La presentazione all’Educatorio della Provvidenza di Torino giovedì 4 giugno


La scelta di intervistare l’onorevole missino Boetti Villanis come rappresentante monarchico piemontese lascia perplessi. Boetti è una degnissima persona che per ragioni anagrafiche durante la guerra civile aveva solo 12 anni, anche se anelava arruolarsi nella repubblica sociale. Il suo fascismo è successivo al 25 aprile 1945, sia pure venato di monarchismo per l’estrazione aristocratica della sua famiglia. Quando Boetti sembro’ aver desiderato i gladi dei repubblichini alle stellette militari sia pure come un desiderio impossibile, negò chi per quelle stellette è stato prigioniero in Germania, gli IMI, nega il valore del generale Perotti, dei martiri militari del Martinetto, di Montezemolo, che morirono per la loro fedeltà al Re. Nega il valore delle divisioni alpine di Martini Mauri. E’ lecito che Boetti lo faccia in democrazia, ma è fortemente disinformativo che “La stampa” scelga come esempio di monarchico lui, con il suo passato. I Monarchici veri furono ufficiali come il colonnello Enzo Fedeli e il conte Prunas Tola. Basta documentarsi. Questa scelta del giornale porta il lettore a pensare che i monarchici anche durante la Repubblica di Salò fossero con Mussolini. Un vero falso storico. Lo storico Piero Operti, monarchico e antifascista, venne cacciato dall’insegnamento. E potremmo citare tanti altri monarchici nella Resistenza come la MOVM Paola del Din .
Una sindaca, appena eletta nell’hinterland di Milano domenica scorsa, ha subito voluto rimettere le cose a posto per la festa del 2 giugno, togliendo il monopolio della festa all’associazione dei partigiani ex comunisti, ANPI. Non si tratta di un gesto di faziosità , ma di contrappeso necessario per tentare di rendere il 2 giugno una festa di tutti, anche se 80 anni fa il referendum spacco’ gli Italiani tra monarchici e repubblicani e l’ Italia tra il Nord repubblicano e il Sud monarchico.





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POLITICA
Leggi l’articolo su L’identità:
Addio alle armi: l’Italia non sottoscrive il Piano Safe (per ora)
È una costante che si ripete da ormai molti anni. Almeno dal giorno dopo la fine della prima repubblica. Perchè per lunghi 50 anni nella cittadella politica italiana c’erano due visioni culturali e due progetti politici non solo diversi e distanti ma addirittura alternativi. L’uno rappresentato dalla Democrazia Cristiana e dai suoi alleati e l’altro, opposto, dal Pci e dall’universo della sinistra italiana. Dopodichè, e archiviata la prima repubblica, la cosiddetta seconda repubblica ha trovato la sua legittimazione non tanto nella costruzione di progetti politici e di governo alternativi l’uno rispetto all’altro ma, semmai, nella sola individuazione del nemico da distruggere o da annientare. Prima moralmente e poi politicamente. Certo, è una tesi che affonda le sue radici non in tutte le culture politiche. È sufficientemente noto che tutti coloro che si riconoscono nelle culture politiche di matrice centrista e riformista non applicano quelle categorie che, invece, sono di quasi esclusiva competenza e pertinenza di chi pratica altre prassi e adotta altri comportamenti politici: derive che vanno dal populismo al massimalismo, dal radicalismo all’estremismo. Prassi e culture che, quasi statutariamente, individuano nel nemico da abbattere la ragione prioritaria se non addirittura esclusiva della propria presenza politica e forse anche etica. Ora, e per tornare all’oggi, è abbastanza evidente che il cosiddetto campo largo – lo chiamo ancora campo largo perchè, purtroppo, non si può ancora definire centro sinistra essendo ancora assente una visibile e significativa componente centrista, riformista e moderata – si caratterizza come alternativa alla coalizione di centro destra per l’odio incallito e radicato contro l’attuale Premier, più che non contro la coalizione che la sostiene in Parlamento. Un odio che quotidianamente viene distillato e declinato con insistenza, determinazione e senza esclusione di colpi. Ma, al di là di questi concreti, e peraltro legittimi, atteggiamenti che vengono ormai platealmente e pubblicamente rilevati ed evidenziati dagli stessi sostenitori della sinistra radicale o populista o estremista, c’è un dato politico di fondo che non si può più aggirare o, peggio ancora, fingere che non esista. E cioè, può una coalizione democratica e che aspira ad essere di governo limitare la sua attività alla sistematica demolizione dell’odiato e vituperato nemico senza porsi il problema, ogni giorno, di creare una vera, solida, credibile e visibile alternativa politica e soprattutto programmatica? Può, cioè, una alleanza potenziale di centro sinistra – e sempre in attesa che la componente di centro assuma una vera e propria consistenza politica e culturale – abbandonarsi ogni giorno ad attacchi smisurati e a volte anche sopra le righe quasi come fosse una sorta, seppur aggiornata e rivista, di Democrazia Proletaria di ieri o di Potere al popolo di oggi? È su questo versante, almeno credo, che si misura la vera capacità per la futura e potenziale alleanza di centro sinistra di fare un vero salto di qualità sul terreno politico e progettuale. Gli anatemi, le invettive e gli insulti non sono più sufficienti, se mai lo sono stati. Serve un “di più”, per dirla con il linguaggio iperbolico ma sempre profetico di Mino Martinazzoli. E il “di più” consiste nella capacità e nel coraggio, come faceva del resto il vecchio, antico e tradizionale centro sinistra, di sapere elaborare un progetto politico e di governo che non si limiti, appunto, alla sola demonizzazione dell’odiato nemico politico.
“STOP A GIOCHI SULLA PELLE DI LAVORATRICI E LAVORATORI E PENDOLARI. PRONTI ALLA MOBILITAZIONE GENERALE.”
Torino, 28 Maggio 2026
Il Trasporto Pubblico Locale (TPL) su ferro e su gomma in Piemonte è a un passo dal baratro. Da inizio anno, i trasferimenti ministeriali del Fondo Nazionale Trasporti sono completamente bloccati a Roma: oltre 400 milioni di euro congelati dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti che stanno soffocando il nostro sistema di mobilità.
Come FILT CGIL Piemonte riteniamo questo stallo insostenibile e politicamente irresponsabile. Non siamo di fronte a un mero ritardo burocratico, ma a un attacco al diritto alla mobilità e alla stabilità delle lavoratrici e lavoratori. Le pezze calde messe dalla Regione Piemonte a inizio anno con le anticipazioni di cassa sono ormai esaurite; le aziende sono stremate e si profila un rischio imminente sul pagamento degli stipendi di giugno e sulla tenuta stessa delle corse di bus e treni locali.
“Questa drammatica emergenza si inserisce pienamente nella nostra vertenza regionale e permanente ‘Il trasporto che ci salva’. Non accetteremo che i tagli occulti di Roma e l’accondiscendenza della giunta regionale vengano scaricati sui salari di chi lavora o sui diritti di chi viaggia.”
Il Presidente della Regione, Alberto Cirio, non può restare in silenzio per non disturbare gli equilibri politici del governo centrale, mentre il Ministro Matteo Salvini rincorre grandi opere propagandistiche tagliando l’ossigeno ai trasporti utilizzati ogni giorno da operaie e operai, studentesse e studenti e pensionate e pensionati.
Il tempo delle attese è scaduto. Se entro la fine del mese di giugno non arriveranno certezze scritte sull’erogazione immediata dei 400 milioni e sulle piene garanzie per i salari, la FILT CGIL Piemonte attiverà immediatamente le procedure per proclamare lo stato di agitazione e avviare le conseguenti azioni di sciopero in tutto il comparto del TPL regionale.
Difenderemo il salario, il lavoro e il servizio pubblico senza fare sconti a nessuno.
La Segreteria Regionale FILT CGIL Piemonte
Il Segretario Generale Giuseppe Santomauro
Occorre maggiore flessibilità e capacità di programmazione per sostenere la genitorialità e la funzione educativa e sociale delle scuole.
In una Regione a forte tasso di invecchiamento e riduzione delle nascite come il Piemonte, mi sarei aspettata qualche reazione in più sull’innovativa misura adottata dalla Regione Emilia-Romagna, che quest’anno aprirà in forma sperimentale le scuole primarie il 31 agosto, con attività extrascolastiche sportive, culturali ed educative realizzate in collaborazione con un primo gruppo di Comuni, affiancati dal Terzo Settore, nell’attesa di rendere la misura strutturale nel 2027.
E’ un grosso segnale di attenzione per le famiglie, che a fine estate non hanno centri estivi ed altri servizi a cui appoggiarsi. La sperimentazione emiliano romagnola consiste in progetti realizzati da 42 Comuni e Unioni di Comuni e sostenuti dalla Regione con 3 milioni di euro, con un’offerta che comprende laboratori, sport, musica, creatività, gioco, assistenza.
L’Emilia-Romagna aveva già dimostrato grande capacità di innovazione con la misura ‘Scuole aperte’, attività extracurriculari pomeridiane realizzate nelle scuole secondarie.
In un contesto sociale molto cambiato, in cui tante famiglie non godono della presenza dei nonni o non hanno i soldi per la baby sitter, anche il mondo della scuola deve cambiare e rispondere ai nuovi bisogni, diventando spazio aperto alla comunità, anche nei periodi tradizionalmente vacanzieri.
Prima o poi andrà rivisto il calendario scolastico, ma intanto iniziative come quella della Giunta De Pascale sono un forte contributo alla conciliazione tra i tempi di vita e di lavoro delle famiglie e alla funzione educativa della scuola oltre le attività curricolari, un contributo necessario quanto l’assegno unico, le politiche della casa e l’aumento dei salari, per sostenere natalità e genitorialità.
Da un lato c’è l’Emilia-Romagna che mette in piedi un progetto strutturale rivolto potenzialmente a tutti i bambini della scuola primaria. Dall’altro c’è il Piemonte che fa la lotteria del bonus Vesta, rivolto a una platea ristretta di bambini 0-6. In mezzo c’è una differente capacità di fare programmazione e di lavorare insieme ai comuni e al Terzo Settore.
Cosa ne pensa la neo assessora Cameroni?
Monica CANALIS – consigliera regionale PD