L’INTERVISTA
L’ AD di Altec di Torino ha assistito alla partenza al Kennedy Space Center di Orlando.
Vincenzo Giorgio, amministratore delegato di Altec, azienda torinese d’eccellenza nel settore aerospaziale, ha assistito al lancio della missione Artemis II al Kennedy Space Center di Orlando. Ingegnere elettronico, laureato alla Università degli Studi di Napoli Federico II, ha scelto Torino all’inizio della sua carriera e vi è rimasto: quarant’anni passati nella capitale subalpina, tra industria e spazio. L’intervista si svolge nel suggestivo polo italiano di riferimento per i servizi di ingegneria e logistica a supporto della Stazione Spaziale Internazionale e delle missioni di esplorazione planetaria.
Le piace Torino?
Molto. È una città a misura d’uomo, in cui si vive bene. Il mio cuore resta anche a Napoli, naturalmente, ma qui ho trovato un equilibrio. È una città che risponde alle esigenze della vita lavorativa, ma anche personale: poco traffico, distanze contenute, tutto è facilmente raggiungibile.
Come ha iniziato la sua carriera nell’aerospazio?
Ho fatto la gavetta, partendo dalla progettazione di sistemi di telecomunicazione e dei computer di bordo per satelliti. Ho sempre creduto fondamentale crescere prima in senso orizzontale, ampliando le competenze, e solo dopo in maniera apicale.
Sono diventato dirigente piuttosto giovane, ero tra i più giovani in Finmeccanica. Dieci anni fa mi è stato chiesto di affiancare al ruolo in Thales Alenia Space Italia quello di amministratore delegato di Altec. Ancora oggi svolgo entrambe le attività, viaggio molto e ho la fortuna di confrontarmi con culture diverse, portando nel mondo il valore dell’industria aerospaziale italiana: un motivo di
È stato invitato dalla NASA ad assistere al lancio di Artemis II?
Sì. È stata un’esperienza straordinaria. Ho incontrato molti colleghi di Thales Alenia Space coinvolti nel programma Orion, la capsula della missione. Vedere la fiammata del razzo SLS, accecante anche in pieno giorno, è stato qualcosa di strabiliante; la vibrazione si percepiva anche a tre chilometri di distanza. e delle difficoltà affrontate durante la preparazione.
Come si svolge l’organizzazione per assistere al lancio?
È tutto estremamente strutturato. Si viene guidati passo dopo passo: badge, percorsi, trasferimenti in bus fino all’area di osservazione. Dopo il lancio si rientra seguendo lo stesso itinerario. L’intera procedura dura circa sette ore. Prima c’è tensione e silenzio, dopo esplodono entusiasmo e gioia.
Gli astronauti possono incontrare persone prima della partenza?
No, per motivi di sicurezza. I contatti con i familiari sono consentiti fino a un certo punto, poi vengono interrotti. Esiste, comunque, sempre un equipaggio di riserva pronto a subentrare in caso di problematiche che in passato si sono presentate. Una volta in volo, il controllo passa a Houston e le procedure sono rigidissime».
Durante le missioni, tuttavia, il contatto con la Terra resta fondamentale.
Gli astronauti possono collegarsi con i propri Paesi. In passato abbiamo fatto collegamenti con Luca Parmitano, possiamo osservare da remoto molte delle attività a bordo.
Che persona è Luca Parmitano?
Straordinariamente empatico. Sa comunicare con chiunque, dai bambini agli adulti, con grande naturalezza.
Ci sono divieti particolari nello spazio?
Non si possono portare alcolici né fumare. Ogni astronauta ha però diritto a un “bonus food”, una piccola quantità di cibo personale, purché rispetti requisiti rigorosi: niente materiali infiammabili o che producano gas. Gli italiani, con pizza e parmigiano, hanno contribuito a creare momenti di convivialità a bordo.
Parteciperebbe a una missione nello spazio?
Assolutamente sì. Abbiamo lavorato anche con Richard Branson al progetto dello spazioporto di Grottaglie, individuato come sito ideale per futuri voli commerciali suborbitali.






