POLITICA

Mobilitazione per le condizioni di autisti e autotrasportatori a Torino

Riceviamo e pubblichiamo

Basta stress e turni massacranti! Basta morti sul lavoro!

Lunedì 20 luglio giornata di mobilitazione per le condizioni di autisti e autotrasportatori a Torino

Le morti sul lavoro che sono giunte alle cronache recentemente, e le molte altre che restano in silenzio, hanno cause molto diverse. Eppure il comune denominatore è spesso una condizione diffusa di stress, sovraccarico di lavoro, turni massacranti e oppressione e discriminazione di capi e responsabili, a fronte di salari invece del tutto insufficienti.

Per questo invitiamo tutti gli autisti, lavoratori e solidali a partecipare al doppio appuntamento di lunedì:

👉 Ore 9 davanti all’Ispettorato del lavoro in via dell’Arcivescovado 9, con gli autisti degli appalti BRT, che continuano a soffrire discriminazioni, demansionamenti, cambi turni improvvisi e cambi appalti irregolari, nonostante la recente morte il 26 giugno sul piazzale del magazzino di Settimo Torinese di un loro collega

👉 Ore 11 davanti al Tribunale di Torino in corso Vittorio Emanuele II 130, per l’ultima udienza del processo contro l’azienda AF Logistics e il suo preposto, per il suicidio di un lavoratore camionista nel 2023 della piattaforma GS Carrefour di Rivalta, dove ancora oggi i camionisti vivono nel timore di addebiti di danni, comportamenti oppressivi, punti di carico e scarico pericolosi a fronte di salari invece inadeguati al costo della vita

S.I. COBAS

Genova, 25 anni fa: i fatti ricordati in modo settario

IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni

Se penso che 25 anni fa percorreva i primi passi in Liguria, precisamente ad Alassio, il Centro Pannunzio e collego a questo ricordo i fatti del G8 di Genova, mi rendo conto che un quarto di secolo è volato via senza che ci sia stato un ripensamento critico su quanto accaduto nel capoluogo ligure.

Continuano le analisi – si fa per dire – ormai piuttosto senili di Bertinotti, che ripercorre quei giorni con un bigottismo ideologico idillico e fuori dal mondo, a cui si aggiunge la voce della sorella di Carlo Giuliani (colpito da un carabiniere che lui stava aggredendo con un estintore), che sentenzia e viene onorata e celebrata addirittura nella sede aulica più prestigiosa della città, anche dalla sindaca Salis. Ritornano figure dimenticate come Agnoletto e Casarini, fomentatori di settarismi violenti e di slogan politicamente esagitati. I ricordi sono tutti a senso unico.

Io non dimentico ciò che accadde alla caserma “Diaz” e ho memoria precisa di ciò che fece la Polizia in quei giorni, una polizia messa in condizioni di non poter difendere l’ordine pubblico e la città dalla scelta scellerata di Genova come sede del G8, che offriva ai violenti posizioni di privilegio indiscutibili. Il fatto forse indiscutibile era quello, negativo a priori, della scelta di Genova per un evento internazionale che avrebbe avuto sicuramente delle contestazioni violente locali, nazionali e internazionali, capaci di mettere a ferro e fuoco la città.

Addossare tutte le catastrofi delittuose sui black bloc è un vistoso errore storico perché a Genova fu protagonista l’area antagonista, anarchica, antisistema di casa nostra, che ancora oggi è presente nei centri sociali e in Valle di Susa. Dare spazio e perfino onori agli eredi di Carlo Giuliani è, per chi ritiene le regole democratiche della non violenza l’unico modo civile di manifestare, un’offesa intollerabile.

Venticinque anni fa scrissi queste parole e le ribadisco oggi. Mi accorgo di essere quasi solo nel rifiutare che l’antifascismo sia stata una delle bandiere che giustificarono i vandali di Genova, che hanno dimostrato allora e, più che mai oggi, di credere solo nella violenza bruta, accompagnata da un utopismo ideologico velleitario.

Un’ultima osservazione: al di là dell’errore tragico della sua ubicazione, vedo con nostalgia tutti i protagonisti del G8 di Genova, anche i peggiori, non rapportabili con i loro successori di oggi, anche se appare in tutta evidenza come Putin sia sopravvissuto anche oggi, in versione peggiorata, dimostrando di essere senza alcun dubbio un feroce dittatore.

Le “Primarie delle Idee” fanno tappa a Torino: l’area riformista si confronta su giovani, lavoro e formazione

Lunedì 20 luglio alle 18:00, presso l’NH Collection di Piazza Carlina, il settimo appuntamento del tour nazionale.

 

Una piattaforma aperta e supportata dall’Intelligenza Artificiale per riscrivere le priorità del centrosinistra con il coinvolgimento di cittadini, esperti e leader politici.  Arriva a Torino la settima tappa delle “Primarie delle Idee”, il percorso partecipativo e itinerante che sta attraversando l’Italia per raccogliere, discutere e votare le proposte che comporranno il programma elettorale dell’area riformista per il 2027. L’appuntamento si terrà lunedì 20 luglio alle ore 18:00 presso l’NH Collection di Piazza Carlina. La tappa torinese sarà interamente dedicata a un confronto concreto su tre pilastri cruciali per il futuro del Paese: giovani, lavoro e formazione. Il dibattito metterà attorno allo stesso tavolo i protagonisti del mondo dell’università, della formazione professionale, dell’impresa e del terzo settore. Il confronto, moderato da Livio Gigliuto (Istituto Piepoli), vedrà la partecipazione di: • Esponenti del mondo civile, accademico e produttivo: Francesco Profumo, Paola Zini (IED), Alberto Lazzaro (Coesa Energy), Irene Bongiovanni (Presidente Confcooperative Turismo), Eugenio Barone (ricercatore Unitre Roma), David Lembo (Università di Torino), Alessia Crivelli (Presidente Mani Intelligenti), Don Andrea (Chicco Cotto) e Caterina Corapi (Next Level). • Rappresentanti politici: Maria Elena Boschi, Raffaella Paita, Silvia Fregolent, Enrico Borghi, Marianna Madia, Benedetto Della Vedova, il sindaco di Parma Michele Guerra, Davide Faraone, Giorgio Gori e Vittoria Nallo.

Vittoria Nallo

Che cosa sono le “Primarie delle Idee”? Le Primarie delle Idee sono un processo democratico dal basso diviso in tre fasi: proponi, discuti, vota. Tutto attraverso la piattaforma digitale leprimariedelleidee.it facilitata da Aidea, un assistente virtuale basato su Intelligenza Artificiale che aiuta gli utenti a strutturare e rendere chiare le proprie proposte politiche.


Le idee pubblicate entrano in uno spazio pubblico diviso per temi e vengono scalate nel ranking in base alle adesioni, ai commenti e agli eventi. La selezione e il voto: Il percorso territoriale e digitale culminerà a metà settembre con la selezione delle 50 proposte finaliste (scelte tra il ranking della piattaforma e il Comitato di indirizzo). A ottobre si terrà la votazione finale. Le idee più votate diventeranno le priorità programmatiche ufficiali che l’area riformista proporrà a tutto il centrosinistra.

Tav, imprenditore solidale con Giachino

Su Messenger un piccolo imprenditore della Val Susa mi ha scritto la Sua solidarietà.

Questa è la situazione democratica in Bassa Valle nel 2026 grazie alla sinistra che si dice figlia dei valori della Costituzione. Quando la Costituzione dice che l’unico organismo che rappresenta il popolo è il Parlamento. Parlamento che per due volte ha deliberato che la TAV , opera cofinanziata dalla Europa, è un’opera di interesse nazionale. Ovviamente ho tagliato il nome dell’imprenditore.

Mino GIACHINO

SITAV SILAVORO

Cirio su Mario Roggero: “non è un eroe, ma un uomo che ha sbagliato”

/

Il presidente del Piemonte e vicesegretario di Forza Italia Alberto Cirio, a margine di un convegno ad Asti è’ intervenuto sul caso del gioielliere di Grinzane Cavour, condannato per avere ucciso due rapinatori e averne ferito un terzo: “non è un eroe, ma un uomo che ha sbagliato”, ha detto Cirio che ha fatto riferimento poi all’odg del giorno presentato in Consiglio regionale per chiedere la grazia a Mattarella: “La magistratura ha stabilito la colpevolezza: non si può sparare per strada. Ma la grazia è un perdono che si concede a chi ha commesso un errore e non agli innocenti”

La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

/

SOMMARIO: Con Buttafuoco – La pastasciutta benefica – Le preferenze e le donne elette ed elettrici – Il gioielliere Roggero – Lettere

Con Buttafuoco

Pietrangelo Buttafuoco, per le sue scelte liberali alla Biennale – che non può essere espressione della politica estera dei governi – rischia anche di pagare con l’annullamento della sua seguita trasmissione radiofonica “Lupus in fabula” su Rai Uno. Una trasmissione colta e raffinata che offre l’opportunità di ascoltare riletture di grandi classici. Davvero una rarità.

Se Buttafuoco verrà discriminato, l’esile pianticella della libertà verrà privata di uno dei suoi fiori più belli, reciso ai bordi del campo, come scriveva Catullo, oggi ignorato dai più.

La pastasciutta benefica

La pastasciutta antifascista dopo il 25 luglio, sull’esempio storico della famiglia Cervi, è una bella tradizione a cui molti tengono anche quest’anno, sfidando il caldo soffocante. In provincia di Savona viene replicata puntualmente, destinando il ricavo all’acquisto di pannelli solari da donare a Cuba. Che Cuba sia a mal partito è cosa nota a tutti. Non si stava già bene quando vi andai un po’ controvoglia, dopo aver vinto un viaggio-premio al termine di una serata al Circolo della Stampa. Tutti mi dissero allora della grande opportunità amaratoria che mi si apriva davanti, ma io vidi in loco soprattutto povertà, inefficienza e anche fanatismo.

Posso capire quindi l’aiuto a Cuba, ma non lo condivido perché i pannelli servirebbero anche in Liguria. Forse sono forme mentali tipicamente liguri: fare eventi che diano anche un apporto economico aggiuntivo per beneficenza, quasi la spaghettata non fosse di per sé un’occasione piacevole per stare insieme in libertà e gustare un piatto molto semplice. Anche in altri centri liguri fanno eventi sempre finalizzati alla beneficenza, come novelle dame della San Vincenzo. Solo ad Alassio creano serate per il piacere di farle e per rendere piacevoli le vacanze dei turisti e degli ospiti. Come a Capri o Taormina.

Le preferenze e le donne elette ed elettrici

Non entro nel merito dell’incidente parlamentare che ha provocato la non approvazione delle preferenze nella riforma elettorale. Non voglio dare giudizi affrettati su una materia che passerà in seconda lettura al Senato. Certo, non è stato il disastro evocato dall’opposizione, che ha chiesto le dimissioni del Governo con toni apocalittici.

Voglio invece fare una riflessione storica sulle preferenze, presenti in Italia fin dalla elezione della Costituente nel 1946 e, ancor prima, dalla legge elettorale proporzionale del 1919, che pose fine al sistema maggioritario con i collegi uninominali.

Con il proporzionale andò in crisi lo Stato liberale giolittiano.

Le preferenze vennero abolite dal “Porcellum” di Calderoli, una legge non proprio esemplare, anche a parere del suo ideatore, che consentì ai partiti di scegliere non solo i candidati, ma anche gli eletti prima di votare. Si passò dai collegi sicuri del “Mattarellum” ai candidati quasi certi in base alla posizione in lista. Una scelta che provocò il crescente divario tra eletti e territorio, perché la candidatura e la rielezione la si gioca a Roma.

Il “Porcellum” venne ideato per fini di partito, un’idea di partito leaderistico e personale, non certo per promuovere la elezione delle donne.

Eppure, guardando i dati oggettivi, fu proprio quella legge del 2005 che favorì in modo sempre più accentuato le donne. Una specie quasi di eterogenesi dei fini, visto che a destra il femminismo non era di casa. Non fu l’azione dell’Ande, associazione delle donne elettrici (che si batteva per il voto di preferenza femminile), non più di fatto sopravvissuta alla I Repubblica e soprattutto al 2006. Fu il sistema bloccato senza preferenze che consentì alle donne, all’interno dei partiti, di fare contare di più il proprio peso. Collegi ampi resero le donne “fragili”, a partire dall’Assemblea Costituente, dove furono elette in tutto 21 deputate.

Nelle legislature successive la presenza delle elette fu comunque ridotta, anche se in crescita. Con il “Porcellum” divenne più facile essere elette, senza sottoporsi di fatto ad uno stress elettorale. Nel 2006 furono elette 153 donne e nel 2022 198. Sempre una minoranza, diversa dalle cosiddette “quote rosa”, ma un numero notevolissimo, se lo si confronta con quello delle ultime elezioni della I Repubblica del 1992, quando vennero elette 84 donne.

C’è chi ha tratto la conseguenza che le deputate abbiano affossato le preferenze a scrutinio segreto. È una congettura non verificabile, perché proprio lo scrutinio segreto impedisce di cercare la verità. Se si tornasse alle preferenze è però quasi certo che tutti, uomini e donne, dovrebbero sottoporsi ad una campagna elettorale non confrontabile con il recente passato. Eppure, nei Comuni e nelle Regioni, e persino alle Europee, le preferenze sono rimaste. Un tema da approfondire.

Il gioielliere Roggero

Avevo già espresso un mio giudizio quando il gioielliere Roggero di Grinzane Cavour venne condannato in appello, dichiarando che il valore della vita umana è  per me il bene supremo. E ribadisco il mio pensiero di allora .Capisco tutte le perplessità che ho letto (anche quelle più rispettose ed equilibrate  come quella espressa dal presidente Cirio che è un avvocato), ma  non riesco ad a farle mie, anche se considero il risarcimento alle famiglie dei tre aggressori totalmente sproporzionato. Così come Vannacci e Salvini hanno posto il problema della grazia, seguiti a ruota dal ministro Nordio che si è  rivelato intempestivo, senza neppure attendere  le motivazioni della sentenza, essa diventa impraticabile.  Mattarella non può smentire se’ stesso e fare deroghe occasionali. Per l’igienista dentale venne invocata l’assoluta riservatezza, poi rotta da Ranucci.
Ipotizzo la “soluzione” più probabile al problema che è reale: una condanna di un uomo di 72 anni a 14 anni di carcere, due di meno della condanna genovese dei responsabili della strage del ponte Morandi.  La “soluzione”  sarà una candidatura alle prossime politiche di Roggero con l’elezione del medesimo in Parlamento e con la sospensione della galera per il periodo del mandato  parlamentare. Questa si rivela oggi la “soluzione” possibile e a portata di mano. Nessuno invochi Pannella che così agì con Tortora, ma con altro stile neppure comparabile. Il Poujadismo francese era molto distante da Marco.

LETTERE scrivere a quaglieni@gmail.com

I tradizionalisti cattolici

Ho letto una violenta stroncatura dei tradizionalisti seguaci di Mons. Lefebvre, definiti dei fascisti. Mi sembra un giudizio anche storicamente errato.     Giulia Scagliotti

I tradizionalisti si riferiscono alla Chiesa pre-conciliare e alla Controriforma cattolica di Pio V, il Papa della vittoria di Lepanto. Un altro mondo.

Certo, la Chiesa tridentina non concepiva la libertà religiosa, anzi era nata per combattere le idee protestanti di Lutero e Calvino. Lo stesso Sillabo di Pio IX, molto più recentemente, nell’800, condannò la modernità. Ma queste posizioni, storicamente, non hanno nulla da spartire con il fascismo, che negò soprattutto la libertà politica. Ho conosciuto un solo aderente alla Comunità Pio X e ho notato molto integralismo, per non dire intolleranza.

Ma essere contro la liturgia conciliare non significa certo una scelta politica. A suo tempo, quando venne inaugurata la “nuova” Messa, dico apertamente che non mi piacque, come non mi piacque il divieto di celebrare la Messa in latino. Ma anche qui il fascismo non c’entra nulla. È la solita abitudine di definire fascista chi la pensa in modo differente da noi. Questa sì, davvero intollerabile.

Il nuovo Gualino?

Leggo costantemente sui giornali che un vecchio politico socialista torinese è diventato un vero mecenate per i doni in opere d’arte e le donazioni all’Associazione Ex Allievi del Liceo Cavour, di cui è presidente a vita.

Un raro, direi unico, esempio di un socialista craxiano che dona in larga quantità soldi propri a favore della comunità. Non avrei mai pensato a tanta generosità da parte dell’ex assessore Marzano. Filippo Di Luzi

Debbo dire che ha stupito anche me. La figura di Mecenate rievoca il ministro di Augusto che finanziava i poeti perché cantassero l’imperatore. Marzano dà senza chiedere nulla. È un esempio unico, quasi senza precedenti. Qualcuno ha parlato di lui come di un nuovo Gualino, sicuramente esagerando, perché Gualino, aiutato da Lionello Venturi, fece cose molto più grandi, anche se la sua caduta gli impedì di realizzare pienamente i suoi progetti. Non condivido la sua ironia sui socialisti craxiani, che mi sembra fuori luogo, anche perché l’assessore socialista fu molto meno craxiano di altri suoi compagni di partito.

La nuova tessera

Durante il fascismo la tessera era obbligatoria per lavorare, almeno a certi livelli e in certi ambiti. Da quanto leggo dal suo articolo, in cui denuncia la creazione di una sorta di certificato obbligatorio di antifascismo, mi sembra che l’intolleranza di certo antifascismo stia arrivando a eguagliare il vecchio regime in camicia nera.     Giuly Anzalone

Io non discuto l’intransigenza personale degli antifascisti, io discuto il fatto che le pubbliche amministrazioni chiedano atti di fede politica anche ai semplici cittadini che chiedono lo spazio pubblico per un trasloco. Forse è solo eccesso di zelo. Metto però anche in discussione che una piazza possa essere vietata per mancanza di autocertificazione politica. Ad Almirante fu vietato di parlare in piazza San Carlo a Torino fino al 1971. Alle elezioni del 1972 gli fu concesso e riempì la piazza, che via via poi venne abbandonata da tutti i leader per scegliere aree più modeste. Oggi il comizio da tempo è finito per mancanza di oratori e di pubblico. Oggi prevalgono i cortei ululanti e spesso anche violenti. Le idee non si fermano comunque con l’intolleranza. Questa è una realtà di fatto che va perfino oltre la tolleranza liberale verso gli avversari politici.

Il Centro, Calenda e Picierno

LO SCENARIO POLITICO di Giorgio Merlo

Il quadro politico è quasi radicalmente cambiato rispetto alle elezioni del settembre 2022. Come, del resto, è anche scontato. Oggi, e in vista del voto del 2027, il contesto è molto diverso. Soprattutto su due versanti. Innanzitutto è cresciuta e si è consolidata una forte, smaccata e persin violenta radicalizzazione del conflitto politico. Una radicalizzazione che ha portato ad un sostanziale esautoramento di una normale e fisiologica democrazia dell’alternanza. Oggi, non a caso, la sinistra radicale, populista, estremista e massimalista coltiva l’obiettivo di abbattere il centro destra attraverso la delegittimazione morale prima e la criminalizzazione politica poi. Il tutto condito da attacchi personali, insulti irripetibili, delegittimazione morale, appunto, e annientamento politico. L’esatto contrario di tutto ciò che dovrebbe caratterizzare un normale confronto tra schieramenti diversi se non addirittura alternativi sotto il versante politico e programmatico. Del resto, com’è evidente a tutti, oggi non esiste il centro sinistra ma un’alleanza di sinistra e progressista. Il centro, da quelle parti, semplicemente non esiste. Ossia, siamo di fronte ad una sostanziale riedizione della poco fortunata “gioiosa macchina da guerra “ di occhettiana memoria. Sul versante del centro destra, anche se con meno violenza perchè manca quella cultura storica che resta di appannaggio della sinistra comunista e gramsciana, la voglia di delegittimare il nemico politico è quantomai presente e vitale ma, però, senza raggiungere i picchi che si praticano nel campo avverso. Comunque sia, si tratta di atteggiamenti speculari. In secondo luogo, e di conseguenza, il profilo dei due schieramenti è largamente caratterizzato da un approccio politico e culturale estremista e radicale. A sinistra è ancora più evidente mancando ormai le forze centriste e moderate – se non per rivendicare uno scarno “diritto di tribuna” – e lo “zoccolo duro” della coalizione, come riconoscono e sostengono gli stessi capi partito, è rappresentato dalla sinistra radicale e massimalista in tutte le sue multiformi espressioni. Il centro destra, dovendo rincorrere per svariate motivazioni il generale Vannacci, non può non accentuare ulteriormente questa sua caratterizzazione estremista e radicale. Due schieramenti, dunque, fortemente e strutturalmente polarizzati che sono anche radicalmente diversi dall’offerta politica ed elettorale che avvenne alle elezioni del 2022. Ecco perchè, e alla luce di questo quadro concreto e del tutto realistico nonchè oggettivo, quasi si impone una offerta politica, culturale, programmatica e valoriale di Centro. Un Centro che, ad oggi, non esiste affatto a sinistra ormai dominata dal radicalismo e dal massimalismo ideologico e populista e non campeggia a destra perchè l’oggettiva ed autorevole presenza di Giorgia Meloni offusca tutto il resto. Ed è per questa ragione che in vista delle ormai imminenti elezioni un’offerta centrista, riformista, autenticamente di governo ed europeista non solo è necessaria ma è addirittura indispensabile se si vuole garantire quella qualità della democrazia che resta un tassello centrale e decisivo per lo stesso funzionamento delle nostre istituzioni democratiche. E l’iniziativa di Pina Picierno con Spazio Pubblico, di Carlo Calenda con Azione e di molti altri gruppi, movimenti, associazioni e partiti riconducibili a quest’area politica e culturale è fortemente gettonata e copre un vuoto che non può essere gestito o, peggio ancora, appaltato ad una sinistra sempre più estremista e radicale o ad una destra sempre più alla rincorsa dell’estremismo. Un Centro che può e deve diventare il luogo politico per eccellenza della cultura riformista, dell’approccio europeista, della cultura di governo e, in ultima analisi, della negazione di ogni forma di radicalismo, di estremismo, di populismo e di massimalismo. Che sono e restano i mali peggiori e le derive più nefaste se vogliamo conservare quella qualità della democrazia e quei valori costituzionali che ogni giorno ricordiamo ed esaltiamo ma che poi vengono sistematicamente rinnegati e calpestati dal comportamento concreto e tangibile di molti partiti e dai rispettivi capi.

Foto Facebook

Non ho capito ma mi adeguo

/

SOCIOGRAFIA    LETTERE DAL PRESENTE

La recente votazione alla Camera circa le preferenze nella legge elettorale ha riaperto, se mai fosse stato chiuso, l’annoso problema dell’ignoranza degli italiani.

Tralasciando i balletti e le richieste della minoranza, che si commentano da sé, sono i commenti sui social la vera pietra dello scandalo.

Persone, che fino a cinque minuti prima ignoravano che si sarebbe votato quel giorno su quell’argomento, che tuonavano contro il Governo (ricordiamo che si vota in Parlamento, non a Palazzo Chigi) sostenendo che il Governo doveva andare a casa. A parte che dovrebbero essere abituati ad avere Governi tecnici, cioè non eletti, che quindi era difficile mandare a casa non essendo legati al voto degli italiani, è palese che qui si ignori totalmente la distinzione tra potete legislativo (Parlamento) ed esecutivo (Governo).

Quelle stesse persone ieri, quando la legge elettorale è stata approvata alla Camera, non hanno proferito verbo, anzi testo, sicuramente tutti molto presi da cose urgenti e non delegabili.

Non posso pensare che tutti siano rinsaviti sulla via di Damasco, e che abbiano capito qualcosa, basterebbe poco, di diritto amministrativo, di diritto costituzionale e, in generale, di come funzionino le cose nella Pubblica Amministrazione.

Io sostengo che stiamo ancora troppo bene, che non ci interessa tutelare i nostri interessi al punto che andiamo dietro a chi fa la voce più grossa, come i topi correvano dietro al pifferaio di Hamelin, perché non obbliga a pensare, a riflettere, a farsi un’idea propria.

Ed il silenzio che segue appena le cose cambiano (vedi approvazione di ieri) non dipende dalla consapevolezza di essersi sbagliati (occorrerebbe avere umiltà e autoironia, che sono doti delle persone intelligenti) ma dal fatto che non sanno più come orientarsi, a chi dare ragione, non riuscendo a capacitarsi di quanto accaduto, proprio perché non comprendendo il fenomeno non ne puoi comprendere gli effetti.

A loro favore vi sono sicuramente un mainstream zoppo, che corre la maratona quando è uno schieramento ad esultare, ma arranca asmatico (se non va addirittura in coma) quando cambia il vento.

D’altra parte, cosa ci si può aspettare da un Paese dove i votanti alle ultime elezioni politiche sono stati il 63,8% degli aventi diritto, registrando il risultato più basso nella storia della Repubblica? Salta subito all’occhio che, stante i risultati ottenuti, gli assenteisti sono stati proprio quelli che ballano sui carri ed esultano alla Camera per poi lamentarsi di aver perso.

Giovenale formulò la famosa locuzione “panem et circenses” per criticare la politica romana di far divertire i cittadini perché, in tal modo, non pensassero ai problemi concreti.

Noi potremmo creare la locuzione “Balla e ridi” a dimostrazione di come qualcuno possa, ancora nel 21° secolo, distrarre i propri elettori perché non si accorgano dell’incapacità di chi hanno votato.

Hoc illis dictum est, quibus honorem et gloriam fortuna tribuit, sensum communem abstulit.

Sergio MOTTA

Flash mob di Futuro Nazionale per Roggero

Visto l’ordine di carcerazione emesso questo pomeriggio, stante la gravità e l’urgenza della situazione di Mario Roggero, alcuni militanti torinesi di Futuro Nazionale si sono ritrovati per un rapido flash-mob davanti al palazzo di giustizia di Torino per chiedere il differimento dei termini sulla richiesta di carcerazione, nella speranza di ottenere al più presto la grazia.

“I nostri militanti si sono recati al Tribunale di Torino per rivolgere un appello al Magistrato di Sorveglianza affinché sia sottoposta alla sua valutazione l’istanza di sospensione dell’ordine di carcerazione di Mario Roggero e la esamini con la massima tempestività, nel pieno rispetto della legge ma anche di quel senso di umanità che la Costituzione pone a fondamento dell’esecuzione della pena. Mario ROGGERO è prima di tutto un uomo che lo Stato non è riuscito a proteggere.” Dichiara l’on. Emanuele Pozzolo, coordinatore regionale di Futuro Nazionale.

“Per anni ha subito rapine e violenze senza ricevere quella sicurezza che ogni cittadino ha il diritto di pretendere. Oggi rischia di diventare, agli occhi di molti italiani, vittima anche di una risposta dello Stato che appare distante dalla percezione di giustizia e dalla concreta realtà dei fatti. Deve prevalere la sensibilità giuridica e umana affinché la richiesta di sospensione dell’ordine di carcerazione non venga lasciata senza un’immediata valutazione.” continua l’on. Emanuele Pozzolo.

“Dietro questo fascicolo non c’è soltanto un numero di procedimento: c’è un uomo di 72 anni, una famiglia e una vicenda che ha profondamente segnato la coscienza del Paese. Lo Stato non può abbandonarlo una seconda volta.” Conclude il deputato di Futuro Nazionale con Vannacci, Emanuele Pozzolo, coordinatore regionale del partito.

Futuro Nazionale

Foto Francesco Valente