“La pre-intesa tra Stato e Regione Piemonte che sarà firmata mercoledì dal Ministro Calderoli e dal Governatore Cirio rappresenta un tassello fondamentale nel percorso verso la concreta applicazione dell’Autonomia differenziata, risultato fortemente perseguito dalla Lega a supporto dello sviluppo dei nostri territori e, ricordiamolo, previsto dalla nostra Costituzione. Protezione civile, Previdenza complementare integrativa, Professioni, Coordinamento della finanza pubblica in ambito sanitario sono le prime quattro materie (le prime tre non Lep, la quarta Lep) su cui il Piemonte è al lavoro da tempo, in parallelo a Veneto, Lombardia e Liguria. Autonomia e sussidiarietà sono un vantaggio per tutti, e una forma di riequilibrio importante per una Regione come il Piemonte, che vanta nei confronti dello Stato un residuo fiscale annuo di circa 10 miliardi di euro.
Non solo: una volta ottenuta l’Autonomia, l’obiettivo deve essere trasformare l’Italia in uno Stato federale, con un numero maggiore di competenze legislative esclusive per le Regioni e uno Stato sempre più snello. Avvicinare le decisioni sempre di più ai cittadini e ai territori è la nostra missione. Questo è un passaggio che arriva dopo anni di battaglie parlamentari del nostro Gruppo, dopo due referendum in Lombardia e Veneto, dopo svariati tentativi sempre bloccati dallo Stato centrale. Grazie al Ministro Calderoli e al Segretario Salvini per averci portato fin qui. E un pensiero a Umberto Bossi, a cui tutti noi ci ispiriamo nella nostra battaglia autonomista”.
Così l’on. Riccardo Molinari, capogruppo della Lega alla Camera e segretario della Lega in Piemonte, commenta la firma della pre-intesa tra Ministro per gli Affari regionali e le Autonomie e Regione Piemonte.



Da vent’anni e più, in una Valle bellissima cui il Paese deve essere grato perché di lì passano infrastrutture di interesse nazionale, c’è una violenza verbale e fisica contro chi non è contrario alla TAV, assurda e antidemocratica. L’ho vista negli occhi di tanti che insultano sul web, che Ti guardano con odio solo perché sei a favore della TAV . L’ho vista persino in un ragazzo di sedici anni l’altro giorno sotto i portici di via Cernaia quando gli ho chiesto quali erano gli obiettivi del corteo e lui mi ha parlato di Ambiente. Quando gli ho detto che la TAV diminuirà l’inquinamento perché toglierà traffico merci e passeggeri dalla strada , mi ha risposto con un tono che io a sedici anni non avevo , assolutamente. In questi anni si è assaltato ripetutamente un cantiere , tirando bombe , pietre come fosse una protesta democratica e civile. Sono arrivati scrittori, artisti vari ai Festival organizzati a due passi dal cantiere che regolarmente si concludevano con la marcia al cantiere assaltandoli con bombe pietre etc.etc. Un giorno in piazza Castello chiesi a una Signora, medico di famiglia della Valle, cosa ne pensava dei lanci di bombe al cantiere e lei seraficamente mi disse che erano utili alla causa . Certo la lentezza dei lavori ha favorito e favorisce il crescere di un clima pesante. L’Avvenire pubblica la lettera dei Cattolici NOTAV e non pubblica la nostra posizione di Cattolici SITAV…Basta rileggersi gli articoli di qualche mese fa attorno alle prime minacce contro la Professoressa Giaccone rea di aver pensato a una collaborazione del Liceo Ferrari con la TELT per favorire uno sbocco lavorativo al cantiere e si capisce bene come menti bacate ieri si siano sentite tranquille nello scrivere GIACCONE come MORO. Molti neanche si indignarono.
A fronte del concreto dibattito che caratterizza il sindacato italiano in questa precisa fase storica e politica, possiamo dire tranquillamente che c’è una grande opportunità per dimostrare, oggi, che cosa dev’essere concretamente il sindacato. E questa opportunità oggi ha un nome e cognome. Si chiama Cisl. E questo non lo dico per antica, nonchè convinta, appartenenza politica, culturale e valoriale allo storico “sindacato bianco”. Ma per la semplice ragione che, “allo stato dei fatti” – per dirla con una felice espressione di Carlo Donat-Cattin – una parte consistente del sindacato italiano ha assunto posizioni che sono, oggettivamente, persino imbarazzanti da commentare. Se ci fermiamo, ad esempio, alla principale organizzazione sindacale italiana, cioè la Cgil, non possiamo non sottolineare che quella sigla ha cambiato radicalmente la sua reale collocazione nella vita pubblica del nostro paese. Certo, tutti noi conosciamo lo storico profilo politico, culturale e sociale della Cgil, cioè di un sindacato che per moltissimi anni è stato la storica e strutturale “cinghia di trasmissione” con il partito di riferimento. Prima il Pci e poi i partiti che sono succeduti al Pci stesso. E cioè, il Pds, poi i Ds e infine il Pd. Ma mai si era arrivati alla radicale trasformazione del sindacato in un soggetto politico da un lato e, dall’altro, ad un’azione tutta e solo concentrata sui temi politici. E non è un caso che, se nel passato era il partito che dettava l’agenda politica al sindacato, adesso è l’esatto contrario. E cioè, è il sindacato che detta l’agenda politica e programmatica al partito di riferimento e, di conseguenza, all’intera coalizione di sinistra e progressista. Se, cioè, sui temi della giustizia è l’ANM, di fatto, che condiziona la politica del cosiddetto ‘campo largo’, sui temi economico/sociali e sulla stessa politica estera è il sindacato che fissa i paletti rispetto alla concreta azione politica dell’alleanza di sinistra e progressista. Una trasformazione radicale che ha portato alla rottura verticale con la Cisl e persino con la Uil e addirittura con gli estremisti dei sindacati di base. Che sono e restano i veri concorrenti politici della nuova Cgil di Landini.
