L’OPINIONE
di Mino Giachino
Caro Direttore,
Stamane i giornali ospitano due articoli: uno relativo alle manifestazioni dei No TAV previste per oggi e domani e l’altro al post della Appendino che chiama a una iniziativa a ottobre contro la TAV.
Chi lo avrebbe detto sabato 10 novembre 2018, quando Piazza Castello traboccava di torinesi che non volevano la Decrescita, che volevano a tutti i costi l’opera del futuro che metterà Torino, la Val Susa e il Piemonte in rete con tutta l’Europa e, attraverso i porti, con tutto il mercato mondiale?
La TAV, dal lato Italia, è ancora ferma, la Appendino rialza la testa e i No TAV, giovani e violenti, gridanoVENDETTA mentre si divertono al Festivaldella Felicità.
CHI HA TRADITO QUELLA PIAZZA?
Chi si è occupato di TAV ai vari livelli, al Governo, in Regione, nel Cantiere, sui giornali, nelle Prefetture, nelle Scuole, ecc. ecc.? Il mio amico Beppe Fossati, cui chiedevo perché non parlava della TAV, mi rispose che non interessava a nessuno. Eppure il 7 agosto 2019, grazie alla decisione di Salvini, che mi aveva incontrato al Viminale, il Senato, a stragrande maggioranza, votava NO alla Mozione No TAV dei Cinque Stelle e definiva la TAV un’opera di interesse nazionale.
Dopodiché, di fatto, tutto si è fermato. Il Governo giallorosso tenne ferma l’opera. In 7 anni l’unica cosa fatta, lato Italia, è l’assegnazione dei lavori a un Consorzio di imprese, ma i lavori non sono ancora iniziati. Le compensazioni ai Comuni, che avrebbero dovuto essere date in pochimesi, arriveranno solo nei prossimi giorni.
Nel frattempo, in questi lunghi anni, chi ha avutoincarichi ben retribuiti al Governo, in Regione, in Parlamento, in Comune, non ha cavato un ragno dal buco: tante interviste ai giornali, alle TV, zero lavori. Nel secondo atto delle Nozze di Figaro si dice: “Tanto onor, poco contante”… Tanti incarichi, zero risultati.
Intanto l’economia della Valle è scesa ai livelli delPIL del Sud Italia, Torino e il Piemonte crescono dello zero virgola. Torino e il Piemonte, chenel secondo dopoguerra, insieme a Milano e aGenova, trainarono l’Italia della rinascita, oggisono a metà classifica. Il Veneto e l’Emilia, chenegli anni ’50 ci mandavano persone con grande voglia di lavorare, ci hanno sorpassati.
Cavour, in soli tre mesi dopo l’approvazione del progetto in Parlamento del Traforo del Frejus, iniziò i lavori; qui non si è mai visto un Premier alcantiere. Quando il Premier francese Valls visitò il cantiere della TAV dal lato francese, andai a ringraziarlo a nome dei 40.000 di Piazza Castello.
Nel frattempo alcuni vecchi capi No TAV se ne sono andati in cielo; ora ci sono giovani, tra cui quelli di Askatasuna, che si sono allenati durante le notti post Festival della Felicità e, per farci capire la loro natura, hanno affisso l’altro giorno il cartelloVENDETTA contro gli sbirri. Un cartello che non è stato rimosso e oggi si preannuncia un weekend di fuoco.
Alle aziende che lavorano nei vari punti è stato consigliato di smontare i cantieri, la Appendino rialza la testa e i Sindaci PD No TAV chiedono al loro partito di ripensarci. In questi anni aziende valsusine sono state aggredite perché collaboravano al cantiere.
A chi chiederemo i danni di questo lunghissimo tempo perduto e della ripresa dei No TAV? Basta persone incompetenti a occuparsi di Infrastrutture, Trasporti e Logistica. Abbiamo bisogno di governanti che sappiano che il Paese ha bisogno di provvedimenti utili , non di interviste spiritate…
Pensa la differenza. Lo stesso giorno in cui presentava le dimissioni a Napolitano, Berlusconi faceva approvare una norma, che illustrai personalmente alle Commissioni parlamentari, con la quale lo Stato poteva difendere il cantiere di interesse nazionale. Senza quella norma non si sarebbe costruito il tunnel di Chiomonte e oggi non si costruirebbe il tunnel lato Italia.
Mino GIACHINO
SITAV SILAVORO