L’enoteca è ospitata all’interno del settecentesco Palazzo Baronale Crova di Nizza Monferrato…
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Allegre, eccentriche e piene di personalità
Colori, contrasti, allegria e creatività, diverse sono le città in Europa e nel mondo che si contraddistinguono per le tinte forti ed esuberanti, per il carattere energico e accattivante. Tra le più variopinte spiccano Citta del Capo, in Sud Africa, con il suo quartiere multiculturale Kaap Boo dove casette basse di tutti i colori caratterizzano il panorama urbano spesso utilizzato anche come set fotografico e cinematografico. Breslavia, in Polonia, un’altra città multicolor, soprattutto la piazza centrale del mercato, Rynec, deliziata da decine di palazzi di varie tinte da dove partono graziosissime stradine piene di locali e di vita. Longyearby, piccolissima cittadina Norvegese e centro abitato più a nord del mondo, è molto apprezzata per i colori delle sue pittoresche villette a schiera che hanno come sfondo un magnifico scenario glaciale. E’ il posto ideale dove osservare l’aurora boreale e il più natalizio del mondo considerato che qui si trova la casa di Babbo Natale con la sua gettonatissima buca delle lettere. Buenos Aires, famosissima capitale Argentina, con il suo quartiere la Boca, considerato un museo open air, la via degli artisti con i suoi conventillos, piccolissime case in legno, decorata allegramente, unicamente creativa e dalla storia singolare. Sembra infatti che in passato gli abitanti di questo quartiere, non avendo abbastanza denaro per acquistare un colore unico per le pareti esterne delle case, abbiano chiesto aiuto in giro ottenendo tinte diverse che hanno dato vita a questo originale posto dal gusto un po’ retrò. Poi ancora St. John’s, in Canada, dove le graziose palazzine policrome vengono paragonate alle caramelle gommose Jellybean, Stoccolma con un centro storico antico e coloratissimo, Jodhpur, in India, con i suoi quartieri blu, il colore che un tempo contraddistingueva la casta dei Brahmini, e ancora Santorini, Reykjavík, Galway, Lisbona e Porto. In Italia ne abbiamo moltissime, romantiche, poetiche e festose. Burano è considerata la più variopinta, con i sui deliziosi nidi che si affacciano sui canali, gialli, verdi, viola, azzurri e fucsia. Il paesaggio è spensierato, magnetico e quasi candito , la più famosa e visitata è Casa deo Bepi suà. Le Cinque Terre, in Liguria, ci regalano sfumature radiose e brillanti con Vernazza, Monterosso, Manarola, Corniglia e Riomaggiore, la più cromatica. Procida, incantevole isola del Golfo di Napoli, protagonista e fonte di ispirazione di artisti e scrittori, luogo di magia dove il tempo sembra felicemente immobile. E poi ancora Vipiteno, in Trentino alto Adige, sito fiabesco eletto tra i borghi più belli d’Italia, le intramontabili e uniche Napoli, Positano e Portofino, la adorabile e garbata Comacchio.
Maria La Barbera
La Farmacia Del Cambio occupa i locali della Farmacia “Bestente”, storica bottega di speziali nata nel 1833…
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Colorate, comode, modaiole, spensierate. Chi non ne possiede almeno un paio? Chi non le tiene in macchina, nel portabagagli, così, magari potrebbero servire
Questi sandali leggeri e informali che ci fanno subito pensare all’estate, al mare, insomma alla bella stagione e alla vacanza hanno origini molto antiche, si parla infatti di antico Egitto dove venivano fatte con foglie di palma e papiro. In Giappone si possono trovare in fibra di riso, in India invece in legno, meglio conosciute come paduka. Le prime prodotte in gomma risalgono al 1962 e sono brasiliane. Gli americani le indossano le flip flop con qualsiasi outfit, noi europei le usiamo con più attenzione rispettandone la vocazione minimalista e non particolarmente aggraziata. Nonostante siano considerate scarpe da usare solo in certe occasioni, dove la l’eleganza non è richiesta, possiamo comunque trovarne davvero di tutti i tipi, colori e forme, con decorazioni talvolta sfavillanti e luminosissime, con applicazioni preziose che ne fanno lievitare il prezzo facendole diventare richiestissime calzature di tendenza.
Ci sono aziende specializzate nella loro produzione che hanno fatto di questo prodotto la loro fortuna perché, contrariamente a quanto si pensi, il loro uso non è temporale o stagionale, in realtà si vendono e si indossano sempre, perfino con le calze nei periodi più freddi. Molti vip del presente e del passato, protagonisti del jet set, celebrità senza tempo come Jackie Kennedy, Greta Garbo, Audrey Hepburn, Rita Hayworth, Elisabeth Taylor, le hanno indossate, facendo conoscere in tutto il mondo le meravigliose e nostrane collezioni di Positano o di Capri, le hanno celebrate con portamento magicamente glamour eleggendole oggetti di culto. Seppur comode e facili da indossare è bene non farne un uso smisurato e prolungato, avvertono i podologi, infatti la conformazione tipica di questi sandali non favorisce il corretto appoggio del piede provocando disagi a causa della forzata camminata innaturale.
Maria La Barbera
Un tempo capitava soprattutto al cinema, ora per lo più nella programmazione televisiva: ci sono sempre stati film di serie A e di serie B, a seconda di quale fosse il regista, quali gli attori, la trama, e così via.
Pensate solo a registi additati dal pubblico come straordinari (Fellini, ad esempio) che hanno diretto film che, a distanza di decenni, alcuni ancora faticano a comprendere, oppure altri come Salvatores, additato dai radical chic come neanche meritevole di menzione.
È palese che, nel cinema come a teatro, nella letteratura o in qualsiasi altra arte, non esistano né la perfezione, né un podio misurabile con unicità di misura.
Io, fin da bambino, ho pensato che il cinema migliore fosse quello che piaceva a me; considerando che i miei genitori mi portarono al cinema 2 volte in 12 anni (“Gli aristogatti” e “2001 Odissea nello spazio”) va da sé che la mia cultura cinematografica si sia formata in televisione, sia con film che con sceneggiati, con film per la TV come con telefilm della TV per ragazzi.
Fu così che apprezzai il Pinocchio di Comencini, La cittadella di A.G.Majano, i vari La donna di… del Tenente Sheridan, piuttosto che Sandokan, Lungo il fiume e sull’acqua, A come Andromeda, I racconti di Padre Brown e chi più ne ha più ne metta.
Al di là della considerazione quasi unanime che allora i prodotti televisivi fossero notevolmente migliori, qualitativamente parlando, posso dire che da subito mi formai un’idea ben precisa: mi piacevano, dove il “mi piace” esprime un concetto personalissimo.
Nel corso dei decenni, frequentando amici diversi per età, etnia, cultura, gusti e quant’altro, è rimasta però in me una considerazione concreta: non esiste il bello in assoluto, l’interessante “a prescindere” ma esiste ciò che piace a me, ciò che piace a molti, fossero anche tutti per una volta, ma ciò non ci autorizza a tacciare di cattivo gusto coloro ai quali piace o non piace una produzione, quanti amano film leggeri contro quelli che amano il cinema impegnato.
Chi abbia visto Il secondo tragico Fantozzi ricorderà la proiezione della corazzata Kotiomkin che per il nobile Guidobaldo Maria Riccardelli risulta essere un capolavoro assoluto mentre per Fantozzi e colleghi è “[..] una cagata pazzesca”.
Cosa deduciamo da ciò? Semplicemente che spesso, troppo spesso, la convergenza di gusti circa un prodotto cinematografico è solo frutto del marketing, del battage pubblicitario che fa da contorno ad ogni film; senza considerare che anche i premi Oscar contribuiscono ad esaltare o demolire un film, indipendentemente da altri fattori.
Sarebbe sicuramente il caso, anzi lo è, di cominciare a ragionare con la propria testa, secondo le emozioni che ognuno prova durante la proiezione, non prima leggendo la critica né dopo, ascoltando chi sia già andato a vedere il film.
Sarebbe sicuramente ora che imparassimo a farci un’idea propria di ciò che un evento, una storia, un accadimento generano in noi, senza volerci a tutti i costi uniformare al pensiero dominante o a chi ha deciso, col nostro tacito consenso, di decidere per noi.
Anche perché rischiamo, appena il pensiero dominante cambierà direzione, di fare la figura di chi non è riuscito a cambiare bandiera in tempo utile.
Sergio Motta
Mettete in una terrina il latte e la panna; aggiungete la farina passata al setaccio, lo zucchero e l’albume al naturale. Amalgamate bene il tutto, evitando di lasciare grumi….
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L’Organizzazione per la Cooperazione Economica ha stilato una classifica con i 10 paesi più felici al mondo, i posti ritenuti più vivibili in base a reddito, istruzione, salute, aspettativa di vita e stato sociale.
La maggior parte di questi sono paesi nordici: Finlandia, Norvegia, Canada, Danimarca e Olanda dove di certo il sole, le temperature miti, il mare e il tanto decantato stile di vita mediterraneo non sono proprio il punto forte. Evidentemente sono anche altre le condizioni che fanno di un popolo, di una nazione un concentrato di felicità e di entusiasmo per la vita. Il lavoro, la certezza di potersi permettere una esistenza dignitosa, una casa e tante altre cose tra cui hobby e desideri, una rete sociale fatta di condivisione, mutuo soccorso, amicizia, senso della comunità, attenzione alla salute, un sistema educativo funzionale ed efficiente. Altri paesi dove si rileva una buona qualità della vita sono Australia e Messico, ma anche Israele, Nuova Zelanda e Costa Rica. Ultimamente si è molto parlato di fattore Hygge, il segreto della felicità danese, una parola di origine germanica che non ha una traduzione precisa, ma molto chiaro è il concetto che esprime:
sentirsi soddisfatti, creare e vivere una atmosfera piacevole e accogliente caratterizzata dalla presenza affettuosa di persone care. Sembra una situazione da pubblicità, una favola, una storia di fantasia, invece è possibile. Aiutarsi, mettere da parte rancori legati alla quotidianità, non litigare per la politica, evitare di accanirsi sui difetti degli altri coltivando invece la positività e il concetto di vicinanza e supporto reciproco è uno stile di vita esistente, reale. L’higging ha avuto talmente tanto successo in posti come la Gran Bretagna o gli Stati Uniti che sono stati organizzati addirittura dei corsi per imparare a praticarlo. Ovviamente non si cambia mentalità e abitudini in un attimo, ma la possibilità di affrontare la quotidianità concentrandosi sul benessere proprio e degli altri è uno stimolo importante nella ricerca della felicità. I legami sociali possono essere quindi un antidoto allo stress, alla negatività, al quel male di vivere tipico dei nostri tempi. Stare insieme cordialmente e allegramente aiuta persino il sistema immunitario e favorisce la longevità ed è proprio semplice come appare.
Maria La Barbera