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Sicurezza nella movida, Epat: «Bene il ddl anti-maranza, ma servono più controlli»

 Epat accoglie con favore il via libera del Consiglio dei Ministri al disegno di legge sulle cosiddette misure “anti-maranza” e valuta positivamente anche la sperimentazione dei Care Team avviata dall’assessore comunale alla Sicurezza, Porcedda. Per l’associazione, tuttavia, questi strumenti non bastano da soli a contrastare il fenomeno della microcriminalità e delle baby gang che, negli ultimi mesi, ha inciso in modo significativo sulla vita notturna cittadina. Secondo Epat è indispensabile affiancare agli interventi normativi una presenza stabile e ben visibile delle Forze dell’Ordine nelle zone più sensibili.

I gestori dei pubblici esercizi ricordano di essere già chiamati a rispettare numerosi obblighi concordati con l’amministrazione comunale per limitare i disagi legati alla movida, dalla tutela della quiete pubblica alla pulizia delle aree circostanti. In diversi quartieri, inoltre, gli operatori hanno avviato iniziative condivise per migliorare il decoro urbano e contenere il rumore, sostenendo costi che, secondo le stime di Epat, possono arrivare fino a 15-20 mila euro per stagione.

«Gli operatori dei pubblici esercizi nelle zone movida debbono assicurare e vigilare sulla tranquillità dei propri dehors e dei locali – sottolinea il presidente di Epat, Vincenzo Nasi -. Le misure adottate a livello comunale, ma anche quelle ipotizzate con estensione di zone rosse con ulteriore limitazione su alcool e contenitori utilizzabili per l’offesa, sono interventi che possono contribuire, ma gli stessi attengono alle imprese. Occorre guardare al suolo pubblico che non è non nella disponibilità e nella responsabilità degli esercenti”.

Per il presidente dell’associazione la vera priorità resta il rafforzamento del controllo del territorio nelle aree dove si registrano con maggiore frequenza episodi di violenza e degrado.

«Non chiediamo di militarizzare la città – prosegue Nasi – ma chiediamo un presidio stabile e riconoscibile delle Forze dell’Ordine nelle aree oggi più esposte: San Salvario, piazza Vittorio e Borgo Rossini. È necessario garantire una presenza capace di prevenire i problemi, intervenire rapidamente e restituire fiducia a chi vive, lavora e frequenta questi quartieri. Non si può agire soltanto dopo un’aggressione o un episodio grave; la percezione di insicurezza produce un effetto immediato sulle attività. I clienti cambiano abitudini, evitano determinate strade e scelgono altri luoghi per trascorrere la serata. Secondo le segnalazioni raccolte tra gli operatori, questa situazione sta modificando profondamente la geografia della movida torinese. Piazza Vittorio registra una riduzione dell’affluenza, San Salvario torna a essere percepita come un’area d’abbandono e anche Borgo Rossini risente degli episodi di microcriminalità».

L’associazione sottolinea come gli esercenti abbiano già investito risorse economiche e organizzative per garantire sicurezza e qualità dell’offerta serale, chiedendo ora un analogo impegno da parte delle istituzioni.

«Gli esercenti stanno facendo la propria parte – conclude Nasi –. Ora chiediamo che questo impegno venga riconosciuto e sostenuto. Investire nella sicurezza del territorio significa proteggere anche i lavoratori e i clienti, tutelare l’economia della sera e restituire vivibilità e attrattività alle strade di Torino».

Anche il direttore di Epat, Claudio Ferraro, evidenzia come il problema non riguardi soltanto le singole attività commerciali, ma abbia conseguenze sull’intero tessuto urbano e sulla vitalità dei quartieri.

«Quando le persone smettono di frequentare una zona, il danno non riguarda soltanto il singolo locale – evidenzia il direttore Epat Claudio Ferraro –. Si indebolisce l’intero quartiere: diminuiscono la presenza di cittadini, il lavoro, l’attrattività e il presidio garantito dalle attività aperte. Un locale frequentato, illuminato e gestito responsabilmente è parte della soluzione, non del problema. Purtroppo, oggi le aree interessate della città sono molto più ampie ed occorre un profondo ripensamento sulla vita serale e, come già da tempo richiesto alla Città, una completa rivisitazione delle esigenze della stessa e l’eliminazione delle zone definite come zone movida, a favore di un organico e programmatico intervento rigenerativo sull’intero territorio cittadino».

Foto archivio TorinoClick Città di Torino

Le Atp Finals restano a Torino nel 2027

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Angelo Binaghi, presidente della Fitp, ieri a Torino in occasione della presentazione del masterplan della Nitto Atp Finals 2026, al Grattacielo di Intesa ha annunciato che “Le Atp Finals restano a Torino nel 2027”.

Ha detto che la città ha dimostrato in questi anni di essere “una sede straordinaria. Per questo abbiamo deciso di proseguire insieme anche nel 2027”

Ha poi aggiunto che si tratta  di “una scelta di continuità e di fiducia verso una città, una regione e un sistema di istituzioni e partner che hanno lavorato con grande passione e competenza, contribuendo a rendere questo appuntamento uno dei più apprezzati del calendario mondiale del tennis”.

Soddisfatto il sindaco Stefano Lo Russo: “È la conferma del lavoro di squadra positivo fatto in questi anni tra le istituzioni e i soggetti coinvolti in questo evento mondiale”.

Caldo estremo e rider: rafforzare le tutele dei lavoratori

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Si è svolto  a Palazzo Civico l’incontro tra il sindaco Stefano Lo Russo, la vicesindaca con delega al Lavoro Michela Favaro e le organizzazioni sindacali che rappresentano i lavoratori del food delivery, convocato a seguito della richiesta avanzata da Nidil CGIL, Felsa CISL e UILTemp Piemonte per affrontare le criticità determinate dalle elevate temperature di questi giorni.

Nel corso del confronto è stata condivisa la forte preoccupazione per le condizioni in cui operano molti rider, spesso lavoratori autonomi, esposti alle alte temperature e alla radiazione solare anche durante le ore di massimo rischio climatico.

Al termine dell’incontro è stato concordato che il Sindaco invierà una nota al Governo e alla Regione Piemonte per chiedere un rafforzamento delle misure a tutela della salute, della sicurezza e del reddito dei lavoratori del settore.

In particolare, la Città chiederà al Governo di attivare strumenti straordinari di sostegno al reddito per i lavoratori del food delivery, compresi coloro che operano con forme di lavoro autonomo o parasubordinato. L’impossibilità di svolgere le consegne durante le ore di caldo estremo, quando la sospensione dell’attività è necessaria per tutelare la salute, non può infatti tradursi in una perdita economica interamente a carico dei lavoratori.

La richiesta è quella di individuare strumenti analoghi alla cassa integrazione o altre forme alternative di protezione che consentano ai rider di sospendere l’attività nelle giornate e nelle fasce orarie a rischio senza subire conseguenze sul reddito, sull’accesso ai turni, sui punteggi o sulle successive assegnazioni. Le misure dovranno essere strutturate in modo che i relativi costi non ricadano sui lavoratori, ma sui soggetti che organizzano, gestiscono e intermediano il servizio attraverso le piattaforme digitali. È infatti sulle piattaforme che devono gravare le responsabilità organizzative ed economiche necessarie a garantire condizioni di lavoro sicure, comprese le sospensioni o le limitazioni del servizio nelle ore più critiche, senza penalizzazioni economiche o algoritmiche per i rider.

In particolare, la Città chiederà alla Regione Piemonte di dare piena attuazione all’ordinanza regionale, che comprende tra i soggetti tutelati anche coloro che svolgono attività di consegna di beni per conto altrui in ambito urbano con biciclette o veicoli a motore a due ruote, disponendo nei giorni classificati a rischio “alto” dal sistema Worklimate il divieto di lavoro all’aperto tra le 12.30 e le 16 ove non sia possibile adottare adeguate misure di riduzione del rischio, sollecitando lo SPRESAL e l’Ispettorato Territoriale del Lavoro, ciascuno per le proprie competenze, a intensificare le attività di vigilanza e controllo affinché tali disposizioni trovino piena applicazione sul territorio.

La Città di Torino, dal canto suo, attiverà inoltre la Polizia Locale, per quanto di propria competenza, affinché collabori alle attività di vigilanza sul territorio e supporti gli organi competenti nei controlli sul rispetto delle misure poste a tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori. L’obiettivo è garantire la più ampia efficacia delle azioni di prevenzione, attraverso un’azione coordinata tra tutti i soggetti istituzionali coinvolti.

“Nessun lavoratore deve essere costretto a scegliere tra la propria salute e il proprio reddito – sottolinea il sindaco Stefano Lo Russo –. Le piattaforme digitali hanno il dovere di garantire condizioni di lavoro sicure e le istituzioni devono assicurare che questo avvenga. Per questo chiediamo al Governo strumenti di tutela del reddito, alla Regione controlli efficaci attraverso gli organismi competenti e, come Città, metteremo a disposizione la Polizia Locale per supportare l’attività di vigilanza sul territorio, nell’ambito delle proprie competenze”.

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Terra Madre Salone del Gusto nel cuore di Torino: otto storie per raccontare “Biodiversity – Be Diversity”

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Dal 24 al 27 settembre a Torino la 16esima edizione della manifestazione Slow Food, Città di Torino e Regione Piemonte. Produttori, allevatrici, cuoche, giovani attivisti e rappresentanti delle comunità indigene protagonisti della campagna dedicata alla tutela della diversità alimentare e culturale

Sono produttori, allevatrici, cuoche, giovani attivisti e rappresentanti delle comunità indigene provenienti da quattro continenti. Sono loro i volti di Terra Madre Salone del Gusto 2026, in programma dal 24 al 27 settembre nel centro di Torino.

Persone che ogni giorno custodiscono varietà agricole, saperi, tradizioni e culture alimentari, dimostrando come la biodiversità viva nelle scelte quotidiane di chi lavora per costruire un futuro più buono, più pulito e più giusto per tutte e tutti.

“Biodiversity – Be Diversity”: il messaggio della 16esima edizione

Biodiversity – Be Diversity. Essere biodiversità significa valorizzare le differenze, proteggere la pluralità della vita e contribuire alla costruzione di un sistema alimentare più buono, pulito e giusto.

È questo il messaggio al centro della 16esima edizione di Terra Madre Salone del Gusto, organizzata da Slow Food, Città di Torino e Regione Piemonte, con il patrocinio del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste e di Ismea.

Un concetto che prende forma nella campagna visiva realizzata dall’agenzia creativa Undesign, dove le immagini dei Presìdi Slow Food e dell’Arca del Gusto si intrecciano con i ritratti delle persone che ogni giorno tutelano questi patrimoni nei campi, nelle cucine, nei territori e nelle comunità.

La biodiversità, nella sua dimensione naturale, agricola, gastronomica e culturale, è il filo conduttore della manifestazione e rappresenta il cuore del lavoro portato avanti da Slow Food fin dalla sua nascita attraverso strumenti come l’Arca del Gusto, i Presìdi Slow Food e l’Alleanza Slow Food dei Cuochi.

Proprio questi progetti saranno protagonisti dell’edizione 2026, che celebra i 40 anni di Slow Food Italia, nel segno dell’eredità culturale e politica di Carlo Petrini.

Torino ospiterà la rete internazionale di Slow Food con comunità provenienti da 120 Paesi, un grande mercato dei produttori e un programma di incontri, laboratori e momenti di confronto dedicati ai grandi temi del cibo.


Gli otto protagonisti di Terra Madre Salone del Gusto 2026

Lizet Bautista Patzi – Bolivia

Slow Food Indigenous Peoples’ Network e Slow Food Youth Network

Giovane rappresentante delle reti Slow Food dedicate ai popoli indigeni e alle nuove generazioni, Lizet Bautista Patzi incarna il ruolo dei giovani nella costruzione di sistemi alimentari più equi e sostenibili.

Lo Slow Food Youth Network riunisce ragazze e ragazzi impegnati in tutto il mondo sui temi dello spreco alimentare, del cambiamento climatico, delle politiche del cibo e delle ingiustizie sociali.

Attraverso attività educative, incontri, festival e momenti di condivisione, la rete promuove una nuova cultura alimentare fondata sul rispetto delle persone, del lavoro e dell’ambiente.


Ismael Bello Cervantes – Messico

Slow Food Indigenous Peoples’ Network

La sua storia rappresenta il ruolo fondamentale dei popoli indigeni nella tutela della biodiversità.

La Rete dei Popoli Indigeni di Slow Food nasce per sostenere diritti, tradizioni e conoscenze di comunità che da generazioni custodiscono territori e sistemi alimentari unici.

In molte aree del mondo queste comunità affrontano pressioni crescenti, dalla perdita dei territori all’erosione culturale fino alla marginalizzazione economica.

Attraverso la rete Slow Food, i popoli indigeni possono valorizzare il patrimonio custodito: oltre 700 prodotti indigeni sono già stati inseriti nell’Arca del Gusto e più di 50 Presìdi Slow Food sono oggi gestiti da comunità indigene.


Charleilson De Jesus Santos (Kanauã Curuaia) – Brasile

Slow Food Indigenous Peoples’ Network e Slow Food Youth Network

Rappresentante delle comunità indigene e delle nuove generazioni di Slow Food, Charleilson De Jesus Santos unisce due prospettive fondamentali per il futuro del cibo: la difesa dei saperi ancestrali e il protagonismo dei giovani.

Attraverso le reti Slow Food contribuisce alla promozione di un modello alimentare capace di affrontare le grandi sfide contemporanee, dal cambiamento climatico alla perdita di biodiversità, valorizzando il significato culturale del cibo e il legame tra comunità e territori.


Dario Ficara – Italia, Sicilia

Presidio Slow Food dell’oliva Zaituna

Dario Ficara è tra i custodi di una varietà di oliva antichissima, la Zaituna, il cui nome richiama la parola araba zaytūna e che molti considerano una delle prime olive coltivate in Sicilia.

Diffusa esclusivamente sulle colline che si affacciano sul golfo di Siracusa, questa varietà racconta una storia millenaria fatta di frantoi rupestri, ulivi secolari e continuità agricola.

Dopo la crisi provocata dall’abbandono degli uliveti e dal grande incendio del 1998, oggi la Zaituna vive una nuova stagione grazie al lavoro di giovani produttori impegnati nel recupero e nella valorizzazione di questo patrimonio, riconosciuto anche nella Dop Monti Iblei.

La sua tutela rappresenta un esempio di resilienza agricola e identità territoriale.


Margaret Tunda Lepore – Kenya

Presidio Slow Food della pecora rossa Masai

La pecora rossa Masai è molto più di una razza animale: è parte integrante della cultura e della vita delle comunità pastorali che la allevano.

In un contesto segnato dalla riduzione dei pascoli, dalla pressione sui territori e dagli effetti delle siccità legate al cambiamento climatico, salvaguardare questa razza significa proteggere una risorsa genetica preziosa e un modello di allevamento adattato all’ambiente.

Il Presidio Slow Food, nato dalla collaborazione tra Slow Food e Ifad, sostiene la comunità Masai attraverso formazione, assistenza tecnica, scambi di esperienze e nuove opportunità di mercato, con particolare attenzione al ruolo delle donne e dei giovani.


Larysa Tytykalo – Ucraina

Alleanza Slow Food dei Cuochi e Slow Food Community “Safeguarding the gastronomic legacy of the Southern Bessarabia”

Cuoca e rappresentante dell’Alleanza Slow Food, Larysa Tytykalo racconta il ruolo della cucina come strumento di tutela della biodiversità e delle culture alimentari locali.

L’Alleanza Slow Food dei Cuochi è una rete che unisce cuoche e cuochi di tutto il mondo ai piccoli produttori, promuovendo nei ristoranti prodotti locali, Presìdi Slow Food e prodotti dell’Arca del Gusto.

Attraverso le loro scelte quotidiane, i cuochi dell’Alleanza danno visibilità al lavoro di agricoltori, allevatori, pescatori, artigiani e trasformatori che rispettano territori e risorse.


Ellias Yesaya – Indonesia

Slow Food Community “Safeguard and promote local traditional agrobiodiversity and food culture of the Krayan”

Nella regione di Krayan, Ellias Yesaya rappresenta una comunità che custodisce un sistema agricolo tradizionale fondato sulla diversità delle colture e sull’equilibrio con l’ambiente.

Qui la coltivazione del riso si integra con numerose varietà locali di ortaggi, frutti, cereali e piante selvatiche, insieme all’allevamento di piccoli animali.

Un modello agricolo che conserva una straordinaria ricchezza di specie e conoscenze, basato su pratiche naturali che non richiedono l’uso di pesticidi, erbicidi o fertilizzanti sintetici.


Giulia Zappa – Italia, Liguria

Presidio Slow Food della razza bovina Cabannina

Giulia Zappa è tra le custodi della razza bovina Cabannina, un patrimonio genetico ligure che nel corso del Novecento ha rischiato di scomparire.

Dai circa 40 mila capi dell’inizio del secolo scorso si è arrivati a poco più di un centinaio di animali. Grazie al lavoro di recupero degli allevatori, oggi la razza è nuovamente valorizzata e riconosciuta come popolazione a rischio di estinzione.

Il disciplinare del Presidio prevede animali allevati al pascolo e un’alimentazione basata prevalentemente su foraggi locali.

La Cabannina rappresenta una risorsa per il territorio, contribuendo a preservare il paesaggio, sostenere le piccole aziende e mantenere viva una tradizione agricola.


Terra Madre Salone del Gusto 2026 sarà quindi un racconto collettivo della biodiversità attraverso le persone che ogni giorno la difendono: storie diverse per origine, cultura e territorio, unite dalla stessa idea di futuro del cibo.

Collegno, lite con automobilista: anziano ucciso a coltellate

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E’ morto l’uomo di 80 anni, Antonio Greco, ucciso a coltellate a seguito di una lite con un automobilista. È accaduto ieri verso le 23 a Collegno. L’aggressore è poi fuggito a bordo della propria auto dopo aver colpito l’anziano. Ma il sospettato dell’omicidio è stato rintracciato nelle ore successive dai carabinieri.

Zippo condannato a 27 anni per l’esplosione di via Nizza

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Giovanni Zippo ex guardia giurata di 41 anni è’ stato condannato a 27 anni di reclusione dalla Corte d’Assise di Torino. La condanna è stata emessa per l’esplosione del 30 giugno 2025 in una palazzina di via Nizza, in cui perse la vita il 33enne Jacopo Peretti e altre persone rimasero ferite. La procura aveva chiesto 25 anni. L’accusa è omicidio volontario.

Prezzi al consumo a Torino, le ultime variazioni 

Nel mese di giugno 2026, a seguito della rilevazione dei prezzi effettuata dall’Ufficio di Statistica della Città di Torino, l’indice complessivo dei prezzi al consumo per l’intera collettività (Nic) è risultato pari al 102,8 (Base Anno 2025=100) registrando una variazione del -0,1% rispetto al mese precedente e segnando una variazione del +2,9% rispetto al mese di giugno 2025 (tasso tendenziale).

I prezzi dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto segnalano -0,6% sul mese precedente e +3,5% su giugno 2025. I prezzi dei prodotti a media frequenza d’acquisto segnalano una variazione del +0,1% rispetto al mese di maggio 2026 e del +3,2% rispetto all’anno precedente. I prezzi dei prodotti a bassa frequenza d’acquisto segnalano +0,8% rispetto al mese precedente e una variazione del +2,2% rispetto a giugno 2025.

Nella tipologia di prodotto dei Beni, si rileva -0,3% su base congiunturale e +3,3% su base tendenziale.

I prodotti in rilevazione hanno subito queste variazioni: Alimentari -1,2% sul mese precedente e -0,2% sull’anno precedente; Energetici +0,3% sul mese precedente e +16,4% sull’anno precedente; Tabacchi invariato sul mese precedente e +4,0% sull’anno precedente; altri beni +0,1% sul mese precedente e +0,6% sull’anno precedente.

Nella tipologia di prodotto dei Servizi, si registra +0,4% su base congiunturale e +2,8% su base tendenziale. Sono state riscontrate le seguenti variazioni: servizi relativi all’Abitazione +0,3% sul mese precedente e +3,5% sull’anno precedente; relativi alle Comunicazioni invariato sul mese precedente e -2,3% sull’anno precedente; ricreativi, culturali e per la cura della persona -1,0% sul mese precedente e +2,4% sull’anno precedente; relativi ai Trasporti +1,8% sul mese precedente e +3,1% sull’anno precedente; servizi vari +1,3% sul mese precedente e +2,6% sull’anno precedente.

L’inflazione di fondo al netto degli energetici e degli alimentari freschi segnala +0,1% rispetto al mese precedente e +1,6% rispetto all’anno precedente.

L’Indagine dei Prezzi al Consumo è stata effettuata secondo le disposizioni e le norme tecniche stabilite dall’ISTAT.

I dati relativi al mese di giugno si possono consultare QUI.

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I laghi piemontesi? Tutti inquinati tranne Viverone

Forum Acque 2026

Si accendono i riflettori sulla qualità delle acque lacustri piemontesi. In occasione del Forum Acque 2026, Legambiente ha presentato i risultati della nuova campagna di monitoraggio di Goletta dei Laghi, che ha interessato il lago di Viverone, i laghi Grande e Piccolo di Avigliana, il lago d’Orta e la sponda piemontese del lago Maggiore.

L’esito delle analisi microbiologiche evidenzia numerose criticità: dei 23 punti sottoposti a controllo, il 65% è risultato oltre i limiti di legge. L’unica eccezione è rappresentata dal lago di Viverone, dove tutti i punti esaminati sono risultati conformi, con un miglioramento rispetto allo scorso anno in alcune aree che nel 2025 erano state classificate come fortemente inquinate.

Situazione decisamente più problematica sul lago Maggiore. Qui, su dieci punti monitorati, otto hanno superato i limiti consentiti e cinque sono stati classificati come fortemente inquinati. Un dato particolarmente significativo considerando il ruolo strategico del Verbano per l’approvvigionamento idrico, l’agricoltura, il turismo, la pesca e la produzione energetica.

Accanto alle criticità microbiologiche, il Forum ha acceso l’attenzione anche sulla presenza dei PFAS, sostanze chimiche persistenti e difficilmente degradabili, considerate tra le principali minacce emergenti per gli ecosistemi acquatici. Secondo Legambiente, il problema non riguarda soltanto il lago Maggiore, ma interessa numerosi corsi d’acqua e bacini lacustri italiani, con possibili ripercussioni sull’ambiente, sulle coltivazioni agricole e sulla salute pubblica.

“I PFAS – sottolinea Andrea Minutolo, responsabile scientifico Legambiente – rappresentano una sfida che richiede un cambio di prospettiva nella gestione della risorsa idrica. Non è più sufficiente intervenire quando la contaminazione è già presente: occorre prevenire – mettendo tali sostanze al bando – e nel frattempo ridurre le emissioni all’origine, investendo sia in sistemi di monitoraggio sempre più efficienti che in tecnologie di filtro e abbattimento di tali sostanze agli scarichi. Solo così sarà possibile tutelare gli ecosistemi acquatici e garantire una risorsa sicura per le generazioni future.”

Nel corso del Forum è stato affrontato anche il tema della governance dell’acqua, con un richiamo alla necessità di politiche capaci di coniugare tutela ambientale e utilizzo sostenibile della risorsa.

“La gestione sostenibile della risorsa idrica richiede equilibrio tra gli utilizzi dell’acqua e la tutela degli ecosistemi da cui dipendono territori e comunità – commenta Alice De Marco, presidente Legambiente Piemonte – Valle d’Aosta – Fiumi, laghi e zone umide non sono solo risorse da sfruttare, ma sistemi complessi che garantiscono servizi essenziali, dalla biodiversità alla sicurezza dei territori. La vicenda piemontese dimostra quanto sia necessario che le scelte sulla gestione delle acque si basino su criteri scientifici e su una visione di lungo periodo. Il richiamo della Corte costituzionale ha ribadito la necessità di mantenere adeguati livelli di tutela ambientale, eppure la Regione Piemonte continua a considerare la deroga o l’eliminazione del deflusso ecologico tra le possibili misure per affrontare la crisi idrica e sostenere il settore agricolo. Una scelta miope, che rischia di compromettere proprio gli ecosistemi da cui dipende la disponibilità della risorsa nel medio e lungo periodo. La crisi climatica impone invece di superare una gestione fondata sull’aumento dei prelievi: la vera sicurezza idrica si costruisce proteggendo gli ecosistemi acquatici, riducendo gli sprechi e migliorando l’efficienza degli utilizzi. Acqua scarsa o inquinata non sostiene lo sviluppo del territorio, ma genera costi e danni. La tutela della risorsa deve quindi essere il presupposto di ogni politica regionale sull’acqua, abbandonando soluzioni emergenziali che indeboliscono la capacità dei corsi d’acqua di affrontare gli effetti della crisi climatica.”

Tra le proposte avanzate da Legambiente figurano un piano straordinario per la rinaturalizzazione degli ecosistemi acquatici, norme più rigorose per garantire una fruizione sostenibile dei laghi e una revisione delle politiche di utilizzo dell’acqua orientata al risparmio, all’efficienza e alla salvaguardia di fiumi, laghi e falde.

Nel dettaglio, il monitoraggio ha evidenziato criticità anche nei laghi di Avigliana. Sul lago Grande, il punto davanti a Baia Grande è stato classificato come fortemente inquinato, mentre l’area presso il pontile galleggiante è risultata entro i limiti. Nel lago Piccolo sono invece emerse situazioni problematiche alle foci del rio Freddo, del rio Giacomino e del rio Grosso.

Sul lago d’Orta tre dei cinque punti analizzati hanno superato i limiti di legge. Inquinati lo sfioratore del lungolago Beltrami e la foce del torrente Lagna, mentre la foce del torrente Pescone è risultata fortemente inquinata.

La campagna proseguirà il 17 luglio sul lago Maggiore con una traversata in barca a vela tra le sponde lombarda e piemontese, accompagnata da un confronto pubblico dedicato alla tutela dell’ecosistema lacustre. Il giorno successivo, ad Avigliana, è in programma una passeggiata naturalistica dedicata alla biodiversità e alla conoscenza del territorio.

Al termine del Forum sono state inoltre assegnate le Vele di Legambiente e Touring Club Italiano. Le prestigiose 5 Vele sono andate ad Avigliana, per il lago Grande, e a Cannero Riviera, per il comprensorio del lago Maggiore Nord Verbano-Golfo Borromeo, premiando le realtà che si sono distinte per sostenibilità ambientale e qualità dell’offerta turistica.

“Caro Direttore, per i NoTav io sono un nemico…”

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Lettera aperta di Mino Giachino ai Direttori dei Giornali e al Prefetto

Caro Direttore, Signor Prefetto
E’ proprio vero che al peggio non c’è limite. Sono SITAV da sempre, da esperto di trasporti e di logistica ne conosco tutte le grandi ricadute per il nostro territorio, che Torino, il Paese e tanti governanti non hanno ancora capito, così la TAV va avanti molto lentamente e il Paese, a partire dalla Valle di Susa, ne sta pagando le conseguenze, le ricadute occupazionali e di maggiore crescita economica arriveranno tardi e i costi intanto sono  già aumentati di alcuni miliardi.
E’ inutile dire che manca lavoro e che il Paese cresce poco e non mettercela tutta a realizzare un’opera che porterà lavoro e, trasferendo traporti passeggeri e merci dalla strada alla rotaia, diminuirà inquinamento e incidenti stradali.
Ecco perché dopo ver organizzato, con la collaborazione delle madamin, la grande manifestazione di piazza Castello del 10.11.2018 che convinse il Senato a bocciare la mozione Notav dei cinque stelle, ho chiesto a tutti i governi e alla TELT di accelerare i lavori e di aprire il dialogo con i NoTav, un dialogo che portavo avanti con grande soddisfazione con Carlo Ravetto, una personalità della Valle, noto No Tav, come sa bene la Sua Signora. Purtroppo un male incurabile ci ha portato via Carlo troppo in fretta.
 Recentemente in un confronto col Signor Cavargna l’ho invitato a pranzo per proseguire il confronto.
Cavargna, come puoi leggere su ValsusaOggi mi rispose: “Non mi siedo a pranzo con Giachino, sto in piedi”. L’altro giorno dopo aver ricevuto la ennesima minaccia da un Notav che si camuffa sotto un nome di comodo su FB mi chiedevo: Perché i Notav sono sempre scortesi? Ieri tra le tante risposte L.C. mi dice: “a tavola mi siedo con un avversario, non con un nemico!!!!”
Sono andato sul suo profilo dove ho trovato una stupenda interpretazione di Milva di una canzone di Amodei sui morti di Reggio Emilia e tanti riferimenti ai Fratelli Cervi. Lui ha ancora in testa quel clima, di qui la sua concezione dei nemici. Purtroppo dimentica le esecuzioni del famoso triangolo della morte così ben raccontati da Giampaolo Pansa.
Nel 2026 essere considerati dei nemici solo perché si è a favore di un’opera che il Parlamento nazionale ha votato come opera di interesse nazionale, mi sembra grave.  Gli amici Notav, io insisto a chiamarli così, e alcuni magistrati dimenticano purtroppo che il Parlamento è l’unico organismo che rappresenta la volontà del popolo italiano e avendo definito la TAV di interesse nazionale, chi ne impedisce la realizzazione, chi la assalta,  compie un delitto contro l’interesse generale che vuole lo sviluppo della economia e del lavoro.
Io sicuramente non mi lascio intimidire e continuerò la mia battaglia in tutte le sedi,  a partire dal Comune di Torino, per dare un futuro al Paese,  a Torino e alla Valle di Susa.
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Mino Giachino
già Sottosegretario di Stato ai trasporti

Piemonte ferito dal fuoco: fino a 900 ettari bruciati, parte la ricostruzione

Dopo l’emergenza incendi che nei giorni scorsi ha interessato diverse aree del Piemonte, la Regione guarda già alla fase della ricostruzione ambientale. L’obiettivo è programmare gli interventi necessari per favorire il recupero delle superfici forestali colpite dal fuoco, non appena le condizioni del terreno consentiranno di operare.

«Ci si occuperà immediatamente dei ripristini forestali non appena le condizioni al suolo lo permetteranno – annuncia l’assessore regionale alla Montagna Marco Gallo – Siamo già al lavoro per delineare gli interventi e attivare piani straordinari di ripristino ambientale, sul modello di quanto già sperimentato con successo dopo i grandi incendi del 2017. Sottolineiamo però l’importanza cruciale del monitoraggio post-evento: prima di procedere a qualsiasi rinnovazione artificiale con piantine da vivaio, sarà fondamentale valutare la capacità di rinnovazione naturale del bosco, in modo da capire dove sia realmente necessario e prioritario l’intervento dell’uomo».

Una prima stima indica che gli incendi abbiano interessato tra gli 800 e i 900 ettari distribuiti nelle province di Torino, Vercelli, Novara e Verbano-Cusio-Ossola. A creare le condizioni favorevoli allo sviluppo dei roghi hanno contribuito settimane caratterizzate da temperature elevate, precipitazioni scarse e, nei giorni più critici, forti venti di foehn. I bollettini del Centro funzionale di Arpa Piemonte avevano infatti segnalato un progressivo aumento del livello di pericolosità, culminato l’8 luglio con un rischio elevato su gran parte del territorio regionale.

Secondo le prime ricostruzioni dei Vigili del Fuoco, diversi incendi sarebbero stati provocati dai fulmini caduti durante i temporali che hanno interessato la regione. Inneschi naturali che, complici il vento e la vegetazione particolarmente secca, hanno favorito una rapida propagazione delle fiamme.

Tra le aree più colpite figura la Valsesia, dove sono andati in fumo circa 450 ettari. A Premosello Chiovenda, nel Verbano-Cusio-Ossola, l’incendio ha interessato 226 ettari di bosco, compromettendo ampie superfici di querceti, faggete e altre formazioni forestali. Danni rilevanti anche in Valle Soana, nel Torinese, dove il fuoco, partito dalle praterie d’alta quota, ha raggiunto successivamente boschi di larici e abeti.

Le conseguenze non riguardano soltanto la perdita della copertura arborea. Secondo le stime regionali sarebbero circa 700 mila gli alberi distrutti, mentre gli effetti sulla biodiversità coinvolgono habitat naturali, insetti impollinatori, rettili, uccelli e piccoli animali. Anche la fauna selvatica di maggiori dimensioni, come caprioli e camosci, è stata costretta ad abbandonare le aree percorse dal fuoco, spostandosi verso zone più vicine ai centri abitati.

I tempi di recupero degli ecosistemi saranno necessariamente lunghi. Nei primi anni potranno ricomparire le specie erbacee e arbustive pioniere, fondamentali per limitare l’erosione del terreno. Per la formazione di un nuovo bosco saranno necessari almeno quindici o vent’anni, mentre il ritorno a ecosistemi forestali maturi, come faggete e querceti, richiederà in molti casi diversi decenni.

«Ogni ettaro di bosco perso è una ferita al cuore del pianeta, ed è per questo che il lavoro dei soccorritori assume un valore immenso – commenta l’assessore all’Ambiente della Regione Piemonte Matteo Marnati – I Vigili del Fuoco, i piloti dei mezzi aerei e i volontari AIB hanno lottato contro un inferno di fiamme per proteggere la nostra casa comune. Custodire le nostre foreste significa garantire la sopravvivenza delle generazioni future. Il loro non è stato un semplice intervento di emergenza, ma una vera e propria missione di importanza vitale per l’umanità, per la quale saremo sempre debitori».

L’assessore sottolinea inoltre come le simulazioni elaborate da Arpa Piemonte e dalla Regione evidenzino l’efficacia dell’intervento delle squadre impegnate sul campo. «I modelli di simulazione di Arpa Piemonte e Regione Piemonte sull’andamento dei roghi montani – prosegue Marnati – evidenziano lo straordinario valore dell’intervento dei soccorritori: senza il tempestivo contenimento a terra e il massiccio dispiegamento della flotta aerea, le fiamme avrebbero consumato l’intera massa forestale continua delle valli. L’azione coordinata delle forze in campo ha evitato la distruzione di ulteriori 3.500 ettari potenziali di territorio, mettendo in sicurezza e salvando oltre 3 milioni di alberi e intere frazioni abitate a fondo valle».