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I dolci di Torino: una storia antica di gusto

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Torino è una città che sa come incantare non solo per la sua eleganza e la sua architettura, ma anche per la sua gastronomia, che è un vero e proprio tesoro di tradizione. Tra i tanti piatti che rappresentano il cuore della città, i dolci torinesi sono senza dubbio tra i più apprezzati e celebrati. Ogni dolce racconta una storia che affonda le radici in secoli di tradizioni culinarie, tra ingredienti pregiati e tecniche che sono state tramandate di generazione in generazione. I dolci tipici di Torino sono una combinazione perfetta di ricette antiche, influenze nobili e sapori ricercati, che ancora oggi conquistano i palati di chi ha la fortuna di assaporarli.
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Torta di Nocciole: La Regina della Tradizione Torinese
croccante alle noccioleTra i dolci torinesi più celebri, la torta di nocciole rappresenta un autentico simbolo della città. La nocciola, in particolare la varietà Tonda Gentile del Piemonte, è l’ingrediente protagonista di questa prelibatezza, che affonda le sue radici nelle tradizioni contadine della regione. La torta di nocciole è un dolce che non ha bisogno di fronzoli: semplice ma ricco di sapore, la sua preparazione ruota attorno alla genuinità delle nocciole tostate e tritate, che danno vita a una torta dalla consistenza morbida e umida. Si racconta che il suo successo sia stato favorito dalla qualità delle nocciole locali, che trovano nel territorio torinese l’habitat perfetto per sviluppare il loro caratteristico sapore.
Questo dolce, che si prepara senza troppi ingredienti complessi, ha saputo mantenere intatto il suo fascino nel corso degli anni. La sua diffusione avvenne in modo piuttosto graduale, ma si dice che la torta di nocciole fosse una delle preferite nelle case delle famiglie torinesi già nel XVIII secolo. Non è raro trovare la torta servita come dessert nelle trattorie e nelle pasticcerie storiche di Torino, ed è considerata il perfetto esempio di dolce rustico e allo stesso tempo raffinato.
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Baci di Dama: Un Dolce Che Racconta Una Storia d’Amore
Un altro dolce che non può mancare nella tradizione torinese è senza dubbio il Bacio di Dama, che rappresenta uno dei dolci più eleganti e simbolici della città. La sua storia è avvolta nella leggenda, ma si narra che il dolce sia stato creato a Tortona, in Piemonte, nel XIX secolo. Il suo nome deriva dalla sua forma: due piccoli biscotti di pasta di mandorle o nocciole, uniti da un sottile strato di cioccolato, che ricordano due labbra che si sfiorano in un bacio. Questa analogia con l’amore non è casuale, visto che il Bacio di Dama è da sempre considerato un dolce “romantico” per eccellenza. La sua diffusione a Torino fu rapida, tanto che oggi è un marchio distintivo della pasticceria torinese. La ricetta originale prevede un impasto semplice, fatto di mandorle, zucchero e burro, ma la creazione dei biscotti è un’arte che richiede precisione e abilità, in modo che la forma e la consistenza siano perfette. Ancora oggi, il Bacio di Dama viene realizzato nelle pasticcerie storiche torinesi, dove il suo sapore delicato e la sua eleganza lo rendono uno dei dolci più apprezzati da turisti e locali.
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Il Bonèt: Un Dolce dal Gusto Profondo

Un altro dolce che è profondamente radicato nella cultura piemontese è il Bonèt, un dessert al cucchiaio che, con il suo gusto ricco e avvolgente, rappresenta uno dei classici della cucina dolce torinese. Si tratta di un flan a base di uova, latte, zucchero, amaretti e cioccolato, che viene cotto a bagnomaria per ottenere la sua caratteristica consistenza cremosa. La sua origine risale al periodo medievale, ma la ricetta che conosciamo oggi ha preso forma nel XIX secolo.

Il Bonèt è spesso considerato un dolce della tradizione contadina, preparato in occasioni speciali ma anche durante i pranzi festivi. Si racconta che, in passato, venisse preparato in grandi quantità nelle case dei contadini torinesi, dove la dolcezza del cioccolato e la croccantezza degli amaretti rappresentavano un piacere semplice ma soddisfacente. Ancora oggi, il Bonèt è un piatto immancabile nei ristoranti tradizionali di Torino, dove viene servito come conclusione di un pranzo ricco e saporito.
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La Panna Cotta: Un Dolce Elegante e Semplice
Sebbene non sia esclusivamente torinese, la panna cotta è senza dubbio uno dei dolci più amati in Piemonte. La sua preparazione semplice e i suoi ingredienti genuini – panna, zucchero, gelatina e vaniglia – la rendono un dessert fresco e versatile, perfetto per ogni stagione. Si dice che la panna cotta abbia origini antiche, nate in Piemonte, anche se la sua diffusione in tutta Italia è avvenuta più tardi. La panna cotta è stata presentata in vari modi, ma la versione classica prevede una salsa ai frutti di bosco o al caramello che la rende ancora più golosa.
Questo dolce ha un’origine affascinante. Alcune leggende raccontano che fosse stato inventato da una cuoca della zona del Monferrato, che per sbaglio mescolò panna e gelatina, creando senza volerlo una ricetta che avrebbe fatto la storia. Semplice ma elegante, la panna cotta è diventata un simbolo della cucina piemontese e, oggi, è un dolce che trova spazio in molti menù dei ristoranti torinesi, sempre accompagnato da una presentazione che rispecchia la sua delicatezza.
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Le Sfoglie della Duchessa: Un Dolce Nobile
Infine, le Sfoglie della Duchessa sono uno dei dolci più esclusivi di Torino, legati alla tradizione aristocratica della città. Questo dolce, che deve il suo nome alla Duchessa di Savoia, è fatto di sottili strati di pasta sfoglia farciti con crema pasticcera e ricoperti di zucchero a velo. La loro delicatezza e il loro aspetto elegante li hanno resi una prelibatezza che veniva preparata nelle corti nobili torinesi, e oggi sono ancora un emblema di raffinatezza.
Le Sfoglie della Duchessa sono un dolce che racconta la storia della Torino nobile, quando i banchetti aristocratici erano l’occasione per sfoggiare dolci e prelibatezze che deliziavano i palati più esigenti. Ancora oggi, queste sfoglie sono preparate nelle pasticcerie storiche della città, dove vengono servite come simbolo di una tradizione gastronomica che non perde mai il suo fascino.
Torino, con la sua ricca tradizione dolciaria, continua a essere una città in cui il passato e il presente si incontrano in un equilibrio perfetto, capace di affascinare chiunque desideri scoprire i suoi sapori autentici e le sue storie golose.
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NOEMI GARIANO

La tradizione della mimosa l’8 marzo

Ogni anno l’8 marzo in tutto il mondo viene celebrata la Giornata Internazionale della donna, durante la quale vengono ricordati i diritti, ma anche le discriminazioni e le violenze che le donne sono costrette ancora oggi a subire.
Questa festa in Italia ha il suo fiore emblematico: la mimosa.
La ricorrenza viene fatta risalire ad un evento simbolico: secondo la tradizione l’8 marzo 1908 a New York 129 operaie dell’industria tessile Cotton rimasero uccise in un incendio mentre protestavano per le condizioni di lavoro indegne a cui erano sottoposte. Da allora, l’8 marzo è diventata la giornata ufficiale dedicata alle donne. La festa è stata celebrata per la prima volta in Italia nel 1922.
Molto probabilmente l’incendio sul quale si basa è quello della Triangle Shirtwaist Factory, avvenuto a New York il 25 marzo 1911: morirono 123 donne e 23 uomini, per la maggior parte immigrati italiani.
La tradizione vuole che nei pressi della fabbrica bruciata l’8 marzo 1908 vi fosse una mimosa fiorita; in realtà questo fiore è stato scelto nel 1946 dall’Unione delle Donne Italiane, organizzazione che voleva una pianta fiorita ad inizio marzo, facile da trovare e poco costosa.
La scelta ricadde quindi sulla mimosa, che ha tutte queste caratteristiche ed inoltre il suo fiore simboleggia forza e femminilità.
Si tratta di una pianta capace di vegetare anche in terreni difficili, proprio come le donne, che nella storia hanno saputo affrontare ostacoli di ogni genere.
La mimosa, il cui nome scientifico è acacia dealbata, è una pianta originaria del sud-est asiatico e della Tasmania, dove può raggiungere un’altezza di 20-25 metri. I suoi fiori sono formati da piccole palline di colore giallo, riunite a grappoli. I rami, di colore verde, hanno la superficie finemente vellutata. La chioma è composta da numerose foglioline, di tipo pennato, accoppiate in 30-40 paia, che hanno la caratteristica di essere aperte e piene durante il giorno, per poi chiudersi e ripiegarsi nelle ore notturne. I suoi rami sono delicati e si spezzano facilmente sotto l’azione del vento.
E’ giunta in Europa all’inizio del XIX secolo, dove si è adattata molto bene al clima mediterraneo, caratterizzato da inverni miti ed estati secche.
In Italia è molto diffusa in Liguria, dove ogni anno, tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo, regala macchie di colore che tingono di giallo le colline. In Provincia di Imperia, tra Vallebona e Perinaldo, lo spettacolo è meraviglioso: da lontano è come vedere una moltitudine di canarini riuniti.
La mimosa è il fiore simbolo di Pieve Ligure, un Comune nel Golfo Paradiso, dove ogni secondo fine settimana di febbraio si celebra una festa a lei dedicata, che prevede una sfilata di carri allegorici addobbati con questo fiore, lungo la via principale della città.
In Costa Azzura è stata creata la “Strada della Mimosa”, un percorso di 130 km che inizia a Bormes-les-Mimosas, attraversa Rayol-Canadel sur Mer, Sainte Maxime e Saint-Raphaël, tocca Mandelieu-la-Napoule, Tanneron e Pégomas e termina a Grasse. Un percorso tra borghi pittoreschi, tinto del blu cobalto del mare, del giallo del sole e dei fiori e del verde di foreste e boschi.
Ogni anno, l’ultimo fine settimana di gennaio, a Bormes-les-Mimosas si tiene Mimosalia, la grande manifestazione dedicata a questa pianta.
Mandelieu-la-Napoule organizza invece la Festa della Mimosa a metà febbraio, che prevede sfilate di carri addobbati da questo magnifico fiore e l’elezione della Regina delle mimose.
Famose in tutto il mondo sono le mimose del Principato di Seborga, un piccolo Comune situato nell’entroterra, tra Ospedaletti e Bordighera, che rivendica la propria indipendenza dall’Italia. L’economia del territorio, oltre che sul turismo è basata proprio sulla coltivazione di mimose e ginestre, molto apprezzate per la loro qualità. Dalla mimosa vengono ricavati anche cosmetici come l’ottima crema per le mani, idratante e protettiva.
Il destino ha voluto che a capo di questo principato delle mimose ci sia una donna, la Principessa Nina, incoronata il 20 agosto 2020.

ANDREA CARNINO

 Soft Eggs, un format per gli amanti del soft clubbing mattutino

Il soft clubbing è  ormai la tendenza del momento. Si tratta di un nuovo rito di socialità che ribalta le regole della discoteca, trasportandone musica e gente agli orari mattutini. Un ritrovo più  soft, alla prima luce del sole, per celebrare tutti insieme il rito della colazione a tempo di musica. Stesso ritmo, stessa voglia di divertirsi, modo e community differenti.
Seguendo questo nuovo trend nasce oggi Soft Eggs, il nuovo format nato dalla forza di PRINCE PRIVATE, una sinergia unica tra due realtà  leader del panorama piemontese, Prince Experience e POP UP Location WOW, che ridefinisce il rapporto tra musica, spazio e socialità.
Un evento tutto nuovo in cui la musica è protagonista di una giornata conviviale incentrata sullo stare insieme e sull’enogastronomia di livello, con una colazione che va in scena dall’alba al tramonto.

Soft Eggs debutta con un evento eccezionale l’8 marzo , in una location di grande eleganza, le sale barocche di palazzo Saluzzo Paesana, splendido edificio nobiliare settecentesco custodito come un piccolo tesoro tra le vie del cuore del centro cittadino.

Qui, a partire dalle 10 e fino all’orario esatto del tramonto, l’8 marzo alle 18.27, andrà in scena uno speciale menù a base di uova, perfetto per la colazione della domenica, per un brunch o per una merenda speciale.
Tutto sarà curato nel minimo dettaglio , con tavoli riservati allestiti per l’occasione e un servizio di livello, per un appuntamento che non vuole lasciare niente al caso.
Un dj set di nove ore progettato per seguire il respiro della location senza mai sovrastarlo, abbandonando l’oscurità tipica del club, per celebrare il design e la trasparenza degli spazi e promuovendo una socialità fluida e sostenibile che privilegia la qualità dell’ascolto .
Soft Eggs non è  solo un evento musicale, ma grazie alla collaborazione di POP UP e del suo chef Flavio Cumali, il cuore dell’appuntamento sarà lo speciale Eggs Menù Signature, su prenotazione,  dove l’uovo è  protagonista creativo, presentato in diverse tecniche, ricette e consistenze. L’intero menu di quattro portate sarà  servito su due turni dalle 11 alle 13 e dalle 13 alle 15, al prezzo di 35 euro a persona, bevande escluse.
I due organizzatori Prince Experience e POP UP,  in occasione del debutto di Soft Eggs, che coinciderà con la Giornata Internazionale della Donna, hanno scelto di promuovere un messaggio di solidarietà con l’iniziativa denominata “Un gelato per la ricerca”, che mira a sostenere la campagna “Life is pink” che colora di rosa la ricerca e la cura dei tumori femminili. Attraverso una donazione di 5 euro, i partecipanti potranno gustare un gelato al gusto di fragola e l’intero ricavato dalla vendita sarà devoluto alla Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro.

Per info contattare 3514928201

Mara Martellotta

A Torino spopola il brunch: moda o abitudine ormai consolidata?

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Nel cuore di Torino la domenica mattina assume un sapore diverso: non più solo calma, ma anche profumo di pancakes, uova strapazzate e toast con avocado. Il fenomeno del brunch ha preso piede negli ultimi anni e non sembra più soltanto una moda passeggera. Ma cos’è esattamente il brunch, perché piace così tanto ai torinesi e dove provarlo?
Cos’è il brunch e perché piace ai torinesi
Il termine brunch nasce in Inghilterra alla fine dell’Ottocento, dalla fusione di breakfast e lunch. Era un modo per unire colazione e pranzo in un unico momento rilassato, soprattutto la domenica, dopo una lunga dormita. Col tempo il rito è approdato negli Stati Uniti, dove ha trovato la sua consacrazione e negli ultimi anni ha conquistato anche l’Italia.
A Torino, città con una solida tradizione culinaria, il brunch si è integrato perfettamente. È diventato un’occasione per rallentare, ritrovarsi con gli amici o la famiglia e sperimentare una cucina che mescola dolce e salato, tradizione e modernità. Se durante la settimana il ritmo è serrato, la domenica i torinesi scelgono locali accoglienti e curati dove prendersi il tempo per gustare piatti abbondanti e variegati.
I locali più amati in città
L’offerta torinese è ormai ampia. In centro, Sweet Lab è una certezza per chi ama i pancakes soffici e i bagel farciti da accompagnare a caffè americano o spremute fresche. A San Salvario, Adonis Crêperie porta un tocco francese con crepes dolci o salate e galettes ricche di ingredienti. Sempre nello stesso quartiere, Teapot Tisaneria con cucina propone un brunch più raccolto e intimo, con piatti salati che cambiano ogni settimana affiancati da dolci casalinghi.
Per chi cerca un’esperienza più ampia, Casa Fedora organizza una domenica al mese un buffet che spazia dalle torte salate allo yogurt con frutta, dalle pannocchie alle colazioni all’inglese. Fuori dal centro, Casa Goffi in corso Casale offre nei weekend un brunch d’ispirazione anglosassone con uova strapazzate, club sandwich e patatine, il tutto in un’atmosfera conviviale. E per chi vuole il marchio della qualità gastronomica, Eataly Lingotto propone il brunch con un ricco buffet che unisce specialità dolci e salate, dalle focacce alle torte, fino a proposte vegetariane.
Una moda che diventa abitudine
Se all’inizio il brunch sembrava un fenomeno modaiolo, quasi da “Instagram”, oggi a Torino appare come una consuetudine vera e propria. Lo dimostra il numero crescente di locali che lo propongono stabilmente e la varietà delle proposte: dal brunch gourmet a quello più accessibile, dalle versioni vegane a quelle tradizionali. Certo, ci sono anche i lati meno piacevoli, come i prezzi talvolta elevati o le code nei locali più in voga, ma l’impressione è che il brunch abbia ormai trovato casa a Torino.
Per molti torinesi è diventato il modo perfetto per vivere la domenica: un tempo lento, conviviale e gustoso, in cui la città unisce la sua vocazione gastronomica con un’abitudine internazionale che, ormai, si può considerare consolidata.
La tradizione di Torino è sempre stata la “marenda sinòira” oggi conosciuta come “apericena” con i suoi tantissimi e gustosi stuzzichini, oggi si aggiunge anche il brunch, che per molti torinesi è diventato il modo preferito per vivere un tempo lento, conviviale e gustoso, in cui la città unisce la sua vocazione gastronomica con un’abitudine internazionale che, ormai, si può considerare consolidata.
NOEMI GARIANO

I mestieri silenziosi di Torino: tradizioni artigiane che resistono al tempo

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Torino è spesso raccontata attraverso i suoi grandi simboli: le piazze eleganti, i portici interminabili, i caffè storici e i ristoranti della tradizione. Eppure esiste un’altra città, più discreta e meno visibile, fatta di piccole botteghe e laboratori dove sopravvivono mestieri antichi. Sono attività che raccontano un passato fatto di manualità, pazienza e conoscenze tramandate per generazioni. Oggi molte di queste professioni sono sempre più rare, schiacciate dalla produzione industriale e dai cambiamenti delle abitudini di consumo. Tuttavia, tra le vie del centro e in alcuni quartieri storici, esistono ancora artigiani che continuano a lavorare come si faceva un tempo.

Entrare in una di queste botteghe significa spesso fare un piccolo viaggio nel passato. L’odore del legno, il rumore degli strumenti manuali, le pareti ricoperte di attrezzi raccontano una tradizione che resiste con discrezione nel cuore della città. Non si tratta soltanto di attività commerciali, ma di veri e propri presidi culturali, luoghi in cui sopravvive un patrimonio di saperi che rischierebbe altrimenti di scomparire.

Il liutaio e la musica costruita a mano

Tra i mestieri più affascinanti ancora presenti a Torino c’è quello del liutaio. Nei laboratori dedicati alla costruzione e al restauro degli strumenti ad arco si lavora con un’attenzione quasi rituale. Violini, viole e violoncelli nascono da legni selezionati e da lavorazioni che richiedono precisione millimetrica e lunghi tempi di attesa.

Il lavoro del liutaio non è soltanto tecnico, ma anche profondamente artistico. Ogni strumento possiede caratteristiche uniche, legate alla qualità dei materiali e all’abilità di chi lo costruisce. A Torino questa tradizione continua grazie a pochi artigiani che mantengono viva una pratica secolare. Le loro botteghe sono frequentate da musicisti professionisti, studenti dei conservatori e appassionati che cercano strumenti costruiti secondo i metodi della tradizione. In un’epoca dominata dalla produzione in serie, il valore di uno strumento realizzato interamente a mano diventa ancora più prezioso.

Botteghe storiche e antiche manualità

Accanto ai liutai sopravvivono altri mestieri che raccontano la Torino artigiana di un tempo. Tra questi vi sono i restauratori di mobili antichi, nelle botteghe del centro storico, in zona Quadrilatero e piazza Vittorio, figure fondamentali per la conservazione del patrimonio artistico domestico. Nei loro laboratori si interviene su armadi, tavoli e credenze che spesso hanno attraversato più di un secolo di storia. Il restauro richiede competenze specifiche, dalla conoscenza dei diversi tipi di legno alla capacità di riprodurre tecniche decorative ormai poco diffuse.

Un’altra figura sempre più rara è quella del rilegatore di libri. In queste botteghe si restaurano volumi antichi e si realizzano copertine artigianali utilizzando carte pregiate, tele e pelli lavorate a mano. Il lavoro è lento e meticoloso, lontano dalla velocità del mondo digitale, ma continua ad attirare collezionisti, biblioteche e appassionati.

Anche alcune botteghe dedicate alla lavorazione del cuoio e alla riparazione di oggetti continuano a resistere. Qui si aggiustano borse, si restaurano cinture, si riportano alla vita accessori che altrimenti verrebbero sostituiti. Sono attività che raccontano un rapporto diverso con gli oggetti, basato sulla durata e sulla cura.

Un patrimonio da preservare

La presenza di queste botteghe rappresenta una ricchezza culturale oltre che economica per la città. I mestieri artigiani custodiscono competenze difficili da sostituire e mantengono vivo un rapporto diretto tra chi produce e chi utilizza gli oggetti. In un contesto urbano sempre più dominato da grandi catene e da attività standardizzate, questi laboratori offrono un’esperienza diversa, fatta di autenticità e contatto umano.

Negli ultimi anni è cresciuta l’attenzione verso il valore dell’artigianato tradizionale. Sempre più persone riscoprono il fascino degli oggetti realizzati a mano e delle botteghe che conservano tecniche antiche. Tuttavia il futuro di questi mestieri rimane incerto. La trasmissione delle competenze richiede tempo, dedizione e nuove generazioni disposte a intraprendere percorsi professionali spesso impegnativi.

Torino, città che ha costruito gran parte della propria identità sulla capacità di innovare, conserva dunque anche una dimensione più silenziosa e preziosa. Nelle piccole botteghe disseminate tra il centro storico e alcuni quartieri meno turistici, gli artigiani continuano a lavorare con la stessa cura di un tempo. Sono presenze discrete, ma fondamentali, che contribuiscono a mantenere viva la memoria materiale della città.

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Noemi Gariano

Lo giuro!

I nati fino al 1986 compreso, cioè sottoposti all’assolvimento della leva obbligatoria, ricorderanno sicuramente il momento del giuramento collettivo.

Un mese di preparativi, marce, saluti, maneggio del fucile Garand (e, saltuariamente, FAL e MG) e poi, in pochi minuti, si passava da recluta a soldato.

Solitamente era il Colonnello Comandante dell’unità dove si frequentava il C.A.R: (Centro Addestramento Reclute) a recitare la formula di rito che si concludeva con la frase “Reclute del XY scaglione 19YY, lo giurate voi?” E in coro le reclute gridavano “Lo giuro!”.

Era il completamento della fase di addestramento e l’inizio di quella successiva, l’incorporamento nel reparto di destinazione al quale si era indirizzati d’ufficio.

Con la sospensione della ferma obbligatoria, i nostri giovani non hanno più l’obbligo di prestare giuramento alla Patria (e, quindi, di servirla per 12 mesi) ma quasi tutti ignorano che essa è stata, appunto, solo sospesa e non abrogata.

Il Governo sta, infatti, valutando in che modo ripristinarla, alla luce delle mutate esigenze di difesa, della alienazione di numerose caserme e, in generale, dei tempi che cambiano.

Parimenti, pochi sanno che ogni Comune continua ad inserire, al compimento del 17° anno, i maschi ivi residenti nella lista di leva e che, entro il 10 aprile, l’elenco con i maschi tra i 18 ed i 45 anni viene inviato al Ministero per un eventuale richiamo in caso di guerra o per altra necessità.

La situazione attuale, alla luce di quanto avvenuto in Iran e nei Paesi mediorientali, rende meno lontano un richiamo, anche solo come contingente di pace, degli italiani di sesso maschile.

Sorgono spontanee alcune riflessioni: come può un italiano tra i 40 ed i 45 anni (quando la leva obbligatoria era in vigore) ricordare come si usa un’arma, i gradi, il regolamento di disciplina (modificato nel 1986) e, in generale, essere utile alla Patria?

Chi, invece, non abbia assolto gli obblighi (esonerato per esuberanza di leva, nato dopo il 1986, come potrà essere formato proficuamente, specie se il richiamo riveste carattere d’urgenza?

Ultimo: considerando l’indole dei nostri giovani attuali, che sono quanto di più lontano esista dalla disciplina, come riusciranno a sopravvivere ad un regime dove o ti adegui o la tua ferma raddoppia per la somma di punizioni cui verrai sottoposto e che dovrai scontare a fine ferma?

Per chi non lo sapesse, la disciplina militare segue regole e codici ben precisi (Codice penale militare di pace e Codice penale militare di guerra) e non è contemplato che i genitori vadano a picchiare il comandante di squadra, di plotone, di compagnia o di reggimento se il figlio è stato punito, se il rancio non è come quello di mamma o per qualsivoglia altra lamentela.

Idem se rientri tardi in caserma e, credendo di sfuggire al controllo, non ti fermi quando la sentinella ti intima l’altolà; dopo il terzo “altolà” seguito da “fermo o sparo” è inevitabile che il militare in ritardo venga usato come bersaglio dalla sentinella con il suo fucile Beretta 160.

Uno dei nostri atavici problemi è saper scindere i desideri dalla realtà, la voglia di pace con la realtà mondiale, quello che si spera con quello che è.

Con la sospensione della leva obbligatoria qualcuno ipotizzò che, a fronte del diminuito numero di militari di leva, vi sarebbero stati molti volontari se non altro per lo stipendio sicuro, vitto e alloggio, ecc. Questo riguarda, naturalmente, anche le forze dell’ordine ed i VV.FF. Se questi ultimi hanno sopperito alle necessità facendo massiccio ricorso ai volontari, Polizia di Stato e Carabinieri sono ancora in carenza di organico. I Carabinieri, per giunta, che sono anche Polizia militare, sono passati dal reclutamento diretto a quello per concorso, il che ha reso ancora più difficile risanare gli organici.

Sperando, sia chiaro, che il nostro Paese non debba entrare in guerra per alcuna ragione, sorge spontanea una domanda: nel caso fossimo chiamati a combattere ne morirebbero più per mano dei nemici o per l’incapacità di sopravvivere lontano dal falò domestico?

Sergio Motta

Torino Comics cambia date

La XXX edizione si svolgerà dal 30 maggio al 1⁰ giugno alla Certosa Reale di Collegno

La scelta di riprogrammare l’evento, inizialmente previsto dal 17 al 19 aprile 2026, dal 30 maggio al 1⁰ giugno nasce dal chiaro principio di garantire alla community di Torino Comics che, da oltre trent’anni, contribuisce alla riuscita e alla crescita della manifestazione, uno spazio e un tempo pienamente dedicati, in cui pubblico e operatori possano vivere l’evento senza sovrapposizioni e con la massima libertà di partecipazione.

“La trentesima edizione rappresenta un passaggio simbolico per Torino Comics – ha dichiarato  Maurizio Ragno, head of Organization di Just for Fun – la decisione di rivedere le date nasce da una riflessione sul ruolo che Torino Comics intende continuare a ricoprire nel panorama culturale italiano,  un soggetto culturale aperto e inclusivo, capace di generare valore per l’intero ecosistema creativo .
In questo contesto la scelta di una nuova collocazione temporale rappresenta un’assunzione di responsabilità nei confronti della community, mettere al centro il pubblico e rispettare il lavoro di artisti, editori, espositori, fornitori e partner resta una priorità. La cultura  cresce quando si tutela il valore delle relazioni e si costruiscono spazi di partecipazione autentica”.

“Abbiamo deciso di essere partner strutturali di questo grande evento e ci siamo resi disponibili a riprogrammare Torino Comics e a collocare la sua trentesima edizione negli spazi della Certosa Reale e del Parco della Chiesa, in accordo con gli eventi già in corso nella nostra città,  in modo da rendere questa manifestazione la più partecipata, seguita e coinvolgente possibile – commenta il sindaco della Città di Collegno Matteo Cavallone – La scelta da parte degli organizzatori di puntare su un format  outdoor più accessibile e sostenibile risulta perfettamente in linea con la visione con cui stiamo trasformando la Certosa Reale e il Parco, in spazi vivi, aperti, capaci di ospitare esperienze culturali di qualità e di generare partecipazione
Siamo particolarmente orgogliosi che la mostra dedicata a Milo Manara, maestro del fumetto internazionale, trovi casa nella Sala delle Arti del Parco. Collegno è pronta ad accogliere questa edizione speciale di Torino Comics tra maggio e giugno, consapevole che la cultura è motore di comunità, di sviluppo e di futuro”.

La XXX edizione conferma il percorso evolutivo già annunciato e tra le novità  dell’edizione 2026 figura una diversa tipologia di accesso agli spazi , che vuole rendere il festival più aperto e migliorare l’esperienza del pubblico.
L’area commerciale con stand dedicati a rivenditori di fumetti vintage e da collezione,  gadget, oggettistica, carte collezionabili, magliette, accessori e prodotti legati alla cultura pop, sarà a ingresso gratuito e aperta a tutti. Una scelta che amplia l’accessibilità del festival e permette a chi non lo conosce di avvicinarsi per la prima volta all’evento.
Il biglietto darà l’accesso alle aree culturali e ai contenuti di eccellenza,  area autori, mostre tematiche, competizioni cosplay internazionali,  l’area dedicata al fumetto erotico,  concerti ed eventi sul main stage , talk e incontri con autori e ospiti; la partecipazione all’area sarà gratuita per gli artisti.

L’autore del manifesto ufficiale della XXX edizione è Vittorio Pavesio, figura storica del fumetto italiano e fondatore di Torino Comics e patron della manifestazione; protagonista del manifesto è Pietro Miccia, storica mascotte di Torino Comics, raffigurato sulla cima della Mole Antonelliana menter allarga lo sguardo verso nuovi orizzonti. Main guest di Torino Comics sarà  Milo Malara, maestro indiscusso del fumetto internazionale,  a cui è  intitolata la mostra dal titolo “Manara e l’arte del racconto, letteratura, cinema e storia”, allestita nelle sale delle Arti del Parco, che celebra il talento straordinario dell’autore veronese, capace di attingere ai grandi del patrimonio della cultura per rielaborarli attraverso il suo segno inconfondibile.  Malara, nel corso della sua lunga carriera, ha reinterpretato opere iconiche della letteratura, del cinema, della musica, dando vita a personaggi immortali ed eventi storici.
L’esposizione,  aperta al pubblico dal 17 aprile al 28 giugno, organizzata dall’Associazione culturale Torino Comics, presenta una ricca selezione di tavole originali, riproduzioni, storyboard, documenti e materiali vari. Le opere, del formato variabile da 50×70 a 70×100, consentono di apprezzare da vicino la precisione del tratto e la cura compositiva che hanno reso Manara uno degli autori più influenti e riconoscibili del fumetto contemporaneo.

Dal 6 marzo è aperta la biglietteria del Torino Comics 2026. Prevendita online su www.ticketone.it. i biglietti acquistati per le date di aprile rimarranno validi per quelle di giugno. Si potrà chiedere il rimborso, se impossibilitati nelle nuove date, entro il 20 aprile 2026.

Mara Martellotta

Taste Alto Piemonte a Milano

La più grande manifestazione dedicata ai vini dell’Alto Piemonte torna a Milano!
Lunedì 9 Marzo, partecipa alla tappa milanese di Taste Alto Piemonte.
L’evento organizzato dal Consorzio Tutela Nebbioli Alto Piemonte in collaborazione con AIS Milano, si terrà all’Hotel Westin Palace di Milano.
Una giornata dedicata alla scoperta dei vini dell’Alto Piemonte, dove potrai  incontrare le oltre 33 aziende vitivinicole presenti e degustare le ultime annate delle
10 denominazioni tutelate dal Consorzio.
il format di promozione ideato dal Consorzio Tutela Nebbioli Alto Piemonte si presenta alla kermesse milanese il 9 marzo 2026 all’Hotel Westin Palace, in Piazza della Repubblica a Milano.
Un’unica giornata con banchi di assaggio aperta ad operatori di settore, pubblico e stampa e dove potrai partecipare anche  a due masterclass di approfondimento in collaborazione con la delegazione AIS Milano.
Vieni a scoprire le aziende vitivinicole che proporranno le ultime annate delle 10 denominazioni dell’Alto Piemonte: Boca DOC, Bramaterra DOC, Colline Novaresi DOC, Coste della Sesia DOC, Fara DOC, Gattinara DOCG, Ghemme DOCG, Lessona DOC, Sizzano DOC, Valli Ossolane DOC.
I produttori che parteciperanno all’edizione milanese di Taste Alto Piemonte:
  1. Barbaglia Silvia – Cavallirio (NO)
  2. Cà da l’Era – Pieve Vergonte (VB)
  3. Cantina Comero – Sizzano (NO)
  4. Cantina Fontechiara – Borgomanero (NO)
  5. Cantina La Smeralda – Briona (NO)
  6. Cantinoteca dei Prolo – Fara Novarese (NO)
  7. Carlone Davide – Gringasco (NO)
  8. Castaldi Francesca –  Briona (NO)
  9. Castello di Montecavallo – Vigliano Biellese (BI)
  10. Ceruti Lorenzo – Sostegno (BI)
  11. Delsignore – Gattinara (NO)
  12. Enrico Crola – Mezzomerico (NO
  13. I Dof Mati Viticultrici – Fara Novarese (NO)
  14. Il Roccolo di Mezzomerico – Mezzomerico (NO)
  15. Ioppa – Romagnano Sesia (NO)
  16. La Cantina di Tappia – Villadossola (VB)
  17. La Capuccina – Cureggio (NO)
  18. Massimo Clerico – Lessona (BI)
  19. Mazzoni Viticoltori – Cavaglio d’Agogna (NO)
  20. Neri – Novara (NO)
  21. Paride Iaretti – Gattinara (VC)
  22. Pietraforata Cantine in Ghemme – Ghemme (NO)
  23. Pietro Cassina – Lessona (BI)
  24. Platinetti Guido  – Ghemme (NO )
  25. Podere ai Valloni – Boca (NO)
  26. Rinaldi Riccardo – Suno (NO)
  27. Roccia Rossa – Brusnengo (BI)
  28. Rovellotti Viticoltori in Ghemme – Ghemme (NO)
  29. Tenute Guardasole – Grignasco (NO)
  30. Tenute Sella 1671 – Lessona (BI)
  31. Torraccia del Piantavigna – Ghemme (NO)
  32. Travaglini Gattinara – Gattinara (VC)
  33. Vigneti Costacurta – Ghemme (NO)
Le masterclass saranno guidate da Altai Garin.
Classe 1990, si approccia in maniera sistematica al vino, diventando sommelier AIS a Milano nel gennaio 2016. Dopo poco più di un anno consegue il Master in “Gestione e comunicazione del vino” presso ALMA a Colorno. Qui gli viene riconosciuta la menzione “Miglior tesi del corso” dal titolo “Les Vignerons des Pyrénées“. Dal 2019 è nella squadra relatori dell’AIS.
Lunedì 9 marzoore 15:00 “Excursus Alto Piemonte
  • Cantina Fontechiara – Colline Novaresi DOC Vespolina 2024
  • Cà da l’Era – Valli Ossolane DOC Nebbiolo “P di Pietro” 2024
  • Enrico Crola – Colline Novaresi DOC Nebbiolo “Duemila9″ 2018
  • La Capuccina – Colline Novaresi DOC Nebbiolo “Opera 32″ 2017
  • Tenute Guardasole – Boca DOC 2022
  • Pietraforata Cantine in Ghemme – Sizzano DOC 2022
  • Castaldi Francesca – Fara DOC 2021
  • Ceruti Lorenzo – Bramaterra DOC 2020
  • Ioppa – Ghemme DOCG 2020
  • Paride Iaretti – Gattinara DOCG “Pietro” 2020
  • Torraccia del Piantavigna – Gattinara DOCG 2020
  • Massimo Clerico – Lessona DOC Riserva ” Vigna Gaja” 2017
ore 18:00 “Excursus Alto Piemonte
  • Mazzoni Viticoltori – Colline Novaresi DOC Vespolina “Il Ricetto” 2024
  • Cantina La Smeralda – Colline Novaresi DOC Nebbiolo 2023
  • Castello di Montecavallo – Coste della Sesia DOC “Cajanto” 2023
  • La Cantina di Tappia – Valli Ossolane DOC Nebbiolo “Prunent” 2023
  • Il Roccolo di Mezzomerico – Colline Novaresi DOC Nebbiolo “Valentina” 2019
  • Delsignore – Gattinara DOCG “Il Putto” 2021
  • Platinetti Guido – Ghemme DOCG “Vigna Ronco al Maso” 2021
  • Cantinoteca dei Prolo – Fara DOC “Lochera” 2020
  • Travaglini Gattinara – Gattinara DOCG Riserva 2020
  • Neri – Sizzano DOC “Vibia Earina”  2019
  • I Dof Mati Viticultrici – Ghemme DOCG “Il Matto” 2019
  • Podere ai Valloni – Boca DOC “Vigna Cristiana” 2016
  • Pietro Cassina – Lessona DOC “Tanzo” 2014
Gli appuntamenti hanno una durata di circa 90 minuti.

Acquista i biglietti

Da 15,00 € a 20,00 €
PUBBLICO: € 15,00
È prevista una riduzione di € 5,00 per i soci AIS, ONAV, FISAR.
STAMPA E OPERATORI DI SETTORE: ingresso gratuito con accredito a questo link.
SOCI AIS LOMBARDIA: accredito gratuito ai banchi d’assaggio ed alle masterclass sino ad esaurimento posti.
Per informazioni scrivere a eventi@aismilano.it oppure visitare il sito.
MASTERCLASS: € 20,00.
Per stampa e soci AIS LOMBARDIA l’accesso alle Masterclass è gratuito fino ad esaurimento posti.
È richiesta una cauzione di € 10,00 per il bicchiere, che verrà rimborsata con la restituzione dello stesso.
I biglietti d’ingresso ai banchi d’assaggio ed alle masterclass sono disponibili online o acquistabili direttamente in loco (salvo disponibilità residua).
Il biglietto d’ingresso comprende: la degustazione dei vini presso i banchi d’assaggio.
Non è previsto un guardaroba custodito.
Per informazioni scrivere a info@tastealtopiemonte.it
 
LUOGO: Hotel Westin Palace
Piazza della Repubblica, 20, 20124 Milano MI, Italia
L’Hotel dispone di parcheggio interno, si prega di rivolgersi direttamente a loro per informazioni chiamando lo +39 02-63361 o scrivendo una mail awestin.palacemilan@westin.com.
Sono disponibili alcuni parcheggi in zona:
  • Autosilo Repubblica – Piazza della Repubblica, 14
  • Parcheggio Via Manunzio – Via Manunzio Aldo, 10
  • Machiavelli Parking – Via Finocchiaro Aprile, 1
  • Repubblica Parking – Via Finocchiaro Aprile, 9
Piazza della Repubblica non fa parte dell’Area C.
La fermata metro “Repubblica” dista circa 400 metri dall’Hotel, mentre la Stazione Centrale di Milano, dista circa 15 minuti a piedi.
Banchi d’assaggio
Lunedì 9 marzo Dalle 14.30 alle 20.30 apertura al pubblico, stampa ed operatori di settore.

Masterclass

Lunedì 9 marzo
ore 15:00 “Excursus Alto Piemontre
ore 18:00 “Excursus Alto Piemonte
Gli appuntamenti hanno una durata di circa 90 minuti.

Consorzio Tutela Nebbioli Alto Piemonte

Piazza Castello, 47 – Palazzo Gallarati
28074 Ghemme (NO)

Contatti

tel. (+39) 0163.841750
fax. (+39) 0163.841750
email: info@consnebbiolialtop.it

Segreteria organizzativa

tel. (+39) 340 4921145
email: info@tastealtopiemonte.it
ALLA PROSSIMA !
LUCA GANDIN