POLITICA

Giachino: “La Torino felice che vota a sinistra”

Le Due Torino, quella felice va a votare, vota la sinistra che guida la Città da 33 anni, la seconda abita nella Città impoverita, va poco a votare e perde, rimanendo sempre in terza fila. Il prossimo anno non dovrà più essere così e Torino cambiando musica in Sala Rossa potrà finalmente rilanciare uno sviluppo più equilibrato socialmente e territorialmente 

di Mino GIACHINO *
La metafora delle due Città e’ stata usata autorevolmente dall’Arcivescovo emerito Cesare Nosiglia la prima volta nella Messa di Ferragosto alla Consolata. A Torino, disse l’Arcivescovo dal cuore tenero, la metà della Città che sta bene non si accorge della metà della Citta’ che sta male”. Una bocciatura di fatto delle Amministrazioni PD sostenute da una parte dei cattolici . Chi amministrava invece di studiare i numeri della questione sociale trovò qualche giustificazione nella crisi ecomomjca del 2008 e continuò’ come prima. Ma alle elezioni del 2016 la Città si ribellò puntando sui grillini capeggiati dalla Sindaca che aveva studiato alla Bocconi e con buoni rapporti con alcuni parroci del centro. Ma Torino non difendendo il settore auto e dicendo No alla TAV non si riprendeva , anzi. E non era vero che non si poteva far meglio perché in venti anni Bologna superava la nostra Città di ben venti punti di PIL . Per fortuna noi SITAV il 10 novembre 2018 riuscimmo a portare in piazza Castello 40.000 cittadini pacifici ma chiari nell’obiettivo: NO alla DECRESCITA, salvammo l’opera più importante per il futuro della Città ‘.Purtroppo quella Piazza non ha voluto farsi rappresentare in Regione così la TAV e’ in grave ritardo e Torino perde terreno. La mia proposta di far entrare nell gestione dei porti liguri Comune e Regione , Cirio la porta avanti oggi ,dopo 15 anni. Alle elezioni del 2021 la metà della Città che sta bene , che vota le Giunte del PD ricevendo in cambio tanta benevola attenzione sia sulla urbanistica che nelle nomine nei vari Enti, a partire dalle Fondazioni bancarie che ogni anno versano centinaia di milioni agli eventi del Comune alle attività culturali importanti ma necessarie finché la parte della Città che sta bene non si annoi, andò in massa a votare LoRUSSO anche perché il Direttore de la Stampa aveva garantiti che er il più competente dei candidati. La metà della Città che stava male e che oggi dopo 52 mesi di Amministrazione PD sta peggio , invece non andò a votare in massa, delusa dalla politica , ma così facendo aiutò senza volerlo, la sinistra.
Oggi il distacco economico e sociale tra le due Città è ancora cresciuto così come la metà della Città che sta male e’ ancora aumentata come hanno detto la Caritas e lo stesso Cardinale Repole. Ma la  divisione dei livelli di benessere rimane aiutata dalla linea che porta  tutti gli eventi o iniziative della Amministrazione o delle Fondazioni bancarie nell’area centrale della Città . Tutto questo è supportato dal racconto che i personaggi che rappresentano la Citta’ e ne magnificano le sorti progressive . In qualsiasi trasmissione  a parlare di Torino  vanno Evelina Christillin e i suoi occhi belli, Del Piero , gli economisti tutti di area PD .
Poi arrivano le statistiche e ci raccontano della Torino diversa, che cresce meno della media nazionale e che fa fatica. Capitale Italia della cassa integrazione con decine di migliaia di famiglie che da anni percepiscono un introito mensile tagliato del  40%, il 75% dei giovani ha un contratto di lavoro a tempo determinato . La insicurezza e il degrado sociale nei Quartieri svantaggiati sono aumentati. Nessun lavoro di un certa importanza a 4 anni e 4 mesi dalla elezione  del sindaco è stato ultimato. I lavori finanziati dal PNRR non sono serviti a rilanciare la Città . La Giunta è costretta a pubblicizzare oggi l’acquisto dei treni della Metro che però entrerà in funzione solo nel 2033. Si darà l’avvio dei lavori della Linea 2 della Metro prima delle elezioni dimenticando che nella classifica europea delle Metropolitane è afli ultimi posti. La GTT funziona a singhiozzo. Inoltre oggi i Sindaci PD della bassa Valle sino a Rivoli mettono in discussione la TAV. La Città oltraggiata è deturpata dagli estremisti andati a scuola da Askatasuna e appoggiati apertamente dal più forte degli alleati di Lo Russo . Metà dei torinesi non risparmiano e pertanto sarebbero in gravi difficoltà se gli capitassero problemi straordinari , mentre il 15% dei torinesi investe i suoi risparmi all’estero a partire dalla grande famiglia cui il governo giallorosso fece il regalo di non mettere il golden power allorché John nel 2021 vendette un patrimonio ai francesi dimenticando che moralmente era in parte della Città che alla  sua grande azienda aveva dato tutto , anche l’anima.
Ecco perché noi che ci rifacciamo all tradizione dei grandi Sindaci torinesi come Peyron e Grosso e dei Governi De Gasperi , che con i loro provvedimenti ci diedero il Boom economico, che produsse una crescita della economia e del lavoro come mai prima nell’ storia Italia, ci battiamo per portare dopo 33 anni democraticamente l’alternativa.

Noi ci batteremo molto di più per difendere l’industria torinese , per accelerare la costruzione delle grandi opere, per rilanciare i Quartieri svantaggiati portando li nuove iniziative economiche e posti di lavoro , per sviluppare le innovazioni che deriveranno dalla applicazione della IA. Per noi Il Piano Regolatore dovrà servire a rilanciare  quei Quartieri  , senza giochetti sulle aree di Mirafiori perché li potrà trovare ospitalità un secondo produttore di auto . Torino si rilancerà solo se si rilancerà la sua periferia riutilizzando le aree che ci ha lasciato la crisi industriale Questo è l’obiettivo cui gli esperti delle nostre Università, del Politecnico , manager industriali di successo dovrebbero lavorare perché Torino si rilancerà se insieme al Sindaco ci saranno finalmente Assessori di grande levatura e competenza . La nuova Amministrazione dovrà affrontare anche il tema del rilancio dell’Aeroporto, della Fiere e il completamento della tangenziale, ampliandola con la quarta corsia laddove è necessario . Ne discuteremo in ogni sede che vorrà ascoltare e discutere le nostre opinioni dalla Bocciofile alle Parrocchie, dai Centri studi alle Università . Dopo 33 anni la democrazia deve ritornare a funzionare a Torino e quindi deve vincere il ricambio.

* Responsabile torinese UDC

“Spazio Neruda, basta ambiguità!”

ALESSI (CAPOGRUPPO FDI CIRCOSCRIZIONE 7 TO): SICUREZZA, SALUTE PUBBLICA E VALORIZZAZIONE DELL’EX ITIS GIACINTO BALDRACCO

La situazione del complesso “Neruda” di Corso Ciriè n. 7 ha ormai superato la soglia della criticità. Non siamo più di fronte a una “semplice” occupazione abusiva, per quanto già di per sé grave, ma a una vera e propria emergenza di salute pubblica. È lo stesso Dipartimento di Prevenzione dell’ASL Città di Torino, infatti, a sollecitare lo sgombero immediato della struttura.
Da circa un decennio, la gestione delle famiglie occupanti è riconducibile al collettivo “Prendo Casa”, legato al centro sociale Askatasuna. L’assenza di un censimento dei residenti rende impossibile monitorare e gestire adeguatamente i profili sanitari, con particolare riferimento ai recenti focolai e alle recidive di Tubercolosi (TBC). È tempo di superare ogni ambiguità: la gestione delle fragilità sociali non può essere delegata ad antagonisti, ma deve tornare in capo all’Amministrazione Comunale.
QUESTA SERA, IL CONSIGLIO DELLA CIRCOSCRIZIONE 7 discuterà un Ordine del Giorno presentato dal gruppo Fratelli d’Italia il 13 gennaio 2026, a mia prima firma, che avviene in un momento ideale viste le discussioni di questi giorni con oggetto <<RIPRISTINO DELLA LEGALITA’ E VALORIZZAZIONE DELL’EX ITIS “GIACINTO BALDRACCO” DI CORSO CIRIE’ 7 A TORINO >> dove evidenziamo:
– che l’edificio di Corso Ciriè 7 a Torino ha ospitato per oltre un secolo l’Istituto Tecnico Industriale “Giacinto Baldracco”,
-che l’immobile, in stile liberty, conserva ancora oggi un rilevante patrimonio di macchinari professionali, attrezzature tecnico-scientifiche e materiali didattici – molti dei quali risalenti ai primi decenni del Novecento – che costituiscono un esempio di archeologia industriale di particolare importanza per Torino e per il Piemonte
– che l’Istituto ha cessato l’attività scolastica nel 2013;
– che l’edificio è di proprietà del Comune di Torino, mentre la manutenzione è in capo alla Città Metropolitana. I macchinari professionali presenti al suo interno sono di proprietà del Ministero dell’Istruzione;
– che dal 31 ottobre 2015 l’immobile risulta occupato abusivamente da oltre cento persone non censite, tra cui diversi nuclei familiari con minori, in condizioni abitative precarie e prive di un adeguato controllo igienico-sanitario, con il supporto di attivisti del centro sociale Askatasuna;
-che tale situazione che impedisce qualunque intervento di recupero, tutela e messa in sicurezza del patrimonio storico-scientifico presente all’interno
-che l’associazione A.S.Co.T., costituita da ex docenti e allievi dell’ITIS Baldracco, ha da anni avviato un percorso di tutela e valorizzazione dell’edificio e del patrimonio ivi custodito, proponendo la creazione di un polo museale, archivistico e formativo dedicato alla tradizione conciaria torinese;
che il 5 dicembre 2022 il Ministero della Cultura ha comunicato ad A.S.Co.T. l’avvio di una valutazione preliminare sull’eventuale apposizione di un vincolo culturale sull’edificio e sui beni presenti;
-che l ’Istituto Baldracco, se recuperato e trasformato in un Museo potrebbe essere inserito nei percorsi turistici e didattici della Città di Torino e del Piemonte dando pregio anche al luogo in cui è sito
E IMPEGNIAMO Il Presidente della Circoscrizione 7 a prendere in considerazione quanto richiesto e:
1. a farsi parte attiva presso le Istituzioni preposte AFFINCHE’ SI PROCEDA CON LO SGOMBERO della palazzina ed il contestuale riconoscimento delle persone occupanti;
2. ad attivarsi perché, col coinvolgimento del Ministero dell’Istruzione, l’ex istituto Baldracco possa essere trasformato in Museo con la partecipazione dell’Associazione ASCOT e possa essere così inserito nei percorsi turistici e didattici della Città di Torino e del Piemonte dando pregio e riqualificazione alla zona circostante.
SPERIAMO CHE QUESTO ODG VENGA VOTATO ALL’UNANIMITA’ DA TUTTO IL CONSIGLIO

Patrizi Alessi

Marrone (FdI): “Tubercolosi al Neruda? Preoccupante”

“ANTAGONISTI LEGATI AD ASKATASUNA TENGONO IMMIGRATI IN PRECARIETÀ IGIENICA. SGOMBERO.”

“Da emergenza di ordine pubblico Askatasuna diventa emergenza sanitaria, continuando a tenere decine di immigrati in condizioni di sfruttamento e precarietà igienica, con l’intollerabile inerzia, se non accondiscendenza, delle politiche sociali del Comune di Torino, anche lì proprietario della palazzina occupata e quindi responsabile di cosa vi accade dentro.
Quell’occupazione va chiusa nell’interesse delle persone che vi abitano, per farle seguire dal welfare istituzionale e non dall’anti-Stato degli antagonisti, il cui presunto impegno sociale ci regala solo focolai di malattie contagiose” lo dichiara l’assessore regionale alle Politiche sociali Maurizio Marrone, dopo che l’Asl ha rilevato un nuovo focolaio all’interno del Neruda Occupato.

Rifondazione: “Solidarietà ai giovani colpiti da misure cautelari”

Riceviamo e pubblichiamo

La campagna repressiva del Governo prosegue: il 19 febbraio 18 giovani del Coordinamento Torino per Gaza sono stati colpiti da misure cautelari per le mobilitazioni di “Blocchiamo Tutto” a sostegno del popolo palestinese e contro le politiche dello Stato di Israele.

Come Rifondazione Comunista – Federazione provinciale di Torino denunciamo un accanimento verso la nostra città, già segnata negli ultimi mesi da interventi contro giovani, anche minorenni. Il Governo guidato da Giorgia Meloni continua a rispondere al dissenso con misure repressive, restringendo spazi sociali e diritto di manifestare, mentre porta avanti riforme che mettono in discussione l’indipendenza della magistratura.

Esprimiamo forte preoccupazione per l’involuzione democratica del Paese e ribadiamo la necessità di continuare la mobilitazione, nelle piazze e nei territori, a partire dalla Manifestazione Regionale indetta dal Coordinamento Regionale per la Palestina per Sabato 14 Marzo, per la libertà di dissenso, contro la repressione e per una Palestina libera.

RIFONDAZIONE COMUNISTA
Federazione provinciale di Torino

Cristiani e musulmani, Fratelli in dialogo. Un libro del Centro Peirone

Un inizio difficile, complicato, sempre in salita. Così è stato per molti musulmani l’arrivo a Torino e in tante altre città italiane. E per tanti immigrati lo è ancora adesso per ragioni culturali, sociali e anche economiche. Una nuova vita in un Paese totalmente diverso, la difficoltà per la lingua, la lontananza dalla famiglia e dalle proprie tradizioni, la ricerca di un lavoro che non si trova o un’occupazione assai precaria, un alloggio di fortuna, sono tutti problemi che hanno segnato fin da subito il soggiorno dei nuovi immigrati in Italia. Le prime ondate di musulmani sono sbarcate a Torino dal Marocco tra gli anni Ottanta e Novanta e ne sono seguite altre dall’Egitto e dall’Africa a sud del Sahara. La maggior parte è arrivata senza famiglia ed è stata costretta a cercare un tetto e un rifugio dove mangiare. Molti hanno trovato un impiego nell’edilizia, nei servizi o nell’industria in una città in gran parte legata alla Fiat.
Si sono installati attorno ad alcuni quartieri cittadini come San Salvario, Porta Nuova e Porta Palazzo, aprendo i primi negozi, macellerie di carne “halal” (carne macellata secondo i rituali islamici) panetterie e caffè, ristoranti e mercati di prodotti africani. Sono state aperte le prime improvvisate “sale di preghiera” ricavate in garage e scantinati e guidate da imam “fai da te”, spesso in aperta lotta tra loro per parlare a nome dell’intera comunità musulmana torinese. Sono scoppiati i primi scontri tra gruppi etnici rivali per il controllo della droga e sono affiorate le prime tensioni con i torinesi in gran parte ostili agli immigrati. Con le nuove generazioni qualcosa è cambiato, i figli degli immigrati, nati o cresciuti a Torino, vivono ora una realtà diversa, parlano italiano, frequentano scuole torinesi e si sentono sia italiani sia legati alle proprie origini. Sono nate associazioni culturali, centri islamici, commercianti e imprenditori musulmani. Parallelamente è cresciuto il dialogo interreligioso, anche grazie alla collaborazione con la diocesi e le istituzioni locali. Le migrazioni hanno cambiato il volto delle società europee rendendole sempre più multietniche e multireligiose. In questo nuovo contesto nel 1995 è nato il Centro Federico Peirone per il dialogo cristiano-islamico della Diocesi di Torino diretto da Augusto “Tino” Negri, islamologo, tra i più autorevoli studiosi italiani dell’Islam e sacerdote torinese. Il Centro Peirone, che organizza corsi di lingua araba, conferenze, convegni e pubblica la rivista bimestrale “Il Dialogo-al hiwar”, ha festeggiato il suo trentesimo compleanno. Il corposo libro “Cristiani e musulmani, fratelli in dialogo”, di Augusto Tino Negri, Effatà editrice, appena pubblicato, racconta 30 anni di storia, incontri, difficoltà e speranze, tra formazione, ricerca e rapporti con la comunità musulmana.
Un’esperienza radicata nella realtà italiana ma con lo sguardo rivolto anche alle chiese del Maghreb e del Medio Oriente dove il dialogo è spesso l’unica forma possibile di testimonianza cristiana. Ma, osserva Tino Negri, “ancora oggi la grande maggioranza dei musulmani non mai sentito parlare di dialogo cristiano-islamico e non esiste un magistero islamico che inviti i musulmani al dialogo interreligioso, eccezione fatta per rare situazioni. Il dialogo ha i suoi tempi, sottolinea l’autore del libro, è un progetto a lungo termine e una sfida che richiede preparazione. Dialoga solo chi conosce la propria fede e ha una buona conoscenza dell’interlocutore, dal punto di vista della religione, della storia e delle culture in cui si esprime”. Il cammino interreligioso con i musulmani è ostico e complesso ma con Papa Francesco e il grande imam di al-Azhar, Ahmad al Tayyeb, si è intravisto un barlume di speranza sulla via del dialogo. Con il “Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune”, noto anche come Dichiarazione di Abu Dhabi, firmato il 4 febbraio 2019 dalle due autorità religiose, Papa Francesco e al Tayyeb hanno posto una nuova pietra miliare sulla via del dialogo, quella dell’etica. “Dopo 1400 anni, per la prima volta la massima autorità della chiesa cattolica e una prestigiosa autorità musulmana sunnita hanno chiamato insieme cristiani e musulmani a collaborare su valori condivisi come fratellanza, giustizia, libertà di coscienza e di religione, non violenza e pace”.                     Filippo Re

Rosso e Fontana (FI): “Ma esiste ancora un giudice a Torino?”

BENE NUOVE MISURE CAUTELARI, NO A TORINO LABORATORIO D’ILLEGALITÀ

«Torino non può trasformarsi in una zona franca dove la violenza politica viene scambiata per conflitto sociale. Né passare da laboratorio d’Italia per l’innovazione a quello di esportatore d’illegalità organizzata».
Lo dichiarano il senatore Roberto Rosso, vicesegretario regionale di Forza Italia, e Marco Fontana, segretario cittadino del partito a Torino, commentando gli sviluppi investigativi resi noti dalla Questura.

«Leggiamo di blocchi ferroviari, intrusioni in infrastrutture sensibili, assalti a sedi istituzionali, danneggiamenti e aggressioni alle Forze dell’Ordine. Non siamo davanti a manifestazioni di dissenso, ma – se i fatti saranno confermati nelle sedi giudiziarie – a un metodo organizzato di intimidazione che colpisce l’intera comunità torinese», afferma il senatore Rosso.

«Il diritto a manifestare è sacrosanto e va difeso sempre. Ma non può diventare un alibi per chi pensa di poter violare la legge, devastare beni pubblici e privati o mettere a rischio la sicurezza degli operatori di polizia», aggiunge Fontana. «La libertà di uno finisce dove inizia l’incolumità degli altri».

I due esponenti azzurri sottolineano il rispetto per il lavoro della magistratura e il principio costituzionale della presunzione di innocenza: «Tutti i soggetti coinvolti sono da considerarsi non colpevoli fino a sentenza definitiva. Proprio per questo, riteniamo che l’applicazione di eventuali misure cautelari, quando richieste dagli inquirenti, sia uno strumento previsto dall’ordinamento per tutelare la collettività e garantire che i fatti vengano accertati con serenità».

Rosso e Fontana richiamano poi l’attenzione sui più recenti episodi legati all’ultimo corteo pro Askatasuna: «Siamo preoccupati, però, dalla recente “giurisprudenza” di certa magistratura sull’applicazione delle misure cautelari nei casi in cui siano interessati antagonisti: liberazione di chi dà martellate, calci e pugni ai poliziotti e obblighi di firma concordati. Attendiamo la decisione sul ripristino delle misure cautelari nei confronti di coloro che, secondo le ricostruzioni investigative, avrebbero attentato alla vita di un poliziotto. Parliamo di fatti gravissimi, che non possono essere derubricati a semplice tensione di piazza».

E concludono con una riflessione netta: «Ci chiediamo, con rispetto ma con altrettanta fermezza, se esista ancora un giudice a Torino – parafrasando una celebre espressione – capace di affermare con chiarezza che la legge vale per tutti. Perché se passa l’idea dell’impunità, a perdere non è una parte politica, ma lo Stato stesso».