L’economia piemontese continua a crescere, ma lo fa con ritmi moderati e con segnali contrastanti. Secondo il PILNOW, l’indicatore elaborato dal Comitato Torino Finanza presso la Camera di commercio di Torino, tra aprile e giugno 2026 il prodotto interno lordo regionale è aumentato dello 0,86% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Si tratta del terzo trimestre consecutivo in crescita, nonostante le ripercussioni economiche legate alla crisi in Medio Oriente e all’aumento dei costi energetici e dei trasporti.
L’incremento è leggermente inferiore alla media italiana e a quella dell’Unione Europea, entrambe stimate intorno all’1%, ma conferma una dinamica positiva. A sostenere l’attività economica sono soprattutto il comparto delle costruzioni, ancora favorito dagli investimenti collegati al PNRR, e il turismo, mentre l’industria manifatturiera continua a mostrare segnali di debolezza.
Il valore del Pil regionale raggiunge i 172,6 miliardi di euro a prezzi correnti, con un Pil pro capite di circa 40.200 euro, superiore alla media nazionale ma ancora distante da quello delle principali aree economiche europee. Resta inoltre irrisolta la distanza rispetto ai livelli di ricchezza registrati prima della crisi del 2008.
Sul fronte del lavoro emergono le principali criticità. Gli occupati diminuiscono dell’1,3% su base annua, in controtendenza rispetto al lieve aumento registrato a livello nazionale. La flessione interessa soprattutto il settore manifatturiero, dove si continua a fare ricorso alla cassa integrazione, mentre l’edilizia resta l’unico comparto in espansione. Anche il terziario rallenta e, dopo la forte crescita dello scorso anno, commercio e turismo mostrano i primi segnali di raffreddamento.
Le esportazioni si mantengono su livelli elevati, con un valore annualizzato di circa 62 miliardi di euro, vicino al record raggiunto nel 2023. Tuttavia, l’effetto dell’inflazione riduce il valore reale delle vendite all’estero, evidenziando una perdita di competitività rispetto agli anni precedenti.
Proprio l’inflazione torna a rappresentare un elemento di preoccupazione. Nel secondo trimestre sale al 3%, superando il livello considerato ottimale dalla Banca centrale europea. A incidere maggiormente sono gli aumenti dei costi dell’abitazione, dei trasporti e dei servizi turistici, mentre la crescita dei prezzi dei prodotti alimentari risulta più contenuta.
Le famiglie continuano a sostenere i consumi anche grazie al credito al consumo, in aumento rispetto allo scorso anno. Più debole, invece, la domanda di finanziamenti da parte delle imprese, un segnale che riflette la prudenza degli investimenti, in particolare nel comparto industriale.
Tra gli elementi positivi figurano l’aumento dei consumi di energia elettrica e la ripresa della logistica pesante, indicatori che suggeriscono una buona tenuta dell’attività economica regionale.
«Il Piemonte accelera per il terzo trimestre consecutivo e si accoda alla media europea – commenta Valdimiro Rambaldi, Presidente del Comitato Torino Finanza – ma questa crescita viene da motori in fase di esaurimento: costruzioni, turismo e credito al consumo, mentre il manifatturiero, cuore storico della nostra economia, resta in difficoltà strutturale e le esportazioni continuano a perdere terreno in termini reali. L’occupazione si ferma, la Cassa Integrazione pesa ancora sulla manifattura, e l’inflazione torna a salire proprio mentre il conflitto in Medio Oriente aggiunge un’incertezza energetica che potrebbe farsi sentire con più forza nei prossimi trimestri. I segnali di resilienza ci dicono che l’economia reale è viva. Ora servirebbero nuovi stimoli: un rinnovato impegno negli investimenti aziendali innovativi, nuovi mercati, per trasformare questa tenuta in una crescita vera.»
