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Economia sociale, a Torino c’è ancora molto ma molto da fare

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L’INTERVENTO

Per chi ha scelto di non vivere solo per se stesso ma anche per la propria comunità ieri era una giornata speciale, la Giornata mondiale della Giustizia sociale. Così  ho seguito il Convegno internazionale organizzato dalla Camera di Commercio e da Torino social impact. Un convegno importante in anni in cui sono aumentate le diseguaglianze sociali . Un convegno molto partecipato  di quello che viene chiamato il terzo settore, con relatori  nazionali e internazionali. Perché è vero, il mercato non riduce le diseguaglianze e allora l’impegno del governo centrale agli Enti locali e’ quello di ideare, programmare, mettere in campo iniziative che puntino più sul sociale che sul profitto. Due annotazioni positive sono rappresentate dalla età media relativamente bassa dei partecipanti e dalla carica emotiva che traspariva anche dalla attenzione agli interventi. I risultati però sono ancora insufficienti perché sè vero che gli undici milioni di persone che in Europa operano nel campo sociale producono il 6% del PIL europeo mentre gli altri 199 milioni di lavoratori producono il 94% del PIL europeo, e altrettanto vero che negli ultimi vent’anni la bassa crescita economica ha aumentato le diseguaglianze in particolare a Torino al punto che le iniziative nel sociale in Piemonte valgono meno del 5% del PIL regionale.  D’altronde il disagio e le diseguaglianze in questi nani di bassa crescita a Torino sono cresciute.

Il divario tra le due Città di cui parlava Mons. Cesare Nosiglia nel 2012, in questi anni è ancora aumentato.
Secondo il CRESME Torino tra le 44 Aree Metropolitane europee con oltre un milione e mezzo di abitanti, e’ solo 41a mentre Napoli e 43a, Milano 23a e Lione 11a. Qui non ho capito l’ottimismo del Vice Sindaco dell’Area Metropolitana cui sono sfuggiti alcuni dati sociali pesanti. Se Torino è capitale della cassa integrazione questo vuol dire che 50-70.000 nuclei famigliari d anni vivono con un salario ridotto del 40%  Se il 45% dei torinesi non riesce a risparmiare vuol dire non sarebbero in grado di contare un spesa imprevista senza pensare ai tanti lavoratori precari. Sicuramente la metà della Città che stava male nel 2021 oggi sta peggio. Ecco perché Torino come gran parte del nostro Paese deve rilanciare la crescita della economia,  unico modo per creare i tanti buoni posti  di lavoro di cui c’è bisogno e aumentare le risorse per le politiche sociali. Ecco perche alcune politiche green europee come quella per il settore auto vanno rapidamente corrette . Ecco perché i ritardi nella costruzione delle infrastrutture green come la TAV sono pesanti e pesano soprattutto sulla speranza di futuro dei più deboli . Il genericismo non diminuisce le diseguaglianze. Se non si dichiara la malattia il medico non l può curare e Torino non vuole ammettere che le politiche di questi anni l’hanno impoverita. Così stamane non si è parlato né di politiche di sviluppo, né di TAV, né di correggere la politica europea dell’auto. Ma senza aumento della crescita economica sarà impossibile diminuire le diseguaglianze, malgrado il grande impegno del terzo settore Se nelle università italiane si studiasse ,come fanno nelle Università cinesi e giapponesi, i provvedimenti dei Governi DC e alleati nei primi 15 anni del secondo dopo guerra che ci diedero il Boom economico potrebbero capire che in quegli anni invece le diseguaglianze  diminuirono. Torino deve rilanciare il suo sviluppo ma per farlo occorre smetterla con l’ottimismo di maniera, guardare in faccia la realtà e dare maggiore attenzione alle difficoltà sociali particolarmente forti nei Quartieri svantaggiati mentre tutti continuano  scegliere di localizzare eventi e interventi nella zona centrale della Città. Ecco perché la periferia  deve partecipare di più al voto se vuol cambiare finalmente la qualità della Amministrazione cittadina.
Mino GIACHINO
Commissario UDC Torino

Torino al City Vision 2026: la cybersecurity per la Città del futuro

 

“Muoversi verso il futuro”. Questo il tema trattato al tavolo di lavoro del City Vision 2026 che si è svolto oggi, al Food Policy Hub di Palazzo di Città, ad Andria, in Puglia.

L’obiettivo dell’incontro, di rilievo nazionale, è stato di valorizzare il tema del “muovere” in senso ampio: mobilità e accessibilità, ma anche la capacità dei territori di attivare trasformazioni intelligenti attraverso scelte di governo, innovazione, infrastrutture (fisiche e digitali), transizione energetica e collaborazione tra istituzioni, imprese, reti, comunità e cittadinanza attiva.

Torino, per le attività messe in campo in questi anni dall’Amministrazione e per i progetti sull’innovazione e la digitalizzazione, rientra a pieno titolo tra le Pubbliche amministrazioni che stanno gestendo con più continuità i processi di trasformazione intelligente.

A rappresentare la nostra Città l’Assessore alla Legalità, sicurezza e cybersecurity Marco Porcedda che ha partecipato con un intervento al tavolo di lavoro: «Quando parliamo di città del futuro pensiamo subito a tecnologie, sensori, piattaforme, intelligenza artificiale. Ma la verità è che nessuna città potrà dirsi davvero intelligente se non saprà custodire i propri dati. Perché oggi non esiste innovazione senza sicurezza – ha spiegato l’assessore Porcedda –. La cybersecurity non è più un tema tecnico. È una questione di postura culturale, di responsabilità politica e di governance. Significa decidere, come amministratori, di mettere la sicurezza al centro della nostra visione di sviluppo».

Oggi il tema, però, è anche un altro: come rendere la sicurezza un fattore abilitante della trasformazione digitale? L’assessore Porcedda ha messo in evidenza come siano due le risposte possibili: da una parte la responsabilità politica, stanziando risorse, definendo strategie e pretendendo standard e dall’altra un nuovo modello di governance.

«La Pubblica amministrazione – ha concluso l’assessore Porcedda – deve, come sta facendo Torino, creare un modello che integri IT, transizione digitale, sicurezza urbana e servizi ai cittadini. Un sistema che include la formazione delle persone, la gestione del rischio, la risposta agli incidenti e, soprattutto, la cultura. La cybersecurity, se ben governata, diventa un volano: accelera l’innovazione, aumenta la qualità dei servizi, rafforza il rapporto tra amministrazioni e cittadini. E Torino sta andando in questa direzione».

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“L’ora del Vermut”, la terza edizione del Salone al Museo del Risorgimento

Ritorna ai “Natali”, per il suo 240° compleanno, il “Vermouth” di Torino

Sabato 21 e domenica 22 febbraio

“E come Parigi ha l’ora dell’assenzio, Torino ha l’ora del Vermut, l’ora in cui la sua faccia si colora e il suo sangue circola più rapido e più caldo”: parole davvero speciali (volte a ricordare tutta la “torinesità” del più nobile degli aperitivi) quelle datate 1911 (da “Speranze e glorie. Le tre capitali: Torino-Firenze-Roma”) a firma del celebre papà di “Cuore” (ligure di nascita ma piemontesissimo d’adozione) Edmondo De Amicis, fra i tanti estimatori, dal fine palato, di quel “Vermouth” (o “vermut”), vino aromatizzato e liquoroso “inventato” proprio a Torino nel lontano 1786, all’interno della bottega sita in piazza Castello dell’erborista Antonio Benedetto Carpano, miscelando del “Moscato” di Canelli con un infuso di erbe, principalmente “assenzio” o “artemisia maggiore”, in tedesco “Wermut”, per l’appunto. Invenzione geniale (sebbene vini aromatizzati esistessero già dai tempi degli antichi Greci e Romani) tanto che la liquoreria del “Carpano” diventò, in allora e per anni, luogo fra i più frequentati del capoluogo piemontese e meta ambita da tutta la nobiltà sabauda, in primis (e che pubblicità!) dalla stessa corte di Vittorio Amedeo III, cui quel “furbacchione” del Carpano fece subito recapitare a corte, da buon vicino di casa, una graditissima cassa del suo “Vermouth”. Da allora il successo della bevanda decollò resistendo nel tempo e a livello internazionale. Fra i grandi estimatori, mi piace ancora ricordare, mentre ne assapora il profumato aroma seduto al “solito suo tavolo” al “Cambio”, il ministro Camillo Benso di Cavour, affezionato soprattutto al celebre, “Punt e Mes”  o “Vermouth rosso con elisir di china”. Per arrivare, un bel po’ d’ anni dopo, al senatore Giovanni Agnelli che, si dice, amasse pasteggiare, anche lui, con un buon bicchiere di “Punt e Mes”, simboleggiato nel logo da quella “Sintesi 59”, scultura ideata da Armando Testa e donata nel 2015 alla “Città di Torino” per essere allocata nella piazza XVIII Dicembre, proprio davanti alla vecchia stazione di “Porta Susa”.

Quant’acqua da allora è passata sotto i ponti. 240 anni! Ancora ben portati, da “monsù Vermut”, dal 2017 registrato con l’“Indicazione Geografica – Vermut di Torino” e di certo anni degni d’essere ricordati, con tutti gli onori, nella terza edizione del “Salone del Vermouth”, ospitata per due giorni, sabato 21 e domenica 22 febbraio, nelle Sale del “Museo Nazionale del Risorgimento Italiano” (piazza Carlo Alberto, 8), visitabili durante il “Salone” con il percorso guidato “Un Museo, mille storie: il Risorgimento è servito!”Primo e unico appuntamento italiano dedicato a questa nostra “eccellenza” del buon bere – ideato e curato da Laura (Lalla) Carello, ideatrice di “MT Magazine”, con il patrocinio ed il sostegno di “Camera di Commercio”“Comune”“Regione” e “Turismo Torino e Provincia” – questa terza edizione del “Salone” vuole essere un grande “contenitore esperienziale e culturale”, capace di accogliere un folto numero di produttori, operatori del settore e pubblico per dare vita a un articolato “palinsesto di incontri”, “degustazioni” e “momenti di approfondimento”. Oltre 30 i produttori presenti, dai marchi storici alle realtà artigianali emergenti, riuniti per raccontare il “Vermouth” attraverso le sue diverse interpretazioni, dando vita a un dialogo unico tra le grandi eccellenze storiche del territorio e giovani produttori emergenti che stanno portando nuova linfa e creatività alla categoria. Basti pensare, come sottolineano Paolo Bongioanni e Claudia Porchietto, rispettivamente assessore regionale al “Commercio Agricoltura e Cibo” e sottosegretario alla “Presidenza” della “Regione”, che “a fronte della crisi che ha interessato altri prodotti alcoolici, il vermouth piemontese non segna il passo”. “Anzi – aggiungono – i numeri parlano di un vero e proprio boom: una produzione aumentata dal 2018 al 2024 da 2,4 a 6,8 milioni di bottiglie, un prezzo medio alla bottiglia passato dai 17,92 ai 25,20 euro e un fatturato salito da 32,6 ai 172,2 milioni di euro e realizzato per il 65% all’estero”. Cifre che giustificano le importanti novità di quest’anno: dalla “Giornata B2B esclusiva” riservata al “trade” (lunedì 23 gennaio) al “Fuori Salone” (dal 16 al 22 febbraio), un autentico “laboratorio del Vermouth a cielo aperto” che estenderà la manifestazione all’intera città, attraverso i migliori ristoranti subalpini.

Per ulteriori info sul programma nel dettaglio: www.salonedelvermouth.com

Gianni Milani

Nelle foto: Manifesto “Salone del Vermouth” e immagini di repertorio

Piazza Baldissera: come cambia la viabilità, ripristino della linea tranviaria

Il progetto di riqualificazione di Piazza Baldissera entra in una nuova fase operativa finalizzata alla configurazione definitiva dei binari. Da martedì 24 febbraio al 31 marzo 2026 sono in programma le operazioni di posa di tre scambi tranviari e dei relativi sistemi di comando all’intersezione tra via Stradella e via Chiesa della Salute.

Per consentire lo svolgimento in sicurezza delle operazioni, e in considerazione della complessità delle attività di collegamento degli scambi, sarà necessaria la chiusura totale al transito veicolare di via Stradella nel tratto compreso tra via Cambiano e la piazza.

Il nuovo assetto comporterà una riorganizzazione della circolazione nel quartiere. Per orientare correttamente tutti gli utenti della strada, sarà predisposta una segnaletica di preavviso e deviazione già a monte di largo Giachino e in corrispondenza degli snodi di via Orvieto e via Casteldelfino, con l’indicazione dei percorsi alternativi consigliati. Saranno sempre garantiti l’accesso ai residenti e il transito dei mezzi di emergenza.

Anche il trasporto pubblico subirà variazioni per consentire l’avanzamento dei lavori. Oltre alle deviazioni delle linee esistenti (11, 77, 91 e N10), per mitigare l’impatto del cantiere e rendere più fruibile il collegamento tra via Scialoja e piazza Baldissera, dal 2 marzo 2026 verrà istituita la nuova linea B1. Si tratta di un collegamento circolare gestito con autobus da 12 metri che sarà operativo dal lunedì al sabato, dalle ore 7:00 alle ore 19:00 circa.

La raccomandazione per chi attraversa il quartiere è di privilegiare, dove possibile, i percorsi alternativi e di prestare la massima attenzione alla segnaletica temporanea che guiderà il traffico fino alla fine di marzo.

DETTAGLIO DEVIAZIONI TRASPORTO PUBBLICO LOCALE (DAL 24 FEBBRAIO)

LINEA 11

Direzione corso Stati Uniti: da via Stradella/largo Giachino devia per via Casteldelfino, largo Cardinal Massaia, via Breglio, corso Venezia, piazza Baldissera e via Cecchi.
Direzione Venaria Reale: da piazza Baldissera/via Stradella devia per corso Mortara, via Orvieto e via Stradella.

LINEE 91 e N10

Direzione piazza Vittorio Veneto / piazzale Caio Mario: da via Bibiana/via Breglio deviano per via Breglio, corso Venezia e piazza Baldissera.
Direzione via Massari / via della Cella: da piazza Baldissera/via Stradella deviano per corso Mortara, via Orvieto, largo Giachino, via Casteldelfino, largo Cardinal Massaia, via Breglio e via Chiesa della Salute.

LINEA 77

Direzione corso Cadore: da largo Cardinal Massaia devia per via Casteldelfino, via Breglio, corso Venezia, piazza Baldissera e corso Vigevano.
Direzione Venaria Reale: da piazza Baldissera/via Stradella devia per corso Mortara, via Orvieto, via Casteldelfino e largo Cardinal Massaia.

NUOVA LINEA B1: CIRCOLARE TEMPORANEA (DAL 2 MARZO)

Gestita con autobus da 12 metri, sarà attiva dal lunedì al sabato, dalle ore 7:00 alle ore 19:00 circa.

Percorso:
Capolinea in via Scialoja (fermata n. 3736 “Scialoja Cap.”), via Reiss Romoli, via Paolo della Cella, corso Grosseto, corso Venezia, piazza Baldissera (inversione di marcia), corso Venezia; corso Grosseto, via Ala di Stura, via Massari, via Gandino, via Reiss Romoli, via Scialoja (capolinea).Fermate principali:

Direzione piazza Baldissera: Scialoja Cap. Mufant (3736), Ala di Stura Nord (1379), Previati (1384), Massari (1386), Grosseto (351), Chiesa della Salute (88), Ala di Stura (86), Fossata Ovest (3726), Saorgio Ovest (3729), Del Ridotto (3732).
Direzione via Scialoja: Del Ridotto (3732), Cervino (3733), Saorgio Est (3727), Fossata Est (3728), Ala di Stura (85), Veronese (1383), Della Cella (1382), Ala di Stura Nord (1380), Scialoja Cap. Mufant (3736).

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La procura apre fascicolo sulla morte di un bambino di 7 anni

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La Procura della Repubblica di Ivrea ha aperto un fascicolo  sulla morte di un bambino di sette anni residente a Rivara, nella notte tra l’11 e il 12 febbraio. Il piccolo era affetto da una malattia congenita ed era stato operato poco prima di adenoidi la Regina Margherita. L’atto è finalizzato a verificare con precisione le cause del decesso: al momento non ci sono  indagati né ipotesi di reato

Immigrazione clandestina, operazione transfrontaliera: sgominata rete di passeur

A partire dal pomeriggio di lunedì 16 febbraio, in Italia (province di Imperia, Torino e L’Aquila) e in Francia (nelle provincie di Marsiglia, Nantes e Nizza), investigatori della Polizia di Stato italiana e della Police Nationale francese hanno dato esecuzione a provvedimenti restrittivi emessi dalle Autorità Giudiziarie italiana e francese, nei confronti di 15 destinatari, a vario titolo indagati per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, 9 dei quali sono stati localizzati in Italia e 6 in Francia.

L’impianto accusatorio delineato dagli investigatori ha trovato pieno e totale riscontro nella decisione del Giudice per le Indagini Preliminari che, all’esito dell’udienza di convalida, ha disposto per la maggior parte degli stessi la massima misura restrittiva della custodia cautelare in carcere e per uno di essi l’obbligo di dimora.

L’operazione è parte di una più ampia indagine, condotta nell’ambito di una Squadra investigativa comune italo-francese avviata nel giugno 2025, coordinata dalla Procura della Repubblica di Imperia e dalla Procure de la République di Nizza, che ha riguardato molteplici indagati – prevalentemente centroafricani – attivi sia in Italia che in Francia, facilitando il passaggio dei migranti irregolari oltralpe, anche minori, attraverso la frontiera di Ventimiglia.

Per la parte italiana, le indagini sono state svolte dalla Squadra mobile della Questura di Imperia, dal Settore Polizia di Frontiera di Ventimiglia e dal Servizio centrale operativo, con il supporto delle Squadre mobili di Torino e L’Aquila e dei Commissariati di Sanremo e Ventimiglia, mentre per la parte francese ha proceduto l’OLTIM di Nizza; alla Squadra investigativa comune ha partecipato anche l’Unità di Ricerca Operativa (URO), un gruppo di lavoro misto, con sede presso il Commissariato di P.S. di Ventimiglia, attivo dal febbraio 2025 e composto da poliziotti italiani e francesi, specializzato nel mirato contrasto all’immigrazione irregolare lungo tutto quel confine e nei territori a ridosso dei due Paesi.

L’indagine ha consentito di monitorare e ricostruire oltre 200 episodi di favoreggiamento dei migranti irregolari lungo la frontiera di Ventimiglia, trasportati prevalentemente a bordo di auto, treni e autobus di linea, ai quali gli indagati avrebbero fornito assistenza, documenti contraffatti, biglietti, abiti nuovi per non destare sospetti e confondersi tra i pendolari, nonché istruzioni per eludere i controlli.

In alcune circostanze, i fermati avrebbero suggerito ai clandestini di nascondersi nel vano di collegamento tra i vagoni ferroviari, esponendoli a rischio per la loro incolumità; in altre occasioni, gli indagati, agendo di notte, hanno violato i sigilli dei camion in sosta presso l’autoporto di Ventimiglia, con destinazione Francia e altri Paesi, al fine di introdurvi i migranti, con il rischio di asfissia, schiacciamento e disidratazione.

Uno dei migranti, monitorato in territorio italiano, è stato colto in flagranza in territorio francese subito dopo aver accompagnato un migrante minorenne oltreconfine; inoltre, una squadra mista italo-francese ha sequestrato 13.400 euro in contanti rinvenuti nella disponibilità di uno dei trafficanti fermati, denaro che, verosimilmente, è provento del traffico transfrontaliero di migranti, con un preciso prezziario, variabile a seconda della modalità di viaggio prescelta, più o meno rischiosa:

  • 300 euro per il viaggio in auto/taxi, il metodo più costoso, considerato più sicuro e discreto;
  • 100 euro per il viaggio clandestino sui mezzi pesanti, con i migranti nascosti nei rimorchi all’insaputa dei conducenti, con un alto rischio per l’incolumità;
  • 70/100 euro per il treno o l’autobus, con la fornitura di documenti falsi, di abiti nuovi per non destare sospetti e di finti bagagli per confondersi tra i pendolari;
  • 50 euro a piedi, attraverso itinerari impervi, attraverso la ripida collina che separa Ventimiglia a Mentone, in alcuni casi con notevoli rischi di cadute da strapiombi e ferimenti.

Quanto ai metodi di pagamento, oltre al largo utilizzo del contante, i migranti avrebbero utilizzato circuiti bancari e di pagamento italiani, nonché esteri, mediante ricariche su schede prepagate o bonifici su conti controllati dai trafficanti.

Le indagini hanno, inoltre, documentato una serie di contatti tra gli indagati ed altre persone dimoranti e/o residenti in altre parti del territorio nazionale (Roma, Milano, Torino, Bologna, Genova, Catania, Cuneo e Lampedusa) ed estero (Regno Unito, Francia, Spagna, Germania e Lussemburgo); contatti che avevano lo scopo di richiedere ai “passeurs” di Ventimiglia ausilio nel far attraversare illegalmente il confine italo-francese ai propri conoscenti.

Quanto alla nazionalità dei migranti “favoriti”, le indagini hanno evidenziato una prevalenza di soggetti provenienti dal Magreb e dal Corno d’Africa, principalmente diretti in Francia, Spagna, Lussemburgo, Germania e Regno Unito.

L’operazione rientra in una più ampia strategia di contrasto all’immigrazione irregolare lungo il confine italo-francese, portata avanti congiuntamente dalle Autorità giudiziarie e dalle Polizie dei due Paesi, che da ultimo ha portato alla costituzione dell’URO di cui costituisce il primo risultato operativo.

Alle Molinette il congresso sul robot Single Port. La chirurgia urologica guarda al futuro

Torino torna protagonista nel panorama urologico internazionale con un evento dedicato all’innovazione e alla qualità di vita dei pazienti. Il 19 e 20 febbraio 2026 la Clinica Urologica dell’Ospedale Molinette ospiterà il 2° Single Port Working Group Meeting, appuntamento centrato sulla chirurgia con il sistema da Vinci Single Port (SP), una piattaforma robotica che permette di operare attraverso un’unica piccola incisione.

All’apertura dei lavori sarà presente la professoressa Anna Maria Poggi, presidente della Fondazione CRT, che un anno e mezzo fa ha sostenuto l’acquisto della tecnologia per la Clinica torinese.

Prevenzione e diagnosi precoce: la tecnologia al servizio dei pazienti

Negli ultimi anni le campagne di sensibilizzazione, come “Un Baffo per la Ricerca”, hanno contribuito a diffondere la cultura della prevenzione maschile, favorendo diagnosi più tempestive, soprattutto per il tumore della prostata. Individuare la malattia in fase iniziale significa aumentare le possibilità di guarigione e poter ricorrere a terapie meno invasive, con un impatto più contenuto sulla vita quotidiana.

In questo scenario si inserisce la chirurgia robotica Single Port, che punta a ridurre ulteriormente l’invasività rispetto ai sistemi tradizionali multiport. L’accesso attraverso un’unica incisione consente di lavorare in spazi anatomici complessi con grande precisione, cercando di preservare strutture delicate e favorire un recupero più rapido. Un aspetto particolarmente rilevante per i pazienti più giovani e in età lavorativa, per i quali il ritorno alla normalità rappresenta una parte fondamentale del percorso di cura.

Un confronto internazionale

Il meeting riunirà a Torino alcuni tra i principali urologi italiani e specialisti internazionali, dagli Stati Uniti alla Cina. L’obiettivo non è solo approfondire le caratteristiche tecniche della piattaforma SP, ma valutarne l’effettiva applicazione clinica: in quali interventi offre vantaggi concreti? Come gestire la curva di apprendimento? Quali sono le indicazioni più appropriate?

Il programma prevede momenti di confronto su casi complessi e discussioni operative, con l’intento di trasformare l’innovazione tecnologica in benefici reali per i pazienti.

Live surgery: prostata e rene al centro

Uno dei momenti chiave sarà rappresentato dagli interventi in live e semi-live surgery, dedicati in particolare alla chirurgia oncologica prostatica e renale. Sono in programma, tra gli altri, una prostatectomia radicale con tecnica SP – anche con approcci mirati alla preservazione delle strutture anatomiche fondamentali – e una nefrectomia parziale per tumori del rene, intervento che rimuove la lesione cercando di conservare quanto più tessuto sano possibile.

L’obiettivo è chiaro: non solo eliminare il tumore, ma farlo con la massima precisione, tutelando funzioni essenziali come continenza e sessualità e favorendo un recupero più rapido.

Oltre l’oncologia: nuove prospettive nella chirurgia ricostruttiva

Il congresso non si limiterà all’ambito oncologico. Il sistema Single Port sta aprendo nuove prospettive anche nella chirurgia ricostruttiva urologica, con sessioni dedicate a pieloplastica, ureteroplastica e procedure complesse legate alla derivazione urinaria.

Interventi che in passato richiedevano incisioni più ampie e degenze più lunghe possono oggi essere ripensati in chiave mini-invasiva, con possibili vantaggi in termini di dolore post-operatorio, tempi di ricovero e ripresa funzionale.

L’evento avrà inoltre un’impostazione multidisciplinare: esperienze in chirurgia generale e ginecologia, con la partecipazione del professor Mario Morino, permetteranno di confrontare il ruolo del Single Port rispetto alle altre piattaforme robotiche già in uso, delineando scenari futuri per questa tecnologia.

Export e produzione in frenata: segnali negativi per il tessuto artigiano piemontese

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Dalla rilevazione congiunturale relativa al primo trimestre del 2026 emerge un quadro previsionale che evidenzia un generale deterioramento delle prospettive economiche del comparto artigiano piemontese. I principali indicatori mostrano infatti un peggioramento rispetto alla precedente rilevazione.

La crisi morde ancora

“Possiamo incolpare le tensioni globali quanto vogliamo ma le storture dell’ideologia Green e anni di misure pittoresche dell’Unione Europea stanno presentando un conto salato e si sommano a problemi tutti italiani, peggiorati negli ultimi due anni, come il peso del fisco, il carico di burocrazia, la difficoltà di accesso al credito, le carenze infrastrutturali e il caro energia (386 milioni di euro)”.

Le stime occupazionali indicano quindi una contrazione di circa quattro punti percentuali, mentre il dato relativo all’eventuale inserimento di apprendisti evidenzia una flessione significativa. Rimane inoltre negativo l’indicatore relativo alla produzione complessiva, che peggiora ulteriormente passando dal -16,65% al -22,45%.

Il saldo legato ai nuovi ordinativi conferma un valore negativo, con una riduzione consistente dal -11,27% al -22,72%. Parallelamente diminuisce, seppur lievemente, la quota di imprese che non prevedono investimenti, scendendo dal 73,22% al 71,64%. Si accentua invece la previsione negativa riguardante l’acquisizione di nuovi ordini per esportazioni.

Sul fronte della liquidità, cala la previsione di incassi regolari, che passa dal 64,22% al 61,33%. Aumentano invece i ritardi nei pagamenti, mentre resta marginale la previsione di anticipi negli incassi, in ulteriore diminuzione.

Commenta Giorgio Felici presidente di Confartigianato Imprese: “La congiuntura economica piemontese dell’artigianato relativa al primo trimestre del 2026 peggiora rispetto all’ultimo trimestre 2025. La crisi morde ancora”.

I dati emergono dall’indagine trimestrale realizzata dall’ufficio studi di Confartigianato Imprese Piemonte.

“Permangono i problemi di sempre, ulteriormente peggiorati, come il peso del fisco, il carico di burocrazia, la difficoltà di accesso al credito, le carenze di infrastrutture e il caro energia. A tal proposito il Governo non ha ancora sciolto, attraverso il nuovo decreto energia, il nodo che pesa sulle piccole e medie imprese, rendendole meno competitive, ossia il caro energia. Voglio ricordare che l’extracosto causato dal differenziale di prezzo dell’energia elettrica con UE in Piemonte è di 386 milioni di euro (7,2% del totale), pari a 0,26% del Pil della regione”.

Il mercato del lavoro mostra ulteriori segnali di difficoltà, con un peggioramento dell’occupazione e una riduzione delle prospettive di inserimento di apprendisti.

“A incidere negativamente sull’andamento occupazionale è la crisi della manifattura, della moda e dell’automotive che coinvolge le imprese artigiane che lavorano nell’indotto. Un altro comparto in sofferenza è quello del settore del trasporto merci, ad oggi il più normato e burocratizzato dell’intero universo delle piccole medie imprese. Infatti, per la prima volta il costo del personale supera quello del gasolio, da sempre la principale voce di spesa del settore: 35% per il lavoro contro il 30% per il carburante. Siamo di fronte a un cambiamento strutturale il trasporto merci non soffre per mancanza di lavoro, ma per un disequilibrio economico crescente che rende sempre più difficile stare sul mercato, soprattutto per le micro e piccole imprese. Accanto al costo del personale e del carburante, pesano in modo significativo anche gli aumenti delle spese di magazzino, delle officine, della logistica e dei servizi collegati, oltre ai rincari energetici e ai costi di manutenzione dei mezzi. Un insieme di fattori che riduce i margini operativi e spinge molte imprese a rinviare investimenti strategici”.

“I dati relativi alla produzione diminuiscono ancora – continua Felici – passando da -16,65% a -22,45%. Preoccupante il dato relativo all’acquisizione di nuovi ordini che sottolinea l’aumento della negatività del saldo che raddoppia passando dal -11,27% al -22,72%. Si denota però un sostanziale miglioramento per quanto riguarda la percentuale di carnet ordini da uno a tre mesi che aumenta e passa dall’39,30% al 42,22%”.

“Peggiora anche il dato relativo alla previsione di acquisizione di nuovi ordini costanti per le esportazioni – conclude Felici – che passa dal 50,85% al 46,75% (-4,1%), anche se si intravedono segnali di ripresa che arrivano da Germania, Francia e da alcuni mercati europei in forte crescita come Spagna, Polonia e Croazia. “La logica vorrebbe che in questa fase le imprese artigiane, profondamente inserite nell’essenza stessa della società, venissero sostenute. Registriamo invece scelte di segno opposto: accanimento fiscale ed esattoriale su soggetti tracciati anziché su evasori e operatori nel sommerso, aumento di burocrazia, aumento di costi, balzelli assicurativi e un lungo elenco di adempimenti di basso cabotaggio che, sommati, drenano la poca liquidità rimasta, esasperano gli imprenditori e restituiscono un’immagine poco tranquillizzante della visione economica del governo”.

L’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese Piemonte ha realizzato la prima indagine congiunturale trimestrale del 2026 attraverso un questionario online rivolto a un campione rappresentativo di 2.250 imprese attive nei settori della produzione e dei servizi, comparti che rappresentano in modo significativo il tessuto artigiano regionale.

Attivisti pro – Pal: 18 tra arresti e obblighi di firma per danneggiamento, lesioni e violenza

Dopo le indagini della Polizia di Stato di Torino, coordinate dalla Procura, il giudice per le indagini preliminari del Tribunale del capoluogo ha disposto 18 misure cautelari nei confronti di altrettanti militanti dell’area antagonista (11 uomini e 7 donne). Si tratta di 5 arresti domiciliari, 12 obblighi di firma quotidiani e un divieto di dimora nel Comune di Torino. I reati contestati sono danneggiamento, violenza privata aggravata, resistenza e lesioni a pubblico ufficiale.

I provvedimenti sono stati eseguiti questa mattina.

Il primo episodio riguarda la manifestazione a sostegno della Global Sumud Flotilla del 24 settembre. Quel giorno circa 1.500 persone si sono radunate in piazza Castello e hanno sfilato fino alla stazione di Porta Susa. Qui un gruppo di circa 700 manifestanti ha forzato un accesso, è entrato nello scalo ferroviario e ha occupato i binari per circa un’ora e venti minuti, bloccando la circolazione dei treni.

Un secondo episodio risale al 2 ottobre. Al mattino una trentina di attivisti ha raggiunto in bicicletta l’aeroporto “Sandro Pertini” di Caselle, ha tagliato la recinzione ed è entrata nell’area aeroportuale, provocando la sospensione dei voli per circa mezz’ora.

La sera stessa si è svolto un corteo di circa 10.000 persone che, dopo aver attraversato il centro, ha raggiunto le OGR, dove il giorno successivo era prevista, nell’ambito dell’Italian Tech Week, la partecipazione del fondatore di Amazon Jeff Bezos e della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. Alcuni manifestanti hanno scavalcato e aperto i cancelli permettendo ad altri di entrare. All’interno sono stati danneggiati arredi, monitor, vetrate e quattro auto Stellantis; gli addetti alla sicurezza sono stati spintonati e strattonati. Durante l’intervento del Reparto Mobile per allontanare i presenti, due agenti sono rimasti feriti (10 giorni di prognosi) dopo il lancio di un’anguria da un corridoio sopraelevato.

Il 3 ottobre, nell’ambito della mobilitazione contro l’Italian Tech Week, circa 1.300 attivisti hanno sfilato attorno alle OGR tentando più volte di entrare e lanciando oggetti contro le forze dell’ordine. Il gruppo si è poi spostato davanti alla sede di Leonardo in corso Francia, dove sono stati lanciati bottiglie e pietre contro gli agenti: sei operatori del Reparto Mobile sono rimasti feriti (prognosi fino a 30 giorni) e sono state danneggiate alcune auto dei dipendenti nel parcheggio.

Un altro episodio riguarda l’irruzione nella sede della Città Metropolitana di Torino il 14 novembre, al termine del corteo “No Meloni Day”. Alcuni manifestanti hanno tentato di entrare dal passo carraio che conduce al garage, colpendo gli agenti con calci, aste di bandiera e oggetti vari, tra cui sellini di bicicletta ed un estintore, il cui contenuto era stato spruzzato contro la polizia. Nove operatori sono rimasti feriti (7 giorni di prognosi). Per questi fatti era già stato arrestato in flagranza differita uno dei partecipanti.

L’ultimo episodio contestato riguarda l’ingresso nella sede del quotidiano “La Stampa” il 28 novembre, al termine del corteo per lo sciopero generale. Circa 80 persone hanno scavalcato i cancelli ed entrato nell’edificio, danneggiando porte e una telecamera di sorveglianza e lasciando scritte sui muri.

Grazie agli elementi raccolti dalla Digos di Torino sono stati denunciati diversi presunti responsabili. Sono state inoltre eseguite 21 perquisizioni domiciliari, a cui se ne sono aggiunte altre tre, anche di tipo informatico, con il supporto del Centro operativo per la sicurezza cibernetica.

Emergenze e sanità, il Piemonte chiede più competenze: via libera del Governo

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Gli schemi di intesa preliminare sull’Autonomia differenziata sottoscritti tra il Governo e le Regioni Piemonte, Lombardia, Veneto e Liguria sono stati presentati oggi al Consiglio dei Ministri, alla presenza dei Presidenti delle quattro Regioni che hanno avviato il confronto con lo Stato.

Si tratta di un momento istituzionale significativo, che riguarda il riconoscimento alla Regione Piemonte di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia in ambiti strategici non collegati ai LEP o per i quali questi risultano già definiti dalla normativa vigente.

Nel dettaglio, gli schemi prevedono l’attribuzione di specifiche funzioni nei settori della protezione civile, delle professioni, della previdenza complementare e integrativa, oltre che della tutela della salute e del coordinamento della finanza pubblica. Si tratta di ambiti ritenuti immediatamente funzionali alla crescita e allo sviluppo del territorio regionale e coerenti con il principio di sussidiarietà.

“Oggi abbiamo compiuto un passo importante per rafforzare il nostro Paese – dichiara il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio -. L’autonomia differenziata è prevista dalla Costituzione italiana e rappresenta uno strumento che consente di avvicinare le istituzioni ai cittadini, rendendo più rapide ed efficaci le risposte ai bisogni dei territori. Penso, ad esempio, a una materia strategica come la protezione civile. Il Piemonte è una terra straordinaria ma anche fragile, che deve fare i conti con criticità legate all’assetto idrogeologico, al rischio di alluvioni e agli effetti sempre più frequenti delle calamità naturali. Con l’atto di oggi poniamo le basi affinché il presidente della Regione possa dichiarare lo stato di emergenza direttamente sul proprio territorio, senza dover attendere tempi lunghi per le verifiche da parte del Governo centrale. Un altro esempio riguarda la sanità e la valorizzazione delle professioni sanitarie. In Piemonte, con oltre 1.200 Comuni e vaste aree montane, garantire la presenza dei medici nelle vallate più periferiche è sempre più complesso. Oggi non è possibile prevedere incentivi specifici per chi sceglie di operare nei piccoli centri; con l’attuazione dell’intesa, invece, la Regione potrà valorizzare, anche attraverso risorse proprie, i professionisti che assicurano servizi essenziali nei territori più fragili, garantendo così il diritto alla salute in modo uniforme su tutto il territorio. È un esempio concreto di come questo percorso non divida – conclude il presidente Cirio -, ma al contrario rafforzi l’unità del Paese, migliorando la capacità dello Stato di intervenire in modo tempestivo e vicino alle comunità locali”.

Le intese delineano quindi l’assegnazione alla Regione Piemonte di competenze specifiche in ambiti considerati strategici: dalla protezione civile, con maggiori margini decisionali e operativi nella gestione delle emergenze; al sistema delle professioni, con la possibilità di regolamentare nuove figure professionali di interesse regionale; alla previdenza complementare e integrativa, con l’attivazione di strumenti territoriali dedicati anche al personale pubblico, in particolare sanitario; fino alla tutela della salute e al coordinamento della finanza pubblica sanitaria, attraverso una programmazione economica, tariffaria, organizzativa e strutturale più flessibile, nel pieno rispetto dei livelli essenziali di assistenza definiti a livello nazionale.

“Il passaggio odierno in Consiglio dei Ministri rappresenta un momento importante nel percorso di riconoscimento di ulteriori forme di autonomia alla Regione Piemonte – dichiara l’assessore all’Autonomia, Enrico Bussalino -. Parliamo di competenze che consentiranno una gestione più efficiente di ambiti strategici come la protezione civile, il sistema delle professioni e l’organizzazione delle risorse in ambito sanitario, con l’obiettivo di rendere più rapide ed efficaci le risposte ai cittadini e ai territori. L’autonomia differenziata deve essere uno strumento di responsabilità e di sviluppo, capace di rafforzare la capacità programmatoria delle Regioni senza incidere sull’unità del sistema nazionale e nel pieno rispetto dei livelli essenziali delle prestazioni”

L’approvazione degli schemi di intesa preliminare costituisce ora il passaggio propedeutico alla trasmissione del testo alla Conferenza Unificata e, successivamente, al Parlamento.