LIFESTYLE- Pagina 2

Penne integrali in crema di zucchine: salutari e nutrienti

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Eccovi un primo piatto ricco di sapore, sfizioso ed invitante, perfetto per ogni occasione.

Ingredienti :

380gr. di penne integrali
400gr. di zucchine
80gr. di grana grattugiato
120gr. di dadini di Speck
1/2 spicchio d’aglio
1 cucchiaio di prezzemolo grattugiato
3 foglie di basilico
Olio evo, sale, pepe.

Dorare i dadini di Speck in padella, tenere da parte.
Lavare e tagliare a metà le zucchine, scavare un poco la polpa e lessare al dente in acqua salata. Raffreddare e conservare l’acqua di cottura nella quale cuocerete poi la pasta.
Frullare grossolanamente le zucchine con olio, aglio, prezzemolo, basilico, grana, sale e pepe. Cuocere la pasta, unire lo speck alla crema di zucchine e servire subito. Se risultasse poco cremosa, aggiungere un mestolino d’acqua di cottura.
Buon appetito.

Paperitapatty

Il colpo del secolo: Dantès & Balzac alla conquista della Gioconda

Parigi, mezzanotte. La luna si specchia sulla Senna, e due ombre si
muovono furtive lungo il Quai du Louvre. Uno Yorkshire terrier dal pelo
lucente e lo sguardo da stratega — Dantès — guida l’operazione. Al suo
fianco, un Jack Russell terrier a pelo ruvido, irriverente e geniale —
Balzac — armeggia con un piccolo zaino pieno di attrezzi da scasso in
miniatura. «Balzac, il piano è semplice: entriamo dal condotto d’aria,
evitiamo
i laser, e ci portiamo via la Gioconda. Nessuno sospetterà di due
cani». «Geniale, Dantès. Ma se ci beccano, voglio almeno una cella con
vista sulla Senna». Il Louvre dorme, ma non del tutto. I due ladri si
infilano nel museo con l’agilità di due acrobati da circo. Superano
sensori, telecamere e persino un robot di sorveglianza che confonde
Balzac per un peluche abbandonato. Arrivano finalmente davanti alla teca
della Gioconda. «È più piccola di quanto pensassi»,sussurra Balzac. «Ma
il bottino più grande è il mistero che porta con sé» ,replica Dantès,
già intento a disattivare il sistema di allarme. Ma proprio quando la
teca si apre con un sibilo… CLANG! Una grata scende dal soffitto. Luci
accecanti. Sirene. E un ringhio profondo. «Avete il diritto di rimanere
in silenzio», abbaia un pastore tedesco in uniforme, con medaglie al
petto e un cappello da gendarme. Si chiama Gérard, e non ha mai fallito
una cattura. I due vengono rinchiusi alla Conciergerie, l’antica
prigione dei re e dei rivoluzionari.
La cella è umida, ma Dantès non
perde il suo aplomb. Balzac, invece, disegna piani di fuga con un osso
rosicchiato. «Come Lupin, dobbiamo pensare in grande» , dice Dantès.
«Non basta evadere. Dobbiamo farlo con stile». E così, mentre Gérard
dorme con un occhio aperto e l’altro su un manuale di tattiche canine, i
due mettono in atto il piano. Balzac finge un attacco di nostalgia,
attirando l’attenzione del secondino. Dantès, nel frattempo, usa un filo
di pelo per aprire la serratura. Gérard, che nonostante tutto non ha un
cuore di pietra, va nella sua guardiola a preparare una tisana per il
giovane Jack Russell. Una distrazione fatale In pochi minuti, i due sono
fuori. Ma non fuggono subito. Prima, lasciano un biglietto sul tavolo di
Gérard: “La Gioconda è al sicuro. Ma il mistero… quello è nostro.
Dantès & Balzac”. La mattina dopo, Parigi è in subbuglio. I giornali
titolano: “Due cani evadono dalla Conciergerie. La Gioconda salva, ma il
Louvre ha perso la sua inviolabilità”. E Dantès e Balzac? Si dice che
siano tornati a passeggiare lungo il Canal Saint-Martin, in cerca del
prossimo colpo. Magari la Torre Eiffel. O forse solo una baguette rubata
da un bistrot.
Marco Travaglini

Faccia da stress

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SOCIOGRAFIA Lettere dal presente

Tutti noi ci siamo accorti di quanto la litigiosità sia in forte aumento, da alcuni anni ormai, in tutti i settori: dalle assemblee condominiali agli uffici pubblici, dai mezzi di trasporto alla circolazione stradale, dalle scuole ai circoli privati.

Il motivo non è chiaro ma è evidente che lo stress accumulato negli anni tra disoccupazione, sfratti, stipendi insufficienti a garantire i bisogni essenziali, microcriminalità, lockdown e molto altro hanno portato il sistema nervoso di molte, troppe persone a non sopportare il benché minimo episodio di contrarietà.

I Paesi nostri vicini non hanno di queste problemi, forse perché i loro governanti mai si sarebbero sognati di instaurare un lockdown, le loro aziende non ricevono cascate di soldi per la CIG per cui i lavoratori continuano a lavorare, ecc. ecc.

La cosa strana, però, è che mentre per il minimo disturbo fisico andiamo dal medico o, quantomeno, ci rivolgiamo al farmacista, compriamo online l’integratore consigliato dal cognato del meccanico della zia della custode, per problemi di ansia, crisi di panico, stress e patologie correlate non facciamo nulla, salvo imprecare contro il mondo intero ed il Governo ladro (anche se non piove), convinti ancora che andare dallo psicoterapeuta sia disdicevole o equivalga ad ammettere la propria debolezza.

Non chiedetemi la ragione: la conoscessi sarei ricco, chiedendo 1 euro per ogni persona che mi domanda la soluzione; evidentemente questo status di cose ha portato il nostro sistema nervoso ad essere iperreattivo e, per contro, a rassegnarsi potenziando una caratteristica che noi italiani abbiamo già ben sviluppata senza esercizio.

Nei ritagli di tempo libero (e sono tanti, per ognuno di noi) anche solo mentalmente parlando, dovremmo riflettere su alcuni punti molto importanti.

Non intendo disquisire sulla sacralità della vita umana, per cui nessuno di noi è autorizzato a uccidere un altro individuo (a volte la morte può essere conseguenza di un altro reato), ma sul fatto che spesso basterebbe riflettere prima di aggredire, pensando che potrebbe succederci di dover reagire, che potremmo eccedere, che il destino quel giorno potrebbe averci in antipatia e, dunque, il dopo sarebbe molto più grave di quanto si possa pensare.

Pensiamo solo ai costi del patrocinio legale (parliamo di migliaia di euro), lo stress dell’interrogatorio di garanzia e di un’eventuale detenzione in cella (ma anche i domiciliari non sono proprio il massimo della gioia), il rischio di essere licenziati per la protratta assenza dal luogo di lavoro, la possibilità, per alcune professioni o mansioni, di non esserne più idonei in caso di condanna.

Non siete ancora convinti? Se siete giovani, scordatevi (ça va sans dire) di partecipare a concorsi pubblici, nelle FF.AA o nelle FF.OO, di candidarvi come Sindaco se siete stati condannati per reati non colposi e se, secondo voi intelligentemente, non avete patteggiato.

Se la violenza avviene tra le mura domestiche i minorenni che assistano sono considerati vittime, quindi la pena aumenta.

Ovviamente, se è vostra abitudine assumere quegli atteggiamenti e, magari, siete già stati condannati è palese che non avrete sconti di pena ma, anzi, la situazione volgerà a vostro sfavore.

Tutto ciò premesso, vale la pena rovinarsi salute e valuta perché non si sanno controllare gli istinti?

Che senso ha far valere i propri diritti (ammesso di essere nel giusto) in modo tale da passare dalla parte del torto?

Come diceva il simpatico Renzo Arbore “Meditate, gente…meditate.”

Sergio Motta

Com’è andata l’estate? Al castello di Miradolo

La solastalgia, il disagio creato dai cambiamenti ambientali

Coniato dal filosofo Glenn Albrecht dell’universita’ di Newcastle in Australia, “solastalgia” e’ un neologismo che deriva dalla fusione di “solace” e “nostalgia”, che insieme creano  la nostalgia della conforto. È un termine che indica il senso di malessere che si genera quando l’ambiente circostante viene maltrattato, danneggiato e deturpato.  A dar vita a questa “patologia del luogo” sono fenomeni climatici estremi come tempeste e alluvioni, ma anche fuoriuscite di petrolio e altri disastri causati dall’uomo. Quando i territori a cui apparteniamo, quelli delle nostre radici, non sono piu’ riconoscibili ai nostri occhi e alla nostra memoria questo puo’ causare stress, ansia e malessere.

Ci si sente come se quei luoghi, che rappresentano la nostra identita’ ci fossero stati portati via, si crea un senso di smarrimento dovuto alla trasformazione della nostra casa, di quello spazio che ha la funzione di rifugio e di sicurezza sia fisica che psico-sociale. Albrecht comincio’ a parlare di solastalgiariferendosi alle vicende dell’ Upper Hunter Valley che vennemodificata, meglio dire stravolta, a causa delle  operazioni di estrazione mineraria  che avevano causato nei suoi abitanti importanti problemi di umore, rabbia e senso di frustrazione.


Gli interventi dell’uomo sull’ambiente naturale, sempre piu’spesso, hanno risvolti funesti non solo sul sistema ecologico, ma anche sugli esseri umani che lo vivono e che non lo riconoscono piu’ come loro habitat originario. Questo fenomeno nostalgico, sfortunatamente, non e’ piu’ ricollegabile unicamente a singoli eventi, ma  lo si puo’ trattare a livello globale a causa della massiccia attivita’ di antropizzazione che incede inarrestabile e di frequente in maniera irrispettosa. Quest’anno siamo rimasti tutti sorpresi dal caldo record e innaturalmente protratto al sud e dai violenti temporali al nord che hanno avuto il potere di distruggere paesaggi naturali e urbani; ognuno di noi guarda a questi fenomeni estremi con preoccupazione perche’ compromettono la possibilita’di previsione, di poter pianificare  molte attivita’, ma soprattutto creano la  sensazione di non essere al sicuro nel proprio ambiente.Si da’ origine cosi’ alla “ecoansia” che produce molti dubbi sul futuro, impedisce di progettare soprattutto ai giovani che gia’ da tempo hanno cominciano a ribellarsi. Diversi sono, infatti, gli interventi attivi di ragazzi, conosciuti e non, che alle conferenze dell’Onu o  alle manifestazioni in piazza con determinazionedenunciano lo sfruttamento del pianeta,  urlano la loro  paura per il futuro  chiedendo uno stop all’utilizzo indiscriminato e dannosodel nostro pianeta. Da una parte il progresso dall’altra la necessita’che questo sia sostenibile e riguardoso, generazioni a confronto sull’avvenire, ma di sicuro un malessere ecologico sempre piu’diffuso nel presente.

MARIA LA BARBERA

Eletta Miss Torino 2026, è Greta Vianelli

Elegante, raffinata, colta e soprattutto amante dello sci, insomma una vera bellezza Sabauda. Questa è Greta Vianelli, 19 anni, in procinto di iniziare l’università,  la nuova Miss Torino eletta nella serata di giovedì  27 agosto durante la finale regionale che si è tenuta al One di Corso Massimo d’Azeglio e che si è rivelata un successo  grazie alla guida di Mirella Rocca, esclusivista per Piemonte e Valle d’Aosta delle selezioni ufficiali di Miss Italia, la conduzione di Andrea Beltramo, Francesco Spinelli e Alicya Ferrero, Miss Valle d’Aosta 2026, che si terrà il 30 agosto alle 20, per la prima volta nella splendida cornice scenografica del bioparco Zoom di Cumiana.
“Torino è  la mia città, il luogo in cui sono cresciuta e al quale sono profondamente legata. Avere l’onore di ricevere questa corona rappresenta una soddisfazione che porterò sempre nel mio cuore – spiega emozionata Greta – Mi sono diplomata quest’anno al Liceo Scientifico Galileo Ferraris e il mio obiettivo ora è quello di diventare fisioterapista. Spero davvero di riuscire a far convivere le mie aspirazioni con il concorso, continuando sempre a mettermi alla prova e a crescere.
Tra i miei hobby preferiti figura sicuramente lo sci. Noi torinesi abbiamo la fortuna di avere le Alpi con le sue splendide valli a due passi, che ci permettono di vivere appieno la montagna, un’altra mia grande passione. Miss Italia fa vivere un sogno, ogni tappa è amicizia, solidarietà, impegno. Ho avuto l’onore di vincere questo titolo speciale accompagnata da tutte le altre ragazze che condividono con me questo percorso. Spero che il futuro riservi in me mille altre sorprese, come quella di ieri”.
Ora riflettori puntati su domenica e su Zoom dove le protagoniste saranno le ragazze che, dopo un’intensa estate di selezioni, sono riuscite a conquistare l’accesso alla finalissima.
Si tratta dell’ultimo grande passo prima di entrare nel percorso che conduce alle prefinali nazionali di Miss Italia che si terranno il primo settembre a Roma.

Si tratterà di uno spettacolo nello spettacolo grazie a Zoom dove si incontreranno natura e intrattenimento in uno dei luoghi più suggestivi del Piemonte. La serata sarà  allestita nello splendido Anfiteatro Romano all’interno del bioparco, una struttura costruita proprio per gli eventi e gli show con rapaci.
Nel corso della serata non mancheranno momenti di spettacolo e musica, diretta da Tony Brera, moda e intrattenimento che accompagneranno il pubblico fino al momento più atteso, la proclamazione delle nuove Miss Piemonte e Miss Valle d’Aosta 2026.
La manifestazione è organizzata nell’ambito del circuito Miss Italia Piemonte e Valle d’Aosta, con la direzione dell’esclusivista regionale di Miss Italia, Mirella Rocca.

Prenotazione posto in Anfiteatro per la Finalissima,  che assicura il posto a sedere:

form.jotform.com/inZoom/miss-italia_prenotazioneevento

Mara Martellotta

“Valle d’Aosta Lard d’Arnad DOP”, la tradizionale festa 

Fino a domenica 30 agosto prossimo, presso la località la Keya, ad Arnad (AO), si svolgerà la 53esima edizione della Festa del “Valle d’Aosta Lard d’Arnad DOP”, una tradizione che richiama mediamente circa 50 mila visitatori provenienti da tutta Europa.
Il pubblico potrà lasciarsi deliziare dai tanti stand dedicati agli espositori dl territorio, che porteranno sui loro banchetti, oltre al famoso lardo della Valle, i migliori prodotti gastronomici della Valle d’Aosta. Le serate di festa saranno animate da eventi speciali che celebrano la cultura e la gastronomia locale, creando un’atmosfera magica e un’esperienza indimenticabile.

Nella giornata di venerdì 28 agosto la cucina verrà aperta dalle 19 alle 22.30, con una proposta di piatti tipici “alla moda d’Arnà”. Alle 22 è prevista una “serata danzante” con l’Orchestra Spettacolo “Matteo Bensi”, a ingresso libero. Sabato 29 agosto, alle ore 10 e alle 15.30, avrà luogo il “Laboratorio del miele”, una visita guidata con dimostrazione di smielatura e degustazione di 12 mieli differenti.
Per partecipare è gradita la prenotazione al numero 328 7188673. Dalle ore 11, fino alle 23, rimarrà aperto lo street food agricolo “Rinaldo Bertolin”, mentre alle ore 19 inizierà la tradizionale cena “alla moda di Arnà”, che proseguirà fino alle 22.30. Domenica 30 agosto, alle ore 10, è prevista la degustazione dei prodotti locali esposti dagli agricoltori nelle caratteristiche casette. Protagonisti saranno il Prosciutto di Saint-Marcel e lo Speck Alto Adige IGP. Nel pomeriggio, alle 14, inizierà la festa con gli “Amis d’Albian” e la Filarmonica d’Arnad. A seguire è previsto un evento dedicato alla dimostrazione pratica di vecchi mestieri, dal titolo “Traval d’in co”. Dalle 19 la consueta cena “alla moda d’Arnà” e, alle 21.30, a chiudere le quattro serate di festa, la “serata danzante” con l’orchestra “I ragazzi del villaggio”.

Sarà possibile acquistare i biglietti per il pasto direttamente in loco, facendo prima la coda alle casse e, in seguito, al punto ristoro. Nelle giornate di venerdì 28 e sabato 29 agosto saranno aperti gli stand dell’ Associazione “Lo Doil”, dove sarà possibile degustare ed acquistare prodotti tipici di rilievo come la Fontina DOP, oltre ad altri prodotti locali come il pane nero, i gelati e, ovviamente, il “Valle d’Aosta Lard d’Arnad DOP”. Come da tradizione, domenica 30 agosto i produttori locali proporranno ai visitatori salumi, formaggi, marmellate, miele, succhi, dolci e vini.

L’ingresso alla festa del “Valle d’Aosta Lard d’Arnad” è libero e gratuito. Sono previsti trenini gratuiti dai parcheggi verso la manifestazione e viceversa.

Per maggiori informazioni telefonare al numero 328 7188673.

Mara Martellotta

FOTO REGIONE VALLE D’AOSTA

Finalmente a casa! C’è chi è felice che le vacanze siano finite

 

Basta code, aeroporti carichi di viaggiatori e cibo esotico.

C’è qualcosa di cui, a fine agosto, si parla poco: la felicità di tornare dalle vacanze. Niente malinconia per il rientro, per le valigie da disfare o sveglia che ricomincia a suonare, ma un autentico sentimento di appagamento, quasi liberatorio di chi pensa: finalmente a casa. Dopo settimane di mare e caldo, montagna e passeggiate, viaggi, ristoranti, valigie, code, bambini da intrattenere e programmi da rispettare, per qualcuno il ritorno alla vita di tutti i giorni non è una condanna, ma una piccola conquista.

La vacanza non è necessariamente sinonima di riposo. Può voler dire organizzare giornalmente ogni attività, spostarsi, adattarsi a luoghi e persone, dormire in letti diversi, mangiare a orario insolito cibo esotico. Spesso si continua anche a lavorare. Una ricerca dell’American Psychological Association ha rilevato che il 21% dei lavoratori intervistati dichiarava di sentirsi teso o stressato durante le ferie, mentre il 28% finiva per lavorare più di quanto avesse previsto. Può succedere che, dopo qualche settimana, il desiderio non sia più quello di rimanere fuori, ma quello di ritrovare il proprio letto, il proprio bagno, il supermercato di sempre, il bar sotto casa e il barista con cui fare due chiacchere, insomma la propria rassicurante routine. Tornare può significare riappropriarsi dei propri ritmi e, soprattutto, smettere di cercare di fare qualcosa di nuovo ogni giorno o divertirsi per forza.

Qualche dato dell’anno scorso sulle preferenze degli Italiani dice che hanno preferito le ferie in agosto, anche se sono cresciuti i viaggi nei mesi di luglio e settembre. Nella stagione estiva 2025 gli arrivi dei residenti italiani nelle strutture ricettive sono diminuiti del 4,8% rispetto all’anno precedente. Certamente il periodo in cui si fanno è un tema interessante. Se si è in qualche modo costretti a partire tutti nello stesso periodo si presentano, con grande probabilità, situazioni da cui ad un certo punto si vuole fuggire perché’ creano stress e stanchezza come: aeroporti e stazioni piene, alberghi dove a volte par fare il check in o colazione devi fare la fila o difficoltà ad entrare nei musei e in altre attrazioni a causa dell’overbooking. Ecco che la nostalgia del nostro ambiente fa capolino e la voglia di rientrare più che una punizione sembra un premio. Tutti noi abbiamo letto del sovraffollamento di vacanzieri sulle Dolomiti o della ressa di barche davanti alle spiagge della Sardegna, è un modo rilassante di vivere la vacanza?

La psicologia del lavoro ha studiato a lungo gli effetti delle ferie e conferma che il tempo lontano dal lavoro può far aumentare l’energia, motivazione e benessere. In una rilevazione dell’American Psychological Association, il 68% dei lavoratori dichiarava di avere un umore più positivo dopo le ferie, il 66% più energia e il 57% meno stress. Ma c’è anche un altro aspetto, più intimo, che raramente finisce nelle statistiche. La vacanza ci porta fuori dalla nostra vita e, proprio per questo, può farci capire quanto ci manchino alcune cose della normalità. Gli amici che non vediamo da settimane. La nostra casa. Il quartiere. La passeggiata abituale. Il giornale letto al bar. Il mercato del sabato e persino tutte quelle abitudini che durante l’anno ci sembrano monotone. Perché la routine, se non diventa una gabbia, può essere rassicurante, ci restituisce prevedibilità e controllo, sappiamo dove andare, cosa fare, chi incontrare e, non dover decidere ogni giorno dove mangiare e cosa visitare, può essere una forma di riposo.

Non significa che non ci sia piaciuto partire, al contrario, forse una vacanza riesce davvero quando ci permette di tornare a casa con il desiderio di riprendere la nostra vita, non necessariamente di scappare ancora. Perché le vacanze sono belle. Ma spesso anche tornare a casa lo è.

Maria La Barbera

 

Barge, “la casa che ruota” compie 40 anni

E’ la storia di un uomo che vive in una casa che gira, da 40 anni. Siamo a Barge, in provincia di Cuneo. È la casa rotante di Michele Beltramone, un’abitazione unica e geniale che ruota su se stessa per seguire sempre il sole, un po’ come fanno gli straordinari girasoli, combinando design a forma di fungo e tecnologia artigianale. “È un pezzo della mia vita” dice Michele Beltramone, il bargese novantenne che nel 1986 ha progettato e costruito, in tre anni di lavoro, la “casa che gira”. L’hanno anche preso per pazzo quando mostrò il progetto a parenti e amici, “così continuo a girare nonostante il Covid”, affermò durante la pandemia. Lattoniere in pensione, ha voluto sfruttare al massimo la luce solare durante tutto l’anno. L’idea ingegnosa nacque osservando un palco rotondo per ballo liscio e dalla volontà di realizzare una struttura originale su uno sperone con vista panoramica sulla pianura fino a Torino. A prima vista, guardandola da sotto, dalla via che sale alla sua abitazione, sembra un’astronave o forse meglio un fungo pensando alla tradizione locale dei porcini. È alta otto metri, 16 metri il diametro della casa in cui vive Beltramone, sette stanze e due bagni, cupola in acciaio inox con speciali tiranti per garantire la solidità della struttura. La casa che ruota su se stessa ha un motore elettrico da 2 cavalli che tra l’altro consuma ben poco, come una lampadina da 100 candele. La rotazione avviene in 56 minuti alla velocità massima o in 24 ore alla minima. È possibile fermarla in qualsiasi momento. Tutto cominciò 40 anni fa quando il geniale Beltramone decise di costruire con le sue mani una casa tutta originale utilizzando pezzi recuperati e messi insieme da lui come ingranaggi, rotelle e pulegge. Da 40 anni la casa-girasole di Barge è un’attrattiva turistica finita su giornali e televisioni.
          Filippo Re