LIFESTYLE- Pagina 2

Dolci della tradizione: i baci di dama

Tostate in forno le mandorle e le nocciole. Pelatele, riducetele a granella fine e mescolatele con lo zucchero e la vaniglia fino a ottenere una farina granulosa. Incorporate delicatamente il burro ammorbidito a temperatura ambiente, maneggiando l’impasto il meno possibile, solo il necessario per amalgamare gli ingredienti.

Leggi la ricetta su piemonteitalia.eu: https://www.piemonteitalia.eu/it/enogastronomia/ricette/baci-di-dama

“Un calice di Erbaluce”

Venerdì18 settembre alle 21.00 a Burolo

Debora Bocchiardo a Villa Pasta presenta: “Un calice di Erbaluce”

In sala 16 autori raccontano l’oro del Canavese

Debutto in grande stile, venerdì 18 settembre alle 21, nel salotto di Villa Pasta, a Burolo (To), in via Parrocchia n. 15, per l’antologia: “Un Calice di Erbaluce” (Edizioni Pedrini).

Con la curatrice della silloge, la giornalista e autrice Debora Bocchiardo, interviene il direttore editoriale della Edizioni Pedrini con gli autori del primo libro che propone una miscellanea letteraria sul pregiato vino autoctono del Piemonte e che leggeranno in presenza parti della loro opera.

Nel corso della presentazione sono previsti l’intervento di Franco Cominetto, nella doppia veste di sindaco di Burolo e di presidente del Distretto del Cibo e del Vino del Mombarone, Serra Morenica e Naviglio di Ivrea, e della professionista Caterina Andorno sommellier e già presidente del Consorzio dell’Erbaluce di Caluso, Carema e Canavese.

Alla serata, inoltre, saranno presenti diversi produttori del Distretto del Cibo e del Vino, con esposizione della propria produzione di Erbaluce.

L’antologia sull’Erbaluce è nata da un’idea di Debora Bocchiardo. In un volume, composto da 16 racconti di generi diversi, autori con varie esperienze e stili narrativi spesso molto distanti, hanno raccolto l’invito a partecipare a questo progetto e rendono omaggio ad uno dei prodotti simbolo del Canavese, delle sue tradizioni e della sua storia.

L’Erbaluce diventa la protagonista non solo della tavola ma, anche, di un autentico banchetto letterario. Un’idea editoriale che incontra l’enologia, la vocazione agricola di una terra, i sentimenti di appartenenza che orgogliosamente la caratterizzano, in un “menu” completo di emozioni, per esaltare i mille sapori della vita, in ogni senso.

In volo sul lago

Il giorno prima della partenza avevamo controllato per bene le previsioni meteorologiche. La mongolfiera non può staccarsi da terra in presenza di pioggia, temporali, vento troppo forte o gran caldo. Ma dal centro Geofisico Prealpino di Varese, nell’edizione mattutina della trasmissione radiofonica “Gazzettino padano“, garantirono che il tempo volgeva al bello. Era già più che una garanzia ma comunque, per scrupolo, verificammo anche sui vari siti meteo di internet, trovando conferma. Per il decollo avevamo scelto un ampio prato poco distante dal capannone. Era il luogo ideale: non c’erano ostacoli che potessero intralciare le manovre di volo. Posizionata la cesta iniziammo a stendere l’enorme pallone bianco e rosso e in meno di  mezz’ora era pronto per essere gonfiato con l’aria fredda di un ventilatore. Un lavoro che durò circa venti minuti, al termine del quale la mongolfiera era pronta per il decollo. Eravamo emozionati e non vi dico che sensazione provai quando ci staccammo da terra e iniziò l’ascensione. Il rumore del bruciatore e quella fiammata che ci scaldava le guance ci avevano distratti e quasi non ci rendemmo conto di essere già in volo. In meno di un quarto d’ora l’altimetro segnava 3600 piedi. “Quindi, amico mio, stiamo viaggiando a poco più di mille metri d’altezza“,disse Roland. L’apparecchio rilevava anche  la variazione della pressione atmosferica rispetto all’altezza sul livello del mare  e questa tendeva a diminuire aumentando la quota. Da terra, André Lacroix, uno degli amici di Roland, aveva il compito di comunicare con noi attraverso la radio aeronautica in VHF. Quest’ultima, dalle frequenze sempre aperte, ci  consentiva  di mantenere il contatto con l’assistenza. Una rapida occhiata alla sonda termica che misurava la temperatura interna dell’involucro ci confermò che tutto procedeva per il meglio.

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Il volume della nostra mongolfiera , come ho già ricordato, corrispondeva a quelle di medie dimensioni, capaci di portare tre o quattro persone. L’autonomia di volo poteva variare da un’ora e mezza a un paio d’ore,secondo la quantità di propano a disposizione per il bruciatore, dalle condizioni climatiche e dal peso trasportato. Nel nostro caso il carico di combustile, il bel tempo e il fatto che eravamo solo due e per di più longilinei, ci garantiva un ampio margine verso le due ore. Roland si confermò un provetto “pilota dell’aria“,controllando l’andamento dell’aerostato e manovrando il bruciatore. Quando apriva la valvola, aumentando la quantità di aria calda,il pallone tendeva a salire;viceversa, quando la diminuiva, tendeva a perdere quota lentamente e in modo graduale. La magia di volare in mongolfiera era indescrivibile. Il panorama non era per nulla paragonabile a quello che si può vedere dall’alto di una montagna. Era più completo, vario, mobile. Il lago pareva una creatura viva. La nostra ombra, in basso, sfiorava l’acqua e le terre che la circondavano. Da quassù le cose mutavano forma: i profili dei monti, il reticolo delle strade, le strutture di case e piazze, i corsi d’acqua,i battelli,la ferrovia. Roland, filosofando,disse: “E’ davvero un altro punto di vista,  molto probabilmente una visione diversa del  mondo“. Ero anch’io molto eccitato.“Guarda là, Roland. Guarda la statua del San Carlone!Impressionante!Domina la città di Arona e parte del Golfo Borromeo dall’alto dei suoi 35 metri”.Si vedevano il centro abitato,il lungolago e i resti della Rocca Borromea , la “Gibilterra del Lago Maggiore” che fu espugnata e distrutta da Napoleone nel 1800. Più a sud le macchie colorate dei campeggi di Dormelletto e il ponte di ferro sul Ticino che segna il confine tra Piemonte e Lombardia dove, da una sponda all’altra del fiume,Castelletto Ticino e Sesto Calende si guardano negli occhi.

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A nord di Arona, tra il lago e le verdi colline del Vergante, s’intravedevano le ville e i borghi di Dagnente, Meina, Ghevio, Lesa, Belgirate e – più in su -Colazza,Pisano,Nebbiuno,Massino Visconti, Brovello Carpugnino. ” Quel campanile è di Gignese e, più giù, c’è Vezzo. Vedi la strada che scende verso Baveno? Levo, Someraro, Campino e Loita sembrano messe in fila“. Stresa, la  “perla” del lago, nobile e un po’ fanè, si specchiava nel golfo borromeo proprio davanti all’Isola Bella e più in su, oltre Baveno, tra Feriolo e Fondotoce, la Toce sfociava nel lago.Ville e campanili, case e fabbriche da Pallanza a Intra sembravano cubetti delle costruzioni mentre la lingua d’asfalto della statale del lago Maggiore attraversava Ghiffa, Oggebbio, Cannero e Cannobio fino a incontrare la sbarra del confine con la Svizzera, tra Piaggio Valmara e Brissago. Sotto di noi, come su di una mappa in rilievo, vedevamo i laghi d’Orta e di Mergozzo e il lungo fondovalle ossolano dal quale partivano come lische di un pesce le strade che salivano verso le testate delle valli laterali, chiuse dalla corona delle alpi Pennine e Lepontine. Ma erano i colori del lago, le increspature dell’acqua mossa dalla brezza di superficie, a provocare una vera e propria vertigine. Galleggiavamo nell’aria e sotto di noi non c’era angolo che non contribuisse a comporre la grande suggestione del paesaggio. Le alture, il profilo dei poggi, i corsi d’acqua scintillanti che corrono tra le vallette verso il lago, la ricca vegetazione dei boschi, i giardini e i parchi, le serre delle aziende che coltivano camelie e azalee. Anche il tempo volava ed era giunto in momento di tornare con i piedi per terra. Ci dirigemmo sulla zona da cui eravamo partiti, scendendo poco alla volta per sondare il vento al suolo. In breve atterrammo nello spazioso prato ai margini della vecchia fabbrica di ceramiche. Scesi dalla mongolfiera ci abbracciammo forte. ” E’ stato un volo bellissimo. Mi era capitato altre volte di salire in mongolfiera ma qui, sul Maggiore, ho provato emozioni da brivido. Adesso io e André sgonfieremo il pallone, smontandolo. Dobbiamo rimetterlo nelle casse poiché, dopodomani, ci toccherà rispedirlo a Ginevra. Come ogni anno, il professor Guy De Marne organizza una gara di mongolfiere e ha bisogno di tutti i suoi aerostati per l’occasione“. Dopo le parole concitate di Roland, ci salutammo con un lungo abbraccio. Era stata davvero una giornata indimenticabile. Sul pontile dell’imbarcadero, nell’attesa di salire a bordo del San Cristoforo, il traghetto che collega Laveno con Intra, pensai che quell’esperienza doveva rimanere unica.  Non era il caso di ripetere quel volo  perché le grandi emozioni sono tali se non ci si fa l’abitudine. A Intra salii sulla motonave “Stambecco” e mezz’ora dopo scendevo al porto di Baveno. Andai a casa, sfinito dalla stanchezza ma contento. Dopo cena mi sdraiai sul letto, guardando fuori dalla finestra della stanza che dà sul lago. La luna, una mezza falce circondata dalle nubi, stava per essere ingoiata dalle stesse. S’annunciava una di quelle notti scure che si mangiano le stelle. Ero pronto a rivivere , in sogno , le gioie intense di questa memorabile giornata. Con un clik! spensi la luce dell’abat-jour. Buonanotte!

Marco Travaglini

Penne integrali in crema di zucchine: salutari e nutrienti

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Eccovi un primo piatto ricco di sapore, sfizioso ed invitante, perfetto per ogni occasione.

Ingredienti :

380gr. di penne integrali
400gr. di zucchine
80gr. di grana grattugiato
120gr. di dadini di Speck
1/2 spicchio d’aglio
1 cucchiaio di prezzemolo grattugiato
3 foglie di basilico
Olio evo, sale, pepe.

Dorare i dadini di Speck in padella, tenere da parte.
Lavare e tagliare a metà le zucchine, scavare un poco la polpa e lessare al dente in acqua salata. Raffreddare e conservare l’acqua di cottura nella quale cuocerete poi la pasta.
Frullare grossolanamente le zucchine con olio, aglio, prezzemolo, basilico, grana, sale e pepe. Cuocere la pasta, unire lo speck alla crema di zucchine e servire subito. Se risultasse poco cremosa, aggiungere un mestolino d’acqua di cottura.
Buon appetito.

Paperitapatty

Il colpo del secolo: Dantès & Balzac alla conquista della Gioconda

Parigi, mezzanotte. La luna si specchia sulla Senna, e due ombre si
muovono furtive lungo il Quai du Louvre. Uno Yorkshire terrier dal pelo
lucente e lo sguardo da stratega — Dantès — guida l’operazione. Al suo
fianco, un Jack Russell terrier a pelo ruvido, irriverente e geniale —
Balzac — armeggia con un piccolo zaino pieno di attrezzi da scasso in
miniatura. «Balzac, il piano è semplice: entriamo dal condotto d’aria,
evitiamo
i laser, e ci portiamo via la Gioconda. Nessuno sospetterà di due
cani». «Geniale, Dantès. Ma se ci beccano, voglio almeno una cella con
vista sulla Senna». Il Louvre dorme, ma non del tutto. I due ladri si
infilano nel museo con l’agilità di due acrobati da circo. Superano
sensori, telecamere e persino un robot di sorveglianza che confonde
Balzac per un peluche abbandonato. Arrivano finalmente davanti alla teca
della Gioconda. «È più piccola di quanto pensassi»,sussurra Balzac. «Ma
il bottino più grande è il mistero che porta con sé» ,replica Dantès,
già intento a disattivare il sistema di allarme. Ma proprio quando la
teca si apre con un sibilo… CLANG! Una grata scende dal soffitto. Luci
accecanti. Sirene. E un ringhio profondo. «Avete il diritto di rimanere
in silenzio», abbaia un pastore tedesco in uniforme, con medaglie al
petto e un cappello da gendarme. Si chiama Gérard, e non ha mai fallito
una cattura. I due vengono rinchiusi alla Conciergerie, l’antica
prigione dei re e dei rivoluzionari.
La cella è umida, ma Dantès non
perde il suo aplomb. Balzac, invece, disegna piani di fuga con un osso
rosicchiato. «Come Lupin, dobbiamo pensare in grande» , dice Dantès.
«Non basta evadere. Dobbiamo farlo con stile». E così, mentre Gérard
dorme con un occhio aperto e l’altro su un manuale di tattiche canine, i
due mettono in atto il piano. Balzac finge un attacco di nostalgia,
attirando l’attenzione del secondino. Dantès, nel frattempo, usa un filo
di pelo per aprire la serratura. Gérard, che nonostante tutto non ha un
cuore di pietra, va nella sua guardiola a preparare una tisana per il
giovane Jack Russell. Una distrazione fatale In pochi minuti, i due sono
fuori. Ma non fuggono subito. Prima, lasciano un biglietto sul tavolo di
Gérard: “La Gioconda è al sicuro. Ma il mistero… quello è nostro.
Dantès & Balzac”. La mattina dopo, Parigi è in subbuglio. I giornali
titolano: “Due cani evadono dalla Conciergerie. La Gioconda salva, ma il
Louvre ha perso la sua inviolabilità”. E Dantès e Balzac? Si dice che
siano tornati a passeggiare lungo il Canal Saint-Martin, in cerca del
prossimo colpo. Magari la Torre Eiffel. O forse solo una baguette rubata
da un bistrot.
Marco Travaglini

Faccia da stress

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SOCIOGRAFIA Lettere dal presente

Tutti noi ci siamo accorti di quanto la litigiosità sia in forte aumento, da alcuni anni ormai, in tutti i settori: dalle assemblee condominiali agli uffici pubblici, dai mezzi di trasporto alla circolazione stradale, dalle scuole ai circoli privati.

Il motivo non è chiaro ma è evidente che lo stress accumulato negli anni tra disoccupazione, sfratti, stipendi insufficienti a garantire i bisogni essenziali, microcriminalità, lockdown e molto altro hanno portato il sistema nervoso di molte, troppe persone a non sopportare il benché minimo episodio di contrarietà.

I Paesi nostri vicini non hanno di queste problemi, forse perché i loro governanti mai si sarebbero sognati di instaurare un lockdown, le loro aziende non ricevono cascate di soldi per la CIG per cui i lavoratori continuano a lavorare, ecc. ecc.

La cosa strana, però, è che mentre per il minimo disturbo fisico andiamo dal medico o, quantomeno, ci rivolgiamo al farmacista, compriamo online l’integratore consigliato dal cognato del meccanico della zia della custode, per problemi di ansia, crisi di panico, stress e patologie correlate non facciamo nulla, salvo imprecare contro il mondo intero ed il Governo ladro (anche se non piove), convinti ancora che andare dallo psicoterapeuta sia disdicevole o equivalga ad ammettere la propria debolezza.

Non chiedetemi la ragione: la conoscessi sarei ricco, chiedendo 1 euro per ogni persona che mi domanda la soluzione; evidentemente questo status di cose ha portato il nostro sistema nervoso ad essere iperreattivo e, per contro, a rassegnarsi potenziando una caratteristica che noi italiani abbiamo già ben sviluppata senza esercizio.

Nei ritagli di tempo libero (e sono tanti, per ognuno di noi) anche solo mentalmente parlando, dovremmo riflettere su alcuni punti molto importanti.

Non intendo disquisire sulla sacralità della vita umana, per cui nessuno di noi è autorizzato a uccidere un altro individuo (a volte la morte può essere conseguenza di un altro reato), ma sul fatto che spesso basterebbe riflettere prima di aggredire, pensando che potrebbe succederci di dover reagire, che potremmo eccedere, che il destino quel giorno potrebbe averci in antipatia e, dunque, il dopo sarebbe molto più grave di quanto si possa pensare.

Pensiamo solo ai costi del patrocinio legale (parliamo di migliaia di euro), lo stress dell’interrogatorio di garanzia e di un’eventuale detenzione in cella (ma anche i domiciliari non sono proprio il massimo della gioia), il rischio di essere licenziati per la protratta assenza dal luogo di lavoro, la possibilità, per alcune professioni o mansioni, di non esserne più idonei in caso di condanna.

Non siete ancora convinti? Se siete giovani, scordatevi (ça va sans dire) di partecipare a concorsi pubblici, nelle FF.AA o nelle FF.OO, di candidarvi come Sindaco se siete stati condannati per reati non colposi e se, secondo voi intelligentemente, non avete patteggiato.

Se la violenza avviene tra le mura domestiche i minorenni che assistano sono considerati vittime, quindi la pena aumenta.

Ovviamente, se è vostra abitudine assumere quegli atteggiamenti e, magari, siete già stati condannati è palese che non avrete sconti di pena ma, anzi, la situazione volgerà a vostro sfavore.

Tutto ciò premesso, vale la pena rovinarsi salute e valuta perché non si sanno controllare gli istinti?

Che senso ha far valere i propri diritti (ammesso di essere nel giusto) in modo tale da passare dalla parte del torto?

Come diceva il simpatico Renzo Arbore “Meditate, gente…meditate.”

Sergio Motta

Com’è andata l’estate? Al castello di Miradolo

La solastalgia, il disagio creato dai cambiamenti ambientali

Coniato dal filosofo Glenn Albrecht dell’universita’ di Newcastle in Australia, “solastalgia” e’ un neologismo che deriva dalla fusione di “solace” e “nostalgia”, che insieme creano  la nostalgia della conforto. È un termine che indica il senso di malessere che si genera quando l’ambiente circostante viene maltrattato, danneggiato e deturpato.  A dar vita a questa “patologia del luogo” sono fenomeni climatici estremi come tempeste e alluvioni, ma anche fuoriuscite di petrolio e altri disastri causati dall’uomo. Quando i territori a cui apparteniamo, quelli delle nostre radici, non sono piu’ riconoscibili ai nostri occhi e alla nostra memoria questo puo’ causare stress, ansia e malessere.

Ci si sente come se quei luoghi, che rappresentano la nostra identita’ ci fossero stati portati via, si crea un senso di smarrimento dovuto alla trasformazione della nostra casa, di quello spazio che ha la funzione di rifugio e di sicurezza sia fisica che psico-sociale. Albrecht comincio’ a parlare di solastalgiariferendosi alle vicende dell’ Upper Hunter Valley che vennemodificata, meglio dire stravolta, a causa delle  operazioni di estrazione mineraria  che avevano causato nei suoi abitanti importanti problemi di umore, rabbia e senso di frustrazione.


Gli interventi dell’uomo sull’ambiente naturale, sempre piu’spesso, hanno risvolti funesti non solo sul sistema ecologico, ma anche sugli esseri umani che lo vivono e che non lo riconoscono piu’ come loro habitat originario. Questo fenomeno nostalgico, sfortunatamente, non e’ piu’ ricollegabile unicamente a singoli eventi, ma  lo si puo’ trattare a livello globale a causa della massiccia attivita’ di antropizzazione che incede inarrestabile e di frequente in maniera irrispettosa. Quest’anno siamo rimasti tutti sorpresi dal caldo record e innaturalmente protratto al sud e dai violenti temporali al nord che hanno avuto il potere di distruggere paesaggi naturali e urbani; ognuno di noi guarda a questi fenomeni estremi con preoccupazione perche’ compromettono la possibilita’di previsione, di poter pianificare  molte attivita’, ma soprattutto creano la  sensazione di non essere al sicuro nel proprio ambiente.Si da’ origine cosi’ alla “ecoansia” che produce molti dubbi sul futuro, impedisce di progettare soprattutto ai giovani che gia’ da tempo hanno cominciano a ribellarsi. Diversi sono, infatti, gli interventi attivi di ragazzi, conosciuti e non, che alle conferenze dell’Onu o  alle manifestazioni in piazza con determinazionedenunciano lo sfruttamento del pianeta,  urlano la loro  paura per il futuro  chiedendo uno stop all’utilizzo indiscriminato e dannosodel nostro pianeta. Da una parte il progresso dall’altra la necessita’che questo sia sostenibile e riguardoso, generazioni a confronto sull’avvenire, ma di sicuro un malessere ecologico sempre piu’diffuso nel presente.

MARIA LA BARBERA

Eletta Miss Torino 2026, è Greta Vianelli

Elegante, raffinata, colta e soprattutto amante dello sci, insomma una vera bellezza Sabauda. Questa è Greta Vianelli, 19 anni, in procinto di iniziare l’università,  la nuova Miss Torino eletta nella serata di giovedì  27 agosto durante la finale regionale che si è tenuta al One di Corso Massimo d’Azeglio e che si è rivelata un successo  grazie alla guida di Mirella Rocca, esclusivista per Piemonte e Valle d’Aosta delle selezioni ufficiali di Miss Italia, la conduzione di Andrea Beltramo, Francesco Spinelli e Alicya Ferrero, Miss Valle d’Aosta 2026, che si terrà il 30 agosto alle 20, per la prima volta nella splendida cornice scenografica del bioparco Zoom di Cumiana.
“Torino è  la mia città, il luogo in cui sono cresciuta e al quale sono profondamente legata. Avere l’onore di ricevere questa corona rappresenta una soddisfazione che porterò sempre nel mio cuore – spiega emozionata Greta – Mi sono diplomata quest’anno al Liceo Scientifico Galileo Ferraris e il mio obiettivo ora è quello di diventare fisioterapista. Spero davvero di riuscire a far convivere le mie aspirazioni con il concorso, continuando sempre a mettermi alla prova e a crescere.
Tra i miei hobby preferiti figura sicuramente lo sci. Noi torinesi abbiamo la fortuna di avere le Alpi con le sue splendide valli a due passi, che ci permettono di vivere appieno la montagna, un’altra mia grande passione. Miss Italia fa vivere un sogno, ogni tappa è amicizia, solidarietà, impegno. Ho avuto l’onore di vincere questo titolo speciale accompagnata da tutte le altre ragazze che condividono con me questo percorso. Spero che il futuro riservi in me mille altre sorprese, come quella di ieri”.
Ora riflettori puntati su domenica e su Zoom dove le protagoniste saranno le ragazze che, dopo un’intensa estate di selezioni, sono riuscite a conquistare l’accesso alla finalissima.
Si tratta dell’ultimo grande passo prima di entrare nel percorso che conduce alle prefinali nazionali di Miss Italia che si terranno il primo settembre a Roma.

Si tratterà di uno spettacolo nello spettacolo grazie a Zoom dove si incontreranno natura e intrattenimento in uno dei luoghi più suggestivi del Piemonte. La serata sarà  allestita nello splendido Anfiteatro Romano all’interno del bioparco, una struttura costruita proprio per gli eventi e gli show con rapaci.
Nel corso della serata non mancheranno momenti di spettacolo e musica, diretta da Tony Brera, moda e intrattenimento che accompagneranno il pubblico fino al momento più atteso, la proclamazione delle nuove Miss Piemonte e Miss Valle d’Aosta 2026.
La manifestazione è organizzata nell’ambito del circuito Miss Italia Piemonte e Valle d’Aosta, con la direzione dell’esclusivista regionale di Miss Italia, Mirella Rocca.

Prenotazione posto in Anfiteatro per la Finalissima,  che assicura il posto a sedere:

form.jotform.com/inZoom/miss-italia_prenotazioneevento

Mara Martellotta