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Meno scarti e controlli più trasparenti: Città metropolitana fa rete per una plastica 100% riciclabile

Una gestione più efficiente della raccolta differenziata, controlli uniformi sulla qualità dei materiali conferiti e un coordinamento condiviso tra enti pubblici per rafforzare l’economia circolare. Sono gli obiettivi dell’intesa sottoscritta dalla Città metropolitana di Torino insieme all’Autorità Rifiuti Piemonte, ai Consorzi di Area Vasta CCS del Chierese, al Consorzio Intercomunale di Servizi per l’Ambiente (CISA), al COVAR14, che riunisce diciannove Comuni dell’area sud del Torinese, e alle società pubbliche ACSEL e Società Canavesana Servizi.

L’accordo individua nell’IPLA – Istituto per le Piante da Legno e l’Ambiente – il soggetto incaricato di effettuare le analisi merceologiche dei rifiuti raccolti. In qualità di organismo pubblico indipendente, l’Istituto avrà il compito di verificare la composizione dei materiali destinati agli impianti di selezione, assicurando controlli omogenei e imparziali.

L’iniziativa punta a incrementare la qualità della raccolta differenziata, limitando la presenza di materiali non conformi che finiscono erroneamente nei contenitori dedicati al riciclo. Una riduzione delle cosiddette frazioni estranee consente infatti di aumentare le quantità di rifiuti effettivamente recuperabili, in linea con gli obiettivi fissati dalla normativa europea, e di contenere i costi legati allo smaltimento degli scarti.

Una raccolta più pulita produce anche vantaggi economici. Materiali di migliore qualità permettono infatti di accedere a maggiori corrispettivi riconosciuti dai consorzi nazionali di filiera, tra cui COREPLA e CORIPET, oltre a ridurre le spese sostenute per il trattamento dei rifiuti non riciclabili. Benefici che possono tradursi in un alleggerimento dei costi a carico delle amministrazioni comunali e, nel tempo, incidere anche sulla determinazione della tassa sui rifiuti.

“Con questo provvedimento dimostriamo il valore della Città metropolitana come cabina di regia al servizio del territorio,” spiega Alessandro Sicchiero, consigliere di Città metropolitana di Torino delegato all’Ambiente. “Mettere insieme consorzi, aziende pubbliche e un centro di ricerca indipendente come IPLA è la strada giusta per vincere la sfida della sostenibilità. Non stiamo solo seguendo le regole europee, ma stiamo creando una gestione efficiente che punta a far funzionare davvero l’economia circolare, con benefici concreti per i bilanci dei Comuni del nostro territorio”.

Crisi idrica e incendi, il Piemonte dichiara lo stato di emergenza regionale

È la prima applicazione della legge approvata a giugno. Cirio, Gabusi e Marnati: «Più autonomia significa risposte più rapide ai territori. Uno strumento che consente alla Regione di agire con maggiore tempestività ed efficacia»

La Regione Piemonte ha dichiarato lo stato di emergenza di rilievo regionale per far fronte alla crisi idrica e agli incendi boschivi che nelle ultime settimane stanno mettendo sotto pressione diverse aree del territorio.

È la prima volta che viene applicata la nuova legge regionale approvata lo scorso 11 giugno, con la quale il Piemonte ha recepito le norme del Codice della Protezione civile che attribuiscono alle Regioni la possibilità di proclamare autonomamente lo stato di emergenza quando la gravità degli eventi richiede interventi straordinari e non può essere affrontata con gli strumenti ordinari.

«Questa è la dimostrazione concreta di quanto fosse importante dotare il Piemonte di uno strumento che consenta di intervenire immediatamente nelle situazioni di emergenza – hanno detto il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, l’assessore alla Protezione civile Marco Gabusi e l’assessore all’Ambiente Matteo Marnati –. Fino a poco tempo fa una situazione come questa avrebbe richiesto tempi più lunghi e procedure più complesse. Oggi invece possiamo attivare subito il coordinamento regionale, predisporre gli interventi necessari e sostenere i territori nel momento in cui ne hanno bisogno».

Il presidente e gli assessori hanno aggiunto che «l’autonomia non è un principio astratto. Significa mettere le istituzioni nelle condizioni di decidere più rapidamente e di dare risposte più efficaci ai cittadini. La nuova normativa nazionale ha riconosciuto alle Regioni maggiori strumenti di intervento e il Piemonte ha scelto di recepire immediatamente questa opportunità attraverso una legge che oggi dimostra tutta la sua utilità».

Con la dichiarazione dello stato di emergenza la Regione potrà adottare più rapidamente le ordinanze necessarie, attivare le misure straordinarie di Protezione civile e avviare le procedure per utilizzare le risorse disponibili a sostegno degli interventi e dei territori interessati dall’emergenza.

Strisce blu e ZTL, non si paga dal 10 al 23 agosto

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Il pagamento della sosta sulle strisce blu e della ZTL sarà sospeso dal 10 al 23 agosto 2026.

Dal provvedimento, disposto dalla Giunta comunale su proposta dell’assessora alla Viabilità Chiara Foglietta, sono escluse le ZTL “Trasporto Pubblico”, “Pedonale”, “Area Romana” e “Valentino”. Allo stesso modo, continuerà a essere dovuto il pagamento della sosta nei parcheggi automatizzati (a barriera) e in quelli in struttura gestiti da GTT.

Gli abbonamenti acquistati per il mese di settembre saranno utilizzabili a partire dal 24 agosto, mentre quelli di luglio lo saranno fino al 9 agosto.

Dopo 157 anni di vita la Biblioteca Civica Centrale oggi chiude in attesa della nuova sede

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Da lunedì  3 agosto il via al trasloco definitivo dei volumi dalla Biblioteca Civica Centrale alla nuova sede che aprirà entro la fine dell’anno a Torino Esposizioni.

Sabato 1⁰ agosto ha chiuso, infatti, definitivamente i battenti la Biblioteca Civica Centrale, che aveva rappresentato un secolo e mezzo di storia di Torino.

LA STORIA
Venne inaugurata  il 22 febbraio 1869 e voluta da Giuseppe Pomba, editore dal 1815 al 1850 e consigliere comunale dal 1848 alla morte, avvenuta nel 1876. L’edificio della Biblioteca Civica sarebbe stato distrutto dalle bombe degli aerei anglo-americani tra il 7 e l’ 8 agosto del ’43. I libri superstiti, prima ricoverati in casse nelle cantine dell’edificio, furono poi messi a disposizione nelle sezione ottocentesca di Palazzo Carignano, nel Salone del Parlamento italiano.

L’assessora comunale alla Cultura Rosanna Purchia in Commissione, mesi fa, aveva dichiarato che “i lavori procedevano nei tempi previsti, considerato l’arrivo per l’occasione del presidente della Repubblica Mattarella. Sarà una grande biblioteca che si candida a diventare il centro culturale più importante d’Italia” (CittAgorà).

IL FUTURO

La nuova Biblioteca Civica avrà due accessi, uno su corso Massimo d’Azeglio e l’altro dal Parco del Valentino. Si svilupperà su una superficie di circa 24 mila metri quadrati, destinata a ospitare ampie sale per la lettura, lo studio e la consultazione, con mille posti a sedere e altri cinquecento spazi informali pensati per la permanenza e il lavoro individuale o di gruppo.

Il patrimonio consultabile a scaffale aperto comprenderà circa 150 mila volumi e documenti. Il progetto prevede inoltre aree dedicate ai bambini e agli studenti, sezioni riservate alla cultura digitale, laboratori, spazi per attività culturali e luoghi di aggregazione. A completare l’offerta saranno una sala conferenze e una caffetteria con bookshop, rafforzando il ruolo della biblioteca come punto di riferimento culturale e civico per la città.

La scelta di insediare la nuova struttura all’interno di Torino Esposizioni, storico complesso progettato negli anni Trenta da Pier Luigi Nervi ed Ettore Sottsass senior, risponde alla volontà di restituire nuova vita a uno degli edifici simbolo della Torino del Novecento, trasformandolo in un moderno polo culturale aperto e facilmente accessibile. L’intervento nasce anche dalla necessità di sostituire l’attuale sede di via della Cittadella, ormai non più adeguata alle esigenze di una grande biblioteca pubblica metropolitana.

Mara Martellotta

Agosto a Torino, come cambiano i servizi Gtt

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Ecco le variazioni dei servizi di trasporto di GTT nel mese di Agosto

Metropolitana

Ad agosto la metropolitana sarà in servizio con i consueti orari. Per proseguire i necessari interventi di manutenzione straordinaria e aggiornamento tecnologico, riducendo al minimo l’impatto sui passeggeri, si renderanno necessarie delle chiusure programmate nelle domeniche 2 e 9 agosto per cui sono previste.

Gli orari della metro

 Inizio
servizio
 Ultima partenza
da Fermi
 Ultima partenza
da Bengasi
Bus sostitutivo
(linea M1S)
Dal lunedì al giovedì 5.30 21.30 21.30 22.00 – 00.30*
Venerdì e sabato 5.30 1.00 1.00
Domenica e festivi  7.00 21.30 21.30 5.30 – 7.00
22.00 – 00.30*
* Ultime partenze dei bus della linea M1S dai capolinea Fermi e Bengasi alle ore 00.00.

Il servizio metro nelle domeniche interessate dai lavori 

  • Domenica 2 agosto, dalle ore 7.00 alle ore 12.00, la metro svolgerà il servizio passeggeri da Bernini a Bengasi, conservizio sostitutivo bus (M1S) sulla tratta Fermi – Bernini.
  • Domenica 9 agosto, per l’intera giornata, il servizio della metropolitana sarà svolto con gli autobus sostitutivi della linea M1S sull’intero percorso Fermi – Bengasi.


Tram e bus

Da sabato 1° a domenica 23 agosto saranno in servizio tutte le linee tranviarie e la maggior parte delle linee bus della rete GTT di superficie. Tuttavia, nello stesso periodo, per la chiusura di molte attività lavorative in occasione delle ferie estive con la conseguente riduzione della domanda di trasporto, saranno adottate le seguenti variazioni del servizio.

  • Linea STAR 1: in servizio con orario festivo (dalle 14.00 alle 23.00)
  • Linea STAR 2: in servizio con orario festivo (dalle 14.00 alle 21.00)
  • Linea 6: non gestita
  • Linea 10: in servizio su percorso festivo fino a piazzale Caio Mario
  • Linea 12: in servizio su percorso festivo
  • Linea 13+: non gestita
  • Linea 20: in servizio su percorso festivo
  • Linea 26: in servizio sulla tratta Parcheggio Stura – Villaretto
  • Linea 27: effettua percorso festivo da via Anglesio a via Bertola
  • Linea 33: effettua percorso festivo da Collegno a piazzale Adua
  • Linea 36N Rivoli-Alpignano: non gestita
  • Linea 39: in servizio con orario festivo, quindi senza il servizio serale
  • Linea 40: non gestita (percorso coperto in parte dalla linea 62 da piazza Massaua a via Guido Reni angolo corso Sebastopoli)
  • Linea 45/: non gestita
  • Linea 52: non gestita (percorso coperto interamente dalle linee 33 e 67)
  • Linea 53: non gestita
  • Linea 54: in servizio su percorso festivo
  • Linea 58: non gestita (percorso coperto in parte dalle linee 12 e 58/)
  • Linea 66: non gestita
  • Linea 67: effettua percorso festivo da Moncalieri a via Scialoja
  • Linea 68+: non gestita
  • Linea 72/: non gestita
  • Linea 77: non gestita
  • Linea 78: non gestita
  • Linea 83: non gestita
  • Linea 84: non gestita
  • Linea 132: non gestita
  • Linea 1N: non gestita
  • Linea 2C: non gestita
  • Linea B1: non gestita
  • Linea RV2: non gestita
  • Linea LS1: non gestita
  • Linea SE2: non gestita

La linea 5 transita dal Cimitero Parco nelle ore di apertura anche dal lunedì al venerdì fino all’11 settembre.

La linea 5/ non sarà gestita fino all’11 settembre.

La linea 17/ non sarà gestita fino al 12 settembre.

La linea 1S non sarà gestita dal 10 al 15 agosto.

A partire dal 31 luglio Star Plus sospenderà temporaneamente l’attività. La ripresa è prevista da venerdì 4 settembre.
Star Plus sarà nuovamente operativo nelle notti di venerdì e sabato, dalle 23.00 alle 5.00, oltre che in occasione di eventi e ricorrenze particolari.


Servizi speciali per gli stabilimenti

Le linee 22 – 24 – 25 (speciali per stabilimenti FPT – CNH – IVECO Industrial S.p.A.) non saranno gestite dal 1° al 23 agosto.

Le linee 90 – 91 – 92 – 93/ – 94 – 95 – 95/ – 96 – 97 – 98 – 99 (speciali per stabilimenti Stellantis Mirafiori) non saranno gestite dal 1° al 23 agosto.

Ricordiamo che anche ad agosto ogni venerdì, sabato e nei prefestivi sarà regolarmente in servizio la versione estiva della rete notturna “Night Buster” potenziata con 17 linee che collegano 29 Comuni della cintura al centro Città.

Alpi sempre più calde, Legambiente lancia l’allarme: ghiacciai a rischio

Temperature in quota fino a 4 gradi oltre la media, zero termico spesso oltre i 4.800 metri e ghiacciai che arretrano sempre più rapidamente. È il quadro tracciato da Legambiente in occasione dell’anteprima della Carovana dei Ghiacciai 2026, la campagna che dal 17 agosto al 3 settembre attraverserà cinque aree glaciali di Francia, Valle d’Aosta, Lombardia, Friuli Venezia Giulia e Piemonte.

Sull’Adamello, durante un flash mob organizzato insieme a CAI, CIPRA Italia, Fondazione Glaciologica Italiana e oltre 90 realtà firmatarie del Manifesto europeo per la governance dei ghiacciai, è stata presentata anche la piattaforma “Governare le Alpi che cambiano”, che chiede una gestione europea delle aree glaciali e il riconoscimento dei ghiacciai come bene comune.

Secondo Legambiente, la crisi climatica sta accelerando la fusione dei ghiacciai alpini. Tra i casi più critici figurano Monte Bianco, Marmolada e Adamello. Quest’ultimo ha visto arretrare la propria fronte di 265 metri tra il 2023 e il 2025 e di circa 760 metri dal 1997.

«Dal crollo di una parte del ghiacciaio dell’Ortles avvenuto in questi giorni alla cascata di acqua dalla vetta del Cervino (4478 m s.l.m) all’Adamello (3.539 m s.l.m) in forte ritirata, anche in alta quota la crisi climatica lascia sempre di più il segno con effetti che si ripercuotono a valle – commenta Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente – In particolare le Alpi si stanno riscaldando il doppio rispetto alle medie globali e le comunità montane devono essere aiutate e sostenute. Per questo anche dall’Adamello torniamo a chiedere al Governo di stanziare al più presto le risorse economiche necessarie per attuare il piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici insieme a politiche locali forti e incisive. Allo stesso tempo serve una governance europea per i ghiacciai, beni comuni da tutelare e proteggere, e un costante monitoraggio dell’alta quota sempre più fragile a causa della crisi climatica».

Sulla stessa linea Vanda Bonardo, responsabile nazionale Alpi di Legambiente e presidente di CIPRA Italia: «Riconoscere i ghiacciai come beni comuni – dichiara Vanda Bonardo, responsabile nazionale Alpi di Legambiente e presidente di CIPRA Italia – significa considerarli patrimoni collettivi essenziali per l’equilibrio ecologico, la sicurezza delle comunità, la regolazione delle risorse idriche, la tutela della biodiversità, del paesaggio e dei diritti delle generazioni future. Significa anche riconoscere che le aree glaciali e proglaciali non possono essere governate esclusivamente secondo logiche proprietarie o di mercato, ma richiedono forme di responsabilità condivisa e di gestione orientate all’interesse generale. Per questo oggi con l’anteprima di Carovana dei ghiacciai 2026 oltre a chiedere una governance europea per i ghiacciai, chiediamo anche che i ghiacciai vengano riconosciuti come beni comuni da tutelare e difendere».

Tra i partner della campagna figura anche FRoSTA Italia, che sostiene l’iniziativa per il settimo anno consecutivo e ha contribuito alla ricerca scientifica con la donazione di un pluviometro al Laboratorio di Climatologia Alpina del Monte Rosa.

«Sostenere Legambiente e la Carovana dei Ghiacciai per il settimo anno consecutivo conferma un percorso di collaborazione fondato su azioni concrete – dichiara Gianluca Mastrocola, Amministratore Delegato di FRoSTA Italia – In questi anni al fianco di Legambiente abbiamo sostenuto la ricerca scientifica, con la donazione del pluviometro al Laboratorio di Climatologia Alpina del Monte Rosa, e promosso iniziative di sensibilizzazione come la Festa dell’Albero. Un impegno che riflette la visione di FRoSTA, orientata a ridurre l’impatto ambientale lungo l’intera filiera attraverso investimenti nelle energie rinnovabili e nella riduzione delle emissioni di CO₂».

No Tav, la protesta perde slancio: in pochi alla manifestazione dopo gli scontri dei giorni scorsi

Dopo le tensioni della scorsa settimana, la mobilitazione del movimento No Tav in Val di Susa si è presentata oggi con numeri decisamente inferiori rispetto alle aspettative. Alla manifestazione hanno preso parte poche decine di attivisti, ben lontani dalla partecipazione registrata durante il corteo del Festival Alta Felicità, conclusosi con violenti scontri nei pressi del cantiere della Torino-Lione.

La giornata si è svolta sotto un imponente dispositivo di sicurezza predisposto dalle autorità. Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza hanno presidiato i punti ritenuti più sensibili della valle, mentre i controlli sono stati intensificati agli accessi e lungo le principali vie di collegamento per impedire il ripetersi degli episodi che nei giorni scorsi avevano provocato il ferimento di numerosi appartenenti alle forze dell’ordine e ingenti danni alle recinzioni del cantiere.

Nei giorni precedenti la Prefettura di Torino aveva adottato specifiche misure di ordine pubblico, tra cui il divieto di campeggio nelle aree maggiormente interessate dalla protesta e limitazioni all’accesso nelle zone vicine ai lavori della linea ferroviaria ad alta velocità. Provvedimenti adottati per ridurre il rischio di nuove azioni contro il cantiere.

La manifestazione si è svolta senza particolari criticità e non si sono registrati tentativi organizzati di raggiungere le aree interdette né episodi di violenza paragonabili a quelli della settimana precedente. La presenza contenuta dei manifestanti è stata letta da diversi osservatori come un segnale di minore capacità di mobilitazione dopo gli scontri che hanno attirato dure critiche politiche e l’apertura di nuove indagini da parte della Procura di Torino.

Resta comunque alta l’attenzione delle istituzioni. Le attività investigative proseguono per individuare i responsabili delle violenze avvenute durante l’assalto al cantiere, mentre il dispositivo di sicurezza in Val di Susa continuerà a essere rafforzato anche nelle prossime settimane, considerato che il movimento ha già annunciato nuove iniziative di protesta contro la realizzazione della linea Torino-Lione.

Commenta Mino Giachino, SITAV SILAVORO: “Siamo soddisfatti del flop odierno della preannunciata iniziativa dei Centri sociali NOTAV , siamo soddisfatti che i valligiani che sono stati zitti per anni finalmente prendano coraggio a denunciare i danni di una lotta violenta e cieca, ma una domanda sugli scontri di sabato scorso  non possiamo non porcela: “Come hanno potuto entrare nel nostro Paese tanti black block esteri?“

Per difendere la TAV Noi SITAV ci stiamo organizzando per scendere nuovamente in piazza il 27 settembre prossimo ma vorremmo che tutte le Istituzioni si convincessero che i ritardi nella costruzione dell’opera danneggiano la economia del Paese non creano i posti di lavoro così necessari , peggiorando la situazione sociale  e determinano  anche un forte aumento dei costi di realizzazione dell’opera . La TAV e’ un’opera di interesse strategico nazionale e il Governo , Giorgia Meloni in testa, e il Parlamento debbono fare di tutto per terminarla celermente”.

Piemonte, banche in ritirata: così interi territori rischiano di restare senza servizi

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C’è un silenzio che avanza nei piccoli centri del Piemonte. Non è quello delle piazze vuote, ma quello delle serrande abbassate degli sportelli bancari. Un fenomeno che procede da anni e che oggi assume i contorni di una vera emergenza economica e sociale. La cosiddetta desertificazione bancaria continua infatti a restringere la presenza degli istituti di credito, lasciando cittadini e imprese sempre più lontani da un servizio essenziale.

A fotografare questa trasformazione è un’indagine della CNA, che colloca il Piemonte tra le regioni italiane più colpite. Oltre sei Comuni su dieci non dispongono più di una banca. Un dato che racconta una realtà fatta di chilometri da percorrere per effettuare un’operazione allo sportello, ma soprattutto di un rapporto sempre più fragile tra il sistema creditizio e il tessuto produttivo locale.

A pagare il prezzo più alto sono le piccole imprese, ossatura dell’economia piemontese. Per un artigiano, un commerciante o una piccola azienda, la filiale non rappresenta soltanto un luogo dove eseguire operazioni bancarie, ma un interlocutore con cui confrontarsi per ottenere credito, finanziare investimenti o affrontare momenti di difficoltà. Quando quello sportello chiude, viene meno anche un punto di riferimento che difficilmente può essere sostituito da un’app o da una consulenza telefonica.

La provincia di Torino è quella che evidenzia con maggiore forza il problema, con il numero più elevato di imprese localizzate in Comuni ormai privi di una banca. Ma il fenomeno interessa l’intera regione. Anche territori tradizionalmente ben serviti, come Cuneo e Asti, vedono progressivamente ridursi la copertura: gli sportelli restano concentrati nei centri maggiori, mentre i paesi più piccoli vengono progressivamente esclusi dalla rete bancaria.

Il risultato è un doppio divario. Da una parte quello geografico, che obbliga cittadini e imprenditori a spostamenti sempre più lunghi; dall’altra quello digitale, perché non tutti possono o vogliono affidarsi esclusivamente ai servizi online. Anziani, attività commerciali e imprese continuano ad avere bisogno di un contatto diretto con il proprio istituto di credito.

Per la CNA il rischio è che la razionalizzazione delle filiali finisca per impoverire ulteriormente territori già alle prese con spopolamento e riduzione dei servizi pubblici. La banca, infatti, non è soltanto un’attività economica: rappresenta un presidio che contribuisce alla vitalità di una comunità e sostiene lo sviluppo del sistema produttivo locale.

Da qui l’appello dell’associazione a istituzioni e operatori del credito affinché la modernizzazione del settore non si traduca in un progressivo abbandono delle aree periferiche. Perché se è inevitabile che il sistema bancario cambi, è altrettanto necessario evitare che l’innovazione lasci indietro interi territori.

Emergenza incendi in Piemonte: troppo caldo e poca acqua

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Prosegue l’emergenza incendi in Valsesia, dove da oltre un mese Canadair ed elicotteri svolgono le operazioni di spegnimento. L’intervento dei vigili del fuoco e dei volontari dell’Anti Incendi Boschivi del Piemonte continua a contenere l’avanzata del fuoco, evitando conseguenze ancora più gravi. Un incendio è in corso anche nel Cuneese in valle Gesso.

Numerosi i fronti ancora attivi, con roghi che interessano le aree di Rima, Boccioleto e Fobello. Ieri le fiamme hanno raggiunto la zona dell’Alpe La Res, arrivando a circondare il rifugio Spanna Osella. Per motivi di sicurezza, i gestori della struttura sono stati evacuati in elicottero.

Le operazioni di spegnimento proseguono senza sosta, con una ventina di vigili del fuoco e numerosi volontari impegnati giorno e notte nel presidio dei diversi focolai. A rendere ancora più difficili gli interventi sono le elevate temperature, la scarsità d’acqua e le condizioni ambientali particolarmente critiche, che mettono a dura prova il lavoro delle squadre di soccorso.

Maxi blitz nel Torinese, smantellata fabbrica del contrabbando di sigarette sequestri per 140 milioni

 

Un’organizzazione criminale capace di produrre decine di migliaia di pacchetti di sigarette ogni giorno è stata smantellata grazie a una vasta operazione coordinata da Guardia di Finanza e Carabinieri. Il bilancio dell’intervento è pesante: beni sequestrati per un valore di circa 140 milioni di euro e 23 provvedimenti cautelari emessi dall’autorità giudiziaria. Quattro persone sono state condotte in carcere, una è stata posta agli arresti domiciliari, mentre per altre 18 è stato disposto l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

L’indagine ha fatto emergere l’esistenza di una rete ben organizzata, composta da cittadini moldavi, rumeni, bulgari e ucraini, che aveva trasformato il Torinese in un vero e proprio polo della produzione clandestina di tabacco. Gli investigatori hanno scoperto cinque stabilimenti illegali e due depositi destinati alla lavorazione e allo stoccaggio delle sigarette, tutti allestiti con impianti industriali, macchinari di ultima generazione e attrezzature altamente specializzate.

I siti erano distribuiti tra i quartieri torinesi di Madonna di Campagna, Barca e Rebaudengo e nei comuni di Caselle Torinese, Venaria Reale e Avigliana. Qui il tabacco veniva lavorato e confezionato prima di essere immesso sul mercato nero.

L’operazione, ribattezzata “Chain Smoking”, ha consentito di intercettare oltre 230 tonnellate di tabacco lavorato proveniente da Paesi esterni all’Unione Europea e circa 22 tonnellate di sigarette già confezionate, pronte per la distribuzione.

Secondo gli accertamenti degli inquirenti, gli impianti clandestini avevano una capacità produttiva di circa 48 mila pacchetti al giorno. Un’attività illecita che avrebbe garantito all’organizzazione ricavi stimati in almeno 175 milioni di euro, sottraendo ingenti risorse al fisco e alimentando il mercato del contrabbando.