Rubriche- Pagina 18

La Fontana Angelica tra bellezza e magia

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Oltre Torino. Storiemitileggende del torinese dimenticato.

Torino e lacqua

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Le storie spesso iniziano là dove la Storia finisce

Il fil rouge di questa serie di articoli su Torino vuole essere lacquaLacqua in tutte le sue accezioni e con i suoi significati altrilacqua come elemento essenziale per la sopravvivenza del pianeta e di tutto lecosistema ma anche come simbolo di purificazione e come immagine magico-esoterica.

1. Torino e i suoi fiumi

2. La Fontana dei Dodici Mesi tra mito e storia

3. La Fontana Angelica tra bellezza e magia

4. La Fontana dellAiuola Balbo e il Risorgimento

5. La Fontana Nereide e lantichità ritrovata

6. La Fontana del Monumento al Traforo del Frejus: angeli o diavoli?

7. La Fontana Luminosa di Italia 61 in ricordo dellUnità dItalia

8. La Fontana del Parco della Tesoriera e il suo fantasma

9. La Fontana Igloo: Mario Merz interpreta lacqua

10. Il Toret piccolo, verde simbolo di Torino

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3. La Fontana Angelica tra bellezza e magia

Maestosa e non vista la Fontana Angelica si erge in Piazza Solferino, nel pieno centro storico di Torino. Lopera architettonica prende il nome da Angelica Cugiani moglie di Tommaso Bainotti e madre del ministro Grande Ufficiale Pietro Bainotti. Questultimo alla sua morte decise di devolvere un lascito di 150.000 lire  alla città di Torino, affinché la cittadinanza acconsentisse al suo desiderio di far erigere una fontana in memoria dei genitori. Pietro chiese inoltre che tale opera venisse costruita in stile gotico medievale e che fosse collocata in Piazza San Giovanni davanti al Duomo. La commissione appositamente incaricata per la costruzione del monumento, costituita da Carlo Francesetti di Mezzenile, Leonardo Bistolfi, Giovanni Chevalley, Edoardo Rubino e Enrico Tovez, si oppose ad alcune indicazioni e non esaudì del tutto il volere di Pietro Bainotti. Le personalità coinvolte e lo stesso architetto e scultore Giovanni Riva, incaricato del progetto, identificarono come luogo urbanisticamente più adatto proprio Piazza Solferino. La Fontana fu inaugurata martedì 28 ottobre 1929, data molto significativa per il Regime Fascista che in quel giorno celebrava lottavo annuale dalla Marcia su Roma. La giornata era stata resa ancora più solenne dalla visita del Quadrumviro Italo Balbo, ministro dellAeronautica; in quello stesso giorno, oltre alla Fontana Angelica, vennero inaugurate case popolari e asili. Sulla cronaca de La Stampa si poteva leggere: In piazza Solferino, alle ore 17,30, si inaugura pure la Fontana Angelica. Molta folla è radunata intorno. Giungono le autorità: i due vice-podestà prof. Silvestri e avv. Gianolio, il senatore Di Rovasenda, lon. Bagnasco, lon. Ferracini, il comm. avv. Edoardo Agnelli, vice-presidente al Consiglio dellEconomia, il Rettore della Universitàcomm. prof. Pivano, il gen. Fasolis, ling. Porporato, lavv. Maccari ed altri. Lo scultore Riva, il quale da anni lavora ad ultimare la fontana che in seguito a concorso gli èstata aggiudicata, si trova fra le autorità che vivamente lo complimentano per lopera sua. Egli raccoglie il premio del suo faticoso lavoro. Dalla fontana monumentale con le sue quattro statue in bronzo che rappresentano le stagioni, si sprigiona dun tratto un alto pennacchio dacqua ed altri due veli dacqua convergono dai lati e si rovesciano nella vasca centrale. I giuochi dacqua completano leffetto decorativo della Fontana Angelica finalmente liberata dallo steccato che per tanto tempo ha ingombrato la piazza(La Stampa, 29 ottobre 1930).

Siamo immersi nel centro della città, circondati da alti palazzi eleganti, da macchine e pullman rumorosi e dalle rotaie del tram, curve come asole luccicanti che ricamano le strade torinesi. La piazza in cui ci soffermiamo è ariosa, lascia un raffinato gioco al sole perché la illumini, si prende i suoi spazi e tiene alla giusta distanza gli edifici che la circondano.
Piazza Solferino èuna grande piazza del centro storico della città sabauda, limitata da via Pietro Micca, via Santa Teresa, via Cernaia e via dellArcivescovado. Essa prende il nome dal comune di Solferino in provincia di Mantova, dove il 24 giugno 1859 si svolse unimportante battaglia, che vide la vittoria delle truppe franco- piemontesi contro lesercito austriaco durante la II guerra di indipendenza italiana. Fino alletà napoleonica la piazza era conosciuta come la piazza del mercato del legno, oppure come piazza del boscopiazza dei combustibili. Era inizialmente di forma irregolare e si trovava alla periferia della cittàottocentesca e delimitava i confini meridionali dellantico Castrum romano (lattuale via Cernaia). Il progetto definitivo, che portòla zona ad avere laspetto che oggi possiamo ammirare, risale al 1853, ad opera dellarchitetto Carlo Promis, successivamente vennero aggiunte le aiuole centrali.  Per quel che riguarda gli edifici, ancora oggi, uno di quelli piùnoti è il Palazzo dei telefonidi via Meucci, che oggi ospita lAgenzia del Territorio, inoltre non possiamo non nominare il Teatro Alfieri, uno degli luoghi culturali più amati dai torinesi, quando si desidera trascorrere una serata allinsegna dellarte e della cultura. Se queste sono le notizie ufficiali che ci riposta la cronaca urbana della città, non dobbiamo scordarci che a Torino si viaggia sempre su piani paralleli, e alla dimensione reale corrisponde e controbilancia sempre una versione non ufficialedei fatti. Anche il monumento della Fontana Angelica, come tanti altri edifici e angoli torinesi, pare nascondere qualcosa di più di una semplice dedica amorevole nei confronti della famiglia. Alcuni sostengono che in realtà si tratti di unopera complessa pregna di misteriosi simbolismi massonici.

La Fontana si presenta costituita da quattro imponenti figure scultoree ispirate alle quattro stagioni, due femminili e due maschili, Primavera, Estate, Inverno e Autunno. E se ai più basta incantarsi davanti alla maestria della fusione del bronzo, alla bellezza della torsione dei corpi, alleleganza e alla sontuosità che lopera emana nella sua interezza, c’è chi strizza gli occhi e decide di soffermarsi a cercare qualcosaltro.  E se la Primavera in realtàfosse la rappresentazione simbolica della virtù e lEstate quella dei vizi amorosi e degli aspetti più profani della vita? Se le due figure maschili in realtà fossero Boaz e Joaquim, guardiani leggendari delle colonne dErcole? Domande che scorrono nella mente dei curiosi come trascinate dal vortice dellacqua che esce dalle otri delle due figure centrali, quella stessa acqua che secondo alcuni è rappresentazione della conoscenza. Ancora unosservazione prima di andare via: allontanandoci piano piano dalla fontana ci si rende conto che viene a crearsi uno spazio perfettamente rettangolare nel centro dellopera architettonica, a metà tra i due guardiani; guardando con attenzione non può che essere un passaggio, lingresso per la via della conoscenza, che ovviamente ai più è precluso. Unultima cosa, intanto che si volgono le spalle allimponente Fontana, sappiate che si racconta che lo steso Giovanni Riva abbia modificato il progetto originale, muovendo il volto della statua dellInverno verso oriente, dove sorge il sole: semplice licenza artistica o attenzione verso simbologie altre? 

Alessia Cagnotto

 

Dantès e il medaglione misterioso

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Affacciata sul Canale della Manica, in Normandia, Étretat è una delle meraviglie della costa di Alabastro, che si estende tra Dieppe e Le Havre, formata da alte scogliere di gesso e verdi vallate. Il pittoresco villaggio incastonato fra le due scogliere più suggestive della costa, la falesia d’Amont e quella d’Aval, ha ospitato personaggi celebri come Guy de Maupassant, Delacroix, Corot, Courbet e Monet e sembra uscire direttamente da un quadro impressionista. Per descriverla è utile ripetere le parole di Victor Hugo: “Ciò che ho visto a Étretat è meraviglioso. […] L’immensa falesia cade a picco sul mare, il suo grande arco naturale è ancora intatto, guardandovi attraverso se ne scorge un altro, ovunque si trovano grandi capitelli lavorati rozzamente dall’oceano.

La più bella architettura che ci sia”. Proprio a Étretat viveva un piccolo cane yorkshire terrier di nome Dantès. Nonostante le sue dimensioni ridotte aveva un cuore grande e uno spirito avventuroso che lo portava a esplorare ogni angolo della sua amata costa. Ogni mattina Dantès si svegliava all’alba annusando l’aria fresca del mare che soffiava attraverso la finestra della sua padrona, la signora Claire Leblanc. Claire, pronipote dello scrittore Maurice Leblanc, creatore delle avventure di Arsenio Lupin, il ladro gentiluomo, era una donna minuta e gentile con una passione per la pittura tant’è che spesso si sedeva sulla spiaggia per catturare le meraviglie della natura riproponendole sulla tela con delicati colori. Viveva accanto alla villetta, ora trasformata in museo, ereditata dal celebre prozio al numero 15 di rue Guy de Maupassant dove Leblanc per 25 anni scrisse e in parte ambientò le avventure rocambolesche del personaggio al quale dedicò ben 17 romanzi, 39 racconti e 5 pièce teatrali tra il 1907 e il 1935. Dantès adorava accompagnare la sua padrona, correndo felice tra i gabbiani e scavando piccole buche nella sabbia dove riusciva a trovarne lungo la spiaggia di ciottoli. Un giorno, mentre Claire era intenta a dipingere il maestoso arco di pietra che Guy de Maupassant descrisse come la proboscide di un elefante che emerge dal mare a pochi metri dall’Aiguille de la Falaise d’Aval, detta l’Ago, alta 55 metri, isolata e lontana dalla scogliera, il piccolo Dantès decise di avventurarsi poco più in là, attratto dalla sensazione di scovare qualcosa di misterioso.

Scoprì un sentiero poco battuto che si arrampicava sulle falesie, e guidato dal suo spirito curioso, decise di seguirlo. Il sentiero lo portò in cima in cima alla falesia dove il panorama mozzava il fiato: le onde dell’oceano si infrangevano contro le rocce, e il cielo era punteggiato di nuvole bianche. Ma mentre Dantès si godeva la vista si accorse che il sentiero proseguiva sempre più stretto e ripido fino all’imbocco di una piccola grotta nascosta tra il muschio e l’erba alta. Incuriosito si avvicinò e, con un piccolo guaito, entrò nella grotta. All’interno, scoprì un tesoro inaspettato: un vecchio baule di legno, coperto di sabbia e alghe. Annusandolo con curiosità, Dantès lo ispezionò e, dopo un po’, riuscì a sollevare il coperchio con le sue piccole zampe. Dentro al baule c’erano molti oggetti scintillanti: monete d’oro, gioielli e strani artefatti. Ma ciò che colpì di più il piccolo yorkshire fu un antico medaglione, ornato con un’immagine di un cane che assomigliava a lui. Era come se il destino avesse voluto che Dantès trovasse quel tesoro. Era riuscito a scoprire il mistero dell’Aiguille Creuse, forse il romanzo più famoso di Leblanc e a individuare il nascondiglio di uno dei tesori più clamorosi con perle, rubini, zaffiri e diamanti dei re di Francia? Deciso a comunicare la scoperta alla sua padrona, Dantès prese tra i denti il medaglione e tornò indietro, correndo a perdifiato lungo il sentiero. Quando raggiunse Claire la trovò intenta a dipingere. Con un guaito entusiasta il piccolo cane saltò accanto a lei, mostrandole il medaglione scintillante. Claire si chinò, sorpresa e affascinata. “Dantès, dove hai trovato questa meraviglia?” chiese, accarezzandolo affettuosamente. Lo yorkshire terrier scodinzolò, felice di condividere la sua avventura e ripercorse il sentiero con la sua padrona. Insieme decisero di riportare il medaglione e gli altri tesori al villaggio, dove avrebbero potuto scoprire la loro storia. Con l’aiuto degli abitanti del posto e le ricerche di madame Catherine Lapoint, la bibliotecaria appassionata di storie e leggende, si scoprì che quegli oggetti appartenevano a un vecchio marinaio che aveva vissuto nel villaggio secoli prima, e che il medaglione era un simbolo di protezione per il suo fedele compagno a quattro zampe. Non era stato svelato il mistero della falesia cava e del tesoro dei Re del quale narrava Leblanc nella più celebre delle avventure di Arsenio Lupin ma era pur sempre una scoperta molto importante. Da quel giorno Dantès non fu considerato soltanto un cane avventuroso, ma anche un piccolo eroe del villaggio. Le persone lo ammiravano e lo ringraziavano per aver riportato alla luce una parte della loro storia. E mentre Claire continuava a dipingere la bellezza delle falesie, Dantès restava al suo fianco, pronto per nuove avventure, con il cuore pieno di gioia e il medaglione scintillante legato al suo collare.

Marco Travaglini

5 posti dove fare merenda a Torino

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TORINO OLTRE GLI ASTERISCHI

Oggi, per la rubrica “The Password: Torino oltre gli asterischi”, vi accompagniamo per le vie di Torino alla ricerca di 5 locali in cui poter addolcire i vostri pomeriggi estivi – e non solo – con merende sfiziose e particolari: luoghi perfetti per una pausa da lavoro, dallo studio, un’uscita con gli amici o, ancora, per godersi a pieno la visita della piccola Parigi con la pancia piena.

Il web pullula sempre più di contenuti sul cibo e sulle possibilità di mangiare brioches in qualsiasi forma e ripieno, a Torino e non solo – l’ultimo caso è quello di Panfuwa, locale specializzato nella produzione dei japanese soufflè pancakes, approdato a Torino lo scorso 8 marzo in via Maria Vittoria 2, a due passi da piazza San Carlo. Scegliere dove mangiare, e, in questo caso, dove fare merenda, può rivelarsi quindi un compito non facile, una lotta tra la FOMO per le mille novità che vediamo su Instagram e la consapevolezza che, dopo mille ricerche, si finirà probabilmente nel solito bar di fiducia.

La selezione di locali di quest’articolo, oltre a non contenere sponsorizzazioni di alcun tipo, rappresenta dunque una proposta per orientarsi nella ricca offerta presente in città – i bar di seguito coprono essenzialmente la zona di San Salvario e del centro, ma sicuramente tanti altri potrebbero essere aggiunti alla lista. Iniziamo!

Luna’s Torta

Luna’s Torta è un piccolo locale situato nel cuore di San Salvario, vicino al dipartimento di Fisica, al Parco del Valentino e al Teatro Colosseo – snodo di studenti, lavoratori e gente di passaggio. Non si tratta soltanto di una torteria, ma anche di una libreria-caffetteria che offre una selezione curata di libri di varie case editrici e che organizza degli incontri periodici con scrittori, cantanti e comici, per serate diverse dal solito, all’insegna della cultura e della convivialità. Il tutto accompagnato da una selezione varia di the e un’atmosfera accogliente, con wifi gratuito e, a volte, musica rock di sottofondo.

Prezzo medio: €4-6 per una consumazione

Tauer Bakery

Poco lontano da Luna’s Torta troviamo, poi, Tauer Bakery: entrare nel locale è come attraversare il muro del binario 9 e 3/4, perché ci si ritrova catapultati in una tipica bakery londinese – il motto alle pareti recita infatti “Turin soul, London vibes“. Il negozio offre una proposta innovativa di dolci tipici della tradizione britannica: scones, cupcakes, cheesecake, cookies, ma anche cinnamon rolls, torte per eventi, box speciali per la Festa del Papà, della mamma, per San Valentino. Negli ultimi anni i prezzi sono molto aumentati, scelta forse attribuibile all’attenzione per la selezione di prodotti di qualità e alla produzione vegana. Si può anche prenotare il tavolo per un brunch (minimo cinque persone) o in certe occasioni per l’afternoon tea o, meglio, come lo definiscono loro, una merenda sinoira inglese.

Prezzo medio: €5-8 per una consumazione

Convitto Caffè

Poco distante da Piazza Carlina e via Po, questo caffè storico vanta un’offerta di torte fatte in casa di tutti i tipi, e una proposta di pizze, focacce e torte salate di tutto rispetto. Anche la scelta di the e cioccolate calde è ampia e variegata; queste ultime si possono trovare anche aromatizzate all’amaretto, alla menta, al peperoncino… La sala principale, anche se abbastanza piccola, si allunga negli specchi alle pareti e nel dehor, che con l’avvicinarsi dell’estate offre un’oasi dal trambusto del centro. Il locale rimane aperto fino a sera, per un dolce prima di entrare al cinema o a teatro o anche per una cena leggera ma sfiziosa all’insegna dei piatti tipici piemontesi. Sul web molti consigliano anche l’assaggio misto di cinque fette di torta, per quando scegliere sembra impossibile.

Prezzo medio: €4-7 euro per una consumazione

Barney’s, il bar del Circolo dei Lettori

Il Circolo dei Lettori di Torino è un’istituzione che promuove cultura, lettura e partecipazione per tutte le fasce di età e tra un evento e l’altro si può passare da Barney’s, il bar del circolo: per un aperitivo, un pranzo, o, appunto, una merenda con una fetta di torta e una tazza di the. Le sale del bar ricordano i caffè storici della città o quei locali parigini della Belle Époque: la prima stanza è molto suggestiva, con luci basse e tavolini disposti attorno a un tavolo da biliardo; mentre la seconda, la sala lettura, è spesso caratterizzata dal silenzio concentrato di chi sta leggendo o studiando, tra specchi, mensole in marmo e tavolini in legno. Sobrio ed elegante, il locale è proprio all’interno del Circolo, a pochi passi da Piazza Carlo Alberto e da Piazza Castello – forse sconsigliato per gruppi numerosi.

Prezzo medio: €6-9 per una consumazione

Berlicabarbis

Per concludere, non si può parlare di merenda a Torino senza citare questa catena dal nome forse difficile da pronunciare per i non piemontesi: letteralmente “leccati i baffi”. Una sala da the da provare almeno una volta per la selezione di the, tisane, torte fatte in casa, biscotti, e per i colori pastello del locale e l’ambiente intimo. Le varie sedi di Berlicabarbis si trovano poi in punti strategici della città: una in via Catania, comoda per chi studia al Campus; un’altra in via Po, per chi è uscito da Palazzo Nuovo o sedi vicine; o ancora quella in via Carlo Alberto, agevole per andare poi a prendere il treno a Porta Nuova o per chi esce dalle lezioni a Matematica; infine, quella in via Cernaia, per quando il treno a Porta Susa è in ritardo e servono zuccheri per consolarsi.

Prezzo medio: €4-6 per una consumazione

Insomma, a Torino non c’è rischio di rimanere senza merenda – al massimo quello di aspettare in coda nelle ore di punta!

Anna Gribaudo

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Fresca e leggera: insalata di pollo allo yogurt

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Una ricetta light perfetta. Pollo grigliato arricchito da ingredienti freschi e leggeri, un piatto sfizioso che si prepara in anticipo in breve tempo e con poche calorie, adatto sia a pranzo che a cena.

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Ingredienti

1 petto di pollo/tacchino a fette

2 cucchiai di yogurt greco

1 cucchiaio di maionese

1 cuore di sedano

100gr. di Emmenthal

30gr. di gherigli di noce

1 limone

Erba cipollina, sale, pepe, olio evo

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Grigliare le fette di pollo senza condimento, lasciar raffreddare. Lavare e tagliare l’erba cipollina e il sedano. Ridurre a cubetti il formaggio. In una ciotola mescolare lo yogurt con la maionese, il sale, il pepe, l’erba cipollina, l’olio e poco succo di limone. Tagliare a tocchetti il petto di pollo, metterlo in una insalatiera, aggiungere le noci, il sedano, il formaggio e condire con la salsa allo yogurt. Mescolare bene ed eventualmente aggiustare di sale. Guarnire con fette di limone e servire accompagnato da una fresca insalatina verde.

Paperita Patty

Trasformiamo le nostre aspettative in aspirazioni

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Se le nostre aspettative sono troppo elevate, quasi tutto ciò che ci accadrà nella vita non le (e ci) soddisferà, e noi saremo perennemente scontenti. E se non saremo in grado di contenerle, esse rischieranno di diventare pretese, alimentando ulteriormente la nostra insoddisfazione, e, molto spesso, la nostra rabbia nei confronti del mondo e anche di noi stessi.

Un corto circuito che ci porterà dritti dritti all’infelicità. Quando nutriamo aspettative, semplicemente noi aspettiamo che le cose accadano così come le pensiamo e desideriamo, che tutto avvenga così come noi ce lo immaginiamo, e non sentiamo di dover fare nulla o quasi per determinare e favorire che le cose accadano e si concretizzino in un certo modo.

Vivere dominati da troppe aspettative ci rende persone deboli dal punto di vista emotivo. Impariamo perciò a trasformare le nostre aspettative in aspirazioni, passando dalla passività negativa dell’attesa e della pretesa all’azione positiva verso le nostre mete. Desideri, ambizioni e obiettivi sono indispensabili componenti per una vita viva, sana, dinamica e positiva.

Ma smettiamo di aspettarci che le cose accadano perché debbono accadere e mettiamoci in azione per far sì che accadano. Accettando serenamente il fatto che, nonostante il nostro impegno, esse potranno anche non accadere. Tutti noi abbiamo qualche sogno che vorremmo si realizzasse. Anche le persone meno entusiaste della loro esistenza.

Quelle che pensano che la vita le abbia profondamente deluse e accettano passivamente una condizione di sconfitta definitiva, convinte che non valga la pena coltivare sogni. Forse anche loro hanno un sogno, magari dimenticato, in fondo ai cassetti della loro anima. Trasformiamo allora le nostre eventuali aspettative in aspirazioni.

Le aspirazioni sono la speranza positiva di veder concretizzati i nostri interessi, sono le spinte potenti e vitali che ci aiutano a migliorarci e che danno una marcia positiva alla nostra vita. Sono la conseguenza attiva dei nostri desideri, l’azione concreta, responsabile e razionale per realizzarli. Sono l’assunzione di responsabilità nel nostro percorso esistenziale.

(Fine della seconda parte dell’argomento).

Potete trovare questi e altri argomenti dello stesso autore legati al benessere personale sulla Pagina Facebook Consapevolezza e Valore.

Roberto Tentoni
Coach AICP e Counsellor formatore e supervisore CNCP.
www.tentoni.it
Autore della rubrica settimanale de Il Torinese “STARE BENE CON NOI STESSI”.