POLITICA

Per un’Italia che torni a crescere: studiamo di più Cavour e De Gasperi 

Ho appena lanciato la petizione su change.org alla MELONI e a VALDITARA “Per un’Italia che torni a crescere: studiamo di più Cavour e De Gasperi” e vorrei sapere se puoi darmi una mano aggiungendo la tua firma.grazie. Da anni il Paese cresce dello zero virgola.

I Governi Cavour e De Gasperi oltre alla grande Vision adottarono provvedimenti che rilanciarono economia e lavoro. In molte università estere si studiano i provvedimenti che portarono al Boom economico. La Scuola italiana insegna molto poco le scelte di Cavour e di De Gasperi. Di qui nasce la mia Petizione alla MELONI e a Valditara .

Il mio obiettivo è raggiungere migliaia di firme a ho bisogno di maggiore sostegno. Puoi saperne di più e firmare la petizione qui:

Mino Giachino

Tpl, Avetta (Pd): “Ritardi governo pagati dalle aziende”

Il consigliere regionale Alberto Avetta (Pd) ha presentato un Question time: “Il ritardo ha messo in difficoltà le nostre aziende: ora va garantito il rispetto dei tempi di erogazione delle risorse.”

 

«Il ritardo, del tutto ingiustificato, nel trasferimento dal ministero dei 248 milioni del Fondo Nazionale Trasporti ha messo in grave difficoltà le imprese piemontesi, costrette a fare ricorso massiccio al credito bancario o ad anticipazioni straordinarie per garantire la continuità delle corse, il pagamento dei fornitori e gli stipendi del personale. Ora che la Corte dei Conti ha registrato e sbloccato il decreto di riparto, auspichiamo che davvero il problema vada a risolversi nel giro di pochi giorni, come affermato dalla Giunta regionale, in risposta al mio Question time. Ma, soprattutto, speriamo che non si verifichino più ritardi di questo tipo, a cominciare dall’erogazione ad ottobre della restante quota di anticipazione e, quindi, del saldo finale. Le aziende di trasporto piemontesi danno lavoro ad oltre 7000 persone e la loro gestione non può essere messa a rischio da incomprensibili ritardi ministeriali, costringendo la Regione Piemonte a ricorrere ad anticipazioni di cassa. È indispensabile, per il futuro, garantire il rispetto della tempistica delle erogazioni di risorse dal MIT alla Regione, da questa all’Agenzia della Mobilità e, quindi, alle aziende. Noi controlleremo affinché i pagamenti avvengano nel giro di “pochi giorni”, così come promesso».

 

Alberto AVETTA

Consigliere regionale PD, Portavoce PD in Commissione Trasporti

L’Ottimismo di questi anni non ha aiutato. Il Piemonte per risalire deve fare di più

/

Giachino: “A partire dalle grandi opere come la TAV e la Metro e deve incentivare i capitali privati presenti in Regione a investire di più sul nostro territorio

Caro Direttore,

Ieri al Campus Einaudi alla importante presentazione dell’annuale Report di Banca d’Italia sulla economia piemontese mancavano tanti che in questi anni di bassa crescita della economia torinese e piemontese , hanno sparso con interviste e commenti valanghe di ottimismo sulle tante potenzialità del nostro territorio. Anche nel 2025 come è capitato tante volte dal 2001 in poi la economia piemontese è cresciuta poco sotto la media nazionale, questo il primo dato fornito dalla mitica Cristina Fabrizi di Banca d’Italia . La nostra economia ha tenuto e tiene solo per il buon andamento dell’industria , pur indebolita dalla crisi del settore auto. Il turismo è cresciuto ma nella nostra regione non potrà mai raggiungere la quota di regioni più volte . Ricordo che anche Roma non vive solo di turismo. Tutte le cose nuove  fatte non sono riuscite a pareggiare ciò che stiamo perdendo nel settore auto. Chi ha sostenuto la delibera europea che ha penalizzato l’auto europea , tra cui il Sindaco e la Signora Schlein, spero si faccia un esame di coscienza. Il governo giallorosso oltre ad ver tenuto ferma la TAV  e  che non mise il golden power quando John ha venduto la azienda ai francesi , non può essere ricordato positivamente dai piemontesi. La economia piemontese paga caro anche  il ritardo nei lavori della TAV dalla parte italiana.

I continui slittamenti dell’inizio dei lavori li pagano soprattutto i lavoratori e il commercio della Bassa Valle e del Piemonte che già non godono di grande salute. Se la TAV è l’opera strategica più importante per lo sviluppo del Piemonte gli anni di ritardo sono gravi molto gravi. Sommeiller, Grandis e Grattoni non andavano a tenere conferenze ma finirono i lavori del vecchio Traforo prima del tempo.  A Genova tra due anni sarà in funzione la nuova Diga che porterà più traffici ma questi troveranno pronta solo la linea verso il Nord Europa (Terzo Valico) .Così noi perderemo in parte le nostre potenzialità logistiche a favore dell’area milanese. In questa situazione essere scesi in piazza nel 2018 per salvare la TAV, l’opera più importante per il nostro futuro,  si rivela sempre di più un gran cosa. Ringrazio Ganelli che lo ha capito e detto. La bassa crescita purtroppo ha conseguenze sul PIL procapite che è sceso di una ventina  di punti in questi anni ovviamente a carico delle fasce più deboli. La crescita forte della cassa integrazione ha decurtato gli stipendi dei lavoratori del 30-40% mettendo in forte crisi i bilanci famigliari . Non  caso come ci ha ripetutamente detto l’ex Direttore della Caritas sono aumentate le richieste di aiuto d parte delle famiglie italiane.in questo primo quarto di secolo il benessere di molte famiglie è peggiorato senza che gli ottimisti se ne preoccupassero più di tanto . La Bassa crescita ha aumentato notevolmente le diseguaglianze e la distanza tra le zone ricche della Città e quelle della periferia e’ ancora cresciuta. Ecco perché bisogna cambiare la guida della Città se si vuole sperare nella inversione di tendenza dal Declino attuale alla ripresa e al Rilancio. In una Città che esce dal Declino sarà più credibile la richiesta a chi detiene i 900-1000 miliardi di capitali privati di investirli su Torino e sul suo futuro. Infrastrutture e logistica per rendere più competitivo il territorio, la Intelkigenza artificiale per rende più competitiva il nostro settore produttivo.

Mino Giachino

UDC Torino

Pentenero e Pompeo (PD): “Primotecs di Avigliana: conto alla rovescia”

“Verso lo smantellamento: la Regione si impegni a sostegno dei lavoratori o sarà un disastro occupazionale”

16 giugno 2026 – “La situazione della Primotecs di Avigliana è gravissima e non più rinviabile: il tempo scorre inesorabilmente senza che si intraveda una soluzione. L’azienda starebbe procedendo a una dismissione lampo, con reparti che chiudono uno dopo l’altro e con la prospettiva di uno smantellamento totale entro agosto, mentre dal 1° luglio scatterà la Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria per cessata attività che durerà fino al 30 giugno 2027. E poi? Quale sarà il futuro dei 141 lavoratori che ormai da molto tempo vivono nell’angoscia e nell’incertezza? Non solo continuiamo a essere accanto a loro nella battaglia in difesa del posto di lavoro, ma vogliamo capire che cosa sta accadendo, dal momento che la chiusura accelerata dello stabilimento contraddice clamorosamente gli impegni assunti ai tavoli istituzionali e rischia di rendere del tutto inutile il percorso di reindustrializzazione avviato presso il MIMIT. Se ad Avigliana non resterà più nulla, cosa potrà trovare un potenziale acquirente?» dichiarano Gianna Pentenero, Presidente del Gruppo Pd in Consiglio regionale, e la Consigliera regionale Laura Pompeo.

Le due esponenti democratiche richiamano anche le criticità sollevate dai sindacati riguardo agli straordinari nel fine settimana, richiesti dall’azienda per evadere le ultime commesse mentre, contemporaneamente, si prepara la collocazione dei lavoratori in CIGS a zero ore.

“Questa gestione appare inaccettabile – sottolineano – e conferma la necessità di un presidio istituzionale forte e immediato. La Regione non può limitarsi ad assistere: deve pretendere trasparenza, rispetto degli accordi e tutela dei lavoratori. Solo un mese fa, il 13 maggio 2026, presso il MIMIT, alla presenza del Capo della Segreteria Tecnica Mattia Losego, della Regione Piemonte, del Sindaco Archinà e dei vertici di Mutares e Primotecs, era stato redatto un verbale che delineava un percorso completamente diverso: l’azienda si era impegnata ad avviare la ricerca di un nuovo soggetto industriale tramite l’advisor Sernet, che ha appena completato il censimento di mansioni e stipendi, e Mutares aveva promesso la cessione dello stabilimento a un prezzo simbolico per favorire la reindustrializzazione. Inoltre, era stato annunciato un incentivo all’esodo di 12.500 euro lordi (più 750 euro di welfare), erogabile in tre rate fino a fine luglio”.

“I prossimi appuntamenti istituzionali sono fissati per il 14 luglio al MIMIT e il 15 luglio all’AMMA di Torino. Ma la domanda che si pongono con angoscia i lavoratori e i sindacati è inevitabile: che senso ha un tavolo per la reindustrializzazione il 14 luglio, se l’azienda vuole cessare tutte le attività entro l’inizio di agosto? Ad Avigliana cosa troverà un potenziale compratore?” insistono Pentenero e Pompeo.

“Sulla Val di Susa – concludono Gianna Pentenero e Laura Pompeo – sta calando l’ombra di un disastro occupazionale annunciato, consumato tra le stanze dei ministeri romani e il silenzio assordante dei macchinari che, ad Avigliana, stanno per essere spenti per sempre. Chiediamo un impegno alla Regione per fermare lo smantellamento e garantire una vera prospettiva industriale al territorio e ai lavoratori”.

Stellantis, Avs: “Mirafiori merita risposte”

A seguito al corteo e al presidio organizzato dalla Fiom contro il declino industriale ed economico di Torino e del Piemonte La capogruppo AVS in Consiglio Regionale Alice Ravinale dichiara: <<Il Presidente Cirio aveva promesso a inizio 2026 l’avvio di un osservatorio con le parti sociali volto a rilanciare il settore ed evitare di rincorrere le crisi. Nulla di tutto questo è successo, e non vi è stata nessuna reazione nemmeno di fronte a un piano industriale di Stellantis che abbandona definitivamente il Piemonte: persino sulla 500 ibrida Castellano ha dichiarato che “deciderà il mercato”, mentre le produzioni vengono spostate in altri paesi. Per questo abbiamo chiesto con urgenza un consiglio regionale aperto. Da quando esiste il ministero del Made in Italy, la filiera dell’auto in Piemonte è stata sostituita da un’incredibile e assurda filiera di promesse tradite e annunci buttati a cui nessuno poi dà seguito. A farne le spese non è solo Mirafiori, che negli ultimi anni nonostante le rassicurazioni ha avuto solo assunzioni interinali, ma tutto l’indotto che sta venendo soffocato dalle scelte industriali di Stellantis>>.

<<Questa mattina abbiamo partecipato al corteo e al presidio organizzato dalla Fiom contro il declino industriale ed economico di Torino e del Piemonte per ribadire la necessità di attuare politiche serie per il futuro del territorio e dell’indotto. Abbiamo inoltre espresso la nostra contrarietà al piano industriale previsto da Stellantis per Mirafiori in vista dell’audizione di Filosa in Commissioni Attività produttive e Industria di Camera e Senato. Oggi a Torino gli Elkan investono di più in buoni uscita che in lavoro.  Solo a Torino sono stati persi 6.000 posti di lavoro: da anni le istituzioni, a partire dal Governo, hanno promesso tavoli di lavoro, ma ancora non abbiamo visto nessuna azione concreta per fermare il declino di Mirafiori. Pretendiamo che si investa in lavoro e transizione ecologica, senza perdere tempo in ulteriori bluff come quello su green campus, mentre all’Italia e a Torino vengono destinate solo le briciole>> dichiara il consigliere comunale SE Emanuele Busconi.

Aggiunge la capogruppo in Comune Sara Diena: <<Tutte le istituzioni, a partire dal Comune, devono fare la loro parte per pretendere investimenti: serve una seconda linea a Mirafiori per garantire occupazione e futuro. Non possiamo accontentarci di promesse non mantenute, come quelle sui numeri di produzione della 500 ibrida, che sono già stati smentiti dai fatti. Per coinvolgere ancora di più la comunità cittadina e per fare la nostra parte chiederemo che venga fatto il prima possibile un Consiglio comunale aperto>>.

Ravinale (AVS), Busconi (SE), Diena (SE)

Voucher scuola: la discussione in Consiglio

Prosegue in Consiglio regionale la discussione sulla riforma dei voucher scuola. Il confronto tra maggioranza e opposizioni entra nel vivo: 6.224 emendamenti presentati dalle minoranze e la richiesta di contingentamento dei tempi avanzata dalla Giunta.

Dopo un avvio di seduta caratterizzato dall’utilizzo degli strumenti procedurali da parte delle opposizioni, l’Aula ha respinto 18 questioni pregiudiziali e 7 sospensive, dando così il via alla discussione generale del provvedimento.

Nel tentativo di evitare uno stallo prolungato, l’assessore regionale all’Istruzione Daniela Cameroniha chiesto il contingentamento dei tempi, con l’obiettivo di arrivare a una conclusione in tempi certi.

Nella discussione generale sono intervenuti: per la maggioranza Gianluca Godio (FdI) e per le opposizioni, Emanuela Verzella (Pd) e Sarah Disabato (M5S).

Dopo una sospensione dell’Aula necessaria per consentire l’organizzazione dei lavori, ha preso il via la lunga maratona delle votazioni.

Il centrodestra difende la riforma, sostenendo che le modifiche proposte puntano ad ampliare la platea dei beneficiari e rafforzare il sostegno alle famiglie, attraverso l’adeguamento delle soglie Isee e l’incremento dei contributi.

Di contro, le minoranze giudicano il provvedimento sbilanciato a favore delle scuole paritarie e penalizzante per la scuola pubblica, in particolare sul fronte del sostegno a libri, trasporti e materiale didattico, con il rischio – sottolineano – di ridurre la platea dei beneficiari e gli aiuti per le famiglie.

L’Aula, oltre alle convocazioni già calendarizzate per domani e per mercoledì 17, è convocata anche per i giorni 18, 19, 22 e 23 giugno.

Ufficio Stampa CRP

Rai Torino, Bartoli (Lista Cirio): «Difendere un presidio strategico per il Piemonte»

INTERPELLANZA IN CONSIGLIO REGIONALE 

Il consigliere regionale Sergio Bartoli (Lista Civica Cirio Presidente PML) ha presentato un’interpellanza rivolta alla Giunta regionale per conoscere quali iniziative intenda assumere la Regione Piemonte a tutela della presenza della Rai a Torino, a seguito dell’annunciata dismissione del Palazzo della Radio di via Verdi.

Attraverso l’interpellanza, Bartoli chiede alla Giunta regionale se abbia già avviato o intenda avviare interlocuzioni con i vertici Rai e con il Governo per scongiurare il rischio di un ridimensionamento del centro di produzione torinese e delle attività ad esso collegate.

«Parliamo di professionalità altamente qualificate, di produzioni culturali e di un indotto importante per il territorio. La Regione Piemonte deve farsi parte attiva nel confronto con l’azienda e con il Governo affinché ogni processo di riorganizzazione non si traduca in un indebolimento della presenza Rai in Piemonte, ma possa invece rappresentare un’occasione di rilancio e valorizzazione di un presidio storico per la nostra comunità», spiega Sergio Bartoli.

«La presenza della Rai a Torino non è soltanto una questione immobiliare – continua Bartoli – ma riguarda il futuro di un patrimonio culturale, professionale e produttivo che ha contribuito a fare della nostra città uno dei punti di riferimento del servizio pubblico radiotelevisivo italiano. È necessario che le istituzioni regionali seguano con attenzione questa vicenda e si attivino per garantire che Torino continui a svolgere un ruolo centrale all’interno della Rai».

L’atto prende le mosse, infatti, dalla decisione della Rai di inserire lo storico immobile torinese nel piano di valorizzazione e dismissione del proprio patrimonio immobiliare, una scelta che ha suscitato preoccupazione tra lavoratori, organizzazioni sindacali e rappresentanti del mondo della cultura. Il Palazzo della Radio rappresenta infatti uno dei luoghi simbolo della radiofonia italiana, mentre il Centro di Produzione Rai di Torino costituisce uno dei principali poli produttivi del servizio pubblico radiotelevisivo nazionale, ospitando attività tecniche, produzioni culturali e l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai.