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Già scarcerati i tre aggressori fermati per le violenze al corteo di Torino

Niente carcere per chi ha scatenato la guerriglia a Torino, devastato la città, e pestato a colpi di martello un agente, con dinamiche che il ministro Piantedosi non ha esitato a definire “terroristiche”. Sono già a piede libero, come scrive su X un Matteo Salvini indignato. Proprio così. Il gip del tribunale di Torino, all’esito dell’udienza di convalida di lunedì, ha deciso gli arresti domiciliari per Angelo Simionato, il 22enne originario della provincia di Grosseto arrestato in differita, sospettato di aver preso parte al pestaggio del poliziotto. Per il martellatore si aprono le porte di casa. Sconto anche per gli altri due arrestati. Soltanto l’obbligo di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria per i due torinesi, Matteo Campaner e Pietro Desideri accusati di resistenza a pubblico ufficiale e arrestati in seguito agli scontri. Per entrambi la procura aveva chiesto la convalida dell’arresto e la misura in carcere. Dichiarazioni polemiche da parte delle forze politiche di centrodestra.

“La legge detta le regole, quelle che qualcuno fa rispettare e qualcuno calpesta senza ritegno. La legge ha i suoi meccanismi, le sue disposizioni, la sua interpretazione anche – quella che, non di rado, cambia da giudice a giudice -. Ma il fatto che tre persone arrestate dopo la devastazione di Torino in occasione del corteo per Askatasuna quando un poliziotto stava per essere ammazzato a martellate tornano tranquillamente a casa, poiché due sono stati scarcerati con obbligo di firma mentre il terzo è stato mandato ai domiciliari, è davvero difficile da digerire. Al di là dei tecnicismi giuridici, quel che resta è questo senso di impunità e di reazione blanda che sicuramente sarà ben percepito da tutti quei criminali che hanno in odio lo Stato e i poliziotti. A questi ultimi, invece, resta solo l’amaro in bocca, lo sconforto per avere la sensazione che lo Stato, attraverso i suoi diversi servitori, non remi nella stessa direzione di chi per strada ci lascia la vita o la propria incolumità, lavorando come ultimo baluardo in difesa della collettività. Ci aspetteremmo che i diversi poteri dello Stato operassero sostenendo il principio che la divisa rappresenta lo Stato e deve essere rispettata. Non ci pare che si lavori a questo usando una tale ‘delicatezza’ verso chi ha compiuto atti para terroristici”.

Così Valter Mazzetti, Segretario generale Fsp Polizia di Stato, dopo le decisioni del gip per i tre arrestati a seguito delle violenze verificatesi al corteo organizzato per Askatasuna a Torino.

A Torino il primo software con l’AI aiuta i medici a curare i tumori in modo più sicuro

All’ospedale Molinette della Città della Salute e della Scienza di Torino arriva una nuova tecnologia che aiuta i medici a curare alcuni tumori del fegato in modo più preciso e sicuro, senza ricorrere alla chirurgia tradizionale.
Nel Dipartimento di Radiodiagnostica e Radiologia Interventistica (diretto dal professor Paolo Fonio) è stato introdotto un innovativo software basato su intelligenza artificiale, chiamato Ablation-Fit (RAW Srl), che serve a verificare subito se un tumore è stato trattato in maniera completa.
È la prima volta che questo sistema viene integrato nella pratica quotidiana in un ospedale pubblico italiano.
Come funziona
In alcuni casi, i tumori – in questo caso quelli del fegato – possono essere trattati con una tecnica denominata termoablazione.
Il medico inserisce un ago molto sottile direttamente nel tumore e lo distrugge usando il calore, guidato da ecografia o TAC. È un intervento mininvasivo, cioè meno traumatico per il paziente, che solitamente può tornare a casa già il giorno dopo la procedura.
«Il nuovo software entra in gioco immediatamente dopo l’intervento» spiega il professor Marco Calandri. «Confronta le immagini radiologiche prima e dopo il trattamento, anche con l’ausilio dell’intelligenza artificiale, e aiuta il medico a capire se tutto il tumore è stato eliminato completamente e se è stato trattato con un margine di sicurezza adeguato».
Più precisione e più sicurezza
«La termoablazione è una cura sempre più utilizzata per i tumori del fegato e per le metastasi epatiche» spiega il dottor Carlo Gazzera. «Proprio per questo è importante avere strumenti che permettano di controllare in modo chiaro e oggettivo il risultato dell’intervento».
Grazie a questa tecnologia, i medici possono ora usare un linguaggio comune e standardizzato per valutare l’efficacia del trattamento, migliorando sia la cura dei pazienti sia la ricerca scientifica.
Un ospedale che guarda al futuro
«Questo software rappresenta un vero passo avanti. L’intelligenza artificiale ci aiuta a essere più precisi e ad offrire cure sempre migliori» spiega il professor Paolo Fonio. «Prima di questo software, il controllo dell’intervento si basava unicamente sulla valutazione visiva del radiologo interventista e talvolta bisognava aspettare una nuova TAC a 40 giorni per essere sicuri di aver trattato completamente il tumore. Il software permette di effettuare queste valutazioni con misurazioni precise subito dopo l’intervento, consentendo eventualmente di completare il trattamento nella medesima seduta, con risparmio di tempo e stress per il paziente e riduzione dei costi di un eventuale successivo ricovero».
La Città della Salute collabora già con alcuni dei più importanti Centri oncologici internazionali, quali l’MD Anderson Cancer Center di Houston, per sviluppare e migliorare queste tecniche.
L’implementazione di Ablation-Fit si inserisce nella strategia più ampia della Città della Salute e della Scienza di Torino volta a garantire ai pazienti cure sempre allineate alle migliori evidenze scientifiche ed alle tecnologie più avanzate. «La CDSS è determinata ad erogare trattamenti al massimo livello possibile» afferma il dottor Livio Tranchida (Direttore generale CDSS). «Oltre al singolo caso clinico, è fondamentale puntare ad uno standard qualitativo elevato e costante per tutti i pazienti. L’installazione di questo software rappresenta una prova concreta di questo impegno e di come l’intelligenza artificiale possa già oggi avere un impatto reale nella pratica clinica quotidiana».
Con questa innovazione, la Città della Salute e della Scienza di Torino si conferma un punto di riferimento nazionale per la radiologia interventistica e per l’uso dell’intelligenza artificiale in sanità.

Scontri a Torino, i sindacati di polizia: “Serve una svolta su ordine pubblico e sicurezza”

Pubblichiamo un’ampia sintesi del comunicato diffuso dai sindacati di polizia di Torino in merito ai gravi fatti accaduti a Torino nel corso della manifestazione organizzata a sostegno del centro sociale Askatasuna.

Le organizzazioni sindacali di Polizia SIULP, SAP, COISP e FSP della provincia di Torino hanno avuto un incontro con il Capo della Polizia, Prefetto Vittorio Pisani. Durante il confronto, di particolare rilevanza, sono state esposte in modo chiaro e puntuale le numerose criticità che oggi interessano il settore dell’ordine pubblico.

È stato evidenziato come le manifestazioni a carattere politico, o presunte tali, degenerino con sempre maggiore frequenza in scontri diretti di estrema violenza, assumendo le connotazioni di una vera e propria guerriglia urbana. I soggetti coinvolti non possono più essere assimilati a semplici manifestanti, bensì a terroristi, in quanto organizzati secondo schemi e modalità paramilitari, dotati di equipaggiamenti specifici e di strumenti offensivi finalizzati a colpire, ferire e mettere in pericolo la vita delle donne e degli uomini delle forze dell’ordine.

In questo contesto, le dotazioni attualmente disponibili si rivelano assolutamente insufficienti: lacrimogeni e idranti non sono più efficaci contro gruppi muniti di maschere antigas, razzi artigianali, bombe carta, sanpietrini, fionde, segnaletica stradale divelta, martelli, chiavi inglesi, bottiglie incendiarie e altro materiale offensivo, utilizzato sistematicamente per aggredire i reparti mobili e il personale impiegato nei servizi di ordine pubblico. Tali azioni hanno causato ferimenti anche gravi, ricoveri ospedalieri e hanno esposto gli operatori a rischi estremi per la loro incolumità e sopravvivenza.

Nel corso dell’incontro, i segretari presenti hanno formulato quattro richieste ritenute imprescindibili:

  1. Fornitura di dotazioni ed equipaggiamenti moderni e tecnologicamente avanzati, adeguati ad affrontare un fenomeno che non ha più nulla in comune con le tradizionali manifestazioni operaie o studentesche, ma che rappresenta un attacco diretto all’ordine democratico. Tali condotte assumono una natura apertamente antidemocratica e sovversiva, spesso supportata da circuiti opachi e da complicità ideologiche che devono essere individuate e contrastate con determinazione.

  2. Adozione di un intervento normativo serio ed efficace, che vada oltre misure meramente simboliche e introduca sanzioni penali concrete. In particolare, è stata richiesta la piena operatività dell’arresto differito, equiparandolo per natura ed efficacia a quello previsto in ambito sportivo, rendendo obbligatorio l’arresto nei casi di violenza e resistenza a pubblico ufficiale. Le misure dovranno prevedere pene detentive e percorsi di rieducazione, applicabili sia ai maggiorenni sia ai minorenni, con il coinvolgimento diretto delle famiglie, anche sotto il profilo della responsabilità economica per i danni causati dai figli.

  3. Riorganizzazione dei servizi di ordine pubblico, attraverso una catena di comando più coordinata, funzionale e rispondente alle reali esigenze operative. Tale catena deve essere sempre pronta ed efficiente nella tutela dei poliziotti impegnati sul campo, assicurando supporto, coordinamento e protezione in ogni fase degli interventi.

  4. Riconoscimento della Questura di Torino come Questura di prima fascia, al pari di altre realtà caratterizzate da elevatissime criticità in materia di criminalità e ordine pubblico. Torino, come evidenziato anche dal Procuratore Generale Lucia Musti, deve essere considerata la capitale dell’antagonismo e dell’anarcoinsurrezionalismo e, pertanto, necessita di risorse, organici, mezzi e strumenti adeguati alla complessità e specificità del contesto.

È stato inoltre ribadito che il centro sociale Askatasuna, attualmente chiuso, deve rimanere tale, senza cedere ad alcuna forma di ricatto basata sulla violenza. Analogamente, è stata sottolineata la necessità inderogabile di impedire lo svolgimento di manifestazioni antagoniste nelle vicinanze del cantiere TAV, vista la rilevanza strategica dell’opera e alla luce dell’esperienza che dimostra come iniziative dichiarate pacifiche si trasformino frequentemente in episodi di violenza e devastazione.

Nel tempo, tali dinamiche hanno prodotto danni gravissimi alla città, ai cittadini e alle forze dell’ordine, con operatori feriti, ricoverati e costantemente esposti a rischi elevatissimi per la propria sicurezza e la propria vita, mentre gli autori delle violenze ottengono visibilità mediatica attraverso comportamenti ignobili e antidemocratici.

Con riferimento alle dichiarazioni del Sindaco di Torino, i sindacati di polizia le respingono con fermezza, ritenendo inaccettabile qualsiasi critica all’operato delle forze dell’ordine che non sia preceduta da una chiara assunzione di responsabilità politica. Prima di accusare chi quotidianamente garantisce la sicurezza della città, sarebbe stato doveroso condannare senza ambiguità la partecipazione di consiglieri comunali a una manifestazione poi degenerata in violenze e devastazioni. Tali presenze costituiscono un grave atto di irresponsabilità nei confronti dei cittadini, legittimando un contesto che ha prodotto feriti, danni al patrimonio urbano e un diffuso senso di insicurezza. I costi dei danni ricadranno inevitabilmente sulla collettività torinese, che dovrà sostenerli attraverso la fiscalità. Chi ricopre incarichi pubblici e sceglie di schierarsi al fianco di realtà storicamente associate a episodi di violenza dovrebbe quantomeno provare vergogna per l’incoscienza dimostrata e per il danno arrecato all’intera comunità. Inoltre, la partecipazione di qualsiasi organizzazione sindacale a quel corteo appare una valutazione superficiale e inadeguata dei rischi, considerata la piena consapevolezza delle criticità legate a una manifestazione di questo tipo, poi sfociata in violenze.

Infine, i sindacati di polizia hanno espresso piena fiducia nel Capo della Polizia, certi che le istanze rappresentate saranno sottoposte all’attenzione dei massimi livelli politici, nella consapevolezza della sensibilità, dell’attenzione e della concreta preoccupazione che il Prefetto Pisani ha sempre dimostrato nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori in divisa.

SIULP – SAP – COISP – FSP
BRAVO – PERNA – CAMPISI – PANTANELLA

Biglietti fantasma e tornelli inutili. Continuano le inciviltà dei furbetti della metropolitana

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C’è un fenomeno che chiunque utilizzi la metropolitana di Torino conosce fin troppo bene: l’ingresso senza biglietto, saltando i tornelli con disinvoltura o accodandosi a chi paga, come se il rispetto delle regole fosse un fastidio per ingenui.

Non si tratta più di episodi isolati, ma di una pratica quotidiana, ostentata, normalizzata. E proprio questa normalizzazione rappresenta il vero problema.

Il viaggio clandestino non è soltanto una violazione amministrativa. Il patto civico, quell’accordo tacito per cui ciascuno contribuisce, secondo le regole, al funzionamento dei servizi pubblici è in totale declino. Chi non paga non elude il sistema, ma truffa gli altri cittadini, quelli che il biglietto lo acquistano, che rispettano le regole e che, proprio per questo, si sentono sempre più soli e beffati.

La domanda è inevitabile: dove sono i controlli GTT? Dove sono gli operatori incaricati di vigilare, di scoraggiare, di sanzionare? I tornelli, da soli, non bastano. Senza una presenza visibile e costante, diventano poco più che scenografie urbane, facilmente aggirabili da chi ha deciso che le regole valgono sempre per qualcun altro.

La sensazione diffusa è quella di un’assenza istituzionale. Non solo mancano i controlli, ma manca anche un messaggio chiaro: che pagare il biglietto è un dovere, non un’opzione. In molte città europee l’evasione tariffaria è contrastata con fermezza, continuità e un’idea precisa di legalità quotidiana. A Torino, invece, sembra prevalere una rassegnazione silenziosa, che finisce per alimentare l’illegalità invece di contenerla. E i cittadini sono stanchi. Stanchi di assistere ogni giorno a scene di arroganza e impunità. Stanchi di sentirsi ingenui per aver fatto la cosa giusta. Stanchi di un clima in cui il rispetto delle regole appare quasi fuori moda, mentre la furbizia viene tollerata, quando non addirittura giustificata.

Cosa si può fare? Rafforzare i controlli, certo. Rendere visibile la presenza di GTT nelle stazioni, soprattutto nelle fasce orarie più critiche. Ma serve anche qualcosa di più profondo: una presa di posizione pubblica, chiara, netta. Perché la metropolitana non è solo un mezzo di trasporto: è uno spazio comune, uno specchio della città che vogliamo essere. Continuare a voltarsi dall’altra parte significa accettare un lento scivolamento verso l’idea che le regole siano facoltative. E una città che rinuncia alle regole quotidiane rinuncia, a poco a poco, anche al rispetto reciproco. Torino merita di meglio. E i suoi cittadini hanno il diritto di non sentirsi più spettatori impotenti di un degrado annunciato.

 Maria La Barbera

Fino a mercoledì 4 febbraio confermato il livello 0 del semaforo antismog

 

Prosegue fino  a mercoledì 4 febbraio compreso –   giorno di controllo – l’applicazione delle sole misure strutturali di limitazione al traffico: sulla base dei dati previsionali sulla qualità dell’aria forniti  da Arpa Piemonte è stato infatti confermato il livello 0 (bianco) delle misure antismog.

Eventuali variazioni del semaforo antismog in vigore, con le relative misure di limitazione del traffico, verranno comunicate il lunedì, mercoledì e venerdì, giorni di controllo sui dati previsionali di PM10, ed entreranno in vigore il giorno successivo.

L’elenco completo delle misure antismog a tutela della salute, delle deroghe e dei percorsi stradali esclusi sono disponibili alla pagina dedicata.

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Emergenze e incendi boschivi: nuova intesa tra Regione Piemonte e Vigili del fuoco

Protezione civile e incendi boschivi: Regione Piemonte e Vigili del fuoco rafforzano l’intesa

Regione Piemonte e Direzione regionale dei Vigili del fuoco compiono un passo decisivo nel consolidamento della collaborazione istituzionale in materia di protezione civile, lotta agli incendi boschivi e formazione del volontariato. Con la firma della Convenzione, avvenuta oggi a Palazzo della Regione, viene definito un quadro operativo chiaro e stabile che disciplina ambiti, modalità di intervento e risorse dedicate.

Alla sottoscrizione dell’accordo hanno partecipato l’assessore regionale alla Protezione civile Marco Gabusi, il direttore regionale dei Vigili del fuoco del Piemonte Alessandro Paola e la viceprefetto vicario di Torino Alessandra Tripodi.

La Convenzione rappresenta un passaggio strategico per il sistema regionale di prevenzione e gestione delle emergenze, superando una fase caratterizzata da interventi occasionali e strumenti non omogenei. L’intesa introduce infatti una cooperazione strutturata, continuativa e programmata tra le istituzioni coinvolte, rafforzando l’efficacia delle azioni sul territorio.

L’accordo prevede uno stanziamento complessivo di 800 mila euro per il biennio 2026–2027, pari a 400 mila euro annui, destinato al sistema regionale antincendio boschivo. Le risorse sosterranno le attività della Direzione regionale dei Vigili del fuoco, garantendo il funzionamento della Sala operativa unificata permanente (SOUP), il coordinamento degli interventi di spegnimento via terra e via aerea, l’impiego di personale specializzato e lo svolgimento di esercitazioni e attività di addestramento congiunto.

Accanto a questo investimento, la Regione Piemonte destina ulteriori 200 mila euro alla formazione, con l’obiettivo di rafforzare le competenze operative del sistema. Grazie a queste risorse saranno formate 456 unità di personale, per oltre 40 mila ore complessive di attività, attraverso percorsi dedicati alla gestione delle emergenze, alla sicurezza, agli interventi antincendio e al coordinamento tra le diverse componenti operative.

La Convenzione si inserisce in un percorso più ampio già avviato dalla Regione Piemonte con la sottoscrizione di un Accordo quadro con i Vigili del fuoco, volto a costruire una collaborazione trasversale su tutte le principali aree della protezione civile: dalla prevenzione dei rischi naturali alla gestione delle emergenze, dal dissesto idrogeologico al supporto tecnico-operativo sul territorio.

Un cambio di passo significativo che restituisce al Piemonte un modello di cooperazione istituzionale solido e coerente, capace di integrare pianificazione, prevenzione, formazione e capacità operativa.

Nel panorama delle iniziative territoriali si segnala anche l’impegno della Provincia di Novara, che con il presidente Marco Caccia e il consigliere delegato alla Protezione civile Lido Beltrame ha avviato un progetto strutturato a sostegno della formazione dei Vigili del fuoco volontari, rafforzando ulteriormente il sistema locale di sicurezza grazie a una collaborazione concreta tra enti e Comando.

«Oggi – ha detto l’assessore regionale alla Protezione Civile, Marco Gabusi – la Regione Piemonte compie un passo fondamentale per rafforzare il proprio sistema di Protezione civile. Questa Convenzione non è solo un atto amministrativo, ma il risultato di un grande lavoro di collaborazione istituzionale: per questo motivo intendo ringraziare il consigliere regionale Paolo Ruzzola, sempre vicino alla componente volontari, che ci ha consentito di mettere finalmente a sistema competenze, professionalità e risorse. Tutto ciò significa investire sulla sicurezza dei cittadini e sulla capacità reale di risposta alle emergenze».

L’assessore Gabusi ha poi aggiunto che «con questo atto, la Regione Piemonte rafforza in modo concreto la propria capacità di affrontare le sfide poste dai cambiamenti climatici e dall’aumento dei rischi naturali, puntando su un sistema integrato, coordinato e strutturalmente preparato, fondato su cooperazione istituzionale, investimenti e formazione continua».

Il direttore regionale dei Vigili del fuoco del Piemonte, Alessandro Paola, ha evidenziato che «la sottoscrizione di accordi negoziali con Regione Piemonte consentirà di realizzare nuove strategie operative finalizzate al potenziamento della capacità di risposta alle emergenze e alla prevenzione dei rischi territoriali. Il ruolo dei Vigili del fuoco, con le proprie componenti operative permanenti e volontarie presenti in regione, sarà ancora più incisivo in virtù della collaborazione istituzionale nell’ambito del più ampio quadro di competenze che Regione Piemonte assicura nel proprio sistema di protezione civile. Parimenti la Direzione regionale dei Vigili del fuoco assicura, per tutte le attività oggetto di convenzione, la funzione di raccordo con la struttura unitaria centrale del Corpo dei vigili del fuoco, operante a livello nazionale».

A chiudere, l’intervento della viceprefetto vicario di Torino Alessandra Tripodi, che ha sottolineato come «la Protezione civile è fatta di una collaborazione costante e ormai consolidata, richiede uno spirito di squadra che qui è già realtà e che oggi trova un ulteriore coronamento con questo protocollo, soprattutto in scenari complessi come quelli degli incendi boschivi. La Prefettura può sempre contare su un Corpo composto, che garantisce risposte molto professionali e tempestive. Considerando che il territorio del Piemonte è particolarmente fragile, è necessario che tutte le componenti e le professionalità si integrino all’interno del sistema per dare risposte sempre più efficaci».

Sommersi e abusivi: 57mila imprese piemontesi pagano il prezzo più alto

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In Piemonte oltre 57mila imprese artigiane, pari al 50,3% del totale, sono quotidianamente schiacciate dal peso della concorrenza sleale e delle pratiche commerciali scorrette.

Un vero e proprio esercito composto soprattutto da muratori (17.140 imprese), attività di acconciatura ed estetica (10.478), manutenzione e riparazione di autoveicoli (6.242), elettricisti (5.420), pittori edili (5.188) e idraulici (5.111). A questi si aggiungono i riparatori di beni ed elettrodomestici (2.465), i tassisti (2.234), i manutentori del verde (1.896), oltre a fotografi (751), videoperatori (179) e traslocatori (107).
In totale 57.211 imprese che operano sotto pressione a causa di una concorrenza che evade il fisco, ignora le regole e non garantisce sicurezza.

La fotografia regionale è netta: edilizia, benessere, riparazione dei veicoli, impiantistica e manutenzioni risultano tra i settori più colpiti dalla presenza di operatori sommersi che sfuggono a costi, obblighi normativi e responsabilità.

A livello provinciale, il fenomeno è particolarmente evidente a Torino, dove sono 30.963 le imprese artigiane penalizzate dalla concorrenza sleale (52,1% del totale). Seguono Cuneo con 8.015 imprese (46,9%), Alessandria 4.962 (49,9%), Novara 3.960 (45,6%), Asti 2.952 (49,4%), Biella 2.287 (51,1%), Vercelli 2.185 (51,4%) e Verbano-Cusio-Ossola 1.867 (47,3%).

A confermare la gravità del quadro è il 20° Rapporto “Galassia” di Confartigianato Imprese, che stima il valore dell’economia sommersa in 217,5 miliardi di euro, pari al 10,2% del PIL nazionale. Di questi, 77,2 miliardi derivano dal lavoro irregolare, che da solo pesa per il 3,6% del PIL. Un fenomeno in forte crescita: +7,5% in un solo anno, trainato da un aumento dell’11,3% del lavoro irregolare.
Nei servizi – che includono benessere, cura della persona e attività creative – il tasso di irregolarità raggiunge il 13,1%, mentre nelle costruzioni si attesta al 10,3%. Complessivamente, sono 588.150 le imprese artigiane italiane attive nei settori più esposti alla concorrenza sleale.

«La concorrenza sleale non è una scorciatoia innocua, ma una distorsione sistemica che soffoca chi lavora onestamente – dichiara Giorgio Felici, presidente di Confartigianato Imprese Piemonte –. A pagarne il prezzo non sono solo le imprese regolari, ma anche i cittadini, esposti a lavori insicuri, privi di garanzie e di qualsiasi tracciabilità. Servono azioni concrete e coordinate, controlli mirati e strumenti rapidi di segnalazione. Nel settore del benessere, ad esempio, l’abusivismo non è solo un problema economico, ma anche di salute e sicurezza: estetica e acconciatura richiedono competenze, formazione continua e il rispetto di protocolli rigorosi. L’impressione è che troppo spesso si colpisca chi è tracciabile, perché più facile, mentre chi opera fuori dalle regole continua a danneggiare clienti e a screditare interi settori fondati su professionalità e investimenti».

Cosa c’è nel bilancio di previsione: dalla Regione sostegno a imprese e territori

Il Bilancio di previsione 2026-2028 della Regione Piemonte, approvato dal Consiglio regionale, conferma secondo la Giunta regionale guidata da ALberto Cirio “una linea di rigore e responsabilità finanziaria, assicurando stabilità dei conti, sostegno a imprese e territori e tutela dei servizi essenziali”.

«È un bilancio di buon senso, di equilibrio e di serietà. Quella serietà che ha fatto sì che dal 2019 a oggi la Corte dei Conti abbia sempre parificato senza eccezioni i conti della Regione Piemonte – afferma il presidente Alberto Cirio – Ha ottenuto il parere favorevole dei revisori, mette in sicurezza il pagamento dei debiti del passato e, nello stesso tempo, non taglia i servizi, garantisce gli investimenti per il futuro e continua a darsi delle priorità, soprattutto sulla salute delle persone e sul futuro dei nostri figli».

Nel 2026 il bilancio presenta entrate e spese per 18,35 miliardi di euro, nel pieno rispetto dei vincoli nazionali ed europei. Prosegue il percorso di riduzione del disavanzo: il disavanzo di amministrazione presunto scende a 1.586 milioni di euro, in miglioramento rispetto agli anni precedenti.

Il disavanzo da ripianare nel 2026 ammonta a 103,9 milioni di euro, in linea con il piano concordato con la Corte dei conti e aggiornato alla Legge di Bilancio dello Stato. «Il contenimento del disavanzo – evidenzia l’assessore al Bilancio Andrea Tronzano – non è solo un obbligo normativo, ma un segnale di serietà nei confronti dei cittadini e delle imprese. Continuiamo a ridurre progressivamente il debito senza tagliare i servizi. Abbiamo garantito risorse stabili per tutti i comparti, sensibili e non: dalla sanità alla cultura, dal welfare allo sport».

Le principali voci

La manovra privilegia investimenti e sviluppo: nel 2026 le spese in conto capitale superano 1,14 miliardi di euro, mentre le spese correnti ammontano a 12,83 miliardi.

La sanità è la voce principale del bilancio, con oltre 9,3 miliardi di euro destinati al sistema sanitario regionale. Proseguono gli investimenti in edilizia ospedaliera, anche grazie alle risorse Pnrr, FSC e Inail. «Difendiamo un modello sanitario pubblico e accessibile – ribadisce Tronzano – e sappiamo valorizzare anche il contributo del privato, in un’ottica di sussidiarietà intelligente che migliora l’efficienza e amplia l’offerta di servizi».

Sul fronte produttivo, la Regione sostiene imprese, artigianato, innovazione e internazionalizzazione attraverso bandi e strumenti finanziari, in sinergia con fondi europei e Programma operativo complementare. Tra le risorse principali: 865 milioni del Fondo Sviluppo e Coesione 2021–2027, 756 milioni per lo sviluppo rurale e oltre 3,5 miliardi di fondi Pnrr già assegnati.

Il bilancio 2026 prosegue infine la razionalizzazione della spesa: i costi del personale restano stabili e la rinegoziazione dei mutui consente una riduzione degli oneri finanziari. «In linea con quanto previsto dalla Legge di bilancio statale – puntualizza Tronzano – utilizziamo tutti gli strumenti disponibili per alleggerire il carico finanziario della Regione. Le risorse liberate vengono reinvestite per rafforzare la sanità».

«Questo bilancio – conclude Tronzano – è il frutto di un lavoro collegiale, trasparente e condiviso. Ringrazio la Commissione Bilancio, i dirigenti, i tecnici e tutti i consiglieri, anche di opposizione, che hanno contribuito con proposte e osservazioni. In un momento delicato per i conti pubblici, la Regione Piemonte dimostra che è possibile coniugare rigore, sviluppo e tutela sociale, senza chiedere nuovi sacrifici ai cittadini».

Se vuoi, posso accorciarlo ancora di più (versione comunicato stampa breve) oppure renderlo più divulgativo per un pubblico non tecnico.

Askatasuna: gli scontri? “Un successo al di là di ogni aspettativa”

Il corteo contro lo sgombero di Askatasuna, dove sono andati in scena degli scontri vergognosi, viene rivendicato come un successo “al di là di ogni aspettativa” dall’area antagonista. Una narrazione che però entra in forte contrasto con quanto accaduto. Le strade della città sono state segnate da scontri con le forze dell’ordine, danneggiamenti, vetrine infrante e un clima di tensione.

Leggi l’articolo su L’identità:

Askatasuna senza vergogna: il corteo e gli scontri definiti “un successo”

Lo Russo: “Torino ferita, la Città si costituirà parte civile”

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Dopo gli scontri avvenuti a Torino sabato scorso, il sindaco Stefano Lo Russo è intervenuto per comunicazioni in aula nella seduta di ieri del Consiglio Comunale.

Il primo cittadino ha ricostruito i fatti della manifestazione, ampiamente preannunciata, che ha raccolto adesioni da varie parti d’Italia e dall’estero.

Ha quindi illustrato il Piano operativo integrato adottato per garantire incolumità pubblica, tutela delleinfrastrutture e continuità dei servizi essenziali, recependo le indicazioni della Questura.

Sabato i tre cortei sono iniziati in maniera pacifica e senza danneggiamenti alle ore 14.30 – ha spiegato – per poi riunirsi in corso Cairoli, raggiungendo un totale di circa 20mila persone, e proseguire verso corso Regio Parco. Parte del corteo – ha precisato – ha però deviato verso l’immobile dell’ex Centro sociale Askatasuna, in corso Regina Margherita.

Secondo quanto riferito dalla Questura, si è trattato di circa 1.500 violenti che, attraverso l’utilizzo di scudi protettivi in lamiera, pietre, pezzi di selciato, bottiglie, razzi, bombe carta e artifici pirotecnici lanciati sfruttando tubi di lancio artigianali, hanno scagliato numerosi attacchi alle Forze dell’Ordine, per circa due ore, che hanno causato il ferimento di più di 100 agenti.

Ci sono stati due arresti in flagranza e un altro in flagranza differita, considerato tra i componenti del gruppo responsabile della violenta aggressione a un operatore della Polizia di Stato. Altre 24 persone sono state denunciate. I costi preventivi e di ripristinodei danneggiamenti sono pari a circa 164mila euro – ha affermato il primo cittadino.

Torino – ha dichiarato Lo Russo – è stata ferita. È stata ferita materialmente, nei suoi quartieri, nei suoi spazi pubblici, ma soprattutto è stata ferita nella sua identità civile, da violenze che non hanno nulla di politico, nulla di ideale e nulla di nobile.

La democrazia rifiuta la violenza – ha sottolineato, citando Norberto Bobbio e ribadendo che la violenza non è mai una forma di conflitto legittimo e che “non c’è niente di rivoluzionare nel colpire in dieci un agente di Polizia”.

Ha quindi annunciato che la Città di Torino si costituirà parte civile in tutti i procedimenti giudiziali nei confronti dei responsabili delle violenze, a tutela degli agenti feriti, dei cittadini colpiti e dell’interesse collettivo.

E ha proposto il conferimento di una civica benemerenza all’agente Alessandro Calista colpito vigliaccamente durante gli scontri e al suo collega Lorenzo Virgulti che lo ha soccorso e tratto in salvo, come segno concreto di gratitudine della città e come riconoscimento simbolico a tutte le donne e tutti gli uomini delle Forze dell’Ordine “che hanno operato in condizioni difficilissime”.

Ha poi ricordato che questa volta tutte le forze politiche, a ogni livello, hanno preso unanimemente le distanze dalle violenze, senza ambiguità, e che a Torino hanno sfilato decine di migliaia di persone in modo pacifico: un corteo partecipato, composto e plurale, il cui significato è stato oscurato dall’azione di frange violente organizzate. Non si può fare ricadere su manifestanti pacifici “tutto l’onere di non aver isolato tempestivamente chi è arrivato con l’unico obiettivo di praticare violenza” – ha affermato.

Mi aspetto – ha detto il sindaco – che lo Stato sappia intervenire e prevenire quando le informazioni ci sono e il rischio è conosciuto. Gli scontri non nasconosabato sera e lo sgombero di Askatasuna non ha evitato le violenze – ha affermato Lo Russo, invitando a non fare semplificazioni e strumentalizzazioni.

Oggi – ha rimarcato – ci troviamo di fronte a una “spinta anti-sistema” che nasce da frammentazione, disagio, rifiuto e rabbia, “in forme nuove, disordinate,talvolta contraddittorie”.

Ha quindi ribadito che l’immobile di corso Regina Margherita 47 “tornerà nella piena disponibilità della Città” e che non verrà lasciato vuoto né abbandonato.

La politica è responsabilità verso il futuro e verso le Istituzioni – ha dichiarato, parafrasando Aldo Moro –e che “usare episodi di questa gravità per regolare conti politici è irresponsabile, perché piega i fatti a logiche di parte e alimenta ulteriormente la tensione”.

La città è stata violentata dai violenti – ha concluso Lo Russo – ma è anche una città che ha mostrato, ancora una volta, la forza silenziosa della sua parte migliore.

Nel dibattito in Sala Rossa, FedericaScanderebech (Forza Italia) ha affermato che quanto accaduto – scontri, guerriglia urbana e feriti fra le Forze dell’ordine – è il risultato di un problema di legalità e ordine pubblico che non può più essere ignorato. Il segnale evidente di una deriva che colpisce Torino e l’intera nazione. Una violenza inaccettabile e incompatibile con la convivenza democratica. Nessuna ambiguità – ha chiesto la consigliera, riferendosi agli esponenti di Avs presenti in piazza. Chi ha manifestato, ha difeso l’illegalità ha detto. Ha quindi chiesto al sindaco un segnale forte di distanza da Avs, per non diventare complice di quanto sta accadendo.

Per Giuseppe Catizone (Lega) il sindaco scivola sulla banana di Avs, perché nella manifestazione di sabato erano presenti violenti che arrivano e dialogano con una parte ben precisa di questa Maggioranza. Per il consigliere, era evidente la presenza di un furgone riconducibile ad Askatasuna, da dove è poi partito il corteo di incappucciati che hanno premeditato le violenze verso le Gorze dell’ordine. Risarcire i danni sarà doveroso, ma il compito della politica è tracciare una linea netta tra il diritto di manifestare e quello di distruggere la città sfogando rabbia sociale repressa – ha dichiarato.

Andrea Russi (M5S) ha espresso solidarietà alle Forze dell’ordine e ai giornalisti, ma ha ricordato che nella manifestazione erano presenti anche persone che volevano portare la propria voce e le proprie ragioni. Da mesi si alza il tono dello scontro, il rischio era evidente – ha detto. Ha quindi concordato con il sindaco che non spettava ai manifestanti la gestione dei delinquenti, ritenendo però che servisse anche la presa di distanza degli organizzatori, che non c’è stata. Politica e antagonismo devono seguire strade diverse – ha sostenuto. Per il consigliere le conseguenze sono funzionali a una Festra che da tempo sta cercando di restringere gli spazi di manifestazione e irrigidire le norme. E la militarizzazione del quartiere non ha aiutato, alzando ulteriormente il livello dello scontro – ha precisato. Per Russi, Torino non ha paura, ma è stanca delle violenze di pochi per le quali pagano il prezzo tutti.

Secondo Enzo Liardo (FDI) si è assistito alla solita manifestazione degenerata, che ha messo a ferro e fuoco la città, causato ferimenti, messo in discussione la vita dei torinesi. La criticità di fondo – ha sottolineato – sta nella copertura politica di cui ha goduto Askatasuna, che ha sottratto per trent’anni un bene alla disponibilità pubblica per le proprie esigenze. Liardo ha auspicato che il Centro sociale in futuro prenda uno spazio in affitto come tutti i cittadini e le associazioni torinesi e ha chiesto al sindaco di sollevare l’assessore Rosatelli dall’incarico.

Pino Iannò (Torino Libero Pensiero) ha ricordato il problema strutturale di una Giunta incapace di assumere posizioni chiare, condizionata dalla presenza di Avs. Ha definito il sindaco ostaggio di una maggioranza fragile, incapace di prendere posizioni nette e la responsabilità politica che ne consegue. Ha concluso chiedendo al sindaco se davvero governa questa città.

Pierlucio Firrao (Torino Bellissima) ha definito l’accaduto una vendetta di Askatasuna, un corteo organizzato da una frangia violenta evidente già in anticipo nei suoi sviluppi. Firrao ha detto che la situazione si potrà superare se la Sinistra isolerà i violenti, come fece il Pci negli Anni di piombo; viceversa gli episodi si ripeteranno e sarà una continua escalation. Firrao ha definito uno sbaglio la partecipazione di Avs al corteo e ha invitato il sindaco a non essere ambiguo nella sua azione politica.

Fabrizio Ricca (Lega) ha sostenuto che la politica fatta male legittima le violenze. Rosatelli – ha affermato – può restare in Giunta, così – ha dichiarato – si potrà raccontare quale deriva stia prendendo il Consiglio Comunale e chi difenda le frange antagoniste in città.

Valentina Sganga (M5S) ha evidenziato quanto la violenza sia inaccettabile sempre, ma che per la Destra lo è quando conviene. Gravissima è l’aggressione al poliziotto, ma c’è una Destra che usa Torino come passerella, silente davanti al genocidio palestinese, nessuna difesa dei carabinieri fatti inginocchiare in Cisgiordania, o che guarda con favore all’Ice americana – ha detto. Askatasuna – ha sottolineato – non è un problema: è un pretesto per contrastare il dissenso. Non era in discussione un luogo, ma la possibilità di dissentire, per questo le persone erano in piazza – ha concluso.

Per Silvio Viale (+ Europa, Radicali Italiani) sabato non è scesa in piazza la parte migliore della città. Tutti sapevano – ha sostenuto – quello che sarebbe successo perché tutto era previsto e premeditato sotto la direzione di chi ha convocato Centri sociali da tutta Italia, portando a Torino tutto il “know-how” di guerriglia della Val di Susa.

Domenico Garcea (Forza Italia) ha sottolineato che Torino ha subìto un autentico assalto. Ha approvato la costituzione del Comune come parte civile, sostenendo che il suo Partito lo chiedeva da tempo. Ha poi affermato che la partecipazione al corteo da parte degli esponenti di Avs ha violato il principio di legalità, chiedendo le dimissioni dell’assessore Rosatelli e l’estromissione di Avs dalla maggioranza, sottolineando come il diritto di manifestare sia sacro, mentre non lo è quello di devastare.

Ferrante De Benedictis (Fratelli d’Italia) ha affermato che questo è il tempo delle scelte di campo, aggiungendo che da parte del Comune ci sono state leggerezza e mancanza di posizioni nette nei confronti di Askatasuna. Per l’esponente di FdI, la manifestazione era stata organizzata per destabilizzare la città e i partecipanti ne erano coscienti. La politica, ha aggiunto, ha la responsabilità di scegliere se stare dalla parte dello Stato o al fianco di chi distrugge: ha quindi definito quello di Askatasuna come terrorismo rosso, stigmatizzando chi lo ha appoggiato.

Claudio Cerrato (PD) ha ribadito che il suo Gruppo consiliare si è riconosciuto totalmente nelle parole del sindaco, invitando a non minimizzare, né strumentalizzare quanto accaduto sabato scorso. Ha poi espresso solidarietà alla cittadinanza, in particolare a chi vive o lavora a Vanchiglia e ai manifestanti pacifici (sottolineando come la democrazia sia il rispetto delle minoranze), agli operatori dell’informazione e alle Forze dell’ordine, in primo luogo ai loro feriti. Chi ha l’onore di rappresentare i propri concittadini, ha conclusi Cerrato, deve dimostrare responsabilità, non soffiare sul fuoco e lavorare per il bene delle persone che vivono a Vanchiglia e in città.

Ha espresso solidarietà alle Forze dell’ordine ancheSimone Fissolo (Moderati), dichiarandosi d’accordo con la proposta del sindaco per una benemerenza ai due poliziotti feriti e ribadendo come la violenza non appartenga a questa città. Ha quindi stigmatizzato la partecipazione a una manifestazione che aveva chiaramente l’obiettivo di riprendersi un luogo sgomberato da poco. Per il consigliere adesso serve sostenere le associazioni che lavorano nel quartiere e ripristinare la normalità nel quartiere Vanchiglia.

Emanuele Busconi (Sinistra Ecologista) ha condannato le violenze arrivate dopo quattro ore di manifestazione pacifica e dopo che una marea di persone aveva attraversato la città senza alcun problema. Una storia sbagliata e violenze compiute da chi non ha a cuore il futuro di Vanchiglia e rispetto per i torinesi. Ha poi ribadito l’essenza nonviolenta del suo Gruppo, la necessità di non cadere nelle provocazioni dello sciacallaggio di bassa lega e non semplificare la realtà. Sarebbe un venire meno alle responsabilità di rappresentanza, una mancanza di rispetto verso la città e chi ha manifestato pacificamente sabato – ha affermato.

Ha ringraziato il sindaco, Tiziana Ciampolini (Torino Domani), per le parole di responsabilità e laprofondità di analisi del suo intervento. L’aggressione alle Forze dell’ordine, a cui ha espresso piena solidarietà, ha cancellato la presenza della moltitudine di persone che ha manifestato pacificamente e, facendole sparire dai media, li ha rese irrilevanti – ha detto. Per la consigliera, i violenti fanno solo il gioco di chi vuole usare altra violenza per reprimere il dissenso e la partecipazione dal basso. Ha quindi auspicato la presa di distanza dai violenti da parte di chi si sta impegnando per riottenere uno spazio pubblico. Si apriranno mediazioni generative per Vanchiglia, che sta difendendo i suoi spazi sociali – ha concluso.

Elena Apollonio (Alleanza dei Democratici – DemoS) ha definito gli episodi di sabato un evento da condannare e ha ribadito il sostegno alle attività di pubblica sicurezza, per poi stigmatizzare i comportamenti violenti di gruppi estremisti incapaci di portare valori e significato politico alla manifestazione. Ha quindi richiamato la necessità di non nutrire di violenza ulteriore un periodo storico complesso come l’attuale e ha confermato l’appoggio alla Giunta Lo Russo.

Pietro Abbruzzese (Torino Bellissima) ha richiamato i giovani consiglieri di Avs, criticandoli per aver appoggiato un corteo che, già in partenza, si sapeva sarebbe sfociato in violenza. Ha poi richiamato la vicenda delle Br che venne superata quando la Sinistra comprese la loro natura terroristica e haauspicato un medesimo atteggiamento nei confronti dei violenti di oggi. Infine, ha ringraziato i poliziotti che guadagnano poco e sono costretti ad atti eroici.

Da Palazzo Civico Ufficio Stampa