Piero Fassino lapidario, come suo solito: l’ alleanza con i pentastellati non è all’ordine del giorno perché non contano nulla. Pragmatico. Ogni tanto ritorna nella sua città e aver perso con Chiaretta non gli è andata giù ancora
Ha ripreso le sue antiche ambizioni di politico a tutto tondo. Brillantissima la sua carriera politica. Segretario del PCI torinese quando il partito contava e contava ancora la città di Torino. Ottimi rapporti con la famiglia Agnelli e all’Avvocato dava del tu. Responsabile organizzativo quando con Occhetto fondarono il Pds.
Segretario dei Ds e ministro della giustizia e Commercio con l’estero. Tanto contento di fare il Sindaco di Torino non era, ma ha interpretato fino in fondo il suo ruolo viaggiando in lungo e largo per il mondo. Obbiettivo, attrarre investimenti stranieri nella nostra città. A volte ci è riuscito, non sempre, comunque. E giusto per non lasciare nulla d’ intentato è stato anche Presidente Anci. Non sa stare con le mani in mano e soprattutto non sa stare fermo. Puoi non condividere il suo operato ma è sicuramente persona colta, competente e di esperienza. L’ esatto opposto di Chiaretta, tranne per la cultura, sulla quale non abbiamo dubbi. Sulla competenza ed esperienza invece tanti. Non a caso il Lungo ( Fassino) l’ha sempre guardata dall’alto in basso. Ma oramai il dossier pentastellato è archiviato e nella logica del maggioritario se la vedranno centrodestra e centrosinistra. Vedremo i programmi, ma non basta, aggiungo io.
La storia è fatta anche dagli uomini. Su questo Torino aveva una solida e (potremmo dire) gloriosa tradizione dal Risorgimento in avanti, con delle rovinose cadute da cui ha saputo riprendersi. Da Camillo Benso Conte di Cavour a Presidenti della Repubblica come Einaudi e Saragat. Filosofi da Norberto Bobbio ad Antonio Gramsci. Culla del Liberalismo e del Partito comunista italiano con Palmiro Togliatti. Poi il miracolo della Fiat reso possibile da uomini come Vittorio Valletta. Non solo industria , ovviamente pure Don Bosco e la sua geniale “invenzione” degli oratori, fino all’ arte povera di Mario Merz ed amici.
Tradizione che in qualche modo si è, anche, riflessa nella politica. In particolare, per raggiungere gli scopi prefissati si determinavano scontri e contraddizioni. Tutto ciò faceva crescere e da ambo le parti si formavano nuove classi dirigenti. Anche nella seconda repubblica ci sono stati alti e bassi. Castellani un po’ deboluccio sugli aspetti amministrativi aveva Domenico Carpanini come Vice. Domenico grande conoscitore della macchina burocratica e con la visione di città. Come sull’ altro versante il governatore Ghigo, talmente convinto delle sue idee amministrative che, nonostante le critiche dei suoi, andava avanti per la strada intrapresa.
Come le politiche di sostegno al Made in Piemonte. O finanziamenti all’Università di Pollenzo o al Salone del Gusto. Si era d’accordo o si dissentiva su qualcosa fatto o non raggiunto. Giunta Appendino? Vuoto puematico. Fatto niente, in Consiglio comunale, se non percepire lo stipendio mensile per 5 anni. I pentastellati sono oramai fuori gioco. Il classico fuoco di paglia. L’onere a chi arriverà dopo. Con due obbiettivi. Prima riavviare e revisionare un’ auto totalmente ferma da un lustro. Ma secondo ( e forse più importante) inventarsi una nuova e qualificata classe dirigente. Chiaretta comincia nel fallire il giorno della presentazione della sua Giunta. Mediamente incompetenti, non sapevano granché e i più sono rimasti ignoranti in materia. Chiunque vinca le elezioni ha il dovere morale e politico di resettare questa ignavia ed incompetenza.
Patrizio Tosetto


di Pier Franco Quaglieni
E poi otto punti di distacco tra Bonaccini e, scusate ma non mi ricordo come si chiama la candidata leghista, dato che Salvini le ha rubato la scena, sono un enormità. 48 ore prima del voto tutto era in ballo. Poi l’ aumento dei votanti ha fatto il resto e, ammettiamolo le Sardine hanno tenuto botta. Altro dato: la Lega non è il primo partito. Lividi i leghisti. In Calabria scontata la vittoria del centrodestra e quelli di forza Italia sottolineano che senza i loro candidati non si vince. In altre parole, Salvini “un uomo solo al comando” non va da nessuna parte. Come dargli torto. E anche qui i pentastellati passano da 17 parlamentari al 7 % con la sorpresa del PD al primo posto.
Mai darsi dei limiti in politica. Le sue ambizioni cozzano col suo estremismo. Magari anche lei si converte al centro. È il suo momento perché i leghisti locali si stanno azzuffano tra loro. E’ il suo momento perché sta gestendo bene la vicenda di Roberto Rosso ancora in carcere. Perché la proposta della candidatura del centrodestra destra a Torino è sua. Forse sono troppo razionale, almeno in questo caso. Di una cosa però sono convinto: l’estremismo non paga. Sia di destra che di sinistra. Sull’ estremismo di sinistra lo abbiamo già stigmatizzato nella sua totale inconsistenza. Su quello di Salvini: bene, puoi arrivare ad un 30% ma, come dimostra l’ Emilia, dopo non sai cosa fartene e perdi.
