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Da inizio anno “55 aggressioni nel carcere di Torino”

Sarebbero 55 le aggressioni dall’inizio dell’anno nel carcere torinese Lorusso e Cutugno “e non è più possibile assistere in silenzio a una situazione che mette  a rischio l’incolumità degli agenti di Polizia penitenziaria”, afferma il segretario Osapp, sindacato di polizia penitenziaria Leo Beneduci. “E’ lo sbando più totale. Ci chiediamo dove siano la politica e le istituzioni. Perché davanti alle molteplici aggressioni che si verificano nel carcere di Torino c’è questo assordante silenzio?”, aggiunge.

Torino respira, l’afa concede una tregua: settimana tra sole e temporali

Dopo settimane di afa e temperature elevate, Torino ha finalmente ritrovato un clima più sopportabile. Le piogge e i temporali arrivati nei giorni scorsi hanno infatti messo fine alla quarta ondata di calore dell’estate piemontese, provocando una sensibile diminuzione delle temperature.

Il cambiamento è particolarmente evidente rispetto alla prima parte di agosto, quando il capoluogo piemontese aveva dovuto fare i conti non soltanto con massime molto alte, ma soprattutto con una lunga sequenza di notti tropicali. Ancora il 10 agosto, secondo Arpa Piemonte, le temperature notturne nei principali centri urbani della regione faticavano a scendere sotto i 20 gradi. Ora la situazione è decisamente diversa e anche nelle ore serali il caldo risulta meno opprimente.

La tregua, però, sarà accompagnata da una maggiore instabilità. La giornata di domenica 23 agosto resta sostanzialmente stabile, così come la prima parte di lunedì 24. Successivamente l’avvicinamento di una perturbazione dalla Francia cambierà nuovamente lo scenario. Dal pomeriggio di lunedì aumenteranno le probabilità di pioggia, con temporali che tra la sera e la notte potranno risultare anche intensi soprattutto sul Piemonte occidentale e settentrionale. Non sono escluse raffiche di vento e locali grandinate.

Il peggioramento dovrebbe comunque essere piuttosto rapido. Già nel corso di martedì 25 agosto è atteso un graduale miglioramento, con precipitazioni in esaurimento e successive schiarite.

Per il resto della settimana la tendenza indica un’alternanza tra giornate soleggiate e momenti più instabili, in un quadro comunque molto diverso da quello del grande caldo delle settimane precedenti. Le temperature potranno ancora raggiungere valori pienamente estivi durante il giorno, ma al momento non si intravede una nuova ondata di calore paragonabile a quella vissuta tra fine luglio e la prima metà di agosto.

Torino si avvia così verso l’ultima settimana di agosto con un’estate meno aggressiva: farà ancora caldo, come è normale per il periodo, ma con temperature più contenute, notti generalmente più gradevoli e qualche passaggio temporalesco capace di interrompere le fasi più calde. Una prima avvisaglia del cambio di stagione, anche se per parlare davvero d’autunno è ancora presto.

Picchiato per aver difeso una ragazza: 19enne in ospedale

Un giovane  di 19 anni di San Mauro Torinese è in prognosi riservata all’ospedale di Pietra Ligure: è stato ferito alla testa per aver difeso una ragazza, mentre era in vacanza in Liguria. Due coetanei stranieri lo hanno picchiato con violenza sulla via Aurelia, ad Andora, anche usando un cartello della segnaletica stradale. Ora dovrà essere operato per una lesione cranica, ma  non è in pericolo di vita, come scrive La Stampa.

Brandizzo, 12 indagati nella nuova inchiesta

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Sono 12 tra funzionari e dirigenti di Rfi, gli indagati della nuova inchiesta aperta dalla procura di Ivrea sulla strage ferroviaria di Brandizzo. Tra loro anche – come scrive Repubblica – Gianpiero Strisciuglio, amministratore delegato di Rfi fino al marzo 2025 e da un mese alla guida di Ferrovie dello Stato. La non ottemperanza alle prescrizioni inviate tra il 2025 e il 2026 dallo Spresal dell’Asl ai vertici della sicurezza sul nodo ferroviario di Torino e’  alla base dell’inchiesta. Si era riscontrata una generale carenza nella pianificazione della sicurezza dei lavori, oltre a controlli insufficienti e a un sistema di manutenzioni indebolito dalle esigenze commerciali. Ma l’accusa sostiene che  nei sei mesi concessi per adeguarsi nessuno dei dirigenti coinvolti avrebbe adottato le misure necessarie.

A Torino 4mila piante in fiore tra parchi e piazze

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Dal bianco al rosa, fino alle intense tonalità del blu. Anche quest’estate Torino si veste di colore grazie alle fioriture che impreziosiscono alcuni dei suoi principali spazi verdi e luoghi simbolo.

All’inizio della stagione estiva, i giardinieri della Divisione Verde e Parchi della Città hanno messo a dimora circa 4.000 piante ornamentali, che proprio in queste settimane stanno raggiungendo il massimo della fioritura.

Le nuove composizioni floreali si possono ammirare al Monumento a Vittorio Emanuele, nel Giardino Lamarmora, in piazza Solferino, piazza Statuto e piazza Carlo Alberto, oltre che al Parco del Valentino e al Sacrario del Martinetto.

Un’esplosione di forme e colori affidata a numerose varietà, tra cui Begonie Dragon Wing, Cleome, Dalie, Gaura, Hibiscus Moscheutos, Impatiens, Salvie farinacee, Zinnie, Petunie, Verbene, Salvie Greggi e Coleus. Fiori e fogliame che trasformano aiuole e spazi pubblici in piccoli angoli fioriti, rendendo più accoglienti le aree frequentate ogni giorno da torinesi e visitatori.

Dietro la bellezza di queste fioriture c’è un lavoro quotidiano che comprende progettazione, messa a dimora, irrigazione e manutenzione. Un impegno particolarmente importante durante i mesi più caldi, quando le alte temperature richiedono cure costanti per accompagnare la crescita delle piante e mantenerle in buone condizioni.

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Turismo in montagna, dieci regole per rispettare un patrimonio prezioso del Piemonte

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Il decalogo di Uncem

La montagna è una delle grandi ricchezze del Piemonte. Non soltanto per il valore ambientale e paesaggistico delle Alpi, ma perché nelle vallate si vive, si lavora, si produce e si fa impresa. Dietro l’immagine di una vetta, di un sentiero o di un bosco ci sono comunità che mantengono vivi i paesi, attività commerciali, aziende agricole e forestali, strutture ricettive, ristoranti, rifugi e un insieme di servizi indispensabili anche per chi arriva dalla città per trascorrere qualche ora o una vacanza.

Negli ultimi anni questo patrimonio ha assunto un peso crescente anche dal punto di vista turistico. Il Piemonte ha chiuso il 2025 superando 6,7 milioni di arrivi e 18,1 milioni di pernottamenti, con una crescita rispettivamente del 7,1% e del 7,5% rispetto all’anno precedente. All’interno di questo quadro la montagna occupa ormai un posto di primo piano: nel 2025 le località montane piemontesi hanno totalizzato complessivamente oltre 1,1 milioni di arrivi e la permanenza media dei visitatori è stata di circa 3,1 notti.

Particolarmente significativo è il risultato dell’estate 2025. Nelle aree montane sono stati registrati circa 668 mila arrivi e oltre 1,9 milioni di pernottamenti, con incrementi del 14,3% e del 17,4% rispetto all’estate precedente. Anche l’inverno 2024-2025 aveva dato risultati importanti, con oltre 441 mila arrivi e quasi 1,5 milioni di presenze: per numero di turisti arrivati è stata la migliore stagione invernale dell’ultimo decennio.

La montagna, dunque, non vive più soltanto di sci. Escursionismo, bicicletta, sport all’aria aperta, enogastronomia e ricerca di temperature più miti durante l’estate stanno progressivamente allargando la stagione turistica. Bardonecchia, ad esempio, nel 2025 ha raggiunto circa 432 mila presenze, Sestriere quasi 365 mila e Sauze d’Oulx oltre 256 mila.

E il turismo produce effetti che vanno ben oltre alberghi e impianti. Uno studio sulle stazioni sciistiche di Prato Nevoso, Limone Piemonte e Pian Munè ha calcolato, per la stagione 2024-2025, una spesa iniziale dei visitatori vicina ai 46 milioni di euro, capace di generare un impatto economico complessivo stimato in circa 111 milioni. In altri termini, il denaro speso da chi frequenta la montagna mette in moto una filiera molto più ampia, coinvolgendo commercio, ristorazione, servizi e altre attività locali.

Proprio l’aumento dei visitatori rende però ancora più importante diffondere una cultura del rispetto. La montagna non può essere considerata un grande spazio pubblico senza regole, disponibile gratuitamente e senza limiti. È un territorio fragile, nel quale l’affollamento eccessivo di alcune località, l’abbandono dei rifiuti, i comportamenti imprudenti sui sentieri o l’accensione di fuochi possono creare problemi ambientali, costi per le amministrazioni e difficoltà per chi vi risiede tutto l’anno.

Da qui l’utilità di un decalogo proposto da UNCEM – Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani, rivolto a chi frequenta le vallate, dieci indicazioni che ricordano come turismo, sicurezza, tutela dell’ambiente ed economia locale possano e debbano procedere insieme.

1 | Siamo luoghi da vivere, luoghi di vita. Comunità presenti

2 | OK all’outdoor e all’attività fisica. Ma rispetta i tuoi limiti

3 | Bar e ristoranti sono accoglienti. Compra in valle, il paese vivrà

4 | Paesaggio, boschi e prati sono sempre plasmati dall’uomo

5 | Rispetta le regole poste dai Comuni, i limiti e le chiusure di percorsi

6 | Non affollare spazi di territorio per una foto o un selfie. Prima occhi, testa, cuore

7 | Non tutto è gratis. Come paghi il parcheggio in città, puoi pagare ticket o tavolo
per pic-nic in montagna

8 | Il bosco che attraversi è pianificato e gestito. Anche tagliato, da imprese forestali
intelligenti e virtuose

9 | Non portare tutto da casa, ma riporta i tuoi rifiuti a casa

10 | Attenzione ai fuochi liberi e anche al barbecue. Rispetta i divieti.
Scegli la legna giusta, ma non rubarla

Sono indicazioni semplici, ma dietro ciascuna c’è un tema concreto. Comprare un panino, bere un caffè, pranzare in un ristorante, acquistare prodotti del territorio o utilizzare un servizio locale significa contribuire a mantenere un’attività economica in una valle dove spesso fare impresa è più difficile e costoso rispetto alla pianura. Allo stesso modo, pagare un parcheggio o l’utilizzo di un’area attrezzata può contribuire alle spese necessarie per gestire luoghi sottoposti, soprattutto nei fine settimana, a una forte pressione turistica.

Anche boschi, prati e pascoli non sono semplicemente uno scenario naturale immobile. Sono territori che per secoli sono stati curati e trasformati dal lavoro dell’uomo. Agricoltori, allevatori e imprese forestali svolgono ancora oggi un’attività che ha conseguenze economiche, ambientali e di presidio del territorio. Per questo anche un taglio boschivo correttamente programmato non deve essere automaticamente interpretato come un’aggressione alla natura: può rientrare nella normale gestione di un patrimonio che necessita di manutenzione.

C’è poi il tema della sicurezza. La diffusione dell’outdoor porta sulle montagne piemontesi un pubblico sempre più numeroso e diversificato, non necessariamente composto da escursionisti esperti. Conoscere i propri limiti, informarsi sulle condizioni dei percorsi e rispettare chiusure e disposizioni dei Comuni significa proteggere se stessi e non mettere inutilmente in difficoltà chi deve intervenire in caso di emergenza.

Lo stesso principio vale per i rifiuti e, soprattutto durante i periodi più asciutti, per i fuochi. Un barbecue acceso nel posto o nel momento sbagliato può trasformarsi in un rischio serio per boschi e comunità. La prudenza individuale diventa quindi una forma concreta di tutela collettiva.

La crescita del turismo rappresenta una grande opportunità per le montagne piemontesi, ma la vera sfida consiste nel trasformare il numero crescente di visitatori in economia stabile per le vallate, senza consumarne il territorio e senza rendere più difficile la vita di chi vi abita.

Il principio alla base dei dieci punti può essere riassunto così: la montagna non è soltanto un luogo da visitare, ma un luogo da vivere e da rispettare. Godersi un panorama, percorrere un sentiero o trascorrere una giornata al fresco significa entrare, anche solo per qualche ora, nella casa di comunità che quel territorio lo custodiscono per dodici mesi all’anno. Ed è proprio dal loro futuro che dipende anche il futuro della montagna piemontese.

(foto Vialattea Sestrieres)

Un autunno di grandi mostre nei musei delle Gallerie d’Italia di Intesa Sanpaolo

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Sarà un autunno di grandi mostre quello proposto dalle Gallerie d’Italia di Intesa Sanpaolo che, nelle quattro sedi, hanno registrato, nel primo semestre 2026, ben 434 mila visitatori, con un +4 % rispetto allo stesso periodo del 2025.
Nei quattro musei delle Gallerie d’Italia di Milano, Napoli, Torino e Vicenza verrà  proposto un programma espositivo articolato, capace di attraversare epoche, linguaggi e temi diversi, a partire dalla grande tradizione della pittura italiana alla fotografia, dall’arte contemporanea alla riflessione sull’arte e sui suoi cambiamenti.
Sono otto le nuove mostre che accompagneranno il pubblico tra l’autunno 2026 e i primi mesi del 2027, sette delle quali nelle quattro sedi delle Gallerie d’Italia e una alla Casa Museo dell’Antiquariato Ivan Bruschi di Arezzo, parte del patrimonio di Intesa Sanpaolo. Si tratta di un programma che intreccia ricerca scientifica, valorizzazione delle collezioni e nuove interpretazioni della storia dell’arte, con una particolare attenzione alla fotografia e alla produzione contemporanea.

Dal 1⁰ ottobre 2026 a Torino il programma autunnale si apre con la mostra intitolata “Luca Campigotto, Wandering Europe”, visitabile fino al 7 febbraio 2027 , esposizione curata da Walter Guadagnini  nell’ambito della rassegna “La grande fotografia italiana”, a cura di Roberto Koch.
Il progetto rende omaggio a uno dei protagonisti della fotografia italiana contemporanea,  la cui ricerca si è  sviluppata intorno al viaggio, alle città e ai paesaggi,  esplorati in tutto il mondo attraverso immagini a colore in bianco e nero. Su commissione di Intesa Sanpaolo, Campigotto ha intrapreso un percorso fotografico attraverso l’Europa, confrontandosi con la complessità e le contraddizioni del paesaggio contemporaneo; luoghi segnati dall’inquinamento  e dall’intervento umano convivono con paesaggi naturali ancora grandiosi e incontaminati, in un viaggio alla ricerca di una bellezza capace di comprendere anche il sentimento di meraviglia e di sdegno.
A partire dal 22 ottobre prossimo fino al 7 febbraio 2027 le Gallerie d’Italia di Torino presenteranno una personale dedicata all’artista russo-americana Anastasia Samoylova Harbour, curata da Emanuela Mazzonis.
Questa artista risulta tra le voci più autorevoli  della fotografia contemporanea, sviluppa una nuova ricerca dedicata alle città d’acqua europee e alle trasformazioni del loro paesaggio. Genova, Venezia, Rotterdam, Marsiglia, Lisbona, Atene, Istanbul saranno al centro di un progetto commissionato da Intesa Sanpaolo, che affronta il rapporto tra comunità,  turismo e ambiente e le crescenti fragilità legate alla crisi climatica. Il progetto si inserisce nel percorso di ricerca dell’artista, già al centro di FloodZone, dedicato alle conseguenze dell’innalzamento del livello del mare.

Mara Martellotta

Rotonda Maroncelli e corso Telesio: dal 23 agosto modifiche alla viabilità per lavori di Iren

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 Sulla rete del teleriscaldamento

A partire da domenica 23 agosto Iren avvierà un intervento sulla rete del teleriscaldamento nell’area della rotonda Maroncelli, all’intersezione tra corso Maroncelli e corso Trieste. I lavori prevedono la riparazione della perdita provocata dalla rottura di una tubazione, verificatasi lo scorso giugno, e la sostituzione del tratto di rete danneggiato sul lato sud della rotatoria.

Le modifiche più rilevanti alla viabilità si concentreranno tra il 23 e il 26 agosto, con la chiusura dell’accesso alla bretella tra corso Maroncelli e corso Trieste dal lato di corso Maroncelli e alcune limitazioni alla circolazione nell’area della rotatoria. In particolare, i veicoli provenienti da piazza Bengasi e diretti verso corso Unità d’Italia, in direzione nord, saranno indirizzati, attraverso un’apposita segnaletica temporanea, lungo percorsi alternativi che prevedono il transito da via Genova e via Ventimiglia. I veicoli diretti verso Moncalieri potranno invece continuare a utilizzare il tratto di bretella che resterà percorribile.

Dal 27 agosto la circolazione nella rotatoria tornerà regolare. Fino al 4 ottobre resterà tuttavia chiuso l’accesso alla bretella dal lato di corso Maroncelli e, per raggiungere via Corradino provenendo da corso Maroncelli, sarà necessario seguire una deviazione lungo corso Trieste, in direzione nord.

Dal 5 ottobre al 6 novembre, infine, i lavori interesseranno il tratto restante della bretella di collegamento tra corso Maroncelli e corso Trieste, con un impatto sulla circolazione significativamente più contenuto rispetto alla fase iniziale del cantiere.

Si raccomanda di prestare sempre la massima attenzione alla segnaletica di cantiere e alle indicazioni viabili, che guideranno la circolazione nelle diverse fasi dell’intervento. Nel corso della prima fase dei lavori, in particolare, si invita, dove possibile, a privilegiare i percorsi alternativi.

La pianificazione delle attività e delle modifiche alla circolazione è stata definita attraverso un puntuale coordinamento tra Iren e la Città di Torino, con l’obiettivo di ridurre al minimo i disagi per cittadini e automobilisti.

L’intervento si inserisce in un’area interessata nelle scorse settimane anche dalla riasfaltatura di corso Unità d’Italia. I lavori, realizzati nell’ambito del piano straordinario di manutenzione del suolo pubblico “Torino Cambia – Spazi che uniscono”, sostenuto da Fondazione CRT, sono iniziati il 3 agosto e si sono conclusi nei tempi programmati, entro il termine previsto del 14 agosto.

Un secondo cantiere di Iren interesserà, dal 24 agosto, l’incrocio tra corso Telesio e via Pacchiotti. I lavori serviranno a completare l’interconnessione tra Torino e Collegno e a rendere più affidabile il servizio. Le prime attività si svolgeranno sulla banchina verde centrale e non avranno particolari conseguenze sulla circolazione.

Da martedì 25 agosto sarà chiuso al traffico il tratto di corso Telesio interessato dai lavori, con modifiche anche al servizio GTT che riguarderanno la linea 40. La chiusura proseguirà fino al 4 settembre, quando la strada sarà riaperta al traffico.

La tempistica dei lavori è stata definita anche in relazione agli altri cantieri presenti nella zona: quello di corso Telesio non si sovrapporrà alla chiusura di via Valgioie, che sarà riaperta lunedì.

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L’Aeroporto di Torino deve dare molto di più: non dobbiamo aver paura di discutere con Milano

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IL DIBATTITO

Caro Direttore,

stamane, al bar dove vado a leggere i giornali alle 6.30, si parlava di aeroporto. Ho promesso che avrei fatto il punto su IL TORINESE. L’iniziativa milanese di riorganizzare l’offerta degli aeroporti di Malpensa, Linate e Caselle ha messo a nudo i gravi errori fatti dalle Amministrazioni torinesi che negli anni scorsi, da un lato, hanno venduto le nostre azioni dentro la SAGAT, la società che gestisce l’aeroporto di Torino Caselle, e, dall’altro lato, non hanno fatto crescere abbastanza i volumi di traffico del nostro aeroporto.

Ora di aeroporto se ne parla anche nei bar, sui giornali e sui social. L’unico che non ne parla è il nostro Sindaco, che conosceva benissimo la situazione perché era Assessore nella Giunta Fassino, il primo a vendere; era consigliere comunale quando la Sindaca Appendino vendette le altre quote e sapeva benissimo che anche Chiamparino stava vendendo la sua quota parte.

Parlare dell’aeroporto vuol dire parlare di un importante motore di sviluppo dell’economia locale. Dobbiamo parlarne perché, se l’aeroporto si rilancia, dà sicuramente un contributo all’economia torinese che, solo per dare un dato, negli ultimi vent’anni ha perso 20 punti rispetto a Bologna. L’aeroporto di Bologna, città più piccola di Torino, ha più del doppio dei passeggeri di Torino: 11 milioni contro 5 milioni. Torino avrebbe bisogno come il pane che l’aeroporto desse un contributo più forte alla nostra economia.

Da dieci anni, mentre la SAGAT raccontava i dati di crescita senza mai parametrarli alle altre città, io scrivevo a destra e a manca, compreso IL TORINESE, che era grave che Torino avesse un aeroporto con traffici più bassi di Pisa, Bari, Catania, Bologna.

Nell’economia le situazioni cambiano più velocemente di quello che pensano in Comune. Dopo il Covid il trasporto aereo ha preso vigore più di prima e le aziende, a differenza dei Consigli comunali, ogni mese devono presentare report agli azionisti che, a fronte dei mutamenti economici, adeguano i piani di sviluppo delle aziende. È ciò che hanno fatto i milanesi mentre Torino si beava di una piccola crescita dei passeggeri.

La telefonata del Sindaco Sala al Sindaco Lo Russo ha squarciato il velo. Torino si è scoperta nuda di fronte a un interlocutore di peso e determinato. Allarmi. Milano vuol portarci via l’aeroporto, dimenticando che erano stati i nostri Sindaci a venderlo.

Qualcuno che non si era mai preoccupato dell’aeroporto, sdegnato, ha detto: mai con Milano, piuttosto ragioniamo con Levaldigi e Genova. Una scemenza frutto della grande incompetenza. I due aeroporti milanesi con Torino sarebbero il secondo polo italiano dopo Roma, ma il bacino economico, industriale interessato dai tre aeroporti è più importante di quello romano e quindi destinato ad avere una crescita importante del traffico aereo.

Avendo venduto le sue quote, la Città di Torino oggi conta molto poco, mentre le quote sono state vendute ad azionisti che gestiscono Milano e Torino, oltreché Bologna e Napoli. È con quegli azionisti con cui bisogna discutere perché l’aeroporto non è più nostro.

Torino, quindi, deve fare valere le proprie ragioni di efficienza competitiva e di qualità dei collegamenti infrastrutturali per attrarre una quota importante dell’aumento dei traffici previsto. Come fa Torino oggi a contare in questo ragionamento, tenuto conto anche del carattere del Sindaco di Milano? Usare gli azionisti pubblici ancora presenti nell’azionariato, dalla CDP al S. Paolo alla Fondazione CRT.

Ecco perché ha fatto bene CIRIO a mettersi in contatto con il Ministro dell’Economia che controlla CDP. Il Governo e CDP non hanno alcun interesse a privilegiare i due aeroporti milanesi perché la crescita dell’economia torinese è un interesse nazionale.

Sarà importante la qualità dei collegamenti stradali e ferroviari con l’aeroporto di Caselle. Tra poco più di un anno, quando sarà ultimato il Terzo Valico, da Genova si arriverà a Torino con un’ora di treno.

Insomma, Torino in questi anni poteva attrezzare ancora di più il suo aeroporto e non avrebbe mai dovuto vendere le sue azioni, ma ha ancora delle carte in mano per puntare a migliorare la sua economia. Occorre usarle con competenza e determinazione.

Certo che quelli che hanno venduto le azioni e non sono stati capaci di far crescere di più il nostro aeroporto non potranno più essere premiati alle prossime elezioni comunali.

Mino Giachino
Udc Torino