PRIMA PAGINA

Torna Terra Madre nel ricordo di Carlin Petrini

Slow Food celebra Carlo Petrini: 40 anni di impegno per la biodiversità a Terra Madre Salone del Gusto 2026

Dal 24 al 27 settembre 2026, il centro di Torino ospita la 16ª edizione di Terra Madre Salone del Gusto, dedicata ai 40 anni di Slow Food Italia. Il tema scelto, “Biodiversity – Be Diversity”, richiama il valore della biodiversità in tutte le sue forme – naturale, agricola, gastronomica, culturale e sociale – e rende omaggio all’eredità di Carlo Petrini, fondatore del movimento.

Presentando l’evento, la presidente di Slow Food Italia Barbara Nappini ha ricordato come Slow Food sia nata per cambiare il modo di concepire il cibo e il tempo, ribadendo che il movimento è oggi più che mai impegnato a portare avanti la visione di Petrini.

La manifestazione coinvolgerà il cuore di Torino, da piazza Carlo Felice a piazza Vittorio Veneto, trasformando piazze, musei e luoghi storici in spazi di incontro, confronto e partecipazione. I primi eventi prenotabili sono disponibili sul sito ufficiale.

Il programma prevede il grande Mercato dei produttori, i Presìdi Slow Food, l’Arca del Gusto, conferenze, Laboratori del Gusto, incontri con cuochi, studiosi e attivisti internazionali, attività educative e l’Enoteca di Terra Madre. Attesi oltre 1.500 delegati da più di 120 Paesi, che parteciperanno anche all’Assemblea della Fondazione Slow Food ETS.

Tra gli ospiti figurano, tra gli altri, Satish Kumar, Alice Waters, Raj Patel, Eric Schlosser, Lella Costa, Moni Ovadia, Max Casacci e Fulvio Marino.

Le istituzioni locali, con le parole del governatore Cirio e del sindaco di Torino Lo Russo hanno sottolineato il valore dell’evento come occasione per rafforzare il ruolo internazionale di Torino e del Piemonte, promuovendo un modello alimentare sostenibile e valorizzando le eccellenze agroalimentari del territorio.

Per informazioni e prenotazioni: https://2026.terramadresalonedelgusto.com.

Vino piemontese, in Regione il confronto sulle misure per superare le difficoltà

/
Un comparto che continua a dimostrare forza sui mercati internazionali, ma che allo stesso tempo deve fare i conti con una difficoltà che interessa numerose aziende e alcune delle principali denominazioni piemontesi. È questa la fotografia emersa durante la seduta della terza Commissione del Consiglio regionale, presieduta da Claudio Sacchetto, dedicata al settore vitivinicolo, convocata dopo le sollecitazioni arrivate nelle ultime settimane da produttori, organizzazioni agricole e forze politiche.

Il confronto arriva dopo la richiesta del Partito Democratico per definire una strategia condivisa di sostegno al comparto.

Il presidente della Regione Alberto Cirio ha aperto la seduta ricordando come il settore viva oggi una fase caratterizzata da “luci e ombre”. Da un lato le difficoltà provocate dalle tensioni geopolitiche, dai dazi commerciali e dal rallentamento della domanda mondiale; dall’altro un dato che distingue il Piemonte dal resto del Paese: nel primo trimestre del 2026 è infatti l’unica regione italiana a registrare un incremento delle esportazioni di vino (+0,5%), mentre il dato nazionale evidenzia una contrazione dell’8,2%.

Per Cirio questo risultato “dimostra la capacità delle imprese piemontesi di reagire a uno scenario internazionale particolarmente complesso, conquistando nuovi mercati grazie alla qualità delle produzioni e alla capacità di intercettare nuove opportunità commerciali”.

Il presidente ha inoltre ricordato “l’impegno economico della Regione a favore del comparto. Le risorse complessivamente destinate al settore sono oltre 100 milioni di euro: circa 80 milioni per gli investimenti destinati al miglioramento delle aziende agricole, in larga parte vitivinicole; 10 milioni per favorire la diversificazione delle attività attraverso l’enoturismo e l’ospitalità; 18 milioni destinati alla promozione dei vini piemontesi sui mercati nazionali e internazionali; ai quali si aggiunge uno stanziamento straordinario di 1,7 milioni di euro per sostenere le produzioni maggiormente colpite dagli effetti della crisi internazionale e dei dazi”.

L’assessore all’Agricoltura Paolo Bongioanni ha sottolineato come il Piemonte sia oggi la seconda regione italiana per esportazioni vitivinicole, alle spalle del Veneto, proprio grazie alla capacità di adattarsi ai cambiamenti del mercato mondiale.

“Le guerre, i dazi, le crisi economiche e il cambiamento delle abitudini di consumo non possiamo modificarli, ma dobbiamo imparare a interpretarli”, ha spiegato, indicando nell’apertura verso nuovi mercati la principale strategia per il futuro del comparto.

Per sostenere questo percorso nascerà il nuovo Osservatorio vitivinicolo del Piemonte, realizzato insieme all’Università di Torino e alla Fondazione Agrion. L’organismo utilizzerà anche strumenti di intelligenza artificiale per monitorare l’evoluzione della domanda internazionale, individuare i mercati più promettenti e fornire alle aziende indicazioni sulle strategie commerciali e sugli investimenti più efficaci.

Bongioanni ha ricordato inoltre che nel solo 2026 sono programmati 66 eventi di promozione in Italia e all’estero nei quali il vino rappresenterà il principale ambasciatore dell’agroalimentare e del turismo piemontese. Parallelamente sono stati ricostituiti il Tavolo verde, con le organizzazioni professionali agricole e il mondo industriale, e il Tavolo vitivinicolo, al quale partecipano anche i Consorzi di tutela, per affrontare in modo strutturale e condiviso decisioni che toccano tutti i livelli, a partire dalla nuova programmazione europea Pac 2027-2035, al livello nazionale fino alle decisioni di competenza dei singoli consorzi.

Nel corso del dibattito Domenico Ravetti (Pd) ha ribadito la necessità di un confronto più ampio con tutto il comparto, sottolineando come la fase della cautela debba lasciare spazio a interventi concreti e differenziati. A suo giudizio il nodo comune resta quello della gestione delle eccedenze, pur nella diversità delle situazioni territoriali.

Vittoria Nallo (Sue) ha sostenuto che la Regione avrebbe dovuto attivare per tempo strumenti di prevenzione, chiedendo inoltre chiarimenti sugli effetti che i dazi internazionali stanno producendo sul sistema vitivinicolo piemontese.

Per Fabio Carosso (Lega) la qualità del vino piemontese non è in discussione e le difficoltà derivano da una crisi globale dei mercati. Ha evidenziato come le piccole aziende e un giornalismo dedicato abbiano maggiori difficoltà nel comunicare e nel raggiungere le giovani generazioni di consumatori.

Fabio Isnardi (Pd) ha chiesto quali misure concrete siano previste per sostenere le cantine sociali, ritenendo indispensabili interventi strutturali anche per evitare fenomeni speculativi.

Alberto Avetta (Pd) ha richiamato l’attenzione sulla necessità di prevenire future criticità anche per produzioni oggi meno esposte, come l’Erbaluce di Caluso.

Giulia Marro (Avs) ha evidenziato le differenze tra piccoli e grandi produttori, chiedendo che le politiche regionali tengano conto delle diverse realtà aziendali e richiamando anche il tema delle condizioni di lavoro e del contrasto allo sfruttamento della manodopera.

Mauro Calderoni (Pd) ha indicato nei vini dealcolati uno dei segmenti sui quali il Piemonte potrebbe investire per ampliare la propria presenza sui mercati internazionali.

Infine, Marco Protopapa (Lega) ha invitato il settore ad affrontare con realismo i cambiamenti in corso, sostenendo la necessità di accompagnare gli agricoltori verso scelte come la riduzione delle produzioni, la diversificazione e un nuovo patto tra istituzioni e mondo agricolo.

MB Ufficio stampa CRP

Una vetrina di tre giorni, per guardare all’Architettura di domani

Negli spazi dell’ex mercato ittico di Porta Palazzo

Con le immagini che provengono da Italia, Estonia e Svezia, Danimarca e Paesi Bassi e Regno Unito, tre titoli firmati da Raffaello Pacini e dalla coppia Maia Molloy/Louis Jongsma, si è conclusa nello spazio del Bistrot Culturale Il ramo d’oro, nella Galleria Umberto I, la prima giornata del Festival di Architettura Torino, “frutto dell’impegno e delle competenze di un tavolo tecnico-scientifico multidisciplinare, composto da figure con profili diversi e complementari”. Responsabile dell’evento Alessandra Siviero, Presidente della Fondazione per l’Architettura / Torino, affiancata da Roberta Ingaramo, Presidente dell’Ordine degli Architetti di Torino. Gli altri componenti del tavolo di cui sopra Luca Molinari, critico e curatore di architettura, Emanuele Piccardo, architetto e critico di architettura, Francesca Canfora, architetta libero professionista e curatrice indipendente e Giorgia Barbano, architetta, amministratore delegato e direttore tecnico di IPE Consulting. Tre giornate, dal 7 al 9 luglio, ogni giorno dalle 17,30 alle 22,30, composte di talk – incontri tematici che affrontano alcune questioni che oggi stanno trasformando il progetto dell’abitare, una necessità abitativa sempre maggiore, il rapporto tra architettura, intelligenza artificiale e innovazione digitale, le politiche abitative del territorio messe a confronto con le esigenze poste in campo europeo -, keynote speech – vari protagonisti della scena architettonica internazionale a relazionare il proprio approccio progettuale, la ricerca sempre più approfondita, le esperienze messe a frutto nei tempi più recenti -, installazioni dedicate al tema dell’abitare, non ultima quella “effimera” dovuta a Raffaele Salvoldi (“la fragilità della bellezza genera responsabilità”), una costruzione composta da decine di migliaia di tavolette di legno sovrapposte senza colle né incastri, una costruzione che cresce durante le tre giornate per concludersi alla fine con un crollo a effetto domino, fragile specchio di un’opera (di un’operazione) non da contemplare ma un “processo da attraversare” -, laboratori educativi per bambini e ragazzi, proiezioni cinematografiche, un’occasione per i giovani progettisti under 35, “Future Homes Europe”, tre progetti che attraverso elaborati, immagini e scenari progettuali vogliono dare una risposta a come debba essere ripensato il tema dell’abitare “di fronte alle trasformazioni sociali, ambientali, tecnologiche ed economiche” attuali.

Per il momento siamo qui, a far nostra la domanda di Ettore Sottsass, “chi abiterà le case vuote”, iniziando a considerare “il vuoto delle case non come assenza, ma come spazio di possibilità”, nel luogo perno della manifestazione – il termine festival a chi scrive continua ad apparire piuttosto mastodontico, ci si aspetterebbe una maggiore durata e un più ricco frazionamento delle proposte, nella affettuosa domanda di un prolungamento per le edizioni successive: vogliamo per ora ridurlo a “vetrina”? -, quanto di più afoso si possa immaginare in una giornata afosa, in questo ottocentesco ex mercato ittico di Porta Palazzo che vede una benvenuta nuova inaugurazione, dopo una chiusura che data 2021, dentro questo mare di insegne luminose e no, di piastrelle bianche e azzurre, di angoli che ancora reclamizzano antichi venditori, luogo pronto a intraprendere una futura strada di eventi musicali, artistici e gastronomici che lo riapriranno al pubblico, posto nelle sue forme chiare al centro di questo mercato a cielo aperto che rimane il più vasto d’Europa.

Ci troviamo qui ad applaudire all’appuntamento, a veder tagliare obbligatoriamente il nastro di partenza, a dover sottostare a un sonorissimo chiacchiericcio di giornalisti e architetti e di ospiti che con nessuna fatica quasi nascondono gli interventi, degli odierni padroni di casa e delle autorità, di chi avrebbe il compito di buttare là una spiegazione, con un saluto, di quanto sta per prendere il via. S’avvicendano il sindaco Stefano Lo Russo e il vicepresidente della Regione Maurizio Marrone, prendono con signorilità e qualche fatica la parola le responsabili Siviero e Inghiramo. Ha sottolineato la Presidente della Fondazione per l’architettura: “Ci siamo chiesti come garantire abitazioni accessibili, sostenibili, di qualità e capaci di rispondere ai bisogni della società. Abbiamo creato una piattaforma di confronto e produzione culturale che mette in dialogo progettisti, istituzioni, università centri di ricerca, imprese, operatori culturali, giovani e cittadini per costruire una visione condivisa sul futuro dell’abitare, della città e della transizione ecologica. Questi tre giorni di festival rappresentano un evento straordinario per il nostro territorio, non solo per l’alto profilo degli ospiti coinvolti, ma anche per la rilevanza dei contenuti che guideranno ogni dibattito.” Un’occasione che è un punto di partenza, importante e abbracciata con differenti patrocini da Comune e Regione, da Città Metropolitana e Camera di Commercio, nonché sostenuta da Banca Reale, Dierre, Fresia Alluminio, Idrocentro, Sikkens, Traiano Luce 73 e dott.gallina. Un’occasione che guarda al futuro, tassello che verrà riproposto negli futuri e pronto ad accompagnarci verso quel 2033 che vede per Torino una candidatura a capitale europea della Cultura.

Dice Roberta Ingaramo: “Le trasformazioni che interessano le nostre città richiedono una rinnovata attenzione alla qualità del progetto e al valore pubblico dell’architettura. Temi come l’accesso alla casa, la rigenerazione del patrimonio esistente, la sostenibilità delle operazioni di trasformazione e l’inclusione sociale non possono essere affrontati senza una progettualità capace di mettere in relazione esigenza e di costruire risposte concrete ai bisogni delle comunità.” Sfide della professione, da portare avanti con il tempo, nell’importanza della “cultura del progetto”, nel fine non ultimo “di migliorare la qualità della vita degli abitanti e dei fruitori.” Tutto questo mentre i dati proposti parlano chiaro: quasi una casa su tre, in Italia, non è occupata, mentre l’ultimo Censimento ISTAT afferma che sono 9,58 milioni su 35,3 milioni di case censite, menttre a Torino il paradosso si legge ancor meglio nei numeri elaborati dal CRESME, per i quali tra il 2019 e il 2024 la città ha perso 4714 abitanti (943 l’anno, mentre i calcoli ci fanno sapere che nei prossimi dieci anni la città ne perderà oltre 12.200), ma ha guadagnato 13.590 famiglie, con un conseguente meno persone e più domanda di case. Proprio Lorenzo Bellicini, direttore del CRESME – Centro Ricerche Economiche, Sociologiche e di Mercato per l’Edilizia e il Territorio – nel suo intervento ha lamentato: “In questo momento, quasi d’un tratto, in molti si trovano a parlare di casa: il fabbisogno abitativo è tornato sul tavolo della politica europea e italiana.” Ci si pongono in questi giorni delle domande, anche i numeri delle abitazioni che nei prossimi anni dovranno essere costruite non sono chiari, tra le tante suggestioni sarà necessario guardarsi indietro, all’inizio degli anni duemila e chiedersi l’origine della convinzione della negazione di un problema abitativo, dovrà essere affrontata quella nuova esigenza che sentiamo oggi, lo sguardo alla qualità che è necessario coltivare. Forse le tre giornate del Festival d’Architettura potranno dare anche alcune risposte a quelle tante e sfaccettate domande. Nei pomeriggi e nelle serate di oggi e domani, a rispondere e motivare, Barbara Caputo,Agostino Nikl, Andrea D’Antrassi, Raoul Forsoni, Ezio Micelli, Michael Obrist, Joan Cambronero Fernàndez, Anna Puigjaner e Francesca Canfora.

Elio Rabbione

Le immagini dell’ex mercato ittico sono di Daniele Ratti.

Automotive, la filiera rallenta: produzione e fatturato in flessione, incertezza sul futuro di Mirafiori

/

L’automotive italiano continua a vivere una fase di forte difficoltà e il Piemonte, storica capitale dell’industria automobilistica nazionale, ne sta pagando le conseguenze più pesanti. La frenata della produzione, il calo del fatturato registrato da molte aziende della componentistica e un mercato che fatica a ripartire alimentano le preoccupazioni di imprenditori, lavoratori e istituzioni.

La crisi non nasce da un solo fattore. Sulla competitività del comparto incidono la lenta diffusione delle auto elettriche, il rallentamento della domanda europea, i costi energetici ancora elevati, la crescente concorrenza dei produttori asiatici e l’incertezza sulle future politiche industriali. A questo si aggiungono le difficoltà di una filiera che, negli ultimi anni, ha dovuto affrontare profondi cambiamenti tecnologici e organizzativi.

In Piemonte l’industria dell’auto rappresenta ancora uno dei principali motori dell’economia regionale. Migliaia di imprese operano nella produzione di componenti, nella progettazione, nell’ingegneria e nei servizi collegati, dando lavoro a decine di migliaia di persone. Quando rallenta la produzione dei grandi stabilimenti, l’effetto si riflette inevitabilmente su tutto il sistema industriale, coinvolgendo anche numerose piccole e medie imprese.

Le maggiori preoccupazioni continuano a concentrarsi su Mirafiori, simbolo della tradizione automobilistica torinese. Lo stabilimento vive ormai da tempo una situazione caratterizzata da produzioni ridotte rispetto agli anni passati e da frequenti periodi di sospensione dell’attività attraverso gli ammortizzatori sociali. Sindacati e lavoratori chiedono risposte chiare sui futuri investimenti e sull’assegnazione di nuovi modelli che possano riportare volumi produttivi adeguati e garantire stabilità occupazionale.

Il tema riguarda ben oltre i cancelli della fabbrica. Intorno a Mirafiori ruota infatti una vasta rete di fornitori, aziende specializzate e attività di servizio che dipendono direttamente dall’andamento dello stabilimento. Un eventuale ridimensionamento della produzione avrebbe inevitabili ripercussioni sull’intero sistema economico torinese e piemontese, già alle prese con una trasformazione industriale particolarmente complessa.

La necessità di definire una strategia per il rilancio del settore è stata al centro del primo incontro dell’Osservatorio strategico sull’automotive e sulla componentistica, istituito dalla Regione Piemonte dopo la richiesta avanzata dalle organizzazioni sindacali. La riunione, ospitata nel Grattacielo Piemonte, ha visto la partecipazione del vicepresidente e assessore al Lavoro Maurizio Marrone, degli assessori Daniela Cameroni e Andrea Tronzano e dei rappresentanti delle principali sigle sindacali del comparto.

Nel corso del confronto sono state analizzate le criticità che interessano l’industria automobilistica regionale, con particolare attenzione alla situazione di Mirafiori e agli effetti della transizione tecnologica sull’intera filiera. L’obiettivo dell’Osservatorio sarà quello di creare un luogo di confronto permanente tra istituzioni e parti sociali, così da monitorare l’evoluzione del settore e individuare possibili interventi a sostegno delle imprese e dell’occupazione.

La Regione ha inoltre annunciato che porterà queste istanze al tavolo nazionale sull’automotive convocato dal ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso. La delegazione piemontese, guidata dal presidente Alberto Cirio, chiederà che il Governo definisca una politica industriale capace di rafforzare la competitività del comparto, incrementare la produzione negli stabilimenti italiani e offrire prospettive concrete ai lavoratori e alle aziende della componentistica.

Al termine dell’incontro, gli esponenti della Giunta regionale hanno ribadito che il settore automobilistico rappresenta un patrimonio industriale e occupazionale irrinunciabile per il Piemonte. Per questo motivo il confronto con sindacati e imprese proseguirà anche nei prossimi mesi, con l’intenzione di costruire un percorso condiviso che accompagni la trasformazione del comparto senza disperdere competenze, professionalità e capacità produttive che hanno fatto di Torino uno dei principali poli europei dell’automobile.

Oltre 400mila piemontesi in difficoltà con le bollette: il 10,1% delle famiglie è in povertà energetica

Confartigianato Imprese Piemonte: cresce il disagio economico legato ai costi dell’energia. Giorgio Felici: “Caldo e freddo stanno diventando un fattore penalizzante per lavoratori e famiglie che non riescono ad arrivare a fine mese”.

Sono oltre 205mila le famiglie piemontesi, pari al 10,1% del totale regionale, che vivono una condizione di povertà energetica. In termini assoluti significa che più di 400mila persone incontrano serie difficoltà nell’accesso ai servizi energetici essenziali: raffrescare la propria abitazione durante l’estate, riscaldarla in inverno, utilizzare l’acqua calda, cucinare e illuminare adeguatamente gli ambienti domestici.

È quanto emerge dall’analisi dell’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese Piemonte, elaborata sui dati 2025 dell’Osservatorio Italiano per la Povertà Energetica (OIPE) e dell’ISTAT.

Il fenomeno registra un peggioramento significativo: oggi in Piemonte una famiglia su dieci fatica a sostenere i costi delle bollette di luce e gas, con ripercussioni dirette sulla qualità della vita e sul benessere delle persone.

«Siamo molto preoccupati – commenta Giorgio Felici, Presidente di Confartigianato Imprese Piemonte – perché imprese, lavoratori e famiglie sono sempre più schiacciati da tasse, tariffe e costi crescenti. Il caldo come il freddo stanno diventando un fattore penalizzante per chi non riesce più ad arrivare a fine mese. La povertà energetica rappresenta una delle emergenze sociali più rilevanti del nostro tempo e richiede interventi concreti e coordinati.»

Nella graduatoria nazionale il Piemonte occupa l’ottavo posto per incidenza della povertà energetica. La situazione più critica si registra in Puglia, dove il fenomeno interessa il 18,1% delle famiglie, mentre il Lazio è la regione con la quota più contenuta (5%). La media italiana si attesta al 9,1%.

A livello nazionale le famiglie in povertà energetica sono quasi 2,5 milioni, pari a circa 5 milioni di persone.

Anche la spesa sostenuta dalle famiglie piemontesi per energia elettrica e gas continua a crescere: dai 3,164 miliardi di euro del 2024 si è passati ai 3,253 miliardi nel 2025, con una previsione di 3,685 miliardi nel 2026.

«Il caro energia – prosegue Felici – dimostra quanto sia indispensabile ottimizzare i consumi, sia attraverso comportamenti più efficienti sia investendo nelle nuove tecnologie. La transizione verso un’economia a basse emissioni rappresenta una scelta strategica che va affrontata con pragmatismo, visione e utilizzando tutti gli strumenti oggi disponibili.»

Secondo il Presidente di Confartigianato Imprese Piemonte, il dibattito sulle politiche energetiche deve partire dalle esigenze concrete di cittadini e imprese.

«Il caldo d’estate e il freddo d’inverno sono realtà con cui dobbiamo confrontarci – osserva Felici – e vanno gestiti con buon senso, senza approcci ideologici. È necessario affrontare con serietà anche il tema della capacità del sistema energetico di sostenere la crescente elettrificazione dei consumi, valutando in modo complessivo l’impatto ambientale delle diverse soluzioni tecnologiche.»

Infine, l’appello alle istituzioni.

«Le imprese stanno facendo la loro parte – conclude Felici – investendo nell’efficientamento energetico dei processi produttivi e promuovendo la nascita delle comunità energetiche. Da politica e istituzioni ci aspettiamo però maggiore efficienza, programmazione e una strategia di lungo periodo, anziché interventi dettati dall’emergenza del momento.»

Via Stradella: da area degradata a giardino resiliente, un progetto costruito insieme ai cittadini

 

Uno spazio da tempo in stato di abbandono tornerà a disposizione della comunità: prende forma la riqualificazione di via Stradella, all’angolo con corso Venezia, definita attraverso un percorso di progettazione partecipata con i residenti.

La Giunta Comunale, su proposta dell’assessora alla Transizione Ecologica Chiara Foglietta, ha approvato il Progetto di Fattibilità Tecnico-Economica per la nascita di un nuovo parco pubblico attrezzato. L’opera prevede un investimento complessivo di 539.936,56 euro (IVA inclusa), finanziato nell’ambito del Programma Nazionale “PN Metro Plus e Città Medie Sud 2021-2027”.

“Questo cantiere si aggiunge ai lavori ormai in fase di conclusione in via Stradella e sulla vicina piazza Baldissera: nel loro insieme restituiranno al quartiere una zona profondamente rinnovata, non solo per la viabilità ma anche per la presenza di zone verdi e di socialità“, ha dichiarato l’assessora alla Transizione Ecologica e all’Innovazione Chiara Foglietta.

L’area, che si estende su una superficie di poco superiore ai 3.000 metri quadrati e in passato ospitava il Circolo Ettore Valli, versa oggi in condizioni di degrado dopo la chiusura delle due attività.

La sua trasformazione darà vita a uno spazio verde progettato per il futuro: verranno adottate soluzioni capaci di adattarsi ai cambiamenti climatici e di proteggere il territorio dalle piogge e dal caldo estremo, aumentando la biodiversità nel quartiere.

La nascita del nuovo giardino è stata condivisa passo dopo passo con i cittadini, che hanno aiutato a disegnarne la configurazione e le funzioni. Insieme a loro è stato fatto anche un viaggio nella memoria del luogo: l’arredo urbano in metallo ricorderà Ermanno Robotti e il comandante partigiano Ettore Valli, entrambi caduti nella Resistenza, mentre elementi di design richiameranno le storiche scenografie realizzate per il Dancing dall’architetto futurista Nicola Diulgheroff.

Sul piano ambientale, il progetto prevede l’introduzione di 27 nuovi alberi,  oltre la metà di grandi dimensioni, e porterà la superficie permeabile del terreno dall’attuale 10% al 90%. Le piante arriveranno a coprire il 70% dello spazio complessivo. Le acque piovane non saranno scaricate nella rete fognaria, ma raccolte e gestite all’interno del sito stesso, grazie a un “rain/dry garden” di circa 170 metri quadrati e al recupero parziale della storica bealera di Lucento, che attraversa la zona.

I lavori includono inoltre l’abbattimento delle barriere architettoniche secondo i principi del ‘Design for All’, il collegamento della rete ciclopedonale, oggi parzialmente interrotta in quel punto, e la realizzazione di percorsi a piedi e isole fitness accessibili, con pannelli informativi dotati di QR code pensati anche per le persone con disabilità.

Dopo il via libera al documento di fattibilità, il percorso proseguirà ora con la progettazione esecutiva e, successivamente, con l’appalto delle opere. L’avvio del cantiere è previsto con il nuovo anno.

TorinoClick

Tari 2026, tariffe invariate e aumento agevolazioni Isee fino al 50%

/
Restano invariate le tariffe relative alla Tassa Rifiuti per l’anno 2026 a Torino, mentre aumentano le misure di agevolazione basate sull’Isee, ampliando sia la platea dei cittadini beneficiari che le percentuali di sconto. La delibera approvata oggi in Giunta su proposta dell’Assessora Gabriella Nardelli conferma la volontà della Città di dare continuità nell’applicazione dei criteri di tassazione in attesa degli sviluppi che ARERA sta elaborando. L’obiettivo primario è mantenere uniformi quanto più possibile le tariffe per tutte le categorie domestiche e non domestiche, garantendo l’integrale copertura dei costi rilevati all’interno del piano economico finanziario. Parallelamente, il provvedimento intende consolidare, strutturare e potenziare in maniera ancora più incisiva il quadro degli interventi nell’ambito delle politiche di equità sociale e di tutela delle fasce economicamente più deboli della popolazione.

In attuazione del protocollo firmato con le organizzazioni sindacali territoriali Cgil, Cisl e Uil al termine di una lunga e proficua interlocuzione e su impulso del Consiglio Comunale, le agevolazioni per le utenze domestiche saranno: per la prima fascia, con Isee compreso tra zero e 10 mila euro è prevista una percentuale di sconto Tari pari al 50%, quota che si attesta al 45% per la seconda fascia con Isee da 10 a 15 mila euro. La percentuale di sconto si attesta al 30% per la terza fascia, corrispondente ad un Isee da 15 a 22 mila euro, mentre la percentuale di sconto è del 20% per la quarta fascia, riservata agli utenti con Isee tra 22 e 30 mila euro. Come di consueto l’agevolazione sarà applicata in sede di saldo a seguito di apposita istanza dell’interessato, che certifichi i requisiti nel periodo di riferimento, che dovrà essere presentata entro il 30 settembre 2026.

Per l’anno 2025 le agevolazioni prevedevano una percentuale di sconto massima del 45% e soltanto 3 fasce, con un valore Isee fino a 24 mila euro.

Con riferimento alle utenze non domestiche, il provvedimento conferma anche per il 2026 le agevolazioni a favore delle attività commerciali e artigianali insediate nelle zone della città interessate da cantieri stradali di durata superiore ai sei mesi. Sulla base di questi criteri, le aree interessate saranno ufficialmente individuate con una successiva deliberazione della Giunta Comunale, previa verifica tecnica curata dalla Divisione Infrastrutture e Mobilità, che definirà contestualmente le precise percentuali di sconto da applicare, il periodo di applicazione e le zone interessate.

Il quadro delle agevolazioni comprende inoltre la previsione del 10% di sconto per i locali stabilmente destinati ai culti riconosciuti dallo Stato; il 30% di sconto a favore delle organizzazioni di volontariato, delle associazioni di promozione sociale e delle cooperative sociali iscritte al Registro Unico Nazionale del Terzo Settore (Runts), nonché dei gestori dei centri di protagonismo giovanile e delle case di quartiere accreditati dalla Città. La novità di maggior rilievo in questo ambito risiede nell’estensione della medesima agevolazione del 30% a beneficio degli enti con personalità giuridica iscritti al Runts nella sezione denominata Altri Enti del Terzo Settore, finora non inclusi nelle precedenti categorie. Questa opzione è vincolata alla condizione che la loro attività prevalente rientri tra quelle previste dall’art. 5 del codice del Terzo Settore lettere A, B e C e cioè interventi e servizi sociali e l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone disabili, interventi e prestazioni sanitarie, e le prestazioni sociosanitarie. Anche le scuole per l’infanzia parificate che aderiscono alla Fism e risultano convenzionate con la Città possono godere della medesima agevolazione.

In attuazione della legge quadro sulla lotta allo spreco alimentare, la delibera conferma una specifica agevolazione a beneficio di tutte le utenze non domestiche che scelgono di cedere gratuitamente le proprie eccedenze alimentari per perseguire fini di solidarietà sociale. È prevista, inoltre, una riduzione nella misura massima del 10% della parte variabile della tariffa a favore delle utenze non domestiche che adottino pratiche di prevenzione dei rifiuti previste dall’art. 15, comma 4, del Regolamento TARI. Questa riduzione non può cumularsi con altre agevolazioni previste dal Regolamento.

“Nonostante la difficile congiuntura economica generale e le complesse sfide economico-finanziarie che la Città si trova ad affrontare – spiega l’assessora al Bilancio Gabriella Nardelli – e grazie al fatto che la ricaduta in termini di incremento dei costi per l’espletamento dell’intero servizio di raccolta e smaltimento rifiuti risulta assorbita all’interno del Piano Economico Finanziario 2026, la Città ha potuto programmare un piano di agevolazioni complessive per un valore superiore agli 8 milioni di euro, garantendo un’ampia rete di protezione per la cittadinanza”.

Insieme al provvedimento sulle tariffe, viene sottoposta all’approvazione del Consiglio Comunale anche la delibera contenente modifiche al Regolamento per l’applicazione della Tassa Rifiuti n. 371. Oltre ai necessari adeguamenti tecnici e normativi, il nuovo testo introduce alcune rilevanti novità. Tra queste spicca il recepimento del bonus sociale istituito dallo Stato, che va così ad integrarsi con i sussidi già attivi a livello locale per supportare i nuclei familiari che si trovano in condizioni di grave disagio economico. Il nuovo regolamento adegua poi le agevolazioni dell’art. 14 alla revisione della disciplina e del perimetro del Terzo Settore, con l’obbligo di iscrizione al Runts per le Onlus , fissa legalmente al 30 luglio di ogni anno il termine ultimo per l’approvazione del Pef e delle tariffe Tari e aumenta, sulla base di uno studio dell’ufficio Tari, le percentuali di esclusione forfettaria, per quelle superfici in cui si producono residui di rifiuti speciali e dove sussistano oggettive difficoltà di definizione del perimetro. Si segnala poi l’esclusione dal conteggio dei componenti del nucleo familiare di tutti coloro che risultino inseriti all’interno di comunità o istituti penitenziari per un lasso di tempo continuativo non inferiore a sei mesi all’anno; inoltre, in stretto ossequio alle direttive nazionali ed europee, viene disciplinata la facoltà per le utenze non domestiche di scegliere di conferire i propri rifiuti urbani al di fuori del circuito del servizio pubblico.

Infine, novità di rilievo ai fini della tutela dell’ambiente, viene introdotta una riduzione della parte variabile della Tari per tutte le famiglie che aderiranno formalmente ai progetti di compostaggio di comunità, a fronte di un impegno documentato e periodicamente verificabile della corretta gestione del rifiuto organico conferito negli orti urbani. Questa misura entrerà ufficialmente in vigore a decorrere dall’anno 2027.

TorinoClick

Scalo Nizza, con le opere di urbanizzazione impianti sportivi, piazza, percorsi pedonali e aree verdi

 

La delibera presentata questa mattina in giunta su proposta dell’assessore all’Urbanistica Paolo Mazzoleni aggiunge un nuovo tassello ai lavori del nuovo Scalo Nizza, progettato da Nova Coop, Nido Living e Taurus, che restituirà alla città l’area dell’ex scalo ferroviario Vallino, a ridosso della ferrovia e del cavalcavia di corso Sommeiller, dismesso dal 2010 e rimasto fino ad oggi in disuso e inaccessibile.

La giunta ha approvato il progetto esecutivo delle opere di urbanizzazione che, come normato nella Convenzione sottoscritta con la Città, ha in carico la realizzazione di opere sia a scomputo degli oneri dovuti su aree da cedere alla Città per un totale di quasi 2,3 milioni di euro, sia opere a cura e spese del proponente su aree da assoggettare all’uso pubblico per un valore di quasi 4,2 milioni.

Un intervento che rafforza la vocazione universitaria e di servizio del quartiere San Salvario e che darà vita a un nuovo mix funzionale di residenzialità studentesca, commercio e spazi pubblici. L’area coinvolta misura complessivamente 32mila metri quadrati ed è destinata a ospitare un complesso articolato in due anime principali: una nuova residenza universitaria da 402 posti letto e un polo commerciale e di servizi.

Le opere di urbanizzazione prevedono lo sviluppo dell’area con circa 5mila metri quadrati di impianti sportivi, una nuova piazza pubblica aperta a usi temporanei flessibili, percorsi pedonali e ciclabili. Ma anche nuove aree verdi per una superficie complessiva di circa 8mila e 500 metri quadrati, di cui quasi 3mila ricavati come giardini pensili sulla soletta dell’edificio commerciale. La copertura del secondo edificio commerciale, pari a 2mila metri quadrati, sarà interamente occupata da un impianto fotovoltaico, che produrrà energia rinnovabile per la copertura dei fabbisogni dell’intero complesso. La piazza prevista in progetto, fulcro di connessione tra via Nizza e gli edifici in progetto, è caratterizzata da quote altimetriche variabili per consentire la connessione tra il cavalcaferrovia di corso Sommeiller e via Nizza. Particolare attenzione è stata posta alla fruizione degli spazi pubblici e pedonali, pavimentati e sistemati a verde con particolare attenzione all’inclusività soprattutto nell’evitare la presenza di barriere architettoniche, spazi raggiungibili anche dai percorsi ciclo-pedonali che, congiungendosi alla rete ciclo-pedonale esistente, permettono la comunicazione con il tessuto urbano e le connessioni con il trasporto pubblico.

“Il progetto ricerca un modello urbano di forte integrazione tra la residenza, servizi e commercio – afferma l’assessore all’Urbanistica della Città di Torino Paolo Mazzoleni – lontano da critici modelli monofunzionali, e propone l’insediamento di servizi pubblici e privati, il miglioramento della qualità paesaggistica e naturalistica, con la valorizzazione di un’area cuscinetto a forte valenza ambientale che mitiga l’impatto dell’asse ferroviario, la realizzazione di tratti di viabilità per migliorare la viabilità, la fruizione dell’intera area da parte delle diverse utenze, la connessione con Cirpark, il centro di biotecnologie molecolari, interno al perimetro della ZUT e in corso di realizzazione”.

Oltre al progetto, le opere di urbanizzazione prevedono anche i costi per la manutenzione straordinaria necessaria alla messa in esercizio del Canale Valentino, pari a circa 30mila euro, trasformato in canale per lo smaltimento delle acque meteoriche. Il cronoprogramma lavori prevede la consegna di entrambe le funzioni nel 2027. L’investimento complessivo ammonta a circa 105 milioni di euro.

Imprese piemontesi, migliora il clima di fiducia. Ma incognite su energia, export e scenario internazionale

L’indagine di Confindustria Piemonte, realizzata su circa 1.200 aziende associate, evidenzia aspettative favorevoli per occupazione, produzione e ordini, ma persistono le preoccupazioni legate ai costi, alla redditività e alle tensioni geopolitiche.

Le imprese piemontesi guardano con maggiore fiducia ai prossimi mesi. È quanto emerge dall’ultima indagine congiunturale di Confindustria Piemonte, condotta nel mese di giugno su un campione di circa 1.200 aziende associate, dalla quale emerge un quadro moderatamente positivo per il terzo trimestre del 2026.

Le aspettative risultano favorevoli soprattutto sul fronte dell’occupazione, che registra un saldo positivo del 6,2% tra imprese che prevedono un aumento degli organici e quelle che, invece, stimano una riduzione. Segno positivo anche per la produzione (+2,3%) e per gli ordini complessivi (+1,6%). Più difficile, invece, la situazione per export e redditività, entrambi ancora in territorio negativo, rispettivamente con saldi pari a -3,8% e -8,6%.

Sul fronte degli investimenti il quadro rimane sostanzialmente stabile. Quasi tre imprese su quattro dichiarano di avere programmi di investimento, mentre cresce leggermente la quota di aziende intenzionate ad acquistare nuovi macchinari e impianti.

La capacità produttiva continua a essere utilizzata su livelli elevati, con un tasso medio del 77%, mentre il ricorso alla cassa integrazione mostra segnali di stabilizzazione. Nel comparto manifatturiero la percentuale di imprese che vi fanno ricorso rimane superiore alla media, pur registrando un lieve miglioramento rispetto alla precedente rilevazione.

L’indagine conferma inoltre il diverso andamento tra aziende di dimensioni differenti. Le realtà più strutturate mostrano aspettative decisamente più favorevoli sull’andamento della produzione, mentre le piccole imprese mantengono un atteggiamento più prudente, riflesso delle maggiori difficoltà che continuano a caratterizzare il contesto economico.

Tra le principali fonti di preoccupazione restano i costi di energia, materie prime, logistica e trasporti. Nonostante il recente ridimensionamento delle quotazioni del petrolio, le imprese ritengono che gli aumenti accumulati nei mesi precedenti continueranno a incidere sui costi di produzione e sulla competitività.

“La prudenza dei nostri imprenditori nelle risposte di questa indagine mi pare logica conseguenza di settimane che a livello geopolitico hanno visto susseguirsi in rapida successione scenari di ogni tipo. La tempesta però è tutt’altro che passata. Il calo del prezzo del petrolio se da una parte aiuta famiglie e imprese, di certo non compensa gli aumenti che solo ora stanno arrivando lungo le filiere produttive e che si sono generati da inizio anno. Ciononostante, la volontà di investire delle aziende piemontesi non si è mai fermata, l’auspicio deve quindi essere che ora ripartano anche gli ordini a lungo termine così come i pagamenti e il credito. Sono tutti fattori che se non gestiti per tempo, rischiano di penalizzare sia la capacità di esportare nei mercati più promettenti, sia gli investimenti”, commenta Andrea Amalberto, presidente di Confindustria Piemonte.

L’analisi dei diversi comparti evidenzia un quadro articolato. Il manifatturiero, che rappresenta la parte più consistente del campione esaminato, continua a mostrare segnali di debolezza, con aspettative in lieve diminuzione per produzione e nuovi ordinativi. L’occupazione, invece, mantiene un andamento positivo, mentre restano negative le prospettive relative alla redditività e alle esportazioni.

Le maggiori difficoltà interessano il settore metalmeccanico, dove pesano soprattutto le criticità dell’automotive e della metallurgia. Anche il tessile-abbigliamento e l’edilizia evidenziano aspettative meno favorevoli, mentre risultano più dinamici comparti come impiantistica, gomma-plastica, alimentare e cartario-grafico.

Più incoraggiante il quadro dei servizi, dove il clima di fiducia appare in miglioramento. Trasporto merci e passeggeri, commercio e turismo mostrano un recupero delle aspettative rispetto ai mesi precedenti, mentre continuano a mantenersi positive le previsioni per i servizi alle imprese e per il comparto dell’ICT.

L’indagine dedica infine un approfondimento agli effetti della crisi in Medio Oriente sull’economia piemontese. Pur senza delineare uno scenario di emergenza, il conflitto viene percepito come un elemento di instabilità destinato a influenzare l’attività economica. Le principali preoccupazioni riguardano l’impatto dei costi energetici, indicati come il fattore più critico soprattutto dalle aziende dei comparti alimentare, metallurgico e automobilistico.

Per fronteggiare questa situazione, molte imprese stanno diversificando i fornitori e rivedendo le proprie strategie commerciali, cercando di rendere più resilienti le catene di approvvigionamento. Nonostante le incertezze internazionali, prevale comunque un moderato ottimismo: oltre la metà delle aziende ritiene possibile un miglioramento del quadro economico nei prossimi mesi, anche se rimane significativa la quota di imprenditori che continua a guardare al futuro con cautela.

Dal punto di vista territoriale non emergono differenze particolarmente marcate. Torino e Cuneo, che rappresentano circa la metà del campione esaminato, mostrano valutazioni sostanzialmente allineate alla media regionale, mentre l’Alessandrino e l’Astigiano esprimono maggiori timori sulla durata delle tensioni internazionali. L’ottimismo appare invece più accentuato nelle province di Asti e Biella, mentre nel Novarese prevale un atteggiamento più prudente.

Il Festival di Architettura Torino apre le porte dell’Ex Mercato Ittico di Porta Palazzo

 

Dal 7 al 9 luglio, ogni giorno dalle 17.30 alle 22.30, l’ex Mercato Ittico di Porta Palazzo si trasforma nella casa del Festival di Architettura Torino. Tre giorni, una domanda: chi abiterà le case vuote?Un’edizione pensata per architetti e professionisti ma aperta a tutta la città: come si abita, dove, e a quali condizioni.

Il programma, tra talk, installazioni, laboratori e proiezioni, prende le mosse da una suggestione di Ettore Sottsass, tra i più grandi architetti e designer italiani del Novecento, e la trasforma in chiave contemporanea: il vuoto delle case non come assenza, ma come spazio di possibilità. Perché dietro quella domanda c’è un paradosso che l’Italia fatica ad affrontare. Quasi una casa su tre, in Italia, non è occupata: secondo l’ultimo Censimento ISTAT sono 9,58 milioni su 35,3 milioni di abitazioni censite, un dato confermato anche nell’aggiornamento 2023. A Torino il paradosso si legge ancora meglio nei numeri elaborati dal CRESME: tra il 2019 e il 2024 la città ha perso quasi 4.700 abitanti, ma ha guadagnato oltre 13.500 famiglie. Meno persone, più domanda di case. Case vuote da una parte, domanda abitativa che cresce dall’altra: è il cortocircuito che il Festival mette al centro, con il contributo di Regione Piemonte, Città di Torino, Città Metropolitana di Torino e CNAPPC, il sostegno di Fondazione Compagnia di San Paolo e di Camera di commercio, il supporto speciale di Banca Reale, e la collaborazione di Dierre, Fresia Alluminio, Idrocentro, Sikkens e Traiano Luce 73.L’Housing Advisory Board della Commissione Europea lo dice chiaramente da tempo: la casa va trattata come infrastruttura sociale, non come emergenza da tamponare. Ma il tema delle case vuote non è solo un problema da risolvere: è anche un’occasione progettuale enorme, capace di attivare rigenerazione, valore culturale ed economico nei territori. È su questo doppio binario, urgenza sociale e opportunità di progetto, che il Festival costruisce il proprio programma, mettendo in rete università, istituzioni e città europee alle prese con le stesse sfide.

Gli storici banchi dell’Ex Mercato Ittico diventano spazi espositivi e raccontano il tema dell’abitare attraverso linguaggi e prospettive differenti: dalla mostra dei tre progetti vincitori della call internazionale Future Homes Europe, dedicata ai progettisti under 35, alla grande installazione effimera e partecipata La fragilità della bellezza genera responsabilità di Raffaele Salvoldi; dalla mostra fotografica Costruire case, fare città, realizzata a partire dall’Atlante dell’Architettura Contemporanea del Ministero della Cultura, a Chi abita le 167?, dedicata all’impatto della legge 167/1962 sul paesaggio residenziale torinese; fino a The Struggle for Housing, con i fotoromanzi del Gruppo Strum esposti al MoMA nel 1972, e la video installazione Dal pieno al vuoto. Andata e ritorno di Lorena Alessio con Kong-Ki Wong, che prende come caso studio la città di Taichung, a Taiwan.Le tre giornate del Festival si articolano lungo traiettorie tematiche distinte: la prima giornata è dedicata al fabbisogno abitativo in Italia e in Europa e alle sue implicazioni sociali e demografiche; la seconda approfondisce il rapporto tra progetto dell’abitare, intelligenza artificiale e innovazione digitale; la terza esplora casi studio, modelli e sperimentazioni dalle città europee impegnate nella trasformazione delle politiche abitative. Ogni giornata si conclude con un keynote speech affidato a protagonisti della scena architettonica internazionale, chiamati a confrontarsi sulle nuove forme dell’abitare contemporaneo.

A inaugurare la rassegna  dei Talk il 7 luglio è Lorenzo Bellicini, Direttore del CRESME, che introduce l’interrogativo cruciale “Quante case servono? Quali case servono?”, moderato da Alessandra Siviero, Presidente della Fondazione per l’Architettura Torino. La serata prosegue addentrandosi nel cuore tematico della manifestazione con il primo dei tre Keynote Speech dedicati al tema-guida “Chi abiterà le case vuote?”: a dare la prima risposta è Umberto Napolitano, co-founder di LAN (Local Architecture Network), introdotto dal Consigliere della Fondazione Luca Molinari.

L’8 luglio il Festival si sposta decisamente sulla frontiera dell’innovazione con un Talk che esplora il nesso tra “Progetto dell’abitare e intelligenza artificiale”. Qui la voce di Barbara Caputo, Direttrice dell’Hub sull’AI del Politecnico di Torino e tra gli autori della Strategia Nazionale Italiana sull’AI 2021-2023, si intreccia alle prospettive internazionali di Agostino Nickl (TU Delft) e Andrea D’Antrassi (Associate partner per l’Europa di MAD Architects). Più tardi il keynote speech vede protagonista Raul Forsoni, Associate/Senior Architect di UNStudio, con l’introduzione di Roberta Ingaramo, Presidente dell’Ordine Architetti Torino.

Il 9 luglio il cerchio si chiude allargando l’orizzonte verso le “Geografie dell’abitare contemporaneo”. Il talk dedicato a casi, modelli e sperimentazioni mette a confronto Ezio Micelli (Professore allo IUAV di Venezia e unico italiano tra i membri dell’EU Housing Advisory Board), Michael Obrist (TU Wien e curatore del padiglione austriaco alla Biennale di Venezia 2025) e Joan Cambronero Fernández (Direttore esecutivo dell’Area Urbanistica e Abitazione del Comune di Barcellona), con la moderazione del Vicepresidente della Fondazione Emanuele Piccardo.

L’atto conclusivo del Festival è affidato ad Anna Puigjaner, co-founder di MAIO, introdotta da Francesca Canfora, Consigliera Ordine Architetti Torino, per l’ultimo, suggestivo sguardo sulle politiche e il futuro dell’abitare europeo.Il programma non si ferma all’Ex Mercato Ittico ma si allarga alla città con i laboratori per bambine e bambini di SOU, la scuola di architettura della Fondazione per l’architettura / Torino, un momento musicale in collaborazione con Fondazione per la Cultura di Torino e la rassegna cinematografica di cinque titoli al bistrot culturale Il Ramo d’Oro.

Il Festival dedica inoltre uno spazio speciale alle nuove generazioni con la premiazione dei vincitori di Future Homes Europe, la call internazionale che invita i progettisti under 35 a ripensare la casa non solo come spazio fisico, ma come dispositivo sociale, culturale e ambientale.Per gli architetti professionisti, il Festival offre inoltre la possibilità di accreditarsi ai talk sul sito della Fondazione e ricevere Crediti Formativi Professionali (CFP).

Il programma completo, con orari e dettagli su ospiti e proiezioni, è disponibile online QUI

Nato per accendere i riflettori sul ruolo dell’architettura nell’evoluzione urbana, il Festival ne affronta la trasformazione in modo inclusivo, con una forte attenzione alla dimensione rigenerativa. Un punto di partenza che si apre al coinvolgimento di tutti i soggetti disposti a collaborare, questo Festival si proietta nel futuro, con l’obiettivo di contribuire in modo strategico alla candidatura di Torino a Capitale Europea della Cultura 2033.

TorinoClick