Giovanni Zippo ex guardia giurata di 41 anni è’ stato condannato a 27 anni di reclusione dalla Corte d’Assise di Torino. La condanna è stata emessa per l’esplosione del 30 giugno 2025 in una palazzina di via Nizza, in cui perse la vita il 33enne Jacopo Peretti e altre persone rimasero ferite. La procura aveva chiesto 25 anni. L’accusa è omicidio volontario.
Prezzi al consumo a Torino, le ultime variazioni
Nel mese di giugno 2026, a seguito della rilevazione dei prezzi effettuata dall’Ufficio di Statistica della Città di Torino, l’indice complessivo dei prezzi al consumo per l’intera collettività (Nic) è risultato pari al 102,8 (Base Anno 2025=100) registrando una variazione del -0,1% rispetto al mese precedente e segnando una variazione del +2,9% rispetto al mese di giugno 2025 (tasso tendenziale).
I prezzi dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto segnalano -0,6% sul mese precedente e +3,5% su giugno 2025. I prezzi dei prodotti a media frequenza d’acquisto segnalano una variazione del +0,1% rispetto al mese di maggio 2026 e del +3,2% rispetto all’anno precedente. I prezzi dei prodotti a bassa frequenza d’acquisto segnalano +0,8% rispetto al mese precedente e una variazione del +2,2% rispetto a giugno 2025.
Nella tipologia di prodotto dei Beni, si rileva -0,3% su base congiunturale e +3,3% su base tendenziale.
I prodotti in rilevazione hanno subito queste variazioni: Alimentari -1,2% sul mese precedente e -0,2% sull’anno precedente; Energetici +0,3% sul mese precedente e +16,4% sull’anno precedente; Tabacchi invariato sul mese precedente e +4,0% sull’anno precedente; altri beni +0,1% sul mese precedente e +0,6% sull’anno precedente.
Nella tipologia di prodotto dei Servizi, si registra +0,4% su base congiunturale e +2,8% su base tendenziale. Sono state riscontrate le seguenti variazioni: servizi relativi all’Abitazione +0,3% sul mese precedente e +3,5% sull’anno precedente; relativi alle Comunicazioni invariato sul mese precedente e -2,3% sull’anno precedente; ricreativi, culturali e per la cura della persona -1,0% sul mese precedente e +2,4% sull’anno precedente; relativi ai Trasporti +1,8% sul mese precedente e +3,1% sull’anno precedente; servizi vari +1,3% sul mese precedente e +2,6% sull’anno precedente.
L’inflazione di fondo al netto degli energetici e degli alimentari freschi segnala +0,1% rispetto al mese precedente e +1,6% rispetto all’anno precedente.
L’Indagine dei Prezzi al Consumo è stata effettuata secondo le disposizioni e le norme tecniche stabilite dall’ISTAT.
I dati relativi al mese di giugno si possono consultare QUI.
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- Arte e Cultura: Fino al 7 settembre è visitabile l’esposizione “MonumenTO, Torino Capitale” a Palazzo Madama Eventi a Torino: Luglio 2026, mentre i Musei Reali ospitano l’Estate Reale con appuntamenti nel Teatro Romano Estate 2026 a Torino, cosa fare: gli eventi da non perdere.
Forum Acque 2026
Si accendono i riflettori sulla qualità delle acque lacustri piemontesi. In occasione del Forum Acque 2026, Legambiente ha presentato i risultati della nuova campagna di monitoraggio di Goletta dei Laghi, che ha interessato il lago di Viverone, i laghi Grande e Piccolo di Avigliana, il lago d’Orta e la sponda piemontese del lago Maggiore.
L’esito delle analisi microbiologiche evidenzia numerose criticità: dei 23 punti sottoposti a controllo, il 65% è risultato oltre i limiti di legge. L’unica eccezione è rappresentata dal lago di Viverone, dove tutti i punti esaminati sono risultati conformi, con un miglioramento rispetto allo scorso anno in alcune aree che nel 2025 erano state classificate come fortemente inquinate.
Situazione decisamente più problematica sul lago Maggiore. Qui, su dieci punti monitorati, otto hanno superato i limiti consentiti e cinque sono stati classificati come fortemente inquinati. Un dato particolarmente significativo considerando il ruolo strategico del Verbano per l’approvvigionamento idrico, l’agricoltura, il turismo, la pesca e la produzione energetica.
Accanto alle criticità microbiologiche, il Forum ha acceso l’attenzione anche sulla presenza dei PFAS, sostanze chimiche persistenti e difficilmente degradabili, considerate tra le principali minacce emergenti per gli ecosistemi acquatici. Secondo Legambiente, il problema non riguarda soltanto il lago Maggiore, ma interessa numerosi corsi d’acqua e bacini lacustri italiani, con possibili ripercussioni sull’ambiente, sulle coltivazioni agricole e sulla salute pubblica.
“I PFAS – sottolinea Andrea Minutolo, responsabile scientifico Legambiente – rappresentano una sfida che richiede un cambio di prospettiva nella gestione della risorsa idrica. Non è più sufficiente intervenire quando la contaminazione è già presente: occorre prevenire – mettendo tali sostanze al bando – e nel frattempo ridurre le emissioni all’origine, investendo sia in sistemi di monitoraggio sempre più efficienti che in tecnologie di filtro e abbattimento di tali sostanze agli scarichi. Solo così sarà possibile tutelare gli ecosistemi acquatici e garantire una risorsa sicura per le generazioni future.”
Nel corso del Forum è stato affrontato anche il tema della governance dell’acqua, con un richiamo alla necessità di politiche capaci di coniugare tutela ambientale e utilizzo sostenibile della risorsa.
“La gestione sostenibile della risorsa idrica richiede equilibrio tra gli utilizzi dell’acqua e la tutela degli ecosistemi da cui dipendono territori e comunità – commenta Alice De Marco, presidente Legambiente Piemonte – Valle d’Aosta – Fiumi, laghi e zone umide non sono solo risorse da sfruttare, ma sistemi complessi che garantiscono servizi essenziali, dalla biodiversità alla sicurezza dei territori. La vicenda piemontese dimostra quanto sia necessario che le scelte sulla gestione delle acque si basino su criteri scientifici e su una visione di lungo periodo. Il richiamo della Corte costituzionale ha ribadito la necessità di mantenere adeguati livelli di tutela ambientale, eppure la Regione Piemonte continua a considerare la deroga o l’eliminazione del deflusso ecologico tra le possibili misure per affrontare la crisi idrica e sostenere il settore agricolo. Una scelta miope, che rischia di compromettere proprio gli ecosistemi da cui dipende la disponibilità della risorsa nel medio e lungo periodo. La crisi climatica impone invece di superare una gestione fondata sull’aumento dei prelievi: la vera sicurezza idrica si costruisce proteggendo gli ecosistemi acquatici, riducendo gli sprechi e migliorando l’efficienza degli utilizzi. Acqua scarsa o inquinata non sostiene lo sviluppo del territorio, ma genera costi e danni. La tutela della risorsa deve quindi essere il presupposto di ogni politica regionale sull’acqua, abbandonando soluzioni emergenziali che indeboliscono la capacità dei corsi d’acqua di affrontare gli effetti della crisi climatica.”
Tra le proposte avanzate da Legambiente figurano un piano straordinario per la rinaturalizzazione degli ecosistemi acquatici, norme più rigorose per garantire una fruizione sostenibile dei laghi e una revisione delle politiche di utilizzo dell’acqua orientata al risparmio, all’efficienza e alla salvaguardia di fiumi, laghi e falde.
Nel dettaglio, il monitoraggio ha evidenziato criticità anche nei laghi di Avigliana. Sul lago Grande, il punto davanti a Baia Grande è stato classificato come fortemente inquinato, mentre l’area presso il pontile galleggiante è risultata entro i limiti. Nel lago Piccolo sono invece emerse situazioni problematiche alle foci del rio Freddo, del rio Giacomino e del rio Grosso.
Sul lago d’Orta tre dei cinque punti analizzati hanno superato i limiti di legge. Inquinati lo sfioratore del lungolago Beltrami e la foce del torrente Lagna, mentre la foce del torrente Pescone è risultata fortemente inquinata.
La campagna proseguirà il 17 luglio sul lago Maggiore con una traversata in barca a vela tra le sponde lombarda e piemontese, accompagnata da un confronto pubblico dedicato alla tutela dell’ecosistema lacustre. Il giorno successivo, ad Avigliana, è in programma una passeggiata naturalistica dedicata alla biodiversità e alla conoscenza del territorio.
Al termine del Forum sono state inoltre assegnate le Vele di Legambiente e Touring Club Italiano. Le prestigiose 5 Vele sono andate ad Avigliana, per il lago Grande, e a Cannero Riviera, per il comprensorio del lago Maggiore Nord Verbano-Golfo Borromeo, premiando le realtà che si sono distinte per sostenibilità ambientale e qualità dell’offerta turistica.
Lettera aperta di Mino Giachino ai Direttori dei Giornali e al Prefetto
E’ proprio vero che al peggio non c’è limite. Sono SITAV da sempre, da esperto di trasporti e di logistica ne conosco tutte le grandi ricadute per il nostro territorio, che Torino, il Paese e tanti governanti non hanno ancora capito, così la TAV va avanti molto lentamente e il Paese, a partire dalla Valle di Susa, ne sta pagando le conseguenze, le ricadute occupazionali e di maggiore crescita economica arriveranno tardi e i costi intanto sono già aumentati di alcuni miliardi.Dopo l’emergenza incendi che nei giorni scorsi ha interessato diverse aree del Piemonte, la Regione guarda già alla fase della ricostruzione ambientale. L’obiettivo è programmare gli interventi necessari per favorire il recupero delle superfici forestali colpite dal fuoco, non appena le condizioni del terreno consentiranno di operare.
«Ci si occuperà immediatamente dei ripristini forestali non appena le condizioni al suolo lo permetteranno – annuncia l’assessore regionale alla Montagna Marco Gallo – Siamo già al lavoro per delineare gli interventi e attivare piani straordinari di ripristino ambientale, sul modello di quanto già sperimentato con successo dopo i grandi incendi del 2017. Sottolineiamo però l’importanza cruciale del monitoraggio post-evento: prima di procedere a qualsiasi rinnovazione artificiale con piantine da vivaio, sarà fondamentale valutare la capacità di rinnovazione naturale del bosco, in modo da capire dove sia realmente necessario e prioritario l’intervento dell’uomo».
Una prima stima indica che gli incendi abbiano interessato tra gli 800 e i 900 ettari distribuiti nelle province di Torino, Vercelli, Novara e Verbano-Cusio-Ossola. A creare le condizioni favorevoli allo sviluppo dei roghi hanno contribuito settimane caratterizzate da temperature elevate, precipitazioni scarse e, nei giorni più critici, forti venti di foehn. I bollettini del Centro funzionale di Arpa Piemonte avevano infatti segnalato un progressivo aumento del livello di pericolosità, culminato l’8 luglio con un rischio elevato su gran parte del territorio regionale.
Secondo le prime ricostruzioni dei Vigili del Fuoco, diversi incendi sarebbero stati provocati dai fulmini caduti durante i temporali che hanno interessato la regione. Inneschi naturali che, complici il vento e la vegetazione particolarmente secca, hanno favorito una rapida propagazione delle fiamme.
Tra le aree più colpite figura la Valsesia, dove sono andati in fumo circa 450 ettari. A Premosello Chiovenda, nel Verbano-Cusio-Ossola, l’incendio ha interessato 226 ettari di bosco, compromettendo ampie superfici di querceti, faggete e altre formazioni forestali. Danni rilevanti anche in Valle Soana, nel Torinese, dove il fuoco, partito dalle praterie d’alta quota, ha raggiunto successivamente boschi di larici e abeti.
Le conseguenze non riguardano soltanto la perdita della copertura arborea. Secondo le stime regionali sarebbero circa 700 mila gli alberi distrutti, mentre gli effetti sulla biodiversità coinvolgono habitat naturali, insetti impollinatori, rettili, uccelli e piccoli animali. Anche la fauna selvatica di maggiori dimensioni, come caprioli e camosci, è stata costretta ad abbandonare le aree percorse dal fuoco, spostandosi verso zone più vicine ai centri abitati.
I tempi di recupero degli ecosistemi saranno necessariamente lunghi. Nei primi anni potranno ricomparire le specie erbacee e arbustive pioniere, fondamentali per limitare l’erosione del terreno. Per la formazione di un nuovo bosco saranno necessari almeno quindici o vent’anni, mentre il ritorno a ecosistemi forestali maturi, come faggete e querceti, richiederà in molti casi diversi decenni.
«Ogni ettaro di bosco perso è una ferita al cuore del pianeta, ed è per questo che il lavoro dei soccorritori assume un valore immenso – commenta l’assessore all’Ambiente della Regione Piemonte Matteo Marnati – I Vigili del Fuoco, i piloti dei mezzi aerei e i volontari AIB hanno lottato contro un inferno di fiamme per proteggere la nostra casa comune. Custodire le nostre foreste significa garantire la sopravvivenza delle generazioni future. Il loro non è stato un semplice intervento di emergenza, ma una vera e propria missione di importanza vitale per l’umanità, per la quale saremo sempre debitori».
L’assessore sottolinea inoltre come le simulazioni elaborate da Arpa Piemonte e dalla Regione evidenzino l’efficacia dell’intervento delle squadre impegnate sul campo. «I modelli di simulazione di Arpa Piemonte e Regione Piemonte sull’andamento dei roghi montani – prosegue Marnati – evidenziano lo straordinario valore dell’intervento dei soccorritori: senza il tempestivo contenimento a terra e il massiccio dispiegamento della flotta aerea, le fiamme avrebbero consumato l’intera massa forestale continua delle valli. L’azione coordinata delle forze in campo ha evitato la distruzione di ulteriori 3.500 ettari potenziali di territorio, mettendo in sicurezza e salvando oltre 3 milioni di alberi e intere frazioni abitate a fondo valle».
Il gioielliere di Grinzane nel Cuneese sparò e uccise due rapinatori. Dovrà scontare 14 anni e 9 mesi, attenderà l’ordine del tribunale per costituirsi. La mobilitazione social. Anche il presidente del Piemonte Alberto Cirio oltre al leader leghista Salvini propone di ricorrere alla grazia presidenziale.
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La Cassazione conferma la condanna a Roggero, Salvini: “Grazia”
Il sistema carcerario del Piemonte continua a vivere una fase di forte sofferenza, con problemi che da anni attendono una soluzione strutturale. A pesare sono soprattutto il numero di detenuti superiore alla disponibilità effettiva dei posti, la cronica carenza di personale della Polizia penitenziaria e un clima interno reso sempre più difficile dall’aumento degli episodi di violenza, dalle problematiche legate alla salute mentale e dalle condizioni spesso obsolete di diversi istituti.
I dati aggiornati al 2026 confermano un quadro che resta critico. Nelle tredici strutture penitenziarie piemontesi sono presenti circa 4.360 persone ristrette, a fronte di una capienza regolamentare di poco inferiore ai 4.000 posti. In realtà la disponibilità effettiva è ancora più ridotta, perché numerose celle risultano inutilizzabili per lavori di manutenzione o per carenze strutturali. Questo significa che il livello di affollamento supera stabilmente il 109%, con inevitabili ripercussioni sulla gestione quotidiana degli istituti.
Tra le realtà più in difficoltà c’è il carcere “Lorusso e Cutugno” di Torino, il più grande del Piemonte. Qui i detenuti sfiorano le 1.500 unità a fronte di una capienza regolamentare di poco superiore ai 1.100 posti. Si tratta di uno degli istituti più congestionati del Nord Italia, dove il sovraffollamento rende sempre più complicata la convivenza all’interno delle sezioni detentive e limita gli spazi destinati alle attività lavorative, formative e trattamentali previste dall’ordinamento penitenziario.
L’eccessiva presenza di detenuti si riflette inevitabilmente anche sulle condizioni di lavoro degli agenti della Polizia penitenziaria. Le organizzazioni sindacali denunciano da tempo una grave scopertura degli organici, con centinaia di unità mancanti rispetto al fabbisogno. Questa situazione costringe il personale a turni particolarmente gravosi, a un ricorso costante allo straordinario e a una gestione sempre più complessa delle emergenze. Gli agenti sono chiamati a operare in contesti dove il numero delle persone da sorvegliare supera spesso quello previsto e dove la presenza di soggetti con problematiche psichiatriche o di tossicodipendenza richiede un impegno ancora maggiore.
Le conseguenze sono evidenti anche sul piano della sicurezza. Negli ultimi anni si è registrato un incremento degli episodi di violenza all’interno degli istituti di pena. Le aggressioni nei confronti degli appartenenti alla Polizia penitenziaria sono aumentate, così come le risse tra detenuti, gli atti di autolesionismo, i danneggiamenti e gli episodi di protesta. Il Rapporto Antigone 2026 evidenzia che, a livello nazionale, nel corso del 2025 le aggressioni agli agenti sono cresciute di oltre il 12% rispetto all’anno precedente, mentre quelle tra detenuti hanno fatto segnare un incremento ancora più marcato rispetto ai dati di pochi anni fa. Una tendenza che trova riscontro anche negli istituti piemontesi, dove le organizzazioni sindacali segnalano con frequenza episodi di violenza e interventi resi sempre più difficili dalla scarsità di personale.
A Torino non sono mancati negli ultimi mesi casi di aggressioni agli agenti, colluttazioni tra detenuti, incendi di suppellettili, proteste e danneggiamenti, situazioni che hanno richiesto il tempestivo intervento del personale in servizio. Le sigle sindacali sottolineano come il crescente disagio interno sia strettamente collegato all’elevato numero di detenuti presenti e alla difficoltà di garantire un’adeguata separazione tra soggetti con caratteristiche criminologiche molto diverse.
Un’altra questione sempre più rilevante riguarda la presenza nelle carceri di persone affette da disturbi psichiatrici. Dopo la chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari, una parte consistente di questi soggetti viene gestita all’interno degli istituti penitenziari ordinari, che però non dispongono sempre delle professionalità e delle strutture necessarie per affrontare situazioni tanto delicate. Questa condizione contribuisce ad alimentare tensioni, episodi di autolesionismo e tentativi di suicidio, fenomeni che continuano a rappresentare una delle principali criticità dell’intero sistema penitenziario.
Il sovraffollamento incide inoltre sulla funzione rieducativa della pena prevista dalla Costituzione. Quando le sezioni ospitano un numero di detenuti superiore alla loro capacità, diventa più difficile organizzare corsi di formazione, attività lavorative, percorsi scolastici e progetti di reinserimento sociale. Proprio queste iniziative rappresentano invece uno degli strumenti più efficaci per ridurre il rischio di recidiva e favorire il ritorno alla vita civile una volta terminata la detenzione.
In Piemonte la crescente carenza di risorse idriche, aggravata dalle alte temperature e dalla prolungata assenza di precipitazioni, rappresenta un motivo di forte preoccupazione anche per il mondo dell’artigianato e per il sistema produttivo regionale.
Secondo uno studio dell’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese dedicato alle attività a maggiore consumo di acqua, elaborato utilizzando l’indicatore ISTAT sull’intensità d’uso della risorsa idrica, nella regione – classificata a severità idrica media – i dieci comparti più dipendenti dall’acqua comprendono oltre 10 mila imprese, che occupano circa 125 mila lavoratori. Di queste, quasi 7 mila sono aziende artigiane, con circa 28 mila addetti, pari al 66,9% delle imprese attive nei settori a più elevato fabbisogno idrico.
Il tema non riguarda soltanto le attività manifatturiere, ma anche numerosi servizi alla persona, come lavanderie, parrucchieri ed estetisti, la cui operatività dipende da un utilizzo quotidiano e significativo dell’acqua.
“La Regione Piemonte ha annunciato di voler chiedere lo stato di emergenza se non ci sarà un cambiamento nelle previsioni meteo in quanto alle piogge mancanti si aggiunge il caldo record degli ultimi mesi – commenta Giorgio Felici, Presidente di Confartigianato Imprese Piemonte – Una situazione climatica che potrebbe penalizzare pesantemente le imprese manifatturiere in particolar modo quelle artigiane che rappresentano la maggioranza delle imprese a maggior uso di acqua. In relazione al fabbisogno di acqua, vanno considerate anche le imprese dei servizi alla persona: lavanderie, acconciatori ed estetisti, in cui si registra un maggiore consumo di acqua per uso imprenditoriale.”
A rendere ancora più critica la situazione contribuiscono le condizioni della rete idrica. I dati di una recente analisi della CGIA di Mestre evidenziano infatti che in Piemonte vengono immessi ogni giorno negli acquedotti 359 litri d’acqua per abitante, ma ben 127 litri si disperdono lungo il percorso, con una perdita complessiva del 35,4%.
A livello nazionale, il primato negativo spetta alla Basilicata, dove si disperde il 65,5% dell’acqua distribuita, seguita dall’Abruzzo con il 62,5%. All’estremo opposto si colloca l’Emilia-Romagna, che limita le perdite al 29,7%.
Guardando ai capoluoghi piemontesi, la situazione più critica si registra a Verbania, dove la dispersione raggiunge il 43%. Seguono Novara e Cuneo, entrambe al 31,5%, quindi Biella con il 30,7%, Alessandria con il 28,9%, Torino con il 25,6%, Vercelli con il 22,2% e Asti con il 19,2%.
“Come ogni estate si pone la questione della crisi idrica. Si facciano gli invasi e si intervenga sulla rete! – conclude Felici – Con la scusa del “cambiamento climatico” non si fa più manutenzione e si preferisce scaricare responsabilità e disagi su cittadini ed imprese. E’ necessario, con estrema rapidità continuare a ripensare alle priorità del PNRR e sfruttare quindi le risorse europee per ammodernare e realizzare gli invasi e le reti distributive per poter affrontare meglio una eventuale emergenza idrica che potrebbe mettere in seria difficoltà le attività produttive. Occorre programmare e progettare per non farci trovare impreparati di fronte al perdurare di assenza di precipitazioni senza dover rincorrere l’emergenza e senza dover adottare, se fosse necessario, misure drastiche”.
Torino, maxi operazione della Polizia
Maxi operazione della Polizia di Stato ieri a Barriera di Milano, dove dal pomeriggio fino a tarda sera è stato messo in campo un vasto dispositivo di controllo che ha interessato il Parco Sempione, l’area delle piscine, l’ex deposito ferroviario e le strade circostanti. Le forze dell’ordine hanno presidiato gli accessi alla zona e avviato una serie di verifiche nei confronti delle persone presenti.
Nel corso dell’intervento sono state identificate oltre 200 persone e sono scattati 11 arresti: sette per reati legati agli stupefacenti, tra cui un uomo che aveva ingerito alcuni ovuli di droga; due persone sono finite in carcere in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare perché gravemente indiziate di una rapina ai danni di un’anziana; un arresto è stato eseguito in forza di un ordine di carcerazione già emesso dall’autorità giudiziaria, mentre un’altra persona è stata fermata con l’accusa di una rapina aggravata commessa nei confronti di un anziano.
L’operazione ha portato anche al sequestro di un ingente quantitativo di sostanze stupefacenti: circa 130 grammi di crack, 100 grammi di cocaina, 200 grammi di ketamina, 10 grammi di eroina, oltre a hashish, Mdma e anfetamine. In un’area adiacente al parco sono state inoltre trovate e sequestrate, a carico di ignoti, circa 21 mila compresse di Rivotril.
Sul fronte della sicurezza urbana sono stati emessi 40 ordini di allontanamento dall’area di Parco Sempione, sottoposta a vigilanza rafforzata, e 14 provvedimenti di divieto di accesso alle aree urbane (Daspo urbano). Due cittadini stranieri irregolari sono stati destinatari di un decreto di espulsione, mentre dodici persone sono state denunciate per diversi reati, tra cui inosservanza di provvedimenti dell’autorità, violazioni della normativa sull’immigrazione e occupazione abusiva di immobili.
Parallelamente gli agenti hanno effettuato un’accurata bonifica dell’area, con l’obiettivo di restituire maggiore sicurezza e fruibilità ai residenti. All’operazione hanno partecipato anche il Reparto Prevenzione Crimine, il Reparto Mobile, la Polizia Ferroviaria, che ha intensificato i controlli nella stazione Torino Rebaudengo-Fossata identificando oltre 60 persone, oltre alla Polizia Stradale e alla Polizia Locale impegnate nei posti di controllo lungo le vie del quartiere.
Durante i controlli alla circolazione sono stati fermati numerosi veicoli e sanzionati nove conducenti di monopattini elettrici: quattro perché senza casco, quattro per la mancanza della targa obbligatoria e uno per uso non conforme del mezzo. In alcuni casi sono stati anche sequestrati i veicoli.
L’intervento si inserisce nell’attività quotidiana di presidio di Barriera di Milano, uno dei quartieri maggiormente interessati da fenomeni di microcriminalità. La Polizia ha annunciato che operazioni analoghe saranno ripetute nei prossimi giorni anche in altre zone considerate sensibili della città, affiancando il controllo ordinario del territorio e il dispositivo garantito dai militari dell’operazione “Strade Sicure”.
Per il monitoraggio dell’area sono stati impiegati anche droni, unità cinofile antidroga, pattuglie a cavallo e gli equipaggi motociclistici “Nibbio”, così da assicurare un controllo esteso e capillare dell’intero quadrante interessato dall’operazione.