POLITICA

Elon Musk e la moltiplicazione dei pani e dei pesci

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Di Gianluigi De Marchi *

 

Un mio amico abbastanza facoltoso possiede un bel patrimonio molto differenziato.

Beato lui, ha una lunga serie di BTP, un bel pacchetto di azioni italiane, alcuni ETF che investono in tutti i paesi del mondo e, dulcis in fundo, 9 appartamenti nel centro di Torino.

Non so per quale motivo la settimana scorsa ha deciso che non poteva restare con “solo” nove appartamenti, ma che doveva arrivare a 10 che è un numero bello rotondo, e dà immediatamente il senso di una ricchezza consistente…

Ha dato un’occhiata agli annunci immobiliari, poi ha deciso che era meglio attivarsi con un mediatore, esponendogli le proprie esigenze.

Vorrei un bell’appartamento in zona Crocetta, vicino ad un’area verde, comodo per i mezzi pubblici, se possibile con vista sulle Alpi, per investire; quindi preferirei che l’alloggio fosse già locato, per evitare la fatica di cercarmi un affittuario”.

Al mediatore non è parso vero: proprio da poche settimane aveva ricevuto l’incarico di vendere un appartamento prestigioso proprio alla Crocetta, ultimo piano con terrazza ampia, vista stupenda sulla Sacra di San Michele, lo Chaberton ed il Monte Rosa.

Lo ha immediatamente portato in visita: immobile molto elegante, ristrutturato da pochissimi mesi, rifiniture di lusso.

E quanto costa?” ha chiesto il mio amico.

Due milioni di euro” ha detto il mediatore.

Non certo poco, ma alla portata del mio amico, che ha chiesto: “E l’affitto a quanto ammonta?” Le spese condominiali sono alte?”

E così ha scoperto che l’affitto annuo era di 18.000 euro, con spese condominiali di 21.000 euro…

Naturalmente ha lasciato cadere ogni altra domanda, e per il momento ha rinunciato ad “arrotondare” le sue proprietà immobiliari.

Sembra strano, ma questa storia è, con altre cifre ma con le stesse proporzioni, realmente avvenuta sul mercato borsistico di New York pochi giorni fa: centinaia di migliaia di investitori hanno fatto la fila per sottoscrivere l’ultima nata in casa di Elon Musk, la società Space X, che ha per obiettivo quello di portare viaggiatori sulla Luna, su Marte ed anche oltre, come ha detto trionfante il finanziere americano.

 

 

Leggete bene le cifre: chi ha sottoscritto le azioni ha pagato la società duemilamiliardi di dollari (2.000.000.000.000 per capirci) per acquisire un’azienda che produce 18 miliardi di fatturato ed affronta costi per 21 miliardi di dollari!

Le stesse cifre (con qualche zero in più…) raccontate nella storia del mio amico; con una differenza.

Basta fare una semplice moltiplicazione per capire l’assurdità della situazione: chi investe lo fa per trarne un reddito o per accrescere il valore del capitale. Nel primo caso l’utile dovrebbe essere pari ad almeno 100 miliardi di dollari (un modesto 5% annuo…), nel secondo il prezzo dell’azione dovrebbe crescere dai 135 dollari in sede di offerta pubblica ad almeno 270 in un triennio.

Una “moltiplicazione dei pani e dei pesci” che solo il dio Elon è capace di promettere senza vergognarsi!

 Sicurezza: Radicali, “campagna e disobbedienza civile in centro città”

“Giovedì 25 giugno, alle ore 15, presso la sala “Carpanini” del Comune di Torino presenteremo il nostro nuovo volume La Repubblica della Paura, dedicato al tema della sicurezza in Italia e alle proposte che Radicali Italiani avanza ai Comuni per affrontarlo in modo serio e non semplicistico. Interverranno: Filippo Blengino (Segretario Radicali Italiani); Patrizia De Grazia (Tesoriera); Bianca Piscolla (Direzione nazionale); Samuele Moccia (Coordinatore Ass. Aglietta); Matteo Ferrione (Camere Penali). Saluti di Silvio Viale (Cons. Comunale) e Matteo Maino (+Europa). Modera l’avv. Roberto Guarino. Al termine dell’evento militanti e cittadini fumeranno cannabis in centro città. Un’azione nonviolenta per denunciare una normativa fallimentare che continua a criminalizzare il consumo di una sostanza meno dannosa di alcol e tabacco, alimentando al contempo il mercato nero, lo spaccio e le organizzazioni criminali” – lo annunciano in una nota congiunta Radicali Italiani e l’Ass. Adelaide Aglietta di Torino.
“La sicurezza si costruisce con interventi concreti, non con la propaganda e gli slogan della paura -dichiara Filippo Blengino, Segretario di Radicali Italiani -. Chiediamo alle città di investire in politiche efficaci e preventive su illuminazione pubblica, immigrazione, baby gang, servizi sociali, polizia locale, sex work, movida e riduzione del danno. Il tema delle droghe è centrale: dove esistono regole chiare e mercati legali, diminuiscono illegalità e insicurezza. Per questo continueremo a disobbedire a leggi sbagliate e torneremo a violarle anche a Torino” – conclude.

TAV Torino – Lione, un problema (anche) finanziario

L’OPINIONE

Le recenti dichiarazioni emerse nel dibattito europeo sulla Torino-Lione confermano ciò che i territori segnalano da tempo: l’ennesimo problema dell’opera non è più soltanto tecnico o procedurale, ma finanziario. È la stessa stampa francese, dopo la conferenza intergovernativa Italia-Francia dello scorso 17 giugno, a restituire un quadro diverso da quello raccontato negli ultimi anni.

Dopo l’ulteriore incontro al Grattacielo Piemonte, l’Unione Montana Valle Susa ribadisce la necessità di riportare il confronto nelle sedi tecniche e di rimettere al centro il trasporto pubblico locale. Sul sistema TAV e sulle opere connesse continuano infatti a pesare nodi irrisolti (la sostenibilità economica, la reale utilità degli interventi, la definizione delle priorità infrastrutturali) al punto che il progetto, allo stato attuale, risulta tecnicamente inadeguato e deve essere ritirato.

Non si tratta di una posizione ideologica, ma di una valutazione concreta. Mentre in Francia il dibattito pubblico torna a interrogarsi sulla necessità di individuare “finanziamenti alternativi” e sul fatto che “non si possa attendere tutto dal denaro pubblico”, in Piemonte si continua a procedere su progetti dagli impatti rilevanti senza chiarire né le coperture né le ricadute effettive sulla mobilità quotidiana delle cittadine e dei cittadini. Se le risorse pubbliche non sono infinite, devono essere indirizzate prima di tutto verso interventi che rispondano a bisogni reali, misurabili e attuali: il potenziamento del trasporto pubblico locale, il completamento della linea 1 della metropolitana di Torino e la realizzazione della linea 2.

Oggi ci troviamo di fronte a un paradosso: mentre si chiedono sacrifici ai territori, aumentano le incertezze sulla disponibilità delle risorse necessarie a completare l’intero sistema infrastrutturale tra Italia e Francia, che non dispongono (e non disporranno) della copertura del finanziamento europeo. Particolarmente significativo è il richiamo del coordinatore europeo del corridoio TEN-T Mediterraneo Mathieu Grosch, che ammette i problemi di finanziamento della tratta internazionale e sollecita nuove forme di copertura, fino al ricorso al debito e al coinvolgimento diretto dei risparmiatori. Il finanziamento attualmente assegnato a TELT terminerà il 30 giugno 2026dal 1° luglio i costi saranno interamente a carico dei contribuenti italiani e francesi.

Il piano complessivo appare sempre più problematico. Alla crescita dei costi e alle incertezze sul finanziamento della tratta internazionale (14,7 miliardi di euro, fonte CIPESS aprile 2026) si aggiunge il rinvio già programmato della tratta nazionale francese, che Parigi ha collocato almeno al 2045. Senza il finanziamento delle tratte nazionali, su entrambi i versanti, il collegamento transfrontaliero non potrà esprimere le prestazioni e i volumi di traffico che ne hanno giustificato la realizzazione.

A questo quadro di incertezza finanziaria si sommano le forti criticità emerse nel tavolo tecnico dedicato alla tratta nazionale Avigliana-Orbassano, convocato dalla Regione Piemonte nell’ambito dell’istruttoria in corso e che in data odierna si è concentrato sul tema delle cantierizzazioni.

Nel corso dell’incontro sono state citate le 28 osservazioni relative alla cantierizzazione delle opere, di cui 20 presentate dall’Unione Montana Valle Susa, su aspetti centrali quali la viabilità di cantiere, il consumo di suolo agricolo, gli espropri, gli impatti ambientali, la gestione delle aree di stoccaggio e la sovrapposizione con altre infrastrutture previste sul territorio. La commissione tecnica dell’Unione ha evidenziato come il livello di dettaglio attualmente disponibile non consenta una valutazione completa degli impatti: mancano informazioni puntuali sui flussi dei mezzi di cantiere, sui quantitativi di materiale movimentato, sulle attività notturne, sui consumi idrici, sulle emissioni e sul cronoprogramma delle lavorazioni.

Particolare attenzione è stata posta sulla situazione di Avigliana, individuata dagli stessi progettisti come il territorio maggiormente interessato dalla presenza di aree tecniche, aree di stoccaggio e cantieri ferroviari collocati in prossimità del tessuto urbano, con possibili interferenze con la sottostazione elettrica, la stazione di Buttigliera Alta, la fermata di Orbassano e gli accessi ai principali presidi ospedalieri dell’area. Sul consumo di suolo agricolo, la Direzione Agricoltura della Regione Piemonte ha sottolineato come il ritorno dei terreni alle condizioni originarie dopo cantieri di tali dimensioni sia estremamente complesso e spesso non pienamente realizzabile. L’Unione Montana chiede pertanto di rivalutare le soluzioni progettuali precedenti, basate su una maggiore estensione delle gallerie naturali, ritenute potenzialmente in grado di ridurre consumo di suoloespropriaree di cantiere e impatti complessivi sul territorio.

«Se oggi mancano le certezze economiche per la tratta internazionale e per le linee nazionali che dovrebbero alimentarla, diventa ancora più incomprensibile insistere su opere come la Avigliana-Orbassano – ha dichiarato il presidente dell’Unione Montana Valle Susa Pacifico Banchieri – Prima si chiarisca come e quando verrà finanziato l’intero sistema ferroviario Torino-Lione, solo dopo si potrà discutere seriamente delle opere che dipendono da quel sistema. In questo quadro è impensabile il finanziamento della Avigliana-Orbassano e, come abbiamo più volte ribadito, per noi la priorità resta la realizzazione della metropolitana a Torino».

Di fronte a questo scenario è legittimo chiedersi quale sia la reale sostenibilità economica dell’intero progetto. Prima di chiedere ulteriori sacrifici ai territori, consumare nuovo suolo e impegnare altre risorse pubbliche, la Regione Piemonte, il Governo e i soggetti attuatori hanno il dovere di fare chiarezza sul quadro finanziario complessivo, indicando con precisione quali risorse siano realmente disponibili e quali impegni restino ancora scoperti. La sostenibilità di un’infrastruttura, del resto, non si misura soltanto con le opere realizzate, ma con la capacità di garantirne la copertura economica fino al completamento dell’intero progetto: e su questo punto, oggi, le risposte appaiono ancora insufficienti.

Unione Montana Valle Susa

 Blackout anche in Municipio: il Sindaco si darà da fare?

 

A forza di andare, anche la Sfiga se la prende con una Amministrazione che ha perso pare il tocco magico. Lo Russo mi era apparso triste o preoccupato sul palco della festa della CISL. Il giorno prima al congresso UILM aveva dovuto ammettere il Declino della Città, che ricordo a tutti dal 1993 è amministrata da Sindaci PD con l’intermezzo della Appendino, e i risultati positivi non si vedono. La Torino bellissima e’ sempre e solo quella ad opera dello Juvarra, di Guarini, Castellamonte , tutta gente contattata dai Savoia e da due Madame reali francesi. Per il resto i sinistri hanno lasciato sfiorire Italia 61 il lascito del Sindaco Peyron, hanno lasciato consumare le autostrade frutto della vision del Presidente Giuseppe Grosso, non hanno completato la tangenziale di Botta , che il PCI aveva criticato perché troppo orgoglioso di tre corsie. La Metro 1,malgrado i soldi di Roma, e’ ferma perché hanno fatto errori nelle gare di appalto. La Metro 2 arriverà solo nel 2033. Son riusciti a mettere in crisi anche la vecchia e benemerita Azienda elettrica municipale così al susseguirsi dei Blackout il Dirigente IREN responsabile ha detto che la rete è vecchia e che ci vogliono 5 anni per rinnovarla. Non si poteva dire prima? Non si potevano usare i soldi del PNRR? La scorsa notte mezza Città al buio e al caldo e oggi il Black out è arrivato anche nell’ufficio del povero Sindaco, subito attaccato dai Cinquestelle che non si sa cosa abbiano fatto nei loro cinque anni di potere. Non bastava aver perso di vista i quartieri periferici quasi come fossero figli di un Dio minore, non bastava aver dimenticato la metà della Città che sta male difesa solo dalla Chiesa e da noi dell’UDC, non bastava aver difeso male il settore industriale della Città la cui crisi ha penalizzato anche il commercio. Ora i Blackout in serie a dimostrare la impotenza della Amministrazione comunale, brava solo a far organizzare convegni di correnti e correntine nuove ispirate da professori che non si erano accorti del declino economico della Città e che non hanno ancora saputo rispondere all’ultima relazione di Banca d’Italia di Torino. Tutti segnali che portano dritti a un riposo alla opposizione dopo trent’anni di potere che si è riversato su ogni sedia del potere economico e culturale della Città. Come si diceva una volta la spinta propulsiva si è esaurita, è rimasto solo l’attaccamento al potere che ha portato ieri alla foto con la zappa in mano a piantare alberi. Peyron, Grosso, Porcellana e il Marchese di Rora’ si staranno girando nella tomba. Se Torino non vuol peggiorare ulteriormente tra 10 mesi è molto meglio cambiare.
Mino GIACHINO 
UDC Torino

Sergio Bartoli (Lista Cirio): «Torrente Orco, la Regione se ne sta occupando, ma servono interventi tempestivi»

Oscillazioni ingenti e improvvise della portata colpiscono numerosi corsi d’acqua sul territorio

«Apprendo con interesse e con favore dalla risposta dell’Assessorato all’Ambiente al mio question time sulla portata irregolare del torrente Orco come la Regione Piemonte abbia ben presente il problema, così come l’Autorità di Bacino, ed entrambe le istituzioni se ne stiano occupando attraverso la convocazione di tavoli di lavoro con tutte le parti in causa: operatori dell’energia, agricoltori ed Enti locali. Auspico che, al di là delle interlocuzioni doverose e necessarie, dagli incontri scaturiscano interventi concreti e tempestivi per ridurre o addirittura annullare le oscillazioni nella portata dell’Orco che mettono a rischio le colture e l’ecosistema della valle: già in condizioni climatiche usuali le ingenti variazioni della portata delle acque hanno ripercussioni pesanti sull’agricoltura e sulle specie ittiche presenti nell’alveo del torrente, ma in momenti di grande emergenza climatica come quello che stiamo vivendo la carenza improvvisa di acqua mette ancora più a rischio il territorio. Si tratta, in verità, di un fenomeno che non riguarda soltanto il torrente Orco: oscillazioni preoccupanti nella portata si verificano, infatti, in numerosi altri corsi d’acqua piemontesi. Molteplici segnalazioni in merito mi sono giunte nei giorni scorsi, infatti, da parte di cittadini e agricoltori preoccupati», così in una nota il Consigliere Regionale Sergio Bartoli (Lista Civica Cirio Presidente PML) a seguito della discussione in Consiglio regionale della sua interrogazione a risposta immediata “Criticità nella gestione delle portate del Torrente Orco e conseguenze sull’approvvigionamento irriguo nel Canavese”.

Scanderebech e il blackout a Palazzo Civico

La capogruppo di Forza Italia Federica Scanderebech, che ieri aveva dato il via al dibattito in Sala Rossa sul problema dei blackout, oggi ha scattato  queste foto a Palazzo Civico. Anche il Municipio, a quanto pare,  non è immune al blocco di energia elettrica. “Oggi in municipio si stanno susseguendo diversi blackout, il Sindaco chiederà scusa ai suoi funzionari impossibilitati a lavorare, a coloro che sono rimasti chiusi negli ascensori? O adesso sarà mica colpa dei dipendenti comunali se salta la luce anche a palazzo civico?”, commenta la consigliera.

I due punti. E poi?

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L’OPINIONE

I ” nuovi tropici sabaudi” : 37 gradi. I blackout si moltiplicano ( e già questo comunica qualcosa di una città…) con danni stimati superiori ai 100.000 euro. Ma Torino ha un nuovo logo. Torino:
Due punti. Elemento ortografico tra i più raffinati della nostra punteggiatura — introduce, promette, apre. Dice: aspetta, c’è dell’altro. Concettualmente, quasi elegante.
Un messaggio rivolto ai turisti? Fermiamoci un secondo su questo aspetto, perché è qui che il ragionamento si avvita su se stesso in modo quasi ammirevole. I due punti, per funzionare, richiedono una competenza grammaticale di base. Chi li vede deve sapere  che quel segno non esiste da solo, ma introduce qualcosa, che è l’inizio di una promessa logica. È un codice. Sottile, raffinato, molto italiano, nella sua complessità
Il turista che arriva a Porta Nuova quel codice non lo conosce. Vede due puntini. Pensa a un refuso. Passa oltre.
Il sindaco Lo Russo ha dichiarato con chiarezza la sua visione urbanistica: “Torino non sarà Milano. Niente grattacieli, niente skyline da cartolina finanziaria”
Una città di prossimità, a misura di quartiere, di persona. Una scelta precisa, identitaria, persino coraggiosa nel panorama italiano.
E allora viene spontanea una domanda: se Torino non è Milano, perché per raccontarlo al mondo si chiama un’agenzia milanese? Più di 300.000 euro spesi e affidati a chi abita esattamente il modello che si è scelto di non seguire.
La contraddizione non ha bisogno di commenti. Si commenta da sola.
C’è qualcosa di profondamente torinese in tutto questo. Una città che pensa molto, comunica poco, e costruisce messaggi per un pubblico esterno, usando strumenti che quel pubblico non ha. Una città che si racconta con il lessico della semiotica quando fuori – ribadisco con stanchezza- ci sono 37 gradi (e oltre), la corrente va e viene, le attività commerciali e di somministrazioni sono molto preoccupate per il resto della stagione, se questo è l’andazzo.
I due punti promettono che c’è dell’altro. Può darsi. Ma prima di introdurre e raccontare qualcosa ai turisti, forse varrebbe la pena garantire che la corrente elettrica arrivi fino in fondo alla frase.
Chiara Vannini

Zangrillo: “In Val di Susa violenza a orologeria”

 “ A TORINO LA SINISTRA SIA MENO IPOCRITA SULLA SICUREZZA”

 

«È una violenza a orologeria. Ma ormai tutto questo non sorprende più: preoccupa, piuttosto, constatare ancora una volta che ci troviamo di fronte a un vero e proprio disegno criminale e sovversivo. Risponderemo, e rispondiamo, come sempre, con serietà e determinazione», dichiara Paolo Zangrillo, ministro per la Pubblica amministrazione e segretario regionale di Forza Italia in Piemonte, commentando la nuova notte di tensione in Val di Susa, dove un gruppo di manifestanti No Tav ha lanciato pietre contro le Forze dell’Ordine, tentando di forzare le recinzioni del cantiere di Chiomonte.

Prosegue Zangrillo: «Per mettere fine una volta per tutte alla violenza antagonista, anche il centrosinistra deve abbandonare ogni ipocrisia. A Torino esiste da anni un problema evidente legato alla galassia anarchica, che si somma a un allarme sicurezza che flagella i quartieri. Il sindaco Lo Russo spieghi ai cittadini perché per anni ha ignorato violenza, intimidazioni e degrado, mantenendo un atteggiamento superficiale e ambiguo.

La legalità si costruisce con la presenza dello Stato sul territorio, sostenendo le Forze dell’Ordine e contrastando spaccio, illegalità e frange violente, proprio come sta facendo questo Governo.

I cittadini non chiedono etichette ideologiche, ma risultati concreti, decoro e vivibilità nei quartieri. È su questo che si giudica un’amministrazione e, su questo terreno, il sindaco Lo Russo e la sua maggioranza hanno fatto e stanno facendo l’esatto contrario di ciò di cui Torino ha bisogno», conclude il ministro.

Cento Centri? Nessun Centro

LO SCENARIO POLITICO di Giorgio Merlo

Dunque, abbiamo perso il conto di quanti Centri esistono nel nostro paese. Purtroppo, c’è un filo rosso che li lega tutti. E spiace doverlo ricordare soprattutto in una stagione politica dove crescono in modo esponenziale – tanto sul versante della destra quanto su quello della sinistra – alcuni disvalori fondo. E cioè, dal massimalismo all’estremismo, dal radicalismo al populismo. Soprattutto il populismo. E proprio di fronte a queste precise derive il Centro manifesta, purtroppo, tutta la sua inconsistenza e la sua fragilità. Ora, e senza iniziare la conta dei molteplici Centri che affollano la coalizione di sinistra e progressista – dove ormai crescono come funghi – e nell’alleanza attualmente al Governo e anche e soprattutto al di fuori dei due schieramenti maggioritari, credo che il Centro e, nello specifico, una “politica di centro”, sono credibili se rispondono a tre criteri di fondo. Innanzitutto il Centro è credibile, serio e reale se riesce a dispiegare un progetto politico. Nessuno pensa di poter ridare voce e gambe ad un progetto come quello declinato per 50 anni dalla Dc o, per fermarsi all’inizio della seconda repubblica, al Ppi di Marini e Gerardo Bianco o alla Margherita di Rutelli, Marini, Parisi, Mastella e Dini. Ma, senza un credibile progetto politico, culturale e programmatico che cateterizza quello spazio politico, il tutto si riduce ad essere, puntualmente, un satellite politicamente irrilevante, culturalmente inesistente e programmaticamente vacuo. Cioè, appunto, un satellite che non ha peso politico. In secondo luogo si può parlare di Centro se chi lo interpreta nella cittadella politica italiana rappresenta un segmento sociale ben preciso e definito della società. E questo perchè il Centro non è soltanto una vaga ed indefinita categoria politica ma, nello specifico, anche e soprattutto un riferimento sociale, valoriale e categoriale. Del resto, non è un caso che i “cento fiori” del Centro sono accomunati oggi da un elemento di fondo: e cioè dalla scarsissima rappresentanza nella società reale italiana. In ultimo, ma non per ordine di importanza, il Centro conta nella misura in cui contribuisce a dettare l’agenda politica. Come diceva il leader storico della sinistra sociale della Dc Carlo Donat- Cattin in tempi non sospetti, “in politica conta chi detta l’agenda politica”. Se il Centro da un lato si limita a replicare la triste esperienza degli ormai famosi “partiti contadini polacchi” – che è un po’ il modello del dirigente Pd Bettini che relega il Centro ad una sorta di “tenda” telecomandata dall’azionista di maggioranza della coalizione – o, sul versante opposto, ad un semplice gregario rispetto al programma della coalizione che viene puntualmente dettato da altri, è del tutto naturale che poi il Centro, se vuole ancora giocare un ruolo politico significativo, deve andare per conto proprio affrontando anche i mari tempestosi della solitudine rispetto agli schieramenti maggioritari. Ecco perchè, oggi, quando si parla di Centro, del futuro del Centro e, soprattutto, del ruolo politico del Centro nella società italiana – quanto mai necessari di fronte ad una crescente radicalizzazione politica e polarizzazione ideologica – non possiamo non tenere in seria considerazione questi tre fattori. Che erano, e restano, gli ingredienti principali e decisivi per non ridurre il Centro ad una sorta di banale ed insignificante accessorio.