POLITICA

Ruffino: “Memoria Moro e Festa Europa finestra sul futuro”

Ci sono coincidenze che hanno la forza straordinaria di proiettare il nostro sguardo sul futuro e nello stesso tempo ci ricordano il dovere della memoria senza la quale saremmo condannati a un eterno presente. Così, il 9 maggio festeggiamo l’Europa, nel 76/mo della dichiarazione di Schumann, e insieme rendiamo omaggio alla memoria di un grande democratico e un grande europeo come Aldo Moro, ucciso 48 anni fa dalla furia cieca di un terrorismo che iniziò da quel giorno il suo declino nella società italiana. Se oggi coltiviamo la memoria di entrambi gli eventi è grazie alla matura consapevolezza che la libertà è la democrazia non sono conquiste di una volta per sempre, perché esse hanno bisogno di un plebiscito quotidiano. Il sacrificio di Moro ha restituito agli italiani il senso di una comunità che reagisce coesa contro le minacce mortali, e la dichiarazione di Schumann ha indicato nell’Europa l’orizzonte giusto in cui collocare il futuro della democrazia.
on. Daniela Ruffino (Azione)

Forza Italia: “Linea 35 fino a piazza Carducci”

Si è svolta venerdì 8 maggio al Centro Grosa la conferenza stampa organizzata da Forza Italia sul tema della linea bus 35 e dei collegamenti tra Nichelino e la zona ospedaliera di Torino.

Al centro dell’incontro, le criticità emerse dopo la modifica del percorso della linea in seguito all’attivazione del capolinea della metropolitana in piazza Bengasi. Il nuovo tragitto, deviato verso via Artom, continua infatti a creare disagi a molti cittadini nichelinesi, costretti a utilizzare due mezzi pubblici per raggiungere gli ospedali.

Durante la conferenza sono intervenuti il senatore Roberto Rosso, il consigliere comunale di Moncalieri Pier Alessandro Bellagamba e il segretario cittadino di Forza Italia a Nichelino Alberto Basile. Gli esponenti azzurri hanno ribadito la necessità di rivedere l’attuale organizzazione del servizio, rilanciando la proposta di estendere nuovamente la linea 35 fino a piazza Carducci.

Secondo Forza Italia, il ripristino del collegamento diretto consentirebbe di migliorare la mobilità.

Asa, accordo Comuni verso ratifica. Bartoli (Lista Cirio): «Grande soddisfazione»

 

«E’ la conclusione di una situazione che per anni ha pesato come un macigno: decisivo l’apporto della Regione Piemonte»

«Definito l’accordo con ASA, i Comuni ora stanno procedendo alla ratifica nei Consigli Comunali: stando a quanto stabilito tra le parti, la vicenda del Consorzio per la raccolta rifiuti che ha coinvolto 27 Enti Locali, tra Comuni e Unioni Montane, con un debito complessivo di oltre 77,5 milioni di euro, dovrebbe giungere a conclusione entro il mese di giugno, con il pagamento ad ASA della cifra forfettaria stabilita dall’accordo transattivo di 9 milioni – spiega Sergio Bartoli, Consigliere regionale (Lista Civica Cirio Presidente) -. Nella positiva conclusione della questione è stata decisiva la Regione Piemonte che, nello scorso febbraio, grazie a un Disegno di Legge della Giunta regionale, del quale sono stato relatore in Consiglio, ha stanziato un contributo straordinario di 1 milione di euro al fine di agevolare l’accordo e venire incontro alle richieste di ASA che i Comuni coinvolti, per ragioni di bilancio, avrebbero avuto molte difficoltà a soddisfare».

«L’accordo prevede, come noto, 8 milioni di euro a carico dei Comuni e degli Enti Locali consorziati, con importi variabili tra 30mila euro (Traversella) e 1,83 milioni (Rivarolo), oltre al milione della Regione – prosegue Bartoli -; si tratta di una soluzione transattiva che tutela innanzitutto i cittadini dalle gravi ripercussioni di un debito estremamente pesante e con loro tutela i Comuni che, senza questo accordo, avrebbero rischiato un blocco delle funzioni per anni, a seguito dell’indisponibilità di risorse, impegnate nel ripianamento delle perdite».

«Ribadisco il ruolo decisivo della Regione e del Consiglio regionale – afferma il Consigliere Sergio Bartoli – ed esprimo la mia profonda soddisfazione per un accordo che testimonia come la Politica, quando riesce a lavorare insieme, senza anteporre il desiderio di piantare bandiere al raggiungimento delle soluzioni, riesce a ottenere risultati importanti, anche in tempi brevi, se pensiamo che la Regione ha affrontato la questione e varato la Legge in pochi giorni».

«Da ex sindaco di uno dei Comuni coinvolti, Ozegna – conclude Bartoli –, non posso che augurarmi che la scadenza prevista, il prossimo 30 giugno, possa mettere davvero la parola fine a una vicenda che ha pesato come un macigno su tanti Enti Locali, piccolissimi, piccoli e anche di dimensioni più rilevanti, per troppi anni, distogliendo risorse e impegno degli Amministratori dal primario obiettivo di offrire servizi e risposte ai cittadini. Dal 1 luglio potremo voltare pagina e aprire un capitolo nuovo per 27 Istituzioni fondamentali per il territorio e per i suoi abitanti».

Umberto II, la “regalità” al servizio della Nazione

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IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni

Pier Franco Quaglieni

Umberto di Savoia, principe di Piemonte, in seguito all’abdicazione del padre Vittorio Emanuele III, salì al trono il 9 maggio di 80 anni fa. Era luogotenente generale del Re ed aveva già di fatto esercitato le funzioni sovrane dalla Liberazione di Roma  del 4  giugno 1944. Resta un dileggio gratuito e antistorico  definirlo “re di maggio” perché Umberto II solo formalmente regnò poco più di un mese, essendo partito per l’esilio il 13 giugno 1946.

Non solo i monarchici riconoscono che mise le premesse per essere un grande Re, come aveva visto Luigi Barzini jr. Scelse come ministro della Real Casa l’avvocato Falcone Lucifero che nella sua giovinezza era stato un socialista vicino a Matteotti. Ho conosciuto di persona Umberto II in più occasioni e la sua “regalità” era palpabile e ben viva. Per regalità intendo soprattutto il fatto di  non essere mai stato uomo di parte, ma di essersi sempre posto al servizio della Nazione. Questo è il mestiere dei re , come ben ha dimostrato Carlo d’Inghilterra nel suo incontro con Trump. In Umberto non fu solo “mestiere” , ma cultura, equilibrio, patriottismo  autentico, si direbbe oggi passione civile. Nel ricostituito  Regno al Sud fu l’anima del risorto esercito italiano e,  malgrado l’opposizione degli Alleati ad un suo comando , seppe essere vicino ai soldati di Montelungo e Monte Marrone con sprezzo del pericolo e  della vita. La Repubblica sociale fece strame della sua figura per colpire la dinastia.
Durante il referendum istituzionale dimostrò un equilibrio quasi impossibile perché, pur essendo in giuoco la Monarchia, il re seppe restare al sopra della mischia. Parti’ per l’esilio prima della proclamazione della Repubblica per evitare una probabile seconda guerra civile tra il Nord repubblicano e il Sud monarchico che rivelò con il voto  di non essere stato oggetto di una colonizzazione forzata  da parte dei Savoia. Il suo costante richiamo fu l “Italia innanzi tutto” e Autogoverno di popolo e giustizia sociale“. Dall’esilio il re ha continuato ad amare disperatamente l’Italia .
I monarchici in Italia furono inadeguati e litigiosi, sperperando milioni di consensi in partiti che hanno immiserito la causa monarchica. Il Re da Cascais ha rappresentato un esempio  civile  di grande italiano che ne rappresentava la storia migliore,  quella del Risorgimento e non solo. Per cercare di non far sentire troppo la differenza la Repubblica dovette scegliere come presidente il monarchico e scienziato Luigi Einaudi. Ma la figura di Umberto non è mai stata dimenticata, neppure tanti anni dopo quando morì nel 1983 e  la Repubblica gli negò di rivedere per l’ultima volta la sua Patria.

Senza i cattolici non c’è il Centro

LO SCENARIO POLITICO di Giorgio Merlo

il Centro, o meglio “la politica di centro” per dirla con i grandi leader e statisti della Dc, nel nostro paese e per molti decenni è coinciso principalmente, se non quasi esclusivamente, con la presenza e l’impegno politico dei cattolici. E quando parlo dei cattolici non mi riferisco, come ovvio e persin scontato, ad un fatto confessionale o peggio ancora di natura clericale. Ma semmai, e al contrario, alla cultura, al pensiero, alla storia e alla tradizione del cattolicesimo democratico, popolare e sociale italiano. Certo, è questa una considerazione che nel nostro paese ha caratterizzato 50 anni di vita democratica con l’esperienza concreta, politica e di governo, della Democrazia Cristiana. Ma anche dopo il tramonto della Dc quella cultura ha contribuito, seppur in forme e modalità diverse, a giocare un ruolo importante anche se non più decisivo nella costruzione di un centro riformista e di governo e nella definizione di una vera e credibile “politica di centro”. E non è caso, del resto, se il progressivo indebolimento di un centro riformista e di governo è andato di pari passo con l’affievolirsi, e quasi sino alla scomparsa, della presenza attiva, e laica, dei cattolici nella cittadella politica italiana. Ora, è altrettanto vero che il centro nel nostro paese non si esaurisce affatto con la presenza pubblica dei cattolici. È un dato di fatto che per lunghi 50 anni la Dc ha potuto governare questo paese grazie all’appoggio e al ruolo determinante di altre culture politiche di ispirazione centrista e riformista: da quella repubblicana a quella liberale, da quella socialdemocratica ad alcune componenti della galassia socialista. Ma è di tutta evidenza, comunque sia e al di là della storia democratica del nostro paese, che il centro è sostanzialmente coinciso con la cultura e il pensiero del cattolicesimo politico italiano. E la controprova migliore arriva dagli stessi storici detrattori dell’esperienza della Dc quando evidenziano oggi, in modo quasi ossessivo riferendosi alle vicende politiche contemporanee, che il centro si è dissolto dopo la scomparsa della Dc e della sua qualificata classe dirigente e anche dopo il sostanziale fallimento di tutti quegli esperimenti politici di marca cattolica che sono stati messi in campo dopo il blasonato “partito cattolico”. Ecco perchè, e in vista delle elezioni del 2027, si può riparlare seriamente di centro e di “politica di centro” solo se la storica cultura che ha ispirato e caratterizzato quella presenza politica ritorna ad avere un ruolo nelle dinamiche concrete della politica italiana. Certo, molto dipende dalla volontà, dal coraggio e dall’intelligenza degli esponenti della cultura cattolica più sensibili alla dimensione politica ma, al contempo, non ci si può non rendere conto che, senza un centro visibile e protagonista, la radicalizzazione della lotta politica non demorde. Ed è perfettamente inutile auspicare un “pareggio elettorale” in vista del voto del 2027 funzionale alla ricostruzione di una posizione politica “mediana” o di centro. E questo perchè lo scenario elettorale del “pareggio” è solo e soltanto funzionale ad una nuova stagione consociativa dominata dalle opposte derive del trasformismo politico da un lato e dall’opportunismo parlamentare dall’altro. Dunque, il centro e una politica di centro si riscoprono e si rilanciano solo attraverso le armi della politica e della cultura politica. E, sotto questo versante, ancora una volta il pensiero e la tradizione del cattolicesimo politico italiano saranno decisivi e determinanti.

Europa Radicale: niente processo BR senza il coraggio di Adelaide Aglietta

50 anni fa 

“In questi giorni, nel cinquantesimo anniversario del primo processo alle BR, autorevoli esponenti della società torinese hanno ricordato gli eventi di mezzo secolo fa. Alcuni hanno semplicemente omesso il ruolo assolutamente centrale dell’allora segretaria Radicale Adelaide Aglietta, altri l’hanno citata en passant, come fosse un elemento di contorno in un evento che ha cambiato la storia d’Italia.
Allora voglio ricordarlo e ricordarla. Adelaide dopo molte decine di rifiuti per cause “mediche” di sorteggiati a far parte della giuria popolare fu sorteggiata e accettò l’incarico. Lo fece pubblicamente e politicamente, rifiutando la scorta di Cossiga, di uno Stato che con le leggi speciali schiacciava diritti e libertà, fuori dal dettato costituzionale. Adelaide apri’ la strada per la formazione della giuria, come ricordo’ il giudice Barbaro in un memorabile incontro che organizzammo in consiglio regionale. Adelaide rivendicava il pieno diritto alla difesa anche dei brigatisti affrontando le loro minacce di morte con la sua coerenza, con il suo inossidabile amore per il rispetto della legge.
Mentre gli altri segretari di partito, che da parlamentari non sarebbero potuti essere sorteggiati, la invitano ipocritamente ad accettare, lei accettò con a fianco Marco Pannella, Leonardo Sciascia e tutti i Radicali torinesi, che la accolsero al processo con fiori e riconoscimenti.
Che si pensi di rievocare quel processo senza parlare della centralità delle scelte e delle azioni di Aglietta è il sintomo di un Paese che ha perduto la memoria e la memoria deve avere un futuro.
Viva Adelaide Aglietta!”

Igor Boni, presidente di Europa Radicale

ll Consiglio regionale celebra la Festa dell’Europa

In occasione del 9 maggio, il Consiglio regionale del Piemonte celebra la Festa dell’Europa, nel 76° anniversario della Dichiarazione Schuman. Era il 1950 quando il ministro degli esteri francese Robert Schuman tracciò la via per una cooperazione economica che avrebbe posto fine a secoli di conflitti, dando il via al processo di integrazione europea.

“In questo anniversario, in cui celebriamo i valori di pace, unità e solidarietà, è fondamentale ricordare che l’Europa non è una semplice entità geografica – dichiara il presidente del Consiglio, Davide Nicco – ma è l’espressione di una comunità di popoli legati da una storia millenaria. Oggi, in un contesto internazionale segnato da tensioni e conflitti, l’Unione è chiamata a rinnovare il proprio impegno per il dialogo e la democrazia, pilastri del nostro progetto comune.”

Il vicepresidente Franco Graglia, delegato alla Consulta regionale europea, si rivolge in particolare alle nuove generazioni: “Celebriamo l’Europa dei giovani, a cui noi istituzioni dobbiamo fornire gli strumenti per essere i veri protagonisti. Ai ragazzi, che oggi guardano con spirito critico e innovativo al futuro, chiediamo di partecipare alla costruzione di un’Unione capace di proteggere i propri confini e di valorizzare le specificità locali in un mercato globale sempre più aggressivo”.

La Festa dell’Europa commemora il piano di cooperazione economica presentato il 9 maggio 1950, atto che portò nel 1951 alla nascita della CECA (Comunità europea del carbone e dell’acciaio). I sei paesi fondatori – Italia, Francia, Germania Ovest, Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo – gettarono allora le basi per quella che, da cooperazione economica, si sarebbe trasformata nell’attuale unione politica e sociale.

 

Ufficio Stampa CRP

Tav, Ruffino (Az): “Nessuna notizia sulle compensazioni, dal governo silenzio irrispettoso”

“Mentre il governo nomina nuovi commissari come una regola e non come un’eccezione e le grandi opere nel nostro Paese e in Piemonte restano ferme, ho portato all’attenzione dell’aula del Parlamento  il disagio dei territori. Ho ricordato come sia stata sollecitata più volte, tramite question time e risposte date per certe dai ministri, la terza tranche delle compensazioni sulla TAV, con il ministro Salvini che aveva annunciato l’arrivo dei fondi, ma oggi non ci sono ancora risposte. Sono stati stanziati 52 milioni di euro per 32 opere di accompagnamento e Salvini aveva dichiarato che si sarebbe andati avanti con il ‘passo dell’alpino’: sembra, però, che il suo passo sia decisamente diverso. Sono mancati, inoltre, gli stanziamenti per gli alloggi dei lavoratori, senza i quali non ci potranno essere i lavori. È urgente sbloccare questo silenzio, anche perché sappiamo che nel 2032 dovrebbe transitare il primo treno TAV tra Torino e Lione. Ma si tratta di un silenzio irrispettoso per i territori che sappiamo tutti quanto abbiano subìto per la realizzazione di questa opera. Ho presentato un’interrogazione per ottenere risposte immediate”.

 

Lo ha dichiarato in aula alla Camera la deputata e segretaria regionale di Azione in Piemonte, intervenuta in aula sul Dl Commissari.

Tante conferenze stampa pre elettorali ma poca sostanza per il rilancio di Torino

Caro Direttore,

La lunga campagna elettorale impostata dal nostro Sindaco Stefano Lo Russo non ha precedenti nella politica comunale ma non mi pare abbia lo spessore necessario a rilanciare un motore unico nella economia italiana come la economia di Torino.  L’economia dell’auto infatti che aveva il suo epicentro a Torino a cascata spingeva una decina di economie regionali. Trentatré anni di amministrazioni di sinistra, di gran lunga le più osannate dalla stampa non sono bastati per dare un nuovo status alla Città di Cavour, di Agnelli, di Gualino, di Bobbio, di Gobetti, di Frassati, di Togliatti, del prof. Giuseppe Grosso, di Amedeo Peyron, di Donat-Cattin. Lo ha detto Castellani: la Città è in una fase di transizione. Ha solo dimenticato di dire, ma come è noto la sensibilità umana e sociale della sinistra è pressoché azzerata, che questa lunga fase di transizione è molto pesante per la metà della Città più debole.
La campagna del nuovo brand di Torino assegnata a un gruppo milanese ha partorito un topolino. La “torino:” non credo attrarrà investitori e investimenti dall’estero e senza nuovi investimenti privati Torino non ripartirà anche perché la mano pubblica è talmente lenta che la nostra città forse avrà mezza linea di nuova metropolitana nel 2033, quasi trent’anni dopo la prima linea di metropolitana. Lione che ha 600.000 abitanti da anni ha quattro linee di metro, Milano cinque etc.etc. Il nostro aeroporto è solo tredicesimo in Italia. Il 75% della occupazione giovanile e’ precaria. La TAV dalla parte italiana è pressoché ferma. Immaginare come è stato fatto che il settore dell’aerospazio possa sostituire ciò che dava il settore auto e’ un errore e ha solo sollevato le preoccupazioni del nostro giovane Cardinale.
In trent’anni di amministrazione i nostri sono riusciti anche a smentire Umberto Eco secondo il quale Torino avrebbe potuto fare a meno dell’Italia ma l’Italia non poteva fare a meno di Torino. Grazie a una intuizione di Don Luca Peyron e dopo i pasticci del Governo Conte il Governo Meloni ha assegnato a Torino il Centro per la IA che senza alcuno sforzo di fantasia e’ stato localizzato alle OGR mentre un amministratore illuminato avrebbe potuto assegnarlo in corso Giulio Cesare rilanciando l’immagine di un Quartiere storico della Città, da trent’anni abbandonato al degrado, come  Barriera di Milano e ponendolo a 1 ora di auto da Milano, in grado cioè di attrarre intelligenze anche dalla capitale economica del nostro Paese.
Genova , dove il Sindaco Bucci ha veramente rilanciato una Città che avrebbe potuto essere piegata dalla caduta del ponte Morandi, con la Nuova Diga diventerà la nuova porta Sud della Europa verso l’Africa, il Medio Oriente e l’Oriente e oggi con la firma di cinquemila aziende punta a diventare la Capitale del Calcolo e della IA.
Caro Direttore nelle diverse conferenze stampa che ogni giorno presentano un lembo di lavoro che verrà ultimato nei prossimi anni non appare il disegno strategico che rilancerà Torino nei prossimi decenni.
L’unica opera strategica che collocherà Torino, lo vogliano o meno i suoi amministratori, nel mercato europeo e mondiale sarà la TAV se  fatta in tempi decenti. Lo dico perché negli ultimi giorni abbiamo capito che chi l’ha rallentata negli ultimi anni è stato il PD.  Il confronto tra Paolo Foietta e i dirigenti del PD sui ritardi della TAV ha evidenziato come la lentezza dei lavori da parte italiana dipenda dai dissidi interni al PD.  Non è bastato riempire piazza Castello di SITAV salvando l’opera più importante per il nostro futuro dai No del governo Conte Toninelli . Prima l’ha rallentata il governo giallorosso e da tre anni il dissenso interno al PD. Perché la assegnazione dei lavori al consorzio di imprese guidato dal gruppo Itinera Gavio dopo aver costruito una nuova uscita della autostrada è ancora lì fermo e ora i sindaci PD della Bassa Valle si sono messi di traverso sulla linea che da Susa dovrà dirigersi a Orbassano. Per fortuna da parte francese i lavori vanno avanti. In questa situazione il Sistema Torino, terrorizzato che dopo trentatré anni vi sia una democratica alternanza alla guida della Città, dopo la iniziativa di ridar vita alla Alleanza per Torino che non ha prodotto risultati concreti, è debole dal punto di vista del programma con  i vari centrini di Portas e Chiavarino , con il notaio Ganelli dà vita a una Torino globale.
Ma Torino sarà Globale solo con i collegamenti infrastrutturali dalla TAV all’aeroporto ma su questo lato noi SITAV siamo molto ma molto più preparati e credibili. E i disagi  sui collegamenti stradali e ferroviari che si manifestano ogni giorno dimostrano che le scelte regionali e locali degli ultimi anni non hanno funzionato.
Mino GIACHINO
Responsabile torinese UDC