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Ceci speziati con verdure, piatto unico di ispirazione indiana

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Un perfetto piatto unico ispirato alla cucina indiana.

Un piatto salutare e sfizioso che unisce le proprietà delle verdure a quella dei legumi. Un piatto davvero invitante, profumato e gustoso.

Ingredienti (per 4 persone)

250gr.di ceci secchi
2 Peperoni di media grandezza (giallo e       rosso)
3 Carote
1 cipolla
2 spicchi d’aglio
3 zucchine
Pochi spinaci
200ml di latte di cocco
1 pezzo di zenzero fresco
2 peperoncini secchi
1 cucchiaino di cumino
1/2 cucchiaino di canella in polvere
1 cucchiaino di curcuma
Brodo vegetale
Prezzemolo, sale, olio q.b.
250gr. di riso Basmati

Mettere i ceci a bagno in acqua fredda per 12 ore.
Preparare le verdure tagliate a tocchetti.
Scolare e sciacquare i ceci e cuocerli in pentola a pressione per 15 minuti con una carota, un pezzo di sedano, mezza cipolla, una foglia di alloro (brodo vegetale).
In una larga padella rosolare la cipolla affettata e l’aglio tritato con poco olio, aggiungere i ceci e le verdure, insaporire e coprire con il brodo dei ceci. Insaporire con lo zenzero grattugiato e le spezie. Cuocere per 30 minuti, aggiungere il latte di cocco e lasciar consumare un poco, regolare di sale e cospargere con prezzemolo tritato. Servire subito con riso basmati bollito.

Paperita Patty

Dalle fabbriche ai Loft: l’eleganza metropolitana dell’abitare contemporaneo

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ABITARE CON STILE

Rubrica settimanale a cura di Magda Jasmine Pettinà 
Uno spazio dedicato al mondo della casa in tutte le sue forme: dal mercato immobiliare al design d’interni, dall’arte di valorizzare gli spazi alle nuove tendenze dell’abitare contemporaneo. Consigli pratici, spunti estetici e riflessioni su come rendere ogni casa un luogo che rispecchi chi siamo — con uno sguardo che unisce competenza, bellezza e sensibilità.

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Dopo aver esplorato le radici storiche dell’eleganza e le linee essenziali del contemporaneo, il nostro viaggio tra gli stili dell’abitare entra nel cuore della città. Negli ultimi anni, infatti, sono proprio i quartieri urbani a raccontare le trasformazioni più interessanti, non solo dal punto di vista immobiliare ma anche culturale.

Gli stili urbani e metropolitani nascono da un cambiamento reale: la riconversione degli spazi produttivi. Ex fabbriche, officine, magazzini, laboratori artigianali diventano case, studi creativi, showroom. L’architettura non viene cancellata, viene reinterpretata.

A Torino questo processo è evidente.

Barriera di Milano, per esempio, è uno dei quartieri che più ha vissuto questa metamorfosi. Capannoni e spazi industriali dismessi si sono trasformati in loft con doppi volumi, grandi vetrate, soppalchi in ferro e legno. Qui lo stile industriale non è un’imitazione estetica: è memoria autentica. Mattoni a vista, travi metalliche, cemento, tubazioni lasciate visibili non sono decorazione, ma tracce della storia produttiva del luogo.

L’industrial nasce così: materico, urbano, sincero. I colori sono neutri e profondi – grigi, ruggine, nero, legno naturale – gli arredi mescolano metallo e superfici grezze. È uno stile che piace a chi ama spazi aperti, fluidi, non convenzionali. Richiede equilibrio: l’eccesso può renderlo freddo, ma dosato con luce e materiali caldi diventa estremamente affascinante.

Un’evoluzione più raffinata è l’Urban Chic.

Qui l’anima industriale incontra dettagli più sofisticati: superfici pulite, elementi di design, finiture eleganti. Il mattone dialoga con il velluto, il metallo con il marmo, la struttura originaria con arredi contemporanei. È uno stile che interpreta la città con maggiore misura, mantenendo il carattere metropolitano ma alleggerendolo.

Anche Aurora racconta molto di questa trasformazione. L’area, per anni percepita come marginale, ha cambiato volto grazie a interventi di riqualificazione importanti come la nascita del complesso della Nuvola Lavazza, che ha portato nuova energia, servizi e qualità architettonica. Attorno a questi poli si sono sviluppati nuovi spazi creativi, coworking, residenze ristrutturate con un linguaggio urbano contemporaneo.

Lo stile metropolitano, in fondo, è questo: capacità di leggere il contesto e trasformarlo in identità. Non si tratta solo di lasciare un muro in mattoni o inserire una lampada industriale. Si tratta di comprendere la vocazione dello spazio, il suo passato e il suo potenziale.

In una città come Torino, con una forte eredità industriale, questi linguaggi non sono una tendenza passeggera. Sono parte del suo DNA. E raccontano un modo nuovo di abitare: più libero, più creativo, più connesso alla trasformazione della città stessa.

Perché quando cambia un quartiere, cambia anche il modo in cui lo abitiamo. E lo stile, ancora una volta, diventa il riflesso di un’evoluzione urbana prima ancora che estetica.

www.domus-atelier.com – info@domus-atelier.com

Mezze penne con crema di zucca: sapore avvolgente

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Un irresistibile primo piatto autunnale per chi ama la zucca. Condimento semplice, cremoso, avvolgente con un tocco  croccante di mandorle e nocciole. Equilibrato nei sapori e super goloso!
Ingredienti per 4 persone:
320gr. di pasta tipo mezze penne
600gr. di zucca decorticata
25gr. di parmigiano grattugiato
25gr. di mandorle
25gr. di noci sgusciate
1 spicchio di aglio
Prezzemolo
Sale, pepe, noce moscata, olio evo
Cuocere la zucca a vapore, lasciar scolare bene. In un mixer sminuzzare le noci, le mandorle e l’aglio. Aggiungere la polpa di zucca, il parmigiano, l’olio, il sale, il pepe e la noce moscata grattugiata. Mescolare bene, scolare la pasta, condire unendo un mestolino di acqua di cottura nel caso risultasse asciutta. Servire subito.
Buon appetito!
Paperita patty

I torinesi e la moda intellettuale

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SCOPRITO   ALLA SCOPERTA DI TORINO

La moda italiana nacque a Torino nel 1911 quando per la prima volta una donna indossò un paio di pantaloni di un sarto francese, subito suscitò incredulità e stupore ma con il tempo le persone iniziarono a prenderla d’esempio creandone nuovi modelli. Poco per volta nacque a Torino l’industria dell’abbigliamento. Dagli anni Trenta agli anni Sessanta Torino fu il polo industriale principale italiano per la produzione del tessile. Solo dagli anni Novanta in poi Milano diventò capitale della moda italiana.
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I BRAND INDIPENDENTI CHE SALVAGUARDANO IL PIANETA

Secondo numerose ricerche i torinesi si ispirano molto alle mode del momento e numerosi sono i brand indipendenti che sono nati proprio in questa città. Tra di essi il brand “Nasco Unico” di Andrea Francardo, un laboratorio artigianale dove le clienti possono scegliere come realizzare il loro capo direttamente nel laboratorio evitando così sprechi di produzione.
Un altro marchio è “Amma” di Luisella Zeppa che produce borse eco-sostenibili, con materiali naturali e lavorate con cura e maestria da tantissime generazioni.
Per chi ama invece i gioielli vi è il marchio “Raduni Ovali” realizzati con pietre preziose, ognuno unico nel suo genere grazie alle attente rifiniture a mano.
Moltissime sono le scelte dei brand e dei negozi, spesso le piccole realtà sono poco conosciute rispetto ai grandi marchi ma possono essere un’ottima occasione per indossare capi unici e con una particolare attenzione verso l’ambiente.
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COSA INDOSSARE IN BASE ALLE OCCASIONI

I grandi marchi di moda influenzano ogni anno il mercato con tessuti e colori diversi, ma per ottenere esattamente il risultato che si vuole ottenere quando indossiamo un capo non dobbiamo solo basarci sulla moda ma anche su delle precise regole di psicologia!
Secondo la scienza infatti indossare degli abiti rossi accellera il battito cardiaco di chi li porta e anche del suo interlocutore, che potrà tradurre quella sensazione in “voglia di fuggire” o “eccitazione”, questo vale soprattutto se la persona che indossa l’indumento è donna. Quindi se ad un primo appuntamento vogliamo fare colpo vestirci di rosso potrebbe essere una buona idea.
Se invece abbiamo un’occasione più formale, ad esempio lavorativa, il colore ideale è spesso il blu perché abbassa il battito cardiaco, rilassa e fa si che l’interlocutore si fidi maggiormente di noi. I politici sono spesso vestiti di blu proprio per questo motivo, Donald Trump per esempio ha il completo blu, la cravatta rossa che indica grinta e lotta e la camicia bianca che suggerisce chiarezza.
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COSA INDOSSARE CON PARSIMONIA

Vi sono poi dei colori che potrebbero non aiutarci a raggiungere il risultato sperato come il nero che suscita l’idea dell’oscuro, velato, misterioso e al contempo lussuoso.
Il bianco stimola in noi l’idea della pulizia ecco perché è molto usato nei camici da lavoro, è però un colore che non suscita emozioni, non è quindi adatto quando vogliamo creare un legame con l’altra persona.

Si occupa di colori anche l’armocromia ma in un accezione puramente estetica e non scientifica, molto utile quando il nostro obiettivo è quello di valorizzarci esteticamente.

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NOEMI GARIANO

 

 

Fame notturna? Ecco dove mangiare a Torino dopo mezzanotte

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SCOPRI – TO    Alla scoperta di Torino

Ci sono notti in cui una pizza al volo non basta. Notti in cui si esce da un cinema, da un concerto, da un lungo turno di lavoro o da una serata in cui si è semplicemente tirato fino all’ultimo. È lì che Torino, con la sua eleganza discreta e i suoi vicoli illuminati a mezza luce, rivela un lato meno conosciuto: quello di chi ha ancora voglia di qualcosa di buono da mettere sotto i denti, anche quando le cucine sembrano tutte spente. Ma, fortunatamente, non è sempre così. In città ci sono posti che resistono, che non si arrendono al coprifuoco gastronomico e che sanno ancora offrire piatti veri, fatti bene, anche quando le lancette dell’orologio girano oltre la mezzanotte.
Lasciando da parte il solito kebab consumato in fretta sotto i portici o le pizze da asporto poco memorabili, qui si parla di cucina vera, pensata e preparata con cura, capace di offrire ancora qualità e gusto anche oltre la mezzanotte.
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Dove le buone cucine aperte fino a tardi?
Un grande classico per i nottambuli affamati è Poormanger, che, pur non essendo aperto fino all’alba, spesso tira tardi abbastanza da accogliere chi esce da uno spettacolo o da una serata tranquilla. Le patate ripiene sono un comfort food perfetto, calde, ripiene di ogni ben di dio, e con un occhio alla qualità delle materie prime. Ottime per chi vuole sentirsi coccolato, ma senza spendere una fortuna.
Se invece la notte richiama la voglia di qualcosa di più solido e tradizionale, c’è la Trattoria Valenza, in zona Aurora. Un posto che profuma di casa, che ha mantenuto quell’atmosfera da osteria vera, dove i piatti arrivano fumanti e sinceri, senza tanti fronzoli. È uno di quei ristoranti che conoscono i notturni veri, quelli che cenano alle una e poi fanno ancora due chiacchiere davanti a un dolce della casa. Certo, bisogna arrivare preparati: non è un posto da passaggio veloce, è un posto dove si sta e se la notte è lunga, tanto vale passarla bene.
Poi c’è il regno degli irriducibili: Scannabue, zona San Salvario, che tira spesso tardi e propone una cucina contemporanea ma radicata. Qui si può trovare il vitello tonnato anche a notte fonda e non è cosa da poco. L’ambiente è curato ma rilassato, il personale abituato alla clientela che non ha fretta. Ottimo per chi cerca qualità, servizio e un bicchiere di vino anche quando fuori si sente solo il rumore dei tram che tornano in deposito.
Per gli amanti del mondo asiatico, Kukai in centro è una benedizione notturna. Spesso è aperto fino alle 2 del mattino, soprattutto nei weekend e propone ramen, sushi, piatti caldi e speziati che sembrano pensati proprio per chi ha ancora voglia di viaggiare con il palato anche a notte fonda. Il ramen piccante dopo mezzanotte è una coccola che ha qualcosa di terapeutico. Sedersi lì, sorseggiare un tè caldo o una birra giapponese e guardare la città rallentare è una piccola esperienza in sé.
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Street food notturno eccellente
E poi ci sono gli eroi silenziosi del cibo da strada, che resistono come fari nella notte. Uno di questi è Basilico Tredici, pizzeria gourmet che a volte tira tardi nei weekend. Quì troviamo impasti ben fatti, ingredienti di qualità e la possibilità di mangiare qualcosa di davvero buono anche quando le serrande di mezzo centro sono già giù. È perfetta per chi vuole una pizza ma non una pizza qualsiasi: qui ogni fetta è curata, ogni accostamento è pensato.
In zona Vanchiglia, un altro riferimento notturno è Da Emilia – la piadineria gourmet. È un locale piccolo, essenziale, ma il cuore che ci mettono in cucina si sente. Le piadine sono una rivelazione; impasto croccante al punto giusto, farciture ricche ma equilibrate, ideale per chi cerca qualcosa di veloce ma appagante. È il classico posto dove passi una volta e poi ci torni ogni volta che ti trovi in zona dopo mezzanotte.
In questo nostro ipotetico tourn culinario notturno non si può non citare il Bar Cavour, per una versione più sofisticata della notte torinese. Fa parte del circuito Del Cambio, ma è il fratello minore ribelle, quello che resta aperto fino a tardi con cocktail ben studiati e piccoli piatti da accompagnamento che sembrano rubati a una cucina stellata. Non è un posto da tutti i giorni, ma se c’è un’occasione speciale che si prolunga fino a notte fonda è il posto giusto dove concluderla con stile.
Infine, per i veri amanti del dolce, c’è un piccolo segreto che gira tra i torinesi: alcune pasticcerie e forni inebriano con i loro profumi le vie in zona Mirafiori, aprono prima dell’alba per preparare i prodotti del mattino e in certi casi si riesce a comprare qualcosa appena sfornato, anche alle 3 o alle 4 del mattino. Non è ufficiale, non è pubblicizzato, ma chi conosce i panettieri giusti sa dove bussare per un croissant ancora caldo in piena notte che diventa un’esperienza che vale la pena provare.
Torino, quando si svuota e si fa silenziosa, ha una poesia tutta sua e anche una fame tutta sua. Non serve accontentarsi del solito fast food o della pizza riscaldata. Basta sapere dove andare, e avere voglia di cercare. La città, se la ascolti, ha ancora molto da raccontare anche dopo mezzanotte. E spesso lo fa con un piatto davanti e un bicchiere in mano.
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NOEMI GARIANO

Il centro di Torino tra storia e sapori: un viaggio nelle piazze del gusto

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SCOPRI – TO ALLA SCOPERTA DI TORINO
Torino è una città che sa sorprendere in molti modi. La sua eleganza sabauda si mostra nelle piazze monumentali, nei palazzi reali, nei portici che sembrano fatti apposta per passeggiare a ogni ora del giorno. Ma ciò che spesso colpisce chi arriva in città è la capacità del capoluogo piemontese di far convivere bellezza e buona cucina. Non serve spostarsi nei quartieri nascosti o nelle trattorie di periferia per scoprire piatti autentici: basta rimanere nel cuore pulsante della città, nelle piazze che hanno fatto la storia, per incontrare ristoranti e locali capaci di portare in tavola l’essenza del Piemonte e non solo. Un itinerario ideale parte da piazza Vittorio Veneto, si allunga fino a piazza Castello e si conclude in piazza San Carlo, tre luoghi che rappresentano anche tre anime gastronomiche diverse, ma ugualmente seducenti.
Piazza Vittorio: foto Vincenzo Solano per il Torinese

 

Piazza Vittorio e il Porto di Savona, un ponte tra mare e montagna
Tra le piazze più grandi e scenografiche d’Europa, piazza Vittorio è da sempre un punto d’incontro per torinesi e turisti. Qui, incorniciato dai portici e con lo sguardo che corre verso la Gran Madre, si trova il Porto di Savona, un ristorante che è ormai un’istituzione. La sua storia è antica, e il nome stesso richiama quel legame che Torino ha sempre mantenuto con la Liguria: un filo ideale che collega la capitale sabauda al mare. Entrare al Porto di Savona significa vivere un’esperienza culinaria completa, capace di unire la cucina piemontese alle suggestioni marinare.
Il menù spazia dalle ricette della tradizione regionale, come gli agnolotti del plin al sugo d’arrosto, piccoli scrigni di pasta che racchiudono un ripieno di carni miste, ai tajarin conditi con un burro profumato e, nelle stagioni giuste, con una pioggia di tartufo bianco d’Alba. Accanto a questi piatti, che profumano di colline e di cascine, si trovano proposte che guardano al mare: trofie al pesto, preparate con un basilico che sprigiona tutta la freschezza ligure, o un risotto ai frutti di mare che ricorda le trattorie dei porti. Tra i secondi spiccano il brasato al Barolo, cotto lentamente fino a diventare tenerissimo, e i fritti misti di pesce, leggeri e croccanti, che fanno viaggiare con il pensiero fino alla Riviera.
Il Porto di Savona è un luogo che riesce a mettere d’accordo tutti: chi cerca la sostanza dei piatti di carne trova soddisfazione, così come chi predilige la delicatezza del pesce. E poi ci sono i dolci, autentiche carezze finali: il bunet al cacao e amaretti, la panna cotta vellutata, i semifreddi che giocano tra cremosità e freschezza. Il tutto servito in un ambiente che conserva il fascino di un tempo, con un servizio attento ma mai invadente. Sedersi qui, in piena piazza Vittorio, significa assaporare la tradizione senza rinunciare al piacere della posizione più centrale e vivace di Torino.
Piazza Castello, tra solennità e cucina piemontese
Proseguendo verso il cuore istituzionale della città si arriva in piazza Castello, centro politico e cerimoniale fin dall’epoca dei Savoia. Qui si respira un’atmosfera più austera, con i palazzi reali e i portici che incorniciano lo spazio aperto. Ma basta entrare nei locali della zona per scoprire un lato più caldo e conviviale, quello della cucina.
I ristoranti che si affacciano su piazza Castello puntano a valorizzare la tradizione piemontese, declinata in mille sfumature. Non mancano i grandi classici: tajarin sottilissimi, tirati a mano, conditi con ragù di carne o semplicemente con burro e salvia; la battuta di fassona, cruda, tenera e saporita, che rappresenta una delle eccellenze assolute della regione; la bagna cauda, servita con verdure di stagione, per chi desidera vivere un’esperienza autenticamente piemontese anche nel cuore della città.
Molti locali, però, scelgono anche di sperimentare, proponendo versioni moderne dei piatti tradizionali. Così si possono incontrare ravioli ripieni di verdure con riduzioni leggere, carni cucinate a bassa temperatura per esaltare i sapori, o dolci che giocano con ingredienti locali come la nocciola delle Langhe e il gianduia. L’atmosfera è resa unica dalla cornice storica: cenare qui significa mangiare sotto lo sguardo dei palazzi sabaudi, in un luogo che racconta secoli di storia e che allo stesso tempo sa accogliere chi cerca il piacere del buon cibo.
Piazza San Carlo, il salotto torinese tra caffè e raffinatezza
E poi c’è piazza San Carlo, spesso definita il “salotto di Torino”. Con le due chiese gemelle a fare da quinta scenografica e la statua equestre di Emanuele Filiberto al centro, questa piazza è il cuore elegante della città. Qui i protagonisti sono soprattutto i caffè storici, veri e propri templi della cultura torinese.
Entrare in uno di questi locali significa fare un salto nel passato: sale decorate, specchi, lampadari e un’atmosfera che richiama le discussioni politiche e letterarie dell’Ottocento. Ma non è solo questione di storia: i caffè di piazza San Carlo offrono piatti caldi e veloci per chi vuole concedersi una pausa, ma soprattutto dolci e specialità che hanno reso Torino celebre. Il gianduiotto, con la sua inconfondibile cremosità; il bicerin, bevanda a base di caffè, cioccolato e panna che è un rito più che un semplice drink; le torte ricche e raffinate che accompagnano le chiacchiere pomeridiane.
Accanto ai locali storici, la piazza ospita anche ristoranti più moderni che offrono una cucina raffinata, capace di guardare al futuro. Si possono trovare menù degustazione che spaziano dal crudo di pesce a piatti vegetariani curati nei dettagli, fino a dessert che combinano tradizione e innovazione. Piazza San Carlo è il luogo perfetto per chi vuole vivere un’esperienza gastronomica completa, circondato dall’eleganza che solo il centro di Torino sa offrire.
Mangiare nelle piazze principali del centro di Torino significa vivere la città in tutte le sue sfaccettature. Piazza Vittorio con il Porto di Savona racconta il dialogo tra Piemonte e Liguria, tra terra e mare. Piazza Castello invita a scoprire i sapori più autentici e solenni della tradizione. Piazza San Carlo, infine, coccola con i suoi caffè storici e le proposte raffinate. È un itinerario che non delude mai: un viaggio a piedi tra architettura e storia, che diventa subito anche un viaggio di sapori.
NOEMI GARIANO

“Hai notato che l’uomo nero spesso ha un debole per i cani?“

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Music Tales, la rubrica musicale 

“Hai notato che l’uomo nero
Spesso ha un debole per i cani?
Pubblica foto coi suoi bambini
Vestito in abiti militari
Hai notato che spesso dice
Che noi siamo troppo buoni
E che a esser tolleranti poi
Si passa per coglioni?”
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“L’uomo nero” è uno dei brani più intensi e disturbanti del repertorio di Brunori Sas; repertorio che, personalmete amo in tutte le sue sfaccettatire. Questa però non è solo una canzone: è una confessione generazionale, un atto d’accusa e, allo stesso tempo, un’autopsia morale dell’Italia contemporanea.
Il titolo richiama la figura archetipica dell’“uomo nero”, lo spauracchio dell’infanzia, il mostro evocato per mettere paura ai bambini (me lo ricordo bene anche io).
 Ma Brunori ribalta la prospettiva: l’uomo nero non è fuori dalla porta, non è l’estraneo, il diverso, il nemico mediatico. L’uomo nero siamo noi.
Il brano affonda nelle contraddizioni dell’uomo medio: razzismo latente, rabbia repressa, paura del cambiamento, bisogno a tutti i costi di un capro espiatorio.
La scrittura di Brunori è anche qui chirurgica: evita il moralismo, ma non risparmia nessuno. Ogni verso è uno specchio che riflette le nostre piccole ipocrisie quotidiane.
Il tema centrale è la proiezione: temiamo nell’altro ciò che non accettiamo di noi stessi. L’immigrato, il diverso, il marginale diventano contenitori simbolici delle nostre paure. In questo senso, “L’uomo nero” è una canzone profondamente politica,
non partitica, ma etica.
Brunori utilizza una cifra stilistica che mescola ironia e dramma. La melodia, apparentemente semplice e cantautorale, contrasta con la durezza del contenuto. Questo contrasto amplifica l’effetto emotivo: la musica accompagna, quasi accarezza, mentre le parole colpiscono e affondano (chi le vuole ascoltare).
Il linguaggio è diretto, privo di barocchismi, ma denso di immagini simboliche. L’uomo nero diventa metafora universale: paura dell’altro, paura della perdita di privilegi, paura di guardarsi allo specchio. Paura di tutto, di tutti.
È una canzone che si ascolta in silenzio, che richiede attenzione.
“L’uomo nero” è una canzone necessaria perché non consola, non divide in buoni e cattivi, ma invita alla responsabilità individuale. È uno specchio crudele ma onesto.
Personalmente amo questo tipo di cantautorato, profondo e a volte violento nei testi ma accompagnato da un arrangiamento che non carica eccessivamente e ne rafforza l’intimità del messaggio.
Vi prego, ascoltatelo per bene e fatene pensiero profondo per voi stessi, come ho fatto io, uomo nero in mezzo a voi.
“Nel buio, l’uomo nero assume la forma dei nostri pensieri più cupi”.
CHIARA DE CARLO
scrivete a musictales@libero.it se volete segnalare eventi o notizie musicali!
Ecco a voi gli eventi da non perdere

Locali Storici: pasticceria Barberis di Valenza

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A cura di Piemonteitalia.eu

Questo locale vanta origini nell’ultimo decennio dell’800. Non è più nella sua prima sede, ma continua a preparare le ricette originali tipiche delle migliori pasticcerie piemontesi: la ricca torta tartufata ricoperta di cioccolato, gli amaretti e i savoiardi, le “bignole”…

Leggi larticolo:

https://www.piemonteitalia.eu/it/luoghi/locali-storici-golosi/pasticceria-barberis

Rock Jazz e dintorni a Torino: Jethro Tull e Silvia Mezzanotte

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GLI APPUNTAMENTI MUSICALI DELLA SETTIMANA

Lunedì. Al teatro Alfieri la cantante Silvia Mezzanotte rende un omaggio a Mina.

Martedì. Al Vinile si esibisce il cantautore Gerardo Balestrieri. Al Circolo Mossetto suona il trio Monne.

Mercoledì. Al Blah Blah sono di scena i The Fuzztones. All’Osteria Rabezzana si esibisce il quartetto di Federica Gerotto, con un tributo a Amy Winehouse.

Giovedì. Al Teatro Colosseo Angelo Branduardi e Aldo Cazzullo, presentano lo spettacolo “Francesco”. Al Blah Blah suonano i The Fire. Alla Divina Commedia sono di scena i Not Very Blues.

Venerdì. Al Blah Blah si esibiscono i Small Jackets. Al Magazzino sul Po è di scena Kety Fusco. Alla Divina Commedia suona la The Lost Track Band. Al Magazzino di Gilgamesh si esibisce la Vanja Sky Band. Al Circolino suona Miriam Jitaru Quartet.

Sabato. Allo Ziggy sono di scena The Spiritual Bat + Varg I Veum.

Domenica. Al teatro Colosseo arrivano i Jethro Tull. Al Blah Blah suonano i Swirl + Cromia.

Pier Luigi Fuggetta