La rapina alla Pastorale migranti è alla Camminare insieme meritano una riflessione più approfondita. Il Cardinale riconvochi l’Agora’ sociale
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Nel tumulto delle polemiche e anche delle violenze che hanno caratterizzato il 25 aprile di quest’anno credo occorra tentare di storicizzare qualcosa che ci aiuti a capire.“Su screening, liste d’attesa e prevenzione”
“Il melanoma è il tumore con il più rapido incremento in Piemonte e in Italia. E’ fondamentale che la Giunta regionale intervenga con misure urgenti per potenziare la diagnosi precoce e consentire visite dermatologiche in tempi rapidi, riducendo drasticamente le liste d’attesa. Su questo problema ho presentato un atto di indirizzo che deve essere discusso e approvato in tempi stretti: questa situazione preoccupante richiede risposte immediate e strutturali” afferma la Consigliera regionale del Partito Democratico Laura Pompeo.
“Secondo lo studio epidemiologico Estimates of cancer incidence to 2025 in Italy, pubblicato nell’aprile 2026 e realizzato anche con il contributo del Registro Tumori del Piemonte, il melanoma cutaneo registra un incremento senza precedenti: +29% negli uomini e +44% nelle donne rispetto al periodo 2013-2017. Si tratta dati allarmanti che colpiscono soprattutto le persone nate fino alla metà degli anni ’70. Per questa fascia d’età servono strategie di screening dedicati, non generiche campagne di sensibilizzazione che non affrontano il problema nel modo corretto” prosegue la Consigliera regionale Pd.
“La diagnosi precoce, in tutte le malattie, è determinante per una cura tempestiva che può consentire la sopravvivenza e il Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale regionale indica chiaramente la necessità di un controllo dermoscopico annuale. Purtroppo, oggi, ottenere una visita dermatologica entro i tempi clinici raccomandati è quasi impossibile e molte persone, non potendo, per motivi economici, effettuare una visita privata, rinunciano a curarsi. Il rapporto regionale Tempi di attesa per visite specialistiche – III trimestre 2025 mostra, infatti, percentuali drammatiche di prestazioni erogate oltre i 30 giorni (Classe D): oltre il 50% in molte ASL del Piemonte, con punte estreme come 89,87% all’IRCCS di Candiolo e 75,12% al Centro Ortopedico di Quadrante” precisa Laura Pompeo.
“Questi numeri descrivono un vero e proprio imbuto che impedisce la diagnosi precoce e mette a rischio la salute dei cittadini. È indispensabile che il Responsabile Unico Regionale dell’Assistenza sanitaria indichi subito quali misure intenda adottare per sbloccare la situazione. Ricordo che il nuovo Piano socio-sanitario parla di prevenzione come pilastro del sistema – conclude Pompeo – ma senza screening accessibili e senza tempi d’attesa adeguati, questi principi restano sulla carta. La Regione deve intervenire ora, perché sul melanoma la tempestività salva la vita”.
“Il nuovo decreto Sicurezza, fortemente voluto dalla Lega, rafforza le norme giuste e di buon senso già previste nel provvedimento precedente. Maggiore attenzione ai fenomeni di criminalità giovanile coinvolgendo anche le famiglie, contrasto alle baby gang e agli spacciatori con pene più aspre per i pusher, pene più severe per chi ruba nelle nostre case e contro i borseggiatori, argine all’infiltrazione di frange violente all’interno delle manifestazioni. Ma anche rafforzamento della polizia locale, delle risorse per la videosorveglianza nei comuni e tutela legale e processuale per le nostre Forze dell’Ordine.
Mettiamo inoltre un freno all’all’immigrazione irregolare, con rimpatri ancora più veloci e certi. Chi non ha diritto a restare nel nostro Paese non può continuare a circolare nelle nostre strade. I cittadini hanno diritto a vivere in tranquillità senza paura di dover subire molestie, di imbattersi in situazioni di spaccio tra pusher o di subire atteggiamenti violenti e aggressivi. Un decreto estremamente concreto, che punta a ridurre i fenomeni di microcriminalità, e a garantire più sicurezza e maggior legalità”.
Così in una nota l’on. Riccardo Molinari, capogruppo della Lega alla Camera dei Deputati
25 APRILE, ROSSO E FONTANA (FI):
«Il danneggiamento della lapide ai caduti partigiani avvenuto in largo Montebello a Torino e l’aver incendiato la corona deposta vicino ad essa costituisce l’ultimo vile atto di una festa di tutti, a parole, inquinata da ignoranza, teppismo e intolleranza», ad affermarlo in una nota il senatore Roberto Rosso e Marco Fontana, rispettivamente segretario provinciale e cittadino di Forza Italia a Torino.
«Condanniamo con fermezza questo gesto, così come gli atti d’intolleranza che hanno subito i nostri Giovani, costretti ad abbandonare il corteo a Milano, gli esponenti di Radicali e +Europa aggrediti da frange estremiste durante i festeggiamenti e due esponenti dell’Anpi raggiunti a Roma da alcuni colpi ad aria compressa provenienti da un estremista. Questi episodi raccontano un’Italia che non ha ancora pacificato il confronto politico. Certamente il fatto che la Festa della Liberazione dovrebbe essere di tutti e invece viene monopolizzata da una parte, in una deriva antistorica e revisionista del vissuto italiano, non aiuta e porterà le nuove generazioni a non conservare una memoria condivisa ma di parte, che divide invece di unire, in revanscismi di fascismo e neofascismi travestiti da antifascismo» concludono i due azzurri.
“MA TORINO RESISTE A QUESTE PULSIONI NOSTALGICHE INDEGNE”
<<A poche ore dalla Festa della Liberazione, la targa partigiana di Largo Montebello è stata data alle fiamme. Non è vandalismo: è un atto politico, un gesto fascista che colpisce deliberatamente la memoria della Resistenza.
Non è la prima volta. È un episodio che si ripete con una violenza sempre più esplicita e che è il chiaro segno di come certe pulsioni nostalgiche si sentano sempre più legittimate.
Colpire i simboli della Resistenza significa attaccare i valori su cui si fonda la nostra democrazia.
Ma verso questi atti non ci sarà assuefazione né silenzio. Ogni gesto come questo rafforza l’impegno a presidiare i luoghi della memoria, a renderli sempre più visibili, attraversati, vivi. Perché la memoria non si cancella: si difende, insieme. Contro ogni rigurgito fascista, Torino resiste e continuerà a resistere>> dichiarano la capogruppo di Sinistra Ecologista Sara Diena, il consigliere comunale Emanuele Busconi e i consiglieri di Circoscrizione 7 Ilaria Genovese e Beppe Piras.




LETTERE scrivere a quaglieni@gmail.com.




POLITICA
Leggi l’articolo su L’identità:
Ursula come Maria Antonietta: “Flessibilità? Stati spendano 95 miliardi che restano”
È inutile girarci attorno. Lo dice la storia e, soprattutto, la concreta esperienza politica del nostro
paese. La sinistra nel nostro paese vince ad una sola condizione. E cioè, che nella coalizione che
si presenta agli elettori ci sia una vera alleanza di centro sinistra e non solo un cartello delle
sinistre. Per capirci, non una alleanza “frontista” come quella del lontano 1948 con Togliatti o
quella del 1994, meglio conosciuta come la “gioiosa macchina da guerra” guidata da Occhetto.
Una regola, questa, cha vale soprattutto nella seconda repubblica perchè, come tutti sanno e per
ben 50 anni, la politica riformista, democratica e di governo nella prima repubblica era declinata
principalmente se non quasi esclusivamente da un solo partito, la Democrazia Cristiana. Ma dal
1994 in poi, appunto, l’alleanza di centro sinistra era, e resta, competitiva solo se accanto ad una
sinistra riformista e di governo è presente un centro altrettanto autorevole, riformista e di governo.
E la concreta esperienza contemporanea lo conferma in modo persin plateale. E cioè, con un
“campo largo” fortemente sbilanciato a sinistra, è indispensabile se non addirittura decisivo avere
un Centro che sia visibile e che, soprattutto, riesca ad essere un protagonista nella costruzione
del progetto politico complessivo della coalizione di centro sinistra. Insomma, l’esatto contario
della cosiddetta “tenda” evocata dall’ex comunista Bettini. E questo per una ragione persin
troppo semplice da spiegare. Ovvero con la “tenda” il centro sarebbe destinato inesorabilmente a
giocare un ruolo satellitare, marginale e del tutto irrilevante sul versante politico e programmatico.
Se il modello a cui guardare, invece e al contrario, è quello del Ppi di Marini e di Gerardo Bianco o
della Margherita di Rutelli e dello stesso Marini, si arriva facilmente alla conclusione che la
coalizione di centro sinistra è credibile, competitiva e solida solo se c’è una sinistra riformista e di
governo che si allea con un centro altrettanto riformista e di governo.
Per queste ragioni, semplici ma essenziali, quasi si impone la necessità di ricostruire una simil
Margherita. Certo, e pur senza replicare passivamente il passato, deve rispondere ad alcune
caratteristiche di fondo. Dev’essere, innanzitutto, un partito democratico al suo interno e, di
conseguenza, con nessuna deriva personale o, peggio ancora, proprietaria da parte di
chicchessia. Non può che essere un soggetto politico culturalmente plurale. Capace, cioè, di
riunire sotto lo stesso tetto le migliori culture riformiste e costituzionali del nostro paese. Da quella
cattolico popolare e sociale a quella laica e liberale, da quella verde ambientalista a quella social
democratica. E, infine, deve avere la capacità, e il coraggio, di saper declinare un progetto politico
e di non limitarsi, come ovvio e persin scontato, a gestire l’ordinaria amministrazione o, peggio
ancora, di ridursi a fare la ruota di scorta degli azionisti di maggioranza della coalizione.
Ecco perchè, forse, oggi ha senso riparlare di Margherita. Ma, com’è altrettanto chiaro, deve
saper rispondere a quelle precise caratteristiche. E quindi, nè una banale “tenda” e nè,
tantomeno, un luogo destinato solo ad accontentarsi di qualche briciola a conferma della pluralità
dell’alleanza. Deve, come sono stati appunto il Ppi e la Margherita del passato, saper giocare un
ruolo politico, culturale e programmatico protagonistico e in prima linea. Senza sudditanze
politiche e culturali e, soprattutto, senza alcun complesso di inferiorità.