Un’iniziativa dell’Enoteca Regionale del Roero
Domenica 26 aprile: ore 11.00-18.00
Domenica 10 maggio si terrà a Giaveno la Maggionatura, con piante, fiori e colori in piazza e, quest’anno, la prima edizione di GiaVino, evento dedicato al vino locale
Vivai, hobbisti, attrezzature per il giardinaggio, produttori locali: questo il tripudio di profumi e colori previsto per la 31esima edizione di Maggionatura, che quest’anno viene affiancata dalla prima edizione di GiaVino, evento dedicato all’enologia. Nelle vie e piazze del centro storico, vi saranno centinaia di espositori, tra artigiani, hobbisti, produttori locali di cibi, miele e molto altro, oltre ai vivai di zona, con le loro particolari creazioni. Giaveno si fa ancora più bella e onora la primavera con una manifestazione che, nel tempo, è diventata una tradizione conosciuta e apprezzata. Oltre agli espositori, dalle 9 alle 19 sarà possibile trovare in piazza Ruffinatti una mostra di stupende piantina bonsai, a cura dell’Associazione Bonsai Valsangone Bruino; in viale Regina Elena, l’esposizione di trattori d’epoca dell’associazione Ruggine “Piemontese”; in piazza Montino l’esposizione dei lavori delle scuole del territorio relative al concorso “La natura che vorrei in futuro a Giaveno”; in piazza San Lorenzo “Pompierilandia”, attività per bambini a cura dei Vigili del Fuoco e Caccia al Tesoro, due escursioni guidate, mulini aperti, aperitivi e piatti a tema in tutti i locali della città.
Completano la giornata due mostre: quella del pittore Alessio Zoni, presso la Chiesa dei Batù e dei Mandala per la Pace, opera di comunità, a cura dell’Associazione Donne di Valle, presso la Sala Consiglio oltre l’apertura con visite guidate del Museo Alessandri.
“Si conferma la vocazione turistica ed espositiva di Giaveno – commenta il Sindaco Stefano Olocco – Maggionatura è oggi una delle manifestazioni più longeve e apprezzate del palinsesto di Giaveno, arrivata alla 32esima edizione. Da anni la qualità degli espositori nelle feste collaterali fa si che vi siano moltissimi visitatori. È davvero particolare il profumo che sisente nella seconda domwnica di maggio nella nostra città, abbellita di piante, fiori e colori. Sono particolarmente contento dell’affiancamento alla prima edizione, quest’anno, di GiaVino, dedicata ai produttori locali di vino, poiché anche questo è un prodotto d’eccellenza del nostro territorio da far conoscere”.
L’Associazione E020 organizza l’evento nell’evento con degustazioni in movimento, attività per bambini e aperitivo con djset in piazza Sacro Cuore e altre piazze.
“GiaVino nasce con l’intento di unire la tradizione e vitivinicola alla cultura e ai sapori della montagna e della Valsangone. L’obiettivo è valorizzare i produttori lo ali e promuovere il turismo enogastronomico di Giaveno – dichiara Pamela Cuatto, presidente dell’Associazione E020 APS – l’idea è scaturita dalla ricchezza di produttori di vino presenti sul territorio e dalla contestuale assenza di eventi in proposito. il nostro territorio offre una proposta enogastronomica d’eccellenza, ci aspettiamo quindi di avvicinare sempre più persone alla nostra città, coinvolgendole in una festa aperta a tutti”.
Domenica10 maggio chi verrà a Giaveno troverà tantissime proposte, sia per acquistare fiori e piante, sia per assaggiare e acquistare il vino, sia per approfittare di qualche attività collaterale durante tutta la giornata.
Mara Martellotta
Casalia è un evento organizzato da GL events Italia, parte di un gruppo internazionale, tra i principali leader globali nell’organizzazione e gestione di eventi, fiere e congressi. Con oltre 40 anni di esperienza, GL events opera in 30 nazioni e gestisce un network di 70 sedi e location.
Il corteo che ieri ha accompagnato il povero Tugnin al camposanto non aveva la mestizia dei soliti funerali. Era arrivato quello che lui stesso chiamava “il giorno in cui staccherò il biglietto di sola andata”.

Diceva proprio così, rimasticando i modi di dire appresi in una vita “da rotaia”, da ferroviere. Al circolo aveva fatto avere i soldi perché gli amici, terminata la cerimonia, potessero ricordarlo alzando i calici in una bella bevuta. “Ricordate che se vi viene voglia di intonare qualcuna delle canzoni che cantavamo da giovani a me farà solo piacere. Ed anche se non potrò aggiungere la mia voce al coro e non potrò sentire se sarete stonati come una campana ciucca, sarò lì con voi, almeno in spirito”. Quando disse queste parole aveva le lacrime agli occhi e fece venire a tutti un gran magone. Anche per la banda musicale, che doveva accompagnarlo nell’ultimo viaggio, aveva compilato di suo pugno il “borderò”:la marcia funebre di Franz Listz o il Requiem di Mozart, la Leggenda del Piave, Bella Ciao , l’Internazionale e, dulcis in fundo, il Silenzio. Un bel casino, perché non è stato possibile trovare una banda in grado di eseguire tutt’intero il repertorio che Tugnin aveva “dettato”. Così ci siamo accontentati della Leggenda del Piave, Bella Ciao ed il Silenzio. Quest’ultimo, eseguito dal Birella, cantoniere di mestiere e trombettiere per passione. A dire il vero è stato uno strazio ma, vivi a parte che – conoscendolo – non si aspettavano di meglio, il morto non ha avuto da lamentarsi. Il più affranto è stato, com’era ovvio, il “Giuri”. Adriano Arbusti si era guadagnato il nomignolo di “Giuri” dove averlo detto e ripetuto migliaia di volte alla moglie, soprattutto quando quest’ultima era fuori dagli stracci perché tornava a casa un po’ “brillo”. “ A tal giuri, Maria: sun mia ciucc! Gò gnanca vardà drè alla buteglia” ( tradotto:” Te lo giuro, Maria: non sono ubriaco! Non ho nemmeno guardato la bottiglia”). Ma lo tradiva l’alito e allora, giù mazzate sul groppone con la scopa di saggina. Lui e Tugnin erano amici da quando, entrambi venticinquenni, avevano preso parte alla Resistenza. “Giuri” era barcaiolo e portava da una sponda all’altra del lago e da queste in Svizzera, armi e fuoriusciti. Tugnin, ferroviere addetto alla manutenzione degli scambi sulla tratta Arona-Baveno della linea Milano-Domodossola, aveva aiutato diversi ebrei a mettersi in salvo dopo la proclamazione delle leggi razziali e – nel gennaio del 1944 – era andato in montagna con i partigiani. Fu sulle colline del Vergante e sulle pendici del Mottarone che si ritrovarono insieme, mitra in mano, a dar filo da torcere alle camicie nere. Dopo la “calata al piano” erano tornati alle loro professioni. Tugnin s’occupò ancora di binari ma stavolta per la tratta tra Stresa e Mergozzo, riducendo di molto il “campo d’azione”. L’Arbusti, con il suo cappello da marinaio calcato sulla “crapa”, faceva la spola tra le isole e la terraferma con la sua “ Iolanda” , una bella barca da pesca a sei posti, dotata di un potente motore da 15 cavalli. Capitava spesso che, senza darsi appuntamento, si trovavano all’osteria dei Quattro Cantoni per una partita di briscola “chiamata”, al Circolo operaio per un mezzino di rosso o dalla Maria, all’osteria dei Gabbiani, per una “merenda”. Tra loro si era rafforzata un’amicizia “solidale”. Tutti ricordano quando Tugnin ebbe l’incidente fuori dalla stazione di Baveno, cadendo dalla “Truman”, vecchia e robusta locomotiva diesel americana, giunta in Italia dopo la seconda guerra mondiale. Aveva perso l’equilibrio, finendo lungo e tirato sulla massicciata. Una brutta botta che gli era costata la frattura di un femore e della scapola sinistra. Ricoverato per diverse settimane nella traumatologia dell’ospedale S.Biagio di Domodossola, aveva ricevuto – ogni due giorni – le puntuali visite dell’amico “Giuri”. Quest’ultimo, partiva alla buonora con il treno da Baveno, dopo aver fatto – la sera prima – il “carico” da Luigino Bottecchia, vinaio di Oltrefiume che commerciava una barbera monferrina di buona qualità. Il carico consisteva, ovviamente, in due fiaschi che – per Tugnin – rappresentavano la razione delle quarantott’ore. Così, quando una decina d’anni più tardi, toccò al Giuri fare i conti con la “costrizione” dell’ospedale per una brutta polmonite, l’amico ferroviere ( ormai pensionato ) non aveva esitato un attimo a rendere il servizio. La casa di cura, per sua fortuna, era quella di Stresa, gestita dalle suore. Prendeva “la tradotta” dopo aver fatto anch’esso il “pieno” ad un paio di bottiglioni. Solo che, già alla prima volta, si era scontrato con un ostacolo insormontabile: l’arcigna e “invalicabile” portiera dell’ospedale stresiano, suor Clementina. A differenza del nome, soave e mite, suor Clementina era un donnone di più di cento chili ed era un vero mastino. Antonio Galletti subì la perquisizione ed il sequestro del vino, protestando tanto animatamente quando inutilmente. “Caro il mio ometto, qui il vino non entra. Quindi, se vuol salutare il suo amico passi pure ma a mani vuote”. La suora era come la linea Maginot. Se la pigliavi di petto era invalicabile e ogni tentativo era destinato a mal partita. “Allora mi sono fatto furbo e l’ho aggirata”, confidò Tugnin. Concordò la tattica con l’amico barcaiolo e la mise in pratica. Giuri doveva affacciarsi alla finestra d’angolo che dava sulla scalinata del retro.Lì, con fare lesto, “allungava” la boulle dell’acqua calda all’amico che, in un baleno, svitava il tappo e la riempiva di barbera. Giuri, dopo essersi infilato nel suo letto tenendosi stretto la boulle opponeva una fiera resistenza ai tentativi delle suore di prelevargliela per cambiare l’acqua, secondo le religiose, “ormai fredda” . “Ferme lì, sorelle”, intimava con voce che non ammetteva repliche. “La boulle va bene così. A me piace fredda, brut demoni”. Il sistema funzionò fino a quando le suore non mangiarono la foglia e il barcaiolo, privato del “carburante”, si rassegnò ad un periodo di forzata astinenza, soffrendo e brontolando. Ed oggi, eccolo qua, il nostro Giuri. Sembra un vecchio tronco spezzato dalla saetta. Ha accompagnato, insieme agli altri, Tugnin al camposanto e ora si trova perso, spaesato. “Cari miei – ci ha detto – ; siete più giovani e a certe cose non ci pensate, e fate bene. Ma io, alla mia età, mi sentivo già perso quando è morta la mia Marietta. E ora? Eh? Morto anche Tugnin, che era come un fratello, sono solo come un cane”. Ci ha fatto una tenerezza da non credere e l’abbiamo portato con noi a pranzo. E pure a cena. D’ora in poi, un po’ del nostro tempo, lo dedicheremo a fargli compagnia quando passerà dal Circolo Operaio. Smazzando le carte ci parlerà del lago, dell’onda vagabonda e del suo amico Tugnin. Del resto, i ricordi sono come i pesci del lago. S’impigliano nella rete della memoria e, ogni tanto, li tiriamo in secca.
Marco Travaglini
La Pinacoteca Agnelli presenta “Fiori sul tetto”, un nuovo ciclo di appuntamenti dedicati alla dimensione botanica della Pista 500, lo storico circuito sul tetto del Lingotto, oggi trasformato in giardino sospeso e spazio d’arte. Il ciclo è condotto da Cristiana Ruspa, che accompagna il pubblico in una serie di visite guidate, lessate come momenti di osservazione e racconto nel paesaggio vegetale della Pista 500 da lei progettato con il suo studio-giardino segreto. Attraverso fiori sul tetto, i visitatori sono invitati a esplorare da vicino le fioriture, le trasformazioni stagionali e le relazioni tra natura, arte e architettura, in un percorso che intreccia botanica e sguardo, restituendo la complessità di un luogo in cui natura e intervento umano convivono in un equilibrio dinamico. Il ciclo si apre giovedì 23 aprile alle 18 e prosegue con due appuntamenti speciali in occasione di “Verde svelato”, sabato 9 e domenica 10 maggio alle 18, per proiezioni proseguire nei mesi successivi accompagnando il pubblico lungo il mutare della stagione (-sabato 13 giugno, ore 18, domenica 12 luglio ore 19, domenica 6 settembre ore 18).
Le visite si svolgono sulla Pista 500, e sono dedicate alla scoperta del suo patrimonio botanico, oggi parte integrante dell’identità della Pinacoteca Agnelli.
Info: pagamento del biglietto per la Pista 500 4 euro + visita guidata 7 euro. Si prenota dal lunedì al venerdì inviando una mail a educa@pinacoteca-agnelli.it.
Pinacoteca Agnelli – via Nizza 230, Torino – 011 0062713 – pinacoteca-agnelli.it
Mara Martellotta
La cottura al forno le rende leggere, croccanti fuori e morbide dentro
Un ottimo secondo adatto ad ogni occasione. Le polpette sono semplici e veloci da realizzare, apprezzate da grandi e piccini si possono preparare con svariati ingredienti e non deludono mai. La cottura al forno le rende leggere, croccanti fuori e morbide dentro.
Tutte da gustare!
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Ingredienti:
300gr. di avanzi di carne di pollo o vitello arrosto
2 patate lesse
3 uova intere
2 cucchiai di olive taggiasche
40gr. di parmigiano grattugiato
1 limone
Un ciuffo di prezzemolo
Pangrattato q.b.
Sale, pepe q.b.
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Mettere nel mixer la carne con le patate, due uova intere, il parmigiano, il prezzemolo e la buccia del limone grattugiata. Tritare il tutto sino ad ottenere un composto omogeneo ma non troppo fine. Tritare le olive ed aggiungere al composto, salare e pepare. Formare le polpette pressandole leggermente, passarle prima nel rimanente uovo sbattuto e poi nel pangrattato. Cuocere in forno a 200 gradi per circa 25 minuti o sino a doratura.
Paperita Patty
Casale Monferrato, il fascino della storia
Casale Monferrato, 18 aprile 2026; in un tempo in cui la memoria storica rischia spesso di affievolirsi, vi sono eventi capaci di restituire al presente il respiro del passato. Tra questi, il “Ballo dei 100 e non più 100” si conferma come una delle manifestazioni più affascinanti e identitarie del panorama culturale internazionale.
Nato dalla tradizione del Piemonte risorgimentale, quando Casale Monferrato era la seconda capitale del Regno di Sardegna, il ballo di metà Quaresima riuniva un massimo di 199 partecipanti: non più di 100 appartenenti alla Nobiltà e non più di 99 della Borghesia. Un equilibrio simbolico che racconta un’epoca e che oggi rivive da sempre nella suggestiva cornice di Palazzo Gozzani di Treville, sede dell’Accademia Filarmonica, fondata nel 1827 da 83 nobili famiglie del Monferrato.
L’inizio: onori, memoria e identità nazionale
La serata si è aperta con i tradizionali Onori della Fanfara dei Bersaglieri “Roberto Lavezzeri”, sottolineando il valore storico dell’evento: una rievocazione legata alla scintilla risorgimentale partita proprio da Casale Monferrato, che portò avanti il cammino concluso con l’unità d’Italia.
Sono seguiti gli onori a cominciare con quelli alla Città di Casale Monferrato, al suo Sindaco Avv. Emanuele Capra, all’Onorevole Antonin Stanek, della Commissione Cultura del Parlamento Europeo, e alla Contessa Maria Loredana degli Uberti, Prorettore dello Studium.
La serata ha visto come sempre la partecipazione di importanti personalità del mondo nobiliare e istituzionale internazionale.
Tra gli ospiti d’onore, S.A.S. il Principe Don Maurizio Gonzaga del Vodice di Vescovato, Capo della Casa Ducale di Mantova e prossimiore affine alla Casa Ducale di Monferrato, Presidente di Famiglie Storiche d’Italia e del Senato Accademico dello Studium Accademia di Casale e del Monferrato, e il Principe Don Landolfo Caracciolo di Melissano, Vice Presidente di Famiglie Storiche d’Italia e Secondo Governatore della Real Arciconfraternita e Monte dei Nobili Spagnoli di Napoli. Erano anche presenti: S.A.I. & R. l’Arciduca Josef Karl d’Asburgo-Lorena, Principe d’Ungheria, Capitano Generale del Vitézi Rend e Presidente di Famiglie Storiche d’Europa, con la consorte S.A.I. & R. l’Arciduchessa Margarete, Principessa d’Ungheria e la Principessa Maria Pia Ruspoli; S.A.R. il Mwami Yuhi VI, Capo della Real Casa del Rwanda, accompagnato da Mandilosani Lali Panchulidze Aznauri, presidente dell’Associazione Italia Georgia Eurasia e dell’Unione della Nobiltà Bizantina, S.A.R. la Principessa Jasmine El Senussi, Principessa di Libia, accompagnata dal Principe Don Guglielmo Giovanelli Marconi, con la Contessa Emma Viora di Bastide Zavattaro Ardizzi.
Tradizioni europee e istituzioni internazionali
Sono proseguiti gli onori a: la Real Asociación de Hidalgos de España, rappresentata dal Presidente Don Manuel Pardo de Vera y Díaz, il Real Cuerpo de la Nobleza de Madrid, con il rappresentante degli incontri internazionali Don Manuel Ladrón de Guevara y Isasa. La dimensione internazionale si è arricchita con la presenza della Convention of the Baronage of Scotland, con il Baron of Stoneywood, la Baroness of Cartsburn, il Baron, Baroness e Younger of Mugdock, il Baron of Blantyre, insieme a Famiglie Storiche d’Italia e Historical Families of Europe.
Numerose anche le rappresentanze delle nobiltà tedesche, danesi e norvegesi e del patriziato svizzero, tra cui il Nob. Chev. Dietrich, con la consorte Sabine von Stein zu Lausnitz Presidente dell’Associazione Nobiliare Sassone, il Freiherr DDr. Walther von Doellinger und von Fechenbach zu Laudenbach, la Baronessa Dr. Nathalié von Wołk, il Nob. Chev. Tristan Choppin Haudry de Janvry, il Barone Mag. Leopold von Reichenbach zu Reichenbacher, il Cav. Alexandre Mojon, il Cav. Maximilian Maria in Albon, la Principessa russa Akchurina e il Nobile Daniel von Saldner.
Il convivio: tradizione gastronomica e regia organizzativa
Dopo il concerto dei Bersaglieri e l’aperitivo, la serata è proseguita con il pranzo placée, momento centrale di convivialità ed eleganza. Fondamentale è stata l’organizzazione di Nicola Mecca, che ha coordinato con grande attenzione e competenza i piatti presentati, assicurando un equilibrio tra tradizione locale e alta qualità gastronomica, contribuendo in modo determinante al successo dell’esperienza conviviale. La scelta del menù, curata con sensibilità e gusto, ha visto anche il contributo di Filippo Lisi, che ha saputo valorizzare i sapori della tradizione in chiave raffinata e coerente con il contesto storico della serata.
Danze, suggestioni e atmosfere d’altri tempi
Le danze sono state aperte dalle coreografie storiche dell’Ottocento, eseguite da Selena Bricco, che ha accompagnato gli ospiti in un viaggio elegante tra le musiche dell’epoca, proseguendo poi con brani più moderni che hanno animato la serata.
Un momento particolarmente apprezzato è stato quello della pasta al tricolore, simbolo dell’unità nazionale, mentre come insegna la tradizione dei Balli dell’800, la presenza di Maria Rosa, appassionata interprete delle arti simboliche e divinatorie, ha affascinato i partecipanti con letture suggestive e cariche di mistero, contribuendo a creare un’atmosfera intima e coinvolgente.
Il finale: Krumiri, storia e identità casalese ormai sbarcata nei 5 continenti
A chiudere la serata, alle ore 3.00, riproponendo la tradizionale cioccolata con i churros delle giornate internazionali della nobiltà europea di Madrid, la cioccolata calda accompagnata dai celebri Krumiri Rossi di Portinaro, autentico simbolo della città di Casale Monferrato.
Nati nel 1878 dall’ingegno del pasticcere Domenico Rossi, i Krumiri devono la loro inconfondibile forma – ispirata ai baffi di Vittorio Emanuele II – a un’intuizione tanto semplice quanto geniale, che ne decretò fin da subito il successo. Apprezzati sin dalle origini sulle tavole dei sovrani e, durante la Belle Époque, serviti anche a bordo del prestigioso Orient Express, questi biscotti sono divenuti un emblema della tradizione dolciaria monferrina nel mondo.
La scelta di proporre i Krumiri di Portinaro, custodi di questa storica eredità, non è casuale: rappresenta un raffinato omaggio alla cultura gastronomica locale e all’identità più autentica del territorio casalese.
Un ponte tra passato e presente
Il “Ballo dei 100 e non più 100” grazie al lavoro di Maria Loredana degli Uberti si conferma ancora una volta come molto più di un evento, facendosi narrazione vivente della storia italiana, un momento in cui cultura, tradizione, relazioni internazionali e memoria collettiva si incontrano in un equilibrio raro e prezioso. Un appuntamento che continua ad affascinare, anno dopo anno, dimostrando come il passato, se custodito con intelligenza, possa ancora parlare con forza al presente.
I migliori ristoranti asiatici della città in un’unica serata
giovedì 23 aprile – dalle ore 19
THE PLACE Green Pea – Torino
Torino si accende dei colori e dei sapori dell’America Latina.
I migliori ristoranti latino-americani della città si riuniscono in un’unica grande occasione per condividere la propria cucina, mettendosi in gioco in una sfida che unisce identità, qualità e passione.
di GIANLUIGI DE MARCHI *
Tutti sanno che l’8 marzo è la festa internazionale della donna, una giornata importante che porta all’attenzione del mondo la necessità di assicurare effettive condizioni di parità delle donne nella società civile.
Pochi sanno però che le giornate mondiali non riguardano solo grandi problemi, ma anche piccoli eventi, con risvolti spesso comici e surreali.
Ve ne faccio una breve sintesi dopo la spiegazione del meccanismo in base al quale il calendario viene riempito di particolari ricorrenze a livello mondiale.
Le giornate mondiali sono stabilite da agenzie specializzate delle Nazioni Unite come l’UNESCO, l’UNICEF, la FAO, eccetera e vengono ratificate dall’Assemblea Generale dell’ONU che fissa la data.
Già questa procedura dà l’immediata portata di questi eventi: pensate ai mesi (spesso anni) di preparazione dei dossier, con tanto di motivazioni e progetti di festeggiamenti: il sigillo dell’Assemblea generale conferma l’importanza e la solennità della scelta.
Fin qui tutto bene se si pensa per esempio alla giornata della donna o ad altre sicuramente fondamentali: 1 gennaio giornata della pace, 16 marzo lotta contro il cancro, 7 aprile giornata della salute, 1 maggio festa del lavoro, 20 giugno giornata del rifugiato, 10 ottobre giornata contro la pena di morte, 20 novembre giornata dei diritti dei bambini, 10 dicembre giornata dei diritti umani.
Ma il giudizio è ben diverso se si pensa ad altre giornate solennemente proclamate per eventi a dir poco bizzarri che rasentano involontariamente l’umorismo.
Qualche esempio?
Passi per il 13 marzo di chiarato giornata mondiale di solidarietà per i prigionieri in Tunisia (perché solo loro? Non ce ne sono altri in giro per il mondo? Ma nessuno li ricorda…).
Ma festeggiare il 28 marzo la giornata mondiale del formaggio è già meno aulico; e potrebbe scatenare le ire dei sostenitori della carne di pollo, o delle fragole, o del succo di mele…
Ci vuole invece il vocabolario per capire cosa si festeggia il26 aprile, dichiarato giornata mondiale della “fotografia stenopeica”: alzi la mano chi sa che si tratta di una tecnica che crea immagini senza lenti, utilizzando una scatola con un piccolissimo foro che proietta la luce su un materiale sensibile, basandosi sul principio della camera oscura (in pratica, la prima macchina fotografica, quella inventata da Joseph Nicéphore Niépce, nel 1826!), Come faremmo a passare in letizia il 26 aprile senza scattare qualche foto stenopeica?
Grande gioia per le nonne, che il 14 giugno possono festeggiare la giornata del lavoro a maglia (ormai solo loro sanno farlo, le giovani comprano direttamente i pullover nei negozi di moda…). Attività degna di 24 ore di manifestazioni celebrative!
E chiudiamo con una straordinaria chicca: 22 ottobre giornata mondiale della balbuzie! Cacari bababalbuzienti, fifinalmente popotete vavavantarvi del vovostro didifetto…
Comunque, prima di accanirvi contro l’ONU per queste amenità, ricordatevi che negli Stati Uniti il 15 aprile si celebra la giornata USA della gomma da cancellare… (e contrariamente a quello che pensate, non è stato Trump a proporla!).
