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Export, turismo e vendemmia: per il vino piemontese si prospetta un’ottima annata

La vendemmia 2026 si presenta nei prossimi mesi come un banco di prova importante per il comparto vitivinicolo piemontese, chiamato a confrontarsi con un contesto climatico sempre più complesso e con mercati internazionali in rapida evoluzione. Dopo alcune annate segnate da forti oscillazioni meteorologiche, il settore ha ormai compreso che il cambiamento climatico non rappresenta più un’eccezione, ma una nuova condizione strutturale con cui convivere. In questo scenario il Piemonte, una delle regioni vinicole più prestigiose d’Europa, sembra possedere gli strumenti per trasformare le difficoltà in opportunità.

Le condizioni osservate negli ultimi anni mostrano un progressivo aumento delle temperature medie, una maggiore frequenza di periodi siccitosi durante la stagione estiva e precipitazioni sempre più concentrate in eventi intensi e ravvicinati. Questi fenomeni hanno modificato il ciclo vegetativo della vite, anticipando spesso le fasi di maturazione e costringendo i produttori a ripensare pratiche agronomiche consolidate da decenni. Se il quadro meteorologico del 2026 dovesse confermare le tendenze recenti, è plausibile attendersi una raccolta leggermente anticipata rispetto alle medie storiche e una produzione quantitativamente contenuta ma caratterizzata da un elevato profilo qualitativo. In particolare, i grandi vitigni piemontesi, dal Nebbiolo al Cortese, dall’Arneis alla Barbera, potrebbero beneficiare di una maturazione tecnologica e fenolica particolarmente favorevole, a condizione che le riserve idriche accumulate durante la primavera risultino sufficienti ad affrontare eventuali ondate di calore estive.

Negli ultimi anni le aziende piemontesi hanno investito con crescente convinzione nell’innovazione. Sensori climatici, monitoraggio satellitare dei vigneti, gestione di precisione delle risorse idriche e tecniche agronomiche orientate alla conservazione dell’umidità del terreno stanno diventando strumenti sempre più diffusi. Questo processo di modernizzazione rappresenta una delle principali risposte del settore alle sfide ambientali e testimonia la capacità di adattamento di un comparto che continua a essere tra i più competitivi del panorama nazionale.

Sul piano economico il vino piemontese mantiene una posizione di assoluto rilievo. Il valore della produzione regionale supera ormai il miliardo di euro e una quota significativa delle bottiglie prodotte trova sbocco oltre i confini italiani. Nonostante le incertezze che hanno caratterizzato il commercio mondiale negli ultimi anni, il Piemonte continua a distinguersi per la forte reputazione dei propri marchi territoriali e per la capacità di presidiare i segmenti premium del mercato internazionale. Le denominazioni più prestigiose, come Barolo, Barbaresco, Gavi, Roero e Alta Langa, conservano una forte attrattività presso consumatori e collezionisti, contribuendo a sostenere il valore medio delle esportazioni.

Le prospettive per questa seconda metà 2026 e per il successivo quinquennio indicano una trasformazione profonda del modello di sviluppo. La crescita futura non sarà trainata dall’aumento dei volumi ma dalla valorizzazione della qualità, dell’identità territoriale e della sostenibilità. In molti mercati maturi si osserva infatti una diminuzione dei consumi complessivi di vino, mentre cresce l’interesse verso etichette di fascia alta, produzioni certificate e vini capaci di raccontare una storia legata al territorio di origine. In questo contesto il Piemonte dispone di un vantaggio competitivo difficilmente replicabile, fondato sulla combinazione tra tradizione, paesaggio e notorietà internazionale.

Accanto all’export, un ruolo sempre più determinante viene svolto dal turismo enogastronomico. Negli ultimi anni il Piemonte ha registrato una crescita costante dei flussi turistici, superando i livelli precedenti alla pandemia e consolidando la propria immagine come destinazione d’eccellenza per chi ricerca esperienze autentiche legate al vino e alla cucina. Le colline delle Langhe, del Roero e del Monferrato rappresentano oggi uno dei principali poli dell’enoturismo europeo. Sempre più visitatori scelgono il territorio non soltanto per degustare vini di fama mondiale, ma per vivere un’esperienza completa fatta di paesaggi, cultura, ospitalità e tradizioni gastronomiche.

Po invaso dalle alghe: a Torino il fiume cambia volto già all’inizio dell’estate

TORINO – Il Po si presenta con un aspetto insolito già alle porte dell’estate. Nel tratto cittadino del fiume, ampie distese di vegetazione acquatica stanno emergendo con settimane di anticipo rispetto a quanto osservato in passato, attirando l’attenzione di sportivi, ambientalisti e frequentatori delle rive.

Le alte temperature registrate tra la primavera e l’inizio di giugno, unite a una riduzione della portata d’acqua, hanno creato le condizioni ideali per la crescita di alghe e piante acquatiche. In diversi punti del corso d’acqua si osservano chiazze verdi sempre più estese che rallentano il movimento dell’acqua e modificano il paesaggio fluviale.

Le prime conseguenze si stanno facendo sentire soprattutto tra i circoli remieri torinesi. Gli atleti segnalano difficoltà durante gli allenamenti, con remi e imbarcazioni che finiscono spesso impigliati nella vegetazione sommersa. Una situazione che, oltre a compromettere l’attività sportiva, comporta maggiori interventi di manutenzione e pulizia.

Il fenomeno è strettamente legato all’andamento climatico degli ultimi mesi. Le precipitazioni inferiori alla media e il progressivo abbassamento dei livelli idrici hanno ridotto la velocità della corrente, favorendo la proliferazione di specie vegetali che trovano nelle acque più calme un ambiente favorevole alla crescita.

Gli esperti invitano tuttavia a non associare automaticamente la presenza di alghe a un peggioramento della qualità dell’acqua. La loro diffusione può essere influenzata da molteplici fattori naturali, tra cui temperatura, luminosità e disponibilità di nutrienti. Quando però la crescita diventa particolarmente intensa, possono verificarsi alterazioni dell’equilibrio dell’ecosistema fluviale, con possibili ripercussioni sulla fauna acquatica e sull’ossigenazione dell’acqua.

Il caso del Po torinese rappresenta anche uno degli effetti più evidenti dei cambiamenti climatici che stanno interessando il Nord Italia. Le alternanze tra lunghi periodi asciutti e precipitazioni concentrate in pochi episodi estremi stanno modificando il comportamento dei corsi d’acqua, rendendo sempre più frequenti fenomeni che fino a pochi anni fa erano considerati eccezionali.

Foto Igino Macagno

La casa d’aste dopo il colpo milionario: “Non ci fermiamo”

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Ecco la mail inviata dalla Casa d’Aste Sant’Agostino ai propri clienti dopo il furto subito due notti fa. Nella foto Vanessa Carioggia

 

Caro Collezionista,

teniamo a comunicarti direttamente quanto accaduto, meglio di qualsiasi altra fonte.
Nella notte tra il 6 e il 7 giugno la nostra sede di Corso Tassoni a Torino è stata oggetto di un furto con scasso che ha dell’incredibile. In appena 4 minuti, agendo in modo freddo  e chirurgico, i ladri hanno sottratto una parte dei gioielli e degli orologi destinati alle aste dei prossimi giorni, eludendo tutti i sofisticati sistemi di sicurezza.

È stato un episodio grave e abbiamo scelto di raccontare come stanno le cose con la trasparenza che da sempre contraddistingue il nostro lavoro.

Le indagini sono in corso. Ringraziamo i Carabinieri, intervenuti in tempo record, e tutte le autorità impegnate. La nostra collaborazione è totale.

Gli interessi dei nostri clienti sono tutelati. La Casa d’Aste dispone di una copertura assicurativa adeguata, già attivata anche a garanzia dei proprietari dei pezzi sottratti. È un impegno che onoriamo fino in fondo, come onoriamo da oltre cinquant’anni la responsabilità a tempo indeterminato sull’autenticità di ogni opera che trattiamo.

Le aste dell’8 (Dipinti), 9 (Gioielli) e 10 giugno (Orologi) si svolgeranno regolarmente. Numerosi lotti di pregio sono al sicuro e saranno presentati come previsto. Tra questi, un importante bracciale tennis in oro bianco con diamanti per quasi 9 carati e un raffinato Jaeger-LeCoultre Calendario.

Un episodio come questo non cambia ciò che siamo: dal 1969 custodiamo bellezza, storie e fiducia e continueremo a farlo con la stessa serietà di sempre.

Grazie per la vicinanza dimostrata in queste ore.

Con stima,

Vanessa e Claudio Carioggia
Casa d’Aste Sant’Agostino
Corso Tassoni 56, Torino

Parco della Salute, incontro in Regione: il cronoprogramma va avanti

Questa mattina si è svolto in Regione l’incontro con le organizzazioni sindacali della dirigenza medica sul Parco della Salute e della Ricerca, presenti il Commissario Marco Corsini, il presidente della Regione Alberto Cirio e l’assessore alla Sanità Federico Riboldi.
L’incontro era stato chiesto dal sindacato Cimo per fare piena chiarezza sullo stato del progetto e sulle tempistiche alla luce delle notizie sull’inchiesta che riguarda la gara d’appalto.  Il Commissario Corsini ha aggiornato il sindacato Cimo e le altre organizzazioni sindacali sulla situazione. «Desidero rassicurare tutti ed in primis i rappresentanti delle organizzazioni sindacali della dirigenza medica che la procedura va avanti sulla base del cronoprogramma stabilito ed anche le bonifiche proseguono regolarmente. L’avvio della fase realizzativa vera e propria avverrà, come da piani, all’inizio del prossimo anno. Anche le bonifiche ambientali dei terreni, finanziate con un precedente appalto da 18,5 milioni di euro, stanno proseguendo senza che siano emerse criticità o ritardi»
«Ringrazio il Commissario Corsini per le delucidazioni fornite. Per noi è fondamentale che vi sia la massima chiarezza e trasparenza, soprattutto quando parliamo della gara d’appalto per la più importante opera di edilizia sanitaria del territorio. Crediamo molto nel dialogo sindacale e siamo sempre disponibili al confronto e alla condivisione delle informazioni.» ha dichiarato l’assessore Riboldi.

cs

Il “grido di dolore” della montagna: “Quando arrivano i fondi?”

Pubblichiamo l’intervento del presidente Uncem, Marco Bussone

Siamo tutti in attesa di vedere ripartiti i milioni di euro del fondo montagna 2025 e dell’annualità 2026. Saranno meno della metà, probabilmente, dei 200 milioni di euro annui stanziati nel 2023 e nel 2024. Ma il riparto alle Regioni, dallo Stato, non c’è e non si capisce dove si sia inceppato il meccanismo. Le Regioni non sembravano essere d’accordo sui criteri proposti. Molte Regioni per la montagna investono poche briciole. Un buon criterio per il riparto del fondo nazionale montagna dovrebbe essere quello dell’impegno delle Regioni. Proprio come sui 30 milioni di euro annui per l’associazionismo comunale. Tu Regioni metti 5, l’anno successivo avrai 5 anche dallo Stato. Che così fa 10. E dunque si moltiplicano le risorse disponibili. Almeno raddoppiate. Lo avevamo già proposto, inascoltati, nella fase di costruzione parlamentare della legge. Sul riparto del fondo statale montagna 25 e 26, Uncem non è stata interpellata. E questo non fa bene al percorso. Siamo preoccupati. Non vorremmo che a forza di non spendere risorse economiche, ci sia qualcuno, anche di altri Ministeri, che ci metta gli occhi sopra. E li tolga a una montagna indebolita dalle conseguenze della ridefinizione dei criteri di montanità dell’ultima legge. Riclassificazione dei Comuni che ha messo tutti contro tutti. Riclassificazione della quale nessuno sentiva la necessità. E che oggi vede chi ha detto di Si fare giravolte e piroette per non scontentare i Comuni esclusi. Un gioco senza senso, senza futuro e senza destino. Che fa male alla montagna. Ma si sa che nel dividere, mettere dentro e fuori, c’è chi ha grandi benefici. La divisione è quanto più lontano e utile alla montagna”.

Marco Bussone, Presidente nazionale Uncem.

Controlli di polizia, multe per slot e irregolarità: 32mila euro a esercizi commerciali di San Paolo

La Polizia di Stato ha eseguito, nei giorni scorsi nel quartiere San Paolo di Torino, un servizio straordinario di controllo del territorio, coordinato dal Commissariato di zona, nell’area pedonale di Via Di Nanni, del Terminal Bus di Corso Vittorio Emanuele e nelle zone limitrofe, volti al contrasto del degrado urbano.
Nel corso dei sevizi i poliziotti del Commissariato di P.S. San Paolo, unitamente ai militari dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, hanno identificato 360 persone e controllato 22 esercizi commerciali della zona.
All’interno di un esercizio commerciale, è stato individuato un soggetto destinatario di una misura di custodia cautelare in carcere emesso dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Termini Imerese, per il quale è stato condotto presso la competente struttura detentiva.
Nel corso delle verifiche amministrative effettuate presso un altro esercizio commerciale, si rilevava la presenza di lavoratori irregolari.
Gli accertamenti effettuati hanno consentito di elevare sanzioni amministrative in diversi esercizi commerciali per un importo complessivo pari a oltre 32 mila euro, principalmente per violazioni in materia di lavoro irregolare e per inosservanze alla normativa regionale relativa agli apparecchi da intrattenimento e gioco lecito “slot machine”.
Le operazioni hanno inoltre permesso di deferire all’Autorità Giudiziaria tre persone: la prima per false attestazioni a pubblico ufficiale, la seconda per violazioni alla normativa sull’immigrazione e la terza per porto abusivo di armi poiché trovata in possesso di un’arma bianca del tipo “shuriken”.

Sicurezza stradale, Piemonte tra le regioni più colpite: crescono le vittime tra pedoni e ciclisti

Le strade del Piemonte continuano a registrare numeri preoccupanti sul fronte della sicurezza. A evidenziarlo sono le più recenti statistiche diffuse da Asaps, l’Associazione sostenitori e amici della polizia stradale, che fotografano una situazione allarmante per le categorie più vulnerabili della mobilità.

Nei primi cinque mesi del 2026 sono stati 19 i pedoni che hanno perso la vita sulle strade piemontesi. Un dato che colloca la regione al secondo posto in Italia per numero complessivo di vittime. Ancora più significativo il rapporto con la popolazione residente: con oltre quattro decessi ogni milione di abitanti, il Piemonte guida la classifica nazionale per incidenza.

Anche il bilancio relativo ai ciclisti conferma una tendenza preoccupante. Da gennaio a maggio sono stati dieci i ciclisti morti in incidenti stradali. In termini assoluti il Piemonte occupa il quarto posto a livello nazionale, preceduto soltanto da Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna. Se però si considera il numero di vittime in relazione alla popolazione, la regione sale al terzo posto tra quelle più popolose del Paese, con oltre due decessi ogni milione di abitanti. Peggio fanno soltanto Emilia-Romagna e Veneto.

L’analisi dei dati rivela inoltre alcune caratteristiche delle vittime. Tutti i ciclisti deceduti nei primi cinque mesi dell’anno erano uomini e appartenevano a diverse fasce d’età, a conferma di come il rischio coinvolga indistintamente ciclisti giovani e anziani.

Non tutti gli incidenti mortali sono riconducibili a investimenti da parte di veicoli. Le statistiche comprendono infatti anche uscite di strada autonome, cadute e altri eventi che possono avere conseguenze fatali. Un quadro che richiama l’attenzione sulla necessità di interventi mirati per migliorare la sicurezza della rete viaria e tutelare chi si sposta a piedi o in bicicletta.

Il Ballo in Bianco. Con Bolle a Torino la più grande lezione alla sbarra en plein air del mondo

Roberto Bolle ha scelto la nostra città per il “Ballo in Bianco”, uno degli eventi più iconici e attesi dal popolo della danza.

Oggi, domenica 7 giugno, per la prima volta a Torino, nel salotto cittadino di piazza San Carlo, si è svolta la più grande lezione di danza alla sbarra del mondo, aperta a ballerini di tutte le scuole di danza italiane uniti dal dress code rigorosamente total white. A guidare la lezione collettiva  lo stesso Roberto Bolle.

Nella sala Carpanini di Palazzo Civico, l’artista è stato ricevuto dal sindaco Stefano Lo Russo in un incontro aperto alla stampa, occasione per ringraziarlo per la sua presenza a Torino e per raccontare il progetto della Fondazione Bolle, che si propone di sostenere la danza in Italia e nel mondo, con l’obiettivo di diffondere i valori artistici, culturali e umani che porta con sé.

Roberto Bolle alla conferenza stampa

“Siamo davvero contenti ed orgogliosi di ospitare un evento dedicato ai più giovani e a trasmettere loro i valori positivi dello sport e della cultura – ha detto il sindaco Stefano Lo Russo -. La presenza di Roberto Bolle è un grande regalo per Torino e l’artista è sicuramente un ottimo interprete dello spirito rinnovato di questa città che guarda alla cultura, alla bellezza e ad eventi come questi per farsi conoscere, in Italia e nel mondo”. Il Sindaco ha poi donato all’artista la pin raffigurante il nuovo city brand della città, “torino:”.

Roberto Bolle ha ricordato le sue origini piemontesi, è nato e cresciuto nel Monferrato, e il rapporto con Torino “cominciato – ha sottolineato – sin da quando ho iniziato a venire a ballare al Teatro Regio, dove sono stato moltissime volte, e che è proseguito e si è consolidato nel tempo, con eventi importanti come la partecipazione alla cerimonia di inaugurazione delle Olimpiadi di Torino 2006. Per questo – ha aggiunto – per me è stato quasi naturale scegliere Torino, dopo Milano, come città per ospitare il Ballo in Bianco”.

Nato come appuntamento simbolico e insieme appassionato di Roberto Bolle per radunare il grande popolo degli appassionati della danza, il Ballo in Bianco è prodotto da Fondazione Roberto Bolle in collaborazione con AssoDanza e ha già superato ogni record di presenze. Quest’anno, con il patrocinio della Città di Torino, il supporto di Film Commission Torino Piemonte e il contributo di Iren e Fondazione Crt si svolge per la prima volta a Torino, città particolarmente cara all’Étoile che ogni anno ospita i suoi spettacoli.

L’evento si svolgerà all’interno di un’area dedicata e delimitata, con accesso riservato esclusivamente agli allievi di danza registrati, ai loro genitori e accompagnatori, nel rispetto delle misure di sicurezza previste.

Inno alla gioia, ma anche alla disciplina, alla passione condivisa, alla purezza dell’arte che parla con il corpo, il Ballo in Bianco farà quest’anno di Torino il centro verso il quale convergeranno migliaia di giovani e giovanissimi ballerini provenienti dalle scuole di danza di tutta Italia.

Una marea festante di entusiasmo che balla al ritmo del proprio cuore che sarà ripresa e trasmessa su Rai1 domenica 14 giugno. A impreziosire la messa in onda le interviste a personaggi rilevanti della comunità torinese quali Leonardo Bonucci, Susanna Egri, Cristina Chiabotto, Pompea Santoro, Evelina Christillin, Arturo Brachetti, Miriam Baldassari e Beatrice Carbone.

TorinoClick

Colpo grosso alla casa d’aste: gioielli per un milione rubati in quattro minuti

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Rubati in soli quattro minuti gioielli e orologi per un valore di un milione di euro  dalla sede della Casa d’Aste Sant’Agostino in corso Tassoni, a Torino. I Carabinieri stanno indagando per trovare i responsabili. Il colpo dei ladri è stato ripreso  dalle telecamere di videosorveglianza nella notte verso le 4.20. I ladri a volto coperto hanno sfondato le vetrine con delle mazze. Dopo pochi minuti sono arrivati i carabinieri ma i malviventi erano fuggiti.

Sicurezza sul lavoro e caldo estremo: cosa prevede l’ordinanza regionale per la tutela dei lavoratori 

Il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e l’assessore alla Sanità Federico Riboldi hanno firmato l’ordinanza che introduce dal 30 maggio al 31 agosto le misure straordinarie, in linea con quelle già adottate nel 2024 e nel 2025, a tutela per i lavoratori maggiormente esposti al rischio derivante dalle alte temperature.

Il provvedimento riguarda i lavoratori subordinati e autonomi, nonché i soggetti ad essi equiparati, impegnati nei settori agricolo, florovivaistico, edile, della logistica (compresi i cosiddetti rider) e delle cave e dei lavoratori in attività caratterizzate da intenso sforzo fisico e prolungata esposizione al sole, nei casi in cui non sia possibile adottare misure organizzative o tecniche idonee a ridurre il rischio.

«A fronte delle temperature straordinarie di questi giorni, e grazie al lavoro che gli uffici regionali stavano già portando avanti in vista della stagione estiva, la Regione Piemonte anticipa di un mese l’entrata in vigore dell’ordinanza che da due anni scatta in estate per proteggere i lavoratori più esposti dalle ondate di calore – dichiarano il presidente Cirio e l’assessore Riboldi – Nei prossimi giorni le temperature dovrebbero abbassarsi, ma sappiamo che il caldo estremo non rappresenta più un fenomeno occasionale, ma una condizione, spesso improvvisa, con cui dobbiamo confrontarci sempre più frequentemente. Per questo abbiamo firmato l’ordinanza in modo da essere pronti in caso di caldo anomalo per tutelare i lavoratori nelle situazioni di maggiore rischio, favorendo al tempo stesso una corretta organizzazione delle attività produttive».

«La prevenzione resta l’arma più efficace – aggiunge il vicepresidente e assessore al Lavoro Maurizio Marrone – L’obiettivo non è fermare le attività produttive, ma favorire una corretta organizzazione del lavoro e l’adozione di tutte le misure necessarie per garantire condizioni di sicurezza adeguate. La salute dei lavoratori viene prima di tutto ed è una responsabilità che coinvolge istituzioni, imprese e lavoratori stessi».

Cosa prevede l’ordinanza

L’ordinanza, in linea con quelle degli anni scorsi, recepisce le “Linee di indirizzo per la protezione dei lavoratori dal calore e dalla radiazione solare” approvate dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome e prevede dal 30 maggio al 31 agosto l’astensione dal lavoro nella fascia oraria compresa tra le 12.30 e le 16 nei giorni in cui la piattaforma Worklimate segnala un livello di rischio alto per i lavoratori esposti al sole impegnati in attività fisica intensa.

La limitazione si applica esclusivamente nelle giornate e nelle situazioni in cui il rischio per la salute risulti particolarmente elevato, con l’obiettivo di prevenire colpi di calore, disidratazione e altre patologie correlate alle elevate temperature.

L’ordinanza non si applica se sono garantite le condizioni che riducono il rischio (aria condizionata, ombra ecc…).

Per favorire lo svolgersi delle attività lavorative in orari a rischio ridotto, la Regione chiede ai Comuni di valutare la possibilità di derogare, temporaneamente e previa valutazione della situazione contingente, ai regolamenti locali in materia di contenimento delle emissioni acustiche, al fine di consentire lo svolgimento delle attività lavorative in fasce orarie più fresche. La limitazione è applicabile nei giorni in cui la mappa del rischio pubblicata sul portale Worklimate, riferita ai lavoratori esposti al sole con attività fisica intensa, segnala alle ore 12 un livello di rischio alto.

Al fine di fare il punto sull’applicazione dell’ordinanza e sull’esperienza degli anni scorsi, la prossima settimana sarà convocato il tavolo sull’emergenza caldo, con i soggetti interessati e le direzioni regionali competenti anche in vista della stagione estiva.