: rispetto alla ricetta tradizionale preparata con burro e parmigiano, questo risotto ha -30% di calorie e -80% di grassi saturi.

·       Il riso integrale ha proprietà dimagranti e non fa alzare velocemente la glicemia perché è ricco di fibre.

·       80% di grassi saturi in meno rispetto ad un risotto fatto con il burro

·       Una porzione di questo risotto assicura quasi un quarto delle fibre raccomandate giornalmente.

  • Le mandorle sono ricche di Vitamina E, calcio (a parità di peso c’è più calcio nelle mandorle che nella mozzarella di bufala o nella ricotta di pecora) e acidi grassi del gruppo Omega 3.

 

Approfondimenti e i consigli per l’acquisto degli “ingredienti insoliti” a questo link).

In caso di allergie…

Allergeni presenti: Frutta a guscio (mandorle)

Come preparare il risotto verde con crema di mandorle

I TRUCCHI PER VELOCIZZARE IL LAVORO

Potete cuocere il riso anche qualche giorno prima e conservarlo in frigorifero fino a 5 giorni. Consiglio anche di tenere in frigorifero anche qualche cipolla già sbucciata e in parte a cubetti (in contenitori ben chiusi). Le potrete usare nella settimana più velocemente, sporcandovi le mani e piangendo una volta sola! Se decidete di scolare i fagioli prima, non fatelo più di 24-48 h prima.

Tenete sempre nella dispensa qualche mandorla già a pezzetti (potrà servirvi per tante ricette diverse).

FASE 1: LA COTTURA DEL RISO

Mettete in ammollo l’alga kombu per 5 minuti in poca acqua. Sciacquatela e mettetela nella pentola con il riso (che avrete nel frattempo sciacquato sotto l’acqua corrente, con l’aiuto di un colino) e il sale grosso. Aggiungete l’acqua nella pentola (in genere il doppio di acqua rispetto al volume del riso) e cuocete, coperto e a fuoco molto basso, per il tempo indicato in etichetta (potrebbe essere anche di 1 h). Lasciate riposare in pentola, chiuso, per circa 40 minuti, in modo che l’acqua eventualmente rimasta sul fondo finisca di essere assorbita dal riso. Se non vi ricordate come cuocere i cereali, andate a vedere anche la ricetta del miglio stufato sul blog.

FASE 2: IL RISOTTO IN MENO DI 10 MINUTI

Scolate i fagioli cannellini e risciacquateli sotto l’acqua corrente. Poneteli nel bicchiere del mixer insieme ai broccoli crudi tagliati a pezzetti, l’acqua, l’olio e il sale e frullate fino ad ottenere una crema liquida. Per soffriggere la cipolla, tagliatela a cubetti e versateli nel tegame dove avete già fatto scaldare bene un poco di olio a fuoco vivo. Dopo un paio di minuti di cottura, versate 2 cucchiai di acqua e fatela evaporare velocemente (servirà per rendere più digeribile il soffritto). Ora aggiungete la crema liquida di broccoli, mescolate e lasciate insaporire a fuoco medio per 3 minuti. Unite il riso integrale cotto e amalgamate con la crema, mantenendo il calore moderato. In una tazzina sciogliete la fecola di patate con un dito d’acqua fredda e poi versate nel tegame del risotto. Mescolate subito: in meno di un minuto il risotto sarà diventato cremoso. Spegnete e aggiungete la crema di mandorle, che andrà a creare la mantecatura che di solito si ottiene con il burro. Tenete coperto per un paio di minuti e poi girate.

FASE 3: IL PIATTO FINALE

Versate nel piatto (meglio piano) e distribuite il risotto inclinando leggermente e dando dei colpetti. Spolverate generosamente con la noce moscata e qualche pezzetto di mandorla.

CONSERVAZIONE

Riso integrale cotto: in frigorifero fino a 5 giorni

Il risotto pronto si può conservare in frigorifero una volta pronto, ma quando verrà riscaldato (meglio se in microonde) potrà risultare un po’ scotto. Potete comunque ravvivarlo aggiungendo un po’ di brodo.

Il profumo del Natale tra le piazze del Torinese

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SCOPRI – TO ALLA SCOPERTA DI TORINO

Quando l’aria si fa più pungente e le luci iniziano ad accendersi già dal tardo pomeriggio, Torino entra in una dimensione tutta sua. Il Natale, qui, non è soltanto una ricorrenza: è un’atmosfera che si respira passeggiando sotto i portici, tra le vetrine storiche e, soprattutto, tra i mercatini che ogni anno animano la città e il suo territorio. I mercatini di Natale di Torino e dintorni sono diventati nel tempo un appuntamento atteso, un rito collettivo che unisce tradizione, convivialità e una passione profonda per il cibo di qualità.
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Torino, dove il Natale si assapora lentamente
Nel cuore della città, i mercatini natalizi trovano spazio in alcune delle piazze più amate e riconoscibili. Ogni anno, queste aree si trasformano in piccoli villaggi di legno, illuminati da luci calde e decorazioni discrete, in perfetto stile torinese. Non servono date precise per raccontarli: è una consuetudine che si rinnova puntualmente, capace di attirare migliaia di persone, tra residenti e visitatori, tutti accomunati dalla stessa voglia di rallentare e godersi il momento.
Ciò che colpisce di più, passeggiando tra le bancarelle, è il modo in cui la gente vive questi spazi. Non c’è fretta. Si cammina con le mani nelle tasche del cappotto, ci si ferma a osservare un banco, si chiacchiera con gli artigiani, si assaggia qualcosa “tanto per provare” e si finisce spesso per tornare a casa con un sacchetto in più del previsto. I mercatini torinesi sono così: discreti ma irresistibili.
Il vero cuore pulsante resta la parte gastronomica. Tra le bancarelle fanno capolino dolci della tradizione, biscotti artigianali dal profumo di burro e vaniglia, paste secche preparate secondo ricette tramandate, spesso legate alle colline piemontesi. Non mancano i classici intramontabili come lo zabaione caldo, cremoso e avvolgente, sorseggiato lentamente magari appoggiati a un tavolino improvvisato, e la cioccolata calda, densa, quasi da mangiare con il cucchiaino, fedele alla grande tradizione torinese del cacao.
Negli ultimi anni, accanto ai sapori più consolidati, si sono affacciate anche nuove tendenze. Una su tutte: il cosiddetto cioccolato “Dubai”, diventato una vera curiosità gastronomica. Si tratta di un cioccolato ricco e intenso, spesso farcito con pistacchio e pasta kataifi, che richiama consistenze orientali e sorprendenti. Alcune versioni lo propongono anche con riso soffiato, per un contrasto ancora più marcato. I torinesi, notoriamente esigenti in fatto di cioccolato, ne vanno particolarmente ghiotti, e non è raro vedere file davanti ai banchi che lo propongono in varie declinazioni.
Tra bancarelle e tradizioni, il gusto prima di tutto
Se c’è un elemento che accomuna tutti i mercatini di Natale del capoluogo è l’attenzione per la qualità. Anche quando si parla di prodotti semplici, l’artigianalità è sempre al centro. I biscotti non sono mai anonimi, le creme hanno nomi che evocano territori, i dolci raccontano storie. È questo che la gente ama: non solo comprare, ma sentire di portare a casa un pezzo di atmosfera natalizia.
Accanto al cibo, naturalmente, trovano spazio anche altri simboli del periodo. Le stelle di Natale colorano gli angoli delle piazze, insieme a decorazioni fatte a mano, candele profumate e piccoli oggetti pensati come regali. Ma anche qui, tutto sembra fare da cornice a ciò che davvero attira: il profumo che si sprigiona dalle bancarelle, il vapore che sale dalle tazze fumanti, il piacere di concedersi qualcosa di buono.
I mercatini diventano così un punto di incontro. Famiglie, coppie, gruppi di amici: tutti trovano il proprio modo di viverli. C’è chi li percorre ogni anno come una tradizione irrinunciabile e chi li scopre per la prima volta, restando sorpreso dalla loro capacità di essere accoglienti senza mai risultare eccessivi.
Dalla città alla provincia, il Natale continua
Uscendo da Torino, l’atmosfera natalizia non si perde, anzi si arricchisce di nuove sfumature. Nei dintorni del capoluogo, numerosi centri propongono mercatini che, pur più raccolti, mantengono lo stesso spirito. Località come Asti e altre città del Piemonte diventano mete ideali per una gita fuori porta, perfetta per un pomeriggio invernale.
Qui il legame con il territorio è ancora più evidente. I prodotti enogastronomici locali trovano grande spazio: dolci tipici, conserve, miele, nocciole, vini da dessert. Anche in questi mercatini il cibo resta protagonista, spesso affiancato da specialità che raccontano la tradizione contadina e artigiana della regione. Non mancano le bevande calde, le versioni locali dello zabaione, le reinterpretazioni della cioccolata calda, sempre pronte a scaldare le mani e l’umore.
Passeggiando tra le bancarelle della provincia, si respira un clima più intimo, quasi familiare. Le stelle di Natale decorano gli ingressi, le luci si riflettono sulle piazze storiche e il tempo sembra scorrere più lentamente. È un Natale meno affollato, ma non per questo meno sentito, dove il piacere della scoperta si unisce alla voglia di ritrovare sapori autentici.
In fondo, che si resti in città o ci si spinga appena oltre, i mercatini di Natale del Torinese hanno tutti la stessa anima. Sono luoghi in cui il freddo diventa una scusa per fermarsi, per bere qualcosa di caldo, per assaggiare un dolce in più. Sono spazi dove il Natale non si limita a essere visto, ma viene soprattutto gustato, morso dopo morso, anno dopo anno.
A rendere questi mercatini così amati è anche la loro capacità di rinnovarsi senza perdere identità. Ogni anno cambiano alcuni profumi, compaiono nuove proposte dolciarie o variazioni sul tema del cioccolato, ma resta immutato il piacere di ritrovarsi all’aperto, avvolti da luci soffuse e da un brusio allegro. Nel Torinese il Natale passa anche da qui: da una tazza fumante tra le mani, da un assaggio condiviso, da quel senso di familiarità che, puntualmente, riesce a far sentire tutti un po’ a casa.
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NOEMI GARIANO

IMU 2025: tutto quello che serve sapere prima della scadenza del 16 dicembre

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ABITARE CON STILE

Rubrica settimanale a cura di Magda Jasmine Pettinà 
Uno spazio dedicato al mondo della casa in tutte le sue forme: dal mercato immobiliare al design d’interni, dall’arte di valorizzare gli spazi alle nuove tendenze dell’abitare contemporaneo. Consigli pratici, spunti estetici e riflessioni su come rendere ogni casa un luogo che rispecchi chi siamo — con uno sguardo che unisce competenza, bellezza e sensibilità.
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Dicembre porta con sé non solo l’atmosfera delle feste, ma anche un appuntamento immancabile per i proprietari di immobili: il saldo IMU, in scadenza il 16 dicembre 2025.

Dopo l’acconto versato a giugno, arriva infatti il momento di regolare i conti con il proprio Comune, applicando le aliquote aggiornate e pubblicate dal MEF. Se il Comune non ha deliberato entro i termini, si fa riferimento alle aliquote base.

In questo articolo facciamo chiarezza—con un linguaggio semplice e diretto—su chi deve pagarecome si calcola l’imposta, quali sono le esenzioni, e cosa accade in caso di ritardo o omesso pagamento. Un piccolo vademecum per arrivare preparati e sereni alla scadenza.

 

Chi deve pagare l’IMU? E chi ne è esente?

L’IMU non riguarda tutti i proprietari. Sono esenti:

  • le abitazioni principali che non rientrano nelle categorie di lusso;

  • gli alloggi sociali;

  • il nudo proprietario, quando l’immobile è gravato da usufrutto.

Devono invece pagare l’IMU:

  • le prime case di lusso, categorie catastali A/1, A/8, A/9;

  • tutte le seconde case e gli immobili diversi dall’abitazione principale.

Per le prime case di lusso resta prevista un’aliquota agevolata e una detrazione di 200 euro.

Come si calcola l’IMU 2025 sulla prima casa di lusso

Il calcolo parte da tre passaggi fondamentali:

  1. Rivalutare del 5% la rendita catastale.

  2. Applicare il coefficiente catastale previsto per la tipologia dell’immobile.

  3. Applicare l’aliquota deliberata dal Comune.

Il risultato finale sarà l’importo su cui calcolare il saldo di dicembre, tenendo conto di quanto già versato a giugno.

Coniugi con residenze diverse: la novità della Cassazione

Una recente sentenza ha introdotto un’importante modifica:

se i coniugi hanno residenze diverse in due immobili differenti, entrambi possono usufruire dell’esenzione per abitazione principale.

Un chiarimento che rende più equa una situazione sempre molto discussa.

Prima casa in affitto: chi paga l’IMU?

Anche dopo l’abolizione della TASI, nulla cambia sul fronte IMU:

l’imposta rimane interamente a carico del proprietario, anche se l’immobile è affittato.

 

Pertinenze: quante sono esenti?

Sono esenti dal pagamento IMU fino a tre pertinenze, una per ciascuna delle categorie:

  • C2 (cantine, solai, depositi)

  • C6 (box, stalle, scuderie)

  • C7 (tettoie)

 

Cosa succede se si paga in ritardo?

Niente panico. Il sistema fiscale mette a disposizione un utile strumento: il ravvedimento operoso, che consente di regolarizzare spontaneamente la posizione con sanzioni ridotte proporzionate al ritardo.

Le principali forme di ravvedimento

 

  • Sprint: entro 14 giorni → sanzione fino all’1,4%

  • Breve: entro 30 giorni → 1,5%

  • Intermedio: entro 90 giorni → 1,67%

  • Lungo: entro un anno → 3,75%

  • Biennale: entro due anni → 4,29%

  • Ultrabiennale: oltre due anni → 5%

 

Superato un anno senza ravvedimento, la sanzione sale al 30% dell’importo dovuto, oltre agli interessi.

Il pagamento avviene tramite modello F24, barrando la casella “Ravv.” e utilizzando il codice tributo corretto (3912 per abitazione principale, 3918 per altri fabbricati, ecc.).

 

Accertamenti e prescrizione: cosa bisogna sapere

Il Comune può notificare un avviso di accertamento entro 5 anni dalla data in cui il versamento sarebbe dovuto avvenire.

Oltre questo periodo, scatta la prescrizione, e l’IMU non è più dovuta.

Se il Comune richiede il pagamento di più annualità arretrate, il contribuente è tenuto a versare solo gli ultimi cinque anni.

In sintesi

La scadenza del 16 dicembre è un appuntamento importante per gestire in modo consapevole il proprio patrimonio immobiliare.

Conoscere chi pagacome calcolare l’imposta, e come regolarizzare eventuali ritardi aiuta a muoversi con serenità in un ambito spesso percepito come complesso.

Un’abitazione non è soltanto un bene: è una parte della nostra identità.

Gestirla con attenzione, anche sul piano fiscale, significa valorizzarla e mantenerla nel tempo.

www.domus-atelier.com – info@domus-atelier.com

Insalata russa “insolita” e super-light

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La Ricetta della Cuoca Insolita

 

Chi è La Cuoca Insolita
La Cuoca Insolita (Elsa Panini) è nata e vive a Torino. E’ biologa, esperta in Igiene e Sicurezza Alimentare per la ristorazione, in cucina da sempre per passione. Qualche anno fa ha scoperto di avere il diabete insulino-dipendente e ha dovuto cambiare il suo modo di mangiare. Sentendo il desiderio di aiutare chi, come lei, vuole modificare qualche abitudine a tavola, ha creato un blog (www.lacuocainsolita.it) e organizza corsi di cucina. Il punto fermo è sempre questo: regalare la gioia di mangiare con gusto, anche quando si cerca qualcosa di più sano, si vuole perdere peso, tenere a bada glicemia e colesterolo alto o in caso di intolleranze o allergie alimentari.
Tante ricette sono pensate anche per i bambini (perché non sono buone solo le merende succulente delle pubblicità). Restando lontano dalle mode del momento e dagli estremismi, sceglie prodotti di stagione e ingredienti poco lavorati (a volte un po’ “insoliti”) che abbiano meno controindicazioni rispetto a quelli impiegati nella cucina tradizionale. Usa solo attrezzature normalmente a disposizione in tutte le case, per essere alla portata di tutti.

Calendario corsi di cucina ed eventi con La Cuoca Insolita alla pagina https://www.lacuocainsolita.it/consigli/corsi/

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Insalata russa “insolita” e super-light


L’insalata russa è un classico: si trova in tavola in mille occasioni ed è buonissima. Ma c’è un piccolo problema: ha un potere calorico e un contenuto di grassi micidiali. Se però non volete rinunciare, c’è un modo per prepararla con il 75% di calorie e il 95% di grassi in meno rispetto alla ricetta tradizionale. Ma come fa ad essere così buona? Anche se è senza uova né patate ed è super-light, è deliziosa. Non preoccupatevi di deludere i vostri ospiti: quando scopriranno il segreto della vostra ricetta non potranno più farne a meno!

Tempi: Preparazione (45 min); Cottura (10 min).
Attrezzatura necessaria: pentola per cottura a vapore con cestello, coltello a lama liscia e tagliere, minipimer, grattugia per scorza di limone, colino
Ingredienti per 4 persone:
Per le verdure:
⦁ Piselli surgelati – 100 g
⦁ Carote – 100 g
⦁ Topinambur (o patate) – 100 g
Per la maionese super-light:
⦁ Fagioli bianchi di Spagna – 200 g
⦁ Latte di soia o di canapa – 50 g
⦁ Succo di limone – 25 g
⦁ Scorza di ½ limone – 2,5 g
⦁ Olio e.v.o. –2 cucchiaini
⦁ Sale fino integrale di Sicilia – 6 pizzichi (1,5 g)
⦁ Curcuma in polvere – 1 punta di cucchiaino
⦁ (per chi vuole: Filetti di sgombro al naturale – 50 g)

Approfondimenti e i consigli per l’acquisto degli “ingredienti insoliti” a questo link: https://www.lacuocainsolita.it/ingredienti/

Difficoltà (da 1 a 3): 1 Costo totale: 3 €
Perché vi consiglio questa ricetta?
⦁ Il vostro medico vi ha detto di eliminare le Solanaceae (es. patate, melanzane, pomodori e peperoni) dalla dieta, ma voi ne andate pazzi? Nessun problema! Qui userete i topinambur al posto delle patate! Il risultato è sorprendente e fa bene anche a chi vuole tenere a bada la glicemia.
⦁ Se non volete usare il latte di soia, potete usare il latte di canapa: è uno dei pochi alimenti di origine vegetale che contiene tutti gli aminoacidi essenziali (quelli che il nostro organismo non sa produrre da solo) che servono per formare le proteine. In alternativa anche il latte vaccino può andare benissimo.
⦁ In una porzione da 200 g, solo 125 Kcal al posto di 535 Kcal circa della ricetta tradizionale (il 75% in meno! Si, avete letto bene…).
⦁ Pochissimi grassi: meno di un cucchiaino di olio a porzione… Il 95% in meno di grassi rispetto alla ricetta tradizionale. Ideale quindi anche per chi ha problemi con il colesterolo e a chi vuole perdere qualche chilo.

Preparazione
LE VERDURE
Pelate e tagliate le carote e i topinambour a dadini piccoli, di massimo 1 cm di lato. Cuocete a vapore le verdure separatamente. Se usate la pentola a pressione i tempi sono questi: piselli surgelati (5 min), carote (5 min), topinambur (3 min). Se avete una pentola normale il tempo è il doppio. Se usate le patate il tempo in pentola a pressione è di 2 min.
LA MAIONESE SUPER LIGHT
Spremete il limone e filtrate il succo su un colino. Grattate la scorza del limone e mescolatela al succo e a tutti gli altri ingredienti nel bicchiere del minipimer, per frullate fino ad ottenere un composto cremoso e senza pezzi.
LA PREPARAZIONE DELL’INSALATA RUSSA “INSOLITA”
Mescolate le verdure e la maionese super-light. Mettete tutto nel contenitore che sceglierete per dare la forma al vostro antipasto. Schiacciate bene, livellate e capovolgete il contenitore su un piatto di portata. Potete decorare a piacere.

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A chi è adatta questa ricetta?
Senza uova. In più, usando il latte di canapa, anche chi è allergico a soia o latte può mangiare questa insalata russa “insolita”.

 

 

 

 

 

 

 

Valori nutrizionali
Una porzione della ricetta della Cuoca Insolita a confronto con la stessa porzione della ricetta tradizionale con maionese, uova e tonno sott’olio:

Le lumache felici

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PENSIERI SPARSI di Didia Bargnani

Le lumache felici esistono e vivono in un allevamento in Toscana, a Montemerano in provincia di Grosseto, dove vengono coccolate dal loro ‘custode’ che le nutre esclusivamente con prodotti del proprio orto: carote, carciofi, cardo mariano, finocchietto, affinché la qualità della loro bava sia eccellente perché è proprio di questa bava che voglio raccontarvi.
Michela Bertaia, chimica torinese, grossista di materiale medico con azienda a Grugliasco, sente parlare di questo impianto di elicicoltura e incuriosita decide di andare a visitarlo. Qui scopre che la bava di queste lumache, selezionate una ad una, e’ di una qualità ineguagliabile, da qui l’idea di farne dei prodotti di skin care si concretizza velocemente e con il suo socio, Mauro Felice Vecco, danno vita ad una nuova società, Kaliste’.
La bava delle lumache, se allevate con tutta una serie di accorgimenti particolari, rappresenta il cosmetico naturale per eccellenza, e’ infatti ricca di principi attivi come l’acido glicolico, il collagene, l’allantoina, l’elastina, l’acido ialuronico e molti altri.
“ Si potrebbe produrre anche chimicamente – mi spiega Michela- ma non sarebbe la stessa cosa, sarebbe una bava “morta”, priva di tutti quegli enzimi di cui è ricchissima quella delle nostre lumache. Kylinf, lo spray viso-corpo-capelli che rappresenta il prodotto top della gamma, contiene bava al 90% oltre ad un umettante ed un conservante, si tratta di un vero e proprio elisir per la nostra pelle: stimola la rigenerazione cellulare, velocizza la cicatrizzazione in caso di lesioni, lenitivo per scottature, uniforma l’incarnato e anche i vantaggi per i capelli sono numerosi “.
Come si preleva la bava?
“ Da noi tutto è ovviamente cruelty free, le nostre lumache vengono scelte con cura e solo quelle più adatte a fornire bava saranno impiegate per questo scopo, le altre diventeranno fattrici. Dobbiamo spiegare perché le lumache sbavano, lo fanno per tre motivi: strisciando, provando dolore o quando sono felici. Quando escono dal letargo, due volte all’anno, con il freddo e con il caldo, vengono messe in una macchina, brevettata da un allevatore di Cherasco, dove vengono bagnate da una leggera pioggerellina di acqua, questo le rende felici e così sbavano. A questo punto la bava viene analizzata e inviata in laboratorio per il confezionamento dei vari prodotti”.
“La bava messa sul viso produce quello che viene definito “benefico rossore”, gli enzimi presenti nella bava richiamano il sangue dai tessuti sottostanti, che sparisce dopo pochi minuti dall’applicazione – rassicura Michela – oltre a Kylinf abbiamo altri prodotti eccezionali come la crema LaLiz, 50% pura bava, con effetto energizzante per la pelle, la crema Luce, 65% pura bava, multi vitaminica e antiage e per i più giovani K-young, 90% bava pura e propoli. Tutte le creme e i sieri sono disponibili sul nostro sito, www.kylinf.it e dall’8 dicembre al 6 gennaio saremo presenti in un temporary shop in via Carlo Alberto 32 a Torino dove mi troverete, felice di raccontarvi il percorso della bava dalle lumache felici alle creme “.