Di Lorenza Morello
Elon Musk è diventato l’uomo più ricco del mondo con mille miliardi di patrimonio, cifra che non si riesce neppure ad immaginare in modo realistico. Ma non è accaduto per caso: c’è un meccanismo di ingegneria fiscale applicata al Codice Civile (del tutto legale) che lo rende possibile. Ecco come funziona e le domande che ci dobbiamo porre, anche alla luce dell’articolo 41 della nostra Costituzione
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Dichiarazione di Sergio Bartoli, coordinatore ad interim di Azione per la città di Torino:
“Il coraggio della verità di Carlo Calenda ha generato minacce e apprezzamenti inaccettabili da parte di un sito cosiddetto di informazione, Russia Today, che da tempo ha sposato una linea oltranzista e intransigente di appoggio alla politica putiniana. Solidarietà al Segretario di Azione che con determinazione ha sempre voluto schierarsi a favore della ragionevolezza, della democrazia e della libertà: condividiamo la sua scelta di non lasciarsi intimidire e siamo al suo fianco nel ribadire che, nel nostro modo di intendere la Politica e in una società che difende e sostiene la libertà di espressione, le minacce rafforzano soltanto la decisione nel proseguire sulla strada intrapresa”.
La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni
SOMMARIO: Venezia da dimenticare – Il nuovo direttore de “La Stampa” – Un nuovo successo per Borgiattino – Lettere

Venezia da dimenticare
Ho sempre avuto una vera e propria passione per Venezia, dove ho trascorso lunghi periodi e dove mi muovo come se fossi a Torino o a Roma o a Napoli.
Mi piace sotto tutti i punti di vista per la sua storia, la sua arte, la sua gastronomia, i suoi negozi raffinati anche di abbigliamento come era “Il Duca d’Aosta”.
Ho avuto la malaugurata idea di andare a Venezia per la Biennale e per qualche giornata di relax nella settimana appena finita. Il caldo opprimente, aggravato dall’umidità, ha reso a dir poco fastidioso il mio soggiorno. Ma il caldo non è bastato. Si sono aggiunti altri motivi che mi hanno reso la vita veneziana molto meno attrattiva del passato.
Sono tornato nei miei vecchi ristoranti abituali e non ho più avuto lo stesso trattamento di alta qualità del passato, a partire dal personale, ma anche per la qualità dei piatti non più eccellente come in passato. I miei adorati bigoli in salsa, il risotto di pesce ben mantecato, le sarde in saor con l’uvetta, il baccalà mantecato, il rombo al forno, la coda di rospo non sono più la stessa cosa, ma espressione di una cucina fatta in serie come quella di quasi tutti i locali attorno a piazza San Marco che lavorano per turisti che non sanno nulla della cucina veneziana. I miei posti abituali, fin da quando andavo a Ca’ Foscari e pranzavo con Alberto Ronchey all'”Anzolo Rafael”, hanno subito una mutazione quasi genetica, all’insegna della mediocrità.
Ma anche Venezia è cambiata. Tanti negozi sono gestiti da immigrati che prestano servizio in tante attività in cui hanno sostituito i veneziani. Vedendo il numero altissimo di immigrati sembra quasi di essere a Monfalcone, che ha dimenticato di essere stata la prima cittadina liberata dalla dominazione austriaca nella I guerra mondiale. D’accordo i due Mori del campanile di piazza San Marco, d’accordo che Venezia è stata anche la città più orientale dell’Occidente per i suoi traffici commerciali. Ma la situazione oggi appare tale da spiegare, se non giustificare, che nelle recenti elezioni comunali sono stati candidati cittadini italiani di origine bengalese.
Si può essere soddisfatti che Venezia abbia dato lavoro a tanti immigrati che servono nei bar, pur non conoscendo la lingua italiana? Va bene occuparli invece di lasciarli bighellonare in Barriera di Milano o vendere droga come fossero caramelle, ma quando si esagera l’idea stessa della venezianità ne risente in modo evidente. Ho percepito il “pericolo Monfalcone”, che potrebbe dare argomenti agli islamofobi e ai razzisti in circolazione. È vero che Venezia è di tutti, ma la percezione che ho avuto è che stia snaturandosi. Forse è il caldo africano che ha guastato il mio soggiorno, che non mi ha consentito di apprezzare come mi accadeva in passato la città che fu dei Dogi. Persino nelle botteghe veneziane in cui si potevano acquistare begli oggetti artistici o di artigianato sono arrivate le cineserie con falsa etichetta locale.
Le cose belle che acquistavo in passato sembrano essere quasi scomparse. Un negozio di scarpe a Rialto, che mi riforniva di comodissime e quasi uniche scarpe di struzzo, si è talmente trasformato da essere irriconoscibile, travolto dalla solita merce che si può trovare dappertutto. Io che ho amato la Venezia del Foscolo e di D’Annunzio, di Thomas Mann, di Visconti, per non parlare di quella di Fra Paolo Sarpi, che ho a lungo studiato, non posso ritrovarmi in una città che rischia di smarrire la sua identità storica. Hanno messo la tassa per contenere i troppi turisti del “mordi e fuggi”, ma forse le autorità veneziane non hanno considerato che Venezia ha un’anima che rischia di scomparire.
Dimenticavo: il Grand Hotel Danieli che era il simbolo di una certa Venezia elegante, è chiuso ed è in fase di ristrutturazione e di restauro. Forse l’unica bella notizia perché le stanze erano decrepite anche nei servizi, mentre le parti comuni restavano mitiche e indimenticabili perché grondanti di storia e di buon gusto. Molti alberghi veneziani restano vecchi e carissimi senza interventi che potrebbero giustificarne i prezzi trumpiani.
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Il nuovo direttore de “La Stampa”
Dal primo luglio Antonio Di Rosa sarà il nuovo direttore de “La Stampa”, passata ad una nuova proprietà che dovrebbe porre fine alla gestione Elkann, che ha mandato in fumo non solo la Fiat. A commettere un gravissimo errore, che fece perdere migliaia di lettori, fu la nomina del direttore Giannini, che ridusse il giornale di via Lugaro ad un quotidiano della sinistra estremista. Poi il successore, che era vicario di Giannini, ha corretto un po’ il tiro, ma ha mantenuto il giornale nell’alveo della più faziosa e preconcetta opposizione, simile ad un Tg3 di carta. Anche i collaboratori e soprattutto le collaboratrici hanno dato prova della loro incapacità ad analizzare un problema con un po’ di distacco e spirito critico. Alcune sembrano delle vere e proprie Erinni. È diventato un giornale che un lettore non settario non poteva più leggere senza continui rigetti e sussulti.
Elkann è stato il gran regista della fine di una grande testata fondata da Frassati e rifondata nel dopoguerra da Burzio. L’avv. Agnelli impedì gli estremismi, anche se alcune volte scelse direttori come Carlo Rossella, che venne sostituito da Marcello Sorgi, ottimo direttore.
Sono molto curioso di vedere cosa farà il nuovo direttore, che è uomo di sicura esperienza ed equilibrio. Sarà anche interessante vedere le nuove scelte editoriali. “La Stampa” della Fiat e della sinistra militante è morta. Incontrai una sola volta M a l a g u t i e lo sentii altezzoso e del tutto inadatto a succedere a grandi direttori come Ronchey, Levi, Fattori. Adesso il giornale che per vent’anni fu diretto da Giulio De Benedetti, forse potrà rinascere, anche se il giornale cartaceo appare in gravissima crisi. Non hanno saputo neppure trattenere la pubblicità e neppure le necrologie. Dovrebbe uscire con la stessa testata che adottò dopo la Liberazione: Nuova Stampa. Sarebbe un modo per ricominciare, prendendo le distanze da un recente passato, rivelatosi nefasto.
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LETTERE scrivere a quaglieni@gmail.com
Il black out a Torino
I black out che si sono verificati a Torino danno l’idea di una disattenzione ai problemi dell’energia che ha addirittura suscitato la protesta del sindaco, il quale avrebbe dovuto farsi carico di seguire gli investimenti sulla rete elettrica di Torino. Si è spenta anche l’anagrafe centrale. Il centro è stato fortemente penalizzato. Solo adesso Iren si è svegliata per accelerare nuovi investimenti. Torino, insieme a Napoli, è la città più colpita. Il caldo record non giustifica nulla. Diana Rivella

Condivido nella sostanza i suoi giudizi, anche se il sindaco che protesta appare un po’ paradossale. Iren, sempre celebrata come un modello straordinario di efficienza, ha dimostrato i suoi limiti. Anche gli ospedali, pieni di anziani ricoverati, rischiano il black out. Un segno preoccupante. Nelle case i disagi sono stati molto vistosi perché gli antifurti sono stati neutralizzati e i frigoriferi non hanno potuto conservare l’integrità dei cibi, soprattutto nei congelatori. Le interruzioni di energia hanno provocato gravi danni agli alberghi e al turismo, con molti clienti in fuga. Giustamente Federalberghi si è riservata una class action, anche se Confesercenti ha invitato “ad abbassare i toni”, giungendo al ridicolo. Un condominio di Santa Rita ha denunciato che gli anziani sono a rischio. Speriamo che il caldo ci lasci un po’ di tregua, ma è indispensabile che Iren si attivi, dando a Torino l’attenzione che la città pretende.
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Il Cardinale e i giovani
Il Cardinale di Torino Repole ha affermato un suo “Largo ai giovani “ perché il futuro di Torino è legato alla gioventù oggi non abbastanza valorizzata . A me il discorso mi è sembrato vagamente demagogico. Cosa ne pensa? Franco Vitelli

I cattolici secondo Schlein
LO SCENARIO POLITICO di Giorgio Merlo
Il rapporto tra i cattolici e la sinistra ha accompagnato un pezzo della storia democratica del nostro paese. Un rapporto, il più delle volte e non si può non dire, fatto di subalternità e di gregariato ma anche di protagonismo. Durante la lunga ed intensa esperienza nel Pci nell’intera prima repubblica, la presenza dei cattolici si è riassunta principalmente nelle candidature dei “cattolici indipendenti di sinistra”. Personalità del mondo cattolico che hanno trovato spazio nelle liste comuniste a conferma della natura plurale del partito ma, al contempo, con un limite ben preciso. Ovvero, questi cattolici eletti nelle liste del Pci non avevano la benchè minima possibilità di incidere e di condizionare il progetto politico del partito che, come ovvio, era coerentemente appaltato al gruppo dirigente del partito e, nello specifico, al segretario generale. Da qui il ruolo puramente ornamentale, periferico e politicamente ininfluente ed irrilevante dei cattolici nel Pci. La situazione non è cambiata granché nel corso degli anni perché la concezione di fondo del partito è rimasta la stessa. Le cose, invece, cambiano radicalmente, va detto con forza ed onestà intellettuale, dopo l’avvio nel lontano 2007 del Partito democratico a guida Veltroni. Un partito culturalmente plurale dove la presenza, attiva e visibile, dei cattolici democratici, popolari e sociale è stata comunque sia determinante e decisivo nella costruzione del progetto politico dell’intero partito. Un processo che, seppur tra alti e bassi, è proseguito per molti anni. Ma, per tornare all’oggi, non possiamo non registrare che con la segreteria Schlein, e del tutto legittimamente, il rapporto tra il principale partito della sinistra italiana, il Pd appunto, e i cattolici è tornato ad essere quello che era di moda quando c’era il vecchio e glorioso Pci. Ovvero, per dirla in breve, una sorta di “quota panda” all’interno del partito e, di conseguenza, del tutto irrilevanti ed ininfluenti ai fini della definizione del profilo politico, culturale e programmatico del partito. Non si tratta di una opinione ma, ormai, è una considerazione che viene fatta propria dagli stessi protagonisti all’interno del partito. E, del resto, l’apporto della cultura, del pensiero, della storia e della tradizione del cattolicesimo popolare e sociale all’attuale Pd a guida Schlein è del tutto irrisorio. Per la semplice ragione che il profilo politico del partito – e, lo ripeto, del tutto legittimamente – è quello di una sinistra con una chiara matrice radicale, massimalista e libertaria. Che, detto fra di noi, è l’esatto contrario di tutto ciò che è riconducibile alla storica esperienza del cattolicesimo politico italiano. E, ancora, i pochissimi e del tutto estemporanei riferimenti – seppur molto vaghi e generici – ai cattolici da parte della Schlein non va mai nella direzione del filone del cattolicesimo popolare e sociale ma solo e soltanto verso l’esperienza e il modello dei cattolici collocati saldamente a sinistra. Ecco perchè, come da copione e forse anche inconsapevolmente, si ritorna alla concreta esperienza dei “cattolici indipendenti” candidati nelle liste del Pci. Per queste ragioni, semplici ma essenziali, il cattolicesimo popolare e sociale è un corpo estraneo nel Pd della Schlein.
Giachino: Torinesi se non ora quando?
In una lettera ai “torinesi di buona volontà insoddisfatti delle ultime amministrazioni” Mino Giachino ex Sottosegretario ai trasporti, l’uomo che da anni si batte contro il Declino di Torino e che organizzò la grande piazza SITAV del 10.11.2018 , sostiene che i blackout non sono che l’ultima prova del fallimento delle amministrazioni di sinistra che governano Torino dal 1993 e pertanto “se non si cambia amministrazione le prossime elezioni che speranze ci sono per fare uscire dal Declino la prima Capitale d’Italia?” Anche chi pensava di vivere nelle zone “bene” molto care alla sinistra al cachemire e al PD con i blackout ripetuti ha dovuto ragionare se la attuale amministrazione sia poi così efficiente e efficace. Afferma Giachino: “E’ evidente che la rete dell’IREN deve essere rifatta tanto è vero che c’era il piano di investimenti da oltre mezzo miliardo di qui al 2030. Il punto è che la rete è saltata prima del previsto ed è grave che la Amministrazione non lo avesse capito. I blackout infatti si ripetono da anni. “Se il Presidente dell’IREN avesse approfondito con i suoi collaboratori la situazione per rispondere alla mia pubblica richiesta avrebbe capito che bisognava anticipare i lavori. Chi non capì la gravità della situazione fu il Sindaco anche perché per lui era più importante ricevere quota dei dividendi invece di chiedere a IREN di affrettarsi a investire nella rete. Come sempre chi paga le conseguenze sono i cittadini e le aziende. Hanno aspettato a tappare le buche per farlo in campagna elettorale, non ha detto nulla a John Elkann quando Stellantis con Tavares operava contro le aziende torinesi. Ha dimenticato le periferie continuando a investire nel Centro della Città. Torino e’la capitale della cassa integrazione, 3/4 dei giovani hanno rapporti di lavoro precari. Malgrado la propaganda, il degrado in periferia, da Barriera a Aurora, da Madonna di campagna in la aumenta. La Linea 2 della Metro arriverà solo nel 2033. La linea 1 non viene completata perché la gara di appalto sottovalutò alcune situazioni”. Di qui l’appello di Giachino ai torinesi di buona volontà “a impegnarsi e a mobilitarsi in prima persona per cambiare Amministrazione comunale. Il primo incontro si terrà giovedì 9 luglio alle 18 in via Piffetti 16. Dacci una mano a rilanciare economia e lavoro a Torino”. Così si conclude la lettera del combattivo ex Sottosegretario.
La terribile vicende dell’uomo di 64 anni rimasto ucciso sul lavoro nello stabilimento BRT di Settimo ricorda purtroppo da vicino la morte di Raffaele Settembre, che è rimasto vittima di operazioni di logistica all’interno della Centrale del Latte di Torino nemmeno un mese fa. Non è una tragica facilità: è un’organizzazione del lavoro che rende gli incidenti un rischio accettabile. Un’aberrazione che va superata.
Non capiamo come sia possibile, inoltre, che il corriere, peraltro di età avanzata, fosse al lavoro nelle ore centrali della giornata, nonostante le ordinanze anti caldo emanato dalla Giunta. Un altro terribile sintomo di come la sicurezza e la tutela dei laboratori, in assenza di controlli efficaci, resti spesso solo sulla carta.
Sulla sicurezza del lavoro c’è bisogno di una rivoluzione copernicana: occorre assumere ispettori e ispettrici del lavoro e rendere efficaci i controlli, prevedere sanzioni certe – ed è amaro dirlo nel giorno in cui uno degli imputati della strage di Brandizzo è nominato ai vertici di FS, mentre il processo per quella strage va a rilento per carenza di organico e strutture del Tribunale di Ivrea, su cui il Governo non ha fatto nulla – rendere più stringente la formazione e, soprattutto, interrompere catene di appalti e subappalti in cui risparmio e velocità costano la vita a troppe, troppe persone.
Alla famiglia e ai colleghi della vittima va tutta la nostra vicinanza e le nostre condoglianze.
La delegazione del Novarese era composta dalle consigliere comunali del capoluogo Maria Luisa Astolfi e Patrizia Bonelli e dalla consigliera di amministrazione di Assa Spa Laura Maroni, oltre ai sindaci di Nibbiola Pierfrancesco Agnesina, di Garbagna Novarese Fabiano Trevisan, di Tornaco Giovanni Caldarelli, mentre per Carpignano Sesia c’era il consigliere comunale Maurizio Domenico Galdini e per Borgomanero i colleghi Luca Porcu e Lorena Poletti. La provincia di Alessandria era rappresentata dai sindaci di Tortona Federico Chiodi, di Paderna Filippo Cordani, di Spigno Monferrato Walter Astengo, di Fubine Monferrato Lino Pettazzi, di Pareto Walter Borreani, di Stazzano Pierpaolo Bagnasco, di Rivarone Elisabetta Tinello, di Altavilla Monferrato Massimo Arrobbio, mentre per Borghetto di Borbera era presente con il consigliere comunale Enrico Bussalino e per Casale Monferrato il sindaco Emanuele Capra, il presidente del Consiglio comunale Giovanni Battista Filiberti e gli assessori Cecilia Strozzi e Gigliola Fracchia. Infine, per il Vercellese erano presenti i primi cittadini di Caresana Claudio Tambornino e di Formigliana Davide Brunetti.