L’indagine nasce dal fiuto di un carabiniere che in un mercatino a Susa individua una delle opere d’arte rubate presenti nei database dell’Arma. Si tratta di sessanta oggetti d’arte religiosa di grande valore artistico sparite dalla diocesi di Torino e Susa parrebbe per colpa, questa è l’accusa, di un sacerdote esorcista, di 68 anni, parroco a Pecetto. Sarebbero coinvolte altre tre persone in merito alle opere d’arte sottratte da un convento in Valsusa e al Santuario della Consolata a Torino. L’indagine è in pieno svolgimento.
In piazza Palazzo di Città manifestazione del Centro destra torinese contro la decisone del Sindaco Lo Russo di considerare benevolmente Askatasuna. “Una decisione assurda se consideriamo che proprio ieri il gruppo considerato violento dalla Cassazione ha dichiarato che continuerà le sue battaglie tradizionali, cioè quelle contro la TAV, battaglie che hanno già fatto perdere almeno 4 anni ai lavori con un forte danno alla economia torinese e valsusini che dalla TAV avrà importantissime ricadute economiche e di lavoro in una Bassa Valle che ha visto calare il PIL procapite in modo vertiginoso”, così commenta Mino Giachino, leader Sì Tav, già sottosegretario nel Governo Berlusconi.
rispondere alla folle scelta dell’Amministrazione Lo Russo. Forza Italia con la sua presenza ha rimarcato al Pd un principio ‘meno okkupazioni, più occupati’. Il Sindaco invece di occuparsi dei giovani disoccupati torinesi, una piaga sociale visto che il loro tasso di disoccupazione è doppio della media nazionale, preferisce spendere il suo tempo per sostenere i giovani dei centri sociali, i giovani eversivi e violenti”. Ad affermarlo il senatore Roberto Rosso e Marco Fontana coordinatore provinciale e cittadino di Forza Italia.
“Siamo qui in piazza, oggi, perché riteniamo inaccettabile che il Comune di Torino sdogani l’illegalità, l’abusivismo e la violenza: la scelta di regolarizzare Askatasuna è una macchia indelebile alla credibilità delle Istituzioni. Il fatto di veicolare un messaggio di democrazia e di pacifica convivenza civile e poi, nella realtà, fare l’esatto opposto è qualcosa di molto pericoloso: si nobilita la lotta armata, si soffia sull’odio. Chi lo fa se ne assume tutta la responsabilità”. Ad affermarlo Paola Ambrogio, Senatore di Fratelli d’Italia.
A Bruxelles a protestare contro le politiche dell’Unione europea che bloccano l’agricoltura c’era anche una folta delegazione di agricoltori del Torinese guidati dal presidente di Coldiretti Torino, il leinicese Bruno Mecca Cici, la vice presidente Tiziana Merlo, di Argentera-Rivarolo, dalla delegata Coldiretti Giovani Impresa, la rivolese Claudia Roggero, la coordinatrice provinciale di Coldiretti Donne Impresa, Mirella Abbà, di Favria, dal valsusino Sergio Barone, presidente provincia e regionale del movimento pensionati di Coldiretti, oltre ai segretari Coldiretti di zona di Chieri-Carmagnola, Pinerolo, Ivrea-Rivarolo, Ciriè, Torino, Chivasso-Caluso, Rivoli-Bussoleno.
«Siamo stati a Bruxelles perché è in Unione europea che si prendono le decisioni – spiega il presidente Bruno mecca Cici – Coldiretti Torino nelle sue 183 sezioni comunali e nei suoi 12 Uffici di Zona ascolta quotidianamente le ragioni degli agricoltori. Noi stessi siamo coltivatori e viviamo sulla nostra pelle le scelte scellerate che ci impone l’Unione europea. Conosciamo bene le ragioni dei nostri agricoltori. Ed è per questo che siamo andati a Bruxelles. Siamo andati davanti al Consiglio d’Europa mentre si svolgeva il Vertice straordinario dei capi di governo europei perché è in Europa che andava portata la nostra protesta insieme agli altri sindacati europei con cui Coldiretti si coordina da sempre in Europa. Siamo stati in mezzo a quei 1.300 trattori che hanno paralizzato il quartier generale Ue. In serata, il nostro presidente nazionale Ettore Prandini ha incontrato la presidente dell’Unione europea Ursula Von der Leyen e il commissario all’agricoltura Janusz Wojciechowski con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni insieme ai rappresentanti degli altri sindacati europei. Dall’incontro abbiamo ottenuto l’impegno di dare priorità all’esame delle nostre richieste».

Il presidente di Coldiretti Torino ribadisce le istanze portate ai vertici europei con la protesta di piazza di Bruxelles.
«Chiediamo che sull’import ci sia un netto stop all’ingresso di prodotti da fuori dei confini Ue che non rispettano i nostri stessi standard. Non possiamo più sopportare questa concorrenza sleale, che mette a rischio la salute dei cittadini e la sopravvivenza delle imprese agricole. Sugli accordi commerciali occorre garantire il principio di reciprocità e in tale ottica è positivo l’annuncio della Commissione Ue sul fatto che “non sono soddisfatte le condizioni” per raggiungere un accordo commerciale con i Paesi del Mercosur, il mercato comune dell’America meridionale. Coldiretti chiede di tornare a investire nella sovranità e nella sicurezza alimentare europea assicurando più fondi alla Politica agricola comune anche per investimenti adeguati nella difesa attiva e passiva dai cambiamenti climatici. Vogliamo anche aumentare gli investimenti in agricoltura garantendo più sostegni ai giovani per il ricambio generazionale nel nostro settore. Ma soprattutto serve la cancellazione dell’obbligo di lasciare incolto il 4% dei terreni destinati a seminativi imposto dalla Politica agricola comune (Pac). Ma l’Europa deve sostenere anche gli accordi di filiera per costruire mercati più equi. La nuova Politica agricola comune dovrà incentivare questo modello che rafforza i rapporti tra produzione, trasformazione e commercializzazione, anche per contrastare le pratiche sleali. Alla presidente Meloni chiediamo di continuare a tutelare gli agricoltori italiani portando in Europa le nostre ragioni. Serve un cambio di passo rispetto al recente passato. Non ci può essere più spazio per politiche ideologiche che hanno penalizzato gli agricoltori, mettendo a rischio tante filiere anche nel nostro Paese».
Mentre nel mondo politico locale è in corso il dibattito sulla scelta del sindaco di rendere “Bene comune” il centro sociale Askatasuna, nella prima mattina di oggi agenti della Digos della Questura di Torino si sono recati presso la struttura di corso regina Margherita a Torino per notificare una dozzina di misure cautelari ai militanti coinvolti negli scontri con le forze dell’ordine. I fatti si verificarono durante il corteo del primo maggio 2022 nel capoluogo piemontese. I militanti sono destinatari di obblighi di dimora e fogli di via, poiché accusati di resistenza e lesioni a pubblico ufficiale e lancio di oggetti.
Riaprirà il Golden Palace Hotel di Torino
Riaprirà i battenti il Golden Palace Hotel di via Arcivescovado, in quello che un tempo era il “Palazzo Toro”, vero e proprio modello di architettura del secondo dopoguerra.
Il fondo immobiliare GERAS 2 gestito da REAM SGR ha acquisito l’edificio che manterrà la sua funzione e verrà dato in locazione ad una importante catena alberghiera internazionale.
L’immobile si sviluppa su sei piani fuori terra per una superficie complessiva commerciale di circa 20mila metri quadrati. Sarà oggetto di un importante processo di ristrutturazione, con cui si candida a diventare un punto di riferimento per il settore ricettivo in un segmento di lusso.
“La riapertura del Golden Palace – afferma il sindaco Stefano Lo Russo- è una buona notizia per la Città e testimonia l’interesse crescente per lo sviluppo turistico di Torino. Vogliamo continuare su questa strada e auspichiamo che questi risultati possano consolidarsi nel tempo.”
Seeyousound edizione numero 10 per un festival unico nel suo genere.
Contaminazioni e incroci tra musica e cinema. Il Festival si svolgerà dal 23 febbraio al 3 marzo. Tra lungometraggi, corti , documentari e videoclip, 90 saranno i film in programma al cinema Massimo. Gli ospiti saranno 60, 24 i live e dj set. Il 23 febbraio aprirà il Festival il documentario “Let The Canary Sing” che vede protagonista Cyndi Lauper. Molti i film proposti. Dedicati a : Nick Cave e i Birthday Party, Fatboy Slim, Joan Baez, Little Richard. Uno sguardo anche sulla bossa nova con Tom Jobim e Elis Regina. Spazio anche per i Gogol Bordello, il batterista Max Roach, il punk rock dei Crass, la dance degli anni 70 e la dancehall giamaicana degli anni anni 90. Protagonista di questa edizione sarà il regista Julian Temple che presenterà le sue “rarities” realizzate per la Bbc. Quattro opere dedicate a Keith Richards, Clash e Sex Pistols. Gli sarà consegnato un premio alla carriera. Oltre le proiezioni vi saranno momenti di musica dal vivo tra cui le esibizioni di Lepre, Cristina Donà e Saverio Lanza, Lamante che aprirà la serata inaugurale. Domenica 25 Masterclass “Music Doc” con Carlo Massarini. “Stimiamo che il festival 2024 costi 150 mila euro, cifra che attualmente è coperta solo in parte” ci tiene a precisare il direttore Carlo Griseri. Per sostenere il Festival verrà lanciato un Crowdfunding.
Pier Luigi Fuggetta
“Così si rischia di mettere ancora più in crisi il sistema sanitario”
Il sindacato degli infermieri Nursing up lancia l’allarme: “I progetti di assunzione di infermieri e Oss in Piemonte, che sono stati cristallizzati dall’accordo siglato tra le rappresentanze sindacali e la Regione della fine dello scorso anno, vanno ad un incredibile e inaccettabile rilento, tanto che invece di realizzarsi un processo di aumento del personale impiegato negli ospedali e nelle aziende sanitarie del territorio, si sta assistendo al fenomeno opposto. I licenziamenti, i colleghi che lasciano il lavoro per svariati motivi, le uscite, sono decisamente superiori ai nuovi assunti in Piemonte. Un fenomeno che, se non fermato subito, porterà ulteriori possibili problemi ad un sistema sanitario che ha già il personale ridotto all’osso”.
“L’allarme al nostro sindacato arriva da tutto il territorio piemontese. Non si vedono assunzioni reali: le 1500 assunzioni promesse con concorso per ora sono un miraggio e tutte le procedure per il bando o vanno a rilento o proprio non sono partite. Gli unici contratti offerti dalle Aziende sanitarie sono a tempo determinato al massimo per sei mesi, in contrasto con lo spirito dell’accordo regionale che prevedeva sì assunzioni a tempo determinato per tamponare la situazione difficilissima degli organici, ma con contratti fino a 36 mesi che nessuno ad oggi ha proposto.
Il Nursing Up, sindacato degli infermieri e delle professioni sanitarie, denuncia una “situazione stagnante sul fronte assunzioni che non solo non attua i principi dell’accordo con la Regione, ma rischia di creare seri danni al sistema sanitario assottigliando ancora di più gli organici visto che le uscite di lavoratori sono maggiori dei nuovi arrivi”.
Il segretario regionale Nursing Up Piemonte e Valle d’Aosta, Claudio Delli Carri attacca: “Il nuovo anno è già iniziato da un mese e del nuovo bando assunzioni non si sa nulla. Nel frattempo, le aziende sanitarie propongono inaccettabili contratti a termine di sei mesi che, ovviamente, nessun infermiere o Oss gradisce a fronte di una sempre maggiore emorragia di persone che lasciano il posto di lavoro nelle strutture pubbliche. Si tratta di una situazione assurda, che non pensavamo potesse accadere visto l’accordo siglato in Regione. Quando, in sede di trattativa, avevamo acconsentito all’utilizzo di contratti a tempo determinato, in attesa del concorso assunzioni, lo avevamo fatto a patto che i contratti fossero fino a 36 mesi. Di questo passo rischiamo anche di perdere per strada i 450 neolaureati di novembre 2023 che hanno proposte davvero poco appetibili da quando hanno terminato il loro percorso di studi e sono da due mesi fermi in attesa d’occupazione. Professionisti che ora guardano altrove”.
“Inoltre – prosegue Delli Carri – ad oggi, di reinternalizzazione dei servizi non se ne parla più, anzi, di questo passo, con sempre meno personale, le Aziende sanitarie potrebbero pensare ad esternalizzare altri servizi. La situazione sta diventando davvero difficile con sempre meno infermieri e Oss al lavoro che in compenso devono affrontare turni sempre più lunghi e duri per l’assenza di personale adeguato. Un quadro che preoccupa moltissimo, anche perché i tempi del concorso assunzioni appaiono lunghissimi visto che nessuno s’è mosso. Urge che la Regione prenda con decisione la situazione in mano e intervenga sulle aziende per invertire il fenomeno del saldo negativo tra chi lascia il lavoro e chi viene assunto. Il rischio di mettere ancora di più in difficoltà il sistema è serissimo. Anche perché nemmeno sul fronte stabilizzazioni nulla si è mosso, anzi, a quanto ci risulta le varie Aziende sanitarie piemontesi devono ancora trasmettere ad Azienda Zero le graduatorie su cui articolare le stabilizzazioni. E allora che si vuole fare? Che cosa si aspetta a mettere in atto quanto concordato al tavolo con i sindacati? Dobbiamo pensare che all’atto pratico le tante promesse di questa Giunta regionale rimangano tali? Pretendiamo azioni rapide. Se non avremo a breve segnali d’inversione di tendenza sulle assunzioni siamo pronti a mettere in atto tutte le forme di protesta che la normativa ci consente”.
Coldiretti: da Torino un centinaio in viaggio verso Bruxelles
Sono circa un centinaio gli agricoltori del Torinese che hanno risposto all’appello alla mobilitazione lanciato da Coldiretti per una grande manifestazione di Bruxelles per fermare le politiche europee che minacciano l’agricoltura italiana.
«Una chiamata a raccolta organizzata in Europa, dove serve fare sentire, forte, la voce delle nostre aziende agricole – osserva il presidente di Coldiretti Torino, Bruno Mecca Cici – Una mobilitazione in vista del Vertice europeo che sta avendo una grande risposta da parte dei nostri soci, a dimostrazione di quanto la nostra agricoltura senta sulla propria pelle l’effetto di politiche europee sconsiderate che limitano le funzioni dell’agricoltura preziose per tutta la società: dalla produzione di cibo naturale e non sintetico, fino al presidio contro il dissesto del territorio».
La manifestazione è, infatti, indetta in occasione del Vertice europeo straordinario sul bilancio dell’Ue, al quale partecipa anche il premier Giorgia Meloni, dove la Commissione europea presenterà la proposta per la deroga alle norme Ue sull’obbligo di mantenere i terreni incolti previsto dalla Politica agricola comune (Pac).
L’appuntamento “Non è l’Europa che vogliamo” è per giovedì 1° febbraio alle ore 9 in Place du Luxembourg, di fronte al Parlamento europeo, dove assieme al presidente della Coldiretti Ettore Prandini ci saranno oltre un migliaio di contadini e allevatori provenienti da tutta Italia per sostenere la proposta e denunciare, con eclatanti azioni dimostrative, gli effetti delle politiche europee che mettono in pericolo la sopravvivenza delle campagne. Un obiettivo che è il risultato della lunga battaglia della Coldiretti insieme alle altre grandi organizzazioni agricole europee a partire dalla francese Fnsea con la quale è stato costruito un fronte comune. Nelle ultime settimane Coldiretti ha intensificato gli incontri con altre realtà europee e con Ministri dell’agricoltura di altri Stati membri.
«Bene la proposta di deroga, che avevamo già ottenuto per la crisi Ucraina, ma ora è necessario sia cancellato definitivamente l’obbligo di lasciare incolto il 4% dei terreni destinati a seminativi imposto dalla Politica agricola comune (Pac). È una delle eredità dell’era Timmermans, e, come diciamo da anni, è una scelta sbagliata. Non ha senso impedire agli agricoltori di non coltivare quote dei loro terreni, quando poi si è costretti ad importare» ha affermato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nell’annunciare la protesta contro le follie dell’Unione Europea.
Coldiretti chiede di tornare a investire nella sovranità e nella sicurezza alimentare europea assicurando più fondi alla Politica agricola comune dopo che la pandemia e le guerre hanno dimostrato tutta la fragilità dell’Unione europea davanti al blocco del commercio mondiale. «Anche per questo – conclude Prandini – serve una decisa svolta nelle politiche Europee per valorizzare le proprie terre fertili e fermare le importazioni sleali per fare in modo che tutti i prodotti che entrano nell’Unione rispettino gli stessi standard dal punto di vista ambientale, sanitario e del rispetto delle norme sul lavoro previsti nel mercato interno. La nostra battaglia in Europa continuerà in maniera forte e continuativa con proposte per il futuro degli agricoltori».
ANCHE CONFAGRICOLTURA A BRUXELLES
In molti Paesi dell’Unione, tra i quali l’Italia, sono in atto proteste da parte di alcuni rappresentanti del mondo agricolo. Il comune denominatore delle rimostranze è la contestazione della PAC – Politica Agricola Comune – e del “Green Deal” applicato all’agricoltura.
Scrive Confagricoltura: “Anche in questa occasione, Confagricoltura, da sempre in prima linea per rappresentare le istanze degli agricoltori, partendo dall’ascolto e comprendendo il disagio del settore, conferma il proprio impegno per portare le questioni poste nelle sedi competenti, in Europa. La Confederazione, infatti, condivide l’attenzione del Governo nazionale rispetto alle richieste degli agricoltori, ma auspica risposte più incisive ed urgenti da parte dell’Unione.
In questo senso, la giunta di Confagricoltura, da poco riunitasi a Palazzo della Valle, ha deciso di avviare una serie di iniziative a Bruxelles per chiedere che le richieste degli agricoltori vengano affrontate con maggiore sollecitudine, a tutela di un settore trainante della nostra economia che subisce le conseguenze economiche di uno scenario internazionale ad alta instabilità.
Le iniziative già avviate potrebbero portare ad un primo risultato già nei prossimi giorni, segnala Confagricoltura, con il rinnovo della deroga all’obbligo di destinare a finalità non produttive una parte dei seminativi.
L’impegno di Confagricoltura punta al raggiungimento dei seguenti obiettivi: assicurare un reddito adeguato ai produttori agricoli; migliorare la sostenibilità ambientale senza tagli produttivi; favorire la diffusione delle innovazioni tecnologiche per far fronte alle sfide del cambiamento climatico, salvaguardare i prodotti italiani ed europei nei confronti di una concorrenza non allineata con le regole dell’Unione per la sicurezza alimentare, la tutela delle risorse naturali e del lavoro, il benessere degli animali”.
La Confederazione annuncia un’Assemblea Straordinaria a Bruxelles, convocata per il 26 febbraio, durante la quale verrà illustrata la visione dell’Associazione sul futuro dell’agricoltura e sulla nuova PAC.
La Giunta Comunale ha approvato su proposta dell’Assessore all’Urbanistica Paolo Mazzoleni una delibera con la quale propone al Consiglio comunale una serie di integrazioni agli indirizzi e ai criteri applicativi in tema di permesso di costruire in deroga.
“L’obiettivo è quello di migliorare ulteriormente lo strumento urbanistico della deroga, agevolando e promuovendo una riqualificazione urbana di qualità e anticipando così quelle che saranno le linee guida del Nuovo Piano Regolatore Generale, su cui siamo al lavoro”, spiega l’Assessore Mazzoleni.
Si tratta di un istituto che consente al Consiglio Comunale, “limitatamente alle finalità di rigenerazione urbana, di contenimento del consumo del suolo e di recupero sociale e urbano” di autorizzare comunque un intervento edilizio che abbia maggiore aderenza alla visione di sviluppo della città e dell’interesse collettivo.
Disciplinato dell’articolo 5, commi 9-14, del decreto Legge n. 70/2011, convertito in legge n.106/2011 del c.d. “Decreto Sviluppo” il permesso di costruire in deroga è regolato anche dall’articolo 3 della Legge Regionale n. 16/2018 come sostituito dall’articolo 5 della Legge Regionale 7/2022.
Con la deliberazione approvata questa mattina la Giunta prende atto delle modifiche normative intervenute nel frattempo e intende consolidare, attraverso nuove prescrizioni, le linee di lavoro attuate in questi primi due anni dall’Amministrazione e dal Consiglio.
Tutto ciò permetterà di lavorare sulla qualità delle proposte progettuali elevandone il livello generale e renderà più virtuosi gli interventi, residenziali, commerciali, misti, mentre l’utilizzo dei criteri ambientali minimi e di altri protocolli promuoverà un altissimo grado di sostenibilità e consentirà al Consiglio Comunale e alle Commissioni Edilizia e Paesaggio della Città di avere più elementi per valutarli.”