Renato Guttuso tra il ’47 e l’85 alla Galleria Accademia

Una vasta antologica dedicata alle opere: fino al 3 luglio

Una mostra antologica dedicata a uno tra i massimi esponenti del Novecento italiano, Renato Guttuso, inaugura l’11giugno e prosegue fino al 3 luglio presso la Galleria Accademia Torino. Si tratta di un’esposizione, realizzata in collaborazione con MOZ-ART Arte Contemporanea di Mantova che comprende ventidue opere dipinte dal 1947 al 1985 incentrate su oli, chine , disegni e tecniche miste. La prima sezione della mostra è dedicata al secondo dopoguerra con lavori che risalgono al 1947, tra i quali figurano “Natura morta cubista” e “Cocomero cubista”, di matrice picassiana, che diventano strumento per indagare la violenza e la crudezza degli oggetti quotidiani.

Le opere risalenti agli anni Sessanta sono rappresentate da “La Martire Algerina”, “Discussione politica” “A Marat, David, Géricault” e “Nudo di fronte”.

Si prosegue con i lavori datati tra il 1980 e il 1985 di cui figurano “ Coccodrillo o Je ne brûle pas”, metafora di un tempo che passa troppo velocemente, e “Donne di Arles- da van Gogh”.

I temi principali dell’intera mostra sono rappresentati dai nudi, dai paesaggi siciliani e dalle nature morte mediterranee. Le opere in mostra sono contenute e approfondite all’interno del Catalogo Ragionato curato per Mondadori & Associati da Enrico Crispolti.

Galleria Accademia Torino, via Po 39

Tel 3358024539

Mara Martellotta

Mondiali 2026: il calcio pronto a scrivere una nuova storia

 

I Mondiali di calcio 2026 cominciano oggi e l’attesa è finalmente terminata. Questa edizione sarà speciale perché, per la prima volta, il torneo sarà organizzato da tre Paesi: Stati Uniti, Canada e Messico. Inoltre, parteciperanno 48 nazionali invece delle tradizionali 32, rendendo la competizione ancora più spettacolare e ricca di sfide.
Tra le squadre favorite ci sono l’Argentina, campione del mondo in carica, la Spagna e la Francia, che negli ultimi anni hanno dimostrato grande qualità e continuità. Anche il Brasile resta una delle nazionali più temute grazie al talento dei suoi giocatori, mentre Inghilterra e Germania puntano a tornare protagoniste sul palcoscenico più importante del calcio.
Non mancheranno però le possibili sorprese: squadre come Portogallo, Marocco e Giappone hanno mostrato una crescita costante e potrebbero mettere in difficoltà le grandi potenze.
I Mondiali 2026 promettono quindi emozioni, spettacolo e partite indimenticabili. Per un mese gli occhi degli appassionati saranno puntati sul Nord America, dove nasceranno nuove stelle e verrà scritta una nuova pagina della storia del calcio.

Enzo Grassano

Corrado, il piemontese che salvò Tiro, oggi sotto le bombe da settimane

Ordinata l’evacuazione totale di Tiro, nel sud del Libano, sulla costa del Mediterraneo, a 20 km a nord dal confine con Israele. Tiro è la quinta città del Libano e per la prima volta nella storia è stato sgomberato anche lo storico quartiere cristiano-maronita. Rioni distrutti per intero e ospedali danneggiati. La guerra non si ferma. Da settimane la città è sotto pesanti bombardamenti israeliani mirati a colpire le postazioni degli Hezbollah. Millenaria metropoli fenicia, cuore del commercio marittimo, patrimonio dell’Umanità dal 1984, Tiro è custode di resti archeologici romani e bizantini di inestimabile valore. All’epoca delle Crociate, alla guida della città c’era il piemontese Corrado, marchese del Monferrato e cavaliere medioevale, che riuscì a resistere al Saladino e a respingerlo. Corrado (1146-1192) fu uno dei personaggi più avventurosi del Medioevo italiano. Cugino del Barbarossa, fu uno degli artefici della Terza Crociata in Terra Santa, sconfisse Saladino a Tiro e fu ucciso da due sicari della “Setta degli Assassini”. Il legame tra Corrado del Monferrato e la città di Tiro è molto forte. Tiro era praticamente l’ultima grande città crociata rimasta in mano cristiana. Corrado arrivò nella città nel 1187 e ne organizzò la difesa contro l’assedio di Saladino riuscendo a salvarla dalla conquista musulmana. Da Acri veleggiò verso il vicino porto di Tiro, l’ultima città-fortezza dopo la perdita della Città Santa, rimasta in mano cristiana e stracolma di profughi cristiani e cavalieri scampati alla disfatta di Hattin (4 luglio 1187). La città è sul punto di cadere, Rinaldo di Sidone ne sta trattando la resa al Saladino. Il 14 luglio le bandiere verdi dell’Islam sventolano già sulle torri della Cittadella. L’arrivo di Corrado galvanizzò gli assediati che decisero di resistere rafforzando il sistema difensivo della città. Il Marchese fece scavare un fossato che tagliava in due parti l’istmo su cui si snodava una strada rialzata costruita da Alessandro Magno. In questo modo, isolando la città, tolse agli arabi la possibilità di avvicinarsi con le macchine d’assedio. L’intervento di Corrado fu determinante ed evitò la caduta di Tiro nelle mani del Saladino il quale tentò un ultimo disperato tentativo per raddrizzare la situazione. Per costringere alla resa Corrado portò sotto le mura di Tiro suo padre, in catene, Guglielmo il Vecchio, catturato ad Hattin, minacciando di ucciderlo se Corrado non si fosse ritirato. Il marchese non gli diede ascolto, anzi disse che suo padre era molto anziano e aveva già vissuto abbastanza. E finì bene. Il capo dei guerrieri saraceni liberò Guglielmo che, come prigioniero, non serviva più. Nei primi giorni di gennaio del 1188 il sultano tolse l’assedio a Tiro e tornò ad Acri: il regno cristiano d’oltremare sopravvivrà per altri cent’anni e il crociato Corrado divenne il salvatore di Tiro. Grazie a questa impresa la città fu il centro del suo potere in Terra Santa.
In questo tratto della costa mediterranea orientale, tra Acri e Tiro, cominciò la straordinaria avventura di Corrado, el Markiz, come lo chiamavano gli arabi che lo temevano, odiavano e rispettavano, che respinse due volte l’assedio dell’esercito del Saladino. Il monferrino Corrado fu eletto re di Gerusalemme ma non fece in tempo a essere incoronato: venne colpito a morte dai pugnali della Setta degli Assassini, movimento dell’islam sciita ismailita, nato in Persia e diffusosi poi in Siria. É stato chiamato “il giallo” della Terra Santa. La scena si svolse proprio a Tiro. Corrado bussò alla casa del vescovo di Beauvais, che ben conosceva, chiedendo di cenare insieme a lui ma vide che il prelato aveva già finito di mangiare, allora salutò e se ne andò. Tornando a casa, dove la moglie lo aspettava, si accorse di essere inseguito da due individui. Si voltò di scatto, si rese conto di essere in pericolo ma non ebbe il tempo di difendersi e venne pugnalato a morte da due sicari della Setta degli Assassini. Il suo corpo fu sistemato nella Chiesa dei Cavalieri Ospitalieri e i due sicari, arrestati poco dopo, confessarono che il mandante dell’assassinio era nientemeno che il re d’Inghilterra, Riccardo Cuor di Leone. Finì così, in pochi attimi, la straordinaria vita di Corrado, marchese del Monferrato, re di Gerusalemme per pochi giorni, uno dei personaggi più illustri di tutta la storia delle Crociate. Era il 28 aprile 1192. Chi l’ha ucciso? Fu assassinato nei vicoli di Tiro dai fanatici islamici della Setta sciita degli Assassini, i primi terroristi musulmani della storia. Sicari al servizio di chi? Non si è mai saputo con precisione, le ipotesi sono diverse e i presunti mandanti sarebbero i grandi personaggi dell’epoca, sovrani o famosi condottieri. Il più sospettato fu il sovrano inglese Riccardo Cuor di Leone. Ritenendolo il mandante dell’omicidio, l’imperatore Enrico VI imprigionò Riccardo in Germania. Riccardo Cuor di Leone e il Saladino che interesse avevano di eliminarlo? È un appassionante intreccio levantino, una storia tutta vera, nulla di romanzato. Sono tante le ipotesi sui mandanti ma il mistero della sua morte rimarrà per sempre. Corrado resta il sire che salvò Tiro, costrinse l’armata del Saladino a battere in ritirata suscitando nel mondo cristiano una vampata di euforia e gran tripudio con lo stendardo del Monferrato che sventolava su minareti e città conquistate. A Versailles, nella Sala delle Crociate, sono conservati i ritratti ottocenteschi dei protagonisti delle Crociate e tra essi spicca la figura del nostro Corrado Marchese di Monferrato.
  Filippo Re

Vallette, inaugurato il “nuovo” mercato coperto “Le Verbene”

 

Taglio del nastro per il rinnovato mercato coperto di via delle Verbene, lo storico polo commerciale del quartiere Vallette che, grazie ai lavori di riqualificazione ed efficientamento energetico, si presenta ora in una nuova veste più sostenibile, accessibile e attrattiva.

All’inaugurazione erano presenti il sindaco Stefano Lo Russo, l’assessore al Commercio Paolo Chiavarino, il presidente della Circoscrizione Cinque Alfredo Correnti, l’amministratore delegato di Iren Energia Giuseppe Bergesio e la presidente della Cooperativa Mercato Coperto Vallette Marisa Sanfilippo.

“Avevamo fatto una promessa agli operatori commerciali e ai residenti del quartiere – dichiara il sindaco Stefano Lo Russo – e l’abbiamo mantenuta, portando a termine la riqualificazione che il mercato coperto del quartiere Vallette attendeva da tanto tempo. Questa struttura rappresenta un punto di aggregazione sociale importante e il presidio commerciale di riferimento per molti abitanti della zona, per questo siamo particolarmente soddisfatti oggi di vedere la fine dei lavori che la restituiscono completamente rinnovata e che, siamo certi, contribuiranno anche al suo rilancio”.

La riqualificazione, avviata lo scorso mese di ottobre e appena conclusa, è stata possibile grazie a uno stanziamento complessivo di circa 1 milione e 500mila euro di fondi del dipartimento Commercio della Città vincolati alla rivitalizzazione e alla riqualificazione del tessuto commerciale esistente. La gran parte delle risorse è stata destinata all’efficientamento energetico complessivo dell’edificio, affidato a Iren Smart Solution, mentre circa 100mila euro sono serviti a finanziare la realizzazione di opere edilizie volte a migliorare la struttura che ospita gli esercizi commerciali, rendendola più attrattiva per la popolazione, più funzionale per i commercianti e capace di ospitare, oltre ai punti vendita, anche spazi dedicati a servizi per la cittadinanza. Gli interventi sul mercato coperto, affidato in concessione alla cooperativa di Gestione del Mercato Coperto Vallette fino al 2029, sono stati in modo particolare indirizzati alla riduzione dei consumi energetici e delle emissioni, con l’installazione di nuovo impianto fotovoltaico, la riqualificazione dell’illuminazione interna, la realizzazione di un nuovo impianto di riscaldamento e di raffrescamento, con introduzione di un impianto a ventilazione meccanica controllata. La riqualificazione architettonica e impiantistica ha migliorato la fruizione degli spazi, con il rifacimento delle pavimentazioni, l’ottimizzazione dell’involucro edilizio, il rifacimento dei servizi igienici, anche per garantire la totale accessibilità.

“Il mercato le Verbene – aggiunge l’assessore al Commercio della Città di Torino Paolo Chiavarino – è un importante servizio per i molti residenti di quell’area, molti dei quali anziani, soprattutto se teniamo conto che qui ci sono pochi negozi di vicinato e bisogna fare almeno un chilometro per trovare un ipermercato. Consideriamo la struttura un presidio di prossimità fondamentale e un luogo di aggregazione sociale per l’intero quartiere. La riqualificazione fa da azione di promozione per gli attuali commercianti e favorisce, nel contempo, nuovi arrivi di piccoli imprenditori: l’obiettivo, infatti, è contrastare l’impoverimento commerciale, recuperando spazi inutilizzati”.

L’intervento si inserisce all’interno di un più ampio piano di rigenerazione urbana del quartiere Vallette, che prevede in totale nove interventi finanziati con i fondi PNRR destinati ad attuare il Programma Innovativo Nazionale per la Qualità dell’Abitare PINQuA per un investimento complessivo di oltre 17 milioni di euro, e aggiunge un ulteriore tassello alle azioni messe in campo per sostenere il commercio di prossimità, con la riqualificazione di 11 mercati cittadini.

TorinoClick

Gli occhiali per leggere

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Albertino era venuto al mondo quando ormai Maddalena e Giovanni non ci speravano più. E così, passando gli anni in un rincorrersi di stagioni che rendevano sempre più duro e faticoso il lavoro nei campi, venne il giorno del ventunesimo compleanno per l’erede di casa Carabelli-Astuti.

E con la maggiore età  arrivò, puntuale come le tasse, anche la chiamata obbligatoria alla leva militare. Albertino salutò gli anziani genitori con un lungo abbraccio e partì, arruolato negli alpini. Un mese dopo, alla porta della casa colonica di Giovanni Carabelli, alle porte di San Maurizio d’Opaglio, dove la vista si apriva sul lago, bussò il postino. Non una e nemmeno due volte ma a lungo poiché Giovanni era fuori nel campo e Maddalena, un po’ sorda, teneva la radio accesa con il volume piuttosto alto. La lettera, annunciò il portalettere, era stata spedita dal loro figliolo. Non sapendo leggere e scrivere, come pure il marito, Maddalena si recò in sacrestia dal parroco. Don Ovidio Fedeli era abituato all’incombenza, dato che tra i suoi parrocchiani erano in molti a non aver mai varcato il portone della scuola e nemmeno preso in mano un libro. Chiesti alla perpetua gli occhiali, lesse il contenuto alla trepidante madre. E così, più o meno ogni mese, dalla primavera all’autunno, la scena si ripetette. Maddalena arrivata concitata con la lettera in mano, sventagliandola. E il prete, ben sapendo di che si trattasse, diceva calmo: “ E’ del suo figliolo? Dai, che leggiamo. Margherita, per favore, gli occhiali..”. E leggeva.  Poi, arrivò l’inverno con la neve e il freddo che gelava la terra e metteva i brividi in corpo. Il giorno di dicembre che il postino Rotella gli porse la lettera del figlio, decise che non si poteva andar avanti così. E rivolgendosi al marito con ben impressa nella mente la scena che ogni volta precedeva la lettura da parte del parroco, disse al povero uomo, puntando i pugni sui fianchi: “ Senti un po’, Gìuanin. Non è giunta l’ora di comprarti anche te un paio d’occhiali così le leggi tu le lettere e  mi eviti di far tutta la strada da casa alla parrocchia che fa un freddo del boia? “.

Marco Travaglini

 

 

Torino festeggia i novanta anni della Topolino

Proseguendo una tradizione ormai consolidata, il Topolino Autoclub Italia, federato ASI dal 1989, organizza a Torino le ricorrenze a cifra tonda dell’iconico modello e proprio quest’anno si celebrano i novanta anni dalla sua presentazione, avvenuta il 15 giugno 1936.
Nuovamente a Torino, città della Fiat, in cui nacque la madre di tutte le 500, prima al Lingotto e poi a Mirafiori, sarà  organizzato dall’11 al 14 giugno prossimi, un grande raduno internazionale  che fa parte del calendario dedicato ai sessanta anni dell’ASI.
Grazie al supporto della Città Metropolitana di Torino, della Federazione Europea Fiat Topolino Clubs e del Club Topolino Fiat  Torino, verranno accolti oltre 130 equipaggi, alcuni dei quali in arrivo dalla Scandinavia e dalla Nuova Zelanda.
Costruita dal giugno 1936 al gennaio 1955 in 520 mila esemplari, la 500 Topolino è  la vettura che ha traghettato il Paese dal secondo dopoguerra rimanendo una presenza costante sino ai primi anni Settanta. Celebrarne il compleanno significa non soltanto rendere omaggio al genio dei suoi creatori, ma anche rivivere  il contesto e le profonde trasformazioni  sociali entro cui nacque e si evolvette.
La prima giornata di permanenza, venerdì 12 giugno, per un’esperienza che avvicini i partecipanti ai luoghi in cui i progettisti immaginarono, collaudarono e costruirono la vettura, prevederà un percorso ad anello nella cintura di Torino. Gli equipaggi, divisi in due gruppi, percorreranno a turno il perimetro allargato della città che collegherà due icone dell’arte e della storia locali, Superga e Venaria Reale, per poi salire in direzione Nord Est sino a Ruffini e Lonna, le due località più a Nord del tracciato.
Nel pomeriggio di giovedì 11 giugno si potrà  incrociare la carovana di topolinisti, che affronteranno la salita della Sacra di San Michele,  mentre sabato 13 esporranno le  loro vetture dal primo mattino a metà pomeriggio, nella centralissima piazza Vittorio Veneto.
La serata di sabato prevede la visita allo Stellantis Heritage Hub, per far ritorno alle radici storiche dell’incontro.
L’ultima tappa sarà  domenica 14 con la visita al castello di Rivoli, in un continuo intreccio in cui la cultura dell’automobile non è disgiunta dal turismo e dalla gastronomia, in modo da dare ai vari equipaggi, anche stranieri, una percezione completa delle eccellenze del Paese e di Torino.

Mara Martellotta

Ex Martoglio Giaveno, un nuovo parcheggio

Con la consegna ufficiale dell’area ex Martoglio di via Coazze, entra finalmente nella fase operativa uno degli interventi più rilevanti per la riqualificazione urbana e la vivibilità del centro di Giaveno: la realizzazione di un nuovo parcheggio pubblico con circa 90 posti auto, destinato a dare una risposta concreta alla storica carenza di sosta nella zona centrale della città.

Si tratta di un risultato che nasce da un percorso avviato molti anni fa e che, nelle passate amministrazioni, non era riuscito a trovare concreta attuazione a causa di diversi intoppi e rallentamenti di natura politica. Con l’insediamento della nuova maggioranza guidata dal Sindaco Stefano Olocco, l’Amministrazione ha invece impresso una decisa accelerazione al progetto, affrontando e superando le criticità che ne avevano finora impedito la realizzazione. L’intervento affonda le proprie radici in un preciso indirizzo politico e amministrativo orientato alla riqualificazione urbana e al miglioramento della mobilità cittadina. L’iter ha infatti ricevuto il via libera definitivo del Consiglio comunale nella seduta dell’11 dicembre 2024, quando è stata approvata la trasformazione urbanistica dell’area di via Coazze e del più ampio assetto connesso allo spostamento del terminal autobus e alle opere pubbliche collegate.

«Da quando son diventato Sindaco mi sono messo subito al lavoro perché quell’indirizzo politico messo nero su bianco anche sul programma elettorale si trasformasse in un risultato concreto e visibile, e infatti l’11 dicembre 2024 il Consiglio comunale ha approvato un passaggio decisivo per il futuro di quest’area e per l’assetto complessivo della città», dichiara il Sindaco Olocco.

Il progetto consente di liberare il centro urbano dalla presenza del terminal e della sosta degli autobus, trasferendo tali funzioni in via Torino, con un beneficio diretto sul piano della viabilità, della sicurezza urbana e della qualità ambientale. Meno mezzi pesanti nel cuore della città significa infatti meno rumore, meno emissioni e una migliore vivibilità per i residenti, per le attività economiche e per chi frequenta ogni giorno il centro storico.

«Non stiamo parlando soltanto di nuovi parcheggi. Stiamo parlando di una scelta politica chiara: migliorare l’accessibilità del centro, sostenere il commercio locale e restituire qualità urbana a un’area strategica della città. È una risposta attesa da anni da cittadini e operatori economici, e oggi possiamo dire che quella risposta sta prendendo forma», aggiunge Olocco.

Dal punto di vista operativo, il cronoprogramma trasmesso al Comune prevede l’avvio dei lavori nelle prossime settimane, con fasi successive che comprendono delimitazione degli stalli, demolizioni preliminari, bonifica della cisterna esistente, sistemazioni esterne, aree verdi, rampa pedonale, segnaletica e completamento finale delle opere entro la fine della stagione autunnale, salvo eventuali criticità tecniche nelle fasi intermedie.

Accanto al parcheggio, il progetto prevede inoltre il recupero della palazzina adiacente, che sarà oggetto di una successiva fase di studio, progettazione e lavori per ospitare nuovi spazi polifunzionali con finalità sociali, culturali e associative. Un tassello che rafforza ulteriormente il valore pubblico dell’intervento, pensato non solo per la mobilità ma anche per la vita comunitaria, per i giovani e per il tessuto associativo cittadino.

«Questo intervento era un impegno preso con i cittadini e i residenti della zona ed è stato portato avanti con determinazione, perché crediamo che amministrare significhi mantenere gli impegni e trasformare le promesse in opere. Oggi Giaveno compie un passo concreto verso una città più vivibile», conclude Olocco

Stop alle trasferte dei tifosi di Toro e Juve fino a novembre

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Il grave ferimento di Marco Leonardo Basoccu, rimasto coinvolto negli scontri avvenuti in occasione del derby del 24 maggio e successivamente sottoposto a un delicato intervento chirurgico alla testa prima di essere dimesso dall’ospedale dopo diversi giorni di ricovero, è uno degli episodi che hanno portato il Ministero dell’Interno ad adottare nuove misure restrittive nei confronti delle tifoserie di Torino e Juventus.

Il provvedimento stabilisce il divieto di trasferta per i sostenitori delle due squadre per le prime dieci giornate del prossimo campionato, fino al 3 novembre. La misura prevede la chiusura dei settori ospiti negli stadi in cui granata e bianconeri giocheranno lontano da casa, oltre al blocco della vendita dei biglietti ai residenti nelle aree interessate.

Nel dettaglio, per le gare esterne del Torino il divieto riguarda i residenti in Piemonte, mentre per quelle della Juventus si estende ai residenti sia in Piemonte sia in Lombardia. La tifoseria granata era già stata oggetto di restrizioni nella stagione appena conclusa a seguito dei disordini verificatisi durante Torino-Verona dell’11 aprile, circostanza che aveva già comportato il divieto di seguire la squadra nelle trasferte di Cremona e Udine.

L’applicazione delle nuove disposizioni sarà demandata, di volta in volta, ai prefetti delle province coinvolte dagli incontri. Resta invece da chiarire se le limitazioni saranno valide anche per le amichevoli estive in programma nei prossimi mesi.

Tullio Pinelli, il nobile “gentilissimo” che non fu solo lo sceneggiatore di Fellini

Un omaggio curato da Distretto Cinema

 

“Quando parla della Lux nei cui ambulacri era ospite fisso in attesa di riscuotere le rate delle sceneggiature, Fellini ricorda un andirivieni di attrici, attori, registi, sceneggiatori, gente della produzione. È proprio alla ‘Lucchessefilme’ (come viene chiamata in gergo cine-romanesco – la Lux Film invenzione e proprietà dell’industriale biellese Riccardo Gualino, ndr) che il nostro incrocia un signore smilzo dal profilo aguzzo, compassato, gentilissimo: Tullio Pinelli. È avvocato civilista, ma ha chiuso lo studio a Torino per scendere a Roma con moglie e quattro figli attratto dalla sirena del cinema. Si conoscono di vista, quando un giorno verso la fine del ’46 si sorprendono a leggere lo stesso giornale appeso a un’edicola. Nasce un’amicizia che diventa subito un’associazione artistica”. Così l’incontro di un futuro regista e di quello che sarà il “suo” sceneggiatore, non certo il solo in una collaborazione che sarà avviata e cessata e ripresa, nelle pagine di “Fellini”, autore Tullio Kezich, la più bella certo, e affettuosa e autorevole, biografia che sia stata scritta sull’autore riminese.

Non fu soltanto il “suo” sceneggiatore. È stato un uomo, Tullio Pinelli, che ha attraversato un intero secolo (era nato a Torino nel 1908, morì a Roma nel marzo 2009), storico e letterario e cinematografico, discendente da una antica e nobile famiglia che tra gli altri avrebbe dato allo Stato il generale di fanteria Ferdinando Pinelli, inviato a reprimere il banditismo calabrese dopo l’Unità; prima un ragazzo cresciuto nel d’Azeglio di Augusto Monti, a fianco di Pavese e di Massimo Mila, di Norberto Bobbio e di Leone Ginzburg, un drammaturgo promettente che esordì con una commedia dialettale, messa in scena nel ’32 dal giovane Macario, “‘L sofà d’la Marchesa ‘d Mômbarôn”, poi capace di mettersi sotto l’occhio attento della critica con “I padri etruschi” (settembre 1941) e vari altri titoli, drammatici o di carattere fortemente spiritualistico, costretto a ritirarsi momentaneamente dalle scene e, durante il conflitto, a partecipare alla Resistenza contro fascisti e tedeschi, prima nel Grossetano poi sulle alture nei pressi di Alpignano, dove ebbe a trattare la resa di 40 militari della Divisione repubblichina Monterosa, difendendoli da quelle formazioni partigiane che ne avevano già deciso la fucilazione.

Non fu soltanto il “suo” sceneggiatore, decretando in gran parte il successo – immediato o ripensato dai critici e soprattutto dal pubblico dopo gli inizi – di “Luci del varietà” e dello “Sceicco bianco”, dei “Vitelloni” e della “Strada” e del “Bidone”, delle “Notti di Cabiria” e della “Dolce vita” e di “8 1/2”, di “Giulietta degli spiriti” del ’65 per arrivare dopo la lunga ventennale interruzione a “Ginger e Fred” (1986) e alla “Voce della luna” con cui Fellini si sarebbe accomiatato dal cinema. Tullio Pinelli fu altresì lo sceneggiatore di Mario Soldati, di Lattuada e Germi, di Pietrangeli e Bolognini, di Liliana Cavani per “Francesco” e “Galileo”, per De Sica e Monicelli.

Termina oggi un omaggio curato da Distretto Cinema in collaborazione con il Museo del Cinema, che ha coinvolto anche il figlio Carlo Alberto, dal titolo “Grand Tour – Omaggio a Tullio Pinelli” e che ha visto interessati nelle scorse serate i centri di Cuorgnè con la proiezione del cult “Amici miei”, film di Mario Monicelli, sceneggiato da Pinelli (l’intera rassegna è stata curata da Fulvio Paganin), un’importante occasione per approfondire il legame autentico tra lo sceneggiatore e il territorio canavesano, e di Pianezza con la visione di “89 e mezzo”, l’intimo documentario firmato proprio da Carlo Alberto Pinelli, che ha presenziato in sala, dedicato alla figura del padre.

 

Oggi giovedì, giornata finale dell’omaggio, verranno proiettati al cinema Massimo “Adua e le compagne” di Antonio Pietrangeli (alle 15,30) e “La strada” (alle 20,30) mentre alle 18 si potrà assistere a “Napoli – New York”, un vecchio progetto di Fellini e Pinelli mai girato e ripreso da Gabriele Salvatores soltanto nel 2024, una storia ambientata nell’immediato dopoguerra, tra le macerie di una Napoli in completa miseria, dove i protagonisti sono i giovanissimi Carmine e Celestina, che tentano di sopravvivere in mezzo a mille prove e disavventure. Il loro imbarco clandestino li farà arrivare a New York, trovare una famiglia e unirsi ai tanti emigranti che già hanno raggiunto gli States. Diceva Salvatores, a seguito del ritrovamento da parte dello sceneggiatore in “un baule pieno di scartoffie”: “Già solo il fatto di essere venuto in possesso di una storia scritta da Federico Fellini e Tullio Pinelli, di cui si sapeva poco o niente, mi è sembrato meraviglioso… Come fare a non lasciarsi coinvolgere? Una storia che risale alla fine degli anni Quaranta, ispirata a una storia vera, raccontata come una favola. E scritta in un momento di passaggio per il nostro cinema: tra il neorealismo, la commedia all’italiana e i primi tentativi di un cinema più fantastico.”

Elio Rabbione

Nelle immagini, Tullio e Carlo Alberto Pinelli; la serata del ricevimento dell’Oscar per la strada”, cena a casa Pinelli, con Fellini e Paolo Stoppa.

Scontro tra auto e moto: motociclista ferito e ricoverato al Cto

Violento scontro tra auto e moto all’ora di pranzo di oggi, mercoledì 10 giugno, al confine tra Favria e Oglianico: un motociclista di circa 40 anni è rimasto gravemente ferito ed è stato elitrasportato al Cto di Torino. L’incidente si è verificato all’incrocio tra via Bertano e via Moro, dove si sono urtate una Ford Fiesta e una Honda. Per il forte impatto, il centauro è stato sbalzato sull’asfalto. Al momento del sinistro era in corso un temporale.

Sul posto sono giunti i soccorritori del 118 Azienda Zero con due ambulanze, i vigili del fuoco del distaccamento di Ivrea e la polizia locale di Favria, che ha eseguito i rilievi per ricostruire l’esatta dinamica. L’incrocio è regolato da cartelli di stop per chi transita su via Moro, ma resta da chiarire la traiettoria dei due mezzi.

A breve distanza sono intervenuti anche l’elisoccorso del 118 e il Drago dei vigili del fuoco. Giunti sul luogo anche il sindaco di Favria, Vittorio Bellone. Dopo essere stato stabilizzato sul posto, il motociclista è stato caricato sull’elicottero e trasferito al Cto di Torino per gli accertamenti e le cure del caso.

I medici hanno diagnosticato al motociclista la frattura del bacino e di entrambi i polsi. L’uomo dovrà restare ricoverato a lungo, ma non è in pericolo di vita. Illesa la donna al volante dell’auto. Per consentire i soccorsi e mettere in sicurezza i mezzi, la strada è stata chiusa temporaneamente alla circolazione.

VI.G