POLITICA

Quando Messori rispose a Giachino sul declino di Torino

Caro Direttore,
Venerdì purtroppo è venuto a mancare a Desenzano Vittorio MESSORI , un brillante giornalista e scrittore emiliano ma vissuto tanti anni a Torino dove ha scritto per la Stampa e ha dato vita a Tuttolibri.  MESSORI , per Adnkronos il più famoso scrittore cattolico al mondo, convertitosi tardi divenne famoso per un libro IPOTESI SU GESÙ che ha venduto oltre un milione di copie, ha scritto due libri con due Papi, Giovanni Paolo II e Papa Ratzinger. Nel 2016 gli scrissi una lunga lettera sul Declino di Torino e lui gentilmente rispose. Ciò che mi scrisse è bene che i torinesi lo leggano. Buona Pasqua

Mino GIACHINO

La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

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SOMMARIO: Vittorio Messori – Andar avanti – Il Piano energetico – I ninnoli – Lettere

Vittorio Messori
E’ mancato a 84 anni l’amico Vittorio Messori. Ci sarà tempo e modo di ricordarlo. Cito solo  un suo pensiero fulminante sui “cattolici adulti” di Prodi, definiti una contraddizione in termini rispetto al Vangelo che invita a mantenere il candore dei bambini, i soli che entreranno nel Regno dei cieli. Messori aveva letto Machiavelli e conosceva le leggi ferree della politica, ma aveva mantenuto l’animo  che voleva  Gesù. E’ morto il venerdì santo, ma  le sue idee non sono destinate all’oblio del sepolcro più o meno imbiancato. Resteranno vive.
Andar avanti
Bisogna che il Governo esca dal trauma provocato dal referendum e da una cattiva gestione della campagna elettorale. Un rilancio con la legge elettorale sarebbe un passo falso. Meloni deve andare in Parlamento, magari dopo aver fatto un rimpastino, anche eliminando Urso come ministro poco capace e rivolgersi agli italiani con un programma che vada oltre la fine della legislatura e ipotechi anche l’altra, offrendo agli Italiani riforme che incidano sull’economia e precisi la posizione italiana in Europa e con gli USA. Il periodo tragico di guerra non favorisce, ma la Nazione italiana deve recuperare la sua dignità in un quadro europeo sempre più sfilacciato. Un governo di centro – destra  non può andare a rimorchio. Certo con moderazione ed equilibrio, ma l’Europa si salva solo con le Nazioni. Gli Stati Uniti d’Europa, appunto, il federalismo europeo, che parte dalle Nazioni storiche.
Questa era anche l’idea dei Padri dell’idea di Europa. Via l’idea oggi impraticabile della repubblica presidenziale o semi presidenziale, distrutte da Trump e da Macron. L’economia italiana deve essere al centro di un nuovo programma che non veda nel solo Giorgetti, il deus ex machina della ragioniera. Bisogna aprire gli orizzonti, eliminare la paura di perdere. Essere più liberali è indispensabile. Non il falso liberalismo, ma quello vero. Il Governo deve ridare fiducia al Paese, rivolgendosi ad esso come ,ad  esempio , sapeva fare De Gaulle o De Gasperi. Nei prossimi giorni il Governo si giocherà il suo  futuro. Stanno rimettendo in piedi la gioiosa macchina da guerra debellata da Berlusconi. Bisogna agire anche a tutela della libertà che una parte della minoranza oggi vuole conculcare, affiancandosi a Landini e all’estrema sinistra. Va messo in condizioni di non nuocere il rozzo generale – scrittore che fa votare contro il governo. Non chiacchiere, ma progetti che ridiano modernità all’Italia, passando dalle infrastrutture e dai servizi, per passare ad un progetto reale volto a sconfiggere la decrescita democratica e ripristinare il valore della famiglia  fondata sul matrimonio tra uomo e donna. Basta ai finti diritti che sono solo desideri edonistici. Basta ad una scuola in cui la violenza prevale e l’irrazionalità sta distruggendo quel poco che era rimasto dopo l’eterno ‘68. La generazione Z va rimessa al suo posto e i ragazzini della maranza vanno messi in condizione di non nuocere.  La migrazione illegale va fermata, dando opportunità di integrazione a chi  viene a lavorare, non a delinquere.
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Il Piano energetico
La guerra ha messo in evidenza in modo del tutto inoppugnabile  la fragilità dell’ Italia sul piano energetico. Il Governo deve mettere a frutto il grande lavoro realizzato dal ministro Pichetto Fratin, uno dei migliori e più seri ministri dell’attuale Governo, e procedere a dare attuazione ad un piano energetico che reintroduca il nucleare sicuro.
Gilberto Pichetto

 

Sul nucleare siamo vittime della demagogia verde – rossa che portò ad un referendum suicida fondato sull’ allarmismo. Il piano energetico deve dare il via  nei tempi più rapidi al Nucleare senza accantonare le energie rinnovabili oggi  del tutto insufficienti e inadeguate. Acquistare energia dalle centrali nucleari altrui appare oggi un vera e propria follia. E pensare all’energia eolica e solare, senza il nucleare, resta un’utopia e  si rivela un inganno.
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I ninnoli
Nella sua casa di Parella dove abitò Giacosa, Nina Ruffini si era trasferita negli ultimi anni della sua vita, portandosi da Roma i ninnoli che avevano suscitato le ironie del radicale Angiolo Bandinelli che veniva considerato un piccolo “guastatore” quando andava nella casa, piena di ninnoli delicatissimi,  di Nina che era il capo della segreteria di Pannunzio al “Mondo”. Preciso: capo, non capa.  La Ruffini era una presenza molto importante al “Mondo”, una sorta di vestale laica. Arrigo Olivetti mi portò a conoscerla a Parella già nell’estate nel ‘69 dopo che l’anno prima alla presenza di Saragat presidente della Repubblica fondammo il Centro Pannunzio.
Avevo  così potuto vedere i suoi ninnoli sopravvissuti al trasloco da Roma. Oggi il concetto di ninnolo è quasi sconosciuto. Io nella mia casa di vacanza sono pieno di oggettini, spesso di nessun valore,  se non affettivo, che sono ricordi di vita e di viaggi nel mondo: da Bali a Moncalieri, dalla Cina a Bordighera, da Roma a Capri per non parlare delle amatissime Vienna, Venezia, Parigi, Londra. Ogni oggettino  è un ricordo di vita vissuta. In questi giorni mi è nata un’altra piccola angoscia: dove finiranno i miei  ninnoli dopo la mia morte? E’ solo una piccola angoscia perché le angosce oggi sono ben altre e riguardano la fine del mondo. I giovani nelle loro case squadrate dalla modernità che precipita a volte nel cattivo gusto, non credo abbiano dei ninnoli. La generazione Z in particolare irriderebbe i ninnoli come faceva Bandinelli che pure era una degna persona, amica di Pannella. Temo finiranno tutti o quasi nella spazzatura o da un rigattiere, ammesso che siano sopravvissuti.
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LETTERE scrivere a quaglieni@gmail.com
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La Famija Piemonteisa di Roma

Da vecchio vercellese che abita a Roma da trent’anni sono socio della Famija Piemonteisa di Roma e lettore da quasi dieci anni della sua rubrica sul “Torinese“. Le scrivo perché sono indignato contro i dirigenti scaduti della Famija dopo la morte del presidente Morbelli in agosto. Da allora la Famija non è più attiva e i superstiti non stanno facendo nulla, facendo morire la gloriosa associazione. Ma stanno cercando di mettere  in atto un nuovo statuto che consenta loro di impadronirsi della associazione che in pochi mesi ha perso  metà dei soci.  Sono vecchi signori senza esperienza che vogliono impedire a elementi nuovi di rilanciare la Famija. Mi rivolgo a Lei come massimo studioso di Marcello Soleri che fondò la Famija nel 1944 e che ritengo insieme alla famiglia Soleri alto  rappresentante degli interessi originari dell’ente creato dal ministro Soleri. Cosa dobbiamo fare? Ci sono soci autorevoli come un generale dei Carabinieri che potrebbe riportare in alto la nostra associazione.     Lettera firmata

Enrico Morbelli
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Doveva avere il coraggio di uscire allo scoperto perché questi problemi non si risolvono con lettere come la sua. Bisogna uscire allo scoperto. Da vecchio amico della Famija sono indignato per quanto leggo. Non sono piemontesi a Roma, ma persone che del vecchio Piemonte non hanno nulla. Va fatta una formale  diffida a convocare subito un’assemblea per eleggere le cariche con lo statuto vigente. E’ scorretto scrivere un nuovo statuto con valore retroattivo che snatura la Famija. Lo statuto verrà eventualmente  elaborato dal nuovo direttivo e votato da una assemblea ad hoc dopo il recupero almeno dei vecchi soci. Adesso è urgente nominare un nuovo presidente con le regole vigenti. Altrimenti rivolgetevi anche al Sindaco di Roma che dà i locali, segnalando la cosa. Se necessario fate un esposto. La Famija è troppo importante per rischiare di finire come già accadde con Zanone che pure non era uno sprovveduto , ma non si interessava dell’associazione e perse la sede prestigiosa che fu di Soleri e di Einaudi. Anche a Torino ci sono miopi nemici della Famija che vanno snidati. Avrete tutto il mio appoggio.
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Titoli e onorificenze
C’è un mercato di onorificenze e persino di titoli nobiliari in Italia davvero  incredibile. Piccoli borghesi arricchiti vogliono medaglie e stemmi per darsi un tono. 80 anni di Repubblica non sono bastati. Anche  attorno ai titoli sabaudi di Emanuele Filiberto si addensano ombre cupe. Circolano tanti soldi. Dicono per beneficenza. Sarà poi vero? Dovrebbero avere bilanci pubblici e trasparenti che non vedo sui siti.  Ing. Ines Scotti
Non so darle una risposta precisa. Posso dirle di un notevole disagio che si coglie in certi ambienti, specie se legati al Duca d’Aosta – figura di alto livello intellettuale e morale –  che non tollerano commistioni di denaro. L’esempio è l’altissima e nobile  figura di Re Umberto II.
Gli ordini dinastici fanno sicuramente beneficenza e a Torino restaurano la basilica Mauriziana di via Milano con l’aiuto della Fondazione dell’Ordine che finalmente e’ presieduta  da una donna competente e capace: Licia Mattioli. Questi bulletti con il titolo di cavaliere o addirittura grande ufficiale,  esibito in modo sfrontato e strafottente, assomigliano ai personaggi che il Foscolo definiva il volgo che “ha sepoltura nelle adulate  regge, già vivo e i stemmi unica laude “.
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Trump
Non si può stare nell ‘ambiguità’ su Trump. I liberali, i laici, i democratici, i conservatori veri devono dichiararsi senza ambiguità contro Trump. La Meloni è esitante e non rivela doti di statista, ma solo piccoli tatticismi molto miopi. Annella Robusti
Concordo con lei su un fatto: Trump ha distrutto il Partito repubblicano in America, anche se il Partito Democratico ha accumulato grosse colpe e molti deficit.Trump è un avventuriero che non è neppure machiavellico, ma soltanto un  improvvisato affarista che non sa quasi nulla di cosa sia la politica e uno Stato democratico. Trump ha distrutto il sogno americano. La presidente italiana rappresenta un’ Italia che conta poco e deve fare i conti con la realtà come qualunque altro premier, a partire da Giuseppi Conte. Non può scegliere i suoi interlocutori, ma deve accettarli senza lasciarsi condizionare troppo. Il diluvio universale ha ucciso le colombe della pace. Bisogna prenderne atto.

Comportamento e progetto, ecco la buona politica

 

LO SCENARIO POLITICO di Giorgio Merlo

Pietro Scoppola, autorevole e qualificato storico cattolico, amava sostenere che un buon politico,
e non solo un buon politico cattolico, deve sempre legare nella sua attività pubblica “la cultura del
comportamento con la cultura del progetto”. Una riflessione molto efficace che, soprattutto, non
scade. Anche e soprattutto nel contesto politico contemporaneo.
Ora, non si tratta di ridurre questa riflessione ad un banale e qualunquista richiamo moralistico.
Semmai, e al contrario, si tratta di affermare con forza che la politica e chi la esercita si regge su
due presupposti fondamentali. “La cultura del comportamento”, innanzitutto. Ovvero, un modo
d’essere in politica che, al di là della provenienza culturale, ideale o religiosa dei singoli, si
caratterizza per la sua serietà, per la sua sobrietà e, nello specifico, per la sua trasparenza. Senza
ridurre il tutto alla dimensione privata dove, come ovvio, non ci sono giudici che possono elargire
sentenze inappellabili, il comportamento pubblico non può che essere sempre esemplare e
corretto. Certo, dopo l’irruzione del populismo e di una classe dirigente casuale, improvvisata e
pressapochista, la stessa categoria della moralità pubblica ha subito una brusca battuta d’arresto.
Ma è altrettanto indubbio che la politica può recuperare la sua credibilità, la sua autorevolezza e il
suo prestigio solo se chi la esercita tanto a livello nazionale quanto a livello locale non si
compromette con atteggiamenti e comportamenti discutibili se non addirittura squallidi. Non si
tratta di rimpiangere il passato ma, se vogliamo fare un confronto storico, non possiamo non
prendere esempio da larga parte della classe dirigente della cosiddetta prima repubblica. A
cominciare proprio dai due grandi partiti popolari e di massa dell’epoca, cioè la Dc e il Pci. Al
riguardo, non si inventa nulla. È sufficiente, appunto, recuperare uno stile e un modo d’essere che
per molti decenni hanno caratterizzato la vita pubblica del nostro paese.
Ma la “cultura del comportamento” sarebbe monca se non è sempre accompagnata, come
diceva appunto Pietro Scoppola, dalla “cultura del progetto”. E questo perchè quando un partito
o, peggio ancora, una coalizione di partiti, non hanno un progetto di società, una visione di futuro,
una ricetta di medio/lungo periodo, il tutto si riduce inesorabilmente al trasformismo politico,
all’opportunismo parlamentare e anche, e soprattutto, ad una gestione all’insegna dell’ordinaria
amministrazione e della mera sopravvivenza. Inoltre, senza una dimensione progettuale è la
stessa politica ad essere perennemente in crisi e in balia delle onde. Certo, la categoria del
progetto esige e quasi impone da un lato una precisa e definita cultura politica di riferimento e,
dall’altro, una concezione della stessa politica che non può essere prigioniera degli istinti più
triviali e che insegue perennemente e supinamente tutto ciò che caratterizza la cosiddetta
pubblica opinione. Il progetto, cioè, impone una politica che guida i processi e che orienta la
società e che non si limita ad inseguire e cavalcare gli istinti. Questa, del resto, è la differenza di
fondo che passa fra il popolarismo e il populismo.
Ecco perchè recuperare la “cultura del comportamento e la cultura del progetto” oggi è, oltrechè
un compito politico, anche un dovere morale.

Giachino: a sinistra non è servita la Lezione del Principe de Curtis

Dopo che qualcuno la dava per dispersa ieri, guidata dal Prof. Garibaldi, ha fatto nuovamente capolino la Alleanza x Torino, la riedizione della lista che nel 1993 porto’ Castellani a vincere le elezioni comunali sconfiggendo Diego Novelli. Chi si aspettava dal Professore di Economia una Analisi del sangue della situazione economica della Città che per diversi decenni ha trainato la economia italiana e’ andato deluso. I Professori sono abituati a bocciare gli altri ma non accettano di farsi bocciare dagli altri. Eppure dal 1993 Castellani presento’ ben due piani strategici senza mai presentare un Bilanciò consuntivo così non si accorse che solo col turismo, la cultura e il loisir la economia torinese non pareggiava ciò che stava perdendo nell’industria dell’auto. Così non si è ancora accorto adesso che dal  2001 la economia torinese ha una crescita economica inferiore alla media nazionale . Così non si è accorto che oggi Torino è la Capitale della cassa integrazione e che il 75% dei giovani ha un lavoro precario. Negli ultimi venticinque anni si è parlato tanto di Olimpiadi senza capire che la cosa più importante era difendere l’industria dell’auto . Così quando Elkann ha venduto la grande azienda alla Peugeot ne’ la Appendino ne’ il governo giallorosso pensarono di mettere il golden power sulla capofila della filiera industriale più importante d’Italia. La crisi dell’auto,  e forse questo non l’ha neanche capito il governo Meloni, sta frenando l crescita della economia Italiana molto di più di quanto loro credano. In questa situazione , a un anno dalle elezioni comunali  Lo Russo pensa solo a rivincere e sa che questa volta il suo problema è a sinistra e lui ,origine DC, per convincere la Schlein ha detto che la sinistra deve fare la sinistra per cui da oltre un anno tratta con Askatasuna e si tiene buoni la sinistra di  AVS,  l’unica sinistra con cui dialogano i ragazzi carini di Aska. Al centro ci pensano quel che resta del Sistema Torino, quello che per avere un grattacielo ha regalato tuto a Milano , Castellani e i tanti consulenti consultati in questi 33 anni, che sono molto di più di un ventennio, e che non vogliono assolutamente perdere il Comune. A ciò si aggiunga il nuovo Piano regolatore che è uno strumento fatto apposta per discutere e trattare con i tanti interessi della Città, dai costruttori, ai capitalisti proprietari di immobili e terreni, ai commercianti e magari qualcuno legato a qualche consigliere di opposizione. Quando c’è una maggioranza così longeva gli oppositori non sono tutti puri e duri come un GIACHINO qualsiasi , qualcuno che non ha idee magari è stufo di stare alla opposizione. Chi ci rimette però è Torino a partire dalla sue periferie sempre più dimenticate e lasciate in balia della insicurezza e del degrado. Anche i giornali non sanno che pesci pigliare così oggi danno una pagina intera a una proposta poco più che banale fatta dagli amici di Castellani che ora non parlano più di turismo e puntano ad attrarre studenti universitari copiando da Bologna che anche in questo campo si è dimostrata molto più brava di Torino attraendo quelli della Johns Hopkins.
Solo che i professori della Lista di Alleanza non si sono chiesti quali posti di lavoro offrirà Torino a questi giovani studenti se non si difende di più e meglio l’industria l’unico settore che può offrire stipendi interessanti e competitivi con l’estero.
Certo non ci voleva il caso Delmastro così come ci vorrebbe qualcuno che apra  un confronto e un lavoro che coinvolga tutto il Centro Destra insieme .
I cattolici impegnati in politica questa volta dovranno partire dalla pesante situazione economica e  sociale per presentare un forte progetto complessivo per il rilancio di Torino , perché chi paga da trent’anni sulla propria pelle il declino economico e sociale della Città sono i più poveri, i senza lavoro e i precari quelli ai quali si dovrebbero maggiormente rivolgere i tanti che hanno studiato la Rerum Novarum frequentando le lezioni di Donat-Cattin, Bodrato, Picchioni, Calleri Botta e Arnaud.
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Mino GIACHINO 
Responsabile torinese UDC

Acqua pubblica e meno plastica: la proposta di legge di AVS in Consiglio Regionale

“L’acqua è un bene comune, non una merce. Con questa legge vogliamo fare un passo concreto per renderla davvero accessibile, riducendo sprechi, plastica e disuguaglianze nell’accesso a una risorsa essenziale.”

A pochi giorni dal 22 marzo, Giornata mondiale dell’acqua la consigliera regionale Giulia Marro (AVS) ha depositato in Consiglio regionale del Piemonte una proposta di legge che rimette al centro una questione cruciale: l’acqua come diritto e come bene pubblico.
La proposta – “Misure per promuovere l’utilizzo dell’acqua potabile di rubinetto” – interviene con un approccio sistemico, che tiene insieme ambiente, accesso ai servizi e riduzione dei rifiuti, partendo da un presupposto chiaro: incentivare l’uso dell’acqua di rete per ridurre drasticamente il consumo di plastica monouso legata alle bottiglie.
Nel concreto, la legge prevede innanzitutto l’adozione di un Piano strategico triennale regionale, che definisce obiettivi, priorità e strumenti per aumentare l’accesso all’acqua pubblica e promuoverne il consumo. Tra le azioni previste ci sono campagne di informazione sulla qualità dell’acqua di rubinetto, la realizzazione di una rete diffusa di punti di accesso gratuiti o a costo calmierato e la mappatura pubblica di questi punti sul territorio.
Un elemento centrale è proprio la fiducia: troppo spesso si consuma acqua in bottiglia per percezioni distorte o a causa del marketing delle aziende, nonostante l’acqua degli acquedotti – spesso proveniente dalle stesse vallate alpine da cui viene imbottigliata – sia già sottoposta a controlli rigorosi e continui. La legge interviene quindi anche sul piano culturale, promuovendo un cambiamento nelle abitudini quotidiane.
Accanto a questo, la proposta introduce strumenti concreti per ridurre l’uso della plastica. La Regione potrà finanziare i Comuni per l’installazione di fontane pubbliche e punti di ricarica per borracce, sostenere eventi e manifestazioni che garantiscono l’accesso all’acqua gratuita senza bottigliette e incentivare esercizi commerciali e soggetti del terzo settore che mettono a disposizione acqua di rete.
Un altro passaggio rilevante riguarda le istituzioni: Regione, enti strumentali e amministrazioni collegate saranno chiamati a utilizzare prioritariamente acqua di rubinetto, limitando l’acquisto di bottiglie di plastica ai soli casi strettamente necessari.
La legge prevede inoltre un sistema di contributi e premialità: dai finanziamenti ai Comuni per infrastrutture pubbliche fino a incentivi per chi riduce i rifiuti, anche attraverso possibili riduzioni della TARI per gli esercizi commerciali virtuosi.
“A quanti di voi è capitato di andare in Grecia o in Francia – ma potremmo dire in molti paesi europei – dove appena ti siedi in un bar o in un ristorante ti portano subito gratuitamente un bicchiere d’acqua del rubinetto? E quanti di voi si sono chiesti come mai da noi non succede? Ecco, questa legge vuole andare esattamente in quella direzione: rendere normale ciò che dovrebbe già esserlo. Lo facciamo anche sostenendo gli esercenti, perché offrire acqua pubblica non sia un costo ma una scelta incentivata.”
Dal punto di vista economico, l’intervento è strutturato su un investimento di circa 355.000 euro annui per il triennio 2026-2028, destinati a infrastrutture, comunicazione, incentivi e installazione di erogatori pubblici.Questa proposta si inserisce in un quadro più ampio: quello del riconoscimento dell’acqua come bene pubblico, già sancito dal referendum del 2011. In questo senso, è particolarmente significativo il riferimento al percorso avviato in provincia di Cuneo, che sta procedendo a tappe forzate verso la gestione pubblica del servizio idrico. La legge regionale si affianca e rafforza questo processo, agendo sul lato dell’accesso e dell’uso quotidiano.
Non si tratta quindi solo di una misura ambientale, ma di una scelta politica che incide su modelli di consumo, gestione delle risorse e giustizia sociale. Ridurre le bottigliette di plastica significa ridurre rifiuti, emissioni e costi; ma significa anche riaffermare che l’acqua non è un prodotto commerciale, bensì un diritto.
“L’acqua non è un brand, non è un business, non è una commodity: è un diritto fondamentale. Eppure oggi continuiamo a comprarla in bottiglia, pagando più volte la stessa risorsa e producendo tonnellate di plastica. È paradossale: in Piemonte abbiamo acqua di qualità straordinaria, che arriva dalle nostre montagne e dalle nostre vallate: la imbottigliamo e poi la ricompriamo al supermercato, dentro la plastica. Con questa legge diciamo una cosa semplice ma radicale: l’acqua deve tornare pubblica, accessibile e gratuita negli spazi della vita quotidiana”.

AVS Consiglio regionale del Piemonte

Futuro Nazionale: “la confluenza di Indipendenza consolida il progetto”

 

Il Piemonte protagonista con Pozzolo e Lauria

Cuneo, 1 aprile 2026

La conferenza stampa tenutasi ieri a Roma segna un passaggio significativo nella costruzione di

Futuro Nazionale: il movimento Indipendenza, guidato da Gianni Alemanno, confluisce

formalmente nel partito fondato dall’europarlamentare Roberto Vannacci, ampliando la base

organizzativa e il radicamento territoriale di un soggetto politico che in meno di due mesi ha già

superato i 12.000 iscritti e costituito oltre 200 comitati in tutta Italia.

L’operazione si inserisce in un percorso di consolidamento rapido: nato ufficialmente il 3 febbraio

2026, Futuro Nazionale conta già quattro deputati alla Camera — Emanuele Pozzolo, Edoardo

Ziello, Rossano Sasso e lo stesso Vannacci — e oggi si rafforza ulteriormente con l’apporto di

strutture, militanti e quadri dirigenti provenienti da Indipendenza.

Emanuele Pozzolo, ex membro di Fratelli d’Italia, è stato il primo deputato ad aderire a Futuro

Nazionale. Deputato piemontese con un profilo identitario ben definito, Pozzolo rappresenta il

collegamento diretto tra il territorio del Nord-Ovest e la leadership nazionale del partito.

Nel commentare la confluenza odierna, Pozzolo ha ribadito la visione che lo ha portato a scegliere

Futuro Nazionale: «Non è il tempo per una destra omeopatica, che deve sempre chiedere scusa e

cercare la legittimazione negli altri. Futuro Nazionale intercetta un ampio spazio politico e sociale

scoperto».

Sul significato dell’allargamento del progetto, il deputato piemontese sottolinea:

«La confluenza di Indipendenza rafforza ciò che stiamo costruendo: un movimento che mette gli

italiani al primo posto, con una struttura sempre più radicata sul territorio. Il Piemonte è pronto a

fare la sua parte in questa fase costituente.»

Il ruolo di Giuseppe Lauria: enti locali e relazioni internazionali

Giuseppe Lauria, Responsabile nazionale degli Enti Locali e delle Relazioni Internazionali del

Movimento Indipendenza, porta in Futuro Nazionale una doppia competenza strategica: la gestione

delle reti amministrative locali e la proiezione verso interlocutori internazionali in linea con la

visione sovranista del partito.

Il suo ruolo nella confluenza è particolarmente rilevante sul piano piemontese, dove la rete di

amministratori locali e militanti rappresenta una risorsa organizzativa concreta per il radicamento

del nuovo soggetto.Lauria dichiara:

«Entrare in Futuro Nazionale significa portare dentro un patrimonio fatto di relazioni, esperienze

amministrative e una rete internazionale costruita in anni di lavoro. La dimensione locale non è un

dettaglio: è il fondamento su cui si costruisce qualsiasi progetto politico serio. In Piemonte abbiamo

le persone, le competenze e l’entusiasmo per diventare uno dei motori di questa fase.»

Il Piemonte come laboratorio politico

La presenza coordinata di Pozzolo — voce parlamentare — e Lauria — struttura organizzativa e

relazioni istituzionali — configura il Piemonte come uno dei territori più strutturati del nuovo

partito nel Nord-Ovest. La convergenza tra le due figure produce un presidio multilivello:

rappresentanza nazionale, radicamento locale, proiezione internazionale.

Vannacci ha dettato le linee del partito davanti ai microfoni, ribadendo che Futuro Nazionale

intende porsi come alternativa credibile e strutturata, capace di intercettare quell’elettorato che

non si sente più rappresentato dalle forze attualmente al governo.

In Piemonte, sulla base delle dinamiche organizzative in corso e del potenziale bacino elettorale

dell’area identitaria e sovranista, le proiezioni interne stimano per il medio periodo una forbice

orientativa compresa tra il 3% e il 6% del consenso regionale, con margini di crescita nelle aree

metropolitane e nelle province del Nord-Ovest.

Prossimi passi

Il congresso fondativo di Futuro Nazionale è atteso per il mese di giugno 2026, momento in cui

verranno definiti struttura, cariche e piattaforma programmatica del partito. Le strutture territoriali

di Indipendenza — inclusi i circoli già attivi in Piemonte, Liguria e nelle altre regioni — si

trasformeranno progressivamente in circoli di Futuro Nazionale, ampliando una rete già oggi presente in tutta Italia.

INDIPENDENZA – FUTURO NAZIONALE

Regione, le capigruppo di minoranza: “Maggioranza blocca aula”

Ancora una volta, per la terza settimana consecutiva, il Consiglio Regionale del Piemonte non si terrà.

E non si tratta solo di un “caso” del calendario, ma di una scelta della maggioranza di tornare in aula senza aver sanato tutti i loro conflitti interni. Altrimenti non si spiegherebbe perché ieri si è tentato di sostituire le dovute comunicazioni su un tema politico delicato come le dimissioni della vice presidente Chiorino con una semplice conferenza stampa, per poi non accettare anche il confronto pubblico con le opposizioni in una seduta di Consiglio.
E così si bloccano tutti i lavori dell’aula e non ci sarà spazio né per affrontare i problemi del governo regionale né per avere risposte sui problemi dei piemontesi e delle piemontesi: la prossima settimana non saranno discussi nemmeno gli ordini del giorno e le interrogazioni. Speriamo di non dover attendere che si ricuciano le fratture nel centrodestra per tornare a pensare anche ai trasporti, alle borse di studio, al lavoro e alla sanità.

Gianna PENTENERO – Presidente Gruppo Pd del Consiglio regionale
Alice RAVINALE – Presidente Gruppo AVS del Consiglio regionale
Sarah DISABATO – Presidente Gruppo Movimento 5 Stelle del Consiglio regionale
Vittoria NALLO – Presidente Gruppo Stati Uniti d’Europa per il Piemonte del Consiglio regionale