POLITICA
Leggi l’articolo su L’identità:
Il sondaggio choc che fotografa un’America scontenta che non crede più al sogno americano
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Il sondaggio choc che fotografa un’America scontenta che non crede più al sogno americano
Caro Direttore,
La Domenica è il giorno in cui si legge e si pensa di più. Ti scrivo tre pensierini di oggi.
Dopo aver letto sul Corriere una intervista nella quale il Sindaco dice che lui pensa a risolvere i problemi stamane i giornali danno mezza pagina alla nomina da parte del Sindaco nel Consiglio di amministrazione della SMAT di uno dei leader di Alleanza Verdi e sinistra, che so non essere felice del Pappa e ciccia con quelli di Askatasuna , così il Sindaco pensa di avere tutti i voti della forza politica che ha partecipato con più convinzione ai cortei finiti in violenze di Askatasuna. Ha risolto un problema per la sua rielezione e chissennegrega se Askatasuna va a tirare di tutto al cantiere dell’opera più importante per il futuro di Torino, là TAV?
Secondo pensierino. Passo da corso Novara dove c’era una volta la Lavazza e leggo il pensiero gentile per le forze di polizia che , facendo il loro dovere , nell’ultimo mese hanno arrestato 80 persone: ”PIÙ SBIRRI MORTI”. Proseguo e entro nella Chiesa al centro dei problemi di Torino , la Madonna della Pace.Qui in Barriera , ci sono tanti di quei problemi da risolvere che Ti raccomando , ma il Comune preferisce frequentare altre zone. In Chiesa mi si apre il cuore , ci sono tre battesimi di figli di italiani e di Paesi africani . Bella gente. Nell’omelia però i problemi vengono fuori e Don Marco dice che vede in giro tanta gente stanca non solo fisicamente e si chiede “Non so come faranno”… Lo scrivo perché quel “non so come faranno” deve arrivare a chi ha dimenticato Barriera, Aurora, Madonna di Campagna e tutti gli altri posti dove gli echi delle feste del centro città non arrivano e là metro 2 come la 12 dovranno aspettarle ancora anni. Tanta attenzione per i diritti civili zero interesse per i problemi sociali e del lavoro. Come è cambiata la sinistra…. Un altro motivo per cambiare alle prossime elezioni, andando a votare però.
Mino GIACHINO
UDC Torino

Achille Mario Dogliotti
Ricorrono i sessant’anni dalla morte del più grande chirurgo torinese del ‘900 che raggiunse immensa fama internazionale: Achille Mario Dogliotti. Incredibilmente non ebbe il Nobel perché per oltre 60 anni il Premio venne conferito a scienziati di altri Paesi. Fu una vistosa ingiustizia. Ho letto il testo di una sua conferenza sul dolore tenuta negli Anni 50 ai “Venerdì letterari“ di Irma Antonetto che la partecipazione di Dogliotti contribuì a lanciare a livello nazionale ed internazionale. Nelle sue parole di grande medico e principe dei chirurghi si coglie una humanitas profonda, una comprensione del significato devastante più che salvifico del dolore umano che il medico deve combattere o almeno lenire.

Sono pagine in cui risuona la sapienza di Seneca, anche se non contraddittoriamente Dogliotti conclude, parlando di Pietà che “ci accompagna nelle ore del nostro solitario raccoglimento e ci guida sulla via difficile che sale faticosamente verso Dio”. Parole profonde di un’anima lunga, come diceva Valdo Fusi. Parole che danno il senso ed il valore della vita che il prof. Dogliotti in tante circostanze drammatiche ha salvato. Fermo e impassibile con il bisturi in mano, era un uomo con sentimenti universali profondi , così come li definiva Croce in una sua celebre pagina. Fu una grande figura del Novecento, un secolo dominato da due guerre e due dittature che il grande medico visse in prima persona come italiano esemplare che si sentiva cittadino del mondo, senza rinunciare al Tricolore con cui imbandierò Torino nel 1961 per il centenario dell’Unità.
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LETTERE scrivere a quaglieni@gmail.comL’artigiano romeno
In passato mi sono servito di un imbianchino di origini rumene che dimostrava buona volontà e praticava prezzi onesti.
Dopo qualche anno ho ricontattato il decoratore, il quale mi ha mandato con la mail un preventivo esoso, chiedendo un anticipo del 40 per cento. Ovviamente tutto in nero perché questo signore, magari diventato cittadino italiano, non ha la partita IVA. Cosa ne pensa? G. N. Novara

È uno dei tanti problemi legato alla disonestà di molti artigiani italiani che hanno permesso la crescita e il radicamento di tanti abusivi. L’abusivismo è un male italiano da sempre. Poi certo meriterebbe una riflessione la presenza di una immigrazione incontrollata tollerata, se non incentivata, da troppi governi di opposto orientamento. Angelino Alfano, ministro degli Interni, è il tipico esempio di una assoluta irresponsabilità politica. Non ci sono stati e non ci sono filtri preventivi che garantiscano flussi compatibili. Va anche aggiunto che troppi italiani non hanno più voglia di lavorare seriamente e cercano di vivere con sussidi come il reddito di cittadinanza. Le consiglio di rivolgersi ad artigiani che dimostrino la regolarità del proprio lavoro perché, in caso di incidenti sul lavoro, potrebbe trovarsi alle prese con problemi non trascurabili, come è accaduto ad un mio amico che credeva di poter risparmiare in modo furbesco.
Sono insoddisfatta
Ho votato centro-destra la prima volta alle ultime politiche, ma vedo che il governo annaspa e non ha dato una svolta alla politica italiana. Tante parole e molti tentativi velleitari di esercitare ruoli internazionali incompatibili con l’Italia di oggi. Troppi ministri sono vistosamente inadeguati. Io temo il ritorno della sinistra al potere. Fulvia Indelicato

Le sue preoccupazioni sono comuni a molti elettori che speravano in una svolta che non c’è stata. La sconfitta referendaria ha creato un clima quasi da guerra civile. Io non giudico e attendo di vedere la fine della legislatura. Sicuramente la situazione internazionale, due guerre in corso e un’Europa imbelle e inesistente, hanno inciso sulla operatività del governo. Ma è proprio nelle difficoltà che si vede se ci governano politici o statisti. Fino al 1940 Mussolini veniva considerato uno statista, poi i fatti fecero cambiare idea. Giolitti nel primo quindicennio del secolo scorso riuscì a governare con dignità ed equilibrio fattivo l’Italietta, malgrado Salvemini lo definisse “ministro della malavita”.
Una valutazione politica, non storica, è immediata e non consente ripensamenti. E forse è questa la situazione in cui ci troviamo a vivere. La durata di un governo è un valore, ma non è sufficiente per ottenere consensi.
I monopattini
I monipattini — ha ragione — sono una minaccia alla sicurezza, un modo facile per delinquere e fuggire senza lasciare tracce. Occorre usare la forza della legge e imporre controlli che oggi non ci sono. Cosa fa la polizia comunale, che è quasi invisibile sul territorio? Occorrono pattuglie che diano sicurezza ai cittadini. Occorre una visibilità dello Stato che oggi non c’è. Vittoria De Stefanis

Condivido le sue idee ed ho scritto sul tema un articolo in cui denuncia l’inerzia nel tenere sotto controllo i monopattini. Sono una minaccia alla sicurezza e alla incolumità dei cittadini. Chi ricopre cariche pubbliche forse non riesce a cogliere le ansie dei cittadini alle prese con la quotidianità: le buche nelle strade e i monopattini che imperversano. A Parigi una sindaca capace ha risolto il problema alla radice. Qui anche l’opposizione tentenna.
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Il primo libro del principe Emanuele Filiberto sulla nonna
Ho letto il primo libro del principe Emanuele Filiberto sulla nonna, la regina di maggio. È una semplice rigovernatura di cose risapute, già scritte e riscritte dai vari apologeti sabaudi. Nulla di nuovo sotto il sole. Già il titolo è infelice perché ricorda un dileggio fatto dai repubblicani al Re Umberto, che esercitò le funzioni di re per due anni, dal 1944 al 1946. Si parla delle memorie del Re Umberto, scritte negli anni dell’esilio e perdute dopo la sua morte.
Non si tenta neppure di dare una spiegazione di un fatto assai importante. È un libro che non dice nulla di importante e che non inserirò nella mia biblioteca. Vittorio Ambrogio

Non ho letto il libro e non so se lo leggerò. Certo la consegna dei documenti sabaudi all’Archivio di Stato di Torino, come da volontà testamentaria di Umberto II, sollevò a suo tempo dei dubbi. Spero che essi siano stati fugati, anche se la perdita delle “Memorie” del Re, a cui lei fa cenno, rinverdisce le perplessità del passato. Anche la fine di Villa Italia a Cascais e dell’intero arredamento non è stata una bella pagina. Erano affari privati che avevano però una sicura valenza storica che non è stata considerata.
La domanda potrebbe essere provocatoria ma non lo è. Per una ragione persino troppo semplice da spiegare. E cioè, oggi non c’è una coalizione di centro sinistra perchè c’è una alleanza di sinistra. Ovvero, per essere ancora più chiaro, si tratta di una coalizione che somma le quattro grandi sfumature dell’attuale sinistra italiana: la sinistra radicale e massimalista del Pd della Schlein, la sinistra populista e demagogica dei 5 stelle di Conte, la sinistra estremista ed ideologica del trio Fratoianni/Bonelli/Salis e la sinistra pan sindacale e classista del segretario generale della Cgil Landini. Oltre a vari movimenti, gruppi ed associazioni che ruotano attorno all’universo della sinistra italiana. Ora, e alla luce di questa concreta ed oggettiva situazione, il centro sinistra può ritornare solo ci sarà – e mi scuso per la banalità di questa osservazione – un centro democratico, riformista e di governo che si allea con una sinistra altrettanto riformista, democratica e di governo. Detta così è quasi una banalità. Ma, se togliamo l’intera esperienza della prima repubblica dove la qualificante e significativa esperienza della Democrazia Cristiana suppliva in modo decisivo alla formazione di governi di centro e di centro sinistra, nella cosiddetta seconda repubblica ogniqualvolta una coalizione di centro sinistra faceva capolino vedeva, appunto, la presenza visibile di un centro autorevole e di una sinistra qualificata. Nulla di tutto ciò capita adesso. Semmai, e al contrario, l’attuale coalizione progressista è simile, molto simile – seppur mutatis mutandis – alla ormai famosa “gioiosa macchina da guerra” di occhettiana memoria del lontano 1994. Ovvero, una alleanza di sinistra e progressista dove il Centro era radicalmente estraneo. Nel 1994 semplicemente non c’era mentre, adesso, il Centro è ridotto a giocare un ruolo del tutto marginale, periferico e politicamente irrilevante ed ininfluente. Un ruolo del tutto marginale spiegato un termini razionali e precisi da Goffredo Bettini fedele alle su radici comuniste e il maggior teorico dei posizionamenti tattici e strategici all’interno del principale partito della sinistra italiana. “Serve una tenda centrista” dice da tempo l’ex coordinatore nazionale del Pd. Una “tenda” che, come ovvio ed evidente, ha solo il ruolo di giustificare la natura plurale della coalizione senza mettere affatto in discussione la salda guida politica della sinistra nelle sue multiformi espressioni. In altre parole, la solita e collaudatissima prassi comunista degli ormai famosi “partiti contadini polacchi”. Cioè partiti che non riescono, comunque sia, a contendere e men che meno a condizionare la guida politica della coalizione. Per queste ragioni, semplici ma oggettive, oggi non si può parlare di una coalizione di centro sinistra. La stagione del Ppi, della Margherita o della prima fase del Partito democratico sono ormai alle nostre spalle. Oggi prevale, come noto a tutti, una chiara e netta connotazione di sinistra e progressista dell’alleanza guidata dal Pd, dai 5 stelle da Avs, dalla Cgil, da varie associazioni di categoria e da larga parte del circo mediatico/televisivo e della carta stampata che ogni giorno appoggia e supporta l’alleanza progressista. Si resta in attesa, quindi, che ritorni il centro sinistra. Oggi, piaccia o non piaccia, c’è solo una nuova ed aggiornata “gioiosa macchina da guerra”.
POLITICA
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Nel 2026 siamo ancora alle ginocchiere: una sconfitta per le donne e per la politica
Ha fatto tappa a Settimo Torinese il secondo appuntamento di “Voci del Piemonte”, ciclo di incontri promosso dal Gruppo Consiliare del PD in Consiglio Regionale. Dopo il debutto, in provincia di Cuneo, i consiglieri regionali DEM si sono recati nel Torinese per un momento di ascolto e confronto diretto con il territorio, cui hanno preso parte dirigenti locali del partito, i cittadini e la sindaca Elena Piastra.
Al centro del dibattito l’analisi dei principali dossier regionali e l’affondo contro la gestione della Giunta Cirio, accusata di una preoccupante carenza di programmazione per il rilancio della produttività, dello sviluppo e del lavoro. Durante l’incontro, i consiglieri e le consigliere regionali hanno analizzato i temi chiave su cui si concentra l’azione del gruppo. Daniele Valle ha fatto il punto sulle battaglie portate avanti sul piano socio-sanitario, mentre Nadia Conticelli ha denunciato i pesanti disservizi legati ai trasporti piemontesi, chiedendo collegamenti finalmente efficienti.
Alberto Avetta si è invece concentrato sul tema dell’energia. Sul fronte del diritto allo studio e del voucher scuola è intervenuta Emanuela Verzella. L’analisi dei conti della Regione è stata affidata a Fabio Isnardi per il bilancio, mentre Mauro Calderoni ha puntato l’attenzione sul necessario sostegno alle aree marginali del Piemonte. La difesa dei valori costituzionali e la partecipazione ad essi sono stati approfondite da Domenico Ravetti, per l’ambito “Comitati Costituzione”, con Domenico Rossi, che ha chiuso il quadro ribadendo l’impegno imprescindibile riguardante la legalità, la trasparenza, il contrasto alla criminalità e al caporalato. Gli interventi sono stati coordinati dalla capogruppo Gianna Pentenero.
“Da questo confronto sono emersi con forza temi concreti e bisogni reali che i piemontesi vivono ogni giorno – spiegano i consiglieri e le consigliere del Gruppo PD – vi è la necessità assoluta di una sanità più vicina alle persone, di trasporti pubblici veramente efficienti e di politiche capaci di sostenere i territori. Abbiamo bisogno di una Regione presente, credibile e in grado di dare risposte, non di promesse sospese”.
Il percorso di “Voci del Piemonte” nasce proprio con l’obiettivo di accorciare le distanze tra l’istituzione regionale e le comunità locali, coinvolgendo attivamente amministratori, militanti, associazioni e cittadini.
“Questi incontri servono a raccogliere idee, preoccupazioni e proposte per trasformarle immediatamente in iniziative politiche e istituzionali all’interno del Consiglio Regionale. Costruire un’alternativa seria e credibile per il Piemonte significa, prima di tutto, stare nei territori e dare voce a chi li vive quotidianamente”.
Il viaggio del Gruppo PD nelle province piemontesi prosegue venerdì 12 giugno, alle 21, a Collegno.
Mara Martellotta
ELEZIONI COMUNALI TORINO
Con una Lettera- Volantino che parla dei problemi di Torino , solo 70a tra le Città italiane per benessere, capitale della cassa integrazione, tra le prime tre per insicurezza, con 3/4 dei giovani con contratti di lavoro a tempo parziale e con poca Sicurezza sia in Centro che nelle periferie, TOrino deve assolutamente cambiare guida.
L’UDC si rivolge alle persone di buona volontà e di ottima moralità per chiedere la disponibilità a candidarsi nelle Circoscrizioni e in Consiglio comunale. I cattolici non possono rimanere insensibili di fronte alle aumentate diseguaglianze e dopo tanti appelli inascoltati dell’Arcivescovo Nosiglia sulla Città divisa in due.
Da sabato 13 Giugno, S. Antonio, la lettera sarà distribuita nei mercati, fuori dalle Scuole e dalle fabbriche… Per cambiare, conclude la lettera, dobbiamo impegnarci tutti, andando tutti a votare e dando una collaborazione per il bene comune.
Mino GIACHINO
UDC Torino
Le crepe strutturali restano. La “variabile Zaia” rinviata a Treviso
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Coordina Paolo Ferrero, che ha dichiarato:
“Presentiamo anche a Torino la Proposta di legge di iniziativa popolare per introdurre una tassa sulle grandi ricchezze, che ha già raccolto oltre 50.000 firme in tutta Italia. In un paese in cui la maggioranza della popolazione vede scendere costantemente il proprio tenore di vita occorre obbligare i ricchi a contribuire al bilancio dello stato e al rilancio del welfare. I soldi ci sono, oltre a tagliare le spese militari bisogna andarli a prendere dalle tasche di chi ne ha troppi!”
Organizza il Partito della Rifondazione Comunista – Fed. di Torino