In Piemonte rincari del 7,7% in quattro mesi
Tra febbraio e maggio 2026 il costo di elettricità e gas in Piemonte è aumentato del 7,7%, un incremento ben superiore alla media europea, rimasta sostanzialmente stabile (+0,3%). A lanciare l’allarme è Confartigianato Imprese Piemonte, che evidenzia come il sistema produttivo regionale continui a subire gli effetti di un mercato energetico particolarmente instabile, aggravato dalle tensioni geopolitiche internazionali.
L’analisi, realizzata dall’Ufficio Studi di Confartigianato su dati Arera, Istat ed Eurostat, mette in luce come le imprese italiane partano già da una posizione di svantaggio rispetto ai principali competitor europei. Nel 2025, infatti, le aziende del nostro Paese hanno sostenuto un costo dell’energia elettrica superiore del 24,1% rispetto alla media dell’Eurozona, mentre il recente rialzo dei prezzi rischia di compromettere ulteriormente la competitività del sistema produttivo.
Tra le regioni italiane, il Piemonte registra il quarto aumento più elevato dopo Trentino-Alto Adige (+12,8%), Veneto (+12,2%) e Friuli Venezia Giulia (+11,6%). A maggio, inoltre, i prezzi dei beni energetici sono tornati a crescere in doppia cifra su base annua, segnando un incremento del 12% rispetto allo stesso mese del 2025, anche in conseguenza delle tensioni internazionali che interessano l’area dello Stretto di Hormuz.
“È una situazione che preoccupa profondamente – commenta Giorgio Felici, Presidente di Confartigianato Imprese Piemonte –. Le nostre imprese sono chiamate a competere sui mercati internazionali sostenendo costi dell’energia che sono già tra i più elevati d’Europa. Il sistema produttivo non ha ancora assorbito gli effetti della crisi energetica del 2022 e le nuove tensioni sui mercati rischiano di colpire aziende che operano già con margini ridotti e costi energetici significativamente superiori a quelli sostenuti dai principali concorrenti europei.”
Per Confartigianato una delle strategie più efficaci per contenere i costi energetici e aumentare l’autonomia dei territori è rappresentata dalle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER), che permettono a cittadini, imprese ed enti locali di produrre, condividere e utilizzare energia da fonti rinnovabili a livello locale.
I dati confermano una crescita significativa del fenomeno nel Nord Italia, dove si concentrano 511 delle 904 comunità energetiche attive nel Paese, pari al 57% del totale, con una potenza installata di 62 megawatt e oltre 5.600 utenze coinvolte.
Se la Lombardia è la regione con il maggior numero di CER (145), il Piemonte è quello che primeggia per capacità installata: 124 comunità energetiche sviluppano infatti una potenza complessiva di 25,6 megawatt. Un risultato trainato soprattutto dalla provincia di Cuneo, che con 38 CER e 10 megawatt installati registra la più elevata potenza media per impianto tra le province italiane maggiormente attive nel settore. Torino segue con 43 comunità energetiche e una potenza complessiva di 5 megawatt.
“Questi numeri dimostrano che il nostro tessuto produttivo ha compreso l’importanza di investire nell’autoproduzione e nella condivisione dell’energia – conclude Felici–. È deplorevole la decisione del Governo di ridurre le risorse del PNRR destinate a una delle pochissime voci di “debito buono” di un Piano costoso, controverso e dai ritorni assai dubbi: infatti i fondi destinati alle Comunità Energetiche Rinnovabili passeranno da 2,2 miliardi a 795,5 milioni di euro; significa depotenziare una delle leve disponibili per rispondere alla volatilità dei mercati dell’energia, rafforzare la competitività delle imprese e aumentare l’indipendenza energetica del Paese.”
L’associazione richiama infine l’attenzione anche sul tema dell’efficienza energetica degli edifici. Secondo le elaborazioni basate sui dati Enea-SIAPE, oltre il 45% degli immobili piemontesi rientra ancora nelle classi energetiche F e G, le meno efficienti, e dovrà essere oggetto di interventi di riqualificazione per rispettare gli obiettivi fissati dall’Unione europea entro il 2033.


