AL CIRCOLO DEI LETTORI DI TORINO

I gravi fatti avvenuti a Torino, a margine di una manifestazione degenerata in violenza organizzata, rappresentano un episodio inaccettabile che nulla ha a che vedere con il diritto di manifestare sancito dalla nostra Costituzione.
L’incendio di un mezzo della Polizia di Stato, l’aggressione brutale a un agente isolato, colpito da più persone anche con oggetti contundenti, le aggressioni ai giornalisti e i danneggiamenti diffusi configurano un attacco diretto allo Stato di diritto, alla sicurezza dei cittadini e alla libertà stessa.
A nome del coordinatore del circolo e di chi rappresento, esprimo la più totale e convinta solidarietà alla Polizia di Stato, all’Arma dei Carabinieri e a tutte le Forze dell’Ordine, che hanno operato in condizioni difficilissime, mettendo a rischio la propria incolumità per tutelare quella degli altri.
Un pensiero particolare va all’agente ferito, al quale auguriamo una pronta e completa guarigione.
È doveroso ribadirlo con chiarezza: manifestare non significa imporre, e la violenza non è mai una forma legittima di espressione politica o sociale. In una democrazia anche le minoranze hanno il diritto di essere ascoltate, ma nessuna minoranza può pretendere di sopraffare la collettività attraverso la forza.
Come ricordava John Stuart Mill,
«L’unico scopo per il quale il potere può essere legittimamente esercitato su un membro di una comunità civile, contro la sua volontà, è quello di impedire che arrechi danno agli altri».
Chi sceglie la violenza si pone fuori dal perimetro del confronto democratico e deve essere isolato e perseguito secondo la legge e quando necessario, contrastato con forza superiore.
Chi non condanna senza ambiguità questi atti ne diventa, di fatto, complice morale.
La città di Torino non può e non deve essere ostaggio di gruppi che teorizzano e praticano lo scontro. La democrazia di tanti non sarà mai sacrificata all’anarchia di pochi.
Circolo Fratelli d’Italia – Rivoli
il Coordinatore: Nicola Carlone
GRIMALDI (AVS), RAVINALE (AVS), DIENA (SE)
In merito alla manifestazione a Torino, Marco Grimaldi, Vice Capogruppo AVS alla Camera dei Deputati, Alice Ravinale Capogruppo AVS in regione e
Sara Diena Capogruppo SE in Comune dichiarano:
<<Quella di oggi è stata una manifestazione di massa, con quasi 50.000 persone in piazza a difesa degli spazi sociali e di Askatasuna nonostante il clima di tensione montato ad arte per settimane. Non avrebbe mai dovuto finire con una guerriglia urbana senza controllo che non serve a nessuno, danneggia chi prova a resistere a repressione e militarizzazione e fa male a tutta la città. Quella del poliziotto a terra colpito ripetutamente è un’immagine che non avremmo mai voluto vedere e che ci disgusta, così come l’aggressione ai giornalisti della Rai.
Questi fatti non devono cancellare la risposta unica di oggi della cittadinanza e una grande giornata di partecipazione, con un corteo enorme che ha resistuto a un contesto anomalo di militarizzazione di un intero quartiere e a un Governo che progetta di distruggere tutti i luoghi di alterità che esistono e resistono in Italia, luoghi che possono diventare bene comune, trasformarsi ed essere parte di nuovi percorsi come stava avvenendo a Torino, ma che non si possono cancellare dalle nostre mappe culturali, solidali e sociali>>
ROSSO – FONTANA – COTA – RINAUDO: “ VIOLATA LA PAR CONDICIO IN VISTA DEL REFERENDUM”
«Quanto accaduto oggi all’inaugurazione dell’anno giudiziario di Torino rappresenta un segnale inquietante sul piano del confronto democratico nel nostro Paese. Impedire al presidente della Camera Penale di intervenire, adducendo pretestuose “ragioni di tempo”, mentre veniva garantito ampio spazio all’Associazione Nazionale Magistrati, configura un grave squilibrio istituzionale e una palese violazione della par condicio».
Lo dichiarano il senatore Roberto Rosso, vicecapogruppo di Forza Italia a Palazzo Madama e vicesegretario regionale del partito, Marco Fontana, segretario cittadino di Forza Italia a Torino, Roberto Cota, responsabile del Dipartimento Giustizia di Forza Italia Piemonte e Beatrice Rinaudo, responsabile Dipartimento Giustizia Coordinamento Cittá di Torino di Forza Italia che proseguono:
«Siamo di fronte a un atto che ha il sapore della censura e che risulta ancora più grave perché consumato in un momento storico delicatissimo. Con un referendum sulla separazione delle carriere ormai alle porte e una campagna referendaria che è entrata nel vivo, è inaccettabile che in un luogo che dovrebbe rappresentare l’imparzialità e l’equilibrio delle istituzioni venga data voce esclusivamente alle posizioni della magistratura associata, negando il diritto di parola a chi rappresenta il diritto alla difesa dei cittadini.
La cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario non è una proprietà privata di una parte, ma un patrimonio comune della collettività. Silenziare i penalisti significa tentare di imporre un pensiero unico sulla riforma della Giustizia, evitando il confronto nel merito e mortificando il pluralismo che è alla base dello Stato di diritto.
Esprimiamo piena solidarietà alla Camera Penale Vittorio Chiusano e a tutti gli avvocati penalisti.
La democrazia vive di equilibrio tra i poteri e di rispetto reciproco tra le istituzioni: quanto accaduto oggi a Torino è un precedente grave che non può essere derubricato né archiviato nel silenzio», concludono Rosso, Fontana, Cota e Rinaudo
Ora è arrivato anche Massimo D’Alema che, come noto, è realmente la testa più lucida – come si
suol dire – della cultura comunista, ex o post comunista che sia. Verrebbe da dire, e senza alcuna
forzatura od esaltazione fuori luogo, il vero leader politico e culturale della sinistra italiana in questi
ultimi 40 anni di vita democratica. Non a caso, e giustamente, da tempo e storicamente è
soprannominato come “il leader maximo”.
Dicevo, però, all’inizio di questa breve riflessione, che alla fine è arrivato anche D’Alema. E cioè,
parlando all’Istituto Sturzo del carteggio tra Francesco Cossiga e Giulio Andreotti, al di là degli
aneddoti e dei ricordi personali, c’è stata la persin plateale riabilitazione politica della Dc e dei
suoi principali leader e statisti. Certo, si parlava di Andreotti e di Cossiga ma il giudizio dell’ex (?)
leader comunista e della sinistra italiana è stato sferzante, brillante ma anche preciso e
dettagliato. E cioè, sempre secondo l’ex leader comunista, la Dc era realmente un grande partito
e la sua classe dirigente era fortemente rappresentativa e qualificata nel sapere declinare una vera
ed efficace cultura di governo. Una cultura di governo che era il frutto e la conseguenza di un
progetto politico e di una visione di società che non hanno più trovato una credibile compiutezza
negli anni a venire. Una cultura di governo, quindi, coerente, credibile e coraggiosa.
Ora, al di là delle parole e delle riflessioni di D’Alema, persiste tuttavia nella vulgata della sinistra
italiana, seppur nelle sue multiformi espressioni, un giudizio pregiudiziale non solo severo ma
quasi caricaturale del più grande “partito italiano” dal secondo dopoguerra in poi. Un giudizio che
si basa sostanzialmente su due aspetti. Da un lato viene ancora oggi giudicato come un partito
che si è limitato a gestire solo ed esclusivamente il potere grazie ad un contesto nazionale ed
internazionale bloccato che impediva l’alternanza democratica al governo del paese. E, dall’altro,
la sua classe dirigente continua ad essere dipinta sostanzialmente come un agglomerato che
governava il paese attraverso il ricorso sistematico alla gestione clientelare e anche ricorrendo
addirittura a patti inconfessabili con settori della criminalità organizzata in alcune aree del paese.
E, soprattutto, con una perenne indole al compromesso al ribasso. E quando si parla del
“metodo” democristiano lo si interpreta unicamente come una modalità che veniva intrapresa per
non assumere mai decisioni e scelte politiche nette e precise. Insomma, un partito che vinceva le
elezioni per circostanze storiche e che, di fatto, esercitava il potere ricorrendo all’ordinaria
amministrazione e ad una sistematica gestione clientelare.
Ecco perchè, e proprio alla luce delle sempre intelligenti e precise analisi e riflessioni di Massimo
D’Alema, si tratta di capire se nel giudizio sulla DC prevale la tesi del più raffinato e qualificato
leader del mondo comunista ed ex comunista o se, al contrario, continua ad avere il sopravvento
– stavo per dire l’egemonia – la vulgata della sinistra italiana. Perchè l’uno, cioè D’Alema, ne esalta
oggi e da tempo per la verità, le gesta. Ma gli altri, invece, e cioè la quasi intera galassia della
sinistra italiana, individuano ancora nello storico partito dei cattolici nient’altro che un gruppo di
potere che ha esercitato per quasi 50 anni, appunto, solo e soltanto il potere. Due giudizi che
confliggono e che non possono trovare, come ovvio, un punto d’intesa.
“Non è contro ma propone, prega e costruisce l’inclusione senza insultare nessuno , senza usare violenza preferendo il dialogo, le azioni di carità a favore dei fratelli”
Mino GIACHINO
UDC torinese
“Purtroppo non sono capaci di sorprenderci: rimangono fedeli al loro orgoglio di violenza e sopraffazione. Saranno pure 15 o 20mila, tuttavia non è rilevante il numero, ma la stantia e vergognosa pratica fascista dello scontro fisico, del dileggio alle regole della civile convivenza, del rifiuto alla legalità. Sono indignato alla notizia della partecipazione a questa gazzarra da parte di rappresentanti delle istituzioni. Il signor Grimaldi, non riesco proprio a chiamarlo onorevole, che parla di risposta a un assedio, alla repressione della libertà in una Torino antifascista, si vergogni di ciò che afferma, si vergogni del sostegno ai violenti, si vergogni dell’incapacità di comprendere che i veri fascisti sono quelli che lui sostiene e a cui dà voce.
I cittadini di Torino non ne possono più di queste manifestazioni di violenza, non ne possono più di sentire queste menzogne sulla repressione degli spazi di dialogo; Askatasuna non dialoga, Askatasuna prevarica, delinque, ruba spazi e serenità alle persone per bene. E chi si oppone alla loro violenza diventa un bersaglio, come è successo nei giorni scorsi alla Rettrice Cristina Prandi, che aveva la sola “colpa” di voler impedire che il diritto allo studio si trasformasse impunemente nel diritto a delinquere”. Queste le dichiarazioni del ministro per la Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo, che prosegue: “È diventata intollerabile la ricerca dello scontro con le Forze dell’Ordine da parte di questi scappati di casa, è diventato insopportabile spendere soldi pubblici per riparare i danni di questi provocatori, l’unica magra consolazione è che finché in Parlamento e nelle istituzioni ci saranno certi soggetti, il governo di centrodestra avrà vita lunga. Gli italiani non sono cretini”.
“LA PROCURATRICE MUSTI HA RAGIONE: BASTA AREE GRIGIE’
“Quella di oggi a Torino è stata una pagina di vergogna e di follia che nulla ha a che vedere con il diritto di manifestare”.
Così il Presidente del Consiglio regionale del Piemonte commenta i gravi disordini avvenuti nel corso dellamanifestazione ‘Pro Askatasuna’ .
“Purtroppo – continua – come tutto era stato ampiamente previsto, le preoccupazioni della vigilia si sono concretizzate in tutta la loro drammaticità.
Bombe carta contro le forze dell’ordine, lacrimogeni, mini incendi, idranti in azione e una città messa sotto pressione hanno assunto con il passare delle ore i contorni evidenti di una vera e propria guerriglia urbana. Atti violenti e organizzati che hanno messo a rischio la sicurezza delle persone. È inacettabile”.
Quanto accaduto non rappresenta il diritto di manifestare, ma l’azione di frange antagoniste che cercano deliberatamente lo scontro.
“Da trent’anni – riprende Nicco – questa vicenda è legata a un’occupazione abusiva che non ha prodotto alcun beneficio per il quartiere né per la città di Torino, ma solo disagi, danni e tensioni”.
Oggi è apparsa in tutta la sua evidenza come venga utilizzata quale pretesto politico per alzare il livello dello scontro, in assenza di argomenti e consenso.
“Proprio questa mattina, – sottolinea Nicco – in occasione della cerimonia inaugurale dell’anno giudiziario, la Procuratrice generale Lucia Musti ha richiamato con grande chiarezza l’esistenza di un’“area grigia”, fatta di ambiguità e coperture, che finisce per legittimare e proteggere chi pratica la violenza. I fatti di oggi rendono quelle parole drammaticamente attuali”.
“Le istituzioni hanno il dovere di isolare senza ambiguità ogni forma di violenza e di difendere la legalità, non di partecipare a sfilate condivise: la sicurezza dei cittadini e il rispetto delle regole democratiche vengono prima di tutto. La violenza non può trovare alcuna giustificazione”, conclude il presidente Nicco.