LIFESTYLE- Pagina 2

Lonardi e Dupuy presentano “Italianity”, storie di uomini e vitigni

 Teatro della Fondazione Mirafiore di Serralunga d’Alba

Domenica 13 settembre, alle 18.30, il teatro della Fondazione Mirafiore di Serralunga d’Alba propone uno speciale incontro con Andrea Lonardi e Jessica Dupuy, autori del volume “Italianity”, che esplora il rapporto tra il vino, i paesaggi e le persone che lo rendono unico.

Andrea Lonardi è enologo e agronomo, il secondo italiano ad aver conseguito il titolo di Master of Wine e aver maturato lunga esperienza nelle maggiori regioni vitivinicole del Paese. Jessica Dupuy è giornalista del vino, sommelier certificata, autrice di libri e firma di articoli per testate di settore.

“Italianity”, scritto a quattro mani, non è una guida tecnica inerente alle regioni vitivinicole italiane, ma un viaggio personale e culturale alla ricerca di ciò che rende il vino italiano una grande eccellenza mondiale. Il libro segue il filo che unisce vitigni autoctoni, territori e comunità, dalle colli e nebbiose del Piemonte ai pendii alpini dell’Alto Adige, dai terreni vulcanici della Sicilia agli uliveti della Toscana. Attraverso incontri, storie e riflessioni, i due autori narrano il vino come di un patrimonio di innovazione, resilienza e convivialità che segue il ritmo delle stagioni e rivolge lo sguardo alla bellezza della quotidianità.  Si tratta di un volume rivolto a chi è interessato a comprendere non solo ciò che si trova all’interno del bicchiere, ma anche lo spirito che lo accompagna e il modo in cui viene vissuto.

L’appuntamento anticipa il Serralunga Day, in programma il giorno successivo presso la tenuta di Fontanafredda, che vedrà ancora protagonisti Andrea Lonardi e Jessica Dupuy. Ingresso libero con prenotazione obbligatoria tramite il sito fondazionemirafiore.it

Mara Martellotta

Foto Fondazione Mirafiore

Abitare l’automobile. 40 anni di “Poltrona Frau in Motion”

Il Museo Nazionale dell’Automobile ospita la mostra, da venerdì 11 settembre a domenica 11 ottobre

Da quaranta anni Poltrona Frau in Motion interpreta l’idea di movimento come spazio di ricerca sviluppando per i settori automotive, aviazione e yachting, soluzioni nelle quali progettazione, ricerca sui materiali e competenze manifatturiere  convergono.

L’anniversario diventa l’occasione per una rilettura su questo percorso attraverso un allestimento articolato nelle diverse fasi che conducono dall’ideazione alla produzione.

Schizzi, materiali, prototipi e documenti di lavoro accompagnano una timeline dedicata ai momenti  chiave del percorso di Poltrona Frau in Motion, componendo un racconto fatto di prove, passaggi e trasformazioni che precedono il risultato finale.

Al centro dell’esposizione vi è la Vanità Fair XC in Motion, edizione limitata di un’icona di Poltrona Frau che incontra l’opera Dinamismo assoluto della mano sinistra, realizzata nel 1922 da Ivo Pannaggi, uno dei protagonisti del Secondo Futurismo, che concentra l’attenzione sul gesto che precede l’azione e sulla sua energia potenziale. La Poltrona, realizzata in 40 esemplari e ispirata all’opera dell’artista maceratese, diventa un oggetto da collezione, capace di porre in dialogo design, arte e innovazione.

Accanto alla poltrona, è esposta la Lancia Thema 8.32 che porta questo principio nella dimensione dell’automobile, trasformando l’intuizione in applicazione concreta e testimoniando il rapporto tra Poltrona Frau e il mondo della mobilità.

Nel 1986, con la Lancia Thema 8.32 Poltrona Frau entra nel settore automotive e nasce Frau Car, oggi Poltrona Frau in Motion. Gli interni sono sviluppati in collaborazione con l’azienda, sedili, volante, cuffia del cambio, leva del freno a mano tutti rivestiti in pelle e lavorati a mano. La Thema segna l’inizio di un percorso che porta il sapere manifatturiero di Poltrona Frau nel mondo della mobilità.

“Celebrare 40 anni di ‘In Motion’ al Museo Nazionale dell’Automobile ha per noi un significato unico: Poltrona Frau nasce a Torino nel 1912 dalla visione di Renzo Frau in una città colta e ricca di storia, ma attraversata dai venti dell’innovazione e della tecnologia, tanto da far nascere uno dei centri mondiali dello sviluppo dell’automobile. È qui che prende forma un sapere capace di coniugare sensibilità estetica, qualità dei materiali e maestria manifatturiera, ed è ancora in questa città che molti anni dopo è partiti il nostro primo progetto nel mondo della mobilità. Negli anni, poi, Poltrona Frau ‘In Motion’ ha esteso questo patrimonio di competenze ad altri ambiti della mobilità, confrontandosi con contesti e modi di vivere in movimento sempre più variegati – commenta Ervino Riccobon, Ceo di Poltrona Frau ‘In Motion’”.

Venerdì 11 settembre, alle 18.30, si terrà un talk su “Abitare l’automobile”. Giovanni Maiolo, Flavio Manzoni e Rossella Guasco dialogheranno sul modo in cui l’interno dell’automobile si è trasformato nel tempo: da spazio prevalentemente funzionale a luogo da vivere capace di esprimere identità, comfort e nuove forme di relazione con il movimento. L’incontro esplora l’evoluzione dell’abitacolo come spazio di progetto ed esperienza, dove design, comfort, artigianalità e innovazione concorrono a definire il rapporto tra persone e mobilità. A confrontarsi su questi temi saranno Giovanni Maiolo, general manager di Poltrona Frau “In Motion”, Flavio Manzoni, chief design office Ferrari e Rossella Guasco, vicepresident CMF Design Europe Stellantis. A partire dai 40 anni di Poltrona Frau “In Motion”, il,talk mette a confronto prospettive diverse sul progetto dell’abitacolo: il design, la definizione delle forme, la ricerca  su colori e materiali, il sapere manifatturiero e la capacità di tradurre intuizioni e innovazioni in un’esperienza sensoriale. Il dialogo guarda anche al futuro, interrogandosi su come l’evoluzione della mobilità, delle tecnologie e degli stili di vita stia ridefinendo il concetto di lusso e il nostro modo di vivere l’automobile. Dalla materia al gesto, dall’artigianalità all’innovazione, l’abitacolo diventa un territorio di progetto in cui convergono cultura dell’abitare e cultura del movimento.

Mara Martellotta

A Piossasco é “Festa degli Orti”

La settecentesca residenza nobiliare di “Casa Lajolo” a Piossasco torna ad ospitare la nuova edizione, dedicata quest’anno a “I gusti della terra”

Sabato 12 e domenica 13 settembre

Piossasco (Torino)

“Un tuffo tra profumi, sapori e storie della terra: la nuova edizione della ‘Festa degli Orti’ a ‘Casa Lajolo’ si preannuncia come un appuntamento imperdibile per chi ama la natura, l’enogastronomia e le tradizioni locali. Il punto di forza di questo appuntamento sta nella capacità di unire cultura scientifica, alta gastronomia ed esperienze sensoriali a tutto tondo, trasformandosi in un percorso partecipativo pensato per ogni età, capace di stimolare tutti i sensi attraverso un fitto programma di talk, degustazioni guidate, laboratori creativi e momenti d’arte”. Così gli organizzatori di “Fondazione Casa Lajolo” (storica residenza nobiliare di campagna sita in Borgo di San Vito a Piossasco, in origine appartenente ai Conti Ambrosio di Chialamberto e passata in eredità nell’Ottocento agli astigiani Conti Lajolo di Cossano) definiscono, a ragione, la dodicesima edizione de “La Festa degli Orti”, dedicata quest’anno a “I gusti della Terra”: un vero e proprio “viaggio esperienziale”, guidato dai cinque sensi, capace di unire l’alta cucina di chef come Matteo Baronetto (per dieci anni “Executive Chef” dello storico e stellato “Cambio” di Torino e nella stagione 2026 collaboratore di Carlo Cracco al “Forte Village” di Santa Margherita di Pula in Sardegna) e la divulgazione scientifica di Giorgio Vacchiano (Ricercatore Forestale presso l’“Università Statale” di Milano), accanto a degustazioni guidate, laboratori pratici e una ricca “mostra mercato” di produttori locali.

Un mix estremamente impegnato e impegnativo di eventi che, in estrema sintesi, prenderanno forma e contenuti nella giornata di sabato 12 settembre prossimodalle 10,30 alle 18, con incontri e visite guidate alla dimora, al celebre “giardino all’italiana”, al “boschetto all’inglese” e all’“orto-giardino murato” (“hortus conclusus”), seguendo il magico filo conduttore dei “cinque sensi”.  Il via, sotto il maestoso “Cedro deodara” (o “Cedro dell’Himalaya” o “Albero degli dei”, utilizzato per secoli in Asia per costruire templi, palazzi e monumentali sculture) con l’“udito” e la presentazione di “Soundfood” (una “lampada smart” che intreccia note musicali e ricette) a cura di Riccardo Migliavada dell’“Università di Scienze Gastronomiche” di Pollenzo, per proseguire con l’ “olfatto” e nel pomeriggio con l’esperienza dedicata al “tatto” e al “benessere”, via via fino all’esplorazione dell’“Umami” (quinto gusto fondamentale insieme a “dolce”, “salato”, “amaro” e “acido” scoperto a inizio Novecento dal chimico giapponese Kikunae Ikeda) e al binomio “Gusto & Vista”, aperitivo curato da “Giò Catering” e arricchito da un “reading letterario” a tema “verde”.

Domenica 13 settembredalle 10 alle 18, la festa entra nel vivo tra mostre, laboratori e una vivace “mostra mercato” di prodotti locali e vivaistici, oltre alle consuete visite guidate. Tra gli appuntamenti clou: l’inaugurazione in “Sala Scuderia” della mostra fotografica “Piossasco nel tempo”, un suggestivo “viaggio nella memoria” visiva del Borgo attraverso “cartoline d’epoca”, seguita da un talk dedicato all’“olio” (condotto da Luigi Caricato, ideatore dell’“Olio Officina Festival” e dal produttore Giovanni Bocchino) e da un altro dedicato a “miele” e “aceto”, mentre alle 17 vera star sarà l’alta cucina con lo chef Matteo Baronetto che illustrerà la nuova edizione del suo “Cucina piemontese contemporanea” (“EDT” edizioni), seguita da “Cronache degli alberi”, spettacolo di narrazione scientifica sulla vita e la cooperazione delle foreste presentato nel “Boschetto” da Giorgio Vacchiano.

E ancora, grande novità di quest’anno “Dintorno: cammina e scopri”, la “Festa degli Orti Off”, tesa ad invitare il pubblico a esplorare le bellezze storiche, artistiche e naturalistiche del “Borgo” e dei suoi dintorni, tra i quali i “Musei” a cielo aperto dedicati al celebre piossaschese Alessandro Cruto, inventore della “lampada a incandescenza” (cinque mesi dopo Thomas Edison) e all’artista torinese Giuseppe Riccardo Lanza, ideatore di un “palcoscenico-scultura” nella “Cava di San Valeriano” nei pressi di Piossasco, nonché, sempre a Piossasco, di una scultura di ben dodici metri di altezza. Ad arricchire infine la giornata di domenica 13, sarà una vivace e curata “mostra mercato”, con tutte le eccellenze del territorio, dalle “Delizie del Dahu” della Val Chisone e Val Germanasca, alle varietà uniche de “I pomodori di Nonno Remo”, senza dimenticare l’ampia offerta dei rinomati “Vini del Pinerolese”. Per facilitare l’accesso alla manifestazione, sono stati predisposti pratici collegamenti per raggiungere comodamente il “Borgo di San Vito”. Sabato 12 e domenica 13 settembredalle 9,30 alle 19,30, sarà attivo un “servizio navetta” da piazza Pertini con partenze ogni ora. Per chi preferisce, invece, una camminata nella natura, è stata riordinata, pulita e riaperta la “Strà d’j Babj”: l’antica stradina che consente di salire al “Borgo” a piedi da Piossasco (via Gorizia), immergendosi nella splendida magia della vegetazione collinare.

Per info e programma dettagliatowww.casalajolo.it

g.m.

Nelle foto: immagini di repertorio

Il gusto torna su rotaia: ripartono i tour di TRAMeZINO

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Il tram più goloso di Torino rimette in moto le sue ruote. Dal 10 settembre torna TRAMeZINO, la linea storica che trasforma un giro in città in un’esperienza tra binari e sapori, promossa da GTT in collaborazione con Tramezzino Torino e Turismo Torino e Provincia.

Protagonista del viaggio è la motrice 2847, storica vettura restaurata nella sua livrea verde anni Sessanta, che porterà cittadini e turisti lungo alcuni degli scorci più suggestivi del centro: via Po, piazza Vittorio Veneto e la collina della Gran Madre, in un percorso ad anello che fa rivivere l’atmosfera di un’epoca passata. A bordo, il vecchio box del bigliettaio si trasforma in un bancone bar per una degustazione esclusiva, servita mentre il tram scorre tra le vie della città.

La proposta gastronomica si articola in due formule, pensate per momenti diversi della giornata.

La colazione, il sabato e la domenica mattina alle 9:30, propone tramezzini dolci, pasticceria artigianale, frutta fresca e bevande calde e fredde, al costo di 16 euro.

L’aperitivo, il giovedì e il venerdì sera alle 19:00 e alle 20:00, offre invece una selezione di mini tramezzini classici o vegetariani, sfizi salati e un calice di vino oppure una bevanda analcolica, al prezzo di 19 euro.

Il servizio riparte giovedì 10 settembre, con partenza dal consueto capolinea di Piazza Castello (fermata 436, di fronte al Teatro Regio).

Attenzione però a un’eccezione: nei giorni 11, 12 e 13 settembre, in concomitanza con il Salone Auto Torino 2026, il punto di partenza si sposterà temporaneamente in Piazza Carlo Emanuele II (Piazza Carlina), presso la fermata 1556 – Piazza Carlina sud.

I posti a bordo sono limitati, per garantire comfort e qualità dell’esperienza a tutti i partecipanti. La prenotazione è obbligatoria ed è possibile effettuarla entro il giorno precedente alla data scelta.

Tutte le informazioni sono disponibili sul sito di GTT, mentre l’acquisto dei biglietti avviene tramite il portale di Turismo Torino e Provincia all’indirizzo turismotorino.org/tramezino. In alternativa, è possibile contattare l’Ufficio Servizi Turistici GTT al numero 011 5764733 o scrivere a servizituristici@gtt.to.it.

TorinoClick

Le supposte di glicerina

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Andreino è un tipo piuttosto strano. Non tanto per l’aspetto fisico – mingherlino, calvo, con due gambette corte e secche come manici di scopa – quanto per il carattere, diciamo chiuso, che dimostra di avere. Andreino è un burbero solitario. Uno di quelli  che dormono con il sedere scoperto , sempre di cattivo umore. Vive da solo, lavora da solo ( è un artigiano del ferro che non conta le ore e si tira “piat cumè ‘n dés ghèi”, piatto come una moneta da dieci centesimi, vale a dire stanco morto ), mangia da solo davanti alla tv accesa, va a cercar funghi da solo e non pesca mai dove ci sono altri. Ha le sue idee fisse sulla salute ( “l’infragiùur, se t’al cùrat, al dura sèt dì, se t’al cùrat mìa, al pòl durà anca na ‘smana”, che – tradotto –significa che il raffreddore, se lo curi, dura sette giorni, se non lo curi può durare anche una settimana).

A dimostrazione della scarsa considerazione che ha, in genere, dei dottori. L’unico per cui ha rispetto è il dottor Rossini. Da quella volta che gli curò una fastidiosissima sciatalgia, per Andreino è “un gatto”, il migliore, l’unico vero medico in circolazione. Se lo dice lui che si vanta di aver consumato più scarpe che lenzuola, dichiarando la buona salute e una certa avversione per quei signori che avevano contratto il giuramento di Ippocrate, c’é da credergli. Il problema è che il dottor Mauro Rossini, quelle rare volte che lo ha incontrato nella veste di paziente nel suo studio medico, non è quasi mai riuscito a spiegargli le cure che servivano poiché Andreino lo interrompeva,  annuendo vigorosamente e ripetendo come un mantra: “ho capito…certo…chiaro… grazie, grazie, dottore”. Un comportamento a dir poco imbarazzante, con tutti i rischi che poteva generare, tra i quali l’incomprensione. Tant’è che un giorno, recatosi dal medico perché sofferente da tempo di stitichezza e senza che nessun tipo di cura gli avesse fatto effetto, mentre il dottore stava illustrando diagnosi e rimedio, si alzò di scatto, lo ringraziò con tutto il cuore e si precipitò nella farmacia davanti al municipio. “Si ricorda la posologia?”, chiese il farmacista, consegnandogli le supposte di glicerina. Lui disse di sì e,  a scanso di equivoci, se ne fece dare due scatole. Passati una decina di giorni si presentò dal suo medico che gli domandò come stesse e se le supposte avessero fatto il loro dovere. Andreino, tenendo gli occhi bassi, temendo di fare una critica all’uomo che tanto stimava, rispose: “Caro dottore, per andar di corpo ci sono andato e son più libero ma mi è venuto un gran mal di stomaco. Quelle supposte “in pròpi gram”, sono cattive. Ogni volta che ne mettevo in bocca una e la masticavo mi veniva da vomitare”. Cos’era mai stato, direte voi? Ha poi solo sbagliato la parte, in fondo. Invece di farsele salire, le supposte le fece scendere. Comunque , l’effetto per esserci stato c’è stato. Alla spiegazione del medico, una volta tanto, prestò ascolto e compreso l’errore, si affannò con le scuse e i buoni proponimenti. Da quel giorno Andreino sta ancora da solo come un eremita ma ha imparato, se non ad ascoltare chi gli parla per il suo bene ( è più forte di lui..) almeno a leggere i bugiardini delle medicine. Così, per evitare fastidi e un po’ , come gli disse Giuanin, battendogli una gran pacca sulle spalle, per “tègn da cùunt la candéla che la prucisìon l’è lunga”. Un modo come un altro per dire al burbero ometto di aver cura di sé. Con il dubbio che le parole gli entrino da un orecchio per uscire immediatamente dall’altro.

Marco Travaglini

Le lasagne in bianco con verdura e salmone

Le lasagne sono sempre perfette, ideali per le occasioni speciali. Ricche e gustose si possono preparare in tante varianti sfiziose. Gustiamole in bianco con la verdura ed il pesce. 

Ingredienti 

1 Confezione di sfoglia per lasagna (senza precottura) 
200gr. di ricotta 
150gr. di mascarpone 
250gr. di ritagli di salmone affumicato 
1 palla di spinaci cotti 
500ml. di besciamella 
Pepe, sale, timo, parmigiano grattugiato q.b

Saltare in padella, senza condimento, i ritagli di salmone tagliati a striscioline. Lasciar raffreddare. Mescolare la ricotta con il mascarpone, unire gli spinaci cotti e saltati in padella, il timo, il sale, il pepe ed il salmone. In una teglia da forno imburrata assemblare le lasagne a strati alternando le sfoglie al composto e besciamella. Ultimati gli ingredienti cospargere con abbondante parmigiano. Cuocere in forno a 180 gradi per circa 30 minuti. 



Paperita Patty 

E la Lippa roteava nell’aria

Mai capitato di sentirvi dire, in varie forme dialettali, “…ma vai a giocare a lippa ! “, che era poi – spesso – un modo come un altro per esprimere una scarsa considerazione nei mezzi e nelle qualità del prossimo ?

Riordinando i ricordi dei giochi d’infanzia, da “praticare” all’aperto, nei prati ( dove non c’erano vetri da rompere e, di conseguenza, non c’erano nemmeno botte da prendere..), un posto di tutti rispetto va assegnato – per simpatia e particolarità – alla “Lippa”. Mai capitato di sentirvi dire, in varie forme dialettali, “..ma vai a giocare a lippa ! “, che era poi – spesso – un modo come un altro per esprimere una scarsa considerazione nei mezzi e nelle qualità del prossimo ? Un modo, a dire il vero, piuttosto improprio ed ingeneroso vista la discreta abilità che era richiesta ai praticanti della “lippa”, vera antesignana – secondo alcuni – del baseball. Ma, tralasciando l’aspetto storico sul quale ritorneremo dopo, vediamo in che cosa consiste il gioco. Si comincia dagli attrezzi, che sono due: il bastone e la “lippa” vera e propria, entrambi di legno, non di rado ricavati da un manico di scopa o, in mancanza, da qualsiasi ramo purché diritto ( era molto diffuso l’uso del nocciolo, flessibile, sinuoso e robusto ). La “lippa”, di solito lunga una spanna e mezza, aveva due punte che permettevano – colpendone una con il bastone – di alzarla e batterla al volo per “tirarla” il più lontano possibile. E la “lippa”, roteando nell’aria, tesseva la fitta trama del gioco. Il bastone – lungo più o meno un metro – aveva due funzioni: da una parte quella, già detta, di “battere” la lippa e dall’altra quella di fungere da unità di misura nella determinazione dei punti. Il gioco era aperto a tutti, da due ragazzi in su, e ci si accordava innanzitutto sulla scelta del campo, sulla direzione del tiro e sul numero dei punti necessari a vincere la partita.

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Prima di dare il via alla sfida bisognava “segnare” la base, cioè un cerchio di circa 150 centimetri di diametro, da tracciare “grattando” il terreno con il bastone, muovendosi su se stessi in senso rotatorio come in una sorta di “compasso vivente”. Sorteggiato l’ordine di battuta dei giocatori, la “lippa” poteva cominciare, ovviamente rispettando le regole che non erano poche.Vediamole, nella successione dei “gesti”. Il battitore si poneva dentro la base con lippa e bastone in mano, gli avversari si disponevano ad una distanza – ritenuta dagli stessi “giusta” – per poter valutare direzione e lunghezza del tiro. Il battitore, che disponeva di un solo tiro, chiedeva l’apertura del gioco pronunciando una parola convenzionale ( da noi diceva “lippa” ) e gli altri gli esprimevano il loro consenso rispondendo con un’altra parola ( nel caso che ricordo era “dàgla”, cioè dagliela.. intendendo la bastonata ), ma potevano anche rispondere diversamente, per ingannare il battitore e – secondo le regole – eliminarlo qualora questo avesse iniziato ugualmente il gioco. Tuttavia il battitore, a scanso di spiacevoli sorprese, sventava le insidie mettendosi al riparo con la formula liberatoria ed universale del ” Tutto vale! “. Sgombrato il gioco da preliminari e trabocchetti, avveniva il lancio della “lippa” che, colpendola a mezz’aria, si voleva mandare il più lontano possibile dalla base. Se sbagliava il tiro lo si dichiarava “cotto” e doveva lasciare il passo a chi seguiva. Se il tiro era valido, gli avversari tentavano di acchiappare al volo la “lippa” e se l’operazione aveva successo il battitore era “cotto”. Nel caso che la presa al volo falliva bisognava recuperare la “lippa” dal punto di caduta e rispedirla al battitore che doveva , a sua volta, ribatterla al volo e mandarla il più lontano possibile per “difendere” la base e poter avere ancora in mano gioco e battuta. Scontato che, se non riusciva, la cosa si faceva più complessa: se la “lippa” cadeva entro il perimetro della base o entro la misura di un bastone dalla medesima, il battitore era “cotto”; se cadeva oltre queste misure il battitore aveva diritto a tentare tre tiri alzando e battendo al volo la “lippa” dal punto in cui era caduta. I punti venivano calcolati in modo piuttosto singolare. Se il battitore andava a segno, proponeva lui stesso un numero di punti equivalente ( a sua valutazione ) a tante misure di bastone quante ne intercorrevano tra la base ed il punto di caduta della “lippa”. Gli avversari accettavano la proposta ? I punti venivano assegnati.

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Gli avversari però potevano fare una controproposta ( ovviamente inferiore.. ) : se il battitore l’accettava quella diventava legge, se la rifiutava si arrivava alla misurazione. Se la distanza risultava più vicina a quella proposta dal battitore i punti che aveva richiesto venivano raddoppiati, se viceversa era più giusta la controproposta il battitore restava con un palmo di naso e all’asciutto. Un bel regolamento, vero? In realtà il gioco della “lippa” offriva tre varianti: quella soltanto “battuta”, in cui si cercava di far arrivare la “lippa” in un certo punto o alla massima distanza – con delle gare molto semplici in cui ognuno giocava per se – , la versione della “lippa” in cui un giocatore la tirava e l’altro doveva afferrarla al volo ed infine la “lippa” tirata, afferrata e rilanciata, la più complessa ed anche la più bella, che abbiamo prima descritto. Ed è lei, per tornare al punto di partenza, la probabile antenata del baseball. Il gioco più famoso d’America – che in origine venne chiamato Town-ball, successivamente New York Game e dal 1839 con l’attuale Baseball – deriva dal Cricket portato in America ( come il Bowling… ) dai coloni inglesi. E se il “nobile Cricket ” discendesse dalla popolare “lippa”? Il cerchio sarebbe chiuso. E tutto torna, com’è successo per il Baseball. Dall’Europa si trasferì in America dove si rifece un nome per poi tornare nella terra d’origine. In Italia l’americano Max Ott ( forse una modifica anglofona di Massimo Ottino.. ), nel 1919, a Torino, organizzò la prima squadra italiana di Baseball. Una prova della “capacità migratoria” della lippa ? Di quella lippa che in Italia aveva molti nomi a seconda delle regioni ( dall’Aré Brusé fiorentino alla Bricca canavesana ) ed una comune radice antica ? Non saprei rispondere. So però che mentre mister Ott organizzava il Baseball tricolore con più o meno le stesse regole della “lippa”, i nostri bisnonni ed i nostri nonni ( allora ragazzini ) almeno qualche volta provavano la battuta al volo. E non è detto che non riuscissero a fare anche un bel po’ di punti.

Marco Travaglini

 

Quattro ragazze dal Piemonte finaliste per Miss Italia 2026

Quattro ragazze piemontesi ed un unico grande sogno, quello di diventare Miss Italia. E per loro, prima della finalissima del 21 settembre, in diretta su Raiplay e TV San Marino, l’esperienza all’Academy Nazionale del prestigioso concorso che si terrà dall’8 al 10 settembre presso il Castello di Santa Severa, a Santa Marinella, in provincia di Roma. Le quattro Miss che si sono aggiudicate l’ambita esperienza sono: Francesca Rita Longobardi, 21 anni di Grugliasco e Miss Piemonte, studentessa universitaria. Prima ancora della determinazione, in Francesca si nota l’empatia: osserva con attenzione chi ha davanti e cerca un contatto autentico con le persone. Il lavoro di babysitter ha rafforzato responsabilità e pazienza; la palestra e la danza Heels rappresentano spazi di disciplina e libertà. Nell’ultimo anno è uscita consapevolmente dalla sua zona di comfort, avvicinandosi alla moda, allo spettacolo e alla comunicazione. Immagina il futuro tra economia, marketing, organizzazione di eventi, con l’obiettivo di migliorarsi sempre e viaggiare molto.

Emily Zoe Pugliese, 20 anni, Miss Valle d’Aosta, di Ciriè, è diplomata al liceo scientifico ed è iscritta alla facoltà di Biotecnologie presso l’Università di Torino. Parallelamente lavora come cameriera in un ristorante nel weekend. Entrare in un ambiente nuovo significa, per Emily, lasciarsi guidare dalla curiosità e cercare un clima di armonia. Predilige il dialogo ai conflitti, e considera l’ascolto il modo migliore per comprendere gli altri. Ha praticato numerose discipline, tra cui roller, sci, nuoto ed equitazione, e mantiene con lo sport un rapporto costante fatto di movimento e scoperta. Il mondo della moda è un interesse recente che Miss Italia le consente di esplorare con maggiore consapevolezza. Vuole concludere gli studi e capire come trasformare questa esperienza in una opportunità professionale.

Nicole Medini, 18 anni, Miss Sport Givova, di Carmagnola, studia al liceo con indirizzo rivolto alla moda. Parallelamente svolge un’attività di circense. La pista del circo è stata la sua prima scuola. Fin da bambina, Nicole si esibisce con hula-hoop e trapezio. La sua è una professionalità dello spettacolo costruita sul campo, fatta di allenamento quotidiano, precisione, gestione del rischio, rapporto con il pubblico e capacità di continuare anche quando l’emozione è forte. Non considera il circo un semplice ambiente di provenienza, ma una scuola di vita e una direzione futura. All’Acedemy porta presenza scenica, coordinazione, coraggio e professionalità con la performance dal vivo, qialita rare maturate grazie ad anni di lavoro reale.

L’ultima, ma non meno importante, ragazza che sogna di diventare Miss Italia è Greta Vianelli, 20 anni, torinese, Miss Torino, studia fisioterapia e ama la moda e le passerelle. Ambizione e semplicità convivono senza contrasto nel modo in cui Greta guarda alle esperienze quotidiane. Dopo il liceo scientifico continua a studiare e a praticare lo sci, disciplina che richiede precisione e controllo, capacità di adattarsi rapidamente alle condizioni.

Le quattro Miss sono pronte a entrare nell’Academy con consapevolezza ed entusiasmo, portando con sé il bagaglio di esperienza che ha dato loro il lungo percorso di Miss Italia sotto la guida di Mirella Rocca, agente esclusivista Piemonte e Valle d’Aosta. La loro preparazione è destinata a crescere grazie alla full immersion con l’attrice Fioretta Mari, che le guiderà come protagoniste in un documentario reality destinato a Rai Play e TV San Marino, con la partecipazione di Giulia Salemi. Al termine della tre giorni, il 10 settembre saranno scelte le ragazze che faranno parte della finalissima che si svolgerà presso il castello di Santa Severa, a Santa Marinella.

“Sono molto contenta del risultato raggiunto dalle mie ragazze – spiega Mirella Rocca – non era per nulla scontato che il Piemonte e la Valle d’Aosta arrivassero fino a qui. Le selezioni sono molto difficili. A questo punto mi auguro che almeno una di loro possa accedere alla finalissima; si tratta di ragazze preparate e intelligenti pronte a farsi notare sulla passerella”.

Mara Martellotta

Sfoglia caramellata alla crema, trionfo di dolcezza

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Una croccante sfoglia caramellata che racchiude una deliziosa crema pasticcera aromatizzata al limone.

Un perfetto connubio di morbidezza e friabilita’, semplice e irresistibile.

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Ingredienti

 

1 confezione di pasta sfoglia pronta quadrata

500ml. di latte fresco intero

4tuorli

100gr. di zucchero

40gr. di maizena

1 bustina di vanillina

1 limone

Zucchero a velo

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Preparare la crema pasticcera. Portare ad ebollizione il latte aromatizzato con la buccia di limone grattugiata, lasciar intiepidire e filtrare. Lavorare i tuorli con lo zucchero, unire la vanillina, versare il latte a filo sempre mescolando. Cuocere la crema a bagnomaria per circa 10 minuti. Lasciar raffreddare, aggiungere il succo di  ½ limone senza mai smettere di mescolare. Disporre una base di sfoglia su un piatto da portata, coprire con la crema pasticcera, mettere la seconda sfoglia, ricoprire con la crema. Disporre l’ultima sfoglia, spolverizzare di zucchero a velo, guarnire a piacere. Servire fresca.

 

Paperita Patty

Ping pong in piazza Arbarello: una promessa che diventa realtà

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Due tavoli da ping pong potrebbero arrivare già a ottobre in piazza Arbarello, trasformando una semplice promessa familiare in un nuovo spazio pubblico dedicato allo sport, al gioco e all’incontro per tutti i cittadini in un’area carente di impianti sportivi.
Il progetto, promosso dall’associazione A Tutto Tondo e sostenuto dalla Circoscrizione 1, è nato nel 2024 da un’idea di Cristina Rondolino, partita da una promessa fatta al figlio: portare il ping pong in piazza. Da quel desiderio è nata una raccolta fondi che ha in primis coinvolto cittadini e tutte le scuole del quartiere. In un secondo tempo, la Fondazione Vialli Mauro, che ha gestito il progetto rivolto alle associazioni del territorio  con i fondi della Compagnia di Sanpaolo, ha reso possibile coprire una parte importante dell’investimento con un bando a sostegno delle attività sportive.
Ora manca solo un’ultima quota per completare il finanziamento e il crowdfunding resta aperto. E’ possibile partecipare direttamente dalla pagina della campagna: https://bit.ly/pingpong-arbarello
Nelle prossime settimane è prevista una festa dedicata al progetto, per coinvolgere ancora una volta il quartiere e raccogliere ciò che serve per arrivare al traguardo.
Nel frattempo, anche il lungo percorso tecnico e amministrativo con la Circoscrizione 1 durato due anni, è ormai alle battute finali. Dopo aver escluso l’ipotesi iniziale di installare i tavoli sul prato, per tutelare l’area verde di Piazza Arbarello, il progetto è stato ripensato insieme agli uffici competenti. Restano gli ultimi dettagli, il tracciamento dell’area e il passaggio finale con la Soprintendenza per la data di installazione dei tavoli.
I due tavoli, in calcestruzzo e acciaio, saranno pensati per durare nel tempo e saranno gestiti nella manutenzione e nella pulizia da Amiat.
Ma l’obiettivo va oltre due semplici tavoli. L’idea è portare nel cuore della città un’occasione gratuita di movimento e socialità, soprattutto per bambini, ragazzi e famiglie. Racchette e palline potranno essere messe a disposizione gratuitamente anche grazie alla collaborazione con i locali della zona, così che chiunque possa fermarsi e giocare.
Se gli ultimi passaggi andranno come previsto, a ottobre piazza Arbarello potrebbe quindi avere un nuovo punto di incontro per tutta la cittadinanza!
Quella che era iniziata come una promessa fatta a un figlio potrebbe così diventare una piccola conquista di tutto il quartiere.

Link: https://www.gofundme.com/f/portiamo-il-ping-pong-in-piazza-arbarello