LIFESTYLE- Pagina 2

Mariolino e la guida dell’uomo col cappello

/

Da qualche anno possiedo una barca. E’ la Lampreda, cedutami a poco prezzo dal vecchio Lino Sgambarolli, costretto a buttar l’ancora sulla terraferma a causa dei reumatismi e della sciatica che l’hanno piegato in due.

La “sua” Lampreda era la terza di una serie. Diventata mia, riverniciata di bianco e d’azzurro, si è guadagnata il titolo di quarta. Lino mi aveva lasciato piena libertà. “Il nome deve essere quello che più ti piace. Non c’è l’obbligo di tener lo stesso e lo puoi cambiare, tanto lei – che la si chiami per nome o no –  volterà la prua dove decidi tu, manovrando il timone o il colpo di remi. Ma se ti garba chiamarla come l’ho chiamata io, fai una cosa: ribattezzala “quarta”, così la storia va avanti”. Mi raccontò che prima di lei c’erano state altre due Lamprede. La prima, messa in acqua, sul finire degli anni trenta s’inabissò nell’agosto del 1944 davanti alla Punta di Crabbia, dov’era ormeggiata. Un aereo tedesco, volando sul lago in appoggio a un rastrellamento contro i partigiani del Mottarone, tanto per sfogare la sua rabbia impotente visto che i partigiani se ne stavano nascosti nei boschi, la  colpì a morte con una raffica di mitraglia , sventrandole entrambe le fiancate. La seconda barca era stata bagnata nel maggio del 1947, dopo quasi tre anni durante i quali Lino fu costretto ad una lontananza forzata dal lago, minatore prima e scalpellino poi in terra di Francia, dalle parti di Lione. I magri guadagni lasciavano ben poco alla speranza di metter qualcosa da parte ma quei quattro franchi in croce e qualche lira racimolata vendendo un boschetto di castagni dalle parti di Brolo gli bastarono per l’acquisto di una modesta ma robusta lancia da lago. Per trent’anni Lino e la sua barca hanno attraversato in lungo e in largo il Cusio, pescando in ogni dove, con ogni tempo e in tutte le stagioni dell’anno. Fatto salvi, ovviamente, i periodi di ferma. Dalle rive lo salutavano, nei mercati si vendevano i suoi pesci ( almeno finché l’ammoniaca, il cromo e gli altri veleni non trasformarono, a poco a poco, l’acqua in aceto), nelle osterie capitava di ascoltare le sue storie al modico prezzo di un quartino di barbera del Monferrato. A metà degli anni ’80, una massiccia immissione di carbonato di calcio,  riportò l’acqua ad un valore accettabile di acidità. Quella grande pastigliona di bicarbonato fece digerire il lago, tanto che i pesci – dopo tanto boccheggiare – tornarono a respirare e Lino si rimise a pescarli con la sua Lampreda ( la seconda, appunto). Giunta alle soglie del pensionamento forzoso, dopo più di trent’anni di onesta navigazione, figli e nipoti gli fecero una grande sorpresa, regalandogli un gioiello di barca, uscita fresca, fresca  dai cantieri navali di Solcio, sul lago Maggiore. La forma aguzza, slanciata; il fasciame di legno liscio e brillante, gli scalmi d’acciaio inossidabile, lucidi come i pomelli della stufa dell’osteria dove andava a far bisboccia. Un bijoux che si è goduto per poco. Lino è stato un gran vogatore che solo negli ultimi anni si è arreso al motore. Io non ho la sua tempra e seppur non disdegnando d’infilare i remi negli scalmi e darci dentro a bracciate regolari, uso frequentemente il motore. Al calare della sera, tiro in secca la barca nei pressi dell’ex Canottieri, dalle parti dell’Ospedale della Madonna del Popolo. A volte la ricovero da Mariolino, alla Bagnera di Orta. Una soluzione abbastanza comoda, dato che possiede uno sgabbiotto, chiuso con catena e lucchetto, dove si possono ritirare remi e motore. A far la guardia c’è Lupo, il cane di Mariolino: un bastardino bianco e nero che tira fuori i denti e ringhia proprio come un lupo quando s’avvicina un estraneo. “ Il tuo motore è come in banca, lì dentro”, rassicura Mariolino. Non ne dubito affatto. Lupo  esegue l’incarico come un mastino. E se il suo padrone gli dice di star di sentinella ( proprio così..”di sentinella” ) si può scommettere che lui ci mette una grinta sufficiente a scoraggiare i malintenzionati. Mariolino è fortunato ad avere, come “migliore amico dell’uomo” quel cagnetto. Sono sempre insieme, anche quando Mariolino guida la sua vecchia NSU Prinz. Lupo guarda fuori dal finestrino laterale, ringhia alle auto, abbaia alle luci colorate del semaforo, scodinzola quando si passa davanti all’osteria dove la signora Maria spesso gli “allunga” un cartoccio d’avanzi. Il problema è che  Mariolino, con la sua guida da “uomo col cappello”,  fa venire i brividi gelati lungo la schiena. Avete presente quella categoria di automobilisti che, con il loro stile di guida, fanno dannare l’anima? Se si ha la sventura di incontrarne uno così, magari su una strada stretta e tutta curve, o – peggio – essere costretti a stargli dietro mentre arranca sui tornanti, non ci sarà alcun bisogno di usare la tenaglia per strapparvi dalla gola il peggior campionario di accidenti, riversandoglielo addosso. Perché quando si mette al volante un “uomo col cappello” sono guai seri. Non superano mai i trenta all’ora, viaggiano a centro strada, frenano in continuazione, pigiano continuamente il clacson. Impermeabili a tutto: impettiti, con gli avambracci tesi e le mani intente a strangolare il volante. In più, come un distintivo, l’immancabile copricapo ben calcato sulla nuca. In casi come questi il vero malcapitato sei tu, povero diavolo, costretto a guidare a passo d’uomo, alternando il piede da un pedale all’altro: acceleratore ,freno, frizione. Cambio. Freno, acceleratore. Attento a non tamponarlo,  roso dall’indecisione sull’eventuale sorpasso. Manovra, quest’ultima, caldamente sconsigliata: l’uomo col cappello può decidere di svoltare da un momento all’altro, senza preavviso e, dunque, senza mettere la freccia. L’assoluta certezza che lo anima è proporzionale all’incapacità che manifesta impugnando il volante. Dunque, mai sottovalutare chi guida con il cappello. Non conviene contraddirlo. Non mettetegli fretta, armatevi di pazienza e fatevene una ragione. Ecco, Mariolino è uno di questi. L’ esatto contrario del mito futurista della velocità. Più lento della lentezza ma senza alternativa: prendere o lasciare. Si vede proprio che chi nasce uomo d’acqua fa fatica a muoversi con quattro ruote sulla terraferma.

Marco Travaglini

Penne saporite in salsa di zucchine

/

Un piatto leggero, semplice, delicato ma al contempo saporito

Un primo piatto perfetto, leggero, semplice, delicato ma al contempo saporito, dal color verde acceso che sara’ una gioia per occhi e palato di tutti i commensali.

***

Ingredienti per 4 persone:

360 g di pasta corta tipo penne
400 g di zucchine chiare
50 g di parmigiano grattugiato
100 g di pancetta affumicata a cubetti
1/2 spicchio d’aglio
1 cucchiaio di prezzemolo tritato
1cucchiaino di menta fresca tritata
1 cucchiaino di basilico fresco tritato
Olio evo q.b.
Sale, pepe
***

Tagliare le zucchine a meta’, scavare leggermente per eliminare un poco di polpa, lessare in acqua salata mantenendole al dente. Scolare, conservare l’acqua di cottura e lasciar  raffreddare. In una larga padella soffriggere con un poco di olio i cubetti di pancetta. Frullare le zucchine con il parmigiano, l’aglio, il prezzemolo ed il basilico tritati, il pepe e l’olio, aggiustare di sale. Cuocere la pasta nell’acqua di cottura delle zucchine, scolare e saltare in padella con la salsa di zucchine.

Paperita Patty

 

Frittelle golose con salsa allo yogurt

/

Sempre appaganti e golose le frittelle, a chi non piacciono ?

Sono perfette per ogni occasione, saporite e croccanti stuzzicano l’appetito di tutti. Provatele con la salsina allo yogurt per rinfrescare la vostra cena.

Ingredienti

4 zucchine chiare medie
1 cipolla bianca piccola
3 uova
50gr. Parmigiano grattugiato
poca farina, sale,pepe, prezzemolo
1 vasetto di yogurt naturale
erba cipollina
Olio per friggere

Grattugiare le zucchine e lasciarle scolare per una mezz’ora. Affettare sottilmente le cipolle.
In una terrina sbattere le uova intere con il parmigiano, il sale, il pepe, il prezzemolo tritato, qualche cucchiaio di farina, poco latte. Mescolare bene e aggiungere le zucchine e le cipolle. In una larga padella scaldare l’olio e versare a cucchiaiate l’impasto. Lasciar cuocere e rosolare bene da ambo le parti. Preparare la salsina mescolando lo yogurt con erba cipollina, sale, pepe e poco olio
Servire caldo o tiepido.

Paperita Patty

Cesana Torinese in festa

Quest’anno il buon anno a tutta Italia lo hanno dato i maestri di sci  dì Cesana  ed il sindaco Daniele Mazzoleni.

Mercoledì 31 dicembre scorso, infatti, nel programma “Studio Aperto Mag” su Italia 1, è  andato in onda il servizio di Beppe Gandolfo sulla fiaccolata dei maestri a Sansicario , svoltasi lo scorso 29 dicembre. Si è trattato di un evento che ha visto la collaborazione della Pro Loco Proyoung insieme alle tre scuole di sci di Cesana, Action Sansicario, Cesana-Sansicario  e Monti della Luna, che si è concluso con gli auguri del sindaco Daniele Mazzoleni.
La voglia di fiaccolata continua e una nuova fiaccolata è in programma per sabato 3 gennaio con la Fiaccolata a piedi per le vie di Cesana, con la  ‘Stra Stra Fiaccolata’, organizzata dalla Pro Loco ProYoung, dalle ore 21 una camminata con fiaccole lungo le vie del paese con partenza dalla Cappella degli Alpini e arrivo in piazza Vittorio Amedeo.
Con un ticket di partecipazione di 5 euro acquistabile presso l’Ufficio del Turismo si potrà partecipare all’estrazione in presenza di un soggiorno  di sette notti in Puglia al Resort St.James. il gran finale sarà affidato alla musica e  al vin brulé in piazza Vittorio Amedeo.
Il weekend dell’Epifania si arricchisce di un altro grande evento . Sino al 6 gennaio presso la sala conferenze al primo piano dell’Ufficio del Turismo in piazza Vittorio Amedeo si potrà visitare la mostra intitolata “Pensieri di neve”, che vedrà l’esposizione di alcuni capolavori del maestro Tino Aime.
La mostra è  a ingresso libero con orario 16-19 sia sabato 3 sia domenica 4, lunedì 5 e martedì 6 gennaio.

Mara Martellotta

Befana 2.6, una versione contemporanea e ironica a Le Gru

DOPO NATALE 2.5
Tradizione che si rinnova, tra animazione, tecnologia
e sguardo verso Milano Cortina 2026
Dopo aver celebrato il Natale 2.5 come simbolo della conclusione del lungo restyling e della nuova identità del Centro, Le Gru accompagna famiglie e visitatori verso l’Epifania con un ultimo, divertente aggiornamento: Befana 2.6, una versione contemporanea e ironica di una delle figure più amate della tradizione.

Martedì 6 gennaio, per tutta la giornata, una Befana trendy e moderna animerà le gallerie del mall di Grugliasco: capelli lunghi che spuntano dal cappello, occhiali da sole, stivali fashion e l’immancabile scopa reinterpretata in chiave pop. Una presenza sorprendente e giocosa che farà compagnia ai bambini e alle famiglie, salutando l’ultimo giorno delle vacanze natalizie nel segno della leggerezza e della meraviglia. Dopo Babbo Natale 2.5, anche la Befana si aggiorna, diventando metafora di un Centro che continua a rinnovarsi senza perdere il legame con l’immaginario collettivo.

L’appuntamento con la Befana 2.6 si inserisce in un calendario di inizio anno che guarda al futuro e all’innovazione, a partire dall’arrivo di TCL a Le Gru.
 

Dal 5 al 18 gennaio infatti TCL, leader globale nell’elettronica di consumo e Partner Olimpico e Paralimpico Mondiale, ha scelto Le Gru come seconda tappa del Mall Tour “Road to Milano Cortina 2026”, un’iniziativa che accompagna il pubblico verso i Giochi Olimpici Invernali attraverso esperienze immersive e tecnologia all’avanguardia. All’interno del Centro sarà allestito un booth brandizzato dove i visitatori potranno partecipare a diverse attività: all’ingresso sarà possibile ricevere un magnete personalizzato con foto ricordo, mentre nello spazio TCL si potranno incontrare Tina e Milo, le mascotte ufficiali dei Giochi Olimpici Invernali Milano Cortina 2026, per selfie e fotografie di gruppo.
Durante l’iniziativa verranno inoltre distribuite le FanCard TCL, che consentiranno di partecipare a un concorso con in palio gadget esclusivi così come scoprire alcuni dei prodotti di punta del brand.

Le Gru è il più grande centro commerciale in Piemonte. Con 100.000 metri quadrati di superficie coperta e climatizzata, 4.700 posti auto gratuiti, offre oltre 150 esercizi commerciali con insegne di prestigio, una scelta merceologica ampia e di qualità, un’area ristorazione e alimentari con bar, ristoranti, fast food e l‘Area Mercato. Oltre al grande ipermercato, il benzinaio e il villaggio fitness, Le Gru offre +90 servizi al cliente: di benvenuto, per le commissioni, logistici, tecnici o di shopping, di benessere, svago e salute, di sostenibilità e inclusività, family, e di mobilità. Le Gru è un punto di riferimento anche per l’intrattenimento: dai festival agli incontri con le scuole, dai laboratori e intrattenimenti per le famiglie, agli eventi dedicati a tecnologia, design, arte, sport, food, sociale, e cultura a 360°, coinvolgendo associazioni, enti e realtà locali con l’obiettivo di divertire e fornire contenuti e spunti di riflessione ai propri frequentatori.
Dal 2022 è iniziato il restyling di Le Gru: un rinnovamento completo dal punto di vista architettonico, di efficientamento energetico e di potenziamento dell’offerta commerciale. Un viaggio che porta a Le Gru una nuova vita: gli spazi si fanno più accoglienti, moderni, più a misura. Un grande cambiamento che preserva la cultura di ospitalità, intrattenimento e creatività insiti nel DNA di Le Gru.

Dormire? Sì, tra un po’

La procrastinazione del sonno, quando addormentarsi diventa un problema.

Un film, una serie, il cellulare con tutti i suoi contenuti, la posta, la chat ed è già mezzanotte passata. Si sa benissimo che è ora di andare a dormire, ma si rimanda anche a causa di pensieri intrusivi conditi da tanta immaginazione. Si chiama procrastinazione del sonno e non è solo una cattiva abitudine, ma un fenomeno psicologico sempre più attenzionato, con ripercussioni concrete sulla salute mentale e fisica. Il termine tecnico è “bedtime procrastination”, introdotto per la prima volta nel 2014 dalla ricercatrice olandese Floor Kroese. Si tratta della tendenza a rimandare l’ora di andare a dormire senza un motivo valido, cioè senza che fattori come lavoro, figli o emergenze impongano di restare svegli. È una scelta volontaria, ma spesso vissuta con frustrazione: si è consapevoli che sarebbe meglio dormire, ma si sceglie di non farlo rivendicando un po’ di tempo per sé, anche a discapito del riposo. Alla radice di questo comportamento ci sono diverse ragioni che si intrecciano tra loro quali lo stress e il sovraccarico mentale, la scarsa autoregolazione tipica di chi fatica a gestire impulsi e decisioni nel breve termine e tende a procrastinare più facilmente, la tecnologia e iperstimolazione causati da un utilizzo frequente di smartphone, serie TV, social network pensati per intrattenere sempre più a lungo col fine di creare così una reale dipendenza. Un altro motivo che causa il ritardo nell’andare a letto è l’ansia, per evitare il momento del silenzio, in cui pensieri e preoccupazioni si accatastano nella nostra mente, si tende a rimandare il più possibile. Rinunciare al sonno non è una consuetudine da prendere alla leggera, anche una moderata deprivazione può creare problemi di umore, di concentrazione e avere conseguenze sul metabolismo e sul sistema immunitario. I disturbi che vengono causati da questo rinviare ad andare tra le “braccia di Morfeo” sono seri e da non sottovalutare. L’ affaticamento cronico cosi come l’aumento della depressione sono alcuni dei rischi che si corrono, così come il peggioramento delle performance cognitive e la maggiore vulnerabilità rispetto a malattie cardiovascolari. Inoltre, chi dorme poco tende a procrastinare anche in altri ambiti, alimentando un circolo vizioso difficile da spezzare.

Come si può rompere questa spirale che rende esausti e condiziona la quotidianità? Come prima cosa è necessario dare vita ad una routine rilassante a fine giornata che rallenti i ritmi, è opportuno spegnere tutti gli schemi almeno 1 ora prima di andare a dormire e creare una motivazione convincente per andare a letto a riposare. Inoltre quei momenti dedicati a noi stessi durante la notte dovrebbero essere inseriti, al contrario, nel corso della giornata; la sera ci si può dedicare, invece, alla redazione di un diario o alla mindfulness unita alla respirazione consapevole.

Insomma rimandare l’addormentamento può essere considerato un desiderio recondito di chi rivendica i propri spazi e il proprio tempo, ma che spesso finisce per colpire piuttosto che favorire Non si tratta solo di imparare a dormire di più e all’ora prevista, ma di riconquistare un rapporto sano con il proprio tempo, le proprie scelte e il proprio benessere. Dormire non è perdere tempo, è uno spazio salutare a cui non rinunciare mai.

Maria La Barbera

Discoteche addio!

Se avete visto il film Piper o se avete avuto la fortuna di vivere quegli anni, ricorderete come da Londra sia partita quella musica beat che ha poi invaso il resto d’Europa. Negli anni successivi a fare tendenza sono stati i locali di Berlino, Barcellona e altri.

Ancora dieci anni fa le discoteche, seppure meno di un tempo, raccoglievano centinaia, se non migliaia, di persone in prevalenza giovani; per citare solo quelle di Torino e dintorni: Le Palace, Hennessy, Naxos, Ultimo impero, Rock city, oltre alle più piccole Manuia, Diagonal, Jimmy’z, Vaniglia, Heaven, Bagatelle, La Beccaccia e molte altre erano il must dove trascorrere il sabato sera.

Nell’arco di pochi anni sono state tutte abbandonate dai clienti, prima, e dalla proprietà dopo e alcune di loro sono ormai cattedrali nel deserto.

Cos’è successo? Cambiamenti sociali importanti hanno decretato un cambio di tendenza: l’alcoltest che può rovinarti la nottata è solo uno degli aspetti; a differenza di altri Paesi dove, a turno, uno decide di non bere e fare da autista agli amici, in Italia non è ancora entrato in testa che, non soltanto rischi di perdere la patente e di finire sotto processo, ma in caso di sinistro la compagnia assicuratrice può riservarsi di non pagare i danni. E se parliamo di lesioni permanenti o di decesso vi invito a fare i calcoli prima di mettervi alla guida.

Poi sono cambiati i gusti, specie dei giovani; meglio l’ubriacatura in pochi amici che bere moderatamente ascoltando musica o ballando o socializzando con sconosciuti.

La discoteca era spesso il luogo dove si sono formate coppie perché con la musica, il relax del fine settimana e l’alcool che scioglieva le inibizioni tutto era più facile anche per i casi più disperati.

Ora i giovani sono totalmente disinteressati dall’approccio con l’altro genere (ma anche con lo stesso genere sarebbe già meglio che niente) e riescono a stare seduti in cinque su una panchina, ognuno col proprio smartphone, totalmente avulsi dalla realtà che li circonda.

Non si fanno più incantare, attrarre, ipnotizzare da luci, dj famoso, musiche, alcool “che fa adulto” e ragazzine tutte in tiro semplicemente perché sono cambiati i gusti, è cambiato il carattere dei giovani, è cambiato quasi tutto intorno a noi.

Un cambiamento, tuttavia, non sempre è totalmente positivo o totalmente negativo; ci sono anche le vie di mezzo. Non è tutto bianco o nero, ci sono molte sfumature di grigio. Ma se questi giovani manifestano il loro disagio non solo non frequentando più i locali, non soltanto cambiando il loro grado di socializzazione ma anche, per esempio, non cercando il lavoro mi viene da dire che è la società che sbaglia o ha sbagliato qualcosa nei loro confronti.

Si dice che un frutto non cada mai lontano dall’albero: se i figli sono così, mi viene da dire (e nel 99% dei casi che conosco è così) che la colpa sia prevalentemente dei genitori che non sono intervenuti con autorevolezza e con impegno (oltre che con capacità, ma per fare figli non è richiesta la patente) per salvare il salvabile.

Nel Comune dove sono Sindaco al concorso per responsabile finanziario si sono iscritti in 19, si sono presentati in 7 ma due, appena lette le domande, hanno rinunciato: totale 5 candidati per 1 posto. Anni fa un concorso per dipendente comunale avrebbe richiamato gente anche da Saturno; ora aspettano che il datore di lavoro vada a bussare alla loro porta intuendo che loro sono senza lavoro.

Al di là dell’aspetto morale, c’è seriamente da preoccuparsi. Finite le riserve economiche che i nostri genitori ci hanno lasciato, considerando una popolazione sempre più anziana, un fattore di crescita demografica ben sotto lo zero, la disoccupazione quasi voluta c’è poco di cui stare allegri.

I giovani purtroppo, ma è una distorsione cognitiva tipica dell’età, non pensano al futuro; pensano che anno più anno meno, tutto vada bene; immagino quando gli attuali trentenni si troveranno soli, senza lavoro e, quindi, senza pensione e dovranno cominciare a vendere la casa avita per poter mangiare.

Ma se tutti immetteranno sul mercato un immobile da vendere non solo il valore diminuirà, ma ci sarà più offerta che domanda.

Dedicate cinque minuti ad analizzare questo problema.

Sergio Motta

Cremosa crostata al cioccolato fondente

/

Decisamente golosa questa crostata, un mix perfetto tra pasta frolla fragrante e cioccolato fondente.

Una dolce tentazione assolutamente da assaggiare.

Ingredienti

Frolla:
250gr. di farina 00
120gr. di burro
80gr. di zucchero
2 tuorli
Un pizzico di sale

Farcia:
200gr. di cioccolato fondente 70%
200ml. di panna fresca liquida
100gr. di zucchero a velo
Una noce di burro
Frutta secca per guarnire

Preparare la frolla impastando velocemente tutti gli ingredienti, se dovesse risultare troppo dura, aggiungere 1-2 cucchiai di acqua. Stendere la pasta frolla in una teglia con fondo amovibile, bucherellare il fondo e riporre in frigorifero per almeno 2 ore.
Coprire la frolla con carta forno, riempire la base con fagioli o riso e cuocere a 160 gradi per 30 minuti. Lasciar raffreddare.
Preparare la farcia. Scaldare la panna fino quasi a bollore, togliere dal fuoco, aggiungere lo zucchero a velo ed il cioccolato ridotto a pezzetti e la noce di burro. Lasciar sciogliere bene gli ingredienti fino ad ottenere una crema vellutata.
Rimpire la frolla con il cioccolato fuso, livellare bene e decorare con pistacchi o nocciole a piacere.
Servire a temperatura ambiente.

Paperita Patty

Presepi sull’acqua a Crodo

Festeggiata la scorsa edizione il traguardo delle dieci edizioni, quest’anno è  tornata l’occasione  per visitare una delle rappresentazioni natalizie più originali del Nord Italia nel periodo dell’Avvento e poi in quello natalizio fino a domenica 11 gennaio 2026. Si tratta di “Presepi sull’acqua”, la cui nuova edizione è stata fortemente voluta dal Comune di Crodo, che la organizza grazie alla inesauribile e preziosa passione dei curatori e con la collaborazione dell’ente di gestione delle aree protette dell’Ossola.
Cuore della manifestazione, che ha ormai conquistato un posto d’onore nel ricco calendario degli eventi natalizi italiani, si concentra sulla straordinaria creatività dei curatori, centinaia di uomini e donne, e bambini e bambine, che lavorano con passione per la realizzazione della Natività  e che hanno trasformato fontane,  rii e splendidi lavatoi in pietra in veri e propri palcoscenici  per rappresentazioni sacre originali e molto curate.
Sono 71 le Natività che hanno come denominatore comune l’acqua e si notano lungo la valle Antigorio, che è terra alpina in cui questo elemento è importantissimo, tanto per l’industria idroelettrica quanto per quella delle bevande. Ruscelli,  fontane e abbeveratoi  diventano una cornice naturale in grado di rendere inimitabili i presepi di Crodo e delle sue piccole frazioni.

Mara Martellotta

Casa 2026: tendenze che durano e mode da lasciar andare

/

ABITARE CON STILE

Rubrica settimanale a cura di Magda Jasmine Pettinà 
Uno spazio dedicato al mondo della casa in tutte le sue forme: dal mercato immobiliare al design d’interni, dall’arte di valorizzare gli spazi alle nuove tendenze dell’abitare contemporaneo. Consigli pratici, spunti estetici e riflessioni su come rendere ogni casa un luogo che rispecchi chi siamo — con uno sguardo che unisce competenza, bellezza e sensibilità.

Il 2025 ha confermato una direzione chiara: meno clamore, più sostanza. L’arredo ha rallentato, ha smesso di stupire per forza e ha iniziato a rassicurare. Il 2026 non rompe questo percorso: lo affina. Vediamo cosa resta, cosa evolve e cosa – con elegante nonchalance – possiamo salutare.

I protagonisti del 2025

Il colore simbolo è stato Mocha Mousse, una tonalità calda e avvolgente che ha segnato il ritorno ai neutri “emotivi”: marroni morbidi, sabbia, beige evoluti, greige. Colori che non stancano e dialogano bene con la luce naturale, amatissimi nei contesti urbani eleganti – sì, anche nei palazzi torinesi di fine ’800.

Accanto:

  • verdi salvia e oliva

  • terracotta desaturati

  • blu polverosi

Cosa ritroveremo nel 2026

Questi colori non spariscono, ma diventano più profondi:

  • il beige vira verso il tortora caldo

  • il verde si fa bosco

  • il blu diventa notte

Il colore smette di essere protagonista assoluto e diventa struttura, usato per definire spazi, quinte, nicchie.

Le vere novità

  • Accenti bruciati (ruggine, cacao, carbone caldo)

  • Gialli sporchi e minerali, molto sofisticati

  • Ritorno controllato del bordeaux, usato come segno grafico, non come total look

Fuori: colori iper saturi, pastelli “instagrammabili” senza profondità. Bellissimi in foto, stancanti nella vita reale.

Materiali: ritorni autentici e addii silenziosi

Il 2025 ha sancito una verità semplice: i materiali finti non convincono più.

Quelli che restano (e crescono)

  • Legno vero, anche imperfetto, con venature visibili

  • Pietra naturale (travertino, pietra di Luserna, ceppo)

  • Metalli caldi: bronzo, ottone brunito, ferro cerato

  • Tessuti materici: lino, lana, bouclé compatto

I grandi ritorni

  • Vetro lavorato e cannettato

  • Ceramiche artigianali

  • Intonaci materici e calce naturale

Materiali che invecchiano bene. E questo, nel 2026, è lusso puro.

Cosa sparisce

  • Effetti marmo troppo lucidi

  • Superfici iper tecniche ma fredde

  • Arredi “tutti uguali”, replicabili ovunque

Mode passeggere vs scelte intelligenti

Moda è cambiare cucina ogni 5 anni.
Scelta intelligente è progettare una base neutra, flessibile, che si aggiorna con pochi gesti.

Nel 2026 vince:

  • l’arredo su misura

  • la progettazione degli spazi (più della decorazione)

  • la casa pensata per essere vissuta, non mostrata

Torino, con la sua anima borghese e colta, questo lo sa da sempre.

Il nuovo lusso: sobrio, colto, silenzioso

Il lusso del 2026:

  • non ostenta

  • non luccica

  • non segue trend urlati

È fatto di:

  • proporzioni giuste

  • materiali autentici

  • colori che durano

  • spazi che funzionano

Una casa elegante oggi non dice “guardami”, ma “resta”.

Il 2026 non chiede rivoluzioni, ma scelte consapevoli.
Chi progetta (e chi abita) guarda meno ai trend e più alla qualità del tempo che passerà tra quelle mura.

E forse è proprio questa la tendenza più torinese di tutte:
fare bene, una volta sola.

www.domus-atelier.com – info@domus-atelier.com