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Gli antipasti più golosi di Torino

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SCOPRI – TO ALLA SCOPERTA DI TORINO
Torino è una città che ama la tavola e che custodisce una tradizione culinaria ricca, elegante e allo stesso tempo popolare. Tra tutte le sue specialità gli antipasti occupano un posto centrale perché rappresentano il modo in cui i torinesi aprono il pasto e introducono l’ospite alla loro storia gastronomica. Gli antipasti torinesi sono un insieme di sapori antichi, spesso legati alla cucina contadina o alle case nobili, e mostrano un equilibrio molto caratteristico tra sapidità, delicatezza e rispetto degli ingredienti. Raccontare questi piatti significa raccontare una parte della città e del suo modo di vivere la convivialità.
foto A. Pisano
Vitello tonnato e tonno di coniglio
Il vitello tonnato è forse il più conosciuto degli antipasti torinesi e uno dei più rappresentativi. La sua presenza sulle tavole piemontesi è quasi inevitabile nelle occasioni importanti. La ricetta tradizionale prevede un taglio di carne come il girello, cotto lentamente in un brodo aromatico con verdure, vino e spezie. Una volta raffreddato viene affettato sottilmente e coperto con una salsa ottenuta frullando tonno, uova sode, acciughe, capperi e un poco del fondo di cottura. La cremosità della salsa deve essere equilibrata, senza risultare troppo pesante, e il sapore del tonno deve fondersi con la delicatezza della carne senza sovrastarla. Ogni famiglia ha la sua variante ma la struttura del piatto resta sempre la stessa. Esiste anche una versione moderna, spesso preparata con carne appena scottata e una salsa più leggera, ma a Torino la preferenza resta quasi sempre per la versione classica.
Accanto al vitello tonnato c’è il tonno di coniglio, un altro antipasto tipico che porta un nome curioso. Qui il tonno non c’entra nulla perché il protagonista è il coniglio che, dopo essere stato disossato e cotto in acqua aromatizzata con erbe e vino bianco, viene conservato sott’olio proprio come fosse un pesce. Il risultato è una carne morbida e saporita che si serve fredda, accompagnata da cipolle, carote o semplicemente da alcune foglie di insalata. La preparazione richiede pazienza perché il coniglio deve riposare almeno un giorno immerso nell’olio aromatizzato che ne esalta il sapore. Questo piatto nasce dalla necessità di conservare la carne e oggi è diventato un simbolo della cucina rustica piemontese, semplice e raffinata allo stesso tempo.
Insalata russa e acciughe al verde
L’insalata russa è presente in molte regioni italiane, ma a Torino ha sempre trovato una collocazione particolare negli antipasti. La preparazione tradizionale prevede patate, carote e piselli tagliati a piccoli cubetti e cotti in modo da restare compatti. Le verdure vengono poi mescolate con una maionese fatta in casa che deve risultare vellutata ma sostenuta, così da avvolgere gli ingredienti senza sfaldarli. In alcune case si aggiunge anche il tonno, in altre le uova sode, ma la versione più diffusa è quella più semplice, in cui la freschezza delle verdure e la morbidezza della salsa bastano da sole. A Torino l’insalata russa è un antipasto senza tempo, servito nelle feste, nei pranzi domenicali e persino nelle trattorie storiche della città.
Un altro grande classico sono le acciughe al verde, una preparazione profondamente piemontese che unisce la sapidità delle acciughe alla freschezza del prezzemolo. La salsa verde si prepara tritando finemente prezzemolo, aglio, capperi, pane ammorbidito in aceto e olio extravergine di oliva. Il composto deve essere omogeneo, brillante e profumato. Le acciughe conservate sotto sale vengono pulite con cura, sciacquate e asciugate, poi immerse nella salsa e lasciate riposare per qualche ora. Il risultato è un antipasto deciso ma equilibrato che racconta la storia della città, un luogo dove la cucina povera ha sempre saputo trasformarsi in sapore autentico.
Peperoni con bagna cauda e giardiniera piemontese
Tra gli antipasti che rappresentano più da vicino il territorio non possono mancare i peperoni con bagna cauda, una delle combinazioni più apprezzate dai torinesi. I peperoni vengono solitamente arrostiti interi finché la pelle non si stacca con facilità, poi tagliati in falde e disposti a strati. La bagna cauda è una salsa calda a base di aglio, acciughe e olio, tradizionalmente servita come piatto conviviale ma utilizzata anche come condimento per gli antipasti. La sua intensità si sposa perfettamente con la dolcezza naturale dei peperoni. Nelle famiglie torinesi è un antipasto diffusissimo nei mesi freddi, mentre in estate si preferisce servire i peperoni arrostiti con olio, sale e acciughe fredde, una versione più leggera ma sempre legata alla tradizione.
La giardiniera piemontese merita un posto speciale perché rappresenta un piccolo ritratto dell’orto. Carote, sedano, cavolfiori, cipolline e peperoni vengono tagliati e sbollentati in acqua e aceto, poi lasciati riposare in barattoli colmi di verdure e liquido di conservazione. Il risultato è un insieme di sapori vivaci e leggermente aciduli che accompagnano perfettamente salumi e formaggi ma che a Torino vengono serviti anche come antipasto autonomo. La giardiniera è un piatto legato alla stagionalità e alla tradizione del conservare, un gesto che appartiene ancora oggi alle famiglie che tramandano le ricette di generazione in generazione.
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La tradizione torinese
Gli antipasti torinesi raccontano una città che ha sempre saputo unire eleganza e concretezza. Ogni ricetta porta con sé una storia e un legame con il territorio. Non si tratta soltanto di piatti da assaggiare ma di piccole testimonianze culturali che mostrano quanto la cucina piemontese sia varia e ricca pur partendo da ingredienti semplici. Torino non offre soltanto una tradizione culinaria solida, ma anche un modo di vivere la tavola che privilegia il tempo condiviso e il piacere di gustare cibi preparati con cura.
Chi visita la città resta spesso sorpreso dalla quantità di antipasti proposti nei ristoranti e nelle trattorie. È un rituale che introduce al pasto e che esprime la filosofia gastronomica torinese, basata sulla lentezza e sulla qualità. La varietà degli antipasti permette di scoprire diversi aspetti della cucina locale, dai sapori decisi della bagna cauda alla delicatezza del vitello tonnato. Ogni piatto ha una sua identità precisa e insieme formano un mosaico che rappresenta bene il carattere della città.
Torino non ha mai abbandonato la sua tradizione, anzi l’ha resa un punto di forza. Gli antipasti continuano a essere la porta d’ingresso ideale per chi desidera conoscere la cultura gastronomica piemontese. Preparazioni come il tonno di coniglio, le acciughe al verde, i peperoni arrostiti e l’insalata russa resistono al passare del tempo grazie alla loro semplicità e alla loro autenticità. Sono piatti che non seguono soltanto la moda del momento ma che rimangono, anno dopo anno, parte fondamentale delle tavole torinesi.
Gli antipasti di Torino sono molto più di un inizio del pasto. Rappresentano un patrimonio, un modo di raccontare la città attraverso sapori che hanno radici profonde. Chiunque si sieda a una tavola torinese scoprirà che questi piatti non sono semplici ricette ma frammenti di storia, conservati e tramandati con cura. È proprio questa continuità a rendere la cucina torinese così affascinante e a fare degli antipasti una delle sue espressioni più autentiche.
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NOEMI GARIANO

La pizza, così semplice ma regina della tavola

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La bellezza della semplicita’. Pochi semplici ingredienti che si uniscono e danno vita ad uno dei simboli della tradizione italiana nel mondo: la pizza

Una base croccante farcita con pomodoro, mozzarella, olive. Prepararla in casa e’ davvero semplice e veloce, non occorrono particolari capacita’, potete impastare la base nella planetaria o a mano, il risultato sara’comunque garantito. Profumata, calda, filante….impossibile resisterle!

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Ingredienti :
(dosi per tre teglie tonde da 28cm)
 
500gr. di farina 0
5 cucchiai di olio evo
2 cucchiaini di zucchero
1 cucchiaino di sale fino
1 bustina di lievito secco tipo Mastro Fornaio
275ml di acqua tiepida
Salsa di pomodoro rustica q.b.
Mozzarella q.b.
Olive taggiasche q.b.
Filetti di acciuga (facoltativi, a piacere)
Basilico o origano
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Preparare l’impasto base. Impastare, nel mixer o a mano, per almeno dieci minuti, la farina precedentemente setacciata con la bustina di lievito secco, aggiungere lo zucchero, il sale, l’olio ed infine l’acqua tiepida. Quando si e’ ottenuta una palla morbida ed elastica, metterla sul piano di lavoro infarinato e riprendere ad impastare a pugno chiuso con forza, sbattendo ripetutamente l’impasto sul tavolo. Quando la pasta si presentera’ liscia ed inziera’ a formare delle piccole bolle, inciderla con quattro tagli a croce, metterla in una terrina infarinata, coprirla con un tovagliolo e riporla in forno o nel micronde (spenti) al riparo da correnti d’aria per almeno quattro ore. Terminata la lievitazione riprendere l’impasto, impastarlo nuovamente sino a sgonfiarlo, tagliare la pasta in tre parti, stenderla a mano o con il mattarello,sistemarla nelle teglie  tonde  foderate con carta forno, guarnire con passata di pomodoro, mozzarella a dadini, olive, filetti di acciughe o altro a piacere, irrorare con un filo di olio, salare. Infornare nel forno preriscaldato alla massima potenza e cuocere ciascuna pizza per circa 15/20 minuti. Servire calda.

 

Paperita Patty

Apertura straordinaria del castello di Miradolo

Sabato 14 e domenica 15 febbraio, eccezionalmente, il castello di Miradolo apre le sue porte, in occasione di San Valentino, per un weekend fatto di scoperte, dolcezza e creatività da assaporare passo dopo passo.

Sabato 14 febbraio la giornata si aprirà con una visita tematica al parco, dedicata ai fiori e alle piante che, da sempre, raccontano storie d’amore, passione e affetto, tra curiosità botaniche, simbolismi e leggende tramandate nel tempo. Una visita guidata per svelare come la natura esprima i sentimenti più profondi nel giorno di San Valentino, a cura di Emanuela Durand. A seguire, una masterclass di pasticceria guidata dallo chef dell’antica pasticceria Castino, Davide Muro. Un’occasione speciale per mettere le mani in pasta, scoprire alcuni segreti della pasticceria e vivere un’esperienza autentica e conviviale. Si tratta di un laboratorio speciale pensato per le coppie che realizzeranno, insieme a Muro, una cream tart a tema romantico, seguendo tutte le fasi della preparazione, dalla frolla alla crema, dal montaggio alla decorazione finale. Guidati dal pasticcere, sceglieranno forme, colori e dettagli ispirati all’amore, collaborando in ogni passaggio. Al termine dell’esperienza, ogni partecipante porterà a casa il proprio dolce. Il costo per partecipante è di 50 euro. Per chi lo desidera, al termine del laboratorio è previsto a 15 euro, presso la pasticceria Castino, un aperitivo. Domenica 15 febbraio è dedicato alle famiglie, con un’attività di Carnevale all’aria aperta, un percorso nel parco che accompagnerà grandi e piccini alla raccolta di elementi naturali che diventeranno parte di una maschera unica, costruita insieme e ispirata alla fantasia e alla natura. Costo a partecipante di 7 euro.

Mara Martellotta

Una settimana di Carnevale nella Via Lattea

Neve e coriandoli in vista della settimana del Carnevale, tra sciate in maschera sulle piste della Via Lattea ed appuntamenti all’insegna della spensieratezza e del divertimento. A Sauze d’Oulx sabato 14 febbraio, alle ore 17.30, torna la sfilata di Carnevale con un appuntamento al campetto Clotes e, come ogni anno, l’allegra manifestazione porta con sé musica, colori, animazione e tanto divertimento; tutti sono i benvenuti, soprattutto se in maschera. Sempre il 14 febbraio, a Claviere, alle 17, nella piazza della Chiesa, andrà in scena il Carnevale dei Bambini, con giochi, attività per i più piccoli e tanta musica. A Sestriere, lunedì 16 febbraio dalle ore 15.30, sulla pista Standard si rinnova il tradizionale appuntamento con la gara di sci in maschera, organizzata da Sci Club Sestriere, in collaborazione con il Comune, Consorzio Turismo Sestriere e la Pro Loco. Alle ore 17 la festa proseguirà in zona partenza seggiovia Cit Roc, con l’arrivo della slitta trainata dai siberian husky del centro Sleddog Sestriere, accompagnata dalla distribuzione di caramelle a cura della Pro Loco. Infine, lunedì 16 febbraio, a Cesana Torinese, debutterà una nuova disciplina: la gara in maschera di Three Ski. Alle ore 15, in piazza Vittorio Amedeo, partirà una pazza sfida organizzata dalla Pro Young Pro Loco di Cesana, che vedrà protagonisti equipaggi in maschera formati da tre persone che calzeranno un unico paio di sci percorrendo via Roma. Sono attesi tanti appuntamenti per vivere la montagna in modo originale e festoso tra sport, musica e divertimento per tutte le età.

Gian Giacomo Della Porta

Il Festival della Felicità arriva a Torino all’Inalpi Arena

Dopo il successo delle prime due edizioni, il progetto dedicato alla felicità e al benessere emotivo compie un ulteriore passo avanti e si trasforma in un vero e proprio Festival della Felicità, scegliendo Torino come palcoscenico d’eccezione. Il capoluogo piemontese ospiterà una settimana di appuntamenti diffusi sul territorio, con iniziative educative, sociali e formative.

L’edizione 2026 non si limiterà a un singolo evento, ma proporrà un percorso articolato capace di coinvolgere luoghi, comunità e pubblici differenti, con l’obiettivo di portare il tema della felicità anche nei contesti in cui risulta maggiormente necessario.

Il momento centrale del Festival sarà martedì 17 marzo 2026, quando l’iniziativa approderà all’Inalpi Arena con il più grande show formativo sulla felicità mai realizzato in Italia, aperto gratuitamente al pubblico previa registrazione.

Il Festival della Felicità nasce dall’evoluzione di un format che negli anni ha coinvolto migliaia di studenti, docenti e famiglie in tutta Italia. Oggi il progetto si amplia e diventa un festival urbano capace di generare un impatto sociale concreto attraverso incontri diffusi, momenti di ascolto e iniziative sul territorio.

Tra i primi appuntamenti in programma, venerdì 13 marzo, il Festival farà tappa all’Ospedale Regina Margherita di Torino con un’iniziativa speciale dedicata ai bambini ricoverati nei reparti di oncologia e neuropsichiatria infantile, con l’obiettivo di offrire loro un momento di condivisione e leggerezza.

L’evento principale del 17 marzo all’Inalpi Arena sarà articolato in due momenti distinti:

  • al mattino, dalle 10 alle 12.30, si terrà un appuntamento educativo gratuito rivolto agli studenti delle scuole medie e superiori, con la partecipazione di docenti e istituti del territorio;

  • in serata, dalle 21 alle 23, andrà in scena un coaching live show aperto al pubblico, che unirà formazione, ispirazione, storytelling e musica.

Sul palco si alterneranno formatori, artisti, sportivi, professionisti, creator e testimonial, chiamati a raccontare esperienze personali e percorsi di crescita attraverso interventi in stile TED Talk, con l’obiettivo di stimolare consapevolezza, dialogo e partecipazione emotiva.

Il Festival nasce come risposta a un bisogno sempre più evidente. I dati segnalano infatti un crescente disagio tra i giovani, legato a isolamento sociale, dipendenza dai social media, fragilità emotive e difficoltà nella gestione delle paure.

L’iniziativa si inserisce nel percorso promosso dalla Fondazione Felicità ETS, impegnata da anni nella diffusione dell’educazione emotiva e delle soft skills nelle scuole e nella società. Finora il progetto ha coinvolto oltre 80 mila partecipanti e più di 30 mila scuole, registrando una partecipazione sempre crescente di studenti e famiglie e affermandosi come una delle principali realtà italiane dedicate al benessere emotivo.

Festival della Felicità 2026
www.fondazionedellafelicita.com

Mara Martellotta

Sì o no?

Prendo spunto dal prossimo referendum costituzionale per analizzare il fenomeno, prettamente italiano, di parlare senza documentarsi, giudicare senza cognizione di causa, commentare senza aver letto integralmente ciò che si intende commentare.

Leggo spesso che “tanto il referendum non raggiungerà il quorum” che dimostrano una enorme ignoranza, perché per i referendum confermativi, a differenza di quelli abrogativi, non è richiesto che almeno il 50% degli aventi diritto si rechi alle urne, ma questo sarebbe il meno.

Il vero problema è che quello stile di vita viene riproposto nei post sui social, nei discorsi da pub, nelle riunioni dei circoli fotografici o, comunque, artistici ed il risultato è sempre il medesimo: a fronte di un 1-2 % di persone che dimostrano di avere padronanza dell’argomento trattato e, quando va bene, un 5% di coloro che ammettono di non saperne nulla, di non conoscere l’argomento o di non essersi ancora documentati, c’è un residuo 93-94% (statistica elaborata dal mio team, relativo a alcuni gruppi social) che spara sentenze a caso, temendo di passare per incompetente ma, al contrario, riuscendovi perfettamente.

Chi tira fuori frasi attribuite a un tal dei tali, già Ministro o Premier, salvo essere subito sbugiardato da chi, dimostrando perizia pazienza, cita le corrette fonti di tale notizia.

Oppure chi sostiene che un certo risultato nelle urne creerebbe un determinato effetto “perché lo dicono tutti” e chi, non avendo dimestichezza con l’uso dei neuroni, volendo dare torto a qualcuno, di fatto gli dà ragione riuscendo così a suscitare l’ilarità del gruppo.

Il problema di per sé sarebbe già grave perché implica che la quasi totalità dei cittadini sia analfabeta funzionale (secondo l’Unesco è chi non riesce a interagire attivamente nella società) e non è certamente una cosa di cui un Paese, una volta tra i primi Paesi industrializzati, possa andare fiero.

Quali le cause? La scuola? I genitori? La società? Sicuramente la colpa, se di colpa si può parlare e non di dolo, non sta da una parte sola. Qualsiasi Governo sa che il modo per migliore per trasformare i cittadini in sudditi è aumentare il loro grado di ignoranza, in tutti i sensi.

Ecco quindi che, proprio come una patologia contagiosa,l’ignoranza si propaga in sempre nuovi soggetti, rendendoli quasi contenti della loro patologia e creando assuefazione; e, proprio come negli stupefacenti, per curare l’ignoranza occorrono dosi sempre più alte di cultura, di lettura, di antidoti per tornare a usare il proprio cervello.

Ma a chi conviene? Senza vaccino si possono fare ottimi affari fidelizzando i pazienti, trasformandoli in clienti affezionati.

Non tutti i governi hanno questo obiettivo, sia chiaro, ma ad alcuni l’operazione è riuscita così bene che gli effetti durano da decenni.

Sergio Motta