POLITICA

Scomparsa di Petrini, Cirio: “Addio a un visionario dalle idee innovative”

Il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e gli assessori Paolo Bongioanni e Marco Gallo sulla scomparsa di Carlin Petrini

 

Il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio sulla scomparsa di Carlin Petrini: «Con la scomparsa di Carlo Petrini se ne va un uomo straordinario che ha cambiato la cultura agricola del nostro Paese e del mondo intero. Innamorato della terra, con la sua intelligenza, la sua visione e la sua capacità di guardare lontano ha insegnato a tutti noi che la sostenibilità e il rispetto della natura sono un atto politico, civico e umano prima che ambientale; che quella contadina non è un’attività, ma una cultura che deve essere giusta e avere dignità ovunque la si pratichi. Pensatore acuto, mai banale, instancabile studioso, curioso del mondo e degli uomini, ha saputo essere uno stimolo prezioso per tutti coloro che ha incontrato sulla strada, e sono stati tantissimi. Per il nostro Piemonte, la sua perdita è ancora più dolorosa, perché con Slow Food, Terra Madre, l’Università di scienze gastronomiche di Pollenzo, Petrini ha costruito un pezzo importante di ciò che oggi sono il Piemonte e la sua eccellenza agricola e enogastronomica. Per me, poi, se ne va un caro amico, con il quale ho avuto il piacere e l’onore di confrontarmi molte volte e da cui ho imparato tanto. Alla sua famiglia, agli amici e a tutta la comunità di Slow Food, l’abbraccio mio e della Regione Piemonte. Grazie Carlin, ci hai reso tutti un po’ migliori e ci mancherai moltissimo».

L’’assessore al Commercio, Agricoltura e Cibo, Turismo, Sport e Post-olimpico, Caccia e Pesca, Parchi della Regione Piemonte Paolo Bongioanni: «Fra le tante cose per cui Carlin Petrini ci mancherà e per cui dobbiamo essergli grati, c’è che ha reso patrimonio universale un rapporto con il cibo e la terra iscritto da sempre nel Dna del Piemonte e dei Piemontesi. Non a caso il movimento SlowFood, l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, il Salone del Gusto e Terra Madre sono nati qui e non altrove. Il senso etico dell’atto del cibarsi, la memoria e la sapienza tramandata dai nostri nonni contadini hanno riscritto la consapevolezza di un cibo buono, pulito e giusto, e da idea controcorrente oggi sono diventati patrimonio universale e condiviso che ha risvegliato la consapevolezza del valore del nostro cibo, delle nostre eccellenze agroalimentari e dei loro produttori. Carlin è stato il primo difensore delle produzioni di qualità che identificano i territori, e ha aperto la porta che poi tanti di noi hanno attraversato. È quello stesso rapporto che sa unire tradizione e innovazione, rispetto e convivialità, piacere del gusto e salute che ha consacrato la cucina italiana, prima al mondo, come Patrimonio universale Unesco. Anche per questo lascia un vuoto incolmabile».

Dichiara Marco Gallo, assessore con delega alla Biodiversità della Regione Piemonte: «Con la scomparsa di Carlin Petrini perdiamo uno dei più grandi custodi della biodiversità del nostro tempo che ha avuto il merito straordinario di insegnare al mondo che la biodiversità non è un concetto astratto o soltanto ambientale, ma un patrimonio culturale, umano ed economico da difendere ogni giorno. Attraverso Slow Food, Terra Madre e l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, Petrini ha costruito una visione nuova del rapporto tra uomo e natura restituendo dignità alle comunità rurali, ai piccoli produttori e alle tradizioni locali. Per il Piemonte la sua perdita è immensa. Se oggi la nostra regione è riconosciuta nel mondo come granaio di biodiversità, lo dobbiamo anche alla sua visione e alla sua capacità di guardare oltre il suo tempo. Grazie Carlin, per averci insegnato che la terra non si sfrutta: si custodisce».

“I grandi sindaci di Torino vedevano il futuro e la crescita”

Erano molto più bravi  a far crescere economia e lavoro. Cavour potenziò il porto di Genova, il Marchese Luserna di Rora’ futuro Sindaco di Torino investì sul porto di Ravenna.

Caro Direttore,
Sono a Ravenna a un importante convegno sui porti che come sai sono il perno della logistica che insieme dà al nostro Paese quasi il 10% del PIL. Nell’albergo BEZZI , palazzo storico di fine 700, curiosando trovo un bel libro sul porto di Ravenna e trovo un chicca che va conosciuta meglio. Quando lo Stato pontificio declina e Pio IX non viene accolto con entusiasmo a Ravenna, il Commissario nominato dal Regno di Sardegna , il Marchese Emanuele Luserna di Rora’, futuro grande Sindaco di Torino, capi  le grandi potenzialità del porto di Ravenna chiede un intervento del valore di 8 milioni della metà del 1800. Ricordo che il 99% del popolo di Romagna voto’ la annessione al Regno di Sardegna che di lì a poco avrebbe unito l’Italia. Oggi il porto di Ravenna è il primo in Italia per l’arrivo delle materie prime necessarie al nostro sistema manifatturiero. Mentre Cavour ampliava il porto di Genova trasferendo l’Arsenale militare a La Spezia, il Marchese Luserna di Rora’ investiva sul porto di Ravenna e nel 1857 il più piccolo degli Stati europei approvò l’opera del secolo, il Traforo del Frejus.
Il Marchese Luserna di Rora’ è il Sindaco di Torino che ottiene dal Consigliere comunale di Torino Quintino Sella un decreto di risarcimento per la perdita della Capitale e rilancia Torino e il Piemonte concedendo grandi sgravi fiscali a chi veniva ad investire a Torino e in Piemonte. Molti investimenti nel tessile e nelle nuove centrali idroelettriche arrivarono così. Se i Sindaci torinesi che hanno amministrato la nostra Città negli ultimi trent’anni avessero studiato meglio la Storia dei politici torinesi e piemontesi da Cavour a Quintino Sella, da Giovanni Lanza al Marchese Luserna di Rora’ , avremmo spinto molto di più la costruzione della TAV, della metropolitana e della tangenziale, avremmo difeso con maggiore forza l’industria dell’auto, staremmo meglio e non saremmo agli ultimi posti in Italia per la qualità del lavoro.

Mino GIACHINO
UDC Torino

Resistenza, Ravetti: “Avviare procedura per il museo regionale”

 “BENE CENSIRE I LUOGHI MA SERVE VALORIZZARLI DAL PUNTO DI VISTA CULTURALE E TURISTICO”

«L’opera di catalogazione dei luoghi della Resistenza in Piemonte è un atto fondamentale. La “Memoria” necessita di rigorosa ricerca storica e, a tal proposito, ritengo giusto sostenere economicamente il progetto di ricerca del Museo diffuso della Resistenza di Torino, con le partnership degli Istituti Storici della Resistenza. E bene farebbe la Giunta regionale ad erogare contributi utili a definire una mappa completa di musei, luoghi di battaglie, cippi, lapidi, sentieri. Se esistono le condizioni a bilancio, Cirio, Chiarelli e Marrone procedano e pure celermente. Ma occorre fare un passo in più, che è quello che suggerisco dal giorno del mio insediamento alla presidenza del Comitato Resistenza e Costituzione della Regione Piemonte: un conto è censire gli alberi da frutta e un altro conto è curare il frutteto e vendere i frutti. Sono due mestieri differenti e speravo che fosse chiaro. Ai luoghi della Resistenza servono fondi per la riqualificazione, in certi casi anche per il completamento delle opere. Serve soprattutto un ente, possibilmente pubblico, in grado di gestire ogni giorno questi beni e di promuoverli in Italia e nel mondo come succede per tutte le attività economiche che interessano il comparto turistico-culturale. Su questo obiettivo, condiviso il 26 febbraio del 2025 in Consiglio regionale all’unanimità tramite una mozione d’impegno per la Giunta, non ho ancora letto alcun atto d’avvio delle procedure, neppure un documento scritto pieno di buone intenzioni. Credo di aver chiarito ciò che ho già espresso pubblicamente e più volte. Speravo non ce ne fosse bisogno, mi sbagliavo».

Domenico RAVETTI

Vicepresidente Consiglio regionale del Piemonte

Presidente Comitato Resistenza e Costituzione della Regione Piemonte

Aimone di Savoia Aosta

Di Pier Franco Quaglieni
Dopo lunga riflessione e in base a ragionamenti storici e giuridici ho deciso di considerarmi vicino al Duca Aimone di Savoia -Aosta, vedendo in lui il capo di casa Savoia. Per me quanto la Consulta dei senatori del Regno ha deciso   in merito al passaggio della continuità della Dinastia Sabauda al ramo Aosta, credo abbia un valore difficilmente discutile  in termini giuridici. Ma soprattutto la storia personale del Duca Aimone, i suoi studi alla Bocconi, il suo lungo lavoro in Russia in posti di responsabilità apicale in una delle aziende italiane più importanti, l’aver svolto studi e servizio militare al collegio militare Morosini di Venezia, divenendo ufficiale di Marina come suo padre, sono per me motivo fondamentale per la mia decisione. Ho avuto il piacere di conoscerlo  e di parlargli in privato quando il Principe è venuto ad incontrarmi a Torino.  E’stato un bel colloquio informale, colto, se posso dirlo, amichevole. Ho notato di trovarmi di fronte ad una grande risorsa per il futuro dell’Italia. Ho letto anche delle sue interviste ed ho assistito ad una sua intervista televisiva. Egli si colloca nella scia degli Aosta: da Amedeo fratello di Vittorio Emanuele II e re di Spagna a Emanuele Filiberto comandante invitto della III Armata, al Duca degli Abruzzi, al Conte di Torino, al conte  di Salemi, al Duca Amedeo, eroe dell’Amba Alagi che morì prigioniero in Africa con i suoi soldati, al Duca Aimone ammiraglio che morì in esilio,  al padre di Aimone, il Duca Amedeo che seppe assumersi le sue responsabilità dinastiche in un momento di grave crisi dopo la fine dell’esilio. La figura di Aimone e’ tale perché lui riassume nella sua persona le qualità che dovrebbe avere un re. E’ simile a re Carlo d’Inghilterra con cui e’ anche imparentato. Non ama le sfilate delle guardie di  cui altri si circondano e che a volte sono personaggi un po’ patetici.  Segue una linea di sobrietà e di serietà che fu una virtù tutta piemontese dei Savoia regnanti e dell’ultimo Re Umberto II, che va ricordato con lo stile che egli seppe manifestare anche durante i lunghi anni di esilio. Aimone rappresenta una certa idea di storia italiana che anche i repubblicani possono apprezzare perché fondata su dati reali e verificabili, privi di retorica e di arroganza. Il mio amico Enrico Martini Mauri, capo delle divisioni alpine azzurre nella lotta di Liberazione e medaglia d’oro al Valor Militare, avrebbe apprezzato Aimone come soldato e come uomo. Ricordo che come storico sono stato due volte l’oratore ufficiale che ha ricordato Umberto II a Torino e a Racconigi.

Margherita ieri e oggi

Un convegno a Torino per rileggere l’esperienza politica, culturale ed organizzativa della Margherita di ieri e per individuare, concretamente, il percorso per una nuova, diversa ed aggiornata Margherita di oggi

Magliano (Lista Cirio): «Le eccellenze dell’imprenditoria piemontese risorsa per tutto il Paese»

La Sigit acquisisce la storica azienda veneziana Speedline

«L’aggiudicazione da parte della Sigit di Chivasso dello storico produttore veneto di cerchioni per automotive Speedline nell’ambito di una gara internazionale rappresenta una testimonianza del valore del tessuto imprenditoriale piemontese: nella nostra regione ci sono casi di imprenditori di successo che lavorano per costruire aziende competitive a livello internazionale, salvaguardando posti di lavoro e generando sviluppo. L’aggiudicazione di Speedline da parte di Sigit permette a un marchio storico di rimanere di proprietà italiana e pone fine a un lungo periodo di incertezza, offrendo garanzie di continuità e salvaguardia occupazionale. E’ giusto riconoscere ai nostri imprenditori capacità, visione e impegno, perché il panorama industriale piemontese è soprattutto questo, non solo di crisi e difficoltà ed è importante che mostriamo apprezzamento per i risultati così come esprimiamo timori e preoccupazioni per le situazioni difficili», così in una nota Silvio Magliano, Capogruppo in Consiglio regionale della Lista Civica Cirio Presidente PML.

La tragedia di Modena un fatto da non sottovalutare

IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni

Ascoltando i tg e leggendo i giornali, oltre alle dichiarazioni di molti politici e intellettuali, la strage di Modena sembra avere mille cause. L’attentatore di seconda generazione è passato in secondo piano. E’ la vecchia, stantia vulgata volta  a socializzare i fatti che non sono in primis responsabilità personale degli individui, ma riflessi di una società inadeguata e incapace di prevenire le deviazioni. E’ roba vecchia quella del Naturalismo francese di Zola che non venne ripreso neppure dal Verismo verghiano. Siamo tutti immersi nella brodaglia della sociologia, siamo ancora fermi alla “sbornia sociologica“ denunciata da Francesco Compagna prima del ‘68 e che fu il preludio della contestazione. Attribuire ogni colpa alla società significa mitigare le responsabilità se non assolvere chi commette reati .  “Tout comprendre, tout  pardonner” di Tolstoj può portare ad aberranti conclusioni perdoniste. Gli unici veri responsabili di reati appaiono oggi  in Italia i mafiosi.  Anche per  i terroristi sì è trovata la strada della clemenza se non del perdono.
Il problema della integrazione che non può significare l’inclusione automatica e universale per tutti gli immigrati,  e’ problema reale che va affrontato con realismo e senza demagogia di nessun tipo. La tragedia di Modena non deve prestarsi a strumentalizzazioni politiche di nessun tipo, non deve avere come obiettivo ultimo una sentenza “esemplare. Deve però portare a galla il problema mai risolto dalla Legge Basaglia che si è limitata a chiudere i manicomi senza farsi carico dei malati di mente: non esiste una rete di assistenza e cura di questi malati in Italia.
Senza dare il via ad una caccia alle streghe la strage di Modena deve anche  far riflettere sulla integrazione degli immigrati di seconda generazione in generale non solo per le diverse maranze più o deviate, ma anche in senso più ampio. A volte la cittadinanza,  come è accaduto in Francia, non basta. Occorre ben altro ed a volte nulla è sufficiente per integrare chi identifica la legge religiosa con quella politica e non rinuncerà mai ai suoi usi e costumi,
anche se incompatibili o addirittura illegali rispetto all’Italia. Porsi certi problemi significa prevenire e combattere la mala pianta del razzismo e della xenofobia.  Il modo lungimirante di affrontare i problemi del terzo Mondo da parte di Marco Pannella e’ l’unico sulla lunga distanza che si rivela praticabile. Sembrava il più utopistico ed invece appare come il più praticabile.

Pompeo (PD): “Hanon Systems in Cina e perdite record: la Regione intervenga”

 “A rischio un presidio strategico dell’automotive piemontese”

19 maggio 2026 – “La situazione dello stabilimento Hanon Systems di Campiglione Fenile è gravissima e richiede un intervento immediato della Regione Piemonte. La delocalizzazione della Linea 5 in Cina, confermata dall’azienda, mette a rischio posti di lavoro, competenze strategiche e un presidio fondamentale della filiera automotive piemontese” dichiara la Consigliera regionale del Partito Democratico Laura Pompeo che ha presentato un’interrogazione in Consiglio regionale per fare chiarezza sul tema.

“Secondo quanto emerso negli ultimi giorni, i vertici di Hanon Systems hanno comunicato ai sindacati (FIM, FIOM, UILM) l’intenzione di trasferire in Cina la Linea di produzione 5 EFP, che oggi impiega una ventina di lavoratori, una decisione resa nota solo grazie alla vigilanza delle RSU, dopo settimane di scarsa trasparenza da parte dell’azienda. È inaccettabile che un’operazione di questa portata venga nascosta fino all’ultimo momento. I dati del bilancio consolidato parlano chiaro: le vendite sono aumentate, ma la redditività dello stabilimento italiano è crollata. Le perdite sono passate da 467 milioni di Won a oltre 29,5 miliardi di Won in un solo anno, mentre il patrimonio netto si è ridotto del 28%. Non è un problema di mercato, ma di scelte industriali che penalizzano il sito piemontese” precisa la Consigliera regionale Pd.

“La delocalizzazione della Linea 5 avrebbe effetti devastanti: indebolirebbe l’intera filiera automotive regionale, privandola di un fornitore locale di componentistica strategica per elettrico e ibrido, si sommerebbe alla chiusura del sito di Benevento, mettendo a rischio il know‑how nazionale, costringerebbe il Paese a ricorrere a importazioni extra‑UE, con aumento dei costi e perdita di competitività. La Regione, di fronte a una catastrofe annunciata come quella della Hanon System di Campiglione Fenile non può limitarsi al ruolo di spettatrice, monitorando semplicemente la situazione. Deve agire, sollecitando il Ministero delle Imprese e del Made in Italy a aprire un Tavolo di crisi nazionale che coinvolga anche il sito di Benevento, deve verificare, insieme al Governo, la sussistenza dei presupposti per l’esercizio del Golden Power, vista la natura strategica delle tecnologie EFP prodotte a Campiglione Fenile, deve  pretendere dal Gruppo un impegno a mantenere il presidio, subordinando futuri incentivi regionali al mantenimento dei livelli occupazionali e produttivi e, inoltre, deve chiarire se la Cabina di Regia sull’automotive abbia già definito un cronoprogramma per audire l’azienda e le parti sociali, al fine di impedire il trasferimento dei macchinari in Cina. Con il mio atto ispettivo chiedo risposte chiare e precise!” aggiunge la Consigliera Pompeo.

“Nel febbraio 2025 – conclude Laura Pompeo – il Consiglio regionale, in assemblea aperta, aveva ribadito l’impegno a fare dell’area torinese la “testa e le braccia” di Stellantis. Oggi questo impegno va onorato con azioni concrete. Non possiamo permettere che un altro pezzo della nostra industria venga smantellato nel silenzio generale. Campiglione Fenile non può diventare l’ennesima vittima della delocalizzazione selvaggia”.

L’esempio di Marco

Di Vittorio Pezzuto

Dalla prima pagina de LA RAGIONE oggi in edicola www.laragione.eu

Per decenni il congresso annuale del Partito radicale è stato il vero compleanno di Marco Pannella. Una festa che una tenace minoranza laica, libertaria, liberista, federalista europea e nonviolenta dedicava anche a sé stessa impastando incontri fecondi, la fatica dell’ascolto reciproco fra pazzi (di libertà e non solo), l’omaggio degli avversari e non di rado la messa in gioco di ogni avere nel tentativo di conquistare l’improbabile ma necessario. A due lustri dalla sua morte quel congresso si rinnova sotto altra forma: maratone oratorie, interviste e commemorazioni di quanti nel suo ricordo celebrano soprattutto la parte migliore della loro vita.
La più grande lezione che ci lascia è quella imparata a 29 anni in una pensione di Cattolica: convintosi di essere inadeguato a questo mondo, scelse di tagliarsi le vene. Lo salvò per caso Franco Roccella e fino all’ultimo dei suoi giorni ha dimostrato di avere avuto torto: regalandoci buone leggi, splendide battaglie, l’esercizio della fantasia senza potere, un inesausto dialogo con il diverso e una teoria della prassi rivelatasi efficace antidoto alla spesso impotente politica di Palazzo.