IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni
Credo che solo il presidente del Senato Marcello
Pera abbia osato tanto in tempi più calamitosi degli attuali, ma sempre turbolenti, in cui il pregiudizio antisocialista era nettamente prevalente. Ieri il ministro della Difesa e cofondatore di Fdi Guido Crosetto è stato alla tomba di Bettino Craxi a rendergli omaggio e a ricordarlo come statista. Craxi è stato un grande leader politico che ha trasformato il Socialismo italiano, traghettandolo verso il riformismo e impedendo le involuzioni di fiancheggiamento al pci che stavano distruggendo il partito socialista. Questa scelta suscitò l’odio dei comunisti che rifiutarono Craxi più dei missini.

E’ stato un grande leader europeo che ha dato slancio ad un’ idea di Europa che andasse oltre il manifesto di Ventotene. E’ stato un presidente del Consiglio che ha avuto un precedente solo in Alcide De Gasperi. Appunto uno statista di rango internazionale che ha inciso nella storia italiana. Pensiamo, ad esempio, alla revisione del Concordato tra Stato e Chiesa del 1929 che ha garantito la laicità e la libertà religiosa. In lui riviveva anche il socialismo liberale di Rosselli che è cosa totalmente diversa dal gobettismo filocomunista oggi celebrato dalle messe gregoriane indette per il centenario della morte. Anche l’aver affrontato e vinto il referendum sulla scala mobile è stato un altro atto da statista che sa guardare lontano. Crosetto, definendolo statista , ha dimostrato di essere lui stesso uno statista. I vili mercenari che gettarono in faccia a Craxi delle monetine e i loro eredi dovrebbero vergognarsi di un gesto barbaro che ha degradato la lotta politica in aggressione personale. Chi scrive non è mai stato un militante socialista, ma con l’indipendenza dello studioso di storia ritiene di poter dire che Craxi sia stato un grande italiano. Non così si può dire della maggioranza dei capi del partito comunista ,devoti e dipendenti da Mosca non solo nel ‘56, quando sostennero l’Urss che invadeva l’Ungheria.



Le piazze in Italia tacciono. O meglio, si mobilitano più per decreto che non per convinzione.


