POLITICA

Allevamenti avicoli, Bartoli: “Aggiornare la normativa regionale”

In merito alla problematica ambientale che interessa il Comune di San Giusto Canavese e i comuni limitrofi, nonché alle numerose segnalazioni pervenute da cittadini e amministrazioni locali, il Consigliere Regionale e Presidente della V Commissione Ambiente Sergio Bartoli comunica di essersi attivato per avviare un percorso di revisione della normativa regionale attualmente vigente.

La decisione è maturata a seguito dell’incontro istituzionale tenutosi martedì 5 maggio con ARPA Piemonte, Città Metropolitana e Direzione Ambiente della Regione Piemonte, dal quale è emersa, attraverso una successiva concertazione tra gli enti coinvolti, la necessità di intervenire su una legge regionale ferma ormai all’anno 2000 e oggi ritenuta non del tutto adeguata rispetto alle attuali problematiche ambientali e alle esigenze dei territori.

“Occorre lavorare con equilibrio e responsabilità – dichiara Bartoli – introducendo strumenti normativi più moderni, chiari ed efficaci, capaci di garantire la tutela dei cittadini e della qualità della vita, ma anche di salvaguardare le aziende che operano correttamente nel rispetto delle regole. Serve una normativa che favorisca maggiore trasparenza, confronto tra enti e prevenzione delle criticità ambientali.”

Bartoli evidenzia inoltre come il tema debba essere affrontato evitando contrapposizioni ideologiche, attraverso un dialogo concreto tra istituzioni, enti tecnici, amministrazioni locali e realtà produttive del territorio.

“L’obiettivo – conclude – deve essere quello di trovare soluzioni serie, sostenibili e condivise, che permettano di coniugare tutela ambientale, salute pubblica e continuità produttiva.

UDC e DC hanno ricordato la Rerum Novarum

In attesa della nuova enciclica di Papa Leone XIV

Nella sede del Circolo IL LABORATORIO, ieri sera a 135 anni dalla promulgazione UDC e DC hanno ricordato   la RERUM NOVARUM una delle più importanti encicliche della Chiesa cattolica. Mauro CARMAGNOLA , Mino GIACHINO e Pietro BONELLO hanno discusso la Enciclica sociale più importante degli ultimi secoli , una Enciclica  su cui si sono formati decine di migliaia di cattolici impegnati in politica , in particolare nella DC, soprattutto nel secondo dopoguerra, ricostruendo Paesi semidistrutti dalla guerra assurda scatenata dal nazifascismo.
Da DeGasperi , Adenauer , Schuman oltre la ricostruzione di Italia, Germania e Francia, nasce una alleanza importante che ha dato vita e principi all’Europa.
Leone XIII scrive a 81 anni in latino la risposta ai problemi del lavoro nella società industriale, sostenendo che il socialismo non è la risposta e getto’ le basi della moderna dottrina sociale della Chiesa cattolica, meritandosi l’appellativo di Papa dei lavoratori. Condannando sia l’ateismo marxista che il capitalismo selvaggio, Papa Pecci individuo’ nella collaborazione tra le classi sociali la ricetta ai mali del tempo, denunziando con parole dure quanti “opprimono per utile proprio i bisognosi e gli infelici, perché defraudare il giusto salario, e’ colpa così enorme che grida vendetta al cospetto di Dio”.  Tesi forti che hanno portato il mondo del lavoro a conquiste importanti sia dal punto di vista economico che dei diritti dei lavoratori nelle aziende, in Italia con lo Statuto dei Lavoratori di Carlo Donat-Cattin . Di fronte ai risultati poco esaltanti come la bassa crescita della economia degli ultimi vent’anni e all’impoverimento di metà della Città come denuncio’ l’Arcivescovo di Torino Cesare Nosiglia , c’è bisogno di rilanciare una politica economica e sociale che rilanci il lavoro e riduca le diseguaglianze sociali cresciute come non mai a Torino, nel rifiuto della violenza dei cosiddetti centri sociali tipo Askatasuna , che purtroppo hanno trovato udienza e comprensione nella maggioranza che amministra Torino da trentatré anni.

Il battutismo, versione parlamentare del populismo

LO SCENARIO POLITICO di Giorgio Merlo

Chi voleva avere la certezza quasi scientifica del decadimento morale, progettuale e politico del Parlamento italiano – e quindi della credibilità dei partiti e dei loro rispettivi capi – poteva tranquillamente ascoltare il dibattito che c’è stato recentemente al Senato durante il question time con la Premier Giorgia Meloni. Appunto, uno spettacolo decadente, inguardabile, inascoltabile e anche un po’ squallido. Una raffica di invettive personali, di insulti, di attacchi senza esclusione di colpi e, soprattutto, di battute. Le battute migliori e più pungenti – degne di un nobile ed antico bagaglino del grande ed indimenticabile Pippo Franco – hanno scandito il successo politico e mediatico di chi le ha pronunciate. Insomma, per farla breve, oggi per avere visibilità politica e mediatica negli infallibili talk politici televisivi serali occorre essere in grado durante il giorno di affastellare battute comiche, di far ridere l’uditorio, di attaccare violentemente il nemico politico, di irriderlo e ridicolizzarlo e, in ultimo ma non per ordine di importanza, di delegittimarlo sotto il profilo morale. Ecco il menù del dibattito ascoltato in Senato nei giorni scorsi e che, del resto, possiamo tranquillamente e soavemente registrare quasi tutti i giorni nelle aule parlamentari. Ora, nessuno pretende, come ovvio e persin scontato, di avere una classe dirigente politico e parlamentare anche solo lontanamente paragonabile a quella della prima repubblica. Ma, per essere ancora più chiari ed onesti con noi stessi, neanche pensiamo al confronto con quella dell’inizio della seconda repubblica. Purtroppo dobbiamo prendere amaramente atto che il tarlo del populismo anti politico, demagogico, anti parlamentare e qualunquista del grillismo – sub cultura principe di ogni forma di populismo – ha contagiato in profondità l’intera politica italiana. E anche settori che sono quasi antropologicamente alternativi, distinti e distanti da quella malapianta, hanno finito per mutuarne il linguaggio, il modo d’essere e lo stesso comportamento concreto. Al punto che lo stesso confronto parlamentare – se così si può definire – ha finito per diventare uno scontro permanente tra opposti populismi ed estremismi. Per queste ragioni, semplici ma essenziali, credo di potere sostenere che siamo arrivati ad un bivio. E cioè, o si riesce a mettere in campo coalizioni e alleanze che privilegiano il ritorno della politica, la centralità dei contenuti e, di conseguenza, la serietà e la credibilità dei partiti e di chi li dirige quotidianamente, oppure la deriva non può che peggiorare e con esiti politici a tutt’oggi imprevedibili. Certo, la pochezza del battutismo è sotto gli occhi di tutti. E, di conseguenza, il tramonto della politica intesa come progetto, come visione di medio/lungo periodo e come capacità di individuare soluzione ai problemi dei cittadini, è diventato purtroppo un dato di fatto. Persin oggettivo. Ed è per questi motivi che, ancora una volta, quasi si impone la necessità di avere una classe dirigente che sappia opporsi alla malapianta del populismo e alle tristi e decadenti situazioni che produce. E il dibattito di mercoledì scorso al Senato tra battute, accuse triviali, barzellette ed insulti vari ha certificato, appunto, il tramonto della politica, dei partiti e delle rispettive classi digerenti. Il tutto amplificato dalle rispettive tifoserie giornalistiche, televisive e mediatiche.

TAV, Giachino: “I ritardi delle compensazioni sono gravi”

I ritardi delle compensazioni son gravi perché il territorio della Valle che ospita tante infrastrutture (autostrada, ferrovia , due strade statali, tre trafori ) meriterebbe i soldi della Valle D’Aosta ma sono ancora più gravi i ritardi nella costruzione dell’opera per un Paese che da anni cresce solo dello zero virgola e ha un Debito Pubblico che costa quasi 90 miliardi di interessi l’anno . Soldi tolti alla Sanità e all Scuola. Ecco perché noi  SITAV ci batteremo in tutte le sedi contro il campo largo largamente contrario alla TAV.
Mino GIACHINO
UDC Torino

“Liberale è”, al Salone del Libro il nuovo libro di Giuseppe Benedetto

“Ogni promessa è debito… pubblico”, scrive Giuseppe Benedetto nel suo nuovo libro “Liberale è. Predicare inutilmente” (Rubbettino). Con la prefazione dell’economista Carlo Cottarelli, il volume – presentato al Salone internazionale del Libro di Torino, con la professoressa Elsa Fornero e con il direttore de La Stampa Andrea Malaguti – affronta un viaggio dentro le contraddizioni più profonde dell’Italia.

“All’inizio degli anni ’90 il debito era già intorno al 124% del Pil, adesso siamo al 137%. È impossibile ridurre il rapporto tra debito pubblico e Pil se continuiamo a crescere dello 0,5%”, spiega Benedetto. “Negli ultimi dieci anni la Grecia ha ridotto il rapporto tra debito e Pil di 50 punti percentuali, con una crescita intorno al 2%; il Portogallo, con lo stesso tasso di crescita, ha ridotto questo rapporto di 40 punti percentuali; Cipro lo ha fatto di 55 punti percentuali, con una crescita del 3,5%. L’unica eccezione è la Spagna che comunque, negli ultimi anni, dopo il Covid, ha ridotto il rapporto debito/pil di undici punti percentuali. Da noi invece il debito continua a crescere, non riusciamo a ridurlo nemmeno di un punto percentuale”.

E allora, si chiede Benedetto, quali riforme servono per far crescere l’economia? “In primis, ridurre la burocrazia. Ad esempio, le Zone economiche speciali (Zes) ideate per il sud e per alcune regioni del centro Italia, che comportano semplificazioni burocratiche per le imprese che investono nell’area, funzionano. Partiamo da lì, rendiamo l’Italia tutta una Zes. Poi bisogna ridurre il peso della pressione fiscale, ma per farlo deve diminuire anche il peso della spesa. L’anno scorso la pressione fiscale è arrivata al 41,1% del Pil e se guardiamo il documento di finanza pubblica, pubblicato qualche settimana fa, si rimane al 43% fino al 2029. La Spagna, che l’anno scorso è cresciuta del 3%, ha una pressione fiscale di sei punti percentuali di Pil più bassa. Se chiedete a un’impresa dove preferisce investire, questa ti risponderà che va dove le tasse sono minori. Per questo non riusciamo ad attirare capitali esteri”.

“Nessun governo si assumerà mai la responsabilità di fare le riforme necessarie, perché sono impopolari”, sottolinea Benedetto. E allora, al termine del ragionamento che si sviluppa lungo tutto il libro, il presidente della Fondazione Einaudi propone una soluzione: istituire un’Assemblea costituente. “L’unica strada percorribile”, la definisce lui. “Con l’attuale sistema, gli attori politici cercheranno sempre di far prevalere il proprio interesse di parte rispetto all’interesse comune. L’idea della Fondazione Einaudi è di proporre una snella assemblea composta da cento membri di alto spessore eletti dai cittadini. Un luogo nobile, parallelo al Parlamento e in carica per un tempo predefinito, in cui lavorare per una riforma organica della seconda parte della Costituzione, sospendendo temporaneamente le appartenenze partitiche”.

Giachino: “Lettera aperta a Giorgia Meloni”

Attraverso IL TORINESE voglio scrivere una LETTERA APERTA alla nostra Premier 
Cara Giorgia,
Ti scrivo per la simpatia che ho provato da quando Ti ho incontrato tra i Banchi dell’ultimo Governo Berlusconi. Per la  difficoltà del Tuo impegno meriti tutto il sostegno possibile.
Il problema più importante del nostro Paese, dal quale discendono gli altri ai quali Ti stai dedicando con grande impegno, e’ la Bassa Crescita economica degli ultimi venticinque anni. E’ il motivo che mi portò a organizzare a Novembre 2018 quella grande Piazza Castello di Torino SITAV. E’ il motivo che gli inizi del 2025 mi porto’ a scrivere un libretto PER CRESCERE DI PIÙ che presentai insieme al nostro caro  amico Gianni LETTA nella Sala Matteotti della Camera dei Deputati.
Rimasi inascoltato. Allora gli interessi sul nostro Debito Pubblico erano 83 miliardi ora hanno superato i 90 e viaggiano verso i 100. Tutti soldi sottratti alla Ricerca, alla Scuola,  alla Sanità, al Benessere degli italiani. Occorre rilanciare una maggiore crescita della nostra economia. Negli ultimi tempi ne han parlato i maggiori economisti. Oggi ne parla su La Stampa, Veronica De Romanis, ma le previsioni sono quanto mai deludenti. Il Governo, i partiti, le categorie dovrebbero ognuno indicare cosa fare per la propria parte per aumentare la crescita della nostra economia ma poi al Governo nei vari Ministeri si dovrebbe procedere con decreti e direttive che cambino le cose. Nella logistica, che è il settore di cui mi occupo da trent’anni, si potrebbe recuperare almeno 1 punto di PIL in più con migliaia di nuovi posti di lavoro. Basti un dato . Nel 2010-2011 quando mi occupai da Sottosegretario insieme a esperti e ai membri della Consulta nazionale dei trasporti e della logistica , stimavamo il costo della inefficienza logistica del nostro Paese in 40 miliardi, tra maggiori costi per le aziende e sviluppo perso. Confindustria e Coldiretti lo scorso anno in due studi diversi  hanno calcolato che il costo della inefficienza logistica del nostro Paese grazie anche alla inconcludenza dei Governi che si sono succeduti , sia raddoppiato. Se il Governo Monti avesse trasformato in Decreto le norme che gli avevamo proposto sulla accelerazione dei controlli nei nostri porti e sulla vendita franco destino oggi andremmo meglio. Incidono pesantemente i tempi lunghi per la realizzazione delle grandi opere , dalla TAV in la’.
Nel 68 a Parigi i giovani chiedevano la Fantasia al Potere, oggi in Italia basterebbe la Competenza al potere.
Ti ringrazio molto dell attenzione e buon lavoro con tutto il cuore.
Mino GIACHINO 
Responsabile UDC Torino

Aree interne, Ruffino (Az): “Governo tocchi con mano le difficoltà dei territori”

“Quando parliamo di aree interne mi chiedo se, da parte della maggioranza, ci sia la volontà di visitarle e di toccare con mano le minori opportunità che vivono i cittadini in quelle zone. Ci sono difficoltà nella sanità, con gli ospedali distanti, che hanno chiuso, o con la riduzione dei posti letto, fino alla scuola, con le classi soppresse se manca un bambino e nei servizi per i giovani, dai punti culturali alla biblioteca che non consentono un radicamento ai nostri ragazzi. Tutti questi sono problemi reali, come quelli di tantissimi comuni che non riescono più a garantire servizi come scuolabus per questione di risorse”.
Lo ha dichiarato Daniela Ruffino, deputata di Azione, intervenuta in aula alla Camera sulle mozioni dedicate alle aree interne.
“Per questo motivo – ha proseguito Ruffino – abbiamo presentato una mozione frutto di un lungo lavoro congiunto con gli amministratori locali che vivono le aree interne: un impegno per potere dare risposte a chi abita in quei territori. Eppure il governo tende a stravolgerla e ci risulta difficile accettare questa decisione mentre la mozione di maggioranza parla di equilibri di bilancio e vincoli di finanza pubblica, per esempio, sul tema delle infrastrutture digitali che sono invece fondamentali per chi lavora e per le famiglie. È una visione diametralmente opposta alla nostra”.
Secondo Ruffino “non sono stati fatti passi in avanti per i territori montani, in particolare per la riduzione dei comuni che hanno subìto un provvedimento pasticciato. Quando in passato si è parlato di montagna e veniva detto ‘siano i privati ad aprire i nidi o micronidi’ si chiedeva sostanzialmente al privato di fare ciò che spetta allo Stato. Tutto questo non è accettabile: bisogna prendersi le responsabilità e avere profondo rispetto per chi vive oggi in quelle aree, altrimenti parlare di giovani e futuro è aria fritta”.

Le minoranze: “Lega fa saltare commissione su piano territoriale e trasporto taxi e ncc”

PD AVS e M5S: “Le tensioni della maggioranza non possono ricadere sui piemontesi”.
“Questa mattina all’ordine del giorno della commissione Trasporti c’erano le prime determinazioni di due importanti provvedimenti, l’aggiornamento del piano territoriale regionale, che definisce gli indirizzi di pianificazione del territorio e, soprattutto, le modifiche alla legge regionale sul trasporto pubblico non di linea, taxi e noleggio con conducente.
In particolare quest’ ultimo è un provvedimento, molto atteso dalle associazioni di categoria, che fa chiarezza su alcune delimitazioni territoriali e sulle disposizioni di legge.
Ma non è stato possibile aprire i lavori della commissione in quanto nessun componente del gruppo della Lega si è presentato a palazzo Lascaris. Non è la prima volta che la maggioranza diserta i lavori delle commissioni impedendo di fatto il regolare svolgimento dell’ attività legislativa.
Riteniamo grave che i dissidi interni alla maggioranza di centrodestra  ricadano sugli iter amministrativi e legislativi di provvedimenti attesi dal territorio”.
Nadia Conticelli, consigliera PD e vicepresidente II commissione.
Alberto Avetta consigliere regionale PD
Fabio Isnardi, consigliere regionale PD
Alice Ravinale, presidente gruppo regionale AVS
Alberto Unia, consigliere regionale M5S
Pasquale Coluccio, consigliere regionale M5S