PRIMA PAGINA

Torino: studenti aggrediti e accoltellati in pieno giorno, la polizia arresta due ragazzi

La Polizia di Stato ha arrestato due giovani cittadini egiziani gravemente indiziati di una violenta aggressione, consumata nel primo pomeriggio in una zona frequentata da studenti. L’indagine della Squadra Mobile della Questura di Torino sulla rapina avvenuta lo scorso 29 novembre nei pressi del Ponte Balbis, si è conclusa con tre misure cautelari in carcere.

Intorno alle ore 14, due fratelli, studenti universitari a Torino, furono avvicinati da un gruppo di giovani che dopo aver spruzzato dello spray al peperoncino per accecare e disorientare le vittime, le aggredirono fisicamente, colpendole anche con un’arma da taglio e sottraendo loro le collane in oro.

I due giovani, feriti nel corso della colluttazione, furono immediatamente soccorsi e trasportati in ospedale con lesioni giudicate guaribili in 30 giorni.

L’attività investigativa della Sezione “Falchi” ha consentito di identificare i responsabili.

Nei loro confronti è stata emessa una ordinanza di applicazione della misura cautelare della custodia in carcere, eseguita a carico di due cittadini egiziani. Il terzo soggetto – irregolare sul T.N. – nei giorni scorsi è stato espulso coattivamente dall’Italia.

Nel corso delle operazioni sono stati rinvenuti: pistole a salve prive del tappo rosso, spray al peperoncino, coltelli e capi di abbigliamento con tracce ematiche, ritenuti riconducibili all’episodio.

 

Falsi rapimenti di bambini nel Torinese. Chi c’è dietro le fake news?

/

Dalle scorse ore ha iniziato a circolare sui social e nelle chat di alcuni genitori un messaggio allarmante secondo cui, davanti a una scuola del territorio di Nichelino e in orario di ingresso, un malintenzionato avrebbe tentato di portare via un bambino.

Si tratta però di una fake news. A chiarirlo è l’assessore nichelinese Fiodor Verzola, che ha smentito categoricamente la notizia spiegando che non esiste alcuna segnalazione ufficiale né riscontro da parte delle autorità. Secondo l’assessore, il messaggio diffuso tramite un vocale parla di un presunto commando nei cortili delle scuole, ma sarebbe privo di qualsiasi fondamento e frutto di una dinamica simile al “telefono senza fili”, capace di generare allarmismo ingiustificato.

Verzola ha sottolineato di comprendere le preoccupazioni dei genitori, evidenziando però la necessità di tutelare i bambini anche dalla disinformazione e dagli stereotipi che rischiano di alimentare tensioni sociali. L’invito rivolto alla cittadinanza è di non condividere ulteriormente il vocale, rassicurare chi lo ha ricevuto e mantenere la discussione su un piano di responsabilità e buon senso, ricordando che la sicurezza si costruisce con comportamenti consapevoli e non con il panico.

Il tema ha suscitato anche l’interesse della politica. “Diverse persone ci stanno segnalando, in varie località in provincia di Torino, che nelle chat fra genitori circolano dei messaggi vocali non verificati in cui si allude a quattro ‘uomini di colore’ (o epiteti ben peggiori) che si aggirerebbero allo scopo di ‘prendete i bimbi’, addirittura per destinarli al traffico di organi. La Sindaca di Piossasco (uno dei Comuni di cui si parla nei vocali) è già intervenuta con un post, pubblicato sul profilo istituzionale della Città, chiarendo che questa notizia non ha alcuna conferma e che nè i Carabinieri di Piossasco nè quelli di Orbassano hanno ricevuto segnalazioni. Speriamo che si vada a fondo della vicenda per scoprire la fonte che ha diffuso questa notizia completamente fabbricata e infondata. Una vicenda inquietantissima che mostra, ancora una volta, che qualcuno specula e getta benzina sul fuoco delle paure diffuse, alimentando sentimenti razzisti” – lo dichiara il Vicecapogruppo di AVS alla Camera, Marco Grimaldi.

Nuovi scioperi anche a Torino: ecco i possibili disagi

Alla fine di febbraio 2026 anche a Torino ci  si prepara a giorni complessi sul fronte dei trasporti, con una serie di scioperi che potrebbero incidere in modo significativo sulla mobilità nazionale. Le mobilitazioni, proclamate da sigle come Filt-CgilFit-CislUiltrasporti e Usb Lavoro Privato, riguardano in particolare il comparto aereo e quello ferroviario, con possibili ripercussioni anche sul trasporto pubblico locale in diverse città.

La giornata più delicata dovrebbe essere giovedì 26 febbraio, quando è previsto uno stop di 24 ore nel settore dell’aviazione civile, con il coinvolgimento del personale di compagnie come ITA AirwayseasyJet e Vueling, oltre agli addetti aeroportuali e ai servizi di assistenza a terra. Non si escludono cancellazioni e ritardi, anche se resteranno in vigore i servizi minimi garantiti previsti dalla normativa. Lo sciopero era stato inizialmente ipotizzato in una fase precedente del mese ma è stato riprogrammato per evitare sovrapposizioni con eventi di rilievo internazionale.

A seguire, tra la sera di venerdì 27 e la sera di sabato 28 febbraio, è annunciata un’astensione dal lavoro nel comparto ferroviario che coinvolgerà il personale del gruppo Ferrovie dello Stato Italiane, inclusa Trenitalia. Anche in questo caso saranno previste fasce di garanzia per i treni a lunga percorrenza e regionali nelle ore di maggiore affluenza, ma si prevedono comunque variazioni alla circolazione e possibili soppressioni.

Le ragioni delle proteste ruotano attorno al rinnovo dei contratti collettivi, alla richiesta di adeguamenti salariali in linea con l’aumento del costo della vita e a una riorganizzazione dei turni di lavoro, tema particolarmente sentito in un settore che negli ultimi anni ha registrato carenze di organico e carichi crescenti. I sindacati chiedono un confronto più rapido con le aziende e con le istituzioni, mentre le controparti invitano a proseguire il dialogo per evitare disagi ai cittadini.

Per chi deve viaggiare negli ultimi giorni di febbraio è consigliabile monitorare costantemente le comunicazioni ufficiali delle compagnie aeree e ferroviarie, verificare l’elenco dei servizi garantiti e, se possibile, valutare soluzioni alternative o biglietti flessibili. La fine del mese si profila dunque come un banco di prova per il sistema dei trasporti italiano, stretto tra le rivendicazioni dei lavoratori e l’esigenza di assicurare continuità agli spostamenti di milioni di persone.

Troppo smog, scatta il livello rosso

Da oggi, giovedì 26 febbraio, e fino a venerdì 27 febbraio compreso (prossimo giorno di controllo), le misure di limitazione del traffico passeranno al livello 2 (rosso). I dati previsionali forniti oggi da Arpa Piemonte evidenziano infatti il superamento per tre giorni consecutivi del valore di 75 mcg/mc di concentrazione media giornaliera di PM10 nell’aria.

Oltre alle limitazioni strutturali in vigore, continua dunque il blocco dei veicoli diesel adibiti al trasporto persone e al trasporto merci, con omologazione Euro 5, tutti i giorni, festivi compresi, dalle ore 8 alle 19.
Si ricorda che eventuali variazioni del semaforo antismog in vigore, con le relative misure di limitazione del traffico, vengono comunicate il lunedì, mercoledì e venerdì, giorni di controllo sui dati previsionali di PM10, ed entrano in vigore il giorno successivo.

L’elenco completo delle misure antismog a tutela della salute, delle deroghe e dei percorsi stradali esclusi sono disponibili alla pagina www.comune.torino.it/schede-informative/misure-antismog-tutela-della-salute

Torino Click

La Stampa: “I nostri valori non sono in vendita”

/

Oggi, 25 febbraio, i colleghi giornalisti de La Stampa hanno scioperato manifestando sotto il Comune, in Piazza Palazzo di Città, alla presenza del sindaco Lo Russo.


A fronte dell’incertezza che lo storico quotidiano torinese sta affrontando, noi del Torinese esprimiamo solidarietà ai colleghi giornalisti e fotoreporter. Pubblichiamo pertanto il loro comunicato, auspicando una risoluzione positiva e quanto più rapida.

Il Comunicato della redazione de La Stampa

“La redazione de La Stampa oggi sciopera e chiede all’azienda di rispondere, una volta e per tutte, alle indiscrezioni che hanno alimentato e continuano ad alimentare confusione e incertezza sul futuro del nostro giornale.
Da mesi lavoratrici e lavoratori vivono una condizione di profonda preoccupazione e chiedono informazioni chiare e ufficiali sul processo di vendita. Un timore che non riguarda soltanto il nostro futuro occupazionale, ma investe la qualità e la pluralità dell’informazione nel Paese.
Abbiamo vissuto una prima fase di svendita al buio, durante la quale si è lasciato intendere che mancassero offerte. Ma le proposte ricevute confermano invece il valore di questo giornale, nonostante sia ormai chiara a tutti la volontà di Exor e del nostro editore, John Elkann, di disfarsene.
Ancora oggi, durante una trattativa esclusiva, viviamo in un continuo flusso di indiscrezioni contraddittorie e spesso svilenti: crediamo sia doveroso che la proprietà confermi o smentisca con chiarezza le informazioni in nostro possesso, ovvero che alcuni importanti imprenditori abbiano manifestato interesse per l’acquisizione de La Stampa.
La redazione oggi si ferma per chiedere risposte e garanzie sul suo futuro. Inoltre, riteniamo che chi vende non possa e non debba sottrarsi dall’assicurare garanzie sui livelli occupazionali e salariali, sulla conferma dei contratti in essere, su un perimetro ben definito della cessione del ramo d’azienda e su tempi certi. Chiediamo di avere una data precisa di conclusione della due diligence in corso con il gruppo Sae e, ancor prima, la composizione della cordata acquirente.
Chiediamo anche alla politica, del territorio e nazionale, che fine abbiano fatto le promesse di sostegno e attenzione alle vicende della nostra testata. A oggi, per esempio, restiamo in attesa della data delle audizioni dei vertici del gruppo Gedi in Commissione Cultura della Camera.
Giorni fa il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in visita alla nostra redazione a Torino, ha ricordato che «i giornali sono un pilastro della democrazia». La Stampa non è una merce qualunque: è un bene pubblico, presidio di pluralismo e libera informazione, costruito ogni giorno da oltre 150 anni, e come tale va tutelato.”

Lori Barozzino

“MonumenTO, Torino Capitale”. Palazzo Madama “specchio” della scultura monumentale

/

Suggestivo “Pantheon” di un secolo di grande Storia italiana

Dal 26 febbraio al 7 settembre

Facciamo un’eccezione. Per meglio capirci, partiamo dal sottotitolo dell’imponente “rassegna” ospitata per oltre sette mesi nella “Sala del Senato” di “Palazzo Madama” a Torino: da quel “La forma della memoria”, sottotitolo appunto, che ben sintetizza gli obiettivi della Mostra “MonumenTO, Torino Capitale”, aperta nel “Museo Civico d’Arte Antica” di piazza Castello, da giovedì 26 febbraio a lunedì 7 settembre prossimo.

Una mostra che vuole, in certo senso, rammentarci e farci con più convinzione partecipi, dell’enorme importanza e ricchezza di quella “pubblica statuaria” che fa del nostro Paese e della nostra Città, in ampia misura, il “più grande museo a cielo aperto del mondo”. Il tutto grazie a “monumenti” e a “statue commemorative” che hanno attraversato i secoli, dall’Umanesimo (e molto prima ancora) al Rinascimento, per “trovare una straordinaria intensità espressiva nei decenni successivi all’Unità d’Italia”. A sottolinearlo, a ragion veduta, sono gli stessi curatori – in collaborazione con la civica Amministrazione – della mostra, Giovanni Carlo Federico Villa e Cristina Maritano (rispettivamente direttore e conservatore di “Palazzo Madama”), il cui lavoro è partito sollecitato, in modo particolare, dalla “capillare campagna fotografica” condotta dal torinese Giorgio Boschetti che, attraverso i suoi visionari scatti notturni (quasi spettri formali scolpiti nei loro tratti di maggiore ed emotiva intensità) riescono alla perfezione non solo a “documentare”, ma a “riattivare” spazi mnemonici da tempo “in disuso”, trasformando la città in un vero e proprio “Teatro della Memoria”. Immagini suggestive, firmate da un vero “poeta” dello scatto, cui fa riscontro l’imponente “mappa di Torino” realizzata a “china su carta” dall’architetto Alessandro Capra, dove (secondo un suo singolare modus operandi) la “veduta zenitale” del cuore antico della città, incentrata su piazza Castello e su Palazzo Madama, lascia gradatamente il posto a una “veduta a volo d’uccello”, che termina all’infinito meridiano sul Monviso. Nella fitta rete di vie e di piazze che compongono il tessuto urbano, si collocano i 79 monumenti pubblici di Torino, numerati in pianta e rappresentati ad uno ad uno in singole formelle lungo i bordi, così da consentire a chi guarda di cogliere l’insieme dei monumenti e la loro distribuzione sul territorio.

 

Il percorso espositivo, che prende avvio dal 1838 con il “Monumento equestre a Emanuele Filiberto”, il celebre “Caval ‘d brons” di piazza San Carlo, capolavoro di Carlo Marochetti e si estende fino agli anni Trenta del Novecento, riunisce in totale circa cento opere, fra modelli in gesso, bronzetti, disegni progettuali, periodici, fotografie e manifesti (provenienti in parte dalla “GAM”, ma anche da altre Istituzioni italiane, pubbliche e private) che illustrano il lavoro degli artisti coinvolti nell’impresa di “monumentalizzazione” della città: in primis, Carlo Marochetti, per l’appunto, e il bolognese (di nascita) Pelagio Palagi, prediletti dal re Carlo Alberto ed esponenti della “Scuola Romantica”, cui subentra dopo il 1850 il ticinese Vincenzo Vela, che con il suo magistero presso l’“Accademia Albertina” seppe imporre la propria “visione verista” al modo di concepire la scultura monumentale. Nutrita la schiera dei suoi seguaci, da Giovanni Albertoni a Odoardo Tabacchi (solo per citarne alcuni), via via fino all’avvento del “Liberty” e ai primi anni del Novecento, con i vari Pietro CanonicaArturo MartiniEugenio Baroni ed Edoardo Rubino, i cui bozzetti in gesso realizzati per il “Monumento al Carabiniere Reale” e appartenenti alle raccolte della “GAM” hanno potuto usufruire, grazie al contributo di “Intesa San Paolo” “CRC”, di un prezioso restauro realizzato dal “Centro di Restauro di Venaria Reale”.  Inoltre, grazie ai fondi messi in campo dalla “Fondazione Torino Musei” in occasione della mostra, sono stati finanziati i restauri dei “Dioscuri” (1846) di Abbondio Sangiorgio (su disegno di Palagi) dei “Musei Civici” di Bologna e di “tre bozzetti” in gesso dei monumenti a Lagrange, Gioberti e Mazzini di proprietà dei “Musei di Varallo Sesia”.

 L’esposizione evidenzia – dato decisamente confortante – come in nessun’altra città europea la “scultura monumentale” legata alla storia patria abbia avuto un “ruolo così centrale” come a Torino, prima capitale dello “Stato sabaudo” e poi, per un breve ma decisivo periodo, del “Regno d’Italia”. Anche per questo la mostra ha trovato la sua ideale sistemazione, e non a caso, a “Palazzo Madama”, già sede del primo “Senato d’Italia”, davanti al quale fu posizionato nel 1859 il primo monumento verista, l’“Alfiere dell’Esercito Sardo” di Vincenzo Vela, la prima “dichiarazione politica in marmo” del nostro Risorgimento. Valida ieri quanto oggi quanto domani. Poiché “è in questa esposizione alla durata e al conflitto – sottolinea Giovanni Carlo Federico Villa – che il monumento conserva, ancora oggi, la sua funzione civile”.

Gianni Milani

Per info: “Palazzo Madama – Museo Civico d’Arte Antica”, piazza Castello, Torino; tel. 011/4433501 o www.palazzomadamatorino.it

Nelle foto: Carlo Marochetti “Monumento Emanuele Filiberto” (Ph Giorgio Boschetti); Odoardo Tabacchi “Giuseppe Garibaldi”, gesso, 1887;  Abbondio Sangiorgio “Castore, gesso, 1840/42 (Bologna, “Musei Civici d’Arte Antica”)

Torino, cuore del bimbo di 5 mesi morto dopo una caduta donato a un altro neonato

Il cuore del bambino di cinque mesi morto nei giorni scorsi dopo essere caduto in casa a Pessione, frazione di Chieri, è stato prelevato e donato a un altro piccolo paziente al di fuori del Piemonte. Il neonato era ricoverato all’ospedale Regina Margherita (nella foto) in condizioni critiche, ma nonostante i tentativi dei medici è deceduto dopo la caduta. I genitori hanno dato il consenso alla donazione, autorizzata dalla Procura di Torino, mentre il fascicolo aperto per omicidio colposo procede con accertamenti e l’autopsia, finalizzati a chiarire la dinamica dell’incidente. Nel frattempo, l’altro figlio della coppia, di quattro anni, è stato temporaneamente affidato ai nonni paterni per precauzione. La comunità locale resta sotto shock, ma la scelta della famiglia di autorizzare la donazione degli organi è stata accolta come un gesto di speranza.

Disabilità, 340 casi seguiti in un anno: il lavoro di Caramazza nello staff di Cirio in Regione

Sono 340 le situazioni di persone con disabilità seguite nell’arco di un anno da Massimiliano Caramazza, scelto dal presidente della Regione Alberto Cirio per entrare nel suo staff come collaboratore sui temi della disabilità e sulle difficoltà di accesso ai servizi.

Attraverso un’attività costante di ascolto e presenza sul territorio, con grande attenzione alle singole storie, Caramazza, 53 anni, affetto da sclerosi amiotrofica spinale, ha lavorato in sinergia con enti locali, aziende sanitarie e realtà del terzo settore, operando in coordinamento con gli assessori al Welfare Maurizio Marrone e alla Sanità Federico Riboldi.

Dall’analisi dei 340 casi emerge come la criticità più ricorrente sia la difficoltà di orientarsi tra informazioni frammentate e competenze differenti, inserite in procedure spesso complesse. A questo si aggiungono segnalazioni legate a sovrapposizioni normative tra i diversi livelli istituzionali, che possono determinare rallentamenti e generare aspettative non sempre coerenti con le competenze regionali.

Un anno fa Caramazza era entrato nella squadra del presidente in seguito a un post-appello pubblicato sui social e ripreso da alcuni giornali, in cui denunciava le difficoltà quotidiane delle persone con disabilità: dall’accesso ai contributi al riconoscimento dei diritti, fino alle barriere architettoniche, burocratiche e amministrative che ancora oggi rappresentano ostacoli concreti. Da quell’appello è nata la proposta di collaborazione avanzata dal presidente, con l’obiettivo di affrontare i problemi aperti valorizzando l’esperienza diretta di chi vive queste situazioni ogni giorno. In dodici mesi, il percorso avviato ha consentito di individuare criticità ricorrenti e di portarle all’attenzione delle istituzioni per costruire possibili soluzioni.

«Abbiamo chiesto a Massimiliano Caramazza di darci una mano perché accanto alle nostre strutture tecniche che si occupano da sempre e bene di disabilità e assistenza, volevamo avere con noi una persona che avesse conoscenza diretta delle situazioni – puntualizza il presidente Cirio – Questo ci ha consentito di affrontare piccole situazioni che però sono grandissime per chi le vive e di cui la Pubblica amministrazione ha il dovere di farsi carico: in questo primo anno infatti abbiamo raccolto un patrimonio di ascolto e di conoscenza che oggi ci consente di lavorare meglio come istituzione. La Regione ha proprio questo compito. Cioè quello di ridurre le distanze e rendendo i percorsi più chiari, e questo è il metodo che vogliamo continuare a seguire: costruendo risposte sulla base dei bisogni delle persone».

Caramazza, a fianco del presidente Alberto Cirio, sottolinea:
«Questo incarico è nato dall’idea che per affrontare davvero il tema della disabilità servano prima di tutto ascolto, sensibilità e esperienza diretta – spiega Caramazza – Stare sul territorio è stato fondamentale per capire dove i percorsi si interrompono e perché, anche quando i servizi esistono. La richiesta di supporto è molto alta e il riscontro che arriva dal mondo medico e amministrativo è incoraggiante. Il lavoro svolto in questo primo anno serve a creare le condizioni perché le risposte diventino più chiare, più coordinate e più vicine alle persone».

Anche l’assessore Federico Riboldi evidenzia il valore dell’iniziativa:
«Il lavoro svolto con passione e professionalità da Caramazza – sottolinea l’assessore Riboldi – è stato fondamentale per affiancare alle politiche pubbliche l’ascolto diretto delle persone e delle loro famiglie. I 340 casi seguiti non sono numeri, ma storie che ci aiutano a individuare criticità concrete nei percorsi sanitari, sociali e amministrativi e a migliorare l’integrazione tra i servizi».

Sulla stessa linea l’assessore Maurizio Marrone:
«Sto conoscendo e apprezzando Massimiliano come persona – evidenzia l’assessore Marrone – che unisce un carattere determinato, allergico ad ogni ingiustizia, con il necessario pragmatismo richiesto da una materia così delicata. Le qualità che servono alla squadra del welfare piemontese per lavorare al meglio».

Città più verdi contro il clima che cambia: nasce GreenUP Piemonte

/

GreenUP Piemonte: parte il grande patto per il verde urbano, 31 Comuni insieme per la rigenerazione ambientale

Ha preso il via ieri, presso il Grattacielo Piemonte di Torino, GreenUP Piemonte, il progetto biennale promosso da Fondazione Agrion e Regione Piemonte, in collaborazione con Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta e ANCI Piemonte. L’iniziativa coinvolge 31 Comuni piemontesi in un percorso strutturato di analisi e pianificazione per rafforzare e riqualificare il patrimonio verde urbano, con l’obiettivo di contrastare il cambiamento climatico e migliorare la qualità della vita nelle città.

Le aree urbane rappresentano oggi il fulcro della sostenibilità territoriale: ospitano la maggior parte della popolazione e sono i luoghi in cui gli effetti della crisi climatica si manifestano con maggiore intensità — isole di calore, perdita di biodiversità, peggioramento della qualità dell’aria e crescente impatto sulla salute e sul benessere delle comunità. In questo contesto, il verde urbano diventa una vera infrastruttura strategica.

GreenUP Piemonte nasce per mettere a disposizione dei territori l’esperienza scientifica maturata da Fondazione Agrion, traducendola in strumenti concreti per la progettazione e la gestione sostenibile degli spazi verdi. Il progetto introduce un sistema di analisi ESG basato su dati oggettivi e misurabili, che consente di valutare lo stato ambientale dei Comuni e di pianificare interventi mirati, monitorabili nel tempo. L’assunto di fondo è chiaro: solo attraverso dati certi è possibile costruire politiche efficaci e durature.

Il percorso coinvolge i Comuni di Alba, Argentera, Bra, Borgo Ticino, Busca, Burolo, Cavour, Cumiana, Cherasco, Carpeneto, Condove, Candiolo, Cuneo, Elva, Fossano, Govone, Lagnasco, Manta, Monasterolo di Savigliano, Moretta, Orbassano, Ovada, Pianezza, Pancalieri, Pinasca, Piozzo, Rivarolo Canavese, Saluzzo, Santena, Settimo Rottaro e Oleggio Castello, che per due anni saranno accompagnati in un processo di miglioramento continuo e strutturato.

Come sottolineato dal presidente di Agrion, Giacomo Ballari, il progetto integra pianificazione e ricerca applicata, traducendosi in protocolli operativi per la progettazione del verde urbano e nello sviluppo di tecnologie innovative per una gestione più efficiente e inclusiva degli spazi pubblici. L’obiettivo è incrementare la biodiversità, tutelare insetti impollinatori e migliorare la salute dei cittadini, riconoscendo al verde la stessa dignità infrastrutturale riservata a strade e ponti.

Anche l’assessore regionale Paolo Bongioanni ha evidenziato il valore strategico dell’iniziativa, inserendola in una visione più ampia di rafforzamento dell’identità piemontese e della competitività internazionale del territorio. GreenUP viene definito un progetto innovativo a livello nazionale, capace di riportare la natura al centro delle città e di generare benefici ambientali, sanitari e turistici.

Per Fondazione Agrion, come spiegato da Marika Cattaneo, l’obiettivo è trasformare la sostenibilità da principio astratto ad azione concreta, accompagnando i Comuni in un percorso che tenga insieme ambiente, economia e benessere sociale. Un modello collaborativo che ha trovato pieno sostegno anche nei partner istituzionali.

Il presidente di ANCI Piemonte, Davide Gilardio, ha definito GreenUP un’opportunità concreta per le amministrazioni locali, mentre Alice De Marco, presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta, ha parlato di un cambio di passo culturale: il verde urbano viene finalmente riconosciuto come infrastruttura essenziale per città più sane e resilienti.

Nel corso dell’evento è intervenuto anche il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, che ha ribadito il ruolo chiave delle aree verdi urbane nella mitigazione climatica, richiamando l’impegno del Ministero anche attraverso gli interventi previsti dal PNRR per la piantumazione di nuove specie arboree nelle città metropolitane.

Ampio spazio è stato dedicato anche all’innovazione e alla sperimentazione: dai protocolli per la creazione di spazi dedicati alla biodiversità ai giardini terapeutici, fino allo sviluppo di un campo sperimentale di ricerca applicata che fungerà da dimostratore di buone pratiche. Tra le soluzioni in fase di studio figurano tappeti vegetali alternativi ai prati tradizionali, aiuole dedicate agli insetti utili, alberate miste e sistemi di gestione dell’acqua capaci di migliorare la resilienza urbana.

Il progetto coinvolge inoltre l’Istituto superiore G. Vallauri di Fossano, che partecipa alle attività di progettazione e sperimentazione, contribuendo alla formazione delle nuove generazioni impegnate nella rigenerazione urbana.

La componente tecnologica è garantita anche dalla collaborazione con Betacom e Viso-Drones, che mettono a disposizione strumenti digitali e droni per la mappatura e il censimento del verde urbano.

A chiudere l’incontro è stato il presidente della Regione, Alberto Cirio, che ha sottolineato come GreenUP Piemonte rappresenti un nuovo modello di gestione del verde urbano: un sistema integrato che combina tecnologia, dati scientifici e politiche ambientali, offrendo alle amministrazioni strumenti concreti per pianificare interventi misurabili e verificabili nel tempo.

Al termine della presentazione, i 31 Comuni aderenti hanno ricevuto l’attestazione ufficiale di partecipazione al progetto, sancendo l’avvio di un percorso condiviso verso città più verdi, resilienti e orientate al futuro.

Il Piemonte nella classifica del Financial Times: le imprese investono qui

//

 Il Piemonte conquista nuovamente la ribalta europea dell’attrazione investimenti: la regione è nel nuovo rapporto “Investment Impact Awards 2026” del Financial Times. Un riconoscimento che si inserisce in un contesto di crescente attrattività del territorio, frutto di una strategia strutturata di attrazione e accompagnamento agli investimenti esteri promossa da Regione Piemonte e Sistema Camerale Piemontese e attuata operativamente dal Team Attrazione, di cui Ceipiemonte è riferimento per gli investitori esteri.

In questo quadro si colloca il risultato emerso dal rapporto “Investment Impact Awards 2026”, che premia i progetti di investimento estero capaci di generare il maggiore impatto sui territori europei.fDi Intelligence, testata specializzata del Financial Times, ha infatti inserito l’investimento di LVMH relativo alla Manifattura Bulgari di Valenza in 6° posizione tra i progetti europei di medie dimensioni con il più grande impatto sul territorio e sull’economia locale e nazionale, a testimonianza della capacità dell’ecosistema regionale di attrarre investimenti ad alto valore aggiunto.

Negli ultimi anni il Piemonte si è affermato come una destinazione sempre più attrattiva per gli investitori internazionali. A confermarlo è anche Ernst & Young che, nelle edizioni 2024 e 2025 dell’Attractiveness Survey Italy, ha riconosciuto la regione come seconda in Italia per numero di investimenti esteri, grazie alla posizione strategica e alla presenza di alcuni dei distretti industriali più competitivi a livello internazionale. Anche la strategia regionale per l’attrazione degli investimenti esteri è stata più volte premiata dal Financial Times, sia nel 2024 sia nel 2025, collocandola tra le prime 10 migliori regioni a livello europeo.

In questi anni il Piemonte ha definito e attuato una strategia strutturata di attrazione degli investimenti, fondata su programmazione, semplificazione amministrativa, accompagnamento agli imprenditori, costruzione di relazioni istituzionali dirette e continuative con gli investitori internazionali e valorizzazione delle filiere produttive strategiche. È questa impostazione – dichiarano il presidente della Regione Alberto Cirio, il vicepresidente e assessore al Lavoro Elena Chiorino e l’assessore al Bilancio, Attività produttive e Internazionalizzazione Andrea Tronzano – che sta rafforzando in modo stabile la competitività del nostro territorio. Il riconoscimento del Financial Times si inserisce in questo percorso e rappresenta una conferma internazionale della solidità del lavoro svolto. Il risultato si inserisce in un quadro già consolidato, che vede il Piemonte al sesto posto tra le regioni europee più attrattive per investimenti esterisecondo il rapporto “European Cities and Regions of the Future” del Financial Times. L’investimento di LVMH con l’ampliamento della Manifattura Bulgari di Valenza, che valutiamo molto positivamente soprattutto per i 500 nuovi posti di lavoro entro il 2029, è un esempio concreto della capacità del Piemonte di attrarre progetti industriali ad alto valore aggiunto e con ricadute occupazionali significative. Continueremo a consolidare il Piemonte quale piattaforma europea della manifattura di qualità, sostenere l’innovazione e creare occupazione stabile e qualificata, con strumenti mirati e una collaborazione costante tra istituzioni e sistema produttivo”.

Il posizionamento della nostra regione tra le eccellenze europee per l’impatto dei capitali esteri conferma l’efficacia della sinergia tra istituzioni e sistema produttivo. Come Sistema camerale, osserviamo un netto salto di qualità: il Piemonte ha accelerato il ritmo di attrazione dei progetti internazionali, consolidando una crescita che ci distingue nel panorama nazionale. Questa vitalità si riflette in un tessuto economico e in un territorio accogliente, dove le multinazionali scelgono i nostri distretti per la loro competitività globale e le elevate competenze tecniche. La nostra regione offre agli investitori non solo una posizione strategica, ma una capacità manifatturiera capace di generare ricchezza e occupazione qualificata. L’interesse costante verso le nostre filiere, testimoniato dai numerosi dossier in fase di assistenza operativa, conferma una profonda fiducia internazionale. Il nostro impegno prosegue per rafforzare questo ecosistema, affinché l’attrazione di capitali si traduca in innovazione e crescita per il nostro Piemonte” commenta Gian Paolo Coscia, Presidente Camera di commercio Alessandria-Asti.

La regione si distingue nel contesto italiano per la presenza di oltre 1.300 multinazionali estere, con più di 5.680 unità locali183 mila addetti e un valore aggiunto di 15 miliardi di euro. I principali Paesi di provenienza sono Francia, Germania, Stati Uniti, Svizzera e Regno Unito, con una forte concentrazione in provincia di Torino e una prevalenza di attività nei comparti manifatturiero, commerciale e scientifico-tecnico (fonte: Observer – Osservatorio sulle multinazionali in Piemonte) che collocano il Piemonte al secondo posto nazionale per occupati e valore aggiunto generato da imprese industriali estere (fonte: TEHA Group).

A conferma del ruolo crescente del Piemonte sullo scenario internazionale, i numeri del Progetto Attrazione Investimenti sostenuto da Regione Piemonte e Sistema Camerale Piemontese: negli ultimi tre anni sono state 650 le aziende estere intercettate, di cui circa 100 attualmente in assistenza operativa per le fasi di business planning, business set-up, individuazione delle location insediative, identificazione di incentivi e altre necessità nel post-insediamento (aftercare). I principali Paesi di provenienza sono Regno Unito, Stati Uniti e Germania, mentre i settori prevalenti risultano real estate, aerospazio e automotive & transportation, con Torino, Novara e Alessandria tra le prime province valutate per l’insediamento.

Tra i progetti più rappresentativi di questo percorso si inserisce l’ampliamento della Manifattura Bulgari di Valenza, investimento del gruppo LVMH riconosciuto da fDi Intelligence tra quelli a maggiore impatto in Europa, che rappresenta un risultato tangibile della capacità del territorio di attrarre e accompagnare investimenti strategici.

Il riconoscimento conferito con l’Investment Impact Award testimonia il valore strategico del lavoro collettivo svolto dal Centro Estero per rafforzare il posizionamento internazionale del Piemonte. Per Ceipiemonte, l’attrazione di investimenti esteri rappresenta una leva concreta per generare nuove opportunità di crescita per le imprese del territorio, favorire l’innovazione e valorizzare le filiere produttive che caratterizzano il sistema economico regionale. L’investimento di Bulgari a Valenzadimostra come Il nostro impegno profuso negli ultimi anni nel costruire una proposta di valore chiara e competitiva abbia prodotto risultati tangibili. Accompagnare un investitore significa creare le condizioni affinché possa integrarsi nel tessuto produttivo locale, entrare in relazione con competenze altamente specializzate, con il know-how delle filiere piemontesi e con un ecosistema solido sotto il profilo industriale e formativo. Il riconoscimento del Financial Times, che premia proprio questo progetto, rappresenta una conferma autorevole a livello internazionale del percorso costruito da Ceipiemonte insieme alle istituzioni e al sistema economico regionale” – È quanto affermato da Dario Peirone, Presidente di Ceipiemonte.

La Manifattura di Valenza rappresenta il fiore all’occhiello della visione integrata che Bulgari dedica ai propri siti produttivi: un modello che coniuga responsabilità ambientale, tutela e trasmissione del savoir-faire e una concreta attenzione al benessere delle persone. – dichiara Corinne Le Foll, Bulgari High Jewelry and Jewelry Business Unit Managing Director. Questo polo d’eccellenza è volto a presidiare l’intera filiera all’interno di un contesto che promuove innovazione, miglioramento continuo e cultura della qualità, fondato sui più elevati standard ambientali e sociali. Con artigiani provenienti da oltre trenta nazionalità, la Manifattura è un crocevia dinamico e in costante evoluzione: l’incontro tra talenti internazionali e pratiche virtuose genera un ecosistema in cui il lusso si esprime attraverso una visione olistica e responsabile: un sistema interconnesso in cui persone, competenze e territorio crescono insieme, guidati da un condiviso impegno di restituzione e creazione di valore per la comunità.”

Il progetto contribuisce in modo significativo alla creazione di valore, all’occupazione altamente qualificata e all’innovazione in Piemonte, rafforzando la posizione della regione come polo chiave della manifattura di lusso in Europa. L’iniziativa prevede il raddoppio della capacità produttiva grazie a un ampliamento che raggiunge una superficie complessiva di 33.000 mq e la creazione di 500 nuovi posti di lavoro entro il 2029, contribuendo all’aumento delle esportazioni, al rafforzamento delle competenze locali e alla competitività internazionale del Made in Italy. Pienamente coerente con le priorità nazionali in materia di Investimenti Diretti Esteri, il progetto sostiene la crescita di industrie ad alto contenuto tecnologico e innovativo, promuovendo al contempo sostenibilità ambientale, economia circolare e inclusione sociale e favorendo lo sviluppo dell’intera filiera regionale del lusso.