LIFESTYLE- Pagina 2

Teresio e i duelli dei “cauboi”

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Passando davanti alla casa di Aristide ho ripensato ai “duelli”  che ingaggiava con Teresio. Niente di cruento, per carità, ma   il clima che si creava sembrava proprio quello della “sfida all’ O.k. Corral”. Al numero 30 di via Libertà sembrava di essere finiti a capofitto nella miglior epopea western e la porta d’entrata dell’Osteria Cooperativa sembrava uguale identica a quella di un saloon

Aristide entrava, con i pollici di entrambe le mani  infilati nella cinghia dei pantaloni. La camicia a quadretti, alla “boscaiola”, e il gilè scuro di fustagno. Lo sguardo torvo, sotto il cappellaccio nero, era tutto un programma. Si guardava attorno, neanche fosse Wild Bill Hickok alla ricerca di qualche fuorilegge a Dodge City o Abilene. Con lo sguardo passava in rassegna, lentamente, gli avventori che erano seduti ai tavoli nella larga sala  e, adocchiato  tra gli altri Teresio lo “puntava” come un pistolero. Sguardo dritto e fisso, gambe larghe e ben piantate, braccia a penzoloni lungo il corpo e mani che muovevano lentamente le dita. Teresio non era da meno. Si girava lentamente e, appoggiato di schiena al bancone della mescita, lo fissava anche lui. Poi, nel silenzio più assoluto, si avvicinavano l’uno all’altro.

I giocatori di ramino stavano lì, in surplace, con le carte in mano. I professionisti del biliardo alzavano la stecca dal tappeto verde, dimenticandosi per un attimo delle traiettorie da imprimere alle biglie colorate. I due, intanto, erano ormai uno davanti all’altro e, d’improvviso, chiamandosi per nome, si scambiavano dei gran pugni sulle spalle, simulando un incontro di boxe. Amiconi da sempre, si divertivano così. Si canzonavano e si “facevano le spalle” con delle sberle tremende. Uno, ferramenta d’ingegno e maestro di sregolatezza, l’altro carpentiere provetto e muratore “fuori orario”, avevano al posto delle mani delle vere e proprie “vanghe” e si mollavano delle pacche da far tremare denti e gengive. Ah, a proposito di denti. I colpi venivano vibrati regolarmente sulle spalle, allo scopo di far traballare l’amico-avversario. Salvo quella volta che Teresio, colto da un lampo d’ingegno, pensò di schivare l’uppercut dell’amico abbassandosi di scatto. Un gesto che, per aver successo, necessitava di una certa rapidità. Forse fu proprio la rapidità a difettare allo “stratega”, tanto da non consentirgli di schivare in tempo il colpo che arrivò, come un dritto  micidiale, tra naso e bocca, in pieno volto. Altro che traballare: Teresio finì a gambe levate, steso al tappeto.

Sanguinava da far paura e un certo numero di denti finì per sputarli sul pavimento. Aristide , terrorizzato dal colpo che aveva inferto all’amico, alla vista del sangue, stramazzò anche lui a terra svenuto .Così i due furono soccorsi dagli altri avventori con ghiaccio, sali, alcool e cerotti, prima che Teresio fosse portato al pronto soccorso più vicino in condizioni a dir poco pietose. Da quel giorno, “per non perdere le buone abitudini”, come diceva Teresio, mettendo in mostra un sorriso non proprio integro, il duello fu solo simulato. Ma se per Teresio era l’occasione per due risate con l’amico, la cosa era ben diversa per Aristide. Lui avrebbe voluto davvero essere un pistolero o uno sceriffo e sfidare a duello i malfattori. Divorava i fumetti di Pecos Bill e Tex Willer, non si perdeva un film western in Tv e quando ancora era aperta in paese la sala cinematografica, nel locale a fianco della stazione ferroviaria, s’era innamorato di Clint Eastwood. L’attore americano, interpretando  gli spaghetti-western “Per un pugno di dollari”, “Per qualche dollaro in più” e “Il buono, il brutto e il cattivo”, sotto l’accorta   regia di Sergio Leone, rappresentava esattamente il suo “modello”. “Quello sì che è un ganzo”, diceva. “ Ha un’espressione che cambia solo quando toglie il cappello, due occhi di ghiaccio e con la Colt è un fulmine. Ah,quanto mi piacerebbe essere un cauboi (parola che pronunciava e  scriveva esattamente così..), tirar fuori la rivoltella e far secchi tutti i delinquenti”.

Non è difficile, a questo punto, intuire cosa gli passò per la testa quella mattina che, rientrato a casa dopo una nottata di bisboccia in compagnia, trovò i due anziani genitori ad aspettarlo, ancora tremanti di paura. Cos’era successo? Semplicemente che un altro matto che era ancor più matto di lui, il Piero Borlotti, era passato lì davanti poco prima di mezzanotte e si era messo ad urlare come un’aquila il suo nome. Papà e mamma, che si erano coricati già da qualche ora, si svegliarono di botto a causa degli schiamazzi. “Vieni fuori, Aristide. Vieni fuori che andiamo a bere. Dai, non fare il balengo! Vieni fuori o ti faccio finire con il sedere per terra”. E si mise a sparare in aria con una scacciacani. Ogni colpo era accompagnato da un rosario di mamma Delfina che, nascosta dietro all’uscio della cucina, tremava come una foglia. Ad un certo punto, Borlotti si stufò di sparare. Forse perché aveva finito i colpi e di Aristide non si vedeva l’ombra, forse perché sentì dalle case vicine urlare “adesso chiamiamo i carabinieri!”; fatto sta che borbottando se ne andò per la sua strada. Appena gli anziani genitori finirono di raccontare la loro nottata di paura, il loro figliolo sbottò con un “Accidenti, che peccato! Se ero a casa, facevamo un bel duello”. Come non capire suo padre, l’anziano signor Carlo, il quale – sentite queste parole – lo fissò negli occhi e gli sibilò  quello che pensava di lui: “Ma va a ciapà i ratt, balordone! Altro che duello e pistole! I pistola siete voi e la prossima volta prendo io in mano la doppietta, la carico a sale grosso e vi sparo nel sedere”.

Marco Travaglini

Freschi involtini di manzo affumicato

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Un’idea gustosa, fresca e veloce da preparare

Il manzo affumicato e’ una carne saporita, nutriente e dietetica che consente di portare in tavola gusto e leggerezza, e’ ottima come antipasto freddo o servita come secondo con verdure di stagione.

Ingredienti:

8 fette di manzo affumicato

100gr. di ricotta fresca

10 gherigli di noci tritati

Sale, pepe q.b.

Rucola fresca

Olio evo

In una piccola terrina mescolare la ricotta con sale, pepe e i gherigli di noce. Stendere la crema sulle fette di manzo e avvolgere ad involtino. Sistemare su un piatto di portata con rucola fresca. Conservare in frigo. Servire fresco irrorato con un filo di olio evo.

 

Paperita Patty

Foto Di Fanny Schertzer – Opera propria

Arrigo e “I Trambusti”, tra fiori e balere

Arrigo Molinetti, di professione fiorista, cantava sempre.Ogni occasione era buona per allenare l’ugola: sia che stesse recidendo i gambi delle rose per una composizione a beneficio di una coppia d’innamorati, sia che stesse legando con il fil di ferro i garofani a una corona funebre.

Prima di scoprire d’avere il “pollice verde” era stato per una decina d’anni impiegato – come tornitore – in una ditta metalmeccanica di Omegna, sul lago d’Orta. Ma tra un mestiere e l’altro, non aveva mai smesso di coltivare la sua grande passione per la musica. Il suo idolo era Enzo Jannacci. Si era talmente immedesimato nell’interpretazione del repertorio del cantautore e cabarettista milanese che, per amici e conoscenti, era ormai diventato lui stesso lo “Jannacci“. Smesso di fare l’operaio e aperto il negozio di fiori sul lungolago, aveva deciso di dedicare più tempo alla sua passione. Posate le forbici e levati i guanti si chiudeva alle spalle la saracinesca e, chitarra in spalla, correva ad esibirsi nelle balere, nei circoli e anche per strada. Capitava di incontrarlo, tutto trafelato, mentre inforcava la sua lambretta per andar a fare il “cantante“. Salutava tutti con un “Oilà.. Si parte! Stasera facciamo muovere le gambe ai ballerini“. E si riferiva agli amanti del ballo in piazza a Cesara e aNonio, ai “danceur” del circolo di Luzzogno o delle sale da ballo del borgomanerese. Parlava al plurale, riferendosi al sodalizio che aveva stretto con Virgilio Galaverna, l’altro componente della sua band, “I Trambusti“. Quest’ultimo era un suo “pari”, anche se di ceppo più nobile. Il Galaverna, infatti, era giardiniere all’isola Madre, situazione che – come potete ben capire – comportava una certa responsabilità. Sulla più grande delle “Borromee” aveva a che fare con un patrimonio botanico di tutto rispetto. L’isola, larga 220 metri e lunga 330, é occupata soprattutto da giardini. Discendente di una delle famiglie più celebri  di quegli hortolani che , dal ‘500, accudivano quel ben di Dio che aveva  nel romantico giardino all’inglese la sua perla più rara e invidiata, era anch’esso un musicomane. Potava, piantava, travasava, innaffiava e innestava ma soprattutto cantava. Accompagnandosi con la sua Soprani classica, una signora fisarmonica, dava il ritmo alle canzoni del Jannacci.  I Trambusti, sul palco, perdevano quella timidezza che li contraddistingueva quando maneggiavano i fiori e avviavano il concerto seguendo, da consumati professionisti, la scaletta del loro “borderò” , partendo – immancabilmente – da ” El portava i scarp da tennis” .

In breve snocciolavano a perdifiato  le canzoni dei primi tempi come Andava a Rogoredo, La luna è una lampadina, T’ho compràa i calzett de seda , Faceva il palo, Ho visto un Re, Giovanni telegrafista e la celeberrima  Vengo anch’io. No, tu no. La seconda parte era tutta una tirata a perdifiato con Mexico e nuvole, Ci vuole orecchioSilvano, Bartali, Soldato Nencini eQuello che canta onliù . Se gli chiedevano il bis, cosa che accadeva molto spesso, i due si lasciavano andare ad una terna di canzoni ad effetto: Veronica, L’importante è esagerare e L’Armando.Erano ricercatissimi e nel tempo, dopo aver battuto in lungo e in largo la zona del lago d’Orta e del Mottarone, la bassa novarese e persino il Verbano su fino alla sbarra doganale con la Svizzera, arrivarono a sconfinare in terra lombarda, sulla sponda magra del Maggiore, suonando nelle sale da ballo e in qualche “pub” di Angera, Laveno, Luino e Maccagno. Quando passavo davanti al negozio dell’Aristide, in via Mazzini, a fianco dell’Albergo Croce Bianca, mi salutava intonando a voce piena“..Che scuse’ ma mi vori cuntav d’un me amis.. el purtava i scarp de tennis,  el parlava de per lu e rincorreva gia’ da tempo un bel sogno d’amore..l’avea vista passa’ bianca e rossa che pareva il tricolore..”. Questo accadeva nei giorni feriali perché se lo incrociavo la domenica mattina, mentre usciva da messa ( era un praticante molto devoto e pur di non mancare alla funzione festiva era disposto a tradire anche la passione per la musica), mi salutava con un“Forza,maestro, tira fuori la voce che  cantiamo insieme” e, senza attendere la mia risposta, attaccava con “L’Armando“: “..Tatta tira tira tira tatta tera tera ta .Era quasi verso sera  se ero dietro, stavo andando che si è aperta la portiera è caduto giù l’Armando”.  I Trambusti sono andate avanti per quasi vent’anni. Poi al Galaverna è venuta un’artrite alle mani. Colpa dell’umidità, dello stress e dei veleni dei diserbanti. Non riusciva più a farle correre sulla tastiera della “fisa” e così, immalinconito e giù di corda, aveva smesso di suonare. L’Arrigo “Jannacci“, senza la sua spalla, ripose nell’armadio la chitarra e si limitò a fischiettare le sue canzoni lavorando in negozio. Con i concerti non avevano tirato su più di tanto. Per le loro prestazioni non chiedevano mai somme di denaro ( “il soldo fa arrugginire le corde vocali. Se lo dovessi fare per denaro non riuscirei più ad intonare un fico secco“, diceva Molinetti, gonfiando il petto con un moto d’orgoglio). Accettavano solo pagamenti in natura. Un pollo, un coniglio nostrano, mezzo tacchino arrosto, un “cavagnin” di prodotti dell’orto, marmellate fatte in casa e, qualche volta, i baci carnosi di qualche bella ostessa, ben felice di provare a vedere se quelle labbra erano poi così morbide e dolci come le parole di alcune canzoni.

Marco Travaglini

A Cortemilia la 72ª Fiera Nazionale della Nocciola

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Si è tenuta questa mattina, lunedì 3 agosto alle ore 11.30, al Grattacielo Piemonte di Torino, la conferenza stampa di presentazione della 72ª Fiera Nazionale della Nocciola di Cortemilia (22-30 agosto 2026), appuntamento di riferimento per la promozione della Nocciola Piemonte IGP e dell’intero territorio dell’Alta Langa.

All’incontro hanno partecipato il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, l’assessore regionale al Commercio, Agricoltura e Cibo, Turismo, Sport e Post Olimpico, Caccia e Pesca, Parchi Paolo Bongioanni, l’assessore regionale alla Montagna Marco Gallo, il sindaco di Cortemilia Marco Zunino e il presidente della Pro Loco di Cortemilia Paolo Valentino.

A moderare la conferenza stampa è stato il giornalista e corrispondente delle reti Mediaset Beppe Gandolfo, che ha accompagnato gli interventi istituzionali e la presentazione del programma della nuova edizione della manifestazione.

La Fiera Nazionale della Nocciola rappresenta da oltre settant’anni il principale momento di valorizzazione di un prodotto simbolo dell’Alta Langa e, allo stesso tempo, un’importante occasione per raccontare un territorio fatto di paesaggi, cultura, tradizioni, turismo e qualità della vita.

La presentazione si è aperta con un approfondimento dedicato a Cortemilia, Comune Turistico del Piemonte e appartenente al circuito dei Borghi Sostenibili della Regione Piemonte, realtà riconosciuta per la qualità della propria offerta culturale, ambientale e turistica. Nel corso dell’incontro è stato ricordato come Cortemilia sia considerata la capitale della Nocciola Piemonte IGP, una delle eccellenze agroalimentari più rappresentative del Piemonte. La Nocciola Tonda Gentile delle Langhe trova proprio in quest’area le condizioni ambientali ideali per sviluppare caratteristiche uniche di qualità, aroma e versatilità, diventando negli anni un prodotto apprezzato in Italia e nel mondo.

Attorno alla nocciola si è sviluppata una filiera composta da produttori agricoli, cooperative, aziende di trasformazione e realtà imprenditoriali che hanno saputo costruire un modello virtuoso capace di unire tradizione, innovazione e valorizzazione del territorio.

 

La Fiera Nazionale della Nocciola di Cortemilia, in programma nel mese di agosto, è oggi uno degli appuntamenti più importanti dell’estate piemontese: una manifestazione capace di richiamare visitatori, operatori del settore e media, offrendo un ricco calendario di iniziative dedicate all’enogastronomia, alla cultura, agli spettacoli, alle attività per famiglie e alla scoperta dell’Alta Langa.

Dichiarano il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, l’assessore regionale al Commercio, Agricoltura e Cibo, Turismo, Sport e Post Olimpico, Caccia e Pesca, Parchi Paolo Bongioanni e l’assessore regionale alla Montagna Marco Gallo«Sposare la valorizzazione di un prodotto tradizionale al territorio di cui è espressione, di cui ha plasmato nel tempo paesaggio, saperi ed economia, è una strada sulla quale il Piemonte punta con sempre maggiore determinazione. La nostra regione vanta da sola un quarto di tutte le produzioni agroalimentari a denominazione d’Italia, e la Nocciola Tonda Gentile Igp è ritenuta la migliore al mondo per qualità. La Regione Piemonte oggi la sta portando nel mondo come ambasciatrice dei nostri sapori. Per questo venire a scoprirla proprio nella sua piccola capitale, nel cuore del paesaggio Patrimonio Unesco, è un’opportunità che va incoraggiata e sostenuta con convinzione».

Il sindaco di Cortemilia Marco Zunino ha sottolineato il valore della Fiera Nazionale della Nocciola quale strumento di promozione e valorizzazione dell’intero territorio:

«La Fiera Nazionale della Nocciola è molto più di un evento: è il momento in cui Cortemilia racconta sé stessa, la propria storia e il proprio futuro. La nocciola rappresenta il nostro prodotto simbolo, ma attorno ad essa si sviluppa un patrimonio fatto di persone, aziende, tradizioni, cultura e paesaggio. Da oltre settant’anni questa manifestazione permette di far conoscere un territorio che ha saputo mantenere saldo il legame con le proprie radici, guardando allo stesso tempo all’innovazione e alle nuove opportunità offerte dal turismo e dall’agricoltura di qualità. L’edizione 2026 sarà ancora una volta un’occasione per accogliere visitatori provenienti da vicino e da lontano, proponendo un programma ricco di appuntamenti dedicati alla nocciola, all’enogastronomia, alla cultura e all’intrattenimento. Un risultato reso possibile grazie al lavoro condiviso tra Amministrazione comunale, Pro Loco, associazioni, volontari, produttori e attività del territorio, ai quali rivolgo il mio più sentito ringraziamento. La Fiera è il frutto di una grande collaborazione collettiva e rappresenta uno dei momenti più importanti per la promozione di Cortemilia e dell’Alta Langa».

Prima della presentazione del programma completo della manifestazione, è stato inoltre evidenziato il ruolo della Fiera come occasione di incontro tra territori e realtà produttive accomunate dalla volontà di valorizzare le proprie eccellenze agroalimentari.

L’assessore all’Agricoltura e Risorse naturali della Regione Valle d’Aosta Speranza Girod dichiara:

«Ringrazio l’Amministrazione comunale di Cortemilia per l’invito e per aver voluto proseguire questa importante collaborazione istituzionale tra la Regione Valle d’Aosta e la Regione Piemonte, che rappresenta un’occasione concreta non solo per promuovere e valorizzare le nostre produzioni agroalimentari, ma anche per favorire il confronto sui diversi temi che interessano il settore agricolo. La partecipazione della Valle d’Aosta alla Fiera Nazionale della Nocciola costituisce una vetrina di primo piano e un’importante opportunità per far conoscere le nostre eccellenze e, soprattutto, per raccontare il lavoro quotidiano delle aziende agricole e degli operatori che, attraverso la loro attività, contribuiscono a mantenere vivo il territorio e le nostre comunità rurali. Dietro ogni prodotto ci sono competenze, tradizioni, impegno e un forte legame con il territorio che meritano di essere valorizzati e sostenuti. La Valle d’Aosta sarà presente con le sue quattro DOP: Fontina DOP, Vallée d’Aoste Fromadzo DOP, Vallée d’Aoste Lard d’Arnad DOP e Vallée d’Aoste Jambon de Bosses DOP. Quattro eccellenze che esprimono qualità, tradizione e identità e che raccontano il profondo legame tra le nostre produzioni e il territorio. Saranno inoltre presentati altri prodotti della filiera lattiero-casearia e della filiera delle carni, espressione di un’agricoltura che sa valorizzare le proprie produzioni, il lavoro delle aziende e il patrimonio rurale della Valle d’Aosta».

Anche l’edizione 2026 conferma la volontà della Fiera Nazionale della Nocciola di Cortemilia di rafforzare collaborazioni e sinergie con territori accomunati dalla valorizzazione delle proprie eccellenze agroalimentari. La manifestazione consolida il rapporto di collaborazione con le Regioni Valle d’Aosta, Liguria e Veneto, che negli anni hanno contribuito a costruire una rete di promozione e confronto tra realtà territoriali diverse, unite dalla tutela delle produzioni tipiche e dalla valorizzazione delle proprie identità.

La novità dell’edizione 2026 sarà il gemellaggio con il Trentino-Alto Adige, che porterà a Cortemilia il racconto di una nuova eccellenza: il Presidio Slow Food del Grano Saraceno di Terragnolo, espressione di una tradizione agricola antica e di un patrimonio culturale che continua a essere custodito e valorizzato.

Sabato 22 e domenica 23 agosto saranno presenti gli stand istituzionali della Regione Autonoma Valle d’Aosta e del Presidio Slow Food del Grano Saraceno di Terragnolo.

Il presidio presenterà il Grano Saraceno, attraverso momenti di degustazione e approfondimento dedicati alla conoscenza di una coltura storica che racconta il rapporto tra agricoltura, territorio e comunità. La presenza di territori ospiti provenienti da diverse regioni italiane conferma la vocazione della Fiera Nazionale della Nocciola a essere non soltanto una manifestazione dedicata alla Nocciola Piemonte IGP, ma anche un luogo di incontro tra comunità, produttori e istituzioni, accomunati dai valori della qualità, della sostenibilità e della promozione dei territori. 

La 72ª Fiera Nazionale della Nocciola di Cortemilia si prepara così a celebrare ancora una volta il prodotto simbolo dell’Alta Langa, offrendo ai visitatori un’esperienza completa tra gusto, cultura, tradizione e accoglienza. Un appuntamento che racconta la forza di un territorio capace di custodire le proprie radici e, allo stesso tempo, di guardare al futuro attraverso nuove collaborazioni e nuove opportunità di crescita.

Le Serate del Cai a Sauze d’Oulx

Dai monasteri del Tibet alle montagne sacre, dai paesaggi della California ai culti celtici e pagani in Valle di Susa tra archeologia, leggende e tradizioni locali e ancora, dai canti della Grande Guerra con diapositive, al trekking invernale a Creta, la bella isola greca, veneziana per quattro secoli, oggi preda di furiosi incendi. Insomma, anche quest’estate allo “Scacco Matto”, il noto bar di Sauze d’Oulx sul piazzale Miramonti, vanno in scena “Le Serate estive del Cai” con conferenze, presentazioni di libri, proiezioni fotografiche e racconti di viaggio dedicate alla montagna, alla natura, alla storia, ai viaggi e al benessere. Non solo, si parlerà anche di animali utili e animali scomodi come zecche e api, di pastori e pascoli, dell’importanza del vento e della meditazione. Interverranno fotografi, alpinisti, scrittori, studiosi ed esperti. Fino al 29 agosto. Prossimo appuntamento venerdì 7 agosto con una conferenza sul Tibet Himalayano, relatore Bruno Dotti. Le conferenze iniziano alle ore 21.00, ingresso gratuito.                          fr

Friceuj ‘d pom (Frittelle di mele) 

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Una deliziosa ricetta d’infanzia.

 Le frittelle di mele sono una tipica golosità piemontese di origine contadina, si gustano rigorosamente calde comparse di zucchero semolato. Irresistibili ! 
Ingredienti 
150gr. di farina 00 
1 uovo intero 
2 mele 
50gr. di zucchero 
1/2 bicchiere di latte 
1/2 cucchiaino scarso di lievito 
Scorza di limone grattugiata 
Olio di oliva q.b. 
Preparare la pastella mescolando la farina con il tuorlo, il latte, un cucchiaio di zucchero, scorza di limone e lievito. Pelare e tagliare le mele a fette, immergerle nella pastella, unire l’albume montato a neve, mescolare delicatamente. Versare a cucchiaiate la pastella in olio caldo, friggere per 5-6 minuti rigirandole, scolare su carta assorbente e cospargere con lo zucchero rimasto. Servire subito. Deliziose ! 

 

Paperita Patty 

Foto album da Aurora e Barriera

 Dal 25 settembre le storie dei quartieri in mostra a cielo aperto

 

Dal 25 settembre le facciate dei Bagni Pubblici di via Agliè, di CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia e di Dorado si trasformeranno in una grande galleria fotografica diffusa grazie a “Foto album da Aurora e Barriera”, il progetto collettivo realizzato dall’artista Bruno Boudjelal insieme agli abitanti dei quartieri Aurora e Barriera di Milano.

L’iniziativa coinvolgerà direttamente le comunità dei due quartieri in un percorso di narrazione partecipata che, attraverso la fotografia, offrirà uno sguardo sulle storie, i ricordi e le esperienze di chi vive questi territori. Le immagini raccolte e realizzate durante il progetto comporranno un racconto corale capace di restituire la complessità, la vitalità e le trasformazioni di Aurora e Barriera di Milano.

Le installazioni fotografiche, esposte sulle facciate di tre luoghi significativi della città, porteranno lo spazio espositivo fuori dai suoi confini tradizionali, trasformando il paesaggio urbano in un’occasione di incontro, riflessione e condivisione. Attraverso gli sguardi dei residenti, il progetto racconterà il valore delle relazioni, delle memorie e delle identità che caratterizzano questi quartieri.

“Foto album da Aurora e Barriera” è parte di Urban Frame, il progetto ideato da Stratosferica e CAMERA Torino per promuovere la fotografia come linguaggio capace di raccontare la città e le sue trasformazioni, ed è tra i vincitori dell’Avviso pubblico “Torino, che cultura!”, attraverso il quale la Città sostiene proposte culturali innovative capaci di generare partecipazione e rafforzare il legame tra cultura, comunità e territorio. In questo contesto, “Foto album da Aurora e Barriera” offrirà un’occasione per mettere in dialogo arte contemporanea e cittadinanza, dando visibilità a racconti e prospettive che contribuiranno a costruire una narrazione condivisa della città.

Con spinaci e ricotta la torta è speciale e stuzzicante

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Le torte salate sono apprezzate per la loro versatilità. Molto facili e veloci da preparare sono ottime servite tiepide o fredde, stuzzicanti e fantasiose

Ideali per un aperitivo con amici, una cena veloce, un antipasto o un pic nic,  le torte salate sono molto apprezzate per la loro versatilita’. Molto facili e veloci da preparare sono ottime servite tiepide o fredde, stuzzicanti e fantasiose. Un must per tutte le stagioni.

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Ingredienti:

2 rotoli di pasta sfoglia rotonda

½ kg. di spinacini freschi

1 fetta di prosciutto cotto (100gr.)

250gr. di ricotta piemontese

100gr. di taleggio

1 uovo intero, 4 tuorli

1 spicchio di aglio

50gr.di parmigiano grattugiato

sale, pepe,burro, noce moscata q.b.

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Lavare gli spinacini, saltarli in padella con una noce di burro e l’aglio, lasciar raffreddare. In una ciotola mescolare il prosciutto e il taleggio tagliati a dadini, aggiungere il parmigiano, l’uovo intero, gli spinacini, sale, pepe e un pizzico di noce moscata. Stendere la pasta sfoglia in una teglia rotonda foderata di carta forno,bucherellare il fondo, disporre il ripieno, coprire con la ricotta, fare 4 fossette in ognuna delle quali sistemare il tuorlo. Coprire con la sfoglia rimanente, saldare bene i bordi, spennellare con poco latte e cuocere in forno per 35-40 minuti a 200 gradi. Servire tiepida.

 

Paperita Patty