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Tonno di coniglio, tradizione monferrina

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Una ricetta della cultura contadina, tipica del Monferrato.

Una ricetta antica dal sapore delicato ed aromatico riproposta oggi anche nei ristoranti piu’ raffinati. Si chiama cosi’ perche’ la carne del coniglio, dopo la cottura, sara’ conservata sotto’olio a macerare con aglio ed aromi e diventera’ tenera e saporita proprio come… il tonno.

 

Ingredienti

 

1 kg. di coniglio intero

1 carota

1 cipolla

1 costa di sedano

6 spicchi di aglio

2 chiodi di garofano

2 bacche di ginepro

1 mazzetto di salvia

4 foglie di alloro

1 rametto di rosmarino

1ciuffo di prezzemolo

Olio evo

Sale, pepe q.b.

 

Lavare bene il coniglio in acqua e aceto. Tagliare a pezzi la carota, il sedano e la cipolla, metterli in una pentola con due litri di acqua, unire tutti gli aromi (tranne la salvia e  l’aglio), il pepe, il sale, portare a bollore, aggiungere il coniglio e cuocere per circa 90 minuti. A cottura ultimata, lasciar raffreddare e spolpare la carne a pezzi non troppo piccoli. Pelare gli spicchi di aglio, lavare e asciugare la salvia. Prendere un contenitore, preferibilmente in vetro, versare dell’olio sul fondo, fare uno strato di coniglio con foglie di salvia e aglio, aggiungere altro olio e proseguire con gli strati sino ad esaurimento degli ingredienti, coprire il tutto con altro olio. Lasciare riposare in frigo per almeno 48 ore. Servire a temperatura ambiente decorando a piacere.

Paperita Patty        

Oggi al cinema. Le trame dei film nelle sale di Torino

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A cura di Elio Rabbione

Agata Christian – Delitto sulle nevi – Commedia, giallo. Regia di Eros Puglielli, con Christian De Sica, Pasquale Patrolo, Paolo Calabrese e Chiara Francini. Christian Agata, il detective e criminologo più famoso d’Italia viene invitato da Walter Gulmar, figlio di Carlo, patron della celebre ditta di giocattoli Gulmar&Gulmar, per fare da testimonial nello spot della nuova edizione di un gioco da tavolo, il Crime Castle, best seller dell’azienda. Lo spot sarà girato in Val d’Aosta e Agata raggiunge i Gulmar nel loro sontuoso castello fra le montagne innevate, che è stato di ispirazione per il gioco di cui sopra. Nel castello ci sono molti ospiti. Quando una valanga isola tutta l’improbabile compagnia, spunta il classico cadavere e i dieci piccoli indiani resteranno intrappolati nell’edificio. Il detective dovrà risolvere il mistero. Durata 109 minuti. (Massaua, Ideal, Reposi sala 5, The Space Torino, Uci Lingotto, The Space Beinasco, Uci Moncalieri)

L’agente segreto – Drammatico, thriller. Regia di Kleber Mendonça Filho, con Wagner Moura. La dittatura brasiliana, l’anno è il 1977, il protagonista è Marcelo – nome di copertura per un professore universitario – che a Recife raggiunge il figlio e che ben presto dovrà accorgersi di essere seguito da due sicari che lo vogliono morto: negli anni passati ha ostacolato le attività di un imprenditore di origini italiane. Uccisioni, antiche realtà e ricostruzioni cinematografiche, le ricerche di due studentesse che tentano di ridare esattezza e verità ai periodi più o meno conosciuti della storia di quel paese, mezzo del regista per ricordare allo spettatore le proprie origini giornalistiche. Premiato al Festival di Cannes, due Golden Globe, due candidature ai Bafta, quattro candidature agli Oscar, uno dei successi dell’annata. “Il thriller tiene il respiro e la morale in sospeso, e ricostruisce l’atmosfera in un’epoca in cui la dittatura faceva volentieri sparire le persone: la spy story si nasconde dietro ogni angolo, ogni occhiata, ogni fuga e ogni samba”, ha scritto Maurizio Porro nelle colonne del Corriere. Il film è stato designato Film della Critica dal SNCCI: “Il regista brasiliano insegue i fantasmi della sua città e del suo paese con una spy story insieme appassionante e amara. In fuga dalla polizia della dittatura militare, nel Brasile del 1977, un militante comunista arriva a Recife… sono i giorni del Carnevale, la città è in fermento, un serial killer minaccia la sicurezza, al cinema i film mostrano un mondo di esaltanti esagerazioni. Ma cosa significa, oggi, raccontare quel passato? Cosa ne è rimasto nelle immagini e nei luoghi del presente? Un film continuamente spiazzante e sorprendente.” Durata 158 minuti. (Greenwich Village V.O., Nazionale sala 4)

Buen Camino – Commedia. Regia di Gennaro Nunziante, con Checco Zalone, Beatriz Arjona, Letizia Arnò e Martina Colombari. Checco, erede ricchissimo e viziato, prole ultrafelice di Eugenio ricchissimo produttore di divani, innumerevoli ville con piscina e altrettanto innumerevoli servitori di origine filippina alle sue dipendenze, yacht su cui invitare amici che hanno le sue stesse idee di libertà e di non lavoro, una fidanzata messicana di professione modella, è costretto a lasciare la sua vita dorata sulle tracce della figlia Cristal, adolescente dal carattere un pochino turbolento. Per la prima volta in vita sua viene messo di fronte alle sue responsabilità di padre, inaspettate quanto da prendere con i classici guanti, anche perché Checco del sangue del suo sangue proprio niente sa. Grazie l’opera di corruzione attuata nella persona di Corina, la migliore amica di Cristal, il binomio viene a sapere che la fanciulla è partita per la Spagna. È così che finisce suo malgrado sul Cammino di Santiago: un’occasione per conoscersi veramente. Durata 90 minuti. (Massaua, The Space Torino, Uci Lingotto, The Space Beinasco, Uci Moncalieri)

Cime tempestose – Drammatico. Regia di Emerald Fennell, con Margot Robbie e Jacob Elordi. Fin da bambini il legame tra Cathy Earnshow, orfana di madre e figlia di un inglese che ha perso ogni cosa al gioco, e Heathcliff, trovatello preso in casa dal padre di Cathy e trattato come un servo, è viscerale e indissolubile. Da adulti, quel legame si trasforma in passione travolgente, ma Cathy ritiene la possibilità di una relazione ufficiale con Heathcliff degradante, e prende in considerazione la possibilità di sposare il ricco vicino di casa Edgard. Heathcliff fugge dall’umiliazione e cerca fortuna all’estero, per poi tornare nello Yorkshire da trionfatore e conquistare Wuthering Heights, la casa in cui lui e Cathy sono cresciuti. Ma al suo ritorno trova la sua anima gemella sposata con Edgard, e per i due inizierà quell’inferno (e paradiso dei sensi) cui sembrano destinati sin dall’infanzia. Durata 136 minuti. (Centrale V.O., Massaua, Due Giardini sala Ombrerosse, Fratelli Marx sala Harpo e sala Chico anche V.O., Greenwich Village V.O., Ideal, Reposi sala 3, The Space Torino, Uci Lingotto, The Space Beinasco, Uci Moncalieri)

Le cose non dette – Drammatico. Regia di Gabriele Muccino. con Stefano Accorsi, Miriam Leone, Claudio Santamaria e Carolina Crescentini. Carlo Ristuccia è un docente universitario, autore di un unico libro di successo. Sua moglie Elisa è una giornalista di Vanity Fair Italia in crisi creativa, e il suo direttore le consiglia di “staccare” e di partire per una vacanza. Decidono dunque di partire per Tangeri, insieme a un’altra coppia: Paolo, il migliore amico di Carlo, ristoratore stakanovista e padre assente, e sua moglie Anna, iperansiosa e prepotente. Con loro però c’è anche la figlia tredicenne Vittoria, che ha una particolare simpatia per Carlo. Peccato che in vacanza si presenti a sorpresa Blu, la giovanissima amante del professore. Durata 114 minuti. (Massaua, Ideal, Reposi sala 2, Romano sala 3, The Space Torino, Uci Lingotto, The Space Beinasco, Uci Moncalieri)

Crime 101 – La strada del crimine – Thriller. Regia di Bart Layton, con Chris Hemsworth, Halle Berry e Mark Ruffalo. Il film racconta la storia di Davis, un ladro le cui rapine, magistralmente pianificate, hanno da tempo lasciato le forze dell’ordine senza indizi. Davis sta organizzando il colpo più ambizioso della sua carriera, quello che spera possa essere l’ultimo, quando il suo cammino s’incrocia con quello di Sharon, una disillusa assicuratrice con cui è costretto a collaborare, e di Orman, un rivale dai metodi molto più pericolosi. Con l’avvicinarsi del furto multimilionario, l’inarrestabile tenente Lubesnik si avvicina alla verità, facendo crescere la tensione e rendendo sempre più sottile il confine tra cacciatore e preda. Ognuno dei protagonisti dovrà confrontarsi con il prezzo delle proprie scelte e con la consapevolezza di essere ormai oltre il punto di non ritorno. Durata 135 minuti. (Reposi, The Space Torino, Uci Lingotto, The Space Beinasco, Uci Moncalieri)

Domani interrogo – Commedia. Regia di Umberto Riccioni Carteni, con Anna Ferzetti. Una prof d’inglese un po’ terrorizzata dagli strudenti, ma convinta del valore educativo fondamentale della scuola, è assegnata a una quinta di un liceo romano a Rebibbia. Quella periferia romana fa da sfondo alla vita dei ragazzi tra fumo e famiglie sfasciate, spaccio e primi amori, storie di sesso e rassegnazione. I ragazzi si lasciano un po’ andare tra canne, telefonini e preconcetti, convinti che la vita fuori della scuola sia soltanto ostile e a loro preclusa. La prof ha tre possibilità: scappare come i suoi predecessori, fregarsene o entrare in quella gabbia di leoni disarmata. Durata 95 minuti. (Ideal, Uci Moncalieri)

Due procuratori – Storico, drammatico. Regia di Sergei Loznitsa, con Alexander Kuznetsov e Anatoliy Belyy. Unione Sovietica, 1937. Migliaia di lettere di detenuti ingiustamente accusati dal regime vengono bruciate nella cella cella di una prigione. Contro ogni previsione, una di queste richieste d’aiuto giunge a destinazione, sulla scrivania del procuratore locale appena nominato, Aleksandr Kornev. Il giovane Kornev fa del suo meglio per incontrare il prigioniero, vittima di agenti corrotti della polizia segreta, l’NKVD. Bolscevico convinto e integro, il giovane procuratore sospetta una serie di abusi e illegalità. La sua ricerca di giustizia lo porterà fino all’ufficio del Procuratore Generale di Mosca. Incontrerà attese, depistaggi, inganni. Durata 118 minuti. (Eliseo)

Il filo del ricatto – Dead Man’s Wire – Drammatico. Regia di Gus VAN Sant, con Bill Skarsgård e Al Pacino. La mattina dell’8 febbraio 1977, AnthonyG. “Tony” Kiritsis, 44enne, entrò nell’ufficio di Richard O. Hall, presidente della Meridian Mortgage Company, a Indianapolis, e lo prese in ostaggio con un fucile a canne mozze calibro 12 collegato con un “dead man’s wire”, ovvero un cavo teso dal grilletto al collo di Hall. Questa è la vera storia del confronto che sconvolse il mondo: Tony chiese cinque milioni di dollari, di non essere né accusato né processato, e le scuse personali da parte degli Hall per averlo truffato di ciò che gli era “dovuto”. Scrive di Van Sant Maurizio Porro nelle colonne del Corsera: “In questo film riannoda il passato al presente come fosse un secondo fucile legato al collo della nostra società, girando clastrofobicamente dentro la casa con ragionata tensione con una sceneggiatura di Austin Kalodney calibrata tra psicanalisi e tribunale: è l’indipendenza di un cinema che ausculta la società quando le saltano i nervi. Sono super le prove dell’eroe Bill Skarsgård e della sua vittima, il futuro colpevole, introverso junior, Dacre Montgomery”. Durata 101 minuti. (Nazionale anche V.O.)

La Gioia – Drammatico. Regia di Nicolangelo Gelormini, con Valeria Golino, Saul Nanni, Jasmine Trinca, Francesco Colella e Betty Pedrazzi. Gioia è un’insegnate di liceo che non ha mai conosciuto l’amore, se non quello opprimente dei genitori, con cui vive ancora. Tra gli studenti della sua scuola c’è Alessio, un ragazzo che usa il suo corpo come uno strumento per rimediare qualche centinaio di euro e aiutare la madre, cassiera in un supermercato. Tra Alessio e Gioia nasce un legame proibito, fragile e inspiegabilmente necessario per entrambi. Ma il desiderio di un riscatto sociale e umano per Alessio è un veleno silenzioso che gli impedisce di farsi conquistare definitivamente dalla dolcezza disarmante di Gioia. Così, distrugge tutto e cancella l’unica persona che abbia mai amato. Scrive Maurizio Porro nelle colonne del Corriere: “Una storia incrociata di menzogne e amori sognati e non realizzati: contano solo i soldi, i baci impiccano. Coi ritmi di un sovvertimento dei sensi alla Zweig, di un doppio processo alle intenzioni, il film tiene un impeccabile equilibrio tra i personaggi, grazie al cast perfetto”. Durata 108 minuti. (Ideal, Romano sala 2)

La grazia – Commedia drammatica. Regia di Paolo Sorrentino, con Toni Servillo, Anna Ferzetti, Massimo Venturiello, Roberto Zibetti e Milvia Marigliano. Il presidente della Repubblica Mariano De Santis è ormai anziano e alla fine del suo mandato. Vedovo, ex giurista e profondamente cattolico, si troverà di fronte a due ultimi dilemmi: se concedere la grazia a due persone che hanno commesso un omicidio in circostanze che potrebbero essere continuate attenuanti o se promulgare la legge dell’eutanasia. Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile a Toni Servillo. Durata 133 minuti. Il regista Paolo Sorrentino, che ha girato gran parte del film a Torino, sarà al Nazionale domenica 18 gennaio alle ore 18 per presentare il film e rispondere alle domande del pubblico. Da lunedì 19 sarà altresì possibile visitare lamostra fotografica “La Grazia” – Immagini e location della Torino di Paolo Sorrentino”, nelle stesse sale di palazzo Chiablese dove il regista ha ricreato gli ambienti del Quirinale. (Due Giardini sala Nirvana, Eliseo, Fratelli Marx sala Chico)

Hamnet – Storico, drammatico. Regia di Chloé Zhao, con Jessie Buckley, Paul Mescal, Jacobi Jupe ed Emily Watson. In un bosco, una giovane donna dorme rannicchiata nella culla formata dalla radice emersa di un albero secolare: è vestita di rosso cupo, accompagnata da un falco che risponde ai suoi richiami, conosce erbe e pozioni, si dice non sia nata da sua madre ma da una donna venuta da lontano. Si chiama Agnes e quando Will la vede se ne innamora subito. Will è il giovane William Shakespeare, maestro di latino nella Stratford del 1580, che riesce a sposarla nonostante l’ostilità delle famiglie e ad avere con lei tre figli, Susannah e i gemelli Judith e Hamnet. Ma un lutto li colpisce, quando il drammaturgo lavora già a Londra, e Hamnet ucciso dalla peste a soli undici anni (un lutto che mette a dura prova l’unione della coppia) diventa Hamlet. Tratta dal romanzo del 2020 dell’irlandese Maggie O’Farrell, la storia di Agnes (più che di William), tessuta di magia e femminilità. Film già vincitore di due Golden Globe, attende la notte degli Oscar con le sue otto candidature. Ha scritto Alessandra De Luca nelle colonne di “Ciak” che la Zhao, nata a Pechino nel 1982, già premiata a Venezia con il Leone d’oro nel 2020 e Oscar come miglior film per “Nomadland”, “sceglie ancora una volta una strada radicale, quasi estrema, per mettere in scena elaborazione del lutto e catarsi, spingendo i suoi attori in un percorso emotivo dove verità e finzionr, vita e arte, spirito e materia si confondono. La scena nel finale ambientato al Globe Theatre di Londra, durante la prima rappresentazione di “Amleto”, vale la spesa del biglietto e un’altra statuetta nelle mani di Jessie Buckley, dopo il Golden Globe, ci starebbe proprio bene.” Durata 125 minuti. (Massaua, Classico anche V.O., Eliseo Grande, Nazionale sala 1, The Space Torino, Uci Lingotto anche V.O., The Space Beinasco)

Lavoreremo da grandi – Commedia. Regia di Antonio Albanese, con Antonio Albanese, Giuseppe Battiston, Nicola Rignanese e e Nicolò Ferrero. Umberto ha dilapidato i soldi del padre e continua a immaginarsi grande musicista, ma partorisce soltanto creazioni sonore cacofoniche. Ha due ex mogli che l’hanno sfruttato e ora lo detestato e due figli, Toni e Beppe. Gigi contava sull’eredità di una zia facoltosa ma lei gli ha lasciato solo trucchi e parrucche, che lui indossa per protesta, ubriacandosi e ingerendo pillole. Una notte mentre trasportano quest’ultimo in stato semicomatoso, Umberto Beppe e Toni (sotto misura cautelare in vista dell’ennesimo processo, questa volta per truffa ai danni del Fisco) fanno un incidente – credono di aver travolto con l’auto qualcuno in bicicletta – del quale dovranno affrontare le conseguenze, dando il via a una catena di equivoci e di sorprese atte a sconvolgere la loro vita senza direzione.  Durata 91 minuti. (Massaua, Due Giardini sala Nirvana, Fratelli Marx sala Groucho, The Space Beinasco, Uci Lingotto, Uci Moncalieri)

Il Mago del Cremlino – Le origini di Putin – Drammatico. Regia di Olivier Assayas, con Jude Law, Paul Dano e Alicia Vikander. Russia, primi anni Novanta. L’URSS è crollata. Nel caos di un Paese che cerca di ricostruirsi, Vadim Baranov, un giovane brillante, sta per trovare la propria strada. Orima artista d’avanguardia, poi produttore di reality show, diventa spin doctor di un ex agente del KGB in ascesa: Vladimir Putin. Immerso nel cuore del sistema, Baranov plasma la nuova Russia, confondendo i confini tra verità e menzogna, credenze e manipolazione. Ma c’è una figura che sfugge al suo controllo: Ksenia, donna libera e inafferrabile, che incarna la possibilità di fuga, lontano da questo gioco pericoloso. Quindici anni dopo, ritiratosi nel silenzio e avvolto nel mistero, Baranov accetta di parlare, rivelando i segreti occulti del regime che ha contribuito a costruire. Durata 149 minuti. (Massimo anche V.O., Reposi sala 4)

Marty Supreme – Commedia drammatica. Regia di Josh Safdie, con Timothée Chalamet, Gwyneth Paltrow e Abel Ferrara. Marty Mauser è un venditore di scarpe con una irrefrenabile ossessione per il ping pong che si muove nella New York degli anni Cinquanta tra truffe, scommesse, passioni proibite e sogni di gloria. Un’esistenza rocambolesca per un personaggio larger than life, eccentrico e ambiziosissimo, smodato e leggendario. Durata 90 minuti. (Massaua, Due Giardini sala Ombrerosse, Fratelli Marx sala Harpo, Massimo sala Cabiria anche V.O., Nazionale sala 4, The Space Torino)

Pillion – Amore senza freni – Drammatico. Regia di Harry Lighton, con Alexander Skarsgård e Harry Melling. Colin è un giovane timido e mite: un giorno ha il compito di fare multe ai proprietari di auto mal parcheggiate, di sera si esibisce malinconicamente al pub in un coro a cappella. Proprio in quel pub, una sera, viene avvistato da Ray, un motociclista che è vero esemplare di maschio alfa. L’attrazione è immediata e, incredibilmente, reciproca. I genitori di Colin, che conoscono e sostengono la sua omosessualità, sono dapprima felici che il figlio abbia trovato una compagnia amorosa, ma non sanno che Ray è un dominatore e Colin il suo “pillion”, termine con cui si indica il sellino posteriore delle moto, ma che in questo caso è una metafora per “sottomesso”. La relazione tra i due è unilaterale. Ray comanda e Colin ubbidisce, vista la sua “naturale attitudine alla devozione”, come la descrive il compagno. E questo succede anche nel sesso, regalando a Colin il primo rapporto completo al prezzo della sudditanza a binario unico. Ma quando Colin cerca di trasformare la relazione in un rapporto di coppia le cose si complicano. Durata 106 minuti. (Centrale anche V.O.)

Rental Family – Nelle vite degli altri – Commedia drammatica. Regia di Hikari, con Brendan Fraser e Takehiro Hira. Philip, attore americano di alterne fortune, abita da alcuni anni in Giappone. Un giorno gli viene proposto una nuova occupazione, presso un’agenzia di “comparse” impiegate ad allacciare rapporti con famigliari, ad assistere persone sole, ad apparire parenti, la Rental Family. Sono tanti i dubbi che sulle prime preoccupano Philip che tuttavia s’assoggetta a una quotidianità che lo pone a contatto con le persone, che gli regala qualche reddito, che gli dà la possibilità di essere d’aiuto al prossimo. Durata 103 minuti. (Massaua, Ideal, Reposi sala 1, The Space Torino, The Space Beinasco, Uci Moncalieri anche V.O.)

Sentimental Value – Drammatico. Regia di Joachim Trier, con Renate Reinsve, Elle Fanning e Stellan Skarsgård. Nora e Agnes sono due sorelle profondamente unite. L’improvviso rientro nella loro vita del padre Gustav – regista carismatico e affascinante ma genitore cronicamente inaffidabile – riapre ferite mai del tutto rimarginate. Riconoscendo il talento di attrice di Nora, Gustav vorrebbe che sua figlia interpretasse il ruolo principale nel film che dovrebbe rilanciare la sua carriera; lei rifiuta e quella parte finisce a una giovane star di Hollywood, Rachel Kemp. Il suo arrivo getta scompiglio nelle delicate dinamiche della famiglia: per le due sorelle sarà il momento di confrontarsi con il padre e con il loro passato. Designato Film della Critica dal SNCCI: “Due necessità primarie a confronto – quella di seguire il proprio percorso artistico e quella di rimanere accanto ai propri figli – confluiscono in un dramma familiare delicato e struggente. Stellan Skarsgård giganteggia nei panni del regista di successo che ha smarrito la via, e Renate Reinsve gli tiene testa in quelli della primogenita, attrice di razza che rifiuta di interpretare se stessa nell’Amarcord paterno. Una parabola sulla possibilità di perdono e redenzione, mai sentimentale, a dispetto del titolo, sempre vibrante di intensa emozione. Durata 133 minuti. (Blue Torino/via Principe Tommaso 6, Eliseo, Greenwich Village V.O., Romano sala 1)

Orto fritto, la ricetta gluten free de La Cuoca Insolita

Articolo a cura de La Cuoca Insolita.

A Torino l’aperitivo è irrinunciabile. Buonissimo. Però spesso si propongono molte cose a base di pane, pasta e focacce. I fritti sono spesso a base di patate, o riso, e come se non bastasse tante volte sono ripieni di carne, formaggio e salumi. Verdura? Poca. Per chi non vuole rinunciare agli aperitivi e alla frittura, ma tiene alla linea, c’è una soluzione: friggere la verdura e renderla poco unta. In autunno si cominciano a trovare i broccoli e il cavolo nero, per esempio. La forza di questa ricetta sta in più cose: la prima è che è incredibilmente croccante come le patatine, la seconda è che questa croccantezza resta per ore (anzi, anche un giorno intero), la terza è che è gluten free e fatta con la farina integrale

 

Tempi: Preparazione (15 min); Cottura (15 min);
Attrezzatura necessaria: Contenitore rotondo a bordi alti, frusta, tagliere e coltello a lama liscia,  casseruola a bordi alti per friggere, schiumarola, carta assorbente. Se avete un’affettatrice o una mandolina taglia-verdure farete più in fretta a preparare le carote.
Difficoltà (da 1 a 3): 1
Costo totale: 3,55 € 

Orto fritto, ingredienti per 4 persone

Per la pastella

  • Farina di riso bianca – 100 g
  • Farina di riso integrale – 100 g
  • Acqua gasata fredda – 300 ml 

Per friggere 

  • Olio di arachidi – 1 L

Verdure autunnali da friggere 

  • Carote grandi – circa 2 (200 g)
  • Broccoli – 1 intero (350 g) 
  • Cavolo nero – 3 foglie (100 g)
  • Sale fino integrale di Sicilia – 1 cucchiaino (4 g)

Perché questa ricetta?

  • La frittura fa preservare l’80% della vitamina C dei broccoli e del cavolo nero! La vitamina C è un potente antiossidante. In 100 g di broccoli c’è più Vitamina C che in 100 g di arance o di limoni! La crosticina che si forma sulla frittura protegge la verdura dal contatto con l’ossigeno, mantenendo quindi le proprietà antiossidanti della vitamina C! 
  • La farina di riso assorbe poco olio (per 100 g di orto fritto, solo 125 Kcal e 6,5 g di grassi).
  • Una porzione di frittura contiene il 25% circa della RDA della quantità di fibre. Alle quelle delle verdure infatti, si aggiungono le fibre della farina di riso integrale.
  • L’olio di arachidi, insieme all’olio extra vergine di oliva, è molto adatto all’uso in frittura perché resiste bene alle alte temperature (massimo 170-175° C), limitando quindi la produzione di sostanze dannose alla salute.  

Approfondimenti e i consigli per l’acquisto degli “ingredienti insoliti” a questo link.

 

Orto Fritto

FASE 1: LA PREPARAZIONE DELLE VERDURE

Lavate e asciugate molto bene le verdure prima di immergerle nella pastella, altrimenti l’olio fritto schizzerà molto. Pelate le carote e tagliatele in due o tre parti per avere dei pezzi di circa 7-8 cm. Poi affettatele per lungo, con uno spessore di circa 3-4 mm. Se avete un’affettatrice o una mandolina taglia-verdure sarà più facile avere delle fette regolari. Più sottili saranno le fettine, meglio sarà per avere una frittura croccante. Preparate i broccoli a piccoli tocchetti, grossi come una noce al massimo (il gambo di ogni pezzetto deve essere molto sottile). Tagliate il cavolo nero a piccoli rettangoli (circa 5 cm di lato). Asportate la parte centrale della foglia dove è troppo spessa, altrimenti resterà troppo dura anche dopo la frittura. Spelate lo zenzero e….

FASE 2: LA PASTELLA

Pesate nel contenitore a bordi alti le due farine e miscelatele con l’acqua gasata (fredda di frigo). Mescolate con la frusta finché il composto diventa omogeneo. Non aggiungete sale.

FASE 3: LA FRITTURA

Intanto mettete l’olio a scaldare a fuoco abbastanza alto. Usate tutta la bottiglia di olio perché, se la verdura non è immersa bene nell’olio, impiegherà più tempo a friggere e quindi sarà più unta. L’olio non dovrà mai fumare (se avete un termometro, verificate che non si superi la temperatura di 170-175° C). Immergete nella pastella un tipo di verdura alla volta e provate ad affogarne un pezzo nell’olio: se inizia a sfrigolare è ora di iniziare a friggere! Immergete le verdure (in modo da riempire tutta la superficie della casseruola). Il tempo di cottura dei pezzi è di circa 3 minuti (girando una volta a metà cottura). Scolate con la schiumarola e posate su carta assorbente per eliminare l’olio in accesso. Salate da ogni lato.

FASE 4: TEMPI DI CONSERVAZIONE

Potete preparare la frittura anche il giorno prima e conservarla in frigorifero, in un contenitore chiuso. Rimarrà perfettamente croccante. Al momento di servire, potrete passare in forno a 100° C per un paio di minuti e sarà perfetta. Se invece la preparate solo qualche ora prima, potete anche conservarla a temperatura ambiente e non ci sarà neanche bisogno di scaldarla. 

Chi è La Cuoca Insolita?

La Cuoca Insolita (Elsa Panini) è nata e vive a Torino. E’ biologa, esperta in Igiene e Sicurezza Alimentare per la ristorazione, in cucina da sempre per passione. Qualche anno fa ha scoperto di avere il diabete insulino-dipendente e ha dovuto cambiare il suo modo di mangiare. Sentendo il desiderio di aiutare chi, come lei, vuole modificare qualche abitudine a tavola, ha creato un blog e organizza corsi di cucina. Il punto fermo è sempre questo: regalare la gioia di mangiare con gusto, anche quando si cerca qualcosa di più sano, si vuole perdere peso, tenere a bada glicemia e colesterolo alto o in caso di intolleranze o allergie alimentari.

L’eleganza della sottrazione: moderno, minimal e contemporaneo

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ABITARE CON STILE

Rubrica settimanale a cura di Magda Jasmine Pettinà 
Uno spazio dedicato al mondo della casa in tutte le sue forme: dal mercato immobiliare al design d’interni, dall’arte di valorizzare gli spazi alle nuove tendenze dell’abitare contemporaneo. Consigli pratici, spunti estetici e riflessioni su come rendere ogni casa un luogo che rispecchi chi siamo — con uno sguardo che unisce competenza, bellezza e sensibilità.

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La scorsa settimana abbiamo attraversato i secoli attraverso immagini di ambienti dall’eleganza solenne degli stili d’ispirazione storica, è quindi naturale oggi fare un passo in avanti nel tempo.

Se il Classico, il Neoclassico e il Barocco raccontano la casa come rappresentazione, gli stili contemporanei e minimal raccontano la casa come scelta consapevole.

Meno scenografia, più intenzione.
Meno decorazione, più funzione.

Con il Novecento e poi con il nuovo millennio, l’abitare cambia profondamente: si riducono le superfici, si semplificano i nuclei familiari, si cercano luce, fluidità, praticità. Lo spazio non deve più dimostrare, ma funzionare. E possibilmente farlo con eleganza.

Dobbiamo dunque distinguere tra stile moderno , minimale e contemporaneo che spesso vengono confusi tra loro:

Stile Moderno

Lo stile moderno nasce con il razionalismo e con l’idea che la forma debba seguire la funzione. Linee pulite, geometrie chiare, volumi netti. Gli arredi si alleggeriscono, le superfici diventano lisce, i materiali industriali – vetro, acciaio, cemento – entrano nella quotidianità domestica.

I colori sono spesso neutri, con contrasti calibrati tra chiari e scuri. Non c’è spazio per l’ornamento superfluo: ogni elemento deve avere una ragione. È uno stile che comunica ordine mentale prima ancora che estetico.

A Torino lo si ritrova spesso nelle nuove costruzioni, negli appartamenti ristrutturati con taglio contemporaneo, nelle case di chi desidera pulizia visiva e rigore.

Stile Minimal

Il minimalismo è un passo ulteriore. Non è solo riduzione, è sottrazione.
“Less is more” non è uno slogan, ma un principio progettuale.

Gli ambienti minimal sono ariosi, essenziali, quasi silenziosi. Le palette cromatiche si muovono tra bianco, beige, grigi chiari, talvolta interrotti da un unico accento deciso. Gli arredi sono pochi, selezionati, spesso integrati nell’architettura stessa.

Il rischio del minimal è la freddezza; la sua forza è la purezza. Funziona quando è accompagnato da materiali di qualità, luce naturale ben studiata e proporzioni corrette. Non è povertà decorativa: è disciplina.

Stile Contemporaneo

Spesso confuso con il moderno, lo stile contemporaneo è in realtà più fluido. Non si lega a un’epoca precisa ma interpreta il presente, accogliendo innovazioni tecnologiche, nuove sensibilità ambientali e contaminazioni.

Linee pulite sì, ma con maggiore morbidezza. Spazi aperti, cucina e living integrati, attenzione alla sostenibilità dei materiali. Le palette restano neutre, ma possono accogliere nuance calde, texture materiche, elementi di design iconico.

È lo stile più diffuso oggi nelle abitazioni urbane: rassicurante, elegante, adattabile. Permette di mescolare con equilibrio pezzi moderni e dettagli più personali.

Il filo conduttore

Ciò che accomuna moderno, minimal e contemporaneo è una nuova idea di abitare: la casa non come vetrina, ma come organismo funzionale. Un luogo che deve semplificare la vita, non complicarla.

In un momento storico in cui i metri quadri si riducono e la qualità dello spazio diventa centrale, questi linguaggi rispondono a un bisogno reale: ordine, luce, proporzione, leggerezza.

Eppure, anche qui, la differenza non la fa l’etichetta. La fa il progetto.
Un minimal improvvisato può diventare anonimo. Un contemporaneo mal calibrato può risultare impersonale. È sempre la misura a determinare l’eleganza.

Nel prossimo appuntamento della rubrica continueremo questo viaggio attraversando gli stili urbani e naturali, quelli che mescolano industriale e materia, Nord Europa e Mediterraneo. Perché conoscere i linguaggi dell’arredo non serve a catalogare le case, ma a comprendere quale spazio ci rappresenta davvero.

L’ascesa di Vladimir Putin (qui) firmata da un grandioso Paul Dano

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Sugli schermi “Il mago del Cremlino”

PIANETA CINEMA a cura di Elio Rabbione

Quando, era il 17 marzo 2014, Vladislav Surkov divenne persona posta sotto sanzioni esecutive negli States di Barak Obama e si vide congelare ogni proprietà che là possedeva, la risposta fu: “Le uniche cose che mi interessano negli Stati Uniti sono Tupac Shakur, Allen Ginsberg e Jackson Pollock. Non ho bisogno di un visto per accedere al loro lavoro”. Quattro giorni più tardi anche l’Unione Europea gli chiuse le porte ma lui in seguito venne visto a Ibiza o tra i monasteri del Monte Athos. Nel Mago del Cremlino che Olivier Assayas (già collaboratore dei “Cahiers du cinéma”, già autore di Sils Maria e Personal Shopper), con l’apporto a una sceneggiatura senza impennate di Emmanuel Carrère, ha tratto dal roman à clef omonimo del nostro scrittore e politico Giuliano da Empoli, Surkov è ribattezzato Vadim Baranov, sino al 2020 mentore instancabile e pieno di risorse e anima nera di Vladimir Vladimirovič Putin. Ovvero la costruzione di un tiranno, un nuovo “principe”, un nuovo zar. Un passato di artista rap e regista teatrale che collimava in idee ed entusiasmo con quella avanguardia che circolava nella Russia di fine millennio, una voglia improvvisa di scendere – sempre dietro le quinte – nel campo di battaglia della politica, un passato che ritorna, assai pacatamente, attraverso una summa di capitoli che guardano al panorama stretto della nazione come alle sfere territoriali circostanti, un panorama di cui lo spettatore comune dovrebbe avere maggiori conoscenze e che soltanto la Storia potrà decifrare con maggiore sguardo di lontano, un passato che nasce dai colloqui che Baranov allaccia con un intervistatore americano (Jeffrey Wright) tra le stanze e le sedute di vodka all’interno di una dacia solitaria tra le distese nevose che la circondano.

L’avanguardia disordinata e assordante, le mire verso una televisione diversa fatta di reality, di maggior gusto occidentale, l’aver compreso che business e politica e spettacolo possono coesistere, l’incontro con la sfuggente Ksenia (Alicia Vikander) sempre pronta a fare attenzione a dove spiri il vento del successo, l’apprendistato alla corte dell’oligarca Boris Berezovsky – interessante storia, all’interno dell’intera matassa di Assayas, di chi aveva nelle mani il principale canale televisivo russo, il Pervyj, di chi finanzia un partito che porterà Putin, freddo burocrate del KGB, con la sua resistibile ascesa, alle soglie del vero mondo politico, di chi è definito un boss della mafia russa, s’oppone in seguito ai disegni del Presidente, chiede asilo in Gran Bretagna, è trovato morto “chiuso a chiave in bagno e impiccato”, circostanze sulle quali il coroner non ha ancora messo la parola fine -, l’invenzione di una “democrazia sovrana”, gli anni della “direzione” tra il 2013 e il febbraio 2020, anno in cui fu esautorato da chi sino ad allora aveva seguito i suoi “consigli”, la Cecenia, il Donbass e l’Ucraina, l’inabissamento del Kursk, i giochi olimpici di Soči, e avanti ogni cosa la ricerca di un equilibrio della patria da mettere nelle mani di una persona del tutto nuova: era l’anno 2000 e la veste della Russia, all’indomani delle dimissioni di Eltsin, mentalmente e fisicamente instabile, in vero declino, doveva necessariamente cambiare foggia. L’uomo nuovo, quello sempre al riparo di un efficace paravento, era Surkov/Baranov. L’ombra, il potente Rasputin del nuovo millennio, una sorta di Machiavelli dei giorni nostri, lo stratega delle public relations, quello che predispone, che soppesa le parole e i fatti, quello che indirizza e manipola e s’allontana immediatamente dall’area che ha appena frequentato, che con uno sguardo apparentemente spento realizza. Assayas racconta, in 149’, a tratti attraverso interminabili dialoghi e confronti, per gradi e per tappe, un fiume in piena cinematografica anche a rendere l’arrembaggio confuso di quel luogo e di quegli anni, la Russia del nuovo capitalismo, cade nel colpo di pistola finale e fasullo, interessa ma si fa narratore oltre misura, più drammaturgo russo che francese ironico e distaccato.

È peraltro ottimamente aiutato da una coppia d’attori in autentico stato di grazia. Jude Law è un perfetto Putin, è “teatralmente” potente, lo reiventa saggiamente e spettacolarmente nel suo muoversi, negli sguardi sghembi, nello stropicciare le labbra nell’attesa di una risposta, nell’attraversare i corridoi e al riparo delle grandi ante dorate che lo spingono ad avanzare nelle sale del palazzo. Ma è su Paul Dano – grandioso – che deve posarsi l’attenzione di chi vedrà il Mago, al percorso ininterrotto di questo attore che regge dalla prima all’ultima scena, oggi poco più che quarantenne (esploso come figlio di Daniel Day-Lewis nel Petroliere nel 2007 e poi come l’instabile e presunto rapitore di bambine nel Prisoners di Denis Villeneuve, tralasciando Sorrentino e Spielberg), alla sua performance tutta trattenuta ma esplosiva, tranquillamente soffusa e chiusa nella fissità di quel suo faccione tondo, nei gesti trattenuti, nelle cose non dette e a tratti nemmeno lasciate trasparire, in quel carico di lentezze e movenze calibrate di cui riveste la personalità forte del suo Baranov.

Le polpette al forno di nonna Graziella

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La cottura al forno le rende leggere, croccanti fuori e morbide dentro

Un ottimo secondo adatto ad ogni occasione. Le polpette sono semplici e veloci da realizzare, apprezzate da grandi e piccini si possono preparare con svariati ingredienti e non deludono mai. La cottura al forno le rende leggere, croccanti fuori e morbide dentro.

Tutte da gustare!

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Ingredienti:

300gr. di avanzi di carne di pollo o vitello arrosto

2 patate lesse

3 uova intere

2 cucchiai di olive taggiasche

40gr. di parmigiano grattugiato

1 limone

Un ciuffo di prezzemolo

Pangrattato q.b.

Sale, pepe q.b.

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Mettere nel mixer la carne con le patate, due uova intere, il parmigiano, il prezzemolo e la buccia del limone grattugiata. Tritare il tutto sino ad ottenere un composto omogeneo ma non troppo fine. Tritare le olive ed aggiungere al composto, salare e pepare. Formare le polpette pressandole leggermente, passarle prima nel rimanente uovo sbattuto e poi nel pangrattato. Cuocere in forno a 200 gradi per circa 25 minuti o sino a doratura.

Paperita Patty

Rock Jazz e dintorni a Torino: Giangilberto Monti & Heggy Vezzano e gli Statuto

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GLI APPUNTAMENTI MUSICALI DELLA SETTIMANA

Martedì. Al Blah Blah gli Statuto presentano in concerto il disco “Tempi Moderni”. Allo Ziggy si esibisce il duo Nadja.

Mercoledì. All’Hiroshima Mon Amour suona Carletto e gli Impossibili. Al Blah Blah è di scena Gianni TBAY’.

Giovedì. All’Hiroshima si esibiscono i Nobraino. Alla Divina Commedia suonano i The Tramps. Al Magazzino sul Po sono di scena i Leatherette. Allo Spazio 211 si esibiscono i Gazebo Penguins. Al Blah Blah suonano i Carbs + Fango. All ‘ Off Topic è di scena Dario Sansone Trio.

Venerdì. Al Magazzino di Gilgamesh è di scena Taylor & Halsted. Al teatro Colosseo si esibisce Delia. Al Circolino suona il Tokyorama Quartet. Alla Divina Commedia si esibisce la Momo Rock Band. Al Folk Club suona Giangilberto Monti & Heggy Vezzano. All ‘ Off Topic è di scena Scarda. Al Blah Blah suonano i SFC + L’Abisso. Al Magazzino sul Po si esibiscono i Brucherò Nei Pascoli + Cowboysquad.

Sabato. Al Peocio suona il Bermuda Acoustic Trio. Al Folk Club è di scena Dylan Le Blanc. Al Magazzino sul Po suonano Asino + Selce. Al Blah Blah si esibiscono i the Crimson Ghost + Coconut Planters.

Domenica. Al Blah Blah gli Statuto presentano in concerto il disco “RiSKAtto + I Premi Oskar.

Pier Luigi Fuggetta

Gli antipasti più golosi di Torino

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SCOPRI – TO ALLA SCOPERTA DI TORINO
Torino è una città che ama la tavola e che custodisce una tradizione culinaria ricca, elegante e allo stesso tempo popolare. Tra tutte le sue specialità gli antipasti occupano un posto centrale perché rappresentano il modo in cui i torinesi aprono il pasto e introducono l’ospite alla loro storia gastronomica. Gli antipasti torinesi sono un insieme di sapori antichi, spesso legati alla cucina contadina o alle case nobili, e mostrano un equilibrio molto caratteristico tra sapidità, delicatezza e rispetto degli ingredienti. Raccontare questi piatti significa raccontare una parte della città e del suo modo di vivere la convivialità.
foto A. Pisano
Vitello tonnato e tonno di coniglio
Il vitello tonnato è forse il più conosciuto degli antipasti torinesi e uno dei più rappresentativi. La sua presenza sulle tavole piemontesi è quasi inevitabile nelle occasioni importanti. La ricetta tradizionale prevede un taglio di carne come il girello, cotto lentamente in un brodo aromatico con verdure, vino e spezie. Una volta raffreddato viene affettato sottilmente e coperto con una salsa ottenuta frullando tonno, uova sode, acciughe, capperi e un poco del fondo di cottura. La cremosità della salsa deve essere equilibrata, senza risultare troppo pesante, e il sapore del tonno deve fondersi con la delicatezza della carne senza sovrastarla. Ogni famiglia ha la sua variante ma la struttura del piatto resta sempre la stessa. Esiste anche una versione moderna, spesso preparata con carne appena scottata e una salsa più leggera, ma a Torino la preferenza resta quasi sempre per la versione classica.
Accanto al vitello tonnato c’è il tonno di coniglio, un altro antipasto tipico che porta un nome curioso. Qui il tonno non c’entra nulla perché il protagonista è il coniglio che, dopo essere stato disossato e cotto in acqua aromatizzata con erbe e vino bianco, viene conservato sott’olio proprio come fosse un pesce. Il risultato è una carne morbida e saporita che si serve fredda, accompagnata da cipolle, carote o semplicemente da alcune foglie di insalata. La preparazione richiede pazienza perché il coniglio deve riposare almeno un giorno immerso nell’olio aromatizzato che ne esalta il sapore. Questo piatto nasce dalla necessità di conservare la carne e oggi è diventato un simbolo della cucina rustica piemontese, semplice e raffinata allo stesso tempo.
Insalata russa e acciughe al verde
L’insalata russa è presente in molte regioni italiane, ma a Torino ha sempre trovato una collocazione particolare negli antipasti. La preparazione tradizionale prevede patate, carote e piselli tagliati a piccoli cubetti e cotti in modo da restare compatti. Le verdure vengono poi mescolate con una maionese fatta in casa che deve risultare vellutata ma sostenuta, così da avvolgere gli ingredienti senza sfaldarli. In alcune case si aggiunge anche il tonno, in altre le uova sode, ma la versione più diffusa è quella più semplice, in cui la freschezza delle verdure e la morbidezza della salsa bastano da sole. A Torino l’insalata russa è un antipasto senza tempo, servito nelle feste, nei pranzi domenicali e persino nelle trattorie storiche della città.
Un altro grande classico sono le acciughe al verde, una preparazione profondamente piemontese che unisce la sapidità delle acciughe alla freschezza del prezzemolo. La salsa verde si prepara tritando finemente prezzemolo, aglio, capperi, pane ammorbidito in aceto e olio extravergine di oliva. Il composto deve essere omogeneo, brillante e profumato. Le acciughe conservate sotto sale vengono pulite con cura, sciacquate e asciugate, poi immerse nella salsa e lasciate riposare per qualche ora. Il risultato è un antipasto deciso ma equilibrato che racconta la storia della città, un luogo dove la cucina povera ha sempre saputo trasformarsi in sapore autentico.
Peperoni con bagna cauda e giardiniera piemontese
Tra gli antipasti che rappresentano più da vicino il territorio non possono mancare i peperoni con bagna cauda, una delle combinazioni più apprezzate dai torinesi. I peperoni vengono solitamente arrostiti interi finché la pelle non si stacca con facilità, poi tagliati in falde e disposti a strati. La bagna cauda è una salsa calda a base di aglio, acciughe e olio, tradizionalmente servita come piatto conviviale ma utilizzata anche come condimento per gli antipasti. La sua intensità si sposa perfettamente con la dolcezza naturale dei peperoni. Nelle famiglie torinesi è un antipasto diffusissimo nei mesi freddi, mentre in estate si preferisce servire i peperoni arrostiti con olio, sale e acciughe fredde, una versione più leggera ma sempre legata alla tradizione.
La giardiniera piemontese merita un posto speciale perché rappresenta un piccolo ritratto dell’orto. Carote, sedano, cavolfiori, cipolline e peperoni vengono tagliati e sbollentati in acqua e aceto, poi lasciati riposare in barattoli colmi di verdure e liquido di conservazione. Il risultato è un insieme di sapori vivaci e leggermente aciduli che accompagnano perfettamente salumi e formaggi ma che a Torino vengono serviti anche come antipasto autonomo. La giardiniera è un piatto legato alla stagionalità e alla tradizione del conservare, un gesto che appartiene ancora oggi alle famiglie che tramandano le ricette di generazione in generazione.
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La tradizione torinese
Gli antipasti torinesi raccontano una città che ha sempre saputo unire eleganza e concretezza. Ogni ricetta porta con sé una storia e un legame con il territorio. Non si tratta soltanto di piatti da assaggiare ma di piccole testimonianze culturali che mostrano quanto la cucina piemontese sia varia e ricca pur partendo da ingredienti semplici. Torino non offre soltanto una tradizione culinaria solida, ma anche un modo di vivere la tavola che privilegia il tempo condiviso e il piacere di gustare cibi preparati con cura.
Chi visita la città resta spesso sorpreso dalla quantità di antipasti proposti nei ristoranti e nelle trattorie. È un rituale che introduce al pasto e che esprime la filosofia gastronomica torinese, basata sulla lentezza e sulla qualità. La varietà degli antipasti permette di scoprire diversi aspetti della cucina locale, dai sapori decisi della bagna cauda alla delicatezza del vitello tonnato. Ogni piatto ha una sua identità precisa e insieme formano un mosaico che rappresenta bene il carattere della città.
Torino non ha mai abbandonato la sua tradizione, anzi l’ha resa un punto di forza. Gli antipasti continuano a essere la porta d’ingresso ideale per chi desidera conoscere la cultura gastronomica piemontese. Preparazioni come il tonno di coniglio, le acciughe al verde, i peperoni arrostiti e l’insalata russa resistono al passare del tempo grazie alla loro semplicità e alla loro autenticità. Sono piatti che non seguono soltanto la moda del momento ma che rimangono, anno dopo anno, parte fondamentale delle tavole torinesi.
Gli antipasti di Torino sono molto più di un inizio del pasto. Rappresentano un patrimonio, un modo di raccontare la città attraverso sapori che hanno radici profonde. Chiunque si sieda a una tavola torinese scoprirà che questi piatti non sono semplici ricette ma frammenti di storia, conservati e tramandati con cura. È proprio questa continuità a rendere la cucina torinese così affascinante e a fare degli antipasti una delle sue espressioni più autentiche.
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NOEMI GARIANO

Le tech week alle OGR trasformano la città nella capitale dell’innovazione

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SCOPRI – To ALLA SCOPERTA DI TORINO

C’è una settimana, ogni anno, in cui Torino cambia ritmo. Le Officine Grandi Riparazioni, simbolo di archeologia industriale e oggi cuore pulsante della creatività contemporanea, diventano il punto di incontro di imprenditori, visionari, investitori e istituzioni provenienti da ogni parte del mondo. Le cosiddette “tech week” non sono soltanto una sequenza di conferenze: sono un momento in cui la città si racconta come laboratorio di idee e piattaforma internazionale del futuro.

Le OGR, con le loro navate imponenti e l’atmosfera che fonde storia e modernità, si trasformano in un’arena dove si parla di intelligenza artificiale, spazio, energia, biotecnologie, startup e nuove forme di lavoro. Sul palco si alternano fondatori di aziende globali, manager di colossi tecnologici, rappresentanti delle istituzioni europee e giovani imprenditori pronti a cambiare le regole del gioco. Non è raro assistere a dialoghi serrati tra chi ha costruito imperi digitali e chi sta muovendo i primi passi con un’idea innovativa in tasca.

Un evento che parla al mondo

Tra gli appuntamenti più attesi spicca la Italian Tech Week, manifestazione che negli anni ha consolidato il proprio peso nel panorama europeo dell’innovazione. L’organizzazione è guidata da realtà impegnate nello sviluppo dell’ecosistema startup italiano, con il sostegno di partner pubblici e privati che credono nella centralità della tecnologia come motore di crescita economica e sociale.

La risonanza internazionale dell’evento è testimoniata dalla presenza, nelle ultime edizioni, di figure di primo piano della scena globale. Sul palco torinese sono intervenuti protagonisti assoluti dell’economia digitale come Jeff Bezos, fondatore di Amazon e imprenditore legato ai progetti spaziali di Blue Origin, ma anche leader istituzionali del calibro di Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Europea. Interventi che hanno acceso i riflettori su Torino, trasformandola per alcuni giorni in un crocevia di strategie, visioni e grandi decisioni.

Non si tratta soltanto di interventi celebrativi. I dibattiti affrontano temi concreti: il futuro dell’industria europea, la sfida dell’intelligenza artificiale, la necessità di investimenti nella ricerca, il ruolo delle nuove generazioni nel costruire un’economia più sostenibile e competitiva. Le parole pronunciate sul palco trovano eco tra il pubblico, composto da studenti, sviluppatori, manager e investitori, tutti accomunati dalla stessa domanda: quale direzione sta prendendo il futuro?

Torino laboratorio di idee

Accanto alle sessioni principali, le tech week offrono workshop, incontri tematici e momenti di confronto diretto. Le startup hanno l’occasione di presentare i propri progetti a potenziali finanziatori, mentre i giovani talenti possono entrare in contatto con aziende internazionali. L’energia che si respira tra gli stand e nei corridoi è quella tipica dei grandi appuntamenti dove le idee circolano veloci e le connessioni nascono quasi per caso.

La città, intanto, partecipa e osserva. Bar, spazi culturali e location urbane ospitano eventi collaterali che ampliano il perimetro dell’iniziativa ben oltre le mura delle OGR. Torino mostra così la propria capacità di reinventarsi, passando da capitale industriale a polo di innovazione tecnologica senza rinnegare la propria identità.

Una visione che guarda avanti

Le tech week rappresentano oggi molto più di un appuntamento settoriale. Sono il segno tangibile di un cambiamento profondo nel tessuto economico e culturale della città. L’innovazione non viene raccontata come un fenomeno distante, ma come un processo concreto che incide sul lavoro, sull’impresa e sulla società.

In un’epoca in cui la tecnologia ridefinisce modelli produttivi e relazioni sociali, Torino sceglie di essere protagonista e non spettatrice. Le giornate alle OGR raccontano una città che guarda avanti, che investe sui giovani e che si propone come punto di riferimento nel dialogo tra Europa e mondo digitale.

Per qualche giorno all’anno, sotto le volte industriali delle Officine Grandi Riparazioni, il futuro prende forma. E Torino, con orgoglio, ne diventa il palcoscenico.

NOEMI GARIANO

La pizza, così semplice ma regina della tavola

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La bellezza della semplicita’. Pochi semplici ingredienti che si uniscono e danno vita ad uno dei simboli della tradizione italiana nel mondo: la pizza

Una base croccante farcita con pomodoro, mozzarella, olive. Prepararla in casa e’ davvero semplice e veloce, non occorrono particolari capacita’, potete impastare la base nella planetaria o a mano, il risultato sara’comunque garantito. Profumata, calda, filante….impossibile resisterle!

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Ingredienti :
(dosi per tre teglie tonde da 28cm)
 
500gr. di farina 0
5 cucchiai di olio evo
2 cucchiaini di zucchero
1 cucchiaino di sale fino
1 bustina di lievito secco tipo Mastro Fornaio
275ml di acqua tiepida
Salsa di pomodoro rustica q.b.
Mozzarella q.b.
Olive taggiasche q.b.
Filetti di acciuga (facoltativi, a piacere)
Basilico o origano
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Preparare l’impasto base. Impastare, nel mixer o a mano, per almeno dieci minuti, la farina precedentemente setacciata con la bustina di lievito secco, aggiungere lo zucchero, il sale, l’olio ed infine l’acqua tiepida. Quando si e’ ottenuta una palla morbida ed elastica, metterla sul piano di lavoro infarinato e riprendere ad impastare a pugno chiuso con forza, sbattendo ripetutamente l’impasto sul tavolo. Quando la pasta si presentera’ liscia ed inziera’ a formare delle piccole bolle, inciderla con quattro tagli a croce, metterla in una terrina infarinata, coprirla con un tovagliolo e riporla in forno o nel micronde (spenti) al riparo da correnti d’aria per almeno quattro ore. Terminata la lievitazione riprendere l’impasto, impastarlo nuovamente sino a sgonfiarlo, tagliare la pasta in tre parti, stenderla a mano o con il mattarello,sistemarla nelle teglie  tonde  foderate con carta forno, guarnire con passata di pomodoro, mozzarella a dadini, olive, filetti di acciughe o altro a piacere, irrorare con un filo di olio, salare. Infornare nel forno preriscaldato alla massima potenza e cuocere ciascuna pizza per circa 15/20 minuti. Servire calda.

 

Paperita Patty