POLITICA

Politica: confronto sul Centro a Torino

“Il Centro da che parte sta”? È il titolo di un convegno che si terrà a Torino, sabato 1 agosto alle ore 11 presso l’Hotel Diplomatic di via Cernaia 42.

Intervengono Mino Giachino, Giorgio Merlo, Vittoria Nallo. Modera: Marco Bardesono. Un tema, quello del Centro, che continua a fare discutere.

A livello nazionale come a livello locale. Anche perchè, al di là di ogni altra considerazione, la politica di centro o la cultura centrista o il progetto politico centrista non sono argomenti esterni o estranei alla storia democratica del nostro paese. Nella prima repubblica si diceva, comunemente, “che si vince al Centro ma, soprattutto, si governa dal Centro”.

Nel contesto politico attuale, seppur molto diverso da quella stagione politica, è difficile governare con un approccio populista, o estremista, o massimalista o radicale.

Ecco perchè, oggi, cosa significa declinare concretamente la politica di centro e una cultura politica di centro continua ad essere un momento importante anche per ridare qualità alla nostra democrazia ed efficacia alla stessa azione di governo. Di questi argomenti si discuterà sabato 1 agosto all’Hotel Diplomatic a Torino.

Aree impianti rinnovabili, Sergio Bartoli: «Una norma che armonizza ambiente e sviluppo»   

Il consigliere della Lista Civica Cirio, presidente della Commissione Ambiente e relatore della Legge: «la Regione sostenga i piccoli Comuni e lavori sul recupero delle aree degradate». Approvati un emendamento e due Ordini del Giorno collegati

 

Approvato oggi dal Consiglio regionale un pacchetto di un emendamento e due Ordini del Giorno, presentati da Sergio Bartoli (Lista Civica Cirio Presidente PML), con l’obiettivo di rafforzare la trasparenza amministrativa, sostenere gli enti locali e favorire la riqualificazione del territorio, collegati al Disegno di legge regionale n. 136 sulle aree idonee all’installazione di impianti da fonti rinnovabili. Bartoli è anche relatore del provvedimento in Aula.

«L’intervento legislativo – ha detto Bartoli durante la sua relazione in Consiglio regionale – rappresenta un tassello fondamentale del percorso di transizione energetica che interessa l’intero Paese e che vede il Piemonte chiamato a contribuire al raggiungimento degli obiettivi fissati al 2030».

«Questa nuova norma si fonda sul principio dello sviluppo sostenibile – ha proseguito Bartoli -, nella consapevolezza che la transizione energetica non possa essere perseguita esclusivamente attraverso un incremento quantitativo della produzione di energia da fonti rinnovabili, ma debba realizzarsi attraverso un corretto bilanciamento tra esigenze ambientali, sviluppo economico, salvaguardia del suolo agricolo e tutela delle comunità locali».

L’emendamento approvato dall’Aula dispone che la Giunta regionale pubblichi annualmente i dati aggregati sull’attuazione della legge, per garantire maggiore trasparenza e consentire una più efficace programmazione degli investimenti pubblici e privati. Il primo Ordine del Giorno impegna la Giunta regionale a sostenere concretamente i Comuni di minori dimensioni, in particolare fino a 3mila abitanti, promuovendo forme stabili di collaborazione tra Regione, Province, Città metropolitana, Unioni di Comuni ed Enti locali per affrontare le nuove attività tecniche richieste dalla normativa, dal monitoraggio degli impianti alla gestione delle informazioni territoriali. Il secondo Ordine del Giorno impegna, invece, la Giunta a valutare, nell’ambito del futuro Piano stralcio sulle fonti energetiche rinnovabili, strumenti che incentivino il recupero di cave dismesse, discariche, siti contaminati e altre aree compromesse che non presentino tutte le caratteristiche tecniche necessarie per la realizzazione degli impianti.

«La transizione energetica è una sfida che dobbiamo affrontare con equilibrio e pragmatismo – commenta Bartoli -. È importante che avvenga con regole chiare, trasparenza amministrativa e strumenti adeguati per gli Enti locali. Non possiamo chiedere ai piccoli Comuni di gestire procedure sempre più complesse senza metterli nelle condizioni di farlo. La transizione energetica rappresenta anche un’occasione di rigenerazione ambientale: il percorso legislativo rappresenta un’occasione per costruire un modello piemontese di sviluppo delle fonti rinnovabili capace di coniugare gli obiettivi della transizione ecologica con le esigenze delle comunità locali, della pubblica amministrazione e del sistema produttivo».

Tariffe servizi socio-sanitari, Canalis (Pd): “Risorse del tutto insufficienti”

 «La cifra distintiva di questa Giunta regionale è il rinvio. O il rattoppo. Persino il TAR, nella sentenza del 17 aprile scorso, ha esortato la Regione ad adeguare quanto prima la quota sanitaria dei servizi residenziali e semi residenziali per anziani, minori, disabilità, salute mentale e dipendenze, ma ad ora non c’è ancora ombra di una delibera. Eppure il momento è propizio: l’imminente variazione di bilancio sarebbe l’occasione perfetta per fare una scelta drastica a favore delle persone fragili, che intasano i pronto soccorso se non sono correttamente seguite a domicilio e in struttura. Invece, ancora una volta, la Giunta Cirio preferisce rinviare e mettere dei rattoppi non risolutivi. Prima i bonus una tantum e ora i 23 milioni per ritoccare tariffe, che richiederebbero come minimo 100 milioni. In un bilancio di 8 miliardi per la sanità questi soldi si possono trovare. Così come vengono trovati per finanziare le feste di paese e le trasferte all’estero degli assessori». Lo afferma la consigliera regionale Monica Canalis (PD).

«Viene il dubbio che questa Giunta stia scientemente perseguendo la sostituzione degli enti no profit, su cui attualmente si basa il sistema socio sanitario piemontese, con i fondi finanziari internazionali che ormai gestiscono la maggior parte dei servizi della Lombardia, che sono certamente più strutturati finanziariamente ma molto meno integrati col territorio. In Piemonte la filiera della residenzialità e della semi residenzialità per anziani, minori, disabilità, salute mentale e dipendenze dà assistenza e cura ad oltre 50.000 piemontesi e lavoro diretto a oltre 35.000 operatori sanitari, socio-sanitari, educativi e ausiliari. Un bacino che fa gola ai colossi finanziari. In questi 7 anni di Giunta Cirio c’è stato qualche ritocco delle tariffe ma in misura del tutto inadeguata a coprire l’aumento dei costi sostenuti dalle imprese sociali (costo del lavoro, costo dell’energia, pazienti con bisogni più complessi ecc.). I costi sono aumentati del 12% circa, mentre le tariffe sono aumentate complessivamente all’incirca del 2%.  Il Tavolo regionale di adeguamento delle tariffe dei servizi socio sanitari continua a stare in un limbo. Il TAR ad aprile ha detto chiaramente che l’adeguamento tariffario avrebbe dovuto essere adattato all’effettivo aumento del costo della manodopera (stimato tra l’11 e il 15%), che costituirebbe il principale costo dei servizi in questione, non essendo altrimenti sufficiente a garantire nemmeno la copertura del costo di produzione e, quindi, ad assicurare anche la qualità dei servizi offerti, aggiungendo che sarebbe contraddittorio richiedere il rispetto del CCNL da parte dei soggetti accreditati ma non assicurare una remunerazione sufficiente a garantirlo».

«Ora è arrivato il momento della verità-conclude la consigliera Monica Canalis-Nei prossimi mesi capiremo se la Giunta Cirio vuole andare fino in fondo nel suo attacco al no profit piemontese e al tessuto imprenditoriale sociale storicamente radicato nella nostra Regione. Se la quota sanitaria delle tariffe non verrà presto adeguata, le cooperative e gli altri enti chiuderanno presto i battenti».

 

Monica CANALIS

consigliera regionale PD

 

Giachino: “Il Pd gioca con il futuro del lavoro e di Torino”

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Caro Direttore,

Mentre in Val Susa è in corso il Festival della Felicità, paravento per il raduno di giovani antagonisti, a partire da quelli di Askatasuna, i ragazzi molto amici di AVS, che quando scende la sera, invece di leggere poesie, si esercitano nell’assaltare il cantiere della TAV, l’opera che il Parlamento italiano, l’unico organismo che rappresenta la volontà del popolo italiano, per due volte ha votato essere strategica per l’interesse nazionale, senza che nessun difensore della Costituzione o partecipante al Festival della Spiritualità dica qualcosa.

Alcuni dirigenti locali del PD, con la compagnia degli esponenti di AVS, vogliono ridiscutere, ora che Virano non c’è più, il progetto della stazione internazionale a Susa e della linea verso Orbassano. Cosa che serve a illudere i No Tav, tra cui ci sono ancora alcuni sindaci del PD, che l’opera si possa ancora fermare. Purtroppo qui non c’è nessuna mamma di Baltimora che scenda in piazza a prendere per le orecchie il proprio figlio che sta tirando pietre.

Probabilmente non hanno ancora capito bene le enormi ricadute economiche e sociali della TAV sull’economia torinese e piemontese. Queste perdite di tempo, cui a volte danno l’impressione di allinearsi i vertici TELT, costano a tutti gli italiani le mancate ricadute di lavoro e l’aumento dei costi per oltre tre miliardi di euro. Bene ha fatto il commissario Mauceri a chiedere di andare avanti decisi.

La parte del PD che non ha mai avuto la cultura dello sviluppo nelle sue corde e che amministra una Torino che da trent’anni declina economicamente e che oggi ha più problemi sociali di quanti ne avesse quando è stato eletto Lo Russo e ai tempi dei piani decennali di Castellani, non è assolutamente capace di analizzare come sta Torino; oggi studia le tattiche per rivincere, incurante degli scarsi risultati raggiunti. Messe a tacere le scomode analisi della Fondazione Rota, chiusi occhi e orecchie il giorno in cui Banca d’Italia presenta la relazione su Torino e sul Piemonte.

Ma chi ha un minimo di sensibilità umana ed è stato abituato a non girarsi dall’altra parte di fronte ai senza lavoro e ai precari, o alle decine di migliaia di anziani che vivono da soli, non si lascia condizionare dalla tendenza a parlare di più delle cose che vanno e delle grandi potenzialità, e si batte per ridare la speranza a chi oggi non ce l’ha.

Io sto con Messi, che dedica la vittoria a chi fa fatica ad arrivare a fine mese, e non con il Presidente dell’Argentina.

Io stavo e sto con le parole dell’Arcivescovo Nosiglia, che parlava della metà della città che sta male e che non sta meglio dopo che ieri, in Barriera, si è andati a ramazzare strade e piazze con tanto di foto col Sindaco, perché a Barriera non è stato dato nulla di sostanziale in questi anni. Se i 340 ragazzi avessero chiesto, come faccio io da due anni a Lo Russo, di spostare un’attività economica, tipo il Centro per l’Intelligenza artificiale, e i relativi posti di lavoro in Barriera, il risultato avrebbe potuto essere più importante.

Torino deve capire che la vera priorità per i giovani di domani e per la metà della città che sta male è lo sviluppo economico e che, per la Torino di domani, saranno ancora fondamentali l’industria, le fiere internazionali, i congressi, la TAV e un aeroporto all’altezza. Ma per ottenere questo occorre dire no al Sistema Torino, no alla sinistra che ci ha portato al declino, no a nuove furberie di liste utili solo perché nulla cambi.

Ecco perché noi UDC, che ci rifacciamo ai Governi e alle amministrazioni comunali che diedero al Paese il boom economico e a Torino la rinascita e il ruolo di capitale dell’industria, gireremo le piazze, le scuole, le fabbriche per dire ai torinesi che la città si merita una nuova e grande amministrazione comunale che rilanci la città, il lavoro e il commercio.

Mino Giachino
UDC Torino

Il dialogo Bettazzi e Berlinguer, 50 anni fa

Con un gesto inusuale e coraggioso ( una lettera aperta..) che suscitò reazioni contrastanti, speranze ma anche critiche monsignor Luigi Bettazzi, a quel tempo vescovo di Ivrea e presidente di Pax Christi italiana, scrisse all’allora segretario del Pci, Enrico Berlinguer. Era il luglio del 1976. Due anni dopo il referendum sul divorzio. La lettera iniziava così: «Onorevole, Le sembrerà forse singolare, tanto più dopo le ripetute dichiarazioni di vescovi italiani, che uno di loro scriva una lettera, sia pure aperta, al Segretario di un partito, come il suo, che professa esplicitamente l’ideologia marxista, evidentemente inconciliabile con la fede cristiana. Eppure mi sembra che anche questa lettera non si discosti dalla comune preoccupazione per un avvenire dell’Italia più cristiano e più umano». Berlinguer rispose subito con un biglietto privato e pubblicamente, dopo un anno, nel 1977, dalle colonne di «Rinascita» , con delle puntualizzazioni e dei riconoscimenti importanti verso l’esperienza religiosa. In tredici fitte cartelle dattiloscritte Berlinguer scriveva : «Le posizioni assunte e i comportamenti seguiti dal Pci lungo diversi decenni fino ad oggi, penso dovrebbero portarLa a riconoscere, Signor Vescovo, che l’insieme di essi costituisce la valida garanzia che nel Partito comunista italiano esiste ed opera la volontà non solo di costruire e di far vivere qui in Italia un partito laico e democratico, come tale non teista, non ateista e non antiteista; ma di volere anche, per diretta conseguenza, uno Stato laico e democratico, anch’esso dunque non teista, non ateista, non antiteista». Berlinguer presentò il suo partito come laico e aperto a tutti i valori, non indifferente al fatto religioso. Riconobbe che l’essere ispirati da una fede religiosa è “una condizione che può stimolare il credente a proseguire il rinnovamento in senso socialista della società“. Un’apertura concreta. Allora si ruppe un muro di incomprensioni e di preconcetti, si chiarì quale poteva essere il percorso comune di credenti e non credenti di fronte alle sfide poste all’umanità. Un carteggio importante, segno di una volontà di dialogo vero, rispettoso delle diversità, ma anche attento a ciò che poteva unire. Oggi quel “terreno comune” è nelle emergenze nuove: i problemi posti dalla globalizzazione selvaggia, il modello di sviluppo, la questione ambientale, le nuove ingiustizie, la pace minacciata, l’immigrazione, i problemi legati alla bioetica. Grandi questioni sulle quali è impossibile che non ci possa essere un terreno di impegno comune per tutti “gli uomini di buona volontà”.

Marco Travaglini

Nicco: “All’Assietta batte il cuore della nostra terra”

FESTA DEL PIEMONTE

“Ci sono luoghi in cui la storia sembra non essere mai passata. Qui all’Assietta batte ancora il cuore del Piemonte”.
In occasione della Festa del Piemonte, il presidente del Consiglio regionale del Piemonte, Davide Nicco, presente al Colle dell’Assietta per le celebrazioni della storica battaglia del 1747, ha rivolto un augurio a tutti i piemontesi.
“Ogni volta che si sale quassù – ha evidenziato Nicco – si comprende quanto sia preziosa la nostra storia. Tra queste montagne uomini semplici hanno trovato un coraggio straordinario, difendendo la propria terra e consegnandoci un’eredità che ancora oggi ci unisce. Riviviamo una vittoria militare, ma raccontiamo un’identità, un carattere, un modo di essere piemontesi”.

“La Festa del Piemonte, che quest’anno abbiamo voluto portare in tutte le province in modo diffuso, è il giorno in cui ci ricordiamo che apparteniamo a una comunità fatta di lavoro, serietà, solidarietà e amore per il proprio territorio.
A tutti i piemontesi rivolgo il mio augurio più sincero di buona Festa del Piemonte. Viviamola con orgoglio, con gratitudine verso chi ci ha preceduti e con la responsabilità di trasmettere alle nuove generazioni il valore delle nostre radici. Perché un Piemonte che conosce la propria storia è un Piemonte che sa affrontare con fiducia qualsiasi sfida”, ha concluso il Presidente Nicco.

Pannelli selvaggi, Binzoni (FdI): “Legge aree idonee va nella giusta direzione”

 “NO AL CONSUMO DI SUOLO, SI’ AL FOTOVOLTAICO NEI TERRENI GIA’ COMPROMESSI”

 “La sentenza n. 127/2026 della Corte Costituzionale mette finalmente la parola fine alla minaccia del fotovoltaico selvaggio sui terreni agricoli, confermando la piena legittimità dei divieti ai pannelli a terra. È una vittoria straordinaria che dà pienamente ragione alla linea politica di Fratelli d’Italia e del Ministro Lollobrigida: la transizione ecologica non può e non deve avvenire a spese della sovranità alimentare e della tutela del nostro paesaggio“. Lo dichiara Alessandra Binzoni, vice-capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio regionale.

Questa pronuncia della Consulta – spiega Binzoni – avvalora e dà ulteriore forza all’impronta fortemente conservativa e di tutela sia del lavoro agricolo che del paesaggio della legge regionale sulle aree idonee che approveremo nella prossima seduta a palazzo Lascaris“.

Il Piemonte – incalza la vice-capogruppo di FdI – non sarà terra di conquista per operazioni speculative che danneggiano le nostre eccellenze agricole e alterano l’identità dei territori. L’energia solare si può e si deve sfruttare diversamente, ad esempio investendo su tetti, infrastrutture e aree già compromesse, o attuando sperimentazioni come quella del fotovoltaico tra i binari ferroviari, ma senza sottrarre un solo metro quadro alla produzione di cibo e al lavoro dei nostri agricoltori“.

Siamo soddisfatti di questo traguardo che risponde in pieno alle storiche battaglie del mondo agricolo – conclude Binzoni. – Andiamo avanti a testa alta con regole chiare, rigorose e orientate a difendere il suolo piemontese da qualsiasi scriteriata operazione“.

Mobilitazione per le condizioni di autisti e autotrasportatori a Torino

Riceviamo e pubblichiamo

Basta stress e turni massacranti! Basta morti sul lavoro!

Lunedì 20 luglio giornata di mobilitazione per le condizioni di autisti e autotrasportatori a Torino

Le morti sul lavoro che sono giunte alle cronache recentemente, e le molte altre che restano in silenzio, hanno cause molto diverse. Eppure il comune denominatore è spesso una condizione diffusa di stress, sovraccarico di lavoro, turni massacranti e oppressione e discriminazione di capi e responsabili, a fronte di salari invece del tutto insufficienti.

Per questo invitiamo tutti gli autisti, lavoratori e solidali a partecipare al doppio appuntamento di lunedì:

👉 Ore 9 davanti all’Ispettorato del lavoro in via dell’Arcivescovado 9, con gli autisti degli appalti BRT, che continuano a soffrire discriminazioni, demansionamenti, cambi turni improvvisi e cambi appalti irregolari, nonostante la recente morte il 26 giugno sul piazzale del magazzino di Settimo Torinese di un loro collega

👉 Ore 11 davanti al Tribunale di Torino in corso Vittorio Emanuele II 130, per l’ultima udienza del processo contro l’azienda AF Logistics e il suo preposto, per il suicidio di un lavoratore camionista nel 2023 della piattaforma GS Carrefour di Rivalta, dove ancora oggi i camionisti vivono nel timore di addebiti di danni, comportamenti oppressivi, punti di carico e scarico pericolosi a fronte di salari invece inadeguati al costo della vita

S.I. COBAS

Genova, 25 anni fa: i fatti ricordati in modo settario

IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni

Se penso che 25 anni fa percorreva i primi passi in Liguria, precisamente ad Alassio, il Centro Pannunzio e collego a questo ricordo i fatti del G8 di Genova, mi rendo conto che un quarto di secolo è volato via senza che ci sia stato un ripensamento critico su quanto accaduto nel capoluogo ligure.

Continuano le analisi – si fa per dire – ormai piuttosto senili di Bertinotti, che ripercorre quei giorni con un bigottismo ideologico idillico e fuori dal mondo, a cui si aggiunge la voce della sorella di Carlo Giuliani (colpito da un carabiniere che lui stava aggredendo con un estintore), che sentenzia e viene onorata e celebrata addirittura nella sede aulica più prestigiosa della città, anche dalla sindaca Salis. Ritornano figure dimenticate come Agnoletto e Casarini, fomentatori di settarismi violenti e di slogan politicamente esagitati. I ricordi sono tutti a senso unico.

Io non dimentico ciò che accadde alla caserma “Diaz” e ho memoria precisa di ciò che fece la Polizia in quei giorni, una polizia messa in condizioni di non poter difendere l’ordine pubblico e la città dalla scelta scellerata di Genova come sede del G8, che offriva ai violenti posizioni di privilegio indiscutibili. Il fatto forse indiscutibile era quello, negativo a priori, della scelta di Genova per un evento internazionale che avrebbe avuto sicuramente delle contestazioni violente locali, nazionali e internazionali, capaci di mettere a ferro e fuoco la città.

Addossare tutte le catastrofi delittuose sui black bloc è un vistoso errore storico perché a Genova fu protagonista l’area antagonista, anarchica, antisistema di casa nostra, che ancora oggi è presente nei centri sociali e in Valle di Susa. Dare spazio e perfino onori agli eredi di Carlo Giuliani è, per chi ritiene le regole democratiche della non violenza l’unico modo civile di manifestare, un’offesa intollerabile.

Venticinque anni fa scrissi queste parole e le ribadisco oggi. Mi accorgo di essere quasi solo nel rifiutare che l’antifascismo sia stata una delle bandiere che giustificarono i vandali di Genova, che hanno dimostrato allora e, più che mai oggi, di credere solo nella violenza bruta, accompagnata da un utopismo ideologico velleitario.

Un’ultima osservazione: al di là dell’errore tragico della sua ubicazione, vedo con nostalgia tutti i protagonisti del G8 di Genova, anche i peggiori, non rapportabili con i loro successori di oggi, anche se appare in tutta evidenza come Putin sia sopravvissuto anche oggi, in versione peggiorata, dimostrando di essere senza alcun dubbio un feroce dittatore.