Domenica 5 aprile 2026, per la solennità della Santa Pasqua, in diversi campanili di Torino e Gassino Torinese, il gruppo CampaneTo-Amici della Sacra organizza cinque concerti campanari.
Il programma prevede i seguenti appuntamenti:
- ore 11.55, Torino: campanile del Faà di Bruno
- ore 12.00, Torino: campanile di Maria Ausiliatrice
- ore 12.00, Torino: campanile di Maria Regina della Pace
- ore 17.00, Gassino: campanile di frazione Bussolino
- ore 18.15, Gassino: campanile di frazione Bardassano
Per informazioni è possibile consultare i siti https://www.amicidellasacra.it/ o https://campanetor.wordpress.com/.
Il suono delle campane, spiegano gli organizzatori, «è il più emblematico e caratteristico tra gli annunci pasquali: voce argentina e solenne che dall’alto dei campanili annuncia la gioia del Cristo Risorto». Durante la settimana santa l’uso dei sacri bronzi segue disposizioni precise: la domenica delle Palme si suona a “baudetta” e a distesa per accompagnare la processione con i rami di ulivo, il giovedì santo le campane a festa invitano i fedeli alla funzione della Messa “in Coena Domini” e al canto del “Gloria” suonano la distesa completa per l’ultima volta prima del silenzio dei due giorni successivi. Infatti l’usanza di far tacere le campane il venerdì e il sabato santo «è uno di quei segni carichi di mistero e bellezza liturgica che aiutano a vivere intensamente il Mistero pasquale. Non è solo un’antica tradizione ma un potente riferimento al temporaneo silenzio di Dio in cui si nasconde la gloriosa vittoria della Resurrezione». In diverse realtà è ancora ricorrente “legare le campane”: le corde utilizzate per il suono dei bronzi vengono letteralmente annodate affinché questi ultimi non possano suonare per nessun motivo. In loro sostituzione sono adoperati rudimentali strumenti lignei quali “raganelle”, “batole”, “cantarane” e “crepitacoli” che con il loro suono breve e secco originato dalla rotazione di una lamina flessibile che viene raschiata da una ruota dentata fissata su un manico segnalano l’angelus e l’azione liturgica dell’adorazione della croce.
Il suono delle campane la notte del sabato santo è il segno del trionfo di Cristo sulle tenebre della morte, simbolo di rottura con l’oscurità del venerdì e del sabato santo. Durante la veglia pasquale, dopo le letture dell’Antico Testamento, quando il sacerdote intona il “Gloria in excelsis”, tutte le campane del campanile vengono “slegate” e suonate a distesa. E il lieto annuncio della Resurrezione risuona solenne dalle torri campanarie il giorno di Pasqua e nei cinquanta giorni successivi con i carillon del Regina Coeli e degli inni tipici del tempo pasquale: “Nei cieli un grido risuonò”, “Christus vincit”, “Cristo è risorto, Alleluia!”, “Cristo nostra Pasqua”.
(Diocesi di Torino) foto Mihai Bursuc
In tal senso, é da leggersi la pittura di fragile realismo, pur nella tecnica di perfetta definizione, di Riccardo Albiero. Figura ascetica, le braccia lungo i fianchi, una postura composta in silente, intima preghiera nel suo fisso osservarci quali amichevoli presenze cui chiedere gesti di comune devota condivisione, quella del giovane (autoritratto?) dallo sguardo profondo e penetrante di “The Silent Choir”. Alle sue spalle un “telo sospeso” (quasi sipario teatrale) in cui vediamo muoversi “ombre di colombe in volo” (simbolo eterno di pace cristiana e riconciliazione divina), riflesse in un gioco di smosso chiaro-scuro nell’ampia camicia chiusa ai polsi, fiori appena accennati nella delicatezza di morbide cromie e un “cardo” disegnato in basso a sinistra. Il volto del giovane “non descrive un’ identità definita–sottolinea Irene Finiguerra – ma una presenza interiore, come una figura che affiora come memoria dell’anima, come tracce di un mistero che non si lascia afferrare ma solo intuire”. E mistero, realtà simbolica è ancora il “cardo” che si ripete da “The Silent Choir” al più piccolo “Sorrowful Charm”, dove appare tenuto in mano forse dallo stesso giovane del precedente dipinto. Anche qui, non semplice grafica ornamentale di una comune “pianta” erbacea, ma, in ambito religioso, elevato simbolo associato al dolore, alla corona di spine e alla passione del Cristo, del Cristo che si fa uomo e assume su di sé la maledizione della Genesi per redimere l’umanità. Ancora Irene Finiguerra:“Queste opere parlano a chi crede, ma anche a chi è in ricerca. A chi riconosce nel tempo pasquale un mistero di fede e a chi, semplicemente, attraversa la Cattedrale in cerca di silenzio. Non chiedono appartenenza, ma disponibilità all’ascolto. In un tempo spesso segnato dal rumore e dalla fretta, invitano a sostare senza difese, a lasciarsi toccare da una luce che non impone risposte ma apre domande. Fino a giugno, nel tempo disteso che segue la Pasqua e conduce verso la pienezza della luce estiva, queste immagini continuano a parlare di vita che rinasce e di presenza che si fa discreta. Non proclamano, non spiegano: accompagnano. Sono come preghiere mute affidate alla pittura, offerte silenziose che chiedono soltanto di essere accolte”.











