POLITICA- Pagina 18

Molinari (Lega): “Firma Autonomia differenziata passo in avanti”

“La pre-intesa tra Stato e Regione Piemonte che sarà firmata mercoledì dal Ministro Calderoli e dal Governatore Cirio rappresenta un tassello fondamentale nel percorso verso la concreta applicazione dell’Autonomia differenziata, risultato fortemente perseguito dalla Lega a supporto dello sviluppo dei nostri territori e, ricordiamolo, previsto dalla nostra Costituzione. Protezione civile, Previdenza complementare integrativa, Professioni, Coordinamento della finanza pubblica in ambito sanitario sono le prime quattro materie (le prime tre non Lep, la quarta Lep) su cui il Piemonte è al lavoro da tempo, in parallelo a Veneto, Lombardia e Liguria. Autonomia e sussidiarietà sono un vantaggio per tutti, e una forma di riequilibrio importante per una Regione come il Piemonte, che vanta nei confronti dello Stato un residuo fiscale annuo di circa 10 miliardi di euro.

Non solo: una volta ottenuta l’Autonomia, l’obiettivo deve essere trasformare l’Italia in uno Stato federale, con un numero maggiore di competenze legislative esclusive per le Regioni e uno Stato sempre più snello. Avvicinare le decisioni sempre di più ai cittadini e ai territori è la nostra missione. Questo è un passaggio che arriva dopo anni di battaglie parlamentari del nostro Gruppo, dopo due referendum in Lombardia e Veneto, dopo svariati tentativi sempre bloccati dallo Stato centrale. Grazie al Ministro Calderoli e al Segretario Salvini per averci portato fin qui.  E un pensiero a Umberto Bossi, a cui tutti noi ci ispiriamo nella nostra battaglia autonomista”.

Così l’on. Riccardo Molinari, capogruppo della Lega alla Camera e segretario della Lega in Piemonte, commenta la firma della pre-intesa tra Ministro per gli Affari regionali e le Autonomie e Regione Piemonte.

Il referendum sulla Magistratura

IL COMMENTO  di Pier Franco Quaglieni

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Pier Franco Quaglieni
Ho letto con attenzione la Legge Nordio che genererà un referendum confermativo  sulla separazione delle carriere dei magistrati. Non sono entusiasta della legge che non completa affatto la riforma Vassalli che aveva ben altro spessore. E’ una legge minore ,non confrontabile con la legge Cantabria ottenuta a prezzo di duri compromessi. Nella legge Nordio manca soprattutto la responsabilità civile dei giudici che è il vero spartiacque tra una legge giusta e una corporativa. Come presidente del Centro Pannunzio eserciterò il mio ruolo di garante,  favorendo civili e pacati confronti tra sostenitori del sì e del no. E quindi garantirò un Centro bipartisan, non luogo privilegiato per nessuno. Questo è lo stile Pannunzio. L’unica volta che ci impegnammo fu nel 1974 contro il referendum abrogativo del divorzio. Se vedo oggi come è ridotto il matrimonio e come il divorzio italiano è diventato,  simile a quello  fulmineo e poco serio degli USA, come non si sarebbe mai immaginato, credo che  sarei stato più cauto nel 1974.
Volevo  limitarmi a  seguire il dibattito, anche se ero  deciso a votare sì per distinguermi da chi voterà  no e  e che suscita in me un dissenso e un’antipatia anche  umana quasi intollerabile .A decidermi ad impegnarmi è stato il prof. Zagrebelski con il suo settarismo fino ad ora mai raggiunto che in pulloverino  kashmir ha lanciato parole d’ordine che porteranno tanti a votare sì. L’eterogenesi dei fini che riesce benissimo al vecchio professore torinese. Io ho rapporti di stima e quasi di amicizia  con tanti magistrati  esemplari che apprezzo. Non sono quelli che vanno in Tv e dominano sui giornali come fossero delle dive . E questi magistrati che lavorano in silenzio ritengo che vadano rispettati e considerati. Sono vittime dei giudici politicizzati.  Ho forti riserve invece  su una certa magistratura che ha avuto il suo simbolo deteriore in quello che Cossiga considerava più una marca di tonno che un cognome umano. Debbo aggiungere che anche il sì di Di Pietro  mi dà fastidio. Provoca  in me  un forte dissenso   il comitato messo su dalla Fondazione romana “Einaudi“ che è una replica  di quella che fu presieduta da Malagodi e da Badini Confalonieri. Il  suo Comitato appare abbastanza raffazzonato. Fa quasi pensare ad una piccola armata Brancaleone, almeno nel momento della sua  costituzione. Detta Fondazione non va confusa con quella di Torino voluta dalla famiglia di Luigi Einaudi che non scenderebbe mai in contese politiche di parte. A quel comitato non avrei mai potuto aderire. Ho invece volentieri accolto l’invito ad entrare nel Comitato per il sì Pannella, Sciascia, Tortora, tre nomi che da sempre suscitano in me stima e ammirazione.
Tutti e tre sono stati seriamente impegnati per una giustizia giusta e Tortora fu vittima di quella ingiusta. Per Tortora mi sono battuto per la sua innocenza e a fianco di Francesca Scopelliti perché ne fosse tramandato il ricordo non come sterile rievocazione , ma come impegno a cambiare le cose in Italia. Non credo che il sì al referendum possa cambiare molto, un diluvio di sì può però costringere i supponenti sostenitori del no per ragioni corporative  a più miti e ragionevoli consigli. Ci vorrebbe Forattini per predisporre un’altra bottiglia di champagne come nel 1974. Il tappo potrebbe avere un volto torinese o siciliano o anche di altre regioni meridionali. Non farò molto perché l’attivismo non è la mia passione in quanto prediligo pensare e scrivere liberamente. Ma darò una mano insieme ad un giovane amico, Mario Barbaro, che stimo molto. Anche lui è uomo che ama gli studi senza i quali la politica è mero attivismo.

Elezioni regionali di Novembre: Si profila un 2 a 1, ma per chi?

Le elezioni regionali del 23 e 24 novembre in Campania, Puglia e Veneto si avvicinano come uno dei passaggi politici più significativi dell’autunno. L’apertura delle urne, esattamente tra una settimana, segnerà l’avvio di tre sfide profondamente diverse tra loro, ma unite dalla sensazione che il risultato finale si chiuderà con un prevedibile 2 a 1. Resta solo da capire a vantaggio di chi.

Leggi l’articolo su L’identità:

Elezioni regionali di Novembre: Si profila un 2 a 1, ma per chi?

Nord, Castelli chiarisce la sua posizione

di Massimo Iaretti

Il Nord sembra essere tornato nuovamente al centro del dibattito politico soprattutto con l’evoluzione della Lega in un partito nazionale vero e proprio. Inevitabilmente questa indicazione geografica si va inflazionando e, a fronte di situazioni diverse, c’è anche il rischio di fare confusione, tra partiti, movimenti e ruoli. Al punto che Roberto Castelli, già ministro della Giustizia e viceministro delle Infrastrutture, oggi segretario del Partito Popolare del Nord ha voluto fare chiarezza su quella che è la posizione sua e del suo partito e quella del Patto del Nord. “Sono venuto a conoscenza – dice – di affermazioni che tendono a confondere la mia posizione. Di qui la necessità di fare estrema chiarezza: io sono segretario del Partito Popolare del Nord che è cosa ben diversa dal Patto per il Nord, nato come associazione di associazioni. Sono stato socio fondatore di questo, quando il Partito Popolare del Nord esisteva già, e sia io che il Partito Popolare del Nord ce ne siamo staccati successivamente. Non capisco perché ogni volta debba essere tirato in ballo senza alcun motivo”..

Il Partito Popolare del Nord, fondato da Roberto Castelli è ufficialmente riconosciuto in Gazzetta Ufficiale, , non alimenta confusioni, non guarda

al passato, non è il partito degli ex leghisti arrabbiati. E’ un progetto politico nuovo, con un padre nobile nello storico esponente nordista ed ex Ministro della Giustizia che recentemente ha depositato in Corte di Cassazione cinque proposte di legge di iniziativa popolare, di cui tre di modifica ad articoli della Carta Costituzionale e due ad articoli del codice Penale. Si tratta di un progetto che guarda al futuro e chi ha aderito sinora non lo ha fatto perché in attesa o alla ricerca di poltrone, essendo tutti consci che la strada che si dovrà percorrere non sarà fatta di petali di rosa ma di corone di spine per le difficoltà da intraprendere su un progetto che guarda al futuro e non al presente o alle ambizioni di bottega o di una candidatura facile. Con queste premesse il PPN prepara un Congresso Politico – economico a Lecco, il 29 novembre dal titolo è “Oltre i centralismi di Roma e di Bruxelles: progettare il futuro del Nord sullo scenario internazionale”, nel quale uno spazio verrà riservato alla Confederazione del Nord che vede la partecipazione del PPN e di altri movimenti piemontesi, emiliani, romagnoli e di altre realtà regionali che, ognuno nella sua autonomia, condividono questi obiettivi.

In occasione del Congresso interverranno relatori quali economisti, giornalisti, docenti universitari, imprenditori con i quali daremo voce alla visione politica ed economica del Partito in merito al futuro del Nord; solo a titolo indicativo, la riflessione spazierà dagli scenari

macroeconomici e dalla crisi industriale dell’Unione Europea ai temi più specifici quali l’energia, il green deal, il ruolo dei dazi e la necessità di proteggere la nostra industria manifatturiera, l’automotive, l’agricoltura, le politiche industriali, il comparto turistico, i costi e il futuro della sanità, la natalità.

Giachino: “Giaccone come Moro? Un odio che viene da lontano”

Caro Direttore,
Chi  ha sottovalutato, coperto, usato…. le violenze anche solo verbali in questi anni ha creato il terreno per MINACCE ASSURDE, GRAVI. Sono parole delle BR.
E’ ora che dai giornali, dai partiti, dai pulpiti si dicano cose precise sul rispetto della persona e di chi la pensa diversamente 
Da vent’anni e più, in una Valle bellissima cui il Paese deve essere grato perché di lì passano infrastrutture di interesse nazionale, c’è una violenza verbale e fisica contro chi non è contrario alla TAV, assurda e antidemocratica. L’ho vista negli occhi di tanti che insultano sul web, che Ti guardano con odio solo perché sei a favore della TAV . L’ho vista persino in un ragazzo di sedici anni l’altro giorno sotto i portici di via Cernaia quando gli ho chiesto quali erano gli obiettivi del corteo e lui mi ha parlato di Ambiente. Quando gli ho detto che la TAV diminuirà l’inquinamento perché toglierà traffico merci e passeggeri dalla strada , mi ha risposto con un tono che io a sedici anni non avevo , assolutamente. In questi anni si è assaltato ripetutamente un cantiere , tirando bombe , pietre come fosse una protesta democratica e civile.  Sono arrivati scrittori, artisti vari ai Festival organizzati a due passi dal cantiere che regolarmente si concludevano con la marcia al cantiere assaltandoli con bombe pietre etc.etc.  Un giorno in piazza Castello chiesi a una Signora, medico di famiglia della Valle, cosa ne pensava dei lanci di bombe al cantiere e lei seraficamente mi disse che erano utili alla causa . Certo la lentezza dei lavori ha favorito e favorisce il crescere di un clima pesante.  L’Avvenire pubblica la lettera dei Cattolici NOTAV e non pubblica la nostra posizione di Cattolici SITAV…Basta rileggersi gli articoli di qualche mese fa attorno alle prime minacce contro la Professoressa Giaccone rea di aver pensato a una collaborazione del Liceo Ferrari con la TELT per favorire uno sbocco lavorativo al cantiere e si capisce bene come menti bacate ieri si siano sentite tranquille nello scrivere GIACCONE come MORO. Molti neanche si indignarono.
Non c’è bisogno di aver studiato Freud per sapere che chi compie atti inconsulti cerca la giustificazione nelle cose dette da qualcuno più o meno autorevole. E’ ora che i Social non accettino nomi di fantasia con i quali gente senza scrupoli deride, insulta e minaccia i Sitav. E’ ora che in Valle, chi  ha testa e cuore la metta e prenda posizione prima di tutto contro le violenze verbali e poi contro le violenze fisiche …Sui giornali , dalle cattedre , dai pulpiti si abbia il coraggio di dire che la violenza è fascista sia se proviene da destra che provenga da sinistra ed è contro la Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza . Resistenza che vide insieme democristiani, socialisti, liberali e comunisti. Le minacce alla Professoressa non sono mafiose ma sono minacce che hanno una matrice politica precisa. Una matrice che il 7 agosto 2019 il Senato ha bocciato votando a stragrande maggioranza la mozione NOTAV e dichiarando la TAV un’opera di interesse nazionale .
Nel 1857  quando si discuteva del primo Traforo alpino Vittorio Emanuele II dopo aver ascoltato le prime critiche ti rivolse preoccupato a Cavour che gli rispose; Maestà noi dobbiamo governare anche per quelli che non capiscono.
Mino Giachino 
SITAV SILAVORO

Il futuro del sindacato? La Cisl

LO SCENARIO POLITICO  di Giorgio Merlo

A fronte del concreto dibattito che caratterizza il sindacato italiano in questa precisa fase storica e politica, possiamo dire tranquillamente che c’è una grande opportunità per dimostrare, oggi, che cosa dev’essere concretamente il sindacato. E questa opportunità oggi ha un nome e cognome. Si chiama Cisl. E questo non lo dico per antica, nonchè convinta, appartenenza politica, culturale e valoriale allo storico “sindacato bianco”. Ma per la semplice ragione che, “allo stato dei fatti” – per dirla con una felice espressione di Carlo Donat-Cattin – una parte consistente del sindacato italiano ha assunto posizioni che sono, oggettivamente, persino imbarazzanti da commentare. Se ci fermiamo, ad esempio, alla principale organizzazione sindacale italiana, cioè la Cgil, non possiamo non sottolineare che quella sigla ha cambiato radicalmente la sua reale collocazione nella vita pubblica del nostro paese. Certo, tutti noi conosciamo lo storico profilo politico, culturale e sociale della Cgil, cioè di un sindacato che per moltissimi anni è stato la storica e strutturale “cinghia di trasmissione” con il partito di riferimento. Prima il Pci e poi i partiti che sono succeduti al Pci stesso. E cioè, il Pds, poi i Ds e infine il Pd. Ma mai si era arrivati alla radicale trasformazione del sindacato in un soggetto politico da un lato e, dall’altro, ad un’azione tutta e solo concentrata sui temi politici. E non è un caso che, se nel passato era il partito che dettava l’agenda politica al sindacato, adesso è l’esatto contrario. E cioè, è il sindacato che detta l’agenda politica e programmatica al partito di riferimento e, di conseguenza, all’intera coalizione di sinistra e progressista. Se, cioè, sui temi della giustizia è l’ANM, di fatto, che condiziona la politica del cosiddetto ‘campo largo’, sui temi economico/sociali e sulla stessa politica estera è il sindacato che fissa i paletti rispetto alla concreta azione politica dell’alleanza di sinistra e progressista. Una trasformazione radicale che ha portato alla rottura verticale con la Cisl e persino con la Uil e addirittura con gli estremisti dei sindacati di base. Che sono e restano i veri concorrenti politici della nuova Cgil di Landini.

Ed è proprio all’interno di questa concreta cornice, che può e deve emergere il ruolo e la stessa ‘mission’ di chi continua a declinare l’azione di un sindacato. E cioè, centralità della contrattazione a livello nazionale e locale; dialogo e confronto con le parti sociali; nessuna pregiudiziale ideologica o preclusione politica nei confronti del Governo di turno con cui si deve dialogare e, possibilmente, stringere accordi per migliorare la condizione di vita dei lavoratori, dei ceti popolari e dei meno abbienti; e, infine, avere una bussola riformista, concreta, pragmatica e non ideologica nell’affrontare i temi che sono sul tappeto. Per queste ragioni, semplici ma oggettive, è proprio la Cisl, e la sua storica cultura di riferimento, nonchè lo “stile” che hanno caratterizzato i suoi principali esponenti e leader nelle diverse fasi storiche, che oggi può svolgere e declinare concretamente un ruolo importante e decisivo per la credibilità e l’autorevolezza del sindacalismo italiano.

C’è, di conseguenza, una doppia responsabilità per la Cisl. Fare sino in fondo il sindacato e, al contempo, continuare a difendere le ragioni concrete dei lavoratori e dei ceti popolari. Non attraverso le pregiudiziali ideologiche e politiche ma affrontando i temi che sono concretamente sul tappeto. Tutti i giorni. Ecco perchè, oggi, ci aspettiamo ancora di più dalla Cisl e da chi la dirige.

“I centristi che guardano a sinistra appoggeranno Lo Russo se sarà candidato Sindaco”

di Mino Giachino

Ho voluto seguire dal fondo della sala ieri sera il dibattito organizzato dal mio amico  Mimmo Portas con i Centristi che guardano a sinistra . Idee nuove per il futuro della Città, che negli ultimi vent’anni ha perso venti punti di PIL rispetto alle altre migliori  Città italiane,  non ne ho sentite. Scarsi programmi invece più chiara la collocazione politica.
In sala silenziosi ,ma non penso siano rimasti entusiasti, il notaio Ganelli, l’economista Garibaldi e il mio amico Giorgio Merlo, un cantore del centro nella politica.
Il punto è che si è centrali nella politica di un Paese , come lo fu magistralmente lo Scudo Crociato , se si ha il programma migliore e se si ha la migliore capacità di governare la Città o il Paese verso il futuro. Purtroppo a sinistra e anche tra i centristi che appoggiano la sinistra non c’è la abitudine di fare un bilancio del lavoro svolto dalla Amministrazione che hanno appoggiato. Essenziale per misurare la capacità di governo. Nulla . Salvo un accenno della Apollonio sul fatto che a Torino anche negli anni di Lo Russo è aumentata la povertà . Non vi è stato alcun accenno , e questo è grave, alla recentissima bocciatura europea sul forte calo del PIL procapite piemontese che ha perso venti punti negli ultimi vent’anni soprattutto, come ha detto Banca d’Italia due anni fa, a causa del fortissimo rallentamento della economia di Torino e della sua area metropolitana.  E questo calo del PIL procapite lo hanno pagato caramente il lavoro e le periferie, cioè la metà della Città che sta male. Nessun accenno che Torino sia la capitale della cassa integrazione e tra le prime per problemi di sicurezza.
Grave che nel dibattito non sia stato  fatto alcun accenno alla crisi del settore auto .
Nessun accenno alla TAV , l’opera più importante per il futuro , l’opera che immetterà Torino e il Piemonte  nella rete dei trasporti del mercato economico e turistico globale. Perché lo ricordo il turismo e la economia mondiale vanno deve ci sono le migliori reti di trasporto. Nessun accenno alle periferie di Barriera e Aurora sempre più dimenticate.
Più interessante la parte politica . La brava moderatrice, Giulia Ricci de La Stampa, ha stuzzicato più volte sulla posizione da Giano bifronte per cui I Moderati e Azione in Regione appoggiano Cirio mentre in Comune appoggiano Lo Russo.
Importante però la chiusura di Mimmo Portas quando dice : se il candidato sarà Lorusso noi lo appoggeremo …..perché non è detto che nella ripartizione che la sinistra farà a livello  nazionale , Torino sia ancora riservata al PD.
La palla passa ai Centristi del Centro Destra che storicamente , si pensi ai Sindaci Peyron e Prof. Giuseppe Grosso,  hanno avuto grandi meriti nel rilancio di Torino dopo la disastrosa seconda Guerra Mondialw.
Mino GIACHINO
SITAV SILAVORO

Laura Pompeo (PD): “Solidarietà ai lavoratori Italdesign”

14 novembre 2025 – In occasione del presidio promosso dalle rappresentanze sindacali di Italdesign davanti ai cancelli di tutte le sedi aziendali, la consigliera regionale del Partito Democratico Laura Pompeo ha voluto essere presente per esprimere piena solidarietà ai 1300 lavoratori coinvolti e partecipare alla mobilitazione in difesa del futuro industriale dell’azienda.
‘Italdesign rappresenta un’eccellenza del nostro territorio, un patrimonio di competenze, innovazione e creatività che non può essere messo a rischio da operazioni societarie prive di trasparenza e di visione industriale. La possibile cessione della maggioranza da parte del gruppo Volkswagen, senza garanzie chiare per i lavoratori e per la continuità produttiva, desta forte preoccupazione e merita una risposta ferma e unitaria” dichiara Laura Pompeo.
La consigliera regionale PD sottolinea l’importanza di un confronto serio e responsabile tra istituzioni, azienda e parti sociali: “È necessario che il Consiglio di Sorveglianza di Volkswagen ascolti la voce dei lavoratori e delle comunità locali. Non si può decidere il destino di un’impresa strategica senza coinvolgere chi ogni giorno contribuisce al suo successo. Difendere Italdesign significa difendere il lavoro, la dignità e il tessuto produttivo del Piemonte”.
“Mi unisco all’appello delle RSU e delle sigle sindacali FIOM-CGIL e FIM-CISL, e invito tutte le forze politiche e istituzionali a vigilare affinché non si apra un precedente pericoloso per altri marchi del gruppo presenti in Italia, come Lamborghini e Ducati. La Regione deve fare la sua parte, attivando tutti gli strumenti di monitoraggio e supporto. E’ positiva la proroga delle decisioni sul futuro dell’azienda ma non e’ sufficiente. La Regione che cosa fa? resta in silenzio? Il Partito Democratico sarà al fianco dei lavoratori in questa battaglia per la giustizia e la responsabilità industriale”.

Cortei, Zangrillo: “Ennesima violenza inaccettabile”

“Gli attacchi, anche personali, alla Premier Giorgia Meloni raccontano la pochezza della narrazione delle iniziative in corso nella giornata di oggi. L’utilizzo di certi stereotipi risulta grottesco, disdicevole e meglio di ogni altra cosa mostra l’ignoranza e l’assenza di argomentazione politica di un certo tipo di opposizione”. Dichiara il Ministro Paolo Zangrillo, che conclude: “Tutto si riassume e presta il fianco all’ennesima violenza inaccettabile e al menefreghismo che tengono in scacco chi lavora. Esprimo la mia piena solidarietà a chi ha dovuto sopportare disagi e a tutte le Forze dell’Ordine in servizio”.

ITALDESIGN, Canalis (PD): L’ad Casu venga in Consiglio regionale

Si temeva che già oggi il Consiglio di Sorveglianza di Audi-Volkswagen deliberasse la vendita.

 

14.11.2025 – «Italdesign di Moncalieri ha 1.300 dipendenti, 3.000 con l’indotto. Da mesi si rincorrono voci di una volontà di vendita, da Audi-Volkswagen a UST global, azienda americana, con cuore indiano. Oggi ho partecipato al presidio organizzato da FIOM CGIL e FIM CISL e in seguito ho fatto formale richiesta per audire urgentemente nella Commissione lavoro e attività produttive del Consiglio regionale, di cui sono vice presidente, l’amministratore delegato di Italdesign, Antonio Casu. Il futuro del design automobilistico italiano e del lavoro di migliaia di persone non può essere deciso in Germania, senza alcun confronto con le istituzioni piemontesi. Occorre far presto: il consiglio e la giunta regionale intervengano per ottenere garanzie».