“7 spose per 7 fratelli”, il musical che avete sempre sognato

All’Alfieri, repliche sino a domenica 1° marzo

L’assistere a “7 spose per 7 fratelli” – le radici nel film di Stanley Donen del 1954, un brillante trio di sceneggiatori tra cui la Frances Goodrich del “Diario di Anna Frank”, della “Vita è meravigliosa”, del “Padre della sposa”, una vulcanica interprete Jane Powell, già un avvio quattro anni fa con tappe quasi tutte sold out e un’affluenza di 100.000 spettatori – significa (se ancora ce ne fosse necessità) andare incontro a una doppia conferma. Che il binomio teatrale Fabrizio Di Fiore/Luciano Cannito, produttivo e registico, continua a funzionale a meraviglia, una stupefacente macchina da guerra (pacificissima) che si mette più volte in campo nel corso della stagione e aziona forze di prim’ordine, di passione, di un lavoro estremamente visibile, in quel campo del musical che ci avevano promesso, all’epoca del loro ingresso a Torino, sul palcoscenico dell’Alfieri (con il confratello Gioiello, più adatto alle pagine della prosa), di rinfrescare appieno, anche con quelle prime nazionali per cui sino a oggi hanno pienamente mantenuto le promesse. Una macchina da guerra che non bada a sforzi e spese, che allinea primizie o ama rispolverare quei titoli “antichi” che continuano a macinare curiosità e successi, sempre operazioni fatte con eleganza, con agilità, con una propria e completa ragion d’essere, con quella autentica possibilità di circuitazione che può viaggiare in qualsiasi parte del territorio italiano (e non? un affascinante made in Italy); una piacevolissima macchina da guerra che guarda alla totale preparazione, che allinea scene e costumi di prim’ordine, che per l’occasione accampa una compagine d’attori/cantanti/ballerini infaticabile e non comune di oltre venti compagni di lavoro, dai più importanti a quanti sono nella seconda fila durante i saluti finali, senza contare l’attento gruppo tecnico attento a ogni particolare.

Ed è la conferma (se ancora ce ne fosse necessità) di una vera attrice di teatro leggero, cantante e ballerina senza intoppi altresì, una sorta di Delia Scala del nuovo millennio, un viso che s’esprime in cento espressioni e più, un corpo che si muove senza far trasparire fatica o cliché, una donna che s’imprime con attenzione e con forza sulle tavole di un palcoscenico, che rende davvero intelligentemente ogni personaggio che tocchi (aspettatela a fine marzo, sempre all’Alfieri, e sognatevela come Adriana in “Rocky”): Giulia Ottonello è qui Milly, con i suoi messaggi di femminismo calato tra le montagne dell’Oregon di metà dell’Ottocento, con l’innocenza e l’amore, con la simpatia e l’umanità e la saggezza soprattutto ad aggiustare ogni situazione, una calamita per il pubblico ad ogni canzone, ad ogni esibizione. Trova un partner massiccio e felicemente ironico, sbrigliato quanto basta, questa volta sin dai primi momenti, a rivestire i panni del boscaiolo Adamo, in Mario Ermito, eremita lassù in compagnia di quei sei fratelli – l’irsuta famiglia Petipee – che gli sono venuti appresso, per cui il padre – nell’intenzione di completare l’alfabeto – ha iniziato a compilare un elenco in ordine alfabetico ponendo un alt alla G di Gedeone, un eremita che sceso un giorno in città t’agguanta la Milly, colpo di fulmine immediatamente ricambiato, per portarsela tra le bianche vette. A rassettare, a lavare, a cucinare per gente affamata e che mai ha visto un barbiere e forse una vasca da bagno: ma lei non vorrà certo essere scambiata per la serva di casa e saprà ben muoversi e destreggiarsi in perfetto omaggio al suo stato di donna. Come la storia proceda con l’innamoramento dei tanti fratelli e delle amiche della sposa, ognuno l’ha appreso dal film e da edizioni precedenti.

Cannito – il secondo membro di quella prima conferma, collaborazioni alle spalle con nomi di prima grandezza, da Roberto De Simone a Dalla, da Carla Fracci a Zeffirelli a Rostropovich -, che deve amare il cinema e che va a riscoprire classici hollywoodiani coinvolgendo con estrema facilità quanti, come chi scrive queste note, lo amano, anche questa volta introduce allo spettacolo con i titoli di testa – magari avessero qualche leggero incidente di tremore come una vecchia pellicola! -, lo divide su uno schermo scuro con l’annotazioni dei vari capitoli, fa rapidi cambi di scena inventando un perfetto montaggio, gioca con le scene di Italo Grassi di fronte e di sghembo (ha ragione quando rivendica il piacere di far “entrare” chi guarda nella pellicola) e altrettanto con i costumi piacevolissimi di Silvia Aymonino, imprime in primo luogo un bel ritmo alla storia e si scatena davvero quando s’inventa delle coreografie che vorresti vedere e ancora vedere, in piena ammirazione. Dove può contare sulla bravura senza risparmio di un gruppo invidiabile di ballerine e ballerini (da manuale il brano della “festa”), che all’occorrenza hanno saputo brillantemente integrarsi come attori e cantanti. Tutto è brio, è sfrenato, è invenzione, è un susseguirsi di trovate, è un travolgere le attese del pubblico, è simpatia: per una serata che si esprime in un successo, un successone davvero travolgente. Perché il pubblico, tra risate e applausi a scena aperta, ha toccato con mano quanto di fatica e di resa e di bravura, di volontà di “sorprendere”, ci sia in questo musical firmato Di Fiore/Cannito.

Elio Rabbione

Misure antismog: prosegue il livello 2 (rosso). Stop per i diesel euro 5

 

Resterà in vigore fino a lunedì 2 marzo 2026 compreso (prossimo giorno di controllo) il livello 2 (rosso) delle limitazioni emergenziali.

I dati previsionali forniti ieri da Arpa Piemonte evidenziano infatti il superamento per tre giorni consecutivi del valore di 75 mcg/mc di concentrazione media giornaliera di PM10 nell’aria.

Il livello rosso, oltre alle limitazioni strutturali in vigore, prevede il blocco dei veicoli diesel adibiti al trasporto persone e al trasporto merci, con omologazione Euro 5, tutti i giorni, festivi compresi, dalle ore 8 alle 19.

Si ricorda che eventuali variazioni del semaforo antismog in vigore, con le relative misure di limitazione del traffico, vengono comunicate il lunedì, mercoledì e venerdì, giorni di controllo sui dati previsionali di PM10, ed entrano in vigore il giorno successivo.

L’elenco completo delle misure antismog a tutela della salute, delle deroghe e dei percorsi stradali esclusi sono disponibili alla pagina www.comune.torino.it/schede-informative/misure-antismog-tutela-della-salute

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Quando si dice … “Stand Up Comedy”

Quattro serate di “satira tagliente” allo “Spazio Kairos” di Torino. In programma anche un “debutto nazionale” e un’“anteprima” regionale

Dal 5 all’8 marzo (ore 21)

Eccola di nuovo! Ritorna, da giovedì 5 a domenica 8 marzo (ore 21), sul palco dello “Spazio Kairos”, teatro creato e gestito dalla Compagnia “Onda Larsen”, in via Mottalciata 7, a Torino, la “settimana della stand up comedy”. Un ritorno (diciamolo pure!) sempre molto gradito e atteso, particolarmente in tempi bui come quelli odierni, che non c’è verso di mandarli a quel paese, e che, con molta difficoltà riescono a strapparci pochissimi sorrisi e un po’ di beata spensieratezza. Ma con l’iniziativa di “Onda Larsen”, che, in questi anni sta lavorando molto per avvicinare nuovo pubblico – soprattutto giovane – al teatro andiamo sul sicuro! La risata è assicurata. Ma (attenzione!) una risata mai “sbracata”, ma sempre strettamente legata all’intelligenza della satira, quella più tagliente e costruttiva.

Spiega Riccardo De Leo, vicepresidente di “Onda Larsen”“La ‘stand up comedy’ ha il potere di esplorare sentieri impervi, difficili e si colloca in una zona ibrida tra spettacolo, ironia del presente e comicità. Quando abbiamo deciso di organizzare la nostra stagione e in particolare la settimana della ‘stand up’ abbiamo ragionato così: fin dove possiamo spingere con il pubblico a ridere? Dov’è il confine con tra ciò che è verità e ciò che è spettacolo? Fino a dove possiamo osare noi come artisti e fare in modo che il pubblico si innamori del teatro?”.

Nasce da queste sagge domande la “quattro giorni”, comprensiva di “quattro spettacoli”, programmata dalla “Compagnia Teatrale” torinese, operante in quartieri non proprio “facili” della Città, a cavallo fra “Barriera di Milano”, “Regio Parco” e “Aurora”. Ancora De Leo“Tenendo sempre presente che la risata è per noi il miglior veicolo per lanciare messaggi, abbiamo scelto spettacoli che sono unici nel loro stile e capaci di arrivare al cuore dello spettatore. Quattro appuntamenti per sì ridere ma anche per ricordarsi che l’irriverenza unita all’ironia, è la migliore arma contro l’impigrimento mentale”.

Ad aprire le danze (giovedì 5 marzo) sarà la giovane attrice torinese (per lei un debutto nazionale), Giulia Pont che, lo scorso anno, qui firmò tre “sold out”, con “Jukebox Comedy”, per la regia di Claudia Carucci; poi (venerdì 6 marzo) tocca al milanese Walter Leonardi con “Recital (Best of)”, Produzione “buster”, quindi (sabato 7 marzo) torna allo “Spazio Kairos” il torinese Francesco Giorda presentando (in anteprima regionale) “Oh my gods!”, Produzione “Teatro della Caduta”. A chiudere (domenica 8 marzo), un nome amatissimo, Paolo Faroni, con “Flusso d’incoscienza”, per la regia di Elisabetta Misasi.

Così i quattro presentano le loro pièces:

Giulia Pont“La domanda ‘Che musica ascolti?’ mi ha sempre gettato nel panico: non serve a rompere il ghiaccio, ma a giudicarti. Comicità, musica e ansia si mescolano per dare vita ad una ‘playlist’ di disagi. E l’elenco non finisce qui …”.

Walter Leonardi“Uno spettacolo libero, libero da linee drammatiche, libero da linee comiche e libero da linee di qualsiasi forma lineare / Fa ridere, commuove, ci si incazza ma se si sta attenti a volte si gode di poesia / Ovvero di bellezza / Ovvero ci si diverte …”.

Francesco Giorda. Di lui scrive Maura Sesia (sipario.it): “C’è sempre da ridere con Francesco Giorda […] Ma tutto ha una misura, ‘tout se tient’, ed il gioco a cui l’attore fa partecipare i suoi interlocutori è molto serio”.

Paolo Faroni: “ ‘Flusso d’incoscienza’ si ispira al famoso ‘Flusso di coscienza’ di Joyce. Un’ispirazione così forte che non ho dovuto nemmeno leggere i suoi libri. Anzi, per dirla tutta, non ho nessuna voglia di essere cosciente sul palco, che per quello c’è già la vita. E l’incoscienza è senza dubbio l’unico modo per affrontare questi tempi intricati e paranoici. Soprattutto se vieni dalla provincia”.

Per ulteriori info: tel. 351/4607575 o www.ondalarsen.org

g.m.

Nelle foto: Giulia Pont; Walter Leonardi (Ph. Maurizio Anderlini); Francesco Giorda e Paolo Faroni

Sciopero, treni a rischio fino a questa sera

Sciopero nazionale del trasporto ferroviario, in programma dalle 21 di venerdì 27 febbraio, fino alle 20.59 di sabato 28 febbraio. La mobilitazione è stata proclamata da alcune sigle sindacali autonome – Assemblea nazionale Pdm/Pdb, Sgb e Cub Trasporti – a cui si aggiunge uno sciopero di otto ore indetto da Usb Lavoro Privato, dalle 22 di sabato 27 febbraio.

La protesta potrebbe ripercuotersi sulla circolazione dei treni di Trenitalia, Trenord e Italo, anche se, come previsto dalla normativa, saranno garantite specifiche fasce orarie e alcuni collegamenti essenziali. Ecco le fasce orarie e treni garantiti.

Per l’alta velocità e i convogli a lunga percorrenza è stato predisposto un elenco di treni garantiti. Per quanto riguarda il trasporto regionale, sono assicurati i servizi nelle fasce protette dalle 6 alle 9 e dalle 18 alle 21. L’elenco dei treni garantiti in Piemonte è consultabile sui siti ufficiali di Trenitalia e Trenord.

Aerospazio, asse Regione–Politecnico per il rilancio di Corso Marche

Il Piemonte rafforza il proprio ruolo di polo nazionale dell’aerospazio. Al Grattacielo Piemonte, è stato presentato il Rapporto “Cluster aerospaziale piemontese: caratteristiche e traiettorie di sviluppo”, realizzato da IRES Piemonte nell’ambito del servizio di valutazione del PR FESR 2021-2027. Nell’occasione è stata anche firmata la Lettera di intenti tra Regione Piemonte e Politecnico di Torino per la riqualificazione e rifunzionalizzazione delle aree della “Città dell’Aerospazio di Torino”.

L’iniziativa si inserisce nel solco dell’Accordo di Programma del 2019 e dei successivi atti attuativi, tra cui l’approvazione dei progetti “Manufacturing Technology Center (MTC)” e “Centro per l’aerospazio”, e rappresenta un ulteriore passo avanti nel potenziamento delle infrastrutture di ricerca, nel trasferimento tecnologico e nell’attrazione di investimenti per il comparto.

Dal Rapporto IRES emerge che l’aerospazio piemontese concentra circa il 20% degli addetti italiani del settore, confermandosi tra i principali poli nazionali. Il sistema conta una presenza significativa di grandi gruppi industriali e una filiera di circa 350 imprese, in prevalenza piccole e medie aziende ad alta specializzazione, con un forte collegamento al mondo universitario e della ricerca. Si tratta di un comparto ad alta intensità tecnologica, con investimenti in ricerca e sviluppo che sfiorano il 10% del fatturato tra aeronautica e spazio, un volume d’affari annuo di circa 8 miliardi di euro e circa 35mila occupati, oltre a una quota rilevante di esportazioni sul totale nazionale.

La Lettera di intenti siglata oggi definisce un quadro di collaborazione per sviluppare nuove azioni comuni di riqualificazione e valorizzazione di aree e immobili, con l’obiettivo di ampliare le infrastrutture dedicate a ricerca applicata, formazione avanzata e servizi alle imprese. In questo contesto, la “Città dell’Aerospazio” viene individuata come ambito privilegiato di sperimentazione dell’accordo.

Il progetto prevede in particolare il completamento e l’estensione degli interventi nell’area di Corso Marche, con nuovi spazi destinati all’ecosistema industriale e un’attenzione specifica alle piccole e medie imprese.

All’incontro hanno partecipato rappresentanti delle istituzioni, del sistema della ricerca e dei principali gruppi industriali, tra cui Leonardo, partner industriale strategico del polo, e Principia, soggetto gestore del fondo immobiliare che sostiene lo sviluppo della Città dell’Aerospazio. L’appuntamento ha ribadito la volontà condivisa di consolidare il posizionamento del Piemonte nelle principali roadmap europee, dall’aviazione sostenibile alla space economy, in coerenza con la Strategia regionale di Specializzazione Intelligente (S3) 2021-2027.

La Città dell’Aerospazio si conferma così piattaforma strategica per rafforzare la competitività industriale e favorire la crescita di un ecosistema ad alta intensità di conoscenza, capace di generare ricadute economiche e occupazionali sull’intero territorio regionale.

LE DICHIARAZIONI

Alberto Cirio, presidente della Regione Piemonte, e Andrea Tronzano, assessore regionale alle Attività produttive

“Il Piemonte ha scelto di essere protagonista nello sviluppo dell’aerospazio perché questo settore rappresenta una delle traiettorie industriali più avanzate e strategiche per il futuro dell’Europa”, hanno dichiarato il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e l’assessore al bilancio, attività produttive e internazionalizzazione Andrea Tronzano. “La nostra filiera integra competenze aeronautiche e spaziali, innovazione e capacità produttiva. Attraverso il PR FESR 2021-2027 sosteniamo progetti di ricerca, infrastrutture tecnologiche e percorsi di certificazione per rafforzare la competitività delle imprese. La Città dell’Aerospazio è il fulcro di questa visione: un ecosistema operativo che mette in rete grandi gruppi, PMI, start up e università, e che rafforza la capacità del territorio di attrarre investimenti, talenti e nuove opportunità di sviluppo”.

Alessandro Ciro Sciretti, presidente di IRES Piemonte

“I dati confermano la solidità e la centralità del cluster aerospaziale piemontese nel panorama nazionale, per dimensione, intensità tecnologica e capacità di integrazione lungo l’intera filiera. Le trasformazioni tecnologiche, industriali e geopolitiche in atto pongono sfide rilevanti, ma aprono anche nuove traiettorie di innovazione e sviluppo. Il lavoro svolto da IRES Piemonte mette a disposizione un quadro aggiornato su struttura produttiva, occupazione e dinamiche competitive, come strumento utile a supporto delle scelte della Regione e al rafforzamento di un settore strategico per la competitività del Piemonte”, dichiara il presidente di IRES Piemonte Alessandro Ciro Sciretti.

Stefano Corgnati, rettore del Politecnico di Torino

“La lettera di intenti firmata oggi si colloca in un quadro di rafforzamento della collaborazione in corso tra Politecnico di Torino e Regione Piemonte. Dotarsi di strumenti di questo tipo ci consente infatti di facilitare l’insediamento di nuovi spazi per l’innovazione, fondamentali per attrarre sul nostro territorio non solo imprese ma anche enti di ricerca e talenti”, commenta il rettore del Politecnico Stefano Corgnati, ricordando come il settore dell’aerospazio rappresenti oggi un tema centrale, di forte attrattività.

Giancarlo Mezzanatto – SVP Strategy & Innovation Divisione Aeronautica, Leonardo

“Il Piemonte è uno dei baricentri strategici dell’aerospazio italiano ed europeo, e Leonardo ne è il principale motore industriale e tecnologico. Con circa 4.800 addetti sul territorio e una filiera che coinvolge quasi 400 imprese, in larga parte PMI, contribuiamo in modo determinante alla forza produttiva e alla competitività dell’ecosistema regionale, che rappresenta il 30% dell’industria hi-tech piemontese.

La Città dell’Aerospazio di Torino è una straordinaria opportunità per consolidare il ruolo di Torino e del Piemonte come polo di eccellenza tecnologica e industriale, riconosciuto a livello nazionale e internazionale. Leonardo, responsabile dell’Aircraft Innovation Center nell’ambito del progetto, ha realizzato laboratori dedicati all’innovazione di prodotto e di processo nell’intero ciclo di vita del prodotto aeronautico, con soluzioni basate su intelligenza artificiale, supercalcolo e digitalizzazione” ha detto Giancarlo Mezzanatto – SVP Strategy & Innovation Divisione Aeronautica, Leonardo.

Igor De Biasio, amministratore delegato di Principia

“Questo progetto – dichiara Igor De Biasio, amministratore delegato di Principia – rafforza un ecosistema che integra università, ricerca, innovazione e impresa, creando insieme alle istituzioni le condizioni per attrarre sul territorio investimenti e competenze di alto profilo. Principia, che ha come principale azionista il Ministero dell’Economia e delle Finanze e opera per migliorare l’efficienza della funzione pubblica e l’efficacia del coinvolgimento dei privati nei progetti di trasformazione urbana, guarda con grande interesse a questo percorso e conferma la propria disponibilità a collaborare allo sviluppo dell’iniziativa, portando l’esperienza maturata nello sviluppo del Milano Innovation District”.

housing sociale a San Donato: 32 nuovi alloggi 

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Un nuovo modello di abitare solidale prende forma nel cuore di San Donato a Torino. È stato inaugurato  il nuovo spazio di cohousing sociale di via Vagnone che mette a disposizione 32 alloggi e una rete di servizi integrati per rispondere in modo concreto a necessità abitative e nuove forme di vulnerabilità della cittadinanza, puntando su coabitazione, mixité sociale e innovazione tecnologica.

L’intervento, realizzato in un immobile di proprietà comunale sul territorio della Circoscrizione Quattro, conta 32 unità abitative, di cui 8 trilocali e 24 bilocali, ed è il risultato di un investimento complessivo di 6 milioni di euro, finanziato principalmente attraverso fondi Pon Metro e integrato da un mutuo stipulato con Cassa Depositi e Prestiti.

L’obiettivo del progetto è creare, attraverso un sistema caratterizzato da soluzioni abitative a durata variabile e servizi di supporto sociale integrati, un ambiente che favorisca lo sviluppo di dinamiche relazionali positive tra le diverse generazioni e forme di supporto reciproco, valorizzando le opportunità di coabitazione solidale e il senso di comunità.

“Torino – spiega il sindaco Stefano Lo Russo – vuole essere una città che unisce attrattività, qualità abitativa e inclusione sociale e, per farlo, serve un approccio capace di tenere insieme sviluppo, protezione sociale, inclusione, rigenerazione e resilienza urbana. Oggi inauguriamo una realtà che auspichiamo davvero possa diventare un modello in questo senso dando una risposta concreta alle necessità abitative di persone di generazioni, provenienze ed esperienze diverse e offrendo loro nel contempo un’opportunità di scambio, conoscenza e mutuo aiuto. Vogliamo essere una città che non lascia indietro nessuno e che non dimentica l’importanza delle reti di relazione e del senso di comunità”.

Gli ospiti del nuovo housing sociale saranno selezionati dagli uffici competenti del Dipartimento Servizi Sociali, Socio Sanitari e Abitativi, prioritariamente tra le persone anziane autosufficienti in condizioni di fragilità (che resta il target principale), ma anche tra persone adulte con bisogni specifici, giovani con una precaria indipendenza economica, studenti, care leavers, persone con disabilità con un proprio progetto individualizzato, famiglie in condizioni di temporanea difficoltà abitativa e persone titolari di protezione internazionale, ai sensi del protocollo d’intesa relativo ai corridoi lavorativi per rifugiati.

Per favorire l’aggregazione e la coabitazione solidale, il nuovo complesso offre numerosi spazi comuni come un ampio terrazzo con aree verdi per momenti di relax, una cucina condivisa e due sale multifunzionali, ideali per attività e incontri aperti alla cittadinanza e alle associazioni del quartiere.

A gestire l’immobile sarà la Cooperativa Frassati, ente partner della Città in coprogettazione che, attraverso una equipe multidisciplinare, garantirà attività di supporto alla convivenza, servizi di accompagnamento all’autonomia abitativa e attività rivolte al territorio, in un confronto continuo con gli stessi residenti, qui anche portatori di eventuali proposte sulla base dei loro singoli bisogni.

“Con questo nuovo intervento di housing sociale – afferma l’assessore alle Politiche sociali Jacopo Rosatelli – la Città di Torino realizza un altro tassello del piano che la vede costantemente impegnata nel costruire risposte concrete, inclusive e innovative al disagio abitativo. Quella che inauguriamo oggi è una coabitazione solidale che si presenta come un vero spazio di comunità, in cui persone diverse per età e condizione possono vivere insieme, sostenendosi reciprocamente e ritrovando così più facilmente quella stabilità di cui necessitano. La casa resta una componente fondamentale, ma qui non vuole essere solo un tetto, ma anche una potente leva nei percorsi individuali verso l’inclusione sociale”.

La struttura presenta infine due caratteristiche che la rendono anche tecnologicamente innovativa, almeno nel panorama degli housing sociali: la prima è la presenza di un controllo digitale da remoto sugli accessi all’edificio; la seconda è invece rappresentata dalla presenza di un impianto fotovoltaico, con benefici su costi di gestione ed emissioni inquinanti, per il quale sono già state avviate le procedure di richiesta di ingresso in una Comunità Energetica Rinnovabile.

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Il Po, l’anima lenta di Torino

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SCOPRI – TO  ALLA SCOPERTA DI TORINO

C’è un momento della giornata in cui il Po sembra fermarsi. Succede verso sera, quando la luce scende dietro la collina e il fiume si colora di riflessi dorati, mentre le sagome dei ponti si allungano sull’acqua. Torino, spesso raccontata per le sue piazze eleganti e i viali ordinati, trova proprio qui una dimensione diversa, più intima e naturale. Il Po non è solo un corso d’acqua che attraversa la città: è una presenza costante, un luogo di incontro, di sport, di passeggiate e di storie che si intrecciano da generazioni.

Le barche storiche e la tradizione sul fiume

Tra le immagini più amate dai torinesi ci sono le due imbarcazioni storiche che solcano il Po durante la bella stagione: la Valentina e la Valentino. I loro nomi, quasi a voler incarnare lo spirito romantico della città, richiamano il Parco del Valentino e quel tratto di fiume che da sempre è sinonimo di tempo libero. Non sono semplici barche turistiche, ma un modo per riscoprire Torino da una prospettiva insolita, navigando lentamente tra i ponti e osservando le facciate dei palazzi riflesse nell’acqua. A bordo si respira un’atmosfera sospesa, fatta di racconti, di curiosità storiche e di quel silenzio interrotto solo dal rumore lieve del motore e dallo sciabordio contro lo scafo.

Il legame tra Torino e il Po affonda le radici lontano nel tempo. Le società remiere, i circoli storici e gli atleti che si allenano ogni giorno lungo le sponde raccontano una tradizione sportiva viva e sentita. Canottieri e vogatori trasformano il fiume in una palestra a cielo aperto, mentre i passanti si fermano a osservare le barche sottili che fendono l’acqua con movimenti sincronizzati.

Murazzi Fabio Liguori
Murazzi foto Fabio Liguori

Murazzi, passeggiate e vita all’aperto

Scendendo verso i Murazzi, il fiume cambia ancora volto. Le arcate che costeggiano l’acqua sono state per anni il cuore della movida torinese e, ancora oggi, rappresentano uno spazio che si reinventa tra locali, eventi e iniziative culturali. Camminare lungo il Po significa attraversare una Torino dinamica, dove studenti, famiglie e turisti condividono lo stesso panorama.

Il Parco del Valentino, con i suoi viali alberati e i prati che si aprono fino alla riva, è uno dei luoghi più frequentati nelle giornate di sole. Qui si viene per correre, andare in bicicletta, leggere un libro all’ombra o semplicemente per sedersi su una panchina a guardare il fiume scorrere. Poco distante, il Borgo Medievale aggiunge un tocco fiabesco al paesaggio, mentre la collina torinese, dall’altra parte, offre uno sfondo verde che cambia colore con le stagioni.

Mario Alesina Fiume Po
Foto Mario Alesina Fiume Po

Mangiare e rilassarsi con vista sull’acqua

Il Po è anche un luogo dove fermarsi a tavola. Lungo le sue sponde si trovano ristoranti e locali che propongono aperitivi al tramonto, cene all’aperto e serate con musica dal vivo. Sedersi a pochi metri dall’acqua, con il rumore del fiume in sottofondo, regala una sensazione di evasione che sorprende chi pensa a Torino soltanto come città industriale o sabauda. In realtà, qui il rapporto con la natura è parte integrante dell’identità urbana.

Tra un giro in battello, una pedalata lungo la ciclabile e una cena affacciata sul fiume, il Po continua a essere uno dei luoghi più autentici della città. Non ha la monumentalità delle grandi piazze né la solennità dei palazzi storici, ma possiede qualcosa di più sottile e duraturo: la capacità di far rallentare il passo, di far sentire Torino meno frenetica e più vicina al ritmo dell’acqua che la attraversa da secoli.

Noemi Gariano

Due cuori, una città: la storia di Juventus e Torino, orgoglio e passione sabauda

SCOPRI – TO ALLA SCOPERTA DI TORINO

Torino è una città dal passo lento e dallo sguardo profondo, una città che porta addosso il peso della storia e la grazia della sobrietà. Tra le sue strade eleganti, le piazze porticate e le fabbriche che un tempo ne scandivano il ritmo, si muove un sentimento che unisce e divide allo stesso tempo: quello per il calcio. Qui, dove la nebbia avvolge i palazzi e le domeniche profumano ancora di caffè e giornali sportivi, convivono due anime, due colori, due storie che raccontano in modo diverso la stessa passione. Da un lato la Juventus, simbolo di vittoria e rigore, di tradizione borghese e visione internazionale. Dall’altro il Torino, figlio del popolo, della fatica e del coraggio, della speranza che rinasce anche quando tutto sembra perduto. Due squadre nate a pochi anni di distanza, cresciute nello stesso terreno eppure così diverse per stile, carattere e destino. In una città spesso riservata e discreta, il calcio è diventato un linguaggio d’identità collettiva, una forma di appartenenza che supera generazioni e differenze sociali. Il derby della Mole non è solo una partita: è un racconto che si rinnova da più di un secolo, fatto di rivalità, rispetto e memoria. Torino vive di questi due cuori che battono all’unisono, anche quando sembrano scontrarsi. È una città che si riconosce tanto nella compostezza vincente della Signora quanto nell’orgoglio ferito ma indomabile del Toro.
La Juventus, l’eleganza della vittoria
La storia della Juventus inizia nel 1897, quando un gruppo di giovani studenti del liceo D’Azeglio, in una Torino ancora aristocratica ma già proiettata verso la modernità industriale, decise di fondare una società sportiva per divertirsi con quel gioco inglese che stava conquistando l’Europa. La chiamarono “Juventus”, parola latina che significa giovinezza, forse senza sapere che quel nome sarebbe diventato sinonimo di vittoria, disciplina e prestigio. I primi anni furono quelli dell’entusiasmo e dell’improvvisazione, con divise rosa e partite giocate su campi sterrati. Poi arrivò il bianco e nero, ispirato al Notts County, e con esso l’inizio di un’identità destinata a durare nel tempo. La Juventus cominciò presto a imporsi nel panorama nazionale, conquistando scudetti e costruendo una mentalità vincente che non l’avrebbe più abbandonata. Negli anni Venti e Trenta, con l’arrivo della famiglia Agnelli, la società trovò stabilità economica e visione. La Juventus divenne non solo una squadra di calcio, ma un simbolo dell’Italia che cresceva, lavorava, innovava. Nacque così la leggenda della Signora, elegante ma spietata, capace di risollevarsi dopo ogni caduta.
Nel corso dei decenni, la Juventus ha cambiato volti e stadi, ma non anima. Dal vecchio Comunale, teatro di mille imprese, al futuristico Delle Alpi e infine all’Allianz Stadium, un impianto moderno e funzionale che rappresenta la nuova dimensione globale del club. In campo, la storia è passata attraverso nomi che hanno scritto pagine indimenticabili: Giampiero Boniperti, simbolo di classe e leadership; Michel Platini, il genio francese che trasformava ogni punizione in un’opera d’arte; Alessandro Del Piero, capitano gentile e cuore bianconero per eccellenza; e Gianluigi Buffon, volto di un’epoca fatta di sacrificio e carisma.
Ma la Juventus non è solo un elenco di vittorie o di campioni: è un modo di intendere il calcio e la vita. È la capacità di ricominciare dopo le difficoltà, come accadde dopo la tragedia dell’Heysel o gli anni di Calciopoli. È una squadra che ha saputo vincere in silenzio e perdere con dignità, che ha costruito la propria grandezza sul lavoro e sull’equilibrio, proprio come la città che la ospita. A Torino, la Juventus rappresenta l’eleganza della vittoria, la misura di chi non ha bisogno di clamori per sentirsi grande.
Il Torino, la leggenda che non muore mai
Il Torino, invece, nasce dal dissenso, da un atto di ribellione e passione. Era il 1906 quando un gruppo di ex dirigenti e giocatori della Juventus decise di fondare una nuova squadra, libera da gerarchie e animata da spirito popolare. Nacque così il Foot-Ball Club Torino, e da quel giorno la città trovò la sua seconda anima. Il granata, colore scelto in onore di una squadra svizzera, divenne il simbolo di un popolo fiero, pronto a sostenere la propria squadra anche nei momenti più difficili. Fin dai primi anni, il Toro si distinse per il suo carattere combattivo, per la capacità di emozionare e trascinare. Il suo cuore pulsava al Filadelfia, lo stadio che per decenni è stato la culla del calcio romantico, il luogo dove i sogni diventavano realtà e dove ogni allenamento era una lezione di vita.
Negli anni Trenta e Quaranta, il Torino raggiunse l’apice della sua gloria con la nascita del Grande Torino, una squadra che superò i confini dello sport per diventare un simbolo nazionale. Guidati da Valentino Mazzola, un capitano carismatico e generoso, i granata dominavano i campionati, giocando un calcio moderno, veloce, fatto di armonia e coraggio. Erano anni difficili, con l’Italia che cercava di rialzarsi dalle ferite della guerra, ma quella squadra rappresentava la speranza, la voglia di rinascere. Il Grande Torino non era solo una formazione di fuoriclasse: era un esempio di unità e amicizia, un gruppo di uomini che in campo e fuori incarnavano il senso più autentico dello sport.
Poi arrivò il 4 maggio 1949, il giorno che cambiò tutto. L’aereo che riportava la squadra da Lisbona si schiantò contro la collina di Superga, alle porte di Torino. Nessuno sopravvisse. In un attimo, il calcio italiano e la città intera persero i loro eroi. La tragedia di Superga non cancellò però la leggenda, la rese eterna. Da allora il Torino è diventato molto più di una squadra: è un sentimento collettivo, una memoria viva che si tramanda di padre in figlio. Ogni anno, i tifosi si ritrovano ai piedi della basilica per ricordare quei campioni, e il loro nome risuona ancora tra le mura del nuovo stadio Olimpico Grande Torino, dove ogni partita è una preghiera laica, un modo per dire che la leggenda non morirà mai.
Dopo Superga, il Toro ha conosciuto anni di luci e ombre, ha vinto e sofferto, è caduto e si è rialzato mille volte, ma ha sempre conservato la propria identità. Giocatori come Paolo Pulici, Francesco Graziani, Claudio Sala e più tardi Gianluigi Lentini e Andrea Belotti hanno portato avanti quello spirito di appartenenza che fa del Torino una squadra unica. Il Toro non vive per vincere a ogni costo: vive per emozionare, per rappresentare la parte più sincera e appassionata della città. Se la Juventus è la perfezione del gesto, il Torino è il battito del cuore.
Torino, nel profondo, è questo: una città che ama attraverso le sue squadre, che si riconosce in due colori opposti ma complementari, che da oltre un secolo scrive la propria storia attraverso le vittorie, le sconfitte e le lacrime di un pallone. Nelle vie di San Salvario o lungo corso Vittorio, nei bar del centro o nei quartieri popolari, non passa giorno senza che qualcuno parli di Juve o di Toro. Perché qui il calcio non è un passatempo, è una forma di identità. Due squadre, due destini, un solo spirito. Torino vive così, sospesa tra eleganza e passione, tra gloria e dolore, tra due cuori che battono per la stessa città.
NOEMI GARIANO

Italia da record ai Giochi Olimpici Invernali: la nuova mappa delle medaglie

 

L’Italia chiude i Giochi Olimpici Invernali con 30 medaglie (10 ori, 6 argenti, 14 bronzi), firmando la miglior edizione della sua storia e superando il primato di Lillehammer 1994.

Seeders ha aggiornato il proprio studio sulla “geografia” delle medaglie italiane, analizzando in che modo questo risultato record abbia ridisegnato gli equilibri tra regioni, province e atleti, rispetto alle edizioni precedenti.

La mappa regionale aggiornata dopo Milano-Cortina

Il Trentino-Alto Adige resta il punto di riferimento dello sport invernale italiano, con 28 medaglie complessive (9 ori). Ma questa volta il dominio non è isolato.

La Lombardia compie un ulteriore salto in avanti, arrivando a 18 medaglie, grazie al contributo decisivo di atlete e atleti provenienti da Milano, Sondrio e Bergamo: tra loro Federica Brignone (2 ori), Arianna Fontana (1 oro e 2 argenti) e Luca Spechenauser. Il Veneto consolida la propria presenza con 8 medaglie, spinto dai podi di Davide Ghiotto, Lisa Vitozzi e Lucia Dalmasso nel biathlon e nel pattinaggio di velocità.

Continua la tendenza positiva del Lazio, che conquista 2 ori e 3 medaglie totali. Colpisce invece l’assenza del Friuli Venezia Giulia, storicamente presente nelle prime posizioni del medagliere territoriale, così come quella della Toscana, che in passato aveva comunque raccolto podi. Segnali che la tradizione da sola non basta: la mappa olimpica si sta allargando, ma anche rimescolando.

Province: cambia la leadership

Se storicamente Bolzano era la provincia simbolo dello sport invernale italiano, in questa edizione il primato passa a Trento, che chiude con 12 medaglie (5 ori). Bolzano resta comunque protagonista con 16 podi complessivi, confermando la solidità del movimento altoatesino.

Milano sale fino a 5 medaglie, Roma conquista 2 ori, mentre Sondrio (7 medaglie) e Belluno (7) confermano la forza della tradizione alpina. Tra le presenze più interessanti: Genova e la Liguria tornano a medaglia grazie a Lorenzo Sommariva e Andrea Cassinelli; l’Emilia-Romagna entra nel medagliere con Flora Tabanelli; la Valle d’Aosta conferma la propria presenza con Federico Pellegrino.

Assente invece Udine, che in passato aveva portato ben 17 medaglie complessive, così come Torino e Padova, protagoniste nelle edizioni precedenti. Un segnale di come il successo olimpico italiano stia diventando meno concentrato e più distribuito, con nuovi territori capaci di emergere.

L’edizione trainata dalle donne cambia il volto del medagliere

Mai come in questa edizione il contributo femminile è stato determinante nel superamento del record storico.

Federica Brignone realizza una splendida doppietta con due ori dopo un grave infortunio, Francesca Lollobrigida firma due vittorie nel pattinaggio e Arianna Fontana aggiunge un altro oro e due argenti al proprio palmarès, diventando definitivamente l’atleta italiana più medagliata di sempre ai Giochi Invernali e quinta all-time mondiale.

Lisa Vitozzi riporta l’Italia all’oro nell’inseguimento femminile di biathlon, un risultato che mancava dal 1988,  mentre Dorothea Wierer chiude la sua carriera olimpica con un podio nel suo “last dance”. Complessivamente, 18 atleti italiani conquistano almeno due medaglie in questa edizione, a dimostrazione di una profondità mai così ampia. Dominik Fischnaller firma tre bronzi nello slittino, mentre il curling riesce nell’impresa difficile di confermarsi a medaglia dopo lo storico oro del doppio misto a Pechino 2022.

Non è soltanto un record numerico: è il segnale di un movimento più maturo, più diffuso e capace di rigenerarsi. L’Italia non ha solo vinto di più: ha allargato la propria base competitiva, riscrivendo la propria mappa sportiva.

Metodologia

L’analisi prende in considerazione tutte le edizioni dei Giochi Olimpici Invernali dalla prima partecipazione italiana a oggi. Per ogni medaglia sono stati analizzati l’atleta, la regione e la provincia di nascita. Nei casi di sport di squadra, staffette o competizioni con più atleti premiati, la medaglia è stata attribuita a ciascun componente, così da riflettere in modo più fedele l’impatto reale dei territori sui risultati complessivi. I dati sono stati poi aggregati per regione, provincia e atleta, consentendo un confronto storico e geografico coerente e comparabile.