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Terremoto in Colombia, paura tra i 1000 colombiani di Torino

Forte preoccupazione tra i quasi mille colombiani residenti a Torino per i loro parenti e amici colpiti ieri dal terremoto di magnitudo 7.4 che ha investito la Colombia con epicentro nei pressi di San Josè del Palmar nel dipartimento del Chocò, nel nord-ovest del Paese. Si contano finora oltre 200 morti e quasi 3000 dispersi ma molta gente è ancora sotto le macerie. La situazione è monitorata dalla Farnesina, in raccordo con la rappresentanza diplomatica in Colombia. La Conferenza episcopale colombiana e le Caritas mobilitano i banchi alimentari con aiuti da distribuire ai sopravvissuti nelle diocesi colpite. Gli Stati Uniti, la Banca Mondiale e le nazioni vicine alla Colombia annunciano aiuti economici e umanitari. Anche la Croce Rossa Italiana è al fianco della Croce rossa Colombiana e della popolazione confermando la propria disponibilità a fornire supporto operativo e logistico. Solidarietà e vicinanza alle comunità colombiane giungono anche dall’arcivescovo di Torino Roberto Repole e da tutte le parrocchie del Piemonte. Per quanto riguarda gli italiani, al momento non risultano connazionali coinvolti nel sisma. Per le emergenze o segnalazioni la Farnesina invita a contattare l’ambasciata d’Italia a Bogotà al (+57) 3229459192, l’Unità di Crisi al +39 0636225 o via mail a unita.crisi@esteri.it.                  fr

Porta Nuova e via Nizza, controlli di polizia: ordini di allontanamento e sanzioni

La Polizia di Stato ha effettuato, nei giorni scorsi a Torino, un servizio straordinario di controllo del territorio ad “Alto Impatto” nell’area di Barriera Nizza, della Stazione di Porta Nuova e nei quartieri limitrofi, in attuazione delle direttive e dell’ordinanza del Questore di Torino, Massimo Gambino.
Particolare attenzione è stata rivolta alle aree maggiormente interessate da fenomeni di degrado urbano e di stazionamento illecito. Al termine degli accertamenti sono stati emessi quattro ordini di allontanamento, della durata di 48 ore, nei confronti di altrettanti cittadini stranieri sorpresi a importunare gli automobilisti durante le operazioni di parcheggio e a consumare bevande alcoliche sul marciapiede, ostacolando il passaggio dei pedoni nelle aree adiacenti alla Stazione di Porta Nuova e nel quartiere San Salvario, in particolare in via Nizza, via Belfiore e via Berthollet.
Nel corso dell’attività, un cittadino senegalese, irregolare sul territorio nazionale, è stato accompagnato presso gli uffici della Questura, dove sono state avviate le procedure volte all’espulsione. Un altro cittadino straniero è stato invece denunciato in stato di libertà dalla Polizia Locale per il rifiuto di fornire le proprie generalità.
I controlli hanno interessato anche alcuni esercizi commerciali. In particolare, la Guardia di Finanza ha elevato una sanzione amministrativa di 300 euro nei confronti del titolare di un esercizio di vendita di prodotti alimentari di via Nizza, per la mancata emissione dello scontrino fiscale relativo alla vendita di bevande alcoliche.
Numerosi anche gli accertamenti effettuati in materia di sicurezza stradale. Sono stati controllati 20 monopattini elettrici, 12 dei quali sono stati sottoposti a sequestro amministrativo. Complessivamente sono state contestate 28 violazioni amministrative, per un importo totale di circa 2.500 euro: 14 per il mancato utilizzo del casco, 6 per l’assenza della copertura assicurativa, 5 per la mancanza del contrassegno identificativo e 3 per irregolarità tecniche relative alla potenza del mezzo.
Nel corso dei controlli sono state identificate complessivamente 164 persone e controllati 31 veicoli attraverso tre distinti posti di controllo predisposti in corso Galileo Galilei, corso Massimo d’Azeglio e corso Maroncelli; in tale contesto è stata sequestrata un’autovettura che circolava priva di copertura assicurativa. Il conducente è stato sanzionato amministrativamente per un importo superiore a 850 euro.
L’attività rientra nell’ambito dei servizi straordinari di controllo del territorio disposti dalla Questura di Torino, finalizzati alla prevenzione e al contrasto dei fenomeni di illegalità e degrado urbano, nonché al rafforzamento della sicurezza nelle aree maggiormente interessate dalla presenza di cittadini e pendolari.
L’operazione, coordinata dal Commissariato di P.S. “Barriera Nizza”, ha visto l’impiego congiunto di personale del medesimo Commissariato, del Reparto Prevenzione Crimine Piemonte, dell’Unità Cinofila Antidroga della Polizia di Stato, del Reparto Mobile, della Polizia Ferroviaria, dell’Arma dei Carabinieri, della Guardia di Finanza e della Polizia Locale.

Stato di emergenza incendi boschivi esteso a tutta la regione

La Giunta regionale del Piemonte ha approvato oggi la delibera che estende all’intero territorio piemontese lo stato di emergenza per gli incendi boschivi dichiarato lo scorso 3 agosto scorso quando erano coinvolte solo i territori delle province di Torino, Vercelli e Verbano Cusio Ossola.

Il provvedimento si è reso necessario alla luce dell’evoluzione del fenomeno che, a partire dal mese di giugno, ha interessato progressivamente tutte le province piemontesi, richiedendo un impegno diffuso e continuativo del sistema regionale di Protezione civile, del Corpo volontari Aib Piemonte, dei Vigili del Fuoco e delle altre componenti operative impegnate nelle attività di spegnimento, assistenza alla popolazione e messa in sicurezza del territorio.

La delibera aggiorna quindi il perimetro territoriale della dichiarazione di emergenza già in vigore, adeguandolo all’estensione effettiva del fenomeno e consentendo di ricomprendere all’interno del medesimo quadro emergenziale tutti gli incendi boschivi riconducibili alle eccezionali condizioni meteoclimatiche che stanno interessando il Piemonte.

«Con questa decisione garantiamo che tutti i territori piemontesi colpiti dagli incendi possano essere trattati all’interno dello stesso quadro emergenziale e con le stesse opportunità di intervento e sostegno – dichiarano il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e l’assessore alla Protezione civile Marco Gabusi –. Fin dall’inizio abbiamo seguito l’evoluzione della situazione giorno dopo giorno, lavorando al fianco dei sindaci, dei volontari Aib, dei Vigili del Fuoco e di tutte le strutture impegnate sul territorio. Oggi compiamo un ulteriore passo per assicurare che nessuna comunità venga esclusa dagli strumenti previsti per la gestione dell’emergenza».

 

Artigianato piemontese, segnali di ripresa nel terzo trimestre ma i saldi restano negativi

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Piccoli segnali di miglioramento per l’artigianato piemontese, anche se il quadro economico continua a essere caratterizzato da diverse criticità. È quanto emerge dall’indagine congiunturale relativa al terzo trimestre 2026 realizzata dall’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese Piemonte su un campione di 2.250 imprese dei principali comparti produttivi e dei servizi.

Il dato più significativo riguarda l’occupazione. Il saldo previsionale migliora sensibilmente, passando dal -4,43% al -1,77%. Un andamento ancora negativo, dunque, ma con una riduzione di quasi tre punti percentuali della componente pessimistica rispetto alla precedente rilevazione.

Qualche miglioramento si registra anche sul fronte degli ordini. La previsione relativa all’acquisizione di nuovi ordini passa dal -20,65% al -20,22%, mentre quella relativa alla produzione complessiva sale dal -17,61% al -17,02%.

Ancora più evidente il cambiamento sul fronte dell’export. Il saldo relativo alle previsioni di acquisizione di nuovi ordini dall’estero passa infatti dal -46,61% al -41,90%. Anche in questo caso il dato rimane pesantemente negativo, ma la contrazione della componente negativa rappresenta un segnale di maggiore fiducia da parte delle imprese.

Per quanto riguarda le aziende che prevedono una diminuzione degli ordini provenienti dall’estero, la percentuale scende dal 49,49% al 47,20%, mentre rimane sostanzialmente stabile la quota di imprese che si attende un andamento regolare degli ordini per l’export, passata dal 47,63% al 47,50%.

Sul fronte degli investimenti emerge un altro elemento incoraggiante: diminuisce dal 70,07% al 66,89% la percentuale di imprese che non hanno programmato investimenti. Un dato che potrebbe indicare una maggiore propensione delle aziende a tornare a mettere risorse sul futuro, pur in un contesto ancora caratterizzato da prudenza.

Meno favorevole, invece, il quadro relativo agli incassi. La quota di imprese che prevede pagamenti regolari scende dal 66,02% al 63,43%. Rimane invece molto contenuta la percentuale relativa agli anticipi, che passa dallo 0,11% allo 0,65%.

Anche le prospettive relative all’inserimento di apprendisti restano negative: il saldo migliora leggermente, passando dal -24,49% al -23,58%, ma conferma la cautela delle imprese sul fronte delle nuove assunzioni.

Per Giorgio Felici, presidente di Confartigianato Imprese Piemonte, l’indagine descrive una situazione di «timida risalita», nella quale tuttavia i principali indicatori continuano a mantenere il segno meno.

Particolarmente importante, secondo Felici, è proprio il miglioramento delle prospettive occupazionali: il passaggio dal -4,43% al -1,77% viene interpretato come un primo segnale di inversione, seppure ancora fragile. Anche il recupero sul fronte dell’export viene considerato significativo, soprattutto in una fase nella quale le piccole imprese devono fare i conti con un quadro internazionale instabile.

Il presidente di Confartigianato Imprese Piemonte richiama inoltre l’attenzione sul credito alle imprese, sostenendo la necessità di favorire maggiormente l’accesso ai finanziamenti per le realtà artigiane. Secondo Felici, il miglioramento dei saldi previsionali dovrebbe essere utilizzato come un’occasione per sostenere le micro e piccole imprese e accompagnarle verso una prospettiva di maggiore stabilità.

«La leggera flessione della negatività dei dati previsionali di questo semestre è positiva», osserva Felici, sottolineando però che il miglioramento non deve tradursi in un motivo per abbassare la guardia. Per il presidente dell’associazione servono infatti interventi capaci di ridurre l’incertezza e consentire alle imprese una programmazione di lungo periodo.

L’indagine, condotta attraverso un questionario telematico, ha coinvolto 2.250 imprese piemontesi appartenenti ai settori della produzione e dei servizi maggiormente rappresentativi del comparto artigiano regionale. I numeri restituiscono quindi un quadro ancora fragile, ma nel quale diversi indicatori mostrano una progressiva riduzione della componente negativa rispetto alle rilevazioni precedenti.

Fiamme nella notte al teatro Gobetti

Verso le tre di notte e’ divampato un incendio nei sottotetti del teatro Gobetti a Torino. I vigili del fuoco sono riuscita domare le fiamme che hanno causato danni agli uffici. La causa è probabilmente un cortocircuito.

Aperti per ferie a Torino. Ecco i negozi e locali che non chiudono a Ferragosto e dintorni

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Le settimane a cavallo di Ferragosto rappresentano da sempre un periodo particolarmente delicato per chi resta in città: molte attività sospendono temporaneamente il servizio per le ferie estive e trovare negozi, servizi alimentari e locali aperti può diventare più complesso.

Quest’anno saranno 107 gli esercizi commerciali e i locali che garantiranno l’apertura nelle due settimane centrali di agosto, cinque in più rispetto allo scorso anno. Si tratta di attività che hanno aderito volontariamente ai turni predisposti dalla Città di Torino, che ne ha pubblicato gli elenchi ufficiali suddivisi per circoscrizione: un punto di riferimento per residenti e turisti che trascorreranno il periodo di Ferragosto in città.

Dei 107 esercizi aperti, 62 sono attività di vendita alimentare – tra panetterie, macellerie, latterie, gastronomie, discount e supermercati – mentre 45 sono bar, ristoranti, pizzerie, gelaterie ed enoteche.

Per quanto riguarda il settore alimentare e la grande distribuzione, resteranno aperti numerosi punti vendita In’s Mercato distribuiti in diverse zone della città, oltre ad altri esercizi di vicinato che garantiranno il servizio, generalmente con apertura mattutina festiva. Tra questi figurano il Drugstore (Cuor di Crai) di via Salbertrand, il Pastificio Defilippis di via Lagrange e le panetterie Perino Vesco, presenti sia in centro sia in corso Dante.

Anche l’offerta della ristorazione sarà ampia per il giorno di Ferragosto e per le giornate immediatamente precedenti e successive. In centro saranno aperti, tra gli altri, il ristorante Arcadia in Galleria Subalpina, il Ristorante Solferino, il Bar Francia di via Garibaldi, il Caffè Ariston, il Pastificio Defilippis, Dal Bugiardino, Porto di Savona, Sfashion Café e M*Bun.

Nelle circoscrizioni 2 e 3 saranno operativi i McDonald’s di piazza Santa Rita, via Pio VII e via Monginevro, mentre nelle circoscrizioni 4, 6 e 7 resteranno aperti, tra gli altri, i McDonald’s di via Livorno e corso Giulio Cesare, Angolo di Vino, l’Antica Trattoria “Con Calma”, il Ristorante F.lli La Cozza e Bacalhau Osteria. In circoscrizione 8 saranno invece aperti il bar di via Nizza 360, la Pasticceria Dell’Agnese e il Ristorante Birilli.

Gli elenchi completi delle attività aderenti e i relativi turni di apertura sono disponibili sul sito della Città di Torino.

Verso EuroPride 2027, Amsterdam passa il testimone a Torino

Amsterdam ha passato ufficialmente il testimone a Torino, che il prossimo anno ospiterà l’EuroPride, la più importante manifestazione europea dedicata ai diritti delle persone LGBTQIA+.

La cerimonia si è svolta ieri sera sul palco dell’EuroPride di Amsterdam al termine della parata, sancendo simbolicamente il passaggio di consegne tra la capitale dei Paesi Bassi e il capoluogo piemontese, che dal 18 al 26 giugno 2027 accoglierà l’evento internazionale.

Alla cerimonia hanno partecipato l’assessore ai Diritti della Città di Torino Jacopo Rosatelli, cinque rappresentanti del Comitato EuroPride Torino 2027 e uno per il Servizio LGBT dell’Amministrazione comunale. La delegazione torinese ha preso parte anche alla Conferenza sui diritti umani, organizzata ad Amsterdam nell’ambito delle iniziative che hanno accompagnato l’EuroPride e il WorldPride 2026.

L’assegnazione dell’EuroPride 2027 a Torino era stata decisa nel novembre 2024 dall’Assemblea generale dell’European Pride Organisers Association (EPOA), riconoscendo il valore della candidatura del capoluogo piemontese, promossa dal Coordinamento Torino Pride con il sostegno della Città.

“La cerimonia è stata un momento emozionante e carico di significato. Ricevere il testimone da Amsterdam significa assumere una responsabilità importante e confermare l’impegno di Torino per i diritti, la libertà e l’inclusione di tutte le persone – dichiara Jacopo Rosatelli, assessore ai Diritti della Città di Torino -. Nei prossimi mesi continueremo a lavorare insieme al Comitato EuroPride 2027, alle associazioni del coordinamento Torino Pride e alle altre istituzioni per costruire un evento partecipato e capace di coinvolgere l’intera città. L’EuroPride è una grande manifestazione che serve a ribadire che i diritti fondamentali devono essere garantiti ovunque e a chiunque, contro ogni manifestazione.

È emblematico che qui ad Amsterdam si stiano celebrando i 25 anni del matrimonio egualitario, una conquista di civiltà che in Italia resta ancora da raggiungere e per la quale Torino, insieme alle altre città della rete Ready e alle amministrazioni impegnate sui diritti civili, continuerà a impegnarsi fortemente”.

Nato nel 1992, l’EuroPride rappresenta la più importante manifestazione europea dedicata ai diritti delle persone LGBTQIA+ e ogni anno viene ospitata in una diversa città del vecchio continente, nella quale richiama migliaia di partecipanti. Promosso dall’EPOA, l’evento rappresenta un’occasione di confronto sui temi dell’inclusione, dell’uguaglianza e della lotta alle discriminazioni.

Dopo Amsterdam, dal 18 al 26 giugno 2027 la manifestazione tornerà così in Italia, sedici anni dopo l’edizione di Roma del 2011, facendo di Torino la capitale europea dei diritti con una settimana di eventi culturali, sociali e politici di rilievo internazionale che culminerà con una grande parata per le vie della città.

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Addio a Livio Berruti, campione olimpico torinese

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E’ morto a 87 anni a Torino il campione olimpico dei 200 metri di Roma 1960  (nella foto), Livio Berruti. Nel 2006 fu uno degli otto italiani porta-bandiera olimpica alla cerimonia di chiusura dei Giochi invernali torinesi. I funerali si svolgeranno in forma privata.

Commenta il sindaco di Torino, Stefano Lo Russo:
“Dopo essere divenuto noto in tutto il mondo per il risultato alle Olimpiadi di Roma nel 1960 fu tra i protagonisti più attivi quando la fiaccola olimpica si accese nella nostra città, nel 2006, ricordandoci che le Olimpiadi sono un momento di sport ma anche un potente messaggio di fratellanza e di pace in tutto il mondo”.

Il CONI scrive: “Addio a Livio Berruti, olimpionico a Roma 1960. Campione inarrivabile. Bandiere a mezz’asta al CONI e minuto di silenzio.

Il mondo dello sport italiano saluta una delle sue più grandi icone, protagonista di una pagina indimenticabile della storia olimpica”.

Pnrr, il Piemonte si trasforma: 2.419 interventi per 1,78 miliardi. E ci sono anche i giardini storici

I grandi interventi finanziati dal Pnrr cominciano a tradursi in opere e risultati concreti, raccontati attraverso le immagini e le testimonianze delle persone che li stanno realizzando. È questo l’obiettivo di “Racconti PNRR – Storie da un territorio in continua evoluzione”, il progetto multimediale istituzionale della Regione Piemonte che accompagna il pubblico alla scoperta delle principali iniziative realizzate grazie al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

Nel complesso, la Regione ha gestito 2.419 interventi, per un valore di 1,78 miliardi di euro, raggiungendo il 100% degli obiettivi programmati.

Tra i primi progetti raccontati c’è quello dedicato alla tutela dei parchi e dei giardini storici, un patrimonio verde formatosi nel corso dei secoli e oggi considerato parte integrante del patrimonio culturale e paesaggistico piemontese. L’intervento, inserito nella Missione 1, Componente 3 del Pnrr, ha un valore complessivo di 721 mila euro e punta a coniugare la conoscenza scientifica del paesaggio con la formazione di nuove professionalità specializzate nella cura dei giardini storici.

Una parte fondamentale del progetto è stata la realizzazione del censimento e della catalogazione di 400 parchi e giardini storici di particolare pregio. Le informazioni sono state raccolte attraverso schede georeferenziate elaborate con il contributo di esperti del mondo universitario. L’attività, sostenuta con 120 mila euro, rappresenta una base conoscitiva utile anche per future strategie di valorizzazione turistica e culturale.

La mappatura comprende alcuni dei luoghi più significativi del patrimonio piemontese: dall’Abbazia di Vezzolano – Giardino del Chiostro di Albugnano al Castello di Miasino, dalle Cascine e Serre del Castello di Racconigi al Giardino di Villa della Regina a Torino, fino al Giardino del Sacro Monte di Varallo, al Giardino di Villa Schneider a Biella, al Parco del Castello di Marengo ad Alessandria e a Villa San Remigio a Verbania.

Il progetto non si è però limitato alla conoscenza e alla catalogazione del patrimonio. Una quota significativa delle risorse Pnrr è stata destinata alla formazione di nuove figure professionali. Attraverso il sistema regionale delle agenzie formative accreditate sono stati infatti attivati otto percorsi specialistici, finanziati con oltre 600 mila euro, che hanno consentito a 111 persone di ottenere una qualificazione come giardinieri d’arte.

La formazione ha previsto una combinazione di lezioni teoriche e attività pratiche. Gli allievi hanno potuto affiancare maestri d’arte e tecnici specializzati, svolgendo centinaia di ore di tirocinio direttamente all’interno di alcune delle più importanti dimore storiche piemontesi.

«Valorizzare la professione dei giardinieri d’arte significa investire nella tutela di un patrimonio unico, trasformandolo in opportunità di sviluppo, occupazione qualificata e competenze altamente specialistiche – sottolineano il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e l’assessore alla Formazione Daniela Cameroni –. Per una Regione che ha scelto l’eccellenza come motore della propria crescita, formare professionalità dedicate anche alla cura della botanica storica significa fare del patrimonio culturale e paesaggistico una leva concreta per costruire il futuro».

Secondo Cirio e Cameroni, le Residenze Reali e più in generale il patrimonio storico, artistico e paesaggistico piemontese rappresentano un’importante risorsa per il turismo e per l’economia regionale, con ricadute sull’occupazione e sull’intera filiera della valorizzazione culturale. In questo sistema, spiegano, i giardinieri d’arte assumono un ruolo centrale nella conservazione di un patrimonio che appartiene all’identità del Piemonte.

La professione richiede infatti una preparazione specifica, perché intervenire su un giardino storico significa prendersi cura di un’opera che, a differenza di un bene architettonico, è composta anche da elementi viventi. La manutenzione di siepi secolari, alberi monumentali, fontane e specchi d’acqua richiede conoscenze botaniche, capacità tecniche e una particolare attenzione alle caratteristiche storiche e paesaggistiche del luogo.

Il racconto multimediale della Regione porta così il pubblico anche dietro le quinte delle attività di conservazione, mostrando attraverso fotografie e video il lavoro quotidiano degli operatori impegnati nella tutela del patrimonio verde.

«La scelta del linguaggio visivo ci consente di mostrare alla cittadinanza le azioni concrete delle istituzioni, offrendo uno sguardo diretto sul lavoro svolto tra rilievi tecnici e momenti di apprendimento quotidiano – concludono Cirio e Cameroni –. Il progetto dimostra l’efficacia di un intervento strategico: da un lato mappare e valorizzare con un rigore scientifico senza precedenti l’immenso patrimonio verde regionale, dall’altro investire sui giovani e sulle competenze, creando nuove opportunità di lavoro qualificato con la figura del giardiniere d’arte».

Un intervento che punta quindi a unire tutela del patrimonio, formazione e occupazione, trasformando la conservazione dei giardini storici in una concreta occasione di valorizzazione culturale ed economica per il Piemonte.

Piemonte, un’estate a rischio incendi Territori sotto pressione: nuove strategie di prevenzione

È un’estate difficile sul fronte degli incendi boschivi in Piemonte, dove il caldo intenso, la scarsità delle precipitazioni e i periodi prolungati di siccità stanno creando condizioni favorevoli alla propagazione delle fiamme. Dalle aree montane alle colline, diverse zone della regione sono state interessate da roghi che hanno richiesto l’intervento coordinato delle squadre a terra e dei mezzi aerei. La situazione ha portato la Regione Piemonte a dichiarare dall’8 luglio lo stato di massima pericolosità per gli incendi boschivi su tutto il territorio regionale, sulla base delle valutazioni del Centro funzionale di Arpa Piemonte e dell’andamento meteorologico.

Tra le aree interessate dagli incendi nelle ultime settimane figurano Valprato Soana, nel territorio del Parco nazionale del Gran Paradiso, e diversi comuni della Valsesia, tra cui Cravagliana, Boccioleto, Cervatto, Fobello e Varallo. Situazioni problematiche si sono registrate anche nell’Alessandrino, nel territorio di Mornese, nell’Alto Ovadese, così come nel Verbano-Cusio-Ossola, nella Valle Cannobina e in alcune zone del Cuneese. In territori montani e particolarmente impervi l’azione di spegnimento può risultare complessa e richiedere un massiccio impiego di mezzi aerei a supporto delle squadre impegnate da terra.

A fronte di questa situazione, il sistema regionale antincendi boschivi ha mobilitato le diverse componenti operative: Vigili del Fuoco, volontari del Corpo AIB Piemonte, Carabinieri Forestali, Protezione civile, elicotteri regionali e, quando necessario, la flotta aerea dello Stato. È proprio il coordinamento tra queste forze a consentire di intervenire rapidamente sui fronti e di contenere, per quanto possibile, l’espansione degli incendi.

Ma l’emergenza non si affronta soltanto quando le fiamme sono già divampate. Il 28 luglio la Giunta regionale ha approvato il nuovo Piano regionale per la programmazione delle attività di previsione, prevenzione e lotta attiva contro gli incendi boschivi, valido per il periodo 2026-2030. Il documento rappresenta il quadro di riferimento per i prossimi cinque anni e punta a ridurre la superficie interessata dagli incendi, migliorando al tempo stesso l’efficacia degli interventi e la sicurezza degli operatori. Alla sua elaborazione hanno partecipato le strutture regionali competenti, Vigili del Fuoco, Carabinieri Forestali, Corpo Volontari AIB Piemonte, Arpa Piemonte, IPLA, Università di Torino e i Parchi nazionali della Val Grande e del Gran Paradiso.

Il nuovo approccio tiene conto anche dei cambiamenti climatici, che stanno modificando le caratteristiche del rischio. L’aumento delle temperature, la variazione nella distribuzione delle piogge e periodi di siccità più lunghi possono rendere la vegetazione maggiormente vulnerabile e favorire incendi più estesi e difficili da controllare. Per questo la Regione punta sempre più sulla prevenzione e sulla gestione del territorio, affiancando alla lotta attiva interventi destinati a ridurre la quantità di materiale vegetale facilmente combustibile e a proteggere le aree più esposte.

Un altro tassello riguarda la manutenzione del patrimonio forestale. Il Programma triennale dei lavori forestali 2026-2028 prevede infatti attività di cura dei boschi, manutenzione della viabilità minore e della rete escursionistica, oltre all’attuazione degli interventi previsti dai piani di prevenzione degli incendi. La Regione sta inoltre portando avanti interventi per migliorare i punti di approvvigionamento idrico destinati alle operazioni antincendio, comprese opere sulle vasche presenti in diverse aree del territorio piemontese.

Nel frattempo, dopo gli incendi che hanno interessato diverse zone regionali, è stata avviata anche la programmazione degli interventi di ripristino dei boschi danneggiati. L’obiettivo è intervenire quando le condizioni del terreno lo permetteranno, valutando prima la capacità di rigenerazione naturale delle aree colpite e stabilendo soltanto successivamente dove sarà necessario procedere con interventi forestali specifici.

In una stagione così delicata, però, la prevenzione dipende anche dai comportamenti individuali. Durante il periodo di massima pericolosità, entro 100 metri dalle aree boscate, arbustive e pascolive è vietato compiere attività che possano provocare l’innesco di un incendio. Sono quindi vietati, tra gli altri, l’accensione di fuochi e fuochi d’artificio, l’utilizzo di apparecchiature che producano fiamme, scintille o brace, il fumo e l’abbandono di mozziconi o fiammiferi accesi. È inoltre vietato lasciare veicoli a motore a contatto con materiale vegetale facilmente combustibile e utilizzare fiamme libere non controllabili, comprese le lanterne volanti.

La prudenza deve valere anche per chi frequenta boschi e aree montane: non bisogna abbandonare rifiuti, accendere fuochi o effettuare attività che possano generare scintille e, soprattutto, non si deve ostacolare il lavoro delle squadre impegnate nello spegnimento. In caso di avvistamento di fumo o di un principio d’incendio, la segnalazione deve essere effettuata tempestivamente al 112, fornendo indicazioni precise sulla posizione. Un intervento rapido può infatti fare la differenza tra un focolaio circoscritto e un incendio di grandi dimensioni.