POLITICA

Carceri, Italia condannata. Ravinale e Marro (Avs): «Cirio dichiari stato di emergenza»

Antonio Raddi aveva 28 anni. È morto il 30 dicembre 2019 nella Casa circondariale “Lorusso e Cutugno” di Torino. La Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato l’Italia per la violazione degli articoli 2, sul diritto alla vita, e 3, che vieta trattamenti inumani e degradanti, della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo. Una sentenza che afferma il principio fondamentale per cui quando una persona è detenuta, è nelle mani dello Stato. Non può scegliere liberamente come curarsi, a chi rivolgersi, come farsi ascoltare.
Nel frattempo L’OSAPP oggi ha lanciato l’ennesimo, drammatico grido d’allarme sulla Casa Circondariale “Lorusso e Cutugno” di Torino. La situazione ha ormai superato ogni limite di tollerabilità ed è senza precedenti. Il carcere è fuori controllo e il sovraffollamento ha raggiunto livelli devastanti, mentre le condizioni igienico-sanitarie sono ormai incompatibili con qualsiasi standard di civiltà. Ratti, scarafaggi e cimici infestano interi reparti dell’istituto, mettendo a rischio la salute del personale e delle persone detenute.
La morte di Antonio Raddi non è stata solo un errore individuale. È il segno di un sistema da cambiare radicalmente.
Anche per questo abbiamo presentato un’interrogazione per chiedere al presidente Cirio di affrontare le condizioni critiche delle carceri piemontesi aggravate da ormai più di un mese anche dal caldo estremo. La salute di chi è in carcere e di chi ci lavora è una responsabilità delle istituzioni, e la vicenda di Antonio mostra quanto sia necessario non trascurarla. Cirio affronti la situazione e dichiari lo stato di emergenza regionale.
AVS Consiglio regionale del Piemonte

Sfruttamento in agricoltura, documento gruppo lavoro Commissione Legalità

È stato approvato all’unanimità da tutti i gruppi consiliari, in Commissione Legalità, il documento conclusivo del gruppo di lavoro sullo sfruttamento lavorativo in agricoltura.

Dopo oltre un anno di lavoro, durante il quale sono state audite le realtà che in Piemonte seguono da tempo questo tema con competenza e professionalità, si è arrivati a una sintesi condivisa.  

Le conclusioni di questo documento partono da una lettura della realtà che riconosce alcune criticità strutturali dell’agricoltura italiana: il calo della manodopera disponibile a fronte di una domanda di lavoro sempre più concentrata e specializzata, un sistema dei decreti flussi che necessita di una profonda riforma, l’assenza di un efficace sistema pubblico di incontro tra domanda e offerta di lavoro, carenze normative sull’accoglienza dei lavoratori stagionali e una distribuzione del valore lungo la filiera che continua a comprimere i margini delle imprese agricole. A ciò si aggiunge un dibattito pubblico spesso polarizzato, che affronta il tema delle migrazioni più come terreno di scontro ideologico che come questione legata al lavoro e all’organizzazione del sistema produttivo. 

Dal documento emerge la volontà chiara e comune di affrontare questo fenomeno attraverso misure organiche e capaci di incidere sulle cause strutturali del problema. 

Tanti i temi su cui ci si è soffermati, proponendo per ciascuno di essi una risposta che la Regione può mettere in campo.

Un primo punto centrale riguarda il tema dell’abitare e delle condizioni materiali di vita dei lavoratori agricoli, in particolare stagionali. Su questo aspetto il consigliere Calderoni (PD), già Sindaco di Saluzzo, ha dichiarato: «Il contrasto allo sfruttamento del lavoro agricolo passa anche dalla capacità di garantire condizioni di vita dignitose ai lavoratori stagionali. Per questo serve una normativa regionale che favorisca un’accoglienza di qualità, con standard verificabili, costi trasparenti e un chiaro coinvolgimento dei datori di lavoro, sostenuto da incentivi e strumenti fiscali. Occorre inoltre promuovere soluzioni abitative innovative per i lavoratori più stabili e rafforzare i servizi di trasporto pubblico stagionale, indispensabili per collegare alloggi, aziende e aree rurali. Il Piemonte ha costruito, negli anni, un modello riconosciuto anche a livello europeo: ora dobbiamo consolidarlo e migliorarlo ulteriormente. Allo stesso tempo, è importante valorizzare e potenziare strumenti già esistenti ed efficaci, come la Rete del Lavoro Agricolo di Qualità, evitando inutili duplicazioni e rafforzando la collaborazione tra istituzioni, imprese e parti sociali. La legalità si costruisce con controlli efficaci, ma anche con politiche che rendano possibile il lavoro regolare e dignitoso».

Accanto alle condizioni di vita, il documento si sofferma sulla necessità di strumenti capaci di leggere e prevenire le situazioni di rischio, anche attraverso una migliore programmazione del fabbisogno di manodopera. Su questo punto la consigliera Marro (AVS) sottolinea il valore degli indici di congruità, ovvero parametri che permettono di stimare il fabbisogno reale di manodopera e di individuare eventuali anomalie tra lavoro dichiarato e lavoro effettivamente necessario: «Il voto unanime a questa relazione è un risultato di grande valore. Non è frequente che maggioranza e opposizione condividano un documento di questo tipo e significa che il lungo percorso di audizioni ha prodotto una lettura comune delle cause dello sfruttamento lavorativo in agricoltura. È un punto di partenza importante, perché quando l’analisi è condivisa diventa più difficile voltarsi dall’altra parte. Sono particolarmente soddisfatta che ci sia stato accordo su una proposta come quella degli indici di congruità, cioè uno strumento che permette di stimare il reale fabbisogno di manodopera di un’azienda e, insieme a un sistema pubblico capace di incrociare domanda e offerta di lavoro, di programmare meglio il lavoro stagionale e orientare i controlli dove emergono anomalie. Non serve a puntare il dito contro qualcuno, ma a costruire strumenti che aiutino a prevenire lo sfruttamento. Le audizioni e il lavoro svolto in questi mesi, così come emerge anche dal dossier Grappoli amari sulle Langhe, dimostrano che non siamo di fronte a criticità episodiche, ma a un problema strutturale. Oggi questa consapevolezza è stata riconosciuta dall’intera Commissione Legalità del Consiglio regionale. Adesso deve tradursi in scelte concrete».

Il lavoro del gruppo ha affrontato anche il tema della responsabilità della filiera, della formazione e dei controlli, con particolare attenzione al ruolo della Grande Distribuzione Organizzata. Lo evidenzia la consigliera Canalis (PD), Vicepresidente della III Commissione del Consiglio regionale.

«In un contesto in cui il caporalato sta cambiando pelle, i dazi e i vincoli della Grande Distribuzione impattano sulla nostra agricoltura e la manodopera è sempre più scarsa e vulnerabile, anche le istituzioni pubbliche devono reagire modificando l’approccio. Per migliorare la qualità del lavoro, occorre coinvolgere e responsabilizzare maggiormente la Grande Distribuzione Organizzata, affinché contribuisca a garantire condizioni economiche che permettano alle imprese agricole di sostenere il lavoro regolare. Allo stesso tempo vanno rafforzati i controlli sul collocamento obbligatorio dei lavoratori svantaggiati, così come le attività di vigilanza contro il lavoro irregolare e lo sfruttamento. Un ruolo importante può essere svolto anche dalla formazione professionale, sostenendo attraverso le agenzie accreditate dalla Regione iniziative formative di base rivolte specificamente ai lavoratori stagionali, in particolare sul piano linguistico e della sicurezza sul lavoro».

Tra le proposte emerse anche quella di valorizzare le aziende agricole che garantiscono lavoro regolare e diritti, rendendo riconoscibile la qualità del lavoro lungo tutta la filiera. Su questo interviene il consigliere Coluccio (Movimento 5 stelle):

«È fondamentale l’istituzione di un marchio regionale del lavoro di qualità delle aziende agricole, un “bollino del lavoro etico”. Chi produce rispettando i diritti dei lavoratori deve essere riconosciuto e valorizzato, al contrario di chi sfrutta, usa lavoro nero o viola diritti fondamentali. Il marchio dovrà basarsi su controlli indipendenti, periodici e verificabili, non su autodichiarazioni. Nei casi accertati di violazione dei diritti dei lavoratori, la Regione dovrà poter intervenire anche sui disciplinari e sulle denominazioni di propria competenza. La qualità di un prodotto agricolo deve andare di pari passo con la qualità del lavoro impiegato per produrlo. Legalità, tutela dei lavoratori e delle imprese e dignità del lavoro sono elementi inscindibili».

A chiudere, la consigliera Ravinale (AVS) richiama il percorso politico e istituzionale che ha portato all’approvazione del documento e la necessità di non disperdere il lavoro svolto, anche a partire dall’esperienza del progetto Common Ground:

«Ci eravamo prese a inizio mandato l’impegno di lavorare con serietà sul tema dello sfruttamento lavorativo, che è purtroppo strutturale anche nella nostra Regione, e il documento approvato oggi all’unanimità dimostra che si può fare, uscendo da una logica che limita il contrasto al caporalato a devianze criminali invece di rispondere con gli strumenti necessari: alloggi, trasporti, intermediazione della domanda e dell’offerta, formazione. La Regione è stata capofila di Common Ground, il progetto del Ministero che ha permesso un’azione multilivello indispensabile per contrastare il nuovo schiavismo e che non può andare dispersa quando termineranno i fondi. Ora occorrerà ragionare sull’applicazione dei medesimi strumenti anche ad altri settori, dalla logistica all’edilizia, dove sappiamo essere altrettanto grave il problema del lavoro sommerso e dello sfruttamento».

Mauro CALDERONI (Consigliere regionale Gruppo PD)

Monica CANALIS (Consigliera regionale Gruppo PD e Vicepresidente III Commissione)

Pasquale COLUCCIO (Consigliere regionale Gruppo M5S)

Giulia MARRO (Consigliera regionale Gruppo AVS)

Alice RAVINALE (Presidente Gruppo AVS)

Presunto abuso edilizio. A rischio la sede della Fondazione Amendola?

DA PALAZZO CIVICO

La Fondazione Giorgio Amendola rischia di dover lasciare la sua sede in via Tollegno 52, a Torino?  

Il problema nasce da una complessa vicenda legata a una vecchia questione edilizia, oggi sanata, e a una controversia con i condomini.

I consiglieri Liardo e De Benedictis

Nel 2001 la Fondazione si insedia negli spazi comuni del condominio, destinati dal piano pilotis a un uso temporaneo e senza strutture fisse. Nel tempo vengono però realizzati muri, un bagno, sale riunioni e una biblioteca. Nel 2008 viene presentata una richiesta di sanatoria, respinta dal Comune nel 2021 per mancanza di conformità urbanistica.

Successivamente il Comune chiede ai condomini il pagamento dell’IMU per l’uso dell’area pilotis. Ma i residenti rifiutano di pagare e nel 2024 avviano una causa civile chiedendo alla Fondazione di versare la somma dovuta, liberare i locali entro il termine del comodato (2043) e ripristinarli allo stato originario.

Nel 2025 Prospero Cerabona, storica figura della Fondazione, presenta una nuova richiesta di sanatoria, che il Comune approva nel 2026 in base alla nuova normativa sulla casa. Nove condomini impugnano però il provvedimento davanti al TAR, sostenendo che la richiesta fosse illegittima perché presentata dal comodatario e non dai proprietari.

I consiglieri comunali di Fratelli d’Italia Enzo Liardo e Ferrante De Benedictis criticano la gestione della vicenda, parlando di un presunto grave abuso edilizio e chiedendo chiarimenti attraverso un accesso agli atti.

La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

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SOMMARIO: Piazza semivuota e contestazioni. Flop del campo largo a Napoli – A Nava il ricordo del gen. Emilio Battisti e della “Cuneense” – Le alghe del Po, la verità viene a galla – Lettere

Piazza semivuota e contestazioni. Flop del campo largo a Napoli

In prima pagina un titolo così non sarebbe stato leggibile su “La Stampa” prima del cambio di direttore. Il testo del pezzo riporta quanto segue:

“Comincia come era difficile immaginare, la manifestazione unitaria a Napoli dei leader del campo largo. Piazza semivuota e poliziotti schierati davanti al palco in tenuta antisommossa. Caschi, scudi e manganelli. Un gruppo formato da una cinquantina di disoccupati urla un po’ di tutto. “Ce l’hanno con il ministero, ma anche con la Regione e il Comune, ambedue di centro-sinistra. Sotto il palco arriva anche un gruppo di “Potere al Popolo”, la sigla d’annata della violenza ispirata alla contestazione del ’68. Il presidente Fico e il sindaco di Napoli parlano fra i fischi pochi minuti e poi desistono. Per Fico è quasi la legge del contrappasso.

Conte viene definito un “buffone”. Il comizio è sospeso per lunghi minuti in un clima surreale”, scrive “La Stampa”, mentre i manifestanti urlano “fuori i fascisti”. Scrive ancora il giornale: “L’obiettivo della trasferta napoletana era mostrare che l’alternativa è pronta”. Forse, considerando il clima afoso, avrebbero dovuto trasferire l’adunata a Cortina d’Ampezzo. Il sole di Napoli uccide. La strada “per vincere e governare” è ancora lontana. Marcello Sorgi commenta: “Nel campo largo l’unità resta lontana”. Il centro di Renzi non era stato invitato o non si è visto. Si aggira solo Magi di “Più Europa”, forse per cercare di farsi notare in vista di un’altra candidatura sicura.

 

A Nava il ricordo del gen. Emilio Battisti e della “Cuneense”

Sul Colle di Nava anche domenica scorsa l’Associazione Nazionale Alpini ha ricordato al sacrario dove riposa l’eroico generale Emilio Battisti i caduti della Cuneense, la divisione “Martire” della campagna di Russia. È stata una giornata in cui si è respirata aria fresca di montagna e aria buona perché sono stati rivissuti ideali patriottici che gli alpini hanno saputo salvaguardare. Oggi parlare di storia militare fa accapponare la pelle a tanti che confondono la pace con il pacifismo di certi cortei, spesso molto violenti e quindi assai poco pacifici.

Vorrei ricordare in particolare il Generale Emilio Battisti, comandante della “Cuneense”, che rifiutò di avvalersi di un aereo tedesco per tornare in Italia e condivise – come fece in Africa il Duca d’Aosta – la sorte dei suoi sildati durante una durissima prigionia in URSS. Fece ritorno in Italia a cinque anni dalla fine della guerra, il 15 maggio 1950. Ricordo che l’ambasciatore italiano a Mosca, che era stato ministro della Guerra, Manlio Brosio, si interessò alla sorte dei 60mila prigionieri italiani in Russia, di cui solo 10 mila fecero ritorno.

A Cuneo non venne accolto perché considerato come un “fascista”, una pagina indegna dimenticata di cui Nuto Revelli fu magna pars.

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Le alghe del Po, la verità viene a galla
Che le alghe avessero invaso il Po era già accaduto con l’amministrazione Appendino per scarso interesse al problema. Adesso il caldo  di quest’anno ha aggravato la situazione. Il direttore dell’Arpa ha detto la verità: occorreva prevenire il problema in primavera, non rincorrerlo in ritardo, come invece è accaduto.
Quando era iniziata la bonifica, il Po era già “colonizzato dalle piante”. Perché dobbiamo tenerci politici inadeguati sempre in ritardo che non sanno  disporre degli uffici al fine di raggiungere l’efficienza? Chi abita  vicino al Po è aggredito dalle zanzare e da odori sgradevoli.
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LETTERE scrivere a quaglieni@gmail.com

Terra Madre in centro

Adesso capisco perché hanno pedonalizzato via Roma, eliminando il marciapiede. Via Roma sarà sede del prossimo mercato alimentare di Carlin Petrini che voleva il ritorno in centro dei 700 stand di “terra madre” – Salone del gusto. E poi sicuramente seguiranno altri eventi commerciali perché il Salone del gusto di Slow Food è in primis un’iniziativa commerciale come quando si teneva al Lingotto.   Giuseppe Romeo

Condivido le sue riserve (anche se non credo che via Roma pedonale sia stata ideata per onorare Petrini) ma spero che sia un modo per onorare eccezionalmente Petrini nell’anniversario della sua morte. Parteciperà anche il Presidente Mattarella. Può essere un fatto eccezionale. Almeno così spero. Addirittura gli stand partiranno da piazza Carlo Felice e giungeranno in piazza Vittorio. La città sarà bloccata. L’enoteca verrà collocata in piazza San Carlo. La nostra idea di Torino è cosa molto diversa, caro lettore.

Corso Moncalieri

Ridurre a due corsie corso Moncalieri è cosa assurda. Equivale a paralizzare la città. Cosa ne pensa?   Barbara Tieste

Concordo con lei. Una scelta insensata. Forse si sono dimenticati che corso Moncalieri è la tangenziale est che non venne costruita, di cui si parlava negli Anni 70 e che le amministrazioni di sinistra dal 1975 al 1985 hanno cancellato insieme alla metropolitana. Le code infinite che si determineranno saranno ulteriore motivo di inquinamento.

 

Banchetto al Vittoriano

Questa fotografia di un banchetto all’Altare della Patria mi sembra un’offesa al Milite Ignoto e a ciò che storicamente rappresenta il Vittoriano. Che sia un consigliere del ministro della Difesa a protestare mi sembra ridicolo perché certe aberrazioni vanno prevenute.     Liana De Luca

La fotografia andrebbe verificata. Potrebbe essere un fotomontaggio. Penso che l’Istituto italiano per il Risorgimento, da cui dipende parte del Vittoriano, non sia scaduto al punto da organizzare banchetti.

Cattolici, collateralismo alla rovescia?

LO SCENARIO POLITICO di Giorgio Merlo

 

Recentemente è stato organizzato all’Istituto Sturzo a Roma un incontro fra alcune associazioni cattoliche sul tema importante e decisivo della democrazia, della rappresentanza democratica e anche, e soprattutto, sulla riforma della legge elettorale. Un’iniziativa degna di nota che, però, è stata conclusa da due leader dell’attuale sinistra italiana. Il capo del partito populista dei 5 stelle, Giuseppe Conte e la segretaria del Pd, Elly Schlein. Nulla in contrario, come ovvio ed evidente. Ma è curioso, nonchè singolare, che una importante e significativa iniziativa di un segmento rappresentativo del mondo cattolico italiano venga conclusa da due leader politici che, al di là di ogni polemica od osservazione critica, sono quasi antropologicamente alternativi rispetto alla storia, al pensiero, alla cultura e alla tradizione del cattolicesimo politico italiano, seppur variegato e composito al suo interno. Perchè quello che stupisce, e che inquieta, è che si corre il concreto rischio che in una fase politica dove vige un radicato ed inequivocabile pluralismo politico ed elettorale dei cattolici, dove la tesi dell’unità politica fa parte di un passato ormai improponibile – anche se nella Dc nessuno, ripeto nessuno per 50 anni, ha mai sostenuto il dogma dell’unità politica dei cattolici perchè si votava la Dc per ragioni esclusivamente politiche e perchè si era in un determinato contesto storico – e dove i cattolici si distribuiscono in modo equo ed omogeneo lungo l’intero scenario politico, si riaffermi un nuovo ed inedito neo collateralismo. Un collateralismo che non parte più dal partito – o dai partiti – nei confronti del mondo associazionistico ma si manifesta al contrario. E cioè, dai movimenti verso i partiti. Che, nel caso specifico, sono anche partiti la cui ragione sociale – e del tutto legittimamente – è lontanissima da tutto ciò che è anche solo genericamente riconducibile al cattolicesimo democratico, popolare e sociale. Ora, e senza alimentare ulteriori polemiche, credo che almeno su un punto non si può non concordare. Movimenti, gruppi, laici impegnati nel sociale e cattolici direttamente presenti nell’agone politico. E cioè, nessuno, ma proprio nessuno, può intestarsi in modo arrogante ed esclusivo la rappresentanza politica del mondo cattolico. O, peggio ancora, la parte che qualcuno ritene essere più responsabile, più accorta, più coerente e più matura come sostengono i cosiddetti “cattolici adulti” di prodiana memoria. Perchè i cosiddetti ed intramontabili “catto comunisti” – una categoria che esiste da sempre, addirittura era già presente prima della fine della dittatura fascista – non esauriscono affatto l’universo cattolico nel nostro paese. E questo perchè le molteplici sensibilità religiose, spirituali, etiche, culturali, sociali e politiche presenti nella galassia cattolica vanno rispettate rigorosamente e quasi dogmaticamente tutte. Insomma, per dirla in breve, nessuno può vantare di essere “più cattolico degli altri” e nè, tantomeno, di essere più titolato per ragioni misteriose e sconosciute sul terreno della coerenza nella dimensione pubblica e quindi politica. I “sepolcri imbiancati” per dirla con Carlo Donat-Cattin nella prima repubblica o i ”cattolici professionisti”, per usare una felice espressione di Mino Martinazzoli nella seconda repubblica, sono categorie che oggi non hanno semplicemente più cittadinanza. Nè attiva e nè passiva. Con buona pace di chi continua a sentirsi o a ritenersi tale.

UDC: idee per rilanciare Torino dopo 30 anni di sinistra

C’era anche il Presidente degli albergatori torinesi BORIO alla presentazione delle prime Proposte della UDC torinese, guidata dall’ex sottosegretario di Stato ai trasporti Giachino, per un Programma di rilancio di Torino dopo trent’anni di Amministrazioni di sinistra. Torino nei primi vent’anni di questo terzo millennio come ha detto Banca d’Italia ha perso venti punti rispetto a Bologna. Le Giunte di sinistra a partire da Castellani non hanno difeso l’industria dell’auto che ,, detto per inciso, quest’anno ha visto produrre nel mondo oltre 100 milioni di auto alla faccia di chi dava per finito il settore. Castellani pensando di sostituire l’industria col turismo ha puntato su una linea di sviluppo bassa che ha penalizzato la Città ma a sinistra questo errore strategico non è stato compreso. Per fortuna la iniziativa condotta proprio da Giachino insieme alle madamin ha salvato la TAV, dai cultori della Decrescita infelice, l’opera più importante per il futuro di Torino e di tutto il Nord.
Per questo Torino ha bisogno assoluto di cambiare squadra alla guida della Città. La alternanza , nei governi nazionali e locali,  lo ricordiamo ai democratici a targhe alterne, e’ la prima condizione della democrazia.
Nell’ incontro sono  stati passati in rassegna i punti di crisi dalla SICUREZZA, della grande precarietà nel mondo giovanile ai gravi ritardi nel costruire la TAV e la linea 2 della Metro sino alla emarginazione delle periferie. Si sono approfonditi due temi importanti per lo sviluppo della Città e cioè la necessità di avere un importante Centro Congressi e di rilanciare la attività Fieristica della Città. Molto spazio è stato dedicati ai gravi errori della amministrazione nel controllare la politica di IREN e della sua controllata IRETI che ha la responsabilità della rete elettrica della Città che , si è scoperto con ritardo di almeno cinque anni di ritardo, e’ fortemente usurata come hanno dimostrato i tantissimi blackout.Il prezzo pagato dai cittadini ai blackout è stato alto e grave.
Infine l’ex europarlamentare on. Vito Bonsignore ha sottolineato l’urgenza di politiche per gli Anziani che rischiano pesanti emarginazioni rispetto ai servizi socio assistenziali. Le carenze della politica assistenziale delle Amministrazioni sono molto attenuate dal grande e meritorio impegno del volontariato cattolico e non.

MG

La Costituzione diventa arma politica devastante?

IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni

Io non leggo mai né, tanto meno, ascolto l’ex magistrato Scarpinato, oggi ruggente esponente dei Cinque Stelle. Per mantenere fiducia nella Magistratura, l’ho sempre trascurato anche come magistrato, come ho fatto per Ingroia e qualche altro, a partire da Borrelli.

Io resto fermo a Bruno Caccia, il magistrato martire del dovere che evitava le interviste e le ostentazioni politiche.

Adesso apprendo dal “Corriere della Sera” che il prode Scarpinato ha sostenuto che la Costituzione “non è di tutti”, contravvenendo allo spirito e alla lettera del testo del 1948, che risultò essere un compromesso alto tra posizioni in partenza divergenti. Certo, alla Costituente non ci furono i missini, ma essi già nel ’48 vennero eletti in Parlamento senza problemi di ordine costituzionale. Scarpinato riprende in modo rozzo l’idea dell’arco costituzionale di De Mita, che avrebbe dovuto escludere i missini, che invece crebbero in voti. De Mita diceva qualcosa di anticostituzionale, perché la Costituzione è una garanzia per tutti gli italiani. Salvo che in una norma transitoria, non fa mai riferimento al passato regime perché i Costituenti seppero guardare avanti a un nuovo modello di società democratica. Scarpinato elenca i delitti di mafia e le stragi attribuite ai neo-fascisti, ma, ad esempio – è il Corriere a ricordarlo – dimentica di citare il terrorismo rosso che ha insanguinato il Paese, uccidendo anche dei magistrati. Sarebbe interessante sapere se le Br sono fuori o dentro la Costituzione, visto che per Scarpinato essa “non è di tutti”.

In una visione democratica la Costituzione dovrebbe essere la legge di tutti senza eccezioni. Estremizzare il discorso porta inevitabilmente a ridurre la Carta a un documento di parte. La Carta ha garantito libertà e pace e solo le quasi inapplicate leggi Scelba e Mancino fecero da gendarme al neo-fascismo, che andava combattuto e va combattuto con la politica più che con le manette, usate in via preferenziale, se non esclusiva, dal fascismo. Lasciamo fuori la Costituzione dalle diatribe di parte. Essa merita rispetto e non può essere un richiamo elettorale come poteva essere Garibaldi nel 1948, che non portò fortuna a chi se ne appropriò come simbolo elettorale. Il fatto che il “Corriere” prenda posizione su questi temi mi pare cosa molto importante. Guai se la Costituzione diventasse un’arma politica devastante. Salterebbe lo Stato di diritto.

Nasce il coordinamento torinese di Alleanza Verdi Sinistra

Torino, 9 luglio – È nato oggi ufficialmente il coordinamento torinese di Alleanza Verdi Sinistra, insieme al gruppo AVS in Consiglio Comunale e nei consigli di circoscrizione di Torino. Alla conferenza stampa di lancio erano presenti, insieme agli amministratori locali di Sinistra Ecologista, Sara Diena e Alberto Re, il Segretario nazionale di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni, il co-portavoce nazionale di Europa Verde Angelo Bonelli, il Vicecapogruppo di AVS alla Camera Marco Grimaldi, la co-portavoce provinciale di Europa Verde Torino Erica Bevilacqua. I promotori hanno parlato di “uno spazio propulsivo, capace di visione e attento ad intercettare le sensibilità e l’impegno della società civile e dei movimenti così come Sinistra Ecologista ha fatto fin dalla sua nascita” e chiarito che “Sinistra Ecologista vive in AVS e soprattutto vive la sua ‘ragione sociale’, cioè portare una nuova generazione sulla scena della rappresentanza, innovare forme e linguaggi, superare i vecchi paradigmi della “politica maschile tradizionale”. “Ringrazio i compagni e le compagne di Torino, perché ciò che accade qui oggi e in tante altre realtà del Paese non è scontato. È un segnale di rafforzamento, di radicamento: si dà corpo a una proposta politica che ha saputo convincere e costruire un’opzione che oggi si candida a governare paese. È un fatto politico. Siamo usciti dalle nostre confort zone per valorizzare le nostre culture mettendole in comune, perché siamo convinti che sia la chiave per affrontare le faglie di crisi del mondo contemporaneo. Unire giustizia sociale e giustizia climatica non è uno slogan, è una lettura di ciò che accade su scala globale e nei territori. Questa è anche la ragione della nostra crescita: noi vogliamo ribaltare il paradigma secondo cui è giusto solo ciò che è possibile e quel che è possibile lo determina una minoranza che vuole conservare lo status qui. Dobbiamo essere capaci di rendere possibile ciò che è giusto” – ha dichiarato Fratoianni. “Quella presa oggi qui è una decisione politicamente rilevante di significato nazionale: indica il radicamento che AVS sta costruendo nel Paese. Cresciamo e dobbiamo lavorare per far sì che anche nelle aree semiurbane e rurali si arrivi sopra il 10%. Abbiamo messo al centro il futuro, il noi, lasciando da parte l’io. Ci candidiamo a governare l’Italia e siamo la forza politica che vuole stabilizzare l’intera coalizione, restando irremovibili sulla centralità della pace, del diritto internazionale. Fuori da qua c’è un Paese che aspetta il cambiamento” – ha aggiunto Bonelli. “Continuiamo a crescere. Perciò facciamo paura e diamo fastidio. Ma vuol dire soprattutto che, per tutti quelli che ci stanno aiutando e sostenendo, siamo una piccola risposta, una voce. Il nostro compito è organizzare la speranza. In questi tempi bui serve un progetto testardamente unitario e radicale” – ha chiosato Grimaldi. “Sin dalla sua nascita, Sinistra Ecologista ha voluto mettere in risalto la dimensione civica, creando un luogo in cui le persone potessero condividere ideali e valori, per costruire insieme una città a misura di tutti e tutte, senza lasciare indietro nessuno. Siamo sempre stati, e saremo ancora, una forza politica capace di unire le generazioni, facendo tesoro dell’esperienza di molti per dare futuro all’energia dei giovani. Crediamo, quindi, che Alleanza Verdi Sinistra sia lo spazio naturale in cui ciascuno di noi possa sentirsi valorizzato e parte integrante di un progetto collettivo, capace di affrontare le battaglie politiche che ci stanno a cuore a partire dalla giustizia sociale e climatica” – ha dichiarato Diena. “ll percorso di costruzione di AVS a Torino richiede da parte di ciascuno il massimo impegno per integrare forme di agire politico con storie e sensibilità talvolta diverse, accomunate da temi condivisi e nuove sfide da affrontare insieme, seguendo gli ideali comuni di giustizia sociale e ambientale. Anche a Torino AVS dovrà essere uno spazio politico attento a intercettare l’impegno della società civile e dei movimenti, dando continuità al percorso di Sinistra Ecologista e tenendo tutte e tutti insieme, con l’intento comune di unire alla radicalità dei temi la responsabilità di governo della città” – ha sottolineato Alberto Re. “In questa società neoliberista l’atto più rivoluzionario è essere comunità. Oggi si sancisce un percorso collettivo, ci assumiamo l’impegno di armonizzare le nostre esperienze e tradurre giustizia climatica e giustizia sociale in politiche sui territori. A Torino il lavoro è già avviato, oggi vogliamo che diventi capitale dell’energia democratica, per tutelare le categorie fragili o fragilizzate. Per liberarci dall’economia del fossile si parte dalle città, dall’urbanistica della cura e del verde, dalle comunità energetiche” – ha aggiunto Bevilacqua