Rubrica a cura de La Cuoca Insolita
Quale miglior occasione per fare una bella crostata di ciliegie fresche e crema pasticcera? San Giovanni è alle porte e mi vengono subito in mente le mie estati in campagna da bambina, e i “giuanin” che iniziavano a trovarsi nelle ciliegie proprio in questo periodo. Allora bisognava sbrigarsi a mangiarle e si facevano marmellate e qualunque cosa pur di finire la cesta! E la tradizione continua anche adesso, dopo tanti anni. Se volete sapere cos’ha di speciale questa crostata, andate a leggere subito “Perché vi consiglio questa ricetta?”. Siete giù in cucina a prepararla?
Perché vi consiglio questa ricetta?
Questa crostata è senza glutine e senza latte né burro.
Per tutta la torta solo 30 g di zucchero al posto di 160 g! Questo grazie a eritritolo e stevia (due dolcificanti naturali, a zero
calorie e zero zuccheri).
Usare uova intere aiuta a ridurre la quantità di grassi saturi! Infatti, il colesterolo è contenuto solo nel tuorlo.
Calorie -20%, grassi -40%, di cui grassi saturi -85%, zuccheri -60% rispetto ad una torta analoga, preparata con fatta con burro, solo zucchero, latte intero, farina 00.
La curcuma è un potentissimo antiossidante.
Tempi: Preparazione (40. min); Cottura (20 min);
Attrezzatura necessaria: teglia diam. 24, casseruola piccola, minipimer, tagliere e coltello a lama liscia, contenitore a bordi alti, matterello, rotella per pasta fresca, spruzzino.
Ingredienti per la crostata di ciliegie fresche e crema pasticcera
per uno stampo da 24 cm diam.
Per la pasta frolla:
Farina di riso integrale – 160 g
Fecola di patate – 120 g
Farina di mandorle – 120 g
2 uova intere
Eritritolo – 80 g
Zucchero bianco – 30 g
Stevia foglie essiccate – 1 cucchiaino raso (2
g)
Olio di semi girasole – 50 g
Scorza di 1 limone
Vanillina – 1 bustina
Lievito per dolci – ½ cucchiaino (2 g)
Sale fino integrale di Sicilia – 1 pizzico
Per la crema pasticcera vantaggiosa:
Latte di soia – 500 ml
1 Uovo intero
Farina di riso bianca – 50 g
Eritritolo – 50 g
Zucchero bianco – 30 g
Vanillina – ½ bustina
Curcuma – 1 punta
Per la decorazione e la gelatina:
Ciliegie denocciolate – 300 g
Succo di mela – 125 g
Agar-agar polvere – 2 g (1 cucchiaino raso)
Per la gelatina, al posto dei preparati a base di pectina o della marmellata (ricche di zucchero), usate l’agar-agar, un’alga che contiene calcio, Vitamina D e Vitamina K!
Approfondimenti e i consigli per l’acquisto degli “ingredienti insoliti” a questo link).
In caso di allergie…
Allergeni presenti: Soia, uova, frutta a guscio
Preparazione della crostata di ciliegie fresche e crema pasticcera
FASE 1: LA PASTA FROLLA E LA COTTURA
Mescolate nella terrina tutti gli ingredienti fino ad ottenere un impasto che non si appiccica alle mani.
Chiudete nella pellicola e lasciate riposare a temperatura ambiente mezz’ora. Stendete la pasta con il mattarello, chiudendola in un foglio di pellicola, ad uno spessore di 0,5 cm circa. Ungete leggermente la teglia con olio e spolverate con la farina di riso. Trasferite la pasta frolla nella teglia, lasciando il bordo alto. Bucherellate il fondo con una forchetta. Formate con la pasta frolla un anello, di larghezza di un paio di cm e di diametro di circa la metà rispetto a quello della teglia (tagliatelo con la
rotella per la pasta fresca, per decorarne i bordi). Cuocete la pasta frolla in forno ventilato a 160° C per 10 minuti circa (l’anello) e per 20 minuti (la base della torta). A fine cottura, togliete dal forno e lasciate raffreddare per almeno 15 minuti.
FASE 2: LA CREMA PASTICCERA VANTAGGIOSA
Con il minipimer frullate insieme il bianco e il rosso dell’uovo. Versate la quantità necessaria nella casseruola e aggiungete farina di riso, eritritolo, zucchero e vanillina e mescolate con il cucchiaio. Scaldate il latte (in un contenitore per microonde o in un’altra piccola casseruola sul fuoco). Prima che prenda il bollore spegnetelo e versatelo a poco a poco nella casseruola dove avevate già messo il mix di uova e gli altri ingredienti. Amalgamate bene e solo ora versate tutto il resto del latte, mescolate con la frusta e mettete a cuocere per 2-3 minuti a fuoco medio alto, girando continuamente con la frusta. Aggiungete la curcuma (pochissima alla volta per non avere un colore troppo giallo, che sarebbe innaturale). Versate la crema calda in un contenitore e copritela fino a quando si sarà raffreddata. Versate la crema raffreddata sulla base di pasta frolla cotta. Ponete al centro della torta l’anello di pasta frolla cotta.
FASE 3: LA DECORAZIONE DI FRUTTA E LA GELATINA
Lavate le ciliegie e tagliatele a metà, per togliere il nocciolo. Mettete in una casseruola il succo di mela (freddo) e l’agar-agar e portate a bollore, mescolando ogni tanto. Abbassate il calore (molto basso) e fate sobbollire per un paio di minuti. Lasciate raffreddare per alcuni minuti. La vedrete ancora liquida come l’acqua (infatti questa gelatina si addensa molto più lentamente di quella del preparato a base di pectina che si compra al supermercato). Non preoccupatevi, non avete sbagliato niente! Lasciate raffreddare un po’; e poi mettete la gelatina nello spruzzino e cospargete la superficie della frutta. Lo strato di gelatina sarà sottilissimo e il risultato finale sarà perfetto!
Sciacquate subito lo spruzzino versando dentro l’acqua (sennò la gelatina si addenserà nel tubo e non potrete più usare lo spruzzino!).
La conservazione
In frigorifero: 3-4 giorni (1 settimana le basi di pasta frolla senza la crema).
Nel surgelatore: sconsigliato, perché una volta scongelate non saranno croccanti come appena fatte. Potete
invece surgelare per 3-6 mesi le basi di pasta frolla (senza frutta e crema).
Chi è La Cuoca Insolita?
La Cuoca Insolita (Elsa Panini) è nata e vive a Torino. E’ biologa, esperta in Igiene e Sicurezza Alimentare per la ristorazione, in cucina da sempre per passione. Qualche anno fa ha scoperto di avere il diabete insulino-dipendente e ha dovuto cambiare il suo modo di mangiare. Sentendo il desiderio di aiutare chi, come lei, vuole modificare qualche abitudine a tavola, ha creato un blog e organizza corsi di cucina. Il punto fermo è sempre questo: regalare la gioia di mangiare con gusto, anche quando si cerca qualcosa di più sano, si vuole perdere peso, tenere a bada glicemia e colesterolo alto o in caso di intolleranze o allergie alimentari.
Molti personaggi particolari si sono aggirati per le strade di Torino nel corso del tempo, alcuni famosi, altri conosciuti solo nei quartieri in cui abitavano, altri ancora avrebbero preferito non essere ricordati da nessuno.
Noto ai torinesi, ma decisamente non amato, fu invece Pietro Pantoni. Egli abitava in via Bonelli 2, ed era il boia della città. Il suo percorso di vita era segnato fin dall’adolescenza, poiché quello era il mestiere di famiglia. Nel 1831 Pietro ricevette, da Urbano Rattazzi, la patente di Ministro di Giustizia torinese. L’uomo rimase in attività per più di trent’anni, giustiziando 127 persone, fino al 13 aprile 1864, anno in cui si tolse il celebre e sinistro mantello rosso: la forca avrebbe di lì in avanti lasciato il passo alla fucilazione. Pietro non ebbe vita facile, poiché la figura del boia, ovviamente, era denigrata da tutti. La moglie di Pietro Pantoni soffrì in modo particolare questa situazione, tanto che quasi non usciva di casa. Una storia antica ci riporta al XV secolo, quando il duca Amedeo VIII di Savoia era dovuto intervenire per riportare l’ordine tra i fornai della città di Torino, che si rifiutavano di vendere il pane al boia. Il duca li obbligò a farlo, pena il diventare clienti dello stesso esecutore. Ma i fornai, astuti, escogitarono un modo per manifestare comunque il loro disprezzo e iniziarono a porgere alla moglie del boia di turno il pane al contrario. Il Duca intervenne di nuovo: nacque il pancarrè, un pane uguale dai due lati, per non far torto a nessuno. Nonostante tutto, le monete pagate dalle consorti dei boia torinesi continuarono ad essere gettate in una ciotola di aceto dai fornai, per essere “ripulite” dalla loro efferata origine. Curioso era anche il metodo con cui il boia veniva pagato dopo un’esecuzione. Il responsabile firmava il foglio di pagamento indossando i guanti, per non aver nulla a che fare con quel denaro. Dopodiché buttava il foglio per terra, dove un addetto lo prendeva con delle pinze e lo gettava al boia, che aspettava nella tromba delle scale o sotto la finestra.
Questo materiale è leggero e facile da lavorare e mio padre ha insegnato ai fabbri a fare i serramenti. In questi decenni i nostri clienti sono rimasti fedeli perché li abbiamo sempre seguiti con attenzione. In pratica noi progettiamo il sistema dei serramenti in modo che, con semplicità di assemblaggi, si realizza il serramento e la fabbricazione la curano i clienti stessi. Fresia Alluminio è nata un po’ dopo e si è separata da Fresia Ferramenta. Oggi Fresia Alluminio è un’azienda famigliare in cui papà è il Presidente mentre io e mio fratello Valentino siamo più operativi. Il nostro business è progettare finestre, porte scorrevoli e facciate continue ad alto potere isolante energetico e acustico che minimizzano la naturale dispersione termica e l’impatto ambientale”.
Il Coronavirus ha cambiato il corso della politica e non c’è più nessuno che parli del virus fascista. Neppure l’ANPI che si diletta di esibirsi in manifestazioni faziose che snaturano il senso vero di un antifascismo non rituale , non ha continuato a gridare al lupo.

Inutile dire che la sua morte getta ombre pesanti sul Fűhrer, leader del partito da lui fondato, che richiama la Germania al risveglio e al predominio della pura razza ariana. Non è ancora il dittatore che invaderà mezza Europa sterminando milioni di ebrei…ma ci sta arrivando e uno scandalo non può proprio permetterselo.
Heinz Koch è stato arruolato insieme ai figli e finisce prigioniero di guerra degli americani che lo ingaggiano come démineur (sminatore): fato beffardo perché, scampato ai combattimenti, è nel pericolo annidato nelle mine antiuomo che incappa tragicamente.
Nel 1894 viene accusato di appropriazione indebita e scappa in Honduras; torna solo per accudire la prima moglie (sposata di nascosto perché la famiglia di lei era contraria) minata dalla tubercolosi. William dopo varie vicende, nel 1902 si trasferisce a New York, ha pochi soldi ma grandi idee e talento infinito. Sono gli anni in cui scrive racconti a getto continuo e viene incoronato dalla fama, che gusterà per poco tempo, stroncato alla fine da cirrosi epatica, con complicanze derivanti dal diabete e dalla cardiopatia.