PRIMA PAGINA

Cultura che unisce. Nel nome di Antonelli diventano un unico grande itinerario piemontese

Rete Antonelliana: cultura e territorio in un unico progetto

“Rete Antonelliana. Cultura che unisce” è il progetto con cui la Regione Piemonte punta a valorizzare in modo coordinato il patrimonio architettonico di Alessandro Antonelli, creando un itinerario culturale tra Torino e il Novarese. L’iniziativa, curata da Abbonamento Musei insieme alle Fondazioni Fondazione TRG e Piemonte dal Vivo, coinvolge 20 realtà e propone oltre 30 appuntamenti tra visite guidate, aperture straordinarie, esperienze sul territorio, podcast, una mostra e incontri divulgativi.

«Il patrimonio antonelliano rappresenta una delle espressioni più alte dell’ingegno e della creatività piemontese – ha dichiarato l’assessore regionale alla Cultura Marina Chiarelli nel corso della conferenza stampa di presentazione svoltasi nel Grattacielo Piemonte – Con questo progetto la Regione compie una scelta chiara: trasformare la cultura in una leva strategica di sviluppo, mettendo in rete luoghi simbolo della nostra identità e rafforzando la capacità del territorio di attrarre nuovi flussi culturali e turistici. Questa è la prima stagione di un percorso destinato a crescere, coinvolgere nuovi partner e ampliare il numero di siti e di iniziative, anche attraverso la digitalizzazione del patrimonio architettonico».

«La Rete Antonelliana nasce per mettere in relazione luoghi, istituzioni e comunità che custodiscono l’eredità di Alessandro Antonelli – ha aggiunto Simona Ricci, direttrice di Abbonamento Musei – Vogliamo costruire una narrazione condivisa e favorire nuove forme di partecipazione culturale, a partire dal pubblico degli abbonati in Piemonte e Lombardia, rendendo questo patrimonio sempre più accessibile e riconoscibile. Questo primo anno rappresenta un laboratorio di sperimentazione per sviluppare modalità innovative di fruizione e coinvolgimento dei pubblici».

Un patrimonio diffuso tra Novarese e Torino

Figura centrale dell’architettura piemontese, Antonelli – nato a Ghemme nel 1798 – ha lasciato opere iconiche come la Mole Antonelliana, oggi simbolo della città. Il progetto coinvolge anche altri luoghi significativi, tra cui la Cupola di San Gaudenzio, Villa Caccia e il Santuario di Boca, contribuendo a rafforzare una rete culturale capace di unire territori, comunità e istituzioni.

L’iniziativa si inserisce in un più ampio percorso di valorizzazione che, attraverso linguaggi contemporanei come teatro, podcast e strumenti digitali, mira a rendere sempre più accessibile e riconoscibile l’eredità antonelliana, proiettandola anche a livello nazionale e internazionale.

Torino, nuovo sgombero al Parco Sempione: intervento all’alba

Nuovo intervento delle forze dell’ordine questa mattina nell’area del Parco Sempione, a Torino. All’alba polizia, carabinieri e agenti della municipale sono entrati nella zona per liberare uno spazio occupato da persone senza fissa dimora.

Durante l’operazione sono state identificate diverse decine di persone. Alcune sono state segnalate per occupazione abusiva, mentre una parte è stata presa in carico dai servizi sociali del Comune, con l’avvio di percorsi di assistenza.

L’area, da tempo al centro delle segnalazioni dei residenti, era diventata un insediamento di fortuna con tende, rifiuti e condizioni igieniche precarie. L’intervento si inserisce in una serie di sgomberi già effettuati negli ultimi mesi nella stessa zona.

L’obiettivo, secondo le istituzioni, è ripristinare sicurezza e fruibilità del parco, anche se resta aperto il tema della gestione della marginalità sociale, che continua a emergere in diverse aree della città.

(foto archivio)

Assalto ai bancomat, è allarme nel Torinese

/

Negli ultimi giorni si è registrato un aumento degli assalti ai bancomat nella provincia di Torino, con una serie di episodi concentrati soprattutto nei comuni della zona nord.

L’ultimo episodio è avvenuto a Volpiano, dove, nella notte tra il 27 e il 28 marzo, alcuni malviventi hanno fatto saltare uno sportello automatico situato in centro. Si tratta solo dell’ennesimo caso in una breve sequenza di colpi simili, dopo quelli avvenuti nei giorni precedenti in altri paesi della cintura torinese.

Le bande agiscono con modalità ormai collaudate: forzano il bancomat e inseriscono un piccolo ordigno per provocarne l’esplosione e accedere al denaro. Le operazioni durano pochi minuti e vengono messe in atto da gruppi organizzati, che si muovono di notte e si dileguano rapidamente a bordo di veicoli veloci.

Oltre al denaro sottratto, spesso non particolarmente elevato, a preoccupare sono soprattutto i danni causati dalle esplosioni, che possono compromettere edifici e mettere a rischio la sicurezza dei residenti.

Le forze dell’ordine stanno indagando sugli episodi, analizzando anche le immagini delle telecamere di sorveglianza. Non si esclude che dietro questi colpi ci siano più gruppi criminali attivi contemporaneamente, attratti da obiettivi considerati più vulnerabili nei centri di dimensioni minori.

Torino, salute giovanile e città: al via il progetto Ambassador del Benessere 

 

Nei giorni scorsi, alla Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino, si è svolto l’incontro pubblico di presentazione del progetto “Ambassador del Benessere”, promosso dall’Associazione Nessuno in partenariato con Città di Torino, ARCI, UISP, Vol.To e la Società Italiana di Psicologia Positiva. L’appuntamento, che ha coinvolto giovani tra i 18 e i 30 anni, ha messo al centro il tema della salute psicofisica delle nuove generazioni e il loro ruolo attivo nelle politiche educative, culturali e di rigenerazione urbana.

Il progetto si propone di costruire un modello di collaborazione tra enti pubblici, università, ordini professionali e terzo settore, valorizzando il protagonismo giovanile. L’obiettivo è promuovere iniziative e spazi urbani più attenti al benessere, attraverso il coinvolgimento diretto dei giovani come attori del cambiamento all’interno della comunità.

Nel corso dell’incontro è stato presentato nel dettaglio il percorso formativo che darà avvio concreto all’iniziativa: 14 appuntamenti rivolti a 30 giovani, selezionati e chiamati a sviluppare competenze e progettare attività dedicate ai loro coetanei. Il percorso, illustrato da Eleonora Saladino, presidente della Società Italiana di Psicologia Positiva, si inserisce all’interno delle azioni  promosse da “Bella Storia” di Città di Torino e “Fuori Aria”, e rappresenta un primo passo verso la costruzione di una rete stabile di ambassador capaci di promuovere il benessere psicofisico nei contesti urbani.

Durante la serata sono state inoltre presentate le altre azioni progettuali, realizzate in collaborazione con UISP e ARCI, a cura di Alessandro Mercuri, presidente dell’Associazione Nessuno. Il progetto proseguirà nei prossimi mesi con le attività formative e con la successiva ideazione e realizzazione di iniziative sul territorio, sviluppate direttamente dai partecipanti.

All’incontro sono intervenuti rappresentanti delle istituzioni, del mondo accademico e delle professioni: Marzia Pontone, direttrice della Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino, Carlotta Salerno, assessora alle Politiche educative e giovanili della Città di Torino, Jacopo Rosatelli, assessore alle Politiche sociali, pari opportunità e coordinamento relazioni con aziende sanitarie, Giancarlo Marenco, Presidente dell’Ordine degli Psicologi del Piemonte, Monica Lo Cascio, Direttrice del Dipartimento Servizi Sociali, Socio Sanitari, Abitativi e Servizi Educativi della Città di Torino, e Daniela Converso, direttrice del Dipartimento di Psicologia dell’Università degli Studi di Torino.

«Il benessere psicologico è un tema estremamente rilevante e soprattutto rivendicato con orgoglio dalle ragazze e dai ragazzi – ha affermato l’assessora Carlotta Salerno -. Abbiamo dunque rilevato ed interiorizzato l’esigenza di maggiore attenzione sul tema e con il loro stesso orgoglio, come Città, abbiamo investito in azioni di supporto e di promozione del benessere psicofisico. Proprio per questo Ambassador è rientrato tra le iniziative finanziate nell’ambito di Bella Storia. Il valore aggiunto risiede non solo nel fare rete, ma anche e soprattutto nel mettere al centro i giovani, rendendoli protagonisti e supporter reali tra i loro pari».

«Ci aspettiamo che ogni “ambassador” possa essere agente di cambiamento – ha dichiarato l’assessore Jacopo Rosatelli -: la consapevolezza sul tema del benessere è una chiave per riconoscere quegli ostacoli sociali che ne impediscono la diffusione e che quindi occorre rimuovere con il contributo di tutti e tutte».

TorinoClick

Deejay Ten Torino: 14mila i partecipanti alla prima tappa dell’edizione 2026

/

Foto Credits Edoardo Veronese

 

Torino conferma il suo entusiasmo per la Deejay Ten: sono 14mila i runner che oggi hanno partecipato alla prima tappa dell’edizione 2026 della corsa itinerante non agonistica firmata Radio Deejay e ideata da Linus, che da oltre vent’anni continua a coinvolgere centinaia di migliaia di persone in giro per l’Italia.

La grande fiumana colorata di corridori di tutte le età e capacità atletiche ha percorso oggi le vie del centro cittadino indossando le maglie firmate adidas di colore verde acqua per la 10 km e di colore rosa per la 5 km.

A dare il via alla corsa alle 9.30, da via Pietro Micca angolo piazza Castello, il direttore artistico ed editoriale di Radio Deejay, Linus insieme al Sindaco della Città di Torino Stefano Lo Russo e all’assessore allo sport Domenico Carretta. Presenti alla manifestazione, che vanta il Patrocinio della Città di Torino, anche alcune delle voci più amate del mondo Deejay, come Diego Passoni, La Vale, Danilo da Fiumicino, Furio, Giorgio e Vic.

Dopo aver superato lo start, i corridori hanno attraversato i Giardini Reali e all’ombra della Mole hanno percorso corso San Maurizio, via Giovanni Francesco Napione e corso Regina Margherita dove, raggiunto il fiume Po si sono divisi: gli iscritti alla 5km sono ritornati verso il Lungo Po Niccolò Machiavelli che hanno costeggiato fino a piazza Vittorio Veneto dove hanno imboccato via Po per raggiungere l’arrivo in piazza Castello; gli iscritti alla 10 km hanno continuato la loro corsa sul lato opposto del Po per poi attraversarlo da Ponte Sassi e proseguire per corso Casale fino a Ponte Vittorio Emanuele I, raggiunto il Parco del Valentino sono tornati poi sul Lungo Po Armando Diaz e hanno tagliato il traguardo in Piazza Castello.

Per due giorni Piazza Castello ha ospitato il Deejay Village, luogo di ritrovo dove è stato possibile richiedere informazioni, ritirare pettorale e maglia, ma anche partecipare ai riscaldamenti muscolari precorsa a ritmo di musica e alle attività proposte agli stand degli sponsor.

Dopo la tappa di Torino, la Deejay Ten approderà a Bari il 19 aprile, proseguirà a Treviso il 17 maggio e arriverà a Milano per il gran finale il 4 ottobre.

TorinoClick

Grave incidente stradale: dodicenne e mamma ricoverate in codice rosso

/

Nuovo incidente sulle strade piemontesi.
A Castagnole delle Lanze, in località Valletanaro, all’uscita della tangenziale in direzione del paese, si è verificato uno scontro tra due auto che ha coinvolto quattro persone, tutte rimaste ferite, di cui due in condizioni gravi.

Una bambina di 12 anni e la madre sono state trasportate in elisoccorso in codice rosso: la piccola all’ospedale Regina Margherita, la donna al Cto di Torino.

La madre, che ha riportato fratture a entrambe le gambe e a un braccio, è stata intubata. Anche la bambina è stata intubata a causa di un grave trauma cranico ed è attualmente ricoverata nel reparto di rianimazione del Regina Margherita.

Altre due persone coinvolte nell’incidente sono state trasferite all’ospedale di Asti: le loro condizioni non sono gravi. I soccorsi sul posto sono ancora in corso.

ZTL Valentino: l’area a traffico limitato si amplia per valorizzare il parco

cati al passeggio, allo sport e allo studio nel verde: la Città estende il perimetro della ZTL Valentino per valorizzarne gli spazi come luogo di incontro e benessere. La Giunta Comunale ha approvato , su proposta dell’assessora alla Mobilità Chiara Foglietta di concerto con l’assessore al Verde Francesco Tresso, la delibera che amplia l’area a traffico limitato e introduce nuovi varchi elettronici.

La ZTL si allarga a viale Medaglie d’Oro e al tratto nord di viale Ceppi. In queste aree la circolazione sarà vietata tutti i giorni, 24 ore su 24, fatta eccezione per i mezzi autorizzati.

L’intervento si inserisce nel più ampio progetto di riqualificazione del Parco del Valentino “Torino, il suo parco, il suo fiume: memoria e futuro”, che prevede l’ampliamento delle aree verdi, la riduzione delle superfici asfaltate, la riorganizzazione della viabilità interna e la realizzazione di pavimentazioni drenanti.

Per controllare gli accessi saranno attivati varchi elettronici presidiati da telecamere alla Rotatoria Tesla, all’imbocco dei viali Medaglie d’Oro e Boiardo, entrambi sul perimetro di Piazza Levi Montalcini, e in Viale Turr.
L’avvio dei sistemi di controllo sarà subordinato all’autorizzazione del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e comprenderà un periodo di pre-esercizio. Le modalità per il rilascio dei permessi saranno definite da successivi atti dirigenziali, mentre la gestione delle sanzioni sarà affidata al Corpo di Polizia Locale.

Per accompagnare i lavori di riqualificazione del Parco e di Torino Esposizioni è stata prevista una soluzione temporanea per la sosta. Lungo viale Medaglie d’Oro sono stati realizzati circa novanta stalli a pagamento, utili a compensare la riduzione momentanea dei posti auto nell’area. Questa sistemazione rimarrà attiva fino al termine dei lavori e all’apertura del nuovo parcheggio interrato nel Padiglione V, che offrirà quasi cinquecento posti. Quando la struttura sarà operativa, gli stalli temporanei in superficie saranno rimossi e il viale tornerà completamente pedonale, in linea con il progetto complessivo di riqualificazione del parco.

TorinoClick

Foto Michele D’Ottavio

La storia di Damiano: in un solo anno dal trapianto di cuore alla Mezza Maratona di Torino

Tutto inizia proprio un anno fa. Era una corsa come tante altre. Dieci chilometri, il ritmo abituale, il respiro cadenzato. Poi, all’improvviso, un dolore al petto. Un segnale breve, apparentemente innocuo. Ma era l’inizio di qualcosa che avrebbe cambiato tutto. Nel giro di pochi giorni, le condizioni di Damiano, 49 anni, runner amatoriale, precipitano. La diagnosi è severa: miocardite fulminante a cellule giganti. Una malattia mortale perché il cuore non riesce più a sostenere il corpo ed il tempo diventa un fattore critico.

Trasferito d’urgenza all’ospedale Molinette della Città della Salute e della Scienza di Torino, Damiano attraversa le fasi più delicate del suo percorso: inizialmente seguito in Unità di Terapia Intensiva Coronarica (coordinata dal dottor Simone Frea della Cardiologia Universitaria del professor Gaetano Maria De Ferrari), viene quindi trasferito in Terapia Intensiva della Cardiochirurgia (coordinata dalla dottoressa Anna Trompeo di Anestesia e Rianimazione 1 del professor Luca Brazzi), dove le sue condizioni peggiorano rapidamente fino a richiedere il supporto con ECMO: una macchina che tiene in vita mentre l’équipe medica combatte contro il tempo. La situazione è estrema: viene inserito in lista trapianto in urgenza nazionale.

Eppure, anche nei momenti più difficili, Damiano non si arrende. Ancora allettato, collegato all’ECMO, comprende istintivamente che restare immobile non è un’opzione. Inizia a muoversi, a esercitare i muscoli, a sedersi, a provare a stare in piedi. Cade, si rialza, ci riprova. Ogni piccolo gesto è una sfida alla malattia, un passo verso la vita.

Dopo otto giorni di supporto con ECMO è arrivata la svolta: nella notte si è reso disponibile un cuore compatibile” — ricorda il professor Massimo Boffini, che ha eseguito l’intervento insieme alla dottoressa Erika Simonato — “le condizioni erano estremamente critiche, ma proprio in questi casi il trapianto rappresenta l’unica possibilità concreta di sopravvivenza. L’intervento è stato complesso, ma è andato bene ed ha permesso di dare a Damiano una nuova possibilità di vita.”

Il decorso post-operatorio prosegue per il meglio fino al trasferimento all’IRCCS Fondazione Maugeri di Veruno per la riabilitazione, sotto il controllo del dottor Massimo Pistono. Ma la vera sfida inizia dopo. La ripresa è lunga, impegnativa. Il corpo deve imparare di nuovo a muoversi, a fidarsi, a spingersi oltre. E Damiano non si ferma mai. Cammina, si allena, insiste. Torna al lavoro. Poi, un giorno, torna a correre. All’inizio pochi passi. Poi chilometri. Sempre di più. Damiano ha ripreso ad allenarsi anche insieme ad alcuni medici dell’équipe del professor Mauro Rinaldi, in particolare con il dottor Matteo Giunta.

Oggi, a un anno dal trapianto, Damiano si prepara a correre la Mezza Maratona di Torino, proprio il 19 aprile, in concomitanza con la Giornata Nazionale per la Donazione e il Trapianto di organi e tessuti 2026. Con lui correranno anche i medici delle Molinette per testimoniare tutti insieme come l’attività fisica sia uno strumento fondamentale per la salute. Con la sua storia Damiano testimonia la possibilità di tornare ad una vita normale dopo un trapianto, anche grazie allo sport. Si tratta di un traguardo importante per una persona che ha avuto la sua esperienza e conferma l’importanza dello sport a livello terapeutico.

 

Per me ritornare a correre e partecipare a questa gara” – dichiara Domenico – “significa chiudere il cerchio che si era aperto proprio un anno fa”.

Non è solo una gara: è un simbolo potente, un ringraziamento silenzioso, un messaggio che attraversa ogni chilometro, proprio quando festeggiamo il traguardo dei 1300 trapianti” – commenta il professor Mauro Rinaldi – “Il nostro Centro ha saputo evolversi nel tempo, segnando tappe importanti nella Medicina dei Trapianti sia a livello nazionale che internazionale”.

 

Ancora una volta il mio pensiero va a tutti i pazienti che vivono le loro fragilità all’interno dei nostri ospedali e a tutti gli operatori che li accolgono e li assistono in maniera amorevole. La storia di Damiano è davvero incredibile perchè in un solo anno, dopo un trapianto di cuore, è tornato ad una vita normale ed è ora pronto per affrontare la Mezza Maratona di Torino insieme ai nostri professionisti che lo hanno accolto e curato a 360° e che ora lo accompagnano in questo evento podistico” dichiara Livio Tranchida (Direttore generale CDSS).

Una storia di medicina, certo. Ma soprattutto una storia di volontà, di resilienza e del valore inestimabile della donazione. Perché a volte, per ricominciare, serve un cuore nuovo… e qualcuno che abbia scelto di donare.

Al Centro di Trapianto di Cuore e di Polmone dell’ospedale Molinette della Città della Salute e della Scienza di Torino, diretto dal professor Mauro Rinaldi, si celebra in questi giorni un traguardo storico: 1300 trapianti eseguiti dall’inizio dell’attività. Un numero che racconta esperienza, organizzazione e vite salvate. L’attività di trapianto cardiaco è iniziata nel 1990, mentre il primo trapianto di polmone è stato effettuato nel 1993. Da allora il Centro ha conosciuto una crescita costante, sia in termini di volumi sia per l’innovazione clinica e tecnologica introdotta nel corso degli anni. Dei 1300 totali, finora sono stati 800 i trapianti di cuore (dei quali 17 combinati) e 500 quelli di polmone (dei quali 169 polmone singolo, 313 polmone doppio e 18 combinati).

L’attività del Centro ha consolidato posizioni di rilievo nel panorama nazionale del trapianto cardiaco e del trapianto polmonare, distinguendosi per risultati clinici, complessità dei casi trattati e sviluppo di programmi innovativi, come ad esempio i trapianti multiorgano (cuore – polmoni, cuore – fegato, etc…).

Un ulteriore contributo a questi risultati deriva dalla collaborazione tra Fondazione DOT – Donazione Organi Trapianti (ente non profit fondato dalla Città della Salute, Città di Torino, Regione Piemonte, Università e Politecnico, che promuove la ricerca scientifica nell’ambito della medicina dei trapianti e la cultura della donazione e del trapianto di organi, tessuti e cellule) e Reale Foundation, la Fondazione Corporate di Reale Group, impegnata nel sostegno a iniziative ad alto impatto sociale, in linea con i valori mutualistici del Gruppo e con una visione di sviluppo sostenibile e inclusivo.

La collaborazione tra le due organizzazioni si concretizza nel progetto triennale ITT – InnovaTrapianto a Torino, che mira a rafforzare l’eccellenza della medicina dei trapianti attraverso l’introduzione di tecnologie avanzate a supporto dei centri trapianto di Città della Salute.

Nel 2025 il progetto ha consentito di dotare il Centro Trapianti di Cuore e Polmone di nuove strumentazioni: un ecografo di ultima generazione Esaote MyLab X8 e XP per il monitoraggio dei pazienti immunodepressi dopo il trapianto e 9 kit del sistema PerTravel per il trasporto avanzato degli organi (cuore).

Torino e’ una citta’ vecchia. Solitudine e squilibrio demografico

/

I quartieri piu’ anziani: Borgo Po, Mirafiori e Pozzo Strada.

Torino è oggi una delle città più anziane d’Italia. I dati dell’ISTAT parlano chiaro: l’età media supera i 48 anni e oltre il 26 per cento dei residenti ha più di 65 anni. Un primato che non resta confinato alle statistiche, ma si riflette nella vita quotidiana, nei ritmi della città, nel modo in cui gli spazi vengono vissuti e attraversati.Molti anziani vivono soli con la speranza di restare autonomi; abitano in case grandi, pensate per famiglie che nel tempo si sono ridotte o scomparse. Oltre alla povertà economica, a pesare è la solitudine: una condizione diffusa e silenziosa che raramente diventa emergenza, ma che segna profondamente la qualità della vita. A Torino la solitudine è diventata una delle forme più diffuse di fragilità urbana.

Molti anziani conducono una vita ordinata e autonoma, ma con relazioni sempre più ridotte. Il quartiere, un tempo rete di conoscenze e vicinanza, si è progressivamente assottigliato. Le giornate scorrono tra casa, piccoli acquisti e qualche visita medica. Non è un isolamento drammatico, ma una solitudine lenta e quotidiana. Questo invecchiamento non è casuale, e’ il risultato di una storia lunga: Torino è stata città industriale, città del lavoro stabile, della permanenza.

Chi oggi è anziano ha spesso vissuto tutta la propria vita nello stesso quartiere, nello stesso palazzo: le radici sono profonde. I giovani, invece, arrivano per studiare o per le prime esperienze lavorative, ma difficilmente restano a lungo. La città forma competenze, ma fatica a trattenere le nuove generazioni. Il risultato è uno squilibrio demografico che tende a crescere nel tempo. Accanto a questa Torino anziana esiste però una città giovane e temporanea, migliaia di studenti arrivano ogni anno nelle università cittadine e si concentrano soprattutto in quartieri come San Salvario, Vanchiglia o Aurora. La loro presenza porta movimento, nuovi locali, affitti brevi, ma raramente si trasforma in radicamento stabile.

È una vitalità che anima i quartieri, ma che spesso resta di passaggio. Da un punto di vista territoriale, dunque, Torino non invecchia in modo uniforme: alcuni quartieri presentano una popolazione molto anziana, con un ricambio quasi assente. È il caso delle zone residenziali storiche come la collina torinese, Borgo Po, Mirafiori e alcune aree di San Paolo e Pozzo Strada, dove vivono soprattutto famiglie di lunga data e pensionati. In questi quartieri la città appare più ferma, i cambiamenti più lenti, le relazioni spesso consolidate ma ristrette. Ne emerge una Torino divisa anche per età, dove l’invecchiamento segue linee geografiche precise e contribuisce a creare città diverse dentro la stessa città. In questo equilibrio fragile svolge un ruolo importante anche il lavoro di cura.

In molte case torinesi l’assistenza agli anziani è affidata a donne straniere, soprattutto dell’Est Europa e dell’America Latina. Le badanti, infatti, sono diventate una presenza quotidiana insostituibile nei condomini e nei quartieri, svolgono, infatti, un ruolo fondamentale nel mantenere l’autonomia delle persone anziane, ma restano spesso invisibili nel racconto pubblico della città. Questa situazione pone una sfida importante.

Da un lato aumentano i bisogni di assistenza, di servizi di prossimità e di politiche per la non autosufficienza. Dall’altro, il rischio è quello di una città sempre più statica, poco attrattiva per chi è giovane. Eppure gli anziani non sono soltanto un problema da gestire, rappresentano, al contrario, una risorsa: tempo, esperienza, memoria, presenza nei quartieri. La vera questione è se Torino saprà trasformare il proprio invecchiamento in un progetto di città più solidale e inclusiva, oppure se continuerà semplicemente a invecchiare, lentamente, in silenzio.

Di Maria La Barbera

Piemonte, frutticoltori sotto pressione: “Non possiamo pagare da soli il costo del clima”

//

Dopo le correnti fredde da Nord-Est, le notti serene riportano il rischio gelate. Una dinamica tipicamente invernale che oggi si presenta a primavera inoltrata, proprio quando le piante da frutto sono in piena fioritura.

Si tratta di una combinazione sempre più ricorrente, legata al cambiamento climatico: le temperature miti delle prime settimane di marzo anticipano la fioritura, ma restano possibili improvvisi ritorni di freddo con correnti polari. Il risultato è un forte stress per le colture, con rallentamenti nello sviluppo e perdita di parte dei frutti. Il pericolo più grave resta però la “cascola”, ovvero la caduta dei fiori causata dal gelo, che può compromettere completamente il raccolto a poche settimane dalla ripresa vegetativa.

«Le gelate primaverili non sono una novità – spiega il presidente di Coldiretti Torino, Bruno Mecca Cici – ma negli ultimi anni sono diventate più frequenti e distruttive. A evitare carenze di prodotto è soprattutto l’impegno degli agricoltori, che investono sempre di più in sistemi di protezione».

Oltre alle tradizionali reti antigrandine e agli impianti di irrigazione a goccia contro la siccità, molte aziende hanno introdotto sistemi antigelo, come le cosiddette “doccette”, che nebulizzano acqua su piante e gemme: il ghiaccio che si forma crea una barriera protettiva contro le basse temperature.

Tuttavia, questi interventi comportano costi elevati. Le aziende agricole si trovano così a sostenere investimenti sempre più onerosi, difficili da recuperare con i prezzi attuali della frutta. Alla pressione economica si aggiungono i rincari delle materie prime: gasolio agricolo e fertilizzanti hanno registrato aumenti intorno al 30%, con il rischio di ulteriori rialzi anche per i fitofarmaci.

«Già oggi molti produttori vengono pagati al di sotto dei costi di produzione – sottolinea Mecca Cici –. Non è più accettabile che l’intera filiera non riconosca un giusto valore al lavoro dei frutticoltori. I prezzi pagati dai consumatori non si traducono in un reale beneficio per chi produce».

Una situazione che, secondo il settore, non è più sostenibile: il peso del cambiamento climatico, insieme all’aumento dei costi, non può continuare a gravare esclusivamente su agricoltori e consumatori.