POLITICA

A Torino la fascia di povertà assoluta e’ cresciuta in questi anni

 

La rapina alla Pastorale migranti è alla Camminare insieme meritano una riflessione più approfondita. Il Cardinale riconvochi l’Agora’ sociale 

Caro Direttore so che ci mette tristezza  nell’anima  ma non possiamo girarci dall’altra parte di fronte ai problemi sociali e di povertà che invece di decrescere in questi anni sono aumentati. La rapina al Centro della Pastorale dei migranti è alla Camminare insieme ci dicono che l’area della povertà assoluta a Torino è più ampia di quella che pensavamo e che anche in questi ultimi anni è cresciuta come ci ha ricordato più volte il precedente Direttore della Caritas DOVIS. Non basta sperare come ha detto Sergio Chiamparino che arrivino degli aiuti. Il problema di Torino è strutturale e in questi anni di bassa crescita la distanza tra coloro che detengono patrimoni ma, irresponsabilmente, non li investono a Torino e l’area della povertà è aumentata. Che di tutto questo non si apra una discussione in Consiglio Comunale dimostra che la sensibilità umana della politica torinese è scesa molto. Discutere del Brand di Torino di fronte alla precarietà, alla povertà e al degrado crescente ricorda le Brioches di Maria Antonietta.  Nel 1976 di fronte a una crisi non così grave si convocarono gli Stati generali in un gremitissimo Teatro Nuovo. Intervennero De Benedetti, Umberto Agnelli , DonatCattin, Bodrato, Calleri, Libertini, Novelli, Minucci, grandi dirigenti sindacali come Pugno, Bertinotti, Delpiano.  Mi fa male vedere John ELKAN a seguire col cuore la Juve e con zero passione Mirafiori e la Fiat. Una volta l’IRES dava dati su dati sociali oggi tutto tace salvo le ricerche di Zangola. Il Cielo ci ha portato via NOSIGLIA che sottolineava la distanza delle due Città . Se penso che tanti amici cattolici hanno sostenuto in questi anni senza mai farsi venire un dubbio Amministrazioni che hanno dato molto di più alla Metà della Città che sta bene di quanto non abbiano dato alla metà della Città che sta male mi viene il magone.
Bisogna fare qualche cosa.Se il Comune non convoca gli astati generali , spero che il nostro giovane Cardinale riconvochi l’Agora’ sociale chiamando tutti a confrontarsi e a prendere decisioni.
Mino GIACHINO responsabile torinese UDC

Riflessioni storiche sulla Resistenza e sul fascismo

IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni

Nel tumulto delle polemiche e anche delle violenze che hanno caratterizzato il 25 aprile di quest’anno credo occorra tentare di storicizzare qualcosa che ci aiuti a capire.
La prima osservazione riguarda la Rsi che certo fu all’origine della guerra civile che divise gli italiani addirittura all’interno delle singole famiglie . Ma qualcosa di simile alla Rsi all’ombra dell’occupante tedesco era inevitabile e prevedibile. Vent’anni di regime  non potevano crollare d’incanto  per un voto del gran consiglio del fascismo il 25 luglio 1943. Il regime aveva formato milioni di giovani e quindi era da mettere nelle cose possibili e forse inevitabili, anzi scontate, che il richiamo di Mussolini non  cadesse nel vuoto . La guerra aveva assunto una piega che faceva presagire la sconfitta dell’Italia, ma non necessariamente della Germania. Ma ciò malgrado, furono  in tanti ad aderire alla Rsi. Queste considerazioni sfuggirono al nuovo governo Badoglio nei 45 giorni che portarono all’ 8 settembre. Pensare che il fascismo fosse stato sconfitto da un voto fu una ingenuità in cui Badoglio non cadde, anche se il governo  rivelò incapacità ad affrontare una situazione difficilissima o forse non era possibile far qualcosa di concreto  per prevenire ciò che accadde: i tedeschi padroni dell’ Italia centro –  settentrionale e i fascisti rinati al Nord nella Rsi e fino al giugno 1944 anche a Roma. Un altro elemento va sempre tenuto presente: fu una guerra patriottica di liberazione nazionale, ma fu anche una guerra civile senza esclusione di colpi durante e dopo la Resistenza. Togliatti nel 1946 volle un’amnistia che coprisse una parte dei reati commessi, ma il sangue dei vinti e quello dei vincitori seminò odi e rancori difficilmente superabili anche con il tempo. Oggi dopo 81 anni dai fatti sarebbe necessario un qualche distacco critico perché i nemici di allora sono quasi tutti morti. Ma non è così. Gli attivisti politici non vogliono studiare la storia. Oggi c’è  gente che non ha nulla a che vedere con le vicende di allora e il 25 aprile  si carica di nuovi temi, richiamandosi a realtà che non  hanno nulla a che vedere con ciò che accadde allora: Trump, la Palestina, Israele, l’Iran  colorano in termini ulteriormente divisivi una festa che diventa pretesto per scontri verbali e di piazza  che sono il paradiso dei violenti, una categoria trasversale  purtroppo sempre viva e vegeta. I nostalgici che si ritrovano a Dongo per commemorare i gerarchi fascisti uccisi in riva al lago sono una minoranza  di discendenti della Rsi talmente esigua da poter essere considerata una specie in estinzione. Ma sotto altri punti di vista la categoria degli esaltati non si estingue mai: basta leggere qualche saggio sulla violenza in politica per rendersi conto della realtà . Solo gente che non conosce la storia può pensare ad un fascismo “eterno“ . Il fascismo è invece un dato storico ben definito nel tempo anche se  il richiamo alla forza e all’autoritarismo appare una costante della storia in cui il fascismo stesso è inserito. Certamente l’avvento al governo degli “eredi di Salo’ “ha esacerbato gli animi , malgrado i passaggi alla terme di Fiuggi.
Spiegare come sia stata possibile questa rimonta sarà compito degli storici futuri , ma sostenere che oggi chi ci governa è fascista appare una forzatura polemica senza serie motivazioni . In tutta Europa, e non soltanto, c’è una svolta destra che non si spiega con le nostalgie del Ventennio fascista. Riuscire da parte della sinistra a spiegarsi con realismo  il fenomeno politico odierno ,consentirà di superarlo. Collegarlo con il neo- fascismo rappresenta una scorciatoia che non aiuta a capire. Forse la politica dissennata di Trump contribuirà a comprendere cosa è oggi il blocco di forze definite di destra. Ma forse proprio le esagerazioni di Trump possono servire a capire che rifarsi al fascismo e’ riduttivo e antistorico.

Pompeo (PD): “Melanoma in crescita record: la Regione intervenga”

 “Su screening, liste d’attesa e prevenzione”

 “Il melanoma è il tumore con il più rapido incremento in Piemonte e in Italia. E’ fondamentale che la Giunta regionale intervenga con misure urgenti per potenziare la diagnosi precoce e consentire visite dermatologiche in tempi rapidi, riducendo drasticamente le liste d’attesa. Su questo problema ho presentato un atto di indirizzo che deve essere discusso e approvato in tempi stretti: questa situazione preoccupante richiede risposte immediate e strutturali” afferma la Consigliera regionale del Partito Democratico Laura Pompeo.

“Secondo lo studio epidemiologico Estimates of cancer incidence to 2025 in Italy, pubblicato nell’aprile 2026 e realizzato anche con il contributo del Registro Tumori del Piemonte, il melanoma cutaneo registra un incremento senza precedenti: +29% negli uomini e +44% nelle donne rispetto al periodo 2013-2017. Si tratta dati allarmanti che colpiscono soprattutto le persone nate fino alla metà degli anni ’70. Per questa fascia d’età servono strategie di screening dedicati, non generiche campagne di sensibilizzazione che non affrontano il problema nel modo corretto” prosegue la Consigliera regionale Pd.

“La diagnosi precoce, in tutte le malattie, è determinante per una cura tempestiva che può consentire la sopravvivenza e il Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale regionale indica chiaramente la necessità di un controllo dermoscopico annuale. Purtroppo, oggi, ottenere una visita dermatologica entro i tempi clinici raccomandati è quasi impossibile e molte persone, non potendo, per motivi economici, effettuare una visita privata, rinunciano a curarsi. Il rapporto regionale Tempi di attesa per visite specialistiche – III trimestre 2025 mostra, infatti, percentuali drammatiche di prestazioni erogate oltre i 30 giorni (Classe D): oltre il 50% in molte ASL del Piemonte, con punte estreme come 89,87% all’IRCCS di Candiolo e 75,12% al Centro Ortopedico di Quadrante” precisa Laura Pompeo.

“Questi numeri descrivono un vero e proprio imbuto che impedisce la diagnosi precoce e mette a rischio la salute dei cittadini. È indispensabile che il Responsabile Unico Regionale dell’Assistenza sanitaria indichi subito quali misure intenda adottare per sbloccare la situazione. Ricordo che il nuovo Piano socio-sanitario parla di prevenzione come pilastro del sistema – conclude Pompeo – ma senza screening accessibili e senza tempi d’attesa adeguati, questi principi restano sulla carta. La Regione deve intervenire ora, perché sul melanoma la tempestività salva la vita”.

Lavoro, Grimaldi e Cera (AVS): Primotecs, si garantiscano ammortizza

“Siamo al fianco dei lavoratori e delle lavoratrici della Primotecs di Avigliana, in mobilitazione davanti ai cancelli dello stabilimento. Nonostante rassicurazioni e promesse, la proprietà Mutares è sostanzialmente latitante e centocinquanta famiglie non sanno quale sarà il loro destino. Esigiamo chiarezza sull’erogazione degli ammortizzatori sociali e sul futuro del sito ed esigiamo un impegno serio da parte di Regione e Governo, che finora è mancato colpevolmente. Perché la cassa integrazione, promessa fino al 31 dicembre, verrà invece fatta scadere a fine giugno? Significa condannare lo stabilimento alla chiusura, una scelta scellerata su cui serve un immediato passo indietro, per consentire alle famiglie di respirare e alla fabbrica di restare aperta nella ricerca di nuovi investitori” – lo dichiara il Vicecapogruppo di AVS alla Camera, Marco Grimaldi, che questa mattina ha incontrato i lavoratori e le lavoratrici in presidio.
 “Siamo di nuovo davanti ai cancelli della Primotecs, dopo aver presentato interrogazioni urgenti e dopo l’apertura del tavolo di crisi richiesto in Regione Piemonte, durante il quale i lavoratori avevano avuto garanzia almeno dell’ammortizzatore sociale che invece ora si interromperà il prossimo mese. Ho presentato un’altra interrogazione urgente, che si discuterà già domani, per chiedere al nuovo Assessore al lavoro se è in grado di prendersi le responsabilità del caso, difendendo l’occupazione del territorio da fondi come Mutares che hanno un atteggiamento solo predatorio e che distruggono il futuro delle famiglie e del territorio” – ha aggiunto la consigliera regionale Valentina Cera, anche lei presente.
“Il fondo Mutares è lo stesso che recentemente ha acquisito la Magna Lighting Olsa con stabilimento a Moncalieri, coinvolto da uso di ammortizzatori sociali ed esuberi. La cassa integrazione scadrà il 30 giugno e nessuno ha parlato di un suo prolungamento o di prospettive occupazionali.
Il fondo insomma sta facendo ‘la spesa’ in Piemonte senza alcun interesse nel rilancio dei siti” – concludono i due esponenti rosso-verdi.

Molinari (Lega) : “Nuove misure per  sicurezza e tutela Forze dell’Ordine”

“Il nuovo decreto Sicurezza, fortemente voluto dalla Lega, rafforza le norme giuste e di buon senso già previste nel provvedimento precedente. Maggiore attenzione ai fenomeni di criminalità giovanile coinvolgendo anche le famiglie, contrasto alle baby gang e agli spacciatori con pene più aspre per i pusher, pene più severe per chi ruba nelle nostre case e contro i borseggiatori, argine all’infiltrazione di frange violente all’interno delle manifestazioni. Ma anche rafforzamento della polizia locale, delle risorse per la videosorveglianza nei comuni e tutela legale e processuale per le nostre Forze dell’Ordine.
Mettiamo inoltre un freno all’all’immigrazione irregolare, con rimpatri ancora più veloci e certi. Chi non ha diritto a restare nel nostro Paese non può continuare a circolare nelle nostre strade. I cittadini hanno diritto a vivere in tranquillità senza paura di dover subire molestie, di imbattersi in situazioni di spaccio tra pusher o di subire atteggiamenti violenti e aggressivi. Un decreto estremamente concreto, che punta a ridurre i fenomeni di microcriminalità, e a garantire più sicurezza e maggior legalità”.

Così in una nota l’on. Riccardo Molinari, capogruppo della Lega alla Camera dei Deputati

Lapide vandalizzata, FI: “Episodio che inquina la festa della Liberazione”

25 APRILE, ROSSO E FONTANA (FI):

«Il danneggiamento della lapide ai caduti partigiani avvenuto in largo Montebello a Torino e l’aver incendiato la corona deposta vicino ad essa costituisce l’ultimo vile atto di una festa di tutti, a parole, inquinata da ignoranza, teppismo e intolleranza», ad affermarlo in una nota il senatore Roberto Rosso e Marco Fontana, rispettivamente segretario provinciale e cittadino di Forza Italia a Torino.

«Condanniamo con fermezza questo gesto, così come gli atti d’intolleranza che hanno subito i nostri Giovani, costretti ad abbandonare il corteo a Milano, gli esponenti di Radicali e +Europa aggrediti da frange estremiste durante i festeggiamenti e due esponenti dell’Anpi raggiunti a Roma da alcuni colpi ad aria compressa provenienti da un estremista. Questi episodi raccontano un’Italia che non ha ancora pacificato il confronto politico. Certamente il fatto che la Festa della Liberazione dovrebbe essere di tutti e invece viene monopolizzata da una parte, in una deriva antistorica e revisionista del vissuto italiano, non aiuta e porterà le nuove generazioni a non conservare una memoria condivisa ma di parte, che divide invece di unire, in revanscismi di fascismo e neofascismi travestiti da antifascismo» concludono i due azzurri.

In fiamme targa via Montebello, SE: “Atto contro la memoria della Resistenza”

“MA TORINO RESISTE A QUESTE PULSIONI NOSTALGICHE INDEGNE”

<<A poche ore dalla Festa della Liberazione, la targa partigiana di Largo Montebello è stata data alle fiamme. Non è vandalismo: è un atto politico, un gesto fascista che colpisce deliberatamente la memoria della Resistenza.
Non è la prima volta. È un episodio che si ripete con una violenza sempre più esplicita e che è il chiaro segno di come certe pulsioni nostalgiche si sentano sempre più legittimate.

Colpire i simboli della Resistenza significa attaccare i valori su cui si fonda la nostra democrazia.
Ma verso questi atti non ci sarà assuefazione né silenzio. Ogni gesto come questo rafforza l’impegno a presidiare i luoghi della memoria, a renderli sempre più visibili, attraversati, vivi. Perché la memoria non si cancella: si difende, insieme. Contro ogni rigurgito fascista, Torino resiste e continuerà a resistere>> dichiarano la capogruppo di Sinistra Ecologista Sara Diena, il consigliere comunale Emanuele Busconi e i consiglieri di Circoscrizione 7 Ilaria Genovese e Beppe Piras.

La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

SONMARIO: 25 aprile di pace – Profanato il cimitero di Santena – Lettere

25 aprile di pace
Sono stato a Chivasso nel bellissimo Palazzo dedicato ad Einaudi, su invito dell’amico Beppe Busso, a parlare delle Forze Armate nella Resistenza. Ho raccontato  del sacrificio della Divisione Acqui a Cefalonia , degli internati militari in Germania, del corpo italiano di liberazione del Regno del Sud ,di partigiani come Mauri, Cordero di Montezemolo (nella foto), Luraghi   provenienti dall’Esercito. Ho parlato del Comitato Militare del CLN piemontese comandato dal Gen . Perotti  e composto, tra gli altri, da Balbis, Geuna, Fusi. Il pubblico presente ha colto il mio distacco storico lontano da ogni settarismo  ed alcuni dei presenti  si sono fermati a parlarmi con una  cordialità che ho molto apprezzato. Ho parlato non solo di militari , ma anche di Brigate Garibaldine e “GL“, soffermandomi su Pompeo Colajanni , Barbato , che ebbe ai suoi ordini i due fratelli Carando e Luraghi.
Quando leggo che c’è ancora chi non sa storicizzare e vede il 25 aprile come un elemento divisivo, mi torna alla mente l’importante saggio sulla guerra civile opera di Claudio Pavone. Oggi occorre procedere ad un superamento di quel clima che divise le famiglie italiane anche al loro interno, per recuperare il valore della Resistenza come guerra  patriottica di Liberazione. Il 25 aprile 1945 segnò anche la fine della seconda guerra mondiale dopo cinque anni di sofferenze, di lutti e di distruzioni. I miei famigliari che vissero quegli anni, portarono con sé fino nella tomba i ricordi di quei cinque anni di privazioni, pericoli, violenze inaudite. Non parlo dei miei famigliari impegnati in guerra e  nella Resistenza perché mi sembra “inelegante” per uno studioso di storia  e non parlo di cosa significo ‘ trovarsi  in poche ore con la casa rasa al suolo dai bombardamenti, come capitò  nel 1943 a mio padre che non dimentico’ mai quella notte, la più terribile della vita  di un uomo  che servi’  con onore l’Italia in pace e in guerra.
Il clima di tensione prodotto in modo incauto e perfino blasfemo da Trump ci porta oggi  a considerare ancora di più   il valore della pace come bene supremo. Il 25 aprile sono stato a Borghetto Santo Spirito in Liguria  su invito del sindaco Canepa a ricordare la ricorrenza della festa nazionale decretata dal Luogotenente generale del Regno Umberto di Savoia nel 1946, pochi giorni prima di diventare re, come  ha ricordato il Duca d’Aosta. Sul manifesto della manifestazione  è riportata una frase del Papa Leone XIV : “Che sia una pace disarmata, umile e perseverante”. Non è solo una grande idea cristiana, avrebbe detto Calamandrei, ma un modo di vivere la storia in modo nuovo perché mai come oggi la pace è il bene più prezioso, come scrisse Bobbio, perché la guerra nucleare sarebbe la fine dell’ umanità. La “pace disarmata“ è il modo più intelligente per vivere il 25 aprile 2026.
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Profanato il cimitero di Santena
Parecchie di tombe del cimitero di Santena sono state fatte oggetto di ruberie. La banda del rame non ha più limiti e si accanisce anche con i morti. È un segno dei tempi barbari che viviamo. Nessuno pretende che oggi  sopravviva il culto foscoliano dei “Sepolcri” che appare un carme lontano anni- luce dalla volgarità senza storia di un presente  privo di radici e di  moralità. Il Foscolo pensava che dai tempi più remoti il culto dei defunti fosse un qualcosa di condiviso in ogni età della storia umana.
Già Napoleone – criticato dal Foscolo per l’editto di Saint – Cloud –  con l’egualitarismo delle fosse comuni aveva dato un colpo mortale – e’ il caso di dirlo – alla concezione classica e laica del poeta che non vedeva nella “morte eternatrice “ragioni trascendenti di tipo cristiano, ma il  giusto riconoscimento dei meriti acquisiti nel corso della vita. Anche la valutazione dei meriti  oggi appare totalmente appannata da un egualitarismo esasperato che finisce di negare la stessa giustizia. L’assalto  ai cimiteri in cui si devastano le tombe per ricavare un bottino,  appare tuttavia un segno che ha sorpassato ogni limite. Chi si accanisce contro i defunti va messo in condizione di non nuocere. E’ comprensibile che in una società in cui la vita delle persone diventa poco importante ,si possa anche considerare un fatto  secondario offendere i morti. E’ comprensibile ,ma non è accettabile. Gli assassini e  i ladri ci sono sempre  stati, ma chi non rispetta i morti è il peggio del peggio. E’ il segno  allarmante del tramonto della civiltà “ laica o non laica che sia”, avrebbe detto Benedetto  Croce.
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LETTERE scrivere a quaglieni@gmail.com

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I figli di Silvio
Non mi piace che i figli di Berlusconi interferiscano nelle scelte politiche di Forza Italia. Un conto era il leader fondatore, un conto è la famiglia.
Cosa ne pensa?  Rina Trotta
Lo chieda ai dirigenti e iscritti di Forza Italia. Io non sono iscritto. Certo sarebbe logico un partito non etero diretto dall’esterno, ma quasi nessun partito italiano è  oggi davvero democratico. Anche i falsi congressi della prima repubblica non erano un esempio di democrazia. Il PMP di Lauro non era il partito monarchico popolare, ma il partito mio personale. Nella stessa Dc molti iscritti venivano reclutati attraverso la guida telefonica, per non parlare del clientelismo becero del PSDI.
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Le buche nelle strade
Il sindaco di Torino Lo Russo  esprime la sua preoccupazione sui tempi  necessari per riempire le fosse  che rendono pericoloso camminare per strada. La guerra in Iran metterebbe in pericolo il bitume necessario ai lavori. Ma cosa hanno fatto in Conune in tutti questi anni per rendere le strade percorribili? Quasi nulla o molto poco.   Tavo Buratti
Il sindaco si è sempre impegnato su questo terreno con serietà. Ci sono alcuni assessori inefficienti e forse incapaci che andrebbero rimossi. Ci sono i  cinque stelle che fanno dell’ostilità al sindaco la loro bandiera. L’opposizione nel suo complesso non è all’altezza. La settimana scorsa sono inciampato attraversando via Madama Cristina. Niente di rotto, ma tanto spavento e perdita di tempo con l’arrivo dell’ambulanza. Le buche ci sono a anche  a Roma e a Milano. Sono state trascurate. L’impegno del sindaco Lo Russo fa sperare che il problema finalmente si risolva.
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Labate
Il giornalista con i baffetti alla Hitler Labate che si esibisce su rete 4  con pochissimi ascolti e molta faziosità di estrema sinistra  andrebbe sostituito; si faccia assumere alla 7 che è la sua casa.   Vincenzo Saverio  Raiteri
Il pluralismo va garantito in tutte le reti e i tempi squallidi di rete 4  con Emilio Fede, il comico servitore di fiducia, non possono essere rimpianti. Ma Labate come la Gruber, Floris ed altri sono casi di scarsa deontologia perché un conduttore vero dovrebbe essere o fingere di essere un moderatore. Cosa difficile in un paese di estremisti che urlano, ma non sanno parlare, come osserva Galli della Loggia in un editoriale sul  “Corriere”.
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Mussolini e il 25 aprile
Ho partecipato ad una manifestazione per il 25 aprile  in cui hanno parlato molti politici di diversa matrice. E’ stata una delusione ascoltare persone con il solito foglietto, incapaci di dire due parole decenti. Almeno Mussolini sapeva parlare, mi verrebbe da dire. La democrazia è in crisi anche per l’infimo livello dei nominati ed eletti  che ci governano.  Luigi Gasco Albenga
Anch’io ho ascoltato per il 25 aprile delle rancide banalità. Già il fatto che a parlare fossero persone di diverso orientamento, è un elemento che dimostra come  la democrazia ha trionfato rispetto alla parola unica. E’ vero che il Duce sapeva parlare, ma la cosa grave è che ha tolto la libertà di parlare agli Italiani.

La sinistra vince solo con un Centro forte e competitivo

LO SCENARIO POLITICO di Giorgio Merlo

È inutile girarci attorno. Lo dice la storia e, soprattutto, la concreta esperienza politica del nostro
paese. La sinistra nel nostro paese vince ad una sola condizione. E cioè, che nella coalizione che
si presenta agli elettori ci sia una vera alleanza di centro sinistra e non solo un cartello delle
sinistre. Per capirci, non una alleanza “frontista” come quella del lontano 1948 con Togliatti o
quella del 1994, meglio conosciuta come la “gioiosa macchina da guerra” guidata da Occhetto.
Una regola, questa, cha vale soprattutto nella seconda repubblica perchè, come tutti sanno e per
ben 50 anni, la politica riformista, democratica e di governo nella prima repubblica era declinata
principalmente se non quasi esclusivamente da un solo partito, la Democrazia Cristiana. Ma dal
1994 in poi, appunto, l’alleanza di centro sinistra era, e resta, competitiva solo se accanto ad una
sinistra riformista e di governo è presente un centro altrettanto autorevole, riformista e di governo.

E la concreta esperienza contemporanea lo conferma in modo persin plateale. E cioè, con un
“campo largo” fortemente sbilanciato a sinistra, è indispensabile se non addirittura decisivo avere
un Centro che sia visibile e che, soprattutto, riesca ad essere un protagonista nella costruzione
del progetto politico complessivo della coalizione di centro sinistra. Insomma, l’esatto contario
della cosiddetta “tenda” evocata dall’ex comunista Bettini. E questo per una ragione persin
troppo semplice da spiegare. Ovvero con la “tenda” il centro sarebbe destinato inesorabilmente a
giocare un ruolo satellitare, marginale e del tutto irrilevante sul versante politico e programmatico.
Se il modello a cui guardare, invece e al contrario, è quello del Ppi di Marini e di Gerardo Bianco o
della Margherita di Rutelli e dello stesso Marini, si arriva facilmente alla conclusione che la
coalizione di centro sinistra è credibile, competitiva e solida solo se c’è una sinistra riformista e di
governo che si allea con un centro altrettanto riformista e di governo.

Per queste ragioni, semplici ma essenziali, quasi si impone la necessità di ricostruire una simil
Margherita. Certo, e pur senza replicare passivamente il passato, deve rispondere ad alcune
caratteristiche di fondo. Dev’essere, innanzitutto, un partito democratico al suo interno e, di
conseguenza, con nessuna deriva personale o, peggio ancora, proprietaria da parte di
chicchessia. Non può che essere un soggetto politico culturalmente plurale. Capace, cioè, di
riunire sotto lo stesso tetto le migliori culture riformiste e costituzionali del nostro paese. Da quella
cattolico popolare e sociale a quella laica e liberale, da quella verde ambientalista a quella social
democratica. E, infine, deve avere la capacità, e il coraggio, di saper declinare un progetto politico
e di non limitarsi, come ovvio e persin scontato, a gestire l’ordinaria amministrazione o, peggio
ancora, di ridursi a fare la ruota di scorta degli azionisti di maggioranza della coalizione.
Ecco perchè, forse, oggi ha senso riparlare di Margherita. Ma, com’è altrettanto chiaro, deve
saper rispondere a quelle precise caratteristiche. E quindi, nè una banale “tenda” e nè,
tantomeno, un luogo destinato solo ad accontentarsi di qualche briciola a conferma della pluralità
dell’alleanza. Deve, come sono stati appunto il Ppi e la Margherita del passato, saper giocare un
ruolo politico, culturale e programmatico protagonistico e in prima linea. Senza sudditanze
politiche e culturali e, soprattutto, senza alcun complesso di inferiorità.