LIFESTYLE- Pagina 2

La legge truffa, le mondine e i pifferi di montagna 

 

Una mattina di fine ottobre dalle parti di Oira sul lago d’Orta nella cucina dello Scardola, al secolo Cristoforo Clemente, rinfrancati nel corpo e nello spirito davanti a una bottiglia di Gattinara ( lo Scardola ne teneva sempre una a portata di mano, per le emergenze) Faustino diventò loquace e in vena di ricordi, rammentando episodi del passato come quello in cui, poco più che ragazzo, dovette nascondersi nel fosso di una risaia a Borgovercelli. Era di maggio, verso la metà del mese. L’anno non poteva certo scordarselo: il 1953. “ A quel tempo ero un giovane operaio e da meno di un anno ero stato indicato dal partito a rappresentarne l’organizzazione giovanile a livello provinciale. Allora mi avanzava poco tempo per pescare le anguille”.

 

Faustino  Girella-Nobiletti a quel tempo era uno dei più brillanti e vivaci dirigenti della gioventù comunista novarese. Un’attivista coi fiocchi, tanto bravo e affidabile che un giorno, su esplicita richiesta del senatore Leone, venne inviato a Vercelli. I comunisti della città del riso avevano richiesto ai cugini novaresi l’invio di “un compagno sveglio e in gamba per una delicata azione di propaganda”. In ballo c’era la campagna elettorale contro la legge-truffa. “Dovete sapere che la legge elettorale varata quell’anno, che noi ribattezzammo legge truffa, fu una modifica in senso maggioritario della legge proporzionale vigente all’epoca dal 1946”. Promulgata il trentun marzo millenovecentocinquantatre la legge numero centoquarantotto, composta da un singolo articolo, introdusse un premio di maggioranza consistente nell’assegnazione del sessantacinque per cento dei seggi della Camera dei Deputati alla lista o a un gruppo di liste apparentate in caso di raggiungimento della metà più uno dei voti validi. Nel tentativo di ottenere il premio di maggioranza nelle elezioni politiche di giugno, la Democrazia Cristiana e altri cinque partiti si apparentarono. Al fianco dello scudocrociato c’erano socialdemocratici, liberali, repubblicani, gli altoatesini della Südtiroler Volkspartei e gli autonomisti del Partito Sardo d’Azione. “Noi, comunisti e socialisti, insieme a personalità come Ferruccio Parri e Piero Calamandrei avversammo con tutte le nostre forze quella legge”, aggiunse Faustino. Nel Paese era ancora vivo il ricordo della legge Acerbo, voluta da Mussolini in persona pochi mesi dopo la Marcia su Roma. In base a quella legge, la lista che prendeva più voti otteneva i due terzi dei seggi. E fu così che il listone fascista , grazie ai brogli e alle intimidazioni delle squadracce, nel ventiquattro ottenne il sessantaquattro virgola nove per cento dei voti, offrendo al regime una larga quanto fraudolenta base di consenso popolare.  Faustino, di fronte a quell’importante incarico, non volle farsi trovare impreparato e predispose con cura  il suo corredo. Infilò nel tascapane un po’ di vestiario di ricambio, la tuta, due pennelli ( “per le scritte murali”), una pagnotta di segale, una piccola toma di formaggio del Mottarone. Raggiunse Novara in treno e da lì Vercelli, viaggiando su di un carro carico di fieno. Recatosi alla sede del Pci in corso Prestinari, trovò ad attenderlo Francesco Leone in persona. Il senatore era un personaggio di prim’ordine. Noto antifascista e fondatore del Partito Comunista, comandante antifranchista durante la guerra civile spagnola e dirigente di spicco della Resistenza. La prima sorpresa l’ebbe in quel momento. L’incarico che egli era stato riservato consisteva nel contattare i vecchi monarchici vercellesi ai quali, spacciandosi per un inviato della casa Reale ( i Savoia erano in esilio a Cascais , in Portogallo), doveva rivolgere l’invito alla mobilitazione contro quella legge-tagliola. Già in Parlamento, i rappresentanti del Partito Nazionale Monarchico avevano votato contro la legge e il suggello della casa Reale serviva a rinvigorire la critica. Fu così che , lasciato perdere il suo corredo da propagandista dovette infilarsi un completo grigio scuro non proprio della sua misura, visto che  gli andava un poco stretto di spalle, era corto di maniche e risultava lungo di gamba. Ma, come precisò con voce ferma Francesco Leone erano “particolari ai quali non si doveva prestare troppa attenzione”. Dopotutto, in quegli anni duri del dopoguerra, anche a un inviato dei Savoia sarebbero stati perdonati certi difettucci sartoriali. L’anello con il sigillo della Real Casa invece gli andava a pennello. Massiccio e lucente, pareva vero in tutto e per tutto. Merito di Gianni Fiorino, un artigiano orafo di Valenza che aveva fatto il partigiano in Valsesia con Cino Moscatelli. “Mi venne da ridere, guardandomi allo specchio”, confidò Faustino. Rise ancora di più quando, apprendendo che sua madre dimorava a Pratolungo, una frazione di Pettenasco, sfruttando quel suo doppio cognome, il Partito decise di affibbiargli anche un titolo nobiliare: Fausto Girella-Nobiletti, Conte di Pratolungo. Ah, se l’avesse saputo quel suo amico e compagno, sindacalista dei tessili della FIOT-CGIL. Lui sì che portava un nome e un cognome in grado di far scattare sull’attenti ogni monarchico: Umberto Re. Con il cognome a precederne il nome si sarebbe ottenuta la più alta carica dei Savoia.

Ma non era il caso di esagerare. Con la nuova identità, in un paio di settimane, Faustino girò in lungo e in largo il vercellese. Dal tè e pasticcini nei salotti di anziane dame ai cascinali più spersi, dove vivevano contadini, mezzadri e fittavoli rimasti fedeli alla Corona, il falso inviato di casa reale si diede da fare come un dannato per illustrare ai suoi interlocutori la volontà di Sua Maestà.“ Il Re Umberto II d’Italia, vede come il fumo negli occhi questo  disegno ordito dai democristiani e dai loro alleati, del quale questa ignobile legge rappresenta l’arma più subdola e pericolosa”, diceva a tutti, con piglio combattivo. In fondo, da quanto s’intuiva, il Re di Maggio non la pensava tanto diversamente. Bastava calcare la mano qua e  là per scaldare le passioni represse dei fedelissimi di casa Savoia. Tutto andò liscio, tra baciamano e saluti militareschi, finché non accadde il guaio. E che guaio! Durante il suo girovagare, capitò sull’aia di un cascinale dove aveva appuntamento con un anziano veterinario. Aveva da poco, come si usa dire, attaccato bottone  quando udì un canto che conosceva bene, anzi, benissimo: “Son la mondina, son la sfruttata /, son la proletaria che giammai tremò/ Mi hanno uccisa, incatenata/ carcere e violenza, nulla mi fermò. Coi nostri corpi sulle rotaie / noi abbiam fermato i nostri sfruttator / c’è molto fango sulle risaie/ ma non porta macchia il simbol del lavor.”. Si era imbattuto, colmo della sfortuna, in un gruppo di mondine. Alcune di loro, l’anno prima, avevano partecipato alle lotte sindacali per i contratti, il salario e l’occupazione nelle risaie a Lumellogno, nella bassa novarese. Lì avevano conosciuto proprio lui, il Faustino, nella veste di dirigente dei giovani comunisti. Una di loro, oltretutto, una morettina di un paese vicino a Reggio Emilia, l’aveva conosciuto molto ma molto bene e a fondo. Quando lo videro lì, vestito come un “sciùr”, parlare fitto con quel vecchio di cui tutti conoscevano le idee monarchiche, per di più tenendolo amichevolmente sottobraccio, ammutolirono. Lo sconcerto durò una manciata di secondi e , come  quando scoppia un temporale estivo, si scatenò il putiferio. Insultandolo in tutti i modi possibili ( “traditore”, “venduto”, “carogna”..) lo fecero correre a perdifiato fin quando riuscì a nascondersi nel fosso pieno d’acqua. A mollo, in compagnia delle rane, ci stette fino a notte tarda. Scampato il pericolo, nei giorni successivi , ormai bruciata la sua copertura e smessi i panni da uomo del Re, tornò  mestamente a casa, con una tosse carogna e un fastidioso raffreddore. La settimana successiva, il  sette giugno millenovecentocinquantatre, all’apertura dei seggi ,la vittoria del blocco centrista sembra scontata. I forchettoni, così ribattezzati da Giancarlo Pajetta, si apprestavano a spartirsi la torta elettorale. E invece, accadde il miracolo. Con grande sorpresa, lunedì otto, dalle urne le forze politiche della coalizione ottennero un quarantanove virgola ottantacinque per cento, arrestandosi ad un soffio dalla meta.

Così, non potendo usufruire del premio di maggioranza , la legge divenne inefficace e più tardi venne abrogata. Per circa  cinquantasettemila voti non scattò il temuto premio di maggioranza. Rispetto al quarantotto la Dc perse più di otto punti e tutte le liste apparentate arretrarono. Il Pci ottenne il ventidue e sei per cento, il Psi il dodici e sette. I monarchici, a loro volta, passarono dal due e otto al sei e nove per cento. Il leader dei socialdemocratici, Giuseppe Saragat, sconsolato, esclamò: “La colpa è del destino cinico e baro”. Faustino, in cuor suo, è sempre rimasto convinto di aver dato una bella mano per far lievitare quel cinismo del destino. E pazienza se il giornale della Curia vercellese ( chissà come l’avevano saputo..)  gli dedicò un corsivo al vetriolo, intitolato “I pifferi di montagna vennero per suonare e furono suonati”. Nonostante fossero passati tanti anni, nel ricordare la storia del suo bagno più famoso, non nascondeva il rammarico per l’incidente con le mondine. Con alcune di loro ebbe l’occasione di spiegarsi più avanti, ma aveva avuto la sensazione che, pur fidandosi più del partito che di lui, non compresero le ragioni strategiche che l’avevano costretto  a vestire, in quelle due settimane, i panni stretti del Conte di Pratolungo.

Marco Travaglini

710 cuori, un solo passo: la Hope Color Camminata Clown di Cirié

 

 

Colori, sorrisi, emozioni, nuovi legami: la camminata di domenica 26 aprile

organizzata da Wolontari Clown e Hope Running con il patrocinio della Città

di Cirié ha unito un’intera comunità e ha permesso una donazione importante

al Reparto di Otorinolaringoiatria dell’Ospedale di Cirié

Domenica 26 aprile a Cirié non si è svolta solo una camminata. È successo qualcosa di più profondo,

qualcosa che va oltre i numeri, oltre i colori, oltre la festa: 710 persone hanno scelto di esserci. Di

camminare fianco a fianco, di sentirsi parte di qualcosa di grande e unico. In un’epoca in cui tutto corre

veloce e spesso si rischia di sentirsi soli anche in mezzo agli altri, questo gesto ha un valore immenso.

La Hope Color-Camminata Clown è stata un’esplosione di energia, certo. Colori, musica, sorrisi. Ma

sotto tutto questo c’era qualcosa di ancora più forte: una rete invisibile fatta di relazioni vere, di sguardi

complici, di mani che si cercano e si trovano. Perché è proprio qui che nasce la bellezza di giornate

come questa: nell’amicizia che si rafforza passo dopo passo, nell’empatia che ci permette di

riconoscerci negli altri. Persone diverse, con storie diverse, che per qualche ora hanno condiviso lo

stesso ritmo, lo stesso desiderio di esserci, lo stesso entusiasmo.

La Hope Color-Camminata Clown è diventata così molto più di un evento: la prova concreta che quando

si sceglie di guardarsi negli occhi, di ascoltarsi e di camminare insieme, si può creare qualcosa distraordinario. In mezzo ai colori, alla musica e all’entusiasmo, si è vista la bellezza autentica delle

relazioni umane: quella che nasce dalla condivisione, cresce nella solidarietà e si rafforza nel prendersi

cura gli uni degli altri. Forse è proprio da qui che si costruisce il futuro:

da piccoli gesti che provocano grandi emozioni, da comunità che scelgono ogni giorno di esserci

davvero.

In piazza Castello e lungo il percorso nel cuore di Cirié, tra risate e momenti emozionanti, si è vista una

comunità viva. Una comunità che non resta a guardare, ma che sceglie di partecipare, di costruire, di

sostenersi. E in questo, i giovani hanno dimostrato ancora una volta una sensibilità straordinaria: la

capacità di trasformare un’idea in un’esperienza concreta e un evento in un ricordo che lascia il segno

per davvero.

Il momento della consegna dell’assegno simbolico di 6mila euro con il ricavato della raccolta fondi a

Fulvio Vico, Direttore del Reparto di Otorinolaringoiatria dell’Ospedale di Cirié, e a Gianpiero Casassa,

Coordinatore del Reparto, è stato il simbolo più potente: un gesto che racconta quanto l’unione possa

davvero fare la differenza. Non solo per ciò che si realizza, ma per il modo in cui lo si realizza: insieme.

I Wolontari Clown e la Hope Running a Cirié hanno dimostrato che l’amicizia e l’empatia non sono

valori astratti, ma forze reali, capaci di cambiare le cose. E forse è proprio da qui che si costruisce il

futuro: da persone che scelgono di esserci, di ascoltare, di tendere una mano, di sognare in grande e poi

farlo diventare realtà. Perché alla fine, ciò che resta non è solo ciò che si fa, ma come lo si fa: insieme.

Pietro Martinetto, presidente dei Wolontari Clown, è al settimo cielo: “La Hope Color-Camminata

Clown si può descrivere con una sola parola: incredibile. È stato incredibile vedere Piazza Castello così

piena, colorata e carica di energia. Non solo, incredibile è sapere la cifra d’iscrizioni che abbiamo

raggiunto, consapevoli che questo numero ci permetterà di raggiungere più in fretta l’obiettivo di donare

attrezzature al reparto di Otorinolaringoiatria dell’ospedale di Ciriè. Incredibile è stata anche la

collaborazione e la partecipazione di tantissime realtà del territorio: chi con il proprio stand, chi

impegnato ad aiutarci con la sicurezza stradale, chi con il pronto intervento. Tutto grazie alla

lungimiranza di un’amministrazione comunale davvero vicina e presente e di questi dobbiamo

ringraziare l’assessore Fabrizio Fossati e il sindaco Loredana Devietti. Infine, ma non sicuramente per

ordine d’importanza, il rapporto che si è creato con Hope Running, una realtà di persone fantastiche con

cui possiamo dire di aver creato un vero rapporto di amicizia. Una marea di emozioni colorate ci ha

travolto e sicuramente dato carica ulteriore per proseguire con le nostre attività, certi che ci rivedremo

presto a divertirci in quella stessa piazza!”.

Sulla stessa lunghezza d’onda Giovanni Mirabella, presidente di Hope Running: “La tappa di Cirié della

Hope Color–Camminata Clown ci ha consegnato un’immagine bellissima di comunità: persone diverse

per età, storia e sensibilità, unite dallo stesso desiderio di condividere un momento vero di inclusione e

vicinanza. A tutti coloro che hanno reso possibile questa giornata va il nostro grazie e, in modo speciale,

agli amici dei Wolontari Clown, perché quando si cammina nella stessa direzione il colore non è

soltanto festa, ma diventa un segno vivo che resta nel cuore”.

Doveroso un ringraziamento speciale all’Amministrazione Comunale di Cirié che ha concesso il

patrocinio all’evento e ha fatto sentire la sua vicinanza, ai dj Martina e Daniele Forzan e a Federica

Ravot Mirabai e Anna Moschino della Palestra Mirabai che hanno portato una carica di energia e

adrenalina in consolle e sul palco, alla Pro Loco Devesi Dveisin Festareul, all’A.N.C. Sezione di Cirié e

alla Sezione di Cirié della Croce Verde Torino, ma non solo: Associazione Volontari Ospedalieri,

Ospedale Dolce Casa, Associazione Alzheimer San Carlo, Loreto Borgo, Muoversi Allegramente,

Volare Alto, Associazione Velodromo Francone di San Francesco al Campo, Fidas ADSP Cirie’-San

Carlo, AIDO, Associazione Incontro Matrimoniale, Associazione Macapà, Compagnia Musical

SoleLuna, Ars et Labor, tutti i volontari di W.C. Wolontari Clown e Hope Running che hanno

contribuito allo straordinario successo dell’evento e soprattutto i 710 iscritti che hanno reso questa

giornata indimenticabile.

Cremosa crostata al cioccolato fondente

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Decisamente golosa questa crostata, un mix perfetto tra pasta frolla fragrante e cioccolato fondente.

Una dolce tentazione assolutamente da assaggiare.

Ingredienti

Frolla:
250gr. di farina 00
120gr. di burro
80gr. di zucchero
2 tuorli
Un pizzico di sale

Farcia:
200gr. di cioccolato fondente 70%
200ml. di panna fresca liquida
100gr. di zucchero a velo
Una noce di burro
Frutta secca per guarnire

Preparare la frolla impastando velocemente tutti gli ingredienti, se dovesse risultare troppo dura, aggiungere 1-2 cucchiai di acqua. Stendere la pasta frolla in una teglia con fondo amovibile, bucherellare il fondo e riporre in frigorifero per almeno 2 ore.
Coprire la frolla con carta forno, riempire la base con fagioli o riso e cuocere a 160 gradi per 30 minuti. Lasciar raffreddare.
Preparare la farcia. Scaldare la panna fino quasi a bollore, togliere dal fuoco, aggiungere lo zucchero a velo ed il cioccolato ridotto a pezzetti e la noce di burro. Lasciar sciogliere bene gli ingredienti fino ad ottenere una crema vellutata.
Rimpire la frolla con il cioccolato fuso, livellare bene e decorare con pistacchi o nocciole a piacere.
Servire a temperatura ambiente.

Paperita Patty

Erica Maggiora, l’impresa della memoria: quando la famiglia diventa futuro

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Gli insegnamenti della mamma Elena e di Gualtiero Marchesi sono sempre stati il cuore del percorso della chef

Erica Maggiora, chef, docente e imprenditrice piemontese, e’ oggi impegnata in un progetto che intreccia memoria familiare, cultura gastronomica e visione contemporanea.

La sua formazione è precoce e solida: a soli diciannove anni consegue il diploma di Cordon Bleu, per poi affinare tecnica e sensibilità accanto a maestri della cucina italiana. Nel 1999 apre a Rivoli la sede della Scuola d’Arte Culinaria La Maggiorana, fondata nel 1973 dalla madre Elena, trasformandola in uno spazio dinamico in cui didattica, ricerca ed esperienza convivono. Qui la cucina non è solo tecnica, ma linguaggio culturale, occasione di incontro e sperimentazione.

Oggi, però, il cuore del suo lavoro è un altro: il recupero dello storico Biscottificio Maggiora, fondato dal nonno Ermenegildo e per lungo tempo simbolo dell’eccellenza dolciaria piemontese. Una storia interrotta bruscamente dopo la cessione al gruppo Venchi Unica e il coinvolgimento nel crack finanziario legato a Michele Sindona. Da allora, per oltre quarant’anni, il marchio è rimasto sospeso, privato della sua identità.

La riattivazione non nasce da una strategia commerciale, ma da una presa di coscienza. “È stato un percorso”, racconta la Maggiora. “Determinante è stata la tesi di una studentessa della Bocconi dedicata proprio al Biscottificio: un segnale inatteso che ha riacceso l’attenzione su un patrimonio dimenticato. Da lì prende forma un lavoro lungo e meticoloso: recupero degli archivi, studio delle ricette storiche, ricerca delle iconiche scatole di latta, fino alla costruzione di una nuova identità capace di dialogare con il presente”. Non si tratta semplicemente di rimettere in elaborazione dei prodotti, ma di restituire un’anima. Nasce così il marchio E. Maggiora, che richiama le iniziali del fondatore e segna una nuova fase, in cui tradizione e contemporaneità trovano un equilibrio.

Il momento decisivo arriva durante la pandemia, quando il progetto prende forma concreta con il panettone. Non solo un prodotto, ma un simbolo di rinascita. Il packaging, ispirato all’Art Déco, è realizzato a mano a Torino con materiali riciclati e rifinito con una passamaneria preziosa, a sottolineare una precisa idea di qualità e cura. La distribuzione avviene inizialmente fuori dai canali tradizionali, grazie a una rete costruita negli anni attraverso la scuola. Il riscontro è immediato e supera i confini nazionali, con richieste da Stati Uniti, Canada e Australia, a cui si affiancano altre specialità come biscotti e cioccolato. Il controllo sulla qualità e’ il cuore di tutto e anche quando la produzione è affidata a laboratori esterni, ogni ricetta viene seguita con attenzione. “Ogni prodotto deve essere il risultato di studio e ricerca” sottolinea la chef. Un principio che guida anche la scuola, evolutasi nel tempo per rispondere ai cambiamenti sociali: meno tempo a disposizione, nuove esigenze alimentari, maggiore attenzione al benessere. Nascono così formule più snelle, come “Note nel Parco”, che uniscono cucina, musica e divulgazione nutrizionale. In un’epoca dominata dalla velocità e dall’esposizione mediatica del cibo, la posizione di Maggiora è chiara: “ Tutto e’ diventato quasi prêt-à-porter. Io, al contrario, continuo a credere nel tempo e nella progettazione”. Una scelta controcorrente, che si riflette anche nella cura artigianale del dettaglio, dal disegno delle forme alla costruzione dei sapori.

Il percorso non è stato privo di ostacoli, soprattutto in un settore storicamente maschile. Ma la qualità del lavoro e la coerenza nel tempo hanno costruito una credibilità solida, trasformando le difficoltà iniziali in una forma di rivalsa professionale. Oggi Erica Maggiora continua a muoversi tra impresa, didattica e ricerca con una sfida precisa: innovare senza tradire le radici, un equilibrio delicato, che guarda al futuro, rappresentato anche dalle figlie Carolina e Camilla già coinvolte nei progetti di famiglia. Più che un’operazione di rilancio, la sua è una riflessione sul valore della memoria, perché alcune storie non chiedono di essere conservate, ma di tornare a vivere.

 Maria La Barbera

Carmagnola: Bricks & Friends, festival dedicato ai mattoncini Lego 

La quarta edizione di “Bricks & Friends”, il festival incentrato sulle creazioni con i mattoncini Lego, avrà luogo a Carmagnola il 16 e 17 maggio prossimi. Nel 2025 vi è  stato un ottimo riscontro di pubblico, con oltre 25 mila visitatori e l’evento torna confermandosi come un punto di riferimento per le famiglie, gli appassionati, i curiosi.
Per un weekend Carmagnola sarà trasformata in un grande spazio diffuso dedicato alla creatività e al gioco, accogliendo il pubblico con un’ampia proposta espositiva e partecipativa. Gli spazi espositivi saranno di oltre 2 mila metri quadrati distribuiti in sei sedi del centro cittadino, con la presenza di oltre 100 espositori.
Le aree del festival saranno il palazzo Comunale, la Chiesa di San Rocco, la Biblioteca Civica, gli Antichi Bastioni, la palestra della scuola di via Marconi e piazza Bobba e si articoleranno tra spazi espositivi, aree gioco, zone dedicate allo scambio e alla vendita e un’ampia area ludico- didattica per tutte le età. Gli espositori proveranno da diverse regioni italiane e sarà anche presente una partecipazione internazionale dalla Svizzera.
A organizzare la manifestazione  è il Comune di Carmagnola, in collaborazione con Piemonte Bricks LUG, realtà di riferimento a livello regionale per gli appassionati di mattoncini Lego, con il contributo fondamentale di un  gruppo di giovani volontari Bricks & Friends di Carmagnola, co ideatori dell’evento insieme alla Pro Loco.

L’iniziativa ha il patrocinio della Regione Piemonte,  del Consiglio Regionale del Piemonte, della Città Metropolitana di Torino  ed è  realizzata con il sostegno degli sponsor Banca Territori del Monviso, Pasta Berruto, ECS, Car on Line, Elledi, Immobiliare Mazzini e  di Mattoncino Store di Mondovì, con la collaborazione di Ascom, partner dell’iniziativa.

Molte le attività  pensate per bambini, ragazzi e famiglie, tra costruzioni libere e laboratori strutturati, tra cui le attività dedicate alla robotica a cura dell’Associazione Arduino  LAB Officina Didattica.
Gli spazi sono pensati per tutte le età, senza barriere architettoniche, con una grande attenzione riservata all’inclusione e all’accessibilità.
Un ruolo di particolare rilievo sarà svolto da ‘Io mi slego’ di Macerata, realtà attiva a livello nazionale con attività ludico-formative, inclusive e terapeutiche attraverso l’utilizzo dei mattoncini, rivolte a bambini, adolescenti e persone con fragilità cognitive, con particolare attenzione allo spettro autistico. Le attività  si basano su processi collaborativi che favoriscono la relazione interpersonale, lo sviluppo delle competenze e la valorizzazione delle capacità individuali.
‘Io mi slego’, all’interno del festival, sarà  presente anche come espositore, proponendo laboratori inclusivi rivolti a gruppi composti in parte da bambini e ragazzi con disabilità o fragilità cognitive.

Per i laboratori di Arduino Lab Officina Didattica e Io Mi slego sarà  necessaria la prenotazione tramite il link http://linktr.ee/ piemontebrickseventi
Il festival vuole anche essere un’occasione di solidarietà, con la raccolta fondi destinata a UGI Unione Genitori Italiani contro il tumore dei bambini e all’associazione Le Cuffie Colorate di Busto Arsizio, impegnata nella promozione dello sport tra persone con disabilità.
Molte le attrazioni di questa edizione, tra cui una Ducati  Panigale in mattoncini in scala reale, affiancata dal modello originale, e una vera Ferrari 308 GTS, iconica vettura resa celebre dalla serie televisiva Magnum PI, esposta insieme a set Lego a tema.

Sarà  anche presente un’esposizione di modelli in mattoncini  dedicati alle auto storiche di Formula 1, realizzati in esemplari unici e di grande valore collezionistico, tra cui alcune opere realizzate da Luca Rusconi, alias Rosco  PC, appassionato del mondo Lego, scomparso lo scorso anno. All’interno della chiesa di San Rocco un particolare allestimento consentirà di oscurare la luce esterna. Le opere saranno illuminate, creando un effetto scenografico suggestivo e valorizzando l’impatto visivo delle costruzioni e dell’intera location.
Domenica via Valobra ospiterà anche Giocattorino, a cura di Casa Malta, un mercato del gioco usato non legato al mondo dei mattoncini.
È stato confermato il concorso  “Costruttori del domani”, che darà spazio alla creatività dei giovani.  Le opere a tema libero potranno essere consegnate tra le 11 e le 18 di sabato 16 maggio presso l’infopoint dell’evento. Tre le categorie in cui saranno suddivise: Kids, Junior e Senior. La premiazione avverrà il 17 maggio. È stato inoltre istituito un passaporto Bricks & Friends, che i visitatori potranno ritirare all’arrivo e farlo timbrare nelle diverse aree del Festival.
I musei cittadini di Carmagnola saranno aperti con speciali esposizioni a tema e domenica sarà  protagonista la musica con un concerto a cura della Società Filarmonica di Carmagnola.

Mara Martellotta

Vento sul lago e onde vagabonde

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A volte, di notte, soffiava un vento che lustrava le stelle e rendeva il cielo talmente chiaro e nitido che ogni cosa prendeva forma anche col buio. I contorni delle barche che dondolavano all’ormeggio, i pali scuri degli attracchi dei battelli della navigazione governativa, i pontili ed i moli lasciavano dietro di sé delle ombre lunghe.

 

Si vedevano bene i profili delle montagne e bastava andare un po’ in alto, sulla scalinata della chiesa, che si potevano distinguere le alpi svizzere. E l’altra sponda? Un gioco di luci a rincorrersi sul lungolago tra Suna e Pallanza fino alla punta della Castagnola, dove la riva ridiventava scura e si poteva solo intuire che c’era Intra, nascosta dietro la curva dell’Eden. Verso Laveno e Santa Caterina del Sasso altre luci, altre strade, altre case e altra gente. Lì, sulla sponda lombarda, avrebbero potuto quasi intravedermi se qualcuno, puntando un cannocchiale con delle buone lenti d’ingrandimento, si fosse preso la briga di curiosare verso l’imbarcadero di Baveno.  Avrebbe visto una figura, un’ombra seduta lì, sulla panchina dal verde un po’ corroso dal tempo, intenta ad ascoltare il rumore della risacca. A dire il vero, per me, più che un rumore è un suono, quasi un sottofondo musicale. Il ritmare dell’onda che s’infrange, che si ritira per far posto all’altra, apprestandosi a compiere lo stesso gesto secondo il moto dell’acqua e la direzione del vento. E’ come una musica che calmava i nervi, distende l’animo. “ Ecco, vardala lì. A l’è l’acqua stràca. L’acqua che sciùscia i remi dì barch, che la carezza suta al ventar ogni barca e sura la cràpa ogni sàss”, mi diceva il mio amico Angelo Branca, vecchio lupo di lago, commentando le onde che, ormai deboli e provate, s’arrestavano sui muri del vecchio molo. L’ Angiolino, nato e cresciuto sull’isola Pescatori, aveva ormai affidato la sua vecchiaia alla terraferma. Ma non mancava mai, nelle notti di luna buona, di farmi compagnia all’imbarcadero. Insieme guardavamo l’acqua scura, ascoltandone il mormorio. Sembrava quasi lo sgranarsi di un rosario sottovoce. Ogni tanto, quasi a rompere quel ritmo dondolante, arrivava un onda solitaria, più decisa. “ E’ l’onda vagabonda. Ascoltala bene, amico mio. Ogni tanto arriva. Così, di colpo, senza preavviso. E’ diversa dalle altre: a l’é l’acqua che scàpa e che la turna indrèe . A l’è cùma una lèngua che ta diss che l’aria la cambia”. E, infatti,  l’aria cambiava e s’alzava un vento tiepido che muoveva le onde con più decisione. Era l’effetto dei venti di föhn che, scendendo dalle Alpi, asciugavano e riscaldavano l’aria, facendo assaggiare i primi scampoli di primavera. “Ma, attenzione”, ricordava Angiolino. “Non facciamoci fregare. Quest’aria prima è dolce e dopo à ta càgna i vestìi, perché dal Mottarone s’incanala giù anche un venticello che risente ancora dell’ultima neve e che ti legna facendo finta d’accarezzarti. Vedi come fa increspare l’acqua del lago, verso l’isola?”. Parole piene di saggezza. Infatti, passate le prime leggere folat, l’aria diventava più brusca e veniva spontaneo tirarsi su il bavero della giacca per poi infilarsi le mani nelle tasche. Così, salutato il lago e lasciate alle spalle le imbarcazioni dondolanti tra le onde, ci incamminavamo verso la piazza del Municipio. L’Angiolino canticchiava una canzone che aveva imparato alla radio. Gli piaceva perché, diceva “ è fatta giusta per notti come queste, quando il vento porta in giro l’odore del lago”. E attaccava, data l’ora, sottovoce: “Vent cunt’el pàss balòss, quell che vorì mia tiram via da dòss. Slàrga al fiaa e bùfa in giir i stell, lassa al tò disegn in su la mia pell…”. Era tempo d’andare a casa. E la luna si stagliava più lucente che mai nel cielo nitido e trapuntato di stelle.

Marco Travaglini

Parte il Gruppo di Cammino della Farmacia Cesano, “Pillole di Sport”

Energia, sorrisi e voglia di stare bene insieme: ha preso ufficialmente il via il Gruppo di Cammino promosso dalla Farmacia Cesano di via Bologna 250 – Tradizione & Innovazione, un’iniziativa che si inserisce all’interno del progetto “Pillole di Sport” della Uisp, volto a incentivare stili di vita sani e attivi attraverso la diffusione di semplici pratiche motorie accessibili a tutti.

Più che un’attività fisica, il Gruppo di Cammino rappresenta un vero e proprio spazio di incontro e condivisione, dove il benessere della persona viene valorizzato nella sua totalità. Camminare insieme diventa occasione di socializzazione, dialogo, confronto e crescita comune, contribuendo non solo alla salute del corpo, ma anche a quella della mente.

La prima “lezione”, si è tenuta il 23 aprile, segna l’inizio di un percorso articolato in 10 incontri immersi nella cornice naturale del parco della Colletta, luogo ideale per promuovere equilibrio, serenità e movimento all’aria aperta. Un contesto che arricchisce ulteriormente il valore dell’iniziativa, rendendola un’esperienza completa e coinvolgente.

La Farmacia Cesano porta avanti questo progetto con continuità dal 2017, distinguendosi per professionalità, dedizione, studio e passione. L’obiettivo è chiaro: creare momenti di incontro orientati alla salute, non solo per il paziente cronico – di cui la farmacia conosce e segue attentamente i bisogni – ma per tutta la comunità, favorendo una riconciliazione tra leggerezza mentale e costruzione fisica.

Un sentito ringraziamento va a tutti i partecipanti per l’entusiasmo e la costante presenza: Lella, Gabriella, Clara, Maria, Lauretta, Padre Paul parroco di San Gaetano e molti altri che si stanno avvicinando. La loro partecipazione è il cuore pulsante di questa iniziativa.

“Ci vediamo giovedì prossimo” è l’invito semplice ma significativo che accompagna ogni appuntamento, segno di una continuità che costruisce relazioni, benessere e comunità.

Per informazioni:
farmaciacesano@virgilio.it