Sabato 9 maggio alle ore 18 presso la Sala Consiliare del Comune di Avigliana si terrà il primo degli eventi legati al 43° Palio Storico dei Borghi di Avigliana, la grande manifestazione che ricorda il passaggio in città nel 1389 di Valentina Visconti, figlia di Gian Galeazzo, Signore di Milano, diretta a Melun, dove avrebbe conosciuto il suo sposo Luigi di Valois-Orléans, fratello minore del Re di Francia Carlo VI.
I Capi dei borghi storici di Avigliana presteranno il solenne Giuramento dinanzi al Conte di Savoia Amedeo VII detto “il Conte Rosso”, legando il proprio onore al destino della vittoria.
Verrà inoltre svelato il Drappo del Palio 2026.
Successivamente nel Giardino delle Donne ci sarà lo spettacolo degli Sbandieratori e Musici della Città di Avigliana.
Seguirà un rinfresco.
Il prossimo appuntamento legato al Palio sarà sabato 23 maggio alle ore 20 in Piazza Conte Rosso, dove si terrà la Cena del Canapo, accompagnata da spettacoli di giocoleria, musica ed intrattenimento. Durante la serata verranno eletti Miss e Mister Palio 2026.
Nel cuore più raccolto di Torino, a due passi dai grandi flussi ma lontano dal loro rumore, c’è un indirizzo che sembra parlare sottovoce — e proprio per questo si fa notare. Casa del Pingone non è solo un luogo, è una dichiarazione d’intenti.
Dal Made in Italy dell’accoglienza più autentica a una visione contemporanea dell’ospitalità, qui si entra in uno spazio che tiene insieme storia e presente senza forzature. L’edificio — tra i più antichi della città, già dimora di Emanuele Filiberto Pingone, in Via della Basilica al civico 3 — conserva tracce medievali e stratificazioni artistiche che attraversano i secoli, dagli affreschi del piano nobile fino agli angoli più raccolti della struttura. Ma non è nostalgia: è materia viva.
Ed è proprio qui il luogo gastronomico che spetta alla Torino della ristorazione , non format buttati a caso. Qui si viene per mangiare, certo, ma anche per restare. Per trattenersi a lungo, tra una cena e un cocktail, in quell’atmosfera intellettuale che non ha bisogno di esibizioni, ma che sa farsi contemporanea. Un posto dove piace fare tardi e che rispetta l’identità culturale della Torino di oggi che racconta la Torino che fu. E ai torinesi piace così.
Sotto il disegno di Federico de Giuli — nome già noto nell’accoglienza turistica e nella ristorazione torinese — Casa del Pingone prende forma come spazio ibrido e coerente: boutique hotel di sei suite, ognuna arredata con modernariato scelto, ambienti per incontri e lavoro, e una suite all’ultimo piano che si apre tra torre medievale, terrazzo e vista sulla collina e sul Palazzo Reale.
Al piano terra, il bistrot lavora su una cucina essenziale, rigorosa, senza fronzoli. Il territorio è il punto di partenza, ma non il limite: tecnica, ricerca e una sensibilità sempre più orientata al vegetale costruiscono una proposta che non ha bisogno di sovrastrutture. Accanto, il laboratorio interno di panificazione e pasticceria scandisce i ritmi della giornata, dalle colazioni alle ultime portate. E poi la caffetteria, aperta fino a mezzanotte: espresso, estrazioni specialty, vermouth piemontesi e miscelati che tengono il passo della città — o forse lo anticipano.
Lo chef: un percorso senza scorciatoie
C’è una linea abbastanza chiara, nel percorso di Lorenzo Cherubini, 28 anni, braidese, torinese d’adozione da due. Ed è quella della sostanza.
A 16 anni muove i primi passi all’Osteria del Boccondivino, a Bra, uno dei luoghi simbolo della cultura gastronomica langarola e legato all’universo Slow Food. Poi tre anni all’Osteria Syslak, sempre a Bra: una cucina schietta, territoriale, dove si impara davvero a trattare la materia prima senza compromessi.
Il passaggio all’Osteria Arborina, a La Morra, ristorante stellato Michelin guidato da Andrea Ribaldone, lo porta dentro una cucina gastronomica strutturata, fatta di tecnica e organizzazione di brigata.
Il ritorno a Bra segna una deviazione interessante: il ristorante giapponese Tako, dove resta un anno e mezzo per confrontarsi con tecniche e sensibilità completamente diverse. Poi di nuovo Torino, al Ristorante Consorzio, indirizzo centrale per chi cerca una cucina piemontese contemporanea, costruita su materie prime eccellenti e una continua tensione tra tradizione e creatività.
Oggi l’approdo alla Casa del Pingone, dove Cherubini arriva come Executive Chef. Qui può mettere insieme tutto: rigore, ricerca, semplicità. Senza bisogno di dimostrare, ma con l’urgenza di fare bene.
I piatti: niente riletture, solo sostanza
Qui non siamo nel territorio rassicurante della “tradizione che si rinnova”. No, finalmente. Il punto non è rifare le ricette piemontesi, ma scomporle. Prendere gli ingredienti simbolo e rimetterli al centro.
Le cervella fritte, per esempio, vengono trattate con rispetto ma senza timore: alleggerite, accompagnate da ortaggi di stagione, costruite attorno a una materia prima che arriva da Porta Palazzo, a due passi. Una cucina che parte dal mercato, davvero.
Sugli agnolotti si vede la mano piemontese: precisa, battuta. Ma anche qui niente nostalgia. La presentazione è giocosa — sì, anche con la “schiumetta” — ma è sostanza: formaggi piemontesi lavorati con intelligenza, qualcosa che diverte senza diventare trucco.
E poi l’agnello, forse il terreno più personale. C’è conoscenza totale dell’animale, delle sue parti, e un approccio concreto all’antispreco: gli scarti diventano fondi, brodi, profondità. Tornano nel piatto, a sostenere e amplificare la carne.
È una cucina che lavora per sottrazione, ma con idee chiarissime. Silenziosa, precisa, necessaria. E in una Torino che a volte confonde novità con rumore, questa è già una presa di posizione.
Chiara Vannini
I tomini freschi di latte vaccino a pasta morbida, dal gusto leggermente acidulo, hanno origini antichissime e spiccano tra i tipici antipasti della cucina piemontese.
I classici – tumin al verd – preparati con ingredienti semplici come prezzemolo, acciughe, aglio e peperoncino ci permettono di preparare una ricetta particolarmente stuzzicante, perfetta per una cena autunnale da consumare con gli amici in allegria.
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Ingredienti
1 rotolo di tomini freschi
1 mazzetto di prezzemolo
1 spicchio di aglio
4 filetti di acciuga sott’olio
1 peperoncino piccante
1 tuorlo d’uovo sodo
1 pezzettino di pane secco
Sale, aceto bianco, olio evo q.b.
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Per preparare il bagnetto verde, mettere a bagno il pezzetto di pane nell’aceto, lavare bene il prezzemolo, asciugarlo e tritarlo con la mezzaluna, aggiungere i filetti di acciuga, l’aglio, il peperoncino, il tuorlo ed il pane ben strizzato dall’aceto, aggiustare di sale e aggiungere l’olio. Mescolare il tutto con cura e disporre sopra ai tomini precedentemente tagliati a fette. Servire a temperatura ambiente con un buon bicchiere di vino rosso piemontese.
Paperita Patty
Le pere caramellate hanno il sapore dei ricordi della nostra infanzia, ricordi di cose semplici e genuine. Le pere, aromatizzate da spezie e vino rosso delicatamente avvolte da un dolce e profumato sciroppo saranno un fine pasto all’insegna della bonta’e della dolcezza.
Ingredienti
6 pere Kaiser
200ml di vino rosso
100ml di acqua
100gr. di zucchero
1 stecca di cannella
2 chiodi di garofano
Scorza di limone
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Sistemare le pere ben lavate in una pentola stretta, in modo che rimangano in piedi, aggiungere il vino, lo zucchero, la scorza del limone e le spezie. Portare a bollore, lasciar sfumare il vino, aggiungere l’acqua e cuocere a fuoco lento per circa 20 minuti, rigirando le pere di tanto in tanto. A cottura avvenuta, togliere le pere e lasciarle raffreddare, filtrare il liquido e farlo ridurre a sciroppo. Servire le pere nappate con lo sciroppo.
Paperita Patty
Il Piemonte nel cichet
Per scoprire e conoscere il Piemonte non bisogna dimenticarsi di utilizzare, tra i vari sensi, il gusto e l’olfatto. Il Piemonte è, infatti, una grande terra di vini e di distillati con caratteristiche uniche che fondano le proprie radici su tradizioni storiche antichissime.
Sono diverse le varietà di alcolici che si possono trovare: si va dai liquori e distillati che nascono dal vino, come il Vermut alle Grappe di grande qualità degne degli eccellenti vitigni autoctoni da cui derivano.
Leggi l’articolo su piemonteitalia.eu:
https://www.piemonteitalia.eu/it/in-evidenza/il-piemonte-nel-cichet




Pensione? No, grazie
Anche se la pensione, il ritiro del lavoro, sta diventando una meta sempre più lontana, per effetto della legislazione che la parametrizza con l’aumentare della vita media, non di meno è un momento che molti agognano giunti ad un certo punto della propria anzianità, anagrafica e lavorativa.
Ho sentito frasi come “Quando andrò in pensione farò…” oppure “Con i soldi del TFR comprerò…” fin da quando ero ragazzo e sentivo i colleghi anziani di allora, alcuni conoscenti o, semplicemente, persone incontrate per caso pensare al momento della pensione come ad un momento di svolta, in meglio si intende.
Da alcuni anni, al contrario, assisto ad un vero terrore nei confronti di quel momento, sia da parte di uomini che di donne.
“Cosa farò dopo?”, “Non avrò niente da fare tutto il giorno” denotando che per quelle persone il lavoro fosse tutto, anche se avevano detto peste e corna dei colleghi, dei dirigenti o anche solo maledetto di doversi alzare al mattino, di non poter andare in ferie quando avrebbero voluto, ecc.
È palese che la nostra società sia cambiata e ogni cambiamento sia sempre più rapido ma, alla base di queste lamentele, c’è evidentemente qualcosa di più, qualcos’altro.
Io ho sempre pensato, perlomeno da dieci anni a questa parte, che il giorno in cui fossi andato in pensione avrei dedicato del tempo a me stesso. Non vuol dire passare ore allo specchio o prendere la residenza dall’estetista ma fare le cose che piacciono: ad esempio visitare musei, andare al cinema, passeggiare per la città o andare alla presentazione di un libro. Anche leggere sul divano, o sul terrazzo, pare non avere controindicazioni.
Prima le missioni in tutta Italia, poi turni di lavoro, in seguito cariche politiche, l’insegnamento erano tutti impegni che, di fatto, mi hanno costretto a modificare i miei orari e gli impegni su quanto deciso da altri.
Naturalmente tra i miei desiderata c’è anche viaggiare, trovarsi con gli amici, magari passandoli a trovare in negozio o in studio, per rinvigorire quei rapporti di amicizia sopiti.
Sento, però, molte persone alla soglia della pensione lamentarsi, preoccupate; la cosa preoccupante è che, in una società che molti definiscono patriarcale, siano soprattutto le donne a lamentarsi non sapendo come impiegare il tempo quando non dovranno più bollare la cartolina.
Ho fatto un calcolo approssimativo: pulire un appartamento di 70 mq, con costanza, richiede circa un giorno-un giorno e mezzo alla settimana, compreso lavare le tende, i lampadari, ecc. Fare la spesa, stirare, rammendare, ecc. richiede, a esagerare, un’altra giornata. E siamo a due giorni alla settimana. Possibile che a queste persone non sia venuto in mente che negli altri 5 giorni potrebbero (a scelta): frequentare l’Università popolare o l’Unitré per approfondire una passione, insegnare nei suddetti Enti una materia in cui sono ferrati (magari diritto oppure comunicazione, informatica o fotografia), andare in palestra, frequentare un’associazione, andare con un amico o amica (ne avrete almeno uno!) al cinema, a visitare un museo, a fare una gita in giornata, a fare volontariato in un ospedale, in un canile, in un’associazione d’arma come simpatizzanti, oppure scrivere, suonare, dipingere, tenere conferenze e molto altro ancora.
Allora mi viene in dubbio fondato: che non sia solo una non-preparazione al cambio di vita ma sia il risveglio da un’anestesia mentale che per tutta la durata lavorativa ci ha tenuto in stato vegetativo.
Sveglia, caffè, auto (o bus o metro, non importa), ufficio, mensa, colleghi (non amici), ferie scandite dal capoufficio, auto, spesa, casa. Un’eccezione sarebbe portare i figli a scuola prima di entrare al lavoro e ritirarli prima di tornare a casa.
E questo per 43 anni circa, dall’inizio dell’attività lavorativa a quando il Ministero del lavoro dice che siamo abbastanza vecchi da non incidere troppo sul bilancio dell’INPS ma non troppo per poter ancora lavorare fino a quel giorno.
La verità è che non ci fermiamo mai a pensare, a riflettere, ad analizzare la nostra vita per apportare eventuali, indifferibili, modifiche a ciò che facciamo, a come viviamo e a ciò che stiamo progettando. Se aspettiamo la pensione, con l’erogazione del TFR, unicamente per comprare finalmente la berlina da 90 mila euro mi sa che siamo sulla strada sbagliata; all’aumentare dell’età diminuisce notevolmente la capacità reattiva, si allungano i tempi di reazione con il rischio che la macchina duri poco prima di abbracciare un guardrail o vedere un camion troppo da vicino.
Pensiamo a noi stessi, a valorizzare il nostro essere, con le nostre passioni, i nostri interessi, le nostre doti, culturali, emotive e affettive. Vogliamo andare in giro in auto? Con i soldi che non spendiamo nell’acquisto dell’auto sai quante volte possiamo pagare benzina, autostrada disturbo, ad un amico che ci porti dove vogliamo? O, se proprio non abbiamo amici, ad un’impresa di noleggio.
Sergio MOTTA
Un secondo di mare dal gusto raffinato, un piatto speciale dal carattere leggero, senza rinunciare al gusto. Semplice e veloce.
Ingredienti
2 filetti di tonno fresco
50gr. di pistacchi non salati
2 foglie di basilico
Olio di oliva leggero q.b.
Sale, pepe q.b.
Scottare il tonno per pochi minuti per parte in una bistecchiera leggermente unta di olio.
Nel frattempo preparare la salsa. Tritare nel mixer i pistacchi ed il basilico con l’olio versato a filo, aggiungere il sale, il pepe e poca acqua, fino a renderlo cremoso. Servire subito accompagnato da una fresca insalatina verde.
Et voilà…la cena è pronta.
Paperita Patty
Eccovi una proposta per un secondo profumato ed appetitoso
Ricco di importanti proprieta’ nutritive, buono e gustoso, il pesce e’ uno dei protagonisti della dieta mediterranea. Fritto, a vapore, al forno puo’ essere preparato in tanti modi diversi, ma se cercate una ricetta semplice, veloce e dietetica che racchiude il sapore del mare eccovi una ricetta per un secondo profumato ed appetitoso.
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Ingredienti per una persona:
1 trancio di pesce a piacere
1 patata
1 carciofo
4 pomodori datterini
capperi, olive taggiasche denocciolate, pinoli q.b.
1 cucchiaio di olio evo
1 pizzico di timo
sale q.b.
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Tagliare la patata a rondelle e il carciofo a fettine, sistemarli a strati su di un foglio di carta forno, aggiungere il trancio di pesce, coprire con i capperi, le olive tagliate a meta’, i pinoli e i pomodorini a pezzi. Cospargere il tutto con un pizzico di timo, poco sale, l’olio evo. Chiudere il cartoccio con uno spago da cucina, appoggiarlo su una teglia da forno e cuocere a 200 gradi per 20 minuti circa. Servire caldo.
Paperita Patty
