POLITICA

La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

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SOMMARIO: Piazza semivuota e contestazioni. Flop del campo largo a Napoli – A Nava il ricordo del gen. Emilio Battisti e della “Cuneense” – Le alghe del Po, la verità viene a galla – Lettere

Piazza semivuota e contestazioni. Flop del campo largo a Napoli

In prima pagina un titolo così non sarebbe stato leggibile su “La Stampa” prima del cambio di direttore. Il testo del pezzo riporta quanto segue:

“Comincia come era difficile immaginare, la manifestazione unitaria a Napoli dei leader del campo largo. Piazza semivuota e poliziotti schierati davanti al palco in tenuta antisommossa. Caschi, scudi e manganelli. Un gruppo formato da una cinquantina di disoccupati urla un po’ di tutto. “Ce l’hanno con il ministero, ma anche con la Regione e il Comune, ambedue di centro-sinistra. Sotto il palco arriva anche un gruppo di “Potere al Popolo”, la sigla d’annata della violenza ispirata alla contestazione del ’68. Il presidente Fico e il sindaco di Napoli parlano fra i fischi pochi minuti e poi desistono. Per Fico è quasi la legge del contrappasso.

Conte viene definito un “buffone”. Il comizio è sospeso per lunghi minuti in un clima surreale”, scrive “La Stampa”, mentre i manifestanti urlano “fuori i fascisti”. Scrive ancora il giornale: “L’obiettivo della trasferta napoletana era mostrare che l’alternativa è pronta”. Forse, considerando il clima afoso, avrebbero dovuto trasferire l’adunata a Cortina d’Ampezzo. Il sole di Napoli uccide. La strada “per vincere e governare” è ancora lontana. Marcello Sorgi commenta: “Nel campo largo l’unità resta lontana”. Il centro di Renzi non era stato invitato o non si è visto. Si aggira solo Magi di “Più Europa”, forse per cercare di farsi notare in vista di un’altra candidatura sicura.

 

A Nava il ricordo del gen. Emilio Battisti e della “Cuneense”

Sul Colle di Nava anche domenica scorsa l’Associazione Nazionale Alpini ha ricordato al sacrario dove riposa l’eroico generale Emilio Battisti i caduti della Cuneense, la divisione “Martire” della campagna di Russia. È stata una giornata in cui si è respirata aria fresca di montagna e aria buona perché sono stati rivissuti ideali patriottici che gli alpini hanno saputo salvaguardare. Oggi parlare di storia militare fa accapponare la pelle a tanti che confondono la pace con il pacifismo di certi cortei, spesso molto violenti e quindi assai poco pacifici.

Vorrei ricordare in particolare il Generale Emilio Battisti, comandante della “Cuneense”, che rifiutò di avvalersi di un aereo tedesco per tornare in Italia e condivise – come fece in Africa il Duca d’Aosta – la sorte dei suoi sildati durante una durissima prigionia in URSS. Fece ritorno in Italia a cinque anni dalla fine della guerra, il 15 maggio 1950. Ricordo che l’ambasciatore italiano a Mosca, che era stato ministro della Guerra, Manlio Brosio, si interessò alla sorte dei 60mila prigionieri italiani in Russia, di cui solo 10 mila fecero ritorno.

A Cuneo non venne accolto perché considerato come un “fascista”, una pagina indegna dimenticata di cui Nuto Revelli fu magna pars.

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Le alghe del Po, la verità viene a galla
Che le alghe avessero invaso il Po era già accaduto con l’amministrazione Appendino per scarso interesse al problema. Adesso il caldo  di quest’anno ha aggravato la situazione. Il direttore dell’Arpa ha detto la verità: occorreva prevenire il problema in primavera, non rincorrerlo in ritardo, come invece è accaduto.
Quando era iniziata la bonifica, il Po era già “colonizzato dalle piante”. Perché dobbiamo tenerci politici inadeguati sempre in ritardo che non sanno  disporre degli uffici al fine di raggiungere l’efficienza? Chi abita  vicino al Po è aggredito dalle zanzare e da odori sgradevoli.
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LETTERE scrivere a quaglieni@gmail.com

Terra Madre in centro

Adesso capisco perché hanno pedonalizzato via Roma, eliminando il marciapiede. Via Roma sarà sede del prossimo mercato alimentare di Carlin Petrini che voleva il ritorno in centro dei 700 stand di “terra madre” – Salone del gusto. E poi sicuramente seguiranno altri eventi commerciali perché il Salone del gusto di Slow Food è in primis un’iniziativa commerciale come quando si teneva al Lingotto.   Giuseppe Romeo

Condivido le sue riserve (anche se non credo che via Roma pedonale sia stata ideata per onorare Petrini) ma spero che sia un modo per onorare eccezionalmente Petrini nell’anniversario della sua morte. Parteciperà anche il Presidente Mattarella. Può essere un fatto eccezionale. Almeno così spero. Addirittura gli stand partiranno da piazza Carlo Felice e giungeranno in piazza Vittorio. La città sarà bloccata. L’enoteca verrà collocata in piazza San Carlo. La nostra idea di Torino è cosa molto diversa, caro lettore.

Corso Moncalieri

Ridurre a due corsie corso Moncalieri è cosa assurda. Equivale a paralizzare la città. Cosa ne pensa?   Barbara Tieste

Concordo con lei. Una scelta insensata. Forse si sono dimenticati che corso Moncalieri è la tangenziale est che non venne costruita, di cui si parlava negli Anni 70 e che le amministrazioni di sinistra dal 1975 al 1985 hanno cancellato insieme alla metropolitana. Le code infinite che si determineranno saranno ulteriore motivo di inquinamento.

 

Banchetto al Vittoriano

Questa fotografia di un banchetto all’Altare della Patria mi sembra un’offesa al Milite Ignoto e a ciò che storicamente rappresenta il Vittoriano. Che sia un consigliere del ministro della Difesa a protestare mi sembra ridicolo perché certe aberrazioni vanno prevenute.     Liana De Luca

La fotografia andrebbe verificata. Potrebbe essere un fotomontaggio. Penso che l’Istituto italiano per il Risorgimento, da cui dipende parte del Vittoriano, non sia scaduto al punto da organizzare banchetti.

Cattolici, collateralismo alla rovescia?

LO SCENARIO POLITICO di Giorgio Merlo

 

Recentemente è stato organizzato all’Istituto Sturzo a Roma un incontro fra alcune associazioni cattoliche sul tema importante e decisivo della democrazia, della rappresentanza democratica e anche, e soprattutto, sulla riforma della legge elettorale. Un’iniziativa degna di nota che, però, è stata conclusa da due leader dell’attuale sinistra italiana. Il capo del partito populista dei 5 stelle, Giuseppe Conte e la segretaria del Pd, Elly Schlein. Nulla in contrario, come ovvio ed evidente. Ma è curioso, nonchè singolare, che una importante e significativa iniziativa di un segmento rappresentativo del mondo cattolico italiano venga conclusa da due leader politici che, al di là di ogni polemica od osservazione critica, sono quasi antropologicamente alternativi rispetto alla storia, al pensiero, alla cultura e alla tradizione del cattolicesimo politico italiano, seppur variegato e composito al suo interno. Perchè quello che stupisce, e che inquieta, è che si corre il concreto rischio che in una fase politica dove vige un radicato ed inequivocabile pluralismo politico ed elettorale dei cattolici, dove la tesi dell’unità politica fa parte di un passato ormai improponibile – anche se nella Dc nessuno, ripeto nessuno per 50 anni, ha mai sostenuto il dogma dell’unità politica dei cattolici perchè si votava la Dc per ragioni esclusivamente politiche e perchè si era in un determinato contesto storico – e dove i cattolici si distribuiscono in modo equo ed omogeneo lungo l’intero scenario politico, si riaffermi un nuovo ed inedito neo collateralismo. Un collateralismo che non parte più dal partito – o dai partiti – nei confronti del mondo associazionistico ma si manifesta al contrario. E cioè, dai movimenti verso i partiti. Che, nel caso specifico, sono anche partiti la cui ragione sociale – e del tutto legittimamente – è lontanissima da tutto ciò che è anche solo genericamente riconducibile al cattolicesimo democratico, popolare e sociale. Ora, e senza alimentare ulteriori polemiche, credo che almeno su un punto non si può non concordare. Movimenti, gruppi, laici impegnati nel sociale e cattolici direttamente presenti nell’agone politico. E cioè, nessuno, ma proprio nessuno, può intestarsi in modo arrogante ed esclusivo la rappresentanza politica del mondo cattolico. O, peggio ancora, la parte che qualcuno ritene essere più responsabile, più accorta, più coerente e più matura come sostengono i cosiddetti “cattolici adulti” di prodiana memoria. Perchè i cosiddetti ed intramontabili “catto comunisti” – una categoria che esiste da sempre, addirittura era già presente prima della fine della dittatura fascista – non esauriscono affatto l’universo cattolico nel nostro paese. E questo perchè le molteplici sensibilità religiose, spirituali, etiche, culturali, sociali e politiche presenti nella galassia cattolica vanno rispettate rigorosamente e quasi dogmaticamente tutte. Insomma, per dirla in breve, nessuno può vantare di essere “più cattolico degli altri” e nè, tantomeno, di essere più titolato per ragioni misteriose e sconosciute sul terreno della coerenza nella dimensione pubblica e quindi politica. I “sepolcri imbiancati” per dirla con Carlo Donat-Cattin nella prima repubblica o i ”cattolici professionisti”, per usare una felice espressione di Mino Martinazzoli nella seconda repubblica, sono categorie che oggi non hanno semplicemente più cittadinanza. Nè attiva e nè passiva. Con buona pace di chi continua a sentirsi o a ritenersi tale.

UDC: idee per rilanciare Torino dopo 30 anni di sinistra

C’era anche il Presidente degli albergatori torinesi BORIO alla presentazione delle prime Proposte della UDC torinese, guidata dall’ex sottosegretario di Stato ai trasporti Giachino, per un Programma di rilancio di Torino dopo trent’anni di Amministrazioni di sinistra. Torino nei primi vent’anni di questo terzo millennio come ha detto Banca d’Italia ha perso venti punti rispetto a Bologna. Le Giunte di sinistra a partire da Castellani non hanno difeso l’industria dell’auto che ,, detto per inciso, quest’anno ha visto produrre nel mondo oltre 100 milioni di auto alla faccia di chi dava per finito il settore. Castellani pensando di sostituire l’industria col turismo ha puntato su una linea di sviluppo bassa che ha penalizzato la Città ma a sinistra questo errore strategico non è stato compreso. Per fortuna la iniziativa condotta proprio da Giachino insieme alle madamin ha salvato la TAV, dai cultori della Decrescita infelice, l’opera più importante per il futuro di Torino e di tutto il Nord.
Per questo Torino ha bisogno assoluto di cambiare squadra alla guida della Città. La alternanza , nei governi nazionali e locali,  lo ricordiamo ai democratici a targhe alterne, e’ la prima condizione della democrazia.
Nell’ incontro sono  stati passati in rassegna i punti di crisi dalla SICUREZZA, della grande precarietà nel mondo giovanile ai gravi ritardi nel costruire la TAV e la linea 2 della Metro sino alla emarginazione delle periferie. Si sono approfonditi due temi importanti per lo sviluppo della Città e cioè la necessità di avere un importante Centro Congressi e di rilanciare la attività Fieristica della Città. Molto spazio è stato dedicati ai gravi errori della amministrazione nel controllare la politica di IREN e della sua controllata IRETI che ha la responsabilità della rete elettrica della Città che , si è scoperto con ritardo di almeno cinque anni di ritardo, e’ fortemente usurata come hanno dimostrato i tantissimi blackout.Il prezzo pagato dai cittadini ai blackout è stato alto e grave.
Infine l’ex europarlamentare on. Vito Bonsignore ha sottolineato l’urgenza di politiche per gli Anziani che rischiano pesanti emarginazioni rispetto ai servizi socio assistenziali. Le carenze della politica assistenziale delle Amministrazioni sono molto attenuate dal grande e meritorio impegno del volontariato cattolico e non.

MG

La Costituzione diventa arma politica devastante?

IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni

Io non leggo mai né, tanto meno, ascolto l’ex magistrato Scarpinato, oggi ruggente esponente dei Cinque Stelle. Per mantenere fiducia nella Magistratura, l’ho sempre trascurato anche come magistrato, come ho fatto per Ingroia e qualche altro, a partire da Borrelli.

Io resto fermo a Bruno Caccia, il magistrato martire del dovere che evitava le interviste e le ostentazioni politiche.

Adesso apprendo dal “Corriere della Sera” che il prode Scarpinato ha sostenuto che la Costituzione “non è di tutti”, contravvenendo allo spirito e alla lettera del testo del 1948, che risultò essere un compromesso alto tra posizioni in partenza divergenti. Certo, alla Costituente non ci furono i missini, ma essi già nel ’48 vennero eletti in Parlamento senza problemi di ordine costituzionale. Scarpinato riprende in modo rozzo l’idea dell’arco costituzionale di De Mita, che avrebbe dovuto escludere i missini, che invece crebbero in voti. De Mita diceva qualcosa di anticostituzionale, perché la Costituzione è una garanzia per tutti gli italiani. Salvo che in una norma transitoria, non fa mai riferimento al passato regime perché i Costituenti seppero guardare avanti a un nuovo modello di società democratica. Scarpinato elenca i delitti di mafia e le stragi attribuite ai neo-fascisti, ma, ad esempio – è il Corriere a ricordarlo – dimentica di citare il terrorismo rosso che ha insanguinato il Paese, uccidendo anche dei magistrati. Sarebbe interessante sapere se le Br sono fuori o dentro la Costituzione, visto che per Scarpinato essa “non è di tutti”.

In una visione democratica la Costituzione dovrebbe essere la legge di tutti senza eccezioni. Estremizzare il discorso porta inevitabilmente a ridurre la Carta a un documento di parte. La Carta ha garantito libertà e pace e solo le quasi inapplicate leggi Scelba e Mancino fecero da gendarme al neo-fascismo, che andava combattuto e va combattuto con la politica più che con le manette, usate in via preferenziale, se non esclusiva, dal fascismo. Lasciamo fuori la Costituzione dalle diatribe di parte. Essa merita rispetto e non può essere un richiamo elettorale come poteva essere Garibaldi nel 1948, che non portò fortuna a chi se ne appropriò come simbolo elettorale. Il fatto che il “Corriere” prenda posizione su questi temi mi pare cosa molto importante. Guai se la Costituzione diventasse un’arma politica devastante. Salterebbe lo Stato di diritto.

Nasce il coordinamento torinese di Alleanza Verdi Sinistra

Torino, 9 luglio – È nato oggi ufficialmente il coordinamento torinese di Alleanza Verdi Sinistra, insieme al gruppo AVS in Consiglio Comunale e nei consigli di circoscrizione di Torino. Alla conferenza stampa di lancio erano presenti, insieme agli amministratori locali di Sinistra Ecologista, Sara Diena e Alberto Re, il Segretario nazionale di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni, il co-portavoce nazionale di Europa Verde Angelo Bonelli, il Vicecapogruppo di AVS alla Camera Marco Grimaldi, la co-portavoce provinciale di Europa Verde Torino Erica Bevilacqua. I promotori hanno parlato di “uno spazio propulsivo, capace di visione e attento ad intercettare le sensibilità e l’impegno della società civile e dei movimenti così come Sinistra Ecologista ha fatto fin dalla sua nascita” e chiarito che “Sinistra Ecologista vive in AVS e soprattutto vive la sua ‘ragione sociale’, cioè portare una nuova generazione sulla scena della rappresentanza, innovare forme e linguaggi, superare i vecchi paradigmi della “politica maschile tradizionale”. “Ringrazio i compagni e le compagne di Torino, perché ciò che accade qui oggi e in tante altre realtà del Paese non è scontato. È un segnale di rafforzamento, di radicamento: si dà corpo a una proposta politica che ha saputo convincere e costruire un’opzione che oggi si candida a governare paese. È un fatto politico. Siamo usciti dalle nostre confort zone per valorizzare le nostre culture mettendole in comune, perché siamo convinti che sia la chiave per affrontare le faglie di crisi del mondo contemporaneo. Unire giustizia sociale e giustizia climatica non è uno slogan, è una lettura di ciò che accade su scala globale e nei territori. Questa è anche la ragione della nostra crescita: noi vogliamo ribaltare il paradigma secondo cui è giusto solo ciò che è possibile e quel che è possibile lo determina una minoranza che vuole conservare lo status qui. Dobbiamo essere capaci di rendere possibile ciò che è giusto” – ha dichiarato Fratoianni. “Quella presa oggi qui è una decisione politicamente rilevante di significato nazionale: indica il radicamento che AVS sta costruendo nel Paese. Cresciamo e dobbiamo lavorare per far sì che anche nelle aree semiurbane e rurali si arrivi sopra il 10%. Abbiamo messo al centro il futuro, il noi, lasciando da parte l’io. Ci candidiamo a governare l’Italia e siamo la forza politica che vuole stabilizzare l’intera coalizione, restando irremovibili sulla centralità della pace, del diritto internazionale. Fuori da qua c’è un Paese che aspetta il cambiamento” – ha aggiunto Bonelli. “Continuiamo a crescere. Perciò facciamo paura e diamo fastidio. Ma vuol dire soprattutto che, per tutti quelli che ci stanno aiutando e sostenendo, siamo una piccola risposta, una voce. Il nostro compito è organizzare la speranza. In questi tempi bui serve un progetto testardamente unitario e radicale” – ha chiosato Grimaldi. “Sin dalla sua nascita, Sinistra Ecologista ha voluto mettere in risalto la dimensione civica, creando un luogo in cui le persone potessero condividere ideali e valori, per costruire insieme una città a misura di tutti e tutte, senza lasciare indietro nessuno. Siamo sempre stati, e saremo ancora, una forza politica capace di unire le generazioni, facendo tesoro dell’esperienza di molti per dare futuro all’energia dei giovani. Crediamo, quindi, che Alleanza Verdi Sinistra sia lo spazio naturale in cui ciascuno di noi possa sentirsi valorizzato e parte integrante di un progetto collettivo, capace di affrontare le battaglie politiche che ci stanno a cuore a partire dalla giustizia sociale e climatica” – ha dichiarato Diena. “ll percorso di costruzione di AVS a Torino richiede da parte di ciascuno il massimo impegno per integrare forme di agire politico con storie e sensibilità talvolta diverse, accomunate da temi condivisi e nuove sfide da affrontare insieme, seguendo gli ideali comuni di giustizia sociale e ambientale. Anche a Torino AVS dovrà essere uno spazio politico attento a intercettare l’impegno della società civile e dei movimenti, dando continuità al percorso di Sinistra Ecologista e tenendo tutte e tutti insieme, con l’intento comune di unire alla radicalità dei temi la responsabilità di governo della città” – ha sottolineato Alberto Re. “In questa società neoliberista l’atto più rivoluzionario è essere comunità. Oggi si sancisce un percorso collettivo, ci assumiamo l’impegno di armonizzare le nostre esperienze e tradurre giustizia climatica e giustizia sociale in politiche sui territori. A Torino il lavoro è già avviato, oggi vogliamo che diventi capitale dell’energia democratica, per tutelare le categorie fragili o fragilizzate. Per liberarci dall’economia del fossile si parte dalle città, dall’urbanistica della cura e del verde, dalle comunità energetiche” – ha aggiunto Bevilacqua

Riso, Confagricoltura: “Difendere reddito aziende e leadership del Piemonte”

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La crisi del comparto risicolo continua a destare forte preoccupazione anche in Piemonte, prima regione italiana per superficie coltivata a riso. Prezzi in calo, importazioni in aumento, costi di produzione elevati e criticità legate alla gestione dell’acqua stanno comprimendo la redditività delle aziende e mettendo a rischio uno dei comparti simbolo dell’agricoltura regionale.

Confagricoltura guarda con favore al tavolo nazionale convocato dal Ministero dell’Agricoltura il prossimo 30 luglio, richiesto dall’organizzazione degli imprenditori agricoli, per individuare interventi concreti a sostegno della filiera.

 

“È positivo che il Governo abbia raccolto le sollecitazioni del settore aprendo un confronto dedicato – dichiara il presidente di Confagricoltura Piemonte, Enrico Allasia – così come apprezziamo l’impegno che il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio sta portando avanti in sede europea, quale relatore del Comitato europeo delle Regioni sul futuro della risicoltura, per chiedere una maggiore tutela delle produzioni europee dalla concorrenza sleale proveniente dai Paesi extra UE. Sono iniziative importanti che ora devono tradursi in decisioni concrete a sostegno delle imprese”.

 

Per Confagricoltura Piemonte il rilancio del comparto passa da un insieme di interventi strutturali: controlli più efficaci sulle importazioni, semplificazione della PAC e delle procedure amministrative, innovazione varietale attraverso le Tecniche di Evoluzione Assistita (TEA), diffusione delle nuove tecnologie, investimenti nelle aziende e nella rete irrigua, oltre a una maggiore aggregazione dell’offerta e allo sviluppo di accordi di filiera che favoriscano una migliore programmazione delle produzioni.

 

“La competitività si costruisce riducendo i costi e aumentando la capacità di innovare”, sottolinea Benedetto Coppo, presidente di Confagricoltura Vercelli e Biella. “La prossima programmazione regionale – aggiunge Coppo – dovrà sostenere gli investimenti nelle aziende, nella ricomposizione fondiaria e nelle infrastrutture irrigue, creando le condizioni per una risicoltura più moderna, efficiente e competitiva”.

 

Accanto alle prospettive di medio periodo restano le difficoltà del mercato.

“Le quotazioni dei risi Lunghi A destinati al parboiled continuano a non coprire i costi di produzione – osserva Giovanni Chiò, presidente di Confagricoltura Novara e Vco – e le proposte contrattuali avanzate dall’industria non sono oggi sufficienti a garantire un’adeguata remunerazione. A questo si aggiunge una situazione idrica sempre più delicata, che aumenta l’incertezza delle imprese. È indispensabile lavorare insieme, lungo tutta la filiera, per restituire prospettive ai risicoltori e salvaguardare un patrimonio produttivo che appartiene all’intero Paese”.

Per Confagricoltura Piemonte il riso non rappresenta soltanto una produzione agricola di eccellenza, ma un presidio del territorio, dell’ambiente e dell’economia delle aree risicole. Difenderne la competitività significa garantire il futuro di migliaia di aziende e di una filiera che fa dell’Italia il primo produttore europeo di riso.

Ruzzola: «Più defibrillatori in montagna, investire nella prevenzione significa salvare vite umane»

 

TORINO – «La prevenzione è il primo presidio di salute e in montagna può fare la differenza tra la vita e la morte. Per questo accogliamo con grande soddisfazione l’estensione della rete dei defibrillatori automatici esterni (DAE) alle sedi dei Comuni, delle Unioni montane, dei parchi naturali e agli edifici pubblici maggiormente frequentati. È un investimento concreto che rende il Piemonte ancora più sicuro e cardioprotetto».

Lo dichiara Paolo Ruzzola, capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale del Piemonte, commentando il nuovo provvedimento della Regione che amplia la copertura dei DAE nelle aree montane.

«Nelle zone di montagna – prosegue Ruzzola – i tempi di intervento dei mezzi di soccorso possono inevitabilmente allungarsi a causa delle distanze e della conformazione del territorio. In questi casi ogni minuto è decisivo: intervenire tempestivamente con un defibrillatore può aumentare in modo significativo le possibilità di sopravvivenza di una persona colpita da arresto cardiaco. Per questo portare i DAE sempre più vicino ai cittadini rappresenta una scelta di grande responsabilità».

Ogni anno in Italia si verificano circa 60.000 arresti cardiaci extraospedalieri. La sopravvivenza media è ancora limitata, attestandosi intorno al 7,5%, ma può aumentare sensibilmente quando la rianimazione cardiopolmonare e la defibrillazione vengono effettuate nei primi minuti dall’evento. Gli studi scientifici confermano infatti che ogni minuto di ritardo nella defibrillazione riduce sensibilmente le probabilità di sopravvivenza.

«Per questo – sottolinea il capogruppo di Forza Italia – la prevenzione non può fermarsi ai grandi centri urbani. Anche le comunità montane devono poter contare su una rete capillare di strumenti salvavita e su personale formato al loro utilizzo. La scelta della Regione va esattamente in questa direzione: garantire pari diritti alla salute anche nei territori più periferici e difficilmente raggiungibili».

Il nuovo intervento rappresenta l’evoluzione del progetto già avviato dalla Regione Piemonte, che nel 2025 ha finanziato 72 defibrillatori destinati ai rifugi alpini ed escursionistici, accompagnati dalla formazione dei gestori delle strutture. Con la nuova manifestazione di interesse la rete verrà ulteriormente ampliata coinvolgendo Comuni, Unioni montane, parchi naturali ed edifici pubblici ad alta frequentazione.

«La sicurezza non si misura soltanto con le infrastrutture o i servizi – conclude Ruzzola – ma anche con la capacità delle istituzioni di prevenire le emergenze e mettere i cittadini nelle condizioni di affrontarle. Ogni nuovo defibrillatore installato rappresenta una possibilità in più di salvare una vita. È questa la migliore politica sanitaria che una Regione possa mettere in campo».

Vino, AVS: “Si sostenga la produzione ma attenzione alle condizioni di lavoro”

L’Osservatorio vitivinicolo presentato dalla Giunta in terza commissione osserverà tutto: i dazi e le guerre del loro (ex) amico Trump e il cambiamento climatico che anticipa di mesi la vendemmia e fa aumentare la gradazione dei vini ma, come sempre, non è un problema all’ordine del giorno di questa maggioranza. Si osserverà che in un mondo in cui le disuguaglianze sono sempre più feroci i vini di lusso continuano a tenere mentre i vini da tavolo, consumati perlopiù dal ceto medio e medio basso, sono in forte sofferenza, innanzitutto per ragioni economiche.
Sono questi gli elementi che concorrono a determinare le attuali difficoltà del settore e su cui si pagano scelte politiche poco lungimiranti assunte negli anni.
Oltre al sostegno ai piccoli produttori, che sono i primi a pagare le modifiche del mercato, durante la commissione abbiamo nuovamente sollevato il tema dell’attenzione al lavoro stagionale.
Se l’Osservatorio sarà in grado di elaborare previsioni attendibili sulla produzione, perché non utilizzare gli stessi dati anche per stimare il reale fabbisogno di manodopera stagionale? Il recente dossier di Altreconomia sulle Langhe ha mostrato come il confronto tra il numero dei contratti agricoli attivati e il fabbisogno stimato possa diventare uno strumento utile per programmare meglio la stagione, favorire l’incontro diretto tra aziende e lavoratori e rendere ancora più efficiente e trasparente l’intera filiera, evitando fenomeni di sfruttamento e lavoro povero che sono purtroppo presenti anche in Piemonte.
Abbiamo apprezzato le aperture di Cirio e Bongioanni e continueremo il nostro impegno in questa direzione. Anche questo deve diventare un elemento distintivo e competitivo per una delle eccellenze del Piemonte.
Gruppo Avs Consiglio regionale del Piemonte