POLITICA

Chiorino, AVS: “Soddisfazione per le dimissioni”

Apprendiamo con soddisfazione delle dimissioni, questa volta intere, dell’assessora Chiorino, nonché dell’assessore Franceschini di Biella, coinvolto anche lui nell’oscura società “5 forchette”. Era ora. Stupisce anzi che Cirio e Chiorino abbiano provato sinora a difendere l’indifendibile.

Quello della Bisteccheria d’Italia è uno scandalo colossale e lo abbiamo detto da subito: questo è l’unico esito possibile di questa penosa vicenda, che sta travolgendo la credibilità della Regione. Con le mafie non si fanno affari, e tanto più dopo ciò che emerso oggi rispetto all’ipotesi di riciclaggio di denaro del clan Senese non si potevano continuare a sentire balbettii da parte della maggioranza.

Alice Ravinale
Valentina Cera
Giulia Marro

Chiorino si dimette anche da assessora: “Sono una persona perbene”

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Le opposizioni avevano preparato per domani un sit-in davanti al Consiglio regionale, invocando le dimissioni di Elena Chiorino per la vicenda legata all’ex sottosegretario alla Giustizia Delmastro. Ma lei, già dimessasi dalla carica di vicepresidente della giunta, le ha anticipate rassegnando anche l’incarico di assessora al Lavoro e Istruzione.

Un passo indietro che arriva dopo giorni di tensione politica e polemiche. Elena Chiorino lascia dunque la giunta regionale guidata da Alberto Cirio, dopo le dimissioni da vicepresidente arrivate non più tardi di una settimana fa. «È una scelta che assumo per senso di responsabilità», scrive in una nota pervenuta pochi minuti fa dalla Regione, respingendo però ogni addebito personale: «Non posso accettare che vengano strumentalizzate le evoluzioni di un’indagine che riguarda terze persone»

Provinciali Biella,  (PD): “Una vittoria di serietà, credibilità e lavoro”

30 marzo 2026 – “L’affermazione del centrosinistra alle elezioni provinciali di Biella rappresenta un segnale politico importante, che premia la credibilità delle nostre amministratrici e dei nostri amministratori e il lavoro paziente svolto, in questi anni, sui territori” dichiarano la Presidente del Gruppo Pd in Consiglio regionale Gianna Pentenero, e la Consigliera regionale Pd biellese Emanuela Verzella, a nome dell’intero Gruppo Pd in Consiglio regionale.

“La vittoria di Ramella conferma che quando si costruiscono proposte serie, inclusive e radicate nelle comunità, i risultati arrivano. Ramella è stato capace di intercettare con pragmatismo e competenza tanti mondi, non soltanto quelli riconducibili al centrosinistra e l’ha fatto con un’attenzione costante riservata ai Comuni e alle esigenze concrete dei cittadini, attraverso la mediazione dei loro amministratori” aggiungono le Consigliere regionali Pd.

“A Ramella vanno le nostre congratulazioni e l’augurio di buon lavoro: la Provincia ha bisogno di stabilità, visione e capacità amministrativa, e siamo certi che saprà garantirle. Questo risultato rafforza l’impegno del Partito Democratico nel costruire alternative credibili e nel riportare al centro i bisogni reali dei territori piemontesi. Il lavoro da fare è ancora tanto, ma la strada è quella giusta: insieme ai sindaci, insieme alle comunità locali, con l’obiettivo di non lasciare indietro nessuno” concludono Pentenero e Verzella.

Banca di Asti, Scandurra: “Cara Fondazione, Ti spiego perché ogni azione vale più di 8 euro”

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Ospitiamo una nuova riflessione del giornalista e opinionista de ‘La Zanzara’ di ‘Radio24’ sul destino di uno dei maggiori istituti di credito italiano prossimo al rinnovo dei vertici.

Di Maurizio Scandurra

Mi sono sempre chiesto perché, in Italia, c’è sempre la pessima abitudine di voler toccare ciò che già funziona benissimo. Il prossimo 27 aprile 2026 parrebbe indetta l’Assemblea dei Soci di ‘Banca di Asti’ chiamata al rinnovo delle cariche dell’Istituto. Tra essi ve n’è uno per cui, a tutti i costi, sembra valere il concetto del tabula rasa col passato. Del cambiare per forza.

Stupisce – e sorprende – che a tenere (e dettare) questa linea sia non un socio minoritario quale Fondazione CR Vercelli (4,20%), ‘Fondazione Crt’ (6%), ‘Fondazione CR Biella’ (12,91%), ‘Banco BPM? (9,99%), ma la ‘Fondazione CrAsti’: proprio l’azionista di maggioranza relativa con il 31,80% delle quote. Solitamente le fondazioni bancarie sono per proteggere le banche di territorio e prossimità. Sono per l’unità, conservazione e continuità delle proprie controllate.

Secondo punto. La Governance di ‘Fondazione CrAsti’, espressa  in gran parte su proposta del Sindaco di Asti e Presidente dell’omonima Provincia in persona di Maurizio Rasero nell’aprile del 2024 secondo regolamenti vigenti, si è formalmente insediata a luglio del medesimo anno, con la nomina di Livio Negro a Presidente: che doverosamente rispetto, pur avendo chi scrive una diversa visione analitica sulla vexata quaestio della storica Cassa astigiana.

Il Quale, spesso da quanto leggo sui media tradizionali e digitali, sembrerebbe apprezzare poco o nulla i risultati positivi conseguiti – da bilancio 2024 – da ‘Banca di Asti’ in termini di patrimonio, capitalizzazione e solidità. In parole povere, un’azienda capace di autofinanziarsi autonomamente senza dover ricorrere a risorse esterne o aumenti di capitale e/o prelievi a soci e correntisti.

Perché AD e Cda di ‘Banca di Asti’ meritano ancora fiducia

Il problema, per il Presidente Negro, parrebbe essere per lo più uno: il valore nominale del titolo. Della singola azione, che al momento si attesa attorno agli 8 euro.

Questa sarebbe la leva per cui quest’ultimo vorrebbe licenziare Ad e consiglieri introducendo in compagine, così come spesso dichiara, un “partner industriale forte”? E ciò in nome di una non meglio precisata riduzione della presenza della ‘Fondazione CrAsti’, che attribuirebbe al ‘Protocollo Acri-Mef’: il quale, tecnicamente, è un puro consiglio operativo. Conta dunque come un’opinione, mica una prescrizione perentoria o un obbligo ordinatorio.

Terzo. Per sostituire un bravo Amministratore Delegato quale quello in carica occorrerebbe un Capo Azienda pari grado che abbia gestito un contesto di almeno eguali dimensioni. E i nomi circolati sinora parrebbero  tutti sprovvisti di entrambi i succitati requisiti.

Non ci sarebbe, insomma, un’alternativa spendibile. Come dire, il Rainer Masera della situazione, banchiere di fama internazionale già AD e Presidente del ‘Gruppo SanPaoloIMI’. Che nel suo saggio “Community banks e banche del territorio” con prefazione di Ignazio Visco, conferma l’importanza di “mantenere un sistema bancario diversificato e per favorire il sostegno creditizio alle imprese medie e piccole”: servono entrambi, istituti di credito piccoli e grandi, ma disgiunti, per assicurare “un sistema veramente proporzionale di regolazione bancaria nell’Euroarea”.

Banca di Asti’, patrimonio record grazie a riuscita diversificazione

Sempre il Presidente Negro afferma che la protezione del patrimonio della sua Fondazione deve passare attraverso una plausibile diversificazione: in nome di una maggior tutela delle erogazioni che essa destina all’Astigiano. Che è proprio quanto sta già ottimamente facendo da tempo ‘Banca di Asti’: primissima a debuttare nel panorama assicurativo. Abile nell’acquisire il controllo di ‘Pitagora Spa’, leader italiano di settore nel credito al consumo per privati e dipendenti. Idem per la maggioranza di ‘Credit Data Research’ potenziando l’offerta dei servizi alle imprese, tanto per citare alcune operazioni che hanno portato l’Istituto a crearsi un patrimonio primario mai così alto in tutta la sua storia. Senza dimenticare l’incorporazione di ‘Biver’ Biella e Vercelli, fatta mantenendo in quelle zone le insegne quale atto di rispetto alla tradizione e continuità-

Credo che il Presidente Negro dovrebbe gioire di tali risultanze, avendo circa l’80% delle risorse patrimoniali di ‘Fondazione CrAsti’ investite all’interno di una banca che è una macchina da guerra rodata. Efficace ed efficiente per margini, rendimento e solidità. Con ben oltre 2mila dipendenti che tutto vogliono tranne che subire destabilizzazioni, esuberi e tagli: vero, Sindacati dei bancari Fabi-Cgil-Cisl al momento silenti? Perché il rischio di una cessione esterna è questo e soltanto questo. Punto. E i lavoratori autoctoni rischiano di essere  sempre i primi a rimetterci e a trasformarsi in esuli, o alla meglio in pendolari.

Egregio Presidente Negro,non bisogna correre il rischio di allontanare anche partners strategici importanti, oltre che far crollare le rendite di chi in Banca ha investito da generazioni con fatica? Lei, questo, lo considera?

Banca di Asti’ tra valore nominale delle azioni e ruolo dei media

Proverò dunque a spiegare perché Lei ritiene che le Sue azioni valgono al momento 8 euro cadauna. Credo sappia che per la prima volta la Banca ha erogato agli Azionisti (quindi, la Sua Fondazione per prima!) un maxidividendo importo pari a 11 milioni di euro soltanto per le quote di competenza Fondazione. Pertanto, se nonostante ciò il titolo è nominalmente così basso, vuol dire che qualcuno potrebbe aver, magari involontariamente, azionato un possibile cortocircuito mediatico.

 Lei, Signor Presidente,  sul valore e gli obiettivi conseguiti dalla Sua Azienda ‘Banca di Asti’ il 6 novembre 2024, all’interno dell’aula magna di ‘Astiss’ in un Convegno ad Asti, come documenta ‘La Stampa’, disse che la nota dolente sarebbero le azioni della Banca, stando a quanto scrive il Collega Paolo Viarengo.

Perché? Se io fossi il potenziale “partner industriale forte” interessato a comprare o partecipare l’istituto, difficilmente intavolerei una trattativa con chiunque voglia vendermi qualcosa di suo senza apprezzarlo adeguatamente. Al punto da essermi personalmente contrapposto a Lei in rilevanti contesti di giornalismo economico che hanno ospitato, in perfetto pluralismo, le analisi e i pareri di Entrambi, nel reciproco rispetto di una dialettica professionale e garbata, come sinora è sempre stato e continua civilmente a essere.

Forse Lei, Presidente, che nel Suo Curriculum Vitae accessibile sul sito della ‘Fondazione CrAsti’ dà personalmente atto di essere un imprenditore e altresì aver studiato informatica ma non economia e finanza, certamente immagino sappia benissimo che il mercato su cui il titolo di ‘Banca di Asti’ è quotato è il ‘Vorvel’. Un mercato tecnicamente detto ‘sottile’, con più regole rigide e meno reattivo rispetto alla tradizionale ‘Borsa’, ma sensibilissimo alle sollecitazioni, anche negative, in capo agli umori dei media. Specie se esse provengono a maggior ragione per voce del Vertice del Maggior Azionista di una Banca. Ancor più se di un’ottima Banca di Territorio e Prossimità, come caso di specie vuole. Lei, Presidente, senza dubbio è consapevole che ogni mercato vive comunque l’emotività del contesto. Ampliando l’indagine, il titolo è sceso anche per via del calo strutturale del mercato di riferimento. In più ‘Banca di Asti’ ha risentito del contraccolpo giudiziario risoltosi in un nulla di fatto (proprio perché i fatti mai sono sussistiti) che ha investito Istituto e AD per ben sette lunghi anni.

Aggiungo che il titolo ha poi ripreso un minimo di quota tra marzo e aprile 2024 per via dell’incremento di domanda da parte di ‘Fondazione CRT’. Era il tempo dei cosiddetti ‘Patti Parasociali’ firmati da tutte le Fondazioni Bancarie Piemontesi. Patti trasmessi ad autorità di vigilanza e mercato e pure alla stampa, con obiettivo la creazione di una Governance più estesa di quella regionale e multitasking. Il fondamento per la nascita di una Maxi-Banca pluriregionale con sede ad Asti, allo scopo di sviluppare una realtà creditizia di prossimità nel Nord Italia con un controllo piemontese.

Questo accadeva anche per l’ottima visione di una personalità economica di primo piano, competente e capace quale il Dottor Fabrizio Palenzona (tutt’altro che un camionista seppur di Tortona, appellativo simpatico e storico che Lo accompagna e che sembra più, questa sì, una battuta da ‘La Zanzara’ di ‘Radio24). Un progetto azzeccato, ambizioso, fattibile. Che avrebbe incrementato centralità e visibilità nazionale sia di Asti che della Sua Banca. Ben accolto dal mercato. Quindi, sarebbe stato davvero tutto di guadagnato anche per ‘Fondazione CrAsti’. Al tempo dei fatti (primavera 2024, lo ripeto, dato oggettivo), Lei doveva ancora essere nominato Chairman.

Potrebbe cortesemente motivarmi come può un titolo riprendersi senza una valorizzazione di tipo mediatico-pubblico? Il fatto che poi la Sua Fondazione abbia esternalizzato a ‘Spencer Stuart’ la ricerca dei profili per il nuovo Cda della Banca, potrebbe essere letta dall’esterno – e anche da chi scrive – come impossibilità della Fondazione stessa ad autodeterminarsi?

Perché un’azione di ‘Banca di Asti’ vale più di 8 euro

Sa perché per l’autore di questa lettera aperta il Suo titolo vale ben più di 8 euro? Glielo motivo con piacere.

Il patrimonio netto di ‘Banca di Asti’ consta al momento di 1 miliardo e 100 milioni di euro. Che, diviso per 70 milioni tante quante sono le azioni in capo ai soci, equivale a ben 15,5 euro a singola sottoscrizione. Questo sarebbe dunque il valore reale effettivo del titolo: quasi il doppio di ciò che Lei afferma. Matematica, mica opinione. Ed è singolare che a dare i numeri sia un semplicissimo giornalista neanche economista, che invece dovrebbe fare soltanto ed esclusivamente opinione. A volte, i ruoli si scambiano senza un apparente perché. Ma tant’è. Omnia munda mundis, tutto è puro per i puri dicevano secoli addietro a Roma.

Presidente Negro, mi consenta. Se si vendesse la Banca a 8 euro per azione equivarrebbe per chi compra a mettersi in tasca – subito – ben 7 euro per singolo titolo: il che, calcolatrice alla mano, fa 500 milioni di euro di sopravvenienza letteralmente elargita a chi potrebbe acquistare quote ad un ‘prezzo di favore’ di circa il 50%. Quale vantaggio per i correntisti? Per i Soci? Per la Sua Fondazione? Per chi? Lo chiedo garbatamente, prima di tutti e tutto, a Lei. E, per il momento, Santa Buona Pasqua Cristiana.

MAURIZIO SCANDURRA

Elezioni, O. Napoli: le carte al tavolo di Mattarella

Il referendum ha ribaltato completamente la narrazione a cui il centrodestra credeva di aver legato l’immaginario collettivo. Quei NO hanno detto a Meloni che la realtà ha fatto irruzione nella vita quotidiana degli italiani, e i suoi occhiali rosa hanno perso ogni potere e incantesimo.
Dal 23 marzo le carte al tavolo della politica non sono più nelle mani di Meloni ma sono passate in quelle del presidente Mattarella. Gli obiettivi che il governo si era proposto, penso alla legge elettorale, sono finiti all’aria come un castello di carte. Meloni non può decidere di andare al voto, e neppure può più imporre una legge elettorale ritagliata sulle sue ambizioni. Mattarella vigila dal Colle e rimane, dopo il 23 marzo, l’unico vero riferimento a cui guardano gli italiani. Mattarella non scioglierà certo il Parlamento perché lo chiede un partito o uno schieramento. Conosce il suo lavoro e le regole della Carta che lo guidano. Tutti faremmo bene a tesaurizzare i suoi interventi sulla situazione del Paese e nel pianeta. Nessuno può decidere al suo posto se e quando andare alle elezioni.

OSVALDO NAPOLI

Azione

Giachino: “I cattolici impegnati in politica hanno molto da dire”

 

Il PAESE HA BISOGNO di un nuovo Boom Economico e di una maggiore sensibilità nella azione quotidiana dei governi e della politica. Per ridurre le diseguaglianze, per ridare speranza a chi non ce l’ha…
L’ex Sottosegretario ai trasporti Mino Bartolomeo GIACHINO intervenendo ieri a Avellino  al Convegno organizzato dall’ex Ministro ROTONDI, ha detto che “il Paese ha un grande bisogno dell’impegno dei cattolici perché il Paese dopo 25 anni di bassa crescita , ha visto crescere notevolmente le diseguaglianze e la precarietà soprattutto tra i giovani , molti dei quali  hanno cercato all’estero un futuro migliore. Le attuali forze politiche non riescono a definire e a portare avanti una politica di sviluppo che offra opportunità di lavoro di qualità, che rispondano ai sempre più crescenti problemi della casa
Il Paese ha bisogno di un nuovo Boom economico come quello che ci diedero i Governi Degasperi e centristi. L’alta crescita ridusse le diseguaglinze e diede agli italiani un lavoro e il benessere.
Le condizioni odierne sono rese difficili dal mutato scenario internazionale , da anni di instabilità che creano difficoltà a un Paese come il nostro che vive molto di import e export e di flussi turistici mondiali e i partiti sono stati resi più deboli da riforme come la riduzione dei parlamentari , dalla minore considerazione della competenza , dalla elezione diretta di Sindaci, Presidenti di Regione e dalla stessa legge elettorale che hanno indebolito le Assemblee elettive e il loro ruolo legislativo.
Il Paese però ha un bisogno di una politica con l’anima e di una azione di governo concreta, esperta e competente.
I cattolici impegnati in politica hanno nella Dottrina sociale della Chiesa (Rerum Novarum) e nelle forti sollecitazioni del Vangelo alla attenzione dei più deboli e dei senza speranza, una forte specificità da mettere in campo nella azione governativa se il Paese vuole ritornare  crescere in modo sostenuto e molto meno diseguale socialmente e territorialmente.
Il rilancio della azione di governo deve partire da un rinnovato  programma strategico e operativo. Difesa dell’industria a partire dal settore auto e puntando a essere leader nella mobilità del futuro, accelerazione della costruzione delle infrastrutture a partire dalla TAV alla nuova Diga di Genova al traforo del Brennero. La portualità, la logistica e i trafori alpini ferroviari saranno sempre più strategici perché la economia mondiale sarà sempre più decisiva.
L’obiettivo deve essere quello di aumentare la crescita economica per avere più risorse a disposizione di Sanità, Scuola, Ricerca e Sicurezza.
Mino GIACHINO 
Responsabile UDC Torino

La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

SOMMARIO: Buttafuoco, Bobbio e i comunisti – La consolazione – Zone rosse – Lettere

Buttafuoco, Bobbio e i comunisti

Debbo all’amico critico cinematografico Fabrizio Dividi che ha intervistato per il “ Corriere della sera “Pietrangelo Buttafuoco se ho avuto modo di tornare col ricordo all’intervista storica che Buttafuoco fece a Norberto Bobbio (ndr: nella foto di copertina a destra con il prof. Quaglieni) di cui sono stato amico per lunghi anni, fino poi ad emanciparmi in modo netto soprattutto rispetto alla cerchia di amici – discepoli -vestali del suo pensiero, diventato per colpa loro, via via, un dogma. Quella intervista di Buttafuoco resta una testimonianza importante che fa da spartiacque tra l’onestà intellettuale di Bobbio e il codazzo post azionista, anzi gramscianazionista, per dirla con Cofrancesco, dei suoi scudieri, alcuni dei quali sono diventati professori, ma non sono mai stati maestri. Sono gli stessi che volevano impedire l’intervista di Buttafuoco.

Pier Franco Quaglieni e Norberto Bobbio

Ricordo che in quell’occasione, anche se i nostri rapporti si erano “raffreddati“ da tempo, Bobbio volle sentire il mio parere sul fatto di concedere l’intervista nel corso della quale finì per ammettere il suo non antifascismo e la sua simpatia per il regime fino ai primi Anni Trenta. Bobbio dopo l’intervista per lui molto sofferta ,resa splendidamente da Buttafuoco con assoluta obiettività ,mi disse di essersi trovato a suo agio con Buttafuoco. Fu rilevato dopo l’intervista che Buttafuoco non gli fece la domanda più “ cattiva“, quella sulla eccessiva indulgenza verso il PCI di tanti azionisti. Chiederò a Buttafuoco di spiegarmi il perché si astenne dal porgli quella domanda. Quando io pubblicai una breve presentazione alla ripubblicazione di “Realtà del partito d’azione” di Augusto Monti che identificava nel 1945 il Pci nel nuovo partito liberale, Bobbio mi disse tutta la sua contrarietà a quell’opuscolo e alla sua ristampa perché avrebbe rafforzato l’idea del filo comunismo degli azionisti. In effetti tutti i gobettiani entrarono nel PCI e furono almeno compagni strada fedeli e ossequienti al partito. Bobbio che polemizzò con Togliatti negli Anni 50, in tempi successivi finì anche lui di cedere alle seduzioni del Pci. La biografia di Alberto Papuzzi, comunista tutto di un pezzo , dimostra il cedimento. Scegliere Papuzzi fu già di per sé un cedimento.

La consolazione
Ho visto in Tv l’ultima puntata della serie di “don Matteo“ che ha cambiato nome in don  Massimo.  Quella serie vecchia e nuova non mi ha mai interessato, ma l’ho seguita per evitare l’ennesimo, insopportabile  dibattito sul  referendum. Ad un certo punto mi ha colpito il verbo “consolare” una persona afflitta, detto da un maresciallo dei carabinieri. Era tanto tempo che non sentivo quella parola . Nella nostra vita edonistica e veloce in cui gli altri quasi non esistono , parlare di consolare qualcuno sa di antico. Mi fa pensare al Dio di Manzoni che atterra e consola. L’uomo d’oggi ha quasi cancellato l’idea di consolare. Consolare con le parole a volte non basta ed occorrerebbero i fatti.
Spesso ci chiudiamo in noi stessi, al massimo ci allarghiamo  al nostro stretto nucleo famigliare. Durante la mia lunga malattia  quasi nessuno ha tentato di consolarmi, forse pensando che non servisse ad alleviare il mio dolore. Ed io stesso devo ritornare al mio lontano passato per ricordare un qualche episodio in cui ho cercato di consolare qualcuno. Ed invece la parola cristiana -ma anche umana e laica-  ha una grande importanza ed aiuta a vivere e può in qualche modo ad alleviare il dolore. La Madonna Consolata, Consolatrice degli afflitti e’ rimasta nel Santuario che ritorna una volta all’anno nella solenne processione. Durante il Covid c’e’ stato chi è andato a pregare la Consolata, come i torinesi facevano nel passato in occasione delle guerre e delle pestilenze.
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Zone rosse
Un po’ in ritardo sono state stabilite 6 zone rosse a vigilanza rafforzata che riguardano quartieri come Vanchiglia, Barriera di Milano, Millefonti-Lingotto, Borgo San Pietro ed alcuni giardini come quello Sambuy di Porta Nuova. Il sindaco aveva richiesto rinforzi e li ha ottenuti. Non attendiamoci miracoli, perché la situazione è davvero degenerata come in tante zone delle città italiane del Nord e del Sud. L’immigrazione selvaggia ne è la causa maggiore, ma anche una parte di italiani ne è responsabile.
La mafia nigeriana si trova a competere e a volte a collaborare con la nostrana, ho letto su un giornale. Occorre prevenire prima ancora di reprimere. E ‘ un principio illiberale, lo so ben , ma in casi estremi occorrono estremi rimedi almeno momentanei . In alcuni quartieri vivere diventa pericoloso e difficile. I cittadini che pagano le tasse, hanno diritto di essere tutelati e va resa la vita impossibile ai delinquenti. Forse e’ un’utopia, ma le moderne tecnologie consentono di tentare un recupero di zone abbandonate per troppo tempo al loro destino da tanti governi.
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LETTERE scrivere a quaglieni@gmail.com
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Titoli cavallereschi
Come mai non ha scritto in rapporto all’articolo che Le ho mandato del “Fatto quotidiano” che accusa Emanuele Filiberto di Savoia di  “vendere” titoli cavallereschi dinastici vietati dalla legge italiana? Le accuse sono pesanti e forse qualche magistrato vorrà vederci chiaro. Il principe si è attorniato di persone inadatte,  rozze e arroganti, dei veri e propri cortigiani nel senso della “vil razza dannata” del “Rigoletto”.   Giusy Tittoni
Non ho scritto perché tanto tempo prima avevo già espresso con misura alcune delle cose scritte dal “Fatto” con la solita cattiveria.  Io non degno il”Fatto” neppure di uno sguardo, mai. Rispetto alle cose scritte da quel giornale, sarei solidale con il principe.

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Dopo il referendum
Il centro – destra appare in subbuglio se non atterrito dopo la sconfitta al referendum. Ha ragione il ministro Crosetto, Meloni ha sbagliato nel violare il principio del garantismo come già fece con un suo assessore piemontese liquidato dalla sera al mattino con toni un po’ fascisti. Agire così significa dar ragione ai giustizialisti del No. Filippo Faletti
Ho già scritto un pezzo sull’argomento. Il garantismo deve valere sempre e non a corrente alternata. Ha ragione Crosetto.
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Il governo Meloni
Riuscirà il governo a fare qualcosa nell’ultimo anno dopo il colpo subito dalla sconfitta referendaria? Io credo che tornerà a vincere la sinistra perché Meloni si è rivelata deludente e con lei tanti ministri incapaci. La sinistra ha uomini competenti e preparati che potranno essere utili al Paese in momenti drammatici come quelli voluti da Trump.   Francesca Azzolini
Palazzo Chigi, Roma

 

Non so prevedere il futuro, come fa l’ex ministro Martelli che dovrebbe stare zitto almeno per dignità con se stesso e il suo passato. Stando ai conduttori di Mediaset quasi tutti schierati contro il Governo, Meloni non arriverà alle elezioni. Un cupio dissolvi ingiustificabile. Il governo ha i suoi limiti, ma gode di un’ampia maggioranza in Parlamento. Meloni deve rivolgersi al Paese in Parlamento o con un messaggio a reti unificate, facendo un appello contro il disfattismo che in momenti come questi non è moralmente lecito. Le tensioni provocate da Trump possono portare alla guerra e alla rovina. Per poter governare meglio, Meloni dovrebbe fare un rimpasto con gente tipo Giorgetti. Nulla di più. La sinistra è ancora ferma su temi divisivi. Aver vinto un referendum non significa avere la via spianata verso Palazzo Chigi. Le difficoltà a vincere della sinistra le vede persino Cazzullo.

No Kings, delegazione piemontese AVS – SE a Roma

“Dopo la valanga democratica del NO al referendum, oggi centinaia di migliaia di persone in piazza a Roma – in contemporanea con Londra e con gli Stati Uniti – hanno detto forte e chiaro che il vento sta davvero cambiando, anche in Italia.
Essere contro i re e le regine di questo tempo, che stanno provando a stravolgere la democrazia e a calpestare i diritti dei popoli e delle persone, vuol dire innanzitutto ripudiare la guerra e con essa anche la riconversione bellica della nostra economia, che significa impossibilità di riconversione ecologica e sociale.
Siamo pedoni pacifici contro re in armi. Una manifestazione poderosa e solare ha spazzato via tutto. Comprese le polemiche e il clima di tensione montato ad arte dalle informative truccate di Piantedosi.
La primavera è arrivata. La stagione è cambiata.”
Lo dichiarano Marco Grimaldi, vicecapogruppo di AVS alla Camera dei Deputati, Alice Ravinale, capogruppo di AVS in Consiglio Regionale del Piemonte ed Emanuele Busconi, consigliere comunale di Torino con Sinistra Ecologista, che oggi hanno partecipato alla manifestazione No Kings a Roma.