POLITICA

Informazione: Cessione Gedi, il Consiglio piemontese chiede tutela del pluralismo

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Il Consiglio regionale all’unanimità chiede “tutela del pluralismo dell’informazione, salvaguardia dei livelli occupazionali e protezione del patrimonio giornalistico” nelle operazioni di cessione che il gruppo Gedi sta portando avanti.

È il contenuto dell’ordine del giorno, proposto dal presidente del Consiglio, Davide Nicco, a nome di tutto l’Ufficio di Presidenza e in accordo con tutti i capigruppo di maggioranza e minoranza. “Pluralismo dell’informazione e tutela del lavoro di giornalisti e collaboratori sono per noi una priorità assoluta. Il Piemonte non può restare indifferente di fronte a passaggi che riguardano testate che fanno parte della nostra storia civile e culturale. Il pluralismo dell’informazione è un presidio democratico e i lavoratori devono avere certezze sulle prospettive occupazionali”, ha spiegato.

Con l’Odg si impegna la Giunta a monitorare la situazione, continuare le interlocuzioni con la proprietà e favorire tavoli di lavoro con “stakeholders” piemontesi.
Durante la discussione Sergio Bartoli (Lista Cirio) ha annunciato il ritiro del suo documento sullo stesso tema e ha sottolineato che “viene prima di tutto l’obiettivo comune, quello di dare un segnale chiaro e unitario. Ribadiamo che la Regione Piemonte non è indifferente al pluralismo dell’informazione e alla tutela dei posti di lavoro e del ruolo dell’informazione locale”.
Alice Ravinale e Giulia Marro (Avs) si sono dette “preoccupate per le trattative in corso per la cessione de La Stampa al gruppo Sea e per le sorti di Repubblica. Evitiamo che l’informazione in Piemonte si impoverisca. La nostra solidarietà va ai giornalisti e alle giornaliste che già oggi si trovano in situazioni precarie e che vivono questa fase con grande incertezza”.
“Chiediamo di chiamare Elkann alle proprie responsabilità sociali – ha dichiarato Sarah Disabato (M5s) – questa è una decisione inaccettabile, l’ennesimo scempio perpetrato sul nostro territorio, accompagnato da un silenzio assordante. Ogni giorno tocchiamo con mano aziende dismesse, capannoni vuoti e posti di lavoro persi: anche su questa vicenda non possiamo lasciare soli lavoratori e lavoratrici”.
Per Daniela Cameroni (Fdi) “La Stampa rappresenta un punto di riferimento per l’informazione locale e un presidio radicato nella nostra comunità: per questo chiediamo che si chiariscano i dubbi sulla continuità editoriale e sul mantenimento dei livelli occupazionali. Se venisse a mancare o si indebolisse, sarebbe un impoverimento per la nostra regione dal punto di vista dell’informazione e del legame con il territorio”.
“La Stampa negli anni è stata uno dei giornali più vicini ai territori – ha spiegato Mauro Fava (Fi) – con professionisti dislocati anche nei comuni più periferici, capaci di portare le notizie locali al quotidiano di maggior lettura del nostro territorio. Faccio anche gli auguri alla Sentinella del Canavese, che da pochi giorni ha iniziato un nuovo percorso con la nuova proprietà, auspicando che continui a lavorare con la stessa attenzione al territorio”.
“Questo documento tiene alta l’attenzione su un pezzo di storia importante della nostra regione: testate che hanno assunto una dimensione significativa sul piano nazionale e internazionale e che rappresentano pluralità di informazione e opportunità di occupazione per molti professionisti. Sono un elemento centrale del panorama editoriale piemontese e sarebbe grave disperdere questo patrimonio, sia per il valore storico sia per la tutela delle professionalità coinvolte”, hanno concluso Gianna Pentenero Nadia Conticelli (Pd).

Ufficio Stampa CRP

fm

Informazione locale, Bartoli: “Ora impegni concreti”

“SU GEDI HO ACCESO IL FARO GIÀ A DICEMBRE. OGGI UNITÀ IN AULA”

Torino, 03.03.2026 – “Il tema dell’informazione locale in Piemonte non nasce oggi: lo avevo già portato formalmente all’attenzione del Consiglio regionale con un Ordine del Giorno depositato e protocollato nel mese di dicembre, sottoscritto dai colleghi del gruppo Lista Civica Cirio Presidente e regolarmente inserito all’ordine dei lavori.”

Lo dichiara Sergio Bartoli, Consigliere regionale del Piemonte e Presidente della V Commissione Ambiente, a margine della discussione in Aula dedicata alle prospettive del Gruppo GEDI, che comprende testate come La Stampa, la Repubblica e La Sentinella del Canavese.

“La questione è concreta e riguarda da vicino i nostri territori: per La Sentinella del Canavese è stato sottoscritto un accordo preliminare per la vendita alla società LEDI s.r.l., controllata dalla Fondazione Carella Donata. L’operazione, annunciata a dicembre 2025, prevedeva il perfezionamento del passaggio con efficacia dal 1° febbraio 2026, segnando l’uscita dello storico quotidiano di Ivrea dal gruppo di John Elkann.”

Bartoli prosegue: “Su questi temi non servono bandierine: serve serietà. Parliamo di pluralismo dell’informazione, di professionalità, di presìdi territoriali e di tutela del lavoro: elementi essenziali per la qualità democratica delle nostre comunità, soprattutto fuori dai grandi centri.”

“Prendo atto che la Presidenza ha presentato un testo che va nella medesima direzione. Proprio per dare massima forza politica al messaggio dell’Aula e non disperdere energie, ho scelto la strada dell’unità, sottoscrivendo il testo proposto dalla Presidenza e ritirando il mio ODG n. 446, favorendo un percorso condiviso. L’obiettivo viene prima di tutto: ottenere impegni concreti e verificabili.”

“Oggi non ci fermiamo a un titolo: l’Aula dà un mandato preciso alla Giunta. Monitorare l’evoluzione delle operazioni societarie, promuovere un dialogo istituzionale con il Governo e con i soggetti interessati e informare il Consiglio sugli sviluppi. Il tutto nel pieno rispetto delle competenze regionali e della natura privata di queste operazioni, che richiedono equilibrio e responsabilità: la Regione non entra nelle scelte imprenditoriali, ma ha il dovere di vigilare sulle ricadute per il Piemonte in termini di pluralismo dell’informazione e tutela del lavoro. Io ho acceso il faro su questa vicenda già a dicembre e continuerò a tenere alta l’attenzione finché non avremo garanzie concrete.”

ANPI Torino, confronto sul referendum il 5 marzo

 

Giovedì 5 marzo, alle 18.00, la Sezione torinese dell’ANPI “ Eusebio Giambone” promuove un incontro in previsione del referendum sulla giustizia intitolato “Capire la riforma per difendere la democrazia”. L’evento su svolgerà presso l’Osteria Rabezzana al numero 23 di via San Francesco d’Assisi nel centro di Torino. Si tratta di un momento di confronto aperto per comprendere i contenuti della riforma della giustizia e le implicazioni referendarie, con l’obiettivo di favorire una partecipazione consapevole e informata. Interverranno Sara Panelli e Giulia Rizzo, magistrati con funzioni di pubblico ministero. “Come ANPI siamo particolarmente sensibili ai diritti e alle libertà dei cittadini, contro censure, delegittimazioni, prevaricazioni del potere”, afferma la presidente della Sezione torinese Laura Marchiaro. “ L’esercizio dei diritti e delle libertà dei cittadini è salvaguardato dalla Costituzione attraverso la divisione dei tre poteri, il legislativo, l’esecutivo, il giudiziario. Questa è la garanzia fondamentale  per impedire abusi e ogni sorta di autoritarismi. Per questa ragione sosteniamo il NO al referendum perché la legge di riforma, che cambia la Costituzione, colpisce proprio la divisione dei poteri, frammentando l’organo di autogoverno, cioè il Consiglio Superiore della Magistratura, sminuendone le funzioni e indebolendo di conseguenza l’autonomia e l’indipendenza della Magistratura”. “ La riforma  – continua Laura Marchiaro – prevede la divisione in due del Consiglio Superiore della Magistratura, uno per la Magistratura giudicante e l’altro per i Pubblici Ministeri. Per di più i magistrati componenti di ciascun CSM sarebbero estratti a sorte, una scelta umiliante che prescinde dal consenso e dal merito, mentre la formazione dei rappresentanti politici del CSM avverrebbe attraverso un meccanismo di fatto pilotato dalla maggioranza di governo. Inoltre la riforma prevede anche un’Alta Corte, con analoghi meccanismi di formazione dei componenti, ancora più sbilanciati a favore del governo. Il risultato finale sarebbe, in sostanza, un colpo alla Magistratura e un aumento di potere del governo. Insomma, vogliono cambiare la Costituzione per dare più potere al governo. E questo non va per niente bene”.  L’incontro è pubblico con un aperitivo a buffet ( quota di partecipazione, 15 euro). Per informazioni: Osteria Rabezzana ( tel 011-543070 / info@osteriarabezzana.it).

M.Tr.

Enzo Tortora, storia di un gentiluomo fuori ordinanza

IL COMMENTO Di Pier Franco Quaglieni

Pier Franco Quaglieni

Spesso la rete “Nove” propone programmi che non mi piacciono o che addirittura ritengo totalmente di parte e quindi improponibili. Ma ieri sera la “Nove” ha offerto una serata entusiasmante e commovente che ha rievocato Enzo Tortora. Una trasmissione storica, destinata a restare, che costringerà a riflettere inevitabilmente anche sul prossimo referendum, anche se accostare la serata alle polemiche spicciole di Gratteri sarebbe un sacrilegio.

In essa risalta l’uomo di straordinario livello morale e di grande coraggio intellettuale, umano e civile. L’uomo televisivo diventa quasi secondario rispetto a chi seppe difendere il commissario Calabresi, ucciso dalla canea urlante di giornalisti e intellettuali che uscirono moralmente distrutti dalla firma a un infame manifesto di Camilla Cederna, che ebbe l’ardire di scrivere contro Tortora imputato, mentre contribuì ad armare la mano degli assassini di Calabresi. È il Tortora che affrontò i giudici a testa alta, come quando venne arrestato in diretta televisiva e ammanettato in modo incompatibile con un paese civile. La trasmissione, per pietà, non cita il PLI di Zanone che abbandonò il liberale Tortora nelle grinfie dei suoi accusatori, dimenticando la presunzione di innocenza sancita dalla Costituzione e le basi stesse della civiltà giuridica liberale, che venne invece difesa da Marco Pannella e dai radicali. Lo conobbi da liberale quando Enzo era consigliere nazionale di un PLI ormai solo preoccupato di tornare al governo, e lo rividi quando si candidò al Parlamento europeo, nel quale venne eletto nelle liste radicali. Condannato in modo che definire pazzesco non risulta un’esagerazione, Enzo si dimise da Strasburgo, rinunciando all’immunità parlamentare per difendersi nel processo. La sua vicenda giudiziaria, che grida ancora oggi vendetta, lo portò alla malattia e alla morte.

«Fu un gentiluomo fuori ordinanza, un uomo del Risorgimento nato in un secolo sbagliato», mi disse una volta Mario Soldati, che lo volle in un suo film oggi introvabile. Protagonista indiscussa della serata è stata la sua compagna, la senatrice Francesca Scopelliti, che ha dedicato la sua vita alla causa della giustizia nel ricordo indelebile di Enzo. Chi non avesse potuto vedere la trasmissione cerchi di recuperarla. Una parte della storia italiana è passata dal martirio non voluto di Tortora, che ebbe da un giorno all’altro la reputazione e l’onorabilità distrutte dalle accuse di pentiti destituite di ogni fondamento, come riconobbero i giudici di appello. Il sindaco di Torino Piero Fassino gli dedicò un ricordo nella toponomastica torinese che non può essere dimenticato. Il nome di Tortora avrebbe meritato di più, ma è importante che Torino lo ricordi come un cittadino esemplare dell’Italia civile.

“Più Uno” mette radici in Piemonte

“Più Uno” mette radici in Piemonte. A Torino la prima riunione dei fondatori dei Comitati creati in Piemonte dagli aderenti al nuovo movimento fondato da Ernesto Maria Ruffini che ha scelto come motto “la politica dell’uguaglianza”: un progetto ambizioso che punta a stimolare la partecipazione e il ritorno al voto partendo dal basso, dal ritorno al confronto dialettico aperto sui temi concreti, dall’idea di politica come servizio e di sovranità che appartiene al popolo che la esercita nei limiti fissati dalla Costituzione.

Tra i partecipanti, Margherita Rebuffoni responsabile nazionale per il Piemonte, il coordinatore regionale pro-tempore Pino De Michele e i componenti del Comitato Organizzativo provvisorio espresso dai fondatori che hanno costituito nei mesi scorsi una prima serie di Comitati di Più Uno in Torino nelle province del Piemonte.

È stata una prima occasione di incontro tra coloro che hanno condiviso da subito il progetto politico di Ernesto Maria Ruffini e costituito spontaneamente i primi Comitati nei loro comuni e nelle loro città” ha detto Margherita Rebuffoni.

“Ci siamo confrontati sugli obiettivi e sulle prossime iniziative, con lo scopo di rafforzare in tempi brevi la presenza capillare dei Comitati in tutte le Province della regione – ha poi proseguito Margherita Rebuffoni.

Da poche settimane il movimento “Più Uno” è entrato, dopo una prima campagna di adesioni prevalentemente on line, in una nuova fase organizzativa e punta ora alla definizione della propria rete territoriale a livello nazionale entro la primavera. Una rete leggera e informale di gruppi di ascolto, elaborazione e proposta che siano promotori di partecipazione politica.

“Abbiamo deciso di organizzare subito dopo le feste pasquali – ha concluso il coordinatore regionale Pino De Michele – un’assemblea regionale di tutti i fondatori e gli aderenti dei Comitati per confrontarci e iniziare a preparare la presenza della rappresentanza piemontese all’Assemblea Nazionale di Più Uno in programma per il prossimo giugno”.

Per informazioni su programmi, iniziative e adesioni: info@piu.uno

Valle (PD): “SFM2, la Giunta ammette i limiti, ma non dà risposte ai pendolari”

“Servono interventi immediati, non rinvii”

2 marzo 2026 – “La risposta dell’Assessore regionale ai Trasporti alla mia interrogazione conferma ciò che i pendolari denunciano da mesi: la linea SFM2 Torino-Pinerolo-Chivasso continua a essere fragile, inaffidabile e incapace di garantire un servizio dignitoso, nonostante i tre mesi di interruzione estiva e gli investimenti annunciati” afferma il Consigliere regionale del Partito Democratico Daniele Valle che commenta così l’esito dell’interrogazione presentata per fare chiarezza sulle criticità croniche della tratta.

“Dalla risposta dell’Assessore emerge che i lavori del 2025, pur finanziati con risorse PNRR, non hanno prodotto miglioramenti tangibili sulla puntualità. La Giunta attribuisce i disservizi alla natura “delicata” della linea, al binario unico, ai passaggi a livello e agli apparati tecnologici obsoleti, riconoscendo che anche “eventi minimi o esterni all’esercizio ferroviario” possono generare ritardi. Non possiamo certo essere soddisfatti da questa spiegazione dal momento che i cittadini hanno subito mesi di disagi, soppressioni improvvise e ritardi sistematici, soprattutto nelle fasce pendolari, senza ricevere alcun beneficio concreto” prosegue l’esponente dem.

“La Giunta regionale ha annunciato che alcuni interventi saranno anticipati al 2026, come la sostituzione degli apparati tecnologici di Airasca e del sistema di telecomando, mentre il sottopasso di Candiolo è stato anticipato al 2027. Parliamo, comunque, di lavori che non risolveranno, nell’immediato, i problemi quotidiani dei pendolari. La Regione continua a affrontare le emergenze senza una strategia complessiva per rendere la linea davvero affidabile. Sul tema dei treni, la Giunta sostiene che il materiale rotabile non sia la causa principale dei disservizi, minimizzando le criticità legate ai convogli datati e privi di spazi adeguati per bici e micromobilità. È evidente che l’infrastruttura è il nodo principale, ma questo non giustifica l’assenza di un piano per garantire treni più moderni e capienti. I pendolari viaggiano, spesso, in condizioni di sovraffollamento, e questo non può essere ignorato” aggiunge Valle.

“Ancora più deludente la risposta in merito alla mia richiesta di sospendere gli adeguamenti tariffari ISTAT: la Giunta si limita a richiamare un “adempimento di legge”, senza considerare l’eccezionalità dei disservizi. È inaccettabile che, a fronte di un servizio peggiorato, i cittadini debbano pagare abbonamenti che superano i 700 euro all’anno. La Regione avrebbe potuto e dovuto trovare una forma di ristoro e di compensazione e non limitarsi a registrare i problemi senza offrire soluzioni immediate. I pendolari non possono aspettare il 2027 per vedere un miglioramento. Chiediamo un piano straordinario di gestione del servizio, un monitoraggio trasparente e interventi urgenti per ridurre ritardi e soppressioni. La mobilità sostenibile non può essere solo uno slogan: deve essere una priorità concreta per la Regione Piemonte” conclude Daniele Valle.

ARCI in piazza: “No alla guerra”

 “Fermiamo la guerra. Per la pace e il diritto dei popoli” è il presidio organizzato per domani, martedì 3 marzo, alle 18 in piazza Castello.

Arci Torino scende in piazza insieme a sindacati, associazioni, movimenti, cittadini, per chiedere al Governo, in ottemperanza all’articolo 11 della Costituzione, di farsi promotore della de-escalation militare e di mettersi subito all’opera per fermare la guerra in corso in Iran e nel Medio Oriente.

«Gli attacchi congiunti di Stati Uniti e Israele contro l’Iran non portano libertà: saranno causa di altre guerre, sofferenze e instabilità in quel territorio. Il prezzo di tutto questo ricadrà sui civili che, da anni, lottano per i diritti e la democrazia e che non hanno bisogno di missili stranieri sulla testa»  sottolinea Daniele Mandarano, presidente di Arci Torino che ricorda come «le guerre nate per esportare la democrazia  finiscano per rafforzare autoritarismi e repressione».

Il presidio torinese non chiede solamente che la politica e i governi scelgano la strada della pace: «Siamo in piazza anche per ribadire con chiarezza la nostra contrarietà al riarmo europeo. Non vogliamo un’Europa che investa miliardi in armamenti, mentre arretrano diritti e welfare – conclude Mandarano – La sicurezza non si costruisce con le armi ma con la giustizia sociale, la cooperazione e la solidarietà e il dialogo tra i popoli».

Pannoloni non autosufficienti, Canalis (Pd): “Forniture interrotte”

Urgente soccorrere le famiglie e modificare l’appalto regionale dopo anni di drammatici disservizi.

2.3.2026 – Ci risiamo. Dopo i tre mesi di interruzione nella primavera 2024, da dicembre 2025 in molte Asl piemontesi si è di nuovo interrotta la fornitura dei pannoloni.

Questi ausili per l’incontinenza sono fondamentali per tutelare la dignità e il benessere degli anziani non autosufficienti e delle persone con disabilità e per alleviare il carico economico sulle famiglie, oltre a migliorare sensibilmente la qualità dell’assistenza, in termini di igiene e prevenzione delle infezioni e delle piaghe da decubito.

L’acquisto centralizzato dei dispositivi da parte della Regione e la consegna da parte delle Asl dovrebbe garantire risparmi e prezzi migliori e facilitare l’organizzazione delle famiglie e dei gestori delle Rsa, ma questo sistema in Piemonte non funziona ormai da anni.

La gara per i pannoloni è stata bandita da SCR e assegnata ad un unico aggiudicatario per l’intera Regione, la ditta CTV srl, che ha un contratto diretto con l’Asl di Asti, azienda capofila per la fornitura dei pannoloni, la pianificazione delle consegne e il riassortimento del magazzino.

Purtroppo, però, dopo le criticità riscontrate con il precedente aggiudicatario, anche con CTV le cose non stanno funzionando.

Da ogni punto della Regione riceviamo infatti segnalazioni di ritardi, mancate consegne o consegne difformi.

La ditta appaltante CTV srl non risponde neanche più al telefono e non prende in carico le emails, lasciando in uno stato di totale abbandono le famiglie disperate.

Questa interruzione delle forniture si assomma al peggioramento della qualità degli ausili.

A partire dalla DGR n. 12-7878 dell’11 dicembre 2023 e dall’appalto di inizio 2024, è stata infatti ridotta in maniera significativa le quantità di dispositivi per l’incontinenza consegnati gratuitamente dalle ASL ai pazienti non autosufficienti in residenza e a domicilio, sulla base delle nuove caratteristiche di presunta maggiore assorbenza dei pannoloni notturni. Molte RSA e famiglie hanno tuttavia riscontrato difficoltà dovute alle piaghe del decubito e ad altri disagi derivanti da questo nuovo tipo di presidi.

Insomma, è un disastro su tutta la linea.

Chiediamo all’assessore Riboldi di affrontare finalmente la situazione, risolvendo il contratto con CTV o trovando una soluzione che garantisca i diritti delle quasi 100.000 persone non autosufficienti che hanno bisogno di indossare un pannolone e che sono assistite dalla Regione.

Si tratta della fascia più fragile della popolazione piemontese, a cui occorre dare risposte tempestive e accurate. Gli utenti da più di due mesi devono acquistare autonomamente i pannoloni, con grande difficoltà economica e logistica (più di 100 euro al mese).

Si trovi in fretta una soluzione e si risarciscano le famiglie.

Monica CANALIS – consigliera regionale PD

Una “politica di centro” contro gli estremismi

LO SCENARIO POLITICO di Giorgio Merlo

L’acceso, per non dire quasi violento, confronto sul prossimo referendum costituzionale sulla
giustizia, evidenzia in modo plastico che la radicalizzazione del conflitto politico con la
conseguente polarizzazione ideologica sono diventati gli assi portanti ed esclusivi della vita
pubblica nel nostro paese. Una deriva che, purtroppo, non ha più confini e non ha più limiti. È
appena sufficiente, al riguardo, registrare quotidianamente le diverse prese di posizione in vista
del voto di marzo per rendersene conto. Campi politici molto diversi ed alternativi tra di loro ma
accomunati da una violenza e da una virulenza verbale dove se le danno di santa ragione, come si
suol dire. E non solo tra i rispettivi campi politici. Perchè, come tutti possono verificare, si tratta di
due eserciti ben corazzati e ben attrezzati dove tutto è possibile ed ammesso tranne alcuni
tasselli. E mi riferisco, nello specifico, a quei tasselli che storicamente hanno caratterizzato e
contraddistinto quella cultura che i grandi leader e statisti democratico cristiani e cattolico
popolari chiamavano semplicemente “politica di centro”. Una cultura politica, una postura
istituzionale ed uno stile personale che rifuggivano quasi antropologicamente da quella
radicalizzazione e da quella demonizzazione che erano e restano all’origine della crisi della
politica, della caduta di qualità della democrazia e della stessa scarsa credibilità delle istituzioni
democratiche. Per non parlare della crisi profonda e strutturale dei partiti, diventati
progressivamente o strumenti nelle mani di una sola persona o meri e grigi cartelli elettorali. Due
eserciti, l’un contro l’altro armati, che contano al proprio interno politici, anche e soprattutto
magistrati sempre più politicizzati, giornalisti e conduttori di talk televisivi, opinionisti di riferimento
e uno stuolo di combattenti da tastiera che sono in prima linea nel demolire l’irriducibile nemico
politico.

Per queste ragioni, semplici ma essenziali, ogni qualvolta si leva una voce – autorevole e
qualificata – che recupera quella cultura, quella postura e quello stile sembra veramente di uscire
dal coro e di sintonizzarsi su un altro canale. O in un altro registro. È il caso, nei giorni scorsi,
dell’intervento breve ma altamente significativo del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella
di fronte al CSM.

Ora, però, e pur senza scomodare il gradino più alto delle istituzioni civili del nostro paese, è
altrettanto indubbio che sino a quando questa “politica di centro” non ridiventa centrale e
protagonista – e mi scuso per la ripetizione del termine ma è voluto – nel dibattito pubblico del
nostro paese, forse dovremmo continuare ad assistere a questo imbarbarimento della politica
italiana. Ed è anche per questi motivi, e alla luce del concreto dibattito referendario, che diventa
sempre più necessario ed indispensabile ricreare e dare forza ad un luogo politico che non
assecondi le spinte violente ed irresponsabili della radicalizzazione del conflitto politico da un lato
e della contrapposizione ideologica dall’altro. E questo è, oggi, forse l’unico tassello che può
ridare qualità alla democrazia italiana uscendo dal pantano della delegittimazione morale prima e
dell’annientamento politico poi dell’avversario. Che, nel caso specifico, è sempre e solo un
nemico da abbattere a tutti i costi e senza esclusione di colpi.

“Per la tutela delle lingue regionali d’Italia”

Caro direttore,

in occasione della Giornata ONU contro le discriminazioni (1 marzo), il CLIRD lancia un appello per la tutela delle lingue regionali d’Italia.

L’Italia è uno dei Paesi più ricchi d’Europa dal punto di vista linguistico, ma anche uno di quelli che hanno visto diminuire più rapidamente la vitalità delle proprie lingue regionali.

Oggi, emiliano, ligure, lombardo, napoletano, piemontese, romagnolo, siciliano e veneto rischiano di scomparire nel giro di poche generazioni se non verranno prese misure adeguate.

A denunciarlo è il Coordinamento Lingue Regionali e Diritti Linguistici (CLIRD), nato il 21 febbraio – Giornata della Lingua Madre – e attivo per contrastare la discriminazione linguistica, una forma di intolleranza spesso ignorata ma dalle radici profonde.

Per decenni – spiega il CLIRD – parlare la propria lingua regionale significava essere rimproverati o puniti a scuola. Quelle ferite, tramandate di generazione in generazione, hanno influito non poco sulla trasmissione naturale delle lingue.”

Il Coordinamento richiama l’Italia ai propri impegni internazionali: la lingua è un diritto di individui e comunità riconosciuto dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e dalla Carta dei Diritti Fondamentali dell’UE. Tuttavia, le otto lingue rappresentate dal CLIRD restano inspiegabilmente escluse dalle tutele previste dalla legge 482/1999 (che riconosce invece come lingue il Sardo e il Friulano).

Per questo, il CLIRD chiede azioni concrete: riconoscimento giuridico, programmi scolastici, sostegno alla ricerca e alla produzione culturale, presenza nei media.

“L’Italia nasce, fin dall’ Unità nel 1860, come Paese plurilingue: riconoscere e valorizzare la diversità linguistica non divide, ma arricchisce”. Mentre, al contrario, “ignorare, marginalizzare e definire “dialetti” le lingue regionali storiche d’Italia riconosciute a livello internazionale é discriminatorio dal punto di vista culturale quanto errato dal punto di vista linguistico” afferma il Coordinamento.

Giuseppe Sanero, presidente dell’Associassion Cultural Piemontèisa “Arcancel”
email:  info@piemonteis.eu