Caro Direttore,
Nella nostra vita, a parte gli affetti famigliari, il lavoro è senza dubbio la parte più importante. Ci mette alla prova, ci dà soddisfazioni, ci consente una vita famigliare, la cosa più bella e soddisfacente, ci consente di approfondire studi, di girare le parti del mondo che ci incuriosiscono, e la più grand Scuola di formazione che integra, completa, supera e sublima tutto ciò che abbiamo imparato, letto e scritto.
E’ comprensibile che un quadro internazionale come quello attuale provochi ripercussioni anche sul 25 aprile. Anime candide vorrebbero un 25 aprile rievocativo senza implicazioni politiche legate all’oggi. Diceva Croce che ogni storia è storia contemporanea e il 25 aprile è una evidente conferma di questa affermazione. Lo storico dovrebbe avere un distacco critico rispetto al passato, ma spesso la contemporaneità finisce di deglutire il passato che resta divisivo anche oggi. Parlare della Resistenza come delle guerre puniche diventa impossibile, anche se gli storici non dovrebbero lasciarsi trascinare nella polemica settaria e dozzinale. Oggi il clima avvelenato impedisce la serenità di giudizio. In effetti, tuttavia, va detto che la Resistenza non ebbe la coralità concorde che alcuni vorrebbero attribuirle.
Nel tumulto delle polemiche e anche delle violenze che hanno caratterizzato il 25 aprile di quest’anno credo occorra tentare di storicizzare qualcosa che ci aiuti a capire.