POLITICA

Ogr, Giampiero Leo: “Un futuro di dialogo e ascolto”

 Il noto esponente delle istituzioni e della cultura torinese nominato vicepresidente

 

Alle OGR Torino si rafforza la governance: nuova fase di sviluppo per l’hub della Fondazione CRT tra innovazione, cultura e apertura internazionale.

 

Le OGR Torino si preparano a una nuova fase di crescita, puntando su un rafforzamento della governance e su un posizionamento sempre più solido nel panorama internazionale dell’innovazione e della cultura contemporanea. L’hub promosso dalla Fondazione CRT, negli ultimi anni, ha consolidato il proprio ruolo come piattaforma capace di connettere ricerca, creatività e impresa, diventando un punto di riferimento per l’ecosistema torinese e non solo.

In questo contesto si inserisce la nomina di Marco Giovannini alla Presidenza, chiamato a guidare le OGR insieme all’Amministratore Delegato Davide Canavesio, con l’obiettivo di rafforzarne ulteriormente l’apertura internazionale e l’impatto sul territorio. Una transizione che, come sottolineato anche dalla Presidente della Fondazione CRT Anna Maria Poggi, segna un passaggio strategico nel percorso evolutivo dell’hub.

A supporto di questa nuova fase, il Consiglio di Amministrazione ha inoltre nominato all’unanimità vicepresidente Giampiero Leo, figura di lunga esperienza nelle istituzioni e nel mondo culturale, chiamato a contribuire allo sviluppo delle numerose progettualità in programma.

È proprio con Giampiero Leo che approfondiamo il significato e le prospettive di questo nuovo corso delle OGR Torino.

Dottor Leo, come ha accolto questa nomina?

L’ho accolta come un grandissimo onore, quasi come se fossi stato scelto come sottufficiale a bordo della celebre Enterprise della saga di Star Trek (ndr: Leo è un appassionato di fantascienza. Nella foto di copertina indossa la divisa di ufficiale interstellare…) . Le OGR a Torino sono oggi una realtà già strutturata e proiettata a livello internazionale, guidata dal Presidente Marco Giovannini insieme all’Amministratore Delegato Davide Canavesio.

Dico questo perché le OGR Torino rappresentano, per la Fondazione CRT, una vera eccezione di futuro: un concentrato di visione, intelligenza e capacità di tenere insieme tecnologia e cultura in modo straordinario.

Se vogliamo restare nella metafora, la Fondazione CRT è il comando della flotta stellare, il governo di questo sistema; le OGR sono invece la sua Enterprise, il prodotto più avanzato di questa “civiltà”, l’espressione più alta di una capacità di progettazione e di governo che guarda lontano.

In questo contesto, il mio ruolo è quello di entrare a far parte dell’equipaggio di una nave che è già in viaggio e che ha una rotta ben definita, contribuendo con senso di responsabilità al buon funzionamento della missione.

 

Quale sarà il suo impegno?

 

Rimanendo nella metafora dell’Enterprise, al comando del capitano James T. Kirk Canavesio e del primo ufficiale Spock Giovannini, il mio impegno si articola in tre direzioni principali, senza alterare l’impostazione esistente, ma aggiungendo un contributo di attenzione, connessione e ascolto.

Il primo ambito riguarda il rafforzamento del dialogo tra la casa madre, CRT, e le OGR. La Fondazione CRT, sotto la guida della presidente Anna Maria Poggi e della segretaria generale Cristina Polliotto, ha compiuto un significativo salto di visione strategica e capacità di governo. In questo contesto, il mio ruolo sarà quello di contribuire a rendere ancora più strutturato e fluido il collegamento tra le due realtà, considerate come parte della stessa famiglia, affinché operino in piena sinergia, valorizzando competenze, progettualità e servizi reciproci.

Il secondo ambito riguarda il rafforzamento e la sistematizzazione delle relazioni con le istituzioni culturali e sociali del territorio piemontese. In questo caso, l’obiettivo è favorire un dialogo più continuo e organico con realtà come la Fondazione per la Cultura della CRT, il Museo del Cinema, la Film Commission e altre istituzioni rilevanti. L’idea è costruire una rete stabile di collaborazione, capace di generare progettualità condivise e di valorizzare il ruolo delle OGR all’interno dell’ecosistema culturale. In questo quadro si inserisce anche il percorso verso la candidatura di Torino a Capitale Europea della Cultura: le OGR, già oggi centro di riferimento per l’intelligenza artificiale e per l’innovazione culturale, rappresentano un interlocutore imprescindibile in un progetto di tale portata.

Il terzo ambito, infine, riguarda l’ascolto, la raccolta e la restituzione delle informazioni. Il mio compito sarà quello di dialogare ampiamente, raccontare le OGR nei diversi contesti, comprenderne percezioni e potenzialità, e raccogliere suggerimenti, osservazioni e stimoli provenienti dai vari interlocutori. Non si tratta di prendere decisioni, ma di creare connessioni: mettere insieme punti di vista, costruire ponti e restituire sintesi ordinate da sottoporre alla Presidenza, in primo luogo della Fondazione CRT e, ancor prima, condividendole nel modo più diretto possibile con la stessa governance della Fondazione.

Non sto dicendo che questi elementi non vi siano già, ma che il mio ruolo sarà quello di ottimizzarli. In sintesi, il mio impegno sarà quello di contribuire a rafforzare relazioni, connessioni e capacità di ascolto, accompagnando un sistema che già funziona con grande solidità, come un’Enterprise ben guidata, aggiungendo attenzione ai collegamenti, apertura al dialogo e cura nella restituzione dei contributi raccolti.

 

Cosa rappresentano le Ogr per la città di Torino?

 

Le OGR Torino, per la città di Torino, per il Piemonte e in parte anche per l’Italia, rappresentano molte cose, ma soprattutto una finestra sul futuro.

 

La vedremo quindi ai concerti rock e alle performance d’arte a cui le Ogr ci ha abituato?

 

 Certamente. Quando ero assessore alla Cultura, faceva parte del mio mandato essere presente anche nei contesti più informali: mi si vedeva anche in discoteca, magari all’una di notte, nell’ambito di campagne di prevenzione e sensibilizzazione. Allo stesso modo, parteciperò alle iniziative delle OGR, non solo per l’interesse culturale, ma anche per coglierne il valore sociale e umano, soprattutto nei confronti dei giovani.

 

Lori Barozzino

Ma il polo centrista è ancora utile

LO SCENARIO POLITICO di Giorgio Merlo

Con l’avvio della seconda repubblica nell’ormai lontano 1994 è decollato ufficialmente il
cosiddetto bipolarismo. Anche se, come ricordava sempre Guido Bodrato, uno storico leader
della sinistra Dc, anche nella prima repubblica c’era un vero e proprio bipolarismo. Seppur in un
contesto caratterizzato dal sistema proporzionale. Ed era quello che vedeva contrapposti la Dc da
un lato e il Pci dall’altro. Partiti, alleanze e coalizioni del tutto alternativi l’uno rispetto all’altro.
Sotto il profilo politico, culturale, sociale, programmatico e forse anche etico.

Ora, e per tornare all’oggi, non c’è alcun dubbio che esiste un secco bipolarismo nell’attuale
politica italiana. Ma, al contempo, si tratta di un bipolarismo che non è figlio di una vera e credibile
democrazia dell’alternanza. Semmai, e al contrario, di una volontà pervicace e persin violenta di
distruggere l’avversario che è sempre e solo un nemico da distruggere. Una tentazione che,
soprattutto a sinistra, ha ritrovato un nuovo e rinnovato vigore con l’attuale leadership che coltiva
apertamente l’obiettivo di delegittimare prima moralmente e poi di annientare politicamente
l’odiato nemico. Una prassi che ormai viene persin quotidianamente declinata nelle varie
dichiarazioni, nelle interviste, nei comizi e negli intervenenti nei vari talk televisivi compiacenti e sui
giornali di riferimento. Una tendenza che è presente, seppur con meno violenza verbale e furore
ideologico, anche in alcuni settori della destra italiana.

Ecco perchè, e di fronte ad un quadro politico che evidenzia un bipolarismo violento e che
premia, purtroppo, due derive negative per la qualità della nostra democrazia che sono la
radicalizzazione della lotta politica e la polarizzazione ideologica, si rende sempre più necessaria
ed indispensabile una presenza politica autenticamente centrista, schiettamente riformista,
sinceramente democratica e culturalmente plurale. Una presenza, questa, che abbiamo avuto sin
dal 1994 con il progetto del “Patto per l’Italia” di Marini, Martinazzoli e Segni. Operazione che si è
ripetuta, ovviamente in forme profondamente diverse ed aggiornate, nel 2001 con Democrazia
Europa, nel 2008 con l’Udc di Pier Ferdinando Casini, nel 2013 con Scelta Civica di Monti e nel
2022 con l’ormai famoso “terzo polo” di Calenda e di Renzi. Che poi, come tutti sappiamo, si è
dissolto per decisione del capo del partito personale di Italia Viva. Ed è per queste ragioni che,
soprattutto in vista delle elezioni del 2027, si impone quasi la necessità morale prima ancora che
politica di garantire una presenza politica centrista, riformista e con una chiara ed inequivoca
cultura di governo. Una presenza che da un lato mette a nudo le persin plateali contraddizioni
politiche all’interno dei rispettivi schieramenti maggioritari e, dall’altro, è utile per evidenziare che
le ragioni di un Centro liberale, popolare, riformista e di governo non possono decollare all’interno
di coalizioni estremiste, massimaliste e radicali. Ed è per queste ragioni che il progetto di Calenda,
allargato a forze e a movimenti centristi e riformisti, può realmente rappresentare un valore
aggiunto non solo per il futuro del Centro ma per la stessa salute dell’intero sistema politico
italiano.

Ai Comuni i Fondi di sviluppo e coesione

Dopo l’approvazione della Giunta regionale i 24 accordi di collaborazione, uno per ogni Area Territoriale Omogenea (ATO), che consentiranno la piena attuazione dei Fondi di Sviluppo e Coesione, hanno iniziato ad essere sottoscritti con gli 805 Comuni beneficiari, che riceveranno complessivamente 105 milioni di euro.

«Con queste risorse diamo risposte ai territori e finanziamo interventi strategici per le nostre comunità – dichiara il presidente della Regione Alberto Cirio – In questi anni abbiamo concentrato la nostra programmazione utilizzando le risorse disponibili, a partire dai fondi europei, per le necessità dei Comuni, con progetti su misura, costruiti insieme alle comunità locali, portando avanti un grande lavoro di trasformazione di un Piemonte che sta cambiando e che investe sul futuro».

«Il metodo con il quale in questa programmazione sono stati stanziati i Fondi di Sviluppo e Coesione – specifica l’assessore Gian Luca Vignale – ha consentito ai Comuni utilizzare le risorse per le priorità delle loro comunità con un’ampia gamma di possibilità. Dalla rigenerazione urbana alla salute e dall’istruzione al welfare. Ha visto le amministrazioni collaborare all’interno dell’Area con efficacia per creare strategie di sviluppo condivise e progetti di ampio respiro sovracomunale. Grazie ad un iter semplificato, infine, diverse opere sono state realizzate a poco più di un anno dall’inizio della programmazione, mentre gran parte dei progetti presentati e finanziati sono in corso d’opera o hanno già superato la fase di progettazione per essere cantierizzati. Uno strumento che per la sua semplicità, efficacia e coinvolgimento dal basso dei Comuni contiamo di replicare come buona pratica per l’utilizzo dei fondi di sviluppo».

Si è cominciato mercoledì 11 marzo dal Cuneese: a Ceva per le aree Terre di Langa, Valle Stura, Monregalese, Valle Tanaro e Cebano, poi a Cherasco per le aree Roero, Pianura cuneese, Terre del Monviso, alla presenza del presidente Cirio e degli assessori Vignale e Marco Gallo.

Perchè non ho condiviso le idee di Bossi

IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni

Anche quando muore un politico, bisogna pensare che è morto un uomo con tutte le conseguenze umane che esso comporta, in primis il rispetto. Ma chi come me ha dedicato la vita allo studio del Risorgimento che ha amato e ama profondamente, non può provare sentimenti di lutto  politico, se non molto generico, per la morte di Umberto Bossi.  Io avrei potuto discutere con Miglio e con il mio amico Galli, come faccio da anni, ma la volgarità plebea di Bossi non poté mai interessarmi. Fu l’interprete di un secessionismo che non ebbe nulla in Comune con il federalismo di un Cattaneo nato per unire l’Italia, come ricordava Emilio Papa. Fu troppo demagogico, troppo amante della canottiera. Io non rinuncio quasi mai alla giacca e alla cravatta. Certo non si giudicano le persone per la canottiera o per la “gabina”, ma si incomincia a provare una certa  ripulsa quando c’è gente che vuole relegare il Tricolore nel gabinetto. Questo rivoluzionario a parole si è poi ammorbidito nell’esercizio del potere non sempre in modo limpido. I suoi collaboratori portarono il cappio in Parlamento – un atto infame -ma finirono poi di spartirsi il potere con tutti gli altri. Il pratone di Pontida divenne il pretesto di una scampagnata . La Lega di Salvini che nel 2015 andò sulle sue sponde a raccogliere in una ampolla le acque del Piave e non quelle del Po, è il simbolo di una Lega  molto diversa. Solo il razzismo implacabile fa da collante tra una e l’altra Lega, anche se la Bossi – Fini non ha neppure lontanamente risolto i problemi degli sbarchi . Salvini ha superato l’odio anti meridionale, una scelta antinazionale. Bossi rappresenta la II repubblica nei suoi aspetti meno significativi, per voler usare un eufemismo. Io per tante ragioni resto fermo alla prima Repubblica che ha garantito uomini capaci, pace e libertà a tutti i cittadini. Non seppe reagire al ‘68, ma seppe affrontare e piegare il terrorismo. Non ci sono atti politici significativi della II Repubblica  destinati a passare alla storia forse anche a causa della virulenza dell’ opposizione che ha bloccato le riforme. Berlusconi ne esce molto meglio perché comunque ha dimostrato un’inventiva politica indiscutibile, creando una alleanza politica destinata a durare. Bossi resta una figura secondaria con atteggiamenti contraddittori al di là della virulenza dei suoi linguaggi che potevano piacere ai semplici, ma di politico avevano molto poco.

Molinari: “Bossi continuerà ad accompagnarci nel nostro cammino politico”

“Umberto Bossi non è stato solo il fondatore della Lega, ma uno dei più importanti esponenti politici dell’Italia repubblicana. Quando, quindicenne, ho bussato alla porta della sezione della Lega di Alessandria, l’ho fatto perché affascinato dal carisma di Umberto, e dalla sua capacità di arrivare al cuore della gente del Nord. Tutto il mio successivo impegno politico, fino ad oggi, è stato ispirato dai suoi insegnamenti, dalla sua forza di trascinatore, ma anche dalla sua sottile capacità diplomatica, che ha consentito alla Lega di radicarsi nei nostri territori, di crescere, di dar voce ai bisogni, alle esigenze, ai sogni dei popoli del Nord. La battaglia che in questi anni stiamo conducendo, insieme al Segretario Salvini e al Ministro Calderoli, per l’autonomia differenziata nelle nostre regioni è figlia degli ideali ‘bossiani’ grazie ai quali tutti noi, dentro la grande comunità della Lega, ci siamo incontrati, siamo cresciuti, abbiamo imparato a lottare senza mai arrenderci. Umberto Bossi oggi ci lascia fisicamente, ma la sua forza e i suoi insegnamenti continueranno ad accompagnarci nel nostro cammino politico. Come diceva nei suoi comizi “Quando un Popolo cammina, piega la Storia”. Il cammino è ancora lungo, ma lui ha aperto la strada e ci ha indicato la via”.

Così l’on. Riccardo Molinari, capogruppo della Lega alla Camera dei Deputati, e segretario della Lega in Piemonte, ricorda la figura di Umberto Bossi.

Delmastro, Grimaldi (AVS): La vicenda non si può archiviare con un “non sapevo”

“Lo scandalo relativo al ristorante aperto da Delmastro, Chiorino e altri esponenti di FdI in società con Miriam Caroccia, Bisteccherie d’Italia, non riguarda certo la natura della carne e la sua provenienza. Sapete se Giorgia Meloni abbia detto qualcosa? Possibile che i dirigenti del suo partito non sappiano chi sia il ‘boss della camorra romana’ Michele Senese o’pazz? È possibile che un avvocato classe 1976, un Sottosegretario alla Giustizia non conoscesse l’inchiesta ‘Affari di Famiglia’ che ha coinvolto i Caroccia con l’arresto (nel 2020) del padre della sua socia appena maggiorenne? Supponiamo che non ne sapesse nulla fino alle sentenze definitive sui Caroccia e sul clan Senese: come mai il Sottosegretario ha chiesto a persone a lui vicine di entrare in società con una ragazza appena diciottenne? Come l’ha conosciuta? Chi gliel’ha presentata? Perché la società è stata fondata a Biella? Come mai la proprietà delle quote di quella società non risulta nella dichiarazione dei redditi depositata da Delmastro alla Camera? Perché, nel novembre 2025, Delmastro ha venduto il 25% di quote a una società che lui stesso possiede al 100%, per poi cedere e far cedere tutto dopo il pronunciamento della Cassazione? A proposito di giustizia, certo non siamo di fronte a una vicenda che può essere archiviata con un ‘non sapevo’” – lo dichiara il Vicecapogruppo di AVS alla Camera, Marco Grimaldi.

Se il pop funziona non va bene

Di Patrizia Corgnati

La presenza al podcast di Fedez di Giorgia Meloni, sdogana, una volta per tutte, nuove modalità di informazione e comunicazione. Ci piace? Non ci piace? Non importa. E’ così. Vogliamo fermare l’onda? Non ci riusciremo perché mentre intellò e mainstream si aggrappano a quel che resta del proprio potere patrizio, irridendo la plebe gretta e ignorante, la plebe ha già trovato una propria alternativa e una propria modalità di comunicare e informarsi che sarà sempre di più quella del futuro. La Meloni, e il suo staff, l’ha capito e ha dimostrato di essere avanti

Leggi l’articolo su lineaitaliapiemonte.it

https://www.lineaitaliapiemonte.it/2026/03/19/leggi-notizia/argomenti/editoriali/articolo/se-il-pop-funziona-non-va-bene.html

Soppressione AV Bardonecchia, Ravello (Fdi): “Non possiamo stare fermi”

REITERATA RICHIESTA AUDIZIONE DI TRENITALIA FRANCE IN COMMISSIONE. SERVE CONFRONTO, NON POSSIAMO STARE FERMI MENTRE ALTRI TERRITORI AVANZANO.

“La soppressione della fermata di Bardonecchia sulla linea alta velocità Milano-Parigi continua a rappresentare un tema rilevante per il versante italiano e per il sistema turistico dell’alta Valsusa. Per questo ho ritenuto opportuno reiterare la richiesta di audizione di Trenitalia France in Commissione Trasporti, già avanzata nei mesi scorsi”. Ad affermarlo Roberto Ravello, vice Capogruppo di Fratelli d’Italia in Regione Piemonte e Presidente della Commissione Bilancio di Palazzo Lascaris.

“Appare utile, se non ormai necessario, procedere in tempi congrui con un approfondimento istituzionale, volto a chiarire le motivazioni della scelta e a valutare eventuali correttivi. Parliamo – continua Ravello – di attrattività turistica, crescita economica, competitività territoriale e gestione dei flussi transfrontalieri: una partita troppo importante per lasciare i territori soli nel cercare un’interlocuzione ufficiale con chi quella decisione l’ha presa”.

“Si tratta – conclude Ravello – di capire se la situazione attuale tenga adeguatamente conto delle esigenze e degli equilibri del lato italiano della tratta. Non possiamo permetterci di restare fermi mentre altri territori avanzano: abbiamo il dovere di evitare che il divario competitivo tra Hautes-Alpes e Alta Valsusa diventi incolmabile, a maggior ragione in vista delle Olimpiadi invernali del 2030”.

Sanità, PD Regione: “Difendiamo presidio via Le Chiuse”

Il dibattito sul futuro della sanità torinese non può limitarsi a una fredda gestione di sigle burocratiche; deve invece partire dai bisogni reali di una popolazione che, negli ultimi cinque anni di programmazione PNRR, è diventata sensibilmente più anziana e fragile. Questo è il cuore della riflessione portata oggi dai consiglieri regionali del Partito Democratico durante la IV Commissione, dove sono stati ascoltati i rappresentanti dei 1.796 cittadini firmatari della petizione per il mantenimento del presidio di via Le Chiuse 66.
Nonostante le rassicurazioni tecniche fornite dal Direttore del Distretto Nord-Ovest, il dr. Carlo Romano, resta forte il timore che la riorganizzazione territoriale si traduca in un impoverimento dei servizi per i quartieri Campidoglio e San Donato. È un errore  non cogliere l’occasione del PNRR per potenziare l’offerta sanitaria in zone che contano oltre 45.000 residenti, dove la demografia è profondamente mutata e richiede risposte di prossimità più forti, non trasferimenti o ridimensionamenti. La nostra battaglia, al fianco dei cittadini, è centrata sulla garanzia che i servizi fondamentali restino dove la gente vive.
Chiediamo che in via Le Chiuse siano confermate le attività di assistenza primaria, i prelievi, l’ambulatorio infermieristico e tutti quegli sportelli amministrativi, come la scelta e revoca del medico, che sono vitali per chi ha difficoltà di spostamento. Allo stesso tempo, pretendiamo certezze sulla piena e reale accessibilità della sede di via Pacchiotti, che non può essere considerata una soluzione se non garantisce un accesso agevole a tutta l’utenza.
In un momento in cui la sanità piemontese dovrebbe fare un salto di qualità con l’arrivo di una quantità di risorse attraverso il PNRR, proponiamo inoltre di integrare nei presidi territoriali un servizio di psichiatria di base, una necessità sempre più evidente per rispondere alle nuove fragilità sociali. Le risorse ci sono, ma vanno usate per confermare tutte le Case di Comunità come veri e propri “Hub” di servizi attivi, evitando che la razionalizzazione diventi, nei fatti, un taglio mascherato. La salute deve restare un bene di quartiere, vicino a chi ne ha più bisogno.
Gianna Pentenero, Daniele Valle, Monica Canalis e Alberto Avetta (PD) – Consiglio Regionale del Piemonte