POLITICA

Staffetta Cisl Piemonte al “Salotto delle Idee” degli Artigianelli

Mercoledì 27 maggio prossimo, dalle ore 9 alle 13, al Salotto delle Idee del Collegio degli Artigianelli, in corso Palestro 14, si terrà la terza tappa del percorso itinerante della Cisl Piemonte per lo sviluppo della regione, dal titolo “Staffetta Cisl – Territori in dialogo”, ciclo itinerante con cui la Cisl Piemonte avanza le proprie proposte per lo sviluppo regionale direttamente nei territori, promuovendo confronti tra rappresentanti istituzionali economici e sociali su temi concreti legati al lavoro, all’industria e alla coesione sociale.
Il titolo dell’incontro torinese, che segue gli appuntamenti di Cuneo e Alessandria del 10 e 13 aprile scorso, è  “ Un’alleanza per il futuro di Torino”. A introdurre i lavori il Segretario generale della Cisl Piemonte Luca Caretti e l’economista  Mauro Zangola che presenterà un’analisi  della società e dell’economia della Provincia di Torino.
Il confronto si articolerà in due panel tematici moderati dalla segretaria Cisl Piemonte, Cristina Maccari.
Il primo panel dal titolo “Torino e le nuove povertà,  tra analisi e impegno” vedrà la partecipazione di William Revello della Fondazione Ufficio Pio, di Elide Tisi della Caritas di Torino, di Antonio Sansone della Fondazione Don Mario Operti e dell’assessore alle Politiche sociali del Comune di Torino Jacopo Rosatelli.
Il secondo panel riguarderà  l’”Industria a Torino: politiche e strategie per il rilancio”, coinvolgendo la vice sindaca Michela Favaro,  il Vicepresidente della Regione Piemonte, Maurizio Marrone, l’Assessore regionale all’Industria e allo Sviluppo Andrea Tronzano, e il Presidente dell’Unione Industriali Torino Marco Gay.
A concludere il convegno sarà  Giuseppe Filippone, segretario generale Cisl Torino- Canavese.

“Torino –  spiega il Segretario generale della Cisl Piemonte Luca Caretti – è  una città che ha dato al Paese un modello industriale e sociale e che oggi deve fare i conti con povertà crescenti e una transizione produttiva che rischia di lasciare indietro  troppi lavoratori. Vogliamo costruire un’alleanza vera tra istituzioni, imprese e sindacato per disegnare un futuro che non sia solo resilienza, ma anche progetto. Torino ha le competenze, la storia, la forza sociale per farcela. Ma servono scelte condivise e coraggiose”.
Per il Segretario generale della Cisl Torino-Canavese,  Giuseppe Filippone “È necessario lanciare un dibattito che sia  insieme di analisi e proposta sul futuro di Torino, mettendo intorno allo stesso tavolo chi si occupa di welfare e chi si occupa di industria, le istituzioni locali e quelle regionali , perché le sfide di questa città non si affrontano in compartimenti stagni e da soli. Il metodo della Cisl è  fatto di dialogo, concretezza, responsabilità condivisa. Torino non è una città in declino, ma una città in trasformazione. Sta a noi fare in modo che questa trasformazione avvenga con al centro il lavoro, lo sviluppo e una migliore qualità di vita per i suoi abitanti”

MM

A settanta anni dalla morte di De Gasperi

Una mostra lo ricorda alla Città  Metropolitana di Torino in corso Inghilterra 7

Realizzata in occasione del settantesimo anniversario della scomparsa dello statista, l’esposizione, aperta fino al 15 giugno, si intitola “Servus inutilis. Alcide De Gasperi e la politica come servizio” e propone uno sguardo approfondito sulla figura di uno dei padri fondatori della democrazia italiana,  rievocandone i valori e gli ideali a ridosso dell’ottantesimo anniversario del referendum che sancì la nascita della Repubblica.
La mostra sarà inaugurata martedì 26 maggio alle ore 11 preeso la Città Metropolitana di Torino in corso Inghilterra 7, dalla consigliera metropolitana delegata all’Istruzione Caterina Greco  e dal curatore Paolo Valvo, professore associato di Storia contemporanea  all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.
L’iniziativa restituisce l’attualità del pensiero e dei valori di De Gasperi, attraverso il racconto del suo impegno civile e politico ed è stata resa possibile grazie alla collaborazione con la Città Metropolitana di Torino  e il sostegno della Fondazione CRT e oltrepassa i limiti di una semplice celebrazione biografica.
Dopo una prima introduzione biografica, il percorso accompagna i visitatori attraverso cinque sezioni tematiche, ricche di documenti d’archivio, manifesti storici e fotografie d’epoca.

La prima sezione si intitola “ Dalla  pazienza alla speranza” e ripercorre i venti anni di emarginazione vissuti da De Gasperi durante il fascismo, mettendo in luce la pazienza come virtù democratica negli anni successivi di governo.
Nella seconda sezione intitolata “Libertà politica e giustizia sociale” viene approfondito il binomio centrale del pensiero di De Gasperi, illustrando la sua evoluzione e la sua attuazione nella stagione riformista che caratterizzò i suoi esecutivi. Il percorso prosegue poi con la sezione “ Costruire la pace” dedicata alla visione internazionale dello statista, impegnato nella costruzione di un nuovo ordine fondato sul diritto internazionale e su pacifiche relazioni tra i popoli.
Nella sezione dal titolo “La nostra Patria Europa” viene evidenziato il ruolo di De Gasperi come pioniere dell’integrazione europea, attraverso il progetto della Comunità Europea di Difesa.
Chiude l’esposizione la sezione “Uomo unito” che restituisce la dimensione privata e la coerenza spirituale che hanno accompagnato l’esperienza intera pubblica dello statista.
La mostra è  aperta al pubblico ad ingresso libero dal lunedì al venerdì dalle 8.30 alle 18.30 con orario continuato e il sabato dalle 8.30 alle 12.30.

MM

Scomparsa di Petrini, Cirio: “Addio a un visionario dalle idee innovative”

Il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e gli assessori Paolo Bongioanni e Marco Gallo sulla scomparsa di Carlin Petrini

 

Il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio sulla scomparsa di Carlin Petrini: «Con la scomparsa di Carlo Petrini se ne va un uomo straordinario che ha cambiato la cultura agricola del nostro Paese e del mondo intero. Innamorato della terra, con la sua intelligenza, la sua visione e la sua capacità di guardare lontano ha insegnato a tutti noi che la sostenibilità e il rispetto della natura sono un atto politico, civico e umano prima che ambientale; che quella contadina non è un’attività, ma una cultura che deve essere giusta e avere dignità ovunque la si pratichi. Pensatore acuto, mai banale, instancabile studioso, curioso del mondo e degli uomini, ha saputo essere uno stimolo prezioso per tutti coloro che ha incontrato sulla strada, e sono stati tantissimi. Per il nostro Piemonte, la sua perdita è ancora più dolorosa, perché con Slow Food, Terra Madre, l’Università di scienze gastronomiche di Pollenzo, Petrini ha costruito un pezzo importante di ciò che oggi sono il Piemonte e la sua eccellenza agricola e enogastronomica. Per me, poi, se ne va un caro amico, con il quale ho avuto il piacere e l’onore di confrontarmi molte volte e da cui ho imparato tanto. Alla sua famiglia, agli amici e a tutta la comunità di Slow Food, l’abbraccio mio e della Regione Piemonte. Grazie Carlin, ci hai reso tutti un po’ migliori e ci mancherai moltissimo».

L’’assessore al Commercio, Agricoltura e Cibo, Turismo, Sport e Post-olimpico, Caccia e Pesca, Parchi della Regione Piemonte Paolo Bongioanni: «Fra le tante cose per cui Carlin Petrini ci mancherà e per cui dobbiamo essergli grati, c’è che ha reso patrimonio universale un rapporto con il cibo e la terra iscritto da sempre nel Dna del Piemonte e dei Piemontesi. Non a caso il movimento SlowFood, l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, il Salone del Gusto e Terra Madre sono nati qui e non altrove. Il senso etico dell’atto del cibarsi, la memoria e la sapienza tramandata dai nostri nonni contadini hanno riscritto la consapevolezza di un cibo buono, pulito e giusto, e da idea controcorrente oggi sono diventati patrimonio universale e condiviso che ha risvegliato la consapevolezza del valore del nostro cibo, delle nostre eccellenze agroalimentari e dei loro produttori. Carlin è stato il primo difensore delle produzioni di qualità che identificano i territori, e ha aperto la porta che poi tanti di noi hanno attraversato. È quello stesso rapporto che sa unire tradizione e innovazione, rispetto e convivialità, piacere del gusto e salute che ha consacrato la cucina italiana, prima al mondo, come Patrimonio universale Unesco. Anche per questo lascia un vuoto incolmabile».

Dichiara Marco Gallo, assessore con delega alla Biodiversità della Regione Piemonte: «Con la scomparsa di Carlin Petrini perdiamo uno dei più grandi custodi della biodiversità del nostro tempo che ha avuto il merito straordinario di insegnare al mondo che la biodiversità non è un concetto astratto o soltanto ambientale, ma un patrimonio culturale, umano ed economico da difendere ogni giorno. Attraverso Slow Food, Terra Madre e l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, Petrini ha costruito una visione nuova del rapporto tra uomo e natura restituendo dignità alle comunità rurali, ai piccoli produttori e alle tradizioni locali. Per il Piemonte la sua perdita è immensa. Se oggi la nostra regione è riconosciuta nel mondo come granaio di biodiversità, lo dobbiamo anche alla sua visione e alla sua capacità di guardare oltre il suo tempo. Grazie Carlin, per averci insegnato che la terra non si sfrutta: si custodisce».

“I grandi sindaci di Torino vedevano il futuro e la crescita”

Erano molto più bravi  a far crescere economia e lavoro. Cavour potenziò il porto di Genova, il Marchese Luserna di Rora’ futuro Sindaco di Torino investì sul porto di Ravenna.

Caro Direttore,
Sono a Ravenna a un importante convegno sui porti che come sai sono il perno della logistica che insieme dà al nostro Paese quasi il 10% del PIL. Nell’albergo BEZZI , palazzo storico di fine 700, curiosando trovo un bel libro sul porto di Ravenna e trovo un chicca che va conosciuta meglio. Quando lo Stato pontificio declina e Pio IX non viene accolto con entusiasmo a Ravenna, il Commissario nominato dal Regno di Sardegna , il Marchese Emanuele Luserna di Rora’, futuro grande Sindaco di Torino, capi  le grandi potenzialità del porto di Ravenna chiede un intervento del valore di 8 milioni della metà del 1800. Ricordo che il 99% del popolo di Romagna voto’ la annessione al Regno di Sardegna che di lì a poco avrebbe unito l’Italia. Oggi il porto di Ravenna è il primo in Italia per l’arrivo delle materie prime necessarie al nostro sistema manifatturiero. Mentre Cavour ampliava il porto di Genova trasferendo l’Arsenale militare a La Spezia, il Marchese Luserna di Rora’ investiva sul porto di Ravenna e nel 1857 il più piccolo degli Stati europei approvò l’opera del secolo, il Traforo del Frejus.
Il Marchese Luserna di Rora’ è il Sindaco di Torino che ottiene dal Consigliere comunale di Torino Quintino Sella un decreto di risarcimento per la perdita della Capitale e rilancia Torino e il Piemonte concedendo grandi sgravi fiscali a chi veniva ad investire a Torino e in Piemonte. Molti investimenti nel tessile e nelle nuove centrali idroelettriche arrivarono così. Se i Sindaci torinesi che hanno amministrato la nostra Città negli ultimi trent’anni avessero studiato meglio la Storia dei politici torinesi e piemontesi da Cavour a Quintino Sella, da Giovanni Lanza al Marchese Luserna di Rora’ , avremmo spinto molto di più la costruzione della TAV, della metropolitana e della tangenziale, avremmo difeso con maggiore forza l’industria dell’auto, staremmo meglio e non saremmo agli ultimi posti in Italia per la qualità del lavoro.

Mino GIACHINO
UDC Torino

Resistenza, Ravetti: “Avviare procedura per il museo regionale”

 “BENE CENSIRE I LUOGHI MA SERVE VALORIZZARLI DAL PUNTO DI VISTA CULTURALE E TURISTICO”

«L’opera di catalogazione dei luoghi della Resistenza in Piemonte è un atto fondamentale. La “Memoria” necessita di rigorosa ricerca storica e, a tal proposito, ritengo giusto sostenere economicamente il progetto di ricerca del Museo diffuso della Resistenza di Torino, con le partnership degli Istituti Storici della Resistenza. E bene farebbe la Giunta regionale ad erogare contributi utili a definire una mappa completa di musei, luoghi di battaglie, cippi, lapidi, sentieri. Se esistono le condizioni a bilancio, Cirio, Chiarelli e Marrone procedano e pure celermente. Ma occorre fare un passo in più, che è quello che suggerisco dal giorno del mio insediamento alla presidenza del Comitato Resistenza e Costituzione della Regione Piemonte: un conto è censire gli alberi da frutta e un altro conto è curare il frutteto e vendere i frutti. Sono due mestieri differenti e speravo che fosse chiaro. Ai luoghi della Resistenza servono fondi per la riqualificazione, in certi casi anche per il completamento delle opere. Serve soprattutto un ente, possibilmente pubblico, in grado di gestire ogni giorno questi beni e di promuoverli in Italia e nel mondo come succede per tutte le attività economiche che interessano il comparto turistico-culturale. Su questo obiettivo, condiviso il 26 febbraio del 2025 in Consiglio regionale all’unanimità tramite una mozione d’impegno per la Giunta, non ho ancora letto alcun atto d’avvio delle procedure, neppure un documento scritto pieno di buone intenzioni. Credo di aver chiarito ciò che ho già espresso pubblicamente e più volte. Speravo non ce ne fosse bisogno, mi sbagliavo».

Domenico RAVETTI

Vicepresidente Consiglio regionale del Piemonte

Presidente Comitato Resistenza e Costituzione della Regione Piemonte

Aimone di Savoia Aosta

Di Pier Franco Quaglieni
Dopo lunga riflessione e in base a ragionamenti storici e giuridici ho deciso di considerarmi vicino al Duca Aimone di Savoia -Aosta, vedendo in lui il capo di casa Savoia. Per me quanto la Consulta dei senatori del Regno ha deciso   in merito al passaggio della continuità della Dinastia Sabauda al ramo Aosta, credo abbia un valore difficilmente discutile  in termini giuridici. Ma soprattutto la storia personale del Duca Aimone, i suoi studi alla Bocconi, il suo lungo lavoro in Russia in posti di responsabilità apicale in una delle aziende italiane più importanti, l’aver svolto studi e servizio militare al collegio militare Morosini di Venezia, divenendo ufficiale di Marina come suo padre, sono per me motivo fondamentale per la mia decisione. Ho avuto il piacere di conoscerlo  e di parlargli in privato quando il Principe è venuto ad incontrarmi a Torino.  E’stato un bel colloquio informale, colto, se posso dirlo, amichevole. Ho notato di trovarmi di fronte ad una grande risorsa per il futuro dell’Italia. Ho letto anche delle sue interviste ed ho assistito ad una sua intervista televisiva. Egli si colloca nella scia degli Aosta: da Amedeo fratello di Vittorio Emanuele II e re di Spagna a Emanuele Filiberto comandante invitto della III Armata, al Duca degli Abruzzi, al Conte di Torino, al conte  di Salemi, al Duca Amedeo, eroe dell’Amba Alagi che morì prigioniero in Africa con i suoi soldati, al Duca Aimone ammiraglio che morì in esilio,  al padre di Aimone, il Duca Amedeo che seppe assumersi le sue responsabilità dinastiche in un momento di grave crisi dopo la fine dell’esilio. La figura di Aimone e’ tale perché lui riassume nella sua persona le qualità che dovrebbe avere un re. E’ simile a re Carlo d’Inghilterra con cui e’ anche imparentato. Non ama le sfilate delle guardie di  cui altri si circondano e che a volte sono personaggi un po’ patetici.  Segue una linea di sobrietà e di serietà che fu una virtù tutta piemontese dei Savoia regnanti e dell’ultimo Re Umberto II, che va ricordato con lo stile che egli seppe manifestare anche durante i lunghi anni di esilio. Aimone rappresenta una certa idea di storia italiana che anche i repubblicani possono apprezzare perché fondata su dati reali e verificabili, privi di retorica e di arroganza. Il mio amico Enrico Martini Mauri, capo delle divisioni alpine azzurre nella lotta di Liberazione e medaglia d’oro al Valor Militare, avrebbe apprezzato Aimone come soldato e come uomo. Ricordo che come storico sono stato due volte l’oratore ufficiale che ha ricordato Umberto II a Torino e a Racconigi.

Margherita ieri e oggi

Un convegno a Torino per rileggere l’esperienza politica, culturale ed organizzativa della Margherita di ieri e per individuare, concretamente, il percorso per una nuova, diversa ed aggiornata Margherita di oggi

Magliano (Lista Cirio): «Le eccellenze dell’imprenditoria piemontese risorsa per tutto il Paese»

La Sigit acquisisce la storica azienda veneziana Speedline

«L’aggiudicazione da parte della Sigit di Chivasso dello storico produttore veneto di cerchioni per automotive Speedline nell’ambito di una gara internazionale rappresenta una testimonianza del valore del tessuto imprenditoriale piemontese: nella nostra regione ci sono casi di imprenditori di successo che lavorano per costruire aziende competitive a livello internazionale, salvaguardando posti di lavoro e generando sviluppo. L’aggiudicazione di Speedline da parte di Sigit permette a un marchio storico di rimanere di proprietà italiana e pone fine a un lungo periodo di incertezza, offrendo garanzie di continuità e salvaguardia occupazionale. E’ giusto riconoscere ai nostri imprenditori capacità, visione e impegno, perché il panorama industriale piemontese è soprattutto questo, non solo di crisi e difficoltà ed è importante che mostriamo apprezzamento per i risultati così come esprimiamo timori e preoccupazioni per le situazioni difficili», così in una nota Silvio Magliano, Capogruppo in Consiglio regionale della Lista Civica Cirio Presidente PML.

La tragedia di Modena un fatto da non sottovalutare

IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni

Ascoltando i tg e leggendo i giornali, oltre alle dichiarazioni di molti politici e intellettuali, la strage di Modena sembra avere mille cause. L’attentatore di seconda generazione è passato in secondo piano. E’ la vecchia, stantia vulgata volta  a socializzare i fatti che non sono in primis responsabilità personale degli individui, ma riflessi di una società inadeguata e incapace di prevenire le deviazioni. E’ roba vecchia quella del Naturalismo francese di Zola che non venne ripreso neppure dal Verismo verghiano. Siamo tutti immersi nella brodaglia della sociologia, siamo ancora fermi alla “sbornia sociologica“ denunciata da Francesco Compagna prima del ‘68 e che fu il preludio della contestazione. Attribuire ogni colpa alla società significa mitigare le responsabilità se non assolvere chi commette reati .  “Tout comprendre, tout  pardonner” di Tolstoj può portare ad aberranti conclusioni perdoniste. Gli unici veri responsabili di reati appaiono oggi  in Italia i mafiosi.  Anche per  i terroristi sì è trovata la strada della clemenza se non del perdono.
Il problema della integrazione che non può significare l’inclusione automatica e universale per tutti gli immigrati,  e’ problema reale che va affrontato con realismo e senza demagogia di nessun tipo. La tragedia di Modena non deve prestarsi a strumentalizzazioni politiche di nessun tipo, non deve avere come obiettivo ultimo una sentenza “esemplare. Deve però portare a galla il problema mai risolto dalla Legge Basaglia che si è limitata a chiudere i manicomi senza farsi carico dei malati di mente: non esiste una rete di assistenza e cura di questi malati in Italia.
Senza dare il via ad una caccia alle streghe la strage di Modena deve anche  far riflettere sulla integrazione degli immigrati di seconda generazione in generale non solo per le diverse maranze più o deviate, ma anche in senso più ampio. A volte la cittadinanza,  come è accaduto in Francia, non basta. Occorre ben altro ed a volte nulla è sufficiente per integrare chi identifica la legge religiosa con quella politica e non rinuncerà mai ai suoi usi e costumi,
anche se incompatibili o addirittura illegali rispetto all’Italia. Porsi certi problemi significa prevenire e combattere la mala pianta del razzismo e della xenofobia.  Il modo lungimirante di affrontare i problemi del terzo Mondo da parte di Marco Pannella e’ l’unico sulla lunga distanza che si rivela praticabile. Sembrava il più utopistico ed invece appare come il più praticabile.