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Metro 1, lettera dei sindaci al Governo per chiedere un incontro urgente

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Il sindaco della Città metropolitana e della Città di Torino Stefano Lo Russo, insieme ai sindaci dei Comuni di Collegno, Grugliasco e Rivoli Matteo Cavallone, Emanuele Gaito e Alessandro Errigo, ha indirizzato una lettera alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, al ministro per le Infrastrutture e i Trasporti Matteo Salvini e ai presidenti e vicepresidenti delle commissioni competenti di Camera e Senato per sottoporre all’attenzione del Governo la situazione di grave criticità che interessa il cantiere del prolungamento della Linea 1 della metropolitana sulla tratta Fermi–Cascine Vica.

Il 16 giugno scorso, il Tribunale di Roma ha dichiarato non ammissibile la domanda di accesso alla proposta di concordato presentata dalla società Italiana Costruzioni Infrastrutture S.p.A., impresa affidataria dei lavori dell’infrastruttura, ormai in fase avanzata di realizzazione. Tale decisione espone il cantiere al concreto rischio di sospensione, con la conseguente necessità di procedere a un nuovo affidamento dei lavori e di reperire le risorse aggiuntive rese necessarie dall’adeguamento dei prezzi intervenuto rispetto al quadro economico degli appalti, che erano stati affidati nel 2019 e 2020 con un investimento pubblico complessivo già sostenuto superiore ai 200 milioni di euro. Per completare integralmente l’intervento, compresi gli altri appalti in cascata delle opere civili per i quali si valuta un extracosto di circa 40 milioni di euro, le stime attuali quantificano il fabbisogno in circa 70 milioni di euro totali.

“Dal 2019 – scrivono i sindaci nella lettera-  i territori interessati convivono con un cantiere di straordinaria complessità che ha inciso profondamente sulla viabilità, sulla mobilità e sulle attività economiche dell’area. I principali assi stradali risultano interessati da limitazioni e deviazioni ormai da molti anni; cittadini, imprese e attività economiche continuano a sopportare rilevanti disagi e anche i lavoratori impegnati nel cantiere hanno dovuto affrontare, negli ultimi mesi, ritardi nell’erogazione delle retribuzioni”.

“L’attuale quadro- proseguono – rende impossibile fornire ai cittadini un cronoprogramma certo per il completamento dell’opera prolungando ulteriormente una condizione che interessa quotidianamente un’ampia parte dell’area metropolitana torinese. La situazione richiede un intervento istituzionale urgente, poiché gli enti locali non dispongono degli strumenti finanziari necessari per assicurare la continuità dei lavori né per fronteggiare le conseguenze derivanti dalla crisi dell’impresa affidataria”.

Per questo, i sindaci chiedono un incontro istituzionale urgente al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e un’audizione alle commissioni competenti per affrontare la situazione. “La Linea 1 della Metropolitana – spiegano – rappresenta un’infrastruttura strategica per l’intera area metropolitana torinese e per il Piemonte. Il suo completamento supera l’interesse dei singoli Comuni, incidendo direttamente sull’efficienza del sistema della mobilità, sulla competitività del territorio e sulla qualità della vita di centinaia di migliaia di cittadini. Per queste ragioni chiediamo che Governo e Parlamento possano valutare tempestivamente, nell’ambito delle rispettive competenze, le soluzioni più efficaci per assicurare la continuità dell’intervento, il reperimento delle risorse aggiuntive necessarie per il rapido affidamento delle lavorazioni residue, evitando che una vicenda esclusivamente societaria comprometta il completamento di un’opera pubblica ormai prossima alla conclusione”.

I sindaci propongono inoltre di valutare la nomina di un commissario straordinario, dotato dei poteri necessari ad assicurare la massima rapidità nelle procedure di affidamento e nella prosecuzione dei lavori, analogamente a quanto già previsto per la realizzazione della Linea 2 della metropolitana di Torino.

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Torino e il Piemonte alle prese con il caldo estremo. Ma nel weekend arriva una tregua

La giornata di mercoledì è stata quella più torrida dall’inizio dell’estate. Nel capoluogo piemontese il termometro ha raggiunto punte prossime ai 39 °C, mentre in diverse zone della regione sono stati registrati valori pari o superiori ai 40 gradi. Le temperature più elevate si sono rilevate soprattutto nel Verbano-Cusio-Ossola, nel Novarese, nell’Astigiano e nell’Alessandrino, dove il caldo si è fatto sentire con particolare intensità.

Qualche temporale è in arrivo nel weekend dell’11 e 12 luglio sulle montagne torinesi, ma l’estate 2026 continua a far segnare temperature eccezionali in Piemonte. Dopo settimane caratterizzate da un clima molto caldo, gli ultimi giorni hanno portato i valori più elevati dell’anno, con Torino e numerose località della regione che hanno sfiorato i 40 gradi. Una situazione determinata dalla presenza dell’anticiclone di origine africana, accompagnata in alcune aree anche dal vento di foehn, che ha contribuito ad aumentare ulteriormente le temperature.

Oltre alle massime elevate, a rendere particolarmente difficile sopportare questa ondata di calore sono state anche le temperature notturne. A Torino le minime sono rimaste ben oltre i 20 gradi, dando vita alle cosiddette “notti tropicali”, che impediscono un adeguato raffrescamento delle abitazioni e aumentano il disagio, soprattutto per anziani, bambini e persone fragili. Per questo motivo è rimasto attivo il livello massimo di allerta per il caldo.

Le condizioni meteorologiche confermano un andamento ormai consolidato negli ultimi anni, con estati sempre più caratterizzate da lunghi periodi di afa intensa e temperature superiori alle medie climatiche.

Le previsioni indicano però un graduale cambiamento del tempo già a partire da venerdì. L’arrivo di correnti più fresche favorirà un lieve abbassamento delle temperature e una maggiore instabilità atmosferica, con la possibilità di rovesci e temporali, inizialmente sulle zone alpine e successivamente anche su parte delle pianure piemontesi.

A Torino le massime dovrebbero tornare intorno ai 33-34 gradi, mentre nel resto della regione si assisterà a una diminuzione di alcuni gradi rispetto ai valori eccezionali registrati negli ultimi giorni. Si tratterà comunque di un clima pienamente estivo, con temperature ancora superiori alla norma ma decisamente più sopportabili.

Gli esperti invitano comunque a mantenere alta l’attenzione, perché il calo termico dovrebbe essere soltanto temporaneo. Nella seconda parte di luglio l’alta pressione potrebbe infatti tornare a rafforzarsi sul Mediterraneo, favorendo una nuova fase di caldo intenso anche sul Piemonte.

Foto TorinoClick Città di Torino

Un “Pettine blu” per Torino, i fiumi della città al centro delle strategie urbane

 

I fiumi che attraversano Torino sono di nuovo al centro delle strategie future della Città, grazie al progetto “Torino e i suoi fiumi. Proiezioni Strategiche del Pettine Blu” di cui si è discusso l’8 luglio durante l’incontro negli spazi culturali di Dorado, in lungo Dora Firenze 37, a Torino, alla presenza dell’assessore alla Cura della città, verde pubblico, parchi e fiumi della Città di Torino Francesco Tresso, dell’assessore all’Urbanistica della Città di Torino Paolo Mazzoleni, del direttore del Centro FULL Loris Antonio Servillo, di Pietro Garibaldi docente dell’Università degli studi di Torino e di Luca Ballarini ideatore di Torino Stratosferica.

Il progetto, promosso dalla Città di Torino, Assessorato alla Cura della città, Verde Pubblico e Fiumi, e sviluppato dal Centro Interdipartimentale FULL del Politecnico di Torino, grazie al sostegno della Fondazione Compagnia di San Paolo, ha l’obiettivo di invertire lo sguardo sui fiumi per rivelarne le potenzialità progettuali, nuovi usi e molteplici relazioni con e lungo i quattro corsi d’acqua. La visione che ne emerge è capace di orientare e delineare prospettive innovative mettendo in relazione corsi d’acqua e aree urbane, osservando e ripensando la Città a partire dai fiumi.

L’ambizione finale del lavoro è di contribuire alla costruzione di una Torino sensibile all’infrastruttura verde-blu basata su tre grandi temi. Prima di tutto, ricostruire l’identità delle aste fluviali, enfatizzando la vocazione delle diverse porzioni di Città che si affacciano sui fiumi, attraverso la realizzazione di interventi lineari lungo le sponde. In secondo luogo, individuare scenari per le grandi aree di trasformazione, dove possono essere collocate opportunità di sviluppo economico, ma coordinate da una visione coerente. Infine, costruire lo spazio fluviale come rifugio climatico, capace di rispondere al progressivo surriscaldamento delle aree urbane, oltre che di fungere da punto nodale per il sistema ecologico della Città.

I fiumi, oggi quasi invisibili nel percepito quotidiano, acquisiscono in questa inversione di sguardo un ruolo attivo in relazione ai cittadini, al futuro della città e di chi abita nei comuni limitrofi, attraversati e connessi tramite le dorsali verdi-blu.

“I fiumi di Torino – ha dichiarato l’assessore alla Cura della città, verde pubblico, parchi e fiumi della Città di Torino Francesco Tresso – si sviluppano per una quarantina di km nel territorio cittadino: una vera infrastruttura blu, quindi, che va considerata non solo per i servizi ecosistemici resi alla città, ma anche per le opportunità che offrono in termini di fruizione e di socialità. Un patrimonio oggi particolarmente fragile, che richiede interventi pianificati e coordinati tra loro, nell’ottica di meglio valorizzare questa risorsa costruendo una relazione più forte con la Città”.

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Cantieri estivi in città: Corso Moncalieri, corso Regina e via Cigna

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Prenderanno il via venerdì 10 luglio i lavori di allargamento del marciapiede di corso Moncalieri, nel tratto compreso tra il Ponte Isabella e via Febo.

L’intervento serve a migliorare la sicurezza e la fruibilità dell’unico percorso pedonale di accesso al Parco Leopardi, eliminando le barriere architettoniche per renderlo pienamente accessibile. Il leggero restringimento della carreggiata in direzione nord, dovuto al nuovo disegno del marciapiede, favorirà inoltre una velocità più moderata delle auto in prossimità dell’ingresso del parco.

Contestualmente l’intervento prevede anche la completa riasfaltatura della carreggiata e il ridisegno delle corsie.

Il cantiere comporterà una temporanea riduzione della carreggiata ad una corsia per senso di marcia fino al termine delle lavorazioni. La scelta di eseguire i lavori nel periodo estivo permetterà di contenere i disagi alla viabilità in considerazione dei previsti minori flussi di traffico. Si invita comunque la cittadinanza a prestare attenzione alla segnaletica temporanea e a valutare percorsi alternativi.

Inoltre, nell’ambito dei lavori per rendere gli incroci più sicuri, lunedì 13 luglio sarà avviato il cantiere all’intersezione tra corso Regina Margherita, via Principe Eugenio, corso Valdocco e via Cigna. Nel frattempo, si concluderà il quello all’incrocio tra via Cigna e via Cecchi, per poi passare all’intersezione tra le vie Maria Ausiliatrice, Cigna e Cottolengo.

Tutti gli interventi rientrano nel piano straordinario di manutenzione del suolo pubblico “Torino Cambia – Spazi che uniscono”, già avviato nei mesi scorsi e sostenuto da Fondazione CRT con un investimento complessivo di 32 milioni di euro, che prevede oltre 140 cantieri in tutta la città.

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Mercato immobiliare, a Torino aumentano compravendite e prezzi delle case

Il mercato immobiliare torinese continua a mostrare segnali di forte vitalità, soprattutto nel comparto residenziale. È quanto emerge dal Secondo Osservatorio sul Mercato Immobiliare 2026 di Nomisma, che fotografa una città nella quale la domanda di abitazioni resta elevata, le compravendite sono in aumento e i valori degli immobili continuano a salire.

Secondo l’analisi, nei primi sei mesi del 2026 il settore abitativo ha consolidato il percorso di crescita avviato negli ultimi anni. A sostenere il mercato sono soprattutto l’aumento dei prezzi, una domanda sempre vivace e tempi di vendita sempre più contenuti, elementi che testimoniano una maggiore efficienza del comparto.

Compravendite in aumento e prezzi ancora in crescita

Il trend positivo era già emerso nel corso del 2025, conclusosi con un incremento di circa il 7% delle compravendite rispetto all’anno precedente. La crescita è proseguita anche nel 2026: nel primo trimestre dell’anno le transazioni sono aumentate del 9,2% su base annua, confermando il buon momento del mercato torinese.

Anche la composizione della domanda sta cambiando. Cresce infatti il peso di chi cerca casa per acquistarla, con le richieste di compravendita che passano dal 44 al 49% del totale, pur restando ancora leggermente inferiori rispetto a quelle destinate alla locazione.

I valori degli immobili continuano a salire in tutta la città, con gli incrementi più marcati nelle zone centrali e nei quartieri di maggior pregio. Nel confronto con il semestre precedente, le abitazioni nuove o recentemente ristrutturate hanno registrato un aumento medio dei prezzi del 2,3%, mentre quelle usate hanno segnato una crescita del 2,8%.

Si vende più velocemente

Un altro elemento che conferma il buon andamento del mercato riguarda i tempi necessari per concludere una vendita. Per gli immobili nuovi o ristrutturati bastano mediamente 3,7 mesi, mentre per quelli usati il tempo medio si attesta a 3,8 mesi.

Parallelamente diminuisce anche il margine di trattativa tra venditore e acquirente. Lo sconto medio applicato sul prezzo richiesto scende infatti al 4,5% per gli immobili nuovi o riqualificati e al 9% per quelli usati, segnale di una domanda che continua a sostenere le quotazioni.

Affitti ancora in aumento

Resta dinamico anche il mercato delle locazioni. Nei primi sei mesi del 2026 i canoni sono aumentati del 2,5% rispetto al semestre precedente e del 5% su base annua.

L’incremento degli affitti comporta un leggero allungamento dei tempi necessari per trovare un inquilino, che restano comunque contenuti: poco più di due mesi sia per gli appartamenti nuovi sia per quelli usati.

Per chi investe nel mattone destinato alla locazione, il rendimento lordo continua a mantenersi elevato, attestandosi intorno al 6%, confermando l’interesse degli investitori verso il mercato residenziale torinese.

Uffici e negozi restano più deboli

Lo scenario cambia nel comparto non residenziale. Il mercato degli uffici continua infatti a risentire di una domanda meno vivace, con una lieve riduzione sia dei prezzi sia dei canoni di locazione.

Nonostante questo, migliorano gli indicatori di mercato: diminuiscono i tempi necessari per vendere gli immobili direzionali e si riduce anche la distanza tra prezzo richiesto e prezzo finale di vendita. I rendimenti da locazione registrano un lieve incremento, mentre gli operatori prevedono nei prossimi mesi un mercato sostanzialmente stabile.

Anche il settore commerciale continua a muoversi con prudenza. I prezzi dei negozi mostrano una leggera flessione, compensata però da una maggiore rapidità nelle vendite e da un calo degli sconti richiesti nelle trattative, soprattutto nelle aree centrali della città. Sul fronte delle locazioni i canoni restano pressoché stabili, mentre il rendimento lordo raggiunge circa il 7%.

Le prospettive per la seconda parte dell’anno

Secondo gli operatori intervistati da Nomisma, il mercato residenziale dovrebbe mantenere un andamento positivo anche nella seconda metà del 2026. Pur in presenza di un numero di compravendite destinato a stabilizzarsi, prevale la convinzione che prezzi e canoni continueranno a crescere, sostenuti da una domanda ancora elevata e da un mercato degli affitti particolarmente vivace.

Il quadro che emerge è quello di una Torino sempre più attrattiva dal punto di vista immobiliare, con il comparto residenziale che continua a rappresentare il principale motore della crescita del settore.

Al Parco Di Vittorio al via la campagna itinerante su come affrontare le ondate di calore

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Ha preso il via dal giardino Di Vittorio nel quartiere Lingotto la campagna di sensibilizzazione itinerante dedicata alla prevenzione dei rischi sanitari legati alle ondate di calore, fenomeni sempre più frequenti e persistenti durante il periodo estivo e particolarmente pericolosi per le persone più vulnerabili.

L’iniziativa, riproposta dopo la positiva esperienza dello scorso anno, è curata dalla Protezione Civile comunale e dai Servizi Sociali della Città di Torino, in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Cliniche e Biologiche dell’Università di Torino e con le otto Circoscrizioni.

L’obiettivo è informare i cittadini sui comportamenti corretti da adottare durante i periodi di caldo intenso e favorire la prevenzione attraverso un presidio itinerante che farà tappa in alcune delle aree verdi più frequentate della città, raggiungendo tutte le Circoscrizioni.

Nel gazebo allestito dalla Protezione Civile sarà possibile consultare i materiali informativi e indicazioni sul Piano Estate predisposto dalla Città, con tutti i consigli utili per affrontare al meglio le alte temperature, per conoscere i servizi disponibili, i numeri da contattare in caso di necessità e i centri di incontro climatizzati presenti sul territorio.

Grazie al supporto degli studenti del corso di laurea in Medicina e Chirurgia dell’Università, i cittadini potranno inoltre effettuare gratuitamente la misurazione della pressione arteriosa.

Dopo il primo appuntamento, il calendario proseguirà – sempre dalle 17.30 alle 20 – il 10 luglio in corso Belgio angolo corso Brianza (nei pressi del civico 101), il 13 luglio nel Giardino Maria Vanoli (via Berrino angolo strada Lanzo), il 14 luglio al Parco della Tesoriera (corso Francia 192), il 17 luglio nei giardini Sambuy, il 21 luglio nel piazzale Grande Torino e il 28 luglio ai Giardini Peppino Impastato di largo Sempione.

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Automotive, la filiera rallenta: produzione e fatturato in flessione, incertezza sul futuro di Mirafiori

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L’automotive italiano continua a vivere una fase di forte difficoltà e il Piemonte, storica capitale dell’industria automobilistica nazionale, ne sta pagando le conseguenze più pesanti. La frenata della produzione, il calo del fatturato registrato da molte aziende della componentistica e un mercato che fatica a ripartire alimentano le preoccupazioni di imprenditori, lavoratori e istituzioni.

La crisi non nasce da un solo fattore. Sulla competitività del comparto incidono la lenta diffusione delle auto elettriche, il rallentamento della domanda europea, i costi energetici ancora elevati, la crescente concorrenza dei produttori asiatici e l’incertezza sulle future politiche industriali. A questo si aggiungono le difficoltà di una filiera che, negli ultimi anni, ha dovuto affrontare profondi cambiamenti tecnologici e organizzativi.

In Piemonte l’industria dell’auto rappresenta ancora uno dei principali motori dell’economia regionale. Migliaia di imprese operano nella produzione di componenti, nella progettazione, nell’ingegneria e nei servizi collegati, dando lavoro a decine di migliaia di persone. Quando rallenta la produzione dei grandi stabilimenti, l’effetto si riflette inevitabilmente su tutto il sistema industriale, coinvolgendo anche numerose piccole e medie imprese.

Le maggiori preoccupazioni continuano a concentrarsi su Mirafiori, simbolo della tradizione automobilistica torinese. Lo stabilimento vive ormai da tempo una situazione caratterizzata da produzioni ridotte rispetto agli anni passati e da frequenti periodi di sospensione dell’attività attraverso gli ammortizzatori sociali. Sindacati e lavoratori chiedono risposte chiare sui futuri investimenti e sull’assegnazione di nuovi modelli che possano riportare volumi produttivi adeguati e garantire stabilità occupazionale.

Il tema riguarda ben oltre i cancelli della fabbrica. Intorno a Mirafiori ruota infatti una vasta rete di fornitori, aziende specializzate e attività di servizio che dipendono direttamente dall’andamento dello stabilimento. Un eventuale ridimensionamento della produzione avrebbe inevitabili ripercussioni sull’intero sistema economico torinese e piemontese, già alle prese con una trasformazione industriale particolarmente complessa.

La necessità di definire una strategia per il rilancio del settore è stata al centro del primo incontro dell’Osservatorio strategico sull’automotive e sulla componentistica, istituito dalla Regione Piemonte dopo la richiesta avanzata dalle organizzazioni sindacali. La riunione, ospitata nel Grattacielo Piemonte, ha visto la partecipazione del vicepresidente e assessore al Lavoro Maurizio Marrone, degli assessori Daniela Cameroni e Andrea Tronzano e dei rappresentanti delle principali sigle sindacali del comparto.

Nel corso del confronto sono state analizzate le criticità che interessano l’industria automobilistica regionale, con particolare attenzione alla situazione di Mirafiori e agli effetti della transizione tecnologica sull’intera filiera. L’obiettivo dell’Osservatorio sarà quello di creare un luogo di confronto permanente tra istituzioni e parti sociali, così da monitorare l’evoluzione del settore e individuare possibili interventi a sostegno delle imprese e dell’occupazione.

La Regione ha inoltre annunciato che porterà queste istanze al tavolo nazionale sull’automotive convocato dal ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso. La delegazione piemontese, guidata dal presidente Alberto Cirio, chiederà che il Governo definisca una politica industriale capace di rafforzare la competitività del comparto, incrementare la produzione negli stabilimenti italiani e offrire prospettive concrete ai lavoratori e alle aziende della componentistica.

Al termine dell’incontro, gli esponenti della Giunta regionale hanno ribadito che il settore automobilistico rappresenta un patrimonio industriale e occupazionale irrinunciabile per il Piemonte. Per questo motivo il confronto con sindacati e imprese proseguirà anche nei prossimi mesi, con l’intenzione di costruire un percorso condiviso che accompagni la trasformazione del comparto senza disperdere competenze, professionalità e capacità produttive che hanno fatto di Torino uno dei principali poli europei dell’automobile.

Bus più veloci e frequenti: Torino si candida a un programma da 13,7 milioni per il trasporto pubblico

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Rendere il trasporto pubblico sempre più efficiente e accessibile: è l’obiettivo che la Città di Torino persegue da tempo attraverso interventi su corsie riservate, priorità semaforica e rafforzamento dei collegamenti, e che ora punta a rafforzare candidandosi al PNCIA, il Programma integrato di interventi sulla mobilità urbana e metropolitana istituito dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica con decreto del 7 gennaio 2026.

Lo ha comunicato l’assessora alla Transizione Ecologica e all’Innovazione Chiara Foglietta. Se la candidatura andrà a buon fine, il finanziamento previsto per il Comune di Torino ammonta a 13.670.407,91 euro, coperti al 100% dal Ministero. Il progetto, dal titolo “La transizione di Torino verso una mobilità urbana sostenibile”, avrebbe una durata di quattro anni e coinvolgerebbe, oltre alla Città, GTT, 5T e la Città Metropolitana di Torino.

“La nostra strategia è chiara: vogliamo un trasporto pubblico efficiente e affidabile, capace sia di rispondere alle esigenze di chi lo usa ogni giorno, sia di attrarre nuovi passeggeri”, dichiara l’assessora alla Mobilità Chiara Foglietta“Queste risorse ci permetteranno di accelerare interventi prioritari: una maggiore frequenza dei bus anche nelle fasce serali, mezzi più rapidi grazie alle nuove tecnologie e percorsi ciclabili e pedonali più sicuri, a partire dalle aree scolastiche. È la direzione che la Città ha intrapreso e su cui vogliamo continuare a investire”.

Le risorse, se assegnate, sosterrebbero il potenziamento del servizio notturno a chiamata sulla linea Star Plus, per rispondere alla domanda crescente nelle ore serali, insieme a nuove tecnologie come la priorità semaforica e le corsie riservate, pensate per ridurre i tempi di percorrenza dei mezzi pubblici. Il finanziamento sosterrebbe inoltre il rafforzamento della rete ciclabile lungo l’asse centro-sud della città e nuovi interventi per la sicurezza stradale, zone 30, pedonalizzazioni e strade a velocità ridotta, nelle aree collegate agli assi ciclabili e alle linee del trasporto pubblico, in particolare in prossimità delle scuole. A completare il quadro, il consolidamento del MaaS Office, la piattaforma digitale che integra i diversi servizi di mobilità sostenibile, e una strategia di comunicazione dedicata ad accompagnare i cittadini nel cambiamento delle proprie abitudini di spostamento.

La candidatura si inserisce nel percorso della Città verso la neutralità climatica al 2030, previsto dal Climate City Contract sottoscritto da Torino nell’ambito della missione europea “100 Climate-Neutral and Smart Cities”. I prossimi passi dell’iter, compresa l’adozione dei provvedimenti deliberativi necessari, saranno definiti nelle prossime settimane.

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Torna Terra Madre nel ricordo di Carlin Petrini

Slow Food celebra Carlo Petrini: 40 anni di impegno per la biodiversità a Terra Madre Salone del Gusto 2026

Dal 24 al 27 settembre 2026, il centro di Torino ospita la 16ª edizione di Terra Madre Salone del Gusto, dedicata ai 40 anni di Slow Food Italia. Il tema scelto, “Biodiversity – Be Diversity”, richiama il valore della biodiversità in tutte le sue forme – naturale, agricola, gastronomica, culturale e sociale – e rende omaggio all’eredità di Carlo Petrini, fondatore del movimento.

Presentando l’evento, la presidente di Slow Food Italia Barbara Nappini ha ricordato come Slow Food sia nata per cambiare il modo di concepire il cibo e il tempo, ribadendo che il movimento è oggi più che mai impegnato a portare avanti la visione di Petrini.

La manifestazione coinvolgerà il cuore di Torino, da piazza Carlo Felice a piazza Vittorio Veneto, trasformando piazze, musei e luoghi storici in spazi di incontro, confronto e partecipazione. I primi eventi prenotabili sono disponibili sul sito ufficiale.

Il programma prevede il grande Mercato dei produttori, i Presìdi Slow Food, l’Arca del Gusto, conferenze, Laboratori del Gusto, incontri con cuochi, studiosi e attivisti internazionali, attività educative e l’Enoteca di Terra Madre. Attesi oltre 1.500 delegati da più di 120 Paesi, che parteciperanno anche all’Assemblea della Fondazione Slow Food ETS.

Tra gli ospiti figurano, tra gli altri, Satish Kumar, Alice Waters, Raj Patel, Eric Schlosser, Lella Costa, Moni Ovadia, Max Casacci e Fulvio Marino.

Le istituzioni locali, con le parole del governatore Cirio e del sindaco di Torino Lo Russo hanno sottolineato il valore dell’evento come occasione per rafforzare il ruolo internazionale di Torino e del Piemonte, promuovendo un modello alimentare sostenibile e valorizzando le eccellenze agroalimentari del territorio.

Per informazioni e prenotazioni: https://2026.terramadresalonedelgusto.com.

Vino piemontese, in Regione il confronto sulle misure per superare le difficoltà

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Un comparto che continua a dimostrare forza sui mercati internazionali, ma che allo stesso tempo deve fare i conti con una difficoltà che interessa numerose aziende e alcune delle principali denominazioni piemontesi. È questa la fotografia emersa durante la seduta della terza Commissione del Consiglio regionale, presieduta da Claudio Sacchetto, dedicata al settore vitivinicolo, convocata dopo le sollecitazioni arrivate nelle ultime settimane da produttori, organizzazioni agricole e forze politiche.

Il confronto arriva dopo la richiesta del Partito Democratico per definire una strategia condivisa di sostegno al comparto.

Il presidente della Regione Alberto Cirio ha aperto la seduta ricordando come il settore viva oggi una fase caratterizzata da “luci e ombre”. Da un lato le difficoltà provocate dalle tensioni geopolitiche, dai dazi commerciali e dal rallentamento della domanda mondiale; dall’altro un dato che distingue il Piemonte dal resto del Paese: nel primo trimestre del 2026 è infatti l’unica regione italiana a registrare un incremento delle esportazioni di vino (+0,5%), mentre il dato nazionale evidenzia una contrazione dell’8,2%.

Per Cirio questo risultato “dimostra la capacità delle imprese piemontesi di reagire a uno scenario internazionale particolarmente complesso, conquistando nuovi mercati grazie alla qualità delle produzioni e alla capacità di intercettare nuove opportunità commerciali”.

Il presidente ha inoltre ricordato “l’impegno economico della Regione a favore del comparto. Le risorse complessivamente destinate al settore sono oltre 100 milioni di euro: circa 80 milioni per gli investimenti destinati al miglioramento delle aziende agricole, in larga parte vitivinicole; 10 milioni per favorire la diversificazione delle attività attraverso l’enoturismo e l’ospitalità; 18 milioni destinati alla promozione dei vini piemontesi sui mercati nazionali e internazionali; ai quali si aggiunge uno stanziamento straordinario di 1,7 milioni di euro per sostenere le produzioni maggiormente colpite dagli effetti della crisi internazionale e dei dazi”.

L’assessore all’Agricoltura Paolo Bongioanni ha sottolineato come il Piemonte sia oggi la seconda regione italiana per esportazioni vitivinicole, alle spalle del Veneto, proprio grazie alla capacità di adattarsi ai cambiamenti del mercato mondiale.

“Le guerre, i dazi, le crisi economiche e il cambiamento delle abitudini di consumo non possiamo modificarli, ma dobbiamo imparare a interpretarli”, ha spiegato, indicando nell’apertura verso nuovi mercati la principale strategia per il futuro del comparto.

Per sostenere questo percorso nascerà il nuovo Osservatorio vitivinicolo del Piemonte, realizzato insieme all’Università di Torino e alla Fondazione Agrion. L’organismo utilizzerà anche strumenti di intelligenza artificiale per monitorare l’evoluzione della domanda internazionale, individuare i mercati più promettenti e fornire alle aziende indicazioni sulle strategie commerciali e sugli investimenti più efficaci.

Bongioanni ha ricordato inoltre che nel solo 2026 sono programmati 66 eventi di promozione in Italia e all’estero nei quali il vino rappresenterà il principale ambasciatore dell’agroalimentare e del turismo piemontese. Parallelamente sono stati ricostituiti il Tavolo verde, con le organizzazioni professionali agricole e il mondo industriale, e il Tavolo vitivinicolo, al quale partecipano anche i Consorzi di tutela, per affrontare in modo strutturale e condiviso decisioni che toccano tutti i livelli, a partire dalla nuova programmazione europea Pac 2027-2035, al livello nazionale fino alle decisioni di competenza dei singoli consorzi.

Nel corso del dibattito Domenico Ravetti (Pd) ha ribadito la necessità di un confronto più ampio con tutto il comparto, sottolineando come la fase della cautela debba lasciare spazio a interventi concreti e differenziati. A suo giudizio il nodo comune resta quello della gestione delle eccedenze, pur nella diversità delle situazioni territoriali.

Vittoria Nallo (Sue) ha sostenuto che la Regione avrebbe dovuto attivare per tempo strumenti di prevenzione, chiedendo inoltre chiarimenti sugli effetti che i dazi internazionali stanno producendo sul sistema vitivinicolo piemontese.

Per Fabio Carosso (Lega) la qualità del vino piemontese non è in discussione e le difficoltà derivano da una crisi globale dei mercati. Ha evidenziato come le piccole aziende e un giornalismo dedicato abbiano maggiori difficoltà nel comunicare e nel raggiungere le giovani generazioni di consumatori.

Fabio Isnardi (Pd) ha chiesto quali misure concrete siano previste per sostenere le cantine sociali, ritenendo indispensabili interventi strutturali anche per evitare fenomeni speculativi.

Alberto Avetta (Pd) ha richiamato l’attenzione sulla necessità di prevenire future criticità anche per produzioni oggi meno esposte, come l’Erbaluce di Caluso.

Giulia Marro (Avs) ha evidenziato le differenze tra piccoli e grandi produttori, chiedendo che le politiche regionali tengano conto delle diverse realtà aziendali e richiamando anche il tema delle condizioni di lavoro e del contrasto allo sfruttamento della manodopera.

Mauro Calderoni (Pd) ha indicato nei vini dealcolati uno dei segmenti sui quali il Piemonte potrebbe investire per ampliare la propria presenza sui mercati internazionali.

Infine, Marco Protopapa (Lega) ha invitato il settore ad affrontare con realismo i cambiamenti in corso, sostenendo la necessità di accompagnare gli agricoltori verso scelte come la riduzione delle produzioni, la diversificazione e un nuovo patto tra istituzioni e mondo agricolo.

MB Ufficio stampa CRP