POLITICA

Chi abiterà le case vuote?

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RUBRICA A CURA DI

IRMA CIARAMELLA *

 

Il Festival dell’Architettura tra talk, proiezioni, installazioni e rigenerazione urbana.

L’altro ieri a Torino ha riaperto le sue porte l’ex Mercato Ittico di Porta Palazzo, edificio ottocentesco nel cuore del più grande mercato all’aperto d’Europa, silenzioso da anni. Per tre giorni, fino a oggi, è la casa del Festival di Architettura Torino 2026, promosso e organizzato dalla Fondazione per l’architettura, presieduta da Alessandra Siviero, alla quale va reso il merito di aver intercettato uno dei temi che accentrano il dibattito politico di questi mesi e rispetto al quale gli architetti possono e devono avere un ruolo importante.

Grande sinergia e supporto all’iniziativa da parte l’Ordine degli Architetti di Torino, guidato dalla presidente Roberta Ingaramo. Presenti, tra gli altri, Massimiliano Cipolletta, presidente della Camera di Commercio di Torino, Alessandro Panci, presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti , Matteo Bagnasco, per la Compagnia di San Paolo, Marco Gay, presidente dell’Unione Industriali Torino, e Giorgia Garola, presidente di Amma e di Ceipiemonte, una rappresentanza ampia delle istituzioni e del mondo produttivo cittadino, a conferma di quanto il tema dell’abitare attraversi trasversalmente la città.
Il titolo prende ispirazione da una riflessione di Ettore Sottsass: il vuoto non è assenza, è domanda aperta, segno di uno squilibrio da leggere e non da ignorare.
Qui l’architettura non parla solo di forma e di bellezza. Parla di case non abitate, di riuso, di comunità che si ricompongono, di diritto all’abitare e all’abitazione.
E Porta Palazzo, con le sue stratificazioni, frutto di migrazioni, che furono anche quelle degli italiani del Sud negli anni ’50 del secolo scorso, e le sue economie minute, è il luogo giusto per porre questa domanda, perché la rigenerazione urbana principia sempre da uno sguardo attento su ciò che già esiste.


Il nuovo Piano Regolatore che la città si appresta a ridisegnare non è soltanto uno strumento urbanistico. È la cornice dentro cui si gioca una domanda più radicale, quella posta l’altro ieri dal Festival di Architettura Torino: chi abiterà le case vuote? Quel vuoto che Sottsass leggeva come domanda aperta trova oggi una sponda concreta anche nel Piano Casa nazionale, che fa dell’emergenza abitativa e del diritto ad abitare, soprattutto per le generazioni più giovani, una priorità politica.
Non si tratta soltanto di costruire, né di recuperare metri quadri. Si tratta di restituire un diritto, quello di vivere in un ambiente dignitoso e possibilmente gradevole, dentro una città che sappia leggere le proprie stratificazioni e definire di conseguenza le proprie strategie, invece di limitarsi ad amministrarle.
Le case sfitte di cui si è parlato non rappresentano soltanto un dettaglio statistico, ma la misura esatta della distanza tra ciò che la città possiede e ciò che i suoi cittadini, in particolare i più giovani, sono davvero in grado, anche finanziariamente, di abitare.
La rigenerazione urbana che la Fondazione per l’Architettura propone non è uno slogan, ma un metodo: uno sguardo che sappia leggere prima di intervenire, capace di partire da ciò che già esiste prima ancora che dal “da costruire”. È questo il terreno, il cantiere, per usare una metafora cara agli architetti, sul quale architettura, politiche e diritto si incontrano, ed è questo, credo, il filo che lega il Piano Regolatore, il Piano Casa e la domanda che Torino si è posta l’altro ieri, aprendo le porte di un edificio rimasto silenzioso per anni.

 

Un luogo senza orpelli, legato alla persona e al suo bisogno più primario, il nutrimento, e rianimato per l’occasione da una platea folta e attenta.
Ma non solo. Non è un caso che questa domanda, «Chi abiterà le case vuote?», sia nata in un mercato del pesce. Da Oannes a Ichthys, il pesce è da sempre il simbolo di chi attraversa la soglia tra due mondi restando indenne: qui, tra i vecchi banchi di Porta Palazzo, è la soglia tra il vuoto e l’abitare a chiedere di essere attraversata.

Un festival importante, che apre a Torino un discorso, o meglio un percorso destinato a proseguire nel 2027, nell’ambito delle iniziative volte alla candidatura di Torino a Capitale Europea della Cultura 2033.

* Avvocata

Foto Daniele Ratti

Ruzzola: «Più defibrillatori in montagna, investire nella prevenzione significa salvare vite umane»

 

TORINO – «La prevenzione è il primo presidio di salute e in montagna può fare la differenza tra la vita e la morte. Per questo accogliamo con grande soddisfazione l’estensione della rete dei defibrillatori automatici esterni (DAE) alle sedi dei Comuni, delle Unioni montane, dei parchi naturali e agli edifici pubblici maggiormente frequentati. È un investimento concreto che rende il Piemonte ancora più sicuro e cardioprotetto».

Lo dichiara Paolo Ruzzola, capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale del Piemonte, commentando il nuovo provvedimento della Regione che amplia la copertura dei DAE nelle aree montane.

«Nelle zone di montagna – prosegue Ruzzola – i tempi di intervento dei mezzi di soccorso possono inevitabilmente allungarsi a causa delle distanze e della conformazione del territorio. In questi casi ogni minuto è decisivo: intervenire tempestivamente con un defibrillatore può aumentare in modo significativo le possibilità di sopravvivenza di una persona colpita da arresto cardiaco. Per questo portare i DAE sempre più vicino ai cittadini rappresenta una scelta di grande responsabilità».

Ogni anno in Italia si verificano circa 60.000 arresti cardiaci extraospedalieri. La sopravvivenza media è ancora limitata, attestandosi intorno al 7,5%, ma può aumentare sensibilmente quando la rianimazione cardiopolmonare e la defibrillazione vengono effettuate nei primi minuti dall’evento. Gli studi scientifici confermano infatti che ogni minuto di ritardo nella defibrillazione riduce sensibilmente le probabilità di sopravvivenza.

«Per questo – sottolinea il capogruppo di Forza Italia – la prevenzione non può fermarsi ai grandi centri urbani. Anche le comunità montane devono poter contare su una rete capillare di strumenti salvavita e su personale formato al loro utilizzo. La scelta della Regione va esattamente in questa direzione: garantire pari diritti alla salute anche nei territori più periferici e difficilmente raggiungibili».

Il nuovo intervento rappresenta l’evoluzione del progetto già avviato dalla Regione Piemonte, che nel 2025 ha finanziato 72 defibrillatori destinati ai rifugi alpini ed escursionistici, accompagnati dalla formazione dei gestori delle strutture. Con la nuova manifestazione di interesse la rete verrà ulteriormente ampliata coinvolgendo Comuni, Unioni montane, parchi naturali ed edifici pubblici ad alta frequentazione.

«La sicurezza non si misura soltanto con le infrastrutture o i servizi – conclude Ruzzola – ma anche con la capacità delle istituzioni di prevenire le emergenze e mettere i cittadini nelle condizioni di affrontarle. Ogni nuovo defibrillatore installato rappresenta una possibilità in più di salvare una vita. È questa la migliore politica sanitaria che una Regione possa mettere in campo».

Vino, AVS: “Si sostenga la produzione ma attenzione alle condizioni di lavoro”

L’Osservatorio vitivinicolo presentato dalla Giunta in terza commissione osserverà tutto: i dazi e le guerre del loro (ex) amico Trump e il cambiamento climatico che anticipa di mesi la vendemmia e fa aumentare la gradazione dei vini ma, come sempre, non è un problema all’ordine del giorno di questa maggioranza. Si osserverà che in un mondo in cui le disuguaglianze sono sempre più feroci i vini di lusso continuano a tenere mentre i vini da tavolo, consumati perlopiù dal ceto medio e medio basso, sono in forte sofferenza, innanzitutto per ragioni economiche.
Sono questi gli elementi che concorrono a determinare le attuali difficoltà del settore e su cui si pagano scelte politiche poco lungimiranti assunte negli anni.
Oltre al sostegno ai piccoli produttori, che sono i primi a pagare le modifiche del mercato, durante la commissione abbiamo nuovamente sollevato il tema dell’attenzione al lavoro stagionale.
Se l’Osservatorio sarà in grado di elaborare previsioni attendibili sulla produzione, perché non utilizzare gli stessi dati anche per stimare il reale fabbisogno di manodopera stagionale? Il recente dossier di Altreconomia sulle Langhe ha mostrato come il confronto tra il numero dei contratti agricoli attivati e il fabbisogno stimato possa diventare uno strumento utile per programmare meglio la stagione, favorire l’incontro diretto tra aziende e lavoratori e rendere ancora più efficiente e trasparente l’intera filiera, evitando fenomeni di sfruttamento e lavoro povero che sono purtroppo presenti anche in Piemonte.
Abbiamo apprezzato le aperture di Cirio e Bongioanni e continueremo il nostro impegno in questa direzione. Anche questo deve diventare un elemento distintivo e competitivo per una delle eccellenze del Piemonte.
Gruppo Avs Consiglio regionale del Piemonte

Regolamento verde: “La delibera non è quella di iniziativa popolare”

Riceviamo e pubblichiamo

“LA DELIBERA SULLA MODIFICA DELL’ART. 45 DEL REGOLAMENTO DEL VERDE
NON È QUELLA DI INIZIATIVA POPOLARE PROPOSTA DA 2500 CITTADINI, È IL SUO ROVESCIO”

“PD, Sinistra Ecologista e Torino Domani si schierano con i tecnici comunali contro i cittadini,
sacrificando democrazia, ecologia e buon senso”

I consiglieri di maggioranza del Comune di Torino sembrano guardare ai cittadini con lo stesso fastidio con
cui i cortigiani di Versailles consideravano il popolo suddito. Nella seduta consiliare del 06/07/2026 PD,
Sinistra Ecologista e Torino Domani hanno “diversamente bocciato” la delibera di iniziativa popolare per
salvaguardare gli alberi sani modificando l’art. 45 del Regolamento del Verde. L’hanno cioè approvata dopo
averla riscritta da cima a fondo, compresa la premessa. Non si sono accontentati di riportare il testo
dell’articolo, mediante i loro emendamenti, a una versione affine e anche peggiore di quella di partenza, ma
si sono pure permessi di intervenire sulle considerazioni preliminari che motivavano la proposta.
A questo revisionismo di stampo orwelliano hanno cooperato diversi soggetti. Gli emendamenti portano la
firma della consigliera Anna Maria Borasi (PD), che sino all’ultimo ha sostenuto assurdamente che la
maggioranza consiliare condivide la sensibilità dei firmatari, mentre allo stesso tempo rivendicava la scelta
politica di non vietare nettamente la rottamazione delle alberate torinesi, anche se comprendenti esemplari
non a rischio crollo. Sotto l’etichetta di manutenzione straordinaria si potranno ancora tirar giù viali, interi o
a tratte, come avvenuto in corso Chieti e corso Umbria.
È chiaro però che Borasi ha scritto gli emendamenti salienti sotto dettatura dell’assessore Tresso e dei
funzionari del Verde Pubblico, che vogliono difendere a ogni costo la loro libertà d’azionamento delle
motoseghe. Verde, Parchi e Tutela Animali sono (per sfortuna del verde, dei parchi, degli animali e nostra)
assegnati per delega alle competenze di Tresso e per nomina alla dirigente Bertolotto, autrice di un parere
tecnico negativo che persino il consigliere Cerrato ha dovuto ammettere essere “extraprocedurale”, ossia
non conforme alla procedura prevista dal TUEL: anziché attestare la regolarità tecnica della delibera proposta
dai cittadini, la dipingeva (e respingeva) come un attentato alla “discrezionalità” degli uffici. Quel
pronunciamento negativo anomalo, per usare un eufemismo, è stato sottoposto ai consiglieri delle 8
Circoscrizioni (che a loro volta dovevano esprimersi sulla delibera), e ha influenzato anche i membri della
Commissione Ambiente.
A demolire la delibera si è impegnata anche la presidente del Consiglio Grippo che, lungi dal mantenersi
neutrale come sarebbe stato suo dovere, durante l’iter si è più volte “sbagliata”, sostenendo che anche il
parere di regolarità contabile fosse negativo (falso) e che quello della Consulta non fosse chiaro (era
favorevole).
I drammatici effetti del cambiamento climatico, sempre più percepibili in queste ultime settimane – e si
tratta anche di aumento dei ricoveri in ospedale e dei decessi – non hanno smosso di un millimetro i
cortigiani di Lo Russo e Tresso. Costoro blaterano di partecipazione, ma appena si trovano allo stesso tavolo
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con persone che non sono ingessate da vincoli istituzionali, ma semplici cittadini, manifestano un’arrogante
ostilità, quasi un’allergia.
L’esercizio della democrazia diretta sotto forma di petizioni e proposte di delibere e di referendum richiede
ai cittadini dispendio di energie e risorse, tra elaborazione, burocrazia, raccolta di firme, confronti nelle
Circoscrizioni e in Comune… I consiglieri a parole ringraziano i proponenti, ma è chiaro che in realtà le
interpretano come un’insolente prova di forza. I cittadini si aspettano forse che i loro sedicenti rappresentanti
si limitino ad approvare, senza emendarle, le loro vili proposte, miranti a conservare con gli alberi la loro
frescura, il loro ossigeno, i loro abitanti alati e canori, a mitigare gli effetti del cambiamento climatico, a costo
zero? Niente affatto! Non sia mai che i cittadini pensino di poter legiferare direttamente, anche con la
modesta modifica di un articolo di uno dei tanti Regolamenti comunali! Per questo, tra tutti gli interventi, il
più ridicolo è stato quello della consigliera Ciampolini di Torino Domani, che per l’ennesima volta ha
annunciato imminenti modifiche alle regole sulla partecipazione, e si è detta addirittura orgogliosa della
“mediazione” raggiunta (che non solo non c’è stata con i cittadini, ma a quanto pare non si è avuta neanche
all’interno della maggioranza, come hanno affermato i Moderati, astenutisi dalla votazione).
Come Comitato informeremo più compiutamente chi ci segue sui social su chi ha votato cosa, appena i dati
saranno pubblicati sul sito del Comune.
Al momento i cittadini conservano un senso di solitudine, nella loro piena consapevolezza della necessità di
salvaguardare il patrimonio arboreo. Quella di lunedì 6 luglio era l’ottava seduta di Consiglio cui hanno
assistito in silenzio nella galleria sopra la Sala Rossa. E solo alla fine, dopo che erano stati approvati tutti gli
emendamenti che stravolgevano la delibera, hanno osato manifestare il loro dissenso. Immediatamente sono
stati richiamati all’ordine dalla presidente del Consiglio Grippo, che ha chiesto che il pubblico fosse
accompagnato fuori dagli agenti di servizio.
E fuori, i semplici cittadini dei Comitati, dovrebbero, secondo la maggioranza consiliare, restare anche dal
futuro “gruppo di lavoro” per la revisione del Regolamento del Verde, al quale saranno ammessi, insieme
ai tecnici comunali, soltanto soggetti accademici e istituzionali. Si mira a stravolgere ulteriormente il
Regolamento, stabilendo, come suggerito in una Commissione dal prof. Marco Devecchi, livelli di servizi
ecosistemici al di sotto dei quali sia possibile decretare lo stato di “fine ciclo” di un viale e procedere a
sostituire platani, aceri e tigli con peri cinesi e parrotie persiche. Questa miniaturizzazione delle alberate,
rinnovabili secondo scadenze fisse, è funzionale a ridurre i costi di gestione e ad aumentare gli introiti delle
imprese coinvolte nelle sostituzioni, mentre si riduce la città a un rendering invivibile. Si presterà, la Consulta
per l’Ambiente e per il Verde, a sedere a un tavolo dal quale saranno esclusi i Comitati di cui anch’essa in
passato ha chiesto la partecipazione?
Fuori, peraltro, d’estate e d’inverno, al caldo e al freddo, ci sono sempre più persone, che stanno sempre
peggio. Ma anche gli strumenti di partecipazione più formali, come le petizioni, le delibere, i referendum,
non danno loro voce, che si tratti di alberi, acqua o di un tetto sopra la testa. Lo ripetiamo: le sedi degli organi
politici di tutti i livelli, in cui i nostri rappresentanti discutono di cacche di cani e di blackout, di metropolitane
che si arenano e di finanziamenti al TAV, di tangenziali est e di ospedali nei parchi, di decreti sulla caccia e di
riarmo, assomigliano sempre di più alla reggia di Versailles.

Torino, 8 luglio 2026

Comitato Salviamo gli Alberi di corso Belgio salviamoglialbericb@gmail.com
Comitato Salviamo il Meisino salviamoilmeisino@gm

Automotive, Tovaglieri (Lega) “Più biocarburanti e meno elettrico”

“Per salvare industria e futuro Europa”
L’eurodeputata, relatrice per i Patrioti in commissione Industria, ha chiesto di abbassare il target del 90% di elettrico e di togliere il limite del 3% per i biocarburanti
Bruxelles, 6 lu – “Meno elettrico e più biocarburanti per salvare la filiera automotive e il portafogli dei cittadini europei”. Questa la posizione che l’eurodeputata Isabella Tovaglieri (Lega), componente della commissione Industria e relatrice per il gruppo dei Patrioti del _dossier_ sullo stop motori 2035, ha portato sul tavolo del negoziato che si è aperto a Bruxelles. “Come Lega e Patrioti abbiamo ribadito la nostra posizione a favore della neutralità tecnologica e per questo abbiamo chiesto che dal Regolamento sulla CO2 nel settore auto sia eliminato il tetto del 3% per l’impiego dei biocarburanti, una tecnologia in cui l’Italia è leader, che ha grandi potenzialità di sviluppo e che può consentire ai motori tradizionali e alle auto storiche di poter circolare anche dopo il 2035, senza imporre ai cittadini europei di acquistare una costosa auto elettrica – ha dichiarato Tovaglieri. – Abbiamo inoltre chiesto di abbassare il target del 90% di elettrico per i veicoli, un obiettivo non solo irraggiungibile, ma anche dannoso per l’industria automotive del continente, già colpita da una crisi profonda anche a causa del ban motori deciso dalla Commissione UE, che ha aperto le porte all’agguerrita concorrenza cinese. Confidiamo che il relatore accolga le nostre proposte di buon senso – ha concluso l’esponente leghista – che mirano a difendere il futuro dell’Europa, la sua autonomia strategica e il benessere dei suoi cittadini”.

Azione Torino, Bartoli: «Costruiamo un partito sempre più presente sul territorio»

AL VIA IL PERCORSO DEL NUOVO COORDINAMENTO CITTADINO
Si è svolto nella serata di lunedì, registrando un’ampia partecipazione di iscritti provenienti da tutta la città, il primo incontro del Coordinamento municipale provvisorio di Azione Torino, convocato dal Coordinatore municipale provvisorio Sergio Bartoli, alla presenza della Segretaria regionale di Azione Piemonte Daniela Ruffino.

L’incontro ha segnato l’avvio di un percorso organizzativo finalizzato a rafforzare il radicamento del partito sul territorio, favorendo il coinvolgimento degli iscritti e la costruzione di una rete sempre più presente nei quartieri, nelle circoscrizioni e nei luoghi di confronto con cittadini, associazioni, categorie economiche e realtà sociali.

Nel suo intervento, Bartoli ha ripercorso la propria esperienza amministrativa maturata come consigliere comunale, assessore, vicesindaco e sindaco del Comune di Ozegna, fino all’attuale incarico di Consigliere regionale del Piemonte, sottolineando di aver accettato il coordinamento della città di Torino con spirito di servizio e con la volontà di mettere a disposizione del partito la propria esperienza amministrativa e istituzionale.

Particolare attenzione è stata dedicata al rafforzamento della presenza di Azione nei quartieri, ai temi della sicurezza, della mobilità, della vivibilità urbana e della partecipazione dei cittadini.

Bartoli ha inoltre evidenziato come Azione Torino possa oggi contare su una base di iscritti significativa e in costante crescita, frutto di un intenso lavoro di ascolto e di presenza sul territorio, elemento fondamentale per costruire una struttura cittadina sempre più solida, partecipata e radicata.

Nel corso della serata è stata presentata la prima composizione della Segreteria del Coordinamento municipale di Azione Torino, composta da:

* Sergio Bartoli – Coordinatore municipale provvisorio;
* Dario Basso – Vice Coordinatore municipale provvisorio;
* Marco Terracciano – Organizzazione, Viabilità e Trasporti;
* Marco Chiappetta – Comunicazione;
* Dario Cescatti – Supporto all’organizzazione e alla comunicazione territoriale;
* Ruggero Di Stasio – Rapporti con le organizzazioni di categoria e con il mondo sociale.

«Vogliamo costruire un partito presente ogni giorno sul territorio, capace di ascoltare i cittadini e trasformare le esigenze delle persone in proposte concrete – ha dichiarato Sergio Bartoli –. Le porte di Azione rimangono aperte a tutti coloro che desiderano contribuire con ciompetenza, serietà e spirito costruttivo. Il nostro obiettivo è creare una squadra sempre più ampia e rappresentativa della città, lavorando nelle circoscrizioni e coinvolgendo iscritti, amministratori e cittadini.»

L’incontro è stato caratterizzato da un ampio e costruttivo confronto tra gli iscritti, con numerosi interventi che hanno contribuito a delineare le priorità del percorso organizzativo e politico di Azione Torino.

Nel corso del dibattito è intervenuta anche la Segretaria regionale Daniela Ruffino, che ha espresso soddisfazione per la partecipazione all’incontro, sottolineando la crescita di Azione in Piemonte e l’importanza di proseguire il lavoro con spirito unitario, competenza e responsabilità, coinvolgendo sempre più gli iscritti nella vita del partito.

Tra gli obiettivi illustrati figurano la nomina dei referenti territoriali nelle circoscrizioni, la convocazione di riunioni periodiche, l’organizzazione di iniziative nei quartieri e l’avvio del percorso che porterà alla costruzione del programma amministrativo per le elezioni comunali di Torino del 2027.

La riunione si è conclusa con l’impegno condiviso di proseguire il percorso organizzativo attraverso incontri periodici e una presenza sempre più capillare sul territorio, con l’obiettivo di rendere Azione un punto di riferimento credibile, competente e vicino ai cittadini torinesi.

Sharing monopattini, interpellanza di Scanderebech

E’ stata discussa oggi in Consiglio comunale l’interpellanza presentata dalla Capogruppo di Forza Italia in Consiglio Comunale Federica Scanderebech per fare chiarezza sull’applicazione delle nuove disposizioni del Codice della Strada riguardanti i monopattini elettrici e sulle differenze nell’attività di controllo tra Torino e Milano.

Dichiara SCANDEREBECH (FI): “Questa interpellanza nasce da una domanda molto semplice: perché a Torino si continua a tollerare una situazione che sta diventando sempre più pericolosa? Mi riferisco in particolare ai monopattini elettrici in sharing, che stanno evidenziando gravi criticità sotto il profilo della sicurezza stradale. Gli incidenti sono in aumento: dalla data di entrata in vigore dell’obbligo di utilizzo del casco sono stati 577 con un totale di 4 deceduti e 552 feriti; dall’entrata in vigore della nuova normativa, si registrano quasi due casi al giorno, con un totale di 52 feriti. Ogni settimana si leggono notizie di persone coinvolte in sinistri, anche gravi, con un conseguente aggravio per i Pronto Soccorso. Pedoni investiti, anziani costretti a scansarsi sui marciapiedi, conducenti senza casco, due persone sullo stesso monopattino, mezzi che circolano contromano o attraversano gli incroci con il rosso: per molti utenti il Codice della strada sembra non esistere. Questa non è mobilità sostenibile. Questa è anarchia.”
Aggiunge SCANDEREBECH(FI): “Il Governo è intervenuto introducendo regole più severe: casco obbligatorio, contrassegno identificativo, assicurazione e sanzioni. Ma le regole servono solo se vengono fatte rispettare. A Milano, appena entrate in vigore le nuove disposizioni, sono partiti i controlli e sono state elevate decine di sanzioni fin dai primi giorni. A Torino, invece, continuiamo a registrare pochissime multe e controlli praticamente inesistenti. Non si può giustificare questa situazione richiamando la carenza di agenti della Polizia Locale: si tratta di una precisa scelta politica dell’Amministrazione di centrosinistra, che ha deciso di privilegiare la prevenzione rispetto alla repressione. Un’impostazione che lo stesso Assessore ha dichiarato in Aula e che, nei fatti, si traduce in un’applicazione troppo debole delle regole.”
Continua SCANDEREBECH (FI): “Il messaggio che passa è devastante: a Torino chi viola le regole può continuare a farlo senza particolari conseguenze. Mentre molti privati si stanno adeguando alle nuove disposizioni, i servizi di monopattini in sharing risultano ancora inadempienti. E allora pongo una domanda politica: quanto ancora dobbiamo aspettare? Quanti altri incidenti dovranno verificarsi prima che questa Amministrazione prenda atto che il sistema attuale non funziona e intervenga con decisione?”
Conclude SCANDEREBECH (FI): “In molte città, anche all’estero, si è arrivati a limitare fortemente o addirittura a sospendere il servizio di monopattini in sharing perché i rischi per la sicurezza erano diventati insostenibili. Credo che anche Torino debba avere il coraggio di aprire questa discussione. Se non si riesce a garantire il rispetto delle regole e la sicurezza di pedoni e automobilisti, bisogna valutare seriamente la sospensione del servizio. La sicurezza deve venire prima di tutto.“