POLITICA

Perchè ora no?

Di Patrizia Corgnati

Perché ora non si scende in piazza a manifestare? Perché folle europee non scendono in strada gridando “Free Iran”? Perché non una di meno, ma tante di più non sono vicine alle coraggiose ragazze iraniane che stanno morendo per una ciocca di capelli scoperta? Quali sono gli scheletri negli armadi di tanti, prima sensibili e solidali e ora ciechi e muti verso la tragedia iraniana?

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Emergenza casa: convegno di Comunità democratica

 A TORINO VENERDI’ 16 GENNAIO

 La carenza di case, pubbliche e private, e i costi alti degli affitti saranno al centro dell’incontro che si svolgerà venerdì 16 gennaio ore 18.30 a Torino, su iniziativa dell’associazione Comunità Democratica.

Questa associazione culturale, fondata il 29 luglio scorso, è guidata a livello nazionale da Graziano Delrio, Stefano Lepri, Silvia Costa e Angela Ianaro e ha lo scopo di sviluppare e diffondere in Italia una cultura politica ispirata al personalismo comunitario, nonché di favorire la creazione di reti tra persone e gruppi, capaci di promuovere la democrazia e la pace, l’Europa, la tutela della nostra Costituzione e le politiche di sviluppo fondate sulla centralità della persona e delle comunità, la solidarietà e la sussidiarietà. Tra i fondatori ci sono anche i piemontesi Monica Canalis e Gianfranco Morgando.

Non un nuovo partito né una presenza settaria nel Pd, ma un cantiere di idee, per essere sale e lievito, in dialogo con le altre culture politiche. Non un nuovo partito, ma una chiara appartenenza alla cultura politica del Cattolicesimo democratico, che si esprime dentro e fuori dai partiti, è radicata in molti corpi intermedi e sopravvive alla caduta del muro di Berlino, al cambio di secolo, al declino europeo e all’avvento delle tecno-destre che sfidano la democrazia.

Dopo il varo del suo sito web, https://comunitademocratica.it/, Comunità Democratica sbarca anche a Torino con una serie di incontri pubblici dedicati ai temi più scottanti della nostra città.

Si parte con la casa, con un focus sui giovani, gli anziani soli, i poveri, gli stranieri e i lavoratori con stipendio basso.

Interverranno per Comunità Democratica Stefano Lepri, Monica Canalis, Vincenzo Camarda, Amalia Santiangeli, Marco Titli e Marianna Califano.

Daranno un contributo tecnico Marcello Mazzù, Gianfranco Cattai e Noemi Gallo.

Parteciperanno gli altri componenti dell’associazione.

Venerdì 16 gennaio ore 18.30 a Torino, presso la Chiesetta di Via Col di Lana 7/a (zona Piazza Massaua).

Vanchiglia, Ravinale (AVS) – Diena (SE): “La risposta è la definizione di bene comune”

<<L’assemblea  in Vanchiglia, a cui abbiamo partecipato insieme a Giuseppe Piras e Ilaria Genovese, nostri rappresentanti in Circoscrizione 7, e che ha visto la presenza di  centinaia di cittadini e cittadine, dimostra che gli spazi sociali come Askatasuna sono un bene comune a cui le persone, ben oltre gli attivisti, non intendono rinunciare.
All’incubo voluto dalla destra che ha visto la militarizzazione delle scuole e degli spazi comuni il quartiere sta rispondendo con una partecipazione sempre più ampia e consapevole, per riprendersi una quotidianità fatta di socialità e non di paura.
Momenti come questo dimostrano che il percorso avviato due anni fa dal Comune è l’unica strada possibile e che si deve quanto prima riaprire quello spazio, insieme a un quartiere che oggi dice forte e chiaro che si può resistere a un disegno autoritario fatto di repressione e deserto sociale, in cui rientrano il piano di sgomberi degli spazi sociali di Piantedosi e Meloni e le spietate misure cautelari contro chi ha partecipato alle manifestazioni per Gaza, addirittura se minorenni>>.

Vallette, Canalis (Pd): “Da ottobre 2025 manca il pediatra”

Il distretto nord ovest dell’Asl città di Torino continua ad essere nell’occhio del ciclone. Dopo i problemi sui presidi territoriali di Via del Ridotto, Via le Chiuse e Via Foligno, il territorio delle circoscrizioni 5 e 4 vive una nuova emergenza. Da ottobre non c’è più nessun pediatra nel quartiere Vallette e 250 bambini devono spostarsi per ricevere le cure. Alla faccia dell’attenzione alla medicina territoriale e alle periferie. Già nel 2018 il quartiere Vallette era rimasto senza pediatra, ma nel giro di qualche mese l’Asl aveva trovato un professionista che aprisse l’ambulatorio almeno qualche ora la settimana, per venire incontro alle famiglie non automunite e risparmiare ai bambini malati un viaggio sui mezzi pubblici. Adesso ci risiamo. In un quartiere di 13.000 abitanti, con età media di 45 anni (inferiore alla media cittadina di 47), non c’è più neppure questo parziale servizio settimanale e genitori e nonni devono cavarsela da soli.

La prospettiva del varo delle AFT (Aggregazioni Funzionali Territoriali) a inizio 2026 aveva dato qualche speranza. Si pensava che col maggior coordinamento tra i pediatri di libera scelta, generato dalle AFT, si sarebbe trovata una soluzione anche per Vallette.

Purtroppo, però, ad oggi la AFT dei pediatri del distretto nord ovest non è ancora stata costituita, a dispetto dei reiterati annunci dell’assessore regionale Riboldi.

Non ci sono nè l’AFT nè il pediatra a Vallette. C’è solo molto sconforto e senso di abbandono, in una delle periferie più estreme della città.

Se il buongiorno si vede dal mattino, anche nel 2026 la giunta Cirio continuerà a trascurare drammaticamente la medicina territoriale, quella più capillare e prossima alle famiglie.

Monica CANALIS – consigliera regionale PD

Donna, vita, libertà. Il grido dall’Iran

 

In Iran si vivono giornate di rivolta, di speranza e purtroppo anche di sangue. Tanto sangue.
In queste ore le milizie filogovernative hanno intensificato il soffocamento delle proteste. Secondo gli ultimi dati diffusi da organizzazioni per i diritti umani come HRANA (che verifica oltre 2.400 morti tra i manifestanti, con totale stimato intorno a 2.500–2.600) e Iran Human Rights (che parla di almeno 3.400), si tratta di una carneficina. Altre fonti arrivano a stimare 12.000 o più vittime, con un bilancio che si aggrava di ora in ora nonostante il blackout informativo.
C’è da dire che già da mesi il regime non appare più così solido. Le donne e i giovani hanno mostrato un coraggio encomiabile per sfidare uno dei regimi più sanguinari del pianeta. Un regime che destabilizza il Medio Oriente e diverse aree del mondo attraverso i suoi collegamenti con organizzazioni terroristiche.
Le donne, già da mesi, hanno lanciato la sfida agli ayatollah togliendo il velo che sono obbligate a indossare e subendo per questo persecuzioni, arresti e torture. Già, perché se cade il velo, cade il regime della Repubblica islamica. Eppure nel lontano 1979, con la rivoluzione, in pochi avrebbero predetto un destino simile, ovvero l’instaurarsi di una teocrazia. Allora i proclami erano ben altri, si sognava e si predicava la libertà.
Negli ultimi giorni il giro di vite si è intensificato con lo spegnimento di internet in tutto il paese (dal 8 gennaio). Si può solo provare a immaginare cosa significhi per questi ragazzi: non poter più restare in contatto con amici, parenti e conoscenti mentre subiscono la più feroce violenza da parte delle forze governative. A detta di testimoni e giornalisti, milizie e forze sparano direttamente sulla folla.
E la politica? La comunità internazionale? La politica italiana si è mostrata compatta condannando l’oppressione in atto in una mozione approvata in Senato (con la sola astensione del Movimento 5 Stelle). Una presa di posizione di una certa compattezza ma comunque tardiva.
Per il resto, Trump, almeno a parole, ammonisce il regime di Teheran minacciando un intervento diretto. Il principe Reza Pahlavi in esilio potrebbe essere la figura cui gli Usa pensano per una possibile transizione. Ma è prematuro pensare al dopo. Ora serve un aiuto a tutti i livelli alla popolazione iraniana. Manifestazioni sono previste questo fine settimana, in particolare quella indetta dal Partito Radicale sabato 17 gennaio a Roma (sono ormai anni che nel silenzio generale cerca di dare visibilità alla questione iraniana) e che sta ricevendo molte adesioni dal mondo della politica e della società civile.
Cosa aspettarsi? Il popolo iraniano è stato illuso, specie dopo il recente intervento di Israele. C’è chi teme di essere nuovamente abbandonato: c’è da augurarsi che questa volta andrà diversamente. Gli iraniani che credono e sperano nella libertà non vanno lasciati soli.

Mario Barbaro

Gli Iraniani vengono massacrati, non bastano le parole

IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni

Alla forza e alle sue ipotetiche ragioni, a volte, si deve rispondere con la forza. E’ una verità scomoda, dolorosa, difficile da dire,  ma la verità è questa. Di fronte alla rivolta  eroica del popolo iraniano repressa nel sangue dal regime teocratico islamico, è necessario un tempestivo ed autentico  sostegno e  non una semplice solidarietà verbale che non serve a nulla . La grande lezione del realismo politico deve prevalere sulle utopie velleitarie. Le idee dell’esimio prof. Zagrebelski  che afferma, distorcendo Machiavelli, che il realismo sarebbe un  disarmo etico, finiscono di essere un sostegno, magari  involontario,  ad un disarmo politico  del tutto  incapace di  consentirci di fare i conti con le forze in giuoco. Sono gli inermi iraniani che vanno difesi senza ambiguità non gli
Immortali principi di un nuovo ‘89, come pensava l’ingenuo Gobetti. Nel 1939 a Danzica i pacifisti ad oltranza fecero il gioco di Hitler, lavandosi le mani del sacrificio e del  destino polacchi. Non  solo i pacifisti non salvarono la pace , ma dovettero affrontare la guerra da cui vennero travolti. Nella storia non esiste solo il diritto internazionale che la Società  delle Nazioni non seppe tutelare come accade anche   oggi con  l’Onu, ormai  divenuto un carrozzone dispendioso e inutile, bloccato dal diritto di veto, lo stesso che paralizza l’Europa. Anche il ricorso alla forza può essere l’ultima risorsa che l’impotenza della politica può legittimare. Pochi lo vogliono riconoscere, ma la verità è questa. E’ il Vae victis che distrugge il diritto, è la sconfitta che genera i mostri della vendetta. Il diritto internazionale nato al processo di Norimberga era già  stato demolito dal bombardamento nucleare americano sul Giappone che pure pose fine alla  seconda guerra mondiale. I moralisti nei momenti drammatici devono limitarsi alle giaculatorie di rito. I vari Capitini nostrani non hanno mai capito nulla. L’antimilitarista Marco Pannella non era un pacifista arrendevole. Pannella aveva studiato Machiavelli alla scuola di Croce. Oggi starebbe dalla parte degli oppressi iraniani. I veri politici sono statisti come Pannella.   Hanno fatto un deserto e l’hanno chiamato pace. La drammatica affermazione tacitiana può risuonare in modo tragico come tetro commento alle stragi fatte in Iran. L’irenismo alla La Pira, il sindaco santo di Firenze che non  si occupava delle fognature della città , ma della pace in Vietnam   , vanno bene per i convegni  che si tengono nelle amene località turistiche. La storia è anche una cosa brutta e spiacevole che necessita di politici che conoscano l’essere e non si lascino corrompere dal dover essere . Essere e dover essere quasi mai coincidono. Più che mai oggi, è così . Noi invochiamo lo studio e la pratica  di Machiavelli, non dei giuristi dell’utopia semplificatrice che mette le coscienze dei sempliciotti in pace con se’ stessi. La cultura della resa è la scelta peggiore perché paradossalmente favorisce la guerra, come dimostra la storia di ogni tempo da Caino in poi.

Scontri pro-Pal, Riva Vercellotti (FdI): “Bene le misure cautelari”

“.Manifestare è un diritto, devastare e assalire le Forze dell’Ordine è un crimine che non deve restare impunito”

Esprimo il mio più vivo apprezzamento alla Digos di Torino e alla Procura per l’operazione ‘Riot’ condotta questa mattina. Le misure cautelari emesse sono la dimostrazione che non c’è spazio per l’impunità quando si scambia il diritto di manifestare con la violenza gratuita e il saccheggio“.

Così il capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio regionale, Carlo Riva Vercellotti, commenta gli sviluppi investigativi sugli scontri avvenuti lo scorso 3 ottobre a Torino.

In quell’occasione – prosegue – abbiamo assistito a scene di guerriglia urbana inaccettabili: dodici agenti feriti, molteplici atti vandalici e persino devastazioni ai danni di strutture culturali come quelle di ‘Portici di Carta’. Chi attacca un uomo in divisa attacca lo Stato. Non si tratta di semplici ‘ragazzate’, ma di condotte criminali aggravate, come dimostra anche il presunto coinvolgimento di alcuni indagati in episodi di rapine e lesioni personali avvenuti nell’area metropolitana“.

Fratelli d’Italia continuerà a sostenere ogni iniziativa volta a garantire la sicurezza dei cittadini e la tutela di chi, ogni giorno, rischia la vita per proteggerci. Torino non può e non deve essere il teatro di sfogo per gruppi di violenti che, protetti da una presunta bandiera ideologica, pensano di poterla mettere a ferro e fuoco. Grazie alle indagini odierne, il messaggio è chiaro: chi sbaglia, paga“, conclude Riva Vercellotti.

La Persia non deve essere una nuova Ungheria

IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni

Per l’Iran, anzi per la storica e civilissima Persia, bisogna mobilitarsi. Le esitazioni di certa politica che si è spesa per la Palestina in modo acritico, rivelano la cattiva coscienza e la malafede che la caratterizzano. Alla mia generazione torna alla mente l’indecenza di chi nel 1956 fu dalla parte dell’Urss contro l’Ungheria invasa. Ma torna anche alla mente un Occidente che si lavò le mani come Ponzio Pilato e non  mosse un dito per gli Ungheresi. Anche allora i commentatori giornalistici furono generosi di solidarietà a buon mercato, quasi come accade oggi. Il pericolo reale è che la rivolta iraniana venga strangolata dalla forza e le migliaia di vittime siano cadute invano. La Persia deve tornare libera. L’Iran dell’Islam più cieco ed intollerante, fomentatore di terrorismo nel mondo, deve essere estirpato dalla storia come un cancro. Per l’Ungheria nel 1956 si mossero in Italia solo Indro Montanelli, il medico scienziato Achille Mario  Dogliotti e pochi altri. Nobili e grandi esempi. Oggi non vedo in Italia nessuno che abbia la loro tempra e il loro coraggio. Eppure occorre passare dalle parole ai fatti.
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Nella foto di repertorio una manifestazione a favore del popolo iraniano tenutasi in passato a Torino

Olimpiadi, Appendino: “I fatti ci danno ragione”

Pubblichiamo l’intervento postato sui social dall’ex sindaca di Torino Chiara Appendino

 

Ho scritto al Direttore de La Stampa per mettere fine alle ricostruzioni fantasiose sulle Olimpiadi invernali 2026.

Torino non le ha perse: ha scelto un altro modello. Da Sindaca ho candidato la città a ospitare le prime Olimpiadi che avrebbero recuperato e riusato impianti esistenti invece di creare nuove cattedrali nel deserto, ma il CONI si è opposto.

Quando ci ha chiesto di entrare in un progetto prevalentemente lombardo-veneto che avrebbe portato a Torino solo 2 discipline su 16 con costi incerti (siamo verso i 6 miliardi per Milano-Cortina 2026) e rischi finanziari elevati, mi sono opposta io.

Guardiamoci negli occhi: le ferite del 2006 sono ancora lì. Il villaggio olimpico diventato la più grande occupazione abusiva d’Europa che abbiamo liberato dopo anni, impianti costati milioni come la pista da bob di Cesana e i trampolini di Pragelato e lasciati a marcire, il debito cittadino esploso.
Io non volevo questo per la mia città.

Ho scommesso tutto sulle ATP Finals di tennis. Mi dicevano che era impossibile ottenerle, invece oggi abbiamo un evento che porta sul territorio 600 milioni di euro ogni anno, senza lasciare buchi nel bilancio e siamo in corsa per tenerlo per altri 5 anni.

Se tornassi indietro rifarei questa scelta altre cento volte, perché un Sindaco deve guardare alla prossima generazione, non al titolo di giornale del giorno dopo.

 

L’Europa in Comune, amministratori e territori si incontrano 

Lunedì 19 gennaio, dalle 15 alle 17, è in programma nella sala Panoramica, al 15esimo piano della sede di Corso Inghilterra 7, a Torino, l’incontro sul tema “L’Europa in Comune”, promosso dal Centro Europe Direct della Città Metropolitana di Torino, in collaborazione con Europe Direct Cuneo e Vercelli, allo scopo di rafforzare il dialogo tra UE e amministratori locali in vista della programmazione delle attività future. L’iniziativa è rivolta ai consigliere EU Local Councillors e ai Comuni della rete Antenna Europa, rappresentando un momento di confronto in merito alle principali sfide che interessano i territori e dalle opportunità offerte dalle politiche europee. Ad aprire i lavori, che costituiranno un momento di programmazione delle attività future, per allineare le strategie e l’impatto delle iniziative locali sul territorio, sarà Jacopo Suppo, Vicesindaco della Città Metropolitana di Torino, che sottolinea il valore strategico dell’iniziativa.

“Rafforzare il dialogo tra Unione Europea e amministrazioni locali – afferma Jacopo Suppo – significa vedere l’Europa più concreta e vicina alle persone. I Comuni sono il primo punto di contatto tra le politiche europee e la vita quotidiana dei cittadini, ed è da qui che lassa la sfida di un’Europa più efficace e capace di rispondere ai bisogni reali dei territori. “L’Europa in Comune” è uno strumento prezioso per condividere priorità e visioni, e per la programmazione delle attività del 2026. All’incontro interverranno anche Claudia Colla, della Rappresentanza della Commissione Europea in Italia, e Francesco Costamagna, professore di Diritto dell’Unione Europea all’Università di Torino.

Info: partecipazione gratuita previa registrazione sul sito di Europa in Comune

Mara Martellotta