POLITICA

Violenza di piazza oggi e 50 anni fa

La prima volta che, ad una manifestazione studentesca ho visto persone con il passamontagna e chiavi inglesi è stato nell’ottobre 1976. Protestavano per le non assegnazioni delle cattedre professorali ai licei. Correva voce che i gruppettari volessero occupare il provveditorato. Noi, giovani comunisti volevamo impedirlo con picchetti davanti al cancello. Una “onorevole” fuga fu l’unica alternativa. Molti più di noi e soprattutto saltarono fuori le chiavi inglesi e i relativi passamontagna. Dopo soprattutto nel 1977 diventò la loro prassi. Tant’è che decidemmo di realizzare cortei con vie alternative per non essere coinvolti nelle inevitabili scontri. Lotta Continua sciolta e la nascita della cosiddetta Autonomia Operaia figlia anche del servizio d’ordine di Lotta Continua che ben presto sfocio’ nel terrorismo rosso di Prima Linea. Continuava la Notte della Repubblica. E gli anarchici non erano così di moda. Terrorismo rosso e terrorismo nero uniti nel comune obbettivo: abbattere lo Stato. Sono passati 50 anni e siamo al punto di partenza? Probabilmente no. Ma sicuramente, come la media della Storia, il passato  ha insegnato poco o nulla. Anzi da qualche punto di vista la situazione è notevolmente peggiorata. Un esempio per tutti è la più totale assenza del sistema dei partiti. In particolare ieri c’era il Pci di Enrico Berlinguer, oggi gli attuali comunisti corrono dietro ai violenti anarcoidi. E il Pd, diciamocela tutta non sa che pesci prendere. Dalla una parte i “puri sulla ideologia” e dall’altra moderati del centro sinistra. Eppure le cose sembravano mettersi per il verso giusto. Politici e giornalisti di destra oramai balbettavano. Ma eccoli lì, puntuali come mai gli antagonisti. Un bel travestimento e non vuoi andare alle manifestazioni con un lanciarazzi? Ed per le nostre destre il gioco e fatto. Usciti dal’ angolino e giù insulti ai “comunisti violenti”. Appunto come 50 anni fa e probabilmente come sarà per altri 50 anni. Lo scontro è impari. Mi sembra una partita di calcio da una parte (la destra) che gioca in 16 giocatori e la sinistra in 6. Prima poi il gol è assicurato.
Servizi segreti e polizia sapevano tutto di quello che sarebbe successo? Probabilmente, e gli utili idioti hanno fatto il loro dovere. Meloni e Salvini gongolano. Chi non gongola è il Sindaco Lo Russo. Con lui e per lui la solita domanda: ma chi glielo ha fatto fare nel dialogare con questi cosiddetti alternativi? Misteri della fede.
Tra non molto si voterà anche per il comune di Torino. Queste violenze peseranno anche sul voto come sul non voto. Poi alla fine il risultato finale non peserà così tanto sui nostri destini.
Ciò che pesa è una sinistra che non riesce a sfondare. Alla fine travolta da questi quattro imbecilli. Pazienza. La vita va avanti anche se va avanti tra guerre, carestie e miseria. Povera sinistra. Ma chi è causa del suo male pianga se stessa. Correre dietro agli imbecilli non ha mai giovato a nessuno.

PATRIZIO TOSETTO

Donne Imprenditrici: “Pericolosa radicalizzazione del clima politico”

 “A essere colpita è la democrazia”

Le presidenti di Aidda nazionale e Piemonte Giachetti e Panini: “Solidarietà al poliziotto ferito e agli altri agenti coinvolti, la legge del più forte non può diventare la regola della vita pubblica”

Torino, 2 febbraio 2026 – “Quanto accaduto a Torino è di una gravità estrema e segna un punto di non ritorno nel clima di radicalizzazione che stiamo vivendo. Quando il dissenso rinuncia al confronto e sceglie la violenza, non è più protesta ma negazione delle regole democratiche e del vivere comune”.

A dirlo è Antonella Giachetti, presidente nazionale dell’Associazione Imprenditrici e Donne Dirigenti d’Azienda, intervenendo sulla brutale aggressione subita da un poliziotto durante la manifestazione di sabato scorso a Torino.

“Esprimiamo la nostra piena vicinanza all’agente brutalmente aggredito e a tutti i poliziotti feriti nonché al corpo tutto di polizia. Colpire chi indossa una divisa – sottolinea Giachetti – significa colpire le istituzioni che garantiscono la sicurezza e la libertà di tutti. Episodi di questo tipo sono il riflesso di una modalità di pensiero di contrapposizione sempre più esasperata, in cui la legge del più forte tende a sostituirsi al rispetto delle regole e delle persone e alla realizzazione di un effettivo dialogo. È una deriva pericolosa che svuota il confronto democratico e alimenta un clima di conflitto permanente”.

Sulla stessa linea Valeria Panini, presidente di Aidda Delegazione Piemonte.

“Torino ha vissuto una giornata che lascia ferite profonde. La violenza organizzata non solo mette a rischio l’incolumità delle persone, ma cancella il senso stesso delle istituzioni create per regolare la vita comune della società. Come imprenditrici e manager – conclude Panini – sappiamo che senza rispetto, responsabilità e dialogo non esiste crescita possibile. Difendere il confronto civile oggi significa difendere il futuro della nostra comunità”.

 

Pompeo (PD): “Gravissima la campagna intimidatoria contro i docenti”

“Mi sarei aspettata una risposta al mio question time che, invece, non è stato ammesso”

 

 “La comparsa, davanti a diversi istituti scolastici piemontesi, di volantini con un QR code per ‘segnalare’ docenti ritenuti politicamente sgraditi è un fatto di una gravità inaudita. Siamo di fronte a un tentativo di intimidazione che nulla ha a che vedere con il confronto democratico e che richiama metodi che pensavamo consegnati alla storia. Avrei voluto approfondire il tema, oggi, in Consiglio regionale e, per questo motivo, avevo presentato un’interrogazione a risposta immediata con la quale chiedevo quali azioni urgenti intendesse assumere per porre rimedio a tale iniziativa politica intimidatoria e tesa al controllo ideologico all’interno degli istituti scolastici piemontesi. Purtroppo, la mia interrogazione non è stata ammessa e mi dispiace: abbiamo perso un’occasione per affrontare un tema serio che ha creato profonda inquietudine nel mondo della scuola” afferma la Consigliera regionale del Partito Democratico Laura Pompeo.

“La campagna, condotta su scala nazionale, che sembrerebbe riconducibile al movimento di estrema destra Azione Studentesca, non solo mina la libertà di insegnamento, ma rischia di alimentare un clima di sospetto e controllo ideologico all’interno delle scuole, luoghi che dovrebbero essere presidio di pluralismo, dialogo e crescita civile. E’ molto grave che questi volantini siano comparsi proprio nei giorni delle celebrazioni del Giorno della Memoria, istituito per ricordare le vittime delle persecuzioni e degli stermini nazisti. È un accostamento inquietante, che rende ancora più urgente una presa di posizione chiara e netta da parte delle istituzioni” prosegue la Consigliera regionale Pd.

“Mi sarei aspettata da una Giunta che non esita a prendere posizione sui temi che le interessano, una risposta e una netta condanna di una campagna riprovevole dal momento che la scuola non può diventare terreno di caccia alle opinioni e la Regione ha il dovere di difendere la libertà di pensiero e il rispetto reciproco, valori fondanti della nostra democrazia. La scuola deve essere libera!” conclude Laura Pompeo.

ASA, Sergio Bartoli: «Con serietà la Regione tutela i Comuni ed evita gravi ripercussioni sui cittadini»

APPROVATO IL DISEGNO DI LEGGE 

Il Consiglio regionale ha approvato il Disegno di legge regionale che prevede l’erogazione di un contributo regionale di 1 milione di euro, vincolandolo alla sottoscrizione della transazione extragiudiziale e alla compartecipazione finanziaria degli enti locali per 8 milioni.

«La scelta di procedere con una legge ad hoc – spiega Sergio Bartoli (Lista Civica Cirio Presidente PML), che ha svolto il ruolo di relatore del Disegno di legge, accompagnandone l’iter secondo il percorso istituzionale definito, a partire dall’esame nella seduta congiunta tra la I Commissione consiliare Bilancio e la V Commissione Ambiente di cui ricopre la carica di presidente – è stata dettata dalla complessità e dalla delicatezza della vicenda. Non si è perso tempo, ma si è scelto un metodo serio e responsabile, in grado di garantire una soluzione giuridicamente solida e finanziariamente sostenibile. Credo che sia un risultato apprezzabile raggiunto dall’Ente Regione Piemonte nel suo insieme e che non sia corretto tentare di costruirsi meriti personali che, invece, sono solo frutto di un approccio condiviso all’insegna del buon senso».

«Da ex Sindaco di uno dei 52 Comuni canavesani coinvolticonclude Bartoli – esprimo il sollievo perché finalmente si intravvede una soluzione concreta a una situazione che, dopo la definizione del debito di ASA in oltre 70milioni di euro, rischiava di compromettere l’attività di decine di Enti Locali: oggi abbiamo posto le basi per evitare che questa situazione molto grave ricadesse, anche con un forte impatto economico, sui cittadini».

Giachino: “Lo Russo Si sposta a sinistra per coprire le gravi colpe di AVS” 

 

I gruppi cattolici che hanno appoggiato negli anni le Giunte di sinistra ,di fronte a una Torino indebolita economicamente e socialmente e ferita da due manifestazioni che hanno dato fiato all’estremismo violento e distruttivo , continueranno a fare come le tre scimmiette?

 
Caro Direttore,
sono rimasto deluso dall’intervento del Sindaco in Consiglio Comunale che aldilà di citazioni importanti ha difeso la sua componente di sinistra AVS grande supporter di Askatasuna  cui è legata sin dalla lotta NOTAV. La DC che Lorusso ha avuto tempo di conoscere, dopo la giornata di sabato avrebbe tolto le deleghe a AVS e avrebbe dato vita a una Giunta monocolore per portare la Città alle elezioni.  Così oggi Askatasuna ha una propria rappresentanza nella Giunta Comunale, mentre Castellani nel 1998 allontano’ Stefano Alberione di Rifondazione Comunista che troppo vicino ai Centri Sociali. Una Città in cui aumenta la cassa integrazione riducendo la domanda di consumi che penalizza da anni il nostro commercio. Una Città governata dal 1993 dalla sinistra, con la parentesi della Giunta Appendino, che non ha  saputo gestire la vicenda di questo stabile di corso Regina Margherita occupato da trent’anni . Lorusso ha avuto certamente il merito di cercare una soluzione ma ha fatto un errore gravissimo. La precondizione per sedersi attorno al tavolo con i Garanti dei Centei sociali era l’abbandono definitivo dalle lezioni di violenza come metodo di lotta politica. Ecco perché anche per governare le Città ver avuto una esperienza di governo nazionale e’ importantissima.
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Così mentre i garanti discutevano i loro assistiti andavano ad assaltare il cantiere della TAV, a bloccare la stazione, ad assaltare la redazione de La Stampa. Partecipavano alle manifestazioni Pro PAL istruendo i ragazzi più giovani alla lotta. La trattativa inoltre ha dato una patente di legalità ad un gruppo quelli di Aska che invece ha la violenza come metodo che sublima la lotta politica. Non è bastata la violenza del Sabato prenatalizio conclusosi con l’annuncio della grande manifestazione di sabato 31 gennaio lanciata con il programma “Ci prenderemo la Città”. Non è che i ragazzi di Askatasuna avessero nascosto i programmi . Avevano detto che sarebbero arrivati i loro amici dall’estero . Avevano preannunciato tre cortei per prendersi la Città. Dopo la grande Assemblea a Palazzo Nuovo lo avevano scelto come ospitalità agli amici che arrivavano d fuori. Negli ultimi giorni erano giunte segnalazioni di elementi non proprio raccomandabili con sacchi e zaini ospitati dai loro amici torinesi. Alcuni giornali enfatizzavano il crescere delle adesioni. Mentre fiorivano le adesioni di dirigenti della sinistra politica e sociale che avrebbero dovuto cogliere prima di tutti i segnali di chi stava arrivando in Città. Sabato mattina, forse tardi, la Procuratrice del Piemonte, Lucia Musti, nel commentare le violenze nelle piazze spiegava con chiarezza e coraggio il clima culturale  che le rende possibili. Per la Procuratrice a Torino c’è un’area grigia ,colta e borghese, (upper class, che dico io ha sempre appoggiato le Giunte di sinistra) benevola con gli antagonisti. Sono d’accordo con l’ex pm Rinaudo che gli attacchi al cantiere della TAV, il blocco delle stazioni ferroviarie e gli scontri con le forze dell’ordine si possono considerare come attacchi allo Stato.

Come può un Amministrazione comunale come quella di Torino, medaglia d’oro della Resistenza , avere nella sua Amministrazione esponenti che dialogano amichevolmente con la gente di Askatasuna che ha questi programmi?  Come fa il Sindaco a non fare questa analisi? Un contro è essere contrari alla TAV in Parlamento o nelle sedi Istituzionali, un conto è andare ad attaccare il cantiere definito dal Parlamento di interesse nazionale. Tenuto conto della durezza degli scontri io faccio i complimenti alle Forze dell’ordine perché avrebbero potuto ripetersi le scene del G8 di Genova.  Sono sempre più convinto che il Sindaco se avesse consultato gli amici autorevoli che frequentava nei primi anni 2000 gli avrebbero consigliato di togliere le deleghe a AVS o di dar vita a una Giunta monocolore. Tutto questo però interpella i cattolici impegnati in politica a partire da chi arriva dalle file della DC. Torino dopo trentatré anni di amministrazioni di sinistra e’ ancora in cerca di futuro, e” la capitale della cassa integrazione,  ha una grande precarietà nel lavoro giovanile, non ha saputo difendere la sua grande industria ed ha grossi problemi nei suoi collegamenti con autostrade vecchie, un aeroporto poco sviluppato , una tangenziale incompleta ed è in grave ritardo a realizzare la TAV e la Linea 2 della Metro. Torino è sempre più spaccata in due con i quartieri periferici sempre più abbandonati. Sabato pomeriggio sono passato dall’Oratorio della Resurrezione in Barriera dove un centinaio di ragazzi festeggiavano Don Bosco e mi sembrava di essere in un altro mondo malgrado a due kilometri c’erano gli scontri aperti dagli estremisti contro le forze dell’ordine.

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Mino GIACHINO 

Responsabile UDC TORINO 

Noi siamo con voi: “la violenza è cieca contrapposizione”

I gravissimi fatti di sabato pomeriggio a Torino interrogano tutti i
credenti soprattutto su come non confondere gli inaccettabili eccessi
di alcuni con il sentimento mite della maggioranza e con la sofferenza
silenziosa di tanti che vivono la povertà e l’emarginazione. Dobbiamo
essere consapevoli che dietro queste violenze non c’è opposizione
politica, ma contrapposizione cieca, non ci sono strategie, ma
tattiche di guerriglia urbana che si rinnovano ad ogni occasione, con
azioni organizzate e pianificate.

Ma c’è di più. La stessa procuratrice generale del Piemonte, Lucia
Musti, parla non solo di violenze di piazza ma di clima culturale
che, a suo dire, le rende possibili. Denuncia la presenza di «una area
grigia di matrice colta e borghese» che rispetto alle violenze degli
antagonisti a Torino nutre un atteggiamento di «benevola tolleranza», e
denuncia una «lettura compiacente» da parte di “taluni soggetti della
classi sociali più intellettualmente preparate”, i quali con il loro
scrivere, il loro condurre a normalizzazione, il loro agire in
appoggio, immiseriscono quella parte di società che invece “dovrebbe
svolgere una illuminata azione di deterrenza e di rispetto delle regole
democratiche”.

Per questo occorre promuovere il dialogo – come scrive Papa Leone XIV –
e non arrendersi ad una polarizzazione estremista e ingannevole che
riduce la realtà ad una sua parodia, le radici culturali e religiose
quasi ad etichette da esibire, il pensiero ad un calcolo.

Noi del Coordinamento Interconfessionale del Piemonte non vogliamo
accontentarci di una fede marginale e privata. Vogliamo essere voce
che denuncia e propone, in un mondo spesso afono e dove troppi non
hanno voce. Questo è amore politico perché l’indifferenza è il cancro
della democrazia. L’impegno di chi crede dà senso a quel Tavolo della
Speranza nato nel luglio scorso, proprio a Torino, per contrastare
l’odio, le divisioni e disarmare il linguaggio.

Educare alla speranza significa vivere incentrando l’esistenza nel rispetto per la dignità della persona e la promozione di una cultura che si sposa con l’inquietudine e la
condivisione del sapere, di un atteggiamento che è un avventurarsi con
umiltà nel mistero della vita.

A nome del Coordinamento interconfessionale dell Piemonte Noi siamo con voi”

Giampiero Leo, Younis Tawfik, Dario Disegni, Walid Bouchnaf, Antonio Labanca, Amir Younes, Stefania Palmisano, Idris Bergia, Loredana Annaloro, Maria Requena, Giuseppe Cicogna, Walter Nuzzo

Borghi-Nallo (Iv): “Vicini agli agenti: Ora riforme e basta coprire i violenti”

“Si lavori con spirito unitario senza strumentalizzazione e demagogia”

Il Senatore Enrico Borghi, vicepresidente nazionale di Italia Viva, e la consigliera regionale Vittoria Nallo, capogruppo Iv in Regione,  hanno incontrato  il questore di Torino, Massimo Gambino, dopo i gravi fatti di sabato 31 gennaio. “Abbiamo portato la nostra piena solidarietà agli agenti feriti e alle forze dell’ordine in generale. Ma le parole non bastano più”.  “I fatti di Torino – affermano Borghi e Nallo – ci dicono che servono riforme sia sul versante della prevenzione che su quello della repressione.

E occorre farlo con spirito unitario, senza giochi di rivalsa, strumentalizzazione o demagogia. Chi aggredisce le forze dell’ordine deve essere arrestato immediatamente, a prescindere dai giorni di prognosi o dalla gravità delle ferite”. “Sottoscrivo in pieno – rimarca Borghi – le parole della procuratrice di Torino Lucia Musti: esiste un pezzo di città che continua a coprire e giustificare queste azioni violente. C’è una contiguità pericolosa tra certi ambienti e i violenti che va spezzata una volta per tutte”. “Avevamo espresso da subito – dicono ancora i due esponenti Iv – la nostra netta contrarietà al Patto voluto dal Sindaco. La realtà ha dimostrato che con chi mette a ferro e fuoco la città non si possono fare accordi. Finché Askatasuna non avrà dimostrato di essersi totalmente distaccata dalle condotte violente non potrà essere un interlocutore”.

Silvio Magliano (Lista Cirio): «Il diabetico guida modalità innovativa»

La Legge inizia il suo iter per l’approvazione

Inizia oggi in IV Commissione l’iter per l’approvazione della Proposta di Legge a prima firma Silvio

Magliano, Capogruppo Lista Civica Cirio Presidente PML in Consiglio regionale, per l’istituzione della figura del diabetico guida e la valorizzazione del ruolo delle associazioni di volontariato dei pazienti diabetici con l’obiettivo di rafforzare l’educazione terapeutica come strumento centrale nella gestione della malattia.

Il provvedimento riconosce formalmente il contributo strategico delle associazioni di pazienti nella collaborazione con la rete regionale dei Servizi specialistici di Malattie metaboliche e Diabetologia, sia sul piano dell’informazione e divulgazione, sia su quello dell’educazione dei pazienti alla gestione della patologia.

Il vero elemento innovativo della proposta è l’introduzione della figura del “diabetico guida”: un paziente appositamente formato che, in collaborazione con le strutture sanitarie, potrà affiancare l’attività educativa rivolta alle persone con diabete, contribuendo alla diffusione di conoscenze pratiche per una corretta gestione della malattia: .

«L’introduzione del diabetico guida è un passo significativo verso un modello di assistenza diabetologica sempre più partecipato, integrato e centrato sulla persona – spiega Silvio Magliano -: scoprire di avere una malattia cronica come il diabete, o scoprire che il proprio figlio è affetto da tale malattia cronica, può essere altamente destabilizzante, come entrare in un mondo nuovo e del tutto sconosciuto. Avere vicino qualcuno che ha già affrontato la situazione e che in quel mondo sa orientarsi può fare la differenza, attenuando lo smarrimento e offrendo un approccio umano così importante in qualsiasi percorso terapeutico, ma ancora più significativo in un ambito complesso e molto esteso nel tempo come quello diabetologico».

L’esame della Proposta di Legge proseguirà ora in IV Commissione – Sanità, con l’audizione delle associazioni mediche e di patologia.

Lo Russo: “Torino ferita, la Città si costituirà parte civile”

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Dopo gli scontri avvenuti a Torino sabato scorso, il sindaco Stefano Lo Russo è intervenuto per comunicazioni in aula nella seduta di ieri del Consiglio Comunale.

Il primo cittadino ha ricostruito i fatti della manifestazione, ampiamente preannunciata, che ha raccolto adesioni da varie parti d’Italia e dall’estero.

Ha quindi illustrato il Piano operativo integrato adottato per garantire incolumità pubblica, tutela delleinfrastrutture e continuità dei servizi essenziali, recependo le indicazioni della Questura.

Sabato i tre cortei sono iniziati in maniera pacifica e senza danneggiamenti alle ore 14.30 – ha spiegato – per poi riunirsi in corso Cairoli, raggiungendo un totale di circa 20mila persone, e proseguire verso corso Regio Parco. Parte del corteo – ha precisato – ha però deviato verso l’immobile dell’ex Centro sociale Askatasuna, in corso Regina Margherita.

Secondo quanto riferito dalla Questura, si è trattato di circa 1.500 violenti che, attraverso l’utilizzo di scudi protettivi in lamiera, pietre, pezzi di selciato, bottiglie, razzi, bombe carta e artifici pirotecnici lanciati sfruttando tubi di lancio artigianali, hanno scagliato numerosi attacchi alle Forze dell’Ordine, per circa due ore, che hanno causato il ferimento di più di 100 agenti.

Ci sono stati due arresti in flagranza e un altro in flagranza differita, considerato tra i componenti del gruppo responsabile della violenta aggressione a un operatore della Polizia di Stato. Altre 24 persone sono state denunciate. I costi preventivi e di ripristinodei danneggiamenti sono pari a circa 164mila euro – ha affermato il primo cittadino.

Torino – ha dichiarato Lo Russo – è stata ferita. È stata ferita materialmente, nei suoi quartieri, nei suoi spazi pubblici, ma soprattutto è stata ferita nella sua identità civile, da violenze che non hanno nulla di politico, nulla di ideale e nulla di nobile.

La democrazia rifiuta la violenza – ha sottolineato, citando Norberto Bobbio e ribadendo che la violenza non è mai una forma di conflitto legittimo e che “non c’è niente di rivoluzionare nel colpire in dieci un agente di Polizia”.

Ha quindi annunciato che la Città di Torino si costituirà parte civile in tutti i procedimenti giudiziali nei confronti dei responsabili delle violenze, a tutela degli agenti feriti, dei cittadini colpiti e dell’interesse collettivo.

E ha proposto il conferimento di una civica benemerenza all’agente Alessandro Calista colpito vigliaccamente durante gli scontri e al suo collega Lorenzo Virgulti che lo ha soccorso e tratto in salvo, come segno concreto di gratitudine della città e come riconoscimento simbolico a tutte le donne e tutti gli uomini delle Forze dell’Ordine “che hanno operato in condizioni difficilissime”.

Ha poi ricordato che questa volta tutte le forze politiche, a ogni livello, hanno preso unanimemente le distanze dalle violenze, senza ambiguità, e che a Torino hanno sfilato decine di migliaia di persone in modo pacifico: un corteo partecipato, composto e plurale, il cui significato è stato oscurato dall’azione di frange violente organizzate. Non si può fare ricadere su manifestanti pacifici “tutto l’onere di non aver isolato tempestivamente chi è arrivato con l’unico obiettivo di praticare violenza” – ha affermato.

Mi aspetto – ha detto il sindaco – che lo Stato sappia intervenire e prevenire quando le informazioni ci sono e il rischio è conosciuto. Gli scontri non nasconosabato sera e lo sgombero di Askatasuna non ha evitato le violenze – ha affermato Lo Russo, invitando a non fare semplificazioni e strumentalizzazioni.

Oggi – ha rimarcato – ci troviamo di fronte a una “spinta anti-sistema” che nasce da frammentazione, disagio, rifiuto e rabbia, “in forme nuove, disordinate,talvolta contraddittorie”.

Ha quindi ribadito che l’immobile di corso Regina Margherita 47 “tornerà nella piena disponibilità della Città” e che non verrà lasciato vuoto né abbandonato.

La politica è responsabilità verso il futuro e verso le Istituzioni – ha dichiarato, parafrasando Aldo Moro –e che “usare episodi di questa gravità per regolare conti politici è irresponsabile, perché piega i fatti a logiche di parte e alimenta ulteriormente la tensione”.

La città è stata violentata dai violenti – ha concluso Lo Russo – ma è anche una città che ha mostrato, ancora una volta, la forza silenziosa della sua parte migliore.

Nel dibattito in Sala Rossa, FedericaScanderebech (Forza Italia) ha affermato che quanto accaduto – scontri, guerriglia urbana e feriti fra le Forze dell’ordine – è il risultato di un problema di legalità e ordine pubblico che non può più essere ignorato. Il segnale evidente di una deriva che colpisce Torino e l’intera nazione. Una violenza inaccettabile e incompatibile con la convivenza democratica. Nessuna ambiguità – ha chiesto la consigliera, riferendosi agli esponenti di Avs presenti in piazza. Chi ha manifestato, ha difeso l’illegalità ha detto. Ha quindi chiesto al sindaco un segnale forte di distanza da Avs, per non diventare complice di quanto sta accadendo.

Per Giuseppe Catizone (Lega) il sindaco scivola sulla banana di Avs, perché nella manifestazione di sabato erano presenti violenti che arrivano e dialogano con una parte ben precisa di questa Maggioranza. Per il consigliere, era evidente la presenza di un furgone riconducibile ad Askatasuna, da dove è poi partito il corteo di incappucciati che hanno premeditato le violenze verso le Gorze dell’ordine. Risarcire i danni sarà doveroso, ma il compito della politica è tracciare una linea netta tra il diritto di manifestare e quello di distruggere la città sfogando rabbia sociale repressa – ha dichiarato.

Andrea Russi (M5S) ha espresso solidarietà alle Forze dell’ordine e ai giornalisti, ma ha ricordato che nella manifestazione erano presenti anche persone che volevano portare la propria voce e le proprie ragioni. Da mesi si alza il tono dello scontro, il rischio era evidente – ha detto. Ha quindi concordato con il sindaco che non spettava ai manifestanti la gestione dei delinquenti, ritenendo però che servisse anche la presa di distanza degli organizzatori, che non c’è stata. Politica e antagonismo devono seguire strade diverse – ha sostenuto. Per il consigliere le conseguenze sono funzionali a una Festra che da tempo sta cercando di restringere gli spazi di manifestazione e irrigidire le norme. E la militarizzazione del quartiere non ha aiutato, alzando ulteriormente il livello dello scontro – ha precisato. Per Russi, Torino non ha paura, ma è stanca delle violenze di pochi per le quali pagano il prezzo tutti.

Secondo Enzo Liardo (FDI) si è assistito alla solita manifestazione degenerata, che ha messo a ferro e fuoco la città, causato ferimenti, messo in discussione la vita dei torinesi. La criticità di fondo – ha sottolineato – sta nella copertura politica di cui ha goduto Askatasuna, che ha sottratto per trent’anni un bene alla disponibilità pubblica per le proprie esigenze. Liardo ha auspicato che il Centro sociale in futuro prenda uno spazio in affitto come tutti i cittadini e le associazioni torinesi e ha chiesto al sindaco di sollevare l’assessore Rosatelli dall’incarico.

Pino Iannò (Torino Libero Pensiero) ha ricordato il problema strutturale di una Giunta incapace di assumere posizioni chiare, condizionata dalla presenza di Avs. Ha definito il sindaco ostaggio di una maggioranza fragile, incapace di prendere posizioni nette e la responsabilità politica che ne consegue. Ha concluso chiedendo al sindaco se davvero governa questa città.

Pierlucio Firrao (Torino Bellissima) ha definito l’accaduto una vendetta di Askatasuna, un corteo organizzato da una frangia violenta evidente già in anticipo nei suoi sviluppi. Firrao ha detto che la situazione si potrà superare se la Sinistra isolerà i violenti, come fece il Pci negli Anni di piombo; viceversa gli episodi si ripeteranno e sarà una continua escalation. Firrao ha definito uno sbaglio la partecipazione di Avs al corteo e ha invitato il sindaco a non essere ambiguo nella sua azione politica.

Fabrizio Ricca (Lega) ha sostenuto che la politica fatta male legittima le violenze. Rosatelli – ha affermato – può restare in Giunta, così – ha dichiarato – si potrà raccontare quale deriva stia prendendo il Consiglio Comunale e chi difenda le frange antagoniste in città.

Valentina Sganga (M5S) ha evidenziato quanto la violenza sia inaccettabile sempre, ma che per la Destra lo è quando conviene. Gravissima è l’aggressione al poliziotto, ma c’è una Destra che usa Torino come passerella, silente davanti al genocidio palestinese, nessuna difesa dei carabinieri fatti inginocchiare in Cisgiordania, o che guarda con favore all’Ice americana – ha detto. Askatasuna – ha sottolineato – non è un problema: è un pretesto per contrastare il dissenso. Non era in discussione un luogo, ma la possibilità di dissentire, per questo le persone erano in piazza – ha concluso.

Per Silvio Viale (+ Europa, Radicali Italiani) sabato non è scesa in piazza la parte migliore della città. Tutti sapevano – ha sostenuto – quello che sarebbe successo perché tutto era previsto e premeditato sotto la direzione di chi ha convocato Centri sociali da tutta Italia, portando a Torino tutto il “know-how” di guerriglia della Val di Susa.

Domenico Garcea (Forza Italia) ha sottolineato che Torino ha subìto un autentico assalto. Ha approvato la costituzione del Comune come parte civile, sostenendo che il suo Partito lo chiedeva da tempo. Ha poi affermato che la partecipazione al corteo da parte degli esponenti di Avs ha violato il principio di legalità, chiedendo le dimissioni dell’assessore Rosatelli e l’estromissione di Avs dalla maggioranza, sottolineando come il diritto di manifestare sia sacro, mentre non lo è quello di devastare.

Ferrante De Benedictis (Fratelli d’Italia) ha affermato che questo è il tempo delle scelte di campo, aggiungendo che da parte del Comune ci sono state leggerezza e mancanza di posizioni nette nei confronti di Askatasuna. Per l’esponente di FdI, la manifestazione era stata organizzata per destabilizzare la città e i partecipanti ne erano coscienti. La politica, ha aggiunto, ha la responsabilità di scegliere se stare dalla parte dello Stato o al fianco di chi distrugge: ha quindi definito quello di Askatasuna come terrorismo rosso, stigmatizzando chi lo ha appoggiato.

Claudio Cerrato (PD) ha ribadito che il suo Gruppo consiliare si è riconosciuto totalmente nelle parole del sindaco, invitando a non minimizzare, né strumentalizzare quanto accaduto sabato scorso. Ha poi espresso solidarietà alla cittadinanza, in particolare a chi vive o lavora a Vanchiglia e ai manifestanti pacifici (sottolineando come la democrazia sia il rispetto delle minoranze), agli operatori dell’informazione e alle Forze dell’ordine, in primo luogo ai loro feriti. Chi ha l’onore di rappresentare i propri concittadini, ha conclusi Cerrato, deve dimostrare responsabilità, non soffiare sul fuoco e lavorare per il bene delle persone che vivono a Vanchiglia e in città.

Ha espresso solidarietà alle Forze dell’ordine ancheSimone Fissolo (Moderati), dichiarandosi d’accordo con la proposta del sindaco per una benemerenza ai due poliziotti feriti e ribadendo come la violenza non appartenga a questa città. Ha quindi stigmatizzato la partecipazione a una manifestazione che aveva chiaramente l’obiettivo di riprendersi un luogo sgomberato da poco. Per il consigliere adesso serve sostenere le associazioni che lavorano nel quartiere e ripristinare la normalità nel quartiere Vanchiglia.

Emanuele Busconi (Sinistra Ecologista) ha condannato le violenze arrivate dopo quattro ore di manifestazione pacifica e dopo che una marea di persone aveva attraversato la città senza alcun problema. Una storia sbagliata e violenze compiute da chi non ha a cuore il futuro di Vanchiglia e rispetto per i torinesi. Ha poi ribadito l’essenza nonviolenta del suo Gruppo, la necessità di non cadere nelle provocazioni dello sciacallaggio di bassa lega e non semplificare la realtà. Sarebbe un venire meno alle responsabilità di rappresentanza, una mancanza di rispetto verso la città e chi ha manifestato pacificamente sabato – ha affermato.

Ha ringraziato il sindaco, Tiziana Ciampolini (Torino Domani), per le parole di responsabilità e laprofondità di analisi del suo intervento. L’aggressione alle Forze dell’ordine, a cui ha espresso piena solidarietà, ha cancellato la presenza della moltitudine di persone che ha manifestato pacificamente e, facendole sparire dai media, li ha rese irrilevanti – ha detto. Per la consigliera, i violenti fanno solo il gioco di chi vuole usare altra violenza per reprimere il dissenso e la partecipazione dal basso. Ha quindi auspicato la presa di distanza dai violenti da parte di chi si sta impegnando per riottenere uno spazio pubblico. Si apriranno mediazioni generative per Vanchiglia, che sta difendendo i suoi spazi sociali – ha concluso.

Elena Apollonio (Alleanza dei Democratici – DemoS) ha definito gli episodi di sabato un evento da condannare e ha ribadito il sostegno alle attività di pubblica sicurezza, per poi stigmatizzare i comportamenti violenti di gruppi estremisti incapaci di portare valori e significato politico alla manifestazione. Ha quindi richiamato la necessità di non nutrire di violenza ulteriore un periodo storico complesso come l’attuale e ha confermato l’appoggio alla Giunta Lo Russo.

Pietro Abbruzzese (Torino Bellissima) ha richiamato i giovani consiglieri di Avs, criticandoli per aver appoggiato un corteo che, già in partenza, si sapeva sarebbe sfociato in violenza. Ha poi richiamato la vicenda delle Br che venne superata quando la Sinistra comprese la loro natura terroristica e haauspicato un medesimo atteggiamento nei confronti dei violenti di oggi. Infine, ha ringraziato i poliziotti che guadagnano poco e sono costretti ad atti eroici.

Da Palazzo Civico Ufficio Stampa