POLITICA
Leggi l’articolo su L’identità:
Le trattative sulla proposta di legge elettorale del centrodestra
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Caro Direttore,
Venerdì purtroppo è venuto a mancare a Desenzano Vittorio MESSORI , un brillante giornalista e scrittore emiliano ma vissuto tanti anni a Torino dove ha scritto per la Stampa e ha dato vita a Tuttolibri. MESSORI , per Adnkronos il più famoso scrittore cattolico al mondo, convertitosi tardi divenne famoso per un libro IPOTESI SU GESÙ che ha venduto oltre un milione di copie, ha scritto due libri con due Papi, Giovanni Paolo II e Papa Ratzinger. Nel 2016 gli scrissi una lunga lettera sul Declino di Torino e lui gentilmente rispose. Ciò che mi scrisse è bene che i torinesi lo leggano. Buona Pasqua
Mino GIACHINO






LETTERE scrivere a quaglieni@gmail.comDa vecchio vercellese che abita a Roma da trent’anni sono socio della Famija Piemonteisa di Roma e lettore da quasi dieci anni della sua rubrica sul “Torinese“. Le scrivo perché sono indignato contro i dirigenti scaduti della Famija dopo la morte del presidente Morbelli in agosto. Da allora la Famija non è più attiva e i superstiti non stanno facendo nulla, facendo morire la gloriosa associazione. Ma stanno cercando di mettere in atto un nuovo statuto che consenta loro di impadronirsi della associazione che in pochi mesi ha perso metà dei soci. Sono vecchi signori senza esperienza che vogliono impedire a elementi nuovi di rilanciare la Famija. Mi rivolgo a Lei come massimo studioso di Marcello Soleri che fondò la Famija nel 1944 e che ritengo insieme alla famiglia Soleri alto rappresentante degli interessi originari dell’ente creato dal ministro Soleri. Cosa dobbiamo fare? Ci sono soci autorevoli come un generale dei Carabinieri che potrebbe riportare in alto la nostra associazione. Lettera firmata



LO SCENARIO POLITICO di Giorgio Merlo
Pietro Scoppola, autorevole e qualificato storico cattolico, amava sostenere che un buon politico,
e non solo un buon politico cattolico, deve sempre legare nella sua attività pubblica “la cultura del
comportamento con la cultura del progetto”. Una riflessione molto efficace che, soprattutto, non
scade. Anche e soprattutto nel contesto politico contemporaneo.
Ora, non si tratta di ridurre questa riflessione ad un banale e qualunquista richiamo moralistico.
Semmai, e al contrario, si tratta di affermare con forza che la politica e chi la esercita si regge su
due presupposti fondamentali. “La cultura del comportamento”, innanzitutto. Ovvero, un modo
d’essere in politica che, al di là della provenienza culturale, ideale o religiosa dei singoli, si
caratterizza per la sua serietà, per la sua sobrietà e, nello specifico, per la sua trasparenza. Senza
ridurre il tutto alla dimensione privata dove, come ovvio, non ci sono giudici che possono elargire
sentenze inappellabili, il comportamento pubblico non può che essere sempre esemplare e
corretto. Certo, dopo l’irruzione del populismo e di una classe dirigente casuale, improvvisata e
pressapochista, la stessa categoria della moralità pubblica ha subito una brusca battuta d’arresto.
Ma è altrettanto indubbio che la politica può recuperare la sua credibilità, la sua autorevolezza e il
suo prestigio solo se chi la esercita tanto a livello nazionale quanto a livello locale non si
compromette con atteggiamenti e comportamenti discutibili se non addirittura squallidi. Non si
tratta di rimpiangere il passato ma, se vogliamo fare un confronto storico, non possiamo non
prendere esempio da larga parte della classe dirigente della cosiddetta prima repubblica. A
cominciare proprio dai due grandi partiti popolari e di massa dell’epoca, cioè la Dc e il Pci. Al
riguardo, non si inventa nulla. È sufficiente, appunto, recuperare uno stile e un modo d’essere che
per molti decenni hanno caratterizzato la vita pubblica del nostro paese.
Ma la “cultura del comportamento” sarebbe monca se non è sempre accompagnata, come
diceva appunto Pietro Scoppola, dalla “cultura del progetto”. E questo perchè quando un partito
o, peggio ancora, una coalizione di partiti, non hanno un progetto di società, una visione di futuro,
una ricetta di medio/lungo periodo, il tutto si riduce inesorabilmente al trasformismo politico,
all’opportunismo parlamentare e anche, e soprattutto, ad una gestione all’insegna dell’ordinaria
amministrazione e della mera sopravvivenza. Inoltre, senza una dimensione progettuale è la
stessa politica ad essere perennemente in crisi e in balia delle onde. Certo, la categoria del
progetto esige e quasi impone da un lato una precisa e definita cultura politica di riferimento e,
dall’altro, una concezione della stessa politica che non può essere prigioniera degli istinti più
triviali e che insegue perennemente e supinamente tutto ciò che caratterizza la cosiddetta
pubblica opinione. Il progetto, cioè, impone una politica che guida i processi e che orienta la
società e che non si limita ad inseguire e cavalcare gli istinti. Questa, del resto, è la differenza di
fondo che passa fra il popolarismo e il populismo.
Ecco perchè recuperare la “cultura del comportamento e la cultura del progetto” oggi è, oltrechè
un compito politico, anche un dovere morale.
Dopo che qualcuno la dava per dispersa ieri, guidata dal Prof. Garibaldi, ha fatto nuovamente capolino la Alleanza x Torino, la riedizione della lista che nel 1993 porto’ Castellani a vincere le elezioni comunali sconfiggendo Diego Novelli. Chi si aspettava dal Professore di Economia una Analisi del sangue della situazione economica della Città che per diversi decenni ha trainato la economia italiana e’ andato deluso. I Professori sono abituati a bocciare gli altri ma non accettano di farsi bocciare dagli altri. Eppure dal 1993 Castellani presento’ ben due piani strategici senza mai presentare un Bilanciò consuntivo così non si accorse che solo col turismo, la cultura e il loisir la economia torinese non pareggiava ciò che stava perdendo nell’industria dell’auto. Così non si è ancora accorto adesso che dal 2001 la economia torinese ha una crescita economica inferiore alla media nazionale . Così non si è accorto che oggi Torino è la Capitale della cassa integrazione e che il 75% dei giovani ha un lavoro precario. Negli ultimi venticinque anni si è parlato tanto di Olimpiadi senza capire che la cosa più importante era difendere l’industria dell’auto . Così quando Elkann ha venduto la grande azienda alla Peugeot ne’ la Appendino ne’ il governo giallorosso pensarono di mettere il golden power sulla capofila della filiera industriale più importante d’Italia. La crisi dell’auto, e forse questo non l’ha neanche capito il governo Meloni, sta frenando l crescita della economia Italiana molto di più di quanto loro credano. In questa situazione , a un anno dalle elezioni comunali Lo Russo pensa solo a rivincere e sa che questa volta il suo problema è a sinistra e lui ,origine DC, per convincere la Schlein ha detto che la sinistra deve fare la sinistra per cui da oltre un anno tratta con Askatasuna e si tiene buoni la sinistra di AVS, l’unica sinistra con cui dialogano i ragazzi carini di Aska. Al centro ci pensano quel che resta del Sistema Torino, quello che per avere un grattacielo ha regalato tuto a Milano , Castellani e i tanti consulenti consultati in questi 33 anni, che sono molto di più di un ventennio, e che non vogliono assolutamente perdere il Comune. A ciò si aggiunga il nuovo Piano regolatore che è uno strumento fatto apposta per discutere e trattare con i tanti interessi della Città, dai costruttori, ai capitalisti proprietari di immobili e terreni, ai commercianti e magari qualcuno legato a qualche consigliere di opposizione. Quando c’è una maggioranza così longeva gli oppositori non sono tutti puri e duri come un GIACHINO qualsiasi , qualcuno che non ha idee magari è stufo di stare alla opposizione. Chi ci rimette però è Torino a partire dalla sue periferie sempre più dimenticate e lasciate in balia della insicurezza e del degrado. Anche i giornali non sanno che pesci pigliare così oggi danno una pagina intera a una proposta poco più che banale fatta dagli amici di Castellani che ora non parlano più di turismo e puntano ad attrarre studenti universitari copiando da Bologna che anche in questo campo si è dimostrata molto più brava di Torino attraendo quelli della Johns Hopkins.“L’acqua è un bene comune, non una merce. Con questa legge vogliamo fare un passo concreto per renderla davvero accessibile, riducendo sprechi, plastica e disuguaglianze nell’accesso a una risorsa essenziale.”
A pochi giorni dal 22 marzo, Giornata mondiale dell’acqua la consigliera regionale Giulia Marro (AVS) ha depositato in Consiglio regionale del Piemonte una proposta di legge che rimette al centro una questione cruciale: l’acqua come diritto e come bene pubblico.
La proposta – “Misure per promuovere l’utilizzo dell’acqua potabile di rubinetto” – interviene con un approccio sistemico, che tiene insieme ambiente, accesso ai servizi e riduzione dei rifiuti, partendo da un presupposto chiaro: incentivare l’uso dell’acqua di rete per ridurre drasticamente il consumo di plastica monouso legata alle bottiglie.
Nel concreto, la legge prevede innanzitutto l’adozione di un Piano strategico triennale regionale, che definisce obiettivi, priorità e strumenti per aumentare l’accesso all’acqua pubblica e promuoverne il consumo. Tra le azioni previste ci sono campagne di informazione sulla qualità dell’acqua di rubinetto, la realizzazione di una rete diffusa di punti di accesso gratuiti o a costo calmierato e la mappatura pubblica di questi punti sul territorio.
Un elemento centrale è proprio la fiducia: troppo spesso si consuma acqua in bottiglia per percezioni distorte o a causa del marketing delle aziende, nonostante l’acqua degli acquedotti – spesso proveniente dalle stesse vallate alpine da cui viene imbottigliata – sia già sottoposta a controlli rigorosi e continui. La legge interviene quindi anche sul piano culturale, promuovendo un cambiamento nelle abitudini quotidiane.
Accanto a questo, la proposta introduce strumenti concreti per ridurre l’uso della plastica. La Regione potrà finanziare i Comuni per l’installazione di fontane pubbliche e punti di ricarica per borracce, sostenere eventi e manifestazioni che garantiscono l’accesso all’acqua gratuita senza bottigliette e incentivare esercizi commerciali e soggetti del terzo settore che mettono a disposizione acqua di rete.
Un altro passaggio rilevante riguarda le istituzioni: Regione, enti strumentali e amministrazioni collegate saranno chiamati a utilizzare prioritariamente acqua di rubinetto, limitando l’acquisto di bottiglie di plastica ai soli casi strettamente necessari.
La legge prevede inoltre un sistema di contributi e premialità: dai finanziamenti ai Comuni per infrastrutture pubbliche fino a incentivi per chi riduce i rifiuti, anche attraverso possibili riduzioni della TARI per gli esercizi commerciali virtuosi.
“A quanti di voi è capitato di andare in Grecia o in Francia – ma potremmo dire in molti paesi europei – dove appena ti siedi in un bar o in un ristorante ti portano subito gratuitamente un bicchiere d’acqua del rubinetto? E quanti di voi si sono chiesti come mai da noi non succede? Ecco, questa legge vuole andare esattamente in quella direzione: rendere normale ciò che dovrebbe già esserlo. Lo facciamo anche sostenendo gli esercenti, perché offrire acqua pubblica non sia un costo ma una scelta incentivata.”
Dal punto di vista economico, l’intervento è strutturato su un investimento di circa 355.000 euro annui per il triennio 2026-2028, destinati a infrastrutture, comunicazione, incentivi e installazione di erogatori pubblici.Questa proposta si inserisce in un quadro più ampio: quello del riconoscimento dell’acqua come bene pubblico, già sancito dal referendum del 2011. In questo senso, è particolarmente significativo il riferimento al percorso avviato in provincia di Cuneo, che sta procedendo a tappe forzate verso la gestione pubblica del servizio idrico. La legge regionale si affianca e rafforza questo processo, agendo sul lato dell’accesso e dell’uso quotidiano.
Non si tratta quindi solo di una misura ambientale, ma di una scelta politica che incide su modelli di consumo, gestione delle risorse e giustizia sociale. Ridurre le bottigliette di plastica significa ridurre rifiuti, emissioni e costi; ma significa anche riaffermare che l’acqua non è un prodotto commerciale, bensì un diritto.
“L’acqua non è un brand, non è un business, non è una commodity: è un diritto fondamentale. Eppure oggi continuiamo a comprarla in bottiglia, pagando più volte la stessa risorsa e producendo tonnellate di plastica. È paradossale: in Piemonte abbiamo acqua di qualità straordinaria, che arriva dalle nostre montagne e dalle nostre vallate: la imbottigliamo e poi la ricompriamo al supermercato, dentro la plastica. Con questa legge diciamo una cosa semplice ma radicale: l’acqua deve tornare pubblica, accessibile e gratuita negli spazi della vita quotidiana”.
AVS Consiglio regionale del Piemonte
Il Piemonte protagonista con Pozzolo e Lauria
Cuneo, 1 aprile 2026
La conferenza stampa tenutasi ieri a Roma segna un passaggio significativo nella costruzione di
Futuro Nazionale: il movimento Indipendenza, guidato da Gianni Alemanno, confluisce
formalmente nel partito fondato dall’europarlamentare Roberto Vannacci, ampliando la base
organizzativa e il radicamento territoriale di un soggetto politico che in meno di due mesi ha già
superato i 12.000 iscritti e costituito oltre 200 comitati in tutta Italia.
L’operazione si inserisce in un percorso di consolidamento rapido: nato ufficialmente il 3 febbraio
2026, Futuro Nazionale conta già quattro deputati alla Camera — Emanuele Pozzolo, Edoardo
Ziello, Rossano Sasso e lo stesso Vannacci — e oggi si rafforza ulteriormente con l’apporto di
strutture, militanti e quadri dirigenti provenienti da Indipendenza.
Emanuele Pozzolo, ex membro di Fratelli d’Italia, è stato il primo deputato ad aderire a Futuro
Nazionale. Deputato piemontese con un profilo identitario ben definito, Pozzolo rappresenta il
collegamento diretto tra il territorio del Nord-Ovest e la leadership nazionale del partito.
Nel commentare la confluenza odierna, Pozzolo ha ribadito la visione che lo ha portato a scegliere
Futuro Nazionale: «Non è il tempo per una destra omeopatica, che deve sempre chiedere scusa e
cercare la legittimazione negli altri. Futuro Nazionale intercetta un ampio spazio politico e sociale
scoperto».
Sul significato dell’allargamento del progetto, il deputato piemontese sottolinea:
«La confluenza di Indipendenza rafforza ciò che stiamo costruendo: un movimento che mette gli
italiani al primo posto, con una struttura sempre più radicata sul territorio. Il Piemonte è pronto a
fare la sua parte in questa fase costituente.»
Il ruolo di Giuseppe Lauria: enti locali e relazioni internazionali
Giuseppe Lauria, Responsabile nazionale degli Enti Locali e delle Relazioni Internazionali del
Movimento Indipendenza, porta in Futuro Nazionale una doppia competenza strategica: la gestione
delle reti amministrative locali e la proiezione verso interlocutori internazionali in linea con la
visione sovranista del partito.
Il suo ruolo nella confluenza è particolarmente rilevante sul piano piemontese, dove la rete di
amministratori locali e militanti rappresenta una risorsa organizzativa concreta per il radicamento
del nuovo soggetto.Lauria dichiara:
«Entrare in Futuro Nazionale significa portare dentro un patrimonio fatto di relazioni, esperienze
amministrative e una rete internazionale costruita in anni di lavoro. La dimensione locale non è un
dettaglio: è il fondamento su cui si costruisce qualsiasi progetto politico serio. In Piemonte abbiamo
le persone, le competenze e l’entusiasmo per diventare uno dei motori di questa fase.»
Il Piemonte come laboratorio politico
La presenza coordinata di Pozzolo — voce parlamentare — e Lauria — struttura organizzativa e
relazioni istituzionali — configura il Piemonte come uno dei territori più strutturati del nuovo
partito nel Nord-Ovest. La convergenza tra le due figure produce un presidio multilivello:
rappresentanza nazionale, radicamento locale, proiezione internazionale.
Vannacci ha dettato le linee del partito davanti ai microfoni, ribadendo che Futuro Nazionale
intende porsi come alternativa credibile e strutturata, capace di intercettare quell’elettorato che
non si sente più rappresentato dalle forze attualmente al governo.
In Piemonte, sulla base delle dinamiche organizzative in corso e del potenziale bacino elettorale
dell’area identitaria e sovranista, le proiezioni interne stimano per il medio periodo una forbice
orientativa compresa tra il 3% e il 6% del consenso regionale, con margini di crescita nelle aree
metropolitane e nelle province del Nord-Ovest.
Prossimi passi
Il congresso fondativo di Futuro Nazionale è atteso per il mese di giugno 2026, momento in cui
verranno definiti struttura, cariche e piattaforma programmatica del partito. Le strutture territoriali
di Indipendenza — inclusi i circoli già attivi in Piemonte, Liguria e nelle altre regioni — si
trasformeranno progressivamente in circoli di Futuro Nazionale, ampliando una rete già oggi presente in tutta Italia.
INDIPENDENZA – FUTURO NAZIONALE
Ancora una volta, per la terza settimana consecutiva, il Consiglio Regionale del Piemonte non si terrà.
E non si tratta solo di un “caso” del calendario, ma di una scelta della maggioranza di tornare in aula senza aver sanato tutti i loro conflitti interni. Altrimenti non si spiegherebbe perché ieri si è tentato di sostituire le dovute comunicazioni su un tema politico delicato come le dimissioni della vice presidente Chiorino con una semplice conferenza stampa, per poi non accettare anche il confronto pubblico con le opposizioni in una seduta di Consiglio.
E così si bloccano tutti i lavori dell’aula e non ci sarà spazio né per affrontare i problemi del governo regionale né per avere risposte sui problemi dei piemontesi e delle piemontesi: la prossima settimana non saranno discussi nemmeno gli ordini del giorno e le interrogazioni. Speriamo di non dover attendere che si ricuciano le fratture nel centrodestra per tornare a pensare anche ai trasporti, alle borse di studio, al lavoro e alla sanità.
Gianna PENTENERO – Presidente Gruppo Pd del Consiglio regionale
Alice RAVINALE – Presidente Gruppo AVS del Consiglio regionale
Sarah DISABATO – Presidente Gruppo Movimento 5 Stelle del Consiglio regionale
Vittoria NALLO – Presidente Gruppo Stati Uniti d’Europa per il Piemonte del Consiglio regionale