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Lo Russo: “Torino ferita, la Città si costituirà parte civile”

Dopo gli scontri avvenuti a Torino sabato scorso, il sindaco Stefano Lo Russo è intervenuto a fornire comunicazioni in aula nella seduta del 2 febbraio 2026 del Consiglio Comunale.

Il primo cittadino ha ricostruito i fatti della manifestazione, ampiamente preannunciata, che ha raccolto adesioni da varie parti d’Italia e dall’estero.

Ha quindi illustrato il Piano operativo integrato adottato per garantire incolumità pubblica, tutela delleinfrastrutture e continuità dei servizi essenziali, recependo le indicazioni della Questura.

Sabato i tre cortei sono iniziati in maniera pacifica e senza danneggiamenti alle ore 14.30 – ha spiegato – per poi riunirsi in corso Cairoli, raggiungendo un totale di circa 20mila persone, e proseguire verso corso Regio Parco. Parte del corteo – ha precisato – ha però deviato verso l’immobile dell’ex Centro sociale Askatasuna, in corso Regina Margherita.

Secondo quanto riferito dalla Questura, si è trattato di circa 1.500 violenti che, attraverso l’utilizzo di scudi protettivi in lamiera, pietre, pezzi di selciato, bottiglie, razzi, bombe carta e artifici pirotecnici lanciati sfruttando tubi di lancio artigianali, hanno scagliato numerosi attacchi alle Forze dell’Ordine, per circa due ore, che hanno causato il ferimento di più di 100 agenti.

Ci sono stati due arresti in flagranza e un altro in flagranza differita, considerato tra i componenti del gruppo responsabile della violenta aggressione a un operatore della Polizia di Stato. Altre 24 persone sono state denunciate. I costi preventivi e di ripristinodei danneggiamenti sono pari a circa 164mila euro – ha affermato il primo cittadino.

Torino – ha dichiarato Lo Russo – è stata ferita. È stata ferita materialmente, nei suoi quartieri, nei suoi spazi pubblici, ma soprattutto è stata ferita nella sua identità civile, da violenze che non hanno nulla di politico, nulla di ideale e nulla di nobile.

La democrazia rifiuta la violenza – ha sottolineato, citando Norberto Bobbio e ribadendo che la violenza non è mai una forma di conflitto legittimo e che “non c’è niente di rivoluzionare nel colpire in dieci un agente di Polizia”.

Ha quindi annunciato che la Città di Torino si costituirà parte civile in tutti i procedimenti giudiziali nei confronti dei responsabili delle violenze, a tutela degli agenti feriti, dei cittadini colpiti e dell’interesse collettivo.

E ha proposto il conferimento di una civica benemerenza all’agente Alessandro Calista colpito vigliaccamente durante gli scontri e al suo collega Lorenzo Virgulti che lo ha soccorso e tratto in salvo, come segno concreto di gratitudine della città e come riconoscimento simbolico a tutte le donne e tutti gli uomini delle Forze dell’Ordine “che hanno operato in condizioni difficilissime”.

Ha poi ricordato che questa volta tutte le forze politiche, a ogni livello, hanno preso unanimemente le distanze dalle violenze, senza ambiguità, e che a Torino hanno sfilato decine di migliaia di persone in modo pacifico: un corteo partecipato, composto e plurale, il cui significato è stato oscurato dall’azione di frange violente organizzate. Non si può fare ricadere su manifestanti pacifici “tutto l’onere di non aver isolato tempestivamente chi è arrivato con l’unico obiettivo di praticare violenza” – ha affermato.

Mi aspetto – ha detto il sindaco – che lo Stato sappia intervenire e prevenire quando le informazioni ci sono e il rischio è conosciuto. Gli scontri non nasconosabato sera e lo sgombero di Askatasuna non ha evitato le violenze – ha affermato Lo Russo, invitando a non fare semplificazioni e strumentalizzazioni.

Oggi – ha rimarcato – ci troviamo di fronte a una “spinta anti-sistema” che nasce da frammentazione, disagio, rifiuto e rabbia, “in forme nuove, disordinate,talvolta contraddittorie”.

Ha quindi ribadito che l’immobile di corso Regina Margherita 47 “tornerà nella piena disponibilità della Città” e che non verrà lasciato vuoto né abbandonato.

La politica è responsabilità verso il futuro e verso le Istituzioni – ha dichiarato, parafrasando Aldo Moro –e che “usare episodi di questa gravità per regolare conti politici è irresponsabile, perché piega i fatti a logiche di parte e alimenta ulteriormente la tensione”.

La città è stata violentata dai violenti – ha concluso Lo Russo – ma è anche una città che ha mostrato, ancora una volta, la forza silenziosa della sua parte migliore.

Nel dibattito in Sala Rossa, FedericaScanderebech (Forza Italia) ha affermato che quanto accaduto – scontri, guerriglia urbana e feriti fra le Forze dell’ordine – è il risultato di un problema di legalità e ordine pubblico che non può più essere ignorato. Il segnale evidente di una deriva che colpisce Torino e l’intera nazione. Una violenza inaccettabile e incompatibile con la convivenza democratica. Nessuna ambiguità – ha chiesto la consigliera, riferendosi agli esponenti di Avs presenti in piazza. Chi ha manifestato, ha difeso l’illegalità ha detto. Ha quindi chiesto al sindaco un segnale forte di distanza da Avs, per non diventare complice di quanto sta accadendo.

Per Giuseppe Catizone (Lega) il sindaco scivola sulla banana di Avs, perché nella manifestazione di sabato erano presenti violenti che arrivano e dialogano con una parte ben precisa di questa Maggioranza. Per il consigliere, era evidente la presenza di un furgone riconducibile ad Askatasuna, da dove è poi partito il corteo di incappucciati che hanno premeditato le violenze verso le Gorze dell’ordine. Risarcire i danni sarà doveroso, ma il compito della politica è tracciare una linea netta tra il diritto di manifestare e quello di distruggere la città sfogando rabbia sociale repressa – ha dichiarato.

Andrea Russi (M5S) ha espresso solidarietà alle Forze dell’ordine e ai giornalisti, ma ha ricordato che nella manifestazione erano presenti anche persone che volevano portare la propria voce e le proprie ragioni. Da mesi si alza il tono dello scontro, il rischio era evidente – ha detto. Ha quindi concordato con il sindaco che non spettava ai manifestanti la gestione dei delinquenti, ritenendo però che servisse anche la presa di distanza degli organizzatori, che non c’è stata. Politica e antagonismo devono seguire strade diverse – ha sostenuto. Per il consigliere le conseguenze sono funzionali a una Festra che da tempo sta cercando di restringere gli spazi di manifestazione e irrigidire le norme. E la militarizzazione del quartiere non ha aiutato, alzando ulteriormente il livello dello scontro – ha precisato. Per Russi, Torino non ha paura, ma è stanca delle violenze di pochi per le quali pagano il prezzo tutti.

Secondo Enzo Liardo (FDI) si è assistito alla solita manifestazione degenerata, che ha messo a ferro e fuoco la città, causato ferimenti, messo in discussione la vita dei torinesi. La criticità di fondo – ha sottolineato – sta nella copertura politica di cui ha goduto Askatasuna, che ha sottratto per trent’anni un bene alla disponibilità pubblica per le proprie esigenze. Liardo ha auspicato che il Centro sociale in futuro prenda uno spazio in affitto come tutti i cittadini e le associazioni torinesi e ha chiesto al sindaco di sollevare l’assessore Rosatelli dall’incarico.

Pino Iannò (Torino Libero Pensiero) ha ricordato il problema strutturale di una Giunta incapace di assumere posizioni chiare, condizionata dalla presenza di Avs. Ha definito il sindaco ostaggio di una maggioranza fragile, incapace di prendere posizioni nette e la responsabilità politica che ne consegue. Ha concluso chiedendo al sindaco se davvero governa questa città.

Pierlucio Firrao (Torino Bellissima) ha definito l’accaduto una vendetta di Askatasuna, un corteo organizzato da una frangia violenta evidente già in anticipo nei suoi sviluppi. Firrao ha detto che la situazione si potrà superare se la Sinistra isolerà i violenti, come fece il Pci negli Anni di piombo; viceversa gli episodi si ripeteranno e sarà una continua escalation. Firrao ha definito uno sbaglio la partecipazione di Avs al corteo e ha invitato il sindaco a non essere ambiguo nella sua azione politica.

Fabrizio Ricca (Lega) ha sostenuto che la politica fatta male legittima le violenze. Rosatelli – ha affermato – può restare in Giunta, così – ha dichiarato – si potrà raccontare quale deriva stia prendendo il Consiglio Comunale e chi difenda le frange antagoniste in città.

Valentina Sganga (M5S) ha evidenziato quanto la violenza sia inaccettabile sempre, ma che per la Destra lo è quando conviene. Gravissima è l’aggressione al poliziotto, ma c’è una Destra che usa Torino come passerella, silente davanti al genocidio palestinese, nessuna difesa dei carabinieri fatti inginocchiare in Cisgiordania, o che guarda con favore all’Ice americana – ha detto. Askatasuna – ha sottolineato – non è un problema: è un pretesto per contrastare il dissenso. Non era in discussione un luogo, ma la possibilità di dissentire, per questo le persone erano in piazza – ha concluso.

Per Silvio Viale (+ Europa, Radicali Italiani) sabato non è scesa in piazza la parte migliore della città. Tutti sapevano – ha sostenuto – quello che sarebbe successo perché tutto era previsto e premeditato sotto la direzione di chi ha convocato Centri sociali da tutta Italia, portando a Torino tutto il “know-how” di guerriglia della Val di Susa.

Domenico Garcea (Forza Italia) ha sottolineato che Torino ha subìto un autentico assalto. Ha approvato la costituzione del Comune come parte civile, sostenendo che il suo Partito lo chiedeva da tempo. Ha poi affermato che la partecipazione al corteo da parte degli esponenti di Avs ha violato il principio di legalità, chiedendo le dimissioni dell’assessore Rosatelli e l’estromissione di Avs dalla maggioranza, sottolineando come il diritto di manifestare sia sacro, mentre non lo è quello di devastare.

Ferrante De Benedictis (Fratelli d’Italia) ha affermato che questo è il tempo delle scelte di campo, aggiungendo che da parte del Comune ci sono state leggerezza e mancanza di posizioni nette nei confronti di Askatasuna. Per l’esponente di FdI, la manifestazione era stata organizzata per destabilizzare la città e i partecipanti ne erano coscienti. La politica, ha aggiunto, ha la responsabilità di scegliere se stare dalla parte dello Stato o al fianco di chi distrugge: ha quindi definito quello di Askatasuna come terrorismo rosso, stigmatizzando chi lo ha appoggiato.

Claudio Cerrato (PD) ha ribadito che il suo Gruppo consiliare si è riconosciuto totalmente nelle parole del sindaco, invitando a non minimizzare, né strumentalizzare quanto accaduto sabato scorso. Ha poi espresso solidarietà alla cittadinanza, in particolare a chi vive o lavora a Vanchiglia e ai manifestanti pacifici (sottolineando come la democrazia sia il rispetto delle minoranze), agli operatori dell’informazione e alle Forze dell’ordine, in primo luogo ai loro feriti. Chi ha l’onore di rappresentare i propri concittadini, ha conclusi Cerrato, deve dimostrare responsabilità, non soffiare sul fuoco e lavorare per il bene delle persone che vivono a Vanchiglia e in città.

Ha espresso solidarietà alle Forze dell’ordine ancheSimone Fissolo (Moderati), dichiarandosi d’accordo con la proposta del sindaco per una benemerenza ai due poliziotti feriti e ribadendo come la violenza non appartenga a questa città. Ha quindi stigmatizzato la partecipazione a una manifestazione che aveva chiaramente l’obiettivo di riprendersi un luogo sgomberato da poco. Per il consigliere adesso serve sostenere le associazioni che lavorano nel quartiere e ripristinare la normalità nel quartiere Vanchiglia.

Emanuele Busconi (Sinistra Ecologista) ha condannato le violenze arrivate dopo quattro ore di manifestazione pacifica e dopo che una marea di persone aveva attraversato la città senza alcun problema. Una storia sbagliata e violenze compiute da chi non ha a cuore il futuro di Vanchiglia e rispetto per i torinesi. Ha poi ribadito l’essenza nonviolenta del suo Gruppo, la necessità di non cadere nelle provocazioni dello sciacallaggio di bassa lega e non semplificare la realtà. Sarebbe un venire meno alle responsabilità di rappresentanza, una mancanza di rispetto verso la città e chi ha manifestato pacificamente sabato – ha affermato.

Ha ringraziato il sindaco, Tiziana Ciampolini (Torino Domani), per le parole di responsabilità e laprofondità di analisi del suo intervento. L’aggressione alle Forze dell’ordine, a cui ha espresso piena solidarietà, ha cancellato la presenza della moltitudine di persone che ha manifestato pacificamente e, facendole sparire dai media, li ha rese irrilevanti – ha detto. Per la consigliera, i violenti fanno solo il gioco di chi vuole usare altra violenza per reprimere il dissenso e la partecipazione dal basso. Ha quindi auspicato la presa di distanza dai violenti da parte di chi si sta impegnando per riottenere uno spazio pubblico. Si apriranno mediazioni generative per Vanchiglia, che sta difendendo i suoi spazi sociali – ha concluso.

Elena Apollonio (Alleanza dei Democratici – DemoS) ha definito gli episodi di sabato un evento da condannare e ha ribadito il sostegno alle attività di pubblica sicurezza, per poi stigmatizzare i comportamenti violenti di gruppi estremisti incapaci di portare valori e significato politico alla manifestazione. Ha quindi richiamato la necessità di non nutrire di violenza ulteriore un periodo storico complesso come l’attuale e ha confermato l’appoggio alla Giunta Lo Russo.

Pietro Abbruzzese (Torino Bellissima) ha richiamato i giovani consiglieri di Avs, criticandoli per aver appoggiato un corteo che, già in partenza, si sapeva sarebbe sfociato in violenza. Ha poi richiamato la vicenda delle Br che venne superata quando la Sinistra comprese la loro natura terroristica e haauspicato un medesimo atteggiamento nei confronti dei violenti di oggi. Infine, ha ringraziato i poliziotti che guadagnano poco e sono costretti ad atti eroici.

Da Palazzo Civico Ufficio Stampa

La conta dei danni dopo la devastazione

La guerriglia urbana avvenuta sabato in corso Regina Margherita e nelle vie vicine nel quartiere di Vanchiglia ha causato numerosi danni. Distrutti dagli antagonisti in corteo per Askatasuna diverse vetrine e bancomat, muri imbrattati segnali stradali divelti, arredi urbani vandalizzate e cassonetti bruciati. Ora si fa la conta dei danni sia dei privati sia al patrimonio pubblico.

Scontri a Torino, riunione del governo: in arrivo un nuovo decreto sicurezza

All’indomani dei disordini scoppiati a Torino durante la manifestazione di Askatasuna, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha annunciato la convocazione di una riunione dedicata alle “recenti minacce all’ordine pubblico” e all’esame delle nuove disposizioni contenute nel decreto sicurezza.

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Scontri Torino, oggi riunione del governo: in arrivo un nuovo decreto sicurezza

Neve anche in pianura a Torino e in Piemonte

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Dopo un weekend all’insegna del sole, tra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio è in arrivo una nuova ondata di maltempo di origine atlantica, accompagnata da un calo delle temperature e possibili nevicate. Il peggioramento è atteso a partire dal pomeriggio di lunedì 2 febbraio, con le prime precipitazioni in intensificazione durante la notte tra il 2 e il 3 febbraio. In queste ore la neve potrebbe spingersi fino in pianura, interessando anche l’area urbana di Torino. Il ritorno dei fiocchi è previsto tra le 4 e le 7 del mattino. Gli accumuli nel Torinese dovrebbero restare contenuti, tra i 2 e i 4 centimetri, mentre sulle colline potrebbero raggiungere i 15 centimetri.

Mara Martellotta

Riflessioni su un disastro per la democrazia

IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni

Ogni epoca ha le sue violenze. Questo è l’insegnamento che ci deriva dalla storia. Ci sarebbe la tentazione  di considerare i fatti di Torino del 31 gennaio in una linea di continuità, ad esempio, con Lotta Continua che mise a ferro e fuoco parti della città con l’assalto all’ “Angelo Azzurro” (che costò la morte atroce di un giovane lavoratore studente) e alla sede del MSI. Lotta continua giunse alla demonizzazione e all’assassinio del commissario Calabresi e parte di essa confluì nel terrorismo armato e un’altra parte nel giornalismo radical – chic alla Gad Lerner. Certo la violenza è sempre la stessa, ma i fatti di Torino fanno pensare al G8 di Genova che fu una vera devastazione della città. L’episodio del poliziotto pestato fa pensare al carabiniere che Giuliani avrebbe voluto uccidere con un estintore. Anche a Genova venne reclutata manovalanza violenza all’estero come in parte a Torino. Ciascuno mescolerà inevitabilmente i suoi ricordi, ma il fatto indiscutibile è che per 30 anni Torino ha tollerato l’occupazione dell’edificio di Corso Regina, diventato un covo della violenza in città e in Val Susa contro la Tav. In Val Susa gli contro la polizia sono stati continui e molto sanguinosi, ma quasi tutti hanno minimizzato. La procuratrice Generale del Piemonte che si sta rivelando una magistrata davvero fuori ordinanza, ha denunciato la realtà che si raccoglie dietro Askatasuna e ha denunciato la connivenza di certa borghesia torinese con un coraggio e una lucidità eccezionali. Gli intellettuali torinesi tacciono o vanno ad applaudire al palazzetto dello Sport Barbero e D’Orsi che si ritengono perseguitati e ragionano ormai con degli slogan preconfezionati. Gli intellettuali torinesi non ci sono più. Al massimo ci sono dei professori in cerca di una  notorietà che non arriva. Al massimo ci sono collaboratori di giornali che scrivono le solite vulgate o parlano d’altro. Solo Carmine Festa ha scritto un editoriale sul Corriere degno di attenzione e rispetto. Tutti i militanti dell’antifascismo a costo zero perché il fascismo non c’è più da 81 anni, si trincerano dietro la parola magica Resistenza che non a caso è quella evocata anche dai cortei violenti del 31 gennaio che hanno bloccato la vita di un’intera città. Mentre vorrei chiedere all’Anpi di esprimersi su questo uso improprio della parola resistenza, mi domando come sia possibile in democrazia che 20-30 mila manifestanti possano bloccare una città intera persino nei soccorsi di emergenza. Questa non è più democrazia, ma prepotenza, mentre l’idea di trattare con i manifestanti per evitare incidenti si è rivelata un’utopia. Non è possibile che le Forze di Polizia siano lasciate in balia della violenza senza che l’imperio della legge abbia il sopravvento e tutti gli incappucciati siano identificati e arrestati in fragranza di reato. I fatti di Torino ci insegnano che la violenza bruta va stroncata, anzi andava da tempo stroncata. Il clima che si respira è quello della guerra civile e del terrorismo brigatista a cui si sicuramente guardano questi estremisti. Eletti nelle istituzioni che sfilano dietro alle insegne di Askatasuna vanno denunciati come fiancheggiatori della violenza ed emarginati dalla politica. Dicono che non sia possibile distinguere preventivamente gli estremisti violenti dai manifestanti “non violenti”. Ho qualche dubbio in proposito. Tuttavia, se è  davvero impossibile identificare e prevenire, allora devono essere i non violenti senza virgolette a disertare certi cortei, isolando a priori l’ala degli scatenati.   Senza drastici provvedimenti presi in modo tempestivo Torino non  potrà liberarsi da chi vuole impadronirsi della città come neppure gli squadristi fecero con la Marcia su Roma perché il Re fellone chiamò al potere Mussolini.  Il fascismo qui non c’entra e i contesti storici sono diversissimi, ma il biennio rosso dopo la Grande Guerra inaugurò una stagione fi ubriacatura ideologica e di violenza che portò a dover scegliere – come disse Croce – tra ordine e libertà. Quel cartello dietro al corteo di sabato che evoca la Resistenza fa pensare all’abbaglio incredibile dello storico partigiano Guido Quazza che vide nei contestatori violenti del ‘68 gli eredi dei partigiani.

Askatasuna, 100 agenti feriti negli scontri di Torino. Dimesso il poliziotto aggredito

È stato pesante il bilancio della manifestazione di ieri a Torino in sostegno al centro sociale Askatasuna, sfociata in violenti scontri con le forze dell’ordine. Secondo i dati forniti dalle autorità, tra i 29 e i 31 agenti di polizia, carabinieri e Guardia di Finanza hanno riportato ferite nel corso dei disordini, alcuni dei quali hanno richiesto il ricovero ospedaliero. Si parla in realtà di 100 agenti feriti. Dimesso con prognosi di 20 giorni il poliziotto aggredito a colpi di martello e con prognosi di 30 il collega che lo ha soccorso.

Il corteo, al quale hanno partecipato migliaia di persone provenienti anche da altre città, era stato organizzato per protestare contro lo sgombero dello storico centro sociale. La situazione è degenerata quando una parte dei manifestanti ha forzato il percorso autorizzato, tentando di avvicinarsi all’area dell’ex sede di Askatasuna. A quel punto si sono verificati lanci di oggetti, petardi e fumogeni contro i reparti schierati, mentre le forze dell’ordine hanno reagito con cariche e lacrimogeni per contenere l’avanzata.

Oltre agli agenti feriti, il bilancio complessivo parla di numerosi contusi anche tra i manifestanti e di diversi interventi del 118. Le forze di polizia hanno effettuato arresti e denunce nei confronti di alcuni partecipanti ritenuti responsabili degli episodi più gravi.

La giornata di violenza ha suscitato forti reazioni politiche e istituzionali. Dal governo è arrivata una condanna netta degli scontri e la solidarietà agli operatori feriti, mentre proseguono le indagini per ricostruire nel dettaglio le responsabilità e valutare eventuali ulteriori provvedimenti.

Meloni a Torino per incontrare agente ferito e forze dell’ordine

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni è arrivata in mattinata all’aeroporto di Caselle. Scopo della visita incontrare gli agenti e i militari coinvolti nei violenti scontri di ieri, fra le Forze dell’ordine e i manifestanti per lo sgombero del centro Askatasuna. Meloni si è recata a far visita all’agente Alessandro Calista, ferito e ricoverato alle Molinette.

Torino sotto assedio: il giorno della vergogna. La piazza che tradisce se stessa, barbarie al corteo pro Askatasuna

La manifestazione nazionale svoltasi ieri a Torino  a sostegno del centro sociale Askatasuna si è conclusa con gravi disordini, trasformando quella che era stata presentata come una protesta politica in una giornata segnata da violenze e tensioni diffuse. Le immagini del poliziotto aggredito da vigliacchi incappucciati fanno rabbrividire. Eppure ci sarà qualche esponente politico di sinistra che avrà il coraggio di trovare attenuanti nei loro confronti. E’ stato il giorno della vergogna.

Secondo le ricostruzioni giornalistiche, e le immagini televisive il corteo – al quale hanno partecipato attivisti provenienti anche da altre città – ha progressivamente perso ogni carattere pacifico. Alcuni gruppi, separandosi dal percorso autorizzato, hanno dato vita a scontri con le forze dell’ordine, utilizzando oggetti contundenti, petardi e materiali pirotecnici. La situazione è rapidamente degenerata, rendendo necessario l’intervento della polizia per contenere i disordini e ristabilire l’ordine pubblico.

Nel corso degli scontri sono rimasti coinvolti agenti di polizia, colpiti durante le fasi più concitate, e giornalisti impegnati nel racconto dei fatti, che in più occasioni sarebbero stati presi di mira mentre svolgevano il proprio lavoro. Un elemento particolarmente grave, che solleva interrogativi sulla tutela della libertà di informazione in contesti di forte radicalizzazione.

Quanto accaduto a Torino non può essere ricondotto all’esercizio del diritto di manifestare, garantito dalla Costituzione, ma rappresenta una deriva violenta inaccettabile, che nulla ha a che vedere con il confronto democratico. La libertà di espressione presuppone il rispetto delle persone e delle istituzioni: quando lascia spazio all’aggressione fisica e all’intimidazione, perde la propria legittimità.

Gli scontri hanno avuto effetti anche sulla vita quotidiana della città. Diverse attività commerciali hanno abbassato le saracinesche per precauzione, mentre alcune aree sono rimaste a lungo paralizzate, con disagi per residenti, lavoratori e visitatori. Episodi di questo tipo incidono inevitabilmente sull’immagine urbana e sulla percezione di sicurezza, elementi fondamentali per l’attrattività economica e turistica di Torino.

Non è la prima volta che le mobilitazioni legate alla vicenda di Askatasuna sfociano in momenti di forte tensione. Tuttavia, la giornata del 31 gennaio segna un ulteriore salto di qualità nella conflittualità, ponendo con forza il tema del confine tra protesta e violenza.

Il diritto di dissentire resta un pilastro della democrazia, ma non può essere usato come giustificazione per atti che mettono a rischio l’incolumità delle persone, colpiscono chi informa e minano la convivenza civile. Su questo punto, il dibattito pubblico appare sempre più urgente e necessario.

Guerriglia urbana, aggressione violenta a un poliziotto: una decina di agenti feriti

Nell’immagine di copertina un frame del video che documenta l’aggressione violenta da parte degli antagonisti nei confronti di un agente di polizia rimasto isolato durante l’attacco dei sostenitori di Askatasuna. Il giorno della vergogna.
Dopo un inizio di corteo tranquillo alla manifestazione nazionale pro Askatasuna di oggi a Torino, verso sera il solito scenario da guerriglia. I manifestanti antagonisti più estremisti hanno dato vita a scontri con la polizia nei pressi dell’edificio che ospitava il centro sociale in corso Regina Margherita. Il cordone delle forze dell’ordine ha reagito con gli idranti, dai manifestanti lancio di pietre e bottiglie. Colpito un giornalista rimasto  ferito a una gamba dal lancio di un sasso. Sarebbero 11 gli agenti feriti, una camionetta è stata data alle fiamme.

Migliaia in piazza per Askatasuna. Città blindata e traffico bloccato

Nel pomeriggio i tre cortei per per Askatasuna, si sono riuniti in centro città. In testa i collettivi universitari. Sarebbero 15mila le persone in piazza secondo la stima della digos e invece 50 mila secondo gli organizzatori. Disagi per i cittadini causati da lunghe code e traffico lungo le strade del centro. A Palazzo Nuovo alcuni partecipanti hanno pernottato all’interno dell’università occupata. Con i manifestanti ci sono anche famiglie e residenti del quartiere di Vanchiglia. Schierati circa mille agenti della polizia, duecento carabinieri e un centinaio di finanzieri.