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Sommersi e abusivi: 57mila imprese piemontesi pagano il prezzo più alto

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In Piemonte oltre 57mila imprese artigiane, pari al 50,3% del totale, sono quotidianamente schiacciate dal peso della concorrenza sleale e delle pratiche commerciali scorrette.

Un vero e proprio esercito composto soprattutto da muratori (17.140 imprese), attività di acconciatura ed estetica (10.478), manutenzione e riparazione di autoveicoli (6.242), elettricisti (5.420), pittori edili (5.188) e idraulici (5.111). A questi si aggiungono i riparatori di beni ed elettrodomestici (2.465), i tassisti (2.234), i manutentori del verde (1.896), oltre a fotografi (751), videoperatori (179) e traslocatori (107).
In totale 57.211 imprese che operano sotto pressione a causa di una concorrenza che evade il fisco, ignora le regole e non garantisce sicurezza.

La fotografia regionale è netta: edilizia, benessere, riparazione dei veicoli, impiantistica e manutenzioni risultano tra i settori più colpiti dalla presenza di operatori sommersi che sfuggono a costi, obblighi normativi e responsabilità.

A livello provinciale, il fenomeno è particolarmente evidente a Torino, dove sono 30.963 le imprese artigiane penalizzate dalla concorrenza sleale (52,1% del totale). Seguono Cuneo con 8.015 imprese (46,9%), Alessandria 4.962 (49,9%), Novara 3.960 (45,6%), Asti 2.952 (49,4%), Biella 2.287 (51,1%), Vercelli 2.185 (51,4%) e Verbano-Cusio-Ossola 1.867 (47,3%).

A confermare la gravità del quadro è il 20° Rapporto “Galassia” di Confartigianato Imprese, che stima il valore dell’economia sommersa in 217,5 miliardi di euro, pari al 10,2% del PIL nazionale. Di questi, 77,2 miliardi derivano dal lavoro irregolare, che da solo pesa per il 3,6% del PIL. Un fenomeno in forte crescita: +7,5% in un solo anno, trainato da un aumento dell’11,3% del lavoro irregolare.
Nei servizi – che includono benessere, cura della persona e attività creative – il tasso di irregolarità raggiunge il 13,1%, mentre nelle costruzioni si attesta al 10,3%. Complessivamente, sono 588.150 le imprese artigiane italiane attive nei settori più esposti alla concorrenza sleale.

«La concorrenza sleale non è una scorciatoia innocua, ma una distorsione sistemica che soffoca chi lavora onestamente – dichiara Giorgio Felici, presidente di Confartigianato Imprese Piemonte –. A pagarne il prezzo non sono solo le imprese regolari, ma anche i cittadini, esposti a lavori insicuri, privi di garanzie e di qualsiasi tracciabilità. Servono azioni concrete e coordinate, controlli mirati e strumenti rapidi di segnalazione. Nel settore del benessere, ad esempio, l’abusivismo non è solo un problema economico, ma anche di salute e sicurezza: estetica e acconciatura richiedono competenze, formazione continua e il rispetto di protocolli rigorosi. L’impressione è che troppo spesso si colpisca chi è tracciabile, perché più facile, mentre chi opera fuori dalle regole continua a danneggiare clienti e a screditare interi settori fondati su professionalità e investimenti».

Giorno del Ricordo, un mese di iniziative a Torino

Un mese di iniziative per ricordare le vittime delle foibe e l’esodo giuliano-dalmata. In occasione del Giorno del Ricordo, l’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia e la Città di Torino propongono un calendario di appuntamenti dedicati alla memoria di una tragedia che ha segnato profondamente la storia del Novecento.

Il calendario di eventi prende il via questo pomeriggio e si svilupperà per tutto il mese di febbraio, tra mostre, incontri e musica. Il momento centrale sarà mercoledì 11 febbraio alle ore 15.00, con la cerimonia ufficiale nella Sala del Consiglio Comunale a Palazzo Civico, alla presenza del Sindaco Stefano Lo Russo e delle massime autorità cittadine, preceduto martedì 10 febbraio – Giorno del Ricordo – dalla Messa in suffragio celebrata nel Duomo di Torino e dal momento commemorativo davanti al Monumento dedicato alle Vittime delle Foibe al Cimitero Monumentale.

“Il Giorno del Ricordo ci spinge a riflettere su una ferita profonda della nostra storia nazionale e cittadina – afferma il Sindaco Stefano Lo Russo –. Torino è stata un approdo fondamentale per migliaia di esuli giuliano-dalmati che, con dignità e coraggio, hanno saputo ricostruire le loro vite diventando parte della comunità cittadina. Onorare questa memoria non vuole dire soltanto rievocare una pagina dolorosa della storia, ma riaffermare ogni giorno i valori dell’accoglienza e del rispetto. Tenere vivo il ricordo significa assumere una responsabilità pubblica nel promuovere i valori della democrazia e nel contrastare con decisione fanatismi ideologici e derive nazionalistiche, affinché violazioni della libertà, dei diritti umani e della convivenza civile non abbiano più a ripetersi”.

La storia della nostra città è stata profondamente segnata dall’esodo giuliano-dalmata. Tra il 1947 e il 1958, la città accolse oltre 8.000 profughi. Molti arrivarono alla stazione di Porta Nuova e trovarono ospitalità presso le “Casermette” di Borgo San Paolo, in via Veglia: grandi stanzoni dove la vita quotidiana era segnata dalla precarietà e dal desiderio di normalità. Con il tempo, l’integrazione passò attraverso il lavoro nelle industrie e la costruzione del Villaggio Santa Caterina a Lucento, dove le famiglie misero nuove radici contribuendo alla crescita della città.

© Museo Torino

Il programma delle iniziative per il ‘Giorno del Ricordo’ si apre questo pomeriggio, alle ore 17.00, al Polo del ‘900 con il seminario “Nuovi sguardi. Itinerari di ricerca sull’esodo Giuliano Dalmata”. Durante l’incontro, alcuni giovani studiosi presenteranno i risultati delle loro ricerche sulle vicende del confine orientale tra il 1945 e il 1956, quando circa 300.000 italiani furono costretti ad abbandonare le proprie terre. È un’occasione per tutti, anche per chi non conosce questi eventi, di scoprire un pezzo di storia d’Italia che è diventato parte dell’identità di Torino. Tra gli altri appuntamenti si segnalano l’inaugurazione della mostra fotografica “Da esuli a cittadini” l’11 febbraio all’Archivio di Stato e la proiezione alla RAI di via Verdi, il 16 febbraio, del film “La bambina con la valigia” alla presenza di Egea Haffner, simbolo dell’esodo nel mondo. Il mese si chiuderà domenica 1° marzo al Conservatorio Giuseppe Verdi con un concerto dell’Orchestra Mandolinistica Città di Torino.

TorinoClick  – foto Museo Torino

Stop superato, riparte la 500 ibrida: Mirafiori tra rilancio e incognite

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La produzione della Fiat 500 ibrida nello stabilimento Stellantis di Mirafiori è ripresa dopo l’interruzione tecnica che nella giornata di martedì aveva imposto il blocco delle linee e il conseguente stop all’attività lavorativa. Il problema, legato a un malfunzionamento dei sistemi produttivi, aveva alimentato timori tra i dipendenti e nell’indotto, arrivando in un momento considerato particolarmente delicato per il rilancio industriale del sito torinese. La ripartenza rappresenta un segnale positivo per uno stabilimento che negli ultimi anni ha vissuto fasi alterne, ma che oggi è tornato al centro delle strategie produttive del gruppo automobilistico.

Il nuovo modello ibrido della 500 è uno dei progetti su cui Stellantis punta per aumentare i volumi produttivi a Torino e rafforzare la presenza industriale nel capoluogo piemontese. L’obiettivo dell’azienda è incrementare progressivamente la produzione del modello, affiancandolo alla versione elettrica già realizzata nello stabilimento, con l’intento di intercettare una fascia più ampia di mercato in una fase di transizione del settore automobilistico. La vettura, dotata di una motorizzazione ibrida leggera, è destinata a rappresentare un elemento chiave nella strategia industriale che mira a garantire continuità produttiva allo storico impianto torinese.

Nonostante la ripresa delle attività, il contesto occupazionale resta caratterizzato da numerose incognite. Qualsiasi rallentamento produttivo nello stabilimento, infatti, si riflette inevitabilmente sull’intera filiera della componentistica locale, che negli ultimi anni ha già subito una significativa contrazione. Il settore automotive torinese ha registrato una riduzione consistente sia del numero di aziende sia dei posti di lavoro, conseguenza di una trasformazione industriale che sta modificando profondamente la struttura produttiva del territorio. La progressiva transizione verso veicoli elettrificati comporta infatti cambiamenti tecnologici che richiedono competenze diverse e, in alcuni casi, un minor impiego di manodopera rispetto alla produzione tradizionale.

A rendere ancora più complesso il quadro contribuisce la dimensione internazionale delle scelte industriali del gruppo, che valuta investimenti e strategie produttive su scala globale. Questa impostazione alimenta preoccupazioni tra le organizzazioni sindacali e tra gli operatori dell’indotto, che temono una progressiva riduzione del peso produttivo italiano nel medio periodo. Negli ultimi anni, inoltre, la produzione complessiva del gruppo nel Paese ha mostrato segnali di flessione, riflettendo le difficoltà che l’intero comparto automobilistico europeo sta affrontando tra calo della domanda, trasformazione tecnologica e aumento dei costi industriali.

La ripartenza della produzione ha comunque già determinato l’ingresso di nuovi lavoratori, seppure in molti casi con contratti a tempo determinato, aspetto che i sindacati considerano un primo segnale incoraggiante ma ancora insufficiente a garantire stabilità occupazionale. Le organizzazioni dei lavoratori chiedono infatti un piano industriale strutturato che consolidi la presenza produttiva a Torino e offra prospettive di lungo periodo non solo per Mirafiori ma anche per l’intero sistema dell’indotto.

Il ritorno della produzione della 500 ibrida assume quindi un valore simbolico oltre che industriale per una città storicamente legata all’automobile. Tuttavia, la ripresa produttiva si inserisce in un contesto ancora fragile, nel quale la tenuta occupazionale dipenderà dalla capacità di Stellantis di mantenere e ampliare le attività nello stabilimento torinese e di affrontare con successo le sfide legate alla trasformazione del settore. Il guasto che ha temporaneamente fermato le linee ha evidenziato quanto Mirafiori resti un punto nevralgico per l’economia locale, confermando al tempo stesso che il futuro del comparto automobilistico torinese rimane strettamente legato alle strategie industriali che verranno adottate nei prossimi anni.

Piemonte primo per utilizzo dei fondi UE con il 99%: 58 milioni reinvestiti nel settore agricolo

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Il fatto di essere ai vertici nazionali per capacità di programmazione e utilizzo delle risorse europee destinate all’agricoltura — con oltre il 99% dei fondi impegnati e liquidati — ha consentito alla Regione Piemonte di recuperare e riallocare 58 milioni di euro derivanti dalle economie del Programma di Sviluppo Rurale 2014-2022. Si tratta di risorse aggiuntive che potranno essere impiegate per rafforzare i bandi già attivi e attivare nuove misure.

Un risultato che l’assessore Paolo Bongioanni definisce «una straordinaria operazione di buona amministrazione, che non solo ha evitato il rischio di riduzione o perdita delle quote di cofinanziamento statale e regionale ad esse collegate, ma ha anche consentito di reimmettere le economie del Psr 2014-2022 nel Complemento di sviluppo rurale 2023-2027, senza incidere sul bilancio regionale».

Le nuove risorse saranno destinate in parte all’incremento delle dotazioni finanziarie di specifici bandi e misure, permettendo lo scorrimento delle graduatorie e quindi l’accesso ai finanziamenti per ulteriori soggetti idonei attualmente in attesa. Un’altra quota servirà invece a sostenere nuove iniziative e priorità strategiche. Come anticipa Bongioanni, «6 milioni di euro saranno destinati a un nuovo bando per la promozione dei prodotti certificati di qualità, mentre 4,6 milioni finanzieranno un ulteriore bando dedicato ai sistemi del cibo, alle filiere e ai mercati locali. Saranno inoltre stanziati 18,8 milioni per investimenti finalizzati a rafforzare la competitività delle aziende agricole, con particolare attenzione al sostegno dei giovani agricoltori e alla biosicurezza nel comparto suinicolo. Aumenterà di un milione di euro anche la dotazione del bando per la trasformazione dei prodotti agroalimentari, che raggiungerà così i 18,6 milioni».

Sono inoltre previste integrazioni finanziarie per interventi legati alla riduzione delle emissioni, al risparmio idrico e alla gestione sostenibile dei pascoli permanenti.

Le risorse complessive, pari a 58,74 milioni di euro, potranno essere utilizzate entro la metà dell’anno, una volta che le proposte di modifica saranno inserite nel Piano strategico nazionale della Pac 2023-2027, dopo il passaggio al Ministero e alla Commissione Europea.

Il Salone del Libro 2026: dialogo, cultura e nuove generazioni al centro della scena

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La prossima edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino sarà dedicata a “Il mondo salvato dai ragazzini”

Il Salone Internazionale del Libro di Torino tornerà negli spazi di Lingotto Fiere da giovedì 14 a lunedì 18 maggio 2026. Cinque giornate all’insegna dei libri e dei racconti, pensate per favorire il confronto con realtà diverse, promuovere l’ascolto reciproco e stimolare la creatività nel presente con uno sguardo rivolto al futuro. La manifestazione rappresenterà, ancora una volta, un grande luogo di incontro tra scrittrici e scrittori italiani e stranieri, case editrici e pubblico di tutte le età.

Il filo conduttore dell’edizione 2026 sarà “Il mondo salvato dai ragazzini”, tema ispirato all’omonima opera di Elsa Morante, al quale sarà dedicata anche una nuova sezione del Salone, la nona, curata da Veronica Frosi, Gloria Napolitano, Lorenzo Riggio, Sebastian Tanzie e Francesca Tassini. “Il mondo salvato dai ragazzini – ha spiegato la direttrice Annalena Benini – è un titolo in movimento ed è, prima di tutto, un messaggio di speranza. È il mondo che il Salone del Libro si prefigge, auspica, prova a costruire ogni giorno con inventiva e dedizione”.

Per il manifesto dell’evento, l’illustratrice Gabriella Giandelli ha rappresentato l’energia e la vitalità di un gruppo di giovani nascosti dietro una parete di vegetazione, simbolo di una dimensione in cui sogno e realtà convivono e in cui l’immaginazione diventa forza generatrice capace di far nascere fiori e piante.

La XXXVIII edizione del Salone è stata presentata  nell’Aula Magna del Politecnico di Torino alla presenza di Stefano Corgnati, rettore del Politecnico di Torino; Silvio Viale, presidente dell’associazione Torino, la Città del Libro; Annalena Benini, direttrice editoriale del Salone Internazionale del Libro di Torino; Rosanna Purchia, assessora alla Cultura della Città di Torino; Marina Chiarelli, assessora alla Cultura della Regione Piemonte; Iasonas Fotilas, viceministro della Cultura in Grecia; Tommaso Bori, vicepresidente della Regione Umbria; Giulio Biino, presidente della Fondazione Circolo dei lettori di Torino; Alessandro Isaia, segretario generale della Fondazione per la Cultura Torino; Alberto Anfossi, segretario generale della Fondazione Compagnia di San Paolo; Claudio Albanese, vicepresidente della Fondazione CRT; Massimiliano Cipolletta, presidente della Camera di commercio di Torino; Tiziana D’Amico, head of partnership Artistico Culturali – Direzione Arte, Cultura e Beni Storici di Intesa Sanpaolo; Lidi Grimaldi, direttrice Marketing e Comunicazione Esselunga.

“Il Salone del Libro – ha detto il presidente dell’associazione Torino, la Città del Libro Silvio Viale – continua a crescere grazie a una progettualità solida e di lungo periodo, fondata sulla promozione della lettura e sul sostegno all’editoria, con l’obiettivo di rafforzarne il ruolo a livello nazionale e internazionale. I risultati raggiunti sono il frutto di un lavoro condiviso con istituzioni, partner ed editori e incoraggiano a proseguire negli investimenti in nuove esperienze per il pubblico e a favore dell’intera filiera del libro”. Nel corso dell’incontro Viale ha inoltre annunciato la conferma di Annalena Benini alla direzione del Salone per un ulteriore triennio.

Sul palco è intervenuta anche l’assessora alla Cultura della Città di Torino Rosanna Purchia, che ha evidenziato il valore dell’evento per la città: “il Salone Internazionale del Libro è per Torino uno dei momenti in cui la dimensione culturale della nostra città diventa più visibile e condivisa: un’occasione di partecipazione e di riconoscimento collettivo, in cui la comunità si ritrova attorno ai libri e alle storie come spazio di ascolto e di confronto. Il tema di questa edizione, Il mondo salvato dai ragazzini, mette al centro l’energia delle nuove generazioni e la loro capacità di leggere il presente con uno sguardo più libero e non convenzionale. Lo stesso sguardo da cui la Città di Torino ha scelto di partire per costruire la candidatura a Capitale europea della Cultura 2033, coinvolgendo attivamente, fin dalle prime fasi del percorso, le ragazze e i ragazzi che nei prossimi anni saranno i protagonisti della vita culturale europea. Ogni edizione del Salone del Libro nasce da una convergenza di energie pubbliche e private, che ne amplia la portata ben oltre gli spazi della fiera, facendone un evento culturale di tutta la città, capace di raggiungere i quartieri con gli appuntamenti del Salone Off e di dialogare – anche grazie al ruolo di Fondazione per la Cultura Torino e alla collaborazione con le Biblioteche civiche torinesi – con le principali iniziative e manifestazioni culturali della Città di Torino. Un sentito ringraziamento va dunque agli organizzatori e alla direzione del Salone, agli editori e agli autori, ai volontari e ai partner, per la dedizione con cui contribuiscono alla realizzazione di questa manifestazione, continuando a rafforzare il legame tra Torino e il libro”.

L’inaugurazione del Salone sarà affidata, come da tradizione, a una figura di primo piano della letteratura mondiale. Ad aprire ufficialmente la XXXVIII edizione sarà la scrittrice e saggista britannica Zadie Smith con la lectio dal titolo “Ogni cosa era estrema. Ed è tuttora così. Una riflessione sull’adolescenza”. La Grecia sarà il Paese ospite dell’edizione 2026 e tra i protagonisti internazionali già annunciati figurano Petros Markaris, Emmanuel Carrere, Valeria Luiselli, Irvine Welsh, Ece Temulkeran, Abraham Verghese, Guillermo Arriaga e Lea Ypi.

Ha commentato l’assessore regionale alla cultura Marina Chiarelli: “Il Salone del Libro è parte integrante del sistema culturale del Piemonte e dell’Italia: un nodo internazionale che dialoga con le grandi capitali della cultura, un appuntamento che il mondo editoriale, intellettuale e creativo attende anno dopo anno. Non è più soltanto un evento: è una piattaforma culturale globale, un luogo in cui una nazione racconta se stessa e il proprio futuro. Qui la cultura non accompagna: guida. Qui il libro non è un oggetto, ma un linguaggio universale. Il Salone del Libro è la dimostrazione che una visione può diventare realtà, che un sogno collettivo può prendere forma, crescere, aprirsi al mondo. È il luogo in cui l’immaginazione diventa progetto e il futuro smette di essere un’idea lontana per diventare un orizzonte condiviso”.

Vent’anni di Metropolitana: come è cambiato il volto di Torino

 

Torino celebra i vent’anni della Linea 1 della metropolitana, l’opera che ha segnato una svolta nella mobilità urbana della città. L’inaugurazione risale al 4 febbraio 2006, alla vigilia delle Olimpiadi Invernali, quando entrò in funzione la tratta Fermi–XVIII Dicembre, portando nel capoluogo piemontese la prima metropolitana automatica d’Italia. Un progetto avviato negli anni Novanta e sostenuto dai finanziamenti della Legge Obiettivo che, a distanza di due decenni, si è affermato come infrastruttura strategica per lo sviluppo del territorio.

I numeri ne confermano il ruolo centrale: in vent’anni di esercizio la Linea 1 ha trasportato complessivamente oltre 635 milioni di passeggeri, raggiungendo il massimo storico di 42 milioni di utenti nel 2019. Dati che la collocano come asse portante del trasporto pubblico torinese.

Gli effetti si riflettono anche sulla città in superficie. Lungo il tracciato della metropolitana il traffico veicolare si è ridotto del 13% tra il 2011 e il 2022, con una diminuzione che arriva al 42% su corso Francia. In termini assoluti, ogni anno circa 12.600 veicoli in meno percorrono uno dei principali assi urbani, con ricadute positive sulla qualità dell’aria e sulla vivibilità dei quartieri interessati. La linea ha inoltre rafforzato il collegamento tra il centro e la prima cintura ovest e sud, accompagnando i processi di riconversione di ex aree industriali in nuovi insediamenti residenziali e universitari.

Accanto alla funzione di trasporto, la metropolitana ha sviluppato una dimensione culturale e sociale. Il progetto Museo nel Metrò, curato da Ugo Nespolo, ha trasformato le stazioni in spazi narrativi dedicati alla storia e all’identità cittadina. Centrale, fin dalla fase progettuale, è stata anche l’attenzione all’accessibilità: il confronto con le associazioni ha portato alla realizzazione di stazioni prive di barriere architettoniche, dotate di ascensori, percorsi tattili e sistemi di sicurezza.

I lavori hanno restituito alla città anche importanti testimonianze archeologiche, come la necropoli longobarda emersa durante gli scavi, un ritrovamento di rilievo internazionale. Oggi, a vent’anni dalla prima corsa, la Linea 1 continua a evolversi. Con l’estensione verso Cascine Vica e l’aggiornamento ai sistemi digitali per treni più capienti, Torino guarda al futuro della mobilità sostenibile partendo da risultati consolidati. L’infrastruttura avviata vent’anni fa si conferma così un patrimonio centrale per la città, rendendola più moderna, connessa e vivibile.

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Scritte a Palazzo Nuovo: Bernini posta foto choc

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“Queste sono alcune delle immagini comparse negli spazi occupati dell’Università di Torino alla vigilia della manifestazione a sostegno di Askatasuna di sabato scorso. Non si tratta soltanto di uno sfregio di spazi pubblici né di una grave offesa alla comunità accademica torinese e all’intero sistema universitario italiano”. Così su X il ministro dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini. “Queste immagini – continua – rappresentano un manifesto politico esplicito: la violenza elevata a metodo di azione, l’aggressione alle forze dell’ordine rivendicata come pratica politica, l’attacco allo Stato come forma di eversione e la negazione stessa delle istituzioni democratiche. Di fronte a fatti di questa gravità, la sola condanna non è più sufficiente. Il Ministero dell’Università e della Ricerca, in pieno sostegno all’Università di Torino – annuncia Bernini -, intende presentare denuncia per individuare e perseguire i responsabili di questo gesto inaccettabile. L’Università è e deve restare un luogo di libertà, di confronto e di rispetto. La violenza non è un’opinione”.

Già scarcerati i tre fermati per le violenze al corteo di Torino

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Niente carcere per chi avrebbe scatenato la guerriglia a Torino, devastato la città, e pestato a colpi di martello un agente, con dinamiche che il ministro Piantedosi non ha esitato a definire “terroristiche”. Sono già a piede libero, come scrive su X un Matteo Salvini indignato. Proprio così. Il gip del tribunale di Torino, all’esito dell’udienza di convalida di lunedì, ha deciso gli arresti domiciliari per il 22enne originario della provincia di Grosseto arrestato in differita, sospettato di aver preso parte al pestaggio del poliziotto. Per il giovane si aprono le porte di casa. Sconto anche per gli altri due arrestati. Soltanto l’obbligo di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria per i due torinesi, accusati di resistenza a pubblico ufficiale e arrestati in seguito agli scontri. Per entrambi la procura aveva chiesto la convalida dell’arresto e la misura in carcere. Dichiarazioni polemiche da parte delle forze politiche di centrodestra.

“La legge detta le regole, quelle che qualcuno fa rispettare e qualcuno calpesta senza ritegno. La legge ha i suoi meccanismi, le sue disposizioni, la sua interpretazione anche – quella che, non di rado, cambia da giudice a giudice -. Ma il fatto che tre persone arrestate dopo la devastazione di Torino in occasione del corteo per Askatasuna quando un poliziotto stava per essere ammazzato a martellate tornano tranquillamente a casa, poiché due sono stati scarcerati con obbligo di firma mentre il terzo è stato mandato ai domiciliari, è davvero difficile da digerire. Al di là dei tecnicismi giuridici, quel che resta è questo senso di impunità e di reazione blanda che sicuramente sarà ben percepito da tutti quei criminali che hanno in odio lo Stato e i poliziotti. A questi ultimi, invece, resta solo l’amaro in bocca, lo sconforto per avere la sensazione che lo Stato, attraverso i suoi diversi servitori, non remi nella stessa direzione di chi per strada ci lascia la vita o la propria incolumità, lavorando come ultimo baluardo in difesa della collettività. Ci aspetteremmo che i diversi poteri dello Stato operassero sostenendo il principio che la divisa rappresenta lo Stato e deve essere rispettata. Non ci pare che si lavori a questo usando una tale ‘delicatezza’ verso chi ha compiuto atti para terroristici”.

Così Valter Mazzetti, Segretario generale Fsp Polizia di Stato, dopo le decisioni del gip per i tre arrestati a seguito delle violenze verificatesi al corteo organizzato per Askatasuna a Torino.

A Torino il primo software con l’AI aiuta i medici a curare i tumori in modo più sicuro

All’ospedale Molinette della Città della Salute e della Scienza di Torino arriva una nuova tecnologia che aiuta i medici a curare alcuni tumori del fegato in modo più preciso e sicuro, senza ricorrere alla chirurgia tradizionale.
Nel Dipartimento di Radiodiagnostica e Radiologia Interventistica (diretto dal professor Paolo Fonio) è stato introdotto un innovativo software basato su intelligenza artificiale, chiamato Ablation-Fit (RAW Srl), che serve a verificare subito se un tumore è stato trattato in maniera completa.
È la prima volta che questo sistema viene integrato nella pratica quotidiana in un ospedale pubblico italiano.
Come funziona
In alcuni casi, i tumori – in questo caso quelli del fegato – possono essere trattati con una tecnica denominata termoablazione.
Il medico inserisce un ago molto sottile direttamente nel tumore e lo distrugge usando il calore, guidato da ecografia o TAC. È un intervento mininvasivo, cioè meno traumatico per il paziente, che solitamente può tornare a casa già il giorno dopo la procedura.
«Il nuovo software entra in gioco immediatamente dopo l’intervento» spiega il professor Marco Calandri. «Confronta le immagini radiologiche prima e dopo il trattamento, anche con l’ausilio dell’intelligenza artificiale, e aiuta il medico a capire se tutto il tumore è stato eliminato completamente e se è stato trattato con un margine di sicurezza adeguato».
Più precisione e più sicurezza
«La termoablazione è una cura sempre più utilizzata per i tumori del fegato e per le metastasi epatiche» spiega il dottor Carlo Gazzera. «Proprio per questo è importante avere strumenti che permettano di controllare in modo chiaro e oggettivo il risultato dell’intervento».
Grazie a questa tecnologia, i medici possono ora usare un linguaggio comune e standardizzato per valutare l’efficacia del trattamento, migliorando sia la cura dei pazienti sia la ricerca scientifica.
Un ospedale che guarda al futuro
«Questo software rappresenta un vero passo avanti. L’intelligenza artificiale ci aiuta a essere più precisi e ad offrire cure sempre migliori» spiega il professor Paolo Fonio. «Prima di questo software, il controllo dell’intervento si basava unicamente sulla valutazione visiva del radiologo interventista e talvolta bisognava aspettare una nuova TAC a 40 giorni per essere sicuri di aver trattato completamente il tumore. Il software permette di effettuare queste valutazioni con misurazioni precise subito dopo l’intervento, consentendo eventualmente di completare il trattamento nella medesima seduta, con risparmio di tempo e stress per il paziente e riduzione dei costi di un eventuale successivo ricovero».
La Città della Salute collabora già con alcuni dei più importanti Centri oncologici internazionali, quali l’MD Anderson Cancer Center di Houston, per sviluppare e migliorare queste tecniche.
L’implementazione di Ablation-Fit si inserisce nella strategia più ampia della Città della Salute e della Scienza di Torino volta a garantire ai pazienti cure sempre allineate alle migliori evidenze scientifiche ed alle tecnologie più avanzate. «La CDSS è determinata ad erogare trattamenti al massimo livello possibile» afferma il dottor Livio Tranchida (Direttore generale CDSS). «Oltre al singolo caso clinico, è fondamentale puntare ad uno standard qualitativo elevato e costante per tutti i pazienti. L’installazione di questo software rappresenta una prova concreta di questo impegno e di come l’intelligenza artificiale possa già oggi avere un impatto reale nella pratica clinica quotidiana».
Con questa innovazione, la Città della Salute e della Scienza di Torino si conferma un punto di riferimento nazionale per la radiologia interventistica e per l’uso dell’intelligenza artificiale in sanità.

Scontri a Torino, i sindacati di polizia: “Serve una svolta su ordine pubblico e sicurezza”

Pubblichiamo un’ampia sintesi del comunicato diffuso dai sindacati di polizia di Torino in merito ai gravi fatti accaduti a Torino nel corso della manifestazione organizzata a sostegno del centro sociale Askatasuna.

Le organizzazioni sindacali di Polizia SIULP, SAP, COISP e FSP della provincia di Torino hanno avuto un incontro con il Capo della Polizia, Prefetto Vittorio Pisani. Durante il confronto, di particolare rilevanza, sono state esposte in modo chiaro e puntuale le numerose criticità che oggi interessano il settore dell’ordine pubblico.

È stato evidenziato come le manifestazioni a carattere politico, o presunte tali, degenerino con sempre maggiore frequenza in scontri diretti di estrema violenza, assumendo le connotazioni di una vera e propria guerriglia urbana. I soggetti coinvolti non possono più essere assimilati a semplici manifestanti, bensì a terroristi, in quanto organizzati secondo schemi e modalità paramilitari, dotati di equipaggiamenti specifici e di strumenti offensivi finalizzati a colpire, ferire e mettere in pericolo la vita delle donne e degli uomini delle forze dell’ordine.

In questo contesto, le dotazioni attualmente disponibili si rivelano assolutamente insufficienti: lacrimogeni e idranti non sono più efficaci contro gruppi muniti di maschere antigas, razzi artigianali, bombe carta, sanpietrini, fionde, segnaletica stradale divelta, martelli, chiavi inglesi, bottiglie incendiarie e altro materiale offensivo, utilizzato sistematicamente per aggredire i reparti mobili e il personale impiegato nei servizi di ordine pubblico. Tali azioni hanno causato ferimenti anche gravi, ricoveri ospedalieri e hanno esposto gli operatori a rischi estremi per la loro incolumità e sopravvivenza.

Nel corso dell’incontro, i segretari presenti hanno formulato quattro richieste ritenute imprescindibili:

  1. Fornitura di dotazioni ed equipaggiamenti moderni e tecnologicamente avanzati, adeguati ad affrontare un fenomeno che non ha più nulla in comune con le tradizionali manifestazioni operaie o studentesche, ma che rappresenta un attacco diretto all’ordine democratico. Tali condotte assumono una natura apertamente antidemocratica e sovversiva, spesso supportata da circuiti opachi e da complicità ideologiche che devono essere individuate e contrastate con determinazione.

  2. Adozione di un intervento normativo serio ed efficace, che vada oltre misure meramente simboliche e introduca sanzioni penali concrete. In particolare, è stata richiesta la piena operatività dell’arresto differito, equiparandolo per natura ed efficacia a quello previsto in ambito sportivo, rendendo obbligatorio l’arresto nei casi di violenza e resistenza a pubblico ufficiale. Le misure dovranno prevedere pene detentive e percorsi di rieducazione, applicabili sia ai maggiorenni sia ai minorenni, con il coinvolgimento diretto delle famiglie, anche sotto il profilo della responsabilità economica per i danni causati dai figli.

  3. Riorganizzazione dei servizi di ordine pubblico, attraverso una catena di comando più coordinata, funzionale e rispondente alle reali esigenze operative. Tale catena deve essere sempre pronta ed efficiente nella tutela dei poliziotti impegnati sul campo, assicurando supporto, coordinamento e protezione in ogni fase degli interventi.

  4. Riconoscimento della Questura di Torino come Questura di prima fascia, al pari di altre realtà caratterizzate da elevatissime criticità in materia di criminalità e ordine pubblico. Torino, come evidenziato anche dal Procuratore Generale Lucia Musti, deve essere considerata la capitale dell’antagonismo e dell’anarcoinsurrezionalismo e, pertanto, necessita di risorse, organici, mezzi e strumenti adeguati alla complessità e specificità del contesto.

È stato inoltre ribadito che il centro sociale Askatasuna, attualmente chiuso, deve rimanere tale, senza cedere ad alcuna forma di ricatto basata sulla violenza. Analogamente, è stata sottolineata la necessità inderogabile di impedire lo svolgimento di manifestazioni antagoniste nelle vicinanze del cantiere TAV, vista la rilevanza strategica dell’opera e alla luce dell’esperienza che dimostra come iniziative dichiarate pacifiche si trasformino frequentemente in episodi di violenza e devastazione.

Nel tempo, tali dinamiche hanno prodotto danni gravissimi alla città, ai cittadini e alle forze dell’ordine, con operatori feriti, ricoverati e costantemente esposti a rischi elevatissimi per la propria sicurezza e la propria vita, mentre gli autori delle violenze ottengono visibilità mediatica attraverso comportamenti ignobili e antidemocratici.

Con riferimento alle dichiarazioni del Sindaco di Torino, i sindacati di polizia le respingono con fermezza, ritenendo inaccettabile qualsiasi critica all’operato delle forze dell’ordine che non sia preceduta da una chiara assunzione di responsabilità politica. Prima di accusare chi quotidianamente garantisce la sicurezza della città, sarebbe stato doveroso condannare senza ambiguità la partecipazione di consiglieri comunali a una manifestazione poi degenerata in violenze e devastazioni. Tali presenze costituiscono un grave atto di irresponsabilità nei confronti dei cittadini, legittimando un contesto che ha prodotto feriti, danni al patrimonio urbano e un diffuso senso di insicurezza. I costi dei danni ricadranno inevitabilmente sulla collettività torinese, che dovrà sostenerli attraverso la fiscalità. Chi ricopre incarichi pubblici e sceglie di schierarsi al fianco di realtà storicamente associate a episodi di violenza dovrebbe quantomeno provare vergogna per l’incoscienza dimostrata e per il danno arrecato all’intera comunità. Inoltre, la partecipazione di qualsiasi organizzazione sindacale a quel corteo appare una valutazione superficiale e inadeguata dei rischi, considerata la piena consapevolezza delle criticità legate a una manifestazione di questo tipo, poi sfociata in violenze.

Infine, i sindacati di polizia hanno espresso piena fiducia nel Capo della Polizia, certi che le istanze rappresentate saranno sottoposte all’attenzione dei massimi livelli politici, nella consapevolezza della sensibilità, dell’attenzione e della concreta preoccupazione che il Prefetto Pisani ha sempre dimostrato nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori in divisa.

SIULP – SAP – COISP – FSP
BRAVO – PERNA – CAMPISI – PANTANELLA