INTERPELLANZA IN CONSIGLIO REGIONALE
Il consigliere regionale Sergio Bartoli (Lista Civica Cirio Presidente PML) ha presentato un’interpellanza rivolta alla Giunta regionale per conoscere quali iniziative intenda assumere la Regione Piemonte a tutela della presenza della Rai a Torino, a seguito dell’annunciata dismissione del Palazzo della Radio di via Verdi.
Attraverso l’interpellanza, Bartoli chiede alla Giunta regionale se abbia già avviato o intenda avviare interlocuzioni con i vertici Rai e con il Governo per scongiurare il rischio di un ridimensionamento del centro di produzione torinese e delle attività ad esso collegate.
«Parliamo di professionalità altamente qualificate, di produzioni culturali e di un indotto importante per il territorio. La Regione Piemonte deve farsi parte attiva nel confronto con l’azienda e con il Governo affinché ogni processo di riorganizzazione non si traduca in un indebolimento della presenza Rai in Piemonte, ma possa invece rappresentare un’occasione di rilancio e valorizzazione di un presidio storico per la nostra comunità», spiega Sergio Bartoli.
«La presenza della Rai a Torino non è soltanto una questione immobiliare – continua Bartoli – ma riguarda il futuro di un patrimonio culturale, professionale e produttivo che ha contribuito a fare della nostra città uno dei punti di riferimento del servizio pubblico radiotelevisivo italiano. È necessario che le istituzioni regionali seguano con attenzione questa vicenda e si attivino per garantire che Torino continui a svolgere un ruolo centrale all’interno della Rai».
L’atto prende le mosse, infatti, dalla decisione della Rai di inserire lo storico immobile torinese nel piano di valorizzazione e dismissione del proprio patrimonio immobiliare, una scelta che ha suscitato preoccupazione tra lavoratori, organizzazioni sindacali e rappresentanti del mondo della cultura. Il Palazzo della Radio rappresenta infatti uno dei luoghi simbolo della radiofonia italiana, mentre il Centro di Produzione Rai di Torino costituisce uno dei principali poli produttivi del servizio pubblico radiotelevisivo nazionale, ospitando attività tecniche, produzioni culturali e l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai.
La Domenica è il giorno in cui si legge e si pensa di più. Ti scrivo tre pensierini di oggi.



LETTERE 



La domanda potrebbe essere provocatoria ma non lo è. Per una ragione persino troppo semplice da spiegare. E cioè, oggi non c’è una coalizione di centro sinistra perchè c’è una alleanza di sinistra. Ovvero, per essere ancora più chiaro, si tratta di una coalizione che somma le quattro grandi sfumature dell’attuale sinistra italiana: la sinistra radicale e massimalista del Pd della Schlein, la sinistra populista e demagogica dei 5 stelle di Conte, la sinistra estremista ed ideologica del trio Fratoianni/Bonelli/Salis e la sinistra pan sindacale e classista del segretario generale della Cgil Landini. Oltre a vari movimenti, gruppi ed associazioni che ruotano attorno all’universo della sinistra italiana. Ora, e alla luce di questa concreta ed oggettiva situazione, il centro sinistra può ritornare solo ci sarà – e mi scuso per la banalità di questa osservazione – un centro democratico, riformista e di governo che si allea con una sinistra altrettanto riformista, democratica e di governo. Detta così è quasi una banalità. Ma, se togliamo l’intera esperienza della prima repubblica dove la qualificante e significativa esperienza della Democrazia Cristiana suppliva in modo decisivo alla formazione di governi di centro e di centro sinistra, nella cosiddetta seconda repubblica ogniqualvolta una coalizione di centro sinistra faceva capolino vedeva, appunto, la presenza visibile di un centro autorevole e di una sinistra qualificata. Nulla di tutto ciò capita adesso. Semmai, e al contrario, l’attuale coalizione progressista è simile, molto simile – seppur mutatis mutandis – alla ormai famosa “gioiosa macchina da guerra” di occhettiana memoria del lontano 1994. Ovvero, una alleanza di sinistra e progressista dove il Centro era radicalmente estraneo. Nel 1994 semplicemente non c’era mentre, adesso, il Centro è ridotto a giocare un ruolo del tutto marginale, periferico e politicamente irrilevante ed ininfluente. Un ruolo del tutto marginale spiegato un termini razionali e precisi da Goffredo Bettini fedele alle su radici comuniste e il maggior teorico dei posizionamenti tattici e strategici all’interno del principale partito della sinistra italiana. “Serve una tenda centrista” dice da tempo l’ex coordinatore nazionale del Pd. Una “tenda” che, come ovvio ed evidente, ha solo il ruolo di giustificare la natura plurale della coalizione senza mettere affatto in discussione la salda guida politica della sinistra nelle sue multiformi espressioni. In altre parole, la solita e collaudatissima prassi comunista degli ormai famosi “partiti contadini polacchi”. Cioè partiti che non riescono, comunque sia, a contendere e men che meno a condizionare la guida politica della coalizione. Per queste ragioni, semplici ma oggettive, oggi non si può parlare di una coalizione di centro sinistra. La stagione del Ppi, della Margherita o della prima fase del Partito democratico sono ormai alle nostre spalle. Oggi prevale, come noto a tutti, una chiara e netta connotazione di sinistra e progressista dell’alleanza guidata dal Pd, dai 5 stelle da Avs, dalla Cgil, da varie associazioni di categoria e da larga parte del circo mediatico/televisivo e della carta stampata che ogni giorno appoggia e supporta l’alleanza progressista. Si resta in attesa, quindi, che ritorni il centro sinistra. Oggi, piaccia o non piaccia, c’è solo una nuova ed aggiornata “gioiosa macchina da guerra”.