Rubriche- Pagina 29

Le vostre foto. Un viaggio tra gli sfarzi di Palazzo Reale

//

Dallo scalone monumentale che accoglie i visitatori con imponenza, si accede agli ambienti sontuosi, come la sala da pranzo, perfetta testimonianza della magnificenza regale.


L’Armeria Reale è una delle collezioni di armi e armature più ricche e antiche al mondo.

La Cappella della Sindone, capolavoro del Guarini, affascina per la sua straordinaria architettura barocca.


Un percorso che intreccia arte, storia e bellezza.

(Le foto sono della nostra lettrice Alessandra Macario)

L’importanza di essere consapevoli dei valori che ci guidano / 3

/

Una caratteristica importante dei valori personali consiste nel fatto che essi sono assolutamente soggettivi e individuali, poiché appartengono alla percezione e alla identificazione della singola persona, e come tali non sono giudicabili e sindacabili. Ma come ognuno di noi può correttamente identificare i valori che lo guidano?

Non è esattamente una passeggiata comprendere bene quali sono i nostri valori, e ci può essere senz’altro d’aiuto fare con pazienza un elenco scritto, anche riflettendo su quali sono quelli per noi quelli più importanti, anche in relazione ai nostri vari ruoli nella vita: familiare, lavorativo, sociale, ecc.

Per ogni ruolo scegliamo, ad esempio, dieci valori che riteniamo importanti e poi mettiamoli in ordine gerarchico di importanza. Soprattutto i primi tre-cinque valori per ogni ruolo saranno quelli che effettivamente determinano (o dovrebbero determinare…) quasi sempre le nostre scelte e decisioni.

Una volta identificati e definiti correttamente e consapevolmente i nostri valori nei vari ambiti della nostra vita il passo successivo sarà quello di vivere la nostra esistenza secondo quei valori in ogni ambito. Questa decisione è in grado di portarci a profondi cambiamenti.

Soprattutto nel modo in cui affrontiamo le cose, le situazioni e le scelte nella nostra vita. Per esempio, se comprendiamo che per noi un valore fondamentale è il rispetto, e che è giusto mettere in atto questo valore, per vivere bene dovremo inserirlo nei nostri comportamenti quotidiani.

E quindi rapportarci agli altri, all’ambiente e anche a noi stessi con gentilezza, comprensione, tolleranza, disponibilità e attenzione. Se agiremo in maniera diversa, e quindi non in linea con quel valore per noi molto importante, saremo molto spesso in conflitto con noi stessi, e vivremo confusione e risentimento verso di noi e sensi di colpa verso gli altri.

(Fine della terza e ultima parte dell’argomento).

Potete trovare questi e altri argomenti dello stesso autore legati al benessere personale sulla Pagina Facebook Consapevolezza e Valore.

Roberto Tentoni
Coach AICP e Counsellor formatore e supervisore CNCP.
www.tentoni.it
Autore della rubrica settimanale de Il Torinese “STARE BENE CON NOI STESSI”.

La Disney non ne azzecca più una. Perché?

/

THE PASSWORD Torino oltre gli asterischi

Per la rubrica “The Password: Torino oltre gli asterischi”, in collaborazione con Il Torinese, Alice Musto analizza le ragioni del declino creativo della Disney, che da tempo si rifugia nella produzione di live action sempre meno convincenti per la critica e per il pubblico della nostra città.

Con la recente uscita di Biancaneve, la Disney si aggiudica l’ennesimo flop al botteghino, con una perdita stimata di circa 115 milioni di dollari e una serie di polemiche che lo hanno accompagnato dagli inizi della sua produzione. Risultati tanto negativi da influire anche sulla nascita del live action di Rapunzel, che per ora è stata bloccata.
Sono ormai anni che le produzioni Disney sembrano non soddisfare, per un motivo o per un altro, le aspettative del pubblico internazionale. Da
Peter Pan e Wendy a Mulan, da La sirenetta a Mufasa: ciascuno di questi titoli è stato o al centro di polemiche o è risultato in qualche modo “mediocre”.

La Disney rivoluzionaria

Che il fondo sia stato toccato proprio con Biancaneve è quasi ironico. L’originale del 1937, infatti, oltre a essere stato il primo “classico” Disney, fu rivoluzionario in quanto primo lungometraggio della storia del cinema realizzato interamente con la tecnica del disegno animato. In quegli anni fu un enorme successo a livello di critica e popolarità e, ancora oggi, tenendo conto dell’inflazione, resta primo in classifica come film d’animazione con più guadagni del Nord America.

Una delusione molto simile era già arrivata con La Sirenetta nel 2023: in questo caso l’utilizzo massiccio della CGI, piuttosto che aggiungere particolarità ai personaggi e alle ambientazioni, ha avuto l’effetto opposto, rendendo il tutto “irrealistico” e “poco fluido”, incidendo, così, negativamente sull’animazione. Al contrario, il suo omonimo del 1989, aveva rappresentato il grande ritorno della Disney dopo un periodo di produzioni no, proprio grazie all’investimento in nuove tecniche digitali, che avevano dato una spinta verso la modernizzazione dell’intera struttura produttiva dello studio d’animazione.


Da
Mickey Mouse e Cenerentola, passando per Frozen e Inside Out, Walt Disney ha creato, ormai più di 100 anni fa, quello che oggi è un mondo fatto di personaggi, storie, parchi tematici, gadget da collezione, piattaforme streaming e un net worth di circa 163.21 miliardi di dollari. Alle ultime uscite della Disney, però, sembra mancare quel “qualcosa”, quel pizzico di magia che anni fa la rese il colosso internazionale che è oggi.

Perché i live action non funzionano?

Se alcune delle prime live action sono state un vero e proprio successo al botteghino e per la critica — possiamo citare a tal proposito Alice in Wonderland, Maleficent e Cenerentola — i remake più recenti sono invece stati poco apprezzati da entrambi. Polemiche sul politically correct a parte, sembra che le ultime produzioni vengano realizzate con sempre meno cura per i dettagli, e costumi e ambientazioni passano troppo spesso in secondo piano, privandoci di quella tanto amata “estetica disneyiana” che li rende magici.


Un altro tasto dolente è la frequente
tendenza al voler modernizzare storie classiche, alle quali milioni di persone, provenienti da tutto il mondo, sono molto affezionate. Le principesse “woke”, le girlboss dal carattere forte, sono tanto fondamentali per alcune storyline, ad esempio in Mulan, quanto deleterie per altre, come nel caso di Biancaneve, in cui finiscono per oscurarne i punti forti.
Infine, non possiamo che sottolineare come
spesso si lasci che siano le polemiche a fare parlare del film, non investendo su un press tour ampio e ben pensato per fare buona pubblicità. Il risultato? Le attrici protagoniste finiscono alla gogna, mentre il colosso dell’animazione ritira incassi facili.

E le storie originali?

La situazione dei film d’animazione originali non è delle migliori: di fatto, possiamo dire che le ultime uscite di spicco siano state Frozen nel 2013 e Inside Out nel 2015. In un mondo in cui sono ormai le piattaforme streaming il centro del mondo cinematografico, che ci inonda ogni giorno di contenuti nuovi, le più recenti storie originali firmate The Walt Disney Company sono risultate deboli e di scarso impatto.
Negli ultimi anni, non è un caso che il colosso americano abbia puntato prevalentemente sulla produzione di remake live action dei grandi classici, che garantiscono una fetta di pubblico già fidelizzata.

L’ultima uscita in casa Disney è Lilo & Stitch, arrivato nei cinema italiani questo 21 maggio e che pare stia riscuotendo, al contrario degli altri titoli di cui abbiamo precedentemente parlato, un discreto successo: ha già superato gli incassi di Cenerentola, La Bella e la Bestia, Biancaneve, Mufasa – Il Re Leone, Aladdin e Biancaneve. Anche quest’ultima pellicola non è stata esente da critiche e polemiche, certo, ma queste ultime non hanno inciso più di tanto sul parere del pubblico, che in media ha apprezzato il film. A livello cinematografico non parliamo comunque di una rimonta di spicco, a livello tecnico o contenutistico.

Che si tratti di mancanza di creatività o sia soltanto sintomo di un problema molto più ampio, legato a un mondo dell’intrattenimento sempre più saturo e veloce, oggi alla Disney manca quell’unicità che ha conquistato i cuori di tutto il mondo.

Alice Musto

Ecco il  sito del nostro giornale e le nostre pagine social: Instagram Spotify

 

Le vostre foto, Torino stile Liberty

//

La lettrice Alessandra Macario ci invia una foto dell’interno di Via Susa 33 a Torino.

‘Il cortile del Palazzo Ansaldi, situato in via Susa, è stato progettato dal Carrera all’inizio del ‘900 in un suggestivo ed elegante stile liberty. Sullo sfondo, la splendida Torre Westminster.’

L’importanza di essere consapevoli dei valori che ci guidano

/

SECONDA PARTE
Ognuno di noi, quindi, ha i suoi valori e la propria scala di valori. Nella fotografia che accompagna questo post i lettori de Il Torinese potranno scorrere un elenco di oltre un centinaio di valori. La lista non è esaustiva, ma potremmo aggiungerci altri valori non ricompresi e per qualcuno importanti.

In ogni caso l’elenco potrà essere utile per meglio comprendere alcuni valori che sono importanti per ogni lettore, e magari anche per stilare un elenco personale e un ordine di priorità e di importanza dei valori che per ognuno sono fondamentali.

Ma perché è così importante conoscere i valori che ci guidano? Beh, esattamente perché essi ci guidano, o così dovrebbe essere. L’importanza di pensare e agire in coerenza con ciò che per noi è importante è enorme. Soltanto quando la nostra esistenza segue i princìpi per noi essenziali possiamo dire stare davvero bene.

Se al contrario la nostra vita si svolge in modo difforme dai nostri valori guida, vuoi per ragioni esterne a noi e indipendenti da noi o per motivi che hanno più a che fare con un nostro disordine interiore, ecco che la nostra esistenza e i nostri comportamenti diventano confusi, contraddittori, incoerenti e fonte di disagio e sofferenza.

Il primo fondamentale passo quindi, è di essere consapevoli dell’importanza di avere e conoscere i nostri valori guida, ai quali appellarci per qualsiasi nostra decisione e azione. Quante volte abbiamo percepito un malessere interiore e abbiamo poi scoperto che esso derivava dal fatto che stavamo facendo qualcosa che andava, molto o poco, contro i nostri principi?

I nostri valori, poi, fanno ogni giorno i conti con i nostri bisogni (di sicurezza, di appartenenza, di stima, ecc.) e da questi sono condizionati. E’ da una armoniosa relazione tra valori e bisogni che ognuno di noi può o meno definire un percorso esistenziale che sia quanto più possibile sereno e proficuo.

Roberto Tentoni
Coach AICP e Counsellor formatore e supervisore CNCP.
www.tentoni.it
Autore della rubrica settimanale de Il Torinese “STARE BENE CON NOI STESSI”.

(Fine della seconda parte)

Potete trovare questi e altri argomenti dello stesso autore legati al benessere personale sulla Pagina Facebook Consapevolezza e Valore.

L’isola del libro

/

RUBRICA SETTIMANALE A CURA DI LAURA GORIA

 

Jane Smiley “L’età del disincanto” -La Nuova Frontiera- euro 16,90

Jane Smiley (nata a Los Angeles nel 1949) è un gigante della letteratura americana contemporanea. Premio Pulitzer, autrice di oltre una ventina di opere di narrativa e saggistica, tutte di altissimo livello.

Questo romanzo, tradotto solo ora in italiano, in realtà è del 1987 e narra la crisi coniugale di una coppia di dentisti. Jane Smiley lo fa con estrema grazia e passo lieve, eppure riesce a scandagliare magistralmente due vite intere e due sensibilità caratterizzate da infinite sfaccettature.

Lei oggi -40 anni dopo e 4 matrimoni alle spalle- la ricetta giusta per far funzionare una coppia deve averla trovata; dato che con l’ultimo marito è felicemente sposata da 25 anni. Non litigano mai, si sono divisi chiaramente i compiti e trascorrono parte del tempo insieme scherzando.

Tornando al romanzo; Dana e Dave, apparentemente, sembrano aver formato una coppia consolidata e serena. Le loro carriere sono armoniosamente condivise e di successo, ed hanno tre figlie impegnative che richiedono attenzione.

Si sono conosciuti all’Università dove hanno studiato odontoiatria; una volta laureati, hanno aperto insieme uno studio dentistico all’avanguardia.

Ora, oltre alle bambine hanno anche due case; la seconda in campagna, dove, appena possono, si rifugiano per trascorrere ore di riposo vacanziero.

Tutto sembrerebbe quasi da “Mulino Bianco”; ma il condizionale è d’obbligo, perché in realtà qualche ombra c’è. A svelarle è la voce narrante di Dave.

Attraverso i suoi flash back scorrono i nodi fondamentali che legano la sua famiglia. Emerge che Dave ha imparato molto dalla moglie, con la quale, dopo aver studiato fianco a fianco, ora lavora applicando la stessa formula collaborativa.

Marito e moglie fanno tutto insieme: vanno e tornano dal lavoro, si occupano delle figlie e cercano di gestire con equilibrio anche i loro puntigli. Come quello della piccola Leah che improvvisamente vira dall’assoluta predilezione per Dana a quella esclusiva e totalizzante per Dave.

Lui rileva continui piccoli indizi e si allarma quando Dana gli confessa di essere spesso infelice; ma svicola, mentre il tempo del dubbio continua a dilatarsi.

Quando poi in studio arriva un nuovo paziente….ecco che il disincanto arriva. E vi appassionerete sempre di più, grazie alla maestria della scrittrice che sa condurvi nelle nicchie più segrete di questo matrimonio, pagina dopo pagina…

 

 

Joyce Carol Oates “Macellaio” -La nave di Teseo- euro 24,00

Joyce Carol Oates è una fuori classe della letteratura mondiale: 87 anni, fisico minuto ed esile, carattere immenso ed energia incontenibile.

Scrittrice tra le più prolifiche della storia, capace di spaziare -senza mai sbagliare un colpo- tra svariati generi letterari, con circa 100 libri pubblicati tra: romanzi, racconti, novelle, poesie, testi teatrali, saggi e libri scritti sotto pseudonimi. Tutt’oggi è docente universitaria ed un torrente in piena di creatività.

Il macellaio” è l’ennesima prova della sua bravura. Un potente e crudo romanzo gotico di oltre 500 pagine, che in molte pagine fa quasi male per l’orrore che racconta.

Nasce dall’accurato lavoro di ricerca condotto dalla Oates sulle esperienze di tre medici vissuti tra 1800 e 1900 in un contesto realmente esistito e dove le donne erano considerate esseri inferiori, sia in termini biologici che sociali.

Tra l’altro, l’autrice vive a pochi chilometri di distanza dal manicomio di Trenton descritto nel “Macellaio”; teatro delle atrocità compiute dalla figura fittizia di Silas Aloysius Weir.

Ispirato al Dottor J. Marion Sims (1813-1883), fondatore della moderna ginecologia che, tra 1845 e 1849, in un ospedale improvvisato in Alabama, fece esperimenti chirurgici -senza anestesia- su schiave afroamericane.

La prima scena –agghiacciante- arriva in fretta. Il dottor Silas è alle prese con uno dei suoi raffazzonati e truculenti tentativi pseudo-scientifici su una neonata “difettosa” che ha comprato dalla madre indigente.

La bimba ha il cranio malforme, simile a un melone asimmetrico, e il medico cerca di aggiustarla asportandone alcune parti… inutile dire come andrà a finire.

La Oates usa l’espediente di una biografia polifonica, curata da Jonathan Franklin Weir, figlio del defunto Silas Weir; che per 35 anni è stato il direttore dell’Istituto del New Jersey per donne malate di mente, a Trenton.

Il romanzo è ambientato nell’America nel 1836, quando gli anestetici non erano in uso e Silas Weir si dilettava a devastare le parti intime delle sue pazienti; tutte di classi inferiori, ricoverate per comportamenti ritenuti non conformi alle norme.

Su di loro usava un armamentario di punteruoli, forcipi e pinze arroventate ed altri strumenti mostruosi che straziavano le loro carni.

Pratiche di pura macelleria sadica spacciate per sperimentazione medica, in nome di una Gino-Psichiatria basata sulla convinzione che le femmine fossero più inclini degli uomini all’isteria. La sede sarebbe stata l’utero, organo ripugnante, così come pure i genitali e l’intero corpo femminile.

Isteria deriva infatti dal latino “Histerëcus”, che significa utero. Inoltre, bastava ribellarsi ad una famiglia opprimente per essere ritenute pazze e venire rinchiuse.

Nell’ultima parte, invece, la voce cambia ed è quella dell’orfana Brigit Kinealy, che fu la prima paziente di Silas: una serva irlandese, albina, sordomuta per la quale il medico sviluppò un’ossessione.

Nel suo diario, pubblicato nel 1868, Brigit ci porta dritti nella stanza degli orrori, dove Silas sperimenta per la prima volta, senza anestesia, dopo ripetuti tentativi, la tecnica di riparazione di una fistola della vescica. Pratica per cui diventerà famoso.

Poi la promuoverà sua assistente, obbligandola a diventare sua complice nell’infliggere supplizi indicibili ad altre disgraziate… fino all’epilogo …

 

 

Cristiana Ferrini “ Mio padre, il capitano dei capitani” -Cairo- euro 16,50

E’ la splendida dichiarazione d’amore scritta da una figlia al padre, immenso e famoso, che la morte le ha portato via quando lei aveva appena 12 anni…e ancora bisogno del suo sguardo azzurro che -con la forza e la tenerezza di un abbraccio pieno di amore- sapeva guidarla ed avvolgerla.

Lei è Cristiana Ferrini, stessi occhi, colori, tenacia e forza di carattere -da mula triestina- di suo padre, Giorgio Ferrini. Il capitano più longevo e carismatico della storia granata. Morto a soli 37 anni, con un palma res di primati impareggiabile che lo ha catapultato dritto in rete al mito, e travalicato il silenzio dell’eternità.

Cristiana ha scritto queste pagine con il cuore che ancora rincorre ricordi, emozioni, echi e rimpianti, per quel bagliore fulmineo, troppo breve, concesso dal destino. Questa intensità si sente ed arriva dritta al nucleo più sensibile di chi legge.

Non è un libro solo per tifosi di inscalfibile fede granata; ma una storia che suggerisco a tutti di leggere.

Perché è il commovente ritratto, disegnato a mano libera da chi ha il privilegio di indossare -come una seconda pelle- lo stesso cognome dell’uomo che è stato: un figlio di cui andare orgogliosi, un marito esemplare, un padre dolcissimo, un capitano unico, un amico fidato e molto altro…

Il suo fugace passaggio sulla terra è stata una luminosissima

cometa per chi ha avuto la fortuna di incrociarne la traiettoria. Portatore di valori profondi: poche parole, ma fatti e concretezza; Dna da leader, senza neanche accorgersene; grande cuore granata buono e generoso, però mai sbandierato; strenuo lavoratore con senso del sacrificio già dall’infanzia. Agli inizi si stupì persino che lo pagassero per fare quello che più gli piaceva, tirare calci al pallone!

Era la sua passione fin da piccolo; ma giocava scalzo perché aveva un solo paio di scarpe, e quelle servivano per andare a scuola.

Sognava un pallone vero, ma non si poteva. Sua madre fece scendere in campo il suo ingegno e gliene confezionò uno artigianale; di gommapiuma rivestita con scampoli di stoffe robuste, cucite con infinito amore a guidare ago e filo.

Ecco come si è forgiato l’uomo dei primati: schiena dritta, sacrifici, sudore, impegno, tutto d’un pezzo.

Ha giocato sempre e solo con la maglia del Toro e collezionato 566 presenze, di cui 404 in Serie A, nell’arco di 16 stagioni.

Il Torino è stato fondato nel 1906 e nel corso della sua storia lunga quasi 120 anni, nessuno ha mai disputato così tante partite con la sua maglia, né è rimasto in squadra per 16 stagioni da giocatore.

Ad oggi Ferrini è l’unico del Toro che può vantare i numeri più alti: 442 presenze in campionato; 80 in Coppa Italia; 45 nelle coppe europee; 30 derby giocati.

Infinito il n. 8 al quale è legata l’intera vita di Ferrini, a partire da quello cucito sulla sua maglia di capitano, l’unico nella storia granata ad aver portato la fascia per 12 stagioni consecutive.

La sua dedizione alla squadra era l’aria che respirava e nessuno è mai stato capitano più di lui e come lui.

Sua figlia Cristiana è un vulcano di simpatia, idee, spigliata, creativa, straordinaria creatrice di eventi, una ne fa e cento ne pensa. Da sempre il Toro le scorre impetuoso nelle vene ed è una fans sfegatata che porta alto il ricordo del suo mitico papà.

Lo fa anche con immagini e ricordi vari della carriera del capitano, conservati in un baule, e che ora mette a disposizione di tutti voi.

Basta che clicchiate con il vostro cellulare sul QR code sul risvolto di copertina. Vi collega alla pagina Instagram Giorgio Ferrini 8, dove Cristiana carica costantemente materiale inedito e prezioso.

Perché lei sa benissimo che, il capitano dei capitani, non è solo il suo mitico “Papitano”, ma anche nei cuori di tutti i tifosi che ancora lo rimpiangono.

 

 

Simonetta Agnello Hornby “Con la giustizia in testa” -Mondadori- euro 19,00

Questo libro è diverso dagli altri della scrittrice, nata a Palermo nel 1945, e con cittadinanza britannica, dato che dal 1972 vive a Londra dove è stata giudice e avvocato dei minori.

Un testo più privato, nato da un’ossessione; quella di pretendere prima di tutto da se stessa, poi dagli altri, comportamenti giusti. Non è un saggio, e nemmeno una lezione giuridica.

Piuttosto è partita dal personale, da come lei ha vissuto la giustizia, in modo attivo e passivo, iniziando dalla famiglia. E qui il discorso conduce a cavallo delle due isole che sono le sponde tra le quali divide la sua vita; due terre diverse quanto a storia, identità e civiltà.

Una è la Sicilia in cui è nata, dal barone Francesco Agnello Cangitano di Signefari ed Elena Giudice Caramazza. Famiglia di stampo patriarcale e tradizionale, in cui

l’educazione era rigorosa. Come tutti i focolari domestici del mondo, il nucleo in cui si si impara ad essere giusti, ma anche a subire i primi torti.

Poi, la Gran Bretagna, terra di adozione dove incontra l’amore, lo sposa e lo segue in giro per il mondo. Salvo ritornare a Londra ed impostare un direzione precisa alla sua vita, il cui perno è proprio la giustizia.

Oltre alla laurea in Giurisprudenza conseguita a Palermo nel 1967, durante le due gravidanze studia per diventare avvocato solicitor. E subito dopo inizia a lavorare nel campo del diritto di famiglia.

Poi il discorso diventa più ampio ed abbraccia l’ingiustizia sociale, l’amministrazione della giustizia, l’educazione di figli e nipoti ai quali inculca il senso di giustizia. Analizza anche come viene raccontata e interpretata nell’arte, in letteratura, nella cultura popolare e nella sensibilità civile.

E tra i molteplici aspetti della giustizia, analizzati dalla Hornby, un posto d’onore è assegnato all’ambito familiare; lì poi scende in campo tutta la sua vasta esperienza in materia. Si sofferma, per esempio, su una delle scelte più problematiche che spettano ad un giudice minorile: decidere se togliere oppure lasciare un piccolo ai genitori oppure no.

 

 

La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

/

SOMMARIO: Trump, il buzzurro che vorrebbe comandare il mondo –  Israele al Comune di Torino – Lettere

Trump, il buzzurro che vorrebbe comandare il mondo
L’altra sera una piacevole cena in riva al mare rischiava di essere un po’ compromessa  da una discussione animata  su Trump e sui dazi che vuole imporre all’Europa. Il tono del confronto mi ha portato a rinfrescare alcuni dati  storici: dalle economie curtensi stagnanti  del Medio Evo  a quelle dell’età comunale e delle Signorie fondate sul commercio e sulle banche, sia pure ancora limitate dai pedaggi che gravavano sulla libera circolazione delle merci. Ho ricordato il mercantilismo delle monarchie assolute settecentesche fondate sui dazi e il protezionismo. Quest’ultima esperienza rivelò la negatività delle scelte che danneggiarono in primis chi praticava il protezionismo e impediva un’economia dinamica fondata sulla libera concorrenza. La tentazione dei dazi come soluzione dei problemi di un’economia in crisi è tornata spesso nel corso di epoche successive con risultati deludenti.
Appare quindi  di tutta evidenza che un buzzurro come Trump assolutamente privo di cultura politica ed economica e anche di semplice ed elementare cultura abbia riscoperto ricette superate di cui non conosce neppure la storia. Gli Stati Uniti hanno votato un presidente inaffidabile che in un quadro già turbato da due guerre innesca una possibile guerra dei dazi a danno degli alleati europei. La situazione difficile richiederebbe un’America capace di un ruolo internazionale equilibratore , anche se va riconosciuto che la Ue è diventata quasi nulla, lasciando ai singoli Stati  delle politiche nazionali e nazionaliste incompatibili con  l’idea di Europa, come la definiva Federico Chabod. Forse il professore ha prevalso sul commensale e posso aver annoiato. La mia cena poi, all’arrivo di un piatto molto invitante, è proseguita in tutta calma ed allegria perché i commensali, da veri liberali, hanno deciso che ognuno si teneva le sue idee. Questa tolleranza un po’ epicurea  in fondo andrebbe allargata dalle cene al nostro vivere civile. Ne trarrebbe vantaggio quel che resta della democrazia liberale che si fonda sul rispetto di tutte le idee anche quelle più intollerabili e quelle di Trump appartengono a questa ultima categoria.
.
Israele al Comune di Torino
Ho letto con attenzione il circostanziato ordine del giorno elaborato dalla consigliera comunale Sara  Diena e votato da 23 consiglieri con sole due astensioni. Ci vorrebbe un lungo ragionamento storico per contestare l’ordine del giorno almeno in alcune sue parti del tutto da rifiutare: l’interruzione di rapporti con Israele, riprendendo la tesi degli studenti filo palestinesi, è sbagliata e non si concilia con la storia della città. Inoltre l’ipotesi di un ritorno ai confini precedenti la guerra del 1967 è da rifiutare perché  quella  guerra  difese Israele da un’aggressione dei paesi arabi sconfitti in pochi giorni. Nel ‘67 Primo Levi donava il sangue per Israele e il ritorno a quei confini sarebbe sbagliato oltre che impossibile.
Ho letto che un solo consigliere comunale leghista  ha fatto un intervento contrario. Dov’era la opposizione? Ho cercato di documentarmi, ma non ho trovato traccia di interventi e soprattutto di voti. L’informazione su quell’ordine del giorno non è stata adeguata. Va riconosciuto che i filopalestinesi hanno atteso in piazza senza ricorsi alla solita violenza: un atteggiamento diverso  in fondo, si sarebbe tradotto in fuoco amico. Una bella testimonianza di coraggio e di  libero pensiero, come si addice ai docenti degni di questo nome,  ha dato il Politecnico di Torino che ha preso le distanze da posizioni ideologiche e politiche che non si addicono ad un Ateneo. Peccato che invece l’Universita’ di Torino abbia ceduto già oltre un anno fa alla demagogia filo palestinese che ha invaso Palazzo Nuovo e il Campus Einaudi.
.
LETTERE  scrivere a quaglieni@gmail.com
.
Le guardie del Pantheon
Esiste un istituto delle guardie d’onore alle tombe  reali del Pantheon fondato nel decennale della Marcia su Roma nel 1932 come ente morale.
Questo istituto, malgrado le tombe al Pantheon riguardino solo i primi due re d’Italia, continua ad esistere. Non è un’associazione combattentistica o d’arma fin dalle sue origini, anche se ambirebbe a diventarlo, malgrado si sia contraddittoriamente  aperto a chiunque ,anche non militare o ex militare. L’istituto è presieduto da vent’anni sempre dalla stessa persona  e partecipa a manifestazioni  pubbliche  chiaramente monarchiche in cui è presente come ospite d’onore il principe ballerino Emanuele Filiberto di Savoia. L’istituto andrebbe commissariato dal ministero della Difesa o soppresso come ente inutile , dannoso persino alla Causa monarchica. Umberto Oddone
.
Non so risponderle. Ho conosciuto per caso  qualche guardia  in Liguria e debbo dire che ne ho tratto una pessima impressione. Spesso si è tratta di gente che non ha mai fatto il servizio militare. Esibiscono un vistoso  mantello come quello dei Lancieri di Montebello con un certo sussiego, quasi un po’  da operetta. D’altra parte il servizio di leva è stato abolito e quindi per sopravvivere l’Istituto doveva aprirsi a tutti. Certo un istituto sottoposto al Ministero della Difesa della Repubblica deve stare attento a muoversi, anche se nessun governo è mai intervenuto , constatando la sua irrilevanza.
.
Milano trema
Lo scandalo di vastissime dimensioni che emerge a  Milano impone di riproporre una questione morale . Al di là dell’arresto di un assessore , il sindaco Sala e ‘ indagato per falso e induzione indebita. Cosa aspetta a dimettersi? Anna  Soldini
Non ho mai avuto simpatia per il sindaco di Milano Sala per mille motivi: è un demagogo in doppio petto che non incarna certo lo spirito della città che solo il sindaco Albertini ha saputo degnamente rappresentare.  Non ne chiedo tuttavia le dimissioni perché il garantismo deve sempre prevalere. Semmai mi domando che sorte avrà l’assessore all’ Urbanistica torinese implicato nello scandalo milanese.
.
La Malfa e il Campo Largo
L’85 enne Giorgio La Malfa che distrusse il partito repubblicano con Tangentopoli  e fu anche ministro di Berlusconi, scrive ancora articoli, consigliando come si possa battere la Meloni . Uno stratega tanto poco credibile  non andrebbe preso in considerazione. Ha sempre sbagliato tutto. Ugo Stella
.
Ho letto su Facebook che il figlio di La Malfa continua a scrivere articoli che sistematicamente non leggo. Non ho mai avuto stima di lui che ho conosciuto bene.  Non parlo quindi per partito preso. Dovrebbe riposare la mente e stare zitto, questo mestierante della politica passato da sinistra a destra e poi da destra a sinistra. Adesso si schiera per il Campo Largo, ma lui è solo esperto di campi stretti, anzi strettissimi, oggi quasi inesistenti. Vuole trovare posto sotto la “tenda” di Bettini. Ridicolo e patetico.