Torino, 9 luglio – È nato oggi ufficialmente il coordinamento torinese di Alleanza Verdi Sinistra, insieme al gruppo AVS in Consiglio Comunale e nei consigli di circoscrizione di Torino. Alla conferenza stampa di lancio erano presenti, insieme agli amministratori locali di Sinistra Ecologista, Sara Diena e Alberto Re, il Segretario nazionale di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni, il co-portavoce nazionale di Europa Verde Angelo Bonelli, il Vicecapogruppo di AVS alla Camera Marco Grimaldi, la co-portavoce provinciale di Europa Verde Torino Erica Bevilacqua. I promotori hanno parlato di “uno spazio propulsivo, capace di visione e attento ad intercettare le sensibilità e l’impegno della società civile e dei movimenti così come Sinistra Ecologista ha fatto fin dalla sua nascita” e chiarito che “Sinistra Ecologista vive in AVS e soprattutto vive la sua ‘ragione sociale’, cioè portare una nuova generazione sulla scena della rappresentanza, innovare forme e linguaggi, superare i vecchi paradigmi della “politica maschile tradizionale”. “Ringrazio i compagni e le compagne di Torino, perché ciò che accade qui oggi e in tante altre realtà del Paese non è scontato. È un segnale di rafforzamento, di radicamento: si dà corpo a una proposta politica che ha saputo convincere e costruire un’opzione che oggi si candida a governare paese. È un fatto politico. Siamo usciti dalle nostre confort zone per valorizzare le nostre culture mettendole in comune, perché siamo convinti che sia la chiave per affrontare le faglie di crisi del mondo contemporaneo. Unire giustizia sociale e giustizia climatica non è uno slogan, è una lettura di ciò che accade su scala globale e nei territori. Questa è anche la ragione della nostra crescita: noi vogliamo ribaltare il paradigma secondo cui è giusto solo ciò che è possibile e quel che è possibile lo determina una minoranza che vuole conservare lo status qui. Dobbiamo essere capaci di rendere possibile ciò che è giusto” – ha dichiarato Fratoianni. “Quella presa oggi qui è una decisione politicamente rilevante di significato nazionale: indica il radicamento che AVS sta costruendo nel Paese. Cresciamo e dobbiamo lavorare per far sì che anche nelle aree semiurbane e rurali si arrivi sopra il 10%. Abbiamo messo al centro il futuro, il noi, lasciando da parte l’io. Ci candidiamo a governare l’Italia e siamo la forza politica che vuole stabilizzare l’intera coalizione, restando irremovibili sulla centralità della pace, del diritto internazionale. Fuori da qua c’è un Paese che aspetta il cambiamento” – ha aggiunto Bonelli. “Continuiamo a crescere. Perciò facciamo paura e diamo fastidio. Ma vuol dire soprattutto che, per tutti quelli che ci stanno aiutando e sostenendo, siamo una piccola risposta, una voce. Il nostro compito è organizzare la speranza. In questi tempi bui serve un progetto testardamente unitario e radicale” – ha chiosato Grimaldi. “Sin dalla sua nascita, Sinistra Ecologista ha voluto mettere in risalto la dimensione civica, creando un luogo in cui le persone potessero condividere ideali e valori, per costruire insieme una città a misura di tutti e tutte, senza lasciare indietro nessuno. Siamo sempre stati, e saremo ancora, una forza politica capace di unire le generazioni, facendo tesoro dell’esperienza di molti per dare futuro all’energia dei giovani. Crediamo, quindi, che Alleanza Verdi Sinistra sia lo spazio naturale in cui ciascuno di noi possa sentirsi valorizzato e parte integrante di un progetto collettivo, capace di affrontare le battaglie politiche che ci stanno a cuore a partire dalla giustizia sociale e climatica” – ha dichiarato Diena. “ll percorso di costruzione di AVS a Torino richiede da parte di ciascuno il massimo impegno per integrare forme di agire politico con storie e sensibilità talvolta diverse, accomunate da temi condivisi e nuove sfide da affrontare insieme, seguendo gli ideali comuni di giustizia sociale e ambientale. Anche a Torino AVS dovrà essere uno spazio politico attento a intercettare l’impegno della società civile e dei movimenti, dando continuità al percorso di Sinistra Ecologista e tenendo tutte e tutti insieme, con l’intento comune di unire alla radicalità dei temi la responsabilità di governo della città” – ha sottolineato Alberto Re. “In questa società neoliberista l’atto più rivoluzionario è essere comunità. Oggi si sancisce un percorso collettivo, ci assumiamo l’impegno di armonizzare le nostre esperienze e tradurre giustizia climatica e giustizia sociale in politiche sui territori. A Torino il lavoro è già avviato, oggi vogliamo che diventi capitale dell’energia democratica, per tutelare le categorie fragili o fragilizzate. Per liberarci dall’economia del fossile si parte dalle città, dall’urbanistica della cura e del verde, dalle comunità energetiche” – ha aggiunto Bevilacqua
La crisi del comparto risicolo continua a destare forte preoccupazione anche in Piemonte, prima regione italiana per superficie coltivata a riso. Prezzi in calo, importazioni in aumento, costi di produzione elevati e criticità legate alla gestione dell’acqua stanno comprimendo la redditività delle aziende e mettendo a rischio uno dei comparti simbolo dell’agricoltura regionale.
Confagricoltura guarda con favore al tavolo nazionale convocato dal Ministero dell’Agricoltura il prossimo 30 luglio, richiesto dall’organizzazione degli imprenditori agricoli, per individuare interventi concreti a sostegno della filiera.
“È positivo che il Governo abbia raccolto le sollecitazioni del settore aprendo un confronto dedicato – dichiara il presidente di Confagricoltura Piemonte, Enrico Allasia – così come apprezziamo l’impegno che il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio sta portando avanti in sede europea, quale relatore del Comitato europeo delle Regioni sul futuro della risicoltura, per chiedere una maggiore tutela delle produzioni europee dalla concorrenza sleale proveniente dai Paesi extra UE. Sono iniziative importanti che ora devono tradursi in decisioni concrete a sostegno delle imprese”.
Per Confagricoltura Piemonte il rilancio del comparto passa da un insieme di interventi strutturali: controlli più efficaci sulle importazioni, semplificazione della PAC e delle procedure amministrative, innovazione varietale attraverso le Tecniche di Evoluzione Assistita (TEA), diffusione delle nuove tecnologie, investimenti nelle aziende e nella rete irrigua, oltre a una maggiore aggregazione dell’offerta e allo sviluppo di accordi di filiera che favoriscano una migliore programmazione delle produzioni.
“La competitività si costruisce riducendo i costi e aumentando la capacità di innovare”, sottolinea Benedetto Coppo, presidente di Confagricoltura Vercelli e Biella. “La prossima programmazione regionale – aggiunge Coppo – dovrà sostenere gli investimenti nelle aziende, nella ricomposizione fondiaria e nelle infrastrutture irrigue, creando le condizioni per una risicoltura più moderna, efficiente e competitiva”.
Accanto alle prospettive di medio periodo restano le difficoltà del mercato.
“Le quotazioni dei risi Lunghi A destinati al parboiled continuano a non coprire i costi di produzione – osserva Giovanni Chiò, presidente di Confagricoltura Novara e Vco – e le proposte contrattuali avanzate dall’industria non sono oggi sufficienti a garantire un’adeguata remunerazione. A questo si aggiunge una situazione idrica sempre più delicata, che aumenta l’incertezza delle imprese. È indispensabile lavorare insieme, lungo tutta la filiera, per restituire prospettive ai risicoltori e salvaguardare un patrimonio produttivo che appartiene all’intero Paese”.
Per Confagricoltura Piemonte il riso non rappresenta soltanto una produzione agricola di eccellenza, ma un presidio del territorio, dell’ambiente e dell’economia delle aree risicole. Difenderne la competitività significa garantire il futuro di migliaia di aziende e di una filiera che fa dell’Italia il primo produttore europeo di riso.
Chi abiterà le case vuote?
Che leggi
RUBRICA A CURA DI
IRMA CIARAMELLA *
Il Festival dell’Architettura tra talk, proiezioni, installazioni e rigenerazione urbana.
L’altro ieri a Torino ha riaperto le sue porte l’ex Mercato Ittico di Porta Palazzo, edificio ottocentesco nel cuore del più grande mercato all’aperto d’Europa, silenzioso da anni. Per tre giorni, fino a oggi, è la casa del Festival di Architettura Torino 2026, promosso e organizzato dalla Fondazione per l’architettura, presieduta da Alessandra Siviero, alla quale va reso il merito di aver intercettato uno dei temi che accentrano il dibattito politico di questi mesi e rispetto al quale gli architetti possono e devono avere un ruolo importante.
Grande sinergia e supporto all’iniziativa da parte l’Ordine degli Architetti di Torino, guidato dalla presidente Roberta Ingaramo. Presenti, tra gli altri, Massimiliano Cipolletta, presidente della Camera di Commercio di Torino, Alessandro Panci, presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti , Matteo Bagnasco, per la Compagnia di San Paolo, Marco Gay, presidente dell’Unione Industriali Torino, e Giorgia Garola, presidente di Amma e di Ceipiemonte, una rappresentanza ampia delle istituzioni e del mondo produttivo cittadino, a conferma di quanto il tema dell’abitare attraversi trasversalmente la città.
Il titolo prende ispirazione da una riflessione di Ettore Sottsass: il vuoto non è assenza, è domanda aperta, segno di uno squilibrio da leggere e non da ignorare.
Qui l’architettura non parla solo di forma e di bellezza. Parla di case non abitate, di riuso, di comunità che si ricompongono, di diritto all’abitare e all’abitazione.
E Porta Palazzo, con le sue stratificazioni, frutto di migrazioni, che furono anche quelle degli italiani del Sud negli anni ’50 del secolo scorso, e le sue economie minute, è il luogo giusto per porre questa domanda, perché la rigenerazione urbana principia sempre da uno sguardo attento su ciò che già esiste.

Il nuovo Piano Regolatore che la città si appresta a ridisegnare non è soltanto uno strumento urbanistico. È la cornice dentro cui si gioca una domanda più radicale, quella posta l’altro ieri dal Festival di Architettura Torino: chi abiterà le case vuote? Quel vuoto che Sottsass leggeva come domanda aperta trova oggi una sponda concreta anche nel Piano Casa nazionale, che fa dell’emergenza abitativa e del diritto ad abitare, soprattutto per le generazioni più giovani, una priorità politica.
Non si tratta soltanto di costruire, né di recuperare metri quadri. Si tratta di restituire un diritto, quello di vivere in un ambiente dignitoso e possibilmente gradevole, dentro una città che sappia leggere le proprie stratificazioni e definire di conseguenza le proprie strategie, invece di limitarsi ad amministrarle.
Le case sfitte di cui si è parlato non rappresentano soltanto un dettaglio statistico, ma la misura esatta della distanza tra ciò che la città possiede e ciò che i suoi cittadini, in particolare i più giovani, sono davvero in grado, anche finanziariamente, di abitare.
La rigenerazione urbana che la Fondazione per l’Architettura propone non è uno slogan, ma un metodo: uno sguardo che sappia leggere prima di intervenire, capace di partire da ciò che già esiste prima ancora che dal “da costruire”. È questo il terreno, il cantiere, per usare una metafora cara agli architetti, sul quale architettura, politiche e diritto si incontrano, ed è questo, credo, il filo che lega il Piano Regolatore, il Piano Casa e la domanda che Torino si è posta l’altro ieri, aprendo le porte di un edificio rimasto silenzioso per anni.
Un luogo senza orpelli, legato alla persona e al suo bisogno più primario, il nutrimento, e rianimato per l’occasione da una platea folta e attenta.
Ma non solo. Non è un caso che questa domanda, «Chi abiterà le case vuote?», sia nata in un mercato del pesce. Da Oannes a Ichthys, il pesce è da sempre il simbolo di chi attraversa la soglia tra due mondi restando indenne: qui, tra i vecchi banchi di Porta Palazzo, è la soglia tra il vuoto e l’abitare a chiedere di essere attraversata.
Un festival importante, che apre a Torino un discorso, o meglio un percorso destinato a proseguire nel 2027, nell’ambito delle iniziative volte alla candidatura di Torino a Capitale Europea della Cultura 2033.
* Avvocata
Foto Daniele Ratti
TORINO – «La prevenzione è il primo presidio di salute e in montagna può fare la differenza tra la vita e la morte. Per questo accogliamo con grande soddisfazione l’estensione della rete dei defibrillatori automatici esterni (DAE) alle sedi dei Comuni, delle Unioni montane, dei parchi naturali e agli edifici pubblici maggiormente frequentati. È un investimento concreto che rende il Piemonte ancora più sicuro e cardioprotetto».
Lo dichiara Paolo Ruzzola, capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale del Piemonte, commentando il nuovo provvedimento della Regione che amplia la copertura dei DAE nelle aree montane.
«Nelle zone di montagna – prosegue Ruzzola – i tempi di intervento dei mezzi di soccorso possono inevitabilmente allungarsi a causa delle distanze e della conformazione del territorio. In questi casi ogni minuto è decisivo: intervenire tempestivamente con un defibrillatore può aumentare in modo significativo le possibilità di sopravvivenza di una persona colpita da arresto cardiaco. Per questo portare i DAE sempre più vicino ai cittadini rappresenta una scelta di grande responsabilità».
Ogni anno in Italia si verificano circa 60.000 arresti cardiaci extraospedalieri. La sopravvivenza media è ancora limitata, attestandosi intorno al 7,5%, ma può aumentare sensibilmente quando la rianimazione cardiopolmonare e la defibrillazione vengono effettuate nei primi minuti dall’evento. Gli studi scientifici confermano infatti che ogni minuto di ritardo nella defibrillazione riduce sensibilmente le probabilità di sopravvivenza.
«Per questo – sottolinea il capogruppo di Forza Italia – la prevenzione non può fermarsi ai grandi centri urbani. Anche le comunità montane devono poter contare su una rete capillare di strumenti salvavita e su personale formato al loro utilizzo. La scelta della Regione va esattamente in questa direzione: garantire pari diritti alla salute anche nei territori più periferici e difficilmente raggiungibili».
Il nuovo intervento rappresenta l’evoluzione del progetto già avviato dalla Regione Piemonte, che nel 2025 ha finanziato 72 defibrillatori destinati ai rifugi alpini ed escursionistici, accompagnati dalla formazione dei gestori delle strutture. Con la nuova manifestazione di interesse la rete verrà ulteriormente ampliata coinvolgendo Comuni, Unioni montane, parchi naturali ed edifici pubblici ad alta frequentazione.
«La sicurezza non si misura soltanto con le infrastrutture o i servizi – conclude Ruzzola – ma anche con la capacità delle istituzioni di prevenire le emergenze e mettere i cittadini nelle condizioni di affrontarle. Ogni nuovo defibrillatore installato rappresenta una possibilità in più di salvare una vita. È questa la migliore politica sanitaria che una Regione possa mettere in campo».
Il centrodestra in affanno con la leadership
POLITICA
Leggi l’articolo su L’identità:
Il centrodestra in affanno con la leadership che da sola non basta più
Riceviamo e pubblichiamo
“LA DELIBERA SULLA MODIFICA DELL’ART. 45 DEL REGOLAMENTO DEL VERDE
NON È QUELLA DI INIZIATIVA POPOLARE PROPOSTA DA 2500 CITTADINI, È IL SUO ROVESCIO”
“PD, Sinistra Ecologista e Torino Domani si schierano con i tecnici comunali contro i cittadini,
sacrificando democrazia, ecologia e buon senso”
I consiglieri di maggioranza del Comune di Torino sembrano guardare ai cittadini con lo stesso fastidio con
cui i cortigiani di Versailles consideravano il popolo suddito. Nella seduta consiliare del 06/07/2026 PD,
Sinistra Ecologista e Torino Domani hanno “diversamente bocciato” la delibera di iniziativa popolare per
salvaguardare gli alberi sani modificando l’art. 45 del Regolamento del Verde. L’hanno cioè approvata dopo
averla riscritta da cima a fondo, compresa la premessa. Non si sono accontentati di riportare il testo
dell’articolo, mediante i loro emendamenti, a una versione affine e anche peggiore di quella di partenza, ma
si sono pure permessi di intervenire sulle considerazioni preliminari che motivavano la proposta.
A questo revisionismo di stampo orwelliano hanno cooperato diversi soggetti. Gli emendamenti portano la
firma della consigliera Anna Maria Borasi (PD), che sino all’ultimo ha sostenuto assurdamente che la
maggioranza consiliare condivide la sensibilità dei firmatari, mentre allo stesso tempo rivendicava la scelta
politica di non vietare nettamente la rottamazione delle alberate torinesi, anche se comprendenti esemplari
non a rischio crollo. Sotto l’etichetta di manutenzione straordinaria si potranno ancora tirar giù viali, interi o
a tratte, come avvenuto in corso Chieti e corso Umbria.
È chiaro però che Borasi ha scritto gli emendamenti salienti sotto dettatura dell’assessore Tresso e dei
funzionari del Verde Pubblico, che vogliono difendere a ogni costo la loro libertà d’azionamento delle
motoseghe. Verde, Parchi e Tutela Animali sono (per sfortuna del verde, dei parchi, degli animali e nostra)
assegnati per delega alle competenze di Tresso e per nomina alla dirigente Bertolotto, autrice di un parere
tecnico negativo che persino il consigliere Cerrato ha dovuto ammettere essere “extraprocedurale”, ossia
non conforme alla procedura prevista dal TUEL: anziché attestare la regolarità tecnica della delibera proposta
dai cittadini, la dipingeva (e respingeva) come un attentato alla “discrezionalità” degli uffici. Quel
pronunciamento negativo anomalo, per usare un eufemismo, è stato sottoposto ai consiglieri delle 8
Circoscrizioni (che a loro volta dovevano esprimersi sulla delibera), e ha influenzato anche i membri della
Commissione Ambiente.
A demolire la delibera si è impegnata anche la presidente del Consiglio Grippo che, lungi dal mantenersi
neutrale come sarebbe stato suo dovere, durante l’iter si è più volte “sbagliata”, sostenendo che anche il
parere di regolarità contabile fosse negativo (falso) e che quello della Consulta non fosse chiaro (era
favorevole).
I drammatici effetti del cambiamento climatico, sempre più percepibili in queste ultime settimane – e si
tratta anche di aumento dei ricoveri in ospedale e dei decessi – non hanno smosso di un millimetro i
cortigiani di Lo Russo e Tresso. Costoro blaterano di partecipazione, ma appena si trovano allo stesso tavolo
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con persone che non sono ingessate da vincoli istituzionali, ma semplici cittadini, manifestano un’arrogante
ostilità, quasi un’allergia.
L’esercizio della democrazia diretta sotto forma di petizioni e proposte di delibere e di referendum richiede
ai cittadini dispendio di energie e risorse, tra elaborazione, burocrazia, raccolta di firme, confronti nelle
Circoscrizioni e in Comune… I consiglieri a parole ringraziano i proponenti, ma è chiaro che in realtà le
interpretano come un’insolente prova di forza. I cittadini si aspettano forse che i loro sedicenti rappresentanti
si limitino ad approvare, senza emendarle, le loro vili proposte, miranti a conservare con gli alberi la loro
frescura, il loro ossigeno, i loro abitanti alati e canori, a mitigare gli effetti del cambiamento climatico, a costo
zero? Niente affatto! Non sia mai che i cittadini pensino di poter legiferare direttamente, anche con la
modesta modifica di un articolo di uno dei tanti Regolamenti comunali! Per questo, tra tutti gli interventi, il
più ridicolo è stato quello della consigliera Ciampolini di Torino Domani, che per l’ennesima volta ha
annunciato imminenti modifiche alle regole sulla partecipazione, e si è detta addirittura orgogliosa della
“mediazione” raggiunta (che non solo non c’è stata con i cittadini, ma a quanto pare non si è avuta neanche
all’interno della maggioranza, come hanno affermato i Moderati, astenutisi dalla votazione).
Come Comitato informeremo più compiutamente chi ci segue sui social su chi ha votato cosa, appena i dati
saranno pubblicati sul sito del Comune.
Al momento i cittadini conservano un senso di solitudine, nella loro piena consapevolezza della necessità di
salvaguardare il patrimonio arboreo. Quella di lunedì 6 luglio era l’ottava seduta di Consiglio cui hanno
assistito in silenzio nella galleria sopra la Sala Rossa. E solo alla fine, dopo che erano stati approvati tutti gli
emendamenti che stravolgevano la delibera, hanno osato manifestare il loro dissenso. Immediatamente sono
stati richiamati all’ordine dalla presidente del Consiglio Grippo, che ha chiesto che il pubblico fosse
accompagnato fuori dagli agenti di servizio.
E fuori, i semplici cittadini dei Comitati, dovrebbero, secondo la maggioranza consiliare, restare anche dal
futuro “gruppo di lavoro” per la revisione del Regolamento del Verde, al quale saranno ammessi, insieme
ai tecnici comunali, soltanto soggetti accademici e istituzionali. Si mira a stravolgere ulteriormente il
Regolamento, stabilendo, come suggerito in una Commissione dal prof. Marco Devecchi, livelli di servizi
ecosistemici al di sotto dei quali sia possibile decretare lo stato di “fine ciclo” di un viale e procedere a
sostituire platani, aceri e tigli con peri cinesi e parrotie persiche. Questa miniaturizzazione delle alberate,
rinnovabili secondo scadenze fisse, è funzionale a ridurre i costi di gestione e ad aumentare gli introiti delle
imprese coinvolte nelle sostituzioni, mentre si riduce la città a un rendering invivibile. Si presterà, la Consulta
per l’Ambiente e per il Verde, a sedere a un tavolo dal quale saranno esclusi i Comitati di cui anch’essa in
passato ha chiesto la partecipazione?
Fuori, peraltro, d’estate e d’inverno, al caldo e al freddo, ci sono sempre più persone, che stanno sempre
peggio. Ma anche gli strumenti di partecipazione più formali, come le petizioni, le delibere, i referendum,
non danno loro voce, che si tratti di alberi, acqua o di un tetto sopra la testa. Lo ripetiamo: le sedi degli organi
politici di tutti i livelli, in cui i nostri rappresentanti discutono di cacche di cani e di blackout, di metropolitane
che si arenano e di finanziamenti al TAV, di tangenziali est e di ospedali nei parchi, di decreti sulla caccia e di
riarmo, assomigliano sempre di più alla reggia di Versailles.
Torino, 8 luglio 2026
Comitato Salviamo gli Alberi di corso Belgio salviamoglialbericb@gmail.com
Comitato Salviamo il Meisino salviamoilmeisino@gm