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Il Giorno del Ricordo, un dovere celebrarlo

IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni

Il Giorno del ricordo che venne istituito nel 2004 con legge votata a larghissima maggioranza dal Parlamento italiano e con il voto del PDS e il sostegno di Luciano Violante, sara’ celebrato in modo solenne dall’ANVGD e dal Comune di Torino. Il Giorno del ricordo si tiene il 10 febbraio, anniversario del Trattato di pace che tolse all’Italia le terre del confine orientale: Istria, Dalmazia, Venezia Giulia, Fiume. Esso intende ricordare gli infoibati italiani da parte dei partigiani di Tito e l’esodo a cui furono costretti oltre 300mila Italiani per sfuggire alla furia titina.
La Jugoslavia si rivelò un regime totalitario e sanguinario, anche se il distacco di Tito da Stalin la portò ad essere considerata un paese “normale” da tanti stati democratici mondiali e perfino dalla stessa Repubblica italiana che nel 1975 firmo’ il Trattato di Osimo che comporto’ la definitiva cessione di altri territori italiani a Belgrado. Va ricordato in questo contesto come fu difficile e ritardato al 1954 perfino il ritorno di Trieste alla madre patria.
Gli Italiani dell’esodo non furono ben accolti in Italia anche se i profughi si inserirono con il loro duro lavoro nel tessuto italiano,  senza richiedere assistenze di sorta, con una dignità senza confronti, orgogliosi di essere e di rimanere italiani. Le Comunita’ di esuli ancora oggi sono formate da cittadini esemplari e benemeriti. Per decine d’anni in Italia non si parlò di foibe anche da parte degli storici. Solo Gianni Oliva, e in parte minore chi scrive, ruppero il silenzio. Furono per primi gli scrittori Sgorlon e Tomizza a scrivere del dramma del confine orientale.  Oggi c’è la tendenza a tornare indietro, con un revisionismo storico che rasenta il negazionismo e giunge anche al giustificazionismo delle foibe, “naturale reazione slava alla guerra fascista e alle violenze degli italiani contro gli slavi”. Si tratta di una tesi inaccettabile, in primis perché giustifica violenze brutali contro 20 – 30 mila italiani colpevoli solo di essere italiani. L’odio slavo si riversò contro gli Italiani che non erano già tollerati durante la dominazione austriaca che favorì la comunità slava.  In ogni caso giustificare le foibe significa accettare una visione della storia simile a quella di Hegel che la vedeva come un immenso mattatoio in cui la giustizia è una chimera. Le vicende del Confine orientale vanno storicizzate, non dimenticate o stravolte. Questo è il nostro dovere di Italiani e anche di Europei che guardano oltre i confini novecenteschi che grondano di sangue. In questo giorno rendiamo anche onore ai grandi Italiani originari della sponda adriatica: da Niccolò Tommaseo a Guglielmo Oberdan, da Fabio Filzi a Nazario Sauro, da Ottavio Missoni a Enzo Bettiza.

Che aria tira? A Torino e in altre 12 città italiane superato più volte il limite di PM10

Lo smog nelle città italiane registra un lieve miglioramento, ma la situazione resta critica soprattutto nel bacino padano e in Piemonte. È quanto emerge dal rapporto “Mal’Aria di città 2026” di Legambiente, che analizza la qualità dell’aria nei capoluoghi italiani.

Nel 2025 sono scese a 13 le città che hanno superato il limite giornaliero di PM10, contro le 25 del 2024. Tra queste figura anche Torino, con 39 giorni oltre i limiti consentiti, confermandosi tra le realtà più esposte all’inquinamento atmosferico nel Nord Italia.

Nonostante il miglioramento generale, la prospettiva per il 2030 resta preoccupante. Con l’introduzione dei nuovi limiti europei più severi, Torino risulta tra le città più lontane dagli obiettivi di riduzione delle polveri sottili e del biossido di azoto, con valori che dovrebbero diminuire di circa il 30% per rientrare nei parametri previsti.

La situazione piemontese appare ancora più complessa se si guarda oltre il capoluogo. Secondo il report, diverse realtà del territorio regionale presentano già oggi livelli incompatibili con i limiti futuri.

“Il focus dedicato al Piemonte – dichiara Alice De Marco, Presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta – nel rapporto Mal’Aria 2026 ci consegna una fotografia inequivocabile: la nostra regione è oggi uno dei territori più critici dell’intera Pianura Padana. Le centraline non solo dei capoluoghi, ma anche dei centri medi e delle aree pedecollinari e montane, registrano valori che superano già oggi i limiti previsti per il 2030. È il caso di Chieri, Mondovì, Cavallermaggiore, Settimo Torinese, Borgaro Torinese e Domodossola, con medie annuali di PM10 e PM2.5 elevate e, in alcuni casi, livelli di NO₂ che indicano l’impatto del traffico e del riscaldamento domestico. Questi dati, che mostrano criticità diffuse ben oltre Torino, raccontano un problema strutturale: A Mondovì, ad esempio, le concentrazioni di PM10 (22 µg/mc) e PM2.5 (15 µg/mc) risultano incompatibili con i limiti 2030, pur trattandosi di una cittadina fuori dai grandi flussi metropolitani. Allo stesso modo, a Chieri la centralina Bersezio rileva PM10 a 34 µg/mc e PM2.5 a 26 µg/mc, mentre Settimo Torinese supera ancora i limiti giornalieri di PM10 con 48 giorni di sforamento. Il bacino padano, come confermano anche le analisi nazionali, resta una delle aree più vulnerabili d’Europa, e il Piemonte non fa eccezione.
Per questo chiediamo alla Regione Piemonte, nonostante il taglio di risorse del Governo, di assumersi il ruolo che le compete: non possiamo sperare di raggiungere i limiti del 2030 senza un impegno deciso, stabile e strutturale. La Regione deve rafforzare le proprie politiche e i propri piani, rimettendo al centro la qualità dell’aria come priorità sanitaria e ambientale”.

Il report evidenzia inoltre come il problema dell’inquinamento non riguardi più soltanto le grandi città, ma coinvolga sempre più anche centri di medie dimensioni e aree rurali, dove incidono traffico, riscaldamento domestico e attività agricole e zootecniche.

Legambiente sottolinea la necessità di interventi strutturali, in particolare sul potenziamento del trasporto pubblico, sulla riqualificazione energetica degli edifici, sulla riduzione delle emissioni industriali e agricole e su maggiori investimenti per il miglioramento della qualità dell’aria, soprattutto nelle regioni della Pianura Padana, tra cui il Piemonte.

La Regione acquisisce il grattacielo e riduce il debito: risparmi fino a 28 milioni

La Regione Piemonte ha portato a termine un’operazione di rifinanziamento del leasing finanziario relativo a Palazzo Piemonte, sede istituzionale dell’Ente, sostituendo le precedenti condizioni con un prestito di circa 246 milioni di euro concesso da Cassa Depositi e Prestiti. L’operazione risulta più vantaggiosa e sostenibile per la finanza pubblica.

Grazie a questo intervento, la Regione acquisisce la piena proprietà di Palazzo Piemonte e migliora in modo significativo le condizioni finanziarie complessive, senza generare nuovo indebitamento. Si tratta infatti di una ristrutturazione del debito esistente, realizzata sfruttando le condizioni più favorevoli disponibili sul mercato.

Il rifinanziamento comporta una riduzione dello spread e una diminuzione della durata media del finanziamento, assicurando maggiore stabilità e prevedibilità nei pagamenti e una minore esposizione ai rischi di mercato.

Sul piano economico, l’operazione produce benefici rilevanti per il bilancio regionale: si stimano risparmi complessivi pari a 28,2 milioni di euro fino alla scadenza del finanziamento e oltre 8 milioni di euro di risparmio in termini di valore attuale. Inoltre, il valore finanziario delle passività si riduce da 263,2 a 255 milioni di euro. L’intervento rispetta pienamente i requisiti di convenienza economico-finanziaria previsti dalla normativa statale.

“Questa operazione dimostra che una gestione rigorosa e responsabile delle risorse pubbliche può produrre risultati concreti per i cittadini – dichiara il presidente Alberto Cirio – Riduciamo i costi, rafforziamo i conti della Regione e valorizziamo il nostro patrimonio, liberando risorse per le politiche pubbliche”.

“Abbiamo colto una finestra favorevole di mercato per ristrutturare il debito esistente, senza aumentare l’indebitamento e migliorando in modo significativo le condizioni finanziarie”, sottolinea l’assessore al Bilancio e alle Attività produttive Andrea Tronzano.- È un’operazione di gestione attiva del debito che rende più solida la finanza regionale e offre maggiore flessibilità per il futuro”.

“Con questa operazione – aggiunge l’assessore al Patrimonio Gianluca Vignale – la Regione diventa pienamente proprietaria del Palazzo Piemonte, un bene strategico e simbolico. È un passaggio importante che rafforza il valore dei beni regionali e garantisce una gestione più efficiente e stabile della sede istituzionale. Il palazzo diventerà sempre più polo di riferimento per la Regione e l’area circostante”.

La conclusione dell’operazione con Cassa Depositi e Prestiti rafforza ulteriormente la capacità della Regione di gestire in modo efficiente il proprio debito anche negli anni futuri, consolidando il rapporto con CDP e garantendo la sostenibilità finanziaria dell’Ente nel medio-lungo periodo.

In strada con gli alunni per difendere i posti auto per disabili

Il Piccolo Vigile Urbano, la CPD e l’istituto Baricco 

Nonostante le campagne di sensibilizzazione civica, i programmi di denuncia, le azioni continue di Enti istituzionali, associazioni ed istituti scolastici, il malcostume di chi occupa i posti auto riservati ai disabili, pur non avendone diritto, dilaga ovunque, e coinvolge le categorie di cittadini le più variegate e insospettabili. Si tratta di noncuranza, di indifferenza, di inciviltà? La realtà è che questo fenomeno intollerabile, è ormai comune anche nei luoghi che dovrebbero essere deputati alla crescita, all’educazione, esattamente come lo sono le scuole. Per questo la Consulta per Persone in Difficoltà e l’istituto Baricco, nella mattina del 9 febbraio, hanno organizzato all’ingresso dell’istituto scolastico di corso Peschiera 380 l’iniziativa flash mob “Il Piccolo Vigile Urbano”, coinvolgendo gli alunni della scuola primaria e gli insegnanti. Per un giorno sono stati i più piccoli a scendere in strada a difesa dei diritti dei piu deboli, e far rispettare il codice stradale al fine di rendere la scuola un luogo più inclusivo e lanciare un segnale forte alla città. In particolare, Simone e Giorgio, due bambini della scuola primaria, vestiti da vigili urbani in miniatura , hanno presidiato i posti auto per disabili, ispirandosi al modello secondo cui una città a misura di bambino sarebbe sicuramente più fruibile e accessibile per tutti. Insieme a loro, ha vigilato anche il Cipidillo, la storica mascotte della CPD ispirata al Grillo Parlante di Collodi, per rappresentare metaforicamente la voce della coscienza: da oltre 35 anni, per conto della CPD, denuncia e porta all’attenzione  pubblica tutto ciò che resta ancora da fare per migliorare le condizioni di vita delle persone con disabilità. Di recente è sbarcato sui social e ha inaugurato il suo canale Instagram @cipidillo, in cui si presenta come il “tuo trainer emotivo” per superare l’imbarazzo sulla disabilità, e nei suoi contenuti spazia su temi tra i più disparati: dai bagni accessibili alle paralimpiadi quotidiane.

Al termine dell’azione dimostrativa, le classi interessate sono state coinvolte in una serie di laboratori condotti da CPD, per spiegare agli alunni il significato dell’azione civica appena svolta e il valore dell’inclusione sociale. L’iniziativa è nata grazie alla consolidata collaborazione tra la scuola e il Terzo Settore, fondata sui bisogni e le necessità di bambini e famiglie, un legame fortemente voluto dalla dirigente scolastica dell’istituto Baricco, Maria Antonietta Roma, che negli anni ha promosso progetti innovativi e inclusivi coinvolgendo, famiglie, studenti e comunità educante, e dalla CPD.

“La CPD è da sempre impegnata – dichiara Giovanni Ferrero, direttore dell’Ente – in attività di educazione dei più piccoli rispetto ai pregiudizi e al malcostume spesso trasmessi dal mondo degli adulti. Attraverso momenti di formazione nelle scuole, promuove i valori di rispetto e inclusione sociale, necessari per costruire una società più giusta e aperta. Per questo organizza laboratori esperienziali pensati per coinvolgere attivamente bambini e bambine, favorendo lo sviluppo del pensiero critico fin dalla più tenera età”.

Info: 338 7606183

Mara Martellotta

Affitti shock e realtà dei dati, FIAIP Torino chiarisce

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FIAIP Torino – Federazione Italiana agenti immobiliari professionali prende le distanze dagli annunci di locazione relativi a unità abitative di soli 5 o 8 mq, proposte a canoni fino a 1000 euro mensili nella città di Torino recentemente circolato sui social network e rilanciati da programmi televisivi nazionali. Si tratta di annunci fuorvianti, che non rappresentano il reale andamento del mercato immobiliare torinese, e che alimentano percezioni distorte, con il rischio di generare equivoci e tensioni, e possibili bolle speculative, in un comparto come quello degli affitti, già sotto pressione.

Il valore medio dei canoni di locazione, a Torino, secondo il centro studi FIAIP, si colloca tra i 7 e i 22 euro al mq, con punte massime per immobili di particolare pregio che raramente superano i 30 euro al mq. Non esistono pertanto nel mercato torinese canoni pari a 125 o 180 euro al mq. Operazioni di affitto di microsuperfici, come quelle citate, solleverebbero seri dubbi sotto il profilo della regolarità edilizia. Anche se si trattasse di immobili, la cui costruzione risalisse al 1967, per essere venduti o affittati non dovrebbero aver mai cambiato le strutture interne. È sufficiente pensare che una superficie di 8 mq, secondo il regolamento edilizio, non può essere accatastata come stanza o camera all’interno di una casa, poiché inferiore ai parametri minimi abitativi. Ne consegue una domanda: possono superfici di 8 o 5 mq avere regolare abitabilità per essere considerate unità residenziali? FIAIP Torino respinge inoltre ogni strumentalizzazione della professione di agente immobiliare da parete di soggetti che operano nel campo dell’intermediazione senza possederne titolo abilitato o regolare iscrizione presso la Camera di Commercio. I cittadini hanno diritto a ottenere la restituzione delle provvigioni pagate a chi abbia svolto attività di intermediazione senza avere il titolo di agente immobiliare. FIAIP invita i cittadini alla prudenza verso messaggi pubblicitari sensazionalistici e verificare le informazioni presso Enti accreditati, per non cascare in investimenti non aderenti alle promesse, ed è buona regola chiedere visione di un tesserino da agente immobiliare quando ci si rivolge a un mediatore. Il settore immobiliare di Torino si distingue storicamente per equilibrio e accessibilità, caratteristiche da preservare anche con una comunicazione corretta, basata su dati reali e nel rispetto delle regole a tutela dei cittadini. Su questo terreno, FIAIP Torino continuerà a esercitare con determinazione il proprio ruolo sindacale.

Mara Martellotta

Torna CioccolaTò. Torino capitale della filiera del cioccolato

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Torino si prepara a riabbracciare CioccolaTò, l’appuntamento che dal 13 al 17 febbraio 2026 trasformerà Piazza Vittorio Veneto nel centro nevralgico italiano della filiera del cioccolato.

 

Quest’anno l’evento compie un importante salto di qualità, evolvendosi in un vero e proprio hub strategico capace di far dialogare l’intero ecosistema produttivo con l’intrattenimento educativo per le nuove generazioni. La grande novità di questa edizione è la nascita dell’Area B2B, uno spazio esclusivo ospitato nei locali di Signorvino in Piazza Vittorio Veneto, nelle giornate di lunedì 16 e martedì 17 febbraio. Qui, tra la sessione mattutina (9:30 – 12:00) e quella pomeridiana (15:00 – 18:30), produttori d’eccellenza e buyer nazionali e internazionali potranno incontrarsi per stringere nuovi accordi commerciali. Più che una semplice area incontri, questo spazio è stato progettato per accogliere tutti i protagonisti che rendono grande il settore: dagli espositori di CioccolaTò agli sponsor, fino agli operatori individuati dalla Camera di commercio di Torino e dalle principali associazioni di categoria. Il networking coinvolgerà i decision-maker del settore Retail, inclusi buyer della GDO e del Normal Trade, e l’intero comparto HoReCa, dalle pasticcerie e bar caffetterie fino alle catene di ristorazione e al catering. Sarà, inoltre, punto di riferimento per l’artigianato industriale, la Food Industry e le realtà d’eccellenza nel Food Packaging e Food Equipment, specializzate nei macchinari per la lavorazione del cacao. Grazie alla piattaforma di business matching Bsquare, gli operatori potranno contare su un’agenda di appuntamenti ottimizzata, alternando i meeting a momenti di confronto tecnico nella Sala Convegni, dove si terranno conferenze e workshop dedicati ai nuovi trend, all’innovazione e alle principali tematiche della produzione, distribuzione e promozione del cioccolato. Questi momenti formativi si alterneranno a pause più informali nell’Area Relax e Ristoro, creando un equilibrio tra networking, aggiornamento professionale e convivialità.

Ad oggi, sono circa una cinquantina i professionisti registrati sulla piattaforma dedicata https://b2b.cioccola.to.it attraverso cui, nelle fasce orarie 9.30–12.00 e 15.00–18.30, è possibile prenotare un tavolo riservato per i meeting, organizzati in slot della durata di un’ora. Tra i professionisti già iscritti, produttori di cioccolato ed espositori di CioccolaTò, ma anche consulenti aziendali in ambito economico e legale, aziende agricole biologiche, birrifici e un oleificio. Una platea eterogenea per molteplici opportunità. L’impresa del cioccolato: qualche dato di filiera Al 30 settembre 2025, si contavano in Italia 755 imprese della produzione di cacao, cioccolato, caramelle e confetterie. In Piemonte erano presenti 106 imprese, il 14,0% del totale nazionale. A Torino e provincia 52, il 6,9% del totale nazionale. Allargando lo sguardo non solo alla produzione ma al commercio, il commercio all’ingrosso di zucchero, cioccolato e dolciumi a fine settembre 2025 erano presenti 1.929 imprese a livello nazionale, di cui 128 in Piemonte (il 6,6%) e 65 nella città metropolitana di Torino (il 3,4%). Il cioccolato nel mondo. Le esportazioni italiane di cacao, cioccolato, caramelle e confetterie sono ammontate a 2,4 miliardi di euro nei primi 9 mesi del 2025, in crescita del 93,2% nei confronti dello stesso periodo del 2020; anche rispetto al periodo gennaio – settembre 2024 le vendite all’estero nazionali di cioccolata e altre preparazioni alimentari contenenti cacao crescono (+21,3%; 2,0 miliardi di euro). Le spese delle famiglie. Nel 2024 (ultimo dato disponibile), le famiglie italiane hanno speso in media 23 euro al mese per zucchero, prodotti dolciari e dessert (il 4,7% delle spese alimentari), di cui 6,85 euro nella sola categoria del cioccolato, cacao e prodotti alimentari a base di cacao. Il dato è in crescita rispetto al 2022, quando la spesa media famigliare complessiva per dolci e dessert era pari a 20,95 euro, di cui 6,19 per prodotti in cioccolato. Se si analizzano le spese per tipologia famigliare della macrocategoria zucchero, prodotti dolciari e dessert, nel 2024 sono le coppie con oltre tre figli a sostenere la spesa mensile più elevata (37,16 euro), seguite da quelle con due figli (36,05 euro) e un figlio (29,56 euro).

Al contrario, le persone sole over 65 anni sono le famiglie che spendono meno per la categoria (13,31 euro). Nella città di Torino, nel 2024 le 240 famiglie indagate nell’Osservatorio sulle spese delle famiglie torinesi della Camera di commercio di Torino, hanno speso 43 euro mensili in dolciumi (il 10,6% delle spese alimentari), dato in crescita di +1 euro rispetto al 2023. Il ritorno della Casa del cioccolato Dopo il grande successo dell’edizione 2025, che ha registrato il tutto esaurito per ciascuno degli appuntamenti che vi si sono svolti, ritorna anche quest’anno, nel cuore di Piazza Vittorio, lo spazio della Casa del cioccolato, che ospiterà tra il 13 e il 17 febbraio ben 30 appuntamenti totali tra degustazioni, show-cooking, incontri tematici e assaggi da ricordare. La ricca programmazione della Casa del cioccolato si divide infatti in quattro filoni tematici: Dialoghi – che interrogherà i grandi nomi della cioccolateria torinese e internazionale sul futuro del cioccolato, Assaggi – con degustazioni guidate dai grandi nomi della pasticceria locale, Incontri possibili – che introducono i partecipanti all’universo degli accostamenti più o meno inusuali del cioccolato, Show-cooking – con spettacoli da gustare a cura del circuito Mangebin.

Aperte inoltre le prenotazioni per l’intero palinsesto culturale di CioccolaTò con un centinaio di proposte, incontri, letture, laboratori per adulti e bambini, proiezioni al cinema, visite guidate e molto altro, tutto su https://www.cioccola.to.it/.

Dal venerdì nero al futuro incerto di Mirafiori. Il tonfo di Stellantis smaschera il bluff della corsa all’elettrico

Il crollo in Borsa di Stellantis del 5 febbraio 2026 rappresenta molto più di una turbolenza finanziaria: è il segnale evidente delle contraddizioni che hanno accompagnato la transizione energetica nel settore automobilistico europeo. La brusca perdita di valore del titolo, unita alle pesanti svalutazioni e alla sospensione dei dividendi, certifica la fine di una stagione industriale costruita su previsioni eccessivamente ottimistiche sulla diffusione dell’auto elettrica. Le strategie elaborate durante la gestione di Carlos Tavares puntavano a una trasformazione rapida e radicale del gruppo verso la mobilità a zero emissioni, ma il mercato ha dimostrato una capacità di adattamento molto più lenta rispetto alle attese. I costi elevati dei veicoli elettrici, le infrastrutture di ricarica ancora insufficienti e le incertezze legate alla durata delle batterie hanno frenato la domanda, costringendo l’azienda a rivedere investimenti e programmi industriali. Più che un fallimento della sostenibilità ambientale in sé, la crisi sembra evidenziare i limiti di un approccio che ha imposto tempi industriali poco compatibili con la maturità tecnologica e con le reali condizioni del mercato globale.

La vicenda Stellantis si inserisce in un contesto più ampio che coinvolge gran parte dell’industria automobilistica occidentale, sempre più esposta alla concorrenza dei produttori asiatici, sostenuti da filiere integrate e da politiche industriali aggressive. La transizione energetica, pur inevitabile nel lungo periodo, sta rivelando costi economici e sociali più elevati del previsto, imponendo una revisione dei modelli produttivi e delle strategie di investimento.

In questo scenario Torino si trova nuovamente al centro di una fase storica delicata. La città, che ha costruito la propria identità economica attorno all’automobile, continua a dipendere in larga misura dalle scelte di Stellantis e dalle oscillazioni del mercato globale. Lo stabilimento di Mirafiori resta un simbolo industriale e produttivo, ma la sua attività è sempre più legata alla domanda di modelli elettrici, caratterizzata da forti fluttuazioni che incidono direttamente sull’occupazione e sulla stabilità dell’indotto. La trasformazione tecnologica dell’auto, che riduce il numero di componenti meccaniche e modifica profondamente la filiera produttiva, rischia inoltre di indebolire un patrimonio di competenze storicamente legato alla meccanica motoristica.

Allo stesso tempo, Torino conserva risorse che potrebbero trasformare la crisi in opportunità. Il sistema universitario, i centri di ricerca e la progressiva diversificazione verso settori ad alta tecnologia, come l’aerospazio e l’ingegneria digitale, rappresentano elementi fondamentali per costruire un nuovo modello industriale. La revisione delle strategie di Stellantis, sempre più orientate verso una coesistenza di diverse tecnologie di propulsione, potrebbe inoltre favorire una transizione meno traumatica per il tessuto produttivo locale.

Il “venerdì nero” del gruppo automobilistico segna dunque un passaggio simbolico nella storia dell’industria europea: la sostenibilità ambientale resta un obiettivo imprescindibile, ma richiede politiche industriali più pragmatiche e graduali, capaci di conciliare innovazione, competitività e tutela del lavoro. Per Torino, come per l’intero sistema automotive italiano, la sfida non sarà soltanto adattarsi al cambiamento, ma guidarlo, costruendo un futuro industriale meno dipendente da un unico grande protagonista e più fondato su innovazione, ricerca e diversificazione produttiva.

Polizia di Stato, a Torino oltre 90 nuovi agenti

Nei giorni scorsi il questore di Torino Massimo Gambino, ha accolto 62 nuovi agenti e 31 viceispettori della polizia di Stato, destinati ai quartieri della città. I  poliziotti giunti a Torino saranno collocati nelle diverse articolazioni della Questura e dei commissariati di polizia di Stato per intensificare i controlli nelle aree urbane più sensibili.

 

L’arrivo di nuove forze della Polizia di Stato rappresenta un segnale concreto di rafforzamento della sicurezza sul territorio torinese. Nei giorni scorsi il questore di Torino, Massimo Gambino, ha accolto 93 nuovi operatori, tra cui 62 agenti e 31 viceispettori, destinati a essere impiegati nei diversi presidi della città e dell’area metropolitana.

Il potenziamento degli organici risponde all’esigenza di intensificare l’attività di controllo e prevenzione, soprattutto nei quartieri considerati più delicati dal punto di vista dell’ordine pubblico. I nuovi poliziotti saranno distribuiti tra la Questura e i commissariati cittadini, contribuendo a rafforzare la presenza delle forze dell’ordine sul territorio e a migliorare la capacità operativa nei servizi di pattugliamento, monitoraggio e intervento.

L’inserimento di nuove risorse arriva in un momento in cui il tema della sicurezza urbana continua a rappresentare una priorità per le istituzioni e per i cittadini. L’obiettivo è garantire una maggiore presenza visibile delle forze dell’ordine nelle aree più frequentate e nei contesti urbani caratterizzati da maggiori criticità, con particolare attenzione alla prevenzione dei reati e al contrasto dei fenomeni di degrado.

I viceispettori, grazie al loro ruolo di coordinamento operativo, contribuiranno a rafforzare l’organizzazione dei servizi sul campo, mentre i nuovi agenti saranno impiegati prevalentemente nelle attività di controllo del territorio e nelle operazioni di polizia giudiziaria e amministrativa. Il rafforzamento dell’organico consentirà inoltre di sostenere con maggiore efficacia le attività investigative e i servizi straordinari predisposti in occasione di eventi o situazioni che richiedono un’intensificazione delle misure di sicurezza.

L’arrivo dei nuovi operatori si inserisce in una più ampia strategia nazionale volta a potenziare la presenza della Polizia di Stato nelle principali città italiane, con l’obiettivo di rispondere alle esigenze di sicurezza espresse dalle comunità locali e di garantire un presidio costante del territorio.

Per Torino, città caratterizzata da una forte complessità sociale e urbana, l’incremento delle risorse rappresenta un passaggio importante per rafforzare il rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni e per consolidare il lavoro quotidiano svolto dalle forze dell’ordine nella tutela della sicurezza pubblica.

Montagna, il Piemonte corre ai ripari: fondi anche ai comuni esclusi

La Regione Piemonte è impegnata a garantire sostegno e attenzione ai territori montani che, a seguito della nuova classificazione nazionale, rischiano di essere esclusi dall’elenco dei comuni riconosciuti dalla legge sulla montagna. L’obiettivo è assicurare continuità alle politiche di sviluppo e di supporto alle comunità locali, evitando che vengano penalizzate aree che mantengono caratteristiche di fragilità e peculiarità tipiche dei territori montani.

In questo contesto si inserisce l’emendamento presentato dall’onorevole Riccardo Molinari alla legge sulla montagna, che attribuisce alle Regioni un ruolo più attivo nella gestione delle risorse.

«Grazie a questa modifica normativa, le Regioni potranno destinare fondi anche ai comuni montani esclusi dalla nuova classificazione, adottando un approccio più flessibile e vicino alle reali esigenze dei territori – spiegano l’assessore regionale alla Montagna, Marco Gallo, e l’assessore regionale agli Enti locali, Enrico Bussalino –. I comuni montani rappresentano una componente essenziale dell’identità e dell’equilibrio del Piemonte e meritano interventi concreti e coerenti con le loro necessità».

La legge che disciplina il riconoscimento e la valorizzazione delle zone montane introduce criteri più chiari e trasparenti per l’assegnazione delle risorse, superando criticità del passato che avevano consentito finanziamenti anche a comuni privi di reali caratteristiche montane. Per il triennio 2025-2027 sono previsti stanziamenti pari a 200 milioni di euro annui, destinati allo sviluppo delle aree effettivamente montane.

La normativa stabilisce inoltre che la quota regionale del FOSMIT (Fondo per lo sviluppo delle montagne italiane) possa essere gestita direttamente dalle Regioni.

Resta infine confermato che la nuova classificazione non incide né sulle misure della PAC (Politica Agricola Comune) né sulle esenzioni IMU relative ai terreni agricoli situati nei comuni montani, garantendo così la continuità delle principali agevolazioni esistenti.

Spaccio e rapine, il bilancio dei controlli straordinari della polizia a Torino

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Dall’inizio del 2026 la Questura di Torino ha pianificato 43 controlli straordinari del territorio di cui 18 ad alto impatto. I servizi, coordinati dalla Polizia di Stato, hanno riguardato tutte le aree cittadine e sono stati finalizzati al contrasto dei fenomeni di illegalità quali spaccio di sostanze stupefacenti e reati predatori.

Nel corso di questa attività sono state identificate oltre 3000 persone, e sottoposti a controllo 600 veicoli e 106 esercizi commerciali, tra locali di pubblico spettacolo e somministrazione alimenti e bevande, sale gioco e strutture ricettive. Complessivamente sono state arrestate 4 persone per ricettazione, maltrattamenti, evasione dagli arresti domiciliari e reati inerenti lo spaccio di sostanze stupefacenti, e 21 soggetti sono stati denunciati in stato di libertà; mentre sono una cinquantina gli illeciti amministrativi riscontrati per un totale di oltre 15000 euro per scarse condizioni igieniche sanitarie e violazione del regolamento di polizia urbana.

Tra le diverse operazioni, si segnala quella avvenuta nel quartiere Aurora negli ultimi giorni di gennaio, quando i poliziotti del Commissariato di P.S. Dora Vanchiglia hanno trovato, in un alloggio occupato illegalmente da due cittadini extracomunitari, un chilo e mezzo di hashish e 176 pezzi tra computer, strumenti musicali, tablet, telefoni cellulari, console, orologi, attrezzi da cantiere, monopattini e biciclette, di probabile provento furtivo. Tra il materiale rinvenuto anche un drone. L’immobile, occupato abusivamente, è stato poi restituito al legittimo proprietario.

Diversi anche i controlli all’interno di attività commerciali, che hanno portato all’emissione di sanzioni per diverse migliaia di euro. Tra questi, in un circolo di corso Moncalieri, gli agenti dal Commissariato Barriera Nizza hanno sequestrato 155 chili di alimenti in cattivo stato di conservazione destinati alla somministrazione. Gli stessi ambienti di lavoro sono risultati in pessime condizioni igienico sanitarie, con la presenza in tutti i locali di sporcizia e escrementi di roditori.

I controlli continueranno con cadenza regolare.