Intervista a Virginia Tiraboschi, tra imprenditoria, il ricordo di Olivetti e bellezza

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Rubrica a cura di ScattoTorino

Laureata in Economia e Commercio a Torino, Virginia Tiraboschi è una donna colta e raffinata che sa unire l’intelligenza emotiva a quella pratica. Per oltre vent’anni ha ricoperto incarichi prestigiosi nella Pubblica Amministrazione: prima come Responsabile dell’area economico finanziaria del Comune di Ivrea, poi in qualità di esperta di fiscalità locale del Comune di Torino dove per 11 anni è stata Direttore di diverse strutture complesse tra le quali gli Acquisti, l’lCT e il Marketing territoriale in relazione alla promozione dell’evento olimpico. Grazie al suo background professionale e alle attitudini a coordinare progetti complessi di respiro internazionale, la Regione Piemonte l’ha scelta come Direttore Cultura, Turismo e Sport e nel 2017 è stata Presidente della Commissione Turismo di Confindustria Cuneo. Eletta al Senato della Repubblica Italiana nel 2018, è stata anche membro della Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e sugli illeciti ambientali ad esse correlati, mentre attualmente è membro della Commissione Industria, Commercio e Turismo.

Poliedrica e curiosa, è stata Amministratore Delegato della San Maurizio 1619 sa, società lussemburghese che gestisce alberghi, ristoranti e centri benessere situati in prestigiose location italiane e destinati ad una clientela sofisticata. Infaticabile, Virginia Tiraboschi è anche un’imprenditrice illuminata nel settore del benessere e della cosmetica oltre che la promotrice di ICO Valley, che sorgerà nell’ex area Olivetti di Ivrea e che avrà l’obiettivo di qualificare il primo sito industriale UNESCO del Novecento con un progetto di formazione accademica e di valorizzazione del Made in Italy nell’era digitale. Un tema, il digital, a lei caro che promuove da tempo con energia anche nel turismo, la più digitale di tutte le industrie, che potrebbe valere ancora di più se riuscisse ad esprimere tutto il potenziale dell’offerta italiana, che è la più vasta in qualità e quantità al mondo. Per scaramanzia non parla di una piattaforma che attraverso una Digital Travel Experience può dare un grande valore alle porte di ingresso secondarie che sono situate in 5.800 comuni italiani con meno di 5.000 abitanti dove è concentrato il 16% del patrimonio culturale. “L’Italia” sottolinea “ha un patrimonio di cultura, arte, siti storici e musei che potrebbe qualificare l’offerta turistica in maniera unica e ineguagliabile a livello mondiale. Il futuro sta anche nel guardare ai 2 miliardi e mezzo di Millennials che nel 2025 comporranno la metà della popolazione mondiale che viaggerà ad ogni latitudine”.

Ci presenta ICO Valley?

“Lo definirei uno Human Digital Hub, perché pone al centro una comunità di uomini e donne con i loro saperi, esperienze e conoscenze, i manager di domani, persone umanamente illuminate e competenti dal punto di vista digitale, che hanno affinato le loro soft skills. Si tratta di un progetto che nasce da una frase che Adriano Olivetti pronunciò davanti ai suoi operai nella fabbrica di Ivrea: “Io voglio che la Olivetti non sia solo una fabbrica, ma un modello, uno stile di vita. Voglio che produca libertà e bellezza, perché saranno loro, libertà e bellezza, a dirci come essere felici! La libertà della quale l’umanità può beneficiare se governa le tecnologie e la bellezza italiana conosciuta nel mondo con il marchio “Made in Italy”, sintesi perfetta di “bello, buono, ben fatto, bel vivere italiano”, di tutto ciò che la PMI produce nel turismo e nell’industria creativa italiana.

Le PMI e gli artigiani, che concorrono per il 90% alla creazione del PIL nazionale, troppo spesso hanno dovuto promuovere in autonomia le eccellenze italiane con modesti risultati perché non adeguatamente supportate dal Sistema Paese; con il digitale possono raggiungere tante nicchie nel mondo, ben 400 milioni di nuovi potenziali consumatori, scalando i mercati internazionali, aumentando la brand awareness del nostro Paese e le esportazioni. Il progetto è ai nastri di partenza ed entro giugno sarà inaugurato il Comitato Promotore che guiderà e coordinerà tutte le attività strategiche nelle sue due componenti principali, la formazione, che sarà sempre più strategica per formare continuamente il futuro capitale umano, e l’industria nazionale del digitale”.

Qual è l’obiettivo di questo Hub per l’eccellenza italiana?

Garantire un’alta formazione accademica in campo digitale e formare il CEO del XXI secolo, un manager che governi la crescita e lo sviluppo nell’interesse della comunità e del suo benessere diffuso, che definisca le politiche produttive in accordo con i territori ai quali restituire ricchezza e progetti di qualità che vedano sempre centrali l’uomo, le tecnologie e l’ambiente. Vogliamo promuovere un nuovo concetto di impresa etica, che può diventare la protagonista della quinta rivoluzione industriale e di un capitalismo dal volto umano che guidi un nuovo rinascimento manifatturiero, valorizzando nel mondo la creatività, l’innovazione e l’artigianalità del Made in Italy attraverso le tecnologie innovative e i servizi digitali”.

Cosa sorgerà all’interno dell’area?

“Ivrea sarà una città laboratorio sostenibile, efficiente e a misura d’uomo in cui sorgerà un’Accademia del digitale per formare i tecnici, i manager e i leader aziendali del futuro. Oggi c’è un gap notevole tra il mondo del lavoro e la formazione universitaria: le imprese cercano figure professionali con competenze digitali che non si riescono a reperire sul mercato. L’Hub vuole colmare questo vuoto e diventare l’ecosistema digitale nel quale i migliori talenti saranno i protagonisti di start up geniali e innovative destinate a diventare imprese robuste, organizzate e strutturate dove si creerà valore attorno all’economia materiale e immateriale, due porzioni di PIL reale che possono far ritornare l’Italia protagonista a livello mondiale del rinascimento manifatturiero”.

Quali sono i valori di questo Hub Made in Italy?

Formazione, che è fondamentale, diffusione di un nuovo modello di industria, valorizzazione di un patrimonio di idee, creazione di modelli innovativi, promozione dell’eccellenza italiana. Secondo noi il futuro potrebbe essere migliore se si guardasse a un nuovo orizzonte sul cui sfondo ci stanno un capitalismo dal volto umano e le élite culturali, politiche e imprenditoriali che guidano il progresso e lo sviluppo secondo un modello che non dovrà mai appiattirsi, ma che dovrà sempre evolversi, creando ricchezza e distribuendola al tempo stesso alla comunità. Olivetti era un manager illuminato che offriva cultura, spazi di libertà, coinvolgimento in progetti innovativi e piani di formazione. È stato un modello unico e visionario che noi abbiamo l’ambizione di voler riproporre per le future generazioni verso le quali abbiamo l’obbligo di consegnare un mondo migliore”.

Perché avete scelto Ivrea e le Aree Olivetti?

“Per me era un dovere restituire alla città dove sono nata un pezzo della fortuna che mi sono conquistata nella vita. Sono contenta che si possa realizzare il progetto qui perché è il centro del Canavese, oltre che il 54° sito italiano Unesco. La zona è facilmente raggiungibile in quanto poco distante da Torino e da Milano, oltre che sulla direttrice dell’autostrada Torino-Aosta che porta verso la Francia e la Svizzera. Gli stabilimenti Olivetti, poi, sono un esempio di architettura industriale tra i più rilevanti in Europa; luoghi di lavoro pensati per l’uomo, ma compatibili con le esigenze economiche e produttive”.

Un altro settore che la vede protagonista è lo skincare

San Maurizio 1619 SkinFood nasce in un monastero italiano del 1619, ora sede del Relais San Maurizio, dove gli antichi saperi dei monaci cistercensi sono stati attentamente conservati e tramandati. Grazie alla nostra expertise abbiamo sviluppato il concetto di nutricosmetica: un programma innovativo che abbina le funzionalità dei principi attivi con la qualità degli ingredienti naturali e i trattamenti curativi nel Daily Beauty Routine Protocol. I protocolli che consigliamo aiutano a coniugare benessere psicofisico e bellezza estetica. Alla base della nutricosmetica San Maurizio SkinFood ci sono i principi della dieta mediterranea – patrimonio immateriale dell’Unesco – nella quale sono valorizzati i principi attivi di frutta, verdura ed erbe aromatiche che implementano l’efficacia dei processi di detersione, idratazione, nutrizione della pelle e rigenerazione cellulare”.

Quali sono i plus di SkinFood?

“La nostra cosmesi è naturale, in quanto senza coloranti e conservanti tradizionali, e funzionale perché la presenza di vitamine, minerali, omega, polifenoli e numerosi antiossidanti compensa le carenze cutanee, favorendo la stimolazione del processo ritmico naturale e apportando micronutrienti a ogni cellula. San Maurizio SkinFood è anche psico-cosmesi in quanto la fitomelatonina, un estratto oleoso di melatonina vegetale proveniente da piante alpine, genera positività, felicità, sorriso ed energia, nel rispetto del bioritmo naturale.

I sieri e le creme che abbiamo studiato hanno una profumazione gradevole e sono altamente concentrati, hanno la capacità di rivitalizzare ed energizzare le cellule, fungere da antiossidanti protettivi del Dna e preventivi nei confronti dei danni del fotoaging e sono la base ideale per il make-up. Un nostro best seller è una linea a base di tartufo bianco, tubero magico con proprietà lenitive. È un potente antiage che rigenera in profondità e stimola la produzione del collagene dell’elastina, svolge un’idratazione a lunghissimo termine e ha un effetto schiarente grazie ad un enzima che regola la produzione di melanina, contribuendo così all’eliminazione delle macchie cutanee”.

Dove è possibile acquistare questi prodotti top di gamma?

“Stiamo progettando una piattaforma online, ma abbiamo sempre creduto e continueremo a investire anche nelle reti fisiche, perché crediamo fortemente nel contatto diretto con la clientela alla quale ci piace regalare emozioni con offerte personalizzate che coinvolgono i cinque sensi. Nel nostro spazio è possibile vivere un momento di benessere attraverso un trattamento o un massaggio oppure provando le creme, sempre assistiti dal nostro personale altamente preparato. Il flagship store si trova in via Maria Vittoria 41 a Torino, in una zona ricercata ed esclusiva della città, ed è in progetto l’apertura di nuovi Sensi Store in Italia. Lo spazio è accogliente, arredato con elementi naturali, colori tenui e rilassanti. Abbiamo ricreato in città un luogo di benessere molto riservato dove ci piace accogliere la clientela con discrezione e simpatia. Le nostre referenze sono anche rivolte al pubblico delle strutture ricettive di nicchia e a centri benessere per i quali abbiamo ideato un Welcome kit per il cliente”.

Torino per lei è?

“Come Amministratore Delegato della San Maurizio 1619, dal 2014 al 2018 ho viaggiato moltissimo, ma il mio cuore è rimasto ad Ivrea. Ciò nonostante amo anche Torino, che mi ha dato molto ed è il luogo in cui vivo. È elegante, per certi aspetti difficile, e per relazionarsi con le persone occorre avere uno stile sabaudo, ma è la città delle più grandi incubazioni progettuali perché ha una grande capacità creativa e innovativa. Qui nascono idee importanti che poi altri fanno proprie, ma tutto è rimediabile. Non voglio pensare ad una Torino subalterna a Milano perché oggi più che mai credo che il pensiero laterale che proviene dalla community e favorisce la capacità di innovare e di creare sia vincente in quanto diverso da quello del XX secolo, che oggi non è più adattabile al futuro”.

Un ricordo legato alla città?

“A 14 anni venni a Torino per studiare al Liceo linguistico Cadorna. Provenivo da una cittadina di provincia ed ero timida, disorientata e al tempo stesso un po’ ribelle. Dopo un mese mi tinsi da sola i capelli di color biondo platino e la mia insegnante di latino mi redarguì e mi impose di mettere una bandana. Allora non era di moda come oggi e dovetti rimanere così per quasi un mese, vergognandomi incredibilmente”.

Coordinamento: Carole Allamandi

Intervista: Barbara Odetto