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Apre temporaneamente la Sala Gonin della stazione di Porta Nuova

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Fondazione FS Italiane prosegue nel programma di valorizzazione delle sale storiche delle stazioni italiane. L’iniziativa prevede una serie di aperture straordinarie che consentiranno ai visitatori di riscoprire alcuni degli ambienti più prestigiosi e rappresentativi del patrimonio ferroviario nazionale.

A inaugurare il nuovo ciclo di aperture sarà la Sala Gonin della stazione di Torino Porta Nuova, eccezionalmente visitabile nei fine settimana del 4-5 e 11-12 luglio e del 19-20 settembre.

Accompagnati da esperti del patrimonio storico, i visitatori potranno approfondirne la storia, scoprirne le peculiarità architettoniche e comprenderne il ruolo nel contesto della stazione e nell’evoluzione del viaggio ferroviario nel nostro Paese. Realizzata nel 1864 come sala d’attesa riservata alla famiglia Savoia, la Sala Gonin deve il proprio nome a Francesco Gonin, autore degli affreschi e di parte delle decorazioni che impreziosiscono l’ambiente. Pareti e volte sono arricchite da un ciclo di pitture raffiguranti gli elementi naturali: la Natura, la Terra, l’Acqua e il Fuoco. Completano l’ambiente eleganti arredi d’epoca, rivestimenti pregiati di legno e un imponente lampadario in vetro di Murano, testimonianze del valore storico e artistico di uno spazio concepito per accogliere la famiglia reale sabauda in occasione dei viaggi ferroviari.

Per partecipare alle visite è richiesta la prenotazione anticipata sul sito www.vivaticket.it 15 giorni prima della data prescelta, fino a esaurimento dei posti disponibili. I bambini fino a 3 anni possono accedere gratuitamente, accompagnati da un genitore. Per informazioni e modalità di accesso per le persone con disabilità è possibile scrivere all’indirizzo salereali@fondazionefs.it.

Il calendario completo delle aperture e gli aggiornamenti sono disponibili sui canali ufficiali della Fondazione FS Italiane.

 

Trasporto pubblico: il Trimestrale Illimitato arriva anche sui treni regionali

Più flessibilità per famiglie, studenti e pendolari

L’assessore regionale Gabusi: «Una soluzione che rende il trasporto pubblico più accessibile e aiuta le famiglie a gestire meglio la spesa»

Da oggi, 1° luglio, il nuovo abbonamento Trimestrale Illimitato è disponibile anche sui servizi ferroviari regionali del Piemonte. La misura è stata approvata dal Consiglio di amministrazione dell’Agenzia della Mobilità Piemontese nell’ambito dell’aggiornamento del sistema tariffario regionale.

L’introduzione dell’abbonamento estende al trasporto ferroviario una formula già utilizzata sulle linee automobilistiche extraurbane, con l’obiettivo di offrire ai viaggiatori uno strumento più flessibile e incentivare l’utilizzo del trasporto pubblico.

Il titolo di viaggio consente di utilizzare senza limiti treni regionali per tre mesi consecutivi e va ad affiancarsi agli abbonamenti settimanale, mensile e annuale. La nuova soluzione è pensata soprattutto per studenti, pendolari e famiglie, che potranno diluire nel tempo il costo dell’abbonamento mantenendo i vantaggi di una formula di lunga durata.

«Con questo provvedimento diamo una risposta concreta a un’esigenza che molte famiglie piemontesi ci segnalavano da tempo: poter sostenere la spesa del trasporto pubblico in modo più flessibile, senza dover anticipare l’intero costo dell’abbonamento annuale – commenta dichiara l’assessore regionale ai Trasporti Marco Gabusi – L’estensione del Trimestrale Illimitato anche ai servizi ferroviari regionali completa un percorso di integrazione tra gomma e ferro e amplia le possibilità di scelta per studenti, pendolari e lavoratori. È un intervento che rende il trasporto pubblico più accessibile, più semplice da utilizzare e sempre più vicino alle esigenze di chi ogni giorno sceglie bus e treno per i propri spostamenti».

Anche la presidente dell’Agenzia della Mobilità Piemontese, Cristina Bargero, sottolinea le motivazioni che hanno portato all’introduzione della nuova formula: «L’estensione del Trimestrale illimitato ai servizi ferroviari nasce dall’ascolto delle esigenze espresse dall’utenza, in particolare da quella studentesca – dichiara la presidente di AMP Cristina Bargero – Le nostre analisi mostrano che la combinazione di abbonamenti trimestrali e mensili consente di coprire l’intero periodo scolastico distribuendo la spesa nel corso dell’anno, senza determinare alcun impatto negativo sui ricavi complessivi del sistema tariffario regionale».

Contestualmente entra in vigore anche l’aggiornamento delle tariffe regionali, adeguate al tasso di inflazione programmata per il 2026, pari all’1,50%, come previsto dalla normativa vigente.

Il Trimestrale Illimitato sarà acquistabile per tutte le fasce chilometriche. Ad esempio, per la tratta compresa tra 20,1 e 25 chilometri il costo sarà di 218 euro. Nell’arco di un anno scolastico, l’acquisto di tre abbonamenti trimestrali comporterà una spesa complessiva di 654 euro, sostanzialmente equivalente a quella dell’abbonamento annuale agevolato Under 26, con il vantaggio di poter suddividere il pagamento in tre momenti distinti.

Con questa iniziativa la Regione Piemonte e l’Agenzia della Mobilità Piemontese proseguono il percorso di aggiornamento del sistema tariffario regionale, puntando a rendere il trasporto pubblico sempre più accessibile, flessibile e rispondente alle esigenze di mobilità dei cittadini.

Le caratteristiche del Trimestrale Illimitato

  • Validità di tre mesi consecutivi con viaggi illimitati.
  • Disponibile per tutte le fasce chilometriche.
  • Costo annuo complessivamente sostanzialmente allineato a quello dell’abbonamento annuale Under 26, con differenze contenute solo per le percorrenze più elevate.

L’aggiornamento entrerà a far parte della tabella tariffaria regionale relativa ai servizi automobilistici extraurbani e ferroviari, che sarà integrata con il nuovo titolo di viaggio Trimestrale Illimitato.

La cultura al centro: i fondi della Regione per rinnovare i musei piemontesi

3,1 MILIONI DI EURO PER INVESTIMENTI STRUTTURALI. FINANZIATI TUTTI GLI 85 PROGETTI AMMISSIBILI

Marina Chiarelli, assessore alla Cultura: «I musei non sono più luoghi da visitare in silenzio, ma spazi vivi dove crescono comunità, famiglie e nuove generazioni».

Dopo anni di attesa la Regione Piemonte riporta al centro gli investimenti strutturali destinati ai musei con un bando da 3,1 milioni di euro, che finanzierà tutti gli 85 progetti risultati ammissibili, ovvero tutte le domande che hanno raggiunto il punteggio minimo previsto dal bando.  Una misura che segna il ritorno di uno strumento strategico che rappresenta un cambio di passo nelle politiche culturali regionali. Una scelta che arriva in un momento in cui il sistema culturale piemontese dimostra tutta la propria vitalità: nel 2024 i musei della regione hanno raggiunto quasi gli 8 milioni di visitatori, con una crescita del 9% rispetto all’anno precedente, mentre il Piemonte ha registrato oltre 16,8 milioni di presenze turistiche, confermando come cultura e turismo siano oggi due leve strettamente connesse dello sviluppo regionale.

L’obiettivo del bando è rafforzare proprio una rete museale sempre più moderna, diffusa e capace di valorizzare tanto i grandi poli culturali quanto i musei dei territori, autentici presìdi di identità, memoria e partecipazione. Vogliamo musei più grandi, più accessibili, più innovativi e sempre più capaci di essere luoghi di aggregazione per famiglie e giovani. La cultura non è soltanto tutela del patrimonio, ma un investimento strategico che genera sviluppo, occupazione, turismo e qualità della vita nei nostri territori.

Gli interventi finanziati consentiranno di ampliare e riqualificare gli spazi museali, rinnovare gli allestimenti, migliorare l’accessibilità e la fruizione per tutti i cittadini, abbattere le barriere architettoniche, introdurre nuovi strumenti di visita attraverso QR Code, contenuti digitali e percorsi in Lingua dei Segni Italiana (LIS), oltre a realizzare opere di efficientamento energetico, conservazione del patrimonio e messa in sicurezza delle strutture.

«Con questo bando diamo concretezza a una nuova idea di museo. Vogliamo luoghi sempre più accessibili, innovativi e aperti, capaci di parlare alle persone e di diventare punti di riferimento per la vita delle comunità. Per noi il museo non è più uno spazio da attraversare in silenzio, ma un luogo vivo, dove si impara, ci si incontra, si condividono esperienze e si costruiscono relazioni. È uno spazio di aggregazione per le famiglie, un luogo di crescita per bambini e ragazzi, un presidio culturale che dialoga con le scuole, con il territorio e con il turismo. Investire nei musei significa investire nelle nuove generazioni. Significa offrire ai giovani luoghi in cui conoscere la propria storia, sviluppare senso di appartenenza e diventare protagonisti della vita culturale delle proprie comunità. È questa la visione politica che guida la Regione Piemonte: una cultura che non resta chiusa nelle sale espositive, ma esce, coinvolge, crea opportunità, genera sviluppo e migliora la qualità della vita dei cittadini. Il Piemonte possiede un patrimonio straordinario. Il nostro compito è metterlo nelle condizioni di innovarsi, crescere ed essere sempre più attrattivo. Ogni euro investito nella cultura produce valore, occupazione, turismo e futuro. È questa la direzione che abbiamo scelto e che continueremo a perseguire» dichiara Marina Chiarelli, assessore alla Cultura della Regione Piemonte.

La Regione Piemonte torna a investire nei musei con l’obiettivo di costruire luoghi sempre più capaci di parlare alle nuove generazioni, favorire la partecipazione dei giovani e rendere il patrimonio culturale uno strumento di crescita per l’intera comunità.

Forum per la Sicurezza Urbana: Torino chiede l’istituzione di un fondo dedicato

 

Arriva dal Forum Italiano per la Sicurezza Urbana (Fisu), a cui partecipa anche la Città di Torino con il ruolo di Vicepresidente e che si sta svolgendo a Milano, la nuova proposta al Governo, per lo stanziamento di un fondo nazionale dedicato alla prevenzione per la sicurezza urbana, finalizzato a sostenere interventi strutturali di carattere educativo, sociale e territoriale rivolti agli adolescenti e ai giovani tra gli 11 e i 25 anni. Un’intera giornata di studio e di proposta politica per affrontare insieme le sfide che riguardano l’importanza di fare prevenzione tra i giovani.

“Un’occasione – afferma l’assessore alla Sicurezza della città di Torino Marco Porcedda – per discutere su tutte le azioni che possono servire a fare prevenzione, che è il ruolo principale delle amministrazioni locali, e a spostare l’attenzione delle attività sempre più verso la partecipazione del FISU alle politiche di sicurezza nazionale. Attività che la città di Torino ha già messo in azione grazie, ad esempio, ai progetti e agli interventi di giustizia riparativa. Dal progetto “Ricominciamo” che prevede il protocollo d’intesa biennale che coinvolge la città di Torino, il corpo di Polizia Locale di Torino, la Procura per i Minorenni del Piemonte e Valle d’Aosta e l’associazione ASAI, al potenziamento dei servizi di prossimità e alla riqualificazione urbana e sicurezza integrata”.

La città di Torino, infatti, promuove percorsi di giustizia riparativa per i giovani autori di reato, il supporto alle vittime e la prevenzione della devianza minorile. Ma ha anche ampliato i servizi di prossimità che integrano i percorsi di giustizia riparativa, lavorando a stretto contatto con gli attori sociali del territorio. E, rispondendo alle criticità di alcune aree cittadine, l’assessorato alla sicurezza ha promosso un approccio che non si ferma alla repressione, ma che spinge oltre e punta fortemente sulla coesione, l’integrazione e le azioni di rigenerazione urbana per prevenire il disagio giovanile.

“Un Fondo Nazionale dedicato – conclude l’assessore Porcedda – consentirebbe di passare da interventi frammentati e temporanei a una strategia organica capace di rafforzare la presenza educativa nei territori, sostenere il protagonismo dei giovani e affrontare le cause profonde dei fenomeni di violenza evidenziati”.

In particolare la proposta del Fisu, pienamente condivisa dalla Città di Torino, prevede il potenziamento dei centri giovanili e degli spazi di aggregazione, la riqualificazione educativa degli spazi urbani, lo sport come strumento per la prevenzione del disagio, favorendo relazioni positive, inclusione, rispetto delle regole e sviluppo delle competenze sociali. Ma anche uno psicologo scolastico strutturale nelle scuole secondarie attraverso finanziamenti permanenti, l’istituzione di un educatore professionale dedicato al collegamento tra scuola, famiglie e territorio, la mediazione penale e giustizia riparativa per minori e giovani adulti, oltre all’investimento per monitoraggio e ricerca sul fenomeno della violenza giovanile, l’impatto degli interventi finanziati e la collaborazione con università e centri di ricerca.

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Mirafiori si ferma per quattro settimane, cresce la preoccupazione per l’automotive torinese

Non c’è pace per Mirafiori, tra promesse di rilancio e periodi di crisi. Lo storico stabilimento ex Fiat e oggi Stellantis interromperà la produzione per quattro settimane tra la fine di luglio e la seconda metà di agosto.  Una pausa estiva più lunga del previsto che riaccende i timori sullo stato di salute del settore automobilistico torinese. I motivi dello stop?

Secondo l’azienda, lo stop è legato sia alla pausa estiva sia a difficoltà nella disponibilità di alcuni componenti. Per i sindacati, però, c’è da allarmarsi: il prolungarsi dei fermi produttivi è il segnale di una situazione che resta fragile e che continua a pesare sullo stabilimento.

Le preoccupazioni riguardano anche l’occupazione. Nei prossimi mesi scadranno diversi contratti di lavoratori interinali e il rallentamento della produzione potrebbe rendere più complicata la loro conferma.

La situazione di Mirafiori riflette le difficoltà che stanno attraversando l’intero comparto dell’auto a Torino. Tra il rallentamento del mercato, la transizione verso l’elettrico e l’incertezza sui futuri investimenti, anche le aziende dell’indotto guardano con apprensione ai prossimi mesi.

Sindacati e istituzioni chiedono un piano industriale capace di garantire nuovi modelli e maggiori prospettive produttive, nella convinzione che il futuro di Mirafiori resti centrale non solo per Stellantis, ma per l’economia e l’occupazione dell’intero territorio torinese. Il sindaco Lo Russo chiede l’impegno del Governo.

Chivasso: uomo ferito alle gambe da colpi di pistola. Aggredito giornalista

Un uomo cinquantenne di Chivasso è stato ferito da diversi colpi di pistola alle gambe, questa mattina, in via Paleologi, in pieno centro storico davanti al circolo Paolo Otelli. Il ferito, già noto alle forze dell’ordine, si è accasciato sul marciapiede ed è stato soccorso dal 118,  e trasportato in ospedale in codice rosso.

Il giornalista Federico Gottardo, collaboratore di Repubblica, è stato aggredito mentre stava lavorando sulla sparatoria avvenuta poco prima, con pugni e schiaffi da un uomo che sarebbe uscito gridando da un palazzo nelle vicinanze. Forse un conoscente della vittima dell’agguato, che ha anche insultato la cronista de La Stampa Caterina Stamin.

Edilizia in Piemonte tra rincari e incertezze

Il settore delle costruzioni continua a mostrare segnali di tenuta grazie alla spinta degli investimenti legati al PNRR, ma emergono nuove criticità legate all’aumento dei costi delle materie prime, all’energia e al credito, che rischiano di condizionare la fase finale dei cantieri.

Le imprese segnalano rincari fino al 20% su bitume, polimeri e materiali ad alta intensità energetica, in un contesto già segnato da forti tensioni sui mercati internazionali e da una fase di rallentamento attesa nei prossimi mesi.

Secondo l’analisi dell’Ufficio Studi di Confartigianato, le tensioni geopolitiche in Medio Oriente stanno continuando a influenzare in modo significativo i prezzi delle materie prime e dell’energia. A maggio 2026, i prezzi dei metalli e dei minerali hanno registrato un aumento su base annua del 39,3%, mentre il prezzo dell’alluminio è cresciuto del 49,7%, a fronte di un’Italia che importa dal Medio Oriente il 13,7% del proprio fabbisogno di questo materiale.

Rincari diffusi anche lungo tutta la filiera delle costruzioni: a marzo i prezzi all’importazione risultano in aumento dell’8,8% per la metallurgia e i prodotti in metallo e del 7,3% per legno e derivati. Le imprese evidenziano inoltre aumenti medi attesi attorno al 20% per bitume, materie prime polimeriche, trasporti e materiali energivori come laterizi e prodotti per l’edilizia.

Un quadro che si innesta su una filiera già provata dagli incrementi registrati negli ultimi cinque anni, con aumenti tra il 2,5% e il 5,5% per numerosi materiali da costruzione, tra cui cemento, vetro, malte, carpenteria in legno e strutture metalliche.

“Le nuove tensioni internazionali si innestano quindi su una filiera che non ha ancora completamente assorbito gli effetti delle forti impennate dei costi registrate a partire dal 2021 – rileva Enzo Tanino, Presidente Confartigianato Piemonte edilizia – ma nonostante queste criticità, il settore continua a rappresentare uno dei principali motori della crescita economica, anche se si prevede un rallentamento dell’attività nel corso dell’estate”.

La tenuta del comparto resta fortemente legata alla fase conclusiva del PNRR, che ha rappresentato negli ultimi anni un elemento decisivo per il sostegno agli investimenti e alla domanda nel settore delle costruzioni.

Sul quadro complessivo incide anche il costo del credito. “A rendere più complesso il quadro contribuisce anche il costo del credito – commenta Giorgio Felici, Presidente di Confartigianato Piemonte – ad aprile 2026 il tasso medio applicato alle imprese ha raggiunto il 3,65%, in aumento rispetto al 3,49% di marzo e superiore di oltre due punti percentuali rispetto ai livelli precedenti all’avvio della stretta monetaria della BCE. Una dinamica che pesa soprattutto sulle piccole imprese e che rischia di rallentare ulteriormente gli investimenti necessari per la crescita del settore”.

“L’estate 2026 si apre con cantieri ancora pieni ma con imprese che continuano a guardare con crescente preoccupazione all’evoluzione dello scenario internazionale – chiarisce Tanino – la sfida sarà completare gli investimenti del PNRR senza che una nuova fiammata dei costi energetici e delle materie prime comprometta la sostenibilità economica delle aziende. I cantieri devono essere conclusi entro le scadenze previste ma diventano più vulnerabili quando aumentano i costi e si aggravano le criticità negli approvvigionamenti.”

“L’edilizia continua a essere uno dei principali motori dell’economia, ma occorre guardare oltre l’orizzonte del 2026 – conclude Tanino – sarà fondamentale programmare una nuova stagione di investimenti dedicata alla messa in sicurezza del territorio, alla rigenerazione urbana e alla riqualificazione energetica degli edifici. Le imprese chiedono un quadro stabile e strutturale di incentivi che consenta di accompagnare la transizione del patrimonio edilizio italiano e di garantire continuità agli investimenti”.

La sfida della robotica parte da Torino

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IL PIEMONTE PUNTA A RAFFORZARE LA LEADERSHIP
L’Unione Industriali Torino propone un piano per ricerca, innovazione e formazione

Torino, 29 giugno 2026 – Investire su ricerca, innovazione e competenze per consolidare la leadership del Piemonte nella robotica e accompagnare la trasformazione del sistema manifatturiero. È questo l’obiettivo del piano d’azione presentato dall’Unione Industriali Torino insieme al report “Robotica: posizionamento strategico dell’Italia e di Torino”, illustrato durante l’incontro “Intelligenza industriale: Torino protagonista della robotica”.

Lo studio fotografa un comparto in forte crescita. A livello mondiale il mercato della robotica è destinato a raddoppiare entro il 2030, raggiungendo un valore di circa 200 miliardi di dollari. In questo scenario l’Italia ricopre un ruolo di primo piano: è il secondo produttore europeo di robot, con il 25% della produzione continentale, seconda anche per numero di installazioni e sesta nel mondo per esportazioni, che nel 2024 hanno raggiunto i 3 miliardi di dollari.

Il Piemonte rappresenta il cuore nazionale del settore. Sul territorio regionale si concentra il 28,6% delle imprese italiane della robotica, quasi la metà del fatturato complessivo (48,7%) e oltre il 64% degli addetti.

L’Unione Industriali Torino punta ora a trasformare il patrimonio di competenze sviluppato nel settore automotive in un vantaggio competitivo stabile anche nella robotica avanzata. Per riuscirci propone la costruzione di una rete che coinvolga università, centri di ricerca, imprese, startup, investitori e istituzioni, con l’obiettivo di accelerare lo sviluppo, l’adozione e la diffusione delle nuove tecnologie robotiche, favorendo anche la partecipazione delle piccole e medie imprese.

“Torino è la terza città d’Europa, dopo Francoforte e Monaco, per investimenti nella robotica. Significa che qui esiste un sistema produttivo capace di essere protagonista di un trend destinato a crescere ancora nei prossimi anni. Torino ha tutte le caratteristiche per guidare questa trasformazione: una grande tradizione manifatturiera, aziende capaci di produrre macchinari e servizi ad alto valore aggiunto, un forte ecosistema della ricerca, il Politecnico, l’Università. Dobbiamo avere la capacità di guardare al ‘what’s next’, a ciò che verrà dopo. Come Unione Industriali Torino il nostro obiettivo è mettere insieme questi punti di forza. Non esiste una sola vocazione della città: dobbiamo far dialogare le diverse eccellenze e costruire una visione comune. La robotica è una delle partite decisive che possiamo giocare”, ha dichiarato Marco Gay, presidente dell’Unione Industriali Torino.

Il piano si sviluppa lungo due direttrici principali: il rafforzamento della ricerca e sviluppo e la formazione del capitale umano.

Sul fronte delle competenze, l’obiettivo è che entro il 2028 il 60% delle aziende associate attive nella robotica avanzata abbia avviato programmi di aggiornamento professionale per il personale tecnico, sfruttando gli strumenti e i fondi disponibili.

Per incentivare gli investimenti in ricerca e innovazione, il documento propone invece una serie di misure fiscali aggiuntive rispetto agli strumenti già esistenti, come il credito d’imposta, l’iperammortamento e la Legge Sabatini. Tra le proposte figura il rilancio di una nuova ACE (Aiuto alla Crescita Economica), che preveda la detassazione di una quota degli utili reinvestiti in progetti coerenti con i paradigmi Industria 4.0 e 5.0.

Il report suggerisce inoltre di introdurre un meccanismo che consenta alle startup e alle PMI innovative di trasformare il credito d’imposta per ricerca e sviluppo in liquidità immediata, attraverso un sistema di cash refund, accompagnato da rigorosi controlli successivi e dalla possibilità di certificare preventivamente i progetti presso enti qualificati, come università e centri di competenza.

Accanto agli interventi pubblici, l’Unione Industriali sottolinea anche la necessità di rafforzare gli strumenti di finanziamento privato, dal venture capital al leasing operativo, per evitare che le startup più promettenti scelgano ecosistemi esteri più attrattivi sotto il profilo finanziario.

Il Piemonte può infatti contare su una filiera industriale già altamente specializzata, composta da produttori di robot industriali tra i pochi in Europa in grado di competere sui mercati internazionali, affiancati da system integrator, aziende della componentistica e numerose realtà che operano nella robotica collaborativa, nei veicoli mobili autonomi (AMR), nell’aerospazio, nella difesa e nell’automazione avanzata.

“Nelle aziende stiamo già vedendo nascere molti progetti che integrano intelligenza artificiale e industria. È un’onda di trasformazione straordinaria. Torino non deve dimostrare di saper produrre: lo ha già fatto nella sua storia. Deve dimostrare di saper guidare la prossima rivoluzione industriale”, ha concluso Marco Gay.

All’incontro hanno partecipato, tra gli altri, rappresentanti delle istituzioni, del mondo universitario, dei centri di ricerca, delle fondazioni e delle principali realtà impegnate nello sviluppo dell’innovazione e della robotica.

Il piano regionale per la sicurezza del territorio: “Investire sulla prevenzione”

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DISSESTO IDROGEOLOGICO

 

La Regione Piemonte ha trasmesso al Ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica la proposta di programmazione delle risorse 2026 destinate alla mitigazione del rischio idrogeologico, per un valore complessivo di oltre 27 milioni di euro.

Il Piano, predisposto dalla Direzione regionale Opere pubbliche e Difesa del suolo, comprende 15 interventi distribuiti sul territorio piemontese e rappresenta una strategia articolata che coniuga opere di difesa idraulica, consolidamento dei versanti, interventi prioritari e un innovativo programma di rilocalizzazione degli edifici esposti al rischio idrogeologico.

Nel dettaglio, la proposta della Regione comprende:

– Savigliano (CN) – Difesa del territorio comunale dal torrente Mellea (IV lotto – secondo stralcio). Importo richiesto: 930.000 euro.
– Torino – Adeguamento del fiume Dora Riparia nel tratto cittadino per incrementare la sicurezza idraulica. Importo richiesto: 3.800.000 euro.
– Trasquera (VB) – Rilocalizzazione di un immobile residenziale in area a rischio franoso (intervento “win-win”). Importo richiesto: 44.000 euro.
– Clavesana (CN) – Rilocalizzazione di edifici in area a rischio alluvionale (intervento “win-win”). Importo richiesto: 1.200.000 euro.
– Sant’Ambrogio di Torino (TO) – Rilocalizzazione di edifici in area a rischio alluvionale (intervento “win-win”). Importo richiesto: 860.000 euro.
– Arquata Scrivia (AL) – Rilocalizzazione di un immobile in area esposta al rischio idraulico (intervento “win-win”). Importo richiesto: 94.808,50 euro.
– Volpeglino (AL) – Messa in sicurezza dell’abitato interessato da dissesto idrogeologico. Importo richiesto: 499.713,42 euro.
– Camburzano (BI) – Consolidamento dei versanti sovrastanti gli abitati di via Maffiotti. Importo richiesto: 620.000 euro.
– Piedicavallo (BI) – Sistemazione idraulica del torrente Chiobbia. Importo richiesto: 3.460.000 euro.
– Verrua Savoia (TO) – Adeguamento della quota e della sagoma dell’argine sinistro del fiume Po. Importo richiesto: 3.061.698,18 euro.
– Mongrando (BI) – Messa in sicurezza del fronte franoso in località Cerchia. Importo richiesto: 3.815.000 euro.
– Gravellona Toce (VB) – Sistemazione idraulica del bacino del torrente Stronetta. Importo richiesto: 3.779.242,40 euro.
– Sant’Ambrogio di Torino (TO) – Demolizione del ponte della SP 198 sul torrente Dora Riparia. Importo richiesto: 137.577,87 euro.
– Varallo (VC) – Messa in sicurezza del versante roccioso in località Proia, inserito tra gli interventi prioritari. Importo richiesto: 545.000 euro.
– Carrega Ligure (AL) – Realizzazione dell’opera di difesa della SP 147, inserita tra gli interventi prioritari. Importo richiesto: 4.985.000 euro.

Tra gli elementi più innovativi della proposta regionale figurano i quattro interventi integrati di rilocalizzazione, che consentono di trasferire gli edifici maggiormente esposti al rischio idraulico e idrogeologico. Una soluzione che permette di eliminare definitivamente situazioni di pericolo, ridurre i costi futuri di manutenzione delle opere di difesa e restituire spazio ai corsi d’acqua, con benefici per la sicurezza delle persone e per l’ambiente.

«Con questa proposta – ha detto l’assessore regionale alle Opere pubbliche, Difesa del suolo e Protezione civile, Marco Gabusi – confermiamo una scelta chiara: investire nella prevenzione significa investire nella sicurezza dei piemontesi. Abbiamo costruito una programmazione che nasce dalle esigenze concrete dei territori e dalle valutazioni tecniche degli uffici regionali, individuando gli interventi più urgenti e strategici».

Secondo l’assessore Gabusi, «accanto alle tradizionali opere di difesa idraulica e di consolidamento dei versanti abbiamo scelto di valorizzare anche strumenti innovativi come gli interventi di rilocalizzazione “win-win”, che in alcune situazioni consentono di eliminare definitivamente il rischio anziché limitarne gli effetti. È un cambio di paradigma nella gestione del dissesto idrogeologico, che guarda alla sicurezza delle persone, alla sostenibilità ambientale e a un utilizzo sempre più efficace delle risorse pubbliche».
Gabusi ha concluso sostenendo che «attendiamo il completamento dell’iter ministeriale, consapevoli di aver presentato una proposta solida, equilibrata e costruita con un unico obiettivo: rendere il Piemonte sempre più resiliente di fronte agli effetti dei cambiamenti climatici e garantire maggiore sicurezza ai cittadini e ai territori».

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