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La scommessa di Osasio: due amici, una pianta e il profumo che diventa destino

Un veterinario e uno zootecnico inseguono il profumo della Menta Piperita Piemonte e trasformano Osasio in un luogo dove la terra, la distillazione e un palazzo restaurato tornano a raccontare

di Luis Cabasés

Osasio non si impone: ti avvolge. La pianura torinese lo circonda come un respiro lento, e quando arriva l’estate, l’aria si riempie di un profumo che sembra una promessa. La menta. Fresca, balsamica, quasi luminosa. È un odore che non si limita a essere odore: è un invito. E due uomini, un veterinario e uno zootecnico, hanno deciso di seguirlo. Alberto Ferrero e Loris Bergese si conoscono da anni. Amici prima che soci, complici prima che imprenditori. Alberto ha le mani che parlano la lingua della campagna, Loris quella delle filiere vive. Un giorno hanno camminato insieme tra le file di menta in fiore. Alberto si è fermato, ha guardato il campo, poi Loris: «Sembra che questo posto voglia raccontare qualcosa». Alberto ha annuito. «Allora ascoltiamolo». Più o meno è andata così: da quel momento hanno iniziato a farlo davvero, fondando Mintriga.

Un nome curioso, quasi birichino, che sembra cambiare significato a seconda di chi lo pronuncia, come se la menta si divertisse a sussurrare interpretazioni diverse a ogni orecchio. E loro, quel sussurro, hanno scelto di seguirlo fino in fondo: dal campo alla distillazione, passando per la distilleria a corrente di vapore della Cooperativa Erbe Aromatiche di Pancalieri, dove l’olio essenziale — sette quintali di pianta per ottenere sei litri di essenza — nasce da un rito antico, custodito da mani che conoscono la menta come si conosce un familiare. Lì la menta si trasforma: diventa essenza, diventa anima. E in quel momento Alberto e Loris hanno capito che questa storia non poteva restare chiusa nei campi, perché aveva già iniziato a camminare da sola. La menta piperita non è una pianta semplice.

«È molto esigente – è scritto nel sito aziendale – vuole terreno abbastanza sciolto per estendere i rizomi, acqua in abbondanza e sole per maturare». Serve pazienza, serve cura, serve un territorio che sappia accoglierla. E il Pancalierese, con i suoi suoli permeabili e il suo microclima, è da sempre il luogo dove la menta ha deciso di crescere al massimo delle sue possibilità. Quando la fioritura esplode, tra fine luglio e agosto, i campi diventano un mare violaceo che sembra muoversi da solo. Le mietitrebbiatrici avanzano lente, e l’aria si impregna di un aroma che non si dimentica. In paese, gli anziani parlano ancora della “cassa di Osasio”, quella rete di famiglie che ha attraversato difficoltà e stagioni affidandosi alla menta come risorsa, come lavoro, come identità. E mentre Alberto e Loris ascoltavano quei racconti, un altro luogo ha iniziato a prendere forma nella loro storia: il Palazzo. Il Palazzo non è solo un edificio. È un personaggio. Un gigante che ha visto passare generazioni, che ha ospitato la distilleria della famiglia Rossi, che ha respirato menta quando Osasio cercava nuove strade. Poi il tempo lo aveva fatto tacere.

È stato Osvaldo Ferrero, architetto e padre di Alberto, a ridargli voce. Ha restaurato il Palazzo con una cura che non si limita alla tecnica: ha rimesso insieme memoria, dettagli, materiali, luci. Ha restituito dignità alle stanze, ha riaperto corridoi, ha fatto tornare a respirare soffitti che sembravano aver dimenticato come si fa. Quando i lavori sono finiti, il Palazzo non era più un luogo del passato: era un luogo pronto ad accogliere il presente. E oggi è lo scrigno dove si può scoprire davvero il lavoro di Mintriga. Chi entra nel Palazzo entra dentro la menta: la coltivazione, la distillazione, la storia delle famiglie, la rinascita di un territorio.

Ogni stanza racconta un pezzo di ciò che Alberto e Loris hanno scelto di custodire. Ogni passo è un incontro con qualcosa che non è solo prodotto: è identità. La loro è stata una scommessa. Una scommessa romantica, quasi incosciente, che nasce solo quando due amici guardano la stessa cosa e vedono lo stesso futuro. Un veterinario e uno zootecnico che hanno deciso di trasformare una pianta in un racconto, un territorio in un destino, un profumo in una promessa.

Hanno scelto la via più difficile: niente coloranti, niente scorciatoie, niente verde artificiale. Il liquore rimane limpido, come lo sciroppo di menta autentico che si beveva un tempo. «Quello che vedi è quello che la pianta ha dato», dice spesso Alberto. E forse è proprio questo il cuore della loro storia: la sincerità. Mintriga non è nato per essere un prodotto. È nato per essere un racconto. Un racconto che vive nei campi, negli fumi della cooperativa, nelle mani di chi coltiva, e soprattutto nel Palazzo restaurato dove ogni stanza sembra dire: “Benvenuto, qui la menta non è una coltura. È un destino.” E quando, nelle sere d’estate, l’aria si riempie di quel profumo fresco, sembra quasi che il territorio dica: «Grazie per avermi raccontato».

Tutti i gusti del mondo a Terra Madre Salone del Gusto Tra poco più di un mese a Torino

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Una selezione di laboratori, degustazioni e cene da vivere nel centro di Torino dal 24 al 27 settembre

Quali sono i profumi della cucina persiana? Come cambia il cacao a seconda del Paese in cui viene coltivato? Quali erbe raccontano la tradizione dell’isola coreana di Ulleung? E come possono gli ingredienti di recupero trasformarsi in piatti d’autore? Sono solo alcune delle esperienze che attendono il pubblico di Terra Madre Salone del Gusto 2026, in programma dal 24 al 27 settembre nel centro di Torino.

La sedicesima edizione della manifestazione, organizzata da Slow Food, Regione Piemonte e Città di Torino, con il patrocinio del Masaf e di Ismea, e dedicata al tema “Biodiversity – Be Diversity”, porterà nel capoluogo piemontese sapori, tradizioni e culture gastronomiche provenienti da tutto il mondo attraverso Laboratori del Gusto, Appuntamenti a Tavola, degustazioni e cene.

Tra i Laboratori del Gusto si potrà viaggiare dall’Azerbaigian, con il miele e i dolci della tradizione, alla Corea del Sud, alla scoperta delle erbe spontanee dell’isola di Ulleung. Non mancheranno degustazioni dedicate ai cacao provenienti da Africa, Asia e America Latina, ai vini ottenuti da antichi vitigni Criolla e ai sapori dell’Anatolia, con un percorso tra olive, vino e cucina mediterranea.

Gli Appuntamenti a Tavola vedranno protagonisti cuochi provenienti da diversi Paesi, che racconteranno il proprio territorio attraverso ricette e ingredienti tipici. Dalla cucina di mare dello Yucatán ai piatti della tradizione persiana, passando per il granchio blu reinterpretato in chiave gastronomica e per i menu dedicati alla cucina del recupero, ogni incontro metterà al centro biodiversità, sostenibilità e valorizzazione delle produzioni locali.

Anche l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo sarà protagonista con un ricco programma di incontri dedicati alla ricerca e all’innovazione nel settore alimentare. Studenti, alumni e produttori guideranno degustazioni e approfondimenti dedicati a pane, sidro, kombucha, caffè, dumpling e altri prodotti artigianali, raccontando il cibo come strumento di conoscenza, cultura e sviluppo.

Terra Madre Salone del Gusto si conferma così un grande viaggio tra i sapori del pianeta, un’occasione per conoscere culture diverse attraverso il cibo e scoprire il valore della biodiversità, trasformando per quattro giorni il centro di Torino in un punto di incontro tra produttori, cuochi, ricercatori e appassionati provenienti da ogni parte del mondo.

Sapore d’Oriente nel piatto: straccetti speciali di pollo

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Il piatto non necessita di lunghe cotture ma di una profumata marinatura

 

Un ottimo secondo piatto leggero, fresco e veloce, non necessita di lunghe cotture ma di una profumata marinatura che esaltera’ il delicato gusto del pollo abbinato alla croccantezza delle verdure.

Semplice, dal successo garantito.

 

 Ingredienti:

1/2 petto di pollo intero

2 carote

2 zucchine

1 limone

1 spicchio di aglio

1 cucchiaino di zenzero in polvere

1 cucchiaino di semi di cumino

1 cucchiaino di semi di sesamo

olio evo q.b.

sale, pepe q.b.

Lavare le verdure e tagliarle a bastoncini nel senso della lunghezza.Tagliare il petto di pollo a striscioline, metterlo in una terrina, cospargerlo con le verdure, le spezie, l’aglio a fettine, bagnare il tutto con il limone, l’olio, il sale,e il pepe. Mescolare bene e lasciar marinare in frigorifero per almeno due ore. In una piastra in ghisa rovente, cuocere gli straccetti di pollo con le verdure scolate per circa dieci minuti, mescolare con una paletta e bagnare con la marinatura, lasciar sfumare. A cottura ultimata, servire subito.

Paperita Patty

Vacanza… da cosa?

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SOCIOGRAFIA    LETTERE DAL PRESENTE

Ebbi modo, ormai 20 anni fa, di conoscere il compianto Sergio Marchionne una sera a casa di amici comuni e fui immediatamente colpito dal suo essere diverso: diverso dagli altri manager, anche nel modo di vestire, dalla torinesità che allora esalava gli ultimi respiri, dall’ambiente in cui era stato chiamato ad operare.

Qualche tempo dopo fui affascinato dalla sua intervista, quando raccontò il suo arrivo nel 2004 in corso Marconi non trovando nessuno negli uffici. Alla sua domanda “Ma dove sono tutti?” gli risposero “sono in ferie”. “Ma in ferie da cosa?” fu il commento di Marchionne.

Seppure meno di un tempo l’abitudine italiana, particolarmente torinese, di andare in ferie ad agosto è rimasta. Eppure qualcuno ancora si ostina a recarsi in ferie (che deriva dal latino feriae, i giorni di ferie dedicati al culto degli dei) ad agosto, stressandosi il più delle volte più che a restare in ufficio. Sinceramente nessuno ne capisce il motivo, ora che le aziende non fanno più una chiusura totale in quel periodo, stante che per la legge della domanda e dell’offerta i prezzi in quel periodo sono molto più alti, c’è più traffico sulle strade e, dunque, non è certamente il periodo migliore per staccare e riposarsi. Considerando che vanno in ferie ad agosto anche molti pensionati che non hanno obblighi legati all’occupazione.

Ho ascoltato Isoradio RAI tra il 31 luglio ed il 1° agosto scorsi, domandandomi cosa spingesse 26 milioni di italiani a mettersi in viaggio proprio in quel week end, quando c’è il controesodo di luglio insieme all’esodo di agosto, non riuscendo a darmi alcuna risposta sensata.

Ora che le grandi aziende (come era a suo tempo la FIAT) non chiudono più tutte nello stesso periodo, perché le persone non scelgono due settimane a giugno e magari due a settembre, specie chi non ha figli in età scolare? Posso capire negli anni ’70, quando la FIAT nel solo stabilimento di Mirafiori occupava da sola il 5% dell’intera popolazione torinese (compresi anziani, bambini e casalinghe) ma ora lo trovo più una consuetudine che una necessità.

Quest’anno, poi, complici i conflitti ovunque intorno a noi, chi prima era solito recarsi all’estero per le ferie estive ha optato per il Belpaese aggiungendo problemi a problemi: costi, traffico, recettività alberghiera, parcheggi, code e servizi che, necessariamente, vengono erogati in modo peggiore.

Nella nostra cultura il concetto di ferie è quasi sempre associato a quello di turismo, cioè utilizzare le due-tre settimane di sospensione dell’attività lavorativa per scoprire nuove località, nuove culture. Siamo sicuri, però, di farlo nel modo più proficuo, più corretto? Se voglio recarmi in India, non importa se a visitare un ashram o Nuova Delhi sicuramente agosto sarà il periodo peggiore; lo stesso dicasi per nuotare nella baia di Ha Long in Vietnam, a meno che vogliate incontrare un tifone.

Perché, invece, non dividiamo le due esigenze? Quella di riposarci, dopo un anno di lavoro e di stress in un periodo in cui davvero ci si rilassi, magari dando un po’ di ossigeno anche al portafoglio, e quella di scoprire nuove località nel periodo adatto a quella località, che varia molto a seconda della latitudine (mentre noi qui stiamo morendo di caldo, in Nuova Zelanda stanno affrontando nevicate da record).

Come troppo spesso succede, siamo vittime delle nostre consuetudini e lottare contro le quali diventa un’impresa improba (nell’accezione moderna del termine). Cosa ci impedisce di sederci a tavolino, già ad inizio primavera, e decidere quali siano le località migliori per il periodo in cui vogliamo viaggiare? O, al contrario, se siamo obbligati ad effettuare le ferie in un certo periodo, quali siano le località adatte. Se ancora non crediamo che si possa cambiare, in meglio, simuliamo la vacanza come l’avremmo sempre fatta e, poi, proviamo a simulare una vacanza intelligente.

Einstein sosteneva che l’intelligenza sia la capacità di adattarsi ai cambiamenti.

Sergio Motta

 

Pasta risottata alla mediterranea

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Avete letto bene, e’ una pasta ma… cuoce come un risotto, provatela: e’ proprio appetitosa!

 

Ingredienti (per 4 persone):

320gr. di pasta corta tipo penne

15/20 pomodorini tipo Pachino

1 cucchiaio di capperi dissalati

3 cucchiai di olive taggiasche denocciolate sott’olio

1 piccola cipolla

1 spicchio di aglio

3 cucchiai di olio evo

1 bicchierino di vino bianco secco

3 cucchiai di pecorino grattuggiato

acqua per cottura

basilico e  prezzemolo freschi

Sale q.b.

 

In una larga padella mettere a dorare la cipolla,  l’aglio e i capperi tritati, aggiungere poi  le olive e i pomodorini tagliati a meta’, insaporire per qualche minuto poi unire la pasta cruda e rimestare. A questo punto, salare, sfumare con il vino bianco e poi coprire completamente gli ingredienti con acqua calda e rigirare, proprio come… un risotto. Lasciar cuocere per 10 minuti (dipende dal tempo di cottura della pasta) rimestando di tanto in tanto aggiungendo, se occorre, poca acqua. Quando pronta, spolverizzare con basilico, prezzemolo fresco tritati e pecorino grattuggiato. Servire subito. Potete sostituire gli ingredienti secondo i vostri gusti, magari aggiungendo 2 filetti di acciuga… La pasta cotta in questo modo risultera’ molto piu’ gustosa e avvolta da una cremina che vi conquistera’.

Buon appetito.

Paperita Patty

 

Agriturismi, estate top in Piemonte

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Agosto traina la stagione, settembre molto promettente

Morandi (Agriturist Piemonte): “Il turismo rurale continua a crescere. Premiata un’offerta che unisce ospitalità, enogastronomia, natura e autenticità”. Allasia: “La sicurezza degli ospiti è la priorità assoluta”

 

Luglio ha confermato la forte attrattività delle vacanze in campagna, agosto si presenta con ottime prospettive e settembre, con l’arrivo dell’autunno, lascia intravedere un intenso prolungamento della stagione turistica. È un’estate positiva anche per gli agriturismi piemontesi, sostenuti da una domanda che continua a premiare la qualità dell’accoglienza rurale, la varietà delle esperienze proposte e la valorizzazione delle produzioni agroalimentari del territorio.
Secondo le rilevazioni di Agriturist il Piemonte si conferma tra le regioni italiane meglio posizionate nel turismo rurale. La regione conta oggi oltre 1.450 aziende agrituristiche autorizzate, pari a circa il 5,5% del totale nazionale, con una presenza particolarmente significativa nelle province di Cuneo, Torino, Alessandria e Asti e con una rete capillare che interessa l’intero territorio regionale, dalle Langhe-Roero e Monferrato Patrimonio UNESCO alle colline del Canavese, dalle vallate alpine ai laghi, fino alle risaie del Novarese e del Vercellese.
“Le prenotazioni registrate finora – dichiara Lorenzo Morandi, presidente di Agriturist Piemonte – confermano la solidità dell’offerta agrituristica piemontese. Cresce la richiesta di soggiorni che consentano di vivere esperienze autentiche, immerse nella natura, a contatto con le aziende agricole e con le produzioni tipiche. Il nostro territorio può offrire tutto questo grazie a un patrimonio di imprese che negli ultimi anni ha investito nella qualità dell’accoglienza e nella diversificazione dei servizi”.
Le preferenze dei visitatori si orientano sempre più verso soggiorni che affiancano all’ospitalità visite in cantina con degustazioni, escursioni, trekking, cicloturismo, attività per le famiglie e scoperta delle produzioni tipiche. A influire sulle scelte contribuisce anche il caldo di questa estate, che favorisce le destinazioni collinari e montane e una maggiore distribuzione dei flussi turistici anche nei mesi di settembre e ottobre, soprattutto nelle aree vocate alla viticoltura.
Gli agriturismi rappresentano oggi uno dei principali punti di incontro tra agricoltura, turismo e valorizzazione del paesaggio. Un modello di multifunzionalità che contribuisce a sostenere il reddito delle aziende agricole, promuovere le produzioni di qualità e rendere sempre più attrattivi i territori rurali piemontesi per il turismo italiano e internazionale.
Agriturist segue inoltre con attenzione l’applicazione delle nuove disposizioni in materia di sicurezza delle piscine, tema particolarmente rilevante per le numerose aziende che offrono questo servizio. “La sicurezza degli ospiti è una priorità assoluta – conclude il presidente di Confagricoltura Piemonte Enrico Allasia – ma chiediamo che gli adeguamenti previsti possano essere realizzati con tempi compatibili con l’attività delle imprese, evitando di gravare sulle aziende proprio durante il periodo di massima operatività della stagione turistica”.