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Sabato 19 settembre, dalle ore 17, si terrà una visita guidata con successive degustazioni di formaggi con l’azienda Guffanti al colosso di San Carlo Borromeo. Il San Carlone dà il benvenuto all’autunno con un appuntamento speciale dedicato alla scoperta del monumento e ai sapori del territorio. La statua di San Carlo Borromeo ospiterà l’evento “Benvenuto autunno”, che accompagnerà i partecipanti dalla visita guidata del San Carlone fino a una degustazione di prodotti del territorio. L’evento è organizzato da Archeologistics, impresa sociale che gestisce il complesso per conto della Veneranda Biblioteca Ambrosiana, in collaborazione con l’azienda Guffanti di Arona. L’appuntamento prenderà il via alle ore 17 con una vista guidata al colosso, durante la quale sarà possibile conoscere la storia del monumento e di San Borromeo. Essa permetterà di salire all’interno della statua e di raggiungere la terrazza panoramica da cui ammirare il lago Maggiore.
Alle ore 18 l’esperienza proseguirà sull’erba, ai piedi del San Carlone, con una degustazione di formaggi curata da Guffanti, storica realtà di Arona specializzata nell’affinamento dei formaggi. Si tratta di un momento conviviale pensato per valorizzare il legame tra il San Carlone, il territorio e le tradizioni enogastronomiche.
Il costo sarà di 25 euro a persona e comprende ingresso alla statua, visita guidata e degustazione.
Prenotazione obbligatoria: per partecipare è necessario acquistare il biglietto online sul sito di Archeologistics – contatti: statuasancarlo@ambrosiana.it – 328 8377206
Mara Martellotta
A cura di piemonteitalia.eu
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L’Agrisalumeria Luiset presenta i primi salumi ottenuti da Suino Nero Piemontese. Un progetto che unisce biodiversità, ricerca scientifica, benessere animale e tradizione artigianale piemontese. Dal 25 al 27 settembre sarà possibile degustarli in anteprima nel punto vendita di via Po 39 a Torino.
Torino, settembre 2026 – Dopo oltre un anno di ricerca e sperimentazione, l‘Agrisalumeria Luiset di Ferrere (Asti) porta sul mercato la nuova linea di salumi ottenuti da Suino Nero Piemontese. Il progetto nasce dalla scelta di allevare una razza suina autoctona di nuova costituzione, riconosciuta ufficialmente nel 2020 e nata da un percorso di recupero e ricostruzione delle caratteristiche di antiche popolazioni suine locali piemontesi e lombarde oggi scomparse. Il Suino Nero Piemontese è caratterizzato da rusticità, adattabilità all’allevamento all’aperto e tempi di crescita più lunghi rispetto ai suini commerciali. Per Luiset significa accettare una produzione più lenta, numericamente limitata e con costi maggiori, con l’obiettivo di ottenere prodotti capaci di esprimere identità territoriale e valore artigianale. Una scelta che va in controtendenza rispetto a un mercato sempre più orientato alla standardizzazione produttiva e alla riduzione dei costi.
«Le nostre produzioni nascono sempre dall’eccellenza della materia prima, ma con l’allevamento del Suino Nero Piemontese compiamo un ulteriore passo avanti per realizzare prodotti ancora più identitari. Abbiamo scelto questa razza perché ci permette di costruire un progetto distintivo per i prossimi anni, un progetto di filiera che parte dall’allevamento e arriva fino al prodotto finito» afferma Mauro Casetta, titolare dell’Agrisalumeria Luiset.
La decisione dell’azienda si inserisce all’interno di un più ampio percorso di conservazione e valorizzazione dell’agrobiodiversità zootecnica. Il Suino Nero Piemontese è infatti il risultato di un percorso iniziato nel 2010 per ricostruire e consolidare le caratteristiche di due popolazioni locali estinte nella seconda metà del Novecento: la Cavourese, diffusa in Piemonte, e la Garlasco, presente in Lombardia.
Il percorso di costituzione e consolidamento della razza è stato seguito dalle Università di Torino e Milano e ha permesso di selezionare e fissare caratteristiche morfologiche e funzionali stabili, fino al riconoscimento ufficiale e alla gestione della popolazione attraverso standard, registrazione e tracciabilità degli animali e un programma genetico riconosciuto.
L’investimento di Luiset coinvolge l’intera filiera aziendale, dall’acquisto dei maialini alla ricerca e sviluppo delle ricette, fino alla progettazione di un packaging dedicato che identificherà questa produzione di nicchia. Una scommessa imprenditoriale che guarda lontano e che conferma la volontà di Luiset di investire, oltreché sulla qualità della materia prima, sul recupero della biodiversità e sulla valorizzazione di produzioni distintive, capaci di raccontare il territorio piemontese attraverso prodotti di eccellenza.
Una scommessa imprenditoriale di lungo periodo che conferma la volontà dell’azienda di investire sulla qualità della materia prima, sulla biodiversità e sulla valorizzazione di produzioni distintive capaci di raccontare il territorio piemontese attraverso i salumi.
La nuova linea comprende salame crudo, guanciale, lardo, lonzardo, pancetta e altre specialità stagionate, sviluppate valorizzando ingredienti legati alla tradizione regionale, come vermouth bianco, erbe aromatiche e spezie.
Tra i prodotti destinati a caratterizzare maggiormente il progetto ci sarà anche il futuro Prosciutto Crudo di Suino Nero Piemontese. Per assaggiarlo occorrerà però attendere: la stagionatura prevista è di circa tre anni, il tempo necessario affinché la materia prima possa esprimere pienamente le proprie caratteristiche organolettiche.
Dal 25 al 27 settembre, negli stessi giorni di Terra Madre Salone del Gusto, il pubblico potrà degustare in anteprima le nuove specialità di Suino Nero Piemontese al punto vendita Luiset di via Po 39 a Torino.
Fondata nel 1990, Agrisalumeria Luiset è una realtà agricola e artigianale piemontese con sede a Ferrere (Asti), specializzata nell’allevamento e nella trasformazione delle carni suine. L’azienda controlla l’intera filiera produttiva e affianca allo stabilimento produttivo i punti vendita di Torino e Alba.
Oggi l’azienda conta 27 collaboratori, gestisce complessivamente circa 700 capi all’anno e alleva attualmente 250 suini di cui 20 Neri Piemontesi
L’allevamento all’aperto Luiset aderisce al sistema SQNBA – Sistema di Qualità Nazionale per il Benessere Animale.
Nel 2027 è previsto l’ampliamento del laboratorio produttivo.
Il Suino Nero Piemontese è una razza suina autoctona di nuova costituzione, riconosciuta ufficialmente nel 2020. Deriva da un percorso iniziato nel 2010 di ricostruzione e consolidamento delle caratteristiche di due popolazioni locali scomparse negli anni Cinquanta del Novecento, la Cavourese e la Garlasco.
Si distingue per rusticità, adattabilità all’allevamento all’aperto e tempi di accrescimento più lunghi rispetto ai suini commerciali.
Le sue carni sono apprezzate per sapore e marezzatura e presentano caratteristiche particolarmente interessanti per la trasformazione in salumi e prodotti stagionati.
L’iniziativa, rivolta ai ragazza dai 15 ai 24 anni, è frutto della sinergia tra i Comuni di Albugnano (AT), Casalborgone, Berzano San Pietro, San Sebastiano da Po, Castagneto, Lauriano (TO), Murasengo, Tonengo, Aramengo (AT). Il 20 settembre verrà proposto un programma suggestivo dal titolo “Musica tra le orchidee”, e il ritrovo sarà alle 16 in piazza Municipale 3, a Berzano San Pietro, cui seguirà la camminata naturalistica nel suggestivo Bosco delle Orchidee, che ha tanto fa raccontare anche oltre il periodo delle fioriture. Il percorso porterà i partecipanti alla chiesa di San Pietro, in strada comunale San Pietro 10, oggi sconsacrata, cimiteriale, con punto panoramico e vista sul Monte Rosà. Qui, alle 18, verrà proposto il comcertomdel Quartetto Teide, che prevede un programma con musiche di Beethoven e Saint-Saëns. Il laboratorio del Gusto di questa tappa di PoMonf è al sacco, e preparato dal Bar Viriditas.
Ai giovani che decideranno di partecipare all’intero progetto, verrà rilasciata un’apposita tesserina punti con premiazione finale per coloro che avranno preso parte ad almeno sei appuntamenti.
PoMonf proseguirà in autunno con altri appuntamenti il 27 settembre, tra surviving ad Aramengo, e la conclusione del progetto, il 17 ottobre, a Casalborgone, con workshop finale e concerto.
Prenotazioni; pomonfverdexgiovani.
Mara Martellotta
Nell’agosto del 1955, venne commercializzata la piccola, mitica, radio portatile TR-55, interamente a transistor. Era una rivoluzione che avrebbe cambiato il mondo della radio e il costume. Sfortunatamente il TR-55 fu prodotto in piccola quantità e solo per il mercato interno
Non ho idea se vi è capitato di vedere “1941 – Allarme a Hollywood”, un film del 1979, diretto da Steven Spielberg e interpretato, tra gli altri, da John Belushi e Dan Aykroyd. Un bel film comico, che a suo modo narra la follia della guerra e, volutamente, mette in ridicolo l’esercito americano e prende di mira i valori della società a stelle e strisce. A dire il vero la comicità del film non è venne apprezzata dal pubblico statunitense, senza dimenticare che la ferita per la sconfitta in Vietnam ( appena quattro anni prima) era ancora fresca e il pubblico sentiva il bisogno di vedere i propri valori esaltati e non sbeffeggiati. Fatto sta che la trama si svolge sei giorni dopo l’attacco di Pearl Harbor (7 dicembre 1941), con la California in preda dell’isteria, perché teme di essere la prossima vittima dei giapponesi. Un sommergibile nipponico, al largo delle coste statunitensi, ha come obiettivo colpire il simbolo dell’America: Hollywood. Ma quando la bussola e parte dei macchinari si rompe, i giapponesi devono catturare un americano per farsi dire l’esatta direzione per Hollywood. Così, rapiscono un certo Hollis P. Wood. Cosa accadrà, tra scene grottesche, le esilaranti gag di John Belushi ( il capitano Wild Bill Kelso) e la “missione” impossibile del sommergibile, non lo svelerò perché il film è da vedere. Una scena però è utile ad introdurre ciò che accadde sessantaquattro fa, il 7 di agosto del 1955. Ed è quella del tentativo,da parte dei marinai del Sol Levante, di far entrare nella torretta dello scafo la grande radio che il signor Wood portava con se. Non riuscendo nell’impresa, uno dice, sconsolato: “ricordiamoci di farle più piccole”. Così, film a parte, nel 1955, i fondatori della giapponese Sony, Masaru Ibuka e Akio Morita,s’impegnarono a costruire una radio utilizzando un transistor, un nuovo straordinario dispositivo semiconduttore di proprietà dell’azienda americana Western Electrics. Ibuka e Morita si recarono più volte negli Stati Uniti, ma l’ambizioso progetto dei due non riuscì a persuadere i vertici della Western Electrics, piuttosto scettici. Nel libro che ha scritto, “ Made In Japan”, Morita affermò: “I responsabili di Western Electrics mi dissero che se avessimo utilizzato un transistor in un prodotto di consumo, l’unico dispositivo che avremmo potuto realizzare sarebbe stato un apparecchio acustico“.Malgrado i pareri degli esperti, i due giapponesi – determinati e testardi – non si lasciarono scoraggiare e continuarono a perseguire il proprio obiettivo. Così, dopo ricerche, sperimentazioni e analisi, con l’aiuto del fisico Leo Esaki e di un grande team di ingegneri, i due fondatori della Sony coronarono il loro sogno, riducendo sensibilmente le dimensioni del transistor e creando una radio che, nelle parole di Morita, “era più che portatile: era tascabile”. Così, nell’agosto del 1955, venne commercializzata la piccola, mitica, radio portatile TR-55, interamente a transistor. Era una rivoluzione che avrebbe cambiato il mondo della radio e il costume. Sfortunatamente il TR-55 fu prodotto in piccola quantità e solo per il mercato interno, tant’è che risulta oggi praticamente introvabile. In Europa arrivò poco dopo il modello TR-63 a batteria da 9V dal costo di circa quaranta dollari. La prima, piccola radio a transistor, da quel giorno ci accompagnò con notizie e musica. Con la certezza che, dalla torretta alla pancia del sommergibile, la TR-55 sarebbe scivolata dolcemente in giù, senza opporre resistenza.
Marco Travaglini
Nel piazzale esterno davanti all’ingresso nord, dal 14 al 18 settembre, alle ore 13 e alle ore 18
Il rientro dalle vacanze rappresenta sempre un nuovo inizio: si riparte con il lavoro, con la scuola e un nuovo slancio nella cura di sé. Con il “Back to Gym”, una settimana intera che approda alle Gru dedicata al Fitness e ai corretti stili di vita. Le Gru Active è un’iniziativa aperta a tutti su prenotazione al box info, che trasformerà il piazzale esterno, di fronte all’ingresso nord, in una grande palestra a cielo aperto, con un calendario di masterclass guidate dal trainer Virgin Active, in occasione del 15⁰ compleanno del club Virgin Active di Le Gru.
L’appuntamento si svolgerà dal lunedì 14 al venerdì 18 settembre con due fasce orarie quotidiane, alle 13 e alle 18. L’ingresso è gratuito, aperto a tutti, scrivendo all’indirizzo email boxinfo@legru.it. Tutti gli appuntamenti sono pensati per essere accessibili anche a chi si avvicina per la prima volta a queste discipline, con un focus particolare sull’allineamento posturale e sulla mobilità, in linea con uno stile di vita equilibrato e sostenibile. Ogni partecipante riceverà in omaggio un Kit Fitness Le Gru Active, composto da materassino, asciugamano, maglietta e borraccia, brandizzati “Le Gru Active”. Un regalo per rendere ancora più riconoscibile e partecipata l’esperienza. A renderla ancora più completa, sarà la collaborazione con il caffè Albano, che accompagnerà l’iniziativa con un gesto dedicato a tutti i partecipanti: una bottiglia d’acqua per favorire l’idratazione e durante le lezioni e un voucher per un pranzo “fit” convenzionato, da consumare al termine dell’attività in un ideale proseguimento del percorso dedicato al benessere anche a tavola. Sarà presente anche un coupon con 10% di sconto da Nashi Argan, utilizzabile dal 21 settembre al 31 di ottobre.
Mara Martellotta
Per anni è stato un ingrediente conosciuto quasi esclusivamente dagli appassionati di cucina asiatica: oggi, lo shiitake è diventato uno dei protagonisti della gastronomia contemporanea. Sempre più presente nei menu degli chef, nei prodotti alimentari, nel mondo del benessere e nelle produzioni agricole italiane, questo fungo sta vivendo una crescita che riflette un cambiamento più ampio nel modo in cui i consumatori si avvicinano alle novità: maggiore curiosità, ricerca di nuovi sapori, attenzione all’origine degli ingredienti e voglia di sperimentare.
Ora questo percorso compie un ulteriore passo. Dopo aver conquistato la ristorazione, gli integratori e i prodotti funzionali, lo shiitake entra infatti anche nel mondo del beverage grazie a FUN-GÒ, la prima mushroom soda prodotta in Italia: una bevanda analcolica, frizzante e leggera, costruita attorno a un ingrediente che, nel nostro Paese, non era mai finito in una lattina da bere fresca.
FUN-GÒ nasce in Piemonte e porta in lattina uno degli ingredienti più interessanti della gastronomia contemporanea, reinterpretandolo attraverso una ricetta che unisce shiitake coltivato localmente, zenzero e limone su una base fermentata, completata da un infuso di rosmarino piemontese.
A firmare il progetto è Fluffy Revolution, realtà che, in poco meno di due anni, ha costruito una delle community digitali più riconoscibili in Italia sui temi della salute, dell’alimentazione consapevole e della cultura plant-based, raggiungendo oltre 700.000 follower complessivi tra TikTok, Instagram e YouTube.
Non è semplicemente il lancio di una nuova bibita. È il segnale di un cambiamento più ampio che sta interessando il mercato internazionale del food & beverage, dove ingredienti fino a pochi anni fa confinati alla cucina stanno diventando protagonisti di nuove categorie di consumo.
Nato in Piemonte da una filiera interamente locale, FUN-GÒ si prepara ora a farsi conoscere in tutta Italia attraverso un tour nazionale in più tappe, che offrirà al pubblico e agli operatori del settore l’occasione di scoprire da vicino il progetto e provare la prima mushroom soda prodotta nel nostro Paese.
Il tour di lancio nazionale del prodotto prenderà il via a Roma in occasione del Roma Bar Show, in programma il 14 e 15 settembre 2026 al Roma Convention Center La Nuvola, uno dei principali appuntamenti italiani dedicati al mondo del beverage e della mixology.
La seconda tappa sarà Torino, dove FUN-GÒ sarà presente il 24 settembre 2026, nella giornata inaugurale di Terra Madre Salone del Gusto, la manifestazione internazionale organizzata da Slow Food e dedicata al futuro del cibo, alle filiere e ai prodotti legati ai territori.
Il viaggio proseguirà a Firenze, con un nuovo appuntamento di presentazione e degustazione in occasione di un evento organizzato in collaborazione con BioRitmo, progetto che esplora la connessione tra musica, natura e persone. La data e la sede dell’appuntamento saranno comunicate prossimamente.
In ogni tappa sarà possibile conoscere la storia di FUN-GÒ, approfondire il suo legame con il territorio e con le realtà che compongono la filiera piemontese e, soprattutto, assaggiare una bevanda nata per trasformare un ingrediente sorprendente in un’esperienza fresca, contemporanea e accessibile.
Il tour rappresenta così l’evoluzione naturale di un progetto profondamente piemontese nelle sue origini, ma pensato fin dall’inizio per parlare a un pubblico nazionale e interpretare una delle tendenze più interessanti del mercato internazionale del food & beverage.
Il debutto di FUN-GÒ arriva infatti in un momento in cui il mercato delle bevande analcoliche premium continua a crescere, trainato dalla ricerca di nuove esperienze di consumo, dall’interesse verso gli ingredienti naturali e da una maggiore attenzione per prodotti identitari e legati ai territori.
Con questo progetto, il Piemonte si candida a essere uno dei laboratori italiani della nuova food innovation, dimostrando come creatività, agricoltura locale e sperimentazione possano dare vita a prodotti capaci di dialogare con le grandi tendenze internazionali.
Una community che diventa prodotto
Con oltre 700.000 follower complessivi tra TikTok, Instagram e YouTube e un pubblico tra i più attivi e affezionati del panorama food italiano, Fluffy Revolution ha fatto dell’ironia, dell’empatia e dei personaggi animati il proprio linguaggio distintivo.
Un universo visivo e narrativo capace di rendere leggeri e accessibili temi come l’alimentazione consapevole, l’ambiente, la salute e la cultura plant-based.
Dopo aver costruito questa community, Fluffy Revolution realizza così il suo sogno nel cassetto: creare un prodotto tutto suo. FUN-GÒ nasce proprio da qui, dall’idea di portare la stessa energia della community dentro una lattina, trasformandola in un prodotto reale e sviluppandolo insieme a realtà piemontesi accomunate dalla voglia di sperimentare e costruire qualcosa di nuovo.
«Non volevamo creare semplicemente una nuova bibita», racconta il team di Fluffy Revolution. «L’idea era raccontare un modo diverso di guardare agli ingredienti, dimostrando che anche un fungo può diventare protagonista di un prodotto pop, capace di incuriosire e sorprendere.»
«Avevamo un sogno nel cassetto: realizzare un prodotto nostro, ma vero, non l’ennesima operazione di marketing. Fungaia, TIBI e R.A.M. si sono rivelati i partner perfetti. Il risultato è una bibita con i funghi — sì, avete letto bene — ma senza promesse da guru e senza fuffa: shiitake coltivato a pochi minuti da Torino, ingredienti dichiarati in modo trasparente e un gusto fresco ed estivo. Zero bull-shiitake.»
Una filiera interamente piemontese
Alla base di FUN-GÒ c’è una filiera locale che coinvolge giovani realtà imprenditoriali e la coltivazione dello shiitake sul territorio piemontese, con l’obiettivo di trasformare un ingrediente ancora poco esplorato nel beverage italiano in un’esperienza di gusto accessibile e contemporanea.
Lo shiitake utilizzato nella ricetta viene coltivato in Piemonte, all’interno della Fungaia di R.A.M. Radici a Moncalieri, a pochi minuti dal centro di Torino.
La bevanda è prodotta da TIBI, laboratorio specializzato in bevande fermentate con sede a Roletto, in provincia di Torino. TIBI ha inoltre collaborato allo sviluppo e alla messa a punto della ricetta, trasformando l’idea di FUN-GÒ in un prodotto pronto per il mercato e curandone l’intera produzione presso il proprio stabilimento.
A completare il progetto è R.A.M. Radici a Moncalieri, azienda agricola sociale che ospita la fungaia e fornisce anche il rosmarino piemontese impiegato nella bevanda.
Una collaborazione interamente piemontese, nata dall’incontro tra creatività digitale, agricoltura, coltivazione indoor e produzione artigianale di bevande fermentate. Una filiera corta, riconoscibile e, dettaglio non scontato per una bibita, persino visitabile.
Una mushroom soda pop, pulita e riconoscibile
FUN-GÒ si presenta come mushroom soda e smart drink, portando sul mercato italiano una nuova interpretazione delle bevande analcoliche contemporanee.
Il progetto intercetta l’interesse crescente verso il mondo dei funghi e verso le alternative analcoliche, ma sceglie di raccontarlo attraverso un linguaggio diverso da quello tradizionalmente utilizzato nel settore del benessere.
Dove il mercato tende a comunicare in modo serio, tecnico o spirituale, Fluffy Revolution sceglie un registro diretto, ironico e pop.
L’identità visiva di FUN-GÒ è fresca, moderna e immediatamente riconoscibile: dai personaggi animati che accompagnano il prodotto alla grafica delle lattine, progettate per essere iconiche tanto sullo scaffale quanto sui social.
Accanto all’estetica c’è la sostanza: una formulazione essenziale e dichiarata in modo trasparente, con shiitake, zenzero e limone su una base fermentata, completata da un tocco di rosmarino piemontese.
All’inizio degli anni ’50 un vivace yorkshire terrier di nome Dantès viveva a Ivrea, capoluogo del canavese. La “città delle rosse torri” era conosciuta in ogni angolo del mondo grazie all’Olivetti, la prima fabbrica nazionale di macchine da scrivere, fondata nel 1908 e destinata a diventare leader nel settore dei materiali per ufficio e poi in strumenti elettronici all’avanguardia, dalle telescriventi alle prime macchine da calcolo meccaniche. Dantès era il compagno inseparabile di un giovane ingegnere che lavorava alle Officine ICO, uno dei luoghi produttivi della Olivetti più innovativi e all’avanguardia, esempio unico per lo spirito imprenditoriale che l’animava grazie alla visione illuminata di Adriano Olivetti.

Dantès era un cane molto intelligente, tanto curioso e intraprendente quanto dotato di uno spirito avventuroso. Ogni giorno accompagnava il suo padrone in ufficio dove l’ingegnere e i suoi collaboratori erano impegnati a progettare e costruire macchine da scrivere e calcolatrici. La fabbrica in quegli anni era un luogo vibrante e pieno di idee innovative, e Dantès guardava quel fermento accoccolato sulla sedia vicino alla scrivania ricevendo coccole dagli operai che passavano di lì e anche qualche bocconcino che dimostrava di gradire molto. Una mattina, mentre il suo padrone era immerso nei progetti, Dantès decise di esplorare il vasto complesso dell’Olivetti. Si allontanò dalla scrivania e si avventurò nei corridoi tra le macchine e i tavoli da lavoro. La sua curiosità lo portò in una grande sala dove si stava stavano discutendo animatamente su un nuovo modello di macchina da scrivere. Dantès attratto dalle voci si avvicinò silenziosamente. Stavano parlando della Lettera 22, macchina da scrivere portatile che avrebbe rivoluzionato il modo di scrivere diventando la preferita dei più grandi giornalisti italiani. Ormai era pronta per essere messa in produzione nello stabilimento di Aglié. Progettata da Giuseppe Beccio e disegnata da Marcello Nizzoli, rappresentava al meglio l’estetica olivettiana. I suoi pregi erano la leggerezza (tre chili di peso) e la maneggevolezza ma anche le caratteristiche tecniche erano destinate a renderla unica e amatissima fino al punto di diventare un’icona, un oggetto di culto. Con grande sorpresa il piccolo terrier notò che Adriano Olivetti era presente. L’uomo, con il suo carisma e la sua visione lungimirante, stava parlando di come la tecnologia dovesse essere al servizio dell’umanità, migliorando la vita delle persone. Dantès, colpito da quelle parole, si accucciò ai piedi di Adriano, ascoltando attentamente. Il proprietario dell’Olivetti, notando il piccolo cane, sorrise e si chinò per accarezzarlo. “Ecco un piccolo compagno che sembra capire l’importanza del nostro lavoro” disse, suscitando le risate dei presenti.

Dantès scodinzolò felice, sentendosi parte di quel mondo straordinario. Da quel giorno divenne una vera e propria mascotte per l’azienda eporediese. Ogni volta che Adriano Olivetti visitava il reparto il piccolo yorkshire era sempre lì, pronto a ricevere coccole e a portare un sorriso sul volto di tutti. La sua presenza non solo era gradita ma offriva quasi un senso di leggerezza e di gioia rammentando che, oltre ai progetti e ai macchinari, c’era spazio per l’amore e l’amicizia. La fabbrica a misura d’uomo era il sogno di Olivetti che la immaginava non solo come un luogo di produzione da cui trarre il maggior profitto possibile, ma il centro dello sviluppo della società e dell’economia. Un luogo di socializzazione in cui si dovevano produrre oltre che beni, anche idee e sviluppo della persona seguendo la logica che attribuiva all’attività lavorativa il compito di garantire la realizzazione dell’individuo. Con il massimo rispetto per tutti gli esseri viventi. E questo piaceva molto a Dantès. Un giorno, mentre l’azienda preparava il lancio di un nuovo prodotto, il piccolo cane si accorse che il suo padrone era particolarmente stressato. E non solo lui. Decise allora di fare qualcosa. Con una mossa astuta rubò un pezzo di carta da un tavolo e, correndo nei corridoi, attirò l’attenzione di tutti. Gli operai, divertiti dalla vista del piccolo terrier che si muoveva velocemente, iniziarono a seguirlo, lasciando per qualche istante le postazioni di lavoro. Dantès guidò il gruppo verso il giardino della fabbrica, inondato dal sole che brillava alto in cielo. Anche Adriano Olivetti li aveva raggiunti e vedendo la gioia che aveva portato, ben consapevole di quanto fosse importante prendersi una pausa e condividere momenti di felicità, decise di lasciare a tutti il pomeriggio libero. Fu così che Dantès diventò anch’esso uno dei simboli viventi di quell’azienda che credeva nel benessere dei suoi dipendenti. Adriano Olivetti, riconoscendo l’importanza di un ambiente di lavoro sereno e stimolante, incoraggiò l’idea di momenti di svago e socializzazione creando i presupposti di una vera e propria comunità. Dantès continuò a correre tra le scrivanie, piccolo eroe a quattro zampe in un’epoca di grandi cambiamenti, portando gioia e ispirazione in un mondo che stava evolvendo. La sua storia divenne parte della leggenda dell’Olivetti, piccolo ma non secondario simbolo di come anche l’entusiasmo di un animaletto potesse avere una grande importanza nella vita delle persone e nei successi di un’impresa così importante.
Marco Travaglini