POLITICA

“Caro Direttore, per i NoTav io sono un nemico…”

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Lettera aperta di Mino Giachino ai Direttori dei Giornali e al Prefetto

Caro Direttore, Signor Prefetto
E’ proprio vero che al peggio non c’è limite. Sono SITAV da sempre, da esperto di trasporti e di logistica ne conosco tutte le grandi ricadute per il nostro territorio, che Torino, il Paese e tanti governanti non hanno ancora capito, così la TAV va avanti molto lentamente e il Paese, a partire dalla Valle di Susa, ne sta pagando le conseguenze, le ricadute occupazionali e di maggiore crescita economica arriveranno tardi e i costi intanto sono  già aumentati di alcuni miliardi.
E’ inutile dire che manca lavoro e che il Paese cresce poco e non mettercela tutta a realizzare un’opera che porterà lavoro e, trasferendo traporti passeggeri e merci dalla strada alla rotaia, diminuirà inquinamento e incidenti stradali.
Ecco perché dopo ver organizzato, con la collaborazione delle madamin, la grande manifestazione di piazza Castello del 10.11.2018 che convinse il Senato a bocciare la mozione Notav dei cinque stelle, ho chiesto a tutti i governi e alla TELT di accelerare i lavori e di aprire il dialogo con i NoTav, un dialogo che portavo avanti con grande soddisfazione con Carlo Ravetto, una personalità della Valle, noto No Tav, come sa bene la Sua Signora. Purtroppo un male incurabile ci ha portato via Carlo troppo in fretta.
 Recentemente in un confronto col Signor Cavargna l’ho invitato a pranzo per proseguire il confronto.
Cavargna, come puoi leggere su ValsusaOggi mi rispose: “Non mi siedo a pranzo con Giachino, sto in piedi”. L’altro giorno dopo aver ricevuto la ennesima minaccia da un Notav che si camuffa sotto un nome di comodo su FB mi chiedevo: Perché i Notav sono sempre scortesi? Ieri tra le tante risposte L.C. mi dice: “a tavola mi siedo con un avversario, non con un nemico!!!!”
Sono andato sul suo profilo dove ho trovato una stupenda interpretazione di Milva di una canzone di Amodei sui morti di Reggio Emilia e tanti riferimenti ai Fratelli Cervi. Lui ha ancora in testa quel clima, di qui la sua concezione dei nemici. Purtroppo dimentica le esecuzioni del famoso triangolo della morte così ben raccontati da Giampaolo Pansa.
Nel 2026 essere considerati dei nemici solo perché si è a favore di un’opera che il Parlamento nazionale ha votato come opera di interesse nazionale, mi sembra grave.  Gli amici Notav, io insisto a chiamarli così, e alcuni magistrati dimenticano purtroppo che il Parlamento è l’unico organismo che rappresenta la volontà del popolo italiano e avendo definito la TAV di interesse nazionale, chi ne impedisce la realizzazione, chi la assalta,  compie un delitto contro l’interesse generale che vuole lo sviluppo della economia e del lavoro.
Io sicuramente non mi lascio intimidire e continuerò la mia battaglia in tutte le sedi,  a partire dal Comune di Torino, per dare un futuro al Paese,  a Torino e alla Valle di Susa.
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Mino Giachino
già Sottosegretario di Stato ai trasporti

No al lasciapassare ideologico

IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni

Avevamo già espresso un pensiero negativo, senza drammatizzare perché si trattava di una cosa ridicola, quando il Salone dei Libri “Liberi” (sic!) di Roma voleva imporre un patentino antifascista agli editori e agli autori. In realtà lo stesso Salone ha poi deciso di fare marcia indietro, senza peraltro spiegare con chiarezza il perché. A volte il caldo riesce anche a fare il miracolo di far capire le assurdità e non sempre eccita i cervelli negativamente, come raccontava Guareschi parlando del solleone della bassa parmense.

Adesso spunta a Rivoli un nuovo fatto: l’amministrazione, per concedere spazi pubblici, richiede l’adesione ai valori dell’antifascismo. Questa richiesta giunge al ridicolo quando viene imposta anche ai privati che devono potare un albero o fare un trasloco. In un modulo di richieste basta spuntare la formula prestampata relativa all’antifascismo, una sorta di aberrante autodichiarazione di sana e robusta costituzione politica.

Una dichiarazione “estorta” ai cittadini che neppure Starace pensò di introdurre nel burocratismo asfissiante del Ventennio. Ennio Flaiano mi disse una volta che gli Starace non muoiono mai e forse non aveva torto, dimenticando che il gerarca seppe almeno morire con dignità.

Hanno invece ragione il presidente Cirio e l’assessore Ricca a voler intervenire perché le amministrazioni non possano più imporre richieste di natura politica ai cittadini che chiedano un servizio di cui hanno diritto. L’antifascismo è una cosa seria e non può essere ridicolizzato, minando uno dei principi costituzionali: l’imparzialità della Pubblica Amministrazione di cui all’articolo 97. È incredibile come certi funzionari non abbiano mai letto il testo per eccellenza nato proprio dall’antifascismo.

Pompeo (PD): “Al fianco dei rider che scioperano in Piemonte”

16 luglio 2026 – “Da molto tempo porto avanti la battaglia per le tutele dei rider e oggi sarò al fianco di questi lavoratori impegnati nella mobilitazione contro il lavoro nelle ore più calde e contro la mancata applicazione dell’ordinanza regionale sul caldo estremo. Rischiare la vita per il salario oppure perdere il salario per non rischiare la vita è una condizione inaccettabile che nessuna persona dovrebbe trovarsi a vivere. Le rappresentanze sindacali hanno, infatti, proclamato uno sciopero su tutto il territorio regionale per chiedere più tutele e maggiori diritti” spiega la Consigliera regionale del Partito Democratico Laura Pompeo.

“La protesta arriva in un momento critico: secondo NIdiL CGIL Piemonte, molte piattaforme non avrebbero rispettato l’ordinanza regionale che vieta il lavoro all’aperto nelle ore più calde in caso di rischio climatico elevato. Le conseguenze, soprattutto per i lavoratori autonomi privi di ammortizzatori sociali, sono pesantissime. In Francia Uber Eats e Deliveroo hanno sospeso le consegne nelle zone con bollino rosso per il caldo, dalle 14 alle 18, su richiesta del Governo: un caso che ha fatto scuola in Europa. È la prova che fermare le consegne nelle ore più pericolose è possibile se istituzioni e piattaforme decidono di assumersi una responsabilità. Qui in Italia, invece, non esiste ancora un obbligo nazionale che imponga alle piattaforme di fermarsi quando il rischio climatico diventa estremo. Il risultato è una tutela diseguale, affidata alla buona volontà dei singoli Comuni o delle aziende” aggiunge la Consigliera regionale Pd.

“Da molto tempo denuncio, anche attraverso la presentazione di atti ispettivi e ordini del giorno che, purtroppo, il centrodestra ha deciso di ignorare, le condizioni estreme in cui i rider sono costretti a lavorare durante le ondate di calore e il fatto che l’ordinanza regionale continui a essere ignorata È gravissimo che, a fronte di numerosi esposti, gli enti preposti non siano intervenuti con tempestività. Non possiamo accettare che la tutela della salute venga scaricata sui lavoratori, né che la sicurezza diventi un costo da sostenere individualmente” afferma Laura Pompeo.

Pompeo richiama anche un dato emblematico riportato dai sindacati: “Il contributo di appena 2,71 euro per 20 giorni di lavoro ‘non è neanche sufficiente ad acquistare acqua e sali minerali’. È una cifra che offende la dignità delle persone. Inoltre, i dati generali sulla sicurezza del lavoro in Piemonte nei primi sei mesi dell’anno sono allarmanti e riguardano l’insieme dei lavoratori, non solo i rider: +10% di infortuni, +15% di malattie professionali e ben 29 infortuni mortali. Un quadro che conferma l’urgenza di rafforzare le tutele per tutti coloro che lavorano, in ogni settore”.

“Continuerò a essere accanto ai rider in questa giornata di mobilitazione e in tutte le battaglie future. La loro sicurezza non può essere ignorata e non deve essere nemmeno un costo da scaricare su chi già vive condizioni di precarietà e sfruttamento. E continuerò, in Consiglio regionale, a chiedere risposte e impegni alla maggioranza di centrodestra silente e lontana dai problemi delle persone” conclude la Consigliera Pompeo.

Rifondazione, Crisi dell’auto: “la Zes? Una farsa liberista”

“Senza una vera politica industriale pubblica, Stellantis continuerà a svuotare Mirafior”i

«La richiesta del presidente Alberto Cirio di istituire una Zona Economica Speciale (Zes) per l’automotive piemontese è l’ennesimo sasso lanciato nello stagno per nascondere il vuoto cosmico di una reale politica industriale pubblica», dichiarano Alberto Deambrogio, segretario regionale piemontese e Paolo Ferrero, segretario provinciale torinese di Rifondazione Comunista del Piemonte.

«Siamo di fronte a una ricetta vecchia e fallimentare, basata su regali fiscali e deregolamentazioni, che non sposterà di un millimetro le scelte strategiche e predatorie dei grandi gruppi multinazionali come Stellantis.

Il crollo verticale della produzione a Mirafiori non è un evento locale e congiunturale che si cura con i bonus, ma il sintomo di una crisi strutturale profonda che attraversa l’Italia e l’intera Europa.

Il nostro continente sta subendo un drammatico processo di deindustrializzazione e sta perdendo rapidamente la leadership tecnologica globale. Il baricentro degli investimenti e delle nuove tecnologie si è ormai spostato radicalmente da Occidente a Oriente.

Di fronte a questo scenario, i grandi costruttori europei e statunitensi pagano un ritardo colpevole rispetto ai concorrenti asiatici, in particolare nella capacità di produrre auto compatte a basso costo e ad alta efficienza, che sono le uniche accessibili alle classi lavoratrici dell’Europa meridionale.Mentre la Germania e i mercati storici frenano, destabilizzando la nostra filiera della componentistica piemontese che esporta oltre il 70% della sua produzione, il centrodestra locale e nazionale continua a usare l’ambiente o il Green Deal come comodo capro espiatorio.

La verità è un’altra: la transizione energetica viene subita e usata come alibi, quando il vero dramma risiede nella totale assenza di programmazione e investimenti pubblici strategici in batterie, semiconduttori, infrastrutture e competenze avanzate. La stessa fusione tra FCA e PSA, che ha dato vita a Stellantis, non ha fatto altro che marginalizzare l’Italia, riducendone i volumi occupazionali, i modelli e il peso decisionale.

Pensare di rispondere a questo declino epocale con la flat tax delle Zes significa non aver capito nulla delle dinamiche del capitalismo globale. Senza una forte regia statale, senza vincoli occupazionali ferrei e senza un piano pubblico che imponga la produzione di vetture di massa, accessibili e sostenibili, le multinazionali intascheranno le agevolazioni promesse da Cirio per poi continuare a delocalizzare la produzione verso l’Est Europa o il Nord Africa.

Rifondazione Comunista – concludono Deambrogio  e Ferrero – ribadisce che la salvezza di Mirafiori e dell’indotto piemontese non passa dalla flessibilità o dai favori ai padroni, ma dal ritorno dello Stato come attore industriale diretto e dalla difesa intransigente del lavoro e dei salari contro la finanza speculativa».

Rifondazione Comunista Torino

Ruffino: “Nasce il gruppo consiliare di Azione a Beinasco”

Nel Comune di Beinasco, in provincia di Torino, Azione rafforza la propria presenza sul territorio con la costituzione del gruppo consiliare formato da Valerio Ghirardotto, Ilario Guarneri e Alfredo Di Luca, consiglieri comunali provenienti da liste civiche.
“È un risultato che mi rende particolarmente soddisfatta perché rappresenta un ulteriore passo nel percorso di radicamento di Azione in Piemonte e conferma la capacità del nostro partito di attrarre amministratori che condividono un modo serio e concreto di fare politica.
Ho seguito personalmente la formazione di questo gruppo, lavorando fianco a fianco con i consiglieri comunali per costruire un percorso condiviso. La loro adesione ad Azione è il risultato di un confronto serio sui contenuti e sulla visione amministrativa: un progetto che mette al centro il buon governo, la competenza e il pragmatismo, valori che da sempre contraddistinguono il nostro partito.
La presenza di Azione in un Comune di oltre 17 mila abitanti rappresenta un traguardo importante e, allo stesso tempo, un nuovo punto di partenza. Il gruppo lavorerà con competenza e responsabilità per affrontare le principali questioni del territorio, con l’obiettivo di migliorare la qualità della vita dei cittadini attraverso proposte concrete.
Azione opererà con spirito costruttivo, sostenendo la maggioranza guidata dal sindaco Daniel Cannati e valutando ogni scelta esclusivamente nell’interesse della comunità. Continueremo a investire nella costruzione di una classe dirigente preparata e credibile, perché è dai Comuni che nasce la buona politica e si rafforza il rapporto di fiducia con i cittadini”, afferma la segretaria regionale di Azione e deputata Daniela Ruffino.
La segretaria regionale rivolge infine un ringraziamento a Valerio Ghirardotto, Ilario Guarneri e Alfredo Di Luca “per l’entusiasmo, la disponibilità e il senso di responsabilità con cui hanno scelto di intraprendere questo percorso insieme ad Azione. Sono certa che sapranno interpretare al meglio le esigenze della comunità di Beinasco, contribuendo con impegno e serietà all’attività del Consiglio comunale.

Rivoli, dichiarazione di antifascismo: parla il coordinatore di FdI

Intervista a Nicola Carlone

“Dal 2017-2018 chi richiede alcuni servizi di pubblica utilità, come una concessione di suolo pubblico, deve sottoscrivere una dichiarazione di antifascismo”

 

Come nasce questa vicenda che oggi è arrivata fino ai media nazionali?

Nasce da una particolarità tutta rivolese.

Dal 2017-2018 chi richiede alcuni servizi di pubblica utilità, come una concessione di suolo pubblico, deve sottoscrivere una dichiarazione di antifascismo. Per anni questa disposizione è rimasta quasi sconosciuta, se non agli addetti ai lavori. Oggi, con il recente dibattito nazionale sul cosiddetto “patentino antifascista”, è inevitabilmente tornata d’attualità. È proprio questo ad aver suscitato l’interesse dei media: a Rivoli esiste da anni una disposizione che oggi viene letta con occhi diversi.

Qual è la vostra posizione? Chiedete di abolire quella dichiarazione?

La nostra posizione è molto semplice.

La soluzione migliore sarebbe eliminarla, perché riteniamo che la Costituzione italiana sia già il riferimento più alto a tutela della democrazia e dell’ordinamento repubblicano.

Le istituzioni devono chiedere il rispetto delle leggi, non ulteriori dichiarazioni che sembrano voler rafforzare principi già pienamente sanciti. La Costituzione non ha bisogno di rafforzativi.

Se però l’Amministrazione ritiene che una dichiarazione di principio possa avere una sua utilità in alcune circostanze, allora chiediamo almeno che sia formulata in maniera universale, facendo riferimento al rifiuto di ogni forma di autoritarismo e totalitarismo, senza limitarla a una sola esperienza storica. E magari evitando di richiederla anche per semplici domande di occupazione del suolo pubblico, come nel caso di un trasloco.

Molti cittadini però osservano: “Se siete contro il fascismo, cosa vi costa firmare?”

Capisco l’obiezione, ma il punto non è firmare, anche perché lo facciamo costantemente quando richiediamo il suolo pubblico per i gazebo.

Il punto è stabilire se un Comune debba chiedere una simile dichiarazione per concedere un servizio pubblico.

Noi crediamo che il rapporto tra cittadino e Pubblica Amministrazione debba fondarsi sul rispetto della legge e della Costituzione, non su attestazioni di adesione ideologica.

Un’altra critica che viene mossa è questa: “In Italia il problema storico è stato il fascismo. Perché volete inserire anche il comunismo?”

La storia italiana è fondamentale e nessuno intende metterla in discussione. Ma il Novecento non può essere letto in modo parziale o per convenienza. È stato il secolo delle due guerre mondiali, dell’apertura dei mercati su scala globale e di grandi trasformazioni politiche e sociali. Il contesto, quindi, è inevitabilmente europeo e internazionale.

Se allarghiamo lo sguardo, ci accorgiamo che non è esistito un solo totalitarismo. Diversi regimi hanno negato le libertà fondamentali, perseguitato gli oppositori e provocato milioni di vittime.

Per questo riteniamo che una democrazia matura debba avere il coraggio di condannare ogni forma di autoritarismo e totalitarismo, senza gerarchie e senza distinzioni. Una condanna universale ci sembra la scelta più razionale e coerente.

Il sindaco sostiene che, in alcuni casi, quella dichiarazione possa essere utile. Aggiunge però che quando il centrodestra amministrava Rivoli non è mai stata abolita. Non rischia di sembrare una polemica nata solo perché oggi il tema fa discutere?

Sono due questioni diverse.

Sulla prima ho già detto che comprendiamo l’intenzione di affermare valori condivisi. Proprio per questo, se una dichiarazione deve esistere, dovrebbe riguardare ogni forma di autoritarismo e totalitarismo, non una sola.

Sulla seconda, ammetto che il sindaco ha ragione, ma non mi interessa fare processi al passato.

Sono coordinatore del Circolo Fratelli d’Italia Rivoli dal 2025 e rispondo del lavoro che stiamo facendo oggi.

Quando riteniamo che una scelta amministrativa possa essere migliorata, il nostro dovere è proporne la modifica, indipendentemente da chi abbia governato prima.

Le idee non hanno una data di scadenza.

In questi giorni, però, anche all’interno del centrodestra si è assistito a una corsa a rivendicare questa battaglia. Come la vive?

Le idee non hanno una data di scadenza. Mi fa piacere che oggi sempre più persone condividano questa riflessione.

Mi rammarica soltanto che questa sensibilità non si sia manifestata con la stessa forza quando qualcuno aveva responsabilità di governo o comunque la possibilità concreta di intervenire. Da quanto apprendo, richieste e sollecitazioni non sono mancate.

È lecito attendersi che una forza di governo lasci un’impronta nell’azione amministrativa di un ente, traducendo i propri valori anche nelle scelte concrete. In alcuni casi, nella precedente legislatura, questo sembra non essere avvenuto.

Ma non è il momento di guardare nello specchietto retrovisore: è il momento di fare ciò che allora non è stato fatto.

Quindi qual è il messaggio finale che volete lanciare?

Che la Costituzione non ha bisogno di rafforzativi, perché respinge già nella forma e nella sostanza ogni forma di totalitarismo. È stata scritta proprio alla luce delle tragedie del Novecento per impedire il ritorno di qualsiasi governo autoritario.

La domanda è semplice: crediamo oppure no nella Costituzione? Noi ci crediamo e riteniamo che non serva aggiungere altro.

Se qualcuno ritiene necessario ribadire determinati principi, lo faccia pure, ma almeno ne rispetti il carattere universale, evitando di trasformare quel messaggio in un’affermazione apertamente ideologica.

Enzo Grassano

Beinasco, nasce il gruppo consiliare di Azione. Bartoli: «Segnale di crescita nell’area metropolitana»

Ieri sera, nel corso del Consiglio comunale di Beinasco, è stata ufficialmente costituita la rappresentanza consiliare di Azione con l’adesione dei consiglieri comunali Valerio Ghirardotto, Ilario Guarneri e Alfredo Di Luca.

Dichiarazione di Sergio Bartoli, Consigliere regionale del Piemonte e Coordinatore comunale provvisorio di Azione Torino.

«La nascita del gruppo consiliare di Azione a Beinasco rappresenta un risultato importante che conferma il percorso di crescita del partito nell’area metropolitana torinese. Si tratta di un percorso fortemente voluto e seguito dall’On. Daniela Ruffino, Segretaria regionale di Azione Piemonte, che con determinazione ha lavorato per rafforzare la presenza del partito sul territorio e creare le condizioni affinché sempre più amministratori locali scegliessero di aderire al progetto di Azione. Ho avuto il piacere di collaborare con lei in questo lavoro di radicamento, che trova ispirazione nella visione politica di Carlo Calenda, fondata su competenza, pragmatismo e buon governo.

L’adesione di Valerio Ghirardotto, Ilario Guarneri e Alfredo Di Luca dimostra che Azione è sempre più un punto di riferimento per chi vuole fare politica con serietà, responsabilità e concretezza, mettendo al centro le esigenze dei cittadini e non gli interessi di parte. È un segnale importante che rafforza ulteriormente la presenza del nostro partito sul territorio metropolitano.

Il Coordinamento comunale di Torino sta lavorando per costruire un partito sempre più radicato sul territorio, capace di coinvolgere amministratori, iscritti e realtà civiche che si riconoscono nei valori liberaldemocratici e riformisti di Azione. La crescita nei Comuni dell’area metropolitana conferma che il progetto promosso da Carlo Calenda continua ad attrarre persone competenti che vogliono mettersi al servizio delle proprie comunità.

Rivolgo a Valerio Ghirardotto, Ilario Guarneri e Alfredo Di Luca i miei migliori auguri di buon lavoro. Sono certo che sapranno rappresentare con impegno e competenza i valori di Azione, contribuendo con spirito costruttivo all’attività amministrativa e operando sempre nell’interesse dei cittadini.

Continueremo a lavorare con determinazione affinché Azione sia sempre più presente a Torino e nella sua area metropolitana, costruendo una classe dirigente preparata, credibile e vicina ai territori. È questa la visione che Carlo Calenda ha indicato fin dalla nascita del partito: una politica fatta di merito, competenza e soluzioni concrete.»

Il 14 luglio e l’identità nazionale

IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni

Pier Franco Quaglieni

La Francia celebra la sua festa nazionale a Parigi e in tutti i centri, anche i più piccoli, con cerimonie e ricordi della Presa della Bastiglia, un evento più simbolico che realmente rivoluzionario. La Rivoluzione arrivò dopo e portò il terrore, che fu la fine dell’era della ragione per cui la Francia fu benemerita. Il giacobinismo cercò di sdradicare la storia stessa della Francia, innalzando insieme la ghigliottina e l’albero della libertà, un ossimoro. Ma la bufera, alla fine, venne fatta cessare da Napoleone, che pure continuò alcune idee della Rivoluzione.

Dal 1789 sono passati oltre due secoli e l’acqua che è passata nella Senna ha cancellato le forme più estreme a cui giunse la Rivoluzione. Ma certi valori iniziali di fondo sono rimasti. La libertà e l’eguaglianza si sono fuse nella fraternità, o fratellanza, un concetto assai diverso, forse utopistico, che ha anche una lontana radice cristiana.

L’unità nazionale uscì rafforzata da una scelta repubblicana che, salvo i due periodi bonapartisti, rimase una scelta di non ritorno. Anche l’anticlericalismo rivoluzionario lasciò come sedimento un laicismo quasi assoluto, che ebbe il suo trionfo nella III Repubblica.

Va aggiunto che il pensiero liberale di Tocqueville non ebbe seguaci e che la storia francese non conobbe mai un’età liberale, ma ricadde nel 1848 e nel 1871, con la Comune, nella demagogia complottarda della gauche, che resta una costante della storia francese.

Pur con queste esperienze storiche alle spalle, la Francia oggi vive una passione civile nazionale rafforzata nei decenni. Che ci sia al potere De Gaulle, un grande, o Macron, un piccolo, i francesi non rinunciano a sentirsi orgogliosamente francesi. Uno dei motivi è aver riconosciuto come riferimento comune la Grande Rivoluzione, che aprì l’Europa tutta alla contemporaneità.

In Italia è impossibile trovare una data identitaria comune per tutti gli italiani. Certo non può essere il 25 aprile, che segnò anche la fine – solo apparente – di una guerra civile sanguinosa, lasciando odi e morti che ancora oggi evocano un passato che non è passato, come diceva Bobbio.

Non parliamo del 2 giugno, che vide gli italiani divisi quasi a metà, i quali forse si sarebbero ricacciati in un’altra guerra civile se il buon senso di un Re, che partì per l’esilio, non lo avesse impedito, potendo fare affidamento sulla statura politica di De Gasperi. Le divisioni del 2 giugno oggi sono storicamente e politicamente superate, ma quelle del 25 aprile non sono archiviate, perché il dualismo fascismo e antifascismo non appare archiviato.

Le uniche date che restano sono quella del 4 novembre (non più festa della Vittoria, ma delle Forze Armate) e il 17 marzo 1861, che però segnò la proclamazione del Regno e non dell’Unità nazionale. Sono due date che non hanno a che fare con la storia della Repubblica. Un piccolo politico cercò di confondere le acque, “republicanizzando” il 17 marzo, definito festa della bandiera e della Costituzione e persino dell’inno, un pastrocchio privo di senso storico che non piacque a nessuno e non ebbe seguito.

Per questo motivo gli italiani, che hanno comunque una storia molto diversa dai francesi, non potranno per ora scendere in piazza a sventolare il tricolore come simbolo di unità nazionale. L’Italia dei mille campanili, l’Italia a cui fu impedito di unificarsi e che fu condannata alla perdita dell’autonomia politica, non potrà mai essere come la Francia, che ha una storia unitaria di secoli, precedente alla Rivoluzione, che ha consentito ai francesi di formarsi un’identità nazionale che neppure oggi possediamo, perché restiamo il Paese dei Guelfi e dei Ghibellini, comunque denominati. La Francia ha trovato perfino nel volto di una famosa attrice l’occasione per sentirsi francese. Le attricette italiane prestano il loro volto per le manifestazioni di partito, mai per quelle della Nazione, idea trascurata di cui scrisse il grande storico Federico Chabod.

“La partecipazione selezionata della Giunta Comunale che ha paura anche della sua ombra”

Caro direttore,

sul sito della Città, a cose fatte, secondo la nuova linea della partecipazione cui è scesa la Amministrazione comunale, abbiamo saputo che la sera del 9 luglio alle Gallerie d’Italia si è tenuto il talk”Torino: il futuro ha una storia antica”. Il Sindaco, la Rettrice della Università e il Rettore del Politecnico moderati da una brava giornalista della RAI, Chiara Pottini, si sono confrontati in una conversazione informale sulle prospettive dello sviluppo e sulle future vocazioni della Città.
Una Città che in molti anche nella Amministrazione considerano in declino malgrado dal 1993 sia amministrata da Amministrazioni di sinistre autodefinitesi  progressiste per potere ottenere l’appoggio di mondi di centro che con la sinistra a Torino non si erano mai accompagnati. Mentre le analisi non proprio esaltanti di Banca d’Italia e dell’IRES erano state presentate a tutta la Città qui a sentire parlare di futuro , chi dopo trent’anni non ci presenta una Torino proprio in forma , gli inviti sono stati fatti nell’assoluto riserbo e nel circolo chiuso di quelli cui piace la torino con la t minuscola, che non si sono indignati quando un Vescovo genovese figlio di un operaio cassaintegrato arrivato a Torino la aveva vista divisa in due , la metà della Città che sta bene che non si accorge della metà della Città che sta male. Un giudizio che per essere nella Città dei Santi sociali non era proprio il massimo.

Eppure a me sarebbe piaciuto sentire il parere della Professoressa Prandi , una donna sincera, colpevole di aver detto che Lei in  Barriera non avrebbe mai abitato, e il Prof. Corgnati. Anche a me sarebbe piaciuto vedere il filmato sulla Storia della nostra Città. Neanche aver organizzato la più grande Piazza della Società civile torinese SITAV, una piazza che salvò l’opera più importante per il futuro di Torino, non mi ha dato il diritto di essere invitato nella bella Sala del Sanpaolo. Così mentre il Sindaco  sfuggiva il confronto, noi dell’UDC con una trentina di amici abbiamo iniziato a parlare di Torino, dei suoi problemi economici, sociali, dell’isolamento in cui vivono oltre centomila anziani, delle difficoltà economiche di tanti cassa integrati e abbiamo iniziato a discutere alcune proposte per rilanciare la economia e il lavoro nella nostra Città.
La proposta di istituire una ZES anche al Nord mi sembra interessante anche se complicata. Con la Zes le aree industriali del Nord diventerebbero più competitive e si potrebbe far arrivare un secondo produttore di auto , il settore più importante della economia piemontese. Torino dovrà puntare molto di più del passato recente sulla Organizzazione di grandi Congressi o di Fiere internazionali.  Mentre aspettiamo di capire cosa stiano facendo nel Centro per la Intelligenza Artificiale. Così come occorre accelerare la costruzione della TAV l’opera che ci porterà oltre un milione di turisti in  più all’anno.  Ci stiamo preparando alle prossime elezioni comunali,  perché se si vuole rilanciare davvero il Lavoro e la Sicurezza a Torino , occorre assolutamente cambiare l’amministratore delegato come farebbero gli azionisti di  qualsiasi grande azienda in calo da oltre vent’anni. C’è qualcuno che vuole continuare ad appoggiare la sinistra con una Città che nelle classifiche dei giornali economici e’ scesa di molti punti?

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Mino GIACHINO
UDC Torino