Concerto di campane per Pasqua

Domenica 5 aprile 2026, per la solennità della Santa Pasqua, in diversi campanili di Torino e Gassino Torinese, il gruppo CampaneTo-Amici della Sacra organizza cinque concerti campanari.

Il programma prevede i seguenti appuntamenti:

  • ore 11.55, Torino: campanile del Faà di Bruno
  • ore 12.00, Torino: campanile di Maria Ausiliatrice
  • ore 12.00, Torino: campanile di Maria Regina della Pace
  • ore 17.00, Gassino: campanile di frazione Bussolino
  • ore 18.15, Gassino: campanile di frazione Bardassano

Per informazioni è possibile consultare i siti https://www.amicidellasacra.it/ o https://campanetor.wordpress.com/.

Il suono delle campane, spiegano gli organizzatori, «è il più emblematico e caratteristico tra gli annunci pasquali: voce argentina e solenne che dall’alto dei campanili annuncia la gioia del Cristo Risorto». Durante la settimana santa l’uso dei sacri bronzi segue disposizioni precise: la domenica delle Palme si suona a “baudetta” e a distesa per accompagnare la processione con i rami di ulivo, il giovedì santo le campane a festa invitano i fedeli alla funzione della Messa “in Coena Domini” e al canto del “Gloria” suonano la distesa completa per l’ultima volta prima del silenzio dei due giorni successivi. Infatti l’usanza di far tacere le campane il venerdì e il sabato santo «è uno di quei segni carichi di mistero e bellezza liturgica che aiutano a vivere intensamente il Mistero pasquale. Non è solo un’antica tradizione ma un potente riferimento al temporaneo silenzio di Dio in cui si nasconde la gloriosa vittoria della Resurrezione». In diverse realtà è ancora ricorrente “legare le campane”: le corde utilizzate per il suono dei bronzi vengono letteralmente annodate affinché questi ultimi non possano suonare per nessun motivo. In loro sostituzione sono adoperati rudimentali strumenti lignei quali “raganelle”, “batole”, “cantarane” e “crepitacoli” che con il loro suono breve e secco originato dalla rotazione di una lamina flessibile che viene raschiata da una ruota dentata fissata su un manico segnalano l’angelus e l’azione liturgica dell’adorazione della croce.

Il suono delle campane la notte del sabato santo è il segno del trionfo di Cristo sulle tenebre della morte, simbolo di rottura con l’oscurità del venerdì e del sabato santo. Durante la veglia pasquale, dopo le letture dell’Antico Testamento, quando il sacerdote intona il “Gloria in excelsis”, tutte le campane del campanile vengono “slegate” e suonate a distesa. E il lieto annuncio della Resurrezione risuona solenne dalle torri campanarie il giorno di Pasqua e nei cinquanta giorni successivi con i carillon del Regina Coeli e degli inni tipici del tempo pasquale: “Nei cieli un grido risuonò”, “Christus vincit”, “Cristo è risorto, Alleluia!”, “Cristo nostra Pasqua”.

(Diocesi di Torino) foto Mihai Bursuc

Scialpinista cade e muore sul Monviso

Ieri uno scialpinista è caduto ed è  morto sul Monviso. Si trovava sulla via di ascesa Sud, detta la  “Normale”, in Valle Varaita, nei pressi del bivacco Andreotti, a  3.000 metri di quota. Ha perso l’attacco degli sci e sarebbe caduto, senza che i soccorsi potessero salvargli la vita.

Pasqua, sole e temperature primaverili a Torino e in Piemonte

Il bel tempo atteso a Pasqua e Pasquetta a Torino e in tutto il Piemonte favorirà le visite alle città, la partecipazione alle iniziative culturali e le classiche scampagnate all’aria aperta e al sole.

Dopo il forte maltempo che ha interessato il Centro-Sud negli ultimi giorni e la lunga fase ventosa che ha coinvolto anche la nostra regione, con episodi di föhn intenso persino in pianura, la situazione meteorologica è destinata a migliorare sensibilmente.

Già da ieri sul Piemonte è  iniziato un periodo decisamente più stabile e soleggiato, grazie al rafforzamento dell’alta pressione legata all’anticiclone delle Azzorre, che interesserà il Nordovest per tutto il periodo pasquale. L’ escursione termica tra giorno e notte è elevata ma, le condizioni saranno  primaverili a tutte le quote: lo zero termico salirà oltre i 3.000 metri sulle Alpi e le temperature massime pomeridiane supereranno i 20°C in pianura, con picchi locali tra i 24 e i 25°C proprio tra Pasqua e lunedì dell’Angelo. I venti saranno deboli e variabili in pianura, con qualche rinforzo nelle ore centrali della giornata sulle zone montane.

Tenta di accoltellare un uomo durante una lite. Arrestato

Una violenta lite tra due uomini a Biella è finita nella notte tra venerdì e sabato con l’arresto di un uomo di 31 anni di origine tunisina, senza fissa dimora. Ha aggredito un uomo di origine marocchina, iniziando a insultarlo e a minacciarlo finché ha estratto un coltello. L’aggredito lo ha afferrato con una mano per evitare di essere colpito ed è rimasto ferito. I carabinieri hanno poi arrestato l’aggressore.

Il futuro del trasporto pubblico: Torino accelera con nuove reti e guida autonoma

Torino spinge sull’innovazione della mobilità, avanzando su due fronti strategici: la riorganizzazione del trasporto pubblico extraurbano e lo sviluppo della guida autonoma. Entrambi i percorsi entrano ora in una fase operativa, con l’obiettivo di tradurre le sperimentazioni in servizi concreti per cittadini e territori.

Da un lato, si è chiuso il confronto con i Comuni sul PAINT, il Piano dell’accessibilità e intermodalità della Città metropolitana. Il progetto punta a una rete più semplice e integrata, con collegamenti verso Torino più efficienti, maggiore copertura oraria e tariffe più eque. Entro la primavera è attesa la proposta definitiva, che sarà alla base dei futuri bandi per il trasporto pubblico locale.

Dall’altro, la città consolida il proprio ruolo di laboratorio avanzato per la mobilità autonoma. Con la sperimentazione AuToMove e il Living Lab ToMove, Torino testa navette senza conducente e soluzioni basate su intelligenza artificiale e infrastrutture smart. L’obiettivo è superare la fase pilota e avviare un’adozione su scala urbana.

In questo contesto si inserisce l’evento “Mobilità autonoma: il futuro si disegna a Torino”, occasione di confronto tra istituzioni, imprese e ricerca sulle condizioni necessarie per integrare queste tecnologie nel trasporto pubblico.

Il filo conduttore è unico: costruire un sistema di mobilità più efficiente, sostenibile e accessibile, capace di adattarsi nel tempo e rispondere alle nuove esigenze di cittadini, imprese e territorio.

Torna il 12 aprile la Maratona Alpina di Val della Torre

Il 12 aprile prossimo si terrà la Maratona Alpina di Val della Torre, una classica del calendario “Offroad” piemontese e non solo. Una gara molto amata di trail, come testimoniato dai numeri delle passate edizioni, ma dal 2024 la cerchia degli affezionati si è ampliata grazie al lancio del nuovo percorso da 11 km pensato per chi non ama le competizioni, ma vuole sentirsi comunque coinvolto in quella che è una vera e propria festa nella natura, magari partecipando insieme agli amici a quattro zampe. La Maratona Alpina è organizzata dall’Associazione Sport Insieme, che si ispira ai valori di solidarietà e rispetto per la natura.

Il percorso,  mai banale e molto tecnico, offre scorci panoramici unici sulla pianura di Torino, percorrendo le tracce della civiltà contadina e della recente storia. Il tracciato raggiunge il Col del Lys, con il suo Museo della Resistenza, e prosegue verso il santuario della Madonna della Bassa. I percorsi classici della manifestazione sono la maratona, con i suoi 42 km, e un dislivello positivo di 2600 metri, e la mezza maratona di 22 km, con 1550 metri di dislivello. Per i meno allenati, vi è il trail non competitivo di 11 km con 350 metri di dislivello. La maratona e la mezza maratona prevedono la partenza alle 8 dal Palazzetto dello Sport di Val della Torre, ma il ritrovo dei concorrenti inizia ben prima, a partire dalle 6.30, mentre il briefing con le indicazioni sul percorso è alle 7.30. La mezza maratona alpina prevede i primi 4,5 km su strada per giungere fino alla chiesa del capoluogo. Qui si abbandona la strada e si prende un sentiero tra i boschi e la natura selvaggia, con bellissimi scorci panoramici su Torino.

Il percorso raggiunge l’altezza massima al Colle della Lunella, per poi scendere fino al Col del Lys, luogo di arrivo. È un percorso pensato anche per chi si sia da poco accostato al mondo trail, ma risulta fondamentale prestare attenzione per alcuni brevi tratti di pietraglia formati da grandi massi. Il tracciato principale ricalca quello della mezza maratona fino al Col del Lys, laddove inizia la scalata al punto più alto del percorso, il monte Arpone. Si corre sulla cresta montuosa che divide la Val Casternone, la Valle di Susa e quella di Viù su di un tracciato impegnativo e adatto ad escursionisti esperti. Si tratta di un percorso con appena il 3% di asfalto e che raggiunge una quota massima di 1601 metri. La gara non competitiva prevede il ritrovo dei partecipanti alle 8 e la partenza alle 9.30.

Mara Martellotta

“Sia Luce”

Si celebra anche attraverso l’arte, nel quattrocentesco “Duomo – Cattedrale di Santo Stefano” di Biella, la Santa Pasqua di Resurrezione

Da marzo a domenica 7 giugno, giornata del “Corpus Domini”

Biella

“Immagini di soglia”. Così sono state, a ragione, definite le opere del chioggiotto Riccardo Albiero, solo due, esposte nella maestosa solennità della quattrocentesca “Cattedrale di Santo Stefano” a Biella (fatta costruire dalla Comunità locale nel 1402, a seguito di un voto fatto alla Madonna di Oropa per la scampata pestilenza del 1399 e diventata “Cattedrale” nel 1772, con la titolazione della “Città della Lana” a sede vescovile) in quel tempo pasquale che tradizionalmente invita a riflettere sul passaggio “dalla notte alla luce”, “dalla morte alla vita”. Attraverso “immagini di soglia”che sono “preghiera muta” e “apparizione fugace”, per l’appunto. Solo due, si diceva, perfettamente inserite nel Progetto “Sia Luce”, promosso dalla “Parrocchia di Santo Stefano” (patrono di Biella), a cura di Irene Finiguerra per “BI-BOx – APS”, nell’ambito del Bando “CulturHUB” di Città e Cattedrali e della “Consulta Regionale per i Beni Ecclesiastici”. “The Silent Choir” (“Il suono del silenzio”, olio e acquerello su tela, di grandi dimensioni) e “A Sorrowful Charm” (“Un fascino doloroso”, olio su tavola), i titoli dei dipinti, entrambi datati 2025, entrambi espressione tecnicamente rigorosa di “un universo silenzioso e contemplativo dove la pittura si fa gesto spirituale, evocazione ed offerta”.

In tal senso, é da leggersi la pittura di fragile realismo, pur nella tecnica di perfetta definizione, di Riccardo Albiero. Figura ascetica, le braccia lungo i fianchi, una postura composta in silente, intima preghiera nel suo fisso osservarci quali amichevoli presenze cui chiedere gesti di comune devota condivisione, quella del giovane (autoritratto?) dallo sguardo profondo e penetrante di “The Silent Choir”. Alle sue spalle un “telo sospeso” (quasi sipario teatrale) in cui vediamo muoversi “ombre di colombe in volo” (simbolo eterno di pace cristiana e riconciliazione divina), riflesse in un gioco di smosso chiaro-scuro nell’ampia camicia chiusa ai polsi, fiori appena accennati nella delicatezza di morbide cromie e un “cardo” disegnato in basso a sinistra. Il volto del giovane “non descrive un’ identità definita–sottolinea Irene Finiguerrama una presenza interiore, come una figura che affiora come memoria dell’anima, come tracce di un mistero che non si lascia afferrare ma solo intuire”. E mistero, realtà simbolica è ancora il “cardo” che si ripete da “The Silent Choir” al più piccolo “Sorrowful Charm”, dove appare tenuto in mano forse dallo stesso giovane del precedente dipinto. Anche qui, non semplice  grafica ornamentale di una comune “pianta” erbacea, ma, in ambito religioso, elevato simbolo associato al dolore, alla corona di spine e alla passione del Cristo, del Cristo che si fa uomo e assume su di sé la maledizione della Genesi per redimere l’umanità. Ancora Irene Finiguerra:“Queste opere parlano a chi crede, ma anche a chi è in ricerca. A chi riconosce nel tempo pasquale un mistero di fede e a chi, semplicemente, attraversa la Cattedrale in cerca di silenzio. Non chiedono appartenenza, ma disponibilità all’ascolto. In un tempo spesso segnato dal rumore e dalla fretta, invitano a sostare senza difese, a lasciarsi toccare da una luce che non impone risposte ma apre domande. Fino a giugno, nel tempo disteso che segue la Pasqua e conduce verso la pienezza della luce estiva, queste immagini continuano a parlare di vita che rinasce e di presenza che si fa discreta. Non proclamano, non spiegano: accompagnano. Sono come preghiere mute affidate alla pittura, offerte silenziose che chiedono soltanto di essere accolte”.

Preghiere. Preghiere che fanno volare alto sentimenti d’amore. E che, personalmente, mi sollecitano ricordi e domande su altre accorate musicali invocazioni:

“Ti guardo camminare in chiese così alte/Ti sento parlare e fai esplodere il mio cuore/Sento il …/Sento il coro silenzioso/

E tu, ti prendi cura di me?/E tu, pensi mai a me? …/

Invocazioni, interrogativi riportati in musica “stile – coldwave” nel brano “The Silent Choir” (stesso titolo del dipinto di Albiero) pubblicato nel 2018 dal duo musicale svizzero-britannico degli “Lebanon Hanover”. Puro caso? Mia casuale suggestione? O anche per Riccardo Albiero, fascinosa fonte d’ispirazione? In ogni caso, restano le motivazioni di un dolce incantesimo e “la connessione profonda tra anime solitarie – come si è scritto – che non hanno bisogno di parole per comprendersi”.

“Sia Luce”

Il Progetto mette al centro del suo interesse il complesso della “Cattedrale di Biella”, come fulcro della spiritualità della città e del suo territorio. Dall’ottobre del 2019, anno di nascita del progetto a oggi, sono state più di settanta le iniziative ospitate. “Sia Luce” è dunque un’occasione per approfondire la conoscenza della “Cattedrale” e di tutto il complesso di “architettura sacra” che si è sviluppato, su Piazza Duomo, nel corso dei secoli. Una periodica esposizione di opere d’arte contemporanee legate al tema del “sacro” consentono di integrare e far dialogare i beni artistici che la “Cattedrale” o il “Battistero” custodiscono con un linguaggio nuovo e accattivante.

Per info: tel. 392/5166749 o info.bibox@gmail.como www.bi-boxartspace.com

Gianni Milani

 

Nelle foto: Allestimento interno opere Riccardo Albiero; “The Silent Choir”; “A Sorrowful Charm”; Biella, Piazza Duomo (Ph. Davide Corona)

La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

SOMMARIO: Vittorio Messori – Andar avanti – Il Piano energetico – I ninnoli – Lettere

Vittorio Messori
E’ mancato a 84 anni l’amico Vittorio Messori. Ci sarà tempo e modo di ricordarlo. Cito solo  un suo pensiero fulminante sui “cattolici adulti” di Prodi, definiti una contraddizione in termini rispetto al Vangelo che invita a mantenere il candore dei bambini, i soli che entreranno nel Regno dei cieli. Messori aveva letto Machiavelli e conosceva le leggi ferree della politica, ma aveva mantenuto l’animo  che voleva  Gesù. E’ morto il venerdì santo, ma  le sue idee non sono destinate all’oblio del sepolcro più o meno imbiancato. Resteranno vive.
Andar avanti
Bisogna che il Governo esca dal trauma provocato dal referendum e da una cattiva gestione della campagna elettorale. Un rilancio con la legge elettorale sarebbe un passo falso. Meloni deve andare in Parlamento, magari dopo aver fatto un rimpastino, anche eliminando Urso come ministro poco capace e rivolgersi agli italiani con un programma che vada oltre la fine della legislatura e ipotechi anche l’altra, offrendo agli Italiani riforme che incidano sull’economia e precisi la posizione italiana in Europa e con gli USA. Il periodo tragico di guerra non favorisce, ma la Nazione italiana deve recuperare la sua dignità in un quadro europeo sempre più sfilacciato. Un governo di centro – destra  non può andare a rimorchio. Certo con moderazione ed equilibrio, ma l’Europa si salva solo con le Nazioni. Gli Stati Uniti d’Europa, appunto, il federalismo europeo, che parte dalle Nazioni storiche.
Questa era anche l’idea dei Padri dell’idea di Europa. Via l’idea oggi impraticabile della repubblica presidenziale o semi presidenziale, distrutte da Trump e da Macron. L’economia italiana deve essere al centro di un nuovo programma che non veda nel solo Giorgetti, il deus ex machina della ragioniera. Bisogna aprire gli orizzonti, eliminare la paura di perdere. Essere più liberali è indispensabile. Non il falso liberalismo, ma quello vero. Il Governo deve ridare fiducia al Paese, rivolgendosi ad esso come ,ad  esempio , sapeva fare De Gaulle o De Gasperi. Nei prossimi giorni il Governo si giocherà il suo  futuro. Stanno rimettendo in piedi la gioiosa macchina da guerra debellata da Berlusconi. Bisogna agire anche a tutela della libertà che una parte della minoranza oggi vuole conculcare, affiancandosi a Landini e all’estrema sinistra. Va messo in condizioni di non nuocere il rozzo generale – scrittore che fa votare contro il governo. Non chiacchiere, ma progetti che ridiano modernità all’Italia, passando dalle infrastrutture e dai servizi, per passare ad un progetto reale volto a sconfiggere la decrescita democratica e ripristinare il valore della famiglia  fondata sul matrimonio tra uomo e donna. Basta ai finti diritti che sono solo desideri edonistici. Basta ad una scuola in cui la violenza prevale e l’irrazionalità sta distruggendo quel poco che era rimasto dopo l’eterno ‘68. La generazione Z va rimessa al suo posto e i ragazzini della maranza vanno messi in condizione di non nuocere.  La migrazione illegale va fermata, dando opportunità di integrazione a chi  viene a lavorare, non a delinquere.
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Il Piano energetico
La guerra ha messo in evidenza in modo del tutto inoppugnabile  la fragilità dell’ Italia sul piano energetico. Il Governo deve mettere a frutto il grande lavoro realizzato dal ministro Pichetto Fratin, uno dei migliori e più seri ministri dell’attuale Governo, e procedere a dare attuazione ad un piano energetico che reintroduca il nucleare sicuro.
Gilberto Pichetto

 

Sul nucleare siamo vittime della demagogia verde – rossa che portò ad un referendum suicida fondato sull’ allarmismo. Il piano energetico deve dare il via  nei tempi più rapidi al Nucleare senza accantonare le energie rinnovabili oggi  del tutto insufficienti e inadeguate. Acquistare energia dalle centrali nucleari altrui appare oggi un vera e propria follia. E pensare all’energia eolica e solare, senza il nucleare, resta un’utopia e  si rivela un inganno.
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I ninnoli
Nella sua casa di Parella dove abitò Giacosa, Nina Ruffini si era trasferita negli ultimi anni della sua vita, portandosi da Roma i ninnoli che avevano suscitato le ironie del radicale Angiolo Bandinelli che veniva considerato un piccolo “guastatore” quando andava nella casa, piena di ninnoli delicatissimi,  di Nina che era il capo della segreteria di Pannunzio al “Mondo”. Preciso: capo, non capa.  La Ruffini era una presenza molto importante al “Mondo”, una sorta di vestale laica. Arrigo Olivetti mi portò a conoscerla a Parella già nell’estate nel ‘69 dopo che l’anno prima alla presenza di Saragat presidente della Repubblica fondammo il Centro Pannunzio.
Avevo  così potuto vedere i suoi ninnoli sopravvissuti al trasloco da Roma. Oggi il concetto di ninnolo è quasi sconosciuto. Io nella mia casa di vacanza sono pieno di oggettini, spesso di nessun valore,  se non affettivo, che sono ricordi di vita e di viaggi nel mondo: da Bali a Moncalieri, dalla Cina a Bordighera, da Roma a Capri per non parlare delle amatissime Vienna, Venezia, Parigi, Londra. Ogni oggettino  è un ricordo di vita vissuta. In questi giorni mi è nata un’altra piccola angoscia: dove finiranno i miei  ninnoli dopo la mia morte? E’ solo una piccola angoscia perché le angosce oggi sono ben altre e riguardano la fine del mondo. I giovani nelle loro case squadrate dalla modernità che precipita a volte nel cattivo gusto, non credo abbiano dei ninnoli. La generazione Z in particolare irriderebbe i ninnoli come faceva Bandinelli che pure era una degna persona, amica di Pannella. Temo finiranno tutti o quasi nella spazzatura o da un rigattiere, ammesso che siano sopravvissuti.
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LETTERE scrivere a quaglieni@gmail.com
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La Famija Piemonteisa di Roma

Da vecchio vercellese che abita a Roma da trent’anni sono socio della Famija Piemonteisa di Roma e lettore da quasi dieci anni della sua rubrica sul “Torinese“. Le scrivo perché sono indignato contro i dirigenti scaduti della Famija dopo la morte del presidente Morbelli in agosto. Da allora la Famija non è più attiva e i superstiti non stanno facendo nulla, facendo morire la gloriosa associazione. Ma stanno cercando di mettere  in atto un nuovo statuto che consenta loro di impadronirsi della associazione che in pochi mesi ha perso  metà dei soci.  Sono vecchi signori senza esperienza che vogliono impedire a elementi nuovi di rilanciare la Famija. Mi rivolgo a Lei come massimo studioso di Marcello Soleri che fondò la Famija nel 1944 e che ritengo insieme alla famiglia Soleri alto  rappresentante degli interessi originari dell’ente creato dal ministro Soleri. Cosa dobbiamo fare? Ci sono soci autorevoli come un generale dei Carabinieri che potrebbe riportare in alto la nostra associazione.     Lettera firmata

Enrico Morbelli
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Doveva avere il coraggio di uscire allo scoperto perché questi problemi non si risolvono con lettere come la sua. Bisogna uscire allo scoperto. Da vecchio amico della Famija sono indignato per quanto leggo. Non sono piemontesi a Roma, ma persone che del vecchio Piemonte non hanno nulla. Va fatta una formale  diffida a convocare subito un’assemblea per eleggere le cariche con lo statuto vigente. E’ scorretto scrivere un nuovo statuto con valore retroattivo che snatura la Famija. Lo statuto verrà eventualmente  elaborato dal nuovo direttivo e votato da una assemblea ad hoc dopo il recupero almeno dei vecchi soci. Adesso è urgente nominare un nuovo presidente con le regole vigenti. Altrimenti rivolgetevi anche al Sindaco di Roma che dà i locali, segnalando la cosa. Se necessario fate un esposto. La Famija è troppo importante per rischiare di finire come già accadde con Zanone che pure non era uno sprovveduto , ma non si interessava dell’associazione e perse la sede prestigiosa che fu di Soleri e di Einaudi. Anche a Torino ci sono miopi nemici della Famija che vanno snidati. Avrete tutto il mio appoggio.
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Titoli e onorificenze
C’è un mercato di onorificenze e persino di titoli nobiliari in Italia davvero  incredibile. Piccoli borghesi arricchiti vogliono medaglie e stemmi per darsi un tono. 80 anni di Repubblica non sono bastati. Anche  attorno ai titoli sabaudi di Emanuele Filiberto si addensano ombre cupe. Circolano tanti soldi. Dicono per beneficenza. Sarà poi vero? Dovrebbero avere bilanci pubblici e trasparenti che non vedo sui siti.  Ing. Ines Scotti
Non so darle una risposta precisa. Posso dirle di un notevole disagio che si coglie in certi ambienti, specie se legati al Duca d’Aosta – figura di alto livello intellettuale e morale –  che non tollerano commistioni di denaro. L’esempio è l’altissima e nobile  figura di Re Umberto II.
Gli ordini dinastici fanno sicuramente beneficenza e a Torino restaurano la basilica Mauriziana di via Milano con l’aiuto della Fondazione dell’Ordine che finalmente e’ presieduta  da una donna competente e capace: Licia Mattioli. Questi bulletti con il titolo di cavaliere o addirittura grande ufficiale,  esibito in modo sfrontato e strafottente, assomigliano ai personaggi che il Foscolo definiva il volgo che “ha sepoltura nelle adulate  regge, già vivo e i stemmi unica laude “.
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Trump
Non si può stare nell ‘ambiguità’ su Trump. I liberali, i laici, i democratici, i conservatori veri devono dichiararsi senza ambiguità contro Trump. La Meloni è esitante e non rivela doti di statista, ma solo piccoli tatticismi molto miopi. Annella Robusti
Concordo con lei su un fatto: Trump ha distrutto il Partito repubblicano in America, anche se il Partito Democratico ha accumulato grosse colpe e molti deficit.Trump è un avventuriero che non è neppure machiavellico, ma soltanto un  improvvisato affarista che non sa quasi nulla di cosa sia la politica e uno Stato democratico. Trump ha distrutto il sogno americano. La presidente italiana rappresenta un’ Italia che conta poco e deve fare i conti con la realtà come qualunque altro premier, a partire da Giuseppi Conte. Non può scegliere i suoi interlocutori, ma deve accettarli senza lasciarsi condizionare troppo. Il diluvio universale ha ucciso le colombe della pace. Bisogna prenderne atto.

Lo schioppo del “Butta la chiave”

La moglie, Dorina, dopo anni e anni di rassegnazione aveva deciso di “prendere provvedimenti”. Ed il più “gettonato” – e più efficace – tra questi consisteva nel lasciar fuori dall’uscio il marito ubriaco.

“Che stia in giro tutta notte, così smaltisce i fumi dell’alcool e si rende conto che sarà bene darsi una regolata, d’ora in poi”. A volte s’ingegnava a raggranellare qualche lira, accettando dei lavoretti di straforo. Fu uno di questi lavoretti a creare il guaio con l’Oreste Marluschini. Quest’ultimo aveva un grosso problema da risolvere: il suo camino non “tirava bene”.

Quando arrivava sotto casa , dopo una serata passata  con gli amici al circolo dove – immancabilmente – alzava un po’ troppo il gomito, erano urla e strepiti. Giacomo Rubagoni, muratore di origini bresciane, si era guadagnato così il soprannome “Butta la chiave”. La moglie, Dorina, dopo anni e anni di rassegnazione aveva deciso di “prendere provvedimenti”. Ed il più “gettonato” – e più efficace – tra questi consisteva nel lasciar fuori dall’uscio il marito ubriaco. “ Che stia in giro tutta notte, così smaltisce i fumi dell’alcool e si rende conto che sarà bene darsi una regolata, d’ora in poi”. Giacomo, ovviamente, non si rassegnava e si metteva ad urlare, sotto al sua finestra, la solita frase: “Butta la chiave,Dorina. Butta la chiave, boia d’un ladàr”. Bussava al portone, spaventava il cane del geometra Grillo  – mettendosi a latrare come un indemoniato – destava anche gli altri cani del vicinato che a quel punto formavano una vera e propria “cagnara”. Il “Butta la chiave” si sgolava ma Dorina da quell’orecchio non ci sentiva proprio. La chiave del suo cuore il marito l’aveva persa da tempo e lei non l’aveva ancora messo all’uscio solo per non dar sfogo alle malelingue. Ma da qui a sopportare le scenate dell’uomo, eh no: questo proprio non lo sopportava. O meglio, non lo sopportava più dopo averlo subito per tante, troppe volte. Sapeva bene che  Giacomo, ubriaco e traballante, aspettava solo il dischiudersi della porta per  attaccar briga e fare la  solita scena-madre. Così, il “Butta la chiave”, esaurita la scorta d’ossigeno che gli era rimasta dopo le libagioni e le urla, accortosi ormai dell’inutilità di quel suo gridare alla luna, se ne andava mestamente verso il lungolago. In questi casi ( cioè due o tre volte – in media – alla settimana ) si acconciava a passar la notte, come diceva all’indomani della sbornia, “in emergenza”. Quando il clima era più mite scendeva  giù per la scaletta che portava all’attracco delle barche sotto la passeggiata, sdraiandosi – preferibilmente – sull’assito della “Bella Gioia”, la barca del Carlìn “Frances”. Pescatore a tirlindana, il “Frances” ( che si era guadagnato il soprannome scaricando merci al porto di Tolone, in Francia) lo svegliava, scuotendolo, al rintocco delle cinque. E Giacomo, sbadigliando e “cristandogli” dietro, se ne andava a zonzo.

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Se, invece, faceva freddo e dal Mottarone veniva giù una bella “brisa” , s’infilava nel fienile del Mariolino “legnamèe”. Non era tanto distante: bastava salire verso Roncaro e ci si sbatteva quasi contro, in cima alla salita, dove finiva l’acciottolato. L’impresa più ardua era salire sulla scala di legno stando attenti a misurare i passi sugli scalini, aggrappato come un’edera al mancorrente. Sbagliarne uno significava farsi del male e Giacomo non si era fatto mancare nemmeno questo: grazie all’incrinature delle costole ed alle botte che gli avevano procurato dei bei “morelli” ( “le ecchimosi”, “gli ematomi”,avrebbe detto il dottor Segù) , ora “sentiva il tempo” che era un piacere. Ma il più delle volte, gli andava bene e si sdraiava sul fieno asciutto, vicino alla botola che dava sulla stalla. Era il posto migliore, grazie al tepore delle vacche che saliva da sotto. E lì sì che ronfava alla grande. Nessuno gli “rompeva le balle” fino al mattino tardi e la “ciucca” si smaltiva via liscia, senza il trauma del risveglio “forzato”. Se non avesse avuto il brutto vizio del bere, Giacomo Rubagoni sarebbe diventato, senza problemi, un buon capomastro. Ed invece, era rimasto seduto sul gradino più basso, quello del “magutt”, del muratore semplice. Oddio, non che fosse un disonore: quella del muratore era una professione non solo dignitosissima ma di grande utilità. Nel suo caso poi, grazie alla buona pratica ed al fatto che non si tirava indietro quando c’era da faticare, la “quindicina” che portava a casa dalla Dorina era tutt’altro che magra. Ovviamente , sua moglie provvedeva quasi subito a sequestrarla, evitando così che finisse in breve nelle tasche del Braschi, il banconiere del circolo, o del Luisin dell’Osteria di Quattro Cantoni. Lui borbottava un po’ ma non opponeva  che una debole ed incerta resistenza. A volte s’ingegnava a raggranellare qualche lira, accettando dei lavoretti di straforo.

Era il suo “argent de poche”: pochi spiccioli da trasformare in altrettanti calici di rosso del Monferrato. Fu uno di questi lavoretti a creare il guaio con l’Oreste Marluschini. Quest’ultimo aveva un grosso problema da risolvere: il suo camino non “tirava bene” ed il fumo, invece di uscire dal comignolo,”tornava indietro”, affumicando l’intera cucina. Aveva provato a pulirlo da solo ma senza successo. Di spazzacamini non ce n’erano in giro più. Non era più l’epoca in cui i piccoli rüsca, i bambini-spazzacamini, grazie alla loro esile statura riuscivano ad infilarsi nelle cappe , manovrando al buio con raspa e scopino, liberandole da scorie e fuliggine. Giacomo e Oreste provarono con gli attrezzi che aveva fornito loro l’anziano Umberto Rombini, che da giovane aveva fatto quella vita. Così, s diedero da fare con la raspa, il brischetin (lo scopino), il riccio ( un attrezzo di lame di ferro a raggiera, per raspare le canne fumarie ). Il Giacomo si era persino infilato nel camino, mettendosi in posizione quasi eretta dentro la cappa. Non vide, ovviamente, un fico secco e ne uscì “negar cuma’n scurbatt”, nero come un corvo, come una cornacchia. Non sapevano più che fare quando all’Oreste venne un’idea brillante: tirar via la pioda di sasso che chiudeva il comignolo e, da sotto, sparar su una scarica di pallettoni. Se c’era qualche impedimento, la fucilata avrebbe contribuito a disintegrarlo. Divisi i compiti ( l’Oreste sul tetto a rimuovere la copertura, il Giacomo con la doppietta in mano, pronto a far fuoco dentro al camino), procedettero. La piega che presero i fatti non fu, però,  quella desiderata. Nel spostare la “pioda”, all’Oreste – che stava a gambe larghe sul camino, puntando le gambe per “far forza” – sfuggì un “oooh!” che venne interpretato da Giacomo come il segnale del via. Seguì lo sparo, accompagnato all’istante dal grido di dolore di Oreste che finì investito dai pallettoni proprio nelle parti basse. Soccorso dall’amico e trasportato poi in ospedale, l’Oreste riportò a casa la ghirba ma non fu più , come dire, quello di prima. Nonostante l’incidente i due restarono amici e continuarono a frequentare il circolo e la stessa compagnia. Ad uno restò il rimpianto dell’ aver avuto quella sciagurata idea, all’altro la consolazione di non esser stato lui a fare quella bella “pensata”. All’Oreste, oltre al ricordo, rimase il problema di non aver più qualcos’altro.

 

Marco Travaglini

Coldiretti Piemonte, per la Pasqua vince la vacanza di prossimità

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L’agriturismo è la scelta vincente in seguito ai rincari della guerra sui voli

Quest’anno vince la vacanza di prossimità nel segno della tranquillità e della buona cucina per le feste di Pasqua. È quanto emerge da un’analisi di Coldiretti/Terra Nostra Campagna Amica diffusa in occasione del weekend pasquale, segnato quest’anno dell’incertezza legata al conflitto, che si riflette anche sui prezzi dei biglietti aerei e sui carburanti. Questo fenomeno ha spinto oltre 2 milioni di italiani a rinunciare a viaggiare all’estero, optando per una meta all’interno dei confini nazionali, secondo un’indagine di Coldiretti/Ixe’.

La vacanza all’interno della propria regione di residenza rappresenta ben il 44% delle scelte per la Pasqua 2026.

“Il trend è quello di privilegiare un’offerta capace di unire ospitalità, ristorazione ed esperienza vicino a casa, di cui proprio l’agriturismo rappresenta l’espressione migliore – spiega Stefania Grandinetti, presidente di Terra Nostra Piemonte – è un’offerta concreta, radicata sul territorio, che risponde a bisogni reali di sicurezza, autenticità, sana alimentazione, natura e ambiente. La cucina contadina si conferma il motore più potente legato a questa scelta: i viaggiatori mostrano una crescente propensione a costruire il proprio viaggio attorno all’ enogastronomia e all’identità di territori”.

“Le presenze di origine nazionale dovrebbero dunque controbilanciare nelle campagne l’atteso calo di turisti stranieri a causa della guerra in Iran – spiegano Cristina Brizzolari, presidente di Coldiretti Piemonte, e Bruno Rivarossa, delegato confederale – l’incertezza legata alla guerra mette in dubbio soprattutto gli arrivi degli americani, mentre la difficile situazione economica della Germania limita le ferie dei vacanzieri tedeschi. Il Piemonte ha variegate opportunità: dalle città ai laghi, dalla montagna alla collina. Oltretutto non mancano i piccoli borghi che valorizzano le eccellenze locali e custodiscono la biodiversità”.

Gian Giacomo Della Porta