Ddl Sicurezza, oltre la polemica
POLITICA
Quando la legalità diventa l’unica vera garanzia di libertà
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Ddl Sicurezza, oltre la polemica: quando la legalità diventa l’unica vera garanzia di libertà
Nella seduta di martedì 21 aprile 2026, il Consiglio regionale del Piemonte ha approvato la mozione che impegna la Giunta a rafforzare i progetti di cooperazione internazionale con l’Ucraina.
Un atto che guarda oltre l’emergenza e si concentra sulle conseguenze più profonde del conflitto, a partire dal diritto allo studio, dal supporto alla salute mentale e dalla tutela ambientale nei territori colpiti dalla guerra.
«Non possiamo limitarci alla solidarietà di principio – dichiarano la consigliera regionale Emanuela Verzella e Federica Valcauda, esponente del territorio biellese e tesoriera di Europa Radicale – Con questa mozione chiediamo alla Regione Piemonte di fare un passo in più, diventando protagonista attiva di percorsi concreti di cooperazione e ricostruzione».
Il documento approvato richiama i dati drammatici del conflitto e sottolinea in particolare l’impatto su bambini e adolescenti, spesso privati della possibilità di frequentare la scuola in condizioni di sicurezza, e sulle comunità segnate da traumi psicologici profondi.
«C’è una generazione che rischia di crescere senza scuola e senza strumenti per elaborare ciò che ha vissuto – proseguono Verzella e Valcauda –. È su questo terreno che anche le istituzioni regionali possono e devono intervenire, valorizzando le competenze del nostro sistema educativo, sanitario e del terzo settore».
La mozione impegna inoltre la Giunta a rafforzare la cooperazione decentrata, favorendo partenariati tra enti locali piemontesi, università, organizzazioni non governative e soggetti attivi in Ucraina, e a promuovere iniziative di sensibilizzazione rivolte alla cittadinanza.
«Il Piemonte – concludono – ha già dimostrato in questi anni grande capacità di accoglienza e solidarietà. Ora è il momento di consolidare questo impegno, trasformandolo in progettualità strutturate, monitorabili e capaci di incidere davvero nei processi di ricostruzione e di sviluppo».
“Di fronte ai femminicidi, da ultimo quelli avvenuti in provincia di Alessandria e di Asti non basta indignarsi ogni volta che accade.

La violenza contro le donne non nasce all’improvviso: cresce nel tempo, spesso lontano dai riflettori e, come in questo caso, anche in assenza di denunce formali. Per questo il tema non riguarda solo la repressione, ma la prevenzione. Come istituzioni abbiamo il dovere di costruire una rete più forte tra servizi, territorio e comunità, capace di intercettare i segnali prima che sia troppo tardi. E questo vale anche per le politiche giovanili e per la sicurezza: dove non ci sono presidi, relazioni e responsabilità, cresce il rischio. E riguarda da vicino anche Novara: episodi recenti tra i più giovani dimostrano che il tema della violenza e del rispetto non può più essere affrontato solo in chiave emergenziale”.
Approvato dal Consiglio regionale l’Ordine del Giorno a prima firma Silvio Magliano, Capogruppo della Lista Civica Cirio Presidente PML, che impegna la Giunta a predisporre e attivare un Percorso di Salute e Diagnostico-Terapeutico Assistenziale (PSDTA) specificamente dedicato ai pazienti pediatrici affetti da celiachia, a renderlo operativo sull’intero territorio regionale, prevedendo specifiche misure per garantire la continuità assistenziale nella transizione dall’età pediatrica all’età adulta.
«La celiachia è una patologia autoimmune che può avere pesanti ripercussioni sulla qualità della vita, soprattutto per i giovani – commenta Silvio Magliano -; ho raccolto le sollecitazioni dell’Associazione Italiana Celiachia volte alla implementazione di una presa in carico efficace, a partire da un programma di interventi che sia uniforme in tutta la regione, per evitare disparità di trattamento, ma anche come guida per la medicina territoriale lungo tutto il percorso di diagnosi e cura».
«Per quanto riguarda il passaggio all’età adulta – conclude Magliano –, si tratta usualmente di un momento chiave ed è fondamentale che vi siano indicazioni e procedure chiare. Un PSDTA specifico per l’età pediatrica e per guidare il passaggio all’età adulta nei pazienti affetti da celiachia è stato attivato con successo in altre Regioni, per esempio la vicina Liguria, e ritengo sia una buona prassi da replicare con gli opportuni adattamenti che la Giunta e l’Assessorato vorranno attuare».
di Massimo Iaretti
L’uscita del presidente degli Stati Uniti Donald Trump su Papa Leone è, in senso sportivo, un vero e proprio filotto del cattivo gusto. Stalin chiese quante divisioni aveva il Papa, ma non andò oltre, Adolf Hitler, pur auspicando che a guerra finita avrebbe impiccato il vescovo di Munster von Galen per la sua lettera pastorale che denunciava il programma T4 di eliminazione dei diversamente abili, sospese tale programma.
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Papa Leone e Trump: i super presidenti vanno e vengono la Chiesa resta …
POLITICA
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A che punto è il dibattito sulle primarie del centrosinistra
Torino: la sindrome della “città vetrina”
L’OPINIONE
Le recenti perplessità di Evelina Christillin su una possibile candidatura olimpica per Torino sono solo l’ultimo segnale di un malessere che la città non vuole affrontare. Al di là dei singoli pareri, la questione di fondo resta una: Torino è davvero pronta a gestire un grande evento, o siamo ormai ostaggi della “sindrome della vetrina”?
Siamo diventati campioni nel vestire a festa la città per pochi giorni, come accade con le ATP Finals. Luci, sponsor e visibilità internazionale: tutto perfetto. Ma poi? Appena si spengono i riflettori, Torino torna a fare i conti con la propria quotidianità, fatta di problemi infrastrutturali irrisolti e di una programmazione che sembra svuotarsi appena finisce il mega-evento di turno.
Il paragone con Milano, che inseguiamo affannosamente, è impietoso. La differenza non è nella capacità di gestire una cerimonia, ma nella sostanza dei giorni che seguono. Milano corre tutto l’anno; Torino, invece, vive di “fiammate” che lasciano dietro di sé più costi di gestione che eredità concrete.
Prima di sognare nuovi loghi olimpici, dovremmo chiederci se sia saggio sobbarcarsi un altro fardello economico per infrastrutture che rischiano di diventare l’ennesimo monumento all’incompiuto. Torino non ha bisogno di un altro grande evento per sentirsi importante; ha bisogno di una gestione che sappia guardare oltre il taglio del nastro. Perché se non impariamo a far funzionare la città per chi ci vive 365 giorni l’anno, resteremo sempre e solo una bellissima comparsa nel panorama dei grandi eventi. E, forse, è ora di smetterla di recitare questo copione.
Chiara Vannini
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Pro e contro. Le conseguenze economiche e turistiche dei Giochi Olimpici Invernali di Torino 2006 sul territorio piemontese
I Giochi Olimpici Invernali del 2006 hanno rappresentato per Torino e per l’intero Piemonte molto più di un evento sportivo: sono stati un punto di svolta capace di incidere in modo profondo sull’economia locale, sull’organizzazione del territorio e sull’attrattività turistica. A distanza di anni, è possibile osservare come quell’appuntamento abbia contribuito a ridefinire il ruolo della città e della regione, avviando un processo di trasformazione duraturo.
Dal punto di vista economico, le Olimpiadi hanno attivato un ingente flusso di investimenti, sia pubblici sia privati. Le risorse impiegate per la costruzione degli impianti sportivi, il miglioramento delle infrastrutture e la riqualificazione urbana hanno avuto un impatto significativo sull’economia locale. In particolare, si è registrato un effetto positivo sulla crescita, con un incremento stimato intorno allo 0,2% del PIL a livello nazionale e fino a circa il 3% per il Piemonte. Questo impulso ha favorito lo sviluppo di settori come l’edilizia, i trasporti e i servizi, contribuendo a modernizzare il sistema territoriale.
Uno degli effetti più rilevanti è stato il cambiamento dell’immagine di Torino. Prima del 2006, la città era principalmente associata alla grande industria automobilistica; dopo i Giochi, ha iniziato a essere percepita come una destinazione culturale e turistica. Musei, residenze storiche, eventi e gastronomia sono diventati elementi centrali nella promozione del territorio, aumentando la visibilità internazionale della città.
Sul piano turistico, i risultati sono stati evidenti soprattutto nel medio-lungo periodo. Gli arrivi turistici sono cresciuti in modo molto significativo: si registra un aumento di circa il 90% in Piemonte e di oltre il 100% nell’area di Torino. Anche le presenze (pernottamenti) hanno seguito lo stesso andamento, con un incremento di circa il 52% a livello regionale e di circa il 73% nell’area torinese.
Questa crescita si riflette anche nei dati più recenti: il Piemonte ha raggiunto circa 17 milioni di pernottamenti annui, di cui circa 4,5 milioni concentrati nella città di Torino. Il turismo è diventato così un settore sempre più importante, arrivando a rappresentare oltre il 10% del PIL regionale.
L’aumento dei flussi turistici ha avuto ricadute diffuse sul tessuto economico locale. Da un lato, si è registrato un incremento dell’occupazione nei servizi legati all’accoglienza; dall’altro, si è rafforzato l’indotto, comprendente trasporti, commercio e attività culturali. Inoltre, l’esperienza organizzativa maturata con le Olimpiadi ha reso il territorio più capace di ospitare eventi di rilievo, consolidando ulteriormente la sua attrattività.
Le criticità
Tuttavia, non sono mancate alcune criticità. Alcune strutture costruite per i Giochi hanno incontrato difficoltà nel trovare un utilizzo stabile nel tempo, mentre i benefici economici non si sono distribuiti in modo uniforme tra tutte le aree. Inoltre, una parte dell’occupazione generata è rimasta legata a lavori stagionali o poco qualificati. Questi aspetti mostrano come l’impatto di un grande evento debba essere gestito con politiche mirate per garantirne la sostenibilità nel lungo periodo.
Nel complesso, l’eredità di Torino 2006 può essere considerata positiva. I Giochi hanno contribuito a diversificare l’economia locale, riducendo la dipendenza dal settore industriale e rafforzando il ruolo del turismo e della cultura. Hanno inoltre migliorato le infrastrutture e favorito un cambiamento nella percezione della città e della regione.
La tradizionale fiaccolata torinese del 25 aprile si svolge da qualche anno in un clima di grande tensione. Dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia di Putin, si sono verificate diverse aggressioni nei confronti dei gruppi politici che non fanno parte della tradizione resistenziale comunista. Lo scorso anno, alcuni appartenenti all’Anpi hanno fisicamente impedito la partecipazione di esponenti politici dell’area liberale, riformista o radicale.
Il Partito Liberaldemocratico di Torino ha deciso di partecipare comunque alla fiaccolata di quest’anno.
«Io sono stato testimone diretto degli attacchi e degli scontri degli anni passati», ha dichiarato il Segretario provinciale del PLD, Francesco Aglieri Rinella, «Prendiamo atto della gravità della situazione, ma continuiamo ad affermare il diritto alla partecipazione. Per la liberazione dell’Italia sono morti tanti socialisti, tanti comunisti e cattolici, ma anche tanti liberali. Noi vogliamo ricordarli. E vogliamo ricordare anche le diverse resistenze di oggi: quella del popolo ucraino, quella del popolo dell’Iran e quella dello Stato di Israele, che resiste da anni agli attacchi dei proxy del regime iraniano Hamas e Hezbollah. A Torino qualcuno ha deciso che il 25 aprile è una celebrazione riservata solo ad alcuni gruppi. Per noi continua ad essere la festa di tutti la festa della liberazione».
Francesco Aglieri Rinella
Segretario Provinciale di Torino
del Partito Liberaldemocratico