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Caro carburante, l’autotrasporto si ferma: rischio blocco in Piemonte

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Si avvicina lo stop per il settore dell’autotrasporto merci: anche in Piemonte i camion potrebbero presto restare fermi nei piazzali. La decisione è stata assunta da Unatras, che riunisce le principali sigle nazionali del comparto, tra cui Confartigianato Trasporti, al termine di settimane di confronto senza esito con il Governo, in un contesto economico sempre più difficile per imprese e cittadini. Nei prossimi giorni saranno comunicate le date e le modalità della mobilitazione, nel rispetto delle procedure previste dal codice di autoregolamentazione degli scioperi nel settore.

Alla base della protesta ci sono fattori ormai strutturali: l’aumento dei costi di esercizio, la forte instabilità dei prezzi dell’energia, la riduzione dei margini e squilibri lungo la filiera, ma soprattutto l’assenza di risposte politiche concrete. Se non arriveranno interventi immediati, anche in Piemonte si prospetta quindi un blocco con camion e tir fermi, con conseguenze dirette sulla distribuzione delle merci e dei prodotti alimentari.

Secondo Confartigianato Imprese Piemonte Trasporti, il costo del carburante – che ha raggiunto i 2,13 euro al litro – incide da solo per circa il 35% dei costi operativi, mentre il peso complessivo di tasse e oneri arriva a sfiorare il 90%. Una dinamica che riporta il gasolio al centro delle criticità del comparto, già più volte affrontate negli ultimi anni.

A pesare ulteriormente è la mancanza di misure attuative da parte dell’Esecutivo: nessuna convocazione, nessun intervento urgente, nessun segnale tangibile. Tra i punti critici anche il Decreto-Legge 18 marzo 2026 n. 33, che prevede 100 milioni di euro in crediti d’imposta per il settore, risorse però non ancora disponibili mentre le imprese continuano a sostenere costi elevati senza adeguate compensazioni.

I numeri spiegano la portata della situazione: un mezzo pesante percorre mediamente 120 mila chilometri l’anno consumando circa 36 mila litri di gasolio. Un aumento di 25 centesimi al litro comporta un aggravio di circa 9 mila euro per singolo camion, che diventano 90 mila euro per una flotta di dieci mezzi. Un impatto difficilmente sostenibile per un settore in cui la marginalità media resta inferiore al 3% del fatturato, con il rischio concreto di azzerare gli utili.

Il fermo avrebbe ripercussioni significative sull’intero sistema produttivo, soprattutto in una regione come il Piemonte, nodo strategico della logistica nazionale ed europea, dove lo stop rischia di tradursi in una paralisi delle filiere.

«Molte imprese dell’autotrasporto non sono più in grado di sostenere economicamente alcuni servizi – afferma Giovanni Rosso – al punto da valutare più conveniente lasciare i mezzi fermi nei piazzali. Restiamo disponibili a un ultimo confronto con il Governo, ma in assenza di risposte immediate, in particolare sulla riduzione delle accise sul gasolio commerciale, non potremo che fermarci».

Rosso sottolinea come la decisione non sia dettata da volontà di protesta fine a sé stessa, ma da una condizione economica ormai insostenibile: «Quando un camion parte, l’azienda anticipa i costi di carburante e pedaggi, mentre i pagamenti arrivano con ritardi. In queste condizioni, continuare a viaggiare non è più conveniente».

Le associazioni ribadiscono che non si tratta di richieste straordinarie, ma della necessità di ristabilire un equilibrio economico minimo per il comparto. Per evitare pesanti conseguenze sull’economia, UNATRAS chiede al Governo interventi urgenti: l’attuazione dei crediti d’imposta già previsti, ristori per il mancato rimborso delle accise, misure a sostegno della liquidità come la sospensione di versamenti fiscali e contributivi, il rafforzamento degli strumenti contrattuali e l’introduzione di un quadro temporaneo di aiuti anche a livello europeo.

Videosorveglianza, in città più telecamere e sistemi di sicurezza 

 

Prosegue l’impegno dell’amministrazione per l’implementazione del sistema di videosorveglianza cittadino. Questa mattina la giunta comunale, su proposta dell’assessore alla Sicurezza e alla Polizia Locale Marco Porcedda, ha approvato due delibere per dare concreta attuazione al rafforzamento del controllo del territorio.

Con la prima delibera approvata diventa realtà la connessione dell’impianto di videosorveglianza e il suo sistema di lettura targhe e interconnessione al sistema controllo nazionale targhe e transiti. Si tratta di una tecnologia di videosorveglianza avanzata che collega le telecamere OCR (Optical Character Recognition) del circuito cittadino al server centrale del Ministero dell’Interno così da consentire alle forze dell’ordine l’identificazione in tempo reale di veicoli e targhe segnalate nelle banche dati. In sostanza, con questo sistema le forze dell’ordine riceveranno una segnalazione ogni volta che viene intercettato un veicolo la cui targa è presente nelle loro banche dati. Un provvedimento che era inserito nel “Patto per la sicurezza urbana” che la Città di Torino ha stipulato nel 2023 con la Prefettura di Torino e la Regione Piemonte e che prevede per questo progetto un investimento di 600mila euro, recepiti dalla delibera.

La seconda delibera, anche questa approvata in mattinata, va nella stessa direzione: realizzare nuovi impianti per la videosorveglianza in alcuni dei punti critici della città per una maggiore prevenzione nelle dinamiche di sicurezza urbana, a disposizione della Polizia Locale e delle forze dell’ordine per il monitoraggio e il contrasto dei fenomeni di microcriminalità. L’obiettivo è potenziare la copertura video in quartieri già precedentemente individuati tra cui Barriera di Milano, San Salvario e l’area di piazza Bengasi. Il progetto esecutivo è finanziato con 250mila euro del Ministero dell’interno e prevede l’installazione di nuove telecamere a cura della società 5T, dotate di una tecnologia che sarà in grado di implementare il campo visivo e garantire una copertura più capillare del monitoraggio. Si tratta di dispositivi che sono in grado di svolgere simultaneamente diverse funzioni e predisposti per accogliere future implementazioni basate anche su algoritmi di analisi delle immagini.

“La Città – afferma l’assessore alla Sicurezza Marco Porcedda – continua a fare la sua parte, anche nell’ambito degli investimenti previsti dal Patto per la Sicurezza, per rafforzare il controllo del territorio attraverso il potenziamento della videosorveglianza, in un’ottica di sicurezza integrata e di piena collaborazione con le forze dell’ordine, che naturalmente avranno completo accesso alle immagini. Riteniamo che questo sia uno strumento molto utile in termini di prevenzione dei reati e contrasto ai fenomeni di illegalità, cui deve necessariamente affiancarsi una presenza delle forze dell’ordine sul territorio che garantisca la possibilità di interventi rapidi e tempestivi”.

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Dall’Ucraina a Torino per imparare a salvare vite: stage di alta formazione al Sant’Anna

L’Ospedale Sant’Anna di Torino è stato individuato dal Ministero della Salute ucraino come sede di riferimento per un programma di alta formazione dedicato alla gestione delle emergenze ostetriche. Dal 20 al 27 aprile la struttura torinese ospita infatti sei professionisti provenienti dall’Ucraina per uno stage avanzato focalizzato sulle emergenze intrapartali, sulla simulazione clinica e sulla presa in carico delle gravidanze a rischio. La scelta del centro, riconosciuto a livello europeo per la formazione in ambito ginecologico-ostetrico e oncologico, è stata promossa dal professor Volodymyr Artyomenko, referente nazionale per l’Ostetricia e la Ginecologia, che ha individuato in Torino il contesto più adatto per un percorso altamente specialistico.

L’iniziativa è sostenuta dalla Fondazione Medicina a Misura di Donna ETS insieme all’ospedale Sant’Anna, al Dipartimento di Scienze Chirurgiche dell’Università degli Studi di Torino e alla Scuola di Specializzazione in Ginecologia e Ostetricia diretta da Luca Marozio. Il percorso formativo, della durata di dieci giorni, è costruito per approfondire la gestione delle principali criticità ostetriche, dal basso all’alto rischio, con un approccio integrato che unisce teoria e pratica.

Il progetto si inserisce in una più ampia prospettiva di cooperazione internazionale, con un forte valore clinico e solidaristico. In un contesto segnato dal conflitto, l’obiettivo è rafforzare competenze avanzate che possano essere trasferite e diffuse nei sistemi sanitari ucraini, secondo il modello “training the trainers”, creando così un effetto moltiplicatore nella formazione.

Le attività si svolgono principalmente presso il Centro di simulazione universitario REC – Research and Educational Center for Obstetrics and Gynaecology, dotato di accreditamento internazionale, con programmi personalizzati in base al profilo dei partecipanti. Tra gli ambiti trattati rientrano il parto vaginale operativo con supporto ecografico, la gestione della distocia di spalla, il parto podalico e il prolasso di funicolo, l’interpretazione del tracciato cardiotocografico, l’impiego dell’ecografia in travaglio, oltre alla diagnosi e al trattamento di condizioni critiche come inversione uterina, atonia ed emorragia post-partum.

Accanto alla simulazione, il programma prevede l’inserimento nei reparti ospedalieri, tra cui degenza, terapia intensiva e subintensiva materna e neonatale, sale parto e sale operatorie, oltre agli ambulatori dedicati alle gravidanze complesse e al supporto psicologico. L’obiettivo è duplice: da un lato consolidare competenze cliniche avanzate nella gestione delle emergenze, dall’altro fornire strumenti didattici e organizzativi utili a trasmettere tali conoscenze ad altri professionisti attraverso esercitazioni, role play, discussione di casi e verifiche strutturate.

Secondo Chiara Benedetto, presidente della Fondazione Medicina a Misura di Donna ETS, l’iniziativa rappresenta una sintesi concreta della missione della fondazione, orientata a coniugare eccellenza clinica, innovazione e attenzione alla persona, valorizzando il ruolo strategico della simulazione nella formazione. Anche le istituzioni regionali sottolineano il valore del progetto, evidenziando come l’esperienza del Sant’Anna rappresenti un esempio di integrazione tra qualità sanitaria, formazione e cooperazione internazionale.

L’iniziativa rafforza il ruolo del Piemonte come interlocutore qualificato nei percorsi di collaborazione sanitaria, dimostrando come l’investimento in formazione avanzata possa generare benefici concreti non solo a livello locale ma anche internazionale, contribuendo al miglioramento della qualità delle cure e della sicurezza per donne e neonati.

Nell’ambito dello stage, mercoledì 22 aprile è previsto un momento istituzionale di incontro presso il Sant’Anna tra la delegazione ucraina e i rappresentanti delle istituzioni regionali e accademiche, a testimonianza del valore strategico dell’iniziativa.

Torino solidale, al via la Festa del Santo Cottolengo 2026 Ecco tutte le Celebrazioni

 

Dal 21 al 29 aprile la Novena sul tema «Fede e Divina Provvidenza». Il 30 aprile la solenne Celebrazione Eucaristica presieduta dal cardinale Roberto Repole

 

Le Celebrazioni per la Festa di San Giuseppe Benedetto Cottolengo (1786 – 1842), che si terrà giovedì 30 aprile 2026, vertono sul tema dell’Anno pastorale 2026 della Famiglia Cottolenghina: «”A chi straordinariamente confida, il Signore straordinariamente provvede”. Fede e Divina Provvidenza», in cammino verso il bicentenario dell’ispirazione carismatica donata al Fondatore della Piccola Casa della Divina Provvidenza, che ricorrerà il 2 settembre 2027.

La Novena

Da martedì 21 a mercoledì 29 aprile 2026 nella chiesa Grande della Piccola Casa di Torino (via Cottolengo 12), tutti i giorni, alle ore 17 si tiene la Novena in preparazione alla Solennità. Predica don Sergio Baravalle, Rettore del Santuario Beata Vergine della Consolata di Torino. Segue la Celebrazione dei Vespri.

La Festa

 

Giovedì 30 aprile le Celebrazioni si apriranno alle ore 7 nella chiesa Grande della Piccola Casa (via Cottolengo 12) con la Messa presieduta dal Vescovo Ausiliare di Torino Mons. Alessandro Giraudo. Alle ore 9 si terrà la Celebrazione Eucaristica per la Scuola Cottolengo presieduta da don Alessandro Koch, sacerdote cottolenghino.

 

Alle ore 10 avranno luogo tre celebrazioni: una nella chiesa San Pier Giorgio Frassati presieduta da Padre Carmine Arice, Padre generale della Piccola Casa, una nell’RSA Annunziata presieduta da padre Ugo Pozzoli, missionario della Consolata, Vicario episcopale per la Vita consacrata della diocesi di Torino, e una terza nella cappella dell’Ospedale Cottolengo (via Cottolengo 9) presieduta da don Pasquale Shiavulli, sacerdote cottolenghino.

 

Dalle ore 14.30 il cortile della Piccola Casa (via Cottolengo 14) si colorerà con stand su «Fede e cultura» richiamo alle diverse realtà multiculturali della Famiglia cottolenghina presente nel mondo, in particolare per quanto riguarda le espressioni della fede.

 

Alle ore 16 nella chiesa Grande della Piccola Casa il cardinale Roberto Repole, Arcivescovo di Torino e Vescovo di Susa, presiederà la solenne Celebrazione Eucaristica (trasmessa in diretta streaming su www.cottolengo.org), concelebrata da Padre Carmine Arice e da diversi sacerdoti cottolenghini. Seguirà la festa di chiusura nel cortile della Piccola Casa.

Per informazioni: www.cottolengo.org

 

Torino, stretta sulla sicurezza: 172 allontanamenti e 37 arresti in due settimane

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Torino alza la guardia e i primi numeri parlano chiaro: in due settimane di “zone a vigilanza rafforzata” si contano 172 allontanamenti, 37 arresti e oltre 11 chili di droga sequestrati. È questo il bilancio tracciato dal prefetto Donato Cafagna durante il Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica, a quindici giorni dall’entrata in vigore del nuovo dispositivo.

Il piano segna un cambio di passo rispetto al passato. Le aree sotto osservazione sono state ampliate, dando alle forze dell’ordine più margine per intervenire e allontanare soggetti ritenuti pericolosi, con l’obiettivo di prevenire reati e contrastare il degrado urbano. Tra le novità anche l’utilizzo del cosiddetto “Daspo urbano” (DACUR), che vieta l’accesso a specifiche zone della città, e controlli più serrati non solo sulle persone ma anche su locali pubblici e mezzi come i monopattini.

Dal 31 marzo pattuglie di Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza e Polizia Municipale hanno presidiato con servizi straordinari quartieri sensibili come Barriera di Milano, Aurora e San Donato, oltre alle aree del Lingotto, piazza Bengasi, Vanchiglia, San Salvario e la zona della stazione Porta Nuova.

I controlli, fino al 15 aprile, hanno riguardato oltre 3.700 persone. Oltre agli arresti e agli allontanamenti, cinque soggetti recidivi hanno ricevuto il divieto di accesso alle cosiddette “zone rosse”. Nel mirino anche le attività commerciali: 35 esercizi ispezionati, 14 sanzioni e diversi provvedimenti di chiusura o sospensione. Stretta pure sui monopattini, con 169 multe elevate.

Tra le persone allontanate figurano individui con precedenti per spaccio, furti, rapine e reati contro la persona. Un segnale, sottolinea il prefetto, dell’azione “continua e coordinata” delle forze dell’ordine, che continueranno a mantenere alta l’attenzione non solo nelle aree più critiche, ma in tutta la città, dal centro alle zone turistiche e residenziali.

Dopo anni di lavori è finita la A33: Asti e Cuneo finalmente collegate senza interruzioni

È pienamente operativo da ieri il collegamento autostradale tra Asti e Cuneo, grazie all’apertura al traffico del tratto a due corsie per senso di marcia tra Cherasco e lo svincolo di Alba Ovest (Roddi), completando così un’infrastruttura attesa da anni. Il risultato arriva al termine di un cronoprogramma serrato e scandito da tappe decisive, a partire dall’attivazione nell’aprile 2023 del primo segmento tra la tangenziale di Alba e lo svincolo di Alba Ovest, strategico anche per l’accesso all’ospedale di Verduno, fino all’inaugurazione dell’intero tracciato nel dicembre 2025, inizialmente fruibile in modalità di cantiere.

La piena entrata in esercizio della A33 Asti-Cuneo è stata celebrata nel cantiere Itinera di Roddi alla presenza, tra gli altri, del vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, del viceministro Edoardo Rixi e del presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, insieme agli assessori regionali e ai rappresentanti delle istituzioni locali e dei soggetti coinvolti nella realizzazione dell’opera, tra cui il Gruppo ASTM.

L’attivazione definitiva del collegamento a quattro corsie rappresenta un passo rilevante per il sistema infrastrutturale piemontese, con ricadute concrete sul piano economico e territoriale. L’opera favorisce infatti una maggiore integrazione nelle principali reti di trasporto nazionali ed europee, garantendo al tempo stesso una viabilità più fluida e sicura e contribuendo a ridurre il traffico pesante nei centri abitati, con benefici diretti sulla qualità della vita.

Asti e Cuneo sono ora collegate da un’arteria moderna di circa 90 chilometri complessivi, di cui 70 costituiti dalla A33, che consente un rapido collegamento con le direttrici della A21 Torino-Piacenza-Brescia e della A6 Torino-Savona. La realizzazione dell’infrastruttura, che attraversa 33 Comuni e coinvolge due province, è il risultato di un imponente lavoro che ha visto impegnati oltre 1.200 operatori, 15 aziende e 130 fornitori, sostenuto da un innovativo modello di finanziamento approvato dall’Unione Europea, determinante per superare le criticità amministrative che per anni avevano rallentato il completamento del progetto.

Oltre 60mila presenze a Biennale Tecnologia


Il Politecnico di Torino riconosciuto da ANVUR al primo posto tra gli atenei italiani per Terza Missione e impatto sociale

Appuntamento alla VI edizione nel 2028

Si è conclusa domenica 19 aprile la V edizione di Biennale Tecnologia, la manifestazione culturale organizzata dal Politecnico di Torino, che ha invitato il pubblico di quest’anno a chiedersi in che modo la tecnologia può essere messa al servizio dell’interesse collettivo. Il tema di quest’anno, Soluzioni, è stato sviluppato attraverso un approccio trasversale e interdisciplinare, con l’obiettivo di avvicinare le scienze tecnologiche e quelle umane, in linea con il claim della manifestazione: “Tech Cultures”.

LA V EDIZIONE

Con oltre 60.000 presenze Biennale Tecnologia conferma il suo successo, inserendosi in un contesto di eccellenza per il Politecnico di Torino, appena riconosciuto da ANVUR come primo ateneo in Italia per Terza Missione e impatto sociale nella VQR (Valutazione della Qualità della Ricerca) 2020–2024.
La V edizione di Biennale Tecnologia si è inoltre distinta per la sua presenza diffusa nello spazio urbano: per la prima volta oltre agli ambienti accademici del Politecnico di Torino, che è rimasto la sede centrale, si è estesa in maniera diffusa e capillare nella città nelle oltre 20 sedi che hanno accolto il programma di Biennale Tecnologia.

Tra le altre novità di questa edizionela presenza dei co-curatori, che hanno affiancato il curatore scientifico Guido Saracco. In particolare, Saracco ha coordinato l’intero programma e nello specifico si è focalizzato sul filone dedicato all’impatto dell’IA e alle trasformazioni che implica nella società e nel rapporto con l’essere umanoSimone Arcagni sul rapporto tra cultura e tecnologia; il collettivo Frame – Divagazioni scientifiche si è occupato di incontri che in maniera trasversale toccano più argomenti, dallo spazio alla saluteFederico Bomba (Sineglossa), invece, ha curato due mostre inserite nel programma, Framing Problems e Dati Sensibili.

Nel corso delle cinque giornate, Biennale Tecnologia ha visto confrontarsi oltre 300 relatori da tutto il mondo per un totale complessivo di 120 incontri animati dalla grande partecipazione di un pubblico di ogni età, coinvolgendo cittadini torinesi e anche molti turisti presenti in città nel weekend. Oltre 14.000 persone hanno partecipato agli incontri, registrando molti sold out.

Si è confermato l’impegno per le scuole, nell’ambito del progetto della Città “Torino Futura”oltre 2600 bambini e ragazzi che hanno partecipato ad attività didattiche nello Spazio 0-14 e laboratori, tra cui quelli di Politecnico Aperto. Tecnologia in Piazza ha portato in piazza San Carlo 22 Team studenteschi dell’Ateneo, coinvolgendo sabato e domenica oltre 25.000 persone.

Esauriti tutti gli spettacoli che hanno visto protagonisti, tra gli altri, da Marco Paolini alle OGR, a Stefano Accorsi al Teatro Carignano, passando per Tecnomusik al Conservatorio Giuseppe Verdi, La sussurratrice al Teatro Vittoria, Retrofuturo Prometeo Talks al Politecnico, con oltre 4.000 spettatori complessivi.

Quest’anno è stato dato grande rilievo alla relazione tra tecnologia e mondi espressivi percepiti tradizionalmente distanti dalle discipline tecniche, attraverso i format delle esposizioni artistiche e le mostre. Più di 15.000 persone hanno visitato le mostre.

In calce il link al press kit digitale contenente il  la nota conclusiva completa, le dichiarazioni, i loghi e le foto della V edizione di Biennale Tecnologia.

Foto Lapone e Ujetto

Torino: la sindrome della “città vetrina”

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L’OPINIONE

Le recenti perplessità di Evelina Christillin su una possibile candidatura olimpica per Torino sono solo l’ultimo segnale di un malessere che la città non vuole affrontare. Al di là dei singoli pareri, la questione di fondo resta una: Torino è davvero pronta a gestire un grande evento, o siamo ormai ostaggi della “sindrome della vetrina”?

Siamo diventati campioni nel vestire a festa la città per pochi giorni, come accade con le ATP Finals. Luci, sponsor e visibilità internazionale: tutto perfetto. Ma poi? Appena si spengono i riflettori, Torino torna a fare i conti con la propria quotidianità, fatta di problemi infrastrutturali irrisolti e di una programmazione che sembra svuotarsi appena finisce il mega-evento di turno.

Il paragone con Milano, che inseguiamo affannosamente, è impietoso. La differenza non è nella capacità di gestire una cerimonia, ma nella sostanza dei giorni che seguono. Milano corre tutto l’anno; Torino, invece, vive di “fiammate” che lasciano dietro di sé più costi di gestione che eredità concrete.

Prima di sognare nuovi loghi olimpici, dovremmo chiederci se sia saggio sobbarcarsi un altro fardello economico per infrastrutture che rischiano di diventare l’ennesimo monumento all’incompiuto. Torino non ha bisogno di un altro grande evento per sentirsi importante; ha bisogno di una gestione che sappia guardare oltre il taglio del nastro. Perché se non impariamo a far funzionare la città per chi ci vive 365 giorni l’anno, resteremo sempre e solo una bellissima comparsa nel panorama dei grandi eventi. E, forse, è ora di smetterla di recitare questo copione.

Chiara Vannini

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Pro e contro. Le conseguenze economiche e turistiche dei Giochi Olimpici Invernali di Torino 2006 sul territorio piemontese

I Giochi Olimpici Invernali del 2006 hanno rappresentato per Torino e per l’intero Piemonte molto più di un evento sportivo: sono stati un punto di svolta capace di incidere in modo profondo sull’economia locale, sull’organizzazione del territorio e sull’attrattività turistica. A distanza di anni, è possibile osservare come quell’appuntamento abbia contribuito a ridefinire il ruolo della città e della regione, avviando un processo di trasformazione duraturo.

Dal punto di vista economico, le Olimpiadi hanno attivato un ingente flusso di investimenti, sia pubblici sia privati. Le risorse impiegate per la costruzione degli impianti sportivi, il miglioramento delle infrastrutture e la riqualificazione urbana hanno avuto un impatto significativo sull’economia locale. In particolare, si è registrato un effetto positivo sulla crescita, con un incremento stimato intorno allo 0,2% del PIL a livello nazionale e fino a circa il 3% per il Piemonte. Questo impulso ha favorito lo sviluppo di settori come l’edilizia, i trasporti e i servizi, contribuendo a modernizzare il sistema territoriale.

Uno degli effetti più rilevanti è stato il cambiamento dell’immagine di Torino. Prima del 2006, la città era principalmente associata alla grande industria automobilistica; dopo i Giochi, ha iniziato a essere percepita come una destinazione culturale e turistica. Musei, residenze storiche, eventi e gastronomia sono diventati elementi centrali nella promozione del territorio, aumentando la visibilità internazionale della città.

Sul piano turistico, i risultati sono stati evidenti soprattutto nel medio-lungo periodo. Gli arrivi turistici sono cresciuti in modo molto significativo: si registra un aumento di circa il 90% in Piemonte e di oltre il 100% nell’area di Torino. Anche le presenze (pernottamenti) hanno seguito lo stesso andamento, con un incremento di circa il 52% a livello regionale e di circa il 73% nell’area torinese.

Questa crescita si riflette anche nei dati più recenti: il Piemonte ha raggiunto circa 17 milioni di pernottamenti annui, di cui circa 4,5 milioni concentrati nella città di Torino. Il turismo è diventato così un settore sempre più importante, arrivando a rappresentare oltre il 10% del PIL regionale.

L’aumento dei flussi turistici ha avuto ricadute diffuse sul tessuto economico locale. Da un lato, si è registrato un incremento dell’occupazione nei servizi legati all’accoglienza; dall’altro, si è rafforzato l’indotto, comprendente trasporti, commercio e attività culturali. Inoltre, l’esperienza organizzativa maturata con le Olimpiadi ha reso il territorio più capace di ospitare eventi di rilievo, consolidando ulteriormente la sua attrattività.

Le criticità

Tuttavia, non sono mancate alcune criticità. Alcune strutture costruite per i Giochi hanno incontrato difficoltà nel trovare un utilizzo stabile nel tempo, mentre i benefici economici non si sono distribuiti in modo uniforme tra tutte le aree. Inoltre, una parte dell’occupazione generata è rimasta legata a lavori stagionali o poco qualificati. Questi aspetti mostrano come l’impatto di un grande evento debba essere gestito con politiche mirate per garantirne la sostenibilità nel lungo periodo.

Nel complesso, l’eredità di Torino 2006 può essere considerata positiva. I Giochi hanno contribuito a diversificare l’economia locale, riducendo la dipendenza dal settore industriale e rafforzando il ruolo del turismo e della cultura. Hanno inoltre migliorato le infrastrutture e favorito un cambiamento nella percezione della città e della regione.

Auto pirata? Morto rider 32enne caduto dalla bici sulla collina torinese

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Un rider ieri sera è morto cadendo dalla bici su una strada della collina torinese, nei pressi del parco Europa, in zona Cavoretto. L’uomo,  di 32 anni, è stato trovato dal 118 tra la vegetazione, vicino alla sua bicicletta, rimasta sulla strada. Gli sono stati riscontrati diversi traumi. Verso le 23 una passante ha chiamato i soccorsi, vedendo il mezzo rimasto in strada. Gli accertamenti verificheranno se la vittima è stata urtata da un veicolo.

Attivista trans schiaffeggiato in centro

E’ stato colpito con uno schiaffo  in centro a Torino per il suo zaino arcobaleno, un attivista trans volontario del Torino Pride e giurato del Lovers Film Festival. La notizia è stata comunicata dal Torino Pride sui social. L’aggressore è stato un giovane componente di un gruppo di adolescenti che hanno gridato frasi omofobe, anche se hanno cercato di trattenerlo.