Certo, la scelta fa saltare sulla sedia: perchè Picchioni e Ferrero hanno scelto l’Arabia Saudita, non esattamente Paese leader in fatto di libertà di stampa e di industria editoriale? Gusto della sfida o ricerca della provocazione?
Il nuovo tandem alla guida del Salone del Libro, Giovanna Milella e Giulia Cogoli, ha deciso di aprire la propria gestione all’insegna della polemica e dell’approssimazione: in un’intervista, la nuova Presidente ha annunciato l’intenzione di azzerare l’edizione del 2016, che vedrebbe come Paese ospite l’Arabia Saudita, “bisogna pensarci bene: di fronte a un Paese che non garantisce quelle libertà a cui molto teniamo in Occidente“, ha dichiarato ai giornali. Salvo poi fare clamorosa marcia indietro al primo sopracciglio alzato dell’Assessore comunale alla Cultura Maurizio Braccialarghe, in rappresentanza del Sindaco di Torino, che è quello che decide su queste materie a norma di statuto e a norma di buon senso, trattandosi di una scelta con forti implicazioni politiche.
Neanche il tempo di capire dove sia il suo ufficio, che la nuova Presidente è stata colta da un attacco della “sindrome Mogherini” (dal nome della Commissaria UE agli affari Esteri). La scelta dell’Arabia Saudita come Paese ospite del Salone torinese è al centro di serrate trattative che durano da quasi tre anni, non certo segrete perchè per loro natura richiedono il coinvolgimento di una moltitudine di soggetti istituzionali, compresi rispettivi governi e diplomazie. Tre anni in cui il dominus della manifestazione, un Sindaco di Torino che il caso vuole sia particolarmente interessato agli Affari Internazionali, non ha ritenuto di sollevare il problema. Un silenzio che suona come una conferma alla scelta di Picchioni e Ferrero.
Ma c’è di più e di peggio. A chi non sia colto dall’affanno della notorietà a mezzo spiccia polemica di stampa, sarebbe venuto in mente di fare due rapide riflessioni sul Paese incriminato, dove fra l’altro operano attualmente 60 aziende italiane. Insomma: il vostro petrolio sì, la vostra cultura no. Un Paese che non può piacere, ma che nondimeno ha investito in Italia 10 milioni di Euro nel 2013, ultimo anno riportato nel rapporto della Farnesina. Un Paese con cui abbiamo relazioni dall’immediato dopoguerra, che ha espresso (insieme a Sudan, Iran e Libia Gheddafi-style) il suo rappresentante presso la Commissione Diritti Umani dell’Onu. Un Paese, infine, guidato da una monarchia che ha fatto proprio il rigido wahabismo islamico dal 1744 e che non è cambiato molto da quando ha conquistato l’indipendenza dagli Ottomani, cioè un secolo fa.
Certo, la scelta fa saltare sulla sedia: perchè Picchioni e Ferrero hanno scelto l’Arabia Saudita, non esattamente Paese leader in fatto di libertà di stampa e di industria editoriale? Gusto della sfida o ricerca della provocazione? Ma perciò stesso ancora maggiore è la curiosità nel vedere cosa ci proporranno i Sauditi, dopo che quest’anno ci siamo pasciuti con Schiller, Goethe, Hoelderlin, Nietzsche e Brecht, ammanniti generosamente dalla Germania, Paese che ha il più grande mercato editoriale dell’UE. Insomma, le nuove “Iron Ladies” del Salone non hanno capito che non tutte possono essere Alto Rappresentante UE, Ministro degli Esteri o Laura Boldrini. Presidente e Direttore del Salone, in attesa di rivendicare un seggio da senatore a vita come premio di consolazione, facciano il loro mestiere, che attendiamo tutti fiduciosi. Possibilmente, senza altre alzate di ingegno che creano imbarazzi e confusione.
fv




Nell’incontro tra Comune e Regione si e’ anche parlato di un’integrazione tra Salone del libro,Circolo dei Lettori e altre istituzioni torinesi e piemontesi dedicate al
Il Salone del Libro è una delle poche iniziative – forse l’unica – a superare l’esame della decenza e della convenienza economica. Si può ironizzare, infantilmente peraltro, su un navigatore politico che ha attraversato partiti e coalizioni diverse negli ultimi 60 anni, ogni volta rendendo omaggio (con il suo stile e i suoi modi, avvolgenti, democristiani) al dante causa di turno, senza peraltro mai inciampare nei classici infortuni di carriera, ma intanto i risultati sono questi
Intanto all’ospedale Sant’Anna è stato inaugurato il Breast Unit, il nuovo percorso che deriva dall’esperienza dell’ospedale Valdese. Dopo l’accettazione paziente viene seguita da equipe mediche multidisciplinari. In Piemonte ogni anno si registrano all’incirca 3.300 nuovi casi di cancro al senso e, complessivamente, 816 decessi
Intanto all’ospedale Sant’Anna è stato inaugurato il Breast Unit, il nuovo percorso aggregato diagnostico, terapeutico e assistenziale che segue la donna colpita da tumore al seno. “Un modello – commenta l’assessore regionale – che deriva dall’esperienza dell’ospedale Valdese.Speriamo in questo modo di aver chiuso una ferita”.Dopo l’accettazione paziente viene seguita da equipe mediche multidisciplinari. In Piemonte ogni anno si registrano all’incirca 3.300 nuovi casi di cancro al senso e, complessivamente, 816 decessi.
“Protagonista è il cibo. Far conoscere i modi di cucinare e preparare i piatti permette che chi li assapora viva un vero e proprio viaggio nel gusto”
Da corso Trapani/Lecce, via Nicola Fabrizi, i corso Tassoni e Ferrucci e via Frejus (5600 nuovi posti), la seconda zona dai corsi Vittorio Emanuele II, Ferrucci, Mediterraneo, Lione, Rosselli e Castelfidardo (1789), la terza da corso Regina Margherita, corso Tortona e lungo Dora Siena (1600) e la quarta dai corsi Caduti sul Lavoro Unità d’Italia, Dogliotti, Bramante e dall’asse di via Nizza con un’appendice oltre il Po tra corso Sicilia, viale Dogali e corso Moncalieri (4000 nuovi stalli)
Il Salone è una realtà che ormai appartiene allo scenario culturale del nostro Paese, che premia la maturità del proprio pubblico ed appaga la voglia di conoscere e confrontarsi dei lettori. In un’ epoca inquinata da miriadi di monologhi sterili ed incapaci di ascolto