POLITICA

Automotive, Tovaglieri (Lega) “Più biocarburanti e meno elettrico”

“Per salvare industria e futuro Europa”
L’eurodeputata, relatrice per i Patrioti in commissione Industria, ha chiesto di abbassare il target del 90% di elettrico e di togliere il limite del 3% per i biocarburanti
Bruxelles, 6 lu – “Meno elettrico e più biocarburanti per salvare la filiera automotive e il portafogli dei cittadini europei”. Questa la posizione che l’eurodeputata Isabella Tovaglieri (Lega), componente della commissione Industria e relatrice per il gruppo dei Patrioti del _dossier_ sullo stop motori 2035, ha portato sul tavolo del negoziato che si è aperto a Bruxelles. “Come Lega e Patrioti abbiamo ribadito la nostra posizione a favore della neutralità tecnologica e per questo abbiamo chiesto che dal Regolamento sulla CO2 nel settore auto sia eliminato il tetto del 3% per l’impiego dei biocarburanti, una tecnologia in cui l’Italia è leader, che ha grandi potenzialità di sviluppo e che può consentire ai motori tradizionali e alle auto storiche di poter circolare anche dopo il 2035, senza imporre ai cittadini europei di acquistare una costosa auto elettrica – ha dichiarato Tovaglieri. – Abbiamo inoltre chiesto di abbassare il target del 90% di elettrico per i veicoli, un obiettivo non solo irraggiungibile, ma anche dannoso per l’industria automotive del continente, già colpita da una crisi profonda anche a causa del ban motori deciso dalla Commissione UE, che ha aperto le porte all’agguerrita concorrenza cinese. Confidiamo che il relatore accolga le nostre proposte di buon senso – ha concluso l’esponente leghista – che mirano a difendere il futuro dell’Europa, la sua autonomia strategica e il benessere dei suoi cittadini”.

Azione Torino, Bartoli: «Costruiamo un partito sempre più presente sul territorio»

AL VIA IL PERCORSO DEL NUOVO COORDINAMENTO CITTADINO
Si è svolto nella serata di lunedì, registrando un’ampia partecipazione di iscritti provenienti da tutta la città, il primo incontro del Coordinamento municipale provvisorio di Azione Torino, convocato dal Coordinatore municipale provvisorio Sergio Bartoli, alla presenza della Segretaria regionale di Azione Piemonte Daniela Ruffino.

L’incontro ha segnato l’avvio di un percorso organizzativo finalizzato a rafforzare il radicamento del partito sul territorio, favorendo il coinvolgimento degli iscritti e la costruzione di una rete sempre più presente nei quartieri, nelle circoscrizioni e nei luoghi di confronto con cittadini, associazioni, categorie economiche e realtà sociali.

Nel suo intervento, Bartoli ha ripercorso la propria esperienza amministrativa maturata come consigliere comunale, assessore, vicesindaco e sindaco del Comune di Ozegna, fino all’attuale incarico di Consigliere regionale del Piemonte, sottolineando di aver accettato il coordinamento della città di Torino con spirito di servizio e con la volontà di mettere a disposizione del partito la propria esperienza amministrativa e istituzionale.

Particolare attenzione è stata dedicata al rafforzamento della presenza di Azione nei quartieri, ai temi della sicurezza, della mobilità, della vivibilità urbana e della partecipazione dei cittadini.

Bartoli ha inoltre evidenziato come Azione Torino possa oggi contare su una base di iscritti significativa e in costante crescita, frutto di un intenso lavoro di ascolto e di presenza sul territorio, elemento fondamentale per costruire una struttura cittadina sempre più solida, partecipata e radicata.

Nel corso della serata è stata presentata la prima composizione della Segreteria del Coordinamento municipale di Azione Torino, composta da:

* Sergio Bartoli – Coordinatore municipale provvisorio;
* Dario Basso – Vice Coordinatore municipale provvisorio;
* Marco Terracciano – Organizzazione, Viabilità e Trasporti;
* Marco Chiappetta – Comunicazione;
* Dario Cescatti – Supporto all’organizzazione e alla comunicazione territoriale;
* Ruggero Di Stasio – Rapporti con le organizzazioni di categoria e con il mondo sociale.

«Vogliamo costruire un partito presente ogni giorno sul territorio, capace di ascoltare i cittadini e trasformare le esigenze delle persone in proposte concrete – ha dichiarato Sergio Bartoli –. Le porte di Azione rimangono aperte a tutti coloro che desiderano contribuire con ciompetenza, serietà e spirito costruttivo. Il nostro obiettivo è creare una squadra sempre più ampia e rappresentativa della città, lavorando nelle circoscrizioni e coinvolgendo iscritti, amministratori e cittadini.»

L’incontro è stato caratterizzato da un ampio e costruttivo confronto tra gli iscritti, con numerosi interventi che hanno contribuito a delineare le priorità del percorso organizzativo e politico di Azione Torino.

Nel corso del dibattito è intervenuta anche la Segretaria regionale Daniela Ruffino, che ha espresso soddisfazione per la partecipazione all’incontro, sottolineando la crescita di Azione in Piemonte e l’importanza di proseguire il lavoro con spirito unitario, competenza e responsabilità, coinvolgendo sempre più gli iscritti nella vita del partito.

Tra gli obiettivi illustrati figurano la nomina dei referenti territoriali nelle circoscrizioni, la convocazione di riunioni periodiche, l’organizzazione di iniziative nei quartieri e l’avvio del percorso che porterà alla costruzione del programma amministrativo per le elezioni comunali di Torino del 2027.

La riunione si è conclusa con l’impegno condiviso di proseguire il percorso organizzativo attraverso incontri periodici e una presenza sempre più capillare sul territorio, con l’obiettivo di rendere Azione un punto di riferimento credibile, competente e vicino ai cittadini torinesi.

Sharing monopattini, interpellanza di Scanderebech

E’ stata discussa oggi in Consiglio comunale l’interpellanza presentata dalla Capogruppo di Forza Italia in Consiglio Comunale Federica Scanderebech per fare chiarezza sull’applicazione delle nuove disposizioni del Codice della Strada riguardanti i monopattini elettrici e sulle differenze nell’attività di controllo tra Torino e Milano.

Dichiara SCANDEREBECH (FI): “Questa interpellanza nasce da una domanda molto semplice: perché a Torino si continua a tollerare una situazione che sta diventando sempre più pericolosa? Mi riferisco in particolare ai monopattini elettrici in sharing, che stanno evidenziando gravi criticità sotto il profilo della sicurezza stradale. Gli incidenti sono in aumento: dalla data di entrata in vigore dell’obbligo di utilizzo del casco sono stati 577 con un totale di 4 deceduti e 552 feriti; dall’entrata in vigore della nuova normativa, si registrano quasi due casi al giorno, con un totale di 52 feriti. Ogni settimana si leggono notizie di persone coinvolte in sinistri, anche gravi, con un conseguente aggravio per i Pronto Soccorso. Pedoni investiti, anziani costretti a scansarsi sui marciapiedi, conducenti senza casco, due persone sullo stesso monopattino, mezzi che circolano contromano o attraversano gli incroci con il rosso: per molti utenti il Codice della strada sembra non esistere. Questa non è mobilità sostenibile. Questa è anarchia.”
Aggiunge SCANDEREBECH(FI): “Il Governo è intervenuto introducendo regole più severe: casco obbligatorio, contrassegno identificativo, assicurazione e sanzioni. Ma le regole servono solo se vengono fatte rispettare. A Milano, appena entrate in vigore le nuove disposizioni, sono partiti i controlli e sono state elevate decine di sanzioni fin dai primi giorni. A Torino, invece, continuiamo a registrare pochissime multe e controlli praticamente inesistenti. Non si può giustificare questa situazione richiamando la carenza di agenti della Polizia Locale: si tratta di una precisa scelta politica dell’Amministrazione di centrosinistra, che ha deciso di privilegiare la prevenzione rispetto alla repressione. Un’impostazione che lo stesso Assessore ha dichiarato in Aula e che, nei fatti, si traduce in un’applicazione troppo debole delle regole.”
Continua SCANDEREBECH (FI): “Il messaggio che passa è devastante: a Torino chi viola le regole può continuare a farlo senza particolari conseguenze. Mentre molti privati si stanno adeguando alle nuove disposizioni, i servizi di monopattini in sharing risultano ancora inadempienti. E allora pongo una domanda politica: quanto ancora dobbiamo aspettare? Quanti altri incidenti dovranno verificarsi prima che questa Amministrazione prenda atto che il sistema attuale non funziona e intervenga con decisione?”
Conclude SCANDEREBECH (FI): “In molte città, anche all’estero, si è arrivati a limitare fortemente o addirittura a sospendere il servizio di monopattini in sharing perché i rischi per la sicurezza erano diventati insostenibili. Credo che anche Torino debba avere il coraggio di aprire questa discussione. Se non si riesce a garantire il rispetto delle regole e la sicurezza di pedoni e automobilisti, bisogna valutare seriamente la sospensione del servizio. La sicurezza deve venire prima di tutto.“

Governance Poll 2026, Cirio 4° tra i governatori. Lo Russo 33° ma recupera nella classifica dei sindaci

/

Il Piemonte esce con un bilancio positivo dal Governance Poll 2026, l’indagine pubblicata dal Sole 24 Ore che ogni anno misura il livello di consenso raccolto da sindaci e presidenti di Regione.

Nella graduatoria dedicata ai governatori, Alberto Cirio si conferma tra gli amministratori regionali più apprezzati d’Italia. Il presidente della Regione Piemonte ottiene il 60% del gradimento, risultato che gli vale il quarto posto nazionale, condiviso con il presidente della Calabria Roberto Occhiuto. Davanti a lui si collocano soltanto il presidente della Puglia Antonio Decaro, che guida la classifica con il 66%, il presidente del Veneto Alberto Stefani e il presidente del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga.

Per Cirio si tratta di un dato particolarmente significativo anche perché il consenso registrato dall’indagine supera quello ottenuto nelle elezioni regionali del 2024, confermando un apprezzamento che, secondo il sondaggio, è cresciuto durante il secondo mandato.

Anche sul fronte dei sindaci arriva un segnale incoraggiante per Torino. Stefano Lo Russo risale infatti la graduatoria nazionale, attestandosi al 33° posto. Pur restando distante dalle primissime posizioni, il sindaco torinese interrompe la flessione registrata nelle precedenti edizioni del Governance Poll e mette a segno un recupero nel livello di consenso.

La classifica dei primi cittadini vede al comando Sara Funaro, sindaca di Firenze, con il 66% delle preferenze. Alle sue spalle figurano Marco Fioravanti, sindaco di Ascoli Piceno, e Gaetano Manfredi, sindaco di Napoli, che completano il podio dei sindaci più apprezzati dagli italiani.

Il Governance Poll rappresenta uno dei principali indicatori sul gradimento degli amministratori locali. L’indagine, realizzata annualmente da Noto Sondaggi per il Sole 24 Ore, non misura le intenzioni di voto in vista di future elezioni, ma fotografa il giudizio espresso dai cittadini sull’operato di sindaci e presidenti di Regione nel corso del loro mandato.

Giachino, Lettera aperta a Chiara Appendino: “confrontiamoci sulla TAV”

“E’ l’opera più importante per rilanciare Torino e il Paese”

Carissima Onorevole,
Premesso che le grandi opere internazionali sono approvate dal Parlamento e premesso che la mozione NoTav presentata dai Senatori cinque stelle, dopo le nostre grandi Manifestazioni SITAV di piazza Castello a Torino, venne bocciata a stragrande maggioranza dal Senato  il 7 agosto 2019, la TAV si sta costruendo soprattutto dal lato francese che potrai visitare tranquillamente perché in Francia nessuno si sogna di attaccare un cantiere definito di interesse pubblico,
Il ritardo dal lato italiano dipende dai blocchi operati dai due Governi Conte, dagli attacchi violenti al cantiere, da lentezze di chi deve costruirla, dalle lentezze nel portare avanti le opere di compensazione.
La TAV pertanto si farà’ anche perché ogni ritardo costa mancato sviluppo al nostro Paese che pagano i disoccupati e i territori interessati.  E’ chiaro che i torinesi che pensano al futuro, alle prossime elezioni comunali non potranno votare le forze politiche contrarie alla TAV come i cinque stelle e AVS e neanche quelle forze politiche che pensano di allearsi con AVS e cinque stelle. La TAV potrà dare alcuni punti di PIL in più ogni anno a Torino, alla ValdiSusa e al Paese. Non possiamo accontentarci di un Paese che cresce solo dello zero virgola, con un debito pubblico che è arrivato a 3.200 miliardi. Se riparte Torino, riparte l’Italia. La TAV inoltre diminuirà l’inquinamento perché trasferirà una parte importante del trasporto merci e passeggeri dalla strada alla rotaia. appendino chiara social
Sarebbe bello e utile per la nostra Cittadinanza un dibattito-confronto pacifico e costruttivo tra noi due in un teatro torinese. Un confronto sul futuro di Torino.
Ti ringrazio molto dell’attenzione. Buona Domenica,
Mino Giachino 
UDC Torino

La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

/

SOMMARIO: Il nuovo direttore de “La Stampa” – Un presidente della Repubblica deve essere il più possibile super partes – Lettere

Il nuovo direttore de “La Stampa”

Antonio Di Rosa è il nuovo direttore del quotidiano “La Stampa”, designato dalla nuova proprietà, che sicuramente sarà migliore di quella precedente, che ha solo collezionato insuccessi, distruggendo l’immagine industriale di Torino e dell’auto italiana.

Giovedì sera sono stato a Pollone a presentare un libro antologico su Luciana Frassati Gawronska, che scrisse anche un’importante storia della “Stampa”. Ho parlato a lungo di Alfredo Frassati, fondatore e direttore del quotidiano torinese. Alla fine ho voluto fare gli auguri al nuovo direttore dal paese di Frassati, dove andava a villeggiare Croce.

Il pubblico, molto numeroso, ha applaudito. Il suo primo editoriale, uscito il 2 luglio, appare diverso da quelli molto ideologici del predecessore. Emana un equilibrio di parole e di concetti che sono alla base della buona informazione.

Andranno in futuro aboliti o almeno modificati certi titoli ideologici imposti da Giannini e non cambiati da Malaguti, che vanno persino oltre il contenuto di certi articoli: dei veri e propri giudizi sommari, incompatibili con il desiderio dei lettori non militanti, che vorrebbero dal giornale soprattutto un’informazione equilibrata.

Il richiamarsi all’equilibrio di Mattarella è un’ottima manifestazione di intenti da parte del nuovo direttore.

Un presidente della Repubblica deve essere il più possibile super partes

Le dichiarazioni estive di molti politici risentono del caldo intollerabile, malgrado essi vivano immersi nell’aria condizionata. Risaltano le banalità arroganti di Salvini che cerca di scaricare su altri il disastro delle Ferrovie italiane che sono vicine al tracollo, determinato dai continui ritardi. Un ministro così Mussolini l’avrebbe cacciato. La pretesa poi di mettersi in corsa per il ministero degli Interni appare davvero velleitaria, per non citare anche il clamoroso errore politico di aver dato spazio e appoggio ad un generale autore di un libro mediocre e pieno di banalità.

Ma la notizia più clamorosa della settimana è quella di rivendicare il Quirinale, magari sperando nelle dimissioni di Mattarella. Qualsiasi italiano che abbia compiuto 50 anni, può aspirare al Colle, come dice la Costituzione, quindi anche gli esponenti della destra, ma il buon senso e l’equilibrio istituzionale dovrebbero evitare di scegliere un presidente che sia stato leader di partito. Il solo Saragat lo fu in passato, ma quando venne eletto presidente, era ministro degli Esteri. I migliori presidenti furono Luigi Einaudi e Carlo Azeglio Ciampi, ambedue governatori della banca d’Italia. Anche se di presidenti non leader di partito, ce ne furono di pessimi. Un presidente dovrebbe essere il più possibile un arbitro super partes capace di far sentire agli italiani i valori nazionali che uniscono, superando le divisioni di parte.

Incominciare a mettere il cappello sopra la poltrona quirinalizia con tanto anticipo rivela i limiti di una visione di parte non accettabile. Un buon presidente dovrebbe guardare almeno in astratto alla funzione dei re, non certo di tutti, perché anche i re a volte sono di parte. La monarchia repubblicana o la repubblica monarchica restano utopie, comunque sempre migliori di un capo partito, un ruolo incompatibile con quello di capo dello Stato nelle democrazie liberali. L’esempio nefasto di Trump che ha fatto decadere nel potere personale quasi assoluto – quasi da regime sudamericano – una delle democrazie più solide del mondo andrebbe sempre tenuto presente. Troppi illiberali sono in circolazione un po’ dappertutto e anche molti liberali sedicenti che hanno studiato al Cepu, servendosi di testi bignameschi, dicono sciocchezze.

LETTERE scrivere a quaglieni@gmail.com

Di Pietro sindaco a Milano per il centrodestra
L’ex ministro Santanchè propone Antonio Di Pietro come candidato sindaco di Milano. Un’altra vittima del caldo?   Giusto Teppati
Non so dirle se sia vittima del  caldo, ma posso dirle che si tratta di un proposta politicamente delirante, ma non così tanto perché il MSI a Milano sostenne di Pietro che ebbe nel suo passato anche simpatie di estrema destra. Di Pietro ha una gravissima colpa imperdonabile:  contribuì a demolire la prima Repubblica, la pagina migliore della storia italiana del ‘900.Ha ragione Stefania Craxi ad opporsi ad una proposta sconsiderata.
.
Libri d’estate
Sono in vacanza in Liguria e compro l’edizione ligure del mio solito giornale per tenermi al corrente degli incontri musicali e culturali estivi. Quest’anno ho notato un abbassamento del livello delle iniziative proposte in particolare nel campo culturale. Prevalgono i localismi provinciali nelle presentazioni dei libri con autori senza nome e qualità. Un piacere agli  amici che declassa tutto.  Anna  Renna
Accontentare vecchi arnesi senza arte  né parte  e’ una forma di  malcostume duro a morire. Tutti oggi  si  ritengono scrittori e pretendono visibilità. Dare spazio a questi dilettanti toglie credibilità culturale agli eventi. E’ difficile dire di no alle insistenze a volte  anche fastidiose.  Lo so bene io che blocco certi libri quando mi chiedono di presentarli al Centro Pannunzio, se non hanno almeno una certa dignità. E’ difficile opporsi alla vanità letteraria che oggi riguarda anche gli ignoranti  categoria che in passato non leggeva libri, ma soprattutto si asteneva dallo scriverli.
Comunque una soluzione c’è: disertare certi eventi. Solo creando il vuoto si creano le premesse per evitare la proliferazione e lo sciupio  della carta. Leggendo i nomi che mi indica e che io ho cancellato, comprendo come il “tutti scrittori o scrittrici” sia squalificante  per chi cede alle pressioni, a volte davvero asfissianti, di chi al massimo potrebbe spolverare i libri in biblioteca. Siamo al paradosso insensato che il nostro è un paese che legge pochissimo, ma offre a chiunque la possibilità di pubblicare a pagamento libri che  una casa editrice seria  dovrebbe rifiutarsi di pubblicare. Per altri versi io conobbi una scrittrice (si fa per dire) che tentò il suicidio perché un editore le fece pagare 500 copie e poi pubblicò in realtà solo le 50 date all’autrice.
.
I nostalgici della Controriforma 
Cosa pensa della comunità San Pio X di mons. Lefebvre che rischia la scomunica  perché intende nominare nuovi vescovi?  A me sembra una  vera farsa che nostalgici della Controriforma  si ribellino al Papa.  Filippo Negrisoli
Lefebvre e i suoi sostenitori non accettarono il Concilio Vaticano II che avrà avuto anche dei meriti reali ,ma rappresentò  un allontanamento brusco  dalla tradizione millenaria della Chiesa che era anche una sua forza. Paolo VI cercò di porre rimedio ad una situazione che danneggiò la Chiesa, ma non riuscì nell’intento.  Oggi questa  comunità  di “protestanti” in nome della Controriforma cattolica  non si  arrende  e ogni tentativo passato di riportarla nell’ovile si rivelò inutile. Ribellarsi al Papa per un tradizionalista può sembrare una contraddizione insanabile. Non è una farsa come scrive il lettore, ma certo appare curioso. Per altri versi senza nuovi vescovi la comunità San Pio X rischia di estinguersi.
.
La tv di Stato e quella privata
La vicenda della Rai con un comitato di vigilanza che non funziona, da quasi 4 anni bloccato da una prevalenza di donne faziose e incompetenti  – lo scrivo io donna – mi interessa fino ad un certo punto perché come cittadina non posso fruire di programmi decenti  e viene tollerato Report e una rete 3 che resta Telekabul che oggi potrebbe ribattezzarsi TeleGaza. E fanno anche del vittimismo ridicolo! Anche molte reti private, piene zeppe di pubblicità, fanno pena, per non parlare di Gruber e compagni. D’accordo che non pago un canone, ma questo non giustifica nulla. Il telespettatore italiano non ha di fatto scelta. Anche Sky è inadeguata. In passato c’era Telemontecarlo, bei tempi passati.  Oggi – non mi riferisco all’estate – trovare un programma interessante o almeno rilassante o divertente e’ quasi impossibile. I vertici della Tv di Stato non riescono a fare prodotti nuovi. Riprendono il logoro Montalbano. Mancano di fantasia e di capacità realizzativa. Vivo dei periodi in Costa Azzurra e la Tv francese è molto meglio.      Jaqueline  Ferro
Non sono un patito della Tv, non sono teledipendente perché la lettura resta la mia prima passione. 0ggi la Tv pubblica e  quella commerciale  sono spesso scadenti. Viviamo in un regime misto in cui la Tv di Stato  ha preso il peggio della Tv privata – gratuita – per fare i massimi incassi in pubblicità. La qualità televisiva diventa quasi un optional. Coerenti con se’ stesse vedo solo le reti particolarmente schierate che imperversano e tentano il lavaggio del cervello ogni sera con conduttori – opinionisti, due ruoli incompatibili. E poi i tg pieni zeppi di cronaca nera locale raccontata a fosche tinte. Persino il tg serale non lo seguo quasi  più,  stanco dell’appuntamento quotidiano con Garlasco, un tema trattato quasi sempre  con sguaiatezza. Per altri versi siamo una società violenta e volgare e la Tv, invece di esercitare un ruolo anche educativo, riflette compiaciuta come fosse normalità, i vari delitti che, trattati in un certo modo, possono portare all’ emulazione  Non sento più la radio neppure in macchina perché la decadenza si è abbattuta anche sulla radio.

Centro, ultimo appello

LO SCENARIO POLITICO di Giorgio Merlo

Forse ha ragione Pina Picierno. Quando si parla, oggi, di riformisti, di europeisti e di centristi – e quindi si respingono al loro destino i populisti, gli estremisti e i massimalisti – non si può non convergere tutti nel medesimo campo. O luogo, o soggetto, o partito o lista elettorale che dir si voglia. Fuorchè, come purtroppo capita concretamente, non ci si rassegni a giocare un ruolo del tutto irrilevante, insignificante ed ininfluente sul versante politico, culturale e, soprattutto, programmatico. Perchè quello che avviene oggi è proprio questo. Ovvero, le forze centriste e riformiste sono e rischiano di essere definitivamente marginali nel contesto complessivo delle due coalizioni maggioritarie. Ora, anche un marziano si rende conto che nel cosiddetto “campo largo” le forze centriste sono del tutto impercettibili e politicamente insignificanti. Fuorchè si voglia sostenere, comicamente e fantasiosamente, che il Pd della Schlein è un partito di centro o di centro sinistra e i vari Maraio, Spadafora, Magi e Onorato rappresentano la nervatura centrista essenziale della coalizione. E visto che Carnevale è ormai passato da un pezzo, nessuno ci crede, come ovvio e persin scontato. Appunto, il Centro da quelle parti è quello che mirabilmente ha descritto in tempi non sospetti l’antico ed efficace stratega delle manovre all’interno Pd e dello stesso “campo largo”, Goffredo Bettini. Ovvero, diceva Bettini, serve una “tenda” – ovviamente pianificata dall’alto come è puntualmente avvenuto – che, com’altrettanto ovvio, non metta affatto in discussione la funzione, il profilo, la natura e il progetto politico dello zoccolo duro dell’alleanza. Che era, e resta, chiaramente di sinistra e progressista. Una sorta, cioè, di nuova ed aggiornata “gioiosa macchina da guerra” di occhettiana memoria. Sul versante del centro destra l’autorevolezza, il carisma e il peso della Premier Giorgia Meloni sono talmente forti ed invadenti che qualunque altra sensibilità politica e culturale è certamente importante ma drasticamente minoritaria. Insomma, destinata a svolgere un ruolo puramente ancillare se non addirittura fastidioso. Ed è per queste motivazioni, semplici ma essenziali nonché oggettive, che chi oggi vuole concretamente e credibilmente rappresentare nella cittadella politica italiana le ragioni di un Centro riformista, europeista e di governo non può che guardare da un’altra parte. Ben sapendo che tutti coloro che pensano, o vogliono, declinare un’offerta politica centrista, riformista e di governo in contenitori elettorali che negano alla radice quei postulati, lavorano direttamente – o indirettamente – per indebolire se non addirittura per annullare definitivamente quella specificità politica e culturale. Ecco perchè, come sosteneva giustamente Pina Picierno, è partita l’ultima chiamata per tutti i riformisti, gli europeisti e i centristi del nostro paese. La sfida politica è alta e in gioco c’è anche la sopravvivenza di un progetto politico, culturale e programmatico che non può più essere sacrificato sull’altare del ritorno degli “opposti estremismi” che oggi sono anche e soprattutto opposti populismi.