LIFESTYLE- Pagina 2

Sui treni storici alla scoperta del territorio

Si arricchisce ulteriormente l’offerta commerciale dei treni storici della Fondazione FS con due nuovi itinerari d’autore dedicati al Piemonte, alla Lombardia e alle grandi eccellenze enogastronomiche dell’autunno: il Milano-Alba, tra tartufi e vino nel cuore delle Langhe, e il Torino-Canelli, sulla Ferrovia delle Langhe, Roero e Monferrato.

Il primo appuntamento è con il treno storico Milano-Alba, in programma le domeniche 11, 18 e 25 ottobre 2026. Partirà da Milano Centrale alle 9:05 e arriverà ad Alba alle 12:35, via Pavia, Alessandria e Asti, con rientro da Alba alle 18:20 e arrivo a Milano Centrale alle 22:00. Un viaggio in giornata verso le Langhe, nel periodo in cui il territorio esprime al meglio paesaggio, cultura e gusto. A bordo delle carrozze anni 70’ Gran Confort, il viaggio diventa esperienza: comfort, grandi finestrature e ritmo lento valorizzano il paesaggio, mentre degustazioni, prodotti stagionali e racconti sul Nebbiolo anticipano l’arrivo ad Alba e le eccellenze del territorio.

A novembre sarà la volta del treno storico Torino-Canelli, in programma le domeniche 1, 8, 15 e 22 novembre 2026. Il convoglio collegherà Torino Porta Nuova a Canelli, con fermate a Torino Lingotto, Bra e Alba, attraversando colline, vigneti e borghi del Monferrato. Il viaggio si svolgerà a bordo delle carrozze anni 20’ Centoporte. A bordo sono previste degustazioni e masterclass dedicate ai vini, ai prodotti tipici e alla cultura spumantistica dell’Alta Langa e del Monferrato. La circolazione inaugurale del 1° novembre avrà un valore particolare: il treno sarà trainato da una locomotiva a vapore, un elemento di indiscusso fascino in un periodo in cui il foliage lo fa da padrone.

In questa occasione il servizio seguirà orari dedicati, con partenza da Torino Porta Nuova alle 8:55, arrivo a Canelli alle 11:29, ripartenza alle 18:12 e rientro a Torino Porta Nuova alle 21:15. Nelle altre domeniche il programma prevede partenza da Torino Porta Nuova alle 8:55, arrivo a Canelli alle 10:43 con ripartenza alle 18:15 e arrivo nel capoluogo piemontese alle 20:20.

Con queste nuove proposte, i treni storici diventano così strumenti di promozione turistica e culturale, capaci di mettere in relazione grandi città, borghi, paesaggi e produzioni d’eccellenza, offrendo ai viaggiatori un modo autentico e consapevole di vivere il tempo del viaggio. Biglietti in vendita sul sito www.trenitalia.com  e su tutti i canali di vendita Trenitalia, inclusi l’app Trenitalia, le biglietterie di stazione, i distributori self-service e le agenzie di viaggio. Maggiori info su www.fondazionefs.it o alla casella postale trenistorici@fondazionefs.it

Livio Berruti, il campione che gareggiava con i gatti a Stroppiana

/

Con il Vercellese, pur nato a Torino, aveva un legame familiare, in particolare con Stroppiana, come disse in una serata organizzata da Campagna Amica di Vercelli, dove aveva imparato a correre veloce gareggiando con i gatti. Berutti, infatti, aveva raccolto l’invito dell’allora direttore della Coldiretti di Vercelli e Biella Andrea Desana (correvano i primi anni zero del nuovo millennio) di fare da ambasciatore dei prodotti del territorio assieme ad altri olimpionici

Leggi l’articolo su Il Vercellese.it:

ADDIO A LIVIO BERRUTI, IL CAMPIONE CHE GAREGGIAVA CON I GATTI A STROPPIANA.

Caccia al tesoro e Pic-nic di Ferragosto al Castello di Miradolo

La scommessa di Osasio: due amici, una pianta e il profumo che diventa destino

Un veterinario e uno zootecnico inseguono il profumo della Menta Piperita Piemonte e trasformano Osasio in un luogo dove la terra, la distillazione e un palazzo restaurato tornano a raccontare

di Luis Cabasés

Osasio non si impone: ti avvolge. La pianura torinese lo circonda come un respiro lento, e quando arriva l’estate, l’aria si riempie di un profumo che sembra una promessa. La menta. Fresca, balsamica, quasi luminosa. È un odore che non si limita a essere odore: è un invito. E due uomini, un veterinario e uno zootecnico, hanno deciso di seguirlo. Alberto Ferrero e Loris Bergese si conoscono da anni. Amici prima che soci, complici prima che imprenditori. Alberto ha le mani che parlano la lingua della campagna, Loris quella delle filiere vive. Un giorno hanno camminato insieme tra le file di menta in fiore. Alberto si è fermato, ha guardato il campo, poi Loris: «Sembra che questo posto voglia raccontare qualcosa». Alberto ha annuito. «Allora ascoltiamolo». Più o meno è andata così: da quel momento hanno iniziato a farlo davvero, fondando Mintriga.

Un nome curioso, quasi birichino, che sembra cambiare significato a seconda di chi lo pronuncia, come se la menta si divertisse a sussurrare interpretazioni diverse a ogni orecchio. E loro, quel sussurro, hanno scelto di seguirlo fino in fondo: dal campo alla distillazione, passando per la distilleria a corrente di vapore della Cooperativa Erbe Aromatiche di Pancalieri, dove l’olio essenziale — sette quintali di pianta per ottenere sei litri di essenza — nasce da un rito antico, custodito da mani che conoscono la menta come si conosce un familiare. Lì la menta si trasforma: diventa essenza, diventa anima. E in quel momento Alberto e Loris hanno capito che questa storia non poteva restare chiusa nei campi, perché aveva già iniziato a camminare da sola. La menta piperita non è una pianta semplice.

«È molto esigente – è scritto nel sito aziendale – vuole terreno abbastanza sciolto per estendere i rizomi, acqua in abbondanza e sole per maturare». Serve pazienza, serve cura, serve un territorio che sappia accoglierla. E il Pancalierese, con i suoi suoli permeabili e il suo microclima, è da sempre il luogo dove la menta ha deciso di crescere al massimo delle sue possibilità. Quando la fioritura esplode, tra fine luglio e agosto, i campi diventano un mare violaceo che sembra muoversi da solo. Le mietitrebbiatrici avanzano lente, e l’aria si impregna di un aroma che non si dimentica. In paese, gli anziani parlano ancora della “cassa di Osasio”, quella rete di famiglie che ha attraversato difficoltà e stagioni affidandosi alla menta come risorsa, come lavoro, come identità. E mentre Alberto e Loris ascoltavano quei racconti, un altro luogo ha iniziato a prendere forma nella loro storia: il Palazzo. Il Palazzo non è solo un edificio. È un personaggio. Un gigante che ha visto passare generazioni, che ha ospitato la distilleria della famiglia Rossi, che ha respirato menta quando Osasio cercava nuove strade. Poi il tempo lo aveva fatto tacere.

È stato Osvaldo Ferrero, architetto e padre di Alberto, a ridargli voce. Ha restaurato il Palazzo con una cura che non si limita alla tecnica: ha rimesso insieme memoria, dettagli, materiali, luci. Ha restituito dignità alle stanze, ha riaperto corridoi, ha fatto tornare a respirare soffitti che sembravano aver dimenticato come si fa. Quando i lavori sono finiti, il Palazzo non era più un luogo del passato: era un luogo pronto ad accogliere il presente. E oggi è lo scrigno dove si può scoprire davvero il lavoro di Mintriga. Chi entra nel Palazzo entra dentro la menta: la coltivazione, la distillazione, la storia delle famiglie, la rinascita di un territorio.

Ogni stanza racconta un pezzo di ciò che Alberto e Loris hanno scelto di custodire. Ogni passo è un incontro con qualcosa che non è solo prodotto: è identità. La loro è stata una scommessa. Una scommessa romantica, quasi incosciente, che nasce solo quando due amici guardano la stessa cosa e vedono lo stesso futuro. Un veterinario e uno zootecnico che hanno deciso di trasformare una pianta in un racconto, un territorio in un destino, un profumo in una promessa.

Hanno scelto la via più difficile: niente coloranti, niente scorciatoie, niente verde artificiale. Il liquore rimane limpido, come lo sciroppo di menta autentico che si beveva un tempo. «Quello che vedi è quello che la pianta ha dato», dice spesso Alberto. E forse è proprio questo il cuore della loro storia: la sincerità. Mintriga non è nato per essere un prodotto. È nato per essere un racconto. Un racconto che vive nei campi, negli fumi della cooperativa, nelle mani di chi coltiva, e soprattutto nel Palazzo restaurato dove ogni stanza sembra dire: “Benvenuto, qui la menta non è una coltura. È un destino.” E quando, nelle sere d’estate, l’aria si riempie di quel profumo fresco, sembra quasi che il territorio dica: «Grazie per avermi raccontato».

Tutti i gusti del mondo a Terra Madre Salone del Gusto Tra poco più di un mese a Torino

/

Una selezione di laboratori, degustazioni e cene da vivere nel centro di Torino dal 24 al 27 settembre

Quali sono i profumi della cucina persiana? Come cambia il cacao a seconda del Paese in cui viene coltivato? Quali erbe raccontano la tradizione dell’isola coreana di Ulleung? E come possono gli ingredienti di recupero trasformarsi in piatti d’autore? Sono solo alcune delle esperienze che attendono il pubblico di Terra Madre Salone del Gusto 2026, in programma dal 24 al 27 settembre nel centro di Torino.

La sedicesima edizione della manifestazione, organizzata da Slow Food, Regione Piemonte e Città di Torino, con il patrocinio del Masaf e di Ismea, e dedicata al tema “Biodiversity – Be Diversity”, porterà nel capoluogo piemontese sapori, tradizioni e culture gastronomiche provenienti da tutto il mondo attraverso Laboratori del Gusto, Appuntamenti a Tavola, degustazioni e cene.

Tra i Laboratori del Gusto si potrà viaggiare dall’Azerbaigian, con il miele e i dolci della tradizione, alla Corea del Sud, alla scoperta delle erbe spontanee dell’isola di Ulleung. Non mancheranno degustazioni dedicate ai cacao provenienti da Africa, Asia e America Latina, ai vini ottenuti da antichi vitigni Criolla e ai sapori dell’Anatolia, con un percorso tra olive, vino e cucina mediterranea.

Gli Appuntamenti a Tavola vedranno protagonisti cuochi provenienti da diversi Paesi, che racconteranno il proprio territorio attraverso ricette e ingredienti tipici. Dalla cucina di mare dello Yucatán ai piatti della tradizione persiana, passando per il granchio blu reinterpretato in chiave gastronomica e per i menu dedicati alla cucina del recupero, ogni incontro metterà al centro biodiversità, sostenibilità e valorizzazione delle produzioni locali.

Anche l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo sarà protagonista con un ricco programma di incontri dedicati alla ricerca e all’innovazione nel settore alimentare. Studenti, alumni e produttori guideranno degustazioni e approfondimenti dedicati a pane, sidro, kombucha, caffè, dumpling e altri prodotti artigianali, raccontando il cibo come strumento di conoscenza, cultura e sviluppo.

Terra Madre Salone del Gusto si conferma così un grande viaggio tra i sapori del pianeta, un’occasione per conoscere culture diverse attraverso il cibo e scoprire il valore della biodiversità, trasformando per quattro giorni il centro di Torino in un punto di incontro tra produttori, cuochi, ricercatori e appassionati provenienti da ogni parte del mondo.