LIFESTYLE- Pagina 2

L’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare

Il compianto Gino Bartali era solito commentare con questa frase gli insuccessi nelle sue tappe ciclistiche o, quanto meno, i successi ridotti rispetto alle aspettative.

È noto che i toscani sono spesso polemici e, dunque, autocritici.

Negli ultimi anni, al contrario, assistiamo al fenomeno inverso: l’intelligenza in caduta verticale porta non soltanto a non saper compiere il minimo gesto “normale” ma anche, e soprattutto, a criticare qualsiasi atto compiuto da altri, spesso per invidia.

Non saper esprimere un concetto, non comprendere il significato di un testo o di un discorso, non riuscire ad esprimere una propria opinione su un argomento anche banale dovrebbe mettere in disparte il soggetto e relegarlo al silenzio, con buona pace di chi lo circonda, anche in senso virtuale.

Purtroppo, queste persone sono spesso avvelenate verso chiunque perché, nel bene o nel male, questi ha fatto più di loro: scrivere, auto-criticarsi, esprimere il proprio pensiero, avanzare un ipotesi, criticare in senso costruttivo chiedendo delucidazioni.

Proprio come nello sport, dove se sei fuori allenamento rischi di perdere una competizione, nei rapporti sociali se non alleni il cervello a pensare e giudicare, rischi di perdere una buona occasione per fare bella figura tacendo (o non scrivendo), togliendo così ogni dubbio in merito alle tue ridotte attitudini mentali.

I prossimi referendum sulla giustizia ne sono un esempio: tra i pochi commenti di chi realmente comprende la materia e, democraticamente, esprime il proprio parere con cognizione di causa, troviamo molti più commenti scritti per sentito dire, perché “me l’ha giurato il meccanico del cognato della custode di mia sorella”, “perché sono tutti fascisti”, ecc. “Perché ve lo dico io”, poi, batte tutti i commenti ed è il migliore argomento a favore dell’abrogazione del suffragio universale.

La scuola è sicuramente tra i maggiori responsabili di questo status quo: mancanza di analisi del pensiero, di abitudine alla critica, di comprensione del testo portano a questo stato di cose; qualcuno obietta che la colpa sia dei genitori che hanno prodotto figli simili. Considerando che la scuola ha iniziato il suo peggioramento dalla fine degli anni’70, cioè quando i genitori degli attuali trentenni frequentavano a scuola, ritorniamo all’assioma precedente.

La soluzione? Non esiste o, quantomeno, non è somministrabile per decreto, salvo effettuare un passo indietro e iniziare una revisione che potrebbe durare decenni.

L’unico vero rimedio potrebbe essere acquisire la consapevolezza dei propri limiti e dedicare qualche minuto ogni tanto all’approfondimento di temi di discussione, argomenti del momento o materie su cui siamo chiamati ad esprimerci; ma come possiamo acquisire la consapevolezza se non ci rendiamo conto di essere ignoranti?

Non sarà che qualcuno, dagli anni ‘70, ha inteso mantenere o, addirittura, aumentare il tasso di ignoranza perché gli ignoranti passano, ipso facto, da cittadini a sudditi?

Sergio Motta

Premi a Nichelino per “Carnevale in Vetrina”

La cerimonia ieri durante il Consiglio Comunale

 

La prima edizione del concorso che ha coinvolto il commercio di vicinato nichelinese durante il carnevale è stata un successo.

Siamo contentissimi della risposta che c’è stata da parte dei commercianti – commentano il Sindaco Giampiero Tolardo e l’Assessora al Commercio Giorgia Ruggiero -. Il concorso Carnevale in Vetrina è stata una scommessa che si è giocata in pochissimi giorni ed è stata vincente. Questa prima edizione è stata partecipata e ha saputo cogliere un’esigenza, quella di mettersi in gioco e farsi conoscere sempre più dai cittadini-consumatori”.

I partecipanti hanno avuto tempo fino al 31 gennaio per allestire le vetrine e fino al 3 febbraio per inviare foto delle composizioni.

Una foto per ogni vetrina è stata pubblicata sulla pagina facebook della Città di Nichelino dal 5 all’11 febbraio (ore 12.00) così da essere votata dalla giuria popolare.

Il 24 febbraio si è riunita la commissione che ha valutato le vetrine e, tenuto conto anche delle votazioni (ovvero dei singoli like) online ha stilato la classifica:

1.     Le Vie del Cuore (Articoli regalo – via Torino, 202)

2.     Frutta e Verdura da Renata (via Juvarra, 30)

3.     Controvento (Abbigliamento – via XXV Aprile, 16/B)

4.     Azzurro (Abbigliamento – via S. Francesco d’Assisi, 90)

5.     Estetica Fiore (via Torino, 190)

6.     Caffè Bistrot (via Torino, 35)

7.      ex equo La Casa del pane (via Cimarosa, 17) ed Elite Parrucchieri (via Torino, 212)

8.      Farmacia S. Edoardo (via Buonarroti, 1)

9.     Tabaccheria Chanel (via XXV Aprile, 16)

La premiazione in Consiglio è stata l’occasione ufficiale per festeggiare tutti i partecipanti e il commercio nichelinese.

“Un enorme grazie a chi ha partecipato, ma anche a chi non è riuscito ad organizzarsi ma avrebbe voluto – concludono il Sindaco e l’Assessora al Commercio -. Il prossimo anno speriamo di avere ancora più concorrenti per fare sempre più bella la nostra Nichelino e dare sempre più risalto al commercio di vicinato“.

L’amaro gusto dell’acqua

Era sempre la stessa storia. Ogni volta che un gerarca veniva sul lago, in visita alle isole Borromee,  a Stresa o in un’altra località nelle vicinanze, Gino e Lucio finivano ammanettati nella rimessa delle barche, proprio  sotto la passeggiata del  lungolago di Baveno.

Le disposizioni, del resto, erano chiare: tutti coloro sui quali si nutriva anche solo il sospetto d’essere dei  sovversivi andavano controllati e, se necessario, messi a tacere. I due, pur avendo schivato il confino non potevano evitare quella restrizione della loro libertà. E quindi, giù sotto, in riva al lago, al riparo da sguardi indiscreti. Incatenati ai grandi anelli di ferro dove venivano assicurate le cime da ormeggio delle imbarcazioni, non erano in condizione di nuocere. “Anche se si lamentassero, là sotto, nessuno potrà udirli”, sentenziò il maresciallo Rustici. Fascista antemarcia, il graduato dei carabinieri evadeva così la spinosa “pratica” di “quelle due teste calde”. “Oh, Carmelo – disse, rivolgendosi al carabiniere scelto Esposito -; ma ti pare che dovevano proprio capitare tra i piedi a noi questi rompiballe?”. Carmelo, buono come un pezzo di pane, annuì per far piacere al suo superiore ma in cuor suo non li avrebbe costretti a star lì, quasi a mollo nel lago, in quell’antro umido e inospitale. Già l’ultima volta, per un  soffio, non c’era scappato il morto. I due –  ai quali era stato aggregato anche Olimpo Bronzelli – erano finiti ammanettati agli anelli d’ormeggio perché era stata annunciata la visita di un pezzo grosso all’hotel Beau Rivage. L’Hotel era proprio lì, dall’altra parte della strada che attraversava il paese. Olimpo, scalpellino nella cava di granito rosa, era finito ai ferri perché reo di aver canticchiato in un’osteria un motivetto che il Podestà aveva giudicato offensivo nei confronti del regime e del Regno. In realtà, il povero tagliapietre – un po’ brillo – aveva improvvisato un’innocua e vecchia tiritera che più o meno suonava così: “Viva il Re, viva la regina e viva la capra della Bettina”, animale reso famoso dall’eccellente e copiosa produzione di latte. Uno scioglilingua che però era stato mal interpretato e così, ai soliti due reprobi si aggiunse pure il terzo. Il problema derivò dal maltempo. Una forte perturbazione stava imperversando tra il lago e le alture del Mottarone e, in poco tempo, le onde s’ingrossarono trasformandosi in schiumosi cavalloni che s’infrangevano sulla massicciata ricavata dalla passeggiata del lungolago. Immaginarsi che inferno anche là sotto, per i tre prigionieri. A tratti le onde li sommergevano per poi ritirarsi, lasciandoli infreddoliti e in balia di altri, gelidi, schiaffi d’acqua. Tutti e tre furono costretti, loro malgrado, a bere quell’acqua dal cattivo sapore. Soprattutto Lucio che, una volta liberato, giurò di non toccar più una goccia di quel liquido tremendo, limitandosi – pur nelle restrizioni dell’epoca – a sorseggiare soltanto vino, compreso quello aspro e ruvido, che legava in bocca, spillato dalla botte dell’osteria della Miniera, su in  Tranquilla.

Marco Travaglini

Ceci speziati con verdure, piatto unico di ispirazione indiana

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Un perfetto piatto unico ispirato alla cucina indiana.

Un piatto salutare e sfizioso che unisce le proprietà delle verdure a quella dei legumi. Un piatto davvero invitante, profumato e gustoso.

Ingredienti (per 4 persone)

250gr.di ceci secchi
2 Peperoni di media grandezza (giallo e       rosso)
3 Carote
1 cipolla
2 spicchi d’aglio
3 zucchine
Pochi spinaci
200ml di latte di cocco
1 pezzo di zenzero fresco
2 peperoncini secchi
1 cucchiaino di cumino
1/2 cucchiaino di canella in polvere
1 cucchiaino di curcuma
Brodo vegetale
Prezzemolo, sale, olio q.b.
250gr. di riso Basmati

Mettere i ceci a bagno in acqua fredda per 12 ore.
Preparare le verdure tagliate a tocchetti.
Scolare e sciacquare i ceci e cuocerli in pentola a pressione per 15 minuti con una carota, un pezzo di sedano, mezza cipolla, una foglia di alloro (brodo vegetale).
In una larga padella rosolare la cipolla affettata e l’aglio tritato con poco olio, aggiungere i ceci e le verdure, insaporire e coprire con il brodo dei ceci. Insaporire con lo zenzero grattugiato e le spezie. Cuocere per 30 minuti, aggiungere il latte di cocco e lasciar consumare un poco, regolare di sale e cospargere con prezzemolo tritato. Servire subito con riso basmati bollito.

Paperita Patty

Dalle fabbriche ai Loft: l’eleganza metropolitana dell’abitare contemporaneo

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ABITARE CON STILE

Rubrica settimanale a cura di Magda Jasmine Pettinà 
Uno spazio dedicato al mondo della casa in tutte le sue forme: dal mercato immobiliare al design d’interni, dall’arte di valorizzare gli spazi alle nuove tendenze dell’abitare contemporaneo. Consigli pratici, spunti estetici e riflessioni su come rendere ogni casa un luogo che rispecchi chi siamo — con uno sguardo che unisce competenza, bellezza e sensibilità.

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Dopo aver esplorato le radici storiche dell’eleganza e le linee essenziali del contemporaneo, il nostro viaggio tra gli stili dell’abitare entra nel cuore della città. Negli ultimi anni, infatti, sono proprio i quartieri urbani a raccontare le trasformazioni più interessanti, non solo dal punto di vista immobiliare ma anche culturale.

Gli stili urbani e metropolitani nascono da un cambiamento reale: la riconversione degli spazi produttivi. Ex fabbriche, officine, magazzini, laboratori artigianali diventano case, studi creativi, showroom. L’architettura non viene cancellata, viene reinterpretata.

A Torino questo processo è evidente.

Barriera di Milano, per esempio, è uno dei quartieri che più ha vissuto questa metamorfosi. Capannoni e spazi industriali dismessi si sono trasformati in loft con doppi volumi, grandi vetrate, soppalchi in ferro e legno. Qui lo stile industriale non è un’imitazione estetica: è memoria autentica. Mattoni a vista, travi metalliche, cemento, tubazioni lasciate visibili non sono decorazione, ma tracce della storia produttiva del luogo.

L’industrial nasce così: materico, urbano, sincero. I colori sono neutri e profondi – grigi, ruggine, nero, legno naturale – gli arredi mescolano metallo e superfici grezze. È uno stile che piace a chi ama spazi aperti, fluidi, non convenzionali. Richiede equilibrio: l’eccesso può renderlo freddo, ma dosato con luce e materiali caldi diventa estremamente affascinante.

Un’evoluzione più raffinata è l’Urban Chic.

Qui l’anima industriale incontra dettagli più sofisticati: superfici pulite, elementi di design, finiture eleganti. Il mattone dialoga con il velluto, il metallo con il marmo, la struttura originaria con arredi contemporanei. È uno stile che interpreta la città con maggiore misura, mantenendo il carattere metropolitano ma alleggerendolo.

Anche Aurora racconta molto di questa trasformazione. L’area, per anni percepita come marginale, ha cambiato volto grazie a interventi di riqualificazione importanti come la nascita del complesso della Nuvola Lavazza, che ha portato nuova energia, servizi e qualità architettonica. Attorno a questi poli si sono sviluppati nuovi spazi creativi, coworking, residenze ristrutturate con un linguaggio urbano contemporaneo.

Lo stile metropolitano, in fondo, è questo: capacità di leggere il contesto e trasformarlo in identità. Non si tratta solo di lasciare un muro in mattoni o inserire una lampada industriale. Si tratta di comprendere la vocazione dello spazio, il suo passato e il suo potenziale.

In una città come Torino, con una forte eredità industriale, questi linguaggi non sono una tendenza passeggera. Sono parte del suo DNA. E raccontano un modo nuovo di abitare: più libero, più creativo, più connesso alla trasformazione della città stessa.

Perché quando cambia un quartiere, cambia anche il modo in cui lo abitiamo. E lo stile, ancora una volta, diventa il riflesso di un’evoluzione urbana prima ancora che estetica.

www.domus-atelier.com – info@domus-atelier.com

Mezze penne con crema di zucca: sapore avvolgente

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Un irresistibile primo piatto autunnale per chi ama la zucca. Condimento semplice, cremoso, avvolgente con un tocco  croccante di mandorle e nocciole. Equilibrato nei sapori e super goloso!
Ingredienti per 4 persone:
320gr. di pasta tipo mezze penne
600gr. di zucca decorticata
25gr. di parmigiano grattugiato
25gr. di mandorle
25gr. di noci sgusciate
1 spicchio di aglio
Prezzemolo
Sale, pepe, noce moscata, olio evo
Cuocere la zucca a vapore, lasciar scolare bene. In un mixer sminuzzare le noci, le mandorle e l’aglio. Aggiungere la polpa di zucca, il parmigiano, l’olio, il sale, il pepe e la noce moscata grattugiata. Mescolare bene, scolare la pasta, condire unendo un mestolino di acqua di cottura nel caso risultasse asciutta. Servire subito.
Buon appetito!
Paperita patty

Anche cinque torinesi a Sanremo per Miss Mamma italiana

Sanremo. Trenta Mamme Miss di “Miss Mamma Italiana”, il primo ed unico concorso di interesse nazionale dedicato alla figura della mamma, giunto alla sua 33° edizione, sono state protagoniste, nella giornata di ieri a Sanremo,  di una trasmissione televisiva, condotta dal Patron di Miss Mamma Italiana e da Rosa Deriu, con la regia di Eugenio Angeli, che sarà trasmessa venerdì 27 febbraio, alle ore 17.00 da Canale Italia, rete televisiva   nazionale.

Le Mamme Miss hanno realizzato interviste ad ospiti presenti nello studio di Miss Mamma Italiana, nella “Città dei fiori”, nonché agli addetti ai lavori ed alle persone che in questa settimana, affollano dal mattino a notte fonda, le vie e le piazze sanremesi, per vivere le grandi emozioni della 76° edizione del Festival.

Tra loro, anche le Finaliste torinesi di Miss Mamma Italiana Gold 2026: Giuseppina Ballo, 49 anni di Torino; Cristina Bisello, 52 anni, di Torino; Cristina Kurocova, 46 anni, di Marentino (TO); Rosanna Chiaberto, 47 anni, di Bricherasio (TO) ed Elena Chirico, 48 anni, di Settimo Torinese (TO).

Le mamme interessate a partecipare a “Miss Mamma Italiana” (le iscrizioni sono gratuite), possono contattare la Te.Ma Spettacoli al numero 0541 344300 oppure consultare il sito www.missmammaitaliana.it

Nella foto le cinque Mamme Miss torinesi.

I torinesi e la moda intellettuale

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SCOPRITO   ALLA SCOPERTA DI TORINO

La moda italiana nacque a Torino nel 1911 quando per la prima volta una donna indossò un paio di pantaloni di un sarto francese, subito suscitò incredulità e stupore ma con il tempo le persone iniziarono a prenderla d’esempio creandone nuovi modelli. Poco per volta nacque a Torino l’industria dell’abbigliamento. Dagli anni Trenta agli anni Sessanta Torino fu il polo industriale principale italiano per la produzione del tessile. Solo dagli anni Novanta in poi Milano diventò capitale della moda italiana.
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I BRAND INDIPENDENTI CHE SALVAGUARDANO IL PIANETA

Secondo numerose ricerche i torinesi si ispirano molto alle mode del momento e numerosi sono i brand indipendenti che sono nati proprio in questa città. Tra di essi il brand “Nasco Unico” di Andrea Francardo, un laboratorio artigianale dove le clienti possono scegliere come realizzare il loro capo direttamente nel laboratorio evitando così sprechi di produzione.
Un altro marchio è “Amma” di Luisella Zeppa che produce borse eco-sostenibili, con materiali naturali e lavorate con cura e maestria da tantissime generazioni.
Per chi ama invece i gioielli vi è il marchio “Raduni Ovali” realizzati con pietre preziose, ognuno unico nel suo genere grazie alle attente rifiniture a mano.
Moltissime sono le scelte dei brand e dei negozi, spesso le piccole realtà sono poco conosciute rispetto ai grandi marchi ma possono essere un’ottima occasione per indossare capi unici e con una particolare attenzione verso l’ambiente.
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COSA INDOSSARE IN BASE ALLE OCCASIONI

I grandi marchi di moda influenzano ogni anno il mercato con tessuti e colori diversi, ma per ottenere esattamente il risultato che si vuole ottenere quando indossiamo un capo non dobbiamo solo basarci sulla moda ma anche su delle precise regole di psicologia!
Secondo la scienza infatti indossare degli abiti rossi accellera il battito cardiaco di chi li porta e anche del suo interlocutore, che potrà tradurre quella sensazione in “voglia di fuggire” o “eccitazione”, questo vale soprattutto se la persona che indossa l’indumento è donna. Quindi se ad un primo appuntamento vogliamo fare colpo vestirci di rosso potrebbe essere una buona idea.
Se invece abbiamo un’occasione più formale, ad esempio lavorativa, il colore ideale è spesso il blu perché abbassa il battito cardiaco, rilassa e fa si che l’interlocutore si fidi maggiormente di noi. I politici sono spesso vestiti di blu proprio per questo motivo, Donald Trump per esempio ha il completo blu, la cravatta rossa che indica grinta e lotta e la camicia bianca che suggerisce chiarezza.
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COSA INDOSSARE CON PARSIMONIA

Vi sono poi dei colori che potrebbero non aiutarci a raggiungere il risultato sperato come il nero che suscita l’idea dell’oscuro, velato, misterioso e al contempo lussuoso.
Il bianco stimola in noi l’idea della pulizia ecco perché è molto usato nei camici da lavoro, è però un colore che non suscita emozioni, non è quindi adatto quando vogliamo creare un legame con l’altra persona.

Si occupa di colori anche l’armocromia ma in un accezione puramente estetica e non scientifica, molto utile quando il nostro obiettivo è quello di valorizzarci esteticamente.

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NOEMI GARIANO