POLITICA

Spaccio, Ravello (FdI): “Pd scopre sicurezza: è lo stesso delle pipette da crack?”

“Davvero difficile non stupirsi della giravolta del Partito Democratico. Oggi scende in strada contro lo spaccio e distribuisce questionari ai cittadini per chiedere quali soluzioni adottare, ieri voleva distribuire gratis le pipette per il crack. Una scena che sarebbe quasi comica se non riguardasse un problema drammatico come il degrado e lo spaccio di droga che affliggono Torino”.

Lo dichiara Roberto Ravello, vicecapogruppo di Fratelli d’Italia in Regione Piemonte.

“Proprio loro, gli stessi ambienti politici che in questi anni hanno sostenuto o strizzato l’occhio a modelli fondati sulla riduzione del danno, sulla normalizzazione del consumo di droga e sulle cosiddette stanze del buco, ora si accorgono dell’esistenza dello spaccio e chiedono ai cittadini cosa si aspettano dalla politica. La ‘banda del buco’ ha superato sé stessa. Siamo alla follia”.

“La risposta i torinesi la conoscono già: più controlli, più Forze dell’Ordine, più prevenzione, più presidio della Polizia Locale e tolleranza zero verso chi avvelena quartieri e famiglie. Non servono questionari sociologici per capire ciò che i residenti denunciano da anni”.

“Il contrasto allo spaccio – conclude Ravello – non si improvvisa alla vigilia delle campagne elettorali e non si affronta inseguendo ambiguità ideologiche. Chi oggi organizza banchetti sulla sicurezza dovrebbe prima spiegare perché per anni ha minimizzato il problema e perché continua a guardare con indulgenza a politiche che rendono la droga sempre più accettabile. Torino ha bisogno di risposte, che la sua amministrazione non dà, non di passerelle”.

PLD organizza incontro sulla Tav

PARTITO LIBERALDEMOCRATICO A RIVOLI

Dopo oltre vent’anni di dibattiti, polemiche e campagne ideologiche, la realizzazione della tratta ferroviaria Torino-Lione è oggi entrata in una fase di avanzamenti concreti.
I lavori per il collegamento tra il nodo ferroviario torinese, l’interporto logistico di Orbassano e la direttrice della Val di Susa rappresentano una delle più importanti infrastrutture strategiche europee per il trasporto sostenibile, la competitività economica e l’integrazione continentale.

Per questo motivo, il Partito Liberaldemocratico della provincia di Torino promuove per sabato 13 giugno, dalle 9.30 alle 13 presso la Sala Consiliare del Comune di Rivoli, un incontro di formazione e approfondimento dedicato agli iscritti, ai simpatizzanti e agli esponenti dell’area centrista, liberale e riformista del territorio. L’incontro avrà il titolo:

“TRATTA FERROVIARIA TORINO-LIONE – SI AVANZA: UN’OPERA STRATEGICA, UN FUTURO CHE CORRE”.

Analizzeremo dati, documenti e sviluppi concreti dell’opera, affrontando con serietà e competenza una discussione troppo spesso dominata da
slogan, semplificazioni e narrazioni distorte. Secondo il Partito Liberaldemocratico, sostenere quest’opera significa scegliere sviluppo, sostenibilità, connessioni internazionali e competitività per il Piemonte e per tutto il Nord-Ovest italiano. Relatori saranno l’architetto Paolo Foietta (già Commissario Straordinario del Governo per l’Asse Ferroviario Torino-Lione e attualmente Presidente della Delegazione Italiana presso la Commissione intergovernativa italo-francese per la linea ferroviaria TorinoLione) e l’architetto Massimo Giuntoli  (già Presidente Ordine Architetti PPC di Torino).

Modererà l’incontro Fabrizio Goria (giornalista de La Stampa)

Sport, Ricca (Lega): “Basket Torino, la Regione faccia il possibile”

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Torino, 4 Giu – “Negli ultimi giorni si stanno rincorrendo notizie preoccupanti sulla sorte della società Basket Torino, con rumors che vanno da una presunta cordata di imprenditori a una compravendita di titoli sportivi che stanno mettendo in allarme tifosi e addetti ai lavori. La realtà sportiva torinese è un’eccellenza consolidata per tutto il Piemonte e per questo ritengo sia necessario che la Regione metta in campo tutte le azioni possibili per fare in modo che, o tramite un sostegno diretto, o acquisendo un ruolo di mediazione, possa consentire la permanenza del club nelle serie che gli compete. Ho presentato un Ordine del Giorno urgente in Consiglio regionale proprio a questo scopo. Sono certo che, grazie all’aiuto della Regione, si potra trovare una soluzione rapida ed efficace per il Basket Torino.” Così in una nota Fabrizio Ricca, capogruppo Lega in Piemonte.

In Africa ci fu anche il Duca d’Aosta

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IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni

I danni storiografici creati da Angelo Del Boca e  Giorgio Rochat  in relazione al colonialismo italiano  in Africa Orientale  sono ancora evidenti. Una trasmissione  televisiva ieri sera, condotta da un giornalista tuttologo, ha descritto a fosche tinte la conquista italiana  dell’Etiopia, applicando criteri di giudizio umanitario e buonista ad un passato in cui la guerra  era considerata in modo profondamente diverso da ogni parte  che si scontrasse con le armi. I buoni e i cattivi non esistevano.  Giudicare con i criteri del presente il passato è un grossolano errore. Con questo non si intende disconoscere la durezza di quella campagna  di guerra  africana né si intende esaltare l’impero africano creato dal fascismo. Era però doveroso vedere la vocazione africana dell’Italia come inevitabile, direi inscritta nella sua storia dopo la raggiunta unità. Le pagine di Gioacchino Volpe in proposito  servono ancora oggi a capire, mentre le vulgate di Del Boca e Rochat ci impediscono di intendere una vicenda in cui insieme ai cannoni si mescolano strade, ospedali , scuole  e abolizione della schiavitù. Insieme all’asprezza  del maresciallo Graziani  non si può tralasciare di riconoscere il tentativo di pacificare  la  colonia del Duca  Amedeo d’Aosta, il Savoia che insieme allo zio, il Duca degli  Abruzzi, sentì il richiamo dell’Africa come un forte, profondo legame che coinvolse  intimamente la sua vita. Il Duca Amedeo aveva studiato a Palermo diritto coloniale e non aveva nulla a che vedere con la rozzezza di Graziani. Eroe dell’ Aviazione italiana, era andato volontario nella grande guerra a 16 anni. Aveva scelto di andare a lavorare in Africa  sotto falso nome  nel Congo, aveva collaborato con il Duca degli Abruzzi nell’azienda agricola in  Somalia. Queste specificità del Principe sono state dimenticate  dalla trasmissione mentre sono aspetti  molto importanti.  E anche l’eroica resistenza  e la inevitabile resa sull’ Amba  Alagi nel 1941 dove ebbe dagli Inglesi l’onore delle armi, è  stata ridimensionata nella sua epica ,drammatica grandezza  paragonabile solo ad El Alamein. Perfino la morte di Amedeo che rimase prigioniero insieme  con i suoi soldati, è stata ignorata. Carlo Delcrojx che conobbe  assai bene il Duca, una volta mi disse che forse la storia d’Italia con la presenza del Duca dopo il 25 luglio sarebbe stata diversa. E’ una affermazione che merita di essere ripresa fi fronte agli studiati silenzi televisivi nei confronti di una figura che impedisce di ripetere la solita vulgata  perchè ne dimostra la falsità storica.

Stato di calamità regionale, Bartoli: “Una buona notizia per i sindaci dei piccoli comuni”

La V Commissione Ambiente del Consiglio Regionale del Piemonte, presieduta dal Consigliere Regionale Sergio Bartoli, ha approvato e licenziato per il voto dell’Aula il Disegno di Legge che consentirà al Presidente della Giunta regionale di dichiarare lo stato di emergenza di rilievo regionale nei casi di calamità naturali che non rientrino tra quelle riconosciute di interesse nazionale.

«Grazie a questo provvedimento la Regione potrà accedere al relativo Fondo regionale, nuovamente finanziato. Per i Comuni si tratta di un’opportunità in più per ripristinare opere che altrimenti avrebbero difficoltà a rimettere in condizioni di sicurezza. In particolare, si tratta di una necessità per i piccoli e medi Comuni, che spesso incontrano notevoli difficoltà nel reperire risorse anche per interventi di importo contenuto, a fronte di bilanci sempre più limitati. Mi auguro che l’Aula approvi nella forma più ampia possibile un Disegno di Legge puntuale, concreto e necessario, che rappresenta una risposta importante alle esigenze degli amministratori locali chiamati ogni giorno a gestire le conseguenze di eventi atmosferici sempre più frequenti e intensi. Ringrazio i Commissari, gli uffici regionali e l’Assessore Marco Gabusi per il lavoro svolto nel corso dell’iter di approvazione in Commissione», commenta Sergio Bartoli (Lista Civica Cirio Presidente PML), Presidente della V Commissione Ambiente.

Il crollo dei voti nella storia repubblicana

IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni

Pier Franco Quaglieni

Ci sono sindaci che nel loro egocentrismo podestarile forse inconsapevole vogliono essere oratori ufficiali anche nelle festività nazionali, sostituendosi agli storici o almeno ai cultori della materia. A volte questi  sindaci, improvvisati allievi di Clio ,cadono nel ridicolo. Ho letto il discorsetto di un sindaco ligure che dopo aver giustamente esaltato il voto femminile al referendum e la forte affluenza al voto di uomini e donne, fa un salto nell’oggi, denunciando la sempre più scarsa partecipazione al voto odierno. Il discorso ha radici complesse che il sindaco non ha trovato nel suo Bignami  ideologico e che dovrebbe portare ad analizzare  la crisi profonda della politica. Mettere a confronto le file di elettori in attesa del ‘46 e il voto svogliato di oggi è come riconoscere che la Repubblica non ha saputo far crescere una coscienza civica. Significa riconoscere il fallimento della scuola intesa come educazione civica. Significa riconoscere, senza farlo, che l’antifascismo non può più essere una cultura politica portante perché l’antifascismo in presenza della morte dichiarata del regime nel 1945 e ‘ poco più che un insieme di slogans spesso intolleranti e ripetitivi. I partiti sono semplici agenzie elettorali senza reale democrazia interna. Appare ridicola l’idea di un politico di maggioranza che afferma che i congressi si devono tenere solo quando non ci siano dissensi interni, che sarebbe dire che i congressi devono essere plebiscitari. Una concezione molto strana della democrazia. Se vogliamo ricordare la nascita e la storia della Repubblica affidiamoci ai competenti, anche se tra di loro si annidano gli Angeli d’orsi e altri cattivi maestri che con le loro vulgate stravolgono la realtà passata e quella presente, facendo di tutto un polpettone immangiabile e persino fastidioso a vedersi in cui la violenza è quasi invocata ed è sempre giustificata.

Vent’anni dopo Gomorra, Saviano lancia l’allarme: «Non c’è più tempo per capire il potere criminale»

L’INTERVISTA

Vent’anni dopo la sua prima pubblicazione, Gomorra torna in libreria in una nuova edizione pubblicata da Einaudi. Un ritorno che non rappresenta soltanto una celebrazione editoriale, ma l’occasione per interrogarsi sull’eredità di un libro che ha segnato profondamente il giornalismo e la letteratura italiana contemporanea.
Quando uscì nel 2006, Gomorra infranse il racconto tradizionale della criminalità organizzata. Attraverso una scrittura capace di fondere inchiesta, testimonianza diretta e narrazione letteraria, Roberto Saviano mostrò ai lettori una realtà che andava ben oltre i confini della Campania: la camorra emergeva come una potenza economica globale, intrecciata ai mercati internazionali, alla finanza, alla politica e alle dinamiche del potere contemporaneo.
Vent’anni dopo, molte cose sono cambiate. Sono cambiati i mezzi di comunicazione, le modalità con cui si costruisce il dibattito pubblico e soprattutto il tempo che si è disposti a dedicare alla comprensione dei fenomeni complessi. Eppure Gomorra continua a interrogare il presente, forse proprio perché le domande che pone restano ancora aperte.
Abbiamo avuto l’occasione di parlare con Roberto Saviano per riflettere sullo stato del giornalismo, sul racconto del potere criminale e sulle nuove forme di influenza che attraversano le nostre democrazia.
Quanto è stato difficile continuare a raccontare la verità e la realtà dei fatti dopo questi vent’anni?
«Sono cambiati gli spazi più che i modi della narrazione, infatti è molto più difficile far passare queste tipologie di storie rispetto al passato. Mentre un tempo l’agenda dei quotidiani imponeva il dibattito pubblico di questi temi tramite gli articoli, adesso non è così e questo è avvenuto anche alla luce della distrazione internazionale. I temi che riguardano il crimine passano completamente inosservati, salvo gravi vicende di sangue. Questo è il vero problema»
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Si percepisce una maggiore superficialità in questo tipo di narrazione?
«Sì, totalmente. Anche nel caso di inchieste ben costruite non si ha davvero più lo stesso spazio di un tempo, soprattutto a livello di attenzione del pubblico»
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Quello che manca è il tempo o l’attenzione reale delle persone?
«Sicuramente una forma di attenzione reale su questi temi, in quanto la velocità impedisce a queste storie di essere approfondite e di conseguenza capite. È molto più facile parlare di un omicidio: il crimine comune è molto più facile da raccontare perché in un attimo si crea la narrazione. Il potere criminale ha bisogno di più tempo, se no non capisci, e questo tempo non lo si vuole più dedicare a questo tipo di narrazione»
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Qual è la forma di potere invisibile che oggi ti preoccupa di più rispetto a vent’anni fa?
«Probabilmente il fatto che il giornalismo sia morto e la comunicazione a noi sembri neutrale ma in realtà non lo è. Questo è un potere invisibile. Meta ha in mano il destino delle democrazie»
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Ed è forse proprio qui che risiede l’attualità di Gomorra: nella sua capacità di ricordarci che comprendere il potere richiede ancora tempo, attenzione e il coraggio di guardare oltre ciò che appare immediatamente visibile.
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Valeria Rombolá 

La Festa della Repubblica

IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni

La festa della Repubblica per gli 80 del referendum del 1946 non ha raggiunto pienamente i suoi obiettivi   Le bandiere tricolori  ai balconi erano quasi del tutto assenti. Quando la Lega di Bossi furoreggiava a Torino io proposi un invito a imbandierare la città come risposta ai continui attacchi al Risorgimento dei leghisti ruspanti di allora. Mi telefono’ il sindaco Valentino Castellani chiedendomi  di annullare la mia  conferenza stampa perché il pericolo era quello che i torinesi non partecipassero e dessero una implicita vittoria alla Lega. Il ragionamento di Castellani mi convinse e ritirai la proposta. Aveva ragione lui.
Ma oggi questi pericoli leghisti non ci sono più, ma nessuno ha pensato di scrivere un invito ad esporre il tricolore  come fecero il sindaco Peyron e il presidente di “ Italia 61 “ Dogliotti – il grande chirurgo – per il centenario del Regno d’Italia con l’aiuto de “La Stampa” che fece una campagna martellante in proposito. Ricordo che tanti anni prima mio padre mi fece leggere dei passi del “Cuore” di De Amicis in cui viene raccontato il grande entusiasmo di studenti e popolo per la sfilata della Festa dello Statuto della prima domenica di giugno. L’amor di Patria – mi diceva mio padre – devi trarlo da quelle pagine perché la generazione di tuo nonno combatte’ eroicamente sul Piave educata dal “Cuore”.
Oggi sarebbe impossibile usare questi linguaggi perché la paura della guerra ci atterrisce e le manifestazioni di piazza violente dei mesi scorsi sono una minaccia reale alla convivenza civile da  parte di plotoni di giovani delinquenti  e potenziali terroristi che fanno della rapina e del furto la loro ragione di vita. La Repubblica festeggia, ma i motivi attuali per festeggiare sono pochissimi. La sfilata di Roma (fino al 1961 si faceva anche a Torino in piazza Vittorio) si è svolta in tono minore.  La grande via dei Fori imperiali voluta da Mussolini e’ apparsa in Tv meno ampia e maestosa forse  per l’aggiunta di altre tribune. Anche lì qualche coccarda, un brutto bandierone  e uno stendardo con il simbolo della Repubblica.  L’entusiasmo popolare non si percepiva.  Forse bisogna risparmiare e allora forse sarebbe bene rinunciare anche  alla parata che- dopo le  infinite citazioni di un articolo 11 della Costituzione dimezzato- può essere vista come un’esibizione guerresca.
Se vogliamo trarre una riflessione da questa festa della Repubblica – al di là delle mitizzazioni giornalistiche che non danno spazio alla vera riflessione storica  – verrebbe da dire che la Repubblica di Mazzini e di Garibaldi si è evaporata e la religione civile della Patria non esiste più.  Che sia stato ignorato ciò che scrisse uno dei nostri maggiori storici, Nicolò Rodolico ,sul referendum  e che Francesco Cognasso  sia del tutto trascurato,  non depone bene per un tentativo di storia ,se non condivisa, almeno plurale  Oggi ci sono tanti attivisti ignoranti e fanatici, incapaci di produrre un pensiero, che inalberano i cartelli della protesta disgregatrice. Sono il frutto di una scuola che ha smarrito la sua funzione civica. Anche il piccolo Angelo d’Orsi  più che un ex professore e’ un attivista che soffia sul fuoco della rivolta sociale. Ad 80 anni di distanza avrebbe forse avuto un significato di pacificazione nazionale di alto valore simbolico  provvedere per una degna sepoltura in Italia,  con tutti gli onori dovutigli, dell’ultimo Re Umberto II che pati’ l’esilio per 37 anni. Le Nazioni civili sanno comportarsi civilmente almeno  con i morti. La Francia ne è un esempio.
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Post  Scriptum
Va ricordato che, malgrado il suffragio elettorale femminile, all’assemblea costituente non vennero elette donne in Piemonte. Alcune donne di origini piemontesi – ad esempio le mogli di Togliatti e Longo – furono elette in altre circoscrizioni.  Nessun partito elesse donne in Piemonte. Un motivo di riflessione del tutto trascurato dall’enfasi celebrativa.